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Elmar e Mchaela Zadra

Tantra
La via dell’estasi sessuale

OSCAR MONDADORI
(c) 1997 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano
I edizione Comefare ottobre 1997
I edizione Bestsellers Oscar ottobre 1998
ISBN 8804453923
www.librimondadori.it

Questo libro è dedicato a tutte le persone che portando più


consapevolezza nella loro sessualità intraprendono questo affascinante viaggio
verso se stessi.

Ringraziamenti
In primo luogo ringraziamo i nostri principali maestri Bali Hellwig Schinko e Prabhato
Regina Konig dell’Aruna Institut in Germania, che ci hanno iniziato al cammino tantrico e ci
hanno guidato attraverso le giungle e i deserti della ricerca interiore. Li ringraziamo anche per
il permesso di usare i protocolli dei loro corsi a filo conduttore di questo libro che senza il loro
contributo non sarebbe nato.
Ringraziamo tutti gli altri maestri con i quali abbiamo fatto delle esperienze importanti e
che sono confluite in questo libro:
• Batty Thunder Bear Gold, Rose Thunder Eagle Fink, Ha ley Swift Deer Reagan, Diane
Nightbird e la Deer Tribe Meth Medicine Society per i loro insegnamenti del Chuluaqui
Quodoushka e per il permesso di pubblicare le ruote dell’or gasmo, i livelli dell’orgasmo,
la ruota dei rapporti, le tipologie anatomiche.
• Marjorie Rand, Jack Lee Rosenberg e Beverly Kitaen-Morse che hanno sviluppato
l’IBP (Integrative Body Psychotherapy), la disciplina psico-corporea occidentale che più
di altre si avvicina al paradigma tantrico. I capitoli 3 e 4 riprendono sinteticamente il
loro concetto.
• Lama Zopa, Lama Yesce e Lama Chokyi Nyima Rinpoche che ci hanno trasmesso
delle conoscenze essenziali per ricollegarci con le origini e per demistificare
radicalmente la concezione del tantrismo.
• Satya Narayan Goenka per averci insegnato con la meditazione vipassana un
metodo così chiaro ed efficace per penetrare gli strati più sottili della mente.
• L’Istituto di Programmazione Neurolinguistica di Bologna,
l’Istituto di Sessuologia Clinica di Roma, il Boyesen Institute
di Londra, i Rebalancer Ansu e Unmila per gli ottimi corsi di
formazione che abbiamo frequentato presso di loro.
• Satya Puja Richardson e Gandharaja per i loro preziosi input sulla «via del non-
fare», Osho Rajneesh per i suoi insegnamenti toccanti, Margo Anand per il suo esempio
pragmatico nel descrivere il Tantra sessuale.
Tutti i colleghi del 4° Training e dell’Aufnautraining dell’Aruna
‘nstitut che hanno condiviso una parte del cammino con noi.

Ringraziamo Gianna e Silvia per la battitura e la correzione dei testi. Enrico Bellati e
Igor Sibaldi per i preziosi consigli, Muni Antonio Maniscalco per le foto che hanno ispirato le
illustrazioni degli esercizi. Grazie a nostra figlia Julia per il suo grande amore, a Sara per aver
sbrigato le faccende quotidiane mentre scrivevamo, a Renate per il suo sostegno morale, alle
donne del villaggio per la loro collaborazione. Grazie ai nostri genitori Michael e Renate,
Siegfried e Gertrud per la loro approvazione della nostra strada.

Come puoi usare questo libro


Ti invitiamo, anzi ti imploriamo di non credere nulla di ciò che diciamo in
questo libro, ma di provarlo nella tua vita, di fare gli esercizi e valutare dopo.
Come dicono tutti i grandi saggi da Buddha fino ai nostri maestri: non credere
niente. Niente di ciò che c’è scritto qua, niente di ciò che dicono gli illuminati, i
maestri, i testi sacri. Invece prova tutto e fatti le tue esperienze. Quello che
sperimenti nel tuo corpo, nella tua mente lo sai e non c’è più bisogno di
crederlo, quello che non sperimenti nel tuo corpo e nella tua mente, non lo sai
e perciò in questo momento non ha nessuna rilevanza per te, lo puoi
dimenticare. È provalo nel tuo ritmo, nel tuo tempo, nel tuo modo. Però prova
tutto almeno una volta, per sapere se fa per te o no. È se in tutto questo libro
un solo esercizio o una sola frase, ti indicano una strada o ti aprono una porta,
e tutti gli altri non ti dicono nulla, conserva quell’uno nella cassetta dove metti
gli strumenti utili e butta via tutto il resto.
Considerando che il Tantra è l’unico percorso spirituale che considera il
rapporto uomo-donna e che anche in questa epoca nella cultura del piacere e
dell’eros non si trovano tante mappe o discipline valide, è legittimo usare le
pratiche tantriche per tutto ciò che ti fa stare bene e che ti fa crescere.
Come puoi usare questo libro senza nuocere né a te stesso né agli altri?
Puoi usare queste mappe per la ricerca del piacere e della consapevolezza:
1. per liberarti sessualmente, star bene col tuo partner, sensibilizzarti nel
tuo corpo e ritrovare una certa pace ed equilibrio mentale;
2. Arricchire la tua vita sessuale e affettiva, allargare la mappa della
conoscenza, collegare sesso e cuore.
3. Entrare in stati estatici, crearti dei momenti dove ti senti un tutt’uno
con te stesso e con il tuo partner, sperimentare dei piaceri più fini,
indagare negli strati più sottili della mente, staccarti dalle identificazioni
ordinarie con il tuo corpo, i tuoi pensieri, i tuoi sentimenti, il tuo piacere e
intraprendere un viaggio spirituale che ti conduce oltre i limiti dell’io.
Queste tre categorie di obiettivi si riflettono nelle 3 parti del libro. Puoi
condividerne uno o due o tutte e tre. Il Tantra non è un sistema chiuso in cui
devi prendere tutto o niente, ma contiene una miriade di tecniche che diversi
maestri e scuole hanno raccolto nei secoli, fra le quali puoi scegliere quali sono
le più adatte per te.

• Darci un appuntamento fisso e costante, un appuntamento dedicato


alla coppia (per esempio il lunedì sera), ha arricchito molto il nostro
rapporto: a volte era un massaggio, altre volte una esperienza
energetica, altre volte abbiamo usato l’appuntamento per dirci tutto ciò
che durante la settimana si era ammucchiato tra di noi, altre volte
ancora è diventato una festa del piacere o un piccolo rituale che ci siamo
creati.
• Se in questo momento sei single trovi molti esercizi che puoi fare da
solo e molti altri che puoi fare con un’amica o con un amico, perché non
richiedono una tale confidenza da esser fatti soltanto col partner della
vita.
• Questo libro è disegnato per la coppia eterosessuale. Se vivi un
rapporto omosessuale, noterai che la maggior parte degli esercizi è
facilmente modificabile.
• Tutti gli esercizi descritti si prestano per essere fatti a casa. Puoi
tranquillamente lasciar da parte timori come: “Ma se poi entro in cose
che non riesco più a gestire...”, poiché le difese del nostro carattere (le
cosiddette resistenze), quando siamo da soli, di solito non ci permettono
di varcare la soglia del sopportabile.
• Troverai alcuni esercizi che ti invitano a scrivere o a riflettere: a
questo punto un diario può essere molto utile, un libro o un quaderno, al
quale hai accesso solo tu, che ti accompagna lungo il percorso. Serve sia
a liberare la mente, che a mettere in chiaro le tue emozioni, che a vedere
i tuoi cambiamenti che diventano evidenti rileggendolo dopo un certo
periodo
• Questo libro si rivolge a persone sane e con una certa consapevolezza
del proprio corpo e della propria mente. Se soffri di un disturbo organico
o psichico rivolgiti al tuo medico o psicoterapeuta prima di fare gli
esercizi. Nel dubbio puoi chiedere consiglio agli autori.
• Infine sconsigliamo vivamente di praticare il Tantra a chi si immagina
una scampagnata erotica, un po’ new age. Riteniamo la sessualità e
l’amore argomenti troppo importanti per essere trattati con superficialità.
• Già sfogliando l’indice puoi notare: quali sono i capitoli che mi
interessano di più? In che direzione va la mia ricerca? Dove c’è qualcosa
da scoprire, forse ti aspetta una sorpresa. Come dicono le persone che
partecipano ai nostri corsi di Tantra: il miglior modo per saperlo è quello
di provarlo.
Buona lettura e buon divertimento!

Indice
TANTRA .......................................................................................... 1
Ringraziamenti................................................................................................. 1
Come puoi usare questo libro ............................................................................ 2
Indice........................................................................................ 3
Introduzione ............................................................................. 8
Storia ...................................................................................... 10
PARTE PRIMA ................................................................................. 15
I – Dal desiderioalla scoperta.................................................. 15
1° – Scoprire il proprio corpo .................................................... 15
Davanti allo specchio ......................................................................................... 16
Davanti al partner ............................................................................................. 17
Le parti più sconosciute...................................................................................... 17
L’esercizio inizia dall’uomo. ............................................................................. 18
L’esercizio prosegue con la donna .................................................................... 18
Massaggio del corpo e massaggio dell’anima......................................................... 19
2° – Le 4 chiavi del piacere....................................................... 20
L’attenzione ...................................................................................................... 22
Il movimento e il ritmo....................................................................................... 23
La “Danza tribale” .......................................................................................... 24
La voce e il suono.............................................................................................. 25
l’esercizio chiamato “Gibberish”. ...................................................................... 26
Il respiro .......................................................................................................... 27
Un esercizio dal “rebirthing” ............................................................................ 27
Più sensibilità nel bacino..................................................................................... 29
L’esercizio “Medusa” ....................................................................................... 29
L’esercizio “Medusa” – La preparazione ............................................................. 29
L’esercizio “Medusa” – Prima fase..................................................................... 30
L’esercizio “Medusa” –Seconda fase.................................................................. 30
L’esercizio “Medusa” – Terza fase..................................................................... 31
L’esercizio “Medusa” – quarta fase ................................................................... 31
Le 4 chiavi e il sesso .......................................................................................... 33
L’attenzione................................................................................................... 33
Il movimento e il ritmo ................................................................................... 33
Il respiro ....................................................................................................... 34
I suoni e la voce ............................................................................................ 34
3° – Gli – strati dell’io ............................................................. 34
I mostri addormentati dietro la facciata................................................................ 35
a – L’agency.................................................................................................. 36
b – Il carattere .............................................................................................. 39
b – Il carattere – 1 – l’abbandonato.................................................................. 39
b – Il carattere – 2 – l’invaso.......................................................................... 39
b – Il carattere – 3 – il come se ...................................................................... 40
c – le emozioni represse.................................................................................. 41
d – il nucleo .................................................................................................. 41
L’amore per se stessi ......................................................................................... 41
4° – Crescere in coppia ............................................................ 42
La ruota dei rapporti .......................................................................................... 42
L’esercizio della ruota sciamanica..................................................................... 43
L’esercizio della ruota sciamanica – SUD:......................................................... 43
L’esercizio della ruota sciamanica – NORD:....................................................... 44
L’esercizio della ruota sciamanica – OVEST: ..................................................... 44
L’esercizio della ruota sciamanica – EST:........................................................... 44
Qual è il mio modo di sabotare i rapporti?............................................................. 46
I pregiudizi contro l’altro sesso ........................................................................ 48
I pregiudizi contro il proprio sesso.................................................................... 48
L’amante fantasma......................................................................................... 48
Il potere della vittima ..................................................................................... 49
I bambini come collante per il rapporto ............................................................. 49
Ritrovare i desideri ............................................................................................ 49
Il gioco “la regina e il servo”............................................................................ 50
Il modo di dirsi ciò che c’è da dire........................................................................ 51
Un esercizio per migliorare la comunicazione ..................................................... 52
I tre modi comuni di abbracciarsi ..................................................................... 54
Il bonding ..................................................................................................... 54
La distanza giusta tra me e te ............................................................................. 55
L’esercizio dei due cerchi................................................................................. 55
Se convivi con un abbandonato: ...................................................................... 56
Se convivi con un invaso:................................................................................ 56
Se convivi con un come se: ............................................................................. 56
PARTE SECONDA ............................................................................. 57
II – La via del piacere ............................................................. 57
5° – Star bene nel sesso .......................................................... 57
Cosa me lo impedisce? ....................................................................................... 58
Il top dog ...................................................................................................... 59
L’under dog ................................................................................................... 59
L’esercizio dei “dogs”...................................................................................... 59
I quattro modelli comuni di coppia.................................................................... 61
I quattro modelli comuni di coppia – 1 – La coppia spenta:................................. 61
I quattro modelli comuni di coppia – 2 – La coppia drammatica: ......................... 61
I quattro modelli comuni di coppia – 3 – La coppia cerebrale: ............................. 62
I quattro modelli comuni di coppia – 4 – La coppia radiante: .............................. 62
Star bene al femminile ....................................................................................... 62
Il ciclo femminile............................................................................................ 63
Star bene al maschile......................................................................................... 65
Da maschio a maschio .................................................................................... 66
L’esercizio della danza maschile ....................................................................... 66
Sesso al maschile........................................................................................... 68
Il piacere da solo............................................................................................... 70
Testimonianze di donne: ................................................................................. 71
Amarsi al maschile ......................................................................................... 72
Testimonianze di uomini: ................................................................................ 72
L’esercizio dell’amarsi da sé............................................................................. 73
6° – Allargare la mappa dell’eross ............................................. 74
Insegnare al partner .......................................................................................... 75
L’esercizio maestro-allievo............................................................................... 75
La tipologia anatomica del Quodoushka................................................................ 77
La tipologia anatomica femminile ..................................................................... 77
Donna danzante. Al centro. ............................................................................. 77
Donna cerva. All’est........................................................................................ 78
Donna pecora. Al sud...................................................................................... 79
Donna bufala. All’ovest. .................................................................................. 79
Donna lupa. Al nord........................................................................................ 80
La tipologia anatomica maschile .......................................................................... 80
Uomo danzante. Al centro. .............................................................................. 80
Uomo cervo. All’est. ....................................................................................... 81
Uomo coyote. Al sud....................................................................................... 81
Uomo orso. All’ovest....................................................................................... 81
Uomo cavallo. Al nord..................................................................................... 81
I ggiochi erotici e le soglie del coraggio ................................................................ 82
L’esercizio del ragazzino timido e dell’eroe ........................................................ 84
L’essenziale dal Kamasutra ................................................................................. 85
7° – La sessualità consapevole................................................ 86
Rilassarsi nell’ardore .......................................................................................... 87
Ruotare il bacino ............................................................................................ 89
Sincronizzare il sesso...................................................................................... 90
Il massaggio che non hai mai avuto ..................................................................... 91
Massaggio per lui ........................................................................................... 91
Un massaggio per lei ...................................................................................... 93
Controllare l’eiaculazione: un mito ....................................................................... 95
Il circuito tra cuore e sesso................................................................................. 98
La curva orgasmica...........................................................................................101
L’esercizio dei 5 ritmi.....................................................................................103
Traccia la tua curva .......................................................................................104
8° – Estendere l’orgasmo – La sessualità sacra ..........................106
L’orgasmo è più grande della fantasia .................................................................106
Le forme dell’orgasmo.......................................................................................107
La ruota dell’orgasmo maschile .......................................................................110
La ruota dell’orgasmo femminile .....................................................................111
Svelare il punto G.............................................................................................112
Come si trova il proprio punto G .....................................................................114
Scoprire il punto P ............................................................................................118
Come fare?...................................................................................................119
Un orgasmo di 20 minuti ...................................................................................121
PARTE TERZA – TRA ORGASMO ED ESTASI ....................................... 123
9° – Scoprire i chakra............................................................ 123
Il 4° chakra: il trasformatore .............................................................................124
Il 1° chakra: la fonte ........................................................................................125
Il 2° chackra: il centro dei sentimenti .................................................................126
Il potere del 3° chakra ......................................................................................127
Il 5° chakra .....................................................................................................129
Il 6° chakra .....................................................................................................129
Il 7° chakra .....................................................................................................130
Scoprire i 7 chakra ...........................................................................................130
L’esercizio per scoprire la carica dei chakra ......................................................130
Il chakra-breathing........................................................................................131
Il chakra-reading..............................................................................................133
L’onda che attraversa i chakra ...........................................................................134
10° – Amarsi all’estasi ............................................................136
Amarsi nella pelle dell’altro ................................................................................136
L’esercizio alla “scoperta” dell’animus e dell’anima ............................................137
Animus – Anima ...............................................................................................138
Prepararsi all’estasi...........................................................................................139
Lo streaming ................................................................................................140
Salire insieme la scala dei chakra .......................................................................142
Il primo matrimonio.......................................................................................143
Il secondo matrimonio ...................................................................................143
Il terzo matrimonio .......................................................................................144
Come far pratica con la scala dei chakra ..........................................................146
11° – Meditazione – Oltre la mente e il corpo .............................149
L’essenza della meditazione ...............................................................................149
Un test sull’immagine di sé.............................................................................152
Staccarsi dalle etichette .................................................................................152
Trova la tua strada e mettila in pratica................................................................154
Meditazione statica e dinamica........................................................................155
La meditazione dinamica................................................................................156
La meditazione vipassana...............................................................................157
Accorgimenti utili ..........................................................................................158
La coppia spirituale...........................................................................................160
Nell’occhio del ciclone .......................................................................................163
12° – Le porte del piacere supremo ..........................................164
Fare l’amore per ore .........................................................................................165
Il problema non è più “posso o non posso?” ma “voglio o non voglio?”.................166
I livelli dell’orgasmo e dell’estasi ........................................................................170
Primo livello .................................................................................................172
Secondo livello..............................................................................................172
Terzo livello..................................................................................................173
Quarto livello ................................................................................................174
La prima reazione… .......................................................................................176
Maithuna. Cavalcare la tigre...............................................................................177
Il fuoco interiore ...........................................................................................178
Il matrimonio dei chakra ................................................................................179
L’onda della beatitudine ....................................................................................181
Il samsara .......................................................................................................184
Corsi di Tantra .................................................................................................185
Introduzione
Il percorso tantrico è come un viaggio interiore che ti conduce nei
paesaggi del tuo inconscio, un immergersi in un paese sconosciuto e assai
interessante. E in queste zone, così vicine e al contempo così lontane, ti
attendono avventure nelle giungle, negli oceani e nei deserti della tua psiche.
In questi anni il Tantra ha incuriosito i mass media non tanto come
tecnica estatica, ma piuttosto come arte amatoria con la quale ottenere
prestazioni da primato. Noi vi possiamo confermare che fare l’amore per ore
non è una fantasia, ma una vera e propria arte che ognuno può apprendere,
così come s’impara a sciare o a parlare inglese. Ma non è questo il punto focale
del Tantra: non è né un’atletica del sesso, né si tratta di assumere posizioni
strane, bensì di portare maggior consapevolezza e rilassamento nell’atto
amoroso, per accedere agli stati della coscienza sublime. In più, il Tantra non
mira ai record, ma è un modo estremamente femminile di amare, proprio
perché ha origine da una cultura matriarcale. Non è un caso che anche in Italia
sempre più donne frequentino dei corsi di Tantra, riappropriandosi della loro
predisposizione a esplorare il proprio corpo e la propria anima.
Molti – forse anche tu che stai leggendo queste righe – hanno avuto
qualche piacevole esperienza di “picco”: durante un bell’atto amoroso o in altre
situazioni, un qualche momento nella loro vita che è stato cioè molto più
intenso, più chiaro, più carico, più forte, più piacevole. C’è chi lo descrive così:

Ho l’impressione che in quel momento la Dea Fortuna mi avesse toccato, perché


mai prima avevo vissuto momenti così intensi. Anche in situazioni simili, un momento
così non è mai più tornato.

Difficile parlarne, non so come spiegarmi; alle volte mi succede con mio marito di
sentirmi leggera, tutta piena di vita e potrei volare; una volta l’ho provato anche con un
amante.

Percepisco una grande carica dentro di me e mi sento vuoto e pieno allo stesso
momento. Sono preso da una forza che spazza via tutti i pensieri.

Vivo ogni momento, ogni secondo con una grande intensità, immersa in una luce
che pervade tutto il mio corpo, poi cado in un silenzio profondo dal quale esco come
rinata e ogni movimento che faccio, ogni pensiero, ogni parola ha una freschezza che
riempie tutto lo spazio del mio essere.

L’orgasmo è molto più alto del solito, ogni cellula del mio corpo inizia a vibrare e
mi sento riempita di tante piccole scintille. Poi queste sensazioni continuano a
riecheggiarmi ancora per giorni nel cuore e nel ventre e tutto quello che vedo, la strada, i
fiori, i libri, l’arredamento, è più colorato e più vivo del solito. In questi momenti capisco
perché sono così come sono.

Mi fondevo con mia moglie in un lento sciogliermi che mi faceva sentire tutt’uno
con lei, eppure avevo una sensazione chiarissima di me stesso, senza quella paura di
perdermi che ho conosciuto in altre situazioni. Abbiamo continuato a fare l’amore così e
ad un tratto qualcosa ci ha letteralmente folgorato a letto e il cielo si è aperto sopra le
nostre teste. Ora so cos’è l’estasi. È che quello che chiamavamo “fare l’amore” era solo
l’inizio.

Una lucidità mentale straordinaria, in cui capisco me stesso e mi accetto in ogni


mio gesto, in ogni mia parola, in ogni mio pensiero. Un’esperienza in cui tutto ha senso,
in cui inizio a comprendere il perché della vita. Se in questo stato guardo un’altra
persona, la capisco al volo, come se leggessi in un libro aperto.

La prima volta è successo durante un corso di Tantra che frequentavo col mio
partner, e ha cambiato molto nel nostro rapporto: tutto quel tempo che prima usavamo
per litigare, ora lo usiamo per fare l’amore: lo facciamo in modo più lento, più giocoso e
con più comprensione reciproca.

Eravamo al mare e dopo aver fatto l’amore tenevo la mia ragazza fra le braccia,
guardavamo il mare come fanno gli innamorati, avevamo dimenticato talmente il tempo,
che a un certo punto mi è sembrato di fondermi con il mare, mi sentivo un tutt’uno con
me stesso, e tutto ciò che mi circondava risplendeva in una luce più brillante. Le onde del
mare sembravano seguire il mio respiro; e anche il più piccolo movimento, come alzare
un braccio, diventava una danza.

Da tutte queste testimonianze si può cogliere come tali esperienze


vadano oltre il piacere ordinario, possono avvenire di rado, o possono ricorrere
più volte. Conosciamo persone che hanno avuto esperienze estatiche
spontanee nella loro vita e che non osano raccontarlo, nel timore che gli altri li
prendano per matti o comunque per delle persone esagerate. Alle volte capita
che un grande orgasmo o un’estasi arrivino improvvisamente e non sappiamo
cosa fare, non sappiamo nemmeno come definirli, ci domandiamo se era vero
o se è stato soltanto un sogno, e qualcosa ci dice che sì, era vero. Qualcuno
pensa che questi momenti possano accadere soltanto per grazia del destino,
altri tentano di ricreare la situazione e rimangono delusi se l’esperienza non si
ripete.
La buona notizia è che queste esperienze di solito hanno una struttura
ben definita, si possono imparare e ripetere, e ci sono fattori ben precisi che
contribuiscono a raggiungerle e altri fattori che le inibiscono. E questo libro può
guidarti verso esperienze in cui sesso e amore si fondono in un qualcosa di più
grande, che avvolge completamente te e il tuo partner, e vi dischiude l’accesso
alla dimensione estatica.
La brutta notizia è che questo percorso spesso non è lineare. Se da A
passo a B, non è detto che arriverò a C automaticamente. Talvolta si giunge in
luoghi interiori in cui dobbiamo (o possiamo) rivedere tutto il nostro rapporto
con l’altro sesso, o confrontarci con degli aspetti della psiche – i cosiddetti
“mostri” – che preferiremmo non incontrare. Una cosa però è certa: anche se
quelle bellissime esperienze non si verificano subito, nel frattempo si imparano
un sacco di cose su se stessi, sui nostri partner e sui nostri rapporti di coppia.
E tuttavia ricordate: le esperienze estatiche non sono riservate ai santi o
ai vincitori d’una qualche lotteria cosmica, ma sono accessibili a “tutti”, è
sufficiente iniziare a confrontarsi con se stessi e a usare le antiche tecniche,
collaudate da millenni. Si possono imparare, così come si impara ad andare in
bicicletta.
I fattori che ti possono aiutare molto lungo questo percorso di ricerca
interiore sono:
– la curiosità: l’atteggiamento del bambino che libero da ogni
preconcetto va alla scoperta del mondo, sia del mondo esterno che di quello
interiore;
– lo slancio: occorre ritrovarlo, anche se una lunga routine e anni di
convivenza hanno colorato di grigio il nostro rapporto. Molte persone fanno
delle esperienze amorose, nel periodo dell’innamoramento, e a volte si
avvicinano agli stati estatici: ma pensano che una sensazione così forte ci sia
concessa solo per un breve periodo della vita. È una credenza assai diffusa, ma
non corrisponde affatto alla verità;
– un po’ di coraggio: quando cominciamo a muoverci in zone poco
conosciute, o addirittura sconosciute della nostra psiche, non sappiamo mai in
anticipo che cosa incontreremo; è utile perciò esser pronti a tutte le possibili
esperienze interiori, non soltanto a quelle che si desiderano;
– un po’ di elasticità intellettuale: le mappe e gli strumenti che ci
vengono dati dal Tantra, dallo yoga, dal buddhismo, dalla psicoterapia
evolutiva o da altri modelli di ricerca interiore, vanno seguiti senza attaccarcisi
più di tanto. Sono infatti mappe che rappresentano in forma semplificata il
territorio della tua psiche, ma non sono il territorio.

Noi, – gli autori di questo libro, – vivevamo in un buon clima familiare,


con una figlia, un bell’appartamento, un’azienda prospera, giravamo il mondo,
avevamo un gruppo di amici con i quali ci trovavamo bene, facevamo l’amore
mediamente tre volte la settimana, la nostra vita di coppia era caratterizzata
da affetto e intesa, insomma eravamo arrivati a una forma di vita serena e
benestante in tutti i sensi.
Ed è proprio a questo punto della nostra vita che la domanda “è tutto
qua?” si è fatta sempre più pressante. E questa domanda era accompagnata da
diversi momenti che lasciavano intendere che il nostro matrimonio non
terminava con “e vissero felici e contenti per il resto della loro vita”, ma che
altre avventure ci aspettavano, avventure non così definibili, esperienze più
interiori rispetto alle quali spesso ci mancavano le parole. E anche il nostro
rapporto iniziò a cambiare: da periodi di grande amore cadevamo in crisi
profonde, ai momenti di passione si alternavano giorni di una gran noia dove
stavamo sdraiati sul letto senza guardarci, fingendo di provare ancora qualche
desiderio l’uno per l’altra.
A un certo punto Michaela disse: “Vorrei fare qualcosa per la nostra
coppia”. Una settimana dopo ci trovavamo all’estero per un corso di Tantra e
da lì è iniziato un viaggio che non avremmo mai immaginato...

Storia
Tantra, in sanscrito, significa “tecnica per ampliare la coscienza”. Il
Tantra «non è né una religione nel senso tradizionale del termine, né una
filosofia, né una via mistica basata su concetti metafisici, bensì uno strumento
empirico per chi è alla ricerca di qualcosa; è una tecnica che si basa
sull’esperienza, nell’ambito della vita concreta. L’ampliamento della
consapevolezza inteso in questo modo, include tutti gli aspetti della nostra
vita, e appunto in quest’ambito il Tantra è l’unica disciplina nella quale si operi
una sintesi tra le dimensioni, apparentemente opposte, del diletto e della
liberazione. Proprio i nostri desideri edonistici, basati sul principio della
semplice e immediata soddisfazione, formano nel Tantra la dinamica nella
quale si allarga la consapevolezza, fino a giungere all’esperienza mistica – ed è
così che le pratiche sessuali diventano un veicolo per il progresso spirituale.
Come si legge nel Guhyasamaja Tantra: “Nessuno riesce a ottenere la
liberazione se si impegna in pratiche difficili e tormentose; la liberazione può
essere raggiunta soltanto attraverso l’appagamento consapevole di tutti i
desideri”.» [1]
Oltre a creare un ponte tra sessualità e spirito, il Tantra congiunge due
direzioni della ricerca spirituale che in altre scuole vengono tenute distinte:
controllo ed estasi. Nello yoga, per esempio, viene accentuato maggiormente il
controllo di sé, l’autodisciplina, il rinsaldarsi dell’io, il meditar se stessi dinanzi
al divino; fra i mistici cristiani, al contrario, conta di più l’abbandono al divino,
l’attesa paziente della sua grazia e l’annientamento dell’io. Nel Tantra, il divino
e l’io rimangono ciascuno al suo posto, e l’oggetto della ricerca è
principalmente quella vibrazione della coscienza che fa incontrare questi poli
opposti dell’esperienza soggettiva, lungo due strade, quella attiva e quella
ricettiva, che vengono praticate entrambe dai tantristi.

Dedichiamo qualche parola alla storia del Tantra, alle sue origini e al suo
sviluppo. Tratteremo molto brevemente questo argomento, sia perché non
siamo degli storici, e sia perché esistono già tanti buoni libri sulla storia, la
simbologia, e le diverse forme e correnti che il tantrismo ha prodotto nei suoi
due grandi rami, quello indiano e quello tibetano – libri che contengono
traduzioni di testi originali, che interpretano i testi tantrici dal punto di vista
etnologico, storico, culturale, religioso, metafisico ecc.
«Le origini del Tantra risalgono al 2000 a.C. circa, quando gli Harappei
popolarono la valle degli Indù. Questa popolazione godeva d’un notevole
benessere, e mostrava uno spiccato amore per le arti. La società degli
Harappei era di tipo matriarcale. La principale preoccupazione degli Harappei
era di vivere nel benessere, e ogni loro abitazione era dotata di almeno un
bagno. A questo proposito, è utile ricordare che anche nella piazza della
capitale, Mohenjo-Daro, l’edificio dominante non era una torre o un tempio,
bensì una grande piscina – un vero monumento al benessere. Nelle culture
matriarcali la donna occupa un posto d’onore, tanto nella vita profana come
nella religione – che è incentrata sulla Dea madre. La figura femminile domina i
santuari. Braccia aperte, gambe divaricate, ella si offre all’adorazione.» [2]
È da segnalare anche l’uso degli Harappei, di porre un grande letto nella
stanza principale delle case. Era il letto della padrona di casa, e li – nella
stanza principale, nel salotto – si celebrava l’atto amoroso.
Nelle società matriarcali anche la religione era un’esperienza viva, in cui
l’incontro con il divino non era legato a un sistema di dogmi e credenze, ma
veniva sperimentato personalmente. Perciò la religione degli Harappei è
strettamente connessa col corpo, con il piacere e la sessualità. Nelle religioni
delle società patriarcali il divino è lontano, e diventa quasi irraggiungibile
dall’essere umano: il divino non è vissuto all’interno della coscienza individuale
e perciò nasce l’esigenza di riempire questo spazio incolmabile tra l’uomo e il
divino con credenze, rituali e intermediari (i sacerdoti) che fanno da ponte tra
la terra e il cielo. Dunque il passaggio da un’organizzazione matriarcale della
società a una patriarcale, che avvenne sia in India che in Europa, cambiò

1 - Ajit Mookerjee - Madhu Khanna, The Tantric Way, London 1977, pp. 1326.
2 - André Van Lysebeth, Tantra-L’altro sguardo sulla vita e sul sesso, Milano 1992, p.
17. (Orig. Tantra Le Culte de la Féminité. L’autre regard sur la vie e le sexe, Fribourg 1988.)
notevolmente le concezioni religiose: «Mentre il Tantra conosce una vasta
gamma di rappresentazione del femminile, nella cultura cristiana il femminile è
spezzato: la donna appare o come puttana, o come madonna in adorazione
passiva del suo frutto maschile. Nel Tantra, le rappresentazioni del femminile
sono sessuali e spirituali, estatiche e intelligenti, feroci e pacificanti. Quale
liberazione poter essere spirituali, senza dovere stare in ginocchio con gli occhi
abbassati, pii e casti. La donna può mostrare acutezza, lucidità o rabbia e può
celebrare il suo essere femmina.» [3]
Il Tantra ebbe il suo periodo di maggior fioritura tra il X e il XII secolo
dopo Cristo, nel Nord dell’India, e fu in seguito soppresso, con il prevalere della
religione islamica. Sopravvisse tuttavia in scuole segrete, specie nel Bengala e
nell’Assam, e qui stabilì rapporti fruttuosi con la Cina, dove si era formata la
seconda grande scuola della sessualità consapevole, quella taoista. In Tibet,
invece, al riparo dagli influssi di altri popoli, il Tantra poté esprimersi alla luce
del sole, sposandosi con il buddhismo e il Bon, l’antica religione sciamanica:
«Il Guru Padmasambhava, un famoso tantrico indiano, viaggiò nel Tibet
nell’VIII secolo dopo Cristo, e insegnò il Vajrayana (la via del diamante) ai
primi discepoli, fondando la scuola Nyigmapa del buddhismo tibetano.
Nell’undicesimo secolo il traduttore tibetano Marpa viaggiò in India per studiare
il Tantra da Naropa, discepolo di Tilopa. Tornato in Tibet tradusse e insegnò i
principi tantrici al suo celeberrimo discepolo Milarepa. Da questo periodo
cominciò la larga divulgazione del Tantra in Tibet. I suoi insegnamenti furono
la base della scuola Kagyupa del tantrismo tibetano.» [4]. Ed è proprio in Tibet
che accanto a lama di sesso maschile troviamo donne sapienti e venerate.
Col passare dei secoli, anche in Tibet alcune scuole – come la Gelugpa –
iniziarono a prender le distanze dalle pratiche sessuali del cosiddetto “Tantra
rosso” (o Tantra della mano sinistra) e si limitarono a studiare l’unione tra il
maschile e il femminile sul piano energetico, senza badare più al contatto
fisico: questa versione più metafisica fu il cosiddetto “Tantra bianco” (o Tantra
della mano destra).
Così, “il noto mantra buddista “Om mani padme hum” viene tradotto in
modo gentile come “il gioiello nel loto”, il che, però, non vuole dire proprio
niente. Il pudore si affanna a trovare qui una spiegazione artificiosa, negando
l’origine tantrica del mantra. Qual è dunque il significato vero di questo antico
mantra? Mani, il gioiello, è l’equivalente tibetano del termine sanscrito vajra
(diamante) che è l’organo maschile; padme è il fiore di loto che simboleggia la
yoni, la vagina; perciò “il gioiello nel loto” non significa nient’altro che l’unione
sessuale, il maithuna, in cui il principio maschile e quello femminile si uniscono
sia in senso carnale, sia in senso mistico.» [5]
I secoli successivi furono secoli di decadenza per il Tantra in India, e
soltanto dopo la rivoluzione sessuale negli anni Settanta e l’emancipazione
della donna in Occidente, si preparò il terreno per la riscoperta dell’unione del

3 - Tsiiltrim Al Hone, Tibets weise Frauen, Munchen 1987, p.56. (Orig: Women of
Wisdom, Henley on Thimes 1984.)
4 - TenzinGyatso14°Dalai Lama, DieWeisheitdesHerzens,Miinchen 1987, p. 90. (Orig.
Universal responsability and the Good Heart, Dharamsala India 1980.)
5 - André Van Lysebeth, Tantra - L’altro sguardo sulla vita e sul sesso, Milano 1992, p.
182. (Orig. Tantra Le Culte de la Féminité. L’autre regard sur la vie e le sexe, Fribourg 1988.)
piacere con la spiritualità. Negli ultimi decenni i lama tibetani hanno portato gli
insegnamenti del Tantra bianco in Europa e America, e alcuni di loro – come
Lama Yesce, Lama Zopa o Chiigyam Trungpa Rinpoche – hanno fatto molto per
adattare le meditazioni tibetane alla mentalità occidentale. In India molti
ashram si sono aperti agli occidentali, e maestri come Osho Rajneesh,
Paramahansa Satyanand a o Yogi Bhajan hanno dato chi a vi di lettura più
aggiornate e comprensibili per gli antichi testi tantrici.
Ma le vecchie tecniche e il nuovo pubblico non si incontrano facilmente.
Molti discepoli del Tantra vengono a trovarsi in una situazione come quella
descritta da Margo Anand, una delle pioniere del nuovo Tantra rosso: «Il primo
rituale – i canti dei mantra – ci aiuta a concentrarci. Ci guardiamo negli occhi:
non mostrare la mia paura, non ignorare la sua! Qual è il prossimo passo?
Dannazione, devo sempre interrompere per leggere le istruzioni. Ciò spezza
l’energia. Ah sì, respirare! Inspirare per sei secondi, trattenere per dodici
secondi, espirare per sei secondi in sincronia con l’altro. Ma lui inspira, mentre
io espiro; sbagliamo tutto. In più questa maledetta posizione del loto: le
braccia incrociate dietro la schiena, con l’alluce tra il pollice e l’indice,
visualizzando una luce verde tra l’ano e i genitali, che sale pian piano. Non
riesco a vedere nulla. – “Che razza di rilassamento!” esclama il maschio, il cui
scettro tantrico non è disposto ad alzarsi. Finalmente riusciamo a svegliare
l’energia con un respiro profondo, con qualche trucco e qualche carezza fuori
luogo. Passano venti minuti ma nessun’estasi si fa vedere. Il massimo è
qualche brivido sulla schiena. L’esercizio è esotico ma non è proprio una
rivelazione.» [6]
Oggi la sessualità si è liberata e la donna, grazie all’emancipazione, ha
ritrovato il suo spazio; la situazione sociale non è più quella di duemila anni fa;
ma si presuppone ancora che il sesso appartenga più al maschio e che soddisfi
più il desiderio maschile che quello femminile. Questo preconcetto è il retaggio
di secoli di repressione patriarcale esercitata sia sulla sessualità sia sul
femminile, e impedisce a molte donne di pensare che il buon sesso sia un
veicolo per la crescita spirituale, com’era considerato in una cultura concepita
al femminile. Viviamo in un’epoca in cui l’approccio alla sessualità pone
problemi nuovi: se fino a pochi anni fa il sesso sembrava proibito, oggi sembra
che farlo sia diventato un dovere. Alla repressione, ancora mal digerita, si è
aggiunto il boccone amaro della prestazione a ogni costo... Il Tantra non
hanulla a che fare con tutto ciò. In primo luogo, il Tantra, ricordiamolo, è uno
strumento per allargare la coscienza. Anche se in pratica ci aiuta a diventare
amanti migliori, ciò non è che un piacevole effetto collaterale. «Ed eccoci al
punto chiave della pratica tantrica, che oggi desta tanta attenzione in
Occidente: l’impiego del sesso, e cioè delle energie sessuali individuali, al fine
di raggiungere l’illuminazione, l’estasi, la beatitudine dell’assoluto: after
enjoyment, enlightenment.» [7]. Anche se il Tantra non è tutto così: “Soltanto
il 7% dell’intera massa dei testi tantrici contiene dei brani centrati

6 - Margo Anand Naslednikov, Tantra, Weg der Ekstase, Berlin 1987, p. 33. (Orig. The
Art of Sexual Ecstasy. The Path of Sacred Sexuality for Western Lovers, Los Angeles 1989.)
7 - Giorgio Milanetti, Alle origini del Tantra, in "AAM Terranuova", 10/1995, p. 66.
sull’erotismo, il rimanente 93% descrive l’uso dei mantra, dei mandala, delle
meditazioni sui diversi aspetti del divino...» [8].
Sembra che oggi in Occidente il Tantra soddisfi due grandi bisogni: il
primo è quello di tracciare una mappa spirituale che ci ricolleghi con le
dimensioni più ampie dell’io in un senso molto pratico ed esperienziale; il
secondo è quello di creare una cultura dell’eros – così come esiste una cultura
del benessere, dello sport, del cibo... In materia di sesso, infatti, siamo tutti
autodidatti. Nel mondo dell’eros, le tradizioni sono ben scarse, le esperienze
ognuno se le fa da sé e se le tiene per sé, lo scambio di informazioni è
sporadico, le scuole sono quasi inesistenti e la qualità dei punti d’incontro
(cinema a luci rosse o club privati) è per lo più deprimente.
Siamo bombardati da messaggi sessuali d’ogni tipo (parole, immagini
ecc.) e sembra che tutto sia permesso, ma in realtà questi nuovi messaggi non
sono ancora arrivati nella nostra camera da letto e nel nostro sistema corporeo
ed energetico. Tutto ciò sembra piuttosto sospeso e arenato nel mondo della
fantasia. Viceversa, nelle meditazioni tantriche si creano da sempre delle
situazioni concrete di alta carica erotica, che va però ben interpretata da una
mente estremamente rilassata e aperta. Il rituale che coinvolge il sesso –
citato in quasi tutti i saggi sul Tantra – è il cosiddetto pancha-makara, ovvero
“le cinque M”: «Gli adepti del Tantra della mano sinistra (o Tantra rosso)
bevono vino (madya), mangiano carne (mamsa), pesce (matsya) e un cereale
afrodisiaco (mudra) e si uniscono sessualmente (maithuna).» [9]. Le “5 M” in
una società vegetariana, dove mangiare pesce e carne o bere vino era proibito,
erano appunto trasgressioni da compiersi in modo consapevole, con la mente
lucida, senza indulgere nel piacere, e badando invece a percepire le sensazioni
piacevoli e cogliere la loro energia senza attaccarvisi. Ripetere lo stesso rituale
oggi, in una cultura dove mangiare carne e pesce o bere vino fa parte della
prassi di tutti i giorni, non ha proprio alcun senso. Oggi le vere sfide – cioè
quelle situazioni che provocano stati di alta intensità psicologica e che
impongono al contempo una mente chiara e attenta – sono tutt’altre:
l’espressione delle emozioni, dell’affetto, dell’amore e delle varie forme della
sessualità. Qui è contenuto oggi il potenziale della nostra energia bloccata, che
possiamo usare per intensificare il nostro corpo e la nostra mente rimanendo
perfettamente coscienti, provocando ciò che nel Tantra si fa da 4000 anni: il
congiungimento dell’energia di Shakti con la consapevolezza di Shiva.
In questo senso le scuole tantriche negli ultimi anni hanno sintetizzato i
principi di base degli antichi riti, ne hanno sviluppato i temi principali creando
dei rituali nuovi e più adatti. Buoni esempi di rituali classici e riadattati sono le
tecniche dell’unione del femminile con il maschile (capitoli 7, 8 e 12). In queste
situazioni, sessualmente intense, l’energia del cuore raggiunge una profonda
commozione sia nell’uomo che nella donna. Ed è proprio questo che distingue
un rituale tantrico da una volgare orgia: l’atmosfera rispettosa, nata dalla
fusione di un’alta energia e della consapevolezza, nella radiazione dell’amore.

8 - Agehananda Bharati, La tradizione tantrica, Roma 1977, p. 236. (Orig. The Tantric
Tradition, London 1965.)
9 - Ajit Mookerjee e Madhu Khanna, The Tantric Way, London 1977, p.29.
Parte prima
I – Dal desiderioalla scoperta
1° – Scoprire il proprio corpo
La maggior parte di noi conosce poco il proprio corpo. Anche chi pratica
gli sport, va in palestra o si gode un buon massaggio ogni tanto, è portato a
trattare il suo corpo come uno strumento o un oggetto che deve
semplicemente funzionare, rimanere snello, sano, bello.
E questo avviene perché la nostra cultura ci educa a considerare il corpo
come qualcosa che abbiamo e non come qualcosa che siamo.
Molti di noi, inoltre, non sono contenti di com’è il loro corpo, e vorrebbero
cambiarlo in vario modo. Invece dobbiamo renderci conto di un fatto: il corpo
che abbiamo è il nostro hardware e non possiamo modificarlo più di tanto.
Possiamo tingere i capelli, abbronzarci, tenerci in forma con esercizi, sport e
yoga, ma la struttura ossea, la costituzione di base, l’altezza e le proporzioni, a
dispetto delle diete dimagranti o di altri drastici interventi, rimarranno sempre
quello che sono.
E a questo punto la reazione può essere: “Va bene, visto che non lo
posso cambiare, questo corpo lo devo accettare così com’è”.
Ma questa è una trappola: questo è un rassegnarsi e un non accettarsi.
L’accettazione non si fonda sui “devo”, ma nasce da una profonda conoscenza
di se stessi e del proprio corpo. Accettare il proprio corpo significa apprezzarlo
proprio così com’è, non come lo vorremmo nell’immagine ideale che abbiamo
di noi stessi. È ciò significa conoscerlo, conoscerlo dentro, e non tanto da come
lo vediamo nello specchio.
Infatti, poiché non esiste una mente o una psiche senza un corpo, ogni
nostro pensiero, ogni emozione, ogni aspetto del nostro carattere sono
rappresentati nel nostro corpo, e dunque noi siamo il nostro corpo, e accettare
il proprio corpo non significa dire sì alla nostra “carrozzeria”, ma dire sì a noi
stessi.

Di primo acchito questa prospettiva potrà magari sembrarci esagerata,


ma appena avremo acquisito una minima familiarità con le tecniche della
meditazione, ci accorgeremo con sorpresa che ogni nostro pensiero, ogni
nostra idea si connette a una sottile sensazione corporea, così come ogni
sensazione che percepiamo nel corpo e ogni sentimento si connettono a un
pensiero. Quindi accettare il proprio corpo equivale davvero ad accettare se
stessi, scoprire il proprio corpo significa scoprire se stessi, e sperimentare
nuove sensazioni nel corpo vuol dire trovare nuovi elementi nel proprio
inconscio. Possiamo iniziare dalla mente a capire il nostro corpo, o viceversa.
Non importa da dove iniziamo, ciò che importa è incominciare.
Seguendo gli esercizi proposti in questo libro, apprenderemo il modo di
scoprire altre sensazioni che non conoscevamo, e quante più cose scopriremo
di noi stessi, tanto più semplice diventerà accettarci come siamo e per quello
che siamo.
Ecco un primo esercizio che ci aiuta a capire cosa significa accettarsi,
prendendo come punto di partenza il nostro “esterno”.

Davanti allo specchio


Ci rendiamo conto “per forza” di avere un corpo, quando avvertiamo i
nostri bisogni primari, quando abbiamo fame, quando è ora di andare in
bagno, o quando abbiamo un disturbo, una malattia. Ma siamo in genere ben
lontani dal saper apprezzare i piaceri e la gioia che possono nascere dal nostro
corpo in conseguenza dell’accettarci così come siamo.
Nella via tantrica, invece, il corpo viene considerato come un tempio
sacro nel quale ognuno può festeggiare la propria vita e la propria sessualità.
Con questo esercizio dedicheremo più tempo del solito al nostro corpo –
almeno mezz’ora – per entrare maggiormente in contatto con esso.

Poniamoci davanti a un grande specchio, che rifletta la nostra immagine


dalla testa ai piedi. Assicuriamoci che niente e nessuno ci disturbi. Per entrare
più intimamente in contatto con noi stessi, assumiamo una posizione eretta ma
comoda, facciamo alcuni respiri profondi e rilassanti, e iniziamo a osservarci
senza ansietà.
a) Iniziamo dai nostri abiti:
come siamo vestiti? ci piacciono i vestiti che indossiamo e
il nostro modo di mostrarci? cosa vogliamo far vedere di noi col
nostro modo di vestirci? cosa vogliamo sembrare? siamo
contenti di essere così come siamo? oppure vorremmo essere
diversi e cambiare look?
b) Poi esaminiamo il nostro viso, e proviamo a
guardarci in modo “dissociato”, come se vedessimo
questo viso per la prima volta e non per verificare che un
qualche foruncolo non ci sia sfuggito. Manteniamoci per
qualche minuto a una distanza di circa mezzo metro dallo specchio. Poi
allontaniamoci un poco. Senza smettere di osservarci, spogliamoci e di nuovo
riavviciniamoci allo specchio continuando a respirare in modo profondo e
rilassato: cosa ci dice il modo in cui ci poniamo di fronte al mondo? siamo fieri
o umili? magri ed essenziali o abbondanti e prosperi? Quali sono le parti del
nostro corpo che ci piacciono di più e quali quelle che ci piacciono meno?
Osserviamo dettagliatamente le dita, le mani, il collo, il petto, lo stomaco, le
anche e i fianchi, le ginocchia, i piedi. Immaginiamo di leggere il nostro corpo
come se fosse un libro che racconta la sua storia, con tutte le cicatrici e gli altri
segni che la vita vi ha lasciato. Possiamo raccontarcelo ad alta voce (oppure,
se preferiamo, possiamo raccontarlo per iscritto più tardi nel nostro diario).
Osserviamolo con calma in ogni dettaglio, diciamoci come usiamo le sue varie
parti, e quanto tempo dedichiamo a esse ogni giorno.

Questo esercizio può farci capire che più tempo dedichiamo al nostro
“tempio”, più intenso e più radicato sarà il nostro rapporto con lui. Può farci
capire quanti pregiudizi abbiamo sul nostro corpo – (questo è bello, questo è
brutto...), – forse può farci vedere una parte del corpo con occhi diversi da
come la vedevamo prima, o può rivelarci un collegamento tra l’aspetto del
nostro corpo tutt’intero e il nostro stato d’animo.

Davanti al partner
È molto piacevole accettarsi e provare curiosità nello scoprire nuovi lati di
sé. Ma è altrettanto importante condividere queste esperienze con il proprio
partner, e sentirsi accettati (e visti) anche da lui o da lei.
Infatti denudare ogni angoletto del proprio corpo e della propria psiche,
non con la mentalità analitica di uno scienziato, ma con la curiosità di un
bambino, è forse il modo migliore per rivitalizzare non solo noi stessi ma anche
un rapporto diventato ripetitivo – e in più può esserci di grande aiuto
nell’acquisire fiducia nei segnali del nostro corpo, nell’accettarci così come
siamo.
L’esercizio consiste nel fare in presenza del partner ciò che abbiamo già
fatto da soli davanti allo specchio: spogliarsi, mostrarsi, parlare di sé, delle
parti del proprio corpo che ci piacciono e che non ci piacciono. Questa volta
bisogna cercare di essere più precisi, di raccontare in che modo qualcosa ci
piace, e cosa proviamo.
Forse raccontare ad alta voce cose che abbiamo magari pensato tante
volte e mai confessato neanche alla persona più amata, potrà metterci in
imbarazzo. Ma mentre uno parla di sé e del proprio corpo, sente che il suo
partner lo ascolta in modo ricettivo, sente che è aperto alle sue parole e non
interferisce, non giudica, non critica, lascia entrare dentro di sé quelle parole,
si lascia toccare da esse e da tutto quello che c’è sotto quelle parole.
A tratti può sembrare difficile, si può addirittura provare disgusto a
raccontare certe cose. Qualche volta può esserci d’aiuto mettere una mano
sulla parte del corpo della quale stiamo raccontando. Ma per quanto possa
diventare difficile, vale la pena tentare: alla fine confessare le nostre intimità ci
darà un grande senso di liberazione.

L’esercizio continua con lo scambio dei ruoli: ora tocca a noi ascoltare
cosa dice il nostro partner del suo corpo, ed è davvero il caso di prepararsi a
essere tutt’orecchi per conoscere cose che non avremmo mai immaginato.
La conclusione dell’esercizio consiste nel sedersi l’uno di fronte all’altro
per scambiarsi le proprie impressioni, spiegando come ci si è sentiti sia mentre
parlavamo del nostro corpo, sia mentre ascoltavamo il nostro partner parlare
del suo.

È un esercizio molto efficace per guarire dalle vecchie insicurezze. Lo


dimostra, un caso fra moltissimi, la confessione meravigliata di Anna, che
racconta:

Ho sempre pensato che le mie cosce non piacessero a mio marito perché sono un
po’ massicce e con qualche segno di cellulite. Da quando lui ha dichiarato che invece gli
piacciono tanto, mi metto più volentieri gonne che le mettano in risalto.

Le parti più sconosciute


Le parti più intime sono quelle più sconosciute, a dispetto di tutti i piaceri
che ci procurano e di tutte le fantasie che ruotano intorno a esse. Per arrivare
a fare davvero l’amore con naturalezza, dobbiamo innanzitutto cominciare a
nominare senza falsi pudori tutte le parti, anche le più intime, dei nostri
genitali.

L’esercizio inizia dall’uomo.


L’uomo si mette in piedi, nudo, di fronte alla propria partner, e prende il
suo pene in mano in modo da sentirlo ben appoggiato sul palmo. Non importa
che sia in erezione o no, in questa fase non c’è nulla da (“dimostrare”: si tratta
piuttosto di sentirlo dall’interno, di entrare in lui, di capire cos’è, quali sono i
suoi bisogni.
A questo punto l’uomo inizia a parlare dando voce al proprio pene, che
racconta la propria esistenza:
→ come sta in questo momento, cosa prova, come viene trattato; cosa
gli fa piacere, cosa no;
→ come ricorda il primo orgasmo, le prime masturbazioni, la prima volta
che ha fatto l’amore;
→ cosa desidera, di cosa ha bisogno per stare bene.

L’esercizio prosegue con la donna


Seduta comodamente con la schiena contro una parete, fra cuscini
disposti come il trono di una regina, la donna nuda apre le cosce in modo che il
suo partner possa vedere la vulva. Per sentirsi più comoda, può sostenere le
gambe con dei cuscini. Con gli occhi socchiusi, respirando profondamente,
porta tutta la sua attenzione ai suoi genitali, che forse non ha mai mostrato in
maniera così esplicita al proprio partner. Se ha difficoltà a sentire dall’interno i
suoi genitali, la donna può portare una mano sulla vulva e toccarla fino a
quando avverte tutte le sensazioni e i sentimenti che suscita in lei questa
esperienza: entrare in contatto con i propri genitali sotto lo sguardo del proprio
partner è già un atto molto intimo.
A questo punto la donna immagina di essere la propria vulva, che inizia a
raccontarsi in prima persona, oppure può immaginare di giocare con lei a botta
e risposta:
→ che aspetto ha? come sono le sue labbra, che dimensioni hanno, che
colore hanno? E la pelle intorno?
→ che cosa prova quando fa il bagno, quando il partner la tocca, quando
fa l’amore?
→ come ha scoperto che toccarsi procura piacere? e la prima
mestruazione? e la prima volta che ha fatto l’amore?
→ cosa le piace oggi, come desidera essere toccata e che cosa detesta?
Qualcuna potrà notare che la propria vulva ha un carattere tutto suo, che
fino a ora non ha mai notato così chiaramente: è timida, o estroversa, oppure
vergognosa, forse sente meno di quanto ami le fantasie, forse ama
nascondersi ed è molto silenziosa, o forse le piace esibirsi e si eccita, insomma
spesso ha un modo di esprimersi che si conosce soltanto in momenti molto
rari.

Terminate le due fasi dell’esercizio, concediamoci alcuni minuti per


scambiare impressioni e sensazioni su ciò che si è vissuto, sia nel ruolo
dell’attore che si è messo in mostra, sia nel ruolo ricettivo dello
spettatore/ascoltatore.
Chi tiene un diario personale, può annotarvi le proprie considerazioni.

Massaggio del corpo e massaggio dell’anima


Dopo esserci guardati, mostrati e anzi esposti, ora con lo stesso desiderio
di consapevolezza impariamo a toccarci – e questa volta non si tratta di un
massaggio erotico, ma di un massaggio che ci metta in contatto con il nostro
centro, con l’anima.
Chi ha un partner lo può fare benissimo dopo l’ultimo esercizio, e può
essere la conclusione di una bella serata in due. Chi in questo periodo non ha
un partner, può “scambiare” questo massaggio con un’amica o un amico, e si
accorgerà che si tratta di condividere qualcosa di diverso e più soddisfacente
che quattro chiacchiere e una tazza di caffè.
Si tratta infatti di un massaggio che rilassa in profondità, partendo dai
punti periferici del corpo (la testa, le mani e i piedi), per concludersi nel suo
baricentro, l’haraa.
In questo modo si possono sperimentare i flussi energetici nel corpo e
sentirsi nello stesso tempo “centrati”, cioè equilibrati in un punto fermo, e
“presenti a se stessi” cioè aperti e vivi.
Programmiamo circa un’ora e mezza di tempo (chi massaggia controlla il
tempo, così il massaggiato potrà rilassarsi più agevolmente), e sistemiamoci in
una stanza tranquilla e confortevole.
Consigliamo un materassino duro, un futon oppure una coperta doppia
(ma non un materasso morbido), evitando i cuscini sotto il capo, perché
interrompono il flusso energetico alla nuca.
Il massaggio, che inizia dal capo, prenderà circa 15 minuti perla testa, 10
minuti per le mani e infine 10 minuti per i piedi, ma i tempi possono essere
dilatati a piacere.
Non c’è una tecnica precisa per questo tipo di massaggio: lo scopo è
capire quale tipo di contatto piace di più al massaggiato.
Chi massaggia potrà provare diversi tipi di contatto: un contatto deciso e
sicuro, una carezza leggera, oppure lievi sfioramenti, o un tocco in pressione
sui muscoli. Più della tecnica, conta il tempo che dedichi al partner e il fatto di
toccarlo con attenzione. È attenzione non significa necessariamente
delicatezza: è ammesso qualsiasi tipo di contatto che porti piacere e
consapevolezza nelle parti del corpo che vengono massaggiate.

1. Si incomincia dalla testa, in particolare dalla nuca e dai


muscoli lungo il collo, si stimola il cuoio capelluto
disegnando piccoli cerchi con la punta delle dita, si stira la
fronte dal centro verso i lati e verso l’alto con i palmi delle
mani, alla fine si tiene la testa appena rialzata dal
materasso per alcuni minuti fin quando si sente che le
tensioni si allentano e spariscono. Infine si ritirano lentamente le mani:
millimetro per millimetro.
2. Poi si passa a una mano, cominciando a comprimerne ogni millimetro
con un “tocco personale”. Per esempio, si può liberare in noi il nostro
bambino interiore, quella parte di noi che è curiosa e tocca in modo
giocoso e innocente la mano di chi stiamo massaggiando.
3. Si passa poi all’altra mano, e poi a un piede e infine all’altro piede.
4. Terminato il massaggio ai piedi, e dopo
aver lasciato al partner il tempo di assorbire
le sensazioni piacevoli nelle mani e nei piedi,
chi massaggia avvicina la sua mano all’hara
del massaggiato, un’area del diametro di una
moneta situata due/tre dita sotto l’ombelico.
Chi massaggia, può lasciare la mano
appoggiata con leggerezza su quella zona, e
chiedere al partner se percepisce questo contatto come un tocco che lo
aiuta a sentirsi “centrato”, se avverte “qualcosa” nel punto di contatto
(calore, formicolio, altre sensazioni). Chi viene massaggiato, può
immaginare di respirare in quest’area focalizzando l’attenzione
dall’interno sul punto di contatto, tenendo però sempre presenti anche
le parti periferiche del corpo (mani, piedi e testa).
5. Dopo circa 10 minuti chi massaggia toglie dolcemente la sua mano,
lasciando il partner immerso nell’esperienza degli spazi silenziosi aperti
da questo massaggio.

Concedersi l’esperienza di un massaggio che non tenda a focalizzare


subito un contesto sessuale, è un buon punto di partenza per un contatto
intimo. Ha l’effetto rilassante e riequilibrante di portare l’attenzione ai punti
periferici del corpo, per allargare la percezione del proprio essere e per
espandere l’energia prima di riconvogliarla verso il suo centro.

Conoscere meglio il proprio corpo non è però soltanto un presupposto per


il benessere psicofisico e per la buona salute: è il punto di partenza per
qualsiasi ricerca interiore.
Infatti, come insegnano molte discipline spirituali, prima di viaggiare
nelle sfere più sottili della propria psiche, prima di scendere nelle tenebre
dell’inconscio o di salire negli strati celesti delle esperienze estatiche, bisogna
radicarsi bene nel corpo materiale e liberare le sue energie bloccate.
Altrimenti, il cammino spirituale rischia di sperdersi nell’ipocrisia o in quel
conflitto tra corpo e mente di cui quasi tutti soffriamo perché fa parte del
nostro retaggio culturale collettivo.
E radicarsi nel corpo e superare questo conflitto è appunto uno degli
scopi, e forse il più importante, di questo libro.

2° – Le 4 chiavi del piacere


A un primo sguardo, il piacere è la cosa che tutti desiderano di più nella
vita, e la vita di coppia a volte diventa una vera e propria riserva di caccia del
piacere.
Ma, curiosamente, mentre tutti aspiriamo a raggiungere il piacere,
sfugge alla nostra attenzione il fatto che, in un certo senso, noi stessi ce lo
precludiamo. Infatti, ognuno di noi è abituato a una certa soglia di piacere, ma
se il godimento tende ad andare oltre, nel nostro sistema psicofisico suonano
tutti i nostri campanelli d’allarme e, più o meno inconsapevolmente, mettiamo
in atto qualcosa che evita il suo accrescimento, confermando un paradossale
ma verissimo detto di Goethe: “Niente è più insopportabile che tre giorni di
continuo piacere!”.

Nei prossimi capitoli esamineremo come varcare i limiti che la nostra


struttura mentale pone alla conquista del piacere; in questo capitolo, invece, ci
concentriamo sull’analisi delle reazioni che si manifestano nel nostro corpo
quando arriviamo alla soglia della sopportabilità del piacere, e vedremo cosa
possiamo fare per spingerne i confini più in là, cioè per allenarci a sopportare
piaceri più intensi, più forti, più interiori.

Troppe volte pensiamo che per aumentare la quota di piacere nella


nostra vita – specialmente nella nostra vita sessuale – dobbiamo avere il
partner giusto, la situazione adatta, una certa atmosfera, una tecnica
sperimentata, la buona giornata... Troppe volte insomma tendiamo a cercare i
presupposti del nostro piacere “all’esterno”, fuori di noi: nel partner, nel
destino, nelle circostanze e così via.
Certo, tutto può aiutare. Ma più ci addentriamo nella comprensione della
nostra psiche, più ci accorgiamo che possiamo essere noi i registi del nostro
piacere, e che i fattori in mano nostra sono molti, e possiamo controllarli e
modificarli a seconda dei nostri obiettivi.
Margo Anand, che viene chiamata anche la madre del Tantra occidentale,
paragona il nostro corpo a «un tamburo che entra in vibrazione quando viene
colpito dal battente (che corrisponde alla mano del partner che ci accarezza).
Per provare più piacere non servono tanto colpi più forti, ma piuttosto un
ampliamento della nostra consapevolezza oltre il tamburo e la scoperta
dell’intera orchestra che abbiamo a disposizione e che può entrare in azione.»
[10].

E questo ampliamento della coscienza avviene attraverso <le 4 chiavi del


piacere”.
Possiamo infatti immaginare che la porta che conduce alla stanza del
piacere sia munita di quattro serrature, e che per ognuna di esse ci sia una
chiave. Ovviamente parliamo di quei piaceri profondi che pervadono il corpo e
l’anima, e non di quelli che durano poco più di un attimo.
Quando utilizziamo le 4 chiavi, non solo apriamo il nostro corpo a un
maggiore benessere, ma iniziamo ad arricchire tutta la nostra vita affettiva e
sessuale in un modo che non possiamo neppure immaginare prima di averlo
sperimentato.
Questi quattro strumenti validi per portare più vitalità in generale nel
nostro essere sono:
→ l’attenzione
→ il movimento e il ritmo
→ la voce e il suono

10 - Margo Anand Naslednikov, Tantra oder die Kunst der sexuellen


Ekstase, Munchen 1990. (Orig. The Art of Sexual Ecstasy. The Path
of Sacred Sexuality for Western Lovers, Los Angeles 1989.)
→ il respiro

Di solito abbiamo un accesso spontaneo a una o, al massimo, due di


queste chiavi, con le quali ci sentiamo a nostro agio senza troppe difficoltà, sia
nel vivere quotidiano che nel contesto amoroso.
Ognuno può scoprire qual è, o quali sono, le chiavi che ha in mano fin
dalla nascita. Ad alcuni piace ballare, muoversi. Altri hanno un respiro libero e
profondo, altri per istinto prestano molta attenzione a quello che sentono e
percepiscono.
Il consiglio valido per tutti è di cominciare con la chiave che ci è più
familiare, per continuare poi via via, impadronendosi delle altre.

L’attenzione
Per attenzione intendiamo mettere a fuoco la “consapevolezza del nostro
corpo”.
Permettiamo troppo spesso alla nostra attenzione di rivolgersi all’esterno
e di essere insensibile a ciò che avviene in noi.
Stiamo attenti non a noi, a cosa facciamo, a chi siamo, ma a cosa fa o a
chi è il nostro partner – o, in generale, a cosa potrebbero pensare gli altri, alla
musica che ascoltiamo, a ciò che vediamo intorno a noi o sui giornali o alla
televisione. Altre volte siamo “assenti”, cioè privi di noi stessi, non ci siamo con
la mente: pensiamo al lavoro, fantastichiamo su quello che desideriamo,
pensiamo già cosa faremo dopo quello che in realtà non stiamo facendo
affatto, perché pensiamo ad altro. In breve, ci facciamo condizionare dalle
situazioni, dalle circostanze. È ne ricaviamo un’insoddisfazione, un fastidio, che
scarichiamo sul nostro partner colpevolizzandolo come se ne fosse lui la causa.
In tutti questi casi il focus della nostra coscienza è lontano dal nostro
corpo, e questo pone un limite alla nostra possibilità di usufruire del piacere,
perché il piacere lo possiamo percepire soltanto nel corpo e anche i cosiddetti
piaceri cerebrali diventano tali in quanto provocano delle piacevoli sensazioni
corporee a seguito di immagini, fantasie o parole significative.

Per farci un’idea concreta di cosa s’intenda per attenzione, proviamo a


fare questo esercizio:
→ chiudiamo gli occhi e tentiamo di percepire dall’interno il nostro corpo:
→ dove avvertiamo tensione nel corpo? passando dalla testa al collo,
dalle spalle alla schiena, alle braccia, alle ginocchia, cerchiamo di
percepire dove avvertiamo e dove non avvertiamo tensione, dove il corpo
sembra muto o sordo e dove invece è fluido, dove abbiamo la sensazione
che qualcosa sia in movimento.
→ Se fate questo esercizio con il vostro partner, comunicategli ciò che
scoprite, anche con una sola frase o con una sola parola
→ Se invece fate questo esercizio da soli, descrivete ad alta voce a voi
stessi, oppure scrivetele sul vostro diario.

→ Proseguiamo l’esercizio, e chiudiamo un’altra volta gli occhi


chiedendoci:
→ com’è il mio stato emotivo? quali emozioni, quali sentimenti e che
atmosfera sento in me? Sono triste, depresso, allegro, malinconico,
gioioso, annoiato, agitato, indifferente? Dove e come percepisco questi
piccoli movimenti interiori? Quali sono i miei pensieri? (non importa il
contenuto ma la qualità e il tipo dei pensieri: sono pensieri ampi o
ristretti? pensieri che mi portano in alto o pensieri che mi tirano in
basso? pensieri oscuri o chiari? pensieri precisi o vaghi)?
→ Anche in questo caso, descriviamo i nostri pensieri e comunichiamoli
al partner, oppure ripetiamoli ad alta voce o scriviamoli per noi stessi.

Ecco le testimonianze di alcune persone che hanno sperimentato e


lavorato sulla chiave attenzione:

Ho cominciato a osservare di più il mio corpo e mi sono accorta che lo curavo


poco, praticamente non gli davo niente di più di quello che serviva per sopravvivere:
lavarlo, mangiare, vestirlo... insomma il minimo indispensabile.

Quando ero malata, e lo sono spesso, mi sono chiesta cosa sbagliavo e mi sono
resa conto che dedicavo poca attenzione a me e al mio corpo. Lo tenevo in brutte calze di
nylon che non sopporta, comprimevo i miei piedi in scarpe che mi facevano male,
mangiavo per abitudine senza gustare il cibo e poi mi arrabbiavo pure quando il corpo
non funzionava. Ora ho un buon rapporto con il mio corpo, lo ascolto molto di più.

Dare attenzione al mio corpo è diventato più importante che qualsiasi altra cosa,
per me è come un viaggio infinito in mondi nuovi interessantissimi, dove c’è sempre
qualcosa da scoprire e dove potrei stare per sempre, perché è qualcosa di appagante e
mi sazia.

Mi accorgo del mio corpo quando faccio sesso o quando sono sudato e penso:
Adesso mi dovrei lavare altrimenti gli altri cosa penseranno?

Il movimento e il ritmo
Il movimento è un’ottima chiave per entrare nel flusso dell’energia del
proprio corpo e per osservare come quest’energia si modifica e si amplia.
Anche se i gesti (soprattutto nel contesto amoroso) col tempo tendono a
ritualizzarsi – e diventano addirittura una routine che toglie alla cosa più bella
del mondo quella freschezza effervescente che aveva nei momenti in cui tutto
era nuovo – possiamo nondimeno cominciare a imparare a muoverci di nuovo
creativamente.

Ecco un esercizio finalizzato a riconquistare il movimento: mettetevi


nella posizione dell’immagine: tenete con
le mani i polsi del partner, la schiena
rimane appoggiata per terra, i piedi
prendono contatto con i piedi del partner;
cominciate a fare un po’ di “bicicletta”
insieme; quando avete trovato un
equilibrio e un ritmo comune, potrete
accelerare e ampliare i movimenti.
Osservate il tipo di comunicazione che
si instaura tra di voi, e la dinamica che
prende i vostri corpi. Forse il gioco diventa
una forma di lotta o di competizione per
vedere chi è più veloce o chi arriva più in
alto; oppure uno di voi si adatta al ritmo
dell’altro; oppure c’è un continuo
cambiamento del ritmo, o una frequente
alternanza tra chi segue e chi impone il
ritmo e la velocità; o infine si può creare
un’armonia, un’intesa affettuosa e
divertente. Prendete semplicemente atto
della dinamica della situazione, senza giudizi e senza critiche.

