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IL CLIMA

Definizione ufficiale fornita dalla Organizzazione meteorologica mondiale (OMM): E’ l’insieme delle condizioni
atmosferiche medie che si succedono in maniera costante nel tempo in una determinata zona, a varie scale spaziali
(locale, regionale, nazionale, continentale, emisferico o globale) rilevato nell'arco di almeno 30 anni. Secondo il Glossario
Dinamico ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)-CATAP (Coordinamento delle Associazioni
Tecnico-Scientifiche per l’Ambiente e il Paesaggio), per clima s’intende la sintesi statistica dei parametri atmosferici
(temperatura, precipitazioni, umidità, pressione atmosferica, venti, nuvolosità) che interessano un territorio per un
periodo di tempo sufficientemente lungo. Questi parametri atmosferici sono delle grandezze fisiche misurabili, la cui
misurazione viene effettuata per mezzo di opportuna strumentazione da parte delle stazioni meteorologiche.

Quando si parla di clima si parla non soltanto delle condizioni meteo, ma soprattutto all'ambiente ad esse associate: una
variazione del clima è una variazione stabile non solo delle condizioni meteo di un'area ma anche dell'ambiente di
quell'area (ambiente come piante, animali, morfologia,...).

● ll meteo è determinato da perturbazioni locali e transitorie della troposfera, lo strato dell’atmosfera più vicino al
suolo;
● il clima invece è fortemente influenzato da fenomeni globali e permanenti, che riflettono il bilancio energetico
dell’intero pianeta.

Il clima è definito dalla combinazione dei seguenti elementi:

TEMPERATURA La temperatura è la proprietà fisica che registra il trasferimento di energia termica da un sistema ad un altro.
Quando esiste una differenza di temperatura, il calore tende a muoversi dal sistema che viene detto a
temperatura più alta verso il sistema che diremo a temperatura più bassa, fino al raggiungimento
dell'equilibrio termico. Quando due sistemi si trovano in equilibrio termico non avviene nessun trasferimento
di energia e si dice che sono alla stessa temperatura. Il trasferimento di calore può
avvenire per conduzione, convezione o irraggiamento.
Mammiferi e uccelli possiedono sensori (termocettori) sia in corrispondenza della superficie del loro corpo
che in profondità, con il compito di inviare informazioni all’ipotalamo che ha il compito di mantenere la
temperatura corporea in un determinato intervallo.
La temperatura percepita risente dei valori di altri parametri atmosferici quali l’umidità dell’aria e la presenza
del vento. Quando fa molto caldo, il sudore si porta sulla superficie corporea da cui tenderà ad evaporare
assorbendo calore latente di vaporizzazione: questo assorbimento di calore dovuto al passaggio di stato
dell'acqua (sudore che evapora) comporta un abbassamento della temperatura corporea quale conseguenza
del fatto che il calore viene prelevato dall'organismo. Essendo l'evaporazione un processo diffusivo, esso
viene accelerato in rapporto al gradiente di concentrazione del vapore in aria, cioè dell’ umidità relativa. Se
non vi fosse movimento d'aria il vapore tenderebbe a diffondersi pian piano, dalla zona in prossimità del
corpo, al resto dell'ambiente circostante con una velocità che diminuirebbe man mano che la concentrazione
di vapore nell'aria aumenta. In questo caso il processo avverrebbe con una velocità contenuta. Nel caso
invece, in cui fosse presente il vento, questo andrebbe a diluire l'aria carica di vapore in prossimità della
superficie cutanea con l'aria a tenore di vapore più basso (quella dell'ambiente circostante), andando così a
ristabilire il precedente gradiente di concentrazione accelerando il tal modo l'evaporazione.

UMIDITA’ L'umidità è la quantità d'acqua o di vapore acqueo contenuta nell'atmosfera.


Umidità relativa: indica il rapporto percentuale tra la quantità di vapore contenuta in una massa d'aria e la
quantità massima (cioè a saturazione) che il volume d'aria può contenere nelle stesse condizioni di
temperatura e pressione. Un valore di umidità relativa pari al 100% non implica che la totalità della massa
d'aria sia composta da acqua o vapore, ma che quella massa d'aria contiene la massima quantità di vapore
contenibile in quelle condizioni senza che si abbia condensazione: in queste condizioni la possibilità
di precipitazioni è molto elevata.
Gli effetti dell'umidità atmosferica sono:

● la formazione delle nubi: che sono simili alle nebbie, con la differenza che si formano a una distanza
molto elevata rispetto al suolo;
● le precipitazioni: formate dalle nubi in seguito a un ulteriore abbassamento della temperatura o a un
aumento della pressione;
● l'evapotraspirazione del suolo, fenomeno molto importante per il mantenimento dell'umidità del suolo,
a sua volta influenzato dall'umidità atmosferica;
● lo sviluppo di organismi viventi (ad esempio, in agrometeorologia, lo sviluppo di parassiti fungini), la cui
crescita è regolata dall'umidità dell'ambiente in cui vivono.
● se il valore dell’umidità relativa è al 100%, l’aria tende spontaneamente ad allontanare l’acqua in eccesso
e il vapore acqueo condensa formando la “nebbia”che è una dispersione di piccolissime gocce di acqua
in aria. Se la nebbia incontra una superficie fredda, le goccioline d'acqua in essa dispersa aderiscono alla
superficie sotto forma di rugiada (o brina per valori di temperatura minori di 0 °C). Passaggio aeriforme
→ solido (Brinamento)
Classificazione delle zone climatiche in base ai valori di umidità:

● umide
● semiaride
● aride
Valori estremamente bassi di umidità relativa minima diurna (5% o poco meno, anche nelle ore notturne) si
riscontrano generalmente nei deserti, per esempio nella regione sahariana. Durante le giornate di pioggia
l'umidità relativa dell'aria in ambiente esterno raggiunge tipicamente valori dell'80-90%. L'umidità relativa
dell'aria in situazioni di benessere varia dal 35 al 65%; non dovrebbe mai essere superato il valore del 50%
con temperature maggiori di 26 °C

PRECIPITAZIONI Con il termine precipitazione si intendono, in meteorologia, tutti i fenomeni di trasferimento di acqua allo
stato liquido o solido dall’atmosfera al suolo come pioggia, neve, grandine, rugiada, brina, rappresentando
una fase dell'intero ciclo idrologico. Queste acque, che tornano in genere a evaporare (a differenza di quelle
litosferiche circolanti in permanenza nel terreno), sono anche dette meteoriche.
Quando l'aria umida, riscaldata dalla radiazione solare si innalza, si espande e si raffredda fino a condensarsi
(l'aria fredda può contenere meno vapore acqueo rispetto a quella calda e viceversa) e forma una nube,
costituita da microscopiche goccioline d'acqua diffuse dell'ordine dei micron. Queste gocce, unendosi
(coalescenza), diventando più grosse e pesanti, cadono a terra sotto forma di pioggia, neve, grandine.
Le massime precipitazioni sono intorno all'equatore (per una fascia larga 10° di latitudine). Dall'equatore ai
poli si ha una graduale diminuzione con una eccezione tra i 45° e 55° di latitudine dove vi è la massima attività
ciclonica.

PRESSIONE La pressione atmosferica è il rapporto tra il peso dell’aria e la superficie su cui essa grava. Si misura in millibar
ATMOSFERICA (mb) o in ettopascal (hPa). Dipende dall’altitudine, dalla temperatura e dall’umidità dell’aria. La pressione
infatti:
a- diminuisce con l’altitudine
La colonna d’aria che grava su una località posta in alta montagna ha infatti un’altezza minore di quella che
grava su una località a livello del mare.
b- diminuisce al crescere della temperatura dell’aria
Una massa d’aria, quando si riscalda, si espande (diventa meno densa) e si sposta verso l’alto; il suo peso, per
unità di superficie dimunuisce.
c- diminuisce al crescere dell’umidità dell’aria
L’aria umida è più leggera, a parità di temperatura, di quella secca perchè le particelle di vapore acqueo
pesano meno di quelle dei gas che compongono l’aria secca (azoto, ossigeno...).
A parità di altitudine e temperatura, se l’umidità è alta avremo bassa pressione
A parità di altitudine e temperatura, se l’umidità è bassa avremo alta pressione

VENTO In meteorologia il vento è il movimento di una massa d'aria atmosferica da un'area con alta


pressione (anticiclonica) a un'area con bassa pressione (ciclonica). In genere con tale termine si fa riferimento
alle correnti aeree di tipo orizzontale, mentre per quelle verticali si usa generalmente il termine correnti
convettive che si originano invece per instabilità atmosferica verticale.
I venti che si creano sulla Terra sono legati a due elementi: le massa d’aria e la pressione atmosferica.
Nell’atmosfera si formano zone di bassa pressione (se la pressione è minore rispetto a quella delle aree
vicine) e di alta pressione (se è maggiore). Quando le masse d’aria si spostano da una zona di alta pressione
a una zona di bassa pressione, ecco che si formano i venti. Ma come fanno a spostarsi le masse
d’aria? Lo dobbiamo prima di tutto alla temperatura dell’aria: l’aria più calda tende a salire al di sopra di
quella fredda. Se non ci fossero altre forze in gioco, le masse d’aria tenderebbero soltanto a salire e a
scendere. La rotazione terrestre, però, crea una forza (la forza di Coriolis) che porta queste masse d’aria a
deviare verso destra nell'emisfero settentrionale e verso sinistra nell'emisfero meridionale.
Dal nord soffiano venti freddi, mentre da sud arrivano venti caldi. Le Alpi proteggono il territorio dai venti
del nord, mitigando il clima.
Le brezze di mare e di terra sono venti locali che cambiano verso ogni dodici ore, causati dalla differenza di
riscaldamento del mare e della terra dovuta al maggior calore specifico dell'acqua che ne rallenta il
l'assorbimento di calore.
Brezza di mare: Spira di giorno dal mare verso la terraferma. Il suolo infatti si riscalda più velocemente del
mare e ciò crea sulla costa una zona di bassa pressione e sul mare una zona di alta pressione. Dal mare alla
terra spira quindi un leggero vento, la brezza di mare.
Brezza di terra: Spira di notte dalla terraferma verso il mare. Il suolo infatti si raffredda più velocemente del
mare e ciò crea sulla costa una zona di alta pressione e sul mare una zona di bassa pressione. Dalla terra al
mare spira quindi un leggero vento, la brezza di terra.

