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Alle due di notte, passato il ponte famoso, il camion di

Peppone si fermava davanti all'imbocco della mulattiera di


Monterana.
Don Camillo rifiutò ogni aiuto anche per scaricare la
roba. Peppone lo sentì arrabattarsi dietro il camion e, quando
lo vide apparire sotto la luce dei fari, sbarrò gli occhi.
Il Cristo Crocifisso!
Don Camillo si inoltrò faticosamente nella mulattiera e
Peppone, vedendo quella pena, saltò giù dal camion e lo raggiunse.
«Posso darvi una mano, reverendo?».
«Non toccare!» gridò don Camillo. «Vattene, e prima di
chiacchierare, pensaci su!»
«Buon viaggio!» rispose Peppone.
E nella notte incominciò la Via Crucis di don Camillo.
*
Il Crocifisso era enorme, tutto di rovere. Il Cristo scolpito
in legno duro e massiccio. La mulattiera era ripida e i
grossi sassi bagnati e scivolosi.
Mai don Camillo aveva sentito sulle sue spalle tanto
peso. Le ossa gli scricchiolavano e, dopo mezz'ora, egli fu
costretto a trascinare la croce, così come la trascinò Cristo
verso il Calvario.
E la croce diventava sempre più pesante, e la strada
sempre più dura, ma don Camillo non cedeva.
Scivolò e cadde contro un pietrone aguzzo. Sentì il sangue
colargli dal ginocchio, e non si fermò.
Un ramo gli portò via il cappello e gli ferì la fronte, e
non si a salire. Un'ora, due ore, tre ore.
Ma ce ne vollero quattro prima che arrivasse al paese.
La chiesa era la costruzione più a monte e, per arrivarci, occorreva
percorrere un sentiero senza sassi ma pieno di fango.
Lo imboccò e nessuno lo vide, né poteva vederlo, perché la
gente era ancora rintanata nei letti: oramai non aveva più forza
ed era soltanto la sua disperazione a tenerlo su.
Quella disperazione che viene dalla speranza.
Si trovò nella chiesa deserta e squallida ma ancora non
era finita perché don Camillo doveva ora sfilare la croce nera
e nuda e infilare, nei ferri murati dietro l'altare, il piede della
sua croce. E fu una lotta da gigante ma, alla fine, il Cristo
Crocifisso era lassù.
Allora don Camillo si abbandonò per terra, senza forze e
senza pensieri: ma squillò la campana ed egli fu in piedi e
corse in sagrestia a ripulirsi il viso e le mani e a prepararsi
per la prima Messa.
Accese egli stesso le candele dell'altare, ed erano due
candeline, ma gli pareva che facessero tanta luce.
E in chiesa c'erano due persone soltanto, ma pareva a
don Camillo di non aver mai visto tanta gente, perché una
delle due persone era la solita vecchia, quella che non sapeva
neppure chi si fosse e come si chiamasse. Ma l'altro era Peppone
che non aveva avuto la forza di risalire sul camion e
aveva seguito passo passo don Camillo. E, pur non avendo
sulle spalle la Croce, aveva partecipato a quella immane fatica
come se il peso fosse stato anche sulle sue spalle. E poi,
entrato in chiesa e trovandosi vicino alla cassettina delle offerte,
aveva infilato nella fessura il biglietto da diecimila datogli
da don Camillo.
«Gesù» sussurrò don Camillo levando gli occhi al Cristo
Crocifisso «non Vi dispiace che Vi abbia portato in questa
misera chiesa?»
«No, don Camillo» rispose il Cristo sorridendo. «È meravigliosa…»

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