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IL THEATRUM HUMANAE VITAE DI THEODOR ZWINGER:

DA UNA 'HISTORIA NATURALIS' DELL'UOMO AD UN


'NOVUM ORGANUM' DELLE SCIENZE

Carlos Gilly

Per i lettori di Montaigne e dei suoi Essais Theodor Zwinger non aveva eerto bisogno di presenta-
zioni. Era suffieiente indiearlo eome 'eelui qui a faiet Je Theatrum'. 1 Nelle edizioni ehe si susse-
guirono, il Theatrum humanae vitae venne prendendo sempre piu eorpo (1428 ce. prima, poi 3455
einfine 4373 ce. in folio), subendo via via profonde modifieazioni anehe nella struttura e nei eon-
tenuti scientifici, seeondo gli sviluppi deI pensiero deI suo autore. La prima edizione era useita nel
1565 per i tipi di Oporino e eonsisteva per 10 piu in una raeeolta di esempi storiei, rinvenuti nei
testi piu svariati lungo un areo di piu di quindiei an ni dal patrigno di Zwinger, Konrad Lyeosthenes.
Zwinger, impegnato in quegli anni nel eommento in tavole delI' Etica Nicomachea, mise ordine in
quel materiale caotico attenendosi alla suddivisione aristotelica delle scienze fornita nel sesto libro
delI' Etica, e pubblicb le due opere presentandole come complementari, cib che risulta gia dai tito-
li: Theatrum vitae humanae, Omnium fe re eorum, quae in hominem cadere possunt, Bonorum et
Malorum EXEMPLA historica, Ethicae philosophia PRAECEPTIS accommadata, et in XIX libros
digesta, Basel, Oporinus, 1565; Aristotelis Stagiritae de moribus ad Nichomacum libri decem [... ]
Ut quorum in Theatro vitae humanae habituum EXEMPLA historica describuntur, eorundem in his
libris PRAECEPTA philosophica, summafacilitate et perspicuitate tradita cognoscantur, Basileae,
Oporinus & Herwagen, 1566.
La classificazione aristotelica delle scienze in teoretiche (fisica, matematica, prima philo-
sophia), poietiche (arti e tecnica) e pratiche (etica, economica, politica) era per Zwinger gia suffi-
cientemente ampia, da poter includere tanto le scienze note quanto quelle ancora da scoprire. Nel
primo libro deI Theatrum Zwinger trattava l' intero campo delle arti liberali edella filosofia; nel
secondo le arti meccaniche, di cui forniva qui per la prima volta un catalogo sistematico; nei suc-
cessivi diciassette libri infine, venivano descritte tutte le azioni umane, etiche e politiche. Anche
nell'articolazione delle singole scienze all'interno dei diversi gruppi Zwinger restava fedele alla
partizione aristotelica delle scienze. Laddove insorgevano conflitti con gli usi allora dominanti, egli
abbandonava semplicemente 1'idea della classificazione, come, per esempio, nel caso di gramma-
tica, retorica, poetica e logica che, non trattando delle cose stesse, ma dei loro nomi e concetti, non
potevano a suo parere essere considerate ne scienze ne arti. Oppure nel caso deUa metafisica, che
Zwinger con Aristotele definisce filosofia divina, ma suddivide in teologia e magia, le cui applica-
zioni vengono fatte ricadere sotto il concetto comune di 'divinatio'. Solo di fronte al riconosci-
menta della 'scientificita' 0 'non-scientificita' delle arti applicate Zwinger incomincia a intravve-
dere le manchevolezze della classificazione aristotelica. Scienze in senso propria (bnoTfl /J T])
erano per Aristotele solo le scienze teoretiche - che si occupano di oggetti eterni ed immutabili e
possono procedere per deduzioni necessarie -, ma non certamente le scienze pratiche (<pPOVT]OtC
prudentia), e, ancor meno, le poietiche (operative) (TEXVT]), che hanno per scopo solo il benessere
o l'utile. Veri aristotelici come Iacopo Zabarella e Bartholomäus Keckermann non facevano alcun
torto aUo Stagirita nel suddividere la filosofia teoretica in tre scienze (fisica, metafisica, materna-
tica) e la filosofia pratica in tre 'prudentias' (etica, economica, politica), ma escludendo completa-
mente dal sistema di classificazione le scienze poietiche, con la giustificazione che 'si causerebbe
una grande confusione nel sistema filosofico se la medicina e le arti liberali 0 addirittura l' agri-
coitura e I' arte di artigiani, sarti e ciabattini trovassero spazio neU' ambito della filosofia'. 2 Su que-
sto punto Zwinger prendeva invece chiaramente le distanze dagli aristotelici. Per lui non esisteva
differenza tra scienze teoretiche, pratiche e meccaniche, se non nel fatto che queste ultime trovano
il propria compimento in applicazioni specifiche 0 nell'esecuzione di opere. A supporto della sua

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interpretazione Zwinger, eccellente conoscitore di Aristotele, poteva citare le parole stesse deI mae-
stro: ogni arte e ogni scienza derivano dall'abilita manuale e dallavoro intellettuale: TEXV'lV
mxaav 1TEpt Ta TExva(ElV Kat 8EWPEt v versari. 3
0, come formulato in maniera ancor piu radicale nella piu matura edizione dei Theatrum dei
IS71: 'Proinde sicuti Theoria suam habet Praxin sive exercitationem singulorum, ita Praxis suam
Theoriam sive cognitionem universalium, denominatione semper ab excellentiore facta'. 4
Questo intreccio di teoria e pratica non demoliva tuttavia 10 schema tripartito delle scienze ari-
stoteliche (ehe Zwinger infatti manteneva nella successiva edizione deI Theatrum), ne apriva piut-
tosto i confini, Iivellandone soprattutto suddivisioni e gerarchie interne, cio ehe permise a Zwinger
di elaborare una teoria unitaria della scienza.
Gia nella seconda edizione dei Theatrum (Froben 1571) le scienze - fossero esse teoretiche,
pratiche e meccaniche - vengono riportate sotto un comune denominatore: esse sono tutte costi-
tuite 'da precetti universali (praecepta universalia) prodotti dalla ragione per mezzo della rifles-
sione e degli esempi particolari, di cui hanno percezione gli organi di senso nell'esperienza'. Zwin-
ger comincia qui· ad interpretare il binomio 'praecepta-exempla' nei termini di 'theoremata' e
'historemata', laddove il concetto iaTOpTlI.la deriva dall'uso continuo fatto da Ippocrate deI ter-
mine iaTopia ('historia') per descrivere i singoli casi di una malattia. La storia viene definita da
Zwinger 'ocularis et sensata cognitio atque demonstratio' e riportata semplicemente al Iivello del-
I'esperienza: 'EXPERIENTIA IL:TOPIA COGNITIO SENSITIVA', come nel titolo di un capitolo
deI Theatrum, 5 vengono usati dal filosofo basileese come sinonimi. 01 tre all' accento sulla neces-
sita di includere nel quadro storico Ie 'arti meccaniche' cosi come tutti gli altri campi deI Iavoro e
deli' osservazione umana, l' innovazione di Zwinger consisteva soprattutto nell' identificazione di
storia e esperienza/percezione e nella 10ro contrapposizione alla teoria filosofica. Ciascuna costi-
tuisce per lui una fonte di conoscenza:
Homo divinum animal ad ideae suae perfectionem, quantum fas est, aspirans, Cognitione Veri, Actione Boni in universum
studia sua metitur et circumscribit omnia. Sunt hae geminae alae, ex Academicorum sententia, quibus sublatus homo phi-
losophus ad coelestem revertatur patriam. Actio quidem animi vi suscepta, corporis absoluta ministerio, licet Cognitionis
normam sequatur, empirica tarnen tota est, et in singulari experientia, consilio opereque consistit et elucescit. Cognitio vero
duobus Kpl TT] piOlC tanquam cruribus firmata, quorum vis in omni conatu et effectu necessario requiritur, ex subiecti diver-
sitate, quod vel per se et extra intellectum, vel certe in intellectu est, nunc huius, nunc alterius praesidio magis nititur: ita
quidem, ut Sensuum praesidio, inter quos Visus principatus obtinet, HISTORIAM, hoc est, singulorum notitiam persequa-
tur; Rationis adminiculo THEORIAM, sive Universalium naturam contempletur. Haec Praeceptorum, illa Exemplorum
nomen obtinent, atque ut HISTORIA TWV OPOIlEVWV OTclOlC est, sic THEORIA, veluti universalis quaedam cognitio par-
ticulari superaddita, bnoT~ 11 'lC appellationem traxit'. '

L'inserimento della storia co me conoscenza deI singolo edel fatto (cognitio singulorum, Iuogo
delle cose visibili) e Ia sua contrapposizione alla teoria co me scienza tout court gia nelle prime
pagine dei Proscenia al Theatrum dellS71 e deI 1586/87, determina anche Ia struttura interna del-
I'opera e testimonia allo stesso tempo Ia rilevanza attribuita da Zwinger a questa nuova suddivi-
sione dei modi della conoscenza umana. Egli fece pero ancora un passo avanti, come dimostra il
capovolgimento di valori cui egli si avvio riflettendo sugli scritti e sul metodo ippocratico.
Al contrario della filosofia teoretica, ehe descrive Ie caratteristiche normative (exemplaria) delle
cose, la storia ne mette davanti agli occhi Ia successione fattuale (exempla particularia). Quest'ul-
tima e, secondo Zwinger, tanto piu efficace e adatta a fornire esempi da imitare, quanta I'esperienza
sensibile supera in evidenza e certezza Ia ragione: 'Historia vero eorundem Praeceptorum Exem-
pla particularia profert, tanto efficaciora et ad movendum aptiora, quanta sensus rationem eviden-
tia et certitudine superare videtur'. 7
Se per tutto l' aristotelismo valeva il principio ehe quanta piu una scienza e astratta, tanto piu e
alto il suo grado di certezza, Zwinger al contrario abbassa gradualmente la teoria al livello della
probabilita, per dedicarsi ancor piu intensamente alle certezze della pratica e delI' esperienza, cioe
della 'historia'. Una 'historia', questa, ehe comprende non solo azioni politiche e religiose, ma
anche Ie creazioni letterarie e filosofiche deli 'uomo, oltre, naturalmente, alle sue conquiste 'mec-

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caniche' e alle sue scoperte. E per questo che illibro dedicato alle 'arti meccaniche' occupa di edi-
zione in edizione sempre pio spazio, dal\e 25 pagine della prima, alle 87 della seconda e alle 464
della terza.
L' accorto filosofo basileese si tenne comunque ben lontano da provocatorie rese dei conti col
passato. Zwinger era ben cosciente dell'importanza della sua nuova concezione della scienza, ma
nello stesso tempo riconosceva fino in fondo il suo debito nei confronti dell'antichita. E non era
certo sua intenzione produrre rotture radicali con la tradizione, urlando ai quattro venti le sue posi-
zioni; cosi le sue scelte, in realta fondamentali per gli sviluppi scientifici successivi, rimasero deI
tutto in ombra per la maggioranza dei suoi contemporanei - e dapprima, almeno in parte, anche per
i moderni storici della filosofia. Contribuirono certamente in tal senso la mole sbalorditiva dei
Theatrum e i continui, radicali cambiamenti nella diposizione interna che caratterizzano le diverse
edizioni. L'avere tenuto conto solo dell'edizione dei 1565, senza considerare affatto le edizioni suc-
cessive, per esempio, ha portato due storici ted es chi a interpretare l' opera di Zwinger in maniera
deI tutto scorretta: H. Zedelmaier ha ritenuto che, quanta a concezione e struttura, il Theatrum
andasse messo sullo stesso livello di opere medievali come 10 Speculum maius di Vincent de Beau-
vais. 8 Nel suo bellissimo !ibro Cognitio historica. Die Geschichte als Namengeberin der frühneu-
zeitlichen Empirie, d' altra parte, Arno Seifert ha fornito una buona analisi della concezione della
storia (deI 1565!) deI filosofo basileese, ma, non avendone tenuto in alcun conto propria su questo
punto cruciale gli sviluppi successivi al 1571, egli ha erroneamente attribuito il riconoscimento
della fondamentale equiparazione tra 'historia' e 'experientia' non a Zwinger, bensi a Goclenius e
a Bacone. 9 Bacone pero traeva in realta direttamente dalle pagine deI Theatrum der 1571-86 la sua
identificazione di storia e esperienza da un lato, e di filosofia e scienza dall' altro ('etenim historiam
et experientiam pro eadem rem habemus, quemadmodum etiam philosophiam et scientiam', Works
1,495), come pure illoro rapporto reciproco; nell'esporre la sua 'partitio historiae' (De augmentis
scientiarum II, 2-12) egli aveva senza dubbio presente Zwinger e la sua classificazione della sto-
ria; cosi come da Zwinger egli trasse concetto e valorizzazione dei ruolo delle arti meccaniche, con-
siderate nel suo Catalogus historiarum particularium come condizione necessaria per un rinnova-
menta delle scienze naturali.
Tra i lettori attenti delle piu tarde edizioni deI Theatrum furono anche Montaigne, Joh. Val.
Andreae, Comenius (che intraprese una traduzione ceca dei Theatrum), Pierre Bayle (Projet d'un
r .
Dictionnaire critique, 1692) e, infine, Leibniz, che, tra le altre cose, lamento oltremodo la sfaccia-

