Sei sulla pagina 1di 4

SAT

La Specific Adjustment Technique è un modello biomeccanico molto preciso.

Per l’individuazione di una SAT dobbiamo porci delle domande specifiche affinché possiamo
determinare le caratteristiche che lo distinguono.

Caratteristiche:

1. Disfunzione specifica
2. Disfunzione sul latero-laterale
3. Disfunzione strutturata o funzionale? È una disfunzione strutturata su un paziente funzionale.
La vertebra coinvolta nella disfunzione è molto strutturata ma lo schema del paziente è
funzionale.

Il paziente subisce un’alterazione spesso esterna, quindi un trauma diretto o un’alterazione


cinetica. Per alterazione cinetica ci si riferisce ad un trauma avvenuto in un determinato distretto
corporeo ma che ha ripercussioni su un altro. Quindi ad esempio un colpo di frusta o un pugno a
livello mandibolare che ha ripercussione sulla cervicale alta.

Il paziente si presenta con:

- Grossi spostamenti di masse (non sempre)


- Sistema funzionale

La vertebra disfunzionale è definita come lesione di tipo posizionale. Significa che la vertebra
colpita dalla disfunzione è in posizione alterata rispetto all’asse di movimento del rachide. La
vertebra presenta parametri disfunzionali in side-bending e in rotazione. Per intendere il concetto è
utile immaginare una fila di piatti impilati dove all’interno della fila uno e fuori asse, questa
determinerà un’inclinazione laterale e una rotazione di tutta la restante fila. Il motivo per cui il
piatto è andato fuori asse è un trauma esterno.

Tali disfunzionali vengono attribuite alle vertebre atipiche, quindi vertebre che presentano
caratteristiche proprie che non sono comuni alle altre → esempio: C1,C2,C7. Sono vertebre
principalmente colpite perché hanno forma e funzioni diverse, ma questo non è un concetto da
prendere in assoluto in quanto non sempre è così.

End-feel - È molto importante la palpazione per riconoscere la vertebra disfunzionale, in quanto


durante la palpazione della cervicale sono sempre presenti vertebre disfunzionali. Nel modello SAT
la vertebra disfunzionale ha un end-feel resistivo all’input impresso. Quindi in seguito all’input la
vertebra non accetta minimamente il movimento esterno, come ci fosse un muro. Importante
differenza tra disfunzione normale e disfunzione SAT.

Le disfunzioni SAT si possono trovare esclusivamente nel rachide (attenzione perché Alain sostiene
che può formarsi su qualsiasi articolazione).

Come si presenta il paziente?

Importante ricordare che è un soggetto funzionale, dove si incontrano difficoltà specifiche nel
singolo tratto. La funzionalità è un vantaggio/svantaggio, in quanto permette un importante
spostamento di una massa (esempio una traslazione deve essere compensata per mantenere
l’orizzontalità dello sguardo), ma è anche molto dispendioso dal punto di vista energetico. Questo
predispone all’instaurarsi di sintomatologie dolorose anche al di fuori del distretto dove è
localizzata la SAT (es lombalgia in seguito a SAT cervicale).
Secondarietà

A livello disfunzionale può creare delle secondarietà, in quanto il sistema si deve adattare. le
secondarietà sono disfunzioni secondarie minime a cascata discendenti, significa che si trovano
disfunzioni a livello rachideo secondarie che non corrispondono al discorso di brother o step-
brother, semplicemente mantengono il sistema funzionale. Quindi si può trovare il pivot in dorsale
per permettere di effettuare la traslazione della lombare. Si riconoscono in base alla palpazione e
alla mobilità, non hanno un sistema elettivo meccanico-neurologico come uno schema L-L, è un
sistema antalgico di adattamento.

La caratteristica comune è che si realizzano queste disfunzioni a cascata discendente. L’elemento


discendente si intende dello studio del rachide, non che si trovano inferiormente.

Domanda - Le secondarietà si identificano perché a livello palpatorio riferiscono il medesimo end-


feel della primarietà? Sì, perché all’interno di uno schema funzionale dove non si trovano
disfunzioni di gruppo, si trovano singole disfunzioni meccanico-strutturate. La palpazione tra zona
disfunzionale cervicale prioritaria e zona disfunzionale secondaria hanno end-fell diversi, la
primarietà non accetta minimamente l’input, mentre la secondarietà accetta maggiormente
l’input, in quanto è funzionale.

Domanda - È utile fare test di inclusione/esclusione? Lo si può fare, ma dovremmo capire


attraverso la palpazione l’end-feel che non accetta modifica della vertebra. Quindi non si
dovrebbe usare.

È utile integrare cranio/meningi?

Assolutamente sì. Perché oltre a creare sintomatologie sporadiche (esempio lombalgie), può
creare alterazioni al funzionamento delle MTR. Perché una vertebra fuori asse altera il meccanismo
di scorrimento e di protezione della componente neurologica, può instaurare una sintomatologia
di tipo neuro-vegetativa. Quindi è possibile che il paziente si presenti da noi per giramenti di testa,
nausea, cefalee ecc. ci sono strutture come nervo vago che possono essere sollecitate e
presentare ulteriori sintomatologie a carattere neuro-vegetative.

Il cranio può corrispondere ad una secondarietà nel momento in cui presenta disfunzioni sul latero-
laterale, quindi correlare cranio e SAT si può fare ma sarò secondario.

