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Sbobina Fisiologia

C.d.L. Infermieris ca - I A.A.

Introduzione alla Fisiologia e omeostasi

L’obie vo della Fisiologia è studiare il funzionamento degli organismi viven e dei


loro componen .
La Fisiologia è una scienza integrata: essa, infa , ha come punto focale
l’integrazione delle funzioni a raverso mol livelli di organizzazione (“integrare” nel
senso di unire tra loro vari elemen per creare un insieme uni cato).

Nella gura 1.1 vediamo i vari livelli di organizzazione degli organismi viven , dalle
molecole alle popolazioni di diverse specie che vivono insieme in ecosistemi e nella
biosfera.
La biologia, la chimica e l’ecologia sono so o-discipline correlate allo studio di
ciascun livello di organizzazione.
A qualsiasi livello, lo studio della siologia è imprescindibile da quello dell’anatomia,
nel senso che ci fa comprendere che la stru ura di una cellula, di un tessuto o di un
organo deve fornire un’e ciente base sica per il suo funzionamento.

Nel livello più basso della gura, gli atomi si legano insieme a formare molecole. La
più piccola unità stru urale in grado di realizzare tu i processi vitali è la cellula.
Una barriera di lipidi e proteine, chiamata membrana cellulare (o plasma ca), separa
le cellule dal loro ambiente esterno.
L’insieme delle cellule che presentano funzioni correlate cos tuiscono i tessu . I
tessu formano unità stru urali e funzionali denominate organi, e gruppi di organi
integrano le loro funzioni per creare appara (o sistemi, g. 1.2).

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In de ni va, la Fisiologia Umana analizza i meccanismi cellulari/molecolari nel corpo
umano che consentono all’individuo di svolgere quelle funzioni indispensabili per la
sopravvivenza del singolo e della specie, regolando l’interazione con l’ambiente e
con gli altri organismi.

I due compar men liquidi (o idrici) dell’organismo


Da un punto di vista funzionale, il corpo ha due compar men liquidi ( g. 3.1 pagina
seguente), ossia: i liquidi del nostro organismo possono essere suddivisi in due
grandi compar menti; tu o ciò è dato dal fa o che le barriere epiteliali (pare dei
capillari) e le membrane cellulari dividono l’organismo in compar men che
contengono liquido.
Per spiegare quanto appena de o, la prima cosa da a ermare è che la maggior parte
delle cellule del corpo non è a conta o dire o con il mondo esterno, bensì il loro
mondo esterno è il liquido extracellulare ( g. 1.5 pagina seguente).
Se pensiamo dunque all’insieme delle cellule del corpo come ad una singola unità,
possiamo dividere il corpo in due grandi compar men liquidi: (1) il liquido

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Figura 3.1

extracellulare (LEC) all’esterno delle cellule e (2) il liquido intracellulare (LIC) al loro

interno. La parete che divide il LEC dal LIC è la membrana cellulare. Il LEC può essere
suddiviso ulteriormente in plasma, la parte liquida del sangue, e in liquido
inters ziale, che circonda molte cellule del corpo.
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L’acqua corporea totale sarà dunque uguale alla somma dei volumi di acqua del LIC e
di quella del LEC. (Vedi anche pagina seguente)

Il 60% dell’organismo è costituito da acqua (LIC+LEC)


Il liquido extracellulare, o liquido interstiziale, o mezzo interno, va distinto


dall’ambiente esterno: è attraverso il “mezzo interno” che si hanno scambi con l’ambiente
esterno. Il liquido interstiziale è formato al 60% da acqua.

L’omeostasi

A metà del 1800, il medico francese Claude Bernard notò la stabilità di varie funzioni
siologiche (è suo il celebre pensiero: “la condizione per una vita libera e autonoma
è la stabilità dell’ambiente interno”).
È però al siologo americano Walter B. Cannon che si deve il primo uso della parola
omeostasi, dal greco “omeo” (=simile) e stasi, che lo studioso in questo caso u lizzò
per esprimere il conce o di condizione, non uno stato stabile e immutabile. Anche se
alcuni siologi sostengono che dovrebbe essere usato il termine omeodinamico,
appunto per di erenziare il conce o stesso da quello di sta cità, quello che serve
sapere è che l’organismo è in grado di monitorare il proprio stato interno e
intraprendere azioni a e a correggere le variazioni che minacciano la sua normale

