Sei sulla pagina 1di 22

INTORNO A DUE ROMANZI

DELEDDIANI: CANNE AL VENTO E


L’EDERA

María del Mar Morata García de la Puerta


CONTENIDO

I. INTORNO A DUE ROMANZI DELEDDIANI: CANNE AL VENTO E L’EDERA... 7


IL MONDO NUORESE ................................................................................................. 10
IL TEMPO ...................................................................................................................... 11
PERSONAGGI ............................................................................................................... 11
Le donne ..................................................................................................................... 12
Gli uomini ................................................................................................................... 13
Servi e padroni ........................................................................................................ 13
Il mendicante misterioso ......................................................................................... 14
I bambini adulto e innocente .................................................................................. 14
I vecchi saggi .......................................................................................................... 14
I servi .......................................................................................................................... 15
Gli altri........................................................................................................................ 16
LO SFONDO RELIGIOSO ............................................................................................ 16
I TEMI ........................................................................................................................... 18
BIBLIOGRAFIA ............................................................................................................ 21
María del Mar Morata García de la Puerta - INTORNO A DUE ROMANZI DELEDDIANI: CANNE AL VENTO E L‟EDERA

I. INTORNO A DUE ROMANZI DELEDDIANI: CANNE AL


VENTO E L’EDERA

Colui che abbia letto qualche opera di Grazia Deledda, non può non restare
sbalordito davanti a questa donna, autodidatta e isolana, immersa nella cultura di una
sconosciuta regione mediterranea, come era la Sardegna del Novecento, e l‟unica
scrittrice italiana insignita dal Nobel.

La nostra scrittrice è nata a Nuoro nel 1871 -10 anni dopo nasce Italo Svevo-.
Vive un‟adolescenza caricata di gravi problemi familiari e da una formazione culturale
sostanzialmente autodidatta. Scrive, parla, pensa in sardo, e non divenne realmente
bilingue fino ai 30 anni, quando, trasferita a Roma con un marito “continentale”, non
trova appena occasioni di parlare la sua madre lingua, e si deve esprimere in italiano. È
allora quando il suo lessico e la sua sintasi si arrichiscono e diventano più naturali.

Non proveniva di una famiglia colta –anche se suo padre fosse un benestante,
occupato di commercio-. Gli studi regolari della Deledda non superarono la quinta
elementare. Era cioè digiuna di studi, ma intuitiva e improvvisattrice.

Quindi, entrò nella storia della letteratura senza passaporti academici. Con
lavoro assiduissimo e con volontà impavida salì gradino per gradino nella scala della
celebrità e del perfezionamento dei propri mezzi espressivi e dell‟approfondamento dei
propri temi.

Scrisse una cinquantina di opere tra romanzi, raccolti, poesie, collaborazioni per
diversi giornali, qualche traduzione, due libri per bambini, ecc. Ricesse il Nobel nel
1926. Poco dopo viene colpita dalle prime manifestazioni del cancro. Ma la malattia
non la scoraggia, perchè sa guardare in faccia la morte, e la sua rassegnazione non è
quella passiva dei deboli, delle canne che si piegano al vento, altrimenti porta dentro di
se il sangue sardo, la dignità e la bravura che non conoscono disperazione.

Muore a Roma nel 1936 lasciando incompiuto il romanzo autobiografico


Cosima, pubblicato un‟anno dopo da Baldini con il titolo Cosima, quasi Grazia.

È appunto questo mucchio di aspetti ciò che ha determinato la scelta deleddiana


per il nostro lavoro. Oltre si riuniscono in ella cose interesanti: una lingua molto
speciale1, una sintasi da studiare profondamente, uno stile molto originale, lirico e
realista allo stesso tempo, una critica letteraria contemporanea ingiusta, senz‟altro, un

1
Si è pubblicato troppo sulla cattiva scrittura della Deledda. Non abbiamo tempo in questo piccolo studio
di approfondirne. Ma tutti gli interessati possono rivolgersi ai curatissimi lavori di MORTARA, B La
lingua di Grazia Deledda (1992), pag 115 e seg; e SOLE, LEONARDO I colori di Grazia (1992), 151

7
María del Mar Morata García de la Puerta - INTORNO A DUE ROMANZI DELEDDIANI: CANNE AL VENTO E L‟EDERA

fiorire dei suoi romanzi all‟estero più che a casa, ecc2. Tutto ciò contribuisce a definirla
come una grande scrittrice, malgrado tutto.

Quindi, centreremo il nostro studio in due opere Canne al vento (1913) e


L’edera (1908). Entrambe hanno degli aspetti comuni: tutte e due si intitolano
utilizzando parole del lessico naturale –canne ed edera- che suggeriscono già dall‟inizio
questa simbiosi tra natura e sentimenti umani3, natura e personaggi, natura e simboli,
tipica deleddiana; oltre hanno un tempo simili; dei personaggi tipi; uno sfondo religioso
e morale molte vicino, ecc. È per questo che ne parleremo su cinque punti che ci
sembrano importanti, se non sono gli unici, ovviamente:

1. il mondo nuorese, vero e principale protagonista dell‟opera deleddiana4


2. il tempo del romanzo
3. i personnaggi –faciendo speciale attenzione sulle donne e i servi-
4. lo sfondo/il problema morale-religioso
5. i temi principali

Siamo convinti che sarà uno studio così breve. Oltre abbiamo scelto queste due
opere, affinchè sia più facile paragonarle e cercare di mostrare la diversità e bellezza dei
racconti deleddiani. Non sappiamo cosa succederà.

