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«Remount Blue 1945 - Dal Tirreno al Garda con la Decima Divisione da Montagna».

«Remount Blue» era il nome in codice dell'azione portata avanti dal 3° battaglione dell'86°
Reggimento della de-cima divisione da montagna, l'unità militare statuni-tense che, dopo una duro e
sanguinoso scontro nelle gallerie del Garda prima e poi in paese, entrò a Torbole il 30 aprile 1945.
Si tratta di 31 pannelli con 180 fotografie che illustrano la campagna militare della decima divisione
iniziata a Livorno nel gennaio 1945 e proseguita a Villafranca, Verona e quindi sul lago di Garda
con combattimenti, leggeri,anche a Bardolino prima dello scontro finale di Torbole.
Americani costretti a rallentare la marcia di liberazione perché i tedeschi nella fasi concitati della
ritirata avevano fatto saltare le gallerie della Gardesana orientale nei pressi di Tempesta. L'unica
possibilità per la decima Divisione da Montagna di proseguire e portare armi a aiuti ai commilitoni
in avanscoperta e alle prese con le ultime resistenze dei militari tedeschi era quella d'aggirare gli
uomini del Reich con lo sbarco a Torbole a bordo dei mezzi anfibi Dukw. La notte del 30 aprile del
1945 dal porto di Malcesine partirono tre mezzi nautici degli Stati Uniti ma purtroppo uno dei
Dukw affondò trascinando alla morte, in fondo al lago, 24 soldati americani, tutti tra i 18 e i 23
anni. Quella notte solo uno dei militari che era a bordo del mezzo, il caporale Thomas Hough
dell'Ohio, riuscì a salvarsi prima aggrappandosi ad un pezzo di legno e poi grazie all'aiuto di due
compagni che andarono a prenderlo in mezzo al lago anche se i tedeschi sparavano loro addosso.
Due giorni dopo la guerra finì, per sempre.
L'anfibio affondò perché era troppo carico: trasportava 25 uomini, un cannone da 74 millimetri,
mitragliatrici e mu-nizioni per un peso di quasi 10mila libbre rispetto alle 5mila consentite.
Nell'ottobre del 2004 ricercatori americani della Texas University, tentarono tramite l'ausilio di un
sonar d'individuare il relitto che si considera possa stazionare ad una profondità di circa 170 metri
davanti alla spiaggia Sabbioni, tra porto San Nicolò e la Baia Azzurra, di Riva del Garda. Per alcuni
giorni l'area fu al centro dei media nazionali più che mai appassionati a questa storia, al suo fascino,
e alla curiosità di recuperare quello che rimane di quella tragica notte dell'aprile del 1945. Purtroppo
«Nicolus" il robot filoguidato da Daniele Modina, 23 anni, di Maderno, non riuscì nell'impresa e
dopo vani tentativi tutto venne sospeso. La delegazione americana fu costretta ad alzare bandiera
bianca ma con la promessa di ritornare per «non rinunciare a dare sepoltura ai soldati morti».