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PREISTORIA

COSA E’ IL PALEOLITICO?
Paleolitico significa dal greco pietra antica (palaios lithos).
-paleolitico inferiore (2.5 milioni-120.000)
-paleolitico medio (300.000-40.000)
-paleolitico superiore (40.000-10.000)
PALEOLITICO SUPERIORE
Il Paleolitico superiore viene comunemente collegato alla diffusione dell’Homo
sapiens sapiens.
Il problema della reale determinazione del limite tra Paleolitico medio e superiore
interessa la comparsa di gruppi umani con caratteristiche fisiche simili a quelle
dell’uomo attuale. La discussione è centrata su due tesi opposte: quella di un’origine
africana recente dell’Homo sapiens sapiens che mediante una migrazione verso
nord-est avrebbe popolato il resto del Vecchio Mondo (modello della sostituzione)
e quella di un’origine antica attraverso una lenta evoluzione dalle forme precedenti
in Africa, in Asia e in Europa (modello multiregionale).
Si differenzia per il cranio alto, l’assenza del toro sopraorbitario, la fronte diritta, la
faccia piatta, il mento prominente, l’occipitale arrotondato, la statura più alta e una
diversa proporzione tra gli arti. Come prototipo di questo nuovo tipo umano è stato
considerato l’individuo "anziano", di circa 50 anni d’età, rinvenuto nel 1868 nel
riparo di Cro-Magnon in Dordogna (Francia), che ha dato il nome ai resti più antichi
di Homo sapiens sapiens.
Le innovazioni comportamentali dell’uomo moderno investono tutte le sfere della
sua attività quotidiana e spirituale. Tali comportamenti, che solo in pochi casi erano
già attestati nell’uomo di Neanderthal, sembrano avere origine dalle nuove e più
complesse facoltà cerebrali dell’Homo sapiens sapiens, che consentirono lo sviluppo
del linguaggio articolato e di capacità simboliche e cognitive. Con l’uomo moderno il
processo di encefalizzazione giunge al suo culmine.
L’ampliamento delle capacità intellettive non dipende naturalmente solo dal volume
metrico del cervello, ma anche dai suoi processi di riorganizzazione interna.
L’espansione del volume inoltre non è uniforme, ma interessa alcune aree
particolari come ad esempio quella destinata alle capacità associative e linguistiche.
LA VITA QUOTIDIANA DURANTE IL PALEOLITICO SUPERIORE
Durante il Paleolitico superiore l’economia è ancora fortemente incentrata sulla
caccia. La differenziazione ambientale che si verifica durante il II Pleniglaciale, tra
50.000 e 25.000 anni fa, determina una diversificazione dei modi di sostentamento
dei gruppi di cacciatori-raccoglitori in relazione alle diverse risorse disponibili.
Nell’Europa occidentale la renna diviene la preda dominante, mentre nelle regioni
mediterranee la composizione della fauna appare varia e differenziata in base alle
specifiche caratteristiche ambientali.
Gli spostamenti avvenivano su base stagionale, passando dai campi invernali situati
in grotte e ripari delle Prealpi o nelle grandi valli alpine, la Valle dell’Adige ad
esempio, a insediamenti estivi situati nella media montagna, tra 1.000 e 1.600 metri
di quota. Questi accampamenti estivi, posti all’aperto o sotto piccoli ripari di grandi
massi, vicino a laghetti e pozze d’acqua, servivano alla caccia a cervi e stambecchi
che migravano stagionalmente in senso altitudinale verso le praterie poste al di
sopra del limite del bosco. Le tecniche di caccia nella fase più antica del Paleolitico
superiore erano probabilmente analoghe a quelle del Paleolitico medio; le armi più
comunemente usate erano ancora lance, munite ora anche di punte di osso o di
avorio. Nella fase più evoluta alle zagaglie si associano gli arpioni, utilizzati anche
nelle attività di pesca. Durante questo periodo si perfezionano inoltre i sistemi di
immanicatura delle armi da getto e si sviluppa la pratica, che verrà ampiamente
adottata nel Mesolitico, di fissare elementi litici di piccole dimensioni in serie
(armature) su un’asta di legno o di osso usata come arma da getto. Il Paleolitico
superiore vede anche l’invenzione di un congegno atto a scagliare le lance con
maggiore efficacia e potenza: questo nuovo strumento è il propulsore. Non è invece
accertato l’uso dell’arco, anche se alcune rappresentazioni artistiche ne potrebbero
suggerire la comparsa. La raccolta e la pesca sono documentati nel territorio
europeo fin dalla fase più antica del Paleolitico superiore, in particolare nelle regioni
mediterranee, dove la raccolta di molluschi marini si intensifica nell’Epigravettiano
finale, come è attestato dai cumuli di conchiglie (chiocciolai) presenti in numerose
località situate in prossimità delle coste.
l’insediamento tipo è prevalentemente in grotta o in ripari sotto roccia; nell’Europa
centro-orientale sono invece noti numerosi accampamenti all’aperto. Nell‘ambito
degli accampamenti ve ne sono alcuni più semplici con una o due abitazioni, ed altri
più complessi, con una notevole quantità di strutture. Questi abitati sono costituiti
tende o capanne, sia seminterrate sia al livello del suolo, a pianta circolare od ovale.
La presenza di aree specifiche destinate alla lavorazione della selce o di altre rocce
dure all’interno degli abitati suggerisce una divisione del lavoro, determinata
dall’abilità di alcuni individui del gruppo nella fabbricazione di particolari strumenti
litici.
Pare probabile che persone addette a pratiche di culto o a pratiche magiche, con
funzioni simili a quelle degli sciamani, godessero di una posizione privilegiata nella
comunità. L’indicazione della mobilità dei gruppi di cacciatori-raccoglitori del
Paleolitico superiore può essere determinata, oltre che dai territori sfruttati
stagionalmente durante le battute di caccia, anche dal rinvenimento di particolari
materie prime usate nella fabbricazione degli utensili, da conchiglie fossili o marine
impiegate come ornamenti e da altri reperti di varia natura provenienti da località
situate a grande distanza dagli accampamenti.
PRATICHE FUNERARIE

Le testimonianze di sepolture del Paleolitico superiore sono molto più abbondanti di


quelle del Paleolitico medio. Esse mostrano una notevole varietà di riti, una più
complessa struttura delle sepolture e certa è la funzione di corredo degli oggetti
associati ai defunti. I cadaveri sono stati deposti in fosse appositamente scavate, più
o meno profonde, in posizione allungata (supina), fortemente rattratta o
leggermente ripiegata. La maggior parte delle sepolture presentano un corredo,
costituito prevalentemente da strumenti litici, generalmente di pregevole fattura, da
manufatti in osso e corno, quali bastoni forati e zagaglie, da oggetti ornamentali,
quali conchiglie forate, denti di animali anch’essi con foro di sospensione, vaghi in
pietra e in osso, vertebre di piccoli mammiferi e di pesci. Tali oggetti potevano
formare collane, bracciali, cavigliere, copricapi e talvolta associati in vario modo
ornavano le vesti. Frequente è l’uso di ocra rossa, con cui veniva cosparso il fondo
della fossa o il corpo dell’inumato. In qualche caso venivano collocati dei blocchi o
lastre di pietra in corrispondenza della testa o di altre parti del corpo. La maggior
parte delle sepolture del Paleolitico superiore sono ritrovamenti isolati, in rari casi si
tratta di sepolture bisome di due individui, mentre nella parte finale di questo
periodo il rinvenimento di numerose sepolture concentrate in un’area riservata
specificamente ad esse, suggeriscono l’esistenza di vere e proprie necropoli. In
questo senso possono essere interpretati alcuni rinvenimenti fatti in Italia in depositi
attribuibili all’Epigravettiano finale, come ad esempio le quindici sepolture delle
Arene Candide in Liguria, le quattro sepolture della grotta del Romito in Calabria e le
cinque sepolture della Grotta di San Teodoro in Sicilia.

Arene Candide: “sepoltura del giovane principe” scheletro di un giovane, in


posizione supina, fondo e corpo cosparso di ocra, copricapo, collana e bracciali
composti da piccole conchiglie, canini di cervo e pendagli in osso, 4 bastoni forati in
corno d’alce, lama in selce nella mano destra. Arene Candide (epigravettiano): 16
sepolture, due duplici, di adulti e bambini in posizione supina all’interno di fosse
cosparse di ocra rossa, corredo di conchiglie, canini di cervo e pendagli.

Grotta Paglicci (età gravettiana): individuo maschile deposto sulla superficie del
suolo, disteso sul dorso con una pietra sotto la testa ed un’altra sopra le tibie,
cosparso di ocra, aveva un copricapo, un bracciale e una cavigliera di denti di cervo,
una decina di strumenti litici e un punteruolo in osso. Sepoltura di donna deposta in
fossa, resti di stambecco e cavalli interpretati come offerte alimentari, manufatti
litici, scheletro in posizione supina con mani al pube, ricoperto di ocra.

Riparo Villabruna (epigravettiano): deposizione in fossa di un cacciatore in posizione


supina con un coltello a dorso, una lama, un nucleo, un ciottolo come ritoccatore,
una punta in osso; la fossa venne colmata di pietre dipinte (raffigurano figura umana
con moltiplicazione di braccia, esaltazione virtù cacciatore).

INDUSTRIE LITICHE
L’Aurignaziano 40.000 a 21.000 anni da oggi (da Aurignac in Francia).
È caratterizzato da vari tipi di lame, bulini e grattatoi frontali. Bulino detto busqué
Il Perigordiano 29.000-20.000 (da Périgord) È caratterizzato dalla quasi totale
scomparsa di forme musteriane, da grattatoi frontali, punte La Gravette, punte
fogliate e Flechette.
Il Solutreano 21.000-18.000(da Solutrè in Francia) Il periodo medio è noto per le
grandi lame a foglia di alloro che presentano un accurato e fine ritocco bifacciale.
Hanno varie dimensioni ed alcune sono molto grandi (fino a 35 cm di lunghezza).
Devono essere state utilizzate come punte di lance, coltelli e le più grandi devono
avere avuto una funzione rituale data la loro estrema fragilità. Scheggiatura a
pressione.
Il Madddaleniano 18.000-10.000 (da La Magdaleine in Francia) È ricco di lame,
lamette, talvolta denticolate, triangoli. Ha una ricca industria su osso e avorio con
arpioni, zagaglie, lance ecc. (FINE ULTIMA GLACIAZIONE WURM).

