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ARTE TERAPIA

L’identità

Dati tecnici
Titolo: Identità

Tecnica e dimensioni: pastello a cera e foto su tavola, 125x60 cm

Anno: 2017

Descrizione: l’identità, secondo le scienze sociali, riguarda la concezione


che un individuo ha di se stesso, secondo Tajfel la nostra identità è il risultato
dell’iterazione tra identità personale ( le caratteristiche uniche e individuale
con cui identifichiamo noi stessi) e identità sociale ( le nostre caratteristiche in
riferimento alle varie situazioni della vita quotidiana). L’identità è mutevole nel
tempo e con le esperienze di vita, ed è questa mutevolezza e variabilità che
rendono l’identità di ognuno di noi, uno degli aspetti più complessi e persino
sorprendenti.
L’opera mi ha offerto l’opportunità di sondare le radici della mia identità
partendo dal percorso apparentemente più semplice, ovvero il ricordo, o
meglio il ricordo attraverso le immagini, essi infatti rappresentano sentimenti,
legami, paure, nostalgie, un microuniverso del nostro Sé interiore, che
sorprende e emoziona, che mi mostrano quello che ero, che sono e che
probabilmente sarò.

le immagini che ho scelto si diramano dai due volti, da quelle che


rappresentano il mio presente, fino a quelle che rappresentano la storia
della mia famiglia e del luogo in cui sono nata e cresciuta che se pur non
fanno parte dei ricordi vissuti costituisco un tassello fondamentale per la
costruzione della mia identità.

Una delle immagini


più significative che
ho voluto inserire è
la foto di una sedia
vuota, essa
rappresenta
l’assenza, era la
sedia su cui
sedeva mio nonno
che non c’è più, il
peso del vuoto che
ha lasciato è
ancora vivo e
presente tanto da
sceglierla come
immagine centrale
nel dipinto.

ho scelto di realizzare un doppio autoritratto, un volto che si sdoppia in due differenti direzioni, al
passato e al futuro, ed insieme compongono il mio presente, ovvero i ricordi, della mia famiglia,
dei luoghi a me cari, delle persone che non ci sono più, dei loro insegnamenti , della storia che
non ho vissuto ma che sento profondamente mia; e dall’altra parte le mie speranze, i desideri per
il mio futuro, le paura del fallimento o della solitudine, la volontà di lasciare un segno del mio
passaggio, insomma l’insieme di quel piccolo, complicato e unico mondo che compone la mia
identità.
La sessualità

DATI TECNICI

Titolo: sessualità

Tecnica e dimensioni : pastello e


acrilico su vetro e legno, 50x200cm

Anno: 2016

Descrizione: la sessualità è un ambito


complesso che risente di diversi fattori
che vengono vissuti e interpretati in
maniera assolutamente personale,
essa dipende dalla propria personalità,
dall’educazione ricevuta, dalle
esperienze vissute e dalle aspettative
future, la sessualità può essere vissuta
in maniera libera e consapevole, come
una qualsiasi sfaccettatura della
propria vita privata oppure, secondo
quella che è generalmente la nostra
cultura pregna della sua identità
cattolica, viene vissuta con vergogna o
con pregiudizio la dove si esca da
quello che viene considerato un
rapporto sessuale “normale”. Sono
ancora forti e vincolanti i tabù sessuali,
dalla nudità, alla fellatio, al rapporto
anale, ai rapporti omo o lesbo e la lista
potrebbe ancora continuare, ma la
pratica su cui mi voglio soffermare è
forse quella più comune e forse anche
quella più nascosta che è la
masturbazione femminile.
L’opera si sviluppa in
altezza, sfruttando la Il volto appare
verticalità offerta dalla staccato dal corp,
porta finestra, che porta quasi come un
ancora il vetro originale, impiccato, strozzato
adattando alla sua compresso in un
peculiare distribuzione spazio limitato, in cui
dei vuoti coperti dal si esprime l’estasi si
vetro, la sinuosità del un momento creato in
corpo, inserendo nella solitudine e
parte posteriore la indipendenza, la
tavola su cui ho bocca si apre ad un
realizzato il disegno con gemito ed è forse
la tecnica del pastello, l’aspetto del viso più
in monocromatico in risalto rispetto al
bianco e nero. Ho resto che quasi si
sfruttato la trasparenza scioglie con il fondo
del vetro per creare
delle sfumature che
scivolano liquide
appannando l’immagine
, quasi avvolgendola,
per permettere a chi
osserva di scoprire
l’immagine poco a poco Il corpo appare
compresso e appena
distinguibile, ciò che
viene messo in
evidenza è una mano
Quello di cui voglio
che scivola lungo
narrare, ovvero
l’addome verso
l’autoerotismo, appare
l’inguine mentre tutto
accennato, implicito
il resto rimane
ma non evidente ma
inghiottito e immerso
seminascosto,
nel buio.
esattamente come
accade nella moderna
società che ancora
prova vergogna nel
narrarlo, così
quell’atto della ricerca
del piacere viene
ammantato così come
nella vita viene vissuto
in molti dei casi in
intimo silenzio.
Il conflitto

