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V I T A
D E L P A D R E

S.A.N 8 A.N CESCO


V I T A
D E L P A D R E
SAN FRANCESCO
INSTITUTORE DELL'ORDINE -

3D E E FRAT E M IN GRE,
D E L L' o R D I N E
iO E S A N E A. C i 3 A RA ,
E DEL TERZ'O RD IN E

O i ... ... A º RE A 3 i 3 X Z A.
(CON LA STORIA PARTICOLARE DELLE STIMATE
E CON ALCUNE DI CHIARAZIONI

SOPRA L'INDULGENZA DELLA PORZIUNCOLA


S C R I T T A I N F R A N C E S E

DAL P. CANDIDO CHALIPPE RECOLLETTO


3E T.R A D OT TA I NI IT A LI A N o

DA UN RELIGIOSO DELLA REGOLAR OSSERVANZA


DEL MEDESIMO - P. S. FRANCESCo,

T O M O P R I M O

A S S I S I MDCCCI
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ALL'ILLUSTRISS. E REVERENDISS.
M O N S I G N O R E

FRANCESCO LUIGI
PIERVISSANI
PATRIZIO DI ASSISI, E VESCOVO DI NOCERA,

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oTTAvIo sgARIGLIA STAMPATORE

l Nilon ho dovuto esitare un momento


per rinvenire degno Personaggio,
cui dedicare la Sagra Opera, che esce da'
miei Torchi. La Vita d'un SANTo, che ha
per Patria Assisi, Vita scritta da celebre,
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e devota penna, e di un Santo, che si è se.


gnalato specialmente per le vampe più fer
vide di carità, deve portare in fronte il
nome di chi ha tratti i Natali su questo for
tunato terreno, di chi non ignora le più
giuste maniere dello scrivere Ecclesiastico,
di un Vescovo finalmente noto abbastan
za per le virtù più eminenti, e la pietà
più specchiata. L'Umiltà, di cui è adorno
lo spirito di Sua Signorìa Illma e Rfma tan
to ritrosa nel ricusare le lodi, quanto im
pegnata nel meritarle vuole, che io taccia
ciò, che aggiugner potrei a giustificare la
scelta di tanto Mecenate. Son certo, che
Sua Signorìa Illma e Rfma degnerà d'ag
gradimento quest'Opera resa rara per la sua
celebrità, nell'atto medesimo, che mi ac
corderà l'onore di baciarle la Sagra Ve
ste, e di contestarle l'ingenua mia inalte
rabile servitù.
VI I

LO STAMPATORE

- L E G G I T O R I ,

E- riprodotta da miei Torchi divisa in due volu


mi la Vita del Patriarca S. Francesco d'Assisi scritta da
egregia penna straniera, e da altra non meno valen
te trasportata nel nostro Idioma. L'aureo stile, e pre
ciso, il corredo delle notizie storiche, e fedeli, le ma
niere Ecclesiastiche, che ne formano il pregio l'avea
no resa rarissima , e ne aveano insieme contestata la
bellezza, e la celebrità. L'Eroe di cui si tratta è il pri
mo decoro della mia Patria. Eccovi le ragioni, che mi
hanno indotto a questa ristampa. Degnatevi , Lettori
devoti, di farla ogetto delle vostre serie meditazioni,
e troverete in essa ciò, che cercasi invano in tante al
tre storiche Relazioni delle gesta d'un Santo così pro
digioso. Non è però dipartimento dello Stampatore fa
re l'elogio alle Opere, ch'egli presenta al Pubblico.
Quando esse siano realmente insigni, come questa lo è
indubitatamente, formano da se medesime l' elogio a
loro stesse. Vivete felici,
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PREFAZIONE
IN CUI SI DIMOSTRA , CHE LA PREVENZIONE DI ALCUNI
coNTRA LE MARAVIGLIE DELLA VITA DE SANTI E'
IRRAGIONEVOLE, E PERICOLOSA : CHE LE MA
IRAVIGLIE DELLA VITA DEL P. S. FRAN
cEsco soNo oTTIMAMENTE PRovATE.

EGLI è un difetto molto ordinario degli uomi


ni cadere in un estremo per evitarne un altro; ed
alle volte ancora senz'avvedersi, che l'estremo,
in cui cadono, è maggiore di quello, che cercano
di evitare. Alcuni per non inciampare in una de
bole credulità, talmente si son prevenuti contra le
maraviglie della Vita dei Santi, che sofferirle non
possono: loro dispiace, e reca nausea la sola idea
di miracoli, di rivelazioni, di visioni, d'estasi, di
apparizioni: tutto ciò, che si narra su questo par
ticolare, sembra loro una cosa favolosa, ed incre
dibile; contraddicono a testimoni più sicuri, op
pur si vanno immaginando, che ciò provenga da
cagioni naturali, e ignote. Ora le maraviglie, che
trovansi nella Vita del P. S. Francesco, ci som
ministrano un motivo ben giusto d'impugnare una
tal prevenzione. Sarà d'uopo dimostrar sulle pri
me, ch'ella è irragionevole; ed eccone le prove,
In primo luogo: niun uomo può ragionevol
mente ripudiare le maraviglie della Vita de Santi
a titolo d'impossibilità: certi insensati soltanto,
come sarebbe Spinosa, sono quelli, che ardiscono
di asserire, che i miracoli sono impossibili; e con
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X -

raziocinj non meno assurdi (a), che empi osano


limitare l'onnipotenza di Dio, renderla soggetta
ad una specie di necessità, e distruggere l'idea di
un Essere perfetto. I miracoli sono certi avveni
menti particolari, che interrompono le leggi della
natura, e sorpassano le forze d'ogni cagion natu
rale: ma basta la sola ragione per intendere, che
Dio, di cui infinito è il potere, avendo stabilite
queste leggi con volontà sommamente libera, può
quando gli piace, interromperne il corso o per se
stesso, o col ministero delle sue creature, delle
quali dispone a suo grado ; che questi interrom
pimenti possono aver luogo nel piano degli eter
ni disegni della sua sapienza, e avvengano senza
che in Lui sia mutazione veruna per via di atti
successivi; poichè con un sol atto della sua vo
lontà li produce, non meno che tutti gli altri ef,
fetti. Donde bastevolmente si prova, che i mira
coli sono possibili, e che non v'ha impossibilità
veruna nelle maraviglie della Vita de Santi.
In secondo luogo, queste maraviglie non deb
bono cagionare alcuna ammirazione incredula in
una persona sensata, che consideri le maraviglie
della natura. L'uomo, dice Sant' Agostino (b),
(a) Veggasi le Reflexions sur l'Athèisme ec. del R. P. Tourne
smine, e le Memorie di Trevoux 1722 Luglio, Articolo 66. sopra il
Libro intitolato: La Religion Chrètienne prouvèe par les Faites, l'
Autore di cui per meglio trionfare dello Spinosissimo in proposito
dei miracoli, lo ha, senza pensarvi, provveduto di armi con una
strana opinione, che vien confutata da M. Tournely, il quale di
mostra esser questa una pura chimera, Pralect. Theolog de Incarn.
quast: 3. p. 2o8.
(b) Videt homo insolita, dº miratur..... cum sit ipse mirator
magnum miraculum, Serm. I26, alias 32. ex omil. 5o.
Omni miraculo quod fit per hominem majus miraculum est ho
mo. De Civit. Dei lib. Io. c. 12.
Quidquid mirabile fit in hoc mundo, profecto minus est, quam
totus hic mundus. Ibid. Omnis natura rerum plena miraculis. Èpist.
I92. alias 49. n. 5. Tr. 24 in Joan I. & alibi.
XI

vede seguire cose straordinarie, e le ammira,


e mentr egli stesso, che ammira, è un gran mi
racolo; ed un miracolo maggiore di tutti quei,
che si fanno per intercessione dell'uomo. Non
si fa cosa maravigliosa nel mondo, che non
sia meno maravigliosa di questo mondo inte
ro. Tutta la natura è piena di miracoli: e noi
intanto non gli ammiriamo, perchè siamo so
liti a vederli; onde la loro assiduità gli av
vilisce a nostri occhi. Ecco la ragione, per
cui Iddio se n'è riserbato degli altri fuori del
corso della natura, ch'Egli opera in certe oc
casioni; affinchè la lor novità ci rechi stupo
re, e maraviglia; ma quando consideriamo at
tentamente e con riflessione i miracoli della
natura, che veggonsi di continuo, troviamo
che questi superano di molto tutti gli altri,
per quanto stupendi e rari possano mai essere.
Il Santo Dottore confessa, che i prodigiosi
avvenimenti, i quali sono fuori del corso della na
tura, e chiamansi propriamente miracoli, debbo
no ammirarsi, poichè son opere di Dio degne d'
ammirazione. Solamente ei vuole, che lo stupore
cagionato da essi, sia moderato dal considerar le
maraviglie della natura, alle quali ancora dà il no
me di miracoli in un senso più amplo. Secondo
il medesimo principio, e con più forte ragione ciò
che hanno di prodigioso, non dee renderle incre
dibili. Una persona d'intendimento non crede ben
sì senza prove i miracoli, che le vengono riferiti;
ma ciò che v'ha in essi di maraviglioso, non la
rende già tosto incredula, perchè vede cose ancor
più maravigliose nell'Universo, e in se stessa. Se
Quamvis miracula visibilium naturarum videndi assiduitate vi
luerint , tamen cum ea sapienter intaemur, inusitatissimis, rarissi
mis qne majora sunt. De Civitate Dei, sup.
XI I

certi uomini applicati allo studio della natura so


no sì duri, ed ostinati nel credere i miracoli dei
Santi, ciò avviene, perchè non si approfittano de'
propri lor lumi, nè ragionano secondo le regole,
che ne ritraggono: non pensano che a soddisfare
la loro curiosità, o a far pompa di nuove erudi
zioni; e non ve ne sono forse di quei, che si per
dono nelle loro idee, e divengono empi a segno
tale, che altro Dio non riconoscono, fuorchè la
stessa natura ?
In terzo luogo la fede delle maraviglie gran
di della Religione dee disporre gli animi a crede
re le maraviglie della Vita de Santi. Si dirà per
esempio a Calvinisti: Voi credete i Misteri della
Trinità, dell'Incarnazione, della Risurrezione; non
è così? Dunque perchè ricusate con tanta ostina
zione di credere quello della Presenza reale? Non
sono eglino tutti egualmente maravigliosi e incom
prensibili? Nella medesima guisa si può dire a co
loro, contra de quali presentemente ragionasi: voi
in qualità di Fedeli non solamente credete, che tre
Persone sono un sol Dio, che il Figliuolo di Dio
si fece uomo, che i morti risorgeranno; ma an
cora, che Gesù Cristo si fa ogni giorno presente
sull'Altare sotto le specie del pane e del vino al
proferirsi delle parole della consecrazione; e cre
dete tutte le altre maraviglie stupende, che la Re
ligion vi propone: perchè dunque avete tanta dif
ficoltà a creder quelle della Vita de Santi, che so
no men grandi? -

Nè vale rispondere, ch'elleno appoggiate non


sono, che a testimonj umani, ai quali non vi è
obbligazione di credere; laddove i Misteri sono fon
dati sopra la divina Autorità, a cui è necessario
sottomettersi: imperocchè non è questo, di cui ora
si tratta: altro quì non si fa, che paragonar ma
XI I I

raviglie a maraviglie, e si sostiene, che le une deb


bono facilitar la credenza delle altre. Di fatto, se
noi crediamo con fede soda, e costante ciò, che
Dio per sua infinita bontà si è degnato di fare per
la salute di tutti gli uomini, e che continua ogni
giorno nell'Eucaristia; non dovremo noi facilmen
te persuaderci, ch'Egli avrà dato segni straordina
rj di sua benevolenza pe' suoi servi più fedeli?
In quarto luogo, le maraviglie stesse, che veg
gonsi nella Vita de Santi, si trovano eziandio nel
la Sagra Scrittura. Ratti, estasi, visioni, e appa
rizioni frequenti, una continua rivelazione, un'in
finità di prodigi, digiuni miracolosi di quaranta
giorni; son tutte cose, che il nuovo, e il vecchio
Testamento ci mettono sotto gli occhi. Si credo
no tutte queste gran maraviglie, e v'è stretta ob
bligazione di crederle, benchè sorpassino di molto
il nostro intendimento. Dunque su qual fondamen
to dovrà dirsi, che nella Vita de Santi le maravi
glie non hanno del verisimile, e che ragionevol
mente non vi si può aver fede? Anzi la ragione
stessa dimostra, che in esse v'ha tanto maggiore
verisimilitudine, e credibilità, quanto maggiore si
sa, e si crede ritrovarsi in altre consimili, delle
quali non è lecito dubitare. Dovrebbero i Cristia
ni essere avvezzi alle maraviglie, e per chiarirsi
della verità de' più rari prodigi, non avere a far
altro, che ricercarne le prove.
In quinto luogo, la promessa del donno de'
miracoli fatta da Gesù Cristo viene ad autentica
re la fede delle maraviglie della Vita dei Sanri. In Joan. 14
12. cº- 13 -
verità, in verità, vi dico, chi crede in me,
farà le opere, che fo io, e ne farà ancor del Ma rc. I6.
le maggiori, perchè vado al mio Padre, e tut 17. cº. 18.
to quello, che voi gli chiederete a mio nome
io lo farò. Coloro che crederanno, ccco i mi
X Iv -

racoli che faranno: scaccieranno i Demoni nel


mio nome, parleranno con nuovi linguaggi, ma
neggieranno i serpenti, e se piglieranno qual
che bevanda mortale, non recherà loro nocu
mento veruno, imporranno le mani sopra gl'in
fermi, e questi ricupereranno la sanità.
º " ll Signore, giusta la dottrina de' SS. Padri, ha
b, la contrapromesso il dono de'miracoli, non a ciascun Fe
" "i dele in particolare, ma bensì alla Chiesa in gene
s"Aug i rale; e la sua promessa è fatta per tutti i tempi,
i ,º allorchè il bene della Religione ne richiede l'adem.
º & R. pimento. Pretendono gli Eretici, che una tale pro
" messa non riguardasse se non il tempo degli Ap
iº º postoli, e che i miracoli non sieno stati necessa
S. Greg ri, che per istabilire la Fede. Ma qual diritto han
it no eglino di restringere la parola del Figliuol di
cdit. nov. Dio? Credono forse d'intendere la Scrittura me
glio dei Santi Dottori? Come potranno eglino pro
vare, che dal tempo degli Appostoli non vi siano
state mai congiunture, nelle quali il bene della Re
ligione abbia richiesto miracoli? Erano necessari
per gl'infedeli, presso de quali fu predicato il Van
gelo in diversi secoli, come per gl' Idolatri Greci,
e Romani, ai quali fu annunziato sul bel princi
pio. La Chiesa n'ebbe bisogno per confondere gli
Eretici, che successivamente si sollevarono contra
i suoi dogmi, e per assodare i suoi Figli nella Fe
de. Son sempre stati assai propri per manifestare
l'eminenza della virtù, per fare, che Dio sia glo
rificato, per convertir peccatori, per ravvivar la
pietà, per nodrire, e fortificar la speranza dei be
ni dell'altra vita. Abbiam dunque ragione di di
re, che la promessa di Gesù Cristo si stende ad
ogni tempo in certe occasioni, e che da essa vie
ne autenticata la fede delle maraviglie nella Vita
de Santi.
XV

In sesto luogo, che nella Vita de'Santi vi sie


no state delle maraviglie, egli è un fatto, a cui
non mancano prove incontrastabili. Gli atti de'
Martiri, che sempre si sono letti nella Chiesa di
Dio, e la sincerità de quali (a) viene riconosciu
ta da Critici più eruditi, contengono prodigiosi av
venimenti. Confessori della Fede in un istante gua
riti dopo crudeli supplizi; bestie feroci ammansate
e prostese a loro piedi; lumi e voci celesti; ap
parizioni di Gesù Cristo, e d'Angeli; e molte al
tre cose degne d'ammirazione, e di stupore.
Nei primi sei secoli della Chiesa non v'è qua
si niuno fra gli Scrittori Ecclesiastici e i Santi Pa
dri, che non faccia testimonianza di miracoli ope
rati dai Servi di Dio, e per mezzo delle loro Re
liquie, descrivendoli come cose vedute coi loro pro
pri occhi, e come cose pobbliche, e notorie.
S. Giustino, Martire del secondo secolo, nel S Justin'
Apol. 2.
la sua seconda Apologia diretta agl'Imperadori Mar sett I. p. 45
co-Aurelio, e Lucio-Verro, ed al Senato Romano,
parlando della possanza di Gesù Cristo sopra i De
monj: Voi ne avete, dic'eglj, le prove in ciò,
che succede sotto i vostri occhi, e nella vo
stra Città, e in tutto il rimanente del mondo:
perocchè voi sapete, che molti indemoniati non
avendo potuto essere liberati da' vostri Esor
cisti, maghi, e incantatori, sono stati poi li
berati dai Cristiani, che gli esorcizzarono in
nome di Gesù Cristo crocifisso sotto Ponzio Pi
lato.
S. Ireneo attesta, che nel medesimo secolo vi S. Iren.
furono veri Discepoli di Gesù Cristo i quali ave cont. A I..e-
vano ricevuto doni sovrannaturali, di cui si ser. res. lib. 2.
c. 32. .. lias
- º Veggansi Don Thierri Ruynard, Prafat. in acta Martiruta, 57 n. 4 cº
e il R. P. Onorato di Santa Maria, animadversiones in regulas, et
usum Critices, Dissert, 4. Art. 1. et seq, -

-
XVI

inº i vivano in vantaggio degli altri uomini. Gli uni,


n. 2 & 3 dic'egli, scacciano i Demoni, e ciò tanto è ve
", º ºro, che sovente coloro, i quali ne son liberati
abbracciano la Fede, ed entrano nella Chiesa.
Agli altri è dato il dono di conoscere le cose
future, e di avere visioni profetiche. Altri ri
sanano gl'infermi coll'imposizion delle mani,
e li ristabiliscono in perfetta salute. Spessis
sime volte ancora, e in ogni luogo per qual
che necessario motivo i Fratelli chieggono con
digiuni, e con fervorose preghiere la risurre
zione d'un morto, e l'ottengono. I morti in tal
guisa risuscitati hanno dipoi vissuto più anni
con noi. Che dirò davvantaggio? Non è pos
sibile annoverare i doni straordinari, che la
Chiesa riceve da Dio, e ciò, ch'ella opera per
tutto il mondo ogni giorno a favore de popoli
in Nome di Gesù Crocifisso.
Origen. Noi possiamo, dice Origene, scrivendo con
cont. Celi tra Celso, additare una moltitudine infinita di
", é i Greci, e di Barbari, i quali credono nel no.
1. ps li stro Signor Gesù Cristo, e fra loro vi sono di
iº, º quelli, che provano la loro fede con la virtù,
33:. Edit che hanno di far miracoli. Risanano gli am
"º malati invocando sopra di essi il nome di Dio
º Creatore e Sovrano Signore di tutte le cose; il
nome di Gesù Cristo nostro Salvatore, dell'E-
vangelio, di cui recitano qualche parte. Noi
stessi, noi abbiamo veduto molti infermi rima
sti liberi in questa guisa dai più gravi malo
Tornati ri, dei quali non si può notare il gran numero.
Apolog. n. Tertulliano nel suo Apologetico, e in un al
il º tro libro cita con ispezialità la pioggia miracolo
scapuiam sa, che ottennero dal Cielo i Soldati Cristiani con
# º Ri-
Edit., le orazioni loro, per mezzo della quale salvossi
- - . -

i “ l'Armata dell'Imperadore Marco Aurelio, già ri


- v-I 1
dotta agli estremi. Prova la verità del fatto con la i ad

lettera dell'istesso Imperadore; e vi sono di ciò pro-sip


ve autentiche (a), cavate dagli Autori, e dai mo
numenti del Paganesimo stesso. Il medesimo Ter
tulliano dice di più, che i Pagani ricevevano gra
zie straordinarie per mezzo de' Cristiani: ne nomi
na alcuni, e quindi soggiugne: Quante persone di
distinzione, senza parlar della plebe, rimase
ro a questa maniera libere dal Demonio, e
guarite dai loro mali? -

San Cipriano per istruire un Idolatra nel men-s cor ad


tre che il confondeva, così l'andava rimproveran- bis.
do: I Dei, che voi adorate, noi gli esorcizia- ". ii
mo in nome del vero Dio, e sono sforzati a fa, i
sortire dai corpi posseduti da loro. Oh ! se voi ".
li vedeste e li sentiste, allorchè tormentati dal- i º e
la forza delle nostre parole, come da altret- v

tante sferze spirituali, e provando l'operazio


ne segreta della virtù divina , mandano urli
spaventevoli, ci pregano di perdonar loro, di
chiarano in presenza dei loro adoratori, don
de vengano; e confessano l'estremo giudizio.
Venite e conoscete una volta la verità di quan
to noi diciamo, confondetevi almeno. Coloro,
che voi adorate, hanno gran tema di noi, co
loro, che voi pregate, a noi domandano la
grazia, coloro, che voi riverite come Sovrani,
stanno sotto la nostra mano come prigionieri,
e tremano come schiavi. Noi gl'interroghiamo,
ed eglino alla vostra presenza dicono quel che
sono; nè possono dissimulare i prestigi, dei qua
li si servono per ingannarvi.
Ecco le incontrastabili maraviglie, che molti
C
(a) Veggasi M. de Tillemont, Histoire des Empereus, tomo se
condo pag. 4o7. e seg. -
XV I I I

amici di Dio opravano nel secondo e nel terzo se


colo. E quante varie sorte ne sono di poi riferi
te da San Basilio e da San Gregorio Nisseno nella
Vita di San Gregorio Taumaturgo; da S. Atanasio
nella Vita di Sant'Antonio; da Sulpizio Severo nel
la Vita di San Martino; dai Santi Grisostomo, Gi
rolamo, Ambrogio, Agostino, e Paolino in mol
ti luoghi delle Opere loro; da Teodoreto nella sua
Storia Religiosa; da San Gregorio Papa ne' suoi Dia
loghi ; da Sant'Ilario d' Arles, da Sant'Ouen, e
da tanti altri sì degni di fede. Tre Vescovi santi
ed eruditi Avito Metropolitano di Vienna; Stefa
Spicil. no di Lione, Eon d'Arles, conferendo cogli Aria
Dacher. ni in presenza di Gondebauld Re de' Borgognoni,
tem. 5. p.
I IO. dopo aver provata la consostanzialità del Verbo
con testimonj di Sagra Scrittura, e con possenti
ragioni, si offerirono a dare di ciò nuove prove per
via di miracoli, se gli Eretici promettevano di ar
rendersi; e citarono l'esempio di San Remigio Ap
postolo de Francesi, che allora viveva, e stabiliva
la Fede Cattolica sopra le rovine dell'ldolatria con
S. Aug. una moltitudine di prodig).
Confess.
lib. 9, c. 7. I miracoli delle Reliquie non sono men certi,
nè sono men celebri, poichè furon noti a tutto il
Mondo. Sant'Agostino ne fu testimonio di vista
trovandosi in Milano, allorchè Sant'Ambrogio eb
be rivelazione del luogo, ove riposavano i corpi
de Santi Gervasio e Protasio. In Africa vide un
sì gran numero di miracoli operati per mezzo del
le Reliquie di Santo Stefano, ch'egli dichiara ne'
suoi libri della Città di Dio, scritti contra i più
E decivis. dotti Pagani, che non sarebbero stati bastevoli mol
º" º ti libri per descrivere solamente i miracoli delle
concil, Diocesi di Calama e d'Ippona. Nicezio Vescovo
General. di Treviri scrivendo a Clodosvinda, o Gloteinda
Labb. to. 5.
p. 835. Regina de'Longobardi, per esortarla a sollecitare
XIX
la conversione del Re Alboino di lei marito, ch'
era Ariano, la consigliava a porgli dinanzi gli oc
chi i miracoli evidenti, che si facevano alla tom
ba di S. Martino, e all'invocazione di S. Germa
no, di S. Ilario, di S. Lupo, di S. Remigio, di Greg Tu
ron. de mi
S. Medardo. Ed erano sì evidenti, che gli Ereti rac. S.
ci non ardivano di richiamarli in dubbio, nè o Martin, l.
I c . I Ia
scurarne potevano lo splendore; servendosene il
Signore per convertire e Re, e intiere Nazioni.
In tutti i secoli dopo i primi sei le maravi
glie della Vita de Santi vengono celebrate da mol
tissimi Autori d'ogni paese, rispettati da Critici
più esatti pel loro ingegno, e sapere, per la loro
dignità, probità di costumi, e santità di vita, i
quali preducono testimonj irrefragabili, deposizio
ni giuridiche, atti autentici, monumenti illustri,
che furono eretti da Vescovi, da Principi, da'Ma
gistrati, dalle Città , dai Regni in memoria dei
fatti miracolosi. Si vede, che i Santi sono stati
ammirevoli nella quantità delle predizioni fatte da
loro, ed avverate dall'esito; e che mossi dallo
Spirito del Signore, o costretti dall'ubbidienza han
no manifestate le operazioni sovrannaturali, che
provavano nelle Anime loro. Finalmente le mara
viglie della Vita de Santi sono sempre state da'
Fedeli riconosciute per costanti e indubitabili: la
Chiesa le riconosce e le approva di tal maniera,
che sono uno degli oggetti della sua pietà; nè el
la mette alcuno nel Catalogo dei Santi, la cui
santità attenticata non sia dal Cielo per via di
miracoli, e per assicurarsi della verità dei mede
simi, usa precauzioni sì grandi, ed uu'esattezza
tale (a), che secondo le regole dell'umana pru
(a) Nella Vita di S. Gianfrancesco Regis della Compagnia di
Gesù, il R. P. Daubenton della medesima compagnia, Confessore di
sua Maestà Cattolica rapporta una Storia d'un Gentiluomo Inglese,
XX

denza è impossibile, ch'Ella s'inganni.


Posto ciò, sará egli permesso di pensare e
di asserire, che simili fatti sono assolutamente fal
si, e non debbono riguardarsi che come favole in
degne della nostra credenza? Se fosse così, biso
gnerebbe dunque distruggere quella massima così
giudiziosa, e sì universalmente ammessa nel mon
do: che i fatti, i quali non hanno in se stessi dell'
incredibile, non si negano, quando sono ben pro
vati, bisognerebbe negare egualmente tutto ciò,
ehe si riferisce nella Storia Ecclesiastica e Profa
na; aver per principio di non credere, se non quel
che si vede, e ricusare ancora di prestar fede al
la testimonianza delle persone di credito, con le
quali convivesi. Or, ecco ciò , che prova compi
tamente (e che deve insiememente convincere ogni
uomo sensato ), quanto irragionevole sia la pre
venzione d' alcuni contra le maraviglie della Vita
de Santi: ma questo non basta per qualificarla co
me conviene: ella è dunque una prevenzione in
sensata, ridicola, temeraria; di più ella è peri
colosa.
I Protestanti si dichiararono contra simili ma
raviglie insultando quasi tutta la Religione. Non
ne impugnavano già i testimonj, anzi per lo con
trario li producevano, e riferiti si veggono fedel
mente dai Centuriatori di Magdebourg di secolo
in secolo ad ogni Centuria. Ma perchè ciò con
fermava la verità della Chiesa Cattolica, dei do
gmi, che non volevano più abbracciare, pretese
ro, che tali maraviglie fossero narrazioni favolose,
o prestigi del Demonio; e non temettero di asse
rire, che i Padri erano stati uomini ingannati, o
seduttori; rigettarono sfacciatamente tutte le Tra
Protestante, la quale dimostra la scrupolosa esattezza della Santa Se
de intorno alla verità de Miracoli. Lib. VI, pag 334 in quarto.
XX I

dizioni, trattarono i Santi da visionari, e derisero


le Canonizazioni fondate sopra i miracoli.
Dovrebbero i Cattolici temer d' adottarsi ciò
che viene dagli Eretici; poichè i lor sentimenti so
no quasi sempre contagiosi: il che si scorge in cer
ti sistemi, i quali per così dire, gli avvicinano, e
li conducono per mezzo del raziocinio a pessime
conclusioni, che si disapprovano bensì, ma senza
poter dimostrare, che l'illazione non siegua. E've
ro, che tutte le persone prevenute contro le ma
raviglie della Vita de Santi non giungono agli ec
cessi de':Protestanti: ma questi eccessi sieguono
ciò non ostante dalla lor prevenzione per via di
conseguenze naturali, necessarie, e assai prossime.
º" nega ciò, che affermano i Padri del
la Chiesa, o come testimoni di vista, o come ben
informati, dovrà concludere, ch'eglino o erano
troppo facili a credere, o ingannavano il popolo.
Ricusar di credere maraviglie trasmesse sino a noi
per mezzo d'una costante, e universal Tradizione,
egli è un offendere la Tradizione tutta, un render
sospetti i suoi canali, un metterla in questione.
Qual concetto potrà farsi de Santi, se vengono ri
putate chimere le grazie miracolose, ch'eglino ci
assicurano d'aver ricevute da Dio? Se si attribui
sce al caso il compimento delle lor predizioni ?
Che ne sarà altresì delle eroiche loro virtù º Qual
giudicio si formerà degli atti loro ? Parranno essi
più credibili da una parte, che dall'altra? Qualo
ra si dica, che dal tempo degli Appostoli in poi
non vi sono stati miracoli, bisogna dire ancora per
conseguenza inevitabile, che la Chiesa, la quale
fonda la Canonizzazione sopra gli stessi miracoli,
usa delle falsità in un atto sì religioso, e sì solen
ne, e che il culto pubblico da Lei stabilito è in
certo. Or, chi non vede esser questo un sentimen
3 XII

to che puzza di eresia? Imperocchè vi sono prin


cipj di Religione (a) assai grandi, i quali c'inse
gnano, che in queste occasioni la Chiesa riceve
dallo Spirito Santo un'assistenza particolare, di ma
niera che nè s'inganna, nè può ingannarsi.
Questi miracoli, dicono gli avversari, non so
no articoli di fede, nè la Chiesa ci obbliga a cre
derli: quasichè non si credesse nel mondo se non
º
quello che è di fede: quasichè non fosse cosa mol
to pericolosa il rigettare ostinatamente ciò, che
viene autorizzato dalla ragione, e dalla pietà, dai
SS. Padri, dalla Tradizione, e dalla Chiesa, e che
senza perniciose conseguenze non può negarsi.
S. Cir
Una tale incredulità viene ancora ad insulta
- - - - - e -

soli", re una delle prove della Divinità di Gesù Cristo,


º ºbi, di cui i Padri si sono serviti contra i Pagani. S.
Contra
Gent. po Gioanni Grisostomo dopo d'aver riferito a moti
2. pag. 536. vo de'miracoli di San Babila Martire, che il Si
zº t. 29- 12
edit, zov gnore nella notte della sua Passione promise a quel
li, che in Lui crederebbero, la virtù d' operar simili
maraviglie, così soggiunge: Molti per l'addietro
si sono veduti, che han preteso di farla da
Maestri, che hanno avuto discepoli, che van
tavansi di far cose maravigliose, ma non ve
n'è mai stato alcuno, che abbia avuto l'ardi
re di promettere a suoi discepoli la medesima
virtù. L'impudenza delle loro menzogne non è
mai giunta a questo segno, perchè ben sapeva.
no, che niuno vi avrebbe prestato fede; essen
do persuaso il mondo tutto, ch'egli è proprio
soltanto di Dio il fare una tale promessa, ed
eſſettuarla. Su questo principio il Santo Dotto
re prova, che Gesù Cristo è Dio; poichè a quel
li, che in Lui credono, ha data la podestà di far
(a) Melch. Canus, loc. Theolog. lia. 5 quast. 5. Concl. 3. Tour
nely De Eccl. tom. 2. pag. 586 é 587. & alii.
- XXI I I

miracoli, come in realtà i suoi Discepoli ne han


fatto, e i suoi Servi fedeli ne fanno ancora. Sant' S. Aug.
Agostino si serve del fondo della medesima pro De Civ.
Dei lib. 22.
va ne' suoi libri della Città di Dio. Così i mira
C e I Qa
coli de Santi in tutti i secoli hanno provata sen
sibilmente la divinità del Salvatore: ed ecco ciò ,
che senza pensarvi, tentano di distruggere coloro,
i quali considerano i miracoli come favole.
Un altro gran male si è, che parlano di co
teste maraviglie secondo il lor pregiudizio. Dicono
apertamente, che non le credono, e che non con
vien essere così semplice nel crederle; sparlano de'
libri, ne'quali son registrate, soffrir non possono,
ch'elleno abbian luogo ne' panegirici de Santi. Se
ne fanno empie derisioni; i Fedeli, che le credo
no sono messi in ridicolo; si va censurando la con
dotta della Chiesa, che colla sua approvazion le
consagra. Discorsi di questa fatta servono ad au
torizzar l'eresia, e il libertinaggio; i mondani, e
i mal divoti v'applaudiscono; gl'infingardi pare,
che v'acconsentano; la falsa divozione gli appro
va; egli è uno scandalo pei semplici, e un diso
nore per la Religione.
V'è motivo altresì di temere, che la preven
zione contra le maraviglie della Vita de Santi non
istendasi ad altri articoli, qualora di questi si giu
dicasse soltanto secondo i principj, dond'ella de
riva. Imperocchè quali sono questi principi? Non
è certamente nè la ragione, nè la Religione: biso
gna dunque, che sia un fondo d'incredulità riguar
do a tutto ciò, che non si comprende, la sciocca
vanità di pensare diversamente dagli altri, l'igno
ranza, che baldanzosamente nega ciò, che non sa,
la conversazione frequente coi libertini, una con
formità di sentimenti cogli Eretici, uno spirito di
mondo nemico d'ogni pietà. Cagioni cosí perver
XXI 7
se non possono farci temere che pessimi effetti.
Generalmente parlando, la libertà di non cre
dere, se non quello che piace, sopra certi punti,
che appartengono alla Religione, è molto perico
losa, sovente fa progressi funesti, e dalle prime
sue imprese piglia maggior ardimento, e vigore. Si
vive con questa persuasione, che tutti i fatti mi
racolosi siano falsi, quantunque la verità di molti
dalla Chiesa venga espressamente autenticata: ed
allorquando la stessa Chiesa nel dar giudizio sopra
alcuni fatti dogmatici, dichiarando, che nel tal li
bro si trovano le tali proposizioni eretiche, esige
da suoi Figli una sommissione (a) interiore di men
te, e di cuore, si vede forse per questo un poco
più di docilità? Con tutto questo se le ubbidisce,
benchè si giuri di prestargli ubbidienza ? Non è
egli vero, che si va ricoprendo la propria disub
bidienza col velo d'un rispettoso silenzio, il qua
le peraltro vien sempre malamente osservato, e al
fine di tutto si rompe con un'aperta ribellione? E
non si veggono nel mondo certuni parlar licenzio
samente della venerazione delle Reliquie, del Pur
gatorio, delle Indulgenze, degli stessi Misteri, do
po d'aver impugnate le maraviglie della vita de'
Santi. - - -

Certi Critici riconoscono bensì queste mara


viglie; ma si persuadono, che il vero sia confuso
col falso, dimodochè non si possa discernere, che
(a) La sommissione interiore di mente e di cuore, che esige la
Chiesa per la decisione dei fatti dogmatici, dee riconoscere una tal
decisione come infallibile e irrefragabile: ciò che il Tournely stabi
lisce invincibilmente colle prove, che adduce di questa Conclusione:
Ecclesia accepit a Christo auctoritatem judicandi de sensu seu do
ctrina propositionum, Librorum, dº Auctorum, ac fideles ad suam
subscribendam sententiam compellendi, cui proinde tenentur illi a
cquiescere interna mentis & judicii adhasione, non solo, ut vocant,
religioso silentio: atque certum est, nec errori obnoxium hujusmodi
Fcclesia judicium. De Eccl. Tom. 2. Quest. 5. Artic, 3. pag. 533 dº
se4. pag. 466 dº seq.
- XXV

col seguire le regole da loro prescritte: ma questa


è una prevenzione non meno irragionevole, nè me
no pericolosa dell'altra.
Perchè alcuni Scrittori temerari, non mai ab
bastanza biasimevoli, si sono abbandonati in alcu
ne Leggende alla loro immaginazione, e si sono ser
viti della finzione per abbellire il loro sogetto; dan
no perciò ad intendere, che tutta la Storia de' San
ti è d'imposture ripiena. Contuttociò egli è certo,
che le sorgenti si son conservate sempre mai pure
negli Atti Autentici, nelle Opere de' Padri della
Chiesa, in un'infinità di Autori molto degni di fe
de, e nelle Bolle di canonizzazione. Un Sacerdo
te d'Asia, come narra S. Girolamo, il quale cita
Tertulliano, compose Atti apocrifi di Santa Tecla,
portato da una divozione male intesa: per questo
ne siegue forse, che la verità di molti altri Atti,
che fino allora leggevansi, e che si trovano presso
di noi, renduta siasi occulta, e dubbiosa ? Oltrechè
la Chiesa ha rimediato al male, ripudiando i falsi
prodigi, e facendo levare dalle Leggende le addi
zioni ingiuste: già da molto tempo si leggono dai
Fedeli nuove raccolte (a), le quali non contengono
se non miracoli sicuri, o almeno sufficientemente
autorizzati. -

Un Erudito (b) ha dato a divedere, che le re


gole di questi Critici sopra il discernimento delle º
“C

(a) Ve ne son due in francese, che dai Fedeli possono leggersi


con sicurezza, l'una dei RR. Padri Martino, e Giry dell' Ordine de'
Minimi, di cui si sono fatte molte edizioni, l'altra del R. P. Croi -
set della Compagnia di Gesù, intitolata: Les Vies des Saints pour
tous les jours de l'annèe, avec des Reflexions morales à la fin de
chaque Vic. A Lion, chez la veuve d'Antoine Beudet. 1723. In due
tomi in foglio :
{b) Il i" P. Onorato in S. Maria, Carmelitano Scalzo nell'Ope
ra intitolata: Animadeversiones in regulas & usum Critices, tom. 1.
Dissert. 4., art. 3 4 & 5., e in altri luoghi della medesima, nella
quale dappertutto confonde i Critici intemperanti, --

e
XXV I -

maraviglie non sono giudiciese, ma eccedenti; che


il seguirle sarebbe cosa molto pericolosa ; che gli
, stessi Critici gli uni cogli altri non van d'accor
do, ma fra loro si contradicono; che anzi contra
dicono a se stessi; perocchè accade loro sovente o
di rigettare, o di approvare miracoli contra i pro
prj loro principi. Se in una Leggenda ne trovano
dei stupendi, e in gran numero, vogliono, che que
sta sia finta, o alterata, benchè se ne veggano al
tri simili ne' monumenti più sicuri, e più antichi:
li riprovano come falsi, senza recare alcuna pro
va della falsità loro: pretendono, che gli Autori,
dai quali son riferiti, sieno stati troppo creduli,
quandochè in altri articoli ammettono il testimo
nio di questi stessi Autori: per credere cotesti mi
racoli, esigono una certezza totale, mentre appog
giati a qualche probabilità, e verisimilitudine cre
dono tanti fatti della Storia Ecclesiastica, e Profa
na. Un di loro (a) protestasi, che fa studio di non
ommettere alcuno di quei miracoli, che sono ap
poggiati a buone autorità; ma frattanto molti ne va
supprimendo dei più considerabili; e la maggior
varte di quelli, che non può a meno di non riferi
te, espone in certi termini, che li fan comparire dub
bj, ed incerti, per non dire davantaggio,
Così i Critici intemperanti riconoscendo le ma
raviglie della Vita dei Santi, le riducono a un nul
la per mezzo delle regole, che si prefiggono, a fi
ne di discernere il vero dal falso; a guisa di colo
ro, che facendo professione di credere un autorità
infallibile nella Chiesa, la fanno dipendere da tante
condizioni, che sempre avrebbero campo di soste
nere, che la Chiesa o dispersa, o congregata non
ha mai nu la deciso contro i loro errori.
(a) M. Baillet , nei suoi Avvertimenti scpra le Vite dei Santi
ins 7.
XXV ( i
L'amor della verità, dicono alcuni, sì è quel
lo, che mette in impegno di esaminare scrupolosa
mente le maraviglie dei Santi: non bisogna nè cre
dere, nè proporre, se non quello, che è vero. Ma I Instru
M. Bossuet parlando dei Critici maligni così diceva: etio n. sur
le Nouveau
Sono contenti, purchè si diano a divedere di Testament
deTre voti e
aver ciò avvertito, che altri non avvertirono;
p. 21'
e stimano esser cosa da uomo di miglior sen
no il non dar credito a tante maraviglie. L'
amor della verità non è tale, che debba renderla
ignota, ove tanti eruditi la scoprono; non ha que
sta proprietà di far, che si spargano tante nuvole
sopra i lumi ch'ella tramanda, o che diansi al Pub
blico in linguaggio volgare le Vite dei Santi con una
critica mordace, secca, e licenziosa, capace di ren
der sospette tutte le maraviglie, e propria per ca
gionar dello scandalo. Gli eruditi PP. Gesuiti, che
continuano l'Opere del Bollando, coll'esattezza del
le loro investigazioni ben danno a divedere, ch'es
si amano sinceramente la verità : contuttociò non
si vede già, ch'eglino vadano studiando di scema
re il numero dei miracoli: non ardiscono (a) già
di tenerli per favole; nè v'ha cosa, che sem
bri loro incredibile nella Vita degli Amici di
Dio, purchè sia ben provata. Il Padre Toma Lib. 1 I.
c. 2I n. 16.
sin dell'Oratorio, nel suo Trattato della celebra pag. 435.
zion delle Feste, racconta un maraviglioso avve
nimento del sesto secolo, riferito dal Bollando;
quindi soggiunge: Tali sorte di Storie, è vero,
non sono articoli di fede; ma non debbono nè
meno essere riprovate dalle persone saggie,
se intelligenti. La lettura delle Opere di S. Ct
priano, di S. Agostino, di S. Ambrogio, e di S.
Girolamo, come pure quella di San Gregorio
(a) Veggansi le Memorie di Trevoux 1:22. Gennajo art. 3 pag.
e 9 ,
XXVII I
Nisseno, di S. Basilio, e di S. Atanasio, non
ci permette di dubitare, che questi Padri non
fossero stati facili a credere somiglievoli Sto
rie, che sono d'eguale autorità. L'istesso S.
Agostino ne riferisce di quelle, che hanno mol
to più dell'incredibile. Quindi v'ha gran mo
tivo di temere, che il volersi distinguere con
tra il sentimento degli Agostini, de Girolami,
de Gregori, e de'Padri della Chiesa i più e
ruditi, effetto non sia d'un orgoglio molto pe.
ricoloso.
Oppongano i nostri Critici , che il popolo
è credulo, che ama le maraviglie, e che perciò
non deesi esporre a pericolo di credere le menzo
gne. Ma a dire il vero, la credulità è ben molto
meno pericolosa dell'incredulità; e ben più facil
mente si può rimediare all'una, che all'altra: quel
la ridotta che sia fra i termini del dovere, divie
ne assai utile, ma questa non può essere che no
civa. Vi fu uno (a), che disse, che l'amor delle
maraviglie è la malattia vecchia degli uomini: Ma
sarebbe forse più giusto il dire, ch'egli è una re
liquia della originaria loro grandezza; e che essen
do creati per vedere le maraviglie della Divinità,
finchè le veggano, portati si sentono da una cer
ta intima propensione a tutte quelle cose, le qua
li sono come tracce delle medesime Quest'amore
allora solamente può dirsi una malattia, quando si
stende a maraviglie, assurde, o senz'alcun fonda
mento. L'avversione delle maraviglie, che viene
da una mente debole, aggravata dal peso della col
pa, questa sì, è una malattia più grave, e può
esser l'origine di pessime conseguenze in una Re
ligione tutta maravigliosa, degna d' essere amata,
(a) M. de la Fontaine.
XXIX
Dispiacciono le maraviglie nelle Storie divote, nel
le quali veggonsi ben provate; ma piacciono nel
le Commedie di Teatro, ove il tutto è una mera
finzione: or questa differenza troppo ridonda in di
sonore dei Cristiani. Per quello poi, che riguarda
le menzogne, qual pericolo può mai correre il Po
polo Fedele in credendo le maraviglie della Vita S. Augº
de utilit.
dei Santi? Non vi trova già cosa, che non sia cer cred. cap.
ta, o ben degna di fede, o ch'egli non possa cre II, n. 25

dere prudentemente, nè cosa, che non possa esser


gli d'edificazione? Or questo basta, giusta l'inse
gnamento di S. Agostino, per non cader nell'erro
re d'una pericolosa credulità.
Sarebbe una credulità in estremo pericolosa,
qualora si ammettessero falsi, e bugiardi miraco
li, i quali ad altro non tendono, che a sedurre le Matth. 24.
menti, ed a corromper la fede. Nel Vangelo sia 24 -
mo avvertiti, che verranno falsi Cristi, e falsi
Profeti, i quali faranno cose sì straordinarie,
e sì prodigiose, che gli Eletti stessi, se fosse 2 Thess 2,
possibile, ne resterebbero ingannati. S. Paolo ci 7. & seq:
fa sapere, che l'Anticristo, Quell'uomo d'iniqui
tà.... verrà con la forza di Satanasso, con ogni
possanza, con miracoli, e prodigi falsi, ed ap
parenti. Il Padre della bugia ha insinuato soven
te agli Eretici di pubblicar miracoli, che poi so
stenevano essere stati operati da persone del loro
partito o in vita, o dopo morte; donde venivano
a conchiudere, che Dio autenticava la loro dottri
na. La Storia Ecclesiastica ne dà molti esempi, e
ve ne sono ancora di quelli assai recenti.
Ma Gesù Cristo ci ha data una regola sicu Matth. 13.
ra, ed infallibile per evitarne il contagio: cioè ascol- i7.Luc, Ie.
tar la Chiesa ; non riconoscere per veri miracoli º 16,
se non quelli, che sono da Lei approvati, e che
Ella permette di pubbllcare : credere fermamente,
XXX
I pi, che niuna persona ribelle dalla Chiesa potrà mai
ii, fare alcun vero miracolo, favorevole alla sua set
º i 4 ta, per qualunque apparenza d'austerità, di cari
" º tà, di divozione, di santità, che scorgasi ne suoi
costumi. Ciò che da S. Tommaso viene sodamente
fondato su questo principio: ch' egli è impossibi
le, che Dio, il quale solo può dare la podestà di
operare un vero miracolo, la dia mai per confer
mare una falsa dottrina: dal che ne siegue, che tutti
i miracoli prodotti dai Settari, malgrado tutta l'evi
denza , e tutti gli attestati pretesi , non debbono
eSSere esaminati, nè sentiti; nè riputarsi debbono,

º º che effetti puramente naturali, o imposture, o pre


fect, e stigj, ed operazioni diaboliche. Questa è la manie
º "ra, con cui Sant'Agostino esprimevasi parlando del
, in jo, le maraviglie, che i Donatisti s'attribuivano, e an
ti 12, davano spacciando per autorizzare il loro scisma.
Rigettino dunque i Cattolici con orrore i falsi pro
digi de' Settarj; credano con pietà, e divozione i
miracoli de Santi, senza pigliarsi veruna pena del
la critica insolente, che va procurando di metter
li in dubbio; e siano ben persuasi, che la Chiesa,
da cui vengono approvati, si fonda sopra testimo
nj molto degni di fede.
vading. Le maraviglie, che trovansi nella Vita del P.
Annal. ” S. Francesco sono ottimamente provate. Questa
"i," sulle prime fu scritta da Tommaso di Celano un
n. 7 - de Compagni del Santo, che n'ebbe la commissio
ne da Gregorio IX. avendola di poi accresciuta d'
una seconda parte concernente ad altri monumen
ti, che nuovamente raccolse (a). Gioanni, o Tom
maso di Ceperano, Notaro Appostolico, molto
amico del Santo, pubblicò nel medesimo tempo

(a) La prima di lui opera fu chiamata la Leggenda di Gregorio


IX, e la seconda l'antica Leggenda.
- XXXI
quanto delle azioni di Lui sapeva, Crescenzo Je Id. ad an.
si, Generale de' Frati Minori, ordinò con lettere 244. n. 8.
Circolari, che si raccogliesse, e gli si trasmettes. 9 º º
se la notizia di quanto si fosse veduto, o inteso
della santità, e de'miracoli del Serafico Padre. S'
appigliò in particolare a tre dei dodici primi di
ui Compagni, Leone di Lui Segretario, e Con
fessore, Angelo, e Ruffino; i quali s'unirono tut
ti e tre per compor l'Opera; che appellasi la Leg
genda dei tre Compagni: e gli altri stesero se
paratamente le cose, che aveano vedute, o delle
quali erano stati ragguagliati. S. Bonaventura essen
do Capo dell'Ordine fu pregato istantemente dal
Capitolo generale di scrivere la Vita del loro San
to Patriarca. Ond' Egli a fine d'accertarsi della
verità dei fatti, a bella posta se n'andò ad Assi
si. Quivi, dic'egli nella Prefazione dell'Opera, eb.
bi frequenti, e serie conferenze coi confidenti
del Sant'uomo, che vivono ancora ; massima
mente con quelli, ch'erano suoi più intimi, e
si rendettero gl'imitatori più fedeli della san
tissima di Lui Vita ; all'attestato de quali dee
si indubitabilmente prestar fede, perchè la lo
ro sperimentata virtù ci assicura, ch' eglino
han detto il vero. Ora per autorizzare ciò, che
v'ha di maraviglioso nella Vita del P. S. Francesco,
qual cosa può mai una Critica rigida, ed esatta de
siderare di più, che persone contemporanee, te
stimonj di vista, uomini illustri in santità di vita,
i propri di lui Compagni, che vivevano con Es
solui, ed erano suoi confidenti?
La Leggenda di San Bonaventura, da che com
parve alla luce, si sparse per ogni parte , e fu ri
cevuta con applauso: di essa si trovano più mano
scritti. Lipomano Vescovo di Verona la diede al
le stampe l'anno i 556 ; nè vi fu mai alcuno, che
-
-

XXXII

- Octav. le abbia contrastato (a). Ottaviano la citò nella Sup


Orat. S. plica, che fece a Sisto IV.l'anno i 482. per la ca
il apud nonizzazione del Santo Dottore.
Sedul. Hi
stor. Se Le prime Leggende, che si son conservate
saph. manoscritte, sono state attentamente vedute dal ce
lebre Annalista dell'Ordine dei Frati Minori, Lu
ca Vadingo, il quale se n' è servito ne' suoi An
nali. Questi era uno dei più eruditi de' suoi (b) tem
pi, che da tutti i Letterati fu ricolmato di lodi
(c), non solo per la sua profonda erudizione, ma
ancora perchè amava ardentemente la verità; l'in
vestigava con diligenza, e scoperta che l'avesse,
non poteva a meno di non dirla, e metterla in
iscritto.
Qual fosse la rettitudine del suo cuore, chia
ramente si vide in un occasione, che essendo sta
ta per lui un occasione di grand' onore, non si
dee passar sotto silenzio. Poichè egli fu uno de'
Consultori nominati da Innocenzo X. per l'esame
del libro di Giansenio Vescovo d'Ipri, erasi per
suaso, che le cinque proposizioni, le quali sem
bravano degne d'essere censurate in questo libro,
potessero per rapporto a certi sensi teologici in
terpretarsi benignamente. Coloro, che pensano be
ne, non sono sì facili a giudicare, che gli altri
pensano male, principalmente in materie difficili,
(a) Toccava solo a M. Dupin aggiugnere al fine del Catalogo
delle Opere di S. Bonaventura queste parole: Se gli attribuisce an
cora la Vita di San Francesco, riferita dal Surio 4 Ottobre. Una
tal'espressione si usa soltanto allorchè parlasi delle Opere dubbiose.
Non sapeva fors'egli, che niun Autore nè Cattolico, nè Protestan
te ardì già mai di dubitar della Vita del P. S. Francesco, cnme scrit
ta da S. Bonaventura, o pure era egli quel desso, che ardiva inge
rirne del bubbio.
(b) E' vissuto nel Secolo XVI., e XVII., in cui fiorivano la cri
tica e l'erudizione,
(c) Francesco Harold, che fece il compendio degli Annali del
Vadingo in due Volumi stampati in Roma l'anno 1662., scrisse la
Vita di lui al principio del primo Volume cogli elogi, che gli fece
ro Rainaldo, Manrique, Leone Aliazio, Spondano, D'Attichy, e
molti altri grand'uomini del Secolo XVII.
- - XXX I I I

e cercano tal volta di giustificarli con una carità,


che bensì è lodevole nel suo principio, ma può
produrre pessimi effetti, allorchè trattasi di una
dottrina sparsa, e sostenuta per via d'una cabala.
Ora scorgendo il Vadingo, che le cinque propo
sizioni erano condannate dalla Costituzione del Pa
pa con diverse censure, fece una (a) Relazione di
tutto l'affare con questa bella Dichiarazione degna
d'un Dottore veramente Cattolico: Se prima di
questa Decisione qualcuno ne ha giudicato al
trimenti (delle cinque proposizioni) per qualun
que ragione, o autorità di Dottori possa mai
essere, egli è obbligato presentemente a cat
tivare la sua mente sotto il giogo della fede,
secondo l'avviso dell' Appostolo. Per me, io
mi protesto di farlo attualmente con tutto il
cuore, condannando, e anatematizzando tut.
te le proposizioni suddette in tutti, e in cia
scuno di que sensi, ne'quali Sua Santità le ha
condannate, benchè avanti questa Decisione
io abbia creduto, che in certi sensi potessero
sostenersi, nella maniera, con cui mi sono spie
gato ne'miei suffragi, che si sono veduti,
Non si può dubitare, che un uomo così ret
to, così sincero, così amico della verità, dall'al
cra parte così dotto, prima di servirsi delle due
Leggende di Tommaso di Celano, e della Leggen
da dei tre Compagni, non le abbia benissimo ri
conosciute come legittime. D'altronde i Critici de'
suoi tempi, ch'erano sì esatti, e in gran numero
potevano esaminarle, e quelli d'oggigiorno il pos

(a) Veggasi la Dèfense de l'Eglise contra Leydecker del P. Que


snel, 2. edizione, pag. 427. L' Histoire des cinq Propositions del
Sig. Abate Du Mas, tom 1. lib. 1. pag. 79, edizione di Trevoux 17e2.
Tournely, tom. 1. De gratia, quest. 3. Epoc. 2. pag. 382.

sa
XXXI V

sono egualmente; poichè elleno si conservano in


Roma nel Convento di S. Isidoro.
La prima, che fu composta sotto il Pontifi
Luc. Touy cato di Gregorio IX., è stata citata da Luca Ve
adv. Albig. scovo di Tuy, scrivendo contra gli Albigesi l'an
lib. 2. cap.
l I, no 1231. Trovasi nell'Abazia di Longpont (a) dell'
Ordine de' Cisterciensi, Diocesi di Soissons, e nell'
Abazia di Jouy del medesimo Ordine, Diocesi di
Sens. Quella dei tre Compagni (b) è nella Biblio
teca Reale presso i Recolletti di Lovanio, e nel
loro Convento di Malines.
Ecco le principali sorgenti, dalle quali ha be
vuto il Vadingo per iscrivere la vita del P. S. Fran
cesco, che forma una parte del primo tomo de' suoi
Annali. Egli ha consultati eziandio gli atti, e i
pubblici monumenti, la tradizione costante, e i
manoscritti del secolo terzo decimo, che contengono
altri attestati lasciati dai Compagni del P. S. France
sco, e pubblicati da persone contemporanee, che so
no vissute con esso loro, che hanno raccolte le lo
ro proprie parole, e che meritano perciò tutta la
fede. Ma quello, ch' ci riferisce di più maraviglio
so nelle azioni del Santo, lo ha cavato dalle Leg
gende, come anche il gran numero de miracoli in
signi, operati da Dio dopo la morte di Lui per
(a) Don Martenne Benedettino ne fa menzione nel suo Viaggio
letterario pag. 24.
(b) Il Surio parla di questa Leggenda al fine della Vita di San
Francesco, come di un frainmento, che aveva nelle mani, e che
s'asteneva di dare al Pubblico per non istendersi più del dovere. Il
Cardinal Baronio nelle sue Note al Martirologio, 4. Qttobre, dice,
che i Compagni di S. Francesco, come Leone, Angelo, e Rufino,
hanno lasciate in iscsitto molte particolarità, oltre a quello, che nel
la Vita di Lui vien riferito da S. Bonaventura,
Don Martenne diede alle stampe la Lettera manoscritta, che
tre Compagni mandarono al Generale dell'Ordine, allorchè gl'invia
rono la loro Leggenda , la qual Lettera è conforme a quella, che
è dal Vadingo prodotta. Vet. Script. tom. 1. pag. 1284, ex MS. Ca
nomie. Regalar. Agonia Christi Tumgrensium.
XXXV

intercessione del medesimo, essendone Gregorio IX.


pienamente informato, com'egli stesso dichiara nel
la Bolla della canonizzazione del Santo. -

Tutti gli Autori moderni, che hanno dato al


la luce in diversi linguaggi la Vita del P. S. Fran
cesco, si sono appigliati unicamente al Vadingo;
facendosi ancora una legge di seguirlo in questa
Opera; e gli Eruditi, che tanto stimano questo
grand'Uomo, giudicheranno senz'altro, che non
si poteva scegliere miglior guida. M. Baillet con
fessa, che tra gli Scrittori della Vita di San Fran
cesco, Luca Vadingo è dei più diligenti, ed e
satti; contuttociò lo rimprovera, perchè non l'
abbia scritta metodicamente, così dicendo: Dopo
tutte le fatiche di tante persone zelanti del
la gloria di Lui, siamo ridotti a desiderare
una Storia della di Lui vita, che sia metodi
ca. Chiunque leggerà gli Annali del Vadingo col
le sue Note alle Opere del P. S. Francesco, vi tro
verà un metodo uguale all'esattezza, ed alla dili
genza da lui usata. Ma secondo le massime dei
Critici intemperanti non si scrive con metodo,
qualora si fanno entrare in una Storia le maravi
glie, che costoro non possono tollerare.
M. Baillet avrebbe potuto dire, che da gran
tempo in qua si odono lamenti, perchè non vi
sia in lingua francese la Vita del P. S. Francesco
metodica (a), e compiuta. E questi sembrano an
cora più ragionevoli, perchè il Santo aveva una
particolare inclinazione alla Francia: Egli ne im
parò il linguaggio sì facilmente, e parlava france
se sì volontieri, che gli fu dato, perciò il nome
(a) Quelle, che altre volte si sono date alla luce, e di rado si
trovano, sono bensì piene di divozione ; ma bisogna dirla, che non
sono nè metodiche, nè compite, onde non sarebbero accette al dì
d'oggi, come lo saranno state in altri tempi.
XXVI - -

di Francesco. La Città di Parigi fu uno de primi


oggetti del suo zelo; e vi sarebbe venuto in per
sona, se un Cardinale non l'avesse ritenuto in I
talia per motivi concernenti all'Ordine: ond' egli
non potendo intraprendere questa missione, che
gli era sì cara, vi mandò alcuni dei suoi princi
pali Discepoli,
Qui si è fatto studio di nulla omettere di ciò,
che appartiene al nostro argomento, e ad una di
citura metodica. L'Opera è divisa in cinque Li
bri, ne'quali si narrano secondo l'ordine cronolo
gico le azioni, le parole, le istruzioni del P. San
Francesco, la fondazione dei tre suoi Instituti, e
generalmente tutti i fatti, che vi si trovano coe
renti, dalla sua conversione sino alla sua morte.
Quelle cose, che non hanno epoca particolare, e
ch'esigevano qualche discussione, o che fu d'uo
po difendere contro la Critica intemperante, sono
poste nel quinto Libro tra la sua morte, e la sua
canonizzazione. Quindi si espone ciò, che può
dirsi intorno alla situazione del suo Corpo ; e si
descrive lo stato de' suoi tre Ordini. L'insigne fa
vore delle Stimate, cioè l'impressione delle Pia
ghe di Gesù Cristo nel Corpo del P. S. France
sco, e l'Indulgenza plenaria, ch'Egli ottenne dal
Signore coll'intercessione della Santissima Vergine
per la Cappella della Porziuncola, o sia di Santa
Maria degli Angeli, sono descritte nel corso della
sua Vita con tutte le circostanze loro. Nondime
no si è giudicato necessario scrivere in particolare
la Storia delle Stimate, e dare alcune dichiarazio
ni sopra l' Indulgenza, per difendere la verità di
questi fatti dagl'insulti degli Eretici, e dei Criti
ci insolenti, che hanno ardito di contrastarle.
Alcuni Politici avrebbero voluto, che per
condiscendere alle persone prevenute contra le ma
XXVI I

raviglie, dalla Vita del P. S. Francesco se ne fos


se levata almeno una parte; ma poichè si è dimo
strato, che la lor prevenzione è irragionevole, e
pericolosa, non si dee perciò avere alcun riguar
do. Oltrechè la Vita del Santo Patriarca è scrit
ta principalmente pe' suoi Figli, e per tutte le per
sone divote, che non potrebbero soffrire un tron
camento di questa fatta. -

Vi sono di quelli, i quali pretendono, che


nella Vita de Santi non si dovrebbbe proporre,
che i loro esempi, immaginandosi, che le lor ma
raviglie non possono giovare per l'edificazione
delle anime, e due Autori (a) di questo secolo
hanno affettato di sopprimere tutti i miracoli nelle
Raccolte delle Vite dei Santi pubblicate da loro.
Tuttavia la Chiesa gli approva nell'Officio divi
no, i Santi Padri li riferiscono con istudio, e di
ligenza, e nessun buon Autore dei secoli passati ha
giudicato di doverli ommettere. Difatto nium può
negare, che i miracoli non rechino uno splendo
re ben grande al merito dei Santi, e per conse
guenza molto peso ai loro esempi. Mantengono,
ed aumentano in noi l'idea, che abbiamo della
possanza, della provvidenza, della giustizia, della
bontà, e della misericordia di Dio, e in tal guisa
ci vanno stimolando a glorificarlo, ed amarlo, e
servirlo: e facendoci conoscere la speciale di Lui
(a) M. Echard de Commanville diede alla luce sul principio di
questo secolo una nuova Vita de Santi, nella quale mette soltanto
i miracoli riferiti nella Scrittura. Veggansi su questo particolare le
Memorie di Trevoux, Maggio e Giugno 17o1. pag. 64. e seg. Un A
nonimo ha similmente omessi i miracoli sotto pretesto di non ren
dere troppo grosso il volume del Libro intitolato: Les Vies des Sain
ts pour chaque jour de l'annèe, etc., stampato nel 1222, presso Gu
glielmo Desprez, e Giovanni Desessasts ; ma contuttociò ha saputo
trovar luogo bastante per inserirvi molte cose perverse, che rendono
l'Opera perniciosissima in materia di dottrina. Se ne può giudicare
dall'Opera stessa, o dall'Estratto fedele delle Memorie di Trevouz,
Ottº bre 1722., articolo 1 o 7. -

A.
XXXVI I I
benevolenza verso i suoi servi, ci animano ad in
vocarlo con fiducia per la loro intercessione. D'
altronde i miracoli assodano i Fedeli nella Catto
lica Fede, perchè essendo stati operati nel grem
bo della Chiesa Cattolica, confermano le verità,
che da essa s'insegnano. Ora il rappresentare ciò,
che può rassodare maggiormente la Fede, non è
meno importante, che il proporre ciò, che colli
ma alla correzion dei costumi, massime allorquan
do l'incredulità fa progressi uguali a quelli del
libertinaggio. Di più, le azioni miracolose de San
ti rinchiudono sovente istruzioni salutevoli, e van
no sempre accompagnate da virtù, che possono da
noi imitarsi, come si scorgerà molto bene nella
Vita del P. S. Francesco.
Altri forse si persuaderanno, che le virtù di
Historie Lui sieno troppo sublimi per servir di modello, e
des Varia
tions to m.
peró si contententeranno di ammirarle senza trar
1. Liv. 3. ne alcun frutto, come appunto faceva un famoso
mº, 5o. Eresiarca degli ultimi secoli. Monsignor Bossuet
nella sua Bella Storia delle Variazioni osserva, che
Lutero annoverava tra i Santi non solamente
S. Bernardo, ma ancora S. Francesco, S. Bona
ventnra, e gli altri del secolo XIII; e che S.
Francesco tra tutti gli altri gli parve un uo
mo ammirabile, animato da un maraviglioso
fervore di spirito. Ma i Fedeli, che ne ammira
no le virtù, non debbono giudicarle affatto inimi
tabili, poichè consistevano queste nel praticare il
Vangelo, secondo cui sono obbligati a vivere in
vigore del lor Battesimo.
XXXIX
AVVERTIMENTO DEL TRADUTTOR E

A CHI LEGGE.
Enchè nella version di quest'Opera
abbia procurato il Traduttore d'usar
quella fedeltà, che dev'essere propria di
chiunque a somiglievole impresa s' ac
cinge; nulladimeno si è trovato in ob
bligo, sebben di rado, d'aggiugnervi al
cune cose, che ben lungi dall' alterare
il senso dell'Autore, giovano anzi non
solo a più rischiararlo, ma eziandio a
rendere vieppiù soddisfatto chi legge.
A tale oggetto vedransi delle Annota
zioni particolari, le quali, per non con
fonderle con quelle dell'Autore, sono di
stinte con Asterisco. Non isdegni il Leg
gitore d' accettar di buon grado questa
comunque siasi traduzione, affinchè ella
serva per maggiormente in lui promove
re la pietà Cristiana.
xxxºr
Fr. Clemens de Panormo Lector Jubilatus, Catholicae Ma
jestatis in Regali Matritensi Congressu pro Immaculata
Conceptione Theologus, ac totius Ordinis S. P. N. Fran
cisci Minister Generalis, Visitator, ac Reformator Apo
stolicus, et Servus.

um Opus conscriptum a R. P. Fr. Aloysio de Missa.


lia nostra Observantis Provinciae Mediolanensis Le
ctore Jubilato, cujus titulus est: Vita del P. S. Francesco
Institutore dell'Ordine de' Frati Minori, dell' Ordine di
S. Chiara, e del Terz'Ordine della Penitenza, con la Sto
ria particolare delle Stimate, e con alcune Dichiarazio
mi sopra l'Indulgenza della Porziuncola, scritta in Fran
cese dal Padre Candido Chalippe Recolletto; e tradotta
in Italiano da un Religioso della Regolar Osservanza
del medesimo P. S. Francesco ec. a duobus PP. Theolo
gis, quibus id commisimus, revisum, et approbatum fue
rit, vigore praesentium facultatem eidem concedimus, qua
tenus servatis servandis, illud Typis mandare possit.
Dat. Romae ex Araceli die prima Martii 176o.
Fr. Clemens de Panormo Minister Generalis.
Registrata.
De Mandato Revrni in Christo Patris
Fr. Vincentius Scutari ex Def Gen.Secr. Gen. Ord.
- - -

º
º -se

R E I MI PR I M A T U R
Pro Illifio & Rifio Episcopo Assisien.
Sacerdos Octavius Brunamontius J. U. D.

R E I MI P R I MI A T U R

Fr. Franciscus Guarini Tertii Ord. S. Franc. S. T. D.


et Vic. S. Off. Assisien.
sxooooooooooooooooº
"V E E A.
D E L P A D R E

SAN 3 ANCESCO,
a -- sa A

L I B R o P R I M o

LLA pietà de' Fedeli si presenta la vita d'


un Uomo, che si propose nell'animo d'
5s & osservar il Vangelo letteralmente, di ren
dersi conforme a Gesù crocifisso, e d'in
stillare nel cuore di tutti gli uomini l'
amor del medesimo: la Vita d'un uomo,
che divenne un raro modello di peniten
za; che fu arricchito da Dio dei più pre
ziosi doni della sua grazia, da lui onora
to con favori sin allora non più intesi, e costituito da lui Ca
po di un Ordine Appostolico fondato sulla sola Providenza, e
sparso prodigiosamente per servigio della Chiesa.
Un obbietto di questa fatta dovrà parer grande a tutti
quelli, che coi lumi della Cattolica Religione sanno giudicar
della vera grandezza. Perocchè nel disprezzo dei beni della
terra dimostra un'elevatezza di spirito di gran lunga superio
re al fasto degli antichi Filosofi, un coraggio eroico nelle
umiliazioni profonde; in un'estrema semplicità i più nobili
sentimenti; la virtù e la sapienza di Dio nella infermità, e
nell'apparente follia della Croce. Ciò che dagl' infedeli stessi
fu ammirato, e che non sarà men proprio per ravvivare il fer
vore de'Cristiani, che per aamentare la venerazione , che han
sempre avuta al P. S. Francesco.
Tom. I. li
S Vrt A 6 r S. FR A N c e sco
SuaNa Nacque in Assisi Città dell'Umbria in Italia l'anno 1182.
scita.
sotto il Pontificato di Lucio III. Pietro (1) Bernardone suo Pa
dre era un ricco mercante, che aveva in Francia il suo prin
cipal commercio. La Madre chiamavasi Pica, la quale non eb
be che due figliuoli, Francesco, ed Angelo. Questi s'ammogliò;
Presagi
e vi erano ancora in Assisi nel 1534 i suoi discendenti.
di ciò, Iddio, a cui è piaciuto sovente d'annunziar con presagi
ch'Egli i suoi Santi, volle, che la nascita di Francesco desse alcuni
doveva
GSSere »
segni di ciò, ch'Egli doveva essere nel corso della sua vita.
Erano molti giorni, che Pica sofferiva eccessivi dolori, senza
poterlo dar alla luce: quand'ecco venne uno in abito di Pel
legrino ad avvisarla, che non avrebbe partorito se non in una
stalla, e che il figliuolo non sarebbe nato se non su la paglia.
Benchè un tal avviso le dovesse parer molto strano, non la
sciò però di metterlo in esecuzione. Fu dunque trasportata l'
Inferma nella stalla più vicina, e vi partorì felicemente. Cir
costanza in vero, che può ben essere riguardata nell' ordine
dei divini consigli, come la prima conformità del Sant'Uomo
con Gesù Cristo povero, ed umile, per quanto può la crea
tura rendersi conforme al Creatore, e il servo al Padrone dell'
Universo.
La stalla fu cangiata in una Cappella detta San France
sco il piccolo, e sopra la porta vedesi questa Inscrizione a
caratteri molto antichi:
Hoc Oratorium fuit bovis & Asini stabulum,
In que natus est Franciscus mundi speculum.
Questa Cappella fu la stalla del bue, e dell'asino, ove
nacque Francesco specchio del mondo.
(1) Ottavio Vescovo d'Assisi in un Libro intitolato; Lumi Serafici
di Porziuncula, stampato in Venezia l'anno i 7 o I. p. 6. e 7. narra, che
predicando la Quaresima nella Chiesa Cattedrale di Lucca in Toscana l'
anno 1689. un Canonico chiamato Moriconi di cognome, gli fece veder
un Monumento antico ed Autentico, in cui lesse queste parole. , V'era
» no in Lucca due frarelli Mercanti, i quali si cognominavano Morico
, ni. Uno restò nel suo Paese: l'altro, che chiamavasi Bernardo, andò
, ad accasarsi in Assisi, ove fu soprannominato Bernardone. Questi s'
, ammogliò, ed ebbe un figliuolo, cui pose il nome di Pietro, il quale
, essendo già ricco, sposò una giovane chiamata Pica d'una famiglia no
» bile. Il Padre S. Francesco, che fu loro figlio, per disprezzarsi, tal
, volta chiamava si figlio di Pietro Bernardone, non volendo pigliare il co
2, gnome della sua famiglia de'Moriconi.
Quindi sembra, che Tommaso Walsingam Benedettino abbia detto in
riguardo a questa origine, che S. Francesco era Toscano, come dice al
tresì una Cro ica antica di Fiandra. Aggiugne il Vescovo d' Assisi, che
il Ramo de'Moriconi rimasto in Lucca, e che sussisteva a suoi tempi,
era annoverato tra i Nobili,
-
L 1 e R o P R 1 M o - -

La Madre gli fece impor nel Battesimo il nome di Gio


vanni, essendo allora in Francia il Padre pe' suoi affari. Per
tenerlo al sacro Fonte vi si presentò un incognito, il quale fu
ammesso, o sia perchè nella persona di lui scorgevasi un non,
so che di straordinario, o sia per la maraviglia cagionata dal
primo avvenimento. La Tradizione costante della Città d'As- -

sisi si è, ch egli dopo la cerimonia disparve, lasciandovi l'im


pressione delle sue ginocchia dinanzi l'Altare sopra di un mar
mo, che si mostra nella Cattedrale col Sacro Fonte, in cui so
no incise queste parole: Questo è il Fonte dove fu battizza
to il Serafico Padre San Francesco. :

Nel ritornar che facevasi dal Battesimo, un uomo, che


pareva inviato da Dio, come gli altri due, o più tosto un
Angelo in sembianza d'uomo, pregò istantemente, che gli fos
se permesso di veder il Bambino, e di abbracciarlo. Lo pre
se fra le sue braccia, fecegli molte carezze, e gl'impresse so
pra la spalla destra un segno di Croce ben formato, come la
marca della consecrazione di Lui; raccomandando alla Nutri
ce d'averne cura particolare, per non esporlo alle insidie dei
demonj, i quali presentivano, che quel Bambino un giorno
sarebbe stato insigne, ed avrebbe lor fatta un'aspra guerra.
Uno di questi Spiriti maligni fu sforzato a confessare per boc
ca d'un Energumeno, il qual era esorcizzato, che i Principi
delle tenebre spaventati per la nascita di Lui, impiegati ave
vano diversi mezzi per torgli la vita; e fu appunto il Santo
quel desso, che a suo tempo scacciò questo demonie. Per ma
ravigliosi che siano presagi (1) di simil sorta, non recano tan
to stupore, qualora riflettasi ai segnalati favori, che il Cie
lo gli destinava. Attend
Fu allevato da suoi Parenti con molta delicatezza, e mes- i"
so agli studi presso gli Ecclesiastici della Parrocchia di S. ie dopo
Giorgio. Dappoichè Egli ebbe acquistato qualche cognizione qualche
di lettere, fu impiegato nella mercatura, le corrispondenze di "º
cui l'obbligarono ad imparare la lingua francese, da lui ap- "
presa sì facilmente, che suo Padre chiamollo col nome di Fran- nella me
cesco, e questo è il nome, ch'egli ha sempre (2) dipoi ritenuto. rcatura »
(1) Vi sono ancora Profezie del celebre abate Gioachimo sopra il P. S.
Francesco, e S. Domenico, e sopra gli Ordini loro, fatte molto tempo pri
ma della lor nascita, le quali sono riconosciute per vere dagli eruditi PP.
Gesuiti d'Anversa, che continuano gli atti de Santi del Bollando. Ma provano
con ragioni, che questo Abate non sia stato quello, che fece mettere i ritratti
dei due Santi Patriarchi neila Chiesa di 5. Marco di Venezia, come pre
tendono alcuni Scrittori. Act. SS. t/n. 7. Maii die 29. S. 8, p. 141. v

(2) Il Vadingo, ed altri hanno creduto, ch'Egli sia stato il primo, che
V1TA Dr S. FRA N C E s c o
sua ma- Bernardone, e Francesco esercitavano la lor professione in
" una assai differente maniera. Quegli tutto dedito all'interesse,
se altro non bramava, che di far guadagno, nè ad altro atten
deva, che ad ammassare. Questi per lo contrario molto alie
no dall'avarizia, e più curante dell' onore, che del guada
sua vi- gno, negoziava con sentimenti nobili, ed alla grande. Ma era
º mon- amante del mondo, frequentava le compagnie, e spendeva
º molto in abiti, in conviti, e in altri divertimenti. Suo Pa
dre gli faceva sovente su questo punto gagliardi rimproveri,
ma con poco profitto; perchè Francesco non faceva verun con
to del danari, e voleva distinguersi fra i giovani, che lo con
sideravano sempre come capo delle loro conversazioni. Sua
Madre, ch'era d'un cuor temero, e generoso, lo sopportava
più pazientemente; anzi a coloro, che le parlavano delle profu
sioni di Lui, diceva, che quanto allora osservava nei tratteni
menti, nelle azioni, e nei vani di Lui piaceri, le dava mo
tivo di sperarne in età più matura qualche cosa di grande.
Sue qua ..: Di fatto scorgevansi nella sua persona felici preludi di
i , ciò, che in Lui era per avvenire: un natural eccellente, una
turali, singolar condiscendenza, e piacevolezza, maniere di conver
sare molto graziose, e civili, vivacità di spirito, coraggio,
abilità, ed una forte inclinazione a far donativi, ancora di
più di quel che poteva. Benchè si perdesse nelle vane alle
grezze del secolo, non era però dissoluto ne suoi costumi. Pe
rocchè dal Cielo singolarmente protetto evitò gli scogli, ove
Purità, la gioventù bene spesso fa tristi, e funesti naufragi : COnSer
" vò il prezioso tesoro della purità, ed osservossi ancora, che
Suo a
soffrir non poteva le parole libere, nè vi corrispondeva giammai.
Iddio aveva impresso nell'intimo del cuor di Francesco
" un sentimento di compassione verso i poveri, che dalla fam
veri ciullezza videsi con l'età andare in Lui crescendo, onde si
sentiva portato a soccorrerli con liberalità, dimodochè seguen
Luc 6 do le parole dell'Evangelo: Date a chiunque vi chiede, pre
3o. se risoluzione di far limosina a tutti quelli, che gliel'avreb
bero domandata, principalmente se gliel'avessero domandata
per amor di Dio. Questo termine d'amor di Dio fin d'allo
ra lo colpiva nel cuore, malgrado la sua dissipazione di spi
ortó il nome di Francesco. Ma il Padre Mabillon ha trovato questo me.
simo nome assolutamente, e senza cognome nel Cartolare di Chateau
dun, che fu scritto nel principio del Secolo XII. ed ha osservato, ch'ere
la prima volta, che fu imposto un tal nome. Vedesi ancora nell'Italia
Sacra, che il Vescovo d'Arezzo l'anno I 188. si chiamava Francesco. Ann,
Rened.tom. 5. lib. o. pag. 438. n. 15. Ital. Sacr.tom. 1. Aret. Epise.
L 1 B R o P R 1 M o
rito: non poteva udirlo pronunziare, com'egli di poi confes
sò, senza che l'anima sua ne fosse intenerita. Essendogli ac
caduto una volta, mentr'era occupato ne' suoi negozi di dar
la ripulsa ad un povero, che gli chiedeva limosina per amor
di Dio, vi fece subito riflessione, corse dietro al povero, fe
cegli una larga limosina, e promise a Dio di non negare mai
più la limosina a chicchessia, per quanto gli sarebbe stato possibile,
dualora gli fosse richiesta per amore di Lui. Promessa, ch'
egli osservò fedelmente sino alla morte, e che gli servì anco
ra, come nota S. Bonaveutura, per aumentare la grazia, e
l'amore nel suo cuore. In fatti qual cosa può esservi mai
più propria per ottenere la grazia di convertirsi, e santificar
si, per accendere ne'cuori l'amor di Dio, che l'esercizio del
le opere di misericordia ?
Le belle qualità di Francesco lo rendevano amabile a tut Predizi
I e de
ta la Città, che lo riguardava come il fior della gioventù, e gli ono
ne concepiva grandi speranze. Un uomo assai semplice, ma 11 che
illuminato da Dio, gli accrebbe la stima presso i Cittadini in doveva
questa guisa. Allorchè l'incontrava per le pubbliche strade, il Ct VC T9
stendeva per terra dinanzi a Lui il suo mantello, e per ra
gione d' un tal rispetto, che gli usava. Questo giovane, di
ceva egli, presto farà cose grandi: meriterà ogni sorta di
onori, e da tutti i Fedeli sarà venerato. Francesco, cui era
no ignoti i disegni di Dio, non capiva il senso della predi
zione. Non sapeva, che simili onori non gli sarebbero stati
fatti, se nen dopo le sue umiliazioni, giusta le parole del San
to Vangelo. Distratto a cagione degli affari, e attaccato alle
vanità del mondo, non pensava a questa evangelica verità, nè
men la gradiva: contuttociò lusingavasi di dover essere ono
rato un qualche giorno, come predetto gli era: ciò ch'egli
stesso per divina disposizione predisse in una disgrazia, che
gli accadde. -

Trovandosi in guerra le Città di Assisi, e di Perugia (1) E' fatto


fu fatto prigioniero cen, alcuni suoi Concittadini, o sia per Prigio
niero.
chè avesse preso le armi a favor della Patria, o sia perchè si
ritrovasse in campagna a cagion della mercatura. Non si rat
tristò egli però della sua cattività, ma sempre conservò in
essa il suo umor allegro e giulivo. I suoi compagni, che per
lo contrario s'erano rattristati, se n'offesero, e lo rimprove
rarono, perchè almeno per condiscendenza non dissimulava la
(1) Puó essere che queste due Città abbiano preso partiti contrari,
allorchè Marcuald, o Marcomald saccheggiava le terre appartenenti alla
Chiesa: Rayn. ad amm. I 138. et I 189. - -- - - - - ---
6 V I TA D I S. FR A Nc E s c o
sua allegria, ai quali così rispose: Vi compatisco; per me ho
la mente assai libera, e me ne dichiaro felice: Voi ora mi
vedete prigioniero, ma mi vedrete di poi onorato da tutta la
terra. V'era uno fra loro di mente così stravolta, e di sì cat
tivo umore, che fuggiva il consorzio di tutti gli altri. Fran
cesco, gli esortò per pietà a compatirlo, e a sopportare i di
fetti di lui: ma non potendo ottener nulla da loro, egli stes
so gli usò questa carità di tenergli compagnia, e tanto fece
co' suoi consigli, che lo rendè trattabile. Quindi si videro tut
ti dal buon cuore di Lui sì obbligati, che bramarono poscia
di averlo in loro conversazione. -

S” am
Uscito di prigione ritornò ad Assisi, ove Dio l'afflisse
mala,
con uua lunga infermità, che ad una estrema debolezza il ri
dusse; affinchè l'anima di Lui si disponesse alle operazioni
della grazia. Subito che fu in istato di camminare, volle por
tarsi a vedere l'amenità della campagna; ma non ebbe veru
ma soddisfazione da quanto v'era di bello e dilettevole; anzi
si senti della nausea di quegli oggetti stessi, che più amava;
disprezzò ciò, che prima stimava; e il suo modo di vivere
gli parve una follia. Ma sebben questa sua mutazione lo fe
ce restar molto attonito, non giunse però a distaccargli il cuo
re dalle cose mondane. Imperocchè la ricuperata salute gliene
restituì il gusto; in Lui si risvegliarono l'ambizione, e la va
nità: concepì nuove speranze di sua grandezza, e si fece no
bilmente vestire. Così non di rado succede, che le infermità
mandate da Dio alle persone mondane per convertirle, non
producono che riflessioni, o promesse, le quali svaniscono al
ritornar delle forze.
Aumen
Ciò non ostante Francesco diveniva sempre più caritate
tasi la vole, e a tutti i poveri dava o abiti, o denari. Avendo in
sua cari contrato un soldato nobile, ma povero, e mal vestito, consi
tà verso derò nella persona di lui la povertà di Gesù Cristo il Re de'
i poveri: Re, e tutto penetrato da compassione lo rivestì dell'abito nuo
vo, ch'egli portava. - - - -

La notte seguente, mentre dormiva, Iddio gli fece veder


Fa un un grande e magnifico Palazzo ripieno d'armi marcate col se
sogno no della Croce, per dargli un'idea della ricompensa, che la
misteri carità di Lui doveva ricevere. Ad una tal vista domandò di
OSO ,
chi fossero tutte quelle cose, e gli fu risposto, ch'erano per
Lui, e per li suoi Soldati. Ma perchè non capiva per anco i
Risolve
d'andar sogni misteriosi, prese il suo sogno per un segno della for
alla tuna, che avrebbe fatta per via delle armi, senza riflettere
guerra. che le Croci da Lui vedute tutt'altro significavano. Poichè
-

L 1 B a o P R 1 M o. . . 7 .. .
Gautier
pi Brienne
viva dicontrº
guerraConte in Sciampagna
l' Imperadore nel Regno di que'tem-
aveva in i".
Napoli a i to

cagion dei diritti d'Alberia sua Moglie, figlia primogenita di ign a.


