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Diritto Penale – Parte Generale ed. 2021 a cura di D.

TUTINO
Testi consultati: Simone, Fiandaca – Musco, Antolisei, Marinucci e Dolcini

Ultimi aggiornamenti:

- L. 173/2020 di conversione al d.l. n. 130/2020 è modifiche al codice penale sulla


tenuità del fatto del decreto immigrazione;
- Corte costituzionale, sentenza 21 luglio 2020, n. 156 è sulla tenuità del fatto
- D.L. del 18 aprile 2019, n. 32, convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 14 giugno
2019, n. 55 è Decreto c.d. Sblocca Cantieri.
- L. 36/2019 è Modifiche al codice penale e altre disposizioni in materia di legittima
difesa.
- L. 3/2019 è Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione,
nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e
movimenti politici.
- Cass. pen., sezione IV, sentenza 15 novembre 2018, n. 51526 è Sul 131-bis
- D.lgs. 2 ottobre 2018, n. 122 è Riforma casellario giudiziale
- Cass. Pen. SS.UU., n. 40986 del 19/7/18 è Successioni di leggi penali
- Legge 4 dicembre 2017, n. 172 è Modifica alla disciplina dell'estinzione del reato per
condotte riparatorie.
- Legge 23 giugno 2017, n. 103 è c.d. riforma Orlando

INDICE DEGLI ARGOMENTI TRATTATI

La scienza penale e il codice rocco

Ambito di validità personale e territoriale

Il principio di legalita’

Leggi eccezionali e temporanee; decreti-legge non convertiti

La struttura del reato


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o
L’elemento oggettivo

L’evento

Il rapporto di causalità

Le cause di giustificazione

La colpevolezza

Il dolo

La colpa

Responsabilità oggettiva, delitto preterintenzionale

Le cause di esclusione della colpevolezza

Il tentativo

Il reato circostanziato

Concorso di Persone nel reato

Il concorso di reati

La pena

Misure di sicurezza

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o
Il reato Omissivo (approfondimenti)

LA SCIENZA PENALE e IL CODICE ROCCO

Il diritto penale è Costituisce oggetto di studio della Scienza giuridica penale che ha per scopo
la conoscenza delle norme e dei principi che lo costituiscono.

La nascita del diritto penale moderno è dovuta al pensiero illuministico nel quale è si affermò
l’idea che è reato solo le condotte umane lesive di un diritto soggettivo protetto e non anche
intenzioni, atteggiamenti interiori o comportamenti contrastanti con la legge divina (peccati).

In particolare:
CESARE BECCARIA è mise in risalto la funzione di prevenzione generale e speciale della
pena che può essere svolta solo se adeguata alla gravità del fatto commesso e applicata da un
giudice imparziale soggetto solo alla legge.
LA SCUOLA CLASSICA (fine ‘700) è mise in rilievo che doveva essere considerato reato
ciò che fosse considerato solo la volontaria e consapevole violazione della norma penale. Alla
scuola classica si ispirò il Codice Zanardelli del 1889.
LA SCUOLA POSITIVA è mise in rilievo la funzione della pena: La sanzione adeguata è
quindi quella che mira non a punire, ma a prevenire e che sia adeguata al grado di pericolosità
del soggetto (misure di sicurezza).
Nasce nel XX secolo la c.d. Terza scuola, che tentò di superare la contrapposizione tra i
principi della scuola Classica e quelli della Scuola Positiva, anche se il superamento effettivo si
ebbe con il sorgere dell’Indirizzo tecnico-giuridico di cui fu artefice Arturo Rocco, ispiratore del
codice oggi vigente.
Il codice Rocco del 1930, seguendo una via intermedia tra Scuola Classica e quella Positiva :
ha conservato il principio della responsabilità morale e conseguentemente del carattere di
“castigo” della pena la cui applicazione è subordinata alla imputabilità del soggetto,

3
o
ma ha anche introdotto le misure di sicurezza, ispirate al principio della difesa sociale, la cui
applicabilità è collegata alla pericolosità del soggetto (c.d. sistema bipartito o del doppio
binario).
Il legislatore costituente del 1948, ha introdotto rilevanti novità nel nostro sistema penale, tra i
quali i principi di legalità, di riserva di legge, tassatività, irretroattività ecc…

Nozione è Il diritto penale è quel ramo del diritto pubblico che disciplina i fatti illeciti
per la cui commissione la legge prevede la applicazione di sanzioni penali.

