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ITALIANO :

GIACOMO LEOPARDI :

Leopardi trovò i metodi più intensi per esprimere il male di vivere, l'infelicità necessariamente
connaturata con la condizione umana. Leopardi non è tanto il poeta del nulla, quanto il poeta della
vita. Il suo pessimismo non ha radici originarie per un'attrazione morbosa verso la morte, della
scon tta e della rinuncia vivere.
Il dato primario dell'esperienza Leopardiana è il bisogno di esperienza e gioia vitale, di vita intensa,
attiva ed energica. Il pessimismo nasce solo come reazione alla delusione delle sue aspirazioni
profonde, dovuta a cause storiche come alla consapevolezza della condizione naturale dell'uomo; e
non si manifesta mai come rassegnazione lamentosa, ma come rivendicazione vigorosa del diritto alla
felicità e Come protesta ribellione contro tutte le forze ostili, della natura e della società, che soffocano
quel bisogno costitutivo dell'umanità. Leopardi sa guardare coraggiosamente in faccia una verità
senza speranza.
Anche negli anni della “prigione” nel “natio borgo selvaggio” aveva una percezione acutissima della
situazione di inattività e declino in cui versava l'Italia della restaurazione ed esprimeva la sua rivolta
contro “ il secolo morto”.
Le operette morali sono una battaglia condotta con le armi dell'ironia del sarcasmo contro i luoghi
comuni accettati senza alcuna critica nel suo tempo, Contro pregiudizi e stereotipi mentali ( tanto che
il libro dovette subire una censura sia poliziesca che ecclesiastica). L'ultimo Leopardi, si impegna in
una polemica contro i falsi miti e qui arriva accogliere le tendenze profonde della sua epoca e le
conseguenze pericolose che da esse potevano scaturire: combatte ad esempio l'idea che il progresso
materiale tecnologico avrebbe portato un'era di pace di benessere, al contrario invece egli vedeva che
proprio quel progresso avrebbe scatenato sanguinose guerre imperialistiche tra le potenze per il
dominio delle materie prime dei mercati; Pincio Leopardi coglie le basi di quello che diventerà il
consumismo.
Leopardi non si accontenta di sottoporre a critica la sua epoca, infatti egli propone anche, Nella
poesia “ la ginestra “ un'idea alternativa di progresso, fondata proprio sulla consapevolezza
pessimistica della reale condizione umana :
Gli uomini se si renderanno conto che sono i mali in itti dalla natura stessa a perseguitarli, cesseranno
di contrapporsi con guerre e malvagie azioni E saranno indotti a porgersi reciproco aiuto nelle
sventure. Da quest'assunzione del comune destino di sofferenza potrà nascere un vero progresso un
vivere civile fondato sull'onestà, la giustizia e la compassione.
Questo invito all'amore fraterno e alla solidarietà fra gli uomini è il messaggio più alto che ci abbia
lasciato la poesia leopardiana.

LA VITA :

