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Corruptio optimi quae est pexima

Non c'è niente di peggio che la corruzione del meglio

Nel suo testamento intellettuale, pubblicato postumo nel 2005, Ivan Illich si era interrogato
sul mistero del male:

“Non è forse vero che il nostro mondo è guasto come in nessuna epoca storica precedente?
Più mi impegno a esaminare il presente come entità storica, più mi sembra confuso, assurdo
e incomprensibile: mi obbliga ad accettare una serie di assiomi per i quali non trovo alcun
parallelo nelle società passate e mette in mostra un’incredibile combinazione di orrore,
crudeltà e degrado che non ha precedenti […] Come spiegare questo male straordinario?
Questo problema potrebbe essere considerato sotto una luce completamente nuova,
partendo da presupposto […] che non siamo di fronte a un male di tipo comune, ma a quella
corruzione dell’ottimo che avviene quando si istituzionalizza il Vangelo e l’amore viene
trasformato in richiesta di servizi. […] Come uomo di fede, dovrei almeno chiamarlo il
misterioso tradimento o la perversione di quel tipo di libertà che i Vangeli hanno portato”.

In sostanza, commenta Giorgio Agamben, questo male misterioso sarebbe riconducibile alla
“natura divisa della Chiesa, che ha un lato santo e luminoso, e insieme, un lato oscuro e
sinistro, in cui cresce e prende dimora l’Anticristo”. Il dramma storico della Chiesa è dunque
quello che la porta, attraverso un processo secolare di corruzione del proprio messaggio
evangelico, “a partorire dal suo seno la propria anticristica perversione nella modernità. Ed è
in questo dramma storico, in cui l’eschaton, l’ultimo giorno coincide col presente, col “tempo
di ora” paolino, e in cui la natura divisa - insieme cristica e anticristica - del corpo non solo
della Chiesa, ma di ogni società e di ogni istituzione umana giunge infine al suo apocalittico
svelamento”.

Recentemente hanno fatto scalpore le parole dell’Arcivescovo Viganò rivolte al presidente


americano Donald Trump, in cui Bergoglio e una cerchia di prelati vaticani vengono accusati
piuttosto esplicitamente di essere agenti del “Nemico” e di voler sovvertire la Chiesa per
conto di poteri esterni.
[http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/cultura-e-filosofia/chiesa-cattolica/9618-lettera
-di-vigano-a-trump] E sebbene io abbia delle riserve sul personaggio Viganò e specialmente
sulla sua elezione di Trump a paladino del “Bene”, non posso che condividere i suoi timori
riguardo al pervertimento in atto in seno alla Chiesa.

La figura di Bergoglio è stata caratterizzata, fin dall’inizio del suo pontificato, da


un’inquietante ambiguità di fondo. Innanzitutto per le modalità straordinarie in cui è
succeduto al suo predecessore. Poi riguardo al suo stile comunicativo, da un lato improntato
ad una povertà francescaneggiante, dall’altro aperto alle nuove tecnologie (primo papa ad
avere un profilo Twitter). Infine riguardo alle sue prese di posizione dottrinali e sociopolitiche.

Sulla dottrina, Bergoglio sembra, in alcune dichiarazioni, sforare nell’eresia modernista. In


una celebre intervista a Scalfari, disse testualmente che “Dio non è cattolico”, nel senso che
trascende ogni definizione e confessione religiosa. In un eccesso di relativismo morale disse
poi che “ciascuno ha una sua idea del Bene e del Male e deve scegliere di seguire il Bene e
combattere il Male come lui li concepisce”. Si è mostrato inoltre alquanto conciliante sulla
questione omosessuale e su quella dell’aborto. In questo sembra seguire le orme del suo
maestro spirituale, il gesuita e massone Carlo Maria Martini, uno degli artefici dell’elezione di
Bergoglio al soglio petrino (sulle connessioni tra Bergoglio e la Massoneria, leggere questo
articolo di Mario di Giovanni: https://www.ricognizioni.it/bergoglio-il-gran-maestro/).

Anche da un punto di vista sociopolitico, Bergoglio si è distinto per le sue posizioni


ultra-progressiste. Ha duramente attaccato il sistema capitalistico, colpevole di acuire le
disuguaglianze sociali e sfruttare i lavoratori. Ha ripetutamente difeso i diritti degli immigrati
economici provenienti dai paesi poveri. Ma forse ancora più degna di nota è stata la sua
crociata sulla la questione ambientale: nessun papa prima di lui l’aveva affrontata con toni
tanto enfatici come nell’enciclica “Laudato sii - In difesa della casa comune” (2015).

Tutto ciò è parso a molti, perlomeno all’inizio, come l’atteggiamento coraggioso di un papa
che non aveva paura di prendere posizioni scomode e di “dire la veritá al potere”. Ma ben
presto si capito che Bergoglio non faceva altro che promuovere la nuova agenda delle
oligarchie trasnazionali, che da tempo avevano deciso di “resettare” il capitalismo globale
(https://www.weforum.org/agenda/2020/06/now-is-the-time-for-a-great-reset/). L’emergenza
sanitaria dell’ultimo anno ha fornito a queste oligarchie il pretesto per implementare i loro
piani, e Bergoglio ha fatto la sua parte ripetendo pedissequamente i loro slogan (
http://www.vatican.va/content/francesco/en/messages/pont-messages/2020/documents/pap
a-francesco_20201203_messaggio-disabilita.html).

In ogni cosa che dice Bergoglio (sui migranti, sui disabili, sui vaccini, ecc) percepisco una
sorta di retrogusto maligno annegato di buonismo dolciastro. Il suo tono cantilenante e
strascicato mi ispira sfiducia. Anche quando sono d’accordo con lui, la mia impressione è
che dica una verità per nasconderne un’altra, e che le sue parole siano solo un artificio
retorico atto a pervertire, o corrompere, quello che sembrano avere di buono e di autentico.
Questa “corruptio optimi quae est pexima” è, come presagiva Illich, il male piú infido e
pericoloso di tutti: come si suol dire, il diavolo si nasconde nei dettagli. Ma per chi volesse
una prova schiacciante dell’ipocrisia di questo anti-papa, guardate qua: è notizia dell'altro ieri
di come Bergoglio abbia appena insignito col titolo di "Guardiani del capitalismo inclusivo" un
gruppo di finanzieri comprendente Marc Benioff e gli amministratori delegati di Mastercard,
Visa, BofA, Allianz, CalPERS, Merck, JNJ e BPl, il tutto sotto l'egida nientepopomeno che di
Lynn Forester de Rothschild:
https://www.nytimes.com/2020/12/08/business/dealbook/pope-vatican-inclusive-capitalism.ht
ml

Alla faccia dell’anti-capitalismo! La maschera di Bergoglio è caduta definitivamente, e per chi


ancora credeva alle sue panzane è tempo di ravvedersi.

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