Sei sulla pagina 1di 64

formazione

Fondazione "Maria Regina"


Fondazione "Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo"

Scuola di Studi Interdisciplinari in Scienze del Bambino


Anno di Corso 1994-95: Abuso e trascuratezza dei minori

L'abuso sessuale
Aspetti generali.
Caso clinico: la casa scissa.

Supervisore:
Prof.ssa Paola Di Blasio
Ordinario di Psicologia dello Sviluppo
Università Cattolica di Milano

Saggio di studio finale degli allievi:


Antonella Artieri - educatrice
Fania Beatriz Lucci - psicologa
Marina Magrini - assistente sociale
Maria Teresa Salbitani - avvocato

_____________________________________________________________________________________________________ 1
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione

INDICE
PARTE PRIMA. CONCETTI GENERALI
Capitolo I. Caratteristiche dell'abuso.
I.1. Definizioni di abuso all'infanzia
I.2. L'abuso sessuale
I.3. Alcuni dati statistici sull'abuso sessuale a minori
I.4. Classificazione degli abusi sessuali
Capitolo II. Aspetti psicologici.
II.1. Gli indicatori di tipo fisico
II.2. Gli indicatori di tipo comportamentale
II.3. Fasi dello sviluppo dell'incesto
II.4. La validation: diagnosi psicologica efunzione terapeutica.
Capitolo III. Aspetti sociali
III.1. Strategie tecnico-operative
III.1.a. Protezione psicosociale
III.1.b. Ascolto del minore vittima o potenziale vittima
III.2. Fasi del processo di tutela
III.3. Processo d'intervento.
III.4.a. Allontanamento della vittima
III.4.b. Alllontanamento degli altri minori non direttamente coinvolti
III.4.c. La coppia genitoriale
Capitolo IV. Aspetti giuridici
IV. 1. a. Maltrattamento ed abuso - la problematica
IV. 1. b. L'attività degli organismi internazionali
IV. 1. c. La tutela dei minori nell'ordinamento italiano
IV. 2. a. L'intervento giudiziario - generalità
IV. 2. b. L'intervento del Giudice minorile in sede civile
IV. 2. c. L'intervento del Giudice in sede penale
IV. 3. Una soluzione
IV. 4. I soggetti obbligati alla denuncia dell'abuso
Capitolo V. Aspetti educativi.
Capitolo VI. Conclusioni prima parte.

PARTE SECONDA. CASO CLINICO. La casa scissa.


Capitolo I.
I.1. Descrizione del caso clinico
I.2. Intervento giuridico
I.3. Intervento psicosociale
I.3.a. Profilo psicologico di A.
I.3. b. Primo colloquio clinico.
I.4. Intervento educativo osservazioni
Capitolo II. Proposte di intervento.

BIBLIOGRAFIA

_____________________________________________________________________________________________________ 2
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione

Introduzione

Il mito dell'infanzia è quello di un essere felice che gioca, che scopre e al quale
vengono risparmiate difficoltà di ogni genere. Questo stato della vita è di grande rilievo
nello sviluppo dell'uomo, in quanto il bambino è una persona con esigenze fondamentali da
appagare per un equilibrato sviluppo della personalità. Inoltre ogni bambino ha
caratteristiche proprie che debbono essere rispettate e non violentate, ha dei bisogni da
soddisfare e dalle sue peculiarità umane nascono autentici diritti che devono essere tutelati
non solo dai suoi genitori, ma da tutta la società. Invece da qualche tempo non ci si
meraviglia più nell'ascoltare o apprendere notizie di cronaca che hanno come protagonisti
coloro che in teoria dovrebbero essere i beneficiari della nostra "società evoluta", ma in
realtà ne diventano le vittime: i bambini oggetto di violenza.
Dal giornale la Repubblica (31.07.95) - "Drammatica la storia familiare nel Vicentino:
Stuprava le tre figlie, la più grande ha parlato" - . Sempre dal giornale la Repubblica
(09.08.95) - "Stuprato dal padre degli amici. A 13 anni fugge seminudo dalla finestra per
chiedere aiuto" - Dal quotidiano "il Giornale" (28.08.95) - "Bambini, tante vite a rischio.
Abusi sessuali, solitudine, rapimenti: le vittime sono loro" -
"Violenza" è una parola che comprende molti significati, dai maltrattamenti fisici alle
forme più subdole di coercizione e soprusi non fisici; si tratta comunque di comportamenti
che non sono considerati legittimi dal gruppo sociale e quindi non sono riconosciuti come
normali e necessari e non sono accettati a livello della cultura e dei valori sociali diffusi.

_____________________________________________________________________________________________________ 3
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
CAPITOLO I

I.1. Definizione di abuso all'infanzia

Definire con sufficiente precisione il fenomeno degli abusi e delle violenze all'infanzia
- pur nella relatività culturale della nozione del "child abuse" - è di fondamentale
importanza per ciò che concerne la ricerca delle cause, la prevenzione e l'efficacia dei
trattamenti.
E' molto difficile definire chi è un bambino abusato, perché ogni bimbo oggetto di
violenza reca con se una propria personale storia difficile da inserire in una nosologia
specifica.
H. Kempe (C. Foti, C. Roccia, 1994, pag.7) definisce il bambino maltrattato come un
bambino sottoposto a ripetute violenze di varia natura e gravità da parte di adulti legati alla
vittima da rapporti di naturale fiducia e responsabilità (genitori, tutori, personale di
sorveglianza, ecc).
Secondo la definizione accolta al IV Colloquio Criminologico del Consiglio d'Europa
del 1981 - "gli abusi sono gli atti e le carenze che turbano gravemente il bambino, attentano
alla sua integrità corporea, al suo sviluppo fisico, affettivo, intellettivo e morale, le cui
manifestazioni sono la trascuratezza o lesioni di ordine fisico o psichico o sessuale, da parte
di un familiare o di altri che hanno cura del bambino" -.

I. 2. L'abuso sessuale.

Nell'espressione child abuse è compreso anche il child sexual abuse.


Tutti gli autori che si sono occupati dell'abuso sessuale all'infanzia, considerano
violenza sessuale, secondo una nota definizione di Kempe (1978), il coinvolgimento di
bambini in attività sessuali che essi sono costretti a subire, che non comprendono
completamente, per le quali non sono in grado di fornire risposte adeguate o che violano i
tabù dei ruoli familiari.
In questa forma di abuso all'infanzia rientra evidentemente anche l'incesto (M. Mead,
1968; Giaretto, 1976, 1977).
La Commissione Europea per le questioni criminali, nel settore del rapporto sulla
decriminalizzazione, l'8 marzo del 1979, dedicato alle trasgressioni sessuali, ha sottolineato
come il controllo sociale sulla sessualità appaia molto legato a variazioni significative della
coscienza sociale ed ha auspicato che le diverse legislazioni mantengano comunque saldi
alcuni principi di base, cioè che si continui a considerare abuso sessuale ogni
comportamento che provochi lesioni fisiche e si concreti in imposizioni che non rispettano il

_____________________________________________________________________________________________________ 4
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
diritto ad un libero consenso, come l'uso della forza, il ricatto affettivo o la costrizione della
volontà.
Un gruppo di lavoro dell'Associazione inglese per la prevenzione dell'abuso
all'infanzia, ha proposto la seguente definizione: l'abuso sessuale verso i bambini consiste
nel coinvolgimento di minori di diciassette anni in attività sessuali intese a soddisfare i
bisogni dell'adulto.
In definitiva si può dire che per abuso sessuale si intende: il coinvolgimento di
bambini e di adolescenti, ancora dipendenti e immaturi, in attività sessuali di cui essi
non conoscono pienamente il senso o che violano i tabù sociali sui ruoli familiari.
I tipi di abuso sessuale sono molteplici: esibizionismo, voyerismo, carezze di tutti i
tipi o richieste ai minori di masturbazione; atti di penetrazione vaginale, anale, orale,
digitale, peniena o da corpi estranei. Dall'uso della pornografia all'incitamento alla
prostituzione, alla pedofilia. Quindi, l'abuso sessuale va inteso in senso più ampio del
rapporto genitale in senso stretto, come è consuetudine pensare.

I. 3. Alcuni dati statistici sull'abuso sessuale a minori.

Gli abusi sono commessi da adulti e a volte da adolescenti che in molti casi sono stati,
a loro volta, vittime di abusi.
L'abuso sessuale è una piaga sociale che diventa sempre più frequente: il 10-25% dei
minori di tutte le età e di ambedue i sessi sono vittime di abusi sessuali prima dei 18 anni.1

Mentre in passato si tendeva ad ignorare il fenomeno della violenza sessuale e,


comunque, ad imputarne gli episodi ad estranei e malati di mente, attualmente si riconosce
che nel 80% dei casi il responsabile è un membro della famiglia del bambino, il 90% è
imputabile a persone note al minore e solo il 10% da sconosciuti.
Il rapporto Badgley sulle violenze sessuali in Canada, reso noto nel 1989, denuncia
che l'abuso nei confronti dei bambini solo nel 8% dei casi è opera di estranei.
Nel Quebec su 2500 casi di violenza fisica e sessuale, avvenuti nel 1990, ben 1975
avevano avuto luogo all'interno della famiglia. A Chicago, nel 1991 su circa 1270 arrestati
con l'imputazione di abuso nei confronti di un minore, il 90% era costituito da membri della
famiglia, tra cui 460 padri e 330 madri.
Nel rapporto ASPER - Abusi sessuali e incesto -, a cura di D.Cafaro, pubblicato nel
1992, su un campione di 649 soggetti, 64 hanno dichiarato di aver subito abuso sessuale.
Alla domanda - "siete stati vittime di abusi sessuali (incesto) all'interno della vostra
famiglia" -, 74 soggetti (di cui 19 maschi e 45 femmine) hanno risposto di si. Altri dati della
ricerca sono riportati nella seguenti tavole.

1Dalle statistiche del TG 2 di Raidue


_____________________________________________________________________________________________________ 5
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione

Fonte Asper 1992 su un campione di 649 persone

TAV. 1. AVETE AVUTO RAPPORTI SESSUALI CON PERSONE DELLA VOSTRA


FAMIGLIA?

Uomini Donne Totale


_______________________________________________________________
N. % N. %

SI' 32 10% 36 11% 68

NO 290 90% 291 89% 581

TOTALE 322 100% 327 100% 649

TAV. 2. SIETE STATI VITTIME DI ABUSI SESSUALI (INCESTO) ALL'INTERNO


DELLA VOSTRA FAMIGLIA?

Uomini Donne Totale


_______________________________________________________________
N. % N. %

SI' 19 3% 45 7% 64

NO 309 47% 282 43% 591

TOTALE 328 50% 327 50% 655

TAV. 3. SE SI', A CHE ETA'?

Uomini Donne Totale


______________________________________________________________
% %
meno di 6 anni 22% 24% 46
tra 6 a 8 anni 16% 17% 32
tra 9 e 10 anni 14% 15% 29
tra 11 e 12 anni 10% 11% 21
tra 13 e 16 anni
e oltre 38% 33% 71
_________________________________________________________________
TOTALE 100% 100% 199

_____________________________________________________________________________________________________ 6
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
TAV. 4. CON CHI?

Uomini Donne Totale


_______________________________________________________________
% %

PADRE 15,8% 24,4% 40,2%


MADRE 10,5% 6,7% 17,2%
FRATELLO 21% 15,5% 36,5%
SORELLA 26,3% 6,7% 33%
NONNO 5,3% 8,9% 14,2%
ZII 10,5% 11,1% 21,6%
PATRIGNO 5,3% 20% 25,3%
MATRIGNA 5,3% 6,7% 12%
_________________________________________________________________
TOTALE 100% 100% 200%

TAV. 5. PER QUANTO TEMPO?

Uomini Donne Totale


_______________________________________________________________
% %

Una sola volta 18% 14,6% 32,6%


qualche volta 10,3% 8,1% 18,4%
un mese 8,2% 7,3% 15,5%
meno di 6 mesi 5,5% 8% 13,5%
da 6 mesi a 1 anno
e oltre 37,8% 38,6% 76,4%

TOTALE 79,8% 76,6% 156,4

_____________________________________________________________________________________________________ 7
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione

TAV. 6. QUALE TIPO DI VIOLENZA O COERCIZIONE FISICA E' STATA USATA?

Uomini Donne Totale


_______________________________________________________________
% %

nessuna 65% 62% 127%


minacce verbali 20% 23% 43%
limitato uso forza 11% 9% 20%
percosse 3% 4% 7%
grave violenza
fisica 1% 1% 2%
_____________________________________________________________________TOT
ALE 100% 100% 199%
_________________________________________________________________

C. Foti e C.Roccia (1994) hanno condotto una ricerca sui casi segnalati al Tribunale
per i minorenni di Torino. Sono stati considerati 42 casi di abuso sessuale ai danni di minori
verificatesi dal 1985 al 1990 presso il T.M. di Torino. L'indagine vuole esaminare il
fenomeno sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo. I risultati dell'indagine sono
riportati nelle seguenti tavole.

Fonte: C. Roccia e C. Foti, Abuso sessuale sui minori, Milano, Unicopli, 1994 pag. 207,
208, 210, 212 e 219.

TAV. 7. RELAZIONE FRA LA VITTIMA E L'AUTORE DELLA VIOLENZA

_______________________________________________________________
N.
Padre naturale 24
patrigno 9
madre/matrigna 7
fratelli maggiorenni 2
personale scolastico 2
sconosciuto 1
altro 3 (zio, parroco, amante della madre)
_______________________________________________________________
TOTALE n. 48 autori

_____________________________________________________________________________________________________ 8
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione

TAV. 8. STATO CIVILE DEGLI AUTORI DELL'ABUSO SESSUALE

_______________________________________________________________
N. N.
celibe 12
coniugato 15
divorziato 16 vivono soli 17
vedovo 2 sposati/conv. 28
non rinvenuti (N.R.) 3 non rinvenuti (N.R.) 3
sconosciuto 1
_______________________________________________________________
TOTALE n. 48 autori n. 48 autori

TAV.9. ETA' DEL MINORE

Età del minore Età del minore


al momento della denuncia all'inizio dell'abuso sessuale
_______________________________________________________________
N. N.

3-8 anni n. 8 (di cui 2 maschi) n. 14


9-12 anni n. 17 (di cui 2 m.) n. 19
13-15 anni n. 21 (di cui 2 m.) n. 16
16-17 anni n. 7 (di cui 1 m.) n. 16
N.R. n. 2 n. 2
_______________________________________________________________
TOTALE n. 55 vittime n. 55 vittime

_____________________________________________________________________________________________________ 9
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione

TAV. 10. MOTIVI PER I QUALI LA FAMIGLIA DELLA VITTIMA ERA


CONOSCIUTA DAI SERVIZI SOCIALI

_______________________________________________________________
N.
maltrattamenti e trascuratezza verso i figli
(fra cui un abuso sessuale di un altro minore) n.15
problemi scolastici dei figli n.5
abbandono di figli minori da parte di uno o tutti e due i genitori n. 12
incarcerazione di uno o tutti e due i genitori n. 2
problemi economici n. 6
altro n. 5

TAV. 11. COMPORTAMENTI SESSUALI SECONDO LA DENUNCIA

_______________________________________________________________
N.
atti di libidine n.24 (4maschi)
rapporto sessuale completo + atti libidine n.11 (2 maschi)
fellatio + atti di libidine n. 8 (3 maschi)
fellatio + sodomizzazione + atti libidine n. 2
rapporto sessuale completo + fellatio + sodomizzazione
+ rapporti sessuali di gruppo n. 1
attività sessuali prostitutorie n. 1
altro (proiezioni di film pornografici, far assistere i minori
ai rapporti sessuali fra la madre e gli amanti) n. 3
N.R. n. 5
_______________________________________________________________
TOTALE n. 55 vittime

_____________________________________________________________________________________________________ 10
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione

I. 4. Classificazione degli abusi sessuali.

Secondo la tipologia formulata da F.Montecchi (1994, pag.143) gli abusi sessuali


verso i minori si distinguono in (tav. 12):
- abusi sessuali intrafamiliari
- abusi sessuali extrafamiliari

Abusi sessuali intrafamiliari.

Negli abusi sessuali consumati in famiglia esistono modalità complesse di


realizzazione, per cui si possono distinguere a sua volta tre sottogruppi:
a) abusi sessuali manifesti
b) abusi sessuali mascherati
c) pseudo-abusi.

a) Abusi sessuali manifesti.


Gli abusi sessuali manifesti sono quelli dove subentra la valenza incestuosa nei
rapporti intrafamiliari. Tale tipo di abuso si può avere:
- tra padre e figlie femmine;
- tra padre e figli maschi;
- tra madri e figli maschi;
- tra fratelli e sorelle attivate dalla complicità dei genitori.

b) Abusi sessuali mascherati.


Rientrano in questa categoria l'insieme di comportamenti che prevedono pratiche
genitali inconsuete, quali lavaggi frequenti dei genitali, ispezioni ripetute,
applicazioni di creme.
Attraverso queste attività il padre o la madre mascherano comportamenti di
toccamento, sfregamento che procurano in loro un eccitamento sessuale, fisico o
fantastico.

c) Pseudo-abusi.
A tale casistica fanno parte gli abusi dichiarati ma che concretamente non sono
stati consumati.

Abusi sessuali extrafamiliari.

Tali forme di abuso per la maggior parte delle volte rimangono sommerse per
riemergere quando i soggetti che li hanno subiti sono adulti. Ciò accade soprattutto perché
quando si verifica tale evento i sentimenti di vergogna, pudore, imbarazzo di tutto il nucleo
familiare prevalgono sulla volontà a denunciare il fatto ed ad occuparsi della salute mentale
del minore vittima dell'abuso.