Tancredo Re di Sicilia, che già d'alcuni anni era morto ; liv. 9.
Francesco risolvè d'andare ad offerirgli il suo servigio, sulla
speranza di giugnere agli onori militari; s accompagnò Ei
dunque con un Officiale di distinzione, ch'era appunto dell'
armata del medesimo Conte, e partì con un buon equipag
gio, dopo d'aver assicurati i suoi amici, che sarebbe dive
nuto un gran Signore. - Gesù
Arrivato che fu a Spoleto, G. C. di notte tempo gli par- cio
lò con queste parole piene di bontà. Francesco, quale di que- ,
sti due può farti maggior bene: il Padrone, o il Servo: il da que
o il Povero?
Ricco,Perchè dunque, Il Padrone
ripigliò e il Ricco,
il Signore, risposeIddio,
tu lasci ben che sta risº
to- luzione.
sto.
è il Padrone e il Ricco, per cercar l'uomo, che è il servo
e il povero? Ah! Signore, sclamò Francesco, che volete,
che faccia? Allora Gesù Cristo gli disse: Ritorna alla tua
Città : ciò che hai veduto, altro significato non ha, che di
cose spirituali: da Dio, e non già dagli uomini ne avrai l'
adempimento. Alla mattina riprese con giubilo il cammino ver
so Assisi, per quivi aspettare gli ordini del Signore, senza
pigliarsi pena di ciò, che il mondo avrebbe potuto dire d'un
ritorno sì frettoloso .
Vennero i suoi amici a proporgli, secondo il solito, il
loro divertimento. Gli accolse, giusta il suo costume, con
gran civiltà, e li regalò magnificamente per dar loro con un
onorevole maniera un perpetuo addio. Or mentre gli accom
pagnava per licenziarsi da loro, trovossi in un istante colto E' rapi
dalla nausea delle vanità di queste cose terrene, e rapito dal- ti
la grandezza de'beni del Cielo per via d'una comunicazione rito.
dello Spirito Divino di dolcezze ripiena , ma così intima e
così forte, che tutti i suoi sensi rimasero sospesi, e come im- º
mobile se ne restò. ( Disse di poi al suo Confessore, che se
in questo suo rapimento fosse stato fatto in pezzi, non avreb
be sentito nulla, poichè allora non poteva sentire, che nell'
intimo dell'Anima sua.) La compagnia tutta sbigottita se gli -

avvicinò; e rinvenuto che fu nello stato primiero, così riden


do gli fu richiesto il motivo d'un sì profondo deliquio; se
non fosse mai, che volesse pigliar una Sposa? Così è, rispo
se Francesco, io ne piglierò una sì nobile e sì bella, che non vi
sarà al mondo la simile. La povertà Evangelica, che di poi ab
bracciò, era la sposa, di cui lo Spirito S. il faceva parlare.
8 V IT A D I S. FRA N c E s c o
Sua con
versione
Dopo questo favore si sbrigò, per quanto potè, dalle oc
cupazioni della mercatura per chiedere a Dio la grazia di co
noscere ciò che doveva fare; e d' ordinario andava in una
grotta a far orazione con un divoto suo confidente, il quale
ve lo lasciava in libertà. L'esercizio frequente dell'orazione
eccitò nel suo cuore un desiderio così ardente della Patria ce
leste, che già riguardava tutte le cose terrene come un nul
la. Ben s'avvedeva, che questa sua così felice disposizione rin
chiudeva un tesoro nascosto, ma non sapeva il mezzo d'acqui
starlo. Lo spirito Divino gli fece solamente conoscere, che la
vita spirituale dilineata sotto figura d'un traffico, dee comin
ciar dal disprezzo del mondo, e rappresentata sotto l'idea d'
una milizia, cominciar dee dalla vittoria di se stesso. Tanto
è vero, che niun tenore di vita spirituale può esser sodo, e
costante, se non è stabilito su queste divine lezioni.
Francesco ebbe occasione ben presto di metterle in pra
tica. Mentre passava a cavallo per la pianura d'Assisi, vide
un Lebbroso, che gli veniva incontro dirittamente. Restò sul
le prime sorpreso d'orrore; ma rammentandosi, che risoluto
avea di camminar per la strada della perfezione, e che per
essere Soldato di Gesù Cristo è necessario cominciare dalla vit
Bacia
toria di se stesso, scese da cavallo, andò a baciar il Lebbro
un Leb so, e gli fece limosina. Rimontato che fu a cavallo, non vi
broso de più alcuna persona, quantunque volgesse lo sguardo da ogni
parte della pianura, ch'era tutta scoperta. Pieno allora d'am
mirazione, e trasportato dal giubbilo si mise a cantar le di
vine lodi, con un fermo proposito di sempre divenir più per
fetto. Ecco il frutto de generosi sforzi, che si meritano nuo
ve grazie, e ravvivano il coraggio. Quindi concepì eziandio
maggior gusto nel ritiramento, e godeva soltanto di stare ne'
luoghi solitari, convenevoli alla vera tristezza della peniten
za, ove non cessava di porgere a Dio fervorose preghiere con
ses
gemiti, che non possono esprimersi, e il Cielo finalmente lo
esaudì ,
Gli ap Aumentandosegli un giorno il fervore di tal maniera, ch'Egli
parisce
Gesù trovavasi tutto assorto in Dio, gli apparve Gesù Cristo come
Cristo
in Croce
pendente dalla Croce. A questo grande spettacolo l'anima sua
º estò tutta trafitta, e per così dire, disfatta; e s'impresse nel
Effetti suo cuore sì fortemente e sì intimamente l'immagine di Gesù
salutari
di que
crocifisso, che dipoi qualora gliene sovveniva l'idea, non po
sta ap - teva quasi ritenere i singhiozzi e le lagrime; come egli stes
parizio so palesò sul fine della sua vita a suoi confidenti.
ne. In questa ammirabile apparizione comprese, che veniva
L 1 B R o P R 1 M o -

no dirette alla sua propria persona quelle parole dell'Evan


gelio. Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinunzii a se
Matt, 16. -
stesso, prenda la sua croce, e mi siegua. Nella medesima 24.
apparizione ricevè le primizie di quello spirito di povertà e
d'umiltà, che appunto è il suo proprio carattere; e se gli ac
cese nel cuore una sì gran carità, ch'ebbe coraggio d'andare
a servire i Lebbrosi. Questi per l'addietro tanto orror gli fa
cevano, che ben lungi dal sofferirli in sua presenza, al sol
vederli ancor da lontano, altrove rivolgeva lo sguardo, e s'
erano vicini, passava ben presto turandosi il naso. Ma per amo Isaia 53.
re di Gesù crocifisso, che volle rappresentarsi al Profeta Isaia -

sotto la spregevole figura di un Lebbroso, tanto s'abbassò, che


frequentava i loro Spedali, ove dopo d'aver fatta loro un'ab
bondante limosina, loro aggiustava i letti, nettava le ulcere,
faceva i servigi più abbietti e vili: spesse volte ancora bacia
va loro le mani, e li baciava in volto con gran sentimenti di
compassione. Le parole, che il Signore dissegli un giorno nell'
orazione, l'animarono altresì a continuare quell'esercizio di
carità, malgrado la sua natural ripugnanza. Francesco, se vuoi
conoscere la mia volontà, dei disprezzare ed abborrir tutto
ciò, che hai amato e desiderato secondo la carne. Non ti spa
ventare di questo nuovo sentiero; perocchè, se le cose, che
ti piacevano, debbono per l'avvenire esserti amare, quelle,
che ti spiacevano, ti parranno dolci e dilettevoli. Poco pri
ma della sua morte protestò, che quello che gli era paruto più
amaro in servendo i Lebbrosi, se gli era cangiato in altret
tanta dolcezza per l'anima e pel corpo. Così tutti quelli, che
fanno ogni studio di vincere se stessi per amor di Dio, pro
vano come Lui per esperienza, che gli esercizi più amari e
disgustosi sono raddolciti ben tosto dall'unzion della grazia.
La vista di Gesù Cristo pendente dalla Croce gl'impres
se un sentimento tale della miseria de'poveri, che impiegato
avrebbe per lor sollievo e quanto aveva, e la sua propria per
sona. Alle volte spogliavasi de' suoi abiti per rivestirli: ed al
lor quando non avea tanto che bastasse per contentarli tutti,
scuciva, o straziava le sue vesti per dividerle fra di loro. In
assenza di suo Padre facevasi portar alla mensa assai più pa
ne di quello, che abbisognava; e avendone voluto sua Madre
saper la ragione: Per potere, così le rispose, per poter esser
più pronto a far limosina a quei, che la chieggono ; peroc
chè non posso udire i lor lamenti, senza sentirmi trafiggere
il cuor di dolore. Godeva la pietosa Madre al vedere la ca
Tom. I. 2
IO V IT A D I S. FR A N C E S C o
rità del Figlio; e ben lungi dal contraddirgli, aveva caro ch”
Egli sovente la lasciasse sola alla mensa, per andar a soccor
rere gli ammalati vicini con le vivande, delle quali Egli stes
so privavasi a tal effetto. Era portato da un zelo vivace e
rispettoso insieme a sovvenir i Sacerdoti bisognosi: aveva una
cura particolare di provedere gli ornamenti propri al decoro
degli Altari, affine di meglio partecipare del Divin culto. Fa
ceva compra della tela più bella che vi fosse, e la distribui
va alle Chiese povere di que contorni, perchè fosse impiega
ta pel sagrifizio della Messa; e qualora quest'augusto Sagri
fizio dovevasi celebrare, se vi mancava qualche cosa, o pur se
l'Altare non era disposto e preparato con quella decenza, che
si richiedeva, Egli stesso andava ad esibirsi agli Officiali del
la Chiesa, per supplirvi co' suoi denari, o con le proprie sue
mani. - -

Sen va a Tutte queste sue buone operazioni non corrispondevano


Roma.
però all'idea della perfezione, che si era prefissa: perocchè
avrebbe voluto ritirarsi in un paese lontano, per ivi praticar
la povertà volontaria, che aveva di già abbracciata nel suo cuo
re. Fece dunque sul bel principio risoluzione d'andare a Ro
ma, per visitar il Sepolcro di S. Pietro, mosso da quella di
vozione, che Dio ha ispirato bene spesso a suoi Santi, e che
fino dal quarto secolo pratica vasi comunemente. Si propose
ancora nell'animo suo di domandar quivi al Signore, per in
tercessione del Principe degli Apostoli, la grazia d'eseguir il
disegno, che aveva di menar una vita appostolica. Dopo aver
fatta in quel santo luogo la sua orazione, osservò nel concor
so del popolo, che gli uni vi offerivano poco, gli altri nien
te. Onde commosso da un santo zelo, e che? diss'Egli, dun
que la divozione è così raffreddata? Com'è possibile, che gli
uomini non vi offeriscano tutto quello che hanno, e per sin
loro stessi in un luogo , ove riposano le preziose ceneri del
Principe degli Apostoli ? Come mai non s'impegnano a deco
rare con tutta la magnificenza possibile questa Pietra, sopra
di cui Gesù Cristo ha fondata la sua Chiesa? Egli vi contri
buì secondo il suo potere, lasciandovi una somma considera
bile, e fu dipoi eseguito quanto desiderava. I Sommi Ponte
fici, particolarmente Sisto V. Religioso dell'Ordine de' Frati
Minori, hanno renduta sì bella e sì sontuosa la Basilica di S.
Pietro, che oramai tirasi dietro l'ammirazione dell' Universo.
Si frammi
schia co' Al sortir dalla Chiesa in veggendo una moltitudine di po
poveri. veri, con esso loro s'accompagnò, sì per l'affetto, che loro
portava, come per l'amor della povertà. Diede il suo abito al
L 1 B R o P R 1 M o I I

più bisognoso, vestendosi de propri di lui cenci, e stette il ri


manente del giorno in compagnia loro con istraordinario con
tento: così calpestava l' orgoglio del mondo, e saliva di gra
do in grado all'Evangelica perfezione. Il dì seguente si pose
in viaggio per ritornar in Assisi con un abito proprio ed one
sto, pregando Iddio, che guidasse i suoi passi nella via della
santa povertà .
Accortosi assodavasi
dell'orazione il Demonio, che il Santonella
maggiormente Giovane per mezzo "
sua risoluzione, E' tentato
Demo

gli apparve sotto un orribil figura, e minacciollo, se persi- "


steva, di renderlo simile ad una povera donna della Città, sì
mostruosa e difforme, ch'Ei non aveva nemmeno animo di ri
guardarla. Ma il novello Soldato di Gesù Cristo, che comin
ciava ad esercitarsi negli spirituali combattimenti, si fece bef
fe delle minaccie del tentatore, e raddoppiò le sue orazioni, Raddoppia
per cui sceglieva luoghi sotterranei, ove potesse meglio assi- le sue ora
curarsi dalle insidie del nemico. ll frutto di questo santo eser- zioni,
cizio fu un vivo dolore del poco buon uso, che aveva fatto
dei primi anni della sua giovanezza, ed una particolar atten
zione nel mortificar i suoi sensi, affine di portar la Croce di
Cristo nel suo corpo, siccome la portava nel suo cuore, e di
conssgrarsi a Dio interamente. L'assiduità nell'orazione con
giunta colla pratica della mortificazione, è un mezzo eccel
lente per avanzarsi nella virtù, e per giugnere alla santità.
Così se la passava Francesco, senz'aver nè cangiato abi
to, nè abbandonato il mondo. Dice S. Bonaventura, ch'egli
allora non aveva altro Maestro, fuorchè Gesù Cristo, da cui
riceveva le istruzioni : contuttociò un autore citato dal Vadin
go ci assicura, che consultava talvolta il Vescovo d'Assisi. Ma
per accordar i pareri dell'uno, e dell'altro, si può dire, che
ricevesse istruzioni soltanto da Gesù Cristo, da cui era imme
diatamente illuminato; ma ehe comunicasse al suo Vescovo ciò,
che il Signore gli andava inspirando; tanto più perchè, co a

me di sotto vedrassi, era confidente di questo Prelato, il qua


le credesi, che fosse suo Padre spirituale.
Un giorno il Servo di Dio passeggiando e meditando in- Una voce
sieme fuori d'Assisi presso la Chiesa di S. Damiano, così anti- " "
ca, che minacciava rovina, mosso dallo Spirito Santo vi entrò " "
per farvi orazione . Prosteso quivi dinanzi al Crocifisso pro- re la cilie
nunziò tre volte con una grande interiore consolazione queste di San
belle parole, che di poi replicava sovente: Grande Iddio, pie- Pº
no di gloria, e Voi, mio Signor Gesù Cristo, vi prego d'illu
ininarmi , e di sgombrare le tenebre della mia mente, di darmi
I2 VITA DI S. FR A N e E sc o ;
una fede pura, una ferma speranza, ed una perfetta carità.
Fate, mio Dio, che io vi conosca di tal maniera, che in ogni
cosa non operi giammai, se non secondo i vostri lumi, e con
formemente alla vostra santa volontà. Teneva fisso lo sguar
do nel Crocifisso, cogli occhi bagnati di lagrime, quand'ecco
uscì dall'istesso Crocifisso una voce, da cui intese non interior
mente, ma con le proprie orecchie queste parole: Francesco,
va, ripara la mia Casa, che tu vedi cadere. Una voce così
improvvisa in un luogo, ove trovavasi solo, lo riempì di spa
vento; ma subito ne senti la virtù, e fu rapito in ispirito.
Il senso di queste parole avea per oggetto principale la
Chiesa, che G. C. erasi acquistata col prezzo del suo Sangue, e
doveva essere riparata dal Sant'Uomo col suo ministero, e col
travaglio de' suoi Discepoli, rimediando ai membri difettosi,
che in essa si trovauo, secondo la spiegazione, che lo Spiri
to Santo gliene fece di poi, e ch'Egli scoprì a suoi Frati, al
dire di S. Buonaventura. Nulla dimeno l' efficace protezione,
ch'Egli ebbe dal Cielo per ristabilire la Chiesa di S. Damiano,
fece comprendere, che le medesime parole dovevano inten
dersi ancora di cotesta riparazione materiale; siccome gli Ora
coli della Sacra Scrittura avevano in bocca de'Profeti un dop
pio senso letterale, uno de'quali riguardava un tempo vicino,
e cose temporali; l'altro riguardava un tempo rimoto, e co
se puramente spirituali. -

Rinvenuto Francesco dal suo rapimento, uscì di Chiesa con


ferma risoluzione di ripararla, lasciando alcuni denari in ma
no d' un Sacerdote, che nominavasi Pietro, il quale stava al
servigio della medesima, affinchè vi mantenesse una lampada
accesa dinanzi al Crocifisso, con promessa di dargliene davan
taggio, e d'impiegar quanto aveva in benefizio di quel Luogo.
Sua divo La voce uscita dal Crocifisso di bel nuovo gl'impresse nel
zione ver
la mente e nel cuore il Misterio della Passione. Si sentì inte
so la Pas
sione di riormente ferito dalle piaghe di G. C., le quali piangeva con
Gesù Cri lagrime sì cocenti, che quando ritornava dall'Orazione, i suoi
StO.
occhi si vedevano tutto rossi, e come insanguinati. Ed accioc
chè il suo corpo fosse a parte di que dolori, che l'anima gli
trafiggevano, e non andassero impunite le leggerezze della sua
gioventù, fece un'astinenza rigorosissima con tutte l'altre sor
te di macerazioni, che seppe mai ideare.
Piglia una La premura, che aveva di riparare la Chiesa di S. Damia
quantità di no, gli suggerì un mezzo per far che si desse principio all'
panno in opera. Munitosi del segno della Croce, pigliò in casa di suo
casa di suo
Padre, e lo Padre una quantità di panno, e portatosi a Foligno lo vendè
L I B R o P R 1 M o, 13
unitamente al suo cavallo. Se ne ritornò a piedi coi denari, vende per
che ricavati ne aveva, e rispettosamente gli offerì al Sacerdo- i"
te di S. Damiano per la riparazion della Chiesa, e per sollier s. pi
vo de' poveri, umilmente pregandolo d'avere la sofferenza, no.
ch'Ei rimanesse con lui qualche poco di tempo. Il Sacerdote
si contentò bensì d'accettar Francesco in sua compagnia ; ma
non volle però accettar il denaro, perchè temeva l'indignazio
ne di Pietro Bernardone di lui Padre: onde Francesco, che di
sprezzava quel denaro a guisa di polvere, giacchè più non ser
viva per opere pie, gettollo sopra uua finestra (1) della Chiesa.
Gli Eretici degli ultimi secoli, che hanno calunniato il San
to in molte cose l'hanno accusato ancora di furto per aver
pigliato del panno in casa di suo Padre. Ma S. Bonaventura
ne ha giudicato altrimenti, persuadendosi, che questa azione
non aveva bisogno d'essere giustificata : anzi la vendita del
panno e del cavallo viene da lui chiamata un felice mercato].
In fatti senza esaminar i diritti, che il Figlio in età di quasi
venticinque anni poteva aver nella mercatura del Padre a mo -
tivo di società, non v'è forse ragion di credere, che avendo
ricevuto ordine dal Cielo di riparar una Chiesa, Iddio assolu
to Padrone di tutti i beni, gli permettesse d'impiegarvi qual
che porzione di quelli, che nella casa paterna si ritrovavano,
poichè altro mezzo non gli rimaneva per ubbidir al Divino vo
lere? Questo però è un caso straordinario, di cui non deesi fa
re abuso: imperocchè egli è regola generale nella Morale cri
stiana, che i figliuoli non possono disporre di cosa veruna sen
za la permissione de'lor genitori, nè men sotto pretesto di pietà.
Pietro Bernardone ritornato che fu da un suo viaggio, e Schiva la
ragguagliato
collera di quanto
alla Chiesa di S. ilDamiano
Figlio aveva fatto, persone
con alcune si portòdella in "e
tuttosua
famiglia. Francesco , che non era per anco del tutto esperto
ne combattimenti spirituali, stimò bene di schivare questo su
bitaneo trasporto, e andò a nascondersi nella camera del Sa
cerdote. Tre Autori contemporanei attestano, ch'Egli essendo
si messo dietro la porta, e riserratosi contra il muro, v's'in
ternò (2) miracolosamente; di modo che non potè essere vedu
to da quelli, che lo cercavano.
Partito suo Padre, ritirossi segretamente in una caverna, Si ritira in
(1) Questa Chiesa sussiste ancora , e vi si vede la finestra, sop a di
cui fu gettato il denaro. Vad. App. S. 5. -

(2) Questo muro fu conservato, allorchè nel medesimo luogo si fab


bricò un Convento dell'Ordine Serafico, mentre il P. S. Francesco era vie
vente; e vi si vede la concavità. Vading. ibid. - --
14 V IT A DI S. FR A Nc e s c o.
una caver cui
da a
senzariceveva
che verun altro necessarie
le cose il sapesse,perfuorchè
vivere.unQuivi
suo domestico, da
orava conti
nuamente, spargendo gran copia di lagrime, per ottenere la
grazia d'essere liberato da quelli, che lo perseguitavano, e di
effettuar ciò, che Dio inspirato gli aveva,
Dappoichè v'era stato per lo spazio d'un mese, fece ri
flessione, che in Dio solo dovea riporre la sua speranza, sen
za far capitale delle sue proprie forze; e questo pensiero in
teriormente lo ricolmò d'una gioia, che gli rinvigori l'avvili
to coraggio. Rimproverando allora la sua dappocaggine, sor
te dalla caverna, sbandisce da se ogni timore, se ne va diret
tamente verso la Città, come un Soldato, che vergognatosi di
aver presa la fuga, ritorna intrepido all'uffizio. Quali cose
non siam noi capaci di fare, qualora siamo ben persuasi, che
da noi stessi non possiamo nulla operare per la salute; ma che
anzi possiam tutto in quello, che ci somministra le forze? Que
sti sono i due principi, sopra de'quali i Santi hanno intrapre
Ri1 torna s,
in se ed eseguite le cose più prodigiose.
- - - Il 9 - - - . -

Assisi, ov' Gli abitanti d'Assisi, che lo videro tutto disfatto nel vol
è maltrat- to, e che compresero dai discorsi quanto si fosse cangiato di
tato. sentimento, credettero ch'Egli perduto avesse il cervello. Gli
davano dell'insensato e del pazzo per la testa, lo coprivano di
fango, gli gettavan dietro de sassi, e lo seguitavano dapper
tutto accompagnandolo con grandi schiamazzi e risate. Ma il
Servo di Dio, nulla curandosi di tutti questi insulti, anzi mol
to godendo di portare i segnali della santa follia della Croce, con
tinuava il suo viaggio, come se fosse stato sordo ed insensibile.
suo Padre
l'imprigio- A 1,
Pietro Bernardone avvisato, che comparisce suo Figlio, ed
-. - - -

Il3 , è l' oggetto delle risate del Pubblico, accorre immantinente,


gli fa minacciosi rimbrotti, lo va strascinando a casa, lo cari
ca di percosse, e lo rinchiude sotto la scala in una specie di
prigione (1). Questi rigori però non ismossero punto la ferma
risoluzione del santo Prigioniero , il quale divenne anzi più
coraggioso, ed animavasi al patire in riflettendo a quelle paro
Matt. 5. Io le dell'Evangelio: Beati coloro, che patiscono persecuzione per
la giustizia; poichè di loro è il Regno de'Cieli.
Sua Madre Poco dopo, essendosi assentato da casa il Genitore, la Ma
" i" dre, che non approvava la violenza fatta al Figliuolo, nè tam
ed Egli ri: poco sperava di poter superare la costanza di Lui, lo rimise

(1) Ancor
nel 1645 si vede questa prigione, la quale fu conservata, allorchè
della casa si formò una Chiesa con un Convento a petizione di
Filippo III. Re di Spagna. Vading. Appar. S 3. -
L I B R o P R 1 M o. . I5
in libertà. Egli ne rendè grazie al Signore, e se ne profittò torna a S.
per ritornar alla Chiesa di S. Damiano. Bernardone, che al suo Damiano.
ritorno più nol trovò in Prigione, non contento d'aver detto
mille ingiurie ed improperi alla Moglie, corse tutto irfuria -,
to a S. Damiano, con idea di scacciarlo dal Paese, se non gli rs ,
riusciva di ricondurlo a casa. Francesco, ch era stato da Dio "i
munito di forza e di coraggio, presentossi al Padre con tutta si inte"
franchezza, e gli fece schiettamente sapere, che nulla curava- zioni. -
si dei vincoli e delle percosse di lui, assicurandolo ancora, che - o
volentieri sofferto avrebbe ogni sorta di mali per amore di G. -

C. Il Padre vedendo allora molto bene, che non poteva spe-,


rar nulla dal Figlio, ad altro più non pensò, che a farsi re
stituire il denaro del panno e del cavallo, che ritrovò sopra
la finestra, dove Francesco l'aveva gettato, allorquando il Sa
cerdote ricusò di riceverlo, e in tal guisa s'acchetò alquanto
la sua collera. -

Ma poichè l'avarizia, la quale mai non si sazia , fece Suo Padre


credere a Pietro Bernardone, che suo Figlio avesse altro dena-"
ro, lo citò dinanzi ai Giudici della Città, acciocchè ne rendesse Giudici,
conto. Comparve Francesco al lor Tribunale, e disse loro, che " ,
avea mutato stato, che Iddio lo aveva liberato dalla schiavi- - -

tù del secolo, e che perciò non aveva più a che fare col mon
do. I Giudici, ai quali era nota la conversion di Francesco,
e la sua perseveranza, in Lui conobbero qualche gran cosa ;
laonde risposero al Padre, il quale faceva loro vivissime istan
ze, perchè l'interrogassero, che questo negozio doveva essere
portato al Tribunale del Vescovo. Bernardone fece quanto gli E' citate
dissero, non solo per obbligar suo Figlio a restituirgli il dena-inanzi al
ro, che aver poteva, ma ancora per fargli far la rinunzia di X" º
tutto ciò, che poteva sperare dei beni paterni. Francesco, che, -

amava sinceramente la povertà, consentì di buon cuore a quan


\to da Lui pretendeva il Padre, e si dichiarò, che ben volon- 2
tieri sarebbe comparso dinanzi al Vescovo, qual Pastore, e in- Fa la ri
sieme Padre dell'Anima sua. Appena giunto alla presenza di nunzia de'
lui, senz'aspettare, che suo Padre parlasse, e senza dir nulla, "i "
gli restituì sulle prime il rimanente del denaro; di poi si spo: "i
gliò de' suoi abiti fino alla camiscia, sotto la quale videsi che suoi abiti,
portava un cilizio, e li rendette similmente a suo padre, di- , ,
cendogli queste belle parole : Fin' al presente v'ho chiamato
mio Padre sopra la terra: da quest'ora in poi posso dire si -
curamente: Padre nostro, che siete ne'Cieli , in cui ho ri
posto tutto il mio tesoro, e tutta la mia fiducia.
Il Prelato, ch'era un uomo dabbene, ammirando un tal
16 V1 T A DI S. FRA N ce sco:
fervore di spirito nel santo Giovane, e intenerito fino alle la
grime, s'alza ben presto, accoglie il Servo di Dio tra le sue
braccia, lo copre col suo manto, e dà ordine a suoi domesti
ci, che gli sia portato di che rivestirlo. Fu senza dubbio una
disposizione della Divina Provvidenza, che un Vescovo acco
gliesse nel suo seno colui, che doveva sì valorosamente com
battere a benefizio della Chiesa. Gli fu dunque portato un man
Povertà tello vecchio d'un Paesano, domestico di Monsignore, che Fran
"ºve cesco ricevè con piacere; e se ne fece un abito, sopra di cui
formò una Croce con un pò di calcina , che ritrovò a caso;
dando in tal guisa a divedere qual Egli voleva essere, cioè un
povero mezzo nudo, ed un uom crocifisso. Ciò avvenne l'an
no 12o6., essendo Francesco nel ventesimo quinto di sua età.
S. Bonaventura, che dà il nome d'ebrietà spirituale a quell'am
mirabil fervore, cou cui Francesco tutto si spogliò per essere
in istato di seguir G. C. nudo sopra la Croce; dice ancora, che
per evitare i naufragi del mondo, si munì della figura del Le
gno, che fu lo stromento della nostra salute.
E' battuto Sciolto da tutti i legami delle cupidigie mondane, come
dai ladri, desiderava, se n'andò a cercar fuori della Città qualche luogo
appartato, dove standosene solo, ed in silenzio, ascoltar po
tesse la voce di Dio. Mentre passava per un bosco cantando
in linguaggio francese le lodi del Creatore, diede me ladri, i
quali dimandarongli chi fosse : lo son l'Araldo del gran Re,
così loro rispose con un senso profetico, e con una perfetta fi
ducia nel Signore. A questa risposta lo percossero crudelmen
te, e lo gettarono in una fossa piena di neve, beffando il ti
tolo di Araldo, ch'Egli si assumeva. Partiti che furono, uscì
dalla fossa, e si mise di nuovo a lodar il Signore con una vo
ce più forte ancora, tutto allegro per aver avuto occasione di
patire. Giunto ad un Monastero vicino, vi domandò la iimo
Serve in un sina, e la ricevette come un vil mendico . Quivi per alcuni
ins. giorni fu impiegato negli offici più abbietti della cucina: ma
- - vedendo che ciò mal si accordava co' suoi esercizi spirituali,
. . se n'andò a Gubbio, dove fu conosciuto da un suo Amico, il
ai " quale per vestirlo più decentemente, gli diede un abito (1) di
º, i ... Eremita, una tonaca corta, una cintura di cuoio, un paio di
remita. scarpe, ed un bastone.
(1) Dopo tre secoli pretesero alcuni che allora il P. Francesco avesse
preso non un abito d' Eremita, ma bensì l' abito di Sant' Agostino dalle
- - - mani d'un Religioso dell' Ordine Agostiniano, e che ne avesse professata
la Regola. Ma il Vadingo ha dimostrato con prove, le quali non hanno
risposta, che questa opinione è improbabile, e rigettata comunemente. Vad
de pretens. Monach. Sanct. Francisci. Ad Calc.tomt. 1. Aumal. Min.
- L 1 E a o P R 1 M o . 1?
Sotto quest'abito di Penitenza afflisse il suo corpo con nuo
ve austerità; e per adempiere tutti gli uffizi d'umiltà , che
amava estremamente, dedicossi al servigio de Lebrosi. Vede- Si dedica
vasi quasi sempre nei loro Spedali correre qua e là per por- "iº
ger loro soccorso, prevenir tutti i loro bisogni, dimostrarlo- , “
ro la più tenera compassione lavar loro i piedi, nettare le ul
cere, estrarne la marcia, e con una maravigliosa carità baciar
quelle orride piaghe. Per la qual cosa ricevette da Dio in ri
compensa il dono delle guarigioni; e questo fu un'immagine
dei rimedi evangelici, che presto doveva recare alle malattie
dell'Anima.
Fra le molte prove, che S. Bonaventura dice aver avuto
di coteste guarigioni miracolose , narra, che un uomo nel Du- Riceve il
eato di Spoleto, il quale aveva la bocca e le guancie tutte cor- dono delle
rose da un orribil cancro, dopo aver impiegato inutilmente ºrigº
ogni sorta di rimedi per guarire, incontrò Francesco, che ri-“
tornava da Roma, dov'era stato ad implorar il soccorso dei
Santi Apostoli: voleva quest'uomo baciargli i piedi per un cer
to sentimento di profondo rispetto: ma l'umil Francesco non
lo permise; anzi Egli baciollo in volto, e baciandolo il guarì.
Non so, dice su questo punto il Santo Dottore, qual dei due
debbasi più ammirare, se un tal bacio, o pure una tal gua
'l giorno e -

8 Il Servo di Dio, che non riconosceva più altra Patria, "


fuorchè il Cielo, e temeva di non dar occasione ai furiosi tras- va mendi
porti del Genitore, avea risoluto di trattenersi in Gubbio negli cando pie
esercizi di carità, senza ritornar ad Assisi : ma ricordandosi "i
dell'ordine, che ricevuto aveva dalla voce uscita dal Croci- º", di
fisso, di riparar la Chiesa di S. Damiano, giudicò di dover ub- San Dami
bidire, almeno col mendicare quelle cose, ch'erano necessa-anº.
rie per una tal riparazione. La profonda umiltà da Lui ac
quistata per mezzo degli esercizi più vili ed abbietti, gli die
de coraggio di mendicare nella Città sua Patria , ove prima
era stato veduto abbondar di ricchezze. Sbandito per tanto da
se ogni rossore per amor di G. C. povero, e crocifisso, se n'an
dò in mezzo ad Assisi qual uomo inspirato da Dio a pubbli
car le grandezze di Lui, e si mise a cercar delle pietre per
riparare la Chiesa, dicendo a suoi Concittadini con tutta sem
plicità: chi mi darà una pietra, avrà una ricompensa: chi
me ne darà due ne avrà due : chi me ne darà tre, ne avrà tre . -

Molti lo disprezzavano e si facevano beffe di Lui: altri Di Lui si


non potevano capire, per qual motivo un Figlio di famiglia di formano
Tom. I. - 3- . . . . e -
º

18 VITA Dr S. FRA N cE sco


diversi
giudizi,
sì bella aspettativa, considerato come il fiore del giovani, si
umiliasse fino a mendicare nella Città sua Patria. Giudicava
no alcuni, che una tal mutazione non potesse venir che da Dio;
quindi ne rimanevano assai compunti. Ma il novello Povero di
G. C., che non faceva verun conto dei giudizi degli uomini,
ricevendo di buon cuore gli obbrobri ad esempio del Reden
tore, pensava solo alla Chiesa di S. Damiano; per cui seppe
mendicar così bene, che molte persone mosse dall'esortazioni
di Lui, providero il bisognevole per ripararla. Egli stesso vi
Lavora lavorava ogni giorno, e a guisa di manuale portava i materiali
nella fab sopra le sue spalle, senza verun riguardo al suo corpo este
brica come
nuato dai rigori della penitenza, e assai malamente nodrito.
ll n manul
ale. Il Sacerdote di S. Damiano mosso a compassione del pio
Lavoratore, si prese la cura di preparargli una buona refe
zione, qualora ritornavasene dal travaglio. Ma Francesco aven
do ricevuta questa carità per alcuni giorni, fece riflessione so
pra il suo stato, e disse a se stesso ciò, che di poi comunicò
ai suoi Discepoli: Troverai tu da per tutto un Sacerdote, che
abbia tanta bontà per te? Non è questo il tenor di vivere,
che tu hai scelto: vattene dunque ormai di porta in porta,
come un povero , a chiedere da mangiare per amor di Dio
con un piatto, in cui non dovrai arrossire di mettere tutto
quello, che ti sarà dato. Così hai a vivere per amore di
colui, che nacque povero, che visse poveramente, che nudo
fu confitto in Croce, e che dopo la sua morte fu messo nell'
altrui sepolcro. Bisogna pur essere ben morto a se stesso, di
sprezzar bene il mondo, amar ben il Signore, per aver sen
timenti di questa sorta, ed eseguirli.
Vive di Il giorno seguente piglia un piatto, se ne va di porta in
limosine. porta a mendicare, e si mette a sedere, per mangiare, in istra
da. Al primo boccone, che volle prendere di quella nauseosa
mistura, se gli sconvolse lo stomaco di tal maniera, che ri
tirò la mano , ma nell'istante medesimo animato dall'amor
della santa povertà vergognossi della propria debolezza di spi
rito, rimproverò aspramente se stesso, malgrado la sua ripu
gnanza mangiò , e mangiò con tanto gusto, che credette di
non aver fatto giammai un pasto miglior di questo. Ne provò
ancora una tal gioia nell'anima, ed una forza tale nel cor
po, che lo misero in istato di sopportar con piacere per amor
di Dio tutto ciò, che trovato avrebbe di più aspro, di più di
sgustoso, e di più amaro. Dopo aver ringraziato con gran fer
vore il Padre de poveri, che conferito gli aveva un gusto sì
maraviglioso, andò a far visita al Sacerdote , e lo pregò di
zo

L 1 E R o P R 1 M o. 19
non pigliarsi più altro incomodo pel suo mantenimento, per
chè ho trovato , diss Egli, un eccellente economo, e un pe
ritissimo cuoco, che sa molto bene con dirvivande. Avea so
vente di queste espressioni gentili e facete, le quali venivano
non meno dall'allegrezza spirituale, di cui era internamente
ripieno, che dal suo naturale ameno, e spiritoso.
Pietro Bernardone non potendo soffrire di veder suo Fi. Suo Pa
glio mendicante ed esposto alle derisioni, s'arrossiva di sde- i"
gno, e quando l'incontrava per la Città, o voltavasi altrove, " ino
o lo malediceva. Francesco confessò , che tali maledizioni gli esercitarla
erano più sensibili di tutte le altre pene: onde ritrovò un mez- pazienza,
zo per assicurarsi da quelle. Il mezzo fu, che prese per Pa
dre un uomo sommamente povero ed abbietto, che conduce
va in sua compagnia, pregandolo, che lo benedicesse col far
sopra di Lui il segno della Croce, qualora suo Padre l'aves
se maledetto, e allora diceva a Bernardone. Credetemi, o Pa
dre, che Dio può darmi ; e che in realtà mi ha dato un al
tro Padre, da cui ricevo benedizioni per le vostre maledizioni.
- Angelo suo unico fratello, giovine pieno di spirito mon
dano, lo motteggiava anch'egli, e metteva in ridicolo tutte
le azioni di Lui. Avendolo veduto un giorno in una Chiesa,
che tremante di freddo col suo povero abito d'Eremita stava
facendo orazione, disse a un suo amico. Andate a pregarlo,
se vi vuol vendere un poco del suo sudore. Ad una tal ri
chiesta rispose Francesco: Non voglio vendere agli uomini il
mio sudore, perchè lo venderò a Dio a miglior prezzo. Se
tutti i Cristiani avessero un tal sentimento, niun di loro pi
glierebbesi tanta pena per servire il mondo, che paga così ma
lamente, ma farebbe molto per servir il Signore, le cui ri
compense sono così magnifiche. -

- Il Povero di Gesù Cristo riportò molte altre vittorie so. Vittorie,


pra se stesso nella mendicazione, che s'era impegnato a fare i"
per la fabbrica di S. Damiano. Soffriva con ammirabile pa- io,
zienza la persecuzione d'alcune persone mondane, che lo trat
tavano da pazzo, e l'oltraggiavano in mille maniere. “Ogni
volta che s'arrossiva nell'incontro di qualche suo conoscente,
o amico, riprendeva se stesso, come reo d'un delitto consi
derabile; quindi umiliavasi maggiormente, e chiedeva la limo
sina con maggior sommessione, per abbassare ogni sentimen
to d'orgoglio. Accattando un giorno dell'olio per due Lama
pade, le quali voleva che ardessero continuamente dinanzi ai
Crocifisso, d' ond'era sortita la voce miracolosa, entrò in una
casa, ove alcune persone da Lui conosciute s'erano adunate
-.
2O V1TA D1 S. Fr A N c Es co.
per divertirsi al giuoco: ma appena le vide, che sorpreso dal
la vergogna se ne uscì. Subito però che fu fuori di quella ca
Sa , i" a ciò che aveva fatto, si riconobbe colpevole
d'una gran dappocagine: quindi tosto rientrò nel luogo in cui
si giuocava, confessò alla presenza di tutti il suo errore, e
domandò coraggiosamente la limosina per le lampade della
Chiesa in linguaggio francese: la qual cosa eccitò in quella
compagnia una gran risata. Somiglievoli sforzi dimostrano pu
Lib de re la verità di quello, che dice S. Ambrogio: cioè, che i San
!" ti erano bensì capaci al pari di noi di commettere falli; ma
i" “ che avevano maggior cura di noi di praticar la virtù, e di
correggersi dei falli, in cui cadevano.
Si comin- Le persone pie e sensate riflettendo, che la maniera di
" vivere tenuta da Francesco, sostenevasi con egual fervore, in
i",ora. Lui riconobbero per vera e sublime sapienza ciò che al mon
lo. do sembrava una pazzia ed una debolezza di mente. I sen
timenti loro, che andavano comunicandosi a poco a poco, gli
conciliarono la stima e l'affetto di molti altri: dimodochè que
gli stessi, che prima l'avevano schernito ed insultato, venne
ro di poi a domandargliene perdono. Il Priore del Monaste
ro, ove Francesco aveva servito alla cucina, il quale allora
trovavasi in Assisi, avendo inteso le rare di Lui virtù, gli
diede dimostrazioni di gran rispetto, e pregollo di perdonare
i mali trattamenti, che gli erano stati fatti, scusandosi col di
re, che non aveva potuto conoscerlo nello stato vile, che al
lora il teneva nascosto. Quell'uomo, il quale avea predetto,
che un giorno Francesco avrebbe fatto cose grandi, aggiunse
alla predizione, come applaudendo a se stesso, queste paro
le: Voi sapete (così parlava ai Cittadini) ciò, che v'ho detto
di questo Giovane. Voi ora non vedete, se non il principio
di sua santità, ma ne vedrete poi il progresso: Gesù Cri
sto farà per mezzo di Lui maraviglie, che recheranno stu
pore a tutto il mondo.
Le buone disposizioni del popolo a favor di Francesco
gli procurarono il mezzo di terminar verso il fine dell'anno
12o6. la riparazione di S. Damiano. Mentre continuavasi l'
Fa una opera fu osservato, che diceva a quei che passavano: Ajuta
i" temi a finir questa fabbrica. Un qualche giorno quì ci sarà
ini un Monastero di povere Signore di santa vita, la fama del
opo s'a- le quali farà , che il Celeste Padre sia glorificato per tutta
dempie. la Santa Chiesa. Questa fu una vera profezia, che dopo cin
que anni videsi adempita, allorchè nel medesimo luogo Fran
cesco vi collocò la Vergine S. Chiara, e le sue Figlie, ch'era
L 1 E R o P R 1 M o. 2I
no state da Lui consecrate a Gesù Cristo, come si vedrà più
abbasso. E questa profezia fu così nota, che la Santa l'inse
ri coi propri termini nel Testamento (1) che fece l'anno 1253.
Al principio dell'anno 12o7. Francesco s'accinse ad un Ripara
la Chiesa
nuovo lavoro per non istar ozioso, e per macerar di conti i S. Pie
nuo il suo corpo. Pigliossi dunque l'impegno di ristabilire la tro, e quel
Chiesa di S. Pietro poco distante dalla Città, per la divozio la di S.
ne, che la purità della sua fede inspiravagli verso il Princi Maria de
pe degli Appostoli: e questa sua idea presto videsi eseguita, oglisiaAngeli
della
perchè gli furono fatte limosine altrettanto più copiose, e tan Porziun
to più volentieri, quanto più si vedeva il buon uso, che del- cola.
le prime aveva fatto. Volle finalmente ridurre in istato mi
gliore un'altra Chiesa, o Cappella discosta un miglio in cir
ca d'Assisi, ch'era molto antica, ma così derelitta, e rovina
ta, che non serviva più se non di ricovero ai pastori ne'tem
pi Cattivi. Chiamavasi questa S. Maria degli Angeli, la cui
fondazione così viene descritta da Monsignor Ottavio Vesco
vo d'Assisi.
L'anno 352. un'anno dappoichè comparve nel Cielo di
mezzo giorno il dì 7. del mese di Maggio sopra la Città di
Gerusalemme, dal Monte Calvario sino a quello delle Olive,
una Croce luminosa più risplendente del Sole, come narra S. Ci
rillo Vescovo di quella Città, e testimonio di vista nella sua
Lettera all'Imperadore Costanzo: vennero da Palestina in Ita
lia quattro Santi Eremiti, i quali ottennero da Liberio Papa
la permissione di dimorar nella Valle di Spoleto, e si stabi
lirono presso Assisi col consentimento della Città. Quivi fab
bricarono una Cappella, che fu chiamata Santa Maria di Gio
safatto (2), perchè vi posero una Reliquia del Sepolcro (3) del
la Beata Vergine, e l'Altare era consecrato sotto il titolo del
la gloriosa di Lei Assunzione. Nel sesto secolo fu data ai Re
ligiosi di S. Benedetto, che la rendettero più soda e men pic
ciola; e di poi fu chiamata Santa Maria degli Angeli. Del
la qual cosa tosto si assegnerà la ragione. Chiamavasi anco
(1) Questo Testamento viene riferito intieramente dal Vadingo negli
Annali de' Frati Minori l'anno 1253.
(2) Credesi comunemente, che il Sepolcro della Beata Vergine fosse
nel Villaggio di Getsemani a piè del monte Oliveto, d'onde la Valle di
Giosafatto si stende fino a Gerusalemme, l

(3) Il Baronio crede, che il Sepolcro della Beata Vergine sia rima
sto sotto le rovine di Gerusalemme, allorquando da Romani fu saccheg
giata; e che sia stato trovato solamente nel V. secolo: ma ció poco im:
porta: poichè gli Eremiti potevano benissimo avere qualche Reliquia di
questo S. Sepolcro, trasmessa da primi Fedeli. Baron. ad an. 48. n. 194
22 V ITA D 1 S. FRANC E sco
ra col nome di Porziunncola, a cagione d'alcune porzioni di
terra, che i PP. Benedettini del Monte Subasio, ai quali ap
parteneva la detta Cappella, possedevano nei contorni di essa.
Aggiugne il medesimo Autore che al fine del secolo XII.
le persone pie non lasciavano di visitar questa Cappella, ben
chè derelitta: e che la Madre di S. Francesco avendovi implo
rata la protezione della Beata Vergine, ottenne questo primo
Figliuolo, ch'era destinato a riparare l'istesso luogo, ov'Ella
il domandava. Si mise dunque Francesco a ripararla per la di
vozione fervente, che avea verso la Madre di Dio, e ne riuscì
con quella medesima facilità, con cui rifece le altre due Chiese.
Ben si vede, che un uomo spogliato di tutto, povero, e
mendicante non avrebbe potuto perfezionare già mai tali ope
re, se non fosse stato aiutato dal Cielo: ma S. Bonaventura vi
scopre ancor del misterio. Dice, che la Divina Providenza, da
cui Francesco era guidato in tutte le sue azioni , dispose le
cose in guisa tale, che riparò tre Chiese prima d'istituire i
suoi tre Ordini, affinchè i Templi materiali fossero la figura
dei tre Edifizi spirituali, ch'erger doveva; e così passando da
cose, che cadono sotto i sensi, a cose, che non si iscorgono,
se non dalla mente, e sempre mai sollevandosi a cose maggio
ri, fosse in istato di dar alla Chiesa di Gesù Cristo tre sorte
di Milizie abili a combattere per la riforma del costumi, e de
gne di trionfar gloriosamente nel Cielo. Si può aggiugnere,
che le austerità, i travagli, e le umiliazioni del Servo di Dio
erano già da due anni come altrettanti colpi di martello, che
di Lui formavano una pietra viva ed eletta, sopra la quale
potessero fondarsi cotesti Edifizi spirituali. Così suol fare il
Signore: dispone le cose, e le va successivamente perfezionan
do; quando per lo contrario gli uomini si danno fretta, e vo
gliono talvolta nella via della perfezione camminar più pre
sto, che la grazia, da cui sono diretti, - -

Dimora in Di tre Chiese, che Francesco aveva rifatte, scelse quella


S. Maria
degli An
di Santa Maria degli Angeli, per istabilirvi la sua dimora,
geli, ov e affine di onorare la Madre di Dio, e gli Spiriti Celesti. Dice
favorito di S. Bonaventura, che Francesco quivi sovente fu favorito del
apparizio la visita degli Angeli; e che anticamente quel luogo era sta
ni celesti.
to chiamato Santa Maria degli Angeli, per le frequenti appa
rizioni, che vi facevano quegli Spiriti beati. Quivi l'uomo di
Dio spendeva in fervorose preghiere i giorni e le notti, sup
plicando la Santissima Vergine, che siccome Ella aveva con
ceputo e partorito il Verbo del Padre, pieno di grazia e di
verità; così ella, si degrasse d'essergli Avvocata, per ottener
L I B R o P R 1 M o 23
gliene la partecipazione. Quivi altresì pei meriti di questa pos
sente Avvocata ebbe la sorte di concepire e partorire, per dir
così, la vita evangelica, prezioso frutto della grazia, e della
verità, che il Figliuolo di Dio venne ad apportar sulla terra.
Assistendo egli un giorno in questa Chiesa con molta di E' chia
vozione ad una Messa degli Apostoli, da Lui richiesta al S a- mato nella
medesima
cerdote di San Damiano, ascoltò ben attentamente (1) il Van Chiesa alla
gelo, in cui leggevasi quella forma di vivere prescritta da No vita appo
stolica.
stro Signore per la missione de' suoi Appostoli: Non vogliate Mat. Io.
portare nè oro, nè argento, nè alcuna moneta nella vostra 9 & Io.
borsa, nè sacco, nè due tonache, nè scarpe, nè bastone. Do Luc. 9. 3.
po la Messa dimandò al Sacerdote la spiegazione di queste pa
role: ne comprese benissimo il sentimento, se l'impresse pro
fondamente nel cuore, e trovandovi tutta l'idea della pover
tà da Lui amata: Ecco quello che io cerco, sclamò tutto tra
sportato dal giubilo, ecco ciò, che desidero con tutto il cuo Rinunzia.
re. E nel medesimo instante lascia il bastone, getta via come il denaro,
e si scalza.
inorridito la borsa del denaro, si leva le scarpe, prende una
corda in vece della cintura di cuoio, ad altro non pensa che
a mettere in pratica quanto avea inteso, e a conformarsi on S. Athan.
ninamente alla regola degli Appostoli. Questa è una vocazio font I, par

ne molto simile a quella di S. Antonio Abate, di cui raccon 2. pag. 796.


edit. nov.
ta S. Atanasio, che avendo udito in una Chiesa quelle paro Mat. I9.
le di Gesù Cristo: Se vuoi esser perfetto, va, vendi tutto 2I.
quel, che possiedi, e donalo a poveri, subito se ne andò ad
eseguir questo consiglio per acquistar l'evangelica perfezione.
Parve a Francesco ancor troppo molle e delicata la tona Suo vesti
ca d'eremita, che conservato avea. Onde ne prese un'altra di mento po
color cinericio, vile e ruvida, che gli calava fino ai piedi; le vero,
vile,
e
maniche arrivavano fino alle dita; v'era annesso un cappuc
cio, che sufficientemente gli copriva la testa e il volto. Que
sta fu la forma (2) dell'Abito, che osservò sino alla morte,

(1) Questo Vangelo presentemente non si legge nè nelle Feste degli


Apostoli e degli Evangelisti, nè nella lor Messa votiva : si trova soltanto
nel giovedì dell'ottava di Pentecoste: d'onde conchiudesi, che i Vangeli
sono stati distribuiti diversamente ne' Messali, a

(2) Questa è la stessa forma, che di poi Egli diede a suoi Religiosi,
º che osservasi nell'Ordine suo. S. Bonaventura nel Capitolo Generale ce
lebrato in Narbona l'anno 126o., giudicò spediente aggiugnere al cappuc
º un poco di panno per coprire il petto e le spalle; ciò che si chiama
Mozzetta simile a quella del Vescovi. Vi sono " Figliuoli di S. France
ºcº, che non portano questa Mozzetta, e in alcuni punti distinguonsi da
gli altri; ma tutti quelli, che lo riconoscono per Padre, non debbono ave
re fra loro su questo particolare veruna difficoltà: imperocchè la povertà
24 VITA DI S. FR A N cE sc o.
eccetto che la tonaca e il cappuccio avevano talvolta più o
meno di lunghezza e di larghezza, come osservasi ne' suoi abi
ti, che si conservano con venerazione in Assisi, nel Monte Al
verna, e in Firenze. Poichè altro non bramava , che d'esser
povero ed umile, scelse un vestimento il più semplice, il più
vile, il più proprio per farsi disprezzare dal mondo, le cui
vanità Ei disprezzava estremamente: era quasi simile a quel
lo, che solevano portar i pastori ed altre persone di quei con
torni, per difendersi dalle ingiurie de tempi, o dobbiam dire
- Anno più tosto, ch'Egli imitò i Profeti, i quali non si coprivano che
I 2o8. d'un sacco, a cui Egli di poi aggiunse un picciol mantello.
c Ciò che ora si è narrato, avvenne l'anno 12o8., che fu
I 2o9.
il primo dell'Ordine di S. Francesco, perchè in esso prese l'
Abito, che l'anno seguente diede a quelli, i quali vollero imi
tarlo, e in esso fu collocata la prima pietra, che servì di fon
Iddio gl' damento a questo Edifizio spirituale. -

inspira di Allora lddio gl'inspirò di predicare per esortar i pecca


predicare - tori a penitenza, e per insinuare nel mondo l'amore dell'evam
gelica perfezione. Sebben Egli parlasse d'una semplice manie
ra, i suoi discorsi però non avevano nulla del rozzo; ma era
no sodi ed avvivati dallo Spirito del Signore, e penetravano
sì dentro nel cuore, che tutta la gente ne rimaneva fuor di
modo sorpresa dallo stupore. Soleva dar principio con questo
saluto, che disse di poi essergli stato rivelato da Dio. Il Si
gnore vi dia la pace. Fu osservato, che un uomo assai pio,
il quale a tutti quelli che incontrava, continuamente diceva que
ste due parole: Pace e bene, pace e bene, più non si vide in
Assisi, da che Francesco cominciò a predicarvi: come se aves
se voluto significare, che la sua missione ormai era finita per
la presenza di quello, ch'egli annunziato aveva. In fatti il no
vello Predicatore fu veramente un Angelo di pace, inviato dal
Cielo per riconciliare con Gesù Cristo un grandissimo numero
di peccatori, e per procurar loro ogni sorta di veri beni.
Al ministero della Divina parola aggiugneva l'esercizio di
tutte le virtù, e particolarmente applicavasi all'orazione, in cui
le pene del Salvatore gli facevano impressioni tali nell'anima,
che piangeva e singhiozzava ad alta voce, allorquando trova
vasi in libertà. Un suo amico, che passando vicino a Santa Ma
ria degli Angeli lo sentì, se gli approssimò, e veggendolo tut
to bagnato di lagrime, lo riprese come d'una debolezza, di cui
e l'umiltà saranno quei caratteri, per mezzo dei quali il Santo Patriar
e “
ca li riconoscerà per suoi veri Figli.
L I E R o P R 1 M o, -
25
un uomo dovrebbesi vergognare. Ah ! piango, gli rispose Fran- Anno
cesco, piango la Passione del mio Signor Gesù Cristo, e cer
12c9.
tamente non dovrei vergognarmi di piangerla in faccia a tut Piange a
to il mondo. Questo bel sentimento era egualmente nel cuo maramen
re di S. Agostino, allorchè al suo popolo così diceva: La pas- te le pene
sione di Gesù Cristo, che ci si rappresenta ogn'anno da Chie- ºi.risto.Gesù
sa Santa,dalla
pendente ci compunge
Croce; i esoli
-
c'intenerisce,
-
come che
empi son quelli,
-
se ilpossono
-
vedessimo
ad D. Aug.
P, ai g. 1in
2I -

una tal vista rimaner insensibili ... Per me, voglio piange- Enorr. 2
-e

re insieme con voi ad uno spettacolo di questa fatta. Ecco º º


il tempo di piangere, di confessarsi reo, e di chieder mise
ricordia. Chi di noi sarebbe capace di versar lagrime sì co
piose, come merita un oggetto sì grande, e sì degno del no
stro dolore? Ogni Cristiano dovrebbe arrossirsi di non aver
questiEssendosi
ben giusti sentimenti
sparsa di gratitudine
di subito la fama dellee azioni
di amore.
e delle pa- Riceve tre
Discepoli.
role di Francesco, vi furono alcuni, che si convertirono, ed
abbracciarono la penitenza, ch'Ei predicava. Altri fecero ri
soluzione di lasciar ogni cosa, e di unirsi a Lui. Il primo fu
Bernardo Quintavalle, uomo ricchissimo, e di singolar pru
denza, d'una delle migliori Famiglie di Assisi, il quale era
di molta autorità presso la Città, da lui diretta co' suoi con
sigli. Quest'uomo riguardevole, come vien chiamato da San
Banaventura, considerando il sommo disprezzo, che dimostra
va Francesco di tutte le cose del mondo, volle far prova, se
ciò era effetto di santità, o di viltà di spirito. L'invitò con
tutta cortesia a cenare, e a dormire in casa sua, e gli diede
un letto nell'istessa sua camera. Mentre fingeva di dormir sa
poritamente, lo vide al lume d'una lucerna alzarsi dal letto,
inginocchiarsi, versar lagrime , cogli occhi al Cielo, con le
braccia incrocicchiate, pronunziando adagio queste parole, che
zeplicò tutta notte: Deus meus, & omnia. “ Mio Dio, ed ogni
, mio bene. “ Da una sì viva e sì tenera espressione ben si
scorge, che allora trovavasi in una sublime contemplazione,
in cui per via d'intime comunicazioni sperimentava, che il
Signore era specialmente il suo Dio, e riempiva tutta la ca
pacità dell'anima sua. Felice colui, che può dire con veri
tà: Mio Dio ed ogni mio bene. A tal effetto è necessario, che
sia tutto di Dio, e che il mondo sia per lui un niente.
Bernardo non interruppe il santo esercizio di Francesco,
ma tutto penetrato da divozione, disse fra se stesso: Veramen
te questi è un uomo di Dio. Provato che l'ebbe ancora qual
Tom. I. 4 .
26 V I TA D I S. FRANC E s co;
Anno che altra volta, prese risoluzione di distribuire i suoi beni'a'
1209. poveri per esser di Lui seguace; e fecegli questa domanda:
Se un uomo avesse ricevuto dal suo Padrone certi beni da
possedere per molti anni, e prima del termine più non se ne
volesse servire, che dovrebb'egli fare secondo il vostro pa
rere? Francesco rispose, che dovrebbe restituir questi beni al
Padrone, da cui ricevuti gli avesse. Io sono , ripigliò allora
Bernardo, io sono, che ho ricevuto molti beni da Dio, e più
di quello, che io non meritava. Li ripongo volentieri nelle
sue mani, e ne lascio a voi la disposizione, perocchè voglio
esser vostro seguace. A queste parole rapito Francesco dal ve
dere, che il Signore cominciava ad effettuare l'opera sua per
mezzo d'un soggetto sì degno : La vostra risoluzione, dis
segli, è di gran conseguenza. Bisogna consultar il Signo
re, per sapere il mezzo di metterla in esecuzione. Domani
mattina andremo a chiedere una Messa al Curato di S. Ni
cola, il qual è riconosciuto per uomo dabbene, e dappoichè
l'avremo sentita, continueremo a far orazione sino all'ora
di Terza. Quì vedesi la prudenza d'un uomo dotato dello
spirito di Dio; perocchè non opera precipitosamente, ma ri
corre all'orazione, ed usa i mezzi ordinari, che dalla Chie
sa sogliono praticarsi.
Il giorno seguente fecero quanto avevano deliberato: di
poi Francesco, che aveva una singolar divozione alle tre Di
vine Persone aprì (1) tre volte ad onore delle medesime il li
bro del Vangeli, pregando il Signore, che si degnasse di con
fermar (2) con tre testi la santa risoluzione di Bernardo. La
prima volta, che fu aperto il libro, si trovarono queste pa
Matt. 19. role: Se vuoi esser perfetto, va, vendi ciò che possiedi, e
2I. donalo a poveri. La seconda volta. Non vogliate portar per
Luc. 9. 3. viaggio alcuna cosa. La terza volta: Se qualcuno vuol ve
nir dietro a me, rinunzi se stesso, prenda la sua croce, e
Matt. I6.
mi siegua. Allora Francesco rivolto a Bernardo: Ecco, gli
disse, ecco la vita, che menar dobbiamo, la regola, che deesi
osservare da noi, e da tutti quelli, che vorranno seguirci.

(1) Alcuni Autori dicono essere stato il Curato quel desso, che aprì
il libro, e ció sembra conforme alla profonda venerazione, che il Santo
avea ai Sacerdoti .
(2) Questo mezzo da Lui usato per conoscere la volontà di Dio
aveva tutte condizioni, che vi si richiedevano, giusta la dottrina di San
Tommaso, perchè fosse legittimo; e ragionevolmente parlando non si può
dubitare, che Dio non glielo abbia inspirato, siccome c'insegna la Storia
Ecclesiastica, che inspirollo ad altri Santi. 2. 2. Quast, 95. Artic. 8.
L 1 e R o P R 1 M o? 2?
Andate dunque ; se volete esser perfetto, eseguite ciò, che Anno
ora avete inteSO
I 209.
Ben persuaso il nuovo Discepolo, che il suo disegno ve
niva da Dio, vendè quanto prima tutti i suoi beni, e rica
vatane una somma considerabile, la fece portar alla piazza di
San Giorgio, ove la distribuì intieramente a tutti que pove
ri, che potè adunare. Di poi Francesco gli diede un abito si
mile al suo, perchè menasse una vita conforme alla sua : lo
chiamò quindi suo Primogenito, da Lui sempre amato con te
nerezza di cuore: e questi ancora fu un uomo di santissima
vita.
Pietro Cataneo, Canonico della Chiesa di San Ruffino, Si ritira
Cattedrale di Assisi, mosso dall'eroica risoluzione e dalla ca in una ca
rità di Bernardo, determinò anch'egli di farsi discepolo dell' panna de
relitta co'
istesso Maestro, e ricevè l'abito di penitenza il medesimo gior suoi Disce
no, ch'era il dì 16. Aprile. Tutti e tre si ritirarono in una poli.
capanna derelitta presso un fiumicello, chiamato Rivo-torto
pel gran serpeggiare che fa.
Sette giorni dopo, un uomo da bene, Egidio di nome,
molto considerato in Assisi, al ritorno che fece dalla campa
gna, intese l'azione eroica de' suoi due Concittadini, ammira
ta da tutta la Città; onde si sentì un vivo desiderio d' imi
tarli, affine di mettere in esecuzione l'idea, che avea già con
cepita di consagrarsi al servigio di Dio. Spese pertanto la not
te seguente in continue orazioni, nelle quali fu inspirato di
presentarsi a Francesco, ch'egli aveva di già in grande sti
ma, a cagione del sommo disprezzo del mondo e di se stes
so, che in tutto il tenore della vita di lui chiaramente mira
vasi. Alla mattina subito se n'andò alla Chiesa di San Gior
gio, di cui si celebrava la Festa, affine di ottenere per inter
cessione del Santo la grazia di ritrovar quello, che andava
cercando, perocchè non sapeva, ov'egli abitasse. Vedendo tre
strade fuori della Città, senza saper qual prendere, fece a Dio
questa preghiera: Signore e Padre Santo, vi scongiuro per
la vostra misericordia, se debbo perseverare in questa san
ta vocazione, che vi degniate di guidare i miei passi, per
chè giunga dove dimorano i vostri Servi, che vado cercan
do. Prese di poi una di quelle tre strade, secondo l'inspira
zione, ch'ebbe da Dio; e poichè camminava tutto immerso nel
suo disegno, Francesco, che faceva orazione in un bosco vi
cino, gli andò incontro. -

Egidio subito che lo vide, se gli gettò a piedi, chieden


dogli la grazia di essere da Lui ammesso in sua compagnia,
28 V1T A DI S. FR A Nc E sco.
Anno Il Sant'uomo, che tosto conobbe la fede e la pietà del sup
i 209. plicante, così gli rispose: Fratello carissimo, voi chiedete,
che 'l Signore v'accetti per suo servo e soldato. Questa non
è una piccola grazia: egli è appunto come se venisse l' Im
peradore ad Assisi, e quivi volesse scegliersi un favorito;
ciascuno fra se stesso direbbe. Piacesse a Dio, ch' io fossi
quel desso. Ecco in qual maniera il Signore ha fatto scelta
di voi. L'assicurò pertanto, che la vocazione di lui veniva
dal Cielo, ed esortollo ben bene alla perseveranza. Di poi lo
presentò a Bernardo e a Pietro, così loro dicendo: Eccoci un
buon Fratello, (1) che Dio ci ha mandato: e in privato pre
disse loro, che un giorno quest'uomo sarebbe stato celebre
mell'esercizio di sublimi virtù .
Dopo una picciola refezione, ed una conferenza spiritua
le, Francesco partì con Egidio per andar ad Assisi a cercare
di che vestirlo. Essendo stata loro dimandata la limosina da
una donna, mentr'erano in viaggio, il Santo si rivolse ad
Egidio con un viso angelico così dicendogli: Caro Fratello,
diamo per amor di Dio a questa povera donna il vostro
mantello. Egidio subito glielo diede, e parvegli, che questa
limosina fino al Cielo si sollevasse; onde si sentì d'allegrezza
ripieno. Cercarono in Assisi per carità del panno più vile, con
cui Francesco vestì il terzo Discepolo nella sua cappannuccia, ove
l' instruì unitamente agli altri due negli esercizi della vita
religiosa.
Attesta (2) S. Bonaventura nella Vita del Padre S. Fran
cesco, che il Santo Padre Egidio (così lo chiama) era un per
sonaggio pieno di Dio, e degno di eterna memoria per la su
blimità delle sue virtù, secondo la predizione del Serafico Pa
triarca: che per lo spazio di molti anni aveva sempre il suo
spirito elevato al Cielo; e vedevasi così sovente rapito in esta
si, che pareva menasse fra gli uomini una vita più angelica,
che umana. Io stesso, soggiugne il Santo Dottore, io stesso
lo vidi co'propri miei occhi rapito, ed estatico. Ringraziava
altresì il Signore Iddio d'essere vissuto in un tempo, in cui
(1) Era del numero del fratelli laici.
(2) Scriveva la Vita del P. S. Francesco l'anno 126 I. nella quale par
la del B. Egidio come di un uomo già morto; onde si dee conchiudere, ch'
egli è morto nel 126o. come osservano alcuni Autori, non già nel 1262.
come altri pretendono: se pure non vogliam dire, che il Santo Dottore,
il quale non pubblicò una tal'Opera, se non l' anno 1263. nel Capitolo
generale di Pisa, abbia potuto aggiugnervi l'Articolo concernente ai Bea
to Egidio dopo il giorno della morte di lui, che avvenne il dì 23. d'Apri
e dell'anno 1262.
L 1 e R o P R 1 M o. 29
avea potuto vedere il Santo Frate Egidio , e discorrere Anno
con esso lui. Di questo eccellente Religioso v'è una raccolta
I 2O9.
di parole sentenziose (I) piene d'unzione, di forza, e di Sa
pienza. - -

Va in Mis
Francesco però non permise, che i suoi Discepoli gustas sione e vi
sero lungo tempo la soavità del ritiro, poichè avendo lordi manda an
mostrato, ch'era d'uopo andare ad istruire il prossimo con cora i suoi
semplici parole. e con una vita esemplare, mandò Bernardo Discepoli.
e Pietro in Emilia (2) e si partì con Egidio per la Marca d'
Ancona. -

Predicavano da per tutto questi Uomini Appostolici la In qual


maniera
bontà e la grandezza di Dio, l'obbligazione di amarlo, d sieno trat
osservare la sua Legge, e di far penitenza. Qualora penuria tati.
vano delle cose necessarie, dichiaravansi felici, come se pos
seduto avessero un tesoro comperato da essi a prezzo di tut
ti i lor beni. Alcuni li ricevettero con gran cortesia, e loro
fecero dei favori: ma la singolarità dell'abito loro, unito all'
asprezza della lor vita, offendevan gli occhi della maggior
parte di quelli, che li vedevano . Alle volte ancora ebbero
degl'insulti, furono imbrattati di fango, strascinati pel cap
puccio, ed aspramente battuti; ma tutto sofferivano allegra
mente, giudicando dal profitto, che interiormente ne ricava
vano, che ciò era per loro un gran vantaggio.
La loro virtù si conciliò del rispetto; onde ricevettero
degli onori: ma eglino veramente n'ebbero dispiacere. Egidio
in particolare, che d'altro non gloriavasi, se non se degli ob
brobrj sostenuti per amore di Gesù Cristo, nè sofferir poteva
di vedersi onorato, disse al Padre. Dacchè gli uomini ci ono
rano, noi abbiam perduta la mostra gloria. Significogli an
cora la pena, ch'ei provava in veggendo, che era mal rice
vuto dalla gente del mondo il saluto, che aveva lor insegna
to: Il Signore vi dia la pace. Perdonate loro, rispose Fran
cesco, perchè non sanno cosa si facciano. V assicuro perve.
rità, che in progresso di tempo vi saranno molti Nobili, e
Principi, i quali rispetteranno e voi, e i vostri Fratelli ,
quando loro direte queste stesse parole. Gli predisse di più :
che il suo Instituto si sarebbe diffuso, e che giustamente po
tevasi paragonare ad una rete gettata dal pescatore nell'acqua
con cui prende una quantità grande di pesci.
(1) Sono riferite nella sua Vita, data in luce da Bollandisti negli atti de'
Santi, 23. Aprile. Sarebbe da desiderarsi, che se ne facesse la Traduzione.
(2) Provincia, che conteneva una parte della Lombardia, e della
Romagna,
3O V IT A D1 S. FRANC E s c o
Anno I divoti Missionari avendo scorse alcune Città con una
I 2o9. esemplarità singolare, ritornarono alla Capanna di Rivo-torto,
Riceve ove presentossi il quarto Discepolo, Sabbatino di nome.
tre altri
Discepoli.
Morico, Religioso dell'Ordine de Crocieri (1) o Crociferi,
fu il quinto Discepolo. Trovandosi questi per una malattia
ridotto agli estremi, ed abbandonato da medici nell'Ospeda
le di S. Salvadore d'Assisi, ove si ricevevano tutti i Fora
stieri, si fece raccomandare alle orazioni di Francesco, il qua
le ben volentieri pregò per lui; dipoi intinta una mollica di
pane nell'olio della lampada, che ardeva dinanzi all'Altare di
Santa Maria degli Angeli, gliela mandò per mezzo di due
Frati così loro dicendo: Portate questo rimedio al nostro ca
ro fratello Morico; perocchè la virtù di Gesù Cristo non so
lo gli restituirà una perfetta salute, ma eziandio lo farà di
venire un generoso Soldato, il qual entrerà nella nostra mi
lizia, e vi persevererà fino alla morte. Appena l'Infermo eb
be preso questo rimedio, che trovossi guarito: e poi senza
indugio abbracciò l'Instituto del suo Medico caritatevole, in
cui visse ben lungamente con un'austerità prodigiosa, e sem
pre sano.
a Il sesto Discepolo chiamato Giovanni, e soprannominato
Capella (2) cominciò bene, e finì male. Fu incaricato di di
stribuire a suoi Fratelli ciò che loro veniva dato per limosi
na, ed egli prese di buona voglia l'impegno di procurare ciò,
che mancava. Ma a poco a poco attaccossi alle cose tempo
rali, e dissipatosi in lui il raccoglimento di spirito, si rilassò
fuor di modo dalla regolar disciplina. Il Santo Istitutore do
po d'avergli fatto sovente gagliardi rimproveri, ma senza
frutto, minacciollo come indocile d'una malattia schifosa, e
d'una morte infelice. In fatti questo cattivo Religioso fu am
S. Antonin: morbato d'orribile lebbra, che non seppe tollerar con pazien
Clacan. za. Abbandonò i poveri di Gesù Cristo i suoi compagni, e
part. 3 tit,
24. Co 7. datosi alla disperazione s'appiccò come Giuda.
Osserva S. Antonino, che il P. S. Francesco fu renduto
conforme a Gesù Cristo nell'avere anch'Egli in sua compa
gnia un cattivo discepolo. Certamente costui non divenne ta
(1) Era della Congregazione d' Italia, che fu soppressa da Alessandro
VII.i'anno 1666. L'Ordine de' Religiosi di S. Croce, il Capo di cui è Clair
Lieu, vicino ad Hui, sussiste ne' Paesi-Bassi, e nella Francia,
(2) Gli fu posto tal soprannome, perchè gli venne il pensiero di por
tar in testa una specie di caperuccia, ehe non solevano portare gli altri
e questa nell'Umbria chiamavasi Capella dalla parola Capellus di bassa
latinità. I Religiosi delle Abazie portavano caperuccie, giusta l'osserva
zione di M. Menange nel suo Roizionario Etimologico.
L 1 B R o P R 3 M o. 31
le, che per la sua volontà depravata: ma Iddio per sua som- Anno
ma Sapienza lo fece servir d'esempio, per insegnare, che l' I 2o9.
uomo può perdersi ancora nello stato piú santo, qualora ces
si dal travagliar con timore e tremore per la sua propria sa- Rodulf.
lute. Pietro Rodolfo Vescovo di Sinigaglia nel Ducato d'Ur- Hii. Se
bino, aggiugne, che la perdita d'uno de primi Figliuoli di S. ſia"
Francesco, e molto più quella di Giuda nel Collegio Appo- ſi 6:
stolico, riformar dovrebbero i giudizi di coloro, i quali spre
giano tutto un Ordine per l'errore d'un particolare.
stevaFra le istruzioni,
sopra la che dava Francesco
l'esercizioa della
suoi quale
Figli, pote-
insi-Li conduce
di molto povertà, " do

va loro sembrare più malagevole. Quindi per renderli in ciò "


addottrinati anche dalla sperienza, e per fare loro conoscere
che tutta la sussistenza loro era fondata sopra la carità de'
Fedeli, li condusse tutti in Assisi a chiedere la limosina di
porta in porta. Con questa volontaria mendicità, che sembra
va una novità fino allora non mai più veduta, si tirarono
dietro bravate, dispregi, parole improprie, e derisioni. Quì
erano trattati da poltroni ed oziosi, e con imprecazione re
spinti: là erano stimati ben pazzi nell'aver lasciato il proprio
per dimandare quel d'altri. I loro parenti e congiunti vole
vano, che ciò ridondasse in disonore delle loro famiglie: on
de ne facevano gagliardi lamenti. Nulla di meno v'erano del
le persone, che facevano stima della lor povertà, e di buon
cuore li soccorrevano. Tal era in que tempi l'idea del mon
do inverso i poveri evangelici, poco differente da quella, ch'
egli ha oggigiorno.
Terminata la mendicazione Francesco se n'andò a rag- - Risposta
guagliare il Vescovo d'Assisi della spedizione de' suoi novel- " vi
li Soldati. Il buon Prelato, che gli voleva assai bene, e in " SOe
ogni occasione il proteggeva con la sua Autorità, non potè a pra la ri
meno di non dirgli allora, che troppo scabroso e malagevole nunzia d'
li pareva un tenore di vita, qual Egli aveva scelto, in cui " Pº
acevasi rinunzia d'ogni qualunque possesso. Per me, rispose º

il sant'Uomo, stimo ancor più scabroso e più malagevcle il


posseder qualche cosa: imperocchè non si può conservare il
suo senza molta sollecitudine ed imbarazzo. Egli è occasio
ne talvolta di liti , che bisogna poi sostenere: ed alle volte
ancora costringe il possessore a prender l'armi per difender
lo e custodirlo; or tutto questo serve d'ordinario ad estin
guere l'amor di Dio, e del prossimo. Piacque al Vescovo la
risposta; onde di bel nuovo promisegli, che l'avrebbe protet
to. E' vero, che lo stato di povertà volontaria, in cui non si
v,
32. V I TA DI S. Francesco.
Anno possiede veruna cosa, patisce i suoi incomodi, e dove mai
º 2o).
non ce ne fa provare la corruzione dell'umana natura? Ma
non può negarsi però, che non sia sommamente proficuo alla
salute, poichè è fondato sul consiglio datoci da Gesù Cristo;
che per lo contrario il possedimento dei beni temporali non
sia pericoloso per la salute, poich'egli stesso così sclamò: quan
to è difficile, che coloro, i quali posseggono molti beni, en
Luca 18. trino nel Regno di Dio.
Fa dire Mentre i Poverelli Evangelici dimoravano a Rivo-torto,
all'Impe Ottone IV. Imperatore, che se n'andava a Roma con gran
radore che corteggio per farsi consecrare, e coronare (1) da Innocenzo III.
la sua gio
ria non sa passò vicino alla loro Capanna. Era sì grande la loro morti
rà di du ficazione, che non si curavano di considerare la pompa dell'
rat3 .
Bernard
andata del Principe: ma Francesco diede ordine ad uno di es
Cor. Hist. si, che gli facesse sapere, che tutta la gloria, onde vedevasi
Mediol. circondato, non sarebbe durata lungo tempo. Ubbidì pronta
Part 2, mente il Religioso, e disse con intrepidezza quanto gli era
l'incem.
Bellov. stato ingiunto. Una tal predizione dispiacque al Principe, il
I fist lib quale conobbe dal successo, ch'ella era ottimamente fondata.
3o. Cap. Imperocchè avendo violato il giuramento della sua Consecra
99, zione, e commesso delle ingiustizie contra la Chiesa, fu sco
Godef. municato l'anno seguente dal medesimo Papa: di poi fu pri
Monach.
ad enni. vato dell'Impero, e abbandonato da tutti. Così le grandezze
12o). del mondo pur troppo fragili per se stesse, e finalmente dalla
Ct:ontc.
Foss. nov,
morte sempre mai rovesciate, talvolta cadono ancor più pre
ad atº. sto per la cattiva condotta, e pei giusti giudizi di Dio.
I 2 I I, et Mosso Francesco dal zelo della salute dell'Anime, condus
l 2 l 2, se il suo picciol gregge nella Valle di Rieti Fermossi sopra
un'alta rupe in un Romitaggio derelitto, da Lui giudicato
assai proprio per trattenersi con Dio. Quindi passava la not
te dopo essere stato di giorno cogli altri sei a predicar, ed
a cercar
gio la limosina
(2) Buscone, luogoinvicino.
quel contorni, massimamente in Pog
a

Essendo un giorno in orazione sopra cotesta rupe, e rian


Gli viene dando tutti i suoi anni nell'amarezza del suo cuore; venne
rivelata la
remissione assicurato per via d'una nuova effusione dello Spirito Santo,
de' suoi da cui sentissi ricolmato di gaudio, che rimessi gli erano i
peccati. suoi peccati. Non può dubitarsi, che non ne avesse già rice
vuta la remisssione per mezzo di un vivo dolore, e del Sa
cramento della Penitenza, allora quando si convertì: ma in
(1) La solenne Cerimonia fu fatta il giorno 27. di Settembre dell'an
no 12o9 Oth. S. Blas. cap. 52. -

(2) In latino, Oppidum Podii Busconis.


L 1 B R o P R 1 M o. 35
questo felice momento lo seppe di certo per rivelazioue, e nel Anno
medesimo tempo intese, che la remission era totale, cioè a di- 12o9
re, che gli erano state rimesse tutte le pene dovute a suoi
peccati. - - -

Santa Brigitta (1), le cui rivelazioni sono autorizzate,


e rispettate dalla Chiesa, racconta aver inteso dal Signore,
che Francesco nel ritirarsi dal mondo per entrar nella via
della perfezione, ottenne da Dio un vivo dolore de' suoi pec
cati, laonde si trovò messo in istato di dire: Non v'è sulla
terra alcuna cosa, che io non sia disposto ad abbandonare
di buona voglia, non v'ha cosa sì aspra e sì penosa, che
io non sia risoluto di sofferire con allegrezza, nè cosa, che
io non intraprenda a misura delle forze del mio corpo e dell'
anima mia, per la gloria del mio Signor Gesù Cristo; e vo
glio, quanto mai potrò, eccitare e indurre tutti gli altri ad
amar Dio con tutto il loro cuore sopra ogni cosa. Sentimen
ti sì belli, qualora fossero accompagnati dalle nostre azioni,
ci darebbero non già una sicurezza totale, ma un assai ben
fondata, e costante fiducia della remissione del nostri peccati. E' rapito in
Il Santo Penitente ricevè con l'Indulgenza plenaria il fa- is virito,
vore di un'estasi, in cui per via d' un maraviglioso divin lu- e pred ce
me conobbe ciò, che doveva succedere nell'ordine suo. Rin- º dilatº:
venuto in se stesso avvicinossi a suoi Discepoli, e così disse i" è"
loro: Fatevi coraggio, Figliuoli miei cari, rallegratevi nel dine.
Signore. Il vostro picciol numero non vi rattristi: La mia
e la vostra semplicità non vi sgomenti : perocchè Iddio mi
ha fatto chiaramente sapere, che con la sua benedizione sten
derà per tutte le parti del mondo questa famiglia, di cui
Egli è Padre. Vorrei passar sotto silenzio quello, che ho ve
duto; ma la carità mi obbliga di palesarvelo. Ho veduto
una gran moltitudine di persone, che venivano verso di noi
per vestire il medesimo abito, e per menare la medesima vi
ta. Ho vedute tutte le strade ripiene di uomini , che mar
ciavano verso questa parte, ed affrettavano forte il passo.
Viene una folla di Francesi, di Spagnuoli, d'Alemanni, d'
Inglesi, e di tutte quasi le Nazioni. Ancor mi risona all'
orecchio il rumure di quelli, che vanno, e vengono per ese
guire gli ordini della santa ubbidienza.
Una sì magnifica predizione ci fa sovvenire quella del Isaia cap
Profeta Isaiasopra lo stabilimento della Chiesa. Gerusalem- 49 & 6s.
Tom. I. 5

(1) Detta volgarmente Brigida, Principessa del Sangue Reale di Svezia.


V1T A D1 S. F RA N cE s co.
Anno. 34
inc, tu, che dici . . . Io sono sterile . . . alza gli occhi, e
I 209. guardati
all'intorno. Tutta cotesta gran gente a te sen vie
ne . . . li veggo venir molto da lungi ; gli uni da Setten
trione; gli altri da Ponente; ed altri da Mezzodì. . . mille
sortiranno dal minimo fra loro, e un gran popolo dal più
piccolo.
- Il successo avverò sotto gli occhi dell'Universo la profe.
zia del Santo Patriarca. Perocchè in pochissimo tempo Egli
ebbe un numero di Religiosi assai grande: il suo Ordine si
stese da tutte le parti con una rapidità prodigiosa; e da più
di cinque secoli in quà si è moltiplicato d'una sì maraviglio
sa maniera, che con ragione si può considerare come un'ima
IPredice
gine del cominciamento, e del progressi della Chiesa.
ancora i
Si consolarono grandemente i suoi Discepoli di quanto
varj suc avevano inteso, e persuasi che il lor Maestro avea lo spirito di
cssi del profezia, lo supplicarono di svelar loro lo stato, in cui l'Or
medesimo
Qrdine.
dine si sarebbe trovato coll'andar de'tempi, ed Egli scoprì
loro in parabole il bene, che in esso sarebbesi fatto; e insie
me le rilassatezze, che vi sarebbero introdotte; affinchè da una
parte la considerazione de divini favori gli stimolasse alla gra
titudine; dall altra parte il timore della lor propria debolez
za servisse loro per mantenersi umili e vigilanti. . .
Riceve il
Il buon odore, che la santità della lor vita spargeva ne'
settimo contorni del Romitaggio, trasse molte persone, le quali ven
r- -
-alo. nero per essere istruite da essi, e per raccoglierne frutti di
esemplarità. Fra queste persone un uomo molto dabbene, che
1
v
chiamavasi Filippo Lunghi, risolvè d'abbracciare lo stato del
la povertà evangelica: onde Francesco lo accolse per suo set
timo Figlio, e tutti unitamente li ricondusse alla Capanna di
Rivo-torto. In questo santo Ritiro fece loro un lungo ragio
namento del Regno di Dio, del dispregio del mondo, della
rinunzia della propria volontà, della mortificazione de sensi,
e delle altre massime concernenti alla vita spirituale. Loro
lPropone dichiarò ancora il disegno, che andava formando d'inviarli
loro una
nova Mis
verso le quattro Parti del Mondo: perocchè coi sette Figliuo
sione. li, che la povertà e la semplicità del Vangelo gli avevano da
ti, desiderava d'indurre tutti i Fedeli a penitenza, e di ri
generarli in certo modo con parole di verità, per darli, o di
rò meglio, per renderli a Gesù Cristo. In fine disse aperta
mente a tutti i suoi Discepoli, ma con grande umiltà, che la
Maestà divina risoluto aveva, giusta i consigli della sua Sa
-
pienza, d'impiegarli con que compagni, che avrebbero avuti,
- nel rinnovare con la loro predicazione e coi loro esempi la
L 1 e R 6 P R 1 M o:
faccia del mondo, a fine di riparare le perdite, che faceva la Anno
Chiesa per la corruzion de'costumi ; e che perciò la divina i 209.
grazia si presto gli avea messi in istato di esercitar l'appo
stolico Ministero. Per disporli dunque ad una tal missione,
fece loro questo discorso, degno d'esser riferito interamente,
tale appunto qual fu raccolto da suoi Compagni.
Consideriamo, Fratelli miei cari, qual sia la vostra vo Discorso ,
che fa loro
cazione. Il misericordioso Signore non ci ha chiamati sola
per dispor
mente per la nostra salute, ma per la salute ancora di molti altri. veli, e la
Ci ha chiamati, affinchè noi andiamo ad esortare il mondo condotta ,
tutto più con l'esempio, che con le parole, a far peniten che tengo
za, e ad osservare i divini precetti. Noi agli occhi del mon no nella
do sembriamo spregevoli ed insensati, è vero: ma non vo medesima.
gliate per questo temere, fatevi coraggio, e confidate pure,
che il Signore, il quale ha vinto il mondo, parlerà in voi
d'un'efficace maniera. Guardiamoci bene, dappoichè abbiamo
abbandonato ogni cosa, a non perdere il Regno de Cieli per
un vil interesse. Se troviam del denaro in qualche luogo,
non se ne faccia da noi maggiore stima, che della polvere,
su cui passeggiamo. Non vogliam giudicare, nè disprezza
re i ricchi, che vivono tra le delizie, e vestono ornamenti
di vanità : Iddio è loro Signore non meno, che nostro. Ei
può chiamarli, e giustificarli. Noi dobbiamo onorarli come
nostri fratelli, e come nostri Padroni. Sono nostri fratelli,
perchè tutti riconosciamo il medesimo Creatore: sono nostri
Padroni, perchè aiutano le persone da bene, soccorrendole
me loro bisogni. Andate dunque ad annunziar agli uomini
la penitenza per la remission de peccati, e la santa pace.
Troverete de' Fedeli benigni e cortesi, che vi riceveranno con
giubilo, e vi ascolteranno volentieri. Altri per lo contrario
senza religione, superbi, e furibondi vi biasimeranno, e si
dichiareranno vostri nemici. Scolpitevi ben nella mente que
sta massima di sopportare il tutto con pazienza ed umiltà.
lMa non abbiate paura di nulla. In breve tempo molti nobi
li e Sapienti verranno ad associarsi con voi per predicare
ai Re, ai Principi, ed ai Popoli. Siate dunque pazienti nel
le tribolazioni, nell'orazione ferventi, coraggiosi nelle fati
che. Usate modestia nelle vostre parole , gravità nel costu
mi, e gratitudine pel bene, che vi sarà fatto. Il Regno di
Dio, che durerà in eterno, sarà la vostra ricompensa. Pre
go il solo, ed unico Signor Iddio, il quale vive e regna in
tre Persone, che degnisi di concedercelo, come ce lo conce
36 V IT A DI S. FR A Nc e s e o
Anno derà senza dubbio, se saremo fedeli nell' adempiere ciò, che
12o9 volontariamente gli abbiano promesso:
Tutti allora ripieni per questo discorso i suoi Discepoli
d'un nuovo fervore, se gli gettarono a piedi, e ricevettero
con allegrezza gli ordini, che loro diede, rivolgendo a cia
scuno di essi quelle parole di Davide, che dir soleva qualora
Psal. 54 dava qualche ubbidienza : Lasciate pur al Signore la cura de'
o -
-2 -
vostri bisogni, ed Egli vi manterrà. Avendo poi fatta la di
stribuzione de loro viaggi in forma di Croce verso le quattro
parti del mondo, e ben sapendo, ch'Ei doveva servir di mo
dello a suoi Frati, prese subito per se una parte con un com
pagno, ed inviò gli altri sei a due a due inverso le altre parti.
Ovunque trovavano qualche Chiesa, prostravansi dicendo
ciò, che avevano imparato dal loro Maestro: V adoriamo San
tissimo Signor Gesù Cristo, quì, e in tutte le vostre Chiese,
che sono nell'Universo, e vi benediciamo, perchè con la vo
stra santa Croce avete redento il mondo. Avevano una ve
nerazione particolare a tutte le Cappelle, a tutte le Croci, e
a tutto quello, che appartenevasi al divin culto: quivi ferma
vansi, e facevano divote orazioni. Subito che loro si presen
tava qualche persona, le desideravano la santa pace, e l'istrui
vano de'mezzi per ottenerla. Se qualcuno pareva loro, che
fosse sviato dalla strada della salute, procuravano con umili
e belle maniere di ricondurvelo. Nella loro predicazione di
cevano con ischiettezza ciò, che loro suggeriva lo Spirito San
to, additando la vera strada del Cielo, insegnando i doveri
della carità, procurando d'indurre tutti a temere e ad ama
re il Creatore, e ad osservare i divini comandamenti.
Quand'erano interrogati di qual paese fossero, e di qual
Professione, Noi, rispondevano, siamo Penitenti venuti d'As
sisi: perocchè non volevano ancora dar il nome di Religione
alla lor società. Vi furono delle persone dabbene, che li ri
cevettero con piacere; ma molti altri, che disapprovavano l'
abito, l'instituto, e i discorsi loro, s'immaginavano essere co
sa pericolosa il dar loro alloggio, nè essere del dovere, che
si facesse loro limosina : di maniera che i poveri di Gesù Cri
sto rispinti talvolta da ogni parte, costretti vedevansi a pas
sare la notte sotto i portici.
Bernardo ed Egidio se n'andarono sino a Firenze; Qui
vi avendo un uomo pio, Guido di nome, offerto lor del de
maro, onnimamente lo ricusarono; e poichè si desiderava sa
pere da essi, perchè mai essendo sì poveri non ne volessero
accettare, così risposero: Noi abbiamo lasciato, secondo il con
L 1 e R o P R 1 M o 37
siglio del Vangelo, tutto ciò, che possedevamo: abbiamo ab- Anno
bracciato volontariamente la povertà , e ci siamo interdetto 12o9.
noi stessi qualsivoglia uso di denaro. Una sì perfetta rinun- -

zia unita al loro gran zelo della salute delle anime, ed alle
sublimi loro virtù, massimamente ad una pazienza piena di
mansuetudine e di carità in mezzo alle ingiurie e agli affron
ti, loro conciliò presso la Città un sì alto concetto, ch'era
no da essa considerati come uomini santi. Quindi venivano i
Cittadini a consultarli intorno agli affari della coscienza, e lo
ro esibivano delle case, perchè quivi stabilissero la loro abi
tazione.
- Mentre questi Uomini appostolici continuavano la loro Ritorna
missione, Francesco guidato dallo Spirito del Signore, ritornò presso As
alla Capanna di Rivo-torto, ove accettò quattro nuovi Disce- º ºve
poli; Costanzo, o sia Giovanni di San Costanzo; Barbaro; io
Bernardo Viridante, o Vigilanzio; e Silvestro, ch'era già Sa- nuovi Di
cerdote; e fu il primo Sacerdote dell'Ordine, la vocazione di scepoli .
cui è mirabile. Eccone le particolarità. -

Silvestro avea venduto a Francesco alcune pietre per la


Chiesa di S. Damiano, e ricevuto ne avea il pagamento. Ora
vedendo, che presiedeva alla distribuzione de beni di Bernar
do Quintavalle, si lamentò d'essere stato pregiudicato nella
vendita delle pietre, onde pretese il risarcimento del danno.
Il Servo di Dio, che non voleva far liti, prese del denaro
che aveva in un sacco, e glie ne diede a mani piene, dicen
do: Pigliate il pagamento, che pretendete, sebbene per altro
non vi si debba . Glien'esibì ancora per la seconda volta, ma
Silvestro non ne volle più , e molto contento di quello , che
aveva, si ritirò. Alla sera, venutagli in mente l'ingiustizia
da lui commessa, ne concepì un vivo dolore, e dimandonne
perdono a Dio, con fermo proponimento di restituire ciò, che
aveva preteso con violenza in pregiudizio de'poveri.
Nulla dimeno il concetto, che aveva di Francesco, era con
forme alle idee del mondo; quindi riguardava il tenore della
vita di Lui con una specie d'orrore. Ma lodio degnossi di
farlo rivenire da tal prevenzione, che sarebbe stata per la sa
lute di lui troppo pericolosa, e di renderlo seguace e disce
polo del Santo per mezzo d'un sogno misterioso. Vide di not
tetempo un orribil drago, che circondava la Città d'Assisi,
come in atto d'esterminarla con tutto il paese. Quand'ecco
comparve tosto Francesco, dalla cui bocca sortiva una Croce
d'oro, che arrivava fino al Cielo; e le braccia di essa pare
va che si stendessero fino alle estremità della terra: ne usci
-

-
35 V IT A n 1 S. FR A N'cr sc o.
Anno va uno splendore sì prodigioso, che atterrito il drago se ne
12o9. fuggì . Avendo avuto tal sogno tre volte di filo, s'avvide di
qualche misterio: per la qual cosa venne a ragguagliarne Fran
cesco con ogni esattezza. L'umile Servo di Gesù Cristo ben
lungi d'averne la rinenoma compiacenza, ammirò solamente la
bontà del Signore, che tali favori comparte, ed armossi d'
un nuovo coraggio per combattere contro l'infernal dragone,
e per pubblicare la gloria della Croce del Salvatore. Silvestro
però approfittando della grazia annessa alla visione, non si
contentò di restituire ciò, che si era fatto pagare ingiusta
mente; ma risolvè ancora di lasciar quanto possedeva per far
si povero sotto la direzion di Francesco: ciò che i suoi affa
ri non gli permisero d'eseguire, se non al fine dell'anno 12os.
Dice San Bonaventura, che una prova autentica della verità
di questa visione fu la santità della vita, ch'egli menò nell'
Ordine de' Frati Minori. Di fatti talmente s'appigliò a seguir
le pedate di Gesù Cristo, e fece sì gran progressi nell'ora
zione, che a detto dell'istesso Serafico suo Padre, sovente si
tratteneva con Dio d'una maniera simile a quella praticata
Exo di 33 da Mosè, di cui è scritto: Che il Signore gli parlava, come
II. suole un uomo parlare a un suo amico.
Raduna Francesco tutto tenerezza verso i suoi Figli, desiderando
tutti i suoidi vederli tutti adunati, pregò il Signore, il quale altre vol
Discepoli. te adunava il Popolo d'Israello, fra le nazioni disperso, di
Psal. I 46.
2, fargli la medesima grazia per la sua picciola famiglia, e ne fu
esaudito. Imperocchè i sei Discepoli ch'erano ancora in Mis
sione, ritornarono subito ad Assisi da varie parti , come se
tutti fossero stati di concerto, senza essere avvisati. L'allegrez
za, ch'egli ebbe al lor ritorno, se gli aumentò per la sincera
ed umiie narrativa, che gli fecero di quanto era accaduto nel
loro viaggio per la gloria di Dio, e pel bene del prossimo.
Raccontarono principalmente con loro piacere gli oltraggi e le
percosse, che avevano ricevute, dando a divedere un sommo
iubilo per essere stati fatti degni di sofferirli per amore di
Gesù Cristo. Gli ultimi Discepoli nuovamente accettati invi
diavano santamente la sorte de primi: solo si consolavano con
la speranza, che venuto sarebbe un tempo, in cui anch'egli
no sarebbero andati a similmente combattere, e mostrato avreb
bero il medesimo coraggio. I primi abbracciavano gli ultimi,
e li dichiaravano felici per avere scelto uno stato sì santo: e
tutti vicendevolmente si esortavano a perseverare in esso.
Il loro comune Padre gli allevava nell'esercizio d'una ri
gorosa penitenza, ma il faceva con grande bontà e piacevo
L I B R o P R 1 M o, 39
lezza. Non gli obbligò a gran numero d'orazioni, perchè fis Anno
sar non voleva la divozione loro, ma desiderava, che ciascu i 2o9.
no da se stesso s'avanzasse negli esercizi più santi della pietà
cristiana. Loro prescrisse soltanto allora di dire ogni giorno,
per ciascuna parte dell'Officio divino tre volte l'Orazione Do-,
menicale, e d'ascoltare la santa Messa, nella quale voleva, che
s'applicassero a meditarne il Misterio. Di fatto questa è la mi
glior maniera d'assistervi : questa è quella, che deesi insinuar
a Fedeli. Non sono però da biasimarsi coloro, che nel tem
po della Messa fanno orazioni vocali, purchè le facciano con
attenzione e pietà verso il " Mistero; poichè tutto è
buono, d'altronde non tutti sono capaci di meditare.
Il Servo di Dio considerando, che s'aumentava il nume Anno
ro de' suoi Frati, pensò seriamente a prescrivere loro una Re I 2 I O.
gola, ed avendoli adunati tutti, undici di numero, disse lo Compone
ro. Giacchè veggo, Fratelli miei cari, che il Signore per sua una Rego
gola, e va
bontà vuol dilatare la nostra Compagnia; conviene che noi a chieder
ci prescriviamo una forma di vivere , ed andiamo a darne ne l'appro
contezza al Sommo Pontefice Romano: perocchè son persua Va Z1One

so, che in materia di Fede, e di Ordine Religioso non si dal Papa.


può far cosa, che sia pura e stabile senza l'approvazione
di Lui (r). Andiamo dunqne alla Santa Romana Chiesa no
stra Madre: e facciamo sapere al nostro Santissimo Padre,
ciò, che Dio per mezzo di noi si è degnato di cominciare ,
affinchè proseguir possiamo l'impresa secondo la sua volon
tà, e giusta i suoi ordini.
Un insigne Vescovo (2) di Francia diceva ad un'Assem
blea del Clero: Paolo rivenuto che fu dal terzo Cielo, andò
a visitar Pietro, per intendere da Lui la forma di vivere,
che si doveva prescrivere a Fedeli nei secoli avvenire; af
finchè restasse stabilito per sempre, che chiunque , sia pur
quanto si voglia dotto, e santo, quand'anche fosse un altro
San Paolo, dee dipendere da Pietro. Queste parole s'accor
dano molto bene col pensiere dal P. S. Francesco, e rinchiu
dono un gran principio, da cui è facile dedurre le conseguenze,
(1) Così parlava nel 121o allorchè non v'era alcuna Legge Ecclesia
stica, che l'obbigasse a chiedere una tale approvazione. Questa Legge
concernente a tutte le Regole degli Ordini Religiosi fu stabilita soltan
to nel quarto Concilio Lateranese l'anno 1215 e rinnovata nel secondo
Concilio Generale di Lione l'anno 12:4. Onde l'unico motivo, che in
questa occasione indusse Francesco ad operar in tal guisa, fu la purità
dellà sua fede, e il suo inviolabile ossequio alla Samra Sede.
(2) Monsignor Bossuet Vescovo di Meaux l'anno 1682, in un discor
so, che fece nell'apertura dell'Assemblea del Clero.
- - - a - - s
4O V IT A DI S. FR A N CE 5 co.
Anno Tutti i Discepoli applaudirono al progetto del loro Mae
A 2 I C. stro, e l'assicurarono, ch'erano pronti ad accettar quella Re
ola, che loro avrebbe data, e a trasferirsi a Roma per chie
i" la conferma. Francesco allora si mise in orazione, e
scrisse (1) con semplicità di stile una Regola divisa in ventitre
capitoli, il cui sodo e stabile fondamento era l'osservanza dell'
Evangelio, alla quale aggiunse alcune cose, ch Egli giudicò
necessarie per l'uniformità. Oltre i tre voti d'ubbidienza, di
povertà, e di castità, si rinunziava ogni possesso, e facevasi
professione di vivere di pure limosine, senza giammai riceve
re denari. I Chierici e i Laici erano egualmente ammessi ad
abbracciare questo Instituto sotto il nome di Frati Minori . Vi
si trovavano delle prescrizioni circa l'Officio divino, l'orazio
ne, la pratica delle virtù, i digiuni, la nudità de piedi, la
predicazione, le missioni, delle quali cose si farà menzione al
lora quando si parlerà della seconda Regola, che diede il San
to Patriarca a suoi Religiosi l'anno 1223., che osservasi pre
sentemente nell'Ordine, e che non è altro, se non un compen
dio della prima. Dappoichè questa fu letta ed accettata, Fran
cesco s'incamminò verso Roma co suoi Frati, e volle per uomil
tà, che in quel viaggio Bernardo Quintavalle fosse il lor con
duttiere. -

Fa una Camminavano con gran modestia, ragionando solo di Dio


Conversio e di cose esemplari. Sovente si ritiravano in disparte a far ora
Ile mara zione senza pensare all'alloggio della notte, ma Iddio susci
vigliosa. tava delle persone, le quali facevano loro un buon accoglimen
to. Per un effetto di sua providenza eglino traviarono alquan
to dal cammino, e se n'andarono a Rieti , ove si fermarono
due giorni. Francesco in passando per una contrada trovò un
Officiale da guerra, il quale chiamavasi Angelo Tancredi (2):
Benchè non ne avesse di lui cognizione, ciò non ostante se gli
avvicinò e gli disse: Angelo, egli è già lungo tempo, che por
tate il pendaglio, la spada, e gli sproni . Orsù al presente
il vostro pendaglio sarà un cordone , la vostra spada sarà
la Croce di Gesù Cristo, i vostri sproni saranno polvere e
fango. Seguitemi dunque, e vi farò Soldato di Gesù Cristo.

