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LINGUA DEI SEGNI

Macro-argomenti di teoria :

1. Argomenti culturali:
- Diversità
- Dati della comunità dei sordi
- Pregiudizi sulla lingua dei segni
- Lingue vocali vs lingue segnate
- Dattilologia e italiano segnato esatto

2. Fonologia – cherologia:
- Cheremi
- Parametri formazionali e criterio di coppia minima
- Aspetti metaforici della configurazione
- Movement hold system di Johnson e Liddell
- distinzione morfologica sostantivo-verbo
- variazione fonologica

3. Morfologia nominale:
- Lessicalizzazione e inizializzazione
- Classi di sostantivi
- Numero
- Genere e ridondanza

4. Morfologia del locus:


- Locus (morfologico) vs luogo di articolazione (fonologico)
- Funzioni grammaticali
- Uso dei classificatori
- Punto di vista del segnante

5. Morfologia verbale:
- 3 classi dei verbi
- Tempo, modo e persona del verbo

6. Sintassi:
- struttura della frase minima a seconda della classe dei verbi
- frase negativa
- topicalizzazione
- frase interrogativa
- frase ipotetica

7. Aspetti sociolinguistici:
- nomi segno nella comunità dei sordi
- variazioni lessicali diatopiche e diacroniche
- registri linguistici
- metodologia nell’educazione della persona sorda
- bilinguismo
- lingue di contatto
- lessico importato ( componenti orali proprie e immagini di parole prestate), code-
switching, foreigner talk, interferenze

8. Interpretazione e traduzione:
- processo interpretativo
- qualità dell’interpretazione
- tipologie di errore o miscue
- traduzione e intramorfismo
- destino ontologico e ruolo professionale
- aspetto emotivo dell’interprete della LS e differenze con quelli di lingue vocali
- discorso interno
- traduzione radicale
- semiosfera
- metodo di insegnamento intramorfico

9. Storia

9. Parte pratica
1. Argomenti culturali:

- Diversità

Il giusto termine da usare è persone sorde, tutti gli altri termini sono scorretti:
- in inglese vengono definiti con pregiudizio deaf and dumb,
- non udenti è meglio non usarlo perché è la negazione di qualcosa e quindi è poco positivo e
produttivo,
- sordomuto = il processo di demutizzazione dei sordi è molto antico (metà del 700), un bambino
sordo a cui non viene insegnato a parlare diventa anche muto, tuttavia ci sono sordi che hanno
difficoltà nella lingua orale, ma in realtà non sono muti perché comunque parlano la lingua dei
segni che è in tutti sensi una lingua,
- audioleso è un’espressione scorretta perché non sempre le persone sorde sono audiolese, la
sordità non dev’essere considerata come una patologia, ma come una condizione ontologica
dell’umanità.

Sordo è semplicemente un aggettivo, prima di tutto viene la persona.

Nel 2006, è stata pubblicata una legge italiana di 3 articoli che stabilisce che le persone affette da
sordità si definiscono semplicemente persone SORDE.

- Dati della comunità dei sordi:

L’organizzazione mondiale della sanità stabilisce che esiste 1 bambino sordo nato su 1000 nei paesi
occidentali (in Italia sono quindi circa 60.000 sordi); tra questi solo il 5 % è affetto da sordità
genetica e prelinguale (prima dell’acquisizione completa della prima lingua, circa entro i 3 anni di
vita) e tra questi circa la metà utilizza la lingua dei segni (LIS). È quindi una comunità diffusa su
tutto il territorio.
Gli ultimi dati in Italia affermano che ci sono 45.000 sordi di cui 25.000 usa la LIS, ovvero 0,8 su
1000, quindi c’è una diminuzione della sordità.
In Africa, sono circa il 3,5 % dei bambini.

- Pregiudizi sulla lingua dei segni:

LIS : lingua dei segni italiana

- LINGUA: ha una struttura grammaticale complessa, è prodotta da una comunità che in assenza di
parola ha sviluppato un codice visivo manuale che ha lo stesso valore delle lingue vocali (codice
acustico vocale) per comunicare tra loro (lo sviluppo dell’epiglottide è successiva all’homo erectus
quindi la gestualità è arrivata prima della parola). È calata nella storia: nasce intorno al 1700 e si
sviluppa lentamente, anche prima i sordi utilizzavano un codice segnico, ma è solo con la creazione
di comunità di persone sorde che si indica la nascita della lingua dei segni. Ad esempio, in
Nicaragua per lungo tempo c’è stato un governo socialista che per la prima volta nella storia (anni
1970) aveva imposto l’obbligo di istruzione per tutti i bambini, anche quelli sordi e quindi aveva
creato una scuola per bambini sordi e questi bambini messi insieme forzatamente e videoregistrati
da esperti, hanno creato una gestualità che è diventata la lingua dei segni ufficiale del Nicaragua.
Quando siamo incapacitati di parlare anche noi parliamo con i segni, ad esempio quando si fanno
immersioni subacquee c’è un codice per comunicare sott’acqua. Altro esempio sono i monaci
benedettini: in questi monasteri la regola è pregare e lavorare e quindi c’è l’obbligo del silenzio,
quindi questi monaci durante il pasto chiacchierano tra di loro in segni. Anche altri monasteri
iniziarono a farlo ognuno con il suo codice.
È una lingua che si tramanda oralmente di generazione in generazione.

Non è un linguaggio perché è storicamente calato in una comunità.

- SEGNI: non si tratta di gesti, che sono quelli che di solito accompagnano le parole in un certo
ambiente significativo, ad esempio quando si parla le mani accompagnano quello che si sta dicendo.
In realtà, il segno è una parola significativa di per sé che ha sempre lo stesso significato in ogni
situazione. Anche i sordi fanno i gesti, ma sono meno visibili e riconoscibili.

A volte si parla della lingua dei segni come una lingua MIMICA, ma in realtà non è così, perché la
lingua dei segni si fa capire solo da chi la sa.
Ha alcuni spetti mimici quindi è una lingua ICONICA ma non è coincidente con il mimo.

MIMO: rappresenta azioni, comprensibile a tutti


PANTOMIMA: rappresenta oggetti, comprensibile a tutti

I sordi hanno una vista grammaticale, loro vedono il mondo in modo differente rispetto a noi ma
non è che lo vedono meglio.

- ITALIANA: essendo un prodotto della comunità dei sordi italiana allora viene definita come
lingua dei segni italiana. Storicamente, all’interno degli istituti si creava una comunità e quindi i
bambini producevano segni che si stabilizzavano in una grammatica visiva.
Non c’è una perfetta sovrapposizione tra la lingua vocale e quella dei segni. Ad esempio, in Italia
per ragioni storiche la lingua dei segni di Trieste è molto diversa rispetto a quella del resto di Italia,
perché fino alla fine della Prima guerra mondiale erano sotto l’impero austro-ungarico e quindi
erano mandati a studiare a Vienna. Altro esempio, la lingua dei segni americana deriva direttamente
da quella francese e non da quella britannica.
La lingua dei segni viene sottoposta a tutte le particolarità di una qualsiasi lingua, parole che
nascono e muoiono, variazioni della lingua, particolarità regionali, etc.

È scorretto dire lingua italiana dei segni, perché sembra una lingua italiana che viene trasmessa
tramite i segni, quindi nonostante l’acronimo sia rimasto LIS è più corretto dire lingua dei segni
italiana.

- Lingue vocali vs lingue segnate:

1. Lingue vocali
- È fatta di vibrazioni delle molecole dell’aria.
- Il silenzio è la mancanza di vibrazione.
- L’articolatore è l’apparato fono articolatorio.
- Lingue lineari e sequenziali: i suoni escono uno dopo l’altro.
- Scrittura: quasi tutte le lingue vocali hanno sistemi di scrittura, perché essendo lingue
lineari vengono trascritti gli elementi posizionati l’uno dopo l’altro.

2. Lingue segnate
- È fatta di luce, l’onda elettromagnetica della luce riflette sulle mie mani e va a colpire il
fondo della retina dove ci sono i coni e i bastoncelli che ricevono la luce.
- Il silenzio è l’assenza di luce.
- L’articolatore sono le due mani e le espressioni facciali.
- La lingua è tridimensionale e multi planare, i segni sono prodotti in 3D e tutti gli
elementi sono presentati allo stesso tempo nello spazio: si possono dire due cose insieme
nello stesso istante di produzione linguistica, perché è una lingua bimodale.
- Non esiste ancora una vera e propria scrittura della lingua dei segni, esiste la possibilità
della trascrizione dei singoli elementi, questo implica che è una lingua più fragile con meno
rigore e più fluida, per questo ci sono variazioni molto importanti all’interno della lingua sia
lessicali sia strutturali.

- La dattilologia e l’italiano segnato esatto:

LIS ISE DT IT

ISE : italiano segnato esatto 🡪 è un italiano parlato a cui vengono sovrapposti i segni della lingua
dei segni, mantenendo la struttura grammaticale dell’italiano. L’aggettivo “esatto” sta ad indicare
che l’italiano segnato non può essere preciso, perché alcune parti dell’italiano non esistono nella
lingua dei segni (articoli, congiunzioni…), quindi quando un segno non esiste nella lingua dei segni
si usa la dattilologia. Non è una lingua, ma un metodo educativo per ricalcare la lingua italiana in
una modalità visiva per aiutare i bambini sordi a scrivere meglio in italiano. Il difetto principale è
che le due lingue non hanno lo stesso valore, non sono equipotenti (l’italiano è una lingue flessiva,
mentre la lingua dei segni ha carattere isolante).