_____________________________________________________________________________________________________ 11
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione

Fonte: F. Montecchi 1994, pag. 143


Tav. 12. CLASSIFICAZIONE DEGLI ABUSI SESSUALI

1° Abusi sessuali intrafamiliari:


a - abusi sessuali manifesti
b - abusi sessuali mascherati
c - pseudo-abusi

2° Abusi sessuali extrafamiliari

_____________________________________________________________________________________________________ 12
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione

CAPITOLO II. Aspetti psicologici.

Il bambino nella sua evoluzione ha sempre delle fantasie connesse alla sessualità,
l'aggressività, le tematiche incestuose ecc., ma queste sono funzionali al suo sviluppo
fintanto che rimangono nel campo delle fantasie inconsce. Se però queste vengono
sperimentate nella realtà assumono una possibilità gravemente traumatica perché danno al
bambino l'esperienza che tali fantasie possano realizzarsi, e ciò fa perdere la distinzione tra
realtà e fantasia, indebolisce l' Io, favorendo la strutturazione di gravi forme di nevrosi, fino
alla frammentazione psicotica dove realtà e fantasia perdono la loro demarcazione
(F.Montecchi, 1994, pag.146).
L'abuso sessuale è per il bambino un'esperienza devastante sia a livello fisico-
corporeo che psico-emotivo e ciò anche quando l'abuso non viene perpetrato in forma
violenta. Spesso l'abuso viene proposto come un gioco o come un qualcosa da tenere
nascosto e che diventa pretesto di ulteriore unione. In questi casi l'imposizione del silenzio
crea nel bambino diffidenza, ostilità e il dubbio che tale gioco non sia qualcosa di lecito. Nel
bambino oltre al dolore e al disagio fisico si creano una serie di ripercussioni emotive:
perdita di equilibrio, incertezze, paure, solitudine, sfiducia.
L'abuso sessuale, a differenza della violenza fisica, si manifesta in forme non sempre
facilmente rilevabili. Per i motivi sopra detti, spesso, il bambino non parla delle sue
difficoltà, che si evidenziano nella gran parte dei casi solo se direttamente denunciate alla
polizia o a un medico da un adulto vicino al bambino.
Vi sono degli indicatori di tipo fisico e comportamentale che possono essere molto
importanti per individuare e riconoscere casi di abuso sessuale a minori (tav.13).

_____________________________________________________________________________________________________ 13
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
II. 1. Gli indicatori di tipo fisico. (Autori vari, 1986, pag. 34)

Generali
1.Contusioni, graffi, segni di morsi o altre lesioni ai seni, alle natiche, al basso addome
o alle cosce;
2.difficoltà nella deambulazione o nella posizione seduta;
3.biancheria intima strappata, macchiata o insanguinata; oppure prove che i vestiti
sono stati tolti e poi rimessi;
4.tracce di liquido seminale sulla pelle e negli indumenti;
5.stati di gravidanza nelle adolescenti, in particolare quando l'identità del padre resti
imprecisa o segreta;
6.infezioni ricorrenti alle vie urinarie;
7.manifestazioni di natura psicosomatica, quali riccorrenti dolori addominali o cefalee.

Area genitale ed anale


1.Contusioni, graffi ed altre ferite, spesso molto lievi, non attribuibili a lesioni
accidentali (automasturbazione di un bambino non può produrre contusioni);
2.prurito, infiammazione, perdite o emorragie non motivate;
3.corpi estranei nell'uretra, nella vescica, nella vagina o nel retto;
4.abnorme dilatazione dell'uretra, dell'ano o dell'apertura vaginale;
5.sensazioni dolorose alla minzione;
6.sintomi di infezioni trasmesse per via sessuale;
7.presenza di liquido seminale nella vagina, nell'ano o sugli organi genitali esterni.

II. 2. Gli indicatori di tipo comportamentale.

Generali
1.Improvvisi cambiamenti dell'umore;
2.comportamenti regressivi: per esempio, riprende improvvisamente l'enuresi oppure
continua anche oltre i primi anni di scuola;
3.cambiamenti delle abitudini alimentari: perdita di appetito, capricci, oppure una
eccessiva attenzione all'alimentazione;
4.mancanza di fiducia nei familiari adulti o grande paura degli uomini;
5.disobbedienza, ricerca di attenzione, comportamento irrequieto o irragionevole e
ridotta concentrazione;
6.gravi disturbi del sonno con paure, con sogni carichi di emozioni o incubi, a volte
con un evidente o implicito significato sessuale;
7.isolamento sociale: il bambino gioca da solo e si chiude nel suo mondo;

_____________________________________________________________________________________________________ 14
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
8.la bambina tende ad assumere il ruolo materno nella famiglia, indipendentemente dal
fatto che la madre sia presente o meno;
9.inappropriate manifestazioni d'affetto tra padri e madri e figli, che si comportano più
come amanti che come genitori e figli. Può accadere che il padre mostri un'eccessiva
preoccupazione per sua figlia e insista per vederla accompagnare dal medico per consigli, ad
esempio, sulle pratiche contraccettive.

Sessuali
1.Un bambino che allude all'attività sessuale con parole, giochi o disegni; oppure
accenna a gravi conflitti familiari, a "segreti familiari" o a situazioni in casa imbarazzanti
e/o spiacevoli, ma al contempo mostra di temere ogni intervento esterno;
2.un bambino che si mostra eccessivamente attento alle problematiche sessuali e
manifesta una conoscenza precoce del comportamento sessuale degli adulti; oppure si trova
spesso impegnato con i coetanei in giochi sessuali impropri, o, ancora, assume
atteggiamenti di provocazione sessuale nei confronti degli adulti;
3.una ragazzina che assume comportamenti sessuali precoci. Molte ragazzine
mostrano un'esperienza incompatibile con la loro età: il loro contatto fisico con gli altri
assume connotati quasi sessuali dei quali non appaiono consapevoli;
4.la richiesta di informazioni sulle pratiche contraccettive non è frequente, ma la sua
presenza potrebbe rappresentare un segnale di richiesta d'aiuto.

Comportamenti che si manifestano soprattutto a scuola


1.Scarsi legami con i gruppi di compagni e incapacità nello stringere amicizie;
2.mancanza di concentrazione, difficoltà di apprendimento o improvvisa caduta del
rendimento scolastico. (Per alcuni bambini, vittime di abuso sessuale, la scuola può
rappresentare un rifugio: arrivano presto, si mostrano riluttanti a tornare a casa e il loro
rendimento è generalmente buono);
3.netto rifiuto a partecipare ad attività di tipo fisico;
4.sistematico evitamento e paura delle visite del medico scolastico.

Comportamenti negli adolescenti


1.Comportamenti antisociali o delinquenziali nei giovani adolescenti;
2.comportamenti sessualmente precoci;
3.promiscuità sessuale e/o coinvolgimento nella prostituzione;
4.episodi di crisi isteriformi;
5.gravidanze precoci;
6.assenze da scuola o fughe da casa;

_____________________________________________________________________________________________________ 15
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
7.tentativi di suicidio o di automutilazione;
8.dipendenza da alcool o da droghe.

In una ricerca fatta dall'equipe di F. Montecchi (1994, pag. 147), è stata eseguita una
valutazione della personalità dei bambini che avevano subito abuso sessuale e sono emerse
le seguenti conseguenze nella sfera psichica: labilità emotiva, inibizione, depressione,
tendenza agli agiti: spesso sono dominati dal senso di angoscia, di solitudine e di tradimento
e strutturano una personalità borderline, a volte anche psicosi.
Nei casi di abuso sessuale si crea, quindi, un malessere di tipo psichico che comprende
non solo il bambino ma l'intero nucleo familiare. E' opportuno che una diagnosi di
personalità sul bambino venga poi seguita da un trattamento psicoterapico familiare ed
individuale. Purtroppo non sempre tale progetto e presa in carico è possibile e, può accadere
che se il trattamento inizia non sempre si conclude.

L'autore del comportamento incestuoso spesso si caratterizza per la presenza di


disturbi mentali che corrispondono alla pedofilia, sociopatia, personalità immature e
paranoide, disordini narcisistici e borderline (Salter,1988). Molti dei genitori incestuosi
hanno subito da bambini aggressioni sessuali e maltrattamenti, ma questo dato non sembra
essere una caratteristica ricorrente nei casi di abuso sessuale.
Groth (1985, pag.39) distingue gli adulti che abusano sessualmente i figli in due
categorie:
- gli aggressori regrediti: sono persone che conducono una normale vita eterosessuale
con partner adulti e che in particolari momenti di stress (ad esempio l'insorgere di una crisi
nella relazione di coppia) ricercherebbero gratificazioni sessuali nel rapporto con minorenni;
- gli aggressori che presentano una fissazione dello sviluppo psicosessuale, sono
soggetti che pur mantenendo normali rapporti eterosessuali con persone adulte, ricercano
permanentemente e preferibilmente il soddisfacimento sessuale nel contatto con i bambini.

Le famiglie nelle quali si verificano atti di violenza sessuale a minori i ruoli


genitoriali si possono caratterizzare secondo due tipologie.
Una prima tipologia è costituita da famiglie nella cui struttura i ruoli familiari della
famiglia patriarcale sono portati all'estremo. Il padre rappresenta la figura dominante, spesso
è autoritario e violento. La madre è passiva, sottomessa, spesso malata fisicamente o
psichicamente.In questo caso una figlia può subentrare al posto della madre passiva
nell'assolvere alle mansioni domestiche e di cura della prole. Si innesca, così, un processo di
parentificazione progressiva della vittima.
Una seconda tipologia vede una madre attiva, aggressiva, sicura di se, spesso assente
e, un padre passivo, immaturo e dipendente. Il padre diventa, così, più vicino ai figli che alla

_____________________________________________________________________________________________________ 16
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
moglie, ed è qui che si innesca l'abuso sessuale. Spesso l'abuso avviene in seguito ad una
progressiva assunzione da parte della figlia del ruolo di confidente di un padre depresso e
incompreso da una moglie sempre assente.

II. 3. Fasi dello sviluppo dell'incesto.

Nel processo che porta all'incesto si possono evidenziare cinque fasi successive
secondo Sgroi, Blick e Porter (tav. 14) .
1 - Fase dell'adescamento: il genitore incestuoso attraverso la sua posizione di autorità
e potere inizia, attraverso il gioco, regali o infine violenza fisica e verbale, a sedurre e a
costruire un rapporto privilegiato con la vittima.
2 - Fase dell'interazione sessuale: dalla seduzione si passa al coinvolgimento sessuale
della vittima.
3 - Fase del segreto: il padre vincola attraverso una manipolazione emotiva e di forza,
in maniera esplicita o implicita, al silenzio la vittima. Il segreto diventa vincolo e ulteriore
legame patologico nella situazione incestuosa.
4 - Fase dello svelamento: l'abuso sessuale viene alla luce in modo accidentale o in
seguito alla rivelazione della vittima. Tale realtà può essere scoperta da una persona esterna
alla famiglia o può essere la scelta della vittima in seguito a una situazione altamente
conflittuale all'interno del nucleo.
5 - Fase dell'angoscia e rifiuto della realtà: la vittima in questa fase subisce una forte
pressione dal nucleo familiare. La richiesta che le viene fatta è di negare tutto. Inoltre viene
colpevolizzata per il futuro destino che la famiglia subirà a livello giudiziario e sociale.
In questa fase la vittima dev'essere aiutata e sostenuta.
La vittima dell'abuso dopo l'esperienza vissuta reca con se delle conseguenze
psicopatologiche rilevanti: manifesta un'intensa sofferenza emotiva, paura, panico, angoscia,
vergogna, sensi di colpa, depressione, rabbia, ostilità e disperazione.
Se il bambino non riesce ad esternare il proprio disagio psicoemotivo, ma si reprime e
rimuove il suo vissuto, si può arrivare all'emergenza di problemi patologici come disturbi
dell'apprendimento, della socializzazione, dell'equilibrio psicoaffettivo, con la comparsa di
sintomi psicosomatici e altri comportamenti patologici nella vita di relazione. Le
conseguenze di un abuso sessuale riguardano principalmente lo sviluppo del Sè, che viene
ostacolato e crea una disarmonia nella formazione di un caratttere autonomo. La situazione
dell'essere impotenti in balia della persona amata, sia essa la madre o il padre, produce una
precoce associazione tra amore e odio. La non distinzione tra questi due sentimenti farà
nascere confusione nelle relazioni oggettuali. Inoltre se l'abuso sessuale viene rimosso e non
elaborato, ciò potrebbe condurre a un impoverimento della personalità e alla perdita delle
radici vitali, come avviene per esempio nella depressione. La rimozione non cancella le

_____________________________________________________________________________________________________ 17
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
conseguenze del trauma, ma le rafforza addirittura. L'impossibilità di ricordare il trauma, di
esprimerlo (cioè di poter comunicare i sentimenti provati in quel momento a una persona
che offre sostegno) porta alla necessità di esprimerlo nella coazione a ripetere, che potrebbe
portare a comportamenti sessualizzati e propositivi. L'abuso sessuale è un'esperienza che
attraversa e stigmatizza l'esistenza del bambino nella sua crescita fisica e psichica e lascia
dei profondi segni. Le conseguenze a lungo termine possono essere:
- disturbi della sfera affettiva e della personalità
- disturbi della vita sessuale
- disturbi psicosomatici
- disturbi dell'adattamento e della vita di relazione

Tav. 14 FASI DELLO SVILUPPO DELL'INCESTO


SECONDO SGROI, BLICK E PORTER
1) Fase dell'adescamento
2) Fase dell'interazione sessuale
3) Fase del segreto
4) Fase dello svelamento
5) Fase dell'angoscia e rifiuto della realtà

II. 4. La validation: diagnosi psicologica e funzione terapeutica.

La "validation" (C. Foti, C. Roccia, 1994, pag. 159) è un processo diagnostico e


terapeutico, che si propone di accertare la credibilità della denuncia di abuso sessuale.
Questo intervento ha lo scopo di raccogliere tutti i dati necessari che riguardano la struttura
di personalità della vittima e il suo livello di sviluppo cognitivo. Tale esigenza nasce dal
bisogno di determinare se il bambino presenta qualche problematica nella sfera psicologica
e/o intellettiva tali da creare confusione tra la realtà e la fantasia. Inoltre, vengono
attentamente analizzate le caratteristiche della denuncia: il linguaggio usato, la spontaneità,
la presenza di dettagli elaborati incongruenti con le conoscenze sessuali compatibili con l'età
della vittima. La validation ha anche una funzione terapeutica, infatti nel racconto
dell'esperienza traumatica da parte del bambino si crea un importante momento di
elaborazione mentale, attraverso l'esperienza dell'essere ascoltati e compresi, del prendere
contatto con il proprio mondo interno. Tale intervento, se condotto come strumento clinico
di interazione con la piccola vittima, conduce al cuore di un problema di cui non si devono
descrivere solo i fatti, ma anche creare le giuste soluzioni. In questo modo l'intervento della
validation può condurre a positivi effetti terapeutici per il bambino e la sua famiglia.

_____________________________________________________________________________________________________ 18
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
La validation si articola in quattro fasi che prevedono un intervento diagnostico e
terapeutico:
1 - definizione del problema;
2 - presa di contatto con il mondo interno del bambino;
3 - rivelazione;
4 - riformulazione delle relazioni.

1 - Definizione del problema


Questa prima fase vede il primo incontro con il bambino. E' molto importante che la
vittima non sia subito sottoposta ad un interrogatorio sulle vicende subite. Si deve cercare
di creare un'alleanza terapeutica che nasce dalla presa di contatto del dolore e disagio del
bambino. Solo attraverso un rapporto empatico e di ascolto verso la vittima si riuscirà poi ad
arrivare al racconto dei fatti. E' importante far elaborare al bambino che il rompere il segreto
stabilito con l'aggressore non è un atto di mancato affetto o slealtà verso il padre, ma può
costituire un'alleanza più sana data dalla rivelazione.

2-Presa di contatto con il mondo interno


La seconda fase si svolge con incontri successivi al primo, di solito sono tre. In questa
fase emergono importanti avvenimenti psicologici. Il bambino mette in atto una serie di
meccanismi difensivi atti a proteggerlo dal suo dolore e dalla paura di perdere l'affetto dei
propri genitori. E' importante che il bambino stabilisca con lo psicologo un'alleanza
terapeutica, che rimandi il senso di protezione e di fiducia. Solo così le massicce difese
erette potranno essere abbattute, elaborate e si potrà facilitare la presa di contatto con la
propria esperienza traumatica. Durante le sedute psicologiche si utilizzerà materiale
proiettivo che può sollecitare il racconto della propria esperienza, attraverso il gioco, i
disegni, i test. Tutto ciò consentirà al bambino di parlare di sè indirettamente, pur sapendo
di fare ciò per esplicitazione dello psicologo. Se le condizioni della figura materna sono
adeguate si ricorre spesso alla sua collaborazione in questa seconda fase. E' di fondamentale
importanza far capire al bambino che anche i sentimenti più profondi non sono sfuggiti
all'attenzione e che si è capito che dietro ai meccanismi difensivi messi in atto c'è una
profonda ferita.