Canne al vento: è il romanzo di una Sardegna arcaica e fantastica. Entro


l‟aparente semplicità della trama, si nasconde un mondo denso dei simboli e miti:

2
Sono molto interessanti gli appunti su Grazia Deledda nella cultura internazionali, raccolti per Ugo
Collu, negli Atti del Seminario di Studi “Grazia Deledda” e la cultura sarda fra „800 e „900. Nuoro,
Setiembre 1992. Tra i più famosi ci sono: MEREGALLI, F: “Grazia Deledda in Spagna”; MHAOLÀIN,
N: “Grazia Deledda in Irlanda”; ZABOKLICKY, K: “Grazia Deledda in Polonia”; HIRDT, W: “La
fortuna di Grazia Deledda nei Paesi di lingua tedesca”; BOERSMA, H: “Storia della ricezione di Grazia
Deledda in Olanda”; DODERO, M.L: “Grazia Deledda in Russia”; YUN ZHI ZHOU: “La possibilità di
sviluppo e diffusione delle opere deleddiane in Cina”; GIACOBBE, M: “Grazia Deledda a Stocolma”, tra
gli altri.
3
È classica la figura letteraria addoperata per la Deledda di far coincidere l‟atmosfera romanzesca coi
sentimenti dei personaggi. Valgano questi esempi trovati tra altri: Il cielo era triste, pieno di nuvole. La
terra, gli alberi, le roccie, aspettavano in silenzio la pioggia promessa. Non si muoveva una foglia; non
s’udiva nel paessaggio giallo una voce umana. Dove andare, se tutto il mondo era per Paulu simile a
quel luogo deserto? Era finita: finita davvero (L’edera, 40). E quest‟altro: Le pareva anche che la natura,
oramai, si unisse alla sorte, agli uomini; che un esercito di forze nemiche si divertisse a perseguitare un
uomo debole e infelice (ibid. 46). Ancora: Le donne cantano, gli uccelli cantano; il paese è tutto fiorito di
melograni e di vitalbe; le case sembrano nuove; tutto è nuovo, tutto è bello... (Canne, 33); La giornata
era stata caldissima e il cielo d’un azzurro grigiastro pareva soffusso ancora della cenere d’un
incendio... Noemi sentiva entro di sè tutto questo grigio e questo rosso... (ibid. 116)
4
Bello esempio si ci può trovare nel primo capitolo di Canne al vento. È anche da dire che –come
suggerisce Maria Giacobbe- la Deledda non si limitò a presentare la Sardegna, ma la sua Sardegna; quei
paessagi e quegli uomini che la sua fantasia instancabile cercava e ritrovava in quella zona imprecisa fra
memoria e sogno; quella Sardegna retta da rigide norme morali, feroce ma mai volgare, povera ma mai
mediocre, incatenata a un lontano passato di nobiltà e condannata a un presente di miseria. Quella
Sardegna che ella aveva conosciuta nella Nuoro della sua giovinezza e che costituì per tutta la vita la
parte più autentica e profonda della sua anima.

8
María del Mar Morata García de la Puerta - INTORNO A DUE ROMANZI DELEDDIANI: CANNE AL VENTO E L‟EDERA

La famiglia Pintor è il prototipo di famiglia benestante, con un passato “eroico”,


ricchi in altri tempi, ma conservando sempre un‟aria di superiorità, retta dalle regole
morali del momento.
Intorno a don Zame, il padrone, si riuniscono 4 figlie –Esther, Ruth, Lia e
Noemi-, e un servo –Efix-. Lia sparisce un giorno e non si lascia vedere più. Tempo
dopo scrive una lettera ai suoi raccontando a tutti che ha trovato marito, che abita a
Civitavecchia e che aspetta un bambino, Giacinto.
Lo scandalo fa presa nel padrone, che diventa ancora più tiranno, e anche nelle
sorelle, che si staccano per sempre di Lia. Soltanto Effix sembra mantenere la calma e
continua ad stare unito a sua padrona.
Ma un giorno don Zemo apparve morto, e nessuno glielo espiega. La vita dalle
Pintor viene cambiata; Effix che si allontana della casa, ma sempre ritorna. Nessuno
saprà mai che è stato lui l‟assassino, ma l‟ha fatto per amore alle figlie del tiranno.
Diaciassette anni dopo, il nipote annuncia suo arrivo alla casa materna, una volta
che sono morti i genitori. Da qui in poi il romanzo prende un ritmo diverso, nella
simbiosi tra due culture opposte –la continentale e l‟isolana-5; la vecchia casa nobiliare
che va in pezzi ha un significato simbolico e segnala la crisi che, a partire dalla seconda
metà del secolo scorso, ha investito la società arcaica e pastorale della Sardegna, la sua
economia, e addiritura le sui codici morali.
Dal momento dell‟arrivo, i fatti si succedono a mano a mano, incatenati: Efix
confessa a Giacinto l‟uccisione di don Zemo; Giacinto pure confessa essere un ladro,
bisognoso anche lui di perdono e penitenza; Giacinto sposa Grixenda; Don Predu sposa
Noemi dopo aver comprato il poderetto alla famiglia Pintor; Efix diventa mendicante e
ritorna a casa, ammalato, dove muore in pace ma solo –mentre si celebravano le nozze
di Noemi-: Come sono contento! Adesso posso morire –pensava Efix sotto il panno-;
ma aveva l’impressione di non potersene andare, di non poter uscire da quel cerchio di
muri che lo serrava (225).

L’edera è anche un romanzo sardo. Questa volta è la famiglia Decherchi la


protagonista del racconto. Don Simone, il padrone, Donna Rachele, la padrona, Rosa, la
figlia, ziu Cosimu, che avitava insieme a loro; Annesa –la protagonista-, una ragazza
orfana e povera, presa con la famiglia da molti anni; ziu Zia il vecchio asmatico, parente
di Don Simone e Paulu, giovane innamorato da Annesa –e anche lei di lui-.
Paulu vuole sposare Annesa, ma non ha soldi. È andato via, fuori il paese, in
ricerca di lavoro, però non trova nulla. Il vecchio asmatico potrebbe sistemare questa
situazione, ma è proprio miserabile e preferisce fare dal male prima di pagare il debito.
Una notte, Annesa che accura a ziu Zia, non ne può sopportare più e ammazza il
vecchio. Poi dice a tutti che ha avuto una crisi di asma e che non ha potuto fare niente.
Paulu che era appena rientrato nel paese dopo aver riuscito il denaro, è accusato
da tutti e presso dai carabinieri. Annesa confesa sua colpa al prete e non è condannata,
ma neanche sposa Paulu.
Molti anni dopo, quando sono già tutti invecchiati e malati, Annesa ritorna da
Paulu.

