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Prof.

Marco Boniardi Dipartimento di Meccanica, Politecnico di Milano

CARATTERISTICHE MECCANICHE E METALLURGICHE


DEGLI ACCIAI INOSSIDABILI PER CEMENTO ARMATO

Marco V. Boniardi, Fabrizio D’Errico


Dipartimento di Meccanica, Politecnico di Milano (Sede Bovisa)
Via La Masa 34, 20158 Milano
Tel. 02/23998225, e-mail: marco.boniardi@polimi.it

Premessa
Sono ormai più di vent’anni che l’acciaio inossidabile viene utilizzato per la produzione di
barre di rinforzo del calcestruzzo. Notevoli sono, infatti, i vantaggi dell’impiego di tale
materiale per la realizzazione di tondo nervato in sostituzione delle tradizionali barre in
acciaio al carbonio, soprattutto dal punto di vista della resistenza alla corrosione e della
durabilità della struttura in c.a.
Dopo una breve illustrazione dei problemi relativi alla durabilità delle strutture in c.a.,
vengono illustrate le peculiari caratteristiche meccaniche e metallurgiche degli acciai
inossidabili per questa tipologia di utilizzo.

Introduzione
L’acciaio al carbonio delle barre di rinforzo è normalmente protetto dalla corrosione
poiché il calcestruzzo è un ambiente ad elevata basicità (di solito il livello di pH –
parametro che rappresenta il grado di acidità/basicità di una soluzione acquosa - è
compreso tra 12 e 13) ed è quindi praticamente inerte nei confronti delle leghe a base ferro:
in tale ambiente il ferro di cui è composto l’acciaio delle barre di rinforzo del calcestruzzo
è in condizioni di passività [1].
Tuttavia, per effetto delle condizioni d’esercizio, non sempre è possibile garantire
l’integrità fisica e strutturale del calcestruzzo. In presenza di fenomeni di carbonatazione,
(aggressione chimica dell’anidride carbonica dell’atmosfera verso il calcestruzzo (in
particolare la calce del conglomerato), si assiste alla diminuzione del livello di pH (che
passa a 10-11) come indicato dalla seguente reazione:

Ca(OH)2 + CO2 → CaCO3 + H2O

La diminuzione di alcalinità del calcestruzzo permette l’innesco e la propagazione di estesi


fenomeni corrosivi sulle barre di rinforzo in acciaio al carbonio, con formazione di ossidi
e/o idrossidi di ferro (la tipica “ruggine).
Se a questo, poi, si aggiunge il fatto che, in alcune applicazioni, il calcestruzzo subisce
anche contaminazioni più o meno rilevanti da parte di soluzioni saline (tipicamente nelle
strutture in cemento armato di ponti e viadotti dove grosse quantità di sale vengono
sparse con funzione antigelo), il problema lamentato può diventare assai rilevante nei
confronti della resistenza della struttura.
Alcuni esempi in tal senso sono mostrati in figura 1 [2], ove è evidente come i fenomeni
corrosivi siano spesso associati alla formazione di ruggine che, avendo un volume
specifico fino a 6 volte maggiore rispetto al ferro delle barre, provoca la fessurazione e, in
taluni casi, il distacco del copriferro di calcestruzzo.
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Figura 1: Esempi tipici di danneggiamento del copriferro di calcestruzzo in elementi


strutturali in c.a. [2]

In questi casi, la sostituzione dell’acciaio al carbonio con l’acciaio inossidabile permette di


risolvere la maggior parte dei problemi connessi col danneggiamento degli elementi di
rinforzo e di ridurre drasticamente i problemi e le spese di manutenzione e monitoraggio
delle strutture poste in opera [3].
Oltre alla “durabilità” tipica di questo materiale, l’utilizzo dell’acciaio inossidabile offre
potenziali vantaggi anche in tutte quelle applicazioni dove possono essere messe in gioco
le sue caratteristiche di elevata duttilità e marcata resistenza. Tipicamente questo è il caso
delle applicazioni antisismiche, come ben evidenziato in [4]: “In Italy and other seismic areas,
austenitic steels are often used in reinforced concrete structures, as their strength and ductility
intensify the material’s specific deformation energy”; applicazioni analoghe si segnalano negli
Stati Uniti, in Giappone e nelle regioni industrializzate del Sud-Est Asiatico. Anche gli
Eurocodici indicano questo possibile impiego, evidenziando le particolari caratteristiche di
duttilità dell’acciaio inossidabile [5].
L’uso dell’acciaio inossidabile è prescritto in molte normative internazionali [6-7]; a questo
proposito si sottolinea che è proprio il British Standard Institute (BSI, l’ente normatore
inglese) ad aver messo a punto una norma specifica che, al momento, sembra essere la più
completa in relazione al settore in esame [8].
Di un certo interesse sono anche gli studi relativi alla resistenza al fuoco degli acciai
inossidabili rispetto ai tradizionali acciai al carbonio. Studi recenti mostrano che, fino a
temperature dell’ordine dei 900°C, gli acciai inossidabili mantengono ancora il 50% della
loro resistenza statica a trazione quando, per contro, gli acciai al carbonio vedono ridotta
la loro resistenza a valori del 10% (rispetto ai valori di resistenza posseduti a temperatura
ambiente).