3-La rivelazione
Dopo questi incontri le difese erette dal bambino si attenuano e se davvero esiste una
realtà di abuso si ha la rivelazione. Scatta nel bambino il bisogno di comprensione e
protezione; bisogni fondamentali per attuare una elaborazione psicologica della rivelazione
fatta. Lo psicologo dev'essere recettivo e nel contempo attivo. Recettivo nel dare al bambino
i tempi e la possibilità di esprimersi liberamente. Inoltre bisogna essere capaci di rispettare

_____________________________________________________________________________________________________ 19
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
il silenzio di ciò che è irriferibile per il bambino. Tale recettività non è passività, anzi lo
psicologo sarà attento e partecipe di tutto ciò che il bambino sente e racconta.

4 - Riformulazione delle relazioni


Dopo la rivelazione è necessario continuare a dare un supporto psicologico alla
vittima. Sentimenti ed emozioni riaffiorano dopo la rivelazione, soprattutto emergeranno
sentimenti sulla qualità del legame con le figure genitoriali.
E' importante che anche in questa fase si continui un intervento a piccoli passi, che
porti il bambino non solo a veder compresi i suoi vissuti, ma a riformularli per sperimentare
qualche soluzione. In questa fase verranno anche elaborati e presi in carico i sentimenti e le
dinamiche familiari con l'intervento delle figure genitoriali.
Dopo questo complesso lavoro si avranno tutti gli elementi diagnostici per
comprendere il grado di malessere psicologico della vittima e, l'entità e qualità delle risorse
familiari su cui si può contare. Si potranno così decidere i percorsi terapeutici opportuni per
sostenere e ricostruire la struttura di personalità del bambino insieme al suo mondo interno
ed esterno.

Tav. 15. FASI DELLA VALIDATION:


un intervento diagnostico e terapeutico

1) definizione del problema


2) presa di contatto con il mondo interno del bambino
3) rivelazione
4) riformulazione delle relazioni

_____________________________________________________________________________________________________ 20
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
CAPITOLO III. Aspetti Sociali

III. 1 Strategie Tecnico-Operative

La protezione dei minori non si può limitare alla loro tutela penale, nè alle misure per
fronteggiare l'emergenza, ma deve abbracciare un intero processo di intervento che abbia al
centro l'interesse della vittima e come scopo la sua sana crescita psicofisica.
Proteggere il minore significa capire le cause familiari dello sviluppo dell'abuso
sessuale e recuperare, quando possibile, le relazioni tra la vittima e i suoi familiari,
costituiscono i momenti cardine del processo di intervento.

III.1.a.Protezione Psicosociale
- Lo svelamento dell'abuso sessuale intrafamiliare rappresenta un momento di grave
crisi della famiglia che richiede la messa in atto di un insieme d'interventi miranti a
garantire un'efficace tutela dei minori coinvolti.
E' fin dal primo momento della rilevazione che vengono poste le basi affinchè il
processo di tutela possa avviarsi e svolgersi in modo completo e con esiti positivi.
All'atto dello svelamento dell'abuso sessuale la famiglia e il sistema dei servizi si
incontrano, entrano in contatto, creando un "sovrastima" denso di scambi d'informazione e
interazioni a vari livelli (Furniss,1983b). E' la consapevolezza dell'inevitabilità di
influenzamento reciproco tra famiglia e operatori che ci porta a considerare fodamentali e
determinanti le prime tappe di questo rapporto.
Sono le prime mosse che definiranno le regole delle relazioni tra i due sottosistemi
famiglia e servizi.
Dalla loro corretta strutturazione potrà scaturire la posssibilita di cambiamento
della famiglia, e potrà avviarsi il p r o c e s s o di recupero della vittima. E' da questo
momento che inizia il processo terapeutico - (T.Bertotti, in Malacrea, Vassalli, 1990,
pag.155 e sgg.).

La pubblicazione dell'abuso sessuale intrafamiliare è sempre negativa non solo sulla


vittima, ma anche sul genitore abusante e su tutti gli altri membri della famiglia "colpiti" da
definizioni riduttive e semplificatrici della loro situazione.
La rilevazione dell'abuso sessuale rompe un equilibrio pre-esistente e la vittima si
trova in una situazione in cui contraddittorietà e confusione sono estremamente accentuate
(Herman,1981).

_____________________________________________________________________________________________________ 21
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
E' importante cercare di restituire alla vittima un ordine, per lo meno esterno, e aiutarla
a delineare un quadro della situazione il più possibile chiaro e comprensibile in modo da
permetterle di porre alcuni punti fermi.
La si aiuterà anche a stabilire che cosa può e deve fare lei e che cosa devono fare gli
altri, senza che si assuma carichi o responsabilità che non le competono. Importante una
figura che costituisca un punto di riferimento costante.
Di solito è l' a s s i s t e n t e s o c i a l e, che a seguito della rivelazione diretta da
parte della vittima, o sulla base della segnalazione di un altro operatore che si è trovato a
rilevare l'abuso sessuale (assistente sanitario, ginecologo) è incaricato di organizzare
l'intero intervento per la protezione e la tutela della vittima. Egli si trova quindi in una
posizione cardinale nella gestione del processo di tutela. E' importante che la vittima possa
instaurare con questa figura un rapporto di fiducia.
Sperimentare un rapporto di questo tipo diventa un momento fondamentale ricco di
valenze terapeutiche, se teniamo presente che nella famiglie con tali gravissime disfunzioni
relazionali "il potersi affidare" senza manipolazioni è una esperienza praticamente
sconosciuta.
Indipendentemente dal contenuto delle comunicazioni è indispensabile spiegare con
chiarezza quello che succede: solo così la vittima potrà non sentirsi tradita o ingannata.
Proprio così l'assistente sociale non dovrà nascondersi nel minimizzare i rischi intrinseci alla
propria funzione.
Il fatto di essere il professionista incaricato di coordinare l'insieme degli interventi lo
pone infatti al crocevia delle comunicazioni sia degli operatori che dei membri della
famiglia. Ciò impedisce di costruire uno "spazio libero" di rapporto con la vittima, la sua
collocazione lo espone infatti più degli altri professionisti alle interferenze e ai tentativi di
manipolazione. Per questo è importante che alla vittima venga offerta la possibilità di
confrontarsi anche con un operatore non investito di tale ruolo (psicologo, educatore) in
grado, anche per specificità professionale, di aiutarla dal punto di vista psicologico.

Questa figura professionale deve entrare tempestivamente in scena, se possibile, già


nella fase iniziale di rivelazione dell'abuso sessuale. Infatti, la persona che per prima
"raccoglie" la storia dell'abuso diventa una figura estremamente significativa nel vissuto
della vittima.
E' fondamentale che questo momento non vada perduto, in quanto costituisce un
aggancio prezioso, un punto di partenza dal quale iniziare il processo di elaborazione dei
contraddittori vissuti personali (T.Bertotti,in Malacrea, Vassalli, 1990, pag. 173 e sgg.).
Il sospetto che il minore sia vittima di abuso sessuale, anche se non sostenuto da
prove, deve essere riferito ai Servizi Sociali.

_____________________________________________________________________________________________________ 22
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
L'assistente sociale provvederà a svolgere i colloqui necessari ad organizzare il
coordinamento sul caso. Anche quando i sospetti non trovino conferma, la famiglia può
avere bisogno di un sostegno.
Quando un minore denuncia un abuso sessuale, è importante che l'insegnante o
l'educatore non lo danneggino ulteriormente con una reazione emotiva o con una improvvisa
valutazione oppure rifiutandosi di credere al racconto. E' di fondamentale importanza che
gli interventi successivi non vengano compromessi da atteggiamenti inadeguati assunti in
questa fase.
L'operatore dovrà rivolgere al minore soltanto domande che gli facilitino il racconto,
rassicurandolo sul fatto che ciò che dice viene preso in considerazione seriamente. Appunti
precisi, possibilmente testuali, devono essere stesi al termine del colloquio.
Se il presunto responsabile è un membro della stretta cerchia familiare è necessario
impedire che il minore torni a casa, fino al momento in cui l'operatore riceva le necessarie
istruzioni dai suoi responsabili dei Servizi Sociali.
Decidendosi a fare una confessione all'insegnante o all'educatore il minore ha dato
prova di una notevole fiducia nei suoi confronti. Certamente le indagini provocheranno
situazioni molto imbarazzanti per il minore, sia sul piano psicologico che su quello fisico, e
il sostegno dell'operatore in queste circostanze si rivelerà di estrema importanza. .
La procedura delle indagini è concordata su basi interdisciplinari. In tal modo vengono
integrati i punti di vista degli operatori e dei servizi dai quali dipendono, ed evitate le
sovrapposizioni di competenze e i possibili conflitti.
L'assistente sociale svolge un ruolo cardine e di solito a lei si attribuisce la
responsabilità di raccogliere presso gli altri servizi le informazione sulle potenziali vittime e
sulle loro famiglie.
A indagine ultimata è compito dell'assistente sociale convocare una riunione per la
Supervisione, il coordinamento del caso.
Nello svolgere queste funzioni, l'A.S. deve lavorare in stretto accordo con gli altri
operatori..
Quando dalle prime testimonianze risulti fondato il sospetto di abuso sessuale,
l'assistente sociale provvede ad informare l'autorità giudiziaria minorile.
Durante la f a s e i n i z i a l e della presa incarico del caso, l'assistente sociale tiene i
contatti con i minori e i loro genitori in diversi modi:
1 - Rispondendo alle loro domande e fornendo informazioni.
2 - Favorendo l'esplicitazione verbale di stati d'anzia e di situazioni di difficoltà
avvertite dai genitori
3 - Raccogliendo informazioni esaurienti sul contesto familiare -anamnesi sociale
della famiglia che possano costituire la base per gli accertamenti e per il futuro piano
di trattamento (AA.Vari , 1984 pag.103-105).

_____________________________________________________________________________________________________ 23
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione

- La mediazione dell'assistente sociale è per altri operatori un aiuto prezioso ad orientarsi


senza pregiudizi e reattività nei confronti della vittima, in una realtà senza dubbio
contraddittoria e sfaccettata talvolta complessa da divenire paralizzante. Per tutti gli
operatori, sarà sempre difficile a capire in profondità come la vittima di incesto possa
conservare sentimenti d'affido o di pietà e compassione nei confronti di un genitore che
tanto drammaticamente ha violato il suo diritto a crescere serenamente o comprendere i
sensi di colpa e le responsabilità che il minore attribuisce a se stessa pensando ai propri
familiari.
Oscillanti come sono tra la rabbia e la voglia di chiudere definitivamente con un
passato doloroso e il legame profondo con i propri genitori, avvertito come rescindibile, i
sentimenti della vittima vanno ascoltati e valutati con attenzione. Il rischio di proiezione, da
parte degli operatori, è enorme: è importante invece riuscire a conservare un atteggiamento
che non spinga prematuramente verso l'una o l'altra posizione. Un altro rischio altrettanto
consistente è "quello di condannare al silenzio la vittima", agendo istintivamente le nostre
difficoltà emotive di fronte all'incesto (Mrazek, Kempe,1981). Per esempio, all'operatore
può apparire naturale negare la componente di partecipazione attiva della vittima alle
relazioni familiari, e quindi anche alla relazione incestuosa, dicendole di non preoccuparsi,
dato che lei "non c'entra", nel tentativo di rassicurarla o tranquillizzarla.
Viceversa, si tratta di un intervento che, se effettuato in tempi e in modi adeguati,
rischia di vanificare la possibilità di sostenere la vittima: non sentendosi compresa, non
potrà sentirsi appoggiata dalla persona che in questo modo pensava di rassicurarla, e si
chiederà in se stessa, rendondosi così inaccessibile all'aiuto.
Da non escludere da parte dell'operatore, una resistenza ad affrontare direttamente
alcuni argomenti che sono vissuti come dolorosi, come per esempio: la visita ginecologica e
il procedimento penale a carico del genitore abusante. Dal punto di vista giuridico e penale
è molto utile spiegare in termini chiari il significato della denuncia del familiare abusante e
aiutare la vittima a trovare un equilibrio che le permetta di dire la verità, senza essere
invasa dai sensi di colpa che vive in quel momento.
Occorre preparare la vittima, spiegandole concretamente come si svolgeranno le cose,
ciò può servire a diminuire ansie e paure, anche perchè la capacità di riferire con precisione
quanto è accaduto può, inoltre, essere minacciata dall'ansia creata dal contesto giudiziario
(T.Bertotti, in Malacrea, Vassalli, 1990 pag.173-175).

_____________________________________________________________________________________________________ 24
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
III.1.b. Ascolto Del Minore (Vittima o Potenziale Vittima)
- Il dialogo con i bambini e gli adolescenti sul tema dell'abuso sessuale è quasi sempre
difficile ed ansiogeno (soprattutto per l'adulto) e spesso risulta carente o del tutto inesistente
da parte di medici, assistenti sociali, insegnanti, educatori, giudici, Psicologi che
interagiscono con il minore stesso e si prefiggono ciascuno nel proprio distino ruolo
istituzionale compiti di aiuto o di tutela.
- Come si può parlare di proteggere un bambino da qualcosa di cui non sappiamo
nulla, o da una violenza che rimane e non è ben delineata?
Esiste purtroppo una tendenza a delegare ad altre istituzioni il compito di ascoltare il
minore su un tema così " delicato ".

La disponibilità al dialogo con i minori in tema di abuso sessuale risulta rara in tutte
le istituzioni. A volte si arriva al paradosso di allontanare un Minore dal proprio nucleo
familiare a causa di un abuso sessuale senza che questi abbia mai avuto la possibilità di
raccontare a qualcuno, educatore, giudice, psicologo che sia, che cosa è realmente accaduto
nella propria famiglia.
Anche questa è una forma di "abuso", perchè si lascia solo il minore con la propria
confusione e con la propria drammtica esperienza non elaborata.

La parola, principale strumento a disposizione del minore, per difendersi dall'adulto


abusante che il principale strumento a disposizione degli operatori nell'ambito della loro
specifica competenza professionale per proteggere ed aiutare un bambino vittima dell'abuso
sessuale.
E' da tenere presente che uno dei maggiori fattori che favoriscono il verificarsi e il
ripetersi di un abuso sessuale è proprio l'incapacità della vittima di mettere in "parola"
l'esperienza di abuso che sta vivendo, e la capacità dell'adulto abusante pedofilo di riuscire
ad impedire questa comunicazione.
I pedofili non scelgono mai vittime che abbiano un buon dialogo con la propria
famiglia,così come l'incesto non può verificarsi, o per lo meno non può cronicizzarsi, in una
famiglia dove il minore riesce ad avere un dialogo con l'adulto non direttamente abusante.
Non è assolutamente vero che il minore tende alla menzogna e alla creazione
fantastica. Il minore molto spesso dice la verità, tranne in quelle situazioni in cui egli soffre
di palesi disturbi psichici o tranne nei casi in cui egli è manipolato da un adulto. In ogni
caso la comunicazione con il minore è assolutamente preziosa.
E' opinione comune che parlare con i bambini di abuso sessuale possa essere
pericoloso o dannoso. Si ha paura di ferire il bambino o l'adolescente, di farlo soffrire, di
aggiungere violenza psicologica alla violenza fisica e sessuale già da lui subite. In realtà il
dialogo è sempre e comunque indispensabile per ter motivi: per acquisire informazioni

_____________________________________________________________________________________________________ 25
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
preziose, per mettere in atto strategie di tutela ed infine perchè è esso stesso terapeutico per
il minore, soprattutto nel caso di abuso sessuale accertato.
Molto spesso accade che gli operatori cercano di proteggere il minore che denuncia un
abuso sessuale dalla presunta violenza delle domande finalizzate a conoscere che cosa
esattamente sia accaduto, ma molte volte essi cercano solo di proteggere se stessi
dall'imbarazzo o dalla sofferenza che in loro potrebbe determinarsi qualora si aprissero al
dialogo su un tema disorientante e coinvolgente per loro stessi. Ma in realtà il minore
desidera profondamente confrontarsi con l'adulto empatico sulle proprie esperienze sessuali
soprattutto se problematiche e confusive.
Si deve cercare di non delegare completamente allo psicologo o all'operatore
dell'Istituzione accanto il Compito di ascoltare il minore e di tentare una condivisione
empatica delle sue comunicazioni.
L'empatia è una componente umana fondamentale che può essere attivata nella
relazione di aiuto e di tutela del bambino.

In coerenza con ciascun ruolo istituzionale specifico esistono forme di ascolto che
risultano funzionali al proprio compito professionale, che possono aiutare il Minore a
contribuire al processo di intervento della "rete" per la protezione del minore.
E' importante mantenere una posizione di recettività, raccogliendo tutti i dati che
l'ascolto attento può fornire, riflettendo sui sentimenti del bambino, sulle eventuali
incongruenze e sulle incompletezze del suo racconto, sulle conoscenze di cui dispone, per
poter porre le domande con un interessamento diretto, esplicito e partecipe. Usare quindi un
linguaggio schietto ed adeguato all'età del minore ed assumere un atteggiamento, per quanto
piossibile, naturale e privo di inibizioni per riferirsi alle esperienze sessuali e corporee.
Anche perchè, già l'autore dell'abuso sessuale di solito agisce la propria sessualità senza
nominarla creando confusione nel minore che sitrova a non poter decodificare con esattezza
che cosa sta accadendo. Stare attenti a non essere vaghi o generici nel discorso la dove
l'abuso sessuale è accertato.
Evitare di girare attorno all'abuso senza mai designarlo, magari alludendovi con dei
sinonimi inadeguati: tale atteggiamento non fa altro che confermare al minore che la propria
esperienza è davvero impresentabile perchè neppure gli adulti preposti alla sua tutela sono
in grado di nominarla ed affrontarla apertamente.
Seguire la pista delle emozioni del minore con un atteggiamento di condivisione
empatica dei suoi sentimenti e di disponibilità a percepire e a sentire la sua sofferenza o il
suo disagio. In particolar modo se l'abuso è accertato occorre un rispetto particolare per il
mondo emotivo della vittima di abuso sessuale, un rispetto quindi delle sue emozioni di
paura, colpa, rabbia, vergogna, ma anche a volte di desiderio e amore per l'autore stesso

_____________________________________________________________________________________________________ 26
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
dell'abuso, soprattutto quando l'autore è padre o una persona emotivamente importante per il
soggetto.
Nel dialogo non si abbia paura di affrontare in modo esplicito e diretto tutti gli gli
aspetti emotivi dell'abuso, in modo che il minore possa accorgersi di avere davanti a sè un
adulto in grado di reggere una realtà che egli stesso ritiene impresentabile, mostruosa,
vergognosa.
Mantenere il contatto con se stessi nell'interazione comunicativa con il minore e
cercare di percepire le diverse forme del proprio inevitabile disagio.
Cercare di distinguere quanto di questo disagio provenga:
a) Dalla propria storia personale e dalle evocazioni che la vicenda suscita nella
soggettiva problematica sessuale.
b) Dall'impatto con la relazione interpersonale con il minore abusato e dal contatto con
la sofferenza che gli comunica.
c) Dalle carenze della risposta istituzionale e dai problemi di comunicazione e di
relazione tra gli operatori delle diverse istituzioni che seguono il caso.