5
Noemi osservò che (Giacinto, appena arrivato di Terranova) le calze di lui erano verdi, un colore
strano davvero per calze da uomo (50)
Quanto ci vuole arrivare a Nuoro?Chiese Noemi- In bicicletta poche ore. Io sono stata a Nuoro molti
anni fa, ma a cavallo.(ibid)
Che paese! Aggiunse Giacinto-, almeno da noi si facevano i bagni (op. cit. 86)

9
María del Mar Morata García de la Puerta - INTORNO A DUE ROMANZI DELEDDIANI: CANNE AL VENTO E L‟EDERA

IL MONDO NUORESE

Quando nel 1871 nasceva Grazia Deledda, Nuoro non era che un grosso
villaggio diventato capoluogo del circondario, soprattutto per ragioni geografiche.

Poco prima aveva fatto ingresso la macchina a vapore, ma durante l‟infanzia e


l‟adolescenza della scrittrice il cavallo continuò a essere il mezzo più usato di
locomozione, e a cavallo o a piedi viaggiano i molti pellegrini dei suoi romanzi.

Annesa, gridò d’un tratto Rosa, eccolo viene! Sento il passo del cavallo
(L‟edera, 10)
Andammo di festa in festa, di villaggio in villaggio, sempre a cavallo (ibid. 14)

Di fatto, è da segnare il dittaglio quasi impercettibile che troviamo in Canne,


quando Giacinto, ragazzo “continentale” di Civitavecchia, arriva per la prima volta al
paese materno, dalle zie, quando è già diciasettenne, e bussa la porta, tirando su la
bicicletta a cui era legata una valigia onerosa (49); e un po‟ più prima, quando
annuncia a tutti che è pronto a visitarli, l‟unica preoccupazione familiare è comprargli
un cavallo (32).

La popolazione locale era divisa tra borghesia e pastori, che incarnavano due
diverse mentalità, due civiltà opposte anche con le armi in pugno.

Noemi arrossì, perchè sebbene le relazioni col cugino fossero tese, le sembrava
un’ingiuria personale dare dell’usuraio a un nobile Pintor (Canne, 52)

Appena arrivato ha fatto relazione con tutta la gente che ci disprezza. Poi s’è
messo a far all’amore con la ragazza della peggior razza di Galte, una che va scalza al
fiume! Ed è stato ozioso, e vive nel vizio.. se questo non è mancare di rispetto a noi, alla
casa nostra, che cos’è? Dillo tu, in tua coscienza... (Canne, 101)

Tu? Tu? Tu sei servo e basta. Tu non ci perdoni d’esser nobili e vuoi vederci
andare a chiedere l’elemosina con la tua bisaccia. Ma i corvi ti doveranno prima gli
occhi. E tu sarai sempre il servo e noi le padrone. (Canne, 131)

Il sardo era la lingua che se parlava anche dal pulpito, e spesso dagli avvocati
nelle aule dove si celebrava la giustizia. L‟italiano –quella lingua straniera e superflua-
si imparava soltando nella scuola:

Ogni sua parola e il suo accento straniero colpivano Grixenda al cuore (Canne,
58)

Piuttosto in Canne possiamo leggere delle frasi in sardo intercalate nei dialoghi,
così come brani di canzoni popolari sarde, che si cantavano –e ancora si cantano-
accompagnate dal ballo (cfr Canne, 77)

Il mondo sardo che la Deledda ci presenta è un mondo estremamente statico, le


passioni si svolgono lente e profonde all‟interno dei suoi personaggi, e le conclusioni
sono necessariamente catartiche.

10
María del Mar Morata García de la Puerta - INTORNO A DUE ROMANZI DELEDDIANI: CANNE AL VENTO E L‟EDERA

IL TEMPO

Il tempo deleddiano appartiene sempre a quella realtà vissuta dall‟infanzia e


piena di ricordi nuoresi.

Entrando nel recinto vide la solita scena: le sue dame sedevano sulla panchina
con le mani in grembo; nell’interno delle capanne le donne sedute per terra bevevano il
caffè, cullavano i bimbi, e sull’alto del belvedere, sullo sfondo del cielo dorato, la
figura nera di prete Paskala salutava col fazzoletto turchino (Canne, 71)

Nessuno dei suoi personaggi in nessuna delle sue opere si trova in situazione di
consultare un orologio per regolare le proprie azioni. Il tempo lo si misurava ancora
sulla base delle elementari fatiche quotidiane, regolate nell‟aumentare o diminuire della
luce del giorno. Ma questo dettaglio che sembra niente importante era l‟individuale
resistenza alla fatica, alla fame e alla sete.

Al cader del sole il popolo si raccolse nella chiesa (Canne, 80)

Attraverso il tempo la società nuorese si presenta ancor più lontana dal


resto del mondo. La vita finisce a Nuoro quando è appena cominciata nel continente:

(...) si vedeva il cortile bianco e nero di luna (...) Andiamo a teatro, zio Pietro?
A quest’ora nella città del Continente comincia la vita e il divertimento. Davanti ai
teatri passano tante carrozze, come un fiume nero...(113)

PERSONAGGI

Ci sono tanti critici che hanno diffeso l‟esistenza di un elemento fatalistico nei
personaggi deleddiani, cioè, il Fato, il Destino. Un elemento, quindi, insondabile e
determinativo, che impedisce combattere, ribellarsi e guidare la propria vita.

Sentiva d’essere di nuevo davanti al destino tragico della famiglia alla quale
stava attaccato come il musco alla pietra, e non sapeva che dire, non sapeva che fare
(Canne, 96)

La mano, il filo misterioso, il vento sono alcuni tra gli elementi più caratteristici
in cui si manifesta la forza misteriosa del fato. I primi due sembrano i simboli preferiti
per rappresentare l‟azione del fato rispetto ai singoli, mentre il vento viene preferito
quando tutta la comunità si trova in preda all‟azione del destino6.

