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ISbn 978-88-268-9081-4 Direzione editoriale: RobeRto InveRnIcI

coordinamento editoriale e redazionale: Ugo ScaIonI


edizioni: Redazione: bIanca ventURI
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www.aidro.org
Presentazione

Obiettivi e struttura del Corso di Biologia


Sono due le esigenze fondamentali a cui intende rispondere questo nuovo Corso di Biologia.
■ la prima attiene al profondo cambiamento in atto nella Scuola, in particolare a una più intensa
valorizzazione delle discipline scientifiche, in funzione, innanzi tutto, di un percorso formativo e cul-
turale che integri la scienza, il suo statuto epistemologico e i suoi contenuti specifici; in secondo luo-
go, di una didattica che sviluppi lo spirito di osservazione e di analisi, assecondi l’apprendimento di un
metodo d’indagine, per favorire l’assimilazione di un profondo senso critico, l’autonomia di ricerca, an-
che attraverso le nuove tecnologie, e una mentalità scientifica, come competenze da utilizzare nel per-
sonale processo di crescita.
■ Il secondo obiettivo a cui risponde quest’opera è quello di un puntuale aggiornamento ai nuovi e
straordinari sviluppi di una ricerca scientifica che segna successi quasi quotidiani, soprattutto proprio
nell’ambito della biologia e delle sue specializzazioni più avanzate, quali la biologia molecolare, la
citogenetica, la biochimica e la biologia evoluzionista.
È sempre più il tempo delle specializzazioni, ma è anche l’epoca della big science, di un progetto
grandioso, multidisciplinare, da collaborazioni globali.
In questa prospettiva il Corso di Biologia si propone in più Tomi: i primi due (Tomo A e Tomo B) sono
dedicati ad argomenti di biologia di base (le basi fisiche e chimiche, la cellula, l’evoluzione, la sistemati-
ca e l’ecologia); Tomo C e Tomo D trattano invece argomenti biologici di livello avanzato (la genetica
post-mendeliana, l’evoluzione dopo Darwin, la biologia molecolare, la biochimica ambientale, l’ana-
tomia e la fisiologia umana).

Struttura e contenuti del volume


Questo primo volume è dedicato a due macrotemi:
Tema A: La diversità degli organismi viventi: evoluzione e sistematica, con la proposta della teoria
darwiniana e la puntuale classificazione dei viventi, nei vari regni e domini.
Tema B: L’ecologia, suddivisa in quattro capitoli, che presentano la biologia, il concetto di ecosistema,
la dinamica delle popolazioni, le comunità biotiche, il problema della biodiversità, la dinami-
ca degli ecosistemi, i cicli biogeochimici, l’equilibrio e la successione ecologica, i biomi ter-
restri e gli ecosistemi acquatici, l’uomo e la crisi della biosfera, le varie forme di inquina-
mento.

Un ricchissimo apparato di schede integrative e di approfondimento, questionari di verifica di com-


prensione, esercizi in italiano e in inglese, glossari bilingue accompagnano la presentazione dei vari ar-
gomenti.

Materiali on line
a completamento dell’opera e di questo volume sono disponibili sulla libreria web, accessibile tramite
un collegamento diretto dalla home page del sito dell’atlas (www.edatlas.it), questi materiali:
• Laboratorio di Biologia, con molte esperienze di laboratorio suddivise nei due argomenti:
Dalla cellula all’organismo e La varietà dei viventi;
• Atlante del corpo umano, con grandi tavole riassuntive dei sistemi e degli apparati;
• Materiali multimediali per la Lavagna Interattiva Multimediale (lIM), relativi alla struttura del corpo
umano, alla biologia cellulare, all’evoluzione e alla varietà dei viventi, all’ecologia.

Materiali didattici per l’Insegnante


oltre alla proposta di piani didattici per la programmazione annuale, la guida presenta una ricca batteria
di Test di verifica per tutti i capitoli dei due tomi del Corso con relative soluzioni.

L’Editore

© ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS


Struttura dell’opera

Il Tomo B del Corso di Biologia


si divide in due Temi
articolati in capitoli.

All’inizio di ogni capitolo


sono evidenziati gli obiettivi
(Conoscenze e Abilità).

Nel testo base sono inseriti


La rubrica Approfondimenti
Guida allo studio opportunamente evidenziati che
propone in ogni paragrafo una serie forniscono informazioni dettagliate
di domande-guida che permettono su specifici contenuti.
di controllare il proprio grado
di comprensione delle nozioni rilevanti
incontrate nello studio del capitolo.

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Nell’ambito di alcuni argomenti
sono proposte Attività Schede tematiche Il punto su
strettamente funzionali integrano e arricchiscono
La rubrica Focus a una migliore comprensione il testo base offrendo
fornisce brevi approfondimenti dei concetti esposti. approfondimenti
o annotazioni lessicali a margine o spunti di riflessione.
della lettura del testo base.

La sezione dedicata
alle Verifiche delle Conoscenze
e alle Verifiche delle Abilità
Al termine di ogni capitolo la rubrica propone diverse tipologie di esercizi
Concetti in sintesi che consentono allo studente di verificare Al termine del volume
offre un esauriente sommario l’acquisizione, rispettivamente, è presente un Glossario
degli argomenti trattati. delle nozioni fondamentali e delle abilità nelle due versioni: italiano
Sono proposti anche di base proprie del capitolo. e inglese.
in lingua inglese: Summary. Alcuni esercizi sono formulati
in lingua inglese.

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Indice generale

TEMA A 5. Come opera la selezione 26


Diversi meccanismi selettivi 26
LA DIVERSITÀ la coevoluzione 27
DEGLI ORGANISMI ◆alcuni esempi di selezione direzionale 28
VIVENTI: EVOLUZIONE Modalità di speciazione 30
E SISTEMATICA Meccanismi di macroevoluzione 30
CONCETTI IN SINTESI-SummAry 32
VERIfIChE
• Verifica delle Conoscenze 33
• Verifica delle Abilità 34

Capitolo 2. La classificazione dei viventi 36


1. Come e perché si classificano i viventi 36
I caratteri identificativi 37
2. Linneo e il suo sistema di classificazione 38
◆I nomi scientifici 40
che cos’è una specie 40
3. La classificazione dei viventi dopo Linneo 41
Capitolo 1. Darwin e i meccanismi evolutivi 10 Relazioni evolutive 41
1. La diversità dei viventi e l’idea di evoluzione 10 Procarioti ed eucarioti 41
I “domìni” 42
che cosa significa la parola “evoluzione” 11
■ IL pUNTO SU
2. Le idee sull’origine dei viventi dall’antichità Come classificare i virus? 43
a Lamarck 12
l’inizio dell’evoluzionismo scientifico: lamarck 13 Attività
Le chiavi analitiche
Attività e il riconoscimento di un albero 44
Osserviamo i fossili in città 15
■ IL pUNTO SU CONCETTI IN SINTESI-SummAry 46
La fossilizzazione 16 VERIfIChE
3. La teoria dell’evoluzione di Darwin 18 • Verifica delle Conoscenze 46
le osservazioni di Darwin 19 • Verifica delle Abilità 47
Dalla selezione artificiale alla selezione naturale 20
la lotta per l’esistenza 20
la teoria dell’evoluzione per selezione naturale 21 Capitolo 3. I regni e i domini dei viventi 49
◆I punti chiave della teoria darwiniana 21 1. Dai regni ai domini 49
alcune considerazioni 22 2. Il Dominio dei Batteri 51
• IL pENSIERO BIOLOGICO Riproduzione 52
La selezione naturale di charles Darwin 22 nutrizione e metabolismo 52
■ IL pUNTO SU ■ IL pUNTO SU
Altri apporti alla teoria dell’evoluzione Batteri utili all’uomo 54
e il neodarwinismo 23 3. Il Dominio degli Archei 55
4. Le “prove” dell’evoluzione 24 evoluzione 55

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4. Il Dominio degli Eucarioti 56 la datazione relativa:
la cellula eucariote 56 i fossili e il passato della terra 75
l’evoluzione degli eucarioti 56 la datazione assoluta 76
Sistematica 57 ◆la storia dei viventi: le tappe principali 78
5. Il Regno dei protisti 58 10. L’origine dell’uomo 83
Protisti autotrofi 58 l’evoluzione dei Primati 83
I principali gruppi di Protisti autotrofi 58 ■ IL pUNTO SU
■ IL pUNTO SU Le Scimmie 84
Alghe utili all’uomo 59 gli ominidi 85
Protisti di tipo animale: i Protozoi 60
■ IL pUNTO SU
Protisti di tipo fungino 60 Come è stato scoperto il Neandertal 88
le principali classi dei Protozoi 61 Nuove scoperte di paleoantropologia 88
6. Il Regno dei funghi 62
• IL pENSIERO BIOLOGICO
le associazioni simbiotiche 63
L’origine dell’uomo di charles Darwin 90
le principali divisioni dei funghi 64
Attività
Come far crescere
CONCETTI IN SINTESI-SummAry 92
e osservare le muffe 66 VERIfIChE
7. Il Regno delle piante 67 • Verifica delle Conoscenze 93
le divisioni delle Piante 67 • Verifica delle Abilità 95
8. Il Regno degli Animali 69
I principali phyla di animali 69 ■ VERIfIChE DI fINE TEMA A
I principali ordini di Insetti 72 • Verifica delle Conoscenze 97
9. I tempi dell’evoluzione 74 • Verifica delle Abilità 98

TEMA B Capitolo 4. La biosfera, il concetto di ecosistema


L’ECOLOGIA e la dinamica delle popolazioni 100
1. Lo studio dei viventi nel loro ambiente 100
ambiente, sistema terra, biosfera 102
◆l’atmosfera e la vita sulla terra 104
2. Il concetto di ecosistema 106
I principali fattori abiotici 107
Il concetto di fattore limitante 108
◆Un esempio di “ecologia applicata”:
le innovazioni di Justus von liebig 108
■ IL pUNTO SU
L’intervallo ottimale
per lo sviluppo della vita 109
3. La dinamica delle popolazioni 109
◆vita solitaria e vita di gruppo 110
Modelli di crescita di una popolazione 111
◆esplosioni demografiche causate
dall’intervento umano 112

