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ESIODO, LE DONNE E TIFEO

Del tragico, per l'uomo, e pur divino Accadere che vede sull'uomo accanirsi ogni genere di male e violenza per sua
propria e divina assieme causa, abbiamo visto che Esiodo ha detto e scritto con il suo mito di Prometeo ma, più
largamente ed approfonditamente egli ne dirà nella sua Teogonia.
Filo conduttore principale di questo testo infatti, si può dire sebbene questo sia poco o per nulla visto dalla critica,
è quell'Accadere che, a causa di una incontrollata forza-yin-donna, la Babilonia di Scritture e Giovanni ma non
solo, vedrà svilupparsi sull'umanità sofferenze indicibili fino a che, con una ultima lotta-sofferenza, il necessario-
fatale divino equilibrio ed armonia tra le due fondamentali opposte forze, femmineo-yin e maschile-yang, il
maschio-femmina di Jhwh di cui dice la genesi, non si ripristinerà.
Opposte vitali forze che sono lo “yin-yang” della cultura orientale e che in Grecia sono citate, in particolare da
Esiodo prima ed Eraclito poi, sia con l'opposizione “donna-uomo” che con quella di “umido-secco”.
Forze divine e primordiali che, come detto e visto, le Scritture giudaiche dichiarano nel “maschio-femmina” che è
-natura- di Jhwh, dell'Assoluto, e forze che esse mostrano nella opposizione “uomo-donna” e nella chiaramente
dichiarata negatività di una “donna” che unicamente anche per esse dice della svilupparsi incontrollato e
disarmonico della femminea-yin forza. Una forza femminea che abbiamo visto è divina e necessaria all'umanità
ma, incontrollata e non così vista-compresa, porterà, legherà e chiuderà l'umanità ad una “caduta” all' “io-
materialità” che solo sofferenze procurerà.
Nella Teogonia Esiodo dice di tutto questo, pur anch'egli nascostamente ed allegoricamente, e dice anche di quella
“finale lotta-sofferenza” che scuoterà l'umanità intera, quella stessa finale lotta di cui dicono pure, come visto, i
Profeti, Gesù e, più esplicitamente, Giovanni nella sua Apocalisse ma non solo, lotta finale vista anche nelle più
antiche culture mesopotamiche ed indo-arie.
Nei tanti scritti e miti che su quel tema e Verità tutto il mondo antico ci ha lasciato, diversi sono sempre i nomi e le
allegorie, diversi sono spesso anche gli angoli di lettura, di visione e di approfondimento di quell'accadere e però,
pur nelle ben possibili diversità e lacune o anche errori, sempre al fondo resta, come detto in quei mitico-esoterici
sapienziali testi, una stessa sostanziale unità di vedere e sentire.
Vediamo, per la Teogonia, come e dove tutto ciò è.
– Scopo della Teogonia
La usuale interpretazione e lettura che vede unicamente nella “genealogia divina” la ragione e lo scopo del testo
esiodeo, è errata e non supera infatti diversi interrogativi che in essa nascono :
a) il primo interrogativo ed incongruenza è il fatto che Esiodo afferma che <..a Esiodo, a me per primo...( le
Muse eliconie ) rivolsero questo discorso..>(23). Ora è piuttosto certo il fatto che almeno le principali divinità-
forze o temi ed eroi contemplati nel mondo greco, e tra questi Eracle ed Odisseo con quanto ad essi come agli altri
era nei miti sotteso, sono anteriori ad Esiodo e Omero. Non si vede quindi come Esiodo abbia potuto fare la
-ferma e perentoria- dichiarazione sopra riportata che dichiara “sua” quella genealogia.