I ta violenza operata sull' opera di Zwinger da Laurens Beyerlinck, rettore deI seminario episcopale
di Anversa: 'c'est ainsi que Zwingerus atout compris dans son Theatre Methodique de la vie
humaine que Beyerlinck a detraque en le mettant en ordre alphabetique' (Sämtl. Schriften VI 6,
522). Beyerlinck tuttavia non ha solo rimodellato il Theatrum mettendolo in ordine alfabetico e
ampliandolo fino a raggiungere gli otto volumi in folio, ma ne ha anche cancellato la struttura
scientifica, mutilandone in pio parti il testo (egli, in realta, ha cassato molto di pio di quanta non
abbia fatto 10 stesso Possevino nella sua Bibliotheca selecta, I. 16, c. 4, e addirittura piu di quanto
i diversi Indices expurgatorii avrebbero richiesto); Beyerlinck ha inoltre invertito il senso di innu-
merevoli affermazioni di Zwinger, tralasciandone 0 aggiungendone segmenti interi 0 cambiandone
la collocazione. Ne deriva un miscuglio confuso e inservibile (Magnum Theatrum vitae humanae
... iuxta Alphabeti seriem, sublata Classium et historiarum varietate ... novis Titulis et Catholicae

!
fidei Dogmatibus ... locupletatum), ristampato con ancor maggior frequenza delI' originale zwin-
geriano (Köln 1631, Lyon 1656, 1665/66, 1678, Venezia 1707), le cui uniche linee direttrici sono
la conformita ai dogmi cattolici.
Tra i numerosi passi caduti vittima della censura, si trovano anche le seguenti considerazioni a
proposito di Ermete Trismegisto, che si ritrovano in tutte e quattro le edizioni deI Theatrum 10 e che
i diversi censori espunsero parzialmente 0 deI tutto:

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Hermes Trismegistus Aegyptius, maximus saeerdos, maxi- Hermes Trismegistus dietus est, quod apud Aegyptios
mus rex et maximus philosophus fuit, primus de sacro- maximus philosophus, maximus rex, et maximus saeerdos
saneta trinitate in divinis traetavit Kat Ev Tplalit !l lav estiterit. Mos enim erat Aegyptiis ex 'philosophis saeerdo-
Etat 8e;OTllTa asseruit: lumine intellectus id assecutus, tes, ex saeerdotibus reges eligere. Alii eum sie voeati
quod Hebraeorum plurimi etiam saeris invitatis testimoniis putant, quod primus inter Ethnieos Ev Tplaöl !llaV dal
eomprehendere non potuerunt. Neque id mirum, quodqui- Oe;OT'lTa asseruerit, ut mirum sit eum lumine intelleetus eo
dem et Sibyllas ethnieas longe c1arius de Christo Iesu ser- pervenisse, quo miseri Iudaei etiam saeris invitati testimo-
vatore prophetasse constat, ipsius etiam nomine expresso niis pertingere nequiverunt.
in aerostiehis, quam ullos Hebraeorum vates.

Perfino nella piu breve delle espurgazioni di mia conoscenza, deI 1598, costituita di soli quattro
fogli, il censore Pedro L6pez de Montoya ritenne necessario dare rilievo a queste passo sull "ere-
tico' Errnete Trisrnegisto e sottoporlo a una dura critica:
Di Mereurio Trismegisto diee ehe fu il primo a trattare dei mistero della santissima trinita e ehe eonobbe di questo mistero
eon la sola ragione naturale molto piu di tanti saeerdoti e profeti ebraiei, stante il fatto ehe questo mistero non puo essere
eonoseiuto ne inteso senza la luee soprannaturale. Il glorioso S. Agostino nellibro 18 De civitate dei riferisee e refuta I'er-
rore di eui questo eretieo vuole farei persuasi in questo pas so, poiehe in passato ci furono alcuni ehe osarono dire ehe i santi
patriarehi e i profeti appresero dai filosofi gentili mOlti misteri divini, e nel libro De doctrina christiana 10 stesso santo
dimostra anehe stando alle storie dei gentili ci si eonvinee ehe i santi patriarehi vissero mOlto prima di Mereurio Trismegi-
sto e ehe co SI questi, eome anehe gli altri saggi pagani, appresero dai nostri quanto dissero seguendo la ragione naturale a
proposito delle eose divine. San Tommaso diee ehe non parlarono di esse, ma della ereazione dei mondo e delle altre eose
umane ehe si possono eomprendere per ragione naturale. 11

Non faremo qui riferirnento agli altri, peraltro non numerosi, accenni a Errnete Trisrnegisto nel
Theatrum (citazione dal Suda, pia rnors Hermetis etc.): l'errnetisrno dell' 'Herrneticarurn Musarurn
fautor', corne fu chiarnato da un suo corrispondente, puo essere rneglio rintracciato neUe altre opere
di Zwinger e nella sua irnrnensa corrispondenza (attualrnente si conservano circa duecento lettere
di Zwinger e piu di duemilatrecento lettere a lui indirizzate): impresa non facile trattandosi di un
personaggio tante cornplesso e riservato.
Attorno ai quindici anni, nel 1548, Zwinger era fuggito di casa. Lo scolaro rnodello, che rnette-
va in ornbra tutti i cornpagni per la padronanza deI latino edel greco, voleva 'fare esperienza di
luoghi e terre straniere, usanze, usi ed abusi di tutti i popoli, poiche anche questo porta saggezza e
senno' . Quasi senza quattrini e viveri per il viaggio, rna carico di libri, recitando versi per i dotti,
Zwingersi era spinto fino a Lione, dove aveva trovato lavoro e alloggio per i successivi tre an ni
presso la starnperia dei fratelli Beringer, al cui repertorio appartenevano le opere di Agrippa di Net-
tesheim. Con il denaro risparrniato egli aveva poi ripreso il viaggio alla volta di Parigi, dove Pie-
tro Rarno 10 aveva accolto paternamente nel Collegiurn Rarnaeurn. Da Rarno Zwinger apprese,
corne dice egli stesso nella prefazione al suo commento all'etica aristotelica deI 1566, due cose:
'di buono appresi ad analizzare logicarnente gli scritti altrui e a costruire con rnetodo cornrnentari
propri in tavole; di cattivo appresi a guardare aHa filosofia di Aristotele con odio terribile e a abor-
rirla corne un acquitrino di sofisrni'. 12 Contemporaneamente egli si interessava di cabala e scienze
occulte. Zwinger rirnase tuttavia a Parigi solo due anni. Dopo un breve soggiorno a Basilea, accorn-
pagno Pietro Perna, nel 1553, in un viaggio d'affari a Padova, dove trovo un posto corne segreta-
rio deI rnedico e filosofo Bassiano Lando. Questo gli permise non solo di studiare medicina e filo-
sofia allo Studio, rna anche, e soprattutto, di ritornare ad Aristotele: 'Solo allora appresi a distin-
guere il vero dal falso. L' arnrnirazione dissolse l' odio nei confronti di Aristotele; all' arnrnirazione
fece seguito illavoro di ricerca [... ]. Sulle orrne di Aristotele iniziai, per quanta le mie deboli forze
10 permettevano, a individuare e riportare in superficie i tesori nascosti della saggezza edel meto-
do aristotelico, dapprirna nei libri di logica, poi in quelli di retorica, poi nella fisica einfine nel-
l' etica. Questi mi hanno avvinto a tal punto ehe aso in ogni rnornento pensare: senza la luce di-Ari-
stotele tutti i tentativi di raggiungere risultati piu alti nella filosofia sono vani'. 13
11 soggiorno a Padova porto ad un carnbiarnento radicale nella vita intellettuale di Zwinger. Il
nuovo orientarnento, pur emergendo in maniera decisiva nella sua opera, non riusel a coprire deI
tutto le vecchie inc1inazioni filosofiche. L' entusiasrno di Zwinger per la filosofia e il rnetodo ari-

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stoteliei non gli impedl di eontinuare ad oeeuparsi di Platone e di neoplatonismo. Al suo allievo
Lorenzo Priuli, il patrizio veneziano ehe gli diede di ehe vivere negli ultimi anni padovani, egli
esponeva non solo i testi aristoteliei, ma anehe i dialoghi dei platoniei, anehe questi ridotti in tavo-
le analitiehe: 'Tu, quantum in Aristotele et Platone te duee paueis mensibus profeeerimus, nosti' ,
gli serisse piii tardi Priuli, dopo il ritorno a Basilea. E e'e da aggiungere ehe, tornato in patria, la
prima pubblieazione filosofiea eurata da Zwinger, finora 1'uniea edizione eompleta delle opere, fu
quella di uno dei piii signifieativi difensori dei platonismo rinaseimentale, Franeeseo Cattani da
Diaeeeto.
Risultato il migliore tra gli allievi di Marsilio Ficino, Franeeseo da Diaeeeto era stato seelto
eome suo sueeessore all' Aeeademia fiorentina; e grazie a questa aeeademia platoniea e ai suoi
membri - eome afferma Zwinger nella sua prefazione - ehe possiamo filosofare in liberta e eon
eleganza ('quorum opera effeetum est, ut libere et eleganter philosophari possumus'). 14 Quanto la
nostra Respubliea Literaria sia debitriee aB' Aeeademia fiorentina e al suo fondatore Cosimo de'
Mediei - aggiunge Zwinger -, si pub rieonoseere dal fatto ehe, dopo un tempo in eui la piii oseura
barbarie aveva soffoeato e eorrotto ogni seienza, alla rinaseita deI latino edel greeo, l' Aeeademia
fiorentina fu la prima a promuovere 10 studio di una filosofia piii pura, attinta alle fonti platoniehe.
Da Platone, dunque, non da Aristotele: elevazione della dottrina e eleganza deI metodo avrebbero
da quel momento protetto la filosofia platoniea dagli attaeehi dei sofisti, eosl da poter essere libe-
ra ta per prima dalla barbarie. Cib ehe spin se Zwinger a pubblieare l' opera deI Diaeeeto, fu eerta-
mente il tentativo di quest'ultimo di rieondurre Aristotele a Platone: 'Nullius addietus iurare in
verba magistri ... Platonem eum Aristotele vel in omnibus, vel eerte in praeeipuis' eoneiliare stu-
det'. Cib offr] a Zwinger, nella lunga introduzione, anehe un'opportunita uni ca, quella di prendere
posizione in maniera programmatiea (eome prima di lui Bessarione) sulle earatteristiehe e le dif-
ferenze tra le due filosofie, platoniea e aristoteliea, per giungere alla eonclusione ehe
i migliori filo sofi sono quell i ehe immersi nel platonismo aristotelizzano (qui in media Aeademia lTEpltlTCXn:tv) , quell i eioe
ehe rieondueono Aristotele al suo maestro Platone e tentano di illuminare i raggi peripatetiei; eoloro insomma ehe non par-
teeipano in nessun modo della pazzia di quanti si aeeaniseono per l'una 0 ['altra setta, prendendola sotto la propria prote-
zione, e ehe non si trattengono dal porre I'autorita dei maestro di tumo al di sopra della saggezza della Natura. "