La dattilologia (DT) è la translitterazione dei grafemi di una lingua vocale in una forma area, visiva
e manuale tramite l’alfabeto manuale, quindi non corrisponde alla lingua dei segni! È un alfabeto
solo manuale, non corporeo e quando lo si usa si digita quello che si vuole dire lettera per lettera,
mentre con la lingua dei segni si segna quello che si vuole dire.
La dattilologia serve per digitare i nomi propri specifici di altre lingue mantenendo la struttura
originale e le sigle, a volte queste parole si usano come prestito di una lingua vocale e poi nel tempo
o si stabiliscono o spariscono.
La dattilologia italiana è mono manuale, ma per alcune lingue si utilizzano entrambe le mani.

2. Fonologia – cherologia:

La cherologia indica le unità minime non dotate di significato di una lingua segnata.

- Cheremi:

Fino agli anni 60 del 1900, la lingua dei segni era considerato un flusso di segni non identificabili
paragonabile alla mimica, non era infatti considerata una lingua. Negli anni 60, presso la Gallaudet
University di Washington DC (che era inizialmente un college per ragazzi sordi ed è poi diventata
un'università con piena accessibilità per le persone sorde, per cui tutte le lezioni sono mediate in
lingua dei segni), William Stokoe, ricercatore udente professore di linguistica, ha studiato la
struttura della lingua dei segni americana (American Science Language Structure). Il suo tentativo
iniziale era quello di dimostrare che le lingue dei segni erano simili a quelle vocali, tramite lo studio
delle parti della linguistica.

Stokoe scoprì che i segni hanno delle PARTI, ovvero all'interno del singolo segno posso
distinguere degli elementi. Questo vuol dire che ha individuato dei CHEREMI (cheros: mano)
ovvero piccole parti senza significato che da sole non vogliono dire nulla ma che assemblate
insieme formano dei segni (come i fonemi nelle lingue vocaliche). In questo modo si può parlare di
una linguistica della lingua dei segni.
- Parametri formazionali e coppia minima:

Queste parti si suddividono in PARAMETRI FORMAZIONALI che sono:

1. Luogo di articolazione: tabula 🡪 la lingua dei segni agisce all'interno dello SPAZIO
SEGNICO (lo spazio che va dalla sommità del capo fino alla cintura), come se fosse
l'estensione sonora della lingua dei segni. Infatti, se esco dallo spazio segnico, i segni non
vengono percepiti. All'interno dello spazio segnico, la LIS ha 16 luoghi di articolazione
(punto preciso dell'articolazione dei segni): la sommità del capo, fronte, naso, bocca, mento,
guancia, orecchio, collo, braccio, avambraccio, petto... La maggior parte si trovano sul viso.
Due luoghi sono particolarmente importanti:

● lo spazio NEUTRO: è lo spazio di fronte a sé (come il segno per lingua dei segni),
● la mano BASE: è la mano su cui vengono effettuati i segni con la mano dominante (come in
famiglia).

2. Configurazione : hand shape (ovvero la forma della mano: designator) 🡪 la forma che la
mano assume nell'esecuzione del segno. La LIS ha 38 configurazioni: pugno chiuso/a,
mano aperta/b, opposizione del pollice e dell’indice, 3 (molto frequente nella LIS).
Sette configurazioni sono quelle NON MARCATE (le più semplici e le prime che i
bambini imparano come se fosse la lallazione dei bambini sordi): questi segni sono quelli
che compongono l’acronimo BASCO15.
Quando le due mani sono asimmetriche, le configurazioni che la mano base può assumere si
limitano a quelle non marcate.
Quando un bambino udente non riesce a pronunciare una parola troppo complessa
semplifica la parola, così il bambino sordo modifica i segni troppo complessi.

3. Movimento del segno: movement 🡪 le mani possono fare moltissimi tipi di movimento. Ci
sono movimenti rettilinei, concavi, verso chi guarda, destra, alto, con contatto…

Ci sono segni che hanno diversi parametri formazionali (due luoghi di articolazione, due
movimenti, due configurazioni). Tuttavia, non possono averne più di due.

Le ricerche hanno poi dimostrato successivamente che esistono altri due parametri formazionali:

1. Orientamento del palmo della mano: verso l’alto, il basso, destra, sinistra… Ne
esistono tantissimi, quelli principali sono 6.
2. Le componenti non manuali, ovvero le ESPRESSIONI del VOLTO, inclinazione del
capo, del busto, la velocità di inclinazione del segno… Non sono sempre presenti. Serve
a dare il ritmo al segnato indica un andamento prosodico. Veicolano anche alcuni
elementi sintattici importanti (l’interrogativa, l’avverbio di modo). Sono una parte
soprasegmentale della lingua dei segni.

Uno dei sistemi per definire in modo scientifico che i segni sono fatti di parti è il LAPSUS (errore
che rivela il fatto che le parole sono fatte da fonemi), secondo Stokoe anche nella lingua dei segni ci
sono dei lapsus di MANO, che fanno sì che si sbagli uno dei parametri formazionali.

Gli ALLOCHERI sono due segni diversi che non determinano una differenza di significato.
Nel CRITERIO DI COPPIA MINIMA, si prendono due segni che hanno tra di loro tutti i
parametri uguali tra di loro tranne un elemento e si mettono a confronto. In questo modo, si
individua la quantità di cheremi di ogni parametro funzionale.
Ad esempio, i segni CANE e ABBASTANZA si differenziano solo dall’espressione facciale, ma si
utilizzano tutti gli altri stessi parametri.

- Aspetti metaforici della configurazione:

Una delle ricerche più importanti è stata condotta da Boyes Bream confutando le idee di Stokoe,
suggerisce un altro punto di vista frutto di un esperimento: secondo il suo studio, alcuni elementi
minimi della lingua dei segni sono dotati di significato. Ha preso un gruppo di persone sorde e gli
ha chiesto cosa gli suscitavano alcuni segni, dato che ogni segno ha diversi significati visivi vuol
dire che ogni elemento minimo ha una significato metaforico proprio, quindi rendono iconica la
lingua. Quindi non si può più parlare di cheremi ma di morfo-fonemi, avendo un significato
metaforico.
Le configurazioni e alcuni luoghi di articolazione e movimenti (i segni che riguardano l’affettività
sono sul petto, quelli che riguardano le attività intellettiva sono sulla fronte, il movimento circolare
indica la continuità nel tempo) sono quindi METAFORICHE. Si tratta quindi di fonosimbolismo.
Ad esempio, la configurazione 5 esprime sempre qualcosa di penetrabile, come acqua, mare,
ruscello, cascata...
Viene quindi demolita l’idea della linguistica tradizionale.

- Movement hold system di Johnson e Liddell :

Un altro problema dell’analisi di Stokoe è la DINAMICITA della lingua dei segni. Il segno
sembrava un segno fotografato in un singolo momento. In realtà nell’esecuzione cambiano e si
muovono. Nel ‘84, Scott Liddell e Robert Jhonson, due professori dell’università Gallaudet,
pensavano che i segni possono muoversi o stare fermi, non hanno solo le componenti descritte da
Stokoe, ma hanno una loro dinamicità. Hanno proposto un nuovo modello chiamato MOVEMENT
HOLD SYSTEM, ovvero il sistema del movimento in sospensione, quindi i segni possono essere
analizzati sotto questo schema: il segno si muove, si ferma e si muove di nuovo. Questo ci spiega
come i segni cambiano nell’immediato e nel tempo. L’analisi del segno viene effettuata tramite
delle barre verticali in cui ci sono dei momenti di movimento e di sospensione uno dietro l’altro in
una successione temporale che si incrociano con delle barre orizzontali che invece mostrano i
parametri di Stokoe. Questo ci spiega le variazioni fonologiche in senso diacronico e sul momento.
È un’analisi molto puntuale, il segno viene considerato nelle sue componenti e nella sua dinamicità.
Si è giunti a cinque categorie di segni:

- Ci sono segni che hanno solo momenti di arresto, che vengono solo mostrati (i numeri fino a 10),
non c’è quindi una dinamicità;
- Ci sono segni che hanno un movimento e un arresto finale (venire, mangiare, capire…);
- Ci sono segni che hanno una struttura binaria, si mostra nella ripetizione molto breve del segno
(cane, mamma, casa), hanno un momento di movimento, un arresto, un movimento e un arresto;
- Ci sono segni che si muovono sempre in modo costante, non hanno un arresto (sempre);
- Ci sono alcuni segni che hanno tre movimenti e un arresto finale (tutti i giorni).

- Distinzione morfologica sostantivo-verbo:

Un analisi di questo genere fece scoprire che i segni che hanno un movimento e un arresto sono
generalmente verbi; mentre i segni binari invece sono generalmente dei sostantivi; questa
distinzione ci dice che il movimento o l’arresto del segno va a incidere sulla valenza grammaticale e
morfologica.
È simile alla distinzione tra vocali e consonanti delle lingue sonore : la vocale esce liberamente,
mentre la consonante è bloccata. Tuttavia, a volte c’è una sovrapposizione tra due categorie, come
anche le lingue sonore.

- Variazione fonologica :

La variazione dei segni interessa non tanto la modifica o l’introduzione di segni nel tempo (che
avviene col cambiamento storico dell’oggetto visivo), ma piuttosto quelle variazioni fonologiche
che determinano il cambiamento delle parole.
Nelle lingue sonore abbiamo fenomeni di questo tipo quando abbiamo il raddoppiamento del suono
che unisce due parole come soprattutto, affinché…; o la caduta di una vocale tra due parole come
anch’io che fa perdere una parte della loro struttura.
Grazie al sistema hold movement, vediamo fenomeni simili nelle lingue segnate che consentono
delle variazioni fonologiche:
- Epentesi del movimento: aggiunta di un movimento fra due segni, il rinforzo del
movimento tra due segni.
- Eliminazione dell’arresto: viene eliminato l’arresto (filosofia)
- Assimilazione della configurazione: quando il segno precedente o successivo assorbe la
configurazione della mano. (dimmi)
- Metatesi: simmetria delle mani e del movimento solo delle lingue segnate. Può essere
paragonato a un palindromo in italiano. Ad esempio, sacrificio, si può fare sia da destra a
sinistra che da destra a sinistra, o in famiglia la mano destra può muoversi in senso orario o
antiorario.

Spesso questi fenomeni sono tutti presenti nell’evoluzione di tutte le lingue dei segni.

3. Morfologia nominale:

Le lingue hanno diverse tipologie morfologiche. La LIS ha una morfologia prevalentemente


ISOLANTE, ovvero ha delle caratteristiche più isolanti perché il segno linguistico contiene solo il
significato dell’oggetto o dell’idea che vuole dimostrare, ma non viene indicato un genere o un
numero di un sostantivo o il tempo, il modo o la persona di un verbo, bisogna aggiungere altri segni
per aggiungere un significato, quindi vengono uniti tanti morfemi uno accanto all’altro quindi si
crea un isolamento tra i segni (invece l’italiano vocale è una lingua potentemente flessiva). Questo
rende molto difficile l’uso dell’italiano segnato esatto dato che in molti aspetti le due lingue non si
sovrappongono, si può fare perché le lingue sono su due modalità diverse (bimodalismo), ma la
sovrapposizione non è mai certa.
Vengono distinti SOSTANTIVI e VERBI tramite il movimento (fonologica), ma anche tramite il
senso. Ci sono delle coppie di segni simili ma che hanno movimenti diversi e quindi se un segno ha
un movimento doppio è un sostantivo, se è un movimento singolo e un arresto finale allora è un
verbo.

- Inizializzazione e lessicalizzazione:

Le lingue vocali che sono lingue predominanti influiscono inevitabilmente su quelle dei segni che
sono di minoranza: se si tratta di lingue vocali, influiscono attraverso fenomeni fonologici o
morfosintattici (ad esempio le lingue creole o pidgin). Questi fenomeni sono più difficili da
ritrovare nelle lingue segnate, ma attraverso le lingue di contatto abbiamo fenomeni come
l’INIZIALIZZAZIONE, ovvero prendere in prestito la forma della dattilologia o del vecchio
alfabeto corporale della prima lettera della parole della lingua orale e così viene creata la
configurazione del segno ad esempio lunedì si segna con la L della dattilologia. Sono processi
arbitrari perché la configurazione del segno non ha a che fare né con la grafia né con il senso della
parola né con il suono.

Un fenomeno parallelo è la LESSICALIZZAZIONE: delle sigle possono diventare delle parole a


tutti gli effetti. Questo succede sia nelle lingue orali sia in quelle segnate. Nella lingua dei segni
succede spesso ed è un’influenza della dattilologia di come una scrittura nell’aria diventi a tutti gli
effetti un segno. Questo succede se rispetta le regole fonologiche della costituzione dei segni (deve
avere un luogo di articolazione, non più di due configurazioni e due movimenti). Un esempio può
essere il segno per SI composto dalla dattilologia della parola italiana sì (s+i).

Un altro fenomeno è l’inclusione di SEGNI IMPORTATI da altre lingue dei segni. La LIS per
esempio per dire America utilizzava un segno fino a un certo punto, ma a un certo punto abbiamo
assunto il segno che utilizzavano in America. Sono segni che entrano a far parte dell’uso comune.
La maggior parte dei segni deriva dalla lingua dei segni americana (che viene utilizzata anche in
Canada e in altre nazioni come le Filippine, il Centro America, in Burkina Faso molti segni sono
della lingua dei segni americana per le missioni organizzate dagli americani in Africa). Questo
serve per arricchire il vocabolario.

- Classi dei nomi:

Le classi dei nomi della LIS dipendono dal luogo di articolazione. Si distinguono in:
- sostantivi di prima classe sono liberi nello spazio neutro (nello spazio davanti a noi);
- sostantivi di seconda classe sono ancorati al corpo (hanno uno o due luoghi di articolazione sul
corpo).

- Numero:

Questa distinzione è importante perché rispetto alla classe possiamo ottenere un diverso plurale.
Molti sostantivi di prima classe possono essere reduplicati (case si può segnare ripetendo il segno
più volte nello spazio). Invece, con i sostantivi di seconda classe vengono usati i quantificatori
(numeri, aggettivo di quantità, posti dopo il sostantivo) per creare il plurale quindi i segni restano
invariati. Un altro modo è utilizzare i classificatori, dei segni che sono dei predicati.

- Genere:

Il genere del sostantivo, invece, non esiste nella lingua dei segni da un punto di vista grammaticale.
Ma a volte è necessario segnalare il maschile o il femminile, quindi in generale viene dato per
scontato il maschile, e quando è necessario specificare il femminile si aggiunge il segno per donna
dopo il sostantivo da modificare o a volte anche il segno uomo per indicare il maschile.
La specifica del femminile in uno stesso discorso viene effettuata solo all’inizio, poi non è più
necessaria per non dare un senso di ridondanza.

- Incorporazione Numerale:

Possiamo unire due segni uno numerale e uno nominale per formare un segno. Avviene con i
pronomi personali soggetto inserendo un numerale (noi due me + te, voi due tu + lui…),
l’incorporamento avviene fino a 5. Un altro ambiente semantico in cui avviene è il tempo: si
possono costruire ad esempio i segni per la durata delle ore (fino 10 ore, se sono 11 si segna prima
11 e poi ore), anche per il segno giorno si può incorporare il segno per dire fino a 5 giorni, anche il
mese funziona similmente (l’incorporazione funziona fino a 5) e si traducono come bimestre,
trimestre…, anche per anno funziona così fino a 10 anni.
Quando non è più possibile incorporare si dividono i due segni.
- Numerali ordinali :

Si individua una successione numerica


È una posizione in una lista di cose
La parola ordinale introduce infatti un ordine

Sono composti dal numerale e da una porzione di spazio nello spazio neutro ovvero quello davanti a
sé (quindi lo spazio diventa morfema). Si mette in ordine rispetto allo spazio davanti a noi in
maniera visiva. Tutto dipende da come questi spazi sono nella realtà: se è una classifica allora l'1
parte dall'alto e via via scendo. Se fossero piani di un palazzo vado esattamente al contrario. Se è un
podio seguo la forma del podio in maniera visiva. Per le marce dell'automobile uguale si segue il
movimento della mano quando mette le marce.

4. Morfologia del locus:

- Locus vs luogo di articolazione:

Il luogo nella LIS non è solo un elemento componenziale cherologico, ma è anche un morfema, cioè
lo spazio e il corpo stesso del segnante sono morfologicamente significativi (tipico delle lingue
segnate). Questo spazio si chiama locus perché Scott Liddell si è occupato di darci le coordinate
linguistiche dello spazio tridimensionale. Per distinguere il luogo è fonologico e il locus è
morfologico.
Il locus è la riduzione/trasposizione tridimensionale della realtà che ci circonda nello spazio davanti
a sé.

È una lingua cinematica, visiva, tridimensionale che ci permette di costruire con le nostre mani lo
spazio davanti a noi, siamo noi i registri dello spazio quindi lo regoliamo.

- Funzioni grammaticali:

Le funzioni grammaticali del locus secondo Scott Liddell sono:


1. Movimento nelle tre dimensioni: quando muovo un classificatore nello spazio,
questo si muove percorrendo luoghi e questi luoghi sono morfemi quindi
significativi. Non è solo un mimo ma è il movimento morfologico nelle tre
dimensioni.
2. Posizionamento nelle tre dimensioni: lo spazio di posizionamento dà un significato
specifico al segno (macchina parcheggiata).
3. Referenza : quando punto il dito in una porzione di spazio e tolgo le mani quella
porzione mantiene il significato che gli ho attribuito con valore
referenziale/pronominale ( persistenza del simbolo)  in un discorso il luogo
mantiene il significato con valore pronominale.

La coesione e la coerenza del testo sono determinate dall’utilizzo dello spazio.

Questa è quindi la grammatica profonda della lingua dei segni.

- Uso dei classificatori:

Noi quindi posiziono dei significati nello spazio, ma come vengono veicolati nel locus
tridimensionale? Si può usare l’indicazione per puntare il significato, mentre quando c’è movimento
uso un classificatore, ovvero dei predicati classificatori (segni che hanno valore predicativo, vuol
dire che dicono qualcosa di un argomento, di solito un sostantivo). Nella LS possono essere
nominali o verbali e sono composti da due segni : una certa configurazione, ovvero la forma della
mano con valore metaforico, e tre radici di movimento:
- movimento nelle tre dimensioni
- posizionamento nelle tre dimensioni
- movimento stativo/descrittori : i classificatori si muovono ma non in un movimento reale ma solo
per descrivere la forma dell’oggetto, sono predicati nominali.

I classificatori si dividono in:


- Classificatori di entità piena: hanno una loro struttura metaforica molto forte (la mano piatta è
un classificatore adatto a tutti gli automezzi eccetto gli aerei, per bici e moto basta cambiare
l’orientamento della mano; il dito indice dritto indica cose lunghe che possono essere posizionate o
muoversi; due dita in giù indica un essere che cammina a due o quattro zampe, ma non chi ne ha più
di quattro o non ne ha, gli uccelli possono assumere questo classificatore solo quando sono posati,
come lo muovo nello spazio ha una funzione predicativa; la mano accrocchiata posizionata indica
un edificio).
- Classificatori strumentali: indicano degli strumenti come predicato verbale (compasso,
cacciavite…)
- Cornici : comunicano una forma e le superfici e variano in grandezza,
- Classificatori di numerosità: danno il plurale del sostantivo data dalla ripetizione del
quantificatore (fila, riga), hanno un davanti e un dietro, un dentro e un fuori.

Vengono chiamati anche PROFORMA: spesso evolvono modificando l’effetto dei segni.
L’evoluzione avviene trasformando dei classificatori in segni veri e propri, tramite un doppio
movimento (autobus, bottiglia) oppure stabilendo un luogo di articolazione fonologico.

- Punto di vista del segnante:

In italiano posso descrivere un discorso da più punti di vista. La LS usa come strumento il punto di
vista del segnante essendo una lingua visiva. Il classificatore si muove e costruisce il significato. A
seconda del punto di vista utilizzato, cambia la posizione e la forma dei segni.

Movimenti apparenti nello spazio tridimensionale: ci sono degli effetti ottici importanti nel
mondo, il nostro occhio media la visione intorno a noi a seconda della nostra posizione. Queste
impressioni ottiche vengono riprese con la lingua dei segni per mostrare certi movimenti del mondo
(fila di alberi che si muove quando si passa in auto).

5. Morfologia verbale:

Il verbo è un segno che indica un’azione o uno stato.

- 3 classi di verbi:

I verbi si possono dividere in 3 grandi gruppi, a seconda dell’uso del luogo di articolazione:
- verbi PIANI o di prima classe : verbi ancorati al corpo, hanno un punto di articolazione sul
corpo che è solo fonologico. Possono anche essere nello spazio neutro ma di solito con significato
fonologico, sono sempre uguali a se stessi. (ferirsi)
- verbi DIREZIONALI o di seconda classe: si muovono nello spazio da un punto di partenza a
uno d’arrivo e questo loro movimento incorpora il significato che do a una o all’altra porzione di
spazio. Si usa il locus morfologico in modo significativo. Si possono suddividere a loro volta in due
gruppi:
- con contatto: passano da un punto di articolazione fonologico sul corpo e ci si muove
verso il complemento, non viene incluso il soggetto.
- senza contatto: completamente liberi nello spazio (includendo soggetto e complemento).
(dare)
- verbi di terza classe: numero esiguo, hanno in comune con quelli direzionali il fatto di usare lo
spazio in maniera morfologico/significato, ma si utilizza solo un punto nello spazio.

- Il tempo, il modo e la persona del verbo:

Ne consegue l’uso del pronome personale soggetto: viene utilizzato nei verbi di prima classe che
contengono il significato solo della loro azione. Nei verbi di seconda classe viene incluso il
pronome personale soggetto solo se necessario per la conversazione (ad esempio il verbo dare
contiene già il pronome quindi non serve ripeterlo). Nei verbi di terza classe, è importante segnare il
pronome personale soggetto perché in questi verbi viene incluso solo il complemento.
I pronomi personali soggetto sono indicazioni di qualcosa di reale e che noi possiamo vedere (io: mi
indico, tu: ti indico, egli: indico qualcuno fuori dal dialogo, se è fisicamente presente la indico ma
non la guardo perché sto parlando con te, se non è presente la nomino e la localizzo nello spazio,
noi: includo con la mano tutti noi includendo anche me stesso, voi: è esclusivo di me e indico nello
spazio reale le seconde persone, loro: segnato al di fuori della conversazione).

Non esistono le desinenze, quindi il tempo del verbo viene identificato dall’uso dello spazio (luogo
e tempo si sovrappongono). Il tempo è gestito da una linea del tempo orizzontale ( successione di
punti temporali ). Il tempo viene identificato nello spazio tridimensionale: la parte dietro le spalle è
il passato, la parte sopra di noi è il presente e la parte davanti a noi è il futuro. Questo assume valore
grammaticale, mentre per gli udenti è una questione solo culturale. A questo si interseca una linea
perpendicolare che identifica punti nel futuro e nel passato.
Su queste linee del tempo, non si muovono i verbi che non vengono modificati ma gli avverbi
temporali (poco fa (punta delle dita sulla spalla destra), più sposto la mano indietro più è passato il
tempo…). Questo avverbio viene posto all’inizio del discorso per determinare il tempo di cui si
parla.

Prima : pollice in su verso di noi


Dopo: indice che si dirige verso avanti girando
Mai: due indice verso fuori
Sempre: F che gira
Presto: tre che si apre due volte in avanti
Tardi: si fa scorrere la destra sulla sinistra
Mattino: due mani che si prono
Sera: due mani che si chiudono
Oggi : due indici in giù (qui e ora)
Ieri: indice verso spalla destra
L’altro ieri: due volte indice indietro
Lunedì: L rotatorio (dietro le spalle lunedì scorso, molto davanti lunedì prossimo) 🡪 sostantivo con
valore avverbiale.
Sabato: S rotatorio
Settimana: 7 che si sposta da sinistra a destra

I segni possono avere non più di due movimenti, quindi per dire tra 3 lunedì si separano i segni.

Il quadro segnico è limitato quindi ad esempio c’era una volta o sempre si usa un moto circolare
perché non è identificativo un inizio o una fine.
Giorni della settimana:
Lunedì: L rotatorio
Martedì: mano che si chiude due volte
Mercoledì: e che si muove
Giovedì: vecchia g che si muove
Venerdì: v che si muove
Sabato: s che ruota
Domenica: d che ruota

Due segni particolari:


Fatto/compiuto: due mani aperte che da retro va verso il palmo in avanti (dopo il verbo indica il
passato prossimo)
In un futuro: mano semi piegata in avanti
🡪 non si usano con gli avverbi temporali

Indica come io agisco tramite un verbo (in italiano: indicativo realtà, imperativo ordine…)

Ci sono alcuni avverbi di modo, ma si usa principalmente l’espressione facciale (componente non
manuale). Le espressioni facciali trovano qui una collocazione come la modale del verbo, il tono del
verbo. Assomigliano ai toni della voce delle lingue orali. La parte soprasegmentale viene ben
espressa nella modale del verbo.

Il segno anno si segna col numero in alto verso le spalle o verso indietro a seconda del fatto che sia
passato o futuro.
Anni con doppia N : tempo indefinito
Anno pollice da sinistra a destra, con incorporazione numerale

6. Sintassi:

- Struttura della frase minima a seconda della classe dei verbi:

La stringa frasale caratterizza la tipologia di lingua. Nelle lingue vocali, si distingue una struttura
temporale (quella più comune è quella SVO).
La lingua dei segni è una lingua spaziale, e nella dichiarativa semplice la struttura frasale dipende
dalla tipologia di verbo:
- in generale con i verbi piani, la struttura della LIS è come quella dell’italiano (SVO) (esempio: io
mangio pollo, ma il verbo mangiare è declinato a seconda dell’oggetto e chi sta mangiando, come la
maggior parte dei verbi);
- con i verbi direzionali e di terza classe, la struttura “lineare” è data da strutture diverse in cui il
verbo è sempre alla fine a meno che non sia incorporato (oggetto-soggetto-verbo o soggetto-
oggetto-verbo) (esempio: vado a Milano 🡪 segni Milano, lo posizioni e poi dici che ci vai).

Nel 1987, viene pubblicato La lingua italiana dei segni di Virginia Volterra (studiosa del CNR di
Roma) con le prime ricerche italiane in cui si indaga la struttura della frase con queste scoperte.

Le strutture particolari che alterano l’ordine della frase della LIS sono :

- Topicalizzazione o forma marcata :

È un fenomeno tipicamente oralistico in cui si vuole dare più importanza a un elemento della frase.
Nella lingua italiana, il tono della voce su quell’elemento posto in prima posizione viene
modificato. In LIS, la stringa frasale è alterata e sull’elemento importante viene dato un colpo di
sopracciglia per dargli un tono (anche qui il verbo può essere posto infondo alla frase).

- La frase negativa:

La negazione è dopo il verbo negato e si fa con il NON o con avverbi negativi al suo posto come :
Nulla (zero circolare), per niente (zero verso l’esterno con lo stiramento delle labbra), non ancora
(mano a forma b co soffio), mai. Per dire, NO invece è l’indice che va una volta da sinistra a
destra.
La parte non manuale è lo scuotimento del capo che inizia quando si agisce il verbo (quando è
segnato il verbo), ma non è obbligatorio. A volte, si può utilizzare lo scuotimento del capo senza un
segno di negazione alla fine.
La struttura con il verbo piano si scombina (il non sta dopo il verbo, scuotendo l’indice, portando in
fondo alla frase il verbo quindi la frase “io non mangio il pollo” diventa “pollo io mangio non”).

- La frase interrogativa:

1. Le domande aperte (con formule interrogative) : la formula interrogativa sta in fondo


alla frase, e solo sulla formula interrogativa si effettua una espressione corrucciata con le
sopracciglia verso il basso (esempio: Ragazzo francese là in fondo chi). Anche qui busto
e capo sono inclinati.
2. Le domande chiuse (sì o no) : prevedono l’innalzamento delle sopracciglia, lo scarto del
busto e l’inclinazione del capo da una parte per tutta la durata della frase (ad esempio: i
sordi e gli udenti hanno culture diverse?).
Perché (segno con mano raccolta in alto): per la domanda
Perché (F che si rovescia) : per la risposta

- La frase ipotetica:

La parte ipotetica è gestita come un’interrogativa (sopracciglia alzate) e la seconda come se fosse la
risposta.
Se dovesse piover, non andrò a Milano = Piovere? Milano vado non.
Si possono anche invertire le due frasi.
È possibile usare i segno SE (indice alla tempia o ok sulla tempia) come in italiano, ma non è
necessario. Questo segno da solo vuol dire “destino”, infatti l’ipotetica è legato al futuro e alla
fatalità.

7. Aspetti sociolinguistici:

- Nomi segno nella comunità dei sordi

Chi orbita intorno alla comunità dei sordi ha un segno-nome per questione di comodità. Sono nomi
propri, attribuiti all’interno della comunità dei sordi (la lingua dei segni si aggancia alla cultura
della comunità dei sordi). Vengono scelti in genere in maniera iconica rispetto a delle caratteristiche
fisiche, caratteriali, professionali salienti della persona: se una persona è riccia può essere che il su
nome segno riproduca questo carattere. Può essere vista in parallelo ai soprannomi o nomignoli
della lingua sonora. Questo nome-segno può cambiare a seconda della comunità.
Oppure si può usare anche l’inizializzazione o l’attribuzione di nomi storpiati. A volte si usano dei
segni approssimati per individuare i cognomi in nome arbitrario.

Segni di nomi di persone e grandi città di tradizione cattolica, sono tradotti in LIS:
Maria, Francesco, Pietro, Giuseppe.
Anche questi sono nomi arbitrari, sono segni iconici solo per i santi.

- Variazioni lessicali diatopiche e diacroniche:

Spesso i classificatori diventano nuovi segni. I neologismi sono molto comuni essendo una lingua
orale. L’invenzione dei segni segue delle regole precise, ad esempio alcuni configurazioni non sono
valide per la mano base e quindi un segno che è composto da uno di questi segni nella mano base è
un segno scorretto perché non segue le regole grammaticali.
I segni desueti vengono a morire perché nessuno li sa o perché indicano oggetti che non vengono
più usati.

La variazione diatopica (sul territorio): nella LIS ci sono molte varianti dialettale soprattutto
riguardo il lessico. Perché questi segni venivano creati negli istituti per sordi dove si creavano delle
comunità. È una ricchezza dei segni (verde si può dire con tanti segni).

La variazione diacronica : i segni cambiano a seconda dell’oggetto che rappresentano e ai suoi


cambiamenti (esempio: telefono: fu impossibile da usare per i sordi per molto tempo. Veniva prima
segnato con la rotella del telefono che gira (ora si usa anche per dire andare in bagno), poi è
diventata la cornetta del telefono, negli anni 90 era stato inventato una telescrivente per sordi dove
scrivevi e degli impulsi sonori venivano tradotti in suono quindi era un telefono scrivente; poi si
segnava l’antenna; fino allo smartphone).

La standardizzazione avviene tramite l’interprete della LS che interpreta delle situazioni di


comunicazione. Una volta era solo per alcune trasmissioni o alcuni TG in modo molto sporadico,
mentre adesso i politici hanno sempre l’interprete di LS.

- Registri linguistici:

I registri d’uso riguardano i livelli in cui ci possiamo esprimere in LS.


Una riflessione importane è che non esiste una LS scritta, è solo a carattere orale. Inoltre, è una
lingua di minoranza linguistica, quindi usata in contesti ridotti.

Quando c’è un’asimmetria tra le parti, quando si parla di differenza tra gli interlocutori (età, status
sociale o politico) entrano in gioco i registri linguistici. La società delle persone sorde è una società
più di uguali rispetto alla comunità udente, perché vivono un approccio alla diversità diverso da noi,
è difficile trovare degli estremi in piccole comunità dei sordi (è difficile trovare un sordo che abbia
un’istruzione molto elevata o al contrario persone sorde in situazione di povertà, è una comunità
eterodiretta perché la comunità degli udenti si fa a carico delle persone sorde con assistenza sociale
ed economica).
La lingua dei sordi si adegua a ciò quindi è difficile trovare registri molto diversi.

Esiste una caratterizzazione in cinque elementi dei registri linguistici:


- registro congelato: non cambia nel tempo e vale dappertutto ed è tipico delle lingue sonore e
scritte (atti giuridici, atti sacri, cerimonie matrimoniali, laurea), le cose hanno un valore anche per
come sono dette (atti linguistici: azioni che si fanno parlando). Queste formule non sono mai
recitate a memoria ma sono sempre lette, perché devono essere sempre uguali a se stesse. La
comunità sorda, non avendo un apparato scritto, non può avere un registro congelato, questo
implica una condizione di bilinguismo naturale : se una persona sorda deve fare un giuramento deve
farlo in italiano (un sordo chiamato davanti a un giudice deve leggere).
- linguaggio formale: in italiano è dato dall’asimmetria fra i due parlanti, si dà del lei e si usano
parole più formali con una struttura e una prosodia più regolare nel parlato. Ci si adatta
all’ambiente, all’interlocutore e all’argomento. La LS prevede un registro formale, nel limite
delle asimmetrie presenti, quindi meno frequente, usato soprattutto in pubblico compostezza del
segnato, espressioni facciali meno forti, si sceglie un certo tipo di lessico, appiattimento della lingua
dei segni sull’italiano segnato ( a causa di secoli di oppressione linguistica  problema sociale,
politico, piano piano i sordi stanno provando a emanciparsi; in Europa solo l’Italia e la Svizzera non
hanno riconosciuto la lingua dei segni come lingua nazionale ).
- registro informale: registro utilizzata maggiormente.
- registro familiare: registro all’interno della ristretta cerchia della comunità (famiglia sorda o
istituto dei sordi). Il vocabolario si allarga quando ci si inizia a incontrare con persone esterna alla
comunità ristretta.
- registro gergale/volgare (ristretti gruppi di persone in occasioni particolari): registro
potentemente iconico.

- Metodologia nell’educazione della persona sorda:

La prospettiva oralista considera il bambino sordo come un bambino malato nella capacità
di udire. È una prospettiva medicalizzante/patologizzante della sordità che vuole guarirla. Prevede
che l’educazione abbia una prospettiva solo ed esclusivamente orale: deve essere ricondotto alla
normalità togliendo questo disturbo che il bambino sordo ha. È molto antica: già nel 1500
l’educazione del sordo aveva questa prospettiva. Non potendo sentire doveva leggere sulle labbra e
poter parlare.

5 capisaldi di questa prospettiva:

1. Diagnosi precoce: indagare la malattia il prima possibile, tramite dei sistemi empirici
(rumori, indagini meccaniche) o con i potenziali evocati (indagine precisa che si fa a
livello di trasmissione neurale 🡪 si manda un impulso al nervo acustico e si va a vedere
quale area del cervello risponde a questo stimolo, non indica il grado di sordità però).
2. Protesizzazione precoce: dev’essere immediato perché secondo alcune teorie
linguistiche lo sviluppo linguistico del bambino è entro i 3 anni di età (Chomsky).
Inserimento protesi retro-auricolari digitali per fare sentire al bambino o impianto
cocleare (operazione chirurgica in cui una parte dell’impianto interna si inserisce nella
coclea dove ci sono le ciglia che grazie al liquido si muovono e fanno sì che si crei
l’impulso nervoso verso il cervello, mentre la parte esterna si collega grazie a
un’antenna; la maggior parte della sordità è cocleare quindi la protesi sostituisce
l’impulso bioelettrico con quello elettrico). I problemi fisici sono tanti: avere un magnete
nella testa fa sì che suoni nei metal detector, se piove l’apparecchio dev’essere protetto
perché è un apparecchio elettronico, invecchia nel tempo e dev’essere sostituita, si può
rompere, non si può andare nell’acqua, bisogna fare il vaccino antimeningo cocco (si è
più propensi alla meningite). Il 17% degli interventi è un insuccesso (ne vale la pena?).
La qualità della vita è bassa. Se togli l’apparecchio senti ancora meno perché viene
cancellato anche il minimo delle capacità uditive che c’erano. L’aspetto etico: se sei un
bambino chi sceglie per te? Si tratta addirittura di un tentativo di genocidio della sordità
(cancellazione dell’identità sorda rispetto all’umanità)  sembra una cosa auspicabile se
vedi la sordità come una malattia, il problema è che se la vedi come una condizione
umana diventa un abuso. Un impianto cocleare costa 50.000 euro!  un educatore della
LS costa molto meno.
3. Avviamento precoce alla logopedia: precedentemente il periodo critico in cui noi
acquisiamo la lingua, la logopedia per la acquisizione della parola (abilitazione alla
parola o riabilitazione?) dev’essere fatta il prima possibile (1 anno di vita). La logopedia
è l’insegnamento al parlare, è una terapia (insegni una cosa che naturalmente non
potresti fare). Spesso si inizia dai fonemi e poi si costruisce la formazione delle parole.
Due volte a settimana per 18 anni di vita  perché parlare per un sordo è qualcosa che
va al di là delle sue possibilità (sofferenza dei bambini). Il problema resta: se l’oralismo
funzionasse perché i sordi non riescono a parlare bene? L’oralismo arriva fino a un certo
punto, a dispetto dell’aspetto cognitivo (occupo gran parte delle mie motivazioni nella
pronuncia e non nei contenuti).
4. Proibizione della lingua dei segni: disprezzo della lingua dei segni, perché nuoce
all’acquisizione e alla motivazione della parola. Tuttavia, i percorsi di lingua hanno
costatato che cognitivamente la LS aiuta l’acquisizione della lingua parlata. I bambini
sordi soffrono di deprivazione linguistica: non conoscono la LS e non riesco neanche a
parlare bene. La condizione dell’ONU sui diritti dei bambini afferma che i bambini
hanno il diritto a imparare la lingua dei segni.
5. I genitori e chi circonda il bambino devono collaborare all’acquisizione della lingua
parlata, così che il bambino sia sempre esposto forzatamente a parlare italiano. Il ruolo
genitoriale diventa terapeutico. Anche la scuola non dovrebbe fare logopedia.
Non è una metodologia rispettosa del bambino per la maggior parte del tempo.
Purtroppo nei paesi occidentali, quasi tutti i bambini sono orientati verso questa
strada oralista.

- Bilinguismo:

Essere bilingue significa utilizzare due o più lingue quotidianamente e non, come molti ancora
credono, conoscere perfettamente due o più lingue (radicato in chi studia lingue soprattutto).
Va spostata l’attenzione non sulla conoscenza ma sull’utilizzo delle due o più lingue. La
conoscenza di una lingua non dà questo tipo di risultato. Il bilinguismo è un fenomeno piuttosto
consueto.
La persona bilingue sa usare le due o più lingue, separatamente ma anche allo stesso tempo, in
situazioni diverse, con interlocutori diversi, circa diversi argomenti. Questo perché l’uso delle
due lingue è spesso differente e il bilingue domina in maniera diversa la competenza nelle due
lingue.

Francois Grosjean (professore svizzero, la Svizzera è il paese multilingue per eccellenza – 3


lingue orali e 3 lingue segnate) ha proclamato il PRINCIPIO DI COMPLEMENTARIETA : “La
persona bilingue acquisisce e utilizza le sue lingue per scopi differenti in situazioni di vita
differenti, con persone diverse; differenti aspetti di una vita normale richiedono lingue differenti.”

Le persone sorde vanno valutate, nelle loro competenze linguistiche, in una totalità di repertorio,
suddiviso in due o più modalità, ma certo in una “unità linguistica”.

- Lingue di contatto:

Le persone sorde o anche le persone straniere vivono il fenomeno del contact language, ovvero
quando ci sono punti di contatto tra le lingue e le comunità di maggioranza o minoranza. Le persone
sorde in modo particolare vivono il contact signing, ovvero un’interfaccia tra segnanti sordi e
udenti parlanti.

- Lessico importato, code-switching, foreigner talk e interferenze:


I fenomeni linguistici che dimostrano questo contatto sono:
- LESSICO IMPORTATO: tra lingue di contatto possono essere importate parole o segni
attraverso il movimento labiale o la dattilologia. Il movimento labiale per i sordi è un
alfabeto visivo composto da movimenti. Quindi, si distinguono delle componenti orali
proprie (sbuffi, rigonfiamenti delle guance) e delle immagini di parole (italiane) prestate
(alla LS).
Non si labializza tutto, vengono labializzati principalmente i sostantivi. È un compito molto
arduo leggere sulle labbra e deve essere effettuato in particolari condizioni per un periodo di
tempo ristretto.
- CODE-SWITCHING (cambiamento di codice): in un discorso tra segnanti o parlanti di
lingue diverse si manifesta il fenomeno di enunciati mistilingue, ovvero parti di discorso
sono in una lingua e parti in un’altra.
- FOREINGNER TALK (parlare da straniero): spesso l’udente usa un registro parlato
semplificato mentre il sordo segnante usa una LIS più accessibile davanti a una persona
straniera o che non conosce la lingua. Purtroppo, l’Italia è un paese fonocentrico, che fa sì
che i sordi vengano ancora discriminati.
- INTERFERENZE: strutture di una lingua, spesso quella della maggioranza, possono
influire sull’altra. Il fenomeno tipico è l’italiano segnato esatto.

8. Interpretazione e traduzione:

Così come, una decina d’anni fa, è stato deciso i livelli delle lingue vocali, anche nelle lingue
segnate
è stato introdotto lo stesso concetto anche se solo pochi anni fa, con la differenza che la parte scritta
che non è presente.

La formazione degli interpreti di lingua dei segni coinvolge la capacità di passare da due modalità
diverse e da due diverse materie (intermodale e intramaterico). Il lavoro salta dalla modalità
visiva
a quella vocale, quindi la difficoltà non è solo interpretare la lingua ma anche passare da una
modalità
a un’altra (da area linguistica ad area motoria).

- Il processo interpretativo:

Il processo interpretativo dal punto di vista sociolinguistico ( cosa succede nella mente
dell’interprete di lingua dei segni) comprende sette passaggi, che contengono in realtà anche
molti aspetti cognitivi:

1. Ricezione del messaggio:


- Ricezione (input) del messaggio fisico, visivo o uditivo, in entrata.
- Riconoscimento del segnale in entrata
- Discriminazione tra messaggio linguistico e altro (sfondo, non linguistico =
espressioni...)
- Attivazione dell’attenzione cognitiva (aspetto cognitivo = percezione, immaginazione,
ragionamento).
2. Elaborazione preliminare:
- Attivazione della memoria a lungo termine che ci fornisce:
- Conoscenza della lingua
- Conoscenza degli argomenti
- Conoscenza del contesto
La MLT è condizionata dalla competenza linguistica in lingua di entrata.

3. Ritenzione del messaggio a breve termine:


- Il messaggio in lingua d’entrata, essendo lineare, necessita di essere trattenuto
temporaneamente in ogni elemento, per giungere al significato del messaggio (lessico-
frase-periodo complesso-discorso).
- Tutti gli input vengono compressi in un significato.

La MBT è la memoria di lavoro che conserva le informazioni per 30’’ elaborandole, se


serve.

4. Comprensione dell’intento semantico:


- Si analizza la porzione di informazioni per comprendere l’intento dell’oratore.
- L’intento dell’oratore è formato dal contesto e da tutto ciò che è esplicito o implicito,
avvalendosi delle nostre competenze pragmatiche (la lingua calata nella realtà).
- Qui si attiva la MLT della lingua d’entrata (LE).

È il primo vero processo intellettivo.

5. Determinazione dell’equivalenza semantica:


- Ricevuto ed elaborato l’intento semantico della LE, l’interprete deve rendere lo stesso
significato cambiando il significante
- parità di informazioni
- parità di intenzioni
- Abbandonare la forma originaria del messaggio.
- Considerare se in lingua di uscita (LU) esistono forme per trasmettere quel dato
messaggio con equivalenti in lingua d’uscita (domande, battute ironiche, toni…)  ad
esempio nella LS si usano dei segni mimici per dare altri significati.

6. Formulazione del messaggio in LU:


- L’attenzione si concentra sulla struttura e sugli elementi lessicali nella lingua di uscita,
per non perdere il significato originario.

7. Produzione del messaggio in LU:


- La particolarità dell’interpretazione in e dalla LIS è che si tratta di interpretazione
trasmodale (canali di versi). Qui è possibile e necessario il monitoraggio da parte di un
collega, con delle tecniche di sostegno.

Nel 1972, Tulving suddivide la MLT in tre sistemi:


1. Memoria episodica (eventi accaduti, riferimenti spazio temporali)
2. Memoria semantica (si riferisce alle nostre conoscenze, alla struttura della lingua. Sfrutta
le nostre conoscenze per inserire in categorie le informazioni in un’altra lingua)
3. Memoria procedurale (gestisce processi automatici legati a stimoli precisi. Implica
l’approfondimento e l’attuazione inconscia di attività cognitive e motorie).

La MBT può trattenere fino a 9 parole, senza attivare la MLT.


Le unità di significato (chunks) verranno trattenute in memoria, fino a quando non avremo
maggiori informazioni per creare chunks più grandi.
Questo procedere per unità di significato è alla base dell’elaborazione della coerenza del messaggio,
un concetto si sovrappone ad un altro contenuto nel chunks precedentemente immagazzinato, per N
volte.
Se non c’è coerenza le informazioni possono perdersi, a quel punto si attiva la MLT che ipotizza il
significato.

- La qualità dell’interpretazione:

La qualità dell’interpretazione viene valutata rispetto al prodotto dell’interpretazione.


I criteri di qualità sono:
1. EQUIVALENZA:
- Non si tratta di un’identità, ma di uguaglianza di valore tra cose diverse.
- L’equivalenza non è solo linguistica, ma bisogna fare attenzione anche alla funzione
comunicativa e al valore sociocomunicativo del testo.
- Effetto globale
2. ACCURATEZZA:
- Nell’interpretazione va messa in conto la perdita di una certa quantità di informazioni; il
vincolo temporale (tempi di latenza) ci costringe ad operare una selezione tra le
informazioni contenute nel testo di partenza. Tuttavia, più si sta vicini più si è accurati
ma
si usa di più l’italiano segnato, più si sta lontani più si usa la LS ma si perdono delle
informazioni.
3. ADEGUATEZZA:
- Un’interpretazione sarà tanto più adeguata tanto più saprà conformarsi alle convenzioni
stilistiche, formali e alle aspettative dei destinatari.
4. FRUIBILITA:
- Il testo deve essere immediatamente comprensibile da parte dei destinatari
dell’interpretazione; ciò è legato alle modalità temporali di presentazione del testo.
- più veloce, a scapito della fruibilità
- più conciso, a scapito dell’accuratezza

L’interpretazione nella LS dev’essere naturalizzante, ovvero più vicina alla cultura della persona
sorda (ad esempio, non si dice parlare LS, ma segnare; non esiste il campanello, ma la luce rossa).
In caso contrario, l’interpretazione diventa estraniante per i sordi.