Certo la elencazione teogonica di Esiodo è ampia ed importante e certamente moltissime delle forze-divinità da lui
elencate non erano mai state prima citate o viste, ma difficilmente questo poteva dare ad Esiodo il diritto di
rivendicare una “primogenitura” così totale e piena quale quella da lui espressa. Più facile pensare che ad altro si
riferisse Esiodo nel fare quella affermazione, qualcosa che andava oltre del pur importante elenco genealogico,
qualcosa di nascostamente presente in quel testo ma di una novità tale da autorizzarlo a fare quella ferma
rivendicazione.
b) la citata usuale lettura e spiegazione della Teogonia non può e non riesce a motivare, e lo dichiara, da un lato
l'inserimento, importante e non marginale nel testo, del mito di Prometeo, mentre dall'altro essa non riesce a
spiegare la frase finale del testo, frase che, per reggere quella lettura, si vorrebbe vedere non fare parte del testo
stesso.
c) lascia poi anche, quella lettura, senza spiegazione alcuna la figura, invece importante e fondante nell'opera,
oltre che prettamente esiodea, di Tifeo, un Tifeo che andrà forse distinto da Tifone.
d) non si spiega infine, in quella lettura, la dichiarazione di Esiodo secondo la quale scopo del testo è il parlare
delle <.. cose che saranno e che furono...>(33) : nessun fatto “da venire” è possibile vedere nella lettura
comprensione di “genealogia divina” di quel testo, solo cose che furono si possono così dire e vedere.
Tutto si risolve invece, tutto largamente trova spiegazione, quando si sappia e si arrivi a vedere che lo scopo
principale di Esiodo è il dire e delineare proprio ciò che sarebbe accaduto, quelle <.. cose che saranno..> che egli
infatti antepone alle altre nonostante nel testo vengano necessariamente esposte dopo quelle “che furono”. E le
<..cose..che furono..>, la genealogia divina, sarà così solo la premessa, sarà ciò che spiega e prepara la ben più
importante, sembra dirci Esiodo, visione “futura”.
La visione di un futuro accadere che, questo sì e questo solo vedremo, poteva essere ciò che <..Esiodo ...per
primo...> riteneva di mostrare, pur nei consueti termini del mito da lui espressi.
In questa nuova lettura di quel testo, una lettura che coinvolgerà anche la figura di Omero e la analisi ed
interpretazione dei suoi testi, si vede quindi che “principale scopo” di quel testo, le non viste sino ad ora <.. cose
che saranno..>, sono la “visione e comprensione” esiodea di quel tragico portarsi della umanità cui qui anche in
apertura di questo capitolo abbiamo accennato.
Una considerazione, prima di una più approfondita analisi, si può fare sulla Teogonia: elemento di novità rispetto
al contemporaneo e vicino mondo pagano, è la caratterizzazione al “femmineo” delle forze che si portano ad
essere negative. Generalmente infatti la lotta che Sumeri e Mesopotamici e Persiani ci mostrano tra le forze del
bene e del male non ha, per le forze del male, la rappresentazione al femmineo che Esiodo invece chiaramente fa.
Una caratterizzazione al “femmineo” che invece è ben enunciata anche nella temporalmente a lui vicina cultura
giudaica di Torah e Profeti. Una caratterizzazione che per quel giudaismo come per Esiodo mostra una
prospettiva marcatamente “filosofica”, prospettiva filosofica che comunque non è completamente assente
nemmeno nei testi sumeri e mesopotamici seppur mancanti di quella caratterizzazione al “femmineo”.
Con tutto ciò analizziamo ora più approfonditamente il testo.

– Natura della Teogonia


Se il “principale scopo” della Teogonia come detto è il dire delle <..cose..che furono..>, sulla sua “natura”, su ciò
che essa è, possiamo invece dire che al fondo essa non è che un dire e riportare di quel “viaggio”, anche da Esiodo
compiuto, che è il vedere-capire il divino, essa non è che che il parlare di quel “portarsi al divino” che è il
principale se non unico insegnamento ed invito della filosofia antica: il “viaggio” cammino e visione-
comprensione che l'uomo che socraticamente “cerca” arriva a compiere, lo stesso cammino e lo stesso “cercare” e
portarsi al divino-regno “cambiando mentalità-convertendosi” cui inviterà anche Gesù.
Un indispensabile “viaggio-ricerca” di cui dice lo stesso nome delle Muse che conducono Esiodo: la etimologia
del loro nome, secondo quanto ci è ricordato da Socrate nel “Cratilo” di Platone (406 a), riporta infatti il
“cercare” .