Il diritto penale comprende lo studio dei seguenti settori:

1) Analisi del reato nelle sue componenti:


a. (Teoria tripartizione): fatto, antigiuridicità e colpevolezza
b. (Teoria bipartizione): elemento soggetto ed oggettivo
2) Sanzioni collegate al reato
3) Punibilità in concreto dell’agente.

Funzione del diritto penale è Le sanzioni penali sono più afflittive di quelle previste dagli altri
rami del diritto ed hanno una duplice funzione preventiva:

1) Da un lato, con la minaccia della loro irrogazione, tendono a distogliere i consociati dal
commettere reati ( c.d. funzione di prevenzione generale)
2) Dall’altro, tendono ad evitare che il reo, torni a delinquere (c.d. funzione di prevenzione
speciale).
Sul punto, cfr art. 27 Cost, sulla funzione rieducativa della pena

Principi del diritto penale moderno:


Principio di materialità : è reato solo un comportamento umano che si estrinseca nel mondo
esteriore e che sia suscettibile di percezione sensoria.
Principio di offensività : non c’è reato senza la lesione del bene giuridico tutelato dalla norma
penale.
Principio di colpevolezza : per esservi reato, occorre che il fatto materiale lesivo del bene
protetto, appartenga causalmente e psicologicamente al suo autore, nel senso che allo stesso
possa muoversi un rimprovero per averlo commesso.
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o
DECRETI LEGGE NON CONVERTITI

Art. 2, ultimo comma è la successione di leggi si applica anche nei casi di decadenza, e di
mancata ratifica di un decreto legge nel caso di un decreto-legge convertito in legge con
emendamenti.
PROBLEMAèIl codice Rocco, si adeguava all’ordinamento costituzionale dell’epoca
Il quale stabiliva che gli effetti del decreto non convertito cessavano con efficacia ex nunc
Il legislatore costituente del 1948, ha introdotto l’opposto principio della cessazione ex tunc
degli effetti del decreto non convertito (art. 77 Cost).
SOLUZIONE è E', dunque, intervenuta la Corte Cost., con sentenza n. 51 del 1985, che ha
dichiarato l'incostituzionalità del comma 5 dell'art. 2 (ora comma 6) per violazione del terzo
comma dell'art. 77 Cost.

E', d'altronde, evidente che risulterebbe, per altro verso, contrario a Costituzione, sotto il
profilo della violazione dell'art. 25, in ipotesi di decreto legge contenente disposizione più
favorevole al reo, sottoporre alla disciplina penale più aspra derogata o abrogata dal decreto
legge non convertito fatti commessi durante la vigenza del decreto legge medesimo.

In conclusione, può tracciarsi il seguente quadro, distinguendo a seconda che il decreto sia
favorevole o sfavorevole e che il fatto sia compiuto sotto la vigenza del decreto o della legge
precedente:

Ø Se il decreto è favorevole ed il fatto è compiuto sotto la sua temporanea vigenza,


continua ad applicarsi il decreto anche se caducato (c.d. fatti concomitanti)
Ø Se invece il fatto è commesso sotto la vigenza della legge anteriore essa continua ad
applicarsi anche se temporaneamente interviene il decreto favorevole poi caducato
Ø Se il fatto è compiuto sotto la vigenza della legge favorevole e poi interviene il decreto
sfavorevole comunque esso non sarebbe applicato anche se venisse convertito
Ø Se invece il fatto è commesso sotto la vigenza del decreto sfavorevole che decade si
applicherà la legge favorevole che gli succede.

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o
Con l’espressione “presupposti della condotta”, la dottrina dominante (Antolisei, Pannain,
Mantovani) si riferisce a quegli elementi di fatto o di diritto che preesistono alla condotta e dai
quali la condotta stessa deve prendere le mosse perché il reato sussista.
A titolo esemplificativo, rientrano tra i presupposti della condotta:
• Lo stato di gravidanza nei reati d’aborto (L. 22-5-1978, n. 194);
• Il precedente matrimonio nella bigamia (art. 556 c.p.);
• La detenzione altrui nel furto (art. 624 c.p.);
• Il possesso della cosa da parte dello stesso agente

Classificazione dei reati in base alla condotta:


I reati si distinguono in:
a) Reati di azione ed omissione: sono reati di azione o commissivi quelli che possono
essere commessi soltanto mediante un’azione; sono reati di omissione quelli che possono essere
compiuti soltanto a mezzo di una omissione (es. omissione di referto; omissione di atti
d’ufficio).
In base a questa distinzione non è possibile scindere tutti i reati in due categorie perfettamente
separate, perché vi sono reati (ad es. l’omicidio) che possono compiersi sia con azione che con
una omissione;
b) Reati a condotta mista : sono quei reati che richiedono per la loro realizzazione,
cumulativamente, sia un’azione sia un’omissione. Ne sono esempi i reati d’insolvenza
fraudolenta (art 641) e il reato di dolosa in esecuzione di un provvedimento del giudice (art.
388);
c) Reati a forma libera e reati a forma vincolata:

Forma Libera : è sufficiente che l’azione causale sia idonea a cagionare l’evento tipico.
Forma vincolata : la legge richiede che l’azione tipica si concretizzi attraverso determinate
modalità.

L’EVENTO

L’evento è il risultato dell’azione o dell’omissione.

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o
legittima difesa anche se l’agente non era consapevole ed ha sparato non per difendersi ma per
offendere.

Scriminante putativa

L’art. 59 c.p. comma tre stabilisce che: “se l’agente ritiene per errore che esistano circostanze di
esclusione della pena, queste sono sempre valutate a favore di lui. Tuttavia se si tratta di errore
determinato da colpa, la punibilità non è esclusa, quando il fatto è preveduto dalla legge come
delitto colposo”.

La norma comporta l’equiparazione della ritenuta esistenza di una causa di giustificazione alla
sua esistenza effettiva (cd. scriminante putativa).

Quindi la regola per la quale l’erronea supposizione della ricorrenza di una scriminante fa venir
meno la punibilità costituisce applicazione della disciplina generale dell’errore sul fatto prevista
dall’art. 47 c.p.

Chi commette il reato nell’erronea supposizione dell’esistenza di una causa di giustificazione


vuole un fatto diverso da quello che costituisce reato.

Giurisprudenza: E’ evidente che l’erronea supposizione della sussistenza di una scriminante non
può basarsi su un mero criterio soggettivo, riferito al solo stato d’animo dell’agente, ma deve
essere sostenuta da dati di fatto concreti, che siano tali da giustificare l’erroneo convincimento
in capo all’imputato di trovarsi in tale situazione (Cass. 13-1-2005, n. 436).

Legittima difesa putativa: la Cassazione ha, più di recente sostenuto che l’errore scusabile che
può giustificare la scriminante putativa deve trovare adeguata giustificazione in qualche fatto
che, seppure malamente rappresentato e compreso, abbia la possibilità di determinare
nell’agente la giustificata persuasione di trovarsi esposto al pericolo attuale di un’offesa ingiusta
sulla base di dati di fatto concreti, e cioè di una situazione obiettiva atta a far sorgere nel
soggetto la convinzione di trovarsi in presenza di un pericolo presente ed incombente, non
futuro o già esaurito, di un’offesa ingiusta (Cass. 2-2-2006, n. 4337).

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o
È necessario evidenziare che la previsione ex art. 52. è stata oggetto di riforma ad opera della L.
13 febbraio 2006, n. 59, recante e in ultimo dalla L. 36/2019.
In particolare, la L. n. 36/2019 è intervenuta sulla disciplina della legittima difesa domiciliare e
su alcune norme ad essa collegate al fine di ampliare il regime di non punibilità a favore di chi
reagisce legittimamente a un'offesa ingiusta e, al contempo, di rafforzare la tutela penale
del domicilio.
Oltre a intervenire direttamente sugli artt. 52 e 55 del codice penale, la legge n. 36/2019 ha
previsto ha espressamente escluso la responsabilità civile di chi cagiona il danno per legittima
difesa (art. 2044 c.c.) e ha introdotto una nuova ipotesi di liquidazione degli onorari
professionali a carico dello Stato in caso di assoluzione o proscioglimento per la sussistenza
delle condizioni di cui agli artt. 52.
Ai sensi del novellato secondo comma dell’art. 52 c.p., nei casi di violazione di domicilio (art.
614 del c.p.) sussiste sempre il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente
articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un'arma
legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:
a) la propria o la altrui incolumità;
b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d'aggressione.
Si applicano le suddette disposizioni, anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all'interno di
ogni altro luogo ove venga esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale.
A tale previsione si affianca il nuovo 4° co. dell'art. 52, che introduce una presunzione assoluta
di legittima difesa.
Difatti, per disposizione legislativa, nei casi previsti dall’art. 52 co. 3 e 4, agisce sempre in stato
di legittima difesa, colui che compie un atto per respingere l'intrusione posta in essere, con
violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica, da parte di una o più
persone.
La Suprema Corte, (C., Sez. V, 14.2.2017, n. 12274) tuttavia, ha chiarito altresì che l'esimente
della legittima difesa non è applicabile allorché il soggetto non agisce nella convinzione, sia pure
erronea, di dover reagire a solo scopo difensivo, ma per risentimento o ritorsione contro chi
ritenga essere portatore di una qualsiasi offesa.