Ed infine, non sottovalutare la complessità nell'ascolto del minore vittima o potenziale


vittima dell'abuso sessuale.
A seconda della fase dell'intervento di protezione e a seconda del ruolo istituzionale i
compiti e gli obiettivi dell'ascolto risulteranno molto diversi, anche se comunque sempre
caratterizzanti da disponibilità e da attenzione.

La problematica dell'abuso sessuale è estremamente complessa e può suscitare forti


interferenze emotive nella propria soggettività e in quella di altri operatori
coinvolti: pertanto la formazione, il confronto e la supervisione sono strumenti
indispensabili per tutti i ruoli professionali -
(C.Foti- C.Roccia , 1995 , pg .98 sgg).

_____________________________________________________________________________________________________ 27
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione

III.2. Fasi Del Processo Di Tutela


- Le relazioni interne alla famiglia incestuosa, sebbene siano altamente disfunzionali e
patologiche, sono rese apparentemente stabili dal fatto che l'incesto è mantenuto segreto.
Quando però l'abuso sessuale intrafamiliare viene alla luce, tutto il preesistente
equilibrio è profondamente sconvolto e la stessa sopravvivenza dell'unità familiare è
minacciata..
I conflitti tra i genitori, i fratelli la madre e la vittima, il padre e i figli, prima congelati
dal silenzio e dalla negazione, si mostrano ora in tutta la loro evidenza.
All'esterno la famiglia subisce l'impatto con l'ambiente sociale: la disapprovazione di
familiari, amici e conoscenti, l'intervento della legge e dei servizi incaricati della P
rotezione dei minori.
La stessa vittima, anche se ha rivelato l'abuso si presenta poi drammmaticamente
incerto, divisa tra il desiderio di cancellare tutto e tornare indietro e il bisogno di proseguire
nell'affermazione della realtà e nella ricerca di protezione., contagiati dall'angoscia e resi
confusi dalla complessità di richieste contrastanti di cui sono fatti oggetto: si comportano
allora come se avessero anche la libertà di scegliere "COSA FARE "e non solo quella di
scegliere "COME FARE" ciò che deve essere fatto.
La rete degli interventi nei casi di abuso sessuale deve promuovere le necessarie
iniziative di protezione del bambino violato:
a) PROTEZIONE FISICA E PSICOLOGICA della vittima e degli altri minori in
famiglia.
b) ACCERTAMENTO DELL'ABUSO SESSUALE e le sue caratteristiche
c) VALUTAZIONE CAUSE che hanno determinato l'abuso, delle relazioni familiari
che ne hanno consentito lo sviluppo e e possibilità esistenti di recuperare rapporti sani e
funzionali tra i membri della famiglia, incluso l'autore del reato.
d) TRATTAMENTO ASSISTENZIALE e PSICOTERAPEUTICO della famiglia
se vi sono le condizioni per il recupero.
e) SOSTEGNO E CURE PSICOLOGICHE per i minori coinvolti, nel caso in cui i
tentativi di recupero della famiglia siano falliti.
(A.Vassalli, in Malacrea, Vassalli, 1990, pg. 49-51).

_____________________________________________________________________________________________________ 28
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione

III.3. Processo D'intervento


La convergenza delle disposizioni penali e civili consente di delineare un PROCESSO
D'INTERVENTO che, attraverso fasi successive, tiene conto e integra tra loro le varie
esigenze sopra enunciate.
Si possono distinguere i vari momenti:

1- La Rivelazione
La rilevazione costituisce l'insieme delle operazioni necessarie per percepire e
riconoscere l'abuso sessuale.
Lo svelamento dell'abuso sessuale intrafamiliare all'esterno può essere determinato
dalla rivelazione della vittima o di altro membro della famiglia (madre, fratello, sorella)
oppure può essere il risultato di una rilevazione indiretta ad opera di un osservatore
esterno., indotto al sospetto da evidenze cliniche o comportamentali

2- L'accertamento
Dalla FASE DI RILEVAZIONE, che vede nell'ACCERTAMENTO la sua
funzione principale, dipende l'esito di tutto il Processo d 'intervento.
Il fallimento del tentativo di tradurre i segnali di sospetto in elementi di certezza ha
gravi effetti sulla vittima e sugli altri minori presenti in famiglia.
Grazie ad esso che è possibile attivare le necessarie misure di protezione dei minori da
ulteriori aggressioni sessuali. Spinge la famiglia a confrontarsi con la realtà dell'incesto e ad
avviare il processo di crisi indispensabile perchè i vecchi assetti relazionali siano messi
indiscussione e si rendano possibili cambiamenti positivi.
Se non c'è un efficace ACCERTAMENTO l'aggressore persiste nella negazione, e la
vittima è spinta dalle circostanze a ritrattre e difficilmente chiederà nuovamente aiuto.
Nessun intervento terapeutico è possibile.

3 - La Segnalazione alla Magistratura


Segue immediatamente la rilevazione dell'abuso sessuale e non consente alcuna
discrezionalità degli operatori che devono in presenza di elementi di sospetto denunciare
il reato e segnalare alla Magistratura Minorile la situazione di pericolo in cui si trovano i
minori coinvolti.

_____________________________________________________________________________________________________ 29
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
4 - Le Disposizioni Provvisorie
In seguito alla segnalzione la Magistratura Ordinaria avvia i necessari accertamenti
giudiziari, persegue l'autore del reato e, se ricorrano le conzioni previste dalla legge dispone
nei suoi confronti le eventuali misure cautelative di restrizione della libertà.

LA MAGISTRATURA MINORILE, da parte sua, dispone le necessarie misure


temporanee di protezione della vittima e degli altri minori coinvolti e gli eventuali
interventi di limitazione della potestà dei genitori, inoltre ordina gli accertamenti giudiziari,
sociali e psicologici indispensabili per giungere a una piena comprensione della sitazione
e per formulare un programma d'interventi successivi nell'interesse del minore.
Le funzioni principali di questa fase sono dunque la Protezione e la Valutazione.
La vittima deve infatti essere protetta dal pericolo di nuovi abusi sessuali, di
rappresaglie violente da parte dell'aggressore o di altri familiari, o da pressioni messe in atto
affinchè ritratti. Gli altri minori presenti nella famiglia devono essere protetti dal pericolo di
divenire, a loro volta, oggetto di attenzioni sessuali, e dal rischio di maltrattamenti fisici
determinati dalla tensione e dallo stress che seguono la rivelazione dell'incesto e l'intervento
della Magistratura.
La vittima va inoltre aiutata ad affrontare gli intensi sensi di colpa attivati dallo
svelamento dell'incesto e relativi alla relazione incestuosa in se stessa e alle conseguenze
della rivelazione ( l'incarcerazione del padre, l'allontanamento dei figli dalla residenza
familiare, l'umiliazione di fronte all'ambiente sociale ecc.)
Anche i fratelli devono essere aiutati a fronteggiare questi avvenimenti, sempre
percepiti come catastrofici, e a elaborare i cmplessi sentimenti di ostilità e diffidenza che
provano per la vittima che, a loro giudizio, tali avvenimenti ha provocato,
prima con il comportamento incestuoso e poi con la rivelazione o l'ammissione
dell'abuso sessuale. La Rilevazione dell'abuso sessuale intrafamiliare innesca un processo di
intervento che mette inevitabilmente in discussione la relazione del minore con la sua
famiglia.
La richiesta di Indagine psicosociale che in questa fase la Magistratura Minorile può
presentare ai Servizi Sociosanitari permette a quest'ultmi di condurre, con la famiglia, una
Valutazione accurata del tipo di relazioni familiari che hanno consentito l'insorgere
dell'incesto e di ricostruire il ruolo che ciascuno membro del nucleo familiare ha svolto.
(Diagnosi)
L'Osservazione delle relazioni della famiglia al lavoro di Valutazione e l'Osservazione
dei rapporti intercorrenti tra i vari familiari consente ai servizi sociosanitari di raccogliere
elementi sulla recuperabilità delle figure parentali.(Prognosi)

_____________________________________________________________________________________________________ 30
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
5 - La Valutazione
La valutazione è dunque il momento in cui si possono costruire le premesse per un
cambiamento positivo all'interno della famiglia.
Lo scopo del lavoro non è perseverare l'unità della famiglia a tutti i costi, bensi
permettere alla vittima di affrontare i gravi nodi confluittuali connessi all'insorgere
dell'incesto e al suo svelamento.
Tutti gli esperti sono concordi nel ritenere che, dal momento che l'abuso sessuale ha
avuto origine nel gioco intricato delle relazioni patologiche interne alla famiglia, è
affrontando queste che la vittima si può liberare dalle catene invisibili che ancora la
tengono legata che trovano nei sentimenti di colpa la loro espressione più evidente.
Sulla base delle diagnosi e delle relazioni familiari, nonchè dei programmi che gli
vengono suggeriti il giudice costruisce le nuove disposizioni nell'interesse del minore:
La Magistratura Minorile, a seconda dell'esito degli accertamenti e degli interventi
psicosociali effettuati , dispone la decadenza del\i genitore\i dalla potestà o la sua \loro
reintegrazione nella potestà. Dispone inoltre che siano attuati,nell'interesse del minore i
necessari interventi psicosociali suggeriti dai Servizi incaricati a conclusione del lavoro di
Valutazione.
Per quanto rigurda l'intervento, la funzione caratteristica di questa fase è costituita dal
trattamento psicologico della vittima e degli altri familiari apparsi recuperabili a una buona
relazione con essa.
Il trattamento, che può avvalersi di interventi individuali e familiari, ha lo scopo
centrale di fornire alla vittima tutto il sostegno necessario ad affrontare le diverse
esperienze che scaturiscono dal successo, dal fallimento parziale o dal fallimento totale dei
tentativi di recupero di un rapporto sano con i familiari.
Si può parlare di successo dei tentativi di recupero quanto il padre riconosce l'abuso
sessuale e se ne assume la responsabilità totale.
Si ha un fallimento solo parziale quando il padre persiste nella negazione, ma la madre
si schiera interamente dalla parte della vittima.
La coppia dei genitori appare invece irrecuperabile quando la madre affianca il marito
nella negazione dell'incesto o ne giustifica il comportamento.
nei primi due casi si tratta di consolidare i progressi compiuti e registrati nella fase di
valutazione.
Il lavoro procede affrontando tutte le relazioni patologiche che hanno costituito un
terreno fertile per l'abuso sessuale.
Il conflitto implicito nella coppia coniugale e le sue difficoltà sessuali; la distanza
affettiva o la competizione tra la madre e la vittima, espressa, nella prima, dall'incapacità di
chiudere e sollecitare efficacemente aiuto da parte della madre; infine la relazione distorta
tra il padre e la figlia.

_____________________________________________________________________________________________________ 31
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
In questa fase l'intervento ha dunque la funzione di affiancare la famiglia con tutti gli
aiuti terapeutici e assistenziali necessari a favorire il reinserimento della vittima e il
ripristino di relazioni sane tra tutti i membri recuperabili.
Quando invece entrambi i genitori appaiono irrecuperabili, l'intervento è finalizzato
alla costruzione di un progetto di vita alternativa al minore.
L'intervento esprime allora una funzione di sostituzione definitiva della famiglia di
origine.
Il trattamento sostiene la vittima nell'aborare il fallimento dei tentativi di restituirle i
genitori adeguati e nel tollerare i sentimenti di perdita che ne derivano.
Il minore viene aiutato ad affrontare le soluzioni alternative alla famiglia d'origine che
vengono ritenute più indicate a seconda dell'età, del livello di maturazione e delle
caratteristiche della sua personalità (adozione, comunità terapeutica o altro) .
Se la famiglia è irrecuperabile, gli interventi successivi alla valutazione svolgeranno
una funzione sostitutiva nella costruzione di alternative definite dal minore.
Naturalmente gli interventi di affiancamento e quelli di sostituzione sono tra loro
antitetici (A. Vassalli, in Malacrea, Vassalli, 1990, pg.51 sgg.).

III.4.a. Allontanamento Della Vittima

- La protezione delle vittime d'incesto è frequentemente attuata allontanandole dalla


famiglia e predisponendo il loro accoglimento presso una struttura di pronto intervento.
Tipo di protezione attuata più spesso quando l'abuso è denunciato dalla vittima e
l'autore un membro della famiglia. L'allontanamento rappresenta uno degli strumenti più
accessibili per l'operatore al fine di realizzare rapidamente la protezione della vittima, ciò
grazie al fatto che il Tribunale per i minorenni , a cui compete l'assunzione di tale
provvedimento, può intervenire con maggiore elasticità e tempestività, rispetto al giudice
penale. Il primo scopo che l'allontanamento si propone di raggiungere è infatti l'immediata
interruzione della possibilità fisica che si verfichi l'abuso.
Oltre a costituire una protezione dal rischio di maltrattamenti fisici, l'allontanamento
assume anche l'aspetto di protezione psicologica. La vittima viene messa al riparo, per lo
meno temporaneamente, dalle violente reazioni che si scatenano all'interno della famiglia al
momento dello svelamento dell'incesto.
Occorre inoltre impedire che il minore venga sottoposta a pressioni o rappreaglie da
parte di chi ha interesse a mantenere il segreto.
Il provvedimento ha quindi una forte connatazione protettiva, in primo luogo nei
confronti della vittima, ma può assumere anche un significato positivo per i suoi familiari .

_____________________________________________________________________________________________________ 32
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
Anzitutto l'assenza fisica della vittima potrà consentire loro di avvertirne la mancanza
affettiva. In secondo luogo, vedendone le conseguenze, essi si renderanno maggiormente
conto che quanto è accaduto è realmente grave.
'E' comunque importante prevedere gli effetti collaterali negativi di questo
provvedimento, legati allla risonanza emotiva che esso ha sui diversi membri della famiglia.
Il minore può percepire il proprio collogamento al di fuori della famiglia come una
punizione per aver parlato e associ a questo senso di colpa la convinzione di essere la causa
di un disastro familiare.-
(T. Bertotti,in Malacrea, Vassalli,1990, pg.155 e sgg)

III.4.b. Allontanamento Dei Minori Non Direttamente Coinvolti

- L'allontanamento provvissorio degli altri minori presenti in famiglia è un


provvedimento da valutare alla luce della necessità di proteggersi sia dal rischio di subire
maltrattamenti anche solo di tipo fisico, sia della possibilità che si verifichi un nuovo
abuso sessuale questa volta nei loro confronti. In aggiunta ai dati citati sulle recidive e
sulla compresenza nell'abuso sessuale di comportamenti violenti e maltrattamenti fisici, va
infatti ricordata la frequenza con cui questa si allontani, si assenti o si rfiuti di subire
ulteriormente l'abuso:
L'allontanamento degli altri fratelli e sorelle, se considerato necessario, va
accuratamente preparato e gestito da un lato per far si che la vittima non si senta
ulteriormnete colpevole per il fatto che cra disagi e traumi nei fratelli, dall'altro perchè non
venga coilpevolizzata in tal senso da loro.
Rispetto al primo problema, bisogna tener presente che la vittima può mostrarsi molto
resistente e conflittuale rispetto all'adozione delle misure di protezione: essa può temere, per
effetto della denuncia, di venir meno ai compiti parentali che si era assunta, vuoi perchè
lascia i fratelli da soli, vuoi perchè lì costringe a uscire di casa.
Anche gli altri possono manifestare resistenze, di fronte alla prospettiva di essere
allontanati: essi a volte mettono in atto un meccanismo difensivo di negazione e di
minimizzazione del proprio coinvolgimento nell'accaduto,rappresentandosi l'esplulsione
della sola vittima quale condizione sufficiente per permettere il ristabilirsi dello status quo.
In questo caso è necessario impegnarsi a spiegare ai ragazzi il significato dei provvedimenti
e vedere se è possibile far leva su un senso di solidarietà e comprensione tra i fratelli, che
attenui il senso di antagonismo e competitività che spesso caratterizza i loro rapporti.
L'allontanamento di tutti i figli minori veicola, infatti, in primo luogo un messaggio
potente e significativo: il verificarsi dell'abuso sessuale rimanda alla relazione tra i due
coniugi e alla loro incapacità di essere genitori, in grado di allevare ed educare i propri figli