È un viaggio che, dice Esiodo senza dichiararlo, egli comincia con il vedere-capire gli inganni che, pur
divinamente tutto essendo divino, all'uomo giungono: gli inganni della mente, ciò con cui ci confermiamo nella
caduta-separazione dell'“io-materialità”: <.. noi sappiamo raccontare molte menzogne, simili a verità..> gli
dicono e gli fanno capire-vedere dapprima le Muse, per poi invitarlo ad andare oltre e più a fondo precisando che:
<..ma pure sappiamo, qualora ci aggradi, il vero cantare..>(27).
Un viaggio-ricerca che per Esiodo, come per tutti, superate le menzogne-doxa dapprima porta a vedere-capire
quelle “forze-dei”, Legge o Natura, che sono il divino che tutto regola in uno con l'uomo ed infine,
profeticamente, porta a mostrare il futuro accadere e portarsi dell'uomo.

– Le cose che furono


Dice Esiodo che la voce delle Muse arriva all'uomo immaturo, all'uomo che ancora è <..pastore che dimora nei
campi, essere immondo, ventre soltanto..>(26), quando questi sappia ascoltarla, quando voglia “cercare” di uscire
da quella condizione che è “caduta” ovvero socratica chiusura nella caverna.
Ed è una <..voce immortale..> quella che così, fuori dalle menzogne-doxa, si arriva ad ascoltare, e nel suo
<..vero..> dire essa mostra l'Assoluto ovvero <.. per prima celebra col canto la veneranda stirpe degli dei ...e poi
la stirpe degli uomini e dei possenti Giganti..>(44-52) e poi, in questo suo dire, essa mostra e fa capire <..le cose
che saranno e che furono..>(33).
Una immortale voce, vale la pena di notare, che con evidenza in questo suo aspetto di invito al risveglio
dell'uomo, è in tutto uguale al primo agire della Ruah-Spirito Santa della cultura giudaica, la Ruah che porta al
“deserto” in cui muoiono le diaboliche illusioni dell'io-materialità, in cui si svelano le errate proprie opinioni-
doxa: il deserto in cui ci si “converte-cambia mentalità”.
Sono figlie di Mnemosine le Muse e la loro è quindi una voce, dice così Esiodo, la cui natura è “memoria” di un
divino e Vero che conosciamo, ed è grazie a quel “cercato” ricordo che l'uomo trova <..oblio dei mali e ristoro
dagli affanni..>( 55) e si porta ad essere <..re nutrito da Zeus...saggio..>(82-88), filosofo, nella “pace” di cui
dicono anche il Buddha e Gesù.
E grazie a quella voce-logos che fa ricordare Esiodo, in quel viaggio-comprensione, si porterà a vedere <..una
realtà che è un sistema di entità divine (forze ndr), organicamente connesse tra loro, ciascuna delle quali, col suo
giungere all'esistenza e col suo agire, dà ragione dei fatti di cui la realtà (fenomeni naturali e fenomeni sociali
ndr) si compone..>( G.Arrighetti - Esiodo, Opere).
Nel complesso dire esiodeo di queste entità-forze che creano e regolano, si nota una costruzione complicata ed
anche a tratti contraddittoria ma questo, nel parlare della Realtà ultima e del Vero, diviene in pratica obbligato.
Rilevante comunque, nel dire esiodeo di queste entità-forze che creano e regolano, è il fatto che egli in questa
visione-comprensione pone e distingue due opposte stirpi di forze, positive e negative ma entrambe divine.
Ci consegna così Esiodo una delle prime testimonianze di quella laica e filosofica dottrina degli opposti che poi
nel mondo greco vedremo con Anassimandro, Eraclito ed Empedocle, ma che è anche dottrina del giudaismo
correttamente visto nel suo Jhwh <..maschio e femmina..>(Gn 1.26-27) come pure è dottrina della cultura
orientale con il suo “yang-yin” e certo anche di altre culture.
Apro parentesi per ricordare sommariamente queste forze che Esiodo presenta. Sono forze positive
dapprima quelle nate da Gea e Urano, con <..e Giapeto, Teia, Rea, Temi e Mnemosine, e Febe..e
l'amabile Tethis..> e poi quelle che a queste si legheranno ovvero che da loro discendono, ma positive
sono pure le Oceanine, <…sacra stirpe di fanciulle.. che sulla terra nutrono l'adolescenza degli uomini..>
ovvero nutrono quei “bambini-condizione” di cui dice anche Gesù ed il mondo Indo-Ario, ed i <..fiumi
vorticosi..> che nascono da Oceano e Tethis.
