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36 | ARTI pagina 99we | sabato 28 novembre 2015

ritorno al Grande Cretto


tra le crepe della memoria
ANDREA CORTELLESSA
Cicatrici | A 67 anni dal sisma che la distrusse, Gibellina è un museo
n È l’estate del ‘79. A undici anni dal terre-
moto che il 15 gennaio 1968 ha distrutto Gi-
bellina, il padre-sindaco comunista della cit-
a cielo aperto. Ma l’opera più imponente, creata da Alberto Burri, rivela,
tà, Ludovico Corrao, che ha avuto l’idea visio-
naria di chiamare i grandi artisti del presente
per far risplendere la città nuova – un’astro-
con il suo scontro cromatico, un rapporto non risolto tra vecchio e nuovo
nave modernista inopinatamente atterrata
nel paesaggio ancestrale della Valle del Belìce
–, riesce a farci venire il più grande di tutti.
Muto come sempre, Alberto Burri percorre i
viali metafisici di quella Brasilia ancora in-
compiuta (e che tale resterà sino ad oggi), di
quel museo a cielo aperto – la Stella di Pietro
Consagra alle porte della città, la chiesa sfe-
rica di Ludovico Quaroni, le mura di cerami-
ca colorata di Carla Accardi. I silenzi di Burri
sono famigerati, ma questo pesa come un ma-
cigno. Poi a qualcuno viene in mente di por-

Il paesaggio, secondo il geografo


Eugenio Turri, non è natura
allo stato puro. È uno spazio
dove l’uomo vive e opera. È un testo.
Per la precisione, un testo teatrale

