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Caracal: il felino domestico adorato dagli antichi

egizi

Andare a caccia accompagnati da un micio?


Gli antichi egizi lo facevano. In realtà, il fedele
compagno non era un gattino qualsiasi, bensì il
caracal: il più affascinante felino dalla storia.

Caracal origine del nome

Il termine caracal proviene dal turco “karakulak”,


"orecchio nero”, per via di ciuffi neri sulle orecchie.
Nel Nord dell’India e del Pakistan, questo bellissimo
felino è noto come syahgosh o shyahgosh. Anche
questo termine persiano indica le caratteristiche
“orecchie nere".
In afrikaans si chiama rooikat, cioè "gatto rosso”, ma
il felino è meglio conosciuto con l’appellativo di ‘'lince
del deserto''.
In realtà, sebbene il suo aspetto sia molto simile a
quello della lince, il caracal è un gatto a tutti gli effetti.
E’ solo più grande e soprattutto selvatico.

Il felino domestico più amato dagli antichi egizi

Gli antici egizi adottarono questo felino per via del


suo aspetto elegante e per altre caratteristiche, che lo
rendevano un compagno particolarmente
“vantaggioso”.
Quando l’afa era insopportabile, i caracal erano
ammessi nei palazzi reali, in cambio dell’ospitalità, i
felini scacciavano animali pericolosi, come i serpenti
(molti dei quali velenosi) e gli scorpioni.
Successivamente divennero simbolo di divinità e di
protezione, tanto da avere persino un proprio
geroglifico.
Gli egizi finirono per umanizzare i loro caracal
domestici.
Ad attestarlo sono delle scene comiche e storie morali
che li raffigurano.
In alcune, i felini punivano le persone per i loro crimini,
specialmente quelli contro i gatti. In altre, allevavano
addirittura delle oche.

I faraoni: i primi “influencer” della storia

Gli antichi reali egizi, erano dei veri e propri


“influencer”.
Dettavano mode e tendenze: l’addomesticamento del
caracal fu una di queste.
I membri della classe reale egiziana vestivano i loro
gatti d'oro e lasciavano persino che mangiassero dai
loro piatti.
Le classi inferiori imitavano, seppur con i loro modesti
mezzi, le tendenze dei faraoni.

Divinità feline
Gli egizi avevano circa 16 dei e dee feline, tra cui la
dea protettiva della fertilità Bastet.
Inizialmente Bastet era rappresentata come una
leonessa, ma nel tempo assunse le sembianze di una
dea con la testa di gatto.
Lo storico Erodoto (scrittore greco e primo storico,
484-425 a.C.), osservò che la festa in onore di Bastet
era la più elaborata festa religiosa nell'antico Egitto,
quella dedita a sfrenate feste.

Anche il caracal era associato a delle divinità: in


particolare a Mafdet, che proteggeva contro le
punture di scorpioni e serpenti e alle Pakhet, le
leonesse dee della guerra.

Ne abbiamo testimonianza dalla lettura dei Testi delle


Piramidi (insieme di formule e rituali egizi del periodo
detto “Antico Regno”, 2500 a.C.).
I Testi affermano che uno dei ruoli di Mafdet era
quello di aiutare un re morto, strappando gli occhi ai
serpenti malvagi, grazie agli artigli felini.

Altre divinità feline

Oltre a Madfet, altre divinità minori erano ritratte con


le sembianze di un gatto sacro.
Aker, o Ruty, era ad esempio affiancato da due leoni
detti Sef e Duau che sorvegliavano l'orizzonte.
Questa era un'occupazione importante perché
l'orizzonte era un luogo di rigenerazione sia per le
divinità sia per i re.
Era altresì il luogo in cui Ra (dio Sole di Eliopoli, una
delle massime divinità egizie) appariva e scompariva
ogni giorno.
Aker era anche naturalmente associato alla morte e
alla rinascita, e poteva essere trovato su tavoli da
imbalsamazione, feretri e bare.

Raffigurazioni del caracal

Del felino troviamo tracce su geroglifici, obelischi e


su numerosi motivi geometrici nell'antica arte egizia.
Ciò riflette lo status unico dell'animale tra le
popolazioni che abitavano lungo il fiume Nilo.
Degni di nota sono gli affreschi rinvenuti nel sito di
Beni Hasa, all'interno della necropoli dell'antica città
di Menat Khufu (circa 20 chilometri a sud della
moderna Minya nel Medio Egitto).
Nei dipinti sulle pareti delle tombe, i caracal sono
raffigurati seduti sotto le sedie e in grembo, adornati
con gioielli e collari, cosa che implica una
connessione con le donne e forse la fertilità in
generale. In altri, inseguono uccelli o giocano.
Molto diffuse anche le statuine e i vasetti di maiolica
e alabastro, a riprova del fatto che i felini erano molto
amati.

In alcuni testi mortuari, sono mostrati con un pugnale


intenti a colpire Apopis: la divinità serpente che
minaccia Ra (il sole) di notte negli Inferi.
Molto interessante un affresco che si trova sulle pareti
della Tomba di Nebamun, (funzionario e scriba
egizio vissuto sotto il regno di Thutmose IV e
Amenofi III), ora ospitata al British Museum.
Il dipinto mostra un uomo in piedi su una barca di
canne a caccia di uccelli. A sinistra, il suo gatto ha
afferrato tre uccelli.
Uno degli occhi del gatto è impreziosito da una
doratura a foglia d'oro, che, secondo il British
Museum, è "l'unico esempio noto di doratura su
dipinti murali nelle cappelle tombali tebane".

Compagni nell'aldilà

La presenza dei caracal nelle tombe non si limitava


solo ai dipinti: a volte venivano mummificati e posti
all'interno della tomba del loro compagno umano,
come parte del corredo funerario.
Sono state scoperte diverse mummie di questo
animale, sepolte insieme agli umani.
Ciò attesterebbe la profonda considerazione della
quale godeva il caracal, non solo come animale
domestico, ma anche per via del suo ruolo di
compagno nell'aldilà.

Felini o divinità?

La venerazione per questo animale ha anche altre


spiegazioni.
Gli antichi egizi credevano che le loro divinità
potessero assumere forme diverse, comprese quelle
di animali.
In particolare, si sarebbero mostrati non solo con la
testa di un gatto, ma anche con un corpo felino.
"Ciò significava che la persona deceduta poteva
abitare il corpo del gatto mummificato nell'aldilà",
spiega Monique Skidmore, professore di
antropologia alla Deakin University, multi-campus
dello Stato di Victoria, Australia.

Nel dubbio: meglio non uccidere i gatti

Per vita di questa credenza, l'uccisione dei gatti fu


assolutamente proibita, con un'eccezione: la
mummificazione.
Chi violava la legge e feriva intenzionalmente un
gatto, si beccava una bella condanna a morte.

Una curiosa testimonianza attesa il grande amore


degli egizi per il carcal.
A raccontarcela è ancora una volta Erodoto, secondo
cui i membri di una famiglia in cui era morto il gatto di
famiglia si sarebbero rasati le sopracciglia. La loro
ricrescita avrebbe indicato che il periodo di rispettoso
lutto per il gatto era terminato.

Conosciamo il bellissimo caracal


Ma chi è veramente il caracal, il gatto più amato dagli
egizi?
Questo affascinante felide selvatico di taglia media
vaga per le savane, i deserti e le foreste di gran parte
dell'Africa e di parti del Medio Oriente.
Il suo mantello ha un colore oro fulvo o rossastro
(da qui l’appellativo di gatto rosso) con mento, gola e
parte inferiore bianchi.
Il caracal ha grandi orecchie a punta, che terminano
con dei ciuffi neri: vero marchio di fabbrica della
specie.

Le orecchie hanno oltre 20 muscoli che le fanno


ruotare come antenne satellitari, per rilevare i suoni
della loro preda.
I ciuffi possono migliorare il suono che entra nelle
loro orecchie o essere usati per comunicare, tramite
contrazioni e altri movimenti, con altri caracal.
Il muso e le zampe sono decorate con strisce a
contrasto di colore scuro. Nei gattini sulla pelliccia, si
osservano punti luminosi, che dopo un po
'scompaiono.

Cacciatori straordinari

Il velocissimo gatto selvatico è specializzato nella


caccia. Caratteristica che come abbiamo detto, era
assai nota presso antichi egizi.
I suo cappotto color sabbia gli permette di
mimetizzarsi perfettamente, mentre la pelliccia rigida,
che ammortizza i cuscinetti, lo rende silenzioso. Cosa
che gli consente di attaccare senza essere notato.

Il caracal è un predatore opportunista. Caccia tutto


ciò che trova: uccelli, roditori, manguste, iraci
(piccoli mammiferi africani) e persino scimmie.
Le zampe posteriori gli consentono di saltare fino a tre
metri di altezza e afferrare gli uccelli a mezz’aria,
grazie agli artigli spessi e uncinati. A volte poi si
arrampica sugli alberi per nascondere le prede, come
i leopardi.

Riproduzione del caracal

Il caracal raggiunge la maturità sessuale all’età di un


anno circa. Da quel momento si può accoppiare tutto
l'anno.
Le femmine indicano la loro disponibilità
all’accoppiamento marcando il territorio con le urine. I
maschi entrano in lotta fra di loro per conquistarne le
grazie.
Sebbene la specie sia per lo più solitaria, solitamente i
maschi rimangono con le femmine per diversi giorni,
durante il periodo del calore. In questo modo si
accoppiano ripetutamente.
La gravidanza dura circa due mesi e mezzo e le madri
utilizzano la tana abbandonata di un altro animale, per
partorire.
Di solito la cucciolata è composta da un minimo di tre
a un massimo di sei gattini. I piccoli sono ciechi e
sordi alla nascita. I loro occhi si aprono dopo circa 10
giorni di vita, più o meno nello stesso momento in cui i
loro incisivi diventano visibili per la prima volta.

Le femmine allevano i gattini senza l'aiuto dei maschi,


allattandoli per quattro-sei mesi.
A dire il vero, i micetti riescono a mangiare carne
quando hanno solo un mese. A nove o dieci mesi, i
gattini sono pronti a lasciare le loro madri. I maschi si
disperdono molto più lontano delle femmine.
La loro sopravvivenza media in natura è di circa 12
anni.

Un animale a rischio estinzione?

I Caracal non stanno diminuendo nella maggior parte


della loro gamma, ma ultimamente le minacce sono
aumentate.
I principali pericoli derivano dalla distruzione
dell’habitat, per via dell'agricoltura indiscriminata e
dall'uccisione per rappresaglia.
Questo perché i caracal cacciano piccoli animali
domestici quando ne hanno l'opportunità.

La specie è legalmente protetta in gran parte del suo


areale. I proprietari terrieri in Namibia e Sud Africa
possono tuttavia uccidere un caracal quando è
considerato una minaccia per la loro proprietà.
Conclusione: Cacciatore o animale domestico?

In alcune zone dell’Iran e dell’Afghanistan, il caracal


è considerato sia un animale domestico, sia un
compagno di caccia.
E’ sopratutto addestrato alla caccia agli uccelli, in
virtù della sua conformazione fisica, agile ma allo
stesso tempo potente (gli esemplari adulti arrivano a
pesare anche 20 chilogrammi e ad avere un'altezza di
50 centimetri).

In Occidente, invece è sempre più richiesto come


animale esotico da compagnia. In particolare, negli
Stati Uniti.

Insomma: posto che vai, usanza che trovi.

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