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Istituto Internazionale

di Studi Liguri
Sezione Finalese

IL PAESAGGIO DEL FINALESE


Alla ricerca dell’identità di un territorio

a cura di Mariolina Besio


con testi di
Daniele Arobba, Angela Barbanente, Anna Boato, Laura Bruzzone,
Marta Conventi, Andrea Gaiter, Simona Giovanna Lanza,
Mauro Giorgio Mariotti, Giovanni Murialdo, Manuela Salvitti,
Gianni Santus, Irene Stevanato
3

Istituto Internazionale di Studi Liguri - Sezione Finalese


Finale Ligure 2021
La presente pubblicazione rientra nell’ambito del progetto:
Museo Diffuso del Finale. Il “Rinascimento” di un paesaggio culturale
finalizzato alla valorizzazione e promozione del territorio, del paesaggio e del patrimonio
culturale del Finalese.

Partner del progetto

Istituto Internazionale Diocesi di Savona-Noli


Città di di Studi Liguri
Finale Ligure Sezione Finalese

Con il patrocinio di Con il sostegno di

Soprintendenza Archeologia,
Belle Arti e Paesaggio Segretariato regionale
per le province di Imperia e Savona per la Liguria

Questa pubblicazione ha ricevuto il patrocinio della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le
province di Imperia e Savona con il coordinamento di Simona Giovanna Lanza, del Segretariato regionale per la
Liguria e il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo.
Realizzazione grafica: Daniele Arobba e Giovanni Murialdo.
Rielaborazione digitale delle immagini: Daniele Arobba, Walter Siciliano.
4 Cartografia tematica: Andrea Gaiter.
Si ringraziano per il significativo contributo offerto ad alcuni capitoli: Mario Berruti, Andrea De Pascale, Silvio
Gaiter, Don Simone Ghersi, Manuela Oriti Suriano, Giuseppe Testa e Angelo Tortarolo.
Si ringraziano, inoltre, Eugenia Murialdo per il ruolo di coordinamento del progetto MUDIF ed Elisa Bianchi per
la collaborazione nell’editing del volume.
I crediti fotografici sono riportati negli indici a fondo volume; quelli relativi alla cartografia storica nelle rispettive
legende.
In copertina: L’Arma del Sambuco su Bric Scimarco (ph. Alessandro Beltrame AGB Video per MUDIF).
L’editore rimane a disposizione per eventuali diritti sulle immagini utilizzate.
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Il paesaggio tra l’uomo e la natura
Le forme e le dinamiche della vegetazione
Mauro Giorgio Mariotti

Premessa: la percezione sensoriale ed emo- storico, archeologico,artistico e del paesaggio, no-


zionale del paesaggio minata nel 1964, presieduta da Francesco France-
Le decine di definizioni del termine “paesaggio” schini, dichiara che beni paesaggistici sono quelli
dipendono soprattutto dai punti di vista disci- “specificamente naturali, quali le porzioni territo-
plinari: l’ecologia lo considera come sistema di riali allo stato di natura, aventi carattere geografico
ecosistemi e lo studia come livello della compo- o ecologico unitario e di rilevante interesse ai fini
nente biologica; la geografia ne considera anche della storia naturale, e quei beni naturali che docu-
gli aspetti inerenti alla sfera culturale (paesaggio mentino una civile trasformazione dell’ambiente
come testimone della evoluzione della società che ad opera dell’uomo”; che i “beni naturali paesaggi-
lo ha costruito); la geomorfologia ne ricerca le stici” si articolano in: a) aree naturali corografica-
cause fisiche della forma e del suo utilizzo pro- mente definibili per singolarità geologica; b) aree
spettandone l’evoluzione; la botanica si focalizza ecologiche in cui si manifestino forme tipiche o
sulla copertura vegetale come sintesi della natura singolari di simbiosi floro-faunistiche permanenti
e dell’azione umana; l’architettura ne valuta so- o stagionali, di particolare pregio naturalistico; c)
prattutto l’effetto visivo (paesaggio come insieme aree con paesaggi artificiali creati per intervento
di immagini prodotte dalla mente umana). dell’uomo nelle varie epoche e che rappresentano
Nella Costituzione italiana non esiste un articolo forme di raggiunto equilibrio tecnico-artistico di
dedicato alla tutela ambientale e tanto meno alla particolare pregio, come i paesaggi agrari tipici e le
biodiversità, ma ne esiste uno, l’articolo 9, dedica- opere di infrastrutturazione del territorio che for-
to al paesaggio: “La Repubblica promuove lo sviluppo mano autentici documenti di civiltà3 (Fig. 1).
della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il pae- La Commissione Franceschini, con analisi e pro-
saggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. poste concrete ha rappresentato una svolta nella
In assenza di uno specifico punto dedicato all’am- considerazione di Beni culturali e Paesaggio, ma
biente1, questo articolo è diventato anche l’asse per ragioni diverse i suoi approfondimenti non
portante per il riconoscimento del diritto primario hanno sortito alcuna ricaduta politica o giuridica4.
a godere di un ambiente salubre2. In poche paro- La fondamentale Convenzione Europea del Pae- 215
le, costituzionalmente, in Italia il paesaggio inclu- saggio, sottoscritta nel 2000 a Firenze, definisce
derebbe anche il concetto di ambiente, ma in un nell’articolo 1 il paesaggio: “una determinata parte
significato antropocentrico, e utilitaristico, legato di territorio così come è percepita dalle popolazioni, il cui
strettamente a esigenze umane, cioè alla salute carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani
personale e delle comunità. La tutela del paesaggio e dalle loro interrelazioni”. Questo allarga i confini
Fig. 1. L’Altopiano delle è soggetta anche alla specifica legge n. 1497 del 29 concettuali del paesaggio stesso, altrimenti consi-
Mànie quale esempio di giugno 1939 “Protezione delle bellezze naturali”. derato solo come l’insieme dei caratteri naturali di
integrazione tra il paesaggio Nel 1967 la Commissione governativa d’indagi- un luogo, o solo nella sua dimensione estetica, e
naturale e quello antropico. ne per la tutela e la valorizzazione del patrimonio sotto tali ottiche valutato.
In Italia il paesaggio è oggi tutelato dal Codice gresso, un compromesso tra le visioni disciplinari
dei Beni culturali e del Paesaggio (d.lgs. 42/2004 attraverso rinunce e appropriazioni concettuali
e successive integrazioni e modificazioni) che, proprie di ciascuna visione, ma in cui sia impor-
nell’articolo 131, per Paesaggio intende “il territo- tante considerare adeguatamente i singoli apporti
rio espressivo di identità, il cui carattere deriva dall’azio- disciplinari e coordinarli ottenendo un “suono” in
ne di fattori naturali, umani e dalle loro interrelazioni”; uscita che sia il prodotto di una visione olistica.
questo viene tutelato “relativamente a quegli aspetti Questo lo si può ottenere attraverso un filtro che
e caratteri che costituiscono rappresentazione materiale e mantiene un carattere soggettivo e creativo, così
visibile dell’identità nazionale, in quanto espressione di come avviene con il lavoro del tecnico del suono
valori culturali” per “riconoscere, salvaguardare e, ove a un concerto o in una sala di incisione.
necessario, recuperare i valori culturali che esso esprime”5. Nelle prossime pagine il paesaggio verrà visto
Il Codice (art. 142) individua i beni d’interesse pa- nella sua componente vegetale alla luce della de-
esaggistico6 e, fra questi, grande importanza per finizione europea, in particolare dalla prospettiva
la loro rilevante estensione, hanno ecosistemi di della percezione, dove nella dizione originaria è
elevata naturalità, accanto a forme strettamente di- as perceived by people. Il criterio con cui si analizzerà
pendenti dall’uomo. Sono beni paesaggistici tutti i il paesaggio vegetale distingue la più ampia “per-
boschi7; in questi e molti altri casi, si tratta di siste- cezione” (attraverso tutti i sensi) dalla semplice
mi di habitat che riuniscono i valori sia della biodi- “visione”.
versità sia del paesaggio naturale e/o culturale. Il problema della percezione del paesaggio ha su-
La sostenibilità, di cui il codice dei beni culturali scitato l’interesse di diverse discipline: psicologia,
e paesaggistici fa cenno, si presta come chiave per fisiologia, ecologia, geografia, sociologia, pianifica-
valutare la gestione del territorio nelle sue com- zione urbana e architettura del paesaggio. Ognuna
ponenti del paesaggio e della biodiversità. Interes- di queste considera l’essenza della percezione in
sante al riguardo è la griglia proposta da Benedetta modo diverso, dal punto di vista del suo campo,
Castiglioni, con la scomposizione dell’approccio al contribuendo così alla creazione di molte teorie,
paesaggio in sei canali bipolari (Castiglioni 2007). tecniche e metodi che indagano questo fenomeno
Tre sono focalizzati sulla visione sistemica e tre su interdisciplinare (Szczepańska et al. 2013). La per-
quella identitaria: 1) tra visione settoriale e concet- cezione consiste nel processo dello sperimentare
to olistico; 2) tra puro aspetto visuale e “manife- informazioni organizzate e interpretate, estratte
stazione empirica della territorialità”; 3) tra luogo dalle sensazioni. Si tratta di una “attività svolta dal
eccezionale e paesaggio ordinario; 4) tra conser- cervello attraverso la quale interpretiamo ciò che
vazione/tutela e gestione delle trasformazioni; 5) i sensi ricevono. Non si tratta di una semplice se-
tra paesaggio elitario e paesaggio democratico; 6) gnalazione fattuale, ma tende a riferirsi ad associa-
tra risorsa da vendere e risorsa da vivere. zioni e aspettative già presenti nella mente” (Bell
La scomposizione può facilitare anche l’imposta- 2005, p. 207).
zione della pianificazione territoriale per cui, come La percezione è un aspetto dell’esperienza e que-
216 in un mixer musicale, il migliore effetto acustico sta è un aspetto qualitativo della coscienza, de-
in uscita si ottiene con un mix complessivo di li- scritta più comunemente come sensazione. Essa
velli scelti all’ingresso per ogni canale e non con è influenzata da fattori individuali, culturali della
il massimo livello per tutti. Per poter applicare il persona (people) e fisici del paesaggio. La realtà
quadro giuridico di tutela e valorizzazione, questo obiettiva e materiale del paesaggio è il punto di
mix va ricercato dopo avere esplorato e approfon- partenza della percezione. Esiste, inoltre, un equi-
dito la conoscenza del paesaggio attraverso un dia- voco linguistico: nella definizione originaria ingle-
logo tra tutte le competenze interessate, secondo se del paesaggio della Convenzione europea del
i criteri di una Scienza del Paesaggio8, in cui non paesaggio si usa il termine people che può avere
sia indispensabile raggiungere, già nella fase d’in- significati diversi ed essere perciò inteso come:
persona/e, popolo, gente, abitanti, ecc. Si presu- informazioni assunte dai diversi organi di senso;
me che tutte le persone siano da considerare validi accanto alla percezione visiva, sicuramente preva-
contributori ai significati che definiscono la qualità lente, non sono infatti da trascurare quella acu-
del paesaggio. Ogni persona percepisce un certo stica, olfattiva, tattile e gustativa. In questo senso
tipo di paesaggio; per esempio i birdwatcher perce- Landscape diventa Sensescape, ovvero la somma di
piscono il paesaggio in modo molto diverso dagli diversi paesaggi: Visualscape, Acousticscape, Haptic-
agricoltori, perché le loro attività li fa concentrare scape, Smellscape, Tastescape.
su realtà materiali diverse. Le qualità intrinseche Alla percezione si aggiunge tuttavia una elabo-
(età, genere, stato di salute, ecc.) e culturali del- razione e organizzazione delle informazioni che
le persone (nazionalità, background residenziale avviene integrando queste con le esperienze se-
[urbana o rurale], orientamento politico, religione, dimentate nella memoria, che, seppure in parte
grado di informazione sull’area, istruzione, espe- condivisa, è singolare e non può essere identica a
rienza professionale, classe e ruolo sociale, inte- nessun’altra. Inoltre, il paesaggio dell’autore non
resse economico, accesso al paesaggio [giornalie- può essere lo stesso paesaggio di chi abita nel Fi-
ro, occasionale, ecc.], familiarità con l’area, ecc.), nalese, la cui conoscenza del luogo si basa sulla
così come le loro attività (di carattere accademico, conoscenza sensoriale dello spazio, ma si costi-
lavorativo, affaristico, hobbystico, ecc.) influisco- tuisce anche attraverso l’abitudine a percorrerlo
no in modo significativo sulla percezione del pa- e a viverlo. Il percepente che abita nel Finalese
esaggio (van Heijgen 2013). Ovviamente queste non è solo spettatore, ma anche attore. Si inseri-
qualità cambiano nel tempo, così che anche la per- sce qui una percezione emozionale che inizia da
cezione del paesaggio, da parte della stessa perso- piccoli e diventa progressivamente psicogeogra-
na, può cambiare. La percezione del paesaggio è fica e affettiva (Lamedica, s.d.), come dimostrano
un’esperienza olistica e può essere studiata solo anche innumerevoli iniziative quali, ad esempio
attraverso la sua scomposizione in sottoprocessi, “I luoghi del cuore” del FAI. Si possono perciò
perché non sono disponibili metodi quantitativi creare mappe emozionali (Nold 2009; Stals et al.
adeguati per studiare un’esperienza olistica nella 2018), che evidenziano luoghi e altri elementi con
sua unità. Ciò che risulta particolarmente evi- valore identitario e si possono esprimere valuta-
dente, soprattutto in Italia, è la prevalenza di una zioni basate su esperienze sensoriali e orientate
“percezione sociale” del paesaggio, rispetto a una da indicatori e scale di valori estesi fra estremi
“percezione individuale”, forse col fine di eviden- negativi e positivi. L’attribuzione di un valore in
ziare un collegamento tra ogni comunità umana e questo processo valutativo dipende dal punto di
la qualità “identitaria” del paesaggio del territorio, vista disciplinare, ma può dipendere anche da in-
ma la percezione è un processo legato a un sog- teressi economici con scenari a breve, medio o
getto fisico e non a un ente immateriale come la lungo termine. Paesaggio, ambiente, biodiversità
popolazione. Sarebbe forse possibile riferirsi alla comprendono elementi e processi che svolgono
percezione prevalente o alla media delle percezio- ruoli differenti rispetto alle aspettative di diverse
ni di un insieme di persone, ma resterebbe il pro- categorie socio-economiche. Il turismo, da sem- 217
blema di una scelta delle persone chiamate a far pre collegato al paesaggio, dipende da risorse, che
parte dell’insieme e della sua rappresentatività. si possono considerare attrattori, ossia motori che
È comunque innegabile che si siano accreditate spingono il turista a lasciare la propria residenza
due visioni della percezione del paesaggio: la per- e lo attirano a visitare nuovi luoghi. Sono risorse
cezione individuale e quella sociale. storico-architettoniche e culturali (monumenti,
Il paesaggio vegetale descritto nelle prossime pa- manifestazioni, musei, prodotti enogastronomici,
gine è il paesaggio del Finalese percepito dall’au- ecc.) o risorse naturali (foreste, parchi, isole mino-
tore attraverso le sensazioni filtrate dalle sin- ri, spiagge, ecc.), ma anche intime connessioni fra
golarità della propria persona ed espresse come le due categorie.
Rese fruibili ai visitatori, le risorse diventano beni locale, sostenendo le produzioni tradizionali e
di consumo dotati di un influsso attrattivo che de- l’attività economica locale, creando o sviluppando
termina un incremento della domanda turistica. ecolabel di nuovi prodotti, nuovi modi di soggiorno
Allorché i visitatori vengono a conoscenza dei ca- etc.9. La conservazione è la ragione d’essere delle
ratteri peculiari e identitari di un territorio e sono aree protette, pertanto una “sovra-scrittura” degli
spinti dal desiderio di recarvisi, le risorse del siste- obiettivi del turismo sostenibile deve concorrere
ma territoriale possono diventare leve di svilup- alla conservazione delle aree protette per il lungo
po turistico, proprio per la capacità di richiamare periodo. Il concetto di turismo sostenibile è privo
clienti-consumatori (Putrino 2005). L’ecoturista è di significato se ciò non viene raggiunto. Per que-
alla ricerca di un ambiente, lontano dalla monda- sta ragione, gli obiettivi di conservazione devono
nità, il più integro possibile per poter vivere come essere mantenuti o riavviati e rafforzati, prima di
autentica la propria esperienza (Fig. 2). imbarcarsi su uno sviluppo del turismo.10
Ecoturismo, turismo culturale, heritage tourism,
sempre più spesso convergenti, pur in un conte- Il paesaggio vegetale del Finalese
sto di recessione economica, mostrano evidenti Secondo Pesaresi et al. (2014), applicando la clas-
segni di discreta espansione e possono contribuire sificazione bioclimatica mondiale di Rivas Marti-
al mantenimento di un presidio territoriale. nez (WBCS, http://www.globalbioclimatics.org),
In questa convergenza gli attrattori sono perciò il Finalese ricade prevalentemente nel macrobio-
luoghi un tempo dismessi e ora riscoperti, lembi clima “mediterraneo”, anche se lungo i fondivalle
di natura privi o quasi di tracce umane, elementi si assiste all’ingresso da nord del macrobioclima
del patrimonio culturale realizzati con tecniche temperato “fortemente submediterraneo” e alle
antiche, prodotti alla base delle identità territoriali, quote maggiori il macrobioclima è temperato,
che permettono forme di piacere semplici e genu- ma “debolmente submediterraneo”. Il regime è
ine (Caneva et al. 2013). Il paesaggio vegetale ligu- debolmente euoceanico (pluviostagionale); il ter-
re e con esso quello del Finalese, proprio per la motipo prevalente è mesomediterraneo superiore,
morfologia del territorio, possiede questo mix di localmente mesotemperato inferiore; l’ombrotipo
attrattori che spaziano dalla naturalità più o meno prevalente è subumido superiore e localmente, alle
spinta (pareti rocciose, corsi d’acqua, boschi ma- quote maggiori, umido inferiore. A Finale Ligure
turi) all’artificialità chiaramente segnata dalle atti- le precipitazioni medie annue assommano a 865
vità umane (prati, vigneti, oliveti). mm, mentre la temperatura media annua è di 14°C,
Il Finalese è interessato da diverse aree protette, con un periodo non accentuato di aridità estiva,
in primo luogo i siti della rete ecologica Natu- che interessa il mese di luglio, ma si può estendere
ra2000 classificati come Zone Speciali di Conser- tra la metà di giugno e la fine di agosto. Inoltran-
vazione (ZSC). Esso racchiude quasi per intero dosi all’interno e salendo di quota, oltre gli 800 m,
la ZSC IT1323201 Finalese-Capo Noli e piccole le precipitazioni annue aumentano e le tempera-
parti delle ZSC IT1323112 Monte Carmo-Monte ture diminuiscono, rispettivamente fino ai 1.300
218 Settepani e IT1323203, Rocca dei Corvi-Mao- mm e 8,9 °C del Colle del Melogno, dove l’aridità
Mortou, nonché piccole parti delle due aree pro- estiva si annulla. Nelle valli più incassate l’escur-
tette provinciali di Monte Grosso e delle Rocche sione termica diurna e quella annua si accentuano
Bianche. rispetto ai versanti dove il mare esercita un’azione
I progetti turistici sono possibili nei siti Natura mitigatrice. Al Colle del Melogno - a soli 10 km dal
2000 purché rispettino la biodiversità e gli obietti- mare - la stazione meteo, esposta sullo spartiacque Fig. 2. Il territorio finalese
vi della Direttiva 92/43. Si dovrà favorire la con- ai venti settentrionali, ha registrato anni con oltre con i suoi ampi spazi
certazione e il partenariato, sviluppando e realiz- 111 giorni di gelo, 15 giorni nevosi, 42 giorni di naturali è diventato sede di
zando progetti che rispondano a una strategia di durata della copertura nevosa e 255 cm di altezza attività sportive all’aperto
turismo sostenibile, tenendo conto della cultura della coltre nevosa (Rapetti, Vittorini 2013). ed ecoturistiche.
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0 1 2 3 km