Brezze di valle e di monte: Un fenomeno simile si verifica frequentemente in montagna, nei giorni sereni
estivi, fra gli alti versanti e le parti basse delle valli. Sulle cime montuose, infatti, il riscaldamento del terreno e
dell’aria è più rapido che nei fondo-valle e nelle pianure vicine, come più rapido è il raffreddamento dopo il
tramonto del Sole. Si hanno così: le brezze di valle, che spirano dal basso verso l’alto nelle ore diurne;
le brezze di monte, che soffiano con moto discendente nelle ore notturne. Esse si manifestano però con
minore regolarità di quelle marine o lacustri.
QUALI SONO I VENTI?
TRAMONTANA ( da Nord ): E’ un vento molto freddo che di solito porta tempo asciutto, cielo sereno e
visibilità buona. Proviene da regioni del nord/europa quindi più fredde delle nostre e non attraversano mari
rimanendo così con umidità molto bassa che favorisce appunto la visibilità
IL GRECALE ( da Nord Est ):E’ un vento freddo e intenso si manifesta soprattutto nella stagione fredda. Spesso
questo vento viene associato ai venti di bora.
LEVANTE ( da Est ): E’ un vento che, come dice il nome, spira da Est ed è tipicamente estivo. Lungo le regioni
tirreniche, si manifesta durante le prime ore del mattino La sua influenza è sentita sul Tirreno e sull’Adriatico
centro-meridionale. A volte il levante può preannunciare l’arrivo del brutto tempo
LO SCIROCCO ( da Sud Est ): E’ un vento che proviene dal continente africano perciò è molto caldo e secco.
Durante il suo percorso verso l’Italia sul mare però, tende molto facilmente ad acquistare umidità ed è per
questo che da noi giunge caldo e umido. E’ un vento molto temuto nella stagione estiva perché rende le
giornate molto calde e afose.
MEZZOGIORNO – OSTRO ( da Sud ): E’ un vento meridionale debolissimo che si manifesta molto poco sui
mari italiani.
IL LIBECCIO ( da Sud Ovest ): Il libeccio è un vento umido, e violento che proviene da Sud Ovest. E’ molto
temuto per gli effetti che può provocare, infatti spesso genera forti mareggiate, condizioni di burrasca e
piogge molto intense.
PONENTE ( da Ovest ) E’ un vento che, come dice il nome, spira da Ovest ed è tipicamente estivo. Lungo le
regioni tirreniche, si manifesta durante le ore pomeridiane La sua influenza è sentita sul Tirreno e
sull’Adriatico centro-meridionale.
IL MAESTRALE ( da Nord Ovest ): E’ uno dei venti più intensi che interessano l’Italia. Deriva dalla discesa di
aria fredda di origine polare che scende verso le nostre regioni entrando dal mediterraneo. L’aria polare,
lungo la sua discesa si scontra con aria più calda e umida proveniente dall’Oceano Atlantico, generando
maltempo che dalle regioni francesi giunge da Nord/Ovest attraverso il Mar Mediterraneo sulla Corsica e
Sardegna coinvolgendo le regioni tirreniche.

NUVOLOSITA’ In meteorologia una nuvola (nel linguaggio scientifico chiamata più comunemente nube) è