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funzione. Dunque è importante ricordare che omeostasi non signi ca a a o
“equilibrio”, bensì “condizione simile”, “rela va stabilità dell’ambiente interno”
(Bernard).
LE VARIABILI CRITICHE DI CANNON
Cannon propose un elenco di variabili che sono so o controllo omeosta co,
dis nguendole in [tra virgole e le sue parole, in grasse o la terminologia moderna
o enuta grazie alle scoperte successive]:
- “fa ori ambientali che in uenzano le cellule”—> osmolarità, temperatura e pH;
- “materiali per le necessità della cellula”—> nutrien , acqua, sodio, calcio, altri
ioni inorganici, ossigeno;
- “secrezioni interne che producono e e generalizza e con nui”: gli ormoni e le
altre sostanze chimiche che le cellule usano per comunicare le une con le altre.

Se il corpo non man ene l’omeostasi delle variabili elencate da Cannon, la normale
funzione dell’organismo viene danneggiata e a questo consegue uno stato di
mala a, o condizione patologica.

—> il primo principio organizza vo dell’organismo è il mantenimento


dell’omeostasi del mezzo interno

N.B. : mezzo interno= ambiente interno, LEC, liquido inters ziale, plasma, linfa…

—> altra de nizione di omeostasi: mantenimento dinamico del volume, della


composizione, della temperatura e dell’acidità del mezzo interno, condizione
essenziale per la sopravvivenza dell’organismo

—> tra mezzo interno (“outside”) e liquido intra-cellulare (“inside”) esistono notevoli
di erenze di concentrazione di sostanze/ioni
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Omeostasi= mantenimento della costanza del mezzo interno

Dunque se le condizioni o mali del mezzo interno vengono alterate, cioè se


l’omeostasi viene perturbata, per cause esterne o interne all’organismo, quest’ul mo
tenta di compensare; se questo processo di compensazione ha successo, l’omeostasi
è ristabilita. Se la compensazione fallisce, la conseguenza può essere la mala a
( gura 1.3). [lo studio delle funzioni corporee in caso di mala a è de o
Fisiopatologia].

L’OMEOSTASI DIPENDE DALL’EQUILIBRIO DI MASSA

Il corpo umano è un sistema aperto che scambia calore e materiali con l’ambiente
esterno. Per mantenere uno stato di omeostasi l’organismo sfru a il principio
dell’equilibrio di massa. La legge dell’equilibrio di massa dice che la quan tà di una
sostanza nell’organismo deve restare costante, ogni aumento deve essere
compensato da una perdita di pari en tà ( gura 1.6a).

La cessione di acqua all’ambiente esterno deve essere bilanciata dall’assunzione di acqua


dall’ambiente esterno e dalla produzione metabolica di acqua.
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La quan tà di una sostanza nel corpo è anche chiamata carico ( g. 1.6b), come per
esempio in “carico di sodio”.
—> altre sostanze le cui concentrazioni sono mantenute costan a raverso
l’equilibrio di massa includono l’ossigeno e l’anidride carbonica, i sali e gli ioni
idrogeno (pH).
—> equazione dell’equilibrio di massa:
Quan tà totale di una
sostanza x nell’organismo = assunzione + produzione - escrezione - metabolismo
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MECCANISMI DI CONTROLLO ALLA BASE DELL’OMEOSTASI

Per mantenere l’omeostasi il corpo umano esegue il monitoraggio di alcune funzioni


fondamentali, quali, per esempio, la pressione arteriosa e la concentrazione ema ca
di glucosio, che devono essere mantenu in un certo ambito di valori perché
l’organismo sia mantenuto in una condizione funzionalmente corre a.
Queste variabili controllate vengono mantenute entro la loro gamma di valori
acce abili (norma) da meccanismi di controllo siologici che intervengono quando le
variabili si discostano troppo dal loro valore di riferimento, o valore o male.
Esistono due modelli di base di meccanismi di controllo: controllo locale e controllo
ri esso a lunga distanza.

