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Filosofia del discorso.

La libertà dell’uomo prima di corrispondere ad una condizione sociale consiste in uno dei caratteri principali
del pensiero, in virtù del pensiero possiamo pensare la libertà la cui prima affermazione si afferma nel
discorso. Non ci si può dare la forma di uomini prescindendo da pensiero e discorso; il discorso svela il
pensiero umano.

Capitolo 1: filosofia del discorso vs clinica sociale


Il discorso è un’entità fisiologicamente dotata di sostanza e forma. Il linguaggio è il medium del discorso
poiché è termine medio tra uomo e mondo. La materia del discorso è in continuo divenire, esso cerca di
ristabilire l’ordine ma questo è scardinato dall’intreccio di infiniti e indefiniti discorsi. Ogni discorso si
inserisce in un algoritmo con delle regole proiettate verso quel risultato che chiamiamo valore di verità.
Questo è relativo dipende dalla comunità di parlanti e i principi con cui essi decidono l’esonero o
l’inclusione delle verità in cerca di valore. L’esclusione rende il discorso mero rumore mentre l’inclusione
sancisce le liceità del senso. Il potere di determinazione del discorso ha il volto celato da una maschera. Ciò
che il soggetto pensa non è mai detto appieno resta celato; l’adesione alle verità si lega a procedure
apprese secondo un tacito sistema di doveri e diritti che è governato da ciò che sta dietro la maschera il
potere di determinazione del discorso. Anche il discorso indossa una maschera infoltito di divieti e sanzioni.
Quindi il soggetto ha indirizzato il discorso verso procedure che rendessero indeterminato il grado del loro
valore di verità, il desiderio del discorso ha lasciato il passo al potere del discorso dilagando nella
discorsività confinata. I confini del discorso sono stabiliti dal soggetto in base al circostante, esempio ciò che
si dice in famiglia non si dice tra amici, ciò che si dice in pubblico non si dice in privato. Le procedure
apprese stabiliscono le circostanze segnando i confini. La libertà di dire sottostà sempre ai sistemi normativi
che vigilano sulle procedure apprese. Ricordiamo che le leggi si misurano con le consuetudini. Un discorso
permane se lotta contro la provvisorietà, inoltre la diffusione di un discorso dipende dalla regola del
formale e informale: un discorso formale permane di più nel tempo. Ogni discorso ha un’origine che non
risiede in se stessa, ma è un’origine umana i cui effetti possono essere umani o disumani. Il disordine o
ordine del discorso sono figli della sintropia o entropia del pensiero. Il discorso è subordinato dal pensiero e
dalla filosofia del discorso che li sorregge. La filosofia dei discorsi si dirama in due strade separate: quella
delle valutazioni e quella delle interpretazioni. Nella prima prevale la comunicazione, nella seconda la
significazione. Unità del discorso è enunciato di tipo scientifico o ermeneutico. A ciascuna filosofia del
discorso corrisponde un’idea mundi. La circolazione del discorso determina la sua presenza spaziale e
temporale. Lo stile contribuisce all’ordine del discorso; il discorso ha un proprio ordine da cui discende il
suo stile, l’ordine è l’essenza di un discorso. Il discorso scientifico: ha come compito quello di organizzare la
scienza infondendole ordine gnoseologico, epistemologico ed euristico i quali confluiscono in un tutt’uno
ordine teorico del discorso. Il discorso interiore ed esteriore: l’interiorità del discorso segue regole
psichiche, l’esteriorità del discorso segue regole antropologiche. Il discorso interiore si svolge sul piano del
non detto del discorso, quello esteriore sul piano del comunicabile del discorso. L’incongruenza o
congruenza del discorso è data dalla valutazione validativa; chi applica la validazione sono anche i soggetti e
