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mamme «qualunque» che allevano i propri


figli con l’ossessione della performance, con
l’obiettivo di avere il bambino «più bravo»:
il primo della classe, il campione di ten-
nis, di calcio, di nuoto, di ballo, ecc. Per
non parlare dei maestri e delle maestre di
scuola, con la loro rinnovata ossessione per
la disciplina e per la meritocrazia. Pedago-
gia nera, appunto.
La storia dell’educazione viene riper-
corsa dall’autrice nei primi due capitoli
del volume per ritrovare, a partire dai
contributi di importanti studiosi dell’ar-
gomento, come la tedesca K. Rutschky, le
tracce di una pedagogia autoritaria – intesa
come una sorta di tentativo di introiet-
tare nel bambino i tratti tipici dell’habi-
tus dell’adulto – che ha trasformato l’atto
educativo in una vera e propria violenza
mascherata e che ha tradotto le eterocos-
trizioni in autocostrizioni.
FILOGRASSO, I.: Bambini in trappola.
Pedagogia nera e letteratura per l’infan- La pedagogia nera non sarebbe altro,
zia. Franco Angeli, Milano 2012. 224 secondo Alice Miller e Armin Berhnard,
pp. [ISBN: 9788820401368] che l’attualizzazione della fondamentale
premessa antropologica della natura «cat-
Pedagogia nera. Un termine che, scrive tiva» del bambino, educabile soltanto
Ilaria Filograsso, «evoca quasi naturalmente attraverso l’obbedienza, il controllo degli
lo scenario di degrado fisico e morale, di impulsi, la deprivazione immaginativa,
marginalità estrema e di violenza gratuita la precoce adultizzazione. E nella storia
perpetrata a milioni di bambini di tutto il non mancano, secondo la Miller, esempi
mondo». Ed ecco i bambini soldato dello di grandi uomini (artisti, scrittori, sta-
Sri-Lanka, i bambini morti per asfissia, tisti, ecc.) che hanno riportato nelle loro
dimenticati in macchina dai propri stessi opere le tracce evidenti di un’infanzia seg-
genitori, il bambino di sette anni fuci- nata dalla violenza: da Laurence D’Arabia,
lato come spia in Afghanistan, e l’elenco a Paul Klee, ad Hitler, a Kafka. Il potere
potrebbe continuare fino ad arrivare alle «educativo» della sferza, della ferula, ha
mamme assassine, che portano la spirale attraversato come una trama inestricabile
di violenza alle più estreme conseguenze l’intera storia della pedagogia, toccando
dell’infanticidio, ma anche alle tante non necessariamente soltanto ambienti

El Futuro del Pasado, nº 4, 2013, pp. 597-617


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socialmente e culturalmente deprivati, ma come demonio o come piccolo adulto,


anche realtà apparentemente «rispettabili», visione che giustificava, di fatto, anche le
quali le famiglie nobili o gli ordini religiosi: percosse, l’abbandono, il controllo psico-
ne sono una testimonianza illuminante le logico attraverso il terrore, l’infanticidio:
denuncie di Comenio e di Rousseau. fiaba è dunque –da Pollicino, a Ceneren-
tola, a Cappuccetto Rosso– testimonianza
Educazione come costrizione o come libe- della violenza comune contro l’infanzia.
razione? A partire da questa domanda Ila-
ria Filograsso avvia una riflessione che par- Tra XVIII e XIX secolo, specialmente
tendo da Rousseau e da Kant, che credeva con l’affermazione della classe borghese
nelle potenzialità emancipatrici dell’edu- e in particolare attraverso l’opera dei
cazione, oppone dialetticamente le tesi di Grimm, essa è diventata veicolo per tras-
Ivan Illich e dei «descolarizzatori», che ne mettere alle giovani generazioni arche-
denunciavano, invece, il potere «totalita- tipi di formazione e metafore subliminali
rio», e quelle del sociopsicoanalista Men- di modelli educativi: lo schema fiabico
del, strenuo sostenitore dell’emergere di doveva essere funzionale a rendere più
una nuova classe sociale, «antiadultistica», accettabile la società borghese e i suoi
pronta a instaurare un rapporto paritario meccanismi e valori: la parsimonia, l’in-
tra giovani e adulti, trasformando il confli- dustriosità, la pazienza e l’obbedienza e
tto in principio dialettico, con ciò creando quindi a controllare le inclinazioni naturali
le premesse per una liberazione dell’in- dell’infanzia. La pedagogia nera si esprime
fanzia dal predominio «colonialista» del in queste pagine nella tendenza alla demo-
mondo adulto. nizzazione del bambino come pericolo da
arginare e da contenere e quindi nell’ad-
La letteratura per l’infanzia –alla cui domesticazione della sua immaginazione,
analisi l’autrice dedica gli ultimi tre capi- anche facendo ricorso alla verga, finalizzata
toli del volume– a cominciare dalla fiaba a fargli accettare la struttura sociale e le sue
per giungere alla narrativa moderna e regole e a sottomettersi ad esse.
contemporanea, documenta significati-
vamente l’evoluzione della condizione Tendenza che diventa sempre più spic-
sociale, storica e culturale dei bambini e cata negli anni successivi, quando il rea-
delle bambine e ne restituisce immagini lismo impone all’infanzia racconti esem-
efficacissime, spesso drammatiche. plari, finalizzati a trasmettere ai fanciulli
l’importanza del dominio di sé, pena la
Fiaba popolare è specchio simbo- deriva sociale. È l’epoca che Antonio Faeti
lico della realtà contadina pre-moderna, definisce dei «professionisti della scrittura
caratterizzata dalla durezza del lavoro nei educativa», che nelle loro trame intrec-
campi, della povertà e della fame, ma ciano politica ed etica cristiana: ne sono
anche dall’attesa di una radicale trasforma- esempi il Parravicini con il suo Giannet-
zione delle proprie condizioni esistenziali. tino, ma anche Cantù e Ida Baccini con le
Un’età nella quale il bambino era visto sue avventure di Pulcino.

