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Princeton University Library

32101 076388212
Library of

Dei Vigel
Sub lumine

Princeton University.
B E S S A R I O N E
PUBBLICAZIONE PERIODICA DI STUDI ORIENTALI
Mons.Niccolò MARINI, Direttore-Proprietario.
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ROMA
DIREZIONE :
Piazza S. Pantaleo, N. 3.
MAX BRETSCHNEIDER
LIBRAIO -EDITORE
Via del Tritone, 60
BESSARIONE
PUBBLICAZIONE PERIODICA DI STUDI ORIENTALI

ANNO XVIII – VOLUME XXX


Gennaio -Dicembre 1914

INDICI GENERALI

INDICE PER FASCICOLO


N . 127.
PAG .
MARINI Mons. Niccolò, Il primato di S . Pietro e de' suoi successori
in S . Giovanni Crisostomo , . . . . . . . . . . . . . . I
CHAÎNE P . MARIUS S . J., Le rituel éthiopien . Rituel de l'Extrême-Onction . 12
FACCHINI Mons. DOMENICO, L ' Eucaristia nelle opere di S . Tommaso
d'Aquino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Festa Prof. Nicola , Nicetae a Maronea, De Spiritus Sancti processione
liber tertius .. .. .. . . . . . . . . . . . . . . . . .
liber tertius
GENTILIZZA Prof. GIUSEPPE , Su la storia della Chiesa Slava ortodossa
in Dalmazia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 76
MANNUCCI Prof. UBALDO , Contributi documentarii per la storia della di
struzione degli Episcopati Latini in Oriente nei secoli XVI e XVII 97
Recensioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 129
Bibliografia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 141
Libri pervenuti alla Direzione . . . . . . . . . . . . . . . 149

N . 128 -129.
MANNUCCI Mons. UBALDO. Andreae de Sanctacruce, Dialogus de Ec
clesiae primatu , in Ludovicum Pontanum . . . . . . . . . 153
FESTA Prof. NICOLA, Filologia bizantina (1904-1913) . . . . . . . 195
FACCHINI Mons. DOMENICO. L'Eucaristia nelle opere di S. Tommaso
d ' Aquino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 202
CHAÎNE P. MARIUS, S. J., Le rituel éthiopien . Rituel de l' Extrême-Onction 213
GENTILIZZA Prof. GIUSEPPE, Miscellanea di documenti su la Chiesa greco.
rassiana dalmata nelle sue relazioni con la latina . . . . . . . 232

0 468389
544
- VI –
PAG .
Festa Prof. Nicola, Nicetae a Maronea, De Spiritus Sancti processione
liber quartus. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 243
MARINIMons. Niccolò, La conclusione del concordato fra la Santa
Sede e la Serbia . . . . . . . . . . . . . . . . .
CATTAN Prof. Basilio , S. Maria in Domnica volgarmente della Na
vicella . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 273
P . GIAN BATTISTA DI S . LORENZO , Cronaca levantina . . . . . . 277
Idem , Diario religioso d 'Oriente . . . . . . . . . . . . . . 281
Toriza Canonico E . G . B., Corrispondenza dalle Isole Ionie . . . 286
Recensioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 289
Bibliografia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 305
Libri pervenuti alla Direzione . . . . . . . . . . . . . . . 317

N . 130.
Litterae Encyclicae . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 321
MARINI Mons. Niccolò, Il primato di S. Pietro e dei suoi successori
in S . Giovanni Crisostomo. . . . . . . . . . . . . . . 335
MERCATI Mons. GIOVANNI, Intorno ad una sottoscrizione di Romano,
abbate di S. Benedetto in Calabria . – Kryptographica. - Una
lettera non bene edita nè bene compresa del codice Vatic. gr. 1043 349
GENTILIZZA Prof. GIUSEPPE, Miscellanea di documenti sulla Chiesa
Slava -Ortodossa in Dalmazia . . . . . . . . . . . . . . 357
PESENTI Prof. GIOVANNI, Aneddoti greci della rinascenza . . . . . 373
FACCHINI Mons. Domenico , L ' Eucaristia nelle opere di S. Tommaso
d 'Aquino . . , . . . . . . . . . . . . . . . . . . 384
P . GIAMBATTISTA DI S. LORENZO , Cronaca levantina. - Rivista della
stampa ortodossa . . . . . . . . . . . . . . . . . . 396
Diario religioso d' Oriente . . . . . . . . . . . . . . . 437
TORIZA Canonico E . G . B ., Corrispondenza dalle Isole Ionie « La ne
cessité de l'Union des Eglises Chrétiennes . . . . . . . . . 446
Bibliografia. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 450
– VII –

INDICE PER MATERIA .

Teologia .
PAG .
Il Primato di S . Pietro e de' suoi successori in S . Giovanni Cri
sostomo . . . . . . . . . . . 1, 321
L 'Eucaristia nelle opere di S. Tommaso d 'Aquino . 42, 202, 384
Niceta di Maronea e i suoi dialoghi sulla Processione dello Spi
rito Santo . . . . . . . . . . . 55, 243
Liturgia .
Le Rituel Éthiopien. Rituel de l'Extrême-Onction . . . . 12,213
Storia .
Su la storia della Chiesa Slava ortodossa in Dalmazia . . 76,232,357
Apologetica .
Andrea di Santocroce. Dialogo intorno al primato della Chiesa, in
Lodovico Pontano . . . . . . . . . 153

Filologia.
Filologia bizantina ( 1904- 1913). . . . . 195
Intorno ad una sottoscrizione di Romano, abbate di S . Benedetto
in Calabria . – Kriptographica. — Una lettera non bene edita
nè bene compresa del codice Vatic . gr. 1043 . . 346
Aneddoti greci della rinascenza . . . . . . . 373

Gerarchia ecclesiastica orientale.


Contributi documentari per la storia della distruzione degli Epi
scopati Latini in Oriente nei secoli XVI e XVII . . .
Diplomatica.
1 La conclusione del concordato fra la Santa Sede e la Serbia : 260
Archeologia romana.
Santa Maria in Domnica, volgarmente della Navicella . . 273

Cronaca.
Cronaca levantina . . . . . . . . . . 377, 396
Diario religioso d' Oriente . . . . . . . 281, 437
- YIII -

Corrispondenze.
Corrispondenza dalle Isole Ionie 286, 446
Recensioni . . . . . . . . . . . 129, 289
Bibliografia . . . . . . . . . . . 141, 305

INDICE PER NOMI D 'AUTORE


CATTAN Prof BASILIO 273

· · · · · · · · · ·
CHAÎNE P. MARIUS $ . I . .
.

· · · · · · · · · ·
. . .

· · · · · · · · · ·
. . 12, 213

· · · · · · · ·
FACCHINI Mons. DOMENICO . · 42, 202, 384
FESTA Prof. NICOLA . . . . . . . . .
. . 55, 195
GENTILIZZA Prof. GIUSEPPE . : . 97,232, 357
P . GIAMBATTISTA DI S . LORENZO 277, 281, 396 , 437
MANNUCCI Mons. UBALDO · · 97, 153
MARINI Mons. NICCOLÒ , i . . 1, 260, 335
MERCATI Mons. GIOVANNI . . . . . . . 349
PESENTI Prof. GIOVANNI. . . . . . . . 373
TORIZA Canonico E, G . B. . . . . 286,446
.. .

. . .
Fasc . 127. ANNO XVIII. Fasc . 1. ° GENNAIO -MARZO 1914

BESSARIONE
PUBBLICAZIONE PERIODICA DI STUDI ORIENTALI

DIRETTA A FACILITARE L ' UNIONE DELLE CHIESE

"Yulote laupuoleŬ Tõv dráVTWV 0 Allissimo Re dei re, onniveg


TAVTE-TÓATA xai xtiota · gòv åhno s gente , creatore di tutte cose, il riunire
le due nobilissime stirpi da si lungo
γαρ έργον το παρόν, Παντοδύναμε του tempo e cotanto fra loro separate , &
ενώσαι τα μακρά και προ πολλού διε- proprio Questa ' opera tua che sei I on
OTTU Súo, Xã TÉQ uov , yévn xáalota ! nipotente , o mio Salvatore !

IL PRIMATO DI S. PIETRO E DE ' SUOI SUCCESSORI


IN S. GIOVANNI CRISOSTOMO
(v . fasc. 124-125 )

Analizziamo ancora qualche altro testo del Crisostomo, che può


dimostrare ch ' egli riteneva trasmissibile la suprema potestà di Pietro
ai suoi successori.
Nella Omilia Adversus Iudaeos VIII, n . 3, in un passo da noi
già citato il S. Dottore dice, che Pietro avendo lavato col suo amaro
pianto il fallo della negazione venne fatto capo degli Apostoli e gli
fu affidato il governo di tutto il mondo dal suo divin Maestro. « Sic
abluit (Petrus) illam negationem , ut etiam primus Apostolorum fuerit
factus, eique totus terrarum orbis commissus fuerit » . Nell' altra omilia
De Poenitentia , ritornando sulle stesse idee il S. Dottore dice, che a
Pietro, il quale colle lagrime cancellò il suo peccato, dal divin Maestro
furon consegnate le chiavi del Cielo . « Cuinque (Petrus) flevisset amare,
delevit peccatum . Post haec enim claves illi Caelorum creduntur » . In
questa medesima Omilia, egli dice altresì, che Pietro penitente fu ri
messo dal divin Salvatore nel pristino suo onore e gli fu consegnata
la « prefettura » cioè il governo della Chiesa per tutto il mondo ;
« Ad priorem honorem revenit, et Ecclesiae praefecturam ipsi Petro
per totum mundum tradidit » , nell' Omilia poi in Ioann . 88, il Cri
sostomo nel commentarne il c. XXI, 15, « Cum ergo prandissent dicit
Simoni Petro Iesus: Simeon Ioannis, diligis me plus his ? » indica le
BESSARIONE – XVIII- 1° .

Rab
N . Marini
ragioni, onde il divin Maestro, trasandati gli altri Apostoli, diretta
mente rivolse la parola al solo Pietro . « Eximius erat, dice il S . Dot
tore, inter Apostolos (Petrus), os discipulorum , et coetus illius caput:
ideo Paulus prae aliis hunc visurus venit. Simul ostendens ei oportere
deinceps fidere, quasi abolita negatione, fratrum ei praefecturam com
mittit... hic (Petrus) praefecturam in fratres habuit... Quia ergo magna
ipsi (Petro ) praedixerat, orbem commiserat...» Non pochi altri testi
consoni ai citati potremmo addurre, ma nol facciamo, perchè l'analisi
di questi può applicarsi egualmente a quelli. Ora quale sarebbe il
senso , noi domandiamo, degli addotti, nel caso che il S . Dottore non
avesse ritenuta trasmissibile la suprema potestà di Pietro ? Sarebbe
questo, se ben ci apponiamo: cioè, l'Apostolo Pietro avrebbe ricevuto
dal Divin Maestro l'eccellentissima prerogativa di una sovrana potestà ,
universale quanto al tempo, allo spazio ed ai soggetti su cui eserci
tarla, che nel fatto poi sarebbe stata circoscritta alla sola persona del
l' Apostolo , e rispetto al tempo, ai luoghi ed ai sudditi, ristrettis
sima, e però niente affatto universale . È egli possibile, che il S . Dot
tore interpretasse le parole della promessa fatta a Pietro da Gesù
Cristo, Sapienza increata, Verbo di Dio incarnato , in un senso che
ripugnerebbe il supporlo in qualsivoglia uomo probo di sana mente ?
Invero se un uomo si comportasse in tal guisa, che la formale e ca
tegorica sua promessa di qualcosa chiaramente determinata , venisse
poi da lui eseguita in un senso contrario del tutto alla data parola ,
non meriterebbe costui di essere giudicato comemenzognero, fedifrago,
od almeno come pazzo ? Ebbene, alla medesima conseguenza ci por
terebbe l'interpretazione degli addotti testi del Crisostomo nel senso ,
che egli non ritenesse trasmissibile la suprema autorità di Pietro ad
altri dopo la morte di lui.
Questa giustissima osservazione, che sorge spontanea nella mente
di chi studia senza preconcetti quei testi del Crisostomo, deve appli
carsi a tutti gli altri passi delle sue Omelie da noi nel corso di questo
studio recati, ove appunto egli parla di Pietro, a cui il Divin Maestro
consegnò le chiavi del regno dei cieli, l'illimitata potestà di sciogliere
e legare, di pascere tutto il gregge, agnelli e pecore, di aver la pre
fettura dei fratelli, la prefettura di tutto il mondo, di possedere una
autorità, contro la quale le porte dell'inferno non avrebbero mai po
tuto prevalere.
Ma perchè noi ci dilungheremmo,non senza forse un po' di tedio
dei cortesi lettori, a proseguire l'analisi di siffatti testi per cavarne
la mente del S. Dottore in riguardo alla nostra tesi, mentre egli al
trove espone con tutta chiarezza il suo concetto in questa materia ?
Il primato di S . Pietro e dei suoi successori in S . Giovanni Crisostomo 3
Affrettiamoci dunque a produrre un testo del S . Dottore, ov' Egli
chiaramente parla della trasmissione o passaggio della suprema auto
rità di Pietro ai suoi successori. Qui, acciocchè la nostra argomenta
zione ermeneutica sia bene intesa e si elimini il minimo sospetto
di una qualsiasi contorsione del testo crisostomiano per fargli dire
quello che vorremmo dicesse, dobbiamo rammentare ai cortesi lettori,
che la nostra tesi è precisamente questa : « S . Giovanni Crisostomo
ritiene trasmissibile la suprema autorità di Pietro ad altri dopo la sua
morte, e non già circoscritta unicamente alla sua persona, sicchè alla
sua morte perisse » . Per conseguenza, noi escludiamo per ora la
quistione intorno la persona dei successori di Pietro , e ci atteniamo
strettamente al fatto, cioè, se nel testo, che produrremo, si dimostri
obbiettivamente ritenersi dal S. Dottore trasmissibile la potestà di
Pietro .
Il passo del quale dobbiamo trattare. trovasi al principio del c. 2
del lib . II della insigne opera De Sacerdotio (Ilepi iapooúvns) del
grande dottore antiocheno. Egli si propone di provare : Sacerdotium
grande esse signum caritatis erga Christum . A tal uopo ragiona così:
« Ecquid , inquam , hoc lucro maius fuerit, quam si haec agamus, quae
dilectionis erga Christum argumenta esse dixit ipse Christus, qui Apo
stolorum coryphaeum sic alloquitur: Petre, inquit,amas me? (Ioann . XXI,
15 ). Id illo confitente, adiungit : si amas me, pasce oves meas. Inter
rogat discipulum magister , num diligatur ab eo ; non ut ediscat: quo
modo enim ediscat, cum omnium corda norit ? sed ut nos doceret,
quantum cordi sibi esset huiusmodi gregis praefectura. Id cum palam
sit, illud item manifestum erit, magnam fore mercedem laboranti in
iis, quae magno apud Christum in pretio sunt. Nam si cum quosdam
videmus famulorum vel pecorum nostrorum curam habere, sollicitudi
nem illam pro argumento amoris erga nos habemus, etiamsi illa omnia
pecuniae pretio emantur ; quia non pecunia aut alio quopiam simili,
sed propria morte hunc gregem emit, et pro ovilis pretio sanguinem
dedit, quanto praemio pastores eius remunerabit ? Quamobrem , cum
dixisset discipulus : Tu scis, Domine, quia amo te, et dilectum ipsum
in dilectionis testem vocasset ; non hic stetit Servator, sed dilectionis
argumentum adiecit. Non enim quantum Petrus se diligeret ostendere
tunc volebat ; nam id nobis ex multis argumentis iam palam erat ;
sed quantum ipse Ecclesiam diligeret suam ; et Petrum et nos omnes
edoceri voluit, ut magnam et nos hac in re sollicitudinem exhiberemus
(Rom . VIII, 32). Cur enim Deus Filio suo unigenito non pepercit.
sed quem unicum habebat, tradidit ? ( Ioann. III, 16 ) Ut eos, qui ini
mico erga se animo essent sibi reconciliaret, et peculiarem sibi po
N . Marini

pulum faceret. Cur sanguinem effudit? ( Tit. II, 15 ). Ut has emeret


oves quas Petro et successoribus eius tradidit » (').
Non sarà discaro ai lettori il riferire la bella versione che di
questo passo fa il dotto Giacomelli : (?) « E quale può esser vantaggio
maggiore, che fare quelle cose, le quali sono dimostrazioni dell'amore
di Cristo , come se n' è lo stesso Cristo dichiarato ? Perchè parlando
al principe degli apostoli, Pietro , gli disse : mi ami tu ? E avendo
quegli confessato di sì, gli soggiunse : Se tu miami, pasci le mie peco
relle. (Io . XXI, 25 ) Il Maestro interroga il discepolo, se da lui era
amato, non per saperlo ; imperocchè come potrebbe far quella domanda
colui, che penetra ne' cuori di tutti ? ma per insegnarci quanta pre
mura egli abbia del governo di queste gregge. Or essendo questo chiaro,
sarà parimente manifesto che grande ed ineffabile è la mercede ri
servata per chi in quelle cose si affatica, le quali sono avute in grande
stima da Cristo. Perchè se noi quando vediamo alcuno de' servi o
famigliari prendersi cura de' nostri bestiami, pigliamo una sì fatta loro
premura verso quelli per un segno d 'amore verso di noi, benchè tutti
(1) Και τίτούτου του κέρδους, έφην, αν γένοιτο μείζον, ή το ταύτα φαίνεσθαι
πράττοντας, άπερ δείγματα της εις τον Χριστόν αγάπης αυτός έφησεν είναι ο
Χριστός; Πρός γάρ τον κορυφαίον των αποστόλων διαλεγόμενος, Πέτρε, φησίν,
φιλείς με; τούτου δε ομολογήσαντος, επιλέγει, Ει φιλείς με, πoίμαινε τα πρόβατά
μου. Έρωτά τον μαθητών και διδάσκαλος, ει φιλοΐτο παρ' αυτού, ουχ ένα αυτός
μάθη, (πώς γαρ ο τάς απάντων έμβατεύων καρδίας) αλλ' ίνα ήμάς διδάξη, όσον
αυτώ μέλει της των ποιμνίων επιστασίας τούτων. Τούτου δε όντος δήλου, κακείνο
ομοίως έσται φανερόν, ότι πολύς και άφατος αποκείσεται μισθός τω περί ταύτα
πονουμένω, α πολλού τιμάται ο Χριστός. Ει γάρ ημείς, όταν ίδωμεν των οικετών
ή των θρεμμάτων των ημετέρων επιμελομένους τινάς, της περί ημάς αγάπης την
εις εκείνα σπουδών τιθέμεθα σημείον, καίτοι γε ταύτα πάντα χρημάτων εστιν
ώνητά, ο μη χρημάτων, μηδέ άλλου τινός τοιούτου, αλλ' ιδίω θανάτω το ποίμνιον
πριάμενος τούτο, και τιμήν της αγέλης το αίμα τους το εαυτού, πόση τους ποι
μαίνοντας αυτήν αμείψεται δωρεά ; Διά του τούτο ειπόντος του μαθητού, Συ οίδας ,
Κύριε, ότι φιλώ σε, και μάρτυρα της αγάπης αυτόν τον αγαπώμενον καλέσαντος ,
ουκ έστη μέχρι τούτου ο Σωτήρ, αλλά και το της αγάπης προσέθηκε σημείον.
Ου γαρ όσον ο Πέτρος αυτόν έφίλει, τότε επιδείξαι έβούλετο· καί γάρ εκ πολλών
τούτο ήδη ημίν γέγονε δήλον· αλλ' όσον αυτός την Εκκλησίαν αγαπά την έαυτού,
και Πέτρος και πάντας ημάς μαθείν ηθέλησεν, ίνα πολλών και ημείς περί ταύτα
εισφέρωμεν την σπουδών. Διά τί γάρ Υιού και μονογενούς ουκ εφείσατο ο θεός,
αλλ' ον μόνον είχεν εξέδωκεν ; "Ινα τους εχθρωδώς προς αυτόν διακειμένους
εαυτώ καταλλάξη, και ποιήση λαόν περιούσιον. Δια τί και το αίμα εξέχεεν;
"Ίνα τα πρόβατα κτήσηται ταύτα, ά τω Πέτρο και τοις μετ' εκείνον ενεχεί
QloeV. S . Ioannis Crysostomi De Sacerdotio , I, 1. (MIGNE, Patr . graeca , XLVIII,
12 , col. 631- 632.
(*) Di S. Giovanni Crisostomo del sacerdozio Libri VI volgarizzati e con
annotazioni illustrati da MICHELANGELO GIACOMELLI Roma, MDCCLVII. Per
Giuseppe Collini e Benedetto Franchi.
Il primato di S. Pietro e dei suoi successori in S. Giovanni Crisostomo 5

quegli animali possano per danaro comprarsi; colui, che non per de
naro nè per altra cosa simile , ma con la propria morte ha comprato
questa greggia , e ne ha dato in prezzo il suo sangue, con quanto gran
guiderdone ricompenserà chi la pasce? Per questo , dicendo il disce
polo : Signore, tu sai ch 'io ti amo; e chiamando in testimonio del
l'amor suo la stessa persona da sè amata , non si fermò qui il Salva
tore ; ma il segno aggiunse ancor dell'amore. Imperocchè non voleva
allora mostrare quanto Pietro l'amasse ; poichè questo già per molte
cose si è fatto a noi manifesto :ma volle, che Pietro e tutti noi inten
dessimo, quanto egli amasse la Chiesa sua, acciocchè in queste cose
grand'attenzione arrecassimo. Ed a qual fine non ha risparmiato Dio il
suo Figliuolo Unigenito,ma,avendo quel solo ,lo ha esibito? (Rom . VII, 32)
Per riconciliarsi quelli che erano di nemico animo verso di lui, e per
farsene un proprio suo popolo. ( Ioan. III, 16 ) Perchè ha sparso il suo
sangue? Rom . V , 10, (Tit. II, 14) » . Per avere il possesso di quelle
pecorelle che ha dato in cura a Pietro e ai di lui successori,
L 'inciso , che noi vogliamo recare come prova, che il Crisostomo
riteneva trasmissibilc il potere di Pietro ai suoi successori, è l'ultimo
cioè « Cur (Christus) sanguinem effudit ? Ut has emeret oves, quas
Petro et successoribus eius tradidit « Nell' originale : Aid ti raì tò
aiņa étézeeV ; “ Iva rà opóBata xtńontal Tauta . tã Ilé
100 xal tois uet'èxɛīvov švexeipioev » . Analizziamo ora tutto il testo
citato, affin di ben comprendere il valore dimostrativo dell'inciso per
il nostro assunto .
Il commento del Crisostomo è tolto, come si vede, dalle parole
che N . S . Gesù Cristo rivolse a Pietro (Ioann . XXI, 15) in uno dei
quaranta giorni, che rimase ancora in terra dopo la risurrezione. Ivi
dall'Evangelista narrasi, che dopo il pranzo, il Divin Maestro , tra
sandati gli altri apostoli, indirizzamdosi al solo Pietro, l'interrogò di
cendogli : Petre amas me? ed alla triplice risposta affermativa del
discepolo , soggiunse : Si amas me, pasce oves meas. II S . Dottore con
tinuando sapientemente avverte, che lo scopo della interrogazione in
dirizzata dal divin Maestro al suo discepolo Pietro , non fu già per es
sere informato dell'amore, che questi gli portava ; chè come Dio leg
geva nel fondo dei cuori ; neppure fu di far conoscere a noi quanto
Egli fosse amato da Pietro ; perchè vi erano molti argomenti notorii
che il dimostravano. Lo scopo della interrogazione fu propriamente
quello di manifestare a Pietro ed a noi tutti, quanto mai Egli, G . C .,
amasse la sua Chiesa , acciocchè Pietro e noi tutti con tenero affetto
e premurosa sollecitudine ci dedicassimo all'opera del ministero in ser
vizio della Chiesa, ossia delle anime da Lui redente.
N . Marini

Fin qui l'argomentazione, che il S . Dottore ricava dalla interro


gazione di Cristo a Pietro , può riferirsi in genere a tutti coloro, che
ministri della Chiesa prestano ad essa l'opera loro ; anzi, poichè il
tema svolto dal Crisostomo, è quello della dignità episcopale, non si
va lungi dal vero nel dire, che il S . Dottore consideri quivi Pietro
come il tipo dei vescovi. Senonchè, ove fermisi l'attenzione nel disa
minare più sottilmente il progresso dell'argomentazione, si vedrà che
questa va restringendosi al solo Pietro , al Corifeo degli Apostoli, come
poc'anzi l'ebbe nominato il Crisostomo. Difatti, egli osserva, che il
divin Maestro sentitosi da Pietro chiamare in testimonio dell'amor suo
verso di Lui, amore ch 'eccedeva l'amore di tutti gli altri suoi colleghi,
diligis me plus his ? non si fermò a compiacersi di quella splendidis
sima dichiarazione, ma volle dare all'amatissimo discepolo un propor
zionato argomento , una corrispondente prova del suo affetto partico
lare coll'affidargli tutto quanto il gregge; pasce oves meas. Quasi
volesse G . C . significare ; a chi più di ogni altro, e sopra tutti i di
scepoli e gli apostoli mi ama, io in contraccambio affido quel tesoro,
che io ho amato con infinito amore, ed il cui acquisto io ho fatto
col versare tutto il mio sangue ; cioè il dominio di tutto quanto il mio
gregge, tutte le anime da me redente , senza veruna restrizione. A chi
più si ama, più si dona, disse altrove il divin Maestro .
Laddove se si abbia a credere, come vogliono gli avversarî, che
il S . Dottore parli sempre in questo passo di Pietro, come tipo e fi
gura degli altri apostoli e di tutti quelli in genere, che tengono cura
di anime e dei loro successori ; e che però il divin Salvatore nell'af
fidare tutto il suo gregge a Pietro ed ai successori di lui, intendesse
nient'altro che questo , di affidarlo cioè agli apostoli ed agli altri in
genere, che tengono cura di anime ed a quelli che verranno dopo di
essi ; la conseguenza dell'argomentazione crisostomiana sarebbe più
ampia delle premesse . Inoltre se tale fosse, la sentenza del S. Dottore,sa
rebbe, oltrechè sofistica , anche fredda ed inintelligibile . Ed invero il
S . Dottore commenta un fatto individuale sia dalla parte di Cristo
sia dalla parte di Pietro , e nota giustamente, che alla splendidissima
dichiarazione di amore di Pietro sopra tutti gli altri colleghi verso il
suo divin Maestro , questi in contraccambio risponde coll'affidargli
la prefettura di tutto l'ovile. Il S. Dottore adunque considera Pietro
come pastore universale e capo della Chiesa. Una conferma, che tale
sia il senso delle suddette espressioni del S. Dottore, s'incontra indi
a poco nel seguente cap. III, ov' Egli perspicuamente applica alle
parole: Pasce oves meas, dirette a Pietro dal divin Maestro, il signi
ficato di una potestà superiore a quella degli altri apostoli.
Il primato di S. Pietro e dei suoi successori in S . Giovanni Crisostomo 7
Ed appunto per bene afferrare il concetto del S . Dottore nel
c. III, fa d 'uopo che si ponderi la conclusione del c. I, ove Egli da
un altro (1) testo del S. Vangelo (Matt. XXIV , 45 ) ricava un nuovo ar
gomento per lumeggiare la grandezza dell'ufficio episcopale. Quindi
passa a scusarsi coll'amico Basilio, il quale mediante una pia astuzia
del medesimo Crisostomo, era stato, benchè ripugnante, promosso al
l'episcopato . E la scusa è così formulata : « Etiamne igitur nunc nobis
contendes quasi te male in fraudem iniecerimus, cum omnibus Dei
bonis praeficiendus sis, illa agens, quae si faciat, Petrum dicit (Chri
stus) ceteros apostolos longe superaturum esse ? Nam Petre, inquit,
amas me plus his ? Pasce oves meas » . Noi da questa ultima sentenza
tiriamo la riprova, che nel c. I, il S. Dottore dopo avere additato
Pietro come il tipo di tutti i pastori in genere, alla fine intende par
larne come del sovrano Pastore, del Capo della Chiesa, del Corifeo
degli altri apostoli. « Petrum , dicit (Christus) ceteros apostolos longe
superaturum .... Perciò « Pasce oves meas » . Dunque Pietro è pastore
di tutti, ed a tutti sovrasta nel governo del gregge, vale a dire,
della Chiesa .
Potrebbe per avventura affacciarsi una speciosa obbiezione alla
mente di chi con sottiglieżza pigli ad esaminare quell'inciso « cum
omnibus Dei bonis praeficiendus sis, illa agens, quae si faciat, Petrum
dicit (Christus) ceteros apostolos longe superaturum esse ? » Ed è questa .
La prima impressione, che si prova nel leggere questa sentenza , por
terebbe a credere che secondo il Crisostomo, ogni Pastore del gregge,
ossia ogni Vescovo, in virtù del suo ufficio sia eguale a Pietro , perchè
fa quello, che fece Pietro « illa agens, quae si faciat, Petrum dixit (Chri
stus) ceteros apostolos longe superaturum esse. » xai taūta náttwv,
xai tòv Ilétpov ToloŰVTA % . T. . E questo senso parrebbe confer
mato da un'altra versione latina che dice « illa agens, quae agenti
Petro (Christus) potentiam indidit, ceterisque apostolis longe ante
posuit » . L ' obbiezione di per sè cade, ove si rifletta dopo un 'at
tenta disamina del contesto, che quivi il S . Dottore intende si
(") Disse bene dunque Cristo : Chi è il servo fedele e prudente che il
Signore ha messo a governare la casa sua (Matt. XXIV , 45) Ecco di nuovo
parole di uno che dubita , ma chi le proferiva, non le proferì dubitando .
Anzi come nell'interrogar Pietro, se fosse da lui amato, non l'interrogava per'
che avesse bisogno d 'informarsi dell'amore del discepolo , ma perchè voleva
mostrar l'eccesso dell'amor suo ; così anche adesso , quando ha detto : Chi
è il servo fedele e prudente ? non ha detto questo perchè non sapesse chi è
il servo fedele e prudente , ma perchè voleva rappresentare la rarità della
cosa e la grandezza di questo grado . Vedi dunque quanto il premio ancora
a'è grande : lo porrà all'amministrazione di tutti i suoi averi.
N . Marini

gnificare due cose, che hanno una comune essenza , ma differi


scono nel modo di chi ne partecipa. Difatti la cura pastorale del
gregge cristiano, considerata in sè stessa, nella sua quiddità specu
lativa, qua talis, è pari ed eguale in tutti e singoli i Vescovi; e però
egregiamente dice il Crisostomo, ch 'essa è un'opera di grandissimo
amore verso Gesù Cristo. Conformemente a questo criterio, Basilio ,
od ogni altro Vescovo sono eguali a Pietro ; chè l'Episcopato è uno
ed indiviso. Ma la medesima cura pastorale considerata nella parteci
pazione di essa, cioè secondo i gradi di ampiezza dell'esercizio in
coloro che ne sono investiti, in Basilio è parziale, in Pietro è univer
sale : quegli sì, è preposto al tesoro di Dio « omnibus eius bonis » ,
ma dentro i limiti di un gregge determinato ; questi, cioè Pietro, è
preposto al medesimo tesoro di Dio, cioè le anime, ma in tutto il
gregge sparso nel mondo intero . Di qui Basilio od ogni altro Vescovo
sono inferiori a Pietro .
Se questi due aspetti si tengono fissi nell'esaminare il testo in
discorso , esso addiviene chiarissimo. Basilio , dice il Crisostomo, fa
cendo quello che fece Pietro, viene preposto al tesoro di Dio ; chè
tale è il concetto e l'essenza della cura pastorale delle anime; Pietro
poi facendo la stessa cosa, ma in differente misura , sopravvanza di
lunga mano non pure Basilio , od ogni altro pastore del gregge, ma
benanco gli stessi apostoli. Per la qual cosa , il S. Dottore giustamente
avverte, che a Pietro vien detto da Cristo : « Pasce oves meas » ; senza
veruna limitazione di popoli, di tempi e di luoghi ; ed in virtù di
questa cura universale , Pietro supera di lunga mano tutti quanti nella
Chiesa, anche gli altri apostoli. Questa superiorità di giurisdizione di
Pietro non viene punto contraddetta nei periodi seguenti, ove nel ri
badire l'eccellenza del ministero episcopale, il S . Dottore si esprime
così : « at cum de Ecclesiae praefectura deque concredenda tot ani -
marum cura agitur, recedat a magnitudine tanti negotii, totus foemi
neus sexus, imo etiam virorum pars maxima ; et agantur in medium
qui magno intervallo ceteris omnibus antecellunt, et qui secundum
animivirtutem ceteris tanto sunt sublimiores, quanto universa Hebraeo
rum gente Saul secundum corporis proceritatem ; imo et longe ma
iori spatio » . Chi legge questo tratto senza idee preconcette si accorge
subito , che quivi il S . Dottore intende lumeggiare l'eccellenza dell'uf
ficio episcopale considerato in sè stesso , nella sua essenza, ch 'è quella
di tenere cura dei tesori di Dio , cioè delle anime. Nè debbono farci
esitare quelle espressioni « at cum de Ecclesiae praefectura deque con
credenda animarum cura agitur» . Perocchè esse chiaramente mirano
la sublimità e gravità dell'ufficio episcopale, e però nulla tolgono a
Il primato di S . Pietro e dei suoi successori in S . Giovanni Crisostomo 9
ciò che il S . Dottore sopra ha detto della superiorità della giurisdi
zione di Pietro, onde questi sopravvanza di lunga mano anche gli altri
apostoli, per avergli ordinato il divin Maestro di pascere tutto il
gregge: Pasce oves meas.
Spianata così la via alla retta intelligenza dell'inciso , su cui do
vremo fondare la nostra argomentazione, passiamo senza ulteriori in
dugi ad esaminarlo .
Noi abbiamo detto e ripetuto , che il Crisostomo ritiene il Pri
mato di S . Pietro trasmissibile ai suoi successori. Ebbene, questo e
non altro apertis verbis il S . Dottore afferma scrivendo « Cur etiam
(Christus) sanguinem effudit ? ut oves possideret istas, quas Petro et
successoribus eius tradidit » . Aià tí xai tò alua (Kúpios) ŽEbxeev ; iva
τα πρόβατα κτήσηται ταύτα, ά Πέτρο και τους μετ'εκείνον ενεχείρισεν »,
Non c'è bisogno di commento o spiegazione ; il testo parla da sè .
Se si voglia sofisticare, le cose anche più chiare e lampanti possono
offuscarsi con sottigliezze cavillose e raggiri curialeschi. Ma quello ch 'è
risplendente di vera luce, non può a lungo celarsi, e ad occhi puri
necessariamente si palesa.
Questo è il caso della riferita sentenza di S . Giovanni Crisosto
mo, il grande Dottore e luminare della Chiesa Greca.
Egli, qui apertissimamente asserisce, che il divin Salvatore con
segnò a Pietro ed ai suoi successori le pecore da Lui acquistate col
prezzo del suo sangue. Che cosa rispondere in contrario ? Qual altro
senso naturale ed ovvio sostituire a siffatte parole chiarissime nella
loro sintassi logica e grammaticale ?
Questo passo poi del S . Dottore è di vantaggio un 'altra splen
didissima riprova, ch 'egli riteneva d 'istituzione divina il primato di
S . Pietro e de' suoi successori. Ond'è che in un lavoro da noi pub
blicato su questo tema ( ), a proposito del medesimo passo facevamo
le seguenti riflessioni.
« Il concetto del primato di S . Pietro e de' suoi successori
grandeggia talmente nel pensiero di S. Giovanni Crisostomo, che non
crede esagerare e molto meno allontanarsi dal vero, quando in quel
suo dottissimo libro del Sacerdozio, afferma positivamente che l’Eco
nomia della Redenzione abbia per causa finale l'acquisto della Chiesa
da consegnarsi a Pietro ed ai successori di lui. E vaglia il vero ; se
Gesù Cristo col formarsi la Chiesa mediante l'effusione del suo divin

(1) Mons. Niccolò MARINI, Il Primato di S. Pietro difeso dal prete bizan
tino Pietro Atanasio il Rèlore (sec. XVII), Roma, Tipografia del Cav. T. Sal
viucci, 1899.
10 N . Marini

sangue non avesse provveduto alla conservazione di lei, l'acquisto


sarebbe stato precario e non proporzionato al prezzo sborsato per
esso. Dunque Gesù Cristo dovette provvedervi. E come vi provvide ?
coll'affidarla a Pietro.
« Or bene, per la ragione dei contrari, se non l'avesse affidata
a Pietro , non avrebbe nella presente Economia provveduto alla sta
bile esistenza della Chiesa . Dunque lo spargimento del sangue divino
di N . S . Gesù Cristo , ossia l'opera della Redenzione è necessaria
mente correlativa al primato di Pietro e de' suoi successori. Che cosa
si può desiderare di più e di meglio ? Nella presente Economia di
grazia , la Redenzione non avrebbe raggiunto il suo fine se non si
fosse istituito il primato di Pietro ».
Naturalmente gli avversari del primato di S . Pietro e de' suoi
successori si sono ingegnati a cercare una differente spiegazione del
nostro passo. L 'Hoeschelio citato dal Giacomelli nella sua eruditissi
ma traduzione dell'opera De Sacerdotio, traduce « xai tois' uer' ExeTVOV »
Petro et eius vestigia imitantibus ! Chi può ammettere, ottimamente
osserva il Giacomelli, che oi uer' £xeīvoy significhi, Qui eius vesti
gia imitantur ? All' incontro, riconosce il Bengelio , che non significa
altro che Petri successores, ma aggiunge : Sed successores non modo
omnium saeculorum sed etiam omnium locorum , pastoresque om
nium ovium redemptarum . Ed io non nego, soggiunge il Giaco
melli, che ai Vescovi di qualunque luogo della terra appartiene
la potestà delle chiavi, la qua'e hanno ricevuta nella persona di
Pietro , come dice S. Ambrogio nel suo libro De dignitate Sacer
dotii c. I – Claves illas regni caelorum , quas in beato Petro Apo
stolo cuncti suscepimus sacerdotes. – Sì, in questo passo , nol ne
ghiamo, il S . Dottore milanese allude alle partecipazione della potestà
delle chiavi, che sovrana e piena in Pietro, da lui si deriva nei singoli Pa
stori delle anime, ossia dei Vescovi.Ma tra comunicazione di una cosa per
mezzo di uno ad altri, e tra successione propriamente detta , havvi as
soluta differenza. Chi partecipa, non sottentra al posto diun altro : ora,
successor est qui in locum alterius subrogatur. Dunque l'inciso : tois uerº
ÈXETVOV, successoribus eius, chiaramente significa coloro, che sottentrano a
Pietro nel suo luogo, nella sua sede, nella sua cattedra , nella sua autorità ;
e non già che per mezzo di Lui partecipano alla somma potestà delle
chiavi. Aggiungasi, che il Crisostomo coll'affermare, che il divin Sal
vatore a Pietro ed ai successori di lui affidò l'ovile acquistato col
suo sangue, chiaramente fa capire, ch 'egli riguarda Pietro come Pa
store universale, e non già come un apostolo pari agli altri. Perocchè
se il S . Dottore avesse voluto intendere, che Gesù affidò a Pietro ed
Il primato di S . Pietro e dei suoi successori in S .Giovanni Crisostomo i
agli altri apostoli il gregge, non avrebbe nominato il solo Pietro ;
ma sarebbesi servito di una frase , che comprendesse anche gli apo
stoli; p . es. : tô IIétow rois te tepi aŭtov, xai tois uet' £xeĪVOUS,
- -

– Petro et iis qui circum ipsum erant, et successoribus illorum .


Laddove avendo nominato il solo Pietro e subito aggiunto , rai
rois pet' £xeivov , eiusque successoribus, non oscuramente, anzi chia
ramente il S . Dottore ne fa intendere, che parla del corifeo degli
Apostoli, come già disse , del Pastore universale e de' suoi successori,
non già di tutti gli Apostoli. Contuttociò il ch . Autore di due im
portantissimi articoli Saint Jean Chrysostomeet la primauté du pape,
nella dotta rivista Échos d 'Orient, non crede che quella espressione :
xai rois uerº &xeivov, abbia un sicuro valore per significare, che i
papi sieno i successori di Pietro, per la ragione che « d 'après le con
texte, il semble que Saint Jean Chrysostome entend désigner tous
ceux qui ont charge d'âmes. Quand on a affaire » , il ch . A . soggiun
ge, « à des adversaires pointilleux, on est obligé d'être minimiste » .
Dopo tutto quello che noi abbiamo detto intorno al contesto , in cui
trovasi inquadrato il passo in parola, non ci sembra ch’ivi il S . Dot
tore intenda designare in genere tutti coloro , i quali hanno cura di
anime. Poichè se al principio del commento, come dianzi fu da noi
avvertito , puossi concedere, che il Crisostomo consideri Pietro come
tipo di quelli i quali hanno cura di anime, ciò non puossi di certo
ammettere, quando egli stringendo la sua argomentazione parla di
Pietro in guisa, che lo addita quale il Pastore supremo di tutto il
gregge, che Cristo comprò collo sborso del suo sangue.
Che se per non urtare i nervi ad avversarî puntigliosi, quali
sono gli ortodossi, il ch . A. si crede obbligato ad essere minimista
nella interpretazione di un passo sì chiaro ; si guardi, noi gli faremo
riflettere, dall'urtare nello scoglio di Scilla , per evitar quello di Ca
riddi. Vogliam dire, che non si dia luogo a violentare il senso di
un passo ovvio di per sè e di evidente sintassi logica e grammati
cale ; e per tal guisa aprire l'adito a spiegazioni, che lo imbroglie
ranno , anzichè valgano a dilucidarlo. Ma poichè di presente il confutare
le strane interpretazioni degli avversarî che contro l'evidenza di questo
passo , si arrabbattano con arguzie e sofismi a cavarne un senso che
non sia favorevole al Primato di S . Pietro , ci farebbe deviare dal
punto , cui mira la nostra dimostrazione, cioè se il Crisostomo abbia
riconosciuto trasmissibile il supremo potere di S . Pietro ad altri dopo
la sua morte ; noi, contentandoci delle cose dianzi ragionate , rimettia
mo la piena confutazione di ciò ad altro luogo .
( Continua ).
LE RITUEL ÉTHIOPIEN

Rituel de l'Extrême- Onction .


Rédactions de Zar'a la qob et de Galawdewos.
(Suite *)

መጽሐፈ ፡ ቀንዲል ።
[ዘተተርጐመ ፡ እምዓረቢ ፡ እንዘ ፡ ንጉሥ ፡ ገላውዴዎስ ። ]

fol. 23 v . ጸሎት ፡ ኃምስ ።

ወያብርህ ፡ ካህን ፡ ፈትለ ፡ ኃምሲ ፡ድኅረ ፡ ባረከ ፡ ላዕሌሁ ፡በመስቀ


ል ። ወይበል ፡ጸዋትወ ፡ በእንተ ፡ እለ ፡ኖሙ ።
ወያንብብ ፡ ጳውሎስ ፡ ዘገላትያ ። ወንሕነ ፡ ነአምር ፡ ከመ ፡ ኢይ
ጸድቅ ፡ሰብእ ፡ በገቢረ ፡ ኅገገ ፡ ኦሪት ። ዘእንበለ ፡ አሚን ፡ በኢየሱስ ፡
ክርስቶስ ፡ ወዓዲ ፡ ናአምር ፡ከመ ፡ እለ ፡ አመኑ ፡ በኢየሱስ ፡ ክርስቶ
ስ ፡ ንጸድቅ ፡ በአሚነ ፡ ኢየሱስ ፡ ክርስቶስ ፡ ወአኮ ፡ በገቢረ ፡
ኅገገ ፡ ኦሪት ፡ እስመ ፡ እመንገለ ፡ ገቢረ ፡ ኅገ ፡ ኦሪት ፡ ኢይጸ
ድቅ ፡ ኵሉ ፡ ዘሥጋ ፡ ወእመሂ ፡ ኮነ ፡ ነኃስሥ ፡ ጽድቅ ፡ በገቢ
fol. 24 1. ረ ፡ ኅገ ፡ ኦሪት ፡ ናሁ ፡ ኮነ ፡ ኃ * ጥኣነ ። ቦኑ ፡ ክርስቶስ ፡ ላዕከ ውኃ
ጢአትኑ ፡ እንጋ ፡ኃስ ፡እምዝንቱ ። ወእመኒ ፡ ኮንኩ ፡ እነስት ፡ዘኃነጽ
ኩ ፡ ናሁ ፡ ኮንኩ ፡ ሰምዓ ፡ ከመ ፡ አላዊ ፡ አነ ። እስመ ፡ ኣንሰ ፡ ሞት
ኩ ፡ እምኅግ ፡ ከመ ፡ እሕየው ፡ በእግዚአብሔር ። ወተሰቀልኩ ፡ ምስ

* Cf. Bessarione An . XVII, vol. XXIX, fasc. IV , p . 420 .


Liber lampadis .
[ Ex arabica lingua sub rege Galaw dewos conversus.]

ORATIO QUINTA.
Accendit sacerdos quintum linum et benedicit super eum in signo fol. 23 v .
crucis et orationem dicit pro qui dormierunt.
Legitur Paulus ad Galatas (1) : Scimus autem quod non iustifi
catur homo ex operibus legis, nisi per fidem Iesu Christi et scimus
etiam qui in Christo Iesu credimus quod iustificabimur ex fide Christi
et non ex operibus legis, quia ex operibus legis non iustificabitur
omnis caro. Quod si quaerentes iustificationem in operibus legis,
ecce inventi sumus * peccatores. Numquid Christus peccati mini- fol. 24 r.
ster est? Absit. Si enim destruo quae aedificavi, testis sum quod prae
varicator sim . Ego enim per legem mortuus sum ut Deo vivam et

( ) MATTH . II, 4 -6.


14 | M . Chaine
ለ ፡ ክርስቶስ ፡ ዘሕያው ፡ ውስቴትየ ፡ ወዝስ ፡ ሕይወት ፡ ዘአነ ፡ ሀሎ
ኩ ፡ ባቲ ፡ ይእዜ ፡ በሥጋ ፡ ይእቲ ፡ አሚን ፡ በወልደ ፡ እግዚአብሔር ።
ዝንቱ ፡ ዘእፍቀረኒ ፡ ወመጠወ ፡ ነፍሶ ፡ በእንቲአየ ።
ወይበል ፡ ቅዱስ ፡ እግዚአብሔር ፡ እስከ ፡ ፍጻሜሁ ፡
ወይበል ፡ ካህን ፡ጸሎተ ፡ ወንጌል ፡ ወያዕርግ ፡ እጣነ ፡ ወይበል ፡
ዳዊተ ። ወአውጽኣ ፡ እሞቅሕ ፡ ለነፍስየ ፡ ከመ ፡ እግነይ ፡ ለስምከ ፡ እ
fol. 24 V . ግዚኦ ፡ኪያየ ፡ ይጸንሁ ፡ ጻድቃን ፡ እስከ ፡ ሶበ ፡ ተኣስየኒ ፡ በእኝንቱ ።
ወንጌል ፡ ዘዮሐንስ ። ኣይደንግጽክሙ ፡ ልብክሙ ፡እመኑ ፡ በእ
ግዚአብሔሮ ፡ ወእመኑ ፡ ብየ ። እስመ ፡ ውስተ ፡ቤተ ፡ አቡየ ፡ ብዙኃን ፡
መኃድር ፡ ቦቱ ። ወሶበሰ ፡ ዝኩ ፡ እምእቤለክሙ ፡ከመ ፡ አሐውር ፡ ወ
ኣስተዳሉ ፡ ለክሙ ፡ መካነ፡ ወአመ ፡ ሆርኩ ፡ ወኣስተደሎኩ ፡ ለክሙ ፡
መካነ ፡አሜሃ ፡ እመጽእ ፡ ወእነሥአክሙ ፡ ኃቤየ ፡ ከመ ፡ ተሀልዉ ፡
ኀበ ፡ ሀሎኩ ፡ አነ ፡ ምስሌየ ፡ ወመካነ ፡ ዘአነ ፡ አኃውር ፡ ኃቤሃ ፡ አንት
ሙ ፡ኢታአምሩ ፡ ፍኖቶ ። ወይቤሎ ፡ ቶማስ ፡ እግዚኦ ፡ ዘኢናአምር ፡ ኃ
በ ፡ተሐውር ፡ እፎ ፡ ንክል ፡ ናአምር ፡ ፍኖቶ ። ወይቤሎ ፡ እግዚእ ፡
ኢየሱስ ፡ ኣነ ፡ ውእቱ ፡ ፍኖት ፡ጽድቅ ፡ ወሕይወት ፡አልቦ ፡ ፩ዘይክል ፡
fol. 25 1. መጺኣ ፡ ኃበ ፡ አቡየ ፡ ዘእንበለ ፡ * ብየ ፡ ሶበሰ ፡ አእመርክሙኒ ፡ ኪያ
የ ፡ ኣእመርክምዎ ፡ ላአቡየ ፡ ወይእዜሰ ፡ ኣእመርክምዎሂ ፡ ወርኢክም
ዎሂ ። ወይቤሎ ፡ፊልጶስ ፡እግዚኦ ፡ ኣርእየናሁ ፡ ለአብ ፡ ወየአክለነ ።
ወይቤሎ ፡ እግዚእ ፡ ኢየሱስ ፡ መጠነዝ ፡ መዋዕል ፡ ሀሎኩ ፡ ምስሌክ
ሙ ፡ ኢያእመርከኒ ፡ፊልጶስ ፡ ዘርእየ ፡ኪያየ ፡ ርእዮ ፡ ለአቡየ ። እፎ ፡
እንከ ፡ ትብል ፡ አንተ ፡ ኣርእየናሁ ፡ ለአብ ። ኢታአምንሁ ፡ ከመ ፡
ኣነ ፡ በአብ ፡ ወአብ ፡ ብየ ። ወዝኒ ፡ ቃል ፡ ዘእቤለክሙ ፡ ኣካ ፡ እም
ኃቤየ ፡ ባሕቲትየ ። ባሕቱ ፡ አብ ፡ ዘሀሎ ፡ ብየ ፡ ውእቱ ፡ ይገብሮ ' ለ
ዝንቱ ፡ ግብር ፡ እመኑ ፡ ከመ ፡ ኣነ ፡ በአብ ፡ ወአብ ፡ ብየ ። ወእመአከ ፡
በእንተ ፡ ምግባራት ፡እመኑ ፡ ብየ ። አማን ፡ አማን ፡ እብለክሙ ፡ ዘየ
fol. 25 v . አምን ፡ ብየ ፡ ግብረ ፡ ዘአነ ፡ እገ * ብር ፡ ይገብር ፡ ውእቱሂ ፡ ወዘይትር
ፍ ፡ እምሃ ፡ ይገብር ፡ እስመ ፡ አነ ፡ አሐውር ፡ ኃበ ፡ አብ ፡ ወኵሎ ፡ ዘ
ትስእልዎ ፡ በስምየ ፡ ውእቱ ፡ ይሁበክሙ ፡ ከመ ፡ ይሰባሕ ፡ አብ ፡በወ
ልድ ፡ ወእመሂ ፡ ሰኣልክሙኒ ፡ እገብር ፡ ለክሙ ፡ ከማሁ ፡ ወእመሰ ፡
ታፈቅሩኒ ' ዕቀቡ ፡ ትእዛዝየ ፡ ወአነ ፡ እስእሎ ፡ ለአብ ፡ ይፌኑ ፡ ለክ
Le rituel éthiopien

cruci confixus sum cum Christo, qui vita in me est, et haec vita in
qua ego sum , nunc in carne, fides est in Filio Dei, qui dilexit me et
tradidit semetipsum pro me.
Et dicitur : Sanctus Dominus, usque ad finem .
Dicit sacerdos orationem evangelii et thus imponit et psalmum di
cil: Educ de custodia animam meam ad confitendum nomini tuo, Do
mine: me expectant iusti donec retribuas mihi ( ).
* Evangelium secundum Ioannem (2). Non turbetur cor vestrum . fol. 24 v.
Creditis in Deum et in me credite. In domo Patris mei mansiones
multae sunt. Si quo minus dixissem vobis : quia vado parare vobis
locum . Et si abiero et praeparavero vobis locum , iterum venio et acci
piam vos ad meipsum ut ubi ego sum et vos sitis. Et quo ego vado,
scitis et viam scitis. Dicit ei Thomas : Domine, nescimus quo vadis
et quomodo possumus viam scire ? Dicit ei Iesus: Ego sum via et
veritas et vita. Nemo venit ad Patrem nisi per me. * Si cognovis- fol. 25 7.
setis me et Patrem meum utique cognovissetis et amodo cognoscetis
eum etvidistis eum . Dicit ei Philippus:Domine, ostende nobis Patrem et
sufficit nobis. Dicit ei Iesus : Tanto tempore vobiscum sum et non cogno
vistis me? Philippe, qui videt me, videt et Patrem . Quomodo tu dicis :
ostende nobis Patrem ? Non creditis quia ego in Patre et Pater in me
est? Verba, quae ego loquor vobis, a meipso non loquor. Pater autem
in me manens ipse facit opera . Creditis quia ego in Patre et Pater
in me est ? Alioquin propter opera ipsa , in me credite . Amen , amen dico
vobis, qui credit in me, opera quae ego facio * et ipse faciet, et ma- fol. 25 v .
iora horum faciet, quia ego ad Patrem vado. Et quodcumque petie
ritis Patrem in nomine meo ipse dabit vobis ut glorificetur Pater in
Filio . Si quid petieritis me, hoc faciam . Si diligitis me, mandata mea
servate . Et ego rogabo Patrem et alium Paracletum dabit vobis ut

(") Ps. 141, 8.


(?) IOAN . 14 , 1 -20 .
Al. Chaine

መ ፡ ካልኣ ፡ ጳራቅሊጦስ ፡ ዘይሄሉ ፡ ምስሌክሙ ፡ እስከ ፡ ለዓላም ፡


መንፈሰ ፡ ጽድቅ ፡ ዘኢይክል ፡ ዓለም ፡ ነሢኦቶ ። እስመ ፡ ኢይሬእዮ ፡
ወኢያአምሮ ፡ ወአንትሙሰ ፡ ታአምርዎ ፡ እስመ ፡ ኃቤክሙ ፡ ይነብ
ር ፡ ወኢያኃድገክሙ ፡ እጓለ ፡ ማውታ ፡ ትኩኑ ፡ እስመ ፡ አነ ፡እመጽ
እ ፡ ኃቤክሙ ፡ ድኅረ ፡ ኅዳጥ ፡ ወኢትሬእዩኒ ፡ እንከ ፡ ዓለም ፡ ወአን
fol, 26 1. ትሙሰ ፡ *ትሬእዩኒ ፡ እስመ ፡ አነ ፡ ሕያው ወአንትሙኒ ፡ ሕያዋን ፡
ወይእተ ፡አሚረ ፡ታአምሩ ፡ከመ ፡ አነ ፡ በአብ ፡ወአብ ፡ ብየ ፡ ወአነ
ሂ ፡ ብክሙ ።
ወይብል ፡ ዲያቆን ። አውሥኡ ፡ በፈሪኃ ፡ እግዚአብሔር ።
ወይብል ፡ ካህን ፡ ዘንተ ፡ ጸሎተ ። ነአኵተከ ፡ እግዚኦ ፡ እግዚአ
ኃያላን ፡ ከሃሊ ፡ ላዕለ ፡ ኩሉ ፡ ግብር ፡ ዘፈጠርከ ። እስመ ፡ አንተ ፡ በ
ምሕረትከ ፡ ሠራዕከ ፡ ሕይወተነ ። አንተ ፡ውእቱ ፡ ገሣጺ ፡ አንተ ፡ ው
እቱ ፡ፈዋሲ ፡ፈውስ ፡ ኦእግዚኦ ፡ ለገብርከ ፡ እገሌ ፡እምደዌሁ ፡ ወእም
ኵሉ ፡ እኪት ። ኣንሥአ ፡ በጥዒና ፡ ከመ ፡ ይእመን ፡ ውእቱሂ ፡ ወይ
ትአመን ፡በምሕረትከ ፡ ወይዌድስ ፡ ምስለ ፡ ሕዝብከ ፡ በቤተ ፡ ክርስ
ቲያንከ ፡ በኵሉ ፡ መዋዕለ ፡ ሕይወቱ ፡ በጸጋ ፡ ወሣህል ፡ ወበፍቅረ ፡ ሰ
fol. 26 v . ብእ ፡ ዘለወልድከ ፡ ዋሕድ ፡ እግዚእነ ፡ *አምላክነ ፡ ወመድኃኒነ ፡ ኢየ
ሱስ ፡ ክርስቶስ ፡ ዘቦቱ ፡ ለከ ፡ ምስሌሁ ፡ ወምስለ ፡ ቅዱስ ፡ መንፈስ ፡
ስብሓት ፡ ወእኂዝ ። ይእዜኒ ፡ ወዘልፈኒ ፡ ወለዓለመ ፡ ዓለም ፡ አሜን ።
ተፈጸመ ፡ ጸሎት ፡ ኃምስ ። ወስብሐት ፡ ለእግዚአብሔር ፡ ወላዕ
ሌነ ፡ ይኩን ፡ ምሕረቱ ።

ጸሎት ፡ ሣድስ ።
ወያብርህ ፡ካህን ፡ ፈትለ ፡ ሣድሰ ፡ ድኅረ ፡ ባረከ ፡ ላዕሌሁ ፡ በ
መስቀል ፡ ወይበል ፡ ጸዋትወ ፡ በእንተ ፡ እለ ፡ ያበውኡ ።
ወያንብብ ፡ ጳውሎስ ፡ ቈላሲስ ። ኦአኃው ፡ ልበሱ ፡ ከመ ፡ ኅሩ
ያነ ፡ እግዚአብሔር ፡ ንጹሓን ፡ ፍቅረ ፡ ወምሂረ ፡ ወተሣህሎ ፡ ወር
ትዓ ፡ ወትኅትና ፡ ልብ ፡ ወትዕግሥተ ፡ ወአንኖ ፡ መንፈስ ፡ ወኩኑ ፡
ጸዋርያነ ፡ በበይናቲክሙ ፡ ወተፋቀሩ ፡ በበይናቲክሙ ፡ ወምስለ ፡ ዝ
fol. 27 1. ንቱ ፡ *ኵሉ ፡ አኃዙ ፡ ፍቅረ ፡ እንተ ፡ ይእቲ ፡ ማእሰረ ፡ ፍጻሜ ።
ወለእመቦ ፡ ዘቦ ፡ ጽልአ ፡ ምስለ ፡ ቢጹ ፡ ይኅድግ ፡ ሎቱ ። ወዓድ
Le rituel éthiopien 17

maneat vobiscum in aeternum , spiritum veritatis, quem mundus non


potest accipere, quia non videt eum nec scit eum . Vos autem cogno
scetis eum quia apud vos manebit. Non relinquam vos orphanos;
veniam ad vos. Adhuc modicum et non videbitis me usque in ae
ternum . Vos autem * videtisme, quia ego vivo et vos vivetis. In fol. 26 r.
illo die cognoscetis quia ego sum in Patre meo et vos in me et ego
in vobis.
Dicit diaconus: Respondete cum timore Domini.
Dicit sacerdos hanc orationem : Gratias agimus tibi Domine Deus
virtutum , potens super omnia opera quae fecisti, quia tu in misericordia
tua vitam nostram disposuisti, tu monitor et curator, sana, Domine
servum tuum N . ab infirmitatibus suis et ab omni malo ; resurge eum
in sanitate ut credat et confiteatur ipse misericordiam tuam et te glo
rificet cum populo tuo in ecclesia omnibus diebus vitae suae, in gratia
etmiseratione, in amore erga homines unigeniti Filii tui Domini * Dei fol. 26 v.
et Salvatoris nostri Iesu Christi, cui tecum et cum Spiritu Sancto sit
gloria et potentia, nunc et semper et in saecula saeculorum , amen .
Explicit oratio quinta , laus Deo et misericordia sua sit super nos .

ORATIO SEXTA .

Accendit sacerdos linum sextum , et deinde benedicit super eum in


signo crucis, et pro qui sacrificium offerunt orationem legit.
Legitur Paulus ad Colossenses (1) : Fratres, induite vos sicut electi
Dei sancti, charitatem , clementiam , misericordiam , iustitiam , humili
tatem , patientiam , longanimitatem ; supportantes et amantes invicem
et cum his * omnibus, charitatem habete quae est vinculum perfectionis. fol. 27 5.
Si quis adversus aliquem habet quaerelam , remittat ei, et donate vos
ad invicem sicut et Christus vobis donavit. Et pax Christi exultet in
cordibus vestris in qua vocati estis in uno corpore et grati estote erga

(") Ad Colos. 3, 12 -17.


BESSARIONE — XVIII-1°.
18 M . Chaine -

ጉ ፡ አንትሙ ፡ ኵልክሙ ፡ በበይናቲክሙ ፡ በከመ ፡ ኃደገ ፡ ለክሙ ፡


ከርስቶስ ። ወሰላመ ፡ ክርስቶስ ፡ ተጽንዖ ፡ ለልብክሙ ፡ ውስተ ፡ ዛ
ቲ ፡ ጽዋዔ ፡ ዘተጸዋዕክሙ ፡ ኃቤሃ ፡ በአሐዱ ፡ ሥጋ ፡ ወኩኑ ፡ ዘ
ተኣኵትዎ ፡ ለእግዚአብሔር ፡ ከመ ፡ ይኅድር ፡ ቃሉ ፡ ኃቤክሙ ፡ በ
ኵሉ ፡ ረድኤት ። ወኩኑ ፡ ዘትሜህርዋ ፡ ለነፍሰክሙ ፡ ወትጌሥጽዋ ፡
በአንብቦ ፡ መዝሙር ፡ ወስብሓት ፡ ወማኅሌት ፡ ዘመንፈስ ፡ ወስብሕ
ዎ ፡ ለእግዚአብሔር ፡ በልብክሙ ፡ ወኵሎ ፡ ዘገበርክሙ ፡ በቃል ፡ አ
ው ፡በምግባር ። ወኵሎ ፡ ዘኮነ ፡ በስመ ፡ እግዚእነ ፡ ኢየሱስ ፡ ክርስ
ቶስ ፡ ኣእተተዎ ፡ ለእግዚአብሔር ፡ አብ ፡ በእንቲአሁ ።
fol. 27 v. * ወትብል ፡ ቅዱስ ፡ እስከ ፡ ፍጻሜሁ ።
ወጸሎተ ፡ ወንጌል ፡ ወያዕርግ ፡ እጣነ ፡ ወይብል ፡ ዳዊተ ፡ ሶበ ፡ ጸ
ዋዕክዎ ፡ ለእግዚአብሔር ፡ስምዓኒ ፡ ጽድቅየ ። ወእምንዳቤየ ፡ አርኃ
በ ፡ ሊተ ፡ ተሣሀለኒ ፡ ወስምዓኒ ፡ ጸሎትየ ።
ወንጌል ፡ ሉቃስ ። ወይቤሎ ፡ አሐዱ ፡ እምፈሪሳዊያን ፡ ከመ ፡
ይምሳሕ ፡ በኃቤሁ ፡ ወቦአ ፡ ውስተ ፡ ቤተ ፡ውእቱ ፡ ፈሪሳዊ ፡ ወረፈ
ቀ ። ወመጽአት ፡ ብእሲት ፡ ኃጥእት ፡እምሰብአ ፡ ይእቲ ፡ ሀገር ፡ አ
እሚራ ፡ ከመ ፡ ይረፍቅ ፡ እግዚእ ፡ ኢየሱስ ፡ውስተ ፡ ቤተ ፡ውእቱ ፡ ፈ
ሪሳዊ ፡ ወተሣየጠት ፡ እፍረተ ፡ ዘአልባሥጥሮስ ፡ ቦአት ፡ ኃቤሁ ፡ ወይ
መት ፡ ድኅሬሁ ፡ ኃበ ፡ እገሪሀ ። ወበከየት ፡ ወአርኃሰት ፡ እገሪሁ ፡ በአ
ንብዓ ፡ ወመዝመዘት ፡ በስዕርተ ፡ ርእሳ ፡ ወሰዓመት ፡ እገሪሁ ፡ ወትቀብ
fol. 28 r. ኦ ፡ ዕፍረተ ፡ * ወርአዮ ፡ ዝኩ ፡ ፈሪሳዊ ፡ ዘጸውዖ ፡ ኃላየ ፡ በልቡ ፡ ወ
ይቤ ፡ ሶበው ፡ ነቢይ ፡ ውእቱ ፡ እምኢያእመረኑ ፡ ከመ ፡ ኃጥእት ፡ ይእ
ቲ ፡ ዛቲ ፡ ብእሲት ፡ ዘከመ ፡ እፎ ፡ ትግስሶ ፡ እገሪሁ ። አውሥአ ፡ እግ
ዚእ ፡ ኢየሱስ ፡ ወይቤሎ ፡ ኦስምዖን ፡ ብየ ፡ ነገረ ፡ ዘእብለካ ። ወይቤ
ሎ ፡ በል ፡ ኦሊቅ ። ወይቤሎ ፡፪ቱ ፡ ይፈድይዎ ፡ ላአሐዱ ፡ ባዕላ ፡ ዕ
ዳ ፡ ፩ ይፈድዮ ፡ ፭፻ዲናረ ፡ ወካልኡኒ ፡ ፶ ወኃጢአሙ ፡ ዘይፈድይዎ ፡
ኃደገ ፡ሎሙ ፡ ለክልኤሆሙ ። ሙኑ ፡ እንከ ፡ ርቱዕ ፡ ፈድፋደ ፡ ያፈቅ
ሮ ፡ ወተሠጥዎ ፡ ስምዖን ፡ ወይቤሎ ፡ እብልዕ ፡ዘብዙኃ ፡ ኀደገ ፡ ሎቱ ።
ወይቤሎ ፡ ሠናየ ፡ ፈታሕከ ። ወተመይጠ ፡ ኃበ ፡ ይእቲ ፡ ብእሲት ፡ ወይ
fol. 28 v . ቤሎ ፡ ላስምዖን ፡ ትሬእያኑ ፡ ላዛ * ቲ ፡ ብእሲት ፡ ወኢወሀብከኒ ፡ ማየ ፡
ጥቀ ፡ ለእገርየ ። ወይእቲሰ ፡ አርሐሰት ፡ እገርየ ፡ በአንብዓ ፡ ወበስዕርተ ፡
Le rituel éthiopien 19

Dominum ut verbum eius habitet in vobis in omni auxilio . Docete


vosmetipsos et commonete lectionibus, psalmis, laudibus et canticis
spiritualibus, glorificantes Deum in cordibus vestris. Omne quodcumque
facitis in verbo aut in opere , omnia in nomine Domini nostri Iesu
Christi, gratias agentes Deo Patri per ipsum .
* Dicitur : Sanctus, usque ad finem . fol. 27 v.
Dicit sacerdos orationem Evangelii et thus imponit et psalmum
recitat. Cum invocarem Dominum , exaudime, iustitia mea. In tribula
tione dilatasti mihi, miserere mei et exaudi orationem meam (1).
Evangelium secundum Lucam (2): Rogabat autem illum quidam
de pharisaeis ut manducaret cum illo . Et ingressus domum pharisaei
discubuit. Venit mulier peccatrix , quae erat in hac civitate, ut co
gnovit quod Dominus Iesus accubuisset in domo huius pharisaei.
Emit unguentum alabastri et intravit ad eum et stetit retro secus
pedes eius et plorans lacrymis rigavit pedes eius et capillis capitis
sui tergebat eos et osculabatur et unguento ungebat. * Videns autem fol. 28 r.
pharisaeus qui vocaverat eum , ait intra se dicens: Hic si est pro
pheta, nonne scit quod peccatrix est haec mulier quae pedes eius
tangit. Respondens Dominus Iesus dixit ad illum : Simon , habeo tibi
verbum dicere. At ille ait : Magister, dic. Dixit ei : Duo debitores
erant cuidam foeneratori: unus debebat denarios quingentos, et alius
quinquaginta . Non habentibus illis unde redderent, donavit utrisque.
Quis ergo vere plus eum diligit ? Respondens Simon dixit : Aestimo
quia is cui plus donavit. At ille dixit ei : Recte iudicasti. Et con
versus ad mulierem dixit Simoni: Vides hanc * mulierem ? aquam fol. 28 v.
pedibus meis non dedisti, haec autem lacrymis rigavit pedes meos et
capillis capitis sui tersit. Osculum mihi non dedisti, haec autem ex

(") Ps. 4 , 1.
( ) Luc. 7, 36-50.
20 M . Chaine
ርእሰ ፡ መዝመዘተኒ ። ወአንተሰ ፡ ኣታአማኅከኒ ፡ ወይእቲሰ ፡ እምጊ
ዜ ፡ ቦአት ፡ ኢያንተት ፡ ስዒመ ፡ እገርየ ፡ ወኣንተሰ ፡ በዘይት ፡ ርእስ
የ ፡ ኢቀባእከ ፡ ወይእቲሰ ፡ እፍረተ ፡ ኅብአተኒ ፡ እገርየ ። በእንተ ፡ ዝ
ንቱ ፡ እብለከ ፡ ተኃድገ ፡ ላቲ ፡ ኃጢአታ ፡ ብዙኅ ፡ እስመ ፡ ብዙኃ ፡
አፍቀረተኒ ። ወዘሰ ፡ ውኅደ ፡ አፍቀረኒ ፡ ውኅደ ፡ ይትኃደግ ፡ ሎ
ቱ ፡ ወይቤላ ፡ ተኃድገው ለኪ ፡ኃጢአትኪ ፡ ወአኃዙ 'ይበሉ ፡ እለ ፡
ይረፍቁ•በበይናቲሆሙ ፡ መኑ ፡ ውእቱ ፡ ዘየኀድግ ' ኃጢአተ ፡ ወይ
fol. 29 1 . ቤላ ፡ ካዕበ ፡ ለይእቲ ፡ ብእሲት ፡ ተ *ኃድ ' ለኪ ፡ ኃጢአትኪ ፡ ሆሪ ፡
በሰላም ፡ሃይማኖትኪ ፡ ኣድኃነተኪ ፡
ይብል ፡ዲያቆን ፡ ስግዱ ፡ ለእግዚአብሔር ።
ይብል ፡ ካህን ፡ ዘንተ ፡ ጸሎተ ። አምላከ ፡ መናፍስት ፡ ወሥጋ ፡
ወእግዚኣ ፡ ኃይላት ፡ አምላከ ፡ ኵሉ ፡ እዘዝ ፡ ንጉሠ ፡ ነገሥት ፡ ዘይ
ሠጠዎሙ ፡ ለኵሎሙ ፡ እለ ፡ ይጸርኁ ፡ ኃበ ፡ ረድኤትከ ። ንስእለከ ፡
ወናስተበቍዓከ ፡ ከመ ፡ ትዝከሮ ፡ ለገብርከ ፡ እገሌ ፡በምሕረትካ ፡ ብዙ
ኅ ፡ ወኃውጾ ፡ በሣህልከ ፡ አርኅቅ ፡ እምኔሁ ፡ ኵሎ ፡ ደዌ ። ወአንሥ
ኦ ፡እምስካበ ፡ ሕማሙ ።ጸግዎ ፡ በቤተ ፡ ክርስቲያንክ ፡ሰላመ :በሥ
ጋ ፡ ወነፍስ ፡ ወመንፈስ ። ወአንሥኦ ፡ ከመ ፡ ይበል ፡ አኰቴተ ፡ ለመ
fol. 39 v . ፍቀሬ ፡ እለ ፡ እመሕያው ፡ ዋሕድ ፡ አንተ ፡ ው * እቱ ፡ቡሩክ ፡ ም
ስለ ፡ ኣካ ፡ ኄር ፡ ወመንፈስከ ፡ ቅዱስ ፡ ማሕየዊ ፡ ዘዕሩይ ፡ ምስ
ሌከ ፡ ይእዜኒ ፡ ወዘልፈኒ ፡ ወለዓለመ ፡ ዓለም ፡ አሜን ።
ተፈጸመ ፡ ጸሎት ፡ ሣድስ ፡ ወስብሓት ፡ ለእግዚአብሔር

ጸሎት ፡ ሳብዕ ።
ወያብርህ ፡ ካህን ፡ ፈትለ ፡ ሳብዐ ፡ ድኅረ ፡ ባረካ ፡ ላዕሌሁ ፡ በ
መስቀል ፡ ወይበል ፡ ጸዋተ ፡ በእንተ ፡ ንኡሰ ፡ ክርስቲያን ።
ወያንብብ ፡ ጳውሎሳ ፡ ዘኤፌሶን ። እምይእዜስ ፡ ጽንዑ ፡ በእግ
ዚእነ ፡ ወተኃየሉ ፡ በጸጋሁ ፡ ወተወልተዉ ፡ በኵሉ ፡ ንዋየ ፡ ሐቅ
ል ፡ ዘእግዚአብሔር ፡ ከመ ፡ ትክሃሉ ፡ ቀዊመ ፡ ቅድመ ፡ ትምይንተ ፡
ሰይጣን ፡ እስመ ፡ ቀትልክሙ ፡ ኢኮነ ፡ ምስለ ፡ ዘሥጋ ፡ ወደም ፡ ኣ
fo . 30 r. ላ ፡ ምስለ ፡ ሊቃናት ፡ ወሥሉጣን ፡ ወምስለ ፡ መና * ፍስት ፡ እኩያ
ን ፡ ወመኳንንተ ፡ ዝንቱ ፡ ዓለመ ፡ ጽልመት ። እለ ፡ መትኅተ ፡ ሰ
Le rituel éthiopien 21

quo intravit, non cessavit osculari pedes meos. Oleo caput meum non
unxisti, haec autem unguento unxit pedes meos. Propter quod dico
tibi: Remittuntur ei peccata multa, quoniam dilexit multum ; cui au
tem minus diligit, minus dimittitur. Dixit autem ad illam : Remittun
tur tibi peccata . Et coeperunt qui simul accumbebant dicere intra se :
Qui est hic, qui etiam peccata dimittit ? Dixit iterum ad mulierem
* Remittuntur tibi peccata tua, vade in pace, fides tua te salvam fol. 29 s.
fecit.

Dicit diaconus : Adorate Dominum .


Dicit sacerdos hanc orationem : Deus spirituum et corporum , Do
mine virtutum , Deus dominationum omnium , rex regum qui exaudis
unumquemque auxilium tuum invocantem ; nos autem te deprecamur
ut memineris servi tui N . secundum multitudinem misericordiarum
tuarum . Visita eum in salutari tuo, aufer ab eo infirmitates cunctas,
resuscita eum de lecto morbi sui, dona eum ecclesiae tuae sanatum
in corpore et anima et spiritu , suscita eum ut gratiarum actiones di
cat in amore erga homines Unigeniti. * Benedictus sis tu cum Patre fol. 29 v.
tuo eximio una cum Spiritu Sancto vivificante et consubstantiali, nunc
et semper, et in saecula saeculorum , amen .
Explicit oratio sexta ; laus Deo .

ORATIO SEPTIMA.

Accendit sacerdos linum septimum et illud benedicit in signo cru


cis et orationem recitat pro catechumenis.
Legitur Paulus ad Ephesios (™) : De caetero , confortamini in Do
mino nostro , in gratia eius. Induite vos omnem armaturam Dei, ut
possitis stare adversus insidias diaboli. Quoniam non est vobis collu
ctatio adversus carnem et sanguinem sed adversus principes et pote
states, contra * spiritus nequitiae et rectores huius mundi tenebrarum fol. 30 r.
qui sub coelo sunt. Propterea accipite armaturam Dei ut possitis re
(") AD EPHES. 6, 10-18.
22
M . Chaine

ማይ ፡ ወበእንተዝ ፡ ንሥኡ ፡ ለክሙ ፡ ኵሎ ፡ ንዋየ ፡ ሐቅል ፡ ዘእግ


ዚአብሔር ፡ ከመ ፡ ትክuሉ ፡ተቃውሞት ፡ ለዕለት ፡ እኪት ፡ ወዘን
ተ ፡ ዘሎ ፡ ገቢረክሙ ፡ ጽንዑ ፡ ይእዜ ፡ ወቅንቱ ፡ ሐቌክሙ ፡ በጽ
ድቅ ፡ ወልበሱ ፡ ድርዐ ፡ ጽድቅ ፡ ወተሣአኑ ፡ በአእጋሪክሙ ፡ አሣ
ዕነ ፡ ኃይለ ፡ ወንጌል ፡ በሰላም ፡ ወበኵሉ ፡ ግብር ፡ ንሥኡ ፡ ለክሙ ፡
ወልታ ፡ ሃይማኖት ፡ በዘቦቱ ፡ ትጸንዑ ፡ ከመ ፡ ታጥፍኡ ፡ ኵሎ ፡ አ
ሕፃሁ ፡ ለእኩይ ፡ ርሱን ፡ ወግበሩ ፡ ለክሙ ፡ ጌራ ፡ መድኃኒት ፡ ወሰ
ይፈ ፡ ዘመንፈስ ፡ ዘውእቱ ፡ ቃለ ፡ እግዚኣብሔር ፡ በኵሉ ፡ ጸሎት ፡
fol. 30 v. ወስዕለት ፡ ወኩኑ ፡ ትጼልዩ ፡ * ኵሎ ፡ ጊዜ ፡ በመንፈስ ፡ ቅዱስ ፡
ወይበል ፡ ቅዱስ ፡ እግዚአብሔር ፡ እስከ ፡ ፍጻሜሁ ።
ወይበል ፡ጸሎተ ፡ ወንጌል ፡ ወያዕርግ ፡ እጣነ ። ወይበል ፡ ዳዊት ፡
ርኢ ፡ ሕማምየ ፡ ወሥራህየ ፡ ወኅድግ ፡ ሊተ ፡ ኵሎ ፡ ኃጢአትየ ።
ዕቀባ ፡ ለነፍስየ ፡ ወአድኅና ፡ ወኢታስተኃፍረኒ ፡እምተሥፋየ ፡ እስ
መ ፡ ኪያከ ፡ ተወከልኩ ።
ወንጌል ፡ ማቴዎስ ። እመ ፡ ኀደግሙ ፡ ለሰብእ ፡ አበሳሆሙ ፡ ከ
ማሁ ፡የኃድግ ፡ ለክሙ ፡ አቡክሙ ፡ ሰማያዊ ፡ አበሳክሙ ፡ ወእመሰ ፡
ኢኃደግሙ ፡ ለሰብእ ፡ አበሳሆሙ ፡ ኢያኃድግ ፡ አቡክሙ ፡ለክሙኒ፡አበ
ሳክሙ ፡ ወሶበሂ ፡ ትጸውሙ ፡ኢትኵኑ ፡ ከመ ፡ መድልዋን ፡ እስመ ፡
ይቈጽሩ ፡ ገጸሙ ፡ ወይማስኑ ፡ ከመ ፡ ያርእዩ ፡ ላሰብእ ፡ከመ ፡ጾሙ ፡
fol. 31 . አማን ፡ አብስ * ክሙ ፡ ነሥኡ ፡ ዓስቦሙ ። ወአንተሰ ፡ ሶበ ፡ ትጸው
ም ፡ ተቀባእ ፡ ርእሰከ ፡ ወኅጽብ ፡ ገጸከ ከመ ፡ ኢያስተርኢ ፡ ለሰብእ ፡
ጸምከ ። አላ ፡ ለአቡከ ፡ ዘያአምር ፡ ኅቡአተ ፡ ወአቡካ ፡ ዘይሬኢ ፡ ኅቡ
አተ ፡ የንስየከ ፡ክሡተ ።
ይ ፡ዲያቆን ። አውሥኡ ፡ በፈሪሃ ፡እግዚአብሔር ።
ይበል ፡ካህን ፡ ዘንተ ፡ ጸሎተ ። ወካዕበ ፡ ናስተበቍዓከ ፡ እግዚኦ ፡
እግዚአ ፡ ኃያላን ፡ መስተሣህል ፡ ከሃሊ ፡ ላዕለ ፡ኵሉ ፡ ግብር ፡ ከመ ፡
ትነጽር ፡ ላዕለ ፡ ገብርከ ፡ እገሌ ፡ ወታንሥኦ ፡ እምነ ፡ ዓራተ ፡ ሕማሙ ፡
ወምስካቡ ፡ እኩይ ። በከመ ፡ አንሣእካ ፡ ለኃማተ ፡ስምዖን ፡ ፍጡነ እ
ምፈንጸንታ ፡ ጸኑዕ ። ጸግዋ ፡ ለቤተ ፡ ክርስቲያንካ ፡ከመ ፡ ይሰባሕ ፡ ባ
Le rituel éthiopien 23

sistere in die malo et haec omnia facientes estote fortes. Cingite lum
bos vestros in veritate et inducite loricam iustitiae. Calceate pedes
vestros calceamenta virtutis Evangelii pacis ; in omnibus, sumite
scutum fidei in quo fortes eritis ut omnia tela mali ignea extinguere
possitis. Facite vobis galeam salutis et gladium spiritus, quod est
verbum Dei, per omnem orationem et obsecrationem , orantes * omni fol. 30 v .
tempore in Spiritu Sancto .
Dicitur : Sanctus Dominus, usque ad finem .
Dicit sacerdos orationem evangelii et thus imponit et psalmum
recitat: Vide infirmitatem meam et laborem meum et dimitte universa
delicta mea ("). Custodi animam meam et salva eam et noli me con
fundere propter spem meam quia illam in te posui (2 ).
Evangelium secundum Matthaeum (3): Sienim dimiseritis hominibus
peccata eorum , ita dimittet vobis pater vester coelestis peccata vestra.
Si autem non dimiseritis hominibus peccata eorum , nec pater vester
dimittet vobis peccata vestra . Cum autem ieiunatis, nolite fieri sicut
hypocritae; exterminant enim facies suas et caperant ut appareant
hominibus ieiunantes. Amen dico * vobis : receperunt mercedem suam . fol. 31 r.
Tu autem cum ieiunas, unge caput tuum et faciem tuam lava, ne vi
dearis hominibus ieiunans, sed patri tuo, qui videt abscondita et pa
ter tuus, qui abscondita videt, manifeste retribuet tibi.
Dicit diaconus : Respondete cum timore Domini.
Dicit sacerdos hanc orationem : Iterum te rogamus, Domine, Deus
virtutum , miserator, potens super omnia , ut respicias super servum
tuum N ., ut resuscites eum de lecto infirmitatis suae et strato malo ,
sicut suscitasti socrum Simonis repente a febri vehementi et dona eum
ecclesiae tuae, ut glorificet nomen sanctum tuum , o Trinitas Sancta,

( ) Ps. 24 , 18.
(4) Ps. 24, 20 .
(3) MATTH . 6 , 14-18 .
24 M . Chaine

fol. 31 v. ቲ ፡ስምከ ፡ ቅዱስ ኦሥሉስ ፡ቅዱስ ፡አብ * ፡ ወወልድ ፡ወመንፈስ ፡


ቅዱስ 'ይእዜኒ ፡ ወዘልፈኒ ' ወለዓለመ ፡ ዓለም ፡አሜን ።
ወእምዝ ' ይቅረብ ' በዓለ ፡ቀንዲል ፡ ወይንበር ፡ቅድመ ፡ ምስዋ
ዕ ፡ ወይቁሙ ፡ ካህናት ፡ መንገላ ፡ የማኑ ፡ ወፀጋሙ ። ወካህን ፡ ዘየዓ
ቢ ፡ ያልዕል ፡ ወንጌለ ፡ ወመስቀለ ፡ ወያንብር ፡ መልዕልተ ፡ ርእሱ ፡ ወ
ኵሎሙ ፡ ያንብሩ ፡ እደዊሆሙ ፡ ላዕለ ፡ ወንጌል ።
ይብል ፡ዲያቆን ፡ አውሥኡ ፡ በፈሪሀ ፡ እግዚአብሔር ።
ወይብል ፡ካህን ፡ ዘንተ ጸሎተ ። ወይሠጠውዎ ፡ኵሎሙ ፡በቃ
ሉ ፡ ኦእግዚአብሔር ፡ መስተሣህል ፡ ውብዙኃ ፡ ምሕረት ፡ ዘኢይፈቅ
ድ ፡ ሞቶ ፡ ለኃጥእ ፡ ዘእንበለ ፡ከመ ፡ ይሕየው ፡ ወይነስሕ ፡ በእንብሮ ፡
tol. 32 1. እዴየ አነ ' ኃጥእ ፡ ላዕ * ለ ርእሰ ፡ ዝንቱ ፡ ገብርከ ፡ ዘቀርበ ፡ ኃቤከ፡
እንዘ ፡ ይስእል ' ስርየተ ኃጢአቱ ፡ ብነ ፡ ንኅነ ፡ ካህናቲከ ። ኣላ • በእ
ዴከ ፡ጽንዕት ፡ዘዝንቱ ፡ ወንጌል ፡ ወበአፍቅሮትከ ፡ ሰብአ ። ናስተበ
ቍዓከ ' አእግዚኦ ፡ ርህሩህ ፡ ዘተወክፈ ፡ ንስሓሁ ፡ ላምናሴ ፡ ኦመድኃ
ኒነ ፡ተወከፍ ፡ ንስሓሁ ፡ ለገብርከ ፡ እገሌ ፡ በከመ ፡ ትእዛዘ ፡ አፍቅሮት
ከ ፡ ሰብኣ ። አእግዚኦ ፡ በማዕከለ ፡ ካህናቲከ ፡ አንተ ፡ አዘዝከ ፡ ስርየ
ተ ፡ ኃጢአት ፡ ሳብዓ ፡ ጊዜ ፡ በበ፯ጊዜ ፡ በከመ ፡ መሥፈርተ ፡ ሣህል
ከ ። ከማሁ ፡ መሥፈርተ ፡ ዕበይከ ፡ ወለከ ፡ ይደሉ ፡ ስብሓት ፡ ኦሥሉ
ስ ፡ ቅዱስ ፡ አብ ፡ ወወልድ ፡ ወመንፈስ ፡ ቅዱስ ፡ ይእዜኒ ፡ መዘልፈኒ
ወለዓለመ ፡ ዓለም ፡ አሜን ።
fol. 32 v. ይብል ፡ ዲያቆን ፡አውሥኡ ፡
ይብል ፡ ካህን ፡ በባሕቲቱ ፡ ዘንተ ፡ ጸሎተ ። እግዚአብሔር ፡ አብ ፡
መኃሪ ፡ፈዋሴ ፡ ነፍስ ፡ወሥጋ ፡ዘፈኖኮ ፡ ለወልድከ ፡ ዋሕድ ፡ኢየሱ
ስ ፡ ክርስቶሳ ፡ ከመ ፡ ይፈወስ ፡ ኵሎ ፡ ሕማማተ ፡ ወይባልህ ፡ ነፍሳተ ፡
እሞተ ኃጢኣት ፡ ፈውሶ ፡ ለገብርከ ፡ እገሌ ። እምሕማመ : ነፍስ ፡ ወ
ሥጋ ፡ ወጸግዎ ፡ ሕይወተ ፡ ርቱን ፡ ከመ ፡ ይሰብሕ ፡ ዕበየካ ፡ ወያእት
ት ፡ ጸጋከ ፡ ወይፈጽም ፡ፈቃደከ ፡ በአንተ ፡ ጸጋሁ ፡ ላወልድከ ፡ መሣ
ሕካ ፡ ወበአስተብቍዖታ ፡ ላቅድስት ፡ ወላዲተ ፡ አምላክ ፡ ወበስእለቶ
መ ፡ ለኵሎሙ ፡ ቅዱሳን ፡ እስመ ፡ አንተ ፡ ውኣቱ ፡ ነቅዓ ፡ ሕይወት ፡
Le rituel éthiopien 25

Pater * Fili et Spiritus Sancte, nunc et semper et in saecula saecu - fol. 31 v .


lorum , amen .
Deinde accedit qui lampadem tenet et manet coram altare. Stant
sacerdotes ad dexteram et ad sinistram et sacerdos dignior evangelium
et crucem elevat super caput infirmi dum omnes sacerdotes imponunt
manus suas super evangelium .
Dicit diaconus : Respondete cum timore Domini.
Dicit sacerdos hanc orationem et respondent omnes : Domine mi
serator multaequemisericordiae, qui non vis mortem peccatoris sed ut
convertatur et vivat ("), dum impono manum meam , ego peccator, su
per * caput huius servi tui, ad te venientis et supplicantis pro remis- fol. 32 r.
sione peccatorum suorum , per nos sacerdotes tui, in manu potenti
huius evangelii et in amore tuo erga homines, te deprecamur Domine
misericors, qui poenitentiam Manasses suscepisti (?), Salvator noster,
suscipe poenitentiam servi tui N ., iuxta mandatum tuum amoris tui
erga homines. Domine, per medium sacerdotum tuorum , mandasti re
missionem peccatorum septuagies septies (3 ) secundum mensuram mise
ricordiae tuae, ita secundum mensuram magnitudinis tuae, te decet
gloria, o Sancta Trinitas, Pater et Fili et Spiritus Sancte , nunc et
semper et in saecula saeculorum , amen .
Dicit diaconus: * Respondete, etc. fol. 32 v .
Dicit sacerdos solus hanc orationem : Domine, Pater misericors,
medice corporis et animae, qui misisti unigenitum Filium tuum Iesum
Christum ad sanandas omnes infirmitates et ad liberandas animas a
morte peccati, sana servum tuum N . ab infirmitatibus animae et cor
poris et da ei vitam rectam , ut glorificet magnitudinem tuam et gratiam
tuam laudet et voluntatem tuam perficiat. Propter gratiam Filii tui
Messiae et intercessionem Sanctae Genitricis Dei et orationes omnium

(") Ezech . 33, 11.