Una mano misteriosa lo aveva spinto, ed egli sapeva che tutte le azioni compiute
così, per forza sovvranaturale, sono azioni buone (Canne, 93)

6
Cfr. MASSAIU, M “Fato e responsabilità nell‟opera di Grazia Deledda” in Atti del Seminario... (1992),
265

11
María del Mar Morata García de la Puerta - INTORNO A DUE ROMANZI DELEDDIANI: CANNE AL VENTO E L‟EDERA

Ma questa affermazione non è del tutto esatta, almeno non per tutte le opere
deleddiane. I nostri personaggi sono consapevoli che la forza della natura e delle
circostanze possono prevalere sulla loro volontà:

Hai commesso una colpa dopo l’altra perchè questo è il destino di chi si mette
sulla via dell’errore. Ho detto che la tua anima è morta, ma ho detto male. L’anima non
muore, ma è malata... ( L’edera, 77)

Ma sono anche coscenti che possono lottare ed essere responsabili delle loro vite
e delle loro azioni7: Siamo come canne e la sorte è il vento, afferma Efix, il servo-
protagonista del nostro romanzo; eppure nel romanzo L’edera il destino butta la
protagonista come il vento di marzo getta il seme sulla roccia accanto all’albero
cadente.
E un altro esempio: Efix si alzò. Sentiva qualche cosa pungerlo in tutta la
persona, e aveva bigsogno di andare, di affrettare il destino (155)

Tale è il caso di Grazia propria. Si potrebbe dire che il destino l‟avrebbe


obbligata a essere una donna barbacina e analfabeta. Ma la realtà e così diversa: grazie
allo sforzo personale, alla sua forza di volontà, diventa una scrittrice capace di
presentare al mondo la Sardegna. Ma è certo che non tutti i sardi sono così.

Nel corso di tutta l‟opera deleddiana c‟è una sfilata di personaggi che hanno
spesso la fissità della maschera nella tragedia o commedia classica. E come quelle sono
il più delle volte simboli di posizioni esistenziali. Invece altri meno riusciti non sono
altro che pretesti

Le donne

Abbiamo già parlado della società nuorese. Non è superfluo ricordare che entro
le parete domestiche le donne, soprattutto se d‟età matura o sposate, erano regine. Fuori
di esse erano delle paria. Entro la donna era investita di prestigio e dignità, però era
spogliata di ogni più elementari diritto fuori.

Una certa forma di matriarcato è conosciuto e vissuto da Grazia negli anni


d‟infanzia e giovinezza: In qualche modo era come se ogni donna fosse una vestale il
cui destino indiscutibile era quello di tenere accesa la fiamma delle tradizioni
remotissime che erano la maggior forza coesiva del gruppo; di conservare e
tramandare le antiche leggi non scritte che gli uomini, nella lotta viva e perciò nel
contatto con le leggi nuove, potevano anche rischiare di scordare8.

Deledda fa una forte tipizzazione delle donne che si dividono in categorie ben
diverse e nelle quali –più che in altri personaggi- si può osservare la particolare
corrispondenza di “società e coscienza”. Vi sono le donne nobili, in cui il loro

7
In Elias Portolu (1903) cerchiamo un chiaro esempio. Elias retiene che l‟individuo può, se
sufficientemente convinto e deciso, condurre la legge esterna a coincidere con l‟esigenza interna la quale
è in definitiva la volontà stessa di Dio.
8
GIACOBBE HARDER, M (1975), pag. 20

12
María del Mar Morata García de la Puerta - INTORNO A DUE ROMANZI DELEDDIANI: CANNE AL VENTO E L‟EDERA

comportamento corrisponde alle regole fissate dalla società9, e perciò in eterna lotta con
i loro impulsi vitale; le donne inferiori socialmente, che fanno da coro; le donne vittime,
che sono state oggetto del drama esistenziale; le donne matriarche, per età e per dignità
sono sempre al di là di sospetti, e depositarie della saggezza antica della stirpe10. Ma
comunque sono più positive e forte; possiedono una forte volontà e natura appassionata:

(Grixenda dici) Se sei venuta per pungermi ti sbagli, Natòlia. Io non ho dolori,
non ho dispiaceri: son forte come il pino in riva al fiume. E verrà un giorno che tu mi
manderai un’ambasciata per chiedermi di diventar mia serva (Canne, 150)

Di tutte quante si aspetta che si comportino d‟accordo il loro ruolo. Vediamo un


esempio di Canne molto suggerente:

Durante l’inverno le dame Pintor sttettero sempre in casa e non parlarono mai
di andare alla Festa del Rimedio (...) In quaresima le due sorelle andarono a
confessarsi (...) (149)

Ognuno di questi personaggi proietta una faccetta della complessa personalità


della nostra scrittrice e dei suoi conflitti interiori con l‟ambiente barbacino, immersa in
una società che non può nè capirla nè accetarla

Gli uomini

I personaggi maschili si dividono in due tipi: i forti e i deboli. I forti sono sempre
i padroni, vigili delle leggi sociali, dell‟onestità delle donne, dei costumi ancestrali, ma
loro stessi esigenti, tiranni, temuti ed odiati per tutti, anzi, a volte, per i loro familiari. I
deboli sono in genere i servi, oggetti più che soggetti, umili e sommessi. Ambidue
appartengono alla sua propria categoria sociale, di cui non possono uscire quasi mai.

Servi e padroni

Servi e padroni sono parole chiavi nelle pagine deleddiane. Denotano


condizioni esistenziali immutabili, ma stati temporanei11.