La “Danza tribale”
Un altro esercizio che ci fa riscoprire l’antico piacere del movimento del
corpo, e lo espande fino a coinvolgere a poco a poco tutto il nostro essere, è la
“danza” – la danza riportata alle sue origini, quando non era ancora una
performance ma un insieme di movimenti spontanei e liberi, che esprimevano
stati d’animo mediante gesti armoniosi o bruschi o apparentemente privi di
significato.
Questo esercizio divertente e rilassante – accompagnato da un brano
musicale che duri almeno trenta minuti con un ritmo continuo ma non
martellante (per esempio il “Bodyjazz” di Gabrielle Roth) – ha lo scopo di
renderci più consapevoli delle varie parti del corpo, di sciogliere le tensioni
anche nelle parti di cui siamo più inconsapevoli e di riportare l’energia in un
flusso più omogeneo.
La cosa più importante è di non seguire un’idea o di prefigurarci un
movimento, ma di accettare il più possibile gli impulsi che provengono dal
corpo sotto il suggerimento della musica.

→ Si inizia con la testa: seguendo il ritmo della musica, lasciamola


ciondolare in avanti e indietro, ai due lati verso le spalle, con moto
rotatorio in senso orario e in senso antiorario. I movimenti sono dolci,
senza sforzi e senza strappi, movimenti piacevoli in cui si percepisce un
leggero stiramento dei muscoli del collo e dell’occipite. Tutta questa
fascia muscolare di solito è abbastanza “bloccata”, perciò dobbiamo
allentarla non mediante movimenti controllati, ma piuttosto con
movimenti sensuali, dolci, dilettevoli.
→ Iniziamo poi a girare gli occhi, a muoverli in su e in giù, a destra e a
sinistra, a ruotarli senza muovere la testa. Muovere gli occhi produce
diverse reazioni: ad alcune persone provoca giramenti di testa, ad altre
procura un certo fastidio, altre ancora lo trovano piacevole, altre dicono
che aiuta a rilassare tutta la faccia, altre ancora diventano aggressive.
Osserviamo liberamente quali sensazioni e quali sentimenti scaturiscono
quando, muovendo gli occhi, sciogliamo tensioni molto sottili e lo
“schema di controllo” (molto delicato) collegato a questa muscolatura.
→ Continuiamo con il movimento, ma ora passiamo alla bocca: facciamo
tutte le smorfie e le boccacce che ci vengono in mente,
accompagnandole con il respiro, respirando a bocca aperta, contraendo e
tendendo i muscoli facciali e smuovendo la mascella. Immaginiamo di
essere un mostro dei cartoni animati o un essere che è appena uscito da
un film di fantascienza, o una divinità feroce di un thanka tibetano.
→ A poco a poco, combiniamo tutti e tre i movimenti (della testa, degli
occhi e della bocca) con il ritmo della musica in modo che il capo
ballonzoli a suo piacere seguendo sia la musica che il ritmo del nostro
respiro. Quando ci accorgiamo che non respiriamo profondamente ma
solo superficialmente, oppure quando il movimento diventa meccanico,
interrompiamo con tre o quattro respiri profondi e riprendiamo il ballo.
→ Sempre seguendo questa tecnica, passiamo alle spalle, poi ai gomiti e
infine alle mani. A poco a poco, parte per parte, arriviamo a far ballare
anche le anche, il bacino, le ginocchia, i piedi. Un buon trucco per
ottenere questo risultato consiste nel suddividere il brano musicale in
parti uguali per ogni parte del tuo corpo, concedendo un po’ più di tempo
alla testa. Per esempio, se il brano dura trenta minuti, dedichiamo dodici
minuti ai quattro movimenti della testa, e tre minuti a ogni altra parte
del corpo.

I vantaggi di questa danza sono anche pratici: ci sentiremo ispirati a


inventare movimenti che sono nuovi per noi, e a dare un raggio più ampio a
giunture che solitamente muoviamo soltanto in una direzione o in
un’angolazione molto stretta (per esempio i gomiti e le ginocchia). Muovendo
ogni parte del corpo singolarmente, inoltre, portiamo anche la nostra
attenzione in ognuna di queste parti, e con l’attenzione arriva la vitalità e
l’energia, fattori che per la nostra crescita sono molto più importanti
dell’allenamento fisico o di una buona forma.
Ovviamente possiamo fare questa danza anche insieme al nostro
partner, prendendo contatto fra le rispettive parti del corpo – le tue mani
ballano con le sue mani e le tue anche toccano le sue anche – ma l’attenzione
rimane e deve sempre essere riferita al nostro corpo, non salta al corpo
dell’altro, ma resta focalizzata sul nostro movimento.

La voce e il suono
C’è una grande differenza tra suoni e parole. Le parole hanno già
attraversato il filtro del nostro controllore interiore, isuoni invece vengono
direttamente dall’inconscio, dalla nostra parte infantile, come fanno i bambini
che gridano, gemono, sospirano, fanno “aah” e “ooh” senza dire altro.
Quando emettiamo suoni invece che parole, non ci domandiamo se è
permesso farlo o se piace al nostro partner. Ed è proprio questa la ragione per
la quale siamo abituati a reprimerli: perché sono istintivi, spontanei,
provengono dal nostro intimo, svelano il nostro stato d’animo e comunicano
direttamente qualcosa all’intimo del nostro partner.
Proprio per questa ragione diverse persone trascorrono la loro festa
amorosa in assoluto silenzio, altre invece simulano, attraverso i suoni, piaceri
che non sentono, ma che credono opportuni in una data situazione. Sia il
suono che non viene espresso, sia quello che viene filtrato e modificato dalla
mente, inibiscono il piacere autentico e chiudono la porta ai piaceri più
interiori.

Quello che alle origini del Tantra era l’uso spontaneo del suono, che da
un lato esprimeva uno stato d’animo e dall’altro lo consolidava,
successivamente nella storia del Tantra e dello yoga venne sempre più
raffinato e ritualizzato.
Si passò così alle «sei sillabe-germe (bija mantra): hrarn, hrim, hruni,
hraim, hraum, hrah, ciascuna delle quali agisce su una parte del corpo», [11],
e poi seguirono mantra più lunghi, che vennero riempiti di altri contenuti fino a
formare intere preghiere.
Noi usiamo nuovamente i suoni nel senso arcaico, cioè per “svuotare” la
mente di quei mille pensieri e concetti che abbiamo in testa e non per inserime
altri.

In media noi elaboriamo tra i settantamila e i centomila pensieri al


giorno, gran parte dei quali sono una continua ripetizione di altri pensieri già
pensati mille volte. Un ottimo modo per svuotare la testa da questa massa
inconsapevole di pensieri è:

l’esercizio chiamato “Gibberish”.


Gibberish «è un’antica tecnica di meditazione, che consiste nell’esprimere
dei suoni senza senso. È un metodo molto catartico, che stimola anche i
movimenti corporei espressivi. Trova quindici minuti per te, in cui niente e
nessuno ti possa disturbare, chiudi gli occhi e comincia a emettere suoni senza
senso, balbettii, urla... Per quindici minuti abbandonati completamente a questi
farfugli. Lascia libero corso a tutto ciò che in te ha bisogno di esprimersi. Se il
corpo comincia a muoversi, lascia che si esprima. Dopo ti puoi prendere alcuni
minuti, sdraiato sulla pancia e osservare cos’è cambiato nella tua mente.» [12]

Un altro esercizio divertente è quello delle smorfie: è ancora nel


Gibberish, ma si fa accompagnando i suoni con delle smorfie. Se inizialmente ci
sembrerà difficile, cominceremo a usare soltanto le vocali: a, e, i, o, u.
Emettiamo una “a” esagerata. Possiamo anche urlare, tendere tutti i
muscoli intorno alla bocca. Ripetiamo l’operazione con la “e”, e poi con tutte le
altre vocali. Noteremo subito che ogni vocale produce diverse vibrazioni.
Cominciamo a emettere suonivocali e a far smorfie al contempo, così come ci
vengono spontaneamente, senza arrestarci, per almeno dieci minuti.
«Bisogna innanzitutto immaginare la vocale, immaginarla
emozionalmente, poi vocalizzarla.
Ognuna ha il suo campo d’azione:
i: vibra verso l’alto, verso la laringe, il naso, la testa;
e: agisce sulla gola, le corde vocali, la laringe, la tiroide;

11 - André Van Lysebeth, Tantra L’altro sguardo sulla vita e sul sesso, Milano 1992, p.
177. (Orig. Tantra Le Culte de la Féminité. L’autre regard sur la vie e le sere, Fribourg 1988.)
12 - Osho Rajneesh, Il libro arancione, Roma 1983, p.125. (Orig. The Orange Book,
Oregon 1981.)
a: sull’esofago, le tre costole superiori ed i lobi polmonari superiori;
o: sul centro del torace e il diaframma;
u:su tutte le viscere addominali, cioè stomaco, fegato, intestini e
gonadi.» [13]

Il respiro
Il respiro è la più inconscia delle funzioni consce del nostro corpo. Mentre
sensazioni, emozioni e pensieri cambiano, il respiro ti accompagna dalla
nascita fino alla morte formando un filo conduttore che, nella tua vita, ti porta
attraverso tutti gli stati d’animo e i loro repentini cambiamenti.
Il respiro è profondamente legato al carattere di una persona, e
“cambiare il respiro” è un esercizio non naturale né facile, che ci coinvolge
profondamente e può mettere in discussione tutto ciò che pensiamo di essere.
Infatti modificare il respiro libera, strato dopo strato, il nostro vero essere
luminoso.
Per questa ragione l’osservazione del respiro costituisce una delle
pratiche fondamentali in molte meditazioni.

Un esercizio dal “rebirthing”


Il seguente esercizio è meno meditativo ma più catartico, e proviene
dalle tecniche del rebirthing (nella forma originaria di Leonard Orr).
Apparentemente è molto semplice, ma ci porta subito ai nostri limiti mentali e
ai blocchi del nostro corpo energetico.
Ecco come si pratica questo esercizio:
→ ci sdraiamo su un materasso o su una coperta senza cuscino, e
iniziamo a respirare più profondamente del normale; focalizziamo
l’attenzione più sull’inspirazione che sull’espirazione – più sul prendere
che sul dare, più sull’assorbire energia che sul buttare fuori qualcosa;
→ respiriamo in modo ciclico: inspirazione ed espirazione hanno la stessa
durata, formano un’onda, il ciclo è rotondo e senza stacchi o apnee;
→ respirando in questo modo, entro breve tempo inizieremo ad avvertire
nel corpo sensazioni che sono leggermente diverse da quelle abituali,
forse più forti, più chiare o acute. Continuiamo a respirare mentre
percepiamo queste sensazioni – (pressione, formicolio, un fluire o una
tensione qua e là, una parte del corpo che sembra addormentata,
qualche indolenzimento, qualche stiramento, qualche sensazione
piacevole...);
→ oltre alle sensazioni corporee, molto probabilmente sorgeranno anche
emozioni (rabbia, tristezza, gioia, paura, un senso di apertura, amore,
eccitazione sessuale...). Continuiamo a respirare mentre percepiamo
queste emozioni. Non dobbiamo né reprimerle né enfatizzarle, ma
osservarle così come ci arrivano e per ciò che sono, cioè emozioni.
Focalizzando la nostra attenzione sul respiro, noteremo che le emozioni
vanno e vengono, che alle volte possono alternarsi rapidamente e che
possono anche passare per lasciare spazio a qualcosa che è al di là delle
emozioni;

13 - André Van Lysebeth, Tantra L’altro sguardo sulla vita e sul sesso, Milano 1992, p.
178. (Orig. Tantra Le Culte de la Féminité. L’aut re regard sur la vie e le sere, Fribourg 1988.)
→ molto probabilmente osserveremo anche una folla di pensieri:
“Dovevo ancora dirgli una cosa...” oppure “domani farò...”, ricordi,
pensieri autocritici “non ce la farò”, o pensieri scettici “ma a cosa serve
questo respiro...” ecc. Quando ci vengono queste ondate di pensieri, non
lasciamoci prendere da esse: i pensieri tendono a creare altri pensieri
che a loro volta tendono a creare altri pensieri e così via. Osserviamoli
soltanto, distacchiamocene e ritorniamo al respiro.

E a questo punto è necessario aggiungere un importante commento.


Quando pratichiamo il rebirthing oppure qualsiasi altra forma di “respiro
alterato” che ci porta a un contatto intenso con il nostro corpo, non è
necessario emettere giudizi su questa esperienza, non dobbiamo subito
etichettarla: “Ah, questo significa questo, quest’altro vuol dire che...”. Invece,
possiamo osservare: c’è questa sensazione, c’è un formicolio nella gamba
destra, c’è un bruciore nel ginocchio sinistro, ho i piedi caldi o freddi, mi gira la
testa, e così via. Così, possiamo cogliere il messaggio che ci viene
direttamente dal corpo senza aggiungervi subito una nostra interpretazione.
Queste interpretazioni, infatti, fanno parte del nostro modo di vedere il mondo,
e perciò sono già dei limiti per capire noi stessi e il mondo. Invece il corpo,
liberandosi con il rebirthing, inizia a percepire nuove sensazioni che forse
all’inizio possono sembrare strane e difficilmente definibili, ma
successivamente aprono tutto un nuovo spazio interiore che ci è sempre
appartenuto, ma che non sapevamo di avere. Insomma, non dobbiamo
chiudere le nuove sensazioni nelle vecchie scatole, in concetti e parole ormai
superate.
Possiamo piuttosto descriverle al nostro partner per ciò che sono –
sensazioni, emozioni – guardandoci bene dal giudicarle o dall’interpretarle o
dall’attribuire loro un significato.
Infatti, cosa ci può succedere? Cosa possiamo scoprire? Non è possibile
saperlo, perché le “scoperte” sono tante quante sono le persone che si
sottopongono a queste prove; e le loro testimonianze ce lo fanno capire
eloquentemente.

Prima avevo paura, ora so che ci voglio ritornare più volte per potermi liberare da
questa angoscia nel petto.

Noto che cado spesso in trance, uno spazio bellissimo dove però non sento più
nulla e dove perdo il filo del respiro.

Mi veniva da vomitare, non volevo continuare a respirare, mi sono fermata e ora


mi pento, perché ascoltando gli altri capisco quanto può essere piacevole.

L’ho fatto già alcune volte e mi trovo molto bene, ora sento ancora benessere e
una percezione più globale del mio corpo.

Avevo paura, le prime volte, degli effetti dell’iperventilazione [cioè i crampi che
avvengono per l’aumento del livello di ossigeno al quale il corpo non è abituato). Ora non
ne soffro più!

Ho respirato come un elefante che corre, ma non sento niente! Sento una gran
pace, un silenzio che mi avvolge tutta.
Mi sento rilassato e molto carico, e anche se è tardi non riuscirei a dormire più,
adesso.

Avevo giramenti di testa, ma ora so che era soltanto perché mi ero alzata troppo
in fretta.

Mi sento estremamente rilassata e piacevolmente pesante.

Non avevo nessuna voglia di fare questo esercizio, avevo tutte le voci contro e i
capelli mi si drizzavano solo al pensiero. L’ho fatto ugualmente e sono più che contenta.
Penso che sia questo l’amore (piange) e mi sento felice.

Ho notato che mi perdo nelle sensazioni e seguo più queste che il respiro, poi me
ne accorgo e riprendo il respiro, poi lo riperdo di nuovo ed è così anche adesso.

Le 4 chiavi per aumentare la consapevolezza e il piacere non sono


strettamente legate al Tantra, ma hanno un carattere pressoché universale. Le
ritroviamo nella bioenergetica o nello yoga, dove corrispondono a dharana,
asana, mantra e pranayarna, e anche nella terapia sessuale, dove
costituiscono gli elementi centrali per la cura dell’eiaculazione precoce,
dell’impotenza, della frigidità o delle disfunzioni orgasmiche. [14]

Più sensibilità nel bacino


Nell’attività sessuale, la rigidità, la ripetitività, la mancanza di
appagamento, gli orgasmi finti oppure i disturbi della sfera sessuale in senso
proprio, sono sempre accompagnati da uno stato di tensione nel bacino, nelle
cosce e nella parte bassa (lombare) della schiena. Ridurre queste tensioni
originatesi durante la nostra educazione e diventate più o meno croniche – può
cambiare molto nella vita di una persona: dal modo di amare, a tutto il
rapporto con il piacere e con la vitalità in generale.
Questo è lo scopo di un esercizio chiamato “Medusa”, che fa parte di ogni
corso introduttivo al Tantra, ma che può essere eseguito anche a casa propria
in coppia.

L’esercizio “Medusa”
Si tratta di un esercizio importante, sia perché coinvolge tutte quattro le
chiavi del piacere, sia perché ci offre la possibilità di caricarci di energia e di
indagare sulle nostre emozioni inconsce e represse.
L’esercizio si fa dunque in coppia, si suddivide in quattro fasi, precedute
da una “preparazione”, e si svolge in questa sequenza: uno dei due partner
assume un ruolo attivo, cioè vive l’esperienza in prima persona, mentre l’altro
assume un ruolo di supporto, in cui è semplicemente a disposizione, ma senza
interferire nel processo.

L’esercizio “Medusa” – La preparazione


Programmiamo una sessione di un’ora e mezza circa, in una stanza
tranquilla dove rimanere soli e senza alcun disturbo. Dopo aver deciso chi avrà
ruolo attivo nell’esperienza e chi quello di appoggio, sistemiamo a terra un

14 - Helen Singer Kaplan, Nuove terapie sessuali, Milano 1995. (Orig. The New Sex
Therapy, USA 1974.)
materasso sottile con alcuni cuscini, e prepariamo una musica rilassante per il
finale.

L’esercizio “Medusa” – Prima fase


→ La persona che entra nell’esperienza in modo attivo si sdraia prona
(ventre a terra) e comincia a respirare profondamente, rilassandosi.
→ Il partner si accosta da un lato e le massaggia il bacino, i glutei e le
gambe. Lo può fare premendo i muscoli con il palmo della mano, oppure
può fare un massaggio stretching, non pesante.
→ Terminato questo massaggio, chi è steso si sdraia supino (schiena a
terra) mantenendo il ritmo del respiro e lo stato di rilassamento. L’altro si
colloca dietro la sua testa in una posizione comoda che dovrà mantenere
per dieci minuti, e comincia a massaggiare con un tocco dolce e deciso la
nuca e i muscoli lungo il collo, scendendo fino alle spalle. Con la punta
delle dita, muovendole in piccoli cerchi, può massaggiare anche la cute
della testa, poi passa a strofinare la fronte verso l’esterno e a
massaggiare le guance e la zona intorno alla bocca (se l’altro non fa
obiezioni).
→ Se ci sono ancora delle zone tese nel bacino o nel collo, altri cinque
minuti verranno dedicati a sbloccare anche queste parti.
→ A questo punto l’accompagnatore si posiziona nuovamente di lato,
restando attento e ricettivo nei confronti del partner, ma anche
consapevole del proprio respiro e delle proprie sensazioni.
→ Chi è stato massaggiato, ogni tanto può comunicare al compagno (con
poche parole) le nuove sensazioni che avverte.

L’esercizio “Medusa” –Seconda fase

→ Dopo alcuni respiri


profondi, chi è sdraiato piega
le ginocchia verso l’alto e
avvicina i calcagni ai glutei
(tenendo i piedi paralleli).
Poi, sempre respirando
lentamente e profondamente,
facendo forza sulla pianta dei
piedi solleva il bacino (solo il
bacino!) quando inspira, e lo
lascia ricadere pesantemente
quando espira.
→ Il ritmo è binario e
sostenuto:
a= inspira/il bacino si solleva;
b= espira/il bacino ricade giù.
È importante, a ogni espirazione e caduta del bacino sul materasso,
emettere con la voce un suono “liberatorio” che sottolinei l’impatto del bacino
col materasso.
Bisogna continuare con questa inspirazione/espirazione più intensa del
normale, con i suoni liberatori e con il movimento/impatto del bacino, anche se
si avvertono emozioni forti o indesiderate: le emozioni che emergono
dall’inconscio non devono essere filtrate o giudicate.
Dopo circa dieci minuti, il movimento diminuirà fino a permettere al
bacino di giacere sul materasso, mentre il respiro si rilassa e rallenta.

L’esercizio “Medusa” – Terza fase


→ Sempre respirando
lentamente e profondamente, e
sempre marcando il ritmo
respiratorio inspira/espira, la
persona sdraiata e con le
ginocchia alzate, rilassata e a
occhi chiusi,inizia una dolce
rotazione del bacino. Il
movimento non deve sforzare
bacino, e tutto il corpo deve
restare disteso a contatto con il
materasso.
Forse all’inizio sarà necessario
“pensare” a come eseguire questo
movimento rotatorio, ma in breve il corpo imparerà lì per lì ad armonizzarlo al
ritmo respiratorio. Questa fase dell’esercizio dovrà durare almeno un quarto
d’ora.
Di tanto in tanto il protagonista dell’esercizio potrà (ma con poche
parole) manifestare al partner che lo assiste i sentimenti e le sensazioni che
prova.

L’esercizio “Medusa” – quarta fase


→ Trovato un buon raccordo tra il ritmo del movimento rotatorio e quello
del respiro, la persona sdraiata metterà una mano sui genitali e l’altra sul
cuore. A questo punto immaginerà di avere al posto della colonna
vertebrale un bambù cavo o un tubo o una canna; e, sempre marcando il
ritmo respiratorio inspira/espira, con quella canna “tirerà su” l’energia dai
genitali al cuore, e viceversa. A ogni inspirazione, succhierà l’energia dai
genitali in su verso il cuore; a ogni espirazione, lascerà scendere
l’energia, di nuovo, dal cuore ai genitali.
In questa fase può capitare di “vedere” (dietro gli occhi socchiusi) un
colore, o di sentire un calore o uno strano formicolio o una sensazione molto
sottile (come un filo) che attraversa il corpo.

Quando il protagonista dell’esercizio ha acquisito questa respirazione


insieme all’immagine collegata, apre lentamente gli occhi e guarda il suo
partner. Poi stende le gambe, si rilassa e dice se ha bisogno di qualcosa (di
rimanere da solo, di un bicchiere d’acqua, di una coperta, di essere
abbracciato...).
→ Dopo la fase di relax, in cui ripercorrerà tutte le sensazioni nuove o
già note che ha provato durante l’esercizio, commenterà questa
esperienza insieme al partner.

Questo “viaggio interiore” può essere un’esperienza significativa anche


per il partner accompagnatore, come dimostrano alcune interessanti
testimonianze.

Avevo molte difficoltà a rimanere seduto e presente quando in lei sorgeva


quell’emozione come di rabbia, volevo aiutarla e parlarle. Diventavo nervoso.

Non capisco niente di quello che ho osservato.

Mi veniva di incoraggiarlo con le parole, poi ho capito che è lui che deve entrare e
fare la sua esperienza.

Continuo a stupirmi di quanto è successo.

Il non potere fare niente, mentre lei urla, mi fa sentire un po’ stupido. Dopo ho
sentito una grande onda che mi avvolgeva. È stata una esperienza nuova e piacevole.

Chi è entrato in prima persona nell’esperienza, racconta altre emozioni.

Mi è sorta una tristezza profonda e una specie di risentimento per aver trascurato
per tanto tempo questa parte del mio corpo, il mio bacino.

Provo immenso piacere nel sentirmi tutt’uno, il sesso collegato al cuore. È una
sensazione completamente nuova per me. Ho un po’ di paura di mostrarmi così agli altri.

Ho sentito molta rabbia e forza che si alternavano. Adesso sento che ho toccato
un punto importante nella mia storia personale e che lo posso affrontare da sola.

Prima era una fatica enorme a battere il bacino; poi mi sono lasciato andare e ora
mi rendo conto che anche fare l’amore con il mio partner era spesso faticoso e che in
fondo dipendeva da me, perché esprimevo la fatica con il mio bacino.

Sento beatitudine, non lo so. Sono semplicemente felice, ma è una felicità


silenziosa all’interno. Non voglio usare parole per proteggere questo silenzio.

Mi sento confusa, perché non è successo granché.

Non riesco a staccarmi dalle mie sensazioni (piange). È la prima volta che sento
sensazioni così piacevoli nel mio corpo.

Rilassando il bacino entro in uno stato di profonda distensione, come se si fosse


creato più spazio nel mio corpo, dove tutti i sentimenti trovano posto.

Durante questo esercizio possono insorgere emozioni o sentimenti di


diversi tipi. Ed è bene sapere che le emozioni spesso sono dei sentimenti
repressi, cioè dei sentimenti che in altre circostanze non hanno trovato una via
per esprimersi. Come è noto, le ripetute frustrazioni dei sentimenti o delle
emozioni possono localizzarsi in molte parti del corpo o della mente (con
l’effetto di somatizzazione) procurando danni e disturbi inspiegabili e
inaccessibili per la medicina ufficiale.
Invece, con esercizi come questo – liberando l’energia bloccata insieme
all’emozione per mezzo di visualizzazioni, suoni, respirazione, lacrime, sorrisi e
abbracci – si possono eliminare i “blocchi energetici” nel nostro corpo, e
ritrovare la sensazione di fluire liberamente sia nel rapporto con noi stessi che
nel rapporto con gli altri.

Le 4 chiavi e il sesso
Ora che abbiamo sperimentato l’effetto liberatorio delle 4 chiavi del
piacere, passiamo a introdurle anche nella nostra vita sessuale.
Per prima useremo la chiave che ci è più familiare o che ci riesce più
facile, e successivamente le altre.
È più naturale introdurre una chiave alla volta e passare alla successiva
solo quando abbiamo la sensazione corporea che la prima chiave sia entrata a
far parte di noi: ciò significa che anche il corpo (che è più lento della mente!)
ha imparato a usare questa chiave.

L’attenzione
L’attenzione verso le sensazioni che sentiamo nel nostro corpo è la prima
chiave e il primo passo. Se la nostra attenzione (o consapevolezza) è volta
altrove, sarà inutile muoversi o respirare in un certo modo: sentiremo
comunque ben poco, per esempio, nei nostri genitali.
Innanzitutto è necessario mettere a fuoco la nostra attenzione sulla zona
di contatto con l’altro corpo, curando che la percezione sia spontanea, cioè non
guidata dall’idea di cosa dovremmo sentire e come e dove (dovrei essere
eccitata, dovrei avere una sensazione di durezza nel pene...). Tutte le
percezioni filtrate sono doveri e non piaceri.
Invece mettendo a fuoco le sensazioni che percepiamo realmente, e che
alle volte sono tutt’altro che spettacolari o entusiasmanti, riusciamo a
perforare il velo delle illusioni e ad accedere alle sensazioni più sottili e più
vicine alla verità.
Il punto di partenza sono dunque le sensazioni realmente percepite, e
non i nostri desideri o la nostra immaginazione: osserviamo per prima cosa
tutto quello che succede in noi mentre facciamo l’amore. È la domanda,
semplice ma basata sull’“attenzione”: cosa senti nel tuo corpo quando fai
l’amore?
Appreso l’uso della prima chiave, introduciamo la seconda.

Il movimento e il ritmo
Mentre facciamo l’amore dobbiamo permettere al nostro corpo di
muoversi liberamente, senza censure, con movimenti che forse abbiamo
sempre sognato ma mai osato.
Se ci riesce difficile, parliamone con il nostro partner: oggi voglio provare
a muovermi come vuole il mio corpo. Questo può togliere dall’imbarazzo tutti e
due, ed elimina il timore che il partner ci giudichi male, o che ci dica: “Che
cosa ti prende?”.
E movimenti e ritmi possono nascere come una proposta, cioè come
espressione creativa delle nostre sensazioni, e non come una risposta ai
pregiudizi e alle repressioni che in qualche modo abbiamo in testa. Il
movimento e il ritmo nel fare l’amore – seconda chiave del piacere – aprono la
via alla terza chiave.

Il respiro
Muovendoci più liberamente, infatti, respireremo in modo “diverso”.
Inizieremo così una fase delicata, in cui potremo fare l’amore in modo più
consapevole e forse in maniera diversa da quella a cui siamo abituati.
Il respiro infatti è spesso il modo più subdolo per inibire l’eccitazione e la
carica erotica: ogni volta che ci eccitiamo con tocchi, carezze, fantasie e
parole, ma respiriamo corto e in modo superficiale, è come se schiacciassimo
l’acceleratore dell’auto tenendo il freno tirato.
Se respiriamo più profondamente e con un ritmo fluido e rotondo,
qualcosa in noi cambia e ci sentiamo toccati nel nucleo delle nostre emozioni.
Nel nostro rituale amoroso, dobbiamo incominciare a respirare profondamente
già dal primo bacio e durante i preliminari, non soltanto quando si è al culmine
dell’eccitazione. È mentre respiriamo profondamente, rafforziamo il contatto
con il partner attraverso lo sguardo: respirare profondamente, aprirsi ai propri
sentimenti e intanto guardare il partner e sapere che vede noi e tutti i nostri
sentimenti, è molto erotico e, oltre a eccitarci, apre il nostro nucleo.
Quando ci siamo impadroniti di questa terza chiave, conquistiamo la
quarta.

I suoni e la voce
Con queste due parole intendiamo le espressioni vocali spontanee che
accompagnano il movimento e il respiro, e sottolineano le nostre sensazioni ed
emozioni. Forse all’inizio dovremo sforzarci, ma ben presto ci accorgeremo che
queste “emissioni vocali” (di qualsiasi forma e intensità, anche la più strana)
aprono la gola, liberano la mente, sbloccano torace, stomaco e ventre. Non si
tratta dunque di produrre gemiti di piacere, ma di rilassarci per concedere alle
emozioni e ai sentimenti anche questa via di uscita.

Chi si sarà impadronito delle 4 chiavi del piacere e le avrà fatte sue,
migliorerà ancora la sua esperienza se, facendo tutti questi esercizi insieme al
proprio partner, dopo ogni esercizio si concederà un po’ di tempo per
comunicare al proprio compagno quali sono state le (“scoperte”, piacevoli o
imbarazzanti, di questo modo di fare l’amore.
Può essere anche stimolante stringere un patto: per 3 settimane voglio
usare le 4 chiavi con te, una dopo l’altra in un dato ordine, comunicandoci ogni
sensazione, sia quelle nuove o piacevoli, sia quelle che ci ostacolano.

3° – Gli – strati dell’io


Nei capitoli precedenti, si è già dimostrato che una caratteristica della via
tantrica è quella di aumentare il livello dell’energia e della vitalità,
aumentando, di conseguenza, anche l’intensità del piacere.

Lo scopo di questa scelta metodologica è duplice:


1. ci aiuta a scoprire piaceri finora sconosciuti
2. è un veicolo potentissimo per arrivare agli strati profondi della mente
e portare alla luce il nostro inconscio, fino a trovare quel nucleo o il centro che
alcuni chiamano hore, altri l’essenza dell’essere, i maestri zen, il sé che non è
mai nato, o in molti altri modi diversi.

Sperimentando con le 4 chiavi – che agiscono a livello corporeo – ci


accorgeremo ben presto che anche nella nostra mente qualcosa inizia a
cambiare.
Forse abbiamo liberato così tanta energia che la mente non riesce più a
controllarla, forse non riusciamo a capire cosa ci sta succedendo o cosa sta
succedendo al nostro partner, o ci preoccupiamo perché ci sembra di andare
troppo oltre.
A questo punto è importante sapere quali sono i confini della nostra
mente, e cosa succede quando andiamo a urtare contro questi confini, cosa
proviamo quando cerchiamo di allargare la mappa del conosciuto per entrare in
territori vergini. Ci servono anche nuove mappe, vere e proprie carte
geografiche per il nostro viaggio interiore. È lo yoga, il buddhismo, la
psicanalisi, le nuove terapie corporee, non sono nient’altro che diversi modi di
disegnare le mappe di questo mondo sconosciuto ma affascinante.

Prima di caricare il nostro corpo di ulteriore energia con i metodi tantrici


nel senso più stretto, abbiamo bisogno di preparare il nostro sistema
psicofisico a sopportare la nuova energia che abbiamo già risvegliato, e di
ristrutturare adeguatamente il mondo dei nostri pensieri.
In India un discepolo yoga impiega vari anni per imparare gli asana, il
pranayama e le altre pratiche preparatorie. In Tibet si eseguono migliaia di
prostrazioni e si recitano migliaia di mantra, identificandosi con divinità
purificatrici o concentrandosi sugli yantra, prima di iniziare con le meditazioni
sessuali. Il guaio di questi metodi è che preparano bene un adepto a livello
individuale, ma non servono a portare nel rapporto di coppia quel maggior
grado di consapevolezza che è necessario per andare oltre. L’effetto di una
preparazione strettamente individuale è che spesso il primo incontro col
partner in un setting tantrico finisce in una grande confusione, e che la pace
trovata in se stessi dopo tante meditazioni viene brutalmente spazzata via.

Il metodo qui adottato per procedere nella nostra ricerca ha un nome


preciso: IBP – (Integrative Body Psychotherapy). Ed è una disciplina che,
sviluppata da Jack Rosenberg, Beverly Kitaen Morse e Marjorie Rand, si
avvicina alla via tantrica ben più di altre discipline psicocorporee occidentali
permettendo di raggiungere fin dall’inizio alti livelli energetici e una precisa
consapevolezza sia dei processi intrapsichici sia delle dinamiche di coppia.
Questo capitolo e il prossimo, costituiscono una breve sintesi del metodo
IBP.

I mostri addormentati dietro la facciata


Come abbiamo visto quando abbiamo usato le 4 chiavi per aumentare il
piacere, nella nostra autoesplorazione non incontriamo soltanto sentimenti
piacevoli, ma anche i sentimenti che teniamo in ombra, che non illuminiamo
volentieri con il faro della consapevolezza.
Scopriamo quali strati dell’io incontreremo sul nostro
cammino.

a – L’agency
Il primo strato dell’io che incontriamo, in inglese è
chiamato agency – che significa sia “impulso ad agire”, sia
“mediazione”, sia anche “agenzia”, e quest’ultimo significato
è quello più efficace nel caso nostro, poiché il primo strato
dell’io è quella modalità per cui una persona non vive “in
proprio”, ma vive per conto di qualcun altro, esattamente come un agente non
opera professionalmente per sé, ma per conto di un committente.
L’agency è quella componente di noi in cui abbiamo imparato, fin da
piccoli, che possiamo venir amati soltanto se prima ci preoccupiamo degli altri
e facciamo qualcosa per loro – per i genitori, per i fratelli, per gli amici e così
via.
Diventato adulto, l’agent – colui cioè in cui predomina I’agency – è una
persona molto amichevole, sempre pronto a aiutare gli altri; è anzi molto
“sintonizzato” sugli altri, infatti una sua frase tipica è: se stai bene tu, sto bene
anch’io; se tu stai male, soffro con te.
Quando alla fine di una cena nel vassoio rimane un solo pasticcino,
l’invitato agent, prima di prenderlo, chiederà sempre a tutti quanti se lo
vogliono loro, nella speranza che nessuno lo voglia. Se qualcuno dice di sì,
glielo lascerà con un sorriso, ma dentro di sé proverà stizza. In questo modo,
adottando sempre comportamenti simili, l’agent accumula un bel po’ di rabbia
e rancore nell’arco della vita, e siccome è convinto che gli altri lo amino e lo
stimino soltanto quando è gentile, non mostra mai quei sentimenti, ma deve
isolarsi ogni tanto per “riprendere l’equilibrio”.
Un altro esempio? Agent è la tipica donna-madre:

Sono sposata da quindici anni. La famiglia per me è tutto e ho sempre cercato di


fare tutto per i bambini e per mio marito, cucinare, pulire la casa, educare bene i miei
figli. Non ho mai pensato a me stessa in tutto questo periodo, fino a quando il mio
matrimonio è entrato in crisi. Credevo di non essere più affascinante per mio marito, ma
la verità era che io non c’ero più, esistevo solo in quanto mi occupavo degli altri e
praticamente avevo perso me stessa. Allora come poteva mio marito amare una donna
che non c’era più?”.

Se l’agent una volta fa qualcosa per sé – il che avviene di rado – viene


subito assalito dai sensi di colpa. Immaginiamo questa scenetta: sulla spiaggia
strapiena di Riccione arrivano contemporaneamente un agent e un’altra
persona che lui non conosce. È rimasto solo l’ultimo ombrellone. L’agent
normalmente avrebbe detto “lo prenda lei”, ma questa volta, non si sa perché,
pensa a se stesso, accelera il passo e occupa ombrellone e sdraio. Ovviamente
non osa guardare in faccia la persona che ha perso la corsa, e probabilmente
passerà una giornata d’inferno sotto l’ombrellone, tormentato da rimorsi
perché il suo bisogno ha prevalso a danno di quello di un altro.
L’agent chiama il suo comportamento gentilezza o amore o compassione.
In verità è, soltanto, bisogno: il bisogno di essere amato, accompagnato dalla
convinzione che per essere amato occorra prima fare qualcosa per l’altra
persona.
Per l’agent è inconcepibile stare bene con se stesso da solo, o con un
altro individuo senza fare qualcosa per lui. Se non c’è nessuno di cui l’agent si
possa preoccupare, si apre un grande vuoto, un grande punto interrogativo,
non sa più cosa fare della sua vita.
Chi ama qualcuno può sempre scegliere se insistere o cedere in un
conflitto di interessi, ma l’agent non ha questa scelta: senza esserne
consapevole favorisce sempre l’altro, si subordina all’altro per automatismo.
La sua motivazione profonda è la ricerca di contatto, di amore; ma
l’agent non riesce a immaginare di poter amare se stesso, è sempre rivolto
all’esterno. L’unica strategia che conosce è quella di aiutare.
Il prezzo che l’agent paga è tuttavia molto alto, e spesso si fa notare
verso la metà della vita, quando le forze diminuiscono e ci si rende conto di
essere letteralmente esauriti. L’energia segue l’attenzione – (è una legge
fondamentale), e se la nostra attenzione è continuamente rivolta agli altri, la
nostra energia si riversa su di loro e il nostro corpo ne risente. Così l’agent è
poco consapevole di quello che succede in lui, dei suoi giudizi, dei suoi
pensieri, delle sue sensazioni, della sua sessualità, del suo benessere.
In fondo si stima poco, perché altrimenti non sarebbe così dipendente dal
suo partner, e penserebbe di meritarsi il suo amore per quello che egli è, e non
per quello che fa. Una persona poco attenta a sé e poco centrata in se stessa
col tempo perde il suo fascino, la sua radiazione, la sua dignità e quel poco che
gli è rimasto della stima del partner. È il partner continua a rimanere più per
comodità, che per vero amore e vera attrazione.
A questo punto la coppia può entrare in un circolo veramente tragico.
Prendiamo l’esempio classico di una donna che da buon agent ha vissuto
esclusivamente per la famiglia, si è trascurata ed è giunta al momento in cui i
figli ormai grandi vanno via di casa. L’agent, quando perde le “vittime” delle
sue cure, va in crisi, al vuoto delle domande esistenziali si aggiunge ben presto
una piccola depressione, e il marito comincia a frequentare un’altra.

La strategia dell’agent – di occuparsi del partner per ottenere il suo


amore – ha anche un lato oscuro che nessuno guarda volentieri: per
assicurarsi l’amore del partner, l’agent lo aiuta sempre dove può, ma al
contempo non gli permette di crescere più di tanto, perché altrimenti il partner
potrebbe diventare autosufficiente e “liberarsi”.
Quindi, oltre a preoccuparsi di “stabilizzarlo”, si preoccupa di non
rafforzarlo troppo: perciò quando il partner sta veramente bene, l’agent
inconsciamente cova un conflitto, e mira a destabilizzarlo al solo scopo di
poterlo poi recuperare.
Questo gioco logorante può durare molto a lungo, anche un’intera vita.
Questa è un’altra caratteristica che distingue l’agency dall’amore.

L’effetto forse più tragico dell’agency è che il proprio corpo col tempo
diventa totalmente sordo e la sensualità svanisce, perché l’attenzione non è
focalizzata al proprio corpo ma è sempre rivolta all’esterno. Il sesso diventa
sempre più raro, perché se l’attenzione non è focalizzata sul proprio corpo, non
è possibile aumentare il grado di carica energetica o di eccitazione. Invece la
sessualità dell’agent è più collegata alla paura che al piacere: l’agent donna si
preoccupa di far ciò che piace al partner e l’agent uomo si preoccupa
dell’orgasmo di lei.
Nella sessualità l’agent – donna o uomo – difficilmente riesce a sapere
ciò che desidera, di cosa ha bisogno per sentirsi bene e per eccitarsi, per
seguire i propri istinti. Inoltre pensa che, se esprimesse i suoi desideri erotici, il
partner non sarebbe disposto a soddisfarli se non in cambio di qualcos’altro.

La maggior parte dei disturbi sessuali ha l’agency come causa. Questa


diagnosi vale sia per la disfunzione erettile (impotenza) o per l’eiaculazione
precoce nell’uomo, come per il disturbo del desiderio (frigidità) o la difficoltà ad
arrivare all’orgasmo nella donna.
Quando in una coppia ambedue sono in agency, succede quello che
descrive Marco, un infermiere di 48 anni:

Quando facevo l’amore con la mia compagna ero sempre attento a quello che le
piaceva e soprattutto dopo il rapporto la tempestavo di domande: ti è piaciuto? Sei
arrivata all’orgasmo? Oppure la accarezzavo così come avrei voluto essere accarezzato
io, pensando: se sei soddisfatta tu, lo sono anch’io. Anche lei d’altra parte era molto
attenta ai miei bisogni e per anni credevamo entrambi di essere una coppia felice e
armoniosa, senza accorgerci che il sesso diventava sempre più raro tra noi e che la
passione si stava spegnendo.

Questa diagnosi non sarebbe completa se non aggiungessimo che


chiunque, se vuole, può uscire dalla condizione di agent.
L’agency non è un’eredità genetica, non appartiene biologicamente alla
nostra personalità, non è il nostro autentico carattere: è solo una modalità di
percepire i propri desideri e quelli degli altri; noi l’abbiamo imparata e spesso,
impiegandola, siamo stati addirittura premiati e ciò ci ha condizionato; ma si
può anche “disimpararla” per ritrovare un maggior senso nella propria
esistenza e scoprire il piacere nel proprio corpo.

Il rimedio non sta nel diventare egoisti, ma nel riconoscere la semplice


verità che in fondo possiamo provare piacere soltanto grazie al nostro corpo,
possiamo provare amore soltanto nel nostro cuore e raggiungere l’orgasmo
soltanto nei nostri genitali.
Occorre capire che il miglior dono che possiamo fare al nostro partner è
quello di curare la nostra vitalità e di accrescere la nostra autostima, per
essere una persona vitale e degna di autentica stima anche per lui.
Ma come può avvenire questo cambiamento?
Nel momento in cui l’agent si accorge di essere tale e gli vengono i primi
dubbi, di solito prova anche il desiderio di cambiare e di vivere più per sé.
Dopo la scoperta, «la prima reazione che si ha istintivamente è quella che
chiamiamo counteragency: ci si comporta cioè in maniera opposta rispetto a
prima, e si crede di non essere più in agency.» [15]. Invece questo nuovo
atteggiamento non è ancora la risoluzione, ma solo una fase di passaggio.

15 - Jack Lee Rosenberg Beverly KitaenMorse, The Intimate Couple, Atlanta 1996, p.
203.
Il corretto punto di arrivo è uno soltanto: quello in cui diventiamo
consapevoli dei nostri bisogni, percependo anche quelli degli altri. Solo quando
si riesce a valutare e scegliere “tra i miei e i suoi” bisogni, possiamo decidere
in modo sano e creativo: “oggi farò qualcosa in più per me e la prossima volta
farò di più per te”, tenendo sempre presente l’obiettivo di soddisfare i bisogni
di entrambi.
Qualche conseguenza è ovviamente inevitabile. Quando ci si libera dal
condizionamento dell’agency, può succedere che gli amici che prima ci
stimavano perché ci curavamo di loro, ci accusino di egoismo. C’è un solo
modo di reagire: spiegare tutto con chiarezza. Poiché l’agency è una sindrome
molto diffusa, molti lo troveranno un passo coraggioso, e ne trarranno forse un
prezioso insegnamento.

b – Il carattere
Lo “strato dell’io” che incontriamo subito dopo l’agency nel nostro viaggio
interiore è il carattere. È uno “strato” col quale solitamente ci identifichiamo, al
punto di ritenere che “noi siamo il nostro carattere” piuttosto che “noi abbiamo
il nostro carattere”.
Osserviamo allora le manifestazioni del carattere, soprattutto dal punto
di vista che ci interessa: nel rapporto di coppia.
Leggendo le frasi e le descrizioni qui di seguito riportate (e possiamo
leggerle da soli o con il nostro partner, magari sottolineando le frasi che ci
toccano di più), potremo capire in quale dei tre tipi fondamentali di carattere ci
identifichiamo di più.

b – Il carattere – 1 – l’abbandonato
Se nel nostro passato abbiamo conosciuto la paura di venir abbandonati,
il nostro carattere nel rapporto di coppia si manifesterà in questo modo:
1. non importa quanto riceviamo, non è mai abbastanza;
2. ci lasciamo guidare da desideri vaghi, indefinibili, provenienti dal
passato;
3. non abbiamo l’idea dei limiti/confini, né il concetto di “troppo vicino”;
4. ci aggrappiamo a persone e cose (amici, cibo, vestiti, lavoro, droghe
ecc.);
5. la frase-chiave è «faccio quello che vuoi purché tu non mi abbandoni»;
6. ci rendiamo vulnerabili e poi ci sentiamo vittime della situazione;
7. siamo molto sensibili a livello corporeo.

b – Il carattere – 2 – l’invaso
Se nel nostro passato abbiamo conosciuto la paura di essere “invasi”
(dominati), il nostro carattere nel rapporto di coppia si manifesterà in questo
modo:
1. preferiamo stare soli e siamo emotivamente riservati;
2. la nostra frasechiave è “sono quello che sono”;
3. viviamo “isolati” dai nostri sentimenti;
4. abbiamo confini rigidi nelle convinzioni e nelle opinioni, e tendiamo a
radicalizzare (tutto è bianco o nero, buono o cattivo);
5. il nostro modo di essere è molto pratico, solido e sobrio;
6. abbiamo un corpo piuttosto rigido e una “corazza emozionale”: non
liberiamo i sentimenti del cuore, ci piace il sesso ma non riusciamo ad amare;
7. ci piacciono le stimolazioni forti (gli sport pericolosi, il sesso pesante).

b – Il carattere – 3 – il come se
Se abbiamo conosciuto sia la paura di venir abbandonati sia la paura di
venir invasi/dominati, il nostro carattere nel rapporto di coppia si manifesterà
in questo modo:
1. la nostra frase chiave è “né troppo lontano né troppo vicino”: a volte
viviamo un semplice distacco come abbandono e la gentilezza come invadenza,
comunque viviamo sempre in una continua oscillazione in ogni rapporto;
2. nessuno ci può dire cosa fare: troviamo sempre buone ragioni per dire
di no (troppo piano, troppo forte, non è il momento giusto, le circostanze non
sono adatte ecc.);
3. abbiamo un’idea fissa delle cose, programmiamo tutto, una frase
ricorrente è «quando avrò terminato, allora...»;
4. trattiamo gli altri e noi stessi come oggetti: con distacco;
5. non riusciamo a essere quello che siamo: vogliamo apparire sempre
più “grandi” o più “piccoli” di quel che siamo;
6. viviamo “divisi” da noi stessi (dal corpo, dai sentimenti dalla nostra
vitalità);
7. siamo impermeabili alle emozioni, non riusciamo ad avere un
autentico contatto con gli altri.

Tra questi tre tipi o aree di carattere, esistono ovviamente


sovrapposizioni e lati comuni, e in ciascun tipo di carattere esistono sfumature
più o meno accentuate. Si stima che il 10% delle persone appartenga alla
categoria “abbandonato” puro, il 10% alla categoria “invaso”, e un altro 10%
alla categoria “come se”, mentre il restante 70% si suddivida in due blocchi
comunicanti: in uno prevalgono i tratti dei “come se” e dell’invaso”, nell’altro
quelli dell’”invaso” e dell’”abbandonato”.
Ogni carattere è dominato
da una convinzione, che viene
continuamente rafforzata.
Queste “convinzioni dominanti”
possono essere sintetizzate in
specifiche affermazioni:
• “nessuno mi ama” = l’abbandonato
• “tutti mi vengono troppo addosso” = l’invaso
• “nessuno mi capisce veramente” = il come se.
Queste convinzioni dominanti emergono con forza ogni volta che
decidiamo di formare una coppia o che dobbiamo prendere una decisione di
coppia: andare a vivere insieme, sposarsi, separarsi, trovare una casa adatta,
procreare un bambino. Ogni volta cioè che il cuore è coinvolto dagli
avvenimenti, interviene il carattere a dare la sua risposta.
Il carattere – che non è un dato biologico – è chiamato anche ego, o
maschera, o ruolo di difesa, oppure (nel suo aspetto più positivo) personalità,
e viene determinato nell’infanzia dai nostri genitori e dal contesto
socioculturale (la “famiglia”) nel quale siamo cresciuti.
Il suo scopo educativo è dapprima quello di proteggere e difendere dalle
influenze esterne il sé (cioè il nostro nucleo), creando una corazza protettiva
nella personalità indifesa del bambino.
Ma queste strategie di difesa, oltre a fungere da meccanismi di
protezione, possono diventare anche ostacoli al naturale sviluppo della
persona. Agiscono infatti non soltanto contro le emozioni “negative” o proibite,
ma contro tutte le emozioni indistintamente, e anche contro l’amore.

c – le emozioni represse
La conseguenza è che, sotto il carattere e le strategie difensive, troviamo
ancora uno strato dell’io: lo strato delle emozioni represse, dei bisogni più
intimi e delle ferite.
Generalizzando, si può dire che ogni carattere ha difficoltà a percepire e
ad accettare una particolare emozione o un particolare stato interiore:
• l’abbandonato non vive la sua forza e la sua rabbia
• l’invaso non vive l’affetto e tutti i sentimenti di tenerezza
• il come se non accetta se stesso così com’è.

Nell’intento di evitare che ulteriori ferite vengano ad aggiungersi a quelle


già subite, tutti e tre i tipi di carattere tendono a dare al partner la colpa del
loro malessere proiettando su di lui il lato negato della propria personalità.
Se nei momenti più intimi di un rapporto di coppia riusciamo ad andare
oltre il carattere (e questo è il desiderio profondo di ognuno) e iniziamo a
mostrare al partner anche il nostro strato vulnerabile, da un lato ci esporremo
certamente al rischio di venir feriti di nuovo, ma dall’altro lato troveremo
l’unica strada per aprirci veramente, per comunicare da nucleo a nucleo.

d – il nucleo
Sotto lo strato delle emozioni represse troviamo infine un ulteriore strato
dell’io: il cuore, il nucleo, quel luogo in noi stessi che non ha nome e che si
esprime più in un silenzio radiante che non nelle parole.
È il nostro centro, quello che entra in gioco nelle esperienze più alte,
nell’innamoramento, nella meditazione, nell’estasi, e lo ritroveremo in modo
approfondito nella parte conclusiva di questo libro.

L’amore per se stessi


Nel Tantra l’obiettivo è l’incontro tra due sé, cioè l’incontro tra due core,
tra due persone che hanno raggiunto un profondo contatto con se stessi prima
di entrare in contatto con gli altri. Poiché gli altri strati dell’io – il carattere e le
emozioni – sono sempre presenti e non si possono togliere ma si possono
riconoscere, divenire consapevoli di essi ci permette di renderli permeabili, e
quindi agevola la comunicazione tra nucleo e nucleo.
La consapevolezza di tutti questi strati dell’io ci consente di essere in
contatto con il nostro nucleo in uno stato molto aperto, molto vulnerabile e al
contempo molto sicuro.
Queste esperienze durano a volte un periodo molto breve, talora per
qualche secondo soltanto, ma ogni volta nutrono il nostro nucleo e il rapporto
col partner.
Molte persone, sull’onda della new age, associano il Tantra con un
“indulgere nel piacere”.
Essere pieni di amore, essere rilassati e naturali senza fatica, non è
affatto l’inizio della via tantrica ma è la sua seconda parte, quella in cui
possiamo inoltrarci solo dopo esserci resi conto delle strutture mentali e
caratteriali che ci limitano, e dopo aver realizzato una effettiva liberazione
corporea che ci permetta di padroneggiare il flusso della nostra energia.
Ma per arrivare a quel punto ci vuole «disciplina, pazienza con se stessi e
il coraggio di guardare anche nelle proprie ombre.» [16].
Finché ci identifichiamo con il nostro carattere, non conosceremo né
l’amore né la ricerca spirituale.
«Se ci accostiamo al Tantra per diventare grandi amanti e per soddisfare
meglio il nostro partner, siamo ancora nella trappola, siamo in agency e la
nostra ricerca non ha nulla di spirituale.» [17].
Amare se stessi significa invece identificarsi con il nucleo più profondo
del nostro essere, e ciò non si fonda su una determinata idea di se stessi, ma
su un benessere corporeo che viene percepito come un sentirsi tutt’uno con
l’esistenza, e in sintonia con tutti gli strati dell’io.ù

4° – Crescere in coppia

La ruota dei rapporti


Quando aumentiamo il livello energetico con l’aiuto delle 4 chiavi, e
portiamo una maggior consapevolezza nel nostro corpo e nella nostra mente,
non incontriamo soltanto le nostre difese e i nostri bisogni più nascosti – come
abbiamo visto nell’ultimo capitolo – ma facciamo emergere anche tutto ciò che
nel nostro rapporto di coppia è ancora irrisolto e frustrato.
La navigazione nelle acque del rapporto di coppia diventa allora più
laboriosa, e ulteriori mappe possono rivelarsi provvidenziali.

Una mappa per la crescita personale che sin dall’inizio ci ha stupito e che
riteniamo quantomai adatta per il percorso tantrico è la “ruota” degli sciamani
americani, [18], o meglio quel sistema di ruote in cui i diversi aspetti della vita
vengono strutturati in base ai 4 punti cardinali, così come li intendono gli
sciamani.
Il nord è la sede della mente ricettiva, ed è associato all’aria e alle
norme. Nella concezione sciamanica la mente è intuitiva o ricettiva – e non
attiva come nella nostra psicologia, secondo la quale la mente è al principio di
ogni attività.

16 - Prabhato Regina Konig, Was hat Tantra mit Disziplin zu tun?, in "Connection"
10/1995.
17 - Bali Hellwig Schinko,Was hat Tantra mit Disziplin zu tun?, in 3 "Connection"
10/1995.
18 - Harley Swift Deer Reagan, Shamanic Wheels and Keys, The Teachings of the
Twisted Hairs Elders, Arizona 1994
Nel sud ci sono le emozioni che si associano
all’acqua, al dare, al bambino innocente. E
secondo gli sciamani, è tramite le nostre emozioni
che noi diveniamo attivi – al contrario della nostra
concezione, che considera le emozioni come un
aspetto ricettivo e passivo della vita psichica.
All’ovest c’è il corpo, la materia associata
alla terra. Qui accumuliamo e tratteniamo energia.
All’est c’è il fuoco o lo spirito; la capacità di
decidere di orientare la vita e di liberare energia in
una determinata direzione.
Al centro risiede la sessualità, non tanto nel senso genitale ma in un
senso molto più ampio, che coincide con il nostro concetto di vitalità (nel
buddhismo si parla anche di vacuità).

Sull’asse nord-sud, tra la mente che commenta, controlla e limita nel


nord, e il bambino interiore, emozionale, spontaneo e impulsivo nel sud (e
sono due componenti che spesso si scontrano fra loro), nasce quel fiume di
pensieri e di impulsi mai espressi che chiamiamo il dialogo interno.
Sull’asse ovest-est avviene invece tutto il processo di accumulo e di
liberazione di energia che è essenziale per il nostro sviluppo spirituale.
Nelle mappe psichiche degli sciamani d’America non predomina il
pensiero lineare, o il concetto di causaeffetto, ma ogni evoluzione ha un
andamento circolare. Ciò significa che chi procede d’esperienza in esperienza e
dell’esistenza tocca i diversi aspetti torna sempre al punto di partenza, vi
ritorna sempre ma su un altro piano, perché durante il suo percorso ha
arricchito le sue conoscenze, trasformando il cerchio bidimensionale (la
“ruota”, appunto) in una specie di spirale.
Mente, corpo, emozioni, spirito sono sullo stesso piano e per crescere
dobbiamo attraversarli tutti, e crescere ugualmente in tutte le direzioni. Se
cresciamo in modo disuguale, la ruota non riesce più a girare e le conseguenze
di ciò si ripercuotono subito sulla nostra sessualità, che non è affatto estranea
alla crescita spirituale, e ne forma bensì il perno. Perciò il Quodoushka
(l’insieme degli insegnamenti sulla sessualità sacra) viene anche chiamato
“Tantra sciamanico”.

L’esercizio della ruota sciamanica


Con questa ruota ti invitiamo ora a fare un’analisi, un check-up del tuo
rapporto attuale. Se c’è un albero nei dintorni, va’ a sederti accanto ad esso, e
appoggia la schiena al suo tronco come usano fare appunto gli apprendisti
sciamani mentre tentano la seguente analisi. Pronuncia sempre ad alta voce
sia le domande che le risposte, e prendi per buona solo la prima risposta che ti
viene in mente. La prima risposta è spesso quella che viene direttamente
dall’inconscio, mentre quelle successive sono già interpretate e corrette dalle
nostre strutture difensive.

L’esercizio della ruota sciamanica – SUD:


→ Come mi sento, dal punto di vista sessuale?
→ Quanto mi aggrappo al mio partner?
→ Quali sono le cose che ho assoluto bisogno di ricevere dal mio
partner?
→ In che misura trattengo i miei sentimenti quando comunico con il mio
partner?

L’esercizio della ruota sciamanica – NORD:


→ In che modo giudico e condanno me stesso?
→ In che modo giudico e condanno il mio partner? Con le parole, con gli
sguardi, con i pensieri?
→ Quali sono le mie aspettative, nei riguardi del mio partner?
→ In che modo le comunico? Le comunico in modo che lui le capisca o le
tengo per me, sperando che lui prima o poi le intuisca?

L’esercizio della ruota sciamanica – OVEST:


→ Quali sono le mie fantasie sessuali?
→ In che misura ho realizzato le mie fantasie sessuali?
→ Quali sarebbero le qualità del mio partner ideale, del mio principe
azzurro?
→ Un partner con queste qualità sarebbe interessato a me?
→ In che modo uso la sessualità per manipolare, per controllare il mio
partner?
→ Che cosa desidero cambiare?

L’esercizio della ruota sciamanica – EST:


→ In che misura c’è entusiasmo e fuoco nel rapporto con il mio partner?
→ C’è speranza che il nostro rapporto si sviluppi?
→ Quanto piacere e quanto benessere mi posso concedere? In che modo
saboto il nostro piacere?
→ Qual è la via che mi indica il mio cuore?

Se hai fatto quest’analisi accanto a un albero, abbraccialo alla fine e


lasciagli un regalo per l’aiuto che ti ha dato. Se hai un partner e avete fatto
quest’analisi separatamente, confrontate le vostre risposte: da questo
confronto potranno nascere molte sorprese e idee utili a ridisegnare il vostro
rapporto.

Ora considera la tua situazione sotto un altro aspetto, collocando il tuo


rapporto sulla ruota degli sciamani. In ogni rapporto di coppia esistono tre tipi
di “contratti”:
1. Il contratto che tu hai con te stesso: significa sapere che cosa si
vuole, ascoltare i propri desideri, seguire le proprie intuizioni ed essere
fedeli a se stessi. Il contratto che hai con te stesso è il più importante dei
tre, e chiunque entra in un rapporto di coppia con le idee poco chiare ne
sconta poi inevitabilmente le conseguenze.
2. Il contratto che il tuo partner ha con se stesso: la misura, cioè,
in cui anche lui sa cosa vuole e perché vuole stare con te.
3. Il terzo contratto è tra l’uomo e la donna: comprende i primi due
e regola lo scambio tra i partner.

Questo concetto potrà forse sembrarti più adatto a una trattativa d’affari,
che non a un rapporto. Ma contratti del genere esistono comunque, in ogni
rapporto di coppia: solo che per lo più non sono espliciti, o lo
sono in modo insufficiente. Spesso ci accorgiamo della loro esistenza
soltanto al momento della crisi, o addirittura della separazione: e allora li si
affronta in modo piuttosto violento.

La ruota dei rapporti [19] ci mostra le cinque possibilità fondamentali


d’impostare la sessualità in modo consapevole.
NORD: L’amore libero
In questo tipo di contratto prevalgono le regole,
la mente, i principi, le fantasie, le aspirazioni e gli
ideali; esso sfocia nell’amore libero, nello scambio di
coppie o nell’amore di gruppo. Si è notato che tutte le
comunità che praticano l’amore libero affrontano
l’argomento in maniera molto cerebrale: pochi
sentimenti, molte discussioni intellettuali.
SUD: Il triangolo
I protagonisti divengono qui due uomini e una
donna, o due donne e un uomo. Questa combinazione
è caratterizzata da molte emozioni e tensioni. In
inglese si chiama “Love, sweat and tears”: amore, sudore e lacrime.
Spesso la gelosia è alimentata dall’idea che tra gli altri due protagonisti
del triangolo tutto sia più divertente e più eccitante.
Si è constatato che il triangolo funziona quando i due partner dello stesso
sesso hanno un buon rapporto tra loro; mentre non funziona mai se essi non si
conoscono l’un l’altro – come nel caso delle amanti segrete – o sono
reciprocamente ostili. In questi casi il triangolo è una fonte di conflitti e
tensioni.
Questo tipo di rapporto è più diffuso di quanto si pensi: pochi lo
desiderano consapevolmente, ma molti finiscono per trovarcisi. Viene spesso
usato per portare più emozioni nella monogamia.
Il terzo può essere un vero amante in carne ed ossa, ma può anche
essere un cosiddetto “amante fantasma”: un amante, cioè, irraggiungibile,
soltanto desiderato e sognato.
OVEST: La monogamia
È la sessualità praticata con un solo partner. Questa forma di rapporto
può essere molto profonda. Consente di scavare fino in fondo e di volare molto
alti. Il pericolo è che la monogamia possa divenire monotonia, se si adottano
sempre gli stessi rituali.
Distinguiamo la monogamia in aperta o chiusa: nel primo caso si rimane
fedeli a un solo partner per sempre, mentre nel secondo ci si può concedere

19 - Batty Thunder Bear Gold e Rose Thunder Eagle Fink, Quodoushka 1 + 2 Seminar,
Seifriedswórth 1995.
ogni tanto rapporti con altri, per fare esperienze nuove o per imparare nuovi
modi d’amare.
EST: Il celibato
È la forma della sessualità che vivevano i monaci e gli yogi e che da circa
mille anni viene erroneamente definita asessualità. Pochi sanno che la parola
celibato deriva da celebrare: celebrare la sessualità con se stessi e con il
proprio corpo. Il celibato può essere una scelta per la vita, o anche
un’occasione per godere della propria sessualità dopo un rapporto andato a
pezzi, e per prepararsi ad affrontare un nuovo rapporto senza ripetere gli stessi
errori.
CENTRO: La danza libera
In mezzo al cerchio c’è la danza libera (free dancing) nella quale ti poni
come single che sa cosa cerca e lo dichiara a se stesso e agli altri. Nella
sessualità ha rapporti con più partner, riflettendosi in loro come in altrettanti
specchi. Questo è il vantaggio della danza libera. Lo svantaggio può essere che
non appena s’incontra qualche difficoltà in uno di questi rapporti, non si cerca
di superarle ma si interrompe il ménage, cercando nuovi lidi.

Ogni tipo di contratto ha i suoi aspetti particolari, vantaggi e svantaggi


predeterminati già al momento della scelta: non ha senso, perciò, lamentarsi di
ciò che in un contratto non ci piace; tutto sta nello scegliere quel tipo di
contratto che più ti arricchisce e che meglio corrisponde al momento attuale
della tua vita. In questo senso, puoi porti le seguenti domande:
1. In quale forma di contratto sto vivendo adesso?
2. Ho scelto questo contratto, oppure vivo così per abitudine, o
perché non so bene cosa voglio?
3. Dove va il mio desiderio? Cos’altro voglio sperimentare in questa
vita?
4. Cosa vuole il mio partner? Il mio stesso contratto, o un altro?
5. Il contratto che abbiamo fra noi corrisponde al contratto che
ciascuno di noi ha con se stesso?

Qual è il mio modo di sabotare i rapporti?


Ognuno di noi ha un gran bisogno di contatto, di pelle, di amore, di venir
accettato, di intimità; e in genere portiamo in noi questi bisogni come un peso,
insieme alla speranza che quando verrà il partner che ci ama veramente ci
toglierà questo peso per sempre. Il principe azzurro mi libererà di tutti i miei
pesi e riempirà tutti i vuoti nella mia anima. Tuttavia, dopo il primo periodo di
innamoramento più o meno vertiginoso – durante il quale il nostro strato
difensivo è momentaneamente sospeso e possiamo dare un’occhiata ai tesori
che nascondiamo sotto di esso – incominciamo a esaminare il principe azzurro,
lo sottoponiamo a un’analisi più critica, e di nuovo ci identifichiamo con il
nostro carattere, cioè con il nostro primo strato difensivo. Ciò avviene
solitamente così: proponiamo qualcuno dei nostri bisogni – di questi nostri pesi
– al partner, per lo più non molto chiaramente; lo suggeriamo soltanto, nella
speranza che il principe azzurro possa coglierlo al volo, e sollevarci da quel
primo peso, e poi da un altro, e poi da un altro ancora. Se non lo coglie e non
mi solleva da quel peso, inizia la punizione: la rivendicazione, il risentimento,
l’ostilità, o magari il pietire, il ricattare addirittura. Ciò porta ben presto a litigi
continui, e può diventare una situazione molto dolorosa – finché non
riconoscerò che in realtà nessuna madre, nessun padre, nessun principe
azzurro, nessun maestro mi può alleggerire di quel mio peso. Solo allora potrò
fare un contratto con un partner reale e demistificato, mettendo in chiaro che
nel periodo della nostra convivenza ciascuno si prenderà la responsabilità del
peso dei propri bisogni e insieme ci sosterremo in un modo che ciascuno possa
alleggerire quel suo peso di per sé.
Anche con un contratto di questo genere possono certamente capitare
momenti di crisi, di stress o problemi dinanzi ai quali le tue difese si
attiveranno in modo esagerato, e in cui il carattere affilerà le sue armi. Ciò
avviene specialmente quando ci sentiamo feriti nei nostri desideri profondi
d’intimità o di distanza. Le armi più usate in questa battaglia sono:
• il “martello”: l’aggressività che può arrivare alla violenza fisica;
• il “coltello”: il punzecchiare, il ridicolizzare, il ferire il partner nelle
parti più vulnerabili;
• l’“uncino”: l’agganciarsi là dove il partner ha un punto debole (per
esempio: litigando davanti ad altre persone; negando denaro al partner,
se il partner non ne guadagna di suo; approfittando di ogni aspetto in cui
il partner dipenda da voi, ivi incluse le dipendenze di carattere emotivo).
Con questi uncini tentiamo di trascinare il partner dove vogliamo noi. Gli
uncini funzionano solo se il partner offre un appiglio; se invece è
compatto e liscio, non servono a granché;
• il “piattino del mendicante”: “Senza di te non posso vivere, mi
ammalo, non ce la faccio” e così via; è il far di tutto per creare un senso
di colpa nel partner, indossando la maschera della vittima;
• il contrario del precedente: “Chiudo tutto, non ti voglio più vedere,
non mi occupo più del rapporto, non mi metterò mai più in un rapporto di
coppia, non ho bisogno di te” ecc;
• il “seghetto”: è quando cominciamo a fiaccare il partner con un’azione
lenta ma continua (parole, o atteggiamenti), che a lungo andare spezza
ogni resistenza.

Probabilmente hai già avuto modo di notare quale di queste armi sia la
tua preferita, o se ne usi altre ancora, più sofisticate. Forse ne hai nel tuo
arsenale qualcuna che non conosciamo ancora? Ogni volta che la usi, osserva
come essa difende le tue vecchie ferite, e come distrugge l’intimità con il tuo
partner, impedendoti di raggiungere ciò che vorresti veramente.

Uno dei più forti ostacoli all’intimità sono i segreti, quei pensieri che non
si comunicano mai, apparentemente per non ferire il partner, ma che finiscono
per ferire più di ogni altra cosa, perché creano un filtro, una pesante cortina
che attraversa ogni aspetto del rapporto. Ciò avviene perché una parte della
mia attenzione sarà sempre occupata a tener segreto il segreto: sarò sempre
parzialmente assente, non potrò lasciarmi andare completamente per timore
che il segreto esca fuori. Appunto perciò (e non tanto perché sabotano la
fiducia reciproca) i segreti lasciano ferite profonde nel rapporto; la sfiducia non
è tanto la causa, quanto piuttosto la conseguenza di queste ferite.
I segreti più ricorrenti sono:
• i pregiudizi contro l’altro sesso;
• i pregiudizi contro il proprio sesso;
• l’amante fantasma;
• il potere della vittima;
• i bambini intesi come collante del rapporto.

I pregiudizi contro l’altro sesso


Sono le convinzioni generali che abbiamo riguardo all’altro sesso, sia nel
bene che nel male: convinzioni che spesso abbiamo semplicemente copiato dai
nostri genitori senza averle mai verificate. Il guaio di queste convinzioni è che
tendono ad autoavverarsi: se ho la convinzione che “gli uomini sono
inaffidabili”, questa convinzione crea in me un filtro attraverso cui guardo il
mio mondo, e tenderò a notare gli uomini inaffidabili più di quelli affidabili, con
la conseguenza che entrerò continuamente in rapporto con uomini inaffidabili.
In tal modo vedrò confermata quella convinzione che sembra essere il risultato
della ricerca, ma che in verità era il suo punto di partenza.
Altri esempi sono:
• gli uomini sono egoisti;
• le donne sono manipolatrici;
• le donne ragionano con l’utero;
• gli uomini pensano soltanto al sesso.

Fate questo gioco: sedetevi l’uno di fronte all’altro e iniziate a tirar fuori i
vostri pregiudizi. Coraggio: anche le persone intelligenti e ben educate hanno
una buona provvista di questi luoghi comuni, solo che li custodiscono sotto un
più spesso strato di ragionamenti. I pregiudizi, tuttavia, sono sempre
irrazionali e farli venir fuori nella forma di un gioco è più saggio che lasciarli
agire durante il prossimo litigio (in cui si manifesteranno immancabilmente).

I pregiudizi contro il proprio sesso


Questi sono ancora più infami, perché minano la nostra autostima. La
loro origine è spesso una convinzione che il genitore del sesso opposto nutriva
contro il genitore del nostro stesso sesso. Anche per questi puoi fare lo stesso
gioco che abbiamo appena descritto.
Tutte e due le categorie di pregiudizi tendono a ridurre la gamma delle
possibilità di reciproco adattamento dei partner, limitando sia la percezione che
abbiamo di noi stessi, sia la percezione che abbiamo del partner.

