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Flow, benessere e prestazione eccellente.

Dai modelli
teorici alle applicazioni nello sport e in azienda
di Marisa Muzio , Giuseppe Riva , Luca Argenton
Franco Angeli, Milano, 2012 - Codice ISBN: 9788820406530

In breve
Gli studi sul flow nascono con l’obiettivo di
analizzare i fattori capaci di trasformare
un’esperienza momentanea in uno stato
psicologico ottimale, la cui comprensione
consente di delineare un modello di
ottimizzazione della performance che
identifica nel benessere il presupposto per
risultati eccellenti. Il testo analizza le
possibili applicazioni delle esperienze
ottimali in due specifici ambiti: lo sport,
individuale e di squadra, e il mondo
aziendale.

Presentazione del volume


La psicologia ha sempre affiancato all'interesse per la patologia e il disagio l'attenzione per lo
sviluppo e il potenziamento ( empowerment ) individuale e sociale.
Uno dei temi emergenti in questo ambito è l'attenzione per il "flow", l'esperienza ottimale. Nel
dialogo costante con la tradizione filosofica e con i modelli psicologici legati all'affermazione e
all'espressione del sé, gli studi sul flow nascono con l'obiettivo di analizzare i fattori capaci di
trasformare un'esperienza momentanea in uno stato psicologico ottimale. La comprensione di
tale stato e delle condizioni che ne sono alla base consente, infatti, di delineare un modello di
ottimizzazione della performance che identifica nel benessere il presupposto per risultati
eccellenti. A caratterizzare l'esperienza di flow è un elevato livello di concentrazione e di
partecipazione all'attività, l'equilibrio fra la percezione della difficoltà della situazione e del
compito (challenge) e le capacità personali (skills), la sensazione d'alterazione temporale
(l'orologio interno rallenta, mentre l'orologio esterno accelera), un senso di piacevolezza e
soddisfazione. All'interno di questo contesto l'obiettivo del volume è triplice: presentare al
lettore le caratteristiche e i determinanti delle esperienze ottimali; introdurre e presentare
alcuni dei principali strumenti disponibili in italiano per la valutazione del flow; descrivere e
analizzare le possibili applicazioni delle esperienze ottimali e dei diversi strumenti di misura in
due specifici ambiti applicativi quali lo sport, individuale e di squadra, e il mondo aziendale.

Marisa Muzio, Nazionale di nuoto, psicologa, affianca all'insegnamento e alla ricerca universitaria, l'attività
professionale nell'ambito della psicologia dello sport e delle organizzazioni. È ideatrice e coordina, dal 1996 al
2011, con Sandro Gamba il primo Master in Italia in Psicologia dello sport. Trasla le esperienze dello sport di
alto livello alle realtà aziendali, dando vita allo Sport Outdoor Training(r) e al Coaching by Action(r). "Psicologa
dell'anno 2008" per i successi professionali ai Giochi Olimpici di Pechino.
Giuseppe Riva insegna Psicologia della comunicazione e Psicologia e nuove tecnologie della comunicazione
all'Università Cattolica di Milano, dove dirige il Laboratorio di Studio dell'Interazione Comunicativa e delle Nuove
Tecnologie. È presidente dell'Associazione Internazionale di CiberPsicologia (i-ACToR) ed Editor europeo della
rivista scientifica "CyberPsychology, Behavior and Social Networking".
Luca Argenton, laureatosi in Psicologia con una borsa di studio per meriti accademici, svolge attività di ricerca,
formazione e consulenza in ambito aziendale e sportivo. Ha studiato presso l'University of Queensland di
Brisbane e ha conseguito un Master in Psicologia dello sport.
Indice

Gli Autori pag. 9

Prefazione, di Antonella Delle Fave » 11

Introduzione, di Marisa Muzio, Giuseppe Riva, Luca Argenton » 15

Sezione I - La cornice di riferimento

1. Psicologia Positiva: verso una teoria dell’Esperienza Ot-


timale, di Marisa Muzio, Giuseppe Riva, Luca Argenton » 21
1. Le due facce della psicologia » 21
2. Psicologia Positiva: obiettivi, contenuti e metodi » 22
3. La dimensione edonica della Psicologia Positiva » 23
4. La dimensione eudaimonica della Psicologia Positiva » 26
5. Verso l’Esperienza Ottimale » 30
6. Bibliografia » 31

2. Il flow: un’introduzione, di Marisa Muzio, Giuseppe Riva,


Luca Argenton » 35
1. L’esperienza di flow » 35
2. Il flow come esperienza universale » 36
3. Flow e presenza » 37
4. Le dimensioni del flow » 40
5. Bibliografia » 45

3. Il flow in una prospettiva culturale, di Paolo Inghilleri,


Eleonora Riva, Marco Boffi » 47
1. Flow e selezione psicologica » 47

5
2. Flow e culture: un’analisi dei diversi contesti pag. 55
3. Bibliografia » 64

4. Flow e presenza: dall’esperienza soggettiva all’esperienza


personale, di Giuseppe Riva, Fabrizia Mantovani » 67
1. Esperienza soggettiva ed esperienza personale » 67
2. L’analisi dell’attività umana » 68
3. Presenza e presenza sociale » 71
4. Presenza ed evoluzione del sé » 78
5. Esperienze ottimali individuali e collettive: i punti di
contatto » 82
6. Bibliografia » 84

5. Networked Flow: Esperienza Ottimale e creatività di


gruppo, di Andrea Gaggioli, Giuseppe Riva, Luca Milani,
Elvis Mazzoni » 87
1. Introduzione » 87
2. Dalla creatività di gruppo alle reti creative: il ruolo
dell’Esperienza Ottimale » 89
3. Le dimensioni cognitive del Networked Flow » 92
4. Il ruolo del Networked Flow nell’evoluzione culturale » 94
5. Le fasi del Networked Flow » 97
6. Implicazioni metodologiche » 101
7. Conclusioni » 102
8. Bibliografia » 103

Sezione II - Strumenti e metodi

6. Flow: dalla teoria agli strumenti di valutazione, di Luca


Argenton » 107
1. Introduzione » 107
2. Experience Sampling Method » 107
3. Flow Questionnaire » 111
4. La Flow State Scale » 113
5. La Dispositional Flow Scale » 116
6. Sviluppo delle scale del flow revisionate » 118
7. Conclusioni » 122
8. Bibliografia » 123

7. La validazione italiana della Flow State Scale - FSS, di Bar-


bara Diana, Daniela Villani, Marisa Muzio, Giuseppe Riva » 127
1. Introduzione » 127

6
2. Traduzione ed adattamento italiano della FSS pag. 130
3. La ricerca con il campione italiano » 131
4. Conclusioni » 139
5. Bibliografia » 141

8. L’adattamento italiano della Dispositional Flow Scale II-


DFS-2, di Marco Boffi, Barbara Diana, Eleonora Riva, Pa-
olo Inghilleri, Luca Argenton, Daniela Villani, Marisa Mu-
zio, Giuseppe Riva » 144
1. Introduzione » 144
2. Traduzione ed adattamento italiano della DFS-2 » 146
3. La ricerca con il campione italiano » 148
4. Conclusioni » 149
5. Bibliografia » 158

Sezione III - Le applicazioni nello sport e in azienda

9. L’Esperienza Ottimale nella psicologia dello sport, di


Marisa Muzio, Luca Argenton » 163
1. Introduzione » 163
2. La psicologia dello sport: il modello ricerca-formazio-
ne-counseling » 163
3. Verso una tecnologia del rendimento ottimale » 169
4. I peak moments » 170
5. Bibliografia » 173

10. Le nove dimensioni del flow: dalla ricerca al campo, di


Marisa Muzio, Luca Argenton » 176
1. Introduzione » 176
2. Traduzione e adattamento della FSS in lingua italiana: le
fasi » 177
3. La ricerca: il flow nello sport di alto livello » 180
4. Dalle nove dimensioni alla preparazione mentale » 181
5. Il flow in un processo di preparazione integrata » 188
6. Non solo lo sport dei campioni » 195
7. Bibliografia » 196

11. Il flow come strumento di valutazione e di empowerment


aziendale, di Marisa Muzio » 198
1. Introduzione » 198
2. Il flow per la valutazione dei diversi profili aziendali » 199
3. Il flow per l’empowerment » 203

7
4. Flow e nuove tecnologie per l’assessment e l’empower-
ment di gruppi di lavoro pag. 209
5. Conclusioni » 213
6. Bibliografia » 215

Postfazione. Il flow: un’esperienza universale, di Sandro Gamba


1. La mia esperienza » 217
2. Il flow dei campioni » 217
3. Non solo sport: il flow nella vita quotidiana » 221

8
Gli Autori

Marco Boffi, psicologo, Dottore di ricerca in Psicobiologia. Dal 2007 collabo-


ra alle attività di ricerca e didattica condotte presso il Dipartimento di Geografia
e Scienze Umane dell’Ambiente dell’Università degli Studi di Milano. Svolge atti-
vità di ricerca e consulenza in collaborazione con policymakers sulla relazione fra
benessere e attivismo politico, l’applicazione di indicatori di benessere, buone pra-
tiche amministrative e partecipazione civica.
Antonella Delle Fave, medico specialista in Psicologia Clinica, è professore ordi-
nario di Psicologia Generale presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Univer-
sità degli Studi di Milano. Le sue ricerche comprendono lo studio dell’esperienza
soggettiva e del funzionamento ottimale in una prospettiva evolutiva e transcultura-
le, e le ricadute applicative in ambito medico-clinico. Autrice di oltre 130 pubblica-
zioni scientifiche, è attualmente Editor in Chief del Journal of Happiness Studies e
Past President della International Positive Psychology Association (IPPA).
Barbara Diana, psicologa, ha ottenuto nel 2009 la Laurea Specialistica in Psico-
logia delle Organizzazioni e dei Comportamenti di Consumo presso l’Universi-
tà di Milano-Bicocca. Ha svolto attività di formazione e ricerca nell’ambito della
Psicologia Positiva, del benessere e della psicologia dello sport. Dottoranda pres-
so il Dipartimento di Scienze Umane all’Università di Milano-Bicocca, si occupa
principalmente di Psicologia Ambientale e Cognitiva ed è autrice di contributi a
convegni nazionali e internazionali. Collabora con il “Centro Studi per le Scienze
della Comunicazione” (CESCOM) all’interno del filone di ricerca sulla comunica-
zione non verbale e discomunicazione.
Andrea Gaggioli, è ricercatore presso il Dipartimento di Psicologia dell’Universi-
tà Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Dopo essersi laureato in Psicologia Speri-
mentale presso l’Università di Bologna, ha conseguito il dottorato di ricerca in Psi-
cobiologia presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi sul Flow. Il suo
principale interesse di ricerca riguarda l’interazione uomo-computer, con particola-
re riferimento al ruolo delle nuove tecnologie nella promozione del benessere.

Sandro Gamba, Basketball Hall of Fame. Come giocatore ha vinto dieci Scudet-
ti ed è stato capitano ai Giochi Olimpici di Roma. Da C.T. della Nazionale Italia-
na ha vinto l’argento ai Giochi Olimpiaci di Mosca e l’oro agli Europei di Nantes.

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Paolo Inghilleri, medico, specializzato in Psicologia, è Professore Ordinario di
Psicologia Sociale e Direttore del Dipartimento di Geografia e Scienze Umane
dell’Ambiente dell’Università degli Studi di Milano. I suoi interessi di ricerca ri-
guardano la relazione tra biologia, mente e cultura, la psicologia culturale, lo stu-
dio dell’Esperienza Ottimale, la creatività, la psicologia ambientale.
Fabrizia Mantovani, è ricercatore di Psicologia Generale presso l’Università de-
gli Studi di Milano Bicocca e docente di Psicologia della Comunicazione presso la
stessa università. Collabora con il Centro Studi per le Scienze della Comunicazio-
ne (CESCOM). I suoi principali interessi di ricerca riguardano l’utilizzo di nuo-
ve tecnologie, in particolare realtà virtuale e Serious Games, per il potenziamento
delle competenze comunicative ed emotive.
Luca Milani, è ricercatore presso il Dipartimento e la Facoltà di Psicologia
dell’Università Cattolica di Milano ed è membro del Centro Ricerche sulle Dina-
miche Evolutive ed Educative (CRidee); executive editor della rivista Maltratta-
mento e Abuso all’Infanzia, si occupa di ricerca nel campo del trauma infantile
(soprattutto nell’esito di processi di parenting disfunzionale, di maltrattamento e di
abuso all’infanzia) e nel campo dell’impatto a livello cognitivo, emotivo e psicopa-
tologico dell’interazione con le nuove tecnologie multimediali in ottica life-span.
Elvis Mazzoni, è ricercatore presso la Facoltà di Psicologia dell’ALMA MATER
STUDIORUM - Università di Bologna, membro dell’Editorial Board del Journal
of Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking, Assistant Editor dell’Eu-
ropean Journal of Psychology of Education e membro dei Comitati Scientifici di
vari convegni e conferenze nazionali ed internazionili (fra cui CHItaly, IADIS,
ISCAR Conference). Da tempo si occupa di evoluzione degli artefatti web e svi-
luppo delle attività umane connesse all’educazione e alla formazione e di Social
Network Analysis applicata a gruppi e reti creative.
Eleonora Riva, Ph.D., psicologa, psicoterapeuta tranasculturale, è stata assegni-
sta di ricerca in psicologia sociale presso il Dipartimento di Geografia e Scienze
Umane dell’Ambiente dell’Università degli Studi di Milano, dove continua a col-
laborare e svolgere la sua attività di ricerca. Inoltre insegna al corso di specializ-
zazione in psicoterapia transculturale della Fondazione Cecchini Pace di Milano
e collabora con diversi servizi territoriali relativamente alla presa in carico degli
utenti immigrati di prima e seconda generazione.
Daniela Villani, è Ricercatore in Psicologia Generale presso la Facoltà di Scien-
ze dell’Educazione e della Formazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore
di Milano. I suoi principali interessi sono rivolti alla Psicologia del benessere ana-
lizzata e promossa in diversi contesti, come quello educativo, sportivo, sanitario e
professionale, anche grazie al supporto delle nuove tecnologie.

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Prefazione
di Antonella Delle Fave

La felicità, il benessere ed il funzionamento ottimale rappresentano i


concetti chiave del recente e sfaccettato ambito della Psicologia Positiva, i
cui contributi innovativi a livello teorico ed applicativo sono in progressi-
vo aumento. Come ribadito dai suoi esponenti, e come ampiamente discus-
so in questo volume, la psicologia positiva non rappresenta un nuovo mo-
vimento o paradigma, bensì una prospettiva specifica di studio ed analisi.
Contrapponendosi ad un’intera tradizione focalizzata su carenze, deficit,
patologie e limitazioni dell’essere umano nella sua individualità e nella sua
dimensione sociale, tale prospettiva privilegia gli aspetti costruttivi, creati-
vi e propositivi di individui e gruppi. In questo senso essa può essere uti-
lizzata nello studio di meccanismi psicologici di base, siano essi cognitivi,
emotivi o motivazionali; le sue applicazioni si estendono dall’ambito edu-
cativo a quello occupazionale, dall’ambito sociale a quello clinico.
Uno dei temi ricorrenti in questo contesto è l’analisi della qualità dell’e-
sperienza soggettiva e dello sviluppo di abilità e competenze, che sono
considerati utili indicatori del livello di salute e benessere di singoli e di
collettività. In questo ambito assume particolare rilevanza il costrutto del
Flow o Esperienza Ottimale, formalizzato da Mihaly Csikszentmihalyi
(1975) e successivamente esplorato attraverso un’ampia gamma di strumen-
ti di ricerca in una grande varietà di contesti sociali, culturali e professio-
nali, tra persone di ogni età e condizione. Il Flow è un’esperienza di pro-
fonda concentrazione, impegno, gratificazione e stato affettivo positivo, le
cui caratteristiche cognitive sono risultate stabili e ricorrenti a livello indi-
viduale e socio-culturale (Delle Fave e Massimini, 2005).
Le ricerche che da quasi quattro decenni vengono condotte sull’esperien-
za ottimale ne hanno messo in luce tre implicazioni generali. In primo luo-
go, ogni individuo la reperisce in alcune attività della propria vita quotidia-
na, in funzione sia del contesto culturale in cui vive (che fornisce l’ambito
delle possibili opportunità d’azione su cui esercitare le capacità persona-

11
li), sia delle proprie caratteristiche (Abuhamdeh e Csikszentmihalyi, 2009;
Delle Fave, Massimini e Bassi, 2011).
In secondo luogo, le esperienze ottimali si differenziano a livello emoti-
vo e motivazionale in funzione delle tipologie di attività associate, le qua-
li presentano caratteristiche strutturali di complessità che ne determinano
il potenziale di opportunità di Flow e di incremento progressivo di abili-
tà individuali. I numerosi studi disponibili in questo ambito mostrano l’im-
portanza di favorire il reperimento di esperienze positive e gratificanti in
attività complesse e ricche di stimoli e sfide, oltre che di significati rile-
vanti per l’individuo e la comunità, quali il lavoro, lo studio, e le attività
di tempo libero strutturate e articolate, come quelle sportive ed artistiche.
L’esperienza ottimale infatti non è una condizione ricreativa di piacere e
rilassamento, bensì uno stato di impegno e concentrazione, nondimeno gra-
tificante in quanto associato a situazioni che stimolano interesse e creativi-
tà (Bassi et al., 2007; Bassi e Delle Fave 2011; Eisenberger et al., 2005; Sa-
lanova, Bakker e Llorens, 2006; Wanner et al., 2006).
In terzo luogo, l’esperienza ottimale incide sulle tendenze evolutive e sui
processi di cambiamento della società cui l’individuo appartiene. Infatti, le
attività connesse all’esperienza ottimale possono essere acquisite da interi
gruppi e comunità attraverso l’apprendimento sociale o gli altri canali di tra-
smissione dell’informazione, influenzando in tal modo i contenuti della cultu-
ra e la sua direzione evolutiva (Smith et al., 2002; Delle Fave e Bassi, 2009).
L’eccessiva enfasi che il modello occidentale attuale pone sul persegui-
mento di situazioni gratificanti nell’immediato, a scapito della coltivazio-
ne di conoscenze e competenze meno emotivamente attrattive ma più ric-
che di potenzialità di sviluppo, è uno dei problemi che le società affluenti
affrontano, soprattutto nel contesto educativo e lavorativo. Attività dove il
progressivo miglioramento della prestazione è un obiettivo intrinseco, co-
me lo sport, possono per contro favorire ad un tempo lo sforzo individuale
e quello cooperativo.
Per questo motivo i temi trattati nelle pagine seguenti risultano particolar-
mente attuali e pregnanti. La concettualizzazione dell’esperienza di Flow co-
me motore di crescita, e l’educazione alle sfide e all’impegno sono risorse fon-
damentali e necessarie allo sviluppo della complessità dell’individuo e della
società in cui vive. Programmi di intervento in campo preventivo, riabilitativo,
educativo ed organizzativo dovrebbero prestare maggiore attenzione alla qua-
lità dell’esperienza individuale, allo scopo di armonizzare le esigenze e poten-
zialità della persona con le strutture ed opportunità disponibili nel contesto di
appartenenza, promuovendo ad un tempo lo sviluppo del singolo, la sua inte-
grazione sociale e l’incremento della complessità della società in cui vive.
In questa prospettiva, l’impegno della psicologia positiva nell’identificare
le componenti del benessere soggettivo e nel tradurle in applicazioni nei di-
versi ambiti è sicuramente utile e necessario. È tuttavia altrettanto necessa-

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rio uno sforzo di integrazione: le componenti del benessere devono essere
concettualizzate all’interno di una prospettiva che promuova lo sviluppo ar-
monioso e combinato di persone e comunità umane.
I diversi contributi di questo libro suggeriscono che questi obiettivi pos-
sono essere perseguiti con diverse strategie ed in diversi contesti. L’essen-
ziale è che ciascun individuo sia incoraggiato a seguire il proprio percorso
di complessità e condivisione, a usare efficacemente i propri talenti e punti
di forza, a ricercare attivamente sfide e significati nelle attività quotidiane e
a perseguire l’esercizio congiunto della libertà e della responsabilità.

Bibliografia
Abuhamdeh, S. & Csikszentmihalyi, M. (2009), “Intrinsic and extrinsic motivatio-
nal orientations in the competitive context: an examination of person-situation
interactions”, Journal of Personality, 77: 1615-1635.
Bassi, M. e Delle Fave, A. (2011), “Optimal experience and self-determination at
school: Joining perspectives”, Motivation and Emotion, DOI 10.1007/s11031-
011-9268-z.
Bassi, M., Steca, P., Delle Fave, A. e Caparra, G.V. (2007), “Academic self-effica-
cy beliefs and quality of experience in learning”, Journal of Youth and Adole-
scence, 36: 301-312.
Csikszentmihalyi, M. (1975), Beyond Boredom and Anxiety, Jossey-Bass, San
Francisco.
Delle Fave, A. e Bassi, M. (2009), “Sharing Optimal Experiences and Promoting
Good Community Life in a Multicultural Society”, Journal of Positive Psycho-
logy, 4: 280-289.
Delle Fave, A. e Massimini, F. (2005), “The investigation of optimal experience
and apathy: developmental and psychosocial implications”, European Psycholo-
gist, 10: 264-274.
Delle Fave, A., Massimini, F. & Bassi, M. (2011), Psychological Selection and
Opimal Experience across Culture. Social empowerment through personal
growth, London, Springer.
Eisenberger, R., Jones, J.R., Stinglhamber, F., Shanock, L. e Randall, A.T. (2005),
“Flow experiences at work: for high need achievers alone?”, Journal of Organi-
zational Behavior, 26: 755-775.
Salanova, M., Bakker, A.B. e Llorens, S. (2006), “Flow at work: evidence for an
upward spiral of personal and organizational resources”, Journal of Happiness
Studies, 7: 1-22.
Smith, K.D., Christopher, J.C., Delle Fave, A. e Bhawuk, D.P.S. (2002), “Post-
Newtonian metatheories in the natural sciences and in cross-cultural psycho-
logy”, in P. Boski, F.J.R. van de Vijver e A.M. Chodynicka (a cura di), New di-
rections in cross-cultural psychology, Wydawnictwo Intytutu Psychologii PAN,
Warsaw, Poland, pp. 107-125.
Wanner, B., Ladouceur, R., Auclair, A.V. e Vitaro, F. (2006), “Flow and Dissocia-
tion: examination of mean levels, cross-links, and links to emotional well-being
across sports and recreational and pathological gambling”, Journal of Gam-
bling Studies, 22: 289-304.

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Introduzione
di Marisa Muzio, Giuseppe Riva, Luca Argenton

La psicologia ha sempre affiancato all’interesse per la patologia e il disa-


gio l’attenzione per lo sviluppo e il potenziamento (empowerment) indivi-
duale e sociale. Nell’ultimo ventennio Martin Seligman e Mihaly Csikszen-
tmihalyi hanno sviluppato questa tendenza all’interno della “Psicologia
Positiva”, sottolineando l’importanza di una psicologia focalizzata sulla po-
sitività dell’esperienza soggettiva.
Uno dei risultati più interessanti della Psicologia Positiva è l’attenzione
per l’Esperienza Ottimale – chiamata anche “flow” – considerata come uno
dei determinanti di una vita appagante (engaged life) e pregna di significa-
to (meanigful life). Infatti, nel dialogo costante con la tradizione filosofica e
con i modelli psicologici legati all’affermazione e all’espressione del sé, gli
studi sul flow nascono con l’obiettivo di analizzare i fattori capaci di tra-
sformare un’esperienza momentanea in stato psicologico ottimale.
Già le prime ricerche sul flow, iniziate negli anni Settanta da Mihaly
Csikszentmihalyi, sono sempre state animate dal desiderio di comprendere
la natura e le caratteristiche psicologiche delle esperienze ottimali, studian-
done le manifestazioni nella quotidianità. Il punto di partenza del lavoro
di Csikszentmihalyi è stato lo studio dell’atto creativo. Operando in stret-
to contatto con molti personaggi che lavoravano in professioni creative egli
aveva notato come – indipendentemente dalle opportunità di ascesa sociale
o economica – la passione, la dedizione e la gioia per il proprio lavoro ri-
manessero pressoché invariate nel tempo, dimostrandosi elementi costituti-
vi del benessere percepito.
C’era, in particolare, qualcosa di intrinsecamente motivante nell’espe-
rienza creativa – il flow – che li spingeva a continuare: un elevato livello
di concentrazione e di partecipazione all’attività, l’equilibrio fra la perce-
zione della difficoltà della situazione e del compito (challenge) e le capaci-
tà personali (skills), la sensazione d’alterazione temporale (l’orologio inter-
no rallenta, mentre l’orologio esterno accelera), e un senso di piacevolezza

15
e soddisfazione. Le ricerche successive, che hanno visto come protagoni-
sti anche una serie di ricercatori italiani come Fausto Massimini, Antonel-
la Delle Fave e Paolo Inghilleri, hanno mostrato come tale esperienza non
sia limitata all’atto creativo e a una particolare cultura ma un’esperienza
universale.
Le numerose ricerche transculturali finora condotte, che hanno portato
alla campionatura di oltre 4.000 soggetti, hanno infatti dimostrato la stabi-
lità delle caratteristiche del flow indipendentemente dal contesto culturale
di appartenenza degli intervistati e la sua associazione con le più varie atti-
vità quotidiane, a condizione che esse possano rappresentare per il soggetto
delle opportunità d’azione sufficientemente complesse da richiedere impe-
gno ed applicazione delle capacità individuali a livelli elevati.
All’interno di questo contesto teorico, si colloca il volume, che rap-
presenta la naturale evoluzione di Sport: flow e prestazione eccellente.
Dai modelli teorici alle applicazioni sul campo, curato da Marisa Muzio
nel 2004 per FrancoAngeli. In esso – a partire da un’attenta analisi del-
la prestazione sportiva eccellente attraverso il modello teorico di Csikszen-
tmihalyi – risulta di particolare interesse la traduzione in lingua italiana
della Flow State Scale ed il suo utilizzo, in via preliminare, nei confron-
ti di sportivi di alto livello, con il preciso intento di trarne indicazioni
nell’ambito della preparazione mentale.
L’analisi e l’approfondimento di tali studi hanno dato origine al volume
che nasce con un triplice obiettivo. Da una parte presentare al pubblico ita-
liano le caratteristiche e i determinanti delle esperienze ottimali. In secon-
do luogo, il volume introduce e presenta alcuni dei principali strumenti di-
sponibili in italiano per la misurazione del flow. Infine, vuole descrivere e
analizzare le possibili applicazioni delle esperienze ottimali e dei diversi
strumenti di misura in due specifici ambiti applicativi: lo sport, individuale
e di squadra, e il mondo aziendale. A ciascuno di questi tre obiettivi è de-
dicata una specifica sezione del volume.
La prima Sezione, “La cornice di riferimento” comprende cinque capi-
toli che descrivono le caratteristiche e i determinanti delle esperienze ot-
timali. Nei primi due capitoli i tre curatori introducono il lettore alla vi-
sione della Psicologia Positiva e al concetto di flow. In particolare il flow
viene descritto come una sensazione olistica, caratterizzata da un’improv-
visa espansione dei confini del sé, da una destrutturazione dell’esperien-
za temporale e da un significativo incremento della percezione di control-
lo nei confronti dell’attività stessa. Nel terzo capitolo, Inghilleri e colleghi
analizzano il legame tra flow e cultura, facendo emergere l’importanza del-
le esperienze ottimali per lo sviluppo dei sistemi culturali e per la relazio-
ne tra l’individuo e la propria cultura di appartenenza. Il quarto capitolo,
realizzato da Riva G. e Mantovani, cerca invece di collegare le esperien-

16
ze ottimali ai concetti di presenza e presenza sociale, recentemente svilup-
pati all’interno della ricerca della psicologia cognitiva. Infine, il capitolo di
Gaggioli e colleghi, introduce il lettore ad un’Esperienza Ottimale di grup-
po, il Networked Flow, non presente nella riflessione originale di Csikszen-
tmihalyi ma la cui esistenza è stata suggerita da uno dei suoi allievi più no-
ti, Keith R. Sawyer.
La seconda Sezione, “Strumenti e Metodi” comprende tre capitoli che
descrivono i principali strumenti utilizzati nella valutazione delle esperien-
ze ottimali. Il sesto capitolo, realizzato da Argenton, fornisce una visio-
ne generale dei diversi metodi e strumenti realizzati da ricercatori di tut-
to il mondo. Nel settimo capitolo Diana e colleghi presenta la validazione
italiana di uno di questi strumenti, la Flow State Scale, che attraverso 36
domande e 9 scale permette di analizzare la dimensione di stato del flow,
all’interno del setting specifico in cui viene svolta una determinata attivi-
tà. Nell’ottavo capitolo Boffi e colleghi presentano invece l’adattamento ita-
liano della Dispositional Flow Scale II, un secondo strumento che misura,
sempre attraverso 36 domande e 9 scale, la dimensione di tratto del flow,
cioè la predisposizione del soggetto a sperimentare esperienze ottimali.
La terza Sezione, “Le applicazioni nello sport e in azienda”, discute in-
vece gli effetti e le applicazioni delle esperienze ottimali negli ambiti dello
sport e del mondo aziendale. Il nono capitolo, di Muzio e Argenton, descri-
ve le ricerche e le modalità di intervento sviluppate da Marisa Muzio per
identificare i “peak moments”, i momenti di eccellenza durante la loro pre-
stazione. Il decimo capitolo, sempre di Muzio e Argenton, discute invece
come utilizzare gli strumenti di misurazione delle esperienze ottimali per
valutare la performance degli atleti, anche di alto livello, in allenamento
e in gare. Il decimo capitolo, di Muzio, introduce il lettore all’utilizzo del
flow e degli strumenti per misurarlo nei processi di valutazione e di empo-
werment del personale aziendale.
Data la complessità del tema e il lavoro significativo portato avanti dai
ricercatori italiani in questo specifico settore, i tre curatori sono stati af-
fiancati nel processo di sistematizzazione dell’argomento da numerosi al-
tri colleghi qui riportati in stretto ordine alfabetico: Marco Boffi, Barbara
Diana, Andrea Gaggioli, Paolo Inghilleri, Fabrizia Mantovani, Elvis Maz-
zoni, Luca Milani, Eleonora Riva, Daniela Villani. A loro va il nostro rin-
graziamento per il lavoro e supporto offerto durante la realizzazione del
volume.
Un particolare ringraziamento va a Paolo Inghilleri che nel suo volume
“From Subjective Experience to Cultural Change” (Cambridge University
Press, New York, 1999) aveva già delineato e analizzato alcuni dei temi di-
scussi nella prima parte del volume, tra cui le dinamiche della relazione tra
cultura ed esperienze ottimali.

17
Un ultimo grazie va a Antonella Delle Fave, Past-president dell’Europe-
an Network for Positive Psychology e Editor-in-chief della rivista interna-
zionale “Journal of Happiness Studies”, per la significativa opera di ricerca
e di divulgazione a livello nazionale e internazionale sulle diverse dimen-
sioni delle esperienze ottimali. In particolare, il suo recente volume “Psy-
chological Selection and Optimal Experience Across Culture. Social Em-
powerment through Personal Growth” (Springer, New York, 2011) è stato
un continuo riferimento per i curatori durante tutte le fasi di sviluppo del
volume.

18
Sezione I - La cornice di riferimento
1. Psicologia Positiva:
verso una teoria dell’Esperienza Ottimale
di Marisa Muzio, Giuseppe Riva, Luca Argenton

Felicità non è fare sempre ciò che si vuole,


ma volere sempre ciò che si fa.
F. Nietzsche

1. Le due facce della psicologia

La psicologia si è tradizionalmente fatta interprete della necessità di in-


tegrare l’interesse per la malattia mentale e il disagio psichico, con un’in-
dagine sui processi di crescita ed espressione del potenziale di individui,
gruppi ed organizzazioni.
Ne sono esempio gli studi sullo sviluppo cognitivo di Piaget (1970) e
Bruner (1968), il modello di evoluzione identitaria proposto da Erikson
(1968) o la prospettiva storico-culturale di Vygotskij (1978). Lo stesso Jung
(1953) in ambito psicoanalitico aveva enfatizzato le possibilità di cresci-
ta del sé, declinandole lungo gli itinerari del percorso di individuazione
ed influenzando l’ideale umanistico di Maslow (1954), Allport (1961), Ro-
gers (1961) e Frankl (1988), così come il filone transpersonale (Assagioli,
1988; Grof, 1985). Tali concezioni hanno assunto graduale importanza an-
che in campo psichiatrico grazie alla visione pionieristica di Jahoda (1958)
e Menninger (1958), che hanno voluto ricercare i criteri alla base di un fun-
zionamento psichico positivo.
Il consolidamento di una pratica psicologica “in negativo” (Gheno, 2010),
orientata al miglioramento del benessere attraverso la riduzione o, qualora
possibile, l’eliminazione del deficit psicopatologico, è dunque andata di pa-
ri passo con una psicologia improntata ad un’analisi epistemologica, teorica
e pratica del positivo.
Al fine di supportare una progressiva acquisizione di benessere e felicità
non è, infatti, sufficiente limitare o cancellare il negativo e il disfunziona-
le. Occorre invece chiedersi quali siano le basi del funzionamento ottimale
delle persone, indagando come, a discapito di ciò che non funziona, i pro-
dromi di un potenziamento (empowerment) individuale e sociale risiedano
in ciò che realmente funziona (Delle Fave, 2007; Delle Fave, Massimini, &
Bassi, 2011).

21
2. Il flow: un’introduzione
di Marisa Muzio, Giuseppe Riva, Luca Argenton

1. L’esperienza di flow

Il lavoro condotto a partire dagli anni Settanta da Mihaly Csikszen-


tmihalyi, uno dei principali interpreti della Psicologia Positiva (Seligman &
Csikszentmihalyi, 2000), è sempre stato animato dal desiderio di compren-
dere la natura e l’eziologia psicologica delle esperienze ottimali, studiandone
le manifestazioni nella quotidianità. La ricerca sul funzionamento ottimale,
infatti, non si focalizza tanto sulla motivazione intrinseca, su cui molto era
già stato detto (Deci & Ryan, 1985), ma su ciò che rende un’attività intrin-
secamente motivante (Nakamura & Csikszentmihalyi, 2011). Ne è derivato
un approccio interazionista, capace di considerare la persona come sistema
aperto in dialogo costante con l’ambiente e con le caratteristiche che lo per-
meano (Massimini, Inghilleri, & Delle Fave, 1996).
Il punto di partenza del lavoro di Csikszentmihalyi è stato lo studio
dell’atto creativo. Operando in stretto contatto con molti artisti (Csikszen-
tmihalyi & Getzels, 1971, 1973), egli aveva notato come – indipendente-
mente dal fatto che per molti di essi le opportunità di ascesa sociale o eco-
nomica fossero assai ridotte – la passione, la dedizione e la gioia per il
proprio lavoro rimanessero pressoché invariate nel tempo, dimostrandosi
elementi costitutivi del benessere percepito.
C’era, in particolare, qualcosa di irrinunciabile e di intrinsecamente affa-
scinante nel processo creativo stesso che li spingeva a continuare: la possibi-
lità di perdersi in una bolla senza tempo e di entrare in pieno contatto con le
proprie composizioni, accedendo ad uno stato di piena fluidità della coscienza
in cui mente e corpo lavorano all’unisono e in perfetta armonia.
Parlare di flow significa dunque riferirsi a una sensazione olistica caratte-
rizzata da un’improvvisa espansione dei confini del sé, da una destrutturazio-
ne dell’esperienza temporale e da un significativo incremento della percezio-
ne di controllo nei confronti dell’attività stessa (Csikszentmihalyi, 1975/2000).

35
3. Il flow in una prospettiva culturale
di Paolo Inghilleri, Eleonora Riva, Marco Boffi

1. Flow e selezione psicologica

L’Esperienza Ottimale, come descritta nel capitolo precedente, si presen-


ta come una situazione contemporaneamente universale, comune a persone
caratterizzate dalle più svariate caratteristiche storico-culturali, ed estrema-
mente soggettiva, individuale. Tuttavia i legami tra tale esperienza di estre-
mo benessere psicologico e il sistema culturale sono molteplici e di grande
importanza. Affronteremo ora le caratteristiche e le dinamiche della re-
lazione tra cultura e Flow Experience, facendo emergere l’importanza di
quest’ultima per lo sviluppo dei sistemi culturali e per la relazione tra l’in-
dividuo e la propria cultura di appartenenza o elezione.
In primo luogo metteremo in evidenza il ruolo dell’Esperienza Ottima-
le nel processo di selezione psicologica che promuove lo sviluppo tanto
dei sistemi culturali quanto della cultura intrasoggettiva di ciascun indivi-
duo, considerando la cultura come un substrato generale condiviso da tut-
ti gli esseri umani nel proprio agire quotidiano e intenzionale (Cole, 1996).
Considereremo poi la variabilità delle esperienza di flow in relazione a spe-
cifiche caratteristiche culturali proprie di contesti geograficamente o stori-
camente differenti e il suo impatto sulle esperienza di migrazione e di glo-
balizzazione. Infine presenteremo le differenze culturali e la loro influenza
sulla possibilità di sperimentare flow in contesti quotidiani di esperienza la-
vorativa ad alto coinvolgimento soggettivo, come quello politico o sociale.

Artefatti e geni

Da un punto di vista evoluzionistico, gli esseri umani e le comunità che


essi costituiscono e delle quali fanno parte si sviluppano attraverso un pro-
cesso bio-culturale che porta ad un aumento di capacità e di complessi-

47
4. Flow e presenza: dall’esperienza soggettiva
all’esperienza personale
di Giuseppe Riva, Fabrizia Mantovani

1. Esperienza soggettiva ed esperienza personale

Nei capitoli precedenti abbiamo visto come il concetto di flow sia stret-
tamente legato al concetto di Esperienza Soggettiva (Massimini & Delle
Fave, 2000). L’Esperienza Ottimale è infatti il risultato dell’esperienza sog-
gettiva in relazione alle opportunità di azione offerte dall’ambiente (chal-
lenge) e alle abilità individuali necessarie per realizzarle (skill): il soggetto
sperimenta un’Esperienza Ottimale quando percepisce livelli di challenge e
skill elevati e bilanciati tra loro (Csikszentmihalyi, 1990, 1997).
Questo approccio al flow ha però due limiti. Il primo è quello di non
considerare il contesto interpersonale in cui l’esperienza viene sperimenta-
ta (McNulty & Fincham, 2012). Infatti, come vedremo meglio nel prossimo
capitolo, esistono esperienze ottimali – come il Networked Flow – che sono
il risultato di azioni condivise (Gaggioli, Milani, Mazzoni, & Riva, 2011;
Riva, Milani, & Gaggioli, 2010). Il secondo limite è quello di essere defini-
to in maniera soggettiva e non oggettiva: quello che può essere una compe-
tenza elevata per me non è detto che lo sia per un altro.
Ma esiste la possibilità di un analisi dell’esperienza che non sia sogget-
tiva? Per rispondere a questa domanda partiamo dalla definizione del con-
cetto di “esperienza”. Secondo il Dizionario Italiano Sabatini Colletti, esi-
stono almeno due diverse definizioni di esperienza: a) Serie di avvenimenti,
di eventi, che segnano una persona; b) Conoscenza acquisita attraverso il
contatto diretto con la realtà.
Queste due definizioni hanno uno stretto legame con la distinzione tra
“Io” e “Me” con la quale Williams James distingue la nostra esperien-
za individuale (James, 1890). Con il concetto di “Io” James fa riferimento
al soggetto che agisce nel presente consapevole delle proprie percezioni: è
l’“Io” che sperimenta gli eventi e avvenimenti che sono descritti nella pri-
ma definizione di esperienza (Esperienza Soggettiva: esperienza come sog-

67
5. Networked Flow:
Esperienza Ottimale e creatività di gruppo
di Andrea Gaggioli, Giuseppe Riva, Luca Milani, Elvis Mazzoni

1. Introduzione

Nell’attuale società della conoscenza, la capacità di innovare è un fatto-


re di cruciale importanza per garantire la sopravvivenza dei sistemi produt-
tivi. Non deve quindi sorprendere che le organizzazioni dedichino partico-
lare attenzione all’elaborazione di strategie per supportare questo processo.
Un luogo comune piuttosto diffuso è che l’innovazione sia il frutto del la-
voro di pochi e brillanti individui – scienziati, inventori e imprenditori –
che con le loro intuizioni rivoluzionano interi settori della nostra econo-
mia. In realtà, gli studi compiuti nell’ambito della creatività negli ultimi
vent’anni concordano che la maggior parte delle grandi scoperte o inven-
zioni è frutto della collaborazione di più persone (John-Steiner, 2000; Pau-
lus & Nijstad, 2003; Sawyer, 2003, 2007). Dall’altro lato, la complessità
delle sfide che la nostra società si trova oggi ad affrontare è tale da rende-
re impensabile che la loro soluzione possa provenire da individui che lavo-
rano in modo isolato, senza avvalersi della consulenza di altri esperti. Ad
esempio, i progetti di ricerca e sviluppo, e più in generale, tutte le attività
alla cui realizzazione concorrono gruppi costituiti all’interno di organizza-
zioni, richiedono tipicamente l’integrazione di diverse competenze. In que-
sti ambiti collaborativi, la creatività può manifestarsi sia quando i membri
di un gruppo lavorano in modo autonomo su parti specifiche del progetto,
sia quando essi interagiscono nell’ambito dei vari processi di condivisione,
co-costruzione, analisi e selezione di nuove conoscenze.
Il principale approccio finora adottato per studiare la collaborazione cre-
ativa si è basato sull’analisi delle caratteristiche del team (come i tratti di
personalità dei suoi membri). Minore attenzione invece è stata dedicata al-
la comprensione del processo creativo di gruppo (il ruolo delle interazioni
che avvengono tra i membri). In generale, è sicuramente plausibile afferma-
re che la creatività di un gruppo sia influenzata dal potenziale creativo dei

87
Sezione II - Strumenti e metodi
6. Flow: dalla teoria agli strumenti di valutazione
di Luca Argenton

1. Introduzione

Nella prima parte del volume abbiamo analizzato il teorico del flow, con-
testualizzandolo all’interno della cornice teorica della Positive Psychology ed
evidenziandone l’evoluzione all’interno della disciplina psicologica. In questa
seconda parte del testo, dedicata agli strumenti di valutazione, cercheremo di
introdurre i principali strumenti di misurazione dell’Esperienza Ottimale. Per
ciascuno di essi si illustreranno i presupposti teorici, la struttura, la modali-
tà di somministrazione, le procedure di analisi dei dati e le ricadute operative.
Ci si focalizzerà nello specifico sull’Experience Sampling Method
(Csikszentmihalyi, Larson, & Prescott, 1977), sul Flow Questionnaire
(Csikszentmihalyi, 1975) e sulla scale di misurazione sviluppate da Jackson
e colleghi (Jackson & Eklund, 2002; Jackson & Marsh, 1996; Jackson,
Martin, & Eklund, 2008), la Flow State Scale e la Dispositional Flow Sca-
le, nelle loro diverse versioni.
A integrazione dei capitoli immediatamente successivi, in cui saran-
no presentati i risultati del lavoro di traduzione e validazione/adattamento
in lingua italiana della Flow State Scale (FSS) e della Dispositional Flow
Scale II (DFS-2), la presentazione di queste scale sarà accompagnata da
approfondimenti di natura statistica.

2. Experience Sampling Method

L’analisi dell’Esperienza Ottimale e dei dinamismi che ne caratterizzano


l’essenza richiede un approccio fenomenologicamente attento al dispiegar-
si della quotidianità individuale. Nella variabilità idiosincratica che la con-
traddistingue, essa si compone di un’ampia molteplicità di esperienze e del-
la stretta relazione che esse intrecciano con la psiche.

107
7. La validazione italiana
della Flow State Scale - FSS
di Barbara Diana, Daniela Villani, Marisa Muzio, Giuseppe Riva

1. Introduzione

Il cambiamento di prospettiva introdotto dalla Positive Psychology (Se-


ligman, 2003) ha incentivato una serie di studi realizzati a livello tran-
sculturale sulle opportunità di azione offerte dall’ambiente in cui ci posi-
zioniamo, associate con uno stato di consapevolezza positiva, complessa e
gratificante. Questa esperienza prende il nome di “Esperienza Ottimale” o
“flow” (Csikszentmihalyi, 1975, 1982, 1988) ed è caratterizzata da un per-
fetto equilibrio tra le opportunità di azione (challenges) e le risorse indivi-
duali (skills).
Numerosi sono gli strumenti che sono stati realizzati per misurare l’e-
sperienza di flow e che sono descritti nella sezione II di questo libro. In
particolare, l’obiettivo di questo capitolo è di presentare una scala di valuta-
zione del flow di stato, la Flow State Scale - FSS (Jackson & Marsh, 1996),
ideata per valutare l’esperienza di flow riferita ad eventi specifici.

Caratteristiche generali

L’Esperienza Ottimale o flow non è caratterizzata da un umore positivo


o dalla felicità intesa con una connotazione emotiva, ma è piuttosto conno-
tata dal coinvolgimento nell’affrontare le opportunità di azione che richie-
dono impegno e dalla soddisfazione relativa all’aumento delle proprie abi-
lità. Diversi studi hanno mostrato che il grado di coinvolgimento che le
persone collegano a diverse attività può essere considerato un segnale im-
portante per prevedere la complessità dell’obiettivo futuro che intendono
perseguire (Greene & Miller, 1996; Higgins & Trope, 1990). Anche attività
forzate, come il lavoro, lo studio o lo sport ad alto livello possono suppor-
tare l’Esperienza Ottimale, grazie all’impegno e alla concentrazione richie-

127
8. L’adattamento italiano
della Dispositional Flow Scale II-DFS-2
di Marco Boffi, Barbara Diana, Eleonora Riva, Paolo Inghilleri,
Luca Argenton, Daniela Villani, Marisa Muzio, Giuseppe Riva

1. Introduzione

A partire dai primi studi condotti sugli strumenti quantitativi rivolti al-
la misurazione del flow (Jackson & Marsh, 1996) Jackson e colleghi hanno
sviluppato un ampio insieme di scale rivolte a determinare varie dimensio-
ni del flow in contesti differenti (Jackson & Eklund, 2002). Spostando gra-
dualmente l’attenzione dal solo ambito sportivo a contesti precedentemen-
te inesplorati come quello musicale o dell’apprendimento on-line (Jackson,
Eklund, & Martin, 2010), gli autori hanno diversificato gli strumenti con
l’intento sia di soddisfare diverse necessità di ricerca sia di favorire le op-
portunità applicative. In particolare gli autori hanno creato due tipologie di
scale, corrispondenti alla tradizionale concettualizzazione presente in psi-
cologia che distingue tra stato e tratto. Da un lato avremo dunque le sca-
le definite state, che misurano il grado di intensità ed il pattern di fatto-
ri specifici con cui viene vissuta l’Esperienza Ottimale in una data attività.
Dall’altro vi sono invece le scale denominate dispositional, rivolte ad inve-
stigare la frequenza con cui insorge l’Esperienza Ottimale in ciascun indi-
viduo (Jackson, Kimiecik, Ford, & Marsh, 1998). Ciascuna di queste tipolo-
gie è stata declinata in tre differenti versioni: lunga, breve e core.

Le scale multidimensionali

Sono scale lunghe costituite da 36 item ciascuna, ovvero 4 per ognu-


no dei nove fattori che compongono il costrutto del flow. L’articolazione
di ciascuna dimensione del flusso di coscienza in 4 item separati consente
una descrizione fine e complessa delle sue caratteristiche.
La DFS-2 dunque misura la frequenza con cui un individuo sperimenta
flow nella propria vita (Jackson & Eklund, 2002), evidenziando le differen-

144
Sezione III - Le applicazioni nello sport e in azienda
9. L’Esperienza Ottimale nella psicologia dello sport
di Marisa Muzio, Luca Argenton

1. Introduzione

Lo studio delle relazioni tra attività fisica e qualità della vita rappresen-
ta una delle aree di maggiore interesse per diverse discipline psicologiche,
dalla psicologia della salute a quella applicata allo sport, fino alla psicolo-
gia del ciclo di vita. L’attività motorio-sportiva influenza direttamente le
condizioni fisiche e la percezione individuale di benessere, andando a gio-
care un ruolo rilevante tra i fattori modulanti la qualità della vita (Bal Fi-
loramo, 2001; Berger & Tobar, 2007; Bize, Johnson, & Plotnikoff, 2007;
Trabucchi, 2003). Alla pratica di esercizio fisico continuativo sono associa-
ti cambiamenti positivi del tono dell’umore, dell’idea di sé e dell’autostima,
della self efficacy, l’abbassamento degli indicatori psicologici e fisiologici di
stress (per un approfondimento si vedano Penedo & Dahn, 2005), così co-
me esperienze caratterizzate da percezione di positività, gioia, benessere,
divertimento, piacere o intensità emotiva, tipiche dei peak moments.
D’altronde, lo sport e l’attività fisica rappresentano alcune fra le attivi-
tà maggiormente predisponenti l’ingresso nello stato di flow (Csikszen-
tmihalyi, 1990; Jackson & Csikszentmihalyi, 1999).
La concettualizzazione dei confini della psicologia dello sport, così come
delle aree d’indagine in cui essa si muove e delle ricadute applicative che la
caratterizzano, diviene dunque un presupposto fondamentale per comprende-
re la centralità della tematica del benessere nella prestazione sportiva.

2. La psicologia dello sport: il modello ricerca-formazione-


counseling

La psicologia dello sport e dell’esercizio fisico si presenta oggi, dopo ol-


tre un secolo di evoluzioni e cambiamenti, come area teorico-applicativa

163
10. Le nove dimensioni del flow:
dalla ricerca al campo
di Marisa Muzio, Luca Argenton

1. Introduzione

Di flow in ambito sportivo sentiamo parlare per la prima volta a Orlando, in


Florida, nel 1997. In realtà, all’estero, il concetto è ampiamente conosciuto: gli
scout, ad esempio, selezionano i giovani di talento sulla base delle loro capaci-
tà di esprimere in campo una condizione di funzionamento ottimale.
L’occasione per noi è un grande evento di basket: l’Hoop Summit, partita
di forte impatto mediatico, organizzata ogni anno da Nike. È trasmessa in
tutto il mondo in prime time.
Protagonisti sul parquet sono i migliori giocatori under 20 degli Sta-
ti Uniti, messi a confronto con una squadra composta da atleti della stessa
età, selezionati nei cinque continenti. Sandro Gamba – ex CT della Nazio-
nale Italiana di Basket, Hall of Fame – è stato scelto per sedere in panchi-
na quale Head Coach della squadra “Resto del mondo”.
Tra i giovani di talento selezionati quell’anno c’è Dirk Nowitzki, oggi tra
i giocatori di basket più forti al mondo, vincitore con i Dallas Mavericks
del campionato NBA 2011. Gli scout nel 1997 intravidero in lui capacità di
leadership, gioco d’anticipo e intelligenza emotiva: le premesse per un in-
gresso nello stato di flow, a fronte di acerbe competenze tecniche.
Un’altra esperienza. Un anno dopo – siamo nel 1998 –, durante i Go-
odwill Games a New York, la squadra americana della staffetta 4x400 sta-
bilisce con il tempo di 2’54’’20 il nuovo record del mondo. Al pubblico
presente pareva corressero senza peso.
Di lì a poco, ascoltiamo i cronisti nella sala stampa commentare la pre-
stazione eccellente: gli atleti hanno corso in stato di flow. E quel termine
venne pronunciato senza incertezze: tutti parevano conoscerlo.
Da quel momento, lo studio dell’Esperienza Ottimale diventa per noi og-
getto di forte interesse. Nell’ambito dello sport, il flow è conosciuto dagli
addetti ai lavori, ma la psicologia ha gli strumenti per valutarlo?

176
11. Il flow come strumento di valutazione
e di empowerment aziendale
di Marisa Muzio

1. Introduzione

La fluidità informazionale, conoscitiva e tecnologica che caratterizza il


nostro quotidiano vede nell’innovazione una risorsa imprescindibile sia per
competere al meglio nel contesto aziendale, che per avviare un percorso di
empowerment individuale e sociale.
In questo scenario, la ricerca del risultato – tematica sempre più pre-
sente nello sport d’alto livello – affascina il mondo del lavoro, non sempre
convinto che benessere e risultati vadano di pari passo (Avallone & Paplo-
matas, 2005; Berger & Tobar, 2007; Gheno, 2010; Jackson & Csikszen-
tmihalyi, 1999).
Diverse ricerche si sono occupate di applicare il modello dell’Esperien-
za Ottimale – l’engagement – in ambito lavorativo. Nel suo volto cogniti-
vo ed emozionale, l’engagement è, infatti, significativamente correlato a un
miglioramento della performance, dei risultati e dei profitti aziendali, del
livello di soddisfazione di dipendenti, collaboratori e clienti, nonché a più
bassi livelli di assenteismo (Bakker, Schaufeli, Leiter, & Taris, 2008; Ba-
rone & Mare, 2005; Rolle, 2010; Taris, Cox, & Tisserand, 2008). L’orienta-
mento marcato alla qualità dell’esperienza costituisce un presupposto fon-
damentale per il raggiungimento del benessere psicofisico, per l’incremento
della motivazione, della qualità delle relazioni e per la conseguente effica-
cia nella prestazione.
Studi teorici e ricerca sull’Esperienza Ottimale in contesto azienda-
le possono allora essere considerati propedeutici rispetto all’intervento ap-
plicativo, per molti aspetti comparabile al training di preparazione menta-
le del campione.

198
Postfazione. Il flow: un’esperienza universale
di Sandro Gamba

1. La mia esperienza

Al basket giocato dissi basta nel 1965. Da allora, commissario tecni-


co della Nazionale o allenatore di club, leader di gruppi vincenti, studiai
e sperimentai il flow, quello stato mentale che avevo tante volte vissuto da
giocatore. Nei frequenti viaggi negli Stati Uniti per vivere il basket nel-
le sue forme tecnico-tattico-mentali ebbi modo di scambiare impressioni
con allenatori famosi come John Wooden, Doc Counsilman, Red Auerbach
o medaglie d’oro olimpiche come Al Oerter, Bill Russell, Don Schollander.
Tutti, nessuno escluso, menzionavano quello stato magico che dava loro la
sensazione del campo di gara come l’unico luogo dell’universo dove pote-
vano vivere nel modo migliore.
Statunitensi, canadesi e sovietici iniziarono allora a studiare le cau-
se che inducevano negli atleti lo stato di flow, termine che si deve a Miha-
li Csikszentmihalyi all’inizio degli anni Settanta. Da allora, in ambito teo-
rico e sul campo, si analizza e si tenta di insegnare, step by step, l’agognato
“stato di grazia”.
Quante espressioni vengono usate nel gergo sportivo per dire che si è in
eccellente stato di forma, oppure che tempo e fatica sono diventati fattori
ininfluenti in una competizione. “Mi sentivo in grande condizione” oppure
“non avvertivo il ruggito della folla”: ecco le espressioni di un noto ostaco-
lista e di un calciatore famoso. Ma gli esempi non mancano: “non ho senti-
to il gelo dell’acqua” (nuotatore) oppure “non avvertivo la catena” (ciclista),
e ancora “avevo la mano calda e il canestro sembrava grande come una va-
sca da bagno” (cestista).
Da parte degli americani non poche espressioni indicano lo “stato di
grazia”. Dicono: “to be in the groove”, “everything clicks”, “floating”, “to
be in the bubble”.

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