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PRINCIPALI NORME DI RIFERIMENTO PER LA SCUOLA ITALIANA

CCNL 2006/2009 (articoli 27-30)

CCNL 2016/2018 (art. 28)

D.P.R. n. 275/1999 - Regolamento recante norme in materia di Autonomia


delle istituzioni scolastiche ai sensi dell'art. 21, della legge n. 59/1999

CCNL 2006-09
ART.27 - PROFILO PROFESSIONALE DOCENTE
1. Il profilo professionale dei docenti è costituito da competenze disciplinari,
psicopedagogiche, metodologico - didattiche, organizzativo - relazionali e di ricerca,
documentazione e valutazione tra loro correlate ed interagenti, che si sviluppano col
maturare dell'esperienza didattica, l'attività di studio e di sistematizzazione della pratica
didattica. I contenuti della prestazione professionale del personale docente si
definiscono nel quadro degli obiettivi generali perseguiti dal sistema nazionale di
istruzione e nel rispetto degli indirizzi delineati nel piano dell’offerta formativa della
scuola.

ART.28 -ATTIVITÀ DI INSEGNAMENTO


1. Le istituzioni scolastiche adottano ogni modalità organizzativa che sia espressione di
autonomia progettuale e sia coerente con gli obiettivi generali e specifici di ciascun tipo
e indirizzo di studio, curando la promozione e il sostegno dei processi innovativi e il
miglioramento dell’offerta formativa.
2. Nel rispetto della libertà d’insegnamento, i competenti organi delle istituzioni
scolastiche regolano lo svolgimento delle attività didattiche nel modo più adeguato al
tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni. A tal fine possono adottare le
forme di flessibilità previste dal Regolamento sulla autonomia didattica ed
organizzativa delle istituzioni scolastiche di cui all’articolo 21 della legge n. 59 del 15
marzo 1997 – e, in particolare, dell’articolo 4 dello stesso Regolamento-, tenendo conto
della disciplina contrattuale.
3. Gli obblighi di lavoro del personale docente sono correlati e funzionali alle esigenze
come indicato al comma 2.
4. Gli obblighi di lavoro del personale docente sono articolati in attività di
insegnamento ed in attività funzionali alla prestazione di insegnamento. Prima
dell’inizio delle lezioni, il dirigente scolastico predispone, sulla base delle eventuali
proposte degli organi collegiali, il piano annuale delle attività e i conseguenti
impegni del personale docente, che sono conferiti in forma scritta e che possono
prevedere attività aggiuntive. Il piano, comprensivo degli impegni di lavoro, è
deliberato dal collegio dei docenti nel quadro della programmazione dell’azione
didattico - educativa e con la stessa procedura è modificato, nel corso dell’anno
scolastico, per far fronte a nuove esigenze. Di tale piano è data informazione alle
OO.SS. di cui all’art. 7-
5. Nell’ambito del calendario scolastico delle lezioni definito a livello regionale,
l'attività di insegnamento si svolge in 25 ore settimanali nella scuola dell’infanzia, in 22
ore settimanali nella scuola elementare e in 18 ore settimanali nelle scuole e istituti
d'istruzione secondaria ed artistica, distribuite in non meno di cinque giornate
settimanali. Alle 22 ore settimanali di insegnamento stabilite per gli insegnanti
elementari, vanno aggiunte 2 ore da dedicare, anche in modo flessibile e su base
plurisettimanale, alla programmazione didattica da attuarsi in incontri collegiali dei
docenti interessati, in tempi non coincidenti con l'orario delle lezioni. Nell'ambito delle
22 ore d'insegnamento, la quota oraria eventualmente eccedente l'attività frontale e di
assistenza alla mensa è destinata, previa programmazione, ad attività di arricchimento
dell'offerta formativa e di recupero individualizzato o per gruppi ristretti di alunni con
ritardo nei processi di apprendimento, anche con riferimento ad alunni stranieri, in
particolare provenienti da Paesi extracomunitari. Nel caso in cui il collegio dei docenti
non abbia effettuato tale programmazione o non abbia impegnato totalmente la quota
oraria eccedente l’attività frontale e di assistenza alla mensa, tali ore saranno destinate
per supplenze in sostituzione di docenti assenti fino ad un massimo di cinque giorni
nell’ambito del plesso di servizio.
6. Negli istituti e scuole di istruzione secondaria, ivi compresi i licei artistici e gli istituti
d'arte, i docenti, il cui orario di cattedra sia inferiore alle 18 ore settimanali, sono tenuti
al completamento dell'orario di insegnamento da realizzarsi mediante la copertura di ore
di insegnamento disponibili in classi collaterali non utilizzate per la costituzione di
cattedre orario, in interventi didattici ed educativi integrativi, con particolare riguardo,
per la scuola dell'obbligo, alle finalità indicate al comma 2, nonché mediante
l'utilizzazione in eventuali supplenze e, in mancanza, rimanendo a disposizione anche
per attività parascolastiche ed interscolastiche.
7. Al di fuori dei casi previsti dal comma successivo, qualunque riduzione della durata
dell'unità oraria di lezione ne comporta il recupero nell’ambito delle attività didattiche
programmate dall’istituzione scolastica. La relativa delibera è assunta dal collegio dei
docenti.
8. Per quanto attiene la riduzione dell'ora di lezione per cause di forza maggiore
determinate da motivi estranei alla didattica, la materia resta regolata dalle circolari
ministeriali n. 243 del 22.9.1979 e n.192 del 3.7.1980 nonché dalle ulteriori circolari in
materia che le hanno confermate. La relativa delibera è assunta dal consiglio di circolo o
d’istituto.
9. L'orario di insegnamento, anche con riferimento al completamento dell'orario
d'obbligo, può essere articolato, sulla base della pianificazione annuale delle attività e
nelle forme previste dai vigenti ordinamenti, in maniera flessibile e su base
plurisettimanale, in misura, di norma, non eccedente le quattro ore.
10. Per il personale insegnante che opera per la vigilanza e l'assistenza degli alunni
durante il servizio di mensa o durante il periodo della ricreazione il tempo impiegato
nelle predette attività rientra a tutti gli effetti nell'orario di attività didattica.