USO LEGITTIMO DI ARMI (53 C.P.):

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o
Il soggetto deve sapere qual è l’azione da compiere.

Nei reati omissivi impropri, il garante deve inoltre rendersi conto che il compimento dell’azione
per lui doverosa potrebbe impedire l’evento, neutralizzando così il decorso causale che
potrebbe produrlo.

Momento volitivo:
Il soggetto deve decidere di NON compiere l’azione doverosa
Nei reati omissivi impropri , il momento volitivo esige che il soggetto abbia posto a base di
quella decisione l’intenzione di NON IMPEDIRE l’evento o la certezza del verificarsi di un
evento che sarebbe stato impedito dal compimento dell’azione doverosa

ACCERTAMENTO DEL DOLO:


Attraverso massime d’esperienza, che vanno utilizzate tenendo conto di tutte le circostanze del
caso concreto relative a:

1. condotta post delictum (es. fuga dal luogo del delitto , cancellazione tracce , falsi alibi ,
occultamento dell’arma)
2. personalità dell’agente e interessi che lo animavano
3. movente: risulta essere un mero indizio .

ERRORE ESCLUDE SEMPRE IL DOLO , ANCHE SE INESCUSABILE , ma comunque


deve emergere da circostanze emerse nel processo ( testimonianze , documenti )

LA COLPA

Nel nostro ordinamento italiano, si ha colpa quando la condotta concreta è difforme dal
modello di condotta prescritto da una regola di diligenza, prudenza o perizia, codificata o non
codificata.

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o
Ad esempio, Tizio intende esplodere più colpi di fucile all’indirizzo di Caio, suo avversario, ma
per un errore di mira spara, invece, su Sempronio che passa nei paraggi. Tale situazione rileva
nei casi di reato cd. aberrante.
Solo nel caso di errore-motivo si verifica una vera e propria causa di esclusione della
colpevolezza.

L’ERRORE SUL FATTO E L’ERRORE SUL DIVIETO


L’art. 47 c.p. dispone che L’errore sul fatto che costituisce il reato esclude la punibilità
dell’agente.
Nondimeno, se si tratta di errore determinato da colpa, la punibilità non è esclusa, quando il
fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo.
L’errore sul fatto che costituisce un determinato reato non esclude la punibilità per un reato
diverso.
L’errore su una legge diversa dalla legge penale esclude la punibilità, quando ha cagionato un
errore sul fatto che costituisce reato.

Verte in errore sul fatto (anche se determinato da una falsa conoscenza della realtà giuridica)
che esclude il dolo, colui il quale non sa quel che fa;

• viceversa verte in errore sul divieto, senza efficacia scriminante, colui il quale sa quel che
fa, ma erroneamente ritiene che non sia reato.

L’IGNORANZA DELLA LEGGE PENALE


L’errore che cade sul precetto penale è non esclude la punibilità.
Difatti per l’art. 5 c.p. è nessuno può invocare a propria scusa l’ignoranza della legge penale.