Negative le altre. Dapprima quelle che, sempre Gea, genera senza la maschile volontà di Urano, usando
solo il suo seme : <..le Erinni possenti e i grandi Giganti, splendenti nelle armi..e le Ninfe che
chiamiamo Melie sulla terra infinita….A costoro ..il padre dette il nome di Titani, figli che...odiava...>.
Assieme altre terribili forze negative nasceranno poi da Echidna, attraente femmina-donna
serpentiforme figlia di Calliore e Oceano, e da Tifone.
E dopo queste ancora negative le altre forze tutte femminee-yin che <..Notte funesta..> genera <..senza
giacersi con nessuno..>, senza seme maschile-yang sono generate Fato, Morte, Vendetta, Inganno..e
Contesa dalla quale nascono ancora Fame, Lotte, Stragi e molti altri mali per l'uomo.
Questi ultimi saranno, si può dire, i <..lacrimevoli affanni..mali..> di cui Esiodo dice nell'episodio su
Prometeo e Pandora del suo “Opere e Giorni”: ricadranno sull'uomo, lo investiranno, per sua stessa
dell'uomo colpa, per il suo dimenticare-non nutrire il divino ed occuparsi-mangiare la sola carne-
materia.
Se la negatività delle seconde è tutta espressa nel loro essere senza apporto-presenza del maschile-yang
e quindi essere puro negativo, per le prime Esiodo ci dice che la loro negatività è nel loro essere
assieme sciocchezza-stoltezza ed arroganza-alterigia: con <..sciocca arroganza avrebbero compiuto un
grave danno..>(207ss), egli ci dice, le stesse stoltezza ed arroganza che anche nelle Scritture, abbiamo
visto, troviamo condannate.

La lunga esposizione esiodea, la comprensione che egli ha dello svilupparsi di queste opposte ma non separate
forze-divinità sfocia ed approda nella visione-descrizione di quello che è il primo agire ed effetto che queste
hanno avuto sulla vita dell'uomo, un uomo che mai, qui come in tutto il mondo antico, è isolato e separato dal
divino. Sfocia, quella lunga esposizione di Esiodo, nel mostrare il primo conseguente Accadere, quello che egli
allegorizza con il mito di Prometeo cui, dopo quel primo dire, egli accenna.
Di quel mito su queste pagine abbiamo già detto, ma ne riepilogo il senso: divinamente, per volere di Zeus ovvero
a a causa del dimenticare-non nutrire il divino da parte di un uomo che invece si occupa-mangia la sola carne-
materia, a causa di questa sua “caduta” all'io-materialità che è un non visto ingigantirsi del femmineo, che è
Errore-Pandora <..inganno irresistibile per gli uomini..>, arriveranno all'uomo <..sciagure in numero infinito..(a
cui) non è assolutamente possibile sfuggire..>(Opere e Giorni): saranno ineludibili, quegli orrori, Esiodo dice
come dirà anche Gesù e tutta la apocalittica.
Da ed in questo Errore-Pandora, Esiodo precisa, <..ha origine la stirpe delle donne delicate, [ la genia funesta e
la specie delle donne ] che, grande flagello per i mortali, abitano con gli uomini, compagne non di bisogno
rovinoso, ma di abbondanza...un danno..>(592 sg). Da quell'errore nascono forze negative, donne delicate
<..fanciulle (che) generano donne mortali unite in amore con uomini mortali..>(Eèe 93) che incideranno
sull'uomo, <..abiteranno..> con lui: forze funeste poiché lo inviteranno all'abbondanza, al patologico pensare a sé,
forze delle quali la donna in particolare, dice Esiodo come la Torah ed i Profeti, sarà portatrice. Grazie alle donne
soprattutto esse agiranno e si produrranno, ci viene detto, ma con questo certamente non si intendeva escludere
l'uomo da quello stesso errore e forza: <.. generano.. unite in amore con uomini mortali..> infatti quelle negative
forze-fanciulle.