ART.29 -ATTIVITÀ FUNZIONALI ALL’INSEGNAMENTO


1. L’attività funzionale all’insegnamento è costituita da ogni impegno inerente alla
funzione docente previsto dai diversi ordinamenti scolastici. Essa comprende tutte le
attività, anche a carattere collegiale, di programmazione, progettazione, ricerca,
valutazione, documentazione, aggiornamento e formazione, compresa la preparazione
dei lavori degli organi collegiali, la partecipazione alle riunioni e l’attuazione delle
delibere adottate dai predetti organi.
2. Tra gli adempimenti individuali dovuti rientrano le attività relative: a) alla
preparazione delle lezioni e delle esercitazioni; b) alla correzione degli elaborati; c) ai
rapporti individuali con le famiglie.
Le attività di carattere collegiale riguardanti tutti i docenti sono costituite da:
a) a) partecipazione alle riunioni del Collegio dei docenti, ivi compresa l'attività di
programmazione e verifica di inizio e fine anno e l'informazione alle famiglie sui
risultati degli scrutini trimestrali, quadrimestrali e finali e sull'andamento delle attività
educative nelle scuole materne e nelle istituzioni educative, fino a 40 ore annue;
b) la partecipazione alle attività collegiali dei consigli di classe, di interclasse, di
intersezione. Gli obblighi relativi a queste attività sono programmati secondo criteri
stabiliti dal collegio dei docenti; nella predetta programmazione occorrerà tener conto
degli oneri di servizio degli insegnanti con un numero di classi superiore a sei in modo
da prevedere un impegno fino a 40 ore annue;
c) lo svolgimento degli scrutini e degli esami, compresa la compilazione degli
atti relativi alla valutazione.
3. Per assicurare un rapporto efficace con le famiglie e gli studenti, in relazione alle
diverse modalità organizzative del servizio, il consiglio d’istituto sulla base delle
proposte del collegio dei docenti definisce le modalità e i criteri per lo svolgimento dei
rapporti con le famiglie e gli studenti, assicurando la concreta accessibilità al servizio,
pur compatibilmente con le esigenze di funzionamento dell'istituto e prevedendo idonei
strumenti di comunicazione tra istituto e famiglie.
4. Per assicurare l'accoglienza e la vigilanza degli alunni, gli insegnanti sono tenuti a
trovarsi in classe 5 minuti prima dell'inizio delle lezioni e ad assistere all'uscita
degli alunni medesimi.