le comunità esteriori dei parlanti. Il discorso ha dei confini dati dalle circostanze, i limiti mutano forma e
sostanza in ragione di una continua ridefinizione della disciplina su cui poggia la valutazione validativa. Essa
segue il principio di coazione che stabilisce i vincoli del discorso. La coazione ha una tendenza coercitiva che
avviene nel contesto della clinica sociale. È la società a distinguere un discorso patologico da uno non
patologico. Chi non accetta le restrizioni va corretto; la clinica sociale controlla i discorsi dei soggetti. Il
discorso pubblico è inserito in un’ottica di economia di scambio in cui si vede il discorso come merce;
all’interno di questo mercato possiamo trovare delle esclusioni regolate da principi selettivi, attraverso la
valutazione dei discorsi si arriva alla selezione dei parlanti. I discorsi proclamano i ruoli delle persone.
Ostracismo prima dei discorsi e poi dei parlanti, emarginati i discorsi eretici. I criteri della valutazione
selettiva sono conservazione e protezione. A causa della selezione ci sono dei cambiamenti riguardo il
valore di verità, i confini, le procedure apprese. La valutazione validativa controlla che l’enunciato non
insidia dei dogmi. Il criterio di selezione è valutare ciò che è detto e ciò che doveva essere taciuto, i poteri
logo centrici controllano i saperi e si crea così un sapere precostituito. La conoscenza cos’ idealizzata
smarrisce il proprio statuto gnoseologico ed epistemologico. Ciò che è precostituito non deve essere
spiegato gli viene assegnato un valore di verità. I saperi precostituiti elidono i discorsi. Dialettica tra
prescrizione e proscrizione. La prima sistema normativo. La seconda allontanamento del parlante dal
discorso ufficiale. Scienza e disciplina. La disciplina non si fa domande sugli usi sociali e degli effetti che può
provocare, la scienza al contrario si. La disciplina è continua la scienza è discontinua; discorso scientifico è
irrituale discorso disciplinare è rituale. Questo errore ha domato e domina le istituzioni educative. Nel
discorso che si dipana in sequenze discorsive è decisivo il dire con apparente competenza disciplinare. La
continuità della catena comunicativa non deve essere spezzata, l’impulso della comunicazione è centrato
sulla connessione. Conformazione connettiva. Il cui opposto è la libertà discorsiva che rifiuta le forme
linguistiche correnti. La comunicazione è il mezzo attraverso un discorso si dilata, i media sono un esempio
di comunicazione, un discorso per diventare notizia deve essere mediaticamente connesso. Si parla allora di
connessione comunicativa, il messaggio privato va esteso alla più ampia comunità di parlanti. Per farsi
sentire si tende a urlare di più. La clinica sociale controlla il discorso e lo sana attraverso una procedura
disciplinare, essa tende a normalizzare il discorso, ma il vero problema è che non tiene conto che le forme
linguistiche sono forme della formazione umana; la clinica sociale evita di assumersi l’incarico di
quest’ultima. C’è stata una rimozione sociale del problema formativo così che la società è stata
depedagogizzata. Si faccia anche caso ai media che vanno a influire negativamente i soggetti. Il discorso,
quindi, ordina e normalizza ha una duplice azione che regolarizza le procedure apprese in ragione dei valori
di verità a cui il discorso sociale e la sua clinica sono pervenuti. La valutazione validativa sorregge la
sistematizzazione del discorso. I saperi precostituiti valutano e validano le competenze disciplinari.
Procedure, valori, discorsività, valutazioni, discipline entrano in connessione. La connessione fa sì che la
clinica sociale intervenga meno sul livello di integrazione omologata dei parlanti. Non essere connessi
penalizza i parlanti; il linguaggio è copula mundi ma senza connessione la congiunzione uomo mondo
rimane confinata al flatus vocis.