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curve di sopravvivenza e strategie riproduttive 115 Capitolo 6. I biomi terrestri
Struttura di una popolazione per classi di età 116 e gli ecosistemi acquatici 155
4. La popolazione umana 117 1. Il clima modella la biosfera 155
la crescita delle megalopoli 119 elementi e fattori del clima 156
◆confronti demografici 119 energia solare, atmosfera e clima 156
l’impronta ecologica 120 ◆Il sistema delle grandi celle convettive 157
2. I biomi terrestri 159
CONCETTI IN SINTESI-SummAry 121
◆la comunità del suolo 161
VERIfIChE la foresta equatoriale pluviale 162
• Verifica delle Conoscenze 122 la savana 163
• Verifica delle Abilità 123 Il deserto 164
la macchia mediterranea 165
la foresta temperata decidua 165
Capitolo 5. Dalle comunità agli ecosistemi 124 la prateria temperata 166
la foresta boreale o taiga 166
1. Caratteristiche delle comunità 124 la tundra e l’ambiente polare 167
la biodiversità 125 biomi in Italia 168
■ IL pUNTO SU ■ IL pUNTO SU
La riduzione della biodiversità 126 Piante e animali d’Europa e d’Italia 169
2. La nicchia ecologica e la competizione tra specie 127 3. Gli ecosistemi acquatici 170
l’esclusione competitiva 127 l’ecosistema marino 170
3. Le relazioni interspecifiche 130 ◆la vita negli abissi 173
◆la predazione e l’equilibrio ecologico 131 ecosistemi di acqua dolce 174
4. La dinamica degli ecosistemi 132 ◆Dagli stagni alle torbiere 176
flusso di energia e circolazione di materia 134
catene alimentari e reti alimentari 134 CONCETTI IN SINTESI-SummAry 177
Attività
1. Tracciare catene alimentari 137 VERIfIChE
2. Ecosistemi tra noi 137 • Verifica delle Conoscenze 178
■ IL pUNTO SU • Verifica delle Abilità 179
Ecosistemi chemiosintetici 138
5. I cicli biogeochimici 140
• Il ciclo dell’acqua 140
Capitolo 7. L’uomo e la crisi della biosfera 181
• Il ciclo del carbonio 141 1. L’impatto ambientale dell’attività umana 181
• Il ciclo dell’ossigeno 142 Il declino della biodiversità 182
• Il ciclo dell’azoto 142 la biologia della conservazione 183
• Il ciclo del fosforo 143 2. L’inquinamento: una panoramica 184
6. Bilancio energetico degli ecosistemi 144 la salute e la qualità dell’ambiente 185
◆Il lusso di mangiar carne 147 3. L’inquinamento delle acque 186
7. L’equilibrio ecologico 147 la risorsa acqua 186
8. La successione ecologica 149 la scarsità di acqua: possibili rimedi 187
■ IL pUNTO SU le acque potabili 187
Veleni nelle catene alimentari: ◆I consumi di acqua in Italia 188
l’amplificazione biologica 150 ◆le principali forme
di inquinamento delle acque 188
CONCETTI IN SINTESI-SummAry 151 • Sostanze biodegradabili e non biodegradabili 189
• l’eutrofizzazione 189
VERIfIChE • Inquinamento da calore 189
• Verifica delle Conoscenze 152 • l’inquinamento delle acque marine 189
• Verifica delle Abilità 154 • la depurazione delle acque 190

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4. L’inquinamento dell’atmosfera 191 • Politica demografica 205
◆le principali forme • valutazione dell’impatto ambientale 205
di inquinamento atmosferico 192 • lotta all’inquinamento 205
• l’intensificazione dell’effetto serra • ecologia del ripristino 206
e il riscaldamento globale della terra 192 • Politica del risparmio energetico 206
• Il dibattito sul riscaldamento globale 194 • le aree protette 206
• l’assottigliamento dello strato di ozono 196
• le piogge acide 196 CONCETTI IN SINTESI-SummAry 208
• Inquinamento urbano da traffico 197
• come limitare l’inquinamento atmosferico 198 VERIfIChE
5. Le cause di degrado del suolo 199 • Verifica delle Conoscenze 209
Il suolo è una risorsa limitata 199 • Verifica delle Abilità 211
◆Uso di fertilizzanti e pesticidi 199
◆la desertificazione e la deforestazione 200 ■ VERIfIChE DI fINE TEMA B
◆Il disboscamento e la difesa del suolo 201
• Verifica delle Conoscenze 212
• la difesa del suolo 201
• Verifica delle Abilità 212
■ IL pUNTO SU
Nuove tecnologie agricole 202
◆lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani 203 gloSSaRIo 213
6. Lo sviluppo sostenibile e la tutela dell’ambiente 203 gloSSaRY 214
◆Interventi per la tutela dell’ambiente 205 InDIce analItIco 216

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TEMA
A
La diversità
degli organismi
viventi: evoluzione
e sistematica

CAPITOLI
1. Darwin
e i meccanismi evolutivi
2. La classificazione dei viventi
3. I regni e i domini dei viventi

© IsTITuTO ITALIAnO EDIzIOnI ATLAs


Darwin
e i meccanismi
evolutivi

Conoscenze
• Le principali teorie evolutive fino a Darwin.
• La teoria dell’evoluzione di Darwin.
• Variabilità, selezione naturale e altri meccanismi selettivi.
CAPITOLO

1
• Il concetto di specie e i meccanismi di speciazione.

Abilità
• Collegare alcuni studiosi dei secoli scorsi con le principali ipotesi evoluzionistiche.
• Riconoscere come agisce la selezione naturale.
• Valutare l’importanza della variabilità nell’evoluzione degli organismi.

1 La diversità dei viventi e l’idea


di evoluzione
Oggi si conoscono, tra batteri, funghi, piante e animali, quasi 2 milioni di spe-
cie di cui quasi un milione e mezzo sono animali. È un bel passo avanti dalle
conoscenze che ne aveva Linneo che, a metà del Settecento, pubblicò quello
che è considerato il primo testo ufficiale di classificazione zoologica, cioè il suo
Systema Naturae (vedi Capitolo 2, pag. 38). Vi erano elencate e brevemente de-
scritte 4376 specie di animali, dall’uomo all’ameba (fig. 1).

1 L’inventario delle forme viventi sulla Terra è tutt’altro che com-


pleto: ogni anno si scoprono e si descrivono più di diecimila specie
nuove di animali e un numero un po’ inferiore di piante e funghi.
Si ha ragione di pensare che i 2 milioni di specie conosciute non
siano che un millesimo di quelle che sono vissute finora sulla Terra
(il 99,9% delle specie comparse sul nostro pianeta sono estinte).
Sorge allora la domanda: perché ci sono tante specie al mondo?
Come si sono formate? Capire queste cose, tra l’altro, ci aiuta a
capire il perché di una specie particolare: la nostra.

Fig. 1.
L’ultimo animale in fondo al libro di Linneo era l’ameba, un microscopico essere
unicellulare che si allunga e si accorcia senza avere una forma fissa. Linneo
definiva l’ameba, denominata Chaos, con poche parole: “Polymorpho-mutabilis.
Habitat in aquis dulcibus” (Di forma varia e mutevole. Abita nelle acque dolci).

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Tema a - CapiTolo 1. DARWIN E I MECCANISMI EVOLUTIVI

Un secondo aspetto da considerare è che ogni specie è diversa da tutte le al-


f cus tre ma, allo stesso tempo, assomiglia sempre a qualcun’altra. Non v’è specie, in-
somma, che non sia collocabile in un gruppo sistematico (taxon, plurale taxa)
ben definito: per esempio Pesci, Ragni, Alghe, Conifere, Uccelli ecc. Se così
Va rammentato che nel lin-
guaggio scientifico il termine
non fosse, non si potrebbero classificare le piante e gli animali in classi, ordini
teoria indica una serie di con- e famiglie. La classificazione stessa, anzi, sarebbe impossibile. Le specie, in
cetti collegati in un sistema conclusione, si presentano sempre raggruppate in insiemi più o meno omogenei
coerente. Si parla pertanto di e coerenti. Perché? A questa domanda, e ad altre ancora, viene data una rispo-
“teoria copernicana” e di “teo- sta dalla teoria dell’evoluzione.
ria della relatività”, per fare due Questa teoria afferma che fra tutti gli esseri viventi esistono dei legami di pa-
esempi ben noti. La mentalità rentela e che ogni specie è derivata, con taluni cambiamenti, da qualche specie
scientifica rifugge dai dogmi e
dalle certezze assolute, ma sap-
precedente.
piamo che, nei limiti della no-
stra conoscenza, queste teorie
si sono dimostrate corrette. È Che cosa significa la parola “evoluzione”
ragionevole attendersi che ver-
ranno ritenute valide anche nel
Quando si parla di una “tecnica evoluta” o di una “società evoluta”, s’intende
futuro salvo, forse, qualche pos- dire che la tecnica o la società di cui parliamo è migliore, più sofisticata e più ef-
sibile ritocco. Oggi non c’è nes- ficiente di altre tecniche o di altre società. L’aggettivo “evoluto”, insomma, sot-
sun motivo per dubitare, per tintende un miglioramento. Questo è vero per il linguaggio comune, ma nel lin-
esempio, che la Terra giri intor- guaggio della scienza le cose stanno un po’ diversamente.
no al Sole, né del fatto che le La parola “evoluzione” deriva dal verbo latino evolvere, che significa svolgere,
specie animali e vegetali derivi- srotolare, dispiegare. Dire perciò che gli Uccelli si sono evoluti dai Rettili signi-
no da una lunga evoluzione.
fica soltanto affermare che antichi animali simili a lucertoloni, o a piccoli dino-
sauri, hanno modificato e sviluppato (“svolto”) la loro forma (acquisendo piume
e ali) fino a diventare Uccelli (fig. 2).
Come si vede, nel linguaggio scientifico il termine “evoluto” significa sempli-
cemente “derivato, cambiato, modificato”.
Tutti sappiamo che si può cambiare in meglio come in peggio o, più spesso, si
può cambiare e basta, perché così è stato necessario o conveniente, senza che ciò
debba implicare un “progresso” o meno. Gli Uccelli, infatti, hanno sì cose che i
Rettili non hanno (sangue caldo, le ali ecc.), ma è anche vero che molti Rettili
possiedono strutture e capacità (olfatto sviluppato, ghiandole del veleno ecc.) che
gli Uccelli non hanno. Allora diremo che gli Uccelli sono più evoluti dei Rettili
non perché sono migliori, più perfetti, complessi, belli o intelligenti dei Rettili,
ma semplicemente perché sono derivati da questi ultimi e comparsi in tempi più
recenti.
Evoluto, insomma, significa “derivato con modificazioni”.
Fig. 2. 2
Scheletro di Deinonychus,
rettile del Cretaceo.