– Le cose che saranno


Dopo avere ascoltato-capito dalle Muse le <..cose che...furono..> ovvero dopo aver visto il prodursi e lo
svilupparsi di naturali ma divine forze-dei che mai sono slegate dall'uomo e che lo condizionano a loro volta
restandone condizionate, Esiodo arriva ad ascoltare-capire, e dire, delle <..cose che saranno..>. Dirà quindi:
- della nascita di Tifeo (e),
- dell'ultima sconvolgente lotta di Zeus con Tifeo (f),
- del ripristino della armonia con la nascita di nuove forze-donne-yin grazie alle quali gli uomini potranno
nuovamente essere “simili agli dei” (g).
Queste sono le <..cose che saranno..>, ciò di cui Esiodo ci parla nel finale del suo testo. Vediamole:
e) Nascita di Tifeo. Ciò che avverrà, dice Esiodo, è che <..dopo che Zeus cacciò dal cielo i Titani...>(820 sg),
dopo quella correzione delle forze divino-Naturali, da <..Gea immane.. nell'amore di Tartaro ( tenebroso recesso
della terra )...> nascerà Tifeo, il più pericoloso e mostruoso accadimento terreno, <..terribile drago..> con
<..braccia fatte per opere di forza...piedi di forte dio..cento teste di serpente.. che emettono suono d'ogni
specie..>.
Un “drago-bestia” in tutto simile a quelle di Daniele e di Giovanni, simile alla Lupa di Dante: “avere suoni d'ogni
specie” infatti non è altro che l' “ammogliarsi con molte bestie” della ugualmente distruttrice Lupa dantesca.
Il generarsi di Tifeo, di questa forza, che è accadere e portarsi ad essere del terreno-umano, è pericoloso,
<..avrebbe regnato sui mortali e sugli immortali, se il padre degli dei e degli uomini non avesse avuto mente
acuta..>(837 sg). Quell'Errore, ci dice Esiodo in modo del tutto uguale a quanto nel mito di Ullikummi per il
mondo Ittita o in quello della Torre di Babilonia del mondo giudaico, si imporrà e si perpetrerà in eterno senza
l'intervento di Zeus, del divino: senza l'intervento del Messia-Figlio dice la cultura giudaica, senza il Veltro-Verbo
dirà Dante.
È femmineo-yin, Tifeo dice Esiodo, è forza “umida”: <..da Tifeo nasce l'umida forza dei venti spiranti, a
eccezione di Noto, Borea e Zefiro..>; un negativo “umido-acqua” che poi tanto ritornerà nei frammenti di Eraclito.
f) Ultima sconvolgente lotta di Zeus. Con e dopo il sorgere di Tifeo, quindi, vi sarà sulla terra un enorme
sconvolgimento: <..ardeva la terra immane, il cielo e il mare..fondeva alla vampa del fuoco ardente..>(840 sg),
un <..fragore irrefrenabile e orribile conflitto..>. Tutto questo avverrà a causa dell'errore-yin-Tifeo e per la lotta
che Zeus e gli <..dei beati..>, ovvero le positive forze-yang, ingaggeranno con lui, una lotta che Zeus infine
vincerà mettendo definitivamente fine al disarmonico portarsi divino ed umano: mettendo fine assieme e ai Titani,
forze olimpiche, e a Tifeo, errore e forza terrena, umana.
Di questo stesso accadere Esiodo ci dirà, in linea con quanto nella Iliade omerica e verosimilmente prima di essa,
anche nel suo “Catalogo delle donne” o “Eèe”. Qui di questo portarsi umano ci viene con la allegoria di Elena
<..posseduta..> da un <..Menelao amante della pugna..>: un avvenimento che vedendo assieme anche <..gli dei
tutti divisi in pareri contrari a causa di...contesa…>, porterà <..Zeus altisonante (a) meditare un disegno
portentoso..>, quello di portare, come poi sarà, <..sulla terra infinita tumulti e discordie.. (per) annientare buona
parte.. degli uomini mortali, (e per) distruggere la schiatta dei semidei..>(Eèe 93 sg).