(3) PARALIPOM . II, 33, 11 .
(3) Mattk. 18 , 22 .
26 | M .Chaine
fol. 33 . ወፈውስ ፡ ወለከ ፡ ንፌኑ ፡ ውስተ ፡ አርያም ፡ ስብሐተ ፡ * ወሰጊደ ፡ ወ
ለወልድከ ፡ ዋሕድ ፡ ወመንፈስከ ፡ ቅዱስ ፡ ይእዜኒ ፡ ወዘልፈኒ ፡ ወለን
ለመ ፡ ዓላም ፡ አሜን ።
ወእምዝ ፡ይበል ፡ካህን ፡ ዘንተ ፡ ጸሎተ ። ኦአበዊነ ፡ ሐዋርያት ፡
ቅዱሳን ፡ዘተውህበ ፡ ላክሙ ፡ ነቅዓ ፡ ፈውስ ፡ ዘእንበለ ፡ ወርቅ ፡ ወብ
ሩር ። ጸግዉ ፡ ፈውሰ ፡ ለኵሉ ፡ ዘየኃስሥ ፡ እምኔክሙ ። እስመ ፡ ይ
ቤለክሙ ፡ እግዚእነ ፡ ወናሁ ፡ አነ ፡ ሀሎኩ ፡ ምስሌክሙ ፡ በኵሉ ፡ መ
ዋዕል ፡ እስከ ፡ ህልቀተ ፡ ዓለም ። ስብሐት ፡ ለአብ ፡ ወወልድ ፡ ወመን
ፈስ ፡ ቅዱስ ።
ወናሁ ፡ ኣነ ፡ ወሀብኩከሙ ፡ ሥልጣነ ፡ ከመ ፡ ታውጽእዎሙ ፡ ላ
መናፍስት ፡ ርኩሳን ፡ ወትፈውሱ ፡ ዱያነ ፡ በከንቱ ፡ ዘነሣእክሙ ፡ በ
fol. 33 V . ከንቱ ፡ ሀቡ ፡ ይእዜኒ ፡ * ወዘልፈኒ ።
ኦእግዝእትየ ፡ ማርያም ፡ቅድስት ፡ድንግል ፡ ወላዲተ ፡አምላክ ፡
ዘእንበለ ፡ ዘርእ ፡ አስተብቍዒ ፡ በእንተ ፡ መድኃኒተ ፡ ነፍስነ ።
ወይበል ፡ አቡነ ፡ ዘበሰማያት ፡ ወኪርየላይሶን ፡ ፵ወ፩ጊዜ ።
ወይበል ፡ ጸሎተ ፡ቡራኬ ፡ ወይቅብኦ ፡ ለድውይ ፡ ወሕዝብ ፡ እለ ፡
ሀለዉ ፡ ይሴብሕዎ ፡ ለእግዚኣብሔር ።
ወይበል ፡ ዘንተ ፡ጸሎተ ፡ ድኅረ ተፈጸመ ፡ቀንዲል ፡ አእግዚኦ ፡
ዘትሴባሕ ፡እምኵሎሙ ፡ ክቡራን ፡ ዘይሜግብ ፡በምሕረቱ ፡ ዘሎ ፡ ፍ
ጥረተ ፡ እለ ፡ ሀለው ፡ በሰማይ ፡ ወበምድር ፡ ዋሕድ ፡ በመለኮት ፡ ወ
ሠላስ ፡ በገጽ ፡ ወበአካላት ። ንስእል ፡ ወነኃስሥ ፡ እምነ ፡ ኂሩትከ ፡ ኦ
fol. 34 1 . አምላክ ፡ መስተሣህል ፡ ወመፍቀሪ ፡ ሰብእ ፡ ዘፈጠርኮሙ ፡ በአር * አ
ያሁ ፡ ወበአምሳሊሁ ፡ ከመ ፡ ይትቀነዩ ፡ ሎቱ ። ነኃስሥ ፡ ምሕረተከ ፡
እንተ ፡ አልባቲ ፡ ኍልቈ ፡ ወንጐደጕድ ፡ አንቀጸ ፡ ርህራሄከ ፡ እንተ ፡
ኢትትነገር ። አንተ ፡ውእቱ ፡ጸወኖሙ ፡ ወረዳኢሆሙ ፡ ለአበዊነ ፡ ነ
ቢየት ፡ ወልኡካን ፡ ሐዋርያት ፡ ወኮንከ ፡ ምስለ ፡ አግብርቲከ ፡ተአዛዝ
ያን ፡ ነቢያቲከ ፡ ወሐዋርያቲካ ፡ ወሰማዕታቲካ ፡ ኅሩያን ፡ ወኵሎሙ ፡
ጻድቃን ፡ ወቅዱሳን ፡ ወንጹሓን ፡ በትውልድ ፡ ዘኃለፈ ፡ ወበመዋዕል ፡
ዘኮኑ ። ወአድኃንኮሙ ፡ እምኃዘኖሙ ፡ ወረዳእኮሙ ፡ ጊዜ ፡ ሩጸቶሙ ፡
ወፍጻሜ ፡ገድሎሙ ። ነጽር ፡ይእዜኒ ፡ በዓይንከ ፡ መኃሪት ፡ ወበሣህል
ከ ፡ ዓቢይ ፡ ላዕለ ፡ ገብርከ ፡ ወኣድኅኖ ፡ እምንዳቤሁ ፡ ወሕማሙ ፡ ወ
Le rituel éthiopiea 27

sanctorum , quia tu es fons vitae et salutis, et tibi mittimus sursum


gloriam * et adorationem , cum unigenito Filio tuo et cum Spiritu fol. 33 r.
Sancto , nunc et semper et in saecula saeculorum , amen .
Deinde dicit sacerdos hanc orationem : : Patres nostri apostoli
sancti, quibus datus est fons sanationis, sine auro neque argento (1),
concedite sanationem omnibus a vobis petentibus. Dominus noster
enim dixit vobis : Ecce ego vobiscum sum omnibus diebus usque ad
consummationem saeculi (2). Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto .
Ecce dedi vobis potestatem ad repellendos spiritus immundos et ad
aegros sanandos ; gratis accepistis, gratis date (3), nunc * et semper, etc. fol. 33 v .
O Domina mea Maria , Virgo sancta Dei Genitrix sine complexu
intercede pro salute animarum nostrarum .
Dicitur : Pater noster qui es in coelis, et quadraginta unum :
Kyrie eleison .
Dicitur oratio benedictionis et infirmus ungitur. Populus qui adstat
hymnum cantat Domino.
Dicit sacerdos hanc orationem postquam linum consummitur : Do
mine, qui ab omnibus gloriosis laudatur, qui misericordia tua cir
cumdas creaturas omnes sive in coelo sive in terra, qui unicus in dei
tate, trinus es in hypostasi et persona, rogamus ac petimus a bonitate
tua, Deus misericordiae et amator hominum , quos * ad imaginem et
similitudinem tuam creasti ut tibi servirent. Misericordiam tuam sine fol. 34 r.
mensura imploramus et portas benignitatis tuae inenarrabilis pulsamus.
Tu es in quo tutelam et auxilium invenerunt patres nostri prophetae
et nuntii apostoli et cum servis tuis obedientibus fuisti, prophetis,
apostolis , martyribus electis omnibusque iustis et sanctis et puris
in generatione praeterita et in diebus quae fuerunt. Salvasti eos
ab afflictione eisque auxilium praebuisti, tempore vitae suae et in

( 1) Act. 3 , 6 .
(3) MATTH . 28 . 20 .
) Math 10, 8.
28 M . Chaine

fol. 34 v. አርኅቅ ፡እምኔሁ ። *ጻዕቆ ፡ ወኃዘኖ ፡ ወአጽንዖ ፡እምኵሉ ፡ ድካሙ ፡


ወባልሆ ፡ እመከራሁ ፡ ወአምንዳቤሁ ፡ ወአድኅኖ ፡እምኵሎሙ ፡ እለ ፡
የኃስሥዋ ፡ በእኪት ፡ ወእምኵሎሙ ፡ አሕዛብ ፡ ነኪራን ፡ ወትውል
ድ ' ጠዋያን ። ወባልሆ ፡ እምአጽራሪሁ ፡ ወጸላእቱ ፡ እለ ፡ ይሰድዱሁ ። . .
ወእምኵሎሙ ፡ እለ ፡ ይተቃወምዎ ፡ ወይትቃረንዎ ፡ ሎቱ ፡ ወለኵሎ
ሙ ' አግብርቲከ ፡ ክርስቲያን ፡ ውሉደ ፡ ጥምቀት ፡ እለ ፡ ሀለዉ ፡ ውስ
ተ ፡ ምንዳቤ ። ወጸጉ ፡ ሰላመ ፡ ለቤተ ፡ ክርስቲያንከ ። ጉባኤ ፡ እንተ ፡
ሐዋርያት ፡ በኵሉ ፡በምሕረትከ ፡አምላካዊት ።
ኦእግዚኦ ፡በከመ ፡ ኣድኃንኮሙ ፡ለሕዝብከ ፡ ደቂቀ ፡እስራኤል ፡
fol. 35 1. እምቅንየተ ፡ ፈርዖን ፡ *ወእምንዳቤ ፡ ግብጻዊያን ፡ በእደ ፡ ሙሴ ፡ ነ
ቢይከ ፡ሊቀ ፡ ነቢያት ፡ ከማሁ ፡ አድኅኖ ፡ ለገብርከ ፡ እገሌ ፡ እምኵ
ሉ ፡ መከራሁ ፡ ወአርኅቅ ፡ ምንዳቤሁ ፡ አድኅኖ ፡እምጻማሁ ፡ ወህፅ
ር ፡ ሥጋሁ ፡ ወሰውሮ ፡ እምእኩይ ። ወአውጽኦ ፡እምንዳቤሁ ፡ ወብት
ክ ፡ኃዘኖ ፡ ወፈውስ ፡ደዌሁ ፡ ወአጥኣ ፡ሕማሞ ። ሎቱ ፡ ወለኵሉ
ሙ ፡አግብርቲከ ፡ሕዝበ ፡ ክርስቲያን ፡ እለ ፡ ይጻምዉ ፡ ወኃውሐ ፡ ቤ
ተ ፡ ክርስቲያንከ ፡ በምግባረ ፡ ሠናይ ፡ ወበኂሩትከ ፡ እንተ ፡ ትትረ

አይ ፡ አሜን ።
ኦእግዚኦ ፡በከመ ፡አጥፋእከ 'እቶነ፡ እሳት ፡ ዘበቢሎን ፡ለአግብ

ርቲከ ፡፫ደቂቅ ፡አናንያ ፡ ወአዛርያ ፡ወሚሳኤል ፡ ወፈነውከ ፡ሎሙ ፡
ሚካኤልሃ ፡ መልአከ ፡ ምሕረት ፡ ወአድኃንኮሙ ፡ አምእንትክቲ ፡ መ
fol. 35 የ . ከራ ። ከማሁ ፡ አጥፍእ ፡ እምላዕለ ፡ ገብርከ ፡ እገሌ ፡ * ድንግፅና ፡ ጻ

ሩ ፡ ወተቃዋምያኒሁ ፡ ወጸላእያኒሁ ፡ ወጕህሉታ ፡ ቀናዕያኒሁ ፡ ወፈው


ስ ፡ ሕማሞ ፡ ዘነፍስ ፡ ወደዌሁ ፡ ሥጋዊተ ፡ ዘያስተርኢ ፡ ወዘኢያስተ
ርኢ ፡ ወአጥፍእ ፡ ሎቱ ፡ ነበልባለ ፡ላህቦሙ ፡ ለገፋዕያኒሁ ፡በምልኦ
ሙ ፡ ወአህድእ ፡ እምኔሁ ፡ ነበልባለ ፡ መዓቶሙ ፡ ወአድኅኖ ፡ እምእ
ከዮሙ ። ወዘርዝር ፡ ምክሮሙ ፡ ወስብር ፡ ኃይሎሙ ፡ ወአብጥል ፡ ጽ
Le rituel éthiopien 29

consummatione certaminis sui. Respice nunc, cum oculis miserationis


misericordiaeque magnae tuae, super servum tuum . Salva eum ab infir
mitate et languoribus suis et expelle ab eo * angustiam et afflictionem fol. 34 v.
et sana eum ab omni labore. Libera eum a tentatione et tribulatione,
et salva eum ab omnibus qui eum quaerunt in malum et ab omnibus
gentibus alienis et generationibus perversis. Salva eum ab hostibus suis
et inimicis, qui eum persequuntur,ab omnibus, qui adversantur et op
ponuntur ei omnibusque servis tuis christianis baptismi filiis, qui sunt
in afflictione. Concede pacem Ecclesiae tuae, quae congregatio est apo
stolica ubique, per misericordiam tuam divinam .
Domine, sicut populum tuum , filios Israel, liberasti a servitute fol. 15
Pharaonis (2) * et a vexationibus Aegyptiorum per manum Moïsis pro
phetae, prophetarum principis ; ita libera servum tuum N . ab omni
tentatione et expelle ab eo afflictionem . Salva eum a molestia et de
fende corpus eius et protege illud a malo . Eripe eum ab infirmitate
et rumpe tristitiam eius. Cura morbum eius et sana aegritudinem eius
omniumque servorum tuorum populi christiani, qui“ laborant. Visita
Ecclesiam tuam in operibus bonis et in bonitate tua quae sese mani
festavit, amen .
Domine, sicut fornaces igneos extinxisti Babylonae, pro servis
tuis : tribus pueris Anania , Azaria et Mizael (1), quibus angelum
tuum misericordiae,Michaelmisisti, et ab illa calamitate eos liberasti, ita
expelle a servo tuo N . * , tribulationes inimici et adversariorum et fol. 35 v.
hostium eius et dolos eorum qui ei invidunt. Sana infirmitatem eius
spiritualem et morbum eius corporalem , sive visibilem sive invi
sibilem . Dele pro eo, ardores flammarum oppressorum eius et vio
lentiae irae illorum contra eum seda et ab omnibus malis eorum
eum libera. Discute consilia eorum , confringe potentiam , destrue

(") Exod. 5-11.


(9) DANIEL 1- 3.
30 M . Chaine

ንዖሙ ፡ ወንስት ፡ ምክሮሙ ፡ ወነፅር ፡ ላዕሌሁ ፡ በዓይነ ፡ ርህራሄከ ፡ ሎ


ቱ ፡ ወለኵሎሙ ፡ እለ ፡ ውስተ ፡ ምንዳቤ ፡ እምሕዝበ ፡ ክርስቲያን ፡
ወጸጉ ፡ ህድአተ ፡ ወናህየ ፡ ለቤተ ፡ ክርስቲያንከ ፡ ጉባኤ ፡ እንተ ፡ ሐ
ዋርያት ፡ በሣህልከ ፡ ልዑላዊት ።
fol. 36 አእግዚኦ ፡ በከመ ፡ አድኃንኮ ፡ ላ *ዳንኤል ፡ ነቢይከ ፡ እምአፈ ፡
ኣናብስት ፡ እኩያን ፡ ወወለጥካ ፡ ጠባይዓ ፡ አራዊት ፡ ኃበ ፡ ጠባይዓ ፡ ሰ
ብእ ፡ ከማሁ ፡ ይእዜኒ ፡ ኅትም ፡ አፉሆሙ ፡ ለእለ ፡ ይጸልእዎ ፡ ለገብ
ርካ ፡ እገሌ ፡ ወአድኅኖ ፡ እምኵሉ ፡ ዘይሰድዶ ፡ ወይጸልኦ ፡ ወኵሉ ፡
ዘይፈቅድ ፡ሎቱ ፡ ምንዳቤ ፡ ወይረውጽ ፡ ለአእክዮቱ ፡ እምኵሉ ፡ አ
ሕዛብ ፡ ዘቅሩብ ፡ ወነኪር ፡ ወአብጥል ፡ ነገሮሙ ፡ ወዝሩ ፡ ምክሮሙ ፡
ወኵሎ ፡ ጕህሉቶመ ፡ ወሁከቶሙ ፡ ወኣድኅኖ ፡ ለገብርከ ፡ እገሌ ፡ እ
ምነ ፡ እዴሆሙ ፡ ወአርእዮ ፡ አድኅኖተ ፡ ኃይልከ ፡ ወአግህድ ፡ ቦቱ ፡
ረድኤተከ ፡ ወፈውሶ ፡ እምደዌሁ ፡ ወሕማሙ ፡ ወባልሆ ፡ እምኃዘኑ ፡
ወድካሙ ፡ ሎቱ ፡ ወለኵሎሙ ፡ ኅዙናን ፡ ኣምሕዝብከ ፡ ክርስቲያን ፡
fol. 36 v. * ወኃውጽ ፡ ቤተ ፡ ክርስቲያንከ ፡ በእረፍተ ፡ ወህድኣት ፡ ወሰላም ፡ አ
ሜን ።
ኦእግዚኦ ፡ በከመ ፡ ሰማዕከ ፡ ስእለተ ፡ ሕዝቅያሰ ፡ ወንሰሓ ' ምና
ሴ ፡ ወጸሎተ ፡ ኤልያስ ፡ ነቢይ ። ከማሁ ፡ ተወከፍ ፡ ለአግብርቲከ ፡ ም
ሥኪናን ፡ ስእለቶሙ ፡ ወኣስተብቍዖቶሙ ፡ ወጸሎቶሙ ፡ በእንተ ፡ ገ
ብርከ ፡ እገሌ ፡ ዘይሤፎ ፡ ምኅረተከ ፡ ወረድኤተከ ፡ ወይእዜኒ : ኦእግ
ዚኦ ፡ ፍታህ ፡ ማእስሪሁ ፡ ወብርክ ፡ መዋቅሕቲሁ ፡ ወጸግዎ ፡ ድኂነ ፡
እምእደ ፡ አጽራፊሁ ፡ ወአብጽሆ ፡ እስከ ፡ ተአምኖተ ፡ ፍጻሜ ፡ ተም
ኔቱ ፡ ወአድኅኖ ፡እምኵሉ ፡ ዘያደነግጾ ፡ ወያፈርሆ ፡ ወአድኅኖ ፡ እ
ምተመውኦ ፡ ለእኩያን ፡ በእኪት ፡ ወእምኵሉ ፡ዕልወት ፡ ( ኃያላ
fol. 37 1. ን ፡ እስመ ፡ አንተ ፡ ረዳኢ ፡ ለዘአልቦቱ ፡ ተሥ * ፋ ፡ ወተዘከሮ ፡ ለገብ
ርከ ፡ በምሕረትከ ፡ አምላካዊት ፡ ሎቱ ፡ ወለኵሎሙ ፡ አግብርቲከ ፡ መ
ሢሓዊያን ፡ ወአልዕል ፡ ቀርነ ፡ ክርስቲያን ። ወአርኁ ፡ አናቅጸ ፡ ቤተ ፡

() Ms.ጽልመት ፡ወኃያላን ፡
Le rituel éthiopien 31

fortitudinem , everte machinationes et cum oculis benignitatis tuae res


pice super eum omnesque in afflictione versatos populi christiani. Con
cede tranquillitatem et pacem Ecclesiae tuae, quae congregatio est
apostolica, per sublimem misericordiam tuam .
Domine, sicut liberasti * Daniel prophetam tuum (') ab ore leo - fol. 36 r.
num crudelium et mores animalium ad hominum mores vertisti, ita
nunc obsigna ora eorum , qui servum tuum N . odio habent. Libera
eum ab omnibus, qui eum persequuntur et odiunt ; ab omnibus, qui
tribulationem ei volunt et afflictionem eius prosequuntur ; ab omnibus
gentibus proximis vel alienis. Irrita fac verba eorum ; disperge con
silia eorum , omnes fraudes perturbationesque eorum et salva servum
tuum N ., a manibus eorum . Ostende ei virtutem tuam salvatricem et .
manifesta per eam auxilium tuum . Sana eum ab infirmitate et a morbo
eius; a tristitia et labore libera eum omnesque moestos populi tui
christiani, * et respice Ecclesiam tuam in quiete et tranquillitate, in fol. 36 v.
pace, amen .
Domine, sicut audivisti orationem Ezechiae (2) et poenitentiam
Manassis (3) et deprecationem Eliae (4 ) prophetae, ita suscipe servorum
tuorum pauperum petitiones, supplicationes et orationes pro servo tuo N .,
qui in misericordia tua et auxilio tuo speravit. Nunc etiam Domine,
solve eius vincula et carcerem eius dirumpe. Concede ei salutem a
manu inimicorum suorum et duc eum in fiduciam expletionis voti sui.
Libera eum ab omnibus, qui perturbant eum et terrent. Libera eum ab
omni devictione pravorum in malo, ab omni transgressione potentium ,
quia auxiliator es tu spem non habentibus * Memento servi tui fol. 37 r.
secundum misericordiam tuam divinam , huius omniumque servorum
tuorum christianorum , et exalta cornu Ecclesiae. Aperi portas Ecclesiae

( ) DANIEL 14. '


(3) REG . IV , 20.
(3) PARALIPOM. II, 33, 11 .
(4) Reg . III, 17 , 1.
M . Chaine
32
ክርስቲያንከ ፡ ጉባኤ ፡ እንተ ፡ ሐዋርያት ፡ ወጸግዋ ፡ ርትዓ ፡ ዘበአማን ፡
በኃይልካ ፡ ኣምላካዊ ። ኦእግዚኦ በከመ ፡ ተወከፍከ ፡ ንስሓሆሙ ፡
ለሰብኣ ፡ ነነዌ ፡ ወአድኃንኮሙ ፡ እመከራ ፡ ዓቢይ ፡ ወምንዳቤ ፡ ጽኑ
ዕ ፡ በእደ ፡ዮናስ ፡ ነቢይከ ፡ ወልደ ፡ አማቴ ። ከማሁ ፡ ተወከፍ ፡ ኃቤ
ከ ፡ ስእለተ ፡ አግብርቲከ ። ንሕነ ፡ ዘናስተበቍዕ ፡ ኃቤከ ፡ ይእዜ ፡ በእ
ንተ ፡ገብርከ ፡ እገሌ ፡ ዘሀሎ ፡ ውስተ ፡ ድካም ፡ወምንዳቤ ፡ከመ ፡
ነጽር ፡ ኃቤሁ ፡ በዓይነ ፡ ራህራሄከ ፡ ላዕለ ፡ ገብርከ ፡ ወተጋንዮቱ ፡ ወት
fol. 37 v . ሕትናሁ ፡ ወሕማሙ ፡ ወ *ስብረተ ፡ ልቡ ፡ ወፈሪሆቱ ፡ ወድንጋጼሁ ።
ወሁከቱ ፡ ወረዓዱ ፡ ወሙአተ ፡ ጸሩ ፡ ወተኃይሎቶሙ ፡ ወክሂሎቶ
ሙ ፡ ወመራዶሙ ፡ ላዕሌሁ ፡ ወፈኑ ፡ ሎቱ ፡ መልአከ ፡ ሰላም ፡ ምስለ ፡
ፍሥሓ ፡ ወጽንዕ ፡ ወኃይል ፡ ወመዊዕ ፡ ወክሂል ፡ ወይሚጥ ፡ ኃዘኖ ፡
ወያፍልስ ፡ ምንዳቤሁ ፡ ወሕማሞ ፡ ወያጽንዕ ፡ ስብረቶ ፡ ወያርትዕ ፡
ሕሊናሁ ፡እም ፡ዘይጓደቆ ፡ አዘኣንሄፎ ፡ አመ ፡ ምንዳቤነ ፡ካልኣ ፡ ዘ
እንበሌሁ ፡ አርትዕ ፡ ወአልዕል ፡ቀርነ ፡ ክርስቲያን ፡ ወነጽር ፡ ላዕለ ፡
ኵሎሙ ፡ እለ ፡ ሀለዉ ፡ ውስተ ፡ ምንዳቤ ፡ እምአግብርቲከ ፡ ክርስቲ
ያን ፡ ወአርቱ ፡ አንቀጸ ፡ቤተ ፡ ክርስቲንካ ፡ ወአጽንዕ ፡ ላቲ ፡ ሰላ
መ ፡ ዘበአማን ፡ በኃይልህ ፡ አምላካዊ ።
fol. 38 1 .
ኦእግዚኦ ፡ በከመ ፡ ተወከፍከ ፡ ለጌ *ኖከ ፡ ነቢይከ ፡ ወኃረይከ ፡
ለኤርምያስ ፡ እምከርሠ ፡እሙ ፡ ወአንብዓ ፡ ዳዊት ፡ ወልደ ፡ እሰይ ፡
ወተጋድሎተ ፡ ኢሰይያስ ፡ ወስእለተ ፡ ህዝቅኤል ፡ ወእጣነ ፡ ዘካርያ
ስ ፡ ወትዕግሥተ ፡ ኢዮብ ፡ ጻድቅ ፡ ወመከራሁ ፡ ወከማሁ ፡ይእዜኒ ፡
አጽንን ፡ እዝነካ ፡ ወተወከፍ ፡ ኃቤከ ፡ ስዕለተ ፡ አግብርቲከ ፡ ንሕነ ፡ ነ
ዳያን ፡ ወኣጽምዕ ፡ ጽራሆሙ ፡ ወተሠጠው ፡ ስእለቶሙ ፡ በእንተ ፡ ገ

ብርከ ፡ እገሌ ፡ ዘንዓነ ፡ ይእዜኒ ፡ ንስእል ፡ በእንቲአሁ ፡ ከመ ፡ ታን


ሥኦ ፡ ወታቅሞ ፡ በጥኣና ፡ ወሕይወት ፡ ወትፈውሶ ፡ እምኵሉ ፡ ጾ
ታ ፡ሕማማት ፡ወመከራ ፡ ወታድኅኖ ፡እምኵሉ ፡ ኵነኔ ፡ ወታግዕዞ ፣
እምተቀንዮተ ፡ አጽራፊሁ ፡ ወትፍትሆ ፡እማእስሆሙ ፡ ለእለ ፡ ይገፍ
Le rituel éthiopien 33

tuae, quae congregatio est apostolica ; concede ei rectitudinem in fide


per virtutem tuam divinam . Domine, sicut suscepisti poenitentiam Ni
nivitarum eosque liberasti ab experimento magno et dura afflictione
per manus Ionae prophetae, filii Amathi; ita ad te suscipe depreca
tionem servorum tuorum , nos utique qui te imploramus, nunc pro
servo tuo N ., in labore et infirmitate versato, ut cum oculis benigni
tatis tuae respicias ad eum superque suam submissionem et humili
tatem , infirmitatem * et contritionem cordis , timorem et tremorem , fol. 37 v .
agitationem et perturbationem , victorias inimicorum suorum et vim
et violentiam impetumque illorum contra eum . Mitte ad eum angelum
pacis et laetitiae, roboris et virtutis, victoriae et potentiae, ut tristitia
eius mutetur et labor et dolor eius discedant, et sic cor eius contritum
confortetur et mens eius recta fiat. Tu in quo solo speramus, quando
afflictio tetigit nos, erige, exalta cornu Ecclesiae ; respice super omnes,
qui ex servis tuis christianis, in afflictionibus versantur. Aperi portas
ecclesiae, conforta in ea pacem veram per virtutem tuam divinam .
Domine, sicut suscepisti * Enoch ( ) prophetam tuum et elegisti fol. 38 r.
Ieremiam (2) a sinu matris suae; sicut suscepisti lacrymas David (3)
filii Isai et martyrium Isaiae (4) et orationem Ezechiel (5) et thus
Zachariae 6 ) et patientiam iusti Iob (3 ) probationemque eius ; ita
nunc inclina aurem tuam et ad te suscipe deprecationem servorum
tuorum , nos utique pauperes : ausculta clamores eorum , admitte pro
servo tuo N ., supplicationes eorum , qui nunc pro illo te rogant, ut
eum suscites et excites in sanitate et valetudine, ut sanes eum ab
omni genere infirmitatum et afflictionum , salves eum ab omni suppli
cio, liberes eum a servitute inimicorum , solvas vincula quibus oppri

(1) Eccli. 44 , 16 .
(2) IEREM. I, 4.
(3) REG . II, 12 .
(*) S. HIERONYMUS, in Isaiam ,Migne, P. L ., XXIV , 546 -548.
(5 ) EZECH . 43.
(6 ) Luc . 1, 5 .
( 7) IOB. 3, 6, 9, 12 , 16 , etc .
BESSARIONE - XVUI- 1°
ne
M . Chai
_34
fol. 38 1. ዕዎ ፡ ወታርቱ ፡ ሎቱ ፡ ኣንቀጸ ፡ ምሕረትከ ። ወታሠር * ቅ ፡ ሎቱ ፡ ብ
ርሃነ ፡ጸጋከ ፡ ከመ ፡ ይብራህ ፡ ቦቱ ፡ ወጹር ፡ በእንቲአሁ ፡ ኵሎ ፡ ዘኣ
ልቦቱ ፡ ክሂል ፡ ላዕሌሁ ።
አእግዚኦ ፡ ኢትግድፎ ፡ ለገብርከ ፡ እገሌ ።
አእግዚኦ ፡ ኢትሚጥ ገጸከ ፡ እምኔሁ ።
አእግዚእ ' ኢታርኅቅ ፡ ምሕረተከ ፡ እምኔሁ ።
ኦእግዚኦ ፡ አንሥአ ፡ እምድቀቱ ።
አእግዚእ ' አቅሞ ፡ እምዳህጹ ።
ኦእግዚኦ ፡ተራህራህ ፡ ላዕሌሁ ። ወነጽር ፡ ላረድኤቱ ።
ኦእግዚኦ ፡ፈውስ ፡ ሕማሞ ፡ ወደዌሁ ።
አእግዚኣ ፡ አጽንዖ ፡ ወፈጽም ፡ ሎቱ ፡ ስእለተ ፡ ልቡ ።
አእግዚኦ ፡ ፈጽም ፡ ሎቱ ፡ ጥዒናሁ ። ወደምስስ ፡ ዳኅጻቲሁ ። ወ
ስረይ ፡ ኃጣውኢሁ ። ወሀብ ፡ ሎቱ ፡ ስእለቶ ።
አእግዚኦ ፡ እመኒ ፡ ከነ ' ኃጢኣቱ ፡ ብዙኃ ፡ ወዓብየት ፡ጌጋዩ ፡ አ
fol. 39 1. ንተ ፡ በብዝኃ ፡ ምሕረትከ ፡ ተዓገሦ ፡ ወጽናህ ' ተ * መይጦቶ ፡ ወግ
ብአቶ 'ኃቤከ ፡ ወይነስሕ ፡ አንተ ፡ከመ ፡ታሤኒ ፡ ሕይወቶ ፡ ወትትወ
ከፍ ፡ ኣንብዖ ፡ አዘኢትፈቅድ ፡ ሞቶ ፡ ለኃጥእ ፡ ዘእንበለ ፡ ከመ ፡ ይት
መየጥ ፡ ወይግባእ ' እምአመፃሁ ፡ እስመ ፡ ኵሉ ፡ ሠናይት ፡ እምኃቤ
ከ ፡ ውእቱ ፡ ወኵሉ ፡ ኂሩት ፡ እመንገሌኪ ፡ ውእቱ ።
አእግዚኣ ' ፈጽም ፡ ሎቱ ፡ፈቃደከ ፡ ጌረ ' ለገብርከ ፡ እገሌ ፡ ወ
ለኵሎሙ ፡ ኅዙናን ፡ እምአባግዒከ ፡ ነባቢያን ። ወኣውጽአሙ ፡ እማ
ዕበለ ፡ መከፈ ፡ ዘያሠጥም ፡ ወኃውጽ ፡ በምሕረትከ ፡ እለ ፡ ይነግዱ ፡ እ
ምሕዝብከ ፡ ክርስቲያን ፡ ወኃውጽ ፡ ቤተ ፡ ክርስቲያንከ ' ጉባኤ ፡ እ
ንተ ፡ ሐዋርያት ፡ በኵሉ ፡ጸጋከ ኦ ፍጹም ፡ አምላካዊ ፡ ኣሜን ።
ኦእግዚኦ ፡ ርኅሩህ ፡ ወመስተሣህል ፡ ስቡሕ ፡ እምኃበ ' ጸዋት
fol. 39 v . ው ። ወማዓር * ጋት ፡ ወሥፋፋት ። ክርስቶሰ ፡ አምላክነ ፡ ወጸወንነ ፡
ወረዳኢነ ፡ ወተሥፋነ ፡ ወመድኃኔ ፡ ነፍሳቲነ ' ወሕይወትነ ፡ ወእግዚ
እነ ። ዘተወከፍካ ፡ ኣንብዓ ፡ጴጥሮሰ ፡ ኬፋ ። ወጸገው ፡ ሥልጣነ ፡ ከ
መ ፡ ይእስር ፡ ወይፍታሕ ፡ በሰማይ ፡ ወበምድር ፡ ውእቱ ፡ ወማኅበራ
ኒሁ ፡ ሐዋርያት ፡ ኅሩያን ። ወአርድእት ፡ ሰባኪያን ፡ ወነቢያት ፡ ወእለ ፡
Le rituel éthiopien 35

mitur, ei aperias portas misericordiae tuae , * eique oriri facias gratiae fol. 38 v.
tuae lumen ut illuminet eum .
Domine, ne despicias servum tuum N .
Domine, ne avertas ab eo faciem tuam .
Domine, ne auferas ab eo misericordiam tuam .
Domine, suscita eum a lapsu.
Domine, stabili eum a ruina.
Domine, clemens esto erga eum et auxilium eius benigne considera.
Domine, sana infirmitates et dolores eius,
Domine, conforta eum et adimple desiderium cordis eius.
Domine, perfice sanitatem eius et dele iniquitates eius ; dimitte
ei peccata sua et tribue ei quod petit.
Domine, si multa sunt peccata eius magnaque delicta, maior es
tu misericordia tua ; patiens esto erga eum et viam para * conver- fol. 39 r.
sionis et reversionis eius ad te, ut poenitentiam agat et sanitatem
eius meliorem reddas lacrymasque eius suscipias. Qui non vis mortem
peccatoris sed potius ut convertetur (') et ab iniquitate sua se aver
tat, nam omne bonum est a te et omne acceptum est per te.
Domine, adimple voluntatem tuam eximiam super servum tuum N .
omnesque aegrotos ovilis tui rationabilis. Expelle ab eis fluctus obruen
tes afflictionis ; respice cum misericordia super peregrinantes populi
tui christiani; respice super Ecclesiam tuam , quae congregatio est
apostolica , cum omni gratia tua perfecte divina, amen.
Domine, misericors et clemens, in omni altitudine * et extensione fol. 39 v .
laudabilis ; Christe, Deus noster, nobis refugium et adiutorium et spes
et salus animarum nostrarum , vita nostra et Deus noster. Qui lacry - ',
mas Petri Cephae suscepisti (3) eique dedisti potentiam ligandi et
solvendi in coelo et in terra (2), quae potestas est congregationis

(") EZECH . 33, 11.


) MATTH . 26 , 75.
(3) MATTH. 16 , 19 .
ne

M . Chai

እምድኅሬሆሙ ፡ ሊቃነ ፡ ካህናት ፡ ምእመናን ፡ ወኵሎሙ ፡ ሃይማኖታ


ውያን ፡ ወሰማዕታት ፡ ወኵሎሙ ፡ ቅዱሳን ፡ ጽሙዳን ፡ ወባሕታው
ያን ፡ መስተጋድላን ፡ እምቀዳሚ ፡ ወእስከ ፡ ደኃሪ ፡ ከማሁ ፡ ኦእግዚ
ኦ ፡ፈውስ ፡ ወፈጽም ፡ ለገብርከ ፡ እገሌ ፡ ንሕነ ፡ስሑታን ፡ ናስተበቍ
ዕ ፡ በእንቲአሁ ፡ እመንገለ ፡ ኂሩትከ ፡ ወንጐደጕድ ፡ይእዜ ፡ አንቀጸ ፡
fol. 40 1. ብዕለ ፡ * ምሕረትከ ፡ ተወከፍ ፡ ስዕለቶሙ ፡ ወነፅር ፡ጽራሆሙ ፡ ሐሠ
ሳሆሙ ፡ በእንተ ፡ ገብርከ ፡ እገሌ ፡ ዘይሤፎ ፡ ምሕረተከ ፡ከመ ፡ ትፈ
ጽም፡ሎቱ ፡ፈቃደከ ፡ ዘበአማን ፡ ወትዕቀብ ፡ ውስቴቱ ፡ አእምሮተ
ካ ፡ እንተ ፡ ታስተርኢ ፡ ወትትዓደው ፡ አበሳሁ ፡ ወትስረይ ፡ ሎቱ ፡ ኃ
ጢአቶ ፡ ወጌጋዮ ፡ ወኅድግ ፡ ዳህጻቲሁ ፡ ወስኅተቶ ፡ ወአድኅኖ ፡ እ
መከራ ፡ ወጻማ ፡ ወአዕርጎ ፡ እማዕምቀ ፡ ስህተት ፡ ወኃዘን ፡ ወእምተ
ዳድቀ ፡ ወትብጽሆ ፡ ፍጡነ ፡ ምሕረትከ ፡ ወተራህርሆትከ ፡ ወጸግዎ ፡
ቀሪበ ፡ ኃቤከ ፡ ወአርትዕ ፡ ፍኖቶ ፡ ኃቤከ ፡ ወምርሆ ፡ ውስተ ፡ ፍኖ
ት ፡ ዘይፌጽም ፡ ቦቱ ፡ዘእምኀቤከ ፡ ወለእመኒ ፡ተኃየየ ፡ ወተግኅሳ ፡
fol. 40 v . እምኔሃ ፡ ሚጦ ፡ ወሰኃቦ ፡ ኃቤሃ ፡ ወኢታርኅቅ ፡ አሰተሐምሞ *ተከ ፡
እምላዕለ ፡ ገብርከ ፡ እገሌ ፡ ዘንሕነ ፡ ነኃስሥ ፡ በእንቲአሁ ፡ ቅድመ ፡
ዕበይካ ፡ ይእዜኒ ፡ እስመ ፡ አስተሐምሞ ፡ ይሤኒ ፡ በቅቡጻን ፡ ወድኩ
ማን ፡ ወትትከሰት ፡ጸጋከ ፡ ተከስቶ ፡ ፍጹመ ፡ ላዕለ ፡ ድኩማን ፡ ወት
ጌታን ፡ ወታስተርኢ ፡ ኃይለ ፡ ፈውስ ፡ ላዕለ ' ድውያን ፡ ወጥውቃን ።
ኦእግዚኦ ፡ አድኅኖ ፡ ለገብርከ ፡ እገሌ ፡ ዘሀሎ ፡ታሕተ ምንዳቤ ፡
ወመከራ ፡ እንዘ ፡ ይሄፎ ፡ ነጠብጣበ ፡ ምሕረትከ ፡ እምብዙኅ ፡ ዝና
መ ፡ ሣህልከ ፡ ሰማያዊት ። ወዘይትአመን ፡ ሠናየ ፡ ኂሩተከ ፡ወሣህለ
ከ ፡ አምላካዊተ ፡ ወጸግዎ ፡ ለቤተ ፡ ክርስቲያንካ ፡ ጉባኤ ፡ እንተ ፡ ሐ
ዋርያት ፡ ወፈጽም ፡ ዲቤሁ ፡ ፈቃደከ ፡ ቅድስተ ፡ ብፁዓዊተ ፡ ከመ ፡
fol. 49 1 ይሰብሕ * ምስለ ፡ ሕዝብከ ፡ በማኅሌት ፡ መንፈሳዊት ፡ ወስባሔ ፡ ዘደዊ
ት ፡ አንዘ ፡ይብል ፡ ይትባረክ ፡እግዚአብሔር ፡ ዘኢረሰየነ ፡ መብልን ፡
ንዒወ ፡ ለአስናኒሆሙ ፡ አምሠጠት ፡ ነፍስነ ፡ ከመ ፡ ዖፍ ፡ እመሥገር
Le rituel éthiopien 37

apostolorum electorum , discipulorum praedicatorum , prophetarum et .


qui post eos principes sacerdotum fidelium , et omnium confessorum
et martyrum omniumque sanctorum vel regulae subditorum vel soli
tariorum luctantium , a principio usque ad ultimum diem ; ita Domine,
sana et perfice servum tuum N . Nos peccatores, pro eo , te depreca
mur, per bonitatem tuam ; pulsamus nunc portas opulentas * miseri- fol. 40 r.
cordiae tuae, suscipe deprecationes servorum tuorum , respice super
clamores eorum et supplicationes, pro servo tuo N . qui in misericordia
tua sperat, voluntatem tuam veram , te super eum adimplere, et in eo
servare doctrinam tuam revelatam et remittere peccata eius et delicta
et praevaricationes condonare. Dimitte offensiones et errores eius. Li
bera eum a tentatione et labore et ascendere fac eum ex abysso er
roris et moeroris et a malo improviso et obveniat ei cito misericordia
tua et clementia tua. Concede ei accessionem ad te et rectam fac
viam ad te ducentem et eum doce viam perfectam a tę procedentem .
Et si illam neglexerit et ab illa se averterit, eum converte et reduc
ad eam , et ne removeris sollicitudinem tuam * a servo tuo N ., propter fol. 40 v.
quem nos deprecamur nunc in conspectu magnitudinis tuae, nam sol
licitudinem habere, desperatis et infirmis utile est. Manifesta sit gratia
tua; manifesta eam plene super infirmos et afflictos. Revela virtutem
sanationis super aegros et invalidos.
Domine, libera servum tuum N ., qui afflictioni et infirmitati sub
mittitur, stillam misericordiae tuae sperans, ex pluvia multa clementiae
tuae coelestis, qui fiduciam habet in bonis benignitatis tuae et mise
rationis tuae coelestis. Da eum Ecclesiae tuae , quae congregatio est
apostolica et super eum adimple voluntatem sanctam tuam beatam , ut
cantet * cum populo tuo canticum spirituale et laudes Davidis dicens : fol. 41 1.
Benedictus Dominus qui non dedit nos in captionem dentibus eorum .
Anima nostra sicut passer erepta est de laqueo venantium . Laqueus
M . Chaîne
ት ፡ ነዓዊት ፡ መሥገርትሰ ፡ ተቀጥቀጠት ፡ ወንሕነሰ ፡ ድኅነ ፡ ረድኤት
ነሰ ፡በስመ ፡ እግዚአብሔር ፡ ዘገብረ ፡ሰማየ ፡ ወምድረ ፡አሜን ።
ወካዕበ ፡ ነኃድስ ፡ ስኢለ ፡ ወአስተብቍዖ ፡ ወናቄርብ ፡ ጸሎተ ፡
በከመ : ተአዝዞ ፡ ቅድመ ፡ ስብሐቲከ ፡ መፍርህ ፡ ወቅዳሴከ ፡ ዘኢይትነ
ገር ፡ ከመ ፡ ትጸግዎ ፡ ለገብርከ ፡ እገሌ ፡ ዘይሤፎ ፡ ምሕረተከ ፡ ወመ
ድኃኒተ ፡ ወሕይወተ ፡ ወዕረፍተ ፡ ወፈጽም ፡ሎቱ ፡ ፈቃዶ ፡ ወአብ
ጽሖ ፡ እስከ ፡ ፍጻሜ ፡ ጻህቁ ፡ ውስተ ፡ ፈቃድከ ፡ ሠናይ ፡ ወምዝጎ ፡
እማዕምቀ ፡ ምንዳቤ ፡ ወኃዘን ፡ ወጻዕቅ ። ውስተ ፡ ፍሥሓ ፡ ወጸጋ ፡
ወርኀብ ፡ ወፈጽም ፡ሎቱ ፡ ጥዒና ፡ ወፈውሶ ፡ ወአእትት ፡ እምኔሁ ፡
fol. 41 v. * ኵሎ ፡ ዳዌ ፡ ወኃዘነ ፡ ወውዴተ ፡ ወመቲረ ፡ ምክንያት ፡ ዘኵርህ ።
ወእኪት ፡ ወድቀት ፡ ወኣፀባ ፡ ወሕማም ፡ ወጸግዎ ፡ መድኃኒተ ፡ እ
ምነ ፡ ዘይዳደቅ ፡ በኅቡእ ፡ ወበገሃድ ፡ ሎቱ ፡ ወለኵሎሙ ፡ እለ ፡ ሀ
ለዉ ፡ ታኅተ ፡ ኣርዑተ ፡ ምንዳቤ ፡ ወመከራ ፡ ወኃዘን ። ወክበድ ፡
ወጻዕቅ ፡ ወድካም ፡ ወተሞቅሖ ፡ ወማእሰር ፡ ወኵሎ ፡ ዐፀባ ፡ ወጽ
እለተ ፡ ወኃፍረተ ፡ ወስደተ ፡ አርኅቀ ፡ እምኵሎን ፡ አህጉረ ፡ ክርስ
ቲያን ፡ ውሉደ ፡ ጥምቀት ፡ ወህባእ ፡ ቤተ ፡ ከርስቲያንከ ፡ ጉባኤ ፡
እንተ ፡ ሐዋርያት ፡ በኵሉ ፡ አህጉረ ፡ ኢትዮጵያ ። ወተዘከሮ ፡ ለገብ
ርከ ፡ እገሌ ፡ በምሕረትከ ፡ ወርህራሄድ ፡ ወሣህልከ ፡ በከመ ፡ ተዘከ
ርክ ፡ ለአብርሃም ፡ አቡነ ፡ ወወሀብኮ ፡ ይስሐቅሃ ፡ አምድኅረ ፡ ልህ
ቀ ፡ ወኮነ ፡ ኣረጋዌ ፡ ወበከመ ፡ ተዘከርኮሙ ፡ ለኢያቄም ፡ ወሐና ፡
ወወሀብኮሙ ፡ ድኅረ ፡ ድካም ፡ እግዝእተነ ፡ ድንግል ፡ ንጽሕተ ፡ ኅ
tol. 42 1 . ፊተ ፡ * ማርያም ፡ እንተ ፡ እምኔሃ ፡ተሠገወ ፡ ንጉሠ ፡ ነገሥት ፡ ወእ
ግዚአ ፡አጋእዝት ፡ ለአድኅኖ ፡ አምሳሊሁ ፡ አዳማዊት ፡ ዘወድቀት ፡
ውስተ ፡ ሲኦለ ፡ ኃጢአት ፡ በዓሊዎታ ፡ በከመ ፡ ተዘከርካ ፡ ለሐና ፡
ወወሀብካሃ ፡ሳሙኤልሃ ፡ ነቢየ ፡ ወካህነ ፡ ድኅረ ፡ ምናኔ ፡ ወኮነት ፡
መካነ ፡ ወበከመ ፡ተዘከርከ ፡ ለዘካርያስ ፡ ወለኤልሣቤጥ ፡ ወወሀብኮሙ ፡
ዮሐንስሃ ፡ መጥምቀ ፡ እምድኅረ ፡ ርስዓን ፡ ወድካመ ፡ ሥጋ ፡ ጠባይ
ዓዊ ፡ ከማሁ ፡ አርኢ ፡ ታአምራቲከ ፡ ወመንከራቲከ ፡ ወመድምመከ ፡
ዘኃይል ፡ ወሥልጣንከ ፡ ብዙኅ ፡ ላዕለ ፡ ገብርከ ፡ እገሌ ፡ ወፈጽም ፡
Le rituel éthiopien 39

contritus est et nos liberati sumus ( ). Adiutorium nostrum in nomine


Domini, qui fecit coelum et terram , amen .
Et iterum orationem et deprecationem renovamus et supplicatio
nem offerimus in obedientiam circa tuam gloriam et timorem et lau
dem inenarrabilem , ut servo tuo N ., qui in misericordia tua sperat,
tribuas salutem et vitam et pacem . Adimple desiderium eius et ad
duc eum usque ad completionem votorum suorum , in voluntate tua
bona, et eripe eum ex abysso afflictionis et moeroris et compelle eum
in laetitiam et gratiam et latitudinem . Perfice in eo sanitatem et sa
lutem et expelle ab eo * omnem infirmitatem et afflictionem et accu - fol. 41 v .
sationem et interpellationem causarum quae repugnantes et malae ;
ruinam , calamitatem et morbum , et praeservationem ab omni casu
fortuito, sive occulto sive manifesto , concede ei omnibusque qui sub
sunt iugo afflictionis et infirmitatis, moeroris et gravitatis, angustiae
et debilitatis, carcerum et vinculorum . Et omnes molestias et contu
melias, ignominias et persecutiones, averte ab omnibus terris christia
norum baptismi filiorum . Protege Ecclesiam tuam , quae congregatio
est apostolica , in omnibus regionibus Aethiopiae. Memento servi tui N .
in misericordia et benignitate et clementia tua, sicut Abrahae patris
nostri meministi, cui Isaac dedisti, cum iam in aetate processerat et
senex factus fuerat ; sicut Ioachim et Annae meministi quibus, cum
iam defessi, Dominam nostram , puram et electam Virginem Mariam
dedisti * ex qua incarnatus est rex regum et Dominus dominantium , fol. 42 r .
ad redimendam similitudinem suam Adamicam , quae in Scheol pec
cati praevaricando ceciderat; sicut Annae meministi, cui Samuelem
prophetam et sacerdotem dedisti, cum iam repudiata et sterilis erat;
sicut Zachariae et Elisabeth meministi, quibus Ioannem Baptistam de
disti, cum iam senes facti, natura corporalis debilitata erat ; et ita
ostende miracula et prodigia tua et facinora potentiae tuae multae
que virtutis tuae super servum tuum N . Cito adimple petitionem
( ) Ps. 123, 6 -7 .
40 M . Chaine
ሎቱ ፡ ኃሣሁ ፡ ፍጡነ ፡ ወስረይ ፡ ኩሉ ፡ ኃጣውኢሁ ፡ ዘገብረ ፡
በአእምሮ ፡ አው ፡ በኢያእምሮ ፡ በመዓልት ፡ ወሌሊት ። ወኅጽሮ ፡
እምኵሉ ፡ ትምይንተ ፡ ሰይጣን ፡ መስተቃርን ፡ ወአጽንዖ ፡ በዕቅበተ ፡
fol. 42 v . መላእክቲከ ፡ ፍሥሓን ፡ ይእዜኒ ፡ ወዘልፈኒ ፡ ወለዓለመ ፡ * ዓለም ፡
አሜን ። በአስተብቍዖታ ፡ ለእም ፡ ንጽሕት ፡ ወኅሪት ፡ ወጽሪት ፡ ቡር
ክት ፡ ድንግል ፡ ወላዲተ ፡ አምላክ ፡ ንጽሕት ፡ ዘሎ ፡ ጊዜ ፡ ማር
ያም ፡ ወኵሎሙ ፡ ጾታ ፡ መላእክት ፡ ወአበዊነ ፡ ነቢያት ፡ ወኅዋር
ያት ፡ ሰባኪያን ፡ ወሰማዕት ፡ ክሉላን ፡ ወሊቃነ ፡ ካህናት ፡ ምእመና
ን ፡ ወጽሙዳን ፡ ወባሕታውያን ፡ እለ ፡ እሥመሩከ ፡ እምቀዳሚ ፡
ወእስከ ፡ ደኃሪ ፡ ወላካ ፡ ይደሉ ፡ ክብር ፡ ወስብሐት ፡ ወእዘዝ ፡ ወሥ
ልጣን ፡ ወዕበይ ፡ አሥሉስ ፡ ቅዱሰ ፡ አብ ፣ ወወልድ ፡ ወመንፈስ ፡
ቅዱስ ፡ ይእዜኒ ፡ ወዘልፈኒ ፡ ወለዓለመ ፡ ዓለም ፡ አሜን ፡ አሜን ።
Le rituel éthiopien 41

suam , remitte ei omnia peccata, quae admisit cum scientia vel cum
ignorantia , per diem et per noctem ; defende eum ab omni fraude
adversarii diaboli, conforta eum per custodiam angelorum tuorum lae
tantium , nunc et semper, et in saecula * saeculorum , amen. Per in - fol. 42 v.
tercessionem Matris purae et electae et benedictae Virginis , Dei Ge
nitricis semper immaculatae Mariae et chororum omnium angelorum
et patrum nostrorum prophetarum et apostolorum praedicatorum et
martyrum coronatorum et principum sacerdotum fidelium et ascetarum
et anachoretarum , qui tibi placuerunt a principio usque ad finem . Et
tibi convenit honor et gloria et potestas et imperium et magnitudo,
Trinitas Sancta , Pater, Fili et Spiritus Sancte , nunc et semper, et in
saecula saeculorum , amen , amen .
( A suivre)
L 'EUCARISTIA NELLE OPERE DI S. TOMMASO D 'AQUINO
(continuazione v , fasc. prec.)

Parlando delle specie eucaristiche, cioè degli accidenti i quali con


realtà oggettiva restano nel divin Sacramento , i Santi Padri spessis
simo dicono che nell' Eucaristia vi sono due cose : una terrena, l'altra
celeste ; una sensibile, l' altra intelligibile . In tal senso parla S . Ireneo (" ),
S , Cirillo Gerosolimitano (3), S . Giovanni Crisostomo (3 ), S. Ago
stino (4 ), e molti altri.
La cosa sensibile , cioè gli accidenti, la chiamano tipo, figura,
segno del Corpo di Gesù Cristo .
Nel secolo IX poi tutti ritenevano come certo esservi nell' Eu
caristia duas res ; ossia il corpo di Cristo e le specie del pane, il san
gue di Cristo e le specie del vino, richiedendosi dalla natura stessa
del Sacramento che vi si trovasse alcunché di reale che fosse signum
rei sacrae.
Ma in che modo restano questi accidenti ? su quale soggetto si
si appoggiano ?
L ' Angelico Dottore parla di ciò , oltre che nella quest. 77 della
Pars III, anche nella già indicata quest. 75 , art. 5 ; poi ne tratta nella
Quodlibetale 3 , art. 1, nella Quodlibetale 4 , art. 5 , ed in varii altri
luoghi.
Egli dice che gli accidenti rimangono in questo Sacramento senza
soggetto , il che può effettuarsi benissimo per virtù di Dio . E lo prova
dimostrando che questi accidenti non possono essere, come in subiecto ,
nè nella sostanza del pane, nè nella forma sostanziale del medesimo,
(perchè queste non rimangono dopo la consecrazione), nè possono ba
sarsi sulla sostanza del corpo e del sangue di Gesù Cristo , primo
perchè la sostanza del corpo umano niuna relazione può avere con

() Adver. haeres. lib . 4 , C. 18 ; e lib . 5, c. 2 .


(3) Catech . myst . n . 4, de Euchar .
13) Homil. 82 in Matt.
(") De Trinit. l. 3 , c . 10 , n . 19 -21.
L 'Eucaristia nelle opere di S. Tommaso d 'Aquino 43

tali specie, e in secondo luogo perchè il corpo glorioso ed impassibile


di Cristo non può essere soggetto a queste qualità .
Nè finalmente possono basarsi sull'aere circostante, come alcuni
vorrebbero, perchè l' aria non è suscettibile di tali accidenti, perchè
dove sono essi non è l'aria , e perchè gli accidenti non possono di
soggetto in soggetto .
Resta dunque che siano senza soggetto , e ciò non ripugna per
chè Dio , come causa prima di una potenza infinita , può produrre gli
effetti delle cause seconde senza le stesse cause seconde.
Ora conservare in essere degli accidenti anche dopo sottratta loro
la relativa sostanza per cui erano sostenuti in essere è precisamente
un produrre l'effetto di una causa seconda senza la stessa causa
seconda.
Ma se questi fenomeni non sono sostenuti dalla sostanza del pane
e del vino, a priori noi possiamo spiegare un tale effetto in diversi
altri modi. O diciamo che quelle specie, quegli accidenti, rimangono
i medesimi numerice quali erano quando si basavano sulla sostanza
del pane ; o diciamo che oggettivamente quegli accidenti non esistono,
ma che però vengono da Dio causate nei nostri sensi le stesse affe
zioni, od effetti che prima causavano in noi quegli accidenti del pane
e del vino, et quidem , o in modo che Dio immediatamente ecciti i
nostri sensi così che producansi in essi soltanto soggettivamente gli
effetti, o in modo che producansi le ondulazioni dell' aria e dell' etere, o
in genere la resistenza oggettiva da cui vengono causate le nostre sen
sazioni. Però se si spiega in questo secondo modo non si può am
mettere che rimangano nell' Eucaristia gli stessi accidenti numerice ,
che vi erano prima, benchè si ammetta che vi rimangano gli stessi,
ma presi indeterminatamente, cioè cogli stessi fenomeni sensibili.
Quest' ultima spiegazione era del tutto sconosciuta fino al secolo XVIII.
Gli antichi filosofi e teologi ritenevano che le qualità sensibili fossero
certe forme oggettive, che giungessero ai sensi per mezzo della loro
specie.
Dopo però i fisici cominciarono a spiegare le sensazioni per mezzo
delle ondulazioni dalle quali vengono tocchi i nostri sensi. Secondo i
moderni dunque, in ogni sensazione si hanno tre cose; da una parte
la sostanza mossa ; da questa l'aria e l' etere ricevono i moti che si
trasferiscono ai sensi ; i sensi poi al contatto di questi moti provano
le determinate sensazioni.
Ora se cessa di essere la sostanza cessano anche naturalmente
tutti questi moti, o vibrazioni. Dio però può conservare queste per la
stessa ragione indicata già da S . Tommaso ; per la ragione cioè che
D . Facchini

tutto ciò che possono le cause seconde, in genere di causa efficiente,


lo può a fortiori anche la Causa Prima.
Secondo l'ipotesi suesposta dei moderni filosofi e teologi rimar
rebbe salva, è vero, la realtà oggettiva delle specie sacramentali ; però
non sarebbe del tutto vero che vi rimane un aliquid del pane e del
vino, come dicono i Santi Padri e i Concili. Ne sarebbe vero che le
specie sacramentali si possono frangere, muovere di luogo in luogo, ecc.
come dicesi comunemente non solo dai fedeli, ma spessissimo dalla
Chiesa stessa.
Del resto questa questione è più filosofica che teologica, essa è
puramente speculativa, così che ognuno può in suo sensu abundare,
purchè resti salva l'oggettiva realtà delle specie . La sentenza però
più conforme al sentire dei fedeli, e alle espressioni della Chiesa è
quella sostenuta dagli antichi, e tra essi da S . Tommaso , il quale
nell'art. II della citata quest. 77 sostiene: rimanere nel sacramento la
quantità dimensiva del pane e del vino, e nella quantità restare come
in subiecto le qualità sensibili,

*
*

Ed ora veniamo alla questione del tempo e del modo in cui


Gesù Cristo si rende presente nel Divin Sacramento.
Attesa l'indole di questo periodico, noi (a costo anche di qual
che digressione dal fine propostoci) tratteremo diffusamente una tale
questione, per motivo del dissenso degli orientali scismatici circa la
medesima.
Essi dunque sostengono che ad avere la presenza reale di Cristo
nel Sacramento non bastano le parole della consecrazione,ma che ad
esse deve necessariamente aggiungersi quell'orazione che chiamano
epiclesi (Ětixanous), con la quale s' invoca Iddio che voglia compiere
la transustanziazione.
Questa orazione trovasi anche nella liturgia latina, ma precede
le parole della consecrazione : essa comincia : « Quam oblationem tu
Deus etc. », nelle liturgie orientali invece viene dopo le parole della
consecrazione.
Nella liturgia di S. Basilio, per esempio , l'orazione detta epiclesi
è la seguente : Panem hunc fac bretiosum corpus Domini et Dei
Salvatoris nostri Iesu Christi. Hunc vero calicem sanguinem Domini
et Dei Salvatoris nostri Iesu Christi, quipro mundi vita effusus est....
immutans Spiritu Sancto tuo... Sileat omnis caro humana et nihil ter
L 'eucaristia nelle opere di S. Tommaso d'Aquino 45

renum in se cogitet. Rex enim regnantium et Dominus Dominantium


progreditur, ut macletur et detur in cibum fidelibus (-).
Le stesse espressioni trovansi nell'epiclesi della liturgia di S . Gio
vanni Crisostomo (2).
Nella liturgia degli Armeni poi vi si aggiunge : Consecra hunc
panem et vinum in verum corpus et verum sanguinem Domini et Re
demptoris nostri Iesu Christi permutans Spiritu Sancto tuo (3) .
Nella liturgia della Chiesa Alessandrina si legge: Emitte super
nos et super panes et calices istos Spiritum Sanctum tuum ut ea san
ctificet et consecret tamquam Deus Omnipotens, et faciat panem qui
dem corpus, calicem autem sanguinem Novi Testamenti ipsius Domini
et Dei, et Salvatoris Iesu Christi etc. (4).
A questa orazione, od invocazione che dir si voglia i Greci
scismatici attribuiscono, se non tutta almeno la precipua forza di tran
sustanziare il pane ed il vino. E una tale sentenza fu difesa nel se
colo XIV da Nicola Cabasila, Metropolita tessalonicese, nel suo libro
Egunveia tñs Teias deltovoyias cap, 29.
Nel secolo XV venne sostenuta da Marco Eugenio , efesino, e nel
secolo XVII dal Sinodo Gerosolimitano, e da Pietro Mogilas in « Con
fessione orthodoxae fidei ».
Ai tempi nostri poi nella Chiesa Russa i Vescovi consecrandi,
tra gli altri articoli di fede devono professare anche questo (5).
Contro una tale sentenza però noi abbiamo tali e tanti argomenti
da non ammettere replica .
Ed anzi tutto, lasciando per un momento l'opinione dell'Aqui
nate che vedremo in appresso, noi dobbiamo notare ciò che avvenne
nel Concilio Fiorentino. In esso . essendo sorta questione circa la forma
dell'Eucaristia i latini vollero che tra le definizioni del Concilio vi
fosse anche questa , che cioè : la consecrazione si compie colle sole
parole di Gesù Cristo . Ma i greci osservarono che questo non era
necessario ; anzi, se ciò fosse stabilito, la loro chiesa ne avrebbe un
disdoro , quasi che fino allora avesse creduto diversamente : quindi
nulla doversi definire circa una verità in cui hanno sempre concor
dato coi latini.
Dopo ciò il Cardinale Bessarione, a nome suo e a nome degli

(1) GOAR, Euchol. p . 169.


( 3) GOAR, Euchol. p . 77 .
( 3) DANIEL, Cod , liturg. 4 , 465.
(*) ASSEMANI, Cod . liturg. I. 4 , P . 4, p . 34 sq.
(5) HOPPE , Epiclesis p . I sq.
D . Facchini
altri, professò dinnanzi al Romano Pontefice: « Quoniam ab omnibus
sanctis doctoribus, maxime ab illo beato Ioanne Chrysostomo nos au
divimus verba Dominica esse quae mutant et transsubstantiant panem
illum in corpus Christi et vinum in sanguinem , et quod divina verba
illa Salvatoris omnem virtutem transsubstantiationis habent, de neces
sitate ipsum doctorem et eamdem suam sententiam sequimur » O .
Ed ora veniamo al nostro S . Tommaso . Egli tanto nel Com
mentario alla 1a lettera ai Corinti, quanto nella Somma quest. 78,
art. VI, dimostra che lá forma della consecrazione, la quale consiste
nelle sole parole di N . S. Gesù Cristo , consegue immediatamente il
suo effetto . Prima perchè dette parole si esprimono in tempo pre
sente e non in futuro ; secondo perchè conforme al sentimento una
nime della Chiesa invalso fin dai primi secoli, appena proferite le
parole della consecrazione si presenta il pane e il vino all'adorazione
dei fedeli, il che non si potrebbe fare se non fosse già ivi la sostanza
del corpo e del sangue di N , S . Gesù Cristo . :
A tal proposito è classico l'argomento di ragione teologica addotto
dal Card . Franzelin (2 ). Così egli si esprime: « In historia evangelica,
ut tres Evangelistae (synoptici) et Paulus institutionem sacramenti re
ferunt, nihil omnino est, quod suspicari sinat, Christum Dominum
realem corporis et sanguinis sui praesentiam sub speciebus panis et
vini alio modo effecisse quam ipsis illis verbis a sacris scriptoribus re
latis , quae hanc praesentiam significant. Imo ex ipso quatuor sacro
rum scriptorum narrationis modo satis constat, voluisse eos institu
tionem saltem ea plenitudine referre, ut nihil eorum omitterent, quae
Dominus ad realem praesentiam significandam et efficiendam dixit aut
egit. Atqui praeter ipsa verba institutionis nihil omnino aliud referunt
dictum aut factum a Christo Domino, quod pertineat ad illam signi
ficationem et effectionem . Sine dubio ergo ipsis illis verbis (Christus)
sicut significavit ita et effecit praesentiam corporis ac sanguinis sui
sub sensibilibus panis et vini speciebus » .
Carlo Francesco Breno poi nella sua splendida opera, Manuale
Missionariorum Orientalium (3) così dimostra che la forma conse
cratoria del sacramento dell' Eucaristia deve necessariamente pigliarsi
dalle divine parole della istituzione del medesimo :
« Neque enim intelligi potest in quo magis consistat forma sa

( ) HARDUIN . t. 9, col. 983. Mansı 31, 1046. M . 161, 491.


(2) Tract. De SS.mo Eucharistiae Sacramento et Sacrificio , Thesis VII,
p . 75, editio V , Romae 1899.
(3) Tit. I, lib . III, C . I, quaestio II, Venetiis a . 1726.
L ' eucaristia nelle opere di S . Tommaso d 'Aquino 47

cramenti, quam ex ipsomet exemplo et praecepto institutionis :nec certe


huic effato graeci refragari possunt ; idcirco enim formam Baptismi
variare non possumus, quia sic a Christo Domino praescripta est,
Matth . ultimo : Docete omnes gentes , baptizantes eos in nomine Patris
et Filii et Spiritus Sancti.
« Nam quantum ad verba illa : Hoc est corpus meum ; Hic est
calix sanguinis mei, referuntur ab Evangelistis ; quantum vero ad prae- .
ceptum , illud habemus ex Paulo I Cor. II, scribente, dixisse Domi
num expleta panis et calicis consecratione: Hoc facite in meam com
memoratione; ergo Christus iubet, ea facere in consecratione quae ipse
fecit; Missae enim sacrificium est Eucharistiae a Domino institutae
repetitio ; ergo habemus exemplum et praeceptum Christi Domini ea,
quae catholici adhibent, verba et usurpantis et praescribentis, prius
quam verba et preces graecorum , quae mere humana sunt, proferantur» .
E queste espressioni corrispondono pienamente a quelle di S . Cipriano
nella sua lettera 72a, 1 , dove dice : Quod Iesus sacrificii auctor et
doctor fecit et docuit , . . . quod si a Domino praecipitur , . . . hoc fa
ciamus quod fecit Dominus . . . Ab evangelicis autem praeceptis omnino
non recedendum esse, et eadem quae Magister docuit et fecit, discipulos
quoque observare et facere debere etc.
Del resto se con mente calma e scevra di pregiudizi, si studia
la tradizione, nei scritti dei SS. Padri e dei Dottori anche più vi
cini all'età apostolica trovansi delle dichiarazioni più o meno esplicite,
dei documenti più o meno chiari dai quali emerge che essi hanno
sempre professato la dottrina, che attribuisce tutta la forza consecra
toria alle parole di Gesù Cristo , come ritiene la Chiesa Cattolica. E
però sapientemente il sullodato Card. Franzelin osserva : « Insuper ex
Traditione non solum non constat (attenda bene il lettore) aliis prae
terea aut verbis, aut actionibus ad sacramenti essentiam pertinentibus
Christum Dominum usum esse, sed confirmatur nullis aliis usum esse .
Quoties enim apud Patres inde a S. Iustino occurrit mentio institu
tionis a Domino in ultima coena factae, simpliciter et constanter ea
dem verba et eamdem actionem referunt, quae apud SS. Evangelistas
leguntur.
« Ratum igitur manet, quod dicimus ; sive scilicet verba et actio
Christi spectentur, ut narrantur in Scripturis, sive ut ad ea appellatur
in traditione et praedicatione ecclesiastica, demonstratur hac in re ple
nitudo narrationis evangelicae. Atqui Christus Dominus illud ipsum
quod fecerat, ac proinde rem eandem per eadem verba Apostolos fa
cere iussit usque ad secundum suum adventum . Luc. XXII , 19 ; 1.8
Corint. XI, 26 . Ergo iuxta Christi Domini institutionem eadem ipsa
D . Facchini

verba sunt, qnibus usque ad consummationem saeculi Sacramentum con


ficitur » (").
Dopo ciò crediamo opportuno porre sott'occhio al lettore altri
argomenti assai validi a confermare la tesi nostra.
Anzi tutto però gioverà premettere alcune considerazioniper mezzo
delle quali verrà meglio illustrata la questione.
La storia ci dice che nei primi secoli la Chiesa , tanto di Oriente,
che di Occidente , ha sempre compiuto l'Augustissimo Sacramento e
Sacrificio Eucaristico a seconda del precetto e dell' esempio avuto dal
Divin Redentore, senza che una tal prassi venisse ostacolata dalla preoc
cupazione di ricercarne nè la ragione nè la forza dell'efficacia .
Dai sacerdoti si ripeteva fedelmente ciò che nella notte dell'ul
tima cena operò Gesù Cristo , il quale comandò inoltre che lo stesso
rito venisse praticato dai discepoli in memoria di Lui: Hoc est cor.
pus meum . Hic est calix sanguinis mei ; hoc facite in meam com
memorationem » .
Inoltre, come raccogliesi dalle testimonianze dei Santi Padri, e
come viene confermato dalla Aidaxn, l'azione liturgica con la quale
soleva celebrarsi nelle adunanze dei primi cristiani il mistero Eucari
stico, ab initio constava di semplici azioni di grazia.
Poscia, a poco a poco i capi delle singole chiese , cioè i Vescovi,
per accrescere la solennità del sacro rito, ed affinchè si eccitasse mag
giormente la devozione tra i fedeli verso il Divin Sacramento , alle
formole di rendimento di grazia aggiunsero altre preci, altre invoca
zioni, specialmente di Santi. Cosi venne accresciuta la liturgia euca
ristica , che, ampliata ancora più , venne a costituire quel complesso di
orazioni che i greci chiamano åvapogá e i latini Canon Missae.
E queste orazioni unitamente all' rixanois, congiunte cioè col
l' invocazione accennata , formarono quasi un prezioso circolo nel cui
centro venivan racchiuse le parole sacre del Divino Istitutore, come
gemma preziosa incastonata in aureo anello. Ora la mente di coloro ,
che formarono queste liturgie era ben lungi, anzi aliena del tutto dal
proposito degli odierni ortodossi, i quali, per inasprire ancor più il
dissidio tra le due chiese , pensarono di attribuire alla invocazione dello
Spirito Santo (etixanois ) la forza e l'efficacia della transustanziazione
eucaristica .
Contro tale pretesa noi riporteremo sommariamente le testimo
nianze della tradizione dei primi secoli della Chiesa circa la forma
consecratoria . Esaminate dunque queste testimonianze, ossia questi do

(1) Cf. Conc. Florent. Instructio pro Armenis; Trid. sess. XIII, C. I,et 3.
L 'eucaristia nelle opere di S . Tommaso d 'Aquino 49

cumenti da scrittori dottissimi, e secondo le regole rigidissime della


moderna critica , senza esitazione alcuna, possono dedursi le conclu
sioni seguenti : 1* Tutta la tradizione sia della Chiesa Occidentale
che Orientale consente perfettamente nella forma della consecrazione
eucaristica. 24 La maggior parte dei scrittori che fiorirono nei primi
tre secoli, e molti anche dell'età susseguente parlarono genericamente
della consecrazione eucaristica, e benchèconoscessero pienamente l'azione
che dicesi Canon Missae, od avaqoga, tuttavia attribuirono la forza ed
efficacia della consecrazione alle parole della istituzione dell'Eucaristia.
3a Circa la metà del terzo secolo è sorta la sentenza di coloro , i quali
attribuirono l'efficacia della consecrazione tanto alle parole di Gesù
Cristo quanto all' invocazione dello Spirito Santo , cioè alla étixinous
strettamente presa ; essi però asserivano categoricamente che tanto in
Occidente quanto in Oriente, specie dal secolo IV in poi, ritenevasi che
la forma della consecrazione consisteva nelle parole dette da Gesù
Cristo , e non già nella invocazione dello Spirito Santo .
A convalidare queste asserzioni ci basterà citare qualcuna delle
tante testimonianze pertinenti alla detta tradizione. E poichè trattasi
di una controversia con gli orientali, cioè i greci dissidenti, noi pre
feriremo i testi dei Padri e Dottori orientali.
S . Giustino martire ( ), per esempio , dopo aver descritta la li
turgia eucaristica prosegue dicendo : « qui apud nos dicuntur Diaconi
panem et vinum et aquam , in quibus gratiae actae sunt (più alla let
tera ; eucharistica facta sunt scilicet species in corpus et sanguinemi
Christi conversae) unicuique praesentium participanda distribuunt, et
ad absentes perferunt. Atque hoc alimentum apud nos vocatur Eu
charistia (etxagloria ) ; cuius nemini alii licet esse participi, nisi qu
credat vera esse quae docemus... Neque enim ut communem panem ,
neque ut communem potum ista sumimus ; sed quemadmodum per
Verbum Dei caro factus Iesus Christus Salvator Noster , et carnem et
sanguinem habuit nostrae salutis causa , sic etiam illam , in qua per
precem ab ipso procedentem gratiae actae sunt alimoniam , ex qua
sanguis et carnes nostrae per mutationem aluntur, incarnati illius Iesu
et carnem et sanguinem esse' edocti sumus. Nam Apostoli in com
mentariis suis, quae vocantur evangelia, ita sibi mandasse Iesum tra
diderunt; eum scilicet accepto pane, cum gratias egisset dixisse : Hoc
facite in meam commemorationem . Hoc est corpus meum , et poculo
similiter accepto , actisque gratiis dixisse : Hic est sanguis meus, ipsis
que solis tradidisse » .

( ) S . Iustin . in Apolog. Maiori, n . 66.


BESSARIONE – XVIII- 1°
i
SO
· D . Facchin
In questa lunga e minuta narrazione di Giustino nulla appare
che accenni, anche solo remotamente, alla enixanOet ; al contrario chi
legge con mente serena si persuade subito che il Santo Martire e
Dottore attribuisce chiaramente l'efficacia della transustanziazione eu
caristica alle parole di Gesù Cristo . E con ragione, imperocchè S . Giu
stino per illustrare con un esempio (napadeyuatı) di un altro dogma
l'azione onnipotente di Dio nella mutazione del pane e del vino , isti
tuisce un paragone fra il mistero dell' Incarnazione del Verbo e la
consecrazione eucaristica con quelle parole : « quemadmodum per Ver
bum Dei caro factus Iesus Christus sic etiam » etc . Öv roónov Aid
λογον Θεον σαρχoπoιoθείς Ιησούς Χριστός...
Ora la incarnazione di N . S . Gesù Cristo fu fatta per opera dello
Spirito Santo . Dunque il vocabolo kóyos, del quale si è servito il
S . Dottore, significa lo Spirito Santo ; e per conseguenza, poichè egli
in questo medesimo testo afferma che la mutazione del pane si fa in
virtù della parola della preghiera, del Verbo che da Lui stesso procede,
deve intendersi ciò della invocazione dello Spirito Santo. Ecco l'epi
clesi alla cui virtù la Chiesa Orientale attribuisce la forza santifica
trice e transustanziatrice delle specie della Eucaristia .
Una testimonianza poi più grave e luminosa è quella di S. Gio
vanni Crisostomo nell’Omilia De proditione Iudae (1).
Così egli dice parlando dell'Eucaristia : « Cristo in persona è pre
sente, quello stesso che preparò la mensa della cena e che ha prepa
rata questa d 'oggi, imperocchè non è l'uomo, il quale fa sì che le specie
oblate divengano il corpo e il sangue di Cristo , ma è il Cristo me
desimo crocifisso per noi. Il sacerdote tiene il posto di Lui nel pro
nunciare quelle parole , ma la virtù e la grazia è da Dio : Questo è
il mio corpo, dice, e questa parola trasmuta le oblate. E siccome
quella voce che disse : Crescite et multiplicamini et replete terram :
fu pronunciata una sola volta ,ma per sempre diviene fecondatrice della
natura nostra , così quella voce stessa “ Hoc est corpus meum ,, detta
in ciascun altare, d 'allora in poi fino ad oggi, e fino alla venuta di Lui
opera il perfetto sacrificio » . Ilágeotıv Ở Xolotós vũv raì ÉxeTVOS 8
την τράπεζαν διακοσμήσας εκείνην, ούτος και ταύτην διακοσμεί νύν.
Ουδε γαρ ανθρωπός έστιν ο ποιών τα προκείμενα γενέσθαι σώμα και
αίμα Χριστού, αλλ' αυτός ο σταυρωθείς υπέρ ημών Χριστός. Σχήμα
πληρών έστηκεν ο ιερεύς τα βήματα φθεγγόμενος εκείνα η δε δύναμις
και η χάρις του θεού έστι. « Τούτό μού έστι το σώμα » φησί. Τούτο
το ρήμα μεταρρυθμίζει τα προκείμενα. Και καθάπερ η φωνή η λέ

(1) P. G . t. XLIX, col. 380 .


L 'eucaristia nelle opere di S . Tommaso d'Aquino 51

γουσα. « Αυζάνεσθε, και πληθύνεστε, και πληρώσατε την γήν », έρρέθη


μεν άπαξ, διά παντός δε του χρόνου γίνεται έργω ενδυναμούσα την
φύσιν την ημετέραν προς παιδοποιίαν' ούτω και η φωνή αυτη άπαξ
λεχθείσα κατ' εκάστην τράπεζαν... εξ εκείνου μέχρι σήμερον και μέχρι
της αυτού παρουσίας, την θυσίαν απηρτισμένης εργάζεται.
È dunque chiaro che il Crisostomo non ripone affatto alcuna
virtù transustanziatrice nella invocazione detta Étixanois, ma la ripone
soltanto nelle parole del Divino istitutore dell'Eucaristia .
Non diversa da questa è la sentenza dei Padri e Dottori della
Chiesa Latina. Sentenza che può benissimo ritenersi come compen
diata nella risposta che dà il Dottor Angelico nella già citata quest. 78
della Somma.
Egli nell'art. 1, ad 4 , nega assolutamente che le parole che sono
nel Canon Missae, eccetto queste: « Hoc est corpus meum — Hic est
calix sanguinis mei » siano essenziali, cioè facciano parte della forma
consecratoria, perchè il detto canone non è uguale presso tutti, nè e
sempre stato il medesimo. Ed aggiunge che se il sacerdote volesse
proferire le sole parole : « Hoc est corpusmeum - Hoc est calix san
guinis mei » e le proferisse coll' intenzione di compiere il Sacramento,
questo Sacramento sarebbe realmente compiuto . Dunque è manifesto
che nessun 'altra orazione, od invocazione è necessaria per avere la
transustanziazione del pane e del vino .
Molte altre sarebbero le testimonianze dei Santi Padri, che si
potrebbero addurre a conferma del nostro asserto , ma la gravità e la
chiarezza delle suesposte ci dispensano dal farlo ; e non lo faremo
anche per non renderci troppo prolissi.