ART.30 -ATTIVITA’ AGGIUNTIVE E ORE ECCEDENTI


1. Le attività aggiuntive e le ore eccedenti d’insegnamento restano disciplinate dalla
legislazione e dalle norme contrattuali, nazionali e integrative, attualmente vigenti
all’atto delle stipula del presente CCNL.
CCNL 2018 - Art. 28 Attività dei docenti
1. Fermo restando l’articolo 28 del CCNL 29/11/2007, l’orario di cui al comma 5 di tale
articolo può anche essere parzialmente o integralmente destinato allo svolgimento di
attività per il potenziamento dell’offerta formativa di cui al comma 3 o quelle
organizzative di cui al comma 4, dopo aver assicurato la piena ed integrale copertura
dell’orario di insegnamento previsto dagli ordinamenti scolastici e nel limite
dell’organico di cui all’art. 1, comma 201, della legge n. 107/2015. Le eventuali ore non
programmate nel PTOF dei docenti della scuola primaria e secondaria sono destinate
alle supplenze sino a dieci giorni.
2. Al di fuori dei casi previsti dall’articolo 28, comma 8, del CCNL 29/11/2007,
qualunque riduzione della durata dell’unità oraria di lezione ne comporta il recupero
prioritariamente in favore dei medesimi alunni nell’ambito delle attività didattiche
programmate dall’istituzione scolastica. La relativa delibera è assunta dal collegio dei
docenti.
3. Il potenziamento dell’offerta formativa comprende, fermo restando quanto previsto
dall’articolo 29 del CCNL 29/11/2007, le attività di istruzione, orientamento,
formazione, inclusione scolastica, diritto allo studio, coordinamento, ricerca e
progettazione previste dal piano triennale dell’offerta formativa, ulteriori rispetto a
quelle occorrenti per assicurare la realizzazione degli ordinamenti scolastici, per
l’attuazione degli obiettivi di cui all’articolo 1, comma 7, della legge 13 luglio 2015, n.
107. Le predette attività sono retribuite, purché autorizzate, quando eccedenti quelle
funzionali e non ricomprese nell’orario di cui al presente articolo.
4. Le attività organizzative sono quelle di cui all’articolo 25, comma 5, del d.lgs. 165
del 2001, nonché quelle di cui all’articolo 1, comma 83, della legge n. 107 del 2015.
Decreto Presidente della Repubblica n. 275 dell'8 marzo 1999-Regolamento recante norme in
materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell'art. 21 legge 15 marzo 1997, n. 59
TITOLO I - ISTITUZIONI SCOLASTICHE NEL QUADRO DELL'AUTONOMIA
CAPO I - DEFINIZIONI E OGGETTO
Art. 1 - Natura e scopi dell'autonomia delle istituzioni scolastiche
1. Le istituzioni scolastiche sono espressioni di autonomia funzionale e provvedono alla definizione e
alla realizzazione dell'offerta formativa, nel rispetto delle funzioni delegate alle Regioni e dei compiti
e funzioni trasferiti agli Enti locali, ai sensi degli articoli 138 e 139 del decreto legislativo 31 marzo
1998, n. 112. A tal fine interagiscono tra loro e con gli Enti locali promuovendo il raccordo e la sintesi
tra le esigenze e le potenzialità individuali e gli obiettivi nazionali del sistema di istruzione.
2. L'autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo
culturale e si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione,
formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla
domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il
successo formativo, coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione e
con l'esigenza di migliorare l'efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento.
Art. 2 - Oggetto
1. Il presente regolamento detta la disciplina generale dell'autonomia delle istituzioni scolastiche,
individua le funzioni ad esse trasferite e provvede alla ricognizione delle disposizioni di legge
abrogate.
(…)
CAPO II - AUTONOMIA DIDATTICA E ORGANIZZATIVA, DI RICERCA, SPERIMENTAZIONE E SVILUPPO
Art. 3 - Piano dell'offerta formativa
1. Ogni istituzione scolastica predispone, con la partecipazione di tutte le sue componenti, il
piano triennale dell'offerta formativa, rivedibile annualmente. Il piano è il documento
fondamentale costitutivo dell'identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche ed
esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa e organizzativa che le singole
scuole adottano nell'ambito della loro autonomia.