Guida
allo studio

•Che cosa afferma la teoria dell’e-


voluzione?
•Qual è il significato scientifico del
termine “evoluto”?

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Tema a - CapiTolo 1. DARWIN E I MECCANISMI EVOLUTIVI

3 2 Le idee sull’origine dei viventi


dall’antichità a Lamarck
Presso molte culture tradizionali e in quasi tutte le religioni la varietà dei vi-
venti viene spiegata semplicemente come l’opera di una mente divina.
Tuttavia, l’idea che le piante e gli animali siano cambiati nel corso del tempo
non è una novità dell’uomo moderno.
• Il greco anassimandro (vissuto intorno al 500 a.C.) sostenne che: “in origine
gli esseri umani sono nati da pesci, simili a squali e, quando furono capaci di
difendersi, vennero gettati sulla terra” (fig. 3).
• aristotele (384-322 a.C.), anche se non era un evoluzionista, tuttavia scris-
se passi come questo: “La natura passa gradatamente dagli esseri inanimati a
Fig. 3. quelli animati, in modo che, a causa della continuità, la linea di demarcazione
Anassimandro di Mileto, che separa gli uni dagli altri è sfumata”.
dettaglio da Raffaello • Lo scrittore romano lucrezio Caro (99-55 a.C.) scrisse un intero libro, in
Sanzio, La scuola di Atene,
Stanza della Segnatura, forma di poema, il De rerum natura, improntato a concezioni evoluzionistiche.
Palazzi Vaticani. Vi si legge tra l’altro: “La natura creò la varietà dei viventi con modi e tempi
diversi. Sarebbe folle pensare a un’origine divina degli animali”. In lui si fa luce
un’idea più precisa di evoluzione.
• Anche Sant’agostino (354-430) sostenne l’esistenza di processi evolutivi.
• Dall’antichità al Medioevo e fino a quasi due secoli fa, le concezioni domi-
nanti erano il fissismo (le forme viventi non cambiano nel tempo, sono “fisse”) e
il creazionismo (le forme viventi sono state create da una divinità all’inizio del
mondo). Il fissismo era largamente diffuso in quasi tutte le filosofie, il creazioni-
smo risale alla tradizione biblica. Sembrava ovvio che da un cavallo potesse na-
scere solo un altro cavallo, un passero da un passero, e così via, senza possibilità
di trasformazioni. Le specie viventi, dal giorno della creazione, venivano consi-
derate immutabili. Questo rigido schema si accompagnava, in modo contraddit-
torio, all’errata teoria della generazione spontanea.
Il fissismo si fonda sulla convinzione che la forma e la struttura delle varie
specie non cambino nel corso delle generazioni: ogni specie rimane “fissa” e
immutabile nel tempo; questa idea era sostenuta dalla maggior parte degli stu-
diosi fino al Settecento, tra cui Linneo.
Il creazionismo si basa sul concetto biblico di creazione “dal nulla” (ex nihilo),
per il quale ogni essere deriva dall’atto creativo di Dio. La prospettiva creazio-
nista di per sé non è incompatibile con l’evoluzionismo: oltre a un creazionismo
fissista esiste, infatti, un creazionismo evoluzionista, secondo il quale l’essere
creato ha ricevuto, con l’esistenza, anche la capacità di trasformarsi, secondo un
“progetto” insito nella materia.
• Nel corso del Settecento la convinzione che le specie viventi fossero rimaste
immutate dal tempo della loro creazione cominciò tuttavia a vacillare; gli elemen-
ti che misero in crisi i sostenitori del fissismo furono, da un lato, la descrizione di
nuove specie di piante e animali scoperte durante i viaggi di esplorazione in Ame-
rica, Asia, Africa e Oceania e, dall’altro, il ritrovamento di un numero crescente di
fossili, sepolti negli strati rocciosi, che venivano in luce nel corso di scavi per l’a-
pertura di strade, canali e miniere (vedi Attività a pag. 15 e Il punto su a pag. 16).

f cus
I fossili sono resti (come ossa o conchiglie), tracce o impronte di organismi vissuti
nel lontano passato, che si sono conservati entro rocce sedimentarie: queste pos-
sono presentarsi in strati depositatisi gli uni sugli altri in periodi successivi. Poiché
gli strati di rocce più recenti si accumulano sopra quelli precedenti, i fossili che si
trovano in strati sempre più profondi devono essere via via più antichi.

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Tema a - CapiTolo 1. DARWIN E I MECCANISMI EVOLUTIVI

4
Osservando questo nuovo campionario di organismi e facendo confronti
con quelli già noti, non poteva sfuggire che molte somiglianze tra specie di-
TaBleau
Servant à montrer l’origine
verse si potevano spiegare ammettendo che esse derivassero da un antenato
des diffèrens animaux comune (fig. 4).
Contemporaneamente, lo studio dei fossili rivelava che un numero im-
pressionante di specie diverse erano vissute nel passato ed erano poi
scomparse. Ciò implicava anche un’altra importante conseguenza circa
l’attribuzione dell’età della Terra: agli inizi del XVIII secolo pochi scien-
ziati dubitavano che il nostro pianeta potesse avere più di 6000 anni, valo-
re che veniva ricavato dalle indicazioni contenute nella Bibbia, sommando
le generazioni che in essa si succedono. I ritrovamenti fossili facevano ap-
parire assai poco credibile che tante specie diverse potessero essere vis-
sute ed essersi estinte in un periodo così breve: tutto stava a indicare che
la Terra dovesse essere molto più antica.
• Questi fatti indussero il naturalista francese Georges-louis Buffon
(1707-1788) ad avanzare l’ipotesi che in origine fosse stato creato un nu-
mero limitato di specie fondamentali, da cui sarebbero derivate le specie
attuali per effetto di “processi naturali”: comincia ad affacciarsi il concetto
di modificazione nel tempo, cioè di evoluzione.

Guida
allo studio

•Che cos’è il creazionismo?


•Che cosa si intende per fissismo?
•Perché lo studio dei fossili fu importante per l’affermazione delle teorie
Fig. 4. evolutive?
Le relazioni di parentela tra le varie specie
di organismi, via via che si retrocede
nel tempo, sono rappresentate per mezzo
di schemi ramificati detti alberi evolutivi
(o alberi filogenetici). In genere le specie
L’inizio dell’evoluzionismo scientifico:
più recenti (o attuali) si trovano nella parte
superiore dei rami, quelle più antiche
alla base dell’ “albero”; ogni biforcazione Lamarck
corrisponde all’origine di nuove specie. 5
Nell’illustrazione del primo albero evolutivo, Il primo studioso a impostare scientifica-
proposto da Lamarck le specie più antiche mente il problema dell’evoluzione fu il na-
sono in alto. turalista francese Jean-Baptiste de lamarck
(1744-1829) nei primi anni dell’Ottocento
(fig. 5).
Confrontando tra loro migliaia di specie
vegetali e animali egli si accorse che esiste-
vano parti anatomiche e strutture simili in
molte specie diverse. Tali somiglianze appa-
rivano più o meno spinte come se, appunto,
ci fossero parentele più o meno strette tra
questi organismi. Suppose allora che le spe-
cie cambino lentamente, di generazione in Fig. 5.
generazione, fino a formare specie nuove e Jean-Baptiste de Lamarck
diverse. Dalle specie più semplici si arriva (1744-1829).
così a quelle più complesse ed evolute.
La teoria di Lamarck si basa su due principi fondamentali:
• gli organi di un animale non ancora adulto possono svilupparsi o atro-
fizzarsi in rapporto al minore o al maggiore uso (principio dell’uso e del
non uso degli organi);
• le modificazioni e i caratteri che vengono acquisiti dall’individuo
durante la sua vita possono essere trasmessi ai figli (principio dell’ere-
ditabilità dei caratteri acquisiti).

© ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS 13


Tema a - CapiTolo 1. DARWIN E I MECCANISMI EVOLUTIVI

Tra gli esempi forniti da Lamarck a sostegno della sua teoria, il più noto si ri-
ferisce all’allungamento del collo della giraffa (fig. 6a); un altro esempio riguar-
dava le zampe palmate degli uccelli acquatici (fig. 6b).

6 a

Fig. 6.
a. Secondo Lamarck, gli antenati delle giraffe erano erbivori dal collo normale che, nei periodi
di siccità, erano ridotti a brucare le foglie delle acacie. Lo sforzo continuo per raggiungere
le foglie più alte e più tenere finì dapprima per causare l’allungamento del collo,
oltre che degli arti (principio dell’uso degli organi), poi la trasmissione di questi caratteri ai figli
(principio dell’ereditabilità dei caratteri acquisiti). Si sarebbe così formata, nel corso
di molte generazioni, una stirpe di erbivori dal collo lunghissimo: le giraffe.
b. Gli uccelli acquatici deriverebbero da antenati con zampe normali in cui il continuo nuotare
avrebbe teso la pelle tra dito e dito fino a formare un’ampia membrana palmata.