- Tipologie di errore o miscue:

Gli errori vengono distinti in varie tipologie:


1. Omissioni:
- Quando le informazioni espresse in LE non compaiono nella LU
- omissione morfologica (eliminare il genere femminile)
- omissione lessicale (parole non interpretate)
2. Aggiunte:
- Quando le informazioni fornite in LU non compaiono in LE
- Aggiunte morfologiche
- Aggiunte lessicali
Non si tratta di esplicitare ciò che è implicito, ma di aggiungere informazioni non
contenute
nella LE (questo avviene a causa di un atteggiamento paternalistico nei confronti dei
sordi).
5. Sostituzioni:
- Le informazioni contenute in LE vengono sostituite in LU da altre che si discostano
dall’intento del messaggio originario.
- sostituzioni lessicali
- sostituzioni coesive (una subordinata al posto di una coordinata).
4. Intrusione:
- La struttura di LU aderisce a quella di LE; risulta che la LU è formata da enunciati non
corretti grammaticalmente, decifrabili solo da buoni competenti in LE.
- intrusione sintattica
- intrusione lessicale

5. Anomalie:
- Il messaggio in LU è confuso e privo di significato e il miscue non può essere ricondotto
ad
una delle categorie elencate; probabilmente l’errore sta nella ricezione del messaggio.

- Traduzione e intramorfismo:

Tipologie di traduzione secondo R. Jakobson 1959

1. Intralinguistica: traduzione nella stessa lingua (parafrasi)


2. Interlinguistica: da una lingua a un'altra
3. Intersemiotica: utilizza sistemi di simboli diversi (traduco un libro in un film…)
4. In lingua dei segni: è una traduzione interlinguistica ma anche intersemiotica.

Nel 1979, Selinker afferma, per quanto riguarda l’acquisizione delle seconde lingue, si aver creato
una teoria: noi partiamo da una lingua nativa e ci spingiamo verso una lingua target, attraverso
un’interlingua (passaggi intermedi dell’apprendimento della lingua target).
L’italiano segnato e la dattilologia sono punti di interlingua tra la LIS e la lingua italiana.

Possiamo allora ipotizzare un processo INTRAMORFICO (attraverso la forma): partendo da


un’immagine/ un concetto si passa alla LIS, per poi passare all’ISE, per poi passare alla dattilologia
e infine all’italiano (e viceversa).
Questo succede anche nell’interpretazione e nella traduzione.
L’approccio che è proposto permette il passaggio tra differenti forme e materiticità dei sistemi
simbolici: da una parte quello tridimensionale visivo della LS, dall’altra quello bidimensionale
grafico della scrittura consentendo un processo graduale di trasformazione non solo del sistema di
simboli, ma anche della materia di cui quei simboli stessi sono composti.

- Destino ontologico e ruolo professionale:

In un processo di riconoscimento dell’altro, le persone udenti e quelle sorde si trovano in una


diversità biologica oltre che culturale, andando verso un ragionamento ontologico del destino
diverso. C’è un diverso equilibrio tra interprete e sordo (es. atteggiamento paternalistico per ragioni
culturali).
Gli interpreti e i traduttori dovrebbero lavorare in un luogo transculturale, ma non esistono
invisibilità e neutralità, perché di fatto l’interprete non può essere deontologicamente neutro.
C’è molta differenza tra un bambino straniero che deve imparare l’italiano che con fatica ce la fa e
un bambino sordo che potrebbe non farcela mai a parlare.

- Aspetto emotivo dell’interprete della LS e differenze con quelli di lingue vocali:

L’interprete di una LS, al contrario di un interprete di una lingua vocale, ha delle caratteristiche tali
per cui l’emozione assume un ruolo particolare, perché si è esposti davanti a tutti. Nella LS c’è
questo aspetto legato all’esposizione del corpo.
È importante com’è il tuo corpo oltre che la tua lingua. Infatti, mentre gli altri interpreti di
conferenza sono all’interno delle cabine, quelli di LS devono essere ben visibili da tutti.
Bisogna controllare i tratti sovrasegmentali, perché si è esposti quindi anche le espressioni facciali
e i tuoi stati d’animo sono da controllare.
Un interprete di LS è equiparato a una professione di aiuto, insieme agli psicologici, agli
insegnanti, etc. ed è difficili staccarsi da questa idea, anche per i sordi.
È sia un’emozione individuale sia un contesto paternalistico.
L’udente ha quindi un atteggiamento di AUDISMO (anche involontario) nei confronti delle
persone sorde.

- Discorso interno:

Secondo Vygotskij (educazione e socialità, idee legate alla socialità hanno anche un indirizzo
politico).siamo caratterizzati da un discorso interno, ovvero noi pensiamo con una serie di mezzi
comunicativi (per profumi e odori, per aspetti cinestetici), non solo tramite immagini e suoni, infatti
il nostro pensiero è molto complesso, e quindi quando parliamo è come se facessimo una traduzione
intersemiotica.

- Traduzione radicale:

Quine introdusse il concetto di traduzione radicale, ovvero un bambino traduce sempre, il suo
sviluppo si tratta di una traduzione costante, e la persona che si occupa del bambino traduce in una
maniera intralinguistica, interpretando ciò che il bambino vuole dire.

- Semiosfera:

Lotman (esperto di metafore) introdusse il concetto di SEMIOSFERA. Secondo questo studioso,


noi andiamo in giro come delle sfere che contengono tutti i significati che conosciamo e quando
incontriamo qualcun altro per un po’ rimbalziamo, ma poi le membrane entrano in contatto tramite
la traduzione del sistema simbolico.

- Il metodo di insegnamento intramorfico :

La didattica intramorfica consiste in un filo conduttore che permette al bambino sordo di


riconoscere nei segni eseguiti la forma della lettera dell’alfabeto che sta imparando a scrivere.
Quindi, le lettere dell’alfabeto vengono presentate e scelte per coerenza di forma della mano, che
riproduce i grafemi alfabetici in dattilologia.
Come quando si impara una lingua straniera, si cerca nell’italiano delle parole che contengano i
suoni dell’altra lingua, così avviene in questo metodo, ma con un salto morfico e di notevole
importanza, arrivando ad un risultato intramaterico.
Per questo è stato predisposto un testo in cui le immagini sono create sia come singole tavole sia
in un filo narrativo che racconta una storia più ampia e coinvolgente, sono omogenee ad un dato
ambiente semantico in modo da offrire un senso funzionale all’immagine dell’oggetto che verrà
digitata e poi scritta.
I personaggi scelti hanno caratteristiche omogenee circa il colore e la forma del disegno, anche
l’acquerellato dello sfondo ha un senso didascalico che attiene alla ripartizione tra lezione ed
esercizi: lo sfondo arancione per l’introduzione e la spiegazione, il verde per gli esercizi.
La lezione e le pagine sono impostate con semplicità, cercando di attirare l’attenzione con pochi
elementi iconici. Tutti i caratteri (la maiuscola, la minuscola e il corsivo) sono presenti
contemporaneamente nell’ottica di un approccio visivo globale e analitico all’apprendimento della
letto-scrittura.
È necessario staccarsi dall’idea di un apprendimento della letto-scrittura basato sulla ripetizione di
fonemi, in quanto la Lingua dei Segni non ha la possibilità di avere questo parametro formazionale,
perché le persone sorde non possiedono il canale uditivo intatto.
Guanti Rossi preferisce un approccio visivo anche della scrittura, quindi in questo percorso non
sarà mai L come LUNA ( si riferisce ad un richiamo uditivo) ma L IN LUNA, dove l’approccio
sfrutta il canale visivo, intatto sia per i sordi sia per gli udenti.
La forza dell’apprendimento intramorfico, suggerito nel percorso didattico, sta proprio nell’aver
trovato una correlazione tra configurazione ( forma della mano quando si segna ) e il grafema
contenuto nella parola scritta in italiano.
Quindi il grafema iniziale B ( Bambini ) e il quarto grafema ( bamBini ) hanno la stessa importanza
visiva.

L’obiettivo della sperimentazione è confrontare i livelli di apprendimento delle abilità di


lettoscrittura dei bambini sordi segnanti e di quelli non segnanti, indagando con metodo quanti-
qualitativo gli errori di produzione nel testo libero al termine delle singole lezioni col testo in uso.
Sarà necessario un gruppo di controllo di bambini udenti che utilizzano la normale prassi
d’apprendimento fonologico globale/fonologico analitico.

Il metodo intramorfico dei bambini sordi segnanti è stato sviluppato in 4 volumi.


- Abbecedario: si occupa di suggerire visivamente al bambino sordo di mostrare questi segni in
correlazione con le lettere.
- Libro di grammatica
- Libro di letture
- Libro di scrittura

Quando vogliamo insegnare una lettera a un bambino udente, si utilizzano delle parole semplici che
iniziano così con l’immagine (A come Ape).
Un bambino sordo se vede una lettera A e un ape è lontanissimo rispetto al segno di ape, allora si
utilizza l’interlingua partendo dall’immagine: una mamma lava l’auto.
Tutti i segni hanno la forma della A di dattilologia (mamma, auto e lavare). Così apprende a
scriverlo.