Giacomo Leopardi nacque il 29 giugno 1798 a Recanati, nelle Marche, primogenito del conte
Montaldo E di Adelaide Antici. Recanati era a quel tempo un borgo di uno degli stati più culturalmente
arretrati dell’Italia, lo Stato Ponti cio. La famiglia Leopardi era conosciuta come una delle più cospicue
della nobiltà terriera marchigiana ma si trovava in cattive condizioni patrimoniali tanto da dover
osservare una rigida economia per conservare il decoro esteriore. Il padre uomo colto, aveva messo
insieme una notevole biblioteca, ma di una cultura attardata e accademica. i suoi orientamenti politici
erano di tipo reazionario ( colui che aspira al ritorno di regimi e metodi politici autoritari, persona
fortemente conservatrice) ostili a tutte le nuove idee. Giacomo crebbe in un ambiente bigotto
( atteggiamento che ostenta una religiosità eccessiva E soltanto esteriore) e conservatore che in un
primo momento in uenzò le sue idee e suoi orientamenti. La madre, Donna dura e gretta, era
caratterizzata da un'atmosfera autoritaria, oppressiva, prima di con denza e di affetto.
Giacomo fu istruito inizialmente da precettori ecclesiastici ma ben presto non ebbe più nulla da
imparare da essi e continuò i suoi studi da solo, chiudendosi nella biblioteca paterna per quei “ sette
anni di studio matto e disperatissimo” come lui stesso ride nì. Si formò così ben presto una
vastissima cultura, fu infatti in questo periodo che compose vaste opere di compilazione erudita, quali
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“ la storia dell’astronomia” e il “ saggio sopra gli errori popolari degli antichi”, tradusse classici latini e
greci e scrisse una massa ingente di componimenti poetici, odi, sonetti, canzonette, tragedie.
In questa vasta produzione intellettuale adolescenziale emerge il quadro di una cultura arcaica
superata ancora ispirata ai modelli arcadico- illuministici. Giacomo segue gli orientamenti reazionari il
padre come dimostra l’orazione “ agli italiani per la liberazione del Piceno” nella quale esalta il vecchio
dispotismo illuminato e paternalistico.
Tra il 1815 e il 1816 leopardi attua la sua conversione “ Dall’erudizione al bello” abbandona quindi diari
di studi loso ci e si entusiasma per i grandi poeti. Comincia a leggere i moderni come Rousseau, la
vita di Al eri, il Werther e L’Ortis, tramite la lettura della de Staël viene a contatto con la cultura
romantica ( con la quale non saranno mai troppo d’accordo). Un momento fondamentale nella sua
formazione intellettuale è costituito dall'amicizia con Pietro Giordani, uno degli intellettuali più
signi cativi di quegli anni, di orientamento classicistico ma di idee democratiche e laiche. Con
Giordani, Leopardi trova quella con denza affettuosa che gli manca nell'ambiente familiare e al tempo
stesso una guida intellettuale.
Questa apertura mi rende dolorosamente insostenibile l'atmosfera chiusa di Recanati E suscita in lui il
bisogno di venire a contatto con più vive esperienze intellettuali e sociali. Nel 1819 tenta la fuga dalla
casa paterna ma venne scoperto. Lo stato d'animo conseguente a questo fallimento gli causerà
un'infermità agli occhi che gli impedisce anche la lettura, suo unico conforto.
Questa crisi del 1819 segna un altro passaggio della scrittura leopardiana denominato “ passaggio dal
bello al vero”, passando dalla poesia di immaginazione alla loso a. Questo anno fu un anno di intese
sperimentazioni letterarie, con l'in nito comincia la stagione più originale della sua poesia. Si
in ttiscono anche le note dello zibaldone, una sorta di diario intellettuale a qui Leopardi af da appunti,
ri essioni loso che, letterarie, linguistiche.
Nel 1822 ebbe nalmente la possibilità di uscire da Recanati, recandosi a Roma, ospite dello zio.
l'uscita tanto desiderata si risolve però in una disillusione, infatti gli ambienti letterari di Roma gli
appaiono vuoti e meschini. Tornato a Recanati si dedica alla composizione delle Operette morali, a cui
af da l'espressione del suo pensiero pessimistico. Comincia così un periodo di aridità interiore che gli
impedisce di scrivere versi, si dedica così alla prosa all'investigazione dell'acerbo vero.
Nel 1825 gli si presenta l'occasione di lasciare la famiglia grazie all'editore milanese Stella che gli offre
un assegno sso per una serie di collaborazioni. Soggiorna così a Milano e a Bologna E nel 1827
passa Firenze, Dove entra il rapporto con Gian Pietro Vieusseux e con il gruppo di intellettuali che
facevano capo alla rivista “ Antologia “. Trascorre l'inverno tra il 1827 e il 1828 a Pisa, qui la dolcezza
del clima e una relativa tregua dei suoi mali favoriscono un risorgimento della sua facoltà di sentire e di
immaginare. Nel minuto 1828 nasce “ A Silvia” che apre la serie dei grandi idilli.
Nel 1828 aggravatesi le condizioni di salute è costretto a tornare a Recanati Dove vi rimane per un
anno e mezzo. Qui vive isolato nel palazzo ma nel 1830 accetta una generosa offerta degli amici
orentini: un assegno mensile per un anno. Lascia così Recanati per non farvi più ritorno. A Firenze fa
anche l'esperienza della passione amorosa per Fanny Targioni Tozzetti. La delusione subita ispira un
nuovo ciclo di canti il “ ciclo di Anastasia”. In questo periodo stringe amicizia con Antonio Ranieri che
rimarrà al suo anco no alla morte. Nel 1833 si stabilisce a Napoli insieme Ranieri, qui entra in
polemica con l'ambiente culturale, dominato da tendenze idealistiche e spiritualistiche avverse al suo
materialismo ateo. La polemica prende corpo soprattutto nell'ultimo grande canto “ la ginestra”. Nel
1837 morirà a Napoli.

LE LETTERE :

Di Leopardi ci è rimasto un cospicuo gruppo di lettere, testi in molti casi di straordinaria bellezza e
intensità. Tra le più tre signi cative vanno ricordate le lettere a Pietro Giordani. Leopardi,
diciannovenne, che pativa la chiusura isolamento della piccola città di provincia e il dif cile rapporto
con la sua famiglia, trovo in Giordani, intellettuale già di grande fama e prestigio, più anziano di lui di
24 anni, un ideale sostituto della gura paterna un con dente a cui confessare i propri tormenti
interiori ma anche le proprie idee letterarie, ricevendone consigli e incoraggiamenti.
Un gruppo cospicuo di lettere è indirizzato hai familiari : il fratello Carlo, a cui la lega un forte senso di
complicità E a cui ama raccontare le proprie esperienze spesso in toni ironici e scherzosi. Ci sono poi
le lettere alla sorella Paolina, in cui trova un alter ego a cui con dare le proprie vicende più intime.
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Le lettere al padre rivelano invece una dif coltà di rapporto, poiché troppo lontano ideologicamente e
culturalmente dal glio. Dalle lettere di Giacomo traspare il bisogno di affetto e di calore umano.
Vi sono poi lettere destinate ai importanti personalità della cultura, letterati come Vincenzo Monti o
Gian Pietro Viusseux.
Le lettere sono più dedicate alla comunicazione personale e privata.

IL PENSIERO
LA NATURA BENIGNA :

Tutta l' opera leopardiana si fonda su un sistema di idee continuamente mediate e sviluppate, il cui
processo di formazione si può seguire attraverso le pagine dello Zibaldone. Al centro della ri essione
di Leopardi si pone subito un motivo pessimistico, l'infelicità dell’uomo.
Restando fedele ad un indirizzo di pensiero settecentesco e sensistico, identi ca la felicità con il
piacere, sensibile e materiale. L'uomo non desidera un piacere bensì IL PIACERE : aspira a un piacere
che sia in nito, per estensione e per durata. Siccome nessuno dei piaceri particolari goduti dall'uomo
può soddisfare questa esigenza nasce in lui un senso di insoddisfazione perpetua, un vuoto
incolmabile dell'anima. Da questa tensione inappagata, nasce per Leopardi infelicità dell'uomo, il
senso della nullità di tutte le cose. Leopardi sottolinea che ciò va inteso non in senso religioso
meta sico ma in senso puramente materiale. L'uomo è dunque necessariamente infelice. Ma la
natura, che in questa prima fase È concepita da Leopardi come una madre benigna e attenta al bene
delle sue creature, Ha voluto offrire sin dalle origini un rimedio all’uomo: l'immaginazione e le illusioni.
Per questo gli uomini primitivi e gli antichi greci e romani erano più vicine alla natura capaci di illudersi
ed immaginare, erano felici, perché ignoravano la loro reale infelicità.