Vegetazione potenziale
Nella pagina a fianco: A questo quadro, in cui il gradiente tra condizio- acclività superiore a 200%; vegetazione rupestre
Tav. 1. La vegetazione ni climatiche nettamente differenziate si sviluppa casmofitica e comofitica, sulle rocce affioranti.
potenziale del Finalese. nell’arco di pochi chilometri, corrisponde una ve- Dal punto di vista sinfitosociologico il territorio
getazione distinta in tre piani altitudinali: basale, appartiene alle serie delle seguenti alleanze: Fra-
Nella pagina seguente: collinare-submontano e (basso)montano. xino orni-Quercion ilicis a cui si riferisce gran parte
Tav. 2. La vegetazione
attuale del Finalese. La vegetazione potenziale, rappresentata nella car- della fascia basale; Luzulo luzuloidis-Fagion sylvaticae
ta di Tavola 1, che si osserverebbe se l’uomo non e Aremonio agrimonioidis-Fagion sylvaticae, alle quote
avesse trasformato il territorio11, sarebbe domina- più elevate, con il primo su suoli meno evoluti e
ta da una matrice di comunità forestali coerenti più poveri di nutrienti e il secondo su suoli più
con il quadro bioclimatico delineato: piano basale profondi e ricchi di nutrienti; Quercion pubescenti-
con netta prevalenza di foresta di leccio (Quercus petraeae e Carpinion orientalis alle quote intermedie.
ilex) e locali lembi di orno-ostrieto (con Fraxinus La vegetazione attuale, rappresentata in Tavola 2,
ornus e Ostrya carpinifolia); prevalenza di foreste di è ben più articolata e complessa rispetto a quella
roverella (Quercus pubescens) nel piano collinare; fo- potenziale12. Attualmente, le comunità forestali
resta di faggio (Fagus sylvatica) nel piano montano. più termofile sono rappresentate dalle leccete, che
Incastonate in questa matrice di vegetazione zo- si estendono fra i 25 e i 525 m di quota con due
nale, si evidenzierebbero comunità vegetali azo- varianti. Una variante più xerofila si osserva sul-
nali a minore estensione, condizionate da fattori le posizioni più soleggiate e aride, con suoli poco
edafici determinati da situazioni geomorfologiche evoluti, non di rado litosuoli, spesso con acclività
locali: vegetazione alofila dipendente dalla eleva- accentuata e prevalenti processi di dilavamento ed
ta concentrazione di cloruri nel substrato (sulle erosione. Un’altra variante meso-xerofila è inve-
spiagge) o nell’aerosol atmosferico (sulle falesie ce legata a condizioni relativamente più fresche
costiere); geosigmeto ripario-alluvionale dipen- e con maggiore disponibilità di nutrienti, su suoli
dente dalla disponibilità idrica superficiale lungo discretamente profondi, umosi e con lettiera ab-
i solchi d’impluvio; gariga-macchia mediterranea bondante tendente ad accumularsi fino a spes-
(talora con pino d’Aleppo), e cespuglieti sub- sori di alcuni dm; su substrato calcareo si ritrova
montani nelle zone soggette a erosione legate ad spesso in presenza di suoli “rossi mediterranei”.
Si tratta in ogni caso di boschi cedui, con pollo-
ni che, sorgendo da ceppaie spesso invecchiate,
Vegetazione zonale: raggiungono 8-12 m di altezza. Sovente la lecceta
ospita ornielli (Fraxinus ornus) e carpini neri (Ostr-
Vegetazione della lecceta ya carpinifolia) e più di rado castagni (Castanea sati-
va) e roverelle (Quercus pubescens), talora pini (Pinus
Vegetazione dei boschi misti meso-xerofili pinaster e P. halepensis), incuneandosi tra gli uliveti
su terrazzamenti contenuti da muretti a secco. Un
Vegetazione dei querceti submontani poco più all’interno, il leccio si arrampica tra i 400
e i 625 m d’altitudine, su versanti acclivi e ben so- 221
Vegetazione della faggeta leggiati formando boscaglie ora compatte e ora
Vegetazione azonale:
interrotte dalle rupi. Dall’esterno la lecceta è per-
cepita immediatamente per il colore verde scuro
Vegetazione litoranea psammoalofila e aeroalina delle sue chiome che permangono tutto l’anno a
contrastare il verde argentato degli olivi. Anche se
Vegetazione rupestre costiera e dell’interno non siamo di fronte ai boschi sacri di leccio, i lucus
degli antichi romani, di cui restano poche vestigia
Vegetazione riparia-alluvionale nell’Italia centrale, le sensazioni che si provano pe-
netrando all’interno sono quelle di boschi freschi
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0 1 2 3 km