_____________________________________________________________________________________________________ 33
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
senza nuocere al loro sviluppo, e non alla loro inadeguedezza nei confronti della figlia
vittima dell'abuso.
In questo senso i genitori sono richiamati ad assumersi la responsabilità di ciò che è
accaduto e accadrà a tutti i figli; a questa responsabilità la società intende suppplire solo
temporaneamente, dando ai genitori una possibilità di riassumere il proprio ruolo: I genitori
si troveranno "costretti"a definire la loro posizione rispetto a quanto accaduto: in questo
modo verranno mossi i primi passi per una chiarificazione dei rapporti esistenti tra i membri
della famiglia, fino a quel momento costantemente occultati e mascherati.
In secondo luogo, a fronte dell'allontanamento di tutti i figli, l'aspetto coattivo delle
prescrizioni impartite dal Tribunale per i Minorenni per stimolare e verificare il recupero
delle capacità genitoriali sarà ovviamente più forte e consistente che non se venisse
allontanata solo la vittima.-
( T.Bertotti,in Segreti di Famiglia, 1990, pg.161)

III.4.c. La Coppia Genitoriale


- E' frequente constatare come, attraverso la creazione di un capro espiatorio, la coppia
genitoriale cerchi di ripresentarsi a sè e agli altri come una coppia nuovamente unita, in un
processo caratterizzato da reciproche richieste di perdono, pentimenti, buoni propositi e
grandi promesse ( tutto andrà bene tra noi , ora che lei è lontana). E' consistente il rischio
che la coppia si cementi nella proiettività e nell'espulsione. E' ovvio e facilmente
comprensebile, nei casi di abuso sessuale del padre a una figlia, il tornaconto e il vantaggio
che il padre trae da una simile operazione
Oltre che sul versante della propria immagine agli occhi del mondo, anche, e forse più,
sul versante del probabile destino della sua relazione familiare: scoperto dalla figlia e
privato del rapporto con lei, rischia di perdere anche la moglie. Viceversa bisogna osservare
che la madre è in una posizione ben più cmplessa.
In una fase iniziale la madre potrà essere stata di aiuto alla figlia, avvicinandosi a lei e
sostenendola nel momento della rivelazione e della denuncia dell'incesto.
Tuttavia, in quel preciso momento ella si è trovata a dover fronteggiare una situazione
estremamente difficile, che comprende la possibile perdita del marito e della relativa fonte
di sostentamento, la stigmatizzazione sociale e la prospettiva, spesso angosciante e
intollerabile, di dover allevare da sola i figli (compito al quale si è quasi sottratta e al quale
è, in genere, poco preparata.). Si troverà, quindi, molto combattuta tra l'alternativa di dare
fiducia e credito alla figlia, affrontando tutti i rischi sopra detti o spostarsi completamente
verso il partner, sposando la sua versione dei fatti.

_____________________________________________________________________________________________________ 34
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
Per ridurre questo rischio è importante che la madre sia sostenuta adeguatamente dagli
operatori: dovrà essere aiutata non solo nell'affrontare alcuni problemi concreti, ad esempio
di natura economica o assistenziale, ma anche, e forse più, nel comprendere le reazioni
spesso contraddittorie sia della figlia (che potrà cercarla, dichiarare di aver bisogno di lei e
contemporaneamente essere provocatoria e reattiva nei suoi confronti) sia proprie (il
sentirsi divisa tra due ruoli, quello di moglie e quello di madre, che improvvisamente
appaiono drammaticamente inconcialibili e in contrasto tra loro).
Gli esiti positivi di questa fase costituiranno un punto di partenza d'inestimabile valore
nel ripristino di una relazione adeguata tra madre e figlia.
(T.Bertotti, in Malacrea-Vassalli, 1990, pag.159-161).

_____________________________________________________________________________________________________ 35
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione

CAPITOLO IV. ASPETTI GIURIDICI

IV. 1. a. Maltrattamento Ed Abuso -La Problematica

'Da un albero sopra il suolo è possibile indovinare come sono le radici sotterranee, -
afferma Bateson - e, niente in effetti limita più la coscienza che il fermarsi a raccogliere
informazioni riguardanti solo l'emergente, sviluppando una sorta di cecita' rispetto ai nessi
della'albero con cio' che lo circonda.'
Quante volte, intrisi e avviluppati da questa cecita', gli operatori sottovalutano o non
colgono il sintomo, il segno, il segnale che l'albero sofferente lancia. Basti ricordare
l'affermazione notissima di un pediatra americano , Salomon, 'in sette anni di attivita'
pediatrica non ho mai visto un caso di maltrattamento infantile: semplicemente, non lo
cercavo.'
L'attenzione agli abusi ed alla violenza nei confronti dei minori è nata solo
recentemente. Si pensi che,. alla fine dell' '800, un avvocato americano al fine di sottrarre
una minore alla famiglia adottiva che la seviziava, dovette rivolgersi alla associazione
predisposta per la protezione degli animali, non esistendone alcuna che avesse lo scopo di
proteggere i bambini.
Di vero e proprio abuso all'infanzia si è iniziato a parlare quando C.H. KEMPE ha
introdotto il concetto nella sua famosa relazione alla associazione dei pediatri americani.
La protezione offerta dala societa' al minore abusato è mutata secondo l'epoca ed il
luogo: L'assenza nelle leggi e negli ordinamenti delle popolazioni antiche, è il segno
della.mancata attenzione di queste al problema.
Successivamente, il legislatore rileva le realta' piu' drammatiche:: lo sfruttamento sul
lavoro, la prostituzione, l'abbandono...Ogni ordinamento rispecchia il grado di
riconoscimento dell'abuso di volta in volta raggiunto nel Paese. Puo' dirsi cioe', che vi è un
rapporto diretto tra la conoscenza dell'abuso e la tutela offerta dalla legge. La risposta
dell'ordinamento si traduce in attivita' di protezione e di tutela penale offerta : le azioni ed
omissioni lesive dell'integrita' fisica e/o psichica del minore integrano ipotesi di reato, che
_____________________________________________________________________________________________________ 36
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione

vengono dal Legislatore predeterminate come figure tipiche. L'azione del diritto è dunque
duplice: in primo luogo è preventiva, in quanto, con la minaccia della sanzione, scoraggia la
commissione del reato, in secondo luogo, a reato avvenuto, colpisce l'agente. e ristora, nei
limiti del possibile, la vittima.

IV. 1. b. -L'attività Degli Organismi Internazionali


Un primo riferimento ai bambini era gia' contenuto nel Patto Costitutivo della Societa'
delle Nazioni, dove, all'art, 23, si stabiliva..' ..i membri della Societa': a) si impegnano ad
assicurare e mantenere condizioni di lavoro giuste ed umane per l'uomo, la donna , ed il
bambino sui loro territori...c) incaricano la Societa' del controllo generale degli accordi
relativi alla tratta delle donne e dei fanciulli..'
Con la Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo, approvata a Ginevra il 26/10/1924, si
pongono le basi per la tutela internazionale del minore. I principi verrano ripresi e ribaditi
nella successiva Dichiarazione, del 1959, sino ad arrivare, dopo ben dieci anni di lavori
preparatori , alla promulgazione da parte della Assemblea Generale della Nazioni Unite, in
data 20/11/1989 della CONVENZIONE SUI DIRITTI DEL FANCIULLO, asperta
all'adesione di tutti gli stati del momdo e ratificata dall'Italia con Legge 27/5/1991 n°176.
Di particolare interesse sono state le Raccomandazioni ( la n° 561 del 1969 e la n° 4 del
1985) con le quali il Consiglio d'Europa si è occupato dei maltrattamenti ed abusi ai minori,
sollecitando i Governi dei singoli Stati allo studio del problema, all'adeguamento della
legislazione ed alla predisposizione di norme di tutela delle vittime e repressione dei reati.
Le strutture che si occupano, nel mondo, dell'abuso all'infanzia sono variamente
costituite e seguono modalita' di intervento diverse. Si è percio' provveduto ad una
schematizzazione:
a) servizi sociali polivalenti - con interventi sociali affidati agli enti locali (Inghilterra,
Danimarca..)
b) servizi sociali di aiuto all'infanzia ed ai giovani - con la finalita' di sostenere le
famiglie a rischio (Francia, Germania, Norvegia)

_____________________________________________________________________________________________________ 37
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione

c) servizi di azione preventiva per i minori in pericolo- istituzioni destinate ad


interventi preventivi in favore dei minori a rischio (Svizzera e Belgio).
d) servizi specifici di protezione dei minori maltrattati e trascurati - questo tipo si
servizio si occupa esclusivamente dei minori già vittima di maltrattamenti (Stati Uniti,
Canada, Olanda).

IV . 1. c. - La tutela dei minori nell'ordinamento italiano


La protezione all'infanzia viene afferamata nella Carta Costituzionale del nostro Paese
agli artt. 2, 3, 30, 31, 37, . Le norme espresse dalla Costituzione, sono immediatamente
precettive, oltre che principi ispiratori dell'intero Ordinamento. Cosi', in particolare negli
articoli del Codice Civile troviamo l'affermazione del 'preminente interesse del minore',
quale canone ispiratore di tutta la normativa familiare, soprattuto quella rivista dal
Legislatore del 1975. Nel codice penale ci imbattiamo invece, a causa della vetusta', in una
tutela frammentaria e dispersa in diversi articoli, :
-nel titolo IX -delitti contro la moralita' pubblica ed il buon costume- troviamo gli artt. 519
e segg. che puniscono la violenza sessuale, nelle varie forme;
-nel titolo XI -delitti contro la famiglia- troviamo l'art. 564, che punisce l'incesto; e gli
artt. 570 e 572, che puniscono la violazione degli obblighi familiari ed il maltrattamento,
l'art. 571, contro l' abuso dei mezzi di correzione. , Nel titolo XII, gli artt. 578 e segg, che
puniscono l'infanticidio, l'omicidio del consenziente , l'abbandono di incapace, ecc.
Vi sono comportamenti sanzionati in modo piu' tenue, qualora siano posti in essere
all'interno della famiglia, così come comportamenti che integrano il reato solo in presenza
del pubblico scandalo (incesto).
Questo, a voler indicare che la legislazione penale andrebbe rivista alla luce delle
mutate esigenze e della piu' attenta coscienza sociale al problema minorile.

IV. 2. a. - L'intervento giudiziario - generalita'

_____________________________________________________________________________________________________ 38
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione

L'intervento giudiziario a seguito della scoperta dell'abuso su di un minore si


realizza mediante l'opera di due Magistrati:
-l'uno , il Magistrato minorile, che adottera' i provvedimenti in sede civile, previsti
dagli artt. 330 e segg. del C.C., avendo come riferimento la figura del minore e la sua tutela
(es. decadenza della potesta' ed apertura della procedura di adottabilita' del minore,
allontanamento del minore dalla casa familiare, ..);
l'altro, il Magistrato penale che adottera' le sanzioni previste per l'agente --colui che ha
commesso il reato- , sanzioni che potranno, in via mediata, colpire la sfera personale del
minore (es. : sospensione della potesta' come misura cautelare accessoria, allontanamento
del genitore abusante dal domicilio domestico).
Ma, per ambedue gli operatori, sicuramente la scelta più difficile riguarda la
regolamentazione dei rapporti tra la vittima e l'abusante.
Normalmente, si decide per l'interruzione, almeno temporanea di ogni rapporto:, al
fine di :
-evitare che l'adulto intimorisca il piccolo e lo costringa a ritrattare (evitare cioè,
l'inquinamento della prova);
-consentire al minore vittima di ritrovare l'equilibrio a mezzo di adeguato supporto
psicologico,
-evidenziare alla famiglia e al contesto sociale di appartenenza, il disvalore del
comportamento.

IV. 2. b. - L'intervento del Giudice minorile in sede civile

Ricordiamo brevemente che la potestà genitoriale, nei contenuti che le vengono


attribuiti dall'art.30 della Costituzione, dalla normativa rinnovata del 1975 in tema di
famiglia, dalla Convenzione sui diritti del minore e così ancora nella legislazione italiana
ed internazionale in materia, viene identificata come un insieme di facolta' ed obblighi
funzionali alla crescita ed alla educazione dei minori.

_____________________________________________________________________________________________________ 39
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione

La relazione genitore - figlio appare cosi' protetta dall'intervento del terzo, sin quando
il progetto educativo sia consono ed idoneo all'interesse del minore.
Quando tale progertto viene ad allontanarsi dallo scopo primario, addirittura a
comprimerlo o sacrificarlo totalmente, il rapporto, la relazione genitore figlio ed il
complesso di facolta' ed obblighi possono subire, da parte del Giudice limitazioni o ,
addirittura la totale eliminazione.
Il Giudice Minorile opera con discrezionalita' nelle diverse fasi di valutazione della
condotta, di svolgimernto del processo, di applicazione dell'intervento, di scelta del
rimedio. Tale discreziionalita' appare evidente nella sua portata, qualora ci si avvicini alle
norme che prevedono la caducazione o la limitazione della potesta' (artt. 330, 333, 334,
336. C.C.) Appare evidente che, nel valutare il pregiudizio che può subire il minore nella
sua sfera patrimoniale dalla mala gestione del genitore, il Legislatore non ha incontrato
grosse difficolta', riuscendo a codificare , qualificare e quantificare l'atto pregiudizievole e
l'intervento sanzionatorio. Nel prevedere, invece, l'atto in pregiudizio alla sfera personale. il
Legislatore non ha potuto creare categorie e prevedere lesioni speifiche, e ad esse
ricollegare sanzioni, Ha cosi' lasciato con la norma 'aperta' dell'art. 333 C.C., ampia
possibilita' per il Magistrato, sia di valutare quale 'pregiudizievole' un comportamento
genitoriale rispetto a quel minore individuato, sia di intervenire con le modalita' che riterra'
più opportune a quella specifica relazione genitore/figlio.
Cosi', come tanti sono gli obblighi e le facolta' integranti la figura della potesta', cosi'
tante e diverse possono essere le limitazioni. Si va da un minimo di intervento-sanzione-
riparazione ad un massimo, -decadenza dall'ufficio-. Può talvolta essere sufficiente la
convocazione dei genitori perchè essi prendano coscienza del problema, altre volte potra'
apparire opportuno impartire prescrizioni, mutuando il sistema previsto dall'art. 12 L.
184/1983. Per esempio, la prescrizione del sostegno psicoterapeutico da parte del Servizio
sociale, potra' porsì come rimedio utile ad evitare l'allontanemento del minore dal nucleo
familiare, allontanamento che verra' disposto in caso di non osservanza delle prescrizioni,
venendo cosi' ad eliminarsi la dialettica sorta circa la opportunita' e/o legittimita' degli
interventi terapeutici che potrebbero apparire obbligatori: nel senso che, l'intervento
_____________________________________________________________________________________________________ 40
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione

sanitario (disintossicazione dall'alcool, terapia psicologica, ecc) non può intendersi


obbligatorio e, pertanto limitativo della liberta' individuale, ma il soggetto viene lasciato
nella liberta' di scelta se sottoporsi o meno alla prescrizione, e il diniego verra' considerato
come atto/comportamento pregiudizievole (ai sensi dell'art. 333) o, addirittura integrante lo
stato di abbandono , il grave pregiudizio (art. 330).

IV. 2. c. L'intervento del giudice in sede penale


Abbiamo gi' indicato che alcuni atti o omissioni vengono dal Legislatore qualificati
come reati: pertanto, se il comportamento tenuto dal genitore o terzo, -abusante- rientra
nella fattispecie prevista dalla norma, il fatto è reato e l'agente viene sottoposto a sanzione
penale.
Nel corso del procedimento penale, possono essere applicate misure cautelari
coercitive e/o interdittive, quando, a carico dell'imputato risultino gravi indizi di
colpevolezza e ricorra almeno una delle esigenze cautelari previste dall'art. 274 C.P.P.
Fra le misure interdittive occorre segnalare la sospensione della potesta' (art. 288
C.P.P:). Nell'adottare il provvedimento, nella fase preliminare del procedimento, ricorrendo
le esigernze di cui sopra, il Gip (Giudice delle Indagini Preliminari), priva
temporaneamente, in tutto o in parte, l'imputato dei doveri e diritti inerenti il suo compito
genitoriale. Nel mentre, parallelamente, ma autonomamente, il Magistrato minorile svolge
la sua istruttoria per pervenire all'adozione dei provvedimenti di cui al paragrafo precedente.
Decorsi i termini previsti dagli artt. 303, 306 CPP, la misura cautelare si ritiene estinta.
E' evidente che, qualora vi sia un mancato raccordo tra i due Magistrati operanti (il T.M. ed
il Giudice Penale), gravi disagi deriveranno dalla nuova situazione processuale. Dovra'
dunque il Magistarto minorile intervenire, essendo per decorso dei termini caducato il
provvedimento assunto in sede poenale, a regolamentare (e se necessario, sospendere) la
potesta'.
La decadenza della potesta' può inoltre essere comminata quale pena accessoria
unitamente alla pena principale in sede di sentenza definitiva .(art. 34 C.P.). In questo caso,
salva diversa predeterminazione del Giudice, la sospensione si intende inflitta per un
_____________________________________________________________________________________________________ 41
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione

periodo doppio a quello della pena principale. Appare evidente, la necessita', ancora, alla
estinzione della pena accessoria , dell'intervernto del Magistrato minorile, qualora alcun
provvedimento in quella sede sia satto adottato.
Inoltre, nel caso di sospensione condizionale della pena principale, ugualmente risulta
sospesa quella accessoria, per il disposto della legge 7/2/1990, n° 19. art. 4. La stessa legge,
all'art. 5 (cosi' mutando il disposto dell'art. 34 C.P u.c.:), molto opportunamente, ha previsto
che '..quando sia concessa la sospensione condizionale della pena, gli atti del procedimento
vengono trasmesso al Tribunale dei Minorenni che assume i provvedimenti più opportuni
nell'interesse dei minori.'

