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08/05/19

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA


POLO SCIENTIFICO E DIDATTICO DI TERNI
Facoltà di Ingegneria
Anno Accademico 2018/2019

Corso di Laurea in Ingegneria Industriale


Cattedra di “Impianti Industriali - Mod. B”

“Vie di esodo
Evacuatori naturali di fumo e calore”
8 maggio 2019
Prof. Ing. David Rugeri

UN MODELLO PER L’ESODO


Folla in fuga da
uno spazio
chiuso
? Liquido in uscita
da un contenitore

Modello “Umano” Modello “Idraulico”


le persone pensano, interagiscono, utilizza ugualmente tutte
decidono, hanno preferenze di le aperture disponibili
movimento, cadono ed ostacolano gli altri
In condizioni di emergenza le
persone cercano di
soddisfare i propri bisogni
non prestando interesse a
quelli degli altri
La maggioranza delle persone tendono ad uscire
dalla porta da cui sono entrate anche se le uscite
di emergenza sono presenti e ben segnalate
“Le vie d’esodo”
Prof. Ing. David Rugeri

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UN “ESEMPIO” DI ESODO

31 maggio 2012
S.S. 3 bis - E45
Galleria “Collecapretto”

“Le vie d’esodo”


Prof. Ing. David Rugeri

IL PANICO
È uno stato di paura o disagio intensi, tipicamente con un inizio improvviso e
solitamente della durata inferiore ai trenta minuti. I sintomi includono tremore,
respirazione superficiale, sudore, nausea, vertigini, iperventilazione, parestesie
(sensazione di formicolio), tachicardia, sensazione di soffocamento o asfissia.
Si verifica se:
q le persone si trovano in uno spazio confinato dotato di una o più vie di fuga
q le persone hanno la convinzione che se non fuggono in breve
tempo moriranno che non ci sia abbastanza tempo per tutti per scappare

“Le vie d’esodo”


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PROBLEMATICHE GENERALI

Un rapido ed ordinato sfollamento di un locale, in caso di pericolo, dipende da:

① tipologia dell’evento (incendio, terremoto ecc);


② tipo di edificio;
③ numero degli occupanti e loro distribuzione;
④ condizioni di mobilità degli occupanti (disabili);
⑤ comportamento delle persone coinvolte nell’evento;
⑥ tempestività della segnalazione di pericolo;
⑦ caratteristiche dei percorsi (distribuzione, lunghezza, larghezza);
⑧ protezione delle vie di esodo (se il fumo invade le vie di esodo ostacola
lo sfollamento a causa della riduzione della visibilità e del calore
elevato).

Nella progettazione delle vie di esodo bisognerà “garantire” l’uscita


all’aperto dei soggetti occupanti un edificio senza che gli
stessi risentano sensibilmente degli effetti dell’incendio
“Le vie d’esodo”
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DEFINIZIONI - D.M. 30.11.1983


Uscita
Apertura (h ≥ 2 m) atta a consentire il deflusso di persone verso un luogo sicuro

Filtro a prova di fumo


Vano delimitato da strutture con resistenza al fuoco (REI) predeterminata (e
comunque non inferiore a 60’ dotato di 2 o più porte munite di congegni di
autochiusura con resistenza al fuoco (REI) predeterminata (e comunque non
inferiore a 60’) areato a mezzo di:
• camino di ventilazione (sfociante sopra copertura) S ≥ 0,10 m2
• aperture libere (con esclusione di condotti) S 1≥ m2 ovvero
• sovrapressione (anche in condizioni di emergenza) di almeno 30 mbar

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DEFINIZIONI - D.M. 30.11.1983


Luogo sicuro
Spazio scoperto ovvero compartimento antincendio, separato da altri
compartimenti mediante filtro a prova di fumo, avente caratteristiche idonee a
ricevere e contenere un predeterminato numero di persone (luogo sicuro
statico), ovvero a consentirne il movimento ordinato (luogo sicuro dinamico)

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DEFINIZIONI - D.M. 30.11.1983


Sistema di vie di uscita
Percorso senza ostacoli al deflusso che consente alle persone che occupano
un edificio o un locale di raggiungere un luogo sicuro
Modulo di uscita
Unità di misura della larghezza delle uscite. Il “modulo uno” che si assume pari
a 0.60 m esprime la larghezza media occupata da una persona
Capacità di deflusso o di sfollamento (Cd)
Numero massimo di persone che, in un sistema di vie d’uscita, si assume
possano defluire attraverso una uscita di “modulo uno”. Tale dato tiene conto
del tempo occorrente per lo sfollamento ordinato di un compartimento
Cd = 50 pers/mod per uscite in piano
Cd = 37,5 pers/mod per uscite in salita o discesa
Cd = 33 pers/mod per uscite ai piani maggiori del 3° f.t. oppure interrati
Densità affollamento (d)
Numero massimo di persone che si assume possano essere presenti per unità
di superficie lorda di pavimento (Sl) [pers/m2]
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IL MODULO D’USCITA

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DEFINIZIONI - D.M. 30.11.1983

attività a rischio basso

attività a rischio medio

attività a rischio elevato

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DEFINIZIONI - D.M. 30.11.1983

Massimo affollamento ipotizzabile (Npmax )


Numero massimo di persone ammesso in un compartimento (Npmax = Sl*d)

Larghezza delle uscite di ciascun compartimento (n)


Numero complessivo di moduli di uscita necessari allo sfollamento totale del
compartimento (n = Npmax/Cd)

Uscita di sicurezza
Apertura atta a consentire il deflusso di persone verso un luogo sicuro avente
altezza non inferiore a 2 m e larghezza non inferiore a 1,20 m

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DEFINIZIONI - D.M. 30.11.1983

“Le vie d’esodo”


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DEFINIZIONI - D.M. 30.11.1983

Uscita di piano
Uscita che consente alle persone di non essere ulteriormente esposte al rischio
diretto degli effetti di un incendio e che può configurarsi come:
• un’uscita che immette direttamente in un luogo sicuro;
• un’uscita che immette in un percorso protetto attraverso il quale può
essere raggiunta l’uscita che immette in un luogo sicuro;
• un’uscita che immette su di una scala esterna.

Percorso protetto
Percorso caratterizzato da un’adeguata protezione contro gli effetti di un
incendio che può svilupparsi nella restante parte dell’edificio.
Esso può essere costituito da un corridoio protetto, da una scala protetta o da
una scala esterna

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CRITERI DI PROGETTAZIONE
Gli obiettivi principali della progettazione di vie d’esodo sono:
• consentire agli occupanti dell’edificio di raggiungere un’area sicura in tempi1
ragionevolmente brevi rispetto alla propagazione dell’incendio e dei suoi
prodotti
• favorire l’opera di spegnimento o di soccorso facilitando l’accesso all’edificio
da posizioni contrapposte e rapidamente raggiungibili in caso di necessità
___________________
1Tempi
Tempo di Evacuazione Tev
Termine temporale necessario per completare lo sgombero in emergenza di un edificio
o compartimento dato dalla somma del tempi di percezione, ricognizione ed azione

Durata critica dell’incendio Tcr


Termine temporale compreso tra l’istante iniziale del processo di ignizione e l’istante
dopo il quale le condizioni ambientali risultano pericolose per la vita umana (flash-over)

Tev + T margine = Tcr


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CRITERI DI PROGETTAZIONE

“Le vie d’esodo”


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CRITERI DI PROGETTAZIONE
Nel progettare le vie di uscita occorre seguire i seguenti criteri:

a) ogni attività soggetta deve disporre di vie di uscita alternative, ad eccezione


di quelli di piccole dimensioni o dei locali a rischio di incendio medio o
basso;

b) ciascuna via di uscita deve essere indipendente dalle altre e distribuita in


modo che le persone possano ordinatamente allontanarsi da un incendio;

c) dove è prevista più di una via di uscita, la lunghezza del percorso per
raggiungere la più vicina uscita di piano non dovrebbe essere superiore ai
valori sottoriportati:
• 15 ÷ 30 metri (t max di evacuazione 1 minuto) per aree a rischio elevato;
• 30 ÷ 45 metri (t max di evacuazione 3 minuti) per aree a rischio medio;
• 45 ÷ 60 metri (t max di evacuazione 5 minuti) per aree a rischio basso;

d) le vie di uscita devono sempre condurre ad un luogo sicuro;

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CRITERI DI PROGETTAZIONE
e) i percorsi di uscita in un’unica direzione devono essere evitati per quanto
possibile; qualora non possano essere evitati, la distanza da percorrere fino
ad una uscita di piano o fino al punto dove inizia la disponibilità di due o più
vie di uscita, non dovrebbe eccedere in generale i seguenti valori:
• 6 ÷ 15 metri (tempo di percorrenza 30 secondi) per aree a rischio elevato;
• 9 ÷ 30 metri (tempo di percorrenza 1 minuto) per aree a rischio medio;
• 12 ÷ 45 metri (tempo di percorrenza 3 minuti) per aree a rischio basso;

f) quando una via di uscita comprende una porzione del percorso


unidirezionale, la lunghezza totale del percorso non potrà superare i limiti
imposti alla lettera c);

g) le vie di uscita devono essere di larghezza sufficiente in relazione al numero


degli occupanti e tale larghezza va misurata nel punto più stretto del
percorso;

h) deve esistere la disponibilità di un numero sufficiente di uscite di adeguata


larghezza da ogni locale e piano dell’edificio;
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CRITERI DI PROGETTAZIONE
j) le scale devono normalmente essere protette dagli effetti di un incendio
tramite strutture resistenti al fuoco e porte resistenti al fuoco munite di
dispositivo di autochiusura, ad eccezione dei piccoli luoghi di lavoro a rischio
di incendio medio o basso, quando la distanza da un qualsiasi punto del
luogo di lavoro fino all’uscita su luogo sicuro non superi rispettivamente i
valori di 45 e 60 metri (30 e 45 metri nei caso di una sola uscita);

k) le vie di uscita e le uscite di piano devono essere sempre disponibili per


l’uso e tenute libere da ostruzioni in ogni momento;

l) ogni porta sul percorso di uscita deve poter essere subito aperta e senza
difficoltà dalle persone in esodo.

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CRITERI DI PROGETTAZIONE

CALCOLO DELLA LARGHEZZA DELLE SCALE


A - Se le scale servono un solo piano al di sopra o al di sotto del piano terra, la
loro larghezza non deve essere inferiore a quella delle uscite del piano servito.
B - Se le scale servono più di un piano al di sopra o al di sotto del piano terra,
la larghezza della singola scala non deve essere inferiore a quella delle uscite
di piano che si immettono nella scala, mentre la larghezza complessiva è
calcolata in relazione all'affollamento previsto in due piani contigui con
riferimento a quelli aventi maggior affollamento. Nel caso di edifici contenenti
luoghi di lavoro a rischio di incendio basso o medio, la larghezza complessiva
delle scale è calcolata con la seguente formula:
L (metri) = A*/50 x 0,60

in cui A* rappresenta l’affollamento previsto in due piani contigui, a partire dal


1° piano fuori terra, con riferimento a quelli aventi maggior affollamento.

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CRITERI DI PROGETTAZIONE

Andamento della velocità tenuta dagli


occupanti il locale durante l’esodo

v (orizzontale) = 30 m/min

v (discesa) = 22,5 m/min

v (salita) = 20 m/min

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CRITERI DI PROGETTAZIONE

ESEMPIO
Si consideri un edificio costituito da 5 piani fuori terra caratterizzato dal
seguente affollamento:

• 1° piano = 60 persone
• 2° piano = 70 persone
• 3° piano = 70 persone
• 4° piano = 80 persone
• 5° piano = 90 persone

Ogni singolo piano è servito da 2 uscite di piano

Massimo affollamento su due piani contigui (4° e 5°) = 170 persone

Larghezza complessiva delle scale = (170/50) x 0,60 = 2,40 m

Numero delle scale = 2 aventi larghezza unitaria di 1,20 m


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CRITERI DI PROGETTAZIONE
L’evacuazione delle persone diversamente abili

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CRITERI DI PROGETTAZIONE
L’evacuazione delle persone diversamente abili

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L’evacuazione delle persone diversamente abili

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CRITERI DI PROGETTAZIONE
L’evacuazione delle persone diversamente abili

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L’evacuazione delle persone diversamente abili

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L’evacuazione delle persone diversamente abili

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SIMULAZIONE DELL’ESODO

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ESERCITAZIONE
Si determini il numero di uscite di sicurezza per un supermercato ubicato al
piano rialzato avente dimensioni di 80 m x 50 m (4.000 m2)
Svolgimento
La normativa ci fornisce la densità di affollamento per l’attività in questione:
d = 0,4 pers/m2
Supponiamo di realizzare le uscite in piano, pertanto la capacità di deflusso è:
Cd = 50 pers/mod
Il massimo affollamento sarà Np max = Sl*d = 4000 m2 * 0.4 pers/m2 = 1600 pers
Il numero dei moduli necessario sarà allora n = Np max/Cd = 1600 / 50 = 32 mod

La larghezza totale delle uscite pertanto sarà 32*0.60 m = 19.20 m

Alcune delle soluzioni possibili:


A) n.16 uscite da 1,20 m cad. (n.2 per ogni lato corto e n.6 per ciascuno lungo)
B) n.2 uscite da 1,20 m per ciascun lato corto e n. 3 da 2,40 m per ciascun lato
lungo
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ESERCITAZIONE

“Le vie d’esodo”


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ESERCITAZIONE

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IMPIANTI PER LO SCARICO DI FUMI E CALORE

“Evacuatori di fumo e calore”


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IMPIANTI PER LO SCARICO DI FUMI E CALORE


I sistemi o impianti per lo scarico dei fumi e del calore hanno la finalità di
favorire la fuoriuscita all’esterno della maggior quantità possibile dei fumi e del
calore prodotti dalla combustione in modo da evitare o comunque rallentare la
propagazione dell’incendio

In particolare la ventilazione consente di:


① contenere l’aumento della temperatura all’interno dell’edificio, ritardando il
raggiungimento del flash-over, a vantaggio della stabilità delle strutture;

② aumentare la visibilità e la salubrità all’interno dei locali facilitando l’esodo


delle persone;

③ affrontare l’intervento di soccorso e di spegnimento con maggior tempo a


disposizione.

“Evacuatori di fumo e calore”


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IMPIANTI PER LO SCARICO DI FUMI E CALORE


Tipologia dei sistemi di ventilazione:

q Lucernai a soffitto
L’apertura può essere manuale (mediante sportello) od automatica
(rottura del vetro).

q Ventilatori statici continui


Sono dei camini con protezione dagli agenti atmosferici.

q Finestrature

q Sfoghi di fumo e di calore – evacuatori naturali di fumo e calore


(ENFC)
Sono aperture sul soffitto di determinate dimensioni e dotate serramento
apribile mediante automatismo.

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IMPIANTI PER LO SCARICO DI FUMI E CALORE


senza ENFC con ENFC

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IMPIANTI PER LO SCARICO DI FUMI E CALORE


Andamento dei fumi e della temperatura in funzione
del tempo per un incendio in ambiente chiuso

senza ENFC con ENFC

“Evacuatori di fumo e calore”


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IMPIANTI PER LO SCARICO DI FUMI E CALORE

“Evacuatori di fumo e calore”


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NORMA UNI 9494


Per una corretta progettazione di un sistema di evacuazione fumi si deve tener
conto sia delle caratteristiche del fabbricato, sia della tipologia e della
sistemazione delle merci o dei macchinari nel locale da proteggere

DEFINIZIONI DELLE PRINCIPALI GRANDEZZE CONSIDERATE DALLA NORMA UNI 9494:

qh Altezza di riferimento del locale in metri (altezza media se


trattasi di coperture a tetto)
qy Altezza dello strato di aria libera dal fumo in metri (altezza della
zona del locale in cui, durante l’incendio, non si ha presenza di
fumo di combustione)
qz Altezza dello strato di fumo in metri (z=h-y)
q hb Altezza della barriera al fumo in metri

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NORMA UNI 9494


q Aa Superficie utile di apertura del singolo ENFC (è quella lasciata
libera dall’elemento mobile di apertura)
q SUT Superficie utile totale di apertura (è la somma di tutte le singole
superfici utili di apertura)
q As Area del compartimento a soffitto o alla copertura

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NORMA UNI 9494

EFC

hb z

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NORMA UNI 9494


Calcolo della SUT

La “durata convenzionale di sviluppo dell’incendio” che è data dalla somma


del “tempo di allarme” (t1) e del “tempo di intervento” (t2)
t = t1 + t2

t1 = 0 min se presente impianto automatico di rilevazione


t1 = 5 min se presenti persone h24
t1 = 10 min altrimenti

t2 = 5 min se presente h24 squadra antincendio interna


t2 = 10, 15, 20 min o maggiore nel caso di squadra di soccorso esterna da
definire in base alle condizioni locali e comunque non minore di 10 min

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NORMA UNI 9494


Calcolo della SUT
t Velocità di propagazione
(durata convenzionale prevista di dell’ incendio
sviluppo dell’incendio) bassa media alta
[min]
Gruppo di dimensionamento

≤5 1 2 3

≤ 10 2 3 4

≤ 15 3 4 5

≤ 20 4 5 5

> 20 5 5 5

Di regola si assumono convenzionalmente i valori della colonna «media»


La velocità normale di propagazione Vp di un incendio viene assunta pari ad 1
cm/s, se le prove sperimentali forniscono una Vp< 0.5 cm/s nella tabella si può
utilizzare per il gruppo di dimensionamento il valore fornito per velocità basse
mentre se Vp > 1 cm/s va utilizzato il valore fornito per alte velocità di
propagazione
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NORMA UNI 9494


Calcolo della SUT
La superfice convenzionale dell’incendio corrisponde alla dimensione che
potrebbe assumere il focolaio prima dell’inizio delle operazioni di spegnimento.
La dimensione del focolaio è funzione della velocità di propagazione
dell’incendio e della durata convenzionale di sviluppo t e corrisponde al gruppo
di dimensionamento (GD).
Dato che la dimensione del focolaio non è funzione della superfice del
compartimento ove l’incendio si sviluppa la SUT è indicata come valore minimo
di metri quadri per ogni serbatoio di fumo (compartimento a soffitto) di una
qualsiasi superfice da 600 m2 a 1600 m2.
Per ogni serbatoio di fumo (compartimento a soffitto) il valore della SUT è in
funzione dell’altezza del locale nel compartimento stesso (h in metri),
dell’altezza libera dal fumo (y in metri) e del gruppo di dimensionamento GD ed
è riportato in apposite tabelle.

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NORMA UNI 9494


Calcolo della SUT

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NORMA UNI 9494


Calcolo della SUT
#

SUT≤ ! $%
"

La norma prede poi alcuni casi particolari per gli ambienti alti più di 7 m e
con superfice oltre 1600 m2, per gli ambienti di piccole dimensioni e dei
fattori correttivi qualora vi siano superfici per l’afflusso di aria fresca

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NORMA UNI 9494


Requisiti minimi

q Un EFC ogni 200 m2 per coperture piane o con pendenza ≤ 20%.


q Un EFC ogni 400 m2 per coperture con pendenza > 20%.
q Distanza “d” fra i singoli EFC | 5 m < d < 20 m.
q Posizionati in maniera tale da garantire che non ci sia trascinamento di
aria attraverso lo strato di fumo (plugholing).

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NORMA UNI 9494


Requisiti minimi

q Per prevenire il plugholing:

!" < !".%&'( = 1.4, -

Qualora la distanza d tra i bordi di due


ENFC contigui è < 3z si deve avere inoltre:

!". + !"- < !".%&'(

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NORMA UNI 9494


Caratteristiche degli EFC
Le caratteristiche costruttive, la posa in
opera e la manutenzione degli EFC
devono soddisfare quanto richiesto dalla
norma; essi devono, inoltre, essere
sottoposti a prove di laboratorio previste
dalla stessa norma e devono essere
certificati in tal senso (Certificati di
prova).
Impianti a regola d’arte
I materiali e i componenti realizzati
secondo le norme tecniche di sicurezza
dell’Ente Italiano di Unificazione (UNI) e
del Comitato elettrotecnico italiano
(CEI), nonché nel rispetto di quanto
prescritto dalla legislazione tecnica
vigente in materia, si considerano
costruiti a regola d’arte.
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NORMA UNI 9494


Manutenzione e controllo sugli EFC
La norma prevede che gli EFC debbano essere sottoposti a manutenzione e
controllo annuale e comunque sempre a seguito di condizioni termiche
anomale (es. incendio).

I risultati delle verifiche devono essere riportati su un apposito Registro dei


controlli tenuto dal titolare dell’attività, a disposizione per eventuali controlli da
parte dell’organo di vigilanza (VV.F.).

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Manutenzione e controllo sugli EFC

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ESERCITAZIONE
Si dimensioni un sistema di EFC per un capannone industriale avente
superficie A pari a 1500 m2 ed altezza h uguale a 6.5 m. Nel capannone è stata
inoltre realizzata una cortina di contenimento fumi con hb di 1.5 m che lo divide
in due comparti rispettivamente di 600 m2 e 900 m2.
All’interno del capannone, sito nella provincia di Terni, non è stato installato
nessun impianto automatico di rilevazione.

Svolgimento
Calcolo della durata convenzionale di sviluppo dell’incendio
t = t1 + t2
t1 = 10 min poiché assente impianto rivelazione
t2 =? nelle tabelle allegate alla norma sonno indicati i tempi
medi di intervento dei Vigili del Fuoco suddivisi per
Comando Provinciale di appartenenza

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ESERCITAZIONE

t2 = 11 min
t = t1 + t2 = 21 min

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ESERCITAZIONE
In mancanza di dati circa i tempi di intervento dei VV.F. si può
considerare, nota la distanza dalla caserma più vicina, una
velocità dei mezzi di soccorso di circa 60 km/h ed un ulteriore
primo per la partenza della squadra dal momento della
telefonata al 115.

Esempio:
Attività posta a 13 km dal Comando Provinciale VV.F.
Tempo di intervento VV.F. dalla chiamata:
1’ + per partenza della squadra
13’ = per l’arrivo sul posto
14’

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ESERCITAZIONE

Tabella per il calcolo del gruppo di dimensionamento


t Velocità di propagazione
(durata convenzionale prevista di dell’ incendio
sviluppo dell’incendio) bassa media alta
[min]
Gruppo di dimensionamento

≤5 1 2 3

≤ 10 2 3 4

≤ 15 3 4 5

≤ 20 4 5 5

> 20 5 5 5

Ricerca gruppo di dimensionamento


Ipotizzando che la velocità di sviluppo dell’incendio sia quella normale di 1
cm/s dalla tabella si ottiene che il gruppo di dimensionamento è il 5
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ESERCITAZIONE
Calcolo della SUT
Prevedo che l’altezza libera dal fumo y sia 3 m pertanto dalla tabella ottengo il
valore della SUT per il GD 5

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ESERCITAZIONE
Scelta degli ENFC
Produttore: Topolino ENFC
Modello: Super Paperino
Aa : 1,5 m2 (al netto della chiusura)
Peso: 149 kg
Dimensioni: 1,3 m X 1,3 m
(sup. lorda = 1,7 m2)

Vanno individuati dalle specifiche tecniche facendo in modo che la somma delle
loro superfici utili di apertura Aa sia maggiore della SUT fornita dalla tabella

Scelto il modello «Super Paperino» prodotto dalla «Topolino» che ha una Aa di


1,5 m2 va valutato il numero minimo di ENFC (7,7 m2 / 1,5 m2 = 5,1) che è pari
a 6 per ogni serbatoio di fumo

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ESERCITAZIONE

Requisiti minimi
q almeno un EFC ogni 200 m2

q distanza “d” fra i singoli EFC | 5 m < d < 20 m

q distanza tale da evitare il plugholing

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