L’amante fantasma
L’amante fantasma prende forma quando pensi che il tuo partner non sia
quello che ci vuole per te; allora il rapporto diventa qualcosa come una sala
d’attesa in cui stai facendo quattro chiacchiere con una persona che hai
incontrato per caso e che hai trovato abbastanza simpatica – in attesa che
arrivi il treno, cioè il partner che desideri nelle tue fantasie.
Avere un amante fantasma significa offendere incessantemente il tuo
partner, poiché lo consideri un partner di seconda scelta col quale passi il
tempo mentre aspetti il “vero” amore.
Il potere della vittima
Immagina tre cani che entrano in una stanza: il primo entra e scodinzola,
il secondo entra e salta sulla sedia, il terzo entra e sospira. Normalmente
quello che riceve più attenzione è il terzo, quello che entra nella veste della
vittima, che porta con sé un alone di insuccesso: «Io non posso fare niente,
sono povero, non ci riesco». Una forma di vittimismo molto frequente nelle
coppie consiste nel non esprimere mai che cosa si vuole nell’amore e nella
sessualità, ma di rimproverare poi il partner se non fa le cose giuste. La vittima
è abituata a ricevere attenzione in forza delle sue sventure, dei suoi disagi,
della sua sopportazione. Quello che le vittime non ammettono mai è il grande
potere che esercitano sul partner appellandosi alla sua agency e suscitandogli
sensi di colpa.

I bambini come collante per il rapporto


Una volta era soprattutto il caso della donna che si fa mettere incinta per
evitare che il suo uomo l’abbandonasse. Oggi è più frequente il caso in cui i
due partner giunti sull’orlo della separazione decidono più o meno
inconsciamente, d’avere un figlio, sul quale poi riversano tutta la loro
attenzione per non dover vedere le crepe del loro rapporto.

All’inizio d’un cammino tantrico è opportuno fare una pulizia generale nel
rapporto: chiarire con se stessi che cosa si vuole; ridefinire il contratto con il
partner se è poco chiaro, adeguandolo ai veri desideri di entrambi, anche se
sembrano apparentemente contrastanti; trovare un modo di comunicare senza
ferirsi continuamente e far emergere i segreti, liberando tutta l’energia
mentale trattenuta in essi.

Ritrovare i desideri
Alcune coppie, dopo qualche anno di convivenza, si trovano alle prese
con un dilemma che in poche parole si potrebbe descrivere così: “Ci amiamo
molto ma il lato sessuale è fiacco”. Queste coppie si vogliono bene, hanno
interessi in comune, conducono una vita abbastanza armoniosa e gli amici li
considerano una bella coppia; ma a letto la tempesta d’amore iniziale si è
trasformata in un venticello che tiene ancora in vita i rapporti sessuali, ma non
soddisfa più né lei né lui.

Questo fenomeno può assumere diversi aspetti:

Sto pensando più al piacere del mio partner che al mio, mi preoccupo più del suo
orgasmo che del mio. E quando mi preoccupo della mia soddisfazione lo faccio quasi più
per fare un piacere a lui o a lei.

Sono convinto che, per contribuire alla relazione, mi devo trattenere, e devo
scendere a dei compromessi.

Penso che il mio partner mi desideri principalmente perché faccio le cose che gli
piacciono e intuisco i suoi desideri.

Quando sento il bisogno di fare qualcosa per me, qualcosa che mi piaccia davvero,
devo stare da solo; soltanto così mi posso ricaricare per continuare il rapporto di coppia.
Probabilmente hai già intuito qual è la causa del fenomeno: è ancora
sempre l’agency. In questo caso tutti e due sono in agency, hanno un vero e
proprio contratto di agency, in cui uno aiuta continuamente l’altro e viceversa.
La conseguenza è che entrambi hanno spostato l’attenzione dal proprio corpo e
sono perciò tagliati fuori dal piacere. Il sesso a questo punto può essere
soltanto fiacco.

Il gioco “la regina e il servo”


Una via divertente per uscire dal contratto di agency e provare nuove
strade è il gioco “la regina e il servo”, un gioco tanto impegnativo quanto
allegro, in cui si affrontano con coraggio quei tabù e quelle limitazioni che
hanno soffocato il piacere nel letto matrimoniale, e in cui cominci a sfidare più i
tuoi limiti che non quelli del tuo partner.
Ti ricordi di tutte quelle volte che desideravi che lui ti toccasse in un
certo modo, che ti sfiorasse il ventre o la schiena, o che ti abbracciasse in una
data situazione?
Ecco, questa è l’occasione per esprimere quei desideri che da tanto
tempo avresti voluto veder soddisfatti dal tuo partner. Se leggendo queste
righe ti vengono in mente diverse idee, o se un lieve brivido ti scende lungo la
schiena o provi una sorta d’ebbrezza nei pensieri, sei pronta a seguire quella
tua voce interiore che spesso s’esprime nei desideri sessuali. Come fare?
→ Durante una bella cena a due nel vostro ristorante preferito, puoi
anticipare al tuo partner che questa sera vorresti... e senza entrare nel
dettaglio dei tuoi desideri spiegargli il setting (la cornice del gioco). Lo
scopo di questa anticipazione è duplice:
1. lo prepari allo “scandalo” e così eviti che poi cada dalle nuvole...
2. puoi star sicura che ora anche la sua fantasia comincerà a
fervere, e che mentre rincasate penserà a cosa tu potresti desiderare da
lui e a cosa lui potrebbe chiedere a te...

Come si gioca?
→ Prendetevi due ore di tempo: un’ora per ciascuno è
il minimo per arrivare a desideri un po’ più scottanti.
→ Scegli un ambiente dove ti senti protetta, e che
associ all’erotismo e al piacere.
→ All’inizio sei tu la regina che spiega al suo miglior
servo cosa le piacerebbe che lui facesse, (per
esempio: accarezzami per dieci minuti i seni senza toccare i capezzoli poi
portami un bicchiere di spremuta d’arancia, siediti davanti al mio trono e
dimmi tre cose che ti piacciono di me, baciami le gambe dai piedi fino ai
glutei e alla fine coccolami nelle tue braccia, in maniera protettiva...).
→ L’intento non deve esser quello di far soffrire lui (non è un gioco
sadomaso) ma di far godere te.
→ Sii coraggiosa! Non usare mezzi termini ma esprimi ciò che veramente
desideri, non indugiare sui desideri sicuri e privi di rischio, ma scegli
quelli che ti fanno venire la pelle d’oca. Man mano che prosegui col gioco,
scoprirai che il mondo va avanti lo stesso e che molti desideri una volta
espressi sono meno pericolosi di quanto sembravano prima. È ogni
desiderio espresso, oltre a liberare qualcosa in te, trova finalmente
l’occasione di venir soddisfatto.
→ Tutto quel che fa piacere è permesso. Se una tua richiesta andasse
oltre i limiti di sopportabilità, il tuo partner ha il diritto di dire “stop”, cioè
di non soddisfarla. In questo caso scambiatevi, brevemente, le vostre
opinioni in merito, senza interrompere il gioco; ridimensionate la
richiesta finché diventi accettabile, o continuate con un altro desiderio.
→ Dopo un’ora, scambiate i ruoli e ora lui diventa il re e tu diventi la
migliore serva che lui possa immaginare.

Questo gioco, dopo un primo imbarazzo, piace sempre a


tutti. Oltre a essere divertente, aiuta a esprimere i nostri
bisogni al partner e a condividere con lui i nostri desideri più
intimi, che spesso vengono velati da sentimenti di vergogna o
di inadeguatezza. In genere è molto allegro, ma può anche
metterti in contatto con vecchie ferite, o suscitare
un’improvvisa tristezza – che è il rimpianto d’aver trattenuto
tanto a lungo un desiderio, o di non esserti concessa per tanto tempo una
soddisfazione che era invece così a portata di mano. In compenso, con questo
gioco riuscirai comunque a sentirti capita e accettata dal tuo partner
esattamente così come sei. Spesso, ciò che pone dei limiti ai nostri desideri
non è affatto il nostro partner, ma solo una nostra voce interiore.
Questo è stato, per esempio, il caso di Mariacarla, 44 anni, segretaria.
Quando toccò a lei d’essere la regina, arrossì violentemente, le sue labbra
iniziarono a tremare, la gola si seccò, e si vedeva che stava lottando con se
stessa. Dopo un po’ prese coraggio e con una voce pacata chiese a suo marito
Mario di accarezzarle e di massaggiarle per 20 minuti le gambe senza arrivare
ai genitali. Il marito, senza nessun tipo di esitazione, iniziò a farlo, dolcemente
e sensualmente... dopo pochi minuti Mariacarla scoppiò in lacrime di gioia per
il fatto che lui aveva accettato questo desiderio, che la paura di chiedere
troppo le aveva sempre impedito di esprimere.

Il modo di dirsi ciò che c’è da dire


In una coppia è importante parlare per risolvere i tanti dissidi e conflitti
che si possono creare. Ma benché sembri tanto semplice, ben pochi lo fanno: la
coppia media comunica sette minuti al giorno. Sette minuti di comunicazione
cosciente, in cui uno si sente ascoltato: il resto del tempo si riempie di fiumi di
parole prive di consapevolezza, lungo i quali ogni frase è solamente ovvia,
scontata.

Se ci accostiamo al Tantra per imparare a fare l’amore più a lungo, è


bene che prima impariamo a comunicare più a lungo.

Quando parliamo con il nostro partner, molto spesso le parole che


pronunciamo hanno già attraversato diversi filtri: questo lo posso dire, quello
no; questo è importante e quello no; se dico questo sembro intelligente, quello
non lo posso dire perché verrei criticata. Queste convinzioni, questi schemi,
questi filtri sono molto elaborati, e crediamo erroneamente che servano a
migliorare la nostra comunicazione. È davvero un errore, e infatti poi ci
meravigliamo che sul piano emozionale non riusciamo a farci capire, anche se
siamo molto abili nel discutere riguardo a situazioni, a persone, a fatti e a
problemi quotidiani: dove andiamo a cena fuori, chi invitiamo alla festa, cosa è
successo oggi, cosa facciamo domani, come ci organizziamo per le vacanze e
così via. Il problema è che dimentichiamo un fatto molto importante: e cioè
che per comunicare bisogna comunicare tutto. Se osserviamo noi stessi mentre
parliamo, possiamo notare che v’è spesso in noi un impulso a dire una qualche
cosa che ci occupa la mente già da un po’, ma non la diciamo: cominciamo a
parlare di qualcos’altro, meno importante, meno scottante, perché parlandone
ci esponiamo meno e non ci rendiamo vulnerabili.
Per entrare nel flusso della vera comunicazione, è importante sforzarsi di
esprimere tutte le nostre emozioni e i nostri sentimenti. Di solito, sappiamo
parlare di tutto, tranne che di noi stessi – di come ci sentiamo, di cosa
proviamo, cosa ci passa veramente per la testa e nel corpo. Far venir fuori
quello che pensiamo è veramente un atto di coraggio, ma ne vale la pena
perché solo se condividiamo ciò che è più prezioso per noi possiamo dire al
nostro partner come stiamo veramente.

A volte siamo così preoccupati di non dispiacere all’altro (agency) che


tratteniamo in noi ciò che pensiamo, proviamo, sentiamo solo per “non ferire”
il partner. Invece così gli infliggiamo la più grande ferita, quella di trattenere
insieme ai nostri impulsi anche la nostra vitalità e energia, che sono in assoluto
le cose più preziose che possiamo condividere con lui.
Reprimere ha anche un altro prezzo: ogni impulso non espresso dovrà
essere rielaborato da qualche parte dentro di noi, e ciò, oltre a consumare
energia mentale, creerà offuscamento, confusione, quel senso di assenza che
spesso notiamo nelle persone che parlano poco, o che parlano molto senza
comunicare le loro vere emozioni.

Un esercizio per migliorare la comunicazione


Fa’, insieme al tuo partner, un esercizio molto semplice ma decisamente
efficace:
→ per un periodo (almeno una settimana) prendetevi venti minuti al
giorno solo per voi due, e dedicateli alla comunicazione, dieci minuti per
uno.
→ Decidete chi inizia per primo a parlare di sé (chiamiamolo partner A).
→ Il partner A inizia a parlare in prima persona: io mi sento... ho fatto...
mi trovo a disagio con... Puoi usare questo tempo per parlare di te e
soltanto di te, di tutto quello che ti sta a cuore, o che ti è rimasto sullo
stomaco, o che ti passa per la testa o che ti dà piacere. Evita di parlare
di altri, di pronunciare giudizi – (è positivo, è negativo, è buono...) – o
paragoni, di parlare in termini di convinzioni – (la vita è dura, le donne
non mi amano...) – o di generalizzazioni – (si deve, tutti sanno che...);
parla solo di quello che ti muove dentro. Nel dubbio, inizia sempre con
“io...”.
→ Guardatevi negli occhi. Quando non ci guardiamo, è molto facile
andare in una specie di trance, dove ci parliamo addosso senza essere in
contatto né col partner né con noi stessi.
→ Durante questi dieci minuti il partner B rimane silenzioso e ricettivo.
Non giudica, non interrompe, non commenta, neanche con i gesti.
Ascolta, e non fa altro che ascoltare, è tutt’orecchi e apre la sua mente
per recepire non soltanto le parole dell’altro ma anche il suo stato
d’animo, il suo modo di organizzare i pensieri, il suo modo di capire se
stesso e il mondo.
→ Il partner B, intanto, può osservare cosa succede in lui mentre
ascolta: quali sono i momenti in cui si sente toccato, quali i momenti in
cui fa fatica a rimanere presente, o quando avverte gli impulsi a
intervenire.
→ Alla fine dei dieci minuti scambiatevi i ruoli senza alcun commento.
Ora B parla di sé e A ascolta.

È importante che questo esercizio sia fatto in un luogo neutrale, che non
sia emotivamente caricato (come per esempio il letto).
L’esercizio è assai semplice, eppure si rimane ogni volta stupiti di quante
cose si chiariscano e vengano in luce, di quanta limpidezza porti nel rapporto,
di quanta energia si liberi e di quante cose si possano dire in soli 10 minuti. È
particolarmente utile farlo quando si stanno sperimentando esercizi che
aumentano il livello energetico, le 4 chiavi o gli esercizi tantrici che
descriveremo più avanti. Noi due l’abbiamo fatto per mesi ogni mattina dopo
colazione, e quel periodo fu contrassegnato da un’assenza pressoché totale di
litigi coniugali.

Altre coppie che lo hanno praticato per un periodo, ne parlano così:

Quando ho cominciato a fare questo esercizio con la mia partner, mi sentivo molto
frenato, facevo una gran fatica a parlare soltanto di me. Dopo circa una settimana si è
rotto il ghiaccio, a volte siamo rimasti a parlare per un’ora e io parlavo e parlavo e
veramente mi si apriva l’anima.

All’inizio spesso c’era soltanto silenzio in questi dieci minuti, non sapevo cosa dire.
Mi accorgevo che la nostra comunicazione era soltanto superficiale, e non così buona
come credevo.

Mi veniva da piangere, ero irritata e commossa nello stesso tempo: avevo per
dieci minuti la sua completa attenzione e riuscivo solo a piangere; mi sono liberata di un
grande peso.

Ci aiutava molto a risanare il nostro rapporto, eravamo in crisi e io ero arrabbiata


con lui. La costanza e la disciplina con la quale ci incontravamo ogni sera per questo
esercizio prima di andare a letto ci ha permesso di superare momenti molto difficili.

Ho visto e sentito molto di più su di lui. Potevo lasciar entrare le parole e


accettarlo nella sua diversità, capivo che i suoi sentimenti seguivano tutta un’altra logica:
che davvero vedeva il mondo diversamente da me.

Potete concludere l’esercizio con un abbraccio. E qui ci troviamo di nuovo


di fronte a un gesto semplice ma che a volte viene usato più per mantenere la
distanza, che non per creare intimità. In Vietnam si dice: «L’abbraccio è una
bellissima usanza. Se tieni in braccio un bambino o se abbracci tua madre, il
tuo uomo, il tuo amico e inspiri e espiri tre volte si raddoppia la tua felicità.»
[20].

I tre modi comuni di abbracciarsi


Vediamo i 3 modi più frequenti per abbracciarsi:
1. L’abbraccio del cowboy, fianco a fianco come vecchi colleghi,
uniti nella forza ma divisi nei sentimenti: bacini vicini e cuori lontani,
ciascuno dei due è piegato leggermente all’indietro, ci si fissa negli occhi.
2. L’abbraccio di Nonna Papera: viso a viso, battendosi sulle spalle,
dicendosi con parole quanto ci si è mancati con un’aria un po’ romantica
e sentimentale; ma guai ad avvicinare i ventri, o i genitali: per carità! più
lontani possibili. Molto affetto, poca energia.
3. L’abbraccio intimo: i corpi si toccano su tutta la lunghezza: cosce
con cosce, bacino con bacino, ventre con ventre, petto con petto e testa
con testa. In questa posizione rimaniamo semplicemente fermi, forse
respiriamo nello stesso ritmo, pochi gesti, niente parole. I nostri corpi
parlano tra di loro una lingua silenziosa, e si capiscono l’un l’altro.

Quando abbiamo detto a parole tutto quello che c’è da dire, possiamo
lasciar parlare i nostri corpi e a questo punto entriamo in quei processi che
vengono chiamati “scambio dell’energia” o “fusione sottile”: sono avvenimenti
che si sottraggono al nostro controllo e alla nostra volontà e che avvengono di
per sé nel contatto tra due corpi, specialmente se uno è maschile e l’altro
femminile.

Il bonding
Bonding in inglese significa legarsi o essere in connessione, e può
rispondere a tutta una gamma di esigenze, dal sintonizzarsi prima di fare
l’amore fino alla catarsi terapeutica. [21].
→ Dopo aver sciolto le tensioni del corpo e le tensioni più grossolane e
superficiali con lo sport, la danza o con uno degli esercizi di questo libro,
sdraiatevi in questo modo: uno di voi supino su una coperta, sul letto o
su qualsiasi altra superficie morbida, l’altro su di lui a pancia in giù.
Allineate nei primi minuti il ritmo dei vostri respiri e dopo un po’ noterete
che il peso del corpo non diventerà più un problema. Quando i campi
energetici si sintonizzano puoi reggere anche una persona più pesante di
te senza alcuna fatica.
→ Rilassatevi semplicemente in questa posizione, rilassate tutti i muscoli
dalla testa fino ai piedi ed entrate in quello spazio delle percezioni
corporee che, di minuto in minuto, diventano sempre più sottili.
→ Dopo circa 10 minuti sentirai che il corpo si sta rilassando anche negli
strati più interiori. I testi tantrici dicono che dopo 32 minuti i corpi

20 - Thich Nhat Haldt, Ich pflanze cin Llichelrt, Munchen 1992, p. 106. (Orig. Peace is
Every Step, New York 1991.)
21 - Jaqueline C. Lair and Walther H. Lechler, Von mir aus nennt es Wahnsinn.
Protokoll einer Heilung, Stuttgart 1993. (Orig. I Exist, I Need, I’m Entitled, New York 1980.)
energetici si fondono, e i loro confini si diluiscono. Voi provate a restare
così per un minimo di 20 e un massimo di 40 minuti, e osservate.

La distanza giusta tra me e te


L’intimità in un rapporto non sta soltanto nell’essere vicini, ma nasce da
un equilibrio tra vicinanza con l’altro e spazio libero per se stessi, per respirare.
L’intimità può nascere soltanto quando nel rapporto ci sono entrambi questi
elementi. Nella vicinanza non c’è ancora intimità. Spesso si pensa che più si è
stretti l’uno all’altro, e più si è in intimità. Ma ognuno di noi conosce bene quei
momenti in cui ci stringiamo al partner solo col corpo, mentre energeticamente
siamo a un livello basso, e ciascuno dei due è occupato da altri pensieri. Molti
conflitti di coppia hanno, come loro principale causa, un mancato bilanciamento
tra vicinanza e spazio libero.

Sia la vicinanza che lo spazio libero sono sensazioni ben precise, e


suscitano entrambi un senso di benessere: quanto ti senti vicino al partner e al
contempo ti senti bene nel tuo spazio, te ne accorgi in tutto il tuo corpo, nel
tuo respiro fluido, in una sensazione di pienezza. Non è uno stato che puoi
creare ad hoc, non è una cosa che dipende dalla tua volontà o dalle tue
convinzioni sul rapporto, o da argomentazioni o discussioni preliminari.

L’esercizio dei due cerchi


Per sperimentarlo concretamente, usa il seguente esercizio: [22]: il
momento migliore per farlo è dopo aver comunicato come abbiamo descritto
più sopra, o dopo aver sperimentato le 4 chiavi.

→ Sedetevi uno di fronte all’altro su un


pavimento, dove puoi disegnare col gesso.
Tenete due pezzi di gesso a portata di
mano.
→ Guardatevi negli occhi e fate 20 respiri
profondi continuando a guardarvi; notate
ogni vostra sensazione: formicolio nelle
mani, calore nel ventre, inebriamento nei
pensieri. Rimanete presenti a voi stessi e
continuate a respirare. Per molte persone
respirare profondamente e guardare
simultaneamente il partner crea già una
situazione insolita: non è una cosa che
facciamo spesso, e significa mostrarsi con
una carica energetica più alta – perciò si
può avvertire un senso di disagio.
→ Ognuno prende contemporaneamente il suo pezzo di gesso e disegna
il suo spazio intorno a sé. Fatelo senza pensare, lasciatevi guidare
soltanto dalla vostra mano che disegna.

22 - Jack Lee Rosenberg Beverly KitaenMorse, The Intimate Couple, Atlanta 1996,
pag. 58.
→ Ora, notate se c’è qualcosa di diverso nell’avere questo spazio definito
intorno a sé. Qual è la differenza rispetto a prima? Come vi sentite ora?
Ci sono delle persone che si sentono isolate e che non amano avere dei
confini così definiti. Altri si sentono più sicuri, più compatti e solidi,
perché il cerchio accentua il loro sentimento di sé. Alcuni si sentono
intrappolati, limitati, isolati e chiusi in se stessi. Ci sono persone che
disegnano il loro cerchio intersecando il cerchio del partner, altri hanno
difficoltà a disegnarlo. Per alcune persone questo confine non fa nessuna
differenza, perché hanno già un loro confine naturale dentro di sé.
→ Ora guardate i cerchi e rammentate il questionario sul carattere
descritto nel capitolo precedente [23]:
• l’abbandonato ha spesso un cerchio dai confini poco visibili e non ben
definiti, e si sente isolato
• l’invaso ha, di solito, confini ben definiti, a volte anche con linee forti e
doppie. Si sente protetto e al sicuro nel suo spazio
• il come se è spesso insicuro nel tracciare il cerchio, lo modifica più
volte per adattarlo a una sua idea di come il cerchio dovrebbe essere.
→ Ora osserva anche il cerchio del tuo partner e confrontalo con il suo
questionario sui caratteri.

È molto utile sapere quali potenzialità e quali difficoltà puoi incontrare nel
rapporto con il carattere del tuo partner. Ecco le più frequenti:

Se convivi con un abbandonato:


• non riesci mai a convincerlo che non lo lascerai;
• quello che gli dai non sarà mai abbastanza;
• pur di star con te, è pronto ad acutizzare e a esasperare i suoi
comportamenti fino a un vero e proprio martirio;
• cerca sempre di muoversi verso di te;
• è un buon seguace.

Se convivi con un invaso:


• non è mai completamente disponibile, e non si sente del tutto
coinvolto nel rapporto;
• tu potrai sentire la sua mancanza, ma lui no;
• è logico, fidato, indipendente e vuol essere sempre ineccepibile;
• non cura molto le relazioni sociali;
• potresti essere il suo unico amico;
• si sente relativamente soddisfatto di come sta andando la sua vita;
• non si sente a suo agio nell’esprimere le emozioni.

Se convivi con un come se:


• impieghi molto tempo a trovare la distanza giusta;
• è bravissimo a risolvere problemi, se può fare come vuole lui;
• puoi contare su di lui, se hai bisogno di venir guidato;

23 - vedi qui: “b – Il carattere” pag. 39 sgg.


• avrete difficoltà nel prendere impegni, sul darvi dei compiti, nella
puntualità, nel dire prego e grazie, nel farvi regali;
• ci saranno sempre delle discussioni sul metodo da seguire, il tuo o il
suo.

Sappi che tutti gli aspetti del tuo carattere e di quello del tuo partner ti
accompagneranno nei successivi capitoli, e che le caratteristiche di ogni
carattere si fanno particolarmente evidenti ogni volta che diventiamo più
presenti a noi stessi, più meditativi, più eccitati, più sensibili. Perciò preparati a
ritrovare quegli aspetti del carattere anche negli esercizi erotici e in tutti gli
esercizi in cui faremo esperimenti con gli spazi energetici, gli orgasmi o gli
strati profondi della mente.
Se in questo capitolo avete imparato a notare quali sono le
caratteristiche salienti dei partner e le dinamiche della coppia, vi renderete
conto facilmente che è importante rafforzare la propria identità, cioè la propria
presenza e l’energia nel proprio spazio, per poter incontrare il partner in un
nuovo modo, più intimo, più aperto, più radicati in se stessi.

Parte seconda
II – La via del piacere
5° – Star bene nel sesso
Per quanto riguarda la sessualità, viviamo in un’epoca di grande
confusione, tra pochi riferimenti credibili e molte contraddizioni.
In genere, nostro padre e nostra madre – le persone che hanno costituito
il nostro primo punto di riferimento – hanno raramente parlato di sesso, e se
ne parlavano era piuttosto in termini di divieti o di battute, ma non con quella
naturalezza, quella apertura e quel coinvolgimento interiore, di cui avevamo
bisogno; e ancora meno ci hanno insegnato come sentirci bene e rilassati nella
nostra sessualità. Quante volte li abbiamo visti nudi?
Al contrario, ora assistiamo a una valanga di informazioni sul sesso: il
sesso è uno degli argomenti più trattati dai mass media, sono in vendita
tantissimi libri sul sesso, ogni rivista ha almeno un articolo sull’argomento, ma
sembra che tutte queste parole non bastino mai, che le questioni che ci
turbano rimangano sempre le stesse e che la gestione del rapporto di coppia
stia diventando sempre più difficile e più problematica, invece che più
semplice.
Quanto alla scienza, i sessuologi sanno certamente dare ottime
informazioni, per quanto riguarda l’aspetto più meccanico e organico del
rapporto sessuale. Ma nelle questioni che coinvolgono tutto il nostro essere,
anche la scienza dà risposte abbastanza contraddittorie, o si avvolge di
silenzio.
Al cinema, nella pubblicità e sulle copertine delle riviste veniamo
bombardati da una quantità di nudi che non hanno alcun rapporto con un
qualche nostro desiderio di mostrarci nudi in prima persona. E in quelle rare
occasioni in cui ci spogliamo davanti ad altri (sulla spiaggia, nella sauna, a una
visita medica...) proviamo vergogna oppure siamo del tutto staccati dai nostri
sentimenti, e ci mostriamo nudi più per voglia di apparire che non per sentirci
a nostro agio.
Mentre la Chiesa cattolica va predicando concetti adatti a una società di
cent’anni fa, la “donna moderna” accampa pretese quali la multiorgasmicità e
l’indipendenza nell’espressione sessuale. [24].
Mentre quasi il 50% degli uomini ha il “problema” di una eiaculazione
troppo rapida o di un’impotenza temporanea, la stampa parla di record men
del sesso che fanno l’amore per diverse ore di seguito.
Perfino il Tantra, che insegna a provar gioia e distensione nell’ardore
sessuale, viene utilizzato spesso per creare un’ulteriore “ansia di prestazione
sessuale”.
Fino a circa dieci anni fa le donne non dovevano far sesso, se tenevano
alla loro buona reputazione; e se lo facevano, lo facevano di nascosto, e in
modo sommesso, silenzioso, inibito. Oggi per essere “in”, bisogna farlo, farlo
spesso, avere degli orgasmi sconvolgenti e parlarne senza inibizioni.
Poiché è da questa situazione che noi tutti partiamo, prima di cominciare
a estendere l’orgasmo con le tecniche tantriche e unire l’ardore del sesso al
silenzio della meditazione, dobbiamo trovare un modo di sentirci veramente (e
non solo apparentemente) bene nella nostra vita sessuale. Un modo di aprirci
più a noi stessi e alla danza dei nostri sensi, che non alle esigenze esterne e a
concezioni idealizzate.

In questo capitolo non vogliamo aggiungere nuove tecniche a quelle che


già si trovano in tanti altri testi; vogliamo solo dare spazio a quelle potenzialità
che ciascuno di noi porta in sé, e fornire indicazioni per capire perché quelle
potenzialità non trovano attuazione. Non miriamo né a degli standard né a dei
record, ma solo a trovare un’espressione della sessualità individuale e
personale, così come essa è in realtà. Non occorre diventare diversi da come si
è per essere pienamente soddisfatti a letto; basta comprendere i nostri
automatismi corporei, sentimentali e mentali e portare alla luce quei tesori che
ciascuno di noi ha già dentro di sé.
Prima di districarci da tutte quelle immagini artificiose che abbiamo
coltivato e che ci siamo impresse nella mente riguardo ai modi di essere sexy,
dobbiamo renderci conto di che cosa esse siano, e in qual modo riescano a
boicottare il nostro benessere personale.

Cosa me lo impedisce?
Una convinzione è una frase, un pensiero, un giudizio che crea realtà. Se
per esempio sono convinta che il sesso sia noioso, cercherò inconsapevolmente
situazioni nelle quali il sesso sarà sempre noioso. Questa convinzione crea una
sorta di visione ristretta e deformata della mia realtà personale e relazionale,
che limita non solo la mia sessualità, ma anche tutti gli altri aspetti della vita.
La maggior parte di noi ha ricevuto poco incoraggiamento nella sua
educazione sessuale e ha viceversa accumulato un ampio repertorio di
affermazioni, regole, convinzioni e giudizi deprimenti, e decisamente inibitori.
Anche il semplice non parlarne, non dire mai niente, far finta che il sesso non

24 - Bali Hellwig Schinko, Tantra-Einfah sings-Workshop des Aruna Instituts,


Scifriedsworth 12/94.
esista, la cortina di silenzio che avvolge un tema così importante per gli
adolescenti, conduce sempre a convinzioni inibitorie: ai vari “non si può”, “non
devi”, e così via... Queste convinzioni apprese dai genitori, dagli educatori, dai
preti ecc. hanno un duplice effetto:
1. diventano parte della nostra struttura mentale e danneggiano il
nostro piacere personale;
2. danneggiano anche il piacere di altre persone, sotto forma di
giudizi, disapprovazione ecc.

Queste convinzioni ci parlano continuamente sotto forma di “voci


interiori”, e possono avere due nature:

Il top dog
Significa “una voce che viene dall’alto”: che cioè è
avvertita come autorevole. Di solito ha un tono molto
aggressivo che, indipendentemente dal contenuto delle
sue frasi, produce veri e propri shock nel corpo
energetico, frena improvvisamente tutta la nostra vitalità
e ci mette in uno stato di allerta, di difesa o di fuga. il top
dog ha di solito un tono forte e attivo, ma pericoloso
come un padre che picchia.

L’under dog
Letteralmente significa “il cane che c’è giù”: è una voce che viene
dal basso o che comunque tende a tirarti giù, a toglierti la tua energia; ti
priva della forza vitale lasciandoti una sensazione di pesantezza e di
stanchezza. È la voce di una vittima, e il suo tono è paragonabile al tono
d’una madre che soffre e si lamenta.

Tipici top dogs sono:


• Non mi devo toccare e gemere così.
• Dovrei essere più sensuale.
• Non comportarti come una puttana.
• Dovrei essere in grado di soddisfiare sempre mia moglie.
• Devo riconoscere la mia sessualità.
• Voglio controllarmi e tenere duro.
• Dovrei essere più bravo a letto.

Tipici under dogs sono:


• Non posso far nulla per star bene.
• Bisogna adattarsi al partner.
• Non ci provo nemmeno a dirglielo, tanto non lo capisce.
• Non riuscirò mai ad avere una buona erezione.
• Non mi merito il suo amore.
• Ho tanta paura, non ce la faccio.
• Non sono abbastanza bella per piacergli.

L’esercizio dei “dogs”


Ora che ti sei fatto un’idea, prendi un foglio di carta, piegalo a metà e
scrivi su un lato tutti i top dogs e sull’altro lato tutti gli under dogs che
riguardano la tua sessualità e in particolar modo il piacere che provi nel sesso.
Poi, esamina la struttura delle tue voci:
→ in quale delle due categorie le tue voci interiori sono più numerose.
→ Quali sono gli operatori modali più frequenti: devo, non devo, non
posso, dovrei, voglio (con tono insistente), non voglio.
→ Dove potresti averle imparate: da tuo padre, da tua madre, dai tuoi
coetanei, dai partner che hai avuto...?
→ In che modo limitano il tuo piacere: quale sensazione provi nel corpo
se dici ad alta voce quelle frasi, rivolto a te stesso?
→ In quale misura giudichi anche altre persone secondo i criteri di
queste voci?

Una volta che hai individuato le voci, le frasi, le convinzioni con le quali
ostacoli il tuo benessere sessuale, non avrai certo risolto ogni cosa, ma avrai
comunque fatto il primo passo per prender le distanze da questo tuo
programma negativo: la prossima volta che senti una di quelle voci, potrai
pensare “ah, eccola di nuovo”, e ciò ti impedirà di identificarti con essa; la
riconoscerai come tua, ma potrai scegliere se seguirla o se seguire di più il tuo
piacere. Potrai anche domandare al tuo partner se lui pensa la stessa cosa che
tu credi che lui pensi.
Quanto più spazio dai al tuo piacere, tanto più udibili divengono le voci
interiori che vogliono ostacolarlo.
Talvolta queste voci interiori non si limitano a singole frasi, ma
espongono interi ragionamenti, del tipo: “io non mi merito di provare molto
piacere, e devo semmai faticare prima, per guadagnarmelo, devo accontentare
il partner per riceverlo e, se per caso il mio partner mi fa sentire felice, gli devo
dare subito qualcosa in cambio”.
Queste voci infernali sono la nostra prigione, sono i limiti che non ci
vengono imposti dall’esterno ma che ci creiamo e manteniamo da dentro; è
attraverso queste voci che noi siamo violenti con noi stessi, ostacoliamo la
nostra strada verso il piacere, ci comprimiamo energeticamente, ci rendiamo
deboli o rigidi. Quando ti accorgerai che è così, potrai avvertire una certa
collera contro queste voci, e questa collera è necessaria per affrontarle, e per
decidere da che parte starai in futuro: se dalla parte del piacere, o da quella
dell’inibizione.

Ci sono diversi modi per affrontare queste voci infernali nel nostro
dialogo interiore:
1. rivolta: rimandare il messaggio al mittente con un “ora basta!”
2. ammettere la verità: “questa frase mi offende”
3. umorismo: dissolve la forza distruttiva della voce
4. esagerare: “Ah, ma posso essere ancora più porca, se voglio”
5. aggredire la voce che ti giudica: “Come puoi tu giudicare cos’è
un buon amante?”
6. equanimità: rimanere radicato nel corpo, considerando la voce
con distacco
7. ristrutturare la voce: per esempio, se dice “il sesso è sporco” voi
rispondete, spostandola in un contesto dove è più utile “ora faccio il
sesso come mi viene, e poi farò pulizia sulla mia scrivania che è
disordinata”.

Ma non crediate che la mente, con le sue voci e le sue convinzioni, sia
l’unico ostacolo a una sessualità serena. Le cose sono più complesse: a quelle
voci corrispondono blocchi muscolari e blocchi emotivi. E, d’altra parte, anche il
potenziale della sessualità liberata si trova sia nella mente – (i desideri, le
fantasie, le voci del bambino interiore) – sia nel corpo – (sensualità, slanci
spontanei, voglia di allargarsi). Alle voci che dicono “sì” o “no” all’energia
sessuale, si aggiungono le forze dei sensi che tendono ad allargarla, e dei
blocchi che tendono a comprimerla e a frenarla.

I quattro modelli comuni di coppia

Nel vissuto sessuale della coppia si possono creare svariati equilibri, che
dipendono dalla distribuzione dei potenziali e dei freni che agiscono nel corpo e
nella mente. Possiamo distinguere quattro forme di comportamento tipiche,
che una coppia può adottare nel corso della sua storia.

I quattro modelli comuni di coppia – 1 – La coppia spenta:


Fanno poco sesso, e a 30 anni sembrano già anziani. Questa coppia può
assumere due forme:
1. i partner socializzano volentieri con gli altri, e sono allegri ma un
po’ piatti, poco vitali, non “irradiano”;
2. sui due partner pesa una sorta di cappa, sono depressi o rigidi e
fanno una vita difficile, passano le sere davanti al televisore o a discutere
dei difetti degli altri, si sentono frenati sia nel corpo che nella mente.

I quattro modelli comuni di coppia – 2 – La coppia drammatica:


Fanno una vita movimentata, vivono le emozioni, fanno sesso, a volte
litigano e piangono, hanno frequenti scenate di gelosia; ma tutto ciò ha una
netta tendenza a divenire ripetitivo: “È sempre la solita storia”, mancano i
cambiamenti, le prospettive nuove, la profondità.
1. Spesso, lei frequenta diversi gruppi new-age e vuole convincere
lui a seguirla;
2. si sentono vivi nel corpo ma ingabbiati mentalmente.

I quattro modelli comuni di coppia – 3 – La coppia cerebrale:


Sono svegli e aperti a qualsiasi novità, fanno sesso in diversi luoghi e
sono sempre alla ricerca di qualcosa di stuzzicante. Lo fanno spesso, ma in
modo teso. Rincorrono le fantasie e hanno diversi video porno a casa.
1. Spesso lui vuole convincerla che uno scambio di coppia
arricchirebbe il loro rapporto;
2. si sentono vivaci mentalmente ma in qualche modo il corpo non
segue.

I quattro modelli comuni di coppia – 4 – La coppia radiante:


Curano il rapporto e la sessualità, hanno come un alone di cordialità
intorno a sé, traboccano di gioia di vivere, a 60 anni sembrano ancora giovani.
È uno stato che quasi ogni coppia conosce nel periodo dell’innamoramento.
La loro energia è viva sia nel corpo che nella mente.

Oltre che alle coppie, questi schemi si adattano anche all’analisi degli
individui, o di gruppi e organizzazioni (lo staff di una banca, un gruppo di
teatro), o di alcuni rituali e avvenimenti (la festa di Natale in famiglia, i giovani
davanti alla gelateria, i fedeli alla messa, il party con gli amici, le assemblee di
condominio).
In ogni caso, è bene sapere che i programmi mentali e le voci ostacolanti
si possono cambiare, e che i blocchi corporei e emotivi si possono sciogliere.
Riconoscerli e accettarli è il primo passo in questo senso; liberare la loro
energia e darle una forma più fluida, chiara e irradiante, è il secondo passo.
Questo processo ha bisogno di una certa continuità, non si risolve con un “ah,
ho capito”: in un corso di Tantra, richiede per esempio, tutta la prima metà del
training.

Star bene al femminile


“Anche se pensiamo di vivere in un periodo in cui la donna si sente molto
libera e disnibita, perché ha più possibilità di scegliere nel suo agire, nel
pensare, e nell’esprimersi, in realtà il processo per ritornare all’essenza del
femminile è molto lento. Ciò che veramente ci fa sentire donne ha sede nel
nostro corpo.” [25].

Oggi, l’universo femminile ha alle spalle generazioni di donne che hanno


eliminato tutti i loro sentimenti o che per tutta la vita son state costrette ad

25 - Prabhato Regina Konig, Heimliche Lust, Selbstbefriedigung, in Signale 16.12.96,


WDR, regia di Reichel Ricki.
annientare tutto ciò che potevano percepire – in periodi in cui trovar piacere
nel prendersi cura del proprio corpo veniva considerato quasi un peccato.
Ciò non riguarda soltanto le antiche “streghe”, che venivano condannate
al rogo per avere espresso il proprio piacere e i propri sentimenti (o perché gli
uomini si erano immaginati che così fosse), ma anche le nostre mamme e
nonne, che hanno subìto a lungo la repressione delle emozioni e del piacere
sessuale. In questo senso abbiamo potuto imparare veramente poco
dall’ambiente in cui siamo cresciuti: nessuno ci ha insegnato a sviluppare i
nostri sensi.
Oggigiorno diventa invece fondamentale imparare cosa significa piacere,
godere, gioire, e apprendere – finalmente! – che il corpo è una forza più vicina
al femminile che non al maschile, poiché la donna ha sicuramente una maggior
dimestichezza con i segreti del corpo.

Il ciclo femminile
Il ciclo più importante è la mestruazione, che accompagna le donne più o
meno dai dodici ai cinquantacinque anni. Per quanto riguarda la prima
mestruazione si può sicuramente affermare che vi sia una forte carenza
d’informazioni: le adolescenti vi giungono solitamente impreparate, sia a livello
mentale sia a livello psicofisico. Gli antidolorifici alleviano i disturbi legati al
periodo, la pubblicità per gli assorbenti fa sembrare che non stia succedendo
nulla, gli ormoni aiutano a regolarizzare il ciclo: tutto questo mira soltanto ad
allontanarci dalla realtà di questo ritmo naturale.
Nelle antiche culture matriarcali questi giorni erano invece considerati
come un momento carico di potenza: la donna si ritirava e dedicava tempo alla
riflessione; si facevano rituali che la collegavano con dimensioni più grandi di
lei; il colore rosso era sacro; si pensava che il sangue mestruale avesse poteri
magici. Erano giorni in cui ci si chiudeva all’esterno e ci si volgeva all’interno,
alla profondità interiore. Le donne in questi giorni erano davvero al culmine del
loro potere, e sprigionavano energie; da ciò provengono tutte le superstizioni
riguardo alla donna mestruata che si sono tramandate fino ai giorni nostri.

Esiste una ben precisa connessione tra il ciclo biologico e le fasi lunari,
anche se nella vita frenetica di tutti i giorni la si è un po’ dimenticata.
“Raramente una donna riesce ad accorgersi di come cambi la sua esperienza
del periodo mestruale in rapporto ai movimenti della luna.” .[26].

Il prossimo esercizio è appunto una buona occasione per riconnetterci


con i cicli della natura.
L’esercizio del calendario mestruale lunare.
∏∏∏∏∏∏∏∏∏∏∏∏∏∏∏
3° ciclo
∏∏∏∏∏∏∏∏∏∏∏∏∏∏∏
2° ciclo
∏∏∏∏∏∏∏∏∏∏∏∏∏∏∏
1° ciclo

26 - Luisa Francia, Drachenzeit, Munchen 1987, p. 51.


In questa scheda prova a segnare:
→ i giorni della mestruazione (con M);
→ il giorno della ovulazione (con O);
→ le volte che hai fatto l’amore (con ♥), e segna 1, se non ti è piaciuto;
2, se ti è piaciuto; 3, se era super;
→ poi scegli un simbolo che ti piace, per segnare i giorni in cui ti senti
sexy e attraente;
→ inserisci una P per la luna piena, e una N per la luna nera. Dopo alcuni
mesi potrai scorgere i collegamenti. Per poter leggere bene il calendario,
è importante che i cicli siano posti l’uno sopra l’altro.

Alcune donne che hanno seguito in questo modo il loro ciclo raccontano
così le loro impressioni:

Non ci credevo tanto a queste cose, poi un’amica me l’ha raccontato e mi sono
messa a osservare il mio ciclo: e sono rimasta sorpresa delle informazioni che ho
scoperto su di me e soprattutto sui miei sentimenti.

Adesso ho una buona percezione del giorno dell’ovulazione, lo sento nelle gambe,
un certo tirare verso le cosce e nella zona delle ovaie.

Il calendario mi ha aiutato a comprendermi di più, a vedere che questi sentimenti


di rabbia prima della mestruazione sono ricorrenti e non dipendono dalle circostanze
esterne, così non dò più la colpa agli altri, e ne parlo con il mio partner, anche lui riesce a
capirmi meglio.

L’osservare il ciclo e il grado di soddisfazione nell’amore mi ha portato a una


maggior comprensione di me stessa.

Mi ha molto meravigliato scoprire questa mia connessione naturale con fenomeni


così ampi. È una cosa difficilmente comprensibile dalla men te razionale.

Adesso mi conosco molto meglio rispetto a qualche tempo fa, quando il ciclo era
un vero disastro e odiavo i giorni della mestruazione.

Quando sento il sangue scorrere mi sento molto aperta e molto connessa con la
terra, mi farebbe piacere gustare di più questa connessione e i sentimenti legati a essa,
magari con altre donne, e lasciar scorrere, ed essere aperta e vulnerabile; ma ho dei
bambini e lavoro e perciò mi è difficile prendere tre giorni al mese solo per me.

Ho riconquistato un lato della mia femminilità. Mi sento più sicura di me. Ogni
tanto mi viene il desiderio di dedicare più tempo a me sola, ma mio marito mi prende per
pazza e dice che sono scemenze.

Quando ho la mestruazione vorrei ritirarmi, sfuggire dal mondo, stare nella


natura, stare con me stessa soltanto, Nel periodo successivo, fino all’ovulazione, mi sento
carica e piena di desiderio, vorrei fare l’amore tutti i giorni. È il periodo della luna calante.
L’ovulazione la sento come un momento di cambiamento, e sono facilmente irritabile.
Dall’ovulazione in poi sto più per i fatti miei, mi sento più dentro di me. I giorni prima
della mestruazione mi sento carica quasi da esplodere e mi capita più spesso di litigare.
Nella mestruazione esplodo, e mi torna il desiderio di fuggire da impegni di qualsiasi tipo.

Sono in menopausa e sono contentissima di poter sentire il fuoco interno senza


essere collegata a ritmi periodici che inf luenzano la mia vita. Ho altri ritmi e altre
esigenze che sento più mie, e mi sento più potente nelle decisioni della mia vita.
Attraverso il seguente questionario potrai indagare ancor di più nella tua
sessualità. Prendi il tuo diario e rispondi spontaneamente alle domande:
1. Quando senti la parola orgasmo, cosa senti? (perplessità,
indifferenza, calore, gioia...) quali associazioni si formano nella tua
mente? (situazioni, immagini, desideri, pensieri...)
2. Ti intimidisce la tendenza dei mass media a parlare troppo della
sfera sessuale? Per esempio: ti senti meno abile o più abile delle donne
con le quali ti paragoni, oppure ti sembra che ti somiglino?
3. Il pensiero che altri sappiano che tu ti interessi della tua
sessualità ti suscita paura o imbarazzo, o ti carica di energia?
4. Hai degli orgasmi? Se sì, qual è la loro qualità e intensità? Se no,
credi di esserti avvicinata a un orgasmo?
5. Con quale frequenza hai un orgasmo durante il coito? (mai,
raramente, qualche volta, spesso, sempre)
6. Ti piace il sesso orale? Se sì, descrivi dettagliatamente (come
farebbe uno scienziato) in che modo ti fa piacere e cosa provi.
7. Ti piace il sesso manuale? Se sì, prova a spiegarlo nel modo più
chiaro possibile.
8. Ti masturbi? Se sì, quante volte? Raggiungi sempre un orgasmo?
Ti senti sempre soddisfatta, dopo? Qual è il modo di stimolarti che ti
piace di più? Ci sono differenze tra il masturbarti e il fare l’amore con un
partner? Quali? Se non ti masturbi, perché non lo fai?
9. Ti sembra che le tue esperienze sessuali combacino con il tuo
ideale della sessualità?
10. Quali sono le tue fantasie sessuali?
11. Quante volte hai finto un orgasmo?
12. Cos’altro ti viene in mente che possa riguardare la tua
sessualità?

Se dopo aver risposto alle domande nel tuo diario senti la necessità di
parlarne con qualcuno, chiama la tua migliore amica, mostrale il questionario e
poi confrontate e discutete le vostre risposte.

Star bene al maschile


Fare l’amore con una donna rimane spesso, per i maschi, l’unico modo
per sentirsi bene e corporalmente soddisfatti. In fondo, l’uomo è più
dipendente dalla donna di quel che vorrebbe essere: non tanto sul piano
esistenziale, ma per il suo benessere psicofisico, per la sua felicità
sentimentale e corporea. E questa dipendenza, che i maschi difficilmente
ammettono, ha tre conseguenze che sono fonte di sofferenza e malumore:
1. Crea una certa confusione nel rapporto con la donna perché
ognuno può facilmente percepire quella dipendenza, ma nessuno ne
parla. Automaticamente, i maschi scivolano nel ruolo del figlio in età
puberale che vuole dimostrare a tutti i costi alla madre che non ha più
bisogno di lei. Questa configurazione energetica è causa di attriti e di
discussioni interminabili, dopo le quali ci sentiamo più lontani che mai
dalla donna della quale in realtà abbiamo tanto bisogno.
2. Quando si osserva un gruppo di uomini, vi si nota spesso un
senso come di assenza, una nebbia, o una irritazione inespressa. Parlano
di lavoro, di calcio, di progetti... ma non sono presenti completamente,
sono tagliati fuori dai loro sentimenti autentici; non si sentono presenti
nel loro corpo, ed è come se stessero aspettando qualcos’altro. È il
mistero si svela non appena vedono passare una donna: tutti si voltano a
guardarla. Sembra che ritengano il contatto tra uomini un contatto di
seconda qualità, e che qualcosa in loro miri incessantemente al
femminile.
3. Voler essere più indipendenti di quel che si è, crea una
maschera, una corazza emotiva che preclude ai maschi l’accesso alle
forme più sottili della sessualità, a orgasmi più coinvolgenti, e ostacola
quel fenomeno che in Oriente si chiama “l’ascesa della Kundalini”. La
sessualità maschile in fondo è più complessa e più delicata di ciò che
volgarmente crediamo e che vorremmo far credere alle nostre
compagne.

Da maschio a maschio
Per rompere la corazza puoi fare questo esercizio con un tuo amico o con
un uomo di cui ti fidi. inizia con qualche domanda di quelle che di solito fra
maschi non si fanno (o per lo meno non così esplicitamente):
→ Come ti senti nel tuo corpo?
→ Quali sono i tuoi obiettivi, le tue sfide?
→ Com’è il tuo rapporto con te stesso?
→ Cosa provi verso di te in questo momento?
→ Com’è il tuo rapporto con gli altri uomini?
→ Com’è il tuo rapporto con le donne?
→ Con quale tipo di uomo ti capita di sentirti in concorrenza?
→ Quale tipo d’uomo potrebbe avere più successo di te con le donne?
→ Di che cosa hai paura?
→ Quali paure ricorrono più frequentemente nei tuoi sogni e nelle tue
fantasie?
→ Cosa ammiri nella virilità?
→ Quali doti implica, secondo te, l’essere maschio?
Poi commenta le risposte del tuo amico, digli cosa provi ascoltandolo,
cosa capisci di lui e cosa non capisci. Evita di giudicarlo con asserzioni come
“tu sei...” o “questo è giusto, questo è sbagliato...”; usa delle frasi come “ho
notato che”, “mi sono accorto che” o “se ti guardo, vedo che...”, “quando hai
detto questo, ho avuto l’impressione che...” e così via.
Dopodiché scambiate i ruoli.

L’esercizio della danza maschile


Ora cerca un contatto più corporeo. A questo punto molti uomini
pensano: “Cosa? Un contatto corporeo con un altro maschio? non sono mica
omosessuale!”. Spesso il fatto che il contatto tra due uomini vada oltre le
parole e diventi un contatto fisico, viene associato immediatamente con
l’omosessualità: ma questa è solo un’idea preconcetta, e una paura che
perseguita il mondo dei maschi. Di solito si tratta semplicemente del desiderio
di contatto umano e di amicizia. Questa inibizione dei maschi è ancora più
accentuata se nella tua vita l’unica forma per uscire dal tuo isolamento emotivo
e per entrare in contatto con gli altri passa attraverso il rapporto sessuale con
le donne; tendi allora a proiettare la modalità sessuale anche sugli uomini, e
blocchi ogni tuo desiderio di contatto umano con i maschi, appunto per non
sembrare un omosessuale. E la paura di essere in tal modo giudicato aumenta
ancora di più il tuo isolamento.
Il seguente gioco ha un triplice scopo:
1. Ti dà l’opportunità di radicarti maggiormente nel tuo corpo – e
non da solo, nei modi che hai conosciuto grazie allo sport o al body-
building, ma attraverso il contatto con un altro maschio.
2. Puoi assaporare le diverse qualità e i diversi ritmi di un contatto
corporeo maschile.
3. Ti consente di entrare in una danza energetica maschile e di
godertela, senza necessariamente fare sesso.

→ Mettetevi l’uno di fronte all’altro e chiudete gli occhi. Assumete una


posizione stabile, mantenendo un buon contatto con la terra; senti il
contatto con il pavimento, ascolta il tuo respiro, e poniti due domande:
cosa senti nel tuo corpo? Come ti senti in rapporto al tuo partner?
→ Fai un passo in avanti, stendi in avanti una mano,
quella più attiva, e senti la mano come un
prolungamento del tuo corpo. A questo punto la tua
mano incontrerà quella dell’altro, afferrala in modo
deciso e aspetta che i movimenti affiorino da soli: ciò
succederà se continuerai a respirare come prima e se
manterrai il contatto con le tue sensazioni e vibrazioni
interiori.
→ Si potranno avere vari tipi di movimento nel
contatto tra le due mani: fluidi o staccati, concatenati o contrastanti,
lenti o veloci, forti o teneri.
→ Se entrate in un momento di stallo in cui le vostre forze si annullano,
fa’ respiri più profondi, concentrati sulla sensazione che ti dà il contatto
col pavimento e continua a osservare i movimenti della tua mano.
Quando ti sarai veramente immedesimato con il movimento della mano,
tutto il tuo corpo ne seguirà il ritmo. Il movimento potrà diventare
turbinoso: forte e avvolgente come una danza delle vostre energie
maschili.
→ Preparati a un cambiamento repentino del ritmo, e abbandona
qualsiasi idea che ti sei fatto su quel che dovrebbe
succedere. L’incontro fisico tra due maschi non segue
un andamento lineare ma si amplia nelle due onde che
originano da te e dal tuo partner, e che formano poi
una terza onda che è l’insieme delle vostre vibrazioni.
→ Dopo circa 10 minuti avvertirai che il movimento
cambia ritmo e rallenta pian piano, fino a cessare.
Esprimi la stima per l’altro in un saluto, allora rimarrai
con la carica energetica, che sarà in tutto il tuo corpo.
→ Ora torna a concentrare l’attenzione sul tuo corpo: che cosa senti?
Cosa provi? In quali punti ti percepisci vibrante, carico, vitale, radiante?
→ Sedetevi, e scambiatevi le vostre impressioni.

Sesso al maschile
La donna ha una tendenza a vivere la sessualità in una maggior
connessione con la propria psiche, e ogni suo stato d’animo si riflette
istantaneamente nel suo benessere corporeo; l’uomo, invece, tende a vivere la
propria sessualità isolandosi molto di più dai propri processi intrapsichici e
relazionali, e perciò la sua sessualità si esplica in modo più istintivo e
automatico. Il vantaggio di ciò è che “l’uomo può farlo anche senza un grande
feeling”; lo svantaggio è che il sesso può allontanarsi sempre più dal suo
nucleo profondo, fino a che la curva sessuale perde ogni connessione con il suo
andamento energetico, e tutto il sistema corpo-mente comincia a crollare. A
questo punto, di solito, l’uomo non capisce più nulla, si spaventa e va in crisi.
La percentuale di uomini che soffrono di impotenza o di eiaculazione precoce è
più alta di quel che si pensi. [27]. Proprio perché la sessualità maschile tende
a “funzionare da sola”, senza bisogno di strette connessioni con gli altri aspetti
della sua vita psichica, questo disturbo viene vissuto come un avvenimento sul
quale non si può intervenire e porta il maschio al panico. Spesso, infatti, il
primo desiderio, in questi casi, non è “voglio star bene” ma “voglio funzionare
di nuovo”. In più, molti uomini non fanno differenza tra prestazione sessuale e
virilità, e quando il loro pene non è dritto e duro come l’acciaio crolla anche la
loro immagine di sé e la loro autostima; il tutto diventa, dunque, assai meno
una questione di piacere che non di orgoglio. Per la stessa ragione, la
lunghezza del pene è sempre stata una misura simbolica della propria virilità;
benché tutte le donne confermino che non c’entra niente con l’intensità del
piacere che provano durante il rapporto. Si può dire che il problema di fondo
nella sessualità maschile sia la scarsa considerazione che l’uomo ha per il suo
benessere psicofisico, per le sensazioni corporee e per gli aspetti più sottili
della propria sessualità – insieme alla sua idea ossessiva di “funzionare” e di
provocare piacere alla donna. “L’equivalenza tra bravura sessuale e virilità è un
luogo comune che la maggior parte di noi ha sempre accettato tacitamente, e
che – anche se pochi di noi vorrebbero essere dei Don Giovanni – ci condiziona
profondamente nel pensare e nell’agire.” [28].
La sessualità che – come la meditazione – ci tocca nel nostro centro
vitale, nel nostro nucleo, è anche il momento in cui “la convinzione che gli
uomini siano indipendenti e le donne siano dipendenti si rivela essere soltanto
un mito moderno. Il letto matrimoniale è anche il luogo in cui emerge alla
consapevolezza dei maschi un segreto che essi ammettono malvolentieri – e
cioè che la loro vita ruota in enorme misura intorno al femminile, e solo a
prezzo di decennali sforzi un uomo può sperare di giungere a una sua
autonomia nell’identità maschile. Il mancato riconoscimento di questo potere
arcaico che il femminile esercita su di noi è anche la ragione per la quale la

27 - Chiara Simonelli e altri, Diagnosi e trattamento delle disfunzioni sessuali, Milano


1996.
28 - Bernie Zilbergeld, Mannliche Sexualitdt, Tubingen 1983. (Orig. Male Sexuality
Guide to Sexualit Fulfillment, USA 1978.)
maggior parte degli uomini non si sono mai liberati, e non hanno mai scoperto
chiaramente nella loro esperienza diretta che cosa significhi veramente la
virilità.
Ogni uomo si deve porre innanzi tutto due domande. La prima è: “Dove
sto andando?”. E la seconda è: “Con chi?”. E deve porsele in quest’ordine. Se
inverte l’ordine, finisce in un inferno.” [29].
Può sembrare ironico, ma in realtà i maschi dovrebbero addirittura
provar gratitudine per quei momenti in cui il loro sesso non obbedisce più:
perché è un segnale d’allarme che il nostro corpo ci dà, per comunicarci che
non ci stiamo occupando abbastanza di lui, o meglio di noi stessi. Infatti, anche
nella terapia sessuologica, per i tipici disturbi maschili non si ricorre a tecniche
stravolgenti, ma spesso a un semplice riorientamento dell’attenzione: perché
l’uomo concentri la sua attenzione meno sulla donna e più su se stesso; meno
sulle sue idee, sui suoi pensieri e sulle sue preoccupazioni riguardo alla
sessualità, e più sulle sensazioni fisiche nel corpo; meno sulla prestazione e più
sul piacere).
Nei cosiddetti “disturbi sessuali maschili” (non dovuti a cause organiche)
il problema non è tanto il sesso di per sé, quanto il significato che il maschio dà
a esso e il dramma interiore che ne viene, e che successivamente si ripercuote
sulla donna e che serve più a colmare il suo vuoto interiore che a risolvere il
disturbo.

Se ogni tanto soffri di impotenza passeggera e hai il pene flaccido


davanti a una donna eccitata, potrai cominciare a dubitare della tua virilità,
potrai cercare di convincere il tuo pene – con le buone o con le cattive – ad
alzarsi, e più ti agiterai, meno si alzerà, potrai cominciare a scusarti e a
dichiarare che non ti è mai successo, a vergognarti ecc., potrai insomma
entrare in una spirale che non solo non fa alzare lui, ma finisce per tirar giù del
tutto anche te. Se conosci questa dinamica, prova una volta a evitare il solito
dramma e a introdurre il pene flaccido nella vagina, in una posizione comoda e
rilassante (per esempio a forbici) nella quale non occorre tenerlo dentro con la
forza, ma si possa semplicemente sentire il piacere di una vagina umida e
avvolgente intorno al tuo scettro molle e rilassato. Prova, godi questa
sensazione e vedrai cosa cambia! Chi ha mai detto che per penetrare una
donna occorra avere un pene duro come l’acciaio? È soltanto un mito maschile,
che fa soffrire tanti ma non è in alcun modo correlato con il grado di piacere e
di soddisfazione che provano sia la donna sia l’uomo.
Allo stesso modo se soffri di eiaculazione precoce e “fare sesso sta
diventando un esame insopportabile”: magari cominci a preoccuparti già in
macchina, mentre stai rincasando. Ti chiedi: come andrà a finire, questa volta?
Durante il rapporto potrai cercare di trattenerti e di contrarre tutti i muscoli, o
di pensare ad altre cose per distrarti, ma tutti questi sforzi avranno un solo
risultato: che non ti godrai neanche quei pochi minuti che avresti potuto
godere se non avessi fatto alcuno sforzo. La soluzione non sta nel controllarti
ancora di più, ma nell’allargare il piacere concentrato nei genitali,
nell’estenderlo a una zona più ampia, e nel sentire ciò che potresti sentire in

29 - Sam Keen, Fire in the belly, New York 1991.


termini di piacere se fossi meno preso dai tuoi pensieri. Quando l’eiaculazione
avviene a pochi minuti dalla penetrazione, ti trovi di nuovo davanti a un bivio:
puoi affliggerti in silenzio, piangere nel grembo dell’amata e coltivare il
dramma della tua “insufficienza”; oppure puoi semplicemente aspettare
qualche minuto, finché non ti torna la voglia di fare l’amore. Stai certo che
questa volta durerà più a lungo, perché, come si dice, “da un sacco vuoto non
può uscire più di tanto”, e questa volta permettiti di sentire ogni vibrazione,
ogni fruscio, ogni sensazione nei tuoi genitali e di avvertire con esattezza
l’inizio dell’eiaculazione. Prima di arrivare al punto di non ritorno, ferma il
movimento, respira profondamente e permetti all’energia sessuale di
espandersi nel bacino e poi in tutto il corpo. Se finora hai scelto sempre la
prima strada, prova la seconda e nota cosa cambia in quel groviglio di
convinzioni intorno alla tua mascolinità che ti sei coltivato finora.
In più, se la fondamentale qualità virile, che energeticamente è attiva e
penetrante, viene vissuta come tale in tutti i settori della vita – nel lavoro,
nell’interazione con altri maschi, nel modo in cui realizzi i tuoi progetti – il
disturbo sessuale può dissolversi rapidamente, come capita appunto a quegli
uomini che, stanchi del loro vuoto interiore, a un tratto, “non ne possono più
della solita vita” e iniziano a cambiare tutto ciò che di ambiguo e di irrisolto
hanno trascinato avanti per troppo tempo nel lavoro, nel rapporto, nella
famiglia... Decidere, fare chiarezza, prendere posizione, seguire la propria
strada, essere fedeli a se stessi sono tutte cose che, se le realizzi nel tuo
vissuto quotidiano, migliorano immediatamente anche la tua sessualità. E
viceversa.

Il piacere da solo
“Anche se noi donne moderne pensiamo di aver liberato la nostra
sessualità, questa convinzione si fonda ben più sull’ideologia, che non su una
autentica libertà emotiva e corporea. Se consideriamo il nostro modo di
percepire il piacere notiamo che siamo in realtà separate dalla nostra
sessualità, perché da secoli subiamo una discriminazione a causa della nostra
corporeità e di conseguenza della nostra sensualità. Ora diventa molto
importante avere di nuovo accesso al nostro corpo, e riacquistare anche una
certa complicità con esso e con la nostra sessualità.” [30]
La masturbazione, per esempio, è sempre stata concepita come una cosa
da fare “sotto la coperta”, [31], come un segreto che nessuno deve conoscere;
al contrario, ciò che occorre è proprio il concedersi il tempo e il modo di
entrare in contatto con il nostro respiro, e, tramite il respiro, di entrare in
contatto con noi stessi, con il corpo e con il movimento che ci aiuterà a portare
più energia nel nostro sistema e a entrare pian piano nel nostro corpo. Il
respiro ci aiuta anche ad avere orgasmi più intensi”, e ancora “percepisci il tuo
respiro, senti il tuo fuoco sensuale e sessuale nel tuo bacino e lascialo
espandere. Quello che tu stai sperimentando adesso potrebbe non coincidere
con le tue convinzioni, ma tu sii aperto a quello che il tuo corpo ti vuole dire: la
masturbazione è un ausilio quando vogliamo fare sesso e il partner é stanco.

30 - Helen Singer Kaplan, Nuove terapie sessuali, Milano 1995. (Orig. The New Sex
Therapy,USA 1974.)
31 - Jacopo Fo, L'enciclopedia del sesso sublime, Bresso 1996.
Ma masturbarsi é utile anche quando abbiamo accumulato molte
tensioni, e usiamo il sesso per allentare queste tensioni. In caso di forti
tensioni è molto meglio masturbarsi piuttosto che usare il partner come valvola
di sfogo”, dice Prabhato un’esperta della sessualità femminile e aggiunge
“pensare che la masturbazione sia praticata esclusivamente quando qualcosa
nella coppia o nella relazione non funziona, è solamente una falsa convinzione,
perché la masturbazione serve semplicemente a star bene, e a celebrare la
sessualità e il piacere attraverso se stessi. In questo senso, è da porsi allo
stesso livello della sessualità di coppia ed è vista come qualcosa che non
disturba il rapporto, ma lo arricchisce. “ [32].

Testimonianze di donne:

Per me, la masturbazione si accompagna alla paura di venir scoperta, perché so


che è proibita.

La masturbazione mi libera perché riesco a vivere la mia sessualità liberamente,


seguendo i miei ritmi.

Ho pensato per tanto tempo che le donne e le bambine non lo facessero, che fosse
una cosa da maschi. Penso di non averne bisogno, anche perché non mi dà grande
soddisfazione, e non la voglio fare.

Quando mi sono toccata la prima volta ho sentito l’odore, e poi non mi sono più
toccata, perché era un odore molto forte e per questo non lo volevo far sentire a
nessuno, avevo paura di quell’odore.

Uso raramente un vibratore perché a me piace di più la stimolazione manuale;


però ogni tanto lo uso, perché le mie voglie e curiosità sono molto varie, e penso sia un
buon attrezzo da provare.

Quando mi sono toccata la prima volta, o quando ho visto i miei genitali per la
prima volta ero piena di emozioni; poi per vent’anni non l’ho mai guardati, né toccati,
non li ho mai considerati in nessun momento della mia vita.

Io mi sento molto più sincera quando sono con me stessa e mi masturbo. Mi sono
spesso chiesta perché non riesco a essere così sincera con il mio partner; mi è molto più
facile raggiungere un orgasmo mentre mi masturbo, invece con un partner richiede più
tempo ed è più difficile.

La masturbazione mi aiuta anche nella vita di coppia; e da quando ho saputo che


anche lui si masturba, per me è stata una vera liberazione.

Avevo tantissime parti del mio corpo che non mi piacevano: non le consideravo, e
così via; poi, grazie alla masturbazione, sono riuscita ad accettare tutto il mio corpo così
com’è.

Se per sperimentare la mia sessualità dovessi dipendere dagli uomini, mi


mancherebbe una grande parte della conoscenza che ho di me, del mio corpo.

Coltivare la masturbazione è un’ottima occasione per liberarsi da un mito


femminile: lasciarsi andare non ha nulla a che fare con l’abbandonarsi

32 - Prabhato Regina Konig, Heimliche Lust - Selbstbefriedigung, in Signale 16.12.96,


WDR, regia di Reichel Ricki.
completamente a qualcuno, o con l’essere senza coscienza, o col perdere il
controllo. Abbandonarsi significa fluire con ciò che avviene istante dopo istante,
ed esprimerlo; abbandonarsi vuol anche dire lasciare spazio a tutto quello che
succede nel corpo: alle sensazioni fisiche, ai sentimenti. Quando mi sento triste
lascio scorrere le lacrime, quando sento voglia di ridere, rido; non nego
nessuna mia emozione, nessuna mia sensazione. Quando lasciamo fluire tutto
quello che nasce nel nostro corpo possiamo percepire l’autentico “lasciarsi
andare”. E se ciò non avviene, conviene scoprire perché: forse perché ci
sentiamo in colpa, forse perché abbiamo paura dei giudizi, forse perché siamo
pieni di convinzioni e pensieri ereditati dal passato.
Forse tutti i draghi sono delle principesse che aspettano soltanto di
essere viste nella loro bellezza, nel loro orgoglio e nel loro coraggio. [33].

Amarsi al maschile
Di solito un uomo, quando pensa all’amore per una donna, pensa al fare
l’amore con una donna. Ma raramente quando pensa a come amare se stesso,
pensa a fare l’amore con se stesso – cioè a masturbarsi, a godere del proprio
corpo e del proprio sesso.
Sentiamo ciò che alcuni uomini raccontano della loro esperienza di
masturbazione:

Testimonianze di uomini:

La masturbazione è diversa dal fare l’amore con una partner: mi dà meno piacere,
però avrà sempre un posto nella mia vita.

La prima volta che ho saputo e visto cos’è la masturbazione è stato a tredici anni,
quando sotto la doccia, dopo avere fatto sport, si parlava di sesso, di com’era l’erezione e
così via; e lì ci masturbavamo.

Avevo sempre paura che mia madre potesse entrare in quel momento. In più
avevo anche un conflitto religioso, perché masturbarmi mi dava molto piacere, ma il
prete diceva “non è così grave se lo fai in sogno, però se lo fai mentre sei cosciente,
allora è un peccato”; allora vivevo sempre questa sensazione del peccato, e tentavo di.
rendermi un po’ incosciente mentre lo facevo.

La mia prima partner, quando mi scopriva a masturbarmi, mi diceva “se ti becco


un’altra volta ti lascio, perché non capisco perché lo devi ancora fare, adesso che
possiamo avere dei rapporti”.

Le mie fidanzate hanno sempre avuto difficoltà sia nel masturbarsi sia con il
pensiero che io mi masturbassi, perché non ci vedevano un senso; invece per me è una
cosa che completa la mia sessualità, anche se mi vergogno un po’.

