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TITO LIVIO

OPERA AD URBE CONDITA LIBRI


opera monumentale (142 libri in decadi) della storia di Roma con impianto annalistico,
scansione anno per anno (anche se non a tutti gli anni viene dato lo stesso spazio).

SCOPO finalità etico-didascalica: contribuire all’edificazione morale dei lettori attraverso l’esempio
virtuoso degli antichi che hanno reso grande Roma

IDEOLOGIA e idealizzazione del passato


IMPOSTAZIONE impostazione patriottica e celebrativa, che determina una consapevole distorsione dei fatti. Nel
proemio critica il pubblico interessato più agli eventi del presente corrotto che al passato
glorioso → critica implicita al presente come epoca di decadenza e esaltazione del passato.

FONTI Opere degli storici precedenti (Origines di Catone, Polibio, Annalisti, Celio Antipatro)
sceglie di volta in volta la fonte preferibile, menzionando le versioni contrastanti, e prende le
distanze dai dati che gli appaiono infondati (espressioni impersonali: traditum est, protitum
memoriae). Nel proemio dice di essere impersonale (gli eventi non lo hanno turbato). L’apporto
originale di Livio non sta nella ricostruzione storica, non esente da errori e contraddizioni,
quanto nell’elaborazione letteraria della materia.

TEMI giustificazione dell’imperialismo: Roma è diventata grande per l’aiuto degli dei concesso per il
mos maiorum.
Roma → popolo vs Cartaginesi Cartaginesi → massa indefinita
no comandanti (potere 1) vs comandante
Il lettore si schiera dalla parte dei Romani perchè i Romani erano convinti che i vinti non
dovessero dichiarare guerra, i Cartaginesi che l’oppressione dei vincitori era stata troppo grande
+ avevano motivazioni irrazionali (il padre fa giurare annibale eterno odio ai romani)

RITRATTI Di Annibale e Scipione sono dati dei ritratti sul modello sallustiano monografico: elenco di vizi e
STORICI virtù. Sottolinea come i comandanti debbano essere modelli dal punto di vista morale e militare.
Scipione è consapevole che su Roma sta un disegno divino, ha coerenza di comportamenti,
pietas, rispetto della parola data ed è esecutore della provvidenza divina.
Annibale è una figura antitetica, eccezionale nel bene e nel male. L’elenco delle virtù precede
quello dei vizi ed è più ampio, quindi il lettore è portato a pensare che Livio prenda le parti di A.
Le virtù tuttavia appartengono al carattere e alla resistenza fisica, non alla moralità. E’ un uomo
grande ma moralmente neutro, queste virtù possono avere uno scopo + o -. I vizi occupano le
ultime righe ma con stile martellante che le isola e che sono l’opposto di clementia, fides e
pietas. Il modello sallustiano influenza anche lo stile, conciso e pregnante. Le frasi sono brevi e
coordinate tra loro.
Lucrezia → ritratto ideale della donna romana che non ha vita sociale senza il marito, si dedica
ad attività domestiche e svolge i suoi compiti diversi dal marito. Lucrezia è solo descritta
dall’aggettivo mesta.
Lo stupro non viene raccontato per: pudicizia + non è importante: non è un affronto alla
persona, ma al’istituzione dell matrimonio fodamento della società. E’ in virtù dell’oltraggio al
ruolo sociale rivestito che lei chiede vendetta e non ha dubbio che ciò non venga rispettato.
L’uomo romano è anzitutto un cittadino e mette davanti il bene della collettività. Lucrezia sta
sullo stesso piano di un uomo: pur sapendo che non era colpa sua si suicida perchè
consapevole di svolgere un ruolo e di dare un esempio. Non è la vittima di una società
maschilista, ma un esempio di moglie. In Lucrezia Livio non celebra solo la pudicitia ma anche
un valore patriottico e civile, se non virile: l’abnegazione di sè per il bene della comunità.

STILE varietà: alternanza di parti espositive, descrittive ed episodi narrativi unitari; periodare ora
ampio e ricco di subordinate con stile ciceroniano, abbondante, prolisso, ora breve e conciso
semplice, fluente, dimesso con frasi brevi e frequenti ellisi delle voci di sum nelle forme
composte.
Tra i libri più antichi e quelli più recenti sono state rilevate oggettive differenze di stile e lessico:
colorito arcaico nei primi libri perchè associato al racconto mitico della nascita di Roma.
ricerca del pathos e ricorso a procedimenti drammatici come i discorsi diretti
LINGUA E Quintiliano ci riferisce che Asilio Pollione gli rimproverava una certa “padovanitas” che allude a
LESSICO inclinazione linguistica o rigore morale.