Capitolo 2: stato vassallatico e provincialismo psichico.


Il discorso sul discorso ha un carattere meta discorsivo, il quale non è assoluto ma dipende dalla condizione
del parlante. Il discorso sul discorso ha un carattere anche meta riflessivo che permette il nesso fra filosofia
del pensiero e filosofia del discorso. Il discorso non può seguire dei dogmi, la filosofia del discorso posizione
i caratteri della sua metà discorsività e metà riflessività in come il discorso avviene, cioè la sua formazione.
Lo stile del discorso è relativo alla storia, è la storia a dettare le condizioni. Il discorso risponde ad una
varietà evenemenziale, tipologizzarlo sarebbe come atrofizzare questa varietà perché il discorso riporta
un’idea mudi, l’idea del mondo di un uomo; il discorso ora esibisce ora cela la propria visio mundi. Il
discorso dice molto di più, perché a volte dice il non-detto. La materialità del discorso è vasta,
dall’informale al formale fino all’istituzionale. Il discorso è una manifestazione di potere (zavorra il discorso)
e libertà (esige autonomia del discorso), il potere confida nella credulità e la libertà conta sul sospetto. Le
retoriche sociali si imperniano sulla credulità del discorso che crea la chiacchera che a sua volta pone in
scena il pettegolezzo spacciandolo come elemento di coesione sociale e non come elemento di
disgregazione. Il discorso del potere può soffocare ogni sospetto e quindi tenere in vita le maschere. Solo il
potere del discorso le può sciogliere. Cosa tiene in vita il potere? Il denaro. Il potere sovvenziona gli
apparati dell’istallazione mediatica, giudiziaria, politica, clinica, religiosa, scientifica, accademica. Molto
dipende dal denaro investito in potere e dalle cogenze istituzionali delle logiche istituzionali di cui il
discorso è investito. Tra potere e discorso può nascere un’alleanza o un antagonismo. Il potere del discorso
(così libero) preoccupa il discorso del potere (così opportunista). La notiziabilità è l’attitudine di trasformare
un evento in notizia, essa dovrebbe essere asettica, ma non sempre è così a causa del discorso del potere la
notiziabilità viene resa volontariamente settica per far sì che i soggetti sia predisposti alla credenza; la
notiziabilità necessita una teoria e una prassi dell’argomentazione qualcosa che è indirizzato dalla cogenza
istitutiva a installare il discorso sul piano della persuasione. Quando si sospetta che una notizia sia settica
sarebbe opportuno cambiare parallasse, cioè vedere le cose da un altro punto di vista. Il discorso del potere
non ammette la mutazione della parallasse interpretativa. La condivisione è un’altra sepsi della notiziabilità,
un’ostentata condivisione cela l’inganno. Legata alla condivisione c’è l’ipocrisia demagogica delle notizie. Il
demagogo è colui che con lusinghe e promesse trascina le masse alla condivisione. Ipocrisia e demagogia
alimentano la clinica sociale e ridefiniscono gli stilemi del potere. Il discorso ha proprie gerarchie, i
gerarchetti sono in attesa di prendere parola per esercitare il loro status vassallatico con cui si
istituzionalizzano i ruoli sulla scala dei poteri: economici, politici, giuridici, militari, accademici. I gradini
della scala vassallatica sono in competizione tra loro, la lotta per il potere provoca schizofrenia. Il vassallo si
assoggetta per essere protetto e sottopone obblighi ai gradi inferiori, tutto deve essere condiviso eccetto il
denaro e il potere. Il controllo sociale del discorso sussume una clinica del discorso intesa come clinica
sociale. La retorica della condivisione causa una violenza privata maggiore di quella pubblica e la prima
risente della seconda. La società si garantisce la sopravvivenza controllando le patologie del discorso
pubblico attraverso l’allocamento delle contraddizioni più conflittuali nel perimetro del discorso privato.
Dallo stile del discorso si risale allo stile del parlante, il suo stile di vita, educazione, comportamento. Gli stili
borghesi catalizzano le classi sociali dei discorsi che incorporati subiscono la reductio ad unum, il discorso
subisce un appiattimento generale. Il discorso diventa più informale. Senza caratteri meta discorsivi e meta
riflessivi il principio di formazione del discorso va in frantumi, la società ignora che la formazione del
discorso dipende dalla formazione della persona cioè avviene una depedagogizzazione del discorso sociale.
La filosofia del pensiero riflette la filosofia del discorso ed ambedue sono il riflesso della filosofia della
formazione. In ragione di questo non c’è libertà nel discorso se prima non si è data libertà nella parola che
ha bisogno della libertà del pensiero. Il discorso di chi parla è l’espressione di un mondo, ma quando la
percezione psichica e politica del mondo sociale resta sospesa e interdetta ci si trova al cospetto di una
società dell’indeterminatezza, la percezione antropologica e finanziaria dei rischi provoca l’angoscia e
perfino il panico sociale. Discorso provinciale ciò che si occupa di ciò che accade intorno (casa, famiglia,
lavoro, parenti) mentre il discorso cosmopolita si preoccupa di ciò che avviene nel mondo intero. Il
provincialismo chiude i confini della coscienza del mondo con la limitatezza del pensiero e del discorso;
questo perché gli individui hanno una visione della vita circoscritta all’ambiente psicologico dove si è
inseriti, dentro questo spazio tutto assume importanza assoluta e niente può rimanere sconosciuto grazie a
notizie dicerie ecc.… ogni discorso racchiude un evento che va raccontato. Il provinciale appartiene alla
provincia scelta come limite prossemico e competenziale, mai scossa da dubbi o relatività. Il provincialismo
è una subcultura configurata dalla dipendenza di un discorso dal suo spazio di appartenenza, il
provincialismo attesta una conformazione mentale esempio si crede alle razze, si crede nei valori
tradizionali, si osserva ogni fatto accaduto fuori dal proprio mondo comparandolo solo con il proprio spazio,
si crede nella cultura in cui si è cresciuti e si disprezzano le altre, si crede ai mezzi di comunicazione senza
tenere in considerazione che spesso ciò che viene detto è da loro stabilito. Secondo la conformazione
politica del provincialismo si crede la propria nazione superiore alle altre e centro del mondo. A queste
conformazioni della mentalità provinciale si aggiunge il provincialismo psichico che consiste nel conservare
le impronte di esperienze passate che ritornano con insistenza stereotipata attraverso il ricordo
incontrollabile, si forma un discorso in cui le orme psichiche del passato riaffiorano sul presente e
condizionano l’avvenire. Il discorso sul passato diventa incomprensibile, si può dare una significazione solo
quando una struttura di pensiero abbastanza forte è capace di spostare il discorso di qua e di là della
memoria e può così vitalizzare il futuro. Nel web si canalizzano nevrosi individuali, deliri collettivi, isterie
sociali. Nel web il discorso privato diventa pubblico entro un dibattito che non è mai pedagogico. Chi
manifesta di non appartenere al provincialismo va’ emarginato perché la mente provinciale e il suo discorso
temono ogni eterogenesi perché qualsiasi evoluzione dell’organismo sociale sarebbe portatrice di un
elevato livello entropico. Il provincialismo provoca asfissia causata da un mancato apporto di ossigeno
culturale. Il provinciale trasferito in un'altra provincia impara presto a respirarne l’aria.

