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Storia delle

comunicazioni di massa
(prof. A. Gagliardi)

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La TV europea: il servizio pubblico
Il modello si basa sulla televisione pubblica e sul “servizio pubblico”.
L’offerta televisiva è limitata (almeno all’inizio senza concorrenza, in bianco e
nero su un solo canale disponibile in un numero ristretto di ore).
Nel palinsesto ogni serata è dedicata a un genere differente.
Motivi di interesse per i dirigenti delle tv europee: gradimento delle proprie
trasmissioni e qualità dei programmi.

Generi televisivi: notiziari,


Programmi radiofonici romanzi sceneggiati, opere
con funzione culturale ed teatrali e letterarie, rubriche
educativa culturali, rotocalchi di
approfondimento, pochi giochi e
varietà
La TV europea: due modelli organizzativi
1. Sistema pluralistico
 In Gran Bretagna, dal 1954 alla BBC si affiancano
aziende private (es. ITV), finanziate dagli spot ma
regolamentate, che non seguono il modello Usa ma i
principi del servizio pubblico: programmi di alta qualità
che offrono un servizio pubblico non noioso e con
minori ingerenze del governo.
 In Germania, un’emittente nazionale pubblica (NWDR,
poi ARD) ed emittenti regionali, gestite dai singoli
Länder (governati da partiti differenti).
2. Monopolio statale
 Monopolio della tv pubblica: controllo statale diretto
dei servizi televisivi ed enorme ingerenza del governo.
 Programmazione più convenzionale e noiosa.
 A Est: Urss, Cina e paesi dell’Europa orientale.
 A Ovest: Francia (RTF, poi ORTF), Italia (RAI). 3
Origini della televisione in italia
1929 Iniziano a Milano le ricerche sulle trasmissioni a distanza di
immagini

1932 Prima dimostrazione pubblica alla IV Mostra della radio, basata su


un impianto di fabbricazione tedesca (l’Italia non disponeva di
un’industria capace di sviluppare una produzione autonoma)

1939 Il 22 luglio entra in funzione il trasmettitore tv di Monte Mario a


Roma; iniziano le trasmissioni sperimentali, con
attori e personaggi popolari della radio, programmi che riprendono
lo schema della rivista teatrale

1940 Le trasmissioni ebbero improvvisamente termine il 31 maggio 1940


per ordine del governo, per via di interferenze riscontrate nei primi
sistemi di navigazione aerea
Origini della televisione in italia
1944 In ottobre nasce la RAI, Radio Audizioni Italiane (nuova
denominazione dell'EIAR).
Rimane lo schema esistente: monopolio pubblico e sistema misto
di finanziamento comprendente il canone di abbonamento e gli
introiti pubblicitari

1949 Viene effettuata la prima trasmissione sperimentale a Torino, dove


erano stati installati uno studio e un trasmettitore importato dagli
Stati Uniti
1952 Il 10 settembre alle ore 21.00: debutta il primo telegiornale
sperimentale italiano, a dirigerlo è Vittorio Veltroni

1954 3 gennaio: inizia la programmazione regolare, a cura della RAI, in


bianco e nero.
La RAI copriva allora il 43% del territorio (Nord Italia e Roma).
L’annuncio del 3 gennaio 1954
«La Rai, Radio Televisione italiana,
inizia oggi il suo regolare servizio di
trasmissioni televisive. Le maggiori
trasmissioni dell’odierno
programma sono: ore 11.00
Telecronaca dell’inaugurazione
degli studi di Milano e dei
trasmettitori di Torino e di Roma;
ore 15.45 Pomeriggio sportivo; ore
17.30 Le miserie del Signor Travet
film diretto da Mario Soldati.»