(1) In una Cronica di Fiandra si legge, che alcnni suoi Discepoli de'
ti intelligenti l'ajutarono a comporla. Ma gli Scrittori più antichi della
ita di Lui ci assicurano, che illuminato dallo Spirito Santo Ei solo fu
quello, che la compose. Una prova decisiva di questo è la sua seconda
Regola, come anche la testimonianza, che ne fa Egli stesso nel suo proprio
Testamento.
(2) Egli stesso narra le circostanze della sua conversione in un Opera,
che da lui fu composta, delle azioni del P. S. Francesco nella Valle di Rieti.
L 1 B B o P R 1 M o. lº I
Nel medesimo istante l'Officiale lascia ogni cosa, sicgue Fran- Arro
cesco, si veste del povero di Lui abito, e diviene il duode- 12 i c.
cimo tra i Discepoli, i quali col loro numero rappresentava
no quello degli Appostoli, rinnovando altresì l'evangelica lo
ro vita. Da questa conversione miracolosa egli è chiaro, che
Dio muove talvolta i peccatori con una grazia ben forte ed
efficace, siccome avvenne allorchè disse il Salvatore a Matteo.
Sieguimi; e Matteo subito lo seguì. Ma dobbiamo quindi ri- Mat. 9. 9
flettere, che giusta il corso ordinario invita a penitenza per
via di grazie, le quali non fanno impressioni sì vive, ma van
no crescendo di grado in grado ; laonde a ciascuna di esse
bisogna corrispondere con fedeltà.
Il santo Institutore continuò il suo viaggio riponendo in Concsce
Dio tutta la sua fiducia; ma gli altri si perdettero d'animo "º-
a motivo della loro propria semplicità. Temevano, che que- "in
sta non fosse per esser un ostacolo al lor disegno: ma il Si- Roma gli
gnore li consolò per mezzo d'una visione, ch'ebbe Francesco. dee succe
Gli pareva di camminare per una strada, ov'era un albero di ºrº
prodigiosa grandezza. Essendosegli avvicinato, vi si mise sot
to, e l'ammirava; quand'ecco in un tratto si sentì per Divi
na virtù elevato in aria, di modo che trovossi alla cima dell'
albero, e ne faceva agevolmente piegar sino a terra i rami più
eminenti. Lo Spirito del Signore gli dichiarò, che questa vi
sione era un presagio dell'accesso favorevole, che avrebbe
avuto alla suprema " dell'Appostolico Trono : perciò ne
concepì un gran giubilo, e col racconto, che a suoi Frati ne
fece, li riempì di coraggio.
Giunti a Roma vi trovarono il Vescovo d'Assisi, che
gli accolse con singolar dimostrazione di affetto. La lor pre
senza alla bella prima gli cagionò dell'inquietudine pel timore
che aveva, ch'eglino non volessero abbandonare la Città d'As
sisi, e che il suo popolo non restasse privo degli esempi di
questi santi uomini. Ma avendo inteso il motivo del lor vi
aggio, promise loro d'impegnarsi ben volentieri per essi, e
diede loro speranza di riuscirne per mezzo del Cardinal Gio
vanni di San Paolo, Vescovo di Sabina suo intimo amico.
Questo Prelato era di Casa Colonna, amico de poveri e
di tutte le persone dabbene, riguardevole per le molte subli
mi qualità, onde era fregiato, e di grande autorità nella Cor
te Romana. Dal ragguaglio, che il Vescovo d'Assisi gli ave
va già dato di Francesco e de' suoi Compagni, della lor san
tità, e della singolarità del loro Instituto, se gli era acceso
Tom. I. 5
tº2 V IT A DI S. FR A N CE sc o.
Anno nel cuore un gran desiderio di vederli. Subito ch'ebbe inte
I 2 l o. SO il loro arrivo, li fece venire al suo palazzo, li ricevette
con molto onore, e restò sì rapito dal lor discorso, che do
po d'averli assicurati di sua perfetta benevolenza, pregolli di
considerarlo d'allora in poi come uno di essi. Si dichiarò
eziandio lor Protettore, e co' suoi buoni offici in poco tempo
loro conciliò l'amicizia dei principali del Sacro Collegio, par
ticolarmente del Cardinale Ugolino, nipote del Papa, il qua
le dappoi similmente fu Papa col nome di Gregorio IX.
Alla pri- Francesco, che desiderava d'essere prestamente sbrigato
ma è ri- dal suo negozio, andò al Palazzo del Laterano, e fecesi pre
mandatº sentare dinanzi al Papa da un Officiale suo conoscente. Il Pa
". pa (1), che allora passeggiava in un sito, chiamato Lo Spec
ricevuto chio (2), avendo la mente molto occupata negli affari della
favorevol- Chiesa, che in quel tempo erano scabrosi, non solamente non
ºnº l'ascoltò, ma ancora lo rimandò con modo austero, come se
fosse stato una persona straniera di niuna figura. Il Servo di
Dio umilmente si ritirò , e narrasi, che allora rendè la vista
a un cieco, cui erano stati cavati gli occhi. Il Santo Padre (3)
vide mentre dormiva, crescere a suoi piedi a poco a poco una
palma, che poi divenne una bellissima pianta. Maraviglian
dosi di ciò che vedeva, e non comprendendone il significato,
intese per via d' un celeste Divino lume, che la palma rap
presentava quel povero, che rimandato aveva il giorno innan
zi. Alla mattina subito diede ordine di ricercar quel povero,
che ritrovato nell'Ospedale di Sant'Antonio, venne a piedi del
Papa ad esporre con umilissime, ed efficacissime instanze la
forma della vita, che Egli teneva, per conseguirne da lui l'
Difficoltà approvazione.
insorte cir- Innocenzo III. Sommo Pontefice, uomo di singolare pru
ca l'appro-denza, conobbe il candore, il coraggio, e lo zelo ammirabi
vazione le del Servo di Dio; per lo che se gli affezionò, come a un
i" º petizione.
ftegola.
vero poveroDifferì
di Gesù Cristo, perchè
nondimeno, inclinando
una atalfavorirlo
forma disecondo la
vita par
ve ad alcuni Cardinali nuovissima, e superiore alle forze uma
ne . L'infelicità de tempi e il raffredamento della carità face
vano loro credere, che fosse difficilissimo, e quasi impossibi
le, che un Ordine sussistesse senza possedere veruna sorta di beni.
-

(1) Innocenzo III. - -

(2) Così Chiamavasi, perch'era un luogo eminente ben esposto al So


le con una bella veduta .
(3) Egli stesso raccontò questa visione al Cardinal Ugolino suo Nipo
te, il quale la divulgò; e S. Bonaventura la riferisce. Va d. ad an. 121o n. 8.
L 1 E R o P R 1 M o. A3
Il Cardinal di San Paolo sdegnatosi per questi ostacoli Anno
disse alla presenza del Papa agli altri Cardinali con gran fer I 2 l O,
vore di spirito: Se noi rigettiamo la petizione di questo po
vero, sotto pretesto, che la sua Regola è nuova è troppo dif
ficile da osservarsi; guardiamoci bene a non rigettare l'istes
so Vangelo: poichè la Regola, di cui Egli desidera l'appro
vazione, è conforme alla dottrina evangelica. Imperocchè il
dire, che l'evangelica perfezione, o il voto di praticarla ha
dell'irragionevole e dell'impossibile, egli è un bestemmiare
contra Gesù Cristo Autore del Vangelo. Persuaso il Papa di
questa ragione, disse a Francesco. Figliuol mio, pregate Ge
sù Cristo, che ci faccia conoscere la sua volontà , affinchè
Noi possiamo favorire le vostre brame . Il Servo di Dio se
ne andò a far orazione, di poi subito ritornò, e propose lo
re questa (1) parabola.
Santissimo Padre, v'era una bellissima figliuola, ma po Con ti a
vera, che dimorava in un deserto. Il Re del Paese in veg discorso
gendola, talmente se n'invaghì, che se la pigliò per Ispo fatto al
sa: stette alcuni anni con essolei, dalla quale ebbe figliuo Papa le
li, che aveano tutti i lineamenti del loro Padre, e nella bel scioglie -
tà non erano inferiori alla lor lIadre º di poi ritornò alla
Corte. La Madre allevati ch'ebbe con gran diligenza i suoi
figliuoli, così disse loro: Figliuoli miei, voi siete nati da un
gran Re; andate da Lui, ditegli chi siete, ed Egli vi da
rà quanto conviene alla vostra nascita . Io per me nè vo
glio, nè posso lasciar questo deserto. Andarono i figliuoli
alla Corte del Re loro Padre, il quale avendo in essi rico–
nosciuta tutta la sua somiglianza, non meno che la bellezza
della loro Madre, gli accolse con gran piacere, loro così di -
cendo. sì, voi siete miei veri figliuoli, e vi manterrò come
figliuoli di Re. Imperocchè se ho persone straniere al mio -

soldo, e se mantengo i miei Officiali con quello, che mi vien


portato in tavola, quanto maggior cura avrò io de'miei pro
pri figliuoli, che vengono da una sì bella Madre ? Poichè
amo in estremo la Madre, terrò alla mia Corte i figliuoli,
ch'Ella ebbe da me, e voglio, che mangino alla mia mensa.
Questo Re, Beatissimo Padre, ( continuò Francesco ) è
Gesù Cristo Signor Nostro. Questa figliuola sì bella è la po
vertà, la quale essendo da per tutto spregiata e rigettata,
trovavasi in questo mondo come in un deserto. Ora, il Re
(1) Tre suoi Compagni riferiscono la parabola intieramente. S. Bona
ventura ne da solamente un ristretto, ma che tutta la sostanza rinchiude.
44 V1TA D 1 S. Fr. A N c E s c o,
Anno de Re scendendo dal Cielo e venendo quaggiù in terra tan
I 2 IQ to se ne invaghì, che la sposò nel presepio. Molti figliuoli
ebbe da lei nel deserto di questo mondo; cioè gli Appostoli,
gli Anacoreti, i Monaci, e tanti altri, che hanno abbrac
ciata volontariamente la povertà. Questa buona Madre gli
ha mandati al Re del Cielo lor Padre con le insegne della
Reale di Lui povertà, come anche dell'umiltà , e dell' ubbi
dienza da Lui praticate. Questo gran Re gli ha ricevuti
benignamente, promettendo di mantenerli, e loro così dicen
do: Io che fo nascere il Sole sopra i giusti, e sopra i pec
catori, io che fo parte della mia mensa e de' miei tesori ai
Pagani ed agli Eretici col dar loro il vitto, il vestito, e
tante altre cose, quanto più volentieri darò ciò, ch'è neces
sario e a voi, e a tutti quelli, che sono nati dalla pover
tà mia dilettissima Sposa?
Al Re de'Cieli, Beatissimo Padre, questa Signora sua
Sposa manda i suoi figliuoli , che Voi vedete, i quali non
sono di condizione inferiori agli altri, che son venuti mol
to prima di essi. Non degenerano, ma rassomigliano in bel
lezza al loro Padre ed alla lor Madre, perocchè fanno pro
fessione della povertà più perfetta. Non v'è dunque da te
mere, che muoiano di fame, essendo figli ed eredi d'un Re
immortale, nati da una Madre povera ad immagine di Ge
sù Cristo, per virtù dello Spirito Santo ; e dovendo essere
allevati dallo spirito di povertà in un Ordine poverissimo.
Se il Re del Cielo a suoi imitatori promette di farli eterna
mente regnare, con quanta maggior sicurezza dee credersi,
che sia per dar loro ciò , che d'ordinario e con tanta libe
ralità comparte ai buoni ed ai cattivi.
Il Papa ascoltò molto attentamente la parabola con l'ap
plicazione, e ne restò sì convinto, che non dubitò aver Ge
sù Cristo parlato per bocca di Francesco. Assicurossi ancora
per via d'un lume infusogli dallo Spirito Santo, che nella
persona di Lui adempiuta sarebbesi una visione celeste, che
avea avuta alcuni giorni prima, come raccontò egli stesso giu
sta l'attestazione di San Bonaventura. Vide, mentre dormiva,
che la Chiesa del Laterano era per cadere, e che un uomo
povero e di vile apparenza con le sue spalle la sosteneva. Ad
una tal vista così sclamò: Ah ! questo è veramente quell'uo
mo, che sosterrà la Chiesa di Cristo con le sue opere e con
la sua dottrina. Esprimeva in tal guisa i gran benefizi, che
Francesco e i suoi figli avrebbero fatti alla Chiesa universale:
benefizi, che in realtà hanno fatti, e che da più di cinque
L I 5 R o P R 1 M o. 45
secoli in qua non cessano di farle, come la visione stessa me Anno
disegnava: benchè siasi osservato ancora come cosa singolare, I 2 I O,
che la Chiesa del Laterano è stata rifatta, perfezionata, ed
ornata da tre Pontefici, figliuoli del Santo Patriarca, Nicco
lò IV., Sisto IV., e Sisto V.
Innocenzo III. mosso intimamente dagli oracoli del Cie Il Papa
lo, concepì verso Francesco un tenero affetto, che di poi nel gli appro
va la Re
suo cuore sempre si conservò. Approvogli la Regola a viva gola, e lo
voce, e fecegli altre grazie, promettendo di fargliene dap ricolma di
poi di bel nuovo. Ricevuta tra le sue mani la professione dell' grazie.
Institutore, e di quegli ancora, che gli erano in compagnia, or -
dinò loro, che da per tutto predicassero la penitenza, e prec
curassero colle loro fatiche di dilatare la Fede Cattolica per
ogni parte del mondo. Ed acciocchè fossero in istato di atten
dere più liberamente alla predicazione, e di servire i Sacer
doti nell'esercizio del Sacri Ministeri con maggior dignità ,
volle, che i Fratelli Laici, i quali allora tra essi (1) si ritro
vavano, fossero tonsurati e portassero picciole chieriche: die
de loro eziandio gli Ordini Minori; e il Diaconato (2) a Fran
cesco, il quale fu da Lui costituito Superior Generale di tut
ti i Religiosi dell'Ordine de' Frati Minori presenti e futuri.
Quelli, ch'erano presenti, promisero d'ubbidire a Francesco,
e Francesco promise d'ubbidire al Papa. Il divoto Pontefice
con una bontà veramente di Padre isiruì questo Patriarca no
vello di molte cose, che apparteneva alle saggie disposizioni
ed allo stabilimento dell'Instituto: assicurollo d' una benevo
lenza particolare; e in fine dopo d'averli tutti abbracciati,
diede loro la sua benedizione, e licenziolli d'allegrezza ri
p1eni . v

Una tale benevolenza videsi rinnovata l'anno 1725. da


Innocenzo XIII. di felice memoria, che fu il quinto Papa dell'

(1) Questa era una grazia singolare e personale, che nè da Innocen


zo III. nè da' suoi Successori fu stesa agli altri Laici, non essendovi tale
necessità: perchè in breve trovossi nell'Ordine una gran quantità di Chie
rici. Oltrechè era d'uopo mantenere la differenza stabilita dalla Legge
generale della Chiesa, e dalla disposizione speciale della Regola tra i due
stati di Chierici e di Laici, i quali compongono l' Oslipe de Frati Mino
ri; benchè tutti egualmente Religiosi, e membri del medesimo Corpo.
(2) Non può dubitarsi, che il P. S. Francesco non sia stato Dacono.
O'trechè i tre Compagni Autori della Vita di Lui, narrano, che Innocen
zo III ordinolo Diacono; S. Bonaventura dice espressa mente, che Fran
cesco Levita di Gesù Cristo cantò il Vangelo in una M ssa solenne: Ce
lebrantur Missarum Solemnia, Levit a Christi Francisco Smera a Evange
diun decantante. D. Bonav. Legend. S. Franc. cap. 1 o. -
46 V IT A DI S. FRA N e E s c o -
Anno antica Illustre Casa Conti di Segni, donde veniva Innocenzo
12 I C. III. Il Santo Padre accompagnato da quattro Cardinali degnos
si di presedere al Capitolo Generale dell'Ordine di S. Fran
cesco, celebrato in Roma nel Convento d'Araceli : dando a
divedere in questa occasione memorabile a tutta la Cristiani
tà, ch'Ei riguardava i Frati Minori come suoi figli e con un
FIise des affetto di Padre, e con la dignità di Sommo Pontefice.
Variat, L'Illustre Autore della Storia delle Variazioni, il quale
tom. 2 lib,
I 1. n. 83. cita l'Abate d'Ursperg, dice, che Innocenzo III per dare
et 84. alla Chiesa veri poveri più spogliati e più umili dei falsi
poveri di Lione, approvò l' Instituto de' Frati Minori adu
nati sotto la direzione di S. Francesco, modello di umiltà,
e maraviglia di quel secolo. Questi falsi poveri, chiamati an
cora col nome di Valdesi (1), ed annoverati da Lucio III. tra
gli Eretici, affettavano un esteriore povero ed umile, benchè
lo spirito di povertà e d'umiltà fosse da loro molto lontano.
Erano pieni d'odio contra la Chiesa e i Ministri di essa, per
ciò da loro vilipesi e disprezzati nelle segrete loro Assemblee.
L'anno 12 12. finsero d'essersi sommessi alla Chiesa, e ardi
rono di andarsene a Roma per ottenere dalla Santa Sede l'
approvazione della lor Setta: ma furono ripudiati dal Papa,
e trattati poscia da eretici ostinati e incorreggibili.
Chronic. Conrado Abate d'Ursperg, il quale trovavasi in Roma,
Ursperg. allorchè v'andarono costoro nel 1212. con Bernardo loro Mae
ad anni.
12 I 2.
stro, osserva che i (1) Frati Minori molto diversi da que fal
si poveri, praticavano sinceramente la povertà senza mesco
larvi alcuna sorta d'errori: che sì d'inverno, come d' esta
te camminavano a piedi nudi; non ricevevano denari, vivea
no di pure limosine, ed ubbidivano alla Santa Sede Apposto
lica in ogni cosa: ubbidienza, che sempre sarà un indizio si
curo per discernere le vere virtù dalle false . Del rimanente,
l'Ordine dei Frati Minori dee sempre mai conservarsi con no
di fortissimi inviolabilmente unito alla Santa Sede, qual cen

(1) Così chiamati dal nome di Pietro Valdo, Mercante di Lione, nativo
del Villaggio di Vaud nel Delfinato sul Rodano Capo della lor Setta.
(2) L'Abate d'Usperg dice nel medesimo luogo, che i Frati Mino
ri alla prima pigliarono il nome di Poveri Minori, e che di poi lo lascia
rono per timore, che il titolo della povertà da lor praticata non sembra si
se fastoso, e non desse loro occasione di vanagloria. Ma niun Autore dell'
Ordine ha parlato di tal nome: e nel sesto Capitolo della Regola appro
vata da Innocenzo III. veniva ordinato, che quelli, i quali ne avrebbero
fatta la professione, si sarebbero chiamati Frati Minori. L' altro nome
sarà stato forse loro imposto da alcune persone private; e quindi è, che
º Abate potè darsi a credere, ch'eglino avessero preso tal nome.
L I B R o P R 1 M o 47
tro di tutti i Fedeli. Imperocchè da essa ebbe la sua origine, Anno
da essa immediatamente dipende, e mille benefizi ha rieevuti 121o.
da essa; e il suo Santo Patriarca ha promesso solennemente
di ubbidire al Papa Innocenzo III. ed a successori di Lui.
Francesco vedendosi protetto da Dio, e favorito dall'au- si parte
torità Pontificia, ne concepì una fiducia ben grande Visitò il coi suoi
Sepolcro de Santi Appostoli, sotto la protezione de quali mi- " dalla
se il suo ordine tutto appostolico. Prese congedo dal Cardi- " "
nal Giovanni di San Paolo, e dal Cardinal Ugolino, ch'egli andar ".
rendè consapevoli de' suoi progetti, dimostrando loro la sua la Valle
ben giusta riconoscenza: di poi se ne partì dalla Città di Ro- º Spºleto,
ma co' suoi dodici Compagni per andar verso la Valle di Spo
leto a praticare, e a predicar l'Evangelio. E'
Nel viaggio trattava con essoloro de'mezzi opportuni per i "
osservare fedelmente la Regola, e del modo che tener doveva- racolosa.
no per avanzarsi nella perfezione, di maniera che servissero mente da
d'esempio agli altri.
che passò l'ora Un giorno
di mangiare, la conferenza
senza fu così Senten-
che si fermassero. lunga, º º
i" biso
dosi affaticati si misero in disparte per riposare alquanto: ma º ”
la fame gli stimolava, e non avevano alcun mezzo per refi -
ziarsi. Allora comparve un uomo con un pane in mano, lo
diede loro, e subito disparve, senza potersi osservare nè don
de egli fosse venuto ; nè per qual parte fosse tornato. Così,
dice San Bonaventura, la divina Provvidenza assistette a po
veri di Gesù Cristo, allorchè mancava loro ogni umano soc.
corso. Ben conobbero, che la compagnia del sant' Uomo at
traeva loro dal Cielo questo favore: e il cibo miracoloso, on
de furono ristorati, non minore forza somministrò alle loro
anime, che ai loro corpi : per la qual cosa fecero una ferma
risoluzione di non abbandonare giammai la povertà, che pro
messo avevano di osservare, per qualunque necessità o disgra
zia potesse loro accadere.
Continuando il lor viaggio dalla parte d'Orte trovarono Si ferma
nellaaver
po pianura
fatto vicinº allaconvennero
orazione Città una diChiesa derelitta,
fermarsi, finchèovepotes-
do- i.
" "
e

sero conoscere in qual parte "e ch'eglino fissasse


ro la loro dimora. Andavano ogni giorºſo in Città a predica
re in mezzo alle pubbliche piazze la penitenza con profitto
spirituale delle Anime. Gli abitanti s'affezionarono loro di tal
maniera, che veggendoli rifiutare nella mendicazione ciò, che
non era lor necessario, portavano loro alla Chiesa, ove si ri
tiravano, non poche limosine; e ciascuno si riputava felice po
tendo far loro qualche servigio. Accorreva in folla il popolo
48 V 1 T A D i S. FRA N C E sco
Anno a vedere sentir questi novelli Predicatori, i quali dalle azio
I 2 I O. ni loro e dai loro discorsi parevano come scesi dal Cielo.
Ma Francesco essendosi avveduto , che una tal'affluenza
di popolo disturbava gli spirituali loro esercizi, risolvè d'ab
bandonare quel luogo. La vaghezza stessa del luogo il mos
se a far questa risoluzione. Perocchè egli era un soggiorno as
sai delizioso: da una parte vedeva si una prateria smaltata di
fiori, dall'altra una folta boscaglia, ove sentivansi cantare gli
ucelli: presso la Chiesa v' erano una fontana ed un ruscel
lo, le cui acque scorrevano con un soave e dilettevole mor
morio: godevasi finalmente la vista di tutta la pianura con la
Città in prospettiva, situata nell'alto. Ora temendo il sant'Uo
mo, che un soggiorno così amabile non ammorbidisse il cuo
re de' suoi Discepoli ; che il vigore dell'Anima sì necessario
alla penitenza non venisse in essoloro a rilassarsi per via di
oggetti, che lusingano i sensi; e che l'allegrezza cagionata da
quelle esteriori delizie non facesse lor perdere la serietà dell'
Orazione, e per conseguenza non li privasse delle spirituali
dolcezze, che in essa si provano: perciò come esperto e pru
dente Generale, che guidava i soldati di Gesù Cristo, e non
seguiva che i voleri di lui, fece levar il campo alla sua pic
ciola truppa in capo a quindici giorni, e ripigliò il cammi
no verso la Valle di Spoleto.
Consulta
Iddio cir
Mentr'erano in viaggio, cominciarono a consultare fra lo
ca la sual ro, se dovessero praticare col mondo, ovvero ritirarsi in luo
Missione, ghi solitari. Francesco non volendo appigliarsi nè al proprio
e ritorna
alla Ca
parere, nè a quello de suoi compagni, si mise in orazione con
panna di essi per sapere qual fosse su questo punto la volontà del Si
Rivo-torto. gnore : ed ebbe rivelazione, dice San Bonaventura, che Dio
l'aveva mandato a bella posta per guadagnare le anime, che
il Demonio sforzavasi di rubare a Gesù Cristo. Determinò Egli
dunque di consacrarsi a questo santo ministero, e di menare
una vita utile non solo a se stesso, ma eziandio al prossimo;
essendo animato a ciò fare dall' esempio ºi quello, del quale
2. Cor. 5. diceva San Paolo. Un solo è morto per tutti. Con questa idea
I 4.
proseguì il " la Valle di Spoleto, e condusse i
suoi Frati alla Capanna di Rivo-torto vicino ad Assisi, ove
af era stato di prima. a -

Egli è cosa in vero degna d'ammirazione, che il P. San


Francesco con tutte le prove, che aveva della sua vocazione,
abbia potuto dubitar anche un sol momento, s'Ei fosse stato
mandato da Dio per benefizio spirituale del prossimo. Ma que
sto suo dubbio nasceva dal grand'amore, che aveva alla con
. L 1 B B o P R 1 M o. 49
templazione: quindi per la delicatezza della sua coscienza te Anno
meva di non far resistenza a questa sua buona , e particolar I 2 i Q,
inclinazione, se negli esercizi della vita attiva impiegato si
fosse: oltrechè per mezzo della contemplazione rendevasi me
glio disposto all'appostolico Ministero. Perocchè secondo la dot
trina de'Santi Padri, e in particolare di San Bernardo , non D. Bern .
v'è Ministero dell'Evangelio più degno di quelli, i quali si in Cant.
sentono da loro stessi portati a conversare con Dio nella soli eiSerm.
64.
41,
tudine, e di questa non escono per annunziare le verità con
cernenti alla salute, se non quando hanno giusto motivo di
eredere, che l'istesso Signore ve li chiami. Così avendo il Si
gnore permesso per un tratto della sua Sapienza, che il suo
Servo fedele stesse sull'incertezza, gli rivelò chiaramente, ch'
Egli era destinato a travagliare per la salute delle Anime: e
si vedrà nel progresso, che ne lo assicurò di bel nuovo con
altre rivelazioni ,
La Capanna, in cui abitavano i poveri Evangelici, era sì
piccola e sì angusta, che ben lungi dal potervi stendere le lo Gli stetri,
che quivi
ro membra, appena trovavano luogo da sedersi; a segno ta soffre.
le, che il buon Padre videsi obbligato di marcare a ciascuno
il suo sito, scrivendo i loro nomi sopra i travicelli, acciocchè
potessero far orazione, e pigliar riposo senza incomodarsi.
Dimorarono qualche tempo in questa Capanna, che ben pote
va considerarsi come un sepolcro di uomini viventi, o per
meglio dire, d'uomini veramente morti al mondo; ma con un
tal' amor verso Dio, con una tal'unione, ed allegrezza tale,
che non può esprimersi. La vita, che quivi menarono, fu co
sì stentata e così povera, che spesse volte non avend'altro che
un tozzo di pane, erano costretti dalla necessità a ricercare per
la campagna erbe e radici, delle quali cibavansi con piacere,
godendo più di nodrirsi di lagrime, che d'ogni altra vivanda.
L'orazione era il loro esercizio più frequente, ma più la Istruzio
mentale, che la vocale; perchè non avevano ancor libri per ani,suoicheDi
da
dir l'Officio Divino. Serviva loro di libro una Croce di gran scepoli.
dezza mediocre, eretta da Francesco in mezzo alla Capanna,
all'intorno della qual Croce facevano orazione. Meditavano di
continuo ciò, che in essa leggevano cogli occhi della fede: istrui
ti bastevolmente dall'esempio e dai discorsi del sant'Uomo,
quale ragionava loro sovente della Croce di Cristo,
Nulla dimeno desiderarono d'intendere da lui, quali fos
sero le orazioni vocali, che dovevano fare; ond' Egli disse lo
ro, come Nostro Signore a suoi Appostoli: Ecco l'orazione, , af. 6, 0,
Tom. I. 7
5o V IT A DI S. FRAN C E s c o
Anno che voi farete: Padre nostro, che siete ne' cieli, sia santif
I 2 IO. cato il vostro nome, ec. V'aggiunse poi l'atto di adorazio
ne, che loro avea già insegnato: V adoriamo Signor Gesù Cri
sto, in tutte le vostre Chiese, che sono nell'Universo, e vi
benediciamo, perchè colla vostra santa Croce avete redento
il mondo. Insegnò loro ancora a lodar Dio in tutte le cose,
a servirsi di tutte le creature per sollevarsi a Lui, ad avere
un profondo rispetto ai Sacerdoti, a non allontararsi giammai
dalle verità della Fede, le quali insegna e crede la Santa Ro
mana Chiesa, ed a confessarle con semplicità di cuore. I suoi
fedeli Discepoli osservavano con esattezza quanto loro diceva,
ed a tutte le massime , che andava lor istillando , si con
formavano: il che fecero più perfettamente ancora dopo la
maraviglia, che ora si accenna.
Vien e
Essendo Francesino andato un Sabbato in Assisi, per ivi
rappresen predicare la Domenica mattina nella Cattedrale, come si co
tato da Dio
a suoi Fra stumava, ritirossi in un giardino de' Signori Canonici sotto un
ti Sotto piccol coperto, affine di passar quivi la notte in contemplazio
lº ſia mara -
ne giusta il suo solito . Verso la mezza notte entrò per la
vigliosa ſi. porta della Capanna , ov'erano i Frati, un carro di fuoco di
gli d .
maraviglioso splendore, sopra il quale vedevasi un globo ri
lucente come il Sole , che tramandava un chiarore come di
mezzogiorno, e vi fece tre giri. Alcuni di essi vegliavano ed
erano in orazione; gli altri, che pigliavano un poco di ripo
so, si svegliarono. Non si può ideare qual fosse allora l'am
mirazione di que Religiosi; principalmente quando si videro
illuminati tanto al di dentro, come al di fuori da una luce sì
penetrante, che loro manifestò vicendevolmente le proprie lo
TO COSC161126 -

A proposito di tal maraviglia San Bonaventura sulla fe


de di quelli, i quali n'erano stati gli spettatori, dice, ch'egli
no compresero, che sotto quella luminosa e ardente figura Id
dio rappresentava loro i vivissimi lumi e le sacre fiamme di
amor Divino, ond'era ripieno il loro Padre bensì assente col
corpo, ma presente con lo spirito; acciocchè quai veri Israe
liti, simili ad Eliseo, riguardassero con attenzione, ed immi
tassero fedelmente questo nuovo Elia, costituito da Lui qual
carro e condottiere di persone spirituali. Senza dubbio, così
prosiegue San Bonaventura, il Signore, il quale aprì gli oc
chi al Servo di Eliseo, per fargli veder all'intorno di questo
Profeta un monte pieno di cavalli e di carri infuocati, aprì
similmente all'orazione di Francesco gli occhi de' suoi Discepo
li, per dimostrar loro la maraviglia, che operavasi a lor favore.
L 1 B R o P R 1 M o - 51
Il Santo Patriarca ritornato d'Assisi, si trattenne in di- Anno
scorso co' suoi figli intorno al prodigio, che avevano veduto; I 2 I d.
quindi se ne servì per assodarli nella lor vocazione. Scoprì le
disposizioni segrete delle loro coscienze, fece loro molte pre
dizioni circa l'aumentazione dell'Ordine; loro finalmente sve
lò tante cose sì superiori all'umano intendimento, che conob
bero perfettamente, che lo Spirito del Signore riposava sopra
di Esso con una pienezza grande, e che la strada più sicura
per loro si era il conformarsi alla vita ed alla dottrina di Lui.
Tal'era l'efficacia delle sue virtù e de' suoi discorsi, che
se gli presentarono molti per entrare nell'Ordine : ma differì
d'accettarli, perchè la Capanna era già troppo piccola per li
dodici Discepoli, che aveva, e quindi pigliò occasione di di
re a questi così: Fratelli miei dilettissimi, Iddio per sua bon
tà si è degnato di farmi conoscere, che vuol aumentare la
nostra povera famiglia. Io non posso ammettere quelli, i
quali desiderano di entrarvi , se prima non ho un luogo ca
pace per tutti. Abbiamo bisogno d'un'abitazione più ampla, º
eome altresì d'una Chiesa per sentire la Messa, per recita
re l'Officio, per far riposare in pace quelli, che fra noi ver
ranno a morire. Andiamo dunque a visitar il nostro Mon
signor Vescovo, e i Signori Canonici, preghiamoli instanic
mente per amor di Dio, che vogliano concederci qualche Chie
sa intorno alla Città, e dar ricovero a quest'Ordine nascen
te in qualche luogo di loro giurisdizione . Se non potranno
eglino farci tal grazia, andremo a dimandarla ai Religiosi
del Monte Subasio. Gli vien
Il Vescovo d'Assisi e i Canonici non poterono soddisfarlo, donata la
perchè non avevano veruna Chiesa a loro disposizione. Ma Chiesa di
l'Abate del Monte Subasio col consentimento della sua Comu-
- . v - - - º - -: -
"egliMaria
An
nità gli cedette per Lui e pe' suoi Frati la Cappella di Santa ,
Maria degli Angeli, ovvero della Porziuncola, ch'Egli stesso º

aveva rifatta, e vi pose questa condizione, che se l'Istituto lo


ro dilatato si fosse, la detta Cappella dovesse mai sempre es
sere riguardata come origine, e capo dell'Ordine.
Francesco accettò il dono e la condizione con mille rin
graziamenti; e venne a ragguagliarne i suoi Frati, dando lo
ro a divedere il giubilo, che provava per aver avuta, come
prima Chiesa dell'Ordine suo, una Chiesa della Beata Vergi
ne, assai angusta e poverissima, ottenuta per via di mendi
cazione; dove avea presa la forma della vita appostolica.
Il medesimo giorno se n'andò a Santa Maria degli An
geli, ove dimorava un divoto Ecclesiastico d'Assisi, il quale
52 V 1 TA D r S FRA N c E sco
Anno chiamavasi Pietro Mazzancoli, a cui era stata commessa la
I 2 Io cura di quella Chiesa, allora quando fu riparata. L'informò
della concessione, che ne avevano fatta all'Ordine suo i Pa
dri Benedettini del Monte Subasio; e pregollo di contentarsi
che vi venisse a dimorare co' suoi Frati.
Ora poichè la vera pietà, che nella carità stessa consi
ste, non è gelosa, ma gode dei vantaggi del prossimo, quin
di è, che l'Ecclesiastico abbracciò Francesco, assicurandolo,
che uno de' suoi desideri più particolari era stato di vedere
onorata e lodata la Beatissima Vergine in quel Santo luogo
da Lei sì amato, ove udivansi angeliche melodie. In prova
di tal successo fece venire un Lavoratore del vicinato, il qua
le attestò, che molte volte di nottetempo sentito aveva canta
re in quella Chiesa cantici armoniosi e soavi; ed avea vedu
to uscire dalle finestre una grandissima luce.
La sperienza, che n'ebbe Francesco, fu una maggior pro
va del fatto. Essendo Egli la notte seguente in orazione per
raccomandare alla Beata Vergine la sua famiglia, vide sopra
l'Altare al chiaro d'un risplendente lume Nostro Signor Ge
sù Crirto, la Santissima di Lui Madre, ed una moltitudine d'
Angeli, che lo riguardarono con singolare piacevolezza. Al
lora fatta subitamente un'adorazione profonda, proruppe in
queste parole : Santissimo Signore, Re del Cielo, Redentor
del mondo, dolce amore; e Voi Regina degli Angeli, per
qual eccesso di bontà scendete dalla sublimità de'Cieli in que
sta Cappella sì povera e sì angusta ? E subito udì queste vo
ci: Io son venuto con mia Madre per istabilirti co' tuoi se
guaci in questo Luogo, che ci è molto caro. Tutto disparve,
e Francesco sclamò : Veramente questo è un luogo santo, che
dovrebbe esser abitato piuttosto da Angeli , che da uomini.
Finchè potrò, non sortirò mai di quì : per me e per li miei
figli sarà un perpetuo monumento della divina Bontà. Fu
altresì questa Chiesa per Lui e per li suoi Religiosi un ob
bietto di singolare pietà e venerazione; massimamente dap
poichè gli fu rivelato, che tra tutti i Templi dedicati alla
Beata Vergine quest'era uno di quelli, ch'Ella più amava..
Vi si sta- Sul far del giorno mandò il suo compagno a cercare gli
bilisce co altri Religiosi, con ordine di portare con essoloro quei pochi
suoi Frati, e poveri mobili, che avevano nella Capanna di Rivo-torto;
affine di abitar nella Casa vicina alla Chiesa di Santa Maria
degli Angeli, che il divoto Ecclesiastico loro similmente ceº
dette di buona voglia.
Francesco fece conoscere ai novelli ospiti la santità del
L 1 B R o P R r M o 3
luogo, ov'erano per dimorare, e raccomandò loro con tutto Anno
calore di vivervi santamente senza mai cessare di lodarvi il I 2 IO
signore: di poi disse loro: Voi dovete mostrarvi assai grati -

pel bene, che ne fanno i Padri Benedettini. Eglino han con


secrate tutte le abitazioni, che noi avremo in avvenire, con
questa Casa di Dio, la quale deve essere il modello della
povertà, che abbiamo ad osservare in tutte le Case del no
stro Ordine; e il prezioso germoglio della santità, che qui
dobbiam acquistarci .
Ma per dar a divedere, che quivi non abitava come in
sua propria Casa, e per dimostrar altresì gratitudine verso i
suoi Benefattori, ebbe cura, che ogni anno si portasse all'A-
bazia del Monte Subasio, a modo di debito, un cestello di
pesci, specie di triglie, che abbondano nel fiume d'Asi, o di
Chiascio presso Santa Maria degli Angeli. I Frati Minori han
no conservati verso l'Ordine di San Benedetto i sentimenti
del loro gran Patriarca, e pubblicheranno mai sempre con -

una sincera corrispondenza di gratitudine, che a questo grand'


Ordine sì antico e sì celebre nella Chiesa, sono debitori del
loro primo stabilimento, e di molti altri benefizi. -
34

S NXS
“S/ A.
D E IL P A IO R E

SAN FRANCESCO.
a -- S-ae a

L I B R O S E C O N D O
Anno
I 2 1 O. Eci è dunque certo, che nella Chiesiuola di Santa Maria
degli Angeli, o sia della (1) Porziuncola, Francesco gettò i fon
damenti dell'Ordine de' Frati Minori, il quale per tutto il mon
do si stese con una maravigliosa rapidità. Questo santo Luo
go fu come la culla dell'Instituto, e il Seminario del Conven
ti; la sorgente, che formò un gran fiume, diviso poscia in
molti canali; la Cittadella, " sono usciti valorosi guer
rieri per combattere contra i nemici della Chiesa Cattolica; la
scuola, che ha prodotto un grandissimo numero di Santi, ed
una moltitudine d'uomini letterati, non meno per la loro pie
º tà commendevoli, che per la loro dottrina.
mi" Per la nuova abitazione, la qual era meno angusta che
vizj. e- la Capanna di Rivo-torto, il Santo Patriarca si trovò in ista
to di accettare i supplicanti, che si erano presentati, tra i qua
li distinguonsi Leone, Rufino, Maseo da Marignano, e Giu
(1) Alcuni sono stati di parere, che il Santo le avesse dato il nome
di Porziuncola in riguardo a quella picciola porzione di luogo, che aveva
desiderata, ed ottenuta per istabilirvi il suo picciol gregge, come altresì
vien espresso nella prima lezione del secondo Notturno alla Festa della
Porziuncola. Nondimeno S. Bonaventura dice espressamente, che allora
quando il P. S. Francesco si mise a riparar questa Cappella, era chia
mata col nome di Porziuncola. E' vera l'una, e l'altra opinione. Aveva
tal nome a cagione di alcune porzioni di terra de' PP. Benedettini, come
si è di già osservato secondo l' antica Leggenda: e il P. San Francesco
gliel'appropriò nuovamente non solo in riguardo al picciol numero de'Fra
ti, allorch'Egli l'ottenne, ma ancora alla qualità di Minori, che loro
appropriava, acciocchè fossero sempre mai il picciolo ed umil gregge se
condo il Vangelo,
L I B R o S E C o N D o
nipero. Leone fu quegli, che Francesco si elesse per suo con Anno
fessore e Segretario, da Lui ordinariamente chiamato, Pero 12 Io,
rella di Dio, cagione della sua ammirabile sincerità . Raſſino
era quegli, di cui esso diceva: Ho inteso per rivelazione, ch'
egli è un'Anima delle più fedeli e delle più pure, che vi sia
no al mondo: io per me non avrei difficoltà di qualificarlo
per Santo in un corpo mortale, poich'egli è già canonizza
to nel Cielo. Maseo era da Lui mandato sovente a far discor
si spirituali alle persone pie in suo luogo, per non interrom
pere la sua contemplazione, perocchè questo Religioso sape
va unire alla sublimità delle sue virtù un garbo ed una pia
cevolezza particolare, ed era dotato d'un raro talento di par
lare delle divine cose. Giunipero da Lui era così stimato per
la sua evangelica semplicità, pel dispregio di se stesso, e per
un estremo desiderio, che aveva, di farsi disprezzare dal mon
do, che alludendo al nome di Giunipero, che in latino signi
fica Ginepro, graziosamente sclamava alla presenza degli al
tri : Piacesse a Dio, che noi avessimo una selva di tali Gi
nepri.
L'amoroso Padre portava nel cuore tutti i suoi Figliuo Gl'instru?.
li, allevandoli con una tenerezza di Madre . Egli era il pri sce, e gli
mo a chiedere la limosina di porta in porta, per sovvenirli alleva.
ne' loro bisogni; alle volte ancora v'andava solo, per rispar
miar loro il rossore della mendicazione, temendo, che non aves
sero ancora su questo punto qualche reliquia del sentimenti se
colareschi. Ma poichè la debolezza del suo corpo non gli per
metteva di provedere al tutto; d'altronde i suoi Religiosi non
potevano sussistere, se non per via di limosina, determinò d'
insegnar loro a chiederla per amer di Dio; onde fece loro que
sto discorso, che fu da essi raccolto.
Fratelli carissimi, e figliuoli miei dilettissimi, non abbiate
rossore a dimandar la limosina; poichè Nostro Signore si è
fatto povero in questo mondo per amor nostro, e noi a suo
esempio abbiamo scelto lo stato della povertà più perfetta. E
a dir il vero, se noi abbiam fatto questa elezione per amor
di Gesù Cristo, non dobbiam arrossire di mendicar come po
veri. Non conviene ad Eredi del Regno de'Cieli vergognar
si d'una cosa, che è il pegno della loro eredità. Sì, noi sia
mo gli Eredi del Ciclo; questo è un bene acquistatoci da no
stro Signoro, sopra cui Egli ha dato a noi il diritto, sic
cone a tutti coloro, i quali vogliono vivere nello stato del
la santissima povertà. In verità v'assicuro, ch entreranno
in quest'ordine moltissimi de' più nobili del secolo, i quali si
56 V 1 T A D I S. FRA N e E s c o :
Anno recheranno a grand'onore l'andar a chiedere la limosina, e
I 2 I C, stimeranno un tal impegno come una grazia particolare. Voi
dunque, che siete i primi di tutto l'Ordine, fatelo di buona
voglia; non vi rincresca praticare ciò, che a que santi Per
sonaggi dovete trasmettere. Andate dunque con la benedizio
ne di Dio a cercar la limosina, pieni di giubilo e di fidu
cia più di quello, il quale andasse ad offerire cento per uno.
Imperocchè voi in domandandola offerite all' amor di Dio,
mentre dite: fateci la limosina per amor di Dio, e in para
gone di questo amor di vino il Cielo e la terra sono un niente.
Per raddolcire la pena d'alcuni, propose loro questi altri
due motivi: Il pane, che la santa povertà fa raccogliere di
porta in porta , è il pane degli Angeli, perchè gli Angeli
buoni son quelli, i quali inspirano ai Fedeli di darlo per
Psal, 77. amor di Dio. In tal guisa s'adempie ne veri poveri quel det
2
to del Profeta. L'uomo ha magiato il pane (1) degli Angeli.
Iddio in questi ultimi tempi ha dato al mondo i Frati Mi
nori, affinchè gli Eletti potessero praticare quella virtù, per
la quale saranno dal Sovrano Giudice glorificati , allorchè
Matt, 25. dirà loro quelle sì soavi parole : Ciò che voi avete fatto a
40.
uno de' miei fratelli minori , l' avete fatto a me stesso. Egli
è cosa gradevole domandar la limosina soito questo titolo di
Frate Minore; poichè sembra , che il nostro Divino Maestro
il dinoti espressamente con questo termine: il minore (2) de'
miei fratelli.
I Discepoli efficacemente persuasi dal lor Maestro, se ne
andavano da se stessi a mendicare ne' luoghi circonvicini per
vincere la loro naturale ripugnanza : ritornati che erano , si
presentavano al Padre con volto così giolivo, che ne restava
stupito; e con una santa emulazione si facevano gloria delle
cose, che avevano trovate per amor di Dio. Ritornandosene
un giorno uno di essi così allegro, che pubblicava ad alta
voce le lodi del supremo Benefattor degli uomini, Francesco
igliò la bisaccia, ch'era piena di tozzi di pane, baciò le
spalle di quello, che l'avea portata, la mise sopra le sue, e
disse pubblicamente: Ecco in qual maniera voglio che i miei
Frati vadano e vengano dalla mendicazione, sempre giulivi e

(1) Questo deve intendersi letteralmente della Manna, ch'era prepa


rata dagli Angeli: e nel senso figurato s' intende della Santissima Eu
caristia, la quale chiamasi Pane degli Angeli. Il Santo ne fa l' applica
zione giusta il senso letterale. -

(2) Allude col nome di Frate Minore a quelle parole di Gesù Cristo:
Quandia non fecistis umi de minoribus his, nec vili fecistis. Math.25, 45.
L I B R o S E C o N D o. 5?
allegri, dando gloria a Dio per tutti i beni, che ci comparte. Anno
Il Santo Institutore applicavasi indefessamente giorno e I 2 I O.
notte ad insinuar loro l'amore e la pratica delle virtù più su
blimi: avvertiva ed esortava ciascuno in particolare, e tutti
in comune con salutevolissimi discorsi, e più ancora con la
forza de' suoi esempi; ben sapendo, ch'erano chiamati da Dio
per allevare coloro, i quali avrebbero abbracciata la sua Re
gola in varie parti del mondo; e che dall'instruzione degli
uni dipendeva l'instruzione degli altri. Quello poi che loro
insegnava circa la povertà, la mortificazione, l'ubbidienza, l'
umiltà, l'orazione, e generalmente circa tutti i mezzi d'ac
quistare la perfezione religiosa, sarà esposto sul fine della sua
vita.
Sotto la disciplina d'un tal Maestro, cogli ajuti possenti
che ricevettero dal Cielo, fecero in brevissimo tempo progres
si tanto considerabili, che gli ultimi non parevano meno abi
li che i primi ad esercitare l'evangelico ministero. Tutti in
sieme animati d'un medesimo spirito, occupati in digiuni, in
vigilie, in orazioni, penetrati dal timor di Dio, accesi d'amor
verso Lui, ripieni di santi desideri, rappresentavano pur be
ne la Chiesa nascente, rinchiusa nel Cenacolo. Instruito per
fettamente Francesco delle interne loro disposizioni, e dei di
segni della Divina Providenza, giudicò di non dover differi
re d'inviarli alla santa Missione, giusta il pensiere di S. Gio S. Chry
sost. I to
vanni Grisostomo, il quale dice, che gli Appostoli incaricati
mil 87. iu
della conversione del mondo, necessariamente dovevano sepa Joa m. cir
rarsi, e che sarebbe stato un gran danno all'universo, se si oa med.
fossero insieme trattenuti più lungamente.
Ma giacchè non gli aveva ancor intesi a predicare, Egli
stesso volle prudentemente far prova del loro talenti. Avendoli
perciò adunati, comanda a Bernardo Quintavalle di parlare
sopra i Misteri della Religione. Ubbidisce questi, e dice bel
lissime cose. Pietro Cataneo riceve ordine di esporre le divi
ne grandezze; e l'eseguisce con tanta facilità, e con tanta
erudizione, come se fosse stato un Predicator consumato. Vie
ne chiamato un altro per esortare alla fuga del peccato, ed
alla pratica della virtù; ed egli esorta con grand'energia.
Tutti finalmente ragionarono sopra il suggetto, che fu loro
prescritto; e ragionarono d'una maniera, che dava chiara
mente a divedere essere stata loro infusa la sapienza del Cielo. Li manda
Dappoicchè fu fatta tal prova in ordine alla predicazio in varie
ne , ""a dirsi un capo d'opera, Gesù Cristo, il quale Provincie
Oil), l.
d'Italia.
-

58 V 1 T A D I S. FRA N c E s c o
Anno avea lor suggerito i pensieri e le parole, comparve in mezzo
I 2 I Q. di essi in forma d'un bellissimo Giovine, e diede con una ma
ravigliosa benignità a ciascuno in particolare la sua benedi -

zione. Una sì stupenda visione li rapì in spirito, di poi Fran


cesco così loro parlò.
C'è che Fratelli e figliuoli carissimi, rendete pur grazie a Dio
loro dice
Onnipotente, e a Gesù Cristo suo Figliuolo e Signor Nostro
su questo
particola per essersi degnato di spargere tesori celesti per bocca di uo
re . mini i più semplici. Perocchè Iddio è quegli, che fa parlar
Sap. Io, 2I. i bambini, che apre la bocca ai muti, e fa eloquenti le lin
gue degl'idioti. La sua bontà il muove a compassione del
mondo immerso ne' vizj . Quindi ha risoluto di far avverti
re gli uomini dello stato infelice, in cui vanno precipitan
I Jo. 3.8 do ; e per distruggere fra loro le opere del demonio, che so
I. Cor. I.
28. et 29 no i peccati, ha scelto Predicatori vili e dispregevoli, affin
chè niuno abbia di che gloriarsi di nanzi a Lui, e conosca
si, che tutto il bene che si fa, viene dall'istesso Dio. Quan
Ibid. v. 26. tunque tra voi sieno pochi coloro, de quali possa dirsi, che
siano saggi secondo la carne, o nobili, o possenti ; nondi
meno il Signore vi ha scelti per questa grand'opera. Vuo
le, che voi andiate per ogni parte del mondo ad onorarlo
con le vostre azioni, e colle vostre parole, riducendo al suo
Anno santo timore ed all'amor suo coloro, i quali se ne sono al
lontanati.
I 2 I I.
Luca 12, Disponetevi dunque al viaggio; cingetevi le reni secon
35. do l'ordine di Gesù Cristo, fatevi coraggio; munitevi delle
Ephes. 6. armi della fede, siate dedicati al servigio del Vangelo, sem
I I. I 3 et
16. pre disposti e pronti a lasciarvi trasferire come nuvole do
Isaia 6o. vunque lo Spirito del Signore vi porterà sotto la direzione
della ubbidienza, per ispargere la pioggia della Divina pa
rola sull'arido e secco terreno de cuori induriti ed ostinati.
Peroechè il Signore non v'ha chiamati a questo Instituto ,
acciocchè in esso pensiate soltanto a salvare voi stessi quie
tamente, senza veruna fatica, nel seno della vostra Patria,
e vicino a vostri parenti, la sua intenzione si è, che voi
portiate il suo Nome e la sua Fede dinanzi alle Nazioni, ed
Act.9. I5. ai Re della Terra. Ora poichè temo, che non sembriamo len
ti nell'eseguire i suoi voleri, domani divideremo tra noi tut
ta l'Italia, di poi subito faremo un'altra missione ne paesi
più lontani. -

A questo discorso risposero i Discepoli, ch'erano prepa


rati al tutto: che avendo rinunziata la loro propria volontà,
non aspettavano se non l'ordine di partire; e che la diffiden
L 1 E R o S E C o N n G. -

za, che avevamo della propria loro semplicità, non toglieva Anno
da essi la fiducia nell'ajuto di Dio, che gli animava. I 2 I I,
Il giorno seguente Francesco divise tra loro l'Italia, sce
gliendo per se con Silvestro primo Sacerdote dell'Ordine la
'Ioscana, affine d'essere men discosto da Santa Maria degli
Angeli, ove lasciò alcuni per dirigere i Novizi, ch'lºgli vi
avrebbe mandati
Per due ragioni risolvè di cominciar dall'Italia. Primie
ramente, perchè sembravagli cosa giusta, che la Divina paro
la fosse da principio annunziata nel paese, donde erano i Pre
dicatori, come la praticarono gli Appostolico Giudei. Secon
dariamente, acciocchè da quanto eglino avrebbero fatto tra
gl'Italiani, giudicar potesse quanto sarebbero stati capaci di
fare in altri paesi: nel che si comprende la buona e saggia di
Lui mente. Dubitar non poteva, che la vocazione de suoi fi
gli non venisse da Dio; con tutto ciò non lasciava d'impie
garvi tutti i mezzi, che vengono suggeriti dalla prudenza :
imperocchè sapeva ben Egli, che il Signore operando per vie
soprannaturali e segrete, come gli piace, vuole che gli uo
mini secondo il corso ordinario facciano dal canto loro tutto
ciò, che da essi dipende. Questo è un principio sicuro, il
quale non dee meno servire di regola negli affari della salu
te, che negl'interessi della presente vita.
-
- - - - - - - - Si parte
L'Uomo di Dio essendosi messo in viaggio per andar in per "
Toscana, passò per Perugia, ove predicò nella Piazza mag- in I csca
giore, come suol farsi in Italia. Alcuni giovani Cavalieri de º º Pº
principali della Città vennero ad esercitarsi nella giostra, e "i.
cagionarono tanto strepito, che il Predicatore non poteasi più rugia, ove
intendere. Ma poichè continuavano malgrado i lamenti e le fa una
preghiere del popolo, perchè cessassero; il Santo rivoltosi dal- lº
la parte, ov'eglino si trovavano, con gran fervore di spirito “ e
così disse loro:
Ascoltate, e notate bene ciò, che il Signore vi fa sa
pere per mezzo di me suo servo; e non mi state a dire, che
colui, che vi parla, è un uomo d'Assisi. ( Precauzione da
Lui usata, perchè Assisi e Perugia Città vicine erano fra
loro molto contrarie). Ciò che vi dico, nol dico già secon
do l'uomo. Iddio vi ha innalzati sopra tutti i vostri vici
mi: quindi per gratitudine e per amor suo dovreste umiliar
vi non solamente a suoi occhi, ma ancora alla presenza del
mondo tutto. Per lo contrario le vostre forze e la gloria
vostra vi hanno gonfiato il cuore di tal maniera, che ave
te saccheggiato e desolato tutti questi contorni, ed avete uc
6o V IT A D I S. FR A N C E sco
Anno ciso molta gente. Perciò io vi dichiaro, che se voi più tar
I2I l . date a convertirvi e a riparare il danno, di cui la cagio
ne voi siete, il Signore, che non lascia veruna colpa impu
mita, si vendicherà de vostri peccati. E per confondervi
d' avvantaggio permetterà , che vi solleviate gli uni contra
gli altri, che eccitiate una sedizione, e che da voi stessi vi
focciate più male, che non vi potrebbero fare i vostri vicini.
La sua Dimorò qualche tempo in Perugia, ove presto si vide l'
predizione effetto delle sue minaccie. Imperccchè la Nobiltà s'irritò con
s'adempie. tra il popolo; il Clero si unì con la Nobiltà, e vennero alle
mani. Il popolo, ch'era superiore di forze, scacciò gli altri
dalla Città. Questi per vendicarsi devastarono nella campagna
tutto quello, che apparteneva a Cittadini; i quali per rappre
saglia saccheggiarono le Case de' Gentiluomini, e fecero un
macello dei loro domestici, e degl'istessi loro figliuoli. In
somma il male fu sì grande, che secondo la predizione del
Santo i loro vicini armati non avrebbero potuto fare di peggio.
Molti gio Instruiti a loro spese i Perugini della santità di France
vani en
trano nell'
sco, volevano trattenerlo nella loro Città; onde lo pregarono
Ordine . di scegliersi qualche sito per abitarvi. Molti giovani di puris
simi costumi ne abbracciarono l'Instituto; uno fra gli altri,
la cui vocazione fu singolare. Passeggiando questi un giorno
fuori della Città tutto occupato nel desiderio, che aveva di
consecrarsi a Dio, gli apparve Gesù Cristo, e dissegli : Uomo
di desideri, se vuoi goder ciò che brami, ed operare la tua
salute, piglia un abito Religioso, e sieguimi. Domandò egli
subito in qual Ordine entrar dovesse . ll Signore risposegli:
Entra nel nuovo Ordine di Francesco d'Assisi . Gli fece an
cor questa domanda: Signore, quando sarò in quell'Ordine,
che tenore di vita dovrò io osservare per maggiormente pia
cervi? Ed ecco la risposta che n' ebbe. Osserverai la vita co
mune: non farai lega particolare con alcuno dei tuoi fratel
li: non guarderai gli altrui difetti, e non formerai verun
giudicio in loro disavvantaggio. Mezzo eccellente egli è que
sto per vivere santamente, e con pace in una Comunità. Il
giovine si presentò a Francesco, il quale conobbe, che Gesù
Cristo glielo mandava; onde subito l'accettò, e gli diede il
nome di Frate Umile a cagione d'un buon fondo di umiltà,
che scoprì nel cuore di esso. -

In Cortona, dove Egli andò ad annunziare la parola di


Dio, un altro giovine Guido di nome, commosso dagli effi
caci di Lui ragionamenti invitollo a pranzo. Mentre si desi
nava, Questi, disse Francesco a suoi compagni, entrerà og
L 1 E R o S E c o N D e. 6r
gi nella nostra milizia, e si farà santo in questa Città. Era Anno
primogenito d'una Famiglia, allevato nello studio e nella vir I 2 I I,
tù, i costumi di cui superavano l'istessa educazione. Frequen
tava le Chiese, e i Sacramenti; faceva molte limosine, e ser
viva gli ammalati: portava il cilizio, ed aspramente puniva
il suo corpo, per conservare la purità verginale, di cui ave
va fatto già voto. Dopo il pranzo inginocchiatosi dimandò l'
abito di Frate Minore, che poi ricevè nella Chiesa Maggiore
della Città in presenza di una grand'Assemblea; avendo pri
ma adempiute due condizioni, che gli furono prescritte dal
Santo Institutore; l'una di dare a poveri quello , che aveva
ereditato per diritto di primogenitura; l'altra di rinunziare
tutto il rimanente de' suoi beni. Nella medesima Città, secon
do la predizione, menò una vita (1) santissima, onorata da
molti miracoli; onde per concessione Appostolica viene invo
cato pubblicamente.
Desiderava Francesco per l'amore, che aveva al racco
glimento e all'orazione, di trovare vicino a Cortona un si Gli vien
to, ove fabbricar potesse una Casa, la quale fosse propria per fabbricata
allevare i suoi Novizj. Guido gliene indicò uno nella valle ura Casa
vic no a
presso un luogo chiamato Celle, che molto gli piacque per Cortona.
essere solitario: e con l'assistenza d'alcune persone pie vi eres
se un'abitazione poverissima, che in breve tempo riempì di
Novizj Quivi ricevè il famoso Frat'Elia, di cui nel progres
so si avranno a dir molte cose.
Avendo impiegato quasi due mesi nel predicar in Cor
tona, e nell'educare i suoi Novizj nel convento di Celle, fu
inspirato d'andar solo solo in un'Isola deserta, situata nel mez
zo del Lago di Perugia, a passare il tempo della Quaresima,
che si avvicinava. Onde lasciò la cura della Casa a Silvestro,
senza comunicargli la sua idea; ed il Mercoledì delle Ceneri
avanti giorno, proveduti di soli due pani, si fece condurre
nell'Isola da un barcajuolo, ch'era un uomo dabbene e suo
amico : pregollo di non far saper ad alcuno ov'egli era, e di
non ritornare a prenderlo, se non il Mercoledì della Settima
na Santa . - - i
Suo digiu
Essendosi quivi formato in un cespuglio una specie di no miraco

capanna per difendersi dalle ingiurie dell'aria, non conversò tempo


º ºdi
per quarantadue giorni che con Dio; e il suo digiuno fu così Quaresi
rigoroso, che di due pani, i quali avea seco portati, non man IT13 -

giò se non la metà di uno. Si veggono nella Storia Ecclesia


(1) La sua vita è riferita da Bollandisti al dì 12 del messi Giugno ,
62 VI fA DI S. FRA N e E s c 6
Anno stica esempi di tali digiuni miracolosi, de quali molti Santi
I 2 I I. Padri hanno avuta una sicura notizia; potendo la debolezza
S. Greg della umana natura sostenere somiglievoli digiuni con la vir
Nazian.
tù dello Spirito del Signore, che li suggeriva. Il frutto, che
Carm. 47 questi dovrebbero produrre, sarebbe appunto animar i Fedeli
Theodoret
Rel. IIist ad osservare con tutta l'esattezza loro possibile i digiuni, che
cap 26. S sono dalla Chiesa prescritti, particolarmente quelli della Qua
Hieron resima, che per importanti motivi di Religione sono sì ve
Epist. 2 I. nerabili.
ad Marcel.
S. August Il Mercoledì della Settimana Santa andò il barcajuolo a
Epist. 36. prender Francesco per ricondurlo a Cortona. Nel tragitto del
ad Casul. Lago il Servo di Dio sedò una tempeste, facendo sopra i flut
ti il segno della Santa Croce; e sbarcato che fu, se n'andò
al Convento di Celle, ove passò i giorni santi co' suoi Reli
iosi. Il suo confidente non credette di dover osservare il se
greto del digiuno miracoloso. Quindi se ne sparse la fama,
e molti si fecero condurre nell'Isola per vederne, e per ve
nerarne la capanna. I miracoli, che quivi avvennero pei me
riti del Santo, impegnarono alcune persone a fabbricarvi: onde
in progresso di tempo vi si formò come una picciola Città, ove
ad onor del medesimo fu costruita una Chiesa con un Convento
del suo Ordine vicino ad una fontana, da cui Egli avea bevu
to, la quale serviva di poi per guarire gli ammalati.
Dopo le Feste di Pasqua costituì un Superiore del Con
vento, di poi abbracciò teneramente i Religiosi; e fatto so
pra di essi il segno della Croce, da loro si separò per anda
re ad Arezzo.
Questa Città trovavasi allora estremamente agitata da dis
sensioni intestine, capaci di rovinarla. Francesco essendo al
Comanda
loggiato nel Borgo, ove era stato ricevuto per ospitalità, vi
a Demo de per virtù divina sopra la Città alcuni Demonj, i quali in
nj, ed è stigavano i Cittadini a scannarsi l'un l'altro, e sembravano
ubbidito, fuor di modo ripieni di giubilo. Per mettere in fuga questi
Spiriti maligni, spedisce Silvestro come suo Araldo, e gli dà
quest'ordine : Andate dinanzi alla Porta della Città, e da
parte di Dio onnipotente, comandate a Demonj in virtù di
santa ubbidienza, che si ritirino immantinente. Silvestro uo
mo di maravigliosa semplicità, lodando anticipatamente il Si
gnore per quello che dovea succedere, sen va prontamente, e
grida con quanto di forza egli ha . Tutti quanti voi siete,
Demonj, ritiratevi subito, e andatevene ben lungi di qua:
ve lo comando da parte di Dio onnipotente, e di Francesco
suo Servo. Nell'istante medesimo i Cittadini, ch'erano sul
L I B R o S E C N o D c. 63
punto di prender le armi, convennero fra loro circa i dirit- Anno
ti, ch'erano la cagione delle loro discordie ; onde alla Città 1211.
fu renduta la pace. Sopra di che dice San Bonaventura, che - º
l'ubbidienza, e l'umiltà di Francesco gli avevano meritato,
quell'impero assoluto sopra gli Spiriti superbi, i quali temo-,
no e fuggono la sublime virtù degli umili. i

Si seppe in Arezzo chi era l'Autore di una pace sì su


bitanea, perch'erano state sentite le parole pronunziate da F.
Silvestro . Quindi ritrovato Francesco fu condotto nella Città.
come in trionfo, malgrado ogni sforzo, ch'Egli faceva per evi
tar quest'onore. Predicò nella piazza intorno all'amor della
pace, e ai mezzi di conservarla, facendo vedere, che le dis
sensioni, e i tumulti vengono dallo Spirito maligno. I Magi
strati gli diedero a mangiare nel palazzo della Città, e fece
ro fabbricare un Convento dell'Ordine, tale appunto qual Ei
lo desiderava ; cioè secondo la santa povertà, in cui collocò Guarigio
degni Soggetti, che se gli presentarono. Gli fu condotto di- ni miraco
nanzi un fanciullo tutto difforme lo prese tra le sue braccia, º da Lui
e lo rendè perfettamente disposto. Questo e molti altri mi- ººººº
racoli, che fece , durante il suo soggiorno, ben diedero a di
vedere, che Dio non gli aveva dato minor impero sopra gl'
infermi, che sopra i Demorj. -

D'Arezzo s'incaminò verso Firenze, predicando per tut


to il suo viaggio con gran frutto. I Signori di Ganghereto lo
accolsero con una profonda venerazione, e restarono così in
namorati della santità di Lui, che lo pregarono d'accettare un
campo, e un picciol bosco, per mettervi alcuni dei suoi Religio
si. Accettomne l'esibizione, e vi formò una capanna, ove le
sue infermità lo costrinsero a dimorar qualche tempo . Dopo
la predicazione e l'orazione, l'una delle quali all'altra sempre
mai succedeva, occupossi ancora ad ergere un picciol muro
intorno ad una fontana, da lui ottenuta miracolosamente; la
quale ancor sussiste, ed è per Divina virtù salutifera. Predica i
Subito che fu alquanto ristabilito, continuò il suo viag- Firenze -
gio alla volta di Firenze, ov'ebbe l'alloggio nell'Ospedale. Il º
giorno seguente predicò nella Città, e fu ascoltato come quel
Santo ch'Egli era. Gli fu data vicino alla Chiesa di San Gal
lo, cinquecento passi distante da Firenze, una piccola casa,
nella quale ricevè molti Novizi, che si rendettoro illustri con
le loro virtù: tra i quali uno fu Giovan Parenti da Carmigna
no vicino a Pistoia, celebre Giurisconsulto, primo Magistrato
di Fescennia, o Città Castellana, a cui erano stati pel distinto suo
merito conceduti il diritto , e i privilegi de Cittadini Romani.
64 V IT A DI S. FRAN C E sco.
Anno La sua conversione seguì per un accidente molto singo
I 2 II. lare. Mentr'egli un giorno sul far della sera passeggiava fuo
ri della Città, vide un porcajo, che tutto sollecito procurava
di far entrare in una stalla alcuni porci: ma perchè in vece
d'entrare si dispergevano qua e là, pieno di collera disse lo
ro: Eh ! porci entrate nella stalla , come entrano i Giudici
nell'Inferno. Appena così ebbe parlato , che quegli animali
v'entrarono quietamente. Ciò che a Giovanni doveva sembra
re un insolenza, lo colpì talmente nel cuore, che avendo fat
to serie riflessioni sopra i pericoli del giudicare, i quali in real
tà sono grandissimi per la salute, lasciò il suo uffizio, e sem
venne a Firenze. Vide quivi Francesco, ne esaminò la manie
ra di vivere, ne ammirò le virtù, e sentissi chiamato da Dio
ad immitarlo. Un Figliuolo unico, ch'egli avea, ebbe la me
desima vocazione. Il Padre e il Figlio distribuirono tutti i lo
ro beni a poveri, e si fecero Discepoli del (1) Santo, la pro
fezia di cui cominciava ad effettuarsi: Che i Sapienti, e i Let
terati sarebbero entrati nell'Ordine de' Frati Minori.
Joan. 3. 8. Una tal conversione ci fa risovvenire quella importante
verità, che lo Spirito spira dove gli piace, che il Signore at
tacca, per così dire, talvolta la sua grazia a cose più comu
mi, più semplici, ed ancora più vili secondo le massime del
2. Cor 6. I. mondo: che bisogna star bene attento per non ricevere in va
no la grazia di Dio: e che quantunque picciola ella sembri a
bella prima, tuttavia qualor se ne faccia buon uso, può aver
felicissime conseguenze. Il disprezzarla, il non curarsene, e
il resistervi, egli è un perder molto, e rischiare ancor dav
vantaggio. - --

Anno Essendo Francesco a S. Gallo predisse una cosa, che dopo


I 2 I 2. alcuni anni s' effettuò. Tre uomini Fiorentini gli condussero
Fa una dinanzi ciascuno il lor figliuolo, per ottenere da Lui la sua
predizio benedizione. Subito che ne fu avvertito, andò in giardino a
IMG e
cogliere cinque fichi; dipoi venne a darne uno al primo di quel
fanciulli, uno al secondo, e tre all'ultimo così dicendogli: Voi
sarete mio Figliuolo diletto. Di fatto quando questi fu in età,
prese l'abito di Frate Minore, ed ebbe il nome di Frate An
gelo; nome, che veramente sostenne con una vita tutta ange
lica, la quale fu il frutto della sua gran divozione in verso
(1) Giovan Parenti risplendette nell'Ordine di S. Francesco non solo
per la santità della sua vita, ma ancora per la preziosità de' suoi ta
lenti. L'anno 123p, fu eletto Generale dell' Ordine, e governollo con
: somma prudenza. Si è osservato, ch'ei fece le sue visite a piedi, e in
º molti Paesi dell'Europa a piedi nudi, Vad, ad an, 12, 1. n.2i.
L 1 E R o S E c o N D o 65
la Beatissima Vergine, da cui ricevè segnalati favori. Anno
Dal mese di Ottobre dell'anno 12 i 1. fino al principio del 12 12.
12 12. scorse Francesco per la Toscana, predicando in Pescia, Predica.
in Pisa, in San-Miniato, in Sarciano, in Cetona, e in altri in vari
luoghi di
luoghi, ove fece ammirabili conversioni, lasciandovi dei suoi Tosca Il 3 -
Frati per continuar l'opera di Dio. Al fine della sua Vita si
narreranno i grandi onori, che da per tutto gli venivano fatti
pubblicamente, ricevuti da Lui coi più umili, e insieme i più
nobili sentimenti. - - -

Ció che
I Religiosi, ch Egli avea mandati nelle altre Provincie fanno
suoi Frati
dell'Italia, siccome erano a parte dell'apostolico di Lui Spi ºn altre
rito, così travagliavano dal canto loro con gran zelo, e con parti .
esito assai felice. Fondarono molte Case, ed allevarono dei Di
scepoli, i quali furono inviati da essi al Santo Institutore, per
chè desse loro l'abito del suo Ordine.
Narrasi particolarmente ciò, che avvenne in Bologna a
Bernardo Quintavalle. Appena egli comparve in Città, che su
bito fu riputato un nomo da niente, a cagione dell'abito stra
ordinario e poverissimo. S'inoltrò nella piazza grande, cercan
do occasione di annunziare le verità dell'eterna salute , e vi
venne più volte senza poter riuscirne. Se gli facevano d'in
torno i fanciulli e il popolaccio: gli uni lo tiravano pel cap
puccio, gli altri gli gettavano dietro de sassi e del fango:
ogni giorno ne riceveva nuovi oltraggi; ma li soffriva con ma
ravigliosa pazienza. º - -
Un Giurisconsulto avendolo osservato ben bene, ed aven
dovi fatto della riflessione, fu quasi di parere, che quanto scor
gevasi in esso, fosse piuttosto effetto di virtù, che d'insen
sibilità. Un giorno se gli avvicina, e gli domanda chi egli sia,
e cosa sia venuto a fare in quella Città: Voi saprete chi son
io, risponde Bernardo, se leggerete ciò, che vi presento. Era
la regola di Francesco, di cui aveva una copia, e gliela die
de in mano. Il Giurisconsulto avendola letta con istupore, dis
se a coloro, ch'erano in sua compagnia : Vi protesto di non
aver mai veduto cosa sì perfetta e si sublime , come questo
tenor di vita. Coloro, che maltrattano quest'uomo, sono rei
di un gran delitto. Si dovrebbe per lo contrario ricolmarlo
di onori, come grande amico di Dio. Rivolto di poi a Ber
nardo: Se volete, gli disse, venir meco, vi darò un luogo,
ove potrete servir il Signore . Questi avendo accettata l'of
ferta, fu condotto alla casa del Benefattore, il quale lo rice
vè con molta carità, e gli diede una casa fornita di tutte le
Tom. I. 9
66 V1 T A o1 S. F RA N c E s co.
Anno cose necessarie, con promessa di proteggerlo sempre co' suoi
a 212. compagni. Bernardo d'allora in poi fu così venerato nella Cit
tà di Bologna, che riputavasi felice chiunque poteva vederlo,
avvicinarsegli, e toccarlo. Egli qual uomo veramente umile non
potendo soffrire gli onori che se gli facevano, andò a trovar
Francesco, e dissegli: Padre, in Bologna il tutto è ben dispo
sto. Ma mandatevi altri Religiosi fuori che me ad abitare;
perocchè non ardisco più sperare di far quivi alcun frutto:
ed è ancor da temere, che io non mi perda, a motivo dei
grandi onori, che in quella Città mi si fanno . Questa saggia
diffidenza non meno piacque al Santo Patriarca, che l'affet
to del Bolognesi, al qual corrispose , inviando loro molti de'
suoi Discepoli, che poscia per tutta la Romagna si dilatarono.
Il Santo Institutore qualche tempo prima della Quaresi
ma ritornò a Santa Maria degli Angeli, ove la sua primiera
sollecitudine fu esaminare, se mai nell' esercizio dell'evange
lico ministero attaccata si fosse all'anima sua qualche polvere
mondana per via del commercio co secolari; e ciò, che l'estre
ma delicatezza della sua coscienza gliene fece comparire sotto gli
occhi, purgò con una rigorosissima penitenza. Di poi appli
Predica la cossi con tutto lo studio all'educazione de Novizj, che da va
Quaresima rie parti radunati aveva ; e predicò la Quaresima in Assisi.
in Assisi, - I suoi discorsi accompagnati da suoi esempi, dalle sue ora
e vi fa
gran frut zioni, da suoi spirituali trattenimenti, ed avvivati da un ar
tO - dente zelo, ebbero tanta forza ed efficacia , che della Città e
del contado d'Assisi si convertì un grandissimo numero di per
sone, e nel cuor di tutti si riaccese il fuoco dell'amor Divi
no. Allora, dice San Bonaventura, usando le espressioni del
Isaia 27. lo Spirito Santo, la vite del Signore cominciò a stendere i
8. & 35. 2. suoi tralci, germogliò fiori d'un odor soavissimo, e produs
Bccli. 24.
33.
se copiosi frutti di gloria. Vi furono molte figlie, che fece
ro voto di verginità; tra le quali, dice il medesimo Santo Dot
tore, la Vergine Chiara comparve come la più bella pianta del
giardino dello Sposo Celeste, e come una stella più risplen
dente di tutte le altre.
Questa illustre Donzella era d' una nobil e ricca Famiglia (1)
d'Assisi. Il Cavalier Favorino, o Favarone suo Padre discendeva
dalle insigni e antiche Case Scifi, e Fuimi. Sua Madre di ugual
nascita, e molto pia chiamavasi Ortolana. Ella sapeva unir in
sieme la cura della sua famiglia con la pratica delle buone
(1) Dicesi, che circa l'anno 1487. in Assisi v'erano ancora dei Pº
renti di S. Chiara. Vading. ad ann. I212, n. 5.
L 1 B R o S E c o N e o. (67
bpere, e profittare sì bene del tempo, ch'ebbe campo d an Anno
dare alla visita di molti santi luoghi col consentimento del pro V 2 l 24
prio Marito; e fece ancora il pellegrinaggio di Terra Santa.
Se questaa paesi
guardo pratica ora nonciòè più
lontani, in uso,
avviene, massimamente
perchè in ri
le circostanze die'
tempi sono assai differenti, e v'ha una gran diversità ne co
stumi. Ma la pietà Cristiana non permette di condannar as
solutamente e indipendentemente dagli abusi i viaggi di divo
zione; poichè sono autorizzati dall'esempio de Santi, sono ap
provati da Padri della Chiesa, e vi fu un tempo, in cui a cer
ti peccatori solevano imporsi per Penitenza (1).
Ortolana ebbe tre figliuole; Chiara, Agnese, e Beatrice:
Essendo vicina a partorir la prima figliuola , e chiedendo al
Signore in una Chiesa dinanzi al Crocifisso la grazia d'un par
to felice, intese una voce, che le disse così : Donna, non te
mere; perchè metterai al mondo senza pericolo una luce, che
lo rischiarerà di molto. Per questo motivo ella pose il nome
di Chiara alla Bambina, che nacque, con la speranza di ve
der effettuarsi ciò, che tal nome significava.
Di fatto in Chiara si vide da più teneri suoi anni com
parir la virtù, come un'aurora, che annunzia un giorno bel
lo e chiaro. Riceveva con una tale docilità le istruzioni della
Madre, che tutto il suo tenor di vivere era il frutto delle me
desime. L'esercizio dell'orazione le divenne famigliare: recita
va ogni giorno l'Orazione Domenicale in certo numero deter
minato di volte, ch'ella soleva notare con alcuni sassolini (2), Histor.
Latisiac. c.
affinchè la sua fedeltà fosse esatta, in ciò simile a San Pao -,
23.
lo Solitario del Deserto di Scethè, il quale notava parimente
il tributo delle sue orazioni, che offeriva a Dio trecento vol
te per ciascun giorno. Poichè ella era naturalmente d'un cuor
tenero e compassionevole verso i poveri, li sovveniva perciò
volontieri; anzi l'opulenza della sua Casa le dava campo di
far loro copiose limosine. Ma per rendere più accettevole a
Dio il sacrifizio della sua carità, per mezzo di persone con
fidenti mandava loro le vivande più delicate, che le erano por
tate in tavola. L' amor di Dio, che l' uso di queste sì belle
(1) Veggasi il P. Morino. Comment. hist. de Panit.
(2) Non v'è alcuno, che possa disapprovar l'ordine, e il numero nel
le orazioni pubbliche, e private, fuorchè gli Eretici, o certi Cattolici ma -
ligni. La Chiesa ha regolato l'Officio Divino con numero e misura, e in
esso fa replicar più volte le medesime parole in onore di Dio, e de Santi.
Veggasi su questo particolare l'erudito P. Mabillon, dove parla della Corona,
e del Rosario della B. Vergine: Act, SS. Ord. S. Ben. Sec., V, Prefa: u.
I 52. et seq. Et Bellarm. de cult ti Sanct, lib, 3. cap. 8.
68 V IT A DI S. FRA N c Esco.
Anno operazioni le accese nel cuore, inspirolle un sant'odio contra
I2 I2 il suo corpo, e le scoprì le vanità delle cose del mondo. Sot
to gli abiti preziosi, che a motivo della sua condizione le con
veniva portare, si vestì d'un cilizio; e con destrezza si scher
mì da un matrimonio vantaggioso, che le proposero i suoi pa
renti, raccomandando al Signore la sua verginità , che pura
e intatta bramava di conservare. Benchè allora fosse rinchiu
sa nel seno della sua famiglia, ed applicata unicamente a san
tificarsi in segreto agli occhi di Dio, non lasciava però la sua
virtù di tramandar certi raggi, che senza sua saputa le con
ciliavano la stima, e le lodi di tutta la Cittá.
Era ben noto alla Vergine Chiara il grande splendore, che
spargeva nel mondo la santità di Francesco. Sapendo ella per
tanto, che questo ammirabil Uomo rinnovava sulla Terra una
perfezione, la quale non era quasi più conosciuta, desiderò
di vederlo, e d'abboccarsi con Essolui. Francesco anch'Egli
dal canto suo pel buon concetto, che avevasi di questa Don
zella, desiderava parlarle, per togliere al mondo una preda
sì bella, e farne un dono a Gesù Cristo. Si rendettero dun
que molte visite: Chiara se n'andava a Santa Maria degli An
eli con una Dama dabbene sua parente, la quale chiamava si
Buona Guelfuccj: Francesco veniva a trovarla nella propria Ca
sa, ma sempre con le precauzioni necessarie per tenere cela
to il loro segreto. Ella si mise del tutto sotto la direzione di
Lui; ed Egli subito la persuase di consecrarsi a Dio. Una vi
sione interiore, ch'ebbe della eterna felicità , le ingerì tanto
disprezzo delle vanità del mondo, e la riempi talmente d'amor
divino, che aveva gran pena nell'usar le acconciature, le qua
li non l'era permesso ancor di lasciare: e allora fu, che pro
mise di vivere in istato di perpetua verginità .
Il Santo Direttore non volle, che un'anima così pura se
me stesse più lungo tempo esposta all'aria contagiosa del se
colo. Essendo ella venuta a trovarlo alcuni giorni prima del
la Domenica delle Palme, per accelerare l'esecuzione del suo
disegno, le ordinò d'andare col suoi ornamenti ad assistere alla
Cerimonia delle Palme; di sortir d'Assisi la notte seguente,
come Nostro Signore sortì di Gerusalemme per patir sul Cal
Hebr. I3. vario; e di venire alla Chiesa di Santa Maria degli Angeli,
12. & 13. ove cangiati avrebbe gli ornamenti mondani in un abito di pe.
nitenza, e le vane allegrezze del secolo in salutevoli pianti so
pra la Passione del Redentore. -

La Domenica di mattina, giorno 18. di Marzo, Chiara


magnificamente vestita se n'andò alla Chiesa Cattedrale con
L I B R o S E C o N D o. 69
altre Dame; e poichè per modestia se ne stava al suo luogo, Anno
mentre le altre facevansi premura di ricever gli ulivi, scese il 12 i 2.
Vescovo dall'Altare, e venne a recarle la palma , qual sim
bolo della vittoria, ch'essa era per riportare dal mondo.
La notte seguente si fece accompagnare , come richiede- Consagra
va la propria convenienza, e s'accinse alla fuga secondo l'or- a Gesù
dine del Padre spirituale, e giusta l'ardentissimº desiderio del " a
suo cuore. Non potendo sortir per la porta della Casa, per- "i
chè non ne avea la chiave, ebbe tanto coraggio e tanta for- ii,
za, che con le proprie sue mani s'aprì un passaggio per una
porticella turata con legni e sassi, e se n' andò alla Chiesa,
dove Francesco e i suoi Frati, i quali recitavano il Mattuti
no, l'accolsero solennemente con cerei alla mano. Le taglia
rono i capelli avanti l' Altare; e dappoichè per mano delle
donne, le quali l'accompagnavano, fu spogliata de' suoi or
namenti, ricevè l'abito di penitenza; consegrando a Gesù Cri
sto la sua verginità sotto la protezione della Regina delle Ver
gini, mentre i Religiosi cantavano Inni e Cantici di lode all'
eterno Signore.
Era uno spettacolo, che inteneriva, vedere in una soli
tudine, di mezza notte, una Figliuola di rango, in età di dici
ott'anni, rinunziare tutti i vantaggi del mondo, addossarsi un
sacco ed una corda, e dedicarsi ad una rigorosa penitenza,
unicamente per amor di Dio. Sacrifizi di tal sorta non pos- S. Ambros.
sono farsi,divina
vano esser che per mezzo di una
la Religione, virtùvengono
da cui soprannaturale;
suggeriti:equin- lib. i"
pro- º tt S

di è, che Sant'Ambrogio con tutta ragione tanto gli esalta so- cap.
pra le virtù eroiche de' Pagani.
Egli è da notarsi, che la Chiesa di Santa Maria degli An
geli, la qual era la culla dell' Ordine de' poveri Evangelici,
che poco innanzi Francesco avea instituito, fu ancora il luo
go, dove Chiara fece la professione della medesima povertà,
ch'ella prescrisse all'Ordine delle Monache, il quale fu poscia
da lei e dal Santo Patriarca instituito. Cosa, che reca a tutti
e due gli Ordini la bella consolazione di sapere, che sino dal
la loro origine appartengono alla Madre di Dio ; e ch' Ella
stessa è specialmente loro Madre.
Subito che fu finita la Cerimonia, Francesco, il cui zelo
era sempre diretto dallo spirito di prudenza, condusse con al
cuni suoi Frati la Sposa novella di Gesù Cristo, seguita dal
le sue compagne, al Monastero delle Benedettine di S. Paolo,
perchè ivi restasse finattantochè la divina Providenza le aves
se data qualche abitazione,
go V IT A DI S. FR A N e E sco
Anno La mattina i suoi parenti avendo inteso quanto era succe
12 12. duto la notte, rimasero col cuor di dolor trafitto. Condanna
rono egualmente la risoluzione di Chiara, e il modo, con cui
eseguita l'aveva; e vennero molti di essi al Monastero di S. Pao
lo per farla quindi sortire . Alla bella prima vi si adopera
rono con dolcezza ed amore. Le rappresentarono poscia, ch'
ella sceglieva uno stato vile e dispreggevole, il quale disomo
rava la sua Famiglia; e che di ciò non v'era esempio nel pae
se. Vollero finalmente usarle della violenza, e cavarla dal Mo
mastero per forza: il che potevano eseguir con facilità; giac
chè in que tempi le Monache non solevano osservar con rigo
re la clausura; oltrachè tutti erano uomini da guerra, soliti
ad appigliarsi a vie di fatto.
Chiara si scoprì allora il capo per far loro vedere, ch'era
senza capelli, e attaccatasi all'Altare protestò non esservi al
mondo cosa, che potesse toglierla a Gesù Cristo. Eglino, o sia
perchè non ardissero come Cattolici di violar un asilo sì sa
crosanto, o sia perchè Iddio con la sua possanza li ritenesse,
non la tentarono di più. Ebbe solamente a soffrire per molti
giorni gli sforzi, che fecero nuovamente, per indurla a ritor
nare a casa di suo Padre. Ma l'amor di Dio le diede corag
gio di resister loro con tanta fermezza, ch'eglino non ispe
rando più di vincerla, stimarono bene di lasciarla quieta.
Poco dopo Francesco la fece passare dal Monastero di S.
Paolo a quello di Sant'Angelo di Panso del medesimo Ordi
me di San Benedetto, vicino ad Assisi, dov'ella tirò a se Agne
se sua Sorella . La conformità d' inclinazioni, e di costumi,
che le teneva perfettamente unite, aveva renduta molto sensi
bile la loro separazione. Dispiaceva forte a Chiara, che Agne
se in un'età così tenera se ne restasse tra i pericoli del seco
lo. Quindi pregò Iddio ardentemente, che si degnasse di far
provare alla Sºrella le dolcezze della grazia, affinchè svoglia
ia delle cose del mondo diventasse sua compagna nel servir
Gesù Cristo. Fu esaudita sì prontamente la sua orazione, che
sedici giorni dopo la sua consacrazione Agnese venne a trovar
la , e le fece sapere, che voleva darsi anch'essa intieramente
a Dio. Lo ringrazio, rispose Chiara, ch' Ei m'abbia cavata da
un'inquietudine, nella quale io era per vostra cagione.
Quando seppero i Parenti, che una Sorella aveva segui
ta l'altra, se ne sdegnarono in estremo. Subito il dì seguente
dodici del principali corsero infuriati al Monastero di Sant'An
gelo. Finsero alla prima d'esservi andati con animo pacifico,
ma entrati che furono, rivolti ad Agnese, (perocchè da Chia
L I B R e S E c o N D o. - gr
ra non isperavamo più nulla): Che cosa siete venuta qui a fa Anno
re? le dissero: Presto tornate a casa con noi. Ella rispose, I 2 I 2,
che non voleva abbandonar sua Sorella ; onde un Cavaliere af
fatto dimentico di se stesso, contra di lei s'avventò, percuo
tendola con pugni e calci, e tirandola per li capelli, mentre
gli altri se la portavano via di peso sulle lor braccia. Tutto
quello, che potè fare questa pecorella innocente rapita da lu Offic. S.
pi, fu il gridare: Ah ! cara Sorella, aiutatemi, non permet Lucie,
tete, che io sia rubata a Gesù Cristo. Ma la Sorella non po Surius c. 3.
Dec. n. 6.
tè ajutarla, se non pregando Iddio con lagrime, che la ren
desse costante, e reprimesse la violenza di quei rapitori. Que
sta preghiera ebbe un effetto miracoloso, simile a quello, che
riconosce la Chiesa nella Vita dell' illustre Vergine e Martire
Santa Lucia.
Essendo che i Parenti d'Agnese la strascinavano nella di
scesa del monte, stracciandole gli abiti e seminando i capelli
di lei per istrada, poichè faceva loro una continua resisten
za; si trovò in un tratto così pesante, che loro fu impossibi
le levarla da terra, benchè aiutati da coloro, i quali accor
sero dai campi, e dalle vigne. In un successo così straordi
nario non riconobbero il dito di Dio, anzi se ne facevano bef
fe; perocchè le persone mal disposte, a guisa de Farisei del
Vangelo, all'evidenza de miracoli non s'arrendono, ed arri
va l'empietà fino a metterli in derisione. Ciò che Dio opera
va nella persona d'Agnese, fu occasione a Monaldo suo Zio
di pigliar tanta rabbia, che alzò il braccio per iscaricarle ad
dosso un colpo, con cui l'avrebbe uccisa, se il poter Divino
non l'avesse arrestato sul momento con un estremo dolore,
ch'egli senti, ed ebbe a soffrire lunghissimo tempo. Bella le.
-
zione per li Padri e per le Madri, i quali impediscono, che
i lor figliuoli non si faccino Religiosi! Se in questo mondo non Conc.
sentono sempre gli effetti dello sdegno di Dio, temer dovreb Trident.
bero di provare nell'altro le conseguenze della scomunica ful Sess. 25. de
minata dal Concilio di Trento contra di essi, non meno che Regul. cap.
I 8.
contra coloro, i quali sforzano ad entrare in Religione le lo
ro figlie. -

Stabilisce
Chiara tosto sen venne sul campo di battaglia, ove tro l' abitazio
vò la Sorella mezza morta Pregò i Parenti, che si ritiras ne di Chia
sero, e la lasciassero in sua cura; il che fecero , ma non sen ra e di A
za difficoltà. Agnese poscia si rialzò con melta facilità, tut gnese in S
Damiano -
ta contenta per essere stata a parte della Croce di Gesù Cri
sto. Ritornò al Monastero con sua Sorella per consecrarsi a
ioio sotto la direzione di Francesco, il quale di sua propria
72 V IT A D I S. FR A N C E SC o.
Anno mano le tagliò i capelli, e l'instruì dei doveri dello stato,
12 12. ch'ella abbracciava. Dipoi subito consigliò Chiara, la quale
non godeva troppa tranquillità di spirito nel Monastero di
Sant'Angelo, che con Agnese andasse a dimorare nella Casa
vicina alla Chiesa di San Damiano, la prima di quelle tre,
che furono da Lui riparate; dov'Egli avea predetto, che un
giorno vi sarebbe stato un Monastero di povere Signore di
santa vita, la cui fama avrebbe fatto glorificare il Celeste Di
vin Padre.
Appena Chiara ebbe quivi fissata la sua dimora, che per
ogni parte si sparse la fama della sua santità, e produsse ma
ravigliosi effetti. Era sì grande l'influenza della divina gra
zia, che molte persone d'ogni sesso, d'ogni età, d'ogni sta
to, nobili e ricchi presero il partito della vita Religiosa. Si
animavano vicendevolmente nelle famiglie, come, al dire di
S. Girolamo, avvenne in tutta l'Africa, allora quando l'illu
D Hiero- atre Vergine Demetriade mossa dalle esortazioni di Santo Ago
nym. Epis. stino, prese il sacro velo. Si videro eziandio persone mari
17 ad Pe- tate separarsi di comun consenso per entrare nel Chiostri; e
º quelli, i quali non potevano entrarvi, procuravano di santi
ficarsi nel mondo. Le virtù della sacra Sposa di Gesù Cristo,
vi forma a guisa di Preziºso ed odoroso profume, trassero delle anime
un Mi- pure ed innocenti, le quali fecero della Casa di S. Damiano
stero, il un numeroso Monastero, che fu il primo dell'Ordine, chia
º" pel mato delle povere Dame, o delle povere Suore, ovvero di San
è" ta Chiara : e quest'Ordine fu il secondo dei tre instituiti dal
da Lui Padre San Francesco. Chiara fu constituita da Lui Abbades
instituito. sa di San Damiano, malgrado la sua umiltà, per cui era in
clinata soltanto ad essere serva delle altre Suore; nè Egli po
tè indurla ad accettare tal carica, se non per mezzo della ub
bidienza, ch'ella gli aveva promessa. Quivi la Santa Aba
dessa stette quarantadue anni rinchiusa, camminando per la
via d'una perfezione sublime, della quale si parlerà a pro
posito della sua regola.
º - -: Francesco dopo d'aver ben regolati gli spirituali esercizi
º "giº inde'bsuoi Religiosi, provveduto alla clausura, è messa la Casa
da un - s - a -

gran dub- un buon essere, s applicò a quelle cose, che riguardavano la


fio, e con propria persona, e trovossi per molti giorni in una grande
sulta, i perplessità sopra la maniera di governarsi, che doveva tene
suºi ºrari re. Per risolvere su questo punto, consultò que' Frati, co qua
li trattava più famigliarmente, e propose loro la sua difficol
tà in tal guisa.
Fratelli miei, che consiglio mi date? Quale di queste
L I B R o S E c o N D o
due cose giudicate voi migliore? Che io attenda all'orazio- Anno
ne, ovvero che vada a predicare? L'orazione pare che mi I 2 I 2.
si convenga meglio, perocchè sono un uomo semplice, che
non so parlar bene, ed ho ricevuto il dono dell'orazione più
che quello della parola. D'altronde nell'orazione molto s”
acquista, perchè questa è la sorgente delle grazie: ma nel
predicare non si fa, che distribuire agli altri ciò, che Dio
ha comunicato. L'orazione purifica il nostro cuore e le af
fezioni nostre, ci unisce al solo vero e sovrano Bene, e nel
la virtù ci assoda. La predicazione è un esercizio, in cui
si rendono polverosi i piedi dell'uomo spirituale; è un im
piego, in cui la mente si dissipa e si distrae, ed è occasio
ne ancora di rilassare la regolar disciplina. Finalmente nell'
orazione nei parliamo a Dio, e lo ascoltiamo, e conversia
mo con gli Angeli, come se noi menassimo una vita Ange
lica. Nella predicazione bisogna usar molta condiscendenza
verso gli uomini ; e vivendo tra essi vedere, e sentire, par
lare, e pensare, com'essi, d'una maniera umana. Ma v'è
una cosa, per cui la predicazione sembra , che dinanzi a
Dio debba preponderare a tutto questo; ed è, che l'unico Fi
gliuolo, il quale è nel seno del Padre, e l'infinita Sapien
za discese dal Cielo per salvare le anime, per istruire gli
uomini col suo esempio e con le sue parole, per redimerli
col suo sangue, e per far loro con questo preziosissimo sangue
un salutevole bagno, ed una bevanda dolcissima : egli ha da
to liberalmente e senza riserva per la nostra salute tutto ciò
che aveva. Ora essendo noi obbligati a far ogni cosa secon
do il modello, che ci viene mostrato nella sua persona, co
me sopra un alto monte, pare sia più conforme alla volon
tà di Dio, che io interrompa il mio riposo per andare a tra
vagliar in benefizio delle anime.
Con tutte queste riflessioni non lasciava d' ondeggiare in
mezzo d'una penosa dubbietà sul partito, a cui appigliarsi
dovea: quell'Uomo stesso ripieno d'ammirabili cognizioni per
lo spirito di profezia, del qual era dotato, non riceveva lu
mi nell'orazione intorno a questo particolare; permettendo al
lora Iddio, ch'Egli non restasse vivamente persuaso dall'evi
denti prove, che aveva della sua appostolica vocazione.
Si è di già osservato, che la forte inclinazione, da cui
era sommamente portato alla contemplazione, avea fatto na
scere un'altra volta nella sua mente la medesima difficoltà.
Poichè in tutte le cose voleva operar fedelmente e con perfe
Tom, I. IQ
74 V IT A DI S. F R A N C E sco
Anno zione, la sua principal cura si era d'attendere all'esercizio
I 2 I 2. delle virtù, che conosceva per instinto particolare dello Spi
rito Santº essere a Dio più grate . " -

San Bonaventura dice, che questo fu il principio d'una


tale dubitazione ed assegna due ragioni, per le quali Dio per
mise, che il Santo non potesse risolvere da se stesso una dif
ficoltà, lo scioglimento di cui pareva sì facile. Primieramen
te, acciocchè gli oracoli del Cielo, i quali dichiararono, che
Francesco era chiamato alla predicazione, dessero una più su
blime idea della dignità di tal ministero. S'aggiunge, che mol
to importava il saper di certo, che il Santo Institutore e i suoi
Discepoli erano destinati dal Cielo a travagliare per la sal
vezza delle anime; giacchè si sono trovati poscia degli avver
sari, che vi si sono opposti. Secondariamente, il dubbio gio
vò al Servo di Dio per conservare la sua umiltà, e per ren
derla più profonda. Come vero Frate Minore non ebbe rosso
re di prender consiglio dal minimo de' suoi Fratelli, quegli
appunto, che imparate aveva cose sì grandi dal Sovrano Mae
stro. Questa fu altresì una delle sue massime, che conservò
finchè visse, ed un principio della santa Filosofia, di cui egli
faceva professione, ricorrere ai semplici come ai dotti, agl'
imperfetti come ai perfetti, ai giovani come ai vecchi, con un'
ardente brama d'imparare da tutti loro, per qual via, e in
qual maniera potesse servir il Signore secondo il suo bene
placito, e sollevarsi ad una perfezione più sublime.
Non è però maraviglia, ch'Egli chiedesse al Signore al
tre prove della sua vocazione, dappoichè ne aveva già rice
vute delle sì chiare ed evidenti per via di rivelazioni, di mi
racoli, e dalla Bocca del Vicario di Cristo; perocchè nella Sa
cra Scrittura si vede, che Gedeon essendo stato trascelto da
Dio per combattere contra i nemici del Popolo d'Israelo, ben
chè questa elezione fosse manifestata dall'apparizione di un An
Judic. 6.
gelo, da un miracolo, e da una rivelazione, non lascia con
I2. I 4. 21. tuttociò di chiedere al Signore ancora due segni miracolosi per
36. 39. et assicurarsene maggiormente, e gli ottiene. Piacesse a Dio, che
4O, senza dimandare, e senz'aspettar miracoli, tutte le vocazioni,
articolarmente in ordine ai sacri ministeri, ea tutti gli altri
affari della coscienza, fossero esaminate a norma di principi
così sodi, e consultate con mezzi così valevoli a meritarsi i
Il suo dub lumi dal Cielo.
bio è sciol
to dagli o Per sapere a qual partito appigliarsi , Francesco mandò
racoli del due Religiosi, Filippo e Masseo a Silvestro Sacerdote, che al
Cielo. lora si ritrovava sul monte vicino ad Assisi, applicato di con
- L I B R o S E c o N D o 7
tinuo all'orazione; affinchè lo pregassero di consultar il Signo Anne
re intorno al suo dubbio, e di fargli sapere quello che gli sa
rebbe stato rivelato. Diede a Chiara la medesima commessio
ne, raccomandandole d'impiegarvi eziandio le orazioni delle
sue Figlie, e particolarmente di quella, che le paresse più pu
ra e più semplice. Il venerabile Padre e la sacra Vergine s'ac
cordarono a maraviglia nelle loro risposte, e dichiararono es
sere volontà di Dio, che Francesco se n'andasse a predicare.
Ritornati che furono i due Religiosi, Francesco gli ac
colse con gran rispetto e tenerezza di cuore: quindi lavò lo
ro i piedi, gli abbracciò, e fece dar a loro a mangiare. Dipoi
li condusse nel bosco, ove inginocchiatosi col capo scoperto ed
abbassato, e con le mani incrociate sul petto, così disse loro:
Insegnatemi ciò, che il mio Signor Gesù Cristo mi comanda
di fare. A cui Masseo rispose: Fratello carissimo , e Padre
mio , Silvestro e Chiara hanno ricevuta da Nostro Signore
Gesù Cristo precisamente la medesima risposta: ed è, che an
a a
diate a predicare ; perchè non v'ha chiamato solamente per
la vostra salute, ma per la salute ancora degli altri; onde
in grazia di essi vi metterà in bocca le sue parole.
Allora Francasco ripieno dello Spirito Divino, il quale perSi anda
parte
con una maniera straordinaria se gli comunicò, come altre vol re a pre
te comunicavasi a Profeti, e tutto acceso di fuoco di carità, dicare,
levossi dicendo. Andiamo in nome del Signore ; e senza in
dugio si partì con due Compagni, Masseo da Marignano, ed
Angelo da Rieti. Camminava con tanta fretta per ubbidire
agli ordini del Cielo, che ben si vedeva, che la mano del Si
gnore sopra di Lui operava, e ch'Egli era rivestito da Dio
d'un nuovo vigore per esercitare il ministero della predica
zione. I suoi Compagni ne furono ancor più persuasi dalle
maraviglie singolarissime, che si operarono nel viaggio. Ma
poichè piacque a Dio di rinuovarle sovente in grazia di Fran
cesco, perciò si esporranno tutte insieme nel fine della sua Vita ,
Rende la
Il Predicator appostolico a bella prima se n'andò a Beva vista ad
gna, dove fece un eccellente discorso sopra l'amor di Dio; do una figlia
po il quale alla presenza dell'uditorio rendè la vista ad una cieca, e
figlia cieca, mettendole tre volte della sua saliva sopra gli oc converte
chi in nome della Santissima Trinità . Questo miracolo illu un gran
numero di
minò un gran numero di peccatori, che si convertirono i mol peccatori.
ti de quali s'unirono a quello, ch'era lo strumento della Di
vina Potenza. -

In veggendo tante anime guadagnate a Gesù Cristo in un


sol luogo, gli nacque il desiderio d'andare a portar la Fede
26 V IT A D I S. FR A N cE sco -

Anno Cattolica nel Levante. Il trionfo de Martiri, la caritá de'qua


I 2 I 2. li non potè mai estinguersi per la violenza delle persecuzio
Desidera ni, stimolava il suo cuore ad una santa emulazione. Arden
il marti do del medesimo fuoco di carità desiderava ad esempio loro
rio.
d'offerirsi in sacrifizio, affine di corrispondere in qualche mo
do con l'effusione del proprio sangue alla bontà di Gesù Cri
sto, il quale si è degnato di morire per nostra salute, ed af-ì
fine di meglio eccitare con tal mezzo tutti gli altri ad amarlo.
Ma poichè non volle mettere in esecuzione questa sua andata
senza l'approvazione autentica del Sommo Pontefice, s'incam
minò verso Roma, annunziando per qualunque luogo passava
le verità dell'eterna salute, che Dio non lasciava di confer
mar con miracoli.