Capitolo 3: funzionatario accademico e tecnologizzazione dei discorsi.


Il discorso è la dialettica del pensiero, quando un discorso appare vuoto bisogna andare a cercare la ragione
nel pensiero. Se il pensiero è l’essere dell’uomo, il discorso è la casa del suo pensiero la cui architettura non
può fondarsi sul vuoto del nulla, occorre educarsi a liberare il discorso dalle fallacie e dalle insidie. Il
discorso si fa corpo con la voce. Oltre il discorso c’è il silenzio che è a sua volta un discorso. Il provincialismo
urbano discorre di cose futili e dà vita alla società della chiacchera e del pettegolezzo. Un altro discorso
futile trova spazio il discorso comunicativo sulle piazze virtuali che contiene scipitaggini, queste hanno
mutato l’opinione pubblica in pubblica opinione. Ma i social network hanno causato un danno al linguaggio
dei giovani? Il discorso si eclissa oltre una retorica collettiva istituita sulla solitudine nella comunicazione
evemennziale, per attrarre l’attenzione non resta che evocare l’evento. Evento. Tutto diventa evento,
poiché solo esso possiede i caratteri dell’eccezionalità e tutto deve poter sembrare eccezionale. L’evento
non ha un rapporto diretto né con le sue cause né con i suoi effetti. L’evento rientra all’interno di un più
vasto processo di costruzione del consenso a cui il discorso non è mai estraneo, consentire significa
accogliere il discorso come conformità di voleri. Il discorso politico illude che il potere sia in mano alle
masse  olocrazia. Questa tendenza si manifesta in più contesti della gestione discorsiva del potere.
Dall’autocrate che interpreta la macro potere come rappresentazione di sé al funzionario che nel
micropotere convoglia il suo bisogno di riscatto dalle proprie frustrazioni. Padrone e funzionario sono
accumunati dalla libido. Ciò che li distingue non è soltanto il gradino che li separa ma il fatto che al padrone
il consenso viene dalla massa mentre all’altro gli viene dalle istituzioni.

Il funzionatario accademico. Egli esercita senza remore ogni forma di potere, decide delle vite altrui, divide
e impera, enfatizza i valori ma non li mette in pratica, è autoritario ma non autorevole. I vassalli del
funzionatario sono interessati a scalare la piramide del potere colpendo i deboli e lusingando i potenti, rete
di conoscenze utili, obbedendo, operando nell’omertosa segretezza.

Come è cambiata l’università. In un luogo deputato al libero pensiero critico, i funzionatari si sono
impegnati nella repressione di dissenso interno, preferendo il conformismo al libero pensiero critico. I
discorsi del potere accademico hanno sostituito lo studio con la ricerca e questa con la disponibilità al
servizio, l’insegnamento universitario con la didattica e questa con il leggere le slide. Lo studente è una
figura marginale che prende appunti e deve imparare a memoria.