2. Il piano è coerente con gli obiettivi generali ed educativi dei diversi tipi e indirizzi di studi,
determinati a livello nazionale a norma dell'articolo 8, e riflette le esigenze del contesto culturale,
sociale ed economico della realtà locale, tenendo conto della programmazione territoriale dell'offerta
formativa. Esso comprende e riconosce le diverse opzioni metodologiche, anche di gruppi minoritari,
valorizza le corrispondenti professionalità e indica gli insegnamenti e le discipline tali da coprire:

a) il fabbisogno dei posti comuni e di sostegno dell'organico dell'autonomia (..),;


a) il fabbisogno dei posti per il potenziamento dell'offerta formativa.
3. Il piano indica altresì il fabbisogno relativo ai posti del personale amministrativo, tecnico e
ausiliario, (…) il fabbisogno di infrastrutture e di attrezzature materiali, nonché i piani di
miglioramento dell'istituzione scolastica previsti dal regolamento di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 28 marzo 2013, n. 80.
4. Il piano è elaborato dal collegio dei docenti sulla base degli indirizzi per le attività della
scuola e delle scelte di gestione e di amministrazione definiti dal dirigente scolastico. Il piano è
approvato dal consiglio d'istituto.
4. (…)
Art. 4 - Autonomia didattica
1. Le istituzioni scolastiche, nel rispetto della libertà di insegnamento, della libertà di scelta educativa
delle famiglie e delle finalità generali del sistema, a norma dell'articolo 8 concretizzano gli obiettivi
nazionali in percorsi formativi funzionali alla realizzazione del diritto ad apprendere e alla crescita
educativa di tutti gli alunni, riconoscono e valorizzano le diversità, promuovono le potenzialità di
ciascuno adottando tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo.
2. Nell'esercizio dell'autonomia didattica le istituzioni scolastiche regolano i tempi dell'insegnamento
e dello svolgimento delle singole discipline e attività nel modo più adeguato al tipo di studi e ai ritmi
di apprendimento degli alunni. A tal fine le istituzioni scolastiche possono adottare tutte le forme di
flessibilità che ritengono opportune e tra l'altro:
a) l'articolazione modulare del monte ore annuale di ciascuna disciplina e attività;
b) la definizione di unità di insegnamento non coincidenti con l'unità oraria della lezione e
l'utilizzazione, nell'ambito del curricolo obbligatorio di cui all'articolo 8, degli spazi orari residui;
c) l'attivazione di percorsi didattici individualizzati (…),;
d) l'articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi
anni di corso;
e) l'aggregazione delle discipline in aree e ambiti disciplinari.
3. Nell'ambito dell'autonomia didattica possono essere programmati, anche sulla base degli interessi
manifestati dagli alunni, percorsi formativi che coinvolgono più discipline e attività nonché
insegnamenti in lingua straniera in attuazione di intese e accordi internazionali.
4. Nell'esercizio dell'autonomia didattica le istituzioni scolastiche assicurano comunque la
realizzazione di iniziative di recupero e sostegno, di continuità e di orientamento scolastico e
professionale (…)
5. La scelta, l'adozione e l'utilizzazione delle metodologie e degli strumenti didattici, ivi compresi i libri
di testo, sono coerenti con il Piano dell'offerta formativa di cui all'articolo 3 e sono attuate con criteri
di trasparenza e tempestività. Esse favoriscono l'introduzione e l'utilizzazione di tecnologie
innovative.
6. (…) (criteri per il riconoscimento dei crediti e per il recupero dei debiti scolastici).
7.
Art. 5 - Autonomia organizzativa
1. Le istituzioni scolastiche adottano, anche per quanto riguarda l'impiego dei docenti, ogni modalità
organizzativa che sia espressione di libertà progettuale e sia coerente con gli obiettivi generali e
specifici di ciascun tipo e indirizzo di studio, curando la promozione e il sostegno dei processi
innovativi e il miglioramento dell'offerta formativa.
2. Gli adattamenti del calendario scolastico sono stabiliti dalle istituzioni scolastiche in relazione alle
esigenze derivanti dal Piano dell'offerta formativa, nel rispetto delle funzioni in materia di
determinazione del calendario scolastico esercitate dalle Regioni a norma dell'articolo 138, comma 1,
lettera d) del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112.
3. L'orario complessivo del curricolo e quello destinato alle singole discipline e attività sono
organizzati in modo flessibile, anche sulla base di una programmazione plurisettimanale, fermi
restando l'articolazione delle lezioni in non meno di cinque giorni settimanali e il rispetto del monte
ore annuale, pluriennale o di ciclo previsto per le singole discipline e attività obbligatorie.
