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Toscani Lanzi Alessandro 4U 18/02/2021

“Trattato sulla tolleranza” Voltaire

CAPITOLO 6
Voltaire inizia col sostenere che il diritto umano si fonda sul diritto naturale e, alla base di questi
due diritti, c’è un principio universale: “Non fare ciò che non vorresti sia fatto a te”. Partendo da
questo presupposto, non si può affermare che l’intolleranza è un diritto: non è possibile togliere i
diritti ad un altro solo perché non crede a ciò che credo io. L’intolleranza porta alla guerra tra gli
uomini.

CAPITOLO 7
In questo capitolo, Voltaire, si interroga sulla tolleranza o meno dei Greci. I Greci erano molto
tolleranti: permettevano di adorare altri Dei e addirittura offrivano sacrifici agli dei nemici per
propiziarseli. Voltaire tratta il caso Socrate: egli crede che non si tratti di intolleranza, ma
semplicemente perché, la condanna a morte del filosofo non era dovuta alla religione, ma al fatto
di essere odiato da molti. Successivamente gli ateniesi si pentirono ed eressero un tempio
dedicato a Socrate.

CAPITOLO 8
In questo capitolo, Voltaire, si interroga sulla tolleranza o meno dei Romani Anche i romani
vengono definiti molto tolleranti verso coloro che credevano in un’altra religione. I romani si
preoccupavano soltanto del mondo terreno: a tutti popoli che sottomettevano imponevano le loro
leggi, ma nessun tipo di culto. Voltaire poi si sofferma sul caso dei cristiani: quest’ultimi non
furono trattati con meno tolleranza; la violenza nei confronti dei cristiani sotto Nerone non era
causata da motivi religiosi, ma perché erano ritenuti i responsabili dell’incendio di Roma; questo
episodio non può essere un esempio di intolleranza.

CAPITOLO 11
In questo capitolo Voltaire ci dimostra che la tolleranza è necessaria anche verso coloro che hanno
una posizione ideologica sbagliata, a patto che essa non scardini l’ordine pubblico. L’intolleranza,
invece, è la causa di disordini pubblici. Non è compito dell’uomo decidere se una religione è giusta
o meno. Voltaire fa anche una precisazione sui diritti civili, i diritti spettano ai cittadini quanto tali,
non perché di una religione piuttosto che un’altra. Voltaire porta vari esempi, tra i quali, quello del
re Enrico IV, al quale si doveva obbedire non perché era stato consacrato a Chartres, ma perché re
per diritto di nascita e non può venire destituito, a causa delle sue convinzioni religiose così come
Toscani Lanzi Alessandro 4U 18/02/2021

un cittadino deve ereditare i beni dal padre al di là della sua religione. Voltaire fa notare come i
principi religiosi siano sempre stati spiegati chiaramente, ad esempio prima si credeva che lo
Spirito Santo procedesse solo dal Padre e non dal Figlio, solo poi si istituì il dogma dell’Immacolata
Concezione. Anche gli apostoli e gli evangelisti sono da prendere come esempio di tolleranza; se si
ammette l’intolleranza come giusta, allora bisogna ammettere che il più grande Santo è colui che
ha ucciso più infedeli e questo sarebbe un modo di giudicare alquanto strano.

CAPITOLO 14
Voltaire ora si chiede se l’intolleranza sia stata insegnata da Gesù Cristo. Conclude, allora, che ci
sono pochi passi del Vangelo, che legittimino l’intolleranza e la costrizione; una è la parabola del
banchetto di nozze del figlio del re, nel quale gli invitati non si presentano, il re fa allora marciare il
suo esercito contro di loro e incatena e getta nelle tenebre anche colui che si è presentato senza
avere indossato la veste nuziale. La seconda parabola è quella de rocco che invita a cena i suoi
amici, ma questi non si presentano; queste parabole devono essere considerate delle allegorie,
secondo Voltaire. Costringere gli invitati ad entrare vuol dire pregare, scongiurare, insistere per
ottenere, ma questa non è intolleranza o persecuzione. Voltaire porta ancora alcuni esempi nei
quali le parole di Gesù Cristo vanno interpretate, come nella parabola del fico senza frutti e in
quella che Gesù scaccia i mercanti dal tempio. L’autore dimostra che questi brani non devono
essere interpretati come invito all’intolleranza o alla violenza, perché non ce n’è motivo. Questi
esempi non hanno la minima relazione con le persecuzioni, perché queste si “poggiano sulle
cattive ragioni” che nel Vangelo non ci sono. Oltre a queste ci sono tante parabole che, al
contrario, predicano dolcezza, pazienza, indulgenza. La prova suprema della tolleranza di Gesù si
trova nel momento della morte, quando Gesù chiede al Padre di perdonare chi lo ha crocifisso.
Voltaire, infine, mette a confronto la morte di Gesù con quella di Socrate e sostiene che entrambi
non morirono per motivi di intolleranza religiosa, ma perché furono vittime di invidia e calunnie.