Chiede Giunto a Roma andò all'udienza del Papa, ch' era an


al Papa la cora Innocenzo III., col quale si mise subito a discorrere del
licenza d' prodigioso aumento del suo Ordine, della santità de' suoi Fra
andar a
ti, e del disegno, che aveva Iddio di riformare i costumi del
predicare mondo, che invecchiava e decadeva sensibilmente. Dipoi ma
agl' Infe
deli. nifestogli l'idea, che aveva d'andar me Paesi de'Maomettani
e de Tartari; per provare se gli riusciva di far loro conosce
re la verità del Vangelo. Egli è quì da notare, che il Santo
attribuiva al mondo, e non alla Chiesa, la decadenza, che na
sce dalla vecchiezza; perchè ben sapeva non esservi nella Chie
S. Ang in sa nulla di caduco, tuttochè sia vecchia. Sant'Agostino dice,
Psal. 36, che (1) la vecchiezza della Chiesa è sempre giovane, fresca, e
serm. 3. n 4.
dº in Ps. vigorosa, e che produce frutti in abbondanza. Il Papa, co
9I. m. II. me quelli ch'era pieno di religione, provò una gioia ben gran-,
de pe' felici successi, che intese de' Frati Minori : conce
dette molto volentieri al Servo di Dio la podestà di predi
care agl'Infedeli, e con una tenerezza di Padre gli diede la
sua benedizione.
In Roma Con due sermoni, che fece in Roma, si acquistò due eccel
fa delle
conversio
lenti Discepoli, cioè Zaccheria e Guglielmo; l'uno Romano,
ni. l'altro Inglese. Essendo Giovanni Capella fin da principio sor
tito dall'Ordine, ed avendo finita la sua vita qual altro Giu
da, come di sopra si è veduto; Guglielmo fu sostituito in luo
go di lui, a guisa di San Mattia , il quale nell'Appostolato
(I) Queste parole sono ben differenti da quelle, che furono dette a
San Vincenzo da Paolo, il quale non potè udirle, che con orrore. Veg
gasi la sua Vita scritta da ". Abelly Vescovo di Rhodes l' anno
1664. lib. 2. cap. 1 I., come pure La vraie defense de ses sentimens, che
il medesimo Prelato oppose l'anno 1668. a un libello intitolato: Defense
de feu. M, Vincent de Paul,
L 1 E R o 9 E c o N D o. 77
ebbe il luogo del Traditore; e di poi sempre fu riguardato Anno
come duodecimo de'primi Compagni del Santo Patriarca. I 2 l 2.
Una Vedova Romana, insigne per nobiltà e per ricchez
ze, la quale chiamavasi Giacoma da Settesoli (1), avendo udi
to il Santo a predicare, ebbe un gran desiderio di parlargli.
Vi consentì Egli bensì, ma con difficoltà, e le diede instruzio
ni così salutari, ch'ella rimise a due suoi Figliuoli, i quali
poscia furono Senatori, tutta la cura de suoi affari domestici,
per attendere unicamente alla santificazione dell' anima sua,
servendosi del dono delle lagrime, che ricevette da Dio, per
piangere di continuo la negligenza della sua vita passata. Que
sta Dama, e Santa Chiara furono le sole due persone di quel
sesso, con le quali ebbe il Servo di Gesù Cristo confidenza par
ticolare in ordine alla salute dell'anima. Il che dovrebbe al
meno servire d'avvertimento, per non moltiplicar troppo tal
sorta di direzione, e per fare in modo, che questa sia sem
pre salutevole e santa. -
Quivi sta
bilisce i
I Poichè non v'è affetto più sodo e più effettivo di quel suoi Reli
lo, che nella carità è fondato, quindi è che la buona Vedo giosi.
va- faceva a Francesco ed a suoi Frati tutti que favori e ser
vigi, che potea . Quando venivano a Roma, gli alloggiava,
li nodriva, li provedeva di vestimento, ed assisteva loro nel
le malattie con un amore di Madre. Ella fa, che ottenne lo
ro da PP. Benedittimi dell'abazia di San Cosmo di là del Te
vere un'abitazione nell'Ospitale di S. Biagio; e quest'Ospita
le fu loro ceduto intieramente con la Chiesa da medesimi Re
ligiosi l'anno 1229.a petizione di Gregorio IX., ed è oggidì il
Convento di San Francesco a Ripa (2). Sicchè i Frati Minori
son obbligati ai Figli di San Benedetto per la prima Casa, che
hanno avuta in Roma; non meno che per quella di Santa Ma
ria degli Angeli, o sia della Porziuncola, la qual è la pri
ma di tutto l'Ordine.

(1) Il Vadingo non avendo potuto trovare alcun vestigio d'una fami
glia di tal nome, egli è di parere, che la Dama così fosse cognominata dal
Quartiere di Roma, ove stava d'abitazione, il quale chiamavasi Septiso
lium, o Septemsolia, ovvero Septasolis. Il Baronio dice, che questo luo
go era tra il Monte Palatino, e il Colle di Scauro; e che vi si vedeva
no vari ordini di colonne, sopra le quali ergevansi sette troni, che sem
bravano come un'alta torre. Ad ann. Io84. n. 5. In un Manoscritto del
Vaticano si legge, che il Tempio del Sole, il qual era nella medesima
situazione, portava il medesimo nome. Vading. ad ann. 1226. n. 28.
(2) E' situato sulla riva del Tevere. Ivi si visita per divozione la
Cella del Santo, che fu cangiata in una Cappella, dove molti Cardinali,
e Prelati vanno a celebrare la Messa; Vading. ad an. 1229, n. 39,
VITA DI S. FRA N cE sc o,
Anno Terminato ch'ebbe Francesco in Roma i suoi affari, ri
I 2 I 2. tornò a Santa Maria degli Angeli, dove si spiegò co suoi Fra
Ritorna ad ti circa il viaggio, che intraprender voleva per andar nel Le
Assisi , e vante. Gli esortò con calore a perfezionarsi negli esercizi del
se ne parte la vita Religiosa, lasciò loro in sua assenza Pietro Cataneo per
per andar
in Levan Superiore, e si partì con un compagno per andare ad Asco
te. li. Desideravano estremamente que Cittadini di vedere e di udi
re quest'uomo sì ammirabile, ch' era universalmente ricono
sciuto per Santo: quindi appena Egli entrò, che tutti corse
ro a vederlo. Era seguito da una folla di popolo dovunque
andava: ciascuno si sforzava d'avvicinarsegli, e andavano gli
uni sopra gli altri per poter solamente arrivare a toccar il po
vero di Lui abito. In quella Città si acquistò con la sua pre
senza e con la sua predicazione trenta Discepoli, tanto Chie
rici come Laici, i quali furono da Lui poscia distribuiti in
varie Case . -

Il desiderio del martirio, che promettevasi tra gl'Infede


li, non gli permise di trattenervisi più lungamente. Proseguì
S'imbar il viaggio dalla parte del mare, e s'imbarcò in una nave,
ca , e ve
che faceva vela verso la Soria. Ma nella navigazione insorse
desi obbli
ro venti così contrari, che fu necessario approdare alla Schia
gato ad
approdare vonia, dove fermossi alcuni giorni con la speranza , che sa
nella Schi rebbe partito per Levante un altro vascello. Ma non trovan
avonia. done alcuno, ed avvedendosi ch'era rotto il suo disegno, pre
gò alcuni marinari, che andavano ad Ancona, d'accettarlo nel
loro bastimento per l'amor di Dio. Non volendo questi rice
verlo in niun modo, perchè non aveva con che pagar la con
dotta, il Sant'Uomo pieno di confidenza in Dio s'introdusse
Se ne Va
segretamente nel vascello col suo compagno.
per mare
Venne un incognito a portar delle provvisioni, e conse
ad Anco gnandole a un passaggiero dabbene: Le metto nelle vostre ma
Raid , ni, gli disse, per due poveri Religiosi, che quì sono na
scosti. Conservatele, e ne darete loro, quando ne avranno bi
sogno. Chiunque egli fosse quel caritatevole provveditore, vi
Miracolo
è ragione di credere con San Bonaventura, che fosse manda
operato da to da Dio in favore di questi due poveri, che tali erano per
Dio in fa
vore di amor suo. La navigazione fu infelice a cagione del cattivo
Lui, tempo; non si poteva nè far vela, nè approdare a terra. Tut
ti i viveri de'marinari e del passaggieri si erano già consuma
ti; solo vi rimanevano le provvisioni fatte per li due Reli
giosi. La Divina providenza moltiplicolle di tal maniera, che
bastarono fin al Porto d'Ancona per tutti quelli, ch'erano nel
vascello, per lo spazio di molti giorni, ne quali furono rite
L 1 E R o S e c o N D o
- - - - 79
nuti ancora sul mare. Attoniti a questa maraviglia i marina- Anna
ri, conobbero allora che il povero, ch'eglino non volevano ac I 2 i C.
cettare, aveva salvata loro la vita per li suoi meriti; quin
di ne renderono grazie al Signore. Converte
Dopo lo sbarco, Francesco se n'andò per vari luoghi spar un celebre
Poeta.
endo la Divina parola, qual preziosa semente, che subito pro
", una copiosa raccolta. Veniva molta gente a vederlo,
eziandio da paesi lontani; tanto era grande la fama, che di
Lui correva . Tra gli altri v' accorse un celebre Poeta, per
aver udito ragionar del perfetto dispregio di Francesco in ri
guardo alle cose della Terra. Egli era del numero di colo
ro, che in Provenza si chiamavano Trouveres , o Trouba
dours: l'impiego de quali era inventar favole, e compor va
rie poesie, che solevano cantarsi presso de Grandi. L'arte di
verseggiar in lingua volgare non era sì comune in que tem
pi, nè v'era chi l'esercitasse, fuorchè la Nobiltà. Gl'Italiani
imitarono i Provenziali, e trasportarono nel loro linguaggia
le migliori poesie dei Troubadours. Quegli , di cui si parla,
era eccellente nell'arte, cosichè l'Imperador Federico II. l'avea
coronato Principe de' Poeti , quindi era ordinariamente chia
mato il Re de'versi.
Andando ei dunque in traccia di Francesco, passò pel
Borgo di San Severino, ed entrò nella Chiesa di un Monaste
ro, dove il Servo di Dio predicava sopra il Misterio della Cro
ce. Alla prima l'ascoltò senza conoscerlo; ma nel progresso
del sermone Iddio glielo rappresentò con due spade luminose,
incrociate dal capo ai piedi, e da una mano all'altra, attra
verso del petto: donde comprese, che quegli era il sant'Uo
mo, di cui pubblicavansi cose sì grandi. Il primo sentimen
to, che la visione gl'impresse, fu di menare una miglior vi
ta: ma le parole del Predicatore compunsero sì fattamente,
che come se fosse stato trafitto dal coltello dello Spirito, che
sortiva dalla bocca di Lui, finito il sermone andò a rinunzia
re tra le mani di Esso tutte le vanità del mondo, e ad ab
bracciare l'Instituto de' Frati Minori. Francesco in vegendolo
passar sì perfettamente dalle agitazioni del secolo alla pace di
Gesù Cristo, lo nominò Fra Pacifico.
Aggiugne San Bonaventura , che questi fu un uomo di
gran santità, e che ricevè ancora da Dio il favore di veder
sulla fronte del suo beato Padre un gran Tau (1), dipinto con
(1) S. GirolaNmo sopra il capitolo 9. d'Ezechiello dice, che a suoi tem
pi era ancora in uso nella lingua Samaritana la lettera Iat, che è l'us
(8o V1TA D 1 S. FR A Nc E sc o
Anno bella varietà di colori, che spargevano sopra il volto di Lui
I 2 I 2. una grazia miràvigliosa. Questa lettera, per cui viene rap
. Ritorna presentata la Croce, significava l'interiore bellezza, che l'amor
in Tosca della Croce del Figliuolo di Dio faceva risplendere nell' ani
na, quindi ma di Francesco.
a S. Maria
degli An Mosso dalla propria tenerezza il Santo Patriarca, e spin
geli. to dalla vigilanza d'un vero Pastore, ritornò in Toscana per
visitare le case Religiose, che quivi stabilite avea l'anno in
nanzi, e per vedere se i suoi figli s'avanzavano nella via del
Signore. La Casa Ubaldini molto cospicua in Firenze, gli do
nò un Convento fabbricato, e fondato da suoi Antenati per li
Religiosi di San Basilio fino dal VI o VII. secolo, alcune leghe di
stante dalla Città, situato nel mezzo d'un bosco, il qualCon
vento era stato dipoi abitato da Eremiti: ond' Egli vi mise
alcuni de' suoi Compagni, e verso il fine d'Ottobre fece ritor
no a Santa Maria degli Angeli, predicando giusta il suo co
stume per qualunque luogo passava. Il riposo, che pigliò do
po tante fatiche, fu l'applicarsi ad instruire i suoi discepoli
con discorsi pieni di dottrina, e di sapienza; il ristretto de'
quali si vedrà nel fine dell'Opera.
S'ammala Verso il fine dell'anno fu sopraggiunto dalla febbre ter
zana, che in quartana cangiossi dappoi, e lo rendette langui
do oltre modo. Il Vescovo d'Assisi, Prelato molto caritate
vole, e suo amico particolare, avendo inteso, ch'Egli era
amalato, venne a visitarlo; e malgrado la ripugnanza, che
il Santo ne dimostrava, lo fece trasportare al Vescovado, ove
con ogni bontà di Padre, e di Pastore ebbe cura di ristabi
lirlo in salute. Qui frattanto venivano i suoi Religiosi a chie
dergli que lumi, che bisognavano loro. Vi si conducevano
ancora tutte le persone, che presentavansi per essere accetta
te nell'Ordine, come altresì quelli, che i suoi Missionari di
spersi in varie parti d'Italia gl'indrizzavano, arrivando al
cune volte al numero di trenta e quaranta: imperocchè allo
ra non si poteva accettar niuno, che non fosse stato prima
esaminato dal Santo Institutore. Venne un Giovane gentiluo
mo di Lucca con le lagrime agli occhi a pregarlo, che gli
tima delle antiche lettere ebraiche, e figurava una Croce. Questo è il
Tau de' Greci, e il T majuscolo de Latini. Nella visione, ch'ebbe il Pro
feta, volle Iddio, che questo segno fosse impresso nella fronte dei Giudei
fedeli, come figura della Croce, sulla quale Gesù Cristo doveva essere
sacrificato per la nostra salute. Fino dal tempo degli Appostoli solevano
i Cristiani farsi il segno della Croce, qual simbolo della lor professione.
Veggasi Tertull. lib. 3. adv. Marcion. cap. 22., Cornel. a Lapid. Est., et
Synops. Crit. in rap. 9. Ezechiel, et Paleog. Grec. lib. 2. cap. 3.
L I B R o S E c o N D o. 81
desse l'abito Religioso. A cui il Santo così rispose: Infelice Anno
che siete ! Perchè piangete? A che giova dimostrar cogli oc I 2 I 2.
chi quello, che non avete nel cuore? Troppo leggermente voi
avete formato un disegno, che abbandonerete ben presto. In
fatti dopo alcuni giorni ritornò a casa con due suoi parenti
ch'erano venuti a ricercarlo, e non pensò più a farsi Reli
gioso.
Avendo il Servo di Dio ripigliato in Casa del Vescovo
d'Assisi un poco di forza col moderare la sua rigorosissima
astinenza, s'irritò contra il suo proprio corpo, e desideran
do ardentemente d'umiliarsi: Non conviene, diss Egli, che
il popolo mi stimi per un uomo di vita austera, mentre so Sua prodi
no ben trattato secretamente. Intorno a che lo Spirito d'u- giosa u
miliazione
miltà gli suggerì di far un'azione, che da San Bonaventura
vien riferita non come un esempio, ma come un prodigio da
parogonarsi alle cose straordinarie, che Dio comandava tal
volta a (1) suoi Profeti. Si leva Ei dunque, ed accompagna
to da una quantità di Frati sen va nella piazza maggiore d'
Assisi, raduna il popolo, e lo conduce nella Cattedrale. Di
poi si fa strascinare dal Vicario del suo Convento dalla Chie
sa fino al luogo del patibolo con una corda al collo, e nudo
a guisa del Profeta Isaia. Quivi così debole, e così assiderato Isaie eo.
di freddo, com' Egli era, parlò a quell'adunanza con un vi
gore, che faceva restar attonito, e disse ad alta voce: V'as º et seq.
sicuro, ch'io non merito d'essere onorato come uomo spiri
tuale: poichè sono un uomo carnale, e sensuale, e goloso ;
onde voi tutti dovete sprezzarmi. Quelli, ch'erano presenti,
ben sapendo l'austerità della vita, ch'Egli menava, stupefat
ti a tale spettacolo confessavano, che un'umiltà così prodi
giosa era più d'ammirarsi, che da imitarsi.
Nulla dimeno il sopraccitato Santo Dottore vi scopre del
le istruzioni salutevoli. Una tal' umiltà, dic Egli, c'insegna,
che nell'esercizio della virtù, bisogna con ogni studio evitar
tutto quello, che sa d'ipocrisia, reprimere i meno mi senti
menti di vanità, e dispregiare onninamente le lodi. L'umile
Francesco, il quale procurava con tutte le sue forze di san
tificarsi internamente, molte cose faceva esternamente, a fine
di rendersi dispregevole ; applicandosi principalmente ad im
pedire, che gli uomini non s'ingannassero nell'idea, che ave
vano della sua santità. Tal è il carattere della vera divozio
Tom. I. 1 I

(1) Isaia 2o, 2 et seq., Jerem. 27.2. et 23. I3,, Ezechiel. 4. 12. et 15,
82 V IT A D I S. FRA NC E se o.
Anno ne: non ha alcun estrinseco mendicato; ma ella è, o procu
l 2 I 2. ra di essere tale, quale apparisce al di fuori.
I Religiosi, che Francesco mandati aveva in Lombardia,
adempivano degnamente la loro Missione . S'acquistarono in
Milano tanta stima colla predicazione avvalorata da buoni
esempi, che Enrico Settala Arcivescovo della Città quivi die
e de loro un Convento, il quale dappoi si rendè più cospicuo
Fa prova mediante la liberalità de Milanesi. -

della vo
cazione d'
Uno de' frutti delle appostoliche loro fatiche fu la voca
un Gio zione di un Giovane riguardevole, ricco, e idoneo, il quale
Vane . dimandò l'abito dell'Ordine. Avendogli essi rappresentato,
che per essere Frate Minore, alla bella prima dovevasi far la
rinunzia de beni temporali, e di se stesso, andò a vendere
tutto quello, che possedeva, e ne distribuì a poveri la miglior
parte, riservandosi l'altra per far il viaggio d'Assisi, dove
gli dissero, che andar doveva per presentarsi all'Institutore, il
quale solo avea la podestà d'accettar Novizj.
Si fece ei dunque accompagnare da alcuni suoi parenti,
e amici con numeroso seguito di domestici; essendo stato pre
gato uno di quei Religiosi, che volesse anch'egli venir ad
Assisi, affine di presentar il Giovane, e di adoperarvisi, per
chè fosse accettato. Giunti che furono a Santa Maria degli
Angeli, Francesco al veder tante persone con un tal appara
to di vanità, chiese al Religioso, chi erano que Signori, ch'
egli introduceva, e che cosa volevano. Questi con aria alle
gra rispose: Padre, egli è un Giovane dotto, ricco, e delle
migliori Case di Milano, il quale desidera d'esser vostro di
scepolo. Il Padre sorridendo disse alla presenza di tutta la
comitiva: Questo Giovine non mi par proprio pel nostro Or.
dine: imperocchè il venire con un tal fasto , indizio d'un
animo altiero, e orgoglioso, per abbracciare uno stato di po
vertà, dà motivo di credere, che non vi sia ancor quel di
spregio, e quell'avversione al mondo, che basta, e che non
vi sia disposizione per abbandonarlo del tutto . Nondimeno
su questo particolare consulterò i nostri Fratelli.
Li congregò tutti per tanto, e dimandonne il lor pare
re, che fu appunto di non ammetterlo; perchè vi si scorgeva
ancora un fondo di gloria, nè sradicato si era dal suo cuo
re l'amor delle pompe secolaresche.
Il Giovine, ch'era presente, si mise a piangere dirot
tamente: per la qual cosa mosso Francesco a compassione:
Fratelli miei, disse ai Religiosi, vi contentate di ammetter
lo, s'egli acconsente di servir in cucina? Questo sarà un
º
v,

L I E R o S E c o N D o. 8
mezzo proprio per fargli rinunziare la vanità del secolo. I Anno
Religiosi furono contenti a questa condizione, che ben volen I 2 I 2.
tieri fu accettata dal Giovine, protestando d'esser disposto a
far quanto gli sarebbe stato ingiunro. Allora il Padre lo ab -

bracciò, e lo ricevette nell'Ordine dopo d'aver fatto conse


gnare il di lui equipaggio, e il di lui denaro a quelli, che
aveva in compagnia. Lo mandò a star di famiglia nell'Ospi
zio di S. Biagio di Roma, per ivi fare l'officio di cuciniere;
ed acquistò in quell'umile impiego tanta perfezione il gio
vine Religioso, che Francesco lo giudicò degno di governare
gli altri; onde il fece Superiore del medesimo Luogo.
La condotta tenuta in riguardo a questo Giovine ben di
mostra, che per la profession religiosa non si dee badare nè
alla condizione della persona, nè alle sue ricchezze, nè a suoi
talenti; ma debbonsi principalmente considerare le disposizio
mi essenziali per un tale stato, che consistono nel voler mori
re sinceramente al mondo e a se stesso. Questo è un interes
se comune per le persone, che ammettono alla professione,
per quelle, che vi si ammettono, e per l'Ordine, in cui so
ITO ammeSS6 .

Al principio dell'anno 12 13. Francesco fu assalito nuo Anno


vamente dalla febbre, da cui era stato guarito nel palazzo I 2 I 3.
del Vescovo d'Assisi, essendo questa or terzana, ora quarta E' nuova
na, ma sempre gagliarda. La sofferiva con una somma tran- mente as
salito dalla
quillità di spirito per l'odio, che portava alla sua carne, e
per la pazienza, che gli era insegnata da Gesù Cristo. L' febbere,
scrive a
e
ardor della febbre, che gli bruciava il corpo, era a suo giu tutti i Cri
dizio un male di gran lunga minore del fuoco delle tentazio- stiani.
ni, di cui arde l'anima; quindi è, che i suoi dolori gli pa
revano un buon guadagno. Tutti i Santi sono stati del me
desimo sentimento, e le massime del Cristianesimo non per
mettono di pensar altrimenti. La sola pena, che affliggeva il
sant'Uomo nella sua infermità, era il non poter effettuare i
disegni, che formati aveva per la salute delle anime. Ma la
carità, ch'è industriosa, gli suggerì il pensiere di esortar in
iscritto i Fedeli, non potendolo fare a voce; onde inviò loro
una picciola Lettera (1) Conceputa in questi termini:
(I) Se ne trovano delle simili, scritte da un antico Solitario , e da
San Colombano. Avevano per modello le Lettere degli Appostoli, e le Cir
colari, che scrivevano i Prelati intorno a certi punti di fede, di morale,
o di disciplina, perchè si comunicassero alle Chiese. Questo era un ef
fetto della Carità, di cui ardeva il cuore di quegli uomini appostolici, fa
cendo in modo, che si stendesse a tutto il mondo. Veggasi Vading in Epist. 1.
S. Francisci not. I.Et. Cabassut. ne tit. Ecclesiast. Sa cul, 2. Disser. 7. n. 7.
84 V1T A D I S. FR A N ce s co.
Anno A tutti i Cristiani Chierici, Religiosi, Laici,
I 2 I 3. uomini, e donne, che sono nell'Universo.

Oh quanto felici e benedetti sono quelli, che amano Dio,


e adempiono esattamente ciò, che Gesù Cristo ordina nel Van
Matt. 22. gelo : Amerai il tuo Signore Iddio con tutto il tuo cuore, con
37. et 39. tutta l'anima tua, e il tuo prossimo come te stesso ! Aniamo
Dio, e adoriamolo con gran purità di mente, e di cuore,
perocchè questo è quello, ch'egli esige sopra tutte le cose.
Jo. 4. 23. Egli ha detto, che i veri adoratori adoreranno il Padre in
ei 24,
ispirito, e in verità, e che quegli, i quali l'adorano, in
ispirito e in verità debbono adorarlo. Vi saluto nel Signore.
Invia lo Appena appena uscì dalle sue mani questa picciola Let
ro un'altra tera, che se ne fece un'infinità di copie; tal'era e tanta l'avi
Lettera. dità delle persone divote di veder ciò, che veniva da un Per
sonaggio sì santo. In questa breve, e semplice esortazione am
miravasi il candore del suo animo, e la diffusione della sua
carità: in leggendola sentivasi una Virtù, che penetrava l'in
timo de cuori: perocchè le parole de Santi hanno un'unzio
ne secreta, che non ritrovasi in altre. Molti lo supplicarono
di scrivere più diffusamente: quindi non permettendogli il suo
zelo di rigettare una dimanda sì pia, fece un'altra Lettera,
della quale, per essere alquanto lunga, quì si dà solamente
l'estratto.

A tutti i Cristiani Chierici, Religiosi, e Laici, sì uomini,


come donne, che sono nell'Universo: Fra Francesco
loro servidor umilissimo, offerisce la sua ser
vitù con ogni rispetto; desiderando loro la
vera pace, che vien dal Cielo, ed una
perfetta carità nel Signore. -

Avverte al principio della Lettera, che essendo servido


re di tutti, e non potendo a cagione delle sue infermità an
nunziar personalmente la parola di Dio, ha creduto di dover
supplire colle sue Lettere. Quindi propone il Misterio dell'
Incarnazione, l'Instisuzione della Eucaristia, e la morte di
Gesù Cristo, il quale si è sacrificato per noi sulla Croce, per
chè ci vuol tutti salvi; e ci ha lasciato un esempio, affinchè
seguiamo le sue tracce. Va stimolando i Fedeli a lodar il Si
i" e ad osservarne i comandamenti, obbligandoli a ciò
are con vari motivi di timore, di speranza, e di amore. E
sorta alla frequenza delle Chiese, insinua un profondo ripset
A L 1 E E o S E c o N D o: 85 -

to verso gli Ecclesiastici. Raccomanda l'esercizio dell'orazio- Anno


ne, del digiuno, della limosina, di tutte le opere di peni- 12 13.
tenza, la Confessione, e la Comunione. Parla dell' amore del
prossimo, dell'amministrazione della giustizia, del buon go
verno, della sommessione, che deesi avere alla legittima au
torità; della umiltà cristiana, dei doveri dello stato Religio
so. Finalmente dopo d'aver fatto conoscere la miseria del cor
po, il quale non è altro che marciume; e la felicità dell'ani
ma, che ha una mirabile relazione alle tre Divine Persone ;
deplora l'accecamento del peccatori, i quali si lasciano ingan
nar dalla carne, dal mondo, e dal Demonio ; e rappresenta
la morte di uno di que ricconi del secolo, che tali si fanno
con le loro ingiustizie. Ce la dipinge sì al vivo, e al natu
rale, che merita d'essere esposta agli occhi del leggitore.
Un uomo del mondo, dic Egli, s'ammala; s'avvicina la
morte, e non si può a meno, che non se gli dica con ischiet
tezza: Disponete le vostre cose, perchè siete in pericolo di Isaiº 38,
morte. La moglie, i figliuoli, i parenti, gli amici se gli
fanno d'intorno al letto, e fingono di piangere. L'ammala
to li mira, e piange anch'esso. Vedete, così dice loro, che
debba farsi per l'anima mia, pel mio corpo, per li miei be
ni: il tutto ripongo nelle vostre mani. Disgraziato, e male- , I :. 8
detto, secondo le parole del Profeta, colui che mette la sua º
salute, e la sua fiducia in simili mani . La famiglia chia
ma un Sacerdote, il quale sapendo la vita, che quest'uomo - :
ha menato, gli dimanda, se vuol confessarsi, e far peniten- .
- - - .
za de' suoi peccati, per quanto potrà . L'infermo risponde,
che sì. Ma, soggiugne il Sacerdote, siete pronto a restitui- , ,
re quanto avete tolto ad altri ingiustamente, e a dar ancora -
del vostro per soddisfare alla divina giustizia? Oh ! per que
sto poi, risponde l'infermo, non v'alcun mezzo. Ma, per
chè ? replica il Sacerdote. Perchè, dice quest'uomo, non vo
glio far torto alla mia famiglia, che lascio padrona ed erede - -

di tutti i miei beni. Mentre così ragiona , il mal va cre


scendo, ei perde la favella, e muore in uno stato sì deplo
rabile. Or dee saper tutto il mondo, che in qualunque ma
niera l'uomo sen muoia in istato di peccato mortale, e senz'
aver soddisfatto alla Divina giustizia, siccome il poteva, re- ,
sta spogliato di quanto ei possedea, e il Demonio porta via .
quell' anima oppressa da dolori, noti solamente a colui, che
li soffre; ed ella vien tormentata nell'inferno, mentre il cor- . .
po è mangiato da vermi. La sua famiglia si divide i beni, i
ch'egli ha lasciati, e gli dà ancora delle maledizioni, per
86 V 1 T A o 1 S. FR A Ne E sco
Anno non averne lasciati di più: in tal guisa l'amore de'beni tran
I 2 I 3. sitori di questo mondo gli fa perdere il corpo e l'anima per
tutta l'eternità . -

La Lettera finisce in questi termini: Io Fra Francesco


vostro villssimo Servo, disposto con ogni sincerità a baciar
vi i piedi, vi prego, e vi scongiuro per la carità , che è
Dio stesso, di ricevere, e di metter in pratica con umiltà,
º Jo. 4. I6. e con amore queste parole di Nostro Signor Gesù Cristo; e
tutte le altre, che sono sortite dalla sua bocca. Tutti quelli,
che le riceveranno, e ne comprenderanno il senso, le man
dino agli altri, acciocchè ne ricavino profitto. Se perseve
reranno fin al fine nel buon uso, che farne debbono, sieno
benedetti dal Padre, dal Figliuolo, e dallo Spirito Santo.
Amen . .
Questi benefizi spirituali, ed altri simili, che Francesco
faceva al prossimo, siccome l'istruzione continua, con cui al
levava i suoi Frati, lo tenevano occupato in tempo di sua
malattia, finchè ristabilito in salute potesse far davvantaggio.
Nella primavera si sentì men male, come d' ordinario succe
de a quelli, che sono incomodati dalla quartana; ma per le
sue stupende austorità se gli era indebolito di tal maniera il
temperamento, che non godette mai più perfetta salute, e il
rimanente della sua vita fu per Lui uno stato di continuo lan
guore. -

Parte ver Subito ch'ebbe forze bastevoli per mettersi in viaggio,


so la Spa affidò il governo dell'Ordine a Pietro Cataneo, e parti con
gna per
andare in Bernardo Quintavalle, ed alcuni altri compagni, per andarse
Africa a ne per la parte di Spagna a Marocco a predicar il Vangelo
cercar il a Miramolino , o Miramarnolino, ed ai sudditi di lui, speran
martirio. do di riportar con tal mezzo la palma del martirio, che di
continuo ardentemente bramava. Tutto che fosse debole, il
suo zelo ad ogni modo lo faceva camminar a gran passi, e
Marc. Io.
andar innanzi a tutti i suoi compagni, ad esempio di Nostro
32,
Signor Gesù Cristo, il quale andando a Gerusalemme, ove
dovea essere condannato alla morte, camminava più veloce
de' suoi Discepoli per l'amore sollecito, e ardente, che lo por
tava a sacrificarsi per noi.
I miraco Il servo di Dio non arrivò in Ispagna se non verso il fine
li, e le al dell'anno, perchè si trattenne in molti luoghi per predicare,
tre parti per visitar le Case dell'Ordine, e per formarne delle altre.
colarità
del suo Tutto il suo viaggio fu una continua serie di miracoli, e di
viaggio. altre cose considerabili, che contengono istruzioni proficue, e
salutevoli. -
L I B R o S a c o N D c. 87
In Foligno col segno della Croce, ch Ei fece sopra la ca- Anno
sa del suo Albergatore,
ticolarmente dal fuoco, ilassicurolla da molti
quale essendosi pericoli,
acceso tre, oequat-
par- 12 I 3. e

tro volte nelle case vicine, non solo non le apportò alcun dan
no, ma vidisi ancora, che altrove si rivolgeva. Nella Città di
Spoleto sapendo, che un ricco pensava male del suo Institu
to, e crudelmente negava la limosina a suoi Frati, gli fece di
mandar solamente un pane: ottenuto che l'ebbe, lo divise tra
suoi Religiosi, ed ordinò loro di dir tre volte l'Orazione Do
menicale, e la Salutazione Angelica per quello, che l'aveva
dato . Non era ancor finita la refezione, quand' ecco venne
quell'uomo a chieder loro perdono della sua durezza ; essen
do stato di poi il miglior amico del Convento, per l'informa
zione, che il Santo gli diede del suo Instituto.
Nella Città di Terni il Vescovo, ch'era stato presente a
un sermone fatto da Francesco; montò in pulpito dopo di lui,
e così disse al popolo : Fratelli miei, il Signore, che soven
te ha illuminata la sua Chiesa per mezzo d'uomini illustri
in scienza, e dottrina, oggi vi manda quel Francesco, che
avete or ora sentito, uomo povero, senza lettere, e dispre
gevole nel sembiante, affinchè l'istruisca colle sue parole, e
oo suoi esempi. Quanto meno Egli è dotto, tanto più vede
si in Lui risplendere la possanza di Dio, il quale scelse le
cose insensate, secondo le massime del mondo, per confon
dere la di lui sapienza. La cura, che Dio ha della nostra
salute, ci obbliga ad onorarlo, e a rendergli quella gloria,
che gli è dovuta; imperocchè le grazie, che ne riceviamo,
non le ha fatte ad altre Nazioni. a

Terminato ch'ebbe il Prelato di così parlare ; Francesco


gli andò dietro, e ginocchione baciogli la mano dicendogli:
Monsignore, per verità non v'è mai stato alcuno, che m'
abbia fatto tantº onore, quanto ne ho da voi ricevuto quest'og
gi. Altri mi attribuiscono una non so qual santità, che non m' sua pro
appartiene in verun modo, e che piuttosto riferir dovrebbero fonda
a Dio solo, Autore d'ogni dono perfetto. Ma voi, Monsigno. umiltº
re, avete saputo saggiamente discernere il prezioso dal vi
le, il degno dall'indegno, e il santo dal peccatore, dando la
gloria a Dio, e non a me, che non sono , se non un uomo
- - - - - , - - Jac. I. I 7.
povero, e miserabile. Iddio solo, il Re de seeoli, immorta- Jer. I 5. 19.
le, ed invisibile, egli è quel desso, a cui gli uomini debbo- i Tim
no rendere l'onor, e la gloria ne secoli de secoli. Il Vesco- 17.
vo allora abbracciollo teneramente, rapito più dall'umiltà, che
dalla predicazione di Esso. - - -
88 V IT A D I S. FRA N cg s c 5
Anno Nella medesima Città col segno della Croce rendè d'ot
I 2 I 3. timo sapore un vino divenuto acido, in presenza di quelle per
sone, che provata ne avevano l'acidezza . Ma fece un altro
miracolo di gran lunga maggiore, che fu ammirato da tutti,
Risuscita nella persona d'un giovane, ch'era stato poc'anzi schiaccia
morti: to dalle rovine d'un muro. Se lo fece portar dinanzi, quin
di si pose in orazione, si stese sopra il cadavero, come il Pro
feta Eliseo sopra il figliuolo della Sunamitide, e in tal gui
4. Reg. 4. sa lo risuscitò.
34.
Andò di poi nel Contado di Narni, ove fu alloggiato in
casa d'un uomo dabbene, molto afflitto per la disgrazia del
fratello, ch'era annegato in un fiume, non potendosene tam
poco ritrovare il corpo per seppellirlo . Francesco dopo aver
fatto appartatamente alquanto di orazione, additò una parte
del fiume, ove disse, che certamente il corpo si trovava nel
fondo dell'acqua, trattenuto da suoi abiti. Quivi si calò lo
stromento per afferrarlo, fu trovato, e portato fuori dell'ac
qua; e il Santo alla presenza di tutta la famiglia gli rendè la vita.
Sopraggiunto dalla febbre, e da un gran male di stoma
co, che gli cagionarono uno svenimento nel Romitagio dona
togli vicino a Borgo Sant'Urbano, dimandò del vino per rin
venir dalla debolezza. Ma perchè in quel luogo non se ne ri
trovava, fecesi portar dell'acqua, che col segno della Croce
da Lui benedetta subito fu cangiata in buonissimo vino. Quel
poco, che prese, lo rinvigori, e lo ristabilì così presto, che
senza dubbio fu un doppio miracolo. San Bonaventura dice a
questo proposito , che una mutazione sì prodigiosa dinotava
quella, che Francesco avea fatta nel suo cuore, spogliandosi
dell'uomo vecchio per rivestirsi del nuovo.
Colos. 3. Nella Città di Narni risanò un uomo, già da cinque me
9. ei l O.
si attratto per tutto il corpo, facendogli ad istanza del Ve
scovo un solo segno di Croce dalla testa fino ai piedi; e con
la virtù del medesimo segno rendè la vista ad una donna cie
ca. Essendo in Orte raddrizzò un fanciullo così deforme, che
toccava i piedi col capo. In San-Gemini con tre suoi compa
gni fece orazione per la moglie del suo Albergatore, la qual
era già da molto tempo tormentata dal Demonio, e ne fu li
berata. Miracoli così evidenti, oprati pubblicamente, e in gran
numero davano un maraviglioso risalto alla santità di Fran
cesco. Nell'Archivio di Poggibonzi in Toscana conservasi l'at-.
to di donazione, che gli fu fatta, di una Casa, il quale co
mincia così. Concediamo a un uomo chiamato Francesco, da
tutti riconosciuto per un Santo, ec. -
L I B R o S E C o N D o 89
I discorsi d'un uomo sì santo, e si prodigioso penetra- Anno
vano l'intimo dei cuori, ed accendevano negli ascoltatori un 12 I 3.
gran desiderio di aver presso loro dei Religiosi dell'Ordine da
Lui nuovamente instituito. Quindi ne distribuì in Foligno, in
Trevi, in San-Gemini, in Siena, e in molti altri luoghi.
Da tutte le bande gli arrivavano nuovi discepoli; ma Egli
non riceveva alcun di essi, se prima non ne avea esaminata
bene la vocazione. Un Giovane gentiluomo avendolo inteso
predicare in Monte-Casale nell'Appenino, venne a manifestar
gli il disegno, che da molto tempo avea , di abbracciare il
nuovo Instituto. A cui Francesco rispose. Bisogna pensarvi
seriamente, perocchè il tenore della vita, che noi meniamo,
dee parere molto duro a persone allevate tra le delicatezze.
Il Giovane coragiosamente gli replicò: Padre, non siete Voi,
e i vostri Religiosi di una natura eguale alla mia, e formati
della medesima terra? Dunque spero anch'io coll' ajuto del
Signore di sopportare senza gran difficoltà ciò, che altri a me
simili sopportano sì volentieri. Queste parole molto piacque
ro al Padre; onde il Giovane fu ricevuto nell'Ordine. Biso
gna pur confessare , che l'uomo avrebbe forze bastevoli per
imitare i Santi in molte cose, se non mancasse nè di corag
gio, nè di confidenza nell'ajuto Divino. -
Da Monte-Casale Francesco passò la cima dell'Appenino,
e attraversò la Valle di Marecchia per andare a Monte-Feltro,
o San-Leo. Intese per viaggio, che il Signore della Città era
per esser fatto Cavaliere nel suo Castello, ove dava una
gran festa con giuochi, e spettacoli ad una numerosa adunan
za di Nobili, tra i quali trovavasi il Conte Orlando Cataneo,
Signore di Chiusi Nuovo, e di tutto il Casentino. Essendo vi
cino al Castello, e sentendo il suono delle trombe, segno, che
davasi principio alla festa: Andiamo, disse a suoi compagni,
andiamo ancor noi, e opponiamoci con tutte le nostre forze
al Demonio, che in queste sorte di tripudj non manca di ten
dere le sue reti, nelle quali molti restano presi, perocchè fa
di mestieri , che noi travagliamo per la salute delle anime
in ogni luogo, e per quanto possiamo. Salì dunque al Castel
lo, e udì la Messa solenne con tutti quelli, che accompagna
vano il novello Cavaliere. Subito che fu finita la Messa, mon
tò sopra un luogo eminente presso la Chiesa affine di predi
care all'uscir della gente, la quale se gli fece d'intorno per
ascoltarlo. -

Queste furono le parole, che gli servirono di testo; Tan


Tom. I. I2
- 9o V I TA D I S. FRAN C E S c o .
Anno to è il ben che aspetto, che d'ogni pena mi è diletto. Provò il
12 I 3. suo testo con quel passo di S. Paolo: Le pene di questa vi
Rom. 8. 18. ta non hanno alcuna proporzione con la gloria della vita
futura: aggiugnendovi l'esempio degli Appostoli, i quali era
Act. 5. 4I. no pieni di gaudio per avere sofferto ingiurie, e oltraggi pel
Nome di Gesù l'esempio de Martiri, i quali volontieri s'espo
nevano ai tormenti, ed alla morte per andare al Cielo; final
mente ragioni si forti, ed esposte d'una maniera si affettuo
sa, che tutti gli uditori ne restarono ammirati, e ben com
presero ciò, che loro insinuar voleva . Scorgevano nel santo
Predicatore un non so che di Divino, che imprimeva in essi
del rispetto, e della venerazione; e nel volto di Lui fissi te
nevano gli occhi, come nel volto di Angelo.
Il Conte Orlando mosso più che gli altri a cagion delle
maraviglie, che aveva inteso dire del Santo, dopo il sermo
ne ando ad accoglierlo tra le sue braccia, e pregollo partico
larmente d'istruirlo intorno all' affare della sua salute. Fran
cesco, che all'ardente suo zelo unir sapeva una singolar di
screzione, e garbatezza: Signor Conte, gli disse, andate per
ora a far onore a vostri amici, che v'hanno invitato. Di que
sto negozio parleremo insieme in altro tempo, che sarà più
a proposito. Il Conte differì giusta il consiglio del Santo, an
dò a riunirsi cogli altri Nobili, e pigliossi la cura dei Servi
di Dio. Terminata la festa venne a trovar il saggio Diretto
re, con cui ebbe una lunga conferenza; e ne restò sì affezio
nato, che per procurarsi la sorte di vedere famigliarmente dei
Religiosi dell'Instituto di Lui, gli esibì il Monte Alverna, che
era di sua giurisdizione, con promessa, se gli aggradiva, di
farvi fabbricar un Convento .
Il Conte
Orlando Poichè questo luogo era solitario, e proprio per la con
gli dona il templazione, Francesco accettò di buon cuore l' esibizione, e
Monte promise d'inviar a Chiusi due de' suoi Frati, prima di parti
Alverna . re d'Italia. Inviati per tanto, e ricevuti dal Conte, come An
geli venuti dal Cielo, furono da lui condotti al Monte Alver
na, ove scelsero un sito, che loro parve comodo per fabbri
car una Chiesa. Quindi cinquanta Soldati, ch'erano venuti in
seguito, si misero subbito a spianare il bosco, e vi fecero
uno spazio, dove si formò nn alloggio, che fu abitato da que”
Religiosi, finattantochè il Convento, e la Chiesa si fossero fab
bricati. Ecco in qual maniera stabiliti furono i Frati Minori su
questo Monte, renduto sì celebre presso il mondo cattolico dal
le Stimate del P. S. Francesco. Fu loro ceduto dal Conte Or
lando con un Atto autentico, l'originale di cui conservasi nell'
L I B R o S E c o N D o. 91
Archivio del Convento. Di questo santo luogo si parlerà a pro Anno
posito del primo viaggio, che vi fece il Serafico Padre al suo 12 I 3.
ritorno da Spagna.
Continuò il cammino verso Bologna, donde dopo aver vi
sitati i suoi Frati venne ad Imola . Quivi appena giunto an
dò a riverire il Vescovo, ed avendogli dimandata la licenza
di predicar a quel popolo, in poche parole il Prelato rispo
se : Predico io, e tanto basta. Francesco chinò umilmente il
capo, e ritirossi : ma un'ora dopo vi ritornò . Sdegnato il Ve
scovo al rivederlo, ed avendogli richiesto, cosa volesse anco
ra, Egli con un tuono di voce, che ben dinotava la sincera
umiltà del suo cuore, rispose: Monsignore, se un Padre scac
cia da casa suo figlio per una porta, bisogna che il figlio vi
entri per un'altra. Convinto il Vescovo da un sì bel senti
mento, l'abbraccia teneramente, e gli dice: Voi e tutti i vo
stri Frati predicate pure nella mia Diocesi. Ve ne dò una li
cenza generale, poichè la vostra santa umiltà se lo merita -
Qual cosa più efficace di questa virtù per raddolcire gli ani
mi , e per ottener delle grazie ? -

Era l'umiltà di Francesco accompagnata da un coraggio, E' protet


che lo rondeva intrepido e costante ne' pericoli, per la gran to da Dio
miracolo
fiducia, che aveva in Dio. Una volta fu dalla notte sorpre samente -
so; mentre v aggiava con Fra Leone suo compagno tra la Lont
bardia e la Marca Trevigliana, per una strada , ove da una
parte avevano il Pò, uno de' principali fiumi d' Italia; e pa
ludi dall'altra, onde tutto sbigottito Fra Leone, Padre, gri
dò, pregate il Signore, che ci liberi dal pericolo, in cui sia -
mo, Il Padre pieno di fede, risposegli: Iddio può, se così pia
ce alla sua bontà, provederci di lume per dissipar le tene
bre della notte. Appena queste parole furono da Lui pronun
ziate, che circondati si videro da una gran luce, col benefi
zio della quale non solamente comprendevano la strada ; ma
molte altre cose d'ambedue le parti: beuchè altrove le tene
bre della notte fossero assai dense. Seguirono, cantando le di
vine lodi, quella celeste luce, che servì loro di guida ; sinchè
furono giunti al luogo dell'alloggio, il qual era lontano an
cora. Per tal prodigio conobbe il Santo, che Dio voleva, vi
fosse un Convento nel luogo, dove la sua bontà condotto l'
aveva; onde ne diede ragguaglio al suo compagno. Gli ab
bitanti dopo averlo sentito a predicare, senza veruna difficol
tà gli diedero un'abitazione, ch'Egli chiamò il Convento del
Santo Fuoco, come ancor al presente si chiama.
Nel Piemonte, dove fu accolto con singolare dimostra
92 V 1T A o 1 S. FRA N c E sc o
Anno zione di stima e di onore, le sue parole unite alla fama, ehe
I 2 I 3. correva della sua santità, e confermate da miracoli, conver
Predica tirono molta gente , e gli procacciarono varie (1) abitazioni.
nel Pie Quindi se ne andò in Ispagna, ma gli Scrittori della sua Vi
monte , e
ta non dicono quale strada Egli abbia tenuta. Contuttociò non
va in Ispa
gna » si può dubitare, ch'Egli non andasse per terra, e passasse per
la Francia, poichè da monumenti antichi si prova, ch'Egli
entrò in Ispagna per la parte di Navarra, e giunse l'anno 12 13.
a Logrono Città della Castiglia vecchia, ch'era altre volte del
la Biscaja.
Incontrò per la strada un povero infermo e derelitto, di
cui ebbe tanta compassione, che incaricò Bernardo Quintaval
le, uno de' suoi compagni, di fermarsi, perchè ne avesse la
cura; il quale accettò di buon cuore la commissione. In Lo
rono guarì miracolosamente un giovane gentiluomo, ch'era
Il Re Al moribondo: dipoi se n'andò a Burgos, ove allora trovavasi il
fonso IX.
Re di Castiglia, Alfonso IX., o VIII., secondo il parer di al
gli per cuni, Padre di Bianca Regina di Francia, e Madre di San Lo
mette di
stabilire dovico. Francesco si presentò dinanzi al Re, mostrogli la sua
in Ispa, Regola, e pregollo d'ammettere i Frati Minori ne' suoi Stati.
gna il suo Questo Monarca, che alla grandezza delle sue virtù politiche
Ordine.
e militari sapeva unire una singolare bontà e pietà cristiana,
accolse il S. Uomo con gran benignità; si compiacque di legge
re la Regola, e dopo essersi trattenuto alquanto con esso lui,
permise (2),ch'Egliergesse in Ispagna dei Conventi pel suo Ordine.
(1) Il P.Vadingo nota soltanto, che gli fu donata un' abirazione in
Chieti presso Torino. Ma un erudito Autor Piemontese prova non solo
con una tradizione costante, ma eziandio con autentiche scritture cava
te dagli Archivi dei Duchi di Savoja, e dei Conventi, de quali il Vadin
go non ebbe alcana notizia ; che il P, S. Francesco stabilì i suoi Frati in
Cairo, in Cortemiglia, in Asti, in Montcalier, in Torino, in Veillane, e
in Susa; e ehe nel Piemonte fece delle cose maravigliose. Ann. Ord. Min.
Supplem. ad ann. 1213 n. 3. Augusta Taurinorum 12 Io.
(2) Il Traduttore della Storia di Spagna di Mariana, che comparve
alla luce nel 1225., avrebbe dovuto notare, che Mariana si è ingannato,
allorchè disse, che il P. S. Francesco stabilì in Ispagna il suo Ordine do
po quello di S. Domenico, e dopo averlo fatto approvare da Onorio III.
e ciò l'anno 1218. Perocchè egli è certo, che questo Papa con sua Bolla
non approvó l'Ordine del Santo, se non l'anno 1223., il qual Ordine era
stato già approvato a viva voce nel 121 o da Innocenzo III., e che il San
to andò in Ispagna l'anno 1213. Dal che s'inferisce, che il suo Ordine fu
introdotto in quel Regno prima dell'Ordine di S. Domenico; poichè l'I-
stituto di questo Santo Patriarca fu approvato da Innocenzo III. solamen
te nel Concilio Lateranense, celebrato nel 1215, e non già nel 1212., co
me il Traduttore ha messo in una nota per inavvertenza ; nè fu appro
vato da Onorio Papa con sua Bolla, se non l'anno 1216. Marian. lib. 12,
cap. 8. Traduzione di Mariana, lib. 12, n. 66. Vading ad an. 1213. n. 59.
L 'I E R o S E C o N n o,
Il Servo di Dio munito della Real protezione 5ttenne una Anno
piccola Chiesa di S. Michele, vicino a Burgos, ove si tratten I 2 I 4.
ne per qualche tempo; e lascionne la cura a due Frati, af Quivi è
fine di proseguire il suo viaggio all' incominciar dell'anno 12 14. proveduto
Ma Medrani Officiale dell'Armata del Re di Castiglia, Padre di case,
del giovane, che risanato aveva in Logrono, sapendo che il
Re gli aveva permesso di stabilire in Burgos i suoi Religiosi,
lo fece ritornar a Logrono, e diedegli la sua casa co suoi giar
dini per formarne un Convento. Francesco la fece aggiustare
in una maniera convenevole a Religiosi ; e sotto la direzione
di uno de' suoi compagni vi pose alcuni Novizi, che acquistos
si colla sua predicazione e co' suoi miracoli. In Vittoria fe
ce il medesimo di una casa, che dalla Città gli fu data uni
tamente ad una Chiesa.
Dipoi ad altro più non pensò, che ad avanzarsi per ma
re verso Marocco per ivi soffrire il martirio , essendo questo
l'obbietto principale de suoi desideri. Se delle cose si giudi
easse soltanto secondo le idee della prudenza ordinaria, reche
rebbe stupore il vedere, che un uomo evidentemente manda
to da Dio per instituire un nuovo Ordine Religioso, l'abban
donasse sì presto dopo averlo fondato, per andare a ricercar
la morte tra gl'Infedeli. Ma deesi osservare, che i Santi non
pensavano, che a seguire gl'istinti dello Spirito del Signore,
senza inquietarsi circa l'esito delle opere, che per ordine di S. Athan,
lui aveano cominciato. Sant'Antonio, Padre d'un gran nume in vit. S.
ro di Monaci, lasciò il suo Monastero, e seguì in Alessandria Anton. n.
alcuni Confessori della fede, servendoli nella prigione, ed esor 46.
tandoli nei loro tormenti, per procurarsi la palma del mar Vit. S. Do
minic. a
tirio. S: Domenico animato dal medesimo Spirito, determinò
Theodoric,
d'andare ne' Paesi de' Saraceni due anni solamente dopo l'isti ad Appold,
tuzione del suo Ordine. Così Francesco mosso dalla Divina in lib. 2. cap.
-
spirazione voleva morire per Gesù Cristo, a lui lasciando la
cura della sua Famiglia ancor nascente.
Un mai
Una tal disposizione, ch'era il frutto della carità più per violento
fetta, se da una parte molto piaceva al Signore, dall'altra era gl' impe
un tratto della sua provvidenza per la salute delle anime, e disce l'an
per l'accrescimento del nuovo Ordine; poichè il Santo non ces dar a Ma
IQ CC0 ,
sava di travagliare a tal effetto, mentre correva al martirio.
Tuttavia non volle Iddio, che un tal disegno si effettuasse,
facendo conoscere la sua volontà al suo Servo per mezzo d'
un mal violento, che lo ridusse in istato di non poter anda
re a Marocco. Quindi Francesco sacrificò all'ubbidienza i suoi
desideri, e risolvè di ritornar in Italia per governare la sua
94 VITA DI S. FR A N e Es c o..
Anno greggia; ma non partì, che verso il fine dell'anno.
I 2 I 4. Gli Autori dell'ordine affermano concordemente, ch'Egli
Ciò che andò a visitar il Sepolcro dell'Appostolo S. Giacomo in Com
Egli fa , postella, Città capitale della Galizia, dove già da più secoli
mentre
soggiorna concorrono per divozione moltissimi pellegrini; e che da un
in Ispa Angelo apparsogli fu assicurato, che Iddio voleva, ch Ei ri
gna. tornasse in Italia, dopo aver fondato in Ispagna alcune Case
dell'Ordine. Dicono parimente, ch'Egli entrò in Portogallo (1),
ove risuscitò la figlia del suo Albergatore in Guimaraes, luo
go della Diocesi di Braganza; per la qual cosa in tutto il pae
se fu riguardato come un uomo santo: di più, che scorse qua
si tutto il Regno di Arragona colle Provincie circonvicine. Fi
nalmente raccontano una cosa molto particolare.
Trovandosi una sera Francesco insieme co' suoi compagni
sulla riva del fiume d'Orbego, nè potendolo passare a guado,
sopravvenne un giovine di Novia, il quale con alcuni caval
li, che conduceva seco, li fece passare, e diede loro un allog
gio caritatevole. Per rimostranza di gratitudine il Santo gli
disse: Il Signore vi dia la ricompensa del bene, che ci ave
te fatto, allorchè ricompenserà le anime de'Giusti Questo gio
vane poco dopo essendo andato a Roma per divozione, ed a
vendo procurato di mettersi in buon stato, si sentì ripieno di
una tale fiducia nel Signore, che pregollo instantemente di ri
tirarlo dal mondo, prima che commettesse un peccato morta
le. Fu esaudita la sua preghiera; imperocchè ritornando in
Ispagna morì. Suo Padre gli fece recitar l'Uffizio de'morti,
al quale intervennero trenta Frati Minori, e cantarono anch'
essi, senza che fossero stati dimandati d'alcuno. Non si po
tè scoprire nè donde fossero venuti, nè dove fossero andati:
per lo che si giudicò essere stato un intervento miracoloso:
e poichè si sapeva ciò che il sant'Uomo avea detto al Defan
to, si comprese, ch'Egli avea procurata con questo mezzo la

(1) Pretendono alcuni , che il P. S. Francesco abbia veduto in Por


togallo la Regina Urracca moglie del Re Alfonso II., e che le abbia pre
detto, che il Regno di Portogallo non sarebbesi mai unito alla Spagna.
Il Vadingo prova, che questa opinione non ha verun fondamento; aggiun
gendo, che quand'anche fosse stata fatta una tal predizione, non si po
trebbe dire finora, che fosse falsa, quantunque gli Spagnuoli sieno stati
padroni di Portogallo sotto Filippo II, Perocchè oltre all' essere stato un
dominio di poca durata, non vi fu mai una vera unione tra questi due
Regni, allorchè erano governati dal medesimo Principe. Il Portogallo era
bensì sottomesso alla Spagna, ma non unito, come fu dichiarato da Fi
lippo II nella Congregazione di Stato, facendone fede gli Atti pubblici.
Vading ad amm, 1214 n. 12, 13 et seq. - a
L 1 B R o S E c o N D o 95
ricompensa de Giusti a quello, da cui era stato benignamen- Anno
te alloggiato. - 12 14.
Monsignor Francesco Gonzaga, Vercovo di Mantova, che
era stato Generale dell'Ordine di San Francesco, dice; che in
Ispagna si tiene per indubitabile, che il Santo Patriarca ab
bia dato principio ai Conventi di Gasta, d'Arevalo, d'Avi
la, di Madrid, e di Tudella, e che abbia altresì dato motivo
di fabbricarne alcuni altri. Quindi facilmente si scorge, che
nello spazio di otto o nove mesi, in cui Egli dopo la sua ma
lattia dimorò in quel Regno, fece delle gran cose e da per se,
e per mezzo dei suoi compagni: come vien confermato dalle
inscrizioni antiche, le quali veggonsi sopra i sepolcri di mol
ti di essi. Del rimanente egli è certo, che la sua santa vita,
e la sua predicazione vi produsse un gran bene per le anime,
e che l'Ordine suo vi fu ricevuto con un'affezione, la qua
le da secolo in secolo è passata dai padri nel loro figliuoli;
dimodochè la Spagna è uno de paesi del Mondo, ove si ha più
di venerazione al Padre S. Francesco, e si fa maggior stima
de' Frati Minori. - - -

Il medesimo Vescovo, appoggiato al testimonio d'una tra


dizione costante e universale, narra molti miracoli, operati da
Dio per mezzo del Santo. Qui basta riferirne uno, che au
tenticato si trova da monumenti e manoscritti.
Essendo alloggiato Francesco in Compostella da un pove
ro Carbonajo, il quale chiamavasi Cotolai, e andando soven
te a passar la notte in contemplazione sopra un monte vici
no; Iddio gli fece conoscere, che la sua volontà era, che Ei
fabbricasse un Convento tra due valli, dette volgarmente, una
la valle di Dio, e l'altra la valle d'Inferno. Intese, che quel
sito era de'PP Benedettini di Compostella, dell'Abazia di San
Paie, o di S. Pelagio, i quali passarono di poi a quella di S. Mar
tino; e ricordandosi delle grazie già ricevute dai Religiosi
di quell'Ordine a Santa Maria degli Angeli, e in Roma, an
dò a trovar l'Abate, e confidentemente gli chiese licenza di a
fabbricare un Convento tra le suddette due valli. Cosa mi da - e
rete in pagamento, disse l'Abate ? A cui Francesco rispose:
Poichè io son poverissimo, e non ho nè denari, nè altra co
sa, che possa darvi ; se voi mi concedete la grazia, che vi
domando, e che mi sarà molto pregevole, vi darò ogni an
no in ricompensa una cestella di pesci, qualora se ne possa
no pigliare nel fiume. L'Abate, come uomo pio ch'egli era,
ammirandone non meno la semplicità, che la confidenza, gli
concedette quanto chiedeva, colla condiziune proposta; e se
96 V IT A D I S. FRA Nc E s c o
Anno ne fece un Atto autentico, che da ambedue fu sottoscritto:
12 I 4. Il sant'Uomo ragguagliò Cotolai di quanto avea fatto coll'
Abate di S. Pelagio: di poi gli soggiunse: Caro il mio Be
nefattore, Iddio vuole, che fabbrichiate voi il Convento; di
sponetevi dunque al travaglio. Eh ! Come volete che faccia,
rispose Cotolai, io che sono sì povero, io che vivo puramen
te col travaglio delle mie mani? Fatevi coraggio, ripigliò Fran
cesco, prendete un piccone, andate alla sorgente, ch è vicina,
scavate un poco avanti, e troverete un tesoro, con cui potre
te eseguire ciò, che il Cielo vi ordina. Cotolai confidandosi nel
la parola del Santo, andò a scavare, trovò il tesoro, e fab
bricò il Convento, che oggidì porta il nome di San Francesco.
Questo successo è notato in un manoscritto autentico dell'Ar
chivio dell'Abazia di S. Martino, di cui si è fatta copia; e
in due inscrizioni autentichissime, una delle quali è sopra il
sepolcro di Cotolai, e di Maria de Bicos sua Moglie; e l'al
tra sulla porta della Chiesa del Convento, nella quale ritro
vasi il sepolcro. L'originale dell'Atto autentico , fatto tra l'
Abate di S. Pelagio e Francesco, si conserva nell'Archivio
dell'Abazia di S. Martino di Compostella. L'Anno 1554. fu
veduto con ogni rispetto dal Principe di Spagna, Filippo II.,
allorchè andava ad imbarcarsi alla Corogna, per isposar Ma
ria Regina d'Inghilterra. Del resto poi non è da farsi tanto
Mat. 17. stupore di tal maraviglia: perocchè Nostro Signore, il quale
26. fece ritrovar a San Pietro in bocca d'un pesce tanto, che ba
stasse a pagar il tributo per se e pel sno Maestro, potè fare
ancora, che si cavasse in una sorgente denaro bastevole a fab
bricar una Casa a Francesco suo servo fedele.
Parte per
ritornare
Adempiuto ch'Egli ebbe in Ispagna l'appostolico mini
in Italia. stero, andò a ripigliare Bernardo Quintavalle, che lasciato
avea, allorchè entrò in cotesto Regno, perchè avesse cura del
povero infermo, il quale trovessi perfettamente guarito: dipoi
venne per la parte di Arragona in Catalogna. I Magistrati di
La strada Barcellona, ov' Egli si trattenne un poco di tempo, restaro
che tiene, no sì rapiti dalla povertà, dall'umiltà, e dalle altre di Lui
virtù, che per avere de' Religiosi dell'Ordine suo, gli fecero
dell'Ospitale, in cui era alloggiato, un Convento; i quale
ancora sussistono il Chiostro e la Chiesa; quindi per la me
moria del Santo è riputato degno di singolar venerazione pres
so i Fedeli.
A San-Saloni, Borgo situato tra Barcellona, e Girona,
gli avvenne una cosa, la quale, benchè sembrasse un mero
accidente, Iddio nondimeno se ne servì per altrui bene. Cam
L I B R o S E C o N D o 97
minando Egli dunque per una vigna, il suo compagno per Anno
rinfrescarsi
ciò colsedella
il custode unoVigna,
o due s'avventò
grappoli bestialmente
d'uva. Avvedutosi di 121 a
contra quel r.

Religioso, lo caricò d'ingiurie, e di percosse, e in fine gli


tolse il suo povero mantello. Francesco glielo richiese, alle
gando con tutta piacevolezza, che quel poco di uva, ch'era
si colta, non recava alcun pregiudizio alla vigna; e che l'u-
manità voleva si concedesse (1) quel picciolo soccorso ad un
passaggiero, che ne aveva bisogno. Ma non avendo potuto
farglielo restituire, andò a trovar il Padrone della vigna, da
cui l'ottenne con facilità dopo averlo ragguagliato del fatto.
Si trattenne poscia con lui in discorsi spettanti alle cose del
Cielo, e guadagnossi talmente il cuore di esso, che sacrifi
candosi d'allora in poi al servigio di Francesco, gli promise
di alloggiare tutti i Frati Minori, che sarebbero passati per
San-Saloni, e di provederli, per quanto avesse potuto , di
tutto quello, che loro sarebbe stato necessario: la qual pro
messa mantenne fino alla morte, che succedette molto dopo,
Francesco in ricompensa lo fece partecipe di tutto il bene spi
rituale, che sarebbesi fatto nel suo Ordine; e gli diede il no
me di Padre de' Frati Minori. S Amrbror.
- - - - - - - - - - , S. Ambros.
Quindi ne viene, che ad esempio di Lui i Superiori dell' e Offic.
Ordine sogliono distribuir Lettere, che si chiamano di Figlia- lib, i c.29
zione in virtù delle quali si partecipa specialmente di tutto º iº et
il bene, che si fa nella Religione. Ciò si fonda sulla Comu- f, ".
nione de Santi, espressa nel Simbolo degli Appostoli, la qua- , si 5
le fa, che ogni Fedele, purchè non sia scomunicato, massi- S August.
mamente allora quando è in istato di grazia, sia a parte del- "Jº tract,
le buone opere altrui. Oltre questa generale comunicazione pos- : ” º º
sono i Fedeli comunicarsi vicendevolmente le orazioni loro, e
i loro meriti particolari; come suol farsi nelle Confraternite,
e in tutte le Compagnie divote. Ecco in qual maniera l'Or
dine di S. Francesco e gli altri Ordini Religiosi riconoscono
i loro Benefattori. Così adempiono ciò, che dice S. Agostino
de'Ministri di Gesù Cristo in riguardo ai Fedeli, da quali so- S. Augus,
no mantenuti: Eglino danno cose spirituali, e non ricevono Sirn, in
se non cose temporali; danno dell'oro, e non ricevono che Ps, Io3. n.
dell'erba. Coloro che sanno, cosa sia la Comunione del San- º
Tom. I. 13

(1) La Legge di Mosè permetteva di mangiare dell' uva nella vigna


del prossimo senza portarne via; e nel Vangelo si vede, che i Discepo
li di Gesù Criſto avendo fame, e passando per le biade, si posero a svel
lere delle spighe, e a mangiarne. Deuteronom. 23.24 - 25., Matth. 12. 1:
8 V IT A DI S. FR A Nic E se e,
Anno ti, e nulla trascurano per la loro salute, fanno quella stima,
I 2 I 4 che debbono, delle Lettere di Figliazione, procurando di vi
vere da Cristiani, per ricavarne un gran profitto.
Dalla Catalogna Francesco proseguì il suo viaggio per la
strada di Roussillon; e credesi, che stabilisse de suoi Religio
si in Perpignano, che è la Capitale di quella Provincia. Di
poi entrò in Linguadoca, rovinata egualmente dagli errori e
dalle armi degli Albigesi. Allora i Cattolici (1) vi godevano una
somma quiete pel valore dell'Illustre Simone, Conte di Monte
fort, che atterrati avea poc'anzi gli Eretici ; e principalmen
te per la celebre vittoria da lui riportata nella giornata cam
pale di Muret contra Pietro Re d'Arragona, il quale mosso
da perversi suoi interessi a pregiudizio della Religione Cat
tolica, erasi fatto protettore degli Albigesi; e restò ucciso nel
la battaglia. Il Santo viandante non si trattenne in Lingua
doca, forse perchè quest'era luogo destinato dal Signore alle
appostoliche fatiche di S. Domenico; il quale con la sua pre
dicazione, e co' suoi miracoli avea operato un'infinità di con
versioni; e allora trovavasi in Carcassona , ove fece la bene
dizione nunziale pel matrimonio d'Amaury di Montefort, fi
glio di Simone, colla Principessa Beatrice, figlia del Delfino,
Conte del Viennese. Francesco venne a Montpellier, allorchè
dovevasi far il Concilio, in cui Simone Conte di Montfort fu
ricolmato di elogi, ed eletto per andar al possesso della Cit
tà di Tolosa, e delle altre conquiste della Crociata. Ivi pre
dicò il Santo, e predisse, che nell'Ospitale, ov'era alloggia
to, si sarebbe fabbricato un Convento per li suoi Frati; come
avvenne l'anno 122o.
La poca salute che godeva, la fatica del viaggio, e il ri
gore della stagione lo renderono così languido, che fu costret
to un giorno a mettersi in riposo. Il male li facea venire in
fastidio ogni sorta di cibo, solamente parevagli, che un uc
cello selvatico avrebbe potuto fargli riacquistar l'appetito. Or,
mentre di ciò parlava con F. Bernardo suo compaguo, venne
un Cavaliere di bella presenza a portargliene uno ben condi
to, dicendogli: Servo di Dio, prendete ciò, che il Signore vi
Psal. I44. manda. Ciò detto disparve. Francesco ammirando la bontà del
J9. Signore, il quale si degna di soddisfare i desideri di quei,
che lo temono, mangiò volontieri di quella celeste vivanda,
e ne restò talmente rinvigorito, che subbito si levò, e conti

, Veggasi la Storia delle Crociate contra gli Albigesi del P. Langlois


della Compagnia di Gesù i 203.
L 1 B R e S E c o N D o. 99
uò il cammino per la parte del Delfinato, e del Piemonte (*), Anna
onde si restituì a Santa Maria degli Angeli, esercitando nel 121
iaggio incessantemente l'officio di Appostolo e di Patriarca 4.
zell'Ordine, senza poter evitare gli onori, che da ogni ban
sa gli venivano fatti a cagione i" suoi miracoli, e della fa
(*) Al tempo di questo viaggio si riferisce il soggiorno, che fece il
P. S. Francesco in Milano. Sino dal 1212 si stabilirono i suoi Religiosi in
Questa Gittà. Da principio ottennero la Chiesa detta di S. Vittore al Tea
tro: poco dopo furono trasferiti a quella di S. Maria Fulcorina ; poi circa
il 1255. fu loro assegnata l'insigne Basilica de' SS. Nabore, e Felice, og
gi comunemente detta di S. Francesco. Convien dire, che nel tempo, in
cui dimoravano presso S. Maria Fulcorina, vi capitasse il Santo Padre: ed
è certo, che vi fece qualche dimora. In sua venerazione conservossi lun
gamente con molto riguardo la stanzetta da Lui abitata: e perchè per la
sua antichità minacciava rovina, l'anno I 67 I. da un divoto Ecclesiastico
fu fatta ristaurare: ma finalmente l'anno 1731. convenne demolirla, per
dar luogo alla nuova Chiesa ivi eretta , serbata ne dentro di essa la mer
moria colla seguente Iscrizione:
NASCENTI DEIPARAE TEMPIUM'
A FULCOINO SALICAZZI LEGEAM PROFITENTE
OCTAVO ERECTUAM SAECULO
SERAPHICI PATRIARCHAE FRANCISCI
INCLY TUIM HOSPITIO AC CULTU'
PRAEPOSITUS ET CANONICI
EX NA BORIANA PRIMAEVA URBIS BASILICA
ALEXANDRO IV. PONTIF. LEONE ARCHIEP.
ANNO VMCCL VI, HIUC DEVECTI
BENEDICTI CARDIN. ODESCALCHI MUNIFICENTIA
FIDELIUM LARGITATE, DE Voto RUM SUBSIDIIS
EXCITUAM IN NOVA MAI LUCEMI
ITERULTM DEIPARARE
DUCTIS AB ANNA MATRE, ET JESU CORDE AUSPICIIS
ANNO IMDCCXXXIV. ELEGANTIUS,

L'anno 1747. il Prevosto, e i Ganonici della Basilica de SS. Nabore, e Fe


lice, oggigiorno di Santa Maria Fulcorina, nella suddetta Chiesa alla si
tuazione di cotesta Cella' fecero costruire una bellissima Cappella a mar
mi in onore di Gesù Crocifisso, a cui piedi vedesi la Statua del Serafico
Patriarca genuflesso, in atto di Supplicante, appostavi alla sommità dell'
Altare questa Iscrizione: -

U BI CELLULA
SERAPHICI PATRIARCHAE FRANCISCI
AB ANNO ZMCCXIV.
I BI A RA
A NINO MIDCC32LV II,
- I OO VIT A n1 S. FRA N c E sco
Anno ma, che della sua santità andava spargendosi tra Fedeli.
I 2 I 5. ll suo ritorno fu di somma consolazione a suoi Figli, par
Arriva a ticolarmente a Chiara e a molti giovani, fra i quali v'erano
S. Maria
vari mobili e letterati, che l'aspettavano per essere accettati
degli An nell'Ordine,
geli.
Quivi Restò sorpreso al vedere in S. Maria degli Angeli una fab
disapprova brica, che Pietro Cataneo suo Vicario avea fatto ergere, men
una fab
brica. tre Egli era assente. Ne richiese perciò dal Vicario la ragio
ne; ed avendegli esso risposto, che ciò aveva fatto in grazia de
gli ospiti, e per poter dire più comod mente l'Officio Divi
mo: Fra Pietro, diss Egli, questo luogo è la regola, ed il mo
dello di tutto l'Ordine. Voglio che quelli , i quali vengono
in questo luogo, soffrono, come quelli che ci dimorano, gl'in
comodi della povertà, affinchè possano dire agli altri quan
to poveramente si viva in S. Maria della Porziuncola: per
rocchè se gli ospiti veggono, che sono alloggiati in un'abi
tazione comoda, e provveduti di quanto sanno desiderare,
pretenderanno di aver altrettanto nelle loro Provincie, e di
ranno, che non fanno più di quello suol farsi in Santa Ma
ria degli Angeli, la qual è l'Origine dell'Instituto. Voleva
per tanto, che cotesto edifizio si atterrasse, e quindi ne fe
ce un espresso comandamento: ma persuaso da Religiosi, che
gli rappresentarono il bisogno, che ne avevano, si contentò
di lasciarlo sussistere. Difatto non si poteva a meno, che non
vi fosse un alloggio conveniente, non solo in riguardo alla gran
quantità delle persone, che allettate dallo splendore delle virtù
di Francesco correvano a vederlo ; ma in riguardo ancora della
Va al
moltitudine de' suoi Religiosi, che venivano da diverse parti,
Monte Al per consultare con Essolui.
Verna e I Religiosi che destinati avea pel Monte-Alverna, essen
do venuti con molti altri a riverirlo nel suo ritorno, lo rag
guagliarono dei favori; che avevano ricevuti dal Conte Or.
lando; aggiungendo, che fissato avevano la loro abitazione sul
Monte, e che non v'era luogo al mondo più proprio di quel
lo per la contemplazione. A questo racconto gli venne voglia
d'andarvi: onde partì con tre compagni, cioè Leone, Masseo,
ed Angelo da Rieti, Soleva ne' suoi viaggi nominare uno di
ue Religiosi, che aveva in compagnia per Guardiano e Con
i" a cui umilmente ubbidiva. Diede per tanto una tal
commissione a Fra Masseo; gli proibì, che non si pigliasse al
cuna pena circa il sostentamento; nè gli raccomandò altra co
sa, se non che l'Officio divino si recitasse con esattezza e di
vozione, che si osservasse religiosamente il silenzio, e che per
-
L I E R o S E c o N o o ror -

tutto il viaggio si andasse con una somma modestia. Predicò Anno


giusta il suo costume per qualunque luogo passava, e fece al- I 2 I 5.
cuni miracoli, i principali di cui sono registrati altrove.
, Una sera si ritirò in una Chiesa derelitta per passar qui- E' battuto
vi la notte in orazione, persuaso dalla propria sperienza, che da demoni
lo Spirito del Signore più famigliarmente suol comunicarsi all'
anima in luoghi quieti e solitari. Sul far della notte i deno
nj impiegarono ogni sorta di artifizi per distraerlo e frastor
marlo dall'orazione. Di poi gli si avventarono contra, come
del grande Antonio Abate narra Sant'Atanasio, dimodochè S Athan.
sembrava, che fossero
tanto venuti con Essolui alle mani .invocan-
Quanto ton.
º ºn. Aº
più l'agitavano, più applicavasi all'orazione, 5.

do con maggior fiducia Gesù Cristo con quelle parole del Reale Psal 16
Profeta: Proteggetemi con le vostre ali alla vista di questi o
empj, che mi perseguitano. E rivolto ai demoni così loro di
ceva. Spiriti maligni e ingannatori , fate pur contra di me
quanto potete; giacchè alla fine non potete far più di quel
lo, che il Signore vi permette, eccomi pronto a soffrire alle
gramente tutte quelle pene, ch” Egli vorrà , ch' io soffra . I
demonj allora si lanciarono sopra di Esso con maggior furia,
l'urtarono crudelmente da tutte le parti, lo strascinarono per
terra , e lo caricarono di battiture. In mezzo a suoi dolori
così esclamò: Signor mio Gesù Cristo, vi rendo grazie di tut
ti i vostri benefici; non è poco beneficio quello , che or mi
fate: egli è un segno sicuro della bontà, che avete per me,
Vi degnate di punire i miei peccati in questo mondo, affine
di perdonarmi nell'altro. Apparecchiato è il mio cuore, o
Signore, apparecchiato è il mio cuore a patire ancor davvan
taggio, se tale è il vostro volere. S. Bonaventura dice, che
Francesco fu da demonj tormentato sovente in simil guisa ;
ma che quegli spiriti superbi non potendo nè vincere, nè sop
portare l'ammirabile di Lui costanza, erano costretti a riti
rarsi pieni di confusione. Una simile resistenza sarebbe pur
valevole a rendere inutili tutti gli sforzi del tentatore, allor
gchè invisibilmente ci assale.
Alla mattina non potè celare a suoi Compagni ciò, che
la notte gli era accaduto; e per l'estrema debolezza, con cui
si trovava, ſu obbligato a contentarsi, ch'eglino andassero ad
un Villaggio vicino a ricercargli una cavalcatura per amor
di Dio. Il Contadino, a cui ricorsero, sapendo che questa
servir dovea per Fra Francesco di Assisi, del quale aveva in
teso dir tanto bene, andò subito col suo giunento a ritro
varlo per condurlo in casa sua.
Io2 VI T A D I S. FRA N cE s co.
Anno Nel cammino venne in pensiere a Francesco di fermarsi
1215. qualche tempo in casa del Contadino, affine di riaversi alquan
Mortificato per mezzo del polli, ed altri cibi saporiti della campagna.
il suo gu- Ma volendo punire se stesso per aver solamente ascoltato un
Sto , tal pensiere, raccolse un pollo mezzo putrefatto, ch'era sopra
il letame, e se lo mise al naso, dicendo a se stesso : Tieni,
goloso, eccco la carne di pollo, che tu hai bramata; conten
ta pure la tua gola, e mangiane quanto vuoi. Per sostentar
si non si cibò che di pane, su cui pose della cenere, e non
bevè, che dell'acqua: tal'era la sua mortificazione eziandio in
tempo di malattia. Benedisse la Casa del suo Benefattore, e
gli predisse una schiatta assai lunga nè ricca, nè povera, la
quale avrebbe avuto le cose necessarie per vivere comodamen
te. Si è sempre conservata in quel luogo la memoria di tal
redizione, e vi sussiste ancora la Casa sotto il nome di San
i", ove i Religiosi del suo Ordine sono ricevuti con gran
i "i carità. Questo è quello, che insegna l'Appostolo, che Iddio
con la sua benedizione comparte alle persone caritatevoli quan
to basta a continuare e moltiplicare le loro buone opere.
Fu rimesso l'Ammalato sulla cavalcatura, e presa la stra
da di Chiusi, vi giunse verso il mezzodì. Il Conte Orlando
ebbe gran consolazione in vederlo. L'avrebbe più che volon
tieri trattenuto con seco almeno per quel giorno, se Egli non
avesse voluto partire dopo pranzo per andar all'Alverna, do
ve questo Signore l'accompagnò.
- Il Monte dell'Alverna è situato nei confini della Toscana
molto vicino a Camaldoli, ed a Valle Ombrosa. Egli è par
te dell'Appennino (i), e si erge sopra gli altri monti, dai
quali è separato. A piedi di questo Monte passano l'Arno, e
il Tevere, Da tre parti vi si veggono delle rupi si ritte e sì
connesse, che sembrano muri : e dalla parte, per cui si sale,
niuno certamente, senza il beneficio d'una gran quantità di
faggi, che nascondono i precipizi, avrebbe animo di andar
fino alla cima ; sopra la quale trovansi bellissime praterie, co
perte da faggi d'un altezza assai grande. Vi si vede ancora
gran parte di quella pianta, che fu chiamata Carlina, o Ca
a

(1) Appennino è un nome comune, che suol darsi ad una lunga ca


tena di monti, la quale comincia sopra le riviere di Genova, ed attraver
sa tutta l'Italia, piegandosi verso mezzodì fino allo stretto, che divide
l'Italia dalla Sicilia, benchè in diverse parti abbia diversi nomi, L'Ap
penninº da Virgilio è chiamato, Pater Apenninus, o perchè domina una
quantità di foreste, ed è l'origine di molti fiumi, o pure a cagione de
uoi monti, che sono i più alti d'Italia, AEneid. lib. 12.
L 1 B R o S E c o N D o. 1o3
- rolina ( 1 ), la quale è un buon rimedio contra la peste. Anno
Il Contadino, che conduceva il Santo giudicò a propo- I 2 I 5.
sito di fargli questo discorso: Fratel mio, sento dir bene del
la vostra persona ; e comprendo, che Dio vi ha fatto delle
grazie particolari, per le quali voi gli siete debitore. Pro
curate dunque di esser tale, quale appunto dicono gli uo
mini, che voi siete; e di non mutar mai il buon tenore del
la vostra vita, affinchè quelli, che in noi confidano non re
stino ingannati; questo è un avviso, che stimo bene di dare
vi. Francesco rapito da un tal avviso gettasi a terra, bacia i
piedi a quell'uomo, e lo ringrazia, riconoscendo la gran mi
sericordia di Dio, il quale si è degnato di riguardar la bas
sezza del suo servo. Benchè cotesto avviso venisse da un Com
tadino, era nondimeno il più salutevole, che a un Santo si
potesse mai dare. Tanto è vero, che non si dee trascurarne
veruno, e che le persone semplici talvolta dicono cose più
sensate, che non direbbero le persone d'intendimento.
Quell'uomo medesimo trovandosi nella parte più erta del Fa sortire
monte, tutto arso dalla sete, si mise a gridare : Ahimè, che dell'acqua
muoio, se non trovo da bere. A queste voci compassionevoli da una
scende tosto Francesco dalla cavalcatura, s'inginocchia, alza "Pº
le mani al Cielo, e prega il Signore fin a tanto che conosca
di essere esaudito. Quindi mostrando al Contadino un gran
sasso: Andate là presto, gli dice, e vi troverete dell'acqua
viva: egli è Gesù Cristo, che per sua misericordia ne fa sor
tire, da quella rupe, per darvi da bere. Questi corre subi
to, trova dell'acqua, e ne bee quanto vuole . Non se n'era
mai in quel sito veduta, nè d'allora in poi se n'è potuto
mai ritrovare, per qualunque diligenza siasi fatta. Maravi
gliosa bontà del Signore, esclama qui S. Bonaventura, che fa
vorisce con tanta condescendenza i desideri de' suoi Servi!
Giunse finalmente alla cima del Monte-Alverna, ove di
moravano i Religiosi: ed avend'osservata la loro abitazione
molto gli piacque, per essere ogni cosa picciola e povera. Il
Conte Orlando sulla sera si restituì a Chiusi, e il giorno sc
guente ritornò all'Alverna per dare il pranzo a Religiosi; do
po il quale diede i suoi ordini, perchè sotto un faggio assai
grande si facesse una Cappelletta ed una Cella, siccome Fran
cesco lo aveva pregato. Tirando poscia in disparte gli altri,
(1) Questo è il Camaleone bianco, detto Carlina , o Carolina ; per
chè credesi, che questa pianta sia stata indicata da un Angelo all'Im
perador Carlomagno per guarire il suo Esercito dalla peste. Vading, al
ann. 1213, n. 32 Mattioli sopra Dioscoride lib, 3. cap. 9.
-
, Io4 V1T A DI S. FR A N CE sco. -
così disse loro. Poichè il vostro Institutore ha consentito al-,
- Anno
I 2 I 5. la donazione, che, due anni sono, vi ho fatta di questo mon
te, potete far conto, ch'egli è vostro, e che ormai trovere
te e me e i miei di casa delicati al vostro servigio in qual
sivoglia occasione. Non potrete farmi maggior piacere, che
ricorrere a me, considerandomi come vostro servidore, ed an
cor, se volete concedermi questa grazia, come vostro fra
tello. Dopo la " del Conte, il Santo Patriarca prese
argomento dai benefizi del medesimo di far questo discorso
a suoi Frati, i quali ebbero cura di metterlo in iscritto.
Figliuoli miei cari, lor disse, Iddio è quegli , che ri
volge in tal guisa i cuori de' Fedeli verso i suoi vili e inu
tili servi: e in questo Egli ci fa un grandissimo favore. Su
2. Reg. I2. quello, che abbiamo già ricevuto, fondiamo la nostra spe
ranza per l'avvenire: se ciò a noi pare che sia poco, il Si
gnore, che è infinitamente liberale, v' aggiungerà per bontà
sua benefici maggiori , purchè noi gli siamo fedeli. Lasciate
Psal. 54. a Lui dunque la cura di quanto vi abbisogna, ed Egli stes
23.
so vi modrirà, come ha nodrito un Elia, un Paolo, ed un
Mat. 6.26. Antonio nel deserto. Gli uccelli del Cielo non seminano, nè
mietono, nè ammassano nei granaj, e il vostro celeste Pa
dre gli alimenta: or quanto più lo farà co suoi servi? S'Egli
Psal. 54. vi mette alla prova, questo sarà solo per qualche tempo, im
23. perocchè sta scritto, che non lascierà il Giusto sempre espo
Psa l. 22, sto alla tempesta, e che ha di continuo gli occhi aperti so
18. et 19,
pra quei , che lo temono, e che sperano nella bontà di Lui,
affine di sottrarli da pericoli, e di provvedere ai loro biso
gni. Non vogliate mettere le vostre speranze nei Principi
della Terra, nè tampoco nelle caritatevoli offerte, che vi fa
Jer. 17. 5. il Conte Orlando nostro Benefattore; perocchè maledetto è quell'
uomo, il qual ripone la sua fiducia nell'uomo, e si fa un
braccio di carne. Questo Signore si è portato assai nobil
mente con noi, secondo la sua pietà: egli ha fatto ciò, ch'
era dal canto suo, facciam dunque ancor noi ciò, ch'è dal
canto nostro, e non manchiamo, val a dire, non vogliamo
ricorrere alla sua generosità, come se ricorressimo ad un te
soro, che fosse nostro, usiamo su questo punto una tale cir
cospezione, che non venghiamo ad offendere la santa pover
tà in qualunque si sia cosa. State sicuri, figliuoli miei ca
ri, che il miglior mezzo per sovvenire ai nostri bisogni, è
il non averne alcuno. Imperocchè se noi saremo veri poveri
evangelici, il mondo avrà compassione di noi, e sarà libe
rale nel somministrarci quanto fa di bisogno per vivere: ma
L 1 B R o S E c o N D o Io 5
se dalla povertà noi ci allontaneremo, il mondo ci fuggirà, Anno
e i mezzi illeciti, che useremo per evitar l'indigenza , ce la I 2 I 5.
faranno sentir d'avvantaggio. Un tal discorso non dovreb
be egli bastar per conoscere nel Padre S. Francesco un gran
fondo di senno e d'intendimento, accompagnato da cognizio
mi sublimi intorno alla pratica delle virtù ?
Il Conte Orlando fece fabbricare una Chiesa sul Monte
Alverna secondo il modello, che glie ne diede il Santo, il
quale dicesi per cosa sicura che ricevuto l'avesse dalla Beata
Vergine, che gli apparve con San Giovanni Battista, e San
Giovanni Evangelista.
Mentre si fabbricavano la Chiesa e le Celle de Religiosi, Visita il
Francesco andava visitando il monte da tutte le parti, per os Monte.
servare i siti più propri alla contemplazione. Ne vide uno ,
dove scorgevansi aperture grandi fatte nella rupe, massi so
spesi, caverne profonde, voragini spaventose ; e quello, che
gli parve pur singolare, una rocca spaccata di tal maniera,
che la parte interiore era come una camera con un pavimen
to ben connesso, ed una specie di tavolato, donde veniva la
luce per una picciola fessura. Desiderava sapere, se una tale
disposizione era naturale, o pure effetto di qualche terremo
to; quindi dopo aver recitati i Salmi Penitenziali, pregò Id
dio, che l'istruisse su questo particolare. Quand'ecco gli ap
parve un Angelo, che gli significò esser ciò accaduto nella Mat, 2:.
5 I.
morte di Gesù Cristo, allorquando tremò la terra e si spez
zaron le pietre. Questa circostanza fu una nuova attrattiva,
che rendè più caro al Servo di Gesù Crocifisso il Monte-Al
verna. D' allora innanzi non poteva riguardar quelle spacca
ture senza pensar ai dolori, che il suo Divino Maestro patì S. Hiei.
sulla Croce; desiderando, che il suo cuor si spezzasse per com in Amos
passione, poichè sembrava, che quelle rupi gliene dessero l' cap, 8. et
esempio. Secondo il pensiere de Santi Padri, le pietre, che in Math.
si spezzarono, allorchè Gesù Cristo spirò, rimproveravano a' cap. 27.
SºAmb. in
Giudei la durezza de loro cuori; e questo rimprovero egual Luc. ltb.
mente cade sopra i Cristiani, i quali sono insensibili alle pe Io n. 128
ne del Redentore.
Non deesi aver alcuna difficoltà a credere col Cardinal
Baronio, che le rupi del Monte-Alverna siansi spaccate nella
morte del Salvatore, poichè il terremoto fu universale; come
pretendono Eusebio, San Girolamo, e molti altri, appoggiati
al testimonio degli stessi Autori pagani. Egli è ancora molto
credibile, che il Figliuolo di Dio abbia manifestato a suoi ser
Tom. I. I4
Io6 V IT A DI S. FR A N CE S C o .
Anno vi alcuni effetti di quello scuotimento, per render più viva
I 2 I 5. nella lor mente la rimembranza della sua Passione: di più ,
Eecli. 36. e non potremo noi persuaderci, che il Signore, il quale ha
I9. presenti tutti i secoli, come dice il Savio, e che perciò ave
S. Cirill.
va trascelto il Monte-Alverna, per fare a Francesco il singo
Hieros ol larissimo favore d'imprimergli le piaghe di Gesù Cristo, co
Cate ch. 13. me si vedrà nel progresso, dar volesse a questo Monte qual
sua fin. che somiglianza col Monte Calvario, dove ci assicura San Ci
rillo Gerosolimitano, che a suoi tempi vedevansi le spaccatu
re cagionate dal terremoto.
Converte
un famoso
Tra i massi di pietra del Monte-Alverna ve n'è uno più
Assassino. grosso e più alto, che resta separato dagli altri per mezzo di
un precipizio; ne vi si può andar sopra, che col gettarvi un
ponte. Lassù, come in una Cittadella ben isolata, ritiravasi
un Assassino famoso, detto il Lupo, a cagione delle prede e
degli ammazzamenti, che nel paese faceva egli stesso e coll'
ajuto d'una compagnia di ladri, di cui era Capo. Sovente an
cora per mezzo di un ponte volante sequestrava nella sua for
tezza dei passaggieri, ch'egli avea presi nelle strade maestre,
ritenendoli fin a tanto che fossero riscattati.
Molto dispiacque all'Assasino, che Francesco ei suoi Fra
ti avessero fissato sul monte il lor soggiorno, poichè tal raz
za di gente non vuole aver vicini. Più volte gli avvertì, che
si ritirassero, e fece loro delle minaccie ancora. L'estrema lor
povertà certamente li rendeva sicuri dalle ruberie del Ladro;
ma v'era contuttociò da temere, che costui non gli ammaz
Psal, 76.
zasse. Per tanto la Divina Providenza vi pose rimedio con
IO, una strana mutazione, che ben può dirsi essere stata opera
dell'Altissimo. Venne un giorno lo scellerato con animo ri
soluto di scacciarli, e disse loro delle parole terribili. Fran
cesco l'accolse con tanta amorevolezza, l'ascoltò con tanta ca
zienza, e gli fece capir sì ben la ragione, che tutto il furo
re di lui si placò ; e non solamente si contentò di lasciarli sul
monte, ma pregolli ancora di accettarlo nella lor povera abi
tazione. Qnivi per alcuni giorni ſu testimonio della vita an
gelica, che menavano que Religiosi, e si trovò talmente muta
to in un altro uomo, che risolvè d'abbracciar il medesimo In
stituto. Il Santo in vegendo, che di lupo rapace era divenu
to un agnello, gli diede l'abito dell'Ordine col nome di Fra
Agnello, sotto cui purgò le sue colpe per mezzo della peni
tenza religiosa, adempiendone con esattezza e fedeltà tutti i
doveri. Questo fatto fu così pubblico, che la rupe, dov'egli
prima si ritirava, da indi innanzi è stata sempre chiamata,
L 1 B R o S E e o N D o. 107
e chiamasi ancora comunemente la prigione di Fra Lupo. Anno
Dappoichè furono regolate nel Monte-Alverna tutte le co I 2 I O.
se, se ne partì per andare a Roma. Passò per Monte-Casa Parte per
le, Fabriano, Osimo, Ancona, Macerata, Ascoli, Camerino, Roma.