4. In ciascuna istituzione scolastica le modalità di impiego dei docenti possono essere diversificate
nelle varie classi e sezioni in funzione delle eventuali differenziazioni nelle scelte metodologiche ed
organizzative adottate nel piano dell'offerta formativa.
Art. 6 - Autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo
1. Le istituzioni scolastiche, singolarmente o tra loro associate, esercitano l'autonomia di ricerca,
sperimentazione e sviluppo tenendo conto delle esigenze del contesto culturale, sociale ed
economico delle realtà locali e curando tra l'altro:
a) la progettazione formativa e la ricerca valutativa;
b) la formazione e l'aggiornamento culturale e professionale del personale scolastico;
c) l'innovazione metodologica e disciplinare;
d) la ricerca didattica sulle diverse valenze delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione e
sulla loro integrazione nei processi formativi;
e) la documentazione educativa e la sua diffusione all'interno della scuola;
f) gli scambi di informazioni, esperienze e materiali didattici;
g) l'integrazione fra le diverse articolazioni del sistema scolastico e, d'intesa con i soggetti istituzionali
competenti, fra i diversi sistemi formativi, ivi compresa la formazione professionale.
2. (…)
3. (…)
Art. 7 - Reti di scuole
1. Le istituzioni scolastiche possono promuovere accordi di rete o aderire ad essi per il
raggiungimento delle proprie finalità istituzionali.
2. L'accordo può avere a oggetto attività didattiche, di ricerca, sperimentazione e sviluppo, di
formazione e aggiornamento; di amministrazione e contabilità, (…) di organizzazione e di altre
attività coerenti con le finalità istituzionali (…);.
3. L'accordo può prevedere lo scambio temporaneo di docenti, che liberamente vi consentono, fra le
istituzioni che partecipano alla rete (…).
4.
5.
6. Nell'ambito delle reti di scuole, possono essere istituiti laboratori finalizzati tra l'altro a:
a) la ricerca didattica e la sperimentazione;
b) la documentazione (…);
c) la formazione in servizio del personale scolastico;
d) l'orientamento scolastico e professionale.
7. (…)
8. (…)
9. (…)
10. (…).
CAPO III- CURRICOLO NELL'AUTONOMIA
Art. 8 - Definizione dei curricoli
1. Il Ministro della Pubblica Istruzione, previo parere delle competenti commissioni parlamentari sulle
linee e sugli indirizzi generali, definisce a norma dell'articolo 205 del decreto legislativo 16 aprile
1994, n. 297, sentito il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, per i diversi tipi e indirizzi di
studio:
a) gli obiettivi generali del processo formativo;
b) gli obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli alunni;
c) le discipline e le attività costituenti la quota nazionale dei curricoli e il relativo monte ore annuale;
d) l'orario obbligatorio annuale complessivo dei curricoli comprensivo della quota nazionale
obbligatoria e della quota obbligatoria riservata alle istituzioni scolastiche;
e) i limiti di flessibilità temporale per realizzare compensazioni tra discipline e attività della quota
nazionale del curricolo;
f) gli standard relativi alla qualità del servizio;
g) gli indirizzi generali circa la valutazione degli alunni, il riconoscimento dei crediti e dei debiti
formativi;
h) i criteri generali per l'organizzazione dei percorsi formativi finalizzati all'educazione permanente
degli adulti, anche a distanza, da attuare nel sistema integrato di istruzione, formazione, lavoro,
sentita la Conferenza unificata.
2. Le istituzioni scolastiche determinano, nel Piano dell'offerta formativa il curricolo obbligatorio per i
propri alunni in modo da integrare, a norma del comma 1, la quota definita a livello nazionale con la
quota loro riservata che comprende le discipline e le attività da esse liberamente scelte. Nella
determinazione del curricolo le istituzioni scolastiche precisano le scelte di flessibilità previste dal
comma 1, lettera e).
3.
4.
5.
6.
Art. 9 - Ampliamento dell'offerta formativa
1. Le istituzioni scolastiche, singolarmente, collegate in rete o tra loro consorziate, realizzano
ampliamenti dell'offerta formativa che tengano conto delle esigenze del contesto culturale, sociale ed
economico delle realtà locali.
2. I curricoli determinati a norma dell'articolo 8 possono essere arricchiti con discipline e attività
facoltative (…)
3. Le istituzioni scolastiche possono promuovere e aderire a convenzioni o accordi stipulati a livello
nazionale, regionale o locale, anche per la realizzazione di specifici progetti.
4.
5. Nell'ambito delle attività in favore degli adulti possono essere promosse specifiche iniziative di
informazione e formazione destinate ai genitori degli alunni.
Art. 10 - Verifiche e modelli di certificazione
Art. 11 - Iniziative finalizzate all'innovazione