Don Zame di Canne.. apparttiene a questo grupo: Don Zame era


divenuto più tiranno con loro... maltrattava il servo, annoiava mezzo mondo con
le sue querele...( 19)
Donna Lia, la terza delle sue figlie, sparì una notte dalla casa paterna e
per lungo tempo non si seppe più nulla di lei. Un’ambra di morte gravò sulla
casa: mai nel paese era accaduto uno scandalo uguale; mai una fanciulla nobile
e beneducata era fuggita così (18)
9
(...) per portare la frutta e gli ortaggi che le zie vendevano a casa di nascosto come roba rubata, poichè
non è da donne nobili far le erbivendole... (Canne, 85)
10
Donna Esther lo seguì con gli ochhi (...) l’idea che il cugino ricco facesse caso del nipote povero
bastava per renderla felice (Canne, 74)
11
È molto significativo questo brano dell‟edera, in cui Don Paulu parla con Rosa in questi termini: Se Dio
esistesse non permeterebbe che nel mondo accadessero certe cose. Ricchi e poveri nascono tali senza
averne merito o colpa , 23, e quest‟altro di Canne, in cui Efix fa la descrizione esatta di un servo: Le mie
padrone non hanno più confidenza in me e non mi dicono più tutti i loro affari. È giusto. A che dirmeli?
Io sono il servo (141)

13
María del Mar Morata García de la Puerta - INTORNO A DUE ROMANZI DELEDDIANI: CANNE AL VENTO E L‟EDERA

La casa dei Decherchi di L’edera era antica e cadente, ma conservava


una certa aria di potenza e d’autorità che la rendeva diversa dalle altre casette
povere del villaggio e la gente era abituata a considerare la famiglia Decherchi
come la più antica e nobile del paese (4)

Forse la più bella caratterizzazione di un padrone la fa Rosa, personaggio


femminile del romanzo L’edera, quando parla su Don Simone:

Egli è il padrone, vero? Egli è tanto forte, egli può commandare a tutti,
vero? domandò Rosa, ma in un tono che non ammetteva un no. Egli può fare
quello che vuole; può fare anche il cattivo, vero? Nessuno può toccarlo, vero?
(10)

Il mendicante misterioso

Il mendicante misterioso, depositario di un segreto e una colpa

Ora avvenne che molti anni fa, capitò alla festa un vecchio mendicante
accompagnato da una bambina di tre anni. Un bel momento quest’uomo fu
trovato morto, dietro la chiesa. La bambina piangeva, ma non sapeva dire chi
era (L’edera 15)

Una fila di mendicanti vigilava il sentiero e le loro figure accovacciate,


terree e turchine, alcuni con orribili occhi bianchi, altre con piaghe rosse e
tumori violacei, coi petti nudi come scorticati, con le braccia e le dita
bricincanti nerastre come ramicelli bruciati... (Canne, 75)

I bambini adulto e innocente

I bambini adulto e innocente, utile e sacro, messaggero, uccello. Sono


sempre i portatori delle notizie, le più delle volte cattive, di male augurio.
Appaiono ed spariscono nel momento preciso.

Eccolo qui l’uccelo del diavolo: ora lo conduco dal brigadiere e dico a
tutti: vedete se un padre può ammazzare il figlio! Ora me ne lavo le mani, don
Paulu (L’edera, 40)

I vecchi saggi

I vecchi saggi, punti fissi di riferimenti, portatori e custodi di tutta la


saggezza naturale, dei costumi, che s‟imparano con la vita.

Sono personaggi fissi nelle opere deleddiane. Ripresentano la parte più


arcaica della società, di cui non ti puoi staccare. Sono sempre la voce della
coscienza. Tutti gli altri si ci rivolgono, quando devono essere consigliati,

14
María del Mar Morata García de la Puerta - INTORNO A DUE ROMANZI DELEDDIANI: CANNE AL VENTO E L‟EDERA

quando cercano una sistemazione definitiva ai loro problemi. E chiedono loro


con assoluta fiducia, convinti che loro non li ingannerai affatto.

“La colpa è vostra, disse, grave. Sapevate vecchia come siete come
vanno a finire queste cose”
“Sappiamo, sappiamo... e non sappiamo mai niente! Il cuore non è mai
vecchio” (Canne, 119)

Sono anime che non sbagliano mai.

I servi

Ci vuole studiare il personaggio del servo staccato dal resto degli uomini, e
soprattutto in queste opere scelte.

I servi nascono in famiglia, vivono in famiglia e quasi sempre muoiono in


famiglia. Sono una parte inseparabile di essa. Conoscono i loro doveri, sono fideli sino a
la morte; preferiscono pagare con la loro vita prima che il padrone soffra, stanno sempre
in debito con il padrone, a cui considerano un vero padre:

- Dimmi, Efix, quanto ti devono adesso le tue nobili padrone?


- Nulla mi devono. Sono io che devo tutto a loro (Canne, 71)

Efix, il servo di Canne al vento è forse il vero protagonista del racconto; con
personalità propria, sempre umile e fidele

Il servo era abituato a obbedire alle sue padrone e non fece altre richieste; non
ricordava di aver mai preso parte diretta alle discusioni delle sue padrone (15)

È l‟uomo mite e timorato che in un impeto di rivolta contro la brutalità di don


Zame Pintor -che s‟opponeva alla fuga della figlia- lo uccise.

Cercando espiazione, per se stesso e per tutti, si carica della croce di pellegrino,
abbandona il paese e va mendicando per i villaggi e i santuari dell‟Isola. S‟accompagna
ad altri mendicanti e pastori come lui, zoppi dell‟anima e del corpo, che contrastano
vivamente con gli altri pellegrini che arrivano ai santuari per sciogliere voti e godere la
festa:

Erano ricchi pastori con le mogli grasse e le belle figlie svelte: arrivavano a
cavallo, fieri e bruni gli uomini, coi lunghi coltelli infilati alla cintura nelle lunghe
guaine di cuoio inciso, i giovani alti, coi denti e il bianco degli occhi scintillanti, agili
come beduini: le fanciulle pieghevoli, soavi come le figure bibliche evicate dal cieco...
smontavano taciturni, come per un convegno segreto in quel punto lontano del mondo.
Ad Efix, seduto col cieco sull’ingresso della chiesa, pareva di sognare” (Canne al
vento, 183)

È lui servo e benefattore, assassino e vittima, pellegrino e redentore, possiamo


dire che è il personaggio, o uno dei più religiosi personaggi deleddiani. In lui Dio e il
peccato sono realtà presenti in ciascuna giornata , in ciascuna sua azione.