e per molti altri Luoghi, annunziando sempre le verità dell'


eterna salute, allevando Discepoli, fondando Conventi, facen
do delle profezie, ed operando miracoli. Qui si produrran
no soltanto i fatti più memorabili, e i più proficui.
Paulin.
Fu favorito da Dio, come Sant'Ambrogio, del dono di in vit. S.
scoprir Reliquie nascoste. Ebbe rivelazione, che ve n'erano Ambros.
in una Chiesa, ove Egli aveva fatt'orazione; per la qual co Scuopre
sa essendo chiamato altrove da suoi affari, avvisò i suoi Frati alcune Re

di estrarle dal sito, in cui quelle si ritrovavano, perchè fos liquie per
rivelazio
ro collocate in un luogo più convenevole: ma questi o per di IlC ,

menticanza, o per negligenza nol fecero. Or mentre un gior


no stavano preparando l'Altare per celebrare la Messa, tro
varono sotto il tappeto alcune belle ossa , che tramandavano
un odor soavissimo; e allora conobbero, ch'erano le Reliquie,
delle quali il Santo Patriarca avea loro parlato. Nel suo ri
torno dimandò, se le avevano disotterrate , ed avendo inteso
da medesimi Religiosi quanto era avvenuto , così disse : Sia
pur benedetto il mio Signor Iddio, il quale ha fatto per sua
bontà ciò, che dovevate far voi per ubbidienza; ma impose
loro una penitenza, acciocchè con questa purgassero il lor man
camento. Giunto al Monastero di Monte-Maggiore, sentì nell'
Entrare in Chiesa un'allegrezza ed una consolazione interio
re, per cui conobbe, che nell' Altar Maggiore rinchiudevasi S Chrys.
qualche cosa, che avea servito ad uso della Beata Vergine; FHo mil. 26.
in 2. Cor.
quali fattane tutta la diligenza, trovarono che ciò era vero. S. Hier.
Nella Storia Ecclesiastica vedesi, che Iddio sovente ha voluto adv. Vi
manifestar le Reliquie de' suoi Santi, perchè fossero onorate; gilant.
non avendo i Santi Padri mancato d'insegnar a Fedeli quel S Amb.
la religiosa venerazione, che deesi alle medesime. I soli Ere Epist. 22.
S. Aug.
tici furon quelli, che le disprezzarono e le profanarono sfac de Civit.
ciatamente: perocchè i Figliuoli di Chiesa Santa le riguarda Dei lib.
no come un tenero obbietto di divozione, e un pegno della 22. cap 8.
protezione Divina.
Mentre Francesco predicava in Fabriano in mezzo alla piaz Fa predi
zioni , mu
za, alcuni lavoratori, i quali travagliavano nella fabrica d'un racoli , e
palazzo, facevano tanto rumore, che non poteasi udir la pre conversio
ni.
dica. Il Santo dopo d'averli pregati di cessar alquanto, sen
za poter nulla ottenere, disse, che il travaglio di coloro, che
fabbricavano la casa, era inutile, perchè non era fabbricata dal
I C8 V IT A DI S. F RA N C E S C o
Anno Signore, e che presto sarebbe caduta, ma nè uomo , nè be
I 2 I 5. stia non ne avrebbe ricevuto nocumento veruno: il che avven
ne, terminata che fu, pochi giorni dopo, come predetto ave
va. Di più nella medesima Città predisse, che in un certo si
to, il quale chiamavasi la Valle povera, i suoi Frati essendo po
veri, un qualche giorno avrebbero avuta un' abitazione. In
fatti l'anno 1292. quivi la Città di Fabriano stabilì una Ca
sa di Frati Minori. -,

Tra le Case religiose da Lui instituite nel suo viaggio,


una delle più considerabili fu quella di Santa Maria di Valle
Petrosa, così detta per la sua situazione, essendo in una Val
le abbondantissima di pietre tra due alti monti, quattro mi
glia distante da Fabriano. Vi era una Chiesa della Beata Ver
ine con un Monastero, che le Monache di S. Benedetto ave
vano abbandonato per ritirarsi nella Città a cagion delle guer
re; ed è una delle più belle solitudini d'Italia. Mosso Fran
cesco dalla divozione verso la Madre di Dio, e dall'amor che
aveva al ritiramento, dimandò questo luogo, e l'ottenne da
quei, che n'erano i Padroni. La prima volta, che vi andò,
smarrì le strada col suo Compagno, e pregó un lavoratore
di terra, che il volesse condurre alla Valle. Ma, e che, gli
rispose quest'uomo, dovrò io lasciar di arare, e perder ten
po per venire a servir voi ? Tuttavia convinto dall'amorevo
lezza di Lui, e fidandosi della promessa, ch'ebbe di non pa
tirne alcun danno, ve lo condusse; ritornato che fu, dopo d'
aver ricevuta la benedizione dal Padre, trovò, che il suo cam
po era già lavorato. -

Certi manuali, che stavano accomodando una casa, la qua


le fu donata al Santo in un luogo chiamato Trabè-Bonata,
trovandosi estremamente affaticati, gli chiesero un poco di vi
no per ristorarsi. Inviò per tanto due Religiosi al Borgo vi
cino a ricercarne presso qualche Benefattore. Ma perchè sem
pre più andava crescendo il bisogno, prima ch'eglino fosse
ro ritornati, mosso dalla compassione s'avvicinò ad una fon
tana, vi fece il segno della Croce, e immantinente in vece dell'
acqua ne scaturì del vino per un'ora intera. Coloro che ne bev
vero, pubblicarono dappertutto un effetto sì prodigioso della
carità di Francesco .
In una Parrocchia, detta la Città, fu accolto con ogni
dimostrazioue di affetto e di stima dal Curato per nome Ra
nieri, con cui fece una sì stretta amicizia, che andava d'al
lora in poi a fargli visite , e da lui pure si confessava. Un
giorno , dopo la confessione, gli diede avviso con termini as
L I B R o S E C o N D o. Io9
sai umili, ch'egli sarebbe stato del numero de' suoi Frati; pe Anno
rocchè una sì stretta unione tra loro non poteva soffrire, ch' I 2 I 5.
eglino menassero sempre una vita diversa . Ma sappiate,
soggiunse Francesco , che questo non succederà , se non do
po la mia morte. Il successo fu conforme alla predizione ;
poichè allorquando il Curato intese, che il suo amico Fran
cesco risplendeva per un'infinità di miracoli, ed era stato poc'
anzi canonizzato, entrò nell'Ordine de' Frati Minori, ed og
servonne esattamente la Regola.
Venendo ad Osimo il sant'Uomo, gli andarono incontro
i Cittadini, dai quali malgrado la sua umiltà fu accompagna
to e condotto nella Città con grand'onore. Il dì seguente pre
dicò sopra la vanità del mondo con una sì efficace maniera,
che tutti gli uditori penetrati da compunzione pensarono ef
ficacemente alla riforma del loro costumi, e trenta giovani ne
abbracciarono l'Instituto,
Nel medesimo viaggio fu alloggiato con un Compagno in
casa di un Gentiluomo, nel quale la nobiltà dell'animo ugua
gliavasi a quella del sangue, e la garbatezza del suo trattare
andava congiunta colla pietà cristiana. Questi dopo avergli
fatto un grazioso accoglimento, gli aprì il suo cuore dicen
dogli: Uomo di Dio, vi fo padrone della mia persona, e di
quanto posseggo: tutto è vostro, disponete pure di ciò, che
vi piace. Se avete bisogno di abito, di mantello, di libri, e
di qualsivoglia altra cosa, provvedete, ed io pagherò. Sia
te persuaso, che io son tutto al vostro servigio . Iddio mi
ha dato del bene, ed ho quanto basta per soccorrere i pove
ri; dunque egli è giusto, che non manchi dal mio dovere.
Francesco allora gli fece quel rendimento di grazie, che
ben meritava un'esibizione così obbligante; ma partito che fu,
non cessava di ammirar la bontà del Gentiluomo ; quindi ri
volto al suo Compagno così gli disse: Veramente, Fratel mio,
quel Signore sarebbe un buon soggetto pel nostro Ordine. Egli
con umiltà riconosce dalla mano di Dio tutti i suoi beni, egli
ama con sincerità di cuore il suo prossimo: soccorre i pove
ri ben volontieri, esercita l'ospitalità di tutta buona voglia:
egli è sommamente civile e cortese; e la civiltà è sorella del
la carità; sopprime la discordia, e mantien l'unione: egli è
naturalmente benefico ; e questa inclinazione piace molto al Matt. 5.
Celeste Padre, il quale fa nascere il sole sopra i buoni ei cat
tivi. Tante e sì belle qualità, che io scorgo in quel Galan
tuomo, mi fanno desiderare d'averlo tra noi, credetemi, l'ac
cetterei pur con piacere. Bisogna che andiamo a trovarlo un'
I IO V IT A DI S. FR A N c E sco
Anno altra volta, e che lo esortiamo a consacrarsi nell'Ordine no.
12 15. stro al servizio di Dio: può essere, che lo spirito Santo ve
lo induca. Frattanto preghiamo il Signore, che abbia la bon
tà di soddisfare il nostro desiderio, se pur è conforme al suo
volere. E in realtà fecero orazioni a questo fine.
Dopo alcuni giorni ritornarono a casa del Gentiluomo,
il qual ebbe la curiosità d'osservare ciò, che Francesco face
va di nottetempo. Ed ecco il vide in orazione, elevato da ter
ra, circondato da una risplendente luce, e interiormente sen
tì un certo fuoco celeste, che gli accese nel cuore un gran de
siderio d' imitarlo nella maniera di vivere. Alla mattina su
bito svelò il suo interno al Santo, il quale per rivelazione già
lo sapeva; onde ne ringraziò l' Autor d' ogni bene. Il Sup
plicante diede a poveri quanto aveva , prese l'abito di Frate
Minore, e menò una vita santissima ; conservando mai sem
pre le sue cortesi e civili maniere, colle quali accoglieva gli
ospiti nel Convento, in cui dimorava: quindi era maggiormente
amato dal Padre, ch' era pieno di zelo per l'esercizio dell' o
spitalità. I doveri di questa virtù lodati dagli stessi Pagani,
insegnati nel santo Vangelo, raccomandati dagli Appostoli e
da Santi Padri, nell'Ordine di San Francesco adempiuti si veg
gono con altrettanta sollecitudine: quanto è vero, che i Fra
ti Minori ricevendo tutto per pura limosina, impegnati si tro
vano a somministrar tutto nella medesima guisa ; applicando
a se stessi le parole, che il Figliuolo di Dio disse a suoi Ap
postoli intorno al dono de miracoli: Voi avete ricevuto gra
tuitamente; e gratuitamente date. Questo è quello , che atrrae
la benedizione di Dio, e fa che sussistano tante Case de Fra
Mat. Io 8. ti Minori senza rendite per mezzo della carità de' Fedeli .
Il Santo Patriarca de' Frati Minori giunse a Roma, allorchè
º"." quivi vi si disponevano le cose per aprire il XII. Concilio Ecu
i" i menico, Lateranese IV., uno de più numerosi, che nella Chie
Concilio sa siansi celebrati, il quale fu convocato da Innoceuzo III. per
Laterane- l'estinzione dell' eresie, per la riforma de'costumi, per rista
“ via erg bilire la Disciplina Ecclesiastica, e per ricuperare la Terra San
ad º" ta col mezzo della riunione de'Principi Cristiani. -

12 I 5. Il motivo, per cui Francesco quivi era venuto , fu per


Epist. li supplicar il Sommo Pontefice, che volesse dichiarare pubbli
i ri camente, aver esso approvata la Regola de' Frati Minori, pe
º, it rocchè troppo importava, che i Prelati ne fossero consapevo
pari 1. li, affine di poter distinguere i Poveri di G. C. veri figliuoli del
la Chiesa, dai Settari, che simulavano in que tempi, come gia
si è detto, di portare le insegne dell'appostolica povertà.
L I E R o S E C o N D o I I I

Fu eseguito quanto il Servo di Dio desiderava; imperoc- Anno


chè il Papa dichiarò dinanzi a tutti i Padri del Concilio, che 12 I 5.
egli aveva (1) approvato l'Ordine e la Regola di Francesco, Il fi.
benchè non ne avesse dato veruna Bolla. Questo fatto vien ri- chiara nel
ferito dai Compagni del Santo, i quali ne hanno scritta la Vi- ººº,
ta, e autorizzato da due Autori dell'Ordine di San Domeni- º"
co, cioè Giordano di Sassonia, Discepolo di questo Santo Pa- i"
triarca,
Chiesa lae troppo
Sant'Antonino. D'altronde,
grande varietà poichèReligiosi,
degl'Ordini per evitaril Con-
nella de Frati
Minori.
-- - - , v - - - - - - - ord. d
cilio vietò d'instituirne dei nuovi, e volle, che si osservasse s"
la Regola di quelli, ch'erano approvati; egli è perciò eviden- rit. Frair.
te, che il Papa non poteva a meno in questa occasione di non lib. 1. cap.
far sapere, ch'egli avesse già approvato un Ordine così nuo-
v - - - - - -
ºS. Anton,
vo e così singolare, com'era quello de' Frati Minori, che da C,
cinque anni in poi andavasi diffondendo per l'Italia, e in Ro- part. 3, tit.
ma trovavasi già stabilito. 24 c. 14.
L'amicizia santa, che fecero poscia i due Santi Patriarchi Do- S 3.
- - - - ord. de
- -

menico, e Francesco, ci mette in obbligo di osservare, che San s" AM.


Domenico venne al Concilio Lateranese con Monsignor Foul- S. c. 2o.
ques
avevaVescovo di Tolosa,
d'istituire un Ordineperdiesporre al Papa
Predicatori. il disegno,
Il Papa avendo che
ve- ºl, ", i
Theod. a
- - - Appald.
duto in sogno Domenico, che sosteneva il Laterano cadente, º" S. Do
siccome cinque anni prima egli veduto avea Francesco, lodò l' minici tib.
impresa
scegliere di
conlui;
essoma dissegli,
loro, giusta che ritornasse
il Decreto a suoi Frati
del Concilio, per apud
una Re- i º Sur.
eº.
gola già approvata; di poi rivenisse per aver la conferma dell'
Ordine: il che dal Santo Patriarca fu eseguito. Intima ua
Terminato il Concilio Lateranese (2), Francesco si partì io
nel principio di Dicembre per ritornare a S. Maria degli An- generale
(1) Così quando il secondo Concilio Generale di Lione, abolendo gli
Ordini instituiti dopo il Concilio Lateranese, dichiara, che una tale abo
lizione non istendasi a quelli de Predicatori, e de'Minori, perchè i ser
vigj, che da essi riceve tutta la Chiesa, danno bastevolmente a divedere,
ch'ella gli approva; vuole solamente far sapere , che questi due Ordini
non sono stati approvati solennemente con Bolle, se non dopo il Conci
lio Lateranese. Perocchè circa l'approvazione a viva voce, egli è certo,
che per l' Ordine de' Minori fu fatta da Innocenzo III. l'anno 12 io. , co
me attesta espressamente San Bonaventura; e come parimente vedrassi,
che Onorio III. lo dice nella sua Bolla data l'anno i 223. per conferma
re la Regola degli stessi Frati Minori.
Per quello poi, che riguarda l'Ordine dei Predicatori, questo fu ac
cetto bensì ad Innocenzo III. nel Concilio Lateranese l'anno 1215. ma fu
approvato in Roma da Onorio III, con sua Bolla nell' anuo 1216.
(2) Durò venti giorni: dalla festa di San Martino fiuo alla festa di
di Sant'Andrea.
I I 2 VITA DI S. FRA N c E se o :
Anno geli, dopo aver mandate da Roma lettere circolari alle Case
I 21 e dell'Ordine, per intimare il Capitolo generale, che doveva te
da tenei, ner l'anno seguente nel medesimo Convento per la festa del
in S, M, la Pentecoste.
" i". Arrivato che fu a S. Maria degli Angeli, la Madre Chia
in "ºra, che per la sua grande umiltà accettato avea per pura ub
bidienza l'officio di Abadessa di San Damiano, voleva ri
nunziarlo tra le mani di Lui; ma Egli non ardi di accon
sentirle, ben sapendo, che giusta le disposizioni della Divina
Providenza ella dovea essere Maestra di Religiose, le quali
avrebbero stabilito il Second'Ordine in varie parti; donde poi
si sarebbe steso per tutta la Chiesa.
In tre anni la Madre Chiara aveva di già accettate nell'
Ordine molte figlie, fra le quali v'erano alcune sue parenti.
Poco dopo v' entrò Beatrice, l' ultima delle sue Sorelle ; ed
Ortolana sua Madre, dacchè restò vedova, prese il partito di
consacrarsi a Dio con le sue tre Figliuole nel medesimo Mo
mastero, in cui fu onorata da miracoli la santità della sua vi
ta. Le virtù finalmente di Chiara, e le maraviglie, che Iddio
per mezzo di Lei compiacquesi di operare, tramandarono un
sì grande splendore, che secondo l' osservazione di Alessan
dro IV. nella Bolla della Canonizazione di Lei , videsi sen
Buliar Ro, sibilmente la verità di quanto alla Madre di essa era stato pre
man. tom. do
detto: Ch'ella avrebbe
l. stesso sarebbe stato data al mondoIl una
illuminato. luce, da
progresso cui Vita
della il mon
del
Padre darà motivo di parlar della Figlia più volte ancora.
I Padri Benedettini del Monte Subasio diedero in quest'
anno al Santo Patriarca un Convento situato sopra il mede
simo monte, due miglia distante d'Assisi. Questo fu chiama
mato la prigione di San Francesco, perchè qui vi si rinchiu
deva sovente per raccogliersi dopo le appostoliche sue fati
che. Quivi si veggono ancora il suo Oratorio, la sua Cella,
il sasso, e le tavole, che gli servivano di letto, e di capez
Anno zale, ed una bella fontana, che ottenne da Dio colle sue ora
12 16. zioni.
Celebra il Dal principio dell'anno 12 16. fino ai 5o. di Maggio, fe
i" sta di Pentecoste, allorchè fu celebrato il Capitolo generale,
e manda che fu il primo (1) dell'Ordine, ebbe tutto il tempo, che sa
de' suoi peva desiderare, per conversar con Dio, e per instruire non so
Religiosi -

in vari
paesi . (1) Come prova il P. Vadingo contra quelli, i quali pretendono, che
il Capitolo dell'anno 121 9. , detto il Capitolo delle Stuoie, o de' Giunchi,
sia stato il primo. Ad ann. 1216. n. 1.
L I E R o S E c o N D o 1 13
mente i suoi Frati di Santa Maria degli Angeli, ma ancora la Anno
Città d'Assisi, ei contorni di essa. Nel Capitolo furono eletti 12, 6
alcuni Ministri Provinciali, ai quali fu data la podestà d'accet
tare nell'Ordine: ciò che fin allora riservato si era l'Institu
tore. Inviati furono pertanto in Lombardia Giovanni da Stra
chia; nella Marca d'Ancona Benedetto d'Arezzo; nella Cala
bria Daniello Toscano; nella Terra di Lavoro Agostino d'Assi
si; nella Toscana Elia da Cortona; e nella Puglia uno, di cui
non è espresso il nome. Furono scelti per varie nazioni altri
Operatori Evangelici, cioè Bernardo Quintavalle con molti altri
per la Spagna, Giovanni Bonella Fiorentino con trenta Compagni
per la Provenza; Giovanni da Penna con sessanta Frati per la
Germania Superiore, e Inferiore. Francesco si elesse Parigi con
quello, che propriamente chiamavasi Francia, e i Paesi-Bassi.
- Quei, che furono destinati per li paesi lontani, non m'
ebbero alcun rincrescimento, anzi accettarono tutti la lor com
missione con maggior contento, che s'eglino stessi l'avessero
scelta a lor piacere. Ed era ben questa una prova della lor Prov. 21.
virtù, e un felice presagio delle battaglie, ch'erano per dare 28.
al Demonio; poichè la sola ubbidienza sì è quella, che ripor S Aug, in
Psal. 7o.
ta la palma, secondo le parole della Scrittura, e giusta il pen Serm. 2.
siere de Santi Padri, quelli, che sottomettono per amor di Dio n. 7.
la volontà loro alla disposizione altrui, sono que vincitori, ai S Greg.
lib. I, Reg.
quali vien conceduta la podestà di esercitare un grande im lib. 4. c. 5.
perio sopra gli Angeli cattivi, la caduta de quali non ebbe mt. 2 l .
origine, che dalla disubbidienza, e dalla ribellione.
Essendo tutti insieme adunati quegli Uomini appostolici
a piedi del loro Padre per riceverne gli ordini; fece loro con
una tenerezza appu.to di Padre questo discorso.
Nel nome del Signore, andate a due a due con umiltà, Ciò , che
e modestia, osservando dalla mattina fin dopo l' ora di ter- lor dice.
za un esattissimo silenzio, e facendo orazione col vostro cuo
re. Non si senta tra voi alcuna parola inutile, e oziosa : ben
chè siate in viaggio, fa di mestieri, che la vostra condot
ta sia sì umile, e sì onesta, come se vi trovaste in un ro
mitaggio, o nella vostra cella. Imperocchè ovunque noi sia
mo, ed in qualunque luogo andiamo, abbiam sempre la nostra
cella con noi: il nostro fratel corpo è la nostra cella: l'ani
ma è il romito, che vi dimora per pensare a Dio, e per far
orazione: se un'anima religiosa non sa stare in riposo nel
la cella del corpo, le celle esteriori non le serviranno nien
te. Portatevi tra i secolari in maniera tale, che chiunque vi
Tom. I. I5
I 14 V1T A DI S. FR A N c E s c o ;
Anno vedrà , o vi ascolterà si senta mosso da divozione, e lodi il
I 2 I 6. Celeste Padre, a cui deesi tutta la gloria; annunziate a tut
ti la pace: ma abbiatela siccome nella bocca, così nel cuore,
e più ancora nel cuore, che nella bocca. Non date occasio
me ad alcuno nè di collera, nè di scandalo: procurate per
lo contrario d'insinuare a tutti colla vostra piacevolezza la
benignità, la concordia, e l'unione. Noi siamo chiamati a
risanare i feriti, a consolar gli afflitti, ed a ridur gli er
ranti nel sentiero della salute : molti vi pajono membri del
Diavolo, i quali un giorno saranno discepoli di Gesù Cristo.
Quello che il P. S. Francesco diceva della inutilità delle cel
le esteriori, allorchè l'anima non sa stare in riposo nella cel
Serm. 4o la del corpo, e contenuto nelle parole di San (1) Bernardo, il
iº - Caº quale
ti, 5,
dice così:
al mondo; Voi può
siccome potete esserche
darsi, solo, quando
siate siete alin mondo,
in mezzo mezzo
quand'anche voi siate solo.
I Figliuoli del Santo Patriarca dopo aver ricevuta da Lui
la benedizione, essendosi raccomandati alle orazioni de loro
compagni, partirono per andare dov'erano mandati dall'ub
bidienza, ben risoluti di mettere in esecuzione qnanto aveva
no inteso poc'anzi. Nel progresso si osserverà il frutto delle
appostoliche loro fatiche. I Missionari della Provenza fer
maronsi alcuni giorni dopo il Capitolo, per essere instruiti di
quello, che apparteneva alla loro missione. Il gorno della lo
ro partenza trovandosi solo tre pani in Convento, due de'qua
li erano stati mandati da Chiara, questi bastarono per più di
trenta, che v'erano, e molto ancora ve ne restò : il che fù
er loro un buon augurio.
Si dispone Avendo Francesco animati col suo zelo tutti gli altri, si
per andare dispose per andare a Parigi. Oltre l'affezione naturale, ch'
º º Egli aveva alla Francia, il cui linguaggio era da Lui amato,
e posseduto egregiamente, scelse questa Città, preferendola a
tutte le altre, perchè sapeva quanto risplendesse quivi la di
vozione verso il Santissimo Sacramento : il che era una sin
golar attrattiva per la sua pietà.
Possano pure i Parigini conservare mai sempre, e trassmet
tere a loro posteri questa divozione fervente del loro antena
(1) A questo proposito si possono veder altre belle cose nella Lette
ra ai Certosini del Monte di Dio, la quale viene attribuita a S. Bernar
do, ma secondo il parere del P. Mabillon, è di Guglielmo Abate di San
Thierri, vicino a Reims. In essa leggesi questa sentenza: Cum quo Deus
est, " minus solus est, quam cum solus est. Oper S. Bernardi,
tom. 5. Epist. ad Fratr. de Monte-Dei, cap. 4.
L I B a o S E c o N D o. I I

ti, che rinnovò nel cuor de' Fedeli Urbano IV., di nazione Anno
Francese, quarantasei anni dopo, istituendo la festa del San- 12 i 6.
tissimo Sagramento, che si celebra con tanta solennità nella Bullar
Chiesa. Nella sua bolla propone i motivi di una tale istitu-R om tom.
zione i più forti, e i più efficaci per insinuare la venerazione, a º
l'amore, lo zelo, che esige da noi questo monumento così pre- si 13. C.
zioso della onnipotenza, e della bontà del Figliuolo di Dio, 8 et ,
e per invitare alla frequente, e degna comunione, che di poi 22. e .
il Concilio di Trento ha desiderato sì ardentemente di rista
bilir tra i Fedeli. - -

Francesco avanti la sua partenza pigliossi l' impegno di "


riunire l'illustre Famiglia de Baselensi, che già da molto tem- i
po era divisa dalle domestiche dissensioni; e di fatto ne riu- divisa per
scì con universale contento. Per segno di gratitudine que Si- le discor
gnori gli fecero fabbricare in una delle lor terre, in un sito º
attorniato da belle piante vicino al Tevere, un Convento, det
to Sant'Angelo de Pantanellis. - Si ra1!
Volle di più andarsene a Roma per raccomandare alla i ."
protezione de Santi Appostoli il suo viaggio di Francia. Es- vero, e
sendo Egli pertanto in cammino alla volta di Roma, si mise iede a
a seder per mangiare sulla riva d'un fonte: pose sopra una "
pietra, che qui vi trovavasi, dei tozzi di pane, la maggior par- santa poi
te duri, e quasi mucidi, che mendicati avea; e dimostrando- vertà.
ne perciò un gran giubilo, esortò Fra Masseo suo compagno a
ringraziar il Signore d'un tesoro sì grande. Replicò più volte
la medesima cosa, sempre più alzando la voce: Ma, di qual
tesoro parlate, dissegli Fra Masseo, in un tempo, in cui ci
mancano tante cose? Il gran tesoro, rispose Francesso, si è,
che, mancandoci tante cose, Iddio ha avuto la bontà di pro
vederci questo pane, e questa fonte, e di prepararci ancor
questa pietra , che ci serve di tavola.
Entrò poco dopo in una Chiesa ; ove pregò il Signore,
che si degnasse di concedere a Lui, ea suoi Figliuoli l'amor
della santa povertà; e con tanto fervore il pregò, che pare
va gli uscisse fuoco del volto . Pieno di quel celeste ardore
s'avanza colle braccia aperte verso Masseo, chiamandolo ad
alta voce. Masseo tutto attonito corre per gettarsi nelle brac
cia del Padre, quand'ecco con un soffio di Lui vien elevato
in aria all'altezza di molti cubiti, provando nell'anima una
dolcezza sì grande, che di poi confessò spesse volte di non ave
re sperimentato mai cosa simile. Dopo un tal rapimento Fran
cesco gli disse intorno alla povertà cose ammirabili , che si
stiferiscono altrove.
I 16 V1T A o1 S. FRA N c E sc o :
Anno Giunto a Roma, mentre in una Cappella della Chiesa di
12 16. San Pietro stava pregando con lagrime i Santi Appostoli di
in Roma instruirlo circa la santa povertà, e la vita appostolica: gli
gli appari- apparvero circondati di luce, ed abbracciatolo teneramen
sºno S. te gli dissero: Fra Francesco, nostro Signor Gesù Cristo
i" cizioni,
e
ha che
mandati
facesti, ea lesignificarti, ch Egli per
lagrime, che spargesti ha esaudite le ora
ottener l'amore
della santa povertà, che fu da Lui medesimo abbracciata, e
dalla Santissima sua Madre, poscia da noi, che siamo suoi
Appostoli, praticata a suo esempio. Questo tesoro è concedu
to a te, ed a tuoi Figliuoli. Quelli , che lo conserveranno
con istudio , e diligenza, avranno il Regno de'Cieli per ri
compensa. Pieno di consolazione il Servo di Dio venne a tro
var Fra Masseo, al quale narrò il successo ; quindi se n'an
darono a renderne le grazie nel sito, detto la Confessione di
San Pietro, che è sopra il sepolcro di questo Santo Appostolo.
Essendo in Roma Francesco, morì (1) in Perugia Innocen
zo III. Era dell'illustre Casa de' Conti di Segni, che diede cin
que Sommi Pontefici alla Chiesa, l' ultimo de' quali fu Inno
cenzo XIII. di felice memoria. Nell' Università di Parigi si
cominciò a conoscerne il merito, allorchè in essa risplende più
di tutti gli altri, ch'erano l'onore, e l'ornamento della me
desima. Nè i Cardinali lo sublimarono di unanime consenso
alla suprema dignità Pontificia, se non per le rare di lui qua
lità, che ricevettero nuovo pregio dalla resistenza, che con
grida, e lagrime ei fece nella sua elezione. Il governo che fe
ce, e le Opere che lasciò, chiaramente dimostrano, ch'egli era
un Uomo di gran mente, in cui risplendevano la prudenza,
la probità, il sapere, con una soda pietà, e con un zelo fer
Rigord vente. Egli era, dice un Autor Francese, e contemporaneo,
" in uomo di gran coraggio, e di gran prudenza, il qua
Script. pag. le a suoi tempi non aveva il simile, e fece delle cose mara
66. vigliose. In fatti egli è stato uno degli uomini più insigni,
che abbiano occupata la Cattedra di S. Pietro. L'affezione,
ch'egli ebbe al P. San Francesco, e i favori, coi quali onorò
l'Ordine de' Frati Minori, ci hanno obbligato a fargli quella
giustizia, che niun buon (2) Autore gli ha negata.
(i) Morì nel giorno 16 di Luglio dopo diciotto anni, sei mesi, e no
ve giorni di Pontificato.
(2) Niun altro, fuorchè Matteo Parisio, ebbe ardimento di calunnia
re questo gran Papa. Ma egli è da osservarsi, che questo Autore non ha
verun credito presso i galantuomini, a cagione della maligna, e furiosa
passione, che dà a divedere contra tutti i Pontefici, onde su questa ma
L 1 e R o S E c o N D o 1 17
Il giorno 18 di Luglio fu eletto per suo Successore il Anno
Cardinal Cincio Savelli, che prese il nome di Onorio III. Era 1213.
un uomo erudito: e molto dabene: seguì generosamente le idee
del suo Predecessore, ed ebbe verso gli Ordini Religiosi quel
la benevolenza, di cui nel progresso diede prove assai chia
re all'Ordine di S. Francesco,
Alcuni mesi dopo la sua elezione approvò l' Ordine del
Padre San Domenico. Questo Santo Patriarca essendo ritorna
to a suoi Compagni per eleggersi una Regola approvata, se
condo che ordinato gli aveva Innocenzo III. nel Concilio La
teranese; ed avendo scelta la Regola di Sant'Agostino, alla
quale aggiunse alcune Costituzioni più austere; rivenne a Ro
ma per avere l'approvazione dalla Santa Sede. Fra tanto che
andava accelerando il negozio presso Onorio, il qual'era giun
to da Perugia, fece una strettissima amicizia con Francesco
per una visione maravigliosa, ch'egli ebbe nella Chiesa di San
Pietro, ove incessantemente orava con gran fervore pel felice
successo della sua impresa. Theodor
Vide Domenico il Figliuolo di Dio assiso alla destra dell' ai"
eterno Padre, il quale si levò fortemente sdegnato contra i vit. S po
peccatori, tenendo in mano tre dardi per esterminare i super-minici, lib.
bi, gli avari, e gl' impudichi; quand'ecco la Santissima sua "
Madre gli si prostrò a piedi, chiedendogli misericordia, e dis- "po.
segli, ch'Ella aveva delle persone, le quali rimediato avreb- minici,
bero al male, e nel medesimo tempo gli presentò Domenico, ºzov ad
a Francesco, come quelli, ch'erano molto propri per riformar "º:
i costumi, e ristabilir la pietà ; onde placossi lo sdegno di "
Cesù Cristo. Sua ami
Domenico, che non aveva mai veduto Francesco, il dì se- cizia col
guente l'incontrò, lo conobbe, e corse ad abbracciarlo dicen- º S. Po
dogli: Voi siete il mio compagno: noi andremo di concerto nel º",
travagliare: stiamo ben uniti, e niuno potrà superarci. Fran- Chronic
cesco fu quello, che scoprì ai figli di Domenico il celeste fa- part.3 tit.
vore della visione miracolosa e San Vincenzo Ferrerio con al-ºi i
cuni altri Autori citati dal P. Vadingo, dice, che Francesco "i
n. 16.

teria si rendè indegno di ogni credenza. L'Opera di questo impostore


non per altro è stata prodotta da Protestanti, che per autorizzare i loro
eccessi contro la S. Sede. Veggasi Baron. ad ann. 396. n. 62. e la secon
da Lettera di Monsignor Vescovo di N. dell'anno 1219. p. 113., e seg.
figli è una cosa, che fa sdegnare, veder in una Storia Ecclesiastica, scrit
ta in lingua volgare, le atroci, e ingiuste accuse di Matteo Parisio contro
ºla memoria del grande e santo Pontefice Innocenzo III., e non è questo
solo il luogo di una tale Storia, che provochi dello sdegno º
I 18 V I TA D I S. FRA N e E s C o
Anno ricevè dal Cielo un favor simile. Il successº confermò la ve
1 2 I 6. rità della visione. Imperccchè Domenico da se solo, senza ve
run umano soccorso, non avend' altro per conseguire l'inten
to, che la povertà, l'umiltà, e l'orazione, ottenne dal Papa
l'approvazione del suo Ordine: benchè fosse cosa molto dif
ficile, massimamente nel principio di un Pontificato, in cui il
Papa trovavasi occupato in molti affari di non poco rilievo. re

Quì non sarà fuori di proposito l' osservar il principio dell'


ardente zelo de' Frati Predicatori, e de' Frati Minori per la
S. Iren. gloria della Madre di Dio. Persuasi, che gli Ordini loro si
lib. 3. com sono stabiliti per la protezione di Lei, e che Ella è special
tra Hares.
a 22. et mente Madre dei Santi lor Patriarchi; procurano in ogni luo
lib. 5. c. 19 go di ravvivare il culto della medesima, e di fare, che sia
S. Bern in da tutti amata. Questo è un interesse comune a tutti i Fede
Assump B li, i quali veggono, che Maria Vergine, secondo l'espressio
M., serm I.
n. I. - Do. ne de Santi Padri, è la loro Avvocata, e mediatrice presso il
ma ha .. anfr Mediatore; che Ella prega, e fa istanza per essi; che Ella si
Pet. iſ oppone alla collera del suo Divin Figlio, e ne placa lo sde
sump. n. 2 gno. Gran motivo di fiducia, che animarli deve ad invocar
& alibi.
la per la lor conversione, e per la loro santificazione:
Domenico, e Francesco, sicuri della protezzione della Ver
(1) Nella Lettera circolare, che Umberto Generale de' Frati Predica
tori, e Giovanni da Parma Generale de' Frati Minori, inviarono ai due
Ordini l'anno 1255., e che fu adottata l'anno seguente da S. Bonaven
tura, sono commendati i due Santi Patriarchi con belle comparazioni ca
vate dalla Sacra Scrittura, e vi si leggono queste tenere, ed afficaci pa
role. “ Considerate. Fratelli nostri carissimi, con quale sincerità dovete
e, amarvi scambievolmente, voi, che siete stati dalla Santa Madre Chiesa
, partoriti nel medesimo tempo; voi, che per mezzo di professioni mol
, to somiglievoli siete ormai veri fratelli; voi, che dalla divina bontà
, siete destinati egualmente fino dall'eternità per travagliare nella me
, desima opera, che è la salute delle anime... Oh quale carità, e qua
» le concordia da noi richieggono i nostri Santi Padri Domenico, e Fran
e, cesco, e i primi Religiosi de' nostri Ordini, che sì teneramente s'ama
» vano, e se ne davano tante vicendevoli prove; si consideravano reci
, procamente come Angeli, si prevenivano con atti di civiltà; si soppor
» tavano l'un l'altro, come Gesù Cristo ha sopportato noi tutti; gode
» vano de'comuni loro progressi ; si lodavano a vicenda; si soccorreva
» no con un amore scambievole; e mettevano ogni studio per evitare le
» menome cose, che avessero potuto cagionar qualche sorta di scandalo,
» o di turbolenza nei due Ordini, i Tutta la Lettera, che è del mede
simo stile, dopo cinquecento anni non perde nulla del suo vigore, e del
la sua forza; nè minor impressione dee far oggigiorno nell'animo de Re
ligiosi di ambedue gli Ordini, di quella che fece, allorquando fu dai Su
periori Generali trasmessa. Chronic Praedicator. part. 1. lib. 2. cap. 49. &
lib. 3. cap. 23 Luc. Vading. Annal, Miner, ad ann, 1212. 2 16 tom. 1 ,
ad ann. 1255. n. 12, tom, 3.
L I B R o S E c o N D o. 119
gine, si collegarono insieme con una santa (1) amicizia, e ri- Anno
solverono di concertando
ria di Dio, accignersi alle
tra imprese più lemalagevoli
loro circa per pigliar
misure, che la glo- I 2 I 6O,
dovevano a tal effetto. Su questo particolare un Autore citato
dal P. Vadingo fa una bella riflessione: Era, dic' egli, cosa
- -- - - - - e - - -
Ferdi
erdinaod.
mirabile il veder due uomini poveri, mal vestiti, senza pos- C,
sibiltà, senz'appoggio, spregevoli agli occhi del mondo, di- apud Vad.
videre fra loro l'istesso mondo, e mettersi all'impresa di vin- ad ann.
cerlo. Chi non si sarebbe fatto beffe di loro nell'udirli for-º º º
mare seriamente un tal disegno, poichè parevano sì poco ca
paci di effettuarlo? E pure ne riuscirono, perchè Dio ha scel
te le deboli cose del mondo per confondere ciò, che v'ha di
più forte: Immagine sì è questa de Santi Appostoli Pietro, e
Paolo, i quali nella medesima Città di Roma disegnarono di 1. cor.
convertir l'Universo colla predicazion del Vangelo: e ciò fa 22. “ “
vedere, che Dio, per ravvivar la fede, usa quegli stessi mez
zi, de quali si servì per istabilirla.
Narrasi (1), che, mentr'erano in Roma Domenico, e Fran
cesco, vi si trovò ancora Angelo dell'Ordine de Carmelitani,
il quale di poi fu Martire in Sicilia : che questi predicando
nella Chiesa di S. Giovan Laterano, ov'erano presenti gli al
tri due, predisse, ch'Eglino sarebbero stati due gran colonne
della Chiesa: che dopo il sermone si profetizzarono vicende
volmente quanto dovea loro succedere, come pure le Stima
te, che ricevute avrebbe Francesco: e che tutti e tre insieme
guarirono un lebbroso, e passarono un giorno, ed una notte
in discorsi di cose sante, e in orazioni.
Francesco partì da Roma verso il fine dell'anno con idea viene a
di proseguire il suo viaggio
na e per l' Alverna, e venneverso la Francia.
a Firenze il mesePassò per Sie- Firenze,
di Gennaio "i il
dell'anno 12 17, per riverire il Cardinal Ugolino, ch' era Le- i"
gato in quella Città. Questo Cardinale, che erasi dichiarato lo rimove
suo amico, e Protettore, allorchè andò nel 121o. a chiedere ad dall'idea
Innocenzo III. l'approvazione della sua Regola, lo accolse con º andar a
molta benignità, lo trattenne seco alcuni giorni, s'informò de- “º
gli affari dell'Ordine, e circa il viaggio verso Parigi così gli
disse: Francesco, il vostro Instituto è ancor nascente: voi sa
pete le opposizioni, che ha avute nella Corte Romana e qui
vi avete ancora dei nemici segreti, onde se non v'è alcuno,
(1) I PP. Bollandisti trovano nell'incontro di questi tre Personaggi
difficoltà cronologiche, alle quali non si vede risposta, che appaghi; per
la qual cosa il fatto non si dà per costante. Act. SS. tom, 2. Maji in
Append, ad diem 5. de S. Angelo cap. 5 m, 37, in Annot. r
12e) , VITA DI S. FRAN C E s co.
Anno che abbia cura de vostri interessi, sarà facile, che si faccia
I 2 I 7. rivocare quello, che fu da voi ottenuto. La vostra presen
za servirà di molto a mantenere il vostro Instituto; e quel
li, che a voi sono affezionati, avranno più zelo per soste
nervi. Quanto a me, da qui innanzi son tutto vostro .
Il Sant'Uomo dopo aver ringraziato il Cardinale, così gli
rispose: lo ho mandato in paesi lontani molti de'miei Frati.
Se io me ne sto in riposo senza esser a parte de loro tra
vagli, sarà una vergogna per me; e quei poveri Religiosi i
quali patiscono fame e sete in paesi stranieri, avranno oc
casione di mormorare: per lo contrario se sapranno, che io
m' affatico al par di essi , sopporteranno più volontieri le
fatiche loro, e io potrò impegnar più agevolmente gli altri
a tal sorta di missioni. -

Il Cardinale mosso a compassione di quanto pativano i


Missionari, gli disse: E perchè, Fratello, avete avuto sì po
co cuore nell'esporre i vostri Discepoli a sì lunghi viaggi,
e a tante miserie? Monsignore, ripigliòFrancesco animato dal
lo spirito profetico, voi credete, che Dio non abbia voluto
quest'Ordine, se non per questi paesi ; ma io in verità vi
dico, che lo ha formato per bene dell'Universo, e per la sa
lute di tutti gli uomini, compresi ancora gl' Infedeli. Im
perocchè vi saranno dei Religiosi dell'Ordine, i quali an
dranno nelle lor Terre, e purchè vivano sempre secondo la
regola del Vangelo, il Signore provvederà abbondantemente
a tutti i loro bisogni, anche tra i nemici del suo nome.
Queste parole colpirono il cuore del Cardinal Ugolino,
il quale era veramente un uomo di Dio, ed accrebbero la sua
affezione verso Francesco, ch'egli esortò ancora con maggior
efficacia a fermarsi in Italia, per assodare un Instituto, che
Ritorna
doveva produr sì gran beni. Il Santo avendo ceduto al pare
nella Val re del Cardinale, lo supplicò di proteggere, secondo la pro
le di Spo messa, i Frati Minori, e di degnarsi d'esser presente al pros
leto. simo Capitolo Generale: di poi s'inviò verso la Valle di Spoleto.
Manda
Intese quivi, che i suoi Religiosi erano maltrattati da di
º tre disce
versi Prelati, e che nella Corte di Roma v' erano persone, le
e poli in quali parlavano contra il suo Instituto. Queste nuove lo con
Francia. fermarono nella risoluzione fatta di trattenersi in Italia: e per
la Francia, dove aveva prima ideato d' andare, nominò tre
Discepoli, cioè Pacifico della Marca d'Ancona , quel celebre
Poeta, di cui si è narrata disopra la conversione; Angelo, e
Alberto ambidue da Pisa.
Determinò eziandio di chiedere al Papa un Cardinale del
L I B R o S E c o N D c. I2 i

la Santa Romana Chiesa, il qual proteggesse l'Ordine contra Anno


tutti coloro, che se gli sarebbero opposti. I tre Compagni Scrit 12 I 7.
tori della sua Vita attestano, che Egli risolvè di ciò fare per
una visione celeste, che ebbe in sogno. Vide una gallina, che
proccurava di congregar sotto le ali tutti i suoi pulcini per di
fenderli dal nibio, e perchè non poteva metterli tutti al co
perto, molti ne rimanevano preda : ma comparve un altro
grand'uccello, che avendo stese le ali gli assicurò dal perico
lo. Francesco risvegliato dal sonno, pregò il Signore di spie
gargliene il significato: e intese, che la gallina rappresentava
Lui stesso, che i pulcini erano i suoi Frati, che l'ucello, il
quale stese le sue grand'ali, dinotava il Cardinal Protettore,
che doveva chiedere al Sommo Pontefice. Manifestò la visio
me a suoi Frati, e dopo averne loro dichiarato il senso, così disse. Quello,
La Chiesa Romana è la Madre di tutte le Chiese, e la che dice a
Sovrana di tutti gli Ordini Religiosi. Ad essa io ricorrerò questo pro
per raccomandarle i miei Frati, affinchè ella reprima colla posito .
sua autorità l'insolenza di quelli, che lor vogliono male; e
dappertutto proceuri ai Figliuoli di Dio una piena , e inte
ra libertà d'avanzarsi quietamente nella strada dell'eterna 5. Reg. 5. 4.
salute. Quando saranno sotto la protezione di essa, non vi Nham 2.
saranno più nemici, che lor si oppongano, nè che gl'inquie I 5.
timo: non si vedrà fra essi alcun figliuolo di Belial, che
distrugga impunemente la vigna del Signore. La Santa Illa
dre Chiesa avrà del zelo per la gloria della nostra pover
tà: non potrà soffrire , che l'umiltà, la quale è una virtù
sì pregevole, resti oscurata dalle nuvole della superbia: ren
derà indissolubili tra noi i vincoli della carità, e della pa
ce, castigando severamente gli autori delle discordie. Sot
to i suoi occhi fiorirà sempre mai tutto pura l'osservanza
evangelica; nè ella permetterà giammai si rallentino nè an
che per poco tempo quelle usanze di vote, le quali spargono
un odor, che vivifica. Sieno dunque molto grati i Figliuoli
di Santa Chiesa per quei cortesi favori, che ricevono da
questa lor Madre; le abbraccino i piedi con una profonda
venerazione, e per sempre le siano inviolabilmente ossequiosi
Le prime parole di questo discorso fanno vedere, che il
P. S. Francesco conosceva perfettamente le prerogative della
Chiesa di Roma, e l'ampiezza dell'autorità della Sede Ap
postolica. Nè in vano sperò la protezione di essa; perocchè
il suo Ordine si è stabilito, dilatato, mantenuto, e talvolta
rinnovato da per se sotto la possente autorità della Chiesa:
Tom. I. 16
I 22 V IT A DI S. FRANCE So
Anno e sono sì evidenti da cinque secoli in quà le dimostrazioni di
12 I 7. quell'ossequio alla Santa Sede, che Egli raccomandava a suoi
Frati in termini sì pressanti, che loro conciliarono la stima,
e l'amor de' Cattolici, non meno che l'odio degli Eretici; di
sorte che hanno l'onore di essere a parte di quello, che San
Girolamo diceva di S. Agostino: I Cattolici (1) hanno di voi
stima e vi rispettano ... e ciò, che più ancora rileva la vo
stra gloria, tutti gli Eretici vi detestano. Nè io sono men
odiato da essi ; e se non hanno il potere di ucciderci ambi
due, ne hanno almeno la volontà. Questa volontà degli Ere
tici si è effettuata contra i Figli di San Francesco : imperoc
chè d'un migliajo di Martiri, che si contano nel suo Ordine,
vi è un grandissimo numero di Religiosi, che da Settari de
gli ultimi secoli sono stati uccisi con maggior crudeltà di
quella, che usarono i Tiranni idolatri. Tale sarà sempre mai
Jo. 8, 44. l'eresia, figlia d'un Padre, il quale, secondo il detto di Ge
sù Cristo, fu micidiale fin da principio.
Il Santo Patriarca se n'andò pertanto a Roma, ove tro
vò il Cardinal Ugolino ritornato dalla Toscana, a cui mani
festò il disegno, che avea di chiedere al Papa un Protettore.
Nel medesimo tempo il Cardinale gli disse, che desiderava di
sentirlo a predicare alla presenza del Papa e del Sacro Col
legio. Francesco se ne scusò, quanto potè, allegando, che la
sua ignoranza, la sua semplicità, e la sua rozzezza non gli
permettevano di parlare dinanzi alla più augusta Assemblea
del mondo; ma videsi obbligato ad arrendersi alle istanze del
Cardinale, che lo pregò come amico, ed ordinogli ancora,
che si disponesse a predicare; raccomandandogli di comporre
con diligenza un discorso, in cui vi fosse della erudizione,
e tuttociò , che conveniva a un tal uditorio.
Predica di- Fino allora l'Uomo di Dio non si era giammai prepara
i" º to in tal guisa a predicare; nè altro diceva in Pulpito, se
iò che non quello, che lo Spirito Santo gli suggeriva. Ciò non ostan
sgli succede te ubbidì al Cardinale: compose un Sermone con tutta l'ap
i" plicazione possibile, e l'imparò a memoria. Quando fu alla
" º presenza del Papa, dimenticossi talmente del suo sermone,
- che non seppe dirne nemmeno una parola: ma dopo aver di
chiarata umilmente la cosa, ed invocato lo Spirite Santo, gli
venne un profluvio di parole, e parlò con tanta forza, ed
(I) Macte virtute. in orbe celebraris. Catholici te conditorem antigue
rursum fidei ven. antur, atque suspiciunt, º quod signum majoris gto
rie est, omnes Haretici detestantur, et me pari per sequintur odio, ut quos
gladiis neaucunt, voto interficiant. Hieron. ad August. Epist. 8o. Edit. Bened.
L 1 B R o S E c o N D o 123
energia, che il Papa, e i Cardinali ne restarono vivamente Anno
commossi. Ciò avvenne, affinchè, dice S. Bonaventura, si co- I 217
noscesse, che non era Lui, che parlava, ma era lo Spirito il papa
Santo, che parlava in Lui. gli dà per
Essendo ammesso all'udienza del Papa in presenza del "
Cardinal Ugolino, così disse: Beatissimo Padre, io resto con- i il º":
fuso dovendovi importunare per gl'interessi de' Frati Mino- dinal Ugo
ri vostri umilissimi servi, mentre siete occupato in molti im- lino.
portanti affari, che risguardano tutta la Chiesa. Vi suppli
co di darci questo Cardinale, a cui possiamo ricorrere ne'
nostri bisogni; ma sempre sottomessi alla vostra autorità;
poichè da Voi, che siete il Capo del Corpo mistico, deriva
ogni potere.
Il Papa glielo concedette con somma benignità, raccoman
dando al Cardinale, che avesse gran cura dell'Ordine. D'al
lora in poi l'Ordine de' Frati Minori ha sempre avuto un Car
dinal Protettore, il quale ha quell'amplo potere, che piace
al Santo Padre di dargli. Dalle parole della Regola, che ob
bliga per ubbidienza di chiederne uno al Sommo Pontefice,
si raccoglie, che l'intenzione del P. S. Francesco era, che l'
autorità del Cardinal Protettore fosse assai ampla. Cod. Vat.
Il Cardinal Ugolino era un uomo dei più compiti, che
fossero in tutta la Corte di Roma, di bellissima presenza, maldapud Ray,
ei
amorevole e maestoso nel volto, un uomo di gran mente, di ieri
gran memoria, e di grand'eloquenza. Possedeva perfettamen
te le scienze umane, il Jus Canonico, e Civile, e principal
mente le Sagre Lettere: molto esperto negli affari, amico del
la virtù, e del buon ordine, integro e caritatevole : pien di
zelo per la Religione; d'una vita pura e del tutto esemplare.
La prima cura, ch ebbe questo Cardinale nell'officio di
Protettore, da lui accettato di buonissima voglia, fu di difen
dere i Frati Minori da tutti i loro contrari, di conciliar loro
il favor de'Prelati, di diffonderli dappertutto per la salute
delle anime: e colla sua ampla autorità impose silenzio ai lo
ro nemici. Per quanto i suoi affari glielo permisero, assistet
te ai Capitoli Generali, ove egli celebrava pontificalmente gli
Offici Divini, servendolo Francesco in qualità di Diacono, e
vi predicava. L'illustre sua nascita, e la grandezza delle sue
dignità non gl'impedivano di farsi semplice co semplici, e po- Thomas
vero co' poveri. Conformavasi ai Frati più che gli era possi- Celano a
" º;
bile; si portava tra essi come uno di loro, e procurava ezian-
dio di comparire come il minimo tra tutti loro: Oh, quan- " 12".
te volte, dice un Autore contemporaneo, e testimonio di vista, n. 8.
124 V IT A D I S. FR A N cE Sco. -

Anno fu veduto dimettere umilmente le insegne della sua dignità,


1217 vestirsi d'un abito vile, e co' piedi nudi unirsi coi Religiosi
negli esercizi regolari, per imitare la lor vita evangelica:
Dotato di una fede viva, che interiormente l'illuminava, di
una soda, e fervorosa pietà, d'uno spirito superiore, cono
sceva, che dopo le umiliazioni del Figliuolo di Dio, l'abbas
sarsi è una virtù molto pregevole, che accresce nuovo splen
dore alle dignità più sublimi: verità, che non sanno com
prendere le persone di poca fede, i superbi, i mal divoti,
i pusillanimi.
Questo gran Cardinale rispettava Francesco con una ve
nerazione uguale all'amore, che gli avea, considerandolo co
me un uomo disceso dal Cielo. La sola di Lui presenza gli
cagionava un'allegrezza sensibile, e attestò spesse volte, co
me narra il medesimo Autore, che d' allora quando ei fece
amicizia con questo sant'Uomo, subito che lo vedeva , e lo
udiva parlare, svaniva da lui tuttociò , che poteva imbaraz
zargli la mente, e rattristargli il cuore: il suo volto rassere
navasi, e la sua anima riempivasi di fervore.
Francesco dal canto suo riveriva sommamente il Cardina
le, volendo, che fosse riguardato come Pastore di tutto il suo
gregge; e con una tenerezza d'affetto, simile a quella di un
fanciullo, che si riposa nel seno di sua Madre, gli dava con
trasegni della più profonda sommissione in ogni cosa. Inten
dendo Egli un giorno, che il Cardinale era per fargli una vi
sita, se ne fuggì, e andò a nascondersi nella parte più folta
del bosco. Il Cardinale lo fece ricercare, e lo ricercò egli stes
so: trovato che l'ebbe, volle sapere come amico, perchè fos
se fuggito. Monsignore Padre mio, rispose l'umil Francesco,
subito che ho inteso, che V. S. Illustrissima (1) voleva onorar
colla sua presenza il più povero e il più vile di tutti gli uo
mini, come son io, mi sono coperto di confusione, e mi son
arrossito in riguardo alla mia bassezza , trovandomi asso
lutamente indegno di ricevere un onor sì grande; perocchè
io vi venero veramente come mio Signore, e Padrone. Que
sti sentimenti venivano in parte dalla rivelazione, ch'Egli eb
be, che il Cardinal Ugolino sarebbe stato Papa : onde gliene
fece la predizione, che vien riferita da San Bonaventura: e
nelle lettere private, che gl'inviava, l'inscrizione (i)era in que

(1) Il titolo di Eminenza non fu dato a Cardinali, se non l'anno 163o


(2) S. Bernardo nel secolo precedente avea detto, che il Papa è il Prin
cipe de Vescovi, il Vescovo del mondo, il Pastor de' Pastori, che per la
L I B R o S E C o N D o 125
sti termini: Al Reverendo Padre, e Signor Ugolino, che de- Anno
ve essere un giorno Vescovo di tutto il mondo, e padre di I 217.
tutte le Nazioni.
Il rispetto e la gratitudine de' Frati Minori esigevano, che
si riferissero tutte queste circostanze in memoria del Cardinal
Ugolino, il quale onorò coll'affetto, colla protezione, e col
le sue liberalità il Santo Patriarca, e 'l di Lui Ordine, come
altresì quello di Santa Chiara; e a tanti favori aggiunse mol
ti altri, dieci anni dopo, allorchè fu Papa sotto il nome di
Gregorio IX.
Francesco dopo aver ottenuto dal Papa un Protettore di predica
tanto potere, e regolati in Roma i suoi affari, si mise iu.viag- nella Val
gio per ritornare a Santa Maria degli Angeli; ma passò il ri-le di Rieti,
manente dell' anno nella Valle di Rieti (1), ove operò molte
cose maravigliose, delle quali un (2) suo compagno fece una re
lazione assai diffusa. - -

In Grecio, dove si mise subito a predicare, v'era una ta


le sregolatezza di costumi, che non si frequentavano i Sa
cramenti, non si udiva la parola di Dio, e comunemente si
facevano matrimoni in gradi proibiti dalla Chiesa. Ma le pa
role, che disse agli abitanti per ridurli a penitenza, fecero in
essi tanto colpo, che lo pregarono di trattenersi qualche tem
po con essoloro . V' acconsentì volontieri sulla speranza della
lor conversione, che presto si effettuò ; ed egli si ritirò sopra
un monte, donde veniva a predicare in Grecio, e nelle Par
rocchie circonvicine.
Un giorno ritornando Egli da Cotanello, luogo vicino, e
non potendo trovare la strada del monte, pregò un contadi
no, che gli usasse la carità di condurvelo. Scusavasi questi,
perchè in quella parte vi erano dei lupi, che facevano stra
gi: ma Francesco gli promise, e gli fece sicurtà, che tanto nell'
andare, come nel ritornare, non sarebbe stato assalito da al
cun lupo. Di fatto così avvenne, imperocchè avendo condot
to il Santo , nel ritorno che fece di nottetempo, trovò sulla
singolare prerogativa della Sede Appostolica egli ha una pienezza di po
destà sºpra tutte le Chiese, e che per trovare tutto ciò, che non è affi
dato alla sua cura, è d'uopo uscire dal mondo. Epist. 132.239. et 24o De
Cousiderat. lib. 2. cap. 8. lib. 3. cap. 1. -

- . (1) Molti sono di parere, che questo sia il luogo chiamato da Plinio,
e da Varrone, Umbilicus Italia, la cui descrizione trovasi nel settimo li
bro dell'Eneide: Est locus Italia in medio sub montibus altis.
(2) Chronic. MSS Angeli Reatini de rebus gestis a S. Francisco in
l’alle Reatina. Apud Vading, ad ann. 1219, n. 3., et in indiculo.codicum
manuscriptorum. Init, tom. 1. -
126 V IT A D I S. FRANC E s c o
Anno strada due lupi, che si misero ad accarezzarlo, come soglio
12 i 7 no fare i cani coi loro vezzi, e lo seguirono fino a casa, sen
za fargli alcun male. Il contadino pubblicò la cosa in tutto
il vicinato; e disse, che bisognava pure, che l'uomo da lui com
dotto al monte fosse ben caro a Dio , ed avesse ricevuto un
assoluto potere sopra i lupi. Per la qual cosa molti s'uniro
no insieme, e andarono a trovare l'Uomo di Dio, supplican
dolo istantemente di liberarli dalle loro disgrazie. -

Libera il Ne avevano di due sorte, dice San Bonaventura; i lupi,


Paese da e le gragnole. I lupi erano così ingordi di sangue nei con
due flagel torni di Grecio, che divoravano i bestiami, e gli uomini an
li, e vi fa
delle con cora. Le gragnuole poi, che vi cadevano ogni anno, erano sì
versioni. grosse e in sì gran copia, che rovinavano le biade e le viti.
Francesco prese da ciò argomento di predicare; fece vedere,
che tali flagelli vengono a cagion de peccati; e finalmente dis
se: Ad onore e a gloria di Dio Onnipotente impegno la mia
parola, che, se voi volete prestarmi fede, ed aver pietà delle
anime vostre col far una buona confessione , e degni frutti
Prev. 26. di penitenza, il Signore vi riguarderà con occhio benigno,
I l.
2. Petr.
vi libererà dalle vostre miserie, e renderà il vostro paese ab
2. 22. bondante d'ogni sorta di beni . Ma vi fo sapere ancora, che
se voi ne sarete ingrati, se voi farete come il cane, che ri
torna a ciò, che ha vomitato, Iddio ne sarà maggiormente
irritato contra di voi, e voi ne proverete al doppio gli ef
fetti per mezzo di nuove tribulazioni, che egli vi manderà.
Credettero al Predicatore, e fecero penitenza: d'allora in poi
cessarono i flagelli, non si sentì più parlare di lupi, non ven
nero più gragnuole, e ciò , che v'ebbe di più considerabile,
prosegue San Bonaventura, fu , che quando tempestava in quei
contorni, le nuvole avvicinandosi ai loro terreni, o si ferma
vano, o si ritornavano indietro , e andavano a scaricarsi al
trove; il che durò per tutto il tempo, in cui perseverarono
nell'esser fedeli a Dio.
Quattro Autori di secoli differenti, i quali hanno scritta
Ad ann. la Storia della Valle di Rieti, attestano, che quando in quel
12I 7. m. I3. paese ricominsiò il disordine de'costumi, quivi si videro com
parir di bel nuovo i lupi, e far delle stragi. Il P.Vadingo,
che scriveva in Italia nell'ultimo secolo, riferisce, che gli stes
si abitanti della Valle affermvano la verità del fatto. Egli è
cosa certa, secondo il testimonio della Sacra Scrittnra, che i
peccati degli uomini sovente si tirano dietro i flagelli della col
lera di Dio, e che questi si possono evitar colla penitenza,
o pur si può fare, che riescano utili alla salute dell'anima,
L 1 E R o S E c o N D o 12?
Ma quanti peccatori afflitti si trovano, di cui si potrebbe di Anno
re con un Profeta: Signore, Voi gli avete percossi, .... Voi I 2 I 7.
gli avete pesti; ed eglino hanno in durata la loro fronte più Jer. 5. 3 os

di una pietra, nè hanno voluto ritornare a Voi.


Le case
Un Cavaliere, chiamato Giovanni Velita, convertitosi
Religiose ,
per le prediche di Francesco, si fece intimo di Lui amico, che quivi
e andava spesse volte a trovarlo sul monte nella capanna, forma.
che il Santo si era formata coi rami di due gran Carpini in
trecciati. Poichè questi era un uomo attempato e assai gras
so, a cui perciò quella salita riusciva molto penosa, pregò
Francesco di compiacersi d'abitar vicino al Luogo ; perocchè
ciò sarebbe stato di universal gradimento; e a tal effetto si
esibì a fargli fabbricar un Convento in quel sito, ch'Egli a
vrebbe scelto. Il Servo di Dio v'acconsentì, e sorridendo pro
mise al Cavaliere di non iscostarsi dal Luogo in maggior di
stanza di quella, alla quale avrebbe potuto un fanciullo get
tare un tizzone acceso. Su questa parola scesero ambidue dal
monte: giunti alla porta di Grecio, il Cavaliere mandò il pri
mo fanciullo, che comparve, a pigliare un tizzone acceso ;
di poi gli disse, che lo gettasse fin dove avesse potuto , per
suadendosi, che non poteva gettarlo troppo lontano. Ma il
fanciullo con un vigore superior alla forza umana slanciò il
tizzone più lontano d'un miglio sopra una collina, che ap
parteneva al medesimo Cavaliere; il qual tizzone diede fuo
co al bosco che la copriva, e venne a cadere nella discesa di
essa in un sito molto sassoso. Un tal prodigio diede a cono
scere, che Dio voleva, che quivi si fabbricasse un Conven
sto, il quale fu intagliato nella rupe. L'Oratorio, il Dormi
torio, e il Refettorio, che sussistono ancora in un solajo, non
hanno più di trenta passi di lunghezza, e sei di larghezza:
avanzi preziosi, che dinotano l'amor della povertà, che van
no insinuando nell'animo de' Frati Minori.
Tre altre Case furono stabilite dal Santo nella Valle di
Rieti; l'una vicino a Santa Maria de' Boschi, l'altra presso
Monte-Rainero, o sia Monte-Colombo, la terza vicino a Pog
gio-Buscone. Queste quattro Case, che sono in quattro par
ti della Valle, situate in luoghi eminenti, formano una Cro
ce. In ciascuna di esse, come anche nella Città di Rieti, e
intorno al Lago (1), che la circonda, si mostrano le vestigia
di molti miracoli operati dall'Uomo di Dio.
(I) Questo è un Laghetto, che si scarica nel Lago di Velino, dove passa
il fiume del medesimo nome, e che ora si chiama il Lago di pie di Luco.
I 28 VI T A D I S. FRA N cE s co.
Anno Il mese di Gennaio dell'anno 1218. ritornò a Santa Ma
12 18. ria degli Angeli, e determinò di celebrarvi un Capitolo Ge
Intima un merale, che intimò con Lettere circolari per la Festa della Pen
Capitolo tecoste dell'anno 12 19. , a fine di sapere lo stato delle mis
g" sioni de' suoi discepoli, e per inviare de Missionari, dove non
degli Ange- ne avea mandati ancora : il che fu per un istinto particolare
li per l'an- dello Spirito Santo, il quale rappresentogli il progresso, che
no 1219, l'Ordine avea già fatto, e il gran bene, che ne sarebbe pro
venuto alla Chiesa, se dappertutto dilatato si fosse.
Poichè Egli era occupato ne' suoi gran progetti, concer
nenti alla salute delle anime, Iddio, per impedire, che non
facessero nascere nel cuor di Lui qualche sentimento di com
piacenza, e per conservarlo nella sua profonda umiltà, per
mise, che fosse assalito da una tentazione violenta: ed era
una pena (1) di spirito, che lo tormentò per lo spazio di mol
ti giorni. Fece ogni sforzo per superarla con lagrime ed ora
zioni: e mentre un giorno pregava il Signore con un fervo
re straordinario, sentì una voce dal Cielo, che disse: Fran
cesco, se tu avrai tanta fede, quanto è un grano di sena
Matth. pe, e dirai a questo monte: levati di quà, e vanne altrove
I7. 19. senza dubbio vi andrà. Ma perchè non comprendeva il sen
so di queste parole, dimandò qual fosse il monte: e sentissi
i Il monte è la tentazione. Allora tosto. Ei disse
piangendo, e umiliandosi: Signore, si adempia in me la vo
stra parola. All' istante cessò la tentazione; e l'anima sua
trovossi perfettamente tranquilla.
Suo impie- L'anno 1218 fu da Lui impiegato, parte nel soggior
go dell'an- no, che fece in S. Maria degli Angeli per istruire i suoi Fra
no 1218, ti, parte in alcuni viaggi da Lui intrapresi per andare tanto
(1) Marco da Lisbona, Vescovo di Porto in Portogallo, Autore delle
Croniche dell' Ordine de' Frati Minori, dice nel capitolo 72. del primo Li
bro, che era una profonda malinconia, la quale faceva gli provar nausea
in tutte le cose, per fino nell'orazione, e che gli durò due anni. S Fran
cesco di Sales nella sua Introduzione alla Vita Divota part. 4. cap. I 5 ,
ed altri Maestri di spirito narrano il medesimo fatto, che hanno cavato
dalle suddette Croniniche: ma gli Scrittori più antichi della Vita del P.
S. Francesco dicono solamente, che era una pena di spirito, e che durò
molti giorni. Potrebbe darsi, che Marco da Lisbona essendo in Italia,
dove andó per comporre la sua Opera, avesse trovato qualche manoscrit
to, che esprimesse due anni in vece di due mesi. D'altronde lo Spirito
del Signore faceva ordinariamente provare al Santo nell'anima un giubi
lo, che gli appariva sul volto, e lo comunicava a suoi compagni, come
si vedrà nel progresso. Finalmente non è possibile accordar colle sue azio
ni una profonda malinconia di due anni; nè può aver luogo, nel corso
della sua vita.
L I E R o s E c o N D o 129
all'Alverna, come in altri Luoghi, ove gli furono date nuo Anno
ve abitazioni. Il suo cammino era sempre mai segnalato dai . I 2 18.
frutti della sua predicazione, e dalla fama dei suoi miracoli.
In passando per Montaguzzo disopra la Valle di Capresa avan
ti una Chiesa di S. Paolo, che andavasi rifacendo, vide, che
due muratori non potevano alzar una pietra,sper collocarla
nello stipite della porta: onde mosso dalla compassione, e dal
zelo, s'accinse all'impresa d'alzarla, e di collocarla nel pro
prio sito: il che gli riuscì di far da se solo, con una forza L'eſficacia
fuori del naturale. L' Abate del Monastero di San Giustino, delle Sule

Diocesi di Perugia, avendolo incontrato, scese da cavallo per Orazioni .


salutarlo, e per comunicargli insieme alcuni affari di coscien
za. Dopo essersi trattenuti in un discorso pieno d' unzione,
raccomandandosi umilmente l'Abate alle orazioni di Francesco,
questi risposegli: Pregherò il Signore per voi di buon cuo
re, e in tal guisa si separarono. Arrivato ad una certa distan
za il Santo disse al compagno: Aspettate un poco, fratello;
voglio mantener la promessa, che ho fatta. Si mise in ora
zione, ed ecco che, mentre orava Francesco, l'Abate, il qua
le proseguiva il suo viaggio, sentì nell' anima un calore, ed
una dolcezza di divozione, che non aveva mai sperimentata: on
de fermatosi, fu dalle forti impressioni, che ricevè dal Si
gnore rapito in spirito. Rivenuto dall'estasi comprese, che tut
tociò era un effetto delle orazioni di Francesco : quindi di
ventò molto amico dell'Ordine, e raccontò il successo a mol
ta gente, come cosa miracolosa.
Vuol at
Ritornato Francesco dall'ultimo viaggio dell'anno 12 18., terrare un
che fu il più lungo degli altri, che fece in quell'anno, tro nuovo edi
vò a canto del Convento della Porziuncola un nuovo edifi fizio, che
trova in S.
zio molto ampio e assai comodo. Irritato dal vedere quella Maria de
offesa fatta alla santa povertà, prese seco alcuni Frati, e sa gli An
lì sopra il tetto per cominciare ad atterrarlo. E l'avrebbe geli
atterrato effettivamente, se alcune persone d'Assisi, le qua
li erano presenti, non l'avessero avvertito, che quell'edi
fizio era della Città: che essa l'aveva fatto ergere in gra
zia de' Religiosi forestieri, che venivano ogni giorno; non
potendo ella soffrire senza suo disonore, che per essere il
Convento troppo picciolo, fossero costretti a dormir fuori,
per fino in campagna: che ella destinato avea quel luogo
per alloggiarli; e che quivi si ricevevano a suo nome. Fran
cesco a questo avviso scese dal tetto, e disse loro: Se que
sta Casa è vostra, io la lascio , e non voglio toccarla
Tom. I. 17
13o V IT A D I S. F R A N C E S c o
Anno noi non ci avremo mai pretensione veruna, nè io, nè i miei
1218. Frati: abbiatene cura voi stessi. S'acquiettò ancora per una
deliberazione fatta dalla Città, cioè che i Magistrati ne a
vrebbero fatte le riparazioni,

"N" N N 24 NN N AN N 3
“V A.
ID E IL P A D R E

SA" º "A, NC S4CO

L I B R O T E R Z O

Anno Aviarie il tempo del Capitolo Generale, di quel


I 2 I9. Capitolo, che fu renduto sì celebre dal numero de Religiosi,
Se ne va che v'intervennero, e da altre circostanze maravigliose; il
a Perugia, Santo Patriarca se n'andò a Perugia per conferire intorno
per cºnsul- ad alcuni affari dell'Ordine col Cardinal Protettore, allora
i" º" Legato di quella Città . Il P. Vadingo, appoggiato a testi
tettore monj degni di fede, racconta, che nel medesimo tempo vi
si trovò San Domenico (1), e che ebbero tutti e due vari ra
gionamenti col Legato, a cui erano egualmente cari.
(1) Il P. Echard., Autore delle Dissertazioni, che sono alla testa dell'
Opera intitolata Scriptores Ordinis Predicatorum recensiti, è assai mal
contento del Vadingo, de'Bollandisti, e di M. Fleury, i quali dicono, che
S. Domenico trovossi in Perugia l'anno 1219. col P. S. Francesco presso
il Cardinal Ugolino. Non dubita, che gli eruditi PP. Gesuiti d' Anversa
allorchè tratterranno di S. Domenico, e di S. Francesco, non si faccia
no ad esaminar questo punto con un poco più di critica, e non confes
sino daddovero d'aver preso chimere per cose sode, e indubitabili. I Fi
liuoli di S. Francesco in ogni caso non saranno per ricusar il giudizio
egli accennati PP. Gesuiti, scelti per Giudici da un Figliuolo di S. Do
menico; assicurandosi eglino di tre cose. I. Che se questi eruditi, e Re
ligiosi Critici conosceranno d'aver preso abbaglie, lo confesseranno sin
ceramente, e ne daran buone prove. II. Che pondereranno egualmente le
L I B R o T E R z o '151
Un giorno, mentre discorrevano seriamente degli affari Anno
della Chiesa, il Cardinale dimandò loro, se avrebbero avuto I 2 I9.
a caro, che alcuni de'lor discepoli fossero promossi alle di Suo sen
timento
gnità Ecclesiastiche: Imperocchè mi persuado, soggiunse, che circa la
essi non avrebbero minor zelo per la gloria di Dio, e per la promozio
salute delle anime, di quello, ch' ebbero i Vescovi de primi ne de' suoi
tempi, i quali vivendo in gran povertà, animati da una ca Frati alle
rità tutto sincera , pascevano con salutevoli instruzioni , e dignità Ec
clesiast -
coll'esempio d'una santa vita i loro greggi. che.
Dopo una modesta contesa insorta tra i due Patriarchi,
perchè nè l'uno, nè l'altro voleva esser il primo a parlare,
Domenico finalmente astretto dalle istanze di Francesco, gli
disse: Voi mi vincete in umiltà, e io vi vincerò in ubbi
dienza: di poi così rispose al Cardinale: Monsignore, i miei
Frati ben possono comprendere, ch' eglino sono in un ran
go assai subblime. Qual cosa v'ha mai di più onorevole,
che insegnar agli altri nelle Cattedre evangeliche? Che dee
più desiderare un buon Religioso, che d'essere impiegato
nel difender la Fede, e nel combattere contra i nemici della
Chiesa ? Pertanto io desidero sommamente, che i miei Frati
restino nello stato, in cui sono, e io procurerò di ritener
veli per quanto mi sarà possibile. Francesco rispose in que
sta guisa: Monsignore, i miei Frati sono stati chiamati Mi
nori, aeciocchè non presumessero di diventar grandi. Se
volete, che facciano frutto nella Chiesa, lasciateli nella lor
vocazione, e non permettete giammai, che sieno promossi a
Prelature.
Il Cardinale restò edificatissimo dalle loro risposte, e
lodò di molto gli umili sentimenti loro. Nientedimeno non
si mutò di parere; poichè sempre si persuase, che Ministri
di tal sorta sarebbero stati di grand'utile alla Chiesa, attesa
la corruttela de'costumi, che in quei tempi scorgevasi nci
Cristiani.
La Chiesa stessa seguì il pensiere di questo grand'Uo
mo; poichè ella ha creato tanti Vescovi e Cardinali di tutti
e due gli Ordini, e molti altri sono stati subblimati al Som

ragioni del P. Vadingo, e quelle del P Ecard III. Che il giudizio loro in
riguardo ai due Ordini sarà esente da ogni parzialità. Scriptores Ordinis
Pradicatorum recensiti. tom. 1. Dissert. 3. Vading. ad ann. 1219. n. 2 5.
et seq. Act. SS. tom 2. Maji Vit.: Sanctor. Angel. Carmel. cap. 5. p. 828.
col. I. et append, in Vit. pag. 84o. col. 1. M. Fleury Hist. Eccl, liv, 78, n. 19.
132 V IT A DI S. FRA N C E sco -

Anno mo Pontificato, l'ultimo dei quali fu Benedetto XIII. (1) dell


Ordine di San Domenico.
I 2 I9. - -

Contuttociò i Frati Predicatori, e i Frati Minori, i quali


han conservato spirito della lor vocazione, non hanno mai
avuto altri sentimenti in riguardo alle dignità Ecclesiastiche,
se non quelli dei lor Patriarchi. Imperocchè le rifiutarono,
(2) per quanto poterono; e quelli, che le accettarono, furo
no costretti da un autorità superiore, a cui non potevano a
meno di non ubbidire (3).
Exposit. San Bonaventura s'esprime su questo proposito d'una
in ſegut maniera sì viva, che si è creduto di dover riferire le sue
º ºinºr proprie
soproprie parole,
p per non diminuirne la forza. Che deesi dire
3 P
i " dei Frati Minori, così il Santo Dottore, i quali sono pro
i : oper mossi alla dignità Episcopale? Rispondo, che se la Chiesa
S. Bonav gli obbliga ad assumere in tale stato il governo delle ani
fai- º me, di modo che assolutamente non possono ricusarlo, non
i , s Bo- debbono esser considerati come usciti dall'Ordine ; purchè
nav. cap aspirino sempre a starvi dal canto loro, come nel seno del
14. la lor Madre. Ma se per lo contrario aspirano alla digni
di tà Episcopale, non essendovi chiamati, nè essendovi astret
,"i, ti dall'ubbidienza, unicamente per fuggire le austerità dell'
Rom. e 2. Ordine, e gl'incomodi d'uno stato povero; credo, che loro
S. Anton, toccherà la medesima sorte di colui che diceva: Mi mette
" rò a sedere sul monte dell'Alleanza nei lati dell' Aquilone.
f"; Il Santo Dottore pose in esecuzione i suoi principi; poi
Viding ad chè rifiutò l'Arcivescovado d'Yorck in Inghilterra, una del
ann. 265, le Chiese più ricche dell'Europa, benchè Clemente IV. glie
º º ºI274.
amm º ne avesse già mandate le Bolle. Nè altro fuorchè l'assoluto
- - v - º ––
73. I2. comandamento di Gregorio X. potè farlo risolvere d'accettare
2. 2. qui la dignità di Cardinale e Vescovo d'Albano. Ma colle lagri
185. art. 8. -

(1) Benedetto XIII. eletto il giorno 29. di Maggio dell'anno 1724.


dopo due mesi, e nove giorni di Conclave.
(2) Innocenzo XIII. di felice memoria pose sotto gli occhi del mondo
cristiano uno di questi esempi, allorchè beatificò Andrea Conti della Ca
sa de' Conti di Segni, (di cui era questo Ponrefice) Religioso di S, Fran
cesco, nipote di Alessandro IV, che non volle accettar la Porpora Car
dinalizia inviatagli da suo Zio, desiderando piuttosto di praticar nello sta
to di Frate Minore la povertà, l'umiltà, e tutte le altre virtù, che Dio
compiacquesi d'onorare nella persona di Lui con molti gran miracoli. S.
Antonin. Chronic. part. 3. tit. 24. cap. 9. S. 4. Vading. Annal. tom. 2. ad
amn. 1295. m. Io,
(3) Si sa, che Benedetto XIII. non per altro acconsentì alla sua
elezione, dappoichè avea fatto una viva resistenza, che per non oppor
si alla volontà di Dio, che egli non poteva a meno di non riconoscere
in tale occasione.
L I E R o T E R z o 133
me agli occhi accettò le insegne del Cardinalato tra gli e Anno
sercizi più vili della umiltá religiosa; e nulla cangiò della 12 19.
sua maniera di vivere, ben sapendo, che la consecrazione
Episcopale non dispensa dall'obbligazione dei voti, come di
chiara la Chiesa nei Decreti (i) de Sommi Pontefici, e dei
Concilj Generali, che San Tomasso dottamente spiega in que
sti termini: I Religiosi, che sono promossi al Vescovado,
sono obbligati ad osservar tutto quello, che viene prescrit
to dalla loro Regola, e che non è incompatibile coi doveri
dello stato Episcopale. Tal è la dottrina di questo degnissi
mo Figlio di San Domenico, la quale da un altro Figlio del
medesimo Patriarca, cioè, Benedetto XIII. fu messa in ese
cuzione non solo da Vescovo e Cardinale, ma eziamdio da
Papa con somma edificazione della Chiesa universale.
Fra Leone compagno e Confessore del P. San Francesco,
il quale trovandosi in Perugia fu presente a tutte le confe
renze dei due Patriarchi, dice, che ragionarono di molto
intorno alla propagazione della Fede, ed alla salute delle a
nime: che essendosi informati reciprocamente delle particola
rità degli ordini loro, Domenico propose a Francesco di u
nirli insieme, e di farne un solo, affinchè la differenza dell'
Instituto non potesse cagionar divisione tra quelli, che la
stretta amicizia dei loro Padri aveva uniti: ma che Francesco
così gli rispose: Fratello carissimo, il Signore ha voluto,
che i nostri Ordini fossero differenti, e l'uno più rigoroso
dell'altro, affine di accomodarsi all'infermità umana con
questa varietà, e di dar luogo a chi non se ne sentisse di
menare una vita austera, d'abbracciarne una più dolce.
Fra Leone soggiunge, che presero delle misure per istabilir
sodamente una perfetta intelligenza tra i due Ordini; e che
dopo aver lodate vicendevolmente le loro congregazioni, rac
comandarono ai loro compagni, i quali erano presenti, un
rispetto ed una amicizia scambievole: di poi Domenico (2)
pregò Francesco, che gli desse il suo cingolo, che era di
corda con grossi nodi, ed avendolo ottenuto per mezzo di
(1) Innoc. I. Epist. 2. ad Victric. Epist. Rotomag, Niccol. I. Epist.
55. ad Egilon. Archiep. Senon, in Concil. Antiq Gallia: t. 3. p. 274. Con
cil. General. VIII. Can. 27. Concil. General. XII. Lateran. IV. Can. 16.
e r»
Veggasi la Disciplina de Eglise del P. Tomassin, part. 3. lib. 1. cap. o- e
n. 19. e seg., part. 4. lib. 4. c. 19. tutto intero.
(2) Non solo Fra Leone, ma ancora Bernardo da Bessa Segretario
di San Bonaventura, che era vissuto col medesimo Fra Leone, afferma
la verità del fatto, che vien riferito da Colvenerio Professore di Lovia
no, e da molti altri. Vad. ad ann. 1219, n. 2 -s
-
134 VITA DI S. FRA Ncp sco.
Anno replicate istanze, lo portò sotto l'abito per tutto il rima
12 19. nente della sua vita, come un legame, e un simbolo perpe
tuo della carità, che intimamente gli univa.
Ritorna a Francesco avendo comunicato al Cardinal Protettore gli
S. Maria
affari dell'Ordine, si partì da Perugia per ritornare a Santa
degli An
geli. Maria degli Angeli. Mentre in viaggio ragionava con Fra
Leone della virtù dell'umiltà, e della perfetta annegazione
Suo Senti di se stesso, in un fervore di spirito così gli disse.
mento in Fratello mio caro, io non credo d'esser Frate Minore
torno alle ed effettivamente nol sono, se non mi trovo disposto a sop
Cariche.
portare umilmente, e con una perfetta tranquillità di spi
rito quello, che mi avverrebbe nel caso, che or mi figuro.
Suppongasi, che i miei Frati vengano a ricercarmi con o
gni rispetto e confidenza, per assistere al Capitolo Generale,
che ora deesi tenere, e che istantemente mi preghino di pre
dicarvi. Se dopo aver detto loro ciocchè Iddio m'ispirareb
be, si sollevassero contro di me, e tutti apertamente mi si
dimostrassero avversi, dicendo: non vogliamo più stare sot
to il vostro governo ci vergogniamo di aver per mostro
Capo un uomo, come siete voi, che non ha nè scienza, nè
eloquenza, che semplice ed ignorante, un uomo di pochis
sima prudenza, e sperienza: per tanto non abbiate ormai
più ardire di chiamarvi nostro superiore. Di più, se mi
facessero altri affronti, ed arrivassero fino a cacciarmi igno
miniosamente fuori del Capitolo, non mi stimarei certamen
te vero Religioso, qualora non sentissi , e non ricevessi tut
te queste ingiurie con quella pace, e con quella medesima
serenità di volto, con cui sentirei, e riceverei le finezze di
quelli, che mi ricolmassero di lode e di onore.
Al che soggiunge: Certamente i posti onorevoli sono
assai pericolosi per la salute, tanto a cagione della vana
gloria, che in essi è da temersi, quanto in riguardo al go
verno, che è assai malagevole, ma negli obbrobri non vi
sono, se non motivi di meritare. Se mi vien levata la Su
periorità, sono esente di render conto a Dio di moltissime
anime. La Prelatura è un'occasione di caduta, e le lodi
mettono sulla riva del precipizio, ma nell' umile stato di
suddito v'è molto da guadagnare. Perchè dunque noi ci
appigliamo piuttosto alle cose pericolose, che a quelle, le
quali ci procurano un guadagno spirituale, giacchè appun
to per questo ci si concede tempo? Parole son queste, che
debbono essere ben ponderate dalle persone di ogni sta
to, le quali aspirassero ad ottener cariche, o temessero di
- L 1 e R e T E R z o ºv

135 - ,

perderle. La profonda umiltà del P. S. Franeesco non per- Anno


mette di dubitare, ch' Ei non avrebbe sostenuta molto bene 1219.
la prova, che supponeva; giacchè col supporla aumentava
maggiormente nel suo cuore la virtù necessaria per soste
nerla. Tali sorte di supposizioni, che potrebbero far trema
re i deboli, molto giovano alle anime, le quali desiderano
di farsi perfettamente umili.
I Frati Minori s'adunarono nel Convento di Santa Ma- più di cin
ria degli Angioli, o sia della Porziuncola, presso la Città que mila
di Assisi, verso la Festa della Pentecoste per celebrare il Ca- Frati Mº
pitolo Generale dell'Ordine, al quale intervennero più di cin- "i
que mila. Veramente la cosa è prodigiosa, sopra tutto qua- Capitolo ,
lor si rifletta, che nei Conventi v'erano rimasti dei Religio- che fu Lui
si: che l'Ordine non avea, se non dieci anni di instituzio- convºººº
ne; e che i Novizi erano stati sempre ammessi dall'Institu
tore, eccetto che dopo il Capitolo dell' anno 12 16. , in cui
avea permesso a Ministri Provinciali di accettarne. Egli è non
dimeno cosa indubitabile, che a questo famoso Capitolo con
corsero più di cinque mila Frati Minori. Imperocchè ne fan
no fede quattro Compagni del P. San Francesco i quali v'
erano presenti, San Bonaventura (1) , che visse con loro, e
molti altri; nè v'è alcun Autore moderno (2), che non rife
risca un tal fatto come certo e indubitato.
Che potrà dirsi pertanto su questo particolare, se non
che piacque a Dio di rappresentare in certo modo nella di
latazione sì rapida di quest'Ordine Religioso la mirabile pro
pagazione del Vangelo, che nel mondo si fece per mezzo del- S. August
la predicazione degli Appostoli? Sant'Agostino dice, che que- in Psol,96
sti erano come nuvole oscure, donde uscivano lampi e fulgo-º º º º
(I) Il P. Echard dubita, che 5 mila Frati Minori sieno intervenuti a
sluesto º", fondandosi sulla supposizione, che S. Bonaventura non
ne abbia fatta veruna menzione, donde ei congettura, che un tal suc
cesso o era ignoto al Santo Dottore, o lo teneva per falso. Ma non a
vrebbe avuto luogo di dubitarne, se avesse scorso la leggenda del me
desimo, di cui ecco le proprie parole, cavate dal Capitolo 4. Multipli
catis jam Fratribus, capit ecs.... in loco Sancta Maria de Portiumcu
la ad Genarale Capitulum convocare. ... ubi licet omnium necessariorum
esset penuria, Fratrum que multitudo ULTRA QUINQUE MILLIA conve
niret aliquando i divina tamen opitulante clementia, et victus sufficentia
suberat, et salus comita batur corpora , et spiritualis jucunditas affi ue
bat . Un abbaglio di tal natura impegnerà senza dubbio l'attenzione de
gli eruditi PP. Gesuiti d'Anversa, alla critica dei quali ha appellato il
nostro P. Domenicano, uomo non meno saggio, ed erudito. Script. Or
dimis Predic. recensiti, tom. I. dissert. 3.
(2) Raynald , Spondan, Bzov., M. Fleury, M. l'Ail è de Choisi,
M. Baillet. -
136 V IT A DI S. FR A N cEsc o.
Anno ri; perocchè colla loro povertà, e semplicità risplendevano agli
occhi dell'Universo; e colla possente virtù, e collo splendo
I 2 I 9. re delle loro ammirabili operazioni rovesciarono tutto
ciò,
che all'impero di Gesù Cristo si opponeva, e Cristiano ren
derono il mondo in poco tempo. Ora, e non può dirsi, che
Francesco, e i suoi Compagni, uomini poveri e semplici,
sieno stati un'immagine degli Appostoli, che Gesù Cristo ren
duti gli abbia possenti, e risplendenti in opere ed in parole,
per sottomettere al suo impero i peccatori; e che per mez
zº loro abbia formato in pochissimo tempo quel numero pro
digioso di uomini appostolici, i quali, per esercitare il me
desimo ministero, abbracciarono il medesimo Istituto? Quel
lo, che aiuta a far comprendere, come siasi potuto in dieci
anni fabbricar tante Case, che bastassero per tante migliaia
di uomini, egli è perchè queste erano povere, e senza ren
dite. -