IL PESSIMISMO STORICO :

La prima fase del pensiero leopardiano è tutta costituita sull'antitesi tra natura e ragione, tra antichi e
moderni. Gli antichi, nutriti di generose illusioni erano capaci di azioni eroiche, erano più forti
sicamente E questo favoriva la loro forza morale e la loro vita era più intensa, ciao contribuiva a far
dimenticare il nulla e il vuoto dell'esistenza. Il progresso della civiltà E della ragione, spegnendo le
illusioni, ha reso i moderni incapaci di azioni eroiche. La colpa dell'infelicità È dunque attribuita
all'uomo stesso, che si è allontanato dalla via tracciata dalla natura benigna. Leopardi dà un giudizio
durissimo sulla civiltà dei suoi anni de nendola dominata dall'inerzia e dal tedio. Scaturisce di qui la
tematica civile e patriottica che caratterizza le prime canzoni leopardiane. Ne deriva un atteggiamento
titanico: il poeta come unico depositario della virtù antica s da da sole il fatto maligno. Questa fase del
pensiero leopardiano È stata designata quella formula pessimismo storico : nel senso che la
condizione negativa del presente viene vista come effetto di un processo storico, di una decadenza e
di un allontanamento progressivo da una condizione originaria di felicità. Leopardi è già consapevole
del fatto che la vera condizione dell'uomo è infelice e che la felicità antica era solo frutto di illusione.

LA NATURA MALVAGIA :

Leopardi si rende conto che più che al bene dei singoli individui, La natura mira alla conservazione
della specie e per questo ne può anche sacri care il bene del singolo e generare sofferenza. Ne
deduce che il male non è un semplice accidente ma rientra entra nel piano stesso della natura. Si
rende conto che la natura ha messo nell'uomo quel desiderio di felicità in nita senza però dargli i
mezzi per soddisfarlo. In una fase intermedia, cerca di dare un'altra spiegazione attribuendo la
responsabilità del male al fato; propone quindi una concezione dualistica, natura benigna contro fatto
maligno. Questa sua scoperta emerge nell’opera “ dialogo della natura e di un islandese”.
Leopardi concepisce la natura non più come madre amorosa provvidente ma come meccanismo
cieco, indifferente alla sorte delle sue creature. È una concezione non più nalistica ma meccanicistica
e materialistica. La colpa dell'infelicità non è più dell'uomo stesso ma solo della natura. L'uomo non è
che vittima innocente della sua crudeltà. Se loso camente leopardi rappresenta la natura come
meccanicismo inconsapevole, miticamente e politicamente la rappresenta come una sorta di divinità
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malvagia. Viene superato il dualismo tra la natura e il fato : alla natura vengono attribuite le
caratteristiche che prima erano del fato. Ora l'infelicità materialisticamente È dovuta soprattutto ai mali
esterni a cui nessuno può sfuggire.

IL PESSIMISMO COSMICO :

Se causa dell'infelicità è la natura stessa, tutti uomini sono necessariamente infelici; anche gli antichi,
pur essendo capaci di illudersi, erano vittime di terribili mali. Al pessimismo storico si contrappone così
il pessimismo cosmico : nel senso che l'infelicità non è più legata ad una condizione storica ma ad
una condizione assoluta, diviene un dato eterno e immutabile di natura.
Ne deriva in un primo momento l'abbandono della poesia civile e del titanismo: se l'infelicità è un dato
di natura, vane sono la protesta e la lotta e non resta che la contemplazione Lucida della verità.
Subentra in Leopardi un atteggiamento contemplativo, ironico, distaccato e rassegnato.
Questo è l'atteggiamento che caratterizza le operette morali. Leopardi però non si rassegnerà del
tutto dopo certo periodo tornerà il suo atteggiamento di protesta, Di s da al fato e alla natura.

LA POETICA DEL VAGO INFINITO :

La teoria del piacere costituisce un nodo fondamentale nel sistema di pensiero leopardiano essa
costituisce da una parte il nucleo centrale della sua loso a pessimistica dall'altro è il punto d'avvio
della sua poetica.
Se nella realtà il piacere in nito e irraggiungibile l'uomo può gurarsi piaceri in niti mediante
l’immaginazione, dalla quale derivano la speranza e le illusioni.
La realtà immaginata costituisce la compensazione, l'alternativa ad una realtà che non è che in felicità
è noia. Ciao che stimola l'immaginazione a costruire una realtà parallela è tutto ciò che è vago e
inde nito. Leopardi passa in chiave sensistica, tutti gli aspetti della realtà sensibile, che per il loro
carattere inde nito, possiedono questa forza suggestiva. Si viene Sottolinea si a costruire un avere
propria teoria della visione ( la vista impedita da un ostacolo ).
Vieni a costruirsi anche una teoria del suono nella quale leopardi elenca tutta una serie di suoni
suggestivi perché vaghi.

IL BELLO POETICO :

A questo punto si veri ca una svolta fondamentale : la teoria loso ca dell’inde nito, secondo la
quale la teoria del suono e la teoria della visione trovano una loro espressione anche nella musica
della pittura e nella poesia.
Il bello ipotetico consiste nel vago e inde nito e si manifesta attraverso la teoria del suono e della
visione.
Le immagini che ci appaiono suggestive evocano sensazioni che ci hanno affascinati quand'eravamo
fanciulli. La rimembranza diventa essenziale al sentimento poetico, tanto che questo tipo di poetica
viene de nito poetica dell'in nito o della rimembranza, tanto che leopardi dice che la poesia non è che
il recupero della visione immaginosa della fanciullezza attraverso la memoria.