Verremo piuttosto alla questione, che può dirsi la conseguenza


legittima di quella fin qui esposta , cioè quale sia il modo col quale
Gesù Cristo rimane in questo Divin Sacramento .
S . Tommaso tratta di ciò nella quest. 76 della Somma teolo
gica ( ) e negli art. 1. e 2 . dimostra splendidamente trovarsi nel Sa
cramento tutto intero Gesù Cristo in corpo, sangue, anima e divinità .
Il corpo sotto le specie del pane, e il sangue sotto le specie del vino
direttamente ex vi Sacramenti, in forza del Sacramento stesso come

(1) Si cont, anche la quest. 79, art. 1, ad 3 ; la quolib . 7 , art. 8, e IOANN. 6,


lect. 6 .
52 D . Facchini

indica la forma della consecrazione ; l'anima e la divinità, e il sangue


sotto le specie del pane, come il corpo sotto le specie del vino, ex
naturali concomitantia, per concomitanza naturale, non potendo sepa
rarsi quelle cose che sono realmente congiunte tra loro. Quindi, benchè
sia vero che la conversione del pane e del vino, non ha per termine im
mediato l'anima e la divinità di Cristo , ne consegue però , data la
transustanziazione, che queste per concomitanza reale saranno sempre
unite tanto al corpo, quanto al sangue di Gesù Cristo. La divinità,
perchè mai si è disgiunta dalla umanità assunta dal Verbo ; l'anima
poi perchè, quantunque sia stata divisa dal corpo nei tre giorni della
morte, pure dopo che Cristo è risorto non morirà mai più : iam non
moritur (Rom . 6 ). E se in quei tre giorni l'anima di Cristo non avrebbe
potuto essere sotto le specie Sacramentali, dato che gli apostoli aves
sero consacrato il pane e il vino, dopo la risurrezione però questo
non avverrebbe mai più . E però nel Simbolo Efesino si legge : « Par
ticipes efficimur corporis et sanguinis Christi, non ut communem car
nem percipientes, nec viri sanctificati et Verbo coniuncti secundum
dignitatis unitatem , sed vere vivificatricem , et ipsius Verbi propriam
factam » (1). A questa sentenza corrisponde quella del Concilio Fio
rentino nel Decreto per l'unione degli Armeni; e del Conc. Triden
tino sess. 13 , c. 3.
Dopo la questione principale della permanenza di tutto intero
Gesù Cristo nel Sacromento, viene la questione secondaria della quan
tità dimensiva del corpo di Cristo stesso.
L 'Aquinate nell'art. IV della stessa questione espone come questa
quantità dimensiva si trovi nel Sacramento non vi verborum , ma an
ch'essa per concomitanza, perchè la forza delle parole consecratorie è
diretta semplicemente alla conversione della sostanza del pane e del vino
nella sostanza del corpo di Cristo, senza alcun riguardo alla quantità
ed agli altri accidenti del corpo medesimo. Poichè però questa sostanza
del corpo di Cristo , che trovasi nel Sacramento realmente, (cioè : ut
in rerum natura, et ut in coelo est, come nota il Porretta ), non può
esser disgiunta dalla sua quantità, ecc . ne segue che vi sia nel Sa
cramento anche tutta la quantità dimensiva, e gli altri accidenti. Questa
quantità però è estensiva delle parti in ordine a se stesse, in modo
cioè che il capo , per es., sia unito al collo , il collo al busto ecc., ma
non può essere estensiva delle parti in ordine al luogo, in modo cioè
che in un punto dell'ostia si trovi il capo di Gesù Cristo , in un altro
(1) Conc. Eph. 1, in epist. ad Nestorium .
L 'eucaristia nelle opere di S . Tommaso d'Aquino
punto le mani, e così via dicendo ; perchè: « Christus non existit in
Sacramento occupando locum » (1). E la ragione si è che essendo
questa estensione locale un effetto secondario della quantità, essa viene
impedita in questo Sacramento .
Del resto succedendo la sostanza del corpo di Cristo alla so
stanza del pane e non alla quantità, ne segue anche che essa deve
conservare il modo di esistere della sostanza e non della quantità ;
ora il modo di esistere della sostanza è che essa sia tutta in tutto
l'assieme, e tutta in ciascuna di quelle parti di quell'assieme stesso ,
come per es. l'anima che è tutta in tutto il corpo e tutta nelle sin
gole parti di esso , e non già una parte in un luogo , e una parte in
un altro luogo.
Quindi, comeosserva il Billuart (2), possiamo dedurre che il corpo
di Cristo nella Eucaristia sia colorato , bello, formoso, ecc. ma in or
dine a sè, non in ordine al luogo ; il che però, come nota il Billuart
stesso , torna più facile comprendersi coll' intelletto, che colla imma
ginazione.
A tal proposito gioverà riportare un passo veramente classico
del Card. Gaetano (3 ) : « Nullius ita insanit, ut dicat spiritum esse
corpus, sed dicimus corpus Christi habere modum essendi spiritualem
in hoc sacramento, quia est quidem in sacramento verum corpus, sed
non per modum corporis in sacramento existit, per modum quidem
corporis, existit in coelo, in sacramento autem non existit per modum
corporis, non enim existit occopando locum , spirituali modo incom
prehenso ab intellectu umano, sicut enim incomprehensus est modus
unius Verbi Dei ad humanitatem assumptam , sicut etiam incompre
hensus est modus quo unus Deus est trinus in personis . Credimus enim
haec omnia , quamvis non cognoscamus ista . Et similiter manducatur
verum Christi corpus in Sacramento, sed non corporaliter, sed spiri
tualiter » .
È dunque ovvio che nessun intelletto creato , sia umano sia an
gelico , può per sua virtù naturale conoscere il modo di esistere di
Gesù Cristo nell'Eucaristia , perchè Egli è ivi in modo del tutto so
prannaturale, modo che non ha alcuna analogia , alcuna connessione
colle cose naturali, che sono l'oggetto dell'intelletto creato secondo

(") S. Thom . Summa theol. Quest. 76 , art. 5.


Tractatus de Eucharistiae Sacramento, Dissert. IV , art. II.
(3) Tomus II Opusculorum , Tract. De erroribus contingentibus in Eucha
ristiae Sacramento, cap. V .
54 D . Facchini
la sua naturale virtù. Quindi l'intelletto umano, in qnesta vita, co
nosce la reale presenza di Cristo nel Sacramento, per mezzo della
fede : il beato poi, sia uomo sia angelo, la conosce per mezzo del

.
lume della gloria nel Verbo stesso di Dio (").
( Continua).
(1) S. Thom . Summa Theol. quest . 76 , art. 7.
DE SPIRITUS SANCTI PROCESSIONE LIBER TERTIUS (1)

Gr. Etiam nunc illud idem principium iterum ponens vestrae no- p . 300
biscum agendae disquisitionis de Sancto Spiritu , dic age quo pacto
non sit absurdum dicere illum non a Patre tantum , sed etiam a Filio
procedere. Necesse enim est aut a Patris substantia esse quod a Patre
procedat, autab eius proprietate. At si a substantia , quoniam substan
tia una et eadem est Patris et Filii et Spiritus, non a Patre et a Filio
tantum procederet Spiritus, sed etiam a se ipso ; quod fieri nequit.
Sin ex proprietate, proprietas vero non substantia, sed circa substan
tiam est, quo pacto id quod per se est, scilicet Spiritus, ab eo erit
quod non per se est, sed circa aliud consideratur, scilicet a proprietate ?
Aut igitur ne procedens quidem omnino erit ; aut si procedens, non a
Patre et Filio tantum , sed etiam a se ipso procedet; quod minime fit.
LA. Ratio ista non illud ostendit, Spiritum a Filio non proce
dere, sed illum ne procedere quidem omnino ; cum enim necesse sit
Spiritum aut a substantia Patris procedere aut a proprietate , si a sub
stantia , quoniam haec una eademque est in tribus personis, etiam a
se ipso procedet; sin a proprietate , quod per se est ab eo procedet
quod non per se, sed circa aliud est. Talis enim propemodum Spiri
tus, talis proprietas. Propterea ne procedens quidem erit ; hoc autem
absurdum . Inefficax igitur argumentatio ista. Quod enim dogmati nostro
a Patre et a Filio Spiritum procedere affirmanti absurdum inesse conaris
ostendere, illud vestro quoque dogmati a Patre tantum dicenti inhaerebit.
Dicat vero quispiam : at neque a substantia simpliciter, neque a
proprietate sola. Neque enim proprietas sine substantia , neque substan
tia sine proprietate ; reliquum igitur sit aut a substantia secundum
proprietatem , aut a proprietate secundum substantiam . At illud a pro
prietate secundum substantiam item absurdum ; nam ab eo quod circa
substantiam est iterum existet substantiale et reale ; quod fieri nequit
et quod sanctorum patrum nemo dixit. A substantia igitur – hoc p . 301
enim patres quoque dixerunt — , sed secundum proprietatem ; per hoc
a se quoque ipso non erit. Proprietas vero Patris generare ex sese
Filium , Spiritum vero simul emittere per Filium ; sicut Filii contra
Versione del testo greco pubblicato nel vol. XVII fasc . 3 pag. 300 ss.
a
56 N . Fest

proprietas ex sese immediate proferre Spiritum , dum ipse a Patre ge


neretur, scilicet gigni quidem a Patre, simul autem ex sese immediate
Spiritum emittere. Medius enim Filius inter Patrem et Spiritum , Pa
tri Spiritum coniungens, ut Damascenus ait. Spiritus vero proprietas
est a Patre per Filium , et, quod idem est, etiam de Filio vel a Filio
procedere ; et ideo procedit ab utroque Spiritus, servata unicuique ex
tribus integra proprietate , secundum quam unusquisque propriam et
sui generis existentiam suae personae habet. Tu vero iterum illud
absurdum velut consequens oppone, duo induci Spiritus principia, ut
ad absurdum rem deducas et sic opinionem nostram refellere arbitre
ris, minime contentus iis quae antea de hac re disserui. Quin , si libet ,
inferioritatem iterum propone, proxima enumera et cetera omnia quae
tibi inesse videbantur; at ego verbositatem et tautologiam omnem
devitans, concisam orationem dicam tibi. An tu negas creationem ex
Deo existere, et a Deo et Patie ex nihilo ad existentiam deductam
per Verbum quod cum eo est et ab eo effulget et in sancto Spiritu ? Etta
men etiam ex Filio et a Filio eam extitisse dicis et e Spiritu et a Spiritu ;
et est principium et principium et principium , Pater et Filius et Spiritus,
ad formationem creationis ; sed minime tria principia , sed unum prin
cipium ; et Pater per Filium in Sancto Spiritu mundum creavit, Fi
p. 302 lius autem Patri cooperans et in sancto Spiritu creavit omnia, | Spiri
tus denique Patrem et Filium coadiuvans omnium rerum creationem
perfecit ; et nulli ex tribus inferioritas inde, sed unusquisque in una
natura secundum proprietates quae illi sunt agens apparet piis homi
nibus. Praepositiones autem illae per et ex et in neque unum prin
cipium in multa concidunt, neque naturam in maius et minus ; at rur
sus illud per, quod proximum introducit, ne illud quidem Spiritum a
Patre separat; neque maius, neque primum , neque prius, si secun
dum proprietates sumantur, habent absurdum aliquod ; sed absurda
omnia fugimus, piaque mente haec intelligimus et interpretamur et
perinde ac illi dicerent sancti viri qui verba illa in sua scripta rece
perunt. Sic igitur, intellige etiam de Spiritus sancti processione, sed
hoc tantum : Spiritum ex ente Patre per verbum quod cum eo est
tanquam ex fonte uno amborum substantiali et naturali, non artificioso
neque ficticio neque fabrili, non temporale principium habentem , sed
principio et tempore carentem et supra tempus se habentem proce
dere ; creata autem extrinsecus ex nihilo et posterius esse coepisse.
Sicut ergo in rerum creatione principium et principium et principium ,
Pater et Filius et Spiritus, sed unum omnium principium , ita etiam
in Spiritus processione principium Pater, principium et Filius, sed
unum principium . Differentia autem haec est, quod res creatae poste
Nicetae a Maronea – De Spiritus Sancti processione liber tertius 57
rius ex nihilo ad esse vocatae sunt, Spiritus autem semper cum Pa
tre et Filio est et semper cum utrisque effulget, tanquam ex utroque,
hoc est ex Patre per Filium , procedit. Igitur si aliunde hoc dogma
refutare potes , inde aggredere; istas autem criminationes relinque.
GR. At etiam si nullum aliud absurdum istam rationem conse
quitur, hoc ipsum absurdum est quod , Servatore nostro in Evange
liis dicente simpliciter « Spiritus veritatis qui a Patre procedit » et
sanctis patribus in fidei symbolo constituentibus ita dicere « ex Patre
procedens » , vos adjicitis illud « Filioque » .
LA. Immo vos potius, o Graece, detrahitis vel, ut vere dicam , p . 305
etiam additis, etsi absurdum est quod dico. Quomodo id fiat, audi. Si
enim dicimus quod non putamus sacram Scripturam ostendere et san
ctos Patres docere, omnino et adjicimus ; sin quod putamus et a sacra
Scriptura revelari et a Patribus doceri, illud et dicimus, minime, addi
tamentum hoc est quod a nobis dicitur, sed potius detractio quod a
vobis non dicitur. Quod vero ex Scriptura et ex Patrum doctrina sit
quod dicimus, et ubi dicatur et unde a nobis sumatur, postea dice
mus in peculiari sermone. Quod autem vos potius adjicitis, attende
quam verum sit. Age enim dic : vos ex Patre Filium procedere dicen
tes cogitatisne a Filio quoque? an non, sed ex Patre tantum ? Si igi
tur non ex Patre tantum cogitatis, conceditis igitur a Filio quoque ;
et quod conceditis, hoc etiamsi non verbis, at cogitatione in symbo
lum fidei inducitis, siquidem hoc additamentum dicitis. Non enim per
syllabas, sed per mentem additamentum proprie fit vel detractio . Si
igitur non ex Patre solo dicitur, omnino ex Filio nobiscum una dici
tis, et nobiscum eadem sentitis ; et si nos adjicimus, nobiscum et vos
adjicitis ; sin minus adjicimus, irreprehensibiles et ita sumus ; et quae
nam est dissensionis causa ? Quid est quod Dei ecclesiam dividit et
nos a vobis separat? Si vero ex Patre tantum cogitatis procedentem
Spiritum , quoniam hoc Scriptura non dixit, vos additis illud « ex solo >>
et vestrum est additamentum , non nostrum . Quae enim Scriptura dixit
Spiritum ex Patre tantum procedere ? Quod igitur nobis culpae datis
illud vos potius facientes deprehendimini.
GR. At non ex solo dicimus; sed tantum : « ex Patre procedens » .
LA. Si igitur ne cogitantes quidem ex solo, Patre scilicet, Spiritum
procedere putatis, et ergo aut etiam ex Filio aut etiam ex se ipso
aut etiam ex alio ; sed quoniam illud « etiam ex se ipso » et absur
dum et contra supposita principia , vel contra proprietatem ; , et illud
« etiam ex alio » absurdius, neque enim est in Trinitate quarta persona ; p . 304
fieret enim trinitas quaternitas, non trinitas ; reliquum est illud « ex
Filio quoque » . Quod igitur vos sentitis, illud nos dicentes nihil plus
58 N . Festa
dicimus; et quod est crimen quod nobis tribuentes nos a vestra com
munione scinditis ? An fortasse quia , vobis mentem sanctificantibus,
nos una cum mente linguam sanctificare volumus ? et vobis quod ra
tione comprehenditis lingua quoque confiteri nolentibus, nos ore quo
que proferimus? « Corde enim creditur in iustitiam » inquit Aposto
lus, ore autem confessio fit in salutem . Si vero cogitantes illud « ex
solo » , cur illud quod sentitis non dicitis ? Ut manifesta fiat omnibus
quae a vobis fit adiectio . Etenim , si minus diserte dicitis illud « ex
solo » , sed quoniam illud sentitis quod Scriptura non dixit, adjicitis
ergo, et vos nobis causa estis nostrae scissionis, non nos. Vides illud
quod nobis tribuitis, in vos vertendum esse a nobis rectissime. Quid
igitur reliquum est nisi hoc ut non tantum consideremus Spiritum a
Patre procedere nos didicisse , sed etiam quo pacto id fiat considere
mus, et non locutionem tantum intueamur, sed etiam locutionis sen
sum ? Quae enim minus evidenter hic dicta sunt et non diserte expo
sita , sed ambigue circa significationem , fortasse ex aliis locis appa
rent; et multa ab haereticis aliter intellecta , non sicut a nobis , ex iis
quae alibi scripta sunt, refelluntur tanquam contraria Scripturae fini,
et inde non ex Spiritu , sed ex mente humana ventre profecta indi
cantur, spuriaque et ab Ecclesia aliena visa sunt. Et hic igitur neque
illud « ex Patre tantum » dictum est, neque illud « non ex eo tan
tum » , sed ne illud quidem « Filioque » aut « non a Filio quoque » .
Aliunde igitur hoc aut illud apparebit ; et utrum ostendatur voluisse
Sacra Scriptura , illud omnino dicere et cogitare oportet, alterum au
tem adiectum putare. Si igitur illud « Filioque » Scriptura vult, adie
ctum est illud « ex solo » ; sin vult illud « ex solo » , adiectum est
illud « Filioque » . Ne igitur ante Scripturae examen adiectum dicite
illud « Filioque » ; audietis enim adiectum esse illud « ex solo » . Ut
enim hoc dictum non est, ita ne illud quidem . Si igitur illud « ex
P . 305 solo » dictum est, | ostendite, testimonium nobis offerte, ex aliquo di
vinitus inspiratae Scripturae loco comprobate . Sin neque illud « ex
solo », neque illud « Filioque » scriptum est, sed utrumque est non
scriptum , si ambo non ita essent inter se contraria ut necesse esset
alterum eorum verum esse, alterum non verum , ratio quae rebus non
scriptis auxilio est illi maius tribueret momentum quod Scripturis
concinens inveniretur et consequens, non contrarium illis ac repugnans.
Quod vero multa non scripta, scripturis tamen concinentia demonstrata
sint, patet. Verbum enim « consubstantialis » nusquam Scriptura adhibet ;
sed illud velut consequens iis quae de Trinitate in Scriptura dicuntur,
receptum est a Patribus et adscitum et in fidei symbolum insertum ;
et quod Spiritus Deus sit, et alia huiusmodi. Unde enim personae
Nicetae a Maronea – De Spiritus Sancti processione liber tertius 59
nomen et hypostaseos vel substantiae et naturae in ecclesiasticis dog
matibus? Aut quaenam scriptura haec in theologiae vel in incarna
tionis dogmatibus tradidit ? Et tamen prout Sacrae Scripturae consen
tanea recepta sunt ab Ecclesia et pie intelliguntur et dicuntur. Et
omnino multus ad ea quae scripta non sunt, sermo inducitur a Theo
logo et a magno Basilio aliisque patribus. Cum vero haec duo tam
valde inter se opponantur et pugnent, ut alterum ex Patre solo affirmet
Spiritum procedere, alterum non ex eo solo, argumentum illud de non
scripto nihil valet; in medium enim afferet illud et qui alterum sequitur et
qui alterum . Si enim dixeris « Non est scriptum Filioque » , audies « Non
est scriptum ex solo » , Patre scilicet. Si igitur propterea reicis illud « Filio
que » , eadem de causa reicietur illud « ex solo » . Sed tamen necesse est
alterutrum verum esse.Ne igitur dicas illud scriptum non esse, sed si pa
rum Scripturae .consonat, ostende an patres illud non dixerint, vel potius
an vetuerint. Sin ambo cum Scripturis consentire videntur, et ad
utrumque Scripturae aptantur, et nihilo minus ad hoc quam ad illud,
videamus quae dixerint Patres. Necesse enim est aut nullum verbum
factum esse de hac ancipiti | disquisitione a sapientibus doctoribus, et p . 306
nihil ab iis de hac re dictum esse, tamquam ne proposita quidem
quaestione, aut esse quosdam qui de hac re loquantur, eosque aut
consentire aut discrepare videri. Si igitur nihil ne patres quidem di
cunt, quid nos altercamur ? et quid in medium disputationes induci
mus, ad quas solvendas nullum momentum neque ex Scripturis neque
ex doctoribus habemus? Et cum de rebus praecipuis consentiamus et
in omnibus conspiremus quae definita sunt a Patribus, communi ab
iis inita investigatione et consideratione, cur non hanc de hac re dif
ferentiam negligendam ducimus vel communi indagine pro viribus sol
vimus ? Sin Patres nonnulli de hac re loquuntur, excerpenda et colli
genda sunt quae dicunt et inter se conferenda, non cavillandi neque
altercandi animo ; et si ea inter se consona et videntur et sunt, consen
tiemus et nos, sanctos viros secuti ; sin alicubi inter se pugnare videan
tur, aut concilianda sunt (conciliatque omnia quae a sanctis viris di
cuntur Spiritus sanctus qui in eis loquitur), conciliabimus et nos in
sancti Spiritus gratia et uniemus nosmet ad invicem . Sin conciliari
non videbuntur, veritatem Deo remittemus; non enim hic omnia quae
remus, sed nonnulla in futuram vitam differemus, tunc revelanda dignis.
GR . Recte quidem , o Latine, suades ista. Et iam nos quoque
ante communem dogmatis investigationem illud nobis proposuimus
quo colloquium nostrum et examen tenderet, ut inspiceremus quae
essent alterutris argumenta et utris maius momentum , et quaenam
propositae quaestionis pars verior esset et magis pia . Atqui et illud
N . Festa

inter nos convenit, vera et pia esse quaecunque et Scriptura vellet et


Sancti patres constituerint et unde absurdi nihil consequeretur. Tum
vero , absurda consequentia nobis dicentibus, ad unumquodque eorum
linguam tuam immisisti, et denique sermonem in consilium vertisti,
tamquam nos oblitos quae in principio essent proposita et ad alia
p . 307 conversos, admonere velles propositi et ad | illud revocare. At scias nos
a proposito non aberrasse et ab incepta indagine. Considera multa
dogmati vestro absurda consequentia esse, quorum alia nos proposuimus,
alia fortasse ab aliis audies. Non enim omnes omnia cernere possumus.
LA. Considero quidem haec. Tu vero considera et ipse soluta
esse a nobis quae tu proposuisti, cum ostenderemus alia ne consequi
quidem , alia vero secundum quandam rationem ne absurda quidem
esse. Neque enim confusio proprietatum Trinitatis consequitur, neque
compositio, neque, quod maius est, divisio naturae unius in tres na
turas, neque aliud eorum quae videntur absurda. Si vero et aliud
absurdum a vobis in nos afferetur, solvetur et illud. Non enim vereor
ne insolubile illud sit, cum ex ceteris reputem et iudicem . Audies vero
et tu, non a nobis tantum , sed etiam ab aliis validiora argumenta et
meliora ; sunt enim multi etiam apud nos docti in rebus divinis. Aliunde
igitur nostram opinionem refellendam aggredere, deductiones autem
ad absurdum omitte, cum ex prioribus noveris remota esse ab opi
nionibus nostris quae tu proposueris absurda.
GR. At quod aut non absurda esse quae diximus, aut vestro
dogmati consequentia non esse ostendisse te dicis, sicut ostendisti
(exactam vero refutationem aut nos fortasse faciemus, si poterimus,
aut pro nobis alii qui in nostra fide excellunt) ; sitne autem verum
et pietati obsequens dogma tuum nondum ostendisti. Quid ? oportet
autem sermonem a te subjici qui hoc possit efficere. Non enim , si
minus absurda sint quae objicimus, illico sermo tuus non absurdus. Fieri
enim potest ut ex aliis absurdis et non ab iis quae dicta sunt osten
datur dogmatis absurditas: et si minus absurdus, non illico et verus .
Quod autem non verum est, quo pacto est pium ? Non enim quodcum
que non absurdum apparet, iam et verum est. Confirmandum est igi
tur et ostendendum quod nondum confirmatum est et ostensum . Con
firmatio autem et ostensio aut ex argumentatione artificiali quae a
principiis veris procedat, aut ex testimoniis , aut ex nonnullis quae
testimoniis et scripturalibus locis consona videantur ; nam si quis sine
p. 308 | his subsidiis aliquid introducit, nil credibile vel probabile dicere vi
detur, nedum verum vel pium : videtur autem et paradoxas opiniones ,
ne heterodoxas dicam , inferre, sine testibus et confirmatione.
LA. Hoc faciam , sed cras. Nunc autem hic linguam sistamus.
Λόγος τέταρτος 21 η
2IY

περί της του πνεύματος εκπορεύσεως


Φέρε δή νύν δωμεν, ώ Λατίνε, και εί τινας έχεις εικόνας ή υπο- Γρ.
δείγματα, ή αυτός πλάσας ή ετέρωθέν ποθεν λαβών, προς έναργεστέ
ραν δείξιν της εκ Πατρός και Υιού καθά φής του αγίου Πνεύματος
εκπορεύσεως και δι' ών έστιν είκονίσαι σαφώς το δογματιζόμενον,
5 εί που δυνατόν κατιδείν ώς τού αυτού και ενός τόδε τι αίτιον και
τόδε, και αρχή και αρχή και ου δύο αρχαί, ουδε δύο τα αίτια · ίνα
και του Πνεύματος αίτιόν τις διδούς μή τον Πατέρα μόνον αλλά και
τον Υιόν, και αρχήν ομοίως, μη δοκoίη δύο εισάγειν αρχάς ή δύο τα
αίτια, αλλά και ούτω φυλάττοι το δόγμα της μοναρχίας. f. 24 η
1o Και μήν, | ω Γραικέ, παράδειγμα μεν εναργές ουκ έστιν ευρείν Λα.
της αγίας Τριάδος την σχέσιν εμφαίνον ή τάξιν πολλά δ'ούν τα αμυ
δρώς εικονίσαι δυνάμενα το λεγόμενον' ών τα μεν παρά της Γραφής
ερανιζόμεθα, τα δε και εξ αυτής της των πραγμάτων ή νοημάτων
φύσεως εφευρίσκομεν.
5 Πάραγε δή μοι και ταύτα και συσκεψώμεθα · ίσως γάρ τοι και Γρ.
ημείς αντιπαραθήσομεν καταλληλότερα παραδείγματα.
Λέγω δή : συ δε νουνεχώς άκουον. άρ' ουχί πάσα ουσία έχει και Λα.
δύναμιν εαυτη συμφυή και ενέργειαν φυσικών;
Φημί · και γαρ έχει εκάστη ουσία και δύναμιν και ενέργειαν. Γρ.
ο Τι δε; διήρηται ποτε η ενέργεια της δυνάμεως, ώς είναι ταύτης Λα.
χωρίς, ή η δύναμις της ουσίας , ή η ουσία της δυνάμεως, ή η δύνα
μις της ενεργείας ;
Ουδαμώς είγε ταύτα αλλήλοις εισί συμφυή. Γρ.
Τί δέ; ουχί η ουσία της δυνάμεως αιτία και της ενεργείας και και Λα.
και μία εστί πηγή και αρχή και αιτία και αμφοίν ;
Και μάλα.

3-4 του ά. Πν. έκπ. L : έκπ. του ά. Πν. V .


9 φυλάττει ν
11 ή την τάξιν V .
15 και συσκεψόμεθα L | γάρ σοι L
17 α' υπόδειγμα εξ ουσίας δυνάμεως και ενεργείας mg. V : om. L
18 συμφυή V : συμφωνούσαν
20 ταύτης L : ταύτην V
23 εστί συμφυά L
62
N . Festa

Λα. "Αρα δε ουχί και η δύναμις αιτία της ενεργείας και αρχή και
πηγή ;
Γρ. Πάντως.
Λα. Εξ άρα ουσίας και δυνάμεως η ενέργεια, και έστιν αρχή μέν
και πηγή η ουσία και της δυνάμεως και της ενεργείας, και η δύνα- 5
μις αυθις της ενεργείας αλλ' ουχί δύο αρχαί, αλλά μία, η ουσία δη
λαδή, πρός ήν ως οικείαν άρχήν η δύναμις αναφέρεται.
Γρ. Τί ούν και ούτω φής τον Υιόν και το Πνεύμα έχειν προς τον Πα
τέρα ως την δύναμιν και την ενέργειας προς την ουσίαν ής έστι δύ
ναμις και ενέργεια; 10
Λα. Ουχί κατά πάντα, αλλά κατά τι. αμυδρόν γαρ έφην πάν πα
ράδειγμα, και πολύ το εξηλλαγμένον έχειν πρός και παράδειγμα γίνε
ται " πολλώ δε πλέον προς το πάσης ουσίας επέκεινα · όμως γούν με
τρίαν τινά μαρμαρυγήν εκ του παραδείγματος προς εκείνο χειραγω
γούσαν ευρίσκομεν. ενταύθα μεν γαρ ούτε η ουσία υπόστασις ιδιού- 15
πόστατος, ούτε η δύναμις καθ'εαυτήν, ούτε η ενέργεια : εκεί δε ιδία
μεν υπόστασις ο Πατήρ, ιδία δε ο Υιός εκ του Πατρός προερχόμενος
δύναμις ενυπόστατος, ιδία δε το Πνεύμα ενέργεια όν, ζωτική και αγια
στική και τελεία υπόστασις. πλήν εν τούτο το έμφερές, ότι ως ενταύθα
έκ της ουσίας η δύναμις πρόεισι και εκ της δυνάμεως η ενέργεια, ού- 20
τως εκεί εκ της Πατρικής ουσίας δύναμις ο Υιός, και εκ του Υιού,
τουτέστι της δυνάμεως ώσπερ ενέργεια το Πνεύμα. δύναμιν δε και
ενέργειαν τον Υιόν και το Πνεύμα κατά τους αγίους Πατέρας φαμέν.
• “Ότι μέν δύναμις και Υιός του Πατρός, πολλαχού μεμαθήκαμεν:
και ουκ αμφιβάλλω περί τούτου δή του ονόματος. Τίς δε των αγίων 2
έφη ποτέ το Πνεύμα ενέργειαν αγνοώ. τουναντίον μεν ούν οίδα τον
θεολόγον Γρηγόριον και αναιρούντα το είναι το Πνεύμα ενέργειας :
φησι γαρ εν τω περί του αγίου Πνεύματος λόγω προς τους Πνευμο
μάχους ταυτί : « το Πνεύμα το άγιον ή των καθ' αυτό υφεστηκότων
πάντως υποθετέον ή των εν ετέρω θεωρουμένων ών το μεν ουσίαν 3
καλούσιν οι περί ταύτα δεινοί , το δε συμβεβηκός. ει μεν ούν συμ
βέβηκεν, ενέργεια τούτο αν είη Θεού. τούτο γάρ μάλλόν πως και
f. 24 υ | φεύγει σύνθεσιν ' και ει ενέργεια, ενεργηθήσεται δηλονότι, ουκ ενερ
γήσει, και μου το ενεργηθήναι παύσεται· τοιούτον γάρ ή ενέργεια

I και η δ, - ενεργείας om. L


5- 6 έν τούτο V : εν τούτοις L
6 ουχί V : ου L
19 το δε scripsi : οι δε VL
21 scil. ουσίας ώσπερ δύναμις - sed nihil mutandum.
31 αν τούτο είη L | πως L
Nicetae a Maronea – De Spiritus Sancti processione liber quartus 63
πως ούν ενεργεί; » και τάδε λέγει και αφορίζει και λυπείται και παρο
ξύνεται' άρ' ούν ούκ οίδας ταύτα του σοφού πατρός είναι τα βήματα ;
Πάνυ γε · αλλ' ο 'Αλεξανδρείας σοφώτατος Κύριλλος ενέργειαν Λα.
το Πνεύμα ονομάζει σαφώς & γάρ έφη περί του αγίου Πνεύματος
5 εν εβδόμω των προς Ερμείαν λόγω, ύστερον πάλιν ώς εν κεφαλαίοις
μετά προσθήκης ετέρων εννοιών εκτιθέμενος, προς το τέλει φησίν :
« Ούκούν, εί σημεία και τέρατα δια του Παύλου Χριστός εργάζεται
εν δυνάμει Πνεύματος αγίου, ως ενέργειά τις φυσική και ζώσα, και
ν' ούτως είπωμεν ποιότης της θεότητος του Υιού το Πνεύμα το ά
10 γιον εστίν · ει δε τούτο, πώς έσται ποίημα, το εν Θεώ και εκ Θεού
φυσικώς; »
Τί ούν; εναντία φασίν οι άγιοι ; Γρ.
Ουδαμώς . Λα.
Πώς oύν άμφω συμβιβασθήσονται ; Γ ρ.
15 " Οτι ο μεν σκοπός αμφοίν είς έστιν, άμφω γαρ ότι θεός το Πνεύ- Λα.
μα δεικνύουσι και ου κτίσμα περί δε την λέξιν της ενεργείας δο
κούσι διαφωνείν. ούκ έστι δε ουδε τούτο διαφωνία· αλλ' ο μεν άλλο
τι νοών ενέργειας και άλλο τι σημαίνων δια της ενεργείας , ως ανά
ξιον του Πνεύματος αναιρεί τούτο το όνομα και δε έτερον και πρέπον
20 τώ αγίω Πνεύματι σημαινόμενον διανοούμενος ενέργειαν μάλλον το
Πνεύμα καλεί. ο μεν γαρ εκ διαιρέσεως τάς ψευδείς δόξας ελέγχων
και την αληθή παραστήσαι ζητών το Πνεύμα φησίν ή ουσίαν είναι
ή συμβεβηκός. και τέως ότι μη συμβεβηκός αποδεικνύς, εκ του μάλλον
ποιείται την επιχείρησιν, λέγων ώσανεί « εί έστι συμβεβηκός, μάλλον αν
25 είη ενέργεια ή άλλο τι των υπό το συμβεβηκός αλλά μην ούκ έστιν ενέρ
γεια το γάρ Πνεύμα ενεργεί, η δε ενέργεια ενεργείται και παύεται λοι
πόν ουδε συμβεβηκός ». λαβών ουν συμβεβηκός την ενέργειαν, είκότως
φησί μή είναι το Πνεύμα ενέργειαν, ίνα μή είη συμβεβηκός . ο δε
μέγας Κύριλλος την ενέργειαν ού συμβεβηκός είναι φησίν , ουδε παυ
30 ομένην και μη ούσαν, ουδε ενεργουμένην, αλλά ζωήν ενεργόν · διό
φησιν « ως ενέργειά τις φυσική και ζώσα και ίν' ούτως είπωμεν ποιό
της της θεότητος του Υιού το Πνεύμα το άγιον εστίν ». ενέργεια τοί
νυν αύτη, υπέρ ενέργειαν εκείνη. καλώς oύν ο ευσεβής λόγος εισάγει
και μη είναι ενέργειαν εκείνην το Πνεύμα, ήν έφησεν ο μέγας Γρη
γόριος, και είναι ταύτην ήν ο σοφός είπε Κύριλλος : δς προστίθησιν
ότι και ποιότης της θεότητος του Υιού έστι το Πνεύμα και ουχ

5 εβδόμη L : ενάτω V ; cfr . Patrol. Gr. LXXV, 114I D


7 διά του Παύλου L : τoυ om. V
26 δ'ενέργεια L
33 εκείνην L Comp.
του
-

N. Eresta
- --ν. - -

άπαξ, αλλά και δίς, ίνα μη λέγω πολλάκις έν γάρ τοις αυτοίς κεφα
λαίοις εν τω τέλει πάλιν έφη περί του Πνεύματος « και ώσπερ τις
ατμός και ποιότης εστί της ουσίας αυτού και δηλαδή του Πατρός. αλ
λ' η ποιότης αύτη υπέρ ποιότητα επεί ει απλώς έστι ποιότης, η δε ποιό
της συμβεβηκός, το συναγόμενον όσην έχει την βλασφημίαν,έξεστι συνο- 5
ράν. αλλ' ού τοιαύτην λέγει ποιότητα, αλλ' υπέρ ταύτην · διό και το « ίν'
ούτως είπωμεν » ποστίθησι και το « ώσπερ » ' ναι μήν και το « φυ
f. 25 η σική », ίνα μή δόξη λέγειν συμβεβηκός, και το « ζώσα », ίνα δηλος
είη διά της ποιότητος και της ζώσης | ενεργείας το του Πνεύ
ματος υπερφυές σημαίνων και υπερούσιον. το
τη ρένα

Κάγω τοίνυν εξ αναλογίας δείξαι την της Τριάδος τάξιν και σχέ
σιν βουλόμενος είπον ώς ουσία δύναμις και ενέργεια προς άλληλα,
ούτως ο Πατήρ ο Υιός και το Πνεύμα ο μεν ων ουσία τις υπερού
σιος, ο δε δύναμις ενυπόστατος , το δε ώσπερ ενέργεια πλήν αλλ' ενέρ
*
.

- - γεια ουκ ανυπόστατος ή η καθάπερ τι συμβεβηκός νοουμένη , αλλά 15


ζωτική και αγιαστική και τελεία υπόστασις · τα αυτά και φρονών και
λέγων τω σοφωτάτω Κυρίλλω, και το θεολόγω Γρηγορίο μηδόλως
αντιφθεγγόμενος όπερ ούν εξ αρχής έβουλόμεθα λέγειν, ως η ενέργεια

εκ της δυνάμεως, διότι δε η δύναμις εκ της ουσίας, δια τούτο και εκ


-

της ουσίας η ενέργεια λέγεται , ούτω και το Πνεύμα εκ του Υιού, 20


διότι δε ο Υιός εκ του Πατρός, και άμα και η γέννησης και η εκπό
ρευσις δια τούτο και εκ του Πατρός λέγεται.
Γρ. Ουκούν πάλιν πρώτον μεν αίτιον ο Πατήρ του Πνεύματος ως διά
του Υιού μέσου προσεχές δε αίτιον ο Υιός • και πάλιν δύο τα του
Πνεύματος αίτια και δύο αρχαί. 25
Λα. " Ήδη μεν και πρότερον ικανώς προς τούτο ειρήκαμεν · επειδή δε
αυθις τα αυτά επανακυκλοίς, έρούμεν και ημείς πάλιν τα αυτά και
•,
περί των αυτών ως ου δύο αρχαί ουδε δύο τα αίτια, της μιάς άρ
χής αναφερομένης προς την ετέραν, και του ενός αιτίου προς το έτε
1

ρον. ουδε δύο εκπορεύσεις του Πνεύματος άμεσοι, η μεν εκ του Πα- 30
τρός, η δε εκ του Υιού, και η μεν προτέρα, η δε μετ' αυτήν, ίνα ώσι
.

και δύο τα πρώτα αίτια και δύο αρχαι : ταύτα γαρ άτοπα αλλά μία
η εκπόρευσις (και) ή αυτή, και εκ του Πατρός και εκ του Υιού : εκ
2 cfr. P. G . 1. 1. ΙΙ45 C
3 αυτού om. V
5 s. έξεστι συνοράν om. L
II s. σχέσιν και τάξιν L
26 έπει δε L
27 επανακυκλοίς L : επανακυκλείς V
31 ίν' ώσι L
33 και supplevi
Η .

Nicetae a Maronea – De Spiritus Sancti processione liber quartus 65


του Πατρός ως εκ πρώτου, έκ του Υιού ώς έκ προσεχούς, καθώς και
Νυσσαεύς έφη Γρηγόριος · όθεν και το αίτιον έν · ο μεν Πατήρ του
Yίου, ο Υιός δε του Πνεύματος, και που τα δύο αίτια; εί δε και
δύο, αλλ' ούκ άμεσα δύο αλλά το μεν πρώτον, το δε προσεχές και
το εν διά του ετέρου ώστε εις έν αύθις αίτιον είναι των δύο την 5
αναφοράν, του Υιού φημί και του Πνεύματος . ουδέ γάρ τού θεολό
γου Γρηγορίου λέγοντος περί του Yτου ότι αρχή έστιν εξ αρχής, δύο
αρχάς υπονοήσομεν επί μέν γάρ του Πατρός άναρχος νοείται η αρ
χτή επί δε του Υιού ουκ άναρχος, αλλ' εκ της αρχής, καθά και τούτο
και αυτός φάσκει πατήρ. 10

Σκόπει γούν μοι και τουτί το υπόδειγμα έστιν ή του πυρός ού


σία, και η καυστική τούτου δύναμις, και η ενέργεια της δυνάμεως, η
καύσις ενέργημα δε ο άνθραξ, ή τέφρα, ούτω και ο Πατήρ και ο
Υιός και το Πνεύμα ' ενέργημα δε των τριών ή κτίσις πάσα. και αί
τιον μεν του άνθρακος και της τέφρας, το μεν προκαταρκτικών οιονεί 15
ή του πυρός ουσία, το δε δι' ου η δύναμις ή καυστική, το δε μεθ'ού,
ίνα και ούτως είπω, αυτή η ενέργεια, ήγουν ή καύσις · αλλ' όμως έν
αίτιον το πυρ καίτοι και τρία τα αίτια : ομοίως δε πάλιν και εν αυ
τοίς τοίς τρισίν ώς γαρ η ουσία του πυρός αιτία της δυνάμεως, η
δε καυστική δύναμις της ενεργείας ήτοι της καύσεως, αλλ' ούν ει και 20
αιτία η ουσία, αιτία δε και η δύναμις, πλήν της δυνάμεως εις την
συσίαν αναφερομένης, μία αιτία και ουκ άτοπον. ουδε εάν η μεν
πρώτη της καύσεως αρχή, η δε προσεχής : ούτω και επί Πατρός και
5 υ Υιού και Πνεύματος ώστε εί και ο Υιός | αίτιον του Πνεύματος και
ο Πατήρ, αλλ' εν αίτιον ο Πατήρ, και ουκ άτοπον, ουδ' εαν το μεν 25
πρώτον, το δε προσεχές. πώς γαρ, όπερ και ο Νύσσης είπε Γρηγό
ριος. πλήν δε ακούων το πρώτος και το προσεχές, μη διαφοράν φύ
σεως εισαγάγης επί της Τριάδος, μη χρόνον, μή άλλο τι των υστέ
ρων και τη κτίσει πρεπόντων, αλλ'ιδιότητας τινάς θεοπρεπείς.
Πιθανώς μεν ο λόγος, και το υπόδειγμα τάχα προσφυές και κα- 30
τάλληλον, πλήν ο άγιος πρώτον μεν είπε τον Πατέρα, προσεχές δε τον
Υιόν : αίτιον δε τον Υιόν ουδαμώς, αλλά μάλλον αιτιατόν τον Υιόν
και το Πνεύμα. πόθεν ούν δηλον ει ως επί του υποδείγματος ούτως
έχει και επί της Τριάδος ;
6- 10 ουδέ γάρ - φάσκει πατήρ om. L
11β.ον, υπόδειγμα) εξ ουσίας του πυρός δυνάμεως ) καυστικής και καύσεως mg.V
13 ή η τέφρα L :
24 αγίου πνεύματος L
25 ουδέ εάν L
27 πλήν] πα L
33 ει ως L : ει om. V
5

BESSARIONE – XVIII- 1°
66 N . Festa

2. Τούτο μεν εκ των μαρτυριών ευρήσομεν ύστερον όπως αν έχοι :


νύν δε διά παραδειγμάτων ο λόγος προβαίνειν προέθετο ώστε χω
ρήσω δή και εφ' έτερον.
Γρ. Ου φθόνος σοι των παραδειγμάτων ουκούν ει και πλείονα έχεις,
είπε, είπερ τι μέλλοι εκ τούτων όφελος ημίν προς κατανόησιν της αλη- 5
θείας γενήσεσθαι.
Λα. " Έστι σημείον και γραμμή και επιφάνεια τα τρία ταύτα μία
των λεγομένων μαθηματικών σωμάτων αρχή ως εκεί η ουσία η δύ
ναμις και η ενέργεια μία των ενεργουμένων αρχή : ή εί βούλει,
μονάς δυάς τριάς αριθμοή ύ αριθμητική αύτη τριάς αρχή και αιτία και το
γαυτοίς
πηγή παντόςπ ο ς αριθμού κ
πλήν α ι δ
ενε ρ εκ του σπάλιν,
αμμή τούτοις ημείο ώς το ση
είον ααρχή
μμείoν ρχάνει έ τη
της αγραμμής,
κ ς η κδε μ ο
αι γραμμήνάς άρX της η τριάς αρχή, και
" επιφανείας
έστιν η επιφάνεια εκ της γραμμής και εκ του σημείου, αλλά κα
τα τρόπον διάφορον και ως η μονάς αρχή της δυάδος, η δε δυάς,
ως προ της τριάδος, της τριάδος αρχή, και έστιν ή τριάς και εκ της 15
δυάδος και εκ της μονάδος ούτω και το Πνεύμα μεν εκ του Υιού, ο δε
Yίος έκ του Πατρός και έστι το Πνεύμα και εκ του Υιού και εκ του Πα
τρός κατά λόγον ίδιον. και μή πάλιν πάθος παρείσαγε τη Τριάδι δια το
το σημείον ρυϊσκόμενον γεννάν την γραμμών, ή την γραμμής απλου
μένην γεννάν την επιφάνειαν · αλλά μηδέ σύνθεσιν διά τό την τριάδα 20
έκ μονάδος έχειν και δυάδος της σύνθεσιν · απαθής γαρ η θεία Τριάς
και ασύνθετος, αλλά το παρεμφερές έννοών, το απεμφαίνον παράτρεχε
ως τη αγία Τριάδι απρόσφορον.
Προσθήσω τοίς ειρημένους και έτερα παραδείγματα. εννόει γάρ
μοι δάκτυλον, και χείρα όλην, ής ο δάκτυλος ήρτηται, και όλον άν- 25
θρωπον, ουπερ έστιν η χείρ και ο δάκτυλος, του Πατρός και του Πνεύ
ματος εικόνα τε και ομοίωμα, κάν πολύ απέoικε της ακριβούς ομοιώσεως
και γάρ και ο Υιός χείρ του Πατρός ονομάζεται τη Γραφή και το Πνεύμα
δάκτυλος και έστι μεν ο άνθρωπος μετά της χειρός και του δακτύ
λου μία αρχή παντός κατασκευάσματος τεχνητού, και ουδέν άτοπον λέγειν 30
ότι και ο άνθρωπος αίτιος αυτού , και ο δάκτυλος αίτιος και φαίη αν τις
κατά τον Δαβίδ κιθαροποιός ή οργάνου τινός αρμοστής « η χείρ μου
εποίησεν όργανον, και ο δάκτυλός μου ήρμοσε ψαλτήριον » πλήν ώς ο δά

7 τρίτον υπόδειγμα εκ σημείου γραμμής και επιφανείας mg. V .


το τέταρτον υπόδειγμα εκ μονάδος δυάδος και τριάδος mg. V
15 πρό της τρ. της τριά. L : alterum της om. V
15-16 και έστιν -μονάδος om V
18 μή μοι πάθος πάλιν L
24 πέμπτον υπόδειγμα εξ ανθρώπου χειρός και δακτύλου mg. V
29 s. μετά των δακτύλων και της χειρός L
Nicetae a Maronea – De Spiritus Sancti processione liber quartus 67
κτυλος αύθις εκ της χειρός και η χείρ εκ του όλου ανθρώπου εκφύεται :
ούτω δή και το Πνεύμα έκ του Υιού, ο δε Υιός εκ του Πατρός .
Γρ. “ Ότι μεν δάκτυλος το Πνεύμα, οίδα ' είπών γαρ ο Σωτήρ κατά
τον Ματθαίον « ει δε εγώ εν πνεύματι Θεού εκβάλλω τα δαιμόνια και,
κατά τον Λουκάν αύθις φησίν : « ει δε εν δακτύλω Θεού εκβάλλω τα 5
δαιμόνια ». δ ούν κατά τον Ματθαίον είρηται πνεύμα Θεού, τούτο κατά
26 , τον Λουκάν δάκτυλος | Θεού λέγεται, πλήν αλλά και χείρ αλλαχού όνο
μάζεται κατά το « αι χείρές σου εποίησαν με ». χείρες γάρ του Πατρός
ο Υιός και το Πνεύμα σημβολικώς προσαγορεύονται πολλαχού. και ού
δή που η μία' χείρ εκ της ετέρας εκφύεται, αλλ' άμφω εκ των ώμων 1ο
του αυτού καιU ενός.
EVOS.

Λα. ' Αλλ' έγωγε φαίην άν ότι διά μέν των δύω χειρών το έκ τού
Πατρός άμφω είναι και εκ της ουσίας αυτού δείκνυσι · δια δε τού
δακτύλου και της χειρός την τάξιν τε και το αχώριστον και το συμ
φυές και την εξ ετέρου πρόοδος του ενός αι μεν γαρ δύο χείρες έμ- 15
φανίζουσι τήν τε εκ του Πατρός αμφοίν έκφυσιν και το προς αυτόν
αυτών συμφυές και ομοφυές : την δε του Πνεύματος εκ του Υιού πρό
οδόν τε και έκφανσιν και το προς τον Υιόν συμφυές και δάκτυλος πά
λιν εκφυόμενος της χειρός και τη χειρί συμφυόμενος. ερώ δέ σοι και
άλλο παράδειγμα. 20
Γρ. Το ποίον ;
α. Οφθαλμόν οίδας και πηγήν και ποταμόν και ότι ταύτα της αγίας
Τριάδος και ο μέγας Γρηγόριος εικόνα παρήγαγε καθόσον είκός και
ποταμός ούν εκ της πηγής, και η πηγή εκ του οφθαλμού και μία αρχή
αμφοίν ο οφθαλμός αλλά και η πηγή του ποταμού, και ου δύο αρχαί. 25
Γρ. Πάλιν άλλο παράδειγμα και αυτό του αυτού εκ της Γραφής τωναγίων
ληφθέν · ο ' Αδάμ, η Εύα και ο Σήθ · και έστιν ο Αδάμ αρχή και της
Εύας και του Σήθ · αλλ'ο Σηθ πάλιν έκ της Εύας προσεχώς προελήλυθε.
Καίτοι το παράδειγμά σοι τούτο ανάπαλιν είληπται · και ουχί
κατά τον είπόντα. ο μεν γαρ την Ευαν, ότι εκ της τού 'Αδάμ πλευ- 30
ράς, ου γεννητώς αλλ' εκπορευτώς, της του αγίου Πνεύματος εκπορεύ
σεως παρέλαβεν εις υπόδειγμα, τον δε Σηθ του Υιού ως γεννητώς
εκ του 'Αδάμ ή της Εύας υπάρξαντα, συ δε ανάπαλιν τον μεν Σήθ
του Πνεύματος φής εικόνα, την δε Εύαν του Υιού.
2 ο υιός δε L
7 πολλαχού L : πανταχού V
15 εξ - ενός ] εξ άλλήλων πρόοδον L
22 εκτον υπόδειγμα εξ οφθαλμού πηγής και ποταμού V mg.
24 αμφοίν αρχή L
26 έβδομον υπόδειγμα εξ 'Αδάμ Εύας και Σηθ V mg.
32 παρέλαβεν εις υπόδειγμα L : είς υπόδειγμα έλαβεν V
-

68 N . Festa
Ουδέν απεικός, εί ο μεν άγιος ετέρως, ημείς δε ετέρως, πλήν κα
ταλλήλως και προσφυώς το υποκειμένω προβλήματι το παράδειγμα
προσαρμόζομεν. ούτω γούν και οι άγιοι το του ηλίου παράδειγμα άλ
λως και άλλως παραλαμβάνοντες και ως συνέφερεν εκάστω προς την
προκειμένην υπόθεσιν, όμως αλλήλοις ουκ ήναντίωνται : οι μεν γαρ 5
είς δήλωσιν της Τριάδος τον ήλιον και το του ηλίου φώς, ήγουν την
ακτίνα και την ελλαμψιν, παρειλήφασιν οι δε τον ήλιον και το φως
απλώς εις παράστασιν της ενώσεως των του Χριστού δύο φύσεων προσ
φόρως παρήγαγον και ουκ εναντίως αλλήλοις ένομίσθησαν φέρεσθαι.
δ μεν ουν Ιουστίνος ο μάρτυς τε και φιλόσοφος, ού τοϊς θεοσόφους 10
λόγοις η εκκλησία εναγλαΐζεται – και γάρ πλείστοι των αγίων έχρή
σαντο τοίς αυτού εν τοις ιδίοις συγγράμμασι – πολλά πρότερον εν εκ
θέσει της ορθής ομολογίας φιλοσοφήσας, περί του ηλιακού σώματος
και του εν αυτώ φωτός, μετά ταύτα επάγει : « ώσπερ γαρ μετά την
ένωσιν του πρωτογόνου φωτός προς το ηλιακόν σώμα ούκ άν τις απ' 15
αλλήλων αυτά διέλοι, ουδε τον μέν ήλιον ίδιαζόντως καλέσει, το δε
πάλιν φώς διηρημένως " αλλ' είς ήλιος και έν το φώς λέγεται ούτως
και επί του αληθινού φωτός και του παναγίου σώματος ούκ άν τις
f. 26 υ είπoι 1 μετά την ένωσιν, τον μεν κεχωρισμένος άνθρωπον, τον δε θεόν
λόγον άλλοένα και τον αυτόν εκάτερα νοήσει, ώς εν φώς και ένα 20
ήλιον τό τε δεχθέν φώς τό τε δεξάμενον σώμα. Πάλιν ώς εν μέν φώς
και είς ήλιος , φύσεις δε δύο, ούτως είς μεν Χριστός, δύο δε φύσεις,
ή μεν υπέρ ημάς, ή δε ημετέρα ».
' Αλλ' ούτω μεν ο σοφός Ιουστίνος και δε Δαμασκηνός Ιωάννης
και αυτός τοίς θεοφόροις πατράσιν επόμενος, « ώσπερ ή του ηλίου 25
ακτίς » φησι « και το φώς ούτε του ηλίου χωριζόμενα ούτε αλλήλων
αποδιαιρούμενα κατίασι και μέχρις ημών, ούτω και ο Υιός και το
άγιον Πνεύμα αδιαστάτως και του Πατρός και αλλήλων άχρις ημών
συγκαταβαίνουσιν ενεργούντα την σωτηρίαν ημών. και καθάπερ επ'
εκείνων τη ακτίνι συμπαρομαρτούσα ή έλλαμψις δι' εκείνης ημίν με- 30
ταδίδοται, ούτω και το Πνεύμα το άγιον τω Υιώ συμπαρομαρτούν
δι'εκείνου μεταδίδοται τοίς αξίοις κατά την μετάδοσιν των χαρισμά

I γούν L : γάρ V
8 τε om. L
17 άνθρωπον om. Lηδέ om. L
18s. ένα ήλιον] και ως είς ήλιος L
20 ούτως – φύσεις om. L
24 S. ούτε απ' αλλήλων διαιρούμενα L
25 μέχρι L
26 και αλλήλων αδιαστάτως άχρις L
27 ενεργούντα L : ενεργούντες V
Nicetae a Maronea – De Spiritus Sancti processione liber quartus 69
των. « ενεφύσησε γάρ » φησι « και είπε : λάβετε Πνεύμα άγιον ». και
ώσπερ επ' εκείνων φώς λέγεται και ηλίου και ακτίνος, ούτω και επί
τούτων Πνεύμα λέγεται και Πατρός και Υιού, ήτοι Χριστού ».
“ Ως ούν επί του ηλίου οι άγιοι ου διαφέρονται ούδε μάχονται,
είπερ οι μεν το συναφές της Τριάδος παριστώσι δια του υποδείγμα- 5
τος, οι δε την ένωσιν τών του Χριστού δύο φύσεων : ούτως ουδε η
μείς εναντία τω θεολόγω Γρηγορία φαμέν , εί και διαφόρως το αυτό
παραλαμβάνομεν παράδειγμα προς το χρήσιμον του προκειμένου προ
βλήματος. Ο μεν γαρ θεολόγος δεικνύς το διάφορον του τρόπου της
υπάρξεως του Πατρός και του Υιού και του Πνεύματος, και το ομο- το
φυές των τριών, τον Αδάμ και την Εύαν παρέλαβε και τον Σηθ ως
τον μεν γεννώντα, την δε εκπορευομένην, τον δε γεννώμενον της δια
φοράς ταύτης μη τεμνούσης την φύσιν, αλλά διασωζούσης το ομοού
σιον ' ημείς δε την τάξιν της προόδου δεικνύοντες, είκότως παράδειγμα
προς την δειξιν ταύτης το αυτό πάλιν παραλαμβάνομεν, τουτέστι τον 15
' Αδάμ και την Εύαν και τον Σήθ · αλλ'ου κατά το αυτό, αλλά κατά
το είναι ως τον Σηθ έκ της Εύας κάν γεννητώς, ούτως το Πνεύμα
εκ του Υιού κάν εκπορευτώς και ως την Εύαν εκ του Αδάμ κάν εκ
πορευτως, ούτω τον Υιόν εκ του Πατρός κάν γεννητώς ου την κατά το
πως ύπαρξιν σκοπούντες, αλλά την κατά το έκ τινος. τας τομάς δε 20
και τας ρεύσεις και τον χρόνον μετά πάθους παντός όπερ ένθεωρεί
ται το παραδείγματι, κάτω περί τα σώματα και τας κάτω γενέσεις
ή και γεννήσεις αποπεμπόμεθα, το θείον πάθους και γενέσεως και των
της γενέσεως υπέρτερον είναι πιστεύοντες. πλην ερώ σοι και άλλο
υπόδειγμα, εν ώ πάθος τοιούτον ουδέν. 25
Γρ. Το ποίον ;
Λα. Το του ηλίου πάλιν και της ακτίνος και του φωτός προς το το
δόγματι χρήσιμον τούτο γαρ της αγίας Τριάδος παράδειγμα και εί
κων των άλλων ακριβεστέρα : δι' ής το απαθές της προόδου εμφαί
νεται, ως γάρ το φώς έκ της ακτίνος και η ακτίς εκ του ηλίου, και 30
ο ήλιος μία αμφοίν πηγή και αρχή, ούτω και το Πνεύμα εκ του Υιού,
και δε Υιός εκ του Πατρός, και μία αμφοίν αρχή ο Πατήρ.
Γρ. 'Αλλ'έχει πολύ και τουτί το παράδειγμα όπερ νύν προώθηκας

6 του om. L
7 γρηγορία om. L
17 ούτω L
19 ούτω om. V
20 σκοπούντες απλώς αλλά L
27 όγδοον υπόδειγμα εξ ηλίου ακτίνος και φωτός mg. V
33 πολύ το απεoικός και τουτί L
70 N . Festa

f. 27η | το αμφίβολον μονονουχί γάρ τούτο φής, ότι ώσπερ το φώς εκ


των ακτίνων μεν προσεχώς, διά μέσων δε αυτών και εκ του ηλίου
ήτοι του ηλιακού δίσκου πρόεισι, τον αυτόν τρόπον και το Πνεύμα το
άγιον προσεχώς μεν εκ του Υιού, δια μέσου δε αυτού και εκ του Πα
τρός. Πρώτον μεν ούν ποίον λέγεις φώς ; φώς γαρ και αυτό το ηλια- 5
κον είδος, και τον ηλιακόν δίσκον ειδοποιεί, φώς και αι ακτίνες, φώς
και η διά των ακτίνων εις τον αέρα χεομένη έλλαμψις. ει μεν ουν
το πρώτον λέγεις, ού τούτο εκ των ακτίνων, αλλ' εξ αυτού μάλλον εί
δοποιούντος τον δίσκον αι ακτίνες εκπέμπονται. ει δε το δεύτερον, τούτο
ουκ άλλο τι παρά τας ακτίνας εστίν, ίνα ως έτερόν τι λέγηται εκπέμ- 10
πεσθαι εξ αυτών, αλλ ' αι ακτίνες αυταί και ουκ αν αύται εξ εαυ
των εκπέμπεσθαι λέγοιντο : το γαρ έκ τινος εκπεμπόμενον, έτερον
αν είη κατ ' ιδίαν ύπαρξιν , παρά το εξ ουπερ έστιν εκπεμπόμενον. ει
δε το τρίτον, τούτο ού της του Πνεύματος υποστάσεως εικόνισμα,
αλλά της εις ημάς χορηγίας της του Πνεύματος χάριτος. το δε 15
τρίτον εκ του πρώτου διά των ακτίνων εστι χορηγούμενον, και είη
αν το πρώτον αίτιον και αμφοίν. έπειτα ο ηλιακός δίσκος ώς ύλη
υπόκειται το φωτί υπ' αυτού ειδοποιούμενος · αι δε ακτίνες οίον
ενέργειαι του είδους εισίν εκεί δε ουχ υπόκειται ώς ύλη τω Υιω
ή του Πατρός υπόστασις. και ο μεν ήλιος μία εστίν υπόστασις σύν- 20
θετος εκ δύο διαφερόντων πραγμάτων ύλης και είδους συγκειμέ
νη : εκεί δε μία μεν η φύσις, αι δε υποστάσεις τρείς, εκάστη θεω
ρουμένη καθ' εαυτήν και διακεκριμένη ταϊς ιδιότησιν, ει και διά την
συμφυΐαν και την εν αλλήλαις περιχώρησιν και το της φύσεως εν
αλλήλων εισίν αχώριστοι. είς μεν ούν ένωσιν και διάκρισιν οικείον 25
αν ο ήλιος φανείη υπόδειγμα, ως επινοία μεν ούσης της διακρίσεως
ενταύθα κάκεϊ κατά δε τό γεννάν και προβάλλεσθαι και πάντη αν δό
ξαι ανοίκειον, ώς oύ γεννώντος του υποκειμένου το είδος, αλλ' υπο
κειμένου μόνον και έχοντας μάλλον αυτό. ού δεϊ γούν τας παραθέ
σεις ποιείσθαι αφ' ών διαφέρει τα υποδείγματα των πρός & λαμβά- 30
νεται, αλλ'αφ' ωνπερ ωμοίωται. ει δε δεί και αντιθείναι υπόδειγμα
υποδείγματι, εκείνο αν είη προσφυέστερον και καταλληλότερον. νούς
είρηται ο πατήρ, λόγος ο Υιός, πνεύμα το Πνεύμα το άγιον, των
ονομάτων εξ ημών μετενηνεγμένων εις τα υπέρ ημάς ίν' ώσπερ εν
1 το αμφίβολον om. L
3 του δίσκου του ηλιακού L
14 Σημείωσαι) παλαμητικόν mg. V
15 χορηγίας V : χειραγωγίας L
20 του πατρός η υπ L
21s. συγκείμενος L
31 αφ' ώνπερ ωμοίωται V : αφ' ών παρωμοίωται L
Nicetae a Maronea – De Spiritus Sancti processione liber quartus 71
ημίν ο νους εστίν και τον λόγον γεννών, δι' ούπερ εαυτόν παρίστησιν
απαράλλακτον, και το πνεύμα πρόεισί πως εξ αυτού κατά την εκφώ
νησιν, ούτω πως ως ένι παρασταίη και η των θείων υποστάσεων δή
λωσις. ώς oύν έχει επί τούτων κατά την γέννησίν τε και πρόεσιν, ού
τως έξει και επ ' εκείνων. σκόπει τοίνυν εν τω γεννάσθαι τον λόγον 5
από το νού, άμα και το πνεύμα πρόεισιν, ουκ έκ τού λόγου μεν
προσεχώς, διά μέσου δε αυτού και εκ του νου · αλλ' εν και το αυ
το τω λόγω έχον αίτιον " παρ' ου ο μεν γεννάται, το δε προβάλλεται.
κατά τούτο γαρ οικείον μάλιστα φανήσεται το υπόδειγμα. ότι δε άλλως
και πάντα διάφορον, ούτε οργάνων σωματικών εκείσε υπουργούντων, το
27' ώσπερ ενταύθα των φωνητικών τε και λεκτικών, ούτε εις αέρα τε
χεομένων και σκεδαζομένων του λόγον ομού και του πνεύματος, αλ
λ'έξ εαυτού άμφω του Πατρός τον μεν γεννώντος, το δε προβάλλον
τος απαθώς τε και αμεταβλήτως και ομοούσια εαυτού τό τε γέννημα
προϊσχοντος και το πρόβλημα, ων ουδέν επί των ημετέρων ευρείν 15
έστιν, ώσπερ ούν επί του υποδείγματος, εκ μέν του νου προΐσχεσθαι
άμφω λέγειν ανάγκη, ου μέντοιγε και θάτερον εκ θατέρου, ούτω δή
κακεί : έκ μεν του Πατρός αμφότερα, το μεν γεννητώς, το δε προβλη
τως, εκ δε του Υιού το Πνεύμα ουχί και ώσπερ επί του υποδείγ
ματος διά μέν του λόγου το πνεύμα προέρχεσθαι έστιν ειπείν, ώς εν 20
τω γεννάσθαι τον λόγον προϊόντος και αυτού · έκ δε του λόγου το
πνεύμα λέγειν ουκ έχει λόγον το αυτό δή κάκεϊ.
Το μεν ούν ημέτερον υπόδειγμα, τουτέστιν ο νούς ο λόγος και
το πνεύμα, ούτως έχει το προσφυές και κατάλληλον προς δήλωσιν της
εν τη Τριάδι θεωρουμένης κατά τό γεννάν ή γεννάσθαι και προβάλ- 25
λεσθαι σχέσεως : το δε υμέτερον, ήγουν ο ήλιος η ακτίς και το φως,
οικειότερον έχει μάλλον πρός δήλωσιν της εν αυτη ενώσεώς τε και
διακρίσεως: ει δε και καθ'ημάς εις εικόνα παραληφθείη των κατά
τας ειρημένας ιδιότητας σχέσεων, και ούτως ήμίν μάλλον ή υμίν
προσβοηθούν ευρεθήσεται μάλιστα, ερωτώ γάρ τινα υμείς φατε 30
ήλιον, πότερον τον δίσκον, το φως και το συναμφότερον, αλλά τον
μεν δίσκον ψεύδος είπείν ούτε γάρ επί των τεχνητών, ούτε επί
των φυσικών ή ύλη το πράγμα εστί και η ουσία, άλλ' ή άρα το εί

4 γένεσίν L
6s. μέν προϊόν προσεχώς L
η s. ένα και τον αυτόν (sic LV)
9 μάλιστα V : μάλλον L || ότι γε άλλως L
25 έν τριάδι L ]]fort. και (προβάλλειν και) προβάλλεσθαι
27 αυτή V αυτώ L
31 το δίσκον sic L || το συνάμφω L
32 τεχνητών L : τεχνιτών V
N . Festa
δος ή και το συναμφότερον. ου γαρ τα ξύλα, ει τύχοι, η κλίνη, αλλά
το εν τοίς ξύλοις τοιόνδε σχήμα, ή τα έσχηματισμένα τοιώσδε ξύλα :
ουδε το σώμα και άνθρωπος ή το ζώον, αλλ' ο λόγος και του τί ήν εί
ναι ή το τώ τοιώδε λόγω μεμορφωμένον. έκαστον γαρ των σύνθεσιν
εχόντων κατά το είδος έστι δ εστίν, κατά την ύλην δε ουχί . η ύλη δε ή 5
ύλη δυνάμει έστιν έκαστον. το αυτό και επί του προκειμένου ου τον δί
σκoν χρή λέγειν είναι τον ήλιον, αλλ' ή το φώς, όπερ το είδος εστίν,
ή το συναμφότερον· ώσθ' οπόταν λέγωμεν εκ του ηλίου γεννάσθαι τάς
ακτίνας, ούκ έκ τού δίσκου τούτο φαμεν, αλλ' ή από του φωτός, ή
από του όλου, ήτοι του συναμφοτέρου, και εκ τούτου και το φώς, ως το
είναι αμφότερα εκ του ηλίου, τας ακτίνας τε και την έλλαμψιν, λέγε
σθαι δε όρθώς την έλλαμψιν εκ του ηλίου δια των ακτίνων χορηγεί
• σθαι, ου μήν και εκ των ακτίνων. τούτο δε και επί της αγίας και
ζωαρχικής Τριάδος · έκ του Πατρός μέν γάρ άμφω ο Λόγος και το
-

Πνεύμα ως εξ αιτίου ενός πλήν διά του Υιού το Πνεύματι έκ τού 15


1.

Πατρός η εκπόρευσις.
Λα. Φαίνεται μεν ισχυρά τα λεγόμενα, εί γε τούτων ακούοι τις αφε
λέστερον : ισχύει δε κατά του υποδείγματος ημών και της τούτου προς
το προκείμενον εικασίας μικρόν, ή μάλλον ουδέν : ένια δε και συνιστά
μάλιστα το υπόδειγμα, τα δέ σοι και κατ' εξουσίαν λαμβάνεται, τα δε 20
και το εν αρχή αιτούντος εστίν · άλλα δε και σοφιστικώτερον είρηται,
και άλλα κατά το περιττόν, ίνα δοκoίης μόνον λέγειν τι και πλέον
ουθέν. ημείς μεν γαρ παρηγάγομεν ήλιον ακτίνα και φώς το εκ των
ακτίνων εις τον αέρα δηλονότι χεόμενον προς παράδειξιν του Πατρός
και του Υιού και του Πνεύματος, | φάσκοντες ότι καθάπερ αμφοτέρων 25
εκ του ηλίου όντων, του φωτός φημί και της ακτίνος, το φώς έκ της
ακτίνος αμέσως προέρχεται, εμμέσως ως εκ πρώτης πηγής και αιτίας
του ηλίου δια της ακτίνος φανερώς προχεόμενον, ούτω και επί του
Πατρός και του Υιού και του αγίου Πνεύματος, το Πνεύμα και ο
Υιός εκ του Πατρός, αλλ' αμέσως και εκ του Υιού το Πνεύμα, ως δια του 30
Yίου εκ του Πατρός ως εκ πρώτης πηγής και αιτίας εκπορευόμενον. συ
δε λέγειν ημάς υποθέμενος ουχί ήλιον, ώς έφημεν , και ακτίνα και φώς,
αλλάτον ηλιακόν δίσκον άνευ του ειδοποιούντος τούτον φωτός, και την ακ

I ή δή και L
5 εστίν ο εστίν L
5 s . ή -έκαστον] ή δυνάμει εστίν: sequente lacuna 35 fere litt. V
8 το συνάμφω L
το ήτοι V : ή (sic) απόL
17 ακούει L
Nicetae a Maronea – De Spiritus Sancti processione liber quartus 73
τίνα και το φώς, αντιλέγεις σοφιστικώτερον. κάντεύθεν κατά το πε
ριττόν εξενήνεξαι και εις την τριχη διαίρεσιν του φωτός ώσπερ ει
ελέγομεν τον ήλιον είναι δίσκον αφώτιστον, ίνα μη τον Πατέρα λέ
γειν δήθεν σύνθετον δόξωμεν, ή τας ακτίνας μή είναι φώς, διότι φώς
την εκ των ακτίνων εις τον αέρα προχεομένην ειρήκειμεν έλλαμψιν. 5
και ούτως έφης μην οικείως έχειν το παράδειγμα τη Τριάδι, ως ημών
τον δίσκος του ηλίου μόνον λαμβανόντων υπόδειγμα του Πατρός και
την αιτίαν δε προσήγαγες είπαν ότι μή η ύλη γεννά το είδοποιον φώς,
ως ο Πατήρ τον Υιόν, αλλά μόνον τώ είδει υπόκειται. ει μεν ούν ως
υπόθου τον δίσκον ημείς έφημεν και τας ακτίνας και το φώς, έδοξας το
αν ευλόγως το παράδειγμα μέμψασθαι, ώς μη οικείως ληφθέν νυν
δε ήλιον είπομεν, τον δίσκον δηλαδή μετά του φωτός, ή το φώς μετά
του δίσκου, και το συναμφότερον, ου το έν του ετέρου χωρίς και ου
δεδοίκαμεν μη τον Πατέρα λέγειν σύνθετον δόξωμεν · έπει κατά τους
πατέρας ευσεβώς το παραδείγματι χρώμεθα · ώς τον ήλιον πηγήν λαμ- 15
βάνομεν της ακτίνος και του φωτός, ούτω και τον Πατέρα θεωρούντες
αρχήν του Υιού και του Πνεύματος, και το Πνεύμα και εκ του Yίου
ως το φως και εκ της ακτίνος προχείσθαι τιθέμενοι την γάρ του δι
σκου προς το φώς σύνθεσιν, ή σύγκρασιν, ή ειδοποίησις ως ύλης προς
το είδος ουδόλως προσλογιζόμεθα, το θείον ειδότες ανώτερον πάσης 20
συνθέσεως. πλήν ίνα τας λαβάς φύγωμεν, τον δίσκον λιπόντες, αυτό
το είδοποιον φώς έρούμεν και την εξ αυτού ακτίνα και την έκ της
ακτίνος έλλαμψιν. το δε σύμβολον είναι το έκ τής ακτίνος εις τον αέρα
προχεόμενον φώς της εις ημάς χορηγίας των χαρισμάτων του Πνεύ
ματος, ούχί αυτής της του Πνεύματος υποστάσεως, ουδε της παρ' ημών 25
πρεσβευομένης αυτού προβολής της έκ του Υιού, ήτις αν είη της υπο
στάσεως ιδίωμα,τούτο κατ' εξουσίαν ετέθη σοι. διά τί γάρ μή της αυ
του υποστάσεως, αλλά της εις ημάς αυτού χορηγίας; και πόθεν δη
λον; και τις έφη τούτο των αγίων πατέρων και μάλλον δε τις απέφησεν
όπερ ημείς λέγομεν; καίτοι ως φώς τον Πατέρα, και φώς τον Υιόν, 30
ούτω φως και το Πνεύμα λεγόμενον οίδαμεν κατά το « εν τω φωτί
σου οψόμεθα φώς « εν τω φωτί Κυρίου θέασαι φώς » φησίν ο θεο

4 δήθεν οm. L1 φώς μή είναι L


5 ειρήκει έλλ. L
8 ότι V: διότι L ή om. L
18 προχείσθαι V : προέρχεσθαι L
22 ειδοποιόν comp. V : ειδοποιόν supscr. oύν, L
25 της υποστάσεως του πνεύματος L
26 αυτού om. ν
28 αυτού (ante χορ.) L : αυτούς V comp.
32 θέασαι L : θεάσασθαι V
14 N . Festa

λόγος Γρηγόριος : « εν τω πνεύματι του θεού τον Υιόν αυγάσθητι » . φώς


γάρ και φώς και φώς το τρισσόν και αμέριστον" ως το φώς, το εν
f. 28 υ το ηλιακό | δίσκω φώς, και η ακτίς φώς και η τής ακτίνος εις
τον άερα χεομένη λάμψις. ώς oύν αυτός έφης το φώς, ήγουν την
εις ημάς χορηγίαν των χαρισμάτων του Πνεύματος, εκ του Υιού και του 5
Πατρός εκχείσθαι και εκπορεύεσθαι ως εκ της ακτίνος του ηλίου το
εξ αυτής φώς, ούτως και ημείς λέγομεν αυτήν την τού αγίου Πνεύμα
τος υπόστασιν, ήγουν αυτό το Πνεύμα το άγιον, ώς φώς έκ τής ακτί
νος του ηλίου εκ του Υιού του Πατρός εκπορεύεσθαι. ως γάρ η χο
ρηγία των χαρισμάτων του πνεύματος εκ του Πατρός δια του Υιού το
έστιν, αλλά και εκ του Υιού, ούτως το Πνεύμα εκ του Πατρός διά
του Υιού έστιν ' αλλά και εκ του Υιού φαμέν. τίς γάρ ή αποκλήρω
σις εκεί μέν το δια του Υιού και εκ του Υιού λέγειν υμάς, ενταύθα
δε το δια του Υιού αξιoύν μη και εκ του Υιού φάσκειν ημάς και εν
οίς δε προκειμένου δείξαι ότι το Πνεύμα εκ του Πατρός διά του 15
Yίου ουκ εκ του Υιού, το φως εκ του ηλίου φής δια της ακτίνος,
ουκ εκ της ακτίνος, ως διά παραδείγματος δοκείς αιτείσθαι το εν
αρχή : ουδέ γάρ έδειξας ότι δια της ακτίνος ουκ εκ της ακτίνος "
το φώς · αλλ' έλαβες. ουδέν γαρ το κωλύον και ημάς φάναι ότι το
φως εκ του ηλίου δια της ακτίνος, αλλά και εκ της ακτίνος. ει γαρ 20
και αυτός την δια πρόθεσιν λαμβάνων φεύγεις την έξ ήτοι την εκ
πλήν αλλ' όπερ είναι λέγεται διά τινος έκ τινος , τούτο και εκ τούτου
λέγοιτ' άν είναι δι' ούπερ έστιν έκ τινος. και έστι τούτο δηλον έντεύ
θεν πρόεισι μέν γάρ το πνεύμα εκ των έν βάθει κειμένων σπλάγχνων
ημών και δια των αναπνευστικών οργάνων και του λάρυγγος, έτι δε 25
και του στόματος και των χειλέων είς τα εκτός προχεόμενον, νύν μεν
αναπνοή τε γίνεται και του λόγου φωνή, και εις λόγον τυπούται και
ρήματα και έστιν ο λόγος και τα βήματα πνεύμα του στόματος ημών,
2 τρισσόν φώς και άμ. L
3 φώς η ακτίς, om. και L
4 λάμψις V : έλλαμψις L
5 υιού του πατρός (comp.) sequente rasura L
7 ούτω L
8 ήγουν om. V εξ ακτίνος L
12 φαμέν V : φατε, ούτω το πνεύμα εκ του πατρός διά του υιού έστι: : αλλά
και εκ του υιού φαμέν L ( dittographia )
Ι4 φάσκειν V : λέγειν L
17 ουκ εκ της ακτίνος om. V
21 ήτοι V : η L
23 δήλον μέν έντ. L
24 ότι η διά παρά τη Γραφή αδιάφορος εστί τη εκ. mg. V
26 τα εκτός V : το έ. L
Nicetae a Maronea – De Spiritus Sancti processione liber quartus 75
έσωθεν διά του στόματος ημών και δια των χειλέων εις το εκτός προ
χεόμενον, ότι μεν γάρ έσωθεν έξεισι και εκ των σπλάγχνων ημών και
εκ της καρδίας, οποία ποτ ' αν είη τα βήματα, είτε βλάσφημα είτε εύ
φημα, είτε αραι, είτε ευχαί, φησίν ο Σωτήρ" « το γαρ εκ του ανθρώ
που » φησίν « εκπορευόμενον εκείνο κοινοί τον άνθρωπον » έσωθεν γαρ 5
εκ της καρδίας των ανθρώπων οι διαλογισμοί οι κακοί εκπορεύονται,
μοιχεία πορνείαι φόνοι, κλοπαι πλεονεξίαι πονηρίαι, δόλος ασέλγεια,
οφθαλμός πονηρός, βλασφημίαι. Και ο Δαβίδ : « εξηρεύξατο ή καρδία
μου λόγον αγαθόν: ο γάρ αγαθός άνθρωπος έκ του αγαθού θησαυ
ρού εκβάλλει αγαθά και ο πονηρός άνθρωπος έκ του πονηρού θη- το
σαυρου εκβάλλει πονηρά ».

3 s. είτ' ευφημα L
SU LA STORIA
DELLA CHIESA SLAVA ORTODOSSA IN DALMAZIA
Documenti inediti (1)

In questo fascicolo riporterò un estratto di una Relazione che tratta del


l'origine e diffusione della Chiesa Greco -Rassiana in Dalmazia , che rinvenni
nella Biblioteca del Vaticano. Sono rincrescente di non avere potuto accertare
l' autore della stessa per quante ricerche ne abbia fatte. Solamente appare
che l'ignoto autore ebbe dal Sommo Pontefice Papa Clemente XI l' incarico
di girare per tutto l' Illirio, e che, come egli stesso accenna , fu coadiuvato
nella ricerca delle fonti storiche da due eruditi cittadini di Ragusa , che fu
rono i signori Pietro Sorgo, e Serafino Bona, gentiluomini della Repubblica
Ragusea, ai quali egli era stato raccomandato dall'Eminentissimo Tolomei e
dal Signor Segretario Alati.
L ' originale della sopradetta Relazione, dovrebbe trovarsi nell'Archivio
di Propaganda Fide, ma non mi fu possibile rinvenirlo , nè riscontrarlo .
Prossimamente farò poi seguire altri documenti i quali comprovano che
tutta la popolazione della Dalmazia, fino alla fine del secolo XVIII era cat
tolica e riconosceva nel Sommo Pontefice di Roma il solo e vero capo della
cristiana Religione, benchè una parte seguisse il Rito Latino e l'altra il Rito
Greco-Rassiano. In oggi ancora si può constatare che il popolo della Dal
mazia che appartiene alla Chiesa Greco-Orientale conserva, come nei tempi
primi, un culto speciale per alcune festività che la Chiesa Cattolica Romana
sia nelle principali città della Dalmazia , come nelle borgate, villaggi, ed in
alcuni Santuari celebra con solenni funzioni. Citerò alcuni esempi. A Nona
al Santuario della Madonna di Leporine, a Zara all'Arca di S . Simeone, a
Benkovac il giorno di S . Antonio , a Visovac ed a Verpolje il giorno del
l’Assunta , a Ragusa il giorno di S. Biagio, a Cattaro il giorno di S . Trifone,
etc. etc. la popolazione di rito Greco -Orientale accorre numerosissima, por
tando in dono candele e dando l'obolo per messe in seguito a voti fatti, e
si veggono molti di loro, d'ambo i sessi, a piedi nudi fare la strada dai loro
lontani casolari fino al luogo ove si celebra la festa. Ed io stesso ho veduto
signore della borghesia del detto Rito, partire a piedi scalzi da Sebenico
(0 ) V . fasc. di Dicembre 1913, p. 490 .
Su la storia della Chiesa Slava Ortodossa in Dalmazia 77
dopo la mezzanotte per recarsi al Santuario della Madonna di Verpolje , per
ringraziamento di grazie ottenute. Ora io domando, se, mentre nel popolo
esistono ancora questi sentimenti di fede cristiana, sarebbe forse impossibile
il ritorno alla riunione delle due Chiese, che come dice il nostro innominato
autore della Relazione, che vo pubblicando, non sono differenti fra loro ?
« Le controversie ed animosità di preferenza tra Rito e Rito dovrebbero
< essere vietate da mano suprema, mostrando anzi a quella Gente materiale
« che tra Rito e Rito quando è ortodosso non vi è alcuna differenza, se non
« quella che corre tra Domenicano e Francescano, che veste uno di color
« bianco , altro di bigio ».

ORIGINE E DIFFUSIONE
DELLA CHIESA GRECO-RASSIANA IN DALMAZIA .
Codex Vat. Lat. 8463 pag. 1-45.