un'idrometeora costituita da minute particelle di vapore d'acqua condensato e/o cristalli di ghiaccio, sospesi
nell'atmosfera grazie a correnti ascensionali o in stato di galleggiamento e solitamente non a contatto con il
suolo. Dalle nubi si originano le precipitazioni, una delle fasi del ciclo dell'acqua nell'idrosfera assieme
alla condensazione del vapore acqueo.
Le nubi sono prodotte dalla condensazione del vapore generato dall’evaporazione dell’acqua sulla superficie
terrestre (contenuta nei mari, laghi, fiumi, etc.) a causa del riscaldamento solare. Il fenomeno, per
quanto complesso, si può riassumere come segue:
A causa dell'irraggiamento solare la temperatura della superficie terrestre aumenta. Per conduzione termica il
suolo caldo scalda anche l'aria a contatto con esso. Poiché l'aria calda è più leggera di quella circostante
relativamente fredda, essa si solleva generando una corrente ascensionale e portando con sé
l'umidità contenuta. Salendo, l'aria si raffredda raggiungendo il punto di saturazione del vapore, il quale
pertanto si trasforma in minuscole goccioline di acqua, che restano sospese nell'aria, formando per l'appunto
le nubi. Se la temperatura è particolarmente bassa, queste si trasformano in microscopici cristalli di ghiaccio.
Finché le correnti d'aria nella nuvola e quelle che scorrono sotto riescono a mantenere in sospensione le
goccioline, esse continueranno a ingrandirsi; quando raggiungono dimensioni di circa 200 µm, le correnti
ascensionali non possono più sostenerle e, quindi, possono solo cadere: se la nuvola è molto alta e il numero
di goccioline urtate è elevato, le gocce possono raggiungere un diametro di 0,5–2 mm o anche di più e allora
cadono direttamente come pioggia.
Influenza della nuvolosità sul clima
Le nubi coprono circa la metà della superficie atmosferica e quindi hanno un rilevante effetto sul bilancio
energetico Sole - Terra pur con differente peso e spessore a seconda del tipo di nube: nubi alte, fredde e
stratificate come cirri e cirrostrati tendono a riscaldare l'atmosfera lasciando passare la radiazione solare e
bloccando la radiazione terrestre uscente ad onda lunga; viceversa le nubi basse, dense e spesse tendono a
raffreddare la superficie terrestre riflettendo direttamente la radiazione solare entrante.
il bilancio complessivo delle nubi non è noto ed è oggetto di studio della nascente ‘climatologia delle nubi’;
nè sappiamo quale tipo di nube si formerà con maggiore probabilità in una atmosfera soggetta al
riscaldamento globale. Questo esempio illustra il fatto che il sistema climatico è intrinsecamente molto
complesso e, di conseguenza, le previsioni degli scienziati riguardo all’evoluzione futura del clima sono
inevitabilmente affette da importanti incertezze.
1)Classificazione delle nubi per altitudine tipica;
1: Cirri; 2: Cirrocumuli; 3: Cirrostrati; 4: Altocumuli; 5: Altostrati; 6: Stratocumuli; 7: Strati; 8: Nembostrati;
9: Cumuli; 10: Cumulonembi

Classificazione dei climiI climi sono classificati secondo la classificazione di KÖppen che, combinando gli elementi
principali (temperatura, escursione termica, umidità, distribuzione stagionale delle precipitazioni), ha individuato e
descritto 5 “classi” principali ( umidi tropicali, aridi, umidi temperati, continentali, nivali) e 11 tipi di clima.
Fattori climatici
I fattori climatici sono le condizioni che producono variazioni sugli elementi climatici. Si possono distinguere tra fattori
zonali (latitudine, effetto serra), che agiscono regolarmente dall'equatore ai poli, e fattori geografici che agiscono in
modo diverso per ogni località.

LATITUDINE
È la distanza angolare misurata in gradi lungo l'arco di meridiano compreso tra l'Equatore e
il parallelo passante per il punto P considerato. Dato che l'equatore divide la Terra in due emisferi uguali,
abbiamo una latitudine Nord compresa tra 0° e 90° N e una latitudine Sud, compresa tra 0° e 90° S.Man
mano che ci si allontana dall’equatore, il luogo più caldo della terra, la temperatura dimunuisce.
All’equatore i raggi giungono verticali e si distribuiscono su una superficie più piccola, riscaldandola con
maggiore efficacia; di conseguenza la temperatura è più elevata. Man mano che ci si avvicina ai Poli,
invece i raggi giungono sempre più inclinati e quindi, distribuendosi su una superficie maggiore,
riscaldano sempre più debolmente la superficie terrestre; di conseguenza la temperatura è più bassa.

ALTITUDINE L'altitudine, ovvero l'altezza sul livello del mare, ha anch'essa la sua influenza sul clima. Ciò
è dovuto al fatto che l'atmosfera è più densa vicino al suolo, mentre è più rarefatta man mano che si sale
sul livello del mare. L’aria più densa trattiene una maggiore quantità del calore diffuso dai raggi solari.
Per queste due ragioni, la temperatura è più elevata al livello del mare, mentre diminuisce via via che
l'altitudine aumenta. L’influenza dell’altitudine si manifesta soprattutto con una diminuzione sensibile
della escursione termica diurna, mensile e annua. La diminuzione della temperatura con la quota (che, in
media è di circa 0,56° C per ogni 100 metri di salita) è di minore entità durante la stagione invernale
mentre in quella primaverile questo divario risulta per solito molto accentuato. Naturalmente ciò vale
per località ubicate su rilievi montuosi non soggetti a venti costanti e particolari che possono modificare
questo andamento. Con l'altezza diminuiscono la temperatura e la pressione, mentre aumenta
l'irraggiamento solare .

CATENE La presenza di rilievi assume notevole importanza specie nella determinazione dei climi locali, in quanto
MONTUOSE può provocare variazioni anche marcate nella temperatura e nell'andamento delle precipitazioni. 
Per quanto riguarda la temperatura, si può affermare che le località situate in zone concave del suolo, in
valli o bacini chiusi, mostrano un andamento termico irregolare con sensibili variazioni di temperatura,
mentre le località situate in zone come le sommità dei rilievi, mostrano variazioni di temperatura
generalmente più regolari e meno accentuate. Considerando le precipitazioni, poi, si può dire che sui
rilievi esse aumentano con la quota: come regola generale, dal fondovalle alla montagna, si ha un
incremento delle precipitazioni medie annue di circa 50 millimetri per ogni 100 metri di quota. Va
sottolineato infine che la diversa esposizione dei pendii può determinare piccole zone a clima
diversissimo, a seconda che la zona sia ubicata sul versante rivolto a nord o su quello rivolto a sud: tali
differenziazioni climatiche possono sopravvenire anche in caso di rilievi non molto elevati. 
Le catene montuose possono ostacolare il passaggio di venti e di nubi, riducendo il verificarsi di
precipitazioni.