Oggi le cause ipotizzate da Lamarck vengono respinte da quasi tutti gli evolu-
zionisti, perché le prove fornite non si sono dimostrate valide alla luce dei fatti.
In particolare, non è difficile dimostrare che le modifiche subite dalla forma del
nostro corpo non si trasmettono ai figli: i caratteri acquisiti non sono ereditabili.
A Lamarck va comunque riconosciuto il grande merito di avere intuito che l’am-
biente è un fattore dell’evoluzione.

la Teoria delle CaTaSTrofi. L’ipotesi di Lamarck fu fortemente avversata


dal naturalista francese Georges Cuvier (1769-1832), considerato il fondato-
re della paleontologia (lo studio dei fossili). Nel tentativo di conciliare il crea-
zionismo con la moltitudine di specie estinte e moderne osservata, Cuvier for-
mulò la teoria delle catastrofi (o catastrofismo). Secondo tale teoria la Terra
sarebbe stata colpita da ripetuti eventi catastrofici che avrebbero gradualmen-
te distrutto le forme di vita di intere regioni: queste, in seguito, sarebbero sta-
te ripopolate da specie differenti provenienti da zone confinanti. Le forme di
vita attuali sarebbero quelle sopravvissute alle varie catastrofi.

Guida
allo studio

•Che cosa afferma l’ipotesi evolutiva di Lamarck?


•Che cosa sono i caratteri acquisiti?
•Che cosa afferma la teoria del catastrofismo?

14 © ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS


Tema a - CapiTolo 1. DARWIN E I MECCANISMI EVOLUTIVI

A ttività
Osserviamo i fossili in città

Quando camminate per il centro storico di una città, non limitatevi a guardare la
forma degli edifici, i passanti e le vetrine. Guardate anche le pietre dei marcia-
piedi o degli scalini che state calpestando: ogni tanto vi capiterà di vedere dei
bellissimi fossili incorporati nella pietra stessa.
Alcuni sono conchigliette sezionate più piccole di un centimetro, ma altri sono se-
zioni di ricci di mare o di conchiglie del diametro di 10-20 centimetri e persino
di mezzo metro o più.
In quasi tutti i centri delle città italiane è possibile vedere (se si fa attenzione) fos-
sili del genere. Particolarmente ricchi di fossili sono i marciapiedi di Venezia, Ve-
rona e delle altre città venete, nonché di Milano (sotto i portici di piazza Duomo),
di Firenze (sottopasso della stazione ferroviaria), di Ancona, Reggio Calabria e
di molti altri centri.
Tra i fossili più comuni vanno citate le ammoniti (fig. 7a), molluschi marini com-
parsi 400 milioni di anni fa ed estinti 65 milioni di anni fa nel grande disastro
che causò la fine dei dinosauri e di molti altri animali in tutto il mondo. La parte
fossilizzata è la conchiglia ritorta a spirale. È per questo che nel Medioevo le am-
moniti venivano scambiate per resti di serpenti pietrificati.

Fig. 7.
a. Calcare con ammoniti. Questi molluschi hanno lasciato numerosissimi resti fossili soprattutto nella roccia
b. Rosso ammonitico sedimentaria chiamata rosso ammonitico, impropriamente detta anche “marmo”
(con fossile di ammonite). rosso ammonitico (fig. 7b). Questa roccia è stata usata, fin dall’antichità, come
materiale di costruzione (per esempio, per l’Arena di Verona), ma in tempi più
recenti viene usata soprattutto per la pavimentazione e come pietra ornamentale
nei rivestimenti edilizi.

© ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS 15


Tema a - CapiTolo 1. DARWIN
ilpunt su
E I MECCANISMI EVOLUTIVI

◆la fossilizzazione
Quando un organismo muore (un albero, una farfalla, un pesce, un topo, un
elefante) di regola scompare subito perché viene divorato, oppure si decom-
pone nell’arco di poche settimane o pochi mesi, attaccato da miliardi di batte-
ri o di muffe. Spesso la decomposizione è completa, e allora non resta più al-
cuna traccia dell’organismo morto, ma a volte non lo è. Le parti dure di un cor-
po, quali la conchiglia, le ossa e soprattutto i denti, non si decompongono fa-
cilmente e, in condizioni opportune, possono fossilizzare rimanendo ricono-
scibili per sempre. Più raramente fossilizzano anche le parti molli del corpo:
foglie, pelle di dinosauro, ali di insetto e perfino vermi marini e meduse pos-
sono lasciare nel sedimento ormai pietrificato la propria impronta.
Affinché un corpo fossilizzi è necessario che, appena morto, venga isolato dai
predatori e, possibilmente, dall’ossigeno e dai batteri. Ciò è possibile, di solito,
se il corpo viene a trovarsi sul fondo di una palude, di un lago o del mare in cui
sia in atto (a causa della torbidità dell’acqua) un’intensa sedimentazione. Le
particelle di sabbia, di argilla e di vario detrito che si depositano continua-
mente sui fondali ricoprono il cadavere a volte anche prima che le sue parti
molli possano andare in decomposizione. A poco a poco l’organismo morto
viene completamente inglobato nella fanghiglia del fondale. In questo modo
viene a trovarsi in un ambiente praticamente privo di ossigeno, dove i batteri
decompositori sono pressoché inattivi. Se la sedimentazione continua, la sab-
bia o l’argilla si compattano e, dopo molti anni, finiscono per trasformarsi in
roccia (processo chiamato diagenesi).
Nel contempo, a livello dell’organismo morto, avvengono complessi fenomeni
fisici e chimici di incrostazione o impregnazione con carbonato di calcio, di
riempimento (entrata di sedimento nelle cavità corporee), di mineralizzazione
(la composizione chimica dell’organismo viene cambiata dai sali minerali pre-
senti nell’acqua; fig. 8a), di carbonificazione (foglie e legni vengono trasforma-
ti in carbone).
Tutti questi, e altri ancora, sono fenomeni che causano la fossilizzazione de-
gli organismi o di alcune delle loro parti. Alla fine, al posto dell’organismo mor-
to si trova un materiale solido, chimicamente diverso, ma che riflette stabilmen-
Fig. 8. te la forma originaria.
a. Tronchi fossili silicilizzati Lo studio dei fossili si chiama paleontologia (letteralmente: studio degli esse-
nel deserto del New Mexico (USA). ri antichi).

16 © ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS


Tema a - CapiTolo 1. DARWIN E I MECCANISMI EVOLUTIVI

b
Per completezza va detto che esistono anche meccanismi di
fossilizzazione che avvengono senza l’intervento dell’acqua.
È il caso dei processi di mummificazione (fig. 8b), come quel-
li avvenuti per quei dinosauri, trovati negli Stati Uniti, in cui
la pelle si è pietrificata. Evidentemente tali dinosauri sono
stati ricoperti, appena morti, da sabbie portate dal vento ri-
manendo così isolati dall’acqua e dall’umidità. Nel corso di

©Photo: Francis Latreille/National Geographic.


molti anni, le sostanze minerali contenute nella sabbia han-
no permesso la fossilizzazione della pelle.
Un altro tipo ben noto di fossilizzazione “a secco” è l’inglo-
bamento di insetti e di altri piccoli animali nella resina degli
alberi. Nel tempo la resina fossilizza diventando dura e
compatta (ambra) conservando intatti gli animaletti che
contiene (fig. 8c). Si tratta di animali di piccole dimensioni,
ma anche il loro studio (micropaleontologia) fornisce
informazioni importanti sull’evoluzione dei viventi e sulla
storia geografica e geologica di ogni regione del nostro pia-
neta.
Fig. 8. Aggiungiamo il fatto che i fossili non sono soltanto i resti de-
b. Il corpo mummificato di un piccolo mammut, rimasto per gli organismi vissuti nel lontano passato, ma anche le loro
37 000 anni nel terreno congelato (permafrost) della tundra artica. tracce o impronte conservate entro le rocce sedimentarie.

Fig. 8.
c. Due insetti rimasti intrappolati nell’ambra.

i fossili guida
Dato che le rocce sedimentarie (calcari, arenarie, argilliti ecc.) si formano sui fon-
dali da materiale fine depositato nel corso dei millenni, è ovvio che gli strati sedi-
mentari più profondi sono anche i più antichi. Perciò è possibile sapere se una spe-
cie fossile (contenuta in un certo strato) è più antica o più recente di
9 un’altra, semplicemente valutando la profondità (quindi l’età) della
roccia in cui si trova.
Particolarmente indicative a questo riguardo sono le ammoniti,
animali le cui specie sono vissute in media per 1-3 milioni di
anni. Una volta accertata l’antichità delle varie specie in una
sequenza che va dalle più antiche (400 milioni di anni fa)
alle più recenti (65 milioni di anni fa), è possibile datare
qualsiasi roccia contenente ammoniti identificandone i
fossili presenti nella roccia stessa. Le ammoniti (come
molti altri fossili ben studiati) vengono perciò chiamati
fossili guida e sono molto utili per lo studio della geologia
di una regione (fig. 9).

