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VITA IN TRINCEA

La trincea è il luogo dove si combatte e vive il primo conflitto mondiale.


Le trincee si presentano come lunghi fossati con una profondità poco inferiore ai 2m. Sono
scavate seguendo una linea a zig zag: questa permette la divisione in settori, uniti a loro
volta da trincee di collegamento.
Il lato della trincea rivolto al nemico è il parapetto e presenta un gradino per consentire di
sporgersi oltre il bordo e delle feritoie per rendere possibile l’osservazione della linea
nemica.
I fianchi della trincea sono rinforzati con sacchi di sabbia, assi, ferro, il fondo è ricoperto da
tavole di legno.
Le prime trincee compaiono già dopo la battaglia della Marna (5 e il 12 settembre 1914) sul
fronte occidentale. Sul fronte Italiano, nel giugno del 1915, le trincee fanno la loro
comparsa già nelle prime battaglie dell’Isonzo e si consolidano poi su tutto il fronte. Dopo
la ritirata di Caporetto ottobre 1917, esercito italiano tenta di arrestare l’avanzata austro-
ungarica appostandosi sulla linea del Piave-Montello-Grappa. L’operazione ha successo e
immediatamente la prima linea diventa un reticolato di trincee

Le condizioni di vita dei soldati in trincea sono molte dure. Dalla sporcizia al fuoco continuo
del nemico, passando per il freddo delle montagne, le trincee diventano presto luogo di
vita triste e squallido.
Le giornate trascorrono spesso senza occupazione, passando il tempo con il gioco a carte.
Monotonia e accumulo di sporcizia sono le cause principali dello sviluppo di patologie,
fisiologiche e materiali. Ambienti così estremi portano spesso i combattenti a trasgredire
gli ordini dei superiori, pur di abbandonare quei luoghi infernali. Tali comportamenti hanno
come conseguenze severe punizioni o addirittura vere e proprie fucilazioni.
Molti soldati scoprono la scrittura in trincea. Alcuni di loro sono in grado di scrivere diari,
lettere, poesie, appunti anche nelle condizioni fisico e mentali a cui sono sottoposti. E’
anche grazie a questi frammenti di vita che conosciamo la trincea.
Le memorie degli ufficiali sono diverse da quelle dei soldati perché sono motivati alla
guerra e producono narrazioni cha hanno anche un valore letterario.
28 Marzo 1916

Cari genitori,

sono mesi che sono in trincea, rinchiuso tra i cadaveri dei miei compagni caduti in guerra o
per mancanza di cibo.

Ho perso in battaglia i miei sentimenti, vedo migliaia di morti, ma ha nessuno cedo una
lacrima. Un giorno ci sei, l’altro non più. Domani toccherà anche a me questa sorte.

Ho perso mio fratello, l’ho visto cedere, quel povero uomo, che io dovevo proteggere, che è
sempre stato al mio fianco da quando mi hanno condannato a partire.

Ci hanno detto che dobbiamo combattere il nemico per la libertà del nostro paese.

Ora invece, io combatto perché la morte di mio fratello non sia stata inutile. Combatto
per voi che siete a casa perché possiate avere la vostra libertà e un futuro migliore.

Ogni volta che ricevo l’ordine di prepararmi all’assalto, mi viene paura perchè alla parola
“AVANTI” dovrò correre veloce a zig zag senza inciampare, schivando i proiettili e pronto a
gettarmi a terra. Passato il pericolo dovrò riprendere la corsa verso il reticolato nemico. La
cesoia per tagliare il filo spinato posto a terra davanti alla trincea nemica, non riesco ad
usarla al meglio e ho paura di essere colpito. Quando poi arriviamo alla postazione nemica
c’è il combattimento corpo a corpo e non posso mentirvi, ho molta paura ogni volta. Il
nemico mi sta davanti a pochi passi così pure la morte.

Quando siamo fermi alla nostra trincea, c’è poco cibo, spesso non abbastanza per tutti.

C’è solo sporco e polvere da sparo, ci sono topi e insetti e il puzzo di rifiuti e cadaveri è
molto forte.

Mi sento perso senza nessuno accanto, ci siete solo voi nel mio cuore ad aiutarmi ad andare
avanti.

Cari genitori, pregate per me, abbiate cura di voi e delle mie sorelle e spero di mandarvi
altre lettere.

Nonostante tutto farò il mio dovere fino alla fine.

Vi saluto.

Vostro figlio

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