Forma più semplice di un sistema di controllo


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Controllo locale: la risposta è limitata alla regione dove si è veri cato un
cambiamento, solitamente dovuta a meccanismi autocrini o paracrini (es.: riduzione
concentrazione ossigeno in un tessuto)
Controllo ri esso: il centro di controllo si trova all’esterno della regione interessata
(es: regolazione pressione arteriosa). È una via a lunga distanza che u lizza il
sistema nervoso o endocrino o entrambi. Meccanismi: endocrino o nervoso

Per mantenere un equilibrio omeosta co sono richies :


- un sistema di sensori, che misurano la variabile controllata
- un centro di integrazione, dove la misura è paragonata ad un valore di riferimento
(set point)
- un sistema di e e ori capaci di modi care il parametro da controllare,
riportandolo al valore di riferimento ogni volta che esso si modi ca.

Circuito di risposta—> ciò che impedisce al dispositivo di portare la temperatura a 50° è il


circuito a retroazione: la risp torna indietro a modulare lo stimolo di ingresso

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La via ri essa è suddivisa in:


- circui di risposta
- circui a retroazione

I circui a retroazione nega va

La maggior parte dei sistemi di controllo dell’organismo agiscono mediante un


meccanismo a feedback nega vo, o a retroazione nega va
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—> la variazione di un parametro da controllare a va una risposta che contrasta la


perturbazione iniziale, riportando il parametro controllato al valore originale.
—> un sensore rileva il valore a uale della variabile siologica (es. temperatura
corporea), manda il segnale a un centro integra vo che compara tale valore con
quello di riferimento (set point). In caso di di erenza, viene mandato un segnale di
errore a e e ori che agiscono per portare il valore della variabile al valore di
riferimento o entro l’intervallo dei valori di riferimento.
—> nella maggior parte dei ri essi, i processi a retroazione nega va sono
omeosta ci: cioè proge a per mantenere il sistema al valore di riferimento o in
sua prossimità, in modo che la variabile regolata sia rela vamente stabile.

I circui a retroazione posi va

In un processo a retroazione posi va (o feedback posi vo), la risposta ra orza lo


s molo invece di diminuirlo o rimuoverlo. La risposta spinge ancora di più la
variabile lontano dal valore di riferimento—> questo innesca una spirale di risposte
sempre crescen che porta il sistema temporaneamente fuori controllo.
—> poiché il feedback posi vo intensi ca la risposta, questo po di retroazione
richiede un intervento o un evento esterni al processo per bloccare la risposta
stessa.
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Esempio di processo a retroazione positiva: il


controllo ormonale delle contrazioni uterine
durante il parto.

—> la di erenza del valore della variabile rispe o al valore di riferimento innesca un
segnale di errore che promuove processi vol ad aumentare ancora di più quella
di erenza—> i processi a retroazione posi va non sono omeosta ci

* a questo punto il docente inserisce un breve cenno all’importanza del sistema


nervoso nell’integrazione e coordinazione dei segnali per il controllo
dell’omeostasi, ma in queste sbobine verrà inserito insieme a tu o il resto del
sistema nervoso.
—> v. pag. seguente per con nuazione: cellula (brevi cenni nel programma di
siologia), compar men funzionali dell’organismo (con nuazione, secondo l’ordine
delle slides del docente) e a raversamento membrane.

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A raversamento delle membrane

Principi di funzionamento della membrana cellulare

[in questa prima parte me erò il testo delle slides del docente e le immagini tra e
dal Silverthorn, tanto la cellula l’abbiamo già tra ata a dovere in biologia]

FUNZIONI DELLA MEMBRANA CELLULARE

1) ISOLAMENTO FISICO: barriera sica che separa il LIC dal LEC


2) REGOLAZIONE DEGLI SCAMBI CON L’AMBIENTE ESTERNO: controlla l’entrata di
nutrien e ioni nella cellula e l’eliminazione dei cataboli
3) COMUNICAZIONE TRA LA CELLULA E IL SUO AMBIENTE: con ene proteine che
perme ono di riconoscere segnali nell’ambiente esterno
4) SUPPORTO STRUTTURALE: alcune proteine della membrana sono ancorate al
citoscheletro (stru ura di supporto interna alla cellula)
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- Le cara eris che della membrana cellulare determinano le di erenze di
composizione del liquido intra ed extra cellulare
- La sua stru ura è formata da 2 stra di fosfolipidi con le code idrofobe rivolte
verso l’interno e le teste idro le verso il liquido intra ed extra cellulare. Spessore
ca. 8 nm. Vi sono canali per il passaggio di piccole molecole
- Funzioni: dipendono dalle proteine. Quando queste ul me a raversano le
membrane vengono de e integrali; esse cos tuiscono canali per gli ioni,
trasportatori e pompe per il passaggio di sostanze/ioni. Le proteine sul lato intra o
extracitoplasma co della membrana (proteine periferiche) hanno funzioni di
enzimi, captano ioni e biomolecole (rece ori) o hanno funzioni stru urali
associate al citoscheletro.