(Fulvia Colombo, “prima signorina


buonasera”, 3 gennaio 1954)

Fulvia Colombo
(1926-2005)
Programmazione del 3 gennaio 1954
Ore 11.00: Cerimonia di inaugurazione
Ore 14.30: Arrivi e partenze (con Armando Pizzo e Mike Bongiorno, regia di
Antonello Falqui)
Ore 14.45: Cortometraggio
Ore 15.00: Orchestra delle quindici (musica leggera, presenta Febo Conti, regia
Eros Macchi)
0re 15.45: Pomeriggio sportivo (ripresa in diretta di un avvenimento)
Ore 17.45: Le miserie del signor Travet (film di Mario Soldati)
Ore 19.00: Le Avventure dell’arte: Giambattista Tiepolo, a cura di Antonio Morassi
Ore 20.45: Telegiornale
Ore 21.15: Teleclub (curiosità culturali e varie presentate da «note personalità»)
Ore 21.15: L’Osteria della Posta di Carlo Goldoni (in diretta)
Ore 22.15: Settenote (Virgilio Rientro presenta musica leggera)
Ore 23.15: La Domenica Sportiva: risultati, cronache filmate e commenti
sui principali avvenimenti della giornata
Gli anni della scarsità televisiva
• Nel 1954 l’Italia è ancora un paese prevalentemente
agricolo (il 40% dei lavoratori)
• La lingua italiana è parlata correttamente solo da 1/5
della popolazione (quasi il 13% è analfabeta)

Dall’esordio alla fine degli anni Sessanta è l’età della scarsità


della televisione italiana. Gli abbonati crescono lentamente:
1954: 24.000
Fine 1954: 90.000
1964: più di 5 milioni

Inizialmente la tv viene vista solo in Piemonte, Lombardia,


Liguria, Toscana, Umbria e Lazio, alla fine del 1954 la quota
di popolazione servita supera il 48%. Nel 1961 raggiunge il
97% degli italiani
Nei primi anni prevale un ascolto collettivo: la gente si
riuniva nelle piazze, nei bar, nei cinema, nei teatri per
vedere la tv
I primi effetti sociali
«Da qualche mese, nella vita dei piccoli paesi della risaia vercellese, è entrato un
elemento nuovo: la televisione, e si può già dire che essa incida sul costume paesano
più di quanto non abbia fatto in tanti anni il cinema. Infatti, nei paesi dove esiste una
sala cinematografica gli spettacoli sono saltuari o limitati ai giorni festivi, e assistervi
assume un carattere di eccezionalità. Invece la televisione c’è tutte le sere, e vi si
assiste in un ambiente tradizionale e tipico della vita paesana: l’osteria; e non c’è da
pagare lo spettacolo, ma solo la consumazione, che poi non è dappertutto
obbligatoria […]. I quattro locali pubblici di Lignina (paese di 1350 abitanti, nella
quasi totalità braccianti) hanno messo uno dopo l’altro la televisione. Al circolo ENAL
di Ronsecco (1700 abitanti, braccianti e salariati agricoli) alla sera, da quando c’è la
televisione, la sala è tanto piena che hanno dovuto mettere un cartello: si prega di
lasciare libero il passaggio fra i tavolini. Mentre nella vita delle nostre città la
televisione ha ancora un peso irrilevante, nella vita paesana si può già dire che essa
eserciti un’influenza sulle abitudini sociali: e, al contrario di quanto può parere a
prima vista, la sua fortuna si adatta particolarmente ad una situazione di povertà e
isolamento, dove altri svaghi sono inaccessibili e le possibilità di spostamento
limitate».
(Italo Calvino, La televisione in risaia, «Il Contemporaneo», 1954)
Gli effetti sociali «La TV è una sorta di grande
orologio che scandisce, attraverso
i suoi ritmi, i suoi appuntamenti,
le abitudini di ascolto condivise
dall’intera popolazione e
favorisce una sorta di unificazione
all’interno di un tessuto sociale
che non disdegna di rivelare le
sue trame…rispecchia i
mutamenti della società dopo
aver alimentato le condizioni di
questi mutamenti»
(Aldo Grasso, Storia della
Televisione Italiana, Garzanti,
Milano, 1992)

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Fino alla fine degli anni ’60: la paleo-tv
In questo periodo emerge una televisione che voleva
farsi istituzione in senso forte, voleva cioè affiancare
altre istituzioni sociali più tradizionali (la famiglia, la
scuola), con due obiettivi:

1) pedagogismo para-scolastico, compiti di


divulgazione culturale
→ rapporto paternalistico-didascalico con il
telespettatore («informare, educare e divertire»)

2) coltivare il senso di cittadinanza e di appartenenza


(alla comunità nazionale e al blocco occidentale)