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L’Inghilterra vittoriana è poi l’epoca Viperetta di Antonio Rubino. Monelli


dei «fanciulli infelici»: Alice e Mary, per nel vero senso della parola, mettono sotto
esempio, sono emblemi di una infanzia in accusa i grandi e la loro ipocrisia. Più che
aperto conflitto con il mondo adulto, del letteratura per i bambini, scrive efficace-
quale smascherano nevrosi, vizi e angosce. mente Ilaria Filograsso, si tratta di lettera-
L’infanzia dickensiana di Oliver, di David tura contro gli adulti.
e di Pip denuncia con forza la condizione
dei bambini e delle bambine sfruttati nelle Tendenza che, dopo la parentesi auto-
fabbriche o allontanati nei collegi dalle ritaria del fascismo, in cui la letteratura
proprie stesse famiglie. Poi c’è l’infanzia doveva essere strumento di trasmissione
dei piccoli orfani, girovaghi e saltimban- di modelli infantili di eroismo funzionali
chi, o dei disabili, come il Nelli di Cuore o, al mantenimento del regime, trova una
ancora, dei tanti bambini e bambine che, sua nuova affermazione a partire da Pippi
come Pel di Carota di Ronard, testimo- Calzelunghe di Astrid Lindgren, da Rodari
niano con le loro storie di abusi e di sopra- e dalla sua pedagogia antiautoritaria, per
ffazioni da parte del mondo adulto, come poi dispiegarsi fino alla radicalizzazione
il nido possa facilmente trasformarsi, per dell’innocenza infantile di Roald Dahl, e
riprendere una felice definizione di Pino alle trasgressioni di modelli e di stereotipi
Boero, in una «camera di tortura». Non c’è di Bianca Pitzorno e di Donatella Ziliotto:
monello della letteratura per l’infanzia che i bambini e le bambine protagonisti delle
non abbia sperimentato il potere coerci- pagine di questi scrittori sono individui
tivo di un mondo adulto che, in un modo autonomi e sociali, rappresentati nella loro
o nell’altro, finisce col conformarlo alla essenza e nella loro alterità, nella fatica che
convergenza delle sue regole: così Pinoc- il crescere in un mondo che non è stato
chio, così Enrico di Cuore, così Franti, che pensato a loro misura comporta. Monelli
paga con il proprio isolamento dal gruppo anche loro, non nel senso di «cattivi bam-
il fatto di non volersi adeguare alla norma. bini», ma di bambini capaci di rappresen-
Pedagogia nera, o, come direbbe Walter tare l’infanzia nelle sue pulsioni e nelle
Benjamin, «coloniale», poiché annulla l’al- sue contraddizioni, immagini che rappre-
terità e la differenza dell’infanzia. sentano una sorta di rivalsa rispetto alle
rappresentazioni del passato –per lo più
Alterità che invece viene riconosciuta inverosimili, monche, astoriche– e capaci,
e valorizzata nel suo potere trasgressivo – soprattutto, di ribellarsi ai soprusi degli
inteso non come rovesciamento dello status adulti, conquistando la tanto agognata
quo, ma come «libera divagazione» fuori e indipendenza e costruendosi un futuro
dentro di esso– a partire dalla seconda metà migliore.
dell’Ottocento, da più di uno scrittore: ne
sono testimonianza Tom Sawyer e Huck Se la letteratura per l’infanzia ancora
Finn di Mark Twain, Giannino Stoppani oggi restituisce immagini di giovani esis-
di Bertelli e i vari Quadratino, Pierino e tenze scandite da nevrosi, solitudine,
emarginazione, manipolazione adultistica

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–questo il messaggio che il testo pare tras-


mettere– allora è un dovere di chiunque si
occupi di educazione riflettere sui processi,
espliciti e impliciti, che ancora soffocano
la natura infantile impedendo ai bambini e
alle bambine di costruire autonomamente,
come dovrebbe essere, i propri percorsi
esistenziali.
Rossella Caso1

1
Università di Foggia.

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