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Tuttavia non sono solo gli aspetti puramente tecnici a far pendere la bilancia verso
l’acciaio inossidabile che, per contro, presenta costi iniziali 5 o 6 volte superiori rispetto al
tradizionale acciaio al carbonio. Se si considerano, infatti, tutte le voci di costo connesse
con un’opera civile - dai costi iniziali a quelli di esecuzione, gestione, manutenzione ed
esercizio – ovvero i cosiddetti costi di tutto il ciclo di vita della struttura (LCC – Life Cycle
Cost), la sostituzione tra le due tipologie di materiali può risultare, in molti casi,
vantaggiosa specialmente nelle grandi opere pubbliche ove i costi di esecuzione sono
spesso assai consistenti [9]. La drastica riduzione dei costi di riparazione e di
manutenzione collegati con l’introduzione dell’inox, permette, infatti, un notevole
risparmio se si considera un orizzonte temporale di valutazione dell’investimento che
vada al di là dei puri e semplici costi iniziali.
Un esempio in tal senso è mostrato in figura 2, che si riferisce alla realizzazione di una
serie di viadotti autostradali da parte della FHWA - Federal Highway Administration [10].
Come si può osservare, il “limitato”maggior costo dell’acciaio inossidabile utilizzato
(valutato tra l’1% e il 15% in relazione alla complessità della costruzione) è ampiamente
“ripagato” dalla riduzione dei costi di manutenzione della struttura; se tale valutazione è
poi fatta tenendo anche in considerazione i costi di smaltimento, i vantaggi legati all’uso
dell’acciaio inossidabile diventano ancora più evidenti.

Costi

Acciaio al carbonio

AISI 316

AISI 304

18 23
Tempo (anni)

Figura 2: Life Cycle Cost Analysis di un viadotto autostradale .

Oltre alle caratteristiche positive appena citate, molti altri sono i vantaggi degli acciai
inossidabili rispetto ai tradizionali acciai al carbonio. Senza anticipare quanto verrà più
ampiamente descritto nel seguito di questa memoria, gli acciai inossidabili correntemente
utilizzati come barre di rinforzo del calcestruzzo hanno anche buona resistenza meccanica
(sia a bassa che ad alta temperatura), ottima duttilità e saldabilità e non necessitano di
particolari cautele di manipolazione come avviene ad esempio per le barre di acciaio
rivestito.

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2.Metallurgia e caratteristiche
2.1 Caratteristiche chimiche
Gli acciai inossidabili sono leghe ferrose in cui il principale elemento di lega è il cromo.
Tale elemento, infatti, se presente in tenori maggiori o uguali al 10,5%, crea un sottilissimo
strato di ossido (prevalentemente Cr2O3), ben aderente alla superficie dell’acciaio, che
rende il materiale “virtualmente” inerte nei confronti dell’ambiente aggressivo circostante,
ovvero resistente alla corrosione [11]. Da sottolineare che il film passivo, qualora venga
scalfito per effetto di azioni meccaniche o improprie manipolazioni delle barre, si riforma
spontaneamente ripristinando le originali condizioni di resistenza alla corrosione del
materiale.
Nell’ambito della famiglia degli acciai inossidabili si possono distinguere almeno quattro
grandi classi sulla base della loro struttura cristallina (microstruttura):
• acciai inossidabili austenitici;
• acciai inossidabili austeno-ferritici (o duplex);
• acciai inossidabili martensitici;
• acciai inossidabili ferritici.
Le prime due classi risultano di particolare interesse per la realizzazione di barre ad
aderenza migliorata di rinforzo del calcestruzzo. A queste classi si fa spesso riferimento
con designazioni mutuate dalla normativa americana AISI (American Iron and Steel
Institute) o con denominazioni commerciali ormai entrate nell’uso comune.
In modo specifico e con riferimento alle classi di interesse per le armature metalliche, si è
soliti parlare di:
• AISI 304 e AISI 316 per gli acciai inossidabili austenitici (corrispondenti
rispettivamente alla designazione europea EN 1.4301 e EN 1.4436) che, di fatto,
sono anche i più utilizzati;
• 2205 e 2507 per gli acciai inossidabili austeno-ferritici (corrispondenti
rispettivamente alla designazione europea EN 1.4462 e EN 1.4501).
Per queste due classi è necessario sottolineare, inoltre, la peculiarità del nichel come
ulteriore elemento di lega oltre al cromo. Il nichel è presente in tenori variabili dal 5% al
10% e garantisce a questi acciai eccellenti caratteristiche di tenacità (resistenza alle fratture
fragili) e di deformabilità a freddo [11]. Si segnala, ad esempio, l’impiego dell’acciaio
inossidabile austenitico per la realizzazione di serbatoi di stoccaggio per impieghi
criogenici (gas liquefatti) [12]
Il dettaglio della composizione chimica nominale per le designazioni sopra indicate è
mostrato in tabella 1 e si riferisce a quanto stabilito nella normativa BS 6744 [8] e nella
normativa UNI EN 10088-3 [13].