Anni fa avevo dei problemi a parlare della masturbazione, oggi ne ho meno perché
ho acquistato molte nuove conoscenze sulla sessualità, che mi hanno portato a parlarne
più liberamente; adesso posso dire quanto è importante per me.

Ho capito molto di più della sessualità femminile, anche perché la mia partner mi
ha fatto vedere quanto le piace masturbarsi, e questo ha arricchito il nostro rapporto di

33 - Prabhato Regina Konig, Heindiche Lust - Selbstbefriedigung, in Signale 16.12.96,


WDR, regia di Reichel Ricki.
intimità; poi anch’io ho iniziato a farglielo vedere e a dirle cosa mi dà più piacere. Lo
intendo come un assumermi una maggiore responsabilità della mia sessualità.

Davanti è il punto più sensibile, lo tocco soltanto leggermente, senza sfregare e


quando mi masturbo lo faccio molto lentamente, dolcemente e mi accarezzo con l’altra
mano mentre mi masturbo; e più sono affettuoso con me stesso, più godo nel toccarmi, e
l’orgasmo si allarga fino alle clavicole, fino alle ginocchia.

Mi sono accorto che in fondo non godo tanto del mio corpo: ciò che mi piace sono
le donne che immagino mentre lo faccio. E mi occupo più della donna che sto
immaginando, che non del mio piacere fisico. Chissà cosa succederà se elimino la donna
anche dalla fantasia?

Le questioni di fondo sono: che rapporto ho con il mio sesso? Cosa


succederebbe dentro di me se invece di farlo rapidamente, e con forza – con
una eiaculazione rapida a cui segue un senso di vuoto – mi prendessi più
tempo, e mi dedicassi più seriamente alla mia sessualità e al mio desiderio di
star bene?

In realtà, si direbbe che il vero tabù non sia quello di manipolarsi il pene,
ma di farlo con tenerezza, con affetto, in modo sensuale, così da provare vero
piacere. È qui incontriamo di nuovo quei cortocircuiti mentali che deprimono il
sesso maschile: il sesso è con le donne, masturbarsi serve solo come sfogo...
ecc.

L’esercizio dell’amarsi da sé
Anche se tutto in te si ribellerà, ti invitiamo a provarlo una volta in
questo modo.
→ Prenditi un’ora tutta per te.
→ Metti su un po’ di musica e comincia a muoverti al ritmo della musica,
inizia a sciogliere tutto il corpo.
→ Massaggiati il collo, le orecchie e la faccia, accarezzati; se lo trovi
difficile, immagina di star amando qualcun altro, un bambino, un
animale, una donna o immaginati che sia un altro ad amarti.
→ Poi accarezzati tutto il corpo, senza masturbarti ancora, da’ a te stesso
tutto quel piacere, quell’affetto, quell’amore che vorresti ricevere da una
persona che ti ama, ma fallo con le tue mani. Noterai alle volte delle
resistenze, dei pensieri come “adesso basta”, “ma che scemenza è
questa”...
→ Continua finché tutto il corpo è vitalizzato, carico e sensibile.
→ Quando sei abbastanza carico – il che richiederà almeno mezz’ora – e
ti senti bene dappertutto, inizia a toccarti anche i genitali ma con l’altra
mano continua ad accarezzarti anche altrove, e usa le 4 chiavi:
attenzione, movimento spontaneo, voce e suoni, respiro profondo.
→ Successivamente puoi concentrarti di più sui genitali e ti puoi eccitare
fino all’orgasmo; ma rimani sempre in contatto – attraverso le carezze –
anche con le altre parti del corpo; se noti che stai perdendo il contatto col
resto del corpo, fa’ una breve pausa, accarezzati e continua a eccitarti.

Nonostante le voci interiori che probabilmente ti ostacoleranno, questo


esercizio potrà farti provare sensazioni nuove, più estese, più calorose, più
amichevoli verso te stesso. Forse il grado di eccitazione sarà minore di quello
che raggiungi nel modo abituale di masturbarti, o che sarà minore la pressione
di arrivare all’orgasmo. Ma non lasciarti distrarre da ciò che sai e da ciò che
pensi, continua per tutto l’esercizio a rimanere soltanto con ciò che provi.

6° – Allargare la mappa dell’eross


Una recente indagine negli USA (30 mila intervistati, la più grande fino a
ora! [34]) sostiene che, nonostante tutto ciò che se ne è scritto, letto e detto
in questi decenni, i comportamenti sessuali degli americani dagli anni
Cinquanta a oggi sono cambiati pochissimo.
Probabilmente lo stesso si può dire per gli europei.
Una valanga di libri, film, articoli e altro materiale arriva quotidianamente
al nostro cervello, ma non modifica i nostri comportamenti. Possediamo più
informazioni, ma continuiamo a fare le stesse cose. E ciò non per pigrizia o
stupidità, ma perché il corpo per cambiare ha bisogno di modelli d’esperienza:
di vedere, di sentire, di provare, di riprovare più di una volta.
Ed è un po’ come quando s’impara a guidare: l’unico modo è guidare
accanto a uno che ha imparato prima di noi e ora lo sa fare bene; lo stesso
vale per la sessualità.
Quale giovane donna, insoddisfatta e piena di dubbi, dopo avere per
l’ennesima volta parlato con un’amica o aver letto un articolo su una rivista
femminile, non si è chiesta: lo faccio più spesso o meno spesso delle altre? Le
mie fantasie sono ancora “normali” o sono già “perverse”? Il mio orgasmo è
come quello delle altre, è più lieve, o più intenso? Sono normale anche se ho
periodi in cui non ne ho voglia e altri in cui lo farei due volte al giorno? E le
altre, si divertono di più o meno di me?
Ciò che è sempre mancato alla formazione della nostra vita sessuale –
quando i nostri genitori ci dicevano così poco! – è davvero il modello.
E una mancanza che lascia nella nostra psiche adulta una lacuna difficile
da riempire con informazioni astratte, e che spesso fa sì che, quando siamo già
intellettualmente adulti, emotivamente siamo ancora bambini.
E i genitori di oggi – (ci spiega una recente indagine italiana
sull’informazione sessuale), [35] – hanno le stesse difficoltà nell’istruire i loro
figli dei genitori di ieri.
Gli adolescenti infatti ottengono le loro informazioni sulla vita sessuale
da:
Priorità Fonte d’informazione femmine maschi
1 gruppo dei coetanei 33% 41%
2 madre 25% 11%
3 libri, riviste e tv 13% 16%
4 lezioni a scuola 8% 11%
5 partner 8% 3%
6 fratelli e sorelle 4% 4%

34 - Robert T. Michael e altri, Sexwende–Liebe in den 90ern, Munchen 1994. (Orig.


Sex in America, Boston 1994.)
35 - Massimo Mirandola e altri, Istituto di Immunologia e Ma/attic infettive
dell'dlniversita di Verona, 1995.
7 padre 1% 5%
8 altre fonti 8% 9%

Se insistiamo tanto su questa “lacuna erotica” nella nostra cultura, e


quindi su una carenza di riferimenti e di modelli emotivi, è per spiegare il fatto
che molte persone ben informate sulla sessualità – anche medici, psicologi o
sessuologi – dopo le prime esperienze nel Tantra rimangono meravigliati nel
rendersi conto di quanto c’è ancora da scoprire in questo campo.

Insegnare al partner
Nel prossimo esercizio possiamo recuperare almeno una parte delle
esperienze che alla nostra adolescenza sono mancate, con in più una
compensazione: il fatto che ora da adulti possiamo sperimentare entrambi i
ruoli, e quindi saremo una volta l’alunno del nostro partner e un’altra volta il
suo insegnante.

L’esercizio maestro-allievo
Ed ecco l’esercizio:
→ iniziamo questo rituale con il classico saluto;
→ per caricarci balliamo un poco (o facciamo una qualsiasi altra cosa che
ci aiuti a sciogliere il corpo);
→ seguiamo il filo dell’esercizio del capitolo 1°, [36], ma questa volta
saremo più espliciti: chi insegna si appoggia comodamente al muro,
mostra i suoi genitali al partner e aspetta;
→ chi impara si siede davanti a lui e inizia a fare domande. È lo fa
ponendosi nel ruolo di chi non sa ma desidera imparare; non fa l’esperto
con domande difficili, libera il “bambino interiore” che ha in sé, e che,
curioso, guarda e tocca i genitali dell’altro sesso per la prima volta;
→ forse ci accorgeremo che qualche volta ci mancano le parole: se il
naso comunemente viene chiamato naso (e tutti lo chiamano nello stessa
maniera), per i genitali esiste un gran numero di nomi, nomignoli e
sinonimi: dal termine anatomico, all’epiteto gergale ai vezzeggiativi
individuali nati nell’intimità;
→ dovremo chiedere tutto. Più chiederemo, più domande ci verranno in
mente.
→ Se un uomo chiede a una donna cosa le fa piacere, non deve né
“intuirlo” né scavare nelle proprie conoscenze, ma aprirsi alle risposte che
otterrà, che forse sono molto diverse da ciò che pensava di sentirsi dire.
→ Se una donna si trova nel ruolo dell’insegnante, può liberarsi dal luogo
comune secondo il quale un uomo quando ama “dovrebbe capirlo da
solo”: può rompere il ghiaccio del silenzio e spiegare nei minimi dettagli
come e cosa le fa piacere, cosa prova, quanto l’eccitazione dipende dal
suo stato d’animo, e mentre glielo spiega può anche toccarsi esattamente
lì.
→ Facciamo alcuni esempi:
• dove vuoi essere toccata?

36 - vedi qui “Le parti più sconosciute” pag. 17 sgg.


• come vuoi che ti accarezzi il clitoride?
• dovè l’uscita dell’uretra da cui esce la pipì?
• che sensazioni provi durante l’orgasmo e dove le provi?
• cosa ti piace di più?
• Come bisogna toccare i testicoli in modo che sia piacevole?
• Fammi vedere il ritmo, la velocità e la pressione di una mano che
procura piacere!
• Cosa succede dentro di te, quando durante l’atto amoroso ti passa
la voglia: cosa senti, provi, pensi in quel momento?
• Dove parte l’eccitazione e in quali altre parti del corpo va
successivamente? Si concentra o si espande?
→ Dopo 20 o 30 minuti, insegnante e alunno si scambiano i ruoli. È alla
fine si condividono informazioni e sensazioni su quello che hanno capito
meglio o sentito per la prima volta, poi chiudono il rituale con un saluto.

Cosa ci racconta chi ha provato questo esercizio?


Kerstin di Berlino: Alla domanda “come vuoi essere eccitata?” risponde:

È diverso, qualche volta mi piacciono delle carezze per lungo tempo, che poi si
concentrano sul clitoride, non mi piace se uno prende subito il clitoride come bersaglio, e
neanche se si sofferma lì per tanto tempo, divento tutta nervosa. Da circa un mese mi
piace se viene prima massaggiato e poi premuto, è molto piacevole anche tutta la zona
intorno all’ingresso: accarezzare con tocco leggero le grandi labbra; mi piace anche
essere massaggiata sui glutei e sulle cosce, per poi tornare alla vulva

Sandra di Pescara:

Non era tanto il mostrarmi, quanto il vedere tante lacune dentro di me: e non le
volevo vedere assolutamente. Provavo angoscia nel nominare le parti del corpo, nel dare
un nome a quello che mi piaceva e nel dirlo a lui. Quel poco che dicevo era solo qui, qui,
qui... Quando si trattava di dare i nomi, era come se dovessi dire una cosa oscena, anche
il semplice nominare le cose era più che imbarazzante.

Raffaello di Catania:

Finalmente ho detto a mia moglie come mi piaceva essere toccato. Prima avevo
sempre sperato che prima o poi lo indovinasse da sola e non gliel’avevo mai detto. È tra
me e me l’avevo anche rimproverata spesso per non averlo intuito da sola. In fondo era
così semplice: bastava dirlo, prendere la sua mano eguidarla. È ora è chiaro.

Giuliana di Pordenone risponde alla domanda: “Se perdi il tuo senso di


benessere e la tua eccitazione durante l’atto, cosa può fare lui perché tu lo
ritrovi?”.

Fermarsi un attimo, parlare con me, vedermi come donna completa, accarezzarmi
la testa, guardarmi negli occhi e non ritirarsi né continuare a eccitarmi, ma aspettare
finché io mi ritrovo, allora anche l’eccitazione torna.

Questo rituale si presta bene per inglobare anche la conoscenza del tuo
tipo anatomico, come vedremo nel prossimo capitoletto, verificando in quale
tipologia ci riconosciamo per poterla poi insegnare al nostro partner.
La tipologia anatomica del Quodoushka
Questa tipologia, che stabilisce dei veri e propri “caratteri genitali”
(indipendenti dal carattere inteso come personalità), proviene dal nostro
maestro Swift Deer (Cervo Veloce); che insieme a Castaneda è uno degli
sciamani più conosciuti della scuola di Don Genaro (o Due Orsi).
Gli sciamani, che fino a ora hanno tramandato le loro conoscenze
esclusivamente da maestro a discepolo in rituali iniziatici, in questi ultimi anni
hanno incominciato ad aprirsi a un pubblico selezionato.
Questo materiale viene qui pubblicato per la prima volta sotto forma
divulgativa – al di fuori dei seminari di Tantra o di Quodoushka. Aggiungiamo
che, quando hanno appreso questa catalogazione sciamanica, gli autori sono
rimasti assai meravigliati perché in tutta la sessuologia scientifica accademica
tradizionale non esiste nulla di simile, e anche la tipologia genitale del
kamasutra o del kokasastra indiano} è meno dettagliata, troppo
generalizzante. Dopo averla accuratamente studiata e verificata, gli autori
hanno senz’altro cominciato a utilizzare questa tipologia nel proprio lavoro.

Il presupposto di questa tipologia è il seguente: in ogni tipo di persona,


la forma anatomica dei genitali viene correlata a un certo ritmo sessuale, a un
modo preferito di eccitarsi, a una forma dell’orgasmo, che si colloca in una
determinata posizione nella cosiddetta “ruota base”.
Esaminando le varie schede anatomiche e le loro caratteristiche, ogni
lettore potrà riconoscere il tipo a cui appartiene; va però tenuto conto che è
possibile identificarsi esattamente con un determinato tipo, oppure riconoscersi
in caratteristiche proprie di due tipi diversi.

La tipologia anatomica femminile

Donna danzante. Al centro.


• Il50/60 % delle donne appartiene
a questo tipo:
• distanza del clitoride dall’apertura
vaginale: 3/4 dita, quindi molto
distante;
• cappuccio del clitoride: copre
sopra un clitoride piccolo che esce
molto velocemente;
• forma della vulva: le piccole labbra sono strette;
• dimensione della vagina: la profondità è media, l’apertura è due
centimetri e mezzo;
• locazione del punto G: è molto profondo nella cavità dietro l’osso
pubico;
• umidità della vagina: varia molto col ciclo e lo stato sentimentale;
generalmente abbastanza umida;
• temperatura della vagina: è calda, ma anche molto variabile a
seconda del ciclo mestruale e dei sentimenti;
• sapore: neutro;
• tempo per arrivare all’orgasmo: mediamente da venti a quaranta
minuti;
• modalità di eccitazione preferite: è importante stimolare il clitoride,
molto distante dalla vagina, con una pressione leggera – il sesso orale
risulta molto piacevole con succhiate, movimenti laterali e piccoli
schiocchi.
• Questo tipo di donna ama che il clitoride sia preso sotto il cappuccio e
stimolato direttamente, ama muoversi quando fa l’amore, ama la
frizione, considera piacevole il vibratore;
• posizioni nel coito preferite: quelle in cui l’uomo può penetrare molto
profondamente (come le posizioni degli animali, perché il punto G è
molto indietro) con simultanea stimolazione del clitoride da parte della
donna, oppure posizionando un cuscino sotto l’osso sacro per modificare
l’angolo in modo che l’uomo possa penetrare più in profondità;
• tipo di orgasmo: combinato, tutti i modi sono possibili
• tipi anatomici maschili preferiti: il coyote perché fa dei movimenti
rotondi e macinanti, ma va bene anche l’uomo danzante, gli altri tipi sono
accettabili. La difficoltà della donna danzante è che il clitoride è molto
lontano dall’ingresso vaginale e il punto G è molto indietro: ciò può
portare a frustrazioni, perché spesso le donne danzanti non ricevono la
stimolazione di cui hanno bisogno.

Donna cerva. All’est.


• Il 5/6 % delle donne appartiene a questo tipo:
• distanza del clitoride dall’apertura vaginale: il clitoride è piccolo e
direttamente sopra l’ingresso vaginale, fa quasi parte della vagina;
• cappuccio del clitoride: normalmente il clitoride non è coperto ma
libero, e se è coperto guarda in avanti;
• forma della vulva: le labbra sono molto piccole e sottili;
• dimensione della vagina: è molto profonda, 17/20 cm., l’ingresso è
stretto, da 2 a 2,5 cm.;
• posizione del punto G: vicino all’ingresso, a 2 dita di profondità, è
raggiungibile facilmente;
• umidità della vagina: asciutta;
• temperatura della vagina: calda;
• sapore: dal dolce all’acerbo acido;
• tempo per arrivare all’orgasmo: mediamente da due a cinque minuti
dopo i preliminari;
• modalità di eccitazione preferite: non ama molto il preludio lungo né il
sesso orale, la stimolazione diretta del clitoride può risultare dolorosa
perciò bisogna essere molto delicati. Il clitoride può essere stimolato in
modo indiretto premendovi sopra le labbra, coprendolo; siccome il
clitoride è molto vicino alla vagina, spesso basta la penetrazione; questo
tipo di donna ama la penetrazione a colpi duri e veloci;
• posizioni nel coito preferite: tutte le posizioni, ma specialmente quelle
con le gambe allargate in su e indietro;
• tipo di orgasmo: esplosivo, più orgasmi, principalmenteclitoridei;
• tipi anatomici maschili preferiti: tutti, specialmente il cervo e il
cavallo; ha più difficoltà col coyote perché è piccolo.

Donna pecora. Al sud.


• Il 15% delle donne appartiene a questo tipo:
• distanza del clitoride dall’apertura vaginale: 2/3 dita;
• cappuccio del clitoride: lungo, grande, liscio a forma di tunnel, con il
clitoride molto arretrato e nascosto;
• forma della vulva: le piccole labbra sono di norma sottili, ma più forti
e più grandi che nella donna cervo;
• dimensione della vagina: è piuttosto profonda, da 12 a 17 cm.,
l’ingresso è grande, con diametro 3/3,5 cm.;
• posizione del punto G: è abbastanza profondo;
• umidità della vagina: molto umida;
• temperatura della vagina: molto calda;
• sapore: dolce;
• tempo per arrivare all’orgasmo: mediamente da 15 a 30 minuti;
• modalità di eccitazione preferite: ama molto i preludi e la stimolazione
orale, il succhio energico e le pressioni laterali sul clitoride, muoversi
avanti e indietro e le piace se gli ossi pubici si sfregano durante il
rapporto;
• posizioni nel coito preferite: quelle con la donna sopra, posizioni degli
animali col dorso curvato, con la schiena curva, donna su uomo in
posizione rovesciata, posizione delle forbici;
• tipo di orgasmo: molto emozionale, ha bisogno di un forte rapporto col
cuore, di solito ha un profondo e intenso orgasmo che inizia al punto G e
va in ondate dall’interno verso l’esterno, fino a esplodere nel clitoride;
• tipi anatomici maschili preferiti: ama il coyote per i suoi movimenti
macinanti, ma anche gli altri.

Donna bufala. All’ovest.


• Il 15 % delle donne appartiene a questo tipo:
• distanza del clitoride dall’apertura vaginale: 2/3 dita;
• cappuccio del clitoride: ha un cappuccio simile a una tenda con molte
pieghe e rughe;
• forma della vulva: le piccole labbra sono molto grosse, rugose e
sporgenti;
• dimensione della vagina: è poco profonda, da 7,5 a 10 cm., ingresso
molto grande, con diametro da 5 a 7 cm.;
• locazione del punto G: è nella parte media oppure verso l’interno;
• umidità della vagina: molto umida;
• temperatura della vagina: è piuttosto bassa, fresca;
• sapore: salato;
• tempo per arrivare all’orgasmo: mediamente da 15 a 20 minuti;
• modalità di eccitazione preferite: un preludio lungo se il cappuccio del
clitoride viene tirato indietro e si succhia direttamente il clitoride o il
cappuccio, ama il sesso orale, durante la penetrazione ama un ritmo
lento ma continuo, una frizione degli ossi pubici, ama molto la
stimolazione con le mani; ama stare a lungo a letto;
• posizioni nel coito preferite: le posizioni dei cucchiai, delle forbici, degli
animali, con le gambe strette insieme, non ama alzare le gambe, perché
questo porterebbe a una penetrazione profonda e dolorosa per la vagina
che è poco profonda;
• tipo di orgasmo: soprattutto nel punto G, può arrivare a più orgasmi
implosivi come terremoti;
• tipi anatomici maschili preferiti: l’uomo orso che è abbastanza grosso,
per avere sufficiente stimolo.

Donna lupa. Al nord.


• Il 10 % delle donne appartiene a questo tipo:
• distanza del clitoride dall’apertura vaginale: 1/2 dita;
• cappuccio del clitoride: il clitoride è leggermente coperto;
• forma della vulva: le piccole labbra sono lunghe, sottili e sporgenti
come le ali di una farfalla;
• dimensione della vagina: è mediamente poco profonda, da 10 a 12,5
cm., e l’apertura va dai 2,8 ai 3,2 cm.;
• posizione del punto G: è in profondità e indietro, con la stimolazione
spesso si provoca la sensazione di pressione sulla vescica, spesso si
riscontra un prolasso dell’utero;
• umidità della vagina: umida;
• temperatura della vagina: calda;
• sapore: dolce;
• tempo per arrivare all’orgasmo: mediamente da 20 a 30 minuti, ama
fare versi e suoni;
• modalità di eccitazione preferite: copula volentieri durante i cicli della
luna (mestruazione), preferisce provare nuove cose, è molto attiva nella
sfera sessuale e perciò frequenta spesso gruppi di Tantra, ama
stimolazioni orali e clitoridee forti quando è eccitata. Durante il coito,
preferisce dei movimenti macinanti, lenti ma forti, un ritmo continuo con
alcuni colpi forti e veloci durante l’orgasmo, usa molto la fantasia;
• posizioni preferite nel coito: le ama tutte tranne quella con le gambe
contro il petto perché la vagina non è molto profonda;
• tipo di orgasmo: dall’esplosivo all’implosivo, inizia con uno o più piccoli
orgasmi al clitoride e poi va verso il punto G;
• tipi anatomici maschili preferiti: ama l’uomo danzante e l’uomo cervo,
ha problemi con l’uomo cavallo che è dotato di un pene troppo grosso.

La tipologia anatomica maschile

Uomo danzante. Al centro.


• lunghezza del pene: con erezione piena, due mani per traverso
(usando proprie mani) la lunghezza è relativa al corpo;
• diametro del pene: l’indice tocca la giuntura del dito pollice;
• eiaculazione: da quattro a otto scariche;
• ritmo: tra una scarica e l’altra veloce;
• temperatura del pene: mediamente caloroso;
• sapore dello sperma: salato (però
il sapore dello sperma dipende molto
dall’alimentazione e si modifica: se
per esempio si mangia pesce
mezz’ora prima del coito, lo sperma
saprà di pesce);
• consistenza dello sperma:
cremosa.

Uomo cervo. All’est.


• lunghezza del pene: con erezione
piena, due mani per traverso più il
glande;
• diametro del pene: più sottile dell’uomo danzante;
• eiaculazione: da tre a sei scariche, i testicoli tendono molto in basso;
• ritmo: tra una scarica e l’altra veloce;
• temperatura del pene: caldo;
• sapore dello sperma: leggermente piccante e piuttosto salato;
• consistenza dello sperma: lattiginosa.

Uomo coyote. Al sud.


• lunghezza del pene: con erezione piena, una mano per traverso più il
glande;
• diametro del pene: come il cervo ma più sottile;
• eiaculazione: da sei a dodici scariche;
• ritmo: tra una scarica e l’altra molto veloce;
• temperatura del pene: caldo;
• sapore dello sperma: dolce;
• consistenza dello sperma: acquosa.

Uomo orso. All’ovest.


• lunghezza del pene: con erezione piena, da una a due mani.
• diametro del pene: molto grosso (anello tra pollice ed indice) e grosso
glande;
• eiaculazione: da una a due scariche, con pause;
• ritmo: lento;
• temperatura del pene: fresca;
• sapore dello sperma: da agrodolce a piccante;
• consistenza dello sperma: denso, bianco come il miele.

Uomo cavallo. Al nord.


• lunghezza del pene: due mani più il glande;
• diametro del pene: come l’orso;
• eiaculazione: da otto a dieci scariche;
• ritmo: piuttosto lento;
• temperatura del pene: calda;
• sapore dello sperma: mediamente dolce, talora salato;
• consistenza dello sperma: mediamente densa, lattiginosa, liquido
abbondante.

I ggiochi erotici e le soglie del coraggio


Per “sperimentare” nella sessualità, e per farlo con una
certa serenità per se stessi e nel rispetto delle scelte di vita e
della salute di entrambi i partner, occorrono tre presupposti.
1. Una contraccezione sicura, che lasci spazio agli
esperimenti e che non comporti un eccessivo controllo
né da parte dell’uomo né da parte della donna durante il
coito.
2. Una attenta tutela contro AIDS, epatite C e altre malattie
sessualmente trasmesse – il che significa: o un partner stabile e sano, o
l’uso del preservativo se il partner è occasionale o di incerta affidabilità.
3. In più, se si vive in una condizione di monogamia aperta a
sperimentare al di fuori della coppia, ci vuole un patto saldo all’interno
della coppia sia per la contraccezione che per l’uso del preservativo
durante i rapporti con gli altri.
Poiché questo é un libro sul Tantra, chi ha dubbi su questi argomenti,
certo non li troverà discussi in queste pagine. Aprirsi al Tantra infatti
presuppone l’avere già affrontato questi temi.
Dal seguente elenco di giochi erotici (di cui riportiamo soltanto il titolo,
lasciando la sceneggiatura alla fantasia), scegliamo i tre “giochi” che ci
stuzzicano di più:
→ darsi un appuntamento in un caffè, come se non ci si conoscesse, poi
prendere una stanza in albergo e amarsi come se fosse la prima notte;
→ concedersi una cena a lume di candela: lui porta un mazzo di fiori
profumati il cui colore riflette qualcosa che apprezza particolarmente in
lei, e lei porta l’abito che la fa sentire più desiderabile;
→ fare l’amore con il proprio partner mentre qualcun altro ci guarda;
→ bendare gli occhi al nostro compagno, legarlo e poi “giocarci” senza
limiti;
→ andare con il nostro partner sotto la doccia di una palestra o di una
sauna pubblica, dove gli altri ci vedono, mentre ci insaponiamo
reciprocamente;
→ farsi toccare da più persone contemporaneamente, in modo sensuale;
→ scalare una montagna e fare l’amore sulla cima;
→ giocare a letto nudi imitando due animali per mezz’ora (...e quale
animale sceglieremo?);
→ provare sei diverse posizioni in un unico amplesso;
→ sperimentare il coito anale;
→ accarezzarsi con foulard, piume, un drappo di seta;
→ spalmarsi miele sul collo, sul seno, sulla pancia, sulle cosce... e
leccarlo;
→ immaginare di essere due membri di una tribù della giungla: lui scopre
lei nuda sotto una palma e la prende...;
→ giocare al dottore;
→ un partner si sdraia supino, l’altro gli spalma olio sulle gambe, sulla
pancia, sul torace poi si sdraia su di lui e si fanno delle belle scivolate...

Può darsi che durante la lettura la nostra fantasia si sia accesa, e che
abbiamo inventato altri giochi ancora, o magari nessuno di questi giochi ci è
parso di nostro gusto.
Comunque vadano le cose, rivolgiamoci al nostro partner e affrontiamo i
seguenti quattro passaggi:
1. riveliamogli i giochi scelti, quelli che ci piacciono di più;
2. invitiamolo a provarli insieme – questo è già un grande passo avanti,
– forse il nostro partner vorrà introdurre qualche variante, e quando
avrete scoperto il gioco che piace a tutti e due...
3. fatelo!...
4. ...e infine scambiatevi le vostre impressioni sui momenti belli e sui
momenti difficili incontrati durante i giochi.

Forse così avremo scoperto delle fantasie trasgressive, ma queste


fantasie sono preziose, ci indicano la strada verso nuove scoperte, ci dicono
dove possiamo trovare gli stimoli che rendono più intensa la nostra realtà,
dove possiamo curiosare, scoprire, crescere...
Nel Tantra, come dicono i maestri Bali e Prabhato, tutto è permesso, non
ci sono tabù, tutto può essere provato: tutto ciò che ci stimola, che ci fa star
bene, che ci fa sentire più completi.
Ma attenzione: questi giochi erotici servono a poco se li facciamo
meccanicamente, senza consapevolezza, senza cogliere l’energia che si libera
in ogni attimo. Perché in un percorso spirituale come il Tantra, seguire la
fantasia e i desideri non ha lo scopo di infrangere le regole, di essere diversi
dagli altri, ma di scoprire noi stessi, di sfidare noi stessi. Per questo il Tantra
viene chiamato anche “la via del piacere”.
Lungo questa via, è bene avere sempre presenti alcuni principi:
1. di solito vale l’eguaglianza: paura di = voglia di (paura di esibirsi =
voglia di esibirsi!...)
2. più grande è la paura, più forte è il desiderio
3. quando seguiamo i nostri desideri, aumenta la carica energetica
4. ogni desiderio soddisfatto, ce ne farà scoprire altri
5. la via dei desideri non è sempre lineare, ma può assumere forme
tortuose: magari il prossimo desiderio che scopriremo potrebbe essere
l’opposto del precedente (dopo un gioco con stivali e fruste, potremmo
sentire bisogno di coccole, affetto e dolcezza...).

Il confine tra il noto e l’ignoto, tra l’abituale e il nuovo, non è un solco


netto e distinto, ma una fascia della realtà contrassegnata da due “soglie”
davanti a noi, cioè da due linee che invitano a oltrepassarle.
Se varchiamo la prima soglia, troviamo tutto stimolante, e, sì, abbiamo
qualche timore, ma anche molte curiosità. Possiamo in qualsiasi momento
decidere se andare oltre o se ritirarci.
Se andiamo oltre, incontriamo la seconda soglia, e da qui in poi
predominerà la paura, ci irrigidiamo o cominciamo a perdere la testa, possiamo
spingerci in terreni da cui non siamo sicuri di tornare salvi. Spesso, quando ci
spingiamo oltre la seconda soglia, ci pentiamo di averlo fatto, e per difesa
regrediamo nell’abitudine esclamando: ho rischiato una volta ma non lo farò
mai più.
L’arte consiste nel rimanere fra le due soglie, nel non ricadere nella noia
del conosciuto né nell’abisso dei terreni pericolosi, restando in quella fascia
intermedia in cui ci sentiamo incuriositi e sicuri al contempo. Proprio come
fanno i bambini, che vogliono scoprire nuovi angoli del loro territorio, ma si
spingono soltanto fino a dove sanno di poter tornare indietro. È man mano che
nuove strade e nuovi paesaggi diventano
conosciuti, osano scoprirne altri.

Ognuno ha due anime in sé, una che


spinge e l’altra che frena. Se dopo qualche
gioco erotico notiamo che la fascia tra le due
soglie ci sembra molto stretta, significa che
in noi la parte timida e la parte coraggiosa sono in conflitto.

L’esercizio del ragazzino timido e dell’eroe


In questo caso possiamo iniziare una cosiddetta negoziazione tra le due
parti, come ci insegna Gianni Fortunato, un vero maestro della
Programmazione Neurolinguistica: [37]
a. immaginiamo la nostra parte timida e la nostra parte coraggiosa come
due personaggi – (per esempio, un ragazzino e un eroe), – posti a circa
due metri davanti a noi, e circa due metri distanti fra di loro:
immaginiamoli ognuno nel suo aspetto tipico, in dettaglio (i loro gesti e il
loro timbro di voce);
b. osserviamo le caratteristiche dell’uno e dell’altro
c. chiediamoci in quali situazioni è più “a posto” l’uno e in quali l’altro;
d. se all’inizio siamo più attratti dal personaggio coraggioso, chiediamoci
quali sono le possibili conseguenze negative del suo coraggio e, al
contrario, cosa potrà fare di buono il personaggio timido;
e. come andrebbe a finire ognuno dei due da solo, senza l’altro?
f. cosa possono guadagnare l’uno e l’altro se si mettono insieme? e
ognuno dei due, cosa è disposto a fare per sostenere l’altro?
g. alla fine, andiamo nel luogo davanti a noi dove ci siamo immaginati il
timido ragazzino, e poi muoviamoci lentamente verso il luogo in cui stava
il coraggioso eroe, portandoci dietro le qualità del timido ed entrando
nella pelle del coraggioso;
h. ci sentiremo come un nuovo personaggio: una integrazione d’entrambi
nella quale, non più in conflitto, i due personaggi si sono fusi in un essere
più completo.

Dopo questo esercizio diventerà ancor più chiaro il concetto delle due
soglie. Il timido da solo andrebbe soltanto fino alla prima soglia, ma in questa
zona il coraggioso si sentirebbe morire di noia; tutti e due insieme riescono

37 - Gianni Fortunato, Corso master di PNt, Istituto Italiano di PNL, Bologna 1995/96.
bene a muoversi tra la prima e la seconda, e il coraggioso da solo andrebbe
anche oltre la seconda, ma senza venir seguito dal timido, che là si sentirebbe
morire di paura. Più riusciamo a integrare queste due parti di noi stessi, tanto
minori saranno i nostri conflitti interiori e tanto più agevolmente riusciremo a
muoverci nella zona di alta energia compresa tra le due soglie, dove siamo
integri e vivaci allo stesso tempo.
E questi criteri non valgono soltanto per i giochi erotici, ma per tutte le
avventure, gli esercizi, le sfide che incontriamo sul nostro cammino.

L’essenziale dal Kamasutra


Di tutte le opere sull’ars amandi orientale, il Kamasutra di Vatsyayana e
il Kokasastra di Kokkoka sono i più conosciuti. Oltre a queste ci sono il
Kamasastra [38] tibetano, il Fangchungshu [39] cinese e diversi altri.
Sono tutti libri intesi ad allargare la mappa erotica, a trovare nuovi modi
di baciarsi, di accarezzarsi, di unirsi e di muoversi, per uscire dall’abitudine.
Il pericolo consiste nel prenderle come semplici tecniche, come una
specie di ginnastica amorosa, mentre si tratta di posizioni che inducono
determinati stati d’animo, una certa atmosfera, un certo gusto del sentirsi
insieme.
Quando sperimentiamo nuove posizioni, dobbiamo badare ai sei fattori
determinanti, sia per il livello della carica energetica che per il grado di
consapevolezza nel fare l’amore:
1. il respiro: valutiamo, innanzi tutto, se in una data posizione possiamo
respirare liberamente, se abbiamo il torace libero (dal peso del partner)
così da poter “caricare energia” mediante il respiro
2. il movimento del bacino: riusciamo sempre a ruotarlo e a muoverlo
liberamente, o siamo incastrati?
3. le mani: abbiamo le mani libere per toccare e accarezzare il partner
anche quando siamo in fase di penetrazione? (per la donna, inoltre, può
essere importante arrivare liberamente al clitoride per gestire la propria
eccitazione indipendentemente dai movimenti dell’uomo)
4. la posizione: possiamo stare in questa posizione in maniera rilassata
anche per un periodo prolungato o fatichiamo a reggere il nostro peso o il
peso del partner?
5. lo sguardo: possiamo osservare il partner? possiamo guardarlo negli
occhi, per comunicare attraverso lo sguardo, anche col cuore?
6. il punto di appoggio: abbiamo un buon punto di appoggio? possiamo
spingere con i piedi o le ginocchia contro qualcosa di stabile (muro, letto,
pavimento...) per radicarci bene nella parte bassa del corpo?

A grandi linee possiamo dividere le posizioni in quattro categorie:


1. uomo sopra, donna sotto
2. donna sopra, uomo sotto
3. da dietro
4. posizioni tantriche

38 - Gedun Chopel, Kama Sastra, Roma 1995. (Tibetan Arts of Love, Ithaca 1992)
39 - Werner Heilman, Hg. Fang-chung-shu, Munchen 1990
Ognuna di queste posizioni, dà una particolare colorazione
all’atto sessuale.
Nelle prime due posizioni, il “sopra” e il “sotto” sono
spesso connessi con il “controllare” e con l’”abbandonarsi”, dato
che il partner che sta sopra è
avvantaggiato nella guida del ritmo e del
movimento. Di queste posizioni vale la pena provare le
più diverse varianti, chiedendo al partner come ti senti,
cosa provi, cosa ti stimola e cosa no, in che grado ti senti
libero di muoverti e di respirare.

Le posizioni da dietro, o “a tergo”, di solito sollecitano


una sessualità molto corporea, animalesca, passionale. Sono
posizioni che consentono di fare l’amore più al livello del 1°
chakra (sesso puro), con una più profonda penetrazione (se la
lunghezza della vagina e del pene lo consente) e con una
maggior stimolazione del punto G (se si prende l’angolo
giusto).
Nelle posizioni paritarie i partner sono “allo stesso livello”, e due di
queste sono molto utili per gli esercizi tantrici:
• Lo yab-yum (una posizione che si ritrova frequentemente
nell’iconografia tantrica – vedi l’immagine a pag. 1, sotto il titolo): ha il
vantaggio che ambedue i partner hanno la spina dorsale in verticale,
perciò si presta per tutti gli esercizi che coinvolgono una canalizzazione
dell’energia sessuale verso i chakra alti (la via del fare).
• La forbice: è una delle posizioni più adatte per fare l’amore in modo
rilassato per lungo tempo (la via del non-
fare). In questa posizione, l’uomo riesce
a regolare bene l’equilibrio tra eccitazione
e contenimento della carica, muovendo
lentamente il bacino. Così sarà possibile
dosare l’eccitazione prima di avvicinarsi
al “punto di non ritorno”. Un altro
vantaggio di questa posizione è quello di permettere alla donna di
arrivare facilmente con la mano al clitoride e quindi di eccitarsi
comodamente. Questa posizione, infine, consente ad ambedue i partner
di mantenere un buon contatto visivo e di avere le mani libere per
toccarsi e accarezzarsi durante l’unione.

In tutte le posizioni, comunque, è importante comunicare: cioè esporre al


partner cosa si prova in base ai sei fattori determinanti sopra menzionati, e
quali sentimenti, emozioni, associazioni di idee nascono in noi nel corso
dell’unione.

7° – La sessualità consapevole
Nel capitolo precedente abbiamo allargato la nostra mappa sessuale in
senso orizzontale tramite nuove informazioni, giochi erotici ecc. In questo
capitolo vedremo come allargare la nostra sessualità in senso verticale: nel
senso d’una maggiore consapevolezza e d’un maggior coinvolgimento
corporeo, emotivo e mentale.

Rilassarsi nell’ardore
Nel modo abituale di fare l’amore, impariamo a vivere il sesso in un
modo piuttosto teso, specialmente dalla penetrazione in poi. L’eccitazione va
infatti di pari passo con una notevole tensione corporea e con un respiro
affannato, che si liberano finalmente nell’orgasmo; dopodiché si cade rilassati,
ma anche esausti, sulle lenzuola, come un sacco di patate. Nel modo abituale
di far l’amore abbiamo imparato a separare l’atto in due fasi:
1. prima dell’orgasmo: eccitazione + tensione
2. dopo l’orgasmo: rilassatezza + stanchezza.
Ma questo è soltanto uno dei modelli possibili del ciclo sessuale; è quello
a cui siamo abituati, non è certo l’unico.
Nel Tantra impariamo invece a vivere tutto quanto il ciclo sessuale come
un combinarsi di eccitazione e rilassamento, eliminandone la tensione e la
stanchezza; impariamo cioè a prendere il meglio sia dell’eccitazione sia del
rilassamento, e a unirli in una nuova forma che somiglia molto al modo in cui
gli innamorati vivono il primo periodo della loro passione: quando diventa ogni
giorno più splendido, e i colori d’ogni cosa sono più brillanti e i suoni delle
macchine che passano sotto la finestra sembrano musica.
Prima di vedere come possono combinarsi l’eccitazione e il rilassamento,
spendiamo qualche parola per descriverli più in dettaglio:
1. Tutta la nostra sessualità consueta è finalizzata all’eccitazione –
dall’abbigliamento al primo approccio, dai primi contatti fisici e dai primi
sguardi fino alla stimolazione dei genitali. È poiché l’uomo si eccita più
rapidamente della donna, il ciclo che di solito si conclude con
l’eiaculazione dell’uomo ha una durata piuttosto breve. Questa incidenza
del maschio sulla sessualità assume le sue forme più estreme nella
pornografia e nella prostituzione, due ambiti questi, congegnati quasi
esclusivamente per soddisfare il maschio con stimoli forti, eccitanti,
provocanti, veloci, e nei quali il concetto di “benessere” non ha alcuna
rilevanza.
2. Rilassamento, d’altro lato, è diventata un po’ la parola magica del
mondo new-age: una specie di panacea, di soluzione a tutto. Noi, qui,
non intendiamo comunque quel tipo di rilassamento che serve a coprire
con uno strato di “tutto va bene, sta’ tranquillo!” i mostri che dormono
dentro ciascuno, bensì quell’autentico rilassamento che evolve dal fondo
del nostro essere quando abbiamo affrontato quei mostri, e accettati
come parte integrante di noi.

Chiunque abbia fatto esperienza di qualche tecnica di rilassamento, avrà


osservato che all’inizio si riesce a raggiungere uno stato di benessere
superficiale, i muscoli si distendono e il respiro si fa più profondo; ma poi le
nostre difese interiori diminuiscono, e qualcosa di irritante (le emozioni
represse dal carattere) comincia a far capolino. È a questo punto di solito
finisce la tecnica di rilassamento.
Chi si è dedicato alla meditazione o alla preghiera per alcuni giorni
consecutivi – come fanno i monaci – e ha cominciato ad attraversare sia lo
strato di quelle difese, sia quello delle emozioni, dopo l’iniziale rilassamento e
le successive turbolenze incontra il centro – che come abbiamo visto è
connesso con la fonte della nostra vitalità e della nostra sessualità; e quando si
giunge al centro, ci si sente eccitati. Molti esperti di meditazione, che abbiamo
incontrato sia in ambienti buddisti sia in ambienti cristiani, temono questa fase,
perché porta a uno “squilibrio mentale” accompagnato da grandi fantasie
erotiche e a un certo nervosismo. E quanto più è tabuizzata la sessualità
nell’ambiente a cui si appartiene, più questa fase diventa fastidiosa e dolorosa.
Probabilmente è proprio per questo che i mistici cristiani parlano di lunghi
periodi di sofferenza, ben più di quanto i mistici di altre religioni.
Molte persone curiose del Tantra ci chiedono stupiti cosa mai abbia a che
fare il sesso con la meditazione – appunto perché vedono l’atto di eccitarsi e
quello di rilassarsi in se stessi come due opposti, come due cose inconciliabili
tra loro.
Un altro mito molto diffuso – che deriva sempre da questa scissione – è
che quando si è giovani si fa sesso in maniera migliore, e che poi con il
progredire dell’età l’attività sessuale tenda a diminuire. Le ricerche più
aggiornate indicano però il contrario: specialmente le donne s’accorgono di
godere molto di più, nell’atto sessuale, dai 30 anni in poi – e quasi la metà
delle donne in menopausa riferiscono che “i rapporti migliorano
qualitativamente grazie a una maggiore intimità ed esperienza”. [40]. E
sembra proprio che nell’età tra la pubertà e i 45 anni – che molti vivono come
un periodo di grandi prestazioni – anche la sessualità venga vissuta con una
notevole tensione, mentre proprio quando non ci si aspettano più grandi cose,
e finalmente ci si rilassa, si raggiunge quella qualità, quella distensione che si
sarebbe potuta avere anche prima, se ci si fosse accettati per quello che si era
in realtà. E quello che si è, è molto spesso diverso da ciò che si vorrebbe
essere, se pensiamo a quel 35% di uomini che – secondo le statistiche – non
sono soddisfatti della loro erezione, e a quel 30-50% delle donne che hanno
difficoltà ad arrivare all’orgasmo durante l’atto sessuale.
Una frase che sentiamo spesso è “prima di iniziare un percorso tantrico
vorrei vincere il mio problema”. Invece il problema sta proprio in questa
convinzione, nel pensiero che “prima devo essere a posto, e poi potrò
cominciare a crescere”. È un’illusione. Nel Tantra non c’è nulla da vincere, nulla
da superare, nulla di diverso da diventare, poiché tutte queste convinzioni e
tutti questi sforzi appartengono soltanto al nostro strato difensivo e ci
separano dal nostro vero essere. La convinzione di dover diventare diversi da
come si è non aiuta affatto, ma ostacola soltanto nello sviluppo personale. Allo
stesso modo l’idea ossessionante di dover avere un’erezione, o di dover avere
un orgasmo, crea soltanto un’ulteriore tensione mentale, che rende difficile
abbandonarsi alle sensazioni, al piacere, a tutta la gamma di emozioni che
attraversiamo quando facciamo l’amore.
Quando parliamo di “portare rilassamento nella sessualità” non
intendiamo certo la pigrizia o un lasciarsi trascinare dagli umori, ma

40 - Adele Fabrizi e altri, “La sessualita delta coppia in menopausa”, in Chiara Simonelli
e altri, Sessualita e terzo millennia, Milano 1997, p. 268.
intendiamo uno spazio mentale in cui tutto può succedere, in cui io mi apro a
me stessa e aspetto di vedere ciò che accadrà nel mio corpo nei prossimi
istanti. Se rimango in questo stato e comincio a stimolarmi o a essere
stimolata, l’eccitazione si può sposare con il rilassamento e da questo
matrimonio nascere un figlio: la consapevolezza.
L’asse che vi era prima – eccitazione-rilassamento – si trasforma in un
triangolo e solo ora si creano i presupposti perché il sesso possa veramente
crescere. Il rilassamento forma il contenitore che contiene l’eccitazione.
Quando i due sono in equilibrio, formano una base stabile per aumentare la
carica energetica e la consapevolezza.
Come dice Ornella di Torino:

Quando sono eccitata, mi sento come un bocciolo in primavera, pieno di linfe e di


forza vitale, pronto ad aprirsi in una lenta esplosione per diventare quel bellissimo fiore
che sento di contenere in me. Ma per aprirmi ho bisogno di una bella giornata di sole, in
modo che tutta la mia bellezza interiore così fragrante, venga accolta da un’atmosfera
dolce e da quell’aria tipica di una giornata primaverile. Allora posso godermi l’aprirsi del
mio fiore d’istante in istante, e lo spandersi del mio profumo nel vento.

I prossimi esercizi sono altrettante occasioni per sperimentare questo


triangolo in una maniera molto pratica:

Ruotare il bacino
→ Siediti comodamente su un cuscino, faccia a faccia con il tuo partner,
e dapprima osserva il tuo respiro.
→ Guarda il tuo partner con quel particolare sguardo sfocato che si
allarga quasi a 180°, e che non penetra nell’altro, ma piuttosto si apre
per accogliere l’immagine di lui. Poi aumentate entrambi, gradualmente,
l’intensità del respiro – attraverso la bocca semiaperta.
→ A questo punto probabilmente un suono accompagnerà i vostri respiri
e la carica energetica che c’è tra di voi aumenterà. Lasciate che i ritmi dei
vostri respiri si sincronizzino (non dovete forzare, fate in modo che
avvenga spontaneamente) e cominciate a ruotare il bacino (come
descritto nel capitolo 2).
→ Espirando porta il pube in avanti, inspirando tiralo indietro, in modo
che il perineo strofini leggermente sul cuscino. È importante che, per
tutta la durata dell’esercizio tu e il tuo partner non interrompiate il
contatto dei vostri sguardi. Guardatevi sempre negli occhi. L’attenzione
rimane costantemente focalizzata sul respiro che, a sua volta, sarà
sincronizzato con il movimento del bacino. In questo modo avrai attivato
tutte e 4 le chiavi (focalizzazione sulle sensazioni corporee, movimento,
respiro e suono). L’eccitazione per il momento non è genitale ma si crea
attraverso il respiro profondo. Lasciala che si espanda in uno stato di
rilassamento, e fa’ il movimento in modo da non stancarti. Ben presto ti
accorgerai che questo movimento non richiede alcuna fatica, anzi ti aiuta
a distendere tutta la parte bassa del corpo: dalle gambe fino al
diaframma.
→ Quando con questo movimento ti colleghi con le tue emozioni e con la
tua profonda intimità – mentre attraverso lo sguardo mantieni sempre il
contatto con il tuo partner – potrà manifestarsi un certo imbarazzo.
Siamo più abituati a essere in contatto o con noi stessi o con il partner:
non con tutti e due insieme. Ma continua! Questo è l’inizio dell’intimità.
Intimità non è entrare il più possibile nell’altro (il che significherebbe
interferire con l’altro), ma essere sintonizzati con se stessa e con l’altro al
contempo. In questo stato diventiamo veramente vulnerabili, perché ci
apriamo profondamente e mostriamo il nostro intimo al nostro partner,
senza più veli.
→ Fatelo per circa 10 minuti, poi concludete, comunicandovi le
sensazioni, i sentimenti, i pensieri e le fantasie vissute durante questo
esercizio.

Sincronizzare il sesso
Quando vi sarete familiarizzati con il respiro sincronizzato, con la
rotazione del bacino e il contatto attraverso gli sguardi, potrete tentare, la
prossima volta che fate l’amore, qualche esperimento con questa forma di
eccitazione estesa:
→ prendetevi più tempo del solito;
→ accarezzatevi, eccitatevi, fate tutto quello che fate normalmente;
→ dopo la penetrazione non iniziate con i consueti movimenti pelvici, ma
rimanete in una posizione comoda e distesa per circa 10 minuti come nel
bonding (capitolo 4° pag. 54) e rilassatevi nell’eccitazione, lasciatela
espandersi in uno spazio più largo, nel tempio del vostro corpo;
→ poi iniziate a ruotare i vostri bacini come avete fatto prima da seduti:
portate con l’espirazione il pube in avanti e con l’inspirazione indietro;
→ quando l’eccitazione diventa troppo forte e tende a scaricarsi in un
orgasmo, rallentate il ritmo, e quando decresce, aumentate il ritmo,
sempre in modo da essere rilassati ed eccitati al contempo, anche
nell’aumentare della carica energetica.
→ Continuate per almeno 10 minuti a giocare con questo equilibrio tra
rilassamento ed eccitazione, e noterete che la consapevolezza aumenta e
si raffina da sola: comincerete a percepire sensazioni sottili nel vostro
corpo, o gustare in modo nuovo il vostro sentirvi eccitati, o a sentire
diversamente dal solito nei genitali. Osservate tutti questi piccoli
cambiamenti e non aspettatevi delle grandi cose; a volte potrà accadere
di entrare in sensazioni più profonde, ma più spesso assaporerete svariati
piccoli cambiamenti che nell’insieme daranno una qualità più distesa, più
rilassata, all’atto amoroso.

Violetta di Catanzaro lo descrive così:

Non è che mi fossi aspettata niente di speciale, sapevo solo che stavo per scoprire
qualcosa senza avere un’idea precisa di cosa fosse. Dopo alcuni minuti siamo entrati in
spazi in cui il tempo non scorre al ritmo consueto, e anche i sensi erano leggermente più
aperti. Prima ero molto rilassata, ero come senza peso, mi sembrava di volare;
successivamente mi sono sentita pesante, mi sembrava di affondare nel materasso. Nella
mia vita ho sempre fatto molti sforzi per non sentire davvero me stessa ed evitavo
specialmente queste sensazioni belle; quando arrivavano, quasi non mi sentivo
preparata. Dopo un po’ mi sono concessa di ascoltarmi, e mi son detta: oh, che bello! Mi
è entrata nel cuore un’onda che veniva da sotto, e il contatto con quest’onda mi ha
messo in contatto con qualcosa che era molto forte, a cui non so dare un nome, mi
sembrava come una libertà terribile, il senso di poter accogliere qualsiasi cosa in me, era
come se il mio corpo rispondesse a un piacere che veniva da un’altra sponda, da molto
dentro.

Il massaggio che non hai mai avuto


Esistono moltissimi tipi di massaggi (massaggio muscolare, massaggio
dei tessuti connettivi, shiatsu, massaggio thailandese, linfodrenaggio,
riflessologia...) ma tutti hanno un aspetto in comune: descrivono sempre un
grande arco intorno ai genitali. Tutto viene massaggiato, dalla punta delle
orecchie fino alle dita dei piedi, tranne i genitali – come se non sentissero
anche loro il bisogno di rilassarsi ogni tanto. Infatti, molte persone non
ricordano di essersi sentiti mai veramente rilassati nei genitali e neanche
riescono a immaginarsi come ciò possa avvenire. I genitali vengono associati,
piuttosto, con l’eccitazione, con il sesso caldo; e in tal modo dimentichiamo che
anch’essi hanno l’esigenza di rilassarsi, di sentirsi coccolati, accarezzati, senza
necessariamente prepararsi all’atto sessuale. Il massaggio che ora vi
spiegheremo ha appunto lo scopo di insegnare ai genitali un nuovo modo di
essere, di riprogrammare lo schema che hanno appreso (tocco, eccitazione,
penetrazione, orgasmo) e di sostituirlo con la sensazione di essere considerati
come parti preziose del nostro corpo, che si meritano una vacanza, un po’ di
benessere e di distensione senza alcuna ulteriore finalità.
Se fate questo massaggio in due, è meglio che sia l’uomo a ricevere il
massaggio per primo, perché lui è più caldo nell’area genitale e la sua
eccitazione è più concentrata. Il tutto può durare dai 30 ai 40 minuti ciascuno.

Massaggio per lui


1. Osso pubico
2. Area inguinale
3. Pene
4. Perineo

→ L’uomo si distende comodamente ed entra in contatto


col proprio respiro, facendo qualche profonda espirazione.
Si prepara ad allargare, a distendere tutta la sua area
genitale: non si tratterà né di avere un’erezione (che ne
abbia una o no è proprio irrilevante, adesso) né di
arrivare a un orgasmo, ma soltanto di rilassare il suo pene, i testicoli e
tutta la zona circostante, di percepire le sensazioni da dentro senza
pensare alla donna o a congiungersi con lei; dovrà solamente godersi il
massaggio che riceverà.
→ È molto utile comunicare con la donna, perché lei non sa come il pene
si senta dall’interno: può dirle se il tocco va bene o se lo desidera più
forte o più leggero.
→ La donna comincia con un tocco fermo ma delicato, gli massaggia
innanzitutto il ventre, le cosce e la zona intorno ai genitali, per far
giungere il rilassamento un po’ in tutta la parte bassa del corpo. Poi
prende molto olio (usa un olio neutro, non profumato: per esempio olio di
mandorle o di germe di grano) e strofina con lunghi movimenti i genitali,
senza fermarsi in un punto particolare, né cercando di eccitare nel modo
consueto; la donna dovrà solo cercare di stabilire un contatto con i
genitali, come se con il messaggio volesse dir loro: “Sono qui, vi potete
rilassare...”.
→ Più avanti, la donna potrà anche scoprire un tocco suo, personale,
seguendo il ritmo delle sue mani.
→ Il massaggio passa poi all’osso pubico, che è quell’osso (veramente
sono due) tra i genitali e la pancia – sotto la zona pilifera. La donna potrà
entrare anche più in profondità lungo l’orlo superiore, dove inizia la
muscolatura addominale. Potrà premere con due dita oppure fare dei
piccoli cerchi, sempre con movimenti piuttosto lenti, delicati, ma con una
pressione ferma. Se ha qualche dubbio, domanderà all’uomo cosa gli
piace di più.
→ L’uomo, dal canto suo, dovrà respirare più profondamente, se si
accorgerà che la sua mente comincia ad andare per conto suo. Il tocco lo
aiuterà a concentrare l’attenzione nell’area pubica; è un’attenzione che
guarisce, che rilassa, che ti fa sentire meglio, che ti estende, se la
accompagni col ritmo del respiro.
→ Poi, la donna scende lungo la parte bassa dell’inguine, tra le cosce e i
genitali, sopra e sotto l’attaccatura dell’adduttore lungo, che è il
principale muscolo sul lato interno della coscia, (non bisogna
massaggiare la parte alta dell’inguine, tra il ventre e la coscia, poiché è
molto delicata). Si deve usare un tocco non puntuale, ma sempre a
superficie ampia: per esempio, con tutte le punte delle dita insieme, o
con il taglio della mano.
→ La mano prosegue lungo l’osso ilio, poi va verso l’inguine, e pian piano
in giù; può anche spostare i testicoli, fino ad arrivare al perineo, che è
quell’incrocio di muscoli tra i genitali e l’ano. Poi fa la stessa cosa
dall’altro lato dei genitali, sempre con una pressione decisa, lenta ma
decisa, e ogni tanto distribuisce un poco l’energia prodotta dal massaggio
sul ventre, sulle cosce, e in su, verso il cuore.
→ Poi la mano si sposta verso quel solco sottile che si forma tra il pene e
l’osso ischio quando si tira leggermente il pene da una parte. Può entrare
con le punte di due o tre dita (con le unghie tagliate!) in questo solco,
mentre l’altra mano sposta il pene sul lato opposto. La donna deve usare
una pressione lenta e costante, e domandare all’uomo fino a che punto il
massaggio è piacevole e rilassante. Deve star attenta a non schiacciare i
dotti seminali, che sono quei tubi che salgono dai testicoli.
→ Se l’uomo percepisce un bruciore, un formicolio, o altre sensazioni
insolite, dovrà immaginarsi di respirare nel punto in cui avverte queste
sensazioni, e di sciogliere a ogni espirazione le eventuali tensioni che a
queste sensazioni si accompagnano.
→ La donna può estendere ora il massaggio intorno al pene, descrivendo
una specie di U rovesciata: ai lati del pene, e sopra, tra pene e osso
pubico, ma non sotto – dove ci sono i testicoli.
→ Quando si passa a massaggiare il perineo (vedi immagine; la freccia
indica l’incrocio dei muscoli) – che è un muscolo, o
meglio un insieme di muscoli molto forti – si può
anche aumentare la pressione, ma sempre su una
superficie ampia: con più dita, o con due pollici, o con il pugno, o con il
palmo della mano. La pressione in questa area può causare all’uomo la
sensazione che il suo baricentro stia scendendo più in basso; gli
sembrerà di sentirsi più radicato nel suo corpo, o più vicino alla terra, con
in più un profondo rilassamento di tutta la “base del bacino”.
→ La donna può massaggiare il centro del perineo, e anche i suoi lati,
verso le cosce e verso lo sfintere anale. Massaggiando il perineo,
indirettamente massaggerà anche la prostata, che si trova appunto dietro
il perineo. Se eserciterà una pressione più forte, dovrà badare a far
movimenti lenti: mai nulla di improvviso – entrerà nel muscolo molto
piano, in modo che il muscolo possa adattarsi alla pressione della sua
mano.
→ L’uomo le dirà, di nuovo, cosa gli piace e cosa no. L’uomo noterà una
differenza nelle proprie sensazioni, a seconda che la donna prema più in
avanti verso i genitali o più indietro verso l’ano; e anche se tali differenze
sono lievi, la sensazione interna potrà mutare notevolmente.
→ Alla fine, la donna solleverà con una mano un’anca e porrà l’altra con
il dorso in giù – sotto l’osso sacro, in modo che questa mano crei un
appoggio per l’osso sacro. La donna potrà semplicemente tenere la mano
in questa posizione, o fare delle piccole vibrazioni con le dita, senza
massaggiare – il peso dell’anca, infatti, sta già producendo un
automassaggio, in questa posizione. Questo tocco posteriore può avere
un effetto molto sottile e anche se la donna avrà dapprima la sensazione
che non stia succedendo niente, rimanga così per 5-10 minuti, con l’osso
sacro dell’uomo che poggia sulla sua mano: e pian piano si accorgerà dei
cambiamenti che avvengono.
→ L’uomo, poi, serberà in sé tutte queste sensazioni, anche quando i
ruoli cambieranno e sarà lui a massaggiare la donna; quello spazio
delicato che il massaggio gli ha fatto avvertire nel bacino è qualcosa che
gli appartiene ora: e l’uomo lo conserverà anche quando tornerà ad
assumere un ruolo attivo.

Un massaggio per lei


1. Osso pubico
2. zona inguinale
3. grandi labbra
4. vulva
5. perineo
6. ano

Ora tocca alla donna:


→ si mette comoda, può tener rialzate le
ginocchia con due cuscini, oppure
appoggiare le ginocchia su quelle
dell’uomo; può sentirsi del tutto sicura e a
suo agio: questa mezz’ora ètutta per lei,
non dovrà aprirsi per qualcuno, non si
tratta di soddisfare l’uomo, non c’è un
obiettivo, si può rilassare e abbandonare, non deve ottenere né
dimostrare niente, può semplicemente seguire le sue sensazioni, si può
sentire come una regina che merita piacere, che merita di sentirsi bene.
Può darsi che questo massaggio la ecciti, ma non è questo lo scopo; può
anche diventare un piacere molto delicato, tutto è permesso.
→ Segui la tua realtà, non c’è altra realtà fuori dal tuo corpo. Immaginati
di entrare con il respiro nelle sensazioni e apri ogni tanto gli occhi – e in
ogni caso, comunica all’uomo cosa provi, come ti piace di più, ecc.
→ L’uomo dovrà attraverso il suo massaggio, collegare i genitali con il
ventre, il cuore, le gambe e lo farà strofinando e accarezzandoli con
l’altra mano. Con questo massaggio l’uomo risveglia la sensazione nel
centro sessuale, nella base, nel primo chakra della donna, le dà un senso
di sicurezza, di fiducia, e di attenzione, proprio come quello che lui ha
provato prima. Nel fare questo massaggio, non dovrà mai basarsi su
esperienze simili avute con altre donne: ogni donna vi reagisce infatti a
suo modo: ciò che per l’una può essere stato molto piacevole, a un’altra
può dare fastidio.
→ L’uomo dirige le dita verso l’osso pubico, come la donna ha fatto con
lui poco prima.
→ La donna comunica all’uomo come preferisce venir toccata: non
aspetterà che lui lo indovini; se lui non la tocca come lei desidererebbe,
non significa che non la ami, ma che semplicemente non sa ancora come
toccare i suoi genitali, anche perché i genitali di lui hanno tutta un’altra
forma, tutt’altro ritmo.
→ Se l’uomo non è sicuro, può domandare indicazioni, può provare modi
diversi: ma durante tutto il massaggio dovrà rimanere in contatto con il
proprio respiro, centrato in se stesso, nel suo cerchio energetico, senza
lasciarsi assorbire dall’energia femminile o dalla vista della sua amata con
le gambe aperte.
→ L’uomo passa poi alla parte bassa dell’inguine, senza ancora toccare i
genitali: sfiora, strofina, tocca, preme i solchi tra i genitali e le cosce; può
usare anche dell’olio, perché la mano scivoli meglio; dopodiché è la volta
dei genitali.
→ Può strofinare longitudinalmente le grandi labbra, con due dita, o
sollevarle un po’ e prenderle fra le dita, o tirarle con delicatezza. La
donna gli dirà quale modo la rilassa di più, come le piace di più.
→ Le piccole labbra vanno toccate con maggiore delicatezza e sempre
ricordando che ora non si tratta di stimolare la donna, ma di rilassare i
suoi genitali e di darle un piacere senza alcuno scopo ulteriore. L’uomo
può prendere fra le dita le piccole labbra, passandovi sopra un altro dito;
oppure tirarle leggermente in su e in giù, o toccarle con una carezza,
leggera come un soffio.
→ Alla fine, l’uomo terrà l’osso sacro della donna per 5-10 minuti, come
descritto prima.
→ La donna, ora, dovrà aprirsi a qualsiasi sensazione che cominci ad
avvertire; potrà essere un senso di eccitazione, o di piacevole
distensione; potrà percepire qualcosa come un fuoco, una forza, un
desiderio; forse le verrà da ridere, oppure sentirà un impulso a muoversi
o qualcos’altro che non riuscirà, lì per lì, a controllare. L’uomo, dal canto
suo, sappia che ciò che la donna sta provando ora non è rivolto verso di
lui, è semplicemente un qualcosa racchiuso nei suoi genitali, che ne esce
quando lui glieli massaggia, ma che non è lui a provocare. Il corpo
contiene ricordi: di tempi belli, ricordi nostalgici, o di eventi che ci hanno
fatto soffrire. Ora questi ricordi emergono, e tutto è possibile. Può
avvenire che l’osso sacro si allarghi, che si restringa, che vi si avverta
una energia concentrata, che la donna veda una luce, o molto altro
ancora.
→ Alla fine rimanete entrambi per un po’ in questo spazio rilassato. Vi
potete rannicchiare vicini, addormentarvi, rimanere sdraiati insieme, o
ognuno per sé. Se fate l’amore, l’uomo mantenga quella rilassatezza che
ha provato durante il massaggio; potrà forse scoprire un nuovo modo di
fare l’amore. Forse seguirà un ritmo più lento con movimenti più leggeri,
più ampi. È anche possibile che faccia dei sogni particolari questa notte.

Questo massaggio è un’ottima occasione per sperimentare in un senso


molto concreto quello che nel Tantra chiamiamo l’espansione dell’energia
sessuale e di cui parleremo ancora più avanti. Lo si può immaginare come un
estendersi dell’eccitazione, che inizialmente è concentrata per lo più nella zona
genitale, e che appena trova maggiore spazio all’interno di un corpo rilassato e
consapevole, si allarga fino a comprendere anche il centro del cuore e il centro
della testa, fino a diventare un’energia che ti avvolge completamente.

Controllare l’eiaculazione: un mito


Molti testi tantrici e taoisti parlano del controllo
dell’eiaculazione. La prima immagine che ciò suscita
solitamente nel lettore è quella di un rubinetto che si chiuda,
o di un qualche sforzo da fare con il perineo o con i genitali
per trattenere l’energia. Questo è un grande equivoco: non si
tratta né di chiudere con la forza un flusso che avviene
naturalmente, né di controllare o trattenere una energia che
sa benissimo dove vuole andare, né di bloccare qualcosa che deve uscire, o di
fermare, come che sia, un processo che si è già avviato. Tutti questi tentativi
sono forme di violenza contro se stessi in nome d’una crescita spirituale:
un’altra freccia contro il principio maschile, scoccata dal pregiudizio secondo il
quale il maschio dovrebbe contenersi e controllarsi per arrivare alla
realizzazione di sé.
In realtà, il principio autentico della non-eiaculazione non è quello di
frenare le energie già messe in moto ma di fare in modo che esse non si
orientino affatto verso 1’eiaculazione, In altre parole, significa espandere il
contenitore energetico nel nostro bacino in modo tale che l’energia che si
accumula durante l’eccitazione non raggiunga quel grado di pressione che la
rende insostenibile, oltre il quale essa fuoriesce insieme allo sperma, come il
vapore attraverso una valvola di sfiato.
L’arte, nelle pratiche tantriche, consiste proprio nell’espandere questo
contenitore energetico – che non è un organo o un tubo, o un qualcosa di
materiale, ma la precisa sensazione soggettiva di poter immagazzinare molta
più energia nel bacino, e di potersi godere questa grande forza della sessualità
maschile, dandole più spazio dentro di noi. Il che non c’entra con la tecnica
d’una particolare pressione da esercitare nel giusto momento al punto giusto,
ma è una vera e propria apertura energetica, che si accompagna a una
apertura emozionale. Vale qui la metafora di un famoso maestro zen, che alla
domanda: “Come si fa a controllare la mente?” rispose: “Dare al vostro toro un
pascolo grande ed esteso è il miglior modo per controllarlo. Lo stesso vale per
voi. Se nella vostra meditazione volete raggiungere la tranquillità completa,
non lasciatevi impressionare dalle diverse immagini che troverete nella vostra
testa. Lasciatele venire e lasciatele sparire: allora saranno sotto il vostro
controllo. Ma ciò non è così semplice. Quando tenterete di raggiungere uno
stato di pace interiore, non riuscirete a rimanere seduti; e quando cercherete
di non sentirvi disturbati da nulla, il vostro impegno non sarà l’impegno che
occorre. L’unico impegno che vi può aiutare, è quello di concentrarvi
sull’inspirazione e sull’espirazione. Lo chiamiamo concentrazione, ma
concentrare la vostra attenzione su qualcosa di preciso non è il vero scopo
della meditazione. Il vero scopo è vedere le cose come sono, e nel lasciar che
tutto vada come deve andare. Questo atteggiamento è ciò che permetterà di
avere ogni cosa sotto controllo. Meditare vuol dire aprire la nostra piccola
mente, perciò la concentrazione è soltanto uno strumento che vi aiuterà a
percepire la mente più grande, o la mente che è ovunque” [41].