L' apertura di guesta impostazione di Zwinger, allora appena trentenne, ehiarisee le apparenti eon-
traddizioni ehe earatterizzano il suo sviluppo filosofieo da un'opera all'altra. E mostra d'altra parte
l'impossibilita di fissare il filosofo basileese nei limiti di una seuola, eome ha fatto notare per
prima Rotondb: 'Ne era nata una posizione intellettuale spregiudieata, aperta a tutte le esperienze,
e eomunque tale da non potere essere definita ramista 0 antiramista, aristoteliea 0 antiaristoteliea'. 16
Lo stesso pub essere detto in relazione a Platone, Ermete, Galeno e Paraceiso.
Per Paraceiso, in partieolare, vorrei gui rimandare ai sempre nuovi profili ehe Zwinger ne trae-
eia nelle diverse edizioni deI Theatrum: alla earieatura deI 'novus quidam Tessalius asinus' e 'spi-
rito fantastieo ehe tenta senza alcun ritegno e eon gran plauso degli ignoranti di sostituire i suoi
sogni all'antiea medieina' (ed. 1565,90), segue un rapporto sul 'ehimieo ehe, inveee di ampliare la
seienza eon le sue nuove seoperte ehimiehe, tenta piuttosto di roveseiarla per mezzo dei suoi nuovi
prineipi' (ed. 1571, 1480), per concludere eon l'omaggio 'al nostro eoneittadino, dotato di grande
ingegno, ehe, se al suo sapere si aeeompagnassero le lettere, dovrebbe essere rieonoseiuto eome il
migliore nel suo eampo' - vir ingenio magnus, et si litterae aeeessissent, in suo genere maximus
(ed. 1586, 2583).
L'opinione di Zwinger a proposito di ParaceIso non si distaeeava dunque, in un prima tempo, da
guella di suo zio Oporino, ehe era statoJamulus al servizio delI' Hohenheim e ehe eon la sua famo-
sa lettera dei 1565 sui eostumi e la eondotta dell'antieo maestro rovino per secoli la reputazione di
ParaceIso. Opinione simile aveva espresso anehe Zwinger un anno prima, in una lettera indirizza-
ta a G. Marstaller a Friburgo: 'Poiehe a Basilea abbiamo avuto suffieiente oeeasione di eonoseere
quest'uomo per i suoi stravizi nel bere e per la sua empieta, eome pure per la erassa ignoranza, ci

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stupiamo ogni volta ehe la gente cede alla stoltezza di prenderlo come esempio di teologo e scien-
ziato, e di preferirlo addirittura agli antichi '. Zwinger gioco anche un ruolo non indifferente nel-
l'espulsione dall'Universita di Basilea di Adam von Bodenstein, anche se in quel ca so il motivo
reale non era quello ufficiale, di aver diffuso 'la falsa dottrina teofrastica' , ma piuttosto il fatto ehe
me si prima Bodenstein, per conto di Calvino e Beze, si era prestato a denunciare e a sostenere aper-
tainente I' accusa contro Sebastiano Castellione, collega da tutti onorato. 17 E ancora. Da Vienna ,
Friburgo e Lipsia Zwinger veniva piu volte pregato di confutare Paraceiso: 'Tu, tu ehe vivi nella
citta da cui questo cattivo dogma ha preso a diffondersi, tu ehe da tempo conosci, e da vicino, colui
che ne e il diffusore ...... Tu faresti davvero un'azione indimenticabile se con un libro volessi sma-
scherare pubblicamente le menzogne e la sfacciataggine di questa gente' . Zwinger era tuttavia trop-
po scettico e intelligente per sprecare le proprie energie in inutili controversie. Preferi quindi com-
mentare gli scritti di Ippocrate applicando il gia sperimentato metodo delle tavole, invece di invei-
re contro Paraceiso. Proprio cosl accadde I'incredibile: occupandosi intensivamente degli scritti
ippocratici e mettendo a fuoco il ruolo eentrale ehe vi viene attribuito all' esperienza diretta e alla
sperimentazione in prima persona Zwinger riconobbe la vera grandezza di Paraceiso. Questo quan-
to egli riferi ai colleghi stupefatti, ancor tre anni prima che la sua edizione di Ippocrate venisse data
alle stampe:
La medicina di Ippocrale sembra discoslarsi non poco da quella dei suoi successori, sopraltutto in relazione alla dottrina
riguardante le cause delle malattie e I'ordine dei rimedi. Da coloro ehe si definiscono Asclepiadi non e slala compresa affat-
to, 0 e stata trascurata. Per questo i seguaci della nuova medicina introdotta da Paraceiso, nostro concitladino, hanno avuto
non poca ragione a rimproverare severamente questi indegni successori, dopo ehe questi ultimi per negligenza hanno trala-
sciato di riportare in luce con le loro mani i tesori dei sapere medico nascosti nei testi di Ippocrate, e di perfezionarli. [... ]
Dei seguaci di questa nuova medicina non voglio farmi nemico, finche filosoferanno adeguatamente e con metodo, ma
anche apertamente, come si conviene a chi si riconosca pronto a non essere al servizio d'altri ehe della ricerca della verita,
prescindendo da ogni tipo di autorila. AI contrario sari) loro grato se, con la loro critica, contribuiranno a farmi finalmente
riportare alcuni dei nostri medici presuntuosi a riflellere su ll'eredita di lppocrale e a riappropriarsene'."

Questo testo ebbe l'effetto di una bomba nell'ampio circolo di amici e corrispondenti di Zwinger.
Alcuni di essi gli rinfacciarono di 'aver preso a proteggere eccessivamente i paracelsisti, nono-
stante la falsita delle loro dottrine'. Rimproveri di questo tipo devono aver reso Zwinger un po' piu
prudente, poiche nell'edizione di Ippocrate deI 1579 egli non nomina esplicitamente ne Paraceiso,
ne Severino, ne alcun altro paracelsista. Non ne aveva dei resto alcun bisogno poiche nel suo Hip-
pocratis Coi Asclepiadeae gentis sacrae coryphaei viginti duo Commentarii Tabulis illustrati c' era
materiale sufficiente per attuare una riforma non solo paracelsiana, ma anche ermetica, e tutto sotto
I' egida dei piu celebrato e rispettato medico di tutti i tempi. Basta consultare i lunghi commenti di
Zwinger ai temi ermetici, in particolare al De Diaeta (399, 420 = 'anima mundi'; 398,404,408,
410 = 'corpus aethereum'; 402, 403, 409 = 'microcosmus'). Per dare allettore un ' idea di come
Zwinger costruisse i suoi commenti in tavola, trascrivo qui il pas so sulla cosmologia contenuto
appunto nel De Diaeta I, IV 2. L' abbreviazione 'nr.' si riferisce alla numerazione con cui Zwinger
scandisce il testo ippoeratico:
Principiata sunt res naturales. Quarum naluram et effectum proponit hoc capite, caeterum ea turn novitale, turn obscurita-
te, ut a paucissimis inlelligi queat, nec nisi ab intelligentibus iudicare debeat. Nos logicum digitum ad Naturae penetralia
intendamus, et summis ingeniis ad abstrusa philosophiae dogmala cognoscenda et examinanda aditum patefaciamus. Natu-
ram igitur et Effectus rerum proponit partim
Per se: Orta ex iisdem, in eadem resolvuntur, neque ullum est, quud generelur vel intereat, sed commixtione et separa-
tione alterantur miris modis, ita ut aliae species prodire videantur.Nr. 68. Videtur Hippocrales in universum Materiae
puritate et impuritate Animam et Corpus Universi circumscribere: nimirum ut tenuissima quidem pars ex igne et aqua
purissima conflata, Animam; impurior vero Corpus constitual. Anima rursus variis partibus constat, aliis purioribus,
aliis crassioribus: et hinc Animarum differentiae. Idem de Corpore iudicium esto. Qualis vero Anima est, tale etiam
Corpus requirit, in quo vivat, hoc est, vitae munia obeat. Ergo Anima purior, qualis est humana, corpus consimile fla-
gitat. Caeterum quoniam ea quae a principio statim separata fuere, non tarn facile rursus coire possunt, medio veluti
glutino opus habent, quo tanquam vehiculo conscenso anima purissima Corpus impurum subire, illudque iugis alimen-
ti, affluxu ad eam magnitudinem promovere possit, quae animae actionibus in suo genere oportune inserviat.
Respectu cognitionis humanae. Cum igitur duo sint in nobis KptT~ plCC
Sensu quidem plerique homines haec dijudicanda, plusquam oculis corporis quam menti s tribuendum putant: eaque

258

.~
ex Orco in Lucem per incrementum prodit, Generari; quod e Luce in Orcum per decrementum tendit, Interire aiunt.
nr. 69. Vt Res ex suis Nominibus deducamus , Hippocrates universum dividere videtur in [... ] [ ... ] [ ... ]
Ratione vero haec nos enarrare rectius conabimur. Vide signum>
>Nimirum quo ad
Loeum, geminum esse, alterum Obscurum, Orcum, cui Pluto praesit CAil5 '1 v , Wc ad15'lV, dictum, quod non videatur
oculis corporis) alterum Lucidum, Mundum hunc aspeetabilem, cui praesit Iupiter. T<X avw KaI. KClTW, infra nr. 80,
appellare videtur, eorumque singula in 8Eia et av8pwmva subdividere, sive in aeterna et caduca: ut ita et Orcus suam
vitam habeat, item Mortem; et Lux similiter. Ergo cum Mundus totus si! animatus, et, quod Trismegistus ait, templum
immortalis Dei, animatis statuis undique exornatum, et quae
Illic apud Orcum sunt, animalia sunt, hoc est, sunt atque vivunt, vita si bi conveniente, sive divina sint et aeterna,
sive caduca. nr. 71.
Hie in hac luce versantur, animalia sunt, atque vivunt vita sibi conveniente, turn quae divina sunt, ut Animus homi-
nis, turn caduca, ut Corpus ipsum. Nr. 72.
Motum, Mutationem horum animalium a loco in locum migrantium
Non esse Substantialem. Animal enim neque
Interire potest, nisi universum simul, cuius pars est intereat, nr. 73, Ratio: Pars enim totius pars, et totum partium
totum. Ergo si totum aeternum, partes similiter aeternitatis participes esse oportebit, Kai yap an08avEl Tat, sei li-
cet Ta näv, EVOC an08avouvToC. nr. 74. Idem de Natura humana. nr. 114, de Temporibus anni affirmavit.
Corn[arius]legit n~ vel 08EV yap an08avE1Tat: Unde enim moriatur?
Generari potest, quod prius non fuerat. Generaretur enim ex nihilo. nr. 75.
Esse Accidentalern tantum, in Quantitate, Accretionem scilicet et Diminutionern, quae terminos certos extremos et
intermedios habeat innumeros. nr. 76."

Di queste eome di altre pagine deI eommento Pietro Severino deve essersi rallegrato molto. Non
vogliamo qui entrare in merito sul molo gioeato da Zwinger apartire dall'inizio degli anni '70 in
qualita di eonsulente seientifieo dello stampatore Pietro Perna: quasi trent' anni fa Rotondo ne ha
gÜl dato un quadro perfettamente ealzante. Vorrei solo menzionare il fatto ehe propria grazie all' in-
flusso dell"aristotelieo' Zwinger a Basilea vennero date alle stampe importanti opere antiaristote-
liehe, eome il De Natura hominis di Agostino Doni (Froben 1981) e le Discussiones Peripateticae
di Franeeseo Patrizi (Perna 1581). Di queste e di altre opere Zwinger tenne minuziosamente eonto
nella sua nuova edizione deI eommento all'etiea e aHa politiea di Aristotele (1582); ci porterebbe
pero troppo lontano affrontare qui anehe il problema della revisione deI suo aristotelismo, 0 dei
suoi leg ami eon ermetiei e paraeelsisti. Vorrei solo rieordare il suo stretto rapporto eon il medieo,
alehimista e eabalista Guillaume Arragos, ehe nel eorso di molte eonversazioni spinse Zwinger a
eomporre 'ex fontibus Hippoerateis et Platonieis' una splendida professione di ermetismo, affida-
ta, tra l' altro, ad un testo in eui meno ehe mai ci si aspetterebbe di trovarIa: un manuale di viaggio
(Methodus apodemica, Basilea 1577). Li Zwinger deserive in ogni partieolare le quattro eitta a suo
giudizio di maggiore rilevanza eulturale: Basilea, Parigi, Padova e Atene:

Ab uno ente primo, quo ad essentiam suam Potente, Da un unico ente prima potente, sapiente e buono quanta
Sapiente, Bono; quo ad accidentia Infinito, Immoto, Aeter- all'essenza, infinito, immobile ed eterno quanta agli acci-
no, reliqua entia omnia, Homerica quadam catena depen- denti, dipendono tutti gli altri enti quasi in una catena ome-
dent. Et illa quidem respectu Essentiae, quam a perenni illo rica. Ed essi [enti] rispetto all'essenza, derivata da quella
fonte sumpsere, et Possunt et Sciunt et Volunt ea, ad quae fonte inesauribile, possono, conoscono e vogliono cio a cui
creata sunt, Agere Patique; at respectu accidentium, Finita sono stati creati, cioe I'agire e il patire; rispetto agli acci-
loco, Tempore circumscripta, et quidem ad ortus sui prin- denti, essi, spazialmente finiti, circoscritti nel tempo, devo-
cipium redire debent, perpetuo Motui, qui in Quietem ten- no fare ritorno al principio da cui ebbero origine e sono
dit, subiecta existunt. soggetti ad un moto perpetuo ehe tende alla quiete. Tra i
Inter hos rursus secundorum Entium gradus pro varia per- gradi degli enti secondi, a diversi livelli di perfezione, gli
fectionis ratione, alii maiorum, alii minorum gentium esse, uni maggiori, gli altri minori, sembra si possa universal -
in Corpora quinetiam et Spiritus universim distingui posse mente distinguere tra corpi e spiriti: percepiamo i primi
videntur: ut illa quidem (siquidem homo ex Protagorae attraverso i sensi (se davvero l'uomo e misura di tutte le
sententia anavTwv /.IETPOV est) sensu, haec sola intelli- cose, secondo il detto di Protagora anavTwv /.IETpOV), gli
gentia apprehendantur. Nam Cabalistarum illud, Haminem altri con la sola intelligenza. In effetti cio ehe affermano i
universi vinculum esse, proprie quidem de Messia bene- cabalisti, ehe l'uamo e il vincolo dell'universo, vale pro-
dicto, Dei ab aeterno, Hominis in tempore filio, inter Ta priamente solo per il Messia benedetto, figlio di Dio ab
ayEV1lTa et YEV1lTa medio, et proinde omnium mediatore, eterno, figlio dell'uomo nel tempo, medio tra ingenerato
pronunciatum: Ta aYf,v1lTa e generato YEv1lTa, e per questo mediatore tra
magno quinetiam illi Homini, omnia suo ambitu complec- tutte le cose: ma [la sentenza] e pertinente anche a quel
tenti, cuius Caput supra coelos, Cor in coelis, Manus ad grande uomo [i.e. il macrocosmoJ, ehe nel suo ambito

259
ex Oreo in Lueem per incrementum prodit, Generari; quod e Luce in Orcum per deerementum tendit, Interire aiunt.
nr. 69. Vt Res ex suis Nominibus dedueamus, Hippocrates universum dividere videtur in [ ... ] [ ... ] [... ]
Ratione vero haec nos enarrare rectius conabimur. Vide signum>
>Nimirum quo ad
Locum, geminum esse, alterum Obscurum, Oreum, cui Pluto praesit ("AiliTlv, wc adliTlv, dictum, quod non videatur
oculis corporis) alterum Lueidum, Mundum hunc aspectabilem, cui praesit Iupiter. T(X avw Kat K(lTW, infra nr. 80,
appell are videtur, eorumque singula in BEia et avBpwJrtva subdividere, sive in aeterna et eaduca: ut ita et Orcus suam
vitam habeat, item Mortem; et Lux similiter. Ergo cum Mundus totus sit animatus, et, quod Trismegistus ait, tempLllIn
immortaLis Dei, animatis statuis undique exornatum, et quae
IlIic apud Oreum sunt, animalia sunt, hoc est, sunt atque vivunt, vita sibi conveniente, sive divina sint et aeterna,
sive caduea. nr. 71.
Hic in hae luee versantur, animalia sunt, atque vivunt vita sibi eonveniente, turn quae divina sunt, ut Animus homi-
nis, turn caduca, ut Corpus ipsum. Nr. 72.
Motum, Mutationem horum animalium a loco in locum migrantium
Non esse Substantialem. Animal enim neque
Interire potest, nisi universum simul, cuius pars est intereat, nr. 73, Ratio: Pars enim totius pars, et totum partium
totum. Ergo si totum aeternum, partes similiter aeternitatis participes esse oportebit, Kai. yap a1fOBaVE1Tal, seili-
eet Ta 1fiiv, Evac a1foßavouVToc. nr. 74. Idem de Natura humana. nr. 114, de Temporibus anni affirmavit.
Corn[arius]legit 1f~ vel ÜBEV yap a1foBavE1Tat: Vnde enim moriatur?
Generari potest, quod prius non fuerat. Generaretur enim ex nihilo. nr. 75.
Esse Accidentalern tantum, in Quantitate, Aeeretionem scilicet et Diminutionern, quae terminos certos extremos et
intermedios habeat innumeros. nr. 76. 19

Di queste co me di altre pagine deI eommento Pietro Severino deve essersi rallegrato molto. Non
vogliamo qui entrare in merito sul ruolo gioeato da Zwinger a partire dall'inizio degli anni '70 in
qualita di eonsulente seientifieo deHo stampatore Pietro Perna: quasi trent' anni fa Rotondo ne ha
gia dato un quadro perfettamen te ealzante. Vorrei solo menzionare il fatto ehe proprio grazie all' in-
flusso dell' 'aristotelieo' Zwinger a Basilea vennero date alle stampe importanti opere antiaristote-
liehe, eome il De Na tu ra hominis di Agostino Doni (Froben 1981) e le Discussiones Peripateticae
di Franeeseo Patrizi (Perna 1581). Di queste e di altre opere Zwinger tenne minuziosamente eonto
nella sua nuova edizione deI eommento all'etiea e alla politiea di Aristotele (1582); ci porterebbe
pero troppo lontano affrontare qui anehe il problema della revisione deI suo aristotelismo, 0 dei
suoi legami eon ermetiei e paraeelsisti. Vorrei solo rieordare il suo stretto rapporto eon il medieo,
alchimista e eabalista GuiHaume Arragos, ehe nel eorso di molte eonversazioni spin se Zwinger a
eomporre 'ex fontibus Hippoerateis et Platonieis' una splendida professione di ermetismo, affida-
ta, tra l' altro, ad un testo in eui meno ehe mai ci si aspetterebbe di trovarla: un manuale di viaggio
(Methodus apodemica, Basilea 1577). Li Zwinger deserive in ogni partieolare le quattro eitta a suo
giudizio di maggiore rilevanza eulturale: Basilea, Parigi, Padova e Atene:

Ab uno ente primo, quo ad essentiam suam Potente, Da un unico ente primo potente, sapiente e buono quanta
Sapiente, Bono; quo ad aceidentia Infinito, Immoto, Aeter- all'essenza, infinito, immobile ed eterno quanta agli aeei-
no, reliqua entia omnia, Homeriea quadam eatena depen- denti, dipendono tutti gli altri enti quasi in una catena ome-
dent. Et illa quidem respeetu Essentiae, qua m a perenni illo rica. Ed essi [entiJ rispetto all'essenza, derivata da quella
fonte sumpsere, et Possunt et Seiunt et Volunt ea, ad quae fonte inesauribile, possono, conoseono e vogliono eib a eui
creata sunt, Agere Patique; at respectu aeeidentium, Finita sono stati ereati, eioe I'agire eil patire; rispetlO agli acei-
loco, Tempore eireumseripta, et quidem ad ortus sui prin- denti, essi, spazialmente finiti, circoseritti nel tempo, devo-
cipium redire debent, perpetuo Motui, qui in Quietem ten- no fare ritorno al principio da eui ebbero origine e sono
dit, subieeta existunt. soggetti ad un moto perpetuo ehe tende alla quiete. Tra i
Inter hos rursus seeundorum Entium gradus pro varia per- grad i degli enti seeondi, a diversi livelli di perfezione, gli
fectionis ratione, alii maiorum, alii minorum gentium esse, uni maggiori, gli al tri minori, sembra si possa universal-
in Corpora quinetiam et Spiritus universim distingui posse mente distinguere tra eorpi e spiriti: pereepiamo i primi
videntur: ut illa quidem (siquidem homo ex Protagorae attraverso i sensi (se davvero I' uomo e misura di tutte le
sententia umlvTwv IlETPOV est) sensu, haee sola intelli- cose, seeondo il detto di Protagora umlvTwv IlETpOV), gli
gentia apprehendantur. Nam Cabalistarum illud, Homillem al tri eon la sola intelligenza. In effetti eib ehe affermano i
universi vincllium esse, proprie quidem de Messia be ne- eabalisti, ehe L'uomo e il vincolo dell'llniverso, vale pro-
dieto, Dei ab aeterno, Hominis in tempore filio, inter Ta priamente solo per il Messia benedetto, figlio di Dio ab
aYEVTlTU et YEVTlTa medio, et proinde omnium mediatore, eIerno, figlio dell'uomo nel tempo, medio tra ingenerato
pronuneiatum: Ta aYEVTJTa e generalO YEVTJTa, e per questo mediatore tra
magno quinetiam illi Homini, omnia suo ambitu eomplee- tutte le eose: ma [la sentenza] e pertinente anehe a quel
tenti, cuius Caput supra eoelos, Cor in coelis, Manus ad grande uomo [i.e. il maeroeosmoJ, ehe nel suo ambito

259
Ortum et Occasum, Ventrem in Elementis, Pedes in Centro comprende ogni cosa, il cui capo e al di sopra dei cieli, il
terrae, historica ratione TRISMEGISTUS constituit, cui cuore e nei cieh, le cui mani sono a oriente e a occi-
accommodatum. dente, il ventre negli elementi, i piedi nel centro della terra,
secondo la definizione ehe per ragioni storiche ne da il
Non minus de certo el definilo etiam gradu Entium, inter TRISMEGISTO.
Ta VOllT<X et a'(o81lT<x medio, de Homine scilicet proprie
nuncupato, intelligi posse atque debere, turn ratio convin- E altrettanto vale per un grado certo e definito di enti, ehe
eil, turn auctoritas philosophorum [ ... ] Pro varia iccirco sta tra mondo intelligibile e mondo sensibile, dico quello
seminum coelitus in centrum usque transmissorum natura, dell ' uomo; e di questo ci convince tanto la ragione ehe
ex primarum qualitatum perpetua aetione, passione, I'autorita dei filosofi [ ... ]. Quindi secondo la varia natura
mistione, attemperatione, varii corporum gradus consur- dei semi trasmessi dal cielo verso il centro, dalla perpetua
gunt: Lapides, Metalla, Stirpes, Animalia, inter quae prin- azione, passione, commistione, adattamento delle qualita
eipatum homo obtinet, idemque etiam inter caduea et primarie, hanno origine vari gradi di corpi: pietre, metalli,
aeterna medius, divinae essenliae Imago et Similitudo, per pianle, animali, il principato dei quali spetta all'uomo,
quem eeu Dei terrenum viearium omnia ad Deum turn medio tra enti caduchi ed eterni, immagine e somiglianza
Agendo turn Contemplando red ire debent [ ... ) praelerea dell'essenza divina, per mezzo deI quale - in quanta vica-
omnis motus ad certurn finem destinetur: finis profeeti uni- rio di Dio in terra - tutte le cose, attraverso I' azione 0 la
versi erit, ut AB UNO omnia, AD UNUM tandem redeant contemplazione, devono fare rilorno a Dio [ ... ) inoltre ogni
omnia. Quod ipsum non ratione eircumferentiae, non een- mOlo e destinato ad un certo fine: fine deI moto deli 'uni-
tri, sed ipsius fiet medii Hominis [... ) Hominis profeeto, verso e ehe tutte le cose, ehe hanno avuto origine DAL-
omnia instar mieroeosmi eomprehendentis, motus erunt L'UNO, ALL'UNO facciano ritorno. E questo non seguen-
varii, sie tarnen alter in alterum tendat; quies itidem multi- do la circonferenza, non seguendo il centro, ma attraverso
plex, sed una omnium perfeetissima. A superioribus Ani- la mediazione dell'uomo [ ... ). Certo i moti dell'uomo, ehe
mam suam sumit homo immortalem, ab inferioribus Cor- abbraccia tutto in se eome in un microcosmo, sono vari, e
pus mortale. Utriusque eoniunetio, Hominem et ab Intelli- ciascuno di essi tende verso un'altra direzione; e anche la
gentiis, et ab inferioribus entibus, Animalibus seilieet, Ani- quiete e molteplice, ma solo una e quella perfettissima
mantibus et Inanimatis separat [ ... ] Etsi enim homini lolius sopra ogni altra. Dagli enti supern i l'uomo deriva la pro-
universi domino nulla eerta palria, nee praedium, nee pria anima immortale; dagli inferiori il corpo mortale. La
domieilium, neque vero officina medica vel mechanica, congiunzione delle due [nature] separa l'uomo dalle intel-
quod Ariston dicere solebat, ex parentis naturae instituto ligenze, e dagli enti inferiori, gli animali, animati e inani-
tribuatur, sed instar plantae cuiusdam coelestis capite tan- mati [ ... ]. Infatti sebbene l'uomo, padrone dell'universo,
quam radiee coelo infixus, pedibus veluti ramis hinc inde non abbia nessuna patria certa, nessun possedimento, nes-
mobilis, ubique terrarum in patrio solo vere recteque phi- sun domicilio, nessuna officina medica 0 meccanica, di
losophando Koo~01f6AIlTllC esse debeat, eidern tarnen non cui, era uso dire Aristone, si viene in genere dotati da
omnis fert omnia tellus [ ... ] Ut ergo e toto terrarum orbe madre natura; e stia co me una pianta celeste il cui capo -
preciosae merces in celeberrima convehuntur emporia, et quasi ne fosse la radice - e infisso al cielo, e i piedi, come
ex iisdem eerlatim evehuntur, ita omnigenae sapientiae el rami, si muovono in ogni direzione; e ogni luogo della terra
virtutis thesauri per totum universum disseminati, vel in sia per lui suolo patrio ed egli sia cosmopolita Koo~01f6 -
unam Rempublicam (quod Plato in sua fieri volebat) vel in AIlTllC quando riesce a filosofare rettamente e seguendo il
unam Academiam, vel etiam in unam Ecclesiam, peregri- vero, tuttavia a causa deI vizio, sia es so innato 0 avventi-
nantium studio, convectae, inde rursus tanquam ex equo zio, a lui la terra non offre lutto ovunque [... ). Come dun-
Troiano peti possunt. 20 que Je merci preziose convergono nei piu celebri empori
percM da n si faccia poi a gara per riprenderle, cos! i teso-
ri di ogni sapienza e virtu, disseminati per tutto l'orbe, e
convogliati in un'unica Repubblica (come Platone voleva
accadesse nella sua), 0 in un'Universita, 0 in una Chiesa,
possono nuovamente essere di n recuperati con i
viaggi e 10 studio, come da un cavallo di Troia.