I Religiosi del Capitolo furono alloggiati sotto capanne


formate di stuore, nella pianura intorno al Convento della
Porziuncola; donde poi è venuto il nome di Capitolo delle
Stuore. Quivi erano separati dal mondo, come in un Chio
stro; uniti perfettamente gli uni cogli altri, tutti ad esem
pio del loro Padre erano dediti al digiuno, e alle sacre ve
glie; intenti all'orazioni, al salmeggiare, a divote lezioni;
pronti ad esercitare le opere di misericordia; non avendo al
tra speranza, che della vita eterna. -

Venendo il Cardinal Ugolino, come Protettore dell' Or


dine, per esser Presidente del Capitolo, tutti i Religiosi pro
cessionalmente gli andarono incontro. Fece l'apertura del Ca
pitolo nel giorno della Pentecoste, 26. (1) di Maggio: celebrò
pontificalmente i divini Offici, predicò, e volle visitar tutte le
Schiere di quel Sagro Esercito del Signore, dove ogni cosa
trovò in buon ordine. Non si vedevano que Soldati di Gesù
Cristo allontanarsi gli uni dagli altri, nè dispergersi qua, elà;
ma tutti se ne stavano uniti, cento da una parte, sessanta
dall'altra, più o meno; non ragionando, se non delle divine
cose, della lor propria salute, di quella del prossimo, e de'
mezzi per riformar i costumi del mondo corrotto. Rapito
il pietoso Cardinale da un sì raro spettacolo, disse pieno d'
ammirazione a quelli, che lo seguivano, come Giacobbe alla
vista degli Angeli, che gli si fecero incontro nel suo cam
(1) Notano i Bollandisti, che in quell'anno la Pentecoste cadeva nel
dì 25. Maggio. Contuttociò pare, che cadesse nel dì 26. Act. SS. totº.
;s Maji Vit. S. Angeli Carmelit. pag. 828.
L I B R o T E R z o, 137
mino: Per verità questo è il campo di Dio. E ben poteasegli Anno
applicare quello, che Balaamo fu costretto a dire, allorchè vide I 2 I 9.
accampati gl' Israeliti : Quanto sono mai belli i tuoi padi- Nan. 34.
glioni, o Giacobbe! Quanto son belle le tue tende, o Israello ! 5.
Francesco a guisa di un Generale d'Armata nel suo cam
po scorreva per tutte le tende, animava le sue truppe a ben
combattere per la gloria di Dio, promettendo loro soccorso
dall'alto, facendo coraggio agli uni, accrescendolo agli altri;
adempiendo da per tutto i doveri di un buon Capo.
Adunati tutti i suoi Religiosi, fece loro un eccellente di. F di
scorso; l'assunto del quale furon queste parole: Noi abbiamo "e
promesso gran cose, ma a noi sono promesse cose in viggio - tutto il
ri; osserviamo quelle, sospirano queste. Il diletto è breve, Capitolo.
la pena è eterna. I patimenti sono leggeri, la gloria è in
finita. Iolti sono i chiamati, pochi gli eletti, tutti riceve
ranno quello, che avran meritato.
Su queste belle parole gli esortò con una vigorosa, e Proibisce
penetrante maniera alla pratica delle virtù, ed all'adem- a,"
- - - - - - Religio
pimento dei doveri dello stato Religioso, inculcando loro so - i "
pra ogn'altra cosa un'ubbidienza totale alla Santa Madre Chic- pitolo di
sa, il dispregio del mondo, la purità di mente e di corpo, pigliarsi
l'amor della santa povertà, e dell'umiltà, la carità, la con- i pel
cordia, e la mansuetudine, una continua vigilanza, ed un e

ardente zelo della salute delle anime. Raccomandò loro di


pregare per tutti i Fedeli, singolarmente per l'esaltazione del
la Santa Romana Chiesa , e per li Benefattori dell' Ordine.
Poscia vietò loro assolutamente di pigliarsi pena per alcuna
cosa concernente al corpo, citando loro quelle parole del Sal
mista, che gli erano assai famigliari: Lasciate al Signore la
cura de vostri bisogni, ed egli stesso vi nodrirà. Ed erasi Psat. 64.
conformato pur bene a tali parole ; perocchè non avea fatta 25
pel Capitolo provisione veruna.
San Domenico, il quale per l'amor, che portava al P. San
Francesco, era venuto (1) a questa Assemblea con sette com
- Tom. I. I8

(1) Il P: Echard vivamente sostiene, che la Cronologia della Vita di


S. Domenico non s'accorda colla presenza di lui al Capitolo de' Frati
Minori, tenuto in S. Maria degli Angeli l'anno 12 19. Questo è uno di
que punti, intorno a quali dimanda giustizia ai PP. Gesuiti d'Anversa,
che hanno positivamente asserito, che questo Santo Patriarca vi era sta
to presente, avendo M. Fleury seguito il lor parere. Ma mentre si sta
aspettando il giudizio di questi Critici eruditi, si riferirà sempre il fat
to, di cui siamo in possesso, e che vien appoggiato dal Vadiogo a buo
ne prove . Scriptor. Orº Predie. tom I. dissert. 3. Act. SS. supra Hist.
Eccles. di M. Fleury, lib. 78, n. 2o. Vading, ad anu. 1219 n. 5. 9 se4.
138 V IT A DI S. FRA N e r sco:
Anno pagni, avendo inteso anch'egli il discorso, temè che Fran
I 2 I 9. cesco non avesse ecceduto in quella proibizione; poichè pa
reva un voler tentar Dio, se non preparavasi da mangiare per
una sì gran moltitudine di Religiosi. Ma poco dopo si mu
tò ber egli di parere, allorchè vide accorrere d'Assisi, da Pe
Gli ven rugia, da Spello, da Fuligno, da Spoleto, e da altre Città
gono soc più lontane Ecclesiastici, e Laici, Nobili, e ignobili, persone
corsi da
tutte le d'ogni stato e condizione, le quali non solamente condusse
bande. ro quanto faceva di bisogno pel sostentamento di tanti Frati,
ma eziandio cercarono con premura di servirli colle proprie
loro mani, per una santa emulazione di umiltà e di carità,
che in essi loro scorgevasi a maraviglia.
Una providenza così mirabile a favore de' poveri evange
lici colpì nell'intimo del cuore il Santo Patriarca de' Frati
Predicatori; onde credesi, che questa gli suggerisse il dise
gno, ch'egli effettuò l'anno seguente nel primo Capitolo Ge
nerale del suo Ordine, tenuto in Bologna, in cui fu (1) sta
bilito, che i Frati Predicatori abbracciassero la perfetta po
vertà, e la mettessero per fondamento del loro Ordine, ri
nnnziando per sempre i fondi, e le rendite, come quegli an
cora, che avevano in Tolosa, il possesso de quali era stato
lor confermato dal Papa con la prima sua Bolla. Essendo Do
menico moribondo, raccomandò loro sopra tutto la povertà
evangelica, qual fondamento del loro Instituto; e perchè te
meva, che questo fondamento distrutto non fosse dalla pru
denza della carne, proibì severissimamente sotto pena della
maledizione di Dio, e della sua (2) d'introdurre possessi tempo
rali nell'Ordine.
Quello, che fece tanta impressione nella mente del Pa
triarca San Domenico, serve d'ammaestramento a Fedeli per
non diffidare della Divina Providenza. E' vero, che non deb
bono aspettarsi da essa soccorsi miracolosi, perchè questi non
entrano nel corso ordinario delle sue disposizioni, ma egli è
(1) Sono le parole proprie di M. Fleury, il quale non ha fatto al
tro, che tradurre Autori dell' Ordine di S. Domenico.
(1) S. Antonino osserva, che la Santa Sede con pienezza di sua po
destà ha dispensato su questo punto l'Ordine di San Domenico per mo
tivi giusti, e ragionevoli: e di poi il Concilio di Trento ha data la per
missione di possedere fondi a tutti i Monasteri, e a tutte le Case sì d'
uomini, come di donne, degli stessi anche Mendicanti, e di quelli, ai quali
dalle loro Costituzioni era vietato di possederne. Non ha eccettuato al
tri, che i Religiosi di San Franeesco, i quali fanno professione di osser
vare letteralmente la Regola da Lui prescritta. S. Antonin. Chron. part.
2. c. 4 S 13. Conc. Trid. sess. 25. de Regul. cap. 3.
L 1 B R o T E R z o 159
anche vero, che facendo quel che si può, purchè non vi sia Anno
sregolatezza nella nostra condotta, nè intemperanza ne desi 12 16.
deri, nè impazienza nei casi avversi, dobbiamo restar persua
si, che giusta le parole del Savio, non v'è mai stato alcu
no, che abbia riposta la sua fiducia nel Signore, e sia ri
masto confuso.
Molti Prelati, ed altre persone di rango, ch'erano sta
te dal Cardinal Ugolino invitate al Capitolo, come ad un gran
de e maraviglioso spettacolo, ebbero la curiosità di esami
nar tutto. Videro i Religiosi sotto povere capanne, ruvida
mente vestiti, pigliar poco cibo, non aver altro per letto, che
stuore distese sopra la terra, e legno per capezzale. Osser
varono ancora nel medesimo tempo, che tra essi regnavano
la tranquillità, la concordia, l'allegrezza, una perfetta som
messione al loro Santo Institutore; ed ammirando tutte que Matt :.
ste cose gli uni dicevano agli altri: Ecco, se è vero, che la I 4.
strada del Cielo è angusta, e ch'egli è difficile ai ricchi l'en Luc e 18.
trare nel Regno di Dio. Noi ci lusinghiamo di operare la 24. Durante il
nostra salute, godendo le dolcezze di questa vita, e piglian Capitolo
doci tutte le nostre comodità ; mentre questi per salvarsi , accetta più
di tutto si privano, macerano i loro corpi, e non lasciano ii cinque
cento No
contuttociò di temere. Noi vorremmo morir come essi , ma
vizi.
non vogliam vivere com'essi vivono, e frattanto si muore r
come si è vissuto. Simili riflessioni bastarono a convertir un
gran numero di persone, e durante il Capitolo più di cinque
cento presero l'abito di Frate Minore.
Il Santo Patriarca intese, che molti de' suoi Religiosi fa
cevano delle mortificazioni straordinarie, le quali abbreviavan
loro la vita, o si rendevano inutili all'Ordine, per le malat
tie, che a cagion di quelle si tiravano addosso. Per lo che vie
tò pubblicamente in virtù di santa ubbidienza di far simili mor
tificazioni, ed ordinò, che tutti quelli, che aveano giachi di
maglia, cinture di ferro, ed altre sorte di stromenti di ma
cerazione, li lasciassero, e li riponessero nelle sue mani. Ciò
eseguito, si videro invenzioni mirabili di penitenza . Più di
cinquecento furono i giachi di maglia, e le cinture di ferro,
che si misero tutt'insieme in un mucchio ; e il Santo giu
dicò a proposito di mostrar quegli stromenti al Cardinal Pro
tettore, e alla Compagnia per loro edificazione. Al veder un Proibisce
amor sì grande alla penitenza in uomini d'una vita sì pura le macera
e sì santa, rimasero attoniti e dallo stupore sorpresi. Fran zioni indi
s Crete -
cesco in presenza loro proibì a tutti i suoi Frati tali sorte
d'indiscrete macerazioni, che opprimono il corpo; rappresen
I4o V I TA D I S. FR A NC E S C e
Anno tando loro, che esse o cagionano la morte, o fanno cadere
12 I 9. in qualche infermità pregiudiciale agli esercizi spirituali, o
rendono finalmente inabili a praticar molte buone opere, a
procurare la gloria di Dio, e a dar buon esempio al prossi
mo. o tempi felici, ne'quali s' avevano a riprendere simili
mancanze!
I Demonj Iddio fece conoscere a Francesco per una rivelazione, ch'
si sdegna ebbe nel tempo del Capitolo, che il Principe delle tenebre
no contra spaventato dal fervore del nuovo Ordine, adunati aveva mi
di Lui, e
contra il gliaia di Demoni, per concertare circa i mezzi, che dovevan
suo Ordi si tenere a fin di distruggerlo ; e che un di essi più sottile
ImC . degli altri era stato di un parere, a cui tutti conchiusero di
appigliarsi; ed era di non assalire i Frati Minori apertamen
te, ma di usare artifizio e stratagemma, d'indurli ad accet
tare nell'Ordine nobili, dotti, e giovani: mobili, per introdur
vi la delicatezza, in cui eglino sarebbero stati allevati: dot
ti, affinchè gonfi pel loro sapere, disprezzassero la via dell'
umiltà: giovani, i quali essendo deboli e delicati, rilassereb
bero di molto la disciplina regolare.
La Religione insegna, che vi sono Demonj, gli uni dei
quali sono subordinati agli altri; che Dio, quando gli piace,
permette loro di tentare gli uomini, e di tormentarli anco
ra nel corpo; e di questi s'intende San Paolo, quando par
Ephes. 2.2. la del Principe delle Podestà, che sono nell'aria. Si fa quel
Luca 22.
lo, che Satanasso fece al Santo Giobbe; quello, che Nostro Si
3 I. gnore disse a San Pietro: Satanasso ha richiesta la permis
Matt. 12. sione di crivellarvi, come si suol crivellare il frumento, e
43. & 45 quello finalmente, ch'ei dice altrove: che lo spirito immondo
uscito dal corpo d'un uomo... prende seco sette altri spiri
riti più perversi di lui, e in tal guisa vi entrano. Per la
qual cosa non deesi aver alcuna difficoltà a credere, che il
Principe delle tenebre abbia adunati tanti Demoni contra il
Padre San Francesco, e (1) il suo Instituto. San Gregorio di
(1) Il P. Vadingo riferisce una rivelazione fatta a S. Brigida intorno
agli sforzi, ed agli artifizi usati dal Demonio contro l'Ordine di S. Fran
cesco; e le parole, che disse un Eretico posseduto dal Demonio, che S.
Domenico esorcizzava in Carcassona : donde si possono cavare delle istru
zioni molto proficue, e salutevoli. Ma intorno a quanto fu detto a San
Domenico, il Bzovio avrebbe dovuto far più giustiza all'Ordine di San
Francesco: e su questo particolare ha mancato altre volte ne' suoi An
nali Ecclesiastici, come amorevolmente, e con bella grazia ne fu ripre
so dal Vadigno negli Annali de' Frati Minori, e da Dermice Taddeo in
un libro intitolato, Nitela Franciscana Religionis, stampato in Lionel
anno 162 con approvazione, presso Claudio Landry, in 4.
L I B R o T E R z o I 41
ce, che questi spiriti maligni assalgono con maggior violen- Anno
za coloro, ne quali scorgono maggior santità, che anzi i prin- I2IQ
cipali tra i Demoni son quegli stessi, che danno l'assalto ai si Cre
più valorosi Soldati di Gesù Cristo. Ora qual dev' esser la Moni li.
rabbia degli Spiriti maligni contro gli uomini Appostolici, 29 cap 22.
la vita de quali tutta s'impiega per la salute delle anime? " º ".
Francesco aveva di già saputo da una figliuola posse- i ".
duta dal Demonio, come attesta San Bonaventura, che que- 3 in 1.
gli Spiriti perversi sdegnati pel danno, ch'Ei loro faceva, Reg. cap.
adunati si erano contro di Lui; onde allora non fece altro
- - - - - v.
i".
a 1 t. 25.
Ben
che dire, secondo il pensier di San Paolo: Sono più forte , -

di essi. Ma restò sbigottito, quando intese dall'istesso Signo- S. Bonav.


re, che la lor rabbia maggiormente cresceva. Per la qual co- ia texani
sa si ritirò due giorni in un Oratorio per domandare la gra- " dº
zia di evitare le loro insidie, e d'avere in sua difesa gli An- º".
geli buoni. Ottenuto nell'orazione un nuovo vigore, nuo- -

vamente comparve nel Capitolo, e con gran zelo parlò a suoi


Frati della vigilanza, con cui tutti operar dovevano la lor
salute, non fidandosi troppo della santità dello stato loro,
da cui temer dovevano di cadere per le astuzie maligne dell'
inimico: Voi sapete, così disse loro, gli esempi, che ne ab
biamo. Satanasso cadde dal Cielo, e seco trasse una parte
di Angeli. Ei fece, che Adamo ed Eva fossero di scacciati
dal Paradiso terrestre: dimandò licenza di crivellar gli Ap
postoli, come si suol crivellare il frumento; e il fece di tal
maniera, che uno tradì il suo Maestro, un altro lo rinne
gò, e tutti se ne fuggirono, quando fu preso.
Di poi il Santo loro manifestò ciò, che Dio gli aveva Ne av.
fatto conoscere intorno ai disegni del Demonio; e per far verte i
ricadere la malizia del Nemico sopra l'istesso Nemico, gli suoi Frati
avvertì di aver riguardo nell'accettare i Novizi più alla no- ia
biltà dello spirito, che alla Nobiltà del sangue; di guardar- io
si, che i letterati, i quali si sarebbero ammessi nell'Ordine, punto.
non avessero della superbia in capo, ma fossero idonei a dar
buon esempio agli altri con la loro umiltà; e d'aver cura,
che quegli i quali nel fiore della lor gioventù entrati sareb
bono in Religione, apprendessero bene tutto ciò, che prati
car dovevano in avvenire.
Il sant'Uomo non credette di dovere per la malignità di
Satanasso, proibire l'ingresso de nobili nel suo Ordine; poi
chè l'esempio loro è di un'efficacia particolare, e la grandez
za de sentimenti, che han d'ordinario, li rende più abili ad
operar cose grandi pel servigio di Dio. Nemmeno pretese di
I 42 V1TA DI S. FR A Nc E se o
Anno escluderne i letterati; poichè nella Religione vi vuol della
12 19. scienza per esercitare i sacri ministeri; e quegli uomini, ne'
quali la dottrina va unita con una vita evangelica, sono nel
la Chiesa Maestri utilissimi per dissipar l'errore, e per ista
bilir la virtù. Volle ancora, che si accettassero i giovani, i
quali si sarebbero presentati nell'età exiandio più tenera; pe.
rocchè primieramente egli è cosa buona all'uomo portare il
Jerem. giogo fino dalla sua gioventù , abbandonare il mondo, sen
Thren. 3 za conoscerlo altrimenti, che coi lumi dell'Evangelio, e of
22. ferirsi a Dio come una vittima senza macchia, piuttosto che
presentargli il rimanente d'un cuore marcito nelle passioni:
secondariamente perchè il Signore disse a suoi Discepoli, i
quali rigettavano indietro i fanciulli, che gli erano presentati:
Mat. 19. Lasciateli, e non vogliate impedir loro di venire a me. Si
13. I 4. sa, che nel mondo vi sono censori, i quali condannano l'uso
d'entrar giovane nella Religione: ma sarebbe facile il dimo
strare, se non si temesse di stendersi troppo, che tutti i lo
ro ragionamenti non vaglion nulla, e sono del tutto contra
rj alle massime cristiane. Pertanto basterà il dire, che nel
sess. 25 Concilio di Trento la Chiesa guidata dallo Spirito Santo non
de Regul, meno nella sua disciplina, che nella sua credenza, e nella
º 5 sua morale, ha permesso, che le persone dell'uno, e dell'altro
sesso facciano la professione della vita Religiosa nell'età di se
dici anni compiti : che una tale disposizione vien sostenuta
dai Decreti (1) di tutti i Principi Cristiani: e ch'egli è pur co
sa strana, che persone private (2), ardiscano di preferire il lo
giudizio ad una sì venerabile autorità. -

(1) Tuttociò, che si è fatto in Francia su questo proposiso, trovasi


raccolto nel Tomo 4. delle memorie del Clero 1 . 16. tit. I. cap. I.
(2) L' Autore delle Leggi Ecclesiistiche, cap. 12. Massima 7. pag.
555 riferisce le parole del Concilio di Trento, e il Decreto di Biois per
la Professione Religiosa fatta in età di sedici anni compiuti ; e nella
Massima 8 dice: il Decreto d'Orleans nell'Articolo Io non permetteva
ai maschi di far la professione, se non in età di venticinque anni, e
alle femine, se non in età di venti. Se questo fosse osservato ancora
presentemente, minor sarebbe il numero di quei, che si pentono d' avere
ebbracciato uno stato, che preso avrebbero con maggior riflessione - Era
fors'egli cosa conveniente, che questo Antore richiainasse con sua ap
provazione l'Articolo del Decreto d'Orleans, il quale fu dal Decreto di
Blois riformato con un altro Articolo, autenticate da un Concilio gene
rale, dai Decreti dei Re di Francia, e dall'altre Corti Sovrane, che fa
legge perciò nel Jus Cnnonico, e Civile? Non doveva egli persuadersi,
che, se alcune persone Religiose si pentono della elezione del loro sta -
to, questo può avvenire o perchè non corrispondono alla lor vocazione,
o perchè non sono stati chiamati ? Bisognerebbe dunque correggere in
questo luogo il Liero dell'Autore, il quale fu avvertito esservi altre cor
rezioni da farsi, - -
L 1 e R o T E R z o. 14
Francesco, che voleva mantener il fervore de' suoi Fi Anto
gliuoli, gli avvertiva di quello, che avevano a temere, e con I 2 i 9.
salutevoli umiliazioni preveniva in essi ogni menomo senti Gli umilia
mento d'orgoglio . Un giorno avendo il Cardinal Protettore a ſine di
preserva i li
predicato dinanzi a tutti i Religiosi del Capitolo, e conchiti dalla vara
so il sermone col ricolmarli di lodi, il Santo Patriarca gli gloria.
chiese la permissione di satire in Pulpito. Ottenuta che l'eb
be, predisse e rappresentò loro al vivo le tentazioni, i tra
vaglj, la mutazione, la decadenza, che dovevano avvenire
nell' Ordine. Li rimproverò della lor dappocaggine, e della
lor poca fedeltà nel corrispondere ai singolari favori, che avea
no ricevuti da Dio, e parlò con tal zelo, che reprimendo la
vana compiacenza, che potevano forse concepir di se stessi,
li coprì tutti di confusione . Il Cardinale ne restò alquanto
mortificato; onde così gli disse: E perchè, fratello, m'avete
voi contradetto, opponendo le imperfezioni de' vostri Frati
alle lodi, che io ho fatte loro poc'anzi? Monsignor e Padre
mio, rispose Francesco, ho parlato in tal guisa per conser
var la materia delle vostre lodi. Io temeva, che essendo fat
te da un Personaggio della vostra qualità, non fossero oc
casione di vanagloria in quelli , ne quali l' umiltà non ha
gettato ancora assai profonde radici. Grande argomento di
riflessione egli è per questo per le persone spirituali ricevo
no volentieri le lodi , almeno quando queste sono particolari;
ed anche per li lodatori indiscreti, quali mettono la virtù
ad una prova tanto pericolosa. -

Da quello, che avvenne il dì seguente, conobbesi, che il


sant'Uomo avea ricevuto da Dio il perfetto discernimento de
gli spiriti. Fra Elia, ch'era Ministro Provinciale di Toscana,
Fra Giovanni Strachia Ministro Provinciale di Bologna, e mol
ti altri andarono a trovare il Cardinal Prottettore, e lo pre
garono di dire a Francesco, come da se stesso, che ascoltar
dovea i consigli de' suoi Frati, tra i quali v'erano molti let
terati, e capacissimi di governare, massimamente essendo E
gli uomo semplice e senza lettere, a cui la sua poca salute
non permetteva di condurre a fine tutti gli affari dell'Ordi
ne. Aggiunsero, che dovevasi rispettare l'autorità delle Re
gole antiche di San Basilio, di Sant'Agostino, di San Bene
detto; e non allontanarsi tanto da esse con una nuova Rego
la d'un eccessivo rigore; come se Noi pretendessimo d'essere
più perfetti de nostri Santi Padri. -

Il Cardinale, presa l'opportunità pel tempo, propose a


Francesco tutte queste cose, come massime, ch' ei giudicava
I 44 V IT A DI S. FR A N c E sco.
A nno proprie pel buon governo. Il Santo conoscendo subito per un
I 2 I 7. i" infusogli dallo Spirito Divino, che erano cose suggeri
te da Frati, levossi dal luogo, dove stava seduto col Cardi
nale, lo prese riverentemente per la mano, lo condusse nel
Capitolo, ove i Frati erano congregati, e così disse loro:
Fratelli, fratelli, Iddio mi ha chiamato per la strada
Confonde della semplicità e dell'umiltà, acciocchè io siegua la follìa
coloro, che della Croce; a gloria sua, a mia confusione, e per assicu
i". rare le vostre coscienze, vi voglio manifestare ciò, ch'Egli
sua Rego- mi ha rivelato. Francesco, così mi ha detto, voglio, che tu
la . sii nel mondo un nuovo poverello insensato, che colle tue
azioni, e co tuoi discorsi predichi la follia della Croce , che
tu e i tuoi seguaci non riguardiate, nè seguiate altro , che
me, senza cercar altro tenore di vita. Non mi state dunque
a parlar d'altra Regola, soggiunse, poichè io non seguirò
nè prescriverò se non quelle, che piacque al Signore di dar
mi per sua misericordia, coloro, che cercano d' allontanar
sene; e da essa ritirano i loro fratelli, temo, che non ab
biano a provare la Divina vendetta , e a trovarsi carichi
di confusione, quando si vedranno finalmente obbligati a
rientrare in questa via. -

Dipoi rivolto al Cardinale: Monsignore, gli disse, que


sti saggi, che V. S. Illustrissima loda tanto, vorrebbero con
la loro umana prudenza ingannar Dio, e Voi , ma ingan
nano se stessi, volendo distruggere quello, che per loro sal
vezza vien ordinato da Dio per mezzo di me suo servo in
degno. Io non mi attribuisco nulla di quanto fo; e di quan
to dico: nel governo dell'Ordine non mi fido in verun mo
do de'miei propri lumi, ma per via di lunghe orazioni va
do concertando il tutto col Celeste Padre , che ottimamente
il governa, e che ci ha fatto conoscere la sua volontà con
tanti segni chiari e manifesti, affine di stabilire e di per
fezionar l'opera da Lui cominciata per mezzo d'un uomo sì
miserabile, come son io, per la salute delle anime e per l'edi
ficazione della nostra Santa Madre Chiesa. Coloro, i quali
preferiscono la prudenza del mondo alla volontà del Signo
re, s'espongono a pericolo evidente di perdersi. Ciò detto,
Francesco si ritirò.
Ammirando il Cardinale l'ardente zelo di queste paro
Heb 4 12. i; e quel lume, che subito gli scopriva i più secreti pensieri,
Ephe, a dissº a superiori, i quali erano restati confusi: Fratelli miei
39, cari, voi avete veduto, che lo Spirito Santo ha parlato per
bocca di quest'Uomo Appostolico; la parola gli è uscita di
L I E R o T E R z o I 45
bocca, come una spada di due tagli, che ha penetrato fi- Anno -

no all'intimo del cuore. Badate bene a casi vostri, non vo- I 2 i 9


gliate contristar lo Spirito di Dio, nè essere ingrati ai be- -

meſizj, che vi fa. Egli veramente trovasi in questo Pove


ro, e per mezzo di Lui vi discopre le meraviglie della sua
Onnipotenza: ascoltando Francesco , Gesù Cristo s' ascolta; Luca Io.
spregiando Francesco, Gesù Cristo si spregia. Umiliatevi 16.
dunque, e siategli ubbidienti, se volete piacere al Signore,
e se non volete perdere il frutto della vocazione vostra,
perocchè conosco per esperienza, che gli vien rivelato tut
tociò, che i Demonj, o gli uomini van machinando contro
il suo Ordine. Per qualunque cosa , che gli si dica con
buona, o con cattiva intenzione, non è facile l'ingannarlo:
nè i miei, nè gli altrui consigli potran distorlo dal suo
cammino. I Provinciali, che avevano data l'occasione di un
tal discorso, persuasi e compunti si sottomisero alla volontà
del lor Patriarca.
Tra i Religiosi del Capitolo vi furono molti, ch'erano
venuti a cercar rimedio ai maltrattamenti, che avevano ri
cevuti in varie parti di là dai monti; e ne assegnavano due
cagioni: la prima, perchè non aveano Lettere autentiche,
per dimostrare, che il loro Istituto fosse approvato dalla S.
Chiesa: la seconda, perchè i Pastori non volevano permette
re loro di predicare. Supplicarono dunque il Patriarca, che
dimandasse al Papa Lettere testimoniali, per certificare l'ap
provazione del lor Istituto; di più, che procurasse di otte
nere dal Santo Padre un Privilegio, in virtù del quale po
tessero predicare
dio senza ovunque
permissione dei avrebbero
Vescovi. giudicato proprio, ezian- Mat.
lº -
I5
io
- v - - 16.
Il Santo Institutore non potè udir senza sdegno il se- Non vuol
condo articolo. E che ? Fratelli , così disse loro , voi siete privilegi,
ancor senza intendimento, che non conosciate la volontà º Pº"
di Dio? Ei vuole, che a bella prima ci guadagniamo i Su- ". s":
periori col rispetto, e coll'umiltà ; e poscia colle parole, e trasti.
col buon esempio i loro sudditi. Quando i Vescovi vedran
mo, che voi viviate santamente, e che non pretendiate di
voler vincerla contro la loro autorità, eglino da se stessi
vi pregheranno di travagliare con essoloro per la salute
delle anime, di cui sono incaricati : essi stessi aduneranno
le loro greggie, per udirvi e per imitare i vostri esempi.
Il nostro singolar (1) privilegio sia il non aver privilegio
Tom. I I9

(1) Quando il Cardinal Baronio ha detto, che il P. S. Francesco non


146 V IT A D r S. FRA N c E s c o";
Anno alcuno, che possa gonfiarci di superbia, nè cagionare in noi
12 9. unº con idenza pregiudiciale ad altri, e far nascere liti e
contrasti. Non vogliam chiedere alla Santa Sede Apostoli
ca, se non quello, che puo giovarci per servire a Dio, per
Istruisce dilatare la Fede, e per far acquisto di anime col benepla
i suoi Frati cito dei Prelati senza cagionare veruna turbolenza nel po
della con- polo. i
dotta, che Rappresentarono alcuni, che aveano trovato molti Paro
debbono - - - -

tenere co- chi così duri, che non v'era stato modo di poterli piegare
gli Eccle- nè con preghiere, nè con industria, nè con sommessione, nè
s" col buon esempio, affine d'ottenere la permissione di predi
e- - - - - -

" º 3 care ai loro popoli, o di averne qualche sussidio corporale.


A questi Francesco rispose.
Fratelli miei , noi siamo mandati in soccorso de Sacer
doti secolari, per fare le loro veci. Ciascuno riceverà la sua
ricompensa, non secondo il grado della sua autorità, ma a
proporzione della fatica. Sappiate, che il travagliare per la
salute delle anime è una delle cose, che più piacciono a Dio;
e noi ne riusciremo piuttosto vivendo d'accordo col medesi
Deater mi Ecclesiastici, che dividendoci da essoloro. Se eglino in
32. 35, ciò fanno ostacolo, Iddio, a cui appartien la vendetta, ren
derà loro a suo tempo ciò, che a loro è dovuto. Siate dunque
sottomessi perfettamente a Superiori Ecclesiastici,aſſine d'im
pedire, per quanto sta dal canto vostro, (1) la gelosia. Se
approvava i privilegi ottenuti, a fin di sottrarsi dall'autorità Episcopale, e
che quelli del di Lui Ordine, erano stati ottenuti da Fra Elia, uomo, il
quale si regolava secondo la prudenza della carne; non poteva ciò inten
dere della dipendenza immediata dalla Santa Sede, che ha l' Ordine de'
Frati Minori: imperocchè fu il P. S. Francesco quel desso, che l'anno
12 Io dimandò al Papa l'approvazione della sua Regola, in cui vien cs
pressa una tal dipendenza; e Fra Elia non entrò nell'Ordine, se non l'
anno 12 i 1. Il P. Thomassin, il quale cita questo luogo del Baronio nel
medesimo senso, avrebbe dovuto riflettere con attenzione allo sbaglio,
Baron. ad ann. 676 n. 7. Thomass. Discipline de l'Eglise, Part. 4. lib.
1. chap. 52. n. 13. Egli è da osservarsi ancora, che i Protettori della sup.
plica del P. S. Francesco furono i due Vescovi di Assisi, e di Sabina,
i quali procurarono efficacemente presso Innocenzo III. l'aprovazion del
la Regola, che rendeva l'Ordine de' Frati Minori immediatamente sog
getto alla Santa Sede. Voleva dunque il Santo Patriarca bensì tal sorta
di privilegio, e tuttociò, che vi veniva di conseguenza ; senza di che il
suo Ordine, tal quale lo proponeva, non poteva nè stabilirsi, nè tam
poco sussistere: ma non voleva, che altri privilegi si procurassero ; e se
il suo Ordine ne ha avuti coll'andare del tempo, furono i Sommi Pon
tefici, che da loro stessi gli han conceduti per motivi lor noti.
(1) Il P. Tomassin nella sua Discipline de l'Eglise fa vedere la stret
ta alleanza dello stato Chericale collo stato Monastico; e dopo averne
addotte bellissime prove, conchiude: , che avendo questi due stati nella
L 1 e R o T E R z e 147
siete figliuoli di pace, vi concilierete la benevolenza del Anno
Clero, e del popolo, il che sarà più secondo il cuor di Dio,
che se vi rendeste benevolo il popolo solo, restando il Clero I 2 I 9.
scandilizzato. Coprite i difetti degli Ecclesiastici, supplite
alle loro mancaze, e fate maggiormente risplendere la vo
stra umiltà,
I Religiosi di San Francesco non debbono stupirsi, che
ancora si trovino tal volta delle contradizioni nell' esercizio
2. Cor. Io,
dei sacri ministeri. Questo è un effetto, che la somiglianza, et II.

che v'ha tra gli uomini, puo' produrre in ogni tempo, e Ibid. :. 2.
che S. Paolo provò più d'ogn'altro nell'ufficio dell'Appo Ezech 34.
stolato. Ma debbono aver cura di mettere in pratica le pa 1. et seq.
role del loro Padre, acciocchè possano con verità dir coll'
Appostolo. Noi non abbiam fatto male ad alcuno. Del ri
manente poi, gli avvisi, che dava ai suoi Frati, fanno ve
der chiaramente qual fosse la sua moderazione, e la sua pru
denza nell'accomodarsi ad un secolo, in cui la Chiesa avea
motivo di rinnovare i lamenti di un Profeta contro i Pastori
del popolo d'Israello. -

Ottiene
Per cosiglio del Cardinal Protettore, acciocchè fosse a dal pa al

tutti nota l'approvazione del suo Istituto, giudicò a proposito Lettere


di spuntar Lettere Appostoliche, le quali con facilità otten Appostoli
ne dal Papa, che allora che per ſa
travavasi in Viterbo. Queste sono re a tutti
le
ri:prime, che sieno
ed eccone state date per l'Ordine dei Frati Mino
il contenuto. f nota l' ap
provazio.
Onorio Vescovo, Servo de' Servi di Dio, agli Arcivescovi, ne del suo
rdine.
Vescovi, Abati, Decani, Archidiaconi, ed altri
Superiori Ecclesiastici.
Poichè i nostri diletti figliuoli, Fra Francesco, e suoi
Compagni hanno rinunziate le vanità del mondo, ed abbrac
ciato un tenore di vita, giustamente approvato dalla Chie
sa Romana, e ad esempio degli Appostoli vanno annunzi
» loro prima origine fatta una lega sì stretta non si puo a meno, che
, nella successione dei secoli non si conservi tra essi una mirabile cor
» rispondenza per la loro gloria, e per la comune loro conservazione, .
Al che si aggiugne, che una tale alleanza deve essere ancor più stretta,
fra gli Ecclesiastici, e i Religiosi Mendicanti, quali appunto sono i Fra
ti Minori, poichè questi non avendo nè titoli, nè Benefizj, nè rendite,
sono destinati dalla lor Regola, dai Sommi Pontefici, e dai Vescovi ad
esercitare gli appostolici ministeri, colla sola qualità di truppe ausilia
rie; ed essendo la messe assai grande, e pochi alle volte i mietitori,
debbono perció i Pastori veder volontieri, e senza invidia tal sorta di
Ministri, i quali di buona voglia si affaticono con esso loro. I)iscipline
de l'Eglise, Part. I. Liv. 1. chap. 47. Part. 2. Liv, i chap. 36. Part. 3.
1. e 1 2 32 o 3 5 & Liv 4 ch p. 2. l'art. 4. Liv, I. ciaº, 5o.
148 V IT A r I S. F RA N c E 5 c o.
Anno ando in varie parti la parola di Dio; noi vi preghiam tut
I 2 I 9. ti, vi esortiamo nel Signore, e v'ingiungiamo con queste
Lettere Appostoliche di accogliere come Cattolici, e Fedeli, i
Frati di quest'Ordine, latori delle presenti Lettere, i quali
verranno a voi ; di esser loro propizi, e di trattarli beni
gnamente ad onor di Dio, e a nostro riguardo. Dato il dì
3. degl' Idi di Giugno, l'anno terzo del nostro Pontificato.
Molti Cardinali, ed altre persone illustri aggiunsero let
tere di raccomandazione a quelle del Papa: e particolarmen
te il Cardinal Ugolino Protettore dell'Ordine con uno Scrit
to diretto a tutti i Prelati testificò la cognizione perfetta, ch'
egli avea delle virtù dell'Institutore, e de' suoi Religiosi; e
fece comprendere il gran frutto, che se ne doveva aspettare
per la propagazione della fede, e pel bene di tutta la Chie
sa. Di tutte queste Lettere si fecero moltissime copie auten
tiche, per darne a que Religiosi, che Francesco risoluto ave
va di mandare per tutte le parti, fino ne più rimoti paesi.
Tre cose furono stabilite nel Capitolo Generale; la pri
Le cose ma, che tutti i Sabbati si celebrasse una Messa solenne in
che fa staonore della B. Vergine Maria Immacolata. Questo glorioso
bilire nel
titolo d'Immacolata, che era stato già dato a Maria da al
Capitolo. cuni Concilj Generali del settimo, e dell'ottavo secolo, e da'
Padri antichi, fu usato ancora dal Concilio di Trento, che
nel suo Decreto sopra il peccato originale dichiara, che non
Sess. 5. è sua intenzione di comprendere in esso la Beata, e Imma
de peccato colata Vergine Maria, Madre di Dio. L'uso, che i Frati
giorin. Minori ne fecero l'anno 12 19 dà a divedere bastantemente,
che essi adottavano col lor Patriarca il sentimento comune
nella Chiesa Greca, e sparso di già in molte parti della Chie
sa Latina, il quale animava i Fedeli ad onorare la Conce
zione della Santissima Vergine, perchè la credevano del tut
to pura ed esente dalla macchia originale. I lor successori
hanno sostenuto il medesimo sentimento con un zelo mirabi
le, il quale fu talmente benedetto da Dio, che eglino hanno
avuta la consolazione di veder istituita la Festa della Con
cezione in tutta la Chiesa per una Costituzione Appostolica,
rinnovata dal Concilio (1), di Trento; e di vedere da vari

(1) Declarat hac ipsa Sancta Synodus non esse sue intentionis,
comprehendere in hoc Decreto, ubi de peccato originali agitur, Beatam
c: Immaculatam Virginem Mariam , Dei Genitricem, sed observandas
esse Constitutiones felicis rccordationis Sixti Pape IV sub paenis in eis
Constitutionibus contentis, quas innovat. Concil. Trid. Sess. 5. de pec
cato originali . ---
L 1 E R o S E c o N D o. I 1,9
sommi Pontefici (i) dicharato a tutti i Fedeli, che l'obbietto Anno
di tal Festa si è l'onorare Maria Vergine con questo senti- 12 i 9,
mento, che Ella sia stata conceputa senza la macchia del pec
cato originale, con espressa proibizione sotto gravissime pene
di asserire, o di scrivere il contrario, -

Egli è qui del dovere, che si osservi, che alla testa de'
Frati Minori, Difensori della Immacolata Concezione, com
parve il celebre Dottor Sottile Giovanni Duns Scoto, commen
dabile nella Chiesa per l'acutezza del suo ingegno, per la so
dezza della sua dottrina, e per la sua insigne pietà. Ripor
tò da suoi avversari segnalate vittorie, che si credette dover
si attribuire ad una speciale ( 2 ) protezione della Santissima
Vergine: e seppe colle sue ragioni convincere sì bene l' Uni
versità di Parigi, che ella dichiarossi a favore della dottrina
dell'Immacolata Concezione, la quale d'allora in poi fu sem
pre dalla medesima Università sostenuta. Nel secolo XV. la
facoltà di Teologia fece su questo punto un solenne Decreto,
in cui dichiarò, che seguendo le tracce de' suoi Predecessori,
per opporsi a coloro, ch'ella chiama nemici della Beata Ver
gine, obbligavasi con giuramento a sostenere, che la Santis
sima Madre di Dio è stata preservata dal peccato originale;
costituendo una legge, in vigore di cui ella non avrebbe am
messo alcun Dottore, che prestato non avesse il medesimo giu
ramento; il che si osserva ancor oggigiorno.
Ecco il pietoso Trionfo dei Figliuoli di San Francesco,
i quali in ricognizione di sì gran beneficio, onorano la San
tissima Vergine, come Padrona e Protettrice dell'Ordine loro,

(1) Alessandro VII. nella sua Costituzione Sollicitudo omnium Fc


clesiarum, data il dì 3 Dicembre 1661. ha raccolto tutto ció, che si e
ra fatto dai suoi Predecessori circa l' Immacolata Concezione della Beata
Vergine: nella quale Costituzione chiaramente si scorge il sentimento
della Chiesa Romana. Vi sono su questo Misterio molti eccellenti Trat
tati latini; e il più compito in francese si è quello di M. Trevet, Pa
roco di Gonnecour in Normandia, stampato in Rouen l'anno i 2o9. E gli
è una confutazione delle Prescrizioni prodotte l'anno 1676, da M. de
Launoi, critico intemperante circa il Misterio della Concezione, malgra
do la proibizione della Santa Sede.
(2) Narra il P. Vadingo sulla fede di molti Autori, e secondo la
tradizione della Città di Parigi, che Scoto andando a disputar in favore
dell'Immacolata Concezione di Maria Vergine, fece orazione dinanzi ad
una Immagine della medesima, per implorarne l' aiuto ; e che questa
Immagine chimé miracolosamente il capo, per assicurarlo di quanto chie
deva. Secondo la medesima tradizione si crede, che l'Immagine sia
quella, che vedesi col capo chino alla porta della Santa Cappella bassa
del Palazzo in Parigi. Vadi g ad amm. 1394 n. 35. -
e
º

15o V IT A D1 S. FRA N cp Sco


Anno sotto il titolo della Immacolata di Lei Concezione, celebran
I 2 I9. done la Festa con tutta la possibile solennità.
Il secondo Statuto ordinava di far un'espressa menzio
ne de Santi Appostoli Pietro, e Paolo nell'orazione, Protege
vading nos. Domine, Scc., e in un'altra, che cominciava con queste
ad ann parole, Exaudi nos Deus, & c., in memoria di quello, ch'era
1244 º 2 stato rivelato a Francesco, cioè, ch'eglino intercedevano effica
mente per l' Instituto di Lui presso Dio. ll che fu messo in
prattica da tutta la Chiesa, dappoichè Innocenzo IV. fece ri
vedere, e ridurre il Breviario Romano da Aimone Inglese,
quinto Generale dell'Ordine de' Frati Minori.
Nel terzo Statuto era ordinato, che in tutte le cose risplen
desse la povertà nel Conventi, che si sarebbero fabbricati che
le Chiese fossero picciole, e basse: che le muraglie del rima
mente degli edifizj non fossero, se non di legno, paglia , e
fango. Su questo punto si mossero alcune difficoltà: molti
rappresentarono, che nelle loro Provincie il legname era più
caro delle pietre; e che le muraglie di sassi e mattoni, pur
chè non fossero troppo alte, sarebbero state più convenevoli
alla povertà, perchè essendo sode non avrebbero obbligato a
frequenti riparazioni. Il Santo Istitutore non volle entrare in
contesa con esso loro su questo punto: perocchè egli è da no
tarsi, che per non cagionar del tumulto, e per non iscanda
lizzare i deboli, avea spesse volte della condiscendenza nell'
arrendersi in simili cose all' altrui parere. Nondimeno rac
comandò a tutti di non accettare nè Chiese , nè Case , le
quali non fossero conformi alla santa povertà, che nella Rc
gola avevano promessa.
Non si potè però sempre mai praticarla secondo le sue
intenzioni. Imperocchè i Prelati, e i Principi, i quali erano
s Bonav. grandemente affezionati all'Ordine, fecero fabbricar bei con
Determini venti, che i Frati Minori non poterono a meno di non accet
in Regul. tare: e dice San Bonaventura stesso, che una numerosa Co
º º munità, incaricata di vari esercizi, ha bisogno di Case grandi
quest. 6 e spaziose. Sebbene usar deesi ogni circospezione, perchè vi
risplenda mai sempre la povertà evangelica , e nulla si me
scoli di superfluo con quelle cose, che ragionevolmente son
Manda necessarie .
dei suoi Terminato che fu il Capitolo, Francesco ad esempio de
Frati per gli Appostoli divise il mondo tra i suoi Frati, per sottomet
io º
1m0Ild 0,
ierlo interamente all' Impero di Gesù Cristo. Dopo una lun
ga orazione, giusta il suo costume, fece sapere, che Egli sce
glieva per se, e per dodici suoi Compagni la Soria e l'Egit
L 1 E R o T E R z o. 15 r
to. Nominò Benedetto d'Arezzo per la Grecia , Egidio, ed Anno
Eletto per l'Africa, con molti altri, che loro assegnò per Con I 2 i 9.
pagni. Poichè la maggior parte della Spagna gemeva sotto
il dominio de' Saracini, a quelli, che vi avea di già mandati,
aggiunse Giovanni Parenti, e più di cento novelli Missiona
rj, affinchè potessero spargersi per ogni parte. In Provenza,
in Francia, e ne Paesi Bassi rimandò i medesimi. Per la Gui
enne particolarmente scelse Cristoforo,2. Religioso d' una sem
plicità di Colomba, il quale morì in Cahors ove si è renduto
celebre pe' suoi miracoli. - -

Angelo da Pisa fu istituito Ministro Provinciale d'Inghil


terra, dove condur dovea molti altri Operaj evangelici . La
patente ch'egli ne ricevè, era assai breve : eccone il tenore,
tal quale si legge nel Monte Alverna: Io Fra Francesco d'As.
sisi, Ministro Generale comando per ubbidienza a voi Frat'
Angelo da Pisa, d'andare in Inghilterra, e d'esercitar qui -
vì l'uffizio di IIinistro Provinciale . Addio . Fra France
sco d' Assisi. - - - -

La prima Missione d'Alemagna non era riuscita felice


monte; imperocchè quelli, che vi furono spediti nel Capito
lo precedente, non sapendo il linguaggio del Paese, e rispon
dendo mal a proposito alle interrogazioni, che loro veniva
no fatte, furono presi in sospetto con quel loro abito pove
ro, e non mai più veduto, che fossero del numero degli Ere
tici, i quali erano perseguitati in Italia ; onde furono mal
trattati barbaramente, e quindi scacciati. La relazione , che
essi ne fecero al lor ritorno, cagionò tra i Frati un sì cattivo
concetto dell'Alemagna, che dicevano, non dovervi andar al
cuno, se non desiderava d'esser martirizzato ; e molti nelle
orazioni loro pregavano Iddio, che li preservasse dalla fie
rezza degli Alemanni. Francesco non giudicò spediente il ri
mandarveli, finattantochè Egli avesse accettato nel Ordine dei
Novizi di quel Paese, i quali potessero andarvi insieme con
altri; ma inviolli in Ungheria.
Per li paesi lontani scelse i Religiosi più dotti, e più
consumati nella virtù , col dar loro bellissime istruzioni so
pra l'esercizio del lor ministero. Alle copie autentiche, che
si fecero della Bolla del Papa , e delle Lettere di raccoman
dazione de Cardinali, aggiunse tre altre Lettere da Lui di
rette agli Ecclesiastici, a Magistrati, ed a Superiori dell'Or.
dine. Sono queste così salutevoli, che si è creduto essere del
dovere, che sieno qui riferite. Ecco per tanto la prima.
152 V IT A D I S. FR A N CE 5 C o .
Anno A' Reverendi miei Signori in Gesù Cristo , tutti gli Eccle
I 2 I9. siastici , che sono nell' universo, e vivono nella
Fede Cattolica ; Fra Francesco loro umilissimo
Scrivc a Servidore li saluta, e bacia loro i piedi .
tutti gli
Ecclesia
stici del
Trovandomi debitore a tutto il mondo, nè potendo a ca
mondo, gione delle mie infermità adempiere ciò, che vi debbo, pre
govi di ricevere con gran carità quello, che qui vi espon
go in poche parole. Facciam riflessione noi tutti Ecclesia
stici al gran peccato, che alcuni commettono per ignoranza
contra il Santissimo Corpo, e Sangue di Nostro Signor Ge
sù Cristo, e contra le santissime parole, per mezzo delle qua
li se ne fa la consecrazione Imperocchè noi sappiamo di
certo, che il suo Corpo e il suo Sangue non possono esser
presenti, se non pronunziate che siano le parole della con
secrazione. Non abbiamo, nè veggiamo altro di quell'Altis
simo Signore, che sia reale e sensibile in questo mondo, se
non il suo Corpo e Sangue , e le sue parole, che hanno
servito a riscattarci, ed a farci passare dalla morte alla vi
ta, siccome per la sua parola siamo stati creati.
Frattanto tutti quelli, che celebrano questi sagrosanti
Misteri, e particolarmente coloro, che ciò fanno senza discer
nimento, considerino qual sia in molti luoghi la viltà de'ca
lici, in cui si consacra, de corporali, e degli altri panni
lini, che servono al Santo Sacrifizio, con qual'indecenza e
indegnità il Corpo di Nostro Signor Gesù Cristo vien col
locato, abbandonato, pertanto ricevuto dagli uni, e ammi
nistrato dagli altri . Alle volte ancora si calpestano il
suo nome e le sue parole scritte. Tanto è vero, che l'uomo
animalesco non conosce le cose, che sono dello Spirito di Dio.
E che? Forse la Religione non ci rende sensibili a que
gli oltraggi, che soffre questo Signore pieno di bontà , il
qual mette se stesso nelle nostre mani, il qual da noi si toc
ca, e si riceve da noi ogni giorno nella santa Comunione?
E non sappiamo, che dobbiam cadere nelle sue mani? Emen
diamoci dunque subito da questi falli, e da tutti gli altri,
per non ricadervi mai più.
Ovunque si troverà collocato indecentemente il Corpo di
Nostro Signor Gesù Cristo, si levi, e si rinchiuda in luo
go prezioso. Parimente abbia si cura di raccogliere, e di ri
porre in luogo onesto il Nome, e le sue parole, qualora si
trovino in luoghi indecenti. Si sa, che noi osservar dobbia
mo tutte queste cose, secondo l'ordine datoci dal Signore,
L 1 E R o T E R z o I 53
e i Decreti della nostra Santa Madre Chiesa . Chiunque man- Anno
cherà, sappia, che nel giorno del Giudizio ne renderà con- I 2 I Q.
to a Gesù Cristo Nostro Signore. O ig. Ho
Quelli, che faranno copiar questo Scritto , per divul- nil 13. in
garlo prontamente, e per farlo metter subito in esecuzione, vºg,
sianoriempia
sto persuasi,
dellache
suaDiograzia,
li benedirà. Nostro
e con essa Signor Gesù
fortifichi voi º,
tutti Cri- º"
Aret, a "a

Ecclesiastici miei Signori. Serna Soo.


Bisogna pur qui confessare, che il Padre San Francesco º, º iº
nella sua evangelica semplicità avea molte gran cognizioni. giº
Imperocchè ei parla come un esatto Teologo della Consecra- oper” s.
zione, la quale non si può fare, che colle parole di Gesù Aig
Cristo (1). Vuole con Origene, e con Santo Agostino, che Vading.
non meno si abbia della riverenza e venerazione alle parole f" i"
di Lui, che al proprio di Lui Corpo. Dalle autorità, che si irani
adduce per provare quanto debbansi venerare il Nome di sci.
Dio, le sue parole, e tutto ciò che serve al divin culto, ben
si raccoglie, che egli possedeva la Sacra (2) Scrittura, e che
era instruito dei Decreti del Jus (5) Canonico. Si può evian
dio congetturar col Vadingo, che essendo Egli molto zelan
te per la decenza degli Altari, e per la degna amministra
zione della Eucaristia,abbia
gran considerazione, d'altronde
indotto essendo presso
Onorio III. il Papa
a fare in º,
su que- Tiºi
,3 º.
IO.

sto punto quella Ordinazione (4), che trovasi nelle Decretali. R, i


Il solo titolo della sua Lettera merita dell' attenzione. rum Dist'
La dirige agli Ecclesiastici, che vivono nella Fede Cattoli- º
come I.dice nel suo Testamento,2Osecondo la forma del- Ni",
ca; eTom.
(1) Così insegnano i Teologi comunemente, fondati sulla Sacra Scrit
tura, sulla Tradizione, sopra le Liturgie, sull' autorità dei Santi Padri
Greci, e Latini, sulla dottrina dei Concilj, e sopra ragioni fortissime.
Questa è una verità, che i Greci nel Concilio Fiorentino confessarono
di non poter negare in verun modo. Pertanto inutilmente alcuni procu
rano di rinnovare, e di accreditar quella opinione particolare, la quale
retende, che la forma della Consecrazione dell'Eucaristia non consista
nelle sole parole di Gesù Cristo, ma che l'Orazione, o l'Invocazione
ne sia una parte essenziale. Troppo deboli sono le prove di questa o
pinione, e le conseguenze son troppo pericolose. Concil. Florent. pag.
I 163 º I 164 ton. 13 Collect. Concil. Veggasi la Rifutation de la Dis
sertation del P. Bougeant della Compagnia di Gesù, presso d' Iloury
I 2.
(2) Levit. cap. 19. 12.6. c, 2I. c. 22. 2. et seq. Deuteron. 6. 6. et seq.
Isaia 52. II. Ezech. 22. 26. et alibi i. Cor. II. 27. et 23.
(3) De Consecr. Dist. I. cap. Nemo. cap. Altaris. cap. Vestituenta.
cap. Vasa, cap. it Calix, et alibi.
(4) Decret. Gºor nomi, c.p. Sane, de Cleber. Miss.
154 V IT A D I S. FR A N C E sco
Anno la Chiesa Romana : dal che si può giudicare, ch' Egli non
I 2 I 9. avrebbe voluto scrivere ad Eretici e Scismatici, secondo la
est . Dir. dottrina di San Paolo, il quale avverte Tito suo Discepolo di
19. 5. non avere con essoloro commercio veruno, e secondo quella
di San Giovanni, che proibisce di accettarli in propria casa,
Recueil de e di salutarli ancora. Il lume e la purità della sua fede ba
"; p, stavano per suggerirgli questi bei sentimenti; ma la cognizio
,,, ne, ch'Egli avea delle Costituzioni appostoliche, danno mo
Pastorale tivo di credere, che si regolasse pur anche sopra i due fa
de M . le mosi Canoni, che Benedetto XIII, essendo Arcivescovo di Be
", nevento , seconda Lettera scritta al Signor Car
citò nella sua
I 722. i dinal de Bissy contra coloro, i quali non ubbidiscono alla
132' Santa Romana Chiesa, ed impediscono, che gli altri non se
le sottomettano .
La Lettera dal P. S. Francesco diretta ai Magistrati era
conceputa in questi termini. -

A tutti i Potentati , Governatori , Consoli, Giudici, Magi


strati, che sono nell'Universo, e a tutti gli altri, che
riceveran queste Lettere: Fra Francesco vostro
umilissimo, e miserabile Servo nel Signore
vi saluta tutti e vi desidera la pace.
Considerate attentamente, che s'avvicina il dì della mor
Scrive a te: pertanto vi prego con tutto il rispetto possibile di non
Magistrati dimenticarvi di Dio nell'imbarazzo, in cui siete, degli af,
" º" fari del mondo; e di non trasgredire i suoi comandamenti:
P, 118 perocchè tutti coloro, i quali si allontanano dal Signore, so
2I. no da Lui maledetti, e saranno da Lui posti in oblivione.
ri t. 6 Nel dì della morte sarà tolto loro tutto ciò, che sembrava
it. 25 eglino possedessero, e quanto più saggi e potenti saranno
Sap, 6. 7. stati in questo mondo, tanto più nell'Inferno tormentati sa
ranno. Vi consiglio dunque, Signori miei, di fare (1) una
vera penitenza, preferendola ad ogn'altra cosa ; di riceve
re umilmente, e con amore il Santissimo Corpo e Sangue di
Nostro Signor Gesù Cristo, in memoria della sua Passione; di
riferir a Dio l'onore, che vi ha fatto di fidare a voi il go
verno del suo popolo, di fare, che tutte le sere dia si qual
che segno, acciccchè dal popolo sia onorato l'Onnipotente

(1) Il P. Vadingo cita il Manoscritto, dond'egli ha cavato queste


parole, le quali sebben manchino in altri manoscritti, non poterono per
rò mancar nell'Originale. Not. 5 in Epist. 15 S. Francisci.
L 1 e R o T E R z o I 55 -
Signore, e gli sieno rendute le grazie del benefici ricevuti. Anno
Se in ciò mancherete, sappiate, che gliene renderete conto I 2 I9.
nel dì del Giudizio. Quelli, che conserveranno presso di se,
ed osserveran questo Scritto, saranno benedetti da Dio.
In questa Lettera vi sono più cose da osservarsi, le qua
li non meno serviranno d'instruzione a Fedeli, che al Padre
San Francesco di gloria.
I. L'Uomo di Dio non usa connivenza veruna colla fal
sa delicatezza delle persone mondane, che odono mal volen
tieri parlar della morte . Comincia ad annunziar loro , che
ella si avvicina, per muovere più efficacemenee i loro cuori
alla penitenza. Ecco la maniera, con cui debbono i predica
tori annunziare senza rispetto umano le verità salutari, che
dispiacciono ai loro Ascoltanti: debbono parlare della purità
ove regna la dissolutezza; della restituzione, ove trovasi dell'
usura; della limosina contro la durezza de'ricchi ; della som
missione alla Chiesa contro i" , che impugnano le deci
sioni di essa; e così parlando del rimanente.
II. Esorta alla frequente Comunione persone impegnate
el mondo; perchè tra gl'imbarazzi e le cure, che vi si tro- -

vano, si può vivere di tal maniera, che l'anima sia dispo


sta a partecipare sovente del Sacrosanti Misteri secondo l'in
tenzione di Gesù Cristo, e della Chiesa. Su questo principio
i Figliuoli di San Francesco han travagliato e cooperato di
molto, per ristabilire tra Fedeli l'uso della Communione fre
quente.
Il Vadingo crede, che il Santo nell'esortare alla Comu- A"
mione nominasse distintamente il Corpo e il Sangue di Gesù º si;
Cristo in riguardo alla Communione sotto le due (1) specie, Francisci .
che a suoi tempi sussisteva in alcune Chiese, come anche a 3, º".
tempi di San Tommasso d'Aquino. Ma si potrebbe dire, che ", º
così parlasse per un'affettuosa e tenera divozione verso il pre- -

ziosissimo Sangue, che per nostra redenzione fu sparso; e per


chè egli è di fede , che si riceve insieme col Corpo, quan
tunque ci comunichiamo soltanto sotto la specie di pane.
III. Al zelo del Padre San Francesco deesi in parte il

(I) La Comunione de Laici sotto la sola specie del pane è stata


prudentemente usata dalla Chiesa fino dai primi secoli in varie occasio
ni; e con egual prudenza fu dipoi stabilita generalmente dal Concilio
di Costanza, come fa vedere l'erudito Monsignor Bossuet. Vescovo di
Meaux con quella stessa chiarezza, e sodezza, che trovasi in tutte le
altre sue Opere contra i Protestanti. I raitè de la Comunion sous les
deux espec.es. 1682.
156 VIT A Dr S. FR A Nc E so
Anno di voto costume di suonar alla sera, affine di adunar nelle
12 19. Chiese i Fedeli, per ivi far orazione: il qual costume a suoi
iorni fu abbracciato in Italia. San Carlo Borromeo nel quar
tO Concilio di Milano lo riconosce per cosa antica: molti al
tri Paesi dell'Europa l'hanno seguito; e vedesi con grand'edi
ficazione, che in Francia esattamente s' osserva e nelle Città,
Concil, e nelle Ville. Quelli, che non possono intervenire a questa
# ſi pubblica orazione, debbono, giusta l' avviso di San Carlo, adu
c. ºi di narsi alla sera con la loro famiglia per far in comune le ora
Orat. zioni loro. Che se i nostri Padri non mancavano nell'osser
vanza di un sì di voto costume; e perchè dovranno mancare
i loro figli?
IV. L'avvertimento, che dà il Santo a Magistrati, di ri
ferir a Dio l'onore , che hanno da Lui ricevuto ; e d'aver
cura, che sia onorato da suoi Fedeli , tutta quanta contiene
quella massima cristiana, che l'obbietto principale del gover
no e della politica si è la Religione: che (1) l'autoritá tem
porale, la qual viene da Dio, non deve aver altro più a cuo
re, che di promovere il servigio Divino, di proteggere la
Chiesa, di difenderne le decisioni, di mantenerne la discipli
na, di sbandire col rigor delle leggi tutte le novità contra
rie alla puritá della fede, e tutto ciò, che può corrompere i
buoni costumi.
- Il Santo Patriarca scrisse a Superiori dell'Ordine in que
Scrivº
tutti i Suº sta guisa:
periori dell' - - - 5 - - -

Ordine, A tutti i Custodi (2) de' Frati Minori, che vedranno que
ste Lettere; Fra Francesco il minimo dei servi di Dio,
li saluta, e loro desidera la santa pace nel Signore.

Sappiate, che dinanzi a Dio vi sono cose alte e subli


1 Cor. 1. mi , che dagli uomini sono stimate talvolta come vili e ab
ier I6 biette: per lo contrario vi son delle cose, che gli uomini sti
I 5. mano grandemente, ma sono del tutto spregievoli agli oc
chi di Dio. Pregovi quanto posso dinanzi al Nostro Signor
(1) Sono state composte tre belle Opere, nelle quali viene stabilita
assai bene questa verità, la prima è intitolata , Traitè Dogmatique, et
Historique des Edits etc. del P. Tomassin, Prete dell'Oratorio; della
Stamperia Regia, l'anno 17o3. La seconda, Traitè de la Police, di M.
de la Mare nel 17o5. La terza Politique tirèe de l'Ecritti e Sainte, O
pera postuma di Monsignor Bousset, Vescovo di Maux stampata l'anno
17 o9.
(2) Cioè a dire, Ministri Provinciali, come si dimostrerà nel pro
gresso.
L I E R o T E R z o 157.
Iddio, di presentare ai Vescovi, ed agli altri Ecclesiastici Antio
le Lettere, che trattano del Santissimo Corpo e del Santis - I 2 i 9.
simo Sangue di Gesù Cristo, e di ben ritenere ciò, che noi
v' abbiamo raccomandato intorno a questo Misterio . Procu
rate ancora di far copiare, e distribuir quanto prima le al
tre Lettere, che v'indrizzo per li Governatori, Consoli, e
lIagistrati, nelle quali sono avvertiti d' invigilare, accioc
chè le lodi di Dio sieno celebrate pubblicamente. Vi saluto
nel Signore.
In questa Lettera espone a bella prima due principi in- vading,
segnati da Gesù Cristo, e da San Paolo sopra la differente Not. 2, in
maniera, che hanno lodio, e gli uomini di giudicar delle co- "f, i 4.
se; e senza farne espressamente veruna applicazione, imme- , “
diatamente soggiugne: Vi prego di presentare le mie Lette
re agli Ecclesiastici, e ai Magistrati . Ed era come se lo
ro dicesse con grand'animo, e con gran modestia insicne:
benchè le mie Lettere siero di uno stile molto semplice, on
de possano scmbrarvi poco atte a far impressione nei cuori
s delle persone, alle quali sono dirette, e ad acquistarvi la lor
protezione; contuttociò non lasciate di presenta le : perocchè
Iddio può servirsene per muovere i ccori con maggior eſi
cacia, che per mezzo di tersi e politi discorsi. Diſatto ne re
starono mossi di tal maniera i cuori di quei, che le lessero,
che non solamente non si mostravano renitenti nel concedere
delle abitazioni a Frati Minori, ma li pregavano ancora di
accettarle.
Dappoichè le Missioni furono distribuite, e consegnate Le appo
furono copie autentiche di tutte le Lettere, ciascun si dispo- stoliche fa.
se alla partenza. I rima di riferire il viaggio, che fece Fran-" r"
cesco, allorchè andò in Levante, non sarà fuor di proposi- " "
to dare un ristretto di ciò, che fecero i suoi Figli in varie parti del
parti del mondo, poichè a Lui, come Padre, si dee la glo- mondo.
ria principale, la qual entra naturalmente nella Storia della
sua Vita.
Benedetto d'Arezzo imbarcossi co' suoi Compagni, per an- ºººº
darsene in Grecia, dove con la loro predicazione avvalorata
dalla santità della lor vita, e da miracoli confermata , pro
dussero un grandissimo frutto per la salute delle anime, ed
acquistaronsi tante Case per l'Ordine, che in poco tempo vi
si formò un' intera Provincia, detta la Provincia di Romania. In Africa
Egidio, ed Eletto, i quali altro non sospiravano, che il
– martirio, essendo stati , quantunque fratelli Laici, giudicati
dal Padre San Francesco più abili di altri Religiosi Chierici
158 V IT A D I S. FRA N C E S Co.
Anno ad esser mandati ne paesi de' Saracini, s'affrettarono di pas
1219. sºre in Africa con molti altri. Quello, che animava il 2elo
di Fra Egidio, come nota l'iAutore della sua Vita, era l'aver
Act. SS. inteso dire, che i Saracini maltrattavano estremamente i Cri
23 Apr stiani, i quali sparlavano della legge di Maometto . Giunto
ºf.sº
i" º per
che qualche
C. 2.
fu a Tunisi
tempoconla alcuni Missionari,
fede con predicò in
animo generoso. Un pubblico
uomo di
grande stima e considerazione presso i Saracini, uscì del suo
ritiro, e venne a dire al popolo, che bisognava passare a fil
di spada tutti quegli Infedeli, che sparlavano della Legge di
Maometto. Egidio, e i suoi Compagni erano rapiti di con
solazione in veggendo, che il martirio s'avvicinava: ma i Cri
stiani, dai quali erano alloggiati, temendo d'esser involti an
che essi nel macello, presero i Missionari, e gli obbligarono
ad entrare in un vascello, senza loro permettere, che più com
parissero in quelle parti. E poichè non cessavane sopra il va
scello di esortare i Maomettani schierati sulla riva del mare,
ad abbracciar la fede di Gesù Cristo, (tanto desideravano di
dare la vita loro per la sua gloria) si giudicò necessario tra
gittarli ben presto in Europa: laonde vedendo, che i Cristia
mi stessi opponevansi al loro disegno, ritornarono in Italia.
Eletto però fu più fortunato degli altri: poichè avendo
esercitato alcuni anni l'uffizio di Appostolo in un'altra Cit
tà dell'Africa, quivi ricevette la corona di Martire. La cosa
fu, che venendo una truppa di Saracini per lanciarsegli ad
dosso, mentre stava predicando la parola di Dio, s'inginoc
chiò, prese la sua Regola con ambedue le mani, chiese per
Tºº º dono delle sue colpe a Dio, e al suo Compagno ; quin
i": º di stese il collo agl'Infedeli, che gli tolsero subitamente la
iuli fenin vita: il che avvenne dopo la morte del P. San Francesco.
c. 13. Era entrato nell'Ordine assai giovane; era vissuto in esso
a " con molta austerità, portando sempre un giaco di maglia so
3. g"i pra la nuda carne; dimodochè si dispose al martirio del san
gue col martirio della penitenza, siccome nel tempo delle
persecuzioni solevasi raccomandare a Cristiani.
I Religiosi, che andarono in Ispagna con Fra Gioan Pa
In Ispa-renti, furono sì solleciti nel viaggio, che dieci di loro in
gna, e in brevissimo tempo arrivarono a Saragozza verso la festa dell'
Portºgº Assunzione. Bernardo Quintavalle, che dopo il Capitolo dell'
anno 12 16, fu inviato in questo Regno, avea stabilito due
Conventi, l'uno in Toledo, l'altro in Corrion de Los-Com
dès, Città del Regno di Leone. Alcuni suoi Compagni era
no stati ammessi in Lerida, e in Balaguer nella Catalogna,
L I E R o T E R z o I 52
con ammirabili circostanze, le quali per brevità si tralascia- Anno
no. Zaccheria e Gualtiero, ch'egli avea fatti entrare in Por- I 2 I
togallo, a bella prima vi ebbero a stentare di molto. Ma la 9.
Regina Urraca, Moglie d'Alfonso II. allora regnante, Prin
cipessa piissima, avendo fatto esaminar da persone dotte il
loro Istituto, ed essendosi assicurata della lor santa vita, ot
tenne dal Re, che fossero ricevuti ne' suoi Stati, con permis
sione di eriger Conventi. Fu loro donata una casa con una
Cappella di Sant'Antonio vicino a Coimbra, ov'era la Cor
te; di poi un'altra più grande in Lisbona. La Principessa
Sancia, figlia del Re Sancio I., e sorella del Re Alfonso II.
molto commendata dagli Storici per la sua castità, e per la
sua pietà cristiana, favorì Zaccheria della terza casa, detta
di Santa Caterina, alquanto distante dalla città d'Alenquer,
ch'era di suo appanaggio. Ma a cagione della lontananza, e
dell'aria cattiva di quel luogo, dopo alcuni anni ella fece del
suo proprio palazzo un Convento, che diede a Frati Minori.
Gualterio, uno de Compagni di Fra Bernardo, il quale avea
fatto delle gran conversioni dalla parte di Guimaraes per mez
zo delle sue virtù, e de' suoi miracoli, fabbricato avea un
altro Convento presso quella Città.
Mentre i Frati Minori dimoravano nel Convento di San
ta Caterina, avvenne una cosa singolare, che qui non si è
voluto passar sotto silenzio a motivo dell'istruzione, ch'ella
in se contiene. Una Dama d'onore della Principessa, la qua
le chiamavasi Maria Garzia, andava sovente a trattenersi in
discorsi di voti con un Santo Religioso, che avea una pena
estrema a doverle parlare, perchè temeva la conversazion del
le donne. Un giorno essendo egli in orazione, venne la Da
ma a domandarlo alla Chiesa; ma non volle andarvi. L'Isto
rico dice, ch'ella per ottener quanto desiderava fece quello,
che le donne hanno in costume di fare; replicò le istanze,
pianse dirottamente, protestò, che se non parlava con quel
sant'uomo, ciò sarebbe stato per lei un cordoglio molto sen
sibile. Per liberarsi dunque dalle importunità della Dama, v”
andò ; ma portò seco della paglia in una mano, e del fuoco
nell'altra: quindi alla presenza di lei diede fuoco alla paglia s Hier
così dicendole: Signora, benchè tutti i vostri trattenimenti Epist. ad
sieno di voti, nulla dimeno io non voglio parlarvi in priva- Nepot 34.
to: quello, che ora avete veduto succedere nella paglia, per " “i i.
essere stata posta vicino al fuoco, egli è appunto ciò, che 9, i
temer debbono i Religiosi, allorchè hanno particolari fani
gliarità colle donne. Se non altro, almen perdono il frutto
16o V I TA D I S. FRAN C E S C o.
Anno degli spirituali trattenimenti, che hanno con Dio nell'ora
I 2 I 9. zione. Arrossì la Dama a queste parole, si ritirò , nè mai più
venne a importunarlo. San Girolamo, che raccomandava con
tanto calore agli Ecclesiastici e ai Religiosi di fuggirla con
versazione delle donne, avrebbe certamente approvata un'azione
di questa fatta.
Ciò che ora si è riferito, è il frutto, che dall' anno : 2 16.
in poi la Missione di Fra Bernardo Quintavalle, e dei suoi
Compagni, avea prodotto in Ispagna, e in Portogallo.
Giovan Parenti essendo arrivato a Saragozza il mese di
Agosto dell'anno 12 19, con nove Religiosi, ai quali poco do
po vennero dietro molti altri, se ne andò a trovare il Vesco
vo, e i Magistrati, che si adunarono per sentirlo. Ei fece un
discorso, con cui loro spiegò, chi fosse Francesco d'Assisi,
e qual fosse la sua vocazione, la sua missione, la sua ma
niera di vivere, il suo Istituto, l'approvazione della sua Re
gola, autenticata da Innocenzo III., e da Onorio III., e gli
attestati, che ne facevano molti Cardinali. Di poi fece loro
sapere, che il nuovo Ordine in pochissimi anni erasi molti
plicato a maraviglia, di modo che nel Capitolo Generale,
che poco innanzi si era tenuto vicino ad Assisi, s'erano ve:
duti più di cinque mila Religiosi; la qual cosa riputavasi
per un miracolo: che il loro Patriarca avea un gran nume
ro di figliuoli in tutte le parti del mondo, per combattere
contra il vizio, e per insinuar la virtù : che tuttociò final
mente considerarsi dovea come un effetto della Providenza
di Dio sopra la sua Chiesa in tempi sì calamitosi. Conchiu
se poi il discorso dicendo: Se il nostro Istituto vi piace,
vi preghiamo instantemente di concederci qualche picciol
luogo , dove celebrar possiamo l' Oſicio Divino, e adem
piere gli altri ministeri, che ci ha raccomandati il nostro
Istitutore. Non vi pigliate alcuna pena pel nostro manteni
mento, perocchè non vi chiediamo niente affatto dei vostri
beni : ci contentiamo di poco, siamo vestiti poveramente: il
travaglio, e la mendicazione ci provederanno di quanto ci
sarà necessario.
Tutta quell'Assemblea ammirò lo spirito di umiltà, che
compariva in questo discorso; e la Bolla del Papa cogli at
testati del Cardinali ben diede a divedere, che quanto avea
Luc. Tud. detto Giovanni, tutto era vero. Ma dappoichè ebbero lette i
Chron p tg circostanti le Lettere, che Francesco indirizzava agli Eccle
113 Hisp.
llustr. To siastici, e ai Magistrati, concepirono verso il di Lui Ordine
14. un'affezione sì grande, che subito presero delle misure per
L 1 B R e T r R z o I6I
dare a Giovan Parenti, ed a suoi Compagni un'abitazione, Anno
in cui li fecero entrare il dì 28. d'Agosto. I 2 I 9.
L'Ordine di San Francesco, non meno che quello di San Id. de 'al
Domenico, cominciò fino d'allora a distendersi per le Spagne. ter, Viz.
Vedevansi comparire da ogni parte Predicatori di tutti due gli & c. Lib. 3.
cap. 9. i 1.
Ordini, ed ergersi nuovi Conventi, come attesta Luca Vesco Biblioth,
vo di Tuy, Autore contemporaneo nella sua Cronica in par Patr. To.
lando delle maraviglie del Regno del Beato Ferdinando III. 25. Edit.
Re di Castiglia e di Leone. Bisogna bene, che gli uni, e gli Lugaun.
i 6, 7.
altri si sieno verso quel tempo trovati nella Città di Leone;
poichè il medesimo Autore nella sua Opera insigne contra gli
Albigesi racconta, ch'eglino quivi combatterono con gran ze
lo contra questi Eretici, i quali per sedurre i fedeli, pubbli
carono dei pretesi miracoli fatti per mezzo delle ossa di uno
della lor Setta, Arnaldo (1) di nome, che già da sedici anni
era morto, ed accusarono d'eresia gli Ecclesiastici e i Reli
giosi, che scoprivano le loro impostare. Tale è stato il ge
mio di certi Settari: procuravano con finti (2) miracoli di sta
bilire la lor falsa dottrina, mentre negaveno sfacciatamente
quelli, che la Chiesa Cattolica riconosceva per veri e reali.
Tanto è vero, che tutti costoro giungono fino a trattare da
Eretici i Cattolici, dai quali veggonsi convinti di eresia.
La Missione di Francia riuscì felicemente non meno che Gldla , Fran
Tom. I. 2I

(1). Vi fu un altro Arnaldo da Brescia, discepolo di Abailardo,


Autore degli Arnaldisti, contro cui S. Bernardo scrisse ad Innocenzo II.
ºd ai Vescovi: il quale finalmente fu impiccato, e brugiato in Roma
l'anno i 155 Vi fu ancora un certo Arnaldo da Villanova, Medico fa
moso, ma vero fanatico, gli errori di cui furono condannati dall' Inqui
sizione e dalla facoltà di Teologia in Parigi, l'anno 13o9. ec. S. ier
nard. Epist, 189. 195, cº. 196. Miriam. Hist. Hispan lib. I 4. c, 9. Hist.
Univers. Paris Toni. 4. pag. 12o. &- 12 I.
. (2) Iddio, che è la stessa verità, e il solo Autore dei veri miraco
li, nºn può farne giammai per autenticar gli errori. Ma ne ha fatti al
le vºlte presso gli Eretici, e per mano loro in confermazione delle cat
toliche verità, siccome ne fece uno in favor del Battesimo nella Chiesa
di Paolo Vescovo Novaziano, al dir di Socrate Istorico Ecclesiastico,
'iº .. e p. 12 Veggasi a questo proposito la settima Instruzion Pasto
rale di Monsignor Vescovo di Soissons, pag. 14, e seg., e il Tournely
Prelect. Theologie de Incarnazione pag. 2 i 1. 222. 3- seq., i quali cita.
º molti testi de Santi Padri, e questo, che è di San Tiomasso: A via
lis, qui falsam doctrinam enuntiant, numquam fiumt vera miracula ad
cºnſiliationem sua doctrine, quam vis quando que fieri possie et ad coast
mendationem nominis Christi, quesn invocant, 9 virtute Sicramentorum
7ttº evident. 2, 2. Quaest. 1:S. art. 2. 2d 3. º
162 V IT A DI S. FRANC E s C o
Anno " di Spagna. Fra Pacifico, e i suoi Compagni, che le
2 19 diedero principio l'anno 1216. si videro esposti alla fame, al
Vading freddo, e a tutti gli altri incomodi, ai quali possono soggia
ed avi cere fuori del lor paese persone sconosciute, prive di ogni
è º cosa, che professano una maniera di vivere straordinaria .
i , i. Andavano all'Officio notturno, che ora chiamasi Mattutino,
Hist. Ec- nelle Chiese, dove solevasi recitare a mezza notte, come an
º Pari cor al presente costumasi nella Chiesa di Nostra Signora di
ti i 5 cap. Parigi. Se ne Luoghi, ne' quali si ritrovavano, non v'erano
3 h. 2. - -- - -. - - - -

tali Chiese, nè anche per questo lasciavano di orar in priva


to all'ora medesima, e tutta la mattina se ne stavano appiè
degli Altari. Che se di poi niuno esibiva ſor da mangiare,
andavano a chiedere la limosina di porta in porta. Il rina
nente del giorno era impiegato da essi negli Ospedali nel far
i letti ai Lebbrosi, ed agli altri infermi, nel medicar loro
le piaghe, e nel prestar loro tutti gli altri servigi d'umiltà,
e di carità, che avevano appresi dall'esempio, e dalle lezio
ni di Francesco loro Padre. Con una condotta sì santa tira
ronsi dietro gli sguardi de Popoli, si guadagnarono gli al
trui cuori, fondarono molti Conventi, e mossero delle persone
ad abbracciare il loro Instituto. -

- - Il Convento più considerabile fu quel di Parigi, che al


de" cuni anni dopo, si trovò stabilito nel medesimo sito, ove og -
de fa" gigiorno si vede il gran Convento dell' Osservanza. Questo
Tom. I luogo fu dato ai Frati Minori dall'Abate, e dalla Comunità
pag. 284 di S. Germano Des Prez, perchè vi dimorassero in qualità
l' " di Ospiti (i) dal che ben si scorge che i Figli di S. Bene
e sº, detto, i quali favorivano in Francia, non mero che in Ita
main des lia quelli del P. S. Francesco, comprendevano il vero senso
Prez , p. della Regola de'Frati Minori, che proibisce loro di possede
" º re veruna cosa di proprio. Nè qui terminò la carità de Re
º e, iti ligiosi dell'Abazia; imperocchè coi propri loro denari com
nanea nt perarono dai Canonici di S. Merry un pezzo di terreno rin
famiguan chiuso nel recinto della Casa per beneficare gli Ospiti. La
"",
Ad ann. loro cessione fu confermata dal celebre Vescovo di Parigi
- - º

12" Monsignor Guglielmo d'Auvergne l'anno 123o.