CAPO IV - DISCIPLINA TRANSITORIA


Art. 12 - Sperimentazione dell'autonomia
Art. 13 - Ricerca metodologica

TITOLO II - FUNZIONI AMMINISTRATIVE E GESTIONE DEL SERVIZIO DI ISTRUZIONE


CAPO I - ATTRIBUZIONE, RIPARTIZIONE E COORDINAMENTO DELLE FUNZIONI
Art. 14 - Attribuzione di funzioni alle istituzioni scolastiche
1. A decorrere dal 1° settembre 2000 alle istituzioni scolastiche sono attribuite le funzioni già di
competenza dell'Amministrazione centrale e periferica relative alla carriera scolastica e al rapporto
con gli alunni, all'amministrazione e alla gestione del patrimonio e delle risorse e allo stato giuridico
ed economico del personale non riservate, in base all'articolo 15 o ad altre specifiche disposizioni,
all'Amministrazione centrale e periferica.
2. In particolare le istituzioni scolastiche provvedono a tutti gli adempimenti relativi alla carriera
scolastica degli alunni e disciplinano (…) le iscrizioni, le frequenze, le certificazioni, la
documentazione, la valutazione, il riconoscimento degli studi compiuti in Italia e all'estero ai fini della
prosecuzione degli studi medesimi, la valutazione dei crediti e debiti formativi, la partecipazione a
progetti territoriali e internazionali, la realizzazione di scambi educativi internazionali. (…) adottano il
regolamento di disciplina degli alunni.
3.
4.
5.
6.
7.
7 bis.
Art. 15 - Competenze escluse
1. Sono escluse dall'attribuzione alle istituzioni scolastiche le seguenti funzioni in materia di personale
il cui esercizio è legato ad un ambito territoriale più ampio di quello di competenza della singola
istituzione, ovvero richiede garanzie particolari in relazione alla tutela della libertà di insegnamento:
a) formazione delle graduatorie permanenti riferite ad ambiti territoriali più vasti di quelli della
singola istituzione scolastica;
b) reclutamento del personale docente, amministrativo, tecnico e ausiliario con rapporto di lavoro a
tempo indeterminato;
c) mobilità esterna alle istituzioni scolastiche e utilizzazione del personale eccedente l'organico
funzionale di istituto;
d) autorizzazioni per utilizzazioni ed esoneri per i quali sia previsto un contingente nazionale;
comandi, utilizzazioni e collocamenti fuori ruolo;
e) riconoscimento di titoli di studio esteri, fatto salvo quanto previsto nell'articolo 14, comma 2.
2. Resta ferma la normativa vigente in materia di provvedimenti disciplinari nei confronti del
personale docente, amministrativo, tecnico e ausiliario.
Art. 16 - Coordinamento delle competenze
1. Gli organi collegiali della scuola garantiscono l'efficacia dell'autonomia delle istituzioni scolastiche
nel quadro delle norme che ne definiscono competenze e composizione.
2. Il dirigente scolastico esercita le funzioni di cui al decreto legislativo 6 marzo 1998, n. 59, nel
rispetto delle competenze degli organi collegiali.
3. I docenti hanno il compito e la responsabilità della progettazione e dell'attuazione del processo di
insegnamento e di apprendimento.