3) consolidare una precisa visione morale (valori


tradizionali, centralità della famiglia, visione
cattolica)
La programmazione
La programmazione della Rai rispecchia quella delle altre
emittenti pubbliche europee
• Mancano strategie di programmazione televisiva (che si
sviluppano in un contesto concorrenziale)
• Palinsesto rigido, imperniato sulla separazione tra generi
nettamente definiti (informazione, cultura, spettacolo)
• Divisione in tre fasce orarie
• L’obiettivo è guidare a un uso corretto del mezzo: progetto
formativo, comunicativo e pedagogico

L’“epoca” di Ettore Bernabei (DG della Rai dal 1961 al 1974)


• Nascita del secondo canale nel 1961 (all’inizio solo dalle 21:15)
• Dilatazione della programmazione (dal 1968 il primo canale
trasmette dalle 12.30 alle 23.30 quasi ininterrottamente)

Compresenza di generi diversi


1. I programmi pedagogici

Non è mai troppo tardi – condotto da Alberto Manzi


Prima puntata 15 aprile 1960

Conduttore: Maestro Alberto Manzi, con gessetti,


sguardo severo ma comprensivo ha alfabetizzato
generazioni di italiani insegnando
a “leggere, scrivere e far di conto”

Funzione: programma di educazione popolare


a cura della pubblica istruzione
Effetti nella società: in quegli anni circa 35.000
italiani superarono l’esame di V elementare grazie
ai suoi insegnamenti; è uno dei personaggi che ha
unificato linguisticamente penisola
2. Le grandi inchieste

Viaggio lungo la valle del Po (alla ricerca dei cibi


genuini), di Mario Soldat. Martedì, 21.05.
Dal 3 dicembre 1957, 12 puntate in cui Soldati vuole
scoprire e far conoscere la vita della valle del Po.

La donna che lavora, di Ugo Zatterin e Giovanni Salvi.


Mercoledì, 22.05.
Dal 25 marzo 1959. 8 puntate che analizzano la nuova
realtà femminile nell’Italia del boom economico e il
contributo delle donne alla vita sociale ed economica del
Paese. 31 diverse località italiane, dalla Val Camonica alla
Puglia. Tutta l’inchiesta è realizzata dal vivo, senza l’uso di
materiale di repertorio ma attraverso le testimonianze
dirette delle donne.
3. Il varietà
Canzonissima (1958-1974) – tra i vari conduttori,
Delia Scala, Paolo Panelli e Nino Manfredi. Mercoledì,
21.00
È la sintesi e il modello di paragone del varietà
televisivo italiano. La struttura è semplice: una gara
canora inframmezzata da sketch e balletti con comici
e soubrette.

Un, due, tre (1954 al 1959) – Mario Carotenuto,


Riccardo Billi e Mario Riva, Ugo Tognazzi e Raimondo
Vianello. Martedì, poi giovedì, poi domenica, 21.30.
Passaggio dal teatro di rivista alla rivista televisiva. Al
centro c’è la televisione: sketch comici che
saccheggiano battute di film famosi, alludono a
eventi importanti, fanno una satira dei programmi
televisivi e delle personalità del piccolo schermo.
4. Il telequiz
Duecento al secondo (1955) - Mario Riva. Domenica,
21.25

Telematch (1957-58) - Silvio Noto, Enzo Tortora, Renato


Tagliani. Domenica, 21.15
Due collegamenti esterni, da una palestra e una piazza di
provincia. La Rai vuole farsi conoscere più capillarmente

Il Musichiere (1957-1960) - Mario Riva. Sabato, 21.00

Campanile sera (1959-1962) - Mike Bongiorno, Renato


Tagliani, Enzo Tortora, Enza Sampò. Giovedì, 21.00
Sfida tra una località del Nord e una del Sud. All’inizio un
filmato documenta le bellezze del posto (facendo
promozione economica e turistica). La Rai «prende
possesso delle mille Piccole Patrie» in cui è divisa l’Italia.
4. Il telequiz
Lascia o raddoppia? (1955-59), presentato da Mike
Bongiorno. Sabato, 21.00
È un’icona della tv delle origini

Va in onda il sabato, ma dopo un anno viene spostato al


giovedì per le proteste degli esercenti cinematografici, che
lamentavano le sale vuote a causa del successo del gioco
televisivo.
Nel 1959 è seguito da circa 10 milioni di spettatori.

