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GIOVANNI VERGA

LA VITA
Giovanni Verga nasce a Catania nel 1840 da una famiglia benestante.
Antonino Abate gli impar sce lezioni private in uenzandolo con il suo fervente patrio smo e il
gusto le erario roman co. A dicio o anni Verga si iscrive alla facoltà di legge ma termina presto i
corsi a favore del giornalismo poli co.
Egli è a ascinato dagli scri ori francesi moderni come Dumas, Sue, Feuillet.
Nel 1865 Verga visita per la prima volta Firenze, e nel 1869 ci torna una seconda volta con
l’obbie vo di soggiornarvi a lungo per poter entrare a conta o con la vera società le eraria
italiana.
Nel 1872 si trasferisce a Milano dove entra in conta o con gli ambien della Scapigliatura. E’ in
questo periodo che scrive Eva, Eros e Tigre Reale.
Nel 1878 con il romanzo Rosso Malpelo avviene la svolta verso il verismo. Scrive anche le novelle di
Vita nei Campi, I Malavoglia, le Novelle Rus cane e Per le vie, Cavalleria Rus cana, le novelle di
Vagabondaggio e Mastro-don Gesualdo. La Duchessa di Leyra rimane incompiuto.
Dopo il 1903 Verga si chiude in un silenzio totale in cui si limita a prendersi cura delle sue proprietà
agricole. Le posizioni poli che si fanno sempre più chiuse e conservatrici. Allo scoppio della Prima
guerra mondiale è fervente interven sta e nel dopoguerra si schiera con le posizioni dei
nazionalis . Muore nel 1822.

I ROMANZI PRE-VERISTI
I romanzi pre-veris di Verga si iscrivono in un clima tardoroman co, nonostante vengano
considera dalla cri ca esempi di “realismo”. Tra il 1866 e il 1875 egli scrive:
• Una Peccatrice ! romanzo autobiogra co che narra di un intelle uale che conquista il
successo e la ricchezza ma vede inaridirsi l’amore per la donna amata e ne causa il suicidio.
• Storia di una Capinera ! narra di un amore impossibile
• Eva ! storia di un giovane pi ore siciliano che brucia le sue illusioni e i suoi ideali ar s ci
nell’amore per una ballerina (società materialista)
• Eros ! storia di un giovane corro o dalla società
• Tigre Reale ! storia di un giovane innamorato di una donna divoratrice di uomini

LA SVOLTA VERISTA
Dopo un silenzio di tre anni nel 1878 Verga pubblica Rosso Malpelo, la storia di un garzone di
miniera che vive in un ambiente duro e disumano, narrata con un linguaggio che riproduce il modo
di raccontare di una narrazione popolare.
Con questa opera si assiste ad un cambiamento radicale di temi e di linguaggio che si discosta
fortemente dalla sua narra va.
L’approdo al Verismo è il fru o di una chiari cazione progressiva di proposi già radica , la
conquista di strumen conce uali e s lis ci più maturi. Egli non intende abbandonare gli ambien
dell’alta società per quelli popolari, ma studiarli con nuovi strumen .

LA POETICA DELL’IMPERSONALITA’
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Alla base del suo nuovo metodo narra vo vi è il conce o di impersonalità. Questa teoria è la
de nizione di un procedimento tecnico, di un modo di dar forma all’opera facendo in modo che
non si avverta nel narrato la presenza dell’autore. Al le ore deve apparire come se l’autore fosse
scomparso, l’opera deve sembrare essersi fa a da sé.
Ciò che viene raccontato deve essere raccontato in modo da porre il le ore faccia a faccia con il
fa o nudo e crudo, senza che nessuno gli spieghi gli antefa e gli tracci un pro lo dei personaggi,
del loro cara ere e della loro storia. Il le ore deve avere l’impressione di assistere a fa che si
svolgono so o i suoi occhi. Solo evitando l’intromissione dell’autore si può creare l’illusione della
realtà.