ANTICHI E MODERNI :
Seguendo l'ideale della poetica della rimembranza leopardi osserva che maestri della poesia vaga e
inde nita erano gli antichi perché più vicini alla natura, erano appunto ricchi d'immaginazione come
fanciulli. I moderni, invece, hanno perduto questa capacità immaginosa e fanciullesca, sono
allontanati dalla natura per colpa della ragione per per questo motivo sono disincantati e infelici, ad
essi non resta che una poesia sentimentale. Leopardi stesso nella sua produzione in versi segue la
poetica del vago e dell'inde nito ma non si rassegna ad escludere il carattere immaginoso dei suoi
versi, non si rassegnerà quindi a rinunciare alle illusioni, Pur consapevole della loro validità.

LEOPARDI E IL ROMANTICISMO :
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La teoria del vago e dell'inde nito è indispensabile per capire la posizione di Leopardi nei confronti
della nuova poetica romantica. La formazione di Leopardi era stata rigorosamente classicistica.
Perciò nella polemica tra classicisti e romantici, leopardi doveva inevitabilmente prendere posizione
contro le tesi romantiche. Lo fece due scritti una “ lettera ai compilatori della biblioteca italiana” in
risposta all'articolo della Staël e “ un discorso di un italiano intorno alla poesia romantica”, questi scritti
però non vennero pubblicati.
In realtà le sue posizioni sono molto originali rispetto quelle dei classicisti. Per lui la poesia è
espressione di una spontaneità originaria, di un mondo interiore immaginoso fantastico, Proprio dei
primitivi e dei fanciulli. Leopardi appoggiò i romantici italiani nella critica alle classicismo accademico e
pedantesco. Rimproverava però agli scrittori romantici un'arti ciosità retorica simmetrica a quella dei
classicisti, rimproverava loro anche il predominio della logica sulla fantasia, l'aderenza al vero che
spegne ogni immaginazione.
Leopardi ripropone dunque classici come modelli ma il senso opposto alle classicismo accademico,
lo fa con uno spirito schiettamente romantico.
Si può parlare perciò di un classicismo romantico.
Tra le varie forme poetiche leopardi privilegia soprattutto quella lirica, intesa come espressione
immediata dell'io, della soggettività e dei sentimenti.
È vicino al romanticismo per una serie di importanti motivi che ricorrono nelle sue opere, l'in nito
l'esaltazione dell'io, il titanismo, il con itto illusione-realtà e il senso del tormento del dolore cosmico.

I CANTI :

Il periodo successivo alla conversione “ dall'erudizione al bello” nel 1816 Sino alla crisi del 1819 è
ricco di esperimenti letterari, che si svolgono in direzioni diverse : idilli pastorali, elegie, visioni sul
modello di Monti, canzoni su argomenti moderni, tragedie pastorali, inni cristiani e un romanzo
autobiogra co.
Molti di questi rimangono puri progetti o abbozzi abbandonati. Tra il 1818 e il 1823 il poeta compone
10 canzoni che pubblica in un opuscolo; nel 1826 stampa la raccolta di versi che comprende due
elegie, un'epistola e sei componimenti riuniti sotto il titolo di idilli. Nel 1831 a Firenze raccoglie le
canzoni sotto il titolo di “ Canti “: fu questa la prima edizione dell'opera poetica fondamentale di
Leopardi. Quest'ultima sarà seguita da una seconda edizione nel 1835 a Napoli; nel 1845 verrà
pubblicata l'ultima edizione postuma a cura dell'amico Ranieri.
Il titolo canti, rimanda al carattere lirico dell’opera.

LE CANZONI :

Le Canzoni sono componimenti di impianto classicistico, che riproducono uno schema metrico sso e
impiegano un linguaggio aulico; furono composte tra il 1818 e il 1821 ed affrontano una tematica
civile. La base di pensiero è costituita dal pessimismo storico che caratterizza la visione leopardiana in
questo momento. Esse sono animate da spunti contro l'età presente, Inerte e corrotta, a questa
polemica si contrappone un'esaltazione delle età antiche. La più signi cativa di queste è “ Ad Angelo
Mai “ che rappresenta una raccolta dei temi leopardiani di questo periodo ( la nostalgia dell’antichità,
il caro immaginar E il vero).
Caratteristiche diverse possiedono il “ Bruto minore “ e “ l’ultimo canto di Saffo “, qui Leopardi non
parla più in prima persona ma delega il discorso a due personaggi dell'antichità, entrambi suicidi :
Bruto, uccisione di Cesare E la poetessa greca Saffo.
Il pessimismo storico giunge ad una svolta, delineando l'idea di un'umanità infelice, non solo per
ragioni storiche, ma per una condizione assoluta. Non si incolpa ancora la natura ma gli dei il fato.
Ad esse si contrappone l'eroe singolo, che si ribella la forza che lo opprime e afferma la propria libertà
in un gesto di s da suprema, dandosi alla morte. Questa è l'affermazione più decisa del titanismo
eroico.