La tecnologizzazione del discoro ha permesso al funzionatario di eternizzarsi. Affinché ciò avvenga serve un
carrierista che non ha bisogno di pensare ma solo di calcolare. Colui che farebbe di tutto per fare carriera,
chi tradisce, chi inconsapevole di non aver intelligenza la pretende, chi scrive per il proprio padrone, chi non
contraddice. Ci sono dei raccomandati. Si può dire che si subordinano, mettono in secondo piano la loro
personalità, annullano se stessi per compiacere il padrone, si mettono a servizio.

Concorso universitario. Nel concorso universitario si ha poca cura dei volumi e dei saggi, recensione non
presa in considerazione, si tratta di un esame meccanico che cura poco la cultura. Infatti, al candidato si
richiedono delle nozioni, di citare altri non si richiede come lui ha cambiato quella scienza, che ricerche ha
fatto. Il concorso universitario ha una mentalità verticista che non sarà mai orizzontale e democratica. Il
concorso è una pratica corruttiva condotta entro i margini della legalità, di tutto questo è responsabile il
funzionario, e il fine del concorso è quello di confermare ciò che serve al funzionatario. Faziosità,
demagogia incompetenza e corruzione dominano sui concorsi universitari dove si dovrebbe selezionare
l’intelligenza del futuro.

Come si creano i malintesi. Il discorso dipende dal pensiero, dal linguaggio, dall’ambiente, dall’enciclopedia,
dalla formazione, educazione e istruzione di un uomo. Ogni discorso è limitato da un mondo. I malintesi si
verificano nel privato quanto nel pubblico. Il patriziato accademico interviene con l’omologazione dei
discorsi scientifici mentre a livello privato la povertà codexicale è consegnata alla riduzione del gioco
linguistico entro i termini di un linguaggio giocattolo ricco di emoticon esempio. È tutto semplificato, si
legge, si riflette meno, più spazio ai social. Questo genera la chiacchera, il discorrere tanto per parlare. La
decadenza della cultura accademica dipende dalla vocazione carrieristica che il funzionatario incentiva.
Discorso tecnologico, “tecno” significa capacità performativa, funzione sublimatrice, potenza simbolica,
dialettica simbolica. Tecnica e tecnologia del discorso sono l’esito della condizione tecno che il discorso
deve saper palesare. Il tecno ha formato una tecno-società, la società densa ha mutato la cultura generale
in cultura digitale e la cultura hi-tech in tecno discorso. L’uso dei nuovi mezzi di comunicazione ha causato
dipendenza soprattutto nei più piccoli causando disadattamento, abuso, futilità, sinteticità. Le mentalità
moderne sono attraversate da una dualità: online o offline, questo impone una dialettica della vita che
impone di decidere tra disconnesso e connesso e inclusione ed esclusione. Il rischio della solitudine
spaventa. L’Eidos del mondo del discorso riassume in se l’idea del discorso, l’essenza del discorso e la forma
del discorso. Poiché l’Eidos del mondo è la formazione umana l’Eidos del discorso implica il principio di
formazione del discorso stesso; questo principio contiene la relazione tra pensiero, discorso e formazione e
poi assume il rapporto tra logica linguaggio e discorso.

Capitolo 4: Stili, skepsis, jargons.


Il discorso è al centro di tre triangoli che hanno come vertici 1. Idea, essenza, forma 2. Logica, linguaggio e
stile 3. Uomo, pensiero e formazione.