Hist. de Il P. Vadingo (2) dice, che l'anno 1254 il Re S. Ludo
l' Abbaye -

i", I24, (i) L' Autore della Storia d .lla Citrà di Parigi, stamp ti l'anno
- 1:25 Tom. 1. lib. 6. pag. 28; fa su questo particolare una riflessione
contraria alla Decretale di Niccolò III. Eciit qui seminat ; nella quale
sono scomunicati coloro, che ne alterano il senso. - -

2) D ce ancora, che l'Atto di acquisizione, dato il mese d' Aprile


dell'anno 1234, ed autenticato col sigillo del Re San Lodovico , con
L I B R o T E r z o 163
vico comperò questo fondo dai Padri Benedettini, e diede lo
ai Frati Minori esente d'ogni obbligazione : quivi fece erge
fabbriche considerabili, sopra tutto una Chiesa assai grande,
e ornata a maraviglia, la quale fu consacrata sotto il titolo
di S. Maria Maddalena. Si sa dalla Storia, e da monumen
ti incontrastabili, che questo Santo Re, e la Regina Bianca
sua Madre amavano teneramente i Religiosi del P. S. Fran
cesco, onde li ricolmarono di favori. L'anno I 245. l'Abate
e la Comunità di S. Germano des Prez a tenore d'un Bre
ve di Gregorio IX. si compiacquero di vendere due pezzi di
terreno, per allargare il recinto de' Frati Minori, che furo
no comperati da persone divote, secondo la stima fatta da
Monsignor Adamo Vescovo di Senlis. Il Re Filippo il Bello
v' aggiunse l'anno 1298. un altro terreno (1) : e l'anno 156 r.
i Magistrati del Palazzo della Città l'aumentarono in riguar
do ai servigi, che questi Religiosi rendevano di continuo al
la Chiesa, combattendo in difesa della Cattolica Fede contra
gli Ugonotti.
I l dVſig.
La bella (2) Chiesa, monumento prezioso della pietà di ad a n. 7.
S. Lodovico, e della sua affezione inverso l'Ordine di S. Fran
1 234, tt. 2.I.
cesco, fu a caso con sommo dolor de' Cattolici interamente
bruciata il di 19 di Novembre dell'anno 158o, mentre gli
Ugonotti soliti a contaminar gli Altari, e a metter fuoco al
Santuario, furiosamente sdegnati per le vittorie, che dalla lo
ro eresia riportavano i Frati Minori nei discorsi evangelici, Ps. I 36.
e nelle Opere di controversia, godevano dell'incendio, e ne v. 9, c. lo.
trionfavano; a guisa degl'Idumei nella presa di Gerusalemme,
che essi avrebbero voluto veder distrutta sino dai fondamenti.

serva si rel' Abazia di San Germano des Prez. Il P. Dubois Prete dell'
Oratorio nella sua Storia della Chiesa di Parigi, lib. 15. cap. 3. n. 2.
dice, ch'era un'altra casa situata nel medesimo luogo, che fu ceduta
dai Religiosi dell'Abazia a quelli di San Francesco, e che San Lodovi
co in iscambio rimise all'Abazia una rendita di cento soldi di Parigi,
ch'ella era obbligata a pagare al Re per un diritto di pescagicne, che
conceduto le avea. Du Breuil narra la medesima cosa nel secondo libro
delle Antichità di Parigi, citato dal P. Dubois, la qual cosa trovasi an
cora nella Storia di Parigi, tom. 1. pag, 285. Ma di tuttociò nulla ve
desi nella Storia dell'Abazia di San Germano des Prez, stampata l'an
no i 24., nella quale sono state inserale delle cose in Ordine al Con
vento dell'Osservanza, che per più motivi doveano tralasciarsi.
(I) P. Vadingo osserva, che alcuni Cittadini di Parigi aveano com
perato anch'essi dei pezzi di terreno a tal effetto. Ad ann. 1234. n. I .
(2) Avea 32o. piedi di lunghezza, e 92. di larghezza. I suoi orma
menti erano veramente magnifici ; e vi si vedevano molti bei mausolei
di Principi, di Principesse, e d'altre persone di primo rango. Du Bre
uil, Antiquità sde Paris, Liv. 2. Vading ad ann. 1234. n. 24,
16.4 V IT A D1 S. FR A Nc E se o.
Arno Appena succeduta una tal disgrazia, il Re Enrico III.;
I 2 I 9, i Principi, i Magistrati, e la Città pensarono a riedificare la
V d g Chiesa; al che tutti contribuirono. Dall'anno seguente s'in
i traprese il lavoro, mediante il zelo, e la sollecitudine dell'
ººººº illustre Cristoforo de Tou primo Presidente del Parlamento,
il quale per le sue belle doti di equità, di scienza, di pie
tà, d'integrità di costumi, e di rarità di talenti, era stima
to dai Re, amato da popoli, e rispettato da tutto il mon
do; la memoria di cui fu trasmessa a posteri dagli Eruditi
dell'Europa, da Lui amati, e protetti.
Memorie L'anno 16o 1. l'Ordine di S. Francesco scelse per Padre
Iſist. temporale, e Protettore in tutto il Regno Giacomo Augusto
l'iction de Tou, Presidente di Berretta, figlio del Primo Presidente,
Hist. sì celebre per la sua integrità, pel suo sapere, e per la sua
saggia condotta ; il quale all'adempimento de' suoi doveri, e
agli affari di Stato commessigli da Enrico III., ed Enrico
lV., aggiugneva un continuo studio, il cui frutto si è lama
gnifica Storia de' suoi tempi, Opera degna d'essere parago
- nata a quelle degli antichi Scrittori. Questo Egregio Signo
re, che portato dalla divozione e da una inclinazione eredi
taria, era sommamente affezionato a Frati Minori, fece con
tinuare, e perfezionare il sacro Edifizio, che il degno Ge
nitore cominciato avea.
Angelo, o sia Agnello, da Pisa, uno de Missionari in
viati dal P. S. Francesco, fu il primo Guardiano del Con
vento di Parigi. Questo Convento divenne tosto un Collegio,
dove venivano Religiosi da tutte le parti del mondo a stu
diare per essere addottorati nell'Università. Da cinquecento
anni in qua fu illustrato da uomini insigni (i) e la sua glo
ria vien sostenuta ancor oggigiorno da Dottori, i quali per
l'inviolabile loro ossequio dimostrato alla Santa Sede, e al
Corpo de' Vescovi in un tempo, in cui una nobile porzion
della Chiesa trovavasi agitata, meritano una singolare bene
volenza da tutti quelli, che hanno zelo della Cattolica Fede.
Niuno si lagnerà, che nel riferire le prime Missioni dell'Or
dine, dirette dal suo Santo Institutore, siasi alquanto diffu
samente parlato della fondazione del Convento, che allora fu
stabilito nella Capitale di questo Regno; e che siasi dimostra
ta una ben giusta corrispondenza di gratitudine verso i Be
(1) Alessandro d' Hales (d' Hels), Giovanni de la Rochelle, S. Bo
naventura, Ricardo da Miedleton, in latino de Media-Villa , Guglielmo
Varrone, Giovanni Scoto, Niccolò da Lira, i rancesco May: omis, Pietro
Aureolo, e moltissimi altri ne secoli passati, ed ancor nel presente.
L I B R o T E R z o, 165
nefattori, e fatta ai Dottori ortodossi la dovuta giustizia. Anno
Du (1) Brevil su quest'ultimo articolo nelle Antichità di Pa I 2 I 9.
rigi s'esprime assai bene, e molto onoratamente in riguardo Lib. 2. p.
al gran Convento dell'Osservanza. 24o. dell'
-

Fra Pacifico, che era stato istituito dal P. S. Francesco Edizione


di A a/in
Ministro Provinciale della Missione di Francia, mandò alcu gre tel
mi Religiosi in varie parti del Regno, dove furono ben ac i 64o.
colti. Egli andò con alcuni Compagni nel Contado di Hay Nei Paesi
Bassi.
naut, e in altre Provincie de' Paesi Bassi, ove per le libera
lità, e sotto la protezione della Contessa di Fiandra Gio
vanna da Costantinopoli, ei fece fabbricar molti Conventi,
i primi de'quali furon quelli di Lens nell'Artois, di Saint
Tron nel paese di Liegi, di Valenciennes, d'Arras, di Gand,
di Bruges, e d'Oudenarde. Nella Storia delle ultime eresie
si può vedere ciò che i Frati Minori han fatto, e sofferto
ne Paesi Bassi per la conservazion della Fede.
Tommaso da Camtprè, Canonico Regolare di S. Ago Lib. Cantiprat.
2. d.
stino, dappoi Religioso di S. Domenico, narra come testi Apibus c.
28.
monio di vista una cosa mirabile, che merita aver luogo nel
la Vita del P. S. Francesco, essendo avvenuta nel tempo, in ad Meyerus
a flºt,
cui viveva, a proposito del suo Ordine : In Thorouth Città 12 2O.
della Fiandra un fanciullo di cinque anni chiamato Achaz , Molair. ad
di buona Casa, avendo veduto nel 1 2 19 l'abito dei Frati Mi i 1, Julii.
nori, pregò i suoi Genitori di fargliene un simile; e tanto ad Vading.
a º fi.
fece colle sue istanze, e colle sue lagrime, che furono co l 22O. n. 69
stretti a soddisfarlo. Fu dunque vestito da Frate Minore, e
cinto di un cordone; camminava a piedi nudi; non volea por
tar denari, nè toccarli tampoco, e impiegavasi, quanto po
teva, negli esercizi de Religiosi. Vedevasi nel mezzo de' suoi
compagni far l'officio di Predicatore, distoglierli dal male,
e stimolarli al bene col timor dell'Inferno, e colla speranza
del Paradiso, che andava loro insinuando, insegnar loro a
recitar l'Orazione Domenicale, e la Salutazione Angelica, e
ad onorar il Signore con genuflessioni. Riprendeva coloro, i
quali facevano del male in sua presenza; riemmeno lasciava
di rimproverare l'istesso suo Padre, se lo sentiva giurare, o
lo vedeva ubriaco: Padre, dicevagli colle lagrime agli occhi,
non dice egli il nostro Paroco, che coloro, i quali fanno
simili azioni, non possederanno il Regno di Dio? Essendo
(1) Poichè l'Opera dell'accennato Du Breuil, accresciuta da Malin
gre, è il fondo della Storia della Città di Parigi, stampata l'anno 17e4.
non dovea si commettere in cinque volumi ció, ch'egli si è creduto ob
bligato di dire in un solo a vantaggio d'un'illustre Famiglia .
166 V I TA D I S. FRA N C E S C o
Anno in Chiesa un giorno di Festa con sua Madre, che era vesti
ta d'un bell'abito di color di fuoco, le mostrò il Crocifisso
12 19.
come quello, che condannava la di lei vanità, e l'avvertì di
guardarsi bene, che quel colore non la facesse cader nelle
fiamme dell'Inferno. Fu sì efficace questo avvertimento, che
la Madre d'allora in poi non portò più che abiti semplici,
ed onesti. Faceva stupore in un'età così tenera tanta aper
tura d intendimento, di maturità, di saviezza, e di pietà :
nè v'era alcuno, che non si pigliasse un sommo piacere di
vedere, e sentir parlare quest'amabil fanciullo.
l ddio ritirollo dal mondo prima, che compisse i sette
anni. Nella sua malattia si confessò , e chiese la Santissima
Comunione con gran premura. Ma poichè il Paroco non osa
va di contentarlo in questo particolare a cagion dell'età,
quantunque l'uso della ragione fosse sì avanzato, e la santi
tá sì palese; egli alzò le mani al Cielo, e disse con una ma
ravigliosa grazia: Signor mio Gesù Cristo, Voi sapete, che
io nient'altro desidero in questo mondo, che di ricevervi.
io v'ho chiesto: ho fatto quanto ho potuto : spero con una
ferma fiducia, che non mi privarete della bella sorte di pos
sedervi. Quindi consolò, ed esortò i suoi Parenti, e gli al
tri, che dirottamente intorno a lui piangeano. Finalmente
tutto occupato nelle divine lodi, e nell'orazione, rendè l'a-
mima sua pura ed innocente al Creatore.
Il Testimonio di vista aggiugne due circostanze consi
derabili. La prima si è, che l'abito religioso di questo san
to fanciullo disparve, nè vi fu modo di poterlo mai più ri
trovare. La seconda, che i Frati Minori, i quali intervenne
ro alla sepoltura di lui, come anche lo stesso Testimonio di
vista, che andò a fare orazione sopra il di lui sepolcro, non
poterono, per qualunque sforzo facessero, continuare il Sal
mo De profundis, che avevano cominciato. D'onde compre
sero, che un'anima così pura non avea bisogno di suffragi ;
e senza dubbio non volevano ciò fare, se non perchè teme
vano, che essendo pervenuta sì di buon ora all'uso della ra
ione, non avesse contratto qualche macchia di colpa.
Mentre la Missione di Francia, e de Paesi-Bassi sotto la
direzione di Fra Pacifico faceva de'gran progressi, Fra Cri.
stoforo e il suo Compagno attendevano felicemente a quella
di Guienne, che cominciarono dal Convento di Mirepoix, il
quale fu loro donato da Signori dell'illustre e antica Fami
glia de Levi con singolari dimostrazioni di benevolenza. I
Religiosi, che il Santo Patriarca mandati avea in Ungaria,
L I B R o T E R z o 167
per allora non ebbero buon successo: poichè furono maltrat Anno
tati, e spogliati tante volte de' poveri loro abiti, dimodochè 12 i 9.
non vedendo esservi alcuna apparenza di far del bene, ritor
narono in Italia. Ma nell'anno 1235. ne fu risarcito il dan
no da Bela IV. Re d'Ungaria, fratello di S. Elisabetta, il
quale in tutto il suo Regno ammise i Frati Minori, quivi
gli stabilì, e se ne servì per importanti affari. Quelli, ch'era
no destinati per l'Inghilterra, non vi giunsero, se non l'an
no 122o., perchè si fermarono in Parigi; onde se ne parlerà
sotto quell'anno medesimo, Si dispo
per
Francesco dopo d'aver inviati i suoi Discepoli in varie ne am -

dare in
parti del mondo, come già si è detto, disponevasi per andar Levante.
in Levante col medesimo zelo, che loro aveva insinuato; quan
do ecco il Cardinal Ugolino Prottettore dell' Ordine gli par
lò del governo del Monastero di San Damiano, in cui era
Suor Chiara, e d'altri Monasteri di Religiose istituite sull'isti s
so modello, che cominciavano a moltiplicarsi; essendovene già,
oltre quei d'Italia, uno nella Città di Burgos in Ispagna.
Allora il Sant'Uomo rispose al Cardinale: Io non ho sta
bilito, nè procurato alcun altro Monastero di Religiose, che
quello , in cui ho collocato Suor Chiara per osservare la clau
sura ; nè tampoco mi sono incaricato d' altra cura, che di Suoi sen
quel solo e per la disciplina regolare, e pel mantenimento, timenti in
che io coi miei Compagni gli procurerò per mezzo della neti - torno al
dicazione, secondo la povertà del loro stato. Non v'è cosa, governo
del Mona
che tanto mi spiaccia, quanto la premura, che ha nao a ott - stero di S.
ta alcuni miei Frati, di stabilir altrove dei Ionasteri di Re i Dniano ,
ligiose, e di governarli: sopra tutto mi rincresce al sommo, e degl' al
ch'elleno chiamate siano col nome di (i) Minori. Pertanto, tri del me
desimo Or
Monsignore, vi supplico istantemente d'allontanare, per quan dine -
to sarà possibile, i miei Frati dalla cura e dalla famigliarità
delle Monache, se volete provvedere alla loro riputazione,
e al lor progresso nella virtù, e di far in maniera, che que
ste non sieno chiamate , se non Povere Signore , o Povere
Claustrali, final tantochè il tempo ci faccia conoscere il no
me, che loro sarà più convenevole. -

Per queste e molte altri ragioni da Lui addotte, il Car


dinale, come prudentissimo ch'egli era, pigliossi l'assunto di
regolar questo negozio col Sommo Pontefice : gli raccoman
dò solo con molta affezione d'aver sempre una cura partico–
lare di Suor Chiara, e delle sue compagne. Francesco così
(1) Minorisse.
I 68 VITA DI S. FR A N cE sc o
Anno fece: Vi si obbligò a voce, e con questa Lettera, di cui San
I 2 I9. ta Chiara nel suo testamento fa espressa menzione.
Alla Dilettissima Sorella Chiara, ed alle altre Suore di
San Damiano. Francesco: Salute in Gesù Cristo

Poichè per divina inspirazione vi siete fatte figliuole e


serve dell'Altissimo, il Re Supremo, il Celeste Padre, ed
avete scelto lo Spirito Santo per vostro Sposo, affine di vi
vere secondo la perfezione dell'Evangelio, mi prendo l'im
pegno, e vi prometto d'aver sempre cura di voi, o io stes
so, o per mezzo de'miei Frati, con altrettanta sollecitudi
ne e vigilanza, quanta aver debbo per essoloro. Vi saluto
nel Signore.
L'attenzione, che aveva il Santo Patriarca pel Monaste
ro di S. Damiano, fece credere a suoi Religiosi, che potes
sero assistere ancor agli altri, che seguivano il medesimo In
stituto, senza far riflessione, che suor Chiara e le sue figlie,
le quali furon le prime ad abbracciar la perfezione sublime
della povertà volontaria, di cui ne secoli precedenti non si era
veduto alcun esempio, meritavano d'esser distinte ; e che il
governo di un solo Monastero non poteva aver delle conse
guenze moleste e fastidiose. D'altronde vi si erano impegna
ti per consiglio dei Vescovi, e per le suppliche, le quali ve
nivano lor fatte: di più si sentivano mossi a ciò fare dalla
carità, che aveano alle Vergini consacrate a Gesù Cristo in
uno stato di grande austerità. Ma il Santo, che prevedeva
gl'imbarazzi, che ciò averebbe cagionati nel suo Ordine, e
gli altri inconvenienti, che quindi potevano avvenire, tene
va lontani, più che poteva, i suoi Frati da cotesti servigi
ericolosi ; e spesse volte con risentimento diceva: Temo,
che nel medesimo tempo, in cui Iddio ci ha levate le Don
“ne, il Diavolo non ci abbia procurato delle Sorelle. Parole
son queste, che rinchiudono un gran sentimento, e possono
servir d'instruzione a tutti quelli, i quali veggonsi obbligati
dall'esercizio del Sagri Ministeri a conferir colle femmine.
Il Cardinal Ugolino col consiglio, e coll'autorità del Pon
tefice, lasciando a Francesco la direzione del Monastero di
S. Damiano d'Assisi, prese il governo di tutti gli altri del
medesimo tenore, e deputò per Visitator generale sotto i suoi
ordini un saggio Religioso Cisterciense, Ambrogio di nome.
Diede loro la Regola di S. Benedetto con alcune Costituzio
ni, che sono riferite interamente dal P. Vadingo. Quì non
-
L 1 e R o T E R z o 169
s'inferiscono, perchè l'anno 1224. il P. S. Francesco prescris- Anna
se loro una Regola, della quale si parlerà: e questa è la so- 12 I9.
la, che deesi chiamare la Regola di Santa Chiara, o del se
cond'Ordine. - -

Essendo morto Ambrogio poco dopo, ad istanza del Car


dinal Protettore il Papa diede la medesima commessione a Fra
Filippo Lunghi, uno dei compagni del Santo, con podestà di
nominare dei Religiosi del suo Ordine per la direzione de'
Monasteri conforme a quello di S. Damiano. Fra Filippo era
si procurato egli stesso un tal impiego, senza pigliar consi
glio dal Santo; mosso dal zelo della perfezione di quelle Re
ligiose, che allora trovavano pochi maestri di spirito abili a
dirigerle secondo il tenor della vita, ch'elleno aveano ab
bracciata. Persuadevasi, che uomini, i quali menavano una
medesima vita fossero più capaci d'instruirle, che altri, i quali
non ne aveano , che la teorica . Questo può esser vero co
munemente parlando; ma egli è vero ancora, che trovando
si degni Ecclesiastici, de quali può dirsi come di San Fran
cesco di Sales, che senza essere nello stato Religioso ne pos
seggon lo spirito. Oltre a che la grazia del Ministero influi
sce particolarmente in tutti que Direttori, i quali uniscono
colla puritá della fede la bontà del costumi, l'esercizio dell'
orazione, lo studio delle sacre lettere, ed un perfetto disin
teresse, senza parzialità di affetto inverso d'alcuna delle Re
ligiose, che da lor son dirette.
Per buone che fossero le intenzioni di Filippo, France
sco disapprovò il di lui zelo così dicendogli: Avete fatto ma
le, Fra Filippo, avete fatto male. Finora la fistola non è
stata, che nella carne, e perciò v'era speranza di poterla
guarire; ma giacchè al presente si è inoltrata nelle ossa, è
divenuta incurabile.
Fece vivamente conoscere su questo punto i suoi senti
menti con una penitenza, che ingiunse a Fra Stefano uno de'
suoi compagni. Mentre viaggiavano insieme presso un fiu
me, questo buon Religioso gli disse con semplicità, che era º
stato ad uno di quel Monasteri di Monache per Ordine del
Visitatore, ma che conosceva d'avere in ciò fatto contra le
intenzioni di Lui; che per tanto gliene domandava perdono.
Il Padre lo riprese molto seriamente, e gli comandò, che per
purgare il suo errore si mettesse nell'acqua col suo abito; ed
era il mese di Decembre. Essendosi Stefano messo prontamen- -
te nell'acqua: Spegnete in quell'acqua, gli disse Francesco,
Tom. I. 22 - e º
17o V 1 T A e 1 S. FR A Nc E s c o.
Anno spegnete le scintille d'un fuoco piacevole, e soave, ma pe .
I 2 I9. ricoloso: lavatevi e purgatevi bene dalle lordure segrete,
che forse senza accorgervi avete contratte. Di poi conti
nuò il suo viaggio, ch'era di due miglia ancora, andando
avanti, senza rivolgere indietro la testa verso il compagno
tutto inzuppato di acqua, che lo seguiva. Giunti che furo
no al Convento, moderò il rigor della penitenza con parole
di carità e di dolcezza ripiene, aiutandolo a fargli asciugar
l'abito. Quest'azione non recherà stupore, fuorchè alle per
sone, le quali non sanno fin dove arrivasse ne' Santi la de
licatezza dei lor sentimenti intorno alla purità del cuore, e
quanto sia facile il macchiarla.
Del resto allora Francesco profetizzò, quando disse a
Fra Filippo, che aveva renduta la piaga ormai incurabile coll'
obbligarsi alla direzion delle Monache. Imperocchè la servi
tù, ch'elleno di poi richiesero dall'Ordine, e che pretende
vano esser loro dovuta in conseguenza della cura, che il Pa
dre S. Francesco avea presa del Monastero di S. Damiano,
parve sì onerosa, che nel Capitolo Generale tenuto in Pisa
l'anno 1265. , a cui presedeva San Bonaventura, fu fatto
un Decreto, in vigore del quale si dovessero lasciare all'al
trui direzione. Ma alcuni Personaggi della Corte di Roma ne
impedirono l'esecuzione ; cosicchè il Santo Generale, il qua
vedeva gl'inconvenienti, che il P.S. Francesco preveduti avea,
e perciò avea voluto prevenir di buon ora, non vi potè in
alcun modo rimediare.
Tutta la precauzione, ch'egli usò, fu il dichiarare au
tenticamente, e far dichiarare dal Papa, che, quanto faceva
no i Frati Minori a beneficio delle Religiose di Santa Chia
ra, tutto era per pura carità, e non già per dovere: ed accioc
chè la lunghezza del tempo non potesse introdur prescrizio
ne veruna, le Religiose furono obbligate a sottoscriverne un
Atto, di cui fu loro mandata la formola. In tal guisa niu
no dee persuadersi, che l'Ordine sia molto interessato nel go
verno delle medesime : anzi sarà sempre pronto a lasciarle,
qualora piacerà al Sommo Pontefice d'acconsentirvi. Frattan
to che l'Ordine ne rimarrà incaricato, egli è necessario, che
le Monache da un canto riguardino con rispetto ciò, che non
è altro, se non un semplice esercizio di carità verso loro, e
i Religiosi dall'altro canto si ricordino, che hanno a dirige
re un sesso, in cui fino nella sua divozione deesi temer il
carattere della prima Donna. -

Il Santo Patriarca essendo sul punto d'andare a predi


L I B R o T E R z e 171 Anno
car l'Evangelio a Maomettani del Levante, determinò di man- 12 19
dar alcuni Frati a quei del Ponente. Sei dunque ne scelse per Man,
inviarli a Marocco, Vitale Religioso di gran santitá, e di sin- sei Reli
golar prudenza, che fu dichiarato Superiore ; Berardo da gº º
Carbio del Contado di Narni, che possedeva assai bene la lin-º'
gua (1) Araba; Pietro da San Geminiano, e Ottone, Sacerdo
ti, Ajuto, e Accursio Laici: ed avendoli chiamati alla pre
senza di tutti gli altri, loro parlò in tal guisa: Ció che
Figliuoli miei cari, Iddio mi ha ordinato di mandarvi lo dice,
nel Paese de Saraceni, per quivi annunziare la sua Fede,
e per combattere contra la legge di Maometto. Io me n'an
drò per altra parte a procurare la conversione del medesi
mi Infedeli, e a questo modo invierò Predicatori per tutto
il mondo. Disponetevi dunque per eseguire la volontà del
Signore. Ed accoicchè ve ne rendiate degni, abbiate molto Sup, 2, 24,
a cuore di conservare tra voi la pace, la concordia, il no
do indissolubile della carità. Fuggite l'invidia, che è stata
l'origine della perdita dell'uman genere. Siate pazienti nel
le tribolazioni, ed umili nelle prosperità : poichè questo è il
mezzo di riportar la vittoria in ogni sorta di combattimen
ti. Imitate Nostro Signor Gesù Cristo nella povertà, nella
castità , nella obbedienza. Ei nacque povero, visse pove
ro, insegnò la povertà , e nel seno della povertà egli se
ne morì . Per dimostrare quanto egli ami la castità, volle
nascere da una Vergine, trascelse Vergini per suoi primi
(2) Soldati ; conservò, e consigliò la verginità, e spirò al
la presenza di due (3) Vergini. Quanto alla obbedienza, ei
non cessò di esercitarla dalla sua nascita fino alla sua
morte sul patibolo della Croce. Mettete nel Signore la vo
stra speranza; Egli vi sarà guida sicura, e ne vostri bi
sogni v' ajuterà . Portate con voi la nostra Regola, e un
Breviario per dir l'Officio Divino, con esattezza, e siate sem

(1) Il Bollando nel secondo Tomo degli Atti de Santi del Mese di
Gennaio, pag 62. n. 2. fa dire al Vadingo, ann. 1219. n. 48. eum (Be
rardum) arabica lingue utcumque peritum, concionatorem vero egregium
Jftisse. Ma ecco ciò, che precisamente ritrovasi nel medesimo luogo de
gli Annali del Vadingo nell'edizione di Lione del 1625., e in quella
del 1644 , la quale si ha dinanzi agli occhi, mentre si sta scrivendo:
Frater Berardus perite callebat linguam arabicam. Non si sa, se que- -
sto sia uno sbaglio seguitato da M. Fleury nella sua Storia Ecclesiasti
ca, lib.78. n. 25., o pure se vi sia qualche mutazione in altre edizio:
ni del Vadingo, che non si sono vedute. A -

(2) I Santi Innocenti. -

(3) La sua Santissima Madre, e S. Giovanni Evangelista,


172 V I TA DI S. FR A N c E s c o, -

Anno pre di buon cuore sottomessi a Fra Vitale vostro Superiore,


I 2 i 9. Figliuoli miei, benchè io goda sommamente di vedere la buo
na volontà, che voi avete, la nostra separazione però non
lascia di far provare al mio cuore un'amarezza, che vie
ne dall'amor mio verso di voi. Ma bisogna, che io prefe
risca gli ordini del Signore alle mie proprie inclinazioni.
Vi prego d'aver sempre dinanzi agli occhi la Passione di
Nostro Signor Gesù Cristo: ella vi fortificherà , e vi ani
merà d'una maniera particolare a patir per la sua gloria.
Incoraggiti questi uomini appostolici dal discorso del
lor zelantissimo Padre risposero, ch'erano disposti a trasfe
rirsi ad ogni paese, e ad esporsi ai più crudi tormenti per
gl'interessi della Fede Cattolica: che non dovea, per dar lo
ro esempio, andar Egli stesso ne paesi degl'Infedeli; quasi
chè non bastasse la sua sola parola ; che non parevano loro
troppo rigorosi i suoi ordini; e che speravano soccorso dall'
alto per eseguirli; ma che avevano bisogno delle sue orazio
mi e della sua benedizione, per poter far qualche frutto in
terre non conosciute tra una barbara nazione inimica del no
me Cristiano. -

guelli che vi manda, ripigliò il Santo con gran fervo


re, egli stesso avrà di voi tutta la cura: voi siete sotto la
protezione di Dio: voi non siete più miei, dacchè vi distac
co dal mio seno per mandarvi a travagliare per amor suo.
Eglino allora s'inginocchiarono, baciarono a Francesco la ma
no, e cogli occhi bagnati di lagrime gli chiesero la sua ul
tima benedizione: ed Egli la diede loro piangendo di tene
rezza in questi termini: Venga sopra di voi la benedizione
di Dio Padre, siccome è venuta sopra gli Appostoli: Sia quel
la, che vi fortifichi, che vi regga, che vi consoli nelle tri
bolazioni. Non vogliate temere : il Signore è con voi come
un guerriero invincibile: andate in Nome di Dio, il quale
vi manda.
Del lor viaggio si parlerà nel riferire il martirio, che
sofferirono nella Città di Marocco il giorno 16. di Gennajo
dell'anno 122o.
Parte per Finalmente Francesco nulla più sospirando, che il mar
andar in tirio, ch'Ei già due volte non avea potuto ottenere; affidò il
Sorì a con
dodici com governo dell'Ordine in sua assenza a Frat'Elia, Provincial di
pagni. Toscana, e si partì per andar in Soria con dodici compagni,
i principali furono Pietro Cattaneo, Barbaro, Sabbatino, Leo
nardo d'Assisi, e Illuminato da Rieti.
In passando eglino per la Provincia della Marca, per an
- L I E R o T E R z o 173
dare ad imbarcarsi nel Porto d'Ancona, venne un giovane a Anno
chieder l'abito di Frate Minore : a cui il Santo rispose: Se i 2 Io.
voi volete aggregarvi ai poveri di Gesù Cristo , andate a Ricusa di
distribuire agli altri poveri quanto avere. Il giovane se ne accettare.
andò, e diede tutto il suo a suoi parenti da lui molto ama- nell' Ordi
ti, senza nulla distribuire a poveri. Ritornato che fu, mani- ""
festò quanto avea fatto: Laonde Francesco rimproverollo se- p attaci
veramente, e riguardandolo come un uomo inutile, e inca- to a suoi
pace di perfezion evangelica: Fra mosca, gli disse (così Egli Pºnti:
chiamava tal sorta di persone) Fra mosca andate a fare i fat
ti vostri , voi non siete uscito del vostro paese, nè del vo
stro parentado: avete lasciato a vostri parenti, e defrauda
ti i poveri: per la qual cosa non meritate d'esser ricevu
to nella compagnia di quelli, che fan professione della san
ta povertà. Avete cominciato dalla carne, e questo è un fon .
damento troppo rovinoso per un edificio spirituale. Ritornò
il giovane carnale e animalesco a suoi parenti, ripigliò il suo
e piuttosto, che farne parte a poveri, abbandonò la buona
risoluzione, che avea.
L' amor de parenti fece a costui tanto danno, quanto l'
amore delle ricchezze a quel giovane, a cui disse il Signo
re, che vendesse ciò che aveva, e a poveri ne distribuisse il Matth. 19.
prezzo. Forse avea ancor qualche speranza nei beni, che la- º
sciava a suoi parenti: il che è contrario allo spogliamento to
tale, che Gesù Cristo richiede. Questa è la ragione; per cui
San Bonaventura narrando un tal fatto, dice, che il P. S. Fran
cesco non ammetteva nel suo Ordine, se non quelli, i quali
si spropriavan di tutto, e nulla affatto si ritenevano.
L'Uomo di Dio accettò nel viaggio molti novizj . De'
suoi Religiosi, che stavano ne'luoghi circonvicini, molti l'ac- e, a
compagnarono fino ad Ancona, per condurlo alla nave, do- is 5.
lenti a guisa de'fedeli di Melasso, e di Efeso, che accompagna
vano San Paolo, il quale imbarcarsi dovea per Gerusalemme;
benchè non avesse lor detto, come l' Appostolo, che non l'avreb
bero più riveduto. L'arrivo di questa Religiosa truppa fu sì Gli viene
gradito ai Signori del Magistrato d' Ancona, che subito di- ci un
segnarono un sito per fabbricarvi un Convento, che fecero co- i".
minciare a loro spese. Riuscì così grande, che Francesco ri
tornando da Palestina, lo fece ristringere per amor della po
vertà, e diede il modello di una Chiesa, che ancor sussiste
con una più grande, la quale vi fu aggiunta.
Il Capitano del Vascello, che andava a portar soccorso
all'Esercito de Cristiani accampato sotto la Città di Damia
I 74 V IT A D I S. FRA N C E S C o
Anno ta , si contentò di ricevere il Santo Patriarca , che compiva
I 2 I 9. il numero di dodici Religiosi. Tutti que Frati, ch'erano pre
senti, desideravano di mettersi in mare con esso lui, e ciascun
procurava di essere preferito, non solo per godere la com
pagnia di Lui, ma ancora per aver occasione di ottener la
corona del martirio, che tutti bramavano ardentemente: ma
per non rattristarne alcuno, e per non usar parzialità, mol
to prudentemente e con una bontà di Padre comune così dis
se loro:
Figliuoli miei dilettissimi, non v'è neppur uno tra voi,
che io abbia cuore d' allontanare da me: vorrei, che tutti po
teste accompagnarmi in questo viaggio, ma voi vedete, che
non era cosa ragionevole, che io facessi al Capitano della
nave la petizione per tutti. Laonde acciocchè niuno abbia
motivo d'invidia, o di lamento, io non voglio farne la scel
ta, ma convien che la faccia Iddio: e chiamando subito un
fanciullo, che trovavasi nell'equipaggio della nave: il Signo
re, diss' Egli, che per bocca de fanciulli ha dato più volte a
conoscere la sua volontà, non dubito, che non sia per far
lo ancor al presente, interroghiamolo dunque , e prestiamo
fede a quanto dirà: Iddio parlerà per bocca di lui. Diman
dò Egli pertanto al fanciullo, se era volontà di Dio, che tut
ti i Religiosi presenti si mettessero in mare per fare quel
viaggio. Il fanciullo con franchezza rispose: No, non è vo
lontà di Dio. Domandogli ancora , quai fossero quelli, che
Fa addita- pigliar dovea in sua compagnia: e il fanciullo inspirato da
i" Dio ne nominò undici, mostrandoli a dito, ed avvicinan
i dosi loro, secondo che a nn per uno li nominava, -

da Dio Pieni di maraviglia i Religiosi per quello, che allora vi


quei, che dero, e intesero, tutti ne furon contenti, non meno quei,
debbono - - - -
t - -

che restar doveano, chee gli altri, i quali erano nominati


accompa-
-
per
, in andare col Santo. Laonde inginocchiati e ricevuta la benedi
oria. zione dal loro comun Padre, dopo d'essersi dato il bacio di
pace, si separarono.
S'imbarca Imbarcossi Francesco cogli undici suoi compagni: si levò
"A" l'ancora, e in breve tempo si approdò all'Isola di Cipro, do
e approi, ve il Vascello fermossi per due giorni. In questo intervallo
all'Isola di di tempo un Religioso comise un fallo, che fu da lui stesso
Cipro, rigorosamente purgato. Per un certo movimento di collera,
da cui fu preso, si lasciò scappar di bocca alcune parole al
quanto aspre contra un Frate alla presenza degli altri, ed un
Gentiluomo, il quale poteva restarne scandalizzato: quindi fa
cendovi subito riflessione, e pentito dell'error suo, se n'an
L I B R o T E R z o I 75
dò a " dello sterco di bestia, e ritornato che fu al me Anno
desimo luogo, se lo mise in bocca, e masticollo dicendo: Egli I 2 I 9.
è cosa giusta, che la bocca di colui , il quale ha offeso il
proprio fratello sia riempiuta di sucidume. Quest'atto di pe
nitenza, che appieno soddisfaceva l'offeso, talmente guadagnò
il cuore del Gentiluomo, che egli offerì a servigio dell' Or
dine la sua propria persona, e i suoi beni ancora.
Da Cipro venne Francesco a sbarcarsi in Acri (1) donde Arriva ad
mandò a due a due i suoi compagni in quelle parti della So Acri ; di
stribuisce i
ria, che aveano maggior bisogno di Missionari. Per alcuni suoi com
giorni predicò nei contorni della Città, e vi fece del bene.
Quindi s'imbarcò di bel nuovo con Fra Illuminato per an varie pagni per
parti
dar all'Esercito de'Crociati, che assedediavano la Città di Da dolla Sorìa
miata. Quale sia stato il motivo della Crociata e dell'Asse eEsercito
vien all'
dio, eccolo brevemente. accampato
Nel Concilio Lateranese, che fu celebrato l'anno 12 15., sotto la
Innocenzo III. rappresentò sì al vivo, e in una sì efficace ma Città di
Damiata.
niera lo stato compassionevole, a cui ridotti si trovavano i
Cristiani di Terra Santa, sotto il dominio del Saracini, che
per liberarli da una schiavitú sì crudele, il Concilio ordinò Concil.
una Crociata simile a quella, che per lo stesso motivo erasi Later. IV.
già ordinata ne due secoli precedenti. I Vescovi la pubblica-S, m. 1. n.
rono dappertutto con gran calore; e il Papa per darle mag- nocen. Pap.
gior peso, dopo d'averla pubblicata in Roma, se n'andò egli
stesso a predicarla in Toscana . Essendo morto questo gran
Papa il dì 16. Luglio dell'anno 12 16., Onorio III di lui Suc
cessore imitandone il 2elo, scrisse ai Principi, ed ai Prelati Fp.Lib
lII. Hon.
di tutta l' Europa, ed inviò de' Legati per affrettar l'esecu- i" e
zione di quanto era stato di già decretato nel Concilio Latera- sia -

nese. Il successo fu sì pronto e sì felice, che al tempo asse


gnato, ch'era il primo di Giugno dell'anno i 217., un infi
nità di Crociati, particolarmente delle Nazioni Settentrionali,
trovossi disposta alla partenza, per andare in Palestina per
mare e per terra.
Dopo alcune spedizioni, giudicarono i Crociati, che in Raynald,
vece di attaccar battaglia in Palestina, siccome fin allora si i dis
era fatto, doveasi pertar la guerra in Egitto, perchè da quel
la parte i Soldani spedivano numerose armate in Terra San
ta contro quelle de'Cristiani: e tale appunto era stato il di
(1) Città della Finicia in Soria nei confini della Palestina, detta
dagli Ebrei Acon, e Prolemaide da Ptolomeo Re di Egitto. Chiamasi
ancora San Giovan d'Acri, a cagione del lungo soggiorno, che lui i
fecero i Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme. -
176 VITA DI S. FRA N C E sc o.
Annn egno d'Innocenzo III. nel Concilio Lateranese. Fecesi dun
l2 I que risoluzione d'andare ad assediar Damiata la più forte
Jacob, Città dell'Egitto", e la chiave del Regno per la sua situazio
Vitr. Hist. ne. I primi, che fecero vela, giunsero sotto la piazza il
Orien, Lib.
3 ad ann. giorno 5o. di Maggio. Scesero a terra senza resistenza ve
12 18, runa, si trincerarono comodamente, e giunto che fu il rima
mente dell'Armata, si cominciaron gli attacchi.
L'assedio durò quasi diciotto mesi con differenti suces
si, e vi si fecero azioni di stupendo valore. Coradino (I)
Soldano di Damasco alla testa d'un'Armata più numerosa di
quella del Crociati, venne ad assediarli nelle loro trincee, ed
essendo stato soccorso da Meledino (2) suo fratello, Soldano
di Egitto, ovvero di Babilonia (3) con un'altra numerosissi
ma armata, misero le lor truppe in ordine di battaglia l'ul
timo giorno di Luglio dell'anno 12 19. alla mattina per tem
po; si presentarono avanti le linee, e in varie parti le at
taccarono. Il combattimento fu così ostinato, che durò fino
alla notte: pareva che i Saracini già tenessero in mano la vit
toria; ma loro fu tolta principalmente dal valor de France
Jac. Vitr. si, sostenuti dal Gran Mastro del Tempio, e da quello de'
ibid. ad an. Cavalieri Teutonici, che ben lontano scacciarono gl' Infedeli
1219. fuor delle linee, e ne fecero un gran macello. Entrò la di
visione tra la cavalleria, e l'infanteria dell'esercito de'Cro
ciati. Si fecero tra loro, circa il poco coraggio, dei pun
genti rimproveri, estremamente sensibili a guerrieri. Laonde
animati da una sediziosa emulazione, e affine di far vedere
chi avrebbe avuto maggior valore, obbligarono Giovanni da
Brienne Re di Gerusalemme, Generalissimo dell'armata , di
condurli al nemico per dargli battaglia.
In questo mentre arrivò Francesco (4) al campo, non
(1) Ovvero Moaddam.
(2) Ovvero Melic-Camel.
(S) Chiamavasi Soldano di Babilonia a cagione della Città Capitale,
detta Babilonia d'Egitto, ovvero nuova Babilonia, per distinguerla da
Babilonia situata nell'Asia sopra l'Eufrate, fabbricata da Nemrod, Ca
pitale della Caldea. Era di rimpetto a Memphis, vicino al Nilo, e del
le sue rovine si è poi formato il Gran Cairo
(4) L'Autor della Storia delle Crociate, tom. 2. lib. 9. s'esprime in
questi termini: Aliers fa che San Francesco.... s'ingerà contra il suo
solito negli affari, che non erano puramente di Religione, e fece guasto
potè per opporsi a cetesta risoluzione (di combattere . Poichè lo Spiri
to dei Sissore perfettassezze s'accorda col sentimento comune.... predis
se, ... ... ce - gran rasssee, che un'impresa sì mal concertata.... riasci
sa sarei e fa sesta. Dunque si dovrà dire, che un Santo s'ingerisca in
affari, che non sono puramente di Religione, allorchè per ispirazione
L I B R o T E R z o. 17?
avendo altre armi, che quelle della Fede; e con gran gemi- Anno
ti disse al suo Compagno: Il Signore mi ha fatto conoscere I 2I
che se si viene alle mani, infallibilmente i Cristiani avran- " al
no del disvantaggio. Se io lo dico, sarò tenuto per paz- Camposo.
zo. Se nol dico, vi va della mia coscienza, che ve ne pare? to Damia
Il Compagno, Illuminato di nome, e in realtà di lumi ripie- º. “i"
no così gli rispose: Fratello, non vi curate del giudizio de- iº si
gli uomini: non è solamente oggi che voi siete tenuto per cesso della
un insensato. Scaricate pure la vostra coscienza, e temete battaglia ,
Iddio più che il mondo. Francesco se n'andò subito ad av- " "-
vertire i Cristiani, che non dessero battaglia, e predisse lo- ie
ro, che se ciò avessero fatto, sarebbero stati battuti, Saracini.
Essendo allora gli animi troppo riscaldati per dar ascol
to solamente alla ragione, le parole del Santo furono prese
per vaneggiamenti. Il dì 29. d'Agosto, mentre v'era un
caldo eccessivo, l'Armata de Cristiani uscì in battaglia. Il
Nemico a bella prima si ritirò, per impegnar i Crociati in
una vasta campagna, ove una goccia d'acqua non si trova
va: ed allora che vide mettersi in disordine a cagion della
sete e della stanchezza le truppe, voltò faccia in un tratto
e corse a lanciarsi addosso alla Cavalleria dell'Ala dritta ,
che prese in fianco; onde fu tosto rotta e dissipata. L'In- La sua
fanteria, che era sostenuta da essa, vedendo una tale scon- "
fitta si mise in fuga, e tutta l'Armata si sarebbe perduta, º “º
se il Re seguitato da Cavalieri dei tre Ordini, da Francesi,
da Fiamenghi, dagl'Inglesi, e d'altre truppe, non si fosse
spiccato dal corpo di battaglia per tenere a bada i Saracini,
che davano lor dietro, e non avesse fatta una bella ritirata.
battendosi sempre infino al campo. In quell'occasione i Cri
stiani perdettero quasi sei mila uomini, oltre i prigionieri,
tra i quali v'erano persone di considerazione. Questa (2) per
dita, che fu l'adempimento della profezia (2) del P. S. Fran
Tom. I. 23

divina predice la perdita d'una Battaglia? Dovea forse ciò dirsi de'Pro
feti, che predicevano tanti funesti temporali avvenimenti ? Di più, per
chè attribuir in parte la predizione del P. S. Francesco alla notizia, ch'
Egli avea di misure mal concertate ? Parlò nel medesimo giorno, in cui
arrivo al Campo: non avea notizia nè del paese, nè della guerra, nè
delle misure, che si erano prese. Dunque non sarebbe egli un voler diminui
re la meraviglia, e l'essere soprannaturale d'una tal predizione? -

(1) Non impedì ella però di continuar l'assedio: cosicchè la Città


di Damiata fu presa dall'Usercito del Crociati il giorno 5 di Novembre
del medesimo anno.
2) Questa profezia è riferita da tre Compagni del P. S. Francesc
178 V IT A DI S. FRAN C E s c o
Anno cesco, diede a divedere, dice San Bonaventura, che non do
I 2 I 9. veano disprezzarsi i saggi di Lui consigli; poichè secondo le
parole della Sacra Srittura: l'anima d'un sant'uomo alle
volte scopre meglio la verità, che sette sentinelle poste so
pra le alture, per osservar ciò che succede.
Gli errori de Crociati, e gl'infelici successi, che le Crociate
ebbero spesse volte, hanno data occasione a certi Critici di
condannar tutte le guerre intraprese contra gli Eretici, e gl'
Infedeli. Nientedimeno egli è certo, che le Crociate per "
spazio di due secoli sono state insinuate da Sommi Pontefi
ci e da Concilj, pubblicate da Personaggi di santa vita, e
dai lor miracoli autenticate; dirette da Principi Cristiani di
tutta l'Europa, da molti Re di Francia, da un San Lodo
vico, da uomini pieni di religione, di prudenza, e di va
lore, quali appunto furono ua Godifredo di Bouillon, ed un
Simone Conte di Montfort. Non è dunque egli una temerità
il pretendere d'involgerli tutti in una medesima condanna ?
Se non tutti i Crociati aveano intenzioni pure, se nelle loro
armate entrò la dissolutezza, se gli andamenti loro non fu
rono tutti regolati dalla prudenza, se talvolta dopo le lor
misure ben concertate non ne riuscirono felicemente , saran
queste ragioni bastevoli per biasimarne l'impresa? Dunque
dai soli avvenimenti si dovrà forse giudicar delle cose?
San Bernardo predicò la Crociata, che ſu risoluta l'an
no i 144 giusta il disegno, che conceputo ne avea Luigi VII.
Re di Francia, fondato sopra un principio di Religione, il
qual disegno fu da Eugenio III., e dai Vescovi della Fran
cia giustamente approvato. La predicazione del Santo Aba'
te fu confermata da una prodigiosa quantità di miracoli (1)-
che la sua stessa modestia non potè passar sotto silenzio,
Due armate assai poderose, che militavano, l'una sotto il
da San Bonaventura, da Marino Sanut, e da molti altri Autori sì anti
chi, come moderni. Raynald ad ann. 1219. n. 14. Vading ad ann. 1219 .
n. 57.
(1) L' Autor dell' Isteria delle Crociate lascia a ciascuno la libertà
di credere ciò, ehe gli piacerà intorno ai miracoli operati da San Ber
nardo nel predicar la Crociata. Ne assegna due ragioni, che ei pretende
di raccogliere dai due testi, uno della Vita del Santo Abate, scritta da
Goffredo suo Segretario, lib. 3. cap. 4, l'altro del libro secondo De
Conſideratione, cap. 1. Ma basta leggere i due testi, per restar persua
so, che non si può ragionevolmente negare, che colesti miracoli non
sieno stati pubblici, e assai numerosi. Veggansi le Nore del P, Mabil
lon in cap 1. lio. 2. De Conſideratione, et in Epist. 142. Sancti Bernar
di ad Tolosanos. Histoire des Croisades in 4 tom. 1. lib. 3. pag. 2o9.
lib. 4. pag. 28o.
L I E R o T E R z o I 79
comando dell'Imperadore Conrado III., l'altra sotto quello Anno
del Re di Francia, e de'Principi, Magnati e Nobili dei lo- 12 I 9.
ro Stati, doveano far tremare gl'Infedeli. Contuttociò per
varie congiunture, che accadero, nulla si vide di più fune
sto, che l'esito di questa guerra: e poichè la perdita delle
due Armate si fece sentire in tutta la Francia , e in tutta
l'Alemagna, dove S. Bernardo avea predicato, e promesso
avea un esito felice; se la pigliarono terribilmente contra di
lui, e lo trattarono da falso Profeta. Ciò ch'egli scrisse ad
Eugenio III. per sua giustificazione, dovrà servire di rispo
sta a tutti coloro, che van condannando ancor oggidì le Cro: s Bernar
ciate, l'esito delle quali riuscì infelice. Ei dice, che Mosè de Consi
avea solennemente promesso da parte di Dio al popolo d' der Lib. 2.
Israello, di condurlo in un paese abbondantissimo, e che º º
Dio stesso avea confermata questa promessa con istupendi
prodigi : che nondimeno tutti coloro, i quali uscirono di E
gitto, perirono nel deserto (*) senza entrar nella Terra pro
messa, in gastigo de peccati, ch'essi commisero in quel viag
gio: che finalmente non si può dire, che il gastigo fosse
contrario alle promesse; poichè le promesse, che fa il Signo
re per sua misericordia, non pregiudicano in alcun modo ai
diritti della sua giustizia: il che vien applicato dal Santo
Abate ai gran delitti commessi nelle Armate della Crociata.
Le Crociate, dicono certi Critici, erano la divozion di que”
tempi, che praticavasi alla moda. Sì, appunto: la divozio
ne de' Sommi Pontefici, de'Prelati. dei Re, dei Principi, e -
di tutti i fedeli di quei tempi, era di scacciar gl'Infedeli
dalla Terra Santa, di cui s'erano ingiustamente impadroni
ti; di ristabilire i luoghi santi consecrati dalle azioni, e dai
patimenti del Figluolo di Dio; d'impedire, che i Maomet
tani non dilatassero il loro dominio, e che i Cristiani non
gemessero sotto la tirannia di essi; tal volta ancora di ri
durre a forza d'armi Eretici ribelli e armati, come gli Al
bigesi, allorchè non v'era più altro mezzo d'impedir il pro
gresso della lor Setta. Dicasi ora qual sia la divozione del
nostro secolo, e in che debbasi preferire a quella, che si
condanna. Basterebbe al certo aver buon senno per non im
maginarsi, che solo nel secolo e nel paese, in cui si vive,
trovisi vera pietà, spirito, e condotta.
La digressione parrà forse alquanto lunga; ma non si
(*) Eccettuati Giosuè, e Caleb. Num. 14. So., & S2. 12. Deut, I.
36. & SS.
18o V IT A DI S. FR A NC E sco.
Anno è potuto a meno di non farla pel decoro della Religione,
I 2 I9. º de secoli passati: oltrechè non è aliena dalla Vita del P.
San Francesco, il quale approvava senza dubbio le Crociate,
benchè illuminato da Dio ne biasimasse un'impresa partico
lare, predicendone l'esito infelice.
Sen va a L'Ardore della sua carità, che sempre lo stimolava a
" il travagliare per la conversione del Saracini, e ad esporsi al
i" º martirio, lo fece risolvere d'andare a presentarsi (i) al Sol
dano d'Egitto. Noi abbiam veduto, dice Giacomo da Vitri,
Fra Francesco, Fondator dell'Ordine de' Frati Minori, uo
mo semplice e senza lettere, ma amabilissimo, caro a Dio, ed
agli uomini, e rispettato da tutti . Venne all'Arinata dei
Cristiani accampata sotto Damiata, e si sentì trasportato
da un zelo così fervente, che munito soltanto dello scudo
della Fede, ebbe una sufficiente intrepidezza per andar al
Campo del Soldano d'Egitto, a predicare a lui, ed ai suoi
sudditi la Fede di Gesù Cristo. -

Trovandosi a faccia a faccia le due Armate, non si po


teva passare da un Campo all'altro senza manifesto perico
lo; sopratutto perchè il Soldano avea promesso un Bisante
(*) d'oro a chiunque portata gli avesse la testa di un Cri
stiano. Ma ciò non era bastante a trattener un Soldato di
Gesù Cristo, com'era Francesco, il quale invece di temerla
morte, con gran desiderio la ricercava . Si mise pertanto
in orazione, da cui ritornò pieno di forza e di fiducia, u
Ps. 22. 4 sando quelle parole del Profeta. Giacchè voi siete meco, Si
gnore, non tenerò alcun male, quand'anche avessi a pas
seggiare fra l'ombra della morte; e in tal guisa s'incam
minò verso il Campo degl'Infedeli. -

A bella prima incontrò due pecorelle, che gli cagiona


rono dell'allegrezza: per la qual cosa disse al Compagno
Fratello, abbiate fiducia nel Signore, poichè in noi s'adem
Matt. Io, piono le parole dell'Evangelio: Ecco, io vi mando a guisa
16. di pecorelle nel mezzo dei lupi. Di fatto un poco più lon
(1) Trovasi un esatta relazione di quanto avvenne in tal congiun
tura, cavata, parte da Giacomo da Vitri, Vescovo d'Acri, dipoi Car
dinale e Vescovo di Fra cati, che fu presente all'assedio di Damiata, e
vide il P. San Francesco, parte da San Bonaventura, appoggiato alla
testimonianza dei Compagni del Santo Patriarca, e di Marino Sanut,
Autore molto ben informato degli affari del Levante. Jac. Vitr. Histº
Occid. cap. 37., & Epist ad Lotharing. ad calcem (ſist. Orient. lib. 3.
S. Bonav. Legend. S. Franc. cap. 9. & II. Marin Sanut Secret. fidel.
Cruc. lib. 3 part. 1 I. c ºp. 7. & 8. tom. 2. Gesta Dei per Franc.
(*) Moneta d'oro V. Glossarium du Cange, v. Bizantius, º seq.
L I B R o T E R z o 18 I
tano trovarono del Saracini, che accorsero e si lanciarono Anno
sopra di essi, a guisa di lupi sopra le pecore, li caricaron i 2 ! 9.
d'ingiurie e di percosse, e li legarono. Io sono Cristiano,
disse Francesco, conducetemi al vostrro Padrone: e Dio per
mise, che glielo conducessero, per soddisfare al desiderio del
suo Servo. - Gli an
Il Soldano Meledino gli domandò chi era colui, che gl' nunzia le
inviava, ed a qualNon
do e coraggioso: finesono
venivano.
già gliFrancesco
uomini, rispose
ma egliintrepi-
è l'Al- "º
ede. della

tissimo Iddio, che mi manda per insegnare a voi e al vo


stro Popolo la strada della salute coll'annunziarvi le veri
tà del Vangelo. E subito con un maraviglioso fervore gli
predicò un solo Dio in tre persone, e Gesù Cristo Salvato
re di tutti gli uomini.
- Allora si vide avverarsi ciò, che il Signore diceva a' Luc. 2I. Iº
suoi Appostoli: Vi darò parole tali ed una tal sapienza, a
cui non potranno resistere, nè contraddire tutti i vostri ne
mici, Imperocchè Meledino divenne sì mansueto e si tratta
bile, che ammirando il coraggio di Francesco l'ascoltò pa
cificamente per alcuni giorni, ed invitollo a trattenersi con
seco. L'uomo di Dio gli disse: Se voi e il vostro popolo per pro
volete convertirvi, io me ne starò volentieri con voi per varie si e
amore di GesùdiCristo. Che se
fatevoiaccendere
ondeggiate
untragran
la sua leg- "
sibisce nel
ad
ge, e quella Maometto, fuoco,
ed io v'entrerò co vostri Sacerdoti (r), affinchè da questo “
comprendiate qual sia la fede, che deesi abbracciare. Non
credo, rispose il Soldano , che alcuno del nostri Sacerdoti
vorrebbe entrar nel fuoco, nè verun tormento soffrire per la
sua Religione. Così rispose, perchè s'avvide, che alla pro
posizione del fuoco uno de più anziani e del più riguarde
voli si ritirò prestamente. Se volete, soggiunse Francesco,
promettermi per voi e pel vostro popolo d'abbracciare la Re
ligion Cristiana, in caso che io esca dal fuoco sano e sal
vo, mi contento d'entrarvi solo . Se resterò abbruciato, sia
ciò imputato a miei peccati, ma se Dio mi conserva, voi
riconoscerete Gesù Cristo per vero Dio, e Salvatore di tut
ti gli uomini.
(1) Il P. S. Francesco chiamava Sacerdoti coloro, che da Maomet
tani si chiamano Iman - Questi sono i Ministri della lor Religione, i -
quali han cura delle Moschee, e vi fanno l'orazion pubblica, sotto l'
autorità del primo Iman loro Capo. Qui si è usato il termine di Sacer
doti, perchè trovasi nella Leggenda di S Bonaventura. Veggasi, la Bi
blioteca Orientale di M. d' Hrbelot, alla parola Inau, che secondo l'u-
so si scrive Iman,
182 VI T A D I S. FRA N c E s co.
Anno Meledino gli confessò, che non ardiva d'accettar que
I 2 I 9. partito per timore d'una sedizione; ma gli offerì dei ricchi
Rifiuta i e preziosi doni; che dal Servo di Dio, il quale nient'altro
doni del
Soldano. desiderava, che la salute delle anime, disprezzati furono co
me fango. Uno staccamento così perfetto dalle cose terrene
Egli è insinuò nel Principe tanta venerazione e confidenza, che pre
pºrciò sti gò il Santo di accettar i suoi doni per distribuirli ai poveri
Inato e ri Cristiani, o alle Chiese per la salute dell'anima sua. Ma
verito.
Francesco, che abborriva il danaro, d'altronde non vedeva
nel Soldano verun fondo di Religione, non volle giammai
consentirvi. Giudicò eziandio di dover abbandonare quegl'
Infedeli; poichè non v'era apparenza di farvi del frutto, nè
tampoco gli proccuravano la corona del martirio da lui tan
to bramata: ciò ch'era conforme al voler di Dio, come gli
fu rivelato. Il Soldano dal canto suo, temendo , che alcuni
de' suoi, mossi dalle parole di Francesco, non si convertis
sero, e non passassero all'Armata de Cristiani, lo fece con
dur sicuro con dimostrazioni di stima e di rispetto al Cam
po della Crociata, dopo d'avergli detto privatamente : Pre
gate Iddio per me, acciocchè mi faccia conoscere la Reli
gione, che più gli piace, ed affinchè possa abbracciarla.
Non era egli uno spettacolo degno di Dio, degli Ange
li, e degli uomini, veder da una parte Francesco, vestito di
un sacco, pallido, secco, e sfigurato pel rigor della peniten
za, attraversar un esercito d'Infedeli, presentarsi con tutta
franchezza al lor Sovrano, sparlare dinanzi a lui della leg
di Maometto, ed esortarlo a confessare la divinità di Gesù
Cristo? Dall'altra parte il Soldano d'Egitto, nemico morta
le de Cristiani, altiero per li vantaggi, che riportava da es
si, ed ancor più avido del loro sangue, perdere in un trat
to la sua fierezza, divenir trattabile, e mansueto, ascoltar con
ace il povero di Gesù Cristo, voler trattenerlo seco, offe-.
rirgli dei doni, ammirarne il disinteresse, la povertà, il co
raggio, implorar il soccorso delle orazioni di lui presso Dio,
affime di conoscere, e d'abbracciare la vera Religione, e ri
mandarlo di più con onore? Tanto è vero, che la Religio
ne di Gesù Cristo non sarà mai renduta più venerabile, e più
amabile agl' Infedeli, che colla pratica delle sublimi virtù,
ch'egli ha insegnate, e delle quali servissi per istabilirla nel
mondo.
Un altro spettacolo non men degno d'un divoto stupo
re si è il cuor di Francesco, che ardendo di desiderio di spar
gere il sangue per la gloria del suo Divino Maestro, non po
L I E R o T E R z o 183
tè restar soddisfatto. Sulla speranza di riuscirne, erasi già Anno
imbarcato per la Soria; ma da venti contrari fu rispinto al I 2 i 9.
le terre de cristiani: s' era trasferito in Ispagna per passare
in Africa; ma da una violenta malattia fu trattenuto. Cre
de di tener già in mano la palma: allorchè si vede in Eggitto:
per accelerare la felice sua sorte va a mettersi tra le mani de
gl'Infedeli, e ad attaccar il Tiranno infino sul trono: ma in
vece degli obbrobri e del supplicj, che cerca, non trova che
mansuetudine, cortesia, riguardi, ed onori. Corre dietro al
martirio, e il martirio da Lui sen fugge. Così avvenne per
un'ammirabile disposizione della bontà di Dio, dice S. Bona
ventura, il qual voleva, che le ardenti brame del suo fedel
Servo avessero il merito del martirio, ch Ei fosse conservato
in vita per ricevere le Stimate gloriose, che per singolar pre
rogativa doveano esser impresse nel suo corpo in ricompen
sa del grand'amore, di cui ardeva il suo cuore inverso di
Gesù Crocifisso.
Il Vadingo (1), giusta l'attestazione d'un Religioso chia
mato Ugolino da S. Maria del Monte, contemporaneo del San
to, seguito da altri Scrittori dell'Ordine, narra, che il Sol
dano d' Egitto si convertì e fecesi battezzare. Altri Autori (2)
più moderni negano questo fatto, ed osservano, che si è pre
so per Soldano di Babilonia, ovvero d'Egitto, quello d'Ico
mio, il quale non vide mai San Francesco; e di cui dice Gia Jac. Vitr.
como da Vitri, che credevasi aver ricevuto il Battesimo alla Hist. Or.
sua morte, la quale avvenne l'anno dell'assedio di Damiata. lib. 3. ad
anti. 12 I9 ,
Non può negarsi, che il Vadingo non abbia preso sbaglio (5) Pag - Il 42,
nel citar questo passo, per provare la conversione del Solda
no d'Egitto : ma ciò non indebolisce in alcun modo il testi
monio di Ugolino. Imperocchè ei dice, che Francesco venne
a trovar questo Soldano un altra volta, prima che s'imbar
(1) Nell'opera intitolata, Scriptores Ordinis Minorum, a queste pa -
role: Hugolinus de Sancts Maria in Monte, dice: , Ho nelle mani il
, Manoscritto in bellissimi caratteri della Storia, nella quale Ugolino
, riferisce la Vita e le azioni di S. Francesco, e de' suoi Compagni:
(2) Spond ad ann. 12 9. n. 3. Historie des Crosaides, tom. 2. lib. 9.
pag. 263.
(3) Giacomo da Vitri dice: Mortuus est Soldanus Ichonii, qui cre
ditur baptizatus fuisse. Il P. Vadingo ha creduto in apparenza, che il
Soldano d'Egitto fosse morto in Iconio, benchè questa Città, situata
nell'Asia Minore, ne sia molto lontana, non sapendo, che v'era un Sol
dano d' Iconio. D'altronde non si è avveduto, che Meledino essendo
vissuto molti anni dopo, non poteva esser quel desso, di cui Giacomo da
Vitri narra la morte, succeduta l'anno 1219, nel tempo dell'assedio di
Damiata,
184 V1TA D I S. FRA N c E sc o .
Anno casse per ritornar in Italia ; ed esortollo a convertirsi subi
I 2 I9. tamente: che non potendo farlo risolvere di superar gli osta
coli dei rispetti umani, fece per lui molti giorni fervorose
reghiere, le quali furono esaudite : che ne diede avviso a
Meledino, il quale concepì verso di Lui maggior benevolen
za, e desiderò di trattenerlo seco: ma che Egli si partì se
condo l'ordine ricevuto dal Cielo: che alcuni anni dopo es
sendosi questo Principe ammalato gravemente, il Santo appar
ve a due de' suoi Religiosi, i quali si trovavano in Soria, e
comandò loro, che andassero ad istruirlo, a battezzarlo, ad
assisterlo infin all'ultimo sospiro: ciò che fu eseguito. In tut
to questo racconto non v'è cosa, che non abbia del verisimile,
e della gran connessione con alcune circostanze inconstrastabili.
I bnoni In primo luogo, già si è veduto, secondo la relazione di
sentimenti Giacomo da Vitri, e di San Bonaventura, che Meledino dis
che insinu
a al Solda se a Francesco: Pregate Iddio per me, acciocchè mi faccia
Il0 , conoscere la Religione, che più gli piace; e che volle in
durlo ad accettare i suoi doni, affine di distribuirli a pove
ri Cristiani, e alle Chiese per la salute dell'anima sua,
San ut su In secondo luogo Meledino dappoichè vide il sant'uo
pra c. 9.
mo, si portò molto umanamente co Cristiani, e poco dopo
la loro sconfitta inviò al lor campo alcuni suoi prigionieri per
Spond. ad
trattar della pace. L'anno 1221. essendosi la loro armata,
ants. I221. che veniva contra di esso, impegnata con qualche temerità
m. 17 tra due braccia del Nilo, dove necessariamente perir dovea,
Hist. des
Crois. to.
ei fece per loro, dice un Autore, delle cose, che non po
2. lib. Ie tevano ragionevolmente aspettarsi da un Saracino, e che og
pag. 29 I. gigiorno ridondar potrebbero in onore d'un Principe Cristia
no, se le facesse. -

Matth, In terzo luogo, un Autore, che su questo punto non


Paris. p. deve essere sospettto, all' anno 1258. narra, che Meledino
318 Ed.
Paris.1644 trovandosi vicino a morte, fece distribuire una gran somma
di denari a poveri Cristiani ammalati nell'Ospedale, e vi la
sciò un legato di rendite considerabili: che diede a molti schia
vi la libertà, avendo fatte molte altre opere di misericordia:
che la sua morte recò gran dolore a Cristiani, verso del qua
li era indulgente quanto poteva: che l'Imperador Federico
ne fu inconsolabile per molto tempo, avendo sperato, ch'egli
ricevuto avrebbe il Battesimo, secondo la promessa (1), che

(1) Fu senza dubbio nell'anno 1229., allorchè l'Imperadore, il qua


le era Federico II., fece con essolui un Trattato. Raynald ad ann. 1229.
n. I, & se1.
L 1 E R e r E R z o 18;
gliene avea fatta, ed avrebbe cooperato efficacemente alla pro Anno
pagazion del Cristianesimo nel Levante. I 2 i 9.
In quarto luogo, può esser benissimo, che il P. S. Fran
cesco, il quale allora viveva glorioso nel Cielo, sia apparso
a due de' suoi Religiosi, gli abbia mandati a Meledino, ed
essi l'abbiano istruito e battezzato, che la cosa a motivo del
le congiunture siasi fatta segretamente che gli Autori di quel
tempo non ne sieno stati informati, e che Ugolino l'abbia
saputo da que due medesimi Religiosi. Finalmente non è af
fatto incredibile, che la conversion di quell'anima siasi con
ceduta al zelo, alle fatiche, alle orazioni, ed alle lagrime d'
un amico di Dio, qual era Francesco. Posto ciò, il Battesi Hist, des
mo di Meledino non è sì incerto, come alcun si crede; e Crois to,
quelli, che ne han parlato, non hanno poi dato al Santo del 2. lib. 9,
pag. 263.
le lodi, che si possano chiamar false, come fu rinfacciato al & 264.
P. Vadingo con termini un po' troppo severi. -

In somma se Meledino non si è convertito, ciò avven


ne per giusto giudizio di Dio, che debbono temer coloro,
i quali raccomandandosi alle orazioni delle persone dabbe
me, formano dei progetti di conversione, e fanno eziandio
delle buone opere; ma intanto resistono positivamente alla
grazia, che richiede una mutazion effettiva del loro cuore
e loro ne dà i mezzi opportuni. Che se poi egli si è con
vertito, com'è probabile, questo è un effetto particolare del
la divina misericordia, di cui abusar non debbono i pecca
tori col differire la penitenza: perocchè queste sorti di gra
zie sono rarisssime; e coloro, che confidano in esse, metto
no ad evidente poricolo la lor salute. - -

Credesi con ragione, che Meledino permettesse a Fran Il Solda


cesco, ed ai suoi Compagni, che il Santo avea condotti seco no gli per
mette di
in Soria, di predicare ne' suoi Stati; poichè egli è certo, che predicare
infin d'allora cominciarono i Frati Minori a spargersi tra i ne' suoi
Saracini, secondo l'attestazione di Giacomo da Vitri : Gli Stati .
stessi Saracini, dic egli, quantunque ciechi, ammirano l' Hist. Oc
umiltà e la perfezione de' Frati Minori, gli accolgono e dan cid, cap. ;
32.
no loro di buona voglia le cose necessarie per vivere, al
lorchè vanno intrepidi a predicar il Vangelo tra essi: gli
odono volentieri parlar di Gesù Cristo e della sua dottrina -
ma allorchè eglino attaccano Maometto, trattandolo da men
titore e d'infedele, questi li percuotono, gli scacciano, e
gli ammazzerebbero, se Dio non li proteggesse.
San Bonaventura riferisce un fatto, che probabilmente
Tom. I. -- - 24
186 V1TA n1 S. FRA N e E sco
Anno sarà succeduto in quel tempo. Un Saracino vedendo dei Fra
I 2 I9. ti Minori, si mosse talmente a compassione della lor pover
tà, che loro offerì del denaro. Ma restò sorpreso dallo stu
pore, perchè essi non ne vollero ricevere in alcun modo .
Avendo poi inteso, che rifiutavano i denari, e si erano fat
ti poveri per amor di Dio, pigliò loro un'affezione sì gran.
de, che s'esibì a provveder loro tuttociò, che sarebbe stato
lor necessario, finchè avesse potuto. Il santo Dottore sclama
su questo punto: o eccellenza inestimabile della povertà, tan
to efficace per muovere il cuor di un barbaro ad una sì ge
nerosa, e sì tenera compassione! Sarebbe una gran vergogna
ed una somma perversità, che i Cristiani spregiassero e met
tessero sotto i piedi questa perla preziosa dell'Evangelio, ver
so di cui un Maomettano dimostrò tanta stima, e tanta ve
nerazione. - - -

Intantochè Francesco dimorò in Egitto, non fece tra quegl'


Infedeli gran frutto; ma le sue parole furono un seme fe
condo, da cui i suoi discepoli, mandati poscia dai Sommi
Pontefici Gregorio IX. e Innocenzo IV. raccolsero una messe
copiosa, ed abbondante. -

Il sopracitato Ugolino da Santa Maria , ed alcuni altri


Confon- osservano, ch Ei n ebbe le primizie dopo un insigne vitto
de una ria, che riportò dal Demonio, il quale sollecitollo a mal fa
donº in re per mezzo d'una donna di gran bellezza. Il sant'Uomo,
is. dicono, ricevendo allora il dono di consiglio, rispose, che con
i sopra sentito v'avrebbe, con patto che a lui toccasse la scelta del
carboni luogo. Distese per tanto in una camera dei carboni accesi,
ºccº su i quali si mise dopo aver deposta la sua povera tonaca;
quindi disse all'Egiza : Ecco il luogo che a me convicne: ho
scelto questo fuoco per evitar altri fuochi. Se quelli vi bru
ciano, non v'è acqua, che sia sì propria ad estinguerli,
quanto questo. Iddio impedì miracolosamente, che il suo Ser
vo non restasse bruciato; e l'impudica mossa dalla divina gra
zia s'inginocchiò, chiese perdono del suo errore, e tutta com
punta si ritirò . Francesco l'istruì delle verità della Fede, el
la si fece Cristiana, e divenne sì casta, e sì fervente nel be
ne, che qual nuova Samaritana, se ne trasse dietro molte al
tre. Ecco una di quelle azioni straordinarie, che nella Vi
º"
di- ta de Santi talvolta si trovano. La santità di queii ,, che
nuovi -
che lle
scepoli fanno, e il bene che esse producono, ci obbligano a ricono
dell' Eser-scere nelle medesime una particolare divina inspirazione.
i" de Non furono solamente i Saracini l' obbietto del zelo di
º Francesco; imperciocchè travagliò ancora per la salute de'
L 1 B R o T E R z o 187
Cristiani dell'esercito della Crociata; onde ve ne firon alcu Anno
ni, che si fecero suoi discepoli. Il Vescovo d'Acri, Giaco i 2 I Q.
rmo da Vitri, scrivendo a suoi amici di Lorena intorno alla Jac. Vitr.
presa di Damiata, li ragguagliava, che Rainero Priore di S. Epist ad
Michele (1) entrato era nell'Ordine de' Frati Minori, che tre Luthar. ad
calc. Fiist.
dei principali del suo Clero ne avean seguito l'esempio; e che Or. lib. G.
stentava a ritener il Cantore ed altri, che abbracciar voleva Sen va a
visitare i
no il medesimo Instituto. Al che soggiugne così. Questa Re santi Lug
ligione si va dilatando di molto nell'Universo , perch'ella
imita (2) esattamente la forma della primitiva Chiesa, e la ghi.
vita degli Appostoli. Anne
I più antichi monumenti dell'Ordine attestano, che il
Santo Patriarca dopo d'aver soggiornato in Egitto alcuni me I 2 I 9.
C
si, se n'andò in Palestina, e visitò i santi Luoghi; ma del
le particolarità di questa sua andata non fanno alcuna men I 22 O.
zione. Quello, che possiam idearci su questo punto, egli è, Gen. I 3.
che Iddio conducendolo nella Terra Santa, pareva, che di I Nutu.
2.
14.
cesse a Lui ciò, che disse ad Abramo: Scorri per tutta que 24.
sta terra, poichè sono per darla a te; e che replicasse ciò,
che disse di Caleb : Lo farò entrar in questa terra , di cui S ond. ad
egli ha fatto il giro, e dalla sua stirpe sarà posseduta, a uli. 1236.
º. l I.
Poco più di cent'anni dopo la di Lui morte permise il Vading.
Soldano d'Egitto a Frati Minori, che custodissero il santo Se ad ann.
polcro di Nostro Signore, siccome lo custodiscono ancor al l 333. n. I 9.
presente tra gl'Infedeli sotto la protezione del Figlio Primo diI342.adm.ann.
20.
genito della Chiesa. Questo privilegio per l'Ordine de'Fra
ti Minori sì glorioso, che vien giustamente riconosciuto per
frutto della fervorosa divozione del Santo Patriarca verso di
Gesù Crocifisso, sarà più diffusamente notato al fin della Sto
ria particolare delle Stimate. -

Unteri
Dalla Palestina venne Francesco ad Antiochia, Capitale Monasteri
della Soria, e passò per la Montagna nera, in cui eravi un d'altri Re
celebre Monastero dell' Ordine di San Benedetto. L' Abate, ligiosi ab
bracciano
che poco prima era morto, avea predetto, che presto sareb il suo Isti
be venuto un sant'uomo, molto caro a Dio, Patriarca d'un tºlto »
Ordine insigne, vestito poveramente, di poca apparenza, ma
assai venerabile. Per la qual cosa i Religiosi intendendo l'ar
rivo di Lui, gli andaron incontro processionalmente a rice
verlo con ogni sorta d'onori, come un uomo di Dio. Si trat
() Questa è forse una Città di Lorena, che volgarmente chiamasi
San Michele. v

(2) Altrove ne fa un elogio più copioso, come si vederà nel pro


gresso.
188 V IT A D 1 S. FRANC E sco -

Anno tenne con essoloro alcuni giorni; onde la santità, che in Lui
i 22o. riconobbero, guadagnossi di tal maniera i loro cuori, che ab
- bracciarono l'Instituto di Lui (1), e rimettendo alla disposi
zione del Patriarca d'Antiochia tutti i lor beni. Alcuni altri
Monasteri ne seguiron l'esempio; e in pochi anni formossi in
quel paese una Provincia molto fiorita, la qual si mantenne,
finchè la Soria fu devastata interamente da Saracini º
Intanto che Francesco applicavasi a dilattare il suo Or
dine nell'Oriente, Fra Elia suo Vicario Generale cercava di
distruggerlo nell'Occidente. Questi nelle Conferenze diceva ai
Religiosi, che la vita del loro Istitutore meritava gran lodi,
ma che l'imitarlo non era da tutti: che tra le cose, ch Egli
- avea prescritte, alcune, secondo i lumi della prudenza, sem
bravano difficilissime ad osservarsi, altre assolutamente im
praticabili, ed alle forze umane superiori: che bisognava col
consiglio di persone sagge moderarne il troppo rigore, e dimi
nuirle ; tollerare ancora certe usanze, che noa erano del tut
to conformi alla regola, per accomodarsi all' umana fragili
tà in un tempo di decadenza e di debolezza di forze. Con
questi speciosi discorsi ne trasse molti al suo partito, e v'in
dusse ancora dei Ministri Provinciali, che ardirono di tacciar
d'imprudenza la semplicità del lorº Patriarca. Il Vicario Ge.
nerale non lasciò di far co Ministri alcune ordinazioni utili
al governo delle Provincie: ma per uno strano capriccio nel
medesimo tempo, in cui trattavano di mitigazione, prescris
sero l'astinenza dalla carne, e proibirono di mangiarne e den
tro, e fuori del Chiostro, contra l' espressa disposizion del
Lº io. 8 la Regola, che permetteva ai Frati Minori di mangiare fuor
dei tempistato
sarebbe di digiuno,
messo in secondo
tavola. il Vangelo, di ciò, che loro e

Tutti i Religiosi zelanti restarono molto afflitti al vede


re, che l'umana prudenza fosse al divino voler preferita; e
devastata fosse la Vigna del Signore da Fra Elia. Fecero per
tanto a Dio fervorose preghiere, per ottener il ritorno del
Pastore sì necessario, al suo gregge, e dopo d'aver concer
tato insieme segretamente, mandarono Fra Stefano in Soria,
per informar l'Institutore di quanto accadeva. Fra Stefano
essendovi andato subitamente, fece un'esatta relazione d'ogni
cosa. Francesco non si perdè d'animo all'udir quelle catti
ve nuove, ma ricorse a Dio, e gli raccomandò ia famiglia,
(1) Il P. Vadingo risponde alle difficoltà, che formar si possono in
torno a questo fatto. Ad ann. a 219. n. 6 di seg.
L I B R o T E R 2 o. 18g
che avea ricevuta dalla sua mano. Circa l'ordinazione, che Anno
prescriveva l'astinenza total dalle carni, domandò umilmen- l 22 O,
ie consiglio a Fra Pietro Cataneo, il quale così rispose: A me
non tocca il giudicarne : il solo Legislatore dee decidere su
questo punto, e su tutto il rimanente. Francesco ne rimise
la decisione al suo ritorno, e s'imbarcò per l'italia. Ritorna
La sua navigazione fu breve: approdò molto presto all' in Italia
Isola di Candia, donde venne a sbarcarsi a Venezia. Quindi
spedi lettere circolari per intimare il Capitolo, che voleva te
nere nel Convento di Santa Maria degli Angeli, alla Festa di
San Michele, a fin di rimediare al male, che cagionavasi da -

Fra Elia. Vicino alla Lagune (1) di Venezia fabbricò una Cap
pelletta con una capanna per due dei suoi Religiosi, accioc
chè quivi dicessero il Divin Officio, in memoria d'una cosa
prodigiosa, che nel medesimo sito gli avvenne, la qual sa
rà riferita con altre somiglievoli. Questo primo cdificio do
po alcuni anni fu aggrandito, e diede motivo di fabbricar in
Venezia un Convento assai riguardevole per la splendidezza
d'un Patriarca della Casa Grimani. si ,

- Il Santo di poi se n'andò a Padova, a Bergamo, a Bre- Stabili e


scia, e nell'Isola del Lago di Garda, a Cremona, e a Man- "º-
tova; e in tutte queste Città ottenne dei Conventi pel suo Or-vie arti
dine. Si tiene per cosa sicura, che il P. S. Domenico lo rag
giunse in questo viaggio; che conferirono amendue con Mon
signor Vescovo di Bergamo, Giovan Tornielli da Novara,
intorno alla salute delle anime ; che fecero alcune visite di
vote ai Solitari della Valle d'Astino, dove il Patriarca dell'
Ordine de'Predicatori celebrò la Messa, servendolo in quali
tà di Diacono il Patriarca de' Frati Minori. Essendo eglino in
Cremona, e ragionando tra loro di cose spirituali, vennero
i Religiosi a pregarli, che dessero la loro benedizione ad un
pozzo, e supplicassero il Signore, perchè si degnasse di pu
rificarne l'acqua, ch'era torbida e fangosa. Domenico ad in
stanza di Francesco benedì un vaso pien di quell'acqua, e la
fece rovesciare nel pozzo, donde poscia non si cavò più al
tr'acqua, che non fosse chiara e buona da bere. -

I due Santi Amici essendosi separati, poco dopo si ritro


varono in Bologna. Mentre Francesco era incanminato alla
volta di questa Città, venne una donna ad implorar il soc
corso delle orazioni di Lui per un suo figliuolo epiletico.
(1) Così sono chiamate le sinuosità del Mar Adriatico intorno a Ve
nezia inſino al Lido.
19o V IT A DI S. FR A NC E S C o
Anno Pertanto scrisse sopra una picciola carta alcune orazioni as
I 22o. sai di vote, e le fece portare all'ammalato, il qual non appe
ma le ricevè, che trovossi interamente guarito, onde in se
gno di gratitudine si dedicò al servigio de' Frati minori nel
Corvento di Parma.
Predica in Ira sì celebre la fama di questo sant'Uomo, che, al ri
Dologna ferir di Sigonio, allorquando entrò in Bologna, le contrade
con gran furono imboccate dal concorso de Secolari, e d' un' infinità
de applau
SO , d'altre persone della Città, che desideravano sommamente di
Sigon, de vederlo e di sentirlo. Non senza stento e fatica si potè far
Episc. lo passar avanti sino alla piazza grande, ove predicò d'una
Bonon.
lib. 2. ad sì sublime maniera, che sembrava non già un uomo, ma un
a i n. 122O. Angelo. Vi convertì la maggior parte de' suoi uditori, e mol
ti chiesero l'abito dell'Ordine, fra i quali s'annoveravano Ni
colò de Pepoli, Bonizio, Pellegrino Fallerone, e Ruggero, o
sia Ricero da Modena. Nicolò era quel saggio Giurisconsul
to, che fatto avea tanto bene a Bernardo Quintavalle nel 1 2 1 1.
allorchè questi essendo in Bologna era disprezzato da tutti.
Bonizio fu singolare nell'amor della povertà, e di grand'aju
to al Santo negli affari d'importanza, poichè avea un ta
lento particolare di ben maneggiarli. Pellegrino, e Rugero
erano due giovani, Gentiluomini della Marca d'Ancona, che
studiavano in Bologna, ai quali Francesco predisse tutto ciò,
che avrebbero fatto nel progresso della lor vita. Il primo non
volle esser che Frate Laico, benchè fosse uomo perito nel Jus
Canonico. Dicesi, che quando o per necessità , o per carità
conversar dovea co secolari, più presto che gli era possibi
le li lasciava, ed a coloro, che per ciò lo tacciavano d'in
civile, rispondeva così: Allor quando fu cercato Gesù Cristo
Ltic. 2, 44.
Nostro Signore, non fu ritrovato nè tra i suoi parenti, nè
tra gli amici. Il secondo intimamente si unì col Santo Pa
triarca, proponendosi nell'animo d'imitarlo in ogni cosa.
Benchè ei possedesse in grado eminente il dono della castità,
non lasciava però di fuggire con gran sollecitudine la conver
sazion delle donne; ed a suoi confidenti, che ne restavano ma
Eccli. 3.
ravigliati, diceva : Forse io per giusto giudizio di Dio per
-7
- e -
derei questo dono, se usassi minor precauzione. Chi ama il
pericolo, merita di perire in esso.
Sigon. Ecco un attestato autentico d' un sermone, che fece il
supra. P. San Francesco in Bologna l'anno 122o., estratto dall'Ar
chivio della Chiesa di Spalatro, il quale trovasi nella Storia
de Vescovi di Bologna, composta dal Sigonio.
Io Tommaso, Cittadino di Spalatro, e Arcidiacono del
L I B R o T E R z o I9I
Chiesa Cattedrale della medesima Città, studiando in Bolo- Anno
gna l'anno 1220, vidi nel giorno dell'Assunzione della It- I 22 D
dre di Dio San Francesco predicar nella piazza dirimpetto -

al picciol Palazzo, dove adunati si erano quasi tutti i Cit


tadini. Cominciò il Sermone in tal guisa : Gli Angeli, gli
Uomini, gli Demonj. Parlò di queste ragionevoli Cieature sì
egregiamente, e con tanta esattezza, che molti Letterati, i
quali l'udivano, ammirarono in bocca d'un uomo semplice
un discorso di quella fatta . Il Santo non fece la moralità
sopra diversi punti, come fanno d'ordinario i Predicatori;
ma a guisa di quelli , che discorrono sopra un punto par
ticolare, riferì ogni cosa a questo solo, ch'era di ristabilir
la pace, la concordia, e l'union della carità , interamente
distrutta da dissensioni crudeli. Era vestito d'un abito as
sai povero, tutto disfatto nel volto, e di niun apparenza:
ma Iddio dava alle parole di Lui una virtù così grande,
che elleno indussero a riconciliarsi un gran numero di Gen
tiluomini estremamente infieriti gli uni contro gli altri, il
furore de quali avea fatto spargere molto sangue. L'affet
to e la venerazione verso del Santo erano sì universali, ed
arrivavano a tal segno , che gli uomini e le donne accor
revano in folla, stimandosi felice chi poteva toccargli sol
tanto la fimbria della veste. -

L'Autore, che rende una tal testimonianza, v'aggiu


gne, che il P. San Francesco nella medesima Città di Bologna
operò dei miracoli. Gli fu condotto innanzi un nobil fanciul
lo, che aveva una macchia sopra un occhio, da cui non vi
vedeva niente affatto, senza che vi si potesse trovare alcnn
rimedio. Francesco gli fece il segno della Croce dalla testa
fino ai piedi, e in tal guisa perfettamente lo risanò. Questi
avendo abbracciato di poi l'Istituto del prodigioso suo Medico,
attestava che dall'occhio, sopra di cui v' era stata la mac
chia, vi vedeva molto meglio che dall'altro, a cui non avea
mai avuto alcun male. Per questa maraviglia, che fu pub
blica, s' aumentò di maniera tale il zelo e la venerazione de'
Bolognesi verso del Servo di Dio, che da Lui non potevano
distaccarsi, laonde gli diedero un'altra Casa , situata in una
r
selva, distante un miglio dalla Città. • -

Dopo tali appostoliche funzioni andò a visitare il Car- i" ."


dinal Ugolino, allora Legato in Lombardia, da cui colle più ",
tenere dimostrazioni d'affetto fu ricevuto. Volle dipoi visi- di una ca
tar il Convento dell'Ordine, situato presso una porta della sa "
Città di Bologna; ma subito che lo vide, e trovollo più spa- “ º
192 - VIT A DI S. FR A Nc E se o
Anno zioso e più bello , che non permetteva l' altissima povertà,
I 22o, rivolse altrove gli occhi, e disse tutto sdegnato. E questa è
gli par l'abitazione de Poveri del santo Vangelo? Sono per li Frati.
troppo bel- Minori questi grandiosi e superbi palazzi? Io non ricono
la . sco questa Casa per nostra ; e quelli , che ci abiteranno, da
me non saranno considerati come miei Frati. Comando per
ciò assolutamente a tutti quei , che vorranno ritener il no
me di Frate Minore, che quanto prima escano da questa Ca
sa, e lascino ai ricchi del secolo tal sorta di edifizi, che
sono fatti solamente per essi. -

Fu sì puntualmente ubbidito, che gli stessi malati, tra


i quali trovavasi Fra Leone, uno de' suoi primi Compagni,
che narra il medesimo fatto , furono trasportati fuori sulle
spalle de loro fratelli, ed all'aria esposti: e vi stettero in tal
guisa, finchè il Legato, avvertito di quanto accadeva, ven
ne ad acquietar il sant'uomo. Gli rappresentò, che bisogna i
va soffrire, che i Conventi fossero alquanto spaziosi, affinchè
gli ammalati avessero luogo ed aria per ristabilirsi, e i sani
potessero sollevarsi lo spirito. Quanto alla proprietà, gli sog
giunse, io vi assicuro, che i vostri Frati, non l' hanno in
alcun modo, essendo rimasta interamente a Fondatori. Che
se avete ancora sopra di ciò qualche scrupolo, vi fo sape
re, che io me incarico di tutto a nome della Chiesa Romana.
Francesco non potè resistere alle premurose ragioni del
saggio e pietoso Legato Protettore dell'Ordine. Si contentò,
che i suoi Frati abitassero in quel Convento , ed Egli stesso
ve li fece entrar di bel nuovo, ma Ei non volle andarvi , sce
gliendo per pigliar riposo, di cui avea bisogno, la Casa de'
Frati Predicatori, dove passò alcuni giorni col suo amico
San Domenico. - -

Bisogna, che San Bonaventura avesse avanti gli occhi il


fatto, che ora si è riferito, allorchè disse: Se accadeva, che
San Francesco trovasse nelle Case abitate da Frati qualche
cosa, che sapesse di proprietà, o che fosse troppo bella, vo
leva, che tali Case fossero spianate, o che i Religiosi le ab
bandonassero; perocchè sosteneva, che il suo Ordine era ap
poggiato sulla povertà evangelica, come sul principal suo fon
damento; di sorte che se questa si manteneva, quello avreb
be potuto sussistere; ma se questa si abbandonava, quello si
sarebbe distrutto. - -

Mentre il Santo trattenevasi nella Casa de' Frati Predi


catori, uno di essi mosso a compassione, pregollo , che vo
lesse ritornar a suoi Figli, e perdonar loro il fallo, che avea
L 1 E R o T E R z o I 93
no commesso: ma Egli rispose : Non è bene usar indulgen Anno
za, quando questa può servir d'occasione di più facilmen I 22 O,
te ricader nella colpa. Io non voglio autorizzar con la mia
presenza ciò, ch'è stato commesso contro la santa povertà:
Quel caritatevole Religioso procurò d' impegnarlo a visitarli
almeno, perchè facesse loro conoscer meglio l'errore, e li cor
reggesse. Se non volete fermarvi, soggiunse, dappoichè adem
piuto avrete il dovere di un buon Superiore, ce ne ritor
neremo insieme. Francesco s'arrendè a un sì saggio parere:
laonde andò a trovar i suoi Figli, e in veggendoli pieni di
compunzione, e pronti a ricevere la penitenza, che avrebbe
loro ingiunta, concedette loro un benigno perdono.
Non fu però così grande la sua indulgenza verso di Fra
Giovanni Strachia Ministro Provinciale, uno di quelli, che
nel Capitolo dell'anno 12 19. aveano voluto mitigare la Re
gola. Imperocchè lo riprese severissimamente d'aver fatto
fabbricare una casa sì bella, e di averne almeno data la per
missione. Rimproverogli ancora con grand'energia, che ave
va instituita una scuola per gli studj de' Frati Minori, sen
za consultarnelo prima; e che su questo proposito avea fat
to delle ordinazioni più favorevoli alla scienza, che alla pie
tà. Pertanto annullò questa scuola, sì perchè voleva, che i
suoi Religiosi sapessero meglio far orazione, che studiare,
come per insegnare agli altri Provinciali a portarsi più umil
mente, e d'una maniera più religiosa in ciò , che concerne
agli studi.
Egli è d'uopo notare ciò, che avvenne dappoi; vale a
dire, che il Provinciale ebbe ardimento di ristabilire la scuo
la dopo la partenza dell'Istitutore, il qual essendone stato
ragguagliato, e conoscendo per mezzo di lumi soprannatura
li la pertinacia di quell'uomo, gli diede pubblicamente la sua
maledizione, e lo depose nel seguente Capitolo. Fu pregato
il Santo di ritirar quella maledizione, e di benedir Fra Gio
vanni, uomo nobile, e letterato: ma egli rispose: Io non pos
so benedire colui , che dal Signore è stato già maledetto.
Parole terribili, che presto si avverarono. Perocchè il disgra
ziato morì, dicendo con uno spaventevole grido: Io son dan
nato e maledetto per tutta l'eternità. Il che fu confermato
da circostanze orribili, che avvennero dopo la sua morte.
Una tale maledizione, che colla sua superbia, e colla sua
disubbidienza si tirò addosso quel Letterato, dovrebbe atter
rir coloro, che pieni di vanità lasciano la pietà per la sci
Tom. l. - 25
194 VI T A DI SFR A N C E sco
Anno enza, e delle lor singolari erudizioni si servono per ostinar
I 220. si nel loro proprio sentimento, e per nodrire una superba
indocilità, che giunge talvolta fino alla ribellione contro la
Chiesa .
Non era già che Francesco fosse contrario allo studio,
poichè due anni dopo Egli stesso, come vedrassi, ordinò,
che s'insegnasse la sacra Teologia: ma voleva, che si stu
diasse di tal maniera, che non s'estinguesse lo spirito dell'
orazione. Approvava bensì la scienza, ma quella sola, che
dallo Spirito Santo chiamasi religiosa, e viene dal timor di
Eccli. 7. Dio santificata; della quale dice Sant' Agostino, ch'ella con
I 7 . cº. 26. la carità va unita, ed è maestra dell'umiltà.
S. Aug. in
Psal. I 42. Il Cardinal Ugolino fece al Servo di Dio un progetto d'
n. 5. andar ai Camaldoli (1), affine di ritirarsi insieme per alcuni
Ritirasi a giorni, acciocchè dar potesse un pò di riposo al suo corpo
Camaldoli. -

da fatiche oppresso, e sollevare lo spirito dalle varie incom


benze, che l'aveano tenuto distratto: al che Francesco accon
senti ben volentieri, perchè molto amava la solitudine. Se
n'andarono dunque a quel santo ritiro, dove stettero quasi
un mese, (2) unicamente occupati nella meditazione delle ce
lesti divine cose. Il Cardinale prese una cella all'ingresso del
deserto, la quale vedesi ancor oggigiorno; e Francesco ne pre
se un'altra vicina, in cui abitato avea San Romualdo. Per
lo che dipoi fu chiamata la cella di S. Francesco; nè altri
la occupa, fuorchè il Priore, o sia il maggiore di Camaldo
li. Aggiungono gli Autori di quel paese, che ivi si celebra
solennemente la sua festa ; e che fu fatto uno statuto, nel
(1) Egli è il celebre Monastero, che diede il nom: all'Ordine dei
Camaldolesi, fondato nel secolo decimo da San Romualdo sulla tegola
di San Benedetto, con alcune costituzioni particolari, e coll'abito bian
co. Questo Luogo è situato nella Romagna dello Stato di Firenze di
qua dal fiume Arno, vicino a un Borgo del medesimo nome. -

(2) Nell'ultimo secolo il P. Torna mira Benedettino Siciliano da ciò


prese motivo d'immaginarsi, e di scrivere, che San Fiancesco era en
trato nell'Ordine di San Benedetto ; che i Religiosi di quest'Ordine istrui
to l'aveano e diretto nel comporre la Regola de' Frati Minori , che que
sta rassomiglia perfettamente a quella di San Benedetto, ed altre cose
sì lontane dal verisimile, che quand'anche non fosse stato in Roma proi
bito il suo Libro dalla Sacra Congregazione, come lo fu nell'anno 1682:
non ne avrebbe fatta maggior impressione negli animi del leggitori. Il
P. Domenico de Gubernatis, Cronola gista dell'Ordine de' Frati Minori
nella sua Opera intitolata: Orbis Seraphicus, tom. 1. lib. 4 cap. 8 n. 13
& seq., non ha mancato di far vedere quanto sieno false le immagiº
zioni del nostro Padre Siciliano. P. Torna mira in Sanct. Benedict. Al b.
Patriarch. lib. 1.
L I B R o T E R z o 195 Anno
quale si decretò, che in quel giorno si dicesse l'Antifona i 2 1 o.
propria Salve Sancte Pater & c., che suol cantarsi da Frati
Minori - Ritorna al

Amendue questi pietosi Solitari passarono da Camaldoli S. Maria


all'Alverna,
ritornò ove fermaronsi
a Bologna, per s'incamminò
e Francesco pochi giorni. Il Assisi
verso Cardinale ". º
per gioi!
celebrare in Santa Maria degli Angeli il Capitolo, che inti
mato avea -