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GLI IDILLI :

Molto diverse dalle canzoni sono gli Idilli, sia nelle tematiche che sono intime e autobiogra che sia nel
linguaggio più colloquiale e di limpida semplicità.
Con questo titolo complessivo leopardi disegnò alcuni componimenti scritti tra il 1819 e il 1821
come : l'in nito, la sera del dì di festa, la luna ecc…
La parola idillio deriva dal greco e signi ca “ quadretto”. Il rappresentante principale della poesia
idilliaca fu Teocrito, autore di componimenti ambientati in un mondo pastorale idealizzato. Il termine
idillio prima di lui non aveva a che fare con la poesia pastorale e indicava solo la brevità dei testi, ma
poiché Teocrito divenne famoso per le sue poesie pastorali, la parola acquistò questo tipo di
sfumatura.
Leopardi de nì gli edili come espressione di sentimenti, affezioni, avventure storiche del suo animo. La
rappresentazione della realtà esterna E delle scene di natura serena servivano appunto da quadretto,
cerca Leopardi interessava rappresentare sono I momenti essenziali della sua vita interiore.
Esemplare è “ l’in nito “.
Leopardi prova un originale linguaggio poetico, lontano Dalle arditezze metaforiche, tutto giocato sul
vago inde nito e su una musicalità segreta ed essenziale.

I CANTI PISANO RECANATESI :

Chiusa la stagione dei grandi idilli E delle canzoni comincia per Leopardi un silenzio poetico
che durerà sino alla primavera del 1828. Egli stesso lamenta la ne delle illusioni giovanili; per
questo motivo cominceranno scrivere più poesia e si dedicherà più alla prosa loso ca e alle
Operette morali.
Questa è anche la fase che corrisponde al passaggio al pessimismo assoluto. Ne deriva
un abbandono degli atteggiamenti titanici degli anni precedenti e una disposizione più
distaccata e ironica nei confronti della realtà.
Una svolta si veri ca nel periodo relativamente felice trascorsa Pisa nel 1828. Il poeta assiste
un risorgimento delle sue facoltà di sentire, commuoversi e immaginare.
Questi componimenti, nati dal risorgimento della sensibilità giovanile, riprendono temi,
atteggiamenti, linguaggio degli idilli nonché le illusioni delle speranze proprie della giovinezza,
le rimembranze. Il linguaggio utilizzato è limpido musicale.
I canti Pisano- Recanatesi vengono designati con la formula “ Grandi idilli” poiché :
I piccoli idilli coincidono con il pessimismo storico mentre i grandi idilli coincidono con il
pessimismo cosmico.
I grandi idilli non sono la semplice ripresa della poesia di 10 anni prima, nel mezzo si
collocano la ne delle illusioni giovanili, l'acquisita consapevolezza del vero, la costruzione di
un sistema loso co fondato sul pessimismo assoluto. Essi sono si percorsi da immagini liete,
ma queste immagini sono come rarefatte e perdono ogni corposità sica e materiale, esse
sono create dalla memoria e si accompagnano sullo sfondo del nulla poiché, costantemente
accompagnate dalla consapevolezza del dolore, del vuoto dell’esistenza e della morte.
Leopardi non applica però un potere distruttivo su queste immagini di vita il vero e richiamato
con delicatezza riserbo.
Il linguaggio È diverso da quello dei primi idilli : non sono più presenti espressioni intense e
patetiche che danno senso di una lotta ma un linguaggio più misurato. Nuova è anche
l'architettura metrica, il poeta non utilizza più l'endecasillabo sciolto ma una strofa di
endecasillabi settenari che si succedono liberamente senza alcuno schema sso, questo
nuovo utilizzo viene denominato “ canzone libera di leopardiana” , questa libertà metrica
asseconda la vaghezza inde nitezza delle immagini.
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IL CICLO DI ASPASIA :

L'ultima stagione leopardiana si colloca dopo il 1830 e dopo l'allontanamento de nitivo da Recanati,
che segna una nuova svolta. Leopardi ristabilisce un contatto diretto con gli uomini, apparendo più
orgoglioso di sé E della propria grandezza spirituale, pronto e combattivo nel diffondere le proprie
idee.
L'apertura si veri ca anche grazie all'amicizia con Antonio Ranieri, diviene importante anche la prima
vera esperienza morosa di Leopardi: non più un amore adolescenziale ma un'autentica passione per
Fanny Targioni Tozzetti.
La delusione subita segna la ne dell'inganno estremo che aveva creduto eterno : l'amore. Dalla
passione dalla delusione nasce il cosiddetto ciclo di Aspasia. Composto da cinque componimenti
scritti tra il 1833 e il 1835. Il discorso non si basa più sulle immagini vaghe e inde nite, sia una poesia
quasi priva di immagini sensibili quasi fatta di puro pensiero, il linguaggio si fa aspro quanti musicale E
la sintassi è complessa spezzata.

LA POLEMICA CONTRO L’OTTIMISMO PROGRESSISTA :

Si instaura in questo periodo un rapporto intenso con le correnti ideologiche del tempo, la critica di
Leopardi si indirizza contro tutte le ideologie ottimistiche che esaltano il progresso e profetizzano un
miglioramento della vita degli uomini, bersaglio sono anche le tendenze di tipo spiritualistico e
neocattolico. A queste ideologie Leopardi contrappone le proprie concezioni pessimistiche che
escludono ogni miglioramento della condizione umana.

LA GINESTRA :

Una svolta essenziale si presenta con “ la Ginestra “ il testamento spirituale di Leopardi. Il


componimento ripropone la dura polemica quanti ottimistica e antireligiosa, qui Leopardi non nega più
la possibilità di un progresso civile, cerca anzi di costruire un'idea di progresso proprio sul suo
pessimismo. La consapevolezza della reale condizione umana, indicando la natura come Vera
nemica, indurre gli uomini a unirsi il social catena per combattere la sua minaccia e far cessare le
sopraffazioni e le ingiustizie della società. La loso a di Leopardi si apre con una generosa utopia,
basata sulla solidarietà fraterna degli uomini.
La ginestra È un vasto poemetto costruito come una sinfonia.