IV . 3 - Una soluzione interessante : l'art. 165 C.P. e le prescrizioni del Giudice


penale - in sentenza G.U.P. Milano 18/1/1993.
L'art. 165 C.P. c. 1, nella nuova formulazione introdotta dalla legge n° 689/1981,
prevede che ..'la sospensione condizionale della pena può essere subordinata al pagamento
dell'obbligo delle restituzioni ecc.....all'eliminazione delle conseguenze dannose o
pericolose del reato, secondo le modalita' indicate dal Giudice nella sentenza di condanna.'
Vero è che il principio di tassativita' e di legalita' escludono che la sospensione
condizionale possa essere sottoposta ad obblighi diversi da quelli nell'articolo menzionati,
ma, siccome per ' conseguenze dannose o pericolose del reato' non si intende il
risarcimento del danno in senso civilistico, ma del danno cd. 'criminale ' (Cass. sez. V , n°
171868/1985), potranno essere comminate al condannato tutte quelle prescrizioni che
consistono in una condotta attiva o omissiva, necessaria ad elidere le conseguenze dannose
o, anche solo pericolose (ma non a escludere il pericolo di reiterazione, che porterebbe a
configurare la prescrizione come misura cautelare a pena definitiva !).
Cosi' , con la sentenza sopra ricordata, è stato prescritto al condannato (che ha
patteggiato la pena subordinando la scelta del rito alla sospensione condizionale) di non
vedere per anni tre le vittime del suo abuso e di non frequentare luoghi ove più facilmente
potrebbe avvenire l'incontro. Non si esclude che potrebbe essere oggetto di prescrizione
l'allontanamento dalla abitazione familiare a carico del genitore abusante, il sottoporsi a
_____________________________________________________________________________________________________ 42
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione

sedute di terapia familiare, il riprendere rapporti con la vittima sotto il controllo e del
servizio consultoriale, ecc.
L'istituzione degli obblighi ed il loro progressivo ampliamento sono ill frutto dell'idea
che la minaccia della carcerazione (se non osservate le prescrizioni) sia un deterrente ad una
condotta insana e che la stessa minaccia induca il reo a privilegiare l'osservanza delle
prescrizioni impartite in sede penale,, rispetto a quelle impartite in sede civile, che non
possono contare, in caso di negligenza, sulla stessa sanzione.

IV . 4 . -I soggetti obbligati alla denuncia dell'abuso


A conclusione di questo brevissimo escursus giuridico, è opportuno ricordare che
tutti coloro che vengono a conoscenza di un comportamento lesivo nei confronti di un
minore , sono tenuti (ma non hanno obbligo giuridico) a riferirne al Servizo sociale, al
Tribunale dei Minorenni, agli Agenti e cosi' via, ai sensi dell'art. 9 della Legge 184 /1983.
Il cittadino comune non è obbligato neppure alla denuncia dei reati, art. 333 C.P.P ma
è suo diritto -oltre che obbligo morale e civile- farlo. E' però obbligato alla testimonianza
(art. 198 C.P.P.) ed al soccorso.
L'obbligo di denuncia sorge in capo ai sanitari che , nell'ambito del servizio prestato ,
vengano a conoscenza di fatti- reato. La normativa in materia di tossicodipendenza (dpr n°
309/1990) sembrerebbe limitare tale obbligo. Il dubbio va risolto alla luce del disposto
dell'art. 622 C.P., che, nel sanzionare la rivelazione del segreto professionale, esclude la
punibilita' nei casi in cui la rivelazione avvenga per giusta causa. Di certo è che la materia
andrebbe approfondita.

_____________________________________________________________________________________________________ 43
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione

CAPITOLO V. ASPETTI EDUCATIVI

V.1. Il ruolo dell'educatore nella Comunità

Una volta che è stato rilevato un abuso sessuale, il primo passo necessario ad
assicurare protezione alla vittima è l'accoglimento in una Comunità per minori,
accoglimento che metterà in contatto quotidiano il minore con l'educatore.
La vittima inizialmente sarà felice di essere in Comunità, si sentirà sicura, sembrerà
serena, ma con il passare del tempo tutta la sua confusione, la sua sofferenza si faranno
sentire e allora inizieranno i problemi.
L'educatore dovrà quindi essere attento e vigile per poter intervenire nel modo giusto e
istaurare così un dialogo con il bambino.
E' essenziale che l'educatore rimandi un'immagine di persona disponibile, sensibile,
pronta ad ascoltare e a rassicurare la vittima che oltre ad essere confusa e "arrabbiata" è
anche molto spaventata.
Naturalmente ciò è difficile, non si possono seguire regole precise, modelli di
comportamento perchè ogni piccola vittima con la sua particolare storia ha un modo di
reagire, di esternare il dolore, la rabbia.
L'educatore quindi si potrà trovare di fronte una persona con comportamenti
aggressivi, con repentini cambiamenti di umore, con atteggiamenti sessualmente
inopportuni, con disturbi riguardanti l'alimentazione (anoressia o bulimia) e il sonno (incubi,
risvegli, enuresi notturni) oppure una persona accondiscendente, desiderosa di piacere a
tutti, con una buona carica comunicativa che istaura rapporti facilmente (non validi) ma che
altrettanto facilmente al minimo segno di contraddizione cambia, che si atteggia da
principessa e che spesso nel gioco sfoga la sua aggressività, diventando improvvisamente,
senza un buon motivo apparente, violenta e colpendo i bambini più piccoli.
Affinchè l'educatore possa intervenire nella maniera più giusta possibile non può
contare solo sulla sua professionalità e sensibilità, ma deve collaborare strettamente con gli
altri operatori dei vari campi: sociale, sanitario e psicologico perchè il disagio del minore,
vario e complesso, non solo richiede un aiuto immediato, ma anche il più corretto possibile
per rassicurare la vittima ed evitare che si porti dietro tante e gravi conseguenze.

_____________________________________________________________________________________________________ 44
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione

L'educatore deve comunque tener presente che nonostante il suo delicato compito
inizialmente è facilitato dal fatto che il bambino si sente al sicuro in Comunità, col passare
del tempo operare per lui diventerà sempre più difficile perchè la vittima inizierà ad essere
insofferente, a sentirsi in prigione in quanto la Comunità richiede il rispetto di regole che
nella sua casa non c'erano, non solo, vorrà andare via perchè pensa che la sua famiglia farà a
meno di lei che invece fino a poco tempo prima era la figura insostituibile, colei che
alleviava la tensione e teneva unita la famiglia: ciò le è intollerabile, non accetta l'idea di
essere così facilmente dimenticata.
Proprio per il momento particolare che il minore sta vivendo l'educatore deve
dimostrarsi comprensivo ma determinato, non deve pensare di aver fallito nel suo compito
educativo perché adesso più che mai la vittima ha bisogno di sostegno. Lasciarla a se stessa,
specie quando assumerà atteggiamenti ribelli e violenti tali da meritare l'allontanamento
dalla Comunità, sarebbe un terrbile errore, segnerebbe l'inizio di un futuro sbandato e
vuoto.
Appunto non bisogna smetterle di starle vicino, anzi occorre parlarle, spiegarle che
tornare a casa sarebbe sbagliato perchè vi andrebbe a riassumere quel ruolo che non le
compete, ma nello stesso tempo dirle che non sta rompendo con il passato , con la sua
famiglia, ma che da loro deve prendere solo quello che di positivo le hanno dato.
Per fare questo l'educatore deve immedesimarsi nel dolore della vittima, anche se ciò
comporta sofferenza, perchè solo così ella si sentirà compresa:
- "l'abuso sessuale in particolare l'incesto è una verità tremenda, è insopportabile
ascoltare la sofferenza del bambino" - dice Cristina Roccia psicologa del Centro Hansel e
Gretel di Torino.
E' comunque necessario che rimanga un pò di distacco tra l'operatore e i vari
contraddittori sentimenti della vittima altrimenti si rischia di demonizzare la famiglia
abusante, gravissimo errore, perchè nonostante tutto essa rappresenta l'unico legame che il
bambino conosce e che conta seppur sbagliato.
L'empatia così dimostrata incoraggerà il minore a dividere i suoi complessi sentimenti
e la sua sofferenza, ciò gli consentirà di allontanarsi da loro e di conseguenza dalle cause
che li hanno generati.
A questo punto inizierà il lavoro di elaborazione e ricostruzione personale della vittima
che comincerà a porre quesiti fino ad allora difficili da formulare: "Potevo rifiutarmi
prima?" "Cosa sarà di me?" "Si accorgeranno gli altri che non sono come tutte?" "Che tipo
di male mi hanno fatto?" "La colpa è mia o di papà?" "E' quello il modo giusto di voler bene
ad una figlia?".

_____________________________________________________________________________________________________ 45
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione

L'educatore al quale il bambino pone queste domande è una persona alla quale
quest'ultimo ha dato fiducia, pertanto nel rispondere non deve farsi vedere titubante, incerto
o spaventatao ma deve essere chiaro e sincero (la vittima è già stata imbrogliata troppe
volte), affinchè il minore possa fare ordine nelle sue idee e continuare la ricostruzione di ciò
che gli è successo e anche se in seguito tornerà a nascondere il dolore, a far finta di aver
dimenticato, nella sua mente sicuramente starà rielaborando tutto e piano piano porrà altri
quesiti e racconterà altri particolari della sua sofferenza.
Le cose si complicano quando vengono istituzionalizzati con la vittima altri membri
della famiglia: fratelli e madre.
Familiari che molto spesso non sono suoi alleati, anzi la colpevolizzano invece di
incoraggiarla, le dicono che è sua la colpa se sono tutti lì, che in fondo papà non era poi così
cattivo con lei. Questo confonde ancora di più la vittima: ella comincia a pensare che forse
è vero: "papà mi preferiva a tutti, giocava con me, non mi dava le botte", ma nello stesso
tempo sa che non era un padre normale che non giocava con lei nel modo giusto, che non
aveva gli atteggiamenti di tutti i papà.
In più si sente tradita da chi sperava finalmente la sostenesse, da chi dopo aver fatto
vincere l'omertà per tanto tempo, per non rovinare la famiglia, per non far scoppiare uno
scandalo, sembrava fosse deciso ad aiutarla, a comprenderla.
L'educatore deve tenere ben presenti le reazioni che i vari familiari hanno avuto alla
rivelazione dell'abuso, avere una certa comprensione della dinamica della famiglia abusante,
avere anche empatia nei confronti dei genitore, - Kempe dice: "La maggior parte dei
genitori che abusano e maltrattano i figli non sono mostri, ma persone ansiose e infelici e i
loro sentimenti frustati di impotenza e solitudine sono mescolati ad una generale mancanza
di capacità nell'allevare i figli." - e affiancare quindi la vittima con tatto e sensibilità nei
rapporti con i familiari, nei discorsi, suggerendo molto discretamente, con comportamenti
un nuovo modo di comunicare.
Per concludere come già detto l'educatore deve integrarsi con gli altri operatori per
lavorare meglio ed evitare il più possibile gli errori; l'unica cosa che può e deve fare
ripetutamente è osservare la vittima quotidianamente, nelle varie attività con occhio
sensibile e vigile possibilmente annotando tutto per poi studiarlo e rielaborarlo con
attenzione, solo così può sperare di avere risultati positivi.

_____________________________________________________________________________________________________ 46
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione

CAPITOLO VI. Conclusioni prima parte.

La scoperta di un caso di abuso sessuale è inevitabilmente causa di disagio per tutti


coloro che vi si trovano coinvolti.
Quando gli operatori intervengono in una famiglia incestuosa, questa cessa di essere
autonoma e si crea un sistema famiglia-operatori. L'influenza di questi ultimi sui processi
familiari costituisce un elemento determinante nel lavoro svolto con le famiglie in cui è
stato compiuto un abuso sessuale su un bambino. E' quindi importante che gli operatori
interessati conoscano non solo i procedimenti da seguire, ma anche le loro implicazioni
professionali. La collaborazione tra i vari operatori e i diversi servizi in ogni fase
dell'intervento è fondamentale. I tre tipi d'intervento fondamentali sono:
1. intervento essenzialmente giudiziario;
2. intervento essenzialmente sociale;
3. intervento essenzialmente terapeutico.
Questi tre sistemi d'intervento coesistono tra loro e subentrano dal primo sospetto fino
a quella del trattamento a lungo termine del bambino vittima dell'abuso e della sua famiglia.

TAV:15 COMPITO DEGLI OPERATORI NELLE TRE FASI DELLA GESTIONE


DI CASI DI ABUSO SESSUALE COMPIUTO SUI BAMBINI

tempo (giorni) 0-------------- 1 ------------------------------- 3 -------------------- 21 e piu'


fase sospetto, presa in carico del caso, indagini gestione a lungo termine del
scoperta e interventi preliminari. caso.
attivita' di ascolto collaborazione, pianificazione realizzazione dei programmi
importanza della futura gestione (incluso il (incluso il coordinamento
primaria coordinamento sul caso) sul caso )
pericoli piu' gravi panico, intervento intervento irrazionale rinuncia (a causa delle
precipitoso (precipitoso) scarse capacita' di successo)
PENSARE PENSARE AGIRE
( AGIRE ) ( PENSARE )

_____________________________________________________________________________________________________ 47
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione

PARTE SECONDA
CASO CLINICO: LA CASA SCISSA

_____________________________________________________________________________________________________ 48
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
CAPITOLO I

I.1.Descrizione del Caso clinico: la casa scissa.

A. è una graziosa bambina, molto intelligente e vivace. Attualmente ha 6.3 anni d'età, i
suoi occhi esprimono paura e un gran bisogno di essere contenuta e protetta. Nella storia
vitale di A. un avvenimento ha segnato la sua crescita psico-fisica causandogli un profondo
dolore: il trauma dell'abuso sessuale.
Nel Novembre del 1994 la madre e la nonna materna denunciano il padre di A per
abuso sessuale alla piccola.
La famiglia di A è composta dal padre (28 anni d'età), la madre (24 anni d'età), un
fratello minore (4 anni d'età) e una sorellina minore (2 anni d'età) defunta. Il nucleo
familiare coabitava con la famiglia d'origine della madre, composta dai nonni materni e due
fratelli, in un'appartamento costituito da due camere da letto, una cucina ed un bagno.
La coppia genitoriale si caratterizza per la loro litigiosità e disunione: i due
s'incontrano in un'età adolescenziale e subito si sposano perchè lei rimane incinta. Nasce A.
e la coppia inizia ad incontrare alcune difficoltà economiche per la mancanza di lavoro di
entrambi. Così il piccolo nucleo si trasferisce nella casa della famiglia materna, dove la
coppia inizia sempre più a precipitare nella litigiosità e disunione. Si crea un'alleanza tra la
madre, la nonna e uno dei fratelli che esclude completamente dal legame familiare il padre,
il quale si vede emarginato dal contesto familiare.
Tutto il nucleo familiare precipita nella conflittualità, i bambini vengono trascurati e le
necessità economiche spingono la famiglia a compiere atti illeciti. Le figure del nonno e di
uno dei fratelli rimangono ai margini della famiglia. Intanto nascono altri due bambini dei
quali il padre non riconosce totalmente la paternità accusando il fratello della moglie di aver
avuto rapporti incestuosi con la sorella.
Iniziano una serie di maltrattamenti verso i bambini da parte del padre e trascuratezza
da parte della madre che sembra condurre una vita poco morale.
In seguito alle dichiarazioni della bambina circa le particolari attenzioni a lei rivolte
dal padre, la madre e la nonna materna denunciano l'accaduto ai Carabinieri, i quali
dispongono una visita ginecologica sulla bambina e successivamente, in seguito al referto
medico positivo, trasmettono la denuncia agli organi competenti.
Il Tribunale Civile dispone nei confronti del padre la perdita delle podestà genitoriale e
il divieto di dimorare nella casa coniugale.
Successivamente la terzogenita dei tre figli, viene ricoverata con diagnosi di gastro-
enterite. La bambina muore e viene decisa l'esecuzione di una autopsia per accertare le
cause della morte.

_____________________________________________________________________________________________________ 49
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
Dopo tale evento il caso viene comunicato al Tribunale dei Minori e al Servizio
Sociale competente che raccoglie le informazioni preliminari sulla famiglia e sul loro
mondo parentale.
Tempestivamente il Tribunale dei Minori emette l'allontanamento dei minori e della
loro madre e il loro inserimento in Comunità.

I.2. L'intervento giuridico


-A seguito di denuncia presentata pr. la Caserma dei Carabinieri dalla madre e dalla
nonna di A., viene iscritta norizia di reato pr. la Procura del Tribunale di S. a carico del
padre di A.
-L' imputazione prevede: capo A- la contestazione dei reati p. e p. dagli artt. 521, 542
C.P.- (atti di libidine), capo B: la contestazione del reato p. e p. dagli artt. 582, 586, 576 C.P.
(lesioni personali).
- In sede penale, su richiesta del P.M., il G.I.P. pr. il Tribunale di S. emette, in data
7/12/1994 provvedimento con irrogazione delle misure cautelari previste dagli artt. 283
CPP (divieto di dimora ) e 288 CPP (sospensione della potesta'.
-In sede civile, a seguito delle informazioni pervenute dagli stessi Carabinieri, dai
Sanitari della USL e delle richieste formulate dagli operatori del Consultorio, il Tribunale
dei Minorenni di L.A., competente per territorio, emette in data 2/1/1995 provvedimento di
allontamnamento dalla casa familiare della minore abusata, del fratellino e della madre, con
ricovero per tutti, pr. una Casa famiglia
-Allo spirare dei termini previsti dagli artt. 303, 306 C.P.P., le misure cautelari si
estinguono ed il padre di A. fa pressante richiesta di vedere la figlia pr. la comunita' dove è
ospitata .
-Ad evitare che la piccola rimanga traumatizzata dall'incontro, la madre sollecita il
T.M. ad adottare un povvedimento ablativo o di sospensione temporanea della potesta';
-Il T.M. con provvedimento depositato in data 14/3/1995, ai sensi dell'art. 330 C.C., fa
divieto al padre di visitare i figli.