Questo principio del “controllo della mente” può senz’altro venir applicato
anche al controllo dell’eiaculazione: anche qui si tratta di non lasciarti
impressionare dalle forze che senti nei tuoi genitali, di lasciarle venire e sparire
senza cercare di pacificarle, bensì seguendo semplicemente il ritmo del tuo
respiro, lasciando che tutto vada come sta andando e percependo le sensazioni
nel tuo corpo così come esse semplicemente sono. Praticare il Tantra vuol dire
aprire il nostro piccolo corpo energetico e la focalizzazione è soltanto uno
strumento che ci aiuta a percepire quelle energie più grandi che sono ovunque.
È ciò, appunto, richiede tempo, non lo si può ottenere ricorrendo a una
semplice “tecnica” – giacché essere consapevole della mente o essere
consapevole della propria energia sessuale è in fondo la stessa cosa. È un
processo di espansione di tutto il tuo essere maschile, non soltanto della tua
sessualità, ed è un processo che ha inizio con il risvegliarsi d’un serio interesse
per se stesso e con una scelta, la scelta di assumersi la responsabilità della
propria virilità e del proprio benessere.
Va inoltre considerato, a tale riguardo, che le meditazioni per il
congiungimento senza eiaculazione descritte nei testi indiani e tibetani erano
destinate a persone che avevano già alle loro spalle un lungo percorso
spirituale, che avevano già allargato il loro contenitore energetico, perciò non
possiamo applicare queste pratiche tantriche in maniera immediata, nel nostro
modo abituale di fare l’amore.
In molti libri recenti sul Tantra si fa una certa confusione tra lo stato
psicocorporeo e il suo fenomeno, la non-eiaculazione. Quando ci avviciniamo ai
livelli superiori dell’orgasmo, entriamo in degli spazi meditativi, nei quali siamo

41 - Suzuki Shunryu, Zen mind, Beginner's Mind, New York-Tokyo 1970.


talmente assorbiti con tutto il nostro essere da non sentire più lo stimolo a
eiaculare: non c’è più nessun bisogno di espellere l’energia accumulata, poiché
essa ha trovato altre strade. E non-“tratteniamo” nulla, siamo semplicemente
così rilassati, nella nostra carica energetica, che questa si è estesa di per sé
senza concentrarsi nei genitali, è andata altrove, si è sparsa nei centri
energetici superiori. Quando al contrario tratteniamo l’eiaculazione, non ne
consegue affatto necessariamente che tale carica si estenda altrove, su tutto il
corpo e che ci permetta di raggiungere quegli stessi stadi della meditazione.
Anzi, è più probabile che un simile sforzo aggiunga soltanto un’ulteriore
tensione a quelle che già portiamo con noi. Tutto il segreto della ritenzione del
seme consiste nel “rilassarsi sempre di più, e seguire con la mente l’energia
attraverso il corpo fisico lungo le vie assegnategli dalla natura per aiutarla a
raggiungere ogni punto desiderato. Il miglior amante è l’uomo completamente
rilassato e perfettamente consapevole di quanto avviene dentro di lui”. [42].

L’energia sessuale rimane bilanciata nel triangolo tra eccitazione,


rilassatezza e consapevolezza che, partendo dal centro sessuale, si espande al
bacino e a tutto il corpo.

In modo simile quando sono assorto nella meditazione non avverto più nessun
impulso a muovermi, e mi sento molto bene e rilassato, in questa condizione, ma la
capacità di rimanere seduto senza muovermi è l’effetto, non la causa di tale condizione,
che la meditazione permette di raggiungere. Se invece ritorno tutto teso dall’ufficio, e mi
siedo su una sedia e mi impongo di rimanere lì per mezz’ora senza muovermi sperando di
entrare in meditazione, è molto più probabile che riesca soltanto a irrigidirmi ancora di
più.

Lasciate pur perdere anche quelle svariate dicerie riguardo al fatto che
nell’arco della vita ci siano concessi solo un numero limitato di eiaculazioni, e
che dunque meno eiaculiamo e più a lungo viviamo. Queste credenze,
confutate dalle ricerche andrologiche [43] non vengono dal taoismo ma da
superstizioni cinesi. Se fossero vere non leggereste questo libro, perché sarei
già morto da molto tempo.

Quello che ti fa crescere spiritualmente non è il fatto che tu eiaculi o


meno durante il ciclo sessuale, ma solo l’altezza che riesci a raggiungere nella
tua curva orgasmica e la misura incui ti lasci coinvolgere fisicamente,
emotivamente e mentalmente prima di eiaculare. Se sei riuscito a mantenere
la tua carica più del solito e hai portato il tuo livello energetico vicino alla
seconda soglia, puoi decidere tu stesso se mantenere la carica ulteriormente o
goderti una bella eiaculazione. Puoi provare l’una cosa e poi l’altra, e valutarne
le conseguenze. Ci sono uomini che affermano di sentirsi più svegli e più pieni
di forza se non eiaculano a ogni rapporto, altri invece dicono che subito dopo
un rapporto senza eiaculazione si sentono bene, ma dopo qualche ora
diventano nervosi e tesi. Altri ancora preferiscono eiaculare una volta su due o

42 - Mantak Chia, Il Tao Yoga dell'Amore, Roma 1992, p. 133. (Orig. Taoist Secrets of
Love, New York 1984.)
43 - GianFranco d'Ottavio e Chiara Simonelli, Andrologia e psicopatologia del
comportamento sessuale, Roma 1990, p. 112.
una volta su tre o quattro. Il modo più sicuro per trovare la propria risposta è
quello di sperimentare.

Il circuito tra cuore e sesso


“Nel 1970 giunse in California Thakin Kung, un giovane maestro
spirituale birmano e presentò una teoria semplice ma efficace, secondo la
quale il cuore del maschio – ovvero il suo 4° chakra – è yin, ricettivo, negativo
e fresco, mentre il suo polo genitale – ovvero il 1° chakra – è yang,
aggressivo, positivo, caldo. La polarizzazione nella donna è al contrario: lei è
yang al cuore e yin al polo genitale. L’obiettivo energetico nell’atto sessuale è
lo scambio delle cariche elementari tra l’uomo e la donna, con il risultato che
ambedue raggiungono un maggior equilibrio all’interno del loro sistema.
Contemporaneamente, durante l’atto il potenziale energetico aumenta in
entrambi.
Quando l’uomo è da solo, nei suoi genitali aumenta la pressione yang;
quando essa raggiunge una certa soglia, nasce in lui il desiderio di unirsi di
nuovo con la sua amata e di far diminuire così la carica yang nei suoi genitali,
e di far aumentare la carica nel suo cuore. Se l’uomo teme lo scambio
energetico al livello del cuore, bloccherà, finché è da solo, l’accrescersi
dell’energia yin nel suo cuore e perciò al successivo incontro con l’amata non
sarà completamente presente, in senso energetico, e non riuscirà ad avere uno
scambio energetico. E ciò, purtroppo, accade a tanti uomini ed è una causa dei
frequenti disturbi sessuali nella nostra società. Molti uomini si preoccupano più
di far decrescere la pressione energetica nel loro polo genitale, e assai meno
dell’altra metà del circuito energetico. Il risultato dell’atto amoroso è del tutto
diverso, se l’obiettivo è un’armonizzazione essenziale delle energie sessuali.
Appena la consapevolezza si è estesa fino a comprendere, oltre ai genitali,
anche il cuore, questa determina uno stato energetico nel corpo che fa
diventare l’atto sessuale un avvenimento travolgente.” [44].

Pertanto è abbastanza inutile che l’uomo, nell’incontrare la donna,


nasconda il proprio desiderio sessuale, così come è inutile che cerchi di fingere
tanto affetto quanto lei ne mostra verso di lui. Ma esattamente in questo
inferno vengono a trovarsi molti maschi, che faticano a dire a una donna in
modo chiaro, e in armonia con le proprie sensazioni corporee, che la
desiderano innanzi tutto sessualmente, o che hanno paura di lasciarsi
“coinvolgere”, di lasciarsi prendere nella sfera dei loro sentimenti e nel polo del
cuore. Questo vero e proprio disastro energetico, poggia sulla convinzione
assai diffusa che l’amore sia bello ma che il sesso sia sporco. Anche le persone
più aperte e aggiornate che non considerano più il sesso come un qualcosa di
sporco, ritengono in gran parte che l’amore sia comunque più “evoluto” del
sesso. Quante donne, quando si arriva al dunque, esclamano con tono
indignato: “Ma tu vuoi solo sesso!”. Una frase che, se la si prende per ciò che
dice, è completamente priva di senso: basta infatti rispondere “sì, ora voglio
fare sesso con te...”. Il vero problema nasce quando il pregiudizio delle donne
nei riguardi degli uomini (e del sesso), tramandato dalla nonna alla mamma

44 - Selby John, Kraftquelle Kundalini - die Sublimierung miinnlicher 1966.)


alla figlia, si trova a coincidere con il pregiudizio del maschio nei riguardi della
propria sessualità, quando cioè anche lui è in fondo convinto che il sesso sia un
qualcosa di inferiore e che un uomo si dovrebbe controllare, o essere più
sensibile ecc. Ma quanto più l’uomo cerca di nascondere o di reprimere il
proprio desiderio sessuale, tanto più questo suo desiderio si manifesterà in
maniera indiretta, per esempio attraverso i gesti o gli sguardi, e una donna
appena un po’ sensibile lo noterà subito, dato che le sue antenne energetiche
sono sempre attratte dagli uomini che possono desiderarla. E quanto più un
uomo rinnega la propria realtà energetica – che si accende assai più nel sesso
che non nel cuore – tanto più si vedrà messo in discussione, criticato,
contestato, poiché finirà per non essere né pesce né carne. Intendiamoci, noi
non vogliamo dire che la soluzione sia lo stupro istantaneo ogni volta che un
uomo avverte il proprio desiderio sessuale, ma che sarebbe un’ottima cosa se
egli, prima di tutto, rimanesse fedele a se stesso, a ciò che prova e sente nel
suo corpo, e non a ciò che pensa sia opportuno provare. In secondo luogo,
sarebbe altrettanto auspicabile che l’uomo riuscisse a comunicare quello che
avviene in lui anche alla donna (che tanto, se ne sarà accorta comunque):
questa sincerità verso se stessi è infatti la base per arrivare a un autentico
accordo con una donna, e in più crea quello spazio mentale più aperto, in cui
l’energia, concentratasi nei genitali, potrà cominciare a espandersi. Per l’uomo,
l’accettazione delle proprie pulsioni e la sincerità nel comunicare, sono i
presupposti indispensabili per l’aprirsi del cuore, e per divenire ricettivo
all’energia femminile. Ed è più una questione di chiarezza interiore e di onestà
con se stessi, che non di un particolare comportamento esteriore. Cambia
tutto, se invece di pensare “come posso fare per trascinarla su un letto il più
presto possibile” l’uomo si domanda: “Dove sento la mia forza e come posso
condividerla con la donna che desidero?”. Solo allora tutta la dinamica
energetica del rapporto tra uomo e donna cambia nella direzione che in fondo
tutti e due desiderano. La conseguenza più bella, però, è che quando accetta la
propria carica genitale e la percepisce chiaramente in ogni millimetro quadrato
del pene, l’uomo non diventa quella bestia irrefrenabile – che la donna teme e
che la deve penetrare subito per non scoppiare – ma si può godere la propria
eccitazione molto consapevolmente, e la penetrazione non diventa più un
dovere, ma una possibilità: può per esempio avvenire in modo così lento che la
donna stessa scopra di desiderarlo ancor più di lui. Allora, non è tanto lui che
la apre con la sua pressione, ma lei che si apre e lo invita dentro di sé; ciò crea
sensazioni del tutto diverse più piacevoli per entrambi.

A sua volta, la donna – essendo più carica al livello del cuore che non nel
sesso – se decide di aspettare a fare l’amore con l’uomo che la ama come lei lo
ama, può benissimo rimandare anche per lungo tempo. Perciò avviene tanto
spesso che “lui voleva e lei no”. Così come l’uomo non è onesto con la sua
realtà corporea ed energetica, allo stesso modo anche la donna è spesso
incline a seguire più le sue voci interiori (che hanno la loro origine in una
tradizione di secoli di repressione sessuale, e non dalla situazione attuale) che
non gli impulsi del suo corpo. A molte donne sembra inimmaginabile, ma una
vagina rilassata ha sempre voglia di fare l’amore. Quello che vieta alle donne di
seguire le loro sensazioni corporee e il flusso naturale dell’energia, è una lunga
tradizione di denigrazione della sessualità e in particolare della sessualità
femminile. Molte donne confondono l’aprirsi con l’essere sottomesse,
l’abbandonarsi al proprio piacere con l’abbandonarsi all’uomo, il decidere di
lasciarlo entrare in sé con l’essere a sua disposizione, e il divenire vittime del
sesso.
Per reazione, molte donne nell’epoca dell’emancipazione sono passate
all’estremo opposto, hanno deciso di riappropriarsi della propria sessualità, di
diventare sessualmente attive: e lo hanno fatto in modo maschile, sono cioè
diventate attive nel 1° chakra. È un atteggiamento vantaggioso nel mondo del
lavoro, ma a letto comporta una lunga serie di frustrazioni perché la donna che
diventa energeticamente aggressiva nel centro sessuale va incontro a due
possibilità: o entra in conflitto con l’energia attiva che proviene dall’uomo, o
trova un uomo sessualmente debole. In ogni caso, si preclude l’accesso alle
sensazioni più raffinate e più sottili della sessualità femminile. Ciò non va
inteso nel senso che la donna debba tornare al vecchio vittimismo e subire ciò
che riceve dall’uomo. Viceversa, la donna oggi è più responsabile nei riguardi
della sua sessualità, ma nei riguardi della sua sessualità femminile, che non
significa imitare l’uomo, bensì decidere consapevolmente di aprirsi e di
diventare ricettiva nel 1° chakra e di continuare con coraggio a emanare
l’energia dal suo cuore, per chiudere il circuito. Per la donna questo compito è
una sfida non meno grande di quanto lo sia per l’uomo.
Se, in questo senso, tutti e due seguono i loro impulsi corporei ed
energetici, avviene una cosa molto semplice ma molto piacevole per entrambi:
• la donna ama l’uomo a partire dal suo cuore attivo, e così lo aiuta ad
aprirsi ai propri sentimenti e ottiene ciò che vuole: cioè un uomo che
apra anch’egli il suo cuore e diventi più sensibile nei riguardi di se stesso,
e di conseguenza anche nei riguardi di lei;
• l’uomo, con il suo desiderio che è espressione del suo polo attivo, il
pene, aiuta la donna a riscoprire il suo corpo e la sua energia sessuale,
attraverso la vagina.

Se comprendiamo questo circuito, non dovremo più aspettare che l’altro


si attivi nel suo polo ricettivo (ovvero che lei aspetti che lui la ami, e che lui
aspetti che lei lo desideri sessualmente) causando una serie di equivoci e
inconvenienti, ma ciascuno si riterrà responsabile per il suo polo attivo, e
seguirà i propri impulsi, sapendo che in cambio riceverà dall’altro quella
componente complementare, quell’altra metà dell’intero, che sboccia
dall’aprirsi del polo ricettivo dell’altro: l’uomo darà sesso e riceverà amore, la
donna darà amore e riceverà sesso. In questo modo si crea il circuito
energetico che unisce cuore e sesso sia nell’uomo che nella donna, e si
ristrutturano i due livelli nei quali uomo e donna possono scambiarsi i loro doni
più preziosi: il loro amore e il loro sesso.

Facciamo un esercizio pratico per aggiungere a questa descrizione teorica


anche l’esperienza corporea: fate di nuovo l’esercizio all’inizio di questo
capitolo – “Sincronizzare il sesso” a pag. 90 – e quando avrete raggiunto quel
respiro ciclico sintonizzato con la rotazione, inserite questa modifica.
→ invertite il respiro: quando lui inspira, lei espira – e viceversa. La
prima volta che lo farete vi sentirete confusi, all’inizio; continuate, finché
anche questo nuovo ritmo non diventa un’onda che vi spinge sempre più
avanti.
→ L’uomo, mentre espira, immaginerà di lasciar scendere l’energia verso
il basso, dal cuore verso i genitali e di farla uscire attraverso il pene, che
la comunica alla donna; quando inspira, invece, si immaginerà di
assorbire l’energia che la donna gli manda dai seni, e che si comunica al
suo cuore.
→ La donna farà il contrario: mentre inspira, immaginerà di assorbire
l’energia che le arriva dal pene dell’uomo, e che dalla vagina sale verso il
cuore; quando espira, la farà uscire attraverso i seni, per mandarla al
cuore dell’uomo.
→ All’inizio potete sottolineare questo flusso energetico anche con i brevi
movimenti delle mani, per familiarizzarsi meglio con esso. Quando
visualizzerete questo circuito energetico, non fate alcuno sforzo mentale,
non cercate neppure di concentrarvi sulla visualizzazione: lasciate
soltanto emergere le immagini nella vostra fantasia, e le immagini
seguiranno di per sé il ritmo del vostro respiro e i movimenti del bacino.
→ Continuate così per circa 10 minuti, sempre guardandovi l’un l’altra
con quello sguardo sfocato che ormai conoscete bene; e fate attenzione a
quel che succederà nel vostro corpo. E ricordate: potrà essere
un’esperienza molto piacevole.

La prossima volta che fate l’amore, potrete sperimentare questa forma di


respiro e di movimento insieme alla visualizzazione energetica nell’atto
amoroso.

La curva orgasmica
Dopo aver esaminato negli scorsi capitoli l’aspetto rilassante nella
sessualità, possiamo tornare al suo aspetto eccitante – che assume ora
tutt’altro carattere. Lo sviluppo energetico nell’atto sessuale segue una curva
che nei libri sulla sessualità viene solitamente descritta così: [45]
“Vi si distinguono quattro fasi:
1. l’eccitamento,
2. il plateau,
3. l’orgasmo
4. la risoluzione.

Nei testi consueti si parla di tensione sessuale,


che, prodotta da adeguate stimolazioni, continua a
crescere fino a rilasciarsi nell’orgasmo. Mentre
l’uomo tra un orgasmo e un altro ha un periodo di
stasi, la donna può avere orgasmi multipli, e anche il
cosiddetto “orgasmo di plateau”.

45 - William Masters eVirginia Johnson, L'attosessualeneil'uomoenetla donna, Milano


1994, p. 15. (Orig. Human Sexual Response, USA
Nel Tantra, questa curva ha un andamento ben più ampio e invece della
“tensione sessuale”, si ha quella carica energetica in cui eccitazione e
rilassamento si integrano. Questa carica energetica segue la stessa curva che
abbiamo appena visto – e che d’altronde descrive non soltanto l’atto sessuale,
ma la dinamica di tutte le attività dell’essere umano: il parto, la morte, la
danza, l’elaborazione di un progetto, l’estasi, il ciclo vitale nel suo complesso,
ecc. La curva orgasmica diventa dunque uno strumento per ampliare non
soltanto il piacere sessuale ma anche la coscienza, in due direzioni:
1. estendendo la durata temporale della curva;
2. accrescendone il livello d’intensità.
E questi due ampliamenti non avvengono in un qualche senso simbolico
ometaforico, ma in un senso molto concreto, reale.
Ma vediamo le fasi in dettaglio. Gabrielle Roth, che ha dedicato decenni
allo studio delle danze di vari popoli del mondo, le riconduce tutte a una
sequenza di cinque movimenti di base che corrisponde ottimamente
all’andamento della curva orgasmica: [46]
1. Fluire: è un ritmo fluido come l’acqua,
i suoi movimenti sono rotondi, teneri,
ondeggianti, un movimento sfocia nel
successivo senza alcuna soluzione di
continuità. Nell’atto amoroso, corrisponde
ai preliminari. È la fase piena di
desiderio.
2. Staccato: un ritmo pulsante, pieno di
energia, con movimenti bruschi e forti,
l’uno staccato dall’altro, ha il ritmo dei
tamburi, è forza passionale, è il
crescendo del desiderio sessuale.
3. Caos: in questa fase, nella danza
proprio come nel sesso, i movimenti
sfuggono al controllo, diventano
autonomi, coinvolgono tutto l’essere,
hanno perso qualsiasi direzione precisa,
seguono soltanto una loro logica, e
culminano in un apice, in un orgasmo.
4. Lirico: è la fase nella quale ci sentiamo d’un tratto leggeri, come se
fossimo su una nuvola che ci guida nella danza senza più alcuno sforzo;
tutto il corpo è pervaso da un ardore sensuale. Nell’atto amoroso, è a
questo punto che ci ritroviamo tra le braccia del partner, con il nostro
corpo colmo dell’eco delle pulsazioni appena trascorse.
5. Silenzio: sereni e rilassati come la luce del tramonto, percepiamo ogni
piccolo movimento che sorge dalla carica energetica di ciò che abbiamo
appena vissuto, e che riempie completamente la nostra attenzione. Ci
sentiamo limpidi, e contenti di essere come siamo. Nell’atto amoroso
abbiamo l’impressione di poter stare così per ore, siamo ancora colmi di
energia e sensazioni sottili, ma pacati e silenziosi all’esterno.

46 - Gabrielle Roth, Das befreite Herz, Munchen 1995, pp. 50 segg.


(Orig. Maps to Ecstasy, San Rafael, 1989.)
“Se la donna ha già avuto l’esperienza del parto, riconoscerà facilmente
questi stessi ritmi nel ricordo che ne ha: le contrazioni che all’inizio sono più
pulsanti e ritmiche, poi diventano più pressanti e convulse, e nella terza fase
diventano impetuose, ed esercitano una spinta irresistibile, ormai sottratta al
suo controllo; la quarta fase è l’espulsione della placenta, e la quinta è la
profonda soddisfazione, con il bambino in braccio”. [47]
L’uomo a sua volta, potrà riconoscere queste fasi nell’elaborazione d’un
qualsiasi suo progetto importante: la prima fase è quella in cui ti muovi da
un’idea all’altra, discuti con il tale e il talaltro, fai abbozzi e calcoli veloci, per
poi arrivare alla concretizzazione – che è la fase dello staccato: impegno totale,
attività intensa e molteplice, ritmo deciso, fino a giungere a quei momenti
caotici in cui le telefonate si accavallano, l’assetto definitivo viene più volte
mutato da improvvise modifiche, i collaboratori sembrano impazziti, ognuno
sembra tirar l’acqua al suo mulino, ma infine, in un modo o nell’altro, si arriva
alla realizzazione. Segue la fase lirica, in cui si danno i tocchi finali con la
leggerezza di chi sa che “ci siamo”, e poi presenti la tua opera, per cadere poi
in una silenziosa soddisfazione, nella certezza d’aver fatto bene quel che
dovevi, e di poterne godere i frutti.

A questi ritmi si possono correlare anche degli stati d’animo e


un’attivazione di certi chakra che si notano al procedere della curva orgasmica
– e anche nell’atto amoroso quando ci entriamo pienamente: usiamo molto
questi 5 ritmi nei corsi di Tantra, perché sono un ottimo mezzo per inquadrare
indirettamente il fenomeno dell’orgasmo, e per metterlo in rapporto con tante
altre esperienze e situazioni di carattere non sessuale.

L’esercizio dei 5 ritmi


Per il prossimo esercizio, puoi usare il CD Initiation di G. Roth, o
preparare tu stesso una serie di brani musicali diversi, della stessa durata, che
corrispondano ai 5 ritmi descritti. Quando avrai ripetuto l’esercizio un paio di
volte, noterai che la musica ti porta da sola da un ritmo all’altro, lungo quella
curva che il nostro corpo ben conosce e ti potrai chiedere:
• con quale ritmo hai delle difficoltà;
• quale ritmo ti riesce più facile;
• in che misura hai accesso alle emozioni connesse a ciascun ritmo;
• in che modo questa curva rispecchia il tuo ciclo sessuale e i tuoi cicli in
altri ambiti dell’esperienza.

Ritmo Stato d’animo Chakra


Fluire Sensualità 2
Staccato Aggressività, rabbia, 3
pulsione
Caotico Tristezza ptrofonda, 4
distacco dall’io
Lirico Gioia 5
silenzio Sentirsi connesso 6

47 - Kaye Hoffmann, Dimension der Ekstase, Munchen 1994, p, 146.


Traccia la tua curva
→ In un secondo momento puoi sperimentare la tua “curva orgasmica
personale”. Mettiti di fronte al tuo partner, e fai un movimento senza la
musica: puoi cominciare muovendo un braccio o una gamba, fai un
qualsiasi movimento che puoi ripetere facilmente e lascia che questo
movimento si amplii, che diventi più grande. Poi esegui questo
movimento con tutto il corpo e ridisegna i 5 ritmi nel tuo modo personale
senza curarti del trascorrere del tempo, e concentrando la tua attenzione
solo sul movimento che ben presto comincerà a guidare il tuo corpo.
Lascia che sia questo movimento a condurti: potrà
succederti quel che succede a Paola, che non perde
volentieri il controllo di se stessa e ha una fase di staccato
piuttosto rapida e un apice lungo e piatto; oppure come a
Marco, che ripete due e anche tre volte la fase di staccato,
e che poi ha ancora l’impressione che ciò che ha fatto non
sia abbastanza. Potrà succederti come a Fabrizia che dopo
la prima curva ci prende gusto e ne compie un’altra, più
armoniosa della prima; o come a Sabina, che inizia con una
piccola curva giusto per prender lo slancio, e poi parte sul serio.
→ Mentre tu sei completamente assorto dal tuo movimento, il tuo
partner ti osserva e riproduce la tua curva in un disegno, su un foglio di
carta. Poi cambiate ruolo e osservate e commentate i vostri due disegni;
e provate a capire come si manifestano le vostre curve nelle diverse
situazioni della vostra vita, e non soltanto nella sessualità.

Vediamo qualche altra caratteristica della curva orgasmica.


La prima fase è strettamente connessa con l’intimità, con il lasciarsi
andare ai sentimenti: è in questa fase che si segue l’ispirazione del momento,
e ci si apre agli aspetti più dolci e rilassanti della sessualità. Se si cominciasse
subito con lo staccato, con l’aspetto più attivo, senza concedersi un preludio, ci
si stancherebbe ben presto e nella seconda fase si avvertirebbero sensazioni di
fatica. L’ampiezza della curva è minore, quando ci si sforza di recitare la parte
del buon amante, con l’ansia di fare tutto come si deve: di solito, in questi
casi, si riesce a gestire bene le prime due fasi, ma la terza è fiacca, la quarta
ha un rapido calo, e la fase lirica e la fase del silenzio sono assai brevi.
La seconda fase, lo staccato, ha carattere aggressivo e in molti si associa
con immagini di punizioni, di urla, o vessazioni – immagini cioè di una forza
che si rivolge contro di loro, invece che con la sensazione di gioire della propria
forza. Queste persone tendono perciò a evitare la seconda fase, non riescono a
reggere alla sua carica energetica, o dicono a se stessi e al partner: “Basta,
non ce la faccio più, mi gira la testa...”
Se respiri poco profondamente e focalizzi la tua attenzione più sulle idee
e sui pensieri che non sulle sensazioni, non riesci a contenere l’energia e hai un
orgasmo breve e veloce.
Più ti lasci coinvolgere nelle varie fasi, e più emergono nella mente
immagini, sentimenti e ricordi che non sono connessi con il piacere, proprio
come succede quando lavoriamo con le 4 chiavi; sappiate che anche quelle
immagini, sentimenti e pensieri fanno parte del gioco, e si affacciano alla tua
consapevolezza per venir risolti, compresi, accettati.
Uno dei princìpi fondamentali nella sessualità consapevole è quello di
ampliare sempre la curva, di spingerla sempre più in alto, indipendentemente
dal fatto che i sentimenti e gli stati d’animo che in essa si destano siano
gradevoli o sgradevoli. Quanto più ampliamo la curva, tanto più l’orgasmo
diviene un evento autonomo dal nostro fare e dalla nostra volontà,
un’esperienza che ci dischiude dimensioni più grandi dell’io e che ci carica di
energia. Proprio il contrario, insomma, dell’orgasmo normale, dopo il quale ci si
sente stanchi.
Per poter perdere il controllo nella fase caotica (nell’orgasmo vero e
proprio), bisogna avere un forte senso di sé, ben radicato nel corpo, non nelle
idee e non nell’immagine che abbiamo di noi stessi. Suona paradossale, ma
quanto più saldi sono i confini dell’io, tanto più facilmente ci si può
abbandonare all’orgasmo. Solo un io forte e ben strutturato affronta un
momento di caos con la certezza di poter tornare presto al suo mondo
consueto, ordinato; un io debole al contrario, ha sempre paura di perdersi.
Avviene così anche nell’estasi. Questa è la ragione per cui, prima di
sperimentare tecniche estatiche, è necessario radicarsi saldamente alla terra e
alla concretezza, giacché lo sviluppo della personalità è sempre prioritario
rispetto a qualsiasi percorso spirituale.
Il caos è anche la fase più profonda, dove incontri ciò che è più grande di
te, dove la mente viene scossa come da un terremoto e l’ego comincia a
sciogliersi. Per entrare con successo nel caos, per avere un bell’orgasmo,
bisogna lasciarsi coinvolgere profondamente nelle prime due fasi.
La fase lirica è proporzionale a quella dello staccato: quanto si arriva in
alto nello staccato, tanto più potrai planare poi: molti non riescono a orientarsi,
nella fase lirica: non hanno punti di riferimento ai quali guardare. Perciò non
meravigliarti se incontri qualche difficoltà in questa fase. Fin da bambini
impariamo a far credere agli altri che la nostra vita familiare sia armoniosa e
allegra, ma nella maggior parte dei casi questa è solo finzione: è una maschera
che ci mettiamo. Dietro alla maschera, c’è un gran vuoto e una totale assenza
di gioia, connessa con il nostro sé profondo. Non per nulla l’Italia, che a prima
vista sembra il Paese più allegro d’Europa, è anche il maggior consumatore di
antidepressivi con 85 milioni di confezioni vendute ogni anno;
La quinta fase, il silenzio, è il prodotto delle prime quattro, è la sua logica
conseguenza. Se ci siamo lasciati coinvolgere pienamente nelle altre quattro, il
silenzio si istaura da sé, ci riempie, ci nutre, ci dà una sensazione molto
concreta, molto profonda, di essere, ci sentiamo uniti con noi stessi e con il
partner, e ne traiamo una carica energetica che durerà per diverso tempo. Alla
fine dell’atto amoroso, avvertiamo un’intimità più salda. Se invece abbiamo
attraversato le altre quattro fasi alla bell’e meglio, il silenzio sarà molto breve,
dovremo interromperlo con delle parole, o facendo qualcosa, o magari
voltandoci dall’altra parte e addormentandoci subito.

Nella curva orgasmica, spesso la donna non sa dove stia andando, ha


una notevole carica energetica ma non ha una direzione. Non sa esattamente
cosa vuole. Ciò risulta difficilmente comprensibile per l’uomo, che ha invece un
obiettivo ben preciso: l’orgasmo. In situazioni del genere, è bene che l’uomo
tenga per sé le sue sensazioni, la sua consapevolezza di sé e del suo obiettivo,
e che tuttavia prenda atto che per la donna è diverso – senza stare a
ragionarci sopra, e senza tentare di comprenderla. Non c’è nulla da
comprendere: è soltanto una diversa modalità energetica.

La donna impiega spesso più tempo dell’uomo per percorrere le prime


due fasi; se tenterà di accelerare la propria curva orgasmica per accontentare
l’uomo, rischierà di perdere il contatto con le proprie sensazioni.

La prossima volta che fai l’amore, osserva la tua curva orgasmica sotto il
profilo dei cinque ritmi e comunica le tue osservazioni al partner.
→ Considera la tua curva: i tuoi punti forti e i tuoi punti deboli.
→ Qual è la durata delle varie fasi nella tua curva? Sono di uguale durata
o alcune fasi sono più lunghe e altre più corte?
→ In che modo puoi rimanere entro la tua curva senza perdere il tuo
intimo contatto con la curva del partner?
→ Disegnate una vostra curva comune: qual è la durata delle fasi, in
questa curva?
→ Chi dei due prende l’iniziativa, chi dei due guida nelle varie fasi?
→ In quale punto la vostra curva comune mostra un divario? E in quali
punti è invece armoniosa?
→ Cosa succede se vi scambiate il ruolo di guida? Se per esempio l’uomo
ha sempre guidato nella fase dello staccato, cosa succede se è invece la
donna a prendere la guida, e lui la segue? O se la donna ha sempre
guidato la prima fase – con la seduzione – quali cambiamenti si notano
se è lui a cominciare?
→ Infine, prova a guidare tu, nelle fasi in cui hai incontrato finora
qualche difficoltà.
Potrebbero aversi cambiamenti interessanti: come per Emma di Urbino,
che per anni aveva faticato ad adattarsi ai ritmi piuttosto veloci del suo
partner. Da quando ha assunto lei il ruolo di guida nelle prime due fasi, tutto
l’amplesso è diventato più lungo: Emma ha riscoperto le sue tecniche di
seduzione e ha ricominciato a gioire davvero nei suoi rapporti sessuali.

8° – Estendere l’orgasmo – La sessualità sacra

L’orgasmo è più grande della fantasia


L’orgasmo dura mediamente dieci secondi. Una coppia media fa l’amore
6-7 volte al mese, il che significa 65 secondi di orgasmo al mese oppure 13
minuti all’anno. Se calcoli quante ore e giorni dedichi ogni anno a pensare, a
fantasticare e a coltivare timori e speranze intorno a questi 13 minuti di
piacere, dovrai certamente riconoscere che val la pena di considerare con
maggior attenzione questa esperienza, lasciandoci guidare dal nostro desiderio
che ci indica la strada nella ricerca. Quando si cominciano a realizzare le
fantasie sessuali allargando la mappa delle conoscenze – come descritto nel
capitolo sei – prima o poi ci si accorge che i nostri desideri cambiano e aprono
altre vie, verso nuove dimensioni della sessualità. Anche noi dopo aver messo
in pratica diverse fantasie – scambi di coppia, una donna con due uomini, un
uomo con due donne, rapporti anali, orge – e poi un lungo periodo di
monogamia chiusa – ci siamo accorti che c’era sempre un nuovo desiderio
dietro tutti i desideri, e che quanto più sperimentavamo, tanto più questo
desiderio prendeva forma e ci indirizzava verso un’esperienza sessuale più
interiorizzata: così abbiamo cominciato a capire sempre di più cosa intendano i
testi tantrici quando congiungono il sesso alla sacralità e descrivono il sesso
come una porta che conduce alla liberazione completa dai legami del samsara.
In Occidente l’unico residuo di questa connessione tra il sesso e
l’esperienza sacra è il nome di “osso sacro”, dato all’osso che collega bacino e
colonna vertebrale e che si trova nella parte più bassa del tronco, e non vicino
a punti come il cuore o la testa, che per le religioni patriarcali sono assai più
connessi con le forme della sacralità.
Quando proviamo a estendere l’orgasmo, andiamo in realtà a toccare un
terreno molto delicato: da un lato risvegliamo un grande desiderio (chi non
vorrebbe provare un orgasmo più lungo o più intenso, o più lungo e intenso al
contempo?), dall’altro svegliamo anche tutte le nostre voci inibitorie e i nostri
mostri dormienti. Così qualcuno penserà subito: “Ora che so che esiste, devo
assolutamente arrivare a un orgasmo più grande” o al contrario: “Ci provo, ma
so già che non ce la farò”, e qualcuna si chiederà: “Ma se faccio fatica ad
arrivare a un orgasmo normale, che cosa potrei mai estendere?”. Ma in ogni
caso, vi garantiamo che vale la pena sperimentare le forme di orgasmo esteso.
Chi lo ha provato ve lo potrà confermare. Ed è anche assai più semplice di
quello che sembra.

Le forme dell’orgasmo
Quando una donna incontra la sua amica e le chiede “sei stata al mare?”,
nel caso di una risposta affermativa la domanda successiva sarà “dove?
sull’Adriatico? sul Tirreno, o alle Maldive?”. Quando invece la domanda è “sei
arrivata all’orgasmo?” la risposta “sì” o “no” chiude di solito la conversazione
sull’argomento, come se esistesse soltanto un orgasmo a questo mondo.
Anche la letteratura scientifica spesso si accontenta di parlare di
“orgasmo” senza curarsi delle sue varie forme e dei modi di viverlo.
In linea generale, si può dire che l’orgasmo femminile e quello maschile
si distinguono l’uno dall’altro per la frequenza e per il livello di coinvolgimento:
• le donne ci arrivano meno sovente, ma quando ci arrivano lo vivono
come un evento più coinvolgente a livello emotivo e mentale;
• gli uomini ci arrivano quasi sempre, ma lo vivono più come un evento
genitale e corporeo.
In conseguenza di ciò, lo scopo della ricerca dovrà essere duplice: per la
donna, si tratterà di aprirsi rimanendo in contatto con l’eccitazione sessuale, in
modo da giungere più spesso all’orgasmo, mentre l’uomo avrà il compito di
aprirsi energeticamente, per espandere di più l’orgasmo nel corpo e in tutto il
suo essere.

E per prima cosa, occorre sfatare i due grandi miti che contornano la
nostra immagine consueta dell’orgasmo.
1. L’uomo associa l’orgasmo all’eiaculazione, e quando sente e vede
uscire lo sperma non si preoccupa più del proprio orgasmo, della sua
intensità, della sua estensione nel corpo e nella
mente, o delle sue sfumature: lo ha avuto e
basta. Viceversa appena iniziamo a
sperimentare con diverse forme di orgasmo, ci
accorgiamo che ci sono orgasmi senza
eiaculazione ed eiaculazioni senza orgasmo.
L’eiaculazione è un evento fisiologico, mentre
l’orgasmo è un evento energetico: per lo più si
manifestano simultaneamente, ma non sempre, e non è affatto
necessario che avvenga così. Mentre l’eiaculazione è un fenomeno
relativamente semplice – (anche se la possiamo percepire in modi molto
più piacevoli di quello a noi già noto), – l’orgasmo può assumere diverse
forme e sfumature, e raggiungere diversi gradi di intensità: può
diventare piccolo o grande, piatto o profondo, ecc.
2. L’orgasmo femminile, invece, si associa in genere con la domanda
“c’è stato davvero, o no?”; e questa domanda è connessa a una ben
precisa forma di orgasmo, e precisamente l’orgasmo dei film porno:
quello con grida, urla, sobbalzi e contorcimenti. Se nella tua
immaginazione esiste soltanto questo tipo di orgasmo, può succederti
come a quella donna, il cui marito era convinto che non avesse orgasmi,
perché non gli graffiava la schiena e non gemeva come la sua partner
precedente. Un’altra donna iniziò a dubitare del suo orgasmo quando il
suo medico le chiese se aveva delle contrazioni vaginali. Non ne aveva, o
almeno non ne aveva mai percepite: e ricevette perciò la diagnosi di
“anorgasmia”, e le venne prescritta una terapia sessuologica. Spesso le
donne non interpretano le loro reazioni sessuali come orgasmi, perché
non coincidono con ciò che esse si immaginano o si aspettano che
l’orgasmo debba essere. Dato che poche donne parlano della loro
sessualità, non hanno modo di conoscere la vasta gamma di reazioni
sessuali che si possono considerare come orgasmi. La maggior parte delle
donne vive i primi orgasmi in modo molto quieto, blando, mentre si
aspetta dei veri e propri fuochi d’artificio. E se una donna racconta che
durante l’orgasmo dimentica tutto il mondo e avverte contrazioni nel
ventre e lungo le braccia e le gambe, l’amica che l’ascolta potrà pensare
che la sua sensazione di calore fluttuante e l’improvviso addolcirsi
dell’ardore siano qualcosa d’inferiore all’orgasmo. [48].
Nessuna donna dubiterebbe di avere un viso, solo perché il suo viso è
più dolce e meno marcato di quello dell’amica: ma la maggior parte delle
donne dubita di aver avuto un orgasmo, se non lo vivono come un vero e
proprio terremoto.

In realtà, – più che di un orgasmo – conviene parlare di un campo


orgasmico compreso tra la carica energetica (l’altezza della curva orgasmica)
da un lato, e il grado di estensione dell’orgasmo nel corpo, dall’altro.

48 - Lonnie Barbach, Mehr Lust, Hamburg 1995, p.100. (Orig. For Each Other. Sharing
Sexual Intimacy, New York 1982.)
Come tutti i concetti, anche il concetto di “orgasmo” è principalmente
una convenzione sociale che si modifica col passare del tempo. Così, fino a
qualche tempo fa, il grande problema della donna era quello di arrivare
all’orgasmo, mentre l’uomo si preoccupava di non arrivarvi troppo presto.
Oggi, con il parificarsi dei ruoli femminili e maschili nella vita professionale e
familiare, si sta verificando anche il caso opposto: “L’eiaculazione ritardata
dell’uomo è ancora poco diffusa, ma in costante aumento”, [49], e tra le
ricercatrici californiane sta prendendo piede il concetto di un “orgasmo
precoce” della donna in carriera, che caratterizza l’abitudine di procurarsi
l’orgasmo attraverso una breve e forte stimolazione clitoridea per sbarazzarsi
delle tensioni – il che è quasi il tentativo di imitare l’orgasmo maschile. Questo
esempio ci dimostra come nell’arco di pochi anni si siano delineate nuove
forme di orgasmo; e se andassimo a cercare in epoche più remote, o in altre
culture, troveremmo certamente molte altre varianti.

Ma senza allontanarci troppo, dai partecipanti ai nostri corsi di Tantra


apprendiamo che nell’orgasmo:
• alcuni provano una sensazione di scioglimento, come se il miele
attraversasse il loro corpo; altri lo sentono come una cannonata di fuoco
che esce da una tensione dei muscoli delle gambe e della pancia;
• alcuni sentono un calore diffuso; altri sentono onde fini e vibranti che
partono dai genitali;
• alcuni lo percepiscono solo nei genitali; altri in un’ampia parte del
corpo;
• alcuni parlano d’una distorsione delle percezioni spaziali e temporali;
per altri è un profondo rilassamento di tutta la muscolatura;
• per alcuni è l’obiettivo e il senso di tutto l’atto sessuale; altri lo vedono
come la sua conclusione, senza attribuirvi una particolare attenzione;
• c’è chi lo vive come una esplosione accompagnata da urla, lacrime e
forti movimenti; e c’è chi lo vive invece come una scivolata silenziosa in
uno spazio interiore, pieno di pace;
• per alcuni l’intensità è abbastanza costante; per altri l’intensità varia
moltissimo a seconda del grado di apertura affettiva e mentale nei
riguardi del partner.

Chi ha sperimentato le pratiche tantriche, descrive anche altre forme


d’orgasmo:
Un uomo:

Appena mi sono svegliato la mattina sentivo tutto fuoco sotto la pelle, come uno
strato sottile ma molto caldo, come se avessi sotto la pelle un’altra pelle che bruciava,
poi una palla rossa e calorosa all’altezza dell’osso sacro con un alone arancione, all’inizio
molto piccolo, che poi si espandeva e che nell’arco di qualche minuto arrivava a
riempirmi tutto; poi toccava quello strato caldo sotto la pelle, attraversava la superficie
del mio corpo e spariva nel buio, in un grande spazio silenzioso. Poi riappariva e spariva
di nuovo, era come un’esplosione al rallentatore, che durava tantissimo e alla fine mi
lasciava con una tale carica addosso, che avrei potuto far sesso all’infinito.

49 - Chiara Simonelli e altri, Diagnosi e trattamento delle disfunzioni sessuali, Milano


1996, p. 125.
Una donna:

Ero già caricata dagli esercizi precedenti quando siamo andati a letto. Abbiamo
fatto l’amore con tanto rispetto, con tanta leggerezza e luminosità: non era mai stato
così prima. C’erano dei momenti fluidi in cui entravo come in un cerchio magico, e
avvertivo delle sensazioni di calore che ritmicamente si riducevano e poi si rialzavano
focosamente. Il mio compagno era dentro di me da un’ora e più, e sentivo che avrei
potuto andare avanti ancora per molto tempo; non avvertivo in me nessun segno di
stanchezza, e nei movimenti lenti mi accorgevo di entrare delicatamente in un’altra
dimensione. Poi il mio uomo ebbe l’orgasmo e io con lui. In quel momento tutto il corpo,
dai capelli fino alle dita dei piedi si rilassò così profondamente che finii come in una
nuvola che mi avvolgeva dolcemente. Rimasi così per circa un’altra ora, in un tempo che
non passava ma era come se mi assorbisse; io e il tempo eravamo tutt’uno, e io ero io
ma allo stesso tempo non ero io. Mi sentivo leggera, volavo e quando ci siamo alzati
potevamo capire anche senza parole che eravamo entrati in qualcosa di più grande di
noi, che fino a quel momento non conoscevamo e anche oggi non riusciamo a definire.
Dovevo camminare attentamente per non cadere, percepivo tutto come da un altro
mondo: le pareti, il pavimento, il letto, tutto vibrava, cambiava forma e si muoveva con
me e anche l’aria era piena di vibrazioni...

Nella tradizione sciamanica, [50], le diverse forme dell’orgasmo vengono


riportate su due ruote, in relazione ai quattro aspetti dell’essere umano
(mente-nord, emozione-sud, corpo-ovest, spirito-est). Ogni forma ha il suo
valore e arricchisce la gamma dell’esperienza umana, nessuna è migliore o
peggiore dell’altra, e nel nostro viaggio di ricerca interiore possiamo
sperimentare anche le forme che conosciamo meno – e in particolar modo il
cosiddetto “orgasmo di fuoco” al centro della ruota. Tutte sono forme di
percezione soggettiva dell’orgasmo, che ai fini della crescita personale
riteniamo assai più importanti che non le loro reazioni fisiologiche.

La ruota dell’orgasmo maschile


a. Ovest: il terremoto. È l’orgasmo cosiddetto “normale”. Avviene nel
corpo che trema e vibra tutto, come in un grande brivido; l’energia è
concentrata nei genitali; vi è forte erezione e forte eiaculazione.
b. Sud: la valanga. Erezione debole o parziale, eiaculazione impulsiva. È
un orgasmo emozionale. Si manifesta in onde più miti ed è trasportato da
sentimenti che lo inondano e lo trascinano via. Si accompagna a tensioni
e preoccupazioni per la donna. L’uomo entra nel suo bambino interiore.
Termina spesso con un senso di delusione: “Sei arrivato troppo presto”
(eiaculazione precoce). Il problema, tuttavia, non è la forma dell’orgasmo
di per sé, ma il dramma che l’uomo ne fa.
c. Nord: il tornado. Piena erezione, nessuna eiaculazione (eiaculazione
retrograda). L’orgasmo arriva in ondate che si concentrano nella testa e
nei genitali ed è accompagnato da immagini ricche di fantasia, e da un
forte autocontrollo. Rimane presente per lungo tempo e arriva a un alto
livello energetico. È usato in alcune pratiche taoiste e tantriche: quando
senti lo sperma arrivare al punto di non ritorno, rilassa tutti i muscoli,
specialmente perineo, ano e glutei e inizia a respirare ritmicamente; ciò ti

50 - Deer Tribe Metis Medicine Society, The Sweet Medicine Sundance Teaching of the
Chuluaqui Quodoushka, Training Manual, Arizona 1997.
getterà in questa forma di orgasmo. Da non praticare spesso, altrimenti
può creare problemi alla prostata.
d. Est: l’incendio a tappeto. Nessuna erezione, nessuna eiaculazione,
pieno orgasmo. Onde calde iniziano dai genitali e si espandono su tutta la
superficie del corpo come fiamme. A volte questo fenomeno avviene
anche come post-orgasmo.
e. Centro: l’orgasmo di fuoco. È un orgasmo non concentrato ai genitali
ma che comprende tutto il corpo e la mente, che si scioglie in un ardore.
Ci si arriva con il “respiro di fuoco”. È il catalizzatore per poter provare
tutte le forme della ruota.

La ruota dell’orgasmo femminile


L’orgasmo femminile si può scatenare da due punti diversi: dal clitoride
e/o dal punto G. In linea di massima non esistono donne frigide o
anorgasmiche, ma soltanto abitudini, schemi mentali e blocchi corporei
limitanti. Le chiavi per superarli sono:
• essere connesse alle proprie sensazioni corporee;
• essere presenti a se stesse (qui e ora);
• essere tolleranti verso se stesse (qui e ora).

a. Ovest: il terremoto. È un orgasmo vaginale di carattere interiore e


implosivo; è generato dal punto G. Elettrizza il corpo, che sembra
impennarsi. Se durante questo orgasmo ti accorgi di buttar fuori troppa
energia, immagina di respirare profondamente nell’utero e ciò ti
consentirà di tener l’energia dentro il corpo. Questo orgasmo può
diventare multiplo.
b. Sud: l’onda che si frange. In un primo momento viene generato dal
punto G ed è implosivo, poi segue una seconda ondata dal clitoride, di
carattere esplosivo, che crea fitte onde di piacere. Spesso è un orgasmo
unico, intenso e molto emozionale, che corre fino al cuore; può finire in
risate o pianti.
c. Nord: l’uragano. In un primo momento è esplosivo, e parte con
microorgasmi, dal clitoride, accompagnati da forti fantasie e immagini
vivide; termina poi in un climax vaginale implosivo. È accompagnato da
gemiti e urla. È tempestoso. Il movimento energetico è l’opposto di
quello del Sud.
d. Est: il vulcano. È un orgasmo in prevalenza clitorideo, esplosivo, a
volte multiplo ed è imprevedibile, improvviso e veloce. Una vampata di
calore che corre a fior di pelle.
e. Centro: l’orgasmo di fuoco. È un orgasmo non concentrato nei genitali
ma che pervade tutto il corpo, scioglie i blocchi energetici e finisce in un
ardore. Usando il “respiro di fuoco” con qualche allenamento la donna
può arrivare all’orgasmo in tre-quattro minuti. Ciò presenta vantaggi
pratici, qualora il suo compagno non sia un buon amante. Questo
orgasmo è il catalizzatore per potere sperimentare la ruota completa.

Il “respiro di fuoco” è una tecnica sciamanica simile ad alcune pratiche


del Kundalini yoga o del Tantra tibetano: consente di arrivare a un orgasmo
anche senza alcuna stimolazione genitale, ma con una sequenza di respirazioni
nei 7 chakra e il collegamento energetico tra di loro. Fino a oggi il respiro di
fuoco viene insegnato solo direttamente da maestro a discepolo in corsi di
Tantra o di Quodoushka, perciò rinunciamo senz’altro a descriverlo in questo
testo.

In generale, si può dire che nel modo ordinario di fare l’amore gli
orgasmi implosivi siano i meno noti. “Questi stati orgasmici più profondi
partono dall’interno. È piuttosto semplice gestire gli stimoli esterni che ci
eccitano, ma quando i sentimenti partono dall’interno, molte persone tendono
a fermarsi e a reprimere questa pulsazione interiore, perché se ne sentono
inondati e ne hanno timore. Per ciò nel Tantra usiamo degli esercizi sia per lo
sviluppo dell’eccitazione interiore, sia per aprirci ad essa.” [51]. Con ciò non
intendiamo certo sminuire l’orgasmo esplosivo, quello più comune e rivolto
all’esterno: vogliamo soltanto arricchire la nostra conoscenza con forme
orgasmiche che automaticamente portano la nostra consapevolezza agli strati
profondi della psiche, alla fascia emotiva e al nucleo, al nostro vero sé. La
forma più appropriata, in tal senso, è l’orgasmo totale, l’orgasmo che include e
pervade tutto il corpo. E possiamo apprenderlo, proprio così come abbiamo
appreso la forma di orgasmo che ci è più nota. “Possiamo imparare l’orgasmo
totale. Il piacere deriva dal piacere, e lo sviluppo dell’orgasmo può avvenire
soltanto attraverso la pratica. Una teoria dell’accumulazione non avrebbe senso
nella sessualità. Non possiamo accumulare l’eccitazione o la carica energetica
come su un libretto di risparmio, e sperare di arrivare così a un orgasmo più
grande. Ciò, al contrario, creerebbe un blocco e porterebbe alla frustrazione e
alla sua degenerazione.” [52]. Quanto più coltivi i tuoi orgasmi, tanto meglio ti
riusciranno, e tanto più ti saranno d’aiuto nel riconnetterti con il tuo nucleo,
con quello spazio sacro che vi è in te.

Gli atteggiamenti più comuni rispetto all’orgasmo sono l’indifferenza,


molto diffusa tra gli uomini (“È come è, e non ho mai pensato che potesse
essere diverso”) oppure la preoccupazione, più diffusa tra le donne (“Ci
arriverò? Arriverò nel momento giusto?”). Ma non è certo preoccupandosene
che si possono ottenere miglioramenti; e noi non intendiamo accrescere le
vostre preoccupazioni riguardo all’orgasmo: vogliamo insegnarvi a curarlo,
coltivarlo, accarezzarlo, e a giocare con esso.
Scopriamo dunque, innanzi tutto, una forma di orgasmo implosivo che
non richiede lunghi allenamenti, ma solo la volontà di dedicare circa 2 ore a lui
e 2 ore a lei, il coraggio di aprirsi a nuove esperienze, una certa curiosità e un
po’ di fiducia in se stessi.

Svelare il punto G
Il punto G è un’area il cui diametro varia da 0,5 cm. a 2,5 cm, situato
sulla parete superiore della vagina, dietro l’osso pubico. La distanza
dall’entrata vaginale dipende dalla configurazione anatomica individuale (vedi

51 - Jack Lee Rosenberg, Orgasm-us, Berlin 1993, p. 53.


52 - Andro and Devatara, Orgasmus-Schule, Waldfeucht 1995, p. 44.
capitolo sei – “La tipologia anatomica femminile” pag. 77 sgg.). Negli antichi
testi tantrici viene chiamato anche saspandana “punto del piacere”, “punto
della beatitudine” o “punto sacro”.
Su nessun altro argomento relativo alla sessualità si troverà una tale
divergenza d’opinioni come sul punto G. [53]. Ci sono sessuologi di fama
internazionale [54] che lo ritengono un mito, altri [55] stimano che solo il
20% delle donne ne siano dotate, altri, come Ladas [56] o Sevely [57],
dimostrano empiricamente che tutte le donne ce l’hanno; c’è insomma una
grande confusione in proposito.

Noi che abbiamo studiato prima il Tantra e poi la sessuologia, abbiamo


potuto sperimentare il punto G in prima persona, e dopo averlo molto
assaporato e goduto, gli studi scientifici non ci hanno suscitato né particolari
dubbi né ripensamenti. Nella letteratura tantrica non si trova alcuna divergenza
su questo punto, che viene considerato da tutti un punto sacro, proprio perché
è una chiave verso l’orgasmo implosivo. Da dove nasce dunque una tale
confusione, tra gli studiosi occidentali? Come possono dei ricercatori come
Masters e Johnson [58], che hanno studiato 7500 orgasmi in 382 donne, non
aver trovato il punto G o non prenderlo in considerazione?
Dal canto nostro, abbiamo condotto accurate osservazioni su 125 donne,
mentre scoprivano il punto G con l’aiuto del loro partner. Tutte (il 100%) lo
hanno trovato. E non soltanto ci hanno descritto tutte una medesima
sensazione, nettamente distinta da quelle nelle pareti vaginali limitrofe, ma i
loro volti aperti e rilassati, il fastidio passeggero, le lacrime di gioia, i gemiti, il
respiro disteso, i movimenti di abbandono e il silenzio commovente che è
seguito alla scoperta non ci hanno lasciato alcun dubbio. Naturalmente, le
nostre ricerche stanno continuando: tutti coloro che sono interessati ad
approfondire questo argomento possono contattarci all’indirizzo indicato in
fondo al libro.

Secondo noi quell’enorme divergenza nei risultati delle varie ricerche sul
punto G non dipende dalla sua esistenza o nonesistenza, ma solo dalla
metodologia di ricerca. Una ricerca che consideri esclusivamente elementi
anatomici e fisiologici (battiti cardiaci, millimetri di dilatazione vaginale,
colorazioni delle labbra ecc.) non lasciando alcuno spazio ai sentimenti e alle
pulsioni che la donna prova in quei momenti e non considerando le più intime e
spesso oscillanti espressioni del femminile, non è il metodo adatto per trovarlo,

53 - Silvano Sala, Orgasmo e anorgasmia fennninile, Tesi di laurea Istituto di


Sessuologia Clinica, Roma 1995, pp. 91 segg.
54 - Ruth Westheimer, Buon sesso, Rozzano (Mi) 1996, p. 200. (Sex for Dummies,
California 1995.)
55 - "Willy Pasini e la coppia”, in Roberto Gervaso, Sotto a chi tocca, interviste famose,
Milano 1994, p. 122.
56 - Alice Ladas, Beverly Whipple, John Perry, Il pun to G, Milano 1986, p. 53. (Orig.
The G spot, uSa 1982.)
57 - Josephine Lowndes Sevely, Evas Geheimnisse, Munchen 1990. (Orig. Eve's
Secrets, USA 1987.)
58 - William Masters, Virginia Johnson, II sesso e i rapporti amorosi, Milano 1986.
per quanto grande sia il campione studiato e per quanto sofisticati siano gli
strumenti utilizzati; una simile ricerca avrà infatti l’effetto di inibire il fenomeno
stesso che si era proposta di misurare.
Il punto G, che trova una sua corrispondenza anatomica nel “corpo
spugnoso uretrale”,[59], ha caratteristiche che a prima vista fanno sembrare
contraddittorie le sue manifestazioni, non in linea con la logica maschile che
tuttora prevale nella ricerca scientifica. Così, anche noi abbiamo avuto modo di
constatare che persone dotate di buona intelligenza, e alle quali era stata
fornita una dettagliata spiegazione e un preciso disegno anatomico, non lo
hanno trovato al primo tentativo, oppure lo hanno localizzato con precisione e
poi lo hanno smarrito, perché non corrispondeva alle loro aspettative.

I presupposti che aiutano a trovarlo, secondo le nostre esperienze, sono i


seguenti:
• occorre dedicare a questa ricerca molto tempo e una buona dose di
pazienza;
• l’uomo deve esser presente con se stesso, e centrato in se stesso;
• occorre un ambiente e una cornice che aiutino la donna a concentrarsi
su se stessa;
• bisogna proseguire anche se all’inizio si hanno delle sensazioni
sgradevoli;
• è anche auspicabile, ma non indispensabile, la guida di una persona
esperta che possa condurti attraverso i meandri delle diverse sensazioni,
come succede in un rituale iniziatico.

Tutti questi presupposti, che un rituale tantrico può agevolmente


garantire, mancano di solito nell’ambiente sterile dei laboratori di ricerca.
Questo spiega perché nei corsi di Tantra tutte le donne trovano il punto G,
mentre nelle cliniche ciò avviene di rado.
Il punto G deve essere letteralmente scoperto, localizzarlo non basta.
Quasi in tutte le donne esso è “velato” all’inizio, e qualche donna ha bisogno di
più tempo per togliere quel velo e per svegliare il punto G al piacere.

Vediamo meglio le sue caratteristiche, prima di intraprenderne noi pure


la scoperta. Il punto G ha un tessuto simile a quello della prostata maschile. In
senso energetico può essere considerato un polo negativo, perché è ricettivo:
assorbe e invita ciò che gli si presenta sotto forma di energia. Attira il piacere,
in cambio ha la capacità di aprirsi a opportunità di piacere via via più alte, fino
a momenti estatici. La stimolazione del punto G per la donna è strettamente
correlata con i sentimenti, non provoca una sensazione sessuale neutrale come
avviene nel clitoride: corre parallela a un fiume di sentimenti.

Come si trova il proprio punto G


Ora vediamo come svelare il punto G.

59 - Federation of Feminist Woman's Health Centers, Frauenkorper neu gesehen,


Berlin 1992, pp. 43 segg. (Orig. A New View of a Woman's Body. A Fully Illustrated Guide, New
York 1981.)
→ Lo puoi fare anche da sola, seduta, ma è una di quelle pratiche che si
fanno molto meglio in due e che non arricchisce te sola, ma anche
l’uomo, il quale potrà vedere un aspetto del femminile che forse non
aveva mai percepito con tanta intensità.
→ Prendetevi 2 ore di tranquillità, che dedicherete
esclusivamente a questa esplorazione. Preparate un
letto comodo in un ambiente caldo con diversi cuscini
per sostenere la testa e le ginocchia, fazzoletti di
carta, un gel vaginale, musica rilassante, candele e
quant’altro vi occorre per sentirvi a vostro agio.
→ La donna si può rilassare completamente e sente accanto a sé l’uomo,
che le rimarrà vicino anche quando lei scenderà nel profondo dei suoi
sentimenti e li assaporerà da dentro. Deve solamente essere consapevole
del suo respiro, e rilassarsi; comunicare all’uomo le sue sensazioni
corporee, le sue emozioni, i pensieri, i dubbi, dirgli come vuol essere
toccata; ciò aiuterà anche l’uomo a sentirsi più sicuro di sé.
→ L’uomo si lava accuratamente le mani e si taglia le unghie e le lima in
modo da non lasciare alcun margine aguzzo. Poi inizia a toccare la donna
in maniera piacevole; non la deve eccitare o portare a un orgasmo, deve
solo toccarla senza alcuna preoccupazione riguardo a un qualche
obiettivo. Deve anche sapere che tutto ciò che lei esprimerà riguardo ai
suoi sentimenti (che potranno mutare anche molto velocemente), non
riguarderà lui personalmente, ma emergerà da lei, mentre sta scoprendo
sempre di più se stessa. Per la donna è importante che l’uomo le rimanga
vicino e attento, mentre lei si abbandonerà fiduciosamente, e questa
vicinanza e assistenza vigile è il dono più bello che egli le possa fare ora.
→ L’uomo comincia con un massaggio: il “massaggio che non hai mai
avuto” del capitolo sette [qui a pag. 91 sgg.] o un altro massaggio che
inizia su tutto il corpo e poi si concentra sui genitali, collegandoli ogni
tanto con le altre aree: il ventre, il seno, il torace, le cosce. Già ora
potranno emergere i primi sentimenti.
→ L’uomo arriva, col suo massaggio, all’osso pubico e all’attaccatura
della muscolatura della pancia; arriva alle labbra esterne, può
massaggiarle, prenderle tra le dita, stirarle leggermente; passa poi alle
labbra interiori; può, per esempio, tenere tra l’indice e il medio le labbra
esterne e massaggiare col pollice dell’altra mano quelle interne,
massaggiare a sinistra e a destra la pelle sopra il clitoride, o anche tenere
una mano su tutta la vulva, con il palmo sul monte di venere; la donna
potrà muoversi leggermente, rilassarsi in questa mano che la tiene; dirà
lei quando è il momento di introdurre il dito. L’uomo pone pure il dito
sull’apertura della vagina e lo lascia lì, per qualche momento, mentre con
l’altra mano accarezza il ventre, il torace e il seno.
→ Quando lei lo chiede, il dito entra lentamente: non infilarlo, ma fallo
come scivolare dentro; usa il lubrificante, specialmente se la vagina è
stretta; rimani lì, con una pressione costante sul punto, e lascia che la
vagina si apra millimetro dopo millimetro; vedrai che se non premi ma
rimani fermo, la vagina si aprirà da sola e ti inviterà – e per la donna
invitare a penetrarla è una sensazione completamente diversa dal venir
penetrata da una forza esteriore. Quando
sei dentro di lei, comunica sempre alla
donna dove sei e cosa fai col dito, in
modo che lei possa precisare l’immagine
dell’interno della sua vagina, e capire
“ah, così è lì, in questo punto provo la tal
sensazione, ora lui è più in là, ecc.”, e
crearsi così una mappa visiva della sua
vagina nei diversi punti.
→ L’uomo incontra il primo anello muscolare all’incirca alla profondità
della prima falange del dito. Esercita una pressione sù tutti i lati,
fermandoti ogni tanto per qualche istante; lapressione è dolce ma decisa,
il dito porta consapevolezza in questo tipo di contatto, il tuo dito sta
praticamente chiamando l’attenzione della donna in quel punto, la invita
a rilassarsi. Procedi circolarmente, in senso orario ed esercita una
pressione su ciascuna ora, eccettuato il punto più alto, il 12. Immagina
che il tuo dito sia al centro di un orologio, il dodici è verso il clitoride e il
sei è verso l’ano.
→ Poi puoi entrare di più, fino circa alla metà della vagina, e puoi sentire
da dentro l’ilio, l’osso su ciascun lato; ora (nel tuo orologio immaginario)
premi verso l’undici e verso l’una, verso il nove, su un’ampia superficie
della parete vaginale e là dove senti come dei piccoli nodi, non
massaggiare ma lascia lì il dito (e la donna immagini di star respirando in
quel punto); poi premi sul sei, sul tre ed entra ancora di più, più in
profondità; non toccare il collo dell’utero, che è molto sensibile, premi
soltanto intorno a esso, non su di esso, continuando intanto a
accarezzare tutto il corpo della donna: accarezza le cosce, le ginocchia, le
anche, i fianchi, il seno, il ventre, il collo e così via; la vagina in questo
stato rilassato è come una grande caverna che si modifica e cede sotto la
tua pressione.
→ Il punto G: quando arrivi al dodici, sul tuo orologio immaginario, piega
lentamente il dito in su e in avanti; col dito piegato arrivi dietro all’osso
pubico, oppure più in profondità (in dipendenza del tipo anatomico); puoi
esercitare anche lì una pressione dolce ma decisa e ferma – tenendo il
dito quasi immobile. Se adesso la donna avverte delle emozioni forti,
delle sensazioni sottili o un alternarsi di diversi sentimenti, dovrà parlarne
ed esprimerle; l’uomo intanto le tocca sempre con l’altra mano tutto il
corpo – e potrà aumentare la pressione, o rilassarla un po’, potrà
descrivere dei piccoli cerchi con la mano, o delle vibrazioni (è
consigliabile il ritmo di una al secondo), ma vedrete voi stessi cosa vi dà
più piacere, cosa vi aiuta di più a essere consapevoli; la prima volta la
donna avvertirà qualche bruciore, la sensazione di dover fare la pipì, ma
solo all’inizio: poi sentirà che quest’area inizia a sciogliersi.
→ Per circa 20 minuti, l’uomo continuerà a premere e massaggiare
questo punto. Se in alcuni momenti ciò sarà fastidioso, alleggerirà la
pressione ma rimarrà sempre su quel punto. La donna aumenterà
l’ampiezza del respiro e esprimerà quello che prova, mediante sospiri,
gemiti, parole, piccoli movimenti ecc.
→ Alla fine, l’uomo estrae lentamente il dito e mette la mano sull’esterno
della vagina, e la tiene lì per un po’: dopo un rapporto tanto intimo non
bisogna staccarsi subito; l’uomo strofina le gambe della compagna, le
accarezza, le chiede se vuol restare ancora accanto a lui o se preferisce
rimanere da sola.

In questa esperienza c’è da tenere conto di alcuni punti.


• Può verificarsi un fenomeno che viene chiamato eiaculazione
femminile. Se la stimolazione al punto G arriva a un certo tipo di
orgasmo, esce dall’uretra un liquido che non è urina, ma una sostanza
biancastra simile allo sperma, solo meno densa. Proviene dalle “ghiandole
periuretrali”,[60*, e l’espulsione è piacevole. Molte donne sentono lo
stimolo, ma poi si trattengono perché si vergognano pensando che sia
urina. Tenete pronto un asciugamano, e se la donna sente lo stimolo, si
rilassi pure e lo lasci fluire. Sembra – ma ancora non abbiamo la certezza
– che non tutte le donne provino questo fenomeno, perciò non
preoccupatevi se non si verifica.
• Per l’uomo quest’esperienza può rivelarsi particolarmente irritante:
può infatti accadere che mentre lui sta dando il meglio di sé, e dopo che
per un’ora ha dedicato tutta la sua attenzione alla donna, lei
improvvisamente scoppi in lacrime, si arrabbi, diventi triste, provi fastidio
o dolori, e si mostri cioè tutt’altro che contenta. In tal caso, l’uomo
sappia che non ha sbagliato nulla, che ha fatto tutto ottimamente e che
quel fastidio non l’ha provocato lui ma si trovava già prima nella donna –
o meglio, si trovava negli strati in ombra che attraverso il massaggio
l’uomo ha portato in superficie. Prima o poi quel senso di fastidio finisce,
e sotto questi strati più bui che l’uomo ha scoperto insieme alla sua
compagna, emergerà qualcos’altro, qualcosa che renderà la donna
profondamente vitale e che, in un secondo momento, risulterà assai
piacevole anche per l’uomo.
• La donna è invitata a osservare le proprie sensazioni: anche quando
diverranno sensazioni forti, non dovrà lasciarsi trascinare via da un
qualche dramma emozionale; manterrà il ritmo del respiro, rimarrà
presente a se stessa e continuerà a osservare. Dopo un po’ le sensazioni
diverranno comunque piacevoli, leggere, fluttuanti. (Qualche donna dovrà
probabilmente ripetere più volte questa esperienza prima di arrivare ai
piaceri tanto sottili.)

“Il punto G, ma anche tutta la vagina, possono essere corazzati da


inibizioni, dalla memoria di vecchi divieti, o d’una prima esperienza amorosa
poco delicata, o di momenti nei quali hai fatto l’amore quando il corpo non era
pronto, quando la vagina era ancora sorda e non era viva. La vagina assorbe
tutto quello che entra, sia in senso fisico che energetico. Per difendersi si
corazza e di conseguenza percepisce meno, riduce le percezioni al minimo.
Ogni zona dei genitali femminili può corazzarsi continuando a nascondere sotto

60 - Josephine Lowndes Sevely, Evas Geheinmisse, Munchen 1990, pp. 70 segg. (Orig.
Eve's Secrets, USA 1987.)
la corazza certi traumi. – (Margo Anand)”. [61]. E quando andiamo a
massaggiare queste parti, i traumi vengono a galla, e si fanno sentire per venir
guariti – così come emergono le emozioni represse quando massaggiamo la
corazza muscolare nella terapia bioenergetica.

Il pene o il dito d’un uomo che ti vuol bene, possono aiutarti a sciogliere
queste corazze, a riportare alla luce i loro traumi e a risvegliare la tua capacità
di percezione. Con un massaggio di questo tipo, col dito e successivamente col
pene, tutti questi traumi possono veramente guarire. L’esperienza è più
efficace se la si ripete più volte: durante un primo massaggio della vagina, del
punto G o di altre parti, possono emergere anche emozioni molto spiacevoli e
grossolane. Se la donna non si contrae ma si rilassa anche nei momenti
fastidiosi e osserva consapevolmente quel che avviene, accogliendo tutte le
sensazioni, piacevoli o spiacevoli, per quello che semplicemente sono, la
corazza si scioglie.

Scoprire il punto P
Il centro sessuale dell’uomo ha una carica energetica opposta a quella
della donna, ed è tutto rivolto in avanti, è attivo, penetrante e martellante, con
una tendenza ad accumulare l’energia fino all’esplosione. Qualsiasi film porno
esaspera questa caratteristica. Ma il centro sessuale, o il 1° chakra, ha anche
un “rovescio della medaglia”: la sua parte posteriore è ricettiva e femminile.
Questo lato, per l’uomo, è tuttavia associato a molti tabù, a sensi di vergogna,
al timore dell’omosessualità – e numerose espressioni ingiuriose d’uso comune
la dicono lunga sul disprezzo che abbiamo tradizionalmente per l’ano e per
tutta la parte posteriore della zona pelvica.
Molti uomini non si toccano mai l’ano se non
attraverso uno strato di carta igienica, altri provano
piacere a toccarselo quando si masturbano, ma se ne
vergognano. “Tutto ciò, con in più l’associazione con
idee riguardanti lo sporco e la tabuizzazione generale
della zona posteriore del bacino, crea tensioni croniche
nell’ano, nel perineo, nei glutei, fino alla zona lombare”
e queste tensioni hanno un loro prezzo: dopo i 50 anni
infatti questa parte trascurata del nostro corpo tende a
sviluppare diversi disturbi della prostata, assai
fastidiosi se non dolorosi. È la nostra parte femminile
che si fa sentire così, e reclama attenzione dopo che
l’abbiamo voluta escludere dal piacere per tutta una vita. È questa non è una
metafora, se si pensa che la prostata non solo è costituita da un tessuto
analogo al punto C, ma è collegata all’utricolo, un piccolo utero vicino
all’incrocio dei dotti eiaculatori, – ultimo residuo di quel periodo embrionale
durante il quale il femminile e il maschile erano tutt’uno. [62].