4. Il responsabile amministrativo assume funzioni di direzione dei servizi di segreteria nel quadro
dell'unità di conduzione affidata al dirigente scolastico.
5. Il personale della scuola, i genitori e gli studenti partecipano al processo di attuazione e sviluppo
dell'autonomia assumendo le rispettive responsabilità.
6. Il servizio prestato dal personale della scuola ai sensi dell'articolo 15, comma 1, lettera d), purché
riconducibile a compiti connessi con la scuola, resta valido a tutti gli effetti come servizio di istituto.
TITOLO III DISPOSIZIONI FINALI
CAPO I – ABROGAZIONI
Art. 17 - Ricognizione delle disposizioni di legge abrogate
1. Ai sensi dell'articolo 21, comma 13 della legge 15 marzo 1997, n. 59 sono abrogate con effetto dal
1° settembre 2000, le seguenti disposizioni del Testo Unico approvato con decreto legislativo 16
aprile 1994, n. 297:
- articolo 5, commi 9, 10 e 11;
- articolo 26;
- articolo 27, commi 3, 4, 5, 6, 8, 10, 11, 14, 15, 16, 17, 18, 19 e 20;
- articolo 28, commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 limitatamente alle parole "e del consiglio scolastico
distrettuale", 8 e 9;
- articolo 29, commi 2, 3, 4 e 5;
- articolo 104, commi 2, 3, e 4;
- articoli 105 e 106;
- articolo 119, commi 2 e 3;
- articolo 121;
- articolo 122, commi 2 e 3;
- articoli 123, 124, 125 e 126;
- articolo 128, commi 2, 5, 6, 7, 8 e 9;
- articolo 129, commi 2, 4 limitatamente alla parola "settimanale" e 6;
- articolo 143, comma 2;
- articoli 144, 165, 166, 167, 168;
- articolo 176, commi 2 e 3;
- articolo 185, commi 1 e 2;
- articolo 193, comma 1, limitatamente alle parole "e ad otto decimi in condotta";
- articoli 193/bis e 193/ter;
- articoli 276, 277, 278, 279, 280 e 281;
- articolo 328, commi 2, 3, 4, 5 e 6;
- articoli 329 e 330;
- articolo 603.
2. Resta salva la facoltà di emanare, entro il 1° settembre 2000 regolamenti che individuino eventuali
ulteriori disposizioni incompatibili con le norme del presente regolamento.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti
normativi della Repubblica Italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
D. Lgs 165/2001 Articolo 25 Dirigenti delle istituzioni scolastiche

(Art. 25-bis del D.Lgs n. 29 del 1993)

1. Nell'ambito dell'amministrazione scolastica periferica è istituita la qualifica dirigenziale per i


capi di istituto preposti alle istituzioni scolastiche ed educative alle quali è stata attribuita
personalità giuridica ed autonomia a norma dell'articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59 e
successive modificazioni ed integrazioni. I dirigenti scolastici sono inquadrati in ruoli di dimensione
regionale e rispondono, agli effetti dell'articolo 21, in ordine ai risultati, che sono valutati tenuto
conto della specificità delle funzioni e sulla base delle verifiche effettuate da un nucleo di
valutazione istituito presso l'amministrazione scolastica regionale, presieduto da un dirigente e
composto da esperti anche non appartenenti all'amministrazione stessa.