Fig. 9.
Ammonite nella roccia.
© ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS 17
Tema a - CapiTolo 1. DARWIN E I MECCANISMI EVOLUTIVI

10
3 La teoria dell’evoluzione di Darwin
Il più grande studioso dell’evoluzione fu senza dubbio lo scienziato inglese
Charles darwin (1809-1882). Darwin (fig. 10) nacque da un’agiata famiglia che
gli permise di seguire liberamente l’attività preferita: l’osservazione attenta e
dettagliata dei fenomeni naturali e, in particolare, delle strutture e del compor-
tamento degli esseri viventi.
Scarsamente attratto dagli studi regolari e dalla vita accademica, nel 1831 (a
22 anni) si imbarcò sul brigantino Beagle come naturalista di bordo. Durante il
tragitto compì numerose esplorazioni a terra, soprattutto lungo le coste del Su-
damerica e nelle isole Galápagos, poste a un migliaio di chilometri al largo del-
Fig. 10. l’Ecuador, studiando gli animali e le piante di quelle località. Al termine del
Charles Darwin (1809-1882)
in un ritratto giovanile, probabilmente viaggio, durato cinque anni, aveva raccolto un numero ingente di campioni e
risalente all’epoca in cui compì il suo annotato numerose e importanti osservazioni.
viaggio intorno al mondo. Durante la navigazione ebbe anche modo di
meditare a fondo sul lavoro del geologo ingle- 11
se Charles lyell (1797-1875), sostenitore della
teoria dell’attualismo (fig. 11).
Secondo Lyell e altri geologi, il volto del no-
stro pianeta non è stato scolpito, come in gene-
re si riteneva, da catastrofi apocalittiche e re-
pentine, come terremoti terrificanti o eruzioni
gigantesche: basta osservare, per esempio, i
lenti processi continui dell’erosione, della sedi-
mentazione o del sollevamento di montagne
che sono attualmente all’opera, per compren-
dere come questi stessi processi, ripetuti in un
arco di tempo sufficientemente lungo, possano
determinare imponenti trasformazioni (suppo-
nendo che sul fondo di un oceano si depositi un Fig. 11.
millimetro di sedimenti ogni anno, dopo un mi- Charles Lyell, geologo sostenitore
della teoria dell’attualismo.
lione di anni si sarà formato uno strato di sedi-
menti di 1000 metri di spessore).
L’idea che impercettibili trasformazioni della crosta terrestre possano provo-
care nel tempo cambiamenti enormi fu decisiva per Darwin. Egli capì che an-
che le più piccole modificazioni degli esseri viventi, sommate nel tempo, pote-
vano portare a cambiamenti radicali, come la formazione di nuove specie a par-
tire da specie preesistenti.
Darwin era rimasto colpito dalla somiglianza di alcuni tra i fossili raccolti in
Argentina con organismi attuali. Era il caso del gliptodonte, un animale estinto,
che assomigliava all’armadillo (che vive attualmente in Sudamerica) e che po-
teva essere un possibile antenato di quest’ultimo (fig. 12 nella pagina a lato).
Fondamentali per delineare nel pensiero di Darwin l’idea di evoluzione furono
anche le osservazioni compiute nell’arcipelago delle Galápagos (fig. 13a, b, c nel-
la pagina a lato), formato da numerose isole vulcaniche popolate da animali co-
me tartarughe, iguane e fringuelli.
Con sorpresa Darwin scoprì che le specie di questi animali variavano da un’i-
sola all’altra; in particolare individuò 13 specie di fringuelli localizzati su al-
trettante isole e tutte simili a una specie che Darwin aveva individuato sul con-
tinente sudamericano. I fringuelli erano evidentemente imparentati tra di loro,
ma con alcuni caratteri diversi: il becco, in particolare, differiva nelle varie spe-
Guida cie, andando da forme sottili adatte a catturare insetti a forme robuste e massic-
allo studio ce, adatte a frantumare semi (fig. 13d). Tutto ciò faceva pensare che i fringuel-
li fossero i discendenti degli esemplari di un’unica specie giunta inizialmente
•In che modo la teoria dell’attuali- sulle isole dal continente e che poi si era differenziata e modificata in specie di-
smo influenzò Darwin? verse, a seconda delle differenti risorse alimentari trovate su ciascuna isola. In
•Che osservazioni compì Darwin altre parole, all’inizio esisteva una sola specie di fringuelli ma, a causa della lo-
sui fringuelli delle Galápagos?
ro separazione in isole diverse (isolamento geografico), ogni popolazione seguì
una propria “linea evolutiva”.

18 © ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS


Tema a - CapiTolo 1. DARWIN E I MECCANISMI EVOLUTIVI

LE OssERVAzIOnI DI DARWIn

b
12

Fig. 12.
a. Un armadillo attuale.
b. La ricostruzione di un gliptodonte, un animale estinto.
La loro somiglianza lascia facilmente intuire
una possibile discendenza da un antenato comune.
a

13

Fig. 13.
a. Il lungo viaggio
del brigantino Beagle intorno al mondo.
b., c. L’arcipelago delle Galápagos, oggi
un Parco Nazionale. Scrisse Darwin:
“ Il fatto realmente sorprendente nel caso
dell’arcipelago delle Galápagos è che ogni
specie nuova, una volta formatasi in una
determinata isola, non si è rapidamente
diffusa nelle altre isole. Ma le isole, sebbene
in vista l’una dell’altra, sono separate da
bracci di mare profondi... sono perciò molto
più separate in realtà di quanto non appaia”
[da L’origine delle specie, Laterza]
d. I fringuelli delle Galápagos sono specie
c
strettamente imparentate, ma rapidamente
evolute a causa del loro isolamento e per
l’assenza di altre specie di uccelli concorrenti.
Si noti il diverso spessore del becco
in rapporto ai differenti regimi alimentari.

© ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS 19


Tema a - CapiTolo 1. DARWIN E I MECCANISMI EVOLUTIVI

Dalla selezione artificiale alla selezione naturale


14
Quando Darwin ritornò in Gran Bretagna, nel 1836, si dedicò all’elaborazione
e all’interpretazione dei suoi appunti. Si interessò anche di allevamento, in par-
ticolare di colombi. Un motivo di riflessione era l’esistenza di molte va-
rietà di colombi domestici, derivate in origine dal piccione sel-
vatico, che presentano differenze più o meno marcate nelle di-
mensioni, nel colore del piumaggio e in altri aspetti (fig. 14).
Darwin sapeva che gli allevatori di colombi selezionano de-
terminati caratteri giudicati più attraenti dal punto di vista
estetico, o per altre ragioni. Per esempio, se vogliono ottenere
esemplari con la coda nera essi fanno accoppiare solo colombi
che presentano il più alto numero di penne della coda nere. Tra i
pulcini nati, ogni volta vengono selezionati e fatti accoppiare quelli con le
penne della coda più nere e così via; nel tempo si otterrà una razza di colombi
con la coda nera. Si tratta, per usare l’espressione di Darwin, di selezione
artificiale, in quanto ottenuta in condizioni non naturali, per intervento del-
l’uomo.
Darwin era interessato al fatto che l’allevatore agiva sulla variabilità dei
caratteri che esiste in ogni popolazione. Gli individui che costituiscono una po-
polazione (di qualsiasi specie) non sono tutti identici tra loro. Le differenze, so-
litamente piccole, tra gli individui sono in gran parte dovute, come oggi sappia-
mo, a certe differenze del DNA (differenze genetiche) contenuto nelle cellule de-
gli individui stessi. In una popolazione di piccioni, per esempio, possono esser-
ci individui dal piumaggio un po’ più chiaro e altri con il piumaggio un po’ più
scuro della media (cioè individui che presentano variazioni nel carattere “colore
Fig. 14.
Alcune varietà di colombi tra le centinaia del piumaggio”). Questo è un esempio di variabilità all’interno di una popola-
ottenute per selezione artificiale, zione o intrapopolazionale.
a partire dal piccione selvatico (in basso). Esiste anche una variabilità tra popolazioni o interpopolazionale, quando due
o più popolazioni di una stessa specie si distinguono tra loro per certi caratteri.
Per esempio, una popolazione di eschimesi si distingue immediatamente da una
popolazione di pigmei africani non solo per l’aspetto esterno, ma anche per la di-
versa capacità di resistere al freddo e a certe malattie.
Darwin era consapevole che certe variazioni (per esempio un piumaggio più
Fig. 15. scuro) si trasmettono per via ereditaria nelle successive generazioni e riteneva
Anche nel caso di un animale
che si riproduce molto lentamente, che il loro accumulo nel tempo fosse la causa delle modificazioni più o meno ac-
come l’elefante, Darwin calcolò che da centuate che caratterizzavano le nuove razze. Gli allevatori non “provocavano”
una coppia di elefanti, dopo 500 anni, la comparsa di un certo carattere, ma semplicemente sceglievano gli individui
potrebbero derivare teoricamente milioni che accidentalmente già possedevano fin dalla nascita quel certo carattere.
di discendenti. Ciò non accade, Anche in natura si può osservare negli animali e nelle piante una variabilità nei
né per l’elefante né per qualunque altro
organismo, perché solo una minima caratteri e Darwin si chiedeva in che modo avvenisse la selezione di certi carat-
parte dei nati riesce a sopravvivere teri prevalenti rispetto agli altri: si poneva cioè il problema di come operasse la
e a riprodursi. selezione in natura.

La lotta per l’esistenza


15
La risposta gli fu suggerita dalla lettura di un saggio dell’economista e so-
ciologo inglese Thomas malthus (pubblicato nel 1798). L’autore sosteneva
che nella popolazione umana è insita la tendenza a moltiplicarsi in modo po-
tenzialmente illimitato, per cui a ogni generazione nascono più individui di
quanti ne possano sostenere le risorse naturali (spazio coltivabile, alimenti).
Di conseguenza, non tutti i nati possono sopravvivere, perché le risorse che
l’ambiente rende disponibili non lo consentono. In assenza di un controllo de-
mografico, a fronte di un forte incremento della popolazione subentrano fat-
tori come carestie, epidemie e guerre che impegnano gli individui in una com-
petizione o lotta per l’esistenza (nelle parole di Darwin), in cui molti di essi soc-
combono. Darwin pensò che quanto Malthus aveva scritto a proposito della po-
polazione umana potesse valere anche per le popolazioni di animali e piante
presenti in natura: infatti ogni organismo produce molti più figli o semi di
quanti riescano a sopravvivere (fig. 15).