61 - Margo Anand Naslednikov, Tantra oder die Kunst der sexuellen Ekstase, Munchen
1990, p. 262. (Orig. The Art of Sexual Ecstasy. The Path of Sacred Sexuality for Western
Lovers, Los Angeles 1989.)
62 - Margo Anand Naslednikov, Magic des Tantra, Munchen 1995, p. 386. (Orig. The
Art of Sexual Magic, Los Angeles 1995.)
Il punto P anatomicamente, è la prostata. Lo chiameremo punto P – in
analogia col punto C – in quanto punto sacro dell’uomo. La prostata è una
ghiandola alla quale puoi accedere o dall’esterno attraverso una pressione sul
perineo, o dall’interno attraverso l’ano. Nel caso di una prostatite, di
un’ipertrofia o di un qualsiasi altro disturbo alla prostata, consigliamo di
consultare il medico prima di stimolarla. La prostata non solo ha un tessuto
simile a quello del punto G, ma genera all’uomo sensazioni analoghe e una
forma di orgasmo molto intima, che apre la strada ai nostri più profondi spazi
interiori. Inoltre, la sua stimolazione dà modo all’uomo di scoprire l’esperienza
di essere penetrato, che apre una dimensione della sessualità del tutto diversa
da quella che egli conosce.
Per il maschio la stimolazione della prostata è una buona opportunità per
scoprire una forma di orgasmo completamente diversa da quella normale,
estroversa: un orgasmo che assomiglia molto all’orgasmo femminile. Può
sembrare incredibile, ma attraverso la stimolazione della prostata puoi
provocare un orgasmo senza toccare mai il pene; è un orgasmo più largo ed
esteso, si comunica a tutto il corpo e per l’uomo può rappresentare una delle
vie più facili e veloci per familiarizzarsi con le esperienze estatiche. Le
sensazioni iniziali di un lieve bruciore, l’impressione di dover urinare, il
completo abbandono che l’uomo si concede durante questa esperienza, e il
rapido alternarsi di diversi sentimenti durante tale abbandono somigliano molto
alle sensazioni che la donna prova durante la stimolazione del punto C

Come fare?
→ Prendetevi almeno 2 ore di tranquillità – così
potrete anche godervi il periodo successivo a questa
esperienza, che molti uomini descrivono come
sconvolgente. Preparatevi un posto comodo e
mettetevi tutti e due a vostro agio.
→ L’uomo si prepara al fatto di non aver proprio nulla da fare: si può
sdraiare comodamente supino, e rilassarsi. Non si tratta di arrivare da
nessuna parte, neanche all’orgasmo. La miglior cosa che può fare, è
dimenticare tutto ciò che sa circa la sessualità e l’orgasmo e aprirsi a
qualcosa di completamente nuovo, in cui non si sforza di raggiungere
nulla, ma si lascia solamente andare.
→ La donna inizia a massaggiargli la testa, la nuca, la schiena e le
gambe per poi arrivare ai genitali, all’osso pubico (in cerchi), la parte
bassa dell’inguine, e il perineo come ha già fatto nel massaggio descritto
nel capitolo sette [qui a pag. 91 sgg.]. Passa ogni tanto l’altra mano su
tutto il corpo, estendendo la carica energetica e l’eccitazione verso altre
zone.
→ La donna prende in mano il pene e lo massaggia in diversi modi: lo
tira con due mani in direzioni opposte, oppure lo spinge in su con una
mano, tirando i testicoli in giù con le dita dell’altra a forma d’anello, lo
strizza con due mani come un asciugamano bagnato, lo rotola tra le due
mani come fosse un bastone. Può usare anche un tocco più forte del
solito: nel dubbio, chiederà consiglio all’uomo. Non mirerà comunque a
eccitarlo, ma a rilassarlo: lo massaggerà come massaggerebbe un braccio
o una gamba.
→ Ogni tanto estende, di nuovo, la carica genitale ad altre parti del
corpo: una mano massaggia i genitali e l’altra tocca, massaggia e carezza
le cosce, l’addome, lo stomaco, il petto, il cuore e i capezzoli, il che
aiuterà l’uomo a distribuire l’energia in modo più omogeneo su tutto il
corpo:
→ Una mano tocca il perineo, l’altra il terzo occhio: le mani vibrano
leggermente su questi due punti; poi l’uomo si gira e si sdraia a pancia in
giù.
→ Con una mano la donna massaggia i glutei, il perineo e la periferia
dell’ano, quei muscoli rotondi che lo circondano, mentre l’altra mano
distribuisce l’eccitazione lungo la schiena; poi, una mano inizia a tastare
l’ano, e rimane ferma li. Ora é il momento di usare una crema
lubrificante, un gel e, volendo, anche un preservativo.
→ Il dito medio dritto penetra lentamente nell’ano: la donna sente
quando è teso, e non preme contro tale tensione, ma rimane lì dov’è teso
finché il muscolo si rilassa da solo, da dentro; dopo circa mezzo
centimetro si incontra lo sfintere esterno, che è un muscolo che puoi
stirare e dilatare o stendere in tutte le direzioni, premendo in ogni
direzione finché il muscolo segue il tuo movimento dilatante; i movimenti
devono esser lenti ma decisi. Più in profondità si incontra lo sfintere
interno, che si può allargare anch’esso in tutte le direzioni, tirandolo
verso l’esterno con movimenti lenti e continui, senza stacchi.
→ Premi contro l’ilio a sinistra (alle nove dell’orologio immaginario) e a
destra (alle tre); questa pressione provoca spesso una sensazione di
calore acuto: l’uomo potrà immaginare di respirare in questa sensazione,
perché ciò aiuterà a diluire il calore. Lo stesso avverrà se si preme
leggermente contro il coccige (alle dodici) o contro il perineo (alle sei).
Quest’ultimo si può massaggiare da dentro e da fuori al contempo,
aiutandosi con un dito dell’altra mano. L’uomo si gira lentamente, fino a
mettersi supino, mentre la donna rimane col dito dentro l’ano.
→ Il dito sale ora verso le dodici dell’orologio immaginario, e sente la
prostata, che ha la forma e la grandezza di una castagna; la si può
massaggiare, premere, fare piccole vibrazioni, l’importante è mantenere
sempre il contatto; l’uomo intanto è invitato a dire che cosa sente, dove
è piacevole, dove è doloroso, come continuare, se con una pressione più
forte o una più leggera. La donna, con l’altra mano, può estendere la
carica energetica al cuore, o compiere un circuito tra la prostata e il 3°
chakra, o tra la prostata e il 4° chakra (riguardo ai chakra, vedi il capitolo
successivo). L’uomo continua a rilassarsi nelle sue sensazioni, a emettere
versi e suoni, e a descrivere la propria esperienza.
→ Questo massaggio continua per circa 20 minuti. Se si avvertono
l’impressione di urinare, un fastidio o un bruciore, sappiate che sono
sensazioni passeggere, e tra breve tutto diverrà più piacevole.
→ Alla fine la donna ritira lentamente il dito, molto lentamente,
millimetro per millimetro, lo estrae e lo tiene ancora per un poco
appoggiato all’ano, prima di staccare completamente il contatto.
→ L’uomo mantiene l’attenzione focalizzata su tutta la zona pelvica, e
sente quali movimenti interiori sono ancora in atto, e ciò che è cambiato
nella sua percezione dell’area pelvica, del bacino. Sappiate inoltre che ora
è attivato l’emisfero destro del cervello, la parte intuitiva: perciò
sconsigliamo di guidare la macchina, o di fare un lavoro che richieda
concentrazione nelle due ore successive a questa esperienza. Può darsi
che l’uomo debba ripetere più volte questo massaggio prima di ottenere
un rilassamento durevole dell’area pelvica.

Un orgasmo di 20 minuti
Il massaggio e la stimolazione del punto G e del punto P sono i modi più
semplici per accedere ad altre forme di orgasmo, purché li si pratichi con una
certa costanza e non in modo frettoloso. Portano entrambi a un climax che
somiglia a un plateau molto lungo e esteso, e che può durare 10, 20 e 30
minuti, se si rimane presenti a se stessi e si continua la stimolazione. E questa
estensione dell’orgasmo fa sì che un’alta carica energetica possa entrare fino in
fondo al nostro essere e aprirci da dentro. Non meravigliatevi se in questo
stato affioreranno di nuovo tutti i pregi e le difficoltà del carattere (vedi
capitolo tre): un “abbandonato” potrà avvertire un senso di solitudine, scoprire
molte emozioni, sentir scomparire i propri confini. Un “invaso” incontrerà delle
tensioni e dei blocchi corporei, ma sempre mantenendo una solida sensazione
di sé. Un “come se” percepirà qualcosa come una continua ricerca di sensazioni
attorno a un vuoto di sentimenti, in un veloce alternarsi di diversi stati
d’animo. Se continuerete con il massaggio stimolante, potrete scendere più in
fondo a voi stessi in quello spazio intimo che è al di là del carattere, al di là dei
pensieri, al di là delle identificazioni con un’immagine del sé, e ben più vicino al
vostro vero sé. Attraversando con questa forma di orgasmo anche lo strato
emotivo tra carattere e nucleo, incontrerete una serie di percezioni che forse lì
per lì non vi saranno ben comprensibili, perché sono residui del passato. Se si
ripetono più volte i massaggi descritti, cambierà notevolmente il grado di
rilassamento in tutta la zona pelvica, e aumenterà la percezione delle
sensazioni più fini e più intime.

Come noterete dalle seguenti testimonianze, ogni persona vive


quest’esperienza in un modo diverso, ma in tutte v’è qualche elemento
comune:

Carla

All’inizio ho provato una grande tristezza che poi si è mutata in rabbia,


accompagnata da una specie di formicolio alle mani e agli avambracci; mi è tornato in
mente il ricordo dell’aborto. Poi sono caduta in una trance, non mi era più possibile dare
delle indicazioni a Giuseppe, non riuscivo a capire dov’era col dito. Mi sono anche irritata
con lui, mi sembrava che il tono delle sue parole non fosse più morbido e piacevole. Poi è
cambiato, ho provato... non so descriverlo, non era più un piacere fisico o sessuale, era
un appagamento totale, come se fossi entrata io dentro le sensazioni e non loro dentro di
me. Sentivo un grande desiderio di avere il mio uomo vicino: alla fine ci siamo sdraiati, e
il suo abbraccio mi avvolgeva tutta.
Maddalena:

È stato tutto molto dolce, ho percepito il mio corpo come se fosse di panna
montata, tutto molto soffice, e a un certo punto sono diventata leggerissima: mi
sembrava di volare, non sentivo più il contatto con il materassino sulla mia schiena,
fluttuavo, mi sentivo libera e felice...

Nadia:

Dentro di me c’era un vuoto e un lieve bruciore. Siccome era bello chiedevo a lui
che continuasse ancora. Quando ha aumentato la pressione, sentivo lo stimolo di fare la
pipì. Normalmente lo avrei controllato, ma ricordandomi delle istruzioni ho lasciato
scorrere, mi liberavo di tutto e l’orgasmo era ancora più delizioso: tutto il corpo
sprofondava verso il basso, ridevo senza fine, ridevo dalla bocca e dalla vagina, mi
sentivo come da bambina quando dalla culla guardavo i pesciolini con gli occhi incantati.

Cristiano:

Era bello, quanto più mi rilassavo. Potersi rilassare senza la preoccupazione di


venire, di aver l’erezione... Sentire tutto quel piacere, quell’attenzione, quella dolcezza
del tocco in un membro non eretto era per me una novità. Durante la penetrazione anale
inizialmente mi bruciava e c’era un disagio che non so descrivere: Nella seconda fase ho
sentito una sensazione simile, penso, a quella dell’orgasmo femminile: era una vibrazione
tutta interna che si espandeva verso le gambe, verso la pancia, e anche il mio respiro è
diventato affannoso. Era bello poter pensare: “ah sarà così per le donne”... Poi ho avuto
la sensazione visiva di ritornare nella pancia di mia madre, c’era tanta nostalgia di stare lì
dentro e di non fare niente, di navigare in queste acque. Quando uscivo di nuovo, era
bellissimo ritrovare il calore della mano di Carla e la cosa più bella era che alla fine sono
cadute tutte le barriere nel rapporto con lei, potevo finalmente amarla senza problemi.

Simone:

All’inizio sentivo un rifiuto per quello che stavo facendo, ma poi è passato e ho
provato solo piacere. A un certo punto ho avuto la visione che tutto il corpo fosse bianco;
ma intanto sapevo quel che volevo, perfettamente. La luce della camera era diventata
così forte che chiesi di spegnerla, e i rumori dalla finestra sembravano delle trombe,
alcune parti del mio corpo erano proprio assenti, si avvertivano dei profumi strani ogni
tanto, ed era come si colorassero nell’aria. Poi la luce bianca del mio corpo si innalzava,
mentre piccole scosse piacevoli attraversavano il mio torace, e io diventavo grande come
la stanza e poi piccolo come l’anello al dito di mia moglie... Vedevo vari paesaggi solari,
nitidi, aperti, e con una rapida leggerezza volavo su questi spazi sconosciuti. Era simile
alle esperienze che ho avuto con l’LSD, solo cine questa volta ero io che decidevo dove
andare, se volevo esplorare un’immagine o un’altra; questo sentirmi libero di scegliere mi
dava una grande fiducia e mi godevo ancora di più tutte queste storie psichedeliche.
Sentivo una potenza molto lucida, una allegria e una gioia di vivere.

Mirco:

All’inizio ho avuto anch’io delle visioni ma meno chiare, sentivo qualche tensione
quando mi toccava la prostata, ma poi la sensazione è cambiata rapidamente e io sono
diventato sempre più tranquillo. Quello che mi ha sconvolto – sono medico – era che
sentivo veramente che nella prostata risiede la parte femminile di me; prima pensavo
che fosse una metafora. Qualcosa in me si ribellava all’idea di perdere il controllo, ma
quando mi sono abbandonato, era solo piacevole, non ho provato una grande estasi, ma
un rilassamento tale, che mi sembrava di sprofondare nel letto, avvolto in un dolce
calore, sentivo veramente di dare un grande dono a mia moglie, di dare me stesso a lei.
PARTE TERZA – Tra orgasmo ed estasi
9° – Scoprire i chakra
Dopo aver ampliato la nostra coscienza con l’esperienza concreta di
diverse forme di orgasmo andiamo a scoprire gli altri centri energetici che
hanno sempre affascinato chi ha intrapreso il cammino interiore. I chakra sono
centri energetici connessi con il corpo fisico e con i diversi corpi energetici che
lo avvolgono.
Nella vasta letteratura sui chakra si rileva una apparente confusione:
alcune scuole del Tantra buddista tibetano [63] indicano 5 chakra, Lama Zopa
includeva 4 chakra nelle meditazioni che ci insegnava. Nel Tantra indiano si
parla di 7 chakra, ma alcuni testi come il Satchakranirupana [64] descrivono
dettagliatamente i primi 6 lasciando all’allievo il compito di scoprire il 7° da
solo; i nostri maestri sciamani [65] operano con 10 chakra (il 10° corrisponde
all’aureola dei santi cristiani).
I taoisti danno grande importanza ai collegamenti tra i chakra, gli organi
fisici e il sistema dei meridiani. Altri ancora aggiungono dei chakra secondari a
quelli principali. “Tutte le scuole sono consapevoli delle differenze tra le loro
descrizioni, e non si giustificano mai riguardo a queste differenze, poiché ogni
descrizione si presta a un tipo particolare di “aspirante” e a un metodo per
sperimentare il corpo sottile.

Comunque, tutti questi vari modelli hanno in comune due asserti:


1. che i chakra si trovino lungo un’asse che possiamo immaginare situata
al centro del nostro corpo, davanti alla colonna vertebrale e parallela ad
essa;
2. che i chakra esprimano sul lato anteriore il nostro rapporto con
l’esterno, e sul lato posteriore il nostro rapporto con noi stessi. I chakra
hanno un’apertura sul davanti, che può essere visualizzata come una
piccola tromba d’aria; tale apertura è connessa con il canale energetico
centrale e da lì, si apre verso la parte posteriore del corpo, come un
imbuto.

Il nostro metodo di lavoro con i chakra, che


abbiamo adottato da Bali e Prabhato, è decisamente più
pratico che metafisico. Vediamo, innanzitutto, quale
rapporto abbiamo, attraverso i chakra, con noi stessi e
con le persone che incontriamo nella vita di ogni giorno;
quali sono i temi principali dei chakra, come lavorare e
imparare con essi, e quali sono i punti da rinforzare e le
potenzialità.
Ogni chakra (al pari dei corpi sottili) è formato da

63 - Lama Anagarika Govinda, I fondamenti del misticismo tibetano, Roma 1972.


(Orig. Foundations of Tibetan Mysticism, London 1960.)
64 - Arthur Avalon, Il potere del serpente, Satchakranirupana e Paduka Panchaka,
Roma 1992.
65 - Batty Thunder Bear Gold e Rose Thunder Eagle Fink, Quodoushka 1+2 Seminar,
Seifriedsworth 1995.
diversi strati:
1. quello più esterno si chiama strato mentale e riguarda le nostre
credenze, convinzioni e riflessioni sulla qualità del chakra.
2. Il secondo strato è quello delle strategie o delle tensioni che abbiamo
imparato a sviluppare per tenere sotto controllo le ferite emotive
accumulate nel passato, e che derivano non solo da esperienze personali,
ma anche collettive.
3. Infine, al centro c’è l’energia vera o il potenziale del chakra, nella sua
forma creativa e positiva, chiamata anche nucleo o essenza del chakra.

Fa eccezione il 5° chakra, per il quale non si può parlare di strati, bensì di


anelli energetici, che contengono le nostre convinzioni riguardo ai primi 4
chakra. In questi anelli si trova ciò che noi pensiamo di
saperne. Quanto più diveniamo consapevoli dei veri contenuti
di queste nozioni (che sono molto influenzati dalle nostre
credenze, convinzioni e filtri percettivi) tanto più possiamo
sperimentare le sfere profonde della conoscenza.

Il 4° chakra: il trasformatore
Il 4° chakra è situato sul petto, in corrispondenza della parte alta dello
sterno ed è la sede dell’energia del cuore e dell’accettazione di ciò che noi
siamo in ogni momento. Senza la sua energia non è possibile comprendere
realmente nessuno degli altri chakra. Questa accettazione di noi stessi rende
possibile un’evoluzione verso una maggior chiarezza e purezza, il che in una
parabola di Buddha, è raffigurato nell’immagine del loto, che sorge dal fango.

Il 4° chakra può essere considerato come un punto d’incontro tra i primi


3 chakra, che vengono anche chiamati i chakra emozionali fisici, con i 3 chakra
superiori che vengono chiamati spirituali. Il 4° chakra non occupa soltanto il
posto centrale, ma è anche punto centrale per qualsiasi cammino che conduca
alla scoperta di noi stessi.

Se il chakra del cuore è armonico: riesci ad accettare te stesso e ciò che


ti accade. Sei aperto all’amore e alla compassione. Sei aperto alla gioia e alla
giocosità, che non intralciano in alcun modo la tua profondità di pensiero e di
conoscenza.

Se è disarmonico: ci si trova nel ruolo dell’io agent (vedi capitolo tre,


pag. 36), o in ogni caso, si è convinti di dover dare per ricevere, e non si riesce
né a dare né a ricevere senza inquietudini e dubbi. Si nutre scarso amore verso
se stessi, il che porta a una mancata connessione del chakra con la sua
apertura posteriore.

Se è poco sviluppato: si ha spesso la convinzione di non dover niente a


nessuno. Non si sa qual è il modo giusto di dare. Si è insicuri su tutto ciò che
ha a che fare con il dare, il ricevere, il comprendere e l’amare. Si mascherano
queste insicurezze con una fredda gentilezza che non ci coinvolge, non crea
contatto ed è solo formale. È una gentilezza omogenea, uguale per tutti.
Prendi il tuo diario e scrivi tutte le tue convinzioni e credenze sui
seguenti temi:
→ Come dovrei essere per ricevere amore.
→ Dare e ricevere.
→ Accettare ed essere accettato.
→ Come valuto me stesso.

Puoi immaginare il 4° chakra come una porta che si apre, sia verso i
primi 3 chakra emozionali-fisici, sia verso i chakra spirituali. Senza la sua
energia non possiamo fare alcun progresso né dal punto di vista sessuale né da
quello spirituale. Questa energia del cuore è neutrale, e non ha nulla a che fare
con le componenti sentimentali o con frasi romantiche come: “Senza di te non
posso vivere”, “tu sei il mio amore”, “voglio fondermi con te” ecc. Questo modo
di esprimersi è tipico di altri centri energetici, come il 2° chakra. Normalmente,
quel che chiamiamo amore è un cocktail di sentimenti che vengono in gran
parte dai primi 3 chakra con soltanto un pizzico dell’energia del 4° chakra.
Distinguere le varie energie è piuttosto facile: se contengono
attaccamento e bisogno, vengono più dal 2° chakra; se è quell’amore
incondizionato che accetta senza giudizio, allora vengono più dal 4°. È ancor
più facile, però, confondere i vari altri sentimenti con l’energia del cuore,
perché è al 4° chakra che essi affluiscono da tutte le altre parti del corpo e qui
vengono accolti e accettati. Sono questi sentimenti che ci fanno sentire il cuore
colmo o il cuore sanguinante, il cuore dolente o il cuore pesante. Li
conosceremo meglio nelle pagine successive.

Il 1° chakra: la fonte
Il 1° chakra ha la sua sede in corrispondenza del perineo. Da lì si apre
verso il basso, verso la terra alla quale è strettamente correlato. Lo chiamiamo
fonte perché la sua energia è l’energia vitale che nutre tutti gli altri chakra. Il
suo tema principale è la connessione e la separazione. Per varie ragioni di
ordine culturale e storico, è raro trovare una persona con un 1° chakra aperto
e armonico.

Se il 1° chakra è armonioso: ti senti connesso con la terra e tutto ciò che


vive e cresce su di essa. Hai la sensazione di essere in contatto con tutto. Hai
fiducia. Sei in contatto con la fonte della tua energia vitale e ti senti e ti mostri
vitale – nel senso che qualsiasi cosa tu faccia, la puoi fare per ore senza fatica,
e senza provare alcun senso di stanchezza. Hai una buona salute. Sai che la
terra è un luogo accogliente, in cui possiamo trovare tutto ciò di cui abbiamo
bisogno. Vivi nel posto giusto.

Se è disarmonico: i tuoi pensieri riguardano molto spesso la tua sicurezza


materiale e fisica, il comprare, il consumare, il possesso. Tieni molto a quello
che hai. Di conseguenza hai difficoltà a dare e cedere. Pensi spesso ai soldi.
Pensi spesso al sesso. Sei portato a stipulare polizze di assicurazioni d’ogni
tipo. Sei molto prudente, è molto importante per te trovarti in un posto sicuro.
Se è poco sviluppato: hai sempre varie preoccupazioni riguardo alle cose
essenziali, ai soldi, al sesso e tutto ciò che è materiale. Ti capita di pensare che
la vita sia caotica, dura, soltanto faticosa. Puoi aver la sensazione di essere
arrivato da un altro pianeta e di non appartenere a questo mondo. Non riesci a
fidarti del tuo corpo e il risultato sono le disarmonie nel fare l’amore.

Prendi di nuovo il tuo diario e scrivi tutte le tue convinzioni sui seguenti
temi:
→ soldi.
→ Sopravvivere e sentirsi sicuri.
→ Sesso.
→ Radicarsi e rimanere con i piedi per terra.
→ Salute del corpo.

Il 1° chakra è anche il luogo dove accumuliamo tutto quello che


chiamiamo morale: tutte le convinzioni che si hanno intorno al sesso, e su ciò
che è bene o male. A questo chakra sono connesse le emozioni e i sentimenti
di vergogna, bramosia, gelosia e anche le paure esistenziali e timori connessi
con la morte. Se il 1° chakra non è armonico, avviene spesso che la sua
energia si trasformi in fantasie morbose, oppure che si accumuli a lungo, senza
poter trovare un modo di esplicarsi. In questo caso, si verificano di tanto in
tanto sfoghi incontrollabili. Il 1° chakra contiene infatti un’energia potente che
ha sempre affascinato e impaurito l’umanità. È sesso puro, sesso selvaggio,
sesso per il sesso, sesso che non sa relazionarsi, sesso che conosce soltanto la
gioia di esprimere se stesso, e non percepisce né idee né valori, ma è pura
energia. Proprio a causa di questa sua potenza particolare, il 1° chakra viene
trascurato in molte vie spirituali ed è invece molto usato nel Tantra, poiché
offre una fonte inesauribile di energia che ci tornerà utile nelle pratiche
meditative più avanzate.
Alcuni autori della letteratura sullo yoga e sul Tantra connettono la
sessualità esclusivamente con il 2° chakra, per la ragione opposta: per un loro
timore di dover gestire il sesso puro come si manifesta nel 1° chakra, ne
mitigano la forza primordiale assimilandola ai sentimenti del 2° chakra e
canalizzandola così entro le dinamiche di una relazione interpersonale.

Il 2° chackra: il centro dei sentimenti


Il 2° chakra si trova 5 centimetri al di sopra dell’osso pubico. Non va
confuso con il hare (che si trova 5 cm. sotto l’ombelico) che ha tutt’altra
funzione. Il 2° chakra è la sede dei sentimenti. Nello strato mentale del 2°
chakra troviamo credenze e convinzioni del tipo: “Per avere un rapporto devo
sacrificarmi”, “tutti questi sentimenti non portano a un bel niente”, “le mie
ferite sono così grandi che non riesco più ad avere un rapporto”, “restare soli
vuol dire regressione”, “sono così sensibile e vulnerabile che ho bisogno di un
compagno”, “come uomo devo sempre essere sicuro di me e dominare nelle
relazioni” e così via.
Ti riconosci in alcune di queste frasi?

Prendi il tuo diario e scrivi le tue convinzioni su:


→ cosa faccio quando desidero intimità, contatto, o quando ho
semplicemente voglia di sentirmi vicino al partner?
→ Quale strategie adotto per creare una distanza con il mio partner (o
con le altre persone)?
→ Quali convinzioni ho riguardo al sentire, e in che modo evito di
sentire?

In genere usiamo intorno all’80% dell’energia del rapporto per non


entrare in intimità col partner e per sviluppare nuove strategie difensive.

Se il 2° chakra è armonico: non hai difficoltà né a entrare in intimità né a


stabilire un contatto profondo, né a essere autosufficiente. Hai facilmente
accesso al radioso bambino che è in tutti noi, per il quale la vita è una continua
meraviglia; riesci a provare stupore ed entusiasmo, sei dotato di un buon
spirito di ricerca – che è una forma adulta della curiosità. Riesci a sintonizzarti
con tutto. È sei in grado di fluire con la corrente della vita senza perdertici.
Tutto ciò che fai è autentico, spontaneo.

Se è disarmonico: ti senti a disagio quando ci sono i “momenti fluidi”, nei


quali conta più il concordare che non l’opporsi. Hai rare occasioni di intimità e
di contatto corporeo. Ti è difficile esprimere i tuoi sentimenti e ti senti perciò
continuamente spinto e costretto, il che crea insicurezza nel rapporto con
l’altro sesso. L’atto amoroso, per te, è più una lotta che un fluire insieme. Non
sai cosa vuol dire sentirti contento, sazio e rilassato nel corpo. Attiri persone
che hanno la tendenza ad analizzare te e i tuoi rapporti.

Se è poco sviluppato: hai la sensazione di essere rigido e arido. Hai la


sensazione di aver “ritirato le antenne” (i sensi). I tuoi movimenti sono
bruschi, e improvvisi. La vita ti sembra spesso grigia o incolore.

Nel 2° chakra sono immagazzinate anche tutte le esperienze del passato


che riguardano l’intimità ed il rapporto; perciò, quando lavoriamo sul 2°
chakra, emergono sovente episodi dell’infanzia, ed emozioni a essa connesse.
La pigrizia, il frequente senso di stanchezza, o la voglia di far niente risalgono
generalmente a esperienze del genere. Se abbiamo una carenza nel 2° chakra
siamo più portati a vizi e manie come il fumo, le droghe e l’alcool. Una
strategia che viene adottata da molti per non avvertire il bisogno di intimità
(cioè per mascherare carenze del 2° chakra) è quella di controllare gli altri, e
soprattutto il partner. Un’altra strategia per evitare il contatto, è rapportarsi
dal 3° chakra.

Il potere del 3° chakra


La tendenza a creare le proprie relazioni da questo centro energetico è
molto diffusa, soprattutto nell’ambito lavorativo. Quando il 3° chakra diventa
predominante, si tende a sentirsi subito in competizione e a paragonarsi con gli
altri.
Ogni rapporto può risolversi in una lotta per vedere chi è più forte, più
resistente, più intelligente, più bello, più veloce... Forse ti è familiare questo
atteggiamento?
Il 3° chakra è situato all’altezza del diaframma, alla base dello sterno. È
correlato al plesso solare, così detto per via della sua energia radiante che
assomiglia a un sole. Nella tradizione sufi viene considerato il secondo cuore.

Vediamo come si avverte un 3° chakra armonioso: ti fa piacere gestire le


cose in maniera che appaiano giuste innanzitutto a te. Hai autorità e sei in
grado di sostenere il confronto con gli altri. Sei il comandante, il regista della
tua vita. Provi un sentimento di pace e armonia, quando pensi all’universo e al
posto che occupi tu nell’universo. Puoi irradiare la tua energia, ovunque,
indipendentemente dalle persone che hai intorno. È un irradiare silenzioso che
proviene da un 3° chakra limpido e pulito. Sei come una regina o come un re
che hanno carisma e dignità e al tempo stesso sono vulnerabili, e pieni di
comprensione per gli altri.

Se è disarmonico: controlli ed eserciti il potere su gli altri. Manipoli gli


altri. Conosci il senso d’insoddisfazione e la noia. Pensi molto, prima di fare
qualcosa. Sei molto nervoso, e ciò ti spinge all’iperattività: devi continuamente
fare qualcosa e muoverti. Ti ripeti in continuazione che devi rilassarti e che
potersi rilassare è l’unico scopo della vita, ma non riesci mai a essere
veramente calmo e rilassato. Sei pieno di dubbi su cosa fare e su come farlo.

Se è poco sviluppato: vedi ovunque ostacoli che sabotano la


realizzazione dei tuoi desideri e progetti. Conosci bene frasi come: “non
posso”, “non ci riesco”, “non ha senso”, e la sensazione di non essere
all’altezza, di non saper affrontare la vita e i problemi che comporta. Vuoi
evitare ogni tipo di conflitto e spesso ti ripeti: in fin dei conti siamo tutti fratelli
e sorelle e ci vogliamo bene. Un altro modo in cui eviti i conflitti è quello di
adeguarti o addirittura sottometterti agli altri, abbandonando i tuoi desideri e i
tuoi intenti personali.
La frase tipica del 3° chakra poco sviluppato è: “forse me la caverò”.

Prendi il tuo diario e scrivi tutte le tue convinzioni e credenze su:


→ la tua immagine;
→ il potere;
→ la forza;
→ l’imporsi;
→ l’affermarsi;
→ il farsi valere;
→ l’autorità;
→ il paragonare e criticare;
→ il realizzarsi;
→ la totalità e l’assertività.

Il 3° chakra è anche la sede della nostra immagine: del modo in cui ci


mostriamo agli altri, la maschera che indossiamo. È anche il luogo delle
cosiddette proiezioni, di tutto ciò che non accetti di te stesso e che proietti su
qualcun altro. Se riusciamo a penetrare nel profondo del 3° chakra entriamo in
contatto con tutto il nostro passato – non solo quello della nostra vita attuale,
ma anche nelle vite passate – e riusciamo a cogliervi non solo le nostre
esperienze personali, ma anche eventi collettivi.
Nelle sue strategie il 3° chakra si può talvolta coalizzare con gli altri
chakra. Per esempio, capita ad alcuni di usare la sessualità del 1° chakra per
ricatti sottili (seduzione), o i sentimenti del 2° chakra per esercitare più potere
sul partner. Oppure capita di dire “con me ti senti a casa” per legare a sé il
partner usando così un messaggio del 4° chakra per soddisfare agli scopi del
3°; o di usare il 6° chakra, sfruttando la conoscenza per influenzare altre
persone e manipolarle.

Il 5° chakra
La struttura energetica del 5° chakra è diversa da quelle descritte finora.
E, in parte, abbiamo già avuto modo di far la conoscenza di questo chakra (se
hai scritto le tue convinzioni e credenze riguardo altri centri energetici). Il 5°
chakra è situato all’altezza del piccolo incavo alla base del collo, là dove
terminano le clavicole.

Se il 5° chakra è armonioso: le tue parole sono sempre connesse con le


tue esperienze, con il tuo corpo e con il profondo di te. Riesci ad esprimere con
la voce, mediante la parola (scritta o parlata) o il canto, o in altri modi ( come
la scultura, il disegno, la fotografia, la danza...), quello che hai scoperto in te.

Se è disarmonico: hai la tendenza a parlare molto e di tutto, riesci a


discorrere a lungo senza dir nulla di preciso, perché ti manca il contatto con te
stesso. Parlare può talvolta causarti un senso di stanchezza, un nodo alla gola
o addirittura balbuzie; inoltre incontri difficoltà ad esprimere i tuoi sentimenti e
ciò che capisci e percepisci di te. Avverti in te un passare da un’estrema
rigidità nel pensare a come le cose dovrebbero essere, a una certa indulgenza
verso i propri capricci sentimentali, e viceversa.

Se è poco sviluppato: ti senti insicuro e sei timido. Hai paura del giudizio
altrui.

Il 6° chakra
È connesso con la percezione extrasensoriale. È situato al centro della
testa, dietro il punto in cui le sopracciglia sono più vicine a congiungersi; per
tale ragione, viene anche definito “il terzo occhio”. Se vi è capitato di osservare
le statue di qualche divinità orientale avrete certamente notato in
corrispondenza con la sede del 6° chakra un punto, un segno o talora anche un
vero e proprio occhio. Lo si trova anche nelle divinità feroci e aggressive, come
segno della consapevolezza.

Se è armonioso: quello che avverti, riesci a descriverlo soltanto in forma


metaforica. Puoi comprendere, sentire o persino vedere connessioni che vanno
ben oltre il tuo mondo personale, e che si presentano come un’ampia rete,
vista nel suo insieme, come dall’alto. Riesci a collegare facilmente fatti e
persone, e a percepire e comprendere cause ed effetti in un senso più ampio di
quello in cui gli altri li intendono solitamente. Hai una buona memoria. Puoi
entrare in altre dimensioni e anche in altri mondi.

Se è disarmonico: ti manca la capacità di comprendere le connessioni


profonde, e cerchi di spiegare tutto con l’intelletto. Devi sempre ragionare,
discutere e cercare il perché e il per come. Dai importanza solo a ciò che si può
vedere e definire con precisione. Sei sempre intento ad analizzare le cose.

Se è poco sviluppato: neghi tutto ciò che riguarda il 6° chakra. Conosci


bene frasi del tipo: “quelli che credono nei sogni sono degli illusi”, “queste
scemenze non contano nella vita concreta”, “sono tutte fantasie”, “non esiste
niente che non si possa vedere e toccare”, “sono tutte stupidaggini”.

Il 7° chakra
Gli uomini che hanno il 7° chakra aperto sprigionano un’attrazione
veramente magica. Al solo vederli provi per loro una sorta di incondizionato
amore, indipendentemente da quel che fanno o possono fare per te. Quando
questo chakra è chiuso sei imprigionato nell’io e avverti continuamente un
senso di separazione da te stesso, senza esserne ben conscio; quando il 7°
chakra si apre, diventa la porta per giungere oltre il sé, e per connetterti con il
tutto. Il chakra è strettamente legato al primo, insieme formano le due
aperture del condotto energetico che ci attraversa; per ciò, qualsiasi
evoluzione spirituale va di pari passo con l’evoluzione sessuale: più si apre il 7°
chakra, e più si apre il primo, e viceversa. Non vogliamo per il momento dire di
più su questo chakra; va infatti sperimentato personalmente.

Scoprire i 7 chakra
Ora puoi dimenticare tutto quello che hai letto sui chakra in questo e in
altri testi, e provare a sperimentare i tuoi chakra, in prima persona. Non
cercare conferme a idee che hai già appreso: più ti apri alle tue sensazioni
corporee e a tutto il materiale visivo e emotivo che emerge dai tuoi chakra, e
meglio sarà.

L’esercizio per scoprire la carica dei chakra


Esiste un esercizio (che attingiamo dalla kinesiologia) grazie al quale puoi
scoprire quale dei tuoi chakra è carico e in quale c’è invece una carenza di
energia. È facile, e divertente e richiede solo 10 minuti.
→ Siete tutti e due in piedi, e decidete chi dei due fa l’esercizio e chi fa
invece da assistente.
→ Chi ha deciso di far l’esercizio distenda orizzontalmente il braccio
sinistro sull’ideale prolungamento della linea delle spalle e si concentri su
un “no”, un “no a tutto”.
→ Chi fa l’assistente dice: “Trattieni”, che è il segnale perché l’altro
trattenga il respiro e lasciare il braccio rilassato mantenendolo sempre
nella posizione di prima; l’assistente con due dita (preferibilmente l’indice
e il medio) gli spinge leggermente il braccio verso il basso.
→ Chi fa l’esercizio si concentra ora su un “sì”, in tutto il suo corpo: e di
nuovo l’assistente gli spinge il braccio in giù, come prima.
→ Sei in grado di percepire la differenza? Se non la percepisci, significa
che sei poco in contatto con il tuo corpo e non ha senso continuare
l’esercizio. Se il tuo partner ha notato una differenza nella pressione che
ha esercitato quando ti concentravi sul “sì” e quella esercitata quando ti
concentravi sul “no”, quella differenza è una misura base per una carica
forte e una carica debole dei tuoi chakra.
→ Ora concentrati sul 1° chakra, lo tocchi con la mano destra e alzi
lentamente il braccio sinistro come prima, mentre il tuo partner lo spinge
in giù, sempre con due dita.
→ Fai la stessa cosa con tutti i chakra, uno dopo l’altro, – toccandoli con
la mano destra e concentrandovi la tua attenzione. Il tuo partner
eserciterà sempre la stessa pressione fisica sul tuo braccio, per ciascun
chakra. Se un chakra è poco sviluppato, ti farà abbassare il braccio con
facilità; se invece un chakra è ben carico (è cioè armonico, o
disarmonico) incontrerà una maggior difficoltà.
→ Poi, vi scambierete i ruoli.
→ È meglio far tutto l’esercizio in silenzio, e prendersi poi il tempo per
comunicare tutto quello che avrete notato e percepito l’uno dell’altro.
Provate a vedere come cambia la carica dei singoli chakra dopo il
prossimo esercizio, il chakra-breathing.

Il chakra-breathing
Significa “respirare nei chakra”. Con questa meditazione (che trae origine
dai sufi) è possibile, tramite i respiri veloci e profondi e i movimenti del corpo,
equilibrare, pulire e rivitalizzare i 7 chakra. Possiamo rinforzare il flusso
energetico nel corpo e diventare più aperti, vitali e svegli
Contemporaneamente diventeremo anche più consci dei nostri centri
energetici e dei loro messaggi. È una meditazione attiva e ha davvero un
gradevole effetto rivitalizzante: perciò consigliamo di farla la mattina prima
della colazione, o il pomeriggio a stomaco vuoto. Richiede 45 minuti.

→ Sei in piedi, con le gambe leggermente divaricate; le piante dei piedi


poggiano saldamente e comodamente sul suolo, i ginocchi sono flessi e
tutto il corpo è rilassato. Se ti accorgi che ci sono tensioni in qualche
muscolo o in qualche parte del corpo (collo, mascelle, spalle, pancia,
glutei), rilassali consciamente, usando il respiro, l’attenzione ed
eventualmente anche qualche movimento.
→ Tieni chiusi gli occhi, durante la meditazione.
→ Porta la tua attenzione sul 1° chakra; ti puoi aiutare mettendo una
mano sui genitali o direttamente sul perineo.
→ Comincia a respirare attraverso la bocca aperta, in modo profondo e
veloce, mantenendo sempre la tua attenzione sul 1° chakra. Puoi
immaginare di stare assorbendo l’energia dalla terra col tuo 1° chakra, se
sei donna; o di accumularla, , se sei uomo.
→ Ora ruota il bacino (vedi capitolo sette): inspirando lo porti indietro,
ed espirando lo porti in avanti.
→ Quando hai la sensazione che il 1° chakra si sia riempito di energia,
sposta la tua attenzione sul 2° chakra (due o tre dita sopra il pube) e,
continuando a respirare velocemente e profondamente, osserva tutto ciò
che provi.
→ Dopo alcuni minuti (se vuoi, potrai aumentare gradualmente la durata
dell’esercizio) fa lo stesso con il prossimo chakra, e via via fino al 7°, –
che si apre sempre verso l’alto: puoi immaginarlo come un imbuto rivolto
in su.
→ Poi verifica col tuo ritmo tutti i chakra, dall’alto in basso: prima il 7°,
poi il 6°, fino ad arrivare di nuovo al 1° chakra.

In questa meditazione puoi utilizzare tutte le chiavi (vedi capitolo due),


compresa quella della voce. Potrai notare che ogni chakra ha un suo suono,
che diventa sempre più fine e più alto, via via che passiamo dal 1° al 7°. La
stessa cosa avviene nel ritmo, che è più lento nei primi chakra e assai più
rapido in quello del 6° e 7°.
Prova a riflettere su quante osservazioni puoi fare durante il chakra-
breathing. Forse, di alcuni dei tuoi chakra sei consapevole, e di altri no; per
fare osservazioni utili, occorre soltanto rimanere con la tua attenzione nella
zona dove il chakra si trova, sia che tu lo senta o no. Se non senti niente di
particolare, rimani comunque lì: concentra lì la tua consapevolezza e il tuo
respiro. Puoi immaginare che quella zona si restringa durante l’inspirazione, e
che si allarghi durante l’espirazione. Per focalizzare l’attenzione sul chakra non
occorre una forte concentrazione, ma piuttosto un movimento molto dolce
della consapevolezza, lasciando che il respiro penetri dolcemente negli strati
del chakra.
A volte, questo può essere fastidioso: puoi avere un capogiro, puoi avere
la sensazione di non poterne più, di non sapere proprio cosa sta succedendo,
dove stai andando; rimani lì in ogni caso, rimani presente senza lasciarti
distrarre da queste sensazioni. La penetrazione degli strati del chakra viene
fatta dal respiro stesso, in modo del tutto spontaneo, senza che tu debba
sforzarti in alcun modo. Il movimento può esserti di notevole aiuto. Ogni tanto
il movimento tenderà a diventare meccanico. In questo caso cerca di
focalizzare la tua attenzione più sul respiro, e sintonizza il movimento col
respiro. Abbandona ogni pensiero. Questo movimento che ti aiuta a entrare in
contatto con te stesso, potrà a volte diventare forte e intenso, e altre volte
potrà invece essere leggero e molto dolce.
Quando sei in cima all’ultimo chakra concediti almeno due minuti per
scendere fino al primo, non scendere di colpo. E non saltare nessun chakra,
scendendo. In tal modo, riuscirai a mantenere quel filo conduttore che collega
tutti quanti i chakra.
Lasciati sorprendere da ciò che avverrà dentro di te, perché ogni giorno il
risultato potrà essere diverso, – come per Michele che ci descrive qui la sua
esperienza.

Il 1° chakra era quasi impercettibile, inizialmente. Quando sono arrivato al 6° e al


7°, allora il primo si è aperto da solo. Ho potuto constatare che i chakra sono più
collegati di quello che credevo, e poi non si aprono solamente quando ci si concentra su
uno di loro in particolare, ma possono aprirsi anche quando la nostra attenzione è su un
altro. In particolare il primo è molto suscettibile al fare, lo percepisco come una forza che
giace, che riposa in se stessa. Il5° lo percepisco come una vera liberazione, una
sensazione esplosiva, ma molto fine e delicata. Per fare un paragone, potrei definirlo
come un orgasmo molto sottile, come nuvole che si muovono nel cielo molto lentamente.
Ha una qualità fresca e sentivo che aveva a che fare con i miei tentativi di esprimere ciò
che mi commuove profondamente, nella parte più intima e interiore di me stesso.

O come dice Silvia:

Il 3° chakra fa proprio male, ha un suono rigido e duro come se uno scalpello lo


scavasse da dentro, mi ricordo che ho provato a inspirare per cercare di riempirlo, ma
era difficilissimo; e ho la tendenza a respirare più profondamente negli altri chakra, dove
tutto è più facile. Dopo il chakrabreathing, mi sento abbastanza bene, un po’
febbricitante, proprio come se avessi qualche linea di febbre, ma sono carica e più in
armonia con me stessa.

Il chakra-reading
Significa “leggere i chakra”. Questo esercizio vi darà di più se lo farete
dopo una meditazione o dopo un esercizio delle 4 chiavi.
→ Prendetevi un’ora di tempo e decidete dei due chi vuole essere letto
per primo, e chi vuole invece leggere i chakra.
→ Sedetevi comodamente sui cuscini. Chi legge, starà a lato dell’altro,
con la schiena eretta, in una posizione che potrà esser mantenuta per
almeno mezz’ora senza diventar troppo scomoda.
→ Focalizzate entrambi la vostra attenzione sul 1° chakra, ognuno sul
suo.
→ Chi legge, tiene le mani vicino al 1° chakra del partner. Può
immaginare l’imbuto di questo chakra, che parte dal perineo. Una mano
va tenuta davanti ai genitali e l’altra sul di dietro, in corrispondenza del
coccige. Chi legge chiude gli occhi e lascia che tutte le informazioni di
questo chakra entrino in lui attraverso le mani. Comincia a parlare di
tutto quello che avverte dentro di sé, ogni sensazione, ogni pensiero,
ogni immagine, senza censura. Esprime tutto ciò che emerge in lui.
Qualsiasi cosa emerga, la dice ad alta voce e la descrive così come essa
continua a emergere via via. Può succedere che veda o senta cose che
apparentemente non hanno alcun senso, che sembrano illusorie,
fantastiche, o fantascientifiche; le descriverà ugualmente.
→ Chi viene letto si apre energeticamente. Respira e rimane il più aperto
possibile alle sensazioni, o alle immagini che riceverà dal proprio chakra.
→ Poi, dopo una pausa di dieci minuti, scambiate i ruoli.

Non tutti hanno delle visioni e sensazioni così chiare come Elena di
Piacenza:

1° chakra: sesso senza rapporto, sesso senza relazione. Mi trovo in un bar,


davanti a un tavolo. Il sesso è normale come bere una tazza di caffè o leggere il giornale.
Guardandomi intorno vedo persone che bevono, chi un caffè, chi un’aranciata, e altri che
fanno sesso, mentre altri leggono il giornale. Io sto facendo l’amore con un bell’uomo su
una poltrona purpurea, poi lui vuole fare una pausa; mi siedo al bancone del bar, bevo
un’aranciata e dopo un po’ continuo a fare l’amore con lui lentamente, tutta l’atmosfera è
molto intensa e piacevole; sento che il 1° chakra si sta caricando di un ardore rosso-
marrone.
2° chakra: vedo tanti colori luminosi, un blu, un verde blu, un arancio di fuoco, un
iride, tutti colori molto luminosi, della lava, calda e irruente, fluida, molto calda, acqua
azzurra di un azzurro profondo, lava e acqua si mescolano, l’acqua diventa caldissima,
una sirena nuota nell’acqua, si sente bene anche se l’acqua è molto calda; ha dei capelli
lunghi e neri, ha la coda di pesce, esce dall’acqua e un’altra sirena si aggiunge, tutte e
due nuotano e giocano nell’acqua in modo molto leggero, molto giocoso, ed è come se si
conoscessero già; si immergono nell’acqua profonda e poi escono di nuovo.

4° chakra: vedo un palazzo, un trono sul quale sta seduta una regina, molto
tranquilla, rilassata, completamente cosciente. Sa che le cose accadono così come
devono accadere, è piuttosto calma, molto radicata in sé, e più la guardo, più il suo volto
inizia ad assumere i miei lineamenti.

L’onda che attraversa i chakra


Con questo esercizio, che è molto amato nei corsi di Tantra, puoi entrare
in contatto con temi dei tuoi chakra, che si rivelano spesso diversi da quelli del
tuo partner.
→ Con il tuo partner (o con un’amica/o) preparate un posto comodo
vicino a un muro, con una coperta o un materasso sottile, e con dei
cuscini).
→ Vi sedete uno di fronte all’altro, sui cuscini.
→ Iniziate questo esercizio con un saluto.
→ Mettete una musica ritmata, e fate una danza con
le mani, respirate: la musica forte e calda guida le
vostre mani, con un ritmo continuo. Tenete gli occhi
aperti e guardatevi senza perdere il contatto con voi
stessi.
→ Quando finisce la musica, cominciate a muovere il
bacino, ruotandolo, in modo rilassato, in avanti quando espirate, e
indietro quando inspirate, aprite lentamente la bocca e lasciatevi cadere
completamente nel 1° chakra.
→ Poi, l’uomo si appoggia con la schiena al muro e la donna si siede
davanti a lui, appoggiandosi a lui; non si sdraia: si siede.
→ La donna si può appoggiare completamente all’uomo, e rilassarsi; ora
non deve fare più nulla, solo rimanere in contatto con se
stessa, seguire le energie, provare e percepire.
→ Non è una disciplina atletica in cui si vince o si perde,
occorre soltanto seguire le proprie sensazioni. La donna
abbandona tutti i pensieri, non si chiede cosa è bene e
cosa è male, o se lui riuscirà a sostenerla o meno, o cosa
pensa di lei.
→ Ora la donna mette la mano sinistra del compagno sul
suo 1° chakra: la mano dell’uomo resta posata lì, premendo con due dita
sul perineo, in modo costante (va bene anche sulla vulva).
→ Con l’altra mano, la destra, l’uomo strofina il 2° chakra della donna,
mentre la donna inspira. Strofinandolo, l’uomo fa salire l’energia al 2°
chakra. La donna può immaginare di spostare l’energia del 1° chakra nel
secondo, attraverso il canale interno che ha sede lungo la spina dorsale;
e immagina di espirare dal 2° chakra. Continua con questo respiro, in cui
inspirazione ed espirazione hanno la stessa durata. Può anche usare la
propria mano destra per descrivere o accompagnare il movimento
dell’energia. Continuate così, dai cinque ai dieci minuti.
→ Poi si passa al 3° chakra. La mano sinistra dell’uomo è sempre sul 1°
chakra; e con l’altra, l’uomo può disegnare il movimento dell’energia, che
parte dal 1° chakra e sale all’interno lungo la colonna vertebrale, fino al
3° chakra e da lì va verso l’esterno.
→ Proseguite così con ogni chakra.
→ In ogni fase, la donna esprime con dei suoni tutto quello che emerge
nel suo chakra.
→ Quando si arriva al settimo la donna può sedersi in una posizione più
dritta. Il suo respiro continua a entrare dal 1° chakra, sale fino alla cima
della testa, e qui lo si fa uscire. La donna visualizza il percorso interno
che l’energia sta compiendo e le aperture dei diversi chakra nella parte
anteriore del corpo, la loro connessione reciproca e la loro apertura verso
la parte posteriore del corpo. Forse la donna vedrà dei colori o sentirà un
suono che vuole uscirle dalla gola.
→ Può immaginare il canale centrale come un flauto sul quale lei suoni la
sua musica, e i chakra sono i fori.
→ Poi fate una pausa, bevete un bicchiere d’acqua e prendetevi alcuni
minuti, per prepararvi al prossimo turno.
→ Iniziate di nuovo con una musica e con la danza delle mani. Poi
sedetevi. La donna appoggiata al muro e l’uomo davanti a lei.
→ L’uomo si immerge interamente nella radice del suo
pene,focalizza la consapevolezza nel punto dove può
sentire la sua virilità, si lascia scendere dentro di sé fino
alla base, là dove è collegato con la terra. Partendo da lì,
esplora lui pure, con l’aiuto della donna, tutti i chakra.
Infine chiudete l’esperienza con un saluto.

Daniele di Frosinone lo ha vissuto così:

Nel 1° chakra avverto una forte carica che si rinforza, che aumenta grazie alla
tranquillità e alla quieta attenzione che io le invio; nel secondo, sento una forte carica,
devo solo lasciarmi andare per farla fluire, appena allento il controllo fluisce da sola; nel
terzo percepisco come un crampo, una certa tensione, voglio fare, inizio a volere di
nuovo, sento un no, da un lato un desiderio di arrivare ad uno stato piacevole, a sentirmi
bene, dall’altro sento un no, un no come una voce irrazionale in me, ma che non vuole,
che trattiene; nel quarto sento poco, smetto un po’ di respirare, poi la carica continua da
sotto attraverso il terzo ed ogni volta che arriva al quarto, inizio a deviare, ad andare via
con l’attenzione; il quinto lo percepisco come aperto per metà, però abbastanza libero da
far fluire la carica anche verso l’alto; nel sesto avverto chiaramente una forte carica che
mi dà un bilanciamento per i chakra inferiori. Sento che anche il 3° e il 4° chakra si
aprono e mi rendo conto di cosa mi fa sentir bene; nel 7° mi sento libero, disteso, e
sento che molta di questa energia è concentrata nei chakra inferiori – nel 1°, nel 2°, e
anche nel 3°. Il mio ostacolo più grande in tutta l’onda è il fatto che io voglio, io voglio, io
voglio. Questa volontà così forte, che nella vita e specialmente nel lavoro è una grande
risorsa, nella ricerca interiore diventa un ostacolo specialmente in queste energie sottili
dei chakra. Anche nel rapporto con la mia ragazza diventa un limite, mi ostacola quando
cerco di essere ricettivo, sensibile verso me stesso, e di accettare tutto quello che ho
capito fino a ora. Un mio maestro mi ha detto che una volontà esagerata come la mia è
anche un segno di scarsa autostima, è una compensazione, e non è segno di forza,
perché uno che ha stima di se stesso può anche rilassare la propria forza quando non
l’adopera.

Il sistema dei chakra spiegato in questo capitolo è molto utile per i


prossimi passi; è come una carta geografica che ci guiderà nelle esperienze più
spirituali, nelle quali scopriremo ulteriormente il nostro corpo energetico e gli
spazi che si dischiudono dentro di noi quando riusciamo ad aprire i chakra
superiori.

10° – Amarsi all’estasi

Amarsi nella pelle dell’altro


Maithuna, oltre che l’unione con l’altro sesso, è anche l’unione del
maschile e del femminile dentro se stessi. Ogni uomo ha una complessa
componente femminile (anima) e ogni donna ha un’altrettanto complessa
componente maschile (animus). Per scoprire queste nostre componenti, e non
a livello freddamente intellettuale, ma percependone la realtà autentica,
occorre diventare consapevoli della loro natura e proseguire il viaggio interiore
entrando in territori anche molto oscuri.
La nostra psiche è un po’ come un arcipelago; noi vediamo soltanto le
isole che emergono qua e là; sotto la superficie dell’acqua ci sono le montagne
di cui quelle isole sono le cime, e se si scende più giù, si incontra il grande
massiccio roccioso da cui tutte queste montagne si dipartono. La montagna
che si trova sotto l’isola è l’inconscio personale, e il grande massiccio che
collega tutte quelle montagne tra loro è l’inconscio collettivo.

L’inconscio personale racchiude tutte le storie della tua vita, le tue


esperienze, e a maggiori profondità anche le tue vite passate; nell’inconscio
collettivo vi sono invece configurazioni, strutture, immagini comuni a tutti gli
individui. Queste immagini universali (archetipi) riguardano direttamente il
nostro modo d’essere uomo o d’essere donna; sono alla base dei contenuti che
noi normalmente proiettiamo su una persona dell’altro sesso, e in primo luogo,
naturalmente, sul partner.
Di solito, sul partner, noi proiettiamo in positivo; scopriamo cioè in lui
una qualità che in realtà abbiamo in noi stessi, ma di cui non siamo consci;
queste proiezioni sono la ragione del grande fascino che le persone dell’altro
sesso esercitano su di noi. È come una risorsa insita dentro di noi, ma che non
abbiamo ancora scoperto. Di solito, quando ci innamoriamo, l’oggetto del
nostro amore è innanzi tutto questa qualità proiettata, e da essa l’amore si
estende a tutta la persona sulla quale esercitiamo le proiezioni.

Prima di entrare nelle zone più remote, nelle zone in ombra della nostra
psiche, è importante rinforzare la nostra identità: in particolar modo, prima di
andare alla ricerca del nostro animus e della nostra anima, è importante
consolidare il proprio io sessuale, per evitare che quelle aree d’ombra ci
avvolgano e ci causino sensi di smarrimento. In pratica: se non hai fatto la
maggior parte degli esercizi illustrati fin qui, è meglio che lasci da parte anche
questo.
L’esercizio alla “scoperta” dell’animus e dell’anima
→ Prendetevi una serata libera, solo per voi due, e portate i bambini
dalla nonna o da un’amica, in modo da poter eseguire il gioco animus-
anima in completa tranquillità. Lo potrete rifare una volta ogni tanto, se
vi diverte o se vi rivela aspetti del vostro compagno che non avevate mai
veduti prima.
→ L’esercizio dura almeno tre ore.
→ Prima di iniziare, stabilite i momenti e i luoghi della casa in cui vi
incontrerete; e stabilite un segnale, una parola o un gesto che stia a
indicare un’interruzione del gioco. Userete questo segnale ogni volta che
vi troverete a disagio.
→ Preparatevi (ci vorrà mezz’ora circa): indossate abiti dell’altro.
Vestitevi da donna se siete maschi e da uomo se siete femmine. Mentre
vi spogliate dei vostri vestiti, immaginate di spogliarvi anche della vostra
personalità; e mentre indossate i vestiti dell’altro sesso, immaginate
d’entrare completamente in quest’altra identità fisica. Immaginate di
farvi largo nella vostra anima o nel vostro animus, in questa vostra
segreta componente interiore.
→ Poi andate a incontrare il compagno. Comportatevi e muovetevi da
donna, se siete maschi, e da uomo, se siete femmine. Cercate di trovarvi
a vostro agio nel nuovo ruolo. Camminate, muovetevi nella vostra casa e
guardatevi mentre vi muovete.
→ Respirate come se fosse la vostra anima o il vostro animus a
respirare. Imitate i suoi comportamenti e i suoi tic consueti. Anche con
l’espressione del volto e con lo sguardo, cercate di entrare sempre più
nel vostro ruolo. Come muovete le gambe e le anche, come poggiate i
piedi, quali sono i gesti che fate? Le espressioni del viso? Che cosa
mostrate di voi? Come volete apparire? Qual è il messaggio che darete a
chi vi circonda? Come completereste una frase che comincia con le
parole: “io sono...”.
→ In seguito, potete organizzare una intera serata da trascorrere in
questo vostro altro modo; per esempio: l’anima prepara la cena,
l’animus ripara qualcosa in casa o legge il giornale in attesa che la cena
sia in tavola. Qualsiasi cosa fate, rimanete nel vostro ruolo. Provate
anche a simulare un atto amoroso, sempre rimanendo in questo vostro
altro modo.
→ Dopo qualche ora di questo gioco, mettetevi uno di fronte all’altro, sui
cuscini. Decidete chi comincia. Parlate in prima persona, da anima e
animus: “Io adesso mi sento...”. Esprimete tutto ciò che vi viene in
mente, i ricordi, le sensazioni che avete avuto durante la serata, i
sentimenti che sono emersi in voi e i desideri che provate ora. Parlatene
almeno per dieci minuti ciascuno. Alla fine, salutatevi con un abbraccio.
→ È un gioco che si può fare anche da soli, davanti a uno specchio,
parlando a se stessi a voce alta.
→ Alla fine è importante che ognuno resti da solo, mentre si toglie i
vestiti; insieme ai vestiti, spogliatevi anche di quel vostro ruolo. Fate una
doccia e immaginate di ritornare nella personalità del vostro sesso
fisiologico.
→ Buon divertimento!

Nell’immagine :
sin: uomo reale – ds: donna reale

Lorenzo di Roma si descrive così, quando è nella sua


anima:

Ho un salone di estetica, e quando torno a casa sono molto romantica, ho


nostalgia di un uomo col quale potermi abbandonare, sentirmi donna, lasciare che sia
mio marito a guidarmi. Mi lascio viziare, divento tenera, ogni tanto mi sperdo e non so
cosa voglio esattamente, poi mi butto nelle sue braccia, mi fondo con lui e sto benissimo.
Fa proprio bene appoggiarmi alle sue forti spalle, lo aspetto volentieri e quando va via ho
subito nostalgia di lui. Sono molto vitale, mi muovo volentieri, ballo molto e mi diverto
nel mio corpo femminile, è una vera gioia. Comunico facilmente con tante persone, mi
piace civettare. Quando faccio l’amore sono piuttosto ricettiva, mi faccio amare da lui, e
mi smarrisco in orgasmi piatti. Mi piace essere ammirata e toccata, e sono molto
sentimentale. Sono un po’ timida, ma allo stesso tempo sensuale, mi fa piacere godere
del mio corpo. Sono sempre in movimento e sempre aperta a tutto.

Giada di Bari ha un animus un po’ insolito

Il mio uomo interiore è un poeta omosessuale che cerca il contatto con le donne
attraverso l’estetica e la conoscenza. Nascosto in questo animus c’è odio e disprezzo per
le donne, anche per quelle che mi lusingano, odio la vagina e ho una profonda paura del
potere femminile. Il contatto con le donne si carica, in me, di elementi sadici. È Infatti
nella mia vita di donna ho grossi problemi con la mia femminilità, ho difficoltà ad
abbandonarmi nel sesso, ad aprirmi emotivamente e nel rapporto con gli uomini.

Emiliano di Mestre invece racconta

Mi sono trovato in una donna nera molto gelosa, di nome Babumba. All’inizio era
molto sensuale e molto eccitata, poi le sensazioni sono andate verso l’estatico,
semplicemente movimento e danza, nient’altro. Ho seguito la mia inclinazione, il mio
gusto e l’energia è diventata sempre più sottile. Come Babumba sono completamente
devota a un uomo forte, sicuro e franco, un vero guerriero. Ho seguito tutti gli impulsi
che sentivo da fuori e da dentro ed ho percepito come dei movimenti molto delicati in
tutto il corpo; non li creavo io, li ricevevo; mi sento molto viva, soprattutto nel mio seno,
e molto innamorata.

Animus – Anima
Animus e anima sono i nostri partner inconsci e ogni volta che
incontriamo una persona dell’altro sesso, immagini interiori. Se un uomo
proietta i lati piacevoli della propria anima su una donna, questa diventa
desiderabile e attraente per lui. Lei esercita un’attrazione magica su di lui e lui
crede di poter giungere alla soddisfazione di ogni suo desiderio vicino a lei.
[66] E diviene facile, per lui, accendere le sue fantasie erotiche. Questo è ciò
che si chiama innamoramento. Lei dal canto suo si sente lusingata, e anche se
non ne è conscia ha un potere sudi lui, perché è diventata la proiezione della
sua anima. Anche lei, intanto, avrà cominciato a proiettare il suo animus, la
sua forza, il suo intelletto e spesso anche la sua creatività sull’uomo (3), e nel

66 - Bali Hellwig Schinko e Prabhato Regina lcinig, Aruna Insitut, Unterlagen zum
Tantra Jahrestraining, Mulfingen,1995/96.
far ciò, se n’e privata: ha tutto questo in lui e non più in se stessa. Perciò
l’innamoramento può rivelarsi come un ostacolo nella crescita personale. Tutto
va bene finché lei si accontenta di girar intorno all’uomo come la falena intorno
a una lampada. Ma quando questa situazione diventa troppo stretta e lei vuole
uscirne, si troverà ad affrontare un uomo odioso e pieno di rancore. È il lato in
ombra dell’innamoramento. Jung considera l’animus e l’anima morti, quando li
proiettiamo sul partner: in quei momenti, infatti, essi non sono più in grado di
svilupparsi consciamente in noi.
L’uomo che incorre nei rischi insiti nelle proiezioni dell’anima ha svariati
problemi nell’ambito dei sentimenti; preferisce in genere un rapporto dolce e
comodo, senza discussioni in cui, tra uomo “reale” e donna “reale” entrino in
gioco emozioni forti. Vuole tranquillità, e si aspetta che la donna lo assecondi
in ciò, senza porgli questioni di carattere emotivo. L’uomo che comincia a
escludere in tal modo le emozioni e i sentimenti dalla propria vita, diventa
facilmente preda della sua anima che si ribella a queste censure. È soggetto ad
attacchi di cattivo umore. Comincia a perdere la sua obiettività maschile, e a
servirsi di concetti rigidi, spesso improntati a un vago senso di rancore.
Raramente si rende conto che la causa di questi suoi disagi è la sua anima
scontenta, che genera stati ossessivi; il più delle volte, dà la colpa di tutto alla
donna. Questo avviene soprattutto se la donna gli fa osservazioni pungenti –
che rientrano a loro volta nella dinamica della proiezione del suo animus
sull’uomo. Ha allora inizio la “guerra delle proiezioni”, che ha sempre effetti
distruttivi nel rapporto di coppia.

Se la donna è aperta alle proprie emozioni e riesce a esprimerle anche


quando si sente insicura, irritata o nervosa, è in armonia con se stessa; se
invece nasconde i suoi sentimenti, comincia a prendere sopravvento il suo
animus, che vuole mettere in chiaro le cose a modo suo. Il tono in cui lo fa ha
sempre una sfumatura offensiva, o troppo critica – che finisce spesso per
esasperare l’uomo. Le donne dominate dall’animus non riescono a ottenere
amore: anche se supplicano di averne, in realtà e senza accorgersene, fanno di
tutto per inibirlo. Questo circolo vizioso è la dinamica più inconscia delle “liti
d’amore” che succedono ogni giorno in tutto il mondo. L’uomo in queste
situazioni, si comporta spesso come una donna offesa e ferita; sarebbe
semplice uscirne se trovasse la ragione della ferita e potrebbe uscirne così
facilmente, se solo provasse a cercare le ragioni vere di quel suo risentimento.

Il modo migliore di vivere con i nostri partner interiori è nell’accettarli e


nel renderli operanti nella nostra vita quotidiana: l’uomo deve dunque
imparare a scoprire il calore degli affetti, dei sensi, del cuore (perché l’anima è
sempre vicina al centro energetico del cuore); la donna deve dare spazio al suo
intelletto e perseguire i suoi obiettivi, i suoi studi, le sue aspirazioni.
Nei prossimi capitoli vedremo come queste nostre componenti segrete si
esprimono anche al livello energetico, nei singoli chakra.

Prepararsi all’estasi
Se finiamo per far l’amore sempre nello stesso modo, tentiamo invano di
provar più gusto, più piacere in tutte le nostre occupazioni, sarà utile ricordare
innanzi tutto che non possiamo voler decidere tutto con la mente, poiché molti
dei nostri limiti ci vengono posti dal corpo. Spesso i limiti son dati dal fatto che
il nostro corpo non conosce quelle forme di piacere che possono pervaderlo
completamente: o perché non le ha mai conosciute, o perché i ricordi di quei
piaceri sono molto lontani, sepolti nei sotterranei della memoria. Con il
prossimo esercizio, lo streaming, possiamo aiutare il corpo a ricordarli, e
prepararlo a entrare consciamente in queste particolari vibrazioni. Ciò vi
aiuterà a scoprire le sensazioni in forma di vibrazioni energetiche, sia nel
rapporto amoroso, sia in molti altri campi della vostra vita.
Questa esperienza ci farà costatare come il fenomeno energetico
chiamato orgasmo dipenda molto meno dal partner o dalla stimolazione
sessuale, che non dalla nostra capacità di caricarci energeticamente e di
raggiungere uno stato così rilassato da far traboccare quell’energia che
comincia a fluire spontaneamente dentro di te. Perché ciò avvenga, occorre
riuscire a rilassarsi durante lo stato di maggior eccitazione, smettendo di
prefiggerci un qualche scopo, e aprendoci, attimo dopo attimo, a ciò che
avviene in noi.
Quando l’esperienza orgasmica si estende anche alla parte alta del corpo,
si parla di estasi. In questi casi, la Kundalini inizia a stimolare e ad aprire i
chakra superiori. Ciò può avvenire direttamente: lo streaming, per esempio,
può condurre alle prime esperienze estatiche senza alcuna stimolazione
genitale né alcun contatto intimo col partner. Scoprire che il potenziale
orgasmico ed estatico è dentro di noi ed è indipendente dall’atto sessuale
propriamente detto, è, per molti, una rivelazione sconvolgente. Streaming in
inglese significa scorrere o fluire: in questo esercizio vengono infatti sciolti i
blocchi muscolari ed energetici, in modo che l’energia vitale possa scorrere più
liberamente attraverso il corpo. Il respiro profondo e l’espressione sonora
assecondano l’accrescersi della carica energetica e fanno emergere emozioni
represse, che in fondo sono anch’esse delle cariche energetiche, di diversa
natura. Nella fase orgasmica del processo i movimenti corporei diventano
spontanei e autonomi. Più ti abbandoni al fluire dell’energia e più profonda sarà
la tua esperienza della “pulsazione spontanea” e del prolungamento del
momento estatico.
All’inizio, le dinamiche corporee e le strutture emotive sono spesso molto
compatte e forti nell’esprimersi; ma quanto più si aprono il bacino e l’area
intorno al diaframma, tanto più delicato diverrà quel flusso interiore al punto
da risultare quasi impercettibile dall’esterno.