2. Il dirigente scolastico assicura la gestione unitaria dell'istituzione, ne ha la legale


rappresentanza, é responsabile della gestione delle risorse finanziarie e strumentali e dei risultati
del servizio. Nel rispetto delle competenze degli organi collegiali scolastici, spettano al dirigente
scolastico autonomi poteri di direzione, di coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane.
In particolare, il dirigente scolastico organizza l'attività scolastica secondo criteri di efficienza e di
efficacia formative ed è titolare delle relazioni sindacali.
3. Nell'esercizio delle competenze di cui al comma 2, il dirigente scolastico promuove gli
interventi per assicurare la qualità dei processi formativi e la collaborazione delle risorse culturali,
professionali, sociali ed economiche del territorio, per l'esercizio della libertà di insegnamento,
intesa anche come libertà di ricerca e innovazione metodologica e didattica, per l'esercizio della
libertà di scelta educativa delle famiglie e per l'attuazione del diritto all'apprendimento da parte
degli alunni.
4. Nell'ambito delle funzioni attribuite alle istituzioni scolastiche, spetta al dirigente
l'adozione dei provvedimenti di gestione delle risorse e del personale.

5. Nello svolgimento delle proprie funzioni organizzative e amministrative il dirigente può


avvalersi di docenti da lui individuati, ai quali possono essere delegati specifici compiti, ed è
coadiuvato dal responsabile amministrativo, che sovrintende, con autonomia operativa, nell'ambito
delle direttive di massima impartite e degli obiettivi assegnati, ai servizi amministrativi ed ai servizi
generali dell'istituzione scolastica, coordinando il relativo personale. (127)
6. II dirigente presenta periodicamente al consiglio di circolo o al consiglio di istituto motivata
relazione sulla direzione e il coordinamento dell'attività formativa, organizzativa e amministrativa
al fine di garantire la più ampia informazione e un efficace raccordo per l'esercizio delle
competenze degli organi della istituzione scolastica.

7. I capi di istituto con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, ivi compresi i rettori e i
vicerettori dei convitti nazionali, le direttrici e vice direttrici degli educandati, assumono la
qualifica di dirigente, previa frequenza di appositi corsi di formazione, all'atto della preposizione
alle istituzioni scolastiche dotate di autonomia e della personalità giuridica a norma dell'articolo 21
della legge 15 marzo 1997, n. 59 e successive modificazioni ed integrazioni, salvaguardando, per
quanto possibile, la titolarità della sede di servizio.

8. Il Ministro della pubblica istruzione, con proprio decreto, definisce gli obiettivi, i contenuti e
la durata della formazione; determina le modalità di partecipazione ai diversi moduli formativi e
delle connesse verifiche; definisce i criteri di valutazione e di certificazione della qualità di
ciascun corso; individua gli organi dell'amministrazione scolastica responsabili dell'articolazione e
del coordinamento dei corsi sul territorio, definendone i criteri; stabilisce le modalità di
svolgimento dei corsi con il loro affidamento ad università, agenzie specializzate ed enti pubblici e
privati anche tra loro associati o consorziati.
9. La direzione dei conservatori di musica, delle accademie di belle arti, degli istituti superiori
per le industrie artistiche e delle accademie nazionali di arte drammatica e di danza, è
equiparata alla dirigenza dei capi d'istituto. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione
sono disciplinate le modalità di designazione e di conferimento e la durata dell'incarico,
facendo salve le posizioni degli attuali direttori di ruolo.

10. Contestualmente all'attribuzione della qualifica dirigenziale, ai vicerettori dei convitti


nazionali e alle vicedirettrici degli educandati sono soppressi i corrispondenti posti. Alla
conclusione delle operazioni sono soppressi i relativi ruoli.

11. I capi d'istituto che rivestano l'incarico di Ministro o Sottosegretario di Stato, ovvero siano in
aspettativa per mandato parlamentare o amministrativo o siano in esonero sindacale, distaccati,
comandati, utilizzati o collocati fuori ruolo possono assolvere all'obbligo di formazione mediante
la frequenza di appositi moduli nell'ambito della formazione prevista dal presente articolo, ovvero
della formazione di cui all'articolo 29. In tale ultimo caso l'inquadramento decorre ai fini giuridici
dalla prima applicazione degli inquadramenti di cui al comma 7 ed ai fini economici dalla data di
assegnazione ad una istituzione scolastica autonoma.

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