Dopo la morte di Zwinger, nel 1588, fu propria Arragos a farsi carico dell'educazione 'ermetica'
di suo figlio Jacob, cui fece analizzare an ehe il testo greco deI Pimander. Nonostante i numerosi
moniti di Arragos sul modo in cui gli aristotelici padovani si prendevano gioco della filosofia pla-
tonica ed ermetica, Jakob Zwinger preferl tuttavia seguire il suo maestro Zabarella, invece di segui-
re le orme paterne di fronte a ParaceIso e Ermete. 2 1

260
I) Sullo Zwinger si veda A. Rotondo, Pielro Perna e la vila
culturale e religiosa di Basileafra il1570 e i11580, 1974 ,
273-392, che per primo ha saputo rivalorizzare la figura
deI basileese; cfr. anche C. Gilly, Zwischen Erfahrung und
Spekulation. Theodor Zwinger und die religiöse und kultu-
relle Krise seiner Zeit, 1,1977,57- 137; II, 1979, 125-223;
A. Berchtold, Btile el l'Europe. Une histoire cultureile,
1990, II, 655-680; F. Garavini, Monlaigne elle Thealrum
vitae humanae, 1992,31-45; eadem, Montaigne rencontre
Theodor Zwinger, 1993, 192.
2) C. Gilly, Zwischen Erfahrung und Spekulation, II, 1979,
162-164.
3) Theatrum humanae vitae, ed. 1565, 185; cfr. Aristotele,
Etica Nicomachea, VI4 (1140,11): Ean 1iE TEXV'l 7raaa
7rEp\ YEnalv Ka\ TO TExvci~EIV Ka\ 8EWpElV.
4) Theatrum humanae vi/ae, ed. 1571,202; ed. 1586, 1183.
5) Theatrum humanae vitae, ed. 1586,3813.
6) Theatrum humanae vitae, ed. 1571, F3r; ed. 1586, *3r;
ed. 1604, ):( ):( Ir.
7) C. Gilly, Zwischen Erfahrung und Spekulation, II, 164-
166.
8) H. Zedelmaier, Bibliotheca Universalis und Bibliotheca
selecta. Das Problem der Ordnung des gelehrten Wissens
in der frühen Neuzeit, Köln 1992,227-241.
9) A. Seifert, Cognilio historica. Die Geschichte als
Namensgeberin der frühneuzeitlichen Empirie , 1976, 79-
88, 116; Idem, Der enzyklopädische Gedanke von der
Renaissance bis zu Leibniz, in Leibniz et la Renaissance,
(ed.) A. Heinekamp, Wiesbaden 1983,113-124.
10) Theatrum humanae vitae, ed. 1565, 106, 1370; ed.
1571,302,3085; edd. 1586 e 1604,677,1311.
11) Madrid, Archivo Hist6rico Nacional, lnquis. Leg.
4435, nr. 8, 6, 3v).
12) Zwinger, Methodus apodemica, Basileae 1577, Y Ir-v;
Rotondo, Pietro Perna, 370; idem, L'uso non dommatico
della ragione: Agostino Doni, 400; Gilly, Zwischen Erfah-
rung und Spekulation, 11, 129-131.
13) Aristotelis Stagiritae de moribus ad Nicoma~'4flm libri
decem, explicati et ilLustrati a Theodoro Zvingero, Basi-
leae 1566, Y 2r.
14) Gilly, Zwischen Erfahrung und Spekulation, TI, 1979,
132-133.
15) Opera omnia Francisci Catanei Diacetii, Basileae
1563, *4r-v.
16) Rotondo, Pietro Perna, 370; idem, L'uso non domma-
tico deila ragione, 401.
17) Gilly, Basel rehabilitiert Paracelsus, 1993 , 36-38 .
18) Zwinger, Methodus rustica, Basileae 1576, a 3r-v;
Gilly, Zwischen Erfahrung und Spekulation, 1,1977,101 -
102.
19) Hippocratis Coi Viginti duo commentarii tabulis iilu-
strati, Basileae 1579,398-399.
20) Zwinger, Methodus apodemica, Basileae 1577, a2v-
ßlrv).
21) Il giudizio di Jacob Zwinger sul Pimandro greco si
trova alla Biblioteca dell'Universita di Basilea, Ms. Frey-
Gryn . 123, 63v-66v.

261
THEATRVM t.H 'E·A T 'R V M,
VITAE HVMA-
NAE J VITAE HVMA~
Omnium li:rl: eorum. quz in hominem caderc N AE
poffunt, Bonorum at<);MaJorum BXE M PLA hiftorict,.Ethica:
philofophia:przc!F!accommodata.,&:: in XIX. . , . 1
LJ8RO S dlgcfb,cornpnhmdms: A' TIHODORO ZVINGIlRO
BASILJENSE
u_;-n;,;~,.o#lr.,r.A.',..~Pit.$'-
1'.~'C.",,,,,-.,.nJ!lit. poil: primam C oRa. t TC 0 STlt E N 1$ ,
A' CONJlAOO LTCOSTH zNt Rabnqumft, n", tIc RubcaccM.s rtianum
"aT, At .. ,.. Difo"bmpridcmindlCMtImI: plllflnyti)dcExl!.,,. l. 0 \. v M ~aum
••• C •••• mtthod:'~:~i~~ acturate I •

:r».0w,~~~~~=~~
...... pr.-dari~ . . . . . . l..A'tufo' J!.t.E!1\,ciiJß6TI'LEI•
. .e.:IrM'aDd-.flr:mc.-. • .. c,.J6tl,,J; foliut,!J.'iti.Ji,.., 6-
Eir.""Iw_.
C1lM GLMl'NO l'NDlC&.

Cum p,'ud(gloCz€lT(oJdd~tmnium~&Gal1orum
. Rfgfud ffptCV1ium. •
. Comgnb,&prioil<gioC"CM.;oll.&ChnffiuUli.
G1lliarumRtgis. - 'B ' A S I L .B J!l,
IAS/LEAE. PEt.... IOAtl. OPO~J. .' OFFICTNA FZO.RN1ANtA.
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p 6. ~ po; ._ •
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P" ~.:; l':.l~ . r:~(:~:~~. l. :' (


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THEATRVM
HVMANAE
VIT AE
, Jfl.'
Theodori Zuing,cri . Bas,
T ertiatione ,
NouemVOLVMlNIB vs locupleratum •
. intcrpolaturn,.renouamm.

(Hm tt1J,tmi1UJ 8LENC HO, !!Ysrabodifo-


bcet', Titt~/oru!1lJ d Exrm-

,.
H XAPIN H
:ErrrNnMRN

NON
SINE PRlVILEGIO.

Baftlea:
, PER EVSEBivM EPISCOPIVl'tf.
Cl:> j:> XX.CVl. ~ _

Basel, VB, Th. Zwinger, Theatrul1l vi/ae hlllnallae. Basel, VB, Th. Zw in ger, Th eatrul1l vitae h"manae ,
I. ed. 1565, frontesp izio 3, ed. 1586-87, frontespizio
Basel , VB, Th. Zwinger, Th eatrum vitae humal1ae,
2. ed. 1571, fronte spi zio

262
THEATRVM
VITAE HVMANAE.,'
HO C E ST
RERVMDIVIN
HVMANARVMQYE
SYNTAGMA
CATHOUCVM, PH[LOSOP
HISTORlCVM. DOGMATI
NVNC "PIUMVM An NORMAM
POLYANTIfE.tf. t il#u&ttl/ \'NIVf.RSALLS.
Uu:t4 .J{!tk.abt# u~ ~ .'"(nU! VIL
. JU ../JlLH xx. !uy-saJin:.. .
. .. Auctore •
.B·EYERLINCK.
. CII!'<mirg tt

BNM, Magmim Thealrum vilae humanae,


ed. Beyerlinck, 163 1, fro ntespizio

263
AD V~V:VM EXPRESSA
'~FFIGIES •.

.ERgoße peri}t Z p I N GER ps? f5 j~vjdtlfätam KAI. C


THEODORI ZVJNOERI e
~p~m T Ei.E 0 P H RAft4di Fata
tnlere S G.H aLt:? PIENTISSIMB
D.I'YNCTI
Manib.
'Hei rapu&;eV1Rum immaturaMorte: SeneElam MAGNO
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Theodor Zwinger, 15 88. Base l, Öffentliche


Kunstsammlung, Kupferstichkabinett

264
THEODOR ZWINGER'S THEATRUM HUMANAE VITAE: FROM NATURAL
ANTHROPOLOGY TO A 'NOVUM ORGANUM' OF SCIENCES

Carlos Gilly

Michel de Montaigne did not need to introduce Zwinger to the readers of his Essais. It was enough
to ,characterize hirn as the man who had made the theatre: 'celui qui a faict le Theatrum'. I
Zwinger's Theatrum was a massive undertaking: not only did the work increase tremendously from
edition to edition (growing from 1428 to 3455, and then to 4373 folio pages), it also greatly
changed its scholarly structure, in keeping with the author's own intellectual development. The first
edition appared with Oporinus in 1565 and mainly consisted of a collection of historical examples,
which Zwinger's stepfather, Konrad Lycosthenes, had excerpted from a great variety of works over
aperiod of fifteen years. Zwinger, who at this time was occupied with his tabular commentary on
the Nicomachean Ethics, arranged the weIter of material after the Aristotelian division of the sci-
ences from the sixth Book of the Ethics and published both works as complementary to each other,
something already implicit in the title-pages : Theatrum vitae humanae, OmniumJere eorum, quae
in hominem cadere possunt, Bonorum et Malorum EXEMPLA historica, Ethicae philosophia
PRAECEPTIS accommadata, et in XIX libros digesta, Basel, Oporinus, 1565 and Aristotelis Sta-
giritae de moribus ad Nichomacum libri decem [ ... ] Ut quorum in Theatro vitae humanae habitu-
um EXEMPLA historica describuntur, eorundem in his libris PRAECEPTA philosophica, summa
Jacilitate et perspicuitate tradita cognoscantur, Basel, Oporinus & Herwagen, 1566.
The Aristotelian classification of the sciences into a theoretical ('physica, mathematica, prima
philosophia'), poetical (skills and mechanics) and practical ('ethica, oeconomica, politica') com-
ponent Zwinger regarded to be comprehensive enough to be able to accommodate a11 sciences
already known or still to be discovered. Thus in the first book of the Theatrum he covered the entire
area of the 'artes liberales' and that of philosophy, in the second one the 'artes mechanicae', of
which he was the first to produce a systematic list; while the other seventeen books dealt with all
ethical and political actions of man. When subdividing individual sciences within a certain cate-
gory, Zwinger also remained faithful to the Aristotelian division of the sciences in areas where it
could not but clash with current custom. Thus he lifted for instance grammar, rhetoric, poetica and
logic from their classification because they did not deal with the things themselves, but with their
names and notions and in consequence could not be called either a science or an art. Or else he
divided metaphysics, which with Aristotle he termed a 'philosophia divina', up into theology and
magic and dealt with their practical aspects under the common notion of Divinatio. It was only
when deciding upon the scientific or non-scientific nature of the applied arts that Zwinger began
to sense the shortcomings of the Aristotelian classification. Sciences in the actual sense of the word
(brWTrl Il TJ) were for Aristotle only the 'scientiae theoricae', which dealt with eternal and
unchangeable objects and could be arrived at through necessary deduction, though not the 'scien-
tiae practicae' (<j)POVTJGlC, 'prudentia'), much less the 'poieticae' ('operatoriae') (TEXVTJ), which
merely aim at welfare or usefulness. Thus genuine Aristotelians like Iacopo Zabarella and
Bartholomäus Keckermann absolutely did not do the Stagirite an injustice, when they divided the-
oretical philosophy in three 'scientias' ('physica, metaphysica, mathematica') and practical phi-
losophy in three 'prudentias' ('ethica, oeconomica, politica'), while completely abolishing the 'sci-
entiae poeticae' from the scheme of sciences with the argument that 'it would create a great deal of
confusion in the philosophical system, if medicine and the liberal arts or even agricuIture or the
skills of craftsmen, tailors and cobblers were to find a way into the domain of philosophy'. 2
Zwinger on the other hand decidedly differed from the Aristotelians. For hirn there existed no other