Imprinting pedagogizzante. Premia chi possiede nozioni

Umberto Eco (Fenomenologia di Mike Bongiorno): Bongiorno


è «l’esempio vivente e trionfante del valore della
mediocrità»

Transmedialità: Totò lascia o raddoppia? (film del 1956)


La televisione parla della televisione
La programmazione RAI nel 1957 - Domenica 3 febbraio

Ore 10.15 La domenica degli agricoltori


Ore 11.00 La Santa Messa
Ore 11.30 Itinerari, documentario sulla Terra Santa Ore 15.00 Pomeriggio Sportivo
Ore 17.15 Ho ucciso tuo fratello, film di Maria Schell
Ore 20.00 Notizie sportive e Tg
Ore 20.50 Carosello
Ore 21.00 Primo applauso (aspiranti alla ribalta, con
Enzo Tortora)
Ore 22.45 Album Tv (scorribanda attraverso i personaggi televisivi degli ultimi 12
mesi)*
Ore 23.35 Cineselezione

* Dopo appena 3 anni di vita la tv già ripropone se stessa: si è arrivati a intuire il


potenziale della metatelevisione
5. Lo spazio pubblicitario: Carosello

La pubblicità trovò presto spazio all’interno dei


palinsesti.
Negli anni avrebbe aumentato la propria
presenza e sarebbe riuscita in misura crescente
a orientare i consumi di massa degli italiani.

Protagonista di questa rivoluzione dei consumi


fu Carosello, in onda dal 1957 al 1977.
• Era una rubrica quotidiana in onda ogni
giorno alle ore 20.50 dopo il telegiornale
della sera
• Si componeva di quattro o cinque
telecomunicati divisi tra loro da siparietti.
Le regole di Carosello
Carosello si basava su una serie di regole precise,
definite da un regolamento che vincolava in maniera
rigida anche i contenuti
→ La pubblicità doveva essere «buona televisione»
→ Pretesa di proteggere gli spettatori da un ingresso
rapido e incontrollato nella società dei consumi
→ Rispondeva all’approccio pedagogico e
paternalistico del servizio pubblico

Il messaggio promozionale consisteva in un siparietto


contenente un filmato suddiviso in 2 parti:
1) Il «pezzo»: proponeva una storia e non doveva
mai comparire il nome del prodotto (1 min e 45
sec)
2) il «codino»: la pubblicità vera e propria (30 sec)
Le regole di Carosello

1. Il nome del prodotto reclamizzato poteva essere reso visibile solo 6


volte

2. Gli annunci non potevano essere uguali; nessun «pezzo» poteva


andare in onda per più di una volta
→ Costrinse a sviluppare vere e proprie mini-serie, interpretate da
attori di successo o che vennero resi noti da Carosello

3. Dovevano essere escluse opere che «presentino la disonestà, il vizio


o il delitto in maniera atta a suscitare compiacenza o imitazione» o che
risultassero «volutamente volgari, truci, ripugnanti, terrificanti».
La presentazione di storie poliziesche era consentita «a condizione che
il reato non sia riprodotto con eccessivi particolari tecnici o
raccapriccianti e che ne derivi una pronta condanna»
Le regole di Carosello

4. Non si dovevano presentare con compiacimento vicende di adulterio


e «deve in ogni caso essere posto in rilievo che le relazioni adulterine
costituiscono una grave colpa»

5. Le relazioni sessuali non dovevano risultare attraenti, le scene


erotiche erano proibite e persino i baci dovevano essere rappresentati
con discrezione e senza «indurre a morbose esaltazioni»

6. C’erano anche regole non esplicitamente scritte. Tra queste, non si


potevano pronunciare termini come sudore, forfora, depilazione,
deodorante e così via; non si potevano pubblicizzare indumenti intimi
L’importanza di Carosello
• Nonostante le regole rigide, Carosello fu,
soprattutto all’inizio, accusato di promuovere il
consumismo e comportamenti moralmente dubbi

• Era molto seguito dai bambini, e per questo risultò


particolarmente esposto alle critiche

• Favorì la diffusione del concetto di marca come


garanzia della bontà del prodotto

• Favorì lo sviluppo di un linguaggio innovativo e di


una peculiare «via italiana» alla pubblicità televisiva

• Fu sostituito dalla fine degli anni ’70 da brevi


telecomunicati e dagli spot

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