DATI TECNICI

Titolo: Urlo

Tecnica e dimensioni: penna bic su tavola e finestra a battenti con


inferriata, 70x60 cm

Anno: 2016

Descrizione: spesso alla parola “conflitto” si associano parole come


“aggressività”, “violenza” o “scontro”, difficilmente vengono in mente parole
come “evoluzione”, “occasione. Invece Il conflitto è un aspetto necessario e
vitale nelle relazioni umane e nel processo di individuazione e al
riconoscimento delle differenze. Piuttosto che evitarlo, vale la pena imparare
ad attraversarlo, per poter mantenere in vita le relazioni anche nei momenti di
tensione e di crisi. Oltre ad essere una condizione necessaria per il mondo
delle relazioni, il conflitto è una condizione intrapsichica inevitabile. Capita
spesso di sperimentare tensioni interne che vanno in direzioni opposte e che
possono paralizzare la capacità di scelta se non si impara a negoziare con se
stessi. Riconoscere le cause che portano allo sviluppo di forme di conflitto
interiori o sociali ci consente di poterle affrontare e, nel caso specifico di
poterle esorcizzare attraverso la funzione catartica dell’arte.
il supporto che ho
scelto, ha una
valenza simbolica
oltre che materiale e
L’opera rappresenta strutturale, essa è
l’urlo, ovvero quello una antica finestra
che, secondo una della metà del XIX
mia interpretazione secolo che presenta
personale, la parola ancora tutti i suoi
conflitto mi ha componenti originali,
ispirato, in compresa la
riferimento a vicende bellissima inferriata
personali complesse con incastro ad
in cui momenti di anello he
litigio e rabbia perfettamente si
venivano espressi adatta alla scelta del
attraverso urla , che soggetto.
chiaramente
rappresentano una
forma di L’opera si sviluppa
incomunicabilità e su tre livelli,
che tutt’oggi permettendo una
rappresentano per scoperta
me una fonte di progressiva del
insofferenza . Poterlo soggetto che, con
rappresentare mi ha spirito voyeristico,
posto nella spinge l’osservatore
condizione di a insinuarsi nella
dovermi confrontare vita privata che si
con un mio limite, e nasconde dietro di
con sofferenze essa, svelando la
somatizzate nel mio drammaticità del
inconscio che ho conflitto impersonato
liberato dalla gabbia nell’urlo, tra due
del tempo e della mio uomini, l’uno contro
complice silenzio. l’altro, ma può
anche essere
interpretato come il
conflitto con il
proprio Sé, in questi
volti che sono l’uno
lo specchio
dell’altro. L’inferriata
crea infine una
distanza e nello
stesso tempo una
costrizione in cui
spesso siamo
costretti a vivere
L’altro, sguardo
DATI TECNICI

Titolo: La Memoria

Tecnica e dimensioni:
pastello e acrilico su
tavola, 60x125 cm

Anno: 2017

Descrizione:
generalmente quando
pensiamo all’ altro,
facciamo riferimento
all’interazione che si crea
in rapporto con altri
individui ma non solo,
l’altro può assumere volti
e aspetti diversi e
complessi a seconda
delle personalità e nel
modo in cui ci
interfacciamo con il
mondo che ci circonda,
così l’altro può assumere
anche una valenza
metafisica, ovvero
extracorporea che non
faccia necessariamente
riferimento ad una entità
fisica o materiale. In una
società sempre più
dominata dalla
rappresentazione della
realtà, l’altro può anche
assumere la consistenza
effimera di una immagine
che si fa ricordo e
memoria.
Personalmente questo tema è quello che
ho affrontato conpiù difficoltà non solo
perché ha evidenziato un mio limite nel
rapportarmi con l’altro in termini di
interazione sociale, ma anche la mia
naturale tendenza a ricercare nel passato
e quindi nell’effetto consolatorio del ricordo
una delle forme di relazione più vive del
mio presente. Ho da sempre maturato la
convinzione di essere nata in un momento
storico sbagliato, ciò mi ha portato ad
avere uno sguardo proiettato sempre a un
passato idilliaco ormai perduto e
alimentando la mia naturale affezione per
il ricordo che condiziona anche le mie
relazioni presenti.

NEI VICOLI DEL TEMPO


LA MEMORIA è
MUTEVOLE COME ACQUA
ASSORDANTE COME IL SILENZIO
PRESENTE COME NEBBIA
Come rappresentare quindi l’altro come
memoria, come STORIA? Essa assume
tinte effimere, labili quasi inafferabili come
i ricordi che si perdono nel tempo, la
memoria così assume le sembianze di un
paesaggio, con alberi e arbusti che si
riflettono sull’acqua, come un ricordo che
si proietta più volte nella mente e che
tende liquefarsi nel tempo.

Il dipinto si sviluppa in altezza su tre livelli, o meglio ibridazioni, nella parte inferiore il volto
catalizza l’attenzione, esso appare semimmerso e sembra quasi sciogliersi e perdersi in un
acquario, nella parte superiore si intravede la foto di un paesaggio lagunare, i cui particolari
sono apprezzabili maggiormente ci si avvicina alla tavola, essa è una visione di come possa
essere, in una immagine, la memoria. Ho usato le stesse tinte della foto per creare una
comunicazione tra volto/mente/sguardo e il paesaggio, come se l’acqua del lago scivolasse
infondo riempiendo la tavola. Infine il terzo livello sovrapposto è un insieme di frasi con cui
ho voluto esplicitare il senso che per me ha la memoria come “altro” ovvero come contatto
simbiotico con il passato e quindi con il ricordo che diventa storia .
Elaborati prodotti durante il
corso di Metodi e tecniche
dell’arteterapia
anno accademico 2015/2016
di Serena Lobosco

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