15
María del Mar Morata García de la Puerta - INTORNO A DUE ROMANZI DELEDDIANI: CANNE AL VENTO E L‟EDERA

“Basta vivere, Stefana!, ammonì Efix, basta vivere senza peccare”. –“Questo è
difficile, anima mia! Come guardare il fiume senza bagnarsi!” (Canne, 140)
Il servo non guardava al di là del poderetto... Meglio pensare all’avvenire e
sperare nell’aiuto di Dio. (11)
E Dio prometteva una buona annata, o per lo meno faceva ricoprir di fiori tutti i
mandorli e i peschi della valle... (ibid)
Sia fatto il volere di Dio: è lui che manda le buone e le cattive notizie... Ma sia
fatta la volontà di Dio e andiamo avanti (23)
Efix si fece il segno della croce e si alzò: ma aspettava ancora che qualcuno
arrivasse (14)
Io sono un povero servo, ma dico che la provvidenza sa quello che fa (20)

Porta su di se, fino alla fine, la carica della sua colpa; a volte non si pente, ma
desidera che Dio lo perdoni.

Tutti nel mondo, pecchiamo, più o meno, adesso, o prima o poi: e per questo? Il
capitano non aveva perdonato? Perchè non dovevano perdonare anche gli altri? Ah, se
tutti si perdonassero e viceversa! Il mondo avrebbe pace: tutto sarebbe chiaro e
tranquillo come in quella notte di luna (94)

La Maddalena si spinge avanti (...) Efix la guarda, e gli sembra di ricordare una
vita anteriore, remotissima, e gli sembra che ella gli accenni di accostarsi, di aiutarla a
scendere, di seguirla...
Chiuse gli occhi (...) Laggiù la sua visione si confondeva. C’era un carro su cui
Lia sedeva, nascosta in mezzo a sacchi di scorza. Il carro spariva nella notte, ma sul
ponte, sotto la luna, rimaneva don Zame morto, steso sulla polvere, con una macchia
gonfia violetta come un acino d’uva sulla nuca. Efix s’inginocchiava presso il cadavere
e lo scuoteva. Ma don Zame restava immobile... (105)

Gli altri

Gli altri personaggi secondari, senza appena rilievo, si intrecciano nelle pagine
dei romanzi deleddiani. Sono vecchi oppure giovani, parenti dei protagonisti, uomini e
donne: Zuannantò, Nicòlia, Donna Pottoi, Zana, Maria Cristina, Santus, Zio Cosimu,
ecc, ingrossano il romanzo, dandogli un carattere d‟opera chiusa, finita. Ognuno occupa
un luogo preciso e ben determinato; sua presenza non è affatto inutile. Non possone
essere sostituiti da altri, neppure non tenere parte nell‟opera.

LO SFONDO RELIGIOSO
In questi due romanzi, così ricchi di atmosferi, così curati e ispirati nell‟analisi
degli stati e dei moti psicologici, abbiamo degli esempi più riusciti e più espliciti
dell‟impegno morale che tanto colpiva la Deledda. Una carica morale come ricerca
continua, come pellegrinaggio nelle penose vie della coscienza. Possiamo dire, senza
paura di sbagliare, che la figura più completa è il servo Effix.

16
María del Mar Morata García de la Puerta - INTORNO A DUE ROMANZI DELEDDIANI: CANNE AL VENTO E L‟EDERA

Poco prima abbiamo descritto Efix come il personaggio più religioso –più
“sardamente” religioso- fra i personaggi deleddiani per i quali tutti Dio e il peccato sono
realtà presenti in ciascuna giornata. Non c‟è un‟ espressione, un commento, un‟azione
in cui non sia detto il nome di Dio. Sempre lo si fa riferenza esplicita; non si intraprende
nulla fuori Dio.

Sono continui gli esempi che si possono elencare; quasi in ogni pagina se li
trovino, anche se tante volte è appena una pennellata:

Pregava perchè Dio rendesse valido il suo lavoro (12)


Sia fatto il volere di Dio: è lui che manda le buone notizie e le cattive (ibid)
Efix lo guardava dal basso, espaurito; (...) uno dei tanti mostri notturni di cui
aveva paura: -Gesù, salvaci. Nostra Signora del Rimedio, pensa a noi (93)
Efix si inginocchiò al solito posto sotto il pulpito, appoggiò la testa alla colonna
e pregò (105)

È di gran bellezza la descrizione che la Deledda fa della chiesa del paese


attraverso gli occhi di Efix e anche dei suoi sentimenti in pagine 32-34. La natura, la
chiesa e l‟interiore di Efix e tutto lo stesso. L‟anima di Efix trova la calma entro la
chiesa; il canto delle donne si unisce al canto degli uccelli. Il Crocifisso, la Maddalena
ridono e piangono.