VICINANZA AL
MARE O FIUMI Il mare si riscalda e si raffredda più lentamente rispetto alla terra. Di conseguenza, durante il giorno il
E LAGHI mare si riscalda meno rispetto alla terra e durante la notte si raffredda meno. Per questa ragione le zone
bagnate dal mare presentano una minore escursione termica diurna rispetto alle zone interne. La stessa
cosa accade nell'arco delle varie stagioni. D'estate il mare si riscalda meno rispetto alla terra e d'inverno
si raffredda meno. Quindi le zone costiere impiegano più tempo a raggiungere temperature molto calde
d'estate e temperature molto fredde d'inverno rispetto alle zone interne e il clima risulta nel complesso
più mite. Il clima delle zone bagnate dai mari è detto clima mediterraneo, mentre il clima delle zone
bagnate dagli oceani prende il nome di clima atlantico. Invece il clima delle zone interne, lontane da mari
ed oceani, è detto clima continentale.
FIUMI E LAGHI
L'influenza delle acque interne varia, a seconda delle loro diverse caratteristiche. 
I fiumi, infatti, tendono a mantenere un clima freddo ed umido e, se questo contribuisce a mitigare il
clima durante l'estate, d'inverno esso favorirà formazioni nebbiose che contribuiranno ad acuire la
rigidità del clima. Invece, i grandi bacini di acqua dolce hanno una funzione paragonabile a quella del
mare e mitigano il clima dell’ambiente circostante.

CORRENTI L’idrosfera marina è interessata da lenti e continui movimenti che producono uno scambio globale di
MARINE calore tra le acque superficiali e quelle profonde, e tra le zone equatoriali e le zone polari: sono le
correnti marine. L’acqua di una corrente è caratterizzata da temperatura e salinità diverse da quelle della
massa d’acqua in cui corre. Queste differenze permettono all’acqua della corrente di non mescolarsi a
quella in cui corre.
Oltre che negli oceani, correnti si verificano – in maniera ridotta – anche nei mari, laddove esistono
differenze di temperatura e/o di salinità tra le acque di bacini adiacenti.
La corrente oceanica (o corrente marina) è dunque una massa di acqua marina in movimento rispetto
all'acqua che la circonda e dalla quale si può differenziare per densità, salinità, temperatura.
In base alla temperatura si distinguono correnti calde (che hanno temperatura superiore a quella delle
acque circostanti) e che confluiscono dall’Equatore verso i poli, e correnti fredde (che presentano
temperature inferiore a quella delle acque circostanti) che chiudono il ciclo muovendosi dalle alte
latitudini verso l’Equatore.
Le correnti marine hanno una notevole importanza nella biosfera, poiché:
● condizionano il clima.
Le zone lambite da correnti calde (come la Corrente del Golfo) hanno un clima più umido e spesso più
mite rispetto alle zone alla stessa latitudine ma lambite da correnti fredde; queste ultime, infatti,
riducono l’evaporazione delle acque, rendendo più arido il clima, però sono più ricche di ossigeno, di
sali nutritivi e microrganismi animali e vegetali.
Due Nazioni come la Groenlandia e la Norvegia si trovano alla stessa latitudine, ma la Norvegia ha zone
verdi, è abitata e coltivata, mentre la Groenlandia è in gran parte coperta da ghiacci e disabitata.
● contribuiscono alla diffusione delle specie vegetali e animali (trasportando semi e uova di animali
a volte anche da un continente all'altro)
● trasportano il plancton (che è alla base della catena alimentare e viene seguito da molti pesci, da
cui deriva la pescosità di alcuni mari).

VEGETAZIONE
Nella Biosfera la vegetazione svolge molte funzioni fondamentali:

● Regola il flusso di numerosi cicli biogeochimici , fra i più importanti dei quali il ciclo dell'acqua, del
carbonio e dell'azoto; ha anche grande importanza nel bilancio energetico locale e generale.
● Ha una forte influenza sulle caratteristiche del suolo, compresi il suo volume, composizione chimica
e struttura, con retroazione che agisce su varie caratteristiche della vegetazione stessa, comprese la
sua produttività e la sua struttura.
● Svolge il ruolo di habitat per gli esseri viventi e come fonte energetica per l'intero, vasto insieme
degli animali sul pianeta.
● Ha anche un'importanza critica per l'economia mondiale, particolarmente per quanto riguarda l'uso
dei combustibili fossili come fonte energetica, ma anche per la produzione di alimenti, legno,
combustibili e altri materiali.
● La funzione più importante, spesso sottovalutata, è di essere la fonte primaria
di ossigeno nell'atmosfera, permettendo ai sistemi di metabolismo aerobio di adattarsi e di
sopravvivere.
● è importante dal punto di vista psicologico per l'uomo, che si è evoluto a contatto diretto con essa,
diventando strettamente dipendente per il cibo e i medicinali.
boschi e foreste:

● impediscono ai raggi solari di raggiungere il terreno che, successivamente, irradia il calore


nell'aria circostante. Ciò riduce la temperatura.
● maggiore produzione di vapore acqueo e conseguente aumento dell'umidità 

ATTIVITA’
UMANE I cambiamenti climatici hanno conseguenze sull'ambiente ma anche un  forte impatto, diretto e
indiretto, anche sugli esseri umani e la loro vita quotidiana. Del resto, non si può pensare che, se si
modificano le condizioni di un habitat, i suoi abitanti non ne risentano.
La nostra specie ha acquisito da tempo la capacità di interferire con i grandi cicli biogeochimici del
pianeta. L’uomo, attore ecologico globale, è in grado di influenzare il clima. Sappiamo che la prima
grande transizione economica della società umana – il passaggio da un’economia fondata sulla raccolta e
sulla caccia, all’economia fondata sull’agricoltura e l’allevamento – ha determinato diecimila anni fa un
aumento della temperatura media del pianeta stimato intorno a 1 °C a causa delle modificazioni del
suolo, in primo luogo attraverso la deforestazione.

Anche la nuova transizione economica, la rivoluzione industriale, iniziata nel XIX secolo, ha riconfermato
questa capacità. Sia attraverso nuove modificazioni del suolo (deforestazione, particolari coltivazioni,
allevamento di animali); sia attraverso le perturbazioni introdotte nel ciclo dei gas che determinano
l’effetto serra naturale attraverso la messa in circolazione di una parte rilevante del carbonio contenuto
nei combustibili fossili. In quasi tutti i nuovi flussi di gas serra è evidente la mano dell’uomo a iniziare
dai flussi di carbonio. Prima dell’Ottocento l’uso che la nostra specie faceva dei combustibili fossili era
abbastanza limitato. Con l’inizio dell’era industriale, l’umanità ha iniziato a utilizzare in quantità crescenti
il carbon fossile e poi il petrolio e poi ancora il gas naturale. E così il carbonio generato in milioni di anni
da processi biogeochimici molto particolari e “congelato” nel sottosuolo è stato liberato e, in pratica, si è
aggiunta una nuova sorgente nel ciclo del carbonio. Per un certo periodo l’omeostasi del sistema
climatico ha assorbito la perturbazione. Ora la capacità omeostatica sembra giunta a saturazione.

Il clima è anche una forza fisica che agisce direttamente sull'organismo, determinando ora condizioni di
buona salute e di benessere ora di malattia e di disagio. Un'antica disciplina specifica, la climatologia
medica, oggi rivalutata sotto la nuova denominazione di bioclimatologia umana, si incarica fin dai tempi
di Ippocrate di studiare il rapporto tra l'uomo e l'ambiente atmosferico. Scopo di questa scienza è
scoprire attraverso quali modalità bio-fisico-chimiche le condizioni atmosferiche influenzano il
comportamento biologico dei singoli raggruppamenti umani, per giungere in seguito a valutare gli effetti
globali esercitati da ciascun clima sulla salute degli uomini. Giova peraltro precisare che il modo di
concepire e valutare il rapporto tra clima e organismo umano ha subìto una notevole evoluzione negli
ultimi decenni, da un lato con il progredire delle conoscenze nel campo della fisiologia umana e dall'altro
con il mutare della nozione stessa di ambiente atmosferico. Quest'ultimo infatti non è più inteso come il
prodotto di fenomeni e processi solamente naturali, ma anche delle profonde modificazioni apportate
dall'uomo all'atmosfera dall'inizio dell'età industriale e, soprattutto, in seguito alla crescita demografica
ed economica della seconda metà del 20° secolo. A causa dell'introduzione delle tematiche relative
all'alterazione dell'atmosfera, lo studioso di climatologia medica si trova oggi di fronte a una situazione
nuova, che gli impone di tenere conto della netta distinzione fra l'ambiente atmosferico dei paesi non
industrializzati e quello dei paesi a forte concentrazione urbana e industriale: nei primi la distribuzione
delle malattie in rapporto al clima si pone ancora in termini di 'geografia naturale', mentre nel mondo
industrializzato occidentale entra in gioco un elemento nuovo, costituito dal grado di tolleranza
dell'organismo alla diffusione dei prodotti tossici al di sopra di un certo valore di concentrazione.

