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Università degli Studi di Urbino Carlo Bo

Dipartimento di Economia, Società, Politica

ELEMENTI DI ECONOMIA POLITICA

Prof. Edgar J. Sanchez Carrera

Settimana 2. Produzione e Tecnologia


samuelson, nordhaus, bollino. Economia, XXI edizione
Argomenti

Teoria della produzione e prodotti marginali


Organizzazione delle imprese
Teoria della produzione e
prodotti marginali

Le imprese cercano di produrre il livello massimo di output per una data quantità di input al fine di
massimizzare i profitti
Disponendo di quantità fisse di fattori, quanto prodotto si può ottenere?

Funzione di produzione
È la relazione tra la quantità massima di output ottenibile e la quantità di input necessaria per ottenerla
Isoquanti

Rappresentano le diverse combinazioni


di input che producono lo stesso
output
La pendenza si definisce “saggio
marginale di sostituzione tecnica” tra i
due fattori; esso dipende dai prodotti
marginali dei due fattori di produzione:
SMSTL,T = PML/PMT
Prodotto totale, medio e marginale

Il prodotto totale indica la quantità totale


di output prodotto in unità fisiche
Il prodotto medio misura l’output totale
diviso per le unità totali di input
Il prodotto marginale di un input è il
prodotto aggiuntivo, o output aggiunto da
1 unità addizionale di quel tipo di input,
mentre tutti gli altri input sono mantenuti
costanti
Prodotto totale, medio e marginale
Legge dei rendimenti decrescenti

Afferma che aggiungendo quantità addizionali di un input, e


mantenendo costanti tutti gli altri, si otterranno quantità
aggiuntive di output sempre minori
Rendimenti di scala

Riflettono la reazione del prodotto totale quando tutti i fattori aumentano


proporzionalmente

La produzione presenta rendimenti di scala crescenti, decrescenti o


costanti quando un aumento proporzionale di tutti gli input produce un
aumento più che proporzionale, meno che proporzionale o proporzionale
dell’output
Rendimenti decrescenti nella
produzione di cereali
La produzione nel breve e nel lungo periodo

Si definisce breve periodo quello in cui le imprese possono modificare solo gli
input variabili, mentre i fattori fissi, come gli impianti e le attrezzature, non
possono essere variati

Il lungo periodo è quello in cui l’impresa può modificare tutti i fattori, capitale
compreso
Progresso tecnologico

Si riferisce a miglioramenti dei


processi produttivi di beni e
servizi, a variazioni di prodotti
già esistenti o all’introduzione
di nuovi prodotti
Sposta la funzione di
produzione verso l’alto
Produttività
Si esprime come rapporto tra l’output totale e una media ponderata degli
input
La produttività del fattore lavoro misura la quantità di output per unità di
lavoro
La produttività totale dei fattori misura l’outpit per unità di input totali

Produttività ed economie di scala


La produttività aumenta grazie alle economie di scala e al progresso
tecnologico
Il valore della rete aumenta all’aumentare degli
utenti che la utilizzano
Organizzazione delle imprese

Le imprese sono organizzazioni specializzate che si dedicano alla gestione


del processo produttivo

La produzione è organizzata nelle imprese perché l’efficienza richiede una


produzione in serie, il reperimento di notevoli risorse finanziarie e l’attenta
gestione del processo produttivo
Funzioni delle imprese:

gestione del processo produttivo;


coordinamento processo produttivo;
reperimento delle risorse.
Imprese grandi, piccole e piccolissime

L’impresa individuale è una piccola impresa a conduzione familiare


Nella società di persone i soci accettano di fornire parte del lavoro e del
capitale, di suddividere i profitti, e di ripartirsi eventuali debiti o perdite
La società per azioni è una forma di organizzazione aziendale appartenente a
numerosi azionisti; tale società gode di responsabilità limitata
Argomenti