RAPPORTO Livio è un difensore del mos mairoum e degli ideali repubblicani. La sua posizione
CON IL filorepubblicana non è problematica perchè il principato viene visto come unica risposta alla
POTERE degenerazione di Roma che iam magnitudine laboret sua → la grandezza di Roma contiene il
germe della sua fine. Altrove si spiega che il lusso, il contatto con con altri popoli le hanno
portato via i valori che l’hanno resa grande.
Nel proemio non esplicita i mali del presente (le guerre civili).
La sua trattazione è percorsa da pessimismo verso i tempi storici, quindi la sua non è una voce
troppo critica, nè troppo docile nei confronti del regime.

SENECA
La virtus consiste nella liberazione dagli affectus (i turbamenti, le paure, desideri, speranze,
passioni) che impediscono di vivere secondo natura e di raggiungere la felicità.
L’uomo è angosciato dai capovolgimenti della sorte e si sente in balia della fortuna senza difese.
In realtà, chiarisce Seneca, il problema è causato dall’ignoranza o dall’inconsapevolezza della
precarietà dell’esistenza umana e dei beni materiali (accipiamus peritura perituri = noi, destinati a
perire, riceviamo cose destinate a perire). Allo stesso modo la paura della morte è frutto
dell’incosapevolezza della condizione che ci è imposta fin dalla nascita: la morte non è una punizione,
ma una lex naturae, di cui, come dice nella 1° Epistula ad Lucilium, facciamo esperienza
quotidianamente. Causa di infelicità sono le occupationes, che hanno una connotazione negativa a
differenza di otium che ha una duplice accezione di tempo libero utile alla comunità o non impegno
politico. I beni materiali sono degli indifferentia, non sono di per sè un bene o un male, ma l’uomo
deve dare loro un giusto peso per non divenirne schiavo.
L’infelicità si manifesta come inquietudine esistenziale, taedium, e insoddisfazione di sè, displicentia
sui, (De tranquillitate animi,2) che affliggono coloro che inseguono falsi beni, come le ricchezze, il
piacere fisico, il potere. Il motivo del disgusto di sè è centrale nella riflessione senecana: allo spreco
del tempo corrisponde un impoverimento interiore che è alla base dell'insoddisfazione di sè; ma allo
stesso tempo chi è insoddisfatto cerca di affaccendarsi continuamente per distrarsi dal vuoto
esistenziale che diviene palese se si ferma ad osservare la propria vita. Questi attendono il futuro con
incertezza e preoccupazione (pendeo). La medicina per gli uomini insoddisfatti, smaniosi di continui
cambiamenti, è la cura di sè e della propria interiorità. Attraverso la meditatio, la riflessione su di sè,
è possibile progredire moralmente per raggiungere l’autarkeia=padronanza di sè, autosufficienza
(vindica te tibi). Seneca cerca di rimuoverli tramite l’admonitio. La finalità del filosofo non è insegnare
una dottrina, ma persuadere l’uomo a mutare sistema di vita, purchè ci sia volontà di cambiamento.
Nel De brevitate vita ci dice che il tempo che ci è concesso di vivere appare breve a chi è schiavo di
inutili occupazioni. L’uomo non può decidere la quantità del tempo a propria disposizione, ma la
qualità dipende esclusivamente dalle sue scelte. L'antidoto alla iactura temporis consiste nella
valorizzazione di ogni istante dell’esistenza e nel consapevole possesso del proprio tempo, che rende
l’uomo padrone del presente e lo libera dalla dipendenza dal futuro. L’esortazione a vivere
intensamente ogni attimo serve a ricordare che il presente è l’unico momento a disposizione
dell’uomo per realizzare il perfezionamento di sè e la conquista della sapienza. Usa bene il tempo chi
lo sfrutta per raggiungere la virtus attraverso un percorso di perfezionamento interiore.
STILE - LESSICO
● argomentativo - molto spazio pars destruens
● linguaggio colloquiale, vocativi
● lessico di altri ambiti
● stringatezza, concentrazione semantica, frasi brevi e incisive
● Pur diverso da quello ciceroniano fa uso della concinnitas: antesi, parallelismo,
omoteleuto… che però non sono finalizzati alla costruzione di periodi complessi,
armonicamente strutturati e compatti, ma servono a forgiare sententie in cui si esprima il
massimo significato nel minimo spazio.

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