Nella sua indagine sull'azione diretta del clima sull'organismo lo studioso di climatologia medica
considera i fenomeni patologici oggetto dei suoi studi come il risultato di una sollecitazione intensa, oltre
determinati limiti, delle difese biologiche, un'aggressione della quale il clima è stato la principale o l'unica
causa determinante. L'aggressione delle condizioni climatiche, ovviamente, deve essere valutata con
riferimento al principio della omeostasia, ossia quel complesso meccanismo di regolazione concertata di
tutte le funzioni dell'organismo che mira, attraverso i processi metabolici essenziali, a porre in atto una
continua termoregolazione, affinché il corpo umano mantenga una temperatura costante (omeotermia)
anche in presenza di notevoli variazioni termiche esterne. Sta allo studioso di tali problemi il compito di
precisare quando si ha un'aggressione climatica, per giungere poi a definire la nozione di stress
bioclimatico, un concetto fondamentale sul quale però non esiste ancora un perfetto accordo tra gli
specialisti. Secondo alcuni autori, l'individuo, in conseguenza di un brusco cambiamento del suo
ambiente fisico, sviluppa una reazione fisiologica e psicologica di stress, cioè di allarme e di difesa. In altri
termini, la sollecitazione climatica esterna determina una 'sindrome di adattamento', ma la rapidità del
processo provoca uno scompenso che in casi estremi può portare alla caduta delle difese immunitarie,
per cui l'organismo umano diventa vulnerabile di fronte a varie malattie (attacchi cardiaci, scompensi
intestinali, emicranie ecc.). In sostanza, sui fondamenti del concetto di stress tutti sono d'accordo, manca
però, come accennato, una definizione comprensiva, chiara e univoca.
Tale difficoltà deriva anche dal fatto che non sempre è possibile precisare quando l'aggressività climatica
è tale da determinare una situazione di stress. Alcuni fatti però sembrano ormai evidenti. Per es., è
accertato che non sono i valori molto alti in sé della temperatura estiva a determinare l'accentuata
mortalità degli anziani, quanto piuttosto i forti scarti rispetto alla norma che si verificano in poche ore o
in una giornata: i 37° di temperatura massima raggiunti gradualmente nel corso di una settimana di luglio
sono meno traumatizzanti di una salita del termometro a 33° e non più nel caso in cui fino al giorno
precedente lo strumento si fosse fermato sui 26-27°. È pur vero peraltro che valori di temperatura molto
alti (o molto bassi, nella stagione invernale), pur raggiunti con gradualità, diventano causa di stress se si
protraggono per vari giorni consecutivi.
Nonostante le difficoltà oggettive che si incontrano nello studio delle relazioni tra eventi meteorologici e
salute degli uomini, gli studiosi non hanno rinunciato al tentativo di individuare dei valori soglia (validi
per la media della popolazione) al di là dei quali cominciano a verificarsi conseguenze preoccupanti per
l'organismo. L'atmosfera esercita un'azione aggressiva nei riguardi della salute umana anche a causa
delle molte sostanze inquinanti che essa ormai ingloba e che l'uomo vi ha immesso in almeno due secoli
di attività industriale. Il fenomeno dell'inquinamento atmosferico ha assunto ormai dimensioni tali da
potersi considerare come il maggior pericolo ambientale per la salute dell'uomo. Occorre però studiarlo,
anche dal punto di vista biomedico, prendendo le mosse dalla fondamentale distinzione operata dai
meteorologi tra il cosiddetto inquinamento di fondo, costituito dall'incremento costante dell'anidride
carbonica nell'atmosfera e in larga misura irreversibile, e gli episodi locali di contaminazione (gas vari e
particelle solide) che in date circostanze possono raggiungere punte di particolare intensità, per esaurirsi
non appena le condizioni meteorologiche si evolvono in modo da favorire la dispersione delle sostanze
inquinanti. Per quanto transitorie, non sono mai da sottovalutare queste situazioni di smog, durante le
quali l'aria diventa quasi irrespirabile per l'uomo e può diventare causa di malattie dell'apparato
respiratorio.
Occorre però precisare che, nonostante la massiccia immissione nell'atmosfera di prodotti aeriformi,
sono rimasti inalterati i livelli dei gas principali, ossia l'ossigeno e l'azoto. Da ciò discende che alcune
manifestazioni morbose che colpiscono l'uomo non traggono origine da una drastica trasformazione
dell'aria respirabile, bensì dalla presenza di piccole quantità di sostanze considerate estranee all'aria e, di
conseguenza, ai normali meccanismi fisiologici umani. Il fenomeno dell'inquinamento, anche visto sotto
questo aspetto, rimane sempre insidioso e pone lo studioso dinanzi alla necessità di disporre di mezzi
adeguati per seguire giorno dopo giorno il suo comportamento e la sua evoluzione nel corso del tempo.