LA TECNICA NARRATIVA
La voce che racconta i fa è allo stesso livello dei personaggi e il punto di vista dello scri ore non
si avverte mai. Egli si mime zza nei personaggi stessi, ado ando il loro modo di pensare e di
sen re e usando il loro modo di esprimersi.
E’ come se a raccontare fosse uno di loro che però resta anonimo. Non informa esaurientemente
sul cara ere e sulla storia dei personaggi e non o re nemmeno de agliate descrizioni dei luoghi
dove si svolgono i fa . Ne parla come se si rivolgesse a qualcuno del posto che conosce quelle
persone e quei luoghi. Il le ore solo a poco a poco arriva a conoscere i personaggi, a raverso ciò
che essi stessi fanno o dicono o a raverso ciò che gli altri personaggi dicono di loro.
Nel caso in cui la voce narrante faccia commen o giudichi, lo fa in base alla visione elementare e
rozza della visione popolare.
Di conseguenza il linguaggio è povero, cara erizzato da modi di dire, paragoni, proverbi,
imprecazioni e da una sintassi elementare e a volte scorre a.

IL DIRITTO DI GIUDICARE E IL PESSIMISMO


La tecnica impersonale usata da Verga scaturisce dalla sua visione pessimis ca del mondo.
La società umana è per lui dominata dal meccanismo della lo a per la vita per cui il più forte
schiaccia necessariamente il più debole. Gli uomini non sono mossi da mo vi ideali, ma
dall’interesse economico, dalla ricerca dell’u le, dall’egoismo, dalla volontà di sopra are gli altri.
Questa per lui è una legge di natura universale e immodi cabile. Egli ri ene che non possano
esistere alterna ve alla realtà esistente, né nel futuro e né nel passato. Di conseguenza, la sua è
una visione materialis ca e atea che esclude per no la consolazione religiosa, quindi ogni speranza
di risca o dalla nega vità dell’esistente in un’altra vita.
Se è impossibile modi care l’esistente, ogni intervento giudicante appare inu le e privo di senso e
allo scri ore non resta che riprodurre la realtà così com’è, senza farla passare a raverso alcuna
lente corre va. La le eratura può solo avere funzione di studiare ciò che è dato una volta per
tu e e di riprodurlo fedelmente senza passione.

IL VALORE CONOSCITIVO E CRITICO DEL PESSIMISMO


Il pessimismo verghiano ha una connotazione fortemente conservatrice. Vi si associa il ri uto per
le ideologie progressiste e contemporanee, democra che e socialiste, che egli considera fantasie
infan li o interessan inganni, a causa di pericolosi rivolgimen sociali.
Il pessimismo consente a Verga di cogliere con grande lucidità ciò che vi è di nega vo nella realtà e
fa in modo che egli possa rappresentare l’ogge vità delle cose.
Nelle sue opere manca il pie smo sen mentale verso il popolo, verso gli umili e la mi zzazione del
mondo rurale.
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IL VERISMO DI VERGA E IL NATURALISMO DI ZOLA


Nei romanzi di Zola la voce che racconta riproduce il modo di vedere e di esprimersi dell’autore che
interviene spesso con giudizi sulla materia tra ata.
Tra il narratore e i personaggi vi è un distacco ne o, che il narratore fa sen re esplicitamente.
Zola risulta estraneo all’originalissima tecnica verghiana della regressione del punto di vista
narra vo nel mondo popolare rappresentato. Per Zola l’impersonalità consiste nell’assumere il
distacco dello “scienziato”, che si allontana dall’ogge o, per osservarlo dall’esterno e dall’alto;
mentre per Verga signi ca immergersi nell’ogge o.
Zola crede che la scri ura le eraria possa contribuire a cambiare la realtà ed ha piena ducia nella
funzione progressiva della le eratura, come studio dei problemi sociali e s molo alle riforme.
Per Verga la realtà è immodi cabile e la le eratura non può incidere in alcun modo su di essa.
Zola è uno scri ore borghese democra co che ha davan a sé una società già pienamente
sviluppata dal punto di vista industriale e di conseguenza si sente il portavoce di esigenze ben vive
intorno a lui e sa di potersi rivolgere ad un pubblico in grado di recepire il suo messaggio e di
reagire ad esso.
Verga, al contrario, è il pico proprietario terriero conservatore, che ha ereditato la visione
fatalis ca di un mondo agrario arretrato e immobile, estraneo alla visione dinamica del capitalismo
moderno e ha di fronte a sé una borghesia pavida e parassitaria e delle masse contadine ignoran ,
chiuse nella loro miserie e nei ritmi di vita passivi e rassegna .