Metodi di datazione dell’arte parietale paleolitica

Maggiori problemi di datazione presenta invece l’arte parietale. Nella maggior parte
dei casi per datare le pitture paleolitiche sono stati utilizzati criteri stilistici, ne è
stata determinata la successione relativa in base alle sovrapposizioni, sono stati
utilizzati confronti con opere dell’arte mobiliare, ritrovate in contesti ben datati ecc.
Tuttavia, la datazione stilistica presenta margini di incertezza e pericoli. Ad es., da
una regione all’altra potevano essere in uso convenzioni stilistiche differenti nella
stessa epoca e differenti contenuti. Le datazioni eseguite con il metodo del
radiocarbonio hanno semplicemente evidenziato l’imprecisione di alcune datazioni e
soprattutto che la cronologia assoluta attribuita agli stili era in diversi casi sbagliata,
ma non quella relativa. La datazione diretta delle pitture può essere effettuata solo
qualora il colore utilizzato sia di origine vegetale o animale, o quando sostanze
organiche (sangue, resti vegetali, grassi ecc.) siano state utilizzate come legante per i
colori.

La scoperta dell’arte paleolitica

Le prime scoperte di oggetti d’arte paleolitica avvennero attorno al secondo quarto


del XIX secolo. Al tempo non si concepiva l’arte paleolitica, né esisteva il concetto di
Paleolitico, e tali antichità venivano in genere ascritte all’unico popolo preistorico
allora noto: i Celti. Fu solo nel 1860 che Eduard Lartet attribuì correttamente tali
manifestazioni artistiche al Paleolitico superiore.
don Marcelino Sanz de Sautuola (1831– 1888)
Nobile spagnolo che intraprese delle ricerche in una grotta sita nelle sue terre ad
Altamira presso Santander. Nel 1879 cominciò i suoi scavi ad Altamira. Un giorno
portò agli scavi la figlia Maria di cinque anni. Allora il suolo della grotta era cosparso
di grossi blocchi di crollo e nella sala del Grande Soffitto Dipinto l’altezza era di 2 m
all’inizio e di un solo metro verso il fondo. Mentre de Sautuola era concentrato sullo
scavo,la figlia, che aveva il compito di tenere la lampada e che essendo piccola
poteva meglio osservare l’insieme della volta, giocava proiettando la luce della
lampada sulle pareti e sulla volta della caverna. Ad un certo punto esclamò: “Papà,
mira los toros pintados!”. Aveva scoperto il grande soffitto con i famosi bisonti
dipinti, una delle opere più straordinarie dell’arte paleolitica. De Sautuola concluse
che le pitture dovevano essere di epoca paleolitica. Pur avendo operato accurate
ricerche assieme al prof. Vilanova docente di geologia presso l’Università di Madrid,
che aveva informato dell’eccezionale scoperta, tuttavia quando la sua scoperta
venne presentata al Congresso internazionale di Antropologia e Archeologia
Preistorica, le pitture vennero giudicate dei falsi.

Il povero de Santuola morì amareggiato, prima che venisse riconosciuto


l’eccezionale valore della sua grande scoperta. Pochi anni dopo, alla fine del secolo,
ebbe inizio una serie di scoperte di pitture e incisioni nelle caverne della Dordogna, e
finalmente nel 1902 venne riconosciuta l’autenticità delle pitture di Altamira.
Henri Breuil

L’abate Henri Breuil (1877-1961) fu il maggiore studioso del Paleolitico della prima
metà del XX secolo. Interessatosi alla preistoria e alle scienze naturali sin da
giovane,già nel 1905 divenne libero docente di Preistoria e Antropologia presso
l’università cattolica di Friburgo in Svizzera.

Con lo scoppio della guerra smise di insegnare, pur continuando i sui studi in
particolare sulla grotta di Lascaux, che era stata appena scoperta. In seguito fu per
lui preferibile lasciare la Francia, dove tornò a guerra finita. In circa cinquant’anni di
attività Breuil studiò tutte le principali caverne con arte paleolitica della Francia e
della Spagna, acquisendo una conoscenza così diretta e profonda dell’arte
paleolitica come forse nessun altro studioso dopo di lui.

André Leroi-Gourhan

André Leroi-Gourhan (1911-1986) fu l’autore di un’importante opera dal titolo:


“Préhistoire de l’art occidental” pubblicata pochi anni dopo la morte di Breuil.

La cronologia formulata da Leroi-Gourhan per l’arte paleolitica si basa sul concetto


di stile. Egli individuò la presenza di quattro stili e cercò di delineare l’evoluzione
stilistica e cronologica dell’arte paleolitica utilizzando a questo scopo i pochissimi
esempi di arte parietale datati con certezza e soprattutto l’arte mobiliare, che per la
sua stessa natura, è più facilmente databile.

- I STILE (arcaico) 30 000 - 23 000 a.C .: Figure schematiche di animali, con contorni
continui e carattere simbolico. Vd. Gargas (Francia)

- II STILE 25 000 - 19 000 a.C.: Rappresentazioni di gruppi di animali con contorni


nitidi, in genere privi di zampe, Abri Poisson

- III STILE 19 000 - 15 000 a.C.: Maggiore definizione del tratto e colore steso a
macchie; zampe sproporzionatamente piccole. Vd. Grotte di Lascaux 15 000 - 14 500
a.C. (Francia)

- IV STILE 15 000 - 8500 a.C.: Astrattismo, contorni grigi e riempimenti nei toni del
bruono e dell'ocra. Vd. Grotte di Niaux 11 000 a.C. (Francia) e Grotte di Altamira 13
000 -11 000 a. C. (Spagna) Chauvet
La grotta Chauvet
(grotta carsica) Scoperta nel 1994, si apre, nei pressi di Pont d’Arc, lungo le scarpate
calcaree della gola dell’Ardèche, un affluente del Rodano. La grotta è lunga di 234 e
ha una larghezza massima di 58 m. Presenta vaste sale, cunicoli e gallerie ricoperti
da incrostazioni e ricchi di stalattiti e stalagmiti di grande effetto scenografico. La
caverna è stata frequentata dagli animali e dagli uomini. Sono state ritrovate
impronte soprattutto di orso, ma anche di stambecco e di un grande canide. La
presenza umana è testimoniata, oltre che dall’arte parietale, da una ventina di
impronte di piede di un individuo non adulto, da alcuni focolari e sgocciolature di
torce, da pochi strumenti di selce e da una punta di avorio di mammuth. Nella così
detta “Sala del Cranio” venne rinvenuto un cranio d’orso posto su un blocco di pietra
crollato dal soffitto. L’arte parietale comprende segni e figure di animali dipinte o
incise. Le figure animali sono oltre di 420. Metà delle quali sono dipinte e le altre
incise o tracciate con le dita.
I colori sono stati dati con le dita, oppure a pennello, o utilizzando il carbone di legna
come un gessetto, in altri casi anche mediante la tecnica della soffiatura del colore
triturato. Le figure sono per la maggior parte soltanto parziali, limitate alla testa o a
tutta la parte anteriore del corpo, ma ve ne sono anche numerose complete. I
dettagli anatomici abbondano per quanto riguarda la testa, mentre gli arti sono
delineati sommariamente e a volte persino incompleti. Le corna dei bisonti sono
raffigurate frontalmente, mentre l’animale è visto di profilo, oppure di 3/4, con una
prospettiva distorta o semidistorta. Vi sono anche alcune centinaia di impronte del
palmo della mano raggruppate in quattro pannelli. Si tratta sempre di mani destre.
Vi sono anche, nella “Sala dei pannelli rossi”, sei mani positive e cinque mani
negative rosse. Lungo la parete destra della “Sala del Cranio” abbiamo uno dei più
spettacolari raggruppamenti di pitture di tutta la grotta si tratta di 50 animali, di
colore nero.
Nella grotta Chauvet sono state effettuate una cinquantina di datazioni
radiocarboniche che indicano come la grotta venisse frequentata per un lungo arco
di tempo (circa 10.000 anni), infatti le date più antiche sono tra 32.900 ± 490 e
29.000 ± 400 anni fa e la più recente è 20.790 ± 340. Ma poiché questa data si
discosta molto da tutte le altre non è ritenuta attendibile.
a Chauvet gli animali più numerosi sono i felini, il mammut e il rinoceronte.
All’opposto nell’arte franco-cantabrica vediamo che il rinoceronte, i felini, il
mammut sono assai rari. Anche altri animali come l’orso e il megacero sono qui
molto più frequenti. Al contrario, il cavallo, il bisonte, l’uro, lo stambecco che sono
gli animali più comuni nell’arte paleolitica franco-cantabrica, pur non mancando
sono qui assai meno frequenti.
GROTTA CUSSAC:
Dordogna 2000, incisioni animali disposti in sequenza.
Ritrovate anche sepolture, ma pare che le incisioni non siano originali perché sono
troppo precise e profonde.

La grotta Cosquer
La grotta Cosquer si trova una decina di km a sud-est di Marsiglia. La sua entrata
originaria è situata a 37 m di profondità sotto il livello del mare. La sua scoperta si
deve a un subacqueo professionista, Henri Cosquer, che dopo un lungo percorso in
una grotta sottomarina sbucò in una vasta sala, lunga 55 m e larga 70 m;
proseguendo verso nord per una ventina di metri lungo il suolo che sale, Cosquer
poté osservare la parte non sommersa della sala.
. Nel 1991, nel corso delle sue esplorazioni di questa grotta Cosquer scoprì sulla
parete emersa della grande sala una mano negativa di colore rosso e in seguito altre
figure dipinte. Iniziò allora l’esplorazione scientifica del sito che durò sino alla fine
del 1994. Ovviamente l’arte parietale si è conservata soltanto sulle pareti non
raggiunte dall’acqua marina, altrove è andata distrutta. L’arte della grotta Cosquer
comprende tracciati digitali, impronte di mano, figure animali incise e dipinte, una
figura umana incisa, segni incisi e dipinti. I tracciati digitali sono numerosi, le
impronte di mani sono in tutto 56. Le impronte di mani di colore rosso si trovano
soltanto sulla parete est della sala, insieme ad altre nere, ma quelle nere sono
concentrate in fondo alla sala.
L’animale più frequente nella grotta è il cavallo, seguito da stambecco e camoscio e
dal gruppo degli animali marini.
Lo stile degli animali della grotta Cosquer non ha precisi riscontri nell’arte parietale
francocantabrica ed appare singolarmente omogeneo per un lungo periodo di
tempo. Vi sono analogie con la Grotta Chauvet (ad es. le figure di bisonte sono
simili), tuttavia la composizione del bestiario è assai differente.