Dieci anni, come è anche nella Iliade, Esiodo nella Teogonia dice che durò quella <..contesa..> divina che qui,
nella Teogonia, egli così precisa: <..da tempo infatti lottavano.. gli dei Titani e quanti nacquero da Crono ( Zeus e
gli altri immortali ).. per dieci anni..( finché questi) sotto terra inviarono ( i Titani ) e li avvinsero in legami
terribili nel Tartaro..>(626 sg).
g) Ripristino della armonia. Quella lotta e quei disastri, con il conseguente e quindi da questi stessi provocato
chiudersi del minaccioso e pericoloso portarsi-errore umano che è “caduta all'io-materialità”, “morte” ecc., porterà
ad una nuova stagione che grazie a Saggezza, Giustizia ed altre virtù e qualità, ci dice Esiodo, vedrà nascere forze-
yin-dee positive all'uomo: Ordine, Pace, Venustà, Gioia, Floridezza, le Muse, Giovinezza, Armonia ecc., e con
esse anche forze-yang-dei ugualmente positivi, Apollo, Dionisio ed Eracle ecc. (versi 886-962).
Sarà da questa nuova generazione di dee-yin-forze che sono lontane, seppur della stessa natura, dalla precedente
<..genia funesta.. di donne delicate ..compagne di abbondanza...>(592sg), sarà da queste più equilibrate e giuste
forze-yin, ispirazioni e sentimenti che Esiodo felicemente saluta invitando le Muse ad onorarle, <..ora cantate la
stirpe delle dee...> egli a quel punto scrive, sarà da queste positive forze-yin che, portate all'uomo, <..giaciute con
gli uomini mortali, loro immortali..>, si <.. genererà prole simile agli dei...>(967 sg).
Sarà allora di nuovo il primo tempo dell'uomo, la umana esiodea età dell'oro, età divina, sarà la “palingenesi” o
“nuova nascita” di cui dirà pure Gesù come tanti altri, sarà di nuovo il “Dio che passeggia con l'uomo” di cui dice
la Torah, di nuovo sarà l'Eden, il Regno per l'uomo.
Dopo alcuni altri passi poi nei quali Esiodo accenna ad alcune di queste figure di <..prole simile agli dei..>, egli
chiude il testo con una ripetizione dell'invito alle Muse, già poco prima fatto, di onorare e cantare questa nuova
generazione di forze-dee-yin. Una ripetizione che sottolinea la grandezza di quell'accadere, di quel compimento da
salutare con gioia, di quella nuova era cui si perverrà nella quale, grazie a queste nuove forze-dee, gli <..uomini
mortali...gener(eranno) prole simile agli dei..>: <..Ora cantate la stirpe delle donne, o dolceparlanti Muse
dell'Olimpo, figlie di Zeus egioco.>(1020 sg), sono le parole con cui Esiodo chiude questo dire, la sua Teogonia.
Un invito che Esiodo ripeterà, con quasi le stesse parole, nel prologo del testo “Eèe o Catalogo delle Donne”
dove però chiederà alle Muse di cantare ed onorare, non l'ultima generazione femminile come fa con la
esortazione di chiusura della Teogonia, ma quella pur simile delle donne-forze-yin che nei primi tempi umani,
quando <..comuni erano le mense, comuni le adunanze, e per gli dei immortali e per gli uomini dal destino
mortale..>, sapevano <..generare figli dall'aspetto divino..>(Eèe I, 1sg). Donne-forze-yin, ispirazioni e pensieri,
queste dei primi tempi, con evidenza in tutto uguali a quelle che l'umanità saprà ritrovare e rivedere alla fine di
quel suo duro cammino che vedrà la nascita di Tifeo ed il conseguente <..orribile conflitto..>.
Ultima delle donne dei primi tempi umani, ultime figura di quelle che Esiodo canta nelle “Eèe o Catalogo delle
Donne”, sembra essere Elena, colei per la quale, con un altro mito-racconto rispetto a quelli di Tifeo e Prometeo
ma narrante lo stesso accadere, si produrranno <..tumulti e discordie..ai mortali..mali infiniti..>(Eèe V, 97sg) che
non si potranno evitare nemmeno <..vaticinando a tutti gli eventi passati, il presente, e quanto dovrà accadere nel
futuro..>(Eèe V, 113sg).