_____________________________________________________________________________________________________ 50
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione

Si attende che il procedimento a carico del padre venga definito in sede penale, con la
irrogazione, in caso di condanna, della pena accessoria della sospensione della potesta' ed,
eventualmente, di prescrizioni ex art. 165 C.P. e che il T.dei Minorenni, qualora lo ritenga
opportuno, adotti provvedimenti dii decadenza o si sospensione temporanea o, comunque
limitativi della potesta' genitoriale.

I.3. Intervento psicosociale

Dal racconto del caso emerge una storia familiare confusa, dove non esistono ruoli ben
definiti, dove l'invischiamento presente all'interno del nucleo rende molto difficile una reale
presa in carico del caso.
La segnalazione fatta ai Servizi Sociali avviene solo dopo la morte della terzogenita,
cioè dopo qualche mese successivo all'episodio dell'abuso sessuale su A.. Durante tale
periodo la bambina viene sottoposta a visita ginecologica, il padre viene allontanato dal
nucleo familiare con conseguente perdita della potestà genitoriale. In tutti questi momenti
così delicati non si è avuto l'intervento ne sociale, ne psicologico.
La presa in carico del caso non ha quindi seguito l'iter della rilevazione, accertamento
e protezione alla vittima dell'abuso sessuale. La validation non è stata eseguita, per cui non è
stato fatto un lavoro di diagnosi onde conoscere realmente i fatti accaduti e le conseguenze
psico-emotive che la bambina reca con sè dopo tale esperienza traumatica.
Consequenzialmente non è stato attuato un intervento terapeutico sulla bambina e la
famiglia. Lo stesso accertamento ginecologico avviene senza nessun tipo di preparazione e
sostegno psicologico alla bambina, la quale subisce in questo modo un ulteriore trauma.
La presa in carico del caso avviene solo dopo la morte della sorellina di A., in quanto
tale decesso ha fatto aprire un'indagine giudiziaria per le cause non certe della morte della
piccola.
L'intervento sociale si limita, per i motivi su esposti, ad eseguire una prima raccolta di
informazioni sulla famiglia, il mondo parentale e l'ambiente coinvolto nel caso. Dai primi
dati raccolti emerge una promiscuità abitativa, una figura materna labile e dipendente dalla
propria madre che sembre essere la figura dominante dell'intero nucleo familiare.

_____________________________________________________________________________________________________ 51
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
La tempestività dell'allontanamento dei minori e della loro madre, non ha permesso
ulteriori approfondimenti sul caso.
Successivamente all'istituzionalizzazione si è attuato un progetto d'intervento e tutela
dei minori. Il lavoro eseguito si è basato su:
-un lavoro di diagnosi e sostegno terapeutico alla minore vittima dell'abuso sessuale;
-un'attenta osservazione del rapporto madre-bambini;
-periodici colloqui con la figura materna tesi ad una valutazione diagnostica e
prognostica sul caso;
-osservazione delle dinamiche familiari durante le visite settimanali fatte dalla nonna
materna e dallo zio materno al nucleo.
Attualmente il lavoro di validation del caso di A. continua ancora. Il tempo perso
prima della segnalazione e il tipo di presa in carico non hanno sicuramente facilitato il
lavoro da svolgere. Il tempo perso e la non gestione della situazione di abusi e incesti hanno
creato ancora più confusione e difficoltà nel riuscire ad aiutare veramente una piccola
vittima che ora reca con se dei segni profondi di sofferenza psichica.

I.3.a. Profilo psicologico di A.

A. è una bambina molto graziosa ed adeguata. Si è inserita bene nel nuovo contesto
vitale che l'allontanamento dalla sua casa le ha proposto. Dopo un iniziale momento di
difficoltà la bambina ha accettato anche il nuovo ambiente scolastico. A livello intellettivo
mostra di essere una bambina normodotata e molto motivata all'apprendimento e nella
risposta agli stimoli che l'ambiente circostante propone. La bambina riesce a socializzare
con i suoi coetanei ed anche con le figure adulte presenti nella comunità. La sfera psico-
fisica di A. reca, però, molti dei disturbi che un trauma di violenza sessuale lascia nei
bambini che hanno vissuto tale esperienza. A. mostra una grande confusione e depressione.
La bambina presenta un comportamento spesso propositivo e a tratti sessualizzato, si isola
dal contesto relazionale fino ad arrivare ad un isolamento psichico anche attraverso il
dondolamento. Manifesta disturbi alimentari nell'inappetenza; il suo sonno è agitato e,
spesso ha bisogno del conforto di una figura accanto a lei durante la notte che la rassicuri.
Inoltre, lamenta dolori vaginali anche se dalle visite mediche non si evidenzia nulla di
patologico. A. rifiuta la figura paterna della quale dice chiaramente che le ha fatto del male:
-"papà mi ha messo pino qui (indica il suo sesso)....è un porco"-. Tale odio verbalizzato non
trova riscontro nel gioco, dove la bambina nomina e inserisce nella famiglia il padre senza
che ciò crei in lei del disagio emotivo. Spesso A. nei suoi racconti dell'accaduto mostra
confusione tra quello che fa parte di se e ciò che invece le è stato detto dalla madre e dalla
nonna, le quali hanno ulteriormente demolito nella bambina la figura paterna. Infatti, spesso

_____________________________________________________________________________________________________ 52
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
si ha l'impressione che le parole usate dalla bambina quando parla del padre siano le stesse
che usa la madre ed, inoltre sembrano parole adulte e non facenti parte di un linguaggio di
una bimba di sei anni. Le figure della madre e della nonna hanno creato nella bambina una
confusione tra la realtà e la fantasia, riempiendola di odio verso la figura paterna e facendole
mancare l'empatia necessaria per aiutarla ad elaborare ed affrontare il suo trauma.
A. evidenzia una confusione nel processo di identificazione che le crea una forma di
scissione nella struttura di personalità.
La madre di A. mostra un'affettività molto immatura, un forte attaccamento e
dipendenza dalla propria madre. Da questa immaturità emotiva e forte attaccamento nasce
la barriera che la separa dai suoi figli verso un vero rapporto madre-figli. Infatti, il suo ruolo
di madre viene svolto bene nella sfera delle cure e risposta ai bisogni materiali dei figli,
mentre per quanto riguarda la sfera del rapporto affettivo-contenitivo, mostra una
immaturità che spesso la porta a non capire o a non saper rispondere alla richieste di disagio
emotivo e di grande sofferenza di A.
L'intervento sulla bambina e la madre (sarebbe opportuno intervenire su tutta la
famiglia, ma ciò non è possibile per questo caso),benché necessari per il miglioramento di
A., non saranno forse sufficienti a capovolgere il danno dell'Io della piccola vittima e per
cambiare la personalità patologica derivata dalle componenti traumatiche dell'abuso. E'
necessario prendersi carico del disagio e cercare di ricostruire il mondo interno della
piccola, colmando la sua scissione tra realtà e vissuto emotivo, facendo in modo che la
comprensione della propria sofferenza possa sciogliere il disagio emotivo e l'impoverimento
della personalità che altrimenti persisterebbe.

I.1.b. Primo colloquio clinico.


Per meglio comprendere il disagio emotivo di A. riportiamo qualche momento del
primo colloquio terapeutico con la bambina:
A. entra nella stanza e dice: "sai..mi sono innamorata....(mi guarda cercando la mia
curiosità, continua)..di un maschio...indovina chi è". Le dico che sarebbe meglio se me lo
dicesse lei. A.: "è grande e va a scuola....". Faccio un eco e dico -va a scuola- e lei "si è
grande". A. aspetta che io indovini, così dopo qualche mio tentativo sbagliato mi dice: "è
G.". La sua espressione è dolce e compiaciuta.
A. si guarda intorno, le dico che se vuole può giocare, disegnare......e lei dopo una
breve pausa decide di sedersi nella sediolina vicina al tavolinetto e dice: "voglio fare un
disegno". Comincia a fare il suo disegno chiedendomi: "posso fare una casa?". Rispondo
che può disegnare ciò che desidera. Inizia a tracciare le pareti della casa, il tetto, il caminetto
col fumo, le finestre, la porta con i pomelli e infine le nuvole e il sole. Cerca il colore
azzurro per il fumo e dice: "il fumo lo faccio uno azzurro e l'altro rosa. In questa casa ci

_____________________________________________________________________________________________________ 53
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
abita una strega....No..un principe..è chiuso qua dentro e la principessa è fuori". Le chiedo -
fuori?-.Risponde: "si è fuori come la principessa in quella favola che stava nel bosco"
A. continua a colorare, prende il giallo per il sole e dice: "perché questi colori non
sono tutti uguali, alcuni sono piccoli ed altri grandi, non li ha usati nessuno...vero?". Mi
guarda aspettando una mia risposta positiva a questa sua attesa. Le spiego che qualcuno li ha
già usati e lei risponde: "è vero perché alcuni sono spuntati. Il disegno lo finisco un altro
giorno, adesso possiamo giocare...! Va bene...".
A. si guarda intorno, vede i giochi e dice: "giochiamo con le costruzioni".Ci
avviciniamo alle costruzioni e A. inizia a prenderle, le osserva, pensa e dice: "adesso
prendiamo tutti i pezzi piccoli di colore arancione, tu li trovi me li dai ed io li metto insieme,
faccio così.." (mi indica come li metterà insieme cercando la mia affermazione). Così, A. ed
io iniziamo questo gioco: io trovo tutti i pezzi piccoli di uno stesso colore e lei si occupa di
metterli insieme. Crea, così, delle piccole costruzioni tutte uguali e poi le raggruppa
ulteriormente a seconda della grandezza o del colore.Mentre la bambina mette insieme i
cubi a seconda del colore o della grandezza, rimango sorpresa perché A. riproduce molto
velocemente la stessa forma di costruzione per ogni gruppo di cubi-colori associati. A.
riesce a fare queste divisioni quasi senza rifletterci ed in maniera automatica. Finiti i vari
raggruppamenti la bambina dice: " basta con le costruzioni, giochiamo a qualcos'altro ".
Poi A. si guarda intorno e decide di porre la sua attenzione sui giochi soffermandosi su
un biberon. Mi dice che lei ne ha uno anche a casa sua. Lo osserva bene e mi chiede se lo
posso riempire d'acqua. Le dico di si e riempio il biberon d'acqua. C. segue con lo sguardo
questa mia azione e sembra molto soddisfatta nel vedere il biberon pieno. Poi guarda nel
cesto-giochi vede una bambola, la prende e dice: " adesso le do da mangiare ". Inizia, così, a
nutrire la sua bambola, ma subito dopo esclama: " non ne vuole più". A. rimette la bambola
nel cesto ed esplora prima con lo sguardo e poi con le mani i giochi. Trova delle pentoline,
dei piattini ed altri oggetti da cucina, mi guarda e dice: "cuciniamo la pizza, dai facciamo
per finta di fare la pizza ". Iniziamo, così, ad organizzare la cucina della pizza, ma ad un
tratto A. diventa triste e dice: " dov'è la mamma, voglio la mamma, voglio andare dalla
mamma ". Rassicuro la bambina dicendole che la mamma è fuori nella stanza dove prima si
trovava anche lei e che sicuramente la ritroverà lì ". A mi guarda rasserenata ed esclama: "
va bene, allora giochiamo ancora ". A.continua questo gioco in maniera molto partecipe ed
organizzandosi molto bene.
Finisce il tempo dell'incontro e dico a A. che ci rivedremo altre volte e che adesso
poteva ritornare dalla mamma.

Dal primo incontro con A. emergono alcuni aspetti della personalità della piccola che
già in qualche modo ci parlano del suo disagio psichico. Si nota che la bambina è seduttiva
durante la seduta e che cerca di manipolare. Inoltre A. è discontinua nei giochi, lei presenta i

_____________________________________________________________________________________________________ 54
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
suoi pezzi e si nota un grosso bisogno di aiuto nel mettere insieme i suoi pezzi. A. esprime il
suo interesse a capire chi è grande e chi è piccolo (dalla storia dell'abuso sembra che la
madre ha lasciato il suo posto e il padre ha confuso la figlia con la madre). Ciò si evidenzia
nel momento in cui la bambina fa la pizza e l'idea di prendere il posto della madre fa
emergere molta ansia.
A. manifesta anche il suo bisogno di essere nutrita con un biberon pieno. Si nota come
la bambina si lasci andare nel fare delle richieste abbassando le sue difese per subito dopo
ricreare qualche difesa per non scoprire il suo dolore, così interrompe un gioco e va ad un
altro.
A. riproporrà tale tipo di giochi e comportamenti per molti incontri ancora: l'uso degli
oggetti è per molto tempo ripetitivo, i giochi poco elaborati. Ma è proprio in questa
ripetizione e difesa ad elaborare che si riconosce la matrice dei traumi subiti.

E' necessario realizzare con il bambino una relazione attraverso cui egli possa fare
l'esperienza di fiducia, che lo ascolti e sappia aspettare con la mente vuota di giudizi,
pregiudizi e aspettative, che gli permetta di seguire e rappresentare i propri sentimenti e
pensieri, differentemente da quanto gli è accaduto in casa. La deprivazione e il
maltrattamento subito si esprimono soprattutto con il bisogno di dipendenza e contenimento
affettivo.

I.4. Intervento educativo: osservazioni.

L'intervento educativo in questo caso è stato più che altro di osservazione della
piccola.
Osservazioni poi riferite alla psicologa con la quale la bambina ha instaurato un buon
rapporto di fiducia.
Quando A. è arrivata in Comunità è subito diventata la coccolona degli operatori,
buona ed educata, intelligente e socievole.
Inizialmente sembrava esserci un forte attaccamento tra lei, la madre e il fratellino
(anch'essi accolti in Comunità), ma già dopo pochi giorni si è capito che il loro non era un
vero legame.
La mamma si sforzava di fare la mamma, sembrava e sembra tutt'ora, a distanza di
mesi, ancora un'adolescente, bisognosa lei di una madre; e i figli bisognosi di attenzioni e
cure la cercavano continuamente ma non potendo avere la sua vera presenza, il suo calore, si
accontentavano della sua presenza fisica e le si "attaccavano" morbosamente.
Piano piano però A., presa forse dallo scoraggiamento, anche perchè la madre legava
sempre più con altre ragazze adolescenti ospiti della Comunità, ha iniziato a cercare altre
figure adulte.

_____________________________________________________________________________________________________ 55
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
Ora è felice di uscire con un'educatrice, di farsi raccontareuna fiaba da un'altra, è
accondiscendente e gentile con tutte: "io voglio bene a te" oppure "tu sei quella che
preferisco".
La capacità di A. di istaurare facilmente rapporti ma tutti piuttosto superficiali, (infatti
è sembre pronta a cambiare figura) e il desiderio di piacere a tutti, sono comportamenti
tipici di molti bambini abusati sessualmente.
A. si comporta da piccola donna, è servizievole, tenera e composta, desidera stare in
ordine, se le si scompigliano i capelli subito si ripettina, ama sentirsi fare i complimenti,
spesso indirettamente li chiede: "è vero che sono bella?" "Guarda che bel vestito che ho" e si
rapporta soprattutto con figure adulte con fare malizioso e seduttivo.

Osservando la bambina nelle attività ludiche, si nota che non ama gli interventi degli
altri bambini, preferisce giocare da sola, sembra tranquilla, - anche se ha sempre nello
sguardo un velo di tristezza - , e poi improvvisamente inizia a piangere, si agita e se le si
chiede cosa non va non risponde, anzi con fare seduttivo cerca di trasferire l'attenzione
dell'educatore su altre cose.
Se gioca con gli altri bambini all'inizio è attiva e volenterosa, dopo un po' con aria
annoiata si lamenta perchè gli altri non fanno ciò che lei dice.

A. sembra una bambina sicura di sé, ma forse non lo è affatto, infatti appare bisognosa
di ogni tipo di conferma, nel gioco vuole primeggiare, si offende se si fa un complimento ad
un'altra bimba o subito interviene per attirare l'attenzione su di sé ed è felice quando si sente
dire che lei è brava, bella e buona.
La bimba desidera continuamente farsi notare da un adulto, richiamare il suo interesse,
forse per mettere in evidenza un problema, per comunicare qualcosa.
Un pomeriggio si è sollevata la gonna mostrando maliziosamente il sederino ad un
gruppo di bambini, ma solo quando ha notato la presenza di una persona adulta:"A che
gioco stai giocando? Chi te l'ha insegnato?"sorride, appare tranquilla, inizia intanto ad
allontanarsi senza rispondere:"Adesso non vuoi giocare più?, con aria maliziosa
risponde:"eh!...no" e si allontana correndo.
Sempre in presenza di adulti è entrata in bagno dove c'era un maschietto e si è fatta
trovare ad osservare attentamente il bambino che faceva la pipì. Prima che le si potesse dire
qualcosa era già andata via per niente preoccupata.

A. gioca spesso "a dottore" e i suoi pazienti sono quasi sempre maschietti: "Allora io
faccio la dottoressa e tu il malato. Allungati", il bambino si distende supino e lei continua:

_____________________________________________________________________________________________________ 56
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
"ora ti faccio la visita e ti tocco qui" inizia a toccare nell'inguine. Il bambino ride e dice: "mi
fai solletico, fermati" e si alza, lei pittosto scocciata replica: "tu non sai giocare".
Questo tu noi sai giocare, unitamente a tutti gli altri atteggiamenti dice molto, anche se
la bambina esplicitamente parla ancora poco: spesso infatti i bambini piccoli che hanno
subito abusi non esprimono i loro sentimenti, hanno bisogno di tempo in un ambiente
abbastanza protettivo prima di lasciarsi andare al dolore.

Raramente si è vista giocare con la madre,la bambina la cerca sebbene sappia di non
trovarla disponibile, desidera giocare con lei, vuole le sue coccole, ma viene accontentata
solo per pochi minuti, perchè poi il genitore dice:"dai fai la brava, tanto la mamma è qui che
ti guarda" invece subito dopo si distrae e inizia lei stessa a giocare con delle ragazzine poco
più grandi della figlia, la quale sconfortata va alla ricerca di qualcuno che le dimostri più
attenzioni, le da l'impressione di riuscire a contenere le sue confuse emozioni e chiede poi
conferma sull'interesse che si ha per lei:
"Mi vuoi bene?" "io, si e tu a chi vuoi bene?
"a te, alla mamma e a papà" non aveva finito di parlare che aggiunge: " anzi no a papà no"
"perchè no?"
"non lo so, lui a volte e buono altre volte è cattivo"
"perchè cosa fa tuo papà"
" eh!.. delle cose brutte, però mi vuole bene un poco", "non me le vuoi dire le cose brutte
che fa ?" "non posso" non mi da il tempo di aggiungere altro, chiama una bambina e corre
via.
A. forse non si sente di raccontare, di parlare, di dire che al padre nonostante tutto gli
vuole ancora bene e non se la sente di accettare che lui non gliene vuole neanche un po'
come spesso sbagliando la madre le fa credere.

Infatti la madre di A. demolisce il padrer agli occhi della figlia, ricordando a


quest'ultima continuamente, nonostante sia stata invitata a non farlo, ciò che il genitore ha
fatto.
La bambina comunque col passare del tempo si allontana dalla madre, cerca di fare a
meno di lei. Ad esempio qualche tempo fa se si svegliava e non c'era nessuno con lei in
camera si agitava molto e piangeva convulsamente, ora invece si veste si pettina e poi va
alla ricerca della madre e se non la trova niente di grave cerca i bambini e gioca con loro.

A. soprattutto quando tutti insieme si guarda la TV, assume un'aria pensierosa e si


isola completamente, non si accorge nemmeno di essere osservata e seduta sulla sedia inizia
a dondolarsi ritmicamente fino ad abbandonarsi stremata al sonno.

_____________________________________________________________________________________________________ 57
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
A. già dall'arrivo in Comunità si mastrurbava, ma in maniera più discreta e se si
rendeva conto di essere vista assumeva un'aria di colpevolezza, ora invece si masturba
spessissimo e se si cerca di distrarla, si allontana e inizia nuovamente: la mamma sembra
non accorgersene.
Quest'ultima come abbiamo detto è una donna immatura e poco volenterosa,
nonostante riceva dei consigli, dei suggerimenti sui comportamenti da assumere verso i suoi
figli, pare incapace di collaborare, non riesce proprio a fare la madre.
Non ha un atteggiamento empatico nei confronti della figlia e ha troppe cose da
rielaborare per poter essere capace di aiutare la bambina, la quale non dice abbastanza, non
sembra migliorare (anche se ha rivelato molte cose alla psicologa), forse proprio per la
presenza della madre, per niente positiva.

_____________________________________________________________________________________________________ 58
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione

CAPITOLO II

Proposta d'intervento: percorribilità della presa in carico e trattamento nei


casi di abuso sessuale a minori.

L'abuso sessuale è un sintomo rilevatore della disfunzione familiare, del malessere profondo di cui soffrono
tutti i membri della famiglia, ed è nello stesso tempo un sintomo che rende possibile
l'esistenza di un falso equilibrio. Le famiglie incestuose vivono barricate in se stesse, senza
alcuna apertura verso l'esterno, senza scambi; il silenzio e il non detto favoriscono
un'esistenza nel più assoluto silenzio e crea un forte attaccamento tra i vari membri.
E' proprio dalla complessità delle dinamiche familiari e dalla difficoltà della trattabilità
che gli interventi nei confronti di questa infanzia abusata vanno programmati e pensati
partendo da un'integrazione dei servizi. Quindi una presa in carico a lungo termine effettuata
da un'equipe di educatori, assistenti sociali, psicologi in strutture aperte è fondamentale per
avere un risultato efficace.
Secondo T. Furniss, in un intervento sociale e terapeutico di abuso sessuale a minori
vanno considerati sette fasi:
1. Riservare per l'abuso sessuale una diagnosi differenziale.
2. Credere a quanto il bambino comunica verbalmente e non verbalmente.
3. Esplicitare la diagnosi in un colloquio a diretto confronto con il bambino.
4. Accertamento medico-sanitario del bambino.
5. Pianificare l'intervento e la coordinazione degli operatori.
6. Colloquio rivelatore con l'autore dell'incesto ed i genitori.
7. Incontri con la famiglia.

1. Riservare per l'abuso sessuale una diagnosi differenziale.


Eseguire una diagnosi differenziale e credere a quanto il bambino rivela, evitando
interventi prematuri e mal condotti, è la prima cosa da fare nei casi di abuso sessuale
intrafamiliare. Molti bambini spesso non vengono creduti quando rivelano l'accaduto. E',
quindi, molto importante eseguire un'attenta valutazione nei primi momenti in cui tale verità
si rivela attraverso un lavoro di validation.

2. Credere a quanto il bambino ci comunica verbalmente e non verbalmente.


Questa fase prevede un confronto diretto col bambino, in un'atmosfera di calma e
sicurezza. Solitamente i bambini vittama di abuso sono molto legati al padre incestuoso
avendo stabilito un contatto emotivo intimo,anche se devastante e perverso. Per cui questi

_____________________________________________________________________________________________________ 59
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
bambini prima di parlare del loro vissuto hanno bisogno del permesso esplicito di parlarne.
E', quindi, molto importante che il terapeuta cerchi di stabilire un rapporto di fiducia con la
vittima e riesca ad indirizzare tutta l'ansia indotta dall'imposizione della segretezza, dalle
minacce, verso una elaborazione che dia al bambino la possibilità di aprirsi.

3. Esplicitare la diagnosi in un colloquio a diretto confronto con il bambino.


E' fondamentale che fin dall'inizio si attui una pianificazione dell'intervento. Tale
pianificazione deve comprendere tutti gli operatori che potranno offrire le loro prestazioni,
includendo se necessario l'intervento giuridico. Un approccio terapeutico richiede di
frequente un supporto legale. Spesso si rende necessario citare in giudizio i padri affinchè
ammettano la loro colpevolezza. Il pericolo è che in una prassi terapeutica senza supporto
legale, il padre apparentemente collabora con il terapeuta, ma di fatto continua a perpetrare
l'abuso nel segreto e nel silenzio, minacciando il bambino di severe punizioni.

4. Accertamento medico-sanitario del bambino.


L'esame delle condizioni fisiche del bambino è un elemento importante in ogni
intervento terapeutico di crisi. La visita medica va accuratamente preparata e spiegata al
bambino. Dev'essere effettuata con tatto e delicatezza. L'esame dev'essere condotto da
medici esperti e dopo aver preparato psicologicamente il bambino.

5. Pianificare l'intervento e la coordinazione degli operatori.


Un'accurata preparazione dell'intervento , una seria documentazione, un lavoro
d'equipe, un atteggiamento energico sono aspetti fondamentali per la presa in carico di ogni
caso di abuso. In un intervento calibrato è fondamentale nella fase di programmazione
stabilire:
- quale operatore seguirà il bambino continuamente;
- dove dovrà andare il bambino se si prevede un allontanamento da casa;
- quale operatore parlerà con i genitori e porrà a confronto l'abusante con il suo reato;
- che ruolo dovranno svolgere le associazioni di protezione dei minori e la legge.
Questi problemi vanno affrontati in un approccio multidisciplinare e discussi in una
riunione prima del confronto con l'autore dell'abuso.

6. Colloquio rivelatore con l'autore dell'incesto ed i genitori.


Quanto più l'intervento mantiene un suo equilibrio professionale, tanto più aumenta la
possibilità di ammissione di colpevolezza da parte dell'abusante. In questi casi bisogna
sostenere le prove raccolte, basarsi sull'accaduto e richiedere l'appoggio della legge.

7. Incontri con la famiglia.

_____________________________________________________________________________________________________ 60
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
Dopo l'ammissione della colpa è fondamentale programmare subito uno o più incontri
con tutta la famiglia. Ciò è importante affinchè il segreto venga sciolto e la verità detta
apertamente di fronte i componenti della famiglia, il tutto per non rischiare una ritrattazione
da parte del colpevole del abuso.
Scopo delle riunioni familiari è giungere e definire alcuni aspetti:
a. rilevare la realtà dell'abuso familiare;
b. aiutare il padre o l'abusante ad assumersi le sue responsabilità;
c. aiutare i genitori ad assumersi le loro responsabilità per garantire il benessere psico-
fisico dei figli;
d. discutere dell'immediato futuro della famiglia;
e. raggiungere un accordo circa il ruolo ed i compiti specifici degli operatori che si
occupano del caso.
La presa in carico della famiglia in una terapia volontaria o coatta è fondamentale per
tentare il recupero della stessa e soprattutto per aiutare la piccola vittima nel dramma della
deprivazione subita. La trattabilità della famiglia incestuosa è di fondamentale importanza
in un intervento di presa in carico di abuso sessuale. Infatti, è da tale intervento che dipende
il destino della piccola vittima e le future decisioni gestionali del caso.

Conclusioni.
In queste ultime considerazioni si è parlato di diagnosi e di trattamento. E', però, di
prima importanza chiedersi cosa fare per evitare e prevenire le situazioni di abuso sessuale.
Per realizzare un programma di prevenzione ed informazione si rende necessaria una
collaborazione dei servizi socio-sanitari ed educativi per l'infanzia. Da quì la necessità di
realizzare servizi decentrati ed integrati aperti a tutta la popolazione e rispondenti ai bisogni
di ogni singolo utente.
Nella gestione dei servizi sociali è importante creare diverse linee d'intervento che
vanno dalla prevenzione, alla presa in carico, al controllo e al trattamento nei confronti del
disagio presentato dal minore e dalla sua famiglia.
Oggi le propettive d'intervento per garantire al fanciullo un'esistenza più dignitosa
sono diverse, ma vanno ricondotte alla esigenza di una forte elaborazione culturale e di uno
stimolo alla testimonianza, per promuovere i valori della solidarietà che devono investire
tutto il tessuto sociale e le istituzioni.
I problemi dei minori in difficoltà non sono solo problemi degli specialisti o delle
famiglie, ma di tutta la comunità.

_____________________________________________________________________________________________________ 61
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
BIBLIOGRAFIA

AA.VV. (1986) - La violenza nascosta. Gli abusi sessuali sui bambini, Tr. it., R.Cortina,
Milano.
AMMANITI M., MATASSI R. (1981) et alii, Il bambino maltrattato, Il Pensiero
Scientifico, Roma.
AULETTA T.(1992), Il diritto di famiglia, G. Giappichelli, Torino.
BARBERO A.-VANZINI B., (1988),Maltrattamento all'infanzia e servizi sociali, Unicopli,
Milano.
BIANCHI B., RANGONE G.(1985), Maltrattamento infantile e intervento nei servizi
pubblici,Prospettive sociali e sanitarie, 14, pp.8-10,
BARKER P.( 1990), Il colloquio clinico con i bambini e gli adolescenti, Ed. Astrolabio.
BALCONI M., DEL CARLO G.(1987), Il disegno e la psicoanalisi infantile, R.Cortina,
Milano.
BONAMINIO V.e IACCARINO B. (1984), (a cura di ), L'osservazione diretta del
bambino, Boringhieri, Torino.
BOSTON M. e SZUR R.(1987), Il lavoro psicoterapeutico con i bambini precocemente
deprivati, Liguori, Napoli.
CAFFO. E. (1980), Abusi e violenze all'infanzia, UNICOPLI, Milano.
CAFFO E. (1988), Il rischio familiare e la tutela del bambino, Ed Guerrini e Associati,
Milano.
CAMBI F.. e ULIVIERI S.(1990) Infanzia e violenza. Forme, terapie, interpretazioni, La
Nuova Italia, Firenze.
CANEPA e LAGAZZI (1988), I delitti sessuali, CEDAM, Milano.
CENDON P. (1991), I bambini ed i loro diritti, S. IL MULINO, Bologna.
CIAN OPPO TRABUCCHI, Comm.al diritto it. della famiglia , CEDAM, Milano.
CIRILLO S. e DI BLASIO P.(1989), La famiglia maltrattante. Diagnosi e terapia,
R.Cortina , Milano.
Counsil of Euorpe, Criminological Aspects of the ill -treatement of childeren in the family,
Vol.18, Counsil of Europe , STRASBOURG, 1981
CRESPI STELLA ZUCCALA (1994), Comm. breve al Codice Penale, CEDAM, Milano.
DAL PRA PONTICELLI M.(1985), Metodologie del Servizio Sociale. Il processo di aiuto
alla persona, Angeli, Milano.
DAL PRA PONTICELLI M.(1987), Lineamenti di Servizio Sociale, Astrolabio, Roma.
DELL'ANTONIO A.M., DE LEO G.(1986), Il bambino l'adolescente e la legge, Giuffrè,
Milano.

_____________________________________________________________________________________________________ 62
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
DELL'ANTONIOA.M.(1990), Ascoltare il minore, A. Giuffrè, Milano DELL'ANTONIO
A.M., (1977), Bambini in istituto, Bulzoni, Roma
DOSI G., (1988), I reati contro i minorenni, Associati, Roma,
FOTI C. , ROCCIA C., ROSTAGNO M.,(1992), C'era un bambino che non era ascoltato...,
Centro studi HANSEL e GRETEL, Torino.
FOTI C., ROCCIA C.(1994), L'abuso sessuale sui minori. Educazione sessuale,
prevenzione, trattamento, UNICOPLI, Milano,
FURNISS T.(1983), Mutual Influence and Interlocking Professional - family process in the
treatment of Child Sexual Abuse and Incest Child Abuse and Neglect.
KREISLER L.(1986), Clinica psicosomatica del bambino, Cortina Milano .
KEMPE R. KEMPE C.H.(1978), Le violenze sul bambino, Tr. it., Armando, Roma
KADUSHIN A.(1987), Il colloquio nel Servizio Sociale, Astrolabio.
LUCARDI M., La questione della definizione e delle forme del "child abuse", Studi e
ricerche, pag.18-25, Roma.
MALACREA M., VASSALLI A. (a cura di)(1990), Segreti di famiglia, Milano R.Cortina.
MASTRONARDI V.(1989), Manuale per operatori criminologici, Giuffrè, Milano
MILLER A.(1989), Il bambino inascoltato, Bollati Boringhieri, Torino.
MONTECCHI F.(1991), Prevenzione e trattamento dell'abuso all'infanzia, Borla, Roma.
MONTECCHI F.(1994), Gli abusi all'infanzia. Dalla ricerca all'intervento clinico, Nuova
Italia Scientifica, Roma.
MORO A.(1985), Interventi a favore dell'infanzia, prospettive e difficoltà; da Il bambino
incompiuto, n.2 pag. 88, Milano .
PALAZZOLI SELVINI M., CIRILLO S., SELVINI M.,SORRENTINO A.M.,(1988) I
giochi psicotici nella famiglia, R. Cortina.
PFANNER P.(1982), La famiglia abusante, da Il bambino incompiuto n.2, pag. 79- 83 ,
Milano.
REID W.(1987), Terapia della famiglia e Servizio Sociale, Tr. It., Astrolabio, Roma
RUBINI C.(1993) , I reati nella famiglia, Hoepli,Milano.
SGROI S. M.(1975) , Sexual Molestation of Children : The Last Frontier in Child Abuse,
Children Today, 4, :
WINNICOTT D.W.(1986), Il bambino deprivato. Le origini della tendenza antisociale,
Cortina, Milano.
WINNICOTT D.W.(1987), I bambini e le loro madri, R. Cortina , Milano.
BAMBINO INCOMPIUTO,(1990) n. 3 .
FAMIGLIA e DIRITTO,(1994),Bimestrale di diritto e giurisprudenza, IPSOA., Milano.
MINORI e GIUSTIZIA,(1994 A), (1995 B) Rivista interdisciplinare su studi giuridici
psicologici, pedagogici e sociali sulla relazione tra minorenni e giustizia, F. Angeli, Milano.

_____________________________________________________________________________________________________ 63
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it
formazione
RAPPORTO ASPER (1992), (Associazione per lo studio dell'analisi psichica e la ricerca in
sessuologia) a cura di CAFARO D. Rapporto n. 2 Roma.

_____________________________________________________________________________________________________ 64
IBAMBINI.IT - BIBLIOTECA ON LINE
(c) 2001 Tutti i diritti riservati a Fondazione Maria Regina / Associazione Focolare Maria Regina
www.ibambini.it - e-mail: info@ibambini.it

Potrebbero piacerti anche