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il

SETTORE PRIMARIO
Analisi dei Settori Economici

Prof.ssa Beatrice Sechi


ITI B. Castelli - Brescia
a.s. 2020-2021
COS’E’ IL SETTORE PRIMARIO?
In economia il SETTORE PRIMARIO è il settore economico che raggruppa tutte le
attività legate allo sfruttamento delle risorse naturali basilari per la vita:
- Agricoltura
- Pesca
- Allevamento
- Silvicoltura (sfruttamento delle foreste)
- Attività mineraria (estrazione di minerali, fossili, rocce, etc)

Oltre a chiamarsi «primario» perché sfrutta le materie già esistenti naturalmente


in natura, il nome deriva anche dal fatto che economicamente è stato il primo
settore economico ad essere utilizzato per creare profitto tra gli uomini.
Infatti, fino a qualche anno fa, possedere terreni agricoli era fonte di prestigio e
ricchezza sociale.
LE TAPPE STORICHE DEL PRIMARIO:
► Agli inizi, l’agricoltura era basata solo sulla coltivazione di cereali,
leguminosi, piante tessili.
► Successivamente si è unito anche l’allevamento di animali: bovini, ovini e
suini.
► Più tardi, iniziarono a far parte del settore primario anche la coltivazione di
vite, olivo e piante da frutto.
► Dal Medioevo le tecniche agricole iniziano ad essere progressivamente
migliorate; la rotazione biennale dei campi, già usata nel periodo romano,
diventa abitudine e la POLICOLTURA è la nuova via per un maggiore e proficuo
utilizzo delle risorse.
► Vere e proprie rivoluzioni si avranno però solo a partire dal XIX secolo. Ha
inizio la RIVOLUZIONE VERDE:
▪ Viene introdotta la MOTORIZZAZIONE dell’AGRICOLTURA
▪ L’agricoltura diventa INTENSIVA con l’abolizione del «riposo della
rotazione triennale dei campi».
IL SETTORE PRIMARIO OGGI:
Oggi, in quasi tutte le nazioni europee, il Settore Primario non è quasi più il
motore economico trainante dei Paesi.
► Il grafico a torta mostra la situazione in Italia del 2013: meno del 3% della
popolazione lavora nel settore primario.
► Cos’è successo?
1. L’ESPANSIONE DEMOGRAFICA: sempre più persone abitano, vivono e
lavorano in città favorendo così altri settori economici. E’ un processo iniziato a
partire dagli anni Cinquanta del Novecento, le campagne si svuotano per
favorire la vita in città.
2. La DIFFICOLTÀ FISICA DEL LAVORO: lavorare seguendo i ritmi naturali
non è semplice, soprattutto in agricoltura quando la maggior parte delle
coltivazioni è usufruibile nei periodi più caldi dell’anno; il lavoro in miniera o
nelle cave non è di certo facile e privo di rischi, nonostante le nuove
attrezzature meccaniche; pescare in mare aperto, soprattutto l’inverno, può
provocare gravi danni alle attrezzature per la pesca (imbarcazione, reti, ami,
ceste, …).
3. La DELOCALIZZAZIONE delle imprese agricole-minerarie-ittiche-forestali
nei Paesi in via di sviluppo: importare i prodotti del settore primario ha un costo
inferiore rispetto alla coltivazione/estrazione/taglio nei Paesi Occidentali.
Tutto questo ha provocato un pesante crollo dell’offerta lavorativa in questo
settore.
L’AGRICOLTURA: il problema più grande.
Negli ultimi decenni le tecniche di coltivazione più moderne hanno consentito un
forte aumento della produzione agricola.
In futuro questa dovrà crescere ulteriormente per nutrire dai 7 ai 9 miliardi di
persone abitanti sul Pianeta: oggi quasi un 1 miliardo di persone soffre ancora la
fame.
L’incremento produttivo ha grandi ripercussioni a livello AMBIENTALE e SOCIALE.
CONSEGUENZE SULLA SALUTE E
L’AMBIENTE.
L’agricoltura e l’allevamento
intensivo (nel quale gli animali
vivono speso in condizioni atroci)
fanno uso di grandi quantità di
sostanze che possono nuocere
alla salute, non solo umana:
- Fertilizzanti
- Pesticidi
- Diserbanti
- Fitofarmaci
- Farmaci
- Ormoni per il bestiame

Queste attività producono in oltre un forte inquinamento di liquami


e letame, e altre gravi conseguenze ambientali.

La deforestazione della FORESTA AMAZZONICA, per esempio, è


legata all’aumento di bovini per gli allevamenti intensivi.
Oggi quasi il 20% dei terreni agricoli del pianeta serve per colture che usano
sementi transgeniche, cioè geneticamente modificate con l’introduzione di geni
proveniente da organismi di specie diverse, anche animali.

Le COLTURE OGM sono molto diffuse in America e Asia.


In Europa sono fortunatamente limitate perché non sono ancora chiare le
conseguenze sulla salute umana e sull’ambiente.
I Paesi Europei hanno grande speranza nelle culture «cisgeniche» che prevedono
uno scambio genetico tra organismi strettamente imparentati.
L’AGRICOLTURA BIOLOGICA
BIOLÒGICO agg. [der. di biologia] (pl. m. -ci).
– Che si riferisce alla biologia o agli esseri viventi: discipline b., le varie discipline e
materie di studio che hanno attinenza con la biologia generale.

► AGRICOLTURA BIOLOGICA, metodo di coltivazione caratterizzato dall’impiego


esclusivo di concimi organici e, come pesticidi, di preparazioni naturali (decotti
e macerati di erbe appropriate, alghe e minerali polverizzati, ecc.), nonché di
predatori naturali (microrganismi, insetti, uccelli) dei funghi, batterî e insetti
che provocano malattie nelle piante.

► PRODOTTI BIOLOGICI: che, provenendo da coltivazioni biologiche, non hanno


richiesto l’uso di fertilizzanti artificiali e non contengono residui di pesticidi
chimici.
Allevamenti:
INTENSIVI Vs ESTENSIVI

Con ALLEVAMENTO INTENSIVO O ALLEVAMENTO INDUSTRIALE (factory farming) si


intende una forma di allevamento che utilizza tecniche industriali e scientifiche
per:
- ottenere la massima quantità di prodotto al minimo costo
- utilizzare il minimo spazio
- usare appositi macchinari e farmaci veterinari.
La pratica dell'allevamento intensivo è estremamente diffusa in tutti i paesi
sviluppati; la gran parte della carne, dei prodotti caseari e delle uova che si
acquistano nei supermercati viene prodotta in questo modo.
Allevamento intensivo di Suini.
Allevamento intensivo di polli.
Allevamento intensivo di bovini.
L’ ALLEVAMENTO ESTENSIVO è un modello di produzione animale che cerca di
sfruttare in modo efficiente le risorse naturali del territorio.

L’obiettivo è quello di:

▪ Mantenere l’armonia con la natura

▪ Ridurre l’impatto sul medio-ambiente

▪ Non si pensa esclusivamente al profitto.

L’allevamento estensivo avviene principalmente attraverso il pascolo, effettuato


da razze autoctone adattate al territorio in cui viene praticato.

Queste razze non sono state selezionate per produrre appositamente latte o
carne. Al contrario, la loro selezione è naturale e in molti casi possono vivere
all’aperto senza soffrire di malattie, come gli animali selvatici.
Allevamento estensivo di ovini da lana e latte.
Allevamento estensivo di cavalli

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