265
distinction between the theoretical, the practical and the mechanical sciences other than that the
latter found their fulfilment in specific actions or in the performance of work. And this interpreta-
tion Zwinger, the great Aristotle expert, was also able to underscore using the Stagirite's own
words: Every art and science consists in manual dexterity and intellectuallabour: 'Tlf,xvT]v 1f<xoav
1rEpt TO TEXVa~Et v Kat 8EwpEl v versari '.3
Or, formulated even more radically by hirn in the more mature edition of the Theatrum of 1571:
'Proinde sicuti Theoria suam habet Praxin sive exercitationem singulorum, ita Praxis suam Theo-
riam sive cognitionem universalium, denominatione semper ab excellentiore facta'. 4
But with this interweaving of theory and practice Zwinger had not demolished Aristotle's clas-
sification of the sciences (he would after all retain them in the further editions of the Theatrum),
rather he had opened up their inner borders and above all he had traced their classification and
value ratings to a common ground, something which enab1ed hirn to develop a uniform theory of
science.
In the second edition of the Theatrum (Froben 1571) all sciences - whether theoretical, practi-
calor mechanical - were already placed under a common denominator: they exist collectively 'on
the basis of universal principles ('praecepta universalia'), framed by the mind upon reflection and
on the basis of singular facts ('exempla particularia'), observed by the sense organs from experi-
ence'. Here Zwinger already begins to interpret the Binomium 'praecepta-exempla' as 'theorema-
ta and historemata', whereby the notion iOTOPT]/-W used to describe individual cases of illness is
derived from Hippocrates' constant use of the word iOTopia ('historia'). History is defined by
Zwinger as an 'ocularis et sensata cognitio atque demonstratio' and as such equated with experi-
ence: 'EXPERIENTIA. ILTOPIA. COGNITIO SENSITIVA' , as we furthermore read in the head-
ing of a chapter of the Theatrum,5 are invariably used by the Basel philosopher as synonyms, Apart
from emphasizing the necessity of including in the historical framework the 'mechanical arts' as
wen as an other areas of human activities and observation, Zwinger's innovation above alllay in
the identification of history and experience/sensory perception and their confrontation with philo-
sophical theory. Each is for hirn a source of knowledge:
Homo divinum animal ad ideae suae perfectionem, quantum fas est, aspirans, Cognitione Veri, Actione Soni in universum
studia sua metitur et circumscribit omnia. Sunt hae geminae alae, ex Academicorum sententia, quibus sublatus homo phi-
losophus ad coelestem revertatur patriam. Actio quidem animi vi suscepta, corporis absoluta ministerio, licet Cognitionis
normam sequatur, empirica tarnen tota est, et in singu lari experientia, consilio opereque consistit et elucescit. Cognitio vero
duobus KPlTllpiolC tanquam cruribus firmata, quorum vis in ornni conatu et effectu necessario requiritur, ex subiecti diver-
sitate, quod vel per se et extra intellectum, vel certe in intellectu est, nunc huius, nunc alterius praesidio magis nititur: ita
quidem, ut Sensuum praesidio, inter quos Visus principatus obtinet, HISTORIAM, hoc est, singulorum notitiam persequa-
tur; Rationis adminiculo THEORIAM, sive Universalium naturam contempletur. Haec Praeceptorum, illa Exemplorum
nomen obtinent, atque ut HISTORIA T<DV OPO/lEVWV OT<XOlC est, sic THEORIA, veluti universalis quaedam cognitio par-
ticulari superaddita, bTlOT~ /l T]c appellation em traxit'.'

The classification of history as a knowledge of particularities and facts ('cognitio singulorum',


scene of the visible things) and its contraposition to theory as pure science al ready in the first pages
of the Theatrum of 1571 and 1586/87 also determines the interior structure of the entire work and
at the same time serves to show the importance which Zwinger awarded his novel subdivision of the
human cognitive modes. But Zwinger went one step further, as is evidenced by the revaluation he
proposed after having reflected on the works and methods of Hippocrates.
In contrast to theoretical philosophy, which describes the normative behaviour ('exemplaria') of
all things, history focuses on their actual events ('exempla particularia'), and the latter are for
Zwinger the more effective and fit to be imitated, when the sense perception surpasses the under-
standing in terms of evidence and certainty: 'Historia vero eorundem Praeceptorum Exempla par-
ticularia profert, tante efficaciora et ad movendum aptiora, quanta sensus rationem evidentia et cer-
titudine superare videtur'. 7 Where all of Aristotelianism is based on the principle that the more
abstract a science, the higher its degree of certainty, Zwinger in contrast gradually downgrades the-
ory to the level of probability, to occupy hirns elf the more intensively with the absolute practice

266
and experience, i.e. 'historia'. A history at any rate, which comprised not only man's political and
religious actions but also his literary and philosophical creations and in addition, naturally, his
'mechanical' achievements and discoveries. Accordingly the book of the Theatrum which was
devoted to the 'mechanicis artibus' increased enormously from edition to edition: 25 pages in the
first, 87 in the second and 464 in the third.
The prudent philosopher from Basel was aware of the importance of his new conception of sci-
ence, but he was also mindful of the debt he owed to Antiquity and did not me an to settle any scores
with the philosophical past or cause a radical breach through shrill condemnations. And so his pio-
neering achievement remained hidden from the majority of his contemporaries - certainly from the
modern his tori ans of philosophy - if only because of the sheer volume of the Theatrum and the way
its changed in presentation in each new edition. For instance, because they used exclusively the
1565 Theatrum, without even glancing at the subsequent editions, two Munich historians misin-
terpreted Zwinger's work: in terms of conception and structure, H. Zedelmaier placed the Theatrum
on the same plane as medieval works like the Speculum maius of Vincent of Beauvais. 8 Arno
Seifert in his excellent book Cognitio historica. Die Geschichte als Namengeberin der früh-
neuzeitlichen Empirie on the other hand provided a good analysis of Zwinger's sense of history (of
1565 I); but because he failed on this very issue to take into account his development from 1571, he
attributed the ground-breaking equation of 'historia' and 'experientia' not to Zwinger, but to Gocle-
nius and Bacon. 9 But Bacon derived his identification of history and experience and of philosophy
and science ('etenim historiam et experientiam pro eadem rem habemus, quemadmodum etiam
philosophiam et scientiam', Works I, 495) as weil as their mutual arrangement' directly from
Zwinger's Theatrum of 157111586; Bacon undoubtedly also had in mind Zwinger's division ofhis-
tory, when he expounded his 'partitio historiae' (De augmentis scientiarum 11, 2-12); while he also
adopted Zwinger's understanding of and emphasis on the role of the 'artium mechanicarum', which
in his Catalogus historiarum particularium he subsequently considered to be aprerequisite for a
renovation of the natural sciences.
Amongst the attentive readers of the later editions of the Theatrum were Montaigne (Garavini
1993), Joh. Val. Andreae, Comenius (who started a Czech translation of the Theatrum), Pierre
Bayle (Projet d'un Dictionnaire critique, 1692) and finally Leibniz, who, for that matter, greatly
deplored the brazen violation of Zwinger's work by the regent of the episcopal seminary in
Antwerp, Laurens Beyerlinck: 'c'est ainsi que Zwingerus atout compris dans son Theatre
Methodique de la vie humaine que Beyerlinck a detraque en le mettant en ordre alphabetique'
(Sämtl. Schriften VI 6, 522). But Beyerlinck not only refashioned the Theatrum into alphabetical
order and enlarged it to eight folio volumes, he also cancelled its scholarly structure and mutilated
the text in many places (he even deleted more than Possevinus in the latter's Bibliotheca selecta, 1.
16, c. 4, and the various Indices expurgatorii had required); Beyerlinck furthermore changed count-
less many statements by Zwinger into their opposite through omissions, insertions and alterations,
thus creating a disagreeable mishmash (Magnum Theatrum vitae humanae ... iuxta Alphabeti
seriem, sublata Classium et historiarum varietate ... novis Titulis et Catholicae fidei Dogmatibus
... locupletatum). Its only guiding principle being its conformity to Catholic dogmas , it was brought
out even more often than Zwinger's original work (Cologne 1631, Lyon 1656, 1665/66, 1678,
Venice 1707).
Amongst the many passages which fell victim to censorship were the following remarks on Her-
mes Trismegistus, to be found in the four editions of the Theatrum 10 and fully or partly expunged
by the various censors:

267
"

Hermes Trismegistus Aegyptius, maxi mus sacerdos, max- Hermes Trismegistus dictus est, quod apud Aegyptios max-
imus rex et maximu s philosophus fuit, primus de sacro- imus philosophus, maxi mus rex , et maximus sacerdos esti-
san eta trinitate in divinis tractavit, KUt EV TPlUlit iJlUV terit. Mos enim erat Aegyptiis ex philosophis sacerdotes,
d<Xl 8EOT'lTU asseruit: lu mine intellectus id assecutus, ex sacerdotibus reges eligere. Alii eum sie vocati putant,
quod Hebraeorum plurimi etiam sacris invitatis testimoni- quod primus inter Ethnicos EV TPlUÖl iJlUV d<Xl 8EOT'lTU
is comprehendere non potuerunt. Neque id mirum, asseruerit, ut mirum sit eum lumine intellectus eo per-
quodquidem et Sibyllas ethnicas longe c1arius de Christo venisse, quo miseri Iudaei etiam sacris invitati testimoniis
Iesu servatore prophetasse constat, ipsius etiam nomine pertingere nequiverunt.
expresso in acrostichis, quam ullos Hebraeorum vates.