La Basilica cadeva in rovina; tutto era grigio, umido e polveroso: dai buchi del
tetto di legno piovevano i raggi obliqui di polviscolo argenteo che finivano sulla testa
delle donne inginocchiate per terra, e le figure giallognole che balzavano dagli sfondi
neri screpolati dei dipinti che ancora decoravano le pareti somigliavano a queste donne
vestite di nero e viola, tutte pallide come l’avorio e anche le più belle, le più fini, col
petto scarno e lo stomaco gonfio dalle febbri di malaria. Anche la preghiera aveva una
risonanza lenta e monotona che pareva vibrasse lontano, al di là del tempo: la messa
era per un tregesimo e un panno nero a frange d’oro copriva la balaustrata dell’altare;
il prete bianco e nero si volgeva lentamente con le mani sollevate, con due raggi di luce
che gli danzavano attorno e parevano emanati dalla sua testa di profeta. Senza lo
squillo del campanello agitato dal piccolo sacrista che pareva scacciasse gli spiriti
d’intorno. Efix, nonostante la luce, il canto degli uccelli, avrebbe credutov di assistere
ad una messa di fantasmi. Eccoli, son tutti lì; c’è Don Zame inginocchiato sul banco
(....) Le donne cantano, gli uccelli cantano, donna Ester sgambetta accantov al servo,
col dito fuori dell’incrociatura dello scialle. La processione esce fuori dal paese, e il
paese è tutto fiorito di melograni e di vitalbe; le case son nuove, il portone della
famiglia Pintor è nuovo, di noce, lucido, il balcone è intatto... Tutto è nuovo, tutto è
bello. Donna Maria Cristina è viva e s’affaccia al balcone ove sono stese le coperte di
seta. Donna Noemi è giovanissima, è fidanzata a don Predu, e don Zame, che segue
anche lui la processione, finge d’esser come sempre corrucciato, ma è molto contento...
Il sole alto sferzava adesso il paesetto più che mai desolato nella luce
abbagliante del mattino già caldo: le donne uscite di chiesa sparvero qua e là, tacite
come fantasmi, e tutto fu di nuovo solitudine e silenzio intorno alla casa delle dame
Pintor.

Ma il Dio sardo –nella coscienza comune e nell‟interpretazione deleddiana- ha


poco del Cristo misericordioso che su umiglia e si carica con la croce del peccato
umano, per liberarne l‟uomo. Somiglia soprattutto al Dio biblico, vendicativo, che
punisce l‟umanità con il diluvio universale o al popolo ebraico con il veleno delle

17
María del Mar Morata García de la Puerta - INTORNO A DUE ROMANZI DELEDDIANI: CANNE AL VENTO E L‟EDERA

serpenti. È piuttosto un dio che chiede vendetta e impone espiazione. Per tanto, nella
logica di questa religiosità si svolge il dramma d‟espiazione di Efix.
Pregando un Dio che non si commuoveva mai (L’edera, 34)
Ma Gesù castiga anche, castiga i peccatori, i fraudolenti, i falsari... (Canne,
123)

Lui aiuta Lia a fuggire; poi, uccide il padrone; oltre accoglie il nipote-prodigo
che è tornato all‟ovile materno e finalmente placa la divinità col sacrificio della propria
vita.

È vero. L’ho uccisso io, tuo nonno, sì. Mille volte avrei confessato per la strada,
in chiesa, ma non l’ho fatto per loro. Se mancavo io, chi le assisteva? Ma è stato per
disgrazia, Giacì! Questo te lo giuro. Io sapevo che tua madre voleva fuggire, e la
compativo perchè le volevo bene: questo è stato il primo mio delitto. Ho sollevato gli
occhi a lei, io verme, io servo. Allora lei ha profittato del mio affetto, s’è servita di me,
per fuggire... E lui, il padre, indovinò tutto (...) E son fugito, e son tornato... Tre volte
così
( Canne, 136)

La “angoscia del peccato” atormenta anche ai personaggi dellediani. Efix, bene


conosciuto; Paulu, combattuto tra l‟amore per Annesa e la fedeltà ai suoi altri doveri.
Diviso cioè fra le esigenze vitali del suo io individuale e il dovere di sacrifizio che la
legge della società, in cui e di cui vive, gli impone.

Paulu, che è un personaggio non privo di capacità di autoanalisi, continua a


cercare dentro di sè quella strada che è la sua, ma che non coincide con quelle che la
legge esterna, “morale”, gli ordina di seguire.

Ecco dunque più esplicita la problematica della dolorosa opposizione tra le


creative, “naturali” esigenze individuali e il duro dovere morale di non infrangere le
regole sulle quali si fonda il convivere sociale.

I TEMI

Tra 1888 e 1937 si svolge tutta l‟attività letteraria della nostra autrice. Il primo
racconto Sangue Sardo –pubblicato quando appena aveva diciassette anni- offre già due
parole chiave di molte delle opere che seguiranno.

A questo punto, Benedetto Croce aggiunse che le materie che ella trovava erano
sempre storie di amori e di colpe, e descrizioni di paesaggi e costumanze della
Sardegna12.

E la pena dell’uno era uguale a quella dell’altra: e la pena di emtrambi era la


stessa di tutto quel popolo che ricordava come il servo un passato di tenebre e sognava
come la fanciulla un avvenire di luce: pena d’amore (Canne, 81)

12
CROCE, B La letteratura della Nuova Italia, Bari, 1950.

18
María del Mar Morata García de la Puerta - INTORNO A DUE ROMANZI DELEDDIANI: CANNE AL VENTO E L‟EDERA

Ma questo argomento si deve capire nel suo senso più profondo. Non è che le
materie deleddiane siano pure geografiche, naturalistiche senza di più; ma che è riuscita
a identificarsi completamente con quel mondo descritto, che ci fa scoprire la
problematica morale di cui sono imbuite tutte le opere. E più ancora, che si trova
sempre la coincidenza tra società e coscienza, come un riflesso di quel conflitto che
dovette essere sofferto dalla scrittrice di essere artista e donna barbagia.

Nelle descrizioni di paessagi e costumanze si proiettano gli stati d‟animi dei


personaggi13.

L‟amore erotico, come impulso primario e individualista, simbolizza il peccato


di ribellione alla legge comunitaria, alla legge “morale”14. Ma piuttosto che amore, in
Canne al vento sembra essere insaziato un sentimento profondo d‟umiliazione e
d‟orgoglio, desideri di rivincita, per la perdita di libertà che comportano. Le Donne
Pintor soffrono d‟umiliazione per aver potuto credere, e forse lasciato capire ad altri, di
aver amato; e Annesa aveva una febbre d’ansia e di odio (L’edera, 20).