Non servirà a nulla la rivelazione, la profezia, il dirne all'uomo ed il metterlo in guardia, dice Esiodo come dicono
Zaccaria e tutti i Profeti in linea, peraltro, con quanto era ben visto in tutti i culti misterici per i quali “si poteva
insegnare solo a chi già sapeva”. Ed anche Gesù, pur giustamente ammaestrando e pur nel suo pressante invito a
correggersi-convertirsi, terminava e suoi insegnamenti dicendo <..chi può capire capisca..> e, con riferimento ai
disastri cui l'umanità andava incontro non potrà che dire: <.. é necessario che tutto questo avvenga..>(Mt 24.6).

– Ulteriori considerazioni
1) La lettura qui fatta e proposta della Teogonia esiodea, che si lega a quanto sulla figura Elena lo stesso Esiodo ci
dice nel suo Eèe, vede aspetti e visioni che sono del tutto simili a quello della omerica Iliade secondo la sua lettura
di “Elena-Anima universale” rapita e chiusa, inoperante, che deve essere liberata. È evidente quindi che il
“primato” reclamato da Esiodo porterebbe a vedere, nella incerta questione della datazione storica dei due poeti e
delle loro opere, i testi omerici succedersi a quelli esiodei o, al più, scontando quella loro sostanziale
contemporaneità che seppur incertamente ci è testimoniata, un debito anche se parziale di Omero nei confronti di
Esiodo. E questo anche se il testo omerico, vuole riconosciuto, supera certamente in lirica prosa e poesia quanto
ha lasciato, in questa ipotesi, il suo ispiratore, Esiodo.
Non è tesi impossibile questa, i temi, le visioni, gli approfondimenti e le luci di lettura, fatti da ciascun filosofo-
poeta con propri originali miti, racconti ed anche angoli di lettura diversi delle stesse Verità, hanno certo quasi
sempre dei debiti.
Questa tesi e visione, qui sostenuta esclusivamente dal' <..a me per primo..> di Esiodo, trova comunque un
possibile conforto in quanto sostiene il filologo Erich Bethe per il quale la stesura delle versioni da noi conosciute
dei testi della Iliade e della Odissea sono datate ad un periodo successivo a quello esiodeo.
Vuole comunque sottolineato, in questa difficilmente definibile questione, che in Omero troviamo, ben chiara e
definita la straordinariamente illuminata visione ed approfondimento della liberazione di Elena-Anima, con la
relativa sconfitta e distruzione dell'Errore-Troia, fatta per mezzo di quell'“inganno” e “nascosta infiltrazione” tra le
file dell'Errore di cui dice il “Cavallo” che Odisseo userà.
Un approfondimento tutt'altro che inconsueto e direi anzi piuttosto probabile data la profondità del tema: tema
filosofico anche questo che, come visto, sarà presente anche al mondo giudaico in Daniele, nella Apocalisse di
Giovanni e nel testo de “la Ascensione di Isaia” ma che, vedremo sotto, è tema che pur in modo più “segreto e
larvale”, e con la sintesi che lo caratterizza, è presente anche in Esiodo.
2) Nella mitologia antica, che è letteratura sapienziale, pur nel diverso e vario suo dire i temi essenziali
necessariamente si ripetono, seppur senza sistematicità. Tra questi, anche in Esiodo, come visto vi sono quello
della caratteristica “femminea-yin” dell'Errore, che richiama il tema della “prostituta-prostituzione” della cultura
giudaica e non solo, e quello del suo, dell'Errore, qui “titanico tendere-muovere” che è Esiodo dichiara essere un
agire con “stoltezza ed arroganza”, caratteristica vista anche in Torah e Profeti.