Si trova quindi una correlazione tra configurazione della mano e il grafema della parola scritta in
italiano.
- Storia

La lingua italiana dei segni (LIS) o, più propriamente, lingua dei segni italiana, ha attualmente circa
30000 utenti, ossia la metà rispetto al numero dei Sordi presenti in Italia e Canton Ticino (aree di
pertinenza della LIS). Si tratta quindi di una lingua minoritaria, seppure non riconosciuta ufficialmente
come tale.
Da un punto di vista cronologico il sistema di comunicazione segnato nacque nel Settecento, quando i
bambini sordi vennero “istituzionalizzati”, ossia nel momento in cui i sovrani dei diversi paesi decisero
che anche i sordi (che, per coerenza sincronica, è più opportuno designare ora con la lettera minuscola)
dovevano essere istruiti, imparando a leggere, scrivere e parlare. In Italia il primo istituto per sordi fu
fondato nel 1784 a Roma e a seguire entrarono in attività anche quello di Genova nel 1801, quello di
Parma nel 1826 e l’istituto Gualandi in via Nosadella a Bologna nel 1861.
Nacquero così all’interno di queste strutture delle microcomunità di bambini sordi che, per la facoltà
propria solo della specie umana, svilupparono un sistema di comunicazione alternativo rispetto alla
lingua italiana, processata attraverso un canale fonico-acustico che era a loro ontologicamente precluso.
Il 17 marzo 1861 venne proclamata l’unità d’Italia e la lingua italiana assunse il valore di tratto
unificante per la penisola. Un italiano artificiale, che di fatto quasi nessun cittadino italiano parlò
realmente fino agli anni Cinquanta del Novecento, quando la televisione se ne fece portavoce ufficioso.
Un italiano che comunque in molti cercarono di standardizzare e normalizzare: chi rifacendosi a un
approccio puristico di bembiana memoria o classicistico e chi invece ponendosi in una prospettiva di
apertura agli influssi del Romanticismo europeo.
Nel turbine di queste spinte uniformatrici che tentarono di rivoluzionare il variegato panorama dialettale
italiano, fu coinvolto anche il mondo dei sordi, non ancora riconosciuti come comunità dotata di una
propria identità. Nel 1880, infatti, si tenne il Congresso di Milano al termine del quale venne sancita la
chiusura di tutte le scuole per sordi e proibito l’uso della lingua segnata. Il congresso aveva visto
opporsi due diverse visioni relative ai metodi educativi dei sordi.
Da una parte la teoria oralista sostenuta da Bell, che prevedeva, oltre alla demutizzazione dei sordi, già
in atto negli istituti dagli anni Settanta del XVII secolo, anche l’orientamento di tutte le suddette scuola
alla parola pura e salvifica: i sordi dovevano imparare a pronunciare correttamente. È importante tenere
presente che gli istituti adibiti all’educazione dei non udenti erano tutti cristiano-cattolici, motivo per cui
era già radicata l’idea che fosse la parola di Dio a portare in paradiso e non quelli che, erroneamente,
venivano definiti “gesti”.
Dall’altra parte la teoria manualista sostenuta da Gallaudet, che prediligeva invece l’uso della LIS.

Col prevalere dell’oralismo, che si avviava a diventare una filosofia di pensiero, e la chiusura delle
scuole speciali, i bambini sordi vennero privati di una naturale relazione comunicativa. La politica
dell’integrazione avviata nel 1880 venne ribadita successivamente nel 1977 dalla legge 517/77 che
prevedeva l’inserimento nella scuola di tutti i portatori di handicap (sordi compresi). Si radicalizzò così
non solo la riduzione biologica dello stato di sordità, attraverso l’inclusione e accettazione dell’alterità,
ma anche un tipo di integrazione orientata all’appropriarsi e al manipolare l’alterità, che privava i sordi
della loro specificità culturale (Buonomo Celo, 2010).

Negli anni Ottanta del Novecento venne poi introdotto anche in Italia il metodo bimodale, che
prevedeva la sovrapposizione delle due teorie: oralista e manualista. Tuttavia si trattava sempre di un
approccio prettamente oralista, in quanto basato sulla sovrapposizione di due codici linguistici non
equipotenti a livello semiotico, secondo cui i segni venivano sovrapposti alle strutture sintattiche della
lingua italiana (ISE, Italiano Segnato Esatto).
Fu solo negli anni Novanta del secolo scorso che venne accettato anche in Italia il bilinguismo. Esso è
presente in tutte le lingue del mondo e consiste nell’uso quotidiano di due o più lingue che non sono
però mai paritarie, perché non equipotenti. Infatti, come teorizzato da Grosjean nel principio di
complementarietà (Bilinguismo. Miti e realtà, 2015), la persona bilingue utilizza le due lingue che
conosce per scopi diversi, in situazioni diverse e con interlocutori diversi. Pertanto, nei bilingui e quindi
anche nei Sordi, l’unità linguistica che caratterizza la specie umana (Chomsky) si declina in varie lingue
a seconda delle competenze linguistiche. Crescere bilingui inoltre permette di sviluppare maggiori
competenze metalinguistiche in merito alla riflessione sulla lingua.
Nel 1978 Fisher teorizzò il contact signing dopo aver notato certe affinità tra le lingue creole e le lingue
segniche. Questo è cioè una sorta di interfaccia tra i sordi segnanti e i parlanti udenti, assimilabile a un
linguaggio pigdin (dato dalla contaminazione di due lingue che entrano in contatto con la conseguente
creolizzazione e favore della lingua dominante). La fenomenologia del contatto si basa su quattro punti
principali:

- Lessico importato, tramite lessicalizzazione o inizializzazione


- Cambiamento di codice, ossia la creazione di enunciati mistilingui
- Parlare da straniero, secondo cui il Sordo usa una LIS più accessibile semplificando il registro
parlato
- Interferenze, influenze delle strutture di una lingua su quelle dell’altra (es: nelle frasi in cui il
soggetto segue il verbo si vede un chiaro influsso dell’italiano)

Tuttavia il metodo bilingue in Italia (che non ha ancora dato dignità di lingua alla LIS) non ha avuto
molta diffusione e la sordità continua ad essere considerata una malattia e non una condizione
ontologica (cioè Sordità). È proprio sulla concezione di sordità come handicap che si basa il metodo
oralista ancora oggi prevalente. Esso prevede la diagnosi precoce della sordità, la protesizzazione
precoce con impianto cocleare entro la finestra di attivazione della facoltà del linguaggio (12-13 anni),
l’intervento logopedico precoce basato sull’insegnamento della pronuncia delle parole italiane, sulla
lettura labiale e sullo sfruttamento del residuo uditivo (tutti grossi ostacoli cognitivo-sensoriali per il
bambino sordo), la proibizione della LIS, ritenuta dannosa a livello cognitivo e la creazione di una rete
oralista intorno al bambino sordo, in modo che possa essere supportato da esercizi logopedici di rinforzo
anche a casa e a scuola.
L’unico posto in Italia in cui è stato impostato dal 1994 un progetto bilingue per l’educazione dei
bambini sordi (e non), è la scuola per l’infanzia di Cossato a Biella. Punto chiave del progetto è la
concezione della LIS come strumento di pensiero e comunicazione, atto a sviluppare le abilità cognitive.

Parte pratica:
- Numeri
- Lingue (inglese, francese, giapponese)
- Wh questions (perché, come, quando, quanto, quali, cosa, dove)
- Avverbi temporali:
Prima e dopo
Sempre e mai
Tardi e presto
Ora/adesso/qui
Passato e futuro
Poco tempo fa
- Giorni della settimana (inizializzati)
- Momenti della giornata:
mattino,
pomeriggio,
sera,
notte,
mezzanotte,
mezzogiorno
- Da … a (due punti nello spazio e li nomino, vale per numeri o giorni)
- Buon giorno (mano al mento che si apre = buon + parti della giornata)
- Buona serata (si allunga il movimento finale verso davanti)
- Ore (incorporazione numerale)
Le ore piene fino a 10 hanno un movimento sussultorio, con le frazioni invece si mostra solo
il numero (tipo e mezzo, un quarto…)
- Settimana (incorporazione numerale)
- Mese (incorporazione numerale)
- Anno (incorporazione numerale)
- Per favore/Bravo (carezza guancia)
- Scusa (pugno sul mento)
- Permesso (mano su mano)
- 60-95 nella fascia 01-05 si gira la mano per l’unità
- Tutti… (movimento in avanti)
Tutti i giorni
Tutte le settimane

Preparare una presentazione:

Come va? Bene, male, così così

Io mi chiamo Alessia Mazza (doppia zeta da digitare con due dita insieme)
Ho 21 anni
Studio lingue: francese, inglese, giapponese
All’Università di Forlì di interpretazione e traduzione
Ho una casa grande e vecchia. Entri dal garage, poi sali le scale, dopo c’è la cucina e la sala. A
sinistra c’è il bagno e la camera matrimoniale, dritto c’è un altro bagno, a destra la mia camera e a
sinistra la camera di mia sorella.
Famiglia quanti? Chi? La mia famiglia è composta da 4 persone: mio padre, mia madre, mia sorella
e io.
Dove abiti? Abito in un paesino vicino a Bologna
Abiti insieme a chi? Con la famiglia
Attività/sport/passioni: leggo e cammino
Cosa fai nella giornata? Dal lunedì al venerdì mi sveglio presto, faccio colazione, mi lavo i denti,
studio per gli esami, a mezzogiorno pranzo, poi faccio una passeggiata, poi studio di nuovo, poi
ceno, poi guardo un film, poi faccio la doccia, poi dormo.
Animali: cane e 3 serpenti
Mezzi di trasporto: come vieni qua? In macchina

Grazie
Scusa
Mi dispiace

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