Molte sostanze inquinanti che si liberano bruciando i combustibili fossili sono estremamente tossiche per
tutte le specie viventi (come il mercurio) e/o cancerogene conclamate (arsenico, cromo e cadmio, per
esempio). Inoltre, gli elementi che costituiscono lo smog sono altamente irritanti per le vie respiratorie e
possono scatenare malattie come tumori, asma, riniti, bronchiti, allergia. E non è finita qui: rendono
il sangue più denso e viscoso, ostacolando la circolazione. L'inquinamento dell'aria accelera anche
l'invecchiamento della pelle e di tutto l'organismo. Infatti, danneggia le cellule e i tessuti. A
livello cutaneo crea secchezza, fragilità, opacità. Infine, non bisogna dimenticare che lo smog può causare
arrossamento, bruciore e secchezza agli occhi. Da studi recenti è emerso che le temperature più elevate
aumentano i tassi di suicidio, le crisi depressive, gli sbalzi d’umore, l’ansia e possono cambiare il modo in
cui alcuni farmaci, come i trattamenti per la schizofrenia, agiscono nel corpo. Infine, è ormai accertato
che le condizioni ambientali interferiscono sulle prestazioni di una persona. In particolare, in presenza di
temperature elevate e forte umidità, le performance lavorative, e non solo, tendono a diminuire. I
cambiamenti climatici, dunque, comportano anche una minore resa sul lavoro, nella società, nello sport,
in famiglia.
I cambiamenti climatici stanno influenzando alcuni dei fattori che svolgono un ruolo fondamentale sulla
salute umana, tra cui sicurezza e fornitura di acqua potabile, disponibilità di cibo, livelli di nutrizione
negli alimenti. Numerose colture agricole non tollerano il calore estremo e la siccità, per cui in presenza
di queste condizioni non si sviluppano come dovrebbero o addirittura muoiono. Non solo. Le
temperature elevate e le alte concentrazioni di anidride carbonica favoriscono la diffusione di piante
infestanti e di malattie delle piante. Il risultato? Le piantagioni agricole sono minacciate e i raccolti
rischiano di diventare scarsi o inesistenti. Questo, unito alla scarsità delle specie ittiche, rischia di
impoverire l'alimentazione.
Il pericolo è maggiore nei paesi in via di sviluppo. Potrebbero dunque aumentare le migrazioni da questi
paesi.

Alcune malattie diventeranno sempre più comuni


● Stress da calore
● Malnutrizione
● Diarrea
● Malaria

ueste elencate sono solo alcune delle malattie che, nei prossimi anni, aumenteranno a dismisura per colpa
i cambiamenti climatici. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), alcuni effetti del
mbiamento climatico contribuiranno a un aumento di circa 250.000 decessi all'anno tra il 2030 e il 2050 a
usa di queste quattro malattie. Il cambiamento climatico può anche contribuire alla migrazione, poiché
ttori come la siccità e il crollo degli stock ittici possono portare le popolazioni rurali a spostarsi nei centri
bani.

Variazioni Il grafico seguente mostra l’irradianza solare, ovvero l’energia per unità di tempo e superficie che arriva
nella dal Sole. Nell’ultimo secolo la quantità di energia ricevuta dal Sole è cambiata in modo trascurabile.
quantità di Anche le oscillazioni associate al ciclo solare che si ripete ogni 11 anni (curva a tratto sottile) sono
energia inferiori allo 0,1% del valore medio dell’irradianza solare, chiamato costante solare. L’energia che la Terra
ricevuta dal riceve dal Sole è rimasta quindi praticamente costante negli ultimi 140 anni. Sulla scala dei millenni,
Sole. invece, possono verificarsi oscillazioni più significative, in particolare a causa delle variazioni dell’orbita
della Terra attorno al Sole.
Variazioni
dell’albedo Un corpo nero che assorbe tutta la radiazione incidente ha il valore minimo di albedo, pari a 0, mentre
(frazione della uno specchio ideale, perfettamente riflettente, ha albedo massima pari a 1. L’albedo delle nubi può
radiazione arrivare fino a 0,7: questo significa che riflettono nello spazio anche più di due terzi della luce in arrivo
solare riflessa dal Sole. L’albedo della sabbia dei deserti invece è intorno a 0,4 mentre quello di una foresta è inferiore a
nello spazio e 0,2. Il ghiaccio, per esempio, ha un’albedo di circa 0,4 mentre l’albedo dell’oceano è minore di 0,1. Perciò,
quindi non quando la banchisa artica fonde, l’energia solare assorbita nelle regioni polari aumenta del 50% (perché
assorbita dalla la frazione di radiazione assorbita sale da 0,6 a 0,9).
superficie
terrestre)

Eruzioni Queste disperdono nella stratosfera grandi quantità di polveri e in casi estremi possono schermare, per
vulcaniche periodi più o meno lunghi, una parte significativa della radiazione in arrivo dal Sole.

Acidificazione Anche le proprietà chimiche degli oceani stanno cambiando, perché circa un terzo delle nostre emissioni
degli oceani di CO2 è assorbito proprio dall’acqua di mare, dove fa aumentare la concentrazione di acido carbonico.
Così il valore del pH dell’acqua marina superficiale, che è normalmente alcalina, negli ultimi
cinquant’anni è già diminuito di un decimo di unità. L’acqua più acida discioglie più facilmente il calcare,
rendendo la vita più difficile per tutti quegli organismi marini che si proteggono con gusci o conchiglie
fatti di carbonato di calcio, come molti molluschi, i coralli e parte dei microrganismi che formano il
plancton.

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