CAPITOLO 15
In questo capitolo, Voltaire, propone brevi frasi che testimoniano come sia sempre stata predicata
la tolleranza. Nelle storie degli uomini, nei discorsi, nei sermoni viene espresso il dovere sacro
dell’indulgenza. Non si trae nessun vantaggio nel perseguire coloro che non la pensano come noi e
nel farci odiare da questi; quindi, viene ribadito nuovamente il concetto di come sia assurda
l’intolleranza.

CAPITOLO 16
Questo capitolo è il racconto di un dialogo tra un moribondo ed un uomo sano. L’uomo sano viene
al capezzale del morente, con lo scopo di fargli firmare cinque proposizioni sulla fede, dicendogli
che nel caso non avesse firmato i suoi figli non avrebbero ereditato nulla e tutti i suoi familiari
sarebbero caduti in miseria. Il moribondo è molto sofferente, ma riesce ad opporsi. Il barbaro
(l’uomo sano) cerca quindi di minacciare il malato, il quale sostiene con convinzione che non può
firmare cose in cui non crede. Il barbaro gli consiglia di firmare comunque e morire da ipocrita,
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perché l’ipocrisia è una buona cosa; il moribondo non accetta, perché sa che, da lì a poco, sarebbe
stato al cospetto di Dio; infatti, pochi istanti dopo, muore convinto di essere nel giusto. Il barbaro,
quindi, prende il documento e falsifica la firma, in modo da ottenere un buon canonicato
(beneficio ecclesiastico).

CAPITOLO 18
Voltaire, ora, analizza i soli casi nei quali l’intolleranza è giustificata. Porta alcuni esempi nei quali si
è costretti ad essere intolleranti, soprattutto quando gli uomini diventano fanatici. L’esempio
eclatante di fanatismo è quello di una piccola setta della Danimarca, il cui principio era il migliore
del mondo, e volevano procurare ai loro fratelli la salute eterna sgozzando tutti i bambini che
incontravano. L’intolleranza può essere giustificata quando gli errori umani diventano dei crimini;
in questo caso l’intolleranza diventa addirittura un diritto umano.

CAPITOLO 20
Voltaire si domanda se è utile mantenere il popolo nella superstizione. Ritiene, infatti, che la
superstizione possa essere utile per frenare la malvagità umana; purché non siano omicide, le
superstizioni sono preferibili all’ateismo e alla mancanza di religione. Tuttavia, la superstizione
prospera quando manca la religione, quindi la religione è necessaria; nel momento in cui un
popolo crede in una vera religione, la superstizione non ha più ragione d’essere.

CAPITOLO 22
Voltaire, in questo capitolo, si occupa della tolleranza universale e sostiene che tutti i cristiani
devono tollerarsi a vicenda. Si ricorre al senso di fratellanza che dovrebbe spingere tutti gli uomini
a considerarsi fratelli, di conseguenza a tollerare le proprie diverse idee e fedi religiose. L’autore si
sofferma su alcuni esempi che spiegano il concetto di tolleranza universale. L’uomo, piccolo
abitante della Terra, è supponente e presuntuoso se credesse che, solo il suo “formicaio” è caro a
Dio. Non ha senso perseguitare, condannare, processare, chi ha una fede diversa dalla nostra. I
cristiani pensavo spesso che “fuori dalla Chiesa non vi è salvezza”, per questo, vogliono anche con
la forza convincere gli altri uomini a camminare nella fede. Tuttavia, Voltaire dice che il Signore ha
misericordia per tutti e non possiamo essere noi a determinare chi si salverà e chi no. Nella vita di
tutti giorni i cristiani hanno contatti anche con persone di altre fedi, per motivi commerciali o
politici e, qui, non si pongono il problema di parlare con un infedele o dannato. Gesù stabilì una
regola molto semplice: ama Dio e il tuo prossimo; ma questa regola è molto complessa da
accettare, dispute feroci sono nate anche a causa di una sola parola. Per evitare tutto questo
bisognerebbe pensare al giorno del giudizio; Dio, infatti, non potrà condannare all’inferno persone
come Socrate, Platone, Pitagora, solo perché sono morti da non cristiani.
Toscani Lanzi Alessandro 4U 18/02/2021

CAPITOLO 23
Voltaire si rivolge direttamente a Dio e gli chiede di guardare con misericordia tutti gli errori legati
alla nostra natura di uomini; quindi, lo invoca di far comprendere agli uomini che sono fratelli e
che non devono dare importanza a cose di poco conto come la differenza di condizione o di
ricchezza. Non devono provare invidia l’un l’altro e non devono perseguitarsi nel nome della
religione. L’uomo deve comprendere che la pace e la vita sono doni preziosi, che Dio ci ha donato
e per cui lo dobbiamo ringraziare in mille lingue diverse e da ogni parte della Terra.

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