tarlo a Gibellina Vecchia, a 18 chilometri di


distanza. Le macerie del terremoto sono re-
state lì, lutto che non si può elaborare. A quel
punto qualcosa, dentro di lui, finalmente si
muove. Torna a Città di Castello e, due anni
dopo, deposita a Palazzo Albizzini il suo pro-
getto. Un’opera di proporzioni gigantesche.
Quasi 90 mila metri quadrati di cemento
bianco da far colare sopra le macerie di Gibel-
lina Vecchia, per uno spessore di circa un me-
tro e sessanta. Un enorme rettangolo irrego-
lare, 270 metri per 310, percorso da scanala-
ture larghe un metro, che seguono il tracciato
delle strade sepolte. Vista dal basso, sarà una
città fantasma. Visto dall’alto, con lo sguardo
dal di fuori degli alieni o degli dèi (del quale
in quel 1981, proprio, scriveva Alberto Boat-
to), sarà – semplicemente – il Grande Cretto.
Corrao trattiene il fiato. Come realizzare
una simile impresa? Con la sua proverbiale
ostinazione, dal 1985 al 1989, un po’ alla volta
procura i fondi che, tessera dopo tessera, con-
sentono di realizzare parte dell’immenso mo-
saico. A un certo punto, a dare una mano, ar-
rivano le ruspe dell’Esercito; segue i lavori
l’architetto Alberto Zanmatti. Nel maggio del
1987 Burri torna a Gibellina. In una foto di ARTE Marzia Migliora, Aqua micans, la Fondazione Orestiadi, abbandonati dalle bellina Vecchia. Una volta ho ascoltato Fran-
Vittorugo Contino lo si vede scendere dall’au- 2013 (IX Giornata del Contemporaneo istituzioni, sempre più rischia di diventare co Purini (al cui progetto si deve il Sistema
to di Corrao; per la prima volta vede il Cretto, Amaci). Le portatrici d'acqua che una scatola vuota. delle piazze) dire più o meno: può darsi che ai
attraversano il Cretto sono impegnate
riflesso sui suoi occhiali. La sua espressione è Proprio il Vuoto è il demone che insidia Gi- gibellinesi che hanno vissuto nella città vec-
in un'azione quotidiana e vitale
indecifrabile come sempre, ma un sorriso gli che si ripete in tutto il Sud del mondo bellina. Il suo sogno, la sua utopia, le sue apo- chia la nuova appaia estranea. Ma come do-
sfiora le labbra. È chiaro, però, che l’opera rie. Diceva Burri (lo riporta Giuliano Serafi- veva sembrare l’architettura barocca, ai Sici-
non verrà mai completata. Almeno non la ve- ni): «Se non si è capaci di dipingere grande, liani d’Oriente, dopo il terremoto della Val di
dranno compiuta né Burri (che muore nel non si è pittori. Klee e Licini, per esempio, Noto del 1693? Eppure per noi, oggi, le volute
‘95) né Corrao. Che nell’estate del 2011 fa una bravi e poetici, non c’è che dire, ma “leggeri- di quel marmo bianco rosato dal sole sono la
fine tragica, sgozzato dal suo badante benga- di ruggine) o almeno il Grande Cretto (che ni”». E ancora: «La misura di una forma è la Sicilia più Sicilia che c’è…
lese. A caldo un altro suo complice, Emilio s’ingrigisce, s’ingobbisce, si squarcia), man- misura di quella determinata forma». Il Cret- Chi l’ha spiegato meglio di tutti è stato un
Isgrò, scrive un poemetto che si conclude con cano i soldi per la manutenzione di quelle che to deve essere Grande. Se lo vedi, dal basso geografo che capiva l’arte e la poesia, Eugenio
queste parole: «Non t’ha ucciso Sayfùl, non ci sono, o per tenere aperto il Museo d’Arte come dall’alto, la vastità della concezione – la Turri. Il paesaggio non è natura allo stato pu-
t’ha ammazzato l’aria. / T’ha ucciso la Sicilia Contemporanea dove risplendono – o meglio sua portata simbolica (dove del sostantivo si ro, wilderness. È invece natura umanizzata:
per conto dell’Italia». risplenderebbero, visto che è chiuso da più recuperi la lettera) – è qualcosa che ti lascia nella quale l’uomo vive e opera. Il paesaggio è
Alla gola dell’utopia, quella coltellata è du- d’un anno – Schifano e Boetti, Scialoja e Me- semplicemente senza fiato. un testo: per la precisione, dice Turri, un te-
rata vent’anni. Nel ‘94 Corrao non viene rie- lotti. Le Orestiadi sono un’altra grande idea Ora, se sei il visitatore di un giorno, senza sto teatrale. Che vive solo nelle sue interpre-
letto sindaco ma già da un pezzo quelle risor- di Corrao: che dal 1981 chiama i più grandi fiato ci resti (forse) volentieri. Ma se invece lì tazioni: restando sempre se stesso ma anche
se, che una volta riusciva ad attirare, si sono teatranti del mondo, d’estate, a esibirsi pro- ci vivi? Il rapporto dei gibellinesi colla città modificandosi, di volta in volta, nella sensibi-
volatilizzate (Gibellina Nuova, per scelta mi- prio sul Cretto. nuova, e con lo stesso Cretto – scenari troppo lità di chi lo abita. Come un testo teatrale, non
steriosa del governo nazionale, è stata co- Qui vanno in scena L’Orestea di Gibellina vasti e metafisici, troppo alieni – è quantome- ha senso lasciarlo ad ammuffire nel cauteloso
struita su terreni dei cugini Salvo. E sono di Isgrò, colle scene di Arnaldo Pomodoro, Le no ambivalente. Se da Gibellina Nuova chiedi rispetto dei conservatori; così come interpre-
questi gli anni in cui, sulla Sicilia, il potere troiane di Euripide per la regia di Thierry Sal- la strada per il Grande Cretto, può darsi che ti tazioni troppo disinvolte – che non serbino
mafioso si stringe più che mai). Non solo non mon. Ma, lamenta da anni l’arabista France- dicano che non la sanno (e, se non ti ci accom- cioè memoria del suo senso originario, delle
si completano le architetture previste dal pia- sca Corrao (la figlia di Ludovico che ne pre- pagnano, arrivarci è una piccola impresa). La interpretazioni che si sono succedute nel
no urbanistico (che nel frattempo si coprono siede il comitato scientifico), come il Museo e musica cambia se dici che vuoi andare a Gi- tempo e che nel tempo lo hanno arricchito –
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CONFRONTI

UN RESTAURO NECESSARIO

Prima
A sinistra il Grande Cretto come appari-
va prima della addizione realizzata, la
scorsa primavera, in occasione del cen-
tenario di Alberto Burri, a completa-
mento dell’opera. Nel corso degli anni,
infatti il bianco accecante che caratteriz-
zava la colata di cemento con cui l’artista
aveva voluto coprire l’abitato di Gibelli-
na Vecchia distrutto dal terremoto, è di-
ventato sempre più grigio e opaco.