Desiganzione C Mn P S Si Ni Cr Mo N
AISI 304a (EN 1.4301) ≤ 0,07 ≤2,00 ≤0,045 ≤0,03 ≤1,00 8-10,5 17-19,5 tracce ≤ 0,11
AISI 316 (EN 1.4436)
a ≤ 0,05 ≤2,00 ≤0,045 ≤0,015 ≤1,00 10,5-13,0 16,5-18,5 2,5-3,0 ≤ 0,11
2205 (EN 1.4462) ≤ 0,03 ≤2,00 ≤0,035 ≤0,015 ≤1,00 4,5-6,5 21-23 2,5-3,5 0,10-0,20
2507 (EN 1.4501) ≤ 0,03 ≤1,00 ≤0,035 ≤0,015 ≤1,00 6,0-8,0 24-26 3,0-4,0 0,20-0,30
a per questi acciai il contenuto di azoto può essere elevato fino ad un massimo dello 0,22%

Tabella 1: Composizione chimica nominale dei principali acciai inossidabili utilizzati come
barre di rinforzo per il calcestruzzo.

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2.2 Caratteristiche metallurgiche e meccaniche


a. Acciai inossidabili austenitici
A differenza degli acciai al carbonio che presentano una microstruttura ferritico-perlitica
costituita da fase α più carburi tipo Fe3C, gli acciai inossidabili austenitici hanno una tipica
microstruttura austenitica (da cui deriva la loro denominazione), formata da cristalli
omogenei di fase γ con reticolo cubico a facce centrate.
Il comportamento meccanico di questi acciai, assai diverso rispetto agli acciai al carbonio
tradizionali, è direttamente collegato con la microstruttura austenitica. Ad essa si
associano infatti ottime caratteristiche di deformabilità plastica a caldo e, soprattutto, a
freddo, nonché elevatissima tenacità [11, 14].
In figura 1 sono mostrate le microstrutture tipiche di un acciaio inossidabile austenitico
allo stato solubilizzato1 (anche chiamato, impropriamente, stato “ricotto”) ed allo stato
incrudito (deformato a freddo). Per confronto, in figura 2, sono mostrate le microstrutture
di un tradizionale acciaio al carbonio per tondo da cemento armato nelle medesime
condizioni di fornitura (ricotto e incrudito) [15-17].

Figura 1: Microstruttura di un acciaio inossidabile austenitico tipo AISI 304 allo stato
solubilizzato (a sinistra, 100x) e incrudito (a destra, 200x).

Figura 2: Microstruttura di un acciaio al carbonio tradizionale tipo FeB44K allo stato


ricotto (a sinistra, 100x) e incrudito (a destra, 200x).

1
Lo stato solubilizzato si ottiene sottoponendo il materiale ad un trattamento termico finale di solubilizzazione. Esso
consiste in un riscaldamento a 1050°C, con un successivo prolungato mantenimento in temperatura, seguito da un
rapido raffreddamento in acqua.