RIPASSO DELLA STRUTTURA CELLULARE


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RIPASSO SINTESI PROTEICA
GIUNZIONI CELLULARI

MECCANISMI DI COMUNICAZIONE INTERCELLULARE


Tipi di comunicazione nell’organismo
Comunicazione locale, per mezzo di:
1. Giunzioni comunican
2. Segnali dipenden da conta o
3. Segnali chimici
Comunicazione a lunga distanza, cara erizzata da:
—> combinazione di segnali chimici ed ele rici trasporta dalle cellule nervose e di
segnali chimici trasporta nel sangue.

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Processi di membrana
Compar men funzionali dell’organismo
Dal punto di vista anatomico, l’organismo può essere suddiviso in 3 cavità principali:
- cavità cranica
- cavità toracica—> sacco pleurico e sacco pericardico
- cavità addomino-pelvica—> cavità addominale e pelvica

Dal punto di vista funzionale, l’organismo viene suddiviso in 2 compar men liquidi:
- liquido intracellulare (LIC)
- liquido extracellulare (LEC)—> liquido inters ziale e plasma
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Osmosi

Per osmosi si intende il movimento di acqua a raverso una membrana in risposta a


un gradiente di concentrazione di soluto. Nell’osmosi, l’acqua si sposta per diluire la
soluzione più concentrata. Appena le soluzioni si eguagliano, lo spostamento ne o di
acqua si ferma.

La pressione che deve essere applicata al


pistone per opporsi esa amente al
movimento osmo co dell’acqua verso il
compar mento B è nota come pressione
osmo ca della soluzione B.
La pressione osmo ca aumenta all’aumentare
della concentrazione dei solu e dipende dalla
concentrazione totale dei solu e NON dalla
pologia molecolare
—> come per tu e le altre pressioni, l’unità di
misura della pressione osmo ca è l’atmosfera
(atm) o il millimetro di mercurio (mmHg). Una
pressione di 1 mmHg è equivalente alla
pressione idrosta ca esercitata su un’area di 1
cm2 da una colonna di mercurio alta 1 mm.

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—> Pressione idrosta ca: pressione che un liquido non in movimento esercita
contro le pare del suo contenitore. Ad esempio, una colonna di liquido in un tubo
esercita un’iden ca pressione idrosta ca sulla base e sui la del tubo…
————> se il liquido è in movimento: la pressione esercitata dal movimento del
liquido consiste di due componen —> una dinamica, che rappresenta l’energia
cine ca del sistema, e una componente laterale, che rappresenta la pressione
idrosta ca (energia potenziale) esercitata sulle pare del sistema.

Osmolarità

Si de nisce come numero di par celle osmo camente a ve per litro di soluzione,
non il numero di molecole. Essenzialmente con osmolarità si esprime la
concentrazione per le soluzioni biologiche. L’osmolarità è espressa in osmoli per
litro (osmol/L o OsM) o, per soluzioni siologiche molto diluite, milliosmoli/litro
(mOsM).

CONFRONTO DELL’OSMOLARITÀ DI DUE SOLUZIONI


È possibile paragonare le osmolarità di soluzioni diverse purché le concentrazioni
siano espresse nelle stesse unità di misura: per esempio, in milliosmoli per litro.
- se due soluzioni contengono lo stesso numero di par celle di soluto per unità di
volume, si dice che le soluzioni sono isoosmo che;
- Se la soluzione A ha un’osmolarità maggiore (=con ene più par celle per unità di
volume=è più concentrata) della soluzione B, si dice iperosmo ca rispe o alla
soluzione B;
- Nello stesso esempio, la soluzione B, con meno osmoli per unità di volume
(=meno concentrata), è ipoosmo ca rispe o alla soluzione A.