LE OPERETTE MORALI :

Di ritorno da Roma, dopo essere per la prima volta uscito dalla “prigione” di Recanati ed essere
venuto a contatto con una più vasta società, ricevendone una forte delusione, leopardi si dedica alle
“ Operette morali” che pubblicherà nel 1827.
Le operette morali sono rose di argomento loso co. Alla base della scrittura c’è dunque un forte
impegno morale civile. Le operette da un lato indica come signi cato il taglio breve di questi testi
dall'altro sottolinea l'impostazione lontana dalla scrittura dei loso del tempo, egli sceglie un tono più
lieve che faccia leva appunto sul “ ridicolo” sul comico e sull’ironia. Si tratta comunque di scritti di
profonda sostanza intellettuale.
Molte operette sono dialoghi in cui gli interlocutori sono creature immaginarie, personi cazioni
personaggi mitici o favolosi in altri casi si tratta di personaggi storici. In alcune operette dialogiche
l'interlocutore principale È la proiezione dell'autore stesso. Altri invece hanno una forma narrativa.
Da questa rassegna risulta la varietà dell'invenzione fantastica di Leopardi.
Tutte queste invenzioni si concentrano intorno ai temi fondamentali del pessimismo leopardiano:
l'infelicità inevitabile dell'uomo, l'impossibilità del piacere, La noia, Il dolore e i mali materiali.
Escono però da questo quadro di pessimismo le operette più tarde come Plotonio, dialogo sul
problema del suicidio pervaso da un senso di pietà e di solidarietà fraterna verso gli uomini che
prelude alla svolta della ginestra.

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TESTI :

L’INFINITO :

L'in nito fu composto a Recanati nel 1819 e pubblicato per la prima volta con altri idilli, nel periodico
bolognese “ il nuovo Ricoglitore” nel 1825 poi nell' edizione dei Versi del 1826 in ne nei Canti nel
1831.
I temi chiave sono la poetica del vago ed inde nito E il concetto di in nito nel tempo e nello spazio.
L'in nito anticipa la “ teoria del piacere” da qui si sviluppa la teoria del “ vago e inde nito”. Leopardi vi
sostiene che particolari sensazioni visive uditive, Per il loro carattere vago e inde nito, in l'uomo a
crearsi con l'immaginazione quell'in nito a cui aspira, che è irraggiungibile, perché la realtà non offre
che piacere niti. L'in nito è la rappresentazione di uno di questi momenti privilegiati, in cui
l'immaginazione strappa la mente alla reale che il brutto e la immerge nell’in nito.
La poesia si articola in due momenti, corrispondenti a due distinte sensazioni.
Nel primo momento l'avvio è dato da una sensazione visiva dall'impossibilità della visione: la siepe che
chiude lo sguardo che fa subentrare il fantastico; il pensiero si costruisce l'idea di un in nito spaziale di
spazi senza limiti, immersi in sovrumani silenzi e in una profondissima quiete. Nel secondo momento
l'immaginazione prende l'avvio di una sensazione uditiva, lo stormire del vento tra le piante. La voce
del vento viene paragonata all'in nito silenzio creato dall'immaginazione e suscita l'idea delle perdersi
delle labili cose umane nel silenzio dell’oblio.
Tra i due momenti vi è anche un passaggio psicologico, l'io lirico, dinanzi alle immagini interiori
dell'in nito prova un senso di sgomento ma nel secondo momento l’io si annega nell'immensità
dell'in nito immaginato sino a perdere la sua identità.
Non è presente nel componimento alcun accenno ad una dimensione sovrannaturale; Nello zibaldone
leopardi afferma che l'in nita dell'inclinazione dell'uomo è un’in nità materiale.
La durata temporale il processo psicologico nella poesia prendono corpo in una struttura dal rigoroso
disegno costruttivo, Fondata su precise simmetrie. I due momenti corrispondenti all'esperienza
dell'in nito spaziale E dell'in nito temporale occupano ciascuno sette versi e mezzo. Il passaggio
avviene nel verso 8 diviso in due da una forte pausa il centro, segnata dal punto fermo.
A SILVIA :

"A Silvia" (a Selva/natura) è l’inizio di una nuova stagione poetica, tra il ’28 e il ’30. Questo canto,
composto a Pisa nel 1828, è dedicato a una fanciulla che il poeta realmente conobbe, Teresa
Fattorini, glia del cocchiere di casa Leopardi, morta di tisi nel 1818. 
Questo nella realtà biogra ca ma nella fantasia leopardiana Silvia è soprattutto il simbolo della
speranza propria della giovinezza, fatta di attese, illusioni e anche delusioni. Non è una
commemorazione funebre, e non è neppure una canzone per Silvia, in onore di lei: in realtà è una
confessione del poeta. E’ costruita come un colloquio con Silvia. 
Tutto il canto è costruito sulle esperienze parallele della giovinezza di Silvia, precocemente troncata
dalla morte, e delle illusioni del poeta. L’immagine della donna si smorza nel mito della speranza. Silvia
è rappresentata nel orire della sua giovinezza in primavera, invece la sua morte in inverno. Il rapporto
con la vita della fanciulla con il valore metaforico della stagione della giovinezza e di quella della morte
è che nella prima rispecchia il tempo di speranze e di gioie, invece nella seconda le delusioni e la
morte.
In questa canzone la Natura manifesta un duplice aspetto, ora ispirando serenità e dolcezza, ora vista
come causa principale dell’infelicità umana; matrigna crudele e indifferente che mette al mondo i suoi
gli senza che questi lo vogliano, inseriti in un meccanismo di vita e di morte
Canzone libera (costituisce il primo campione della cosiddetta ‘canzone libera’ leopardiana). E’
costituita da sei strofe di varia lunghezza. Settenari e endecasillabi sono liberamente distribuiti e la
rima non ha schema prestabilito. L’unico elemento di regolarità è dato dal ripetersi del settenario alla
ne di ogni strofa. E' la prima canzone di questo tipo, che segna l'abbandono degli schemi tradizionali
con stanze omometriche. 
Climax ai vv. 28/29: Che pensieri soavi, che speranze, che cori… 
Apostrofe ai vv. 36/39: O natura, o natura …. i gli tuoi?
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IL SABATO DEL VILLAGGIO :