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Gli acciai inossidabili austenitici hanno un modulo di elasticità E pari a 200.000 N/mm2 ed
un coefficiente di dilatazione termica α pari a 16·10-6 m/m°C; a causa del reticolo cubico a
facce centrate, questi materiali sono amagnetici.
Per quanto riguarda il loro comportamento meccanico, gli acciai inossidabili austenitici
mostrano una resistenza statica a trazione assai variabile in relazione alle condizione di
lavorazione e trattamento termico a cui sono stati sottoposti prima di essere posti in
esercizio.
In Tabella 2 sono mostrate le caratteristiche meccaniche indicative dei due acciai
inossidabili austenitici tipo AISI 304 e AISI 316 allo stato solubilizzato e allo stato incrudito
(deformato plasticamente a freddo) [14].
Designazione Modulo elastico Snervamento Rottura Allungamento a
E [kN/mm2] Rp 0.2 [N/mm2] Rm [N/mm2] rottura A5 [%]
AISI 304 - solubilizzato 195 – 200 ≥ 195 490 – 690 ≥ 30%
AISI 304 – incrudito 195 – 200 ≥ 450 650 – 950 ≥ 20%
AISI 316 - solubilizzato 195 – 200 ≥ 200 500 – 700 ≥ 30%
AISI 316 – incrudito 195 – 200 ≥ 450 650 – 950 ≥ 20%

Tabella 2: Caratteristiche meccaniche indicative di acciai inossidabili austenitici tipo


AISI 304 e AISI 316.
In figura 3 è mostrato, per maggior completezza, l’andamento delle caratteristiche
resistenziali (carico unitario di rottura, Rm e carico unitario di scostamento dalla
proporzionalità lineare, Rp0.2) e di duttilità (allungamento percentuale su 5 diametri, A5)
per un acciaio inossidabile austenitico tipo AISI 304 sottoposto a differenti livelli di
incrudimento [11]. Si noti come, anche per un valore di Rm dell’ordine dei 900 N/mm2,
l’allungamento A5 resta superiore al 20%: questo risultato è particolarmente significativo
se si pensa che un normale acciaio al carbonio per tondo da c.a. in FeB44K, ha un valore di
Rm dell’ordine dei 550 N/mm2 con un allungamento a rottura A5 soltanto del 15% circa.

Figura 3: Andamento delle caratteristiche meccaniche (Rm, Rp0.2 e A%) per un acciaio AISI
304 in relazione al grado di incrudimento [11].

Si osservi, infine, sia in tabella 2 che in figura 3, come tali acciai abbiano caratteristiche
peculiari e del tutto differenti da quelle dei tradizionali acciai al carbonio. Ad esempio, essi
evidenziano, sia allo stato solubilizzato che allo stato incrudito, un rapporto tra Rm ed Rp0.2
compreso tra 1,5 e 2, ad ulteriore riprova della grandissima duttilità e tenacità di questi
materiali.

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Con riferimento alla produzione Cogne di acciai inossidabili austenitici per barre di
rinforzo del calcestruzzo, i prodotti disponibili e le relative caratteristiche sono indicate in
tabella 3 [17].

Designazione2 Diametro Modulo elastico Snervamento Rottura Allungamento


Barra [mm] E [N/mm2] Rp 0.2 [N/mm2] Rm [N/mm2] a rottura A5 [%]
AISI 304L 3 – 30 200.000 450 - 650 550 - 850 ≥ 25%
AISI 316L 3 – 30 200.000 450 - 650 550 - 850 ≥ 25%

Tabella 3: Caratteristiche meccaniche degli acciai inossidabili austenitici di produzione


Cogne per barre di rinforzo del calcestruzzo.

b. Acciai inossidabili austeno-ferritici (detti anche duplex o bifasici)


Questo seconda classe di acciai inossidabili ha, invece, una microstruttura mista di grani
omogenei di austenite e di ferrite con un rapporto tra le due strutture prossimo ad 1; in
figura 4 è mostrata la tipica microstruttura di un acciaio inossidabile bifasico [18] ottenibile
dopo un trattamento termico di solubilizzazione3.

Figura 4: Microstruttura di un acciaio inossidabile austeno-ferritico tipo 2205 allo stato


solubilizzato (100x).

Per effetto della loro microstruttura mista, anche le caratteristiche metallurgiche e il


comportamento meccanico sono, in molti casi, una media delle caratteristiche
dell’austenite (tipica degli acciai austenitici, poco sopra descritti) e della ferrite (tipica,
invece, dei tradizionali acciai al carbonio).

Ad esempio, la deformabilità e la tenacità di questi materiali mostrano valori intermedi tra


quelli degli acciai al carbonio (ferritici) e quelli degli acciai inossidabili (austenitici); un
discorso analogo vale per le caratteristiche meccaniche, quali il carico unitario di
snervamento e il carico unitario di rottura.
Gli acciai inossidabili bifasici sono ferromagnetici, hanno un coefficiente di dilatazione
termica lineare pari a 13·10-6 m/m°C e mostrano un valore del modulo di elasticità
leggermente inferiore a 200.000 N/mm2.