20 © ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS


Tema a - CapiTolo 1. DARWIN E I MECCANISMI EVOLUTIVI

Fig. 16.
Per Darwin, come per Lamarck, Ma quali sopravvivono? Evidentemente solo gli individui che possiedono
il collo della giraffa fu oggetto di riflessione caratteri che li rendono meglio adattati rispetto all’ambiente in cui si trovano:
sotto il profilo evolutivo. quelli, per esempio, che hanno una muscolatura più funzionante, una colorazione
Nelle popolazioni più antiche più mimetica, una migliore resistenza al freddo, un tipo di comportamento più
esistevano, accanto a “pre-giraffe” dal collo adeguato alle circostanze (fig. 16).
“normale”, individui con un collo nettamente
più lungo (variabilità intraspecifica). In altre parole è l’ambiente che, attraverso la lotta per l’esistenza, opera la
In condizioni di cibo abbondante scelta dei caratteri più idonei.
un collo più lungo è solo un inconveniente: Darwin chiamò selezione naturale questo meccanismo; dato che le condizioni
per abbeverarsi l’animale deve piegare ambientali cambiano continuamente, la selezione naturale favorisce caratteri via
le gambe, rendendo difficoltosa la fuga via diversi e così gli esseri viventi si trasformano lentamente, di generazione in
in caso di attacco di un predatore.
Quando le piogge scarseggiano, peraltro, generazione; in questo modo si originano nuove specie.
gli erbivori si contendono le parti più basse
delle piante, che presto vengono spogliate. 16
In tali condizioni il collo più lungo si rivela
un sicuro vantaggio, permettendo
di raggiungere le foglie dei rami più alti.
Le giraffe con il collo più lungo, avendo
più cibo a disposizione si riproducono
con più facilità e aumentano di numero
di generazione in generazione, mentre
le giraffe dal collo corto tendono
a scomparire. Evidentemente, il vantaggio
del collo più lungo ha prevalso
sullo svantaggio nell’abbeverarsi ed è stato
“premiato” dalla selezione come migliore
adattamento alle condizioni ambientali.

La teoria dell’evoluzione per selezione naturale


Queste e altre considerazioni, portarono Darwin a formulare la teoria del-
Guida l’evoluzione per selezione naturale, esposta in un breve saggio presentato nel
allo studio 1858: questo saggio fu pubblicato in collaborazione con un altro naturalista
inglese, alfred r. Wallace che, indipendentemente da Darwin, era arrivato a for-
•Che cosa si intende per variabilità mulare negli stessi anni la medesima teoria sulla selezione naturale e l’evolu-
dei caratteri di una popolazione? zione. Wallace lasciò comunque a Darwin la paternità della teoria.
•Quale idea fu suggerita a Darwin L’anno successivo (1859) Darwin pubblicò la sua opera più importante,
dalla lettura del saggio di Malthus
sulla popolazione umana? L’origine delle specie, in cui espose la sua teoria in modo molto più ampio e ap-
•Che cosa intendeva Darwin per profondito; l’opera ebbe un grande impatto nel mondo scientifico per la portata
selezione naturale? rivoluzionaria delle sue idee evoluzionistiche che fornivano la chiave per spiega-
•Come spiegò Darwin il lungo collo re il presente come risultato del passato.
delle giraffe? Il libro di Darwin è considerato una delle pietre miliari nella storia della scienza
e della cultura.

i punti chiave della teoria darwiniana

La teoria dell’evoluzione di darwin afferma che fra tutti gli ■ gli individui devono competere tra di loro per le limitate
esseri viventi esistono dei legami di parentela e che ogni risorse (lotta per l’esistenza) e solo pochi di essi potranno so-
specie è derivata, con qualche cambiamento, da una specie pravvivere fino all’età adulta e riprodursi; l’ambiente favori-
precedente. sce gli organismi che possiedono caratteri più adatti alle con-
dizioni da esso imposte, operando una selezione naturale;
■ Gli individui delle popolazioni delle varie specie presen- ■ gli organismi meglio adattati sopravvivono in maggior
tano una variabilità di caratteri, cioè possiedono caratteri- numero e trasmettono i propri caratteri alla prole; essi dan-
stiche differenti che sono casuali; alcune di queste varia- no vita a un numero maggiore di discendenti rispetto agli
zioni o modificazioni sono ereditabili; altri componenti; la popolazione, quindi, nel tempo cambia
■ gli individui di una popolazione, a causa del loro poten- gradualmente le sue caratteristiche, cioè evolve;
ziale riproduttivo, tendono a generare nuovi nati in numero ■ gli organismi che presentano caratteri meno adatti hanno
molto maggiore rispetto alle limitate risorse disponibili nel- minori possibilità di riprodursi e se le condizioni ambienta-
l’ambiente; li non mutano sono destinati nel tempo all’estinzione.

© ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS 21


Tema a - CapiTolo 1. DARWIN E I MECCANISMI EVOLUTIVI

Alcune considerazioni
La visione di Darwin, rispetto a quella di Lamarck, presenta sostanziali differenze,
anche se entrambi riconoscono l’importanza dell’ambiente nei cambiamenti evoluti-
vi. Lamarck era convinto che gli animali fossero spinti a migliorare e a diventare sem-
pre più perfetti. Il cambiamento di un carattere dipendeva dall’uso o dal non uso che
di una propria struttura un animale faceva per meglio adattarsi all’ambiente. Darwin
respingeva totalmente questa posizione: è solo per caso che alcuni individui nascono
con un carattere che li rende più adatti all’ambiente e quindi favoriti dalla selezione
naturale.
Darwin ipotizzò il meccanismo biologico della selezione naturale per spiegare l’e-
voluzione, ma non fu in grado, in particolare, di spiegare come avvenisse la trasmis-
sione ereditaria dei caratteri e quale fosse l’origine della variabilità tra gli individui
di una popolazione. Le conoscenze del tempo erano infatti insufficienti a fornire il
necessario supporto alle intuizioni di Darwin. In realtà in quegli anni (1865) Gregor
mendel, un monaco boemo, aveva presentato i risultati delle sue ricerche di genetica,
che fornivano la chiave per comprendere come vengono trasmessi i caratteri eredita-
ri. Inoltre chiarirono, come in seguito si comprese, come i “fattori” ereditari (che chia-
miamo oggi genotipo) potessero dare caratteristiche (che chiamiamo oggi fenotipo)
differenti.
I risultati di Mendel, tuttavia, rimasero a lungo ignorati. Solo molti decenni più tar-
di i progressi della genetica, e ancora più recentemente quelli della biologia moleco-
lare, hanno permesso di colmare le lacune nella teoria di Darwin: in particolare, di
comprendere il ruolo svolto nell’evoluzione dalle mutazioni, che sono alla base del-
la variabilità genetica dei caratteri, indispensabile al processo di selezione naturale.

i l pensiero biologico La selezione naturale di Charles Darwin*

“Grazie alla lotta per la vita, qualsiasi variazione, anche chi di assicurarsi i migliori cani senza nemmeno pensare a
se lieve, purché risulti in qualsiasi grado utile a un indivi- modificarne la razza. […]
duo appartenente a qualsiasi specie, nei suoi rapporti in- Ora, se un qualsiasi lieve cambiamento di abitudine o
finitamente complessi con gli altri viventi e col mondo strutturale tornasse a vantaggio di un singolo lupo, questo
esterno, contribuirà alla conservazione di quell’individuo avrebbe le migliori probabilità di sopravvivere e di lasciare
e, in genere, sarà ereditata dai suoi discendenti. Quindi, discendenti. Alcuni di questi giovani probabilmente eredi-
anche i discendenti avranno migliori possibilità di so- terebbero le stesse abitudini e la stessa struttura e, con la
pravvivere […]. A questo principio, grazie al quale ogni reiterazione di questo processo, si potrebbe formare una
più piccola variazione, se utile, si conserva, ho dato il no- nuova varietà che soppianterebbe la forma originaria o esi-
me di selezione naturale. […] sterebbe insieme a essa. Ancora: i lupi che vivono in un ter-
Per chiarire il modo in cui agisce, a mio parere, la sele- ritorio montagnoso e quelli che frequentano i bassopiani
zione naturale, devo chiedere il permesso di dare qualche saranno necessariamente costretti a cacciare prede diffe-
esempio immaginario. Prendiamo il caso di un lupo che renti. Grazie alla conservazione degli individui più idonei di
vive predando diversi animali, catturandone qualcuno entrambi i gruppi, lentamente si formerebbero due varietà.
con l’astuzia, qualcuno con la forza e qualcuno con la ra- Queste varietà si incrocerebbero e mescolerebbero là dove
pidità. si incontrassero. […]
Supponiamo che le prede più veloci, per esempio i cer- La selezione naturale può operare soltanto mediante la
biatti, siano cresciute di numero, in seguito a un muta- conservazione e l’accumulo di modificazioni ereditarie infi-
mento qualsiasi sopravvenuto nella regione, oppure che nitesimalmente piccole, ognuna utile all’essere conservato
altre prede siano diminuite di numero in quella stagione e, come la moderna geologia ha quasi bandito certe idee,
dell’anno in cui il lupo sente particolarmente l’esigenza di quali lo scavo di una grande valle prodotto da una sola on-
procurarsi il cibo. data diluviale, così la selezione naturale, se è un principio
Date le circostanze, non vedo ragione di dubitare che i lu- ben fondato, bandirà l’idea di una creazione continua di
pi che avranno le migliori possibilità di sopravvivere, e quin- nuovi esseri viventi o di una grande e improvvisa modifica-
di di perpetuarsi e di selezionarsi, siano i più rapidi e snel- zione della loro struttura.”
li, sempre a patto che conservino una forza sufficiente a so-
praffare la preda in questo o in altri periodi dell’anno, quan- *Brani tratti da C. Darwin, L’origine delle specie, trad. it. di G. Balducci,
do potrebbero essere costretti a catturare altri animali. Non Newton Compton, Roma, 1974, pp. 347-352. Il titolo originale del libro di
trovo migliori ragioni per dubitare di questo di quanto non Darwin, pubblicato nel 1859, dove viene esposta la teoria dell’evoluzione
possa dubitare che l’uomo sia in grado di migliorare la ve- basata sulla selezione naturale, è: On the Origin of Species by Means of
Natural Selection, or Preservation of Favoured Races in the Struggle for
locità dei suoi levrieri con una selezione accurata e metodi- Life (Sull’origine delle specie per selezione naturale, ovvero la conserva-
ca e con quella selezione inconscia attuata da chiunque cer- zione delle razze più favorite nella lotta per l’esistenza).