Il sabato del villaggio, scritto da Giacomo Leopardi nel 1829 a Recanati, fa parte dei "grandi idilli" e,
come tale, si evidenziano da subito in tutto il componimento i temi della rimembranza e
dell'evanescenza della giovinezza. Il tema predominante del componimento è rievocare "l'età orita",
tema che peraltro si ritrova in altri idilli come in A Silvia, dove la ragazza è personi cazione stessa della
gioventù che s orisce. L'autore invita a non aspettarsi felicità dal futuro, perché come la domenica
deluderà l'attesa del sabato, così la vita deluderà i sogni della giovinezza. Leopardi, quindi, ritiene di
non doversi aspettare niente, in modo da non essere mai delusi.
Il poeta in questa lirica parla della vita che si conduce di sabato nel suo villaggio.
Si può suddividere la poesia in due parti:
• prima parte: descrittiva in cui regna l'allegria per i giorni di festa e successivamente il silenzio rotto
dagli strumenti del falegname. I primi versi, infatti, oppongono la gioia ed il giorno alla serenità del
sonno;
• parte nale: ri essiva dove il poeta guarda al domani quando la quotidianità infonderà il tedio e
ri ette sulla fugacità della giovinezza.

Negli ultimi versi il poeta oppone l'oggi spensierato, metafora della giovinezza, al domani, simbolo
della noia e della vecchiaia.
Metrica:
Canzone libera. Settenari e endecasillabi si alternano e vi sono due versi non rimati (41 e 43).
Parallelamente alle tematiche il ritmo nei primi versi è più incalzante, scorrevole e spensierato, mentre
diventa in chiusura, più pacato ed incline alla meditazione. Il ritmo agile e mosso è reso ef cacemente
attraverso l’utilizzo dei settenari, mentre il ritmo più lento è reso dall’endecasillabo. 
Sono presenti numerose gure retoriche, oltre a quelle evidenziate nel testo a fronte della poesia, vi
sono: Litote: "altro dirti non vo'" con la quale Leopardi esprime l'intenzione di non demoralizzare i
giovani. Climax: I personaggi realizzano un climax prima crescente dopo decrescente: la donzelletta
(gioventù) - la vecchierella (vecchiaia) - lo zappatore (età matura) - il garzoncello (gioventù).
Si possono notare inoltre, nella prima parte della poesia, allitterazioni con doppie (donzelletta,
mazzolin, vecchierella, novellando, sulla, bella, colli...) o con dittonghi (giorno, chiaro, ciascuno, gioia,
stagion, pien, pensier, lieta), o con ripetizione degli stessi suoni (in sul calar del sole; siccome suole).
L'uso dei diminutivi (donzelletta, vecchierella, garzoncello) denota la tenerezza del poeta verso i suoi
personaggi, in particolare per gli adolescenti.

LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA :

La quiete dopo la tempesta è uno dei grandi idilli, composto nel 1829, fu pubblicato per la
prima volta nell'edizione dei Canti nel 1831.
I temi chiave sono : l'illusione il vero, il piacere come cessazione del dolore e la morte come
cessare estremo dei mali.
Il metro è composto da strofe libere di endecasillabi settenari come prime libere.
Il canto si apre con la descrizione della vita del borgo che dopo un forte temporale torna alle
semplici attività quotidiane.
Si ha quindi l'improvviso rianimarsi della piccola comunità, segue una successione the
interrogative che segna il passaggio dal particolare all'universale e traduce la vitalità e la gioia
appena rappresentate in un'amara ri essione della condizione umana. I versi conclusivi
accomunano l'umanità intera nell' ineluttabile destino di infelicità.
La poesia è nettamente divisa in due parti: la prima descrittiva e idilliaca ( 1 strofa ) la seconda
ri essiva ( 2 e 3 strofe ).
La descrizione iniziale offre una serie di aspetti del piccolo mondo del villaggio, non vi è
l’intento di tracciare un preciso quadro realistico infatti si tratta di un paesaggio costruito sulla
suggestione dei suoni e della vastità spaziale indeterminata. La descrizione interamente
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ispirata alla poetica del vago inde nito, non si tratta di una scena oggettiva ma tutta
interiorizzata.
La seconda parte loso ca il concetto centrale è che il piacere è glio d’affanno.
Ora la natura gli appare come nemica anche il piacere è ormai considerato inesistente.
Nei confronti di questa natura ostile Leopardi è polemico.

CANTO NOTTURNO DI UN PASTORE ERRANTE DELL’ASIA :