Ø Organizzazione delle imprese

Ø Teoria della produzione e prodotti marginali


Organizzazione delle imprese

Le imprese sono organizzazioni specializzate che si dedicano alla


gestione del processo produttivo

La produzione è organizzata nelle imprese perché l’efficienza


richiede una produzione in serie, il reperimento di notevoli risorse
finanziarie e l’attenta gestione del processo produttivo
Funzioni delle imprese:

gestione del processo produttivo;


coordinamento processo produttivo;
reperimento delle risorse.
La teoria dell’offerta o teoria dell’impresa o teoria della produzione
I beni che non esistono in natura bisogna produrli.
Produrre significa essenzialmente trasformare beni e servizi in altri beni
e servizi. In economia il fenomeno della trasformazione
va inteso come trasformazione di valore e non in senso
fisico o merceologico.
Così, quando trasformiamo il legno in tavolo (trasformazione in senso
tecnico), quando conserviamo il grano in un silos
(trasformazione nel tempo), quando vendiamo al
consumatore un bene che abbiamo acquistato
all’ingrosso (trasformazione nel modo), quando
trasportiamo il caffè dal Brasile all’Italia (trasformazione
nello spazio). Alla base di queste trasformazioni vi è una
caratteristica comune: la creazione di valore, il valore
aggiunto, che contribuisce a formare il PIL.
Generalizzando possiamo dire che l’attività di produzione consiste
nell’ottenimento da certi beni o servizi (input o fattori produttivi) altri beni o
servizi (output o prodotti).

Di solito, quando si pensa alla produzione si pensa alla produzione


industriale, mentre la produzione comprende anche i servizi che, negli ultimi
decenni, hanno generato un sempre crescente valore aggiunto.
La contabilità nazionale suddivide la produzione in:
•Settore dei beni e servizi destinabili alla vendita, che
hanno un prezzo. Esso è suddiviso in settore primario
(agricoltura, silvicoltura e pesca; a volte unito alle
industrie estrattive); settore secondario (industria); settore
terziario (servizi destinabili alla vendita).
•Settore dei servizi non destinabili alla vendita: sono i
servizi offerti dalle amministrazioni pubbliche e dalle
istituzioni private senza fini di lucro. Questi servizi non
hanno un prezzo di mercato. Gli utenti pagano tributi
specifici o tasse (servizi sanitari, istruzione, ordine
pubblico).
Teoria dell’impresa

Impresa:

trasforma fattori produttivi (risorse naturali, capitale, lavoro), detti


input, che acquista sul mercato,

• in prodotto finito, detto output

• utilizzando la tecnologia che ha a disposizione


Teoria dell’impresa
Impresa:

È un agente economico razionale

Cerca di massimizzare la differenza tra ricavi e costi (il profitto). Quindi

• Spende il meno possibile per acquistare gli input

• Produce la quantità che permette di ottenere il massimo profitto, a


patto che produrre convenga
I fattori produttivi
Ogni processo produttivo, che viene attuato per produrre
beni (output),
Di consumo
beni
Di investimento (cioè mezzi di produzione)
necessita di risorse materiali, i c.d.
Fattori Produttivi
Terra o risorse lavoro Capitale (strumenti
naturali (terra, di produzione e beni
materie prime del intermedi)
sottosuolo o
foreste, fiumi, laghi,
mare)
1)Le risorse naturali sono quelle risorse appropriabili,
cioè che possono formare oggetto di proprietà da
parte dei soggetti economici, sia pubblici che
privati. Da questo punto di vista la risorsa
principale è la terra, ma anche le miniere, le
foreste, fiumi, mari).
Caratteristiche:
a) Sono limitate. Qualcuna si può migliorare (fertilità
della terra) ma altre sono non riproducibili (risorse
minerarie).
b) Non devono essere prodotte, in quanto esistono
in natura, per cui non ci sono costi di produzione
(ma costi per l’utilizzazione o per lo sfruttamento o
per l’estrazione).
2)Il lavoro è lo sforzo fisico e mentale dell’uomo per
produrre beni e servizi, cioè l’energia fisica o intellettuale
dell’individuo.
Le risorse naturali e il lavoro sono considerati fattori
originari o risorse primarie della produzione, a differenza
del terzo fattore, il capitale, che è una risorsa prodotta
dall’uomo.
Il lavoro può essere considerato dall’individuo:

•Penoso e In ogni caso è sottoposto al


faticoso vincolo dell’esecuzione (ma ha
riflessi economici. Vedi lavoratore
•gratificante
giapponese).
Dal punto di vista strettamente economico il lavoro
viene valutato in base alla capacità produttiva,
cioè in base all’efficienza economica. Ma,
essendo strettamente legato all’individuo come
persona, il lavoro va valutato anche dal punto di
vista sociale, della dignità e della libertà
individuale.
L’offerta di lavoro dipende:
• Dalla grandezza della popolazione
• Dalla composizione per età della popolazione
• Dallo sviluppo socio-economico (salario,
prolungamento degli studi, disponibilità
individuale al lavoro).
3)Il capitale o beni capitale è l’insieme di beni prodotti
dall’uomo e che vengono utilizzati come fattori produttivi
per produrre altri beni. (Comunemente si chiama capitale
anche il denaro e la ricchezza finanziaria, ma non sono
capitale come fattore di produzione, anche se la moneta
è necessaria per disporre di beni capitale).
Per capitale quale fattore produttivo si intende:
– Il capitale fisso (attrezzature, macchinari, computer, ecc).
Può essere privato e pubblico (o sociale).
Quest’ultimo: strade, ponti, ospedali, scuole, ecc).
– Capitale circolante è dato dalle scorte (di materie
prime, di semilavorati, di prodotti finiti invenduti).
Anche se non sono veri e propri strumenti di
produzione, le scorte sono considerate capitale in
quanto rendono efficiente il processo produttivo
impedendone le interruzioni. Nella contabilità
nazionale, non a caso, nella voce “investimenti”
sono conteggiate le variazioni delle scorte.
Il capitale che si logora è detto “ammortamento”. Il
nuovo capitale prodotto è “l’investimento lordo”. Se
sottraiamo man mano l’ammortamento si ha
l’investimento netto.
Tabella 5.1. Produzione e produttività del lavoro

Unità di Produzione Produttività Produttività


lavoro totale media marginale
L q(L) q(L)/L ∆q(L)/ ∆ L
0 0 - -
1 10 10 = 10/1 10 = (10-0)/(1-0)
2 40 20 = 40/2 30 = (40-10)/(2-1)
3 90 30 = 90/3 50 = (90-40)/(3-2)
4 160 40 = 160/4 70 = (160-90)/(4-3)
5 190 38 = 190/5 30 = (190-160)/(5-4)
La teoria dell’offerta o teoria della produzione
Studia il comportamento dell’impresa, cioè studia
la relazione in valore tra gli input immessi nel
processo produttivo e l’output ottenuto, dato un
livello di conoscenze tecniche. Tale relazione è
detta funzione di produzione.
Dal punto di vista economico a noi interessa
studiare come l’impresa stabilisce la quantità di
output da produrre e quindi la costruzione della
curva di offerta (che, sappiamo mette in
relazione prezzo e quantità prodotta).
Obiettivo dell’impresa: massimizzazione del
profitto
Come i consumatori, anche le imprese
devono prendere delle decisioni: cosa,
quanto e come produrre.
Le scelte dell’impresa devono essere
razionali, cioè devono massimizzare i
ricavi e minimizzare i costi.
L’impresa deve quindi pianificare il livello di
produzione e scegliere la combinazione di
fattori produttivi, in base a determinati
vincoli da rispettare: vincoli tecnici
(tecnologia disponibile) e vincoli di
mercato (domanda e prezzo).
Cominciamo con la funzione di produzione, o prodotto totale,
cioè la relazione tra la quantità massima di output ottenibile e la
quantità necessaria di input per ottenerla. Essa ci indica la
capacità produttiva dell’impresa. Ogni funzione di produzione
esprime una tecnica produttiva. La funzione di produzione si può
costruire con tutti i fattori produttivi (terra, lavoro, capitale) (F. di
produzione aggregata) o con un solo fattore produttivo (F. di
prod. disaggregata). Noi consideriamo l’input lavoro, fermo
restando gli altri fattori produttivi. La produzione o il prodotto
totale aumenta all’aumentare del fattore lavoro.
Man mano che aumenta il numero dei lavoratori, il prodotto totale
aumenta in maniera meno che proporzionale. E questo in base alla
legge dei rendimenti decrescenti, secondo la quale una unità
aggiuntiva di un input produce una quantità aggiuntiva di output
sempre minore, fermo restando la quantità degli altri input.

Oltre al Prodotto totale, altri concetti importanti sono:

•Prodotto marginale: è il prodotto aggiuntivo che si ottiene con una


unità aggiuntiva di input. Esso è decrescente ad ogni aumento
dell’input.
Legge dei rendimenti decrescenti

Afferma che aggiungendo quantità addizionali di un


input, e mantenendo costanti tutti gli altri, si
otterranno quantità aggiuntive di output sempre
minori
Graficamente:
http://unict.myblog.it 38
Prodotto totale
Prodotto medio: è il rapporto tra
unità totali di input
Anche il prodotto medio è decrescente ad ogni
aumento dell’input.
Il prodotto totale
aumenta, naturalmente, quando aumentano tutti gli
input. In questo caso si produce a scala più ampia.
L’output che si ottiene quando tutti gli input aumentano
ci dà i rendimenti di scala. Si possono avere:
a) Rendimenti di scala
costanti: quando l’output aumenta nella stessa
proporzione dell’aumento degli input.
b) Rendimenti di scala
crescenti (o economie di scala): quando l’output
aumenta in maniera più che proporzionale all’aumento
degli input.
c) Rendimenti di scala
decrescenti (o diseconomie di scala): quando l’output
aumenta in maniera meno
Il prodotto totale aumenta, oltre che per l’aumento
degli input, anche per effetto del progresso
tecnico che permette di aumentare la
produttività attraverso:
a) Una innovazione di prodotto quando si possono
migliorare i prodotti già esistenti o produrre prodotti
nuovi.
b) Una innovazione di processo quando migliorano le

nuove. (es. l’introduzione delle tecnologie informatiche,


prima, e il miglioramento, dopo, che ha aumentato la
velocità dell’informazione).
Il progresso tecnico permette di produrre più e migliori
prodotti, spostando nel tempo la funzione di
produzione verso l’alto.
Il progresso tecnico può avere effetti
negativi. Es. le tecnologie attuali sono
fortemente inquinanti. Le leggi
antinquinamento stanno cercando di
sostituire i vecchi macchinari con
macchinari meno inquinanti, anche se più
costosi.
La produttività
È il rapporto tra output e input.
output totale
produttività totale =
unità di input totali(capitale,lavoro)
output totale
produttivitàdellavoro =
unità di lavoro
output totale
produttività del capitale =
unità di capitale
La produttività aumenta per effetto di:
• Un aumento del progresso tecnico
• Un aumento delle economie di scala
• Livello di specializzazione dei lavoratori
Produttività
Si esprime come rapporto tra l’output totale e una media ponderata
degli input
La produttività del fattore lavoro misura la quantità di output per unità
di lavoro
La produttività totale dei fattori misura l’outpit per unità di input totali

Produttività ed economie di scala


La produttività aumenta grazie alle economie di scala e al progresso
tecnologico
Teoria della produzione e
prodotti marginali

Le imprese cercano di produrre il livello massimo di output per una data


quantità di input al fine di massimizzare i profitti
Disponendo di quantità fisse di fattori, quanto prodotto si può ottenere?

Funzione di produzione
È la relazione tra la quantità massima di output ottenibile e la quantità di
input necessaria per ottenerla
Isoquanti

Rappresentano le diverse combinazioni


di input che producono lo stesso
output
La pendenza si definisce “saggio
marginale di sostituzione tecnica” tra i
due fattori; esso dipende dai prodotti
marginali dei due fattori di produzione:
SMSTL,T = PML/PMT
Prodotto totale, medio e marginale

Il prodotto totale indica la quantità totale


di output prodotto in unità fisiche
Il prodotto medio misura l’output totale
diviso per le unità totali di input
Il prodotto marginale di un input è il
prodotto aggiuntivo, o output aggiunto da
1 unità addizionale di quel tipo di input,
mentre tutti gli altri input sono mantenuti
costanti
Rendimenti di scala

Riflettono la reazione del prodotto totale quando tutti i fattori


aumentano proporzionalmente

La produzione presenta rendimenti di scala crescenti, decrescenti o


costanti quando un aumento proporzionale di tutti gli input produce
un aumento più che proporzionale, meno che proporzionale o
proporzionale dell’output
Rendimenti decrescenti nella
produzione di cereali
La produzione nel breve e nel lungo periodo

Si definisce breve periodo quello in cui le imprese possono modificare


solo gli input variabili, mentre i fattori fissi, come gli impianti e le
attrezzature, non possono essere variati

Il lungo periodo è quello in cui l’impresa può modificare tutti i fattori,


capitale compreso
Progresso tecnologico

Si riferisce a miglioramenti dei


processi produttivi di beni e
servizi, a variazioni di prodotti
già esistenti o all’introduzione
di nuovi prodotti
Sposta la funzione di
produzione verso l’alto
La teoria dell’offerta

Le imprese costituiscono l’offerta di un mercato.


L’insieme di imprese omogenee e
interdipendenti - per tipo di produzione - fanno
parte di un settore.

L’analisi delle caratteristiche strutturali di un


settore - dalle barriere all’entrata/uscita alla
perfezione o imperfezione dell’informazione -
consente di classificare le strutture settoriali: il
monopolio, la concorrenza perfetta, la
concorrenza monopolistica, l’oligopolio, ecc.
La teoria dell’offerta (2): i due poli
La assoluta libertà di ingresso e uscita, la
numerosità di acquirenti e offerenti
l’omogeneità del prodotto e la perfetta
informazione sono caratteristiche tipiche della
concorrenza perfetta.

Le assolute barriere all’ingresso, la numerosità


degli acquirenti, l’assenza di altri offerenti e
l’imperfetta (o perfetta) informazione sono
caratteristiche tipiche del monopolio.
La teoria dell’offerta (3)

Caratteri strutturali
Strutture (forme)
di mercato
Barriere Concentrazione Differenziazione Trasparenza
Entrata Uscita Domanda Offerta del prodotto informativa
Concorrenza nulle nulle irrilevante irrilevante nulla perfetta
perfetta
Concorrenza significative nulle irrilevante irrilevante rilevante elevata
monopolistica
Oligopolio rilevanti significative irrilevante elevata irrilevante imperfetta
Monopolio assolute nulle irrilevante assoluta assoluta perfetta
perfetto
La teoria dell’offerta
La decisione dell’impresa circa il quanto produrre
dipende sia dai costi di produzione sia dai ricavi
che si possono ottenere dalla vendita dei prodotti

Costi di
produzione Ricavi

L’impresa sceglie
quanto produrre
Forme giuridiche ed organizzative delle imprese

• Società individuali
• possedute da un unico soggetto che ne ottiene i profitti ma che ne è
anche responsabile
• Società di persone
• posseduta da due o più persone
• responsabilità illimitata e solidale
• Società di capitali
• la proprietà è divisa tra i possessori delle quote (azionisti)
• soggetto giuridico autonomo che ha la possibilità di produrre e
commerciare
• responsabilità limitata
• le azioni delle società quotate vengono scambiate in borsa
Le rilevazioni contabili dell’impresa

Le imprese registrano due insiemi di rilevazioni contabili relative alla gestione:

• le variabili FLUSSO, riferite a un determinato periodo di tempo


• le variabili STOCK, riferite ad un particolare istante, o data
Le variabili flusso
• Ricavi
• le entrate dell’impresa derivanti dalla vendita del bene o del servizio, in un anno commerciale
• Costi
• spese sostenute per produrre il bene o il servizio nel medesimo anno
• Profitti
• l’eccesso dei ricavi rispetto ai costi
• Queste tre variabili vengono contabilizzate nel conto economico – o conto profitti
e perdite – di un’impresa
Le variabili stock
• Attività
• il patrimonio di una società
• Passività
• i debiti di una società
• Capitale netto
• il saldo positivo tra attività e passività
• Queste variabili stock sono contabilizzate nello stato
patrimoniale – o conto delle attività e passività – di
un’impresa

Lo stato patrimoniale ed il conto economico costituiscono i documenti


fondamentali del bilancio dell’impresa.
L’economista ed i costi

• I costi contabili
• spese effettivamente sostenute dall’impresa in un periodo
• Il costo opportunità
• ciò cui si è rinunciato (mancato guadagno) per il fatto di non avere
utilizzato le risorse nel migliore degli usi alternativi
• Extra-profitto
• profitto ricavato in eccedenza rispetto a ciò che si sarebbe ottenuto
impiegando le risorse al tasso di interesse del mercato o nel miglior
impiego alternativo (nella migliore opportunità alternativa)
• Gli economisti includono il costo opportunità tra i costi totali
dell’impresa
Finanziamento e controllo dell’impresa

! Il finanziamento di un’impresa avviene


attraverso canali differenti: profitto non
distribuito, emissione di azioni, accensione
di prestiti, etc.
! Il controllo di un’impresa è esercitato dal
soggetto che ne assume le decisioni
strategiche
– Nel caso di separazione tra proprietà e
gestione dell’impresa, si può configurare il
problema principale-agente
La scelta del volume di produzione:
due approcci
Per qualsiasi livello di output (produzione)
• l’impresa cerca di minimizzare i propri costi
• l’impresa cerca di massimizzare i profitti, la differenza positiva
tra ricavi e costi totali,RT>CT.

I profitti dipendono sia dai COSTI sia dai RICAVI


• ognuno dei due varia al variare dell’output
• Il costo marginale (MC) è la variazione del costo totale
conseguente alla produzione di una unità addizionale
• Il ricavo marginale (MR) è la variazione del ricavo totale
conseguente alla vendita di una unità addizionale
La massimizzazione dei profitti (1)
I costi totali di produzione
possono essere in parte fissi ed in
parte variabili. Quelli variabili
CT, RT
max RT aumentano al crescere della
produzione. Quelli fissi si riferiscono
a fattori produttivi invariabili nel
RT CT breve periodo.
I ricavi totali dipendono dalla
max π quantità venduta, in funzione della
domanda di mercato.
I profitti sono massimi in Q1,
dove la differenza (distanza)
0 Q1 RT>CT è massima. Questa
Quantità prodotta ed offerta quantità non corrisponde al
max RT in .
La massimizzazione dei profitti (2)

MC, MR
Se MR > MC, ad esempio di AB,
un aumento dell’output
comporta un aumento dei profitti.

MC Se MR < MC, ad esempio di DF,


una diminuzione dell’output
comporta un aumento dei profitti
A
E D

B F I profitti sono allora massimi


MR in Q1, dove MR = MC
(se l’impresa copre i propri
0 Q1 costi variabili)
Quantità prodotta ed offerta
Il massimo profitto, un’analisi tabellare
Qp CT MC RT MR
0 10 - 0 -
1 25 15 21 21
2 36 11 40 19
3 44 8 57 17
4 51 7 72 15
5 59 8 85 13
6 69 10 96 11
7 81 12 105 9
8 95 14 112 7
9 111 16 117 5
10 129 18 120 3
Un aumento della domanda
MC, MR
… causato da un aumento
del numero degli acquirenti,
determina uno spostamento
del ricavo marginale da MR
a MR’, qui rappresentato.
E'
Il punto di intersezione tra
E MR e MC si sposta da E a
E’, per un maggiore output.

Difatti, Q1 < Q2,


0 Q1 Q2
Quantità prodotta ed offerta
Le imprese cercano di
massimizzare i profitti?
• Le grandi imprese sono guidate da manager che non sono
i proprietari
• separazione tra proprietà e controllo

• I manager potrebbero avere differenti obiettivi


• ad esempio: la dimensione o la crescita

• Ma le imprese che non massimizzano i profitti sono più


facili da scalare
• oppure si potrebbero dare ai manager delle quote azionarie ai
fini di incentivarli al profitto
BREVE E LUNGO PERIODO

In base al periodo di tempo durante il quale studiamo il


comportamento impresa, si distinguono input in

• fattori di produzione fissi: quantità non può essere variata nel


periodo di tempo considerato

• fattori di produzione variabili: quantità può essere variata nel


periodo di tempo considerato
BREVE E LUNGO PERIODO

In economia, si definisce

• breve periodo: lasso di tempo in cui alcuni fattori sono fissi


• lungo periodo: lasso di tempo in cui si può scegliere di variare la
quantità di tutti i fattori produttivi
Figura 5.1. Funzione di produzione nel breve periodo

q(L)
A

0 L
PRODUZIONE

Iniziamo da un caso semplice:

solo due fattori produttivi (graficamente, due assi)

• lavoro (“L”): fattore di produzione variabile


• capitale (“K”): fattore di produzione fisso
PRODUZIONE
Funzione di produzione

relazione tra quantità massima di output che si può ottenere


utilizzando
un ammontare L di lavoro e
un ammontare K di capitale

q = q(L, K)
PRODUZIONE (nel BREVE PERIODO)
funzione di produzione e produttività

Per dato capitale,


• produzione totale (q=q(L)) : (massima) quantità
prodotta utilizzando una certa quantità di lavoro
• produttività media (PME=q(L)/L) : quantità
prodotta per unità di lavoro impiegata
• produttività marginale (PMG=Δq(L)/ΔL) : quantità
prodotta in più se si impiega un’unità in più di
lavoro
PRODUZIONE (nel BREVE PERIODO)
dalle formule ai grafici

Graficamente,
• quantità di output (“q”) sull’asse verticale
• quantità di lavoro (“L ”) sull’asse orizzontale

Produzione totale (q):


pari a zero quando non si impiega lavoro, poi cresce
all’aumentare del lavoro impiegato ma non per
sempre, e non sempre alla stessa velocità
PRODUZIONE (nel BREVE PERIODO)
dalle formule ai grafici

Produttività media (PME)


• misurata dall’inclinazione della retta che unisce
l’origine degli assi con il punto sulla funzione di
produzione che corrisponde a quel dato livello di
input
• Prima crescente, poi decrescente
PRODUZIONE (nel BREVE PERIODO)
dalle formule ai grafici

Produttività marginale (PMG)


• Effetto sulla produzione di incrementi molto piccoli
(infinitesimali) della quantità di lavoro impiegata
• Graficamente, misurata dall’inclinazione della retta
tangente alla funzione di produzione in ciascun punto
• Prima crescente, poi decrescente

PME e PMG sono uguali nel punto in cui la produttività


media è massima
Figura 5.2. Produzione e produttività media e marginale

C
B
q(L)
q(LA) A

0 LA L
PMEL
PMGL

PMGL D
E
PMEL

F
0 L
PRODUZIONE (nel BREVE PERIODO)
dalle formule ai grafici

“Legge della produttività marginale decrescente”:

aggiungere unità di un fattore produttivo variabile a


quantità date di un fattore produttivo fisso può
aumentare la produzione ma, almeno a partire da
un certo punto, ogni unità in più del fattore
produttivo variabile produce meno output in più
dell’unità precedente
PRODUZIONE
produzione nel lungo periodo

Due fattori produttivi, entrambi variabili

Funzioni di produzione totale, produttività media e marginale


possono essere rappresentate in grafici a due dimensioni...
...non necessario.

Consideriamo scelta della combinazione di input da parte


dell’impresa
VINCOLI TECNOLOGICI

Impresa decide come combinare input per produrre

Due fattori produttivi, graficamente misuriamo


• quantità di capitale (“K”) sull’asse verticale
• quantità di lavoro (“L”) sull’asse orizzontale

Prezzo del capitale (“r”) e prezzo del lavoro(“w”)


sono dati
VINCOLI TECNOLOGICI
mappa degli isoquanti

Per rappresentare tecnologia usiamo ISOQUANTI


• Ogni isoquanto rappresenta combinazioni di input
che permettono all’impresa di produrre una certa
quantità di output
• A ogni isoquanto è associato un livello di
produzione: ad isoquanti più lontani dall’origine
corrispondono livelli di produzione più alti
• Famiglia (o mappa) di isoquanti descrive
tecnologia a disposizione impresa
Figura 5.3. Mappa degli isoquanti

q3

q2

q1
0 L
VINCOLI TECNOLOGICI
mappa degli isoquanti

ISOQUANTI sono vincoli tecnologici


• decrescenti: pendenza indica saggio a cui impresa
può sostituire un input con un altro mantenendo
costante la produzione di output

STS= ΔK/ΔL

saggio tecnico di sostituzione


VINCOLI TECNOLOGICI
mappa degli isoquanti

ISOQUANTI possono assumere varie forme


• convessi: pendenza diminuisce, a indicare che produttività marginale
di ciascun fattore è decrescente: sostituire un fattore con l’altro
diventa sempre più difficile quando del primo se ne sta usando
sempre di meno
• rette: fattori sono perfetti sostituti nella produzione
• forma “a L”: fattori sono perfetti complementi nella produzione
Visto che lungo un isoquanto le variazioni di produzione dovute alla
variazione dei due fattori si compensano esattamente, ripercorrendo il
ragionamento che riguardava il saggio marginale di sostituzione, scopriamo
che il saggio tecnico di sostituzione è pari al rapporto tra le produttività
marginali dei fattori produttivi preso con segno negativo. In formule:

STS=ΔK/ΔL=−PMGL/PMGK

dove PMGi, è la produttività marginale del fattore i (nel nostro esempio


lavoro o capitale), è per definizione Δq /Δi. Quindi, la pendenza degli
isoquanti indica quale dei due fattori sia al margine più produttivo: gli
isoquanti sono convessi se, come è spesso il caso, la produttività marginale
di ciascun fattore diventa più piccola all’aumentare dell’utilizzo di quel
fattore, piuttosto che dell’altro.
VINCOLI TECNOLOGICI
Rendimenti di scala

Importante sapere a quale livello di produzione corrispondente ciascun isoquanto...

…in che proporzione varia l’output quando tutti i fattori di produzione variano nella
stessa proporzione?

Da risposta informazione circa i rendimenti


di scala della tecnologia (“RDS”)
VINCOLI TECNOLOGICI
Rendimenti di scala

Se tutti gli input aumentano,


• RDS costanti: l’output aumenta nella stessa
proporzione
• RDS crescenti: l’output aumenta più che in
proporzione
• RDS decrescenti: l’output aumenta meno che in
proporzione
Figura 5.4. Rendimenti di scala

Nella figura, se i rendimenti di scala


K
fossero costanti, il livello di
produzione raddoppierebbe
passando da A a B (q2 = 2q1) , e
triplicherebbe passando
da A a C (q3 = 3q1) . Se la tecnologia C
K3=3K1
a disposizione dell’impresa
garantisse rendimenti di scala q3 = ? (3q1?)
B
K2=2K1
crescenti, la produzione più che
raddoppierebbe passando A
q2 = ? (2q1?)
K1
da A a B (q2 > 2q1) e più che
triplicherebbe passando q1
da A a C (q3 > 3q1) . Infine, in 0 L1 L2=2L1 L3=3L1
L
presenza di rendimenti di scala
decrescenti, rispetto a q1 il livello di
produzione q2 sarebbe meno che
doppio (q2 < 2q1) e q3 meno che
triplo (q3 < 3q1) .

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