La disfunzione è latero-laterale per la meccanica degli incidenti. Traumi diretti con vettori antero-
posteriori generano problematiche differenti di maggior gravità, come ad esempio instabilità
vertebrali.

Le SAT sono rilevabili a esame strumentale.

Trattamento

Esclusivamente di tipo manipolativo – HVLA.

Il trattamento prevede la correzione dei parametri di lateralità e di rotazione, in parte è simile ad


una manipolazione cervicale, ma in questo elemento deve essere più diretta al segmento
(approccio e messa intensione), la manipolazione guidata dai parametri impostati prima avviene
in traslazione.

Quando
- Dopo attenta palpazione e valutazione
- In prima seduta
- Direttamente sulla priorità

Controindicazioni

- Rievocazione di sintomatologia durante la tecnica – è necessario effettuare nuovamente la


valutazione del segmento vertebrale e di seguito nuova messa in tensione.
- Controindicazioni classiche HVLA

Nei protocolli SAT non si manipolano le secondarietà in prima seduta, si conferisce al corpo la
possibilità di adattarsi ed autoregolarsi. Molte volte le secondarietà si risolvono con il trattamento
della priorità, nel caso in cui rimangano disfunzionali si è di fronte a cronicità. Le secondarietà si
possono trattare principalmente con dei recoil, quindi che agiscono sulla componente capsulo-
legamentosa e successivamente con una HVLA.

Tale approccio di trattamento è utile anche in disfunzioni presenti da decenni, come esito di traumi
passati; in tale caso però si ha la componente di rimodellamento dei tessuti circostanti, in
adattamento alle modifiche strutturali indotte dal trauma; nel trattamento si deve tenere in
considerazione tale aspetto, per eventualmente approcciare anche questo tipo di tessuti –
comunque stando attenti a non “esagerare” nella preparazione dei tessuti a ricevere la
manipolazione (paradossalmente, creando un’eccessiva risposta infiammatoria a livello tissutale, si
rende più difficile l’approccio alla lesione. Quindi sì, si deve chiedere al pz se si sente
eccessivamente in tensione, anche dal lato opposto a quello che si sta lavorando, per capire se
occorre preparare un po’ i tessuti.

Al contrario, tale approccio potrebbe anche essere applicato in situazioni acute (ma questa è una
decisione operatore-dipendente).

Precauzioni al paziente – posso informare il paziente che in seguito alla manipolazione potrà
avvertire un senso di spossatezza che si possono protrarre fio ai due gironi successivi, oltre ad alcuni
sintomi neuro-vegetativi. Ciò nonostante, avvertirà subito un senso di liberazione.

Tecnica primarietà

Paziente: prono, per creare maggiore mobilità del tratto cervicale si inseriscono due cuscini:

1. uno sul torace senza intaccare la componente cervicale anteriore


2. uno sulla fronte

Se il lettino è senza testiera mobile si può creare leggera estensione cervicale, in parte la andiamo
a togliere con i cuscini e posizionando in maniera ottimale la fronte del paziente.

Esecuzione:

1. Parametri: side-bending e rotazione omolaterali sul segmento interessato.


Introdurre i parametri di inclinazione omolaterale e rotazione controlaterale, ed eseguire la
manipolazione con il parametro di traslazione correttiva (la difficoltà della tecnica sta nel
non dissipare la traslazione lungo la cervicale, data la poca mobilità consentita). L’intento è
“spostare” la vertebra.
2. Prendere contatto con l’articolazione faccettaria bypassando i tessuti muscolari locali
(splenio del collo,…), effettuando uno scollamento dei tessuti, e accedendo antero-
posteriormente verso l’articolazione
3. Spring per testare la mobilità
4. Manipolazione in traslazione – la cavitazione non è uno scroscio imponente, ma è preciso.

Al termine della manipolazione si verifica il ritorno di capo e sacro (grandi masse) in allineamento.
Tecnica secondarietà

Possono mantenersi le disfunzioni secondarie sempre nel sistema L/L (nelle regioni rachidee
intermedie), le quali vengono trattate con recoil o altre manipolazioni.

1. Imposizione dei parametri che permettono la maggiore messa in tensione.


2. Si esegue uno spring per valutare la mobilità.
3. Richiesta di inspirazione.
4. Recoil nei parametri che conferiscono maggior mobilità

Es. vertebra e sua articolazione con la costa → messa in tensione a livello loco-regionale attraverso
le leve delle mie mani, e ci si può far aiutare dal paziente chiedendogli delle inspirazioni ed
espirazioni profonde. Mani incrociate: la più vicina a me con dita craniali (messa in tensione sulla
vertebra), e la mano più lontana con dita caudali, lungo il decorso della costa, che metto in
tensione springando verso il lettino e verso i piedi del pz. Faccio fare insp/esp al pz. Effettuare il
rilascio del recoil quando avverto il movimento sotto le mani.

Es. L5-S1 → mano più vicina a me con dita craniali, mano più lontana con dita caudali sulla S.I.
controlaterale. Mettere in tensione i tessuti con spring delle due mani verso il lettino e che si
allontanano fra loro. Eseguire un rilascio rapido della presa.

Scopo del recoil: fornire informazioni rapide di parametri correttivi sul piano L/L (es di rotazione ed
estensione su un ginocchio).

NB_ ricordare che questa tecnica non viene eseguita in prima seduta.

Potrebbero piacerti anche