Even in the briefest of the expurgations of 1598 known to me, which only consists of four pages,
censor Pedro L6pez de Montoya thought it necessary to stress the following passage on the
'heretic' Hermes Trismegistus and to criticize it in the sharpest of terms:
He says of Mercurius Trismegistus that he is the first to have treated of the mystery of the holy trinity and that he knew this
mystery only through natural reason better than most of the Hebrew holy men and prophets, because of the fact that this
mystery could not be attained nor understood without the supernaturallight. The glorious Saint Augustine in Book 18 of De
civitate dei refers to and refutes the error which this heretic here attempts to persuade us of, because in times past there
were many who dared to say that the holy patriarehs and prophets learnt many divine mysteries from the gentile philoso-
phers, and the same saint also demonstrates in his book De doctrina christiana by means of the Gentiles' own histories that
the holy patriarchs were greatly anterior to Mercurius Trismegistus and that both these as weil as the other learned Gentiles
learnt from ours what they said about the divine things following natural reason. Saint Thomas says that they do not speak
of such things, but of the creation of the world and the other human matters which they were able to und erstand through nat-
ural reason. 11

The other, not very numerous, references to Hermes in the Theatrum (a passage from the Suda, 'pia
mors Hermetis' etc.) will not be considered here, as the Hermetism of the 'Hermeticarum Musarum
fautor', as Zwinger was once called by a correspondent, must be sought rather more in his other
works and in his massive correspondence (ca 200 letters by Zwinger and more than 2,300 letters to
hirn have been preserved): no easy task with such a prolific and cautious author.
In 1548, barely fifteen years old, Zwinger ran away from horne. The model student, whose com-
mand of Latin and Greek put all of his fellow students in the shade, wanted to '1earn about foreign
countries and places, customs, practices and malpractices of all nations, because that, too, affords
wisdom and understanding'. Practically without travelling money or food, but laden with books
and reciting verses for the scholars, Zwinger managed to get as far Lyon, where for the next three
years he found work and a place to stay in the printing house of the Beringen brothers, whose pub-
lishing output included the books of Agrippa von Nettesheim. With the money he had saved out of
his wages he then went to Paris, where Pierre Ramus provided hirn a fatherly we1come in the Col-
legium Ramaeum. Ramus taught Zwinger two things, as the latter wrote in the preface to his com-
mentary on the Aristotelian Ethics (1566): 'on the credit side I was taught to analyze the works of
others logically and to construct my own commentaries in synoptic tables; on the debit side it must
be said that I 1earnt to approach Aristotle's philosophy with a terrible hate and to abhor it as a mire
of sophisms'. 12 He also took an interest in the Kabbalah and the occult sciences. Zwinger mean-
while only remained in Paris for two years. After abrief stay in Basel he accompanied Petrus Perna
on a business trip to Padua in 1553, where he became secretary to the physician and philosopher
Bassiano Lando, who not only made it possible for hirn to study medicine and philosophy at the
university there, but also and above all won hirn back for Aristotle: 'Only then did I 1earn to dis-
tinguish the true from the false. The hate for Aristotle gave way to admiration, after admiration fol-
lowed practical research [... ]. In the wake of Aristotle I began, insofar as my feeble powers would
let me, to explore and dig up the hidden treasures of Aristotelian wisdom and methodology, first of
all in the books of logic, next in the retorical books, then on to his physics and finally his ethics.
These have captured me to such a degree that I dare claim at all times: without the light of Aristo-
tle all attempts of achieving something higher in philosophy, are in vain'. 13
The time he spent in Padua brought about a radical change in Zwinger's intellectuallife. But his
new outlook, however decidedly it speaks to us from his collected works, could not quite stifte the

268
old philosophical inclinations. His enthusiasm for the philosophy and the methods of Aristotle did
not cause Zwinger to forsake the study of Plato and Neoplatonism. He expounded to his private
pupil and employer in his last Paduan years, the Venetian patrician Lorenzo Priuli, besides the
books of Aristotle also Plato's dialogues, which he likewise reduced to analytical tables: 'Tu, quan-
tum in Aristotele et Platone te duce paucis mensibus profecerimus, nosti' (You know how much I
have learnt about Aristotle and Plato under your tutelage in only a few months' time), Priuli later
wrote to him in Basel. Furthermore, Zwinger's first philosophical publication after his return to
Basel was a collective edition, the only one to date, of one of the most remarkable representatives
of Renaissance Platonism, Francesco Cattani da Diacceto.
Diacceto, Marsilio Ficino's brightest pupil, also succeeded the latter in the Platonic Academy
of Florence, the members of which Academy - Zwinger wrote in his preface - made it possible for
us to be able to philosophize freely and elegantly ('quorum opera effectum est, ut libere et elegan-
ter philosophari possumus'). 14 How greatly our Respublica Literaria is indebted to the Florentine
Academy and its founder, Cosimo de' Medici, can be gathered from the circumstance that after an
age which had seen the darkest barbarism pervade and corrupt all of the arts and sciences, when the
Renaissance of Latin and Greek began to set in, the Florentine Academy had been the very first to
introduce the study of a pure philosophy using Platonic sources. Plato therefore, not Aristotle: the
eminence of its teachings and the elegance of its methods had made the Platonic philosophy less
vulnerable to the attacks of the sophists, as a result of which it was the first to be liberated from bar-
barism. What made Zwinger decide to bring out Diacceto's works was probably the latter's attempt
to trace Aristotle to Plato: 'Nullius addictus iurare in verba magistri ... Platonem cum Aristotele vel
in omnibus, vel certe in praecipuis conciliare studet'. This also offered Zwinger the unique oppor-
tunity in his long introduction to express himself programmatically (as Bessarion before him) on
the characteristics and differences of the two philosophies, Platonic and Aristotelian, to come to
the conclusion:
that they are the best philosophers, who Aristotelize in the midst of Platonism (qui in media Academia 1TEpmTaTElv), that
is to say, they who trace Aristotle to his teacher Plato and attempt to illuminate the peripatetic rays of light; who absolute-
ly refrain from the folly of those who doggedly defend one sect or another and never leave off classifying the authority of
the respective Master above the wisdom of nature."

This liberal attitude of Zwinger, then hardly thirty years of age, throws light on the seeming con-
tradictions which characterizes his philosophical progress from work to work. It also makes clear
that it is impossible to tie Zwinger to any philosophical school, something first noted by Rotondo:
'An unconventional intellectual attitude was born, open to all experience, and in any case one which
eluded classification as Ramist or anti-Ramist, Aristotelian or anti-Aristotelian'. 16 We might say
the same with respect to Plato, Hermes, Galen and Paracelsus .
As for Paracelsus, we might here refer to the varied profiles Zwinger sketched of hirn for each
edition of the Theatrum: the caricature of the 'novus quidam Tessalius asinus', and 'fantastic mind,
who unashamedly and with great approval of the ignorant tries to substitute the old medicine with
the stuff his dreams are made of' (ed. 1565, 90), is followed by areport on the 'Chymist, who
instead of broadening the sciences with his chemical findings strives rather more to upset them by
means of his new principles' (ed. 1571, 1480), and finally there is praise for 'our great-minded
countryman, who, had he commanded the languages, should rank as the greatest in his field' - 'vir
ingenio magnus, et si litterae accessissent, in suo genere maximus' (ed. 1586,2583).
Initially, therefore, Zwinger's opinion of Paracelsus did not differ from that of his uncle Opor-
inus, once a famulus to Paracelsus, who with his famous letter concerning the lifestyle of his for-
mer master of 1565 ruined his reputation for centuries to come. A year before, Zwinger had writ-
ten similar things in a letter to G. Marstaller in Freiburg: 'Because in Basel we had ample oppor-
tunity to observe the drunkenness and irreligion as weil as the crass ignorance of this man, one is
always surprised to find that people are mad enough to consider him to be examplary as a theolo-

269
gian and scientist and even prefer hirn to the Ancients'. Zwinger also played a far from neutral role
in Adam von Bodenstein's expulsion from the University of Basel, even when the real motive here
was not, as was the official version, the forbidden dissemination 'of the false Theophrastian doc-
trine', but much rather Bodenstein's involvement, months before and by order of Calvin and Beza,
in denouncing their universally respected colleague Sebastian Castellio and in bringing the official
charge against hirn. 17 What is more, Zwinger was asked repeatedly - from Vienna, Zürich, Freiburg
and Leipzig - to refute Paracelsus: 'You, who live in the city from where this pernicious dogma
began to spread, you who have known the perpetrator for a long time and from close quarters ...
you would accomplish a feat unforgettable, if you were publicly to expose the lies and brazenness
of these people with a book'. Now Zwinger was too sceptical and too clever to waste his strength
in useless polemics. And so he decided, rather than refuting Paracelsus, to annotate the works of
Hippocrates following his tried and tested tabular method. And precisely at this point the amazing
thing happened: as a result of his intensive study of the works of Hippocrates and especially the
central role there awarded to immediate experience and authentic experimentation, Zwinger dis-
covered the true greatness of Paracelsus. And this, three years before his edition of Hippocrates, is
what Zwinger openly communicated to his astonished colleagues:
Hippocrates' medicine appears to differ greatly from that of his successors, especially where it concerns the teaching of the
causes of illnesses and the order of remedies. Even those who grandiosely call themselves the sons of Asclepius either mis-
understood or else ignored it. Thus the adherents of the new medicine introduced by Paracelsus, our countryman, were quite
right gravely to abuse and rebuke these unworthy successors since they have negligently failed to explore and perfect them-
selves the great treasures of medical knowledge which lay buried in the books of Hippocrates [ ... ] I do not wish to call
myself an enemy of the adherents of this new medicine, provided they philosophize with measure and with method, but also
in all openness, as befits those, who profess to serve only the study of the truth irrespective of any authority. On the con-
trary, I would be grateful to them, should they with their criticism help to urge many of our bloated physicians finally to
remember their Hippocratic heritage and to reclaim it. 18

In the circle of Zwinger's numerous friends and correspondents this text had the impact of a bomb-
shell. Many accused Zwinger of 'overmuch protecting the Paracelsians, notwithstanding the falsi-
ty of their teachings'. This kind of criticism appears to have made Zwinger a little more cautious,
as in his Hippocrates edition of 1579 he did not mention either Paracelsus or Severinus or any other
Paracelsian by name. But this he did not anyway need to do, because his Hippocratis Coi Asclepi-
adeae gentis sacrae coryphaei viginti duo Commentarii Tabulis illustrati offered enough material
to carry out not only a Paracelsian, but also an almost Hermetic reform, and all this under the aegis
of the most celebrated and respected physician of all ages. One need only look up Zwinger's long
commentaries to the Hermetic themes, especially in his work De diaeta (399, 420 = 'anima mundi';
398,404,408,410 = 'corpus aethereum'; 402, 403, 409 = 'microcosmus'). In order to give the
reader an idea of how Zwinger construed his tabular commentaries, I am reproducing the passage
on cosmology in De diaeta I, IV 2. The abbreviation 'nr.' refers to Zwinger's numbering of the Hip-
pocratic text:
Principiata sunt res naturales. Quarum naturam et effectum proponit hoc capite, caeterum ea turn novitate, turn obscuritate,
ut a paucissimis intelligi queat, nec nisi ab intelligentibus iudicare debeat. Nos logicum digitum ad Naturae penetralia inten-
damus, et summis ingeniis ad abstrusa philosophiae dogmata cognoscenda et examinanda aditum patefaciamus. Naturam
igitur et Effectus rerum proponit partim
Per se: Orta ex iisdem, in eadem resolvuntur, neque ullum est, quod generetur vel intereat, sed commixtione et sepa-
ratio ne alterantur miris modis, ita ut aliae species prodire videantur.Nr. 68. Videtur Hippocrates in universum Materi-
ae puritate et impuritate Animam et Corpus Universi circumscribere: nimirum ut tenuissima quidem pars ex igne et
aqua purissima conflata, Animam; impurior vero Corpus constituat. Anima rursus variis partibus constat, aliis puri-
oribus, aliis crassioribus: et hinc Animarum differentiae. Idem de Corpore iudicium esto. Qualis vero Anima est, tale
etiam Corpus requirit, in quo vivat, hoc est, vitae munia obeat. Ergo Anima purior, qualis esl humana, corpus consim-
ile flagitat. Caeterum quoniam ea quae a principio statim separata fuere, non tarn facile rursus coire possunt, medio
veluti glutino opus habent, quo tanquam vehiculo conscenso anima purissima Corpus impurum subire, iIludque iugis
alimenti affluxu ad eam magnitudinem promovere possit, quae animae actionibus in suo genere oportune inserviat.
Respectu cognitionis humanae. Cum igitur duo si nt in nobis KPlT11PW:
Sensu quidem plerique homines haec dijudicanda, plusquam oculis corporis quam mentis tribuendum putant: eaque
ex Orco in Lucem per incrementum prodit, Generari; quod e Luce in Orcum per decrementum tendit, Interire aiunt.