22 © ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS


Tema a - CapiTolo 1. DARWIN E I MECCANISMI EVOLUTIVI

ilpunt su
◆altri apporti alla teoria dell’evoluzione
e il neodarwinismo

Numerosi apporti alla teoria dell’evo- ernst Haeckel (1834-1919) fu un ac- N. eldredge e s. Gould, due paleonto-
luzione vennero, dopo Darwin, dall’o- ceso sostenitore del darwinismo e lo logi americani, nel 1972 pensarono
pera di molti altri studiosi. divulgò in tutta Europa. Studioso di em- che la scarsità di forme di passaggio
Citiamo brevemente i più importanti. briologia, sosteneva che gli stadi di svi- fossili ritrovate (gli anelli di congiun-
luppo degli embrioni (ontogenesi = ge- zione tra le varie specie, famiglie e clas-
august Weismann (1834-1914)(fig. 17) nesi dell’individuo) presentano strut- si, fig. 18a) riflettesse il modo di proce-
distinse le cellule di un organismo in ture proprie di stadi evolutivi antece- dere dell’evoluzione: non sempre alla
due gruppi: le cellule somatiche (soma denti della stirpe (filogenesi = genesi stessa velocità, in modo graduale e con-
= corpo) sono destinate a scomparire del gruppo o stirpe). Per esempio, l’em- tinuo, secondo la concezione di Darwin,
con la morte dell’individuo e qualsiasi brione dell’uomo presenta una specie ma “a salti”. Una specie, una volta asse-
cambiamento o mutazione che com- di coda, come i suoi antenati scimmie- stata in una forma ben funzionante,
paia in queste cellule è destinato a fi- schi. Da queste osservazioni formulò il non cambia facilmente (resta in “equi-
nire con esse; le cellule germinali (uo- suo principio biogenetico fondamenta- librio”); se però l’ambiente in cui vive
va o spermatozoi) fanno parte di una le: l’ontogenesi è una breve ricapitola- cambia, nuove modificazioni casuali
linea cellulare (linea germinale) a ri- zione della filogenesi. Oltre a essere una favorevoli possono fissarsi in una sot-
produzione continua, ininterrotta; prova dell’evoluzione, questo principio topopolazione, mentre la “vecchia” po-
questa linea non muore con l’indivi- permette agli scienziati di ricostruire le polazione scomparirà in poche centi-
duo, ma sopravvive, per mezzo di ri- linee evolutive attraverso lo studio del- naia o migliaia di anni. Questo proces-
petute divisioni, nei figli e nei nipoti. lo sviluppo degli embrioni. so evolutivo è concepito dunque come
Sono quindi i cambiamenti o mutazio- una serie di accelerazioni seguite da
ni delle cellule germinali a venire tra- Hugo de Vries (1848-1935), botanico, lunghe stasi (equilibri) che preludono
smesse alla discendenza. osservò attentamente migliaia di pian- a nuovi cambiamenti “improvvisi”
te, scoprendovi piccoli cambiamenti (teoria degli equilibri intermittenti;
improvvisi dovuti a mutazioni. Attribuì fig. 18b, c).
alle mutazioni genetiche una grande
17
importanza per i processi evolutivi. Oggi la teoria evolutiva condivisa dal-
Formulò un certo numero di leggi, tra la maggior parte dei biologi prende il
cui le seguenti: nome di teoria sintetica dell’evolu-
– le nuove specie appaiono all’improv- zione (o neodarwinismo), in quanto
viso, senza intermediari; rappresenta il risultato di una “sintesi”
– le forme nuove appaiono accanto al operata integrando, nella teoria di
ceppo originale e con esso si svilup- Darwin (o darwinismo), le nuove co-
pano; le mutazioni vanno in tutte le noscenze derivanti dalla genetica e
Fig. 17. direzioni. dalla biologia molecolare.
August Weismann.

18

Fig. 18.
a. Fossile di Archaeopteryx.
b. Albero evolutivo
delle specie A, B, C, D, E
secondo la visione
tradizionale dei cambiamenti
evolutivi graduali e continui.
c. Albero evolutivo
delle stesse specie
secondo la teoria
degli equilibri intermittenti
con brevi e veloci
cambiamenti
(linee orizzontali)
e lunghi periodi di stasi
a b morfologica (linee verticali). c

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Concetti
T a-C
ema
in1. sintesi
D apiTolo ARWIN E I MECCANISMI EVOLUTIVI

Summary
Tema a - CapiTolo 1. DARWIN E I MECCANISMI EVOLUTIVI

1 Secondo il fissismo, che si ispirava alla tradizione, la natura era 1 According to fixism, a traditional theory, nature is laid out in a
ordinata secondo uno schema non soggetto a mutamenti; se- non-changing fixed scheme. According to creationism, a theory
condo il creazionismo, che si ispirava alla Bibbia, l’uomo e tut- inspired by the Bible, man and all other organisms have been
ti gli altri organismi erano stati creati per atto divino. Queste created by a divine act. These concepts started to weaken during
concezioni cominciarono a indebolirsi, nel corso del Settecento the 1700s, when new evidence was shown, especially through
a fronte di nuove evidenze emerse, in particolare, dallo studio fossils and the concept of evolution gained new popularity.
dei fossili. Riprese così vigore il concetto di evoluzione, secon- It stated that each living species derives from a pre-existing
do cui ogni specie vivente è derivata, con taluni cambiamenti, species, after undergoing changes.
da qualche specie precedente.

2 Jean-Baptiste lamarck elaborò una teoria dell’evoluzione 2 Jean-Baptiste Lamarck’s theory of evolution was structured
strutturata su basi moderne, non suffragata però da interpreta- on modern concepts but was not backed up by evidence.
zioni ritenute valide. Essa si fonda sull’ipotesi che gli organismi Lamarck suggested that organisms transmit to the offspring
trasmettano ai figli i caratteri acquisiti con l’uso o non uso di the traits acquired by their use during lifetime.
parti del proprio corpo.
3 charles Darwin formulò la sua teoria dell’evoluzione sulla ba- 3 Charles Darwin’s theory of evolution was based on his
se delle osservazioni compiute durante il suo viaggio intorno al observations while travelling around the world. He was also
mondo. Fu anche influenzato dalla lettura dei testi del geologo influenced from the texts of geologist Charles Lyell and
charles lyell e dell’economista thomas malthus. Alla base economist Thomas Malthus. The evolutionary process is based
del processo evolutivo vi è la selezione naturale, un meccani- on natural selection. This is a mechanism through which the
smo attraverso cui l’ambiente agisce sulla variabilità tra gli in- environment acts on the variation of individuals of a population.
dividui di una popolazione, favorendo quelli con caratteristiche Individuals with the better adapted traits are favoured and are
più adatte a sopravvivere e a trasmettere i propri caratteri alla free to transmit those traits to their offspring.
prole. La popolazione cambia nel tempo le sue caratteristiche, This way, a population changes its traits in time, in other words
cioè evolve. Dopo l’anno 1900, con lo sviluppo della genetica, it evolves. After 1900, with the development of genetics,
la teoria dell’evoluzione si è perfezionata nell’odierna teoria the evolutionary theory was perfected in what is known today
sintetica dell’evoluzione, o neodarwinismo. as modern evolutionary synthesis or Neo-darwinism.

4 I processi evolutivi hanno lasciato negli esseri viventi tracce che, 4 Evolutionary processes have left traces in living organisms that
spesso, vengono presentate come “prove” dell’evoluzione. Es- can be interpreted as ‘proof’ of evolution. Some examples are:
se sono: l’uniformità del codice genetico in tutti gli esseri vi- the universal nature of the genetic code; the similarity
venti; le somiglianze e le differenze nel DNA e nelle proteine di and differences of DNA molecules and proteins in non-related
specie con gradi di parentela diversi; le notevoli differenze tra and closely related species; the large differences between fossils
le forme attuali e quelle fossili; le tracce evolutive riscontrabili and today’s living species; the evolutionary traces as seen in
durante lo sviluppo embrionale; le indicazioni, fornite dall’ana- embryonic development; the similarities in structural anatomy
tomia comparata, di una corrispondenza delle strutture anato- (homologous structures) found in related species through
miche (strutture omologhe) nelle specie imparentate e l’esi- comparative anatomy as well as the existence of vestigial
stenza di strutture vestigiali. structures.

5 La selezione naturale opera essenzialmente sulla variabilità 5 Natural selection can only operate where genetic variation is
genetica; i genotipi favoriti sono quelli che offrono le maggiori present. The favoured genotypes have the best reproductive
capacità riproduttive (o fitness). La selezione sessuale è il ri- ability or fitness. Sexual selection occurs when the partner
sultato della scelta del partner (in genere da parte delle fem- (usually the female) chooses who to copulate with.
mine) per l’accoppiamento. La coevoluzione è il risultato del- Coevolution is when different species living in close relation
l’opera selettiva su specie diverse che vivono in stretto rap- to one another, undergo a process of evolutionary selection.
porto tra loro. Sono forme di coevoluzione anche il rapporto Predator/prey relationships and camouflage are all examples
preda/predatore e alcune forme di mimetismo. of coevolution.
Si definisce specie un insieme di organismi che, avendo un pa- A species is a group of organisms that share a genetic heritage
trimonio genetico comune, possono incrociarsi dando prole fe- and can produce fertile offspring. Speciation (the creation
conda. La speciazione (la formazione di specie nuove) avviene of new species) can occur after two populations of the same
in seguito a isolamento geografico di due popolazioni che, se- species are geographically isolated and therefore follow
guendo percorsi evolutivi diversi, dopo un certo tempo riman- different evolutionary paths. After some time, the species
gono riproduttivamente isolate anche se ricongiunte. Eventi will be reproductively isolated as well, even if they
evolutivi a livello di specie (macroevoluzione) sono: la diver- are reunited. Some examples of evolutionary events regarding
genza evolutiva, ossia il differenziamento di alcune specie si- whole species (macroevolution) are: divergent evolution,
mili che si trovano a occupare habitat diversi; la radiazione the differentiation of similar species occupying
adattativa, ossia un ampio processo di divergenze evolutive the same habitat; adaptive
che si verificano come conseguenza dell’adattamento a un’am- radiation, a large process of evolutionary divergences that
pia varietà di habitat; la convergenza evolutiva, ossia l’acqui- occur as a single species adapts to a number of different habitats;
sizione da parte di due o più popolazioni appartenenti a specie convergent evolution, where two or more populations from
diverse di soluzioni evolutive simili in risposta a pressioni se- different species acquire similar traits as a response to similar
lettive simili. L’evoluzione delle specie procede con fasi di stasi environmental stress. The evolution of a species has static
e fasi di speciazione, spesso in seguito a estinzioni di poche o phases and phases of speciation, usually following the
tante specie. extinction of few or many species.