Ma altri temi interessanti e da vedere in Esiodo, sono: quello dell'“inganno divino”(h) e quello della “insidia al
divino”(i) portata avanti dall'Errore.
h) Il tema dell' “inganno-nascondimento” divino, tema come detto sviluppato nella Iliade con il tranello del
Cavallo di Troia, ma tema esplicitato anche in Daniele e nella Apocalisse di Giovanni come un “portarsi del
divino ad entrare nelle file dell'Errore” al fine di poterlo distruggere, è tema visto anche in Esiodo. È infatti un
<..alto inganno irresistibile per gli uomini..> Pandora, il <..simulacro di vergine pudica...> che Zeus fa
<..plasmare con la terra..>: è un “inganno divino” che, per i mali che gli procurerà, riporterà l'uomo sulla giusta
strada . Come già visto, questo modo di esprimersi per tutti dice di un Accadere che, provocato da un terreno-
materiale errato vedere e camminare dell'uomo, seppur sostenuto da divine forze, per la divina legge armonico-
karmica nascostamente, e per la forza stessa di quell'Errore che ingigantisce assieme ai relativi disastri e dolori, lo
correggerà e lo eliminerà.
i) Il tema della “insidia alla natura stessa del divino” portata avanti da parte dell'Errore, ovvero il tema del rischio
che l'ingigantirsi di questo Errore porti a modificare la stessa natura della Vita, Esiodo lo mette in luce, in
Teogonia, dicendo che la nascita di Tifeo sarebbe stato <..evento irreparabile, e quello avrebbe regnato sui
mortali e sugli immortali..> se Zeus <..non avesse avuto mente acuta..>(837 sg) ovvero se non si fosse sviluppata
quella reazione armonico-karmica che lo avrebbe infine annullato.
Questo stesso rischio è dichiarato, sempre allegoricamente, nella Genesi in almeno due punti :
- dapprima quando di Adamo ed Eva “caduti-che si vergognano” è detto che avrebbero così potuto <..vivere per
sempre..> se non cacciati e portati quindi alla difficile e dolorosa vita fuori dall'Eden, fuori dalla condizione
precedente la “caduta”.
- poi quando, a seguito dell'errore di Babilonia che cerca con la Torre di portarsi al divino, Jhwh dopo avere visto
che <... ora quanto hanno in progetto non sarà loro impossibile..>, confonderà la lingua e disperderà le genti.
Ma, di questo stesso rischio, parlava secoli se non millenni prima, l'Ittita “Canto di Ullikummi”: per quel mito ciò
che si produrrà a causa dell'Errore, l'equivalente del Tifeo esiodeo col quale si notano delle consonanze come
rileva giustamente la critica, è splendidamente allegorizzato nella figura di Ullikummi appunto: un mostro di
diorite, e quindi resistente a tutto, che si ingigantisce in continuazione e così insidia le divinità celesti. Solo
tagliandogli i piedi, solo togliendogli il sostentamento sembra dire il mito, opera che al divino riuscirà solo dopo
iniziali larghe sconfitte in quella dura lotta che con lui ingaggerà per salvarsi, Ullikummi arriverà a finire.
Servirà, allo scopo di tagliare quel sostentamento, una primordiale accetta in grado di separare-distinguere il
terreno-materiale dal cielo-divino: verosimilmente così si voleva dire che solo il mostrare-vedere le differenze tra
quei pur legati “materia e spirito”, potrà chiudere quell'Errore che vede invece la materia-diorite Ullikummi
invadere il divino, i cieli dice il mito.
3) Questo ultimo aspetto della “insidia alla natura stessa del divino”, ovvero la possibilità vista in così diverse
culture che ciò che si sviluppa nel materiale, Tifeo come Ullikummi o la Torre babilonese, e che è portato avanti
dall'uomo, più chiaramente dice la Torah, ci mostra la larghissima visione di “unicum” tra materiale ed
immateriale, tra materia e spirito: sono ambiti e forze diverse quelle che agiscono in quei due spazi, ma il piano di
azione è lo stesso ci viene così detto, sono aspetti entrambi della Natura unica, dirà Eraclito con altri.
4) La lettura e visione qui esposta porta poi a mettere in discussione anche la canonica, ma certo debole a dir
poco, visione di un Esiodo che, per economiche vicissitudini, si porta a -fare pastore di pecore- ai piedi del
<..sacro..> monte Elicona. Ben altro credo si potrà invece ipotizzare su ciò che egli ci dice in “Opere e giorni”,
su ciò che egli intende con quel suo <..pasceva..>(24) come su cosa può essere sotteso alla figura di Perse e ad
ogni altro suo dire. Che un tale poeta, filosofo e profeta, abbia voluto scrivere di materiali vicissitudini personali,
mi lascia onestamente molto incredulo.

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