Dopo
Nella fotografia a destra si può notare –
al margine inferiore – la parte “nuova”
del Cretto, completata da poco, e dun-
que nella tinta bianca originaria voluta
dall’artista, mentre il resto della superfi-
cie è del colore grigio in cui, a trent’anni
dalla prima colata di cemento, è decadu-
to l’insieme. MARTINO LOMBEZZI / CONTRASTO NICOLÒ STABILE

e rugoso, bitorzoluto, abbandonato nello sta- u ANNIVERSARI


to dell’ultimo ventennio. Dagli spacchi cresce
una vegetazione spontanea, dal piglio tenace
e sottilmente ironico. Stabile lavora a un do-
cumentario, sul Cretto; ho visto in anteprima cent’anni dell’artista
le interviste agli amici di Burri, Zanmatti, Lo-
renzo Fonda… tutti d’accordo su quanto lo of- libri e retrospettive
fendano le pale eoliche che ora cingono d’as-
sedio il sito. Ma cosa avrebbe detto, Burri, di n A scoppio ritardato, si susseguono eventi
un Cretto bicolore! per il centenario di Burri (nato a Città di Ca-
Il suo bianco è squillante, volutamente stello il 12 marzo 1915, morto a Nizza il 13
brutale. Funebre, certo, ma anche così “sici- febbraio 1995). A Perugia, all’Abbazia di
liano”... Ma il grigio… l’anima di ferro che San Pietro, si è svolto la scorsa settimana il
emerge dagli spigoli nel cemento, coperta di convegno Materia, Forma e Spazio nella
ruggine; gli squarci nella superficie, voragini. pittura di Burri, dove è stato presentato il
Ti arrampichi sopra, se ce la fai, e da quegli monumentale Catalogo generale, in sei vo-
squarci scorgi il palinsesto di Gibellina vec- lumi, della Fondazione Palazzo Albizzi-
chia. Sostiene Marilena Renda (che alla sua ni-Collezione Burri presieduta da Bruno
città ha dedicato un poema dal titolo elo- Corà, e si è inaugurata la mostra I Mixo-
quente, Ruggine) che in uno di questi buchi, black di Alberto Burri (aperta sino al 5 gen-
una volta, le è apparsa una Madonnina: deco- naio 2016). Il 18 dicembre alla Rocca Paoli-
razione di qualche tabernacolo ancestrale. na verrà inaugurato il restauro del Grande
Mi dice Stabile che sinora il progetto di re- Nero, scultura monumentale donata da
stauro – in omaggio alle concezioni di quello Burri a Perugia nel 1980. È in corso (aperta
che è stato anche uno dei massimi interpreti il 9 ottobre, sino al 6 gennaio 2016) al Gug-
genheim di New York una grande retro-
spettiva – la prima oltreoceano da 35 anni a
questa parte – che conta ben cento opere:
Ti arrampichi sopra, se ce la fai, Alberto Burri. The trauma of painting, a
e tra gli squarci scorgi il palinsesto cura di Emily Braun con Megan Fontanella
e Ylinka Barotto.
del paese vecchio. Dagli spacchi esce
Sono stati riproposti due lemmi classici
una vegetazione spontanea, della critica: rispettivamente da Castelvec-
dal piglio tenace e quasi ironico chi il profilo di Vittorio Brandi Rubiu uscito
da Einaudi nel ’75 (Alberto Burri, pp. 87, eu-
ro 14,50) e da Giunti l’ampia monografia
del ’99 di Giuliano Serafini Burri. Materia
di Burri, Cesare Brandi – è stato di natura la prima (pp. 200, euro 49), oltre a rappre-
conservativa. Il minimo indispensabile, cioè, sentare un’attendibile guida al percorso
col massimo rispetto per la famigerata patina dell’artista, è preziosa per i numerosi, brevi
del tempo. Ma quello che vale (forse) per Mi- quanto taglienti, virgolettati di Burri (che
chelangelo non può valere per Burri. Diversa vanno a integrare il deludente Parola di
TURIANA FERRARA | COURTESY GALLERIA LIA RUMMA MILANO, NAPOLI
la concezione, diversa la funzione, diversa Burri di Stefano Zorzi, Allemandi 1995).
(dovrebbe essere) la dottrina. Ha il pregio di riannodare i fili di una lunga
Il Cretto è un Teatro, si diceva. Ma è anche fedeltà, quella di Enrico Crispolti, Burri
rischiano di obliterarlo. Cioè di distruggerlo. più giusto, a trent’anni da quella prima colata un Monumento: il più grande monumento «esistenziale» (a cura di Luca Pietro Nico-
Non è un caso dunque: né che sul Cretto si di cemento, sarebbe allora quello partecipa- funebre del mondo. Che come proprio primo letti, Quodlibet, pp. 265, euro 22): ritrovia-
sia per anni tenuto uno dei maggiori festival to: in cui la cittadinanza si riunisca una volta ufficio, per etimo, ha quello di ricordare. Ora, mo così le pagine di Burri, un saggio e tre