VITA DEI CAMPI


La nuova impostazione narra va inaugurata nel 1878 con Rosso Malpelo è con nuata da Verga in
una serie di altri raccon , pubblica su varie riviste tra il 1879 e il 1880 e raccol nel volume Vita
dei campi.
In ques raccon spiccano gure cara eris che della vita contadina siciliana e viene applicata la
tecnica narra va dell’impersonalità. In queste novelle vi sono tracce dell’a eggiamento roman co,
di vagheggiamento nostalgico in una sorta di paradiso perduto di auten cità e innocenza o di un
mondo mi co dominato da passioni violente e primi ve.
In queste novelle ricorre anche un mo vo schie amente roman co come il con i o tra l’individuo
“diverso” e la società che lo ri uta e lo espelle. In Verga è ancora in a o, in questo periodo, una
contraddizione tra tendenze roman che e nuove tendenze veris che che lo inducono a
riconoscere che anche il mondo rurale è dominato dalla stessa legge della lo a per la vita che
regola la società ci adina.

IDEALE DELL’OSTRICA
L'ideale dell'Ostrica si basa sulla convinzione che per coloro che appartengono alla fascia dei
deboli è necessario rimanere lega ai valori della famiglia, al lavoro, alle tradizioni ataviche, per
evitare che il mondo, cioè il "pesce vorace", li divori.
In questa novella Verga parla dell'ideale dell'ostrica che sos ene la povera gente. Nel conce o
dell'autore, nché i contadini, i braccian , i pescatori vivono prote dall'ambiente che li ha vis
nascere e crescere, nché credono e rispe ano i valori in cui hanno creduto e che hanno rispe ato
i loro padri, allora, anche se poveri, sono al sicuro. Il problema nasce quando cominciano a provare
il desiderio del cambiamento, il desiderio di migliorare, di progredire. Come l'ostrica che vive sicura
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nché resta avvinghiata allo scoglio dov'è nata, così l'uomo di Verga vive sicuro nché non
comincia ad avere smànie di miglioramento.

IL CICLO DEI VINTI


Parallelamente alle novelle Verga concepisce anche il disegno di un ciclo di romanzi, che riprende il
modello dell’opera Rougon-Macquart di Zola.
Egli pone al centro del suo ciclo la volontà di tracciare un quadro sociale passando in rassegna tu e
le classi. Criterio uni cante è il principio della lo a per la sopravvivenza, che lo scri ore ricava dalle
teorie di Darwin sull’evoluzione delle specie animali ed applica alla società umana: tu a la società
è dominata da con i di interesse e il più forte trionfa, schiacciando gli altri.
Verga sceglie come ogge o della sua narrazione i più deboli, i vin .
Il primo romanzo del ciclo è I MALAVOGLIA.

I MALAVOGLIA
E’ la storia di una famiglia di pescatori siciliani, I Toscano, chiama Malavoglia perché nell’uso
popolare i soprannomi sono spesso contrario delle qualità di chi li porta.
Essi conducono una vita felice e tranquilla ad Aci Trezza, no a quando nel 1863 il giovane ‘Ntoni
parte per il servizio militare e la famiglia si trova in di coltà economiche. Padron ‘Ntoni pensa di
intraprendere un piccolo commercio: compera a credito dall’usuraio zio Croci sso un carico di
lupini, per rivenderli in un porto vicino. Bas anazzo muore e il carico va perduto.
Comincia qui una lunga serie di sventure che disgregano il nucleo familiare: la casa viene pignorata,
il secondogenito muore nella ba aglia di Lissa, la madre Maruzza è uccisa dal colera, ‘Ntoni viene
condannato, la sorella minore Lia fugge dal paese e Mena non può più sposarsi a causa del
disonore caduto sulla famiglia.