270

,~
nr. 69. Ut Res ex suis Nominibus deducamus, Hippocrates universum dividere videtur in [... ] [.. .] [ .. .]
Ratione vero haec nos enarrare rectius conabimur. Vide signum>
>Nimirum quo ad
Loeum, geminum esse, alterum Obscurum, Orcum, cui Pluto praesit ("Ai1'il1v, wc a.d1'il1v, dictu~, quod non videatur
oculis corporis) alterum Lucidum, Mundum hunc aspectabilem, cui praesit Iupiter. TlX cXvw Kat KCXrW, infra nr. 80,
appell are videtur, eorumque singula in BEta et a.v6pwmva subdividere, sive in aeterna et caduca: ut ita et Orcus suam
vitam habeat, item Mortem; et Lux similiter. Ergo cum Mundus lOtus sit animatus, et, quod Trismegistus ait, templum
immortalis Dei, animatis statuis llndique exornatllm, et quae
llIic apud Orcum sunt, animalia sunt, hoc est, sunt atque vivunt, vita sibi conveniente, sive divina si nt et aeterna,
sive caduca. nr. 7l.
Hie in hac luce versantur, animalia sunt, atque vivunt vita sibi conveniente, turn quae divina sunt, ut Animus homin-
is, turn caduca, ut Corpus ipsum. Nr. 72.
Motum, Mutationem horum animalium a loco in locum migrantium
Non esse Substantialem. Animal enim neque
Interire potest, nisi universum simul, cuius pars est intereat, nr. 73, Ratio: Pars enim totius pars, et totum partium
totum. Ergo si totum aeternum, partes similiter aeternitatis participes esse oportebit, Kat yap a.1f06aVE1T<Xl pan,
TO 1fav, EVOC a.1f06aVouVToc. nr. 74. Idem de Natura humana. nr. 114, de Temporibus anni affirmavit. Corn[arius]
legit 1f11 vel Ö6EV yap a.1foBavE1TaL: Unde enim moriatur?
Generari potest, quod prius non fuerat. Generaretur enim ex nihilo. nr. 75.
Esse Accidentalem tantum, in Quantitate, Accretionem scilicet et Diminutionern, quae terminos certos extremos et
intermedios habeat innumeros. nr. 76. 19

About these and other passages from Zwinger's commentary Petrus Severinus will have been extra-
ordinarily pleased. This is not the place to consider Zwinger's role as scholarly advisor to printer
Petrus Perna from the 1570s on, something which was expertly demonstrated by Rotondo some 30
years ago. It should only be remembered here that it was due to the influence of the 'Aristotelian'
Zwinger that important anti-Aristotelian works such as Agostino Doni's De Natura hominis
(Froben 1581) and Francesco Patrizi's Discussiones Peripateticae (Perna 1581) were able to appear
in Basel. These and other works were then extensively used by Zwinger for his new edition of the
commentaries on Aristotle's Ethica and Politica (1582); it would take us too far to discuss the reval-
uation of his Aristotelianism or his amicable ties with Hermetists and Paracelsians. But I should
like to mention his close relationship with the physician, alchemist and Kabbalist Guillaurne Arra-
gos, who in the course of many conversations encouraged Zwinger to produce a marvellous Her-
metic declaration 'ex fontibus Hippocrateis et Platonicis', and in the place least suspected: name-
ly in a guidebook (Methodus apodemica, Basel 1577), which described Basel, Paris, Padua and
Athens - the four cultural cities most important to Zwinger - in every detail.
Ab uno ente primo, quo ad essentiam suam Potente, Sapi- All things depend as in a Homeric chain on one first being,
ente, Bono; quo ad accidentia Infinito, Immoto, Aeterno, which is powerful, wise and good in its essence; and infi-
reliqua entia omnia, Homerica quadam catena dependent. nite, immobile and eternal in its properties. As for the
Et illa quidem respectu Essentiae, qua m a perenni illo essence, which they drew from the perennial source, have
fonte sumpsere, et Possunt et Sciunt et Volunt ea, ad quae the ability, knowledge and will to do and undergo that for
creata sunt, Agere Patique; at respectu accidentium, Finita which they were created . As for the properties, because
loco, Tempore circumscripta, et quidem ad ortus sui prin- they are confined in space and time (yet must return to the
cipium red ire debent, perpetuo Motui, qui in Quietem ten- place of their origin), they remain subordinate to the per-
dit, subiecta existunt. petual motion which strives for quietness.
Inter hos rursus secundorum Entium gradus pro varia per- Amongst these gradations of the secondary beings, as they
fectionis ratione, alii maiorum, alii minorum gentium esse, prove to be higher and lower ones, they can generally be
in Corpora quinetiam et Spiritus universim distingui posse distinguished in bodies and spirits. And in such a manner,
videntur: ut illa quidem (siquidem homo ex Protagorae that the body (even though man, according to Protagoras,
sententia a(pafntwn me/tron est) sensu, haec sola intelli- is the measure of all things) can be perceived with the sens-
gentia apprehendantur. Nam Cabalistarum illud, Hominem es and the spirit with the intellecl. For that Kabbalistic sen-
universi vinculllm esse, proprie quidem de Messia bene- tence, 'man is the link of the universe' , really applies to the
dicto, Dei ab aeterno, Hominis in tempore filio, inter taf hallowed Messiah, who is God through all eternity and
agefnhta et genh/ta medio, et proinde omnium mediatore, who became son of man in time, in between the unborn and
pronunciatum: the born, and therefore chosen to be the mediator for all.
magno quinetiam illi Homini, omnia suo ambitu com- Yet this sentence also applies on historical grounds to the
plectenti, cuius Caput supra coelos, Cor in coelis, Manus great man (i.e. Macrocosmos), of whom Hermes Tris-
ad Ortum et Occasum, Ventrem in Elementis, Pedes in megistus says that he contains everything within hirnself,
Centro terrae, historica ratione TRISMEGISTUS constitu- because his head is above heaven, his heart is in the centre
it, accommodatum. of heaven, his hands are in the East and in the West, his
belly is in the elementary world, and his feet are in the cen-
tre of the earth.

271
Non minus de certo et definito etiam gradu Entium, inter And as both common sense and the authority of the
TU VOllTa et u'io81lTU medio, de Homine scilicet proprie philosophers clearly prove, this senten ce also applies to
nuncupato, intelligi posse atque debere, . turn ratio con- that middle member in the gradation of beings, namely
vincit, turn auctoritas philosophorum [ ... ] Pro varia iccirco man, because he takes part in the intelligible and in the
seminum coelitus in centrum usque transmissorum natura, sensible world [... ] According to each distinct nature of the
ex primarum qualitatum perpetua actione, passione, mist- seeds placed by heaven in the centre, and issuing from the
ione, attemperatione, varii corporum gradus consurgunt: eternal action, passion, mixture and adaptation of the pri-
Lapides, Metalla, Stirpes, Animalia, inter quae principatum mary properties, various degrees of bodies come into
homo obtinet, idemque etiam inter caduca et aeterna being: stones, metals, plants, animals, amongst whom man
medius, divinae essentiae Imago et Similitudo, per quem has supremacy; because he represents as the image and
ceu Dei terrenum vicarium omnia ad Deum turn Agendo likeness of the divine being the middle ground between the
turn Contemplando redire debent [ ... ] praeterea omnis transitory and the eternal, so that both through his acts
motus ad certurn finem destinetur: finis profecti universi (agendo) and through his thoughts (contemplando) all
erit, utAB UNO omnia, AD UNUM tandem redeant omnia. things must be traced to God, as he is his representative
Quod ipsum non ratione circumferentiae, non centri, sed [ ... ]. Each movement moves towards a given end. Therefore
ipsius fiet medii Hominis [... ] Hominis profecto, omnia the purpose of the movement of the universe is, that from
instar microcosmi comprehendentis, motus erunt varii, sic the One out of wh ich the All comes, All will return to the
tarnen alter in alterum tendat; quies itidem multiplex, sed One. This does not, however, happen because of the cir-
una omnium perfectissima. A superioribus Animam suam cumference, or the centre, but it can only happen through
sumit homo immortalem, ab inferioribus Corpus mortale. man hirnself [ ... ] And because the movements of man, as
Utriusque coniunctio, Hominem et ab lntelligentiis, et ab Microcosmos, are variable, so that each movement strives
inferioribus entibus, Animalibus scilicet, Animantibus et towards another goal; so quietness, too, is manifold, but
Inanimatis separat [... ] Etsi enim homini totius universi only one quietness is the most complete. From above, man
domino nulla certa patria, nec praedium, nec domicilium , derives his immortal soul, from below, his mortal body.
neque vero officina medica vel mechanica, quod Ariston The union of the two distinguishes man from the pure intel-
dicere solebat, ex parentis naturae instituto tribuatur, sed ligences and [rom the humble beings, namely the animals,
instar plantae cuiusdam coelestis capite tanquam radi ce animates and inanimates [ ... ] Mother Nature, as Ariston
coelo infixus, pedibus veluti ramis hinc inde mobilis, used to say, did not really grant man, a ruler of the uni verse
ubique terrarum in patrio solo vere recteque philosophando after all, ahorneland, possess ions or an abode, not even a
Koo/Jono" UTllC esse debeat, eidern tarnen non omnis fert medical or mechanical workplace; she rooted his head in
omnia tellus [ ... ] Ut ergo e toto terrarum orbe preciosae heaven like a plant and spread his feet like branches mov-
merces in celeberrima convehuntur emporia, et ex iisdem ing in all directions , thus the entire earlh is his homeland ,
certatim evehuntur, ita omnigenae sapientiae et virtutis the- and philosophizing rightly and truly he proves to be a true
sauri per totum universum disseminati, vel in unam Rem- cosmopolitan - even when because of innate or later errors
publicam (quod Plato in sua fieri volebat) vel in unam he does not receive everything from the earth [... ] Thus, as
Academiam, vel etiam in unam Ecclesiam, peregrinantium precious stuffs are gathered into the famous cities from a11
studio, convectae, inde rursus tanquam ex equo Troiano over the globe, which are then exported in competitive
peti possunt. 20 zeal, so through travels and studies the treasures of the
manifolded wisdom and virtue wh ich are scattered all over
the earlh are brought together, either in a republic - as
Plato wished - or in an academy or even in a church. From
there they can then be retrieved as from a Trojan horse.

And so it was Arragos who after Zwinger's death in 1588 took on the 'Hermetic' education of
Zwinger's son Jacob and even had hirn analyze the Greek text of the Pimander (Basel VB, Ms.
Frey-Gryn. 123, 63v-66v). But in spite of Arragos' repeated warnings against the Aristotelians at
Padua, who made fun of Platonic and Hermetic philosophy, Jacob Zwinger preferred to follow his
mentor Zabarella instead of his father with respect to Paracelsus and Hermes . 21

272
1) On Zwinger cf. A. Rotondo, Pietro Perna e la vita cul-
turale e religiosa di Basilea fra il J 570 e il J580, 1974,
273-392; C. Gilly, Zwischen Erfahrung und Spekulation.
Theodor Zwinger und die religiöse und kulturelle Krise
seiner Zeit, I, 1977,57-137; II, 1979, 125-223; A. Berch-
told, Btile et l'Europe. Une histoire culturelle, 1990, II,
655-680; F. Garavini, Montaigne et le Theatrum vilae
humanae, 1992, 31-45; eadem, Montaigne rencontre
Theodor Zwinger, 1993, 192.
2) C. Gilly, Zwischen Erfahrung und Spekulation, II, 162-
164.
3) Theatrum humanae vitae, ed. 1565, 185, cf. Aristotle,
Nicomachean Ethics, VI 4 (1140,11), whereby Zwinger
slightly twisted the text for his thesis. Aristotle simply
meant: Each art concerns [an origin and is] to do with trial
and observation, the way something definite may take its
origin in the field of that which can or cannot be'.
4) Theatrum humanae vilae, ed. 1571,202; ed. 1586, 1183.
5) Theatrum humanae vitae, ed. 1586,3813.
6) Theatrum humanae vitae, ed. 1571, F3r; ed. 1586, *3 r;
ed. 1604, ):( ):( 1r.
7) C. Gilly, Zwischen Erfahrung und Spekulation, II, 164-
166.
8) H. Zedelmaier, Bibliotheca Universalis und Bibliotheca
selecta. Das Problem der Ordnung des gelehrten Wissens
in der frühen Neu zeit, 1992,227-241.
9) A. Seifert, Cognitio historica. Die Geschichte als
Namensgeberin der frühneu ze illichen Empirie, 1976,79-
88, 116.
10) Theatrum humanae vitae, ed. 1565, 106, 1370; ed.
1571,302,3085; eds. 1586 and 1604,677,1311.
11) Madrid, Archivo Hist6rico Nacional, Inquis.Leg.
4435, no. 8, 6, 3v).
12) Theodor Zwinger, Methodus apodemica, Basel 1577, g
Ir-v; A. Rotondo, Pietro Perna, 370, 400s; C. Gilly,
Theodor Zwinger, 11, 129-131.
13) Aristotelis Stagiritae de moribus ad Nicomachum libri
decem, explicati et illustrati a Theodoro Zvingero, Basel
1566, g2r.
14) C. Gilly, Theodor Zwinger, 11, 132-133.
15) Opera omnia Francisci Catanei Diacetli , Basel 1563,
*4r-v.
16) A. Rotondo, Pietro Perna, 370; idem, L'uso non dom-
matico della ragione, 401.
17) C. Gilly, Basel rehabilitiert Paracelsus. 1993, 36-38.
18) Theodor Zwinger, Methodus rustica, Basel 1576, a 3r-
v; C. Gilly, Theodor Zwinger, I, 10 1-102.
19) Hippocratis Coi Viginti duo commentarli tabulis illus-
trati, Basel 1579,398-399.
20) Theodor Zwinger, Methodus apodemica, Basel 1577 ,
a2v-blrv).
21) For Jacob Zwinger's judgement on the Greek Piman -
der cf. Basel UB, Ms. Frey-Gryn. I 23, 63v-66v.

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