Lo streaming
Lo streaming si svolge in 4 fasi che qui riassumiamo.
1. Massaggio – Distenditi sul letto pancia in giù, mentre il tuo partner ti
aiuta a rilassare le gambe e il bacino massaggiando,
premendo con i palmi e con le dita, tenendoti le gambe e
scuotendoti dolcemente le anche. Respira profondamente,
sospira, osserva i sentimenti che emergono in te. Poi girati
sulla schiena, mentre il tuo partner ti massaggia la nuca,
l’occipite, la cute del cranio, la fronte, i masseteri e di volta
in volta, alza e abbassa la tua testa con entrambe le mani.
Poi il tuo partner passa di nuovo alle gambe (sul lato anteriore ora)
sciogliendo con movimenti delicati e lenti le articolazioni delle anche e
delle ginocchia. Quando sarai molto rilassato, il tuo partner ti aiuterà ad
alzarti (potete usare anche la parte del massaggio dell’esercizio medusa,
nel capitolo due, pag. 29). Questo massaggio ha lo scopo di rilassare
anche il vostro “apparato di controllo” interiore, così da poter percepire
liberamente e senza resistenze tutto quello che succederà nel corpo.

2. Pressione dei meridiani della vescica – Sei in piedi con


le ginocchia leggermente flesse, la nuca e le spalle
rilassate e i piedi paralleli tra loro e perpendicolari alle
anche. China in avanti la testa e il tronco, senza toccare il
pavimento con le mani: sentirai una tensione nei muscoli
lungo il meridiano della vescica (fronte, nuca, schiena e
lato posteriore delle gambe). Il tuo partner preme con le punte delle dita
– o solo del pollice – e batte con il lato della mano e massaggia
energicamente lungo questi meridiani, mentre tu esprimi con la voce –
accompagnata dal respiro profondo – tutte le emozioni e sensazioni del
momento che stai provando. Questo massaggio non è delicato; è
piuttosto forte ed energico.

3. Fase orgasmica – Il tuo partner ti aiuta a ritornare nella posizione


verticale lentamente, vertebra dopo vertebra, fino a che alzerai, in
ultimo, anche la testa. Ben presto noterai una pulsazione o un tremolio
che parte dalle gambe: lascia che cresca e si allarghi a tutto il corpo. Puoi
assecondare queste pulsazioni con una leggera vibrazione nelle
ginocchia, continuando frattanto a respirare profondamente con la gola
ben aperta in modo che ne escano liberamente i suoni. Quella pulsazione
è spontanea, non è soggetta alla volontà: non si tratta dunque d’un
movimento che tu debba compiere, ma soltanto di lasciare che essa si
sviluppi da sé, e di assecondarla. Dopo aver raggiunto il culmine, la
pulsazione si attenua, e si afferma con essa anche tutto ciò che in te è
espressione rivolta verso l’esterno: riconduci la tua energia dentro di te;
la pulsazione diventerà più delicata e il flusso d’energia più sottile.
Eventualmente, puoi distribuire l’energia nella parte superiore del corpo
facendovela salire sia mediante l’inspirazione sia immaginando di
allargare il “contenitore energetico” nella parte alta del corpo, aiutandoti
con movimenti delle mani, come a indicare all’energia la direzione che
deve seguire.

4. Connettere sesso e cuore – Mentre tu rimani nello stato che hai così
raggiunto, il tuo partner ti aiuterà a distenderti supino, e si siederà dietro
la tua testa. Alza le gambe e ruota il bacino accompagnando questa
rotazione col ritmo del respiro. Nel tuo respiro percepisci tutta la carica,
la passione silenziosa, il piacere e i sentimenti che vi si accompagnano,
espirando un “sì”. Apri gli occhi e, in questo stato, guarda il tuo partner,
e senti il suo sguardo su di te, in questa tua condizione così carica
d’energia e così piacevole. In questo modo, tu gli stai mostrando ciò che
vi è in te di più intimo.
Chiudi gli occhi, conduci l’energia all’interno di te, poni una mano sul
cuore e l’altra sul tuo sesso: puoi sentire così il circuito energetico che si
crea tra le tue mani. Prova anche a respirare tra questi due poli e a
sentire come si connettono attraverso il tuo respiro. Dopo un po’ girati su
un lato, il tuo partner si corica dietro di te nella posizione dei cucchiai, se
a te fa piacere, e rimanete così per un altro po’. Alla fine chiudete
l’esperienza con un saluto e scambiatevi le vostre impressioni
sull’avvenuto.

La buona notizia è che quasi tutti possono arrivare a questi momenti


estatici. Chi ha sperimentato gli stati estatici li descrive come una profonda
unione con se stesso, uno straripare dell’amore, una forte connessione con il
partner non intralciata da nessun pensiero, un sentirsi tutt’uno con ciò che
percepisci dentro e fuori di te, insieme a una grande eccitazione, che tuttavia
non ha l’effetto di distrarti, ma che ti fa entrare ancor di più in un silenzio
pieno di significato. Per arrivare agli stati estatici non occorrono pratiche
esotiche o posizioni scomode, né cercare di essere diversi da come si è, bensì
combinare la propria forza ed eccitazione sessuale con un grande rilassamento,
permettendo all’energia sessuale di fluire così come essa stessa desidera. Sono
energie, queste, che più e meglio di altre ci portano verso quegli spazi che ci
attendono nel nostro viaggio interiore oltre l’io, al di là di ciò che già
conosciamo. Entriamo così in un’espressione più autentica della nostra
sessualità, che da sempre abbiamo cercato, nella quale si schiude la porta che
ci permette di accedere a quelle dimensioni che da sempre abbiamo sognato.
Per entrarci dobbiamo preparare, oltre al corpo, anche il nostro sistema
energetico e imparare a conoscerlo meglio – come nel prossimo esercizio.

Salire insieme la scala dei chakra


La “scala dei chakra” [67] è un modo di
raffigurare i centri energetici: è uno schema semplice,
mediante il quale potete aiutarvi reciprocamente nella
vostra crescita personale; è inoltre uno schema che
può mostrarvi con grande chiarezza dove c’è qualcosa
da imparare o da disimparare. Proviamo dunque a
scoprire cosa può succedere quando ci scambiamo le
energie dei chakra e qual è la via armonica, nella
quale la donna e l’uomo si sostengono
reciprocamente. Per far ciò occorre che i due partner
conoscano e condividano i loro intenti, la loro voglia di
crescere insieme nel rapporto, e di collaborare l’uno
con l’altro. Il Tantra, secondo la nostra esperienza, è
l’unica via spirituale in cui la sessualità venga
consciamente e concretamente integrata nei cosiddetti
“matrimoni tra i chakra”, che scandiscono questa

67 - Osho Rajneesh, Meditation, Zurich 1991, p. 18. (Orig. Meditation -The First and
Last Freedom.)
crescita interiore. Incontreremo dunque un primo matrimonio, tra
il 1° e il 2° chakra; un secondo matrimonio fra il 3° e il 4°, un
terzo matrimonio, fra il 5° e il6° chakra. Dopodiché ciascun
chakra si collega, attraverso il 7°, con l’energia universale.
Ciascuno dei tre matrimoni significa l’unione di due
“opposti”.

Il primo matrimonio
In questa fase, l’uomo è attivo nel 1° chakra, nel senso che
sei presente nei tuoi genitali, sei strettamente connesso con il tuo
desiderio sessuale e lo trasmetti alla donna. Questa trasmissione
può venir immaginata come una scintilla che scocca dal tuo pene
o 1° chakra, fin nella vagina della donna. Per esprimerla, è
sufficiente anche una frase semplice come: “Voglio fare l’amore con te”, o
“voglio fare sesso”, oppure quel certo sguardo inconfondibile.
Nei miti di molte religioni, è questa la scintilla iniziale della creazione.
Quanto più l’uomo riesce a rimanere con la sua eccitazione sessuale nel 1°
chakra, tanto più la donna rimane dentro di sé e si lascia a sua volta ridestare
nel suo 1° chakra. L’uomo è sempre responsabile del primo passo, nella
sessualità, mentre la donna si incarica di accoglierlo. La donna nel primo
chakra è ricettiva nel senso che il suo esser presente nei suoi genitali
corrisponde a un aprirsi, per accogliere la scintilla. Così come quando lasci
cadere un sasso in un lago tranquillo e le onde vi si propagano fino alla riva,
allo stesso modo quella scintilla iniziale accende il fuoco dormiente nella donna
e queste onde svegliano immediatamente il suo secondo chakra.
Qui, nel 2° chakra, la donna è attiva e viene in contatto con la sua forza
corporea. Esprime la sua voglia, il suo piacere e la sua sensualità in modo
corporeo. Qui è lei, a dirigere e a guidare. L’uomo nel 2° chakra è ricettivo,
ovverosia è rilassato nell’atto amoroso, ed è vigile, attento a tutte le sue
sensazioni e percezioni corporee. L’immagine che meglio lo esprime, è quella
della roccia in mezzo al mare, contro la quale si infrange la mareggiata.
L’uomo è la roccia, la donna è la mareggiata. La donna può dunque
abbandonarsi completamente, per un certo periodo, a se stessa ed ai suoi
sentimenti, perché sa che la roccia rimarrà stabile. E tale rimane l’uomo anche
se la donna comincerà ad abbandonarsi a sentimenti furiosi, deliranti,
smanianti. Poiché l’uomo è ben radicato nel contatto con se stesso, può
assecondare la donna, e rilassarsi. Questa sua accettazione della energia
femminile, che ora lo impregna, gli dà la spinta necessaria per raggiungere il
3° chakra.

Il secondo matrimonio
L’uomo nel 3° chakra è di nuovo attivo. Si mostra nella sua forza. Adesso
è lui che imprime una direzione al fuoco femminile che si è svegliato, e lo fa in
armonia con le energie destatesi nel primo matrimonio. La donna è ricettiva,
nel 3° chakra. Ciò significa che lui, con la sua carica energetica, la inonda
completamente, mentre lei si rilassa e segue il ritmo dell’uomo. La donna
rimane presente in se stessa e in contatto con il proprio piacere. Nella sua
ricettività accoglie la forza che le arriva dall’uomo: e accettando quell’energia
maschile radiante, si catapulta nel 4° chakra.
Il 4° chakra è il polo positivo della donna. Qui, positivo non significa
attivo nel senso che la donna debba fare qualcosa. Qui la donna trasmette
energia: ciò avviene di per sé, discende immediatamente dalla sua femminilità,
e la donna si limita a lasciare che succeda. Questa energia che la donna
trasmette ha una sua qualità chiara, limpida, ed è aperta a tutto ciò che le
avviene. Tramite questa energia il sesso diventa un atto d’amore. Qui, nel 4°
chakra, l’uomo è invece nel suo polo ricettivo. Rimane in contatto soltanto con
la sua forza, lasciandosi inondare dall’energia che emana la donna.
Accogliendola può scoprire in sé una profonda capacità d’accogliere, e una
altrettanto profonda compassione corporea, grazie alle quali la sua potenza
assume un che d’imperiale e solenne. Egli è in armonia con questa sua
compassione. Questo stato lo porta direttamente nel 5° chakra.

Il terzo matrimonio
Dopo tutto ciò, l’uomo diventa attivo nel 5° chakra con un orgasmo di
carattere esplosivo – mentre l’orgasmo della donna è piuttosto implosivo. Qui
compassione e comprensione si fondono l’una con l’altra. Lui potrà provare
l’esperienza del sentirsi intero: il suo corpo e la mente diventeranno una sola
cosa, in lui. Entrerà in uno stato interiore in cui non esiste la negazione.
L’uomo insegna alla donna la comunicazione, l’arte e la creatività, perché in
questa fase la donna ha bisogno di sostegno e di incoraggiamento da parte
dell’uomo. La donna è ricettiva nel 5° chakra, e lascia penetrare in sé l’energia
che viene da lui. Si rilassa e può così entrare in contatto con il suo potenziale
del 6° chakra.
Nel 6° chakra la donna è di nuovo positiva, nel senso che è lei a dare
energia all’uomo. Questa energia viene anche chiamata “lunare”. In questa
accezione, ciò significa che l’inconscio comincia a fondersi con la coscienza – e
ciò porta la donna direttamente nel 7° chakra. Quando la donna entra nel 6°
chakra, porta con sé l’uomo e anche l’uomo riuscirà ad avere visioni, se si
abbandonerà alla donna. L’uomo nel 6° chakra è ricettivo ed accoglie l’energia
che gli arriva dalla donna. Tramite questa energia l’uomo può salire nel 7°
chakra.
Questa è la ragione per la quale le donne illuminate vivono spesso da
sole, mentre gli uomini illuminati hanno bisogno di una compagna per arrivare
alla completa liberazione: – hanno bisogno di una dakini. Una volta che
divengono illuminate, le donne si esprimono col corpo e col cuore, cantano,
abbracciano, ballano; mentre gli uomini illuminati cominciano a parlare e a
insegnare dal loro 5° chakra.

Gli ostacoli che si incontrano nel salire in due sono i seguenti:


Nel 1° chakra:
La prima sfida da superare, per la donna, è di non spaventarsi quando
l’uomo le si avvicina con il suo desiderio. Ben altri problemi si presentano, poi,
se la donna è il polo attivo e l’uomo quello ricettivo, – se cioè è la donna ad
avere il primo impulso e tocca all’uomo accoglierlo o meno. Se si tratta di fare
sesso senza andare oltre al 1° chakra, tutto funziona bene, ma solo per una
volta. In seguito, si presenteranno inevitabilmente problemi di dipendenza
reciproca e di libertà. Quando una donna non ha ricevuto sufficiente
incoraggiamento e appoggio psicologico da parte della madre, può vivere nella
perenne sensazione che sia suo dovere fare qualcosa, essere sempre attiva;
non riesce ad aspettare; avrà problemi alla vagina, la penetrazione le
provocherà dolore, sarà soggetta a infezioni. Cercherà negli uomini continue
conferme al suo senso di autostima. Nella coppia, una debolezza al livello del
1° chakra si manifesta spesso nel fatto che la donna sia più preoccupata
dell’uomo per tutto ciò che concerne gli aspetti materiali, e non possa ricevere
la scintilla iniziale dall’uomo perché lui non è presente col corpo nel 1° chakra,
ma segue una sua idea della sessualità. Se insieme riescono a giungere oltre il
1° chakra ed è stata la donna a fornire la scintilla necessaria, l’uomo dovrà
comportarsi poi in modo femminile. E ciò gli causerà, coll’andare del tempo,
un’enorme pressione psicologica e un cupo senso di rancore.

Nel 2° chakra:
Il tipico esempio di un intoppo è dato, qui, dall’uomo dolce e
comprensivo, che appunto per questi suoi tratti del carattere si distingue dagli
altri uomini. In questo caso, si avrà una vera e propria gara (inevitabilmente
conflittuale) fra chi dei due ha più sentimenti, o chi dei due sa mostrarli meglio
ed essere più comprensivo. L’uomo dovrà rimanere presente e ricettivo anche
quando la donna – entrando nel suo ruolo attivo – esprimerà emozioni come il
pianto, la rabbia ecc.

Nel 3° chakra.
Se l’uomo inizia col 3° chakra (“ti voglio penetrare adesso, subito”) senza
essere passato attraverso il secondo, cioè senza essersi lasciato inondare dai
sentimenti, la donna non si concederà, e l’atto sessuale diventerà meccanico. Il
3° chakra si manifesta, nell’uomo, nella voglia di affermarsi e di affrontare
sfide d’ogni genere, non soltanto amorose. Se lui non si sentirà accettato in
tale suo aspetto, questa sua energia assumerà una forma distruttiva. Se il suo
3° chakra non è bilanciato, gli mancano le sfide nella vita e soprattutto non
riuscirà a trovare né sfide nella sua vita, né tantomeno la soddisfazione che
alle sfide si accompagna sempre, e ne avvertirà acutamente la mancanza. La
donna, in questa fase, dovrà badare soprattutto a fidarsi della propria forza e
rilassarsi in essa. Se la donna rimane attiva nel 3° chakra (e lo si avvertirà
certamente, perché in tal caso si muoverà molto, userà molto la propria voce,
in quegli atteggiamenti tipici dei film pornografici), invece di seguire ciò che
avviene dentro di lei, non sarà in grado di sperimentare l’energia del cuore,
che viene nutrita soltanto da un 3° chakra rilassato, né potrà sentirsi collegata
veramente con la sua forza sessuale. Ciò comporterà un senso di
insoddisfazione sia in lei, che nell’uomo.

Nel 4° chakra.
Se siete arrivati fin qui, può avvenire che l’uomo si perda nell’energia
della donna come in un oceano: allora vagherà in sensazioni piacevoli, rimarrà
attaccato a esse e l’atto sessuale terminerà qui. Ma che ne dite, tutto sommato
non sarebbe neanche male, se finisse sempre così, non è vero?
Nel 5° chakra.
Se tutto va bene, l’uomo accetta l’amore, accetta di essere amato ed
esprime questo amore e se stesso in esso. Un eventuale conflitto potrebbe
nascere qualora la donna delegasse tutte le espressioni dell’amore all’uomo, e
cominciasse poi a opporsi a esse, a contrastarle o a criticarle.

Come far pratica con la scala dei chakra


Per cominciare a sperimentare e ad aiutarsi a vicenda potrete utilizzare
l’esercizio del chakrabreathing, descritto nel capitolo nove, e aggiungervi
l’esercizio della scala dei chakra.
Preparatevi come descritto nell’esercizio del chakrabreathing. Poi
mettetevi uno di fronte all’altra.
L’uomo manda energia dal 1° chakra e la donna l’accoglie. Nel 2° chakra,
la donna manda l’energia all’uomo e lui la accoglie. Nel 3° è l’uomo a dare, nel
4° è di nuovo la donna, nel quinto è l’uomo e nel sesto è la donna a dare,
mentre l’uomo è ricettivo. Il settimo chakra, ciascuno lo sperimenta per proprio
conto. Potete visualizzare tutto questo scambio d’energia come filamenti
invisibili che esistono da sempre e fluiscono tra voi, ed accompagnarli con i
movimenti delle mani.
Dopo la fase di caricamento, rimanete seduti per dieci minuti in silenzio.
Dopo aver praticato questo esercizio per qualche settimana, lo potete
inserire nell’atto amoroso.

Non lasciatevi scoraggiare, se all’inizio sentite poco o se non riuscite a


mettere bene a fuoco la qualità di ogni chakra, o se avete la sensazione di non
riuscire a mandare o ad accogliere l’energia. Noi tutti viviamo con veli interiori
che nascondono le nostre energie come le nuvole nascondono il cielo. Lavorare
sui chakra è un percorso che richiede disciplina e costanza, per togliere questi
veli. Questa applicazione servirà non solo per fronteggiare eventuali ombre,
come la mancanza di desiderio o la stanchezza, ma anche per superare le
trappole che si nascondono nelle sensazioni più piacevoli – alle quali capita di
aggrapparsi, frenando così la nostra crescita. Un costante lavoro sui chakra
renderà invece capaci di vedere e capire non soltanto i momenti belli, ma
anche i momenti peggiori che la coppia inevitabilmente attraversa nella sua
crescita. È grazie a questa capacità che ci sarà sempre qualcosa di nuovo che
vi aspetta su questo cammino, e la vostra vita aumenterà d’intensità.
L’orgasmo del cuore
Molti pensano che la soddisfazione sessuale e la realizzazione spirituale
siano due cose diverse, se non addirittura contrapposte. Anche la maggior
parte delle tradizioni spirituali che ci insegnano a ricollegarci col divino, – dal
Cattolicesimo agli Hare krishna, – escludono la sessualità o addirittura la
segregano nel regno di Lucifero. Noi conosciamo soltanto tre grandi correnti
spirituali che pongono la sessualità al centro della ricerca di se stessi e degli
spazi che si aprono oltre il sé: il Tantra, il Taoismo e il Quodoushka. Secondo
tutte e tre queste correnti, amore e sesso non sono in opposizione, ma si
accrescono reciprocamente, cosa, d’altronde, ampiamente confermata
dall’esperienza quotidiana. Il termine “fare l’amore” è, quanto a questo, molto
corretto, perché facendo sesso innalziamo quell’energia che – se ci apriamo a
essa – può giungere fino al cuore e creare amore. In questo senso l’amore non
è più un qualcosa che ci viene dato, dalle circostanze, dal destino, ma diviene
una nostra responsabilità. Sembra paradossale, ma non lo è: per quanto
l’amore sia connesso all’aprirsi e al diventare ricettivi, ha bisogno di una nostra
decisione per cominciare a esistere, e noi possiamo fare molto perché ciò
avvenga.

Questo esercizio (in inglese si chiama: heart pleasuring exercise)


combina la masturbazione con la focalizzazione dell’attenzione sui primi 4
chakra. È un esercizio dove veramente si fa l’amore. Fai l’amore con te stesso
e crei amore nel tuo cuore aumentando e impiegando la tua energia sessuale.
Aiutandoti ad aprire il cuore, questo esercizio aumenta la sensibilità del corpo
fisico ed energetico, ristruttura i percorsi dell’energia sessuale e innalza il
livello orgasmico.
Comincia a stimolarti da solo nel modo che più ti piace, con la mano, col
vibratore, con l’acqua della doccia, eccetera.
Mentre continui con la stimolazione – senza avvicinarti troppo al punto di
non ritorno – focalizza l’attenzione sull’energia del 1° chakra: durante
l’inspirazione immagina l’accumularsi dell’energia nel 1° chakra, durante
l’espirazione immagina che l’energia accumulata si espanda nella zona pelvica.
Continua fino a che hai la sensazione che il 1° chakra sia riempito.
Poi concentrati sul 2° chakra e ripeti la medesima procedura.
Fai lo stesso con il 3°. Ogni volta che un chakra è colmo, vai al prossimo.
Quando sei arrivato al 4°, quello del cuore, immagina un grande cerchio
energetico che sale dal 1° al 4° chakra attraversando il 2° e il 3° all’interno del
corpo, e ritorna poi al 1° nelle parti anteriori del tuo corpo. Con l’inspirazione
pompa l’energia in su fino al 4° e con l’espirazione lasciala ricadere in giù,
verso il 1°.
Mentre focalizzi l’attenzione sui chakra in questo modo, stimolati in modo
da giungere per tre volte abbastanza vicino all’orgasmo, ma prima di
avvicinarti al punto di non ritorno, rilassati consciamente allentando tutti i
muscoli.
La quarta volta, quando sei arrivato al chakra del cuore, focalizza
l’attenzione sull’energia accumulata nel cuore e permetti all’orgasmo di
esplodere, questa volta nel 4° chakra.

Per ottenere un cambiamento permanente dei percorsi energetici


conviene ripetere questo esercizio due o tre volte alla settimana per un periodo
di circa tre mesi.
Se lo hai fatto diverse volte da solo, puoi ora iniziare a farlo con il tuo
partner, masturbandovi l’uno di fronte all’altro e poi reciprocamente. Puoi
usare questa tecnica anche mentre fate l’amore, per aumentare il livello
orgasmico e per permettere una più completa fusione: giungi tre volte vicino
all’orgasmo, sempre concentrandoti sul chakra del cuore, e la quarta volta
permetti all’orgasmo di attraversare i vostri chakra del cuore. Finché riuscite a
mantenere un ritmo comune, seguitelo; altrimenti, alternatevi – lasciando che
ciascuno giunga all’orgasmo per proprio conto.
Tiziano di Bologna:

Ho fatto delle esperienze con l’orgasmo del cuore, per riuscire a cambiare i miei
schemi limitanti. Di solito, comincio respirando nei chakra, per esempio col
chakrabreathing, poi uso la mano sinistra per stimolarmi, mentre solitamente uso la
destra. Con la mano destra mi accarezzo e connetto più volte i genitali col cuore, e prima
di cominciare ad eccitarmi faccio dei movimenti rotatori col bacino e immagino di fare
tutto ciò in forma di danza, di movimento ampio e libero, il che mi aiuta a sentirmi più
sensuale. Dopo tre mesi circa ho iniziato a sentire il cambiamento.

Gennaro di Napoli:

Ho fatto questa esperienza e ho scoperto un modo più sensuale di fare l’amore


con me stesso. All’inizio mi vergognavo parecchio, perciò ho dovuto creare un ambiente
protetto, con la porta chiusa, sotto la coperta, con dei cuscini intorno a me e un cuscino
tra le cosce. Mi sono creato, praticamente, un ambiente molto sensuale ed erotico. Con
una mano mi accarezzo tutto il corpo, le cosce, la pancia, il collo, in modo a volte più
erotico, e altre volte più impetuoso, tumultuoso. Tutto partecipa, l’anima prende la guida
in questa danza d’amore con me stesso e segue quella stimolazione fino a che la
sensazione pervade tutto il corpo. La mano destra e quella sinistra si alternano.

L’esperienza di Valentina di Ancona:

Dopo una silenziosa e rallentata esplosione della palla arancione di fuoco nel mio
corpo, sento come formiche nella gola, come dei fili sottili che salgono e che mi fanno
sentire come se dovessi tossire. Sento qualcosa di più fine se riesco a espandere la zona
della gola; e questo qualcosa entra anche nella testa e comincia come ad aprirla. Sento
una palla bianca in mezzo alla testa, ed è molto forte e compulsiva, un vero e proprio
fervore nel 1° chakra, e in qualsiasi momento posso scegliere se andare verso un senso
di agitazione generale, come dopo quattro tazze di caffè, o se finire in una eccitazione
sessuale, forte come una pantera.

Simona di Trieste:

Ieri ero nella mia camera da sola e mi sono masturbata, portando l’energia in su
fino al cuore. Mi sono sentita tanto bene come se fossi stata con un uomo. È
un’esperienza rara per me, anzi è stata completamente nuova. Percepivo un largo ardore
ed una pulsazione nella mia pancia, in tutto il torace e tutta la parte superiore del tronco
fino alle spalle. Mi sono amata, mi sono veramente amata. Non solo mi sono eccitata, ma
mi sono amata. Era come avere un rapporto sessuale con me stessa. Poi mi sono detta
“questa volta mi sono trovata bene con me stessa”.

Se consideriamo l’atto sessuale come la massima espressione dell’uomo


e della donna, come un’arte che crea dei momenti pieni di amore, di forza,
d’intesa e di piacere, possiamo ben affermare che questo sia il momento più
opportuno per aprirsi completamente a se stessi, diventando un trampolino per
ricollegarci col divino nel vero senso della parola, “religione (dal latino religio:
legame con il divino).
Quando si parla di estasi, nelle pratiche sessuali del Tantra non si tratta
affatto di una metafora: è davvero quello stato, il supremo dell’essere umano
che viene descritto da santa Teresa [68], da santa Caterina, da Kabir e tanti
altri mistici di diverse culture. I testi tantrici descrivono questi stati come
orgasmi più profondi del solito, che ci catapultano in strati particolarmente

68 - Santa Gemma Galgani, Estasi-Diario-Autohiografia-Scritti vari, Roma 1988.


sottili della consapevolezza, tali da farci percepire il divino dentro di noi e da
cogliere la nostra unità con il tutto.
Per arrivare a questi livelli, dobbiamo prima scendere molto in basso:
agganciarci alla nostra sessualità e radicarci nel piacere corporeo, così come –
per usare le parole del Buddha , il fiore di loto che affonda le sue radici nella
melma (simbolo della terra e del 1° chakra) e sboccia poi nel suo splendore più
completo. Se usiamo la potente energia del nostro sesso per arricchire il centro
del cuore, il cammino diventa assai più facile che non quando cerchiamo di
reprimerla. Ma lo stesso risultato può essere ottenuto anche senza coinvolgere
direttamente la sessualità, e con una focalizzazione continua sul chakra del
cuore, come fanno i mistici cristiani. Quando arrivano all’apertura del cuore, la
loro esperienza è molto simile: diventa in ogni caso un avvenimento tale da
coinvolgere tutto il corpo, e ha un forte carattere erotico, perché apre
direttamente anche il centro energetico sessuale – come ben dimostra Santa
Gemma nelle sue esperienze estatiche:

Sì, mio Dio, sì; nondimeno non permettere che questo fango del mio corpo si
abbia a ribellare contro la volontà tua... Che è Gesù, questo fuoco che mi investe tutta?
Godo, Gesù... godo, Gesù... godo Gesù. (estasi 13a)

O Gesù, ci può essere al mondo una cosa più dolce che l’amarti? Ora che siamo
così stretti, così uniti, bruciami, bruciami... Quant’è, Gesù, che mi nascondi i tuoi occhi!
Ma che non m’importa di vederti, se ti sento: ti sento tanto bene, Gesù; sento che mi
cerchi, sento che mi ami; mi cerchi da tutti i momenti. (estasi 76a)

Mio Dio! O Gesù, amor mio, bene increato! Che sarebbe stato di me, o Gesù, se la
tua sollecitudine non mi avesse a te condotto?... Aprimi il tuo cuore,.o Gesù; aprimi il tuo
petto sacramentato... Io t’apro il mio... Introduciti, o fuoco divino... bruciami, o Gesù,
consumami... Ma in me lo sento, o Gesù, un fuoco... Piacesse a te, o Gesù, che io tutta
ne avvam passi! (estasi 92a)

Come faccio, Gesù, a nascondere il mio petto al tuo fuoco? Vieni, Gesù, ti apro il
mio petto, introducivi il fuoco divino. Tu sei fiamma, Gesù, e in fiamma vorresti che il mio
cuore si cangiasse. (estasi 127a)

Gesù è un infinito pelago d’amore; e quando è venuto con tanta forza nel mio
cuore, è stata tanta la veemenza dell’amore, che ho detto: Gesù, basta, basta! E quando
è venuto: Gesù fate voi, perché la grande dolcezza che mi avete infusa, mi ha tolto tutte
le parole, e allora... (estasi 130a).(3)

11° – Meditazione – Oltre la mente e il corpo

L’essenza della meditazione


Il Tantra si può definire anche una “meditazione sul piacere”, cioè una
meditazione che prende come oggetto della consapevolezza l’energia del
piacere, così come altri tipi di meditazione prendono come loro oggetto il
respiro, i pensieri, le sensazioni corporee o altri processi interiori. E certamente
uno scopo della pratica tantrica è l’aumento del piacere e la scoperta di forme
più profonde di unione sessuale. Ma la meditazione tantrica non si limita certo
a ciò.
Tantra, in sanscrito, significa “strumento per allargare la coscienza”.
Questo processo di allargamento avviene nell’unione tra Shiva e Shakti, tra
consapevolezza e energia, tra meditazione e piacere, tra il 7° chakra, che è in
cima alla testa e il 1° chakra, che è il centro sessuale.
Questa unione è particolarmente importante per chi come noi appartiene
a una cultura in cui spiritualità e sesso non sono mai stati in armonia l’una con
l’altro: per poter cominciare a meditare davvero, chi è abituato a pensare in
questi termini conflittuali deve innanzi tutto far pace col proprio corpo,
ritrovare il piacere nella sessualità e collegarlo di nuovo con il cuore; solo allora
potrà iniziare a meditare, altrimenti i desideri non vissuti lo assedieranno nella
meditazione, togliendogli ogni serenità d’animo. In questo capitolo ci
occuperemo appunto del secondo aspetto del Tantra, della consapevolezza che
viene coltivata nella meditazione.

Cos’è la meditazione? Nel mondo della new age, ormai, tutto viene
chiamato meditazione. Alcuni confondono la meditazione con il rilassamento,
altri con la concentrazione, altri con il distacco dalle cose del mondo, altri
ritengono che sia uno speciale equilibrio da raggiungere nella propria mente.
Tutto ciò è certamente utile a meditare, ma non è ancora meditazione. Quando
a un famoso maestro zen venne chiesto quali fossero gli ingredienti della
meditazione, egli rispose: “Sono tre. Il primo è la consapevolezza. Il secondo è
la consapevolezza. Il terzo è la consapevolezza”.
Consapevolezza significa essere coscienti e attenti: possiamo essere
consapevoli delle sensazioni nel corpo, dei pensieri, delle emozioni, di uno
stato d’animo, del respiro ecc.
Normalmente noi ci identifichiamo con i nostri pensieri e con le emozioni
ecc., ma non ne siamo consapevoli: ci limitiamo a essere i nostri pensieri e le
nostre emozioni. Appena iniziamo a osservare questi fenomeni interiori,
cessiamo di identificarci con essi e siamo in un altro luogo, ancor più addentro.
Ciò che conta nella meditazione non è l’esser rilassati, o centrati, o
concentrati; questi sono stati mentali che ci aiutano a entrare in meditazione,
ma sono soltanto stati mentali: la meditazione ci porta oltre tutti gli stati
d’animo, oltre i pensieri, oltre le sensazioni corporee, oltre il piacere. Il che non
significa certo che diventiamo completamente assenti o inerti o disinteressati
alla vita. Nella meditazione “io ho dei pensieri, ma non sono i pensieri, provo
un sentimento ma non sono il sentimento, sento una sensazione nel corpo ma
non sono la sensazione”. Non sono più identificato con i pensieri ma con colui
che osserva i pensieri, le emozioni, le sensazioni ecc. È colui che osserva questi
fenomeni che avvengono dentro di me, è una modalità e un centro
dell’attenzione che ben difficilmente si può descrivere a parole, perché non è
associato con nessuna delle componenti della mente ordinaria.
Il koan “chi sono io?” è una domanda che non conduce a una risposta
logica, riassumibile in una frase: l’unica risposta autentica a essa, è bensì
l’esperienza di non essere più identificato con l’io. Ed è un’esperienza
sconvolgente, che può mutare la mente umana più profondamente d’ogni altra
cosa. Per ciò Osho definisce la meditazione “la più grande avventura che la
mente umana possa affrontare. Meditazione significa semplicemente essere,
non fare niente: nessuna azione, nessun pensiero, nessun sentimento. Il
semplice esistere diventa una grande gioia. Da dove viene questa gioia, se non
fai niente? Da nessuna parte, e da ogni luogo. Essa non è la causa, perché
l’esistenza stessa è intessuta di ciò che si chiama gioia”.
Quando mediti sei pienamente in contatto con il tuo nucleo, con la tua
essenza, sei arrivato a casa.

Conosci quei bei momenti in cui ti rilassi in una posizione comoda, lo


stress superficiale ti scivola via, e i pensieri diventano sempre più radi? Alcuni
pensano che la meditazione sia un livello un poco più profondo di questo
rilassamento. Ma non è esattamente così, la strada verso il nostro nucleo
interiore non è così semplice e lineare.
All’inizio di questo libro abbiamo visto che, quando aumentiamo il
piacere, svegliamo anche i mostri. Con la meditazione avviene la stessa cosa:
fino a un certo punto ci sentiamo più pacifici, più rilassati, più armonici, più
presenti in noi stessi. Ma poi si svegliano i mostri, e se continuiamo a
meditare, essi si fanno sentire in modo ancor più chiaro, più intenso e
spiacevole: la schiena comincia a dolere, i pensieri vorticano, le voci infernali
diventano più forti, riemergono i ricordi di tutto ciò che è andato male nella
nostra vita. Rimanere consapevole in questo putiferio interiore diventa una
vera tortura. Personalmente, non ho mai sofferto così tanto come in alcune
esperienze di meditazione. Perciò molti smettono presto di praticare la
meditazione, e si dicono: andrà bene per gli yogi indiani e per i lama tibetani,
ma non fa per me.
Invece quel momento tumultuoso è solo il punto giusto per fare una
pausa, per accogliere e comprendere tutto ciò che viene emergendo dalle
tenebre del nostro essere, per poi riprendere a meditare. Nella meditazione
non ha importanza se ci sentiamo bene o male, ma se siamo attenti e desti o
meno. Quando siamo consapevoli di quello che sta avvenendo, siamo
semplicemente nel presente. Quando emerge un pensiero del nostro passato o
un nostro pensiero corre verso il futuro e noi ne diveniamo consapevoli, questa
consapevolezza ci riporta anch’essa ancor sempre nel presente, perché è nel
presente che osserviamo quel pensiero e non ci lasciamo trascinare dal
contenuto di quei pensieri, verso il passato o il futuro. Come dice il Dalai Lama:
“Nella meditazione non devi permettere alla coscienza di seguire i sentieri del
passato o di fare programmi per il futuro: bisogna creare un vuoto, al posto di
tutti questi processi mentali. Quando la coscienza è liberata e sgombrata da
tutti i processi mentali, essa rimane in uno stato puro, chiaro, indistinto e
silenzioso”.
E Sogyal Rimpoche ci indica dove possiamo cogliere questo stato puro
della mente: “Quando un pensiero del passato cessa, e il pensiero del futuro
non è ancora nato, si crea un vuoto e in questo vuoto c’è la consapevolezza del
momento presente, fresco, innocente, privo di qualsiasi concetto, non
influenzato da nulla: un nudo e luminoso accorgersi. Questa è meditazione”.
In questo momento sai chi sei, lo sai senza alcun dubbio perché sei
entrato realmente in contatto con te stesso.

La via maestra per arrivare al tuo nucleo interiore è quella di un’attenta


osservazione. Non ti identifichi con i fenomeni che avvengono nella tua mente,
ma li osservi. Questo principio vale per tutte le tecniche di meditazione,
indipendentemente dalle tecniche che si applicano. Di solito siamo molto
attaccati ai nostri pensieri, alle nostre emozioni, al corpo, li consideriamo
nostri. E siamo attaccati sia ai pensieri e ai sentimenti che ci fanno star bene,
sia anche ai nostri problemi – e guai a chi ce li vuole togliere!

Un test sull’immagine di sé
Fai questo semplice test: scegli tra i tuoi conoscenti una persona che si
disprezza, che pensa che il destino le abbia assegnato problemi molto più
grossi di quelli toccati agli altri, una persona che non si ama, che si critica
costantemente e che pensa che dovrebbe cambiare completamente per essere
felice. Rifletti su questa persona: su ciò che apprezzi in lei, (trova almeno
cinque ragioni per cui puoi nutrire stima verso di lei), e la prossima volta che la
incontri dille che la trovi carina, saggia, bella, coraggiosa o quant’altro... e stai
a vedere cosa succede.
Aspettati reazioni brusche, insulti, perché penserà certo che tu ti stia
divertendo a spese sue. Probabilmente perderai la sua amicizia, e non è
escluso che cominci a odiarti.

Staccarsi dall’immagine di sé è un momento chiave nelle meditazioni


buddiste. Ed è stato una gran fonte di equivoci: si è pensato che significasse
allontanarsi dalla vita concreta, non avere più emozioni o pensieri, vivere in un
completo distacco e osservare tutto dal di fuori, come uno che si interessa di
nulla, o addirittura d’una specie di dissociazione (come si chiama in psicologia),
quella condizione cioè in cui osservo me stesso come se mi vedessi in uno
schermo televisivo. Queste forme di distacco possono essere utili per affinare
le nostre capacità di percezione e di osservazione, ma non sono meditazione.
Nella meditazione io osservo i movimenti nella mia mente e nel mio
corpo e partecipo alla danza della vita. Non mi osservo dal di fuori, ma dal di
dentro. Danzo la mia danza e osservo i miei movimenti mentre seguo con tutto
me stesso i ritmi della musica. Lascio al corpo e alla mente piena libertà di
muoversi e sono identificato col mio nucleo più profondo, con questo luogo in
me che si chiama la pura coscienza.

L’atto di disidentificarci dai contenuti della mente richiede una radicale


trasformazione delle nostre opinioni in merito a essi: le “etichette” – tutti i
giudizi, le definizioni, le categorie, le convinzioni – che normalmente
appiccichiamo ai nostri processi mentali.

Staccarsi dalle etichette


Facciamo un esempio concreto: il mio partner entra in casa e io lo vedo
entrare.
Fin qui è tutto normale. È un’immagine semplice. Ma qual è il mio primo
pensiero in quel momento?
Non appena quell’immagine entra nella nostra mente, si innesca tutta
una serie di processi: subito provo qualche sentimento, la gioia di rivederlo, un
senso di sorpresa, perché non lo aspettavo... e a questo sentimento si associa
un pensiero. Se per esempio ho provato gioia nel rivederlo, potrei pensare:
non gli mostrerò tutta la mia gioia, perché altrimenti potrebbe pensare che
sono molto dipendente da lui. Proprio ieri mi ha detto di nuovo di non essere
così appiccicosa...
Oppure: ora lo abbraccio e gli mostro tutta la mia gioia, e la esagero
addirittura un po’ per fargli dimenticare quel brutto episodio dell’altro giorno.
È così che noi diamo subito un’etichetta alle cose. Questo è bene, questo
è male, se ora faccio questo, succede quest’altro, ecc. Tutte queste etichette
portano l’impronta del nostro carattere e delle nostre voci interiori. L’aver visto
entrare il partner non ha creato in noi un sentimento neutrale, che possiamo
accogliere dicendo a noi stessi “sì, ecco ciò che provo per lui” ma ha prodotto
in più un giudizio, un’interpretazione del sentimento: dovrei non provare
questo sentimento, dovrei provare un altro sentimento, o dovrei provarlo in
modo diverso ecc. E non è finita lì: vien sempre ad aggiungersi un altro
pensiero, che interpreta o critica il giudizio iniziale: “ma perché penso sempre
così. In fondo non è vero”... E poi vengono ad aggiungersi altri pensieri ancora,
che interpretano quell’interpretazione... E ai pensieri si aggiungono immagini di
situazioni passate, e immagini di situazioni che speri che avvengano, o che
temi che avvengano. Così passiamo il tempo, parlando con noi stessi.
Di solito questa concatenazione di processi mentali avviene molto
velocemente e non ne siamo consapevoli, non ne vediamo i singoli elementi,
da quel luogo silenzioso che è nel centro di noi, ma siamo trascinati dalla
catena di pensieri-emozioni-sensazioni-pensieri-immagini-pensieri... e ne
usciamo, come da una trance, quando una di quelle catene associative si
esaurisce o quando qualche nuovo avvenimento esterno ci distoglie.
Lo scopo della meditazione è appunto non entrare in questa specie di
lunga telefonata con noi stessi, in questo film interiore, in questo flusso di
emozioni – e, se ci entriamo durante la meditazione, di accorgercene subito e
di destarci da essi per tornare nel vero centro di noi stessi: a percepire da lì le
cose per quello che sono e non per quello che pensiamo che siano o che
pensiamo dovrebbero essere.
In quest’esempio ciò significherebbe percepire la gioia alla vista del
partner per quello che essa semplicemente è, cioè gioia, sgombrandola da tutti
quei concetti che ci siamo fatti sulla gioia e sul rapporto con il nostro partner.
Per percepirla così pura occorre “disetichettare” l’esperienza in 5 passi :
1. Permetti a quella gioia di manifestarsi in te, conceditela.
2. Nota in quale parte del corpo la percepisci.
3. Distogli l’attenzione dalla causa della gioia.
4. Sgombra la gioia da successivi pensieri e idee.
5. Percepiscila come energia in te e osservala come tale.

• Stato ordinario: vitale ma non


consapevole. – Sono completamente
identificato. – cierchio a sin.
• Stato dissociato: consapevole ma non
vitale. – Mi osservo da fuori. – cerchio a ds.
• Stato meditativo: vitale e consapevole. Mi
osservo da dentro. – cerchio centrale
La stessa cosa si può fare con la collera, con il rancore, con il piacere
sessuale, con l’orgasmo. Questo è meditazione: percepire e osservare qualsiasi
impulso, sentimento, pensiero o avvenimento nel tuo corpo-mente, spezzare
quella catena di etichette e reazioni non appena ti accorgi che si sta formando,
e rimanere con ciò che c’era prima di essa.
Buddha Shakyamuni, che illustrò per primo questo processo in termini
così chiari, lo chiamò “spezzare la ruota della sofferenza”, intendendo per
sofferenza la prigione nell’io. E Tilopa, uno dei grandi maestri tantrici del
passato, nel suo canto del Mahamudra dice “Quando
osservi la tua mente attraverso la tua mente, spariscono
tutte le distinzioni e raggiungi l’illuminazione”

Per questo motivo tutte le tecniche di meditazione attribuiscono una


grande importanza al corpo e al respiro, perché la percezione del corpo o del
respiro è reale, è concreta, è fresca, è innocente, contiene energia.

Quando scopri che la pura coscienza non è qualcosa di diverso da te, non
è qualcosa che ti devi creare, o che devi produrre mediante posizioni del corpo,
o visualizzazioni, o ripetizioni di frasi, e che l’esperienza di essere veramente te
stesso ti appartiene e che in fondo hai sempre portato in te la tua vera
essenza, il tuo rapporto con te stesso si modifica radicalmente. Trovi in te una
guida interiore di cui ti puoi fidare in senso assoluto, un luogo in te che è al
riparo da qualsiasi avvenimento esteriore, un’istanza che non si lascia
condizionare neppure dalla tua storia personale. Questa scoperta ti dà una
grande sicurezza e cambia anche tutto il rapporto con i tuoi maestri spirituali,
che non sono più dei “guru” o delle persone superiori, ma persone come te che
hanno semplicemente più esperienza nell’accedere al nucleo del proprio essere
e che ti possono insegnare la strada che loro stessi ripercorrono ogni volta che
si connettono con il loro vero sé.

Trova la tua strada e mettila in pratica


La parola meditazione ha due significati: uno è lo stato di coscienza pura,
del quale abbiamo parlato or ora; l’altro è la tecnica di meditazione, cioè la
modalità pratica che ci aiuta a entrare in questo stato. Prima di sperimentare le
meditazioni del Tantra rosso, in cui si medita in due – un uomo e una donna –
consigliamo di praticare altre meditazioni, da soli, per prendere confidenza con
questo processo di discesa nel nucleo del nostro essere.

La prima cosa che di solito percepiamo dentro di noi quando iniziamo a


meditare è un continuo movimento interiore, in cui sembra non esserci
nemmeno un punto fermo. Ci accorgiamo di essere assai lontani da ciò che
chiamiamo pace interiore, e che spesso è più un desiderio che una realtà. È
così e non c’è da meravigliarsi. Tutta la nostra cultura è orientata verso
l’esterno, a distrarci da noi stessi, e tutto ciò tiene continuamente occupati ed
evita che nascano quei momenti in cui potremmo incontrare le nostre domande
esistenziali, o in cui potremmo sentirci più noi stessi, momenti senza parole,
senza pensieri, senza attività.
Tutte le meditazioni puntano bensì sul silenzio interiore, che crea il
contenitore in cui possiamo in primo luogo osservare il nostro flusso di
pensieri, e in secondo luogo abbandonarlo. Poiché non siamo abituati al
silenzio, spesso facciamo di tutto per non accorgerci di esso, anche perché
altrimenti in quel silenzio sorgerebbero d’un tratto tutte le nostre
preoccupazioni e le nostre paure, soprattutto all’inizio. Non sottovalutate
questo fatto: per molti la meditazione è un grande lusso; è una conquista, per
loro, riuscire a concedersi mezz’ora di silenzio – di quel silenzio interiore, in cui
la mente e il corpo sono nel presente, completamente nel presente, e in cui
ogni attimo è denso e pieno di sapore.

Meditazione statica e dinamica


Quanto alle tecniche di meditazione, possiamo distinguerle in due grandi
categorie: le meditazioni statiche e le meditazioni dinamiche. Ambedue hanno
in comune l’attenta osservazione interiore, ma mentre nelle prime si sta in una
posizione seduta o comunque immobile, nelle seconde il corpo è in movimento.
Le meditazioni statiche sono quelle classiche praticate in Asia da millenni.
Sono state concepite ed elaborate per popoli che passavano le loro giornate
all’aria aperta, nei quali il lavoro era principalmente un’attività fisica, e vi era
molto contatto corporeo tra le persone, dalla nascita fino alla morte: per
persone, insomma, il cui principio di identità si fondava più su un senso
corporeo ben radicato, che non sulla mente e sull’immagine di un io
individuale.
Oggi viviamo nel modo opposto: molti lavorano seduti, fanno poco
movimento, il contatto corporeo con gli altri viene limitato ai membri della
famiglia, l’identità è assai più un’idea di se stessi che non un senso del proprio
corpo. La maggior parte delle persone in Occidente non percepisce molto
attraverso i sensi fisici, ha un “corpo sordo” e lo tratta come un oggetto.
Quando rimaniamo seduti in meditazione è difficile che il nostro corpo fisico e
energetico sia vitale, armonizzato e permeabile alle sensazioni. Al massimo,
possiamo avvertire un male alla schiena.

Per noi occidentali, quando cominciamo a meditare, sono dunque assai


utili le meditazioni dinamiche, che ci insegnano a vivacizzare il corpo e a
sfogare tutta l’energia compressa, per potere poi, con un corpo più permeabile
energeticamente, addentrarci nel silenzio interiore.

Possiamo paragonare la meditazione all’atto di pulire lo specchio – lo


specchio della pura coscienza. E dallo strato di polvere depositato sullo
specchio dipenderà la scelta del migliore attrezzo per la pulizia. Se lo strato di
polvere è sottile, userai un panno. Se la polvere è incrostata di grasso, dovrai
usare una spatola. Se oltre alla polvere trovi anche sabbia e detriti, dovrai
prima ricorrere a una pala.
Così, nelle meditazioni.
• Se la coscienza pura è coperta da uno strato fine di pensieri e da
sensazioni corporee sottili e fluttuanti, usa la meditazione zen o vipassana.
• Se le tue catene associative sono più lunghe e le sensazioni corporee
più grossolane, usa una meditazione sui chakra o un’altra meditazione che
svegli le tue energie sottili.
• Se il corpo è teso, e non riesci a osservare i pensieri e le sensazioni
fisiche dal nucleo, usa la meditazione dinamica di Osho o la danza dei dervisci.

In linea generale, si può dire che le meditazioni dinamiche aiutano a


portare la mente nel presente. Mentre la consapevolezza del corpo è sempre
nel presente, la mente può infatti essere nel futuro o nel passato. Focalizzando
l’attenzione sul corpo nelle meditazioni dinamiche, riporti automaticamente
anche la mente nel presente.
Da 12 anni la meditazione è una parte importante della mia vita, e ho
avuto modo di osservare che in certi periodi è più efficace un metodo e in altri
periodi un altro. Per me, il criterio di scelta del metodo è il seguente: quando
mi sento attratto da un metodo, lo provo di solito per una settimana, ogni
giorno. Se in questi giorni noto un cambiamento (il che non vuole dire
necessariamente un cambiamento in meglio), continuo a sperimentarlo per un
mese. Se dopo un mese noto che mi aiuta a star bene e a entrare nel profondo
della mia mente, quel tipo di meditazione diventa un elemento costante delle
mie giornate – che di norma incominciano con un’ora di meditazione ogni
mattina.

Qui di seguito esaminiamo due esempi di meditazione, una dinamica e


una statica.

La dinamica di Osho è la più movimentata tra le meditazioni a noi note.


Mi ha aiutato moltissimo a rimanere centrata e connessa con la mia energia
vitale.

L’altra è un esempio delle meditazioni più silenziose: è la meditazione


vipassana nella tradizione birmana, così come mi è stata insegnata da Satya
Narayan Goenka. Con questa tecnica ho sperimentato quello stato di coscienza
pura che è poi divenuto il mio riferimento interiore nell’intraprendere
definitivamente il viaggio verso me stesso.

La meditazione dinamica
“Consiste di cinque fasi: le prime tre durano 10 minuti ciascuna, la
quarta e la quinta 15 minuti ciascuna.
• 1°fase. Respira col naso in modo caotico, concentrandoti soltanto
sull’espirazione. All’inspirazione ci penserà il corpo. Respira il più
profondamente e rapidamente possibile. Poi aumenta il ritmo fino a
diventare letteralmente il tuo respiro. Aiutati con i movimenti del corpo,
per accumulare energia. Osserva l’energia mentre cresce, ma non
lasciarla esplodere durante la prima fase.
• 2° fase. Esplodi! Scarica qualsiasi cosa voglia uscire. Lasciati andare
completamente alla pazzia, urla, grida, piangi, salta, scuotiti, danza,
canta, ridi, gettati di qua e di là. Non frenarti, mantieni tutto il corpo in
movimento. Per cominciare puoi fare un po’ di scena, esagerare un po’,
consapevolmente. Non lasciare mai che la mente interferisca con quello
che accade. Sii totale.
• 3°fase. Con le mani alzate, salta urlando il mantra: “Huu, huu, huu!”,
facendolo penetrare il più possibile dentro di te. Ogni volta che ritorni a
terra, e il tuo peso poggia sull’intera pianta dei piedi, fa’ in modo che il
suono del mantra si ripercuota sul tuo centro sessuale. Usa tutto te
stesso, esaurisciti totalmente.
• 4°fase. Fermati! Resta assolutamente immobile in qualsiasi posizione
ti trovi. Non trovare una particolare postura. Un colpo di tosse, un
movimento, qualsiasi cosa dissiperà il flusso di energia e vanificherà tutto
il tuo sforzo. Sii semplicemente testimone di qualsiasi cosa ti accada.
• 5° fase. Festeggia e gioisci con musica e danze, esprimi la tua
riconoscenza al Tutto. Rimani in questa felicità per tutto il giorno.

Se non ti è possibile fare molto rumore nel luogo in cui mediti, puoi fare
la meditazione dinamica in silenzio: invece di emettere suoni, lascia che la
catarsi della seconda fase si manifesti totalmente nei movimenti del corpo.
Nella terza fase puoi lasciar ripercuotere in silenzio dentro di te il mantra, e la
quinta fase si può trasformare semplicemente in una danza espressiva” .

La meditazione vipassana
Siediti in una posizione comoda, con la colonna vertebrale eretta, ma non
in modo tale da irrigidirti. Aiutati con un cuscino, in modo da poter stare in
questa posizione per almeno un’ora. Poi focalizza l’attenzione sul tuo respiro,
che puoi percepire all’interno del triangolo formato dalla base del naso e dagli
angoli del labbro superiore.
Senza modificare il respiro, osserva ogni inspirazione e espirazione: senti
l’aria all’interno di questo triangolo, quando tocca le narici. È calda o fredda?
Passa dalla narice destra o sinistra?
Seguendo l’aria nelle narici percepisci la realtà in quest’area limitata del
tuo corpo e la tua consapevolezza diventa più acuta, più sottile. Se emergono
pensieri o sentimenti – e sicuramente emergeranno – osservali per quello che
sono, semplici pensieri o sentimenti, senza aggiungerne altri; poi ritorna con
l’attenzione al tuo respiro.
Se farai ciò per 20 minuti, ogni volta imparerai ad accorgerti anche delle
sensazioni più sottili percepibili in questa zona. Quante sensazioni in un’area
così piccola! E non te n’eri mai accorto prima.
Abituandosi a osservare il flusso del respiro – che è una delle poche cose
stabili nella vita; ti accompagna dalla nascita fino alla morte – la tua mente
diventerà più stabile, più equanime, tanto da poter osservare tutti questi
piccoli cambiamenti da dentro.

Nella seconda fase, impara a osservare con questa tua mente, così
allenata, tutto il corpo, un’area dopo l’altra, iniziando dalla cima della testa,
per poi passare al volto, alla testa intera, al collo, alle spalle, alle braccia, alle
mani e scendendo poi al torace, alla schiena, al ventre, al bacino, ai genitali, ai
glutei, alle cosce, ai polpacci, ai piedi. Scegli sulla superficie del corpo un’area
abbastanza grande da potervi cogliere una sensazione precisa. Quando hai
trovato una sensazione – che potrà essere un senso di calore, un formicolio, un
pizzicore, un muscolo che si tende, una vibrazione, il contatto con l’abito che
indossi: qualsiasi sensazione, piacevole o spiacevole che sia osservala in modo
neutrale, senza interpretarla, o senza cercarvi nulla di speciale; poi, passa
all’area successiva. Se dopo aver meditato su un’area per circa un minuto non
vi cogli nessuna sensazione, va’ avanti, continua a scendere. Prima o poi, con
la pratica, anche nelle tue aree più sorde appariranno sensazioni. Quando sei
giunto fino ai piedi, ritorna pian piano, area dopo area, fino alla cima della
testa; ripeti questo percorso, avanti e indietro, per 40 minuti.
Col tempo, la tua consapevolezza si raffinerà e oltre alle sensazioni
grossolane noterai sensazioni sempre più sottili, piccole vibrazioni delle quali
non ti eri mai accorto. Passando in questo modo attraverso il tuo corpo,
diventerai consapevole anche della tua mente e molte questioni irrisolte
verranno a galla. Osservale, semplicemente, e continuando nell’esercizio ti
accorgerai che il tuo corpo è molto più ricco di quello che pensavi, e che in
fondo non è affatto diverso dalla mente. In seguito, con un sempre maggior
raffinarsi della tua consapevolezza, potrai scendere in breve tempo dalla cima
della testa alla punta dei piedi percependo ovunque una ben precisa
sensazione.
Quando sei arrivato a questo punto, cercati un maestro che conosce
questa meditazione e che saprà guidarti oltre.

Accorgimenti utili
Come puoi notare, anche meditazioni tanto diverse tra loro hanno un
principio in comune: l’osservazione dei fenomeni del sistema corpo-mente, da
dentro e di istante in istante. Non c’è bisogno di consigliare un determinato
tipo di meditazione; scegli una qualsiasi meditazione che ti ispiri, e fa’ la tua
esperienza con essa. Ci sono alcuni accorgimenti che ti possono aiutare in
qualsiasi tipo di meditazione, e che la renderanno più efficace e piacevole.

1. Una volta che hai scelto una meditazione, continua a praticarla per
almeno un mese. La meditazione – proprio come la psicoterapia – prima
o poi andrà a svegliare un qualche mostro. A questo punto la tentazione
di dire “questa meditazione non mi piace più” diverrà molto forte. E
potresti anche passare anni a cambiare un metodo dopo l’altro non
appena si sveglia un qualche mostro. Finirai per avere una bella
collezione di meditazioni, ma non avrai mai guardato in faccia quel
mostro, che perciò continuerà a perseguitarti.
2. Se ti preoccupa l’idea di dover trovare ogni giorno una mezz’ora o
un’ora per meditare, dimentica questa preoccupazione. È un problema
che si pone soltanto all’inizio. Dopo un po’ diventerai più attento, più
consapevole, più sveglio e ciò libererà una grande quantità di energia.
Dormirai di meno, sbrigherai le faccende in modo più efficiente e ben
presto ti accorgerai che durante la meditazione non hai “perso” un’ora
ma ne hai guadagnato due. Quando facevo il consulente aziendale per le
imprese in crisi – che è un lavoro molto stressante, perché si è in
contatto con imprenditori sull’orlo della rovina, impiegati che temono di
perdere il lavoro, tra risorse scarse, creditori minacciosi e tempi stretti –
facevo non una ma due meditazioni al giorno e ciò aumentò molto la mia
efficienza.
3. Ci sono due modi per abbassare il livello energetico e per non essere
cosciente e attento nei riguardi dei fenomeni che avvengono dentro di
noi: il primo è quello di abbandonarsi alla cosiddetta trance, alle fantasie,
a uno stato di dormiveglia, in cui il tuo corpo è qua ma tu sei altrove, la
tua consapevolezza è annebbiata e l’energia è diffusa, e il suo livello
rimane basso. Se ti accorgi che stai scivolando in trance, che stai
spaziando in luoghi vuoti in cui tu non sei più presente a te stesso, apri
gli occhi, guarda attentamente un qualsiasi oggetto, torna nel momento
presente e focalizza di nuovo la tua consapevolezza.
Il secondo modo è perdere il contatto con i propri sentimenti (a causa
di tensioni muscolari, o di resistenze energetiche o d’un assottigliamento
della tua energia vitale). Ciò può avvenire anche quando la tua
attenzione è focalizzata e precisa; sei consapevole di ciò che percepisci
attraverso i sensi esterni, ma non sei più in contatto con i tuoi
sentimenti. Allora l’espansione della coscienza non può più procedere. In
questo caso, focalizza l’attenzione sulle sensazioni corporee e accogli i
sentimenti collegati ad esse, man mano che emergeranno.
4. Un altro accorgimento utile è quello di rimanere nel momento
presente, senza mirare ai cosiddetti “stati meditativi”. Se cominci a usare
la meditazione per giungere a un certo stato d’animo, a certe sensazioni
piacevoli, la tua crescita interiore si ferma. Non sei più in contatto con la
realtà presente del tuo sistema corpo-mente, ma sei altrove, nel
desiderio di quel particolare stato che ti sei prefisso di raggiungere.
“Appena provi ad ottenere qualcosa, la tua mente inizierà a vagare.
Se non provi a ottenere qualcosa, allora hai il tuo corpo e il tuo cuore
completamente qui e ora, a tua disposizione.”
5. Nella meditazione l’obiettivo non è quello di cambiare se stessi, ma
quello di accorgersi di ciò che si è. Al contrario della psicoterapia e di
molte discipline di crescita personale, mediante le quali modifichiamo le
nostre capacità, i nostri modi di pensare, i nostri modi di percepire noi
stessi e gli altri, nella meditazione non ci occupiamo affatto degli strati
superficiali del nostro essere, ma andiamo direttamente al nucleo., al
centro di noi, e osserviamo da lì tutto il mondo interno e esterno. È ovvio
che quanto più sarai consapevole del tuo strato difensivo e emotivo,
tanto più facile sarà la meditazione, ma una volta che ti sei collegato col
tuo nucleo più profondo, dimentica tutti i problemi personali e rimani in
esso. Il desiderio di cambiare, di diventare migliori, di essere più forti, più
belli, più evoluti ecc. viene dagli strati esterni dell’io e ti porterà a
identificarti di nuovo con essi. Per la durata della meditazione metti da
parte quei desideri, ci saranno poi altre occasioni per riprenderli e per
realizzarli. Durante la meditazione, osserva soltanto quello che sei.
6. Un altro accorgimento utile nella meditazione consiste nel convertire la
mente, che nella nostra cultura è generalmente associata all’azione, alla
realizzazione (prima pensiamo o ci immaginiamo una cosa, e poi la
mettiamo in atto), da questa modalità attiva a una modalità recettiva – il
che non significa passività. La mente ricettiva è quella che riesce a non
seguire una direzione soltanto ma si apre a 360°: non si concentra su
una sola immagine, su un solo discorso, ma è pronta a cogliere subito un
qualsiasi altro fenomeno, che magari non ha nulla a che fare con quello
che stava osservando un attimo prima. Non identifica e non categorizza,
ma coglie tutto con grande curiosità, come un bambino. Alcune persone
descrivono questo cambiamento nello stato mentale come “lo spuntare di
antenne dalla testa”, altri come un “alleggerirsi del cervello”, altri come
un focalizzarsi dell’attenzione al contempo sopra e dietro la loro testa. È
una specie di movimento interiore che avviene nella testa e non richiede
sforzo: si compie in un attimo, semplicemente nel momento stesso in cui
ti immagini di farlo.
7. Nella meditazione l’intelletto discorsivo ci aiuta poco, come spiega
Santa Teresa d’Avila quando critica i teologi: “Vorrei far capire che
l’anima non è il pensiero, e che la volontà non è diretta da esso, il che
sarebbe una vera disdetta; pertanto il profitto dell’anima non consiste nel
pensare molto, ma nell’amare molto”. Qualsiasi tipo di meditazione tu
abbia scelto di fare, falla in contatto con quella parte di te che accoglie i
fenomeni per quello che sono, che non giudica. Falla da quel luogo in te
in cui non c’è nessun “dovrei”, in cui ti accetti come sei, in cui non c’è né
bene né male, né alcun giudizio. Se sei connesso con questa parte saggia
di te stesso, e se ti tratti in un modo amorevole durante la meditazione,
sarà molto più facile rimanere attento e consapevole nel penetrare gli
strati profondi della tua mente, perché con l’energia del cuore sei pronto
a incontrare qualsiasi mostro, e ogni mostro non potrà fare altro che
trasformarsi e rivelarti i suoi segreti.

La coppia spirituale
Quando mi accadde di sperimentare, molti anni fa, quello stato di vacuità
in cui la coscienza non è identificata con il corpo né con la mente, e che è la
più grande liberazione che io conosca, ne rimasi parecchio affascinato. Più che
stato mentale, bisognerebbe chiamarlo un nonstato. Per mesi non riuscii più a
pensare ad altro e anche mentre mangiavo, o lavoravo ecc. il ricordo di questo
stato riaffiorava continuamente, insieme a un gran desiderio di ritornarvi. Era
un’esperienza molto più profonda del mio primo grande amore. Provai a
tornarvi per sei anni con la stessa tecnica, eseguendo gli identici esercizi, ma
non lo ritrovai più. Ero disperato, l’avevo sperimentato, sapevo come arrivarci,
conoscevo più o meno gli stati mentali intermedi, ne serbavo in me il ricordo
come un tesoro, sentivo ancora il suo sapore ogni volta che ci ripensavo, ma
non potevo più raggiungerlo. Riuscivo solo a sfiorarlo: mi ci avvicinavo, e
qualche momento prima di entrarci, svaniva come un miraggio.
Feci un ultimo sforzo: meditai per 10 giorni consecutivi, con brevi pause
soltanto per mangiare, dormire e sgranchire le gambe. Fu un inferno, e mi
ammalai. Per altri 10 giorni rimasi a letto con 40 di febbre. Appena mi fui
ripreso regalai i miei libri a un monastero buddista, bruciai tutti i miei
manoscritti sulla meditazione, sullo yoga, sul Tantra ecc. e smisi di meditare
per diversi anni.
In seguito ripresi la meditazione con tutto un altro spirito. Ero
semplicemente caduto in una trappola. Il nome di questa trappola è:
identificarsi con l’esperienza della coscienza che è oltre l’io. Leggendo poi i diari
di famosi terapisti e maestri spirituali trovai motivo di consolazione. Non ero
stato l’unico a cascarci: quasi tutti passano attraverso questa fase.

La fase di innamoramento ci dà un credito iniziale di


gioia e di amore, e di momenti in cui comunichiamo
direttamente e profondamente con l’essere amato, senza
filtri, senza barriere caratteriali; ci dà un credito di energia,
ci dà il gusto di tutto ciò che è possibile nell’incontro tra un
uomo e una donna: e questo credito usiamo in seguito, nel
render consapevole il rapporto anche nei periodi che a prima vista sembrano
più bui e tenebrosi; è una risorsa di forza e di fiducia per poter capire, nel
periodo successivo, cos’altro può e deve succedere nelle dinamiche tra uomo e
donna.

Allo stesso modo, l’esperienza di giungere oltre i confini dell’io – che


prima ci poteva sembrare un limite insormontabile – ci dà un credito per la
fase che seguirà, un credito di energia e di conoscenza che ci aiuterà a capire
le dinamiche dell’io e a equilibrare ogni volta la ruota corpo-mente-spirito-
emozioni.
Lo scopo del Tantra, come anche di altre discipline della conoscenza di
sé, non è solo quello di diventare più spirituali, ma di crescere in tutte e
quattro le nostre dimensioni, allargando i confini dell’io per dare più spazio al
nostro nucleo interiore che si espande. Così come abbiamo preparato il nostro
corpo fisico a concedersi un orgasmo più grande, allo stesso modo prepariamo
la nostra mente e il corpo energetico per quel sé allargato che tende a
incontrarsi con il tutto.
È la nostra mente lineare a trasformare in trappola queste fasi, quando
vorrebbe diventare sempre più spirituale; in realtà esse hanno un senso ben
diverso, come spiega Ram Dass, che quando venne a trovarsi in una fase
simile fu rimproverato così dal suo maestro: “Suvvia, tu segui una scuola, una
scuola che si chiama vita. Perché non ti attieni al programma didattico? Hai
deciso di nascere come uomo. Ora vorresti diventare divino. Perché non provi a
essere semplicemente umano?”.

Tutte le esperienze estatiche, tutti gli incontri con altre realtà richiedono
sempre di venir ricondotti alla dimensione terrena, di venir riportati e integrati
negli stati della mente ordinaria, proprio così come le alte scariche elettriche
hanno bisogno di una “messa a terra”; altrimenti l’io vorrà identificarsi con
quello che vi è oltre l’io, il che è di per sé impossibile. La prima reazione, in
questa esperienza di liberazione, è di grande gioia: “L’ho trovato, ho trovato il
tesoro, sono entrato in estasi, ho sperimentato la vacuità, evviva!” e ciò è
naturale, perché è veramente l’esperienza più bella, più sacra che uno possa
fare.
Ma la domanda da porsi dopo il primo giubilo deve essere: “Chi ha
trovato? chi ci è andato? chi ha sperimentato? chi era cosciente di questa
esperienza se l’io non c’era più?”. È con queste domande non vogliamo
diminuire la gioia e la soddisfazione dell’io che ha scoperto una realtà molto più
grande di lui, ma solamente riportare gli avvenimenti nella giusta dimensione,
in cui l’ordinario si può incontrare con lo straordinario, il samsara con il
nirvana.

In ogni tempo chi ha intrapreso il viaggio spirituale ha incontrato questo


grande interrogativo, a cui bodhisattva Avalokitesvara rispose nel Su tra del
cuore: “La forma è vacuità, la vacuità è forma”.
Non appena hai scoperto che tutti i concetti mentali, tutti i pensieri, la
percezione sensoriale, i sentimenti, insomma tutti i fenomeni del sistema
corpo-mente sono vuoti – nel senso che non hanno una esistenza reale e
indipendente, ma sono paragonabili a onde sull’oceano della coscienza –
appena hai scoperto la vacuità di tutto questo che prima sembrava così solido,
anche questa esperienza diventa un concetto, un’immagine della mente
ordinaria. Il prossimo passo perciò è quello di andare più in là anche di questo
concetto.

Possiamo riferire la “trappola dell’identificazione” anche ai singoli chakra,


per arrivare alla seguente tipologia:
1. Chi si ferma al 1° chakra giace in se stesso e niente lo può smuovere
dal senso irrigidito, pietrificato, che egli dà all’esistenza. È colui che ha
paura di cambiare.
2. Chi si ferma al2° chakra è in armonia con il flusso dei sentimenti e si
lascia andare liberamente, indulge alle emozioni e ai drammi che produce
nei suoi rapporti, é in balia degli umori momentanei.
3. Chi si ferma al 3° chakra, capisce a grandi linee il funzionamento della
mente umana ma usa ciò che capisce per proteggersi dagli aspetti più
sottili, dall’abbandonarsi, dall’amare. Tiene molto a controllare se stesso
e gli altri e ad allargare il suo potere. Fa cambiamenti, non è statico come
chi é fermo al 1° chakra, ma i cambiamenti avvengono in gran parte
all’interno del suo strato difensivo, nelle sue strategie, nel suo carattere.
A questo livello si fermano molte carriere nella vita professionale,
quell’“io voglio...” che fin qui era la spinta propulsiva, da qui in avanti
diventa l’ostacolo.
4. Benché l’attivazione del 4° chakra sia un passo importante sul
percorso che consente di accettare la realtà come essa è e di amare se
stessi e gli altri, può accadere che ci si fermi qui, confondendo
quell’amore con la vera unione col tutto. Qui, al 4° chakra, c’è invece e
ancor sempre un io che ama. Questa è, per esempio, la trappola della
“donna che ama troppo”.
5. Nel 5° chakra si può rimanere intrappolati nel concetto della
conoscenza. Per esempio, scrivere un libro come questo che stai
leggendo è un’ottima occasione per fermarsi qua, dicendo a se stessi “lo
so come funziona la mente umana”. Questa trappola fa vere stragi tra
psicologi e scienziati.
6. Nel 6° chakra si corre il rischio di identificarsi con l’intuizione, con le
doti che uno ha ottenuto in alcune esperienze trascendentali, alle quali si
è attaccato e che continua a coltivare nell’immaginazione dicendo a se
stesso e al mondo: “Il divino parla attraverso di me” oppure “le mie mani
di luce ti guariscono” ecc. Basta sfogliare qualche rivista new age per
trovare tantissimi esempi di questa particolare trappola.