Vegetazione attuale
e oscuri, dall’apparenza misteriosa, che conduco-
no la mente alle selve quasi impenetrabili, che per
Vegetazione azonale a condizionamento edafico: secoli ostacolarono la conquista dell’arco costiero
appartenuto ai Ligures.
Psammoalofila (01.01) e rupestre aeroalina (01.02)
In diverse situazioni gli aspetti meso-xerofili pre-
Rupestre litoranea non aeroalina (01.03) e rupestre interna (01.04) sentano una struttura biplana dovuta alla rapidità
di crescita degli ornielli e dei carpini che finiscono
Ripario-alluvionale (01.05), acquatica e di greto (01.06) per dominare su uno strato arborescente di lecci.
In questi casi le chiome disegnano sul paesaggio
Serie basale del leccio:
macchie di un verde più leggero e cangiante con
Macchia (02.01), Erico-Arbutetum (02.02), arbusteti a sclerofille (02.03) le stagioni.
Nel sottobosco, si notano scheletri di erica e cor-
Altre formazioni erbaceo-arbustive mediterranee in evoluzione (02.04) bezzolo, residui della macchia che ha preceduto il
bosco. Con la loro ombra avevano favorito la cre-
Leccete xerofile (02.05) e mesoxerofile (02.06)
scita del leccio, che, una volta divenuto albero, ha
Pineta costiera a pino d’Aleppo (02.07) contraccambiato, da ingrato, con un’ombra mor-
tale questi arbusti, che gli avevano fatto da bàlia.
Pineta costiera a pino marittimo (02.08) L’incedere in questi boschi, al di fuori dei pochi
sentieri è ostacolato dall’intrico di liane, come la
Serie dei querceti e dei boschi misti collinari (incl. aspetti di sostituzione):
robbia (Rubia peregrina), la smilace (Smilax aspera),
Arbusteti collinari a erica arborea (03.01), a ginestra (03.02), a rosa (03.03) la flammola (Clematis flammula), la vitalba (Clematis
vitalba), l’asparago selvatico (Asparagus acutifolius),
Boscaglie rupestri a leccio (03.04) l’edera (Hedera helix), la rosa sempreverde (Rosa
sempervirens) e il tamaro (Dioscorea communis), che
Stadi erbaceo-arbustivi collinari in evoluzione (03.05)
risalgono tra i rami in cerca di luce.
Castagneti mesofili (03.06) e acidofili (03.07) Assieme alle specie citate, nello strato arbustivo
troviamo poche piante di rappresentanti della
Querceti di rovere (03.08), neutro-calcicoli (03.09) e acidofili (03.10) macchia come lentisco (Pistacia lentiscus) terebin-
to (Pistacia terebinthus), tino (Viburnum tinus), mirto
Orno-ostrieti termofili (03.11) e meso-xerofili (03.12)
(Myrtus communis), fillirea (Phillyrea spp.), o specie
Pineta interna a pino marittimo (03.13) più sciafile come laureola (Daphne laureola), pungi-
topo (Ruscus aculeatus), cisti (Cistus spp.), ginestrella
Serie montana del faggio: (Osyris alba), alloro (Laurus nobilis), emero (Hippo-
crepis emerus), sparzio spinoso (Calicotome spinosa),
Prati-pascoli (04.01)
citiso trifloro (Cytisus villosus), caprifoglio (Lonicera
Corileti (04.02), arbusteti a ginestra (04.03) e acero-frassineti (04.06) etrusca, L. implexa).
Nello strato erbaceo, estremamente povero, sono 223
Faggete oligotrofe (04.04) e mesotrofe (04.05) frequenti cespi di asplenio nero (Asplenium onopte-
ris); alcune specie attirano l’attenzione per forme
Vegetazione chiaramente antropogena: e colori: ciclamini (Cyclamen hederifolium), anemoni
Rimboschimenti a pino nero (05.01) trifogliate (Anemonoides trifolia subsp. brevidentata),
viole di Dehnhardt (Viola dehnhardtii), orchidee
Boscaglie di robinia (05.02) e boscaglie costiere (05.03), interne (05.04) nido d’uccello (Neottia nidus-avis) e cefalantere (Ce-
phalanthera spp.).
Vegetazione sinantropica agricola (06.01) e delle aree insediate (07.01) Dal punto di vista fitosociologico le leccete del
Finalese sono state attribuite al Viburno-Quercetum
ilicis, associazione mediterranea a gravitazione oc- Sui substrati più poveri di calcio13, in posizioni
cidentale, anche se alcuni autori hanno successi- appena più interne rispetto alla linea litorale, l’uo-
vamente suggerito l’attribuzione all’associazione mo ha favorito qua e là il pino marittimo (Pinus
Cyclamino hederifolii-Quercetum ilicis. Tra le sclerofille pinaster), i cui popolamenti si percepiscono come
arboree occorre citare anche la sughera (Quercus macchie di un verde più carico (che ricorda il ver-
suber), di cui sono segnalati alcuni alberi isolati de “bandiera”14), con alberi più alti e imponenti,
nell’entroterra di Noli. dalle chiome più dense e aghi lunghi e robusti.
Il paesaggio “sempreverde” costiero e in parte In realtà tale percezione è quasi ovunque svanita
dell’entroterra del Finalese è segnato dal leccio a causa degli attacchi di parassitari e gli incendi.
e dagli olivi, ma anche dai popolamenti di pini Fitosociologicamente le pinete a pino marittimo
mediterranei. Tra questi il pino d’Aleppo (Pinus sono state attribuite all’associazione Erico arboreae-
halepensis) domina sui substrati calcarei, più ari- Pinetum pinastri, ma, per la scarsa caratterizzazio-
di e caldi, dove si è diffuso colonizzando anche ne del sottobosco, che richiama quello dei boschi
le chiare rupi strapiombanti sul mare, grazie alla preesistenti, rappresentano probabilmente una fa-
sua resistenza ai sali dell’aerosol e ai venti. Il pino cies antropogena persistente di altre associazioni
d’Aleppo ha sostituito il leccio e ha costituito bo- dominate da latifoglie (Fig. 3).
schi aperti, luminosi, dove la percezione è rivol- Sul litorale, alberi isolati o raggruppati di pino
ta visivamente al verde chiaro dei corti aghi, ma domestico o pino da pinoli (Pinus pinea), impro-
soprattutto alla spettacolare forma sciabolata, a priamente chiamato pino marittimo per la sua col-
bandiera o contorta degli alberi slanciati coi fusti locazione prevalente, con tipico aspetto a candela-
inclinati verso la luce, mentre la resina delle co- bro o a ombrello, pongono con la loro imponenza
nifere e gli oli essenziali delle piante di macchia e plasticità formale una firma identitaria alla tela
profumano l’aria conferendole quella freschezza del paesaggio.
che agevola la respirazione. Tra il piano basale e quello montano si estende
Nel sottobosco si osservano le fioriture dei cisti un’ampia fascia occupata da una notevole varietà
(Cistus salvifolius, C. monspeliensis e C. creticus) e di di boschi di latifoglie eliofile. Si evidenziano bo-
altre specie tipiche della macchia e della gariga: schi misti con alte percentuali di orniello e car-
rosmarino (Salvia rosmarinus), timo (Thymus vul- pino nero, castagneti e in minor misura boschi di
garis), ginepro rosso (Juniperus oxycedrus), dafne rovere e di roverella.
gnidio (Daphne gnidium), asparago selvatico, smi- Piena rispondenza alla potenzialità naturale sui
lace, erica (Erica arborea), mirto, lentisco, alaterno, suoli a reazione acida hanno i boschi di rovere
terebinto, fillirea, leccio. Non di rado si osserva (Quercus petraea). Si tratta di comunità mesofile,
una struttura biplana con la lecceta nello strato preferenti suoli silicei e asciutti, che non hanno
inferiore e la pineta in quello dominante. Adden- subito la sostituzione con il castagneto e sono ri-
trandosi un poco all’interno, si trovano comunità conducibili fitosociologicamente all’associazione
miste con pino d’Aleppo e pino marittimo, oltre Physospermo cornubiensi-Quercetum petraeae, caratte-
224 che con una maggiore frequenza di orniello, car- rizzati dalla presenza di fisospermo della Corno-
pino nero o leccio. Fitosociologicamente la pi- vaglia (Physospermun cornubiense) e anemone trifo-
neta a pino d’Aleppo è attribuita all’associazione gliata. Il paesaggio qui si denota per gli alberi dritti
Junipero oxycedri-Pinetum halepensis, svolge un ruolo e slanciati ben distanziati, con chiome non ecces-
di paraclimax, sostituendo a lungo la lecceta, ed è sivamente dense, che consentono un discreto
mantenuta dal passaggio del fuoco a intervalli ap- sviluppo degli strati basso arbustivo ed erbaceo:
prossimativamente trentennali. Il fuoco con le sue biancospino (Crataegus monogyna), spinocervino
temperature elevate provoca l’apertura delle picco- (Amelanchier ovalis), prugnolo (Prunus spinosa), ligu-
le pigne, favorendo la disseminazione del pino e la stro (Ligustrum communis), ginepro (Juniperus commu-
sua competizione nei confronti delle latifoglie. nis), pero selvatico (Pyrus communis); erba lucciola
(Luzula spp.), avenella (Avenella flexuosa), paleo di questi querceti si è ridotta considerevolmente
(Brachyodium spp.), scorodonia (Teucrium scorodo- così come la loro escursione altitudinale limitata 225
nia), raponzolo a foglie di scorzonera (Phyteuma alla fascia compresa fra 125 e 375 m, ma in alcuni
italicum), consolida tuberosa (Symphytum tuberosum), castagneti abbandonati, la rovere ha dato timidi
primula (Primula vulgaris), latiro (Lathyrus linifolius) segni di ripresa.
Fig. 3. Pineta costiera a
e diverse altre specie acidofile. Alla rovere si ac- I querceti di roverella (Quercus pubescens), rico-
pino marittimo (Pinus compagnano altre specie arboree come acero di prono tratti di versante compresi fra 25 e 675 m
pinaster) e pino d’Aleppo monte (Acer pseudoplatanus), acero campestre (Acer di quota; sono connotati da alberi più contorti,
(Pinus halepensis) sulla campestre), ciliegio (Prunus avium), salicone (Salix con rami sinuosi, facilmente riconoscibili nella
falesia del Malpasso presso caprea), talora pioppo tremolo (Populus tremula) e stagione invernale per il mantenimento di una
Capo Noli. cerro (Quercus cerris). Purtroppo, oggi la superficie densa chioma disseccata sui rami, pronta a esse-
re sostituita da nuove foglie a primavera. Si tratta ostrieti più mesofili, collocati alle quote superiori
sempre di boschi cedui, la cui forma di governo e più internamente, ospitano invece elementi dei
non permette il magnifico sviluppo a cui potreb- boschi di faggio: geranio nodoso (Geranium no-
be giungere la specie. Sono comunità forestali dosum), mercorella (Mercurialis perennis), anemone
xero-termofile che prediligono terreni calcarei, in trifogliata, barba di capra (Aruncus dioicus), falsa
grado di colonizzare suoli aridi, quasi nudi, così ortica (Lamium galeobdolon subsp. flavidum), eufor-
come di riconquistare prati e coltivi abbandona- bia bitorzoluta, epatica (Hepatica nobilis), sanicola
ti; alle quote inferiori tendono a infiltrarsi nella (Sanicula europaea), ecc. La percezione paesaggisti-
lecceta e nell’orno-ostrieto, senza possibilità di ca degli orno-ostrieti evidenzia aspetti che varia-
prevalere. Comprendono due aspetti, di cui uno no relativamente con le stagioni, ma che appaiono
relativamente acidofilo e più mesofilo e l’altro più sempre con colori chiari soprattutto quando pre-
termofilo, riferibile quest’ultimo all’associazione vale l’orniello e relativamente più scuri, ma bril-
Rubio peregrinae-Quercetum pubescentis, caratterizzata lanti, quando invece è il carpino a dominare.
da laureola, viole (Viola spp.), euforbia bitorzoluta Il castagneto da frutto conferiva un tocco par-
(Euphorbia dulcis), melica comune (Melica uniflora), ticolare al paesaggio: l’ampia chioma globosa, i
robbia, tanaceto (Tanacetum corymbosum), fragola tronchi di grandi dimensioni, che diventano spes-
selvatica (Fragaria vesca), rosa selvatica (Rosa spp.), so irregolari con gli innesti e cavi con l’avanzare
erba lucciola (Luzula spp.), erica arborea, brugo dell’età, sono quasi un ricordo del passato, le cui
(Calluna vulgaris), corbezzolo (Arbutus unedo); alla testimonianze, diventate sempre più rare, ci la-
roverella si possono unire nello strato arboreo or- sciano sempre meravigliati. Oggi il castagneto si
niello, acero campestre, leccio, pino marittimo. estende con due varianti, a diversa termofilia, da
Più diffusi ed estesi sono gli orno-ostrieti, boschi 30 a 850 m di quota, quasi ovunque come bosco
misti con prevalenza dell’orniello (Fraxinus ornus), ceduo, su suoli poveri di calcio o comunque a re-
favorito nelle stazioni più aride, e del carpino azione tendenzialmente acida. I versanti oggi oc-
nero (Ostrya carpinifolia), preferenzialmente nel- cupati dai cedui di castagno erano probabilmente,
le stazioni più fresche; entrambe le specie sono prima del Medioevo, dominati dalla rovere e se-
spesso accompagnate, in percentuali variabili, da condariamente dalla roverella e dal leccio.
roverella, leccio, faggio e castagno. Nel Finalese si I boschi di castagno, piuttosto estesi, presentano
estendono tra 25 e 950 m di quota con due aspetti un sottobosco poco caratterizzato che richiama
differenti legati alle condizioni climatiche. Si tratta quello delle comunità forestali preesistenti (prin-
di comunità forestali il cui ruolo e la cui origine e cipalmente, ma non solo, i querceti di rovere),
naturalità, in Liguria, sono oggetto di discussioni con una frequenza maggiore di mirtillo (Vaccinium
tra gli studiosi; certamente oggi si presentano tut- myrtillus), ginestra (Genista sp.), brugo (Calluna vul-
te mantenute dalla ceduazione continua; ospitano garis), erica (Erica spp.), corbezzolo, vitalba e felce
una elevata densità di alberi e, a causa dell’abban- aquilina (Pteridium aquilinum). Lo strato arboreo è
dono delle attività selvicolturali, appaiono spesso prevalentemente monospecifico, con aspetti loca-
226 come cedui invecchiati. Gli orno-ostrieti termo- lizzati in cui al castagno si accompagnano orniel-
fili e neutro-basifili del Finalese, che occupano i lo, carpino nero, rovere, acero montano, ciliegio,
versanti meglio esposti, su suoli superficiali e poco leccio (alle quote inferiori) e faggio (alle quote
evoluti, si distinguono dagli altri orno-ostrieti liguri superiori). Fitosociologicamente è possibile attri-
per un sottobosco piuttosto povero di specie, con buire la maggior parte dei castagneti all’associa-
diversi elementi dei Pistacio-Rhamnetalia, comuni zione Teucrio scorodoniae-Castanetum sativae, descritta
nella lecceta: leccio, emero, pungitopo, asparago per la Toscana settentrionale. La percezione visiva
selvatico, robbia, ecc. Sotto il profilo fitosociolo- dall’esterno del paesaggio dominato dai castagne-
gico possono essere compresi nella suballeanza ti cedui è di una distesa relativamente omogenea
Campanulo mediae-Ostryenion carpinifoliae. Gli orno- che scandisce l’alternarsi delle stagioni, dominata
dal grigio dei fusti spogli in inverno, a cui segue il d’oro (Solidago virgaurea), lattuga montana (Prenan-
verde chiaro delle gemme in fase di germogliazio- thes purpurea), felce femmina (Athyrium filix-femina),
ne a primavera, il completamento di una distesa felce maschio (Dryopteris filix-mas). Chiunque, im-
ondulata verde, delle chiome, tra maggio e giu- mergendosi nella faggeta, può provare sensazioni
gno, la comparsa delle lunghe infiorescenze ma- eccezionali soprattutto all’inizio della primavera,
schili erette di colore chiaro tra giugno e luglio, quando gli alberi sono ancora spogli e, ai piedi dei
l’imbrunire delle foglie in autunno e la loro caduta tronchi e tra le residue chiazze di neve, fioriscono
a chiudere il ciclo. Ma anche chi percorre l’interno le geofite, specie con bulbi o rizomi sotterranei,
del castagneto prova forti sensazioni stagionali: la che approfittano della luce al suolo per riprodursi
piena visibilità in inverno, con il fruscio dei passi precocemente, dotarsi subito dopo di foglie e, in
sulle foglie secche che rompe il silenzio; le fioritu- qualche caso, scomparire prima dell’estate: buca-
re precoci di primule, anemone, epatica, dentaria neve (Galanthus nivalis), dentarie (Cardamine spp.),
e altre geofite nei primi mesi della primavera, il polmonaria (Pulmonaria spp.), erba trinità (Paris
penetrante odore dolciastro, non a tutti gradito, quadrifolia), sigillo di Salomone (Polygonatum spp.)
delle infiorescenze maschili a inizio dell’estate; il tracciano spunti vivaci di colore sull’umida lettie-
richiamo goloso e invitante delle castagne che oc- ra di foglie. L’estate offre invece il verde brillante
chieggiano dai ricci semiaperti. delle chiome e il fresco che rigenera dalla calu-
La foresta demaniale del Melogno, adagiata sui ra esterna, mentre in autunno compaiono nuovi