Lo stile trapela la soggettività del soggetto. Lingua (sistema segnico di tipo vocale) e linguaggio (sistema
simbolico con cui comunicare) sono fondamentali per la genesi dello stile. Al discorso corrisponde uno stile
e allo stile corrisponde un gusto. Lo stile del discorso enuncia la cultura del parlante, lo stile è la
rappresentazione del parlante. Ogni tempo e ogni spazio ha un proprio stile. Se uno stile si segnala per il
suo carattere entropico esso viene isolato e deve essere curato, a occuparsi di questa terapia è la clinica
sociale con lo scopo di ricondurre ogni stile ad una condizione di normalità sociale. Chi stabilisce la
normalità è il mercato con i media, non è più tempo di escludere perché chi è escluso non paga è tempo di
invitare all’inclusione, quindi bisogna omologare e includere. La clinica sociale è un antidoto contro la critica
sociale, in questo modo, avviene una depedagogizzazione della società, l’educazione è narcotizzata,
riduzione di contenuti critico culturali. La terapia sociale detta delle condotte da seguire chi non le segue è
fuori dal mercato. I media hanno provocato la deformazione e diseducazione della società al fine di mutare
i caratteri costitutivi dell’uomo. Formazione presentata come addestramento professionale e educazione
come apprendimento a livello scolastico. La pedagogia clinica è una risposta alla clinica sociale, il suo
compito è aiutare il soggetto deformato a ritrovare la propria formazione e l’armonia attraverso il proprio
pensiero e proprio discorso interiore. È per questo motivo che la pedagogia clinica riveste un ruolo
marginale, è scomoda per il mercato. Un bambino violento si porta dallo psicoterapeuta gli si fanno
assumere e quindi comprare farmaci, questo vuole il mercato, arricchirsi. Non bisogna meravigliarsi di
questo. Uscire dalla meraviglia è un tratto dello stile critico. Bisogna educarsi a dubitare circa il vero
contenuto dei discorsi che si ascoltano senza cadere nelle forme del dubbio radicale. La skepsis significa
controllo critico un esercizio continuo e incessante a proposito della realtà a cui i discorsi alludono. Educarsi
alla ricerca della verità esplorata nel discorso non implica una diffidenza metodica o incredulità ostinata.
Cos’è la scepsi? Essa organizza una critica, una ricerca e un discorso volti alla conoscenza, contempla una
visione problematica del reale, richiede condotte inferenziali entro cui il pensiero prende coscienza dei
propri limiti e il discorso si liberi dai dogmi. L’opera di depedagogizzazione ha influito sulla formazione,
istruzione e educazione dell’uomo inficiando la sua capacità scettica di diffidare. La libertà dell’uomo è
inscritta nella pluralità dei suoi pensieri, discorsi e dotazioni culturali; al mono discorso delle merci, del
profitto del denaro si risponde con una pluralità discorsiva. Regole per far sì che venga fuori la luce del
discorso ricondurre ciò che è semplice alla sua complessità e ciò che è complesso alla sua semplicità. Tanto
la libertà del discorso quanto i discorsi sulla libertà sono insidiati dalla corruzione. I corrotti sono coloro che
usano il discorso ora per giustificare ora per nascondere le loro condotte corruttive. Corrompere significa
alterare contaminare depravare poiché si induce al venire meno a doveri etico-costituzionali attraverso un
compenso in denaro o potere. Jargon. Indica certe convenzionalità della lingua usate all’interno di
determinate classi di soggetti aggregati attorno a professioni, mestieri, interessi, mondi, con lo scopo di
rendere inaccessibile agli altri il senso della comunicazione. In ogni classe di soggetti che usano una lingua è
venuto formandosi un gergo. La gergalità discorsiva è una delimitazione del linguaggio, ed essa contribuisce
a mutare l’identità di una lingua. I modi di dire, i luoghi comuni, i proverbi, i gerghi hanno depotenziato la
lingua. A influenzare i gerghi sono ambienti, contesti e gruppi. Pop  demistificazione delle forme culturali
elitarie favorendo la cultura di massa quale espressione dei giovani. Il mercato diviene interessato al pop
perché cela un profitto; il mercato lo irretisce ne fa ciò che vuole così che il pop diventa un fenomeno
elitario seppur massivo.

Capitolo 5: axis mundi, social media, Bildungsvergessnheit


Il processo di costituzione di se stessi si esplica attraverso il discorso e si fonda nel pensiero. Pensiero e
discorso sono l’axis mundi del soggetto (asse del mondo). Quindi la formazione come pensiero e discorso i
quali materializzano l’asse del mondo nella vita, nella quale avviene la creazione di se stessi cioè il darsi
forma. A proposito dell’essere umano si intrecciano due questioni: la questione dell’essere che si è e la
questione della forma che si ha. Entrambe si situano nella dialettica del Dasein e Sosein. Dasein evoca la
presenza relativo cioè all’essere presente di qualcuno in un determinato spazio e tempo, dasein definisce la
determinatezza di una soggetta nell’indeterminatezza della sua vita nel suo essere presente a se stesso.
Sosein indica un ente così come egli è denotando in ciò che consiste, stabilisce il modo di determinarsi di un
soggetto, la costituzione dell’essere così. Definisce la determinatezza di un soggetto nell’indeterminatezza
della sua vita nel suo consistere per se stesso. Mitsein indica l’essere con chi è altro da noi. Con chi non può
essere assimilato perché non siamo assimilabili. I social media. Hanno provocato processi di
condizionamento collettivo e omologazione sociale. Essi consentono l’esibizione del privato, diffusione del
pettegolezzo e piacere del controllo su altri. L’apprendimento da individualizzato diventa etero diretto, il
provincialismo psichico diventa comunicazione globale, condizionamento linguistico si sublima in gergo di
moda. Tutto questo provoca la formazione di un discorso inautentico sorto da contraffazioni del linguaggio.
La caduta del linguaggio all’inautenticità del discorso è l’effetto della Bildungsvergessnheit, cioè essersi
dimenticati della Bildung. Il dasein e sosein hanno visto ridursi il loro amore per il pensiero e per il discorso
a una pratica dell’insipienza in cui prevale l’ottusità dello spirito, ignoranza etica, fallacia dei giudizi, scialba
immaginazione. La Bildung ha smarrito la sua forza espressiva che voleva dire armonia ed equilibrio nel
vortice delle questioni del XXI secolo: crisi economica, terrorismo, disoccupazione, sicurezza, controllo dei
confini. La parola Bildung è impiegata nell’uso mediati con i significati più inappropriati come educazione,
istruzione, addestramento, insegnamento, cultura. La Bildungsvergessnheit riguarda non solo la società, ma
soprattutto il soggetto.

