Sei sulla pagina 1di 2

Scrivi un testo argomentativo: segni di crescita.

Non sei più un bambino, non ne hai più l’età (r16)

Per Telemaco ciò significa prendere posizione di fronte alla madre, parlare apertamente contro

coloro che sperperano i suoi beni, prepararsi a un viaggio, addirittura progettare una vendetta. Per te

invece ,oggi, che cosa significa “non fare più il bambino”? Quali esperienze o atteggiamenti ritieni

significativi come segni o passaggi di crescita alla tua età?

Crescere

Da sempre ai ragazzi viene detto dagli adulti di “non fare i bambini” con tono perentorio. E ciò

accadde, come a tutti, anche a Telemaco, figlio del grande Odisseo, che non aveva mai conosciuto il

padre, viene rimproverato con questa ammonizione dalla dea Atena, celatasi dietro l’aspetto di

Mente, un amico di famiglia. Quasi come se “fare i bambini” racchiudesse in sè tutti gli

atteggiamenti e i modi di fare negativi che un adulto non dovrebbe mai avere. Viene da chiedersi

che cosa abbiano i bambini che non va? I bambini davanti alle difficoltà fanno i capricci e non

sanno mai cosa fare se nessuno li guida. Quindi per non comportarsi da bambino si dovrebbe essere

autonomi: nelle scelte, nello studio, nei rapporti con gli altri. E oggi tanti ragazzi danno prova di

questo, sono tutti chiamati a fare sacrifici per il bene comune. La pandemia ha costretto tutti, i

giovani compresi, a capire presto che c’è un bene comune più importante della voglia di uscire di

sera con gli amici, di fare lo sport che si ama, di abbracciare un familiare. Imparano a studiare senza

che qualcuno li controlli e ammonisca continuamente, studiano per sè stessi e non per paura della

famigerata “nota”. I bambini fanno le marachelle e poi si nascondono dietro a un dito, urlando con

forza “non sono stato io” convincendosi quasi di non essere stati loro, anche se in fondo sanno di

averla fatta grossa e sperano di non essere scoperti. Quindi per crescere, non si dovrebbe essere

così, ma sarebbe opportuno che ognuno di noi si assumesse le proprie responsabilità, e fosse pronto

a dire: “Sono stato io e rimedierò”. Perché i grandi combinano guai proprio come i bambini, la

differenza sta nell’ammettere le proprie colpe, cercare di rimediare in qualche modo. La

consapevolezza dell’errore e l’ammissione di quest’ultimo ci rende un po’ meno bambini. Questi


quando hanno paura o provano dolore si rifugiano tra le braccia dei grandi, quasi come se mamma e

papà fossero invincibili. Crescere significa accorgerti che la paura deve essere affrontata e che il

dolore per quanto si desideri superarlo lascerà sempre i suoi segni invisibili che però si fanno sentire

sempre e col passare del tempo diventano un po' più sordi ma sono sempre lì. La morte delle

persone più care ci insegna a non essere più bambini: perché se nonna non c’è più, stavolta quella

forte devi essere tu, e devi dare una spalla su cui piangere a mamma, non devi darle altri pensieri e

farle sentire che sei accanto a lei. Perché tu non riesci proprio ad immaginare quanto possa essere

doloroso per lei se per te già lo è così tanto. E si prova ad imitare quegli adulti che sembravano

invincibili. Eppure ci sono tanti piccoli momenti in cui, se si osserva bene, ci si accorge che in ogni

adulto, c’è la traccia del bambino che è stato. Ogni ragazzo cresce solo se conserva gelosamente

dentro di sè alcune fragilità di quell’età ingenua: la voglia di giocare, la voglia di rialzarsi con le

ginocchia sbucciate per correre più forte di prima, i sogni e le speranze.

Potrebbero piacerti anche