Esistono poi due o più trappole: per esempio, chi è soggetto alle trappole
del 2° e del 3° chakra diverrà un “grande manipolatore”, chi è soggetto a
quelle del terzo e del quinto sarà molto eloquente e convincente, e così via.
Come possiamo vedere, l’io è molto furbo nel suo modo d’elaborare qualsiasi
nuova esperienza e conoscenza, per farla diventare uno strumento della
vecchia struttura difensiva. Questa non è l’integrazione di cui abbiamo parlato
più sopra, ma un rinforzo dell’io su un piano più sottile. Ricordiamoci
d’altronde, che tutte queste caratteristiche sono anche delle doti. Il problema è
se le si usa per crescere o per fermarsi e proteggersi nella gabbia difensiva
dell’io.

Nell’occhio del ciclone


Abbiamo detto che meditare significa disidentificarsi dai contenuti della
mente e rimanere nel centro, nella coscienza che osserva. Per facilitare questo
processo, in molte scuole di meditazione si tende a eliminare tutti gli stimoli
esterni: si chiudono gli occhi, si va in un posto tranquillo, si rimane immobili,
insomma si evita tutto quello che alla nostra consueta miriade di sensazioni e
pensieri potrebbe aggiungere altre sensazioni e altri pensieri. Ciò aiuta la
coscienza a focalizzarsi meglio sui fenomeni della mente, e a ridurre, col
tempo, gli effetti delle sensazioni e dei pensieri, fino a che si aprono spazi
mentali sempre più profondi.
Nel Tantra è diverso: per aiutare la coscienza a
focalizzarsi su un fenomeno della mente non si bada
tanto a eliminare gli altri fenomeni, ma le si pone dinanzi
un fenomeno che la attrae più di tutti gli altri. È cosa attrae la mente umana
più del sesso e dell’amore? La nostra mente si sveglia subito, gli occhi
diventano più lucidi, il cuore batte più forte, l’energia sale. Nelle meditazioni
tantriche usiamo quest’alta tensione e permettiamo che la coscienza si rilassi,
nel suo osservare.

Spesso le persone dicono che “la vita è un continuo su e giù, e che


bisogna stare attenti a tener la strada”. Intendono dire che bisogna avere
qualcosa come un filo conduttore, un’asse stabile, una continuità. Nella
meditazione questa continuità e stabilità è data dall’attento osservare dei
fenomeni, mentre il “su e giù” sono i fenomeni della mente. Se non vogliamo
appiattire la vita come si fa nelle tradizioni ascetiche, ma lasciare a quel “su e
giù” la sua dinamica, bisogna dare più energia a questa stabilità e continuità,
perché si mantengano forti.
E ora sappiamo che l’energia segue l’attenzione. Se perciò forniamo più
attenzione a un’energia come la sessualità, che già di per sé attrae l’attenzione
della mente, il livello energetico e la consapevolezza si accresceranno
reciprocamente.
Nella tradizione del Tantra, molti hanno dato importanza a uno di questi
due aspetti, e molti all’altro. La maggior parte delle scuole tibetane (Tantra
bianco) tengono maggiormente alla consapevolezza dei fenomeni mentali e
perciò pongono le meditazioni di coppia – se ne fanno uso – alla fine di un
lungo percorso di purificazione mentale. Le scuole del neoTantra californiano
tengono molto all’ampliamento della mappa della sessualità e alla produzione
di esperienze estatiche. Noi abbiamo fatto le esperienze più soddisfacenti e
profonde quando tutti e due gli aspetti – la consapevolezza e l’energia – erano
bilanciati. Anche quando la ruota corpo-mente-spirito-emozioni gira alla sua
massima intensità, la coscienza limpida al centro forma un punto stabile dal
quale osserva e si gode lo spettacolo. Qui “siamo in grado di unificare qualsiasi
cosa accada durante la vita quotidiana con questa esperienza interiore di
consapevolezza colma di beatitudine” .

Abbiamo osservato anche che è assai proficuo alternare meditazioni


sessuali di coppia con le meditazioni da fare in solitudine. Queste ultime
costituiscono un punto stabile di ritorno a se stessi, e una dimensione in cui ci
sei soltanto tu e non c’è nessun partner al quale io possa attribuire il mio star
bene o star male. Notate bene che in fondo il nostro stato d’animo e il
progresso nella meditazione dipendono quasi esclusivamente da noi stessi: il
che da un lato è un sollievo per il rapporto, e d’altro lato mi toglie
completamente la comoda opportunità di poter colpevolizzare il partner quando
qualcosa non va.

Tutto il percorso spirituale si muove in questa dialettica del fare e


dell’abbandonarsi; di dare il meglio di sé e di saper ricevere molto; di fare ogni
possibile sforzo per ampliare la capacità della propria mente e del proprio
corpo edi saper poi aspettare che si manifestino i frutti; di usare tutte le
tecniche per allargare il proprio contenitore del piacere e per prepararsi
all’estasi, e poi meditare senza nutrire alcuna aspettativa, con l’attenzione
centrata sull’energia pura di queste sensazioni. Il primo passo è attivo,
disciplinato e lineare come lo yoga; il secondo passo è ricettivo, paziente e
incontrollabile come l’attesa della grazia nel misticismo cristiano. Nella
meditazione ci occupiamo in primo luogo di come riuscire a creare quella
vibrazione nella coscienza, che fa incontrare quei poli opposti dell’esperienza
soggettiva. Con questa comprensione entriamo poi nelle meditazioni di coppia,
in unione sessuale, che si possono vedere in tante icone indiane e tibetane,
“dove questa qualità avida del desiderio o della passione è trasformata in una
comunicazione aperta, in una danza, dove la relazione tra uomo e donna si
sviluppa in modo creativo”, e dove il principio maschile e il principio femminile
si aiutano l’un l’altro a, sperimentare la dimensione del vuoto nella
focalizzazione della coscienza sul piacere sessuale.

12° – Le porte del piacere supremo


Nella prima parte del libro abbiamo visto come rinsaldare l’io, come
radicarci nel corpo e come migliorare il rapporto col partner, nei capitoli sette,
otto e dieci abbiamo scoperto come aumentare il piacere, come estendere
l’energia sessuale al corpo fisico e al corpo sottile, come arrivare a livelli più
alti di orgasmo. Nel capitolo undici, infine, abbiamo studiato gli atti mentali
necessari per uscire dai limiti dell’io, per identificarci col nostro centro invece
che con le nostre strutture difensive. Se si continua soltanto ad ampliare il
piacere (obiettivo peraltro legittimo) senza “disidentificarci” come avviene nella
meditazione, prima o poi ci si accorgerà magari che la gabbia del nostro io non
è più di ferro ma d’oro, e tuttavia è pur sempre una gabbia. Sulla via
dell’estasi, perciò, dovremo usare tutte le nostre conoscenze, al contempo:
entrare in stati più alti della coscienza, in dimensioni più sottili del piacere, ma
senza identificarci con esse, e cogliendo bensì la loro energia pura per liberarci
dai nostri limiti e connetterci con il tutto.

Fare l’amore per ore


In questi ultimi anni il grande pubblico ha cominciato a
scoprire che esistono “tecniche tantriche” con le quali si può fare
l’amore per ore; ma ben pochi sanno come ciò sia possibile. In
realtà, è molto semplice: occorre capovolgere il focus
dell’attenzione dall’esterno verso l’interno; dalla proiezione sul
partner al proprio animus, o alla propria anima; dal piacere del
partner al proprio piacere; dalla domanda “cosa prova lei o lui?”
alla miriade di sensazioni che riempie il nostro corpo; dalle idee
che si hanno sul sesso e sull’amore, al respiro che li unisce.
Dopo aver svegliato i mostri e dopo aver imparato a vederli per quello
che sono, questo modo di fare l’amore porta a un profondo rilassamento e una
grande fiducia in se stessi e insegna a scoprire, invece del gran daffare
amoroso a cui siamo abituati, uno spazio interiore in cui tutto avviene da sé.
Perciò viene chiamato anche la via del non fare, o la via del non-desiderio o la
via dell’orgasmo della valle, perché non mira a vette alte, ma a sprofondare nel
rilassamento.
Ciò non significa che in questo modo diventiamo egoisti a letto e che
pensiamo soltanto a noi stessi. Anzi, quanto più diventiamo consapevoli dei
fenomeni che si verificano nel nostro sistema corporeo-mentale, tanto più
sottile e profonda diventa la comunicazione tra uomo e donna. Quando
portiamo la qualità della mente meditativa (vedi capitolo precedente) nell’atto
amoroso, ci si dischiudono momenti estatici mai conosciuti, nei quali il fuoco
dell’eccitazione trova in noi stessi un ambiente tanto largo e accogliente che
l’idea del trascorrere del tempo si dissolve nel semplice succedersi degli eventi.
La domanda non è più “Per quante ore abbiamo fatto l’amore?” ma “Quali spazi
del femminile e del maschile abbiamo visitato e quali energie ci siamo
scambiate?”.

Molte persone, anche dopo anni di convivenza, nutrono ancora la


convinzione romantica che l’amore viene da sé, che certi momenti intimi
sbocciano da soli e che non si sa da cosa dipendono. Se anche tu la pensi così,
sappi che ti poni nella condizione della vittima, di colui che non domina la
situazione, che non è responsabile e padrone del suo piacere ma in balia delle
“circostanze” , che decidono per lui se e quando potrà provar piacere a letto.
Uscire da questa condizione passiva, scoprire le cause invece di limitarsi
agli effetti, significa cambiare tutta la tua vita amorosa. Tutto si capovolge.
Fare l’amore diventa la causa, e tutte le circostanze diventano effetti. La
questione non è più se il partner ti ha accarezzato nel modo giusto o no; sei tu
a decidere di fare l’amore, e la conseguenza sarà che il tuo partner “si
adeguerà” a te.
Appena cominci a fare l’amore in questo modo ti accorgerai che l’energia
che crei spazza via tutti i “ma”, i “se”, i “perché” e i “perché non”, e ciò che
prima sembrava premessa indispensabile, diviene un effetto: l’intesa cresce,
l’eccitazione arriva, il desiderio sale e tutta l’atmosfera cambia.

Il problema non è più “posso o non posso?” ma “voglio o non voglio?”.


Come si fa a capovolgere così la situazione, a sostituire il vecchio
programma in un programma più adeguato alla realtà di due persone adulte,
un “sì, voglio fare l’amore”?

1. Semplicemente facendolo. Fissate un periodo di 2 o più settimane, e


iniziate a fare l’amore tutti i giorni, qualche giorno soltanto per 10 minuti,
altri giorni per mezz’ora o più – non importa la durata, ma che lo
facciate. Quando proponiamo questo programma ai corsi di Tantra, in
molte donne si risvegliano tutte le voci infernali: “non posso impormi di
essere aperta tutti i giorni”, “io devo seguire il mio ritmo” ecc. Quando
parliamo con queste donne due settimane dopo, con viso radioso ci
dicono “È stata una meraviglia, non pensavo che fosse così facile” oppure
“All’inizio sentivo delle grandi resistenze, ma poi l’ho semplicemente fatto
e tutti quei dubbi che avevo in testa sono spariti..”.
2. Se in questo periodo incontrate dei veri e propri mostri, e le vostre
difese psicologiche affilano tutte le armi, comunicate al partner tutte
queste esperienze, tutte le frasi e le emozioni che le accompagnano. È
importante che le descriviate così come le percepite in realtà, cioè non:
“Non posso farlo” ma: “Penso di non poterlo fare” oppure: “Sento un
fastidio nella pancia se penso a farlo”. In questo modo, potrete
individuare queste tensioni per ciò che veramente sono: sensazioni che
avverti in te, e non il tuo essere. Nota bene che quando si tratta di sesso,
i pensieri, i desideri, le fantasie, le proiezioni, i sentimenti e le sensazioni
possono esser molto diversi tra loro e a volte contraddittorie. Se impari a
percepirle per quello che sono, eviti di identificarti con esse: spesso sono
solo sensazioni superficiali, mentre nella struttura profonda della tua
mente e nel tuo corpo vi sono ben altri messaggi.
3. Quando hai ben chiarito a te stesso e alla tua partner il tuo stato
d’animo, continuate a fare l’amore e dopo un certo periodo potrete
notare che non soltanto state riprogrammando le vostre convinzioni sul
sesso, ma che anche nel vostro corpo qualcosa ha cominciato a
modificarsi, qualcosa si apre, si scioglie, si rilassa, tutta la zona della
pancia, del bacino, della bassa schiena diventa più morbida e al
contempo più viva. Molte coppie (noi compresi) hanno scoperto che
anche il loro rapporto affettivo è molto migliorato durante questo
periodo. Lei si sentiva più bilanciata e lui più aperto emotivamente, si
scambiavano più affetto anche nei momenti in cui non facevano l’amore,
e perfino la loro intesa nelle piccole cose era migliorata – perché si
sintonizzavano quotidianamente l’uno con l’altra sul piano energetico.

Il punto chiave all’inizio è la costanza: la decisione di rompere lo schema


e d’entrare nell’ottica di “posso fare l’amore” anche quando non sei eccitato,
quando hai avuto una giornata stressante o quando ti sembra addirittura
ridicolo di fissare un appuntamento amoroso. Se ti spaventa un “impegno” di
questo tipo, prendi in esame una tua giornata tipica e guarda quante ore passi
a vedere dei film che non ti interessano, a fare delle chiacchiere che sono
sempre le stesse o a fantasticare sul sesso. Quando si tratta di dedicare un po’
di questo tempo al piacere, la prima reazione è spesso negativa: scatta quella
forma del no automatico, che dice, per esempio: “non se lo vuoi tu, non sono
pronta a godere, non è il momento giusto...”. Se senti questa voce interiore,
passa immediatamente alla ricerca di un compromesso con il partner come hai
imparato nel capitolo sei.

Se fai l’amore in questo modo, cominci a sciogliere la cosiddetta “corazza


genitale”: per la donna, un pene che ha unaforte presenza (il che avviene
quando l’uomo è molto consapevole delle sensazioni del suo pene, e perciò non
ha fretta di arrivare all’orgasmo) può risvegliare una capacità di percezione
interiore, che amplia molto le possibilità dei suoi genitali. Le tensioni somatiche
e i blocchi energetici (vedi capitolo otto) iniziano a sciogliersi, e con l’aprirsi del
1° chakra si smuoverà anche l’energia degli altri chakra.
Per l’uomo può dirsi la stessa cosa: l’uomo inizia a percepire, a partire
dal suo pene, sensazioni finora ignote, che colmano tutto il suo corpo. Diventa
importante, allora, mantenere vigile il proprio senso di responsabilità: esser
consapevole dei propri blocchi energetici, meditare su di essi fino a che si
aprono, senza colpevolizzare il partner per i propri blocchi. Beninteso, qui non
stiamo parlando di gravi problemi o di patologie sessuali, ma solo di quella
corazza genitale che ognuno di noi ha, più o meno. In questo modo svuotiamo
i genitali del loro sovraccarico emozionale, li liberiamo da tutti i bisogni
corporei e sentimentali e li rendiamo pronti a incontrare il partner, come
essere sensibile e sensuale, per collegarci con lui su un piano più sottile e più
spirituale, preparandoci insieme per la grande beatitudine.

Salvatore e Laura di Palermo ci hanno detto che il tempo che prima


sprecavano nelle loro perpetue litigate (mediamente 20 minuti al giorno), ora
lo usano per fare l’amore, e che il loro rapporto è completamente cambiato.
Diana e Cesare di Genova – che da 15 anni avevano vissuto nel dilemma
“Lui voleva sempre e lei mai” – ci hanno raccontato che per uscire da questa
specie di incubo all’inizio si sono aiutati con un trucco: lui ha cominciato a
pagarla per la prestazione. In questo modo hanno scoperto quello che era
stato da sempre, in realtà, un loro tacito contratto sessuale: il fatto che lei, in
fondo, lo faceva per accontentare lui e non perché ne avesse voglia. Questo
“contratto segreto” è diventato un contratto aperto, nel quale ognuno faceva
consapevolmente la sua parte – il che non soltanto ha sbloccato la loro vita
sessuale, ma ha dato modo di rivedere molti altri aspetti del loro rapporto che
prima d’allora avevano trascurato.
Se avete deciso di provare per un certo periodo a fare l’amore in questo
modo, vi possiamo dare alcuni consigli utili, sia nostri, sia attinti da altri
maestri:
• Dopo aver parlato al tuo partner del tuo stato d’animo, delle tue
aspettative e delle tue perplessità iniziali, potete stabilire un’ora per il
vostro incontro sessuale. Ancora meglio se vi accordate di considerarla
come un appuntamento quotidiano obbligatorio anche nei periodi
nebulosi o stressanti, o quando il desiderio non è esattamente quello che
potresti sognare.
• Iniziate con qualcosa che vi aiuti a scaricare le tensioni più superficiali:
una danza, una lotta giocosa, abbracci forti, una meditazione attiva per
potervi rilassare meglio in vista dell’atto sessuale.
• All’inizio può essere imbarazzante fare l’amore “a comando”; può
persino riuscire tanto irritante da bloccare l’erezione. Non fa niente. Nella
posizione a forbice o in un’altra, dove il peso del tuo bacino mantiene il
pene nella vagina senza alcuna pressione, puoi introdurre il pene e
provarne piacere anche se è flaccido.
• Potete usare le 4 chiavi in maniera molto consapevole ed osservare
tutto quello che sentite e scoprite dentro di voi. Provate a introdurre le 4
chiavi una dopo l’altra (capitolo due). Se notate che avete messo troppa
carne al fuoco, ritornate al punto in cui vi sentivate ancora a vostro agio
e limitatevi alle chiavi che funzionano per voi.
• Molto utile è anche la rotazione del bacino descritta nel capitolo sette,
perché eccita in maniera più rilassata di quanto non avvenga con un
movimento martellante. Col tempo, i vostri respiri si sincronizzeranno da
soli, se respirate profondamente. Se li sincronizzate consapevolmente,
fate attenzione a non distogliere l’attenzione da voi stessi e dal partner.
• Se hai difficoltà a mantenere il contatto con te stesso, prova un modo
di muoverti e di respirare che ti aiuti a ritrovare le tue sensazioni
corporee, e dai spazio ai tuoi impulsi, esprimendoli anche in parole.
• Ogni tanto guardate negli occhi il vostro partner, per radicare la vostra
esperienza nel qui ed ora; questo è particolarmente importante se ti
accorgi di aver la tendenza a scivolare in una leggera trance, o in uno
stato di dormiveglia.
• Se l’uomo si sta avvicinando al punto di nonritorno, può aiutarsi con
una respirazione più profonda e più lenta. Così, allargherà la sua carica
energetica a tutto il suo corpo e non avrà l’impressione di sentirsi vivo
solo nel pene. Potrà anche chiedere alla donna di rallentare il ritmo, e
respirare insieme a lei, per un poco, per poi riprendere la curva verso un
piacere più vasto. Se estendere la carica in questo modo presenta
qualche difficoltà, si potrà ricorrere alla pressione del dito sul perineo,
come la consigliano i maestri taoisti, ma il rallentamento del respiro e del
movimento è comunque preferibile, perché permette di mantenere
l’attenzione in uno spazio tutto interiore, e non la distrae con una tecnica
esterna. Dopo un certo periodo potrai d’altronde notare che per
estendere la carica energetica e rimandare l’eiaculazione è sufficiente
immaginare di estendere e mutare il ritmo del respiro.
• Dopo ogni incontro scambiatevi le vostre impressioni. Ciò servirà a
creare una continuità, assai utile sia nei periodi più intensi sia in quelli
problematici.
• Lo scopo non è arrivare a un orgasmo grandioso, ma a una carica
d’energia rilassata che sia percepibile in una gran parte del corpo, e nello
stesso tempo a una estensione della consapevolezza a tutto il sistema
corporeo-mentale. In questo periodo, potete star certi che avviene
sempre qualcosa, sotto la superficie, anche se esteriormente non fate
nulla di particolarmente nuovo.

In questa esperienza, possono aversi fasi in cui diventa importante


esprimere un sentimento – specialmente se ci si era abituati a trattenerlo o a
nasconderlo. D’altra parte non bisogna esagerare: se cominci a esprimere tutto
in tutti i momenti, puoi trovarti a passare continuamente da un dramma
sentimentale all’altro, il che è un modo per disperdere l’energia accumulata.
L’importante è sapere d’essere in grado di esprimere i propri sentimenti e di
mantenere anche su questo piano il contatto con se stessi. L’espressione dei
sentimenti è, qui, una strategia per scaricare energia, e per non vedere cosa
c’è oltre le emozioni.
Le tappe sono le stesse che abbiamo visto nella meditazione (capitolo
undici).

1. Notare il sentimento con chiarezza e dargli spazio dentro di sé.


2. Percepire dove nasce e dove si manifesta nel corpo.
3. Distogliere l’attenzione dalla causa del sentimento.
4. Disetichettarlo da significati, da pensieri secondari o idee.
5. Focalizzare l’attenzione sull’energia del sentimento e lasciarla
espandere nel corpo.

Ecco un esempio: mentre faccio l’amore comincio a provare un disagio


che non riesco a definire, e che successivamente si trasforma in irritazione.

1. Osservo questo senso di irritazione, e anziché reprimerlo, gli dò più


spazio, respirando in esso.
2. Quando rivolgo l’attenzione al mio corpo, percepisco un calore nella
pancia.
3. Distolgo l’attenzione dal fatto che il senso d’irritazione sia dovuto a
qualcosa che non mi è piaciuto del mio partner, o a qualche ricordo, o
altro.
4. Non comincio a pensare a cosa significa, o a domandarmi se
l’irritazione sia un sentimento appropriato in un atto amoroso o no; lo
considero soltanto per quello che è: un semplice senso di irritazione.
5. Quanto più mi addentro in questa irritazione come in una sensazione
corporea, tanto più arrivo alla sua vera qualità – che è una qualità di
forza, di vitalità, di una luce energica. La seguo col ritmo del respiro e la
lascio espandere in tutto il corpo.
In questo modo, la stessa energia che prima avrebbe potuto fornire una
buona ragione per un litigio e per interrompere l’atto, ora è diventata una
fonte di energia che si aggiunge a quella sessuale e che ci fa sentire ancora più
vivi, più pieni e più centrati in noi stessi.

I livelli dell’orgasmo e dell’estasi


Perché l’orgasmo è uno stato così ambito, così desiderato?
• Primo, perché è molto piacevole, e questo è il suo aspetto fisico.
• Secondo, perché è intenso e la nostra mente è attratta da tutto ciò
che è intenso. Immagina di vedere due quadri, in uno c’è una persona su
una spiaggia in una atmosfera di pace con un bicchiere di vino rosso in
mano; nell’altro c’è un uomo con un coltello e un’altra persona con la
bocca spalancata, che gronda sangue. Quale immagine attira di più
l’attenzione? L’occhio va verso la seconda immagine perché la mente è
attratta, senza rendersi conto, dall’immagine più intensa.
• Terzo, perché l’orgasmo crea una finestra dove per un attimo il nostro
filo di pensieri si interrompe proprio a causa della grande intensità
energetica, e abbiamo la possibilità di vedere più in là dei limiti abituali
della nostra mente.

In quest’attimo diamo uno sguardo a uno spazio più grande di noi, ci


sentiamo collegati con sfere alle quali di solito non abbiamo facile accesso,
siamo più vicini al divino e all’essenza dell’essere. Questa è la ragione del culto
dell’estasi nel Tantra: il fatto che essa crei tanto agevolmente una finestra
naturale verso noi stessi, alla quale si può giungere altrimenti solo mediante
lunghe meditazioni. Coltivando questo varco interiore ed ampliandolo possiamo
sperimentare direttamente cosa c’è oltre la mente consueta. Il problema è che,
quando l’intensità aumenta, la consapevolezza diminuisce. Perciò spesso
durante l’orgasmo si nota un offuscamento della coscienza: e tutto quello che
non percepisci è come se non esistesse nella tua realtà soggettiva, sicché
vivere gli attimi più belli con una mente intorpidita è come minimo una gran
seccatura.

L’esperienza dell’orgasmo è per molti l’unica esperienza mistica concessa


nell’arco di tutta una vita. In quest’attimo ci eleviamo nella dolce unione della
coscienza individuale con il cosmo. E questo breve sguardo ci riempie della
profonda nostalgia di questo momento: del desiderio di tornarvi, non tanto allo
scopo di alleggerirci sessualmente, ma per scoprire la verità che lì vi si
nasconde. In quell’attimo, infatti, siamo consapevoli della nostra vera identità.
Il Tantra ti insegna ad allungare questi picchi fino a diversi minuti, per
sperimentare la consapevolezza di quell’unione.
Anche l’illuminazione viene spesso descritta come un orgasmo continuo”!
o come dicono i tantristi: “Se nel momento dell’orgasmo sei pienamente
consapevole, raggiungi la liberazione”.

“La saggia tibetana Yeshe Tsogyel venne iniziata dal suo guru
Padmasambhava con le parole: Senza un compagno, un esperto nel metodo,
non c’è strada per conoscere i segreti del Tantra. Le assegnò un giovane e con
lui la chiuse in una caverna per sette mesi, dove i due potevano sperimentare i
quattro piaceri: l’eccitazione piacevole, la gioia estatica, la gioia straordinaria e
la beatitudine che accresce nell’unione.
In seguito Tsogyel cambiò direzione e praticò, come “vergine dei
ghiacci”, una lunga e solitaria ascesi tra le montagne più fredde del Tibet. Nelle
lunghe notti di meditazione venne attaccata come Buddha dai mostri interiori.
Prima la tentarono con il cibo e il lusso, poi venne presa dal desiderio sessuale:
splendidi maschi apparivano nelle sue visioni, le accarezzavano i seni e la
vagina, le mostravano i loro falli, sussurrandole: Ecco qua, mia cara, non vuoi
mungerlo? Tsogyel resistette a queste torture per tre anni, ma al suo ritorno
venne rimproverata dal suo guru, perché aveva soltanto finto l’ascesi e nel suo
orgoglio non aveva ammesso di provare i sentimenti e i desideri, che provano
tutti gli altri esseri umani.
Poi Tsogyel tornò dal suo compagno e prese con sé altri due uomini.
Dopo diversi esami, dopo le più alte iniziazioni tantriche, divenne “danzatrice
nel cielo” e una delle maestre tantriche più venerate.
I grandi saggi tibetani Tilopa, Naropa, Marpa e Milarepa si servirono tutti
del piacere nel loro insegnamento, per unire samsara e nirvana nella pratica
della porta inferiore con una donna. Drugpa Kunley divenne invece un venerato
maestro dello yoga sessuale, il suo programma giornaliero era più o meno
questo:
• mattino cibo saporito con una buona birra
• pomeriggio musica e canto
• dal tramonto a mezzanotte – far l’amore con una concubina da
mezzanotte fino all’alba – meditazione del mahanudra.

Nel Tantra si menziona spesso l’orgasmo cosmico, in altre scuole si parla


invece di diversi stati di estasi, o gradi di contemplazione. Noi usiamo uno
schema del Quodoushka – il Tantra sciamanico – che a questo proposito è
meno esoterico e più preciso delle descrizioni indotibetane. Questo schema
suddivide l’orgasmo e l’estasi in quattro livelli:
1. il primo livello è quello che normalmente si chiama “l’orgasmo”
2. il secondo livello è quello che sperimentiamo talvolta, in quei magnifici
momenti in cui siamo molto innamorati, o quando ci avviciniamo alla
seconda soglia del coraggio in un’avventura sessuale: sono gli orgasmi
nei quali ci sentiamo completamente soddisfatti e appagati; l’orgasmo del
cuore (capitolo dieci) appartiene a questo livello
3. al terzo livello dell’orgasmo di norma si accede soltanto dopo una
preparazione spirituale, ha bisogno di un percorso guidato e non fa più
parte delle esperienze ordinarie
4. il quarto livello si sviluppa attraverso una dedizione continua alla
pratica e alla meditazione dell’orgasmo del terzo livello.
Questa mappa dei livelli dell’orgasmo non ha lo scopo di produrre un
ulteriore “stress da orgasmo”. Non devi arrivare al quarto livello la prossima
volta che fai l’amore, e se una volta sei arrivato a un orgasmo più alto del
solito, ciò non significa affatto che d’ora in poi tu sia tenuto a sperimentare
sempre quel tipo di orgasmo. Questa mappa vuol mostrarti soltanto a che
punto sei, quali tipi di orgasmo hai sperimentato con le tecniche descritte nei
capitoli precedenti e quanto puoi ancora scoprire.

Primo livello
È il livello della soddisfazione fisica, ma senza una vera connessione con
lo spirito né una connessione tra i cuori dei due partner.

Parti coinvolte DONNA UOMO


La parte della fanciulla eLa parte del fanciullo e
bilanciata; la parte dellabilandata.
donna e solo parzialmente
coinvolta.
Sentimenti Vuol essere abbracciata,Vuol essere lasciato da
coccolata, parlare con itsolo, non vuole essere
partner. toccato, si sente come
trasportato lontano.
Mente Aperta, ricettiva,I suoi pensieri sono
comunicativa, sogna ad altrove, è privo di
occhi aperti. energia.
Corpo Dopo l'orgasmo la donna Energeticamente ha una
si carica bassa o sbilanciata.
sente soddisfatta nel suoDopo l'orgasmo il corpo
corpo, ma potrebbe dell'uomo e stanco, ha
continuare a fare l’'amore. voglia di dormire,
l'energia e bassa o ha una
carica sbilanciata.
Spirito È rilassata, chiara,È neutrale, svuotato,
intuitiva sessualmente indifferente.
Chakra coinvolti 1° - 2° - 3° 1°
Flusso energetico Le energie dei partner sono in
reciproca repulsione. Spesso si danno
le spalle, ognuno sta con i suoi
pensieri; la maggior parte dei rapporti
finisce con un orgasmo di questo
livello.

Secondo livello
A questo livello la soddisfazione corporea è maggiore, il rilassamento è
più profondo ed è accompagnato da una connessione spirituale e da una
connessione tra i cuori dei partner.

Parti coinvolte DONNA UOMO


La parte della donna ad La parte del fanciullo e la
adulta, un certo grado di parte dell'uomo adulto.
consapevolezza
dell'animus.

Sentimenti Vuole dare e nutrire,Vuole essere tenuto,


accarezzare e essere coccolato e parlare con la
tenera. partner.
Mente Riflessiva, meditativa,Comunicativo, aperto,
creativa, porta a terminericettivo, sogna a occhi
cio the intraprende. aperti.
Corpo Avverte un prolungarsi di Corporeamente e
contrazioni intense, di soddisfatto, potrebbe fare
flussi ardenti e frizzanti,l'amore di nuovo.
trema ed e molto caldo.
La donna e molto
sensibile, spesso
iperattiva e vorrebbe
andare a ballare, uscire...
Spirito Comincia a percepire ii Sereno, rilassato ma
suo desiderio più intimo e lucido.
segreto.
Chakra coinvolti 1° - 2° - 3° - 4° - 5° 1° - 2° - 3°
Flusso energetico Dalla repulsione è passatoDalla repulsione è passato
all’adesione reciproca. all’adesione reciproca.

Terzo livello
In questo stato riusciamo a raggiungere un livello energetico molto alto
durante o dopo l’orgasmo. C’è appagamento, e una forte connessione con noi
stessi, con il partner e con la vita. L’uomo può percepire la vagina come se
fosse sua e la donna il pene come se fosse suo. Cadono tutte le limitazioni.
L’uomo cavalca sull’onda dell’energia femminile. Non ci sono più obiettivi; tutti
e due possono cadere in un abisso e uscirne insieme. Questo alternarsi di
percezioni finisce con un senso di gioia, con sogni sognati in due, profonda
comprensione reciproca e allegria. Ogni contatto tra i due partner attraversa
tutto il loro corpo e ha il potere di guarire. I presupposti per il raggiungimento
di questo livello sono la meditazione e la ricerca interiore, una certa
permeabilità del corpo energetico e una percezione chiara dell’attimo.

Parti coinvolte DONNA UOMO


Parte maschile o animus, Parte femminile o
oltre alle parti coinvolteanima, oltre alle parti
nel 2° livello coinvolte nel 2° livello
Sentimenti Vogliono dare, Vogliono dare,
accarezzarsi, coccolarsi.accarezzarsi, coccolarsi.
Spesso scoppiano in unaSpesso scoppiano in una
risata sincera, the vienerisata sincera, the viene
dal cuore, e un desideriodal cuore, e un desiderio
di avventura e di di avventura e di
conoscenza; uomo econoscenza; uomo e
donna si sentonodonna si sentono
profondamente uniti eprofondamente uniti e
gioiscono della lorogioiscono della loro
vicinanza. vicinanza.
Mente Emergono visioni Emergono visioni
da vite passate, it voltoda vite passate, it volto
del partner pile as-del partner pile as-
sumere i tratti di altri sumere i tratti di altri
volti. I due partner dopo volti. I due partner dopo
l'orgasmo fanno lol'orgasmo fanno lo
stesso sogno, dopodichestesso sogno, dopodiche
nasce una conversazionenasce una conversazione
motto intima, profonda e motto intima, profonda e
essenziale. essenziale.
Corpo Il corpo e vivace e Il corpo e vivace e
vibra dappertutto. Tuttivibra dappertutto. Tutti
e due vogliono con-e due vogliono con-
tinuare a fare 1'amore.tinuare a fare 1'amore.
Alle volte diventanoAlle volte diventano
insaziabili, passione einsaziabili, passione e
puro piacere divengonopuro piacere divengono
molto vivi. A voltemolto vivi. A volte
percepiscono la fusionepercepiscono la fusione
dei due corpi in uno. dei due corpi in uno.
Spirito Entra in una Entra in una
profonda connessioneprofonda connessione
con ii tutto e riconosce itcon ii tutto e riconosce it
legame tra i due nuclei.legame tra i due nuclei.
Il desiderio pia profondo Il desiderio pia profondo
si risveglia come in unasi risveglia come in una
danza. Tutti e due sonodanza. Tutti e due sono
in risonanza e armoniain risonanza e armonia
con tutte le sfere e glicon tutte le sfere e gli
elementi del mondo.elementi del mondo.
L'aura si espande, si haL'aura si espande, si ha
l'occasione di uscire dal l'occasione di uscire dal
sogno collettivo, dal sogno collettivo, dal
samsara. samsara.

Chakra coirrvolti 1°-2°-3°-4°-5°-6°- 1° - 2° - 3° - 4° - 5°


7°(alle volte anche l'8°). (alle volte anche il 6°).
Flusso energetico Adesione the procede verso la
coesione. L'esperienza maschile e
l'esperienza femminile si sono
incontrate e sono diventate molto
simili. A questo livello, tutti e due i
partner hanno 1'orgasmo.

Quarto livello
A questo livello tutti gli aspetti del nostro essere si fondono nel nostro
centro e diventano tutt’uno con quelli del partner. L’uomo ci arriva soltanto con
l’aiuto di una donna. Si crea un altissimo livello energetico che perdura per
molto tempo dopo l’orgasmo.

Parti coinvolte DONNA UOMO


La parte del fanciullo,La parte della fanciulla,
del giovane animus.della giovane anima. Le
Tutte le parti sonoparti sono tutte
bilanciate; la donna puòbilanciate.
entrare nella dimensione
della propria maestra di
sapienza e dea interiore.
Sentimenti Amore per il tutto e perAmore per il tutto e per
ognuno, completa estasiognuno, completa estasi
e unione aperta con ile unione aperta con il
divino, attraverso undivino, attraverso un
cuore luminoso. cuore luminoso.
Mente Ingresso nella puraIngresso nella pura
consapevolezza e in unconsapevolezza e in un
mondo extrasensoriale. mondo extrasensoriale.
Corpo Nuova e profondaNuova e profonda
percezione del corpo percezione del corpo
come tempio dellocome tempio dello
spirito: lo si avvertespirito: lo si avverte
come pura energiacome pura energia
luminosa e gli altri stratiluminosa e gli altri strati
energetici guariscono ilenergetici guariscono il
corpo fisico. corpo fisico.
Spirito Fusione dei due spiriti inFusione dei due spiriti in
un soto campoun soto campo
energetico, unaenergetico, una
vibrazione, un unicovibrazione, un unico
essere in cui tutti i limitiessere in cui tutti i limiti
sono sospesi. sono sospesi.
Chakra coirrvolti 1° - 2° - 3°- 4° - 5° - 6°1°-2°-3°-4°-5°-6°-7°-S°
- 7° - 8°-10° All'inizio –
successivamente può
seguire la donna nel 9° e
nel 10°
Flusso energetico Coesione: uomo e donna si fondono,
non sono più due esseri distinti ma
uno soltanto.

Qualche parola di spiegazione riguardo ai 3 chakra che esulano dal


classico sistema indiano (che ne usa 7):l’8° chakra è il campo energetico di
tutto il corpo fisico, il 9° chakra è l’aura che a sua volta è suddivisa in diverse
parti e il 10° chakra è un campo energetico che irradia intorno alla testa,
com’è raffigurato nell’iconografia tibetana e nell’aureola dei santi nella
tradizione cristiana.
La prima reazione…
Leggendo queste informazioni riguardo ai livelli dell’orgasmo, qual è
stata la tua prima sensazione, qual è il tuo primo pensiero?
• Non è vero, son tutte storie, fantasie
• Non ci arriverò mai
• Voglio provarlo anch’io
• Sto bene come sono; queste cose sono interessanti ma mi lasciano
indifferente
• Sarà una via lunga, ma mi stimola
• Non arrivo neanche all’orgasmo di primo livello...
• Non sono sicura se quello che provo io rientra in questo schema o è
diverso.

Tieni conto che la prima reazione, il primo pensiero nasce di solito o dallo
strato difensivo della personalità, dal carattere, oppure dallo strato emotivo,
dai desideri che ti guidano verso il tuo vero io interiore. Spesso è anche un
insieme dell’una e dell’altra cosa. Valuta quale elemento prevale in te, quello
difensivo o quello del desiderio.

Enrico di Firenze, dopo aver sperimentato la prima volta un orgasmo di


terzo livello, lo racconta così.

Dopo qualche anno di pratica di meditazioni e esercizi tantrici, è finalmente


successo. Eravamo in un periodo di buona intesa tra noi, e un sabato mattina – al nostro
solito “appuntamento”, mentre i figli erano fuori – ci eravamo caricati più del solito con
chakra-breathing e con altri esercizi e poi abbiamo fatto l’amore in modo molto lento e
consapevole. Ma quando poi il sesso si è acceso dal fondo del bacino, abbiamo messo
una marcia in più e abbiamo abbinato al ritmo del respiro una tecnica più avanzata.
Siamo arrivati al plateau e l’abbiamo tenuto per circa mezz’ora finché sono sprofondato
in quest’esperienza, non sapevo più dove finivo io e dove iniziava Gabriella, sentivo un
ardore in tutto il corpo che si estendeva in piccole onde che vibravano molto
velocemente. Capivo cosa intende Santa Teresa d’Avila quando dice: “I godimenti terreni
si percepiscono nel grossolano involucro del corpo, i godimenti celesti invece nel midollo
delle ossa”.s Aprivo gli occhi e vedevo il volto di mia moglie modificarsi: diventava una
donna anziana piena di rughe, una donna giovane con un bimbo in braccio, sembrava di
un’altra epoca, poi diveniva più rotondo come il volto di una ricca matrona, poi assumeva
l’aspetto di mia madre, delle mie ex fidanzate, mi scorrevano davanti agli occhi tutti i
miei incontri con donne. A un certo punto non aveva più faccia, vedevo mia moglie ma
era come se non fosse più lei: solo “il femminile”. Facevo l’amore con una veemenza mai
conosciuta prima, normalmente sarei già venuto, ma questa volta l’energia si gonfiava
come in una grande palla che ci avvolgeva entrambi. Non c’erano quasi più pensieri e a
volte entravo in un vuoto così largo e delizioso che quasi faceva paura. Siamo rimasti
così per più di due ore, non ero più io a fare l’amore, ma quell’onda che mi portava con
sé: era un insieme di sesso, amore, beatitudine, non era paragonabile a nulla che avessi
conosciuto prima, ero ai limiti di quel che potevo comprendere e se in quel momento mi
fossi alzato in volo, probabilmente non mi sarei meravigliato affatto. La mia mente era di
una tale limpidezza e precisione, che ogni attimo era diventato un gioiello. Quando siamo
usciti, mi sentivo come un dio. Per un mese ho avuto quel senso di gioia e pienezza e
una lucidità mentale straordinarie, e in quel periodo iniziai l’impresa più importante della
mia vita.
Maithuna. Cavalcare la tigre
Dopo esserci rilassati e dopo aver acquistato fiducia nel potenziale
estatico che abbiamo in noi, possiamo ritornare alla via del fare, all’orgasmo
della vetta, ai picchi alti, alle montagne lunghe e agli altipiani estesi: andiamo
a “cavalcare la tigre”, come dicono i testi tantrici.
Il percorso che conduce agli orgasmi di livello superiore è un po’ come il
surfing. Prendi l’onda nel momento giusto e poi viaggi con essa, non sei né più
lento né più veloce dell’onda, ma ti tieni in equilibrio sulla sua cresta. Nel
percorso che porta agli orgasmi più alti, il mare è il nostro corpo, il vento è il
respiro, l’onda è l’energia e il mantenimento dell’equilibrio corrisponde alla
meditazione.
L’arte vera e propria sta in due cose. Innanzitutto nel creare delle belle
onde alte, il che non si ottiene con una maggior stimolazione genitale, bensì
abbinando le 4 chiavi a una stimolazione normale, se non addirittura
attenuata; e in secondo luogo, nell’osservare consapevolmente attimo per
attimo i fenomeni che avvengono nel nostro corpo e nella nostra mente, e di
avvicinarsi alla cresta dell’onda con dei piccoli movimenti – proprio come nel
surfing.
In particolar modo, occorre guidarsi verso la cresta dell’onda non già
seguendo la nostra mente discorsiva, o le voci interiori, ma seguendo l’energia
del corpo e del respiro. Se ascoltiamo le voci, la curva rimarrà comunque più
bassa.

Il tipico underdog, il “perdente”, non ama le curve alte, e ogni volta che
l’energia cresce, la fa calare con delle frasi come “non vale la pena, tanto non
serve a nulla” o “non ci riesco” o “lasciamolo a domani” ecc.
Dopo la lettura di questo libro l’underdog probabilmente dirà “ti devi solo
rilassare, il resto viene da solo” intendendo con “rilassarsi” il lasciar perdere o
l’entrare in una specie di trance. Il mormorio interiore negativo (“non devi
godere”..., “guarda che orgasmo misero”...) ha lo stesso effetto. Ma anche le
voci interiori più incalzanti (“dovresti arrivare a un orgasmo più grande”... “vai
ad allenarti subito”...) hanno lo stesso effetto, perché in un primo momento
fanno crescere la curva ma poi – dato che questo atteggiamento non conosce
mai la soddisfazione, la evita, la sprezza, in omaggio ai suoi ideali irreali –
allontanano sempre di più la curva dalla realtà energetica del corpo finché non
ne conseguirà un crollo. E poiché l’idea di un crollo non è, ovviamente,
accettabile per quel tipo di voci interiori, esse si impegneranno a far crescere
ancor di più la curva, portandola solo verso altri crolli, e, infine, verso un
orgasmo fiacco, stanco, che servirà solo a permettere al corpo di riposarsi da
tutta questa fatica.

Solo la curva guidata da


una mente consapevole e
attenta, che dà amorevolmente
la giusta spinta quando si fa vivo
l’underdog e fa un sospiro
rilassante quando si addensano quelle voci interiori incalzanti, rimarrà
connessa all’effettiva carica energetica del corpo e condurrà a quell’orgasmo
pieno, che attraversa tutti i cinque ritmi e che produce un appagamento in cui
la carica energetica è più alta di quella iniziale.

Il fuoco interiore
Una meditazione per aprire i chakra convogliando l’energia della
Kundalini nel canale centrale è il cosiddetto tummo, la meditazione tibetana sul
fuoco interiore. Puoi praticarla anche se sei single o se per il momento non hai
un partner – perché nel tummo fondi il maschile e il femminile in te stesso. Qui
la descriveremo in una forma semplificata, come ci fu insegnata da Lama Zopa.
Nel tantrismo tibetano è la prima di una serie di pratiche avanzate chiamate i
Sei Yoga di Naropa. È una meditazione molto potente, un trampolino da cui ti
puoi letteralmente tuffare nel tuo nucleo profondo, ma richiede una certa
permeabilità energetica.

1. Fa’ degli esercizi che caricano e rilassano il corpo (è consigliabile, in


particolare, una meditazione dinamica seguita da una meditazione
statica).
2. Inspira attraverso il naso e porta l’energia in giù fino al basso ventre:
immagina l’aria che scende fino in fondo; puoi letteralmente spinger giù
l’aria, abbassando il diaframma, in modo che il ventre si gonfi.
3. Poi solleva il muscolo pubicoccigeo, in modo da esercitare una
pressione tra le due spinte, che concentrano l’energia nella zona del
ventre. Mantienila compressa li quanto più a lungo puoi, senza far fatica.
Poi espira – con un’espirazione lenta e rilassata, non buttarla fuori di
colpo.
4. Durante la fase di compressione dell’energia nel
ventre, comincerai a sentire un punto o un’area che si
riscalda; visualizzala così: come una fiammella rossa il
cui calore sale lungo il canale centrale e scioglie un
punto bianco situato all’altezza del 6° chakra; questo
punto disciolto comincia a gocciolare piacevolmente, giù
giù, e le sue gocce evaporano non appena toccano il punto rosso – la
fiammella – e di nuovo risalgono lungo il canale centrale fino al 7°
chakra; da lì scendono come polline di fiori, spargendosi in tutto il corpo
e formando un uovo energetico intorno a te. Se questa visualizzazione
(che è in realtà una ben precisa percezione interna) rischia di distrarti,
fanne pure a meno e limitati alla tecnica di respirazione che stavi usando
prima.
5. Rimani in meditazione nello spazio le energetico che hai creato in te
e intorno a te, osserva dal tuo centro interiore il flusso delle energie e
l’esperienza di beatitudine e poi lascia che si dissolvano nello spazio
vuoto. Anche questa meditazione richiede una certa pratica prima che la
visualizzazione diventi chiaramente percepibile nel corpo fisico e
energetico; in compenso, permette di arrivare al tuo centro molto
velocemente, “dà la possibilità di espandere i limiti della nostra mente e
di sperimentare livelli avanzati di beatitudine e di saggezza.”
Quello che si è detto dell’orgasmo
ordinario, vale anche per l’orgasmo del cuore
del secondo livello e per gli orgasmi estatici del
terzo e del quarto. Nei testi tantrici indianill
questo evento viene descritto come una danza
degli dei Shiva e Parvati, della consapevolezza e
dell’energia: questi due principi si alternano
nella guida e aiutano a mantenere l’equilibrio nel gioco amoroso che, liberando
la Kundalini e aprendo i chakra, ci porta ai vari livelli estatici.

Nel Tantra vogliamo cavalcare la tigre della passione, e non venire


cavalcati da lei. Non è una ricerca disperata di momenti passionali ed estatici,
ma è il piacere di cavalcare la curva orgasmica e di esserne il padrone presente
e consapevole. Perciò è importante rimanere vigili e consapevoli in ogni
momento, e curare i dettagli di ciascun esercizio, anche quando gli effetti
cominciano a diventare molto piacevoli – come nel prossimo esercizio, dove si
passa da un chakra al successivo con un ritmo regolare e costante. Un’altra
caratteristica degli esercizi tantrici è che la donna ha il ruolo di guida. “Nel
maithuna, l’uomo resta passivo: evita tutto ciò che provocherebbe
l’eiaculazione. La shakti è attiva, prende l’iniziativa e la porta avanti durante
tutto lo sviluppo del rito. L’uomo è ricettivo, la shakti dà il tono. È indifferente
che l’erezione resista sino alla fine: è necessario poter restare uniti.
Nel Tantra, è più la Shakti che lo Shiva a cogliere e a trasmettere i ritmi
cosmici della luna, del sole, della terra. Per conoscere l’estasi, l’uomo deve
rimanere a lungo unito alla shakti, impregnarsi della sua energia magnetica,
fino a essere invaso dalla divina vibrazione. Perché tutto questo avvenga, è
necessaria un’attenzione rilasciata, ma senza cadute, a tutto quello che
avviene nel corpo, ai cambiamenti che si verificano.” 12 Nel maithuna la
penetrazione è doppia: “Mentre nel rapporto sessuale fisico è l’uomo a
penetrare nel corpo della donna, nell’unione tantrica è l’energia della donna
che penetra l’uomo”. È una meditazione che puoi fare se hai già acquistato
familiarità con quelle descritte nei capitoli precedenti. Se invece fatichi a
percepire i processi sin qua descritti, non ti sforzare: non cercare di chiarirli
attraverso una maggiore concentrazione. “Il segreto sta nel rilassarsi e nel
dirigere la mente verso quella parte del corpo energetico, sul quale focalizzi.
Non si tratta di immaginare quella data parte del corpo, si tratta di percepirla.
Non usare la mente per visualizzare l’energia (come se fosse uno schermo
televisivo), usala per avvertirne la presenza con i sensi. Rilassati sempre più e
con la mente segui l’energia attraverso il corpo, lungo le vie assegnategli dalla
natura.”

Il matrimonio dei chakra


In questa meditazione iniziamo a creare quello spazio in cui ci apriamo
completamente all’onda energetica che sorge dal nostro centro sessuale
interiore, attraversa tutti i chakra e ci unisce profondamente col partner e con
il tutto.
Consigliamo di entrare in questo esercizio (specialmente la prima volta
che lo praticate) con la mente e il corpo più o meno rilassati, ma carichi, dopo
aver fatto per esempio qualche esercizio corporeo e il chakrabreathing.
Un buon momento per questo esercizio è prima dell’atto sessuale.
→ Cominciate con un saluto che esprime il vostro vicendevole rispetto.
→ Mettetevi nella posizione yabyum, se vi riesce facile, altrimenti in
un’altra posizione simile, che con l’aiuto dei cuscini possiate mantenere
almeno per mezz’ora. Potete anche sedervi su una sedia se avete
problemi ai ginocchi o alle gambe. Abbracciatevi in modo da sentire le
mani del partner sulla schiena.
→ La donna si siede su di lui e accosta il pene alle labbra della sua
vagina. Può anche introdurlo nella vagina, se lo preferisce, ma all’inizio è
più facile se vi limitate al contatto superficiale dei genitali, per evitare di
scivolare in uno stato d’animo troppo sentimentale.
→ Entrate in contatto con il vostro 1° chakra, la donna dà il ritmo del
respiro e l’uomo si sincronizza con lei.
→ La donna d’ora in poi guida tutta l’esperienza.
→ Quando lei ha la sensazione di aver riempito il suo 1° chakra, lo
segnala a lui, con la leggera pressione d’un dito: quello è il momento in
cui entrambi trattenete il respiro, al culmine dell’inspirazione, e contraete
sette volte il muscolo pubicoccigeo; a ogni contrazione segue un
rilassamento, ma senza espirare. La donna conta fino a sette, premendo
un dito sulla schiena del partner a ogni contrazione. (Provate a far ciò
prima dell’esercizio vero e proprio, per familiarizzarvi con questa
procedura.)
→ All’inizio occorre un’attenzione particolare ai ritmi e ai tempi, ma dopo
23 volte potrete concentrarvi sempre di più sulle vostre sensazioni.
→ Dopo la settima contrazione, il rilassamento è seguito dall'espirazione.
→ Passate al 2° chakra. Fate qualche respiro profondo (da 3 a 5)
immaginandovi di spostare l'energia dal l° Lhakra fino al 2°. La donna dà
di nuovo il segnale: e con l'inspirazione, pompate sette volte l'energia nel
2° chakra, tenetela lì e fate 7 contrazioni con il muscolo pubicoccigeo.
→ Continuate così con ciascun chakra. Quando arriverete al 6° chakra
sarà opportuno che teniate le vostre fronti vicine.
→ Quando arrivate al 7° chakra, e pompate e focalizzate lì l'energia,
mandatela in su, per farla uscire verticalmente dalla cima della testa. Alla
fine, una parte dell'energia caricata attraverso i chakra scenderà
all'esterno come una fontana, avvolgendovi in un grande uovo
energetico; la parte restante dell'energia uscirà invece dalla vostra sfera
salendo verso uno spazio più grande.
→ Poi rimanete seduti in silenzio e seguite con attenzione il respiro.
Osservate dal vostro nucleo interiore l'energia e le vibrazioni del corpo, e
ogni vostro eventuale pensiero. Non identificatevi con ciò che
osserverete; osservate soltanto.
→ Alla fine, concludete l'esperimento con un saluto.

Se praticherete questa meditazione per un periodo prolungato con una


certa regolarità, si affinerà anche la vostra percezione dei chakra e delle
energie più sottili. Il vostro rapporto di coppia si trasformerà, e si avranno
notevoli cambiamenti anche nella comunicazione tra voi al livello più
superficiale.

Anche se questa meditazione permette di entrare nella mente sottile, non


si tratta di un esercizio “sacro” Se lo senti tale, comportati nel modo più
semplice e umano. Asciugarsi il sudore, provare diverse posizioni sul cuscino
finché ci si sente comodi, fare una pausa respirando per un poco normalmente
sono cose che non tolgono niente alla profondità della meditazione. Il silenzio
devoto, l'aspetto ieratico ecc. sono solo esigenze mentali, non c'entrano nulla
con la realizzazione spirituale.
Questa meditazione la si esegue per intero, cogliendone e rispettandone
la struttura e il ritmo. Quali che siano le emozioni che emergono nei singoli
chakra, e anche se di quando in quando non si riesce a percepire un'emozione
precisa in questo o quel chakra, l'importante è procedere da un chakra all'altro
seguendo il ritmo che la donna dà. Percorrendo i chakra in questo modo le
energie dei diversi chakra si fondono, sia tra te e il tuo partner, sia tra te e il
tuo animus, o tra te e la tua anima. Lo si noterà bene se si pratica questo
esercizio per alcuni mesi – passando senz'altro dal semplice contatto genitale
alla penetrazione, non appena ci si sarà familiarizzati sufficientemente con la
tecnica.

L’onda della beatitudine


Dopo aver creato l’onda energetica nel mare del nostro corpo, e dopo
aver svegliato e fuso i chakra, possiamo continuare la meditazione precedente
cavalcando quest’onda e godendoci la grande gioia che essa procura.

→ Questa meditazione richiederà all’incirca un’ora. Preparatevi un


posticino comodo, con cuscini, fiori, musica e tutto ciò che vi può aiutare
a sentirvi a vostro agio. Iniziate con il consueto saluto, che porta la
consapevolezza nella viva realtà del vostro rapporto, e respirate
profondamente guardandovi negli occhi con uno sguardo sfocato e pieno
d’amore verso voi stessi e verso il vostro partner.
→ Trovate un ritmo di respirazione profonda, nel quale l’inspirazione
abbia la stessa durata dell’espirazione.
→ Seguendo il ritmo di questo respiro piegate le dita come se teneste un
cristallo tra i pollici e gli indici, e con questo invisibile cristallo toccate
tutti i vostri chakra: dal 1° al 3° la punta del cristallo è rivolta in giù, dal
4° al 7° la punta è rivolta in su; fate anche questo seguendo il ritmo del
respiro (che vien dato dalla donna) e intendete questo semplice gesto
come il simbolo esteriore del vostro percepire i chakra dentro di voi.
→ Mettetevi nella posizione del yabyum descritta nella meditazione
precedente, o in un’altra posizione comoda con la spina dorsale diritta;
oppure rimanete nella posizione che avete già assunta, – se state
praticando questa meditazione immediatamente dopo quella del
“matrimonio dei chakra”.
→ Fate la rotazione del bacino.
→ Con l’inspirazione, spostate l’energia su su fino al cuore.
→ Immaginate e sentite il vostro respiro come se stesse attraverso un
canale verticale davanti alla colonna vertebrale; spostate la carica
energetica che sentite nei genitali, nel bacino, e portatela su fino al
cuore.
→ Se vi è d’aiuto, immaginate un tubo che parte dal perineo. Respirate
attraverso il perineo lungo questo tubo e fate salire l’aria dentro questo
tubo, fino al cuore. Ma potete anche crearvi da voi immagini o sensazioni
che vi appaiano più adatte.
→ Il bacino intanto continua la sua rotazione.
→ Sentite cosa sta cambiando in voi: cosa cambia nel vostro sesso, nel
ventre, nel cuore.
→ Ora potete creare il circuito. La donna tira l’energia dai genitali fino al
cuore, e si immagina che con l’espirazione l’energia esca dall’area del
cuore o attraverso i suoi capezzoli. L’uomo lascia entrare l’energia nei suo
cuore, con l’inspirazione, e la porta in giù nei suoi genitali. Da lì essa esce
dall’uomo, attraverso il pene ed entra nella vagina ogni volta che la
donna inspira. Così si forma un vero e proprio cerchio.
→ Trovate un ritmo sincronico e un respiro diacronico, il che significa che
la donna espira mentre l’uomo inspira e viceversa.
→ Continuate a respirare nello stesso ritmo, l’uomo accoglie l’energia
attraverso il cuore con l’inspirazione, e la donna al contempo la fa uscire
dal cuore, a ogni sua espirazione. Ognuno continua nel suo ciclo e
insieme chiudete il cerchio.
→ Se ti sembra di confonderti o se ti risulta complicato, continua
ugualmente e noterai, col tempo, che ti puoi rilassare completamente nel
fare questo movimento: non è qualcosa che richieda concentrazione, lo si
fa con piacere – un piacere più sottile e delicato, come quello che hai
provato nello strearning o in altri esercizi energetici.
→ Ora potete allargare il circuito: la donna, a ogni inspirazione, sposta
l’energia dal perineo attraverso l’immaginario tubo interno, fino alla cima
della testa, e a ogni espirazione immagina che l’energia esca dalla testa,
entri nel partner, scenda giù nel partner fino al pene e a ogni sua
espirazione esca da lì ed entri nella sua vagina, da cui di nuovo risale fino
alla testa; così, chiudete un cerchio più grande del precedente.
→ Alternando sia la rotazione del bacino che il respiro in un ritmo
diacronico, potete entrare in un’altra forma di questo circuito, nella quale
mandate l’energia dalla cima della testa dell’uomo al suo pene, da lì nella
vagina della donna e poi su su fino alla cima della testa di lei. Poi, con il
successivo respiro l’energia ridiscende in lei e risale in lui, come
un’altalena, o come una grande U.
→ Rimanete in queste forme energetiche per almeno 10 minuti e sentite
in che modo cambia tutta la vostra percezione di voi stessi. Ogni volta
che arrivate alla cima della testa, permettete a una parte dell’energia di
fuoriuscire e di spandersi come in una fontana, formando un uovo
energetico intorno a voi.
→ Apritevi a questa esperienza: percepite il colore dell’uovo, la posizione
che occupa l’io in esso, la larghezza dei pensieri, la densità dell’energia, il
sapore di tutto l’insieme... È domandatevi: chi è colui che osserva?
→ Quando vi sentite appagati, separatevi e ognuno riporti l’energia in se
stesso, in una meditazione silenziosa. Poi chiudete questo rituale con un
saluto.

Rita di Monza ha cavalcato l’onda della beatitudine col suo fidanzato.

Eravamo arrivati al sesto centro nel matrimonio dei chakra, quando una luce
bianca si è aperta, e si è sparsa in tutta la testa. Questa dolce esplosione ha portato con
sé tutti i pensieri trasformandoli in migliaia di faville chiare che scendevano e mi
riempivano tutta; svegliavano in me ogni fibra, ogni cellula. Ero immersa in una cupola di
luce dorata, e ogni piccolo movimento che facevo, toccando il mio partner o per tergermi
il sudore, creava come uno strascico di onde che attraversavano il mio corpo. Osservando
tutto questo, ho sentito a un tratto una grande forza che mi ha pervasa dalla testa fino al
perineo, come un flume in piena che non conosce ostacoli e porta con sé qualsiasi cosa;
diventavo sempre più vuota, praticamente non c’ero più: io, il cuscino, la stanza, il mio
fidanzato, eravamo un tutt’uno, un unico grande spazio colmo di gioia... non so
descriverlo a parole, ma ora so cos’è la liberazione.

“Le desiderate estasi tantriche non si raggiungono automaticamente


attraverso le tecniche come il respiro, la focalizzazione e la direzione delle
energie. Molte di queste tecniche si possono praticare a lungo, ma solo quando
si diventa capaci di abbandonare i nostri obiettivi segreti, e di volgerci
completamente l’uno verso l’altro e verso il flusso delle nostre energie, la porta
si apre verso questi spazi vasti, illimitati e senza tempo, che a parole è quasi
impossibile descrivere.” L’onda della beatitudine chiamata in sanskrito
Anandalaiuxri – che è una meditazione classica del nuovo Tantra17 – è un
modello di meditazione molto efficace per sposare dentro di noi il maschile e il
femminile e per collegarci con l’energia universale, ma occorre ricordare che è
soltanto un modello. L’energia segue l’intento solo quando è liberata e
osservabile: solo allora va dove la vogliamo dirigere. In altri testi, potrete
trovare altri esercizi energetici altrettanto validi: nel Tantra tradizionale la
Kundalini sale dal 1° chakra attraversando gli altri fino al 7° per poi unirsi con
l’energia cosmica; per Satyanandals l’energia di ogni chakra – che non sono
interconnessi – si congiunge direttamente con il 7° chakra. Per altri
maestri19la Kundalini risiede nel centro della testa e da lì occorre partire per
farla giungere agli altri chakra. Non lasciatevi confondere da queste
contraddizioni, scegliete il modello che più vi ispira e sperimentate con esso;
se vi accorgete di non trovarvi a vostro agio, usatene un altro.
Prima di dirigere l’energia occorre divenire il più possibile consapevoli (e
in un senso molto pratico) della parte del corpo in cui la si vuole dirigere – al
punto da poter sentire davvero quella parte, da dentro, senza bisogno di
visualizzarla con l’occhio interiore. Prima di trattenere il respiro occorre
liberarlo; e prima di contrarre il muscolo pubicoccigeo occorre rilassare tutta la
zona pelvica.

Se intraprendi una meditazione dopo aver svolto un’attività intellettuale e


hai la testa ancora piena di pensieri, è più saggio sgombrare l’energia dalla
testa e spargerla nel corpo mediante un movimento che dia sfogo alle tensioni
delle membra e permetta loro di esprimersi – prima di canalizzare altra energia
dal tuo centro interiore sessuale.
Perciò valutate sempre la vostra condizione fisica e psichica, prima di
praticare le meditazioni tantriche o altre tecniche estatiche, e ricordate: la via
maestra per scoprire le energie sottili è quella di fidarsi della propria
esperienza e di far ciò che dà un senso di benessere e che permette di sentirsi
integri in se stessi, e al contempo connessi con gli altri.

Il samsara
Così come aerei che atterrino dopo un lungo volo, anche noi dopo
un’esperienza estatica ritorniamo sulla terra e ci ricolleghiamo con la nostra
vita quotidiana, con la nostra mente ordinaria, nel samsara. In queste
esperienze allarghiamonotevolmente la coscienza, e sono momenti preziosi,
poiché davvero ci donano prospettive più ampie, in cui troviamo nuove e
originali soluzioni anche ai nostri problemi pratici, ai nostri problemi con il
partner, o nel lavoro ecc. Ai livelli di consapevolezza in cui siamo meno legati
alla nostra identità e al nostro consueto modo di vedere, troviamo risorse che
non sono disponibili alla mente ordinaria. È di solito, ciò che cambia proprio la
struttura e la modalità di ciò che solitamente ciascuno di noi chiama “il mio
problema”: quale che sia il problema, cominciamo a vederlo piuttosto come un
ambito in cui possiamo ancora imparare, in cui siamo ancora alla ricerca, in cui
ci aspettano ancora delle sorprese e in cui abbiamo dei compiti, delle missioni
da svolgere: compiti e missioni che richiedono coraggio, saggezza e
compassione.

Dopo esperienze tanto profonde come quelle che abbiamo descritto ci si


potrebbe aspettare che le attività più quotidiane, dal pulirsi i denti al
parcheggiare la macchina, al fare la spesa, sembrino molto banali: invece, è
proprio qui che inizia il vero cambiamento. Il nuovo senso di sé che abbiamo
sperimentato, può ora cominciare a irradiare in tutta la nostra vita. L’obiettivo
infatti non è quello di mantenersi sempre al massimo livello del piacere e della
consapevolezza, (e pensare ciò è solo una trappola dell’ego spirituale), bensì
quello di imparare da tali esperienze straordinarie, e affrontare con nuove
forze, con nuova fiducia in se stessi i doveri di tutti i giorni e far giungere
anche soltanto una parte di quell’amore, di quell’accettazione di noi stessi,
nella nostra vita quotidiana. Come dice Chtigyam Trungpa Rinpoche: “L.a
saggezza del Tantra porta il nirvana nel samsara”; cioè porta negli aspetti più
quotidiani del rapporto di coppia quella comprensione e quella compassione
che sperimentiamo durante gli orgasmi più alti, porta la luce interiore in quei
semplici istanti in cui ci infiliamo le scarpe, o facciamo benzina o cuciniamo.
E anche questo processo, così importante per la nostra crescita, non è
affatto lineare: di solito, dopo un’esperienza estatica segue una fase in cui
quell’esperienza ripulisce tutta una serie di programmi mentali e blocchi
energetici che forse erano stati utili in passato, ma che ora ci ostacolano nel
vivere il nostro presente. In questo periodo molte persone hanno la sensazione
di essere un po’ assenti, di essere meno consapevoli di prima (proprio perché
una parte della loro mente è occupata con questa pulizia profonda) e solo in un
secondo tempo, dopo qualche assestamento, si palesa l’effettiva – e duratura –
crescita personale e spirituale, nel senso d’una coscienza ben più ampia di
prima.
Per integrare le esperienze di picco nei nostri rapporti, è molto utile
trovare una disciplina, un esercizio o una meditazione e praticarla con una
certa regolarità. Questa disciplina creerà una sorta di tuo spazio personale, un
tempo dedicato a te solo, in cui restar con te stesso a osservare la tua realtà
interiore. Possono bastare anche pochi minuti, purché producano
un’interruzione nell’andamento della giornata – un riconnettersi, un chiudere
gli occhi per cominciare a sentire dentro. La pratica regolare della meditazione,
anche d’una meditazione breve, accresce la padronanza di sé e la sensibilità in
tutti i campi. Nella vita di coppia, invece, le esperienze di picco si integrano
condividendole attraverso le parole e creando le condizioni necessarie al loro
ripetersi, quando si è compresa la loro dinamica. Se leggendo questo libro ti è
capitato di pensare che d’ora in poi il sesso, per te, debba essere sempre
“tantrico”, affrettati a cambiare idea. Pratica gli esercizi e le meditazioni, ma
non crearti ulteriori vincoli col tantrismo. Dopo tanti e così grandi piaceri, la tua
mente attenta e vivida comincerà a trovare molte occasioni per donarsi dei
piccoli piaceri che il corpo sa sempre apprezzare: una carezza, uno sguardo
aperto, un massaggio, un contatto senza censure mentali, e così via.

Corsi di Tantra
Se nel praticare qualche esercizio descritto in questo libro sei arrivato a
un punto di stallo, in cui non volevi più proseguire o in cui le istruzioni non ti
dicevano nulla, o in cui magari hai iniziato a discutere con il tuo partner, non ti
meravigliare: alcune esperienze sono veramente difficili da compiere con
l’unico ausilio di un testo scritto, e non per nulla le tecniche e le meditazioni
più avanzate vengono trasmesse direttamente dal maestro al discepolo. Inoltre
è naturale che prima o poi tu arrivi a un punto in cui avverti il desiderio di
condividere le tue esperienze con altre persone, in un’atmosfera amorevole, o
di essere guidato, da chi conosce bene i sentieri dei paesaggi interiori.
Se un libro di divulgazione, come questo, deve necessariamente seguire
schemi più generali, nei corsi di Tantra potrai trovare più tempo e spazio per la
tua ricerca personale e spirituale. Se senti che è arrivato il momento di passare
dalla lettura all’esperienza vera e propria, da una conoscenza teorica al vissuto
autentico, un corso di Tantra può essere una buona occasione per fare questo
passo:

• Weekend d’Assaggio – Se sei curioso ma un po’ indeciso;


• Ardore nel Cuore – Il classico corso introduttivo, un regalo a te stesso;
• Cerchio degli Uomini – Cerchio delle Donne;
• Training di Tantra – Una serie di corsi tematici che seguono in modo
più approfondito la via descritta in questo libro;
• Corsi avanzati di Tantra;
• Sessioni di Coppia – Personalizzate sulle vostre tematiche.

Puoi frequentare un corso sia in coppia sia da solo. Durante le sessioni di


gruppo non si fa l’amore. Tutti i corsi sono esperienziali e sei tu a decidere fino
a che punto proseguire nel tuo viaggio interiore. Se sei interessato a sapere
com’è un corso di Tantra e a cosa ti può servire, ci puoi contattare per avere
un programma con le date attuali dei corsi al Nord, al Centro e al Sud
dell’Italia.
Per maggiori informazioni ti puoi rivolgere a:
Elmar e Michaela Zadra Istituto Maithuna s.r.l. Villaggio Upacchi 51
52031 Anghiari (AR) tel. 0575 – 749330 fax 0575 – 749329 info maithuna.it

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