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Giolitti

Agli inizi del 1900 dopo le dimissioni del governo crispi che ci furono nel 1896 l'Italia dovette
affrontare una serie di gravi tensioni che esplosero nel paese a causa dell’aumento dei prezzi
alimentari. Il governo reagì in malo modo con violenza basta ricordare che a Milano, come in tante
altre città ci furono decine e decine di morti, per cui le lezioni successive che ci furono vinte dalla
sinistra liberale. I conflitti però non erano ancora finiti tant’è che nel luglio del 1900 l’anarchico
Gaetano Bresci torno appositamente dagli stati uniti d'America dove era emigrato per vendicare
l’uccisione di alcuni suoi parenti quando Umberto I voleva dare una medagli al generale che aveva
sparato sulla folla a Milano, per cui morto Umberto I divenne re Vittorio Emanuele III il quale affidò il
governo a Zanardelli che era l’esponente della sinistra liberale che aveva vinto le elezioni. Il ministro
degli interni era Giolitti lui pensava di poter risolvere la questione sociale senza utilizzare la violenza
ma facendo sì che le masse potessero esprimere la loro rabbia manifestando senza creare
scompiglio, quindi concesse la libertà di sciopero ai lavoratori a patto che questi non fossero
dipendenti pubblici e che non utilizzassero lo sciopero per fini politici. Ma questo atteggiamento di
non reprimere gli scioperi non fu visto di buon grado soprattutto dagli imprenditori. Nel 1903
Giovanni Giolitti sostituì Zanardelli alla guida del governo, quindi da ministro degli interni diventò
capo del governo e la sua politica e stata presente nel governo per più di 10 anni. Egli chiese a filippo
turati di entrare a far parte del governo. Filippo turati era il capo dei socialisti che però dovette
rinunciare ad entrare nel governo perché i suoi uomini non avrebbero ben capito questo suo
intervento per un governo che loro ritenevano facesse gli interessi degli imprenditori. Però ha
collaborato con Giolitti tanto che iniziò una politica di collaborazione tra i due, infatti i massimalisti
del partito socialista che volevano fare gli scontri e volevano fare questi duri scioperi, quando fecero
l’ennesimo sciopero nel 1904 e Giolitti non li contrastò con la violenza ma fece sì che lo sciopero si
calmasse da solo, quando successivamente furono fatte le elezioni si ebbe una forte riduzione dei
voti al partito socialista, inoltre i riformisti si staccarono dal partito e crearono la cosiddetta
conferenza generale del lavoro, la CGL che ancora oggi esiste, che era formata dai lavoratori che
volevano scioperare senza usare la violenza e in questa occasione la chiesa diete anche il permesso
ai cattolici di poter votare. Grazie a questa collaborazione che ci fu tra Giolitti e Filippo Turati, Giolitti
poté cominciare a svolgere una serie di leggi che favorissero i lavoratori, quindi venne
regolamentato il lavoro festivo e notturno, vennero fatte nuove norme per i lavoratori delle risaie.
Giolitti inoltre fece una nazionalizzazione delle ferrovie cioè le ferrovie divennero proprietà dello
stato. Inoltre favorì l’attività di industrializzazione soprattutto al nord, egli aumentò la spesa pubblica
per l’istruzione e aumentò la spesa per i lavori pubblici e aumentò anche la spesa per le poste.
Quindi come vediamo l'Italia piano piano si avvia a diventare una grande potenza industriale. Grande
sviluppo lo abbiamo nel settore siderurgico elettrico e meccanico. L'industria meccanica vide non
solo la nascita a Torino della fiat ma anche della lancia dell’alfa romeo nacque l'Olivetti, e nacque
anche la Pirelli per la produzione di pneumatici. Anche l’industria elettrica ebbe un ampio sviluppo
grazie ad Edison. Agli inizi del 1900 assistiamo ad una vera e propria fuga degli italiani, soprattutto in
Italia meridionale, che emigravano verso le Americhe, l’Argentina, il Brasile. Quindi Giolitti venne
definito come l’uomo dal doppio volto perché se da un lato ha fatto tantissimo per la questione
sociale, per l’attività industriale che è stata fortemente sviluppata però d’altro lato non ha fatto nulla
per risolvere la questione meridionale perché non ha creato una vera e propria organizzazione per
togliere questi latifondi ai grandi proprietari terrieri in modo da sviluppare l’agricoltura al sud, quasi
come se non si avesse voluto mettere contro questa classe sociale. Nel 1907 ci furono a causa della
crisi mondiale ci furono nuove tensioni sociali a causa dell’aumento dei prezzi dei beni e anche in
questo caso Giolitti non volle intervenire con la forza, questo però comportò una perdita di voti e
Giolitti perse la maggioranza in parlamento. Giolitti solo per qualche anno di è allontanato dal
governo perché lo vedremo ritornare alla guida dell'Italia nel 1911 con due progetti ben precisi uno
era quello di occupare la Libia l’altro era quello del suffragio universale maschile in questo modo
Giolitti cercava di ottenere l’appoggio dei socialisti moderati che da sempre volevano estendere il
voto e ottenne l’appoggio anche degli imprenditori che spingevano affinché si riaprisse il conflitto in
Libia per poter conquistare nuovi territori

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