Sulla spinta della dottrina e della giurisprudenza la Corte Costituzionale è intervenuta con la
sentenza 364/1988 affermando il principio secondo cui anche l’errore sul precetto è scusabile,
quando però sia inevitabile.
Occorre però verificare quando la ignoranza è inevitabile.
E cioè quando è dovuta a caso fortuito o forza maggiore, quando cioè ricorre una impossibilità
oggettiva ed invincibile di conoscenza o quando ricorre un errore scusabile (es. errore delle
fonti o errato parere di fonti qualificate).
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o
13. L’aver commesso un delitto contro la persona ai danni di un soggetto minore all’interno
o nelle adiacenze di istituti di istruzione o di formazione.
14. L’avere il colpevole commesso un delitto non colposo durante il periodo in cui era
ammesso ad una misura alternativa alla detenzione in carcere.
15. L’avere, nei delitti non colposi contro la vita e l’incolumità individuale, contro la libertà
personale nonché nel delitto di cui all’art. 572, commesso il fatto in presenza o in danno
di un minore di anni diciotto ovvero in danno di persona in stato di gravidanza.
16. L’avere nei delitti non colposi, commesso il fatto in danno di persone ricoverate presso
strutture sanitarie o presso strutture socio sanitarie residenziali o semiresidenziali,
pubbliche o private, ovvero presso strutture socio educative.
17. Inoltre ai sensi del c.d. Decreto Sicurezza bis, pubblicato in G.U. il 14/6/2019, è
circostanza aggravante è l'avere commesso il fatto in occasione o a causa di
manifestazioni sportive o durante i trasferimenti da o verso i luoghi in cui si svolgono
dette manifestazioni.

LE CIRCOSTANZE ATTENUANTI COMUNI


Funzione opposta alle circostanze aggravati è svolta dalle attenuanti descritte dall’art. 62 c.p., la
cui ricorrenza comporta una diminuzione (fino ad un terzo) della pena edittale del reato.
Le situazioni prese in esame dalla norma sono le seguenti:

1. L’aver agito per motivi di particolare valore morale o sociale.


2. L’aver agito in stato d’ira, determinato da un fatto ingiusto (cd. provocazione).
3. L’aver agito per suggestione di una folla in tumulto quando non si tratta di riunioni o
assembramenti vietati dalla legge o dall’Autorità, e il colpevole non è delinquente o
contravventore abituale o professionale o delinquente per tendenza.
4. L’avere nei delitti contro il patrimonio, o che comunque offendono il patrimonio,
cagionato alla persona offesa dal reato un danno patrimoniale di speciale tenuità, ovvero
nei delitti determinati da motivi di lucro, l’avere agito per conseguire o l’avere comunque
conseguito un lucro di speciale tenuità.
5. L’essere concorso a determinare l’evento, insieme con l’azione o l’omissione del
colpevole, il fatto doloso della persona offesa.

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o
La responsabilità a titolo di concorso presuppone che ciascun concorrente arrechi un
contributo personale alla realizzazione del fatto delittuoso.

Concorso materiale : se si interviene personalmente nella serie degli atti che danno vita ad un
elemento materiale del reato.

Concorso morale o psicologico : se si da un impulso psicologico alla realizzazione di un reato


materialmente commesso da altri.

Il concorso materiale può essere prestato assumendo vari ruoli :

1. Autore : colui il quale compie gli atti esecutivi del reato


2. Coautore : colui che interviene insieme ad altri nella fase esecutiva
3. Ausiliatore o complice : è quel partecipe che si limita ad apportare un qualsiasi aiuto
materiale nella preparazione o nella esecuzione del reato.

Problemi nell’individuazione dei coefficienti minimi che ne giustificano l’incriminazione (per il


complice)
Varie teorie in dottrina :
L’azione del compartecipe deve costituire condicio sine qua non del fatto punibile (opinione
tradizionale).

Obiezioni : Il ricorso alla condicio sine qua non presenta l’inconveniente di restringere l’area del
concorso.

• Es. Se tizio fornisce la chiave di una cassaforte, ma il reato si sarebbe ugualmente


consumato ma in tempi diversi.

Per superare le insufficienze della condicio , si ricorre alla teoria della causalità agevolatrice o di
rinforzo.
Quindi, è ritenuto penalmente rilevante sia l’ausilio necessario che non può essere mentalmente
eliminato senza che il reato venga meno, sia anche l’ausilio che si limita ad agevolare o facilitare
il conseguimento dell’obiettivo finale. Giudizio ex post.

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o
La pena costituisce il corrispettivo per il male commesso. La retribuzione può essere:

1. Morale è la pena risponde ad una esigenza etica insopprimibile della coscienza umana,
cioè all’idea che il male vada retribuito con il male
2. Giuridica è il delitto è ribellione alla volontà della legge che esige una riparazione che
valga ad affermare la volontà della legge, la cui funzione è affidata alla pena

Di emenda
La pena deve tendere alla redenzione morale del reo

Rieducativa
La pena deve tendere alla rieducazione del condannato mirando ad agevolare il suo
ravvedimento e reinserimento e non può, quindi, consistere in trattamenti contrari al senso di
umanità

Di prevenzione generale
La pena è un mezzo per distogliere i consociati dalla commissione di atti criminosi. Tale scopo
viene realizzato sia tramite la sua minaccia come conseguenza della violazione di un
determinato precetto, sia tramite la sua applicazione.