Capitolo 6: generatori culturali del discorso e cosmopolitismo categoriale.


Quando il discorso cessa di essere calcolo e diventa logica delle realtà allocate nelle pulsioni del linguaggio
allora il pensiero è la dialettica della vita. Con il reciproco pervadersi di logica e linguaggio poiché senza uno
non c’è l’altra la chiarezza espressiva di un linguaggio dipende dall’ordine di una logica, pensiero e discorso
tornano all’unità il pensiero e il discorso con in esse l’intellegibile e il sensibile. Il discorso appare come il
tegumento cioè l’involucro che cela le verità del pensiero. Il pensiero viene allora definito integumento. Per
afferrare il discorso del pensiero e il pensiero nel discorso bisogna dotarsi di una solida teoria
dell’integumento che si avvalga del pensiero categorematico e sincategorematico e che è la base della
pratica della teoria del tegumento. La pratica della teoria dell’integumento deve sapere anche disarticolare
il discorso sincategoriale dal coagularsi del discorso categorematico. Per interpretare un discorso è
importante anche considerare le circostanze. La filosofia del pensiero e la filosofia del linguaggio sono gli
antidoti per il provincialismo, la costruzione demagogica del consenso e i funzionatari. Le filosofie operano
attraverso l’intreccio tra logiche e linguaggi che si servono delle teorie dell’integumento e delle
circumstanziae. Tutto questo è presieduto dalla interpretazione dell’integumento resa possibile da una
logica e un linguaggio centrati sulla costruzione di categorie. Ogni scienza deve costruire una propria logica
e un proprio linguaggio, tra cui anche la pedagogia generale; il suo primo compito è procedere secondo
agnizioni categoriali adatte a riconoscere le categorie più consone per il suo soggetto e i suoi oggetti di
studio. Ogni problema pedagogico può essere affrontato partendo dall’uso di categorie, reti e plessi
categoriali per condurre l’interpretazione verso la significazione. Le categorie nel discorso permettono di
allontanare il discorso da falsità e fallacità, lo spirito del discorso invoca concretezza e chiarezza. Il chiaro
non è necessario interpretarlo, ma l’oscuro deve essere interpretato e per farlo basta rendere più arguti gli
impianti logico linguistici. Le scienze hanno bisogno delle categorie. Le scienze devono creare categorie con
cui studiare la realtà. A ogni dogmatica del discorso si contrappone la critica del discorso in cui le facoltà di
giudizio relativizzano le conoscenze il fondamento della critica è la libertà ed entrambe si esplicano nella
libera critica letteraria che volge la questione della traduzione verso una cultura translinguistica. Asse
paradigmatico riguarda i paradigmi intesi come elementi ordinati del discorso che possono alternarsi nel
discorrere. L’asse sintagmatico riguarda i sintagmi intesi come ordinamenti combinati del discorso che si
succedono nel corso del discorrere. Sul piano del paradigmatico si è attenti a commutazioni sul piano
sintagmatico si è attenti alle concatenazioni del discorso. Le regole linguistiche che presiedono gli assi
paradigmatici interagiscono con le teorie logiche di tipo categorematico, mentre le regole linguistiche che
presiedono gli assi sintagmatici interagiscono con le logiche di tipo sincategorematico. Le categorie sono
molto importanti da esse dipende la determinatezza di un discorso. Determinare significa stabilire e
indicare con precisione è questa la forza del discorso. Discorsività crasica, molti discorsi nel mondo. Un
discorso viene presto dimenticato per un altro. La formazione di un discorso ha una propria sostanza è
dotata di quantità e qualità prevede delle relazioni manifesta uno stato avviene in un luogo e in un tempo
richiede un’azione può esplicitare una passione. La formazione categoriale di un discorso è l’esito di un
pensiero che attraverso il discorso si dà forma alla formazione di chi lo pensa e lo pronuncia. Le categorie di
questa paideia possono essere riassunte assecondando la storia di Bildung. La formazione dell’uomo ha una
propria forma, possiede una originarietà, una trasformazione; prevede che il discorso si sviluppi in un
contesto di educazione, manifesta una propria essenza, avviene in uno spazio e in una storia, coinvolge la
vita, nasconde o palesa una cifra dell’amore e afferma uno stile. La complessità del discorso è figlia
dell’intreccio delle categorie. L’enciclopedia del passato è stata un generatore cultura per il futuro. Da
enciclopedia a Wikipedia: i collaboratori da qualche migliaio diventano milioni. I generatori culturali del
discorso si dilatano a dismisura contribuendo a produrre un cosmopolitismo categoriale che specializza ogni
linguaggio, generalizza ogni discorso e relativizza ogni comunicazione. Tanto i generatori culturali quanto
quelli categoriali del discorso possono essere posti a servizio di una clinica sociale o di una critica sociale,
impiegati in contesti ordinari o scientifici, usati bene o male. Oggi il mondus loquendi è ekfrastico, dire
significa rappresentare visivamente, la tecnologizzazione dei discorsi deriva dalla tecnologizzazione delle
relazioni umane. Ci sono due modi del mondus loquendi: 1 rappresentazione del potere 2 potere della
rappresentazione. Ciò che insidia i generatori cultura lì del discorso e il loro cosmopolitismo categoriale
consiste nella tacita negazione del pluralismo. Funzionatario enfatizza tecnologizzazione dei discorsi perché
grazie alla digitazione si contraggono i tempi di riflessione critica. A tutti i problemi finora emersi si può
rispondere posizionando il proprio axis mundi come centro della vita. L’individuazione di questo centro ha il
principio costitutivo nell’equilibrio tra discorso pubblico e privato i quali soffrono la tecnologia esercitata
sull’uomo.