La Provincia della Dalmazia fu denominata da Delmi, Città Mon


tana dell' Illirici, che tal nome sorti l'anno di Roma fabbricata 599.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Nel nono secolo da Teodora Augusta (1) per la Boemia , e Mo
ravia spediti furono S. Cirillo e Metodio (2), li quali accomodandosi
alla rozzezza di quel Popolo , formarono Caratteri (3) secondo la loro
(1) Teodora, vedova dell'Imperatore d 'Oriente Eraclio e madre dell' Im
peratore Michele III, che alla morte del padre nell' 842 contava appena tre
anni, per cui Teodora aveva la tutela del figlio ed il governo dell' Impero.
) S . Cirillo e Metodio . Vi è una vasta e dotta letteratura sopra l' atti.
vità di questi Apostoli degli Slavi, che lo studioso potrà trovare nei riassunti
della ben nota rivista dell' illustre professore di letteratura slava all' Università
di Vienna, il Dr. Jagic ' ( Archiv . für slavische Philologie, Berlin 1875- 1896 ).
(3 ) Formarono caratteri. Dall'opera « Gli Slavi ed i Papi > pel Sac. Gio
vanni Markovic , Parte prima, Vol. I, pag. 103, trascrivo quanto segue :
Sappiamo da Chrobo (Hrabar) monaco bulgaro del decimo secolo, che
gli Slavi non avevano prima un proprio altabeto ; e quando scrivevano erano
obbligati di servirsi delle lettere dell'alfabeto romano o greco, le quali non
potevano rendere tutti i suoni della lingua slava , nè adattarsi completamente
al genio di questa. Chrobo aggiunge che Iddio , mosso a pietà dei popoli
slavi, mandò loro il filosofo S . Costantino, altrimenti detto Cirillo , il quale
inventò un nuovo alfabeto . Certamente questo alfabeto non era del tutto di
nuova invenzione, ma era invece l' alfabeto corsivo e minuscolo dei Greci,
che fu in uso nei secoli VIII, IX , e X , perfezionato però coll' aggiunta di
fonici appropriati alla lingua slava, mercè dei quali esso con meravigliosa
LET

G . Gentilizza
intelligenza , ed istruirono nel Rito Ortodosso Greco quei popoli co
me riferisce il P. Balbino Gesuita nell'Opera Boemia Sacra . Col mezzo
de' loro Allievi s' estese questo Rito nella Servia , e nelle vicine Pro
vincie, ed ora la popolazione di questo Rito occupa la linea del con
fine col Turco nello Stato Veneto , ed è il braccio più forte, che lo
respinge, e ci assicura dalle incursioni Ottomane.
Premesso questo breve cenno della fondazione della Chiesa Greco
Rassiana nell' Illirico, non meno che in Dalmazia, riferirò, dalle Cro
nache Slave, ed Autori Coevi, il tempo, in cui traviò dal diritto
sentiero della credenza, e soggiungerò quali errori abbracciò questo
Popolo, chi ne fu il suo seduttore , e de quali mezzi si valse ; da che
apparirà con chiarezza, quali sono gli errori della suaccennata Chiesa ,
e qual strada si dovrebbe tener per il suo governo, e ravvedimento
de' traviati.
In questo fatto miregolerò, come chi scopre terre incognite, che
non considera per minuto ogni circostanza, lasciandola agli altri Viag
giatori, bastandogli solo d' aver messo piede a terra, e fatta nuova
scoperta, protestandomi, che li Fatti tutti, che riferirò sono infallibili,
e incontrastabili dalla mia diligenza uniti dagli Archivij di Propaganda,
dalla Biblioteca Vaticana, dopo la intuitiva cognizione e stabilimento
del sistema di procurare il bene di moltissime anime. A tutto ciò
contribui molto l'erudizione de' Signori Pietro Sorgo, e Serafino
Bona, Gentiluomini di Ragusa, a cui sono stato raccomandato dal
l' Emo Tolomei, e così il Sr . Segretario Alati.
Prima di Basilio e Fozio , tutto l' Illirico , ed insieme la Dalmazia
non riconobbe per suo Patriarca , che il Pontefice Romano, ma Fozio
e Basilio sparse per tutto l' Illirico lo scisma Greco, tirando quei
Popoli a riconoscere il Patriarca Costantinopolitano.
Durò questo Scisma fino l'anno 829, che estinse Branimiro .

precisione e chiarezza può esprimere tutti i suoni sino alle più delicate e mi
nute gradazioni dei medesimi.......
Fu questo il cosidetto alfabeto « Glagolita » , mentre quello che chia
miamo « Cirilliano », il quale alla sua volta è stato formato sull'alfabeto un
ciale greco di quei medesimi secoli, è posteriore di 50 anni, ed è stato forse
introdotto da Clemente, vescovo di Velica in Bulgaria e discepolo dei nostri
due apostoli. A giudizio poi dei più eminenti slavisti, la lingua nella quale
scrivevano Costantino (Cirillo) e Metodio fu quella che parlavasi dagli Slavi
della Pannonia , e che, ad un dipresso , era in quei tempi per gli altri idiomi
slavi ciò che è la lingua toscana per gli idiomi italiani. Quella lingua pero
cessò da gran tempo di appartenere al numero delle lingue vive.
Su la storia della Chiesa Slava Ortodossa in Dalmazia 79

Tre furono gli Eresiarchi Niceforo Foca l'anno 965 , Leone l'anno
900, e Andronico Romito il Seniore l'anno 1300.
Qui si deve fare il confronto della Cronologia , per vedere, se
dicano bene le Cronache accennate con l' Istoria Bisantina, e si vedrà,
che dai detti scismatici non si tentò mai di pervertire la Dalmazia ,
e che solo Fozio tentò, ma senza effetto questa impresa.
Dunque, quel che non hanno potuto avere gli Imperatori dell’O
riente , più volte tentò la Casa Nemagna, che prima signoreggiò col titolo
di Gran Duca , che è lo stesso che Veliki Giupan nella Servia e nella
Mesia , indi per la Rascia (" ), Tracia , e Macedonia , e per l' una e
l'altra Dalmazia sino alli Confini di Spalato con titolo prima di Re,
poi d'Imperatore dal 1120 al 1371, nel qual lempo restò senza suc
cessore maschile, ed indi a non molto del tutto estinta.
Questi poderosi Principi 4 volte mossero fiera persecuzione per
tutto il loro Stato contro la Chiesa Latina mista con la Rassiana con
disegno di sopprimere la Latina, e che restasse la Rassiana, come in
Corte, così per tutto lo Stato .
La prima persecuzione fu del 1143 sino al 1196 sotto Dessa, e
Nemagna Padre e Figlio, Magni Giupani, cioè Gran Duchi. La se
conda dal 1318 fino al 1323, sotto il Re Stefano II di questo nome,
cognominato il Cieco.
La terza sotto l'Imperatore Stefano detto il Dussiano, cioè spi
rituale, dall'anno 1340 sino al 1345. La quarta finalmente sotto l' Im
peratore Orosio, l'ultimo Regnante della Casa Nemagna l'anno in
circa 1360 fino a' giorni nostri.
La Chiesa Rassiana sino al Principe Dessa , era stata soggetta
nello spirituale governo nel Rito Greco alli Vescovi Latini, e non po
tendo questo Principe vederla così subordinata a' Latini, levò la Chiesa
detta di S. Pietro di Rassia ne' confini della Bosna e della Dalmazia ,
soggettandola al Patriarcato di Costantinopoli, ed introdusse un nuovo
Metropolita , che dasse legge a tutte le Chiese del suo Dominio ; per
ciò comandò all'Arcivescovi d'Antiveri, che a questo nuovo Metropo
lita cedesse tutta la Sua Autorità , e che uniti a tutti li suffraganei
prestasse obbedienza, con debito di ricorrere nelli casi a Costantinopoli,
e non a Roma. Ma con tutte le fierezze esercitate, sino alla efusione
di sangue, trionfò la Chiesa Latina, alla cui difesa si unirono li Re
d'Ungaria , il Bano di Bosna, e gli altri Principi confinanti, tra li quali
si segnalò la Serenis.ma Repubblica di Venezia , che nella Città di Ra

(1) Rascia – Novi Pazar.


80
G . Gentilizza
gusa , allora suddita, ricoverò l'Arcivescovo con li Suffraganei perse
guitati, dileguando coll'Armata, con invitta felicità, le forze dello Sci
smatico, tanto , che neppur uno de' Vescovi condiscese alle minaccie
del Tiranno, a riserva di Teofilo , Vescovo di Cattaro , che scommuni
cato i Ragusei, e penitente in Roma, fu raccomandato per suffraganeo
al Metropolita di Bari, acciò rimanendo sotto quello d 'Antiveri . non
inovasse, per antigenio , l'errore commesso per debolezza.
E come con la guerra, cosi colla pace, pose efficace rimedio la
pietà Veneta al Contaggio di questo pessimo scisma, convenendo nei
trattati d'aggiustamento con detto Nemagna, che al Suo Primogenito
dovesse unire in matrimonio una Donzella non Greca , o Rassiana, ma
Latina Veneta Cattolica, e tanto più, Nobile per nome Anna, sebbene
poi dalli Slavi detta Angela , Angelizza, o Angelina, o Veneranda,
della famiglia Dandola, nipote dell' Insigne Doge, che indi a non
molto si rese celebre nella conquista di Costantinopoli, e coll' estin
zione del Greco Impero .
Questa egregia Signora, colle sue prattiche saggie, e sante ri
dusse subbito il Marito Simeone, ed il cognato Vulcano all'obbedienza
della Chiesa Romana, ed ottenne da Innocenzo III Sommo Pontefice,
per assicurare questa unione, la celebrazione di due Concilij molto
Solenni, il primo in Antiveri Metropoli della Dalmazia Diocletana
l'anno 1119, nel quale si fecero molte Costituzioni onorevoli, e pri
mario di S. Giov. d. Croce, Legato Apostolico, s ' incoronò il Re di
Dioclea e Dalmazia il sudetto Vulcano. Il secondo in Studenizza, Re
gia di Simeone, in Servia , dove coll' intervento di un gran Cardinale ,
Legato Ap.lico, Leone di Nome, s'aboli la Metropoli di S . Pietro di
Rassia, e si giurò da' Rassiani ubbidienza all' antico Metropolita La
tino, poi furono incoronati Simone ed Angela in Re e Regina della
Servia e Rassia.
Ne solamente l'ottima Regina con questa diligenza assicurò il
Cattolicismo nella corte di Rassia , ma coll' esempio v' introdusse la
santità , mentre di questa Regia Famiglia , oltre ad Essa S. Anna, si
venerano santi S. Simeone Re e poi Monaco, suo Marito ; S . Saba
Monaco , e poi vescovo, suo figlio , S . Davide Monaco, S. Stefano Pe
nitente, S . Orosio detto il Milutino Nipote , S . Elena (1) seconda nuora
(") Elena Regina d'Albania. Riporto il seguente estratto della Relazione
sull'Albania - Archivio Segreto del Vaticano , Vescovi, Vol. 71, fol. 335 e s .
. . . . . Tre miglia lontano da Scutari alla riva di Bogiano è la Chiesa
de' Santi Sergio e Bacco, è longa 50 passi circa, larga 20 , et altre tante
branca alta . Celeberrima per le Sepulture de' Rè d 'Albania .
Stanno appresso le sole vestigie del Monastero de' Frati Benedettini,
Su la storia della Chiesa Slava Ortodossa in Dalmazia
Regina d 'Albania dal soggiorno che in quella Provincia si elesse,
senza altri molti, i quali anco oggidì sono con pubblico culto distinti
ed adorati.
L'anno 1219 S. Simeone, per servire unicamente a Dio nel Mo
nastero col Figlio Sava, rinunziò agli altri due, cioè Vulcano II detto
anco Volco , e a Stefano II di questo nome la Corona. Desiderarono
essi per unirsi vieppiù strettamente per mano di Legati Apostolici,
come si era praticato col Padre e Zio loro. E perchè Andrea II Re
d'Ungaria pretendeva il Dominio supremo di quella parte del Regno
di questi due Principi, che si chiama Servia propria , il Santo Padre
Onorio III accomodò pacificamente le parti, definendo, che Vulcano

che ha nel frontispitio , o facciata con lettere antiche le seguenti parole incise
in marmo :

IN NOMINE DOMINI AMEN . EXIMIAE VIRGINIS


FILIJ ANNO MCCXVIII MAGNIFICUS
DOMINUS UROSIUS DEI GRATIA RASSIAE
REX ILLUSTRIS : MAGNIFICI REGIUS UROSIJ
NATUS . . . . DOMINAE ELENAE REGINAE
EDIFICAVIT HANC ECCLESIAM AD HONOREM
ss. MM , SERGIJ, ET BACHI A
FUNDAMENTIS USQUE AD FINEM : STANTE
ABBATE PETRO DIOCLEN SCUTARENSI

Nella costa destra al di fuori della chiesa si legge :


MEMENTO DÑE FAMULAE TUAE ELENAE
REGINAE SERVIAE, DIOCLIAE, ALBANIAE, CHILMIAE, DALMATIAE
ET MARITIMEN REGIONIS
QUAE UNA CUM FILIJS SUIS REGIBUS UROSIO , ET STEFANO
EDIFICAVIT
DE NOVO ISTAM ECCLESIAM AD HONOREM B . SS. MM .
SERGIJ ET BACHI
ET AD FINEM USQUE COMPLEVIT ANNO DÑI M . cc. xxxx
BESSARIONE -- XVIII- 1°
G . Gentilizza

di essa S . Anna, e sorella di S. Ludovico Re di Francia, detta la


prendesse una figlia del Re Andrea e gli fosse data la Servia propria
per Dote , e che Stefano, in grazia del detto Re Andrea, lasciasse al
Fratello di Servia , assumendo quella di Rassia presso al fiume di
questo nome, che divideva la Servia sudetta propria e Danubiale
dall' altra meno propria e mediterranea . Stabilito ciò, fu piacere del
detto Re Andrea che Vulcano suo Genero ritenesse il diadema Reale
per mano d 'un Metropolita di Sua Nazione, che fu Ugrino Arcive
scovo di Colocza, e perchè le cose non potero ordinarsi prima del
1223, ma non seguì, che per allora correndo l'anno 1220 fu incoro
nato solamente il Fratello Minore, e l' Incoronazione dell'altro fratello
Primogenito segui doppo quella del più giovane. Fu fatta questa in
un luogo di quelle Parti, chenelle Cronache Slave si chiama Xiter ( ),
nè però scopresi a qual Città corrisponda secondo la Geografia vol
gare. Fu coronato con un Diadema prezioso mandato da Onorio per
mano di S . Saba, suo fratello , che di Monaco di Monte Santo era
stato assunto al Vescovato di Sorbio nella Rassia a ' confini della Ma
cedonia , il quale nella Pace trattata con Andrea Re d ' Ungaria, aveva
fatto miracoli, come dicono le Cronache sudd.
Ora essendo l' uso di quei tempi, in occasione d ' unione de' Ve
scovi, e Palatini del Regno per sì solenne funzione, si tenne un me
morabile Concilio, per cui la Chiesa Greco -Rassiana passò ad un
nuovo sistema molto vario da quello , in cui era stato fino a quei
giorni, essendosi conosciuto dalla prattica esser cosa troppo ardua
tener contento e quieto il Popolo di questo Rito Greco , sinchè fosse
tenuto per inferiore a quello di Rito Latino, con dover quello total
mente dipendere dalli Prelati di questo . Si venne alla risoluzione di
creare alquanti Metropoliti di Rito Rassiano, con un numero sufficiente
di suffraganei per ciascheduno, i quali regessero le Chiese e le anime
del Rito loro, senza niuna subordinazione a' Vescovi con li Metropo
litani Latini, e con dipendere solo ed immediatamente in ogni Causa,
sì di Rito che di Disciplina dalla Sede Romana. Questi furono li Me
tropoliti Greci-Rassiani uniti in quel Concilio a ' quali con carattere
di Legati Ap.lici intervennero : S . Saba Vescovo di Sorbio, N . . . .
Vescovo di N . . . . Il primo di Sorbio per la Rassia , il secondo di
Belgrado per la Servia, il 3.° di Tribunia (2 ) per la Dalmazia inferiore

(1) Forse Žiča ?


(3) Ossia Trebinje in Erzegovina per la Dalmazia Settentrionale dal fiu
me Ombta presso Ragusa fino al fiume Arsa nell'odierna Istria.
Su la storia della Chiesa Slava Ortodossa in Dalmazia
e per l' Ercegovina, il 4 .° di Uragnizza per la Dalmazia Superiore,
detta a quei giorni Dioclea (").
Item che in questo tempo anco l'Ungaria dimandò ed ottenne
dalla Santa Sede la facoltà che la Gerarchia Ecclesiastica in quel
Regno, dove non vi erano nè inferiori di numero nè di Spirito li
Greci Rassiani si regolassero a norma prescritta in quel Concilio ,
onde si fondarono due Provincie delle Chiese Greco-Rassiane, una
nella Schiavonia tra Savo e Dravo, l'altra nell'Ungaria propria oltre
il Dravo .
Quale fosse ne' primi tempi, e poi successivamente a' giorni nostri
il sistema delle due Provincie, non può ridirsi, perchè non fu mai
stabile, stante che gli incommodi, e saccheggi, le persecuzioni del
Turco , ed altre continue rivoluzioni tenessero sempre l' una e l' altra
in movimento e in necessità di cangiarsi ad ogni ora , ritennero però
li titoli li suoi suffraganei « De quibus in Cronicis fuse Auctores Il
lirici » . In Costagnevizzi poi, e Gomorie , il primo in Croazia alli Con
fini della Dalmazia stessa , detta Morlacchia sonovi li due Titoli di
Rito Greco -Rassiano.
Ora ritornando alla Servia ed alli Principi Nemagna, Orosio il
5.º che successe al padre Stefano, ed al Zio Vulcano, per tener quieti
li suoi Greci-Rassiani, e sempre più istruirli nelli principj della Fede
Cristiana e nella massima dell' ubbidienza alla Sede Romana, ottenne,
tre volte almeno nel corso del suo Governo, dalli Romani Pontefici,
Uomini dotti, saggi e santi che divise per tutto il Regno a predicare
in pubblico , et ad istruire in privato . Ed egli non solo la prima, ma
tutte queste tre volte, e forse altre ancora, per impegnarli sudditi
col Regio Esempio , fece pubblica professione della Fede, che aveva
succhiato col latte da Elena Santa Regina Sua Madre, e giurò di
conservarsi verso la Sede Romana in quel rispetto , ed onore, per il
quale i suoi proprj Genitori si erano assai segnalati in faccia di tutto
il Mondo. Ma per gli imprescrutibili giudizj di Dio , appena il Santo
Re fu chiamato al Cielo, che si viddero ne' successori luttuosi cam
biamenti.
Il secondo scisma della Casa Nemagna fu introdotto dal Re Ste
fano II sopranominato il Cieco , il quale avendo per alquanti anni te
nuta segreta avversione alle cose di Roma, che aveva concepita stando
in Costantinopoli, ove per la sua giovanile fierezza era stato tenuto

“ Dioclea fu nei tempi antichi capitale della Dalmazia e sede del Me.
tropolita della Chiesa Cattolica, la cui giurisdizione si estendeva da Ragusa
a Scutari d 'Albania.
G . Gentilizza
in Custodia dal Padre, finchè l' anno 1318 diede saggi di scoperta
avversione, quando Papa Giovanni XXII gli negò la confermazione
delle incestuose sue nozze di Caterina, vedova del suo fratello Vla
dislao, ricorse per indulto irragionevole al Patriarca di Costantinopoli,
che lo secondò pienamente. A questi, in segno di gradimento , fece
pubblico Editto, che li Metropoliti e Vescovi della Corona, che fos
sero di Rito Greco si ritirassero dalla Chiesa Romana, e s' intendes
sero in tutte le cose del Governo Spirituale con quello di Costanti
nopoli. I Palatini della Servia e Rassia , fosse troppo timore o poca
pietà , non si commossero molto per l' empio comando, ma non così
quelli dell’Albania e della Dalmazia, che unirono un volante esercito
de' Nazionali, che poi fu aumentato dalle Truppe spedite dalli Re di
Napoli e Sicilia , e così dalli Re d 'Ungaria e dalla Ser.ma Repubblica
di Venezia , e si portarono animosamente ad incontrare il Re Stefano,
che veniva con innumerabil Gente in Dalmazia, e quivi attaccatagli
fiera Battaglia , rimasero Vincitori li Cattolici con tutta la sconfitta de'
Scismatici, e vergognosa fuga del Re, che, illuminato dalle sue di
sgrazie, riconobbe la paterna mano di Dio , si ravvidde dalle precipi
tose risoluzioni, e per riparo dello scandolo , ed ogni altro disordine
cagionato , ottenne dallo stesso Pontefice Giovanni 1323 la spedizione
de' Ministri ed Istruttori, che ripurgassero le Genti Sue dall' Eresia ,
come pure d 'un Legato Apostolico, in mano di cui fece pubblica pro
fessione della Cattolica fede, e si riconcigliò colla Sede Romana.
Simile allo scisma di Stefano II fu quella di Stefano III sopra
nominato il Dussiano , ma nel principio , e progresso molto dissimi
migliante da esse. Avendo questo Principe ampliato l' Impero Rassiano
coll' intero acquisto di gran Regni, quali erano quelli di Bulgaria, di
Macedonia e di Romania sino quasi a Costantinopoli, montò in tanta
superbia, che volle nominarsi Imperatore, e per non essere inferiore
agli altri Imperatori Greci, suoi Emuli giurati, edificò sulle Rovine
dell'antica Patria di Giustiniano Imperatore, come Costantino magno
quella di Bisanzio , una seconda Costantinopoli, cui diede il nome di
Priserna con una Basilica ed una Regia in Sommo grado Augusta e
superba. Indi distribuì a' Suoi Cortiggiani tutte le Cariche strepitose
e splendide che vi sono nella Corte Imperiale . E perchè non vi man
casse nemen quella di un Prelato Palatino, che ad uguaglianza del
Patriarca di Costantinopoli fosse separato e per ogni conto sciolto
dalla soggezione di Roma, creò di proprio arbitrio e privata autorità
un nuovo Patriarca di tutta la Servia dal Mar Pontico sino al Mar
Adriatico , e dal Danubio sino al Mar Egeo, a cui rendessero omaggio
ed ubbidienza tutte le Chiese del Suo Impero, e per procedere col
Su la storia della Chiesa Slava Ortodossa in Dalniazia 85
l'esempio , si fece dallo stesso incoronare solennemente in Augusto ,
con Cerimoniale , per cui, tanto esso, che gli altri Imperatori Rassiani
suoi successori avessero , in pubblico ed in privato , da prestare al Pa
triarca di Servia la stessa sommissione e venerazione che sogliono
esibirsi dalli Re, e Imperatori Latini al Sommo Pontefice.
Principiò la serie di questi Patriarchi da un nominato Daniele,
il quale s' intitolava Pechiense. Le sue incombenze era di seguir la
Corte sempre al fianco del Principe.
Inorridi tutto il Mondo Cattolico ad un atto di presunzione così
sacrilego, ed esibendo tutti li Principi dell' Europa al Sommo Ponte
fice (Benedetto ) XII le forze , si bandi contro il superbo Imperatore
la sagra Crociata nella stessa maniera, che a quelli tempi solevasi
praticare negli estremi bisogni di resistere alla prepotenza del Turco .
Ma non fu d' uopo, che dalle minacce si passasse agli effetti,
poichè tanto bastò ad umiliare l'arroganza di Stefano, il quale chiese
perdono al Papa, allora Clemente VI. L 'anno 1354 ottenne che fosse
mandato alla Corte S . Pietro Terasio , a quei giorni vescovo di.........
e poi subito Patriarca di Costantinopoli, per accomodare li dispareri,
e restituire all' ordine Primiero la Gerarchia Ecclesiastica , come feli
cissimamente seguì, perchè sebbene il Superbo Principe volle vivere
e morire nella sua perfidia , permise però alli Metropoliti di ricono
scere il suo Legittimo Capo. Ma alli vescovi connazionali fu confer
mato il Privilegio d 'indipendenza dalli Vescovi Latini, ma che fossero
immediatamente soggetti alla Santa Sede.
Quanto al Patriarca , che non era più Daniele,ma Giovannaccio ,
fu concordato ch ' Egli per tutto l'Impero Serviano, così in Dalmazia ,
e in Servia , che altrove, esercitasse sopra li Metropoliti e gli altri
Prelati della Chiesa Greco -Rassiana onninamente l'autorità di Vicario
Legato del Romano Pontefice , permettendogli ancora di ricevere il
titolo di Patriarca , con dichiarazione però , che non s'intendesse giam
mai costituito eguale alli Patriarchi Primitivi della Chiesa Universale ,
ma solo pari alli primati, che coll'andar dei tempi furono istituiti dai
Sommi Pontefici nell'Occidente, dove non fu mai per l' addietro , nè
sarà in avvenire nessun altro Patriarca proprio e vero, che unicamente
il Romano .
Durò la buona Corrispondenza della Chiesa Rassiana colla Latina,
sinchè visse Dussiano, e per alquanti anni del successore Orosio , ma
nell'anno 1360, lasciandosi predominare da Ragosna sua Madre , donna
Bulgara , e piena di rabbia e veleno contro i Latini, vi pullulò nuo
vamente lo Scisma, ma in forma così fatale, che non ebbe rimedio
in quattro Secoli, onde anche presentemente continua. Ne fu però da
86 G . Gentilizza
Dio severamente punito l' Introdutore che divenne subbito stupido ed
insensato ; divenuto anco odioso alli più favoriti, uno dei quali cru
delmente il privò di vita l'anno 1371, e non lasciando Figli maschi,
miseramente in esso s' estinse l'Impero, e quasi il nome della Casa
Nemagna, essendo cosa miserabile, che per quanto Ella fosse in ogni
genere di grandezza riguardevole, e garreggiasse colle prime dell'Eu
ropa, pure non ne rimanesse appresso li Posteri quasi alcuna memoria .
Lasciò Orosio tre sorelle, collocate in tre Famiglie primarie di
quell' Impero : la Vorgnana, la Lazia e la Cotromana, che si posero
in figura Reale.
La prima nella Rassia, la seconda della Servia e la terza nella
Bosnia. Ma Iddio si servi delli Barberi per distruggerle tutte in poco
tempo, e con esse le tre altre, per le quali procurarono di conservare
il sangue Nemagna, cioè Balza, Cernoviria , Cossaccia . Esse per sè
efimere, e passeggiere, avendo Iddio permesso al Turco di farne in
poco tempo strage di queste, e di occupare li loro stati, apparendo
manifesto da ciò ad esempio del Mondo, che nel Giudizio Divino li
Scismatici sono più intollerabili de' medesimi Turchi.
Non mancarono però li Tiranni Ottomani da che levarono agli
Eredi di Casa Nemagna il possesso di quasi tutto l' Illirico, di pro
curar anche essi, a più poter, promovere in tutte le Parti dello Stato
lo Scisma Rassiano e Greco, considerando essi, che non può darsi
mezzo più sicuro di questo per scacciare la Fede di Cristo in quelle
Parti. L ' idea di questi riserbomi di riportare doppo che il Lettore
s 'avrà data la pena di scorrere la qui inserita relazione delle Chiese
Greco-Rassiane, fondate da S . Saba.
Per sapere fondatamente le cose presenti, bisogna ricorrere alli
principj onde trassero origine. Si dà pertanto un breve cenno di 15
Vescovati che erano nell' Illirico, della loro fondazione, desizione e
stato presente. Si discorrerà prima delli due Patriarchi di Costanti
nopoli e di Pech , indi si proseguirà de' Metropolitani e si terminerà
colli suffraganei.
Il Patriarca di Costantinopoli non fu mai in Dalmazia , nè vi pe
netrò col mezzo de' suoi Patentati ; nemmeno ebbe alcun diritto, come
si vedrà da quanto soggiungerò con questo rapporto .
Il Sagro Apostolico Collegio , come credesi, per consiglio et Idea
ricevuta dal Divin Maestro , istitui tre Patriarcati Mag.ri: di Roma
per l'Europa, d'Alessandria per l'Egitto , d ’Antiochia per la Soria ,
a ' quali s'aggiunse quello di Gerusalemme per la Giudea , ed appresso
creò altri tre Min .ri d' Eraclea per la Traccia, di Cesarea per il Ponto ,
d' Efeso per l'Asia Minore, i quali ne' primi Secoli della Chiesa si
Su la storia della Chiesa Slava Ortodossa in Dalmazia
nominarono Eparchi, cioè, come dissi, Patriarchiminori, non già per
che fossero punto di meno agli altri Mag." nella Giurisdizione Sagra,
ma solo perchè non erano da paragonarsi co' primi nell' estensione
delle Diocesi e nel merito delle Provincia soggette.
Costantino Magno dalla Città d' Eraclea trasportò alla sua nuova
Regia di Costantinopoli quello di Eraclea , poi i suoi successori li
unirono consecutivamente , col consenso , almeno tacito , del Papa, gli
altri due d ' Efeso e di Cesarea, sicchè quello di Costantinopoli non
più sopra la Tracia solo, ma altresì per tutte le Provincie dell’ Esar
cato del Ponto , e di quello altresì di tutta l'Asia Minore.
Ora cio supposto, è cosa indubitata che il Patriarca di Costan
tinopoli, attesa la di lui istituzione, sia Patriarca Legittimo e vero ,
ma riguardo alla Dalmazia sia Patriarca incompetente ed intruso .
Si ritrova veramente , che alcuni Patriarchi di Costantinopoli Cat
tolici e santi, tentarono esercitare la Giurisdizione Patriarcale sopra
il Regno di Bulgaria, e non possono condannarsi per questo almeno ,
come dicono molti, per esser incerto, se quel Regno spettasse a quello
di Roma o di Costantinopoli, per essere incerto ; ma rispetto alla
Dalmazia , di Fozio in fuori prima dell' Impero Turchesco, non ne fu
neppur uno di quei Patriarchi, spesso Eretici, e Scismatici, che mai
la pretendessero nell' Illirico oltre alla Bulgaria , e massime sino al
l'Adriatico sopra la Dalmazia.
Ne furono bensì alcuni, che trassero a sè le Chiese di Candia
e Morea, altri quelle della Tessalia e della Macedonia , tutte per isti
tuto Apostolico raccomandate al Patriarca Romano, altri anche s'av
vanzarono in Italia, a quelle dell' una e dell' altra Sicilia ; ma d 'un
Patriarca di Costantinopoli, che dilatasse , dopo Fozio , le filaterie in
Dalmazia non con un solo esempio.
Tra li Concilj Generali, che furono celebrati per tutti li secoli
dalla Chiesa, tra li scrittori Greci e Latini che furono mai al Mondo,
niuno mai fu , che ne' Cataloghi dell' Ecclesiastica Gerarchia non col
locasse colla Dalmazia tutto l' Illirico odierno sotto la Sede del Pa
triarca dell'Occidente. Con tutto ciò , da che la Sede di Costantinopoli
divenne schiava dell'Ottomano, cominciò a pretendere d 'arrivare col
piede incatenato sino all'Adriatico, estendendo, a forza di denaro dalli
Suoi Signori, la permissione di governare per mezzo dei suoi Vicarj
ed Eparchi le Chiese di Rito Greco sino all'Adriatico , con quella de
plorabile e spaventevole conseguenza, che non avendo detti Vicarj et
Eparchi dal Patriarca di Costantinopoli niuna autorità da questa in
fatti, che comprano da esso Tiranno, vengono ad esser nulle le con
fessioni che odono, nulli li Matrimonj a ' quali assistono, o per se
G . Gentilizza
stessi, o per li Patriarchi da loro eletti, e nullo tutto ciò di sagro o
santo , a cui, perchè sia valido, si ricerca la giurisdizione presa cano
nicamente, da chi canonicamente la possiede, e canonicamente la tras
mette nelli suoi sostituti, ne mancano ancora dubbj più gravi da so
spetare, che sia nullo il medesimo sacrificio, e nullo ogni atto di
costoro, per cui basti il Carattere Sacerdotale , non constando questo,
quanto e come dovrebbe dalla loro valida ordinazione.
Il Patriarca di Pech , non solo per li suoi delegati, ma alcune
volte per se stesso, visitò e visita le Provincie Illiriche, e forse sino
alla Dalmazia. Alle volte in queste Sue Visite e spedizioni spende
l'autorità Suprema del Patriarca di Costantinopoli, ed altre volte la
fa da indipendente e supremo. Ma tanto in questa che iu quella fi
gura , egli è assolutamente illegittimo rispetto alla Dalmazia, ed al
l' Illirico incompetente ed intruso , per tutte le ragioni che contro al
Costantinopolitano si sono addotte, e con quelle conseguenze di de
trimento infinito alle anime, che si è veduto , sì per la mancanza della
spirituale giurisdizione, si per la dubbietà del Carattere tanto in lui,
quanto ne' Vescovi e ne' sacerdoti da esso ordinati, o spediti, senza
cui non vi è nè Vescovo nè sacerdote.
Altri credono che questo Patriarca fosse istituito dal Patriarca
di Costantinopoli, ma è tanto falso quanto è sicuro, che gli stessi si
opposero a spada tratta , nientemeno che li Romani Pontifici, quando
dal superbo Stefano Dussiano fù, da privata ' autorità, eretto questo
illegittimo Trono, e dalle guerre sanguinose, ch ' ebbero cogli Impe
ratori d 'Oriente, una delle prime cagioni fu quella d'aversi Egli ar
rogato la potestà di creare un Patriarca da nuovo .
Nè suoi principj il Patriarca di Pech s'estese colla sua giurisdi
zione per tutto l'Impero Rassiano, il quale allora dilatavasi dal Da
nubio sino quasi all'Arcipelago, e dalmare Pontico sino alle spiagge
dell'Adriatico. Ora però benche siasi, alla parte dell'Oriente, ritirato
entro la Servia , da quella dell'Occidente si è dilatato sino al Danubio , ed
ancora più oltre, sicche vantasi Patriarca di tutto l' Illirico nuovo ed an
tico , con dodici Metropoliti e con innumerabili subordinati al suo Trono .
Oltre il titolo di Pech ne usa Egli altri due Speciosi, cioè di
Ocrida, e di Giustiniana, prima per essere la sua residenza in mezzo
a queste due Metropoli, e con questi nomi pretende coonestare la sua
illegittima origine, ma veramente essendo più chiaro del sole, che la
primazia di Giustiniana fu istituita da Giustiniano coll'autorità di Papa
Vigilio , e quella di Ocrida colla facoltà della Santa Sede, e di Sa
muele Rè Cattolico di Bulgaria , onde ingiustamente il Patriarca di
Pech s'arroga questi titoli.
Su la storia della Chiesa Slava Ortodossa in Dalmazia 89
Atanasio Patriarca di Pech si sottomise alla S . Sede e fù abili
tato esercitare la Giurisdizione ed autorità delli suoi Predecessori. Il
Patriarca di Pech è stato sempre reciso dal suo leggittimo 'capo, e
però la Santa Sede ha sempre conferito li titoli alli Vescovi Latini e
Cattolici nella stessa maniera che conferisce quello di Costantinopoli,
Antiochia e Alessandria, non permettendo che si chiamino Patriarchi
di Pech , ma Arcivescovo di Ocrida o Giustiniana, per dare ad inten
dere , che negli altri il titolo di Patriarca è leg.mo, ma in questo è
Spurio ed occupato.
Le Provincie della Casa d'Austria, tanto ereditarie, che di nuova
conquista, situate di là dalla Regia di Vienna, verso l'Oriente, sono
piene per ogni parte di Popolo di Rito Greco , li quali si chiamano
Greco Rassiani, Greco Valachi, Greco Bulgari, secondo la varietà de
Nomi, i quali portano per quella Regione la lingua Slava, che s'ha
congiunta col Rito Greco nell'officiatura. Sono divisi questi Rassiani
in due fazioni, una chiamata degli uniti che riconosce il Papa, l'altrra
detta dei separati che nega allo stesso la dovuta ubbidienza.
Ora non è dicibile quali e quante fossero sempre e sono tuttavia
l'industrie di quel Governo per lo stabilimento degli Uniti e la ridu
zione de' Separati. Lo stato dell' Ungaria , secondo il quale si regola
anche la Transilvania, la Servia, la Schiavonia, la Croazia e la Dal
mazia Imperiale , è tutto ripieno di Leggi Sante , e Decreti Solenni
canonicamente, ordinati ad illuminare la cecità ed ammolire la durezza
di quei miseri traviati. È gran tempo che fu stabilito un Tribunale
sempre aperto , ed introdotto un Magistrato sempre in moto, composto
di primiOttimati di quei Regni, i quali inquiriscono di continuo sopra
li loro andamenti, ed informano intorno agli stessi attentamente, a
certi tempi dell'anno, la Corte, la quale indi prende le sue misure.
Fu loro sotratto l'anno 1604 il Privilegio d 'esenzione delle pub
bliohe Xñe, e simiglianti contribuzioni, credendosi, che questa Gente,
la quale stenta per risparmiare, e non risparmia per altro che per
somministrare doviziosi Tributi a Costantinopoli ed a Pechina da di
vidersi tra il Patriarca e la Corte.
Stanno aperte moltissime Scuole Pubbliche, ed anco delle for
mali Università, composte di Religiosi non meno zelanti che letterati,
i quali alla Gioventù Rassiana istillano unicamente, cigli elementi delle
Scienze, il latte della vera Pietà e della Religione incontaminata . Vi
sono Parochi da per tutto , tolti dagli ordini più edificativi, che stanno
sempre attenti a profittare pian piano presso quelli di età adulta e
provetta, colle dottrine ed Esempi, mediante la pubblica Predicazione
e la conversazione privata .
90 G . Gentilizza
Ànno li Vescovi Latini assegnamenti e stabili d'onde liberamente
possono spendere in donativi di cose sagre, in divozioni pubbliche,
in opportune e continue insinuazione d 'Uomini Apostolici,che procu
rano con gli allettamenti di Carità superare l'aspre procedure dè se
duttori.
Alli tre Metropoli Greci di Belgrado per la Servia, di Carlovizio
per la Schiavonia e di Morazza per l'Ungaria e per le parti dell’Il
lirico Dalmatico Imperiale a quella annesse, fu providamente coman
dato, che dipendano unicamente dalla Sede Romana, acciò non ab
bino alcuna convenzione o trattati occulti, coperti collo spezioso titolo
di Religione, con quelli della Turchia .
A tutte le sorte de' Pastori o Vescovi del Rito Orientale è seve
ramente interdetto di non prendere veruna cosa di temporale per l'am
ministrazione de' Sagramenti, acciò sotto colore delle Canoniche Co
lette non possano esercitare la Simonia, come fanno quelli del Paese
Ottomano, e a cui quella Nazione è inchinata ed avezza.
Li medesimi sono mantenuti a spese Reggie, ovvero è stato a
cadauno di loro providamente fondata , dalli Beni di Conquiste, mensa
onesta e frugale, accio sotto specie di frugale mantenimento, non pos
sano ad esercitare francamente la questuazione, tanto sospetta e dannosa .
Si è concesso ultimamente a Popoli venuti dalla parte degli In
fedeli a popolare i deserti di Lika e Corbavia , non lungi da Segna
e Fiume, proprio Vescovo e Vescovado, acciò non abbino scusa di
ricorrere da quello che anno lasciato nella Turchia, per l'ordinazioni,
le Congregazioni e Somiglianti servizj.
Nella Città di Zagabria fu aperto fino l'anno 1680 e fondato ,
dalli Beni confiscati dalli Conti Zrini, un Seminario di Chierici Va
lachi e Rassiani sotto il Magistero e educazione d ' Istruttori, e pre
fetti Cattolici, il quale in poco tempo somministrò soggetti idonei e
sicuri per la cura delle anime, la regenza de' Ministerj e le Sedi Va
canti senza più duopo domandarli a i luoghi, onde sogliono venire
piuttosto Lupi che Pastori avidi di tutto altro , che della salute delle
anime e dell'onor di Dio .
Anco il Ripiego di eleggere tal volta coll’Apostolico assenso per
Vescovo di Rito Latino, e Uomini di proposito in ogni Conto, che
sappiano addattarsi alle Cerimonie, ma non ad altro delle dissimili a
Noi, non è riuscito alle prove di poco frutto , come pare quell' altro
di unire li Monasterj a' Vescovadi, facendone Vescovi di provata re
ligione, ed Abati, ad oggetto di tener con quello .
È legge antica ed inesorabile che non s’ammettono nuovi Ve
scovi di questo Rito , se giuridicamente non consta che abbino, alla
Su la storia della Chiesa Slava Ortodossa in Dalmazia 91

ricognizione di chi si deve, la professione della Fede, l'abiura dello


Scisma, la promessa dell'ubbidienza al Romano Pontefice, e l'auten
tica prova della loro legittima Consacrazione.
Sin dall'anno 1628, il Vescovo di Zagabria separò dalla sua Mensa
una porzione non spregievole a mantenimento perpetuo d'un Vescovo
Rassiano-Greco , ma sicuramente Cattolico, dotto e prudente, da es
sere suo paro suffraganeo , Coadiutore e Vicario, il quale dalli varj
luoghi che si risiede per essere da per tutto alla mano si chiama con
varj nomi Suidiacense, Platense, Marcianense, Liparinense. Dura tut
tavia la Carica saggiamente introdotta , e sono senza numero e senza
fine i beni di santificazione, che ne sono ridondati in ogni tempo, e
ne ridondano anche presentemente a beneficio di quelle Diocesi, et
ad esempio delle Vicine, tutto a similitudine al Vescovo di Suidi e
quello di Morchatz, nel secolo passato introdotti in Ungaria , a sollievo
del Vescovo Latino. A norma di questi se ne vanno disponendo degli
altri dalla munificenza e vigilanza di chi Scopre da Posto eccelso i
bisogni del tempo, e specula su i ripieghi opportuni, per condurre
pian piano, giacche non si può ad un tratto condurre le sue genti
ad un solo Pastore e ad un solo ovile.
Dal brieve cenno della Geografia Civile ed Ecclesiastica , e così
dall'origine ed estinzione dell'Inpero Illirico, e dalle varie peripezie
occorse in materia della Religione, si vede chiaramente il principio
progressivo e lo stato presente dell' infelice Chiesa Greco -Rassiana, e
delli fatti riportati fedelmente, e dall'impegno e vigilanza, che ha la
Casa d 'Austria, perchè quella popolazione sia fedele non meno al Prin
cipe, che a Dio , si può formare il modello di giovare a quelle povere
anime, che sono nella Servia ed Albania Turca , quando così paresse
bene alla Santa Sede, dando alli Missionarj istruzioni, perchè si con
tengano a norma delli zelanti Prelati della Croazia ed Ungaria, ac
comodandosi alli tempi e luoghi per procurare li progressi della Re
ligione, e nello Stato Veneto alla pietà pubblica, quando loro credessero
espediente si raccomanda numerosissima Popolazione, a cui si potrebbe
provvedere , quando non fosse avvanzato il mio debole ed umile sug
gerimento .
Tre Principi sono che possiedono Stati nell' Illirico , dove è pian
tata la Chiesa suaccennata , la Casa d 'Austria , la Serenissima Repub
blica Veneta ed il Turco. Dopo la relazione data intorno alli Stati
che possiede la Casa d 'Austria , farò qualche breve riflesso sopra quelli
del Turco, perchè, rilevata la massima di questo , si veda con chia
rezza quid expedit per bene politico dello Stato, e per il bene di
quelle anime.
92 - G . Gentilizza
Possiede la Casa Ottomana buona parte de' Stati della Casa Ne
magna. Confinano questi con la Casa d 'Austria e con la Repubblica.
Desideroso il Barbaro estendere sempre più il suo Impero , e non riu
scendogli la forza, adopera l'astuzia possibile per inquietare li Con
finanti. Si serve de'motivi di Religione per sovvertire quelle semplici
anime, mettendo in animosità quelli del Rito Rassiano , che sono nello
Stato Veneto , adducendo li loro Emissarj, che sono li Calogeri, che
esso dà libero l'esercizio della Religione alli loro Vescovi e Calogeri,
e che li difende e protegge, e che nello Stato Veneto non ànno a chi
poter ricorrere, essendo uno stuolo molto numeroso di Gente e che
non ha Capo, ciò è un Vescovo. Non è credibile quanto senso e colpo
faccia in quella Nazione questa insinuazione, essendo quelli Popoli por
tatissimi per li loro direttori di spirito, onde tratto tratto succedono
emigrazioni di numerosissime famiglie per questi motivi.
Di tutto ciò somministra prova evidente la soprafina astuzia del
Tiranno, qual è di piantare alli confini della Dalmazia Cristiana li due
Metropoliti fondati da S . Saba, come dicemmo, trasportando quello
di Erzogovina da Trebigne a Castelnuovo, e quello di Zenta di Scu
tari a Montenegro , sopra Cattaro, acciò così vicini servissero d ’Esplo
ratori alla Porta , e ponessero stanza, colle estorsioni, la simonia da
loro usitata, ed estorquessero dai poveri sudditi de li Principi Xñi
Contribuzioni, per ingrassare li Visiri, li Bascià, che ottengono Pa
tenti e Titoli dalli Patriarchi di Costantinopoli, e Pechia . E quello
che fanno al Confine della Repubblica, praticano anco colla Casa
d'Austria, facendo tal volta, che il Patriarca di Pech vadi a visitare
nella Schiavonia , Lika e Corbavia le Chiese e Monasterj, che ingiu
stamente pretende essere di sua giurisdizione, non con altro titolo , se
non perche sono del Rito e dell'idioma Illirico .
A questa insidiosa maniera dell'Ottomano, resiste la Casa d'Au
stria coll'interdire, come contaggioso Commercio, ai suoi sudditi ogni
sorta di Spirituale Commercio colli Vescovi dello Stato Ottomano, e
specialmente colle due curie Patriarcali di Costantinopoli e di Pri
zerna.
Non è esprimibile poi l'attenzione e vigilanza della Repubblica
Veneta in tal materia , ma perchè dall'inesecuzione dei suoi avedutis
simi e piissimi Decreti, nascono varie dilacerazioni tra li Latini e
Greci, nascendo picche e gare fra essi. Per ovviar le quali, crederei
espedientissimo che li Vescovi Latini procurassero di far educare dei
giovanetti di Rito Greco, a proprie spese, avendone i mezzi od a
spese del Pubblico , spendendoli in Collegio di Zagabria , fondato per
educare tal Gioventù , e di poi lo facessero loro Vicario per li Greci
Su la storia della Chiesa Slava Ortodossa in Dalmazia 93

Rassiani, e per tal modo quelli illuminerebbero gli altri Calogeri e


senza contrasti e difficoltà quelli farebbero lo stesso con li Popoli.
Possiede la Repubblica Veneta , ed alla Sua pietà e vigilanza della
Divina Provvidenza è stata raccomandata la linea che si può dire
l'atrio della Religione, che nell' Italia è come nel Centro , la quale
quando non fosse custodito, con moltissime scorrerie sarebbe trava
gliata dal Turco .
La popolazione quasi tutta di quel tratto di Paese è di questo
Rito , che comincia dal Contado di Nona e di là inoltrandosi, con la
Corona de'Monti, va sino Pastrovichi, dove termina e finisce il Do
minio Veneto.
Per conservare ne' suoi Sudditi, col Dominio, la Religione, non
è credibile cosa fatto abbia la Repubblica , basta dire che due volte
impiegò l'Armi in lunghe e dispendiose Guerre per sostenere le ra
gioni della Chiesa Latina nella Dalmazia contro la Prepotenza de' Prin
cipi confinanti. La prima dell'anno 1143, la seconda contro Lazzaro
despota .
Si tesserebbe lunga Storia , quando si volesse ridire il giusto pro
posito , il contenuto in infinite Lettere Ducali e terminazioni Genera
lizie che si conservano negli Archivj e sgrigni privati con serie quasi
mai interrotta per secoli di ricordi, e di comandi precisamente alli
Capi dell'Ecc.tico , quanto del Politico Magistrato di non perdere mai
di mira la rilevante massima d'impedire, che lo scisma o non s'intro
duca, o si svelli dalle radici in quelle Diocesi, che può essere intro
dotto dalli Calogeri perversori, sempre però con massima religiosis
sima d' impegno di sostenere il Rito ortodosso Greco Rassiano che,
osservato nella sua purità è sagrosanto, ed intanto la Pietà pubblica
lo protegge, e permette nelli suoi Stati, in quanto lo considera tale ,
ed a tale oggetto , con circospettissima attenzione guarda tutti li Ca
logeri e Parochi, Confessori, Catechisti, Visitatori Vescovi, che ven
gono spediti dalli Patriarchi della Turchia . Per conto poi di quelli,
che non siano reputati degni di Castigo o sfratto , prescrive la mente
pubblica , che non permettasi loro l'intraprendere la Cura delle anime,
se non siano prima, secondo li sagri Canoni, esaminati, istrutti, ed
approvati dalli Vescovi Latini, oppure non abbiano, nelle loro mani,
fatta la Professione della Fede, conforme la forma del Concilio di
Trento , ed altresi non si debba loro permettere di continuare nel Pa
storal Impiego, se non rinovano ogni anno nella Curia delli Vescovi
Latini le loro Patenti, non tengano aperte le Chiese ed i Monasteri
loro alle visite delli stessi, non permettano ne' loro Tempj altare li
bero e franco co ' Sacerdoti Latini, se non si regolano nelle Cause
94 G . Gentilizza

Matrimoniali secondo le leggi del mentovato Consilio , e contenti di


frugale mantenimento , non pratichino estorsioniusitate dalli Ecclesia
stici Rassiani nel Dominio Ottomano.
In somma il Dominio Veneto nella Dalmazia ha operato sempre
per il decoro ed immunità Ecclesiastica, come nella medesima domi
nante, dove ab antiquo persiste nella Chiesa, prima di S. Biagio , indi
di S . Giorgio, tutta la libertà del Rito Grego, ma con somma ocu
latezza e vigilanza, procura che non vi siano occulte intelligenze con
li Metropoliti e Patriarchi Scismatici. E come a Venezia s'ottenne alli
Greci di non essere soggetti a nessun Ecc.tico Superiore che al Ro
mano Pontefice, così si è praticato în Dalmazia , accordando un
Vescovo di Rito Greco Rassiano, come Vicario immediato del Papa
per tutte le Diocesi (").
Dalle premesse notizie storiche si deduce , che la Chiesa Greco
Rassiana fù santa nella sua istituzione, e cosi che tutto l'errore della
medesima non è stato altro, che non volere riconoscere il Romano Pon
tefice, e che tutti i Concilj e Legazioni Apostoliche versarono sopra
questa materia, onde per illuminare quei Ciechi, serve più il Cate
chismo e Carità , che le controversie. Il punto esenziale si è tener
lontani li seduttori dalla Porta Ottomana, che li pervertono ed insi
nuano emigrazioni alle famiglie intiere, ed alienano gli animi dalla
soggezione del Principe con coperte insidiose e sataniche, di procurar
li vantaggi del loro Rito .
Chi queste notizie ha unite, con umilissima soggezione osa sug
gerire, se mai la mente Pubblica deliberasse , di dar loro un Capo, e
che la soprana sapienza versasse sopra la circospezione ed attenzione
della Casd d'Austria nel Governo delli sudditi del Suo Stato, che
sono di Rito Rassiano .
Il sito , quando si volesse stabilire in Dalmazia, sarebbe il Con
vento di S. Arcangelo in Sebenico per la residenza, e il provvedi
(") Non ho trovato alcun documento dal quale poter rilevare che in Dal
mazia , prima dell' anno 1808 vi sia stato un vescovo di rito greco-rassiano ,
vedi la nota apposta in calce della pagina 492, fascicolo 4 Ottobre -Decem
bre 1913 della presente Rivista , bensì che il Vescovo di Filadelfia , residente
in Venezia , come capo spirituale dei Greci di quella città esercitava la vigi
lanza e la giurisdizione sulle chiese dei greci di Pola , Zara, Sebenico e Zara
solamente, nel mentre i vescovi Latini avevano la giurisdizione su tutte le
chiese, parrocchie e conventi della Chiesa di Rito Greco-Rassiana. Nel codice
V . L . 9466, fol. 694-712, in una informazione, che andrà pubblicando nella
parte III, si legge che: « Monsignor Tipaldi (il vescovo di Filadelfia residente
« in Venezia ) iu una sua lettera 23 Luglio 1700, professa che il Vescovo di
« Sebenico è il vero legittimo Pastore di quei Slavo-Greci ».
Su la storia della Chiesa Slava Ortodossa ju Dalmazia 95
mento si potrebbe assegnare delle decime delle Terre sulla linea del
Confine. Ma se li riguardi Politici non lo volessero in Dalmazia, fer
mar il Vescovo a S . Giorgio de Greci (a Venezia ) obbligando tutti
di quel Rito ricevere da esso le facoltà , e impedire a tutti li Calo
geri ogni intelligenza con li Vescovi della Porta , vietando di più ogni
sorta di contribuzioni a quelli Popoli, ed estorsione alli Calogeri, fon
dando nel detto Convento di S . Ancangelo un Collegio a norma che
è stato fondato quello di Zagabria, prendendo da quello maestri, e
dando sempre preferenza, agli educati in quello , nella provista de Be
neficj. Le controversie ed animosità di preferenza tra Rito e Rito do
vrebbero essere vietate da mano suprema, mostrando anzi a quella
Gente materiale che tra rito e rito quando è ortodosso non vi è al
cuna differenza, se non quella che corre tra Domenicano e France
scano , che veste uno di color bianco, altro di bigio .
E per quello riguarda la Giurisdizione de' Vescovi Latini, dove
la esercitano che sia osservata , e dove gli è contrastata , che si con
tentino fra li loro Vicarj li meno cattivi di quel Rito, come prattica
Mons.r Patriarca d'Aquilea ex parte Imperj.
Ed in caso questa Popolazione ricorresse per aver un Capo da
cui potesse ricevere li sagramenti secondo il loro Rito e le ordina
zioni, crederei bene umilmente suggerire, che per ogni buon riguardo
s'avesse riflesso quanto opera la Casa d'Austria con li Popoli di questo
Rito . Anzi, quando non potesse da gelosia , ottimo sarebbe eleggere
uno di quelli Monaci educati in Zagabria , che sono dotti e religio
sissimi, e quando nel Convento di S . Arcangelo non se gli assegnasse
il suo soggiorno, col provvederlo delle Xñe delle terre sulla linea ,
crederei, che sarebbe espediente stabilirlo a S . Giorgio de'Greci (a
Venezia) e vietargli ogni intelligenza possibile colli Vescovi della Porta
Ottomana, e cosi a tutti i Calogeri, che non facesse collette, e che
procurasse indurre a quella Popolazione a spedire nel Convento la
Gioventù per essere istruita nel Rito sagrosanto ortodosso con la di
rezione ed istruzione di quelli di Zagabria , e in caso non si potesse
avere l'Istruttore, spedire in Seminario colà Giovani scelti e capaci
di apprendere per servirsene poi da Maestri, assegnando loro la Mente
Pubblica qualche provvedimento dalle suaccennate Xñe, e dando pre
cedenza sempre, a questi educati, in tal maniera, nel provvedimento
dei Beneficj. A tutti li sudditi del Principe, e alli Vescovi della Santa
Sede, ancora, dovrebbe essere incaricato, che in materia, che spesso
insorge tra quelli Popoli di preferenza di rito, fosse indetto un pro
fondo silenzio , e si ammansassero alla meglio gli animi di quelli Po
poli con atti di benevolenza, e Carità .
96 G . Gentilizza
Chi queste notizie ha unite , e che ha cognizione intuitiva ancora
delle inclinazioni, genio e bisogni di quelli Popoli, crede costante
mente, che la deliberazione di dare un Capo ad un Corpo Grande e
Acefalo sia vantaggio della Religione Cattolica, quiete di numerosis
şimo Popolo , che è alla Custodia dell’Atrio della Religione e del pub;
blico interesse ; perchè beneficata questa Nazione, li stabilisce via più
nella fedeltà ed amore verso il Principe Serenissimo, ed anzi li Greci
del Paese Ottomano vedendo, che non vi sono imposte nè aggravj
nello Stato Veneto per gli esercizj di Religione ed amministrazione
de' sagramenti, di che si dubita al presente, perchè non hanno alcuno,
che vegli sopra li medesimi con zelo Pastorare, stante la loro avver
sione alli Vescovi Latini, levandosi da quel Paese di Barberi, passe
ranno nello Stato , popolaranno, e rinforzeranno sempre più la linea
del confine, ed assicureranno sempre più la Cattolica Religione, che
non teme incursioni nell'Italia se non per quella parte e dal Levante,
li quali posti, con estrema profussione, custodisce la vigilanza Veneta .
Una Popolazione dunque cotanto necessaria deve chi ha impegno
per la Religione trattarla con carità , e non mai inanimirla contro li
Latini con asprezza o disprezzi, e chi zela la Gloria del Signore ,
zelar la deve con circospezione, e questo deve essere moderato , come
il fuoco , che troppo eccessivo distrugge e consuma, moderato ricrea
e serve, mostrandosi che tutto il disordine in quel Popolo nasce dal
l' incoltezza e disattenzione di chi li doveva istruire, e che nella Chiesa
di Cristo una è la Fede, uno è il Battesimo e gli altri Sagramenti,
e che li Riti Greco o Latino sono come gli abiti de' Religiosi Latini
uno bigio , l'altro nero o bianco, adoperando soprattutto la Carità,
imitando quella del Samaritano, che non adoperò nè sempre oglio ,
nè sempre vino, ma ora l'uno, ora l'altro secondo l'esigenza del Male.
Questo è quanto è riuscito alla diligenza del Collatore, destinato
dal Sommo Pontefice Clemente XI girar l' Illirico, raccogliere ed esten
dere, e crede che possa essere di Vantaggio alla Religione, e salute
di quelle povere anime, che popolano la linea del Confine col Turco
e che sono l'Antemurale della Religione.
(Continua )
GENTILIZZA .
CONTRIBUTI DOCUMENTARII
PER LA STORIA DELLA DISTRUZIONE
DEGLI EPISCOPATI LATINI IN ORIENTE
NEI SECOLI XVI E XVII

2. AGHIEN. IN INSULA CRETA.

È questa una Chiesa affatto scomparsa, senza quasi lasciar traccia


di sè , poichè neppure tra le sedi titolari se ne ricorda la memoria .
Della città di Aghia nell' isola di Creta , già ilGarampi nelle sue sche
dulae notava « Agium seu Agia urbs olim erat Insulae Cretae, nunc
penitus diruta ; episcopalis eius sedes iuncta fuit Cydoniensi » ('). La di
struzione totale di questo episcopato avvenne nel 1645 con la presa
di La Canea, da parte dei Turchi comandati da Issuf-bey. L 'ultimo
vescovo ne fu il veneto Milano Benzi: il Flaminio nella sua « Creta
Sacra » vol. II, p. 149 ss. ( ) lo colloca al XIX posto nella serie che
fa cominciare con Giacomo, canonico Cretense, al tempo diGregorio XI
quando l'Episcopato fu fondato – al suo dire – e dotato dalla re
pubblica Veneta. Il medesimo autore nella sua preziosa e ormai ra
rissima opera non ci dà che brevissimi cenni riguardo ai singoli ve
scovi con qualche scarso documento . Importante , e ben degna di esser
qui riprodotta ci sembra la lettera commendatizia in favore del lodato
vescovo Benzi. Ma a completare le notizie necessarie o desiderabili su
lo stato dell'Episcopato nel momento della sua distruzione, nessun testo
o documento degno di considerazione ci è stato dato di trovare al
trove, neppure alla S . C . di Propaganda.
Tanto più gradita ci fu la sorpresa di ritrovare nell'Archivio della
S . C . del Concilio ben sette relazioni su lo stato di quella diocesi dal
1592 al 1641 nelle quali con la massima minuziosità venivano descritti

(" Così pure nella relazione del 1597 (cfr. sotto n . 2 ) il vescovo Bollani
scriveva : « lo stato della Chiesia mia Cattedrale , c ' hora è in Canea, essendo
distrutta la città di Agia ».
(3) Creta Sacra , sive de episcopatu utriusque ritus graeci et latini in in
sula Creta , authore Flaminio Cornelio Senatore Veneto, vol. 2. Venetiis , 1755
typis Pasquali.
BESSARIONE XVIII-LO
98 U . Mannucci
quei tesori di arte e di virtù che il generoso vescovo Benzi, nell'estrema
ruina, tanto si adoperò di salvare « trascurando negli estremi le cose
proprie , studioso solo di presseruare le sacre e togliere le Monache,
come ha fatto , dalle mani dei Turchi» . — Nostro desiderio sarebbe
stato certamente riprodurre in tutra l'ampiezza loro queste minute in
formazioni, ma la necessità di tenerci entro questi limiti di spazio, ce
lo ha vietato. Riassumeremo però le cose principali, dalle quali risulta
più che sufficiente notizia dello stato di quella diocesi, in guisa da
offrire la possibilità , a chi ne abbia tempo e propizia occasione, di
ricercare dove siano ora disperse le « afflitte reliquie » .

1 . Informatio de statu eccl. Agiensi — Aghien. Vis. p. et 20


[exp. ] 28 nov. 1592.
È un doppio foglio steso e firmato dal procuratore (Paolo Ma - .
gnano , agostiniano ) del vescovo Domenico Bollani ( ); porta l'antica
segnatura di pagina 380-381 e la moderna 3-4 .
Da essa ben poco apprendiamo di interessante, se non che per
« l'avara povertà » dei Veneziani, la Chiesa era già assai mal ridotta .
« Dico, quod cathedralis Ecclesia Aghien . sub titulo D . Mariae sex
« tantum Canonicatus habet ipsosque valde tenues, quorum quatuor
« ascendunt annuali proventu scutorum triginta aut quatraginta ad
« summum ; reliqui vero valde sunt tenuiſores]. Habet etiam duas.
« dignitates, thesaurariatus et Archidiaconatus, qui nunc ita tenues sunt,
« ut nullus, temporibus peractis, inveniebatur, qui se in illis investire
« facere vellet, cum quibus et cum alio tenuiori canonicatu , Sua Riña
« Dominatio inpresentiarum theologalem erexit lecturam . Inest et Poe
« nitentiaria , quae anno 1584 erecta fuit a suo Praedecessore » (? ) .
— Il numero delle anime, era di 500 circa nella città , oltre un presidio
di 400 soldati « quibus deputatus est unus Parochus cum sachrista
« eius socio. Sunt et aliae quam plurimae graecorum parochiae, in
« quibus homines graeci iuxta eorum ritum a suis sacerdotibus sacra
« menta suscipiunt, quibus Ecclesiis ac Sacerdotibus, nullus ordo nul
« lave regula ... Satis tamen invigilatur ne in eorum publicis concioni
« bus aliquit quod haeresim capiat, disseminent » . Nella città esistevano
ancora quattro conventi, due di frati minori: S . Francesco e S .
Salvatore, uno dei domenicani, S . Niccolò, uno degli Agostiniani,
S . Maria della Misericordia ; v'erano anche quattro confraternite : del

C ) 0 . Praed. 29 maii 2588 electus: obiit Paduae 2623.


(Ý) A . Delfinus, obiit a. 2587.
Contributi per la storia della distruzione degli episc. latini 99
SS. Sacramento , del Nome di Gesù, del Rosario , di S . Barbara degli
Artiglieri. V 'era un solo monastero di terziarie francescane con sei sole
monache senza clausura : un ospedale militare. Non v ' era seminario
« pueri tamen ex latino ritu exercitantur in doctrina christiana sub
« duorum ludi Magistrorum cura , quorum unus Presbyter existit, al
« ter vero laicus a quo Presbytero docentur clerici praefatae ecclesiae
« Agien . gramaticam ». Non era stato mai celebrato Sinodo « eo quod
« alii in sua diocesi non sint presbyteri latini ritus quam hii supra no
« minati octo canonici et praebendati » . Riguardo alla chiesa catte
drale Agien ., non vi si dice altro se non che « optimos habet calices
« deaureatos, tabernaculum quo defertur publice in Processionibus
* SS. Christi Corpus, ex argento deaureato et perpulchro christallo
« confectum » .
Quanto al resto della diocesi, non si accenna che a « fortallitia
« quaedam , Sudae Portus nuncupata , in qua 300 animae degunt om
« nes fere milites latini ritus, sub uno parocho Ord . S . Augustini, cum
« alias, in loco, Conventus huiusmodi Ordinis existeret » ( ).

2 . Informatione sopra lo stato della Chiesa Agiense .


Consta di quasi tre fogli, stesi e firmati dal vescovo stesso Do
menico Bollano [ vi è il sigillo ] che la esibì personalmente il 21 di
cembre 1597. La numerazione delle pagine antica è 203 -305, la mo
derna porta Aghien 5 - 7 ; la scrittura è difficilissima a leggersi. -
Sembra una traduzione della precedente relazione alla quale aggiunge
ben poco, e cioè: « Vi è anche la prebenda Teologale, eretta da me
« l'anno passato per l'occasione di vacanza di un canonicato » . DeiGreci
informa che « riceuono gli ordini minori et li sacri da un vescovo
« greco, che per ordine della Ser.ma Sig.ria sta alla Cefalonia » ; le mo
nache terziarie eran ridotte al numero di tre ; quanto ai religiosi, si
lagna che i conventi dei loro ordini fossero considerati dai Superiori
come case di correzione pei più discoli. — Riferisce alcuni decreti da
lui fatti per togliere gli abusi, tra i quali segnala :
« Che alle debite hore si officii nella Cath .le, come si è soddetto .
« Che si battezzino li fanciulli in termine de quindeci giorni al
& più , non vi essendo pericolo , li quali si solea differire a battezzare
« mesi et anni per occasione di aspettare Compari da lontani paesi.

(1) La risposta della S . C . è nel Liber Litterarum , vol. I, f. 129, conce


pita secondo una formola generica, col solo ammonimento di procurare l'os
servanza dei Canoni Tridentini.
JOO U . Mannucci
« Che il duomo et le Chiese dei Regolari sonino l'Ave Maria
« nel mezzo giorno.
« Che non si possano fare pompe funerali doppo l'Ave Maria di
« sera » .

3. Relatio Agien . exhibita die 4 novembris 1618.


Consta di 10 fogli, senza numerazione antica ; la moderna reca
la segnatura da 11 a 20. È firmata dal vescovo Giovanni Alberto de
Garzonibus ( ) [ con sigillo ), ma fu presentata dal procuratore « Ioanne
de Rubeis, presbytero veneto I. U . D . » (procura, Venezia 20 de
cemb. 1617 ]. Più che una relazione è una trascrizione degli atti
della visita pastorale fatta dal 4 al 18 aprile 1616 . – Siccome questi
sono quasi interamente conformi a quelli del numero seguente , omet
tiamo diriportarli (2). Giova però riportare la chiusa o riassunto (fol. 20 )
che è del seguente tenore:
« Il Territorio della Canea ha anime 5000 di rito Greco ; in Canea
« propria anime greche 8 mila ; anime latine de habitanti 300 in circa .
« De presidio Italiano ui sono compagnie quattro ordinarie de fanti
« 150 per compagnia , che sono 600. In Castello habita tutta la no
« biltà Veneta, eccetto la famiglia Calergbi, che per Priuilegio fa alla
« Greca . Il Rettor con li doi Consiglieri habita in Castello con la
« sua Guardia al Palazzo
« Vi è un Forte nella bocca del Porto che si chiama il Riuel
« lino, nel qual habita il Proueditor con doi Compagnie. In mezzo la
« Piazza ui sta il Proueditor della Militia con la sua Guardia .
« La fortezza di S . Thodaro discosta tre miglia dalla Città, uerso
« Capo Spada, doue risiede un Capitano, in tutto anime Trenta. Qui
« u 'è per Curato un Frate di S . Francesco, qual non risiede, ma ua
« a dir la Messa le feste, et fa la Cura dell'Anime; è salariato dal
« Prencipe con doi paghe al Mese.
« La fortezza della Suda, discosto dieci miglia dalla Città . Vi è
( un Procurator et un Gouernator con doi compagni, Anime in tutto
« 350 lattine sottoposte alla Canea, che ui risiede il Cappellano d' or
« dine di S.to Agostino, pagato dall'istesso Prencipe con doi paghe.
« La fortezza di Carabusse lontana dalla Città miglia quaranta
« sopra Capospada uerso Ponente ; ui sta un Proueditor, un Gouer

(1) A notare che il Flamini lo dimentica affatto nella sua lista ; sedette tra
il 1613 e il 1619 .
(2) Nelle note al numero seguente indicheremo le varianti.
Contributi per la storia della distruzione degli episc . latini 101
( nator con doi Compagnie , che fanno aie. 300 lattine. Vi sta un Ca
« pellano eletto dal Proueditore e pagato dall' istesso Prencipe con
« l'istesse doi paghe » .
« Questo è tutto il stato delle Chiese et diocese della Canea,
« nella quale ui sono non pochi Abusi, ma conuiene però con gran
« destrezza procederui, si per la diuersità dei ritti Lattino e Greco,
« come per altri rispetti de' quali a suo tempo si darà pieno conto ,
« non restandosi tratanto di procurare e prouedere perchè il seruitio
« di Dio passi inante, a Gloria di Sua Divina Maestà e seruiggio di
« quelle Anime. Ego loannes Albertus eps. Agien. »

4. Aghien , relatio XI trienniï exhibita hac die 13 Martii 1620 .

Consta di 11 fogli, numerati modernamente 23 -33 ; non reca al


cuna firma nè sigillo ; è inclusa nell'atto notarile di procura a nome
del Vescovo Giorgio ( ) Perpignano, in persona del can . Giov. Batt.
Chiesa , vic. gen ., data il 18 febbr. 1620. Riporta , come abbiamo ac
cennato, gli atti di una visita pastorale fatta dal 10 al 16 febbraio .
La riproduciamo nella massima sua parte, giovando essa a darci una
idea completo dello stato della città e diocesi, anche per quel che
riguarda la parte materiale e le opere d 'arte.
In Christi Nomine die 10. Mensis Februarii 1620 in Civitate Agiensi
Cum perillustris, et Rñus D . D . Georgius Perpinianus Episcopus
Agiensis intenderet pro explendo munere sibi iniuncto Ecclesias, et alia
pia loca suae ditioni in praefata Civitate subdita visitare, certioratis
prius quibuslibet interesse habentibus de die futurae visitationis ac
alias servatis omnibus servandis, die supradicta se contulit ad Eccle
siam Cathedralem , ubi praevia debita SSñi Sacramenti adoratione,
eius coepit visitationem et infrascripta adinvenit : Videlicet
Il Smo Sacramento è in un vaso d 'argento , et un' altra pixide
d'argento. Un tabernacolo di legno tutto d'orato d' altezza di piedi
cinque con una Cuba per il baldachino di rame d 'orato et duoi An
geli in aere che sostengono detta cuba, di dentro fodrato di veluto
cremesino a opera, con la sua chiave sicura, conservata in mano del
sacristano sacerdote, servandosi sempre il Smo Sacramento in confor
mità delli Sacrosanti Canoni. Coperto detto tabernacolo con uno Pa
veglione pavonazzo.
L 'Altar maggiore sopra il quale è riposto il sodetto taberna
(1) Il Flaminio lo dice invece : Gregorio .
102 U . Mannucci

colo col Smo Sacramento di passa uno, et mezzo , con duoi quadri
delli Misterij dell' Annunciatione, con tre candelieri di loton (ottone)
per ogni banda , et angeli tre per parte di rilievo d 'altezza di piedi
tre in quattro tutti d'orati.
Una colonna di pietra viva, ove vi si ripone sopra il cereo Pa
squale.
Il choro di lunghezza di passa cinque, et di larghezza passa quattro,
ove è la sedia Episcopale di legno di lárese con 10 sedili di cipresso
per gli canonici (').
Sopra l' Altare grande v' è una pala dov' è dipinto il giudizio uni
versale. Avanti detto choro in alto un Crucifisso grande con due fi
gure, cioè S. Giovanni, et della Madonna, sotto il quale pendono
lampade tre di lotton , l' una grande, et le due mezzane stando sempre
accese nanti il Smo Sacramento .
In choro a banda destra, un armeretto nel quale v ' è un vasetto
di cristallo nel quale vi è un dito di S. Luca ; dalla parte di sopra
di detto armaretto vi sono vasi di stagno ne' quali vi si tengono gli
olei santi, un altro vaso di stagno con reliquie Santi; tenuto il tutto
sotto chiave.
Il corpo di tutta la chiesa construtto in tre navi di lunghezza di
passa sedici et di larghezza dodeci. La porta maggiore nella fazzada
verso ponente , la qual fazzada minaccia evidente ruina, con pericolo
di tutto il cielo , overo tetto , essendo li travi dello colmo la maggior
parte marzi per lunghezza di tempo (sec. XIV ).
Una porta verso tramontana, et una verso ostro .
Il sacro fonte del Battesimo, di pietra di marmo con la sua
coperta di legno inchiovato , sempre sotto bona custodia , situato
dalla parte, cioè nella nave, di tramontana, con figure di stucco tre
grandi nel muro, l'una del Battesimo di Christo da S .Giovanni, l'altre
due l' una di Adamo e l' altra di Eva (?). Attorno detto fonte vi sono
gradi overo scalini di pietra trè, il tutto circondato d 'un seraglio di
colonelle di legno, et a man manca nel muro, v ' è il purificatorio , ove
il sacerdote dopo l'havere battezzato si purifica le manno.
A man dritta del choro v ' è l'altare della Madonna intitolata
Agiocastrini, con una portella di lamette di ferro d'orato, qual chiude
la immagine Santa della B . Vergine, ornata di molti e diversi voti
d 'oro et d 'argento, con due figure l'una per parte, over banda, et

(") Vis . 1616 : « In Choro li doi Chori per Canonici con li suoi scabelli.
e banchette per li zaghi (ragazzi, o chierici) ».
(3) Id . « sopra le quali vè il Padre eterno con doi Angioletti » .
TA
Contributi per la storia della distruzione degli episc . latini 103
dotato parte dalla Camera fiscale di questa città et d ' altri; l'Altare
sodetto , è di pietra con le colonne d'orate, et sopra v'è un quadro
che piglia et abbraccia tutta la larghezza dell'Altare con figure della
deposizione del Salvatore di croce, con le Marie et Apostoli. Il det
to Altare ornato delle tovaglie ordinarie , pallio con candelieri di
lotone l' uno per parte, et parimente un Angelo di legno per banda
d 'orato ; a man destra vi è dipinto alla greca un S. Tito , sopra le
tavole. Nanti a detto Altare vi è una lampada di loton pendente, sem
pre acesa, nel mezzo di detta Capella nanti a detto Altare vi è un
scabello, overo un ingenochiatorio , con molte sedilli di cipresso . A
man manca di detto Altare vi è la porta della Sacristia sopra qual
porta vi sono tre figure l'una di S. Nicolò ed altri Santi.
Seguita poco vicino :
L ' Altare del Spirito Santo di casa Vizzamano non dotato con
l'arma dalle bande di Cà Vizzamano, con il suo palio , tovaglie, sa
crum convivium e candelieri duoi di loton , e lampadetta una di vetro .
Contiguo al detto altare Spirito Santo vi è un deposito (sepol
cro ] di pietra lavorato con molte figure, et è di ragione da Cà Renier
sopra il quale deposito vi sono una Pala antica col mistero della Re
surretione. Al dirimpetto del predetto deposito , vi è un 'altare di legno
appoggiato ad una colonna della nave maggiore, dorato tutto l'Altare,
col suo baldachino di sopra dove vi è un Padre Eterno. La pala di
detto altare è un quadro portatile della Bña Vergine, ornato con
argento , et è alla greca essendo quello che gli Greci portano in pro
cessione ogni Martedì; sopra l' Altare vi sono tovaglie, palio , crocetta ,
et candelieri, con una lampada pendente dinanti, sempre acesa .
Seguita la porta della nave verso ostro .
Contiguo a detta porta un poco discosto, v ' è l' Altare di S.Gio
vanni Battista, S . Francesco , S . Zorzi, et S . Antonio Abbate, titolo
di detto altare ; sopra dette figure vi è una Madonna sedens in nu
bibus con alquanti angioletti, che le fanno corona atorno, con armi
due l' una per parte cioè da Cà Polani, et Cà Pizzamano , non essendo
però dotato d 'alcuno et è ornato di palio , tovaglie, candelieri d' ot
ton , con una lampadetta nanti di vetro .
A 'canto il sopradetto v ' è l'altare di S. Salvatore con figure cioè
di Christo Resuscitato , della Madonna, S. Giovanni Battista , S. An
tonio et S . Zorzi, con colonne di pietra ornato, con l'armi da Cà
Polani, e Vizzamano dalle parti; essendo hora di ragione da Cà
Pomponazzo ; nella parte di sopra della palla vi è un Crucifisso,
con una Madalena dolente, essendo ornato delli soliti paramenti cioè
14 U . Mannucci
palio, tovaglie, e candelieri, et è dotato dalla predetta famiglia Pom
ponazzo (").
Vicino al sopra detto altare vi è quello della Concetione della
B . V . di ragione da Cà Premarini, non già dotatto, sopra la palla v 'è
dipinta la Madonna, S. Michiel, S . Andrea et S. Francesco di Paola
et Roco; dalla parte superiore della palla vi è un Padre Eterno in
nubibus et d 'ogni canto di detto Altare vi è l'arma Premarina et è
ornato di tovaglie candelieri d 'ottone col suo palio .
Vicino et contiguo a detto Altare della Concetione è posto il
banco della scola del SSño Sacramento (2) in capo del quale vi è la
pila dell' acqua Santa della porta maggiore ch ' è verso ponente situata ,
et vi è nel muro a mano dritta un deposito da Ca Dolfino con lettere.
A canto sinistro di detta porta vi è parimente un deposito da Cà Mi
noto con una coperta nera ; sopra l' arco della predetta porta maggiore
vi è ancora un altro deposito da Cà Molin con una coperta di veluto
cremesino, et oro , et arma di detta casada con lettere (3) .
Nel cantone verso tramontana dell' antedetta fazzada vi è un con
fessionario , et poi seguita l' altare di S . Pietro et Paolo Apostoli con
l' effiggie di S. Francesco et di S . Giorgio agionte sopra detta pala (4).
L 'altare è fatto di pietra, con colonne dalle parti, et è di ragione di
Cà Vizzamano essendovi poste ancora l'armi da Cà Vizzamano e Po
lani; ornato con solite tovaglie candelieri, e palio, standovi sempre una
lampada di loton pendente, et accesa .
Seguita poco vicino il Sacro fonte overo Batisterio del quale fu
detto da principio della presente visita.
Contiguo a detta fonte seguita l'altare di S. Giovanni fatto di
pietra con le sue colonne lavorate : Nella palla vi sono l'effigie di
S . Zuane e S. Zuana (?) et Sta Marina, con una Madonna in nubibus so
pra la parte superiore con angioleti; detto Altare è ornato di tovaglie,
candelieri, et palio parimente dotato et è da Cà Pizzamano dotato.
A 'canto destro del predetto Altare vi è il confessionario della
Penitenziaria fatto alla Romana. Poco vicino vi è l' altare di S. Mi
chiele Arcangelo (5) fatto di pietra con le sue colonne lavorate ; nella

(") Id . « Un confessionario di cipresso ».


(3) Nella visita del 1816 non se ne parla .
(3) Id , « et freggiato con diversi adornamenti, con arme et figure, e con
l'epitafio sotto »
(1) Id. « et di sopravia la Madonna sedente in nubibus, con l'arme delle
Case Vizzamano et Polani, posseduta dal Clar.mo S. r Zorzi Vizzamano Ca
ropulo » .
(5) Id . « de casa Minota » .
Contributi per la storia della distruzione degli episc. latini 105
palla vi è dipinta l'effigie di S . Michaele con il Spirito Santo ,
S . Pietro, et S . Nicolò con diversi Angioletti, ornato di tovaglie,
candelieri, et palio , et lampada di lottone. Al dirimpetto del pre
detto Altare vi è il pulpito fabricato di legno, appoggiato ad una
colonna della nave maggiore, sopra del quale pulpito vi è situato
l'organo di honorata, et convenevole grandezza, con le sue portelle di
tela davanti.
Al predetto Altare di S. Micchiele seguita la pillela di marmo
dell'Acqua Santa et incontinente vi è la porta della nave di tramon
tana ; lasciata detta porta seguita poi l'Altare di S . Giacomo, sopra la
palla del quale vi è l'effiggie di S . Giovanni Battista , S . Antonio , la
Madonna et S . Francesco ("), fabricato di pietra con le sue colonne, et
ornato di tovaglie , candelieri, palio , et lampada di vetro , et detto
Altare è di ragione da Cà Barozzi dotato dalla Sra Elisabetta Ba
rozzi.
A canto dell'Altare predetto seguita (?) una Cappella con l'altare
della B. V. d'antichissima palla di legno tutta d'orata , con l' effigie di
S . Pietro e Paolo, S. Zorzi, S . Dominico et S . Francesco (3) ornato
di tovaglie, candelieri, et palio, con la lampada di vetro , detta Ca
pella situata alla parte di levante, a canto la Capella maggiore.
Le navi tre da principio nominate sono sostenute da sei colonne
overo pilastri tre per banda, ad uno dei quali pilastri v'è duoi qua
dri, l'uno ha depinto sopra un Crucifisso , con S. Francesco di Paola (4);
l'altro quadro tiene depinta la visitazione della B . V . (5 ), Nell' istesso
ordine delli pilastri nel 2° pilastro vi è un quadro di S . Giovanni Evan
gelista et nel 3° pur nel predetto ordine vi è un quadro di S . Mi
chiele Arcangelo, et S . Agostino.
Nel mezo della nave maggiore vi è una chioca di lotton, la quale
ha dodeci candelieri per ponervi dodici candele.
La sacristia è situata a mano destra dell' Altar maggiore con
porte tre, l' una che conduce nel coro, l' altra che corrisponde all’Al
tare della B . V . intitolata paliocastrini, e conduce in chiesa, la 3a
porta corrisponde, et conduce in un poco di cortile , ov' è la porta
del campanile. Dentro alla detta sacristia vi è uno armario grande
nominato della procuratia, nel quale il procuratore della chiesa , et

( Id . « et di sopravia Dio Padre ».


(2) Id . « la porta verso Levante , ove v -é l'altare della Madonna con una
palla antichissima scolpita tutta et dorata » ,
(3) Id . « et di sopravia il Spirito Santo » .
(*) Id . « fatto dal signor Lippomano » .
(5 ) Id . « fatto da mastro Vivian Segari, di Grasseoi » .
106 U . Mannucci
Cappellano tiene quelli paramenti che sono di maggiore valuta , et
prezzo . A ' torno la sacristia vi è parimente banchi per Canonici, et
armeri per riporvi paramenti in universale, et consegnati al sacristano,
tra quali armeri vi è quello ove si ripongono li calici, che ordina
riamente si adoperano ; Vi è appresso la porta, dalla parte del cam
panile, a mano destra , una cassa dove vi si ripone tapeti della chiesa ,
e dall' altra parte di detta porta vi è un lavatorio di pietra , con la
tovaglia , overo sciugamano.
Sopra l' armero dalle pianete vi una Madonna sentata (seduta ) di
rilievo in un armario con le portelle , et lampada davanti, et a canto del
prenominato armario a mano sinistra vi è un scabeletto , col suo oratorio ,
nanti ad un quadro d' uno Crucifisso . Nella sacristia predetta vi sono
Piviali, paramenti overo palij per tutti li altari, pianete d' ogni colore,
che servono secondo la disposizione della chiesa in ogni tempo a su
ficenza convenevole ,
Due ombrelle [della Scuola ] per portare il Sño Sacramento agli
infermi.
Gl'infrascritti argenti vi sono per servizio della chiesa et p .te :
Calice uno grande con la sua patena, e cassetto serato con chiave.
Una croce d ' argento d 'orato .
Un toribolo d 'argento con la sua navicella.
Un calice d ' argento lasciato dal quondam Mons. Rolani.
Un baciletto d ' argento per l' ampolette.
Una scatola d ' argento per l'ostie.
Una busia , et un paro ampolette d 'argento .
Una crocetta d'orata , et una campaneletta d ' argento.
Calici con la copa d 'argento e patena numero otto.
Sopra al campanile campane numero cinque tra grande e picciole.
Non vi essendo cimiterio , ne cosa alcuna altra da visitare ter
minò sua Sig .ria Revña la visita della chiesa Cathedrale a dì XI Feb
braio 1620.
A dì 11 febrario 1620.
Trasferitosi Mons. Revño alla visita del Castello, nella città trovò
l'infrascritte capelle private nelle case de gentilomeni particolari, et
anco publiche siccome chiaramente si narerà ad una per una ; et prima
si trasferì nella casa overo palazzo nel clar.ño Sor Zorzi Vizzamano dove
si trova una capella situata nella parte di sopra alla scala di detta
habitazione, et intitolata la Madonna di Loreto , ornata d 'un quadro
con l'immagine santa di Loreto, et Altare di legno con colonne, et
di tutte quelle cose necessarie per il Sacrificio della Santa Messa ;
Contributi per la storia della distruzione degli episc . latini 107
dalla parte manca verso ponente ha una portella, che corrisponde in
una camera et nel medesimo loco ancora ha uno balcone con gelosie
per comodità d ' ascoltar Messa stando in detta camera ; dall'altra parte
verso ponente di detta Capella vi è un andio che conduce alla cucina
di detta casa ; la quale Capella fu sospesa nella visita del q. Mons.
Garzoni, ne vi si celebra per hora più .
Detto et illico si trasferì alla Capella di S . Antonio nel Castello
di questa città et è lungha passa quattro in cinque, largha passa trè
poco più . Ha l'Altare fabricato di pietra, con le sue colonne dalle
bande; la palla di detto Altare ha l'immagine di S . Antonio , S . Li
beral, S . Francesco , et una Madonna in nubibus con alquanti angio
letti; dalla banda vi è un quadro per banda, a man drita l'imma
gine di S. Antonio in pitura greca, ornato di molti voti d' argento,
et a man manca un quadro della Madonna, sotto il quale vi è una por
tella che conduce in un loco dietro all'altare quale serve per sacrestia .
Nel mezo di detta capella nanti al predetto altare vi è un ' arca, overo
sepoltura et contiguo vi seguita un scabello , overo ingenochiatoio . A
man dritta vicino ai piedi dell'Altare sudetto vi è una cassa nella quale
vi si rinchiude et sera li paramenti di detta Capella, havendo, e to
vaglie, pali , camici, pianete, calice et candelieri a sufficienza per il
servitio della Messa ; nanti a detto altare v ' è una lampada ardente.
Questa capella è circondata da un giardino onestamente largho, con
arbori e vignete , et habitatione una c'ha stanze una ad alto, et a basso
dua. Ha detta capella uno campaniletto con una campana d'honesta
grandezza , a proporzione ; et è dotatta da molti Gentilhomini della
città, quali hanno il ius eligendi del Capellano.
Incontinente visitò una Capella posta nel cortile in uno cantone
delli Clarmi Signori Andrea et Giacomo Premarin fratelli, intitolata il
Salvatore ( ), quale è ornata di paramenti necessari per la celebrazione
della Santa Messa, et ha li suoi scabelli; verso ponente ha un balcone,
che corrisponde verso la strada ; la Palla è un quadro col Salvatore,
con cornici di legno a torno via , et vi si celebra la Santa Messa le
feste per le Gentildonne da Ca Premarin .
Detto : visitò poi la capella posta nel palazzo del q. Clarño
Sig. Marc ' Antonio Viaro sopra nel portico in un cantone in capo, la
quale è assai angusta (3) et intitolata la Natività del Signore, ornata
di tutti quelli paramenti necessarij per la celebrazione della Santa Messa,
et ha una lampada nanti. L 'Altare è lungho solamente passo uno, fon

( ) Id . « con una pala del SS . Salvator » .