In viaggio gli accadde, come racconta San Bonaventu- Conosce il


ra, che essendo stato dalla stracchezza, e dalle sue infermi- pensiere
tà costretto di montar sopra un asinello, il suo compagno del suo
Fra Leonardo d'Assisi, che a piedi lo seguitava, ed era an- ºººººº
che egli assai stanco, si lasciò trasportare da sentimenti uma
ni, fra se stesso dicendo. Certo che i suoi parenti non an
davan del pari co miei. E pur eccolo seduto sopra un giu
mento; e frattanto a me tocca il guidarlo a piedi. Mentre
egli se ne stava con questo pensiere, Francesco, che lo co
nobbe per Divina rivelazione, discese tosto dall'asinello co
sì dicendo: No, fratello, non conviene, che io vada a ca
vallo, e che voi andiate a piedi, perchè voi siete d' una
famiglia miglior della mia, e nel mondo voi eravate in mag
gior considerazione. Fra Leonardo fuor di modo sorpreso,
ed arrossitosi di vergogna, gettossi ai piedi del Padre, con
essò il suo fallo, e colle lagrime agli occhi gliene chiese
erdono.
Subito che il Santo Patriarca entrò nella Valle di Spo
leto, vennero i suoi figli in gran copia da varie parti a con
gratularsi con esso lui del suo felice ritorno. Godeva somma
mente di rivederli, e comunicavasi loro fortificando i debo
li, consolando gli afflitti, riprendendo i colpevoli, e tutti
esortando ad osservar fedelmente la Regola. Quivi ricevè la
conferma dei lamenti, che gli erano stati fatti nel Levante
contra il governo di Fra Elia suo Vicario Generale; cd Egli
stesso n ebbe la prova.
Ardi Fra Elia di presentarglisi avanti con un abito più . Confonde
proprio, e di un panno migliore, che non era quello degli " -
altri, con un cappuccio più lungo, colle maniche più lar- ,
ghe, e con un andatura, che ad un uomo della sua pro
fessione non era troppo conveniente. Francesco dissimulando
i suoi pensieri, alla presenza de circostanti gli disse: Vi pre
go, che vogliate imprestarmi quell'abito. Elia non ebbe a r.
dir di negarglielo, e perciò ritirossi in un angolo, si levò
l'abito, e glie lo dicde. Francesco se lo mette sopra il suo,
196 V IT A D I S. FRA N c E s c o.
Anno - lo aggiusta, e lo piega con grazia intorno al cordone, alza
l 22 O. il cappuccio sopra la testa con un'aria orgogliosa; e passeg
giando con una gravità piena di fasto, col capo alto, e col
petto elevato, fa tre, o quattro giri in mezzo alla compa
gnia, dicendo con una voce gagliarda, e sonora: Addio buo
ma gente. Levatosi poscia di dosso con indignazione quell'
abito, gettollo per disprezzo lontano da se, e rivolto a Fra
Elia : Ecco, gli disse, come andranno i Frati bastardi del
la nostra Religione. Quindi cangiandosi d'aria nel volto, e
ripigliando il suo modesto contegno, passeggiò umilmente
col suo abito povero, e stracciato, e disse agli altri: Ecco
l'andatura dei veri Frati lIinori. Dipoi essendosi messo a
sedere in mezzo ad essi, fece loro un discorso pieno di man
suetudine sopra le virtù della povertà, e dell'umiltà, la per
fezione delle quali Ei seppe loro spiegar così bene, che se
condo l'idea, ch'Egli ne diede, coloro ch'erano giudicati i
più poveri, i più umili, sembrava che avessero fatto poco
progresso nella pratica di queste due virtù . Finalmente ri
Abolisce vocò tutte le novità , che introdotte avea nell'Ordine il Vi
le novità cario Generale, mentre Egli era assente, eccettuatane la proi
introdotte bizione di mangiar carne, che giudicò di dover tollerare per
nell' Ordi
ne da Fra
qualche tempo, affinchè niuno si desse a credere, ch'Ei vo
Elia, lesse favorire la gola .
Il mezzo, di cui si servì per correggere la sciocca vani
tà di Fra Elia, non solo fece veder egualmente la sua pru
denza, e la sua autorità, ma eziandio colpì sì fattamente i
suoi Discepoli, che niuno di loro osò dire nemmeno una so
la parola a favor del Vicario Generale, quantunque avesse i
suoi partigiani.
Poco dopo il Santo Patriarca ebbe occasion di levare la
proibizione di mangiar carne per un maraviglioso successo,
che non conviene passar sotto silenzio.
Venne in gran fretta alla porta del Convento di Santa
Maria degli Angeli un Giovane in abito di pellegrino, e dis
se al Portinaro, che era Fra Masseo: Vorrei parlare a Fra
Francesco; ma perchè so, ch'egli è nel bosco in contempla
zione, fatemi venir Fra Elia, che dicono essere una persona
molto saggia, e assai prudente, acciocchè mi cavi da un
dubbio, che io tengo. Il Portinaro eseguì prontamente il suo
dovere; ma vedendosi ributtato da Elia, si trovò imbarazza
to intorno alla risposta, che doveva dare, per non recar del
lo scandalo, nè dir bugia. Il Giovane lo prevenne, e lo ca
vò dalla pena, dicendo: Fra Elia non vuol venire: e bene
L 1 E R o T E R z o 197
andate, vi prego, da Fra Francesco, e ditegli, che coman Anno
di ad Elia di venire a parlarmi. Fra Masseo vi andò, e I 22 O.
fatta la relazione, Francesco, che fissi avea gli occhi al Cio
lo, senza mutar sito, risposegli: Dite a Fra Elia, che io
gli comando, che vada a parlar a quel Giovane.
Per questo Comandamento s'adirò Fra Elia, il quale
tutto in collera venne alla porta a domandargli, che avesse
da fare con lui. Non andate in collera, rispose il giovane,
io vi cerco solamente, se quelli, che fanno professione d'
osservare il Vangelo, non possano mangiare di ciò, che lo
ro vien presentato, come espressamente permise Gesù Cristo
a suoi Appostoli; e se qualcuno possa legittimamente pre
scriver loro il contrario. Allora Elia prendendo furiosamen
te la porta per chiuderla: So quello, che si può fare, gli
disse, ma non ho risposta da darvi, andate a fare i fatti
vostri. Il Giovane ripigliò: Non so quello, che voi rispon
dereste, ma so bene ciò, che dovreste rispondere.
Tranquillatosi Fra Elia nella sua cella, fece riflessione
sopra ciò, che accaduto gli era, e sopra la risposta più so
da , che potevasi dare ai quesiti, che gli erano stati fatti.
Laonde vedendosi molto imbrogliato, e pentendosi d'aver sì
malamente ricevuto quel Giovane, in cui sembravagli d'aver
osservato un non so che di straordinario, ritornò alla porta
per parlargli, ma nol trovò più. Francesco intese da Dio,
che quegli era un Angelo; per la qual cosa ritornato che fu
dalla contemplazione disse ad Elia: Voi fate pur male, Fra
tello , voi rigettate sdegnosamente gli Angeli, che vengono
da parte di Dio a visitarci, e instruirci. Ah, quanto io te
ino, che la vostra superbia non vi renda indegno dell'umi
le Instituto de' Frati Minori, e che non moriate fuori di
quest'Ordine. Allora fu, che abolì (1) lo statuto, che proibi
va di mangiar carne.
(1) L'Autor della Storia della Città di Parigi, stampata nel 1725
presso Desprez e Desessarts, tom. 1. lib. 6. pag. 234 e 285, confessa,
, che non v'è stato alcun Istitutore d'Ordine Religioso, il quale più
, che San Francesco abbia fatto spiccare l'evangelica povertà, l'umiltà,
», la penitenza, il disprezzo del mondo, lo spogliarnento universale di
, tutte le cose terrene , . Ma poi soggiugne: Tuttavia egli è da os
servarsi, che San Francesco è il primo de Religiosi d'Occidente, che abbia
permesso nel suo Ordine l'uso dell'a carne anche ai sani Colui, che vuo
le si faccia questa osservazione, dica di grazia, qual connessione può
mai aver ella con la Storia di Parigi? Perchè ve l'inserisce con molte
altre cose a proposito del primo Convento dei Frati Minori di questa
Città, senza le quali la sua Opera, se fosse scritta con un poco più d'
esattezza, sarebbe ancor troppo diffusa? Non gli si opporrà già l'opinio
198 V IT A D I S. FRA N c E S C o
Anno Ritornando da Spagna Bernardo Quintavalle, ed essen
I 22 D. do sulla riva d'un fiume, che passar non poteva, gli appar
ve lo stesso Angelo nella medesima forma, e salutollo in Ita
liano. Sorpreso questo Religioso dal sentir parlare nel pro
prio linguaggio, e rapito dal grazioso sembiante, e dalla
buona cera del Giovane, che parlava, gli dimandò donde
ei fosse. L'Angelo gli raccontò quanto aveva fatto a propo
sito di Fra Elia: di poi lo pigliò per la mano, tragittollo
di là dal fiume, e disparve, lasciandolo di consolazione sì
pieno, che fece il rimanente del viaggio senza veruna fati
ca. Giunto che fu in Italia, narrò la circostanza del gior
no, e dell'ora, in cui ebbe l'apparizione; onde conobbesi,
che era in realtà il medesimo Angelo, che era apparso a
Una vi Fra Elia.
sione gli Avanti che il Capitolo si celebrasse, Francesco se ne sta
scopre le
vicende va pensando con dolore alla rilassatezza, che proccuravano
del suo d'introdurre nell'Ordine coloro, i quali esser dovevano i più
Ordine. zelanti nel mantenervi la purità della regolare osservanza ;
quando ecco ebbe una visione molto straordinaria. Gli ap
parve dinanzi una statua grande, ch'ei vide cogli occhi del
corpo: era molto simile a quella, che vide in un sogno Na
buccodonosocre, l'interpretazione di cui gli fu fatta da Da
Dan. 2.
31. & 37.
niello Profeta. Iddio voleva con tal mezzo rappresentare sen
sibilmente al Patriarca le varie rivoluzioni, che nel suo Or
dine sarebbero succedute: e gliele fece annunziare distinta
mente dall'istessa Statua, a tenore dei diversi metalli, de'
quali era composta ; o sia per temperare con questa umili
ante comparsa l'onore, che faceva gli un'opera sì maraviglio
Act. 20, sa, come la fondazione del suo Ordine; o sia per inspirar
29. I gli di porgere al Cielo fervorose preghiere, colle quali otte
Tim. 4, nesse ajuti e grazie al suo gregge per ogni tempo: (ciò che
1. 2. Tim.
3. I.
fece eziandio con molte lagrime) o sia finalmente, perchè l'av
viso, ch'Egli avrebbe dato intorno alla rilassatezza de tempi
ne di quegli, i quali sostengono, che San Benedetto non ha vietato ai
suoi Religiosi, quantunque sani, il mangiar polli e ucelli, perchè su
questo punto si vuol pure star alla decisione di Don Mege, e del fa.
moso Abate della Trapa: ma converrà dirgli soltanto, che se voleva
far un osservazione concernente all' uso della carne, permesso da San
Francesco a suoi Religiosi, bisognava soggiugnere, che questo Santo
Istitutore tutto dedicato all'Evangelio, dove a lasciar vivere, siccome gli
Appostoli, quelle persone, che abbracciato aveano uno stato di vita ap
postolica, e che ben sapeva, che i Religiosi di questa sorta non posse
dendo rendite, e vivendo di pure limosine, osservar non potevano un'a-
stinenza continua, e che tuttavia l'osservano in vari tempi più della
metà dell'anno.
- L 1 B R o T E R z o I 99
avvenire, più circospetti e attenti rendesse i suoi Religiosi; Anno
nella guisa che San Paolo predicava gli errori e le dissolu I 22O.
tezze, per eccitare i Vescovi alla vigilanza.
Nella visione di Nabuccodonosorre si distaccò un sasso Da n. 2.
- -

dal monte, e percuotendo i piedi della Statua, la ridusse in 34, C 35


pezzi, e disparve. La qual cosa non accadde nella vision di
Francesco: imperocchè il gran Corpo della Serafica Religio
ne, ch'ella rappresentava, il quale ha provate le sue vicen
de, al par degli altri, e con maggiore strepito che gli altri,
per esser più vasto, e più esposto agli occhi del pubblico,
tuttavia non ha lasciato di sussistere e di sostenersi, di ser
vir sempre alla Chiesa, e di darle dei Santi. Più volte anco
ra si è rinnovato con alcuni tratti somiglievoli alla primitiva
bellezza : nel che può dirsi un'immagine del Corpo mistico
di Gesù Cristo, il quale malgrado la decadenza de secoli,
ha sempre mai una quantità di membri sani, e vigorosi per
la Fede, per la speranza, e per la carità, che in essi risplen
de , ferventi nel bene al par de primi Fedeli. -

il Santo Istitutore avendo inteso tutto ciò, che dicevasi Celebra il


contro il governo di Fra Elia, e per giustificazione di esso, Capitolo ,
celebrò il suo Capitolo alla festa di San Michele nel Conven nel quale
depone
to delle Porziuncola. Sostituì Fra Graziano in luogo di Fra Fra Elia,
Giovanni Strachia Provinciale di Bologna, del quale si è par in luogo di
lato di sopra ; e in luogo di Fra Elia sostituì Fra Pietro Ca cui sosti
ruisce Fra
taneo, il secondo de' suoi Discepoli, tra le mani di cui rimi. i ietro Ca
se l'intero governo dell'Ordine, sì perchè credeva di non po taneo .
ter più essere sufficiente a governarlo a cagion della molti
tudine de' Religiosi, e delle sue infermità ; sì anche per as
sodarsi di più nella virtù dell'umiltà , che gli era som
mamente cara .
Adunò pertanto tutti i Religiosi , e loro disse: Ormai
io son morto per voi: ecco Fra Pietro Cataneo vostro Supe Rinunzia
riore, a cui presentemente io e voi dobbiamo ubbidire. Quin il Genera
lato,
di prostratosi dinanzi a Pietro gli promise ubbidienza e ri
spetto in ogni cosa, come a Ministro Generale dell'Ordine.
La qualità di Ministro Generale rincrebbe a Religiosi, i qua
li non vollero, che si desse ad alcuno, finchè viveva il lor
Patriarca ; e determinarono, che quegli, il quale sarebbe sta
to messo in suo luogo, non avesse che il titolo di Vicario
Generale.
Francesco essendo inginocchione colle mani giunte, cogli
occhi sollevati al Cielo, e bagnati di lagrime, disse con un
tuono di voce, che inteneriva: Signor mio Gesù Cristo, vi
2o O V IT A DI S. FR A Nc E sco.
Anno raccomando questa vostra Famiglia, che avete commessa fi
I 22 Oe nora alla mia cura. Voi sapete, che le mie infermità mi ren
dono incapace di governarla, la lascio fra le mani de IMi
nistri. Se succederà dalla parte loro, che la negligenza, o
lo scandalo, o il troppo rigore faccia perir qualche Frate, -
Signore, a Voi ne renderan conto nel giorno del Giudizio.
D'allora in poi fino alla morte visse, per quanto gli fu
possibile, nell'umile stato di suddito, benchè non lasciasse di
comunicar a Superiori que lumi, che Dio gli dava in ordi
ne al buon governo; e non potesse a meno in varie occasioni
di non farla da Istitutore e Generale dell'Ordine. Il suo ami
co San Domenico, che intorno alle cariche nodriva simili sen
timenti, celebrò in quest'anno il suo primo Capitolo Genera
le nella Città di Bologna, e rinunziar voleva la superiorità,
della quale per umiltà credevasi indegno ed incapace; ma i
suoi Religiosi non vi vollero acconsentire. Tal fu la dispo
sizione di tutti i Santi, perchè sapevano, che in riguardo
alla salute l'ubbidir egli è cosa molto sicura; per lo contrario
il comandare è cosa molto pericolosa.
Otto giorni avanti il Capitolo, Onorio III. diede una Bol
la (r) diretta a Francesco, e agli altri Superiori de' Frati Mi
nori, in virtù della quale proibiva , che non si ammettesse
alcuno alla professione senza un anno (2) di prova, e che do
po la professione niun potesse uscir dall'Ordine, vietando an
cora a chi che sia di ricettare coloro, che per sorte sarebbe
1o usciti. Il motivo di questa Bolla fu, perchè al principio
dell'Ordine de' Frati Minori, e di quello de' Frati Predicato
ri, v'erano di quelli, che facevano la professione senza no
viziato, e senza determinazione di tempo, a beneplacito dei
Superiori; secondo le varie congiunture; e tali sorte di fret
(1) L' Originale di questa Bolla sotto il pornbo conservasi in Roma
nell'Archivio del Convento d'Araceli, n. 36., ed è quella appunto, che
il P. S. Francesco cita nel secondo Capitolo della sua Regoia, allorchè
de Professi parlando dice: Secondo il Decreto del Sommo Pontefice non
sarà loro lecito in vera n modo uscir di questa Religione.
(2) Il Papa nella sua Bolla, che vien riferita interamente dal P. Va
dingo, dice non esservi quasi niun Ordine Religioso, in cui non sia si
stabilito un tempo determinato di prova, avanti di fare la professione:
Alessandro IV. dichiarò poscia, che le professioni fatte negli Ordini de'
Frati Predicatori, e dei Frati Minori senza un anno di noviziato, fosse
ro di niun valore: e il Sacrosanto Concilio di Trento ne ha fatta una
Legge generale per qualsivoglia Religione sì d' uomini, come di donne:
Cap. Non so tu v. i)e Regular & transeunt. ad Religion. in 6. Conciº
Trident. Se ss. 25. de Regular. cap. 15. A tali determinazioni si è con
formato il Decreto di Biois nell'Articolo 28. v
L 1 B R o T E R z o 2O I

tolose risoluzioni partorivano degl'inconvenienti. Anno


Pietro Cataneo esercitando l'officio di Vicario Generale, I 22O,
e vedendo, che non poteva proveder ai bisogni de Religio
si, i quali venivano in gran numero al Convento di Santa
Maria degli Angeli, come Capo dell'Ordine, fu di parere,
che si sarebbe potuto, per sovvenirli, riserbar qualche cosa Non vuo
dei beni del Novizj, che si presentavano. Consultò ei dunque le, che el
Francesco per sapere, se approvava e permetteva un tal ri-cuna cosa
ricevasi
piego: a cui il Santo rispose : Fratello mio caro ; Iddio ci dei beni
guardi da questa sorta di pietà , la quale per rispetto de de' Novizj
gli uomini ci renderebbe empj in riguardo alla nostra Re
gola. Il Vicario gli dimandò, che dovesse fare per pro
veder alle necessità degli Ospiti : Spogliate, ripigliò France
sco, spogliate l'Altare della Beata Vergine, levate tutti gli
ornamenti, che vi sono: il Signore vi manderà con che re
stituire alla sua Madre ciò, che noi impiegheremo per esercitare
la carità. Crediate pur fermamente, che la Vergine vedrà
volontieri, che il suo Altare si spogli, per non contravve
nire al Vangelo del suo Divin Figlio. Dal che prese moti
vo di raccomandar con calore l'altissima povertà.
Disse ancora molte cose intorno ai Libri, alla Scienza,
ed alla Predicazione, le quali riferite saranno nell'ultimo Li
bro della sua Vita. Fra Cesario da Spira, che insegnato avea
la Teologia prima di farsi Frate Minore, ed era un Religio
so assai pio, avendo inteso tutto ciò, che il Padre avea det
to a proposito della Scienza, e de Letterati, ebbe con esso
lui una lunga conferenza sopra lo stato dell'anima sua, e so
pra l'osservanza della sua Regola ; dipoi conchiuse dicendo:
Padre, io ho presa una ferma risoluzione con la grazia di
Dio d'osservar appuntino fino alla morte il santo Vangelo,
e la Regola secondo l'intenzione di Gesù Cristo: pertanto vi
voglio dimandar una grazia, ed è, che se in tempo di mia
vita succedesse, che alcuni se ne allontanassero, siccome ave
te predetto, da quì innanzi mi diate la vostra benedizione,
e mi concediate licenza di potermi separare da trasgresso
ri, affine d' osservar privatamente la Regola con quelli, che
avranno meco il medesimo zelo. A queste parole Francesco
d'allegrezza ripieno l'abbracciò, e lo benedisse dicendo : Sap
piate, figliuol mio, che quanto voi dimandate , vi è con
ceduto da Gesù Cristo, e da me; e mettendogli la mano sul
la testa soggiunse: Voi siete Sacerdote in eterno secondo
l'Ordine di Melchisedecco. Voleva il sant'Uomo con ciò si
Tom. I. 26.
262 V IT A DI S. FR A N C E se o :
Anno gnificare, che tutte le promesse, che ricevute avea da Ge
l 22O. sù Cristo, si sarebbero fin al fine adempiute in quelli , che
osservata avrebbero la sua Regola letteralmente e senza glos
sa con una santa allegrezza.
Scrisse in quel (1) tempo una Lettera ai Religiosi del suo
Ordine, e particolarmente a Sacerdoti, sopra la profonda ve
nerazione, che aver deesi all'Augusto Misterio della Euca
ristia. Ma per esser prolissa si rimette all' ultimo Libro, in
cui si osserverà l'abuso, che gli Eretici, e alcuni critici mo
Riceve la derni hanno fatto d' un passo della medesima Lettera.
nuova del Nel decorso dell' anno 122o. ricevè Francesco la nuova
martirio
de' Reli del martirio di cinque Religiosi, ch'Egli avea inviati a Ma
giosi, che rocco. Qui convien riferirne la Storia (2); la quale appartie
Egli avea ne alla Vita del Santo Patriarca , poichè fu Egli quel desso,
spediti a che spedì que generosi Soldati di Cristo a predicar la Fede;
Marocco .
ed eglino, mentre ancor viveva, furono i primi Martiri del
suo Ordine. -

Berardo, Pietro, Ottone, Ajuto, Accursio, e Vitale lo


ro Superiore, essendosi partiti d'Italia per andar a Marocco
con la benedizione del loro Padre, come si è detto di sopra,
giunsero poco dopo in Aragona, dove Vitale fu trattenuto da
un'infermità di languore, per cui giudicò non essere volontà
di Dio, ch'egli continuasse il suo viaggio. Pertanto lasciò anda
re gli altri cinque, i quali ben presto arrivarono a Coimbra,
ove furono ricevuti graziosamente da Urraca Regina di Por
togallo, Moglie del Re Alfonso II. Questa Principessa conce
pì un'idea così sublime delle loro virtù, ed una tale fiducia
in essoloro, che pregolli instantemente di supplicar il Signo
re, che si degnasse di rivelar loro il tempo della sua morte.
Le promisero quanto desiderava, benchè si riconoscessero in
degni di fare una tal dimanda; e furono sì appieno esaudi
ti, che predissero alla Regina, ch'essi sarebbero stati marti
rizzati, e con quali circostanze ciò sarebbesi effettuato; che

(1) Il P. Vadingo è di parere, che questa Lettera sia stata scritta


da San Francesco l'anno 1226. nell'ultima sua malattia; ma nelle note
sopra le Lettere del Santo, delle quali questa è la duodecima, non ne ad
duce alcuna prova. Il P. Antonio Melissan de Macro nel suo Supple
mento degli Annali dell'Ordine, stampato in Torino l'anno 171o per
opera del P. Antonio della Torre, si persuade, che sia stata scritta l'
anno 122o, adducendone ragioni tali, che convien appigliarsi al suo pa
zere, Vading. ad ann. 1226. n. 1o., & in argum. in Epist. 12. S. Fran
sisci, Supplem. Annal. Ord. Minor. pag. 26.
(2) Il Bollando ha prodotti i loro Atti al giorno 16. di Gennaio. Act.
SS Januar. tom 2.
e

L I B R o T E R z o - 2o3
le lorò Reliquie sarebbero state trasportate a Coimbra, e ri Anno
cevute da lei con onore ; e che di poi ella sarebbe morta: l 2O2.
predizioni tutte, che dal successo furono avverate.
Quindi se n' andarono ad Alanquer, ove la Principessa
Sancia, sorella del Re di Portogallo, approvando forte il lor
disegno, fece, che sopra l'abito religioso si mettessero degli
abiti secolari; altrimenti non avrebbero potuto passar sulle ter
re de Mori.
Giunti che furono alla Città di Siviglia, ch'era occupa
ta da Mori, stettero nascosti per otto giorni nella casa d'un
Cristiano, dove lasciarono gli abiti secolari. Quindi sortirono
spinti dal zelo, ed essendosi avanzati fino alla gran Moschea,
tentarono di entrarvi per predicare agl'Infedeli, ma rispin
ti furono con grandi schiamazzi, e assai maltrattati con bat
titure. Di lá presentaronsi alla porta del Palazzo, dicendo,
ch'erano Ambasciadori, inviati al Re da parte di Gesù Cri
sto Re de Re: e dappoichè furono introdotti, dissero mol
te cose della Religion Cristiana, per obbligar il Re a convertir
si, ed a ricevere il santo Battesimo: ma perchè altre cose sog
giunsero contro Maometto e la sua Legge, sdegnossi di tal
maniera, che diede ordine di tagliar loro la testa. Nulla
dimeno ad istanza di suo figlio, che di loro si mosse a com
passione, si contentò di fargli rinchiudere in una prigione
situata nella parte superiore di una torre, donde comandò,
che fossero estratti e messi in una bassa prigione, perchè dall'
alto parlavano ancora di Gesù Cristo, e contra Maometto a
quei, che entravano nel Palazzo. Li fece poi ricondurre al
la sua presenza, e promise loro la sua grazia, se volevano
cangiar Religione : ma eglino così gli risposero: Piacesse a
Dio, o Principe , che voi voleste far grazia a voi stesso.
Trattateci pur , come vi piacerà. A voi sta il levarci la
vita ; ma noi siam sicuri , che la morte ci farà godere
un immortalità gloriosa. Il Re vedendo l'immobil loro co
stanza, per parere del suo Consiglio li mandò, siccome de
sideravano, a Marocco, accompagnati da Don Pedro Fernan
dez de Castro Gentiluomo Castigliano, e da alcuni altri Cri
stiani. -

Trovarono quivi Don Pedro Infante di Portogallo, che,


erasi ritirato in quel Regno per qualche disgusto ricevuto dal
Re Alfonso suo fratello , ed aveva il comando delle truppe
del Re di Marocco. Questo Principe gli accolse come uomi
ni appostolici con molto rispetto e con gran carità, facendo
loro somministrare le cose necessarie pel loro sostentamento.
2oli vira Dr S. F RA N CE se 6
Anno Sapendo egli ciò, che in Siviglia era lor accaduto a motivo
I 22 O. della loro predicazione, e vedendoli ancor tutto estenuati,
proccurò di dissuaderli, che non facessero il medesimo in Ma
rocco; ma i generosi Missionari unicamente applicati alla lor
incombenza, non lasciavano di predicare senza timore, ovun
que s'abbattevano ne' Saracini. -

Un giorno mentre Berardo salito sopra un carro istrui


va il Popolo, e parlava contro Maometto, il Re passando per
andare a visitar i sepolcri de' suoi predecessori, e vedendo,
che in sua presenza non cessava di predicare, credette, che
egli avesse perduto il cervello; laonde subito comandò, che
tutti cinque fossero scacciati dalla Città , e rimandati senza
indugio in paese di Cristiani. L'Infante Don Pedro diede loro
alcuni de' suoi Soldati, che li condussero a Ceuta, ove im
barcarsi doveano: ma essendo in viaggio fuggirono improv
visamente dai lor condottieri, e ritornarono a Marocco, do
ve cominciarono a predicar di bel nuovo nella pubblica piaz
za. Il Re avendo ciò inteso , diede nelle smanie, e li fece
mettere in prigione, perchè quivi morissero di fame e di se
te; ove stettero venti giorni senza mangiare e senza bere.
Frattanto i calori divennero sì eccessivi , e cagionarono
tanti malori, che giudicossi, che Dio aggravasse la sua ma
no per vendicarsi degli oltraggi fatti a suoi Servi. Il Re ne
restò spaventato; laonde per consiglio di un Saracino, chia
mato Aboturim, il quale voleva bene ai Cristiani, li fece sor
tir di prigione. Era una cosa, che recava stupore, il vede
re, che dopo venti giorni di prigione, senza verun alimen
to, fossero sì allegri e vigorosi.
Appena si videro in libertà, che vollero predicare ancor
di bel nuovo. Gli altri Cristiani, che temevano l'indigna
zione del Re, vi si opposero, e li fecero condurre al luogo
dell'imbarco: ma eglino nuovamente se ne fuggirono, e tor
narono a Marocco. Allora fu persuaso l'Infante Don Pedro
a ritenerli in sua casa, e a metter loro delle guardie, per
chè non potessero comparire in pubblico.
Questo Principe dovendo portarsi dopo qualche tempo
alla testa d'un'armata, che il Re di Marocco spediva contro
alcuni ribelli, menò seco i Frati Minori con molti altri Cri
stiani, sul timore che in sua assenza non si sottraessero dal
le guardie. Mentre ritornava vittorioso, l'armata stette tre
iorni senza trovar acqua da bere, per modo che ridotta
videsi all'estremo. Fra Berardo allora si mise in orazione,
ed avendo con un palo scavata alquanto la terra, ne fece
L 1 E R o T E R z o 2o5
sortire un fonte, che dissetò tutta l'armata, e di quell'acqua Anno
si riempirono molte otri: dopo di che il fonte si disseccò I 22O.
Per un miracolo si evidente concepirono i soldati verso di
quei religiosi una somma venerazione, cosicchè ve ne furo
no molti, che baciarono loro i piedi.
L' Infante, ritornato che fu a Marocco, continuò ad usar
le medesime precauzioni per impedire, che i Religiosi non
comparissero in pubblico. Contuttociò un Venerdì trovarono
il mezzo d'uscir secretamente di casa, e di presentarsi al Re,
quando passava per andare, giusta il suo costume, a visitar
i sepolcri de' suoi Predecessori; e allora Berardo montò nuo
vamente sopra un carro e parlò in presenza di lui con un'
intrepidezza, che faceva stupore. Il Re pieno di furor, e di
rabbia diede ordine ad un Principe della sua Corte di farli
morire: ma questi per essere stato testimonio del miracolo,
che si è riferito poc'anzi, non fece altro che metterli in pri
gione. Ivi furono assai maltrattati, non lasciando per questo
di predicare, allorchè vi si trovavano de Cristiani, o de Sa
racini. - -

Tutto questo accadde verso il fine dell'anno 1219. Al


principio dell'anno 122o. il Principe Saracino, che teneva
ordine di farli morire, avendo comandato, che fossero con
dotti alla sua presenza, trovò ch'erano sempre mai costan
tissimi nella lor Fede, e che colla medesima franchezza par
lavano contra Maometto. Per la qual cosa sdegnossi di tal
maniera, che dimentico del miracolo, che veduto avea in ri
tornando dalla battaglia, ordinò che fossero separati, e tor
mentati in varie guise. Furon loro pertanto legati i piedi, e
le mani; strascinati furon con corda al collo per terra, e fla
gellati sì crudelmente, che quasi quasi si scoprivano le loro
interiora. Trenta uomini, che furono impiegati in questo bar
baro esercizio, non li lasciarono, se non dopo d'aver versa
to sulle lor piaghe dell'olio bollente, e dell'aceto, e dell'aver
li rotolati sopra rottami di vasi di terra coperti di paglia.
Alcune guardie videro una gran luce, la quale veniva
dal Cielo, e pareva, che al Cielo elevasse i Religiosi con una
innumerevole quantità d'altre persone. Credendo perciò, che
fossero veramente sortiti, tutto sbigottite corsero alla prigio
me; ma trovarono, che vi erano ancora, e che stavano pre
gando Iddio con gran fervore. -

Il Re di Marocco informato di quanto erasi fatto, or


dinò, che si conducessero in sua presenza; e nudi vi furon
condotti con le mani legate, a colpi di sferza, e di basto
2o6 V IT A D I S. FRA N C E sc G.
Anno ne. Un Principe Saracino, che loro andò incontro, voleva
I 2 O2. persuaderli ad abbracciar la legge di Maometto: ma Fra Ot
tone rigettandolo con orrore, sputò in terra in segno di di
sprezzo d'una tal Religione; per lo che gli fu dato un or
Matth. 5. rido schiaffo; ed egli, secondo il consiglio di Gesù Cristo, of
39. ferì l'altra guancia, così dicendo a quel Principe: Dio vi per
doni, poichè voi non sapete ciò, che vi facciate.
Giunti che furono al Palazzo, il Re disse loro: Siete
voi dunque quegli empi, che disprezzate la vera Fede; quegli
insensati, che bestemmiate contro l'Inviato di Dio? O Re,
così gli risposero: Noi non disprezziamo la vera Fede; an
zi siam pronti a soffrire tormenti, ed a morir per difender
la: ma detestiamo la vostra Fede, e quell'uomo perverso,
che ne fu l'Autore. Il Re immaginandosi di poter guadagnar
seli coll'amor del piacere, degli onori, e delle ricchezze,
mostrando loro alcune femmine avvenenti, che avea fatte ve
nire a bella posta, Se volete, diss'egli, seguir la legge di
Maometto, vi darò queste femmine per mogli con una gran
quantità di denari, e voi sarete molto considerati nel mio
Regno; altrimenti vi ucciderò con la mia scimitarra. I Con
fessori della Fede senza smarrirsi cosi gli risposero: Noi non
sappiamo che fare nè delle vostre femmine, nè dei vostri
denari: per voi sieno queste cose, e Gesù Cristo sia per noi.
Fateci pur soffrire ogni sorta di tormenti; e toglieteci ancor
la vita, perocchè ogni pena ci par leggiera, qualor pen
siamo alla gloria del Paradiso. Il Re disperando allora di
vincerli, prese la scimitarra, e di sua propria mano spaccò
loro la testa nel mezzo della fronte. In tal guisa fu consu
mato il martirio de'cinque Frati Minori nel dì 16. di Gennajo.
I loro corpi essendo stati strascinati fuori della Città,
e fatti in pezzi dagl'Infedeli, furono raccolti da Cristiani,
e trasportati dall'Infante Don Pedro in Ispagna, d'onde man
dolli in Portogallo al Re Alfonso suo fratello, perchè ancor
non osava d'andarvi egli stesso in persona. Il Re accompa
gnato dalla Regina Urraca, e dai Grandi del Regne, venne
col Clero a riceverli, e li fece riporre con solenne pompa
nel Monastero de' Canonici Regolari di Santa Croce in Coim
bra, ove riposano ancor oggigiorno. Gl'insigni miracoli, che
quivi seguirono in gran copia, e quelli, che operati farono
tanto in Marocco, quanto nel trasporto delle loro Reliquie,
vengono riferite dagli Autori contemporanei, che ne hanno
Act. SS. registrati gli atti. Nel 1481. Sisto IV. riconobbe solennemen
16, Jan. te cotesti cinque Religiosi come Martiri, e permise ai Reli.
v

L I E R o T E R z o 2o?
giosi di San Francesco di celebrarne l'Officio. Anno
Nell'istesso momento della lor morte, trovandosi la Prin I 22O.
cipessa Sancia di Portogallo in orazione, le apparvero con
una spada insanguinata in mano, e le dissero, che in gra
zia del martirio da lor sofferto se ne andavano al Cielo, do
ve interceduto avrebbero per lei di continuo presso Dio, il
quale voleva ricompensarle in tal guisa il bene, che loro a
veva fatto.
Quanto fu da essoloro predetto alla Regina Urraca cir
ca il tempo della sua morte, s'effettuò a puntino; e il suo
Confessore, Canonico Regolare di Santa Croce, uomo di gran
santità, ne fu avvertito per mezzo d'una vision maraviglio
sa. Non molto dopo collocati i corpi de gloriosi Martiri nel
la Chiesa di quel Monastero vide di notte tempo il Coro ri
pieno di Religiosi, che cantavano con una soavissima melo
dia. Restò egli sorpreso dallo stupore, non sapendo nè per
chè quivi si ritrovassero, nè per qual parte entrati vi fos
sero: laonde interrogatone un di essi così gli rispose: Noi
siam tutti Frati Minori : quelli, che voi vedete alla testa
di questo coro con tanto splendore, è Fra Francesco , che
voi avevate gran desiderio di vedere; e i cinque, che ri
splendono più degli altri, sono i Martiri di Marocco, i qua
li si onorano in questa Chiesa. Il Signore ci ha mandati
qua, affine di pregar per la Regina Urraca, che ora è mor
ta, ed è stata al nostrº Ordine molto affezionata : Egli ha
voluto, che tutto ciò voi vedeste, perocchè eravate di lei
Confessore. La visione disparve, e subito fu battuto alla por
ta del Confessore, per annunziargli la morte della Regina. Act. SS.
Si osservò ancora la vendetta sensibile, che Dio provar ibid.
fece al Re di Marocco, ed a suoi Sudditi. Perocchè il brac
cio destro, con cui quel Principe uccisi avea i Santi Marti
ri, e il lato destro della testa infino ai piedi del tutto ina
ridirono. Per tre anni non piovè in tutto il Paese; e vi mo
rì un'infinità di persone sotto i flagelli della fame e della pe
ste, cha durarono cinque anni; volendo il Signore proporzio
nare in tal guisa il tempo della punizione al numero de Martiri.
Tutte le maraviglie, che Dio degnossi d'operare in gra
zia loro, e il titolo di Martiri, con cui la Chiesa gli onora,
debbono bastare senza dubbio a convincere ogni Fedel Cri
stiano, illustrato dai lumi della sapienza, che vien dall'al
to, e a renderlo persuaso, che eglino non altrimenti s'espo
sero alla morte con tanto ardore contra il sentimento degli
altri Cristiani, che per un istinto particolare dello Spirito Sai -
2o8 V IT A D I S. FRANC E S C o .
Anno to. Ed è ben temeraria l'umana prudenza, se ardisce di bia
I 22 O. simare ciò, che vien approvato da Dio, e dalla sua Chiesa.
Ciò che Sarebbe troppo difficile esprimer la gioia, che Francesco
dice a pro provò nel suo cuore, allorquando intese, che cotesti suoi Fra
posito del ti erano stati martirizzati. A quelli, che seco si ritrovava
lor marti
i 10 o no, disse: Or sì che posso assicurarmi d' avere avuti cin
que veri Frati Minori; e mille benedizioni desiderò al Com
vento d'Alanquer, ove disposti si erano al martirio : il qua
le desiderio fu così efficace, che dappoi vi si sono veduti mol
ti santi Religiosi, e sempre ve ne è almeno uno di singolar
perfezione.
Fra Vitale, ch'era stato Superiore di quel valorosi Cam
pioni, fu rapito dalla nuova felice del lor trionfo; ma pian
se per non essere stato a parte della medesima sorte. Non è
giá, che la volontà gli mancasse ; perocchè da altro non fu
trattenuto, che dalla malattia , di cui morì dopo qualche
tempo in Saragozza.
Un Autore della Vita di San Domenico narra, che que
Ferdinad. sto gran Patriarca celebrando in Bologna il suo Capitolo Ge
de Castill
Histor.
nerale, fu trasportato da gioia, allorchè ebbe la nuova del
Prad. Lib. martirio di cinque Frati Minori; e considerolli non solo come
I. cap. 51. i primi frutti dell'albero di Francesco suo amico, ma ezian
apud Va dio come uno stimolo assai forte, ed efficace per eccitari suoi
di ug. ad Frati a ricercare ciò, che vi ha di più perfetto, che è ap
a th. I220.
tr. 53, unto il patire, e il morire per la Fede di Gesù Cristo. E
in realtà i Frati Predicatori approfittati si son molto bene di
un tal esempio, come raccogliesi chiaramente dal gran nume
ro di Martiri, con cui il sacro lor Ordine ha arricchita no
Il marti bilmente la Chiesa.
rio de' suoi Non senza special disposizione della Providenza divina le
Frati è mo
tivo della reliquie dei cinque Martiri Frati Minori furono collocate nel
vocazione la Chiesa de Canonici Regolari di Santa Croce in Coimbra ;
di S. An poichè il Signore le fece servir di mezzo per la vocazione di
tonio da
Padova.
Sant'Antonio da Padova, uno de più begli ornamenti del me
desimo Ordine.
Act, SS.
Jun, die Era Portoghese, d'una nobilissima Famiglia (1) di Lisbo
13. t. 2,
(1) Alcuni Autori citati dai Bollandisti, e dal Vadingo dicono, che
il Padre di Sant'Antonio da Padova era cognominato Buglione, e credo
no, che tal nome traesse dal Castello di Buglione, renduto sì celebre da
Godifredo Buglione, il quale fu Re di Gerusalemme. Poteva benissimo
esser originario di quel paese, e come persona molto qualificata ch'egli
era, venire da un ramo della Casa d'Ardenne, a cui apparteneva il Con
tado di Buglione, che divenne poscia Ducato. La Madre del Santo chia
ma vasi Tavera, di una Casa illustre di Portogallo. Act. SS. supra, pag.
706. Annot, Lit, B. Vadiºg. ad ann. 122o. n. 55.
L I B R o T E R z o. 2o9
na, nato nel I 195., a cui nel Battesimo era stato posto il Anno
nome di Fernando. Questi avendo nel primi suoi anni mena I 22 C.
ta una vita innocente e divota , temendo d'esser sedotto dal
mondo, e desiderando di consecrarsi a Dio perfettamente, all'
età di quindici anni fece risoluzione d'entrar nell'Ordine de'
Canonici Regolari nel Monastero di S. Vincenzo presso Li
sbona. Due anni dopo, per evitare le frequenti visite degli
amici, che disturbavano la sua quiete , domandò licenza al
Superiore di passare al Monasteto di Santa Croce di Coimbra
del medesimo Ordine; la quale fu da Lui ottenuta non senza
difficoltà per la stima, che facevasi della sua persona. Si
prevalse della tranquillità, che godeva, per applicarsi allo
studio delle sacre Lettere, e come se avesse avuto un pre
sentimento di ciò, che un giorno dovea fare, non istudiava
soltanto per santificare se stesso, e per insegnar ad altri il
modo di praticar la virtù, ma raccoglieva ancora dalle sa
cre Scritture, e da Santi Padri tutto ciò, che poteva servi
re a confermar le verità della Fede, e ad estirpar gli errori.
L' assiduità dello studio, la mirabile felicità di memoria , il
talento particolare, e i lumi, che ricevè dal Signore, lo fe
cero eruditissimo in poco tempo. -

Le Reliquie de cinque Frati Minori martirizzati in Ma


rocco, che allora furono trasportati a Santa Croce di Coim
bra, infiammarono il suo cuore d' un ardentissimo desiderio
di morir ad esempio loro per Gesù Cristo, e gli suggeriro
no il pensiere di entrar in quell' Ordine, che come la scuo
la del martirio era da essolui riguardato . Alcuni Autori (1)
antichi aggiungono, che San Francesco (2), il quale ritrova
vasi allora in Assisi, gli apparve, o lo indusse ad abbrac
ciar il suo novello Istituto, predicendogli ciò, che gli sareb
be avvenuto .
Tom. I. 2?

(1) Act. SS. supra pag :o7. Annot. Lit. I., et Vading. ad ann. 122o.
n. 56. -

(2) Il Mariana si è ingannato di molto, allorchè nella sua Storia


di Spagna, lib. 12. cap. 8. ha detto, che ritrovandosi San Francesco in
Portogallo, Sant'Antonio da Padova accompagnossi con Lui, e ne ab
bracciò l'Istituto: perocchè egli è certo, che il P. S. Francesco andò in
Ispagna l'anno 1213, e l'anno 1214. fece quindi ritorno; siccome egli
è certo, che Sant'Antonio nato in Lisbona l'anno 1195., o sia l'anno
1196. secondo il Vadingo, prese l'abito di Canonico Regolare nel 121o.
e l'anno 122o passò all'Ordine di San Francesco. Sicchè uno sbaglio
di tal sorta dovea notarsi nella Traduzion Francese di questa Storia,
che si è data in luce l'anno 1725. , nella quale si sono messe alcune
note. Tom. 2. lib. 12. n. 66.
2 Io V IT A D 1 S. FR A N c E sco:
Anno Essendo i Frati Minori del Convento di Sant'Antonio
I 22 O. d'Olivares, presso Coimbra, venuti al Monastero di Santa
Croce a cercar la limosina, Fernando non potè ritenere il
suo zelo ; laonde li tirò in disparte, e loro scoprì il desi
derio, che avea d'entrare nella lor Religione. I Frati n'eb
bero un sommo piacere, e con essolui stabilirono il giorno per
l'esecuzione di quanto desiderava. Chiese frattanto al Supe
periore di Santa Croce la permissione di passar a quest'Or
dine, che ottenne bensì , ma con grandissima difficoltà. Nel
giorno prefisso tornarono i Frati Minori, gli diedero l'abito
del loro Ordine nello stesso Monastero di Santa Croce, e se
lo condussero al Convento di Sant'Antonio. La perdita di un
soggetto sì particolare fu molto sensibile ai Canonici (1) Re -
golari: uno di essi più dolente d'ogni altro dissegli con ama
rezza di cuore, mentre sortiva dal Monastero: Andate, an
date, forse diverrete Santo. A cui Fernando rispose con umil
tà. Quando intenderete, che io sia Santo, certamente voi ne
loderete Iddio . Non contento d'aver mutato Ordine, volle
mutar anche il nome, per evitar con tal mezzo l'importu
nità di coloro, che potevano ricercarlo: e poichè Sant'Anto
nio era il Titolare del Convento, pregò i Superiori di chia
marlo col nome di Antonio. Quest' è il nome, che dipoi egli
ha sempre portato, a cui fu aggiunto il soprannome da Pa
dova, perchè in quella Città riposa il suo corpo, onorato
dalla pietà de' Fedeli.
Il desiderio di versare il proprio sangue per la Fede di
Cristo, ond'era venuta la sua vocazione, andava sempre cre
scendo nel suo cuore, cosicchè ei non poteva godere alcun
riposo. Domandò pertanto a Superiori licenza d'andar in A
frica: e gli fu conceduta, come gli era stata promessa, al
lorchè si fece Frate Minore. Essendo giunto alle terre de Sa
racini, fu assalito da grave infermità, che gli durò tutto l'in
verno, e lo costrinse alla primavera di ritornar in Ispagna,
affine di riaversi dal male. S'imbarcò egli bensì con questa
(1) Pacieco, Autor citato dai Bollandisti, dice, che i Canonici Re
golari di Santa Croce dichiararonsi molto offesi, perchè Fernando loro
confratell - gli avea lasciati per farsi Frate Minore; e ne fecero un tal
risentimento, che Gregorio IX, vide si obbligato d'inviare un Breve al
Priore, nel qual Breve lo avvertiva, che se i suoi Religiosi non cessa
vano di molestar i Frati Minori, avrebbe data al Vescovo di Visce o la
commissione di gastigarli. Il Breve fu dato l'anno settimo del suo Pon
tificato il dì 12 di Giugno. Era l'anno 1227., cioè l'anno dopo quello
della morte di San Francesco, in cui Sant'Antonio, viveva Act. SS. su
pra, pag. 7o7. col. I, Aun ot. Litt. K.
L I B R e T E R z o . 2 l I

idea. Ma il Signore, che destinato l'aveva al martirio della Apro


vita appostolica, e voleva per mezzo di lui convertire un'in I 22O.
finità di anime in Italia, e in Francia, gli diede una navi
gazione tutto contraria. Imperocchè fu portato da venti fino
in Sicilia, ove sbarcossi, e donde l' anno seguente si vedrà
comparire al Capitolo Generale, che celebrossi nel Conven
to di Santa Maria degli Angeli.
In quest'anno 122o. Frat'Angelo e Frat'Alberto, tutti e I suoi
due da Pisa, dopo d'essersi fermati per qualche tempo in Pa Frati pas
San Q ln
rigi per ivi stabilire il primo Convento, passarono in In Inghilter
ghilterra, dove il P. S. Francesco inviati gli avea nel Capito d .

lo del 1219., e vi furono accolti con gran carità dai Reli-r


giosi di San Domenico, i quali aveano di già un Convento in
Cantorberi. Il Re Enrico III. allora regnante gli stabilì con
Regia magnificenza in Oxford, ove teneva la sua Corte, e lo
ro pigliò tanto amore, che fece fabbricar presso il Conven
to un alloggio, dove alle volte si ritirava per trattenersi con
essoloro . -

Il primiero motivo di una stima sì grande, che faceva S. Aato


de' Frati Minori, fu la nuova, che intese per vie sicure di min, Chrom.
Pe r. 3. 1 it.
ciò che nel lorº viaggio da Cantorberì a Oxford era accadu 24. caſº. .
to. Il Priore, il Sagrestano, e il Cellerario dell'Abbazia di -

S 2.
»

Abingdon, che ritrovavansi in una lor possessione, negarono


l'ospitalità a quel poveri Religiosi contro il lodevol costume
dell'Ordine loro, che suol esercitarla perfettamente, siccome
fu raccomandata da San Benedetto; gli oltraggiarono con pa
role, e li misero alla porta, benchè già incominciasse a far
si notte. Un Monaco giovinetto, ch'era compagno del Prio Vading.
re, vedendo, che se ne andavano a passar la notte in un bo ex Chrom.
sco, mosso a compassione li fece entrare nel casino secreta ant. MS.
ad ann.
mente, dove loro portò da mangiare raccomandandosi calda 122o. n 62.
mente alle orazioni loro. La notte egli ebbe una terribile vi & alii.
sione intorno alla giustizia, che Iddio faceva del Priore, e
degli altri due, la quale però non cadde sopra di lui, per
che era stato caritatevole. Levatosi la mattina, subito se ne
andò per raguagliarli di quanto avea veduto, mentre dormi
va, e tutti e tre li trovò morti nei loro letti. Irorridito a
questo spettacolo, uscì tosto di quella casa, donde i Frati Mi
nori s'erano già partiti avanti giorno, e andò a riferir la co
sa all'Abate d'Abingdon. Amendue vi fecero della riflessio
ne, e per cui si determinarono di passar nell'Ordine de'Fra
ti Minori. Un sì prodigioso avvenimento non potè star se
creto; poichè si seppe da molte persone, e, il Re ne fu ben
2I2 V 1TA D i S. FR A Nc E sco
Anno informato. Ecco il perchè sì graziosamente egli accolse An
I 22O. gelo, e Alberto.
La protezione, che avea de' Frati Minori, unita alla san
tità dei loro esempi, fece fiorir l'Istituto in tutto il Regno.
Vi furono molti Dottori di Teologia, che l' abbracciarono;
e nel progresso de tempi Roberto Maideston Vescovo di He
reford, Prelato molto intelligente, e di gran distinzione pres
so la Corte, ottenne da Gregorio IX. la permissione di ri
nunziare il Vescovado, per vestire il povero abito di Fran
cesco, sotto il quale fu veramente un modello di umiltà. In
alcuni Cnnventi si stabilirono delle Scuole , la principale di
cui fu quella d'Oxford, (1) che produsse uomini eruditi.
Trecent'anni dopo il Re Enrico VIII. distrusse tutti que
sti monumenti di scenza e di Religione, che Enrico III. eret
ti avea con tanto zelo, e trattò tirannicamente i successori di
quelli, che erano stati ricevuti con tanta benevolenza . La stra
ma rivoluzione, che l'incontinenza, e l'eresia di questo Prin
cipe allora fecero in Inghilterra, riduce a tali termini ancor
oggigiorno i Frati Minori, siccome gli altri Missionari, che
per mantener nei tre Regni le reliquie della Fede, corrono
maggior pericolo, che tra gl'Infedeli.
Ma lasciam pure da banda ogni riflessione sopra un sog
getto sì deplorabile e sì funesto: e contentiamoi di pregar (2)
(1) Il P. Vadingo all'anno 122o n. 62. narra secondo il testimonio
d'Autori Inglesi, che Roberto Grossa-testa istituì la Scuola dei Frati
Minori in Oxford e che essendo Vescovo di Lincoln, continuò verso di
loro le sue dimostrazioni di affetto particolare, scrisse in favore del lo
ro Ordine, travagliò con essi intorno alla Sacra Scrittura, e alla sua
morte lasciò loro per testamento la sua Biblioteca. Ma se eglino s'ap
profittarono della scienza, e della buona volontà di Roberto, non -lo se
guirono però nel velo maligno, e insolente ; da cui egli era portato a
far invettive mordaci e taglienti contro i Sommi Pontefici . Non si sa,
perchè mai l'Autore della Storia Ecclesiastica, il qual biasima gli or
ribili di lui eccessi, non abbia lasciato di riferir le scandalose di lui e
spressioni, e di dire, che egli morì in odore di santità, e che si pretese
ancora, che alla morte di lui seguiti fossero dei miracoli. Tom 17. lib.
83. n. 43. La Storia Ecclesiastica non ha certamente bisogno di simili
monumenti, nemmeno tal sorta di Santi, nè tal sorta di miracoli sarà
giammai dalla Chiesa riconosciuta. D'altronde l'Autore, di cui si par
la, non. cita verun altro per garante dei fatti, ch'egli asserisce, fuor
chè Matteo Parisio, il quale ha beatificato il Vescovo di Lincoln a mo
tivo dell'avversione, che tutti e due aveano contra i Pontefici Romani;
e in altri luoghi fa di questo Prelato spaventosi ritratti. Per giudicar
fondatamente di Roberto Grossa-testa, e di Matteo Parisio, leggasi le
seconde Lettere de M. l'Evèque de N. stampata l'anno 17 19. pag. Io7. e
g (2) Piaccia a Dio, che sotto pretesto di felicitare la riunione degl'
SCa.
L 1 E R o T E R z o 2 13
il Signor Iddio, che degnisi finalmente di gettar gli occhi del
la sua misericordia sopra quelle Isole, che altre volte tanti
Santi hanno dati alla Chiesa: che per sua grazia l'ingegno
e l'erudizione, che vi si trovano, s'impieghino nei ricono
scere le verità, le quali annunziar vi fece nel sesto secolo il
Gran Pontefice S. Gregorio: che non si faccino più servir i ta
lenti a difendere una moltitudine di Sette, condannate egual
mente dalla dottrina degli antichi Padri, dai principi della
Religion Cristiana, dalle regole della stessa ragione, e che più
non vi sia occasione di dire, che certi uomini letterati si ser
vono delle loro bellissime cognizioni per sostener ogni sorta
di falsità ; a proporzione di quello, che S. Leone diceva di
Roma idolatra; che dominando quasi sopra tutte le nazioni,
era schiava di tutti gli errori. S. Leon in
Alcuni Vescovi di Francia ebbero dello scrupolo intorno Nat. Apo
all'Istituto de' Frati Minori, poichè credevano, che un tal te stol. Ser. I.
nore di vita non fosse approvato : laonde pensando male di
quelli, che lo seguivano, li trattarono con asprezza. Il Papa
Onorio essendone stato ben informato, mandò questo Breve a
Inglesi colla Chiesa Cattolica, non s'approvino i sentimenti d'un Auto
re, il quale da alcuni anni in qua si sforza di provar contra il senti
mento della Chiesa, che gl' Inglesi hanno una successione di Vescovi
veramente ordinati, e per giustificarli va pubblicando manifesti errori
circa il Sacrifizio della Messa, e la presenza reale, circa il Sacerdozio,
la forma del Sacramenti, e il carattere che imprimono, intorno ai riti,
alle cerimonie, ed all'autorità della Chiesa, al Primato del Papa, e ad
altri punti di grand'importanza. Il Signor Cardinal di Noailes, Arcive
scovo di Parigi, con un suo Decreto de' 18. d'Agosto 1722. condanna
gli Scritti di quest'Autore come Scritti, che contengono una Dottrina,
falsa, erronea, scandalosa ingiuriosa alla Chiesa, e alla Santa Sede,
una Dottrina , che favorisce lo scisma, e l'eresia ; di più, contraria in
molti punti alla Dottrina Cattolica: proibendo sotto le pene stabilite nel
la Legge ai suoi Diocesani, di leggere le suddette Opere. I Cardinali,
Arcivescovi, e Vescovi al numero di venti, in una Congregazione straor
dinaria tenuta in Parigi, ne fecero una Censura data il dì 22. d'Ago
sto 1727., il cui titolo è in questi termini: , Censura dei Libri di Fra
, Pier Francesco le Courayer, Canonico Regolare di Santa Genovefa,
, intitolati: Dissertazion sur la validità des Ordinations des Anglois, cº-c.
» Defense de la Dissertazion sur la validità des Ordinations des Anglo
, is, & c. , Dichiararono tutte le proposizioni inserite nella Censura, ,
2, rispettivamente false, temerarie, fallaci, malesonanti, scandalose, in
, giuriose alla Chiesa, e alla Santa Sede, fautrici dello Scisma, e dell'
» eresia, errenee, già condannate dal Sacrosanto Concilio di Trento, ed
, eretiche, . In Parigi presso la Vedova Mazieres, e Giambattista Gar
nier, Stampatori della f" nella Contrada di S. Giacomo, al segno
della Providenza. Il Re a tenore della Censura de' Vescovi, onde aveva
chiesto il giudizio, soppresse le due Opere dell'Autore con Decreto dei
consiglio ſi Stato, ... Settembe 1227.
2I4 V IT A D I S. FRA N c E s co.
Anno tutti i Prelati del Regno, particolarmente (I) all'Arcivescovo
I 22 O. di Sens, e al Vescovo di Parigi.
Onorio Vescovo, Servo de' Servi di Dio,
Ai Nostri Venerabili Fratelli, Arcivescovi, e Vescovi,
e ai nostri Diletti Figli, Abati, Priori, ed
altri Superiori Ecclesiastici del Re
gno di Francia: Salute, ed Ap
postolica Benedizione .

Ci sovviene d'avvervi già scritto in favore de' nostri


diletti Figli i Frati dell'Ordine de' Minori, affinchè per l'
amore di Dio a veste lor del riguardo. Contuttociò Noi ab
biamo inteso, che fra di voi alcuni si trovino, i quali non
vogliono soffrirli nelle loro Diocesi, avendo dello scrupulo
circa l'approvazione dell'Ordine; benchè in essi non abbia
no ritrovato nulla di sospetto, siccome ne siamo stati assi -
curati da persone degne di tutta la fede; e benchè d'altron
de bastar loro dovessero le nostre Lettere di raccomanda
zione, perchè non se ne potesse formare alcun sinistro con
cetto. Noi dunque vogliamo, che a voi tutti sia noto, che
Noi riguardiamo l'Ordine de' Frati Minori come uno di quel
li, che sono approvati, e riconosciamo i medesimi Frati Mi
mori per uomini cattolici e pii. Perciò abbiam giudicato a
proposito d'avvertirvi, ed esortarvi colle presenti Lettere,
che vi mandiamo, e v'ingiugniamo di ricevere nelle vostre
Diocesi i detti Frati, come uomini veramente Fedeli e Reli
giosi, e di aver loro un riguardo particolare pel rispetto,
che dovete a Dio, e a Noi, che ve li raccomandiamo. Da
to in Viterbo il giorno quarto delle Calende di Giugno, l'
anno quarto del nostro Pontificato. Era il dì 29. Maggio
dell'anno I 22o.
Anno Francesco al principio dell'anno 122 1. sortì dal Conven
I 22 I. to di Santa Maria degli Angeli, per andar alla visita d' al
cune case dell'Ordine. Pietro Cataneo Vicario Generale nel
suo governo trovò della contraddizione. Quantunque ei fosse
d'un naturale assai placido, nondimeno avea un petto baste
vole per riprender coloro, che non erano esatti nella regolar
osservanza: il che non a tutti piaceva. Laonde i difettosi gli

(1) Il P. Vadingo dice, che gli Originali dei due Brevi diretti all'
Arcivescovo di Sens, e al Vescovo di Parigi, si conservano nell'Archi
vio del Gran Convento dell'Osservanza in Parigi. Ad ann 122o n.59.
L 1 B R o T E R z o 215
erano contrari: alcuni se gli mostravano renitenti, ed altri Anno
ne biasimavano la condotta. Altrettanto debbono aspettarsi I 23 I.
in ogni stato quei Superiori, che non rassomigliano al Som- vi alla
mo Sacerdote Eli; val a dire, che non lasciandosi predomi- visita d'
nare da un certo spirito d'indifferenza, nè da un troppo pe. alcuni
ricoloso amore della propria quiete, nè da un vano deside- Conventi .
rio di farsi amare, hanno tanta intrepidezza e tanto corag
gio, che basti per non tollerar il male, che debbono impedi
re; nè trascurano il bene, che sono in obbligo di conservare. 2, Reg.
- - - cap. 2. 22.
Afflitto il Vicario Generale per gli ostacoli, che trova- é 29 cap.
va, scrisse a Francesco, da cui ebbe questa risposta. 3 13.

Al Reverendo Padre in Gesù Cristo


Fra Pietro Ministro Generale,
Fra Francesco. Salute.

Il Signore sia la vostra difesa , e nella sua santa ca- Scri l


rità vi conservi . Fratello mio caro, vi raccomando d'aver vi 3.

gran pazienza in ogni vostra condotta , di modo che, se Generale .


alcuno de' vostri fratelli , o qualunque altro si sia, vi è
contrario, quando anche arrivasse fino a percuotervi , tut
to ciò riceviate come tanti favori, vivendo sinceramente in
questa disposizione , e non altrimenti. Amate coloro, che vi
useranno simili trattamenti ; e non aspettate da essi muta
zione veruna, se non in quanto Iddio vi farà la grazia ai
renderli migliori: questo è quello, che dovete proporvi in
amandoli. Il segno, da cui conoscerò, che voi amate il Si
gnore, e che avete dell'affezione per me, che sono suo ser
vo e insieme vostro, sarà, se niuno del nostri fratelli per
qualunque peccato, che abbia commesso, si partirà da voi
senz'aver provati gli effetti della vostra misericordia. Quand'
egli non ve la dimandasse, prevenitelo, e chiedetegli se la
vuole; e quando dopo d'averla rifiutata si presentasse a
voi mille volte, dimostrategli maggior affezione, che non
dimostrereste a me stesso, affin di ridurlo sul buon sentie
re. Abbiate sempre compassion di coloro, che si ritroveran
no in un tale stato, e fate sapere a (1) Guardiani, allor
(1) I Superiori delle Case dell'Ordine di San Francesco si chiama
no Guardiani, perchè l'umiltà del Santo Patriarca non ha voluto per
mettere, che loro si desse il titolo di Priori. 1. Regul. S. Francisci cap.
6 Guardiano significa il medesimo che Custode, val a dire un uomo de
stinato a guardare, e custodire, conservare, vegliare, aver cura: viene
2 16 V I T A D I S. FRAN CE s Co.
Anno chè vi si porgerà l'occasione, che voi siete fermamente ri
I 22 I. soluto di così praticarla. Niuno de' Frati, alla notizia de'
quali verrà il peccato d' alcun di loro, ardisca di fargli
confusione veruna, nè di pubblicarne tampoco l'errore. Per
lo contrario questi abbiano verso di lui sentimenti di mi
sericordia, e procurino di tenerne secreto il delitto. Non
Matth. sono già i sani, che abbiano bisogno del medico, ma gli am
9. I 2. malati. Se alcun Frate per tentazion del nemico venisse a
cadere in peccato mortale, sia tenuto per ubbidienza a ri
correre al suo Guardiano, il quale sarà parimente obbliga
to per ubbidienza di mandarlo al (1) Custode: e questi ab
bia cura di provvedere alla coscienza del colpevole, sicco
me vorrebbe, che si provvedesse alla sua propria. Non sia
Jo, 8, II. permesso ai Custodi d'ingiugnergli altra penitenza, fuor
chè questa: Andate, e non vogliate mai più peccare. Fate
quello, che vi comando. Vi saluto. -

Quando il P. S. Francesco non permette a Superiori d'


ingiungere altra penitenza per un peccato mortale fuorchè
questa: Andate, e non vogliate mai più peccare, ben si ve
de, ch'Egli non parla, se non delle penitenze (2) regolari, e
pubbliche, le quali volessero mai eglino imporre per un pec
cato secreto, e non di quelle, che s'impongono nel foro in
terno per espiare il peccato; e per prevenire la ricaduta. Pe
rocchè immediatamente prima obbliga per santa ubbidienza

da Guardianus, o Gardian us, Guardium, Guardia, Garda , termini di


bassa Latinità, presi dalla voce Alemana Warden, che significa la me
desima cosa. Dictionn. Etymol. de Menage. -

(1) Il Custode in questo luogo significa Provinciale. San Bonaven


tura osserva, che il nome di Custode vien dato dal P. S. Francesco al
Generale, ai Provinciali, e ai Guardiani, per indicare l'obbligazion dell'
Officio, non già il titolo della Dignità, e che quando nel sesto capitolo
della Regola, ed altrove dice: Ministri & Custodes, egli è come se di
cesse, i Ministri che debbono invigilare, ed aver cura Ministerium di
tit humilitatem, Custodia vigilantiam insinuat pastoralem. Ora, poichè
il Santo Dottore era ben istruito della forma di governar l'Ordine, bi
sogna conchiudere, che al principio non v'erano quei Custodi, che fu
rono dappoi stabiliti nelle Provincie assai vaste, perchè avessero cura d'
un certo numero di Conventi sotto la giurisdizione del provinciale. Que
gli ancora fu chiamato Custode dei Custodi, che era eletto dal Capitolo
della Provincia, per andare in qualità di Discreto al Capitolo Generale
col Provinciale, e questa elezione si continua sotto il medesimo titolo
nelle stesse Provincie, dove più non vi sono Custodie. S. Bonav. Expos.
in Regul. cap. 4. et 8. Hoc nomen Custos actum dicit, è non gradum.
Marcant Expos, lit. in Regul. cap. 8. pag. 352. et 354.
(2) Il Vadingo non ha pensato a questo, allorchè ha messo nella
sua nota 15 su questa Lettera: Cum grano salis est intelligendum.
L 1 e R o T E R z o. 2 17
il Custode, a cui sarà indirizzato uno de' suoi Frati, che sia Anno
reo di peccato mortale, di provvedere alla coscienza di quel I 22 l.
Religioso, siccome vorrebbe si provvedesse alla sua propria.
Ora il Custode in tal caso non potrebbe ragionevolmente cre
dere, che abbastanza si provvedesse alla coscienza di lui sen
za ingiugnergli una penitenza soddisfattoria, e preservativa.
Quanto ai mancamenti pubblici, senza dubbio voleva il San
to Institutore, che puniti fossero pubblicamente; poichè Egli
stesso, come vedrassi, in alcune occasioni ne ha dato l'esem
pio. Il motivo, per cui nella sua Lettera suggerisce ed insi
nua più la misericordia e la benignità, che la giustizia ed
il rigore, sì è, perchè conformavasi ai sentimenti di Gesù Cri
sto, la cui indulgenza è stata sì grande verso del peccatori,
i quali non erano però superbi ed ostinati, come i Farisei,
di più, perchè ben sapeva ciò, che dice San Paolo, che fa
di mestieri ammonir il fratello con uno spirito di mansue
tudine e piacevolezza, adoperare le riprensioni, le preghie Galat. 6.
re, i rimproveri, ma con ogni pazienza: finalmente perchè e, Tim. 4.
scrivendo al Vicario Generale, afflitto per l'indocilità di al ao
- -

cuni sudditi, e temendo, che nel zelo di lui non avesse luo
go qualche sorta d'indiscrezione, non pensava che a mode
rarlo, e raddolcirlo. Di fatto ogni persona costituita in qual:
che grado è assai inclinata naturalmente a sdegnarsi contro di
quelli, che oltraggiano la sua autorità, e su questo punto v'
è più bisogno di freno, che di stimolo. Artter a
Pietro Cataneo adempì con esattezza il suo ufizio a te Mo, ast
nor della Lettera del Santo Patriarca ; ma non durò lungo Martyrol.
F, a n O
-

tempo nella carica di Vicario Generale . Il Vadingo crede, Martii,


ch'egli sia morto in quest'anno 122 1. ai 1o. di Marzo : si so Act SS.
no al parere di lui sottoscritti il P. Arturo du Moutier Re Boll. t. P.

coletto, il Bollando, e M. Fleury, i quali hanno creduto, che Ma t. die


ie inter
l'epoca fosse certa; perchè il Vadingo la fonda sull'Epitafio P, eternis.
del sepolcro di Pietro Cataneo, che trovasi nella Chiesa di San Hist Eccl
ta Maria degli Angeli. Ma da ciò, che si è notato quì (1) sot t º 6 lib
Tom. l. 28 78. fie 43s

(1) Ottavio Vescovo d'Assisi nel suo libro intitolato, Luini Serafici
di Porziuncola, riferisce, e rappresenta le cifre dell'Epitafio, che nota
no l'anno, e il giorno della morte di Pietro Cataneo, e prova, che il
Vadingo le ha mal ordinate. Eccone i propri suoi termini, alla pagina
4i. Non posso di meno di notare un grave fallo di Cronologia nell'An
malista Francescano Luca Vadingo, per altro accuratissimo, ed eruditis
simo. Egli pone la morte di Fra Pietro Cattani nel 1221. alli o di Mar
zo, e poi nel 1223 pone, che andò a Roma con S. Francesco. La cagion
dello sbaglio si è, perchè in fatti gli antichi monumenti lo dicono coin
2 18 V IT A D I S. FR A N cr sco
to, chiaramente si prova, che Pietro morì l'anno 1224. ai 2.
di Marzo. Ora poichè nel Capitolo Generale celebrato in quest'
anno i 22 1. alla Festa di Pentecoste, il giorno 3o. di Maggio,
fu nominato un altro Vicario Generale, il qual certamente
nel 1223. ritrovavasi ancora in tal'uffizio, come vedrassi;
dall'altra parte non essendovi alcun apparenza, che un uo
mo sì santo, qual era Pietro Cataneo, sia stato deposto da
San Francesco; oltrecchè niun Autore ne parla; bisogna ne
l

pagno di questa andata, per l'altra parte poi la pietra del monti niente
sito in Porziuncola, dove anch oggi si vede, ha l'inscrizione equivoca.
In qt la sta così : MCC XX IVli, d. Martii. L'ha cosi intesa i dingo:
MCCXXI e poi VI. Id. come a dire, Millesimo ducentesimo vigesimo pri
mo, sexto. I dus Martii; ma poi in realtà deve leggersi così, MCCXXIV.
e poi II d. cioè a dire, Miliesimo ducentesimo vigesimo quarto, secun
da die Martii .
Il P. Megrigny Cappuccino, di poi Vescovo di Grasse, la memoria
di cui è nella benedizione presso la Chiesa pel velo della sua fede con
tra i Novatori, e per tutte le sue virtù eminenti, attesta, che le cifre
dell'Epitafio sono state da Ottavio rappresentate con esatezza, secondo la
relazione del P. A sermet del Gran Convento dell'Osservanza, Dottor
di Sorbona, nella sua Storia critica, e anticritica dell'Indulgenza di Por
ziuncola, stampata in Lione l'anno 17 19. Monsignor Vescovo di Grasse,
passando per la (cioè pel Convento di Santa Maria degli Angeli presso
Assisi) al suo rito, m o dal Capitolo Generale, mi ha detto, che quest' E
pitafio era scritto, secondo che re fa fede il Vescovo d'Assisi nel suo
Libro intitolato Lami Serafici. Oltrecchè niuno potrà ragionevolmente
richiamar in dubbio la verità di un fatto confermato pubblicamente da
un Vescovo, che lo vede co propri occhj nella sua Diocesi, ove tutto
il mondo al par di esso lo può vedere.
Egli è cosa evidente, che le cifre dell'Epitafio in questa guisa,
MCCXX. IVII. d. Martii, sono state malamente distribuite dall'Operajo.
Il Vadingo le ha distribuite così: MCCXXI. VI. Id. Martii, e vuol che
significhino: Millesivo ducentesimo vigesimo primo, sexto Idus Martii.
Ma il Vescovo d'Assisi le distribuisce in tal guisa : MCCXXIV. II d.
Martii, che significa: Millesimo ducentesimo vigesimo quarto, seconda
die Martii. Probabilmente non vi sarà alcuno, che non aderisca al Ve
scovo, il sentimento del quale vien adottato dal P. Mattia Grouvvels
Recolletto professor di Teologia in Lovanio nella sua Storia critica dell'
Indulgenza di Porziuncula, composta in latino, e stampata in Anversa
l'anno 1726 presso Verdussen, della quale si parlerà nelle dichiarazio
ni sopra la medesima Indulgenza. Ma ció, che secondo l'Epitafio dee
“fissar la morte di Pietro Cataneo all' anno 1224., e non già al 122 I.,
si è il testimonio di Atti autentici, i quali provano, che nel 1223. egli
era vivente. L'istesso Vadingo gli ha veduti, e gli ha citati col nome
di Pietro Cataneo, all'anno 1223., di modo che con un anacronismo
stupendo ha rappresentato vivente nel 1223 quel medesimo, di cui a
veva espressamente riferita la morte, accompagnata da circostanze ma
ravigliose nel 122 1. Simili errori danno a divedere, che con tutto l'in
gegno, che si abbia, e con tutta l'esattezza, che si adoperi, alle volte
si prendono degli sbagli assai grossi, ma nel medesimo tempo disao
strano, che non si sono commessi a bella posta per ingannare.
L I B R o T E R z o 219
cessariamente conchiudere, ch' egli rinunziò volontariamente Anno
l'officio per umiltà, e per liberarsi da un carico, che gli uo I 22 I .
mini di Dio conoscono essere sempre mai troppo gravoso.
Francesco al ritorno che fece dalla sua visita, avendo ac Accetta
cettata la rinunzia del Vicario Generale, differì l'elezione del la rinun
zia del Vi
Successore infino al Capitolo, che si tenne alla Festa di Pen cario Ge
tecoste. Consultò il Signore intorno a quest'elezione; e il Si nerale ; e
gnore gli rivelò, che bisognava rimettere in officio Fra Elia. per ordine
Comunicò pertanto la cosa a suoi Compagni , e congregato di Dio ri
mette Fra
che fu il Capitolo, nominò Fra Elia per Vicario Generale. Elia nella
Dobbiamo persuaderci, che dopo d' averlo deposto per sua Carica
le sue rilassatezze, non l'avrebbe rimesso mai più nell'uffi
cio di Capo del suo Ordine, se non fosse stato certo, che Id
dio stesso glielo comandava Subito che i Santi conoscono la
volontá del Signore, non pensano ad altro, che ad ubbidire,
o ne sappiano, o non ne sappiano le ragioni. Così cent'anni
prima del P. S. Francesco Santo Stefano, terzo Abate de'Ci Manriq.
Ann. Ci
sterciensi, non lasciò d'inviare Arnaldo a Morimondo in qua sterc, ad
lità di primo Abate di quel Monastero; benchè per divina ri ann. I I I 5,
velazione conoscesse, che una tal dignità gli sarebbe stata pre c 3. n. 3.
giudiziale, e che non avrebbe finito bene: bastava, che Dio Essai de
l' Itist de
gli ordinasse, di costituirvelo in quel grado. Così nella Sacra l' Ordre de
Scrittura Eliseo per comandamento di Dio fatto ad Elia con Citeaux,
sacrò Azaele Re di Siria, che prevedeva dover fare gran ma t. 1. p. 2oo.
le al Popolo di Dio, per compassione di cui si mise a lagri 3 Reg. 16.
mare. Non dee l'umana prudenza condannare ne' Santi ciò, 15 e 16.
che eglino per motivi soprannaturali hanno fatto contro il lo 4.I 1. Reg. 8.
Q 12a
ro proprio giudizio, e la lor propria inclinazione. In que
sti casi straordinari bisogna soltanto adorar i consigli della
Sapienza Divina senza pretendere di penetrarvi addentro: con Tob. 3. 2.
fessar con Tobia, che tutte le vie del Signore non sono che
misericordia, verità, e giustizia ; e dir col Profeta Osea a
quei, che si perdono: La tua perdita vien da te. Os. 13. 3.
Francesco nel Capitolo sedette a piè d'Elia: e poichè le Celebra
Capitolo,
il

sue infermità non gli permettevano di farsi sentire, di lui si e manda


servì per ispiegar i suoi sentimenti, che a Religiosi del Ca Missionari
pilolo volea comunicare. Verso il fine gli tirò la tonaca , e in Alema
gli suggerì a bassa voce il disegno, che avea, d'inviare dei gna »
Frati nelle parti della Germania Superiore, dove sin allora
non aveano penetrato. Elia dichiarò pubblicamente la cosa in
questi termini : Fratelli miei, eccovi ciò che dice il Frate:
(così solevano chiamar Francesco per eccellenza). V è un pae
se, cioè a dire, la Germania, gli abitatori di cui sono Cri
22O V ITA D r S. FRA N e E s c o
Anno stiani e di voti, passano, come voi sapete, pel nostro paese,
I 22 I, a sol cocente, con bastoni lunghi, e con larghi stivali, cantan
do le lodi di Dio e de' suoi Santi e vanno alla visita de Santu
ari. Vi ho già mandati alcuni Religiosi, i quali, dopo d'esser
stati maltrattati, hanno fatto quindi ritorno. Pertanto io non
obbligo alcuno ad andarvi: ma se qualcuno animato si sen
te dal zelo della gloria di Dio e della salute dell'anime per
intraprendere un tal viaggio, io gli prometto lo stesso me
rito d'ubbidienza, e ancor maggiore di quello, che avreb
be, se andasse di là dal mare. - - ,

Se n'esibirono novanta in circa per quella Missione, da


essi considerata come un'occasione di soffrir il martirio. Ne
fu costituito Capo in qualità di Ministro Provinciale di Ger
mania, o d'Alemagna Fra Cesario Alemano, il quale essen
do Ecclesiastico della Città di Spira, già da qualche tempo
era entrato nell' Ordine , mosso dai sermoni di Fra (1) Elia
che predicato aveva anch'esso con grido. Ebbe la libertà di
far la scelta tra quelli, che s' erano esibiti ; onde ne scelse
ventisette, dodici Chierici, e quindici Laici, tra i quali vi
erano degli Alemani, degli Ongari, ed alcuni assai dotti Pre
dicatori . Soggiornò in circa tre mesi nella Valle di Spoleto
colla permissione di Francesco; e mandò in Lombardia i suoi
Compagni, acciocchè tutti si preparassero alla grand' opera,
ch'erano per intraprendere: di poi se ne partirono, essendosi
distribuiti in picciole compagnie di tre, o quattro per cias
cheduna. Nel progresso si darà raguaglio del lor viaggio, e
dell'esito delle appostoliche loro fatiche. -

Nella scelta, che Fra Cesario andava facendo de Sogget


ti propri per la Mission d'Alemagna, avvenne una cosa pia
cevole nel principio, ma nel fine seria e assai proficua. Es
sendogli stato suggerito di scegliere un certo Frate, che si
chiamava Giordano , rivoltosi a questo Religioso: Ancor voi,
Fra Giordano, gli disse; verrete con noi. Io? Rispose Fra
Giordano, oh , io non sono dei vostri. Se mi sono alzato,
non è già perchè voglia venire con voi, ma per abbracciar
quelli, che vanno in Alemagna, i quali so bene, che quivi
saranno martirizzati. Avea una gran paura, che gli Alema
ni colla lor crudeltà, e gli Eretici di Lombardia coi loro ar
(1) Benchè Fra Elia fosse portato alla rilassatezza, e avesse del va
no, Iddio peró non lasciava di servirsene per la salute delle anime. Dal
che s'inferisce, che la Divina parola indipendentemente dalle disposi
zioni di quei, che l'annunziano, opera nel cuor degli uditori ben di
aposti. -- - -
L 1 E R o T E R z o 22Y
tifizj non gli facessero perder la Fede; per la qual cosa ogni Anno
giorno chiedeva a Dio nelle sue orazioni la grazia d' essere I 22 I ,
preservato dagli uni, e dagli altri. - -

Continuando Fra Cesario a fargli istanza, perchè risol


vesse d'intraprendere un tal viaggio, nè volendo egli in al
cun modo acconsentirvi, si fece ricorso al Vicario Generale,
il quale dopo d'essere stato informato di quello , che succe
deva, disse a Giordano: Fratello, io vi comando per santa
tubbidienza, che assolutamente risolviate o di andare in Ale
magna, o di restare. Questo comandamento mise la coscien
za di Fra Giordano in un grande imbarazzo. Perocchè da
ura parte, se non andava in Alemagna, temeva il rimpro
vero di aver seguita la propria volontà , e di perdere una
bella corona: dall'altra parte non sapeva risolvere di andar
vi, credendo, che gli Alemani fossero sì crudeli , com' egli
s'immaginava. Per fissar dunque ciò, che dove a fare, con
sultò un Religioso, che nella prima Missione molto avea sof
ferto, ed era stato spogliato in Ongaria fino a quindici vol
te, il quale così gli disse : Andate a trovar Fra Elia, e fa
tegli sapere, che voi non volete nè partirvi per Alemagna,
nè restare, ma che farete quanto egli vi ordinerà . Subito
che gli avrete parlato in questa guisa , vi troverete fuori
d'ogni imbarazzo. Mise in esecuzione il consiglio, e Fra Ilia
comandogli per santa ubbidienza d'andar con Fra Cesario in pe pra
Alemagna. Vi andò, e travagliò più che gli altri nel dila- bept. &
tar l'Ordine in tutto il Paese. La sua sommissione gli fece Disp. Cap
godere una quiete di spirito, che non avrebbe goduta, se an- tº, dili
dato vi fosse di propria elezione; imperocchè non si prova ſi i.
mai tanto contento, quanto nell' ubbidire: e l'esperienza fa ,
sentir ciò, che dice San Bernardo, che soave è il giogo dell'
ubbidienza, ma quello della propria volontà è gravoso.
Antonio avendo inteso in Sicilia , che doveasi tenere il Act. SS.
Capitolo
bole in Santa
di forze, Mariaanch'egli
vi andò degli Angeli,
con Frabenchè fosseLaico,
Filippino ancor gio-
de- º13. º"
7O6.

vane Castigliano. Terminato il Capitolo, i Frati furono dal


Vicario Generale rimandati ai loro Conventi: ma niuno cu
ravasi di Antonio, perchè niuno lo conosceva ; oltre a che
pareva del tutto inabile al servigio della Religione. Presen
tossi ei dunque a Fra Graziano, Provincial di Bologna, o sia
della Romagna, e pregollo, che volesse chiederlo al Vicario
Generale, per istruirlo nella disciplina regolare, non facendo
menzione de' suoi studj, nè di alcun talento, e dimostrogli,
che nient'altro desiderava, se non di sapere, e di amare Ge
222 V IT A DI S. FR A N c e S e o
Anno sù Crocifisso. Fra Graziano rapito da sì bei sentimenti ne fe
I 22 l . ce la petizione, e lo condusse alla sua Provincia con Filip
pino, che fu mandato a Città di Castello, quindi a Colom
bajo in Toscana, ove morì santamente. Antonio, che unica
mente cercava la solitudine, ottenne dal Provinciale la per
missione di stare nel Romitaggio del Monte San Paolo pres
so Bologna, dove desiderando di aver una cella, ch'era sca
vata nella rupe, e sequestrata da tutte le altre, gli fu cedu
ta dal Religioso, che prima vi dimorava Quivi se ne stava
solitario, per quanto glielo permetteva l'ubbidienza, applica
to giorno e notte alla contemplazione, digiunando in pane ed
acqua, e mortificandosi con altre austerità, le quali di tal
maniera l'estenuarono, che per attestazione degli altri Frati,
quando veniva a trovarli, appena potevasi sostenere. Benchè
ardesse di zelo, non osava però di mettersi fuori per la pre
dicazione; poichè il martirio, che in Africa non aveva po
tuto ottenere , timido lo rendeva. Rimettevasi nella Divina
Providenza; a questa raccomandavasi senza curarsi d' altro,
che di eccitare se stesso ad amar più prfettamente Iddio, di
fortificarsi nella speranza dei beni del Cielo, e di resistere al
Tentatore, che voleva distoglierlo dal santo esercizio dell'ora
zione. Così vivendo in semplicità di cuore tra i semplici, na
scondeva con un esterno comune i gran lumi, chè riceveva dal
Cielo: ma per questo appunto meritava di comparir agli oc
chj del Pubblico, per effettuar i disegni del Signore, che d'
ordinario dispone segretamente coloro, che sono da Lui de
stinati ai ministeri illustri, ed eccellenti, per mezzo de'qua
li degnossi di manifestar il suo Servo fedele, come si vedrà
nel progresso.
223

“S7 , " A.
D E L P A IO R E

SA, 3 A, C SCO,
4 - Se a N

L I B R O Q U A R T O
- º
Anno
D Opo il Capitolo Francesco consultando il suo proprio ze I 22 I.
lo, se n'andò, imalgrado la sua poca salute, a predicare la D,
º - - - sd i ra ...»
princi
penitenza nelle Città vicine ad Assisi, ove parlo fortemente pio al suo
del vizio e della virtù, delle pene e della beatitudine dell' Terz Or
altra vita. Gli abitanti di Camara (t) ne restarono sì com dine,
- - - - ro
det
della -

mossi, che ogni cosa lasciavano per seguirlo a truppe; mol-p, nitenza.
ti altri de Villaggi, e de'Borghi vicini loro si unirono, e tut
ti insieme pregarono questo gran Maestro d'insegnar loro il
modo d'approfittarsi delle istruzioni, che dava loro. Molti
mariti lasciar volevano le loro mogli per farsi Religiosi; e
molte femmine volevano ritirarsi nel Chiostri: ma il sant'Uo
mo non volendo nè rompere i matrimonj ben uniti, nè spo
polare il paese, li consigliò tutti a servire il Signore nelle
proprie lor case, e promise di dar loro una Regola, con
cui avrebbero potuto avanzarsi nella virtù, e vivere come
feligiosi, senza dover praticarne tutte le austerità.
ſ2) Il P. Helyot nella Storia degli Ordini Religiosi, tom. 7. cap. 29.
dice, che San Francesco avendo inteso per mezzo d'una rivelazione fat
ta a Santa Chiara, e a Fra Silvestro, che Dio lo avea chiamato per
procurar la salute dell'anime; venne con F, a Maseo, e Frat Angelo da
3ieti al Borgo di Camara, dove istituì il Terz'Ord ne. Ma questo è uno
sbaglio ben grande, fatto sotto la scorta di alcuni altri scrittori. Impe
1occhè allora, cioè l'anno 12 12., il Sarto se ne ardó a le vagi ai ed a
Canara non andó se non l'anno 122I., nel quale fu istituito il Terz'Or.
dine in Pcggi Bonzi. Tutto ciò vedesi chiaramente notato dal Vadingo
ne' suoi Annali, l'opinione di cui è stata seguita dall'Attore degli An
nali Latini del Terz'Ordine della Penitenza, stampata ir, l'arigi Iresso
Roberto Chevillion nel 1686. -
224 V IT A DI S. FR A Ne E se e
Anno Fu obbligato a fare il medesimo in varie Città di To
I 22 I. scana, massime in Firenze, dove ritrovò le medesime dispo
sizioni, e già erasi cominciato a fabbricare un Monastero per
le femmine, che al mondo volevano rinunziare. Frattanto,
che potesse loro prescrivere un tenore di vita, tutti gli adu
nò, e ne formò due Congregazioni, una per gli uomini, l'
altra per le donne, avendo ciascuna il suo Capo; le quali at
tendevano separatamente agl'esercizi di pietà, ed applicavan
si alle opere di misericordia con tal fervore, che un Autor
del Paese li paragona a que Cristiani, de'quali fa l'elogio
Tertulliano. Colle limosine, che si raccogglievano in queste
Marian. due Congregazioni, si fece fabbricar presso le mura della Cit
Flor.
Chron c
ta per gli ammalati, e per le persone avanzate in età un
2o Tertul. Ospedale, che ancor sussiste, dove esercitavasi perfettamente
Apologet. la caritá. S. Antonino; essendo Arcivescovo di Firenze, tra
c, 38. & 39. sferì queste divote Congregazioni nella Città, vicino alla Chie
sa di S. Martino per comodo dei poveri. Sicchè per la vici
nanza loro a questa Chiesa, e per le lor buone opere furo
no chiamati I buoni Uuomini di S. Martino, di poi fu da
to lor anche il nome della Penitenza di S. Fancesco, perchè
seguirono la Regola del Terz'Ordine della Penitenza insti
tuito dal Santo.
Questo zelante Predicatore essendo andato da Firenze a
Gagiano, vicino a Poggi Bonzi in Toscana; incontrò un Mer
cante suo conoscente, chiamato Luchesio, che era stato un
uomo avaro, e appassionato per la fazione (1) de'Guelfi; ma
che essendosi convertito già da alcuni mesi, menava una viº
ta assai Cristiana, faceva molte limosine, avea cura degli
ammalati negli Ospedali, alloggiava in casa sua i pellegrini,
e procurava d'insinuare a Bona-donna sua moglie i mede
simi sentimenti. Aveano già pregato Francesco d'insegnar lo
ro una strada di santificazione, che convenisse al loro stato:
laonde il sant'Uomo così disse loro: Ho pensato poc'anzi d'
instituir il Terz'Ordine, in cui le persone maritate potran
no servir Dio perfettamente, e credo, che la miglior cosa,
che possiate fare, sia l'entrar nel medesimo. Luchesio, e sua

(1) Da ciò si deduce, che i Guelfi, e i Gibellini aveano del parti


giani in Italia prima del anno 1228., benchè non abbiano fatto strepito
che in quell'anno, secondo gli Autori citati dallo Spondano ad anu.
1228. n. 4., il qual riferisce ciò, che trovasi di più verisimile intorno
all'origine dei nomi di queste due fazioni, che è molto incerta. Veg
gasi ancora l'Histoire de la decadence de l'Empire, lib. 5. pag. 435. et
49. -
L 1 e R o Q U A R T e 225
moglie, dòpo d'avervi pensato seriamente, lo pregarono, che Anno
volesse ammetterli in questo Terz'Ordine. Per la qual cosa I 2 2 l.
fece loro vestire un abito semplice e modesto, di color cine
rizio, con un cordone di più nodi per cingolo; e prescrisse
loro a voce alcuni esercizi di pietà, finattantochè avesse com
posta la Regola.
Così ebbe principio il Terz'Ordine di S. Francesco, che Ne con -
fu abbracciato da molte persone del contorni de'Poggi Bonzi, pone la
e subito si stabilì in Firenze nelle due Congregazioni di uo- Regola.
mini, e di donne, delle quali si è parlato disopra. L' anno
seguente alla più lunga il Santo Institutore compose (1) una
Regola per quest'Ordine, ch'egli chiamò dei Fratelli della
Penitenza, in cui erano comprese le Sorelle. Fu chiamato anco
ra il Terz'Ordine, o sia Ordine de'Terziarj, in riguardo ai due
Ordini precedenti, cioè a quello de' Frati Minori, che è il pri
mo, e a quello delle povere Signore, che è il secondo. Que
sta Regola ſu dipoi confermata da Nicolò IV, con alcune mu
tazioni e aggiunte, ch'ei giudicò convenevoli alla circostanza
del tempo, e all'Ordine stesso. -

Il Santo Patriarca a bella prima dà a divedere in essa


il zelo, da cui era portato per la purità della Fede, e la
prudenza, che dirigeva tutti i suoi andamenti. Vuole, che
tutti quelli, che si presentano per entrare nell'Ordine, siano
esaminati diligentemente intorno alla Fede Cattolica, e all'
ubbidienza dovuta alla Chiesa: che non si ricevano in esso, se
non dopo d'aver fatta una professione sincera di tutte le ve
rità ortodosse: che si stia sull'avvertenza di non ammettere
alcun'Eretico, nè alcuno che sia sospetto di eresia : e che,
se dopo averli ammessi nell' Ordine , si scoprono come tali,
non si manchi di subito denunziarli . Vuol ancora , che si
prenda informazione, se non sono notati d'infamia, e se so
no di buoni costumi, e che sieno avvertiti di far la restitu
zione di ciò, che potessero mai ritenere degli altrui beni ;
Tom. I. 29

(1) Alcuni hanno creduto, che la Regola del Terz'Ordine sia stata
composta da Niccolò IV., ma il P. Vadingo prova evidentemente, che
il P. S. Francesco ne è l'Autore, e San Bonaventura l'esprime a suffi
cienza nel quarto capitolo della sua Leggenda. Niccoló IV., che con
fermolla nel 1289., vi fece alcune mutazioni, che giudicò convenevoli,
come si è detto, e come dichiaró egli stesso nella sua Bolla Unigenitus
riferita da Antonio de Sillis, Lib. de Orig & Progress. Ter. Ord. tom. 2.
pag. 7. Vading in Reg. Tertiar, Argum. -
226 V IT A D I S. FR A N C E S c o .
Anno e proibisce, che non si ammettano (1) donne senza il consen
timento del lor mariti.
I 22 I.
La professione de Terziari è una promessa di osservar
tutti i comandamenti di Dio, e di soddisfar colle penitenze,
che saranno ingiunte dal visitatore, ai mancamenti commes
si, contro il prescritto dalla Regola . L'abito è tale, qual
fu dato a Luchesio e a sua moglie; di maniera che tuttavia
si può dispensare su questo punto, giusta la condizione del
le persone, e le costumanze de'luoghi. Gli esercizi divoti as
segnati dalla Regola ottimamente s'accordano coi doveri de
gli stati diversi del mondo. Si prescrivono digiuni ed asti
menze, ma con prudente riguardo agli ammalati, alle donne
incinte, ai viandanti, ed agli operai: e nella medesima Re
gola si dichiara, che tutte le osservanze non obbligano sotto
pena di peccato, e che in caso di trasgressione esigono so
lamente, che se ne riceva la penitenza, purchè non sieno co
mandate altrove o dalla Legge di Dio, o dalla Chiesa.
Del rimanente il P. S. Francesco raccomanda forte ai Fra
telli, ed alle Sorelle di evitar tutte le parole di giuramento,
gli spettacoli, i balli, le conversazioni profane, di fuggir le
liti, di conservar l'unione fraterna, d'aver cura particolare
degl'infermi dell'Ordine, di seppellire i morti, e di pregar
per essi. - -

Aggiugne un articolo, che merita una singolar attenzio

(1) Non si sa perchè mai il P. IIelyot, facendo l'analisi della Re


gola del Terz'Ordine, nella sua Storia degli Ordini Religiosi, tom. 7.
cap. 29. dica, che bisogna informarsi, se quelli, che vuol entrar nell'
Ordine, è libero dal vincolo del matrimonio, essendo questo un ostacolo
per non essere accettato, di più, se ha il consentimento della moglie,
e vicendevolmente la moglie quello del marito. Questi due articoli non
si ritrovano nella Regola del Terz'Ordine. Primieramente il P. S. Fran
cesco non ha mai detto, che il vincolo del matrimonio fosse un osta
colo all'accettazione, poichè i primi, che furono da lui persuasi ad ab
bracciar quest' Ordine, erano persone maritate, e San Bonaventura di
ce, che il P. S. Francesco l'istituì in grazia de' Chierici, de'Laici, del
le Vergini, e delle persone maritate dell'uno, e dell'altro sesso. Se
condariamente proibisce di ricever donne maritate senza la permissione
dei loro mariti; ma per ricevere i mariti non esige la permission delle
mogli: perocchè ben sapeva, che nell'antica Legge una moglie, che a
vesse fatto un voto, non era tenuta alla promessa, se il marito la di
sapprovava. Per la qual cosa dice Sant'Agostino, che la qualità di Ca
po dà al marito sopra gli esercizi di pietà, e sopra altre cose un'auto
rità, che non trovasi nella moglie. Egli è dunque falso, che un uomo
abbia bisogno del consentimento della moglie, per far la profession del
Terz'Ordine istituito da San Francesco. Numer, 3o, v. 12, 3- 3. S. Au
gust. Epist. ad Edic. 272. Edit. Bened,
L 1 E B e Q U A R T o 227
ne: ed è, che tutti quelli, che entrano nell'Ordine, e sono Anno
in istato di far testamento, lo facciano (1) dentro lo spazio di I 22 I.
tre mesi dopo la lor professione, sul timor che non muoia
no senz'averlo fatto. Si vede, che la sua intenzione è stata
di suggerire il pensiere della morte, di renderla mente più
libera, per attendere all'importante negozio della salute, e
d'impedire le dissensioni, che spesse volte sono cagionate dal
la morte d'una persona, la quale non ha regolati i tempo
rali suoi affari. I testamenti, che si fanno nell'ultima malat
tia, sono i più esposti agl'inganni e alle frodi: nè si fanno
mai (2) così bene , che allorquando si gode salute, e si ha
tutto il discernimento.
Il fine, ch'ebbe (3) Fancesco nell'istituzione del Terz'Or Il fine,
dine, fu di ravvivare il fervor de'fedeli, di animar tutto il ch' egli a
mondo, gli Ecclesiastici, i Secolari, le persone, che vivono vea nella
istituzione
in celibato, e le maritate dell'uno e dell'altro sesso, ad os del Terz'
servare con un'esatta fedeltà i divini comandamenti, a vive Ordine,
re da Cristiani e Cattolici, e ad unire la pratica delle vir
tù coi doveri della vita civile. Il suo disegno ebbe un esito
maraviglioso; perocchè il Terz'Ordine in breve tempo si sta

(1) Non parlava dei testamenti scritti di propria mano dal Tesca
tote, poichè ritrovavasi in un paese di legge scritta, in cui simili te
stamenti non hanno luogo. In Francia sono riconosciuti per autentici,
come quelli, che sono meno sospetti di suggestione, e d'inganno, più
propri a manifestar con sicurezza la volontà dei Testotori.
(2) Per far , come conviene, un testamento, egli è d'uopo figurar
si lo stato, in cui ognun dee trovarsi alla morte, spogliarsi d'ogni pas
sione, e di tutte le prevenzioni, disporre delle proprie sostanze giusta
il dettame della coscienza, con giustizia e carità, dopo d'aver consul
tato Iddio, e un uomo dabbene, che sia istruito delle Leggi, e delle
Consuetudini, per evitar certi errori, che sono la cagione, per cui si an
nullano i testamenti: è pur cosa rara il vedere un testamento, che sia
veramente ben fatto . -

(3) La Regola del Terz'Ordine con alcune spiegazioni, che danno


a divedere il senso, e il fine della medesima , fu data in luce da varj
Religiosi di San Francesco, tra i quali viene meritevolmente distinto il
P. Claudio Frassen del Gran Convento dell' Osservanza di Parigi, Dot
tor di Sorbona, il quale per li suoi scritti di voti, ed eruditi, come an
che per le sue rare virtù, massime per la sua grand'umiltà, lasciò di
se gloriosa memoria nell'Ordine de' Frati Minori, e in tutta la Chiesa.
Le migliori edizioni della Regola del Terz'Ordine, ch'egli spiegò, so
no quelle di Edme Couterot, an bon Pasteur. Nelle edizioni posteriori
si trovano delle cose, che non gli sarebbero piaciute. Dionigi Cartusia
no spiegò l'istessa Regola con altrettanta pietà, ed erudizione, quanta
si scorge in tutte le altre sue Opere. Il P. Tomassin, Prete dell'Orato
rio, dice, che il Terz'Ordine di San Domenico, la Regola di cui fu
confermata l'anno 1495 da Innocenzo VII., quello de' Serviti e quello
e28 VI TA Di S. FRA N cE sco
Anno bili, e si sparse in ogni stato e condizione di persone (1). Vi
I 22 I. furono Cardinali e Vescovi, Imperadori e Imperatrici, Re e
Regine, ch'ebbero per onore d'esser ammesse in quest' Ordi
ne, il quale ha dato alla Chiesa un gran numero di Santi e
Sante, di Beati e Beate, che sono messi alla pubblica vene
razione. Il Vadingo dice, che a suoi tempi (cioè l'anno 1625.)
v'erano alla Corte di Madrid più di Sessanta Signori arro
1ati nel sacro Terz'Ordine ; e il Cardinal Trejo, che final
mente abbracciato l'avea, scrisse al suddetto Padre a tenor
delle Opere di San Francesco, che questi dava alla luce con
alcune erudite annotazioni, in questi termini.
Voi mi lodate con ammirazione , perchè dopo d'essere
stato onorato della Porpora Cardinalizia, ho preso l' abito,
ed ho fatta solennemente la professione della Regola del
Terz'Ordine del nostro P. S. Francesco. Poteva io far di meno,
che dedicarmi interamente al suo Ordine, io che ben conosco di
essergli debitore di tutto quello che ho, e di tutto quello che
sono? E che? forse il Cordone di S. Francesco non merita di
cinger la Porpora eziandio Reale? San Lodovico Re di Fran
cia, e Santa Elisabetta Principessa d'Ongaria lo hanno por
tato al pari di molti altri Sovrani e Sovrane. A nostri gior
mi Filippo III. Re di Spagna è morto coll' abito del Santo
Patriarca. La Regina Elisabetta moglie di Filippo IV., che
presentemente siede nel Trono di Spagna, e la Principessa
Maria sorella di questo Monarca hanno fatto la professio
ne del Terz'Ordine. Perchè dunque vi maravigliate, che un
Cardinale copra la sua Porpora di un abito di color cine
-

-,

di San Francesco da Paola, furono tutti simili al Terz'Ordine di San


Francesco d'Assisi. Discipline de l'Eglise Part. 4. lib. 1. cap. 62. n. 13.
Edizion Francese del 1679.
(1) Il Terz'Ordine fece sì gran progressi, che venti anni dopo l'
istituzione di esso, Pietro delle Vigne Cancelliere, e favorito dell'Im
i perador Federico II scriveva a questo Principe, che i Frati Minori sta
biiite aveano due Società dell'uno e dell'altro sesso, e che appena tro
vavasi una persona,» che arrolata non fosse. Questo faceva il Cancellie
re, per sedar la passione del suo Sovrano irritato contra i Frati Mino
ri, perchè eglino sostenevano, secondo la mente del lor Patriarca, gl'
interessi della Santa Sede, di cui Federico II. era nemico dichiarato
Eccitò questo Principe una violente persecuzione contro i Terziari, la
quale durò fino alla sua morte, che avvenne l'anno 125o., giusra la
predizione di Santa Rosa da Viterbo, che era del Terz'Ordine, e che
fu dagli Officiali dell'Imperadore mandata in esilio con tutta la sua fa
miglia, per aver colla forza delle sue ragioni convertiti molti Eretici,
e ridotti non pochi Scismatici all'ubbidienza della Santa Sede. Petr a
i neis - pist. lib. 1. Epist. 37. Vading ad alim. 1252. n. 8. - - -
L 1 E R o Q U A R T o 229
rizio, e cingasi con una corda? Se questo vestimento par Anno
vile, io ne ho altrettanto più bisogno, quanto più eminen- 1221,
te si è il grado di onore, al quale veggomi subblimato nel
la Chiesa, dovendo io perciò maggiormente umiliarmi, per
evitare l'orgoglio. Ma l''abito di San Francesco, che è
di color cinerizio, non è fors' egli una vera Porpora, che
può fregiare la dignità dei Re, e de Cardinali? Sì, egli è
auna vera Porpora tinta nel sangue di Gesù Cristo, e nel
sangue, che uscì delle Stimate del suo Servo : laonde ella
conferisce una Real dignità a quei, che la portano. Che ho
fatto io dunque col vestirmi di questo sant'abito? Ho ag
giunto la Porpora alla Porpora, la Porpora della Real di
gnità alla Porpora del Cardinalato. Così ben lungi dall'es
sermi umiliato, ho motivo di temere, che io non abbia fat
to troppo onore a me stesso, e che indi non pigli occasio
ne di gloriarmene più del dovere.
I sentimenti di questo pio ed erudito Cardinale sono pur
propri per confondere gli spiriti superbi e mal divoti