La povertà, la miseria umana, la perdita assoluta dei beni materiali in cui si


dibattono i personaggi delle nostre opere, è un elemento determinativo della loro anima.
Tutti quanti sono consapevoli che non si possono attraversare i limiti: i poveri saranno
sempre poveri, così i ricchi. Non è possibile che un povero, un orfano, uno sconosciuto,
un niente, insomma, possano sfruttare i piaceri dei ricchi, riservati soltanto a loro.

Contro questa legge ingiusta lotta il protagonista di Canne, diventando un


simbolo del confronto tra la cultura isolana e la continentale, più aperta ed aggiornata. È
anche un simbolo della lotta contro il destino cieco, che tante volte ci fa disgraziate. Le
cose possono cambiare, non sono decise così da tutta l‟eternità. Gli uomini possono
agire libremente, e decidere da se estessi la direzione dei propri atti:

L’amore non conosce nè povertà nè nobiltà. Quanti signori non han sposato
ragazze povere? Che ne sai tu? Più di un lord inlgese, più di un milionario d’America
han sposato serve, maestre, cantanti... perchè? Perchè amavano. E quelli sono ricchi:
sono i re del petrolio, del rame, delle conserve!... Le principesse russe, le americane,
chi sposano? Non s’innamorano di poveri artisti persino dei loro cocchieri e dei loro
servi? (87)

Un altro solito argomento nelle opere deleddiane è il dolore inevitabile. Sia in


Canne che in L’edera, abbiamo già potuto osservare ampiamente che la propria auttrice,
travestita nei suoi personaggi, confessa il male che la rodeva. Forse, l‟immagine che più
commuove, sia la morte di Efix, solo, in casa delle padrone, mentre tutti godevano le
nozze di Noemi. È lui uno che ha vissuto sempre per loro, e, alla fine, nessuno lo
accompagna nel momento più decisivo della vita di ogni uomo:

Lo scosse, lo chiamò, e accorgendosi ch’era morto e che lo avevano lasciato


morire solo, si mise a piangere forte, con un gemito rauco che la spaventò (233).

13
Vid. supra, pag. 2
14
La baciò. Le sue labbra bruciavano, ma era il bacio di un disperato che cerca sulle labbra della donna
di dimenticare i suoi problemi ( L’edera, 21)
(...) sorride con gli occhi dolci pieni di desiderio, mostrandole fra le labbra rosee i denti bianchi quasi
volesse morderla (Canne, 73)

19
María del Mar Morata García de la Puerta - INTORNO A DUE ROMANZI DELEDDIANI: CANNE AL VENTO E L‟EDERA

Alla profonda crisi di valoroi che ne è conseguita si accompagna una


appariscente trasformazione dei costumi, trasformazione che, nelle sue manifestazioni
più irriflesse, sembra condurre a un livellamento banalizzante nei confronti di altre
culture.

In questo risveglio di sarditude c‟è da augurarsi che i sardi capiscano finalmente


che il voler soltanto “conservare” non è che disperata dichiarazione di sconfitta.

Ciò implica naturalmente e soprattutto un rinnovamento radicale di rapporti


economici, politici e umani. È quello che cerca di spiegare Giacinto alle zie, a Efix, a
tutti quanti vivono immersi nelle arcaiche strutture isolane.

Leggendo i romanzi, si scopre un mondo arcaico, popolato da folletti e morti che


resuscitano la notte. Un mondo primordiale, dove ciascuno conosce bene il proprio
luogo. Grazzia Deledda immagina la storia come un misto di tradizioni, miti e umanità,
tutto riscaldato dal sol ardente dell‟isola, dove la gente si lascia portare dal vento: la
sorte.

20
María del Mar Morata García de la Puerta - INTORNO A DUE ROMANZI DELEDDIANI: CANNE AL VENTO E L‟EDERA

BIBLIOGRAFIA
ALZIATOR, FRANCESCO, Storia della letteratura di Sardegna, Cagliari, 1954

CASU, MARIO, “Discussione su Grazia Deledda donna e scrittrice” in Grazia Deledda


nella cultura contemporanea 1, Nuoro, 1992 (231-236)

CROCE, BENEDETTO, La letteratura della Nuova Italia, Bari, 1950

DELEDDA, GRAZIA Canne al vento Ed. Angela Cerinotti, Verona, 1994


Elias Portolu, Mondadori, 1990
Il paese del vento, Nuova Antologia deleddiana,
Sassari, 1936
L’edera Ed. Odland Portisch, Copenaghen, 1978

EUGENIO VIOLA, “Grazia Deledda: biografia e romanzo” in Grazia Deledda nella


cultura contemporanea 2, Nuoro, 1992 (23-31)

FLORIS, ANTONIO, “Grazia Deledda: vita ed opere del periodo nuorese” in Grazia
Deledda nella cultura contemporanea 1, Nuoro, 1992 (255-264)

GIACOBBE HARDER, MARIA, Grazia Deledda. Introduzione alla Sardegna.


Bompiani, Nuoro, 1972

LAVINIO, CRISTINA, “Primi appunti per una revisione critica dei giudizi sulla lingua
di Grazia Deledda” in Grazia Deledda nella cultura contemporanea 1, Nuoro, 1992
(69-82)

MARCI, GIUSEPPE, “Romanzo storico e di costume nell‟ultimo ottocento” in Grazia


Deledda nella cultura contemporanea 1, Nuoro, 1992 (179-196)

MORTARA GARAVELLI, BICE, “La lingua di Grazia Deledda” in Grazia Deledda


nella cultura contemporanea 2, Nuoro, 1992 (115-132)

PANNAIN SERRA, ELENA, “Grazia Deledda, donna e scrittrice” in Grazia Deledda


nella cultura contemporanea 1, Nuoro 1992 (283-286)

PINNA, DESSI, PIGLIARU, Sardegna, una civiltà di pietra, Roma, 1961

SOLE, LEONARDO, “I colori di Grazia” in Grazia Deledda nella cultura


contemporanea 2, Nuoro, 1992 (151-180)

21

María del Mar Morata García de la Puerta
INTORNO A DUE ROMANZI DELEDDIANI: CANNE AL VENTO E L’EDERA