(3) Id . « Che non vi può star il zagho dentro » .
TOS U . Mannucci

dato sopra quattro modegioni di pietra (1) ; la pala ha l' immagine della
Natività di Christo, con S . Gioseffo , la Madonna et altri Santi. Vi
si celebra la Santa Messa per la necessità d'una Gentildonna da Cà
Viaro d' età novantanni, et non è dotatta .
Adì XII Febbraio 1620 :
Essendosi trasferito a Santa Trinità Mons. Revíño visitò una chie
siola, quale ha un solo altare, et è assai proporzionato, sopra del quale
vi è la palla di Santa Trinità , S . Georgio et Santa Catharina con
soazze negre a tornovia ; la chiesa è lunga passo quatro e mezzo , et
larga duoi, vi sono duoi ingenochiatorij, et una campaneletta rotta so
pra un campaniletto nel colmo della chiesa, et è dotatta , la quale è
situata fuori del castello predetto verso la parte dell' arsenale.
Detto : trasferitosi nella chiesa di S. Catharina fuori del castello ,
di grandezza di passa sei, et larga passa trè, nella quale vi è un solo
altare con la pala alla greca di N . Signore e S. Catharina, et altri
Santi ; sopra detta palla vi è una croce di ferro ; vi è uno travo che
traversa detta chiesa alla quale vi è pendente una lampada ; torno a
detta chiesa vi sono molte banche, et uno ingenochiatorio nel mezzo,
et in uno cantone vi è una cassa , che tiene alcuni paramentiper l' Al
tare, et è dotatta (2).
Detto : Poco distante vi è un'altra chiesa intitolata S. Giovauni
Battista , et la visitò ; nella quale vi è un altare solo, con una palla
alla greca , con molti fregi d 'oro con l' immagine della Madonna, S.Gio
vanni Battista , S . Nicolò , S . Paolo, et S . Francesco ; nanti detto altare
vi è una lampadetta di vetro, et torno a detta chiesa vi sono banche
di cipresso vecchie (3) ; è dotatta , et posseduta dal pubblico.
Contigua alla predetta chiesa di S . Giovanni Battista , vi è la
chiesa di S. Rocco della grandezza della sodetta qui sopra nella quale
vi è un Altare solo con una pala di N . Signore, S. Rocco, S . Marco,
S . Bastiano, et S. Nicolo di Tolentino, fatta alla greca, con un bal
dacchino di sopra fatto di tavole . A ' torno della chiesa vi sono molte
banche di cipresso ; nanti detto Altare vi è una lampada di vetro ;
Dalla parte verso ostro vi è un balcone grando con la feriata , e con

( ) Id. « ... che pendono fuori di essa sala manco un brazzo, e corri
spondono sopra una scala serrata con doi porte fatte a zelosia » .
(2) Id. « et si tiene sco'a in detta chiesia , ed è di casa Avonal » ,
(3) Id . « et vi si trova alcuni quadri d'un pittor, ove sole andar a lavo
rar. Dalla parte d 'ostro v 'è una porta , che s 'intra nella chiesa di S . Rocco ,
di ragion di casa Paolini » .
Contributi per la storia della distruzione degli episc. latini 109
alcuni paramenti per ornamento dell' Altare, ha una campanella ata
cata in detta chiesa, et è dotatta da S. Marco.
XIII. detto
Trasferitosi Mons. Revño alla chiesa delli Revdi Padri Predi
catori, intitolata S. Nicolò et visitò l' Altare Maggiore, sopra il quale
è riposto il Sño Sacramento in un tabernacolo assai convenevole tutto
d'orato e foderato di seta paonazza serato con chiavi, nel quale vi è
una custodia d' argento , et una pixide parimente d' argento . Visitò an
cora la sacristia de detti R .di Padri, nella quale vi sono paramenti in
quantità ed assai bellezza , et calici molti tutti d' argento. In capo a
detta chiesa a man manca verso ostro, nanti che s' uscisca di quella,
vi è una porta che conduce in un poco d'andio , overo corticella , per
dove si entra in una chiesa overo oratorio delnome d ' Iddio, nella quale
vi è un altare di pietra con una palla della Madonna et dalle bande
vi e depinto li misteri della passione di Christo, il predetto altare è
ornato di tovaglie , candelieri, e lampada ; A 'tornovia sono dipinti qua
dri del nome di Jesů, sopra li quali sonovimolti ritratti de' guardiani
della scola del nome di Dio , di ragione della quale detta chiesa overo
albergo sono .
Detto si trasferi nella chiesa della Madonna della Misericordia
delli Rev.di Padri di S. Agostino, (1) et visitò l'Altare Maggiore sopra
il quale vi è riposto il Sío Sacramento in un tabernacolo di medio
cre grandezza, fodrato di seta rossa, con la sua chiave ; il Sño Sa
cramento è recondito in custodia d 'argento piciola ; nanti del qual Al
tare vi è una lampada di loton sempre accesa, et è ornato assai de
centemente di tovaglie, palio , et candelieri di loton. Dietro il predetto
Altare vi è un choro delli Rev .di Padri, il quale serve per sacristia
ancora essendo quel loco angusto, et hanno paramenti et calici a suf
ficenza per celebrare, et honorare il culto d ' Iddio ,
Detto trasferitosi pur nella chiesa di S. Francesco [dei] Padri del
l'Ordine Minori Zoccolanti, et visitò il Smo Sacramento riservato so
pra l'Altare Maggiore, in un tabernacolo di legno d 'orato con la sua
chiave, et fodrato di veluto cremesino, in una custodia d 'argento d 'ho
niesta grandezza et bellezza ; l' Altare è ornato di tovaglie candelieri e

( ) Id. « i quali non servono clausura, e sono al numero di otto incirca,


ove non solo non vi venne incontro il Priore o altri in nome suo con l' in
censo etc ., ma se ne fugirono anco via doi frati ch ' erano presenti, et alla
presenza del Capitolo , et molti Gentilhomini, cioè il clar.mo s . Antonio Me
libeo, il S .or Zorzi Caropulo, il S .or Zorzi Polani, et il s .or Alban Querini » .
Il resto è omesso .
110 U . Mannucci
palio , tenendovi sempre una lampada di loton nanti accesa ; poco di
scosto vi è la sacristia di grandezza perfetta nella quale vi sono molti
paramenti et di molta bellezza , et valuta, come ancora molti calici
grandi e piccioli d 'argento .
Detto visitò parimente la chiesa di S. Salvatore posta in capo
nella città verso ponente dove stanno li Rev .di Padri di S . Francesco
Minori Zoccolanti, essendo il Smo Sacramento sopra l'Altare Maggiore
in uno tabernacolo piciolo di legno d'orato con la sua chiave, fodrato
dentro di tabin cremesino ; l'Altare ornato di tovaglie , palio, e can
delieri; è riservato in una custodia d 'argento piciolo . A ' canto sinistro
del predetto . Altare vi è la sacrestia ivi vicina, nella quale vi sono pa
ramenti a sufficienza et calici, conforme alla picciolezza del loco . Nanti
al predetto Altar Maggiore vi è una lampadetta di vetro pendente e
ch'arde di continuo.
Adì, XIV, detto 1620.
Si trasferì Mons. Revño nella casa dell'abitatione del Clar. Sig.r
Andrea Polani, nella quale sopra la „scala maestra vi è una capelletta
a mano destra, ove è un Altare intitolato S . Andrea, nella palla
d ' esso vi è l'effigie della Madonna, S . Andrea , et S . Filippo, et è
ornato di tovaglie, candelieri, palio, paramenti sacerdotali, et calice,
con una lampadetta pendente accesa ; nel mezo vi è uno scabello per
inginocchiarsi ; a mano sinistra verso tramontana vi è un balcone, che
corrisponde sopra una terrazza ; detta capelletta è dotatta del sopra
detto Gentilhomo di formento misure ventiquattro .
Detto trasferitosi nella casa delli signori Renieri, nella corte
de' quali in una parte vi è una capella, con un Altare, et palla di S . Ni
colò , S . Giorgio , S .ta Marina, S . Giacomo et la Madonna in nubibus
sedente , detta chiesuola overo capella intitolata S. Nicolò , detto Altare
è ornato di tovaglie, candelieri, e palio , con una lampadetta , essendovi
solo un paramento bianco sacerdotale, nè vi è calice ; vi è una lampa
detta di vetro , et nel mezzo vi è uno scabello inginochiatorio , et ban
chette a ' torno detta capella dalla parte destra dell' Altare vi è un ar
mario piciolo per riporvi paramenti ; nè è dotatta.
Detto si trasferì nella chiesetta over capella di S , Theodoro posta
nella riva overo molo della città , sopra la palla vi è l' immagine del
predetto Santo et di S. Christophoro, fatte alla greca, l'Altare è di
pietra vecchio, non ornato d ' alcuna cosa, senza lampada, detta capella
ha duoi balconi uno per parte, essendo in isola . La chiave di detta
chiesa è tenuta da un maestro Nicolò Borin pittore, nella quale eser
Contributi per la storia della distruzione degli episc. latini INI

cita la sua professione, et ha dentro in detta capella molti quadri novi,


et vecchij, et è dotatta dalli Clarissimi Signori Premarini.
Detto trasferitosi nel Monastero di S. Chiara, nel quale vi si
entra per una corticella nanti la chiesa di detto monastero. La chiesa
è di lunghezza di passa 10 in circa, et larga passa cinque e mezzo ;
ha un solo Altare fatto di tavole con le sue colonne depinto di bianco ,
e finto di pietra. Nella palla vi è dipinto l' immagine di S . Antonio ,
S. Agnese et S. Lucia, et altre imagini. A man manca del predetto
Altare vi è un quadro grande della B. Vergine affisso nel muro , et a man
sinistra vi è un altarino sopra del quale è l'immagine di S. Chiara , cioè
una statua di rilievo. Il quale altaretto non ha sopra paramenti alcuno,
solo un palio vecchio . L ' Altare predetto grando, ove si celebra la Sma
Messa è ornato di tovaglie , palio , candelieri, e nanti di quello vi è una
lampada ardente. Dall' una e l'altra parte della Chiesa vi sono sedili
overo sedie , con duoi ingenochiatorij per parte, et nel mezzo vi è un
lectorile ; nel rimanente della chiesa, cioè à tornovia sonovi molte ban
che il tutto di legno d ' albedo, et vecchio ; sopra l' ingresso della porta
maggiore, vi è il choro, ove stanno le monache nel quale vi è un cam
panello attacato in alto sopra la grada, overo gelosie, che separano
detto choro dalla chiesa , et sopra il colmo di detta chiesa , dalla parte
di ponente sopra la porta maggiore sonovi un campaniletto con una
campana. Un' altra porta piciola sono (sic ) situata a mano destra del
l' antedetto Altare che conduce nel claustro di detto monastero ; il
qual' è coperto solamente quella parte, ch ' è contigua alla chiesa ; la
forma del monastero è quadrata, vedendosi li volti a tornovia ove spe
tialmente dalla parte di levante vedesi essere per altro tempo state
fabriche. A ponente vi sono alcune celle in alto , et a basso , quali sono
al numero di sei in tutto , in stato pessimo, che di breve, (minacciando
rovina) caderanno.
Sonovi in dette stanze due quali dicono d ' essere monache della
regola della predetta S . Chiara , l'una della quale si verifica così es
sere religiosa , et è professa , nella cella della quale vi si trovò una cas
setta nella quale vi sono molti paramenti per la celebrazione della Santa
Messa, cioè di colore bianco , rosso , e negro , ma vecchij, et un calice
d'argento. Nel rimanente dell'altra cassetta predetta vi è un casset
tino nel quale sonovi molte scritture vecchie, che contengono quelli
pochi di stabili et livelli, di ragione del predetto monastero et mona
che. – Nell'altre stanze vi stanno poverette per l'amor di Dio . Nel
centro del chiostro antedetto vi sono un giardinetto con piante di di
versi frutteti. In esso Monastero d 'ogni parte ci possono entrare, per
essere aperto et distrutto quasi del tutto . Nella chiesa predetta si ce
II2 U . Mannucci
lebra la Santa Messa una volta al mese contribuendo ad un religioso
perfini quaranta di elemosina all' anno . .. . .
Detto poco vicino dell'antedetto Monastero v' è l'hospedale della
militia della città , dove trasferitosi Mons. Revño nel cortile a basso
trovò un salone dove stanno gl' infermi l' estate, nel quale vi era molti
para di cavaletti da letti non forniti ; sopra l' ascesa d' una scala di pie
tra v' è un altro salone dov' erano letti trenta, quindeci per parte, nelli
quali vi erano infermi. In capo alla predetta sala vi è un Altare di le
gno con una palla intitolata la Madonna et S . Cosmo, e Damiano; nel
qual Altare si celebra due volte al mese havendo paramenti et un ca
lice di rame d 'orato .
A ' basso in capo al cortile vi è una capella ( ) senza palla , nella
quale solamente vi è sepolture per sepelire gli soldati deffonti.
Sonovi Procuratori del suddetto Hospitale, cioè il Clarño S. An
tonio Zancaroli Melibeo, l'Eccellentissimo Sig.' Zorzi Montuori, et il
Sig.' Zorzi Minoto.
15 detto .
Trasferitosi Mons. Rño Vescovo alla chiesa , et Monastero delle
Rev.de Madri della Madonna de' Miracoli dell'ordine di S. Domi
nico (3) il tutto fabricato di recente dalla Clarissima Signora Marussa
Mengano, la qual chiesa è di lunghezza di passa 10 et larghezza passa
sei ; ha trè altari fabricati tutti di legno intagliati et dorati ; sopra la
Palla dell' Altar mgggiore vi è l' Assuntione della Madonna, S . Laz
zaro et Catharina da Siena, et molte monache dell'ordine di S. Do
minico. L' Altare a man destra vi è un Crucifisso , S. Zorzi,e S .Gio
vanni. L' Altare a mano sinistra, vi è una Madonna, con li Misterij
del Smo Rosario. Questi Altari tutti sono ornati di Tovaglie, Cande
lieri, e Palij secondo l'ordine ecclesiastico , come ancora paramenti sa
cerdotali in bona quantità di seda, ricamati, e di non poco valore .
Hanno ogn 'uno di questi Altari la sua lampada di lottone sempre ar

(1) Id . « alla greca, intitolata s. Pietro et s. Paulo » .


( ) Id . omette quasi tutto : « Si trasferi alla Chiesa della Mad .na dei Mi
racoli, Monache dell' Ordine di S . Domingo ; qui v ' è un Mon.ro contiguo a
d .a Chiesa qual'è fabricato , si il monistero come la chiesa et'anco dotato per
12 monache a ragion de 40 ducati per una all' anno, et esso Mons. Ill.mo
oltre l'hauer procurato la detta dote, v 'ha introdotto et posto la clausura , et
insieme ha fatto ch'ognuna... faccia la professione etc . La detta Chiesa et
Mon .ro sono in ottimo stato , non vi mancando cosa nissuna necessaria nella
Chiesa per il culto di Dio , anzichè è addobbata et arricchita d'ogni cosa ne
cessaria per le fontioni ecclesiastiche, niuna eccettuata » .
Contributi per la storia della distruzione degli episc. latini 113
denti. A mano destra dell' Altar maggiore vi sono banche affisse nel
muro di legno, qual corrisponde nella sacristia delle monache che ivi
si comunicano ; poco discosto dal detto, vi è una porticella della quale
le monache sacristane servonsi per entrare nella chiesa a ornare gli
Altari predetti, et serare la porta maggiore che risponde nella via pu
blica ; dall'altra parte, pure, dell'Altare maggiore, sonovi banche affisse
nel muro nel modo predetto , et al dirimpetto della porticella della sa
cristia delle monache vi è un ' altra porticella che risponde nella sacri
stia dove li sacerdoti si parano per la Santa Messa . In detta Sacristia
vi sono un'armero dove stano et paramenti, et calici, messali ; un al
taretto sonovi dove il sacerdote s' appara , et anco può fare le sue ora
tioni; sopra la sacristia predetta vi è il campanile di detta chiesa alto
con proportione assai convenevole sopra il quale vi è tre campane. e
l'ingresso di detto campanile è nella stessa sacristia. Nel mezo della
detta chiesa vi sono due scabelli per ingenochiarsi, et a tornovia so
novi banche portatili per sedere ; in capo di detta chiesa a mano de
stra , vi è un organetto portatile delli maggiori che si faccino, posto
sopra un solero posticio . Nella sacristia delle monache vi sono banche
per ingenochiarsi mentre vengono per comunicarsi; vi è un Altare in
capo della detta con una palla con alcune figure, cioè la Madonna, un
Crucifisso , da un canto, cioè a man dritta, vi è un armiero affisso nel
muro dove le monache serbano paramenti sacerdotali, d 'Altare, et ca
lici d 'argento , turriboli et altro .
Questo monastero è stato serato l'anno del 1615 et fatto clausura
del 1616 da Mons. Vescovo Garzoni, et fatta fare nel medesimo tempo
proffessione a dodici monache, conforme alla Bolla Pontificia data in
Roma l' anno 1609. Quali monache sono dotatte di ducati venetiani
quaranta per ogn'una all'anno dalla antedetta Signora Marussa Men
gano fondatrice di detto monastero . Hora ritrovandovisi dentro la pre
detta fondatrice con altre cinque monache proffesse, et dotatte del suo
proprio patrimonio d 'ogn'una, sonovi in detto Monastero duemonache
laiche del abito terzino del detto ordine di S . Dominico. Più vi sono
anco cinque novizze dotatte del suo patrimonio , quali tutte monache
vivono in comune, conforme alla regola loro ; et stanno nel novitiato
loro ad imparare con le loro maestre assegnateli.
Il predetto ha abitationi convenienti e commode per le monache;
A basso sonovi cucina, dispensa , reffettorio ,magazzeni, et altre stanze.
Di sopra vi è il dormitorio con celle trenta nell'ingresso del quale,
sopra la scala , vi è una porta sicurissima et in capo al detto dor
mitorio vi è parimenti una porta che conduce nel choro delle monache
in chiesa posto in alto , con le sue gelosie et coltrine avanti, nel qual
BESARIONE XVIII-1°
114 U . Mannucci
Choro recitano alla latina l' officio quotidianamente di S. Dominico .
Appresso la porta publica dell'ingresso in chiesa, vi è una porticella
che conduce in una stancietta dove è il parlatorio con la sua rota per
il commodo e necessità delmonastero, in detta stancia medesimamente
vi è un 'altra porticella , che conduce in un' altra cella, overo stanzietta ,
dove si parla alle monache, con duoi balconi honesti con le sue fe
rade et gelosie . Poco più a ' basso dell'antedetta porta vi è la porta
che conduce dentro al monastero serata, et bene custodita.
Procuratori del prenominato monastero sono il clarío Signor An
tonio Zancarolo il grando, il clarío Signor Zorzi Vizzamano fo' del
S.or Bernardin, et il Mag.co Signor Antonio d'Anzoli mercante » .
Segue nel fascicolo la visita personale del clero, cioè dei canonici :
1. Galeazzo Riccio, can. della prebenda di Chistomato : bolla
22 settembre 1596 .
2. Giov. Batt. Chiesa , can . penitenziario , della prebenda diMo
nocu[cc ]odo : bolla 15 febbraio 1610 .
3. (Carlo Baldo, can. d'Arcales ; schiavo dei Turchi da duoi
anni fa) ( ) .
4. Vincenzo d'Arazzo , can. della Calepa detto Stallò ; bolla
19 aprile 1607.
5. Fabio Giordano , can . teologo, della Galata ; bolla del 1607 ,
possesso il 26 luglio 1608 .
6 . Pietro Durante, archidiacono : lett. ap.liche del 6 agosto 1608 .
7. Bernardino Durante ; canon . di S . Zuane Theologo, bolla
del 6 dicembre 1613.
8. Antonio Noxeni, prebenda di S. Marina; bolla del 1619. (Nel
1616 lo possedeva Angelo Gattinieri, romano, con bolla del 1589) .
9. La tesoreria vaca per obito del can. Stefano Rossi (3 ).

5. Relatio XII quadriennii exhibita die 10 april. 1633 .


Consta di un foglio , firmato e sigillato dal vescovo Bernardo
Florio , Ord . Cruciferor, e reca la data del 14 gennaio 1633. Nulla
aggiunge di interessante, se non il progetto di erigere il Seminario
nel monastero di S. Clara, alla morte dell'unica terziaria che v 'era
rimasta .

(1) Nella visita del 1616 comparisce e presenta la sua bolla data il 2
gennaio 1603. Era Agriense.
( ) Id. c . s. titolo del 9 gennaio 1615.
Contributi per la storia della distruzione degli episc. latini ! 15

6 . Relatio XIli quadr. exhib die 13 mart. 1638 .

In tutto come sopra. Il Seminario è istituito « Reperitur semina


rium apertum sive schola Clericorum pro litteris et cantu a moderno
Episcopo erecta » , ma il monastero di S . Clara ancora sussiste « unde
Epus. intendit Deo bene adiuvante ipsum restaurari et sub clausura
redigere » . « In Civitate sunt duo ritus : latinus et graecus... dedit
tamen Epus. operam ut in Castello praecipuo Bicorna aedificaretur ec
clesia latina sub titulo S. Petri, quemadmodum etiam in Casali Elos
aliam aedificavit sub invocatione S . Georgii Martyris ».

7. Relatio Status eccl. Agien . SS. Dño N . Urbano PP. VIII.


È data da Roma, ai 7 maggio 1641, dal medesimo Vescovo.
Non aggiunge che qualche notizia su la nuova Chiesa edificata in
Elos : « Et nuper Epus. aedificauit in loco per XL milliaria a civitate
distante, Elos dicto , ecclesiam parvam , D . Georgio dicatam , ex prae
cepto S . Cong. de Fide Prop ., eo quod ibi reperiantur Viri et Mulieres
latini ritus ; in quo plura sacra fiunt, et sacramenta a fr. Ord. S. Do
minici administrantur ad Episcopi libitum amovibili,... donec ulteriores,
Deo dante, fiant proventus et possit dicta Ecclesia erigi in paro
chialem » .

8. Commendatizia del Senato Veneto pel vescovo Benzi (1).

28 ottobre 1645 in Pregadi. All'Ambasciatore a Roma.


Mons. Milano Benzi, vescovo della Canea, dopo la resa di quella
città , capitato qui e presentatosi nel Collegio Nostro se ne viene a
(") Alcune sue lettere sono nell'Archivio di Propaganda, Lettere antiche,
vol. 149, fol. 218 ss . ; 169, fol. 225 ss ., e fol. 382 ss. Trascrivo da quest' ul
tima ove fa un bell'elogio del prov.le Bertini O . P . un tratto che non mancherà
di interesse per conoscer l' uomo : « Quanto al gouerno di questa Chiesa, vo
operando quello si può nelle difficultà che s'incontrano in faccia d 'un rito di
verso, sottratto quasi del tutto alla mia giurisdizione, et pieno di disordini
nell' amministrazione dei sacramenti e nell' uso delle cose sacre. L ' opponersi
al sinistro corso degli abbusi già inueterati sarebbe un esponersi infruttuosa
mente alla rabbia della moltitudine ; con la destrezza opportunamente si por
gono molti rimedii, e Dio s ' è degnato di dare effetto a più d' una machina
da me diretta al suo santo seruitio , il quale non si può conseguire in queste
parti che con stratagemmi». V. anche sotto , alla diocesi CISSAMEN .
116 U . Mannucci

cotesta Corte. Ha egli con la sua Chiesa perduto quanto aveva, trascu
rando negli estremi le cose proprie, studioso solo di presservare le
sacre, e togliere le Monache, come ha fatto , dalle mani dei Turchi.
Spogliato però d 'ogni altra cosa , e solo vestito dimerito, insigne per
le sue degne et valorose azioni, avendo supplito , non solo a tutto quel
più che far poteva un buono et zelante Prelato in occasione sì diffi
cile et grande; ma essendo concorso sempre uigorosamente alli luochi
più pericolosi, essortando con la uoce, et dando essempio con l'opere
agli Ecclesiastici, non solo Latini, ma alli Greci et secolari ancora, di
sostenere con coraggio l'empito de' Nemici et resistere con sofferenza
alle fattiche e disaggi per amor di Dio, et diffesa della Patria , per
testimoniare la propria fedeltà alla Repubblica a gloria di Dio et pres
servatione della Religione, fruttuosissimo è però riuscito l'impiego suo
nel corso tutto dell'assedio ; et nella resa ha procurato lasciar impressa
negli animi la Fede Cattolica, et quella verso il Prencipe naturale ,
essortando a incontrare et intraprendere l'occasioni, che rappresentar
si potessero di redimersi dalla tirannia dei Turchi, et rendersi nel
Grembo di S . Chiesa sotto il Dominio della Repubblica. Non ha lasciato
addietro insomma cosa alcuna , che per lui sperar si potesse, onde
merita somma lode per il Zelo , per il valore et per la virtù ch 'ha
dimostrato ; non essendogli rimasto altro capitale che quello del proprio
merito ; Vi commettemo con il Senato , che portando al Sommo Pon
tefice un pienissimo attestato dell'operato da detto Mons. Vescovo, in
conformità di quanto è sopra esposto, dobbiate in nostro Nome viva
mente raccomandarlo alla Santità Sua, et al Signor Cardinale Pam
filio, perchè sia provveduto et redintegrato nell'occasioni di vacanze
et nel modo, che parerà più pronto, et proprio alla Beatitudine Sua ,
che ciò valerà non solo a giusta ricompensa al detto Vescovo ma ser
virà anco d'esempio et stimolo agli altri l'imitarlo in simili occasioni.
Aurelio Bertolini N ., D .

Una conferma del valore spiegato dal Vescovo Benzi in quella


circostanza, si ha ancora nell'effetto di questa commendatizia . Infatti
il Pontefice Innocenzo X lo creò prefetto della città di Norcia , e poco
dopo Commissario Generale delle armi ecclesiastiche,nella quale carica
morì in Benevento . Una sua sorella , Candida, andò sposa ad Agostino
Ottoboni, fratello del papa Alessandro VIII.

Dott. UBALDO MANNUCCI.


BOLLETTINO

A TRAVERSO I PERIODICI ARABI

Nel numero 123 di questa rivista , pochi mesi" or sono, abbiamo


dato un breve sunto di parecchi articoli pubblicati in diversi perio
dici arabi, fra i quali « Almaśriq » edito a Beiruth per cura dei
padri gesuiti dell'Università di S . Giuseppe. Oggi ci occuperemo di
quest'ultimo periodico , mancandoci il tempo necessario a percorrerne
tanti altri ; dando notizia soltanto di quegli scritti che hanno una qualche
attinenza con gli studi orientali, religiosi o profani che siano , studi
che costituiscono il vero e proprio campo di questa eccellente Rivista .
Nei numeri dell'annata decorsa (1913) si trova la continuazione
del lavoro da tempo intrapreso dal benemerito P . Cheykho intorno
alla letteratura araba preislamica. L 'oggetto di questa seconda parte
del suo studio è il cristianesimo e la letteratura araba prima del
l'Islam ; egli enumera tutti i benefici recati a tale letteratura dai Cri
stiani: « Sono stati essi, afferma l'autore, che insegnarono agli Arabi
pagani l'arte della scrittura araba; mercè le loro dottrinemonoteisti
che troviamo introdotti nella lingua molti vocaboli che indicano la
divinità con i relativi attributi » . Finalmente egli fa un lungo elenco di
parole prettamente cristiane passate nella lingua di Maometto , come
ad esempio : Dio , inferno, angeli ecc.; quindi, conclude l'autore,
« tutte le parole che nel Corano e nel Hadit esprimono il giudizio uni
versale furono già adoperate dai possessori del Libro ( cioè i Cristiani)
nell'età preislamica » .
Noi non ci fermeremo troppo ad esaminare quanto di vero con
tengano queste asserzioni, nè seguiremo l'autore in tutte le conclusioni,
cosa troppo lunga adesso , e che ci riserviamo di fare a lavoro com
piuto . Per ora ci contentiamo di rilevare alcuni punti di carattere ge
nerale e transitorio , con qualche osservazione di cui potrebbe servirsi
l'autore per la continuazione del suo studio , e per correggere alcune
inesattezze , in cui egli è incorso in un altro lavoro analogo, cioè, nel
libro sui poeti cristiani (älaill sker ), asserzioni che troviamo
118 1 . Cattan

ripetute ed affermate in questa sua nuova opera che è oggetto del


nostro esame.
Nella quale, anzitutto , l'autore cade in esagerazione quando attri
buisce al cristianesimo tanta efficacia, da eclissare quasi quella delle
altre religioni preesistenti all'islamismo in Arabia, che al pari del cri
stianesimo diedero il loro contributo alla letteratura araba.
Come egli sia giunto a queste conclusioni, lo dice quando aper
tamente dichiara che i due grandi fattori del nuovo impulso ricevuto
dalla letteratura araba, furono il diffondersi del cristianesimo in quasi
tutta la penisola già prima di Maometto e il numero rilevante di poeti
sommi arabo - cristiani; dai quali fattori egli deduce quanta influenza
doveva esercitare il cristianesimo sui rozzi figli del deserto . Se ciò
fosse rigorosamente vero , non esiteremmo a condividere pienamente
l'opinione del padre Cheykho ; ma, come vedremo subito, le sue ar
gomentazioni non poggiano sopra basi sicure, ed i fatti che egli cita
come accertati, debbono ancora passare per il vaglio della critica.
Diamo alcuni esempi degli uni e degli altri che valgano a dimostrare
la nostra tesi, entro i limiti che già ci siamo proposti.
L 'estensione geografica popolata da Cristiani a quell'epoca , possia
mo dire che generalmente fosse quella limitrofa alla Siria ed alla Me
sopotamia, mentre nel centro della penisola e verso la parte del sud
e dell'ovest, il numero dei Cristiani era scarso o nullo ; laddove i giu
dei contavano forti nuclei specie nel Higaz, (fatto dovuto alla prece
denza di tempo che ha avuto il giudaismo sul cristianesimo nel per
vadere la penisola ) e vi avevano raccolti molti proseliti fra gli arabi
idolatri. Non parliamo poi dei Sabei e dei Hanifi, religioni e sette
monoteiste anch'esse, che alla loro volta contavano delle migliaia di
adepti, di modo che Maometto stesso più tardi non disdegnò di di
chiararsi hanif. Dato questo fatto incontestabile non si sa perchè non
si debbano attribuire ad una di tali sette monoteistiche tutti quei
vocaboli esprimenti l'unità di Dio e tutte quelle verità che sono il ca
posaldo della Tora, come, Dio, la vita futura, il giudizio e la resur
rezione, gli angeli ecc. che l'autore attribuisce ai Cristiani. Quanto poi
all'arte dello scrivere che sarebbe stata insegnata dai Cristiani agli
Arabi, non si può ancora affermare in modo definitivo, perchè trovia
mo l'alfabeto ebraico adoperato per scrivere l'arabo (di che per certo
non possono essere stati autorii Cristiani), come appare chiaro dal fatto
diWaraqah ben Naufal, tramandatoci dall'autore del Libro delle Can
zoni, il quale scriveva il vangelo arabo con caratteri ebraici (-) .

(") Cf. III, 14 .


A traverso i periodici arabi 119

Passiamo ora al secondo punto , cioè il gran numero dei poeti


cristiani prima e dopo Maometto. L 'unica norma che guida il nostro
autore in questo studio , sono i criteri interni; basta che un autore
abbia fatto menzione in una delle sue poesie di alcunché di culto cri
stiano, per affermare che quel poeta è Cristiano, senza darsi la pena
di percorrerne tutti gli scritti per vedere se vi si legga qualche cosa
che con il cristianesimo sia incompatibile ; per questa mancanza di
ricerca , egli, nel suo libro sui poeti cristiani, e nel suo recente studio , as
seri come Cristianimolti idolatri o appartenenti ad un altro culto, co
me si vedrà dai seguenti esempi.
La letteratura araba non possiede, prima diMaometto , che pochi
scritti poetici, e questi consistono in sette poesie, peraltro lunghe, ap
partenenti a sette autori diversi. (1) Queste poesie, appunto per la loro
originalità , per la loro perfezione tecnica, sono state così stimate che
una tradizione, non dispregevole , ritiene che fossero scritte con ca
ratteri d 'oro e appese sulla porta della Ka'aba ( di qui il loro nome
di Muallaqât = appese ) affinchè tutti i pellegrini della Mecca potes
sero vederle ed ammirarle . Gli autori di queste poesie sono Imru 'l
Qais, Țarafa, Zuhait, 'Amru bnu Kultùm , al-Haritbnu Hilliza, 'Antara ,
e Labid . Ora di questi sette, i primi sei, asserisce il p . Cheykho,
sono cristiani! Sarebbe cosa lunga esaminare tutti i ragionamenti
addotti dall'autore per sostenere la sua ardua tesi ; accontentiamoci
di esaminare gli argomenti che riguardano il primo di questi sei
convertiti al cristianesimo, cioè, di Imru'l- Qais, e ab uno disce omnes .
I principali argomenti che egli adduce sono: 1) La mancanza as
soluta nei suoi versi di alcun indizio che ce lo faccia credere idolatra .
2) Dalla lettura dei suoi versi s'apprende di leggeri che ammetteva
l'unità di Dio , la risurrezione... 3) Egli nomina nelle sue poesie le
lanterne dei monaci e ha visitato la Terra Santa. 4) La diffusione del
cristianesimo in Kinda, tribù del poeta. 5) L 'essersi rivolto all'impe
ratore Giustiniano per rivendicare il potere perduto . Questi sono i
principali argomenti della sua tesi, senonchè tutti di carattere negativo
che non valgono a stabilire una vera ipotesi e tanto meno una tesi.
E prima di tutto una questione pregiudiziale si può fare sul suo no
me di Qais, nome d 'un idolo adorato dagli Arabi pagani, il che ci
ſa sospettare della fede da lui professata . Inoltre, è vero che nei versi
del poeta non si ha indizio del suo paganesimo,ma troviamo sempre

(1) Queste poesie furono chiamate Jlebell enoulle « sette lunghe » perchè
all'epoca in cui furono raccolte da Hammad Ar-rawiah , non se ne avevano
altre di tale lunghezza e la letteratura araba non possiede nessuna epopea .
I 20 B . Cattan
indizi non dubbi del suo monoteismo ? Noi crediamo il contrario , e
quand'anche fosse vero che il poeta Imru ’l-Qais si manifesti comemo
noteista , non segue da ciò che fosse cristiano, per la semplice ragio
ne che altre sette nella penisola arabica professavano l'unità di Dio
come abbiamo già sopra accennato , senza essere Cristiani. ( ) Del resto
indizi non dubbi nelle poesie del poeta , che certamente sono sfuggiti
al p. Cheykho, attestano il suo paganesimo. Come di solito saremo
brevi nelle citazioni.
Un argomento caratteristico si ricava dal suo celebre atto verso
un idolo a lui ingrato : era stato ucciso il padre del poeta dai bani
Asad, ed egli voleva trarre vendetta degli assassini; si recò quindi
dall'idolo Du'l-Halaşa , nella città di Tabála , al nord di Nagran ,per con
sultarlo , e tirò come si soleva fare una delle tre freccie chiamate « l'ordi
natrice », « la inibitrice » e la « temporeggiatrice » . Egli tirò la seconda
poila spezzò gettandone iresti in faccia all'idolo esclamando, oltre ad una
bestemmia : « Se tuo Padre fosse stato ucciso tu non m 'avresti consi
gliato d'attendere ! Ora domandiamo noi, non è piuttosto lecito di sup
porre che il poeta fosse pagano, quando mancano prove solide ed evidenti
che ci attestano il contrario ? Dipiù , comepuò coesistere l'asserzione del p .
Cheykho che nega categoricamente ogni indizio del paganesimo del poe.
ta ? E come si spiega la fede del poeta nella divinazione äskel, come
risulta dalle sue poesie, e quella consuetudine, diremo quasi generale
nella sua famiglia, di divorziare senza scrupolo ? Ma non è tutto ; il
poeta pagano, chi sa per quale ragione, si rivolta contro l'imperatore
bizantino, lanciandogli l'insulto di non essere circonciso :
‫لأنت اقل الا ما جنى القمر‬ ‫تي حلفت يمينا غير كاذبة‬
(9) Ci piace riferire a proposito le parole del valente orientalista Reynold
A . Nicholson , M . A . lett. D . nella sua opera : A Literary History of the A
rabs », di cui abbiamo curata una traduzione italiana in corso di stampa.
Egli a p . 135 così dice : La religione ebbe cosi poca influenza sulla vita degli
antichi Arabi, che non possiamo sperare di trovare traccia di essa nella loro
poesia . Essi credevano vagamente ih un Ente Supremo, Allah , e più precisa
mente nelle sue tre figlie – Al- låt, Manat e al-' Uzza – che erano venerate
in tutta l'Arabia e la cui intercessione era specialmente accetta ad Allah . C ' e
rano inoltre numerosi idoli tenuti in gran conto , finchè essi riuscirono a por
tar la fortuna ai loro devoti. Di vera pietà il beduino , in generale, non sa
peva nulla . Non sentiva nessun bisogno di pregare le sue divinità , sebbene
giudicasse opportuno di giurare per esse. Invovava Allah nelle ore di peri
colo , come chi annega si aggrappa al fuscello . Invece la sua fede nelle ceri
monie superstiziose era infinitamente più profonda ; non prendeva mai la sua
religione troppo sul serio , ne apprezzava più facilmente e più rapidamente i
vantaggi pratici... » .
A traverso i periodici arabi I 21

Ora, si domanda, come si può concepire che un cristiano possa


rinfacciare a un suo correligionario di non essere circonciso, dato che
la circoncisione sia esclusa dal rituale cristiano ? Nè si può obbiet
tare che la circoncisione era praticata dai Cristiani senza produrre delle
prove convincenti, perchè già nel concilio gerosolimitano il collegio
degli apostoli proclamò solennemente essere abolita la circoncisione e
che tutti i pagani che volevano passare al cristianesimo non doves
sero affatto essere obbligati a subire tale rito , come pretendevano i
primi giudeo- cristiani, mentre il nostro poeta viveva in pieno secolo
sesto ! Innanzi a questi indizi la menzione delle lanterne dei monaci
non varrà mai a corroborare la sua tesi, neanche il viaggio del poeta
per la Palestina vale ad aggiungere una probabilità al suo cristiane
simo, perchè bisogna provare anzitutto che egli fece quel viaggio a
scopo religioso .
Quanto poi al fatto che Imru’l-Qais invocò l'aiuto (verso il530)
dell'imperatore bizantino Giustiniano per rivendicare il potere civile
di Nagd, perduto con l'assassinio di suo padre da parte di Bani Asad,
non potrebbe mai dimostrare che il re errante la all subl era cri
stiano, perchè è un fatto ancora vivente che la politica non ha reli
gione. Ecco il motivo del suo viaggio in Costantinopoli e Palestina dato
dal HUART nella sua letteratura araba: « Vers l'an 530 l'empereur
romain Justinien , qui avait pensé à utiliser ses services [di Imru ’l-Qais]
contre les Perses qui menaçaient les frontières, l'autorisa à venir le
trouver, à la demande du prince de Ghassan (1), qui commandait pour
les Romains la frontière de Syrie ; il fit un voyage en poste jusqu 'à
Constantinople, où il séjourna longtemps, attendant une place, qui ne
venait pas, de la part de l'empereur déjà vieilli. Nommé phylarque
de Palestine, il retournait au désert, lorsqu 'il mourut à Ancyre, em
poisonné, sur l'ordre de l'empereur et d 'après la lègende, par le don
d'un manteau d 'honneur, robe de Nessus qui couvrit son corps d 'ul
cères, pour avoir séduit une princesse » (?) .
Se non dovessimo tornare sul soggetto , quando il p. Cheykho
ayrà finito il lavoro suo, avremmo fatto altrettanto intorno agli altri
cinque sommi poeti, negando, fino a nuove prove, il loro supposto

(') Il regno di Gassanidi all'ovest del deserto siriaco, era uno stato vas.
sallo dei Romani per difendere le loro frontiere della Siria ; come i Persiani,
dalla loro parte , crearono a Hira a nord - est dell' Arabia , uno stato vassallo a
difesa della Persia . Il regno dei Gassanidi, oriundi dell'Arabia meridionale ,
cessò nel 614 d. C .
( ) C . HUART, Littérature arabe, p . 10 -11.
122 B . Cattan
cristianesimo. Abbiamo voluto citare di preferenza quei nomi, per la
loro celebrità e antichità ; ma vi sarebbero altri poeti e scrittori di
minor grado dei precedenti che l'autore battezza cristiani appoggian
dosi sempre su futili argomentazioni e lontane congetture , come si
potrà giudicare dai seguenti esempi.
Non vi è una persona che sia al corrente di letteratura araba,
che non conosca che il celebre poeta Assamau’al era ebreo. Invano
si cercherebbe nell'antichità uno storico che menzioni il cristianesimo
di detto poeta , ma tutti unanimemente ci dicono che era un ebreo
della tribù di Kinda, fra cui,molto probabilmente, non si contavano
dei Cristiani. Anche il padre Cheykho, prima nella sua antologia , soste
neva che Assamau ’al era ebreo (1 ), poi in quello sui poeti cristiani
cambiò d 'opinione, asserendo che il poeta fosse stato cristiano, opi
nione che egli confermò per la scoperta di un nuovo documento , che
noi sottomettiamo al giudizio del lettore.
L 'orientalista Hirschfeld scoprì nel 1906 una poesia breve attri
buita al poeta Assamau’al, che trovavasi fra dei manoscritti ebraici,
scritta anch'essa con caratteri ebraici. Il dottor Margoliouth la pub
blicò nel « Journal of the Royal Asiatic Society of Great Britain and
Irland » nel 1906 , p . 363. Il padre Cheykho la pubblicò nella rivi
sta Almaśriq (IX p . 482-483). Essa incomincia così:
‫اسمع جوابی لست عنك بغافل‬ ‫الا أيها الصف (?) الذي عاب سادتي‬
Tutta la poesia è di carattere religioso e di concetti che si di
rebbero tolti dal salmo 104 come giustamente osserva il p . Cheykho.
Fin qui, non si poteva dedurre nessuna conseguenza , senonchè, uno
dei lettori i Almasriq, il padre DAVID MAGDASILU, spedì alla suddetta
rivista la poesia stessa che egli trovò, come asserisce , in un mano
scritto antico ; però è da notare che questa copia porta in fine que
sto verso :

‫فاهدي بني الدنيا سلام التكامل‬ ‫وفي اخر الازمان جاء مسكنا‬
« Nella pienezza dei tempi venne il nostro Cristo che donò al
mondo la pace perfetta » .
Ora è evidente che questo verso di conclusione è interpolato da
una mano cristiana, nel caso che fosse questa poesia della penna di
Assamau'al;ma noi non possiamo ammettere questa ipotesi, primo per
chè istituendo un confronto fra questa poesia e quella che conoscia

)2( Cir. ‫ معاني الأدب‬vol. 3, 313.


A traverso i periodici arabi 123

mo di Assamau’al, corre grandissima differenza, sia dal punto di vista


della tecnica della poesia sia da quello del genio poetico , special
mente se viene paragonata con quella celebre qasida che incomincia
con la bellissima sentenza :

‫فكل رداء يرتديه جميل‬ ‫إذا المرء لم يدنس من اللؤم عرضه‬


In tutta questa composizione il poeta intende lodare la sua gente
enumerando tutte le virtù cavallerсsche di cui era essa abbellita e re
spinge con forza le infamie lanciate contro essa da parte dei suoi
nemici. Fra tutte le lodi che attribuisce alla sua gente non vi è una
sola che si riferisca alla loro religione per il fatto che nessuno degli
Arabi pensò di screditarli da questo lato , ma le sole tacce che gli
avversari attribuiscono loro sono la inferiorità numerica , l'avarizia e
la debolezza, ed egli combatte valorosamente queste accuse afferman
do, come loro proprietà assoluta, le virtù opposte (1). In quest'altra
supposta poesia di Assamau’al, non si parla che di cose religiose,
un tentativo, probabilmente , d 'un devoto israelita che inneggia alle
glorie d 'Israele, imitando il suo correligionario che cantò prima le
virtù dello stesso popolo, e l'attribuì al loro sommo poeta dell'anti
chità araba, Assamau'al ben Adiya, che alcune tradizioni vogliono
essere discendente di Aronne fratello di Mosè. Quanto poi all'ultimo
verso , non v'ha dubbio che debba ritenersi quale interpolazione d 'una
mano cristiana. Del resto tutta l'antichità , al pari degli scrittori mo
derni, se si eccettua il p. Cheykho, ritengono Assamau'al quale
ebreo, come lo dice del resto lo stesso suo nome. Ecco intanto quel
che scrive in proposito l'orientalista Huart, parlando dei poeti giudei:
« Dans les villes du nord du Hedjaz habitaient des juifs, qui peut
être avaient quitté la Palestine au moment des guerres sous Titus et
Adrien , mais la tradition locale fait remonter leur émigration jusqu 'aux
temps qui suivirent la mort de Moïse, et dit qu 'à la conquête romai
ne les Qarizha (Qourayzhal, les Hadal et les Nadhîr vinrent rejoin
dre leurs coreligionnaires. Ces colonies avaient été un centre de pro
pagande religieuse, et des tribus arabes s'étaient affiliées à elles. Elles

(") Fra gli Arabi antichi erano grandi virtù il valore , la generosità e la
superiorità numerica, ragione per cui, cercavano di adottare dei figli i öksüwyl.
Il Profeta Maometto disapprovò tale consuetudine per non defraudare i di
ritti di eredità dei figli naturali; ed egli riuscì in parte , perchè anche dopo
Maometto continuò, benchè in piccola proporzione, l'adozione; ed i giure .
consulti musulmani fissarono dopo per questo atto , norme di cui non è qui il
luogo di parlare .
124 B . Cattan

n 'avaient conservé que leur religion ; leur langue était devenue pure
ment arabe. Elles se mirent à chanter à la façon des nomades, et
eurent leur plus grand poète dans la personne de Samaual (Samuel),
petit- fils d ' Adiya.... » (')
Ci fermeremo a questi esempi, passando sotto silenzio molti altri
nomi, che il padre Cheykho cita come di poeti cristiani, per esempio ,
quelli di al-Mutalammis, ‘Alqamah , Salamat ben Gandal, Al-Muhalhil (2),
ad- Dubiani e lo scrittore Ibn'l-Muqaffa ', ecc. e molte ben fiacche argo
mentazioni, come, per esempio , quando parlando di Ad-dubiani ar
gomenta il di lui cristianesimo dal fatto che questo era alla corte
dei Gassanidi, che erano cristiani e li lodava con celebri poesie ;
mentre è cosa conosciuta che i bardi arabi miravano alla lauta ri
compensa del principe da loro lodato , astrazione fatta della religione;
così fece pure al-Ahțal, poeta cristiano, che viveva alla corte islami
tica di Damasco, e gli elogi detti in favore degli Ommiadi superano
ogni dire ; e nessuno ha pensato di dedurre da ciò che fosse stato
musulmano. (3) Tale cosa si pratica fino ai nostri giorni. Citerò un esem
pio tipico di data recente. Muore a Tiro, pochi mesi sono il metro
polita greco cattolico Mons. Zulḥuf ed un poeta musulmano gli de
dica un elegia piena di concetti religiosi cristiani, che si direbbe fatta
da un cristiano. Infatti egli così dice :
‫تحاكي الصفا في ركنها والتوط‬ ‫وكم بيعة فيها بنيت كبطرس‬
‫أقيمت بجنات النعيم المختبر‬ ‫بنعمة روح القدس روحك أرخوا‬
(1) C . Huart, Littérature Arabe, p - 27 .
(%) Il compianto filologo arabo , Ibrahim Al- Yazigi, osserva nella sua ri
vista letteraria Ad- Dià ( V , 217 -218) che mentre il padre Cheykho afferma
i cristianesimo del poeta Muhalhil, cita di lui, nello stesso libro il seguente
verso, in cui appare chiaramente l'anima pagana dell'autore ;
‫معبودة قد قطعت تقطيعا‬ ‫كلا وانصاب لنا عادية‬
dove, egli giura per quei propri idoli che sono da loro adorati. Il che non
lascia alcun dubbio intorno al paganesimo di Muhalhil,
(3) È da notare un fatto che merita d 'essere rilevato . Il poeta Ad dubiani
nella sua poesia in cui loda i Gassanidi e parla della festa della domenica
delle Palme, avendo cosi occasione di menzionare la loro religione, non in
clude mai se stesso fra i seguaci della religione professata dai cristiani Gas
sanidi, e dice fra le altre cose quanto segue : « La loro patria è quella di
Cristo (la Terra Santa ), e la loro religione è retta , e mirano solo alla mer
cede eterna » :
‫قويم فما يرجون غير العواقب‬
Noldeke, Delectus, p . 96 .
‫قلتهمذات الإله ودينهم‬
A traverso i periodici arabi 125

Speriamo che queste piccole avvertenze richian.eranno l'attenzione


dell'autore ad esseremeno sollecito nel risolvere certe questioni che van.
no studiate con più sano criterio e con più profondità di studi e ricerche.
Del resto , nonostante le osservazioni da noi fatte , il lavoro dello
Cheykho può essere letto con grande vantaggio , specialmente dalla
gioventù studiosa siriaca, fra la quale l'attuale lavoro è destinato ad
avere grande diffusione per la mancanza, direi quasi assoluta, di libri
dello stesso genere. Deficienza questa dovuta in gran parte al fatto , che
in quelle scuole indigene ed in molte straniere, lo studio della letteratura
araba, inteso nel suo rigoroso significato, non ha trovato ancora posto .
Ed ora riprendiamo il nostro resoconto .

Nel nostro studio sulla vita di Mons. Neofito Nasri, vescovo di


Saidnaia , pubblicato nel fascicolo 121 di questa rivista (p . 348 -378 ),
abbiamo rintracciato, per sommicapi, quel turbolentissimo periodo di sto
ria per la chiesa greco -cattolica in Siria alle prese allora con la chiesa
greco scismatica, che finì col trionfo della prima la quale venne rico
nosciuta ufficialmente dal governo di Costantinopoli, come indipen
dente in tutto dall'autorità giuridico -ecclesiastica del patriarca greco
scismatico . Ora il p. Manaś, pubblica nel numero 5 della surricordata
rivista un importante documento finora inedito che si riferisce appunto
a quel periodo di persecuzione della chiesa greco cattolica : il ve
scovo cattolico d 'Aleppo, dopo la sua consacrazione non poteva pren
dere possesso della sua diocesi, causa gl'intrighi degli scismatici ap
poggiati dall'ambasciatore di Russia a Costantinopoli, il quale otteneva
loro dalla Sublime Porta tutto ciò che gli chiedevano. Il vescovo,
Massimo Hakim , invia una lettera alla associazione pro religione ca
tholica , formatasi allora dai greci cattolici d 'Aleppo per aiutare i fe
deli nella lotta accanita mossa loro dai nemici del cattolicesimo, cioè,
i greci scismatici. In questa lettera, veramente apostolica, si conso
lano gli afflitti, s'incoraggiano i deboli, mettendo sotto i loro occhi
gli esempi dei primimartiri, i quali traversarono l'acqua e il fuoco
per raggiungere la vera meta, la patria celeste ! Ricorda loro, coi
sensi della più viva ammirazione, i grandi sacrifici economici a cui hanno
dovuto far fronte per riscattare gli atleti della fede dalle carceri e dalle
sevizie del governo (").
( ) Più tardi, verso il 1818, Horsid Pascià , il crudele Vali di Aleppo ,
chiese ed ottenne da Costantinopoli di costringere, magari con la violenza, i
cattolici a fare atto di sottomissione al vescovo scismatico, Gerasimo; ed al
loro rifiuto mise a morte undici notabili persone, i quali da valorosi caddero
nell'arena det martiri !
126 B . Cattan
Nel fascicolo settimo, sotto il titolo : « Le origini dei Nestoriani
attuali » , il p . caldeo Nasri, ci dà delle informazioni preziose intorno
allo stato attuale della chiesa caldeo -scismatica, che dopo un passato
grande e potente si è ridotta ai nostri giorni, press'a poco , a piccola
cosa . Questa decadenza, va ricercata parte nelle prevaricazioni di molti
caldei passati al protestantesimo, parte nelle continue vessazioni del
governo turco, coi suoi noti e sistematici massacri, la quale cosa in
dusse molti a darsi al protestantesimo per trovare appoggio e rifugio
nel governo inglese. Poche, è vero , sono state le conversioni alla Chiesa
Cattolica, ma mercè l'indefesso zelo dell'attuale patriarca , è dato a
sperare, che in un giorno non lontano, questi figli prodighi faranno
ritorno alla casa paterna, quale è la Chiesa Cattolica. L 'autore di tale
studio , ci presenta la statistica completa delle sedi vescovili, del nu
mero di fedeli di ogni paese , dopo aver premesso la lista dei pa
triarchi di questa chiesa caldeo-scismatica incominciando dal 1580 fino
al 1903, e cioè, la lista degli ultimi undici patriarchi. Accanto a que
sta chiesa, l'autore, menziona quella cattolica sorta e cresciuta fra i
caldei scismatici ; la quale non ostante la loro accanita resistenza fini
coll'essere vincitrice, e va tutt'ora progredendo ogni giorno di più .
L 'apostolo dell'unione delle due chiese. Sotto questo titolo , il Rev .
p . Alberto Dugout S . I., nel fascicolo 6 p . 446 ci dà un breve ma
chiaro sunto dell'attività che ha spiegato il Cardinale Bessarione per
raggiungere tale scopo . Certo è, che dal tempo in cui la chiesa greca
si separò definitivamente dalla chiesa latina per opera del Cerulario
fino ai nostri giorni, non troviamo una persona che sia stata consa
crata a realizzare la sospirata unione, come lo fu il Cardinale Bessa
rione, uomo di alti ideali e di soda dottrina, il quale riuscì ad otte
nere la convocazione del Concilio di Firenze sotto Eugenio IV .
L 'autore descrive minutamente tutte le circostanze politiche che ac
compagnarono e seguirono tale concilio , lo stato dell'impero bizantino
minacciato dagli Ottomani per terra e per mare, circostanze, che se
non sono state il movente per quella unione, senza dubbio affrettaro
no il ravvicinamento delle due chiese . Il p. Dugout pone in chiara
luce la parte che ebbe il Bessarione nel detto concilio , di cui egli era
l'anima, e colloca accanto a questo il metropolita d' Efeso , mal di
sposto ad ogni tentativo di conciliazione, mettendolo nella vera sua luce
Ma, se grande fu la gioia del Bessarione, nel vedere realizzata finalmente
l'unione delle due chiese da secoli divise,maggiore fu il dolore che ram
maricò il cuore del Cardinale, nel vedere dopo poco tempo spezzato quel
dolce vincolo che aveva riunito l'Oriente all'Occidente, e la capitale del
l'impero bizantino invasa dalle orde barbare musulmane, che profa
A taverso i periodici Arabi 127

narono il più gran tempio della cristianità, riducendolo ad un triste


luogo di culto del falso profeta Maometto. Invano Bessarione invocò
l'aiuto dell'Europa a riscattare dall'obbrobrio turco la città dei Ba
sileis, che d'allora in poi divenne la capitale dell'impero della mezza
luna, e perduta ogni speranza di aiutare la sua patria da questo lato ,
rivolse tutta la sua attività ed il suo spirito a salvarla spiritualmente
dal fango dello scisma. A questo nobile fine egli consacrò tutta la
sua vita , e meritò per tale causa un ricordo indelebile, nelle pagine
della storia !
Prof. B . CATTAN .
RECENSIONI

MARINI, Mons. Niccolò. – Costantino Magno e l'Unione delle


Chiese, in 8° di pag. 58. L . 1.50 Roma, M . Bretschneider.
Nella fioritura di opere, cui ha dato origine la celebrazione del
decimosesto centenario dell' Aera libertatis, questo libro dell'eminente
direttore del nostro Periodico, si distingue singolarmente e vantag
giosamente. Se, invero, molto è stato scritto sui particolari eventi sto
rici di quella data sempre memoranda, ben pochi, a nostro sapere,
si sono cimentati in farli oggetto di quella profonda speculazione delle
leggi storiche che essi esprimono e che li governano, della quale sommi
maestri ci furono S . Agostino , Dante , Bossuet. Il nostro Autore è
voluto scendere in tal nobile arringo, e adoperare in esso tutte le
armi nuove che le odierne esuberanti risorse dell'indagine storica hanno
apprestato , studiando il grave problema che si presentava per primo
all'indagatore : Perchè mai, cioè
. . . Costantin l'aquila volse
contro il corso del ciel ch 'ella seguio
dietro all'antico...
E , cosa stupefacente , questa ricerca , già tentata da molti, riten
tata oggi, alla luce della commemorazione centenaria, doveva quasi
spontaneamente condurre la mente del nuovo indagatore a una ma
gnifica constatazione : il ritrarsi dalla gran Roma la luce abbagliante
d'una potenza terrena, si risolveva infine in un più vivido fiammeg
giare della intima face, fino allora nascosta nelle tenebre delle cata
combe ! Costantino si ritraeva, perchè grandeggiasse Pietro. E risor
geva cosi alla mente dello scrutatore, in tutta la sua verità storica ,
il grande dettato :
la quale e il quale , a voler dir lo vero ,
fur stabilite per lo loco santo
u ' siede il successor del maggior Piero .
Quale stupenda e insieme semplice lezione storica! Gli eventi
umani possono e debbono avere per cause immediate mire e propositi
umani; poteva l'Imperatore esser guidato nel suo consiglio , daimotivi
strategici, politici, economici, che gli storici dottamente e minutamente
BESSAKIONE – XVIII-1°.
130 Recensioni
hanno ricostruito e messo in luce, e che l'Autore di questo libro a
sua volta partitamente discute ; ma sopra a questo armeggiare umano ,
e in esso, appariva pure in tutta la sua semplice e perentoria evi
denza di fatto storico incontestabile , un più grande, superiore avve
nimento : il fatto di Costantino, era anche un gran fatto di Pietro . Col
grande imperator che si fe' greco, si traeva ormai da Roma ed era
insieme interdetto da Bisanzio , anche quell'antico romanesimo che era
già inconciliabile coi destini cristiani del mondo, ed emergeva la nuova
romanità
di quella Roma, onde Cristo è romano.
Discutere l'evidenza di questo fatto è cosa vana ; quel che si con
stata, che è oggetto di semplice intuizione, non si discute davvero .
Basterà trarre su esso l'attenzione, ed è questo il merito semplice e
grande del libro che esaminiamo.
Il quale ne ha anche colto il meritato frutto , per l'intento di
questo periodico. Se Costantino si ritraeva, perchè emergesse Pietro,
« in quo, – al dire di Cipriano, - unitas sacerdotalis consistit » , quanto
grande contributo , egli, con questo solo suo fatto , non arrecava al
l'ideale, « ut omnes unum » , al divino « fiat unum ovile et unus pa
stor » ?
Chi giudica « con la veduta corta d 'una spanna » , può pensare
altrimenti ; può anche scandalizzarsi, al sentir dire che colui che si fe '
greco, il padre di Bisanzio « e quindi (sic !) del Bizantinismo », che
indusse il funesto scisma fra grecità e romanesimo, abbia invece, forse
anche intenzionalmente, contribuito al trionfo della nuova « romanità » ,
ch' era cattolicismo nel suo senso letterale ; ma quanto è facile al dotto
Autore dissipare queste ubbie , assegnando cioè a piccolezze e meschi
nità le cagioni piccole e meschine che lor convengono, quali la storia
verace dimostra aver prodotto lo scisma greco , e che il Tosti già
mirabilmente riassunse ; e rendendo il suo sublime significato al fatto
veramente grande, ch 'egli ha intravisto, e che, dopo di lui, ognuno
intravede con lui!
A noi perciò non resta se non un voto : che cioè il Signore il
lumini la mente dei nostri fratelli, a vedere, come noi vediamo, dove
ritrovisi la picciolezza gretta e meschina, contrassegno dell'opera pu
ramente umana, e dove la grandezza e la sublimità, mirabile impronta
dell'ala divina. Ut videntes videant, et intelligentes intelligant!
U . MANNUCCI.
Recensioni 13:

STEPHANUS GASELEE A . M . – Parerga coptica . II De Abraha et


Melchisedec. III Hymnus de Sinuthio. Cantabrigiae. Typis aca.
demicis, 1914 .
De la dernière pièce placée sous le nom de Hymnus de Sinu
thio, nous dirons ici ce qu'en dit lui-même, Monsieur Steph. Gase
lee, à la fin des quelques lignes d 'introduction qui la précède. Les
allusions de Schenouti nous échappent ; peut-être, après la publica
tion complète des œuvres du grand moine, pourrons nous y voir
plus de lumière.
Les fragments sahidiques et bohaïriques de la légende d ’Abra
ham et de Melchisedech , appartiennent à un rituel du mariage. Il
représente , sans doute, l'antique rituel qui précéda la réforme du pa
triarche Gabriel ; l' épisode, dont il s'agit ici, ne se trouve pas en ef
fect, dans la rédaction de ce dernier. C ' est une utile contribution à
l'étude de la liturgie, nous souhaitons voir dans la suite des Parerga,
de nombreux documents de ce genre.
Ces fragments sont publiés avec soin et accompagnés de notes
souvent instructives. Quelques nuances de sens toutefois, çà et là
dans la traduction , nous paraissent légèrement inexactes, nous les in
diquons, en citant le texte tel qu'il est accentué.
Pag. 2 , l. 29. Eran2ECIC Mercwua in restaurationem
corporum le mot anzecic (2anecic ?) äveous nous semblerait
mieux rendu par l'expression in sedationem corporum .
Pag. 4 , 1. 20. mit Nag NorueEye NoYWT len og BIOC
NONWT NESPHNIKON Uene oralarWTH Enamorc arw
SKOCLEI beloof NZHTON an orientatgoonoc
kol ncueog Da eis unam cogitationem et unam vitam paci
ficam et conversationem bonam et adorna eos multitudine coronarum
benedictionis. Les mots Orwt et alarwrH (diaywyn) sont im
parfaitement rendus ; la méprise causée par le mot ydóvos nous de
meure inexplicable. Les veux formés pour les nouveaux époux, sont
les suivants : Da eis eamdem mentem eamdemque vitam et aetatem
suavem , et adorna eos in concordia , ent -at- dóvos), corona
benedictionis.

nella parola ygóvos, che torna due volte , si corregga il y in v


132 Recensioni

Atlas Hierarchicus. — Descriptio geographica et statistica totius Eccle


siae Catholicae et Orientis et Occidentis. Consilio et hortatu Sanctae
Sedis Apostolicae elaboravit P. CAROLUS STREIT S. V . D . 36
carte colorate, formato 33 x 41 cm ., con un testo esplicativo in
francese, tedesco , italiano, inglese e spagnuolo e una tavola al
fabetica dei nomi geografici. — Rilegato in tela inglese L . 45.
L 'intenzione, ch 'ebbe il chiarissimo autore nell'accingersi a com
porre questa opera , senza esagerazione colossale ed unica nel suo ge
nere, ci viene candidamente da lui stesso manifestata al principio della
prefazione: « Quando sei anni or sono pubblicai per la prima volta
un'opera cartografica intitolata Atlante delle Missioni Cattoliche,
questo mio lavoro ebbe dovunque una lusinghiera accoglienza. Il che
m 'incoraggiò a proseguire nell'opera intrapresa , e già mi accingevo
a dare alle stampe una seconda edizione, allorchè il consiglio di al
cuni dotti, competenti in materia, e sopratutto il consiglio espresso
della Curia Romana, mi fecero cambiar disegno ; e perciò mi decisi
di trasformare l'Atlante pubblicato , in un altro Atlante Gerarchico di
tutta la Chiesa . E a ciò m 'indussi per più motivi; innanzi tutto per
esporre in linee generali lo stato della Gerarchia di tutta la Chiesa
Cattolica Orientale ed Occidentale e per mostrarne la sua divisione
territoriale . Finalmente in questo Atlante doveva, a mio giudizio , esser
indicato tutto ciò che era necessario per formarsi un'idea esatta dello
stato attuale della Chiesa, in tutto l'orbe cattolico » .
Il ch . A . può giustamente rallegrarsi che gli sia riuscito d'incar
nare la sua nobilissima idea in un lavoro, che in ogni sua parte, può
dirsi non pure esatto , ma veramente perfetto . Il vantaggio poi mo
rale, diremo così, di questa ponderosa opera si è che nel leggerla si
riceve una profonda impressione della vasta e sapiente organizzazione
della gerarchia della Chiesa Cattolica. Impressione questa, che per i
non cattolici deve necessariamente porger loro un poderoso motivo
di studiare l'ordinamento della Chiesa medesima, ed invitarli alla ri
cerca di un elemento di essa Gerarchia cattolica, che non può asso
lutamente ritenersi per umano, cioè che operi senza il concorso di
una causa sopranaturale . Per la qual cosa avvegnachè questo Atlante
di per sè altro non sia, che una descrizione geografica e statistica di
tutta la Chiesa Cattolica d 'Oriente e d 'occidente ; tuttavia considerato
in ordine alla causa genetica di esso, diviene un gravissimo docu
mento di apologetica della Chiesa Romana. Quindi noi con tutta l' in
Recensioni 133
tima convinzione, che questo lavoro del ch. Padre Streit possa e debba
colla benedizione divina procacciare preziosi vantaggi rispetto alla
Chiesa Cattolica in mezzo ai suoi fedeli ed anche in mezzo agli ete
rodossi e persino agl'increduli ; sommamente ci congratuliamo col
dotto Autore, e gli auguriamo che non un'altra ma più e più edi
zioni abbia a pubblicare di questo suo nobilissimo Atlante.
Ora per informare i nostri lettori ed invaghirli all'acquisto del:
l'opera , daremo qui un prospetto sintetico dell'Atlas Hierarchicus.
Questo si raccomanda in un modo specialissimo, oltrechè per la
finitezza dell'esecuzione e la veracità delle sue fonti, per il numero,
la chiarezza e la ricchezza delle sue mappe, ossia carte geografiche.
Esso comprende due parti interamente distinte :
A ) L 'Atlante propriamente detto , il quale contiene 36 mappe,
di cui 13 per l'Europa, 5 per l'Asia, 5 per l'Africa, 7 per l'Ame
rica, 2 per l'Oceania, 1 per l'Australia , 1 per gli orientali uniti, 1
per gli scismatici; l'ultima è la carta generale delle religioni del
globo .
Una giudiziosa distribuzione dei colori serve a porre in rilievo
e a distinguere più nettamente le regioni, che dipendono dalla Sacra
Congregazione Concistoriale e quelle sottomesse alla Propaganda, come
altresì nei paesi di missioni, i territori assegnati all'opera di questa
o quella società di missionari.
In queste carte che del tutto corrispondono allo stato odierno,
figurano non solo i confini politici ed ecclesiastici, non solo le resi
denze dei legati, dei nunzi, dei vescovi, e dei commissari episcopali,
ma benanco le Università dello Stato con Facoltà di teologia, i grandi
o piccoli seminari ed altri istituti ecclesiastici, le residenze dei gene
rali e provinciali di tutti gli Ordini, le abbazie, case di missione e
luoghi di pellegrinaggio con le ferrovie più recentemente costruite ,
Per la Francia, si ha avuta la cura di distinguere gl'istituti sop
pressi da quelli che ancora esistono.
B ) All'Atlante propriamente detto vanno congiunti tre sup
plementi che finiscono col dargli un'importanza veramente interna
zionale :
1. Un Indice alfabetico, che comprende 18000 nomi geogra
fici trascritti coll'ortografia usata nei paesi rispettivi.
2 . Un testo esplicativo, composto nelle principali lingue d 'Eu
ropa (francese, tedesca, italiana, inglese e spagnuola ) il quale espone
brevemente lo svolgimento storico di ciascuna regione, ed insieme le
nozioni geografiche, etnografiche e religiose, che sono più necessarie.
3 . Una statistica ecclesiastica , che fornisce intorno alla Chiesa
BESSARIONE XVIII-1°. 9*
134 Recensioni
in generale , alle missioni ed agli Ordini religiosi, i dati e informa
zioni più compiute che sia possibile di riunire nel momento presente.
Questi cenni basteranno a far comprendere il valore massimo
e la massima opportunità dell'Atlante Gerarchico , pubblicato con
rara precisione ed eleganza di tipi a spese della Stamperia pontificia
di S . Bonifacio a Paderborn in Westfalia, l'anno del giubileo costan
tiniano 1913.
N . MARINI,

MANNUCCI sac. prof. UBALDO, consultore delle S. Congr. dell'Indice,


dei Riti, e dell'Apostolica Segnatura. — Istituzioni di Patrologia
ad uso delle scuole Teologiche. Parte I. Epoca Antenicena, Roma,
Tip. Vaticana, In 8° di pag. XII-176 . L . 2,25 .
Il ch . Autore ci dice manifestamente , nel titolo e nella prefa
zione, lo scopo del presente libro : servire all'utilità degli alunni, tener
conto particolare e continuo dell'esigenze delle scuole teologiche, come
sono ordinate in Italia , non già perseguire un intento di erudizione,
pur legittima, ma non sempre opportuna. Seguendo tale linea prefissa,
ha anzitutto cercato di coordinare in una breve, lucida e logica trac
cia , quanto è necessario conoscere, in dette scuole, della patrologia ,
lasciando ad altra occasione lo studio , che vi si suole inserire, p. es .
degli apocrifi biblici, degli atti dei martiri, dei monumenti epigra
fici etc . Nella patrologia stessa, senza nulla omettere del resto, si è
opportunamente fermato su gli autori principali, e su le loro opere
conservate, di cui è possibile fare un diretto esame, enunciando il ri
manente per lo più in un testo tipografico minore. Nella successione
dei diversi scrittori ha evitato tanto le soverchie complicazioni e sud
divisioni, quanto ravvicinamenti artificiosi, riducendo invece la trama
della patrologia alla più semplice e chiara espressione. La trattazione
di ciascun autore componesi anzitutto d' un breve cenno biografico ,
quindi dell'enumerazione, insieme logica e cronologica, delle opere ,
e infine d'un ampio riassunto della dottrina teologica ivi contenuta .
Ad ogni inciso s'accompagna sempre la citazione esattissima delle
fonti prime donde deduconsi le varie notizie; particolarissima atten
zione merita in proposito la trattazione della dottrina teologica dei
vari autori, condotta sempre su le fonti, e quindi con continue indi
rette rettificazioni di quanto altri scrittori di patrologia hanno talora
imprudentemente asserito .
Tale eccellente metodo è seguito in tutto il corso del libro , che,
Recensioni 135

ben si vede, è costato all'autore una somma grandissima di lavoro e


di pazienti ricerche : riguardo ad ogni altra Patrologia anche recente
e più diffusa, queste Istituzioni rappresentano sempre un 'opera nuova,
spesso — osiamo affermarlo - un vero progresso in melius. Accennare
a punti particolari, non è necessario ; occorrerebbe citar quasi tutto ;
ad una prima lettura , particolarmente interessanti ci son parsi i pa
ragrafi dedicati a s. Giustino (p . 40-48), a s. Teofilo d'Antiochia e
s. Ireneo (p . 55 - 76 ), a S . Ippolito (p . 76 -85 ) e specialmente a Ori.
gene (p. 133 -150 ) e a Metodio d 'Olimpo (p . 167 - 173) che sono due
piccoli capolavori di seria e prudente critica. Degno di lode è pure
l'originale metodo dell'Autore di chiudere ogni capitolo con brevi rias
sunti che illuminano di luce nuova, sotto un punto di veduta sinte
tico, il cammino già percorso nell'esposizione analitica. Così è a dirsi
p. es, a pag. 22- 35 « Testimonianza dei Padri Apostolici »; a pa
gina 55 -58 « L 'opera propria degli Apologeti » ; a pag. 70-76 « La
teologia tradizionale ai tempi di s. Ireneo » ; pag. 118 -123 « Orien
tali e Occidentali ; la scuola d' Alessandria e di Cartagine » ; pag. 173
175 « L'Antiochenismo e la genesi dell'Arianesimo » . In tal modo
l'Autore fa opportunamente adempiere alla patrologia stessa, il com
pito che altri riserva alla Storia del dogma, e sempre più ne cresce
l'utilità del libro per gli alunni.
Ubi plura nitent, non ego paucis offendar maculis. Crediamo però
opportuno che l'Autore non si faccia tanto dominare dalla tirannia
dello spazio , che lo ha costretto ad adottare talora una dizione so
verchiamente concisa e serrata , più adatta ad un ricco schema da
svolgere che a una esposizione stessa (cfr . p. es. p. 42, p . 71). Quanto
poi al suo consiglio, già accennato sopra , di omettere lo studio dei
primi documenti anonimi liturgici, storici, canonici (p. es. simbolo apo
stolico , canone della Messa, frammento Muratoriano, collezioni di ca
noni etc.), sembrerebbe a noi cosa più utile e anzi necessaria, che
l'Autore stesso ne tratti in appendice all'opera, il cui compimento at
tendiamo con desiderio grande. Riguardo all'avere omesso in gran
parte la bibliografia , non sapremmo pronunziarci ; certo le ragioni
che l' Autore ne dà nella prefazione hanno tutte il loro peso.
Comunque, il suo libro è un bellissimo regalo fatto alle scuole:
sobrietà e lucidezza di traccia , conspicua chiarezza di dettato , pro
fondità ed esattezza di notizie , e più che altro la perfetta sicurezza
di dottrina e di giudizio , e l'intimo spirito ecclesiastico che l'anima,
ne fanno un'opera veramente egregia, quale le nostre Scuole , in fatto
di discipline positive, da gran pezza non ricordano.
Mons. N . MARINI.
136 Recensioni

MORIN D. GERMAIN , O . S. B. – Études, textes,, découvertes.


Contributions à la littérature et à l'histoire des douze premiers
siècles. Tome I. Abbaye de Maredsous (Belgique) 1913. In 8 gr.
di pag. XII + 525. Prix Fr. 12,50.

Un triplice scopo si è prefisso l'illustre Autore, ed è un triplice


motivo della gratitudine con cui debbono essere accolti i presenti con
tributi. Anzitutto darci la publicazione di inedita di prim 'ordine, come
il De similitudine carnis peccati di S . Paciano, un De Trinitate pri
scillianista, un liber ad Gregoriam di Arnobio giuniore, alcuni ser
moni di S . Agostino etc., in continuazione dei preziosi Anecdota Ma
redsolana. In secondo luogo fornirci un inventario accurato di tutti
gli studi originalissimi e fruttuosissimi che egli stesso ha pubblicato
su la letteratura e liturgia antica e infine, cogliendo questa occasione,
rettificare e meglio precisare la sua opinione attuale sui vari punti
ivi trattati. Egli vi ha dunque, come il buon padre di famiglia del
l'Evangelo, sistemato ed ordinato il ricco tesoro delle cose già tro
vate e acquistate con immenso lavoro, e lo ha accresciuto con nuove
e preziose gemme, frutto d 'una operosità sempre incessante e feconda.
E quale tesoro formano le une e le altre ! A percorrere l'ampia « in
troduction bibliographique » (pag. 1 -79) v ' è da rimanerne stupefatti :
sono ben 114 autori o documenti storici e letterari, da s. Clemente di
Roma a Hervé de Bourgdieu († c . a . 1150 ), dicui il Morin può legitti
mamente dire « magna pars fuimus » , avendoli egli fatti conoscere per
primo, o per primo risoluto in maniera nuova e sicura i molteplici pro
blemi che vi si connettevano, e che avevano tormentato invano la mente
di tanti altri ricercatori. E passano in questa nobile rassegna, per tacere
di tanti altri, (occorrerebbe un volume a ricordarli tutti !) la prisca
latina dell'epistola di Clemente , 11 « grande incognito » come l'Har
nack definiva l'Ambrosiaster, ormai definitivamente svelato , Gregorio
d'Elvira cui egli ha restituito i celebri tractatus, Niceta di Remesiana
da lui, si può dire, risuscitato , s. Girolamo la cui opera omiletica
egli ha interamente ricostruita, Arnobio ilGiovane, Paciano di Bar
cellona, Amalario diMetz, altrettanti nuovi capitoli aggiunti alla storia
letteraria cristiana ! E quel che più è degno di nota e raddoppia la
meraviglia e il pregio di tali scoperte, è che esse non sono mai frutto
del caso , e neppure della sola diligenza in rovistare biblioteche, ma di
uno studio metodico, di calcoli, o di computi, di congetture fatte, di
un lungo lavoro di critica interna, per cui l'A . riesce a formulare,
Recensioni 137
direi così, nell'ordine logico, quel che verifica poinell'ordine reale . Sono
scoperte, le sue, paragonabili, pel metodo che le prepara, con quella
di Colombo , che prima di mettersi in mare sapeva già di trovare
quello che veramente trovò, navigando sempre verso occidente. Nè
questo paragone del Colombo della navigazione col Colombo odierno
della letteratura cristiana è mio , come non è mia soltanto l'osserva
zione che la sostiene. Anche l’Harnack nell'annunziare la celebre sco
perta dei commentarioli in psalmos di S . Girolamo fatta dal Morin
(in Theol. Literaturz. 1895 col. 107) lo aveva detto : « Non è af.
fatto un caso , che ha condotto a tale scoperta, ma un perseverante
lavoro » ; e il Berger, (nel Bullet. crit. 1897 p . 511) a proposito
delle 80 omelie di s. Girolamo scoperte dallo stesso lo dichiarava
anche più apertamente : « Si Dom Morin a fait de si heureuses dé
couvertes, il ne le doit au hasard des recherches.... en ces matières
on ne trouve que quand on sait de quel côté chercher ». Con quanta
legittima soddisfazione, quindi, il buon monaco deve ora poter mi
rare il cammino percorso , dal 1885 in poi, tutto seminato di sì co
spicui frutti del suo lavoro ! E glie la accresca quanto si possa, non
la sola speranza, ma la certezza, che l'opera sua « labeur de toute une
vie » , mai sarà nè dimenticata, nè stimata povera, dai moltissimi che
ormai da tutte le parti della terra, salutano e venerano in lui, una
guida, un padre e un maestro , e gli augurano con ogni affetto di es
sere ancora per lunghi anni alla loro testa , col benefico suo esempio
di dottrina, di modestia e di aurea bontà !
UBALDO MANNUCCI.

LAMMENS H . S. I. - Le Berceau de l'Islam . L' Arabie Occidentale


à la veille de l'Hégire. I. Volume, Le Climat, les Bédouins. Ro
mae, Sumptibus Pont. Instituti Biblici ( M . Bretschneider, ed.) 1914,
in 4º, XXIII-372. Fr. 6 ,30 .
Il ch .mo prof. Lammens ha posto mano a un' impresa veramente
colossale : rifare, non già ripetere, la storia dell' Islam : ricostruirla
cioè non semplicemente secondo le narrazioni che se ne hanno , ma
nella sua realtà , con una sapiente critica dei testi e con la più rigo
rosa induzione storica. Ricompilare infatti gli annali dell'Islam , rac
cogliendoli da una serie quasi interminabile di documenti di tutte le
età, non può essere che opera preparatoria ; il tutto sta nel sezio
narne gli elementi, nel classificarli secondo il valore, nel paragonarli
138 Recensioni
fra loro, e con quanto altro di certo o probabile può conoscersi su
l'argomento, nel saggiare e coordinare i risultati di questa indagine
in una costruzione sintetica , che, in qualche parte, può non essere
altro che una distruzione di quanto la leggenda e la fantasia dei
lunghi secoli trascorsi hanno ammassato .
Il presente volume ha per iscopo di gettare le basi di questa
vasta ricostruzione : studiare cioè l'ambiente in cui l'Islam nacque:
l'ambiente topografico e psicologico, per ora ; ad un altro volume lo
studio dell'ambiente storico ed etnologico. Poi comincerà la storia di
Maometto periodo per periodo, fino all'indomani della sua morte.
Il metodo che l'Autore segue fu già accennato : gli converrebbe
il motto classico : componendo et dividendo: spogliare gli antichi au
tori, quanti più se ne possano, confrontare i loro dati, ed eliminare
quanto non regge alla critica sì documentaria che empirica , ritenendo
e coordinando il resto , nell'esposizione. Quanto a questa , buon Dio !,
che dirne ? Nella forma sono le più vivaci e spigliate causeries
che ci sia stato dato di leggere : un vero godimento pel colto
e l' inclita, una lettura che fa senza dubbio buon sangue a tutti,
anche ai critici che il P . Lammens piglia sì bellamente a partito !Ma la
disposizione dell' insieme, l'armonia delle parti, la chiarezza e la lo
gicità delle conclusioni, rendono innegabilmente questa ricostruzione
wrsi
la più solida ed elegante insieme, che possa desiderarsi.
Il volume è distribuito quasi in eguale proporzione pei due sog
getti trattati: l'ambiente topografico dell'Higāz, e la psicologia del
beduino. Nella prima parte si descrive anzitutto il clima, l' idrografia ,
la flora, l'agricoltura, e per transennam anche la fauna del paese ;
quindi si cerca di risolvere la questione delle sue variazioni storiche
col confronto di quel che ne dicono autori di diverse età in occa
sione del contegno di Maometto verso l'agricoltura , si dà (p . 171-184 )
un interessante excursus sul fattore economico nella diffusione del
l'Islam . Nella seconda, poi, si ha un vero e bellissimo trattato psi
cologico, sociologo e giuridico insieme su la società beduina ; i punti
più rilevanti son certo quelli che toccano le qualità morali del be.
duino, il suo concetto dell'autorità e dell'effettuazione concreta di
questa , il diritto di primogenitura e tutta la ricca sezione (p . 276-307)
dedicata alla condizione della donna nell'Arabia antica . — Ma questo
magro schema non rende neppure da lungi mille miglia la inesauri
bile ricchezza di particolari: a darne appena un lontano cenno sa
rebbe almeno necessario riportar qui tutta intera la particolareggiata
e chiara tables des matières che s' estende per ben trenta grandi pa
gine di minutissima stampa (p . 331-363).
Recensioni 139
Il lettore si domanderà forse quale legame connetta questa ric
chissima trattazione al tema della vita diMaometto ; eppure, leggendo
il libro , questo vincolo si sente, e ben intimo, in quasi tutte le pa
gine: chi anzi durante tale lettura abbia presente le vicende dell'Islam ,
quasi ad ogni tratto sentirà spontaneamente suggerirsi il pensiero di
leggere anticipata la spiegazione di questo o di quel fenomeno , di
quello o dell'altro episodio occorrente nella complicata storia di Mao
metto e dell'opera . Ed è questo , credo, l'incomparabile merito del
presente lavoro del Lammens: quello di far toccare con mano, come
un fatto , non come una teoria esplicativa, le origini puramente umane,
quasi fatalmente date, dell'opera del Profeta, nell'ambiente in cui questa
si svolse. Non è a dire quanto ciò sia scientificamente meritorio , e
quanto desiderio ci accresca di vedere ben presto compiute le altre
parti di tale dottissima ricostruzione storica.
U . MANNUCCI.

GIOVANNI Miozzi. – La pedagogia della felicità . — Roma, Des


clée, 1914.

Benchè questa pubblicazione non sia di un argomento confacente


all'indole del nostro periodico , tuttavia poiché può ben classificarsi
fra le opere di alta morale religiosa, la quale certo abbraccia anche
gli orientali, ed inoltre perchè si presenta sotto un aspetto di una
spiccata originalità nel modo della trattazione e dello stile ; abbiamo
creduto di far cosa grata ai nostri lettori di darne loro qualche cenno .
Lo scopo propostosi dal ch . Autore è di mostrare come niun
bene di questa terra , onori, ricchezze e piaceri, possa giammai col
mare il vuoto del cuore e soddisfare al bisogno di godere ; insomma
a farci conquistare quella felicità, a cui tutti gli uomini istintivamente
tendono e si sentono necessariamente attirati. Per i credenti, per noi
cattolici basta la nota formola di S . Agostino : Fecisti nos Domine
ad te, et inquietum est cor nostrum donec requiescat in te ; ma per i
non credenti il ch . A . ha voluto principalmente comporre questo suo
libro, nel quale con un'analisi obbiettiva di tutte le aspirazioni del
cuore umano, dimostra che fuori di Dio non avvi felicità.
Difatti il ch . A ., dopo aver tratteggiato e definito il formidabile
problema della felicità, esamina se questa felicità possa trovarsi, come
consiglia il mondo, nel possesso delle ricchezze ; o nella scienza, o
nella gloria e negli onori, o nel piacere, o finalmente nell'amore. In
.

140 Recensioni
questi cinque grandi quadri l’A . descrive le principali vicende della
vita vissuta, e mostra che è appunto dalla scienza pratica della vita
che si riceve una lezione terribile che sforza a concludere che la fe.
licità non è purtroppo di questa terra ; che bisogna mirare più in
alto ; solo da Dio essa può venirci.
L’ A , tóccando le corde più sensibili dell'anima moderna, i suoi
dubbi, le sue aspirazioni, i suoi disinganni e i suoi dolori, cerca di
persuaderla dolcemente, insensibilmente che un equilibrio sano e sta
bile tra il mondo interno e il mondo esterno , tra l'anima e la vita
non può trovarsi che nella Fede. E il libro si chiude appunto con un
.

inno, direi quasi di trionfo , alla Fede cristiana.