Capitolo 7: discorso pubblico e discorso privato: principio individuationis


C’è una vita pubblica e una vita privata, la prima condiziona la seconda. Il discorso pubblico fa pressione sul
discorso privato condizionandolo. Il discorso privato apprende delle procedure che contengono dei valori di
verità imperniati sulla verità economica, politica e mediatica. Il discorso privato è confinato. Al livello
mediatico, economico e politico si dispone la valutazione validativa atta a selezionare ciò che è sintropico e
scartare ciò che è entropico. L’uomo si trova immerso in una connessione comunicativa che è causa ed
effetto di una conformazione connettiva. Bisogna risultare conformi nel comunicare e per esserlo bisogna
essere connessi nella tecno-comunicazione. La clinica sociale trasforma l’uomo in individuo e
successivamente in utente della clinica sociale, la quale vuole omologare e far tacere la critica per volere di
economia e politica. La clinica sociale deve fare della terapia e il suo compito è quello di espellere chi non
condivide la logistica mediatica. Questa società muta la semantica dei discorsi rendendoli insipienti, il
pubblico spinge il privato alla banalità, il pubblico spinge il privato ad una pratica dell’insipienza. Si tratta
della società dell’indeterminatezza non sa il domani non sa più l’ieri ma vive l’oggi con ansia. Il neoliberismo
finanziario e il neorazionalismo tecnologico sono la destra e la sinistra di un unico corpo la cui anima è il
profitto. L’anima del profitto ha il corpo nel mercato, la sua materia è il denaro e la forma è la tecnologia. Il
principio di individuazione aiuta a distinguere tra denaro e tecnologia i quali sono legati, inscindibili. Questo
legame forte porta l’uomo in una spirale antiumanistica, la cui conseguenza è il transumano cioè l’uomo
viene scavalcato. La tecnologia è pericolosa se data in mano a persone acritiche e che hanno una visione
transumanistica del mondo. Il risultato è una società maleducata, deformata e fiera di esserlo. Il principio di
individuazione indica nella tecno-clinica-mediatica dei discorsi la pressione esercitata sulla forma del
discorso umano. Se l’uomo può interpretare liberamente il principio di individuazione è spostato sulla vita.
E allora la vita è dialettica del discorso. Il discorso dialettica del pensiero e il pensiero dialettica della vita.

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