Caratteri della pena:


Personalità è colpisce solo l’autore del reato
Legalità è l’applicazione è rigorosamente dettata dalla legge
Inderogabilità è una volta minacciata è sempre applicata
Proporzionalità è è proporzionale al reato commesso.

SINGOLE PENE
È possibile distinguere tra: Pene principali, sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi e pene
accessorie.

PENE PRINCIPALI.
Le pene principali sono quelle inflitte dal giudice con una sentenza penale di condanna.
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o
Commisurazione in senso lato: in cui il potere discrezionale del giudice concorre a determinare
la pena da eseguirsi in concreto.

Il legislatore negli art. 132 e 133 c.p. impone alle scelte del giudice sia :
Dei limiti esterni: e cioè di non poter dare una massimo o un minimo di pena superiore o
inferiore al minimo o al massimo edittale
Dei limiti interni: destinati a riflettersi nella motivazione della pena attribuita nella
discrezionalità usata:

Il giudice applicherà ad es. la pena pecuniaria qualora il fatto concreto si collochi al di sotto di
una soglia media di gravità (e il suo autore appaia dotato di scarsa capacità a delinquere.

Il punto di partenza per la commisurazione della pena dovrebbe essere il “medio edittale” .

Quando la pena viene applicata nel minimo , la Corte di Cassazione considera sufficienti le
tradizionali formule sintetiche “ appare congruo , appare equo o adeguato”.

Quando invece il giudice , nel quantificare la pena, supera in modo vistoso il minimo edittale, è
tenuto a motivare esplicitamente sulle ragioni che lo hanno determinato a tale conclusione.

QUINDI=> quanto più il giudice intende discostarsi dal minimo edittale, tanto più ha il dovere
di dare ragione del corretto esercizio del proprio potere discrezionale.

Criteri fattuali => Gravità del reato, capacità a delinquere del reo
Criteri finalistici => Fini della pena
Dottrina e giurisprudenza ritengono che la pena assolva, nello stadio dell’irrogazione da parte
del giudice, ad una serie di funzioni. Il giudice deve assumere la rieducazione come criterio
finalistico di commisurazione della pena entro i limiti della colpevolezza per il singolo fatto
concreto, nel rispetto della dignità della persona del condannato e del divieto della
responsabilità per fatto altrui.

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o
E’ possibile presentare richiesta di sospensione del procedimento con messa alla prova
dell’imputato anche durante la fase delle indagini preliminari.
è In tal caso, il giudice deve trasmettere gli atti al pubblico ministero affinché questo esprima
il suo consenso o dissenso nel termine di cinque giorni.
Il consenso deve risultare da atto scritto e sinteticamente motivato, unitamente alla
formulazione dell’imputazione; il dissenso, invece, deve contenere l’enunciazione delle sue
motivazioni. In caso di rigetto, l’imputato può rinnovare la richiesta prima dell’apertura
del dibattimento di primo grado.

• Inoltre, lo stesso pubblico ministero, prima di esercitare l’azione penale, può avvisare
l’interessato, ove ne ricorrano i presupposti, della facoltà di chiedere di essere ammesso
alla prova con estinzione del reato in caso di esito positivo della stessa.

Per accedere alla misura, è indispensabile che l’imputato richieda all’ufficio di esecuzione penale
esterna competente, il rilascio di un programma di trattamento da allegare alla domanda di
sospensione del processo e ammissione alla prova.

Qualora l’ufficio non sia in grado di predisporre il programma immediatamente, rilascerà


un’attestazione, per il giudice, da cui risulta che la domanda di rilascio del programma è stata
presentata.

La richiesta di programma di trattamento deve contenere:

1) l’indicazione degli atti rilevanti del procedimento penale (capo di imputazione,


numero procedimento, tribunale competente);
2) la disponibilità dell’interessato a svolgere il lavoro di pubblica utilità;
3) la disponibilità ad azioni riparatorie e risarcitorie e da un percorso di mediazione con
la persona offesa
4) l’indicazione sintetica della situazione personale e familiare
5) l'eventuale attività lavorativa svolta
6) l’indicazione della struttura presso la quale svolgere il lavoro di pubblica utilità, se
individuata

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o

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