La vivacità delle descrizioni, il brio dello stile, l'acutezza delle
riflessioni, la non comune perizia del cuore umano, rendono attraente
la lettura di questo libro, che informato a pretto spirito cattolico , può
fare un bene grandissimo alle anime tormentate dagl'insoddisfatti de
siderî di una immaginaria felicità terrena.
N. M.
BIBLIOGRAFIA

Agitazione scismatica in Galizia . « La sche Theologie » . I. Quartalheft 1914


Civiltà Cattolica » . Roma, 21 marzo 99-102).
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l'ingiustizia di S . Cirillo in accusarlo !
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Αι 'Αγάπαι εν τη αρχαία Χριστια storali dell'Apostolo S . Paolo se
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ham (569 ), scritta da un vescovo ne s chrift » . Januar 1914 (p . 381-392).
ctoriano del VII secolo . In appendice La fonte in parola sono due opere
si dà una disputa tra Teodoro diMo di Al Kindi (+ 961) pubblicate - Lon
psuesta e i macedoniani del 392, di dra nel 1912 da R. Guest. Dalla sua
altissimo valore teologico . sua storia dei Governatori d 'Egitto il
B . estrae una bella serie di importanti
BAUR CHR., Drei weitere Nestorius dati storici dal tempo di Maometto
Predigten. « Zeitschrift für Katholi- fino all'860.
142 Bibliografia
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dans la Liturgie mozarabe, « Revue coptico ; le altre traduzioni indici e
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1914 (p. 23-33). Iomaei, Τανάπαυσις di Giovanni, i μυ
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CAVALLERA FERDINAND, Ascetisme et catechesi di Pacomio etc. Importan
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1914 (p . 99-107). della morte di P.: 631-632 p . C .
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et Malkée contenus dans les manu sur les origines de la Penitence chré
scrits éthiopiens des bibliothèques d'Eu tienne. Bibliothéque de théologie
rope. « Revue de l'Orient Chretien ». historique, Paris, Gabriel Beauches
N . 4 , 1913 (p . 337-347). ne, éditeur, 1914, (vol. in -4 di pa
gine VIII-480 ).
CONYBEARE C . FRED . and OLIVIER Importante studio su la questione
WARDROP, The georgian version of penitenziale nei primi tre secoli ; l'A .
the Liturgy of St-James. « Revue de dimostra assai bene che non vi fu va
l'Orient Chrétien » , n . 4, 1913, (pa- riazione alcuna nella dottrina (partico
gine 396-411). larmente ci piace quanto egli scrive a
proposito di Erma), e nessun sostan
Costa GIOVANNI, Critica e tradizione ziale cambiamento nella prassi. L 'e
(Osservazioni sulla Politica e la Re. ditto di Callisto, da cui il libro prende
ligione di Costantino). « Bilychnis », il nome, non fu che la difesa di uno
Febbraio 1914. (pag . 85 - 105). stato di fatto dai mutamenti che un
L 'A . (protestante) vuol contrapporre rigorismo eccessivo minacciava di in
queste « osservazioni » ai dotti studi durre .
pubblicati nelle « Letture Costanti
niane » (Roma 1913). Non occorre DELAPORTE L ., Catalogue sommaire des
neppure dire chi esca peggio da tale manuscrits coptes de la Bibliothèque
tenzone ! Nationale. « Revue de l'Orient Chré
tien » , n. 4, 1913, (pag . 390-395).
Costantino, Carlomagno, Carlomagno e
Napoleone. Lezioni di centenarii (814 . - Quelques textes coptes de la Biblio
1814-1914 ). « La Civiltà Cattolica thèque Nationale de Paris sur les XXIV
Roma, 18 Aprile 1914 . vieillards de l'Apocalypse. « Revue de
È un bellissimo triplice parallelo , su l'Orient Chrétien » , n . 4 , 1913, (pa
la « politica ecclesiastica > come oggi gine 411-116 ;.
si dice malamente, dei tre imperatori,
ossia del loro modo di compiere il loro DUCHESNE (L ), La réaction chalcédo
dovere di sovrani verso la Religione, nienne sous l'empereur Justin (518
in che giustamente il chño autore ri 527). « Mélanges d'archéologie et
conosce il criterio della « vera gloria ». d'histoire », (Paris), Novembre-De
CRUM W . E ., Coptic Apocrypha in the cembre 1913, (pag . 337-363).
Dialect of Upper Egypt. Edited with
English Translation by E . A . W . EiJán P . SAMUEL, O . F . M ., España
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Bibliografia 143
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rederos de Juan Gili 1910, (vol. in -8 tólica , 1906, (vol. in -8 di pag . 370 ).
di pag . 422). Racconti e narrazioni letterarie con
Questi « appunti» sono invece una fondo storico .
storia riccamente documentata su la
azione spagnola in Terra Santa , a co - - El Palacio de Caifás y el Nuevo Jar
minciare dai primi pellegrini, come din de San Pedro de los Padres Asun
Eteria, Idacio , fino ai nostri giorni. cionistas en el Monte Sión . Traduc
Importantissima appare l'opera dei ción del francés, Barcelona, Tip . Ca
frati francescani (cfr. c. III- V). tólica, 1904, (vol. di pag. 115).
L 'opuscolo è invece del P . Coppens,
- Relaciones mutuas de España y Tie in difesa della tradizione relativa al
rra Santa a través de los siglos. Con - palazzo di Caifa , contro gli Assunzio
ferenciashistóricas dirigidas a bordo nisti. Il P . Eijan non ha fatto che tra
del « lle de France » a la sexta Pe . durlo e annotarlo .
regrinación Española a los Santos
Lugares (Mayo Junio de 1911. San . - La Patria de San Juan Bautista con
tiago , Imp. de « El Eco Francisca un apéndice sobre Arimatea. Tra
80 » , 1912, (vol. in-8 di pag. XVI ducción , Jerusalem , Tipogr. de los
528). PP. Franciscanos, 1906, (vol. in-8
Anche in queste conferenze si ha di pag. 310).
larga messe di belle notizie storiche
cfr. p . es. VI, « La mujer española - Nueva Guía de Tierra Santa . Ilus
en T. S. , e particolarmente le stati trada con 23 cartas en colores y
stiche dell'Appendice . 116 planos ciudades y monumentos.
– El Pais de Jesús. Conferencias a la Traducción , Barcelona, Vich. Tip .
Peregrinación Nacional Argentina a Franciscana, 1908 , (vol. in -8 di pa
Tierra Santa y Roma, pronunciadas gine XLVII-704).
a bordo del vapor « Seghalien » (Se Versione della guida del P .Meister
ptiembre-Octubre 1908). Barcelona, mann ; in molti luoghi non ci sembra
Herederos de Juan Gili, 1909, (vol. accurata , come dovrebbe essere.
in -8 di pag. 232).
Sono per lo più questioni contem 'Επανέκδοσις επιστολών του Μητροπο
poranee , per dimostrare in quale in λίτου Μηδείας Θεοφάνους. « Νεος
degna maniera sia trattato dai giudei Elancouvnuwv » 30 Senteu bolov
più ancora che dai turchi, il paese di 1913. (p . 258-275).
Gesù .
GEORG JOHANN (Hg.zu Sachsen ), Zwei
- La Cuestión de los Santos Lugares. auf Holz gemalte Köpfeaus Deir - Abu
Escenas palestinlanas. Madrid , An Makarios. « Byzantinische Zeit
gel B. Velasco, 1905, (vol. in -8 di schrift », Januar 1914 . (pag. 448-450).
pag. 190 ).
Su la autenticità delle tradizioni re GOUGAUD (L ), O . S . B . La danse
lative ai santuari eretti sui luoghi ove dans les Eglises. « Revue d'Histoire
si svolsero i principali fatti della storia Ecclésiastique » , Janvier 1914, (pa
biblica . gine 1 -22).
- Narraciones y Leyendas de Oriente.
Colección de lecturas recreativas so- GOYENS P. JÉRÔME, O. F . M ., Notes
bre sucesos de las Misiones de Tie biographiques et documents sur le
144 Bibliografia
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geur en Afrique (1652-1691). « Ar gine 92-99 ).
chivum Franciscanum Historicum », Il compianto professore , cidimostra
Fasc . I, 1914, pag. 20-31. in questo postumo articolo che l'ome
Su l'autenticità e veracità di otto lia pubblicato in Migne P. G . 46, 1108
lettere di f. P.Fardé minorita , scritte 1109 sotto il nome del Nisseno, è in
tra il 1686 e il 1690 e pubblicate già vece di Nestorio , il quale la pronun
nel 1708, con interessanti notizie sui ziò ai suoi seguaci di Costantinopoli
luoghi dalui visitati, specie nell'attuale prima di partire per Efeso, svisando
Algeria. con una tinta allegorica la storia di
Giuseppe (= Nestorio ) e la aiyuttiaxń
GRAZIOLI Sac. A . Carità nella Chiesa stopveía (= la supposta eresia di s. Ci
primitiva, « La Scuola Cattolica », rillo
M !) .

(pag. 383-390).
Osservazioni di volo su l'efficacia HEIDET Abbé L ., Der letzte Einsie
dell'opera caritativa della Chiesa nel dler Palästinas. Abenteuerliche Schi.
l'età precostantiniana. cksale eines franzosischen Geistli
chen . Von Abbé L .Heidet. Ueber
GROHMANN ADOLF, Die im Äthiopi setzt von P. Maurus Gisler, O . S. B .
schen, Arabischen und Koptischen er . Mit einem Geleitwort von Dr. Franz
haltenen Visionen Apa Schenute's von Düsterwald und 1: Abbildungen .
Atripe. Text und Ueberzetzung II, Kolm 1913. Verlag und Druck von
Die arabische Homilie des Cyrillus. J. P . Bachem , 148 Seiten .
« Zeitschrift der Deutschen Morgen - . L 'ultimo eremita di Palestina; av .
ländischen Gesellschaft », 68, Band. venturose vicende d 'un sacerdote fran
1 . Heft. 1914, (pag. 1.46). cese. È un romanzo ?
Si dà il testo arabo e la versione
tedesca di una omilia in cui S . Cirillo HÖLLER. Die Epiklese der griechischen
Alessandrino racconta una visione avu und orientalischen Liturgien . « Histo
ta da Schenudi, della Chiesa celeste, risches lahrbuch >, (München ). 35 .
immacolata, con belle applicazioni alla Band, 1. Heft. (p . 110 -126).
chiesa terrena e esortazioni alla peni. Le recentissime indagini e scoperte
tenza . E quindi di molto interesse liturgiche, sembrano all'Autore poter
dogmatico :la coincideuza col pensiero già permettere la conclusione defini
teologico di s . Cirillo è manifesta , spe- Esse infatti
tiva della vexata quaestio .
cie in quel che riguarda la penitenza dimostrano che nel suo significato pri
mitivo l'l'epiclesi
e i suoi mezzi. Come appendice si dà mitivo epiclesi non aveva affatto va
la versione della apocalisi coptica di lore consecratorio , ma era un 'invoca
Schenudi (cfr. Corp . Script. Or., Ser. zione, in senso proprio , allo Spirito
copt. ser. II, tom . 4). Santo , di diffondere (nella Comunione)
gli effetti del Sacramento ; a poco a
H' Ấv " Eladı òptódosos xxxhnoia , poco si trasformò, passando dalla pre
xacà cò 39: 3. « IANTAINOX », ghiera per la manifestazione degli ef
10 lavovagiov 1914, (pag . 17-26). fetti, alla invocazione dell' apparizione
Note statistiche e personali. del Cristo, e della transustanziazione.
Processo storicamente logico ,e possibi
HAIDACHER (S.), Abschiedsrede des New lissimo, il quale risolverebbe finalmen
storius vor seiner Abreise zum Ephe- te con un distingue tempora tutte le
simum . « Zeitschrift für Katholische obbiezioni di testi,
Bibliografia 145
TALLONGHI E ., L 'Editto di Milano e le šovohoyixñs éta ideias (àg. 254-262).
sue conseguenze morali, sociali e po « Neos Elancouvnuov» 30 Eenteu
litiche; le persecuzioni. « Religione Bolov. 1913. (p . 329 342).
ę Civiltà », Siena, I febbraio 1914 .
(p. 75-79 ). LENZI Furio . S. Domnio , vescovo e
Conciso riassunto storico dello stato martire di Salona († 303). Con 10
del cristianesimo perseguitato, durante tavole. Roma, 1913, in -8 di pag . 74 .
i primi tre secoli. Si ritorna su l'antica questione, se
il corpo di S . Domnio sia a Roma
- L'Editto di Milano e le sue conse- oa Spalato ; l'Autore sta per Roma
guenze morali, sociali e politiche. e invoca anzi una decisione auten
< Religione e Civiltà » , Marzo 1914 . tica della Congregazione dei Riti su
(p. 144 -149). questo senso . A parte ciò , il suo li.
Gli antecedenti storiciimmediatidel bro è una concisa e fedele dichia
l'editto . razione di tutto lo stato dei docu
menti e della questione.
JERPHANION (DE) GUILLAUME, Deyx
ouvrages sur l'art du Moyen âge en Les bulgares et l' Eglise Romaine depuis
Orient. « Etudes », Paris, 5 Avril cinquante ans. « Etudes », Paris. 20
1914. (p . 74 -80). mars 1914 . (p. 809-825).
Sui manuali d'arte bizantina pub Opportunissimo sguardo alla storia
della Bulgaria negli ultimi cinquanta
blicati dalDiehl e dal Dalton : l'Autore anni, per dimostrare gli impedimenti
a ragione critica l'inveterato abuso di politici e religiosi
chiamare « bizantino > tutto quello che che restano ancora
è orientale; dimostra anche l'insoste per l'unione a Roma : la russofilią ,
nibilità del celebre dilemmadello Strzy l'opposizione del clero ,conclusione
e il proseliti
ci
gowski « Orient oder Rom ? » ; e so smo protestante . La
stiene, a ragione, la necessità di re sembra pero troppo pessimista : che
parare l'arte sacra dalla profana nello la conversione in massa (?) şią privi
studio del « bizantino ». legio dei popoli bambini, non cipare,
p . es. ben dimostrato .
Καλλιμάχου Πρεσβυτέρου Δημητρίου, MACLER M . FRÉDÉRC, Notices de mą:
Πατμιακής Βιβλιοθήκης Συμπλήρω nuscrits arméniens vus dans quelques
ja (ouvékela ): « ExxanoidotiXÓS Þá bibliothéques de l' Europe centrale .
POS, ÉTOS OT' tóuog up ' 1913. (p .385 Journal asiatique », novembre di
389). cembre 1913. (p. 559-687).
Kalhotov, 'AQXqu. ’Apxatov TurixòY MANSION JOSEPH , Les origines du chri
της Εκκλησίας Ιεροσολύμων του Ζ' stianesime chez les Gols, in « Anale
alõvs. « Néa Siwy» . ¡Gerusalemme) cta Bollandiana > , Fasc. I , 1914 . (pa
(p. 35 -59 ). gine 5-30 ).
Dai documenti storici e agiografici
Κατάλογος των κωδίκων της ιεράς μο più antichi stabilisce I. che anche pri
vñs Ilgovooſ. « Neos Elancouvnuov , ma dell'invasione dei Goti, nella re
30 LeateußQLQU 1913. (p . 289-323). gione del Danubio si era già impian
tato il Cristianesimo; II. che l'evange
Κατάλογος των κωδίκων των εν Αθη lizzazione cattolica deiGoti arianiebbe
VOLKS Bußacoinxõv anv Pñs 'Edvu il suo focolare in Cappadocia ; III.
xñs. B'. Kódixes tñs 'Iotoqxñs rai che l'arcanesimo non fu , come si
146 Bibliografia
crede, la fede della « nazione goti Candida. « Revue de l'Orient Chré
ca » , ma lo divenne solo verso il 400. tien », N . 4, 1913. (p . 379-390).
Μαργαρίτου Κωνσταντινίδου,“ Η άλλοτε - - La Version syriaque de l' Octa
έν Πόλα της Ιστρίας Ελληνική Κοι teuque de Clerment traduite en fran
νότης και οι εν τη περιφερεία αυτής çais. Paris Lethielleux, 1913. In s
ελληνικοί συνοικισμοί (1540-1796). di p . 136.
« ExxanoidotLXOS pagos ”, Etos OT' Pubblicazione completa del repertorio
touos uß ', 1913. (p . 508-524). clementino , forse nel suo aspetto
più antico (fine del secolo IV ).
MICHAEL E , Zur Chronologie der Pa
triarchen Radulf und Gerold v . Je Nixos A . Bens, Note suppleméntaire
rusalem . « Zeitschrift für katholi
sche Theologie , II Quartalheft sur les manuscrits grecs datés du IX
1914. (p . 410 -415). siécle . « Revue des Etudes Gre
cques » . (Paris). N . 121, Janvier
Mars 1914. (p . 70 - 70 ).
Mņionoúhov 'locvvov. — Ilegi Ilaytei Un codice ignoto del sec. IX , dei
xiou, Januar, 1914. (p . 451-458.)
sermoni di s. Basilio , il grande.
MORIN D . G ., Qui est l' Ambrosiaster ?
Solution nouvelle . « Revue Bénédi. A . llanadono úrov , 'AQXlll . XQv
ctine » , Janvier 1914. (p . 1-24). σοστόμου Αλεξανδρινά Σημειώματα
Risposta : Evagrio d 'Antiochia † c . Κα', Οι « κάτοχοι » του Σαραπείου
392! L 'argomento principale è il con της Μεμφίδος και η αρχή του Μο
ronto filologico , quale il Morin solo ναχικού βίου εν Αιγύπτω. Εκκλησια
sa fare , delle Quaestiones V . et N . T ., στικος Φαρος. ετος στ' Τομος ιβ'
con la traduzione della Vita s . Anto 1913.
nii ( S . Atanasio) auctore Evagrio . ( p. 450-461).
Anche indipendentemente dal valore
di questa meravigliosa scoperta , è pre- PEETERS PAUL , L'autobiographie de S .
ziosissimo quanto il Morin ci insegna Antonin le neo-martyr. « Analecta
sul curriculum vitae di Evagrio , e quel Bollandiana » , Fasc. I, 1914. (pa
che egli sa vedere in de vir. ill. di gine 52-64 ).
Girolamo, c. 125. Testo georgiano dell'VIII sec. pub .
blicato dal Kipšidze ; l' A . lo confronta
M . I. - 'O I'vootixlou 's toů B ’ aiô - col testo arabo del sec. XIII dato in
vos. « Nec Slov» Etos IA ' Touos IA'. A . B . XXXI, 410-50.
(p . 889-900).
POZNAŃSKI SAMUEL, Zur Geschichte
NAU F ., Documents trouvés en Asie der palästinensischen Geonim (943
centrale . La mission russe . « Revue 1138). « Zeitschrift Deutschen Mor
de l'Orient Chrétien », N . 4, 1913. genländischen » , 68 Band. 1. Heft .
(p . 375-379). 1914 . ( p . 118 - 128 ) .
Ristabilisce la genealogia deimae
- Resuméde monographies syriaques : stri di Israele in Alessandria , durante
Barsauma; Abraham de la Haute- il periodo citato, particolarmente fon
Montagne; Siméon de Kefar Abdin ; dandosi sui documenti ritrovati nella
Yaret l' Alexandrin ; Jacques le reclus ; celebre scoperta della Geniza del
Romanus; Talia ; Asia ; Pantaleon ; Kairo .
Bibliografia : 47
Prat FERDINAND, Saint Paul et les Ampia recensione delle « Letture
épitres pastorales, « Études », Paris, Costantiniane > pubblicate dal Comi.
5 Avril 1914 (p. 5-23). tato Romano .
E un bellissimo capitolo di introdu
zione biblica. L'A . magistralmente vi STIGLMAYR (J.)., Ambrosius und Pseu
espone e confuta le principali obbie do-Hegesippus. « Zeitschrift für Ka
zioni contro l'autenticità delle Pasto tholische Theologie », I Quartalheft
rali; e ne dimostra invece l'impor 1914 , (102-112).
tanza che hanno per la storia dell' o Al testo ormai tanto vessato di Am
pera di S. Paolo , o com 'ei dice « les brogio Hexaem . V . 3, 7 (Corp . Vind.
raisons qui nous forcent d'admettre, XXXII, p . 146 lin. 11- 13) si aggiunge
après la première captivité de S . Paul, il commento a V , 2, per dimostrare
une nouvelle période de libre apo che S. Ambrogio fu l' < Egesippo »
stolat > . rifacitore della storia di Giuseppe
Flavio . Non persuade.
RESCHER O ., Notizen über einige ara
bische Handschriften aus Brussaer STUFLER J., Zur Busslehre des hl.
Bibliotheken . Nebst Manuskripten Ephräm . « Zeitschrift für Katholhis
der Selim Agá (Skutari) etc. « Zeit che Theologie », I Quartalheft 1914 ,
schrift der Deutschen Morgenländi (381-390).
schen Gesellschaft > , 68 Band. – I
Heft, 1914 (p. 47-63). euéan , T. II.‘H spayuatela toũ ‘Iε
Mss. arabi delle biblioteche di Brus ρωνύμου κατά Ιωάννου Επισκόπου
sa , e di Scutari d'Asia . Sono per lo 'Iegooolúuwv. « Nea Siwv » . (Geru
più d'argomento scientifico o di let salemme). Gennaio Febbraio 1914.
teratura profana. (p. 60-75).
RIVIÈRE JOSEPH , La Redemption dans suéan II . Tuolléov, 'Ovouaoíau
ľ Orthodoxie protestante moderne . tñs 'Iegovoahnu. « Nea Elwv» Etos
< Bulletin de Litterature Ecclésia la '. 1914 Touos id '. (p. 901-908).
stique », n . 1, Janvier 1914, (p. 25-40).
TISSERANT EUGENIUS, Specimina co
SALTET Luis , Le texte primitif des dicum orientalium conlegit Eugenius
Martyres di Scilli. « Bulletin de lit Tisserant. Bonnae, A . Marcus et E .
terature ecclésiastique » ( Toulouse), Weber (etc.), 1914 . (Tabulae in
A . 3, Mars, 1914 ( 108-123). usum scholarum editae sub cura
Joannis Lietzmann , 8), 47 S. + 80
SARGENTON Mñe ADÉLAIDE, Impres Tafeln . Bonn, Marcus et Weber,
sions de Syrie. Au pays de Cédres. Roma, F . Pustet, fr. 7 .50.
« Revue Montalembert » , Janvier, È un'altra gemma di questa bellis
1914 (p. 9-21). sima collezione, di cui ogni studioso
SAVIO FEDELE S. J., La realtà del di paleografia e filosofia dovrebbe es
sere fornito ; vi si dànno infatti saggi
viaggio di S. Paolo nella Spagna. di caratteri ben datati, sicchè il libro
« La Civiltà Cattolica », 21 Feb riesce come una specie di termometro
braio e 7 Marzo 1914 (p. 424 -443, per conosceee l'età dei codici.
560- 573).
Scritti Costantiniani. « Civiltà Catto - TONDELLI L ., Le Odi di Salomone.
lica », 1914, I, 595. Cantici cristiani degli inizi del se
148 Bibliografia
colo II. Versione dal Siriaco ,intro Nova Patrum Bibliotheca, t. IX dal
duzione e note, Roma, F . Ferrari , Cozza-Luzi; analisi e deduzioni su la
1914. Io 8º di pag . 264. L . 7 .50. cronologia, ( a. 821-826 ) in confronto
Belllissimo lavoro , di cui daremo con le altre catechesi, le quali vengono
diffusa notizia nel prossimo numero. perfettamente datate dal de Vorst.
VILLADA GARCIA ZACCARIA, La ve
UBACH P. B ., El Sinaj. Viatge per nida de S. Pablo a España. « Razón
l'Arabia Petrea cercant les petjiades y Fe », Madrid, Febbraio , 1914 ,
de Israel. 4º. p . 367, Barcelona-Vi (p . 171-182).
lanove 1913.
Wulff D . O . Altchristliche und byzan.
B. VANDENHOFF, Zų dem von G . Bi tinische Kunst. Berlin , Athenaion ,
ckell veröffentlichten Gedichten des 1914. A dispense di M . 1.80 ciascuna.
Syrers Cyrillonas, in « Zeitschr. f. Ricco studio generale dei monu
Deutsch . Morgenl. Gesellsch . 68, menti dei primi secoli del cristiane .
I, p . 163- 164. simo, specie nell'Asiaminore,nell'Eu
Sono alcune correzioni testuali, non ropa orientale e meridionale, in Sici
senza importanza, specie la IV (vv. lia, Malta , Cirenaica, Alto Egitto, per
22 șs.) in cui si rileva il parallelo ha strappare all'antica arte cristiana il
il sepolcro prestato, di Cristo, e l'asi difficile segreto delle sue origini.
na pure prestata dell'ingresso in Ge
rusalemme. Φωκυλίδου Ιωάννου, Ιωάννης ο
Μόσχος και Σωφρόνιος ο Σοφιστής
VAN DE VORST CHARLES, La petite ο και Πατριάρχης Ιεροσολύμων.
Catéchèse de S . Théodore Studite . « Nea Elv ». (Gerusalemme). Gen
« Analecta Bollandiana », fasc. I, naio -Febbraio 1914 . (p . 90-97).
1914 (p . 31-51). Id . Id . Etos a 1914. Touos id '. (p .
Sul testo greco edito per primo įn 815 -837).
LIBRI PERVENUTI ALLA DIREZIONE

Dott. G . CONTENAU, La déesse nue babylonienne. Etude d'iconogra


phie comparée, avec 127 figures dans le texte. Paris, Librarie
Paul Geuthner, 1913. (Vol. in 8° di pag. 131) .
AVENTINO, La doctrine de Léon XIII contre le libéralisme et la dé
mocratie . Rome, Desclée, 1914. (Vol. in 12° di pag. 284).

IACOBELLI H . M ., In campo latinitatis flores. Roma, Poligrafica di


E. Manna. (Vol. in 16° di pag. 122).
ALBERT DUCOUT, Etude Apologétique. La Primauté du Pape et « l'or.
thodoxie orientale ». Reims, Action populaire. (Vol. in 12° di
pag . 32) .
B. LUIGI SANGERMANO, Empedocle. Vita e frammenti dei poemi.Gir
genti, Stamp. Sirchia 1911. (Vol. in 12° di pag. 32).

Prof, D . GIUSEPPE CANNARELLA, Il culto del Sacramento in Siracusa .


Siracusa, Tip . Ospizio dei Fanciulli Abbandonati, 1913. (Vol.
in 12° di pag. 42).

ADOLFO CELLINI, L 'autenzia del capo XXI dell'Evangelo giovanneo


e la investitnra di S. Pietro nell'ufficio di Pastore ecumenico.
Con una dissertazione finale sulla testimonianza di S . Luca , XXII,
31-32. Siena, Tip . S . Bernardino, 1912. (Vol. in 8° di pag. 153).

GIUSEPPE BINDONI, Sull ' inno « La Risurrezione » di Alessandro Man


zoni. Contributo di studi nel primo centenario, 1812-1912. Tre
viso , L . Zoppelli, 1912 . (Vol. in 8° di pag . 115 ).

GIUSEPPE GENTILIZZA, Nova et Vetera della Dalmazia . Roma, Tip . Be


fani, 1911. (Vol. in 8° di pag. 85).
GIOVANNI MIozzi, La pedagogia della felicità . Roma, Desclée, 1914 .
(Vol. in 12° di pag. 252).
150 Libri pervenuti alla direzione
Municipalité d ' Alexandrie. Rapport sur la marche du service du Musée,
en 1912. Alexandrie, Société de publications égyptiennes, 1913.
(Vol. in 4º di pag . 47 con 24 tavole fotopitiche fuori testo ).

GESELIUS BIRGER , Japan i västerländsk frammställing till omkring


ar 1700 ett geografiskt-kartografiskt försök. Akademisk afhan
dling som med tillstand af vidtbrömda filosofiska fakultetens i
Uppsala humanistiska sektion. Linköping A . B . Ostagota corre
spondentes Boktryckeri, 1910 . (Vol. in 8° di pag. 195 ).
JARL CHARPENTIER, Kleine beiträge zur indoiranischen mythologie.
Uppsala , A . B . Akademiska Bokhandeln . (Vol. in 8° di pag. 87 ).

Cav. BERNARDO LUGARI, IL EHSTEPTION di Plutarco e il luogo


della crocifissione in Roma. Roma, Coletti 1914. (Vol. in 8º di
pag. 62).

ALBERT DUCout, Etude Apologétique. La primauté du Pape et « l'Or


thodoxie orientale » . Reims, Action populaire . (Vol. in 12° di
pag . 32) .

B . ANSTICE BAKER , Vers la maison de Lumière. Histoire d 'une con


version . Ouvrage traduit de l'anglais par un Père Bénédictin de
Solesmes. Préface par Dom Cabrol, Abbé de Farnborough, Li
brarie Lecoffre. (Vol. in 12° di pag. XX -297).
Annuaire de l'Université catholique de Louvaine (1913). (Vol. in 12°
di pag. 472-LXVII).
DA
ZI
ON
A

S. S. BENEDETTO XV
BEATISSIMO · PATRI

BENEDICTO · XV
AD · APOSTOLICAM · SEDEM · NVPER · EVECTO

DVM · ROMA · ATQVE · UNIVERSVS


ORBIS : TERRARVM

VEHEMENTER · GRATULATVR

SCRIPTORES · EPHEMERIDIS · « BESSARIONE »

QVOD · BONVM · FAVSTVM · FELIX


SALVTAREQVE · SIT
LAETANTI · PRAEFANTVR · ANIMO
P OR QPOPYTL 'OPOPROPYROR QPQPOQQOYOPYWPYOPYOPYOPOPYOPYOP

ACRIMABILIS mortalium conditio est, qui Pacem votis


expetant, sermonibusmagnificent, pleno ore clamitent,
pacisque asserendae caussa crebra ineant comitia , su
premum denique Areopagum constituant; eo tantum exitu ut
nunquam forte graviora ac ferociora bella aetatibus transactis
extiterint, quam acnostra aetate atque hisce postremis maxime
diebus, quibus universum prope orbem terrarum , unico et im
menso uniusbelli incendio , videmus terrore perculsi, conflagrare.
Ast nilmirum quod pace non fruantur homines,immo etferociter
ad mutuam internecionem atque exterminium sese dilanient
populi, qui a Christo auctore et amatore pacis ab Eiusque
sponsa Ecclesia desciverunt. Oh ! utinam saperent homines, et in
telligerent, nusquam veram pacem inveniri, nusquam corunum
esse unamque cunctorum animam , nisi ubi Christus est Chri
stique sponsa Ecclesia .
O vere felix Roma, cui contigit nuperrime in electione
ac proclamatione summi Ecclesiae Pastoris contemplari in suis
civibus quid sit cor unum unamque habere animam , pacem
videlicet habere, qualem voluit pollicitusque est Christus suis
fidelibus bonae voluntatis. Grande profecto spectaculum di
gnumque angelorum conspectu ingens illa multitudo ad Sancti
Petri Basilicam adventantium atque expectantium dignum Petro,
dignum Pio X . Successorem .
Adveniebam et ego tum mane tum vespere, cum alte
ra Conclavis die, nescio qui popularis devexa aetate faber
- IV . :

(puto lignarius) videns multitudinem adeo grandem confer


tamque, haec mihi paucula verba infit : « Huc adventamus
nostrum nos quaerere Patrem ... dicant quidquid volunt; Papa ,
Papa est : Ipse est Deus in terra » . Nec plura, seque cum iu
cunditate in reliquam turbam immisit. O fortunatum in sim
plici sua fide hominem , qui tam alte sentiebat quae de iis Di
vina Sapientia innuit cum dixit : Confiteor tibi, Pater , Domine
caeli et terrae, quia abscondisti haec a sapientibus, et prudentibus,
et revelasti ea parvulis. Matth . XI-25.
Audite haec, populi, qui a Christo Christique sponsa Ec
clesia descivistis. Ubi Christus, ubi Christi Ecclesia ; ibi pax .
At Christus et Ecclesia ibi sunt, ubi Christi Vicarius Romanus
Pontifex summus idem Ecclesiae Pastor pascit agnos, pascit
oves. Revertimini errantes sive in Orientali plaga, sive in
Occidentali, aut quaquaversus abrepti, revertimini ad vestrum
Pastorem , quem illiteratus ille homo Deum in terra esse in
tellexit ac vocavit, omenque ab ipso nomine sumite. Nomen
enim Successoris Summi Pontificis sanctae memoriae Pii X
est Benedictus XV ; adeoque una nobiscum cum gaudio exul
tantes canite :
Benedictus qui venit in nomine Domini. Amen .

P . I. BONAVENIA S. I.
Ορρρρρρρρρρρρρρρρρρρρρρρρρρρ

'Επί τη ανυψώσι του άκρου Αρχιερέος Πάπα της Ρώ


μης Βενεδίκτου τού ιε' επί του Αποστολικού Θρόνου του
Πέτρου• επί τη έδρα του Κορυφαίου των Αποστόλων, η
σύνταξις του Βησσαρίωνος προσφέρει τη Αυτού “Αγιότιτι μυ
ρίας ευχάς ευτυχίας, μακροβίου και δόξης. Εκφράξει δε τας
ευχάς ταύτας διά της Ελληνικής διαλέκτου, διά της λειτουρ
γικής αδελφής γλώσσης της Ελλάδος τε και Ανατολής.
Είθε ο Θεός ευδοκήση όπως, κατά την βασιλείαν του Ηγέ
του τούτου του καθολικισμού, κατέλθει εκ του ουρανού, – συν
φώνως με την όμονιμίαν αύτού εύλογημένος ( Βενέδικτος) -
θεία ευλογία ίνα συνφιλιοθή η Ανατολή μετά της Δύσεως,
και πραγματοποιηθή τό του Σωτήρος ρητόν : Μία ποίμνη
και είς ποιμήν.
και :

Nell' elevazione del Sommo Pontefice Papa di Roma, Be


nedetto XV all' Apostolico trono di Pietro, alla Sede del Co
rifeo degli Apostoli; la Redazione del Bessarione offre a Sua
Santità augurii difelicità, di lunga vita e di gloria , nell'idioma
greco; nella liturgica lingua Sorella dell' Ellade e dell' Oriente.
Faccia il Signore, e si compiaccia che, sotto il regno di
questo Capo del Cattolicismo, scenda dal cielo — poichè ciò
significa anche il suo nome Benedetto — la divina benedizione
affinchè l'Oriente e l'Occidente si rappacifichino , e si avveri
la sentenza del Salvatore : Un Ovile ed un sol Pastore.

P . GIAMBATTISTA O . M . C .
‫الكنيسة الروم الملكية ترفع إلى إمام الأحبار وراعي الرعاة بناکتس‬
‫الخامس عشر المالك سعيدا تهانيها القلبية مشفوعة بعاطفة الخضوع البنوي‬
‫بمناسبة تبوير للسة البطرسية مع الأمل الوطيد بأنه سيجته معالم‬
‫الكنيسة الشرقية معيدا إليها ذا العصر المجيد عمر سالفه بنادکتس‬
. ‫الرابع عشر ذي الذكر الصالح مدى الأبد‬
Al Sommo Pontefice, pastore dei pastori, Benedetto XV felice
mente regnante, la chiesa greco-melchita, manda i suoi più cordiali
rallegramenti e felicitazioni nell'occasione della di Lui incoronazione
a capo della Chiesa universale, con ferma fiducia di vedere ripristi
nate le sorti della Chiesa orientale e rinnovati i fulgidi tempi del
suo glorioso predecessore omonimo, Benedetto XIV di santa e per
petua memoria .

Prof. B. CATTAN
Proc. dei Basiliani baladiti.
С
Въ ознаменованіе евѣтлаго возшествия на Апостолическiй Престолъ
Бенедикта ху, пребывающіе въ единеніи съ Римской Церковью русскie,
привѣтствуютъ съ ликованіемъ и радостью своего Верховнаго Пастыря,
вознося горячія моленія къ алтарю Всевышняго, да ниспошлетъ Онъ
Ему, на Святомъ Престолѣ, долгie и славные дни для водворенія единогла
сія въ вѣрѣ и мира среди народовъ.

Nella faustissima esaltazione di Benedetto XV alla sede Aposto


lica, i fedeli di Russia in comunione colla Chiesa Romana, innalzano
ferventi preghiere all'Altissimo, acciocchè il loro Sommo Pastore viva
lungamente e gloriosamente nella concordia religiosa e nella pace di
tutti i popoli.
IOACHIM Sac.
米米米米米米米米米米米米米米米条米米米米米米洛

Dalmacija uvjek vjerna vjeri svojih Otaca, htjela se pridružiti


slavlju vasionoga svijeta , te proslaviti uzvišenje BENEDIKTA XV
na stolicu Svetoga Petra . Po svim crkvam gradova, varoši i sela
podigoše se vruće molbe da bi Bog podjelio novomu Pastiru svoje
crkve dug život, da može uspješno voditi crkvu njemu poručenu ka
slavodobiću, ponajprije medju Hrvaskim narodom u Dalmaciji, gdje
se raskolnici sile da smute podanike crkve katoličke aca.

Josip GENTILIZZA
iz Dalmacije

La Dalmazia, che fu sempre di fede sinceramente cattolica , vuole


essa pure unirsi a tutto il mondo cattolico per manifestare la sua
devozione ed il suo giubilo per l'esaltazione del Pontefice Benedetto XV
alla Cattedra di S. Pietro . In tutte le chiese delle città , delle borgate
e dei più piccoli villaggi s' innalzano a Dio supplici preci perchè
al loro nuovo supremo Pastore sia concessa lunga vita , onde egli
possa, con successo , far trionfare sempre più la nostra santa cattolica
Chiesa, e specialmente con riguardo alla cattolica Nazione Croata della
Dalmazia , ove pur troppo le insidie degli scismatici tendono a turbare
le anime dei veri seguaci della fede Romana.
Mentre aspettavasi che le comunicazioni interrotte dai
casi della guerra si rendessero meno difficili per la spedizione
di questo fasciscolo già stampato, sopravvenne inopinata la
morte del santo Pontefice PIO X . La Direzione fece imme
diatamente suffragarne l'anima ricca di tanti meriti avanti a
Dio , per la saggia ed energica difesa della integrità e pu
rezza della fede cattolica .
Trovammo tuttavia un motivo di non lieve conforto , che
in questo stesso fascicolo si tratti del Concordato conchiuso
tra la Santa Sede ed il Regno di Serbia ; il quale avveni
mento, comeavemmo l'onore di esprimerci col grande Estinto,
avrebbe aggiunta un 'altra gemma alle molte , onde andava
adorno il Pontificato di Lui.

LA DIREZIONE.
FASC. 128 -129. ANNO XVIII. Fasc. 2.0-3.° APRILE -SETTEMBRE 1914

BE S SARIORIENTALI ONE
PUBBLICAZIONE PERIODICA DI STUDI

DIRETTA A FACILITARE L' UNIONE DELLE CHIESE

" YWlote IlaubaocheŨ tõvásávtov 0 Altissimo Re dei re, onniveg


TAVTeróata xai xtiota · Qòy aandac gente , creatore di tutte cose, il riunire
γάρ έργον το παρόν, Παντοδύναμε, του le due nobilissime stirpi da si lungo
ενώσαι τα μακρά και προ πολλού διε- tempo e cotanto fra loro separate , è
ριοργio questa l' opera tua che sci l' om
otāta dúo , EõtéQ uov , yévn xáramota ! nipotente, o mio Salvatore !

ANDREAE DE SANCTACRUCE
PATRITII ROMANI, APOSTOLICI CONSISTORII ADVOCATI († 1473)
DIALOGUS DE ECCLESIAE PRIMATU
IN LUDOVICUM PONTANUM († 1439)
INSIGNIS PONTIFICIAE INFALLIBILITATIS ASSERTIO
EX AUTOGRAPHO VATICANO ATQUE EX CORSINIANO ARCHETYPO
NUNC PRIMUM IN LUCEM EDITA

PRAEFATIO EDITORIS

Quum haud ita pridem Concilii Florentini pro Orientalium chri


stifidelium unione, peculiari studio acta pervestigassem , ut non infre
quentes obscuritates pro modulo elucidarem , quae in collatione acto
rum graece editorum , cum latine ab Andrea de sancta Cruce redditis
offendunt, statui recurrendum mihi esse ad archetypa vaticana, ex
quibus Horatius Giustiniani eadem acta se primum deprompsisse asserit.
Vaticanum Andreae codicem facile quidem detegi in libro ms. vat. lat.
qui in catalogo signatur num . 4119 ; sed paulo post ex egregiis pe
riodicis libellis quibus titulus « Rivista delle Biblioteche e degli Ar
chivi » (anno XXIV , num . 10-12, pag. 159, not. 2 ) accepi alium magni
pretii codicem eiusdem dialogi asservari in Corsiniana, nunc Lyn
BESSARIONE – XVIII-2°-3° 10
154 U . Mannucci

caeorum Academiae addita, Bibliotheca , sub num . mss. 779 (41- F -17).
Facile inspicienti apparuit utrumque codicem eiusdem omnino esse
aetatis, nam scriptura codicis Corsiniana eiusdem prorsus manus est
quae quinque ultima folia codicis Vaticani exaravit ; sed insuper, insti
tuta collatione, nullo quidem negotio comperii Corsinianum archety
pum ex Vaticano derivatum esse : complures enim lacunae, dittologiae,
atque errores in Corsiniano sunt, quae nonnisi oscitantiae amanuensis
exscribentis Vaticanum accepto referri possunt, prout ex apparatu cri
tico vel editi a me dialogi manifestum fit. Vaticanum autem quod
attinet, facile etiam mihi persuasi illum autographum esse, descriptum
quidem ex primis plagulis ab amanuense quodam , sed diligentissime
ab Auctore ipso emendatum et in pluribus locupletatum : ut enim in
apparatu adnotavi, complura prostant in marginibus ipsius codicis alia
manu addita ; sed non talis indolis ea comperiuntur ut ad supplenda
omissa destinentur, verum ad plenius ditiusque cogitata exprimenda,
ad quem effectum primitus scripta, quae tamen absque hisce additis
optimum sensum fundebant, paulo accommodata et aptata etiamnum
inspicienti apparent. Ex quo concludendum mihi fuit Codicem Vat.
lat. 4119 ipsum autographum repraesentare, Codicem vero Corsinia
num 779, primum apographum , seu , ut aiunt « copia di presenta
zione » , in gratiam destinati lectoris confectum .
De aetate cui utrumque codicem referrem , minime igitur mihi
erat ambigendum . Nam , si de Corsiniani codicis origine, neque urba
nissimi Bibliothecae Custodis diligentiae concessum fuit aliud mihi
significare praeterquamquod illum ex priscis Corsiniae gentis scriniis
derivasse ; Vaticanum autem iam in scriniis Summi Pontificis Ni
colai V (a. 1447-1455) fuisse commemorant eruditi ("). Ceterum ,
interna argumenta quod attinet, haec omnino constituta confirmant :
in capite enim libri perspicua nitet dedicatio Alberto (11) Romanorum
regi, qui tamen, ostensus'magis quam datus, anno 1439 exeunte obiit ;
itemque, post enarratam seriem gestorum die 26 augusti 1439, dia
logum abrumpit Auctor, ut commemoret necopinatam mortem amici
Ludovici Pontani, scribitque, quae in Mansi 31 bis, col. 1702, post
verba « Et tu vale » desiderantur : « Dialogi praemissi madentibus
adhuc literis, carissimi amicissimique Ludovici nuntiata est mors >>
quae quidem mors, ut novimus ex Aenea Sylvio , accidit Basileae
paulo ante mensem novembrem 1439. Et quum haec, atque ea quae
sequuntur omnia « que circa fidem ecclesieve sacramenta per Roma

(") Cfr. MÜNTZ et FABRE, La Bibliothèque du Vatican au XV siècle, Paris


1887, pag. 76 .
Dialogus Andreae de Sanctacruce 155
nam ecclesiam , sacro approbante concilio , Armenorum populis per
oratores haec sciscitantibus tradita sint » , hoc est de decreto Euge
nii IV dat. 22 novembris 1439, in Codice Vaticano revera postea
superaddita constent, et quidem additis quatuor foliis ex pergameno
(159- 162) libro chartaceo iam completo , immo quium manus quae
talia additamenta exaravit, eadem sit, prout praedixi, ac illa quae
Corsinianum descripsit, facile adducor qui credam Vaticanum codicem ,
fol. 160 constantem per a. 1439 conscriptum fuisse; addita vero in
eo eiusdem esse aetatis ac Corsinianum exemplar, nempe sub a . 1440 ;
fuitque profecto cognita mors Imperatoris cui opus dedicaverat An
dreas, quae illum suasit manum de tabula tollere.
Sed , quidquid ista , multo maioris momenti videtur quod obser
vavi, nempe ex iis quae in libro Vaticano contenta editor Giustiniani
extulit, adhuc editum desiderari dialogum , qui codicis initium ef
cit, de primatu ecclesie, quique immo veluti clavis haberi debet
eorum omnium quae de gestis per latinos et graecos, postea succedunt.
Fortasse editorem absterruit difficultas gravissima recte legendi omnia
quae compendiis literarum , potius quam signis, ibidem , praesertim ad
margines, adnotantur; nam argumentum dialogi adeo nobile, adeoque
insignis rerum pertractatio , ut profecto haud inutilem navasse operam
dicendus erat qui scripta illa in publicam lucem edidisset. Quum vero
lectionis difficultatem mihi minuisset admodum quae in Corsiniano
codice eiusdem operis explicata litera prostat, haud parcendum labori
censui, quin praefatum dialogum proferrem .
Dialogus iste agitur inter auctorem Andream de Sancta Cruce,
atque Ludovicum Pontanum ; horum personae iam in sufficientem
lucem positae sunt. Andreas natus Romae est, in avita domo in re
gione Arenula, apud ecclesiam nunc S . Caroli ad Catinarios quae
dicitur, atque, ut arguo ex notula quae legitur in membrana codicis
Corsiniani (nunc fol. 158) « anno incarnationis dominicae millesimo
quadringentesimo secundo » Iacobo patre, ibique fuit educatus. Ab
anno 1423 ad 1427, iuri operam dedit in Universitate Patavina ,
deinde Bononiae, ubi, die 22 maii 1427 « in sacristia parva S . Petri
fuit publice doctoratus et per dominum Marcum [de Canitullo ] insi
gniis doctoralibus insignitus » ("). Die 15 decembri, quum civitas Bono
niensis adversus pontificem rebellis insurrexisset, Andreas Ferrariam
confugit, atque exinde, consilio patroni sui card. B . Nicolai Albergati,

" In archiv. capit. Bonon. Liber / secretus iuris cesarei ab anno 1378 ad
a. 1572, fol. 74 a ; cit. in PicotTI, L 'effimerium Curiale di Andrea da S. Croce ,
in laudata Riv . delle Biblioteche, 1913, pag. 152.
156 U , Mannucci
Romam rediit. Anno 1431 ab Eugenio IV relatus est in album ad .
vocatorum sacri Consistorii, fidemque Romanam in Pontificem non
modo strenue tenuit, sed etiam fortiter defendit, maxime quum anno
1434 Eugenius a « truculentissimis tyrannis » ut habet ipse in dia
logo (cfr. infra pag. 187, lin . 24 ss.) pulsus Urbe discedere debuit ; ideoque
doctrina, ac etiam prudentiae, vitaeque integrae ac actuosae laude conspi
cuus non indignus fuit qui a Summis Pontificibus magnopere adama
retur, sicut et egregiis viris Nicolao card . Albergato atque Iacobo
card. Piccolomineo charissimus evasit, quamvis I. B . Platinae aliisque
eiusdem furfuris hominibus, « vir iste surdaster et loquax » invisus
tandem efficeretur. Romae ut plurimum vixit, ibique vita functus
est anno circiter 1473 (™). Multa quidem scripsit. In dialogo de
gestis grecorum (ap. Mansi, XXXI suppl. col. 1429) meminit ephe
meridum librum curialem a se conscriptum « dum forensibus ex
negotiis quid superstaret otii » , cuius libri usque ad a. 1468 pro
ducti auctoris autographus hisce diebus detectus est (2). Exinde
sequitur dialogus noster de primatu ecclesie ac liber de gestis lauda
tus, quibus finem imposuit sub a . 1440. Alia plura ad iuris discipli
nam scripsit inter quae commemorantur, praeter nonnullas « consulta
tiones » et alia plurima ex officio advocati suscepta, « liber decisio
num causarum cunctarum nota dignarum » ad cappellanos Auditores
destinatus, « tractatus de praecedentiis » , liber « de notis publica au
ctoritate approbatis » , deque « numeris in nummis et inscriptionibus >>
quae tamen omnia periisse videntur .
De Ludovico Pontano haud quidem ignota sunt et vita et scripta.
Natus est in oppidulo Cerreti, apud Spoletum ex nobili Spoletana
familia sub a . 1409 : Romae primum est educatus, deinde Perusiae :
iuri operam dedit Bononiae, sub clarissimo iuris doctore Ioanne Imo
lensi, atque laurea donatus, professus est tum Romae tum Senis, ubi
discipulum habuit aretinum Franciscum de Accoltis, tum Floren
tiae. Prodigii vim retinere visa est illius tenax memoria, qua – ut
Pius II de eo scribit — « non sicut ceteri Iuris Consulti principia
legum in disputatione allegabat, sed quasi codicem legeret, sic textum
memoriter referebat » . Romae protonotarii dignitate insignitus, ab
Alphonso Aragoniae rege a . 1437 cum Nicolao Panormitano, Basi
leam ad Concilium legatus profectus est, ibique peste correptus, obüt
sub mense septembri 1439, vix trigesimum egressus aetatis annum .

(1) Cfr. Liber anniversariorum societatis SSmi Salvatoris (ed. Egidi) Roma,
1908, pag. 464.
(º) Cfr. PICOTTI, I. c.; editionem parat G Beckmann .
Dialogus Andreae de Sanctacruce 157

Andreas noster, referens illius mortem qua « triginta horarum peste


turbato inter valetudinem et mortem tempus concessum est » ( ),
subdit quidem : « Scio, si eidem tempus affuisset, ut mortem previ
dens Socrates mox sue intentionis angustias exprimere valuisset, re
cogniturus quod que mecum de ecclesie primatu protulerat, dispu
tando dixisset, magis quam ut vera esse credidisset » (Vat, fol. 159 6);
verumtamen sufficit et argumenta legere orationum quas ex codice
Vindobon. Iur. Can.68 recitat Mansi (2), ut plane discamus fuisse Ludo
vicum revera ex infensissimis unum inter eos qui Basileae adversus pon
tificis romani potestatem insurrexere . Ibi enim commemorantur inter
alia: De potestate ecclesie universalis super papam , brevis exhortatio
facta in generali congregatione Concilii Basiliensis ; quaestio per eum
dem facta : ad depositionem pape incorrigibilis procedi posse, etc.; quo
rum argumentorum summam Andreas ipse in dialogo quem damus
comprehendisse videtur.
Huius dialogi textum exscribimus ex utroque memorato codice
Vaticano et Corsiniano, alterius praecipuas ex lectionibus quas reieci
(ut lector inter editorem et codicem iustum iudicium proferre valeat),
adnotans, litteram vero Vaticani quam fidelissime exsequutus ; divi
sionem tamen paragraphorum sicut commatum distributionem ipse
confeci aut emendavi. Horum vero paragraphorum argumenta paucis
in Summarium confero, quo pacto, ut arbitror, facilius intelliget le
ctor rerum seriem , ac momentum , et a disserendo uberius de opere,
quod in lucem profero, absolvar.

SUMMARIUM . – Epistola dedicatoria . – 1. Praefatio seu congressio . -


2. Andreas argumentum disceptandum proponit, si in christiana ecclesia unius
capitis vigeat potestas, an plurium ; ex verbis Christi concludit unicum existere
Christi vicarium . – 3. Ludovicus respondit verba Christi in Petrum directa
esse non ut in personam , sed ut in eum qui repraesentaret fidelium coetum ,
igitur primum in fideles. - 4 . Sciscitante Andrea, Ludovicus clarius proponit po
testatem ergo esse in utroque. – 5. Ex his arguit Andreas ex sententia Ludovici
Petrum dici debere vicarium ecclesiae, non Christi, quod contra est. Sed prae
terea : – 6. inter haec duo, caput et membra, ostendit caput dignius esse,
negatque ecclesiam , sine Petro , potestatem ullam continere. -- - 7 . Diluit postea
obiecta ex concessa a Christo auctoritate ecclesiae, ostendens super his ali
quid specialius uni Petro concessum fuisse . – 8 . Hoc aliquid specialius, efficit
ut in Petro censeri possint omnia quae sunt in ecclesia , non autem vicissim ,
quamquam et in ecclesia plura sint, quae tamen et in Petro eminent.

(1) Cfr. etiam AENEAS SYLVIUS, De gestis Basileae in ed. Opp. omn. Ba
sileae , 1571, pag. 24-25.
( ) Bibliotheca latina FABRICII, Paduae, 1754 s. v . Pontanus.
Als

158 U . Mannucci
9. Ludovicus coaggeratmulta ex evangeliis atque ex sacris canonibus, ut e
contrario doceat multa esse in ecclesia quae non sunt in Petro, eaque efficere
ut Petrus ecclesiae subdi debeat. – 10 . Andreas docet scripturas interpre
tandas esse ex mente patrum et Conciliorum . – 11. Hinc synodica testimonia
primum recitat, quae sunt conc. Carthaginiensis sub Bonifacio I (418-422) sy
nodi papae Hilari (461-468), synodica Anastasii (496-498), [12] synodus tres
Romanae Symmachi tempore. – 13 . Deinde sanctorum Pontificum Leonis I ;
14 . Gregorii I aliorumque, quae testimonia scite defendit a calumnia tam
quam in causa propria sint dicta. – 15 . Ex doctoribus recitat summa cum
laude S . Thomam Aquinatem et Iohannem a Turrecremata.
16 . Ad obiecta respondit nempe : a ) qui se emendare nolit ecclesiae non
papae deferendus ; 6) Petrum a Paulo reprehensum ; c) papam certis casibus
posse a fidelibus iudicari ; d ) de papa haeretico. – 17. e) quod Spiritus sanctus
sit in fidelium congregatione; – 18. s) quod per apostolos missus sit Petrus ;
g) papam delinquentem deferendum esse ecclesiae; — 19 . k ) a concilio saepe
dispositum esse de papa ; i) papam hominem peccare posse; — 20. l) quod
data veritate doctrinae quam tuetur, papa posset impune vagari ; ubi fortiter
carpit Basileenses qui crimina pontifici impingebant, negatque in rebus fidei
sententiam cuiusque Concilii esse oppositae sententiae Petri, pro cuius fide
Christus oravit, praeferendam . - 21. Haec omnia breviter confirmat historia
schismatum orientaliuni.
22 . Ludovicus opponit malefactum translationis Concilii Eugenii IV ar
bitrio imperatae, et scandalorum quae a papa ecclesiae allata sunt. -
23. Andreas docet iustas necessariasque causas fuisse translationis a ): salus
Romanae urbis quae non patitur nimia a suo pontifice distantia separari. –
24. 6) causa unionis graecorum , ex qua fortiter arguit malam Basileensium
fidem qui tam salutare opus fraude impedire conati fuerant - 25. Addit tran
slationem iure factam , quia papa adhaerere potest sententiae pauciorum in
Concilio , itamque carpit scandala quae Basileenses attulere ecclesiae. – 26 .
Ex fructibus, nempe ex feliciter peracta graecorum unione ostensurum se
spondet, salubriorem verioremque esse sententiam quam tuetur.
DIALOGUS DE ECCLESIAE PRIMATU

Ad Serenissimum Cesarem semper Augustum Albertum Roma


norum Regem , dyalogus Andree de sancta cruce de Roma, apostolici
Consistorii Advocati, in Ludovicum Pontanum Romanum , de ecclesie
primatu et gestis per latinos grecosve patres in Ferrariensi Florentiam
demum translata ycomenica Synodo in Spiritu sancto legitime con- s
gregata .
· Sanctissimam Apostolice Catholice Romane ecclesie sedem eius
demve Sedis Antistites, gloriosissime Cesar ac victoriosissime Roma
norum Rex semper Auguste, qui tuo precesserunt in Imperio , quanta
fuerint reverentia prosecuti, tuorum retro principum scita copiosissimis 10
attestantur affatibus, quam sacerdotii fontem , ecclesiarum caput et
dominam , ac Imperii altricem nominant. Nunc novos presul ipse filios
aggregare cupiens, ut tue maiestatis previus, orientalem , ab ecclesiae
Romanae unitate disiunctam ecclesiam , tot milium animarum matrem ,
propriis humeris ad ovile reduxit, nullo ab Imperiali culmine, cete - 15
risve christianorum principibus petito suffragio . Qua re magna ad tuam
gloriam ac ad Romani propagationem Imperii via acta est; subiicien
dorum namque populorum preparatio potissima est in religione con
ventio, maxime ut a differentibus in religione divertant. Ut res haec,
quo maturo acta sit consilio tue maiestati liqueat, animumve firmio - 20
rem prebeat ad cetera peragenda, ego , tue maiestatis devotissimus
servitor fidelissimus, Andreas de sancta cruce de Roma, aposto
lici Consistorii ac tue maiestatis in Romana Curia, etsi immerito ,
Advocatus, in scriptis cuncta redegi, in nullo a rei veritate discrepans,
ornatum verborum consulto obmittens, verba prout prolata fuerunt 25
ascribens ne in aliquo a facti veritate diverterem . Quia tamen quidam ,
ut sanctissimum hoc unionis opus orientalis ecclesie , ex Romane sedis
auctoritate dependens, diverterent, prefate sedis auctoritatem in que
stionem duxere, pauca de ipsius Sedis potestate ex divinis eloquiis ,

5 legitime] V , hic et alias semper legiptime; 8 victoriosissime] C , victoris


sime; 10 reverentia ] C , reverencia , et ita semper in concursu t cum i; 13 pre
vius) V , prima manu primus, corr. ; ab ] C , ac ; :6 Qua re magna) C . quae
magnam ; 20 quo maturo) C que matura
160 U . Mannucci
ex sanctorum oraculis, ex conciliorum dogmatibus, ex pontificiis san
ctionibus, ex tuorum retro principum sacratissimis legibus, omnium
communi consensu fidelium diutius approbatis premisi ; ut eo ardentius
tua maiestas, prefate sedis, a qua tui Imperii dignitates pullulant,
cuius advocatus, protector et defensor ac propugnator existis, tum 5
pro tam sanctissimi operis diuturnitate, pro veritatis defensione, ac
pro receptorum beneficiorum per tuos retro principes antidora , hono
rem , dignitatem , primatum , unitatemve protegere studeat. Et ut res
hec gratius perfectiusve referri contingeret, amicissimum mihi Basilien
sibus adherentem in mutuam collocutionem deduxi, ut, eius interroga- 10
tionibus obsecundans, legentium ingenio plenius satisfacerem .
Ib Tua solita clementia dicentis fidem suscipiat, cuncta subiiciendo
iudicio maiestatis tue, quam Dominus sue christiane ecclesie ad vota
conservet. Amen .
Dialogus dñi Andree de Sancta Cruce Consistorialis Advocati et 15
dñi Ludovici protonotarii.
1 . ANDREAS. Nullam vicissim communicandi licentiam sumpsimus,
frater optime, diuturnum nostri absentia causante silentium , et tuam
sacrorum dogmatum scientiam eminentem literis verebar arguere ; at
mihi persuadere te recte sentire nullatenus poteram , cum Basilee con - 20
gregatos crederes universalem iam representare ecclesiam , eove dete
stabilius te iudicandum censebam , cum eis fomentum assensus impen
deres, cum clavium potestatem tam impudenter susceperunt. Sed
ut tui sententiam motumve suscipiam , inopinato hoc otio nobis con
cesso, oro ut aut me in tuam ducas sententiam iustis rationibus quibus 35
maxime dubito te ultra omnes illius conventionis sectatores affluere,
aut, ut, dimissis privatis affectibus, ad Romane Sedis unitatem accedas.
LUDOVICUS. Motum hunc longissime peroptatum avido vulto
suscipiens, utte hactenus a recto deviasse tramite noscas, luce clarius
deducam me hactenus recte sensisse. Sed cum iuris ratio subgerat ut 30
qui actoris partes suscipiat ea rationibus congruentibus probet, ut
demum me habilius expurgare valeam , dic quibus me culpandum
arbitraris ut demum , tuo obiectu in medium deducto , cuiuslibet
expurgationis conatu rei veritas clareat.
2 . ANDREAS. Faciam iustis rationibus obsequens. 35

6 ; diuturnitate ] C , diuturnitatis ; 9 mihi] C michi et ita pariter nichil


etc . ; 15 Dialogus] C -Ib ; 16 protonotarii] CV protonotharii ; 17 ANDREAS), om .
C ; 18 causante ) C causantis; 19 at] C ac; 23-24 susceperunt-hoc otio ] omittit C :
in V haec integram lineam eamque unam complent; fuit igitur lapsus oculi in
C exscribente V ; 35 obsequens) Inter haec et sequentia dimittit C spatium va
cuum sex linearum , inserens rubricam : hic nichil deficit sed sequitur Culpandus ;
Dialogus Andreae de Sanctacruce 161

Culpandum non sine admiratione te censui pro eo quod Basilee


persistas cum qui ibidem Romano adversantur pontifici. Ex quo Fer
rariense Concilium indictum , institutumve est sacratissimum unionis
orientalium opus, catholice ecclesie presules, romani pontificis unius veri
Christi Vicarii desertores, ab ecclesie unitate devios sensi, quod an 5
recte fecerim summe opto ut ad invicem discernamus. Et quia huius
rei summa est, an Basilee residentes ecclesiam representent, longius
iam progrediar ut queram si nostre religionis principia christianam
religionem uno sub pastore constituant, an vero sub fidelium plurium
potestate. IO

Scitis namque hoc sanctissimum legem Christi imitatoribus fide


prestitum , ut, quod gentilium philosophi moraliter rationeve inquire
bant et, ut plurimum rei, auctoritate Apollinis delfici, deorumve pre
stitis fingebant (ut in illis quatuor confictis deorum monitis, quemlibet
deum sequi, tempori parere, se noscere, nihil nimis agere , imperan - 15
tibus, deorum fictionem constituerent) id ipsius prime divinitatis Verbo
christicolis datum sit, ut religionis principia ex proprio ipsius divine
potestatis verbo humanitus habeant. Ipsius igitur dei verba inquirenda
sunt que supra celum et terram diuturniora esse constituit, cum dixit
celum et terra transibunt, verba autem mea non transibunt. A quibus 20
egredi non minus est quam a deo , quoniam verbum in principio
erat et verbum erat apud deum et deus erat verbum . Immobilis est
prima causa et per consequens dei immobile verbum .
Iturus de mundo ad patrem , post sanctissimum resurrectionis
tempus, redemptor noster discipulos presciens capite ac pastore egere, 25
hoc Simoni Petro dixit, Simon Iohannis diligis me plus his ? Pasce
oves meas. Nullatenus pastores pastore indigent sed oves, nec funda
mentum fundamenta requirunt. Frustra, si par omnibus fuisset dimissa
potestas, super Petri petram edificandam asseruisset ecclesiam . Verti
cem , pastorem et fundamentum esse, nihil aliud est quam sustenta - 30
tionis regiminisve post deum causam esse ; peculiaremque Petri fidem
asserens cum dixit Ego pro te oravi Petre ut non deficiat fides tua,
nihil aliud significans quam sub Petri potestate fidei depositum guber
naculum , corporale signum exhibuit cum dixit Et tibi dabo claves
regni celorum , quarum potestas nil aliud clarius demonstrat, quam 35
domum construere dominum ac posse quem vult propria auctoritate
deicere ac in eadem admittere. Quae quidem manifeste insinuant mi

1-4 pro -ecclesie ) addit V in marg . Erat Culpandos presules desertores


unde in C adhuc Culpandus loco Culpandum ; 5. unitate ] unitatis 15 nihil ni
mis) nihilominus CV; 16 prime) om . C ; 26 Simon ] C Symon ; 29 petram ] C -28,
162 U . Mannucci
litantis ecclesie regimen , Christum , quem deum et hominem fuisse
tenemus et credimus, cuius verba ut prime cause essentiam immobilia
esse fide ac etiam ratione convincitur, uno sub pastore constituisse
regendam nec voluisse sub plurimorum potestate regulari.
Argumentum hoc ex principiis verbi dei primis fidei fundamentis s
accipitur, que exsuperant omnem sensum ac omnium subiiciunt homi
num rationem . Convinceretur et ratione hoc saluberrimum constitutum ,
nisi quam ridiculum arbitrarer Dei verbum humana ratione probare ;
que quidem , eiusdem verbo, stultitia apud deum est. Traditur hanc
inferiorem spiritualem hominum monarchiam militantis ecclesie vo - 10
luisse ad instar superioris esse formatam , in qua summa dei bonitas,
etsi nullus livor sit prioratusve desiderium , (quin ymo sibi similem
quemlibet deus ipse esse desideret) omnium catholicorum , quin ymo
et infidelium summa sententia est, unicum esse super omnem aliam
divinam potestatem deum causamve primam ab omni alia creata bo - 15
nitate distinctam . Constituit Petrum fidei gubernatorem , ecclesie ver
ticem et fundamentum , que quidem in individuo corpore Petri super
vacuo designasset, si in omnibus congregatis potestatem dimittendam
censeret. Et si fidelibus congregatis discipulis potestatem designantia
verba protulerat, Petrum , cui soli regimen dederat, in universali non 20
comprehendebat alloquio , ut verba insinuant ratiove et naturalis ac
scripta demonstrant. — Quibus quidem concludo, unico exsistente
indubitato Christi vicario, ad orientalium populorum totis viribus [unio
nem ], nitente ac ob id , universalem convocante ycomenicam Syno
dum , vos, qui Basilee consistitis, ab articulo fidei unice (sic) sancte 25
catholice ecclesie devios esse credam , quo fit ut a christiane reli
gionis symbolo alienos diiudicem . Hoc pro verborum occasione in
medium dixi, ut te audiam cumulatissime respondentem .

3. Ludov. Etsi conspiciam , quesito me satisfacientem , non eva- 30


dere accusationis formulam , ut res hec , que multorum iudicio digesta
[est] particulatim clareat, ad dubium venio quo queritis : An Ecclesia
in unius gubernaculo an plurium sit per redemptorem nostrum ordi
nata ? Sicque breviter responsum suscipies.
Teneo ac firmiter credo caput apostolorum Petrum ac eiusdem 35

12- 13 quin ymo sibi — catholicorum ) om . C ob duplex quin imo; 20 pro


tulerat] om . C . ; 21 ratiove] ratione C ; 22 ac scripta ] C ac descripta, Vpr. ad
scripta, V. corr. ac scripta ; 23 viribus) in V succedit signum indicans aliquid
supplendum , quod tamen suppletum non fuit : posui unionem ; 24 ob id ] C ob
id ad; 32 est] C V , om .;
Dialogus Andreae de Sanctacruce 163
legitimos successores verbis per te premissis ; sed non ut pro se tra
dita sint, sed ut in Petro ecclesie unitatem comprehenderet deus
noster in Petrum verba direxit, Augustino testante : Claves non ipse ut
unus, sed unitas accepit ecclesie (in Can. quodcumque xxiiij q. 1.; de
summa trinitate c. I, in fide sententia ex . a nob .). Unus et Augusti- 5
nus in lib . quest. novi et vet. testam . q. lxxix asserit Petrus dodragma
3a solvens, 1 pro omnibus id agebat. Et omnia que Petro, dicta sunt et
discipulis omnibus. Et si pro Petri fide oravit et pro A postolis cunctis.
Io. ix pro his rogo, quos mihi dedisti pater et volo ut ubi ego sum
et ipsi futuri sint. – Et si Pastor est effectus Petrus, audi.dicentem 10
Ambrosium in pastorali suo (ad finem 2° colupne) Pasce oves meas :
non solus gregem sed et nobiscum ea suscepit et nos cum eo. Clavium
autem datio , etsi Petro est facta nonne et apostolis cunctis, cum
dictum est; accipite Spiritum Sanctum et cui dimiseritis peccata di
mittentur et in celo etc ? 15
Fateor ecclesiam in Petro, representante fidelium cetum , esse
fundatam . Credo unum fuisse regimen in ecclesia salvatoris nostri
verbis dimissum , quod ad unitatis designationem in Petri personam
ceterosve in Romana Sede legitimos successores representare voluit,
non ut valeret ecclesie quam representat obsistere . Sed quatenus ec - 20
clesie caput est singulis singularitater presit, ac pluribus non ecclesiam
facientibus; sed illa, que in Petro representatur ecclesia legitime con
gregata , que pariformiter verba primatus regimenve suscepit (unico
tamen vigente capite in quo sui representatur potestas), in qua et ca
pitis et membrorum potestas complectitur, quomodo eidem subiiciatur 25
capiti non video . Dico igitur Salvatorem nostrum qui summe boni
tatis perspector est, voluisse in ecclesia unitatis primatum constituisse,
cui, ut in unius representaret persona, unum voluisse caput preficere,
in quo, non data ecclesiae congregatione, representata foret ecclesia .
Hec mea recta sanctorum dictis conformis credulitas est, sicque qua - 30
tenus Basiliensibus assensum prebuerim nulla ab ecclesie unitate divi
sio facta est, nisi quatenus Ferrarie universalem ecclesiam esse cre
deres, de quo alio disputationis membro discussio erit ; sed hec satis
sunt pro responsione quesiti.

2 in Petro) in Petrum C . V , 3 in Petrum ] in Petro C V ; 4 direxit] C


2b ; 12 sed et] Com . et; 21 non ecclesiam ] C ecclesiam non ; 24 potestas), in
qua] C potestas tributa est in qua ; in V verba tributa est adsunt, sed punctis
sabducta ; 25 potestas complectitur) C potestas, tributa est in qua... potestas
complectitur : dittographia ; 25 quomodo ] C quoniam ; subiiciatur] C subiicitur ;
26 capiti) C caput
164 U . Mannucci
4. ANDREAS. Supremam regiminis ecclesie potestatem in ecclesia
ponis, quam fidelium congregatione constituis, caputve suscepisse pri
matum ecclesie nomine. Quero an , congregata ecclesia , huius capitis
vigeat potestas?
Lud. Si premissa conspicies responsum est. Cum potestatem ec - 5
clesie in sui unitate Petrus suscepit, nisi eidem obsistat ecclesie , po
testas viget ; nec rationi disconvenit potestatem universalem ecclesie
3b in ecclesia residere, ac vice ecclesie in caput unum , | prout notissimis
sanctorum dogmatibus dictum est.

5 . ANDREAS. Ex his mihi persuasum est verbis tuis , Petro ec. 10


clesie potestatem a Salvatore nostro concessam , ut in eius individuo
corpore designaret ecclesie unitatem , et quam pariformis ecclesie po
testas est tradita ; que rationi non convenientia esse ratione demonstro.
Duarum concurrentium potestatum primatum scissuram ducere notis
simum est. Unica est electa mea, unius ecclesie episcopatus est, cantat 15
ecclesia testante canone loquitur xxiiij q. 1 ac canon quasimonstrum
insinuat uno in corpore duo capita . Si ergo duplex videtur universalis
dimissa potestas in universalem ecclesiam ac in Petri individuum ,
quisnam divinam illam providentiam inferiorem hanc monarchiam
recte constituisse assereret ? Cum eam quasi monstrum duobus tri. 20
bunalibus designasset, quod quam divine bonitati detestabile fuerit
angelorum de celo eiectorum casus insinuat.
mual.

Non permittam si dixeris Petrum non pro se, sed pro ecclesia
suscepisse primatum , sicque unicum Ecclesie supremum esse tribunal,
Non enim sacri canones ecclesie vicarium , sed caput insinuant Pe- 25
trum . Si Iesu Christi vicarius est, prout sanctissimus Aurelius Augu
stinus, in libro question. nov. test. in questione pro te introducta
demonstrat, dicens: Quod sicut in Salvatore erant omnis cause ma
gisterii, ita post Salvatorem in Petro omnes continentur; quoniam
ipsum constituit caput eorum ut pastor esset gregis dominici, et grex 30
dominicus unica ecclesia sit ; ut cunctis exstat notissimum in canone
ecclesia (de consecr. d. I). si pastor est gregis, scilicet ecclesie et caput
dei dispositione. Quis non duas assereret potestates, cum una non de
pendeat ab altera , sed superioris iussu et auctoritate fundata , et homi
num non sit immutare quod dei Verbum instituit, ut eleganter apo- 35

2 fidelium ] C infidelium ; 5. Lud .) om . C ; ii individuo] C nomine deus


denuo duo (!); 16 loquitur] C = 3 ; 18 individuum ] C : i. e . dimidium (1); 31 domi.
nicus] om . C ; 32 scilicet] C V silicet ; 33 dispositione) disponere C . ; 34 fun
data , et] fundate . Vero C .
Dialogus Andreae de Sanctacruce 165
stolus inquit, cum nedum homines sed et angelos contraria suadentes
anathematis mucrone feriat?
Constat non posse fideliter asseri pontificium primatum ac pastorale
ministerium claviumve magisterium ab ecclesia Petro traditum , sed
ab ipso pietatis fonte veritatis magistro . Cum ergo diffiteri non valeas 5
et expresse professus sis a Deo potestatem hanc traditam Petro, eamve
ut caput et pastor, etsi asseras in ecclesie representatione suscepisse,
concludere necesse est, aut esse ad unitatem concurrentes duplices
4 potestates, quod esse non potest in ecclesie unitate, | nec summe
bonitati, que omnia recta ratione disposuit conveniret; aut ex his 10
duabus potestatibus illa superior sit, que in hoc mystico corpore par
tem digniorem efficiat.

6 . Considerandum est quis digniorem in partem electus sit, an


totalis ecclesiae residuum , vel Petrus ipse. Sacratissimarum legum
vertex Paulus, lege constituente locum religiosum constitui humani 15
corporis sepultura, si in corpore fuerit divisio , caput corpori toto
praeponi decrevit : 1. cum in divisis ff. de religiosis, ubi sic inquit.
Cum in divisis locis sepultus quis est, utique locus religiosus non
fit, quia una sepultura plura sepulcra efficere non potest ; ideo videtur
illum religiosum locum esse ubi quod principale conditum est, idest 20
caput cuius ymago sit qua cognoscatur ; ibidem asserens corpus cen
seri ubi caput esset. Constat tanti auctoris sententia caput dignius
alio toto corpore; sicque, si Petrus caput esse asserimus, residuum
vero ecclesie corpus, cuius caput Petrus est, membra, quod ibidem
censetur ecclesia residere ubi Petrus residet. 25
Nec ad decisum redeas dubium quod ceterorum fidelium cetus,
absque Petro, ecclesie potestatem contineant, quia hoc falsissimum
est, et a pietatis regulis alienum ; cum Petrum pastorem verticem
clavigerum Deus constituit ; omniumve sit sanctorum doctrina, et Au
gustini ubi supra, et Ieronymi in canone quest. vet. xxiiij q. 1 et 30
c. 1, 2. q . can . hec est fides , ubi asserit in fide emendari velle
a summo pontifice qui Petri et fidem et sedem tenet, et sanctissimi
Leonis ead. c., can. cum beatissimus Petrus Apostolus ubi dicit.

3 pontificium primatum ) pontificii primatus V ; 10 ratione] dispositione V ;


his] hiïs C V saepius ; 13 digniorem in ) in digniorem C ; 15 Paulus, lege] Pau
lus, cum , lege V ; 17 -21: 1. cum in divisis — cognoscatur ] addita in V in margine;
crederem auctoris propria manu , quia bene stare poterat sensus sine textus
transcriptione ; cuius rei indicium est vox cum , 1. 15, quae addito textu re
dundat; 30 q. I et c. I. 2 q.] q. I 21 et c. 2 q. V.
166 U . Mannucci
Quia primo a domino acceperat principatum , Romana ecclesia in eius
maneat institutis, et ead c., can , manet, ubi asserit : Manet Petri privi
legium ... ubi nil erit solutum vel ligatum nisi quod Petrus ligaverit
atque solverit. Item Ambrosius in canone non turbatur eiusdem quest.
ubi asserit, quemadmodum turbari potest navis, ubi ecclesie firma- 5
mentum est ? et subdit, aliud et spirituale fuisse Petro commissum
piscandi genus, cum sibi tantum dictum est: mitte hamum , cum aliis
rete piscari mandasset; c. s. ei. q. Est aliud. Sicque hec verificari ne
queunt, ubi vicem alterius gereret, sed ubi principale huius corporis
unicas princeps et caput esset, sicque absque capite corpus non est, 10
nec, dempto capite, corpori aliqua est facultas agendi.
Ex quo non absque heresis contagione asseri posse prima facie
arbitrarer, concilium , quae capiti concessa sunt, administrationem
posse suscipere, tamquam contra prime nostre fidei ordinamenta et
pietatis verba, directo religionis formam , que in uno principe consti- 15
tuta est, in popularem confusionem deducere. Que quam contraria
46 recto sint iudicet qui horum duorum regiminum | conditiones noverit .

7 . Restat utad obiecta respondeam . Quod ecclesie dictum sit Quod


cumque ligaveritis etc., non est negandum , beatissimo Alexandro testante
cum ad sanctum Valerianum scriberet in can . audivimus, caus. xxiiij 20
q . 1.; et quod Petrus unitatem representaret ecclesie, Augustino te
stante sup . Iohannem , in canone Quodcumque c. 1 eiusd. q. relato .
Sed nonne sanctorum canones ecclesiam hanc capitis suscipere ope
rationes demonstrant ? Quid enim leronymus cum dicit, quicumque
tecum non colligit spargit (in c . quoniam vetus). Quid Ambrosius cum 25
dicit quemadmodum poterit turbari navis cum preerat is in quo ec
clesie firmamentum est ? Quid Leo cum dicit : Nihil erit ligatum nisi
quod beatus Petrus aut ligaverit aut solverit ? < Transgredi quid
interest patrum terminos contra pietatis doctrinam , quid antiquorum
diuturno tempore obfirmatam violare sententiam , cum qui totum dicat 30
nihil excludat? > Quid de doctrina piscationis hamo concesse Petro ,
quam beatus Ambrosius ab aliis distinguit Apostolis ? Videsne distincta
aliqua Petro, sanctorum testimoniis asseri fuisse commissa , sicque
omnia quae alii recepere et ipse habuit, et specialiora ut caput et
princeps ? 35

4 atque] aut C ; 14 prime nostre] C nostre prime; 17 recto ] directo CV ;


21 ecclesie ] apostolis C ; 22 super Iohannem – relato ] om . V ; 25 colligit ) v
comedit V (cfr . canon.) ; 26 cum preerat] cui imperat C ; 28-31 Transgredi -
excludat]. in V punctis subducta ; cfr. enim pag. 167 lin . 9 - 11.
Dialogus Andreae de Sanctacruce 167
Numquid ludibrio sunt gesta sanctorum operationes patrum , ubi
est sanctorum Conciliorum primorum reverentia ad Petri sedem ac
ad Christi vicarium Romanum Pontificem ? Niceni Constantinopolitani
gesta perquiras, ubi nil agendum constituere, nisi Romano mandante
pontifice. Quid Sancti Iulii ipsa litera vult, a toto Oriente recepta, ubi 5
nil agi posse asserit, ubi legatus Romane ecclesie abfuit ; in canone
regula xvii d . Quid constitutum est, ej. d . huic soli sedi? Sim
machus ipse in canone Concilia ej. d . cum dicit Concilia ea tenemus
et vim habent quatenus pape presentiam retinent. Quid interest trans
gredi patrum terminos contra pietatis doctrinam ? Quid antiquorum 10
diuturno tempore observatam violare sententiam , contra c . quanto, [X ]
de translat, et 1. testamentum C . de test. ? Organuni executio ac effe
ctiva operatio corporis, caput est. Caput est Petrus corporis militan
tis ecclesie, in eum ecclesiam reputatam noscimus dei verbo , quod
immutare hominum non est, absque augmentatione fidei. Stent dei 15
mandato iniuncti religionis termini, dignitates, principatus, sanctoruin
consensu hactenus observati; non os in celum propriis privatis ambi
tionibus apponamus. Quid dudum de superioritate tractandum ? Nam
cum ideo ecclesia in unitate omni consistat, quia in Petri persona tan
tum summa constituta est, caput hoc ut ecclesie decus totis viribus 20
5* veneremur ; | illudve principale culmen et decus esse cognoscamus, ex
quo « velut ex trunco rami, velut ex fonte rivuli derivantur et pro
fluunt » , sanctissimo Cypriano testante (in canone loquitur dominus
xxiiij q . 1) .
8. Arbitror unicum in militante ecclesia supremum esse tribunal, 25
quod in Petri corpore designatum fuisse professus est. Et, si solius
Petri corpus ad ecclesie representationem sufficit, ex pietatis norma,
si totalem congregaret universalem ecclesiam , non minus in capite
operatio corporis manet. Sed hoc modo unum casum ab alio differre
consentio . Quia cum nulla alia est ecclesie congregatio , maior opera - 30
tionum libertas capiti insit, cum ad sacratissimum cetum Cardinalium
quantumcumque gravia emineant, referantur. Cum vero universalis
congregatur ecclesia , et si, ut deductum est, decisionis potestas in ca
put resideat, non absque rubore, convocatis per eum patribus, eorum
scita negligentur cum omnia que recto consilio geruntur iuris reci- 35
piunt firmitatem (1. non dubium C . de repub.). Unde et bellissime ad

6 asserit] C = 48 16 mandato ) om . C ; 19 ideo] om . C ; consistat] consistit C ;


20 ut] om . C ; 22 velut ex trunco rami) om . C . propter seq. velut. 26 Et, si] om . C .
29 ab ) om . C ; 33 deductum ] dictum V ; 36 1. non dubium ] V in marg . 1. dubium ;
168 U . Mannucci
Cod . I 12 propositum christianissimus Imperator asserit, in 1. humanum , de legib . :
Volumus legem constitui ab omnibus proceribus nostri palatii, et glo
riosissimo cetu vestro , patres conscripti, tractari, et si universis pla
cuerit, tunc legem dictari et denuo collectis omnibus recenseri et cum
omnes consenserint nostro nomine recitari, ut universorum consensus 5
nostre serenitatis auctoritate firmentur. Et subdit : Bene enim cogno
scimus quod cum vestro consilio fuerit ordinatum , ad nostram gloriam ,
nostrique Imperii beatitudinem redundare.
Sed arbitror te in continenti debere subicere, secundum hoc nul
lam esse in concilio potestatem ; hoc quidem ex predictis non sequitur, 10
Dico quodcumque pietatis verbo ecclesie concessum est, illibatum
persistere ; sed si a concessis diverterent, capite membra regulari ut
ab individua collectave in unum potestate (tuo hoc colligens ex ser
mone) etiam si consultorum consilia non sequatur; nec videtur con
trarium posse colligi ut membra caput diiudicent, ne ad infinitum 15
superioritatis negotium flueret. Est namque dare naturaliter unum
immobile supremamve potestatem in singulis , cunctis doctorum san
ctorum , philosophorumve sententiis suadentibus, quod inferioribus le
gibus non vi sponte subsistit. Sacratissima testante lege, digna vox
est maiestatis regnantis se legibus alligatum profiteri, ut quod sine 20
necessitate supremum est, sua sponte vero necessitati supreme subi.
ciatur; ibidem subiciens, et revera maius imperio est submittere legibus,
56 principatum , quod, si, quatenus persona est, profiteri valeat, | nequit
dignitatem in supremo positam , natura ac possibilitate contradicente,
subicere. Unum bellissime Iustinianus inquit in authentica de consuli- 25
Nov. CV bus in fine : Leges omnes imperialem fortunam non capiunt, cum et
ipsas deus leges subiecit, legem animatam ipsum mittens hominibus, ut
a capite omnibus civitatibus et populis cuncta distribuat. Quis tam
insanus rationis conspiceretur homo, ut crederet temporale culmen,
quod a deo constitutum minoris luminaris scilicet hac regula deus 30
composuerit, ut uno solido gubernetur et habeatur, spirituale vero
maioris luminaris ad instar, in plurimorum confusionem dimiserit, ad
unam rationem individuamve non redegerit unitatem ? Fateor Iesum
Christum dominum nostrum ecclesie multa dixisse, sed ecclesie caput
constituisse Petrum eiusve legitimos successores. 35

9. LUDOVICUS. Quam extranea a pietatis sermonibus sit hec ve


stra credulitas diligenter advertas. Primo : potestatem hanc quam

12 sed] et C ; 19 Sacratissima] 46 in C ; 28 omnibus) hominibus C ; 29 cre


deret) om . V ; 32 luminaris ] luminis V ; 33 rationem ] condicionemve V ;
Dialogus Andreae de Sanctacruce 169

Petro tribuis, non esse evangelicis sermonibus consonam , Matth . evang .


testatur c . xviij ubi per redemptorem nostrum Petro relatum est : Si
peccaverit in te frater tuus, vade corripe eum inter te et ipsum , Si te
audierit lucratus es eum . Si non audierit, adhibeas unum tecum ,
quem si non audierit dic ecclesiae, quam si contempserit sit ut ethnicus 5
et publicanus. Videsne quod ecclesie, non pontifici denuntiationem fieri
constituit, quodque nullam , post ecclesie denuntiationem , denuntiat po
testatem ? quod clara ratione monstratur. Nonne dei verbum est : Ubi
duo vel tres sunt in nomine meo, ibi sum in medio eorum ? (Mt. xviij
et canon de quibus xx di.). Si ergo in fidelium congregatione deus est, 10
nonne maior pontifice? Certo , et notissimum est. — Nonne et Paulus
Petrum reprehendit ? (c. II q . vii Petrus et Paulus et can . seq. ipsi
apostoli). Est ne possibile te rem ignorare notoriam : summum ponti
ficem posse certis casibus iudicari et illis concilium esse iudicem ? ut
vulgatum est, et in verbis in can , si papa , xl d . et glo . in can . sicut 15
inquit ii, q. vii. Nonne, Actuum viii, miserunt discipuli Petrum et
Iohannem ? ergo superioritatem mittentium indicat; xciiij dist. in sum
ma. Nonne quia ad gentiles accessit Petrus, ecclesie se purgavit ?
Actuum xi. Et Matthiae electio ad apostolatus gradum , non per Petrum
sed per apostolos facta , claram ecclesie superioritatem indicat. Actuum 20
i. et xx.
60 Accedat his canon precipue xi, q. iij | ubi papa loquens asserit
velle Lotharium delinquentem denunciare ecclesie. Constat superiorem
ecclesiam designare et canon quisquis sanctam Synodum xxxij q . ix .
Nonne et Eleutherius asserit ab Apostolis et eorum successoribus dif- 25
finitum , quod preter romanum pontificem nulli licere de episcopis
iudicare iij q. vi quamvis, et c. dudum ej. cause, ubi Iulius papa dicit
non posse sine pape auctoritate concilium congregari, ab Apostolis ce
terisve decretum est et statutum . — Nonne et tu observasti inferiorem
hanc monarchiam ad instar superioris esse formatam ? Illa superior 30
impeccabilis est, ergo, ut inferior impeccabilis sit, non in unum cor
pus referenda est quod peccare potest, sed in fidelium congregatione
in qua representata ecclesia peccare non valet, ut xxiiij q . 1. a recta
ergo fide. Item mater, non domina appellatur Romana ecclesia , xii, D .
non decet. Quod autem obscenius dici posset, summo pontifice notorie 35
scandalizante ecclesiam , a nemine fidelium posse corrigi ac impune
licere suis vagare luxibus. Nonne Redemptor noster, cunctis discipulis
loquens et Petro dixit : Arbor fici erat in vinea, quam cum dominus

4 - 5 adhibeas — contempserit] om . C ; 11 pontifice? ] pontifex C ; 22 Lotha


rium ) vicarium C ; 26 quod preter]quod ſubi? iat. lin .] preter V ; 29 Nonne] C = 52;
BESSARIONE – XVIII-20-3º. II
170 U . Mannucci
videret et abscindere eius infructuositatem conspiceret, dixit, expectan
dum anno uno et mittam stercora, que si non melior fieret succidam ;
quid aliud insinuat quam prelato diutius expectato ut se corrigeret,
si non resipiscat, ut deponatur, h . e. fidelium iudicio de ecclesia suc
cidatur? Quibus quidem auctoritatibus mota Sacrosancta Constantiensis 5
Synodus saluberrime iam decrevit, huiusmodi dubitationem diffiniens,
Harduin sacram generalem Synodum in Spiritu Sancto legitime congregatam ,
VIII, 258 . certis ibidem contentis casibus preferendam auctoritati pontificis et
cum res hec decisionem meruerit, non decet nec potest in dubium
redigi, rei iudicate sententia litis limina precludente. 10

10. ANDR. Cum tui loquentis verba perciperem , perquisivi quid


tua conaretur intentio : cum totam christianae religionis normam uni
tatem pacemve disrumpere studeat, quo quam detestabilis censenda
sit cogita . Transgressus es contra sapientie normam terminos patrum 15
ac ut verbis utar Ieronymi, stateras dolosas te videor attulisse , dicen
tem pro arbitrio hoc leve hoc grave est. Conspiciendi sunt christiane
religionis termini quid eorum septa nobis insinuant; demum ex his
66 quam perversa sint que ad rem hanc per te allata sunt recte conspi
cies . Scis , si de pravatorum sensus pietatis doctrinam non offendissent, 20
quam sola verba evangelica christiane fidei suffecissent, cum prefata
rem omnem contineant?
Ludov. Scio, nam et SSña Constantinopolitana Synodus attestatur.
ANDR . Scis Conciliorum sanctorumve plurium dogmata ad evan
geliorum instar pro terminis fidei assignata ? 25
Ludov. Quod evangeliorum vim aliquorum dicta sanctorum nacta
sint, nullatenus credo .
ANDR. Non dico ut evangeliorum vim sanctorum dicta percipiant,
sed quod ut evangelia terminos faciant, cum de evangeliorum intel
ligentia sermo fieret. 30
Ludov . Scio libellos plurium approbatos ultra scripta evangelica
pro terminis fidei.
ANDR . Plurium igitur doctorum sententiis conclusa sunt que
ex scripture verbis aliquibus videbantur ambigua, quorum conclusio
nibus, ut litigantibus fas non est rei iudicate auctoritatibus contraire, 35
nec sic theologie professoribus fas est in dubium ducere, quod Spiritu
divino viri in ecclesia longeva temporis veneratione recepti claro dis
seruerunt alloquio ; tanteve auctoritatis testimonia visa sunt ut absque

4 h . e .] om . C; 24 ANDR.; Scis ] ANDR. Pravorum igitur offensione, scis


CV; 26 nacta ] om . C .
Dialogus Andreae de Sanctacruce 171
alterius veritatis inquisitione, cum de ipsius deitatis cognitione inter
latinos grecosve dissensio foret, piis vocibus eorum quos nos infideles
arbitrabamur, diversis vicibus publicis in conventibus dictum sit eo
rum sententiam rationemve sponte subicere doctorum testimoniis, que
non arbitrantur absque divino spiritu protulisse; adeo ut solius Cri- 5
sostomi testimonium consecrationis sacratissimi corporis dubio finem
imposuerit peroptatum ; quanto potius et nos eorum quorum memoriam
celebramus, dictis, imbecillem rationem sensumve debemus subiicere ?

