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GORGIA di Lentini1

Anche lui del V secolo2, esercita la sua attività filosofica in molte città della Grecia, tra cui Atene.
Secondo alcune fonti biografiche sarebbe vissuto ben 109 anni [la filosofia rende longevi, vd Spinoza]
Autore di due importanti opere: Sul non essere o Sulla natura (finalmente un titolo originale [suo?]
Encomio di Elena
Se Protagora è stato considerato il precursore del relativismo, G. diventerà il precursore del nichilismo …
[non di Vendola!]
la filosofia del nihil “non essere”, imparentata con il relativismo,
perché se non esiste una verità assoluta, manca il fondamento, al fondo di tutto c’è il nulla.
Gorgia radicalizza Protagora: se questi negava una verità assoluta, ammettendo più verità,
ora non si ammette nessuna verità

Nel primo scritto viene espresso il suo pensiero che poggia su tre principi fondamentali
3 formule, corrispondenti a 3 dimensioni specifiche:
1) nulla è - livello ontologico (ontologia)
2) se anche qualcosa fosse, non sarebbe conoscibile - livello gnoseologico (gnoseologia)
3) se anche qualcosa fosse conoscibile, non sarebbe esprimibile - livello linguistico (linguaggio)

Esaminiamo una formula per volta [non confondendole con scioglilingua!]


1) Con la prima vuole attuare un rovesciamento della formula parmenidea
È la denuncia delle contraddizioni della filosofia eleatica,
in quanto l’essere solo logicamente è immutabile, immobile… realmente è in divenire, molteplice.. è e non è.
Gorgia, diversamente dai pluralisti, non cerca nessuna mediazione o compromesso con Parmenide.
L’essere – così come inteso da Parmenide – non è, non può esistere.

2) Ma ammesso che l’essere sia, non è conoscibile, in quanto, sempre in opposizione a quanto sostenuto da P,
non c’è identità tra pensiero ed essere.
È possibile pensare anche il non essere, come avviene ogni qual volta pensiamo realtà non esistenti, cose irreali,
come esseri mitologici (chimera dalla testa di leone, corpo di capre e coda di drago), un asino che vola…
Quindi il pensiero non rispecchia necessariamente la realtà 3.

3) Con l’ultima tesi, infine, vuole affermare l’eterogeneità tra parole e cose, la loro differenza essenziale.
Se facciamo attenzione, noi non comunichiamo cose, ma parole, semplici segni (grafici o sonori) che significano
qualcosa. Le cose non hanno dei nomi impressi in loro.
L’oggetto percepito assume un nome, ma è un nome convenzionale, che infatti cambia da popolo a popolo.
Es. tavolo: table, frs table, Tisch. Cfr suonare… 4
La conclusione è che il linguaggio non ha nulla di naturale, ma è puramente convenzionale 5.
[forse solo le parole onomatopeiche si avvicinano alle parole che vogliono significare]
Viene così frantumata l’identità granitica fondamentale tra essere-pensiero-linguaggio difesa da Parmenide.

1
Località siciliana, attualmente in provincia di Siracusa.
2
Nato intorno al 485-480
3
In realtà P. stabiliva come condizione un pensiero che seguisse certe regole, non qualsiasi pensiero, cfr. Tommaso ed Hegel.
4
Vd apprendimento delle parole dei bimbi. Mia figlia, prima di compiere un anno già sapeva che la stessa cosa può essere
chiamata in più modi (mela, apple, pomme). Perfino papà e mamma hanno un altro nome.
Problema che diventerà tra i temi più discussi nella scolastica medievale: universali
5
Se la questione non ci tocca particolarmente per queste parole di oggetti concreti, diventa più delicata per concetti più
generici e complessi, come l’amore, l’odio, il dolore, la felicità. Parole che tutti utilizziamo, ma che assumono un peso
totalmente differente in base a come le utilizziamo. Vd “amo’” per chiamare una qualsiasi amica…
Quali le conseguenze? Il silenzio? L’afasia6? Non ci resta che tacere?
No, al contrario: Gorgia, un po’ come tutti i filosofi, non manca di sorprenderci, perché, a partire da queste
premesse attribuisce uno straordinario potere alla parola, al discorso, in greco:… logos

Come scrive nell’altra opera, L’Encomio di Elena, la parola appare


«un potente signore7 che, con corpo piccolissimo e del tutto invisibile, compie opere assolutamente divine:
ha, infatti, il potere di far cessare il timore e di sopprimere il dolore e di suscitare letizia e di accrescere la
compassione».
Può modificare profondamente gli stati d’animo, agire nell’animo altrui come i farmaci agiscono nel corpo e come
i farmaci essere un balsamo o un veleno. Una tenera carezza o una spada acuminata pronta a trafiggere.

Quindi il nichilismo gorgiano difende più di ogni altra cosa la retorica, l’arte del persuadere, l’arte del ben parlare,
un’arte suprema.
Perché se non esiste la verità, la parola è slegata da ogni verità
e può pertanto essere utilizzata dall’uomo a proprio piacimento.
Il potere della parola è totalmente nelle mani dell’uomo 8.
Se non esiste più verità, il discorso più vero non sarà quello più corrispondente alla realtà, né quello più “utile”
ma quello più efficace, persuasivo.
Attraverso determinate tecniche come gli artifici retorici, le metafore etc… attraverso cui trionfa la parola 9.

A evidenziare questo potere è appunto l’Encomio di Elena10, che in realtà intende essere un encomio della parola.
Quest’opera, infatti, solo in apparenza è un tentativo di scagionare Elena dall’antica colpa
Rovesciandone l’accusa in una difesa: la più disprezzata delle colpevoli diventa la più incompresa delle vittime.
Concepita da Zeus e Leda (sedotta nelle sembianze di un cigno) e partorita da un uovo
Dotata di straordinaria bellezza, diventa moglie del re di Sparta Menelao.
Finché Paride, figlio del re di Troia Priamo, la seduce e la porta con sé a Troia, scatenando la più terribile delle
guerre allora conosciute dai greci e descritta nell’Iliade11.

Con abilità retorica la sua colpa viene annullata e giustificata attraverso l’uso della retorica.
Elena diventa vittima di forze superiori,
come la necessità della sorte, la violenza, la passione amorosa, la forza delle parole di P. →
In realtà il vero protagonista è appunto la parola, non Elena, che resta un pretesto per mostrarne le potenzialità.
Nell’opera riconosce di aver scritto un paignion, un gioco, un divertimento.
Anche se questo gioco (lo scarto tra logos e verità) non lascerà in pace filosofi del calibro di Platone,
che dedicheranno le loro più alte riflessioni per recuperare tale identità.

6
Disturbo della voce, per estensione assenza di parola (a+phemì: parlare)
7
logos dynastes megas estin
8
Cfr Giannrico Carofiglio, La manomissione delle parole. Molto critico sull’uso del linguaggio nella politica: vs demagogia e
manipolazione del potere: “Già solo chiamare le cose con il loro nome è un atto rivoluzionario” in antitesi con Gorgia!
Pensiamo anche all’ambito della storia e all’abuso giornalistico del termine “medioevo”…
9
Anche ai giorni nostri sembra attualizzarsi il suo pensiero, ogni qual volta assistiamo a informazioni infondate presentate
come vere sui mezzi di comunicazioni, dalle tv alle piattaforme social. Un tempo colpiva l’artificio retorico. Ora la forza delle
immagini, anche manipolate, o associate a frasi non esattamente attribuibili alle persone in causa (vd meme)
10
Letta al liceo in greco
11
Come recita il Proemio: Cantami, o Diva, del Pelìde Achille/ l'ira funesta che infiniti addusse/ lutti agli Achei

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