Tonicità
La tonicità è un termine siologico usato per descrivere una soluzione e come tale
soluzione potrebbe in uenzare il volume cellulare se la cellula viene posta nella
soluzione e le viene consen to di raggiungere l’equilibrio.
- Se una cellula situata nella soluzione acquista acqua e si gon a, si dice che la
soluzione è ipotonica rispe o alla cellula;
- se la cellula perde acqua e si restringe quando è messa in soluzione, la soluzione
è de a ipertonica;
- se la cellula in soluzione non cambia di volume, la soluzione è isotonica.
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—> In che cosa di erisce la tonicità dall’osmolarità?


1. L’osmolarità descrive il numero di par celle di soluto disciolte in un volume di
soluzione. Ha come unità di misura osmoli/litro e può essere misurata con un
osmometro. —> la tonicità non ha unità di misura; è solo un termine
compara vo.
2. L’osmolarità può essere usata per paragonare due soluzioni e la relazione è
reciproca (la soluzione A è iperosmo ca rispe o alla soluzione B; pertanto, la
soluzione B è ipoosmo ca rispe o alla soluzione A). —> la tonicità confronta
sempre una soluzione e una cellula e, per convenzione, è u lizzata per
descrivere solo la soluzione: per esempio, “la soluzione A è ipotonica rispe o
ai globuli rossi”.
3. L’osmolarità di per sé non ci dice che cosa succede a una cellula in soluzione. La
tonicità, per de nizione, ci dice che cosa accade al volume cellulare quando la
cellula è posta nella soluzione… perché? —>
—> perché la tonicità di una soluzione non dipende solo dalla sua concentrazione
(osmolarità), ma anche dalla natura dei solu in soluzione.

Per natura dei solu , s’intende se le par celle di soluto possono a raversare
la membrana cellulare. Se le par celle di soluto (ioni o molecole) possono entrare
nella cellula, le chiameremo solu di usibili o solu permean . Chiameremo invece
le par celle che non possono a raversare la membrana cellulare solu indi usibili
o solu non permean .
—>il fa o che una soluzione modi chi o meno il volume cellulare (=tonicità) è
determinato unicamente dalla concentrazione di solu NON permean (o non
di usibili) che sono contenu in essa—> perché?—> perché, essendo non
permean , tali solu rimarranno nella cellula no a quando la membrana
plasma ca sarà inta a

Ecco perché per predire la tonicità non può essere usata la sola osmolarità (o
concentrazione)

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Se tutti i soluti della soluzione isoosmotica sono indiffusibili,
allora la soluzione è anche isotonica

Esempio correlazione osmolarità e tonicità: se le cellule sono disidratate —> somministrare soluzione ipotonica; se
vi sono perdite ematiche—> soluzione isotonica

Movimento a raverso le membrane

Sebbene molte sostanze si muovano liberamente all’interno di un compar mento


organico, lo scambio tra i compar men intracellulare ed extracellulare è limitato
dalla membrana cellulare, che è sele vamente permeabile: il che signi ca che
alcune molecole possono a raversarla e altre no.
La composizione di lipidi e proteine di una determinata membrana cellulare
determina quali molecole possono entrare nella cellula e quali possono uscirne. Se
una membrana perme e a una sostanza di a raversarla, si dice che è permeabile a
tale sostanza. Se una membrana non perme e a una sostanza di a raversarla, è
de a impermeabile a quella sostanza.
La permeabilità di membrana è variabile e può essere modi cata alterando le
proteine o i lipidi della membrana. Alcune molecole, come ossigeno, anidride
carbonica e lipidi, si muovono facilmente a raverso la maggior parte delle
membrane cellulari. D’altro canto, ioni, molecole polari e molecole molto grandi
(come le proteine) entrano nella cellula con maggiore di coltà o possono non
entrarci a a o.
Due proprietà di una molecola in uenzano il suo movimento a raverso le
membrane cellulari:

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1. La grandezza della molecola: le molecole molto piccole e quelle liposolubili
possono a raversare dire amente il doppio strato fosfolipidico; le molecole più
grandi, o meno liposolubili, di solito non possono a raversare la membrana
cellulare, se non per mezzo di proteine di membrana trasportatrici.
2. La solubilità nei lipidi: le molecole lipofobiche molto grandi non possono essere
trasportate neanche dalle proteine e devono entrare e uscire dalle cellule in
vescicole.
Esistono due metodi per descrivere il modo in cui le molecole a raversano le
membrane:
1) metodo che dis ngue il movimento in base a esigenze siche:
- se questo ha luogo a raverso il doppio strato fosfolipidico, con l’aiuto di una
proteina di membrana;
- oppure il movimento ha luogo u lizzando vescicole per entrare nella cellula
2) metodo che classi ca il movimento in base al suo fabbisogno energe co:
- il trasporto passivo non richiede apporto di ulteriore energia oltre all’energia
potenziale immagazzinata nel gradiente di concentrazione—> le molecole si
spostano a raverso la membrana guidate solo dalle forze chimiche (di erenza di
concentrazione) e/o forze ele riche (di erenza di potenziale transmembrana)
che le spingono.
- Il trasporto a vo richiede l’immissione di energia da una qualche sorgente
esterna, come il legame fosfato ad alta energia dell’ATP—> le molecole vengono
spostate contro il loro gradiente di concentrazione: da un’area a più bassa
concentrazione ad un’area a concentrazione più elevata.
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Trasporto passivo

Di usione: movimento passivo di molecole prive di carica secondo il loro gradiente


di concentrazione —> da un’area a concentrazione più elevata delle stesse ad
un’area a concentrazione più bassa—> dovuto a un movimento molecolare casuale

Proprietà della di usione di molecole prive di carica

Sostanze lipo le: di usione semplice a raverso le membrane - Legge di Fick

La velocità di di usione aumenta all’aumentare dell’area di super cie, del


gradiente di concentrazione e della permeabilità della membrana
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Trasporto mediato da proteine


La di usione semplice a raverso le membrane è limitata alle molecole lipo le, per
tu e le altre servono proteine di trasporto (ad esclusione delle molecole lipofobiche
molto grandi, che vengono trasportate in vescicole).

- Le proteine di membrana -
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La di usione facilitata u lizza proteine trasportatrici (carrier)

Alcune molecole polari sembrano poter a raversare la membrana per di usione, a


che se per loro natura non potrebbero in quanto, appunto, polarizzate (le regole
della di usione semplice, infa , valgono solo per le molecole non polari).
Per spiegare questa apparente contraddizione, bisogna sapere che queste molecole
a raversano le membrane per di usione facilitata, con l’ausilio di carrier speci ci.
Zuccheri e aminoacidi sono esempi di molecole che passano a raverso la
membrana per di usione facilitata.
—> per es : una famiglia di proteine carrier note come GLUT sposta il glucosio e gli
zuccheri esosi a raverso le membrane.
La di usione facilitata ha le stesse proprietà della di usione semplice. Le molecole
trasportate si muovono lungo il loro gradiente di concentrazione, il processo non
richiede contributo di energia, e il movimento ne o si ferma all’equilibrio, quando
la concentrazione all’interno della cellula uguaglia quella all’esterno.
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—> i carrier della di usione facilitata trasportano
sempre molecole secondo il gradiente di
concentrazione. Se il gradiente si inverte, lo fa anche la
direzione del trasporto.

Quanto descri o in (c) avviene


grazie alla fosforilazione (nel caso
del glucosio): non appena una
molecola di glucosio entra nella c.
su un trasportatore GLUT essa
viene fosforilata a glucosio 6-
fosfato, il primo passaggio della
glicolisi—> l’aggiunta del gruppo
fosf. impedisce sia l’accumulo del
glucosio sia che il glucosio esca
dalla cellula.

Trasporto a vo Mediato da
proteine

Il trasporto a vo è un trasporto mediato da proteine che sposta la molecola


contro il suo gradiente di concentrazione e che richiede energia dall’ATP o da
un’altra fonte esterna. Si divide in due pologie:
- trasporto a vo primario (dire o)—> ad es Na+ - K+ - ATPasi—> usa sempre ATP
- trasporto a vo secondario (indire o)—> ad es trasportatore SGLT—>energia
potenziale grad.di con.

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—> gura pagina precedente: nell’immagine appena mostrata viene presentato un


modello di come la Na+ - K+ - ATPasi u lizza energia e fosfato inorganico (Pi) a
par re dall’ATP per spostare ioni a raverso una membrana. La fosforilazione e la
defosforilazione dell’ATPasi cambiano la sua conformazione e l’a nità dei si di
legame per gli ioni.