11. Inquirenda sunt ergo quid in re hac illorum doctrina insinuent, 10


quorum testimonia , sacris conciliorum sententiis, pro terminis sunt
affixa . Nam clarissima Salvatoris nostri testimonia sunt in medium
promulgata, que ut diverteres, etsi non Petro sed ecclesie in Petri
representatione dixisse asserueris, clarissime responsum est hoc non
posse, salva verborum sententia recipi, cum non Christi diceretur vi- 15
carius Petrus dimissus, sed ecclesie . Si tuus procederet sensus, datus
non caput, sed capitis representator ; non hamo piscator, sed aliorum
nomine piscandi hamo exercitium suscepisse ; que quidem expositio
salvatoris sanctorumve intelligentias corrumperet manifeste, quia inter
7 Petrum aliosve ecclesie | residuum facientes afferunt directe diversa ; 20
apostolis dicta verba apostolos comprehendunt ; Petri primatus eum
ab apostolis segregat ut clare verba demonstrant. Ergo Petri potestas
cunctis apostolis ac aliis non apostolis preposita est, et hamo piscari
solum Petro concessum . Ambrosius asserit « ceteris vero rete » ; ergo
distinctio dispositionum facit ut, quod in Petro dictum est, aliis non 25
videatur concessum ; in quibus difformis est dispositio per salvatorem
eadem in dispositione facta ; argumentum hoc in terminis concludit
sanctio legum ff. de penis, et 1. cum ex filio ff. de vulg . et pup. -
et intelligenti notissima est conclusio. Ergo ecclesie nomine primatum
suscepisse dici non potest. 30
lansi Capiam post evangelicum sermonem . Synodica testimonia exstant
nan, acta affricani concilii, ubi patres ad summum Pontificem ita scribunt :
Dño Beatissimo et honorabili Bonifacio, Aurelius Valentinus, primas
sedis provincie Numidie et ceteri qui adsumus ducenti decem et septem
Nunc a beate memorie Zosimo, in cuius locum divinitus constitutus es , 35
nunciï certi venerunt, a quo ad nos mandata et litteras attulerunt, etc.
Si par aut inferior quis suo superiori mandaret, quanta arguendus

3 arbitrabamur) arbitramur C ; 15 verborum sententia recipi] nostrorum


sententia sententia recipi C ; 19 corrumperet] interrumperet C ; 21 dicta verba ]
doctrina, potestatis verba C; 24 rete ) retis C;
572 U . Mannucci
esset insania rerum magistra experientia docet, Cum in nullo magis
fundetur iurisdictionis quasi possessio , quam in mandando ac in man
datorum obsequio . Referentibus patribus de Concilio mandata apo .
stolica eisdem allata fuisse, quis dubitet superioritatem ostendi in
mandante ? Certe et irritanda fuissent mandata ac mandatarii qui eas 5
ut talia recepissent. — Accedit his beatissimi Hilari generalis Synodus
Cfr. Thiel ubi talis exstat Tarraconensium epistola in generali Synodo recitata
Ep. RR . a
PP. 1868, ac communi omni sententia approbata : Domino beatissimo et pape
p . 155. Hilario universi Tarraconensis provincie E .pi. Etiamsi nulla staret ne
cessitas discipulorum , expectandum revera nobis fuerat illud privilegium 10
sedis vestre, quo susceptis regni clavibus post resurrectionem Salvatoris
nostri, per totum orbem beatissimi Petri singularis predicatio ministerio
ilļuminationis perspexit. Cuius vicarii principatus sicut eminet, ita me
tuendus est ab omnibus et amandus ; proinde dominum in vobis pri
mitus adorantes, eius ad sedem recurrimus apostolico ore laudatamı 15
inde responsa querentes. Unde nihil erroris, nihil presumtionis sed
pontificali totum deliberatione precipitur. Qua epistola in generali Con
Thiel,162 cilio lecta acclamavit Concilium : ut antiquitas servetur rogamus, ut
disciplina servetur rogamus, ut canones custodiantur, rogamus et or
dinatio Apostolica illibata servetur. Exaudi Christe : Hilario vita , di- 20
gnus papa, dignus doctor. Anne verba consideras, si suppositum vel
gb superiorem demonstrent pontificem ? Dic queso : si acclamatur vita | Hi
lario, si cognominatur dignus doctor, si universi orbis illuminator, si
ab omnibus asseritur metuendus, si eius personam post Deum ado
ramus, auctoritatibus opus est quando haec superioritatem clare de- 25
monstrent ? Certe nulli dubium est.
Thiel615 Succedat his Synodica epistola Anastasii pape Anastasio Impe.
ratori, cuius verba hec sunt : Exordium pontificatus mei primitus
oblata populis pace, promitto ; consequenter , ut sancte ecclesie augustis
simi nominis tui celsitudo prestet auxilium ut, sicut precelsum voca - 30
bulum pietatis tue per universas gentes toto orbe prefulget, ita per
ministerium mee humilitatis, sicut semper est, sedes beatissimi Petri
universalis ecclesie assignatum sibi a domino deo teneat principatum .
Audi et beatissimipape Symmaci in Basilica beati Petri Apostoli Rome
Concilii generalis verba, ubi omnibus astantibus patribus Fulgentius 35
archidiaconus dixit: Beatitudo Vestra directis hanc per provincias au

2- 3 ac in mandatorum – Concilio ) om . C ; 5 mandante ? Certe)mandatis


certis C ; 6 Hilari] Ylarii V , sed has minores discrepantias (ut Zosamo, Chri
sostimi etc.) non adnotamus; 14 proinde dominum ] primus dominus C ;
18 lecta ] C = 6 ; 26 demonstrent? Certe ) demonstret nulli C ;
Dialogus Andreae de Sanctacruce 173
:1 644 ctoritatibus Synodum convocavit, quorum presentia in vestris videtur
oculis constituta . Nunc Beatitudo Vestra, que ad ecclesiarum concor
diam vel ad pacem , dignetur tractabiliter ordinare, acclamatum est :
Symmaco vita , ut facias rogamus dictum . Anne superiores inferiorem
rogant ut faciat, in his que publicam administrationem requirunt ? 5
Certe rationi iurive scripto contrarium est. Rogatus igitur ac vite
acclamatio, ac ordinandi facultas notissimam superioritatem demonstrat.
12. Accedant testimonia luce clariora sanctissimorum Conciliorum
duorum apud sanctum Petrum Romae, Symmaci pape tempore. In
prima igitur synodo, cum tractaretur de alienatione bonorum ecclesie 10
per laicos facta ac per certos conciliariter conventos episcopos appro
bata instantibus Imperatoris nomine prefecto pretorii atque patricio ,
sancta Synodus hec verba protulit : Ecclesiasticarum rerum aliena
tiones irritas esse patres sancti sanxerunt; quanto magis quod apostolice
sedis iam existente presule, qui prerogativa meriti beati Petri Apostoli 15
per universum orbem primatum obtinens sacerdotii, statutis Synoda
libus consuevit tribuere firmitatem , a laicis facta, licet consentientibus
aliquantis episcopis, qui ecclesie preiudicare non potuerunt, viribus
carere non dubium est. Subscripsere: Celius < epus > Symachus epus ca .
tholice romane ecclesie , huic constituto a nobis facto subscripsi. Lau - 20
rentius sancte sedis Mediolanensis ecclesie epus huic constituto a vero
papa Symacho facto subscripsi etc .
Extat et secundum clarius: cum quarta fuisset Rome Synodus
8 congregata , | Theodorico instante ut patres concilii Symmacum iudi
carent; et videntes patres quod vocatio Concilii pape auctoritate facta 25
non fuerat, dixerunt Imperatori, quod ipse, qui dicebatur impetitus, de
Thiel buisset concilium convocare ; scientes quod eius sedis primum Petri
8 ss. Apostoli meritum et principatus est. Deinde secuta iussione domini
IO

conciliorum auctoritas habuit potestatem ; sed sanctus papa Symmacus


basilicam in qua pontificum erat congregatio ingressus est, et de evo - 30
catione Synodi gratias Deo dedit et clementissimo regi, et rem de
siderii sui evenisse testatus est. Habuerunt ex eo patres Concilium esse
firmatum et cessavit causa que tristitiam ministrabat ; introductisque
querelis contra Symmacum et dum papa ipse causam dicere vellet, ab
irruentibus turbis emulorum ita tractatus est ut multis presbyteris, 35
qui cum ipso erant per cedem ipsam mortis fuisset occasio . Patres ,
7 demonstrat] demonstrant C ; 8 sanctissimorum ] om . C ; 14 patres
sancti) sancti patres C ; 19 Celius epus] om . C ; 21 ecclesie ) om . C .
27 sedis primum ] sedis ob primum C ; 29 auctoritas habuit] auctores habue
runt C ; 36 ipsam ] ipsarum C ; fuisset] fuissent C ;
174 U . Mannucci
omnibus matura consideratione pensatis, dixere Symmacum papam , se
dis Apostolice presulem a diversis propositionibus impetitum , quantum
ad homines respicit, constat arbitrio divino fuisse dimissum . Sit igitur
immunis et liber, quia cum ab impugnationis petitione, quum a deo
tantum subiectus est, obligari non potuisse cognoscimus, totam causam 5
dei iudicio reservantes. Quia divino iudicio, sicut de deo confidimus,
rationem redditurus est. Nam scriptum est per prophetam ex persona
dei : « Sine; non valetmanusmea ad consumendum eos qui erraverunt ? ».
Etiam subscripsere Laurentius Epus Mediolanen . eccl.ie huic statuto
nostro in quo totam causam dei iudicio commisimus, me subscripsi, 10
Petrus episcopus Ravennaten . huic statuto nostro, in quo totam causam
Dei iudicio commisimus, subscripsi et sequitur etc .
Videsne clarissima prime sedis synodica testimonia, que quidem
tam repetita promulgatione decisa constituerent nedum sententiam sed
et legem , quibus nec sententia synodica contraire posset, sententia 15
contra sententiam existente. Et quia contra iuris expressum , tot Sy
nodicis constitutionibus et spiritus sancti sententia diffinitis manenti
bus, supervacuo recensetur his contrarium decretum aliquod promul
gatum . Sed satis sunt quoad Conciliorum (sic) dicta .
13. Quid sanctorum in ecclesia approbatorum sententiae indicant? 20
Leo , ignea colupna fidei per ycomenicas Synodos appellatus, repletus
ep. XIV , Spiritus sancto , qui Spiritus uniformis est, audi quid de summi pon
Migne 54, tificis potestate insinuet in epistola ad Anastasium Epum Thessaloni
618 .
censem : Leo Epus urbis Romae Anastasio etc . Quanta fraternitati
tue a beatissimi Petri auctoritate commissa sunt, si vera ratione per- 25
spiceres, multo possemus de iniunctis tibi sollicitudinis curis gaudere,
quoniam sicut predecessores mei predecessoribus tuis, ita etiam ego di
gb lectioni tuae, priorum secutus exemplum , vices mei moderamenque
delegavi ut curam quam universis ecclesiis ' principaliter ex divina in
stitutione debemus, imitator nostrae mansuetudinis adiuvares . 30
Migne Audi et eiusdem Leonis epistolam in qua in terminis designatur
ibid .c.675 ecclesiastica monarchia , que incipit : Ita ut a prestituto tempore
ubi sic infert: « Cum fratres quid tractandum diffiniendumve credi
derint, et diversa fuerit a communi voluntate sententia , ad nos omnia sub
gestorum testificatione ferantur ut, remotis ambiguitatibus, quod Deo 35
placuerit decernatur. Et subdit Non enim poterit unitatis nostre
10 totam ] om . C ; 11-12 Petrus – subscripsi] om . C ; 14 constituerent]
constitueretur C ; 16 expressum , tot] expressum errorem iuris, tot V , sed ex
punctum ; expressum errorem ut tot C ; 17 spiritus) propriis C ; 19 promulga
tum ) promulgatum est. C ; 30 debemus] demus C .
Dialogus Andreae de Sanctacruce 175
firma esse compago, nisi nos ad inseparabilem soliditatem vinculum
caritatis astrinxerit, quia , « sicut in uno corpore multa membra sumus
et habemus (omnia enim membra non eumdem actum habent), ita
multi unum corpus sumus in Christo , singuli autem aber alterius
membra » . Connexio totius corporis unam sanitatem , unam pulchritudi- 5
nem facit. Equidem connexio totius corporis unanimitatem requirit
quia et inter beatissimos Apostolos, in similitudine honoris fuit que
dam discretio potestatis, et cum omnium par esset electio, uni tamen
datum est ut ceteris premineret, de qua forma Episcoporum est orta
distinctio, et magna ordinatione provisum , ne omnes sibi omnia vin - 10
dicarent, sed essent in singulis provinciis singuli, quorum inter fra - .
tres haberetur previa sententia . Et rursus quidam in maioribus urbibus
sollicitudinem susciperent ampliorem , per quos in unam Petri sedem
universalis ecclesie cura conflueret, et nihil usquequaque a suo capite
dissideret. Et qui scit se aliquibus esse prepositum non moleste ferat 15
aliquem omnibus esse prelatum : discipuli sumus humilis et mitis ma .
gistri dicentis : « Discite a me quia mitis sum et humilis corde » :
« qui autem se exaltat humiliabitur et qui se humiliat exaltabitur » .
Videsne quam bellissime vir hic, Spiritu divino plenus, sanctorum
Conciliorum iudicio monarchicam ecclesie insinuat firmitatem unumve 20
designat sedis romane primatum , Petrumve aliis apostolis et discipulis,
in quorum representatione residuum ecclesie fuerat designatum , om
nibus preminere ?
14 . Sed quid clarius testimonio beatissimiGregorii in omilia domi
nice resurrectionis, qui inquit : Considerandum nobis est cur omnipotens 25
deus quem cuncte ecclesie preferre disposuerat, ancille vocem pertime
scere et se ipsum negare permisit ; quod nimirum magna actum esse
dispensatione cognoscendum est, ut is qui futurus erat pastor ecclesie
in sua culpa disceret qualiter aliis misereri debuisset. Cui contestatur
alter ecclesie doctor Ambrosius in diei eiusdem omilia sic inquiens: 30
Fidelior factus est Petrus postquam se perdidisse fidem de flevit, et
ideo maiorem reperit gratiam quam amisit ; tamquam enim bonus
pastor tuendum gregem accepit, ut qui ante sibi infirmus fuerit, fieret
aliis firmamentum . Denique pro soliditate ecclesiarum petra dicitur,
eo quod primus in nationibus fidei fundamenta posuerit, et tamquam 35
saxum immobile totius corporis christiani compagem molemve contineat.
Hec clara duorum ecclesie luminarium testimonia sunt, et in dist, L ,
6 requirit] requirunt C ; 8 omnium )dominiCV; 10 ne) ulnon C ; 12 previa ]
prima C ; 14 capite,] corpore C = 7 ; 15 dissideret)discederet C ; 20 monarchicam ]
monarcham C ; 32 ideo ] immo C ;
SOS

Mannucci
.
U
176
can. considerandum , et can . fidelior annotantur. Conveniuntne hec
opinionibus tuis ? Nonne et beatissimus Clemens in canone in illis
1

1xxx d ., dicit Petrum Apostolis cunctis prelatum , et in civitatibus


ubi apud ethnicos primi eorum flamines fuerant primates vel patriar
chas accuratissime ordinasse, archiepiscoposve ubi archiflamines fuerant? 5
Adsunt aliorum romanorum sanctorum pontificum clara testimonia :
Anacleti, in canone In novo xxi dist.; Pelagii, eod., Quamvis ; eiusdem
*

Anacleti in canone Sacrosancta , xxij, di. et beatissimi Nicolai in


.

canone Omnes, eod. — ubi clare insinuat quod Verbum illud, quo
constructum est celum et terra, Romanam fundavit ecclesiam , om - 10
nium aliorum sacerdotii fontem . Nonne id sanctissimus Ciprianus
contestatur caus. xxiiij q. 1., can. loquitur dominus ?
Quorum summorum pontificum epistolas omnes, etsi sanctorum
exercitus maxima cum veneratione receperit, cum et ipsi sanctorum
9 cathalogo sint descripti, protervo ausu | quorumdam fastus audet 15
dicere in causis propriis testimonium perhibuisse pontifices, non ad
vertentes Ieronimum quam apertissime summorum Romanorum pon
tificum scita cunctis preferat sanctorum dogmatibus in canone hec est
fides, xxiiij q. 1. et eadem causa et questione quoniam vetus ; igno
rantes sacratissimorum Imperatorum sanctiones, totius orbis assensu 20
receptas, quarum normis et consularium virorum status dependet, que
constituunt Romanam sedem sacerdotalis ordinis fontem , ecclesiarum
1. 8 Cod. caput, dominam et magistram in authentica de ecclesiasticis tit. Im
I, I.
perium , ac in epistola inter claras, de sum . Tri., et fid. cath .
Sunt hec testimonia negligenda, que hi perhibent quibus hu - 25
smana submittitur ratio , qui et religionis etmoralitatis viventes iudice
sunt, Imperialis scilicet dignitas morum , contra cuius scita de ratione
querens sacrilegii crimen incurrit (C . de crim . sacr. 1. 1 et 3), et ponti
ficalis potestas religionis , contra cuius scitum velle plus sapere here.
ticum est, Ieronymo inquiente hec est fides ? Sileantmoralium philo . 30
sophorum dogmata legibus iam decisa privata ratione discutere , et
nolint privatis superbire iudiciis ; sicque theologorum scita, consilio
rum sanctorumve auctoritatibus in canone iam decisis ac longeva ob
servantia comprobatis assentiant; nullus namque esset litium finis ,
sed ad cuiuslibet privatorum querelam res sententia terminate novam 35
investigationem haberent. Particularium doctrinarum decisores sunt
privati iudices ; rationum aequitatumve ac religionum principes ipsi.
s

'C; sed sicrim . pecu. austus CV


I fidelior ] fide hoc C ; 7 xxj di]. xviij di. CV; 15 fastus] Faustus CV ;
sed quis ille ?! 17 quam ] qui C; 28 de crim . sacr.] de crim . pecu . CV; 30 in
quirente ] ingerente C = 76 ; 34 litium ] licitus C ; sed] si C ;
Dialogus Andreae de Sanctacruce 177
Fateor tam certa esse notissima principia fidei, que in primis fidei
cunabulis fidelium assensu symbolo communi recepta sunt, in quibus
nulla principum est potestas, cum a Deo clare provenerint. Sicque
in principe temporali asserimus, ut que ipso iure naturali edita sunt
immutabilia maneant nec absque causa imperiali lege immutationem 5
recipere de iure naturali gentium et civili, sed naturalia. Sed ultra res
fidei claras et indubitatas, in spiritualibus Petri successor, in tempo
ralibus imperialis maiestas omnibus mundi potestatibus sunt prelati,
Christi verbis, conciliorum sententiis, sanctorum testimoniis, sanctissi
morum canonum legumve scitis, suppositorumve communi sensu , que 10
qui in dubium revocat, quibus adversetur inspiciat.
15 . Quid his fertilissime contestetur sanctus ille Thomas de Aquino ,
cuius celebritas toto orbe prefulget videas xxiiij dist., in sententiarum
quarto, ubi inter alia dicit : Ut in religione orao foret, primo soli 15
Petro potestas a deo est data , propter quod singulariter dictum est ei
« Confirma fratres tuos » ; eundemque videas in Contra gentiles,lxxvi,
c. V , ubi dicit: Cum sit necesse ut fideles in fide conveniant, et in
Ob novis fidei dubiis conveniat questiones movere, propter diver | sitatem
sententiarum divideretur ecclesia , nisi in unitate per unius conservaretur 20
sententiam ,
Et cum Ioannes in Apocalypsi attestetur Apoc. xxi. « Vidi civi
tatem Ierusalem sanctam descendentem de celo etc. » , etMoysi dictum
est ut faceret omnia ad exemplum ut in montem monstratum est, et
in triumphanti unus sit presidens Deus, ut hec inferior, prefatorum
sententiis, supreme similis sit, uno capite gubernari debet. Et ideo 25
dominus dixit ut fieret unum ovile et unus pastor, quem in figura
clare lex antiqua demonstrat ubi Moysis iudicium prelatum est totius
populi ydolatriae xciij dist. legimus. – Nec sit qui Christum dicat
hoc caput esse. Nam s. Thomas ibidem declarat : Christus quia pre
sentialiter et corporaliter cum fidelibus futurus non erat, elegit mi- 30
nistros per quos sacramenta fidelibus dispensaret, et ideo Petro cla
ves promisit, primo ut ostenderetur potestas clavium per eum ad alios
derivanda , propter ecclesie unitatem . Et quia compendiose praefati san
ctissimi viri dicta, per lxxiij questiones ad propositum facientia , per
virum religiosissimum sanctimonia ac facundiam circumspectum do- 35
minum Ioannem de Turrecremata conscripta sunt, illa videas, quibus

5 maneant] manent C ; imperiali lege] imperialem legem C ; 6 naturali]


om . C ; et] vel C ; 7 successor in ) successorum C ; 10 scitis) scita C ; 23 in
montem ) in morte C ; 27 clare) om . C ; 32 ostenderetur] ostendatur C .
178 U . Mannucci
te male sensisse recte clareve conspicies. Quam in humanis corporibus
regulam et unitatem colligimus, cum ex uno homine Deus humanum
genus instituit, in quo ostendere voluit quam grata sit in pluribus
unitas, secundum Augustinum , de Civ . Dei, ubi subdit: Factus est
lib . XII homo unus cum plures facere potuisset Nihil est quam hoc genus tam dis - 5
cap. 27 cordiosum vitio tam sociale natura ; neque commodius contra vitium
discordie vel cavendum ne existeret vel sanandum si existeret, natura
humana loqueretur quam recordatione illius parentis, quem propterea
Deus creare voluit unum de quo multitudo propagaretur, ut huius ad
monitione in multis concors unitas servaretur. 10

16. Nunc quam facillime confutanda veniant que contra protu


leris, tu ipse iudicium da. Quia qui se emendare noluerit ecclesie de
ferendus sit, hoc nihil ad pontificis potestatem ; communis quidem hec
regula est, omniumve catholicorum recte preceptum . Censesạe com
mune omnibus dictum et supremum Christi vicarium alligare ? Certe , 15
si hoc crederes non recte te sapere arbitrer . Numquam que speciali
sunt constitutione munita, comprehenduntur constitutione communi ;
hoc scis, nobis iuri operam dantibus, esse verissimum . Etnon mirum
si congregationi ad confusionem deferri voluit, ut plurium confusione
maior contumacia videretur. Non hec contraveniunt specialibus verbis 20
Christi, volentis Petrum esse omnium principem et pastorem ; et si
caput est, delatio fienda ecclesia capiti ipsi fieret, in cuius persona
ecclesie unitas designata est, ut proprio ore hactenus protulisti.
Cum Petrum a Paulo reprehensum asseris, nonne et Balaam ab
asina legis esse reprehensum ? In c. Item cum Balaam ii. q . vii. Ar- 25
10 guisne Balaam | sue suppositum asine ? Cur calumniose referimus
sanctorum dicta ad magum ? Referamus intentionem quam subdit bea
tissimiGregorii testimonium dicentis (ibidem ): Petrus potestatem regni
acceperat, et tamen apostolorum primus, cur ad gentiles intrasset,
querimonias a fidelibus cepit; nec ex potestate officii qua potuisset di- 30
cere « oves pastorem non comprimant » sed humiliter respondit quod
gentiles Spiritum sanctum receperant; sic et Salvator noster asseruit
« quis arguet me de peccato ? » .
Cum rem notissimam referis papam certis casibus posse a fide
libus iudicari, hoc nulla ratione reciperem ; et ne in re hac longum 35
sermonem efficiam , plurima sunt nostre fidei fundamenta a quibus qui
8 humana ]humanaque CV ; recordatione illius parentis, quem ) et recorda
tionem parentibus daret; 12 da) om . C ; 14 regula ] C = 8; recte) ratione C ; com
mune] ratione C ; 15 alligare ) alligari C ; 20 specialibus) spiritualibus C ; 25 ii.
q. vii Arguisne Balaam ) om . C. ad sequentem paginam V dimis properans ;
Dialogus Andreae de Sanctacruce 179
deviaret, hereticus iudicatur ac a fidelium unitate disiunctus; Conci
liorum quatuor primorum prohibitiones insinuant et decretales epistole
de sum . Tri. per totum , ac christianorum principum sacratissime san
ctiones . Iure tunc constitutum est quod in heretico nulla est dignitas,
et eo ipso quo hereticus est quolibet catholico minor est, in canone 5
Acacius — xxiiij. q. 1. et vulgare, ex gestis Bonifacii martyris canon
si papa, xl. di. sumptus insinuat. Tunc si a nostre fidei indubitatis
preceptis quisquam pontificum declinaret, arbitror quod Ezechielis xiij
succederet auctoritas. Cum fides impugnatur necesse est « ut ex adverso
ascendant, et in die belli seipsos muros opponant pro domo domini, 10
et animas suas ponant pro ovibus suis » de quo canon adversitas,
vii q . 1. notaturque ibidem non datam huiusmodi facultatem nisi
cum de manifestis fidei declinatoribus ageretur, sicque non de ponti
fice, sed de omnium fidelium humiliori cognosceretur. Non ergo mi
rum , cum caput esse desierit, si membra id verum esse declarent, ac 15
si corpus se sine capite exhibeat. Si vero quid dubitationis emerserit,
solius ipsius capitis sententia terminaret diversorum iudicia , etiam si
pauciorum adhereret sententie.
Hoc clarius collectum est in concilio generali apud Ariminum
constituto , ubi cum de substantialitate questio foret, que primitus 20
declarata non fuerat, et contradicentibus et volentibus verbum omoousion
amovere, xl catholicorum vota approbavit Romanus pontifex , ut et
authenticis eius concilii grecis clare colligitur; hocque singulariter
scrineo pectoris ascribas quod et in fidei decreto , cum nova emer
gant dubia , et in quibus potissima est conciliorum potestas, tanta est 25
pontificalis maiestas. Quid ergo dicendum est de ceteris que libero
suo sunt subiecta iudicio ?

10. 17. Et cum asseris quod « ubi duo vel tres sunt in nomine meo,
quia spiritus sanctus in medio est eorum » volo ut cogites si in qua
libet congregatione legitime conventa Deum esse credas. Omnium est 30
doctorum sententia, pro electione pluribus legitime congregatis, si
unanimis est consensus, quod spiritus sancti inspiratione creditur esse
facta ; ergo quorumlibet paucorum conventio pape preferetur, quia
spiritus sanctus inter eos est ! – Sed scio te illico responsurum quod
nullis conveniendi facultas data, ut caput corrigant, nisi universali 35
ecclesie ; hoc expresse pluribus auctoritatibus falsum esse liquide de

2 prohibitiones] om . C ; 12 ibidem non ) ibidem advertas non C ; 18 adhe.


reret) adhereat C ; adheret V , sed corr.; 21 omoousion ) omo usion V ; oſo visión
C ; 34 et om . C 24; responsurum ] visurum C .
180 U . Mannucci

monstratum est. Unde cum innuas spiritus sancti presentiam in fide


lium congregatione in nullo operari, nisi ad rem illi conventioni con
venientem , concluditur quod spiritus sancti presentia, que in fidelium
congregatione est, nihil operabit cum quid , ultra quam eis conveniat,
agant. Sed disconvenientissimum est membris de capite velle dispo - s
nere , ut pluribus sanctorum dictis ostensum est ; ergo spiritus sanctus
operari desinit in eos qui ea agunt que suo ministerio non conve
niunt. — Sed et in his, cum concilio declarationem super papam , ut
relatum est, iura permittunt, arbitror verum esse, si omnium accedat
assensus unanimis ut spiritus sancti videatur sententia . Nam ad hec, TO

ut cum plurium voto quid fit, unitate factum esse asseri valeat, ar
bitror omnium una voce requiri consensum . Nam : Exodi xxiiij, auditis
a Moyse verba legis, respondit universus populus una voce ; et ludi
cum xx : Congregati sunt omnes pariter filii Israel quasi vir unus ;
et Regum xi : Invasit timor Domini populum et ingressi sunt quasi 15
vir unus ; et Num . viij: Congregatus est omnis Israel quasi vir unus
ad plateas; et Esdre xiij: Congregatus est populus quasi vir unus in
Ierusalem ad reedificandum templum . Et actuum primo, post ascen
sionem domini, omnes discipuli erant perseverantes unanimiter in ora
tione et sic invenit eos spiritus sanctus ; et actuum primo : quum 20
audissent discipuli de sanatione claudi et responsiones Petri ad ma
gistrum plebis, unanimiter levaverunt vocem ; et actuum 5 . peremto
Anania et uxore ad vocem Petri, factus est timor magnus in universa
ecclesia et erant omnes unanimiter in porticu Salomonis ; et actuum 4 .
multitudinis credentium erat cor unum et anima una. Et sacri ca- 25
nones asserunt : actum in Spiritus sancti operatione procedere cum
nulla diversitas ad actus perfectionem accedit, sed rem peragit una
nimis et spontanea voluntas operantium : in epistola decretali, quia
propter de electione. Quibus hoc unum colligo, quod si unitas volun
tatum non est, ibidem nullam reputari Spiritus sancti operationem , 30
etiam in casibus, in quibus alias potestatem haberet ecclesia ; dempto
namque capite, capitis deest potestas, et unanimi non dato voto ,
ІІa abest Spiritus sancti operatio . / < Nam ad hoc > , quod etiam in
casibus in quibus potestas permittitur concilio congregatis, conceden
dum censerem eis Spiritus sancti inspiratione in unanimem vocem 35
convenientibus, quia, si aliqua esset dissensio, nec aliquid constituere
posse crederem ; deveniendumque foret ad iudicium capitis, in cuius
unitate indubitatissimum est a deo fuisse potestatem dispositam , et

I presentiam ] potentiam V ; 2 concluditur] concludis C ; 22 peremto ) pri


vato C ; 33 Nam ad hoc] V . subpungit.
Dialogus Andreae de Sanctacruce 181

si non esset, quia mortuus, ut disponenda vim obtinerent, necesse


foret ut caput primitus fieret, ne administrandi presumptuoso ausu
auctoritatem susciperent membra, ut ipsi facere visi estis nostre re
ligionis alterantes principia . Que si sint in his ubi alias concilio po
testas est tradita , quid autem censeam in aliis coniecturis ut si in s
Concilio tractandis, presente pontifice aut eius locum gerentibus, si
qua inter patres contentio eveniret, quin capiti totalem decernendi
auctoritatem tribuam certe non dubito .

18 . Quod per apostolos missus sit sanctus Petrus facillime tante


rei calumpniatur qui ex hoc conatur eius dignitatem , Dei ore muni- 10
tam , comprimere. Non digna tante rei augmentatio est ; responsa
clara scribentium sunt, asserentium : dictatorem mittit exercitus; et
quia operatio acceptionis Verbi.Dei que Ierosolimis facta erat, capitis
exigebat presentiam .
Nam cum omnis Christi actio Apostolorum foret instructio , con- 15
spexissentque Redemptorem nostrum in secretis divinis mysteriis Pe
trum ac Iohannem pro fidis inspectoribus voluisse, ut in transfigura
tione in monte , in secreta oratione, quam post*coenam in orto patri
habuit, in perhibendo huic doctrine inspectionis testimonio Petrus
et Iohannes requirebantur. Sicque Petrus accessit et Iohannes per no- 20
ctem ut cognoscerent hi qui alia divina cognoverant, quibus solum
datum fuerat primo cognoscere divina mysteria , alteri cum dixit : Tu
es Christus filius dei vivi, alteri cum expressit: Et Verbum caro
bulli factum est ; non enim testes singuli in singulis conveniuntur, sed qui
515 a Deo seu a lege dispositi sunt (Paulo ). Nec inspicitur ex missione 25
potestas, sed ex causa ; causa erat ut si filii patrem mitterent cum
causa missionis patrem requirerent.
Cum vero canon precipue et canon quisquis insinuat papam com
minari delinquentem ecclesie deferendum , certe non ex eo maioritatis
potestas arguitur. Fateor plures in ecclesie congregatione homines 30
esse quam in pape individuo ; fateor plurium esse iudicia ; fateor
maiori culpandum contumacia si ecclesie congregationi defertur quis
et non erubuit, quam si pontifici soli. Arguitur namque pertinacia
ex inverecunda perseverantia mali, unde manifesta delicta manifestam
exigunt penam , c. i. de penis. Unde si qui a ine requirant an matu - 35
riori dicatur res digesta consilio , si plurium subiciatur iudicio, quam
i disponenda) disponentia CV; 5 autem ] om . C ; 7 quin ] quoniam C ; tota
lem ] id talem C ; 12 scribentium ] subeuntium C = 9 ; 15-25 Nam cum -(Paulo )] V .
addit in margine; 19 testimonio Petrus) testimonio, visus est quod Petrus C ; 25
dispositi] positi C ; 26 ex causa ; causa erat ut si] ex causa erat ac si C ;
182 . U . Mannucci
principis solius, certe non ambigam : 1. humanum C., de leg., hoc dif
finienti. Si delinquens in facie omnium congregatorum dicatur gravius
peccare, quam si solo inspiciente pontifice, certe facie operta profi
tebor peccare gravius; sed iura hoc pro impossibili arbitrantur in
principis presentia fieri posse, nisi multorum adsit iudicium ut 1. 5
omnium C ., de testam . — Sed licet pro impossibili iura reputent, si
solum proponerem principem quem delinquentem inspicere, certe pu
blicum non constituerem factum , publicamque non exigerem penam .
Sic non absque ratione pontifex, ut quem pertinaciorem in delicto
11b ar | guat, asserit comminationem delationis fiende ecclesie. Sed et eccle- 10
siam eo casu dicerem cardinalium cetum , ut clare archid . ponit in c.
a recta , q . xxiiij q. 1. Sicque non ex eo arguetur minor potestas Apo
stolice sedis, si suo concilio se delaturum principem quidem asseve
raremus. Et cum concilium , videlicet papa, cardinalium cetus, una
cum capite numquam repertum est a catholica fide errare ut archid . 15
in decreto c. a recta clare asserit, domino dicente : « Ego pro' te oravi
Petre ut non deficiat fides tua » , sicque ex eo illico tolleretur dictum
papam posse delinquere, quia ut Dei verbum est, universalem eccle
siam in fide errare non posse , sicque neque pontificem cum sacro
cardinalium cetu, quibus totalis ecclesie potestatem complecti conspi- 20
cimus, et tenemus et credimus et iugi temporum observantia vene
ramus .

19 . Canon quamvis et canon dudum in contrarium deducti, recte


ecclesie Romane potestatem demonstrant. Et cum asseris illam pote.
statem de non iudicandis pontificibus per alium quam per papam 25
et non congregando concilio generali, per apostolos et concilia diffi
nitam , certe non est bona argumentatio : hoc concilium diffinit : ergo
diffinita per concilium facta sunt. In conciliorum diffinitionibus conti
nentur et fidei norme et illa que per antiquos fuerant constituta . Nam
sapientie verbum est : Nolite transgredi terminos patrum et apostoli 30
etiam doctrina insinuat. Idem quidem , et fides et huiusmodi dogmata
per concilia diffinita sunt, et si quis diceret sic esse producta per
concilia , certe notorie falsum diceret; fides namque et sacra scriptura
immobiles ut prima principia sunt, nec mutationem recipiunt, ex qui
bus diffinitiones secute, non quid novi faciunt sed facta declarant. 35
Sicque canones hi insinuant concilium diffinisse has Romane ecclesie
potestates, non ut a conciliis date sint ( cum illi idem pontifices as

5 adsit iudicium ] adsint indicia C ; 10 delationis ] declarationis C ; 23 recte ]


rectam C ; 26 et concilia ] om . C ; 29 constituta C = 96; 31 quidem ] quid C ;
Dialogus Andreae de Sanctacruce 183

serant Romanam ecclesiam non ab hominibus sed a deo obtinuisse


primatum , et non per concilia , sed per eam concilia constituta ), sed
quod et pietatis sermonibus et fidei nostre principiis illa conveniunt,
ut ex diffinitionibus omnibus sanctorum conciliorum clare colligitur,
quibus illa diffiniuntur quorum contrarium per concilia fieri non posset. 5
Addis quod unus peccare potest ; super responsum est, quod
peccare non est credendum cum aut sanctum reperit aut sanctum
facit ; et si unus peccare vellet, non reperitur cum suo cardinalium
consortio in fide errasse , ut sepius repetitum est.
Fateor quod non domina sed mater sit ; sed patrum officium est 10
filios errantes impune corrigere, bonos fovere , in necessitatibus etiam
filios vendere et obligare ut in tit. de correctione parentum , et in tit.
de patribus qui filios distraxerunt. Si supposita ut filii se habeant
certe nulla est dominatio ; si vero ut rebelles, eo gravius fiducialiusve
in eos animadvertendum est, quam in servos. 15

20. Et cum subdis : absurdum est posse impune vagari; hoc ut


asserui non est credendum , et iustius est arbitrari | que agit recto or
12e dine operari, quam subditis in caput frena laxare, ac de eorum capite
iudicare, quo nihil periculosius in recta unitate conspicitur. Cum vero
decisionem Constantiensis Synodi in medium ducis, legas que super 20
concilia sanctorum dogmata dicta sint; nescis sententiam contra sen
tentiam ipso iure nullam ? in 1. 1. C . qui provocare, et c. inter mo
nasterium [X ], de re iud. Ne premissis sanctorum conclusionibus con
tradicat, eo casu intelligenda est, quo papa a notoriis in fide decisis
normis diverteret, aut in casibus, in quibus prefatorum sanctorum 25
dogmata id fieri constituunt. Sed , ut cum pace dicam , quis zelus Ba
siliensium exstitit, quorum si particulariter vota conspicies, non zelus
dei, non christiane religionis unionis obiectum conspicies ; sed priva
torum ambituum assequendarumve privatarum dignitatum , ac iniuria
rum vindicationum ; que quam in fide sententiam ferre valeant tu ipse 30
iudica . Si dei verba, si sanctorum dicta, si conciliorum decreta, si
christiane religionis expedientia recte conspicimus, nullus est qui non
assereret unicum religionis caput existere, qui fidem protegat, qui
scismata divertat, unitatem in religione conservet, cuius reverentia sup
posita in pace quiescant, qui pauperes foveat, oppressos protegat, iura 35

3 et] ex C ; 11 sed patrum ] sed sanctorum patrum C ; 14 dominatio ] dam


natio C ; 15 servos) servis CV; 18 in caput] contra caput V , sed corr:; 19 uni
tate] mutatione C ; 24 casu ] cautius C , ex eo quod in V est caū.; 25 normis ]
om . C ; 29 ambituum ] ambitorum C ;
184 U . Mannucci
tueatur, necessario expedire. Qui si quo tempore non tam prudenter
se ut deceret haberet, data fidei firmitate, salubrius est sub spe suc
cessoris meliorem expectare successum , quam sub hoc boni velamine
popularium ignorantiarum furoribus habenas dimittere, ne corpus hoc
tam solidum , tam pulchrum , membrorum consonantia renidens, in con - 5
fusionem deducatur. Capiamus Salvatoris nostri verba qui ait : Qui
maior est vestrum , sit minister vester. Qui autem se exaltaverit hu
miliabitur, et qui se humiliat exaltabitur, ut quisquis alter altero
maior sit in concursu boni, quilibetve preveniat in studendo ut al
terum iuvet ; sicque de auctoritatibus cunctis, quecumque demissione , 10
et de reprehensione et correctione loquuntur locus dabitur, hoc modo ,
ut quilibet sit altero maior.

21. Si vero morum diversitate dissentiant, data fidei firmitate, iu


stius est dei sententia capitis preponderare sententiam , quam inter 15
multitudines, que ut plurimum iudiciorum diversitate in diversa pro
labitur, subicere principatus ; hocque ad fidei unitatem christianorumve
firmitudinem magis christianorum reipublice expedire. Et si nulla foren
Dei praecepta , notissime constat, ut eleganter Ieronimus contra lo
vinianum incipit : « Super Petrum fundatur Ecclesia . Et licet hoc 20
ipsum in alios apostolos fiat, unus inter xii capita constitutus est, ut
scismatis tollatur occasio » .
Perquiramus alio quotiens orientalium christicolarum scismata
auctoritate romane sedis repressa sunt. Intueamur christiane fidei fun
damentum , quum ex ipsius capitis reverentia , Constantinus Imperator 25
ad fidem permotus est, eiusque capitis exhortatione Nicenam congre
gavit Synodum ubi primeva cunabula nostre religionis firmata sunt .
Quidquid auctoritatis et fidei, quidquid bonorum , quidquid reverentie ,
quidquid propagationis, ex capite recte conspicies. Quomodo Conci
liorum fieret congregatio nisi esset pontificalis cohertio, iussusve 30
qui rei curam caperet ? Et si qui plures hoc caperent, nonne concursu
12b causari impedimenta contingeret, testante canone legimus xciij dist.,
olim xcv, di.; hinc etiam c. 16 q . I., cum Romana ecclesia heresis asper
sione labefactarinumquam permissa est, Dei tuitione pro qua se orasse

3 successum ) C = 10 ; 6 -7 Capiamus – vester) om . Ci 9 preveniat]


10 del0 6 Subicere principasuc; 23 intueamul susve] ius
prevenerit CV; 10 de) om . C ; quecumque] que C , sed quecum . V ; 15 ut pluri
mum ] ut plurimorum C ; 16 subiicere principatus] om . V ; 19 lovinianum ] la
nuarium C ; 22 Perquiramus alio ) perquirentes C ; 23 intueamur] intueantur C ;
24 fundamentum ] precipia (!) C ; 29 cohertio ] choertio CV ; iussusve] iuxtave
C (ex eo quod in V erat nixusve, correctum ai Auctore : iuxusve) ; 33 tui
tione] punitione (!) C , ex corr. in V pr. permisione.
Dialogus Andreae de Sanctacruce 185

indefesse professus est ? Cuius nisi fuisset auctoritas, nec Arriana ra


bies, nec Macedonii Eunomiive blasphemie, nec Sabellii errores fuis
sent repressi, qui orientalium partium plurimos ad eorum opiniones
attraxerant. Sola romane sedis preponderabat auctoritas, teste Atha
nasio, qui contra omnium orientalium consilio convocatorum patres, 5
hereticos qui et eum hereticare presumpserant, quia catholicorum
sententie adherebat, Romane sedis tuitione munitus est, ad cuius se
dem ab eorum erroribus provocavit.
Quid plura in hisce querenda sunt scita, nisi ut concludam , unam
esse sanctam catholicam apostolicam ecclesiam , cuius caput, in humanis 10
Christo existente , Petrum sui loco in humanitate dimisit, ceterosve
in Romana sede legitimos successores ; quos catholice ecclesie epi
scopum omnia conciliorum subscripta, sicque universalis ecclesie pa
trem , commemorant; illumve esse unicum catholice ecclesie episcopum ,
quem religionis caput, sacerdotii fontem sanctorum legumve scita 15
contestantur.

22. LUDOVICUS. Iam quidem professus es Romanum Pontificem


desinere, si quis primatus insignitus cura a fide deficeret ; nec hoc te
arbitror negaturüm , si manifeste ecclesie scandalum afferret, fidelium 20
obsistentia posse comprimi, cum hoc omnium doctorum sententia sit.
Nonne ecclesiam scandalizari notorium est ? Si Eugenius summus pon
tifex ecclesiam Basilee in spiritu sancto legitime congregatam , ac eius
sententia decretove approbatam plurimisve per patres ibidem decretis
editis, contemptui ducat, spernat, conciliumve, ut sui voto satisfaceret, 25
ad Ferrariensem civitatem transferre conatus sit, existentibus ibidem
renitentibus, quod scandalum contemptusve maior afferri posset? Quae
esset Conciliorum reverentia, si hec illibata transirent? Nonne, et tuis
verbis, necesse dici est ex eo a fidelibus in spiritu sancto legitime congre
gatis comprimi posse ? Si enim translationis facultas a SummiPontificis 30
dependeret arbitrio , quid aliud foret quam scismatum heresisve iudicium
posse pro suo libito voluntateve divertere et loco prout voluerit com
parare, contra l. non utique ff. de eo qui certo loco ; et ex hoc tol
leretur conventionis facultas, contra 1. si legationis ff. de Iudiciis ;ma
xime cum se Concilii iurisdictioni subiecit, quod fieri posse, notissi- 35

4 Athanasio ] Anathesio C ; 9 in hisce] in luce V ; sunt] om . C ; ro in hu


manis Christo existente) ab h . C . exeunte C . ; l. 15 sanctorum legumve scita]
sanctorumve scita C ; 18 primatus insignitus cura ] primatum insignitus C ; 21
cum hoc] C = 10b; 28 essetj etiam C ; et] om . C ; 29 ex eo a] ex V. 0 . A .(!) C ;
32 voluntateve] voluntatis C ;
BESSARIONE XVIII-20-30 I2
186 U . Mannucci
mum est, ut 1. est receptum , ff. de Iurisdict. omnis iudi. ; et in
eis concilio iam dimissis se quomodolibet immiscendo nulliter agit,
c. licet de off, deleg ., c. cum de appellatione friv., de app. li. vi. q. 6
stupeo . Multa namque sunt que etsi fieri valeant, facta revocari non
13a possunt. Cardinalium cetus pontificem eligunt, c. Ubi periculum , de 5
elect. li. vi.; ipsi tamen nec de eius privatione cognoscunt, ut iuribus
hactenus per nos ad invicem iam deductis ; sic et de presbitero ; D . xv
q. vii c. e.pus; inter corporalia , de translat. Quibus quidem notissi.
mum est Basilie me recte mansisse, ut sanctam conciliorum reve
rentiam , que pontificum insolentias comprimit, neglectui dare non 10
paterer.

23. ANDREAS. Multa complexus es capita sub brevibus verbis.


His arguis papam non posse concilium transmutare ac ex notoria
ecclesie scandalizatione a concilio comprimi posse; conciliumve, an
fidei transgressor sit, anve ecclesiae scandalizet, posse discernere. Quae 15
quidem per te relata , recte perspecta confutationem recipient evidentem .
Qui fuerint ecclesie scandala afferentes inferius adscribenda luce
clarius manifestant: in concilii translatione hoc responsum breve su
scipias.
Ex precipuis legis veteris preceptis est: non furaberis ; et aliud 20
non occides ; aliud : habeas in honore parentes ; aliudve, sabbatum san
ctifices etc.; que etsi dei ore perfectissime composita sunt, cuiuslibet
horum contrarium , necessaria causa subsistente, lege permittitur. Ne
cessitas quidem , cum aliter fieri non possit, alterius bona invito do
mino contrectari permittit, redemptoris nostri verbo de cons. d . v . 25
discipulos. Suive ob defensionem , cum aliter fieri nequit, offensorem
perimi iura mandant in l. ut viiij ff., de iusti, et iure; et C . unde vi.
1. 1. Parentes prodigos sperni, nec eisdem bonorum administrationem
permitti per filios, mandat 1. Imperator ff. ad Trebell. Ac, si viventium
necessitatibus die festo exerceri necessitas seu repentinus momentaneusve 30
casus suaderent, hoc fieri iura permittunt, tam canonica quam civilia
de feriis licet; et c. 4 solet ; et 1. perlatum ff. Lex igitur, quantumcum
que perpenso digesta consilio ac divino ore prolata, causarum necessi
tatibus imminentibusve opportunitatibus, moderationem et mutationem
recipit. Iohanne in prohemio Clem .testante ; et deheret. et de fal. in princ. 35
Nec lex fieri posset ne causa necessaria superveniens moderaret eamdem :
ff. de Imperio l. de aetate & ex causa, id in terminis profitente.

I omnis ] om . Ç. (absorpt. in praec . Iur. oni); 6 ut vijij] ut bini C ; 37 eam .


dem ) C = 11.
· Dialogus An Areae de Sanctacruce 187
Licet igitur principis reverentia ac dignitate primatus, omnia in
dubio censenda sint recto per eum gesta iudicio , sicque nulla prefa
tarum rationum procederet, que militant cum princeps, ad concilii
13b scandalum iudiciive evitationem , | ad concilii translationem veniret,
tamen cum notoria subest causa , quid opus auctoritatibus uti? Causa 5
translationis existit, quia, cum grecorum convenientibus conventum ex
stiterat, ut ipse summus pontifex personaliter concilio presens esset ,
ne ecclesie patrimonium , urbemve ipsam tyrannorum incursionibus op
pressam , longa absentia in necessitate desereret, necesse exstitit loco
non distanti Concilium deputare . – Nam dicte urbis tanta habenda 10
cura est ne corruat, ut Ieronymus super Genesi dixerit, ut Ierusalem
destructione Iudeorum primatu interiit Iudaeorum sacerdotium , ita et ur
bis Romane destructione, christianorum sacerdotio periculum imminere ;
et elegantius Lactantius inquit in 1. vii Institutionum divinarum in fine
XXV. C ., quod orbi periculum imminet si pereat Romana civitas, cuius 15
summa adhibenda est cura . Haec verba eiusdem ad literam sunt. Res
ipsa declarat lapsum ruinamque mundi brevi fore futuram , nisi quod
incolumi urbe Roma nihil istius videtur esse metuendum . Nam cum
caput illud orbis occideret, quis dubitet venisse iam finem rebus hu
manis orbique terrarum ? Illa est civitas que adhuc sustentat omnia . 20
Precandus nobis orandusque est Deus celi, si tamen statuta eius aut
placita differri possunt, ne quis tyrannus abominabilis veniat qui lu
men illud effodiat, cuius interitu mundus ipse lapsurus est.
Fuerat ne truculentissimorum facinorosissimorumve virorum furori
dimittenda civitas ipsa, que tantorum virorum testimonio , tam pecu - 25
liariter pro fidei conservatione tuenda est ? Obmitto qui viros hos tru
culentos miserunt, cum recte forte assererem per vos ipsos, qui spi
ritum sanctum pretenditis, ad illius patrie interitum et demolitionem
fuisse transmissos, ut ego ipse prefatorum scelestissimorum virorum
literis publicis adnotari conspexi et vidi, quorum nefariorum nomina 30
non adscribo, ne ex scelere famam reportent. Haec igitur, ne, longa
summi presulis distantia , Urbs ipsa sine capite remaneret scelestissi
morum virorum furoribus obsessa , sufficientissima causa exstitit con
cilii transferendi ad locum , quo ab urbe principis longa non videretur
absentia , mederive valeret occurrentibus morbis. 35

23 est.) est. Hec ille. C ; 24 truculentissimorum facinorosissimorumve vi


rorum ) turbulentissimorumve virorum C ; 30 nefariorum ] referendariorum (!) C,
ex eo quod in V erat infandorum , corr . ; 34 -35 ad locum - morbis ]add . V . in
marg . ;
188
U . Mannucci
24. Sed et notissima necessaria evidensve alia causa patet: optimo
fine conclusa sanctissima unionis grecorum conventio , qui cumulate,
protestationibus publicis, professi sunt ad alia loca accedere non po
tuisse per Basilienses electa, quam ad locum per Romanum presulem
14a in Ytalia eligendum . Suntne cause hae ad legum alterationes suffi- 5
cientes ? Reprimuntne omnem contra Romanum presulem cogitatum ,
ut recto id iudicio fecerit ? Suntne hec ambigua que toti orbi notis
sima sunt?
Sed et si potuisset solus, sui pontificatus auctoritate , his suaden
tibus casibus, recte translationem sanxisse, nulla ex tuis rationibus in 10
contrarium faciente, tamen et patrum , qui Basilee fuerunt, iudicio
facta est huiusmodi concilii translatio , ut clare deducam . — Nec de
mum curandum Constantiensi decreto in eadem natione de Concilio
transferendo ; nam ad id iustam causam excipit, guerram , pestem , cer
tasve non tam ingentes causas, ut in nostris terminis exstiterunt. Nam 15
et unanimiter decretum Basilee fuerat, ut transferretur et in natione
alia ; sed questio exstitit de loco in decreto comprehenso. Divisis igitur
patrum sententiis, accedentibus maxime vocibus eorum de quorum re
ductione et adventu questio erat, sanctissima exstitit iuri consona ac
sue potestati convenientissima sanctissimi Romani presulis constitutio 20
ac decretum , quo grecorum opportunitati petitionive satisfecit, locum
in decreto cum grecis convento comprehensum , in quo ipse persona.
liter interesset elegit, ubi sanctissimum unionis opus ceptum consum
matumve exstitit. Quod, diversis existentibus in sententia patribus, Ro
manus pontifex paucioribus sententiis adherere valeat sepius exemplo 25
p . 179 traditum est: Ariminense concilium ac iura de eius primatu superius
adnotata demonstrant. Maxime cum equitati notorie constat commo
diorem , meliorem , aptiorem grecisve salubriorem pauciorum fuisse
sententiam , quod capitis auctoritate firmatum conciliale decretum
efficit. 30
Nec te audiam si conficte exprimeres per eos, qui Basilee fuerant,
de grecis conducendis Avinionem solemniter fuisse provisum . Primo,
quia et conatus hic, contra grecorum protestationes in generalibus
consistoriis factas, non acceptantes Avinionensem locum tamquam
eorum saluti in navigatione periculosissimum , nihil aliud suadebat nisi 35
ut diverteretis eos a bono reductionis proposito . Quod an verum fuerit
processus per vos gestorum insinuat, cum , contra grecorum votum

6 Reprimuntne] reperiuntne C ; contra] consilia C ; 8 solus] solius C ;


10 Basilee] C = ub; faciente] facientibus C ; 15 exstiterunt] exstitit C ; 28 com
modiorem ] commodiosorem CV ; 36 ut] om . C .
Dialogus Andreae de Sanctacruce 189

pontificalisve potestatis confirmationem vestrorumve plurium presiden


tium auctoritate firmatum iudicium , scientes, presidentis patrumve eius
sententie adherentium constitutione, Basiliensium nomine legatos dis
positos Rev. patres Antonium Portugalensem , et Divionensem epi
scopos, et venerabilem Nicolaum de Cusa prepositum ac Basiliensium 5
140 auctoritate, pontifice approbante, greciam missos, ut grecos con
ducerent; in christiane religionis contemptum alios destinastis qui ut
Avinionem venirent grecos contra eorum vota requirerent. Quibus,
turcorum primas christiane religionis hostis vix graviora excogitare
valuisset, ut sanctum hoc unionis grecorum negotium deviasset! Quid 10
christiane religioni turpius fieri valuit, quam duas legationes ad in
vicem contrariantes eiusdem concilii nomine conspici ; ac eorum capiti
adversari alteram ? Nonne solum hoc rei exemplum sufficit ut clare pa
teat quam christiane religioni expediat necesseve sit caput unum , ne
pluribus deliberationibus contraria sentientibus par iactura contume- 15
liave causari valeat ? Sed arbitror hec redemptor noster sua venia
evenisse permiserit, ut eatenus dei opere esse confectum hoc sanctum
unionis opus cunctis pateret, quatenus hominum contrarie operationes
fuerunt, que per vos gesta sunt capiti adversantes .
An id vos heresis contagione aspersos faciat cogita , solave causa 20
esset ut absque pontificis translatione a vobis concilii auctoritas de
clinasset. Nam , prout et caput dicimus ipso iure privari, heresis cri
mine, non minori causa et concilium heresis labe aspersum ipso iure
concilii auctoritatem amitteret, et in capite resideret ; prout Atha
nasii tempore in orientalibus partibus exstitit, ubi in solum Athana- 25
sium ad Romanam sedem appellantem fides reperta est. Prout et
caput ponimus heresis contagione infici posse, sicque in membris
capitis iura residerent, sic et in membris data contagione, causari
posset ut totus membrorum vigor in solum caput resideat, dandumque
sit totum concilium etsi generale, dempto capite, esse a fide perversum . 30
Id vero quod notanter salvator noster dixit « Ego pro te rogavi
Petre » , et Paulus Apostolus, qui pro Romana Ecclesia se indefesse
orare professus est, sumitur, ut dari nequeat membra cum capite ac
caput cum membris a recte fidei regulis declinare posse. Sicque recta
provisione constitutum est, ut membra capitis vicem , ac caput mem · 35
brorum in fide contineant ; in aliis vero caput in omnibus primatum
obtineat.

3-4 legatos dispositos] legatosque C ; Divionensem ) Diniensem V ; 4 -5 Rev.


patres – prepositum ] V in marg.; 10 valuisset] potuisset C ; 17 evenisse] pre
venisse CV ; 20 id ) om . CV ; 21 absque C = 12; 31 noster) om . C .
190 U . Mannucci
25. Arbitror quidem ex his de concilii translatione, iusta exi
stente causa conqueri non posse, sicque solius pontificis translatione ,
in qua, in dubio, fraus nulla presumenda est, et iustis, notissimis ne
cessariisve causis existentibus, et quia , patribus uno spiritu non con
currentibus, arbitratus sum pauciorum sententiis eiusdem Concilii
auctoritate translatum , et quia, heresis labe, concilii auctoritas, si qua
fuisset, regulariter vos causis premissis destitutos, Ferrariense Conci
lium unicam sanctam catholicam apostolicam romanam representasse
ecclesiam . Sicque cum unitas duplicitatem non capiat, vos tamen
15a inconsutilem | tunicam scindere satagentes ab ecclesie unitate devios jo
arbitratus sum .
Ex his etiam recte colligimus quis ecclesie scandala attulerit :
Decimas iniunxistis ecclesiis , indulgentias pretio appretiati vendidistis ;
relaxata sunt omnia divini humanive iuris vincula sub Spiritus Sancti
potestate quam super legem esse asseruistis, non considerantes eadem , 15
ore Dei, semper eumdem spiritum recta sapere, nec suis scitis in
aliquo adversari, esseque eumdem Spiritum divina Scriptura testante.
Quonam spiritus opere visum est, ut spiritus non sit unus, et si unus
est, posse uno tempore contrarium facere eius quod semel gesserit,
quod fieret, si appetitui Basiliensium assentiret? Nam ubi adscriptum 20
est, ut in eiusdem Spiritus Sancti invocatione in Misse celebratione,
concursus exstiterit ad duo contraria decreta eodem in Spiritu invo
cando, ubi caput a membris Spiritus opere numquam dissentit ? An
Spiritus est, ubi viri pretio appretiati particulari ambitu parentumve
iussibus iudicia reddunt; ubi nil aliud, nisi ut caput comprimant, 25
intendunt, quod serpentis exemplo omnibus membris protegendum
esse demonstrant sanctorum dogmata ?

26 . Hec Basiliensium gesta toto orbi terrarum abhorrenda fuere.


In his testimonium tu ipse redde qui interfuisti, an vera profiteor.
'Sed, circumscripta pontificis potestate ac Concilii translatione, qui 30
recte de rebus singulis iudicare desiderat, ab ira , odio, ambitioneve
vacuum esse decet, Sallustio testante , et in c. si igitur, de electione.
Si pravos Concilii patres quis poneret, nemo haesitaret a capite pu
niendos ; si vero de pontificis pravitate constaret, bonove zelo patres
Concilio congregatos, toto orbe conspicerem uno zelo fidei concurrentes 35

4 patribus uno] patribus Basiliensibus uno C ; spiritu non ) spiritu in locum


unum non C ; 13 iniunxistis ecclesiis, indulgentias] iniunctis ecclesiasticis in
dulgenciis C ; 15 quam ] quem C ; 27 demonstrant] C = 126 ; 32 vacuum ) vica
rium C, ex eo quod erat in Vpr vicium ; 33 haesitaret] existeret C , exitaret V :
Dialogus Andreae de Sanctacruce 191

sicut vir unus: tunc forte auctoritatibus locus esset. Sed in dubio
clara est in capite unitas, in multiplicitate diversitas. Clarum est caput
dignitatem non posse appetere ampliorem , plurium vero diversitatem
quam dignitatum desideriis ambire notissimum est, ut eorum satisfieret
voto, novitates appetere que dignitatum causae efficiunt[ur]. Clarum est s
caput a potestatum secularium oppressione liberioris esse iudicii; mul
titudo vero, ut plurium , secularium vocibus obsequi necesse esse,
Quibus quidem notissimum est, et si nullum foret redemptoris nostri
preceptum , in dubio unum esse clericorum culmen et caput ad eccle
sie unionem , ad membrorum culmen , ad oppressorum relevamen , ad 10
ecclesie propagationem cumulatissime expedire.
Qui pontificem constituent criminosum , ponant et terminos pares
et criminosam turbam , quae, rationibus premissis, vitiis , ambitu potius
est oppressa, in eave potius excessus causari. Certe, hoc dato nulla
est auctoritas turbe criminis vitio labefacte. Nam unius vitium pena 15
vitiosi satisfactione comprimitur, turbe vero vitia omnem humanam
conventionem disrumperent. Si vero optimum ponemus caput, et
membra optima, prout in qualibet recta comparatione fiendum esse
philosophus docet politicorum primo, dicens: in duorum comparatione
debere sumi subiecta bene disposita , alias facile convinceretur muliebre 20
dominium viri non recte dispositi principatui preferendum ; sic in
hac pontificis et concilii comparatione, positis subiectis bene dispositis,
150 nemo dubium faceret capiti saluberrimo singulos obsequi sponte
debere. In dubio vero , ut retuli, potius pro capite sentiendum est. Hec
quidem , ut tibi verborum occasionem dem , in medium duxi, ea om - 25
nibus rectius sententium doctrinis ac sancte matris ecclesie normis
sponte subiciens.
Ludov. Multa saluberrima opera Basilee facta sunt, quorum
mentionem facere debuisti ; an non evidentissime christiane fidei opus
pernecessarium exstitit Bohemorum reductio ? 30

ANDR . Que primitus ante accusationis nostre articulatum tempus


gesta sunt, non ad propositum nostre questionis veniunt; sed bene
grecorum reductio ex ferrariensi translatione producta, omnia per nos
dicta concludit, ut recte ipsa videatur facta translatio .
LUDOV. De Concilii potestate per plurimos plurima scripta sunt; 35
ne nos ad invicem adversari aliquorum iudicium sit, illorum mittamus
ista iudicio. Sed diffiteri nequeo reductionem hanc ex Ferrariensi

5 efficiuntur] CV efficiunt; 10 relevamen ] levamen C ; 16 vitiosi] vitiorum


C ; 18-21 prout - dispositis ) V add. margine; 18 recta ]rationi C ; 29 annon ]
anne CV ; 31 ante – tempus] V add . in marg ;
192 U . Mannucci
vestro Concilio esse deductam Christi fidem imitatoribus optimam ,
piam , sanctamve, et cum libentissime adfuissem novarum rerum per
spectioni, rogo ut quid per Grecos vobiscum (gestum ] sit seriate
referas.
ANDR . Satis sit hec hodierna disputatio discussa ; cras hoc in s
loco convenias singulave seriatim gesta percipies.
Ludov. Placet : cras ut redeas oro .
ANDR. Faciam : vale .
Ludov. Et tu vale .

i esse ) inesse C . 2 perspectioni] perspector C ; gestum ) om . CV .

ADNOTATIONES ( ) .

Pag. 159, 1. L : grecosve] Solet Andreas enclyticam — ve loco


eius quae esset -- que praeferre.
Pag. 159 1. 18 : in religione] Andreas noster cum praepositione
in indiscriminatim modo accusativum , modo ablativum coniungit, etiam
quando, ut in casu , ex utraque compositione prorsus altera adhibenda
erat. Noluimus autem , id corrigendo, hanc Auctoris veluti propriam
notam tollere ; cfr. 163 1. 2 s.
Pag. 161 1. 12 - 16 : Sensus haud difficile deprehenditur. Comparat
nempe Andreas revelationem christianam cum eo quod in ethnicorum
religione erat, summa vitae agendae principia a diis suis repetentium
Ad rem pressius quatuor dicta sapientiuin praecipua (qui — ut notum
est — sub peculiari Apollinis delphici tutela constituebantur) comme
morat: « Deum sequere; tempus specta ; nosce teipsum ; ne quid nimis »
– Hisce prae oculis habitis, litteram quoque, in utroque codice valde
corruptam et difficilem denique restituere valui.
Pag . 162- 163 : Facile conspicies, quam tuetur Ludovicus senten
tiam Petrum nempe suscepisse primatum Ecclesiae nomine, eamdem
prorsus esse quam postea Novatores saec. XVI amplexati sunt.
Pag. 168 1. 19 : non vi sponte subsistit ] intellige : non coactione,
sed sponte se subiicit (Subsistit, quasi se sistere sub; plane notandum
a philologo). Idem , sed verbis magis intricatis, infra dicit.

(1) Quum textus dialogi fere omnis facillimus captu sit, nonnulla tan
tum ex lectione adnotamus, potius in adversaria conferenda, quam ad intel
lectum necessaria .
Dialogus Andreae de Sanctacruce 193
Pag. 168 1. 30 : minoris luminaris scilicet ]. Scilicet stat loco eius
quod infra (1. 32) est ad instar .
Pag. 170 - 171 ; c. 10-11 : En aliud egregium testimonium de in
terpretanda sacra Scriptura iuxta traditionem auctoritatemque Patrum .
Pag. 172 1. 8 ss.: Textus damus prout sunt in codice nostro ;
conferantur differentiae a lectione quam habet Thiel.
Pag. 173 1. 28 : Ad meliorem intelligentiam horum omnium oportet
omnino legere apud Thiel, Epist. Rom . Pont. ( 1868) pag.658 ss. n. 2- 10
textum quem paucis, nec semper recte , contrahit Andreas. Ita quae
lin . 33- 36 simul commemorat, prorsus diversis temporibus – ut notum
est – evenere.
Pag. 174 lin . 16 . Alludit, ut infra p. 183 lin . 21 clarescet, ad
Concilium Constantiense quod provocaverat Ludovicus pag. 170 lin . 5 ;
de qua obiectione cfr. Wilmers , de Ecclesia Christi, pag. 278 n . 159.
Pag. 177, lin. 10 : Suppositorumve). Supposita (neutr. ; cfr. pag. 183,
lin . 14 , et 183- 184) Andreae idem sunt quod nobis subditi.
Pag. 177, lin . 56 : Ioannem de Turrecremata ). Cfr. nempe eiusdem
celebrem tractatum de Ecclesia .
Pag . 178 - 179 : Summa igitur sententia Andreae haec est: Si papa
manifesto et indubitate se proderet haereticum , hoc ipso nullum esse
papam ; sed in quovis dubio cum papa sentiendum est etiam adversus
quodcumque Concilium , doctorumvenumerum . Cfr. pag. 189, lin . 16 -254 ;
pag . 187 1. 1 ss. ; pag. 189 1. 26 - 30 ; pag . 191 1. ss. Haec autem sen
tentia in terminis concludit doctrinam pontificiae infallibilitatis. Cfr.
ceterum pag. 182 1. 14 -22.
Pag. 181, lin . 20 : per noctem ) inteil.: quae vidit Resurrectionem
D . N . I. C ., quando Petrus et Iohannes accesserunt ad sepulchrum .
Pag. 182, lin . 33, ss. : En aliud egregium testimonium de immu
tabilitate dogmatis.
Pag. 183, lin . 26 ss. : Cfr . infra, pag. 190, lin . 12 .
Pag. 187 , lin . 10 -20 : Exinde Andreas se revera Romanum ex
hibet civem !
Pag. 187, lin 22 lumen ] Scripsissem libenter « columen » habita
etiam ratione praecedentis sententiae : « Illa est civitas que adhuc su
stentat omnia » ; verum uterque codex resistit ; intelligas igitur verbum
« effodiat » loco eius quod esset « abdas effodiendo » (ital. sotterri).
Pag. 187, lin . 26 -31. Quae hic habet Andreas de necessitudine
horum nefariorum virorum qui Eugenium urbe pepulere (1434), cum
seditiosis viris qui Basileae consederant ad historiam rerum valde utilia
dignoscuntur ; cfr. autem Pastor, Storia dei Papi, II, 266 s.; 1. 28.
194 U . Mannucci

Illius patriae] quam pulchre haec referas ad Spiritum sanctum , qui adeo
peculiariter, ex sententiae Andreae, Romae inhabitat!
Pag. 188 -189 : De gestis a patribus Concilii Basileensis in causa
reductionis graecorum , deque notissima dissensione et duplici lega
tione quam recolit Andreas lege, inter alia, Mansi, XXIX , 133 ; He
fele VII, 648.
Pag. 190, lin . 14 ss. ; sub Spiritus S. invocatione]. Cfr. Hefele VII,
650-651 ; de hisce iustis querelis adversus Basileenses, lege quoque
Aeneae Silvii, Commentarius (ad Fea ) n . 62.
Pag, 192. Et tu vale ] Mox succedunt in codice, quae iampridem
per Horatium Giustiniani edita sunt ac prostant in Mansi, vol. 31bis
col. 1429. Incipit nempe « Cum res memoratu dignas etc. » .
Dabam Romae, in festo BB. Apostolorum Petri et Pauli, a . 1914.

Sac. Doct. UBALDUS MANNUCCI.


FILOLOGIA BIZANTINA (*)
(1904- 1913).

Se si può dire che l'impulso dato da K . Krumbacher agli studi


bizantini si è fatto sentire in ogni parte del vasto dominio , pure per
le naturali condizioni di questa disciplina ancora giovine, l'attività dei
ricercatori si è rivolta in modo particolare ad esplorare e pubblicare
testi inediti e a preparare materiali per edizioni critiche anche di
testi già noti. La paleografia da un lato , dall'altra le ricerche sulla
lingua e la grammatica si accompagnano in questa elaborazione di
testi, con molto vantaggio scambievole . Qui darò brevi cenni degli
studi paleografici e linguistici prima di passare alla parte più essen
ziale sopra accennata.
In questi ultimi anni abbiamo avuto la fortuna di vedere una
seconda edizione interamente rifatta della « Griechische Paläographie »
di V .Gardthausen (Leipzig , 1911-1913) in due volumi, dei quali il
primo tratta del Buchwesen e l'altro della scrittura, delle sottoscri
zioni e della cronologia. Una parte dell'opera primitiva ha assunto
un tale sviluppo da esigere una trattazione a sè: quella degli scrit
tori di codici, dei quali si occupa il libro di Marie Vogel e V . Gardt
hausen , « Die griechischen Schreiber des Mittelalters und der Re
naissance » . Leipzig 1909. Per la paleografia vera e propria è da ri
cordare che quasi contemporaneamente alla seconda edizione del Gardt
hausen è uscito il libro di E , M . Thompson , « An Introduction to
Greek and Latin Paläeography » , Oxford 1912, che è molto più che
un semplice rifacimento dell'antico, pur così prezioso , manualetto, e
si presenta straordinariamente ricco di facsimili ben eseguiti (81 per
la sola parte greca !). Inoltre per le esercitazioni dei giovani filologi
un eccellente sussidio è stato offerto da P . Franchi de Cavalieri e
J. Lietzmann con la raccolta di « Specimina codicum Graecorum Va. .
ticanorum » nella collezione di Tabulae in usum scholarum così bene
(* ) Nel primo fascicolo della nuova rivista « Il Conciliatore » ho dato
un resoconto sommario degli studi bizantini in questi ultimi anni. Qui parlo
più diffusamente degli studi di carattere filologico, lasciando da parte quelli
storici ed affini.
196 N . Festa
iniziata ,e diretta dallo stesso Lietzmann (Bonn, 1910). Tralasciando
qualche altra pubblicazione dello stesso genere, mi limito a ricordare
tra gli scritti riferentisi alla paleografia greca : J. Dräseke, « Zur by
zantinischen Schnellschreibekunst » , BZ (*) 20 , 1911, 140-146 ; M .
Reil , « Zur Akzentuation griechischer Handschriften » , BZ 19 , 1910,
476 -529 ; Ch . Brewster Randolph , « The sign of interrogation in
greek manuscripts », Class. Philology, 5 , 1910 , 309-319. Quanto alle
collezioni di manoscritti, è desiderabile che non si faccia molto atten
dere un rifacimento del repertorio già pubblicato dal Gardthausen ,
giacchè uomini dotti di ogni paese hanno continuato a pubblicare
grandi e piccoli cataloghi di manoscritti greci. Speciale menzione me
rita il catalogo dei codici della biblioteca Ambrosiana a cura di E.
Martini e D . Bassi, Milano 1906 , e le varie pubblicazioni dell'infa
ticabile N . A . Bees, in particolare la sua relazione sulle ricerche
fatte nei monasteri delle Meteore, dove egli ebbe la meritata fortuna di
scoprire un gran numero di manoscritti affatto ignorati da quegli
stessi che li possedevano, (Atene, 1910 ). A maggior ragione devo
sorvolare sulle molte pubblicazioni di papiri, notando solo per la loro
speciale natura quelle di J.Maspero , « Papyrus grecs d ' époque by
zantine » , Cairo 1911 ss. e il primo volume dei papiri di Monaco,
Leipzig -Berlin 1914 .
Per passare al campo della grammatica ,mi si presentano oppor
tunamente alla memoria gl'importanti « Anekdota zur griechischen Or
thographie » pubblicati da A . Ludwig in vari « Lektions-Kataloge »
dell'università di Könisberg, tra il 1905 e il 1909. Degli studi lin
guistici e grammaticali veri e propri mi convien ricordare innanzi
tutto le varie pubblicazionidi G . N . Chatzidakis , e in particolare :
« Meodlwvixà xai Néa 'Ezanvixá » , Atene 1905 e 1907 ; « Gramma
tisches und Etymologisches » , Glotta 1 , 1908, 117- 128 ; Quołoyixai
ŽQevval, Atene 1911. Anche K . Dieterich ha continuato a portare
buoni contributi a questi studi, come provano fra gli altri i suoi ar
ticoli « Akzent- und Bedeutungsverschiebung im Mittel- und Neugrie
chischen » , Indog . Forschungen , 16 , 1904 , 1- 26 e « Bedeutungs
geschichte griechischer Worte », Rhein .Mus.59, 1904, 226 -237. Sorvo
liamo su vari contributi di M . Vasmer , D . Markopulos, L . Ra
dermacher e D . C . Hesseling, per ricordare quelle opere che mi
rano a preparare la futura grammatica storica della grecità medievale :
L . Thurmayr, Sprachliche Studien zu dem Kirchenhistoriker Eua

(*) Occorre appena dire che con questa sigla indico la « Byzantinische
Zeitschrift » .
Filologia Bizantina 197

grios» , Eichstätt 1910, è stato seguito a breve distanza da due studi


quasi contemporanei, di K . Wolf (Prog. d . Ludwigs-Gymnasiums in
München, 1910-11, 1911.12) e di L . Merz sulla lingua e la gram
matica di Malalas ; e poco dopo lo studio complessivo di Stamatios
B . Psaltes , in Kretschmer-Wackernagel, « Forschungen » , Heft 2 , è
diretto a studiare la grammatica dei cronisti bizantini. Altre ricerche
particolari sono: É . Renauld , « Syntaxe des verbes confposés dans
Psellos» in Mémoires de l'Académie de Toulouse, Xme. S . » , 9.10, 17-119 ;
Fr.Rödel, « Zur Sprache des Laonikos Chalkondiles und des Krito
bulos aus Imbros », Prog. des human.Gymn. Ingolstadt, 1904-05 ; M .
« Galdi, La lingua e lo stile del Ducas» , Napoli 1910 ; Th . Hopfner,
« Thomas Magister, Demetrios Triklinios und Manuel Moschopulos. Eine
Studie über ihren Sprachgebrauch in den Scholien zu Aischylos, So
phokles, Euripides, Aristophanes, Hesiod, Pindar und Theokrit » in
Sitzungsb . d . Wien . Ak . 172 , 1912. Quanto allo studio del materiale
linguistico , vanno notati gli scritti di M . A . Trianda phyllidis
« Studien zu den Lehnwörtern der mittelgriechischen Vulgärliteratur » ,
Marburg i. H . 1909 e « Die Lehnwörter der mittelgriechischen Vul
gārliteratur » Strassburg 1909, a cui per affinità di argomento si con
nettono anche: A . Mputuras, « Ein Kapitel der historischen Gram
matik der griechischen Sprache » , Leipzig 1910, in cui si tratta delle
relazioni reciproche del greco e di altre lingue, e in particolare degli
influssi stranieri sul greco dopo l'epoca classica , e L . Ronzevalle,
« Les emprunts turcs dans le grec vulgaire de Roumélie et spéciale
ment d'Andrinople » , Paris 1912 ( estratto dal « Journal Asiatique » del
1911 ). Passiamo con ciò al campo della lessicografia , nel quale non
potremmo meglio cominciare che dal saggio di K . Krumbacher
« Krýtop, ein lexikographischer Versuch » , Indog. Forsch. 25 , 1909,
393-421. Gli studi sui lessici antichi e sui materiali lessicali conti
nuano con buoni frutti. Anche fuori della cerchia dei bizantinisti ha
acquistato meritata importanza la pubblicazione di R . Reitzenstein ,
« Der Anfang des Lexikons des Photios» , Leipzig-Berlin 1907. Per
il lessico di Suida abbiamo ora buoni studi preparatori di J. Bidez ,
« La tradition manuscrite du Lexique de Suidas » in Sitzungsb . d.
Preuss. Ak . 1912, 851-865 . L'Etymologicum Gudianum si va pub
blicando con mirabile diligenza e minuziosa cura da E . L . De Ste
fani, e speriamo che al fascicolo I, uscito nel 1909 e comprendente
solo le lettere A -B , tenga dietro il seguito al più presto . Intanto il
De Stefani ha comunicato alcuni risultati notevoli dei suoi studi,
come gli articoli « Per le fonti dell'Etimologico Gudiano » , BZ 16 ,
198 N . Festa
1907, e « Il lessico ai Canoni giambici di Giovanni Damasceno » ,
BZ 21, 1912, 431-435 .
Passando alla parte più importante di questo resoconto, cioè alle
pubblicazioni e illustrazioni di testi e agli studi di storia letteraria ,
mi sembra opportuno cominciare dalla poesia religiosa e in partico
lare dalla Hymnographia, al cui studio il Krumbacher aveva dato un
grande impulso coi suoi lavori su Romanos e sull’Akrostichis nella
poesia ecclesiastica. Nello stesso campo lavora molto attivamente e
con buoni risultati P . Maas, dal quale dobbiamo attenderci una edi
zione di Romanos. Intanto egli ci ha dato articoli importanti, come;
« Die Chronologie der Hymnen des Romanos » , BZ 15 , 1906 , 1.44 ;
« Grammatische undmetrische Umarbeitungen in der Uberlieferung des
Romanos » BZ 16 , 1907 , 565 -587 ; « Das Kontakion » , BZ 19 , 1910,
285- 306 ; « Kontakion auf den hl. Theodoros unter dem Namen des
Romanos » , Oriens Christianus N . S . 2 , 1912, 48 -64. Meritano inoltre
di essere ricordati : W . Weyh , « Die Akrostichis in der bizantinischen
Kanonesdichtung » , BZ 17, 1908, 1 -69 ; P. F . Krypiakiewicz , « De
hymni Acathisti auctore » , BZ 18, 1909, 357-382 ; L . Petit, « Office
inédit en l'Honneur de Nicéphore Phocas » , BZ 13, 1904, 398 -420 ;
S . Pétrides, « Deux canons inédits de George Skylitzes » , Viz . Vrem .
10 , 1904, 621 s.; A . Papadopulos-Kerameus , « °Avéxdorov
đoua toŨ uer @ doŨ Koouă » , BZ 14, 1905, 519-526 .
Non meno importante, e ad ognimodo più copiosa , è la pro
duzione di testi e studi della poesia profana e dotta, a cominciare
da un imitatore di Nonnos che i papiri di Aphrodites Kome ci hanno
rivelato ; v. Berliner Klassikertexte V , I e J . Maspero , « Un papyrus
littéraire d '« Appodirns xóun » , BZ 19, 1910, 1.6 , e « Un dernier
poéte d 'Égypte : Dioskore fils d ’Apollos » , Revue des Études grec
ques 24, 1911, 426 -481. Tralasciando alcune cose di minore impor
tanza, ricordiamo : L . Sternbach , « Ein Schmähgedicht des Michael
Psellos » , Wiener Studien 25 , 1903, 10-39, e le varie pubblicazioni
relative all'età dei Komneni: P. Maas, .« Die Musen des Kaisers Ale
xios I » , BZ 22, 1913, 348- 369; K . Horna, « Das Hodoiporikon des
Konstantin Manasses » , BZ 13, 1904, 313- 355 ; id ., « Analekten zur
Byzantinischen Literatur » , Wien , Progr. des Sophiegymn., 1905 ; Ed .
Kurtz , « Unedierte Texte aus der Zeit des Kaisers Johannes Kom
nenos » , BZ 16 , 1907, 69.119 ; gli studi su Th . Prodromos di S . Pa
padimitriu , L . Sternbach , A . Majuri; « Nicolai Calliclis
carmina » pubblicati dallo Sternbach nelle dissertazioni filologiche del
l'Accademia di Cracovia, t. 36 , 1903, ecc. Per la poesia gnomica
va ricordato innanzi tutto lo studio di D . N . Anastasijewiç,
Filologia Bizantina 199
« Alphabete », BZ 16 , 1937, 479-501, e poi A . Papadopulos-Ke
rameus, Miyaņa ypauuatixos legouóvayos, BZ 20 , 1911, 131- 136 .
Sul genere così comune, e ai bizantini così caro , dell'epigramma
abbiamo da ricordare: K . Horna , « Die Epigramme des Theodoros
Balsamon » , Wiener St. 25, 1903, 165-217, e A Papadopulos-Ke
rameu s , “ Excuroutata ºIoavou toũ °AORajkov, * A8 võ 15, 1903,
463-468. Inoltre , un poemetto sulle fatiche di Herakles è stato pub
blicato da B . Knös di sopra a un codice di Upsala , BZ 17, 1908 ,
397-429 ; il compendio astronomico di Iohannes Kamateros ha tro
vato un abile editore in L . Weigl, Leipzig -Berlin , 1908 ; un panegi
rico di Manuel Philes per la nascita di Iohannes V Palaelogos è stato
pubblicato da C . von Holzinger , BZ 20 , 1911, 384- 387 , e poesie
di Theodotos di Gallipoli (un monaco dell' Italia meridionale del se
colo XIV) da Ed . Kurtz, Viz. Vrem . 14 , 1907, 1.11.
Per la retorica, compresa l'epistolografia , ricordiamo : A . Papa
dopulos.Kerameus, Toets åvéxdotou a poow olial îi diáhoyou Oko
quadxtov & quoxátrov , nel Giornale delMinistero dell'istruzione russo ,di
cembre 1910, 509-522 ; id. 'EstuotołaÌ TIVÈS Miyana Veroữ (17 lettere
inedite ), Nɛá Slóv 1908 , 497-516 ; K . Horna , « Eine unedierte Rede
des Konstantin Manasses » , Wiener St. 28, 1906 , 171-204 ; Ed .
Kurtz . « Ancora due scritti inediti di Costantino Manasses » (in russo),
Viz. Vrem . 12, 1906 , 69- 98 , una scena dicaccia e un encomio a Manuel
Komnenos; id ., Monodie di Eusthatios di Thessalonike e di Manasses
per la morte di Nikephoros Komnenos, Viz. Vrem . 1910, 283-322 ;
J. R . Asmus , « Die Ethopöie des Nikephoros Chrysoberges über
Julians Rhetorenedikt» BZ 15, 1906 , 125 -136 , notevole imitazione di
Gregorio Nazianzeno in uno scrittore del sec. XII ; S . Eustratiades ,
Του οίκουμενικού Πατριάρχου Γρηγορίου του Κυπρίου επιστολαί, Εκ
xAnoiaotixòs Þápos, 1902 ; Tryphon Euangelides, Aúo Bucav
Tlaxà xelueva, Hermupolis 1910, lettere di Gregorios Chioniades (s.
XIII|XIV ) e una monodia del Bessarione ; S . Lindstam , « Georgii
Lacapeni epistulae X priores cum epimerismis editae » , Upsala , 1910 ;
M . Jugic « Nicolas Cabasilas, panégyriques inédits de Mathieu Canta
cuzène et d 'AnnePaléologine » , Bollettino dell'Istituto archeologico russo
di Costantinopoli, 15, 1911, 112- 121.
Accanto a tutte queste pubblicazioni di testi si presenta un certo
numero di ricerche importanti per la storia letteraria. Cibasti ricordare :
A . Brinkmann , « Phoibammon sepi uiuńoews » , Rhein . Mus., 61,
1906 , 117 -134, sull'attività di un retore del V -VI sec . ; R . Asmus,
« Pamprepios, ein byzantinischer Gelehrten und Staatsmann des 6 . Jahr
hunderts » , BZ 22, 1913, 320 -347 ; LaRue Van Hock , « The lite
200 N . Festa
rary criticism in the Bibliotheca of Photius » , Classical Philology, 4 ,
1909, 178 - 189 ; id ., « The criticism of Photius on the Attic orators » ,
Trans, of the Amer. phil. Ass., 38 , 1908, 41-44 ; A .Wonach , « Die
Berichte des Photios über die fünf ältern attischen Rednern » , Com
mentationes Oenipontanae, 5 , 1910 , 14 -76 ; H . Rabe, « Die Lukian
studien des Arethas » , Nachr. der kgl. Gesells . d . Wiss. zu Göttingen ,
1906 , 643-656 ; E . Martini, « Textsgeschichte der Bibliotheke des
Patriarchen Photios von Kostantinopel » , Abhandl. der Sächs. Gesells ,
d . Wiss., 28 , 6 , 1911 ; A . Mayer, « Psellos' Rede über den rhetori
schen Charakter des Gregorios von Nazianz » , BZ 20, 1911, 27-100 ;
K . Praechter , « Antikes in der Grabrede des Georgios Akropolites
auf Johannes Dukas» , BZ 14 , 1905, 479.491; S. Kugéas, « Ana
lecta Planudea », BZ 18, 1909, 106-146, contributi per la vita e per
gli scritti di Massimo Planude. Un posto a sè merita il libro di V .
J . Barvinok su Nikephoros Blemmydes e le sue opere, raro esempio
di una monografia compiuta in mezzo a tanti contributi spicciolati
(Kiew , 1913).
Allo spinoso campo della filosofia bizantina ci riportano alcune,
pochema importanti, pubblicazioni: A . Busse, « Davidis Prolegomena
et in Porphyrii Isagogen Commentarium » , Comm . in Aristot. Graeca ,
XVIII, 2 , Berlin, 1904 ; R . Asmus, « Das Leben des Philosophen
Isidoros von Damaskios aus Damaskos » , Philosophische Bibliothek ,
225, Leipzig , 1911 (cfr. gli importanti studi preparatorii dello stesso
Asmus in BZ 18, 424 ss.) ; K . Praechter, « Christlich-neuplatonische
Beziehungen » , BZ 21, 1912, 1 -27 ; M . Hayduck , « Michaelis Ephesii
in libros de partibus animalium , de animalium motione, de animalium
incessu commentaria » , Comm . in Aristot. Graeca, XXII, 2 ; e un ar
ticolo di D . Brjancev su Iohannes Italos, nel giornale russo Vjera
i Razum , 1905, nn. 5 -7 .
Nel campo della letteratura volgare abbiamo una produzione
piuttosto copiosa, specialmente dopo che la Società ellenica per lo
studio delle tradizioni popolari ha cominciato a pubblicare una sua
rivista speciale : Acoyoacia . Allo studio dell'epopea di Digenis Akritas
hanno portato molti notevoli contributi P . Karolides, N . Polites ,
J . K . Zerbos, D . C . Hesseling , S . Xanthoudides, N . A .
Bees e altri che qui sarebbe troppo lungo ricordare. K . Krumba
cher , « Ein vulgärgriechischer Weiberspiegel » , München, 1905 ,
diede occasione a varie discussioni e proposte critiche di quel testo cosi
curioso . P . Maas pubblicò uno studio completo delle acclamazioni
metriche dei bizantini, BZ 21, 1912, 28-51, raccogliendo tutti i testi
conosciuti finora ; P . Marc ha studiato la tradizione del romanzo di
Filologia Bizantina 201

Esopo , BZ 19, 1910, 383-421, Fr. Pfister quella del romanzo di


Alessandro, Woch. f. kl. Phil., 28, 1911, 1152- 1150, e Rh. Mus.
66, 1911, 448 -471; H . Schreiner ha rintracciato la forma più an
tica della leggenda di Belisario , BZ 21, 1912, 54-64, e N . Bă
nescu ha pubblicato un poema volgare diGiorgio Aitolos su Pietro
lo Zoppo di Valachia , Bucarest, 1912. Ricordiamo ancora l'articolo
di J. Dräseke « Byzantinische Hadesfahrten » , Neue Jahrb. f. kl. Alt.,
29, 1913, 343 ss. e lo studio affine di H . Tode, « De Timarione
dialogo Byzantino » , Greifswald, 1912.
Terminiamo questa rapida rassegna ricordando l' edizione di
«Mich. Andreopuli liber Syntipae » a cura di V. Jernstedt, S. Pe
tersburg , 1912, e dei « Poèmes Prodromiques en grec vulgaire » a cura
di D . C . Hesseling e H . Pernot, Pubblicazioni dell'Accademia
di Amsterdam , 1912. Questi ultimi editori hanno anche curato una
nuova edizione dei « Canti d 'amore di Rodi » , riaprendo la serie delle
pubblicazloni in greco volgare del Legrand, Bibliothèque grecque vul
gaire, t. X , Paris, 1913.
N . FESTA ,

BESSAKIONE – XVIII- 20 - 3º.