2
La lettera L alla fine della designazione (304L o 316L) indica comunque un acciaio inossidabile austenitico tipo 304 o
316 ma con un tenore di carbonio ridotto rispetto alle normali condizioni (C ≤ 0,03%). Ciò è particolarmente favorevole
nei confronti della resistenza alla corrosione e della duttilità dell’acciaio.
3
Per questi acciai il trattamento di solubilizzazione è effettuato a 1150°C.

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In tabella 4 sono mostrate le caratteristiche meccaniche indicative dei due acciai


inossidabili bifasici 2205 (22% cromo, 5% nichel) e 2507 (25% cromo, 7% nichel) di
possibile uso nel settore delle barre di rinforzo per il calcestruzzo [19].

Designazione Modulo elastico Snervamento Rottura Allungamento a


E [kN/mm2] Rp 0.2 [N/mm2] Rm [N/mm2] rottura [%]
2205 - solubilizzato 200 – 205 ≥ 450 600 – 800 ≥ 25%
2507 – solubilizzato 200 – 205 ≥ 500 650 – 850 ≥ 25%

Tabella 4: Caratteristiche meccaniche indicative di acciai inossidabili duplex tipo 2205 e


2507 allo stato solubilizzato.

Come tutti gli acciai inossidabili, anche i duplex evidenziano una significativa resistenza
all’aggressione chimica e, in ambienti contenenti cloruri, hanno una resistenza alla
corrosione superiore rispetto agli acciai inossidabili austenitici tipo AISI 304 e AISI 316.

Con riferimento alla produzione Cogne di acciai inossidabili bifasici per barre di rinforzo
del calcestruzzo, i prodotti disponibili e le relative caratteristiche sono indicate in tabella 5
[17].

Designazione4 Diametro Modulo elastico Snervamento Rottura Allungamento


Barra [mm] E [N/mm2] Rp 0.2 [N/mm2] Rm [N/mm2] a rottura A5 [%]
2205 3 – 30 195.000 400 - 550 600 – 1000 ≥ 25%

Tabella 5: Caratteristiche meccaniche degli acciai inossidabili austenitici di produzione


Cogne per barre di rinforzo del calcestruzzo.

c. Saldabilità degli acciai inossidabili


Sia gli acciai inossidabili austenitici che gli acciai inossidabili bifasici mostrano una
saldabilità del tutto confrontabile a quella dei tradizionali acciai al carbonio. Le giunzioni
ottenibili hanno caratteristiche meccaniche analoghe a quelle del materiale di base; anche
le tecnologie di saldatura impiegate sono simili, essendo possibile sia la saldatura manuale
che la saldatura automatica [20]. Contrariamente agli acciai al carbonio tradizionali, gli
acciai inossidabili non manifestano mai il fenomeno della formazione di cricche a freddo
dopo saldatura.
Nel caso si utilizzino tecniche che prevedono materiali d’apporto, l’unica sostanziale
differenza rispetto agli acciai al carbonio è data dall’impiego di elettrodi di saldatura
specifici per il particolare acciaio impiegato [21].

Conclusioni
Da questa breve nota appare evidente come innumerevoli siano i vantaggi dell’uso
dell’acciaio inossidabile nelle strutture in cemento armato.
Tra i principali spiccano, prevalentemente, la resistenza alla corrosione e la riduzione del
costo del ciclo di vita della struttura; da non trascurare sono poi l’elevata resistenza
meccanica, l’ottima duttilità a freddo e la buona saldabilità.
In considerazione di queste eccellenti proprietà, nonchè dell’attività normativa già svolta
da alcuni paesi europei ed extraeuropei, si auspica che anche in Italia, l’acciaio inossidabile
4
La lettera L alla fine della designazione (304L o 316L) indica comunque un acciaio inossidabile austenitico tipo 304 o
316 ma con un tenore di carbonio ridotto rispetto alle normali condizioni (C ≤ 0,03%). Ciò è particolarmente favorevole
nei confronti della resistenza alla corrosione e della duttilità dell’acciaio.

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con le sue peculiari caratteristiche possa venir recepito e contemplato per tutte le opere
civili.
Ci auguriamo, quindi, che questa breve nota possa essere un passo importante su questa
strada con la speranza o, forse, la presunzione di essere riusciti a dare un piccolo
contributo alla conoscenza tecnico-scientifica degli acciai inossidabili.

Bibliografia
[1] P. Pedeferri, La corrosione delle armature nel calcestruzzo, Corso di Istruzione Permanente
“La corrosione nelle strutture in cemento armato: fenomenologie, cause, valutazione,
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[8] BS 6744: Stainless steel bars for the reinforcement of and use in concrete – Requirement and test
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[21] J. F. Lancaster, Metallurgy of Welding, Allen & Unwin, London, 1987.

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