teatrali, né che il Cretto lo abbia concepito chi all’anno per commemorare i propri morti questa sua doppia anima appunto incarna la note (Scheiwiller 1961), seguite da parerga
da qualche tempo aveva preso a lavorare per dando una mano di calce su questo che altro dialettica della memoria. Non si può ricorda- e paralipomena scritti dal critico senese fra
il teatro. L’idea dei Cretti (composti di mate- non è – e loro lo sanno benissimo – che un im- re tutto. L’oblio è la selezione che la mente, il ’57 e il 2012.
riali che essiccandosi fessurano la superficie), menso e crudele e spaventoso e disumano, e individuale e collettiva deve operare perché Del tutto nuove, invece, due pubblicazio-
ha raccontato Burri, gli era venuta mentre umanissimo, monumento funebre. Così dice una qualche memoria possa essere condivisa. ni molto diverse fra loro. In un’agile mono-
viaggiava nel deserto americano; per la preci- oggi un intellettuale gibellinese, Nicolò Sta- Si conserva quello che conta davvero, quello grafia Gabi Scardi racconta la vicenda del
sione, nella Valle della Morte (già). Ma il pri- bile, che da qualche anno – dopo aver girato il che resta. La memoria poi, insegnano Freud e Teatro Continuo di Alberto Burri, (Corrai-
mo fu, nel ’72 all’Opera di Roma, per il ballet- mondo producendo spettacoli teatrali per le Ricoeur, funziona a strati: una struttura sedi- ni, pp. 112, euro 20): la struttura realizzata
to November Steps, musica di Toru Takemit- maggiori compagnie d’Europa – è tornato a mentaria in cui uno strato si sovrappone al- nel ‘73 per la Triennale di Milano ma che nel
su e coreografia di Minsa Craig (che Burri casa con in testa un’idea precisa, che perse- l’altro, ma certe eminenze del primo – certe 1989, inutilizzata e in degrado, Burri decise
aveva sposato nel ‘55). L’anno dopo il Teatro gue colla stessa ostinazione maniaca di Cor- sue pieghe, con l’immagine di Gilles Deleuze di rimuovere dal Parco Sempione; lo scorso
Continuo a Parco Sempione, a Milano, si rao: riportare in vita il Cretto, farlo finalmen- – continuano a rilevarsi anche nel secondo. maggio, per Expo, il Teatro Continuo è sta-
chiamerà così perché, dismesso come spazio te riconciliare colla comunità alla quale ap- La memoria è come la terra, insomma: una to riallestito e restituito ai milanesi. Infine
scenico, sopravviverà come forma autonoma. partiene. Nel 2010 Stabile lancia un appello, struttura geologica. Ed è proprio letteraliz- Controluce di Alessandra Oddi Baglioni
Neppure il Grande Cretto è una forma uni- firmato da un centinaio di personalità dell’ar- zando questa metafora che opera il Cretto. La (Donzelli, pp. 135, euro 17) rielabora – pur-
voca. Come ogni grande opera è viceversa uno te e della cultura e consegnato alla Regione e crudeltà colla quale Burri ha spianato le ma- troppo in sospirosa forma diaristico-narra-
schermo: sul quale ciascuno di noi proietta se al ministero dei Beni Culturali. Per il restauro cerie di Gibellina Vecchia è l’unica condizio- tiva, che si spinge a dar voce direttamente al
stesso. Non un dato, bensì un processo: ap- il ministero stanzia un milione e 100 mila eu- ne perché da quelle ceneri una Gibellina suo “personaggio” – momenti della biogra-
punto un teatro. Per questo forse Burri accet- ro, e la scorsa primavera viene inaugurata la Nuova possa, prima o poi, davvero riprendere fia dell’artista. Curiose le illustrazioni, che
tò che lo si mettesse in cantiere senza garan- prima tranche: il completamento della parte vita. Ora che, per ironia della sorte, il Cretto è riproducono alcune delle tante fotografie
zie che venisse completato. E per questo disse incompiuta. Solo che ora il Cretto è bicolore. a sua volta una mezza maceria, è ai nuovi gi- scattate da Burri nei suoi ultimi anni.
a Corrao che l’ideale sarebbe stato che fossero Per un quarto è bianco, liscio e uniforme, co- bellinesi che tocca prendersene cura. Solo co- A.C.
gli stessi gibellinesi a realizzarlo. Il restauro me l’aveva pensato Burri; per tre quarti grigio sì, finalmente, potranno nascere.

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