L'EUCARISTIÀ NELLE OPERE DI S. TOMMASO D'AQUINO
(continuazione v. fasc. 126 e 127)
ET

Guardiamo ora lo scopo che Gesù Cristo si propose nell' istituire


questo Divin Sacramento, questo complesso sublime delle più stupende
meraviglie.
S . Tommaso, coerentemente a quanto dice nella Somma Teolo .
gica ( ), così parla dello scopo di questo Sacramento nella « Summa
contra gentiles » lib . IV , c. 61: Siccome, egli dice , la vita corporale
abbisogna di alimento materiale non solo per l' aumento, ma anche
per la sostentazione e conservazione del corpo, acciocchè per il con
tinuo consumo e le continue decomposizioni non si dissolva e perisca ;
.

così era necessario che nella vita spirituale vi fosse un alimento spi
..

rituale per cui i rigenerati alla vita della grazia si conservassero e


crescessero nella virtù , che è la vita dello spirito. E poichè gli ef
fetti spirituali compionsi sub similitudine visibilium , cioè con una certa
analogia e somiglianza con ciò che avviene nell' ordine delle cose vi
sibili, quindi era opportuno che a noi fosse dato questo spirituale
alimento sotto le specie di quelle cose di cui gli uomini più commu
nemente si servono per alimentare il corpo ; cioè il pane ed il vino .
Qui però è da considerarsi che in modo ben diverso ha relazione,
S

cioè si unisce il generante al generato , e il nutrimento al nutrito . Im


perocchè non è d' uopo che il generante sia unito al generato secun
dum substantiam , cioè sostanzialmente, ma basta secundum virtutem ,
cioè virtualmente per la sua potenza generativa ; l' alimento invece è
necessario che si unisca proprio sostanzialmente al nutrito, così da
trasformarsi nella sua stessa sostanza.
Affinchè dunque gli effetti spirituali siano corrispondenti ai segni
figurativi materiali, o corporali che dir si voglia, in modo diverso a
(1) Pars III, quaest. 92, art. 2. : Sacramenta ordinantur ad quosdam spe
ciales effectus in vita christiana, praeter actus potentiarum animae, ut Baptismus
ad generandum hominem in Christo , Eucharistia ad cibandum , etc. Ergo sicutvir
tutes addunt supra gratiam , quia ordinantur ad actus potentiarum supernaturaliter
elevandos, ita sacramentalis gratia , quia ordinatur ad speciales effectus praeter
actus potentiarum , debet addere divinum auxilium ut perficiantur tales effectus, etc .
L' Eucaristia nelle opere di S . Tommaso d 'Aquino 203
noi si congiunge il mistero del Verbo Incarnato, ossia l' opera della
Redenzione, per mezzo del S. Battesimo, il quale è la rigenerazione
spirituale, e in modo ancora diverso per mezzo della S . Eucaristia,
che è l'alimento spirituale dei regenerati. Perciò nel Battesimo si con
tiene il Verbo Incarnato solo secundum virtutem , ossia colla sua po
tenza rigeneratrice, ma nell' Eucaristia si contiene Egli stesso secun
dum substantiam cioè realmente e sostanzialmente ; e ciò per la ragione
che l' alimento deve alimentare, e trasfondere continuamente la vita
nel nutrito .
A questo certamente voleva riferirsi il Divin Redentore quando
disse: Ego veni utvitam habeant et abundantius habeant (") . E quando
più chiaramente Gesù volle manifestarci lo scopo di questo Mistero
ebbe a dire : Hic est panis de coelo descendens, ut si quis ex ipso
manducet non moriatur. - Si quis manducaverit ex hoc pane vivet in
aeternum , et panis quem ego dabo, caro mea est pro mundi vita (2).
Il Crisostomo (3) osserva a tale proposito , che ogni qual volta
Gesù Cristo parla di questo mistero, promette di darci la vita, per
insegnarci che questa è la sua particolare virtù , e per stimolarci a
nutrirci del pane degli Angeli col più efficace allettamento, giacchè
negli uomini l' amore più universale e più forte è l' amore della vita .
E difatti Gesù viene a darci una vita piena, abbondante, perfetta , una
vita che è la vera vita perchè è quella dell' anima, vita che in noi si
trasfonde per mezzo della carità , che ci unisce a Dio su questa terra
per poi consumarsi in una unione più perfetta con Lui nella beatitu
dine eterna. Questa vita dunque consiste anzi tutto nell'amor suo,
cioè di Dio, perchè se il nostro amore per Lui fosse senza contra
cambio non ci procurerebbe la beata vita che bramiamo. E invero è
un vivere l'amare senza essere riamati ? Chi ama muore a se stesso
e vive in lui l' oggetto del suo amore ; perciò S . Paolo dicea : Vivit
in me Christus; ma quando l' amore è reciproco, si ritrova in colui
dal quale si è riamati quella vita che si era perduta, a così dire , in
amarlo . Ebbene il SSño Sacramento ci dà la vita, vitam praestans
homini, perchè mentre ci fa amar Dio , attira sopra di noi il suo
amore : Egli ci fa vivere nel suo cuore, come Egli vive nel nostro :
In me manet et ego in eo.
Quindi magnificamente si espresse il Salvatore dicendo che sic
come l' Eterno suo Padre l'aveva mandato ed Egli viveva per il Pa

(") S . IOAN . X , 10 .
(3) S. Ioan. VI.
(3) S . IOAN . CHRYSOST. Hom . 60 .
204 D . Facchini
dre, così vivrà per Lui chi si ciba di Lui: Sicut misit me vivens Pa
ter , et ego vivo propter Patrem , et qui manducat me vivet propter
me (1). Come se volesse dire, osservano i Santi Padri, che siccome
il Divin Padre mediante la generazione eterna gli comunica la sua
divinità , la sua potenza , la sua bontà , la sua vita , vero Dio generan
dolo , col medesimo essere e operare divino ; cosi a quell' anima che
nel Sacramento si pasce di questo cibo divino, colla proporzione do
vuta , Gesù comunica la sua stessa Divinità facendola partecipe, come
dice S . Pietro (2 ), della Divina natura col donarle se stesso , e col
parteciparle perciò la sua santità, le sue virtù , le sue grazie per con
durre una vita tutta , dirò così, divina : Qui manducat me vivet pro
pter me.
Appar dunque chiaro che l' effetto immediato di questo sacra
mento è l' intima unione con Gesù Cristo per mezzo della carità , de
stinata a compiersi nell' unione beatifica ; così che questo stesso Sa
cramento sia il principio e l'arra della vita eterna. Perciò come
osserva il Dottore Angelico (3 ) si distingue la grazia sacramentale di
questo Sacramento dalle grazie degli altri Sacramenti, inquanto che
lo scopo direttamente inteso, che cioè si vuole per se et ratione sui,
in questo Sacramento é precisamente l'unione con Gesù Cristo. Gli
altri sacramenti dei vivi non sono ordinati per se primo et directe ad
alimentare la carità, ossia l' amore, per la sola sua maggior perfe
zione ed unione con Dio , ma sono ordinati ad effetti speciali pei quali
conferiscono speciali aiuti ed un aumento di grzia .
Il primo effetto dunque dell' Eucaristia è la grazia la quale però
può considerarsi sotto tre aspetti a seconda del triplice modo con
cui può conseguirsi tal grazia, ossia : 1. acquistando di nuovo la vita
della grazia, il che può avvenire per accidens, cioè per l'accidentale
disposizione di colui che riceve il Sacramento trovandosi inconscia
mente in peccato ; 2. acquistando , presupposto lo stato di grazia , un
nuovo aumento di grazia ; 3. provando nell'anima un nuovo diletto
spirituale , quale conseguenza della stessa refezione spirituale, in quanto
che questa non solo arreca Gesù Cristo autore della grazia, ma, compien
dosi per modo di cibo e di bevanda, ha in ordine alla vita spirituale
tutti gli effetti che ha il cibo materiale in ordine alla vita corpo
rale , cioè sostenta , accresce, restaura e diletta . Questo terzo modo
della grazia lo spiega mirabilmente il Santo Dottore nell'opuscolo 57

(1) S . IOAN . VI.


) Epistola II, I, 4.
(3) Pars III, q . 79, a. I, ad 1.
L 'eucaristia nelle opere di S. Tommaso d 'Aquino 205
dove dice: Suavitatem huius, Sacramenti, nullus exprimere sufficit per
quod spiritualis dulcedo in suo fonte gustatur. « Nessuno può espri
mere la soavità di questo Sacramento , pel quale si gusta la dolcezza
spirituale nel suo stesso fonte, nella sua stessa sorgente » .
Il secondo effetto dell'Eucaristia è il conseguimento della gloria ,
inquanto che Cristo, che è il donatore della medesima è contenuto in
questo Divin Sacramento qual cibo spirituale che corrobora l'anima
nella virtù nella quale perseverando giungerà, quando che sia, alla gloria ,
e però l' Eucaristia dicesi pegno della futura gloria, futurae gloriae nobis
pignus datur. E Gesù Cristo stesso disse esplicitamente che chiavesse
mangiato di questo pane vivrebbe in eterno : si quis manducaverit ex
hoc pane vivet in aeternum ma la vita eterna è la vita della gloria ,
dunque è chiara la conclusione che ne trae S . Tommaso (1) e con
lui tutta la Chiesa Cattolica che cioè l' Eucaristia fa conseguire la
gloria. Quindi, come opportunamente osserva il Porretta, nelle sue
note sopra la Somma teologica (2 ), appare tutta l' enormità degli errori
degli Entusiasti, i quali dicevano che il pane eucaristico nè nuoce, nè
giova ; degli Armeni i quali asserivano che un tal cibo giova solo
alla salute del corpo ; e di Tandemio che sosteneva non giovare af
fatto alla salute eterna la comunione del Corpo e del Sangue di
Gesù Cristo. Errori che insieme a quelli della Riforma furono con
dannati dal Tridentino sess. 7, can . 6 , e sess. 13, can . 2.
Il terzo effetto dell' Eucaristia è la remissione dei peccati ve
niali (3 ), la quale viene prodotta dal Sacramento in due modi. Primo,
immediatamente e direttamente, inquanto che esso è cibo dell'anima;
poichè siccome il cibo corporale ristaura le forze che quotidianamente
si perdono pel calore naturale, così il cibo spirituale restaura le forze
spirituali che quotidianamente si illanguidiscono pel calore della con
cupiscenza . Qui però è da notarsi che l'effetto suddetto si consegue
dal comunicato qualora egli non vi ponga ostacolo , conservando af
fetto pei peccati veniali. Secondariamente poi si ottiene la remissione
delle colpe veniali, in modo mediato e indiretto per rem sacramenti,
come dicono i teologi, cioè per l' effetto proprio del Sacramento , l' a
more per Gesù Cristo, che in questo Sacramento stesso viene aumen
tato non solo quanto all' abito, ma anche quanto all' atto, e al fervore,
il quale toglie , distrugge il peccato veniale , perchè ripugna al mede

(1) Pars III, q . 79, a . 2.


(2) Super Quaest. 79. art. I, partis III, De Sacramentis.
(3 ) S . THOM . Pars III, q . 79, a . 4 . - Si conf. anche Tract. 26 , in loan .
206 D . Facchini
simo. Perciò il Tridentino ( ) chiama questo Sacramento : antidoto
col quale ci liberiamo dalle colpe quotidiane, e siamo preservati dai
peccati mortali.
Il quarto effetto è la remissione della pena dovuta al peccato ,
ma in modo indiretto (2).
Il Porretta nelle suindicate note così spiega : L ' Eucaristia ex
vi sacramenti, non ha direttamente l' effetto di rimettere la pena,
perchè non è stato istituito questo sacramento ad satisfaciendum ,
per soddisfare, ma per nutrire l' anima ed unirla a Gesù Cristo ,
può però avere per concomitanza il suddetto effetto, cioè indiretta
mente e conseguentemente in quanto che eccita il fervore della
carità, e quindi secondo l' intensità di un tale fervore può, secundum
modum , ossia proporzionatamente ottenere la remissione della pena
dovuta ai peccati (3).
Il quinto effetto è la preservazione dai peccati futuri, il che si
può conseguire in due modi, come osserva il Dottor Angelico (4 ) .
Primo inquantochè aumentata la carità , cioè l' amore, e l' unione con
Gesù per mezzo di quel cibo Divino, l'anima si fa più robusta , più
forte contro le cattive inclinazioni; secondo inquanto che essendo l' Eu
caristia il segno della passione di Gesù Cristo, per mezzo della quale
il Demonio è stato vinto, questi teme, nè ardisce impugnare, ossia
tentar quanto vorrebbe.
Circa questi effetti del Divin Sacramento , mirabilmente trattati
dall'Aquinate, il Gaetano ha un maraviglioso commento in riguardo
al tempo e al modo nei quali la grazia, secondo i varii aspetti suin
dicati, viene a conseguirsi dall'anima che si comunica (5). Così egli
si esprime: « Per ciò che riguarda la grazia prima, la quale per acci
dens può essere conferita da questo sacramento, sembra che l' acqui
sto della medesima debba coincidere col tempo stesso in cui si riceve
la S . Comunione ; imperocchè se colui, che inconsciamente trovasi in
peccato mortale, non viene risuscitato alla vita nel tempo che riceve
un tal sacramento , non si spiega come debba acquistare poscia questa
grazia , in virtù del sacramento già ricevuto innanzi.
Pel tempo però in cui si riceve la S . Comunione non s' intende
soltanto quel piccolo spazio d' ora nel quale s' inghiottiscono le sacre

(1) Sessione XIII, cap. 2 .


(2) S. THOM . Pars III, quaest. 79, art. 5.
(3 ) Super quaest. 79, art. 5 , partis III .
(4 ) Ibidem . art. 6 .
(5) Comm . Cardinalis CAETANI circa effectus Eucharistiae in nobis, su
per art. I, quaest. 79, tertiae partis (De Sacramentis; Summae Divi Thomae .
L 'eucaristia nelle opere di S. Tommaso d 'Aquino 207
specie, ma tutto quello spazio in cui Gesù Cristo resta in noi sotto le
specie sacramentali. Allora infatti Egli è corporalmente presente in
noi come illustrazione e refezione spirituale dell' anima nostra e quindi
producente in noi, quali effetti del Sacramento, quelle salutari dispo
sizioni d'animo di cui abbisognamo, tra cui specialmente la contrizione.
Ciò non ostante può darsi anche che l' individuo comunicatosi
sia disposto in modo che, nè conseguisca la grazia prima, nè com
metta un nuovo peccato comunicandosi, ma sia scusato da questo
peccato per un certo avvicinamento alla vita della grazia , dal quale
avvicinamento , per una certa attrizione e desiderio della grazia , piano,
piano, per misericordia di Dio , venga condotto ad una vera contri
zione, così che ricevendo forse una seconda volta lo stesso sacramento
gli sia concesso questa disposizione d'animo e quindi la grazia .
Questo ragionamento del Gaetano viene basato sopra un fatto
che può veramente avvenire, cioè sopra uno stato dell'anima che può
darsi tra la diligente e la sufficiente ricerca del peccato fatta dal co
municando : videtur enim , dice egli, posse dari medium propter lati
tudinem quae datur in illa diligente , non tamen sufficiente probatione
sui; non enim consistit in indivisibili. Del resto dica chi può qual' è
l' estensione, la larghezza della Divina liberalità , per la cui abbondanza
si attribuisce a questo Sacramento anche il conferimento della grazia
prima, e dicasi fino a qual punto questa Divina Bontà abbia desti
nato di supplire all' indisposizione del peccatore ! ?
Quanto al tempo in cui si compie l'aumento della grazia, vi è,
secondo la dottrina dell' Angelico , qualche ambiguità. Di vero S . To
maso nella IV. Sent., Distin . 12 , quaest. 2 ,art. 1, ritiene che l'aumento
della grazia venga ostacolato dalla mancanza dell' attuale conversione o
attenzione, dell'anima a Dio . E però suppone che nello stesso mo
mento che si riceve il Sacramento si riceva anche, da chi non pone
ostacolo , l'aumento della grazia ; perchè consta che quel medesimo
tempo è il tempo della trasformazione attuale dell' anima in Dio . Qui
però il Gaetano osserva che il Santo Dottore nella stessa questione,
articolo ultimo, secondo le parole letteralmente prese, dedurrebbe
il contrario ; imperocchè dice che la distrazione della mente, per
peccata venialia in actu , toglie sì, l' attuale refezione della dolcezza
spirituale, non però l' aumento della grazia abituale. E più oltre,
nella risposta ad primum , dice che colui il quale si accosta a
ricevere il S . Sacramento con peccato veniale in atto (per esempio
con distrazione attuale ) si ciba, si, spiritualmente del corpo di Gesù
Cristo, ma solo abitualmente, e non attualmente, quindi riceve l' ef
fetto abituale di questo sacramento , ma non l' attuale : ... ille qui cum
208 D . Facchini

actu venialis peccati ad hoc sacramentum accedit, habitualiter quidem


manducat spiritualiter, sed non actualiter, et ideo habitualem effectum
huius sacramenti percipit, non autem actualem . Le quali parole, se
condo il Gaetano, possono intendersi in tre modi: primo come suo .
nano superficialmente, così che si accresca intensivamente la grazia
abituale nel tempo stesso che si riceve il sacramento, benchè non in
tervenga alcun atto interno di carità , causa la distrazione della nostra
mente ; e ciò in virtù del sacramento stesso causante un tale aumento
nell' anima capace di questo effetto abituale . Un tal senso è molto
favorevole e può lusingare molte anime che si comunicano quotidia
namente senza che però divengano quotidianamente migliori.
All'Eminentissimo Commentatore però un tal senso non garha
imperocchè dice che se ciò avvenisse , la carità cioè la virtù sarebbe
in moltissimi assai intensivamente maggiore di quanto si possa e si
debba ragionevolmente supporre, attesa la loro vita. Inoltre egli os
serva : questo sacramento dandosi per modo di cibo e di bevanda,
come dice Gesù Cristo : caro mea vere est cibus et sanguis meus vere
est potus ( ) non accresce, nè nutre se non per modo di nutrimento ;
ma senza gli atti vitali interni del nutrito nè il cibo, nè la bevanda
nutre od accresce, come risulta dall' esperienza fisica ; dunque senza
l'operazione vitale e spirituale dell'anima, che si comunica , il sacra
mento nè nutre, nè aumenta la grazia .
L 'altro senso in cui possono intendersi le parole dell'Aquinate
sl è che colui, il quale distrattamente si accosta a ricevere l'Eucari
stia, riceva non attualmente ma abitualmente l'effetto abituale, cioè
l' aumento della grazia spirituale , come abitualmente ha luogo la spi
rituale comestione del pane eucaristico. Così che cibandosi del corpo
di Cristo abitualmente soltanto , ossia coll'abito , o disposizione (vale
a dire in stato di grazia ) con la quale potrebbe aver luogo anche ac
tualiter – attualmente – la comunione, benchè non abbia l'attuale
devozione dello spirito , è però capace di percepire l'aumento della
grazia. Ma benchè la distrazione, od altre venialità attuali, non tol
gano il merito di un aumento di grazia, questo effetto però si com
pirà nel soggetto solo quando egli ne sarà disposto . Quindi, secondo
questa interpretazione delle parole di S . Tommaso , il tempo dell' au
mento della grazia è quando il comunicato si trova disposto a questo
aumento , e ciò può avvenire sia nel tempo stesso in cui Gesù Cristo
trovasi ancora sacramentalmente in lui, sia anche dopo.
Questo secondo senso delle parole del santo viene appoggiato

(1) IOAN . VII, 56.


L'eucaristia nelle opere di S. Tommaso d 'Aquino 209

dalla differenza che Egli medesimo pone tra la refezione spirituale ,


che si basa nell' operazione, ossia negli atti stessi dell'anima, e l'au
mento abituale della grazia . E quindi ne segue che la refezione spi
rituale viene impedita per la distrazione, e tolta del tutto , perchè
essa dovrebbe aver luogo hic et nunc, cioè al momento della S . Co
munione, mentre l' aumento dell' abito della grazia che si è meritato
resta da conseguirsi poi, come è della vita eterna. Insomma S . Tom
maso distingue due specie di comunioni sacramentali, le une le chiama
abitualmente spirituali, le altre attualmente spirituali. Nelle prime si
riceve il pane eucaristico colla sola abitudine della fede, della ca
rità, ecc . perchè si è distratti ; nelle altre si esercitano gli atti di
queste virtù perchè si è interamente attenti alla grande azione che
si compie . La prima specie di comunioni basta ad aumentare la gra
zia santificante, perchè si suppone che non si acconsenta a quelle di
strazioni ; ma è necessaria la seconda specie per il nutrimento spiri
tuale, cioè, come spiega il S . Dottore, per gustare la dolcezza del
sacramento e raccoglierne i frutti salutari. Per questo Gesù Cristo
disse : Hoc facite in meam commemorationem : come se dicesse : pen
sate a me, credete , sperate in me ed amatemi. E questa maniera di
ricevere Gesù con riverente attenzione e fervore è la sola veramente
degna di Lui e di noi.
Finalmente il terzo senso della proposizione di S . Tommaso ri
sulta dalla dilucidazione dei termini di essa, dicendo che, dandosi due
effetti distinti di questo Sacramento , consistente l' uno nell'operazione
attuale dell'anima, e l'altro nel semplice stato abituale della mede
sima, l'Autore volle indicare l' atto precipuo, e il punto più saliente
dell' uno e dell' altro effetto . Difatti nell' ordine ed estensione delle
operazioni nomina la refezione spirituale coll' annessa delizia dell' a
nima ; nell' ordine ed estensione dei doni abituali nomina l' aumento
della grazia ; e così espone tutta la perfezione di questo Sacramento,
spiegando ciò che ha di più salutare e delizioso per l' anima a se
conda che partecipiamo all'uno od all'altro dei due suindicati effetti,
o ad ambedue insieme. E quindi per l' attuale comestione (actualem
manducationem ) il Santo Dottore non intende una qualsiasi attuale
devozione, ma quella soltanto che dà un vero nutrimento, nu nuovo
vigore all'anima, cioè alla vita dello spirito, e per conseguenza una
soave spirituale delizia , un santo inesplicabile gaudio . Delizia e gau
dio , che formano essi stessi un forte alimento spirituale poichè, come
osserva Guglielmo Cluniacense, quando Gesù , colla consolazione della
sua reale presenza, comincia a inebriare l'anima nostra , in noi esulta
la fede, s' espande la fiducia, s'infiamma l'amore.
210 D . Facchini
Quest' altro effetto del Sacramento , che S . Tommaso intende
nelle sue parole è ben distinto dall'aumento della grazia abituale ; e
prese in questo senso le parole dell'Angelico, si appiana l'apparente
contradizione che sembra trovarsi nella IV Sentent. dist. 12, q. 2,
art. 1, poichè mentre si consegue un effetto , può darsi che non si
consegua anche l' altro.
Come conseguenza del fin qui detto ne viene che il tempo in
cui da questo Sacramento vien conferita la grazia attuale è precisa
mente il tempo in cui si riceve il Sacramento stesso , imperocchè al
lora si è che Cristo presente eccita l' anima, già predisposta , ad un
più fervoroso amore per Lui, ed a gustare tutta la soavità della sua
presenza .

* ***

Resta a dire qualche cosa circa il tramite per mezzo del quale
produconsi gli effetti suddetti. Il modo, o il tramite per cui dalla
Eucaristia generalmente produconsi questi effetti nell'anima è che tutti
gli altri dipendano da un primissimo effetto , il quale consiste nel
l'esercizio attuale della carità , cioè dell'amore verso Gesù Cristo ; da
questo effetto tutti gli altri procedono. Ciò risulta : primo, da una
ragione comune a tutti i Sacramenti, che cioè la grazia non distrugge
la natura. Difatti la disposizione della creatura ragionevole deve esser
tale che venga ragionevolmente (rationabiliter) giustificata , e perfezionata ;
ora il perfezionarsi rationabiliter vuol dire conseguir questo effetto
di giustificazione o di perfezione, non a modo di un dormiente, ma
nel modo di chi veglia e sa bene quel che fa , cioè ratione actualiter
utentis, come dice il Gaetano (1). Questa è la dottrina della giustifi
cazione del peccatore , e del perfezionamento del giusto. Questo è il
processo che si svolse nell'anima della Maddalena, del Ladrone con
vertito sulla croce, e dell’Apostolo Paolo ; imperocchè il Salvatore Gesù
allora ha sempre elargito i suoi doni quando ha visto che, per le at
tuali disposizioni, od operazioni dell'anima beneficata , avrebbero con
seguito l' effetto che Egli desiderava. E delle disposizioni della Mad
dalena, cioè della viva sua fede e dell'ardente amor suo, che hic et
nunc operavano in lei ne fa testimonianza Cristo stesso dicendo: Di
missa sunt ei peccata multa quoniam dilexit multum : e più oltre :
fides tua te salvam fecit. L 'atto di fede inconcussa e di fiducia illi.
mitata del Buon Ladrone l'abbiamo in quelle semplici parole : Me
mento mei Domine dum veneris in regnum tuum . I sentimenti poi di
( ) Comm . in quaest. 79, art. 1, III partis, De Sacramentis.
L ' eucaristia nelle opere di S . Tommaso d'Aquino 211

fede, di obbedienza e di devozione di S. Paolo al momento stesso


della conversione sono abbastanza chiaramente espressi in quel: Do
mine quid me vis facere ? Da tutto questo risulta dunque che non
solo quando ordinariamente, ma anche quando miracolosamente gli
uomini si convertono a Dio v 'interviene sempre l'attuale operazione
dell'uomo interiore, cioè dell'essere ragionevole.
In secondo luogo risulta dalle proprietà uniche della Eucaristia .
E di vero questo Sacramento vivifica l'anima a modo di cibo, ora
il cibo non alimenta se non un essere vivente, che per mezzo di una
data operazione fisica approfitta del cibo stesso . Imperocchè se sul
cibo non compiesse alcuna azione interiormente vitale chi se ne ciba,
sarebbe inutile l'alimento stesso . Terzo , la medesima verità risulta pas.
sando a rassegna gli stessi singoli effetti del Sacramento . Difatti l'Eu
caristia rendendo Gesù Cristo realmente presente negli intimi pene
trali del cuore dell'uomo, ex parte sui, cioè per suo scopo connatu
rale è atta ad eccitare la carità, l'amore nell'anima oltre che l'unione
attuale, cioè la trasformazione dell'anima amante in Cristo amato .
Per parte poi dell'anima il primo passo che essa compie è l'attuale
ricezione del Divin Sacramento in forma di cibo, il che è già un atto
di amore, il quale può avere un'importanza e un merito grandissimo
a seconda della continuazione degli atti di amore susseguenti al primo
e dell'intensità dei medesimi. Tutti gli altri effetti vengono dunque
prodotti dal Sacramento , mediante l'attuale refezione dell'anima, cioè
un primo atto di amore , che hic et nunc agisce sull'anima nostra.
Per ciò poi che riguarda la vita eterna, che sarebbe l'effetto
ultimo dell'Eucaristia , son chiare le parole del Signore : Qui mandu
cat hunc panem vivet in aeternum .
Quanto alla grazia prima e alla remissione del peccato mortale,
il che avviene accidentalmente (per accidens), è certo che colui, il
quale si accosta al Sacramento essendo incosciamente in peccato , egli
intanto si fa atto a ricevere la grazia , in quanto, almeno inizialmente,
si ciba di quel Pane Celeste , poichè il cibo non giova se non quando
è mangiato (').
E però S . Tommaso (2) dice che colui, il quale devote et reve
renter si accosta alla Sacra Mensa , ottiene per mezzo di quel Sacra
mento la grazia della carità , cioè dell'amore, che è il compagno in
separabile e il perfezionatore della contrizione. Come poi avvenga

(5) Comment. Cardinalis CAETANI in Quaest. 79 , art. I, Pars III. De


Sacramentis.
( ) Summa Theol. Queest. 79, art. 3, Pars III. De Sacramentis.
212 D . 'Facchini

l'aumento della grazia abituale, già risulta chiaro da ciò che dicemmo
innanzi ; e di fatto non si comprende come il cibo spirituale possa
giovare senza la devozione, saltem initialiter, attuale, perchè la refe
zione dello spirito importa necessariamente la spirituale ricezione del
cibo .
La remissione poi dei peccati veniali e della pena, essendo una
conseguenza del fervore della carità, cioè dell'amore verso Dio , è
naturale che essa segua la ricezione del Sacramento (").
Da ultimo, la preservazione dall'offesa di Dio , il che riguarda
directe la confermazione del cuore e della volontà nel bene, avviene
mediante il sacramento ricevuto , cioè consegue la spirituale refezione
dell'anima, perchè anche il pane materiale non irrobustisce , non con
solida nella vigoria del corpo se non chi se n 'è cibato (2).
Da tutto questo però non deve dedursi che tali effetti non ven
gono mai conseguiti se non da chi actualiter attende con sommo
fervore alla grande azione che compie, no, noi intendiamo dire che
questi effetti ordinariamente devono realizzarsi e si realizzano nell'a
nima a seconda delle disposizioni proprie della creatura ragionevole ,
che agisce sotto l'impulso dell'amore di Gesù Cristo .
Ed ora da ciò che abbiamo esposto circa l'Eucaristia come Sa
cramento , noi dobbiamo concludere che la verità della reale presenza
di Gesù Cristo , i mirabili effetti che Cristo stesso produce in noi
per mezzo della Santa Comunione, insomma tutto il complesso di
quel soave mistero d 'amore non è che il compimento e il perfezio
namento delle idee che hanno sempre informato ed informano la vera
Religione guardata nella sua maggior ampiezza, da Adamo fino alla
consumazione dei secoli.
Idee che sono sintetizzate mirabilmente nei due principi di cui
vive, si nutre e s'abbellisce il Cattolicismo, cioè : che Iddio è real
mente presente tra noi ; che Iddio si unisce a noi, e ci unisce a sè.
E Iddio non si unisce a noi e non ci unisce a sè se non perchè
siamo una sol cosa con Lui, ed una sol cosa tra noi nel vincolo della
carità , della pace , e della verità.
( Continua ).

( ) S. Thom . Summa Theol. Pars III . Quaest. 79, art. 4 et 5 .


( ) Ibidem , art. 6 .
LE RITUEL ÉTHIOPIEN
( Suite * )

መጽሐፈ ፡ ባሕርይ ።
[ዘተተርጐመ ፡እምንረቢ ፡ እንዘ ፡ ንጉሥ፡ ዘርአ ያዕቆብ ።]

ምንባብ ፡ ዘይትነበብ ፡ ሶበ ፡ ይደውዩ ፡ ክርስቲያን ፡ እምቅድመ : fol.124 1.0


ይሙቱ ፡ ዘእንበለ ፡ ያፍትኑ ፡ ርእሶሙ ፡ ለካህን ፡ በከመ ፡ ይቤሉ ፡ ሐ
ዋርያት ፡ አዕማደ ፡ ብርሃን ።
በስመ ፡ ኣብ ፡ ወወልድ ፡ ወመንፈስ ፡ ቅዱስ ፡ ኣሐዱ ፡ አምላክ ።
በቅድስት ፡ ሥላሴ ፡ እንዘ ፡ አኣምን ፡ ወእትመሐፀን ፡ ወአኀድጎ ፡ ለሰ
ይጣን ፡ በቅድመ ፡ ዛቲ ፡ እምየ ፡ ቅድስት ፡ ቤተ ፡ ክርስቲያን ፡ እንተ ፡
ይእቲ ፡ ሰምዕየ ፡ ማርያም ፡ጽዮን ፡ ኣሜን ።
ዘንቱ ፡ መጽሐፈ ፡ባሕርይ ፡ ዘተሠርዐ ፡ እምኀበ ፡ ኣበዊነ ፡ቅዱሳ
ን ፡ ሐዋርያት ፡ ዘተውህበ ፡ ለነ ፡ ለክርስቲያን ፡ ለተፈውሰ ፡ እምደዌ ፡
ሥጋ ፡ ወነፍስ ፡ ወስርየተ ፡ ኀጢአት ፡ ምስለ ፡ተአምኖ ፡ኀጣውእ ፡ ለካ
ህናት ። ሶበ ፡ ይደውዩ ፡ ክርስቲያን ፡ ዕድ ፡ ወአንስት ፡ ይጸውዑ ፡ ቀ
ሳውስተ ፡ከመ ፡ ይጸልዩ ፡ ላዕለ ፡ቅብአ ፡ ዘይት ፡ በእንቲአሆሙ ፡ ወይ
ቅብእዎው ። መቅድመ ፡ ኵሉ ፡ ይንግር ፡ ኀጣውኢሁ ፡ ለካህን ፡ በጥ
ንቃቄ ፡ ወየሀቦ ፡ ካህን ፡ ለድውይ ፡ መጠነ ፡ይክል ፡ ከመ ፡ ይስኣል ፡
ኀበ ፡እግዚአብሔር ፡ በእንተ ፡ ሥርየኝተ ፡ ኀጢኣቱ ፡ ወእምድኅሬሁ ፡ fol.124 .)
ይጸልዩ ፡ ሎቱ ፡ ካህናት ፡ ዘንተ ፡ ጸሎተ ።
ወይበሉ ፡ ጸሎተ ፡ ሃይማኖት ፡ በእንተ ፡ ቅብአ ፡ ዘይት ፡ ወእም
ዝ ፡ ሰርዑ ፡ ኣበው ፡ ፫፻፲ወ፰ ሃይማኖት ፡ ርትዕት ፡ ለኵሉ ፡ ሕዝበ ፡ ክ
ርስቲያን ፡ከመ ፡ ይእመኑ ፡ ወይለብዉ ፡ ውስተ ፡ ኣእምሮ ፡ እግዚአብ
* Cf. Bessarione An. XVII, vol. XXIX , fasc. IV , p . 420 ; An . XVIII,
vol. XXX fasc . I p. 12.
24 M . Chaîne

ሔር ፡ በህላዌ ፡ ሥሉስ ፡ ቅዱስ ፡ አብ ፡ ወወልድ ፡ ወመንፈስ ፡ ቅ


ዱስ ፡ ፩ ።
ናሁ ፡ ጥዩቀ ፡ ውእቱ ፡ ሥርዐተ ፡ ሃይማኖት ፡ ዘአበው ፡ ሐዋርያ
ት ፡ አቀምዎ ፡ እንተ ፡ ታስተጋብእ ፡ እምኵለሄ ፡ ከመዝ ፡ ሐብሩ ፡ ወይ
ቤሉ ፡ ነአምን ፡ በ፩ ኣምላክ ፡ እግዚኣብሕር ፡ አሓዜ ፡ ኵሉ ፡ ገባሬ ፡

ሰማያት ፡ወምድር ፡ዘይሬኢ ፡ ወኢያስተሬኢ ፡ ወነአምን ፡በ፩ እግዚ


እ ፡ ኢየሱስ ፡ ክርስቶስ ፡ ወልደ ፡ አብ ፡ ወሕድ ፡ ዘህልው ምስሌሁ ፡
እምቅድመ ይትፈጠር ፡ዓለም ፡ እስከ ፡ ተፍጻሜተ ፡ጸሎተ ፡ ሃይማኖት ።
fol.124v.a * ኦሪት ፡ዘልደት ። በቀዳሚ ፡ገብረ ፡እግዚአብሔር ፡ሰማየ ፡ [ወ
ምድረ ፡ ]ወምድርሰ ፡ሀለወት ፡እምትካት ፡ ወኢያስተርኢ ፡ ወኢኮነ
ት ፡ድልውተ ፡ ወጽልመት ፡ መልዕልተ ፡ ላይ ፡ ወመንፈሰ ፡ እግዚአ
ብሔር ፡ ይጼልል ፡ መልዕልተ ፡ ማይ ። ( )
ወንግል ፡ ዘማቴዎስ ። ወሶበሂ ፡ እንዘ ፡ትጼልዩ ፡ ኢትዘንግዑ ፡ ከ
መ ፡ አሕዛብ ፡ እስመ ፡ይመስሎሙ ፡በብዝኀ ፡ ንባቦሙ ፡ዘይሰምዖሙ ፡
ወኢትትመሰልዎሙኬ ፡ እስመ ፡ ያአምር ፡ አቡክሙ ፡ ሰማያዊ ፡ መ
ፍቅደክሙ ፡ ዘትፈቅዱ ፡ እንበለ ፡ ትስአልዎ ፡ ወአንትሙኬ ፡ ከመዝ ፡
በሉ ፡ ሶበ ፡ትጼልዩ ። አቡነ ፡ ዘበሰማያት ፡ እስከ ፡ተፍጻሜቱ ። (ኝ)
ምዕራፍ ፡ ፲ወ፬ በእንተ ፡ ዘኣዘዞሙ ፡ ለሐዋርያት ። ወንግል ፡ ዘ
ማርቆስ ፡ ፲፯ ። ወወፂኦሙ ፡ ሰበኩ ፡ ከመ ፡ ኩሉ ፡ ይነስሑ ፡ ውብዙኃ
ነ ፡ ኣጋንንተ ፡ ያወፅኡ ፡ ወይቀብእዎሙ ፡ ቅብኣ ፡ ለብዙኃን ፡ ድዉያ

ን ፡ ወየሐይው ። ( 3)
ወንግል ፡ ዘ * ማርቆስ ። ፬ ። ወእምዝ ፡ አስተርአዮሙ ፡ለእለ ፡ እም
tol.124v.b
ኔሆሙ ፡ በካልእ ፡ ራእይ ፡ እንዘ ፡ የሐውሩ ፡ ሐቅለ ፡ ወሖሩ ፡ እሙንቱ
ሂ ፡ ወዜነዉ ፡ ወነገሩ ፡ ለቢጾሙ ፡ ወሎሙኒ ፡ ኣአምንዎሙ ፡ ወእም

( ) Genesis I, 1 -2 .
(3) Matth . VI, 7 -14
(3 Marc . VI, 12- 13
Le rituel éthiopien 215

ዝ ፡ ካዕበ ፡ ድሕረ ፡ እንዘ ፡ ይረፍቁ ፡ ፲ወ፩ አስተርአዮሙ ፡ ወገሠጾ


ሙ ፡በእንተ ፡ ሕጸተ ፡ ሃይማኖቶሙ ፡ ወግዘፈ ፡ ልቦሙ ፡ እስመ ፡ ለእ
ለ ፡ ርእይዎ ፡ከመ ፡ ተንሥአ ፡ ኢኣምንዎሙ ፡ ወይቤሎሙ ፡ ውስተ ፡
ኩሉ ፡ ዓላም ፡ ሑሩ ፡ ወስብኩ ፡ ለኵሉ ፡ ፍጥረት ፡ ዘአምነ ፡ ወዘተጠ
ምቀ ፡ ይድኅን ፡ ወዘሰ ፡ ኢአምነ ፡ ይደየን ፡ ወተኣምር ፡ ባሕቱ ፡ ለእ
ለ ፡በዝንቱ ፡ ይተልዎሙ ፡ ለእለ ፡የአምኑ ፡ ይገብሩ ፡ በስመ ፡ዚአሁ ፡
አጋንንተ ፡ ያወፅኡ ፡ ወይትናገሩ ፡ ሐዲሳት ፡ ወአራዊተ ፡ ይእሕዙ ፡ በ
እደዌሆሙ ፡ ወዘሂ ፡ ይቀትል ፡ ለእመ ፡ ሰትዩ ፡ ኣልቦ ፡ ዘይሬስዮሙ ።
ወእግዚእነ ፡ ኢየሱስ ፡ እምድኅረ ፡ ተናገሮሙ ፡ ዘንተ ፡ ኩሉ ፡ ዐርገ ፡
ውስተ ፡ ሰማያት ፡ ወነበረ ፡ በየማነ ፡ አቡሁ ። ወወጺኦሙ ፡ እ * ሙን fol.15 10
(126 ra)
ቱ ፡እም[ህየ ፡ ሰበኩ ፡በኵለሄ ፡ እንደ ፡ እግዚአብሔር ፡ ይረድእ ፡ ወ
ቃሎ ፡ ያጸንዕ ፡ በትምህርት ፡ ዘይተሉ ፡ ኣሜን ። ( )
ታዐብዮ ፡ ነፍስየ ፡ (ለእግዚአብሔር ፡ ) እስከ ፡ተፍጻሜቱ ። (2)
ወንግል ፡ ዘዮሐንስ ። ቀዳሚሁ ፡ ቃል ፡ ውእቱ ፡ ወውእቱ ፡ ቃል ፡
ኀበ ፡ እግዚአብሔር ፡ ውእቱ ፡ ወእግዚኣብሔር ፡ ውእቱ ፡ ቃል ፡ ወከ
ማሁ ፡ እምቀዲሙ ፡ ኀበ ፡ እግዚአብሔር ፡ ውእቱ ፡ ኵሉ ፡ ቦቱ ፡ ኮነ ፡
ወዘእንበሌሁሰ ፡ ኣልቦ ፡ ዘኮነ ፡ ወኢምንትኒ ፡ ወዘሂ ፡ ኮነ ፡ በእንቲአሁ ፡
ሕይወት ፡ ውእቱ ፡ ወሕይወትሰ ፡ ብርሃኑ ፡ ለእጓለ ፡ እምሕያው ፡ ውእ
ቱ ፡ ውብርሃንሰ ፡ ዘውስተ ፡ጽልመት ፡ ያበርህ ፡ ወያርኢ ፡ ወጽልመት
ሰ ፡ ይቀርቦ ፡ ወኢይረክቦ ። (3)
ሐዋርያው ያዕቆብ ። አርኣያነሰ ፡ አኀዊነ ፡ ትዕግሥተ ፡ ተፅናስክ
ሙ ፡ ብክሙ ፡ ነቢያት ፡ እለ ፡ ተናገሩ ፡ ወነበቡ ፡ በቃሉ ፡ ለእግዚአብ
ሔር ፡ ናሁ ፡ ናስተበፅዖሙ ፡ ለእለ ፡ ተዓገሡ ፡ ትዕግሥቶ ፡ ለዮብ ፡ ወሰ
ማዕክሙ ፡ ዘከመ ፡ ፈ *ጸመ ፡ ወገብረ ፡ ሎቱ ፡ እግዚአብሔር ፡ ወርኢ fol. 125 1.5
( 126 1 ))

( ) Marc . XVI, 12-20 .


(*) Luc. I, 46-56.
() Ioan . 1, 1 -5
216 M . Chaîne
ክሙሂ ፡ከመ ፡ ብዙኅ ፡ ምሕረቱ ፡ ለእግዚአብሕር ፡ ወብዙኅ ፡ ሣህሉ ፡
ዘይቀድም ፡ አኀዊነ ፡ ኢትምሐሉ ፡ ኢበሰማይ ፡ ወኢበምድር ፡ ወኢካ
ልእኒ ፡ መሐላ ፡ ወኢበዘ ፡ ኮነ ፡ መሐላ ፡ ወኢትምሐሉ ፡ ግሙራ ፡ ወ
ኢበምንትኒ ፡፩ይኩን ፡ ቃልክሙ ፡ እመኒ ፡ እወ ፡ እወ ፡ ወእመኒ ፡ አ
ልቦ ፡ አልቦ ፡ከመ : ኢትትኰነኑ ፡ ወኢትርከቡ ፡ ኵነኔ ፡ በላዕሌክሙ ፡
ወኢትባኡ ፡ ውስተ ፡ ደይን ፡ ወእመቦ ፡ ዘይቴክዝ ፡ ለይጸሊ ፡ ወእመቦ ፡
ዘሂ ፡ ይትፌሣሕ ፡ ለይዘምር ፡ ወእመቦ ፡ ዘይደዊ ፡ እምኔክሙ ፡ ለይጸ
ውዕ ፡ቀሳውስተ ፡ እለ ፡ቤተ ፡ ክርስቲያን ፡ ወይጸልዩ ፡ ዲቤሁ ፡ ወይ
ቅብእዎ ፡ቅብኣ ፡ጸሎት ፡ በስሙ ፡ ለእግዚእነ ፡ ወጸሎተ ፡ ሃይማኖት ፡
ያሐይዎ ፡ ለድውይ ፡ ወያነሥኦ ፡ እግዚአብሔር ፡ ወእመሂ ፡ ቦቱ ፡ ኃ
fol.125 v .0 ጢኣት ፡ ዘይትኀደግ ፡ ሎቱ ፡ ተኣመኑ ፡ በበይናቲክሙ ፡ ኃጢ * አተ
( 126 v .d )
ክሙ ፡ ወጸልዩ ፡ ላዕለ ፡ ቢጽክሙ ፡ ከመ ፡ ትሕየዉ ፡ ብዙኀ ፡ ትረድእ ፡
ጸሎተ ፡ ጻድቅ ፡ ተክልሂ ፡ ወታሰልጥሂ ፡ ኤልያስ ፡ ዘከማነ ፡ ሰብእ ፡ ው
እቱ ፡ ወዘከመ ፡ ነሐምምሂ ፡ ውእቱሂ ፡ የሐምም ፡ ወጸሎተ ፡ ጸለየ ፡ ከ
መ ፡ ኢይዝንም ፡ ዝናመ ፡ ወኢዘንመ ፡ ውስተ ፡ ምድር ፡ ፫ዓመተ ፡ ወ፯
አውራኅ ፡ ወካዕበ ፡ ጸለየ ፡ ከመ ፡ ይዝንም ፡ ወወሀበ ፡ ሰማይ ፡ ዝናሞ ፡
ወምድርኒ ፡ ኣብቈለት ፡ ወወሀበት ፡ ፍሬሃ ። አኀዊነ ፡ ለእመቦ ፡ ዘስሕተ ፡
እምኔክሙ ፡ እምጽድቅ ፡ ወይ ፡ ዘሜጦ ፡ አእምሩ ፡ ከመ ፡ ዘሜጦ ፡ እ
ምነ ፡ጌጋዩ ፡ አድኅነ ፡ ነፍሶ ፡ ወርእሶ ፡እምነ ፡ [ሞት ፡ ] ወክደኖን ፡ ለ
ኩሎን ፡ ኃጣውኢሁ ። ( )
ላዕለ ፡ ዘይት ፡ ለፈውሶ ፡ድውያን ። ጸሎተ ፡ ዘይት ፡ ዘእምኪዳን ።
ወእመሂ ፡ ዘይት ፡ ለፈውሲ ፡ ድውያን ፡ ወዘይት ፡ ቀደሰ ፡ በጽምው ።
ወያነብር ፡ዲበ ፡ ምሥዋዕ ፡ ዲበ ፡ ሙዳዩ ፡ ለቅብእ ፡ ወከመዝ ፡
የሐL , - 0 ኢ ይብል ። * እግዚኣብሔር ፡ ዘጸገውከነ ፡ መንፈሰ ፡ መድኃኒት ፡ስመ ፡
(126 v .b)
ጽኑዐ ፡ ዘሕቡእ ፡ ለአብዳን ፡ ወለጠቢባን ፡ ይትከሠት ፡ ክርስቶስ ፡ ዘቀ
ደሰነ ፡ ወአጥበበነ ፡ በቅብአ ፡ዚአሁ ፡ ወሐየልካ ፡ አግብርቲከ ፡ እግዚ

( ) Iacob V , 10 - 20 .
Le rituel éthiopien 217
ኦ ፡ በጥበብካ ዘአእምሮ ፡ መንፈስ ፡ ፈነው ፡ ለነ ፡ ለኅጥኣን ፡ በቃል
ከውኃያል ፡ መንፈስ ፡ ቅዱስ ፡ ጸገውካነ ፡ ዘኵሎ ፡ደዌነ ፡ ኖኅ ፡ ሕማማ
ቲነ ፡ ፈውስካ ፡ ኣብ ፡ ጸጋ ፡ፈውስ ፡ ለእለ ፡ ይደልዎሙ ፡ ፈኑ ፡ዲበ ፡
ዝንቱ ፡ ዘይት ፡ አርእያ ፡ ጠለ ፡ ዚአከ ፡ ሕፅበተ ምሕረትከ ፡ ይቤዙ ፡
ክቡዳነ ፡ ጾር ፡ ወይፈውሶሙ ፡ ለኵሎሙ ፡ ለድኩማን ፡ ወይቀድሶሙ ፡
ለእለ ፡ ይትመየጡ ፡ በአሚን ፡ በፍርሃትከ ፡ እግዚአ ፡ እስመ ፡ ኃያል ፡
አንተ ፡ እግዚአ ፡ ወሰቡሕ ፡ ላዓለመ ፡ ዓለም ፡ አሜን ።
ወይወሥእ ፡ ውእቱ ፡ ድውይ ፡ ወይብል ፡ አሜን ።
ወከመዝ ፡ዲበ ፡ መይኒ ። ቅብእ ፡ ለሐዲሳን ፡ በእንተ ፡ ዐቢይ ፡ ክ
ርስቲያን ፡ ድውያን ።
እግዚኣብሔ * ር ፡ እግዚእየ ፡ ዘኵሉ ፡ ትእኅዝ ፡ ኣቡ ፡ ለእግዚእ ፡ fol.12610
( 125 . )
ወመድኀኒነ ፡ ኢየሱስ ፡ ክርስቶስ ፡ ስፋሕ ፡ እዴከ ፡ እንተ ፡ ኢታስርኢ ፡
ላዕለ ፡ ፍሬ ፡ ዝንቱ ፡ ዘይት ፡ በዘቀብእከ ፡ ካህናተ ፡ ነቢያተ ፡ ወሐዋር
ያተ ፡ ወአኀየልከ ፡ በዚአከ ፡ እድ ፡ከመ ፡ ይኩን ፡ ለእለ ፡ ይትቀብኡ ፡
እምውስቴቱ ፡ ላፈውስ ፡ ወለበቍዔት ፡ ለስዕረቱ ፡ ኵሉ ፡ ሰይጣን ፡ ዘ
ይትቃረን ፡ ግብረ ፡ ቅብኣት ፡ ዘዚአከ ፡ ሞገሠ ፡ ወለሀልዎ ፡ ለዘተውህ
በ ፡ሎሙ ፡ ቅዱስ ፡ መንፈስ ፡ በስሙ ፡ ወበኀይሉ ፡ ለእግዚእነ ፡ ኢየሱ
ስ ፡ ክርስቶስ ፡ ዘቦቱ ፡ ለከ ፡ ምስሌሁ ፡ ወምስለ ፡ መንፈስ ፡ ስብሐት ፡
ወእኂዝ ፡ እምቅድመ ፡ ዓለም ፡ ይእዜኒ ፡ ወዘልፈኒ ፡ ወለዓለመ ፡ ዓለም ፡
አሜን ።
ወንፋኝ ፡ ውስቴቱ ፡ ሥልሰ ፡ ወእምድኅሬሁ ፡ ይብል ፡ ካህን ፡ ጸ
ሎተ ፡ ንስሓ ፡ ፍትሐተ ፡ ዘወልድ ።
ጸሎተ ፡ ዘይት ፡ በህይሰረይ ፡ኃጢአት ።
ሰማይናሃ ፡ ለዛቲ ፡ መጽሐፈ ፡ ባሕርይ ፡ እስመ ፡ ቃለ ፡ መለኮት ፡
ይእቲ ፡ * ወባቲ ፡ ይከውን ፡ መድኀኒተ ፡ ነፍስ ፡ ወሥጋ ፡ እሞተ ፡ ኃ fol.126 1 .5
ጢአት ፡ ወሀጕል ፡ ዘረሰያ ፡ እግዚአብሔር ፡ ምሥናያተ ፡ ሣህሉ ፡ ወም (125 16)
ሕረቱ ፡ ላመድኃኒተ ፡ ድውያን ፡ ዘኢይፈቅድ ፡ ሞቶ ፡ ለኃጥእ ፡ ኣላ ፡
BESSARIONE – XVIII-2°-3°. 14
218 M . Chaine
ከመ ፡ ይትመየጥ ፡ ወይሕየው ፡ ዘይቤ ፡ በወንጌል ፡ ኢመጻእኩ ፡ እጸ
ውዕ ፡ ጻድቃነ ፡ አላ ፡ ኀጥኣነ ፡ ለንስሓ ፡ ወካዕበ ፡ ይቤ ፡ ሕሙማን ፡ ይ
ፈቅድዎ ፡ ለዓቃቤ ፡ ሥራይ ፡ ወኣኮ ፡ ጥዑያን ፡ ዘከሠተ ፡ ለነ ፡ ለክርስ
ቲያን ፡ ለሰብእ ፡ ዝንቱ ፡ አዝማን ፡ ኀጥኣን ፡ ወአባስያን ፡ እለ ፡ ጽሩን
ን ፡ እንዘ ፡ ዘሀሎ ፡ በመጻሕፍት ፡ ተከብተ ፡ እምብዝኀ ፡ዓመታት ፡ ዘኢ
ተከሥተ ፡ ለቀደምትነ ፡ ዘኣድልወትነ ፡ ተውህበ ፡ ለነ ፡ ዝንቱ ፡ ሀብት ፡
እምኀበ ፡ ኣበ ፡ ምሕረታት ፡ ዘይከውን ፡ ላበቀዔት ፡ ላንስሓ ፡ ወለሥር
የተ ፡ ኀጢአት ፡ ለዕድ ፡ ወአንስት ፡ ወለተፈውሶ ፡ እምደዌ ፡ ሥጋ ፡ ወ
ነፍስ ፡ በገቢረ ፡ ጸሎት ፡በአፈ ፡ ካህናት ፡ ወበቅብአ ፡ ዘይት ።
tol.126 v. ኣኣኵተከ ፡ እግዚእየ ፡ ወአምላኪየ ፡ መድኀኔ ፡ * ገጽየ ፡ ቀርነ ፡ መ
(125 v a )
ድኀኒትየ ፡ ወመልዕለ ፡ ርእስየ ፡ ሰራዬ ፡ ኀጢኣትየ ፡ ወደምሣሌ ፡ ኣበሳየ ፡
እገኒ ፡ለከ ፡ በኵሉ ፡ ልብየ ፡ወበኵሉ ፡ ሕሊናየ ፡ በኵሉ ፡ነፍስየ ፡ዘከሠ
ትከ ፡ዘንተ ፡ጸጋ ፡ዐቢየ ፡ዘኢድልወትየ ፡ ወዘኢተከሥተ ፡በቀደምትየ ፡
ስብሓት ፡ ለከ ፡በአርያም ፡ በእንተ ፡ ልዕልናከ ፡ በነጊር ፡ ዘኢይትወድ
እ ፡ ወሰላም ፡ በምድር ፡ በእንተ ፡ ሥምረትከ ፡ ላሰብእ ፡ ለዓለመ ፡ ዓ

ለም ፡ አሜን ።
ስምዑኬ ፡ ካህናተ ፡ ወንጌል ፡ ደቂቀ ፡ ቤተ ፡ ክርስቲያን ፡ ቅድስ
ት ፡ እለ ፡ ኢኮንክሙ ፡ ላእካነ ፡ ለምሥዋዐ ፡ እንስሳ ፡ ከመ ፡ ካህናተ ፡
ኦሪት ። ዘይገሰስ ፡ በእደዊክሙ ፡ እሳተ ፡ መለኮት ፡ እለ ፡ ትቀድሱ ፡
ጸዋዐ ፡ መድኀኒት ፡ ዘውሕዘ ፡ እምገቦ ፡ እሳት ፡ ዘተውህበ ፡ ለክሙ ፡ ም
ሥጢረ ፡ ቅድሳት ፡ ዘኢይትኀበሉ ፡ ይልክፍዎ ፡ መላእክት ፡ ወካዕበ ፡
fol.126v. ተሰየምክሙ ፡አማልክተ ፡እምታሕተ ፡አምላክ ፡ ዘበአማን ፡ ከ * መ ፡
(135 v .b) ትሕድጉ ፡ ኀጢኣተ ። ኢትጽበይዎኬ ፡ ለዘጸውዐክሙ ፡ ከመ ፡ ይንገር
ክሙ ፡ ኀጣውኢሁ ፡ እመኒ ፡ በሕይወቱ ፡ ወእመሂ ፡ በደዌሁ ፡ ከመ ፡ ኢ
ይኩንክሙ ፡ ኀጢኣት ፡ እስመ ፡ ኵሎን ' መጻሕፍት ፡ ይኤዝዙ ፡ከመ ፡
ይትወከፉ ፡ካህናት ፡ንሥሓሆሙ ፡ ለእለ ፡ ኣበሱ 'ሶበ ፡ይኔስሑ ።
ናሁኬ ፡ተጽሕፈ ፡ ለክሙ ፡ መጽሐፈ ፡ ባሕርይ ፡እምኦሪት ፡ ወእ
Le rituel éthiopien 219
ምወንጌላት ፡ እምኪዳን ፡ ወእምሲኖዶስ ፡ እምሐዋርያ ፡ ያዕቆብ ፡ ዘይ
ከውን ፡ ላመድኀኒተ ፡ ሥጋ ፡ ወነፍስ ። ስምዑኬ ፡ ካህናተ ፡ ወንጌ
ል ፡ ኵልክሙ ፡ አሕዝበ ፡ ክርስቲያን ፡ ዘይቤ ፡ መንፈስ ፡ ቅዱስ ፡ በአ
ፈ ፡ ያዕቆብ ፡ ሐዋርያ ፡ እመቦ ፡ ዘይደዊ ፡ እምኔክሙ ፡ ይጸውዕ ፡ ቀሳ
ውስተ ፡ እለ ፡ ቤተ ፡ ክርስቲያን ፡ ወይጸልዩ ፡ዲቤሁ ፡ ወይቅብእዎ ፡ ቅ
ብአ ፡ ቅዱሰ ። ጸሎት ፡ በስሙ ፡ ለእግዚእነ ፡ ወጸሎተ ፡ ሃይማኖት ፡ ያ
ሕይዎ ፡ ላድውይ ፡ ወያነሥኦ ፡ እግዚኣብሔር ፡ ወእመኒ ፡ ቦቱ ፡ ኅጢአ
ት ፡ * ዘገብረ ፡ ይትዓደግ ፡ ሎቱ ። ይትአመኑ ፡ በበይናቲሆሙ ፡ ወጸል fol.1271 .a
ዩ ፡ ላዕለ ፡ ቢጽክሙ ፡ ከመ ፡ ትሕየዉ ። ብዙኀ ፡ ትረድእ ፡ ጸሎተ ፡ ጻ
ድቅ ፡ ትክልሂ ፡ ወታሰልጥሂ ።
ነጽሩ ፡ ፍቁራንየ ፡ ከመ ፡ ይትሐደግ ፡ ሎቱ ፡ ኀጢኣቱ ፡ ለብእሲ ፡
ክርስቲያናዊ ፡ ሶበ ፡ ይነግር ፡ ኀጣውኢሁ ፡ ለካህን ፡ እመሂ ፡ በሕይወ
ቱ ፡ ወእመሂ ፡ በደዌሁ ፡ ወኢይምሰልክሙ ፡ ቀሊል ፡ ዝንቱ ፡ ቃለ ፡ ኪ
ዳን ፡ዘተውህበ ፡ ለነ ፡ እምሐዋርያት ፡ በዘይሠርዩ ፡ ኀጢአት ፡ለእመ ፡
ተአመነ ፡ ጎጠውኢነ ፡ ለካሠናት ።
ወአንትሙኒ ፡ ካህናት ፡ ለእመ ፡ ነገረክሙ ፡ ክርስቲያናዊ ፡ ኀጠው
ኣሁ ፡እመሂ ፡ በሕይወቱ ፡ ወእመሂ ፡ በደዌሁ ፡ ኢታስትቱሂ ፡ ወሂበ ፡
ንስሓሁ ።
ንሕነሰ ፡ ረከብነ ፡ እምካህናት ፡ እለ ፡ ይቤሉ ፡ ኢንትወከፍ ፡ ንስሓ
ሁ ፡ ላድውይ ፡ ለእመ ፡ ነገረነ ፡ ጎጠውኢሁ ፡ በኢያእምሮ ፡ መጻሕፍ
ት ፡ ኢአሚኖሙ ፡ ሀብተ ፡ ዘተውህበ ፡ ለካህናት ፡ እምኀበ ፡ መንፈስ ፡
ቅዱስ ።ድውይሰ ፡ ሶበ ፡ ይጼውዕ ፡ካህናተ ፡ ይሑሩ ፡ ኀቤሁ ፡በጕጕኣ ፡
ወይትወከፉ ፡ ንስሓሁ ፡ በፍሥሓ ።
በእለ ፡ ይብ * ሉ ፡ እምካህናት ፡ ምንትኑ ፡ ንሁቦ ፡ ለድውይ ፡ ጾም fol.127 1.6
ኑ ፡ ወሚመ ፡ ሰጊድ ፡ ጸሎትኑ ፡ ወሚመ ፡ ኀበ ፡ ኢየሩሳሌም ፡ ለሰጊ
ድ ፡ ዝንቱ ፡ ነገር ፡ ኢኮነ ፡ እምኀበ ፡ እግዚአብሔር ።
ድውይሰ ፡ ያፍጥን ፡ ነጊረ ፡ ኀጣውኢሁ ፡ ለካህን ፡ ኵሉ ፡ ዘገብረ ፡
220 M . Chaîne
ወካህንሂ ፡ይግበር ፡ ሎቱ ፡ ዘጸሐፍነ ፡ ቀዳሚ ፡ ጸሊዮ ፡ በዘይት ፡ ወቅ
ብእ ፡ ወእምድኅሬሁ ፡ ይፍትኖ ። ወዝንቱኒ ፡ ኵሉ ፡ ዘተሠርዐ ፡ ኢኮ
ነ ፡ እምህራን ፡ ወኢእምሊቃናት ፡ አላ ፡ እምአባዊነ ፡ ሐዋርያት ፡ ከመ ፡
ይጸልዩ ፡ ካህናት ፡ ላዕላ ፡ ድውያን ፡ በእንተ ፡ ስርየተ ፡ ኀጢኣት ።
ናሁ ፡ጸሐፍኩ ፡ ላክሙ ፡ ዘንተ ፡ መጽሐፈ ፡ባሕርይ ፡ ዘይትነበብ
ላዕለ ፡ ዘይት ፡ ወማይ ፡ ለፈውሶ ፡ ድውያን ፡ ወካዕበ ፡ ጸሐፍኩ ፡ ለክ
ሙ ፡ ሥርዓቶ ፡ ወትእዛዘ ፡ ዘከመ ገብሩ ፡ ወሶበ ፡ ይደውዩ ፡ ክርስቲ
ያን ፡ እለ ፡ ጥሙቃን ፡ በሥመ ፡ ሥላሴ ፡ እመሂ ፡ ሊቃነ ፡ ጳጳሳት ፡ ወ
ጳጳሳት ፡ ኤጲስ ቆጶሳት ፡ ወእመኒ ፡ ነገሥት ፡ ወመኳንንት ፡ ንኡስ ፡ ወ
ዐቢይ ፡ ዕድ ፡ ወአንስት ፡ ይጸውዑ ፡ ቀሳውስት ፡ እላ ፡ ቤተ ፡ ክርስቲያ
fol.127 v .ስ ን ፡ ወእመ ፡ * ሀለዉ ፡ ይጸውዑ ፡ ፯ ወለእመ ፡ ሊሀለዉ ፡ ይጸውዑ ፡ ፩
አው ፭ ኣው ፡ ፬ ኣው ፡ ፫ ኣው ፡ ፪ ኣው ፡ ፩ ወቀሳውስትሂ ፡ ወሶበ ፡
ጸውዕዎዉ ፡ ድውያን ፡ ይሑሩ ፡ ኀቤሆሙ ፡ ፍጡነ፡ከመ ፡ ይትፈጸም ፡
ላዕሌሙ ፡ ዘይቤ ፡ ሐዋርያ ፡ እስመ ፡ ሕገ ፡ መንግሥት ፡ ትገብሩ ፡ ሕገ ፡
መንግሥት ፡ ትፌጽሙ ፡ በከመ ፡ ይብል ፡ መጽሐፍ ፡ አፍቅር ፡ቢጸ ፡ ፡
ከመ ፡ ነፍስከ ።
ድውይኒ ፡ ይንግር ፡ ኀጣውኢሁ ፡ ለ፩ ካህን ፡ እምኔሆሙ ፡ ወሶ
በ ፡ ፈጸመ ፡ ነጊረ ፡ ኀጣውኢሁ ፡ ወያምጽኡ ፡ ማየ ፡ ወይጸልዩ ፡ ላዕሌ
ሁ ፡ ዘንተ ፡ ጸሎተ ፡ ዘጸሐፍኖ ፡ ወያጥምቆ ፡ ካህን ፡ ዘተኣመነ ፡ ኀጣ
ውኣሁ ፡ ወእምድኅሬሁ ፡ ይሰዶ ፡ ኀበ ፡ ቤተ ፡ ክርስቲያን ፡ ወካዕበ ፡ ያ
ምጽኡ ፡ ዘይተ ፡ ወያንብሩ ፡ ኀበ ፡ እግረ ፡ ታቦት ፡ በመንበር ፡ ወያንብ
ቡ ፡ ላዕሌሁ ፡ ዘንተ ፡ ጸሎተ ፡ ባሕርይ ፡ ወእምዝ ፡ ይቅብእዎ ፡ ወየሁብ
ዎ ፡ እምሥጢር ፡ ወሶበ ፡ በጽሑ ፡ ኀበ ፡ ጸሎተ ፡ ዘይት ፡ ዘጽሑፍ ፡ እ
ምኪዳን ፡ ወእምሲኖዶስ ፡ ቀዲሙ ፡ ያንብቡ ፡ዲበ ፡ ማይ ፡ ወዳግም ፡
ያንብቡ ፡ ዲበ ፡ ዘይት ፡ ጸሎተ ፡ ዘተጽሕፈ ፡ እምኪዶን ፡ ወእምሲኖዶ
fol.127 v. ስ ። * እስመ ፡ ይብል ፡ በውስተ ፡ ጸሎተ ፡ ዘይት ፡ ዘሀሎ ፡ ውስተ ፡ ኪ
ዳን ፡ ፈኑ ፡ አርአያ ፡ ጠለ ፡ዚአከ ፡ ዲበ ፡ ዝንቱ ፡ ዘይት ፡ ወከማሁ ፡ ይ
Le rituel éthiopien 22

ብል ፡ዲበ ፡ ማይኒ ፡ ፈኑ " አርአያ ፡ ጠለ ፡ ዚአከ ፡ዲበ ፡ ዝንቱ ፡ ማይ ፡


ወሶበ ፡ፈጸሙ ፡ አንብቦታ ፡ለመጽሐፈ ፡ባሕርይ ፡ ኵሉ ፡በበመተል
ው ፡ ያጥምቅዎ ፡ ላድውይ ፡ ቀዲሙ ፡ በማይ ፡ ወድኅረሰ ፡ ይቅብእዎ ፡
ቅብኣ ፡ ዘይት ፡ ቅዱስ ፡ ወእምዝ ፡ ይመጥውዎ ፡ ሥጋሁ ፡ ወደሙ ፡ ለ
ክርስቶስ ፡ ለእመ ፡ ገብሩ ፡ ካህናት ፡ ከመዝ ፡ ላዕለ ፡ ድውይ ፡ እመኒ ፡
ቦቱ ፡ ኀጢአት ፡ ዘገብረ ፡ይትኅድግ ፡ ሎቱ ፡ በከመ ፡ይቤ ፡ ያዕቆብ ፡ ወ
ካዕበ ፡ ይቤ ፡ ዳዊት ፡ መኑ ፡ ጠቢብ ፡ ዘየዓቅቦ ፡ ለዝ ፡ ነገር ፡ ወየአምር ፡
ከመ ፡ መሓሪ ፡ እግዚኣብሔር ፡ ወለእመሰ ፡ ፈውሰከ ፡ እግዚአብሔር ፡
ወአሕየወከ ፡ ሰኣሎ ፡ ለካህን ፡ ከመ ፡ የ * ሀብከ ፡ ንስሓ ፡ በእንተ ፡ ኝ fol.128 14
ጣውኢከ ዘረከበከ ፡ በደዌካ • ወፈጽም ፡ ንስሓካ ፡ በአኰቴተ ፡ ምሕ
ረቱ ፡ ለእግዚአብሔር ።
ናሁ ፡ጸሐፍነ ፡ ለእለ ፡ ይደውዩ ፡ በኀበ ፡ አብያቲሆሙ ፡ ዘከመ ፡
ይገብሩ ፡ሎሙ ፡ ካህናት ፡ በቤተ ፡ ክርስቲያን ። ወለእመሰ ፡ ድውይ ፡
ኢይክል ፡ በጺሐ ፡ ኀበ ፡ ቤተ ፡ ክርስቲያን ፡ ይግበሩ ፡ ሎቱ ፡ በቤቱ ፡
በከመ ፡ ተሠርዐ ፡ በመጽሐፈ ፡ ዝንቱ ፡ ባሕርይ ፡ ወለእመኒ ፡ በጽሐ ፡
ለክርስቲያናዊ ፡ ግብተ ፡ ደዌ ፡ እመሂ ፡ በሐዊረ ፍኖት ፡ እመኒ ፡ በነጊ
ደ ፡ ኢየሩሳሌም ፡እመሂ ፡ በባሕር ፡ ወእመኒ ፡ በበድው ፡ ወእመሂ ፡ በ
ጸብአ ፡ኵናት ፡ ወበኀበ ፡ኵሉ ፡ ፍኖት ።
ወኢይምጻእ ፡ ክርስቲያናዊ ፡ እምቤቱ ፡ ቀዲሙኒ ፡ ላያፍትን ፡ ር
እሶ ፡ለካህን ፡ ወለእመ ፡ተስእኖ ፡ አፍትኖ ፡ይንሣእ ፡ ዘይተ ፡ ወካህና
ትኒ ፡ ወይጸልዩ ፡ ላዕልሁ ፡በዝንቱ ፡ መጽሐፈ ፡ ባሕርይ ፡ ለእመ ፡ ረከ
ቡ ፡ [ መየ ፡ ወዘይተውይጸልዩ ፡ ] ላዕለ ፡ ማይ ፡ ወዘይት ፡ ወለእመ ፡ ኢ
ረከቡ ፡ ማየ ፡ይጸልዩ ፡ሎቱ ፡ ወላዕለ ፡ ዘይት ፡ባሕቲቱ ፡ ወይቅብእዎ ፡
ወይከውኖ ፡ ስርየተ ፡ ኀጢኣት ፡ ምስለ ፡ ተአምኖ ፡ ኀጣውኢሁ ፡ ለካህ
ን ፡ በከመ ፡ [ይቤ ፡ ] ያዕቆብ ፡ ሐዋርያ ፡ተአመኑ ፡ በበይናቲክሙ ፡ ኀ
ጣውኢክሙ ፡ ወጸልዩ ፡ላዕለ ፡ቢጽክሙ ፡ከመ ፡ትሕየዉ ።
ወለዘይበውእሰ ፡ ውስተ ፡ጸብእ ፡ አኮ ፡ * በደዌሁ ፡ ባሕቲቱ ፡ ወበ fol.128 1 .5
222 M . Chaine

ሕይወቱኒ ፡ ግበሩ ፡ሎቱ ፡ከመ ፡ይኩኖ ፡ ሥርየተ ፡ ኀጢአት ፡ ሶበ ፡ ይ


መውት ፡ በኵርናት ፡ እስመ ፡ በእንተ ፡ እግዚአብሔር ፡ ይጸብእ ፡
ወአንስትኒ ፡ ክርስቲያናዊያት ፡ እለ ፡ ሀለዋ ፡ ውስተ ፡ ሕማመ ፡ ል
ማደ ፡ አንስት ፡ ውስተ ፡ ሕማመ ፡ ከቶ ፡ ወኀርስ ፡ በእንቲሆንሂ ፡ ና
ሁ ፡ጸሐፍነ ። ብእሲት ፡ ሶበ ትጸንስ ፡ እንበለ ፡ ይብጻሕ ፡ ወሊዶታ ፡
ትንግር ፡ ኀጣውኢሃ ፡ ለካህን ፡ በከመ ፡ ኣቅደምነ ፡ ነጊረ ፡ ወእምዝ ፡
ይግበሩ ፡ ላቲ ፡ በከመ ፡ ሥርዐተ ፡ ዝንቱ ፡ መጽሐፈ ፡ ባሕርይ ፡ ወለእ
መኒ ፡ ረከባ ፡ ሐሪስ ፡ ግብተ ፡ ይግበሩ ፡ ላቲ ፡ በቤታ ፡ በከመ ፡ ሥርዐ
ተ ፡ ዝንቱ ፡ መጽሐፈ ፡ ባሕርይ ፡ ወለትክትሂ ፡ ከማሁ ፡ይግበሩ ፡ ላቲ ፡
ከመ ፡ ኣይርከቦን ፡ ሞት ፡ እንበለ ፡ ሥርየተ ፡ ኀጢኣት ፡ ዘወሀቦ ፡ እግ
ዚአብሔር ፡ ኪዳነ ፡ ምሕረቱ ፡ በአፈ ፡ ኵሎሙ ፡ አርዳኢሁ ።
ናሁኬ ፡ ጸሐፍኩ ፡ ዘንተ ፡ መጽሐፈ ፡ ባሕርይ ፡ ለእለ ፡ ይደውዩ ፡
ክርስቲያን ፡ ለእለ ፡ይመጽሖሙ ፡ ግብተ ፡ ሞት ፡ ለተፈውሶ ፡ ሥጋ ፡
ወነፍስ ፡ ወለሥርየተ ፡ ኀጢአት ።
ወበእንተሰ ፡ ኣፍትኖ ፡ ኀጢአት ። ወበእንተሰ ፡ ኣፍትኖ ፡ ኀጣው
fol.128 v. ኣሁ ፡ * ክርስቲያናዊ ፡ ለካህን ፡ ኩሉ ፡ ጊዜ ፡ እንደ ፡ ሀሎ ፡ በሕይወ
ቱ ። ተጽሐፈ ፡ ውስተ ፡ መጻሕፍተ ፡ ሕገ ፡ ቛወ፩ በከመ ፡ ይቤ ፡ ፩ እ
ምኔሆሙ ፡ ወአንሰ ፡ ዘእንበለ ፡ እሕምም ፡ ነሣሕኩ ፡ ወበእንተዝ ፡ አነ ፡
ዐቀብኩ ፡ ነቢበከ ፡ በከመ ፡ ይቤ ፡ እግዚኣብሔር ፡ በወንጌል ፡ ትግሁ ፡
እንከ ፡ እስመ ፡ኢታአምሩ ፡ጊዜ ፡ይመጽእ ፡ ሐዲስ ፡ በዓለ ፡ቤት ፡ እ
መሂ ፡ ሰርክ ፡ ወእመሂ ፡ መንፈቀ ፡ ሌሊት ፡ ወእመሂ ፡ ጊዜ ፡ ይነቁ ፡ ዶ
ርሆ ፡ ወእመሂ ፡ጸቢሖ ፡ ወኢይምጻእክሙ ፡ ግብተ ፡ ወኢይርከብክሙ ፡
እንዘ ፡ ትነውሙ ፡ ወናሁ ፡ እብሎሙ ፡ ለኩልክሙ ፡ ትግሁ ።
ንበል ፡ ኵልነ ፡ ክርስቲያን ፡ ስብሐት ፡ ለእግዚአብሔር ፡ ሕያው ፡
ወመስተማይጥ ፡ ላዕላ ፡ ጌጋዮሙ ፡ ለእጓለ ፡ እመሕያው ፡ ዘተከየድነ ፡
በኪዳነ ፡ ምሕረቱ ፡ በኣፈ ፡ ያዕቆብ ፡ ሐዋርