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SOFISTICA

Che significa? Sig. negativo?


Inizialmente non ha valenza neg: sophistés è semplicemente il sapiente (da sophìa), uomo dotato di vasta cultura.
Es 7 Sapienti tra cui Talete.
Nel V sec diventa una professione, si professionalizza per la prima volta la conoscenza:
si inizia a insegnare la sapienza a pagamento. La sophia diventa un mestiere.
I sofisti sono i primi intellettuali di professione.
Cosa che creò un certo sconcerto e aperte ostilità da parte degli esponenti della cultura.
Ad es Senofonte li chiamò “prostituti della cultura” [ma anche i prof…]
Per Aris: sono trafficanti di sapienza apparente, ma non reale (Confutazioni sofistiche)
→ non fanno della filosofia uno stile di vita.
Oggi potrebbero essere definiti “cattivi maestri” (che insegnano disvalori)
Da allora di fatto il termine sofisticato acquista un’accezione negativa: discorsi sofisticati: artificiosi, capziosi
(complicati per confondere l’interlocutore). Vino sofisticato: alterato. Persona s. non schietta e sincera.

Con la sofistica inizia il cosiddetto periodo umanistico della filosofia antica, in cui si registra un passaggio da una
riflessione incentrata principalmente sulla natura e sull’essere ad una più concentrata sull’uomo.
A interessare il filosofo non è più tanto il problema dell’arché e dell’essere, quanto quello antropologico: l’uomo
con la sua etica, le sue leggi, il linguaggio, la religione etc…
(non ambiti totalmente inesplorati dai filosofi precedenti, pensiamo in part a Democrito,
ma che ora assumono una nuova priorità, un nuovo baricentro)

La sofistica nasce in un contesto storico sociale ben preciso: l’Atene del V secolo, nel contesto di una polis in cui si
era affermata una prima forma di democrazia 1 – che in realtà escludeva ancora donne, schiavi e meteci [stranieri].
Questo comporta una nuova partecipazione del popolo alla vita della polis. Cosicché il cittadino ha bisogno di
nuovi strumenti per esercitare la sua “cittadinanza attiva” per usare un’espressione attuale.

Inoltre si assiste all’espansione del commercio che comporta un nuovo incontro con popolazioni straniere
caratterizzate da usi e costumi spesso molto diversi da quelli propri.

Tutto ciò non poteva non porre nuove questioni alla filosofia (che rischiava di arenarsi nella querelle tra monisti e
pluralisti.
La filosofia non è mai astratta dalle condizioni storiche del suo tempo.

PROTAGORA (ca490-411 a.C.)

Tra i maggiori sofisti ricordiamo P. nato ad Abdera in Asia minore (come Democrito) ma vissuto per diverso tempo
ad Atene dove gode dell’amicizia di Pericle.
Anche se a causa dell’empietà delle sue idee sarà costretto ad allontanarsi (come era già successo Anassagora)
Può essere considerato il precursore del Relativismo.
Cos’è? Assenza di verità assoluta [centro di gravità permanente]
A lui si deve la celebre formula: L’uomo è misura di tutte le cose
Presente nell’opera La Verità o Ragionamenti demolitori
Forma integrale continua: di quelle che sono per ciò che sono e di quelle che non sono per ciò che non sono”
(Decide ciò che è essere e non essere)

Analizziamo parola per parola


Uomo: da intendere in più significati: il singolo individuo, l’etnia (o cultura), la specie umana
Misura: ha in sé il criterio di giudizio della realtà: la verità delle cose non è fuori di lui, ma in lui.
Non c’è nessuna arché, né una rivelazione filosofica come per gli eleati.
1
Si afferma nella sua massima espressione con Pericle nel V sec. Poi con i 30 Tiranni tornerà l’aristocrazia a cui segue
nuovamente la democrazia di Trasibulo, durante la quale però sarà condannato Socrate. La conflittualità con l’antagonista
oligarchia di Sparta sfocerà nella guerra del Peloponneso (431-404 a.C.) che si concluse con la disfatta ateniese e il generale
indebolimento di tutte le poleis greche.
È chiaro che cambia tutto a seconda dell’interpretazione che diamo al termine “uomo”.
Se fosse inteso genericamente come umanità si distinguerebbe dagli altri esseri,
ma godrebbe di un giudizio comune. Non ci sarebbe alcun relativismo.
La maggior parte degli studiosi tende ad accantonare questa lettura, ne farebbe un kantiano.
Del resto è abbastanza evidente se consideriamo l’esempio che ci riporta Platone per spiegarci questa filosofia nel
Teeteto2 (dialogo sulla conoscenza)
Se c’è vento uno può percepire il freddo e l’altro no, a seconda delle condizioni di salute, se uno è raffreddato o
meno. Il freddo c’è e non c’è, così come il gusto dell’amaro o dolce – sempre alterato per il malato, pesante-
leggero…
Se questo può essere evidente, assodato per chiunque nell’ambito sensoriale, le cose si complicano se ci si muove
in altri ambiti, ad es. se entrano in gioco usi e costumi diversi, valori, leggi, religioni e via salendo…
Discorso di grande attualità. Del resto qualcuno parla di globalizzazione ellenista, quasi un’anticipazione di quello
che avviene oggi a livello mondiale, per l’intero pianeta.
Allora si iniziarono a incontrare culture differenti con costumi inaccettabili per i greci.
Ad es i Persiani che si adornavano come donne o i Massageti che squartavano i genitori e li mangiavano per
offrire così loro la migliore sepoltura!
Chi agisce bene? Chi è nel vero? Tutti e nessuno, ogni uomo è misura.. ogni cultura è vera.
Per dimostrare queste tesi scrive le Antilogie, in cui si contrappongono discorsi antitetici, entrambi coerenti dal
punto di vista logico, ma contrapposti nei contenuti. Entrambi possono essere veri e falsi.
Es malattia male per il malato e bene per il medico…scuola…
Cfr. Ragionamenti doppi, anonimi, probabilmente ispirati a Protagora
Tutto è relativo: non c’è un’aletheia, un criterio assoluto, una verità unica e oggettiva,
indipendente dai singoli individui e dalle loro opinioni.
Neanche di Dio si può avere certezza, perché non rientra nell’esperienza sensibile.
Pertanto l’unica possibilità è aderire ad una posizione agnostica.

Non siamo però di fronte ad un relativismo assoluto.


Restano due criteri a regolare ciò che è da preferire (anche se non è la verità)
Utilità e il consenso della maggioranza
Sarà da preferire l’opinione condivisa dalla maggior parte perché più utile alla maggior parte.
È un’evidente soluzione pragmatica che non si poggia su nessun fondamento conoscitivo o religioso.

Il compito della filosofia resta quello di potenziare le capacità argomentative per acquisire la capacità di
persuadere la maggioranza sull’utilità di determinate posizioni.
A tal punto – come sostiene P. – da “rendere più forte il discorso più debole”
ovvero fare dell’idea apparentemente peggiore quella più convincente, tale da colpire l’assemblea e persuaderla.
Al costo di ribaltare la realtà? (girare la frittata, come son abili a fare i peggiori filosofi, avvocati e politici?)

Discorsi che furono condannati dal contemporaneo Socrate e soprattutto i successori Platone e Aristotele che
demonizzarono questi sofisti come mercenari del potere, in grado di creare un’ideologia che si ponesse al servizio
dei potenti.
In fondo chi garantisce che l’utilità è universale o solo di pochi, di chi detiene il potere?

Pensiamo alla nostra matura democrazia che arriva dopo 2500 anni! Solo ora che stiamo sprofondando, i politici si
son sentiti costretti a tagliare anche sui loro privilegi (es vitalizi e laute pensioni)

Es Hitler, eletto dalla maggioranza


Cfr limiti democrazia per Churchill

2
Dedica al sofista anche l’omonimo dialogo Protagora

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