• Il romanzo di apre e si chiude con la partenza di ‘Ntoni dal villaggio, ma la stru ura ciclica
rimane esteriore ed imperfe a perché non implica la ricomposizione dell’equilibrio iniziale
• La vicenda si volge tra il 1863 e il 1878, un periodo scandito da even storici come la
ba aglia di Lissa, il colera, la costruzione della ferrovia in Sicilia. L’azione ha inizio
all’indomani dell’Unità e me e in luce come il piccolo villaggio siciliano sia inves to dalle
tensioni in un momento di rapida trasformazione della società italiana.
• I malavoglia rappresentano la vita di un mondo rurale arcaico, chiuso in ritmi di vita e
visione della vita tradizionali.
• A causa delle di coltà economiche e alla crisi della pesca essi sono costre a diventare
negozian e in conseguenza del fallimento della loro inizia va, subiscono un processo di
declassazione, passando dalla condizioni di proprietari di casa e barca, a quella di
nullatenen costre a vivere alla giornata.
• Le forze disgregatrici della modernità si incarnano nel personaggio di ‘Ntoni che dopo
essere venuto in conta o con la realtà moderna a Napoli non può più ada arsi ai ritmi di
vita del paese. In opposizione a lui, suo nonno rappresenta lo spirito tradizionalista,
l’a accamento alla famiglia e ai valori.
• I malavoglia sono spesso sta interpreta come il vagheggiamento nostalgico della civiltà
contadina, vista come alterna va e an doto alla falsità e alla corruzione della vita ci adina.
Al contrario, il romanzo rappresenta la disgregazione di quel mondo e l’impossibilità dei
suoi valori. Lo scri ore sa che quello è un mondo mi co che non è mai esis to perché
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prima ancora di essere inves to dalle forze disgregatrici della modernità, era già dominato
al suo interno dalla stessa legge della lo a per la natura che regola il mondo del moderno e
del progresso perché per Verga quella legge regola ogni po di società in ogni tempo e ad
ogni livello della scala sociale.
• Ne risulta una costruzione bipolare perché nella narrazione si alternano due pun di vista
oppos : quello nobile e disinteressato dei Malavoglia, che sono cara erizza dalla fedeltà e
dai valori puri, e quello gre o e o uso degli altri abitan del villaggio. L’o ca del paese ha
il compito di “straniare” sistema camente i valori ideali propos dai Malavoglia. Quei valori
vis con gli occhi della colle vità appaiono strani e non vengono compresi.

IL MASTRO DON GESUALDO


Il racconto ha inizio con Gesualdo Mo a che nel matrimonio con Bianca Trao, discendente da una
famiglia nobile, spera di riuscire a entrare nel mondo aristocra co del paese per stringere amicizia
con tu quelli che contano. In realtà egli resta escluso dalla società nobiliare per le sue umili
origini. La moglie non lo ama e la glia, avuta da una relazione di Bianca con un cugino, lo ri uta.
Durante il ’48 i nobili diro ano l’odio popolare contro Gesualdo, che si salva a stento dall’ira della
folla.
Isabella si innamora di un cugino povero e scappa e lui per rimediare la dà in moglie al duca di
Leyra sborsando una dote spropositata.
Si ammala di cancro e viene accolto a Palermo nel palazzo del genero, ma per le sue maniere rozze
viene relegato in disparte. Muore solo.

L’impianto narra vo
Verga resta fedele al principio dell’impersonalità, però nel nuovo romanzo il livello sociale si è
elevato rispe o ai Malavoglia e alle novelle e quindi il livello del narratore si innalza.
Il narratore di Gesualdo riprende i suoi diri , ha uno sguardo lucidamente cri co, un sarcasmo
corrosivo.
Ne parla come se il le ore li conoscesse da sempre, è proprio questo che Verga aveva fa o nei
Malavoglia. I Malavoglia sono un romanzo corale, invece il Gesualdo ha al cenrto una gura di
protagonista, che si stacca dallo sfondo popolato di gure.
Per gran parte la narrazione è focalizzata sul protagonista; in questa focalizzazione il discorso
indire o è libero.

L’interiorizzarsi del con i o valori-economicità


Scompare anche la bipolarità tra personaggi depositari dei valori e rappresenta dalla legge della
lo a per la vita. Il con i o tra i due poli qui si interiorizza, passa dall’interno di un unico
personaggio.
Gesualdo conserva in sé un bisogno di relazioni umane auten che: ha il culto della famiglia.
Gli impulsi generosi e i bisogni a e vi sono sempre sopra a dall’a enzione gelosa all’interesse
economico.
In Verga non vi è più alcuna tentazione idealis ca. La logica dell’economicità, dell’interesse
egois co e della forza diviene il modello unico di comportamento ed occupa tu o il quadro.
Verga è approdato ad un verismo rigorosamente conseguente ed il suo pessimismo è diventato
assoluto.
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