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VERIFICHE
Tema a - CapiTolo 1. DARWIN E I MECCANISMI EVOLUTIVI

VERIFICA DELLE COnOsCEnzE

1. LA DIVERsITà DEI VIVEnTI E L’IDEA DI EVOLuzIOnE 4 Scegli il completamento corretto (anche più di uno).

1 Scegli il completamento corretto (anche più di uno). 1. Malthus si interessava


a. di economia
1. Linneo riteneva che le specie b. di evoluzione
a. fossero state create c. della crescita della popolazione umana
b. non fossero state create d. della competizione per le risorse
c. subissero modificazioni nel tempo 2. La teoria di Darwin riguarda
d. rimanessero immutate nel tempo a. l’evoluzione delle specie
b. la fissità delle specie
2. Buffon ipotizzò
c. la selezione naturale
a. delle modificazioni nel tempo delle specie
d. la selezione artificiale
b. la creazione di un numero limitato di specie
c. un meccanismo di selezione naturale 3. Wallace sosteneva una teoria
d. la fissità delle specie a. evoluzionista che contraddice quella di Darwin
b. evoluzionista in accordo con quella di Darwin
3. Lyell sosteneva la teoria c. creazionista
a. dell’attualismo d. economica
b. di lente e continue modificazioni geologiche
c. dell’evoluzione delle specie 4. La selezione degli individui operata dall’uomo è detta
d. dell’evoluzione dell’uomo a. selezione naturale b. selezione artificiale
c. ingegneria genetica d. clonazione
5. I punti fondamentali della teoria evoluzionistica
2. LE IDEE suLL’ORIgInE DEI VIVEnTI
di Darwin sono
DALL’AnTIChITà A LAMARCk a. ereditarietà dei caratteri acquisiti, potenziale
riproduttivo, selezione naturale, lotta per l’esistenza
b. variabilità dei caratteri, potenziale riproduttivo,
2 Scegli il completamento corretto (anche più di uno).
lotta per l’esistenza, selezione naturale
1. La teoria di Lamarck riguarda c. ereditarietà dei caratteri acquisiti, selezione naturale,
a. l’evoluzione lotta per l’esistenza, evoluzione
b. l’adattamento all'ambiente d. variabilità dei caratteri, potenziale riproduttivo,
c. l’uso e non uso degli organi selezione artificiale, lotta per l’esistenza
d. la trasmissione dei caratteri acquisiti
5 Completa le frasi scegliendo i termini corretti tra
2. Secondo Lamarck il “motore” dell’evoluzione è quelli elencati sotto.
a. l’adattamento all’ambiente
b. l’uso e non uso degli organi a. La teoria dell’.............................................. di Darwin afferma
c. l’ereditarietà dei caratteri acquisiti che ogni ................................. deriva da una specie precedente.
d. una grande catastrofe b. Gli ............................................................... di una popolazione
possiedono caratteristiche differenti, ossia presentano
una ........................................... di ...................................................... .
3. LA TEORIA DELL’EVOLuzIOnE DI DARWIn c. Il ..................................................................................... degli indi-
vidui tende a far aumentare la popolazione.
3 Per ciascuna affermazione indica vero (V) o falso (F). d. Se una .................................................. aumentasse all’infini-
to, non vi sarebbero sufficienti .....................................................
V F nell’ambiente.
a. La teoria di Darwin si basa su esperimenti. ❏ ❏ e. Gli individui instaurano una ......................................................
e sopravvivono, per ..........................................................................
b. Malthus sosteneva l’ipotesi della competizione
solo i più ......................................... all’ambiente in cui vivono.
per le risorse. ❏ ❏
f. Solo gli individui sopravvissuti ............................................... i
c. Secondo Darwin la lotta per l’esistenza
premia gli organismi più adatti. ❏ ❏ propri caratteri alla discendenza, ..............................................
nel tempo le caratteristiche della popolazione.
d. La selezione naturale agisce in modo
diverso secondo l’ambiente in cui opera. ❏ ❏ [adatti – caratteri – evoluzione – individui – lotta per l’esi-
e. La teoria evoluzionista di Wallace contraddice stenza – mantenendo – modificando – popolazione –
quella di Darwin. ❏ ❏ potenziale riproduttivo – risorse – selezione artificiale –
selezione naturale – specie – trasmettono – variabilità ]

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Tema a - CapiTolo 1. DARWIN E I MECCANISMI EVOLUTIVI

4. LE “PROVE” DELL’EVOLuzIOnE

6 Scegli il completamento corretto (anche più di uno).


1. Le strutture analoghe confermano adattamenti dovuti 3. Il codice genetico
a fenomeni di a. è uguale solo negli individui della stessa specie
a. convergenza evolutiva b. è lo stesso in tutti gli organismi
b. divergenza evolutiva c. dipende dal tipo di organismo
c. radiazione adattativa d. varia nel tempo
d. coevoluzione

2. L’anatomia comparata non permette di valutare 4. Il citocromo


a. strutture omologhe e analoghe a. è un amminoacido
b. l’ambiente dove vive un organismo b. è essenziale per la fotosintesi
c. la funzione di un organo c. si trova in quasi tutti gli organismi viventi
d. il tempo in cui è vissuto un organismo d. non può servire come prova per l’evoluzione

5. COME OPERA LA sELEzIOnE 8 Completa le frasi scegliendo i termini corretti tra


quelli elencati sotto.
7 Per ciascuna affermazione indica vero (V) o falso (F).
a. La ……………………………………… evolutiva avviene quan-
V F do due o più popolazioni di specie diverse in condizioni
a. La selezione naturale favorisce le specie ambientali simili adottano adattamenti ………......…………… .
con colori scuri perché sono meno visibili. ❏ ❏
b. La ……………………………………… evolutiva avviene quando
b. Il melanismo industriale si osservò solo ……………….........………………… specie ………….......……...………
dopo la rivoluzione industriale. ❏ ❏
rapidamente da un unico gruppo.
c. La melanina è un pigmento nerastro
presente nella pelle dell’uomo. ❏ ❏ c. Le …………………......…………………… di massa avvengono
quando numerose specie ………… …….………………… in uno
d. La coevoluzione avviene solo tra specie
…………….....…… tempo.
di insetti e di piante. ❏ ❏
d. La ……………………………………… evolutiva avviene quan-
e. Coevoluzione significa che due specie
do due o più specie simili, in ambienti diversi imboccano
si sono evolute nello stesso tempo geologico. ❏ ❏
vie evolutive ............................................... .
f. Nella coevoluzione la specie meglio adattata
sopravvive all’altra. ❏ ❏ [compaiono – convergenza – differenti – divergenza –
g. Si parla di coevoluzione quando l’adattamento estinzioni – molte – numerose – nuove – poche – radia-
vicendevole di due specie è diventato obbligatorio. ❏ ❏ zione – scompaiono – simili – stesso – vecchie]

VERIFICA DELLE AbILITà

1 Match the theory or hypothesis with the name of the scientist.

a. natural selection
b. actualism (uniformitarianism)
1. Lamarck
c. trait heritability
2. Lyell
d. organ use and non-use
3. Malthus e. evolution of the species
4. Darwin f. trait variability
g. reproductive potential
h. survival of the fittest
i. fixity of species

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Tema a - CapiTolo 1. DARWIN E I MECCANISMI EVOLUTIVI

2 Read the text and answer the questions.

“This preservation of favourable variations and the


rejection of injurious variations, I call Natural Selection.
Variations neither useful nor injurious would not
be affected by natural selection, and would be left
afluctuating element, as perhaps we see in the species called polymorphic.”
(The Origin of Species, Charles Darwin, pg. 68, Oxford University Press)

a. Give an example of natural selection we can see today.


b. Give an example of a trait or variation in humans that would not be affected by natural selection according
to Darwin.

3 Completa la frase e giustifica la tua scelta.


Se il Beagle non si fosse fermato alle Galápagos, Darwin avrebbe avuto più difficoltà a capire
a. l’età della Terra
b. l’importanza dell’isolamento delle varie popolazioni
c. il fatto che esiste la tendenza a fare più figli di quelli che possono sopravvivere e riprodursi
d. la presenza dei fossili sulle Ande

4 Quale di queste affermazioni sulla selezione naturale è corretta?


a. L’adattamento di una specie a un habitat la favorisce anche in altri habitat.
b. Due specie che vivono in uno stesso habitat subiscono le stesse mutazioni.
c. Gli adattamenti favorevoli oggi lo saranno anche nel futuro.
d. Gli individui con certe mutazioni generano più figli di altri e ciò significa che sono meglio adattati al loro am-
biente.
e. La selezione naturale è l’unico meccanismo implicato nell’evoluzione.

5 Spiega perché senza la variabilità dei caratteri la selezione naturale non potrebbe agire pro-
ducendo l’evoluzione.

6 Osserva le figure 1 e 2. Indica in quale figura sono raffigurate, rispettivamente, strutture omologhe
e strutture analoghe.

a. strutture omologhe: fig. .................


b. strutture analoghe: fig. ................

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