Quest'opera fu composta tra il 1829 e il 1830 che fu pubblicata per la prima volta nei Canti
nel 1831. Pur essendo l'ultimo in ordine di composizione dei canti pisano recanatesi, fu
collocato prima della quiete e del sabato.
L'idea del canto fu suggerita Leopardi da un articolo del “ journal des savants “ da cui
apprese che i pastori nomadi dell'Asia centrale trascorrevano le notti seduti su una pietra
guardare la luna E a improvvisare parole tristissime.
I temi chiave sono: l'infelicità cosmica, la poesia del vero, il ciclo eterno e imperscrutabile
della natura e la caducità dell’uomo.
Questa poesia è un chiaro esempio di canzone libera leopardiana.
Il poeta non parla in prima persona, Il canto nasce dalle ri essioni di un uomo primitivo,
Semplice e ingenuo che parla con la luna. Leopardi riteneva i primitivi più vicine alla natura
inconsapevoli dell'acerbo vero, quindi più felici. Qui invece il primitivo è un losofo e sente
fortemente l’infelicità, spesso colto dal tedio. È chiaro il passaggio al pessimismo cosmico,
che concepisce l'infelicità come propria dell'uomo di tutti i tempi, Di tutti i luoghi di tutte le
condizioni.
Il canto si distingue nettamente dai grandi idilli : esso si fonda sulla memoria, Con il caro
immaginar ma si tratta di una lucida e ferma ri essione, partendo da interrogativi elementari
no ad arrivare ai grandi problemi meta sici. È una poesia fondata sul vero.
Anche il paesaggio non è più quel vigliacco è un paesaggio astratto meta sico ma permane
la suggestioni tipicamente leopardiana dello spazio scon nato del tempo in nito. Esso però
non è un in nito creato dall’immaginazione ma contemplato dalla ragione perciò non vi è
riscatto la conoscenza resta sempre vigile.

A SE STESSO :

È il più riuscito e intenso dei canti del “ciclo di Aspasia”. Viene meno il tono elegiaco degli idilli e si
afferma un tono nuovo, più energico ed eroico, di ribellione contro il potere del male “ascoso”. Tutta la
poesia è una sorta di colloquio tra il poeta e il proprio animo. I motivi del colloquio sono tre: la
constatazione del disinganno, la consapevolezza della rinuncia a ogni illusione e la denuncia del
malvagio potere della natura.
Nel canto si manifesta la disillusione dopo la ne dell’amore per Fanny. Da ciò deriva un invito a non
illudersi più, ad abbandonare per sempre l’illusione che esista qualcosa nella realtà che sia degno di
amore. Il poeta smetterà di amare: è morta l’ ultima illusione che lui aveva creduto eterna. Nel genere
umano le illusioni e la speranza sono nite. L’ anafora “perì…perì” suona come un doloroso eco
dell’anima. Il suo cuore ora si riposa. Prima aveva amato abbastanza. Nessuna cosa merita più i
sospiri dell’uomo. La vita è dolore e noia e il mondo è fango. Ora il suo animo si calma e capisce che il
fato non ha concesso altro che la morte. Si dispera un’ultima volta e disprezza se stesso, la natura, il
potere ascoso del male e l’in nita inutilità di tutto. In questa poesia i segmenti sintattici non coincidono
con la lunghezza dei versi e creano numerosissimi enjambement. Il lessico si riduce ad una scarna
successione di verbi e sostantivi

LA GINESTRA :
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Prima strofa : si insiste sull'opposizione deserto-ginestra, aridità-profumo ( = vita ).


Il primo elemento dell'opposizione, Il deserto, propone un paesaggio radicalmente
antidilliaco.
Il paesaggio si speci ca in tre quadri: il formidabil Monte in cui si concentra l'immagine
della potenza distruttiva della natura L’erme contrade intorno a Roma, immagine di
desolazione ed abbandono, che richiama l'azione corrosiva del tempo e il perire irrimediabile
di tutte le cose; le ceneri infeconde e l’empietrata lava, immagine di morte, concretezza
sensibile del destino delle creature vittime della malvagia potenza della natura. L'altro
membro dell'opposizione è la ginestra : contenta dei deserti e gli abbellisce; è sempre
compagna di af itte fortune; È gentile in opposizione alla minaccia del vulcano.
La ginestra rappresenta la pietà verso la sofferenza degli esseri perseguitati dalla natura.
Nel ore Leopardi proietta soprattutto la sua pietà per le vittime della natura; viene anticipato
sin dalla prima strofa, Il simbolo del ore, il motivo della solidarietà fra gli uomini.
La ginestra rappresenta la vita che resiste ad ogni costo al deserto, alla potenza devastante
della natura, si proietta l'atteggiamento coraggioso e non rassegnato di opposizione e di s da
alla natura nemica. I versi dedicati alla ginestra sono caratterizzati da una delicata musicalità
che però non costituisce più il linguaggio dell'illusione ma della pietà.
Terza strofa : il poeta de nisce la vera nobiltà spirituale che consiste nel guardare
coraggiosamente in faccia il destino comune e nel dire il vero sulla condizione infelice
d'ef mera del genere umano, Mostrandosi forti nella soffrire e fraternamente solidale con gli
uomini.
Nella ginestra il poeta continua ad escludere la felicità ma afferma la possibilità di un
progresso che assicuri una società più giusta con rapporti più umani tra gli uomini. Nella
ginestra ammette la forma di progresso quello di tipo civile morale che si fonda sulle
pessimismo, Sulla lucida consapevolezza della tragica condizione dell'umanità. Sei uomini
avessero conoscenza della loro infelicità e miseria e del fatto che la responsabile di ciò è la
natura, sarebbero indotti a coalizzarsi contro la loro implacabile nemica. Questo risalirebbe
legami sociali la sociale catena per la quale invece di combattersi gli uomini unirebbero le loro
forze contro la natura.
Questo progresso non assicurerebbe agli uomini la felicità, che è impossibile, ma garantire
della società più giusta civile. L'uomo resterà il felice per natura ma non ci sarà più quella
infelicità addizionale. Leopardi delinea inoltre il compito dell'intellettuale che è quello di
rendere palese al volgo questi concetti ed indicare il vero nemico contro cui combattere
spingendo gli uomini alla fraternità.
Settima strofa : nell'ultima strofa che si lega quella prima, ritorna in primo piano la ginestra.
Ma acquista anche molti signi cati nuovi, Essa diventa infatti un modello di comportamento
nobile ed eroico per l'uomo. Essa piega il capo dinnanzi allo di potenza della natura
distruttrice ma questa scon tta non cancella la sua dignità.
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