La grotta di Lascaux
Lascaux è in Dordogna, presso Montignac, sulla sinistra della Vézère. La sua
scoperta fu effettuata casualmente e in modo romanzesco nel 1940 da parte di un
gruppo di quattro ragazzi e del loro cane. Informarono della loro scoperta un loro
vecchio insegnante, il quale sapendo che l’abate Breuil, temendo di essere arrestato
dai tedeschi, si era trasferito in Dordogna e non lontano da Montignac, lo contattò.
Mentre Breuil studiava la grotta la notizia si diffuse rapidamente e l’afflusso di
visitatori in breve tempo divenne tale che per frenarlo si dovette istallare una porta.
Nel 1945 Breuil tornò in Dordogna. A seguito di anni di scavi archeologici nel 1948 vi
fu l’apertura ufficiale della grotta al pubblico.
Nel 1955 tuttavia si era cominciato a notare che l’afflusso dei visitatori a causa
dell’emissione di anidride carbonica provocava una condensa di vapor acqueo sulle
pitture che ne scioglieva i colori. Si provvide quindi a installare anche un impianto di
climatizzazione nella grotta. Tuttavia nel 1960 si cominciarono ad osservare alcune
macchie verdi sulle pitture. Una commissione scientifica stabilì che erano dovute alla
presenza di numerose specie di alghe, funghi, muffe e muschi. Nel 1963 fu ordinata
la chiusura della grotta.
Si sono ottenute inoltre le seguenti datazioni al radiocarbonio, alcune di loro hanno
fornito dati contrastanti, si tratta infatti di esami effettuati quando il metodo era
ancora in via sperimentale. In ogni caso ci si orienta verso una di queste due
datazioni: Solutreano superiore, attorno a 19.000 anni fa o Maddaleniano antico
attorno a 17.000 anni fa. La grande ricchezza per qualità e quantità delle opere
d’arte parietale rendono la grotta di Lascaux unica. Vi sarebbero 915 figure animali
(di cui solo 605 determinabili come specie), 1 figura umana e circa 450 segni. A ciò
va aggiunta la omogeneità stilistica del complesso, la chiara presenza di una sintassi
nell’organizzazione della decorazione, l’anomalia del bestiario con una enorme
sovrarappresentazione del cavallo.
Norbert Aujoulat, osserva che i cavalli sono rappresentati sempre con una folta
pelliccia, il che corrisponde alla fine dell’inverno e all’inizio della primavera; i tori e le
vacche invece sono raffigurati con le caratteristiche che hanno in estate (assenza di
pelame per le vacche e intensità del pelame tra parte anteriore e posteriore del
corpo per i tori); i cervi hanno corna molto estese e ramificate e sono rappresentati
quasi sempre in gruppo e ciò avviene poco prima della parata nuziale all’inizio
dell’autunno. La sequenza delle figure corrisponde dunque esattamente il ciclo
primavera – estate – autunno.

il tema centrale dell’arte di Lascaux sarebbe, quindi, quello della rigenerazione


annuale della vita.
Le figure umane nell’arte paleolitica

Nell’ arte parietale paleolitica le rappresentazioni di figure umane sono nettamente


minoritarie rispetto a quelle animali. Si stima che il numero delle figure femminili e
maschili nell’arte paleolitica, sia parietale che mobiliare, superi largamente il
migliaio di unità.
Al Gravettiano tardo, quindi alla fase più antica dello stile III, appartengono i
bassorilievi del riparo Laussel (Marquay, Dordogna). Laussel è un grande riparo,
lungo 115 m, poco profondo, con un’altezza di circa 8-9 m. In un’area di circa 50 m2
fu rinvenuta oltre una dozzina di blocchi che recavano figurazioni incise o a
bassorilievo. La precisa posizione topografica è nota solo di alcuni blocchi come
anche la collocazione stratigrafica, ma è chiaro che tutti insieme formavano un’area
di culto. Il più noto e importante, quello della “Venere con il corno”, si tratta di un
blocco di grandi dimensioni, 1,6 x 1,2 m e alto 2 m, collocato a 5 m dalla parete del
riparo. L’epoca di esecuzione delle figure e di utilizzo dell’area di culto risale alla fine
del Gravettiano. Tutti gli altri blocchi hanno dimensioni nettamente inferiori e
rientrano più nel campo dell’arte mobiliare che in quello dell’arte parietale. Dai
livelli gravettiani provengono altri quattro blocchi che recano figure incise di vulve.
La “Venere di Laussel” è una delle opere più celebri dell’arte paleolitica,
rappresenta una figura femminile alta 42 cm, eseguita a bassorilievo, che
assume maggiore plasticità per il fatto di essere stata eseguita in un punto
in cui la superficie è convessa, per cui il profilo della figura è ricurvo e il
suo punto più sporgente coincide con il ventre. Il corpo è rappresentato di
fronte, mentre la testa è di profilo, ma nessun tratto del volto è delineato.
La donna impugna con la destra un corno, forse di bisonte, che reca una serie di
tratti incisi, mentre la sinistra poggia sul ventre. Al momento della scoperta tracce di
colore rosso erano visibili sulla testa, sui seni e sul ventre. Si tratta probabilmente di
un simbolo di fertilità, come tutto porta a credere: l’ocra rossa, il corno e i caratteri
stilistici l’esagerazione dei seni e del ventre. Poco lontano da questo venne alla luce
un altro blocco, con la “Venere con testa quadrettata”, una stilizzazione della
capigliatura. Anche in questo caso mancano i tratti del volto, i seni sono voluminosi
e pendenti, il ventre è rigonfio, il foro ombelicale è marcato e profondo e recava
tracce di ocra rossa. Con la sinistra la donna impugna un oggetto non identificabile. Il
blocco con la “Venere di Berlino”, trafugato durante gli scavi fu venduto ai musei di
Berlino, dove andò distrutto durante la II Guerra Mondiale. Ne rimangono però i
calchi. Questa figura femminile ha il braccio destro disteso orizzontalmente, mentre
con la sinistra impugna un oggetto ricurvo, forse un corno. Un altro piccolo blocco
raffigura due personaggi contrapposti incisi ed è stato interpretato o come scena di
accoppiamento, o come scena di parto oppure come riutilizzo di un primo abbozzo.
Su alcuni blocchi sono incise figure di vulve e in un caso quella di un fallo. Due piccoli
blocchi recano la figura di una testa di cavallo, un altro la figura di una cerva. La
Venere di Laussel mostra 12 strettissime analogie formali con le coeve statuette
femminili a tutto tondo che rappresentano l’aspetto più significativo della
produzione artistica mobiliare gravettiana.

Le statuette femminili

Sono note circa 650 raffigurazioni femminili, di cui quasi 190 sono statuette a tutto
tondo o figurine schematiche piatte. Le figurine femminili non rappresentano un
fenomeno limitato all’area francocantabrica, al contrario sono ampiamente diffuse
in Europa, dalla Francia sud-occidentale fino all’Italia, dall’Europa centrale
all’Ucraina e alla Russia meridionale, e il fenomeno si estende fino alla Siberia.
Realizzate in : calcite, steatite, calcare tenero, giaietto, corno di renna, ma la
maggior parte sono in avorio di mammut ed alcune da Dolni Vestonice (Moravia)
con un impasto di polvere d’osso e di argilla.
Le statuette femminile gravettiane e maddaleniane presentano marcate differenze
dal punto di vista stilistico. Le statuette di età gravettiana rappresentano la figura
femminile nuda in posizione stante, a parte qualche eccezione, ma avendo le gambe
desinenti in una punta dovevano essere inserite in un supporto. La parte centrale
del corpo è sproporzionatamente grande rispetto alle due estremità superiore e
inferiore, con una accentuata esagerazione di seni, ventre, anche e natiche, mentre
testa e gambe sono quasi del tutto trascurate e trattate sommariamente.
Le statuette che meglio si conformano allo stereotipo gravettiano di cui è esempio
tipico il bassorilievo di Laussel sono alcuni esemplari della grotta di Brassempouy,
quella di Lespugue, gran parte di quelle dei Balzi Rossi, quelle di Savignano, di
Willendorf, di Dolni Vestonice, di Kostienki I, Avdeevo e Khotylevo. In queste
statuette coesistono elementi naturalistici, che si riferiscono alla fecondità della
donna, sia pure senza rispettare le proporzioni reali, ed elementi schematici e quasi
astratti (le altre parti del corpo).
Nel Maddaleniano medio e superiore in molti siti dell’Europa centrale compaiono
figurine femminili schematiche di piccole dimensioni in cui la testa è assente e le
natiche sono rappresentate da una sporgenza di forma grosso modo triangolare.
Numerose ipotesi sono state formulate sul significato di queste figurine. Secondo
alcuni rappresenterebbero razze steatopigie. La steatopigia è causata da un eccesso
di grasso sulle natiche, per cui le natiche e il ventre risultano molto sporgenti, ed è
caratteristica degli Ottentotti e dei Boscimani. Mentre alcune statuette paleolitiche
mostrano questa caratteristica (ad es. Balzi Rossi, Savignano), altre mostrano un
altro tipo di obesità, la così detta platipigia, l’accumulo di grasso sulle anche, per cui
frontalmente la zona del bacino appare molto sporgente di lato (ad es. Lespugue,
Willendorf, Dolni Vestonice, e lo stesso bassorilievo di Laussel). Quindi non si può
ricondurre le statuette femminili alla rappresentazione realistica di una caratteristica
razziale delle popolazioni del tempo. Come ha scritto Leroi-Gourhan, ricercare
l’immagine della donna paleolitica a partire dalle statuette, sarebbe come voler fare
l’antropologia delle donne francesi del giorno d’oggi partendo dalle opere di Picasso
o di Bernard Buffet.
La presenza di tracce di colore rosso a Laussel e a Willendorf riporta queste
statuette alla sfera del rituale magico o a un’attività magico-religiosa. L’ipotesi che
siano da mettere in relazione a un culto della fertilità (idoli? amuleti?) non solo è la
più probabile, ma anche quella maggiormente condivisa dagli studiosi.

Le immagini maschili

Le immagini maschili nell’arte paleolitica sono in minor numero di quelle femminili.


Inoltre sono molto eterogenee da un punto di vista stilistico. La più famosa è
certamente quella di una tomba del Gravettiano antico, scoperta nel 1891 nel corso
di lavori per infrastrutture urbane a Brno in Moravia, aveva un ricco ed eccezionale
corredo tra cui una statuetta d’avorio composta da elementi separati uniti mediante
perni, come se si trattasse di quella che oggi chiameremmo una bambola o una
marionetta. la statuetta è incompleta, rimangono solo tre elementi: la testa, il
braccio sinistro e il tronco, frammentario. Si tratta certamente di un personaggio
maschile, poiché è raffigurato chiaramente il pene. I capezzoli e l’ombelico sono a
rilievo. Del volto sono delineati gli occhi, il naso, il mento. La tomba era di un
individuo adulto di sesso maschile.
Vicino al cranio vi erano 600 conchiglie di dentalium spalmate con ocra rossa, che
probabilmente erano cucite su un copricapo. Altri oggetti di corredo erano due anelli
di arenaria, 14 dischi di osso, avorio e calcare, alcuni con tacche lungo il bordo, una
zanna e una scapola di mammut e numerose costole di rinoceronte lunghe un
metro. Forse si tratta della tomba di uno sciamano.