versanti padani dell’alta Val Bormida, travalica lo colori e sensazioni: il giallo seguito dall’indefinito
spartiacque e scende con i suoi margini verso il colore, quasi arancione, delle foglie che imbru-
bacino tirrenico sino a raggiungere, nelle posizioni niscono, così come lo scricchiolio dei passi sulle
più fresche, i 550 m. Le faggete si estendono qua- foglie e sulle faggiòle appena cadute o il profumo
si ininterrotte presso il crinale che decorre lungo dei funghi che possiamo scovare non lasciano in-
la direttrice Melogno-Madonna della Neve-Bric differenti nessuno.
Chioggia-Pian dei Corsi, in parte convertite a fu- Non si possono dimenticare le formazioni riparie
staia e in parte ancora governate a ceduo (Fig. 4). che decorrono lungo i corsi d’acqua con ontani,
Se ne distinguono due aspetti: uno oligotrofo, su pioppi e salici; fitosociologicamente sono riferi-
suoli relativamente più poveri di nutrienti e aridi, bili ad alleanze come Alnion glutinosae (o l’Osmundo
e uno mesotrofo su suoli più freschi e ricchi di regalis-Alnion glutinosae), Alnion incanae, Salicion apen-
nutrienti. Fitosociologicamente il primo aspetto nino-purpureae, Populion albae. Purtroppo, gli inse-
è attribuibile all’associazione Luzulo pedemontanae- diamenti di fondovalle hanno distrutto gran parte
Fagetum sylvaticae e il secondo al Trochiscantho nodiflo- di queste formazioni, che, pur ridotte a lunghe e
ri-Fagetum sylvaticae. sottili cinture a causa della morfologia complessi-
Lo strato arboreo è pressoché monospecifico do- vamente montuosa, svolgevano un ruolo ecologi-
minato dal faggio che, talvolta, esibisce alberi di co essenziale e contrassegnavano con una cortina
discrete dimensioni; di rado si osservano sorbo di alti alberi la linea dell’impluvio, un solco identi-
montano, sorbo degli uccellatori, maggiociondolo, tario che univa e al tempo stesso separava i paesi, 227
castagno; lo strato arbustivo è rado e con pochis- i territori, le comunità.
sime specie, quali il mirtillo; nello strato erbaceo Prati e coltivi abbandonati sono stati conquista-
si osservano erba lucciola (Luzula spp.), cannella ti da diverse boscaglie d’invasione, inclusi rari
dei boschi (Calamagrostis arundinacea), avenella fles- aspetti con noccioli arborescenti (corileti del Co-
suosa, anemone trifogliata, fisospermo, angelica rylo avellanae-Populion tremulae), acero montano e
minore (Trochiscanthes nodiflora), veronica a foglie frassino; qua e là, soprattutto in zone che hanno
di ortica (Veronica urticifolia), geranio nodoso, ra- subito movimentazioni di terra e altri interventi di
ponzolo ovato (Phyteuma ovatum), caglio dei boschi disturbo della vegetazione, si sono insediate bo-
(Galium sylvaticum), euforbia bitorzoluta, verga scaglie di robinia (riferibili all’alleanza Bryonio-Ro-
228
binion), quasi impenetrabili, che si evidenziano nel ammodernamento della strada “Aurelia”, insedia-
paesaggio al momento della loro fioritura, molto menti balneari, terrapieni, ripascimenti, espansio-
apprezzata da api e apicoltori, ma che rappresen- ne edilizia, etc.).
tano un ostacolo alla regolare evoluzione verso Se questi aspetti o, meglio, se la loro mancanza
comunità vegetali autoctone. Le comunità fore- sfugge alla maggior parte delle persone, non può
stali sono completate da popolamenti originate sfuggire il fascino delle rupi costiere tra Capo Noli
dalla chiara volontà dell’uomo, frutto di politiche e la Caprazoppa. Tra il mare e il limite superiore,
territoriali del passato: si tratta di alcuni rimbo- oltre il quale si attenua il condizionamento inari-
schimenti di pino nero (Pinus nigra), realizzati, fra dente dei cloruri presenti nell’aerosol marino, tro-
350 e 850 m di quota, quando le conifere erano viamo una comunità casmofitica aeroalina propria
viste come essenziali nel ruolo di miglioramento delle falesie calcaree marittime del Mediterraneo,
del suolo e protezione dei versanti. Nel paesag- caratterizzata da finocchio di mare (Crithmum ma-
gio rappresentano una macchia di verde scuro ritimum) e dallo statice ligure (Limonium cordatum),
persistente in ambito submontano, che contrasta endemico esclusivo della costa ligure-provenzale,
con i colori cangianti dei boschi di latifoglie. Pur compresa tra Portofino e Nizza. Qui si trovavano
essendo apprezzate dalle comuni persone, come gli aspetti meglio conservati dell’associazione Cri-
la maggior parte delle pinete, necessiterebbero thmo maritimi-Limonietum cordati, ma ora anch’essi
interventi finalizzati a far gradualmente prevalere hanno subito impoverimenti e alterazioni legati ai
le giovani piante di latifoglie che si ritrovano nel diversi interventi di messa in sicurezza della strada
sottobosco. litoranea e di protezione dall’erosione e dalle ma-
La componente boschiva prevale nettamente nel reggiate. Dove l’azione aeroalina diretta si riduce
paesaggio del Finalese, ma anche gli aspetti arbu- ulteriormente per poi venire a mancare, alle quote
stivi ed erbacei possono essere rilevanti. Le loro superiori delle falesie e nelle parti più interne o
variazioni dipendono dallo stadio di sviluppo riparate, sulle rupi e sugli accumuli detritici, talora
nell’ambito della successione dinamica, dal con- con depositi azotati o fosfatici (apportati soprat-
dizionamento del substrato o di altri fattori, dal tutto dai gabbiani), si sviluppano formazioni alo-
gradiente altitudinale e da quello termico. Sulle tolleranti, rupicole e glareicole o comunque legate
spiagge restano ormai pochi frammenti della ve- a litosuoli estremamente sottili, a prevalenza di
getazione psammoalofila, riferibili all’Euphorbion specie comofitiche e camefitiche e, in minor misu-
peplis, un tempo meglio rappresentata. Fino alla ra, casmofite, nano- e micro-fanerofite. Tra le spe-
prima metà del secolo scorso il giglio di mare (Pan- cie più evidenti troviamo: cineraria marittima (Ja-
cratium maritimum), una delle più belle piante delle cobaea maritima subsp. maritima), fiordaliso tirreno
spiagge, fioriva abbondantemente lungo il litorale (Centaurea aplolepa), violaciocca (Matthiola incana),
tra Spotorno e Albenga, tanto che i ragazzi face- cavolo delle rupi (Brassica montana), barba di Giove
vano battaglie lanciandosi i suoi bulbi. Oggi se ne (Anthyllis barba-jovis), euforbia arborea (Euphorbia
può osservare solo una dozzina di piante presso la dendroides), malvone delle rupi (Malva subovata),
spiaggia del Malpasso, ma si tratta di piante rein- convolvolo di Capo Noli (Convolvulus sabatius), 229
trodotte e accudite, e alla base del promontorio campanula di Savona (Campanula sabatia). Fra que-
della Caprazoppa; nella stessa spiaggia del Malpas- ste, rivestono un ruolo particolare le formazioni a
so resta l’unica popolazione di Polygonum robertii, euforbia arborea specie mediterranea occidentale
una delle poche superstiti in ambito nazionale e per cui la Liguria costituisce il limite nord-orientale.
anche in questo caso si tratta di pochissime pian- Il suo comportamento estivante determina un
te, che subiscono ogni maltrattamento possibile. contrasto di colori nel paesaggio costiero: chiome
Fig. 4. La faggeta della Sono questi solo due esempi dell’impoverimento verdi in inverno, rosso fuoco in tarda primavera,
Barbottina presso il Colle del floristico dei litorali, legato alle trasformazioni poi gialle e infine assenti in estate. Si tratta di un
Melogno. del territorio (costruzione della linea ferroviaria e relitto terziario, che decine di milioni di anni fa,
in un clima tropicale, era diffuso in un’area molto
più ampia dell’attuale, e che scomparve da gran
parte del suo areale per le glaciazioni quaternarie.
È una tipica specie elio-xerofila di ambienti che
hanno perso la copertura arborea, dove colonizza
soprattutto i versanti scoscesi, ben soleggiati.
È una specie ittiotossica, impiegata fin dall’anti-
chità in tutti paesi costieri del Mediterraneo per
la cattura di pesci nei torrenti. Si narra che, al
Malpasso, i briganti ne facessero un uso diverso,
gettando delle vesciche ripiene del lattice caustico
di questa euforbia sugli occhi dei cavalli, così da
far precipitare le carrozze nei dirupi e poter de-
predare i viaggiatori. Fitosociologicamente le co-
munità a euforbia arborea della Liguria sono state
descritte come associazione Rhamno-Euphorbietum
dendroidis e rappresentano aspetti piuttosto stabili
di contatto catenale tra le formazioni rupestri vere
proprie e la gariga, da un lato, e la tipica macchia
densa a sclerofille dall’altro. Questa associazione
rientra nell’alleanza termomediterranea dell’Oleo-
Ceratonion (cioè del paesaggio a olivastro e carru-
bo, più termofila rispetto alla serie di vegetazione
del leccio), altre comunità costiere relativamente
termomediterranee, con cineraria marittima, eli-
criso (Helichrysum italicum, H. stoechas) e barba di
Giove rientrano nell’Anthyllidion barbae-jovis.
Le rupi del Finalese, delle strapiombanti pareti,
così apprezzate dai rocciatori, ospitano specie di
eccezionale valore scientifico e al tempo stesso di
grande attrazione per la loro bellezza; se ne pos-
sono citare due: la campanula di Noli (Campanula
isophylla) e la già citata Campanula di Savona. La
prima è un endemismo puntiforme quasi esclusi-
vo della Pietra di Finale, che allo stato spontaneo
cresce, procombente sulle rocce, in un tratto di
230 pochi chilometri tra Capo Noli e Borgio Verezzi,
ravvivando con i suoi fiori azzurri il paesaggio in
estate e autunno. È così bella che ha suscitato un
eccezionale interesse presso i floricoltori, che ne
hanno derivato cultivar con fiori a diverse tonalità
di blu o totalmente bianchi o malva; in ambito in-
ternazionale viene indicata con diversi nomi signi-
ficativi, come Italian bellflower (campanula italiana),
star of Bethlehem (stella di Betlemme), falling stars
(stelle cadenti) (Fig. 5).
La campanula di Savona è endemica di un’area un nalese stesso ha svolto un millenario ruolo storico,
poco più ampia, che si estende tra Bergeggi, l’Iso- sovente da protagonista, con lo sguardo sempre
la Gallinara e il Monte Castell’Ermo, ma è con- rivolto a occidente. Essa si presenta con aspetti
siderata tra le specie minacciate di estinzione, di diversi anche in relazione al passaggio del fuoco
interesse prioritario per l’Unione Europea. e al tempo che è intercorso dall’ultimo incendio.
Le comunità propriamente rupestri sono contras- Nelle zone in cui questo è più recente, si osserva
segnate da piccole felci, come asplenio tricomane una macchia bassa a cisti - cisto con foglie sessili,
(Asplenium trichomanes), cedracca (Asplenium cete- cisto di Montpellier, cisto femmina - piante i cui
rach), capelvenere (Adiantum capillus-veneris), e pic- semi resistono a elevate temperature e su un terre-
cole crassulacee, come le borraccine (Sedum spp.) no, privo di altre piante, germinano prontamente
e l’ombelico di Venere (Umbilicus rupestris), ma si in grande abbondanza; meno frequenti sono gli
distinguono per la presenza di una varietà locale aspetti a rosmarino, pianta molto nota, che in Li-
(var. finalensis) del raro dente di leone delle Apuane guria, tuttavia, solo in poche località connota la ve-
(Leontodon anomalus). Queste comunità sono rife- getazione naturale; diffusi sono anche gli aspetti di
ribili fitosociologicamente alla classe Asplenietea macchia bassa a lentisco, mirto, terebinto, sparzio
trichomanis, di ampia diffusione, ma con aspetti del spinoso, alaterno, dafne gnidio, camedrio frutico-
paesaggio vegetale peculiari, a carattere fortemen- so (Teucrium fruticans), ginestra (Spartium junceum),
te identitario. più o meno densa, e quella gradualmente più alta
Nelle garighe dei substrati detritici troviamo aspet- e continua, con prevalenza di erica arborea e cor-
ti molto interessanti, con specie mediterranee a bezzolo, viburno, fillirea o leccio. I diversi aspetti
gravitazione occidentale, rare in Italia, come l’afil- di macchia sono stati inquadrati di volta in volta in
lante (nome locale Brancò) e la coris di Montpel- diverse alleanze fitosociologiche: Ericion arboreae,
lier, assieme ad altre specie a più ampia diffusione, Rosmarinion, Oleo-Ceratonion, ecc. L’ultimo stadio
quali eliantemo italico (Helianthemum oelandicum della successione dinamica, su suoli più profondi
subsp. italicum), giaggiolo tirrenico (Iris lutescens), e strutturati, prima dell’aspetto propriamente bo-
fiordaliso ovoide (Leuzea conifera), cupidone azzur- schivo, è rappresentato dal forteto, dove le piante
ro (Catananche caerulea), lavanda (Lavandula , timo, di leccio, cresciute all’ombra nella macchia, hanno
santoreggia (Satureja montana), elicriso (Helichrysum preso un netto sopravvento.
italicum, H. stoechas), rosmarino, ruta (Ruta chalepen- La gariga e le radure della macchia, soprattutto i
sis), lino stellato (Lysimachia linum-stellatum), boc- pratelli e i percorsi terofitici, che le attraversano,
cione (Urospermum dalechampii), sonaglini maggiori ospitano numerose specie di orchidee, in partico-
(Briza major), paleo rupestre (Brachypodium rupestre). lare di serapidi (Serapias spp.) e ofridi (Ophrys spp.),
Fitosociologicamente, parte di questi aspetti è in- i cui particolari fiori, incuriosiscono gli escursio-
quadrabile nell’Helianthemo-Aphyllanthion, e costitu- nisti per la loro imitazione di api, bombi e ragni,
isce uno dei primi stadi della successione dinami- nonché la forma del ginostemio che in alcune
ca che porta alla lecceta. La gariga, forse ancor più specie ricorda un uccellino che si specchia. Si è
che la macchia, conferisce al territorio costiero del detto che la gariga è il tripudio dei colori liguri- 231
Finalese quel carattere cromatico e formale che lo provenzali, ma la gariga e la macchia sono anche
colloca in modo chiaro e luminoso nel paesaggio il paradiso dei profumi. Il paesaggio è percepito
ligure-provenzale, un contesto identitario, geo- immediatamente attraverso l’olfatto, stimolato da-
graficamente più limitato e ben distinto da quello gli aromi degli oli essenziali che si volatilizzano in
mediterraneo. aria, soprattutto nei momenti più caldi; ogni pian-
Fig. 5. Fioritura della Questo non significa che la macchia sia meno ta ha una propria firma olfattiva, con sentori più
campanula di Noli importante nel connotare il paesaggio, tuttavia la delicati o più robusti, dettata da miscele complesse
(Campanula isophylla), macchia accomuna il tratto costiero del Finalese a di centinaia di molecole diverse: timo, rosmarino,
specie endemica del Finalese. un contesto mediterraneo più ampio, in cui il Fi- santoreggia, ruta, mirto, lentisco, ginestra sono
solo alcune delle essenze che contribuiscono a Dal punto di vista fitosociologico si tratta di diver-
questo paesaggio apparentemente “immateriale”. se associazioni inquadrabili in differenti alleanze,
La macchia dà sensazioni di paesaggio aperto che fra le quali Hypochoeridion achyrophori (ma con ele-
permette allo sguardo di aprirsi su contrasti cro- menti del Trachynion distachyae), Oryzopsion miliaceae,
matici e formali tra il verde ondulato o spazzolato Hyparrhenion hirtae.
dal vento della macchia stessa, l’azzurro disteso Nel piano collinare e montano, all’incirca tra 500 e
del mare e il bianco verticale o lineare, talora ro- 1.000 m di quota, si trovano altre formazioni erba-
sato, delle falesie. cee di scarsa estensione, un tempo più estese, uti-
La macchia a erica e corbezzolo, che sopporta an- lizzate, talvolta come prato-pascolo, ricche di spe-
che condizioni di maggiore freschezza, si addentra cie, sovente invase da arbusti e specie prenemorali
anche nell’interno, salendo sino a 625 m di quota, legnose che, tendono a espandersi in assenza di
ma nella fascia collinare sono altri, gli aspetti ar- un utilizzo da parte dell’uomo. Questi aspetti sono
bustivi secondari, che hanno colonizzato le aree fitosociologicamente riferibili principalmente alle
disboscate, e quelli primari, legati a condizioni di alleanze Arrhenatherion elatiori, Bromion erecti. Sep-
elevata acclività: si possono osservare formazio- pure di estensione ridotta rispetto alle altre comu-
ni a ginestra di spagna, a ginestra dei carbonai, a nità vegetali, le formazioni erbacee svolgono un
rosa e sanguinello; in una piccola area intorno ai ruolo nel paesaggio, interrompendo visivamente
600 m è segnalata anche una formazione a gine- la distesa verde dei boschi e delle macchie e testi-
stra cinerina, che sarebbe al suo limite orientale in moniando, nella maggior parte dei casi, gli inter-
Liguria, ma merita una conferma. Fitosociologi- venti dell’uomo finalizzati a sfruttare le risorse del
camente, questi aspetti sono riferibili alle alleanze territorio nell’ambito di una ruralità che, nell’en-
Genistion tinctorio-germanicae, Sarothamnion scopariae, troterra di Finale, si sta pian piano perdendo.
Pruno-Rubion ulmifolii, Cytision sessilifolii e svolgono Diversa è la situazione della vegetazione sinantro-
ruoli differenti nelle serie dei boschi di latifoglie pica, legata ai muretti a secco e alle “fasce” sulle
termofile. quali si assiste a una lieve ripresa delle coltivazio-
Il mosaico del paesaggio vegetale naturale è com- ni di viti, olivi e, in qualche caso, agrumi (tra cui
pletato da piccole tessere con formazioni erbacee. il prezioso ‘pernambucco’) e altri fruttiferi, sulla
Nel piano basale, con riferimento alla serie dina- via tracciata dal finalese Giorgio Gallesio, autore
mica del leccio, troviamo pratelli dominati da spe- di capolavori come “Pomona italiana” e “Traité du
cie prevalentemente a ciclo annuo, quali costolina citrus” (Fig. 6).
annuale (Hypochaeris achyrophorus), trifoglio stella- Qui oltre alle comunità proprie dei muri in pietra,
to (Trifolium stellatum), centauro giallo (Blackstonia simili a quelle delle rupi, ma con una maggiore
perfoliata), sonaglini maggiori, paleo annuale (Bra- evidenza di valeriana rossa (Centranthus ruber) e pa-
chypodium distachyon), logliarello ruderale (Catapo- rietaria (Parietaria judaica, P. officinalis), si osservano
dium rigidum) e borraccine, e formazioni termofile aspetti nitrofili e di orlo tipici delle terre lavorate,
con specie prevalentemente perenni quali miglio dei ruderi e dei margini di vie e sentieri; negli im-
232 azzurrino (Piptatherum coerulescens), barboncino me- pluvi e nei ristagni d’acqua presso case e campi
diterraneo (Hyparrhenia hirta), paleo delle garighe si sviluppano canneti dominati da canna comune
(Brachypodium retusum), melica di Magnol (Melica ci- (Arundo donax), un tempo assai utilizzata nei colti-
liata subsp. magnolii), miglio multifloro (Oloptum mi- vi come sostegno a diversi ortaggi.
liacea), trifoglio bituminoso (Bituminaria bituminosa),
Fig. 6. La successione delle
erba mazzolina (Dactylis glomerata), asterisco spi- Processi del passato e attuali del paesaggio colture a vite e olivo sul
noso (Pallenis spinosa), asfodelo (Asphodelus spp.), vegetale versante terrazzato della
finocchio selvatico (Foeniculum vulgare), carlina Il confronto tra la vegetazione potenziale e quella valle dell’Aquila sottostante
raggio d’oro (Carlina corymbosa), convolvolo rosso attuale evidenzia profonde trasformazioni avve- alla chiesa dei “Cinque
(Convolvulus althaeoides). nute con processi governati o innescati dall’uomo campanili” a Perti.
in periodi che si estendono dal Neolitico sino ai
giorni nostri.
Non poteva essere altrimenti, considerando che
il Finalese, con centinaia di caverne e un gran nu-
mero di giacimenti archeologici, ha fornito una
messe di materiali che testimonia, a partire da
350.000 anni fa, l’assidua frequentazione dei no-
stri progenitori, l’Homo heidelbergensis del Paleoliti-
co inferiore e l’Homo neanderthalensis del Paleolitico
medio. La Grotta delle Fate ha dato alla luce, tra
l’altro, i resti di migliaia di orsi delle caverne (Ur-
sus speleo), mentre i ritrovamenti dell’Arma delle
Mànie hanno dimostrato un insediamento stabile
dell’uomo con tracce a partire da circa 70.000 anni
fa, che permettono di ricostruire le sue attività.
Il Paleolitico superiore (da 40.000 a 10.000 anni
fa), caratterizzato dalla scomparsa dell’uomo di
Neanderthal e dall’affermazione di Homo sapiens,
in un tendenziale raffreddamento climatico, è am-
pliamente testimoniato dai giacimenti archeologi-
ci del Finalese, in primo luogo dagli eccezionali
ritrovamenti della Caverna delle Arene Candide.
Il clima rigido e la vegetazione corrispondente
a una vasta copertura forestale, verosimilmente
caratterizzata da conifere di provenienza alpino-
boreale sullo spartiacque e nelle sue immediate
pendici e da latifoglie prevalentemente decidue
sulla fascia più vicina alla costa, si è protratto, mi-
tigandosi progressivamente durante le prime fasi
postglaciali (10.000-8.000 anni fa). Alla fine del
Mesolitico, lo sviluppo del Neolitico segna l’av-
vio di cambiamenti significativi, non più legati a
fattori naturali, ma all’impatto della specie uma-
na con nuove popolazioni giunte per mare. Esse
superano il modello alimentare basato su caccia
e raccolta e cominciano a trasformare il territo-
rio, in primo luogo la vegetazione, dedicandosi 233
all’agricoltura, all’allevamento, alla costruzione di
villaggi e a varie attività produttive. Questo nuovo
rapporto col territorio s’intensificherà nelle suc-
cessive Età dei metalli, segnando definitivamente
l’occupazione globale di tutte le nicchie ecologiche
da parte dell’uomo. Risalgono a periodi dell’Età
del Bronzo e del Ferro, compresi fra 4.200 e 2.200
anni fa circa, alcuni ritrovamenti in siti di altura
del Finalese che testimonierebbero la persistenza
di attività di transumanza, di allevamento di suini, reste governate da leggi prevalentemente naturali,
bovini e ovicaprini e della cerealicoltura; ciò impli- siano diventate boschi gestiti dall’uomo, ripuliti,
cherebbe un progressivo ampliamento delle aree tagliati periodicamente, incendiati, ridotti a campi,
coltivate e dei pascoli a discapito delle foreste, so- vigneti, oliveti e castagneti. Probabilmente è pro-
prattutto nelle zone costiere e collinari. prio a partire dal tardo Medioevo, sino a metà del
Contemporaneamente non cessa il condiziona- XX secolo, che il paesaggio forestale del Finale-
mento generale del clima, che tende ad essere più se, come nel resto dei territori montani d’Italia,
mite; ciò induce la vegetazione forestale a muta- non ha offerto la sensazione di quiete che siamo
re verso aspetti più attuali: le conifere lasciano il abituati a percepire oggi quando attraversiamo un
posto al faggio, mentre il leccio e altre sclerofille bosco, bensì un vociare di uomini, donne e bam-
conquistano il piano basale e le querce eliofile de- bini, intere famiglie, indaffarati a spianare i ver-
cidue e semidecidue si attestano nella zona col- santi, erigere muri, tagliare legna, costruire capan-
linare intermedia. Il paesaggio diventa perciò un ne, “cuocere” il legno nelle carbonaie, trasportare
mosaico di tessere con insediamenti arroccati, di secchi d’acqua, chiudere, accatastare e trasportare
fondovalle e litoranei, piccoli orti e campi di cere- sulle spalle o sui muli sacchi di carbone da 50-75
ali e pascoli in luogo dei boschi. kg ai magazzini o ai luoghi di baratto. In autunno,
Entrando in epoca storica, senza la pretesa di dalle leccete e dalle faggete e talora dai castagneti,
tracciare l’evoluzione del territorio (per la quale per secoli, sino agli anni Cinquanta del secondo
si rimanda al contributo di Giovanni Murialdo e dopoguerra, si sono innalzate giorno e notte ver-
Daniele Arobba in questo stesso volume), altre so il cielo sottili colonne di fumo.
trasformazioni consistenti nel paesaggio vegetale Le leccete sono state utilizzate a lungo per legna
sembrerebbero avvenute a partire dal Medioevo, da ardere e da carbone, come testimoniato da
in particolare dall’XI-XII secolo. In questo perio- diverse aie carbonili abbandonate, ancora oggi
do si registra un’intensificazione della diffusione rintracciabili nell’entroterra finalese. La maggior
dell’olivo (con le tre varietà Taggiasca, Pignola e parte del territorio ha però subito progressivi di-
Colombaia) nel piano basale, a discapito del lec- sboscamenti per l’uso agricolo (in particolare oli-
cio e della roverella. Incrementa anche la presenza veti, vigneti e colture orticole su terrazzamenti)
del castagno principalmente nel piano collinare, e per gli insediamenti costieri. Alcune aree sono
a discapito della rovere. Si tratta di cambiamenti state sostituite da pinete impiantate o comunque
che progrediranno incessantemente sino al XIX favorite dall’uomo e dagli incendi.
secolo. Il castagneto è stato ampiamente favorito dall’uo-
Non si sa con precisione quando fosse iniziata mo con interventi ripetuti, in particolare durante il
nel Finalese la produzione del carbone di legna, Medioevo (XI-XIII secolo), sia successivamente,
tecnica già nota agli antichi romani; alcuni citano soprattutto in sostituzione dei querceti di rovere
leggende che la fanno risalire all’epoca dell’affer- (Fig. 7). A lungo i castagni da frutto sono stati col-
mazione della casata aleramica. Una consolidata tivati sulle fasce come sorgente fondamentale di
234 tradizione locale, non supportata da alcuna evi- cibo, legname da opera e da ardere, carbone vege-
denza storica, vede tra la fine dell’XI e il XIII se- tale, tannino di uso industriale, foglie per foraggio
colo un ruolo di trasformazione del territorio e di e lettiera del bestiame (ma anche per i materassi).
introduzione di nuove colture legato alla presenza I castagni per l’alimentazione umana venivano
monastica benedettina. innestati e la loro cura poteva prevedere persino
Ad essa sono state attribuite l’attivazione di fer- l’irrigazione; non di rado, il terreno era lavorato e
riere e vetrerie nell’Alta Val Bormida, così come al castagno venivano consociate colture orticole;
ampi terrazzamenti dei versanti per le coltivazioni talvolta era previsto anche il pascolo per incre-
e la pratica del debbio e del ronco. Si può comun- mentare la concimazione. La produzione dei ca-
que ipotizzare che proprio in quel periodo le fo- stagni selvatici, non innestati, era riservata all’ali-
235
mentazione animale, principalmente suini, alla to dannoso, il cinipede del castagno15, che ha osta-
legna da ardere e alla paleria impiegata soprattutto colato i tentativi di ripresa della castanicoltura.
nei vigneti. La fine del XIX e la prima metà del XX secolo
Fig. 7. Il castagneto, habitat Il cambiamento del paesaggio più recente, con la sono stati contrassegnati anche da un incremento
caratterizzante il paesaggio conversione dei castagneti da frutto in bosco ce- della popolazione italiana e da uno sviluppo del-
dell’Alta Valle del Pora duo, è conseguente all’arrivo di due parassiti fun- la rete ferroviaria. La costruzione di quest’ultima
su substrati in prevalenza gini, agenti del “male dell’inchiostro” e del cancro ha richiesto la disponibilità di enormi quantità di
silicei. corticale, a cui si è recentemente aggiunto un inset- traverse in legno per i binari. La combinazione tra
sviluppo demografico e sviluppo ferroviario ha un’esca altamente incendiabile.
portato a un’ulteriore spinta allo sfruttamento del Alla devastazione della pineta, causata da parassiti
territorio: estese superfici con boschi di faggio e e incendi, segue pertanto un processo di regres-
di rovere furono disboscate e trasformate in colti- sione segnato dall’insediamento della macchia e il
vi, ma soprattutto prati, prati-pascolo e pascoli. possibile riavvio della successione con una nuova
A cavallo tra i due secoli anche il paesaggio col- lenta evoluzione che porta a boschi di latifoglie,
linare e montano del Finalese si presentava per- principalmente leccio e altre querce, secondaria-
ciò molto più aperto dell’attuale, ma, come in mente castagno.
altri luoghi, il disboscamento ha portato con sé Alla fine del secolo scorso, giunse in Liguria dal-
problemi di erosione e danni legati a episodi di la Francia un temibile parassita, la cocciniglia del
eccezionali precipitazioni. Fu allora, che venne pino marittimo (Matsucoccus feytaudi), che, unita-
avviata un’intensa politica di forestazione, con mente agli attacchi di altri insetti opportunisti17,
impianti di conifere a rapida crescita. Anche se il ha determinato lo sterminio di milioni di alberi e
pino marittimo è proprio dell’area mediterranea il deturpamento di molte migliaia di ettari.
occidentale, le pinete di questa specie hanno una Le parassitosi e gli incendi ripetuti a breve distan-
chiara origine antropica: a inizio Novecento si è za di tempo hanno lasciato quasi ovunque mon-
provveduto a piantumazioni diffuse per ottenere coni di tronchi anneriti e “scheletri” ricoperti di
legno per le cartiere e paleria per le miniere, ma resina in piedi o a terra. La frugalità e la resistenza
anche per sfruttare la rapidità di crescita, la resi- del pino marittimo, è tuttavia eccezionale e gio-
stenza all’aerosol marino e la capacità del pino a vani piante continuano a crescere spesso in po-
svilupparsi su terreni molto poveri e difficilmente polamenti fin troppo densi. Probabilmente in un
colonizzabili da altre specie arboree, così da pro- futuro non troppo vicino si arriverà a un equili-
teggere i versanti soggetti all’erosione dopo i tagli brio tra parassiti e pianta ospite, ma non possiamo
delle querce16. prevedere quali potranno essere i rapporti tra le
Alla diffusione del pino marittimo hanno poi superfici delle pinete e quelle riconquistate dalle
contribuito anche gli incendi; si tratta infatti di latifoglie preesistenti.
una “pirofita” eliofila, i cui coni si mantengono a Altri cambiamenti nel paesaggio sono iniziati negli
lungo chiusi sulla pianta per poi aprirsi al passag- anni Sessanta del secolo appena passato e sono
gio del fuoco e disseminare sui terreni bruciati, legati alla industrializzazione e all’abbandono delle
assolati e nudi, quasi sterili, sgombrati da possibili campagne. Ciò ha portato a una progressiva espan-
concorrenti. Il pino marittimo è stato impiegato sione dei boschi, con specie arboree che hanno
anche per “coniferare” boschi di latifoglie e lo tro- riconquistato i terreni loro sottratti nel corso della
viamo anche qua e là, con lecci, castagni e rove- storia. Ciò avviene, in modo prevalente nelle aree
relle, disposto soprattutto sui crinali e sui versanti più difficili da coltivare, più lontane dagli abitati e
con terreni più asciutti. La funzione del pino nella dalle vie di trasporto, con processi che prevedo-
preparazione dei terreni ad accogliere l’arrivo e il no una successione di diversi stadi arbustivi, con
236 successivo sviluppo delle latifoglie è stata spesso aspetti non sempre graditi, dominati da rovi e spe-
contestata ed è effettivamente discutibile. Si trat- cie spinose e intrichi lianosi, quasi impossibili da
ta di una specie arborea in grado di nascere dove percorrere. Vengono così alimentati nella società
quasi nessun’altra è capace di farlo e che, con la il mito del “bosco pulito” e la demonizzazione del
propria ombra, può facilitare lo sviluppo di plan- “bosco sporco”. In realtà quest’ultimo sarebbe
tule di altre specie che mal sopportano un forte solo una fase temporanea, che, se lasciata indi-
soleggiamento, tuttavia troppo poco e molto len- sturbata o scientificamente corretta, nella maggior
tamente contribuisce a migliorare il suolo, lascian- parte dei casi potrebbe portare, in un arco di tem-
do, invece, enormi quantità di aghi che generano po variabile da 50 a 200 anni, a una foresta capace
poco humus, acidificano il terreno e costituiscono di mantenersi autonomamente in equilibrio.
mente balneare. Il confronto tra la carta regionale
dell’uso del suolo del 2018 con quella dei tipi fo-
restali del 2013 evidenzia una riduzione delle su-
perfici boschive, principalmente delle leccete e dei
boschi misti (orno-ostrieti), a favore delle coltiva-
zioni e, in qualche caso, di nuovi insediamenti.
Una sintesi delle analisi e delle valutazioni dei tipi
vegetazionali del Finalese è riportata in appendi-
ce 1; le superfici di tali tipi distinti per piano, per
aspetto fisionomico-strutturale e artificialità sono
altresì riportate nei grafici delle Figure 8-9.

Conclusioni per il futuro


La gestione del territorio e la tutela del paesag-
gio non possono prescindere dal riconoscimento
e dalla salvaguardia dei servizi ecosistemici svol-
ti dalla componente vegetale e dalla conoscenza
di quelle specie e quegli habitat patrimoniali che
possono svolgere un ruolo di attrattori culturali.
Fig. 8. Percentuali delle Gli ultimi cambiamenti, infine, si notano in alcune I servizi ecosistemici non sono solo quelli sui qua-
superfici occupate dalle aree costiere e dell’immediato entroterra, dove si li puntano oggigiorno principalmente gli econo-
varie categorie fisionomiche- assiste al ripristino dei terrazzamenti e delle col- misti e gli attori del governo territoriale.
strutturali. tivazioni, in particolare della vite e dell’olivo, per Non si tratta solo di salvaguardare un pascolo per
lo più da parte di giovani imprenditori che hanno produrre formaggi di nicchia o un bosco per pro-
Fig. 9. Percentuali compreso le opportunità di valorizzare i prodotti durre legna da utilizzare in prodotti artigianali tipi-
delle superfici per piano di nicchia del territorio e di promuovere un tu- ci. I servizi ecosistemici debbono essere posti sot-
altitudinale e naturalità. rismo sostenibile e alternativo a quello semplice- to la nostra attenzione in tutta la loro complessità.
Comprendono i benefici ambientali (purificazione
dell’acqua, rimozione di inquinanti da aria e acqua,
contrasto all’erosione del suolo, ritenzione idrica,
supporto al controllo dei parassiti, miglioramen-
to della qualità delle terre, riduzione del consumo
e dell’impermeabilizzazione del suolo); benefici
sociali (miglioramenti per la salute e il benessere
umano, creazione di nuovo lavoro, diversificazio-
ne dell’economia locale, maggiore attrattività degli
insediamenti verdi, valori immobiliari più eleva- 237
ti e maggior identità locale, trasporti e soluzioni
energetiche più integrati, maggiori opportunità di
turismo e svago); benefici di adattamento e mi-
tigazione per i cambiamenti climatici (riduzione
delle inondazioni, rafforzamento della resilienza
degli ecosistemi, stoccaggio e sequestro del car-
bonio, mitigazione degli effetti delle isole di calo-
re urbane, prevenzione di disastri quali tempeste,
incendi boschivi, frane); benefici per la biodiver-
N

238

0 1 2 3 km
Tav. 3. Patrimonio naturale sità (sostegno all’impollinazione e alla vita degli organismi acquatici sia per quelli che necessitano
del Finalese e attrattori del organismi vegetali e animali, miglioramento degli di ambienti chiusi (boschivi)18;
paesaggio. habitat per la fauna selvatica, funzioni dei corridoi - le tappe di attraversamento o stepping stones per
ecologici, permeabilità del paesaggio). gli organismi di aree aperte (formazioni erbacee e
Nella Tavola 3 vengono sintetizzati gli elementi arbustive) e di aree chiuse (boschi)19;
della biodiversità che partecipano alla rete ecologi- - le grotte e le aree carsiche, ricche di cavità e di
ca e al patrimonio naturale, con funzione di poten- reticoli sotterranei.
ziali attrattori e che al tempo stesso sono elementi Nella carta di Tavola 3 sono riportati, per una loro
di fragilità. La rete ecologica comprende: funzione trofica a favore della fauna (principal-
- le core areas della rete, rappresentate dai territori mente avifauna, entomofauna e piccoli mammi-
ricadenti nelle tre ZSC già citate e caratterizzate da feri) anche gli oliveti (circa 788 ettari) e i vigneti
numerose specie e diversi habitat oggetto di tutela (circa 641 ettari)20, che da poco sopra il livello del
rigorosa ai sensi della direttiva Europea 492/43; mare salgono rispettivamente sino a 450 e 525 m
- i corridoi ecologici di collegamento sia per gli di quota, tuttavia bisognerebbe distinguere questi
coltivi sulla base della loro gestione.
I loro servizi a favore della biodiversità sono si-
Attrattori del patrimonio naturale protetto: gnificativi solo nel caso in cui i coltivi siano gestiti
con tecniche di agricoltura sostenibile, con meto-
Zone Speciali di Conservazione di biologici o che prevedano la massima riduzione
dell’uso di fattori di produzione di sintesi e della
Aree Carsiche lavorazione dei terreni (no tillage o minimum tillage).
Le specie patrimoniali sono riportate in dettaglio
Corridoi per specie acquatiche anche nella tabella dell’Appendice 2, distinte nei
regni di appartenenza. La loro collocazione dipen-
Corridoi per specie di ambienti boschivi de anche dal livello di conoscenza del territorio,
tuttavia è indubbio che gli elementi di maggiore
Stepping stones di ambienti aperti
valore scientifico, conservazionistico e di attra-
Stepping stones di ambienti boschivi
zione culturale - circa 180 - sono collocati nelle
aree già individuate come ZSC e nei loro dintorni.
Specie emergenti vegetali Viene evidenziata anche la presenza di alberi mo-
numentali ai sensi della normativa vigente21.
Specie emergenti di funghi L’analisi della naturalità e della complementare
emerobia22 del paesaggio vegetale evidenzia le
Specie emergenti animali superfici ponderate rappresentate nei grafici delle
Figure 10-11.
Grotte importanti per la biodiversità Il Finalese è noto anche per le sue vie di arrampi-
cata23 e altre attività outdoor, in particolare la spe- 239
Alberi monumentali leologia24, il turismo equestre, il downhill, l’enduro
e il mountain biking25.
Altri attrattori (antropogeni) del paesaggio:
Anche se si è cercato di incanalare queste attività
Vigneto
su una linea di sostenibilità ambientale diffonden-
do decaloghi e raccomandazioni, esse determina-
Vigneto misto a oliveto no comunque un impatto sui sentieri, sulla flora
e sulla vegetazione, così come sulla fauna, so-
Oliveto prattutto con riferimento agli inneschi di proces-
si erosivi al disturbo nei confronti di animali (in
particolare all’avifauna nidificante), alla invasione Fig. 10. Valori ponderati
di specie esotiche, alla alterazione o distruzione di delle classi di naturalità
microhabitat. espressi in percentuali:
Anche per il Finalese, come per ogni altro terri- 10. naturale
torio, il paesaggio deve essere analizzato e inter- 9-8. subnaturale
7-5. seminaturale
pretato considerandolo sempre all’interno di un 4-0. antropogena.
quadro globale che condiziona ogni aspetto del
nostro pianeta. In questo quadro, il futuro ci può
riservare sorprese nel paesaggio che possono es-
sere valutate positivamente o negativamente a se-
conda dei punti di vista. Alcune di queste sembra-
no ineluttabili e difficili da contrastare.
Si pensi solo al fatto che nell’arco dei prossimi 100
anni, secondo l’IPCC, il livello del mare potrebbe
innalzarsi da 0,6 a 1,1 m rispetto al valore del 1950
(Oppenheimer et al. 2019).
Ma questa è considerata una previsione molto in- Fig. 11. Percentuali delle
superfici ponderate per classi
certa da alcuni autorevoli scienziati che ritengono di naturalità-emerobia.
possibili anche scenari ben peggiori, pur rispet-
tando gli obiettivi fissati dall’accordo di Parigi sul
clima (Siegert et al. 2020 ).
Qualunque siano le previsioni al riguardo, l’uso
del territorio nel Finalese potrebbe essere più o
meno intensamente coinvolto dai cambiamenti
che verrebbero innescati nell’economia della fa-
scia costiera e dell’immediato entroterra.
Traguardando al termine di questo secolo e consi-
derando anche l’innalzamento delle temperature,
oltre all’ovvio impatto diretto del mare sui pochi
relitti di vegetazione delle spiagge si possono ipo-
tizzare un ampliamento degli insediamenti verso
l’interno e una risalita, mediante espansione o
migrazione, degli oliveti e dei vigneti, secondaria- orno-ostrieti, lieve ripresa dei boschi di rovere e
mente altre colture, su terreni già abbandonati da roverella, relativa stabilità dei castagneti; riduzione
tempo e, in parte, già riconquistati dalla vegeta- delle faggete, particolarmente degli aspetti meso-
zione boschiva o prenemorale, come è avvenuto trofici. Perdurando gli attuali livelli di attenzione
240 e sta avvenendo in altri territori (es. Alte Langhe, per la conservazione della natura, verosimilmente
Oltrepò Pavese). Si potrà allora osservare un in- si potrà assistere a un impoverimento della flo-
cremento nella diffusione di specie ruderali-nitro- ra e della fauna, inclusa l’estrema rarefazione o la
file e di specie esotiche invasive, soprattutto negli scomparsa di specie vegetali rare o endemiche, già
impluvi, lungo le strade e presso gli insediamenti; attualmente classificate come vulnerabili o minac-
si tratta di processi di banalizzazione della vege- ciate, nonostante contribuiscano all’identità del
tazione e del paesaggio che ne attenuano il valore paesaggio e partecipano al patrimonio naturale
identitario. Parallelamente, dovrebbero prosegui- del Finalese.
re le seguenti tendenze: regressione delle pinete Ci si potrebbe chiedere se non esista uno scenario
a pino marittimo; riduzione delle leccete e degli più rosa ed effettivamente questo esisterebbe solo
se vi fosse un impegno globale nel ridurre l’emis- 6
In sintesi: i territori costieri marini e lacustri compresi
sione dei gas serra e immagazzinare l’anidride in una fascia di 300 m dalla linea di battigia; i fiumi,
carbonica, comportamenti a cui tutti siamo chia- i torrenti, i corsi d’acqua iscritti (già elencati nel Re-
mati e che debbono privilegiare, contrariamente a gio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775), e le relative
quanto spesso si pensi in Italia, un ritorno a equi- sponde o argini per una fascia di 150 m; le montagne
libri più naturali e a un miglioramento della qualità per la parte eccedente 1.600 m s.l.m. per la catena al-
e dell’estensione della superficie forestale. pina e 1.200 m s.l.m. per la catena appenninica e per le
Non si tratta di mettere in atto i principi del rewil- isole; i ghiacciai e i circhi glaciali; i parchi e le riserve
ding nel senso più estremo, ma di allargare il pro- nazionali o regionali, nonché i territori di protezione
prio pensiero e le conseguenti azioni a una visione esterna dei parchi; i territori coperti da foreste e da
olistica che vada oltre la sola persona umana, con- boschi, ancorché percorsi o danneggiati dal fuoco, e
ferendo valore agli altri elementi della natura, alle quelli sottoposti a vincolo di rimboschimento, come
loro funzioni e relazioni. definiti dagli articoli 3 e 4 del d.lgl. n. 34 del 2018; le
aree assegnate alle università agrarie e le zone gravate
Note da usi civici; le zone umide incluse nell’elenco previsto
1
La Costituzione dedica all’ambiente solo una citazio- dal d.P.R. 13 marzo 1976, n. 448; i vulcani; le zone di
ne per attribuire allo Stato la competenza sulla “tutela interesse archeologico.
dell’ambiente, dell’ecosistema [sic!] e dei beni culturali”. 7
Secondo le leggi in vigore, i boschi sono superfici
2
Ciò avviene attraverso una lettura in combinato di- coperte da vegetazione forestale arborea, associata o
sposto con gli artt. 2 e 32 effettuata dalla Corte costi- meno a quella arbustiva, di origine naturale o artificiale
tuzionale che nelle sentenze n. 210 e n. 641 del 1987 in qualsiasi stadio di sviluppo ed evoluzione, con esten-
ha chiarito che l’ambiente è “un bene giuridico ricono- sione ≥2.000 mq, larghezza media ≥20 m e copertura
sciuto e tutelato da norme” e la sua protezione rappre- arborea forestale >20%, ma comprendono anche ra-
senta un “diritto fondamentale della persona umana”, dure e altre superfici <2.000 mq che interrompono la
oltre che un “valore costituzionale primario” assieme a continuità, non riconosciute come prati o pascoli per-
quello della salute individuale e collettiva. manenti o come prati o pascoli arborati.
3
1967. Per la salvezza dei beni culturali. Atti e docu- 8
Anche se una moderna visione olistica del paesag-
menti della Commissione d’indagine per la tutela e la gio emerge già dai lavori di Alexander Von Humboldt
valorizzazione del patrimonio storico, archeologico ed (1769-1857), il termine Landscape Science venne usato
artistico, e del paesaggio. Volume I. Casa Editrice Co- per la prima volta nel 1885 dai geografi Oppel e Troll
lombo, Roma. (Troll 1950). La Landscape Science è considerata una
4
In particolare le contestazioni legate al ‘68 e la riorga- metadisciplina, evolutasi dall’applicazione sinergica di
nizzazione dello Stato su basi regionali. teorie, metodi e saperi di numerose discipline scientifi-
5
L’articolo riporta inoltre: le amministrazioni pubbliche che (Antrop 2000; Robinson, Carson 2013). La Grande
sono tenute a promuovere e sostenere, per quanto di Enciclopedia Sovietica nel 1979 definisce la scienza del
rispettiva competenza, apposite attività di conoscenza, paesaggio come “la branca delle geografia fisica che si
informazione e formazione, riqualificazione e fruizione occupa di complessi territoriali naturali (o complessi 241
del paesaggio nonché, ove possibile, la realizzazione di geografici, geosistemi) come parti strutturali del man-
nuovi valori paesaggistici coerenti ed integrati; la valo- tello geografico della terra” e afferma che “la sua base
rizzazione è attuata nel rispetto delle esigenze della tute- è la teoria secondo cui il paesaggio geografico è l’ele-
la; tutti i soggetti che, nell’esercizio di pubbliche funzio- mento primario della differenziazione fisico-geografica
ni, intervengono sul territorio nazionale, informano la della Terra. La scienza del paesaggio si occupa dell’ori-
loro attività ai principi di uso consapevole del territorio gine, della struttura e della dinamica dei paesaggi, delle
e di salvaguardia delle caratteristiche paesaggistiche e di leggi dello sviluppo e della disposizione dei paesaggi e
realizzazione di nuovi valori paesaggistici integrati e co- della trasformazione dei paesaggi da parte dell’attivi-
erenti, rispondenti a criteri di qualità e sostenibilità. tà economica dell’uomo”. Afferma inoltre che è stata
fondata in Russia all’inizio del XX secolo da L.S. Berg, ra: comparso in Italia a cavallo tra XIX e XX secolo, ha
G. N. Vysotskii, G. F. Morozov e altri seguaci di V.V. perso ora gran parte della sua virulenza. Il cancro della
Dokuchaev, e fuori dalla Russia dal tedesco S. Passarge; corteccia è causato da Cryphonectria parasitica: diffusosi in
vedi anche: Shaw, Oldfield 2007. Europa a partire dal 1938 dall’entroterra di Genova, ha
9
http://ec.europa.eu/environment/nature/info/pubs/ determinato la conversione di quasi tutti i castagneti da
docs/nat2000/sust_tourism.pdf. frutto liguri in boschi cedui. Quando anche questa mi-
10
http://www.federparchi.it/PDF/Loving.them.to. de- cosi aveva cominciato a ridurre i propri danni, è giunto
ath_small.pdf. per la prima volta in Europa nel 2002, a partire dalla
11
La carta della vegetazione potenziale è stata redatta provincia di Cuneo un imenottero cinipede (Dryocosmus
valutando le sovrapposizioni degli strati relativi ad al- kuriphilus), originario della Cina, che con le sue galle, de-
timetria, acclività, esposizione, distanza dalla linea di termina l’arresto dello sviluppo dei getti fogliari e delle
costa e vegetazione attuale e considerando quanto ri- infiorescenze e la riduzione della fruttificazione.
portato da Vagge, Mariotti 2010. 16
Soprattutto roverelle destinate principalmente alle
12
La carta della vegetazione attuale è stata redatta traversine delle linee ferroviarie.
mediante elaborazione dei dati riportati nei prodotti 17
Tra questi troviamo il lepidottero resinifilo Dioryctria
cartografici resi disponibili dalla Regione Liguria sul sylvestrella, i coleotteri xilofagi bostrichidi, scolitidi e cur-
geoportale cartografico regionale, relativi ai tipi fo- culionidi dei generi Ips, Tomicus e Pissodes o cerambicidi
restali (edizione 2013) e dell’uso del suolo (edizione dei generi Arhopalus e Monochamus. Tutte le specie liguri
2019), parzialmente verificati e aggiornati, per quanto di pino subiscono inoltre attacchi diretti alle chiome da
necessario sulla base delle immagini satellitari consul- parte della processionaria (Thaumetopoea pityocampa).
tabili sullo stesso geoportale. La nomenclatura sin- 18
I corridoi acquatici riescono a svolgere la loro fun-
tassonomica trova riferimento in Biondi, Blasi 2015. zione di collegamento solo nei tratti medio-superiori
La nomenclatura tassonomica utilizzata è conforme di tre principali corsi d’acqua, mentre i tratti inferiori,
alla check list riportata nel Portale della Flora d’Italia per le condizioni di maggiore artificialità dei corpi idri-
(http://dryades.units.it/floritaly/index.php) e aggior- ci e dei loro contesti, svolgono tale funzione solo in
nata, per alcuni taxa, a quella di Plants of the World minima parte. I principali corridoi ecologici boschivi
(http://www.plantsoftheworldonline.org/). comprendono un elemento che decorre lungo lo spar-
13
Il pino marittimo cresce preferenzialmente su substra- tiacque, tra il Melogno e la Colla di S. Giacomo, da cui
ti ofiolitici o arenacei, anche con matrice calcarea, ma si distacca un ramo che scende a Sud-Est verso Orco
con ridotta disponibilità di calcio. Peraltro, alcuni autori Feglino; un altro corridoio collega Pian dei Corsi alla
distinguono diverse varietà, tra cui una a gravitazione at- core area del Finalese, nei pressi di Orco.
lantica, che cresce meglio su substrati acidi e adattata a 19
Rappresentano corridoi discontinui con zone bo-
condizioni di maggiore umidità, e una forma a gravita- scate all’interno di una matrice aperta e viceversa con
zione mediterranea più resistente al calcare e all’aridità. zone aperte in una matrice boscata. Nel Finalese que-
14
I colori del verde degli alberi a chioma persistente, ste sono collocate a bassa-media quota sul lato ovest e
dominanti in Liguria, richiamano la colorimetria delle facilitano la mobilità e il rifugio delle specie nella fascia
242 giöxîe, le persiane alla genovese. Trascurando il verde costiera tra la core area della ZSC Finalese-Capo Noli
“argentato” degli olivi, derivante dall’alternarsi delle e le altre ZSC esterne.
pennellate di verde e di bianco delle due pagine fogliari, 20
In alcuni casi si osservano aree in cui la vite e l’olivo
si transita dal verde pallido del pino d’Aleppo al verde sono strettamente associati in mosaici di tessere non
scuro o verde “vittoria” del leccio passando per quello distinguibili alla scala d’indagine.
smeraldino o verde “bandiera”, più chiaro e brillante, 21
Cinque alberi appartenenti a: Cedrus deodara (cedro
del pino marittimo. In ogni caso si tratta di colori che dell’Hymalaya, diam 1,2 m, alt 26 m); Quercus ilex (leccio,
conferiscono all’animo un senso di stabilità ed equili- diam 1,85 m, alt 22 m); Pinus pinea (pino domestico, diam
brio assieme a un senso di immersione nella natura. 152 cm, alt 24 m); Magnolia grandiflora (magnolia, diam
15
Il mal dell’inchiostro è causato da Phytophtora cambivo- 116 cm, alt 20 m). La collocazione sempre in aree inse-
diate e l’assenza di alberi monumentali in ambiente fo- Lamedica I. (s.d.), I bambini e la percezione affet-
restale (a differenza di quanto avviene nei vicini versanti tiva del paesaggio, (http://www.anfione.eu/portale-
dell’alta Val Bormida) è coerente con l’età dei boschi, valmarecchia/I%20bambini%20e%20la%20per-
soggetti a ripetute ceduazioni e periodici incendi. cezione%20affettiva%20del%20paesaggio%20
22
Il grado di emerobia di una specie vegetale esprime il [modalit%C3%A0%20compatibilit%C3%A0].
suo grado di adattamento al disturbo secondo una scala Nold C. 2009 (ed.), Emotional Cartography. Creative
da 0 a 10 (Kowarik 1990), inversa alla scala di naturalità. Commons (www.emotionalcartography.net).
23
Oltre tremila su circa 175 falesie, di cui circa il 90% Pesaresi et al. 2014 = Pesaresi S., Galdenzi D.,
chiodate e attrezzate. Biondi E., Casavecchia S., Bioclimate of Italy: ap-
24
Oltre 150 grotte conosciute, con oltre 9 km di svi- plication of the worldwide bioclimatic classification system
luppo totale. “Journal of Maps”, 10 (4), pp. 538-553.
25
Oltre 41 anelli di trial per circa 105 km e oltre 10 Putrino A. 2005, Indagine sulle aziende con attività di
anelli di MTB per un totale di circa 200 km. turismo rurale, Coreras, Regione Siciliana.
Rapetti F., Vittorini S. 2013, Note illustrative della
Appendici carta climatica della Liguria (Scala 1:250.000), “Atti
Per le appendici 1 e 2 al presente capitolo si fa della Società Toscana di Scienze Naturali, Memo-
riferimento al link: http://www.museoarcheologi- rie”, Serie A, 120, pp. 75-99.
codelfinale.it/pdf/Mariotti M.G. (2021)_Appen- Robinson G.M., Carson D.A. 2013, Applying
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Guarrera P.M., Etnobotanica. Conservazione di un Wilkaniec A., Łabędzka D., Micińska J., Non-
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Indici e
referenze iconografiche

457
Indice dell’opera

5 Presentazione
Manuela Salvitti
9 Introduzione. Principi e orientamenti per una politica del paesaggio
Angela Barbanente
Il Finalese: alla ricerca dell’identità di un paesaggio
17 Il paesaggio. Comprendere e interpretare il mondo visibile
Mariolina Besio
71 Il Finalese e il suo paesaggio culturale. 350mila anni di presenza antropica
Giovanni Murialdo, Daniele Arobba
Le forme elementari del paesaggio
199 Il paesaggio della natura. Le forme del rilievo oroidrografico
Gianni Santus, Irene Stevanato
215 Il paesaggio tra l’uomo e la natura. Le forme e le dinamiche della vegetazione
Mauro Giorgio Mariotti
245 Terrazzamenti, cultura materiale, tecniche. Le stratificazioni storiche di un “paesaggio verticale”
Anna Boato
283 Il paesaggio di una “seconda natura”. Le forme dei terrazzamenti, sistemazioni territoriali, colture
Andrea Gaiter
297 L’edificato storico nel paesaggio del Finalese. Insediamenti, architetture e tecniche costruttive
Anna Boato, Laura Bruzzone
345 Il paesaggio dell’uomo. Le forme dell’insediamento, territorio, morfologie
Andrea Gaiter
Le immagini complesse del paesaggio
357 Il paesaggio e il progetto dell’abitare. Contesti ambientali ed ecosistemi dell’insediamento
Andrea Gaiter
381 Il “paesaggio del potere”. I poli storici di organizzazione del territorio
Andrea Gaiter
458 409 Evoluzione del paesaggio e strutture della storia. Le “sale” del Museo Diffuso del Finale
Daniele Arobba, Andrea Gaiter, Giovanni Murialdo
I valori riconosciuti e la tutela del paesaggio
421 La conservazione del paesaggio. Le azioni di tutela
Marta Conventi, Simona Giovanna Lanza
453 Postfazione
Mariolina Besio, Daniele Arobba, Giovanni Murialdo
Indice degli Autori

Daniele Arobba
Archeobotanico, Direttore del Museo Archeologico del Finale; Istituto Internazionale di Studi Liguri - Sezione Finalese,
arobba@museoarcheofinale.it
Angela Barbanente
Professoressa di Tecnica e Pianificazione Urbanistica, Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale, del Territorio, Edile e di
Chimica (DICATECh), Politecnico di Bari; angela.barbanente@poliba.it
Mariolina Besio
Già Professoressa di Tecnica e Pianificazione Urbanistica, Dipartimento Architettura e Design - DAD, Università di Genova;
mariolinabesio@gmail.com
Anna Boato
Professoressa di Restauro, Dipartimento Architettura e Design - DAD, Università di Genova; Istituto di Storia della Cultura
Materiale - ISCUM, Genova, anna.boato@unige.it
Laura Bruzzone
Architetto, libera professionista; Istituto di Storia della Cultura Materiale - ISCUM, Genova, laurabruz@tiscali.it
Marta Conventi
Funzionaria Archeologa, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Imperia e Savona,
marta.conventi@beniculturali.it
Andrea Gaiter
Architetto paesaggista, andreagaiter1991@gmail.com
Simona Giovanna Lanza
Funzionaria Architetta, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Imperia e Savona,
simonagiovanna.lanza@beniculturali.it
Mauro Giorgio Mariotti
Professore di Botanica Ambientale e Applicata, Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita - DISTAV,
Università di Genova, m.mariotti@unige.it 459
Giovanni Murialdo
Ricercatore, Istituto Internazionale di Studi Liguri - Sezione Finalese; Museo Archeologico del Finale; Istituto di Storia della
Cultura Materiale - ISCUM, Genova, gmurialdo51@gmail.com
Gianni Santus
Geologo, libero professionista, gianni.santus@studiosaga.it
Irene Stevanato
Geologa, libera professionista, irenestevanato@outlook.it
Indice della cartografia tematica

Il Finalese: alla ricerca dell’identità di un paesaggio


18 Fig. 1. Il territorio del Finalese.
19 Tav. 1. I comuni, le strutture urbane e territoriali del Finalese.
23 Fig. 3. Inquadramento prospettico del paesaggio del Finalese.
40 Fig. 11. Il paesaggio dei “contesti ambientali”.
43 Fig. 12. Il paesaggio del “potere”.
47 Fig. 14. Il paesaggio degli “ecosistemi dell’insediamento rurale”.
78 Tav. 1. Distribuzione dei siti e dei rinvenimenti archeologici del Paleolitico nel Finalese.
82 Tav. 2. Distribuzione dei siti e dei rinvenimenti archeologici del Neolitico nel Finalese.
90 Tav. 3. Distribuzione dei siti e dei rinvenimenti archeologici delle Età dei Metalli nel Finalese.
96 Tav. 4. Distribuzione dei siti e dei rinvenimenti archeologici di Età romana, bizantina e altomedievale nel Finalese.
108 Tav. 5. Distribuzione dei siti medievali e della prima Età moderna nel Finale (XI-XVI secolo).
124 Fig. 25. Gli interventi legati alla committenza dei Del Carretto nel Finale tra XV e inizi del XVI secolo, costitutivi del
“Rinascimento di un paesaggio culturale”.
126 Tav. 6. Le Comunità o “Campagne” del Finale tra XIII e XVII secolo in base ad alcune fonti scritte con le relative
chiese parrocchiali.
159 Tav. 7. Carta distributiva degli impianti produttivi e dei mulini nel Finale tra XVI e XVIII secolo.
Le forme elementari del paesaggio
200 Tav. 1. Carta geologica del Finalese.
202 Tav. 2. Carta geomorfologica del Finalese.
220 Tav. 1. La vegetazione potenziale del Finalese.
222 Tav. 2. La vegetazione attuale del Finalese.
238 Tav. 3. Patrimonio naturale del Finalese e attrattori del paesaggio.
285 Tav. 1. Carta dell’uso del suolo attuale nel Finalese.
288 Tav. 2. Carta dell’Uso del suolo agricolo al 1829.
289 Tav. 3. Carta dell’Uso del suolo agricolo al 1884.
290 Tav. 4. Carta dell’Uso del suolo agricolo al 1930.
291 Tav. 5. Carta dei terrazzamenti attualmente in uso nel Finalese.
348 Tav. 1. Cartografia dei morfo-tipi insediativi rurali del Finalese.
Le immagini complesse del paesaggio
358 Tav. 1. Il paesaggio dei “contesti ambientali”.
460 360 Tav. 2. Il paesaggio degli “ecosistemi dell’insediamento rurale”.
390 Tav. 1. Carta di distribuzione dei poli di organizzazione ecclesiastica del Finale.
393 Fig. 9. Il sistema di controllo territoriale durante la dominazione spagnola nel Finale (1602-1713).
I valori riconosciuti e la tutela del paesaggio
422 Tav. 1. Sistema delle diverse tipologie di vincoli emanati con decreto.
424 Tav. 2. Evoluzione del sistema delle dichiarazioni di interesse paesaggistico emesse per decreto.
428 Tav. 3. Vincoli ope legis ai sensi della Parte Terza del D.Lgs. 42/2004.
429 Tav. 4. Tutela archeologica ai sensi della Parte Seconda e Terza del Codice.
431 Tav. 5. Estensione delle zone archeologiche rispetto ai vincoli delle Bellezze d’Insieme.
Crediti fotografici e iconografici

I riferimenti alle fotografie sono indicati come numero di pagina seguito dall’eventuale numero sequenziale dell’immagine.

Archivio Fotografico Museo Diffuso del Finale - MUDIF (Finale Ligure): 16; 32; 44; 57; 73; 93; 98; 110; 111; 112; 114; 118;
161; 164; 171; 172; 178; 198; 203; 204; 205; 211; 225; 230; 233; 244; 246; 247; 250; 252; 268; 270/23b; 271/24b; 275; 277; 278; 282;
294; 296; 298/2; 299; 300; 301/8-10; 303/12; 305; 306; 308; 311/22c; 313/25a-b; 315; 317/28b, d; 319/31-32; 320; 321/34; 328/43;
335/35; 336; 337; 339/61a-c; 340; 344; 347; 356; 364; 380; 388; 392; 394/12b; 395; 396; 398; 399; 400; 404; 408; 434/3c; 452.

Archivi Privati (Finale Ligure): 74; 170; 175; 301/7; 394/12a; 434/3a.

Associazione Emanuele Celesia (Finale Ligure): 435/4a-b.

Alessandro Beltrame AGB Video per MUDIF: 28; 30; 34; 51; 54; 59; 70; 76; 77; 84; 88; 89; 100; 101; 103; 115; 117; 120-121;
206; 208; 209; 214; 219; 274; 303/11; 307; 384; 385; 386; 387; 391; 397; 403; 420; 446.

Biblioteca-Mediateca Finalese (Finale Ligure): 173; 176; 312.

Google Earth, immagini satellitari modificate: 18; 23; 24; 37; 38; 40; 43; 47; 124; 330; 366-379; 390; 411-417; 445.

Istituto di Storia della Cultura Materiale - ISCUM (Genova): 107; 255; 256; 257; 258; 260; 261; 262; 263; 264; 265; 266;
267; 270/23a; 271/24a; 272; 273; 276; 298/1; 304/13-14; 309; 317/28a, c; 318/29-30; 320; 321/35; 329/46; 333/51; 334; 338;
339/61d.

Istituto Internazionale di Studi Liguri - IISL, Sezione Finalese: 80; 174; 251/7; 323; 436; 437.

Museo Archeologico del Finale: 228; 235; 435/4c.

Antonio Narice (Finale Ligure): 269.

Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri (NEC XV Nucleo Elicotteri - Villanova d’Albenga): 11; 292; 314;
326; 327; 443.

Marco Panizza (Finale Ligure): 322; 325.


461
Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Imperia e Savona: 434/3a-b; 435/4a-b; 438; 440;
442; 448.

Per la redazione delle tavole della cartografia tematica ci si è basati sui dati messi a disposizione dal Geoportale del Servizio Carto-
grafico della Regione Liguria (Genova).

Quando non altrimenti specificato, le immagini sono di proprietà degli autori dei singoli contributi.
L’Ente editore rimane a disposizione per eventuali diritti sulle immagini utilizzate.

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