In questa gura: esempio di trasportatore


a vo secondario, SGLT, il quale u lizza
l’energia potenziale immagazzinata nei
gradien di concentrazione per spostare
molecole.

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La saturazione

La velocità di trasporto di un substrato dipende sia dalla concentrazione del


substrato stesso sia dal numero di molecole carrier, una proprietà condivisa dagli
enzimi e da altre proteine legan molecole. Per un numero sso di carrier, tu avia,
nel momento in cui la concentrazione di substrato aumenta, la velocità di trasporto
aumenta no a un massimo, il punto in cui tu i si di legame dei carrier sono
occupa dal substrato. A questo punto, si dice che i carrier hanno raggiunto la
saturazione. In questa condizione i carrier lavorano alla velocità massima, e un
ulteriore aumento della concentrazione del substrato non ha e e o.
—> la velocità di trasporto massimo viene anche de a trasporto massimo

Saturazione: tutti i siti dei carrier


sono occupati dal substrato

Altri meccanismi di trasporto: il trasporto vescicolare

Il trasporto vescicolare entra in gioco quando le molecole (de e, appunto,


macromolecole) sono troppo grandi per entrare o uscire dalle cellule a raverso
canali proteici o carrier.
Le vescicole sono simili a bolle che originano dalla membrana cellulare.
Le cellule u lizzano due processi base per il trasporto vescicolare: la fagocitosi e
l’endocitosi (l’esocitosi è il processo esa amente opposto all’endocitosi).
—> nota: in alcuni tes la fagocitosi viene considerata come un po di endocitosi,
ma in questo corso di sicuro vengono dida camente di erenziate.

Fagocitosi: forma vescicole u lizzando il citoscheletro


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—> è un processo mediato dai micro lamen di ac na e dalla proteina motrice
miosina a raverso cui una cellula avvolge un ba erio o altre par celle in una grande
vescicola limitata da membrana de a fagosoma—>= ingloba le par celle in
vescicole

Endocitosi

L’endocitosi di erisce dalla fagocitosi per due aspe importan :


1) nell’endocitosi la super cie della membrana forma un incavo piu osto che
protrudere verso l’esterno;
2) Le vescicole che si formano nell’endocitosi sono molto più piccole

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—> inoltre, l’endocitosi è cos tu va, cioè è una funzione essenziale che ha luogo
sempre—> la fagocitosi, invece, deve essere s molata dalla presenza di una sostanza
da ingerire
- è un processo a vo che richiede energia dall’ATP;
- Può NON essere sele va, perme endo al liquido extracellulare di entrare nella
cellula —> processo de o pinocitosi
- Può essere altamente sele va, perme endo solo a molecole speci che di
entrare nella cellula

—> nell’endocitosi mediata da rece ore per a vare il processo un ligando si lega a
un rece ore proteico di membrana:
—>l’endocitosi mediata da rece ore ha luogo in regioni della membrana cellulare
note come fosse e rives te da clatrina (proteina)—> punto 2 gura 5.19
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Traporto a raverso gli epiteli

Trasporto paracellulare: movimento a raverso giunzioni fra cellule adiacen


Trasporto transcellulare: a raverso le cellule epiteliali stesse
—> il trasporto transcellulare è mediato da proteine
—> gli epiteli di trasporto sono polarizza ( gura 5.20)

—> il trasporto transepiteliale può usare una combinazione di meccanismi di


trasporto a vo e passivo (vedi gura 5.21 pag. seguente)
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Assorbimento transepiteliale di glucosio: l’assorbimento del glucosio dal lume dell’intestino o del tubulo renale
coinvolge il trasporto attivo indiretto (secondario) di glucosio attraverso la membrana apicale e la
di usione di glucosio attraverso la membrana basolaterale

Transcitosi a raverso un epitelio

Transcitosi= combinazione di endocitosi,


trasporto vescicolare a raverso la cellula ed
esocitosi
—> es per grandi proteine, an corpi del la e
materno
—> le proteine plasma che sono concentrate
nelle caveole, piccole invaginazioni a forma di
asca ricche in lipidi e proteine

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