La grotta di Altamira

La grotta di Altamira, di cui abbiamo ricordato l’importanza per l’origine degli studi
sull’arte parietale paleolitica, si trova presso Santillana del Mar, in provincia di
Santander.
attualmente dista circa 5 km dalla costa, ma durante l’ultima glaciazione, essendo il
mare più basso, era molto più lontano.
Scoperta nel 1880 da Sanz de Sautuola.
Gli scavi archeologici hanno indicato che la grotta è stata frequentata durante il
Solutreano evoluto e il Maddaleniano antico e medio. Il contorno delle figure
policrome è stato delineato in nero, con un tratto sottile, in molti casi accompagnato
da un’incisione con un bulino. Eseguito lo schizzo, la figura veniva colorata e
modellata principalmente con il colore rosso e secondariamente con colore bruno o
nero. Poi con successive incisioni venivano eseguiti i dettagli (l’occhio, le corna, le
narici, gli zoccoli, il pelame).
La grotta è raggiungibile solo quando il fiume che scorre alla sua entrata è in magra
e quindi percorribile con un natante. In un dato punto si apre uno stretto passaggio
in salita libero dall’acqua e che conduce ad una prima sala da cui si diparte un
cunicolo, sempre in salita, così angusto da consentire il passaggio solo strisciando. Di
qui si passa nella galleria superiore, lunga centinaia di metri che termina con un
diverticolo laterale. Qui sono state scoperte le impronte di una cinquantina di
calcagni umani nell’argilla, probabilmente appartenenti ad adolescenti, date le
dimensioni. Il diverticolo poi si allarga, formando una piccola sala, nella quale furono
rinvenuti appoggiati obliquamente a uno sperone stalagmitico, due bisonti di argilla,
lunghi 61 e 63 cm e rappresentanti un maschio e una femmina. Si tratta di uno dei
rarissimi esempi di modellazione plastica di tutta l’arte paleolitica che siano
pervenuti sino a noi. Lo stile delle due sculture è quello naturalistico del
maddaleniano medio-recente. L’argilla con cui i due bisonti sono modellati non è
stata riportata ma è stata scavata attorno alle figure nello stesso modo in cui uno
scultore avrebbe fatto se si fosse trattato di roccia. Vi sono anche le tracce di un
terzo bisonte. Lungo le pareti della galleria superiore vi sono incisioni di stile IV, con
figure di cavalli e una bella testa di renna

Tuc-d'Audoubert

1912, località della Francia nel comune di Montesquieu-Avantès (Ariège), nei


cui pressi si apre una grotta nella quale fu scoperta una delle più rare opere
di arte plastica paleolitica: due bisonti (maschio e femmina) modellati
nell'argilla quasi a tutto tondo, opere di vigoroso realismo conservatesi grazie
a un naturale processo di preservazione nell'interno della grotta. Accanto ai
due bisonti di maggiori dimensioni si trovano un terzo bisonte inciso e un
quarto animale rozzamente modellato. Intorno a questo gruppo sono state
osservate diverse impronte di piedi di bambini impresse sul suolo. All'interno
della grotta sono presenti anche raffigurazioni di arte parietale che
riproducono bisonti, cavalli, renna, segni claviformi ecc. La cavità è stata
frequentata in epoca riferibile al Magdaleniano IV. L'insieme delle figure è
attribuito allo stile IV di A. Leroi-Gourhan.

La teoria dello sciamanesimo


L’archeologo ed etnografo sudafricano J.D. Lewis-Williams nel corso dei suoi studi
sull’arte rupestre dei Boscimani ne ha dimostrato la sua funzione essenzialmente
sciamanistica. In questo contesto non possiamo addentrarci in una spiegazione dello
scamanesimo, brevemente diremo che nel corso di cerimonie collettive, lo sciamano
entra in uno stato di coscienza alterata, la così detta “trance”, durante la quale il suo
spirito viaggia in un mondo parallelo al nostro, popolato da spiriti e dove si
ripercuotono le nostre azioni terrene. Qui lo spirito dello sciamano, aiutato dai suoi
animali guida entra in contato con le divinità per ottenere aiuto sia per l’intera
comunità sia per i singoli individui. L’arte rupestre dei Boscimani ha lo scopo di
ricordare, commemorare e illustrare queste particolari esperienze spirituali.
L’ipotesi sciamanica è stata quindi applicata all’arte paleolitica anche se il ricorso
all’etnografia in tale contesto è stato più volte criticato, tuttavia in tale caso viene
considerato un’ipotesi da sottoporre a verifica. Anche se è improponibile
paragonare gli odierni sciamani con gli esecutori dell’arte paleolitica, poiché
significherebbe che vi sono alcune popolazioni che non hanno avuto alcuno sviluppo
(non necessariamente tecnologico, ma anche ideologico, spirituale ecc.) dal
Paleolitico ad oggi, tuttavia è stato osservato che gli stati alterati di coscienza, come
si manifestano negli sciamani, non sono un fenomeno limitato alle così dette società
sciamaniche, ma sono osservabili dalle scienze neuropsicologiche e presentano delle
costanti a prescindere dai tempi e dai luoghi. Secondo alcuni studiosi l’arte parietale
paleolitica è compatibile con le percezioni allucinatorie di tipo sciamanico. Infatti
essa presenta segni geometrici e astratti, mancano vere e proprie scene, manca la
delimitazione del campo rappresentativo, lo sfondo e la linea del suolo, le immagini
degli animali sembrano “galleggiare” sulla superficie rocciosa, vi sono esseri
fantastici e compositi; il naturalismo e la precisione delle figure animali mostra che si
tratta di animali visti e non di simboli stereotipati. Inoltre il buio e il silenzio che si
trovano nelle parti più profonde delle grotte, grazie alla deprivazione sensoriale,
favoriscono la comparsa di stati allucinatori. La grotta serviva quale via per
raggiungere il mondo degli spiriti e le raffigurazioni sulle pareti e sulle volte
potevano fungere da “starter” per le esperienze allucinatorie. Per alcuni anni, e
soprattutto a livello popolare, questa interpretazione ha goduto di una certa
notorietà sull’onda della New Age, diventando una teoria di moda.
Altra caratteristica dello sciamano è il travestimento. Gli dei comunicano attraverso
gli animali e quindi si travestiva da animale (capra).

MESOLITICO
Inquadramento Cronologico
Iniziato intorno a 10.000 anni BP, la durata del Mesolitico, di solito 3500 anni, varia
in rapporto all’introduzione delle radicali innovazioni che caratterizzano il Neolitico,
sviluppate in tempi diversi a seconda delle aree. Il limite superiore del Mesolitico
varia quindi da zona a zona.
I principali complessi industriali
Le industrie litiche del Mesolitico sono caratterizzate da armature microlitiche che
venivano fissate a supporti in legno o in osso e usati come armi da lancio o arpioni
per la pesca. Vengono distinte due aree: una meridionale, estesa soprattutto nelle
regioni mediterranee dove si sviluppano il Sauveterriano e il Castelnoviano; e una
settentrionale, che comprende le regioni occidentali atlantiche, la Francia
settentrionale, il bacino del Reno e l’alto bacino del Danubio. Il Sauvettariano pare
derivare dai complessi più recenti del Paleolitico superiore, all’epigravettiano, vi
sono nuovi metodi di caccia, pesca e raccolta; vengono utilizzate nuove materie
prime. Il Castelnoviano si distingue per una rinnovata produzione litica, con la
diffusione dei trapezi e l’aumento della produzione di lame e lamelle.
Clima e ambiente, economia e insediamenti
La calotta dei ghiacci, che è limitata ad una parte della Scandinavia, e l’arretramento
dei ghiacciai alpini aprono nuovi spazi alla penetrazione umana. Nel Preboreale e
Boreale c’è un progressivo inaridimento del clima, prima temperato e poi caldo. In
tutta Europa la caccia ai grandi e medi mammiferi rimane l’attività prevalente.
Appare diffuso l’uso dell’arco. La pesca era praticata lungo le coste e in prossimità di
laghi e fiumi; anche la raccolta di molluschi è attestata in molti siti costieri. Gli abitati
dell’Europa centro-settentrionale erano impiantati presso laghi o fiumi su suoli
sabbiosi. Nelle regioni meridionali sono state rinvenute strutture abitative analoghe
a quelle paleolitiche, frequentemente in ripari sotto roccia. La maggiore densità
degli abitati rispetto al paleolitico superiore è ritenuta connessa ad un incremento
demografico determinato dalla maggiore estensione dei territori abitabili e dalla più
ampia disponibilità di risorse alimentari.
Sepolture
Sono isolate o riunite in una sorta di piccole necropoli.
Riparo di Vatte di Zambana (sauvettariano): sepoltura di una donna adulta disposta
a ridosso della rientranza di una parete rocciosa, le braccia erano lungo i fianchi, non
sono stati rinvenuti elementi di corredo.
Borgonovo di Mezzocorona (sauvettariano): donna adulta posizionata a ridosso di
una parete rocciosa e senza corredo.
Mondeval di Sora (castelnoviano): maschio adulto con tracce di ocra,
accompagnato da 61 oggetti, costituiti da manufatti litici,in osso e in corno, canini di
cervo, materiale terroso e resine. La parte inferiore del corpo era coperta di pietre.
Grotta dell’Uzzo: 10 sepolture in fossa soprattutto di forma ovale, tra cui due
bisome, varia è la disposizione degli scheletri con prevalenza di quella supina.
Produzione figurativa
E’ più limitata rispetto a quella paleolitica. Relativamente alla produzione parietale
vi è l’”arte levantina”, un insieme di pitture eseguite in ripari sotto la roccia situati
lungo la costa orientale spagnola. Sono dipinte figure umane e animali, sono
frequenti anche le immagini antropomorfe. Predominano le scene di caccia e di
combattimento in cui le figure umane sono riprodotte in corsa nell’atto di lanciare le
frecce con l’arco.

LA NEOLITIZZAZIONE
La neolitizzazione è un fenomeno economico, sociale e culturale, importato dal
Vicino Oriente, che si realizza in momenti diversi, in relazione alla posizione dei
territori o dei comportamenti e delle idee che modificano le culture degli ultimi
cacciatori mesolitici. Il termine Neolitico fu introdotto nel 1865 da John Lubbock per
indicare il periodo successivo al Paleolitico caratterizzato dalla comparsa di
strumenti in pietra levigata e della ceramica. In tempi più recenti si è però
evidenziata l’introduzione dell’economia produttiva come principale innovazione di
questa età; con il termine neolitizzazione viene quindi indicato l’insieme di questi
processi, che comprende la pratica dell’agricoltura e dell’allevamento, cambiamenti
tecnologici, sociali e ideologici. Le testimonianze più antiche dell’economia
produttiva sono localizzate nel Vicino Oriente, dove crescevano e vivevano specie
vegetali e animali che furono poi domesticate con forme di selezione, in un periodo
compreso tra 9000-6000 anni BP. Le regioni più coinvolte sono il corso medio
dell’Eufrate in Siria e l’Anatolia sud-orientale. Da quest’area il nuovo modello
economico si diffuse in tutta Europa attraverso il Mediterraneo per mare e
attraverso la Turchia e i Balcani per terra. Vi sono due ipotesi sulla neolitizzazione:

 diffusionista secondo la quale vi furono dei flussi migratori di popolazioni da


Vicino Oriente
 autoctonista secondo la quale in Europa si può essere formata l’idea di
agricoltura e allevamento, ma questa è da escludere poichè non vi era la
presenza di cereali spontanei e delle specie selvatiche di capra e pecora. Vi
sono 4 modelli di diffusione:
o modello originale di diffusione primaria: prima diffusione neolitica in
Siria, Palestina, Anatolia.
o modello marittimo di diffusione rapida: diffusione mediante una
navigazione di cabotaggio lungo le sponde del Mediterraneo
o modello continentale di diffusione rapida
o diffusioni lente: rallentamenti lungo le coste atlantiche e nell’Europa
Era molto difficile mantenere gli animali poiché avevano bisogno di cibo
e acqua, quindi vicino ai villaggi dovevano esserci delle fonti d’acqua. Vi
è quindi una selezione di animali e piante. Le più antiche piante
coltivate sono un gruppo ristretto di cereali: orzo, farro, piccolo farro.
La prima specie animale ad essere stata domesticata è il cane, seguono
la pecora e la capra. I primi bovini derivanti dall’uro sono attestati in
Anatolia. La caccia e la pesca continuarono ad essere praticate come
risorse integrative. E’ ben attestato lo sfruttamento di miniere di selce
in varie regioni europee; vasta è la diffusione di ossidiana, delle asce in
pietra verde e di oggetti di ornamento. L’introduzione dell’economia
produttiva comporta una maggiore sedentarietà in insediamenti
prevalentemente all’aperto, quindi ci deve essere una preparazione del
terreno attraverso il disboscamento (nascita delle asce in pietra verde),
le radici venivano bruciate e tolte on le zappe; le capanne avevano
focolari, pozzetti e altre strutture all’interno. Pressoché ovunque è
attestata la ceramica. L’industria litica comprende strumenti ottenuti
con la scheggiatura e la levigatura. Ben attestata è la tessitura da pesi
da telaio e fusaiole. I rituali funerari sono differenziati nelle varie aree e
nelle diverse fasi cronologiche. Frequenti sono le sepolture all’interno
degli insediamenti, più raramente riunite in necropoli; molto attestate
sono le deposizioni in semplici fosse, vi sono anche tombe a cista e
alcuni casi di inumazione. Vasta la diffusione, soprattutto nelle regioni
balcaniche, di statuette prevalentemente femminili, sono diffusi,
inoltre, ciottoli dipinti, oggetti in osso decorati e le “pintadere”.

IL NEOLITICO NEL VICINO ORIENTE


Il Vicino Oriente si prefigura come un’area di gestazione primaria del fenomeno
neolitico in tutti i suoi aspetti: domesticazione di piante e animali, invenzione della
ceramica, sviluppo dell’architettura domestica e religiosa. Una fase incipiente dei
processi di passaggio all’economia produttiva può essere identificata in alcune
connotazione del Natufiano (12000-10.000 BC): una certa sedentarietà è
testimoniata da resti di abitati e necropoli di comunità dedite alla caccia e alla
raccolta di cereali selvatici. Uno sviluppo decisivo nei processi si verifica nel Neolitico
preceramico (PPN), le cui evidenze archeologiche sono venute in luce negli scavi di
colline artificiali formatesi a seguito dell’accumulo di resti di una serie di abitati
ricostruiti nello stesso sito. Un esempio di insediamento con agricoltura,
allevamento e assenza di ceramica è nell’Isola di Cipro, caratterizzato da abitazioni a
pianta circolare con uno zoccolo di pietra intonacato su cui si impostava una cupola
di mattoni di argilla. La ceramica è l’ultima innovazione tecnologica del Neolitico del
Vicino Oriente, dove si distingue il Neolitico ceramico. I defunti venivano sepolti
nelle casse o in fosse scavate nel pavimento delle case. Il rinvenimento di ossa
sconnesse ha indotto a supporre un’esposizione dei corpi al di fuori dell’abitato. La
colorazione ocra era riservata alle donne; alcune sepolture erano prive di corredo,
altre accompagnate da vasi di legno, ornamenti ed armi. Numerose sono le statue
rinvenute, in pietra e in argilla; predominano le immagini femminili in piedi, sedute
o accovacciate. In Mesopotamia le facies di Halaf, Hassuna e Samarra si sviluppano
dal VI al V millennio BC assieme a notevoli progressi tecnologici e un incremento
degli scambi ad ampio raggio.
IL NEOLITICO IN EUROPA
Nel processo di neolitizzazione dell’Europa si distinguono varie aree culturali: quella
egea e balcanica, quella danubiana, la zona in cui si sviluppa la Ceramica Impressa
adriatica, l'area dove si diffonde il Cardiale. Le date più antiche sono quelle del
Vicino oriente, dove nel IX millennio a.C. nel Neolitico preceramico era già
documentato la domesticazione animale e vegetale. Più recente è la neolitizzazione
dell’Egeo avvenuta nella prima metà del VII millennio, da dove nella seconda metà
c’è la diffusione del fenomeno verso l’area balcanica e continentale, dove ebbe
origine la Ceramica Lineare. Rapida fu anche la diffusione marittima dei complessi
della Ceramica Impressa. In Grecia l’avvento del Neolitico nel VII millennio è
considerato un fenomeno intrusivo; nel caso della Grotta Franchthi è stata appurata
un itroduzione dall'esterno delle specie vegetali domestiche. E’ prevista
un’immigrazione per via mari di più gruppi stanziati in pochi siti, distanti l’uno
dall’altro nella fase del Neolitico iniziale (o Preceramico). Solo nella seconda metà
del VII millennio la Grecia settentrionale appare completamente colonizzata,
probabilmente da gruppi provenienti dall’Anatolia; compare la ceramica
monocroma, seguita da quella dipinta a bande rosse. Nella parte continentale della
penisola balcanica al primo Neolitico è riferibile il complesso caratterizzato da
ceramiche dipinte. In Grecia al Neolitico medio è riferita la facies di Sesklo (VI-V
millennio a.C.), caratterizzata da una ceramica dipinta di rosso su fondo chiaro.
Ampia diffusione nei balcani ebbero le statuette antropomorfe. La costa adriatica
della penisola balcanica rientra nella Ceramica Impressa adriatica. Il processo di
neolitizzazione dell'Europa Centrale si verifica nell'ambito del complesso della
Ceramica Lineare. Nell'economia di sussistenza importante fu l'allevamento di
bovini. Gli insediamenti erano generalmente impiantati lungo le rive dei fiumi,
delimitati da palafitte e fossati; le strutturi di grandi dimensioni erano rettangolari e
avevano una struttura portante costituita da file di pali che sostenevano il tetto e le
pareti fatte con canne intonacate e argilla. La ceramica è caratterizzata da
decorazioni incise. Nel Mediterraneo centrale e occidentale si diffondono i
complessi della Ceramica Impressa, divisa in: ceramica Impressa adriatica e Cardiale
(Italia tirrenica). Nella francia meridionale si sviluppa il Cardiale franco-iberico.
L'economia è caratterizzata dalla coltivazione di grano, orzo e leguminose e
dall'allevamento di ovicaprini. Alla tradizione della Ceramica Impressa segue la
facies di Chassey. Nella penisola iberica l'agricoltura è pienamente sviluppata, così
come l'allevamento di ovicaprini; caccia, pesca e raccolta sono attività aggiuntive.

NEOLITICO IN SICILIA
La ricca documentazione venuta alla luce nella Grotta dell'Uzzo (Trapani) risulta di
fondamentale importanza per comprendere il processo di neolitizzazione della
Sicilia. Gli scavi condotti all'interno della grotta hanno messo in luce una chiara
sequenza stratigrafica compresa tra la metà del IX e l'inizio del V millennio a.C. I vari
livelli di frequentazione testimoniano il passaggio da un'intensa frequentazione
mesolitica ad una neolitica, documentando il cambiamento delle strategie di caccia
e raccolta, lo strumentario, la graduale introduzione delle specie coltivate e la prima
presenza della ceramica. Le datazioni radiometriche hanno dato le seguenti
datazioni: 8120±90 per la fase iniziale, 5960±70 per un livello di passaggio e 4800±70
per la prima fase neolitica. Questa ultima data non rappresenta però il momento
iniziale, ma quella più alta finora ottenuta; l'inizio della fase neolitica si può
comunque collocare intorno alla metà del VI millennio a.C. 

L'economia di sussistenza era basata, oltre che sulla raccolta di semi e frutti
spontanei, sulla caccia (cervo, cinghiale) e sulla pesca, anche di grossi cetacei.
L'improvviso incremento di ittiofauna tra i resti faunistici dei primi livelli neolitici
accomuna questa fase ai livelli di frequentazione della Grotta Franchthi in Grecia,
caratterizzata anch'essa da un intenso incremento dello sfruttamento delle risorse
marine dopo la facies mesolitica. Tra lo strumentario litico risultano particolarmente
diffuse le punte di freccia a tranciante trasversale ottenute con la tecnica del
microbulino.

Il passaggio da questa prima fase al pieno Neolitico non sembra essere avvenuto in
modo improvviso ma piuttosto in maniera graduale, come dimostra la coesistenza di
elementi più antichi associati a quelli più recenti. 

L'inizio della pratica agricola, a partire dalla fine del VI-inizi V millennio a.C., è
testimoniata dai resti di Triticum dicoccum, Hordeum vulgare, Triticum aestivum. 

La ceramica è caratterizzata da una decorazione impressa cardiale, a tacche, a


unghiate, a punzonature circolari, a piccole V disposta senza alcun preciso schema
sulla superficie del vaso. L'industria litica presenta degli elementi differenti rispetto
alla fase mesolitica; tuttavia, le frecce a tranciante ottenute con la tecnica del
microbulino, particolarmente diffuse nel Neolitico iniziale, sono ancora molto
frequenti. Strumenti in ossidiana, documentati al Riparo della Sperlinga e a Grotta
Corruggi fin dal Neolitico iniziale, dimostrerebbero l'esistenza di contatti con le isole
Eolie fin dal VI millennio a.C.

Le fasi successive si caratterizzano per una ceramica con decorazione impressa più
ordinata sulla superficie del vaso e successivamente per una ceramica di tipo
stentinelliano in associazione a ceramica figulina dipinta a bande strette di colore
bruno.

Facies di Stentinello
La facies di Stentinello, dal sito eponimo nei pressi di Siracusa, si contraddistingue
per una ceramica d'impasto depurato e lucidato con decorazione impressa riempita
di colore bianco o con decorazione ad incisione; fra gli elementi decorativi, oltre a
schemi lineari, geometrici, zig-zag e rombi, risulta piuttosto frequente l'occhio
umano stilizzato, probabilmente per scopi apotropaici. Le forme ceramiche
maggiormente rappresentate sono il fiasco, l'orciolo e la tazza a fondo convesso;
tipici sono i vasetti a volto umano, gli idoletti e le figure di animali. La ceramica tipica
della facies di Stentinello si trova spesso associata con la ceramica dipinta bicromica
o tricromica.

Gli strumenti litici sono ottenuti quasi esclusivamente da supporti laminari; ben
attestata è l'ossidiana a testimonianza dell'esistenza di stretti rapporti fra la Sicilia e
le isole Eolie.

Gli abitati di questa facies, come dimostrano i siti di Stentinello e di Megara Hyblaea
(Siracusa), si presentano trincerati e fortificati; le capanne, di forma rettangolare,
erano infatti circondate da una trincea di fortificazione scavata nel calcare e
rinforzata da un aggere di pietra al suo interno. Nel sito di Matrensa (Siracusa) a
questi elementi difensivi si aggiungono una serie di fosse.
Le sepolture di Calaforno presso Monterosso Almo (Ragusa), di Paolina (Ragusa) e di
Gisira di Brucoli (Siracusa) documentano un tipo di deposizione in fossa ovale
delimitata e pavimentata con lastroni di pietra.
Simile alla facies di Stentinello risulta essere quello che il Tinè ha definito come "stile
del Kronio" riconosciuto nella Grotta S. Calogero sul monte Kronio (Sciacca,
Agrigento).
Neolitico medio e finale
Lo stile di Serra d'Alto, presente in maniera sporadica sia nella Sicilia orientale che
occidentale, è ben attestato nel sito di Castelluccio a Mazara del Vallo; il villaggio di
Castelluccio, del quale rimangono allineamenti di buche di palo e pozzetti, ha
restituito la ceramica tipica dello Stile di Serra d'Alto; tra le forme ceramiche sono
presenti l'olletta schiacciata con alto collo troncoconico e le anse tubolari.

Lo stile di Diana risulta molto diffuso in tutta la Sicilia. Tipica di questa fase è la


frequentazione in grotta e l'impianto di villaggi all'aperto di grandi dimensioni a
testimonianza di un notevole incremento demografico conseguente ad un più
intensivo sfruttamento delle risorse del territorio. Nel villaggio di Pirrone sul Dirillo
(Ragusa) sono stati individuati un focolare costituito da un acciottolato di circa 2 m
di diametro delimitato da grandi pietre e una fossa di forma ovale utilizzata
probabilmente per i rifiuti; nello stesso sito sono state rinvenute anche due
statuette femminili in pietra.

Testimonianze di pratiche funerarie sono attestate a Megara Hyblaea, Matrensa e


Biancavilla (Catania) dove le tombe hanno restituito scheletri in posizione
rannicchiata con corredo costituito da ceramiche. 

Nel villaggio di Piano Vento a Palma di Montechiaro (Agrigento) le capanne circolari,


scavate nel banco di gesso, circondano un'area centrale adibita a necropoli; le
tombe sono a celletta ipogeica con pozzetto di accesso o a fossa, segnalate da una
pietra infissa obliquamente nel terreno e in un caso da un circolo di pietre; gli
inumati sono cosparsi di ocra rossa.

Le ceramiche rinvenute nelle tombe sono riferibili ad una fase di passaggio; mentre
infatti le forme vascolari sono ricollegabili al primo Eneolitico (facies di San Cono-
Piano Notaro) la decorazione a bande excise richiama lo stile del Kronio. 

ETA’ DEL RAME


È quel periodo intermedio tra il Neolitico e l’età del Bronzo che conobbe grandi e
importanti trasformazioni sociali, tecnologiche ed economiche. In Italia tale periodo
si colloca tra il 3400 e il 2200 a.C. mentre nell’area balcanica e nel Vicino Oriente il
suo inizio si data circa 1000 anni prima. La principale innovazione, ma non la sola, di
tale periodo è senza dubbio la comparsa della metallurgia che permise la creazione
di tutta una serie di oggetti di prestigio, indicatori di uno status sociale e non
strettamente connessi ad uno scopo utilitaristico. Per quanto riguarda l’allevamento
del bestiame, esso svolge un’importanza sempre maggiore connessa a quella che è
stata definita la “rivoluzione dei prodotti secondari”. Mentre in precedenza infatti,
gli animali erano allevati solo per la carne, ora sono sfruttati anche perché
forniscono prodotti come il latte, la lana e nel caso dei bovini l’energia per trainare
carri ed aratri. La comparsa della pecora da lana è conseguenza dell’allevamento, la
nuova fibra venne utilizzata per tessuti che prima era possibile ottenere solo da fibre
vegetali (ad es. il lino). Certamente la comparsa della lana incrementò le attività di
filatura e di tessitura relegando sempre più la donna all’ambito domestico. L’utilizzo
dei bovini come animali da trazione consentì di aumentare le aree coltivate e al
tempo stesso di trasportare una maggior quantità di prodotti per distanze maggiori
la ove la natura del suolo consentisse l’uso di carri. Tutti questi fattori portarono con
sé un maggior numero di possibilità per accumulare ricchezze e conseguentemente
una maggior differenziazione sociale. Non è un caso infatti se nelle aree più
progredite gli insediamenti sono posti in posizioni naturalmente protette e
fortificati. Altri elementi che portarono ad un intensificarsi dei conflitti furono
l’incremento demografico che si verificò a causa del miglioramento delle condizioni
di vita e l’importanza di assicurarsi le zone migliori per l’agricoltura, l’allevamento e
ora anche le aree minerarie. Vediamo ora alcuni di questi aspetti in maggiore
dettaglio.
La metallurgia
La metallurgia del rame europea ebbe origine nella penisola balcanica. Sin dal
Neolitico in questa zona il rame nativo veniva usato per fabbricare piccoli oggetti,
come elementi di collana o ami da pesca. Tuttavia trattandosi di un metallo già
esistente in natura, in tal caso non si deve parlare di metallurgia, poiché essa implica
la riduzione a caldo di minerali. Mentre in questo caso il metallo veniva lavorato a
freddo e a caldo per il solo scopo di renderlo più malleabile e meno fragile. La più
antica miniera di rame sino ad ora conosciuta è quella di Rudna Glava in Serbia
datata tra il 5000 e il 4300 a. C. La ricchissima necropoli del V mill. A. C. scoperta a
Varna in Bulgaria mostra bene il notevole livello tecnologico già raggiunto in questo
periodo nella lavorazione del rame e dell’oro A partire dal 2800 a.c. l’arsenico
comincia ad essere presente in lega con il rame. Non sappiamo sino a che punto tale
lega fosse intenzionale, infatti al tempo le leghe e non venivano fatte mescolando
tra loro quantità note di metalli, ma bensì mescolando tra loro i minerali. Quindi
l’arsenico presente poteva essere semplicemente dovuto a impurità presenti nel
minerale di rame, tuttavia questa piccola percentuale di arsenico presente nel rame
ha il pregio di indurirlo.
L’aratro
Probabilmente inventato in Mesopotamia nella prima metà del V mill. A. C., se non
addirittura nel VI, si diffuse progressivamente verso l’Europa, il Medio Oriente e
l’Egitto. In Europa le più antiche tracce di aratura sono state rinvenute in Danimarca
e datate alla seconda metà del IV mill. A.C. Questi aratri erano molto semplici, erano
tutti in legno, solo il vomere era costituito da un’ascia di pietra e, ovviamente, non
avevano versatoio né un sistema per incidere le zolle prima del passaggio del
vomere. Essi riuscivano a smuovere il terreno solo per pochi centimetri di
profondità, me erano comunque un grande progresso rispetto al lavoro manuale
eseguito con attrezzi di legno.
Il carro
Le più antiche rappresentazioni di carri provengono dalla Mesopotamia meridionale
e si datano attorno al 3500 -3300 a.C. In Europa le più antica rappresentazioni di
carro lo mostrano sia a due sia a quattro ruote e si datano alla metà del IV mill. A.C.
Una è incisa su una pietra tombale e raffigura un carro a due ruote trainato da una
coppia di buoi, mentre le altre sono su un vaso scoperto in Polonia. Dopo questa
epoca vi sono numerose rappresentazioni di carri in Europa, mentre al III mill. a.C. si
datano numerosi ritrovamenti di ruote. Sono in legno e a disco pieno. Un Italia
raffigurazioni di carri sono note nel III mill. A.C. (Cemmo, Lagundo).
Il cavallo
La sua domesticazione avvenne nel V mill. A.C nelle steppe tra Volga e Dnepr. Da
questa zona si diffuse sporadicamente nell’Europa orientale e centrale. Tuttavia in
Europa centrale diventerà frequente solo verso il 2400-2200 a.C., mentre in Italia si
dovrà attendere verso il 1600-1300 a.C., cioè verso la media età del Bronzo.
Il latte e la lana
Inizialmente gli animali domestici (Pecore, capre e bovini) erano allevati solo come
animali da carne. Con il Calcolitico si verifica un incremento delle attività di caccia,
proprio perché essendo questi animali allevati non solo per la carne, il loro consumo
alimentare diminuì e venne surrogato con un aumento delle attività venatorie. In
origine questi animali non producevano latte al di fuori di quello necessario per lo
svezzamento dei propri piccoli, inoltre gli adulti umani che non consumano
abitualmente latte non posseggono più gli enzimi atti a digerire il lattosio. Alcune
raffigurazioni mesopotamiche datate attorno al 2500 a.C. mostrano pratiche
primitive di mungitura e delle mucche le cui mammelle non sono ancora
completamente sviluppate. Per quanto riguarda al lana purtroppo le evidenze
archeologiche sono piuttosto lacunose dato che non si conserva in tutti i suoli.
Tuttavia sembra certo che essa si diffuse verso la fine del III – inizi del II millennio
a.C. La prima fase del Calcolitico In Italia settentrionale è ancora impossibile
delineare un quadro preciso della situazione durante questo periodo anche se le
ultime e ancora inedite scoperte contribuiranno certamente a metterlo un po’ più a
fuoco.
La prima fase del Calcolitico
è rappresentata dalla “Cultura di Remedello” (dall’omonimo sito in provincia di BS)
3400-2200 a.C. nella quale sono state riconosciute recentemente tre fasi. A
Remedello venne trovato un sepolcreto ad inumazione, i corpi erano in posizione
rannicchiata sul fianco destro ed avevano un corredo funebre. Tra gli oggetti di
corredo ricorderemo: vasi troncoconici talvolta con una decorazione geometrica,
pugnali di selce e di rame arsenicate con lama triangolare, punte di freccia in selce,
asce di pietre levigata, un’ascia di rame, uno spillone d’argento con testa a “T”,
elementi di collana, para-polsi per arcieri. Importanti ritrovamenti appartenenti a
questa fase sono stati effettuati a Spilamberto (una necropoli con inumati che
mostra affinità con la coeva cultura centro-italica di Rinaldone) nelle Prealpi
lombarde dove abbiamo sia la cultura delle tombe a inumazione in grotticella (ad es.
in provincia di BG) sia siti in provincia di Brescia (Mt. Covolo, Riparo Valtenesi,
Riparo Persi, Riparo Cavallino) che rivelano cerimonie e strutture funerarie assai
complesse che si prolungavano in un lungo arco di tempo e che prevedevano la
manipolazione e talvolta la parziale cremazione di corpi o di parti di essi. Ad Aosta
invece venne trovata un’importante area con strutture megalitiche e statue-stele.
Sono invece ancora in corso gli scavi di importanti siti rituali con statue stele e
testimonianze di complesse cerimonie scoperti recentemente in Val Canonica.

Il fenomeno delle statue-stele e delle stele-antropomorfe


Si tratta di uno dei fenomeni più importanti che ci forniscono indizi sulla religione
delle popolazioni dell’età del Rame. Le statue-stele (chiamate anche statue-menhir)
e le stele-antropomorfe calcolitiche sono diffuse su un’ampia area che va dal
Portogallo sino all’Ucraina e dalla Bretagna sino all’Italia meridionale e sono
caratteristiche del periodo compreso tra il 3400 e il 2200 a.C.
-Dolmen semplice(camera apre all’esterno)
-Dolmen a corridoio(dromos giunge fino alla camera)
-A galleria coperta(atrio e camera).
Stonhenge menhir, angers. Scopo sia religioso sia astronomico.
Le stele antropomorfe sono in genere lastre di pietra sagomate in modo da ricordare
una figura umana e scolpite su di una faccia un modo da rappresentare un
personaggio.
Le statue-stele invece sono rappresentazioni di personaggi eseguite su si una pietra
di forma ogivale o rettangolare lavorata anche sui fianchi e sul retro. Tuttavia oltre a
questa classificazione vi sono monumenti che, pur facendo parte del fenomeno delle
statue-stele e delle stele-antropomorfe, non sono classificabili in queste due
categorie. Su questi monumenti vengono rappresentati solo alcuni elementi della
figura umana. Il volto è indicato da naso e arco sopraciliare secondo uno schema a T
oppure con un incavo a forma di U.
A volte sono indicati gli occhi, le braccia hanno gli avambracci piegati con le mani
quasi congiunte, rare sono le indicazioni delle gambe e delle clavicole. Talvolta la
testa non è distinta dal corpo, altre volte è a forma di calotta e le spalle sono
delineate. In molte statue-stele e stele-antropomorfe non sono delineati gli attributi
sessuali, talvolta però possono essere presenti seni femminili. Lo stile di queste
rappresentazioni è schematico e spesso tendente all’astrazione.

ETA’ DEL RAME IN SICILIA


L’età del rame in Sicilia costituisce un momento di rottura e di cambiamento radicale rispetto al
neolitico , il quale, pur nei suoi vari aspetti, aveva mantenuto a lungo un carattere unitario di
fondo che accomunava le culture della Sicilia, dell’Italia meridionale e delle Eolie.
L’età del rame, al contrario, è tutt’altro che unitaria; essa appare, invece, il risultato di influenze
culturali diverse.
L’origine, come al solito, va individuata nell’Anatolia e nelle isole dell’Egeo, perché solo in
questi luoghi si ritrovano, tutti insieme, gli aspetti e gli elementi che troviamo sparsi nelle altre
culture. Dall’Oriente si diffonde ben presto in tutto il bacino del Mediterraneo, grazie ai
progressi compiuti nella tecnica della navigazione.
Sequenza cronologica e distinzione in facies delineate da Luigi Bernabò Brea.
Fasi principali:
 fase più antica: San Cono-Piano Notaro e Conzo- due siti
 fase media: Serraferlicchio
 fase evoluta: Sant’Ippolito

ETA’ DEL BRONZO


 Bronzo antico (2300-1700)
 Bronzo medio (1700-1350)
 Bronzo recente (1350-1200)
 Bronzo finale (1200-750)
In Italia l’età del bronzo finisce all’anno 1000.
Protostoria.
Si avvertono i primi sintomi che porteranno alla creazione delle città stato.
Circolazione di persone, beni e modelli.
All’incremento dei contatti tra regioni diverse contribuì lo sviluppo della
navigazione, precocemente documentato in area egea in cui la civiltà minoica
dal centro di Creta si espande in altre isole. Un importante ruolo
particolarmente importante nella circolazione di beni, modelli e persone è
svolto dalla civiltà micenea originatasi nella parte meridionale della Grecia
continentale. Abili navigatori, i micenei raggiungono diverse regioni
mediterranee sia verso est sia verso ovest. L’edificazione di palazzi nei diversi
centri contraddistingue il pieno sviluppo di una civiltà con la quale incolmabile
appare il dislivello socio-politico del resto dell’Europa; ne costituisce una
prova il possesso di una forma di scrittura in greco arcaico riservata ad uso
contabile e di inventario. C’è un’estesissima circolazione di manufatti, modelli
e di artefici che raggiunge il suo culmine nel Bronzo Recente. Una diffusione
che va dall’Atlantico al Mar Nero, dalla Scandinavia a Cipro.
La comunità e le sue forme di organizzazione
C’è un notevole dislivello economico, civile, socio-politico tra le società
palaziali dell’Egeo e le comunità dell’Europa continentale. Nel palazzo si
concentrano le funzioni politico-amministrative, commerciale e religiose. E’
protetto da strutture difensive. Nell’Europa continentale invece all’inizio
dell’EDB emerge per la prima volta nel rituale funerario l’evidenza di
un’aristocrazia guerriera. Verso la fine del EBA invece in grandi sepolcreti a
cremazione si rileva invece una relativa uniformità dei corredi, indicativa di
un’organizzazione sociale egualitaria, identificata anche negli insediamenti
con planimetria a scacchiera. Nel EBM questo modello insediativo è ancora
documentato a sud delle Alpi, mentre nell’Europa centrale ci sono segni di
differenziazione sociali visibili nella monumentalità delle strutture e nei ricchi
corredi dei sepolcreti sotto tumulo . Durante EBR e EBF si sviluppa il
grandissimo fenomeno dei Campi d’Urne: per secoli su un vasto territorio
continua il rito della cremazione in necropoli contraddistinte da una marcata
uniformità e si generalizza il tipo del grande insediamento a scacchiera. Ci
sono però abitazioni diversificate e corredi più ricchi, il cui proprietario appare
però come un primus inter pares. Esempi: terramare (grossi tumuli di terra
formatisi dai depositi dei primi insediamenti) e le palafitte (capanne poggiate
su impalcature in legno con scopo difensivo da animali e da terreno
acquitrinoso). In Sicilia e nell’Italia meridionale, probabilmente per influenze
micenee, imponenti rocche e sepolture principesche indicavano verso la fine
dell’EBM la formazione di aristocrazie gentilizie (ovvero a struttura di
parentela ma in cui ogni famiglie aveva un seguito di persone legate da
rapporti di dipendenza) che si sviluppano nel EBR estendendosi alle regioni
centrali. In Sardegna si sviluppa la civiltà nuragica, che dura dal EBM fino
all’arrivo dei fenici. Prende il nome dal nuraghe, costruzioni fortificate a scopo
difensivo ma che servivano probabilmente anche come abitazione del capo
locale.
Il divino, il potere e i suoi simboli
Alle antiche tradizioni religiose, volte a propiziare la fertilità della terra, si
aggiungono forme di culto tese alla sacralizzazione della sfera celeste. Il sole
era una divinità fondamentale. Nella civiltà minoico-micenea l’ascia bipenne è
uno dei principali simboli cultuali. Con analoga valenza simbolica appare nelle
regioni più settentrionali d’Europa. Nei corredi funebri la spada è il più diffuso
indicatore dell’importante ruolo sociale rivestito dai guerrieri. Spesso non era
riservata a tutti i maschi adulti, ma solo ad alcuni di essi, verosimilmente una
élite egemone. Ricorrenti sono le deposizioni cultuali nel terreno o in acqua di
oggetti di particolare pregio prevalentemente in bronzo.
L’Età del Bronzo nella penisola italiana
Le facies archeologiche ·
Durante il EBA nell’Italia settentrionale una notevole estensione geografica
raggiunge la facies di Polada, caratterizzata da insediamenti palafitticoli, una
produzione metallurgica collegabile all’area transalpina e un consistente
repertorio di forme vascolari con appendice a bottone sull’ansa. Nelle regioni
centrali ci sono diverse entità territoriali circoscritte a zone ristrette,
contraddistinte in un momento iniziale dalla persistenza della tradizione del
Vaso Campaniforme. Nell’area sud-occidentale si sviluppa la facies di Palma
Campania, i cui tipi vascolari peculiari sono tazze su alto piede traforato e
scodelle con orlo a tesa. · Nel EBM in area padana, oltre agli abitati su
palafitta, si sviluppano gli abitati terramaricoli, nell’ambito di una facies,
quella terramaricola, contraddistinta da ceramiche decorate a solcature e da
una ricca produzione di bronzi e oggetti in osso e corno. Nelle regioni centrali
si origina la facies di Grotta nuova, di cui sono tipiche grandi ciotole con orlo a
colletto, differenziata in vari aspetti dalla coeva facies protoappenninica
diffusa in area meridionale, con un ampio repertorio di anse con
sopraelevazione. L’intensificarsi dei contatti tra i due ambienti finisce per dar
vita ad un’unica entità estesa a tutta l’Italia centro-meridionale, la facies
appenninica, con ricca decorazione dei vasi ad intaglio, incisione e punteggio. ·
Nel EBR la facies di Canegrate è strettamente legata ai Campi d’Urne. E’
documentata nell’area nord-occidentale. A est invece è in piena fioritura la
facies palafitticolo-terramaricola. A eccezione dell’area di Canegrate, nelle
varie regioni settentrionali si colgono influssi della vasta espansione in tutti il
centro-sud della facies subappenninica, diversificata dall’Appenninico per la
comparsa della decorazione su forme ceramiche contraddistinte da anse con
appendici plastiche di varia forma. · Nell’EBF dalla pianura padana centro-
orientale alle coste settentrionali della Sicilia si espande la facies
protovillanoviana, cui sono ricondotti vari aspetti locali distinti in base alla
produzione metallurgica, accomunati dalla diffusione del rito funebre della
cremazione e da determinati caratteri del repertorio vascolare, dove sono
ricorrenti le urne biconiche usate come cinerari.
Insediamenti, economia di sussistenza, metallurgia
Nel corso dell’Età del Bronzo si sviluppano due processi concomitanti: la
stabilizzazione dell’insediamento e la tendenza a localizzare gli abitati su
alture naturalmente difese delimitate da pareti rocciose o pendii, in posizione
dominante per il controllo dell’area circostante. In seguito avviene un terzo
processo: la selezione e concentrazione dell’insediamento, ovvero
l’abbandono di alcuni abitati e l’aumento di dimensioni di quelli preesistenti o
di altri di nuovo impianto, prevalentemente in posizione difesa o protetti da
opere artificiali. Nel BA le palafitte sono peculiari nel Nord ma anche nelle
regioni centrali. Nel BM aumentano gli abitati su rilievo difeso e in pianura gli
abitati sono protetti da strutture difensive che consistono in terrapieno o
fossato. Nel BA gli abitati occupano un area di circa un ettaro, nelle fasi più
tarde anche più di dieci ettari. Nel BA sono ancora ben attestate caccia, pesca
e raccolta di frutti selvatici, che perdono importanza col tempo. Le colture
agricole sono estese alle zone collinari, con la concomitante diffusione
dell’arboricoltura. Speso la proprietà della terra è collettiva. Nell’Età del
Bronzo il possesso del bestiame rimane una delle forme di accumulazione
della ricchezza da parte. Ben rappresentate sono le altre principali specie
domestiche sfruttate per la carne, la produzione di latte e lana e per i lavori
agricoli. A seconda delle proporzioni si capisce il grado di stanzialità
dell’allevamento. La metallurgia nel BR raggiunge uno straordinario sviluppo,
assumendo un ruolo primario nell’economia produttiva. Non solo armi e
ornamenti, ma anche attrezzi agricoli, vasellame e nuovi tipi di ornamenti
(fibule) e di armi. Tipico dell’Età del Bronzo è il fenomeno dei ripostigli, gruppi
di oggetti metallici sepolti intenzionalmente, interpretati come tesori nascosti
o offerte votive. Nel BA sono prevalentemente composti da oggetti interi
appartenenti a un numero limitato di categorie. Nel BM la loro deposizione è
meno frequente. Nel BR c’è un sostanziale incremento dei rinvenimenti, della
quantità di pezzi accumulati, della gamme di categorie.
Forme socio-politiche
Nel BA le comunità sono di ridotte dimensioni e a strutture di parentela come
nell’Età del Rame. Nelle sepolture però ricorrono costanti combinazioni di
oggetti di pregio, a indicare accumulazioni di ricchezza e il crescente potere di
nuovi ceti emergenti. La stabilizzazione dell’insediamento comporta la
partecipazione ad opere di carattere collettivo dell’intera comunità. I
componenti sentono di farne parte per il fatto di coesistere in uno stesso
territorio. Si sviluppano forme di organizzazione sociale a base territoriale o
tribale che si diffondono nel BM, attestate da abitati con pianta a scacchiera e
da raggruppamenti nelle necropoli di tombe di individui che hanno rivestito
uno stesso ruolo all’interno della comunità. C’è quindi un sistema
tendenzialmente egualitario ma in cui aumenta l’importanza dei ceti guerrieri
dominanti, in un clima di crescenti tensioni, attestato dai nuovi abitati in
posizioni difese e dall’imponenza delle fortificazioni. Nel BR in Sicilia e in Italia
meridionale si accresce il potere dei ceti dominanti impegnati nelle prestigiose
imprese belliche, proprietari delle mandrie di bestiame e detentori del
controllo delle zone minerarie, delle attività connesse all’arboricoltura, dello
scambio dei prodotti della metallurgia e dei beni di prestigio micenei. Si
creano quindi élites gentilizie con famiglie al seguito delle quali ci sono alcuni
membri della comunità che hanno un rapporto di tipo clientelare, fondato
sulla protezione in cambio di prestazioni economiche e militare. Nel BF in area
centro-meridionali queste distinzioni si accentuano. Nelle necropoli
settentrionali non ci sono analoghe distinzioni di rango o di livello socio-
economico.

_L’ETA’ DEL FERRO


Articolazione cronologica
Da circa il 1000 al 750 a.C si estende l’età del ferro nell’Italia centro-
meridionale, in Sicilia e in Sardegna, che poi s’inseriscono nello sviluppo
storico del mondo greco, dove si svolge la fase del Geometrico (1100-725),
dell’Orientalizzante (725-610) e dell’Arcaico (610-425). Nelle regioni del
centro-sud ci sono le ultime due fasi e sorgono i grandi centri protourbani
dell’Etruria, nelle regioni settentrionale l’età del ferro perdura fino al 525 a.C.
Nelle restanti aree europee si possono distinguere una prima età del ferro
(725-475) e una seconda (dal 475 fino alle conquiste romane). Nella prima
fase si espande su un vasto territorio la civiltà di Hallstatt, nella seconda
ancora più estesa è la civiltà di La Tène. Solo negli ultimi secoli prima dell’era
volgare nell’Europa centro-occidentale si sviluppano centri protourbani. Le
fonti antiche menzionano numerosi popoli, non singole tribù locali ma entità
etniche molto più vaste innanzitutto di carattere linguistico, cioè coincidenti
con le principali lingue dell’Europa preromana.
Circolazione di persone, beni e modelli.
Dopo un restringimento dei contatti fra BEF e età del ferro, l’Egeo riprende il
suo ruolo primario negli scambi. Lo sviluppo di sempre più intensi rapporti
commerciali, attestati in Italia in primo luogo dalle importazioni di ceramica
greca soprattutto lungo le coste dall’Etruria alla Campania, si risolve nella
fondazione nel corso del VIII secolo di vere e proprie colonie greche e fenicie
distribuite anche in altre aree mediterranee.
La comunità e le sue forme di organizzazione
In questo periodo c’è il processo di formazione delle città che in oriente e
Occidente segue due percorsi differenziati. In Grecia e nell’Egeo c’è
l’evoluzione delle cittadelle micenee nelle vere e proprie poleis di età arcaica.
In Occidente invece si passa in modo più brusco dal villaggio alla città
attraverso il sorgere dei centri protourbani: vastissimi insediamenti con
caratteri topografici, demografici, economici, politici e militari come quelli dei
centri urbani, ma dai quali si differenziano per la mancanza di attributi
urbanistici e monumentali, e anche di quelli giuridici e religiosi. Esistenza di
mercati. Questo nuovo modello socio-economico si afferma in Italia a partire
dal 1000 a.C. La forma più tipica è quella dell’Etruria meridionale: grandi
centri su vasti altipiani di oltre 100 ha, ben difesi da pendici, su cui si
svilupperanno le città etrusche contemporaneamente ad un abbandono dei
centri minori. Gli aggregati di tombe sono destinati a famiglie nucleari prive di
nuclei gentilizi. Il rituale è uniforme all’interno di comunità apparentemente
egualitarie. Ben presto però nei corredi si manifesta una crescente
differenziazione socio-economica. Un analogo processo storico si propone
molti secoli dopo nell’Europa centrale e in forme meno tipiche in altre regioni.
Con la fine della tradizione dei Campi d’Urne si interrompe la continuità
dell’insediamento. Con la prima fase dell’età del ferro di Hallstatt scompaiono
i centri con pianta a scacchiera, talora sostituiti da piccoli abitati su altura
dove risiedono i locali personaggi eminenti. Nelle fasi più tarde attorno a
queste “rocche principesche” si formano insediamenti più estesi. Nella civiltà
di Hallstatt e agli inizi di quella di La Tène ci sono sepolture sotto tumuli di
varie dimensioni, con numerose deposizioni attorno ad una centrale che
spesso è in una camera di legno contenente un carro. Nelle fasi più tarde nei
corredi ci sono oggetti di importazione mediterranea.
Il divino, il potere e i loro simboli
Proseguono dall’epoca precedente forme di culto riguardanti la sfera celeste
L’Età del ferro nella penisola italiana
Le facies archeologiche La più nota entità culturale dell’età del ferro italiana è
la cultura villanoviana (da Villanova presso Bologna), che si estende all’Etruria,
nel Bolognese e in Romagna, in alcuni centri della Campania e delle Marche.
Nell’Italia settentrionale le facies principali, accomunate dal rito della
cremazione, sono la facies di Este (diffusa in Veneto e in Lombardia orientale)
e la facies di Golasecca (estesa in Lombardia occidentale e Canton Ticino).
Insediamenti, economia di sussistenza, metallurgia I principali insediamenti
sono i siti protourbani. Già nella prima età del ferro nell’Italia centro-
meridionale le attività estrattive e metallurgiche sembrano organizzate su una
scala industriale. All’interno delle grandi comunità appaiono più accentuate le
forme di divisione del lavoro, che determinano una manifattura in serie.
Forme socio-politiche
La famiglia nucleare assume una importanza fondamentale, evidente anche
nelle necropoli. Su di essa si fondano i nuovi ceti dominanti, nelle cui mani
vengono a concentrarsi i mezzi di produzione, terra e bestiame. Si pratica il
rito della cremazioni. Per la deposizione delle ceneri si usano urne biconiche,
tra le quali quelle villanoviane sono raffinate per decorazione. Meno
frequente è il tipo di urna a capanna riproducente l’abitazione dei vivi. Con la
prima età del ferro in buona parte dell’Italia meridionale la cremazione è
sostituita dall’inumazione, che è quasi esclusiva anche nell’Italia centrale. Al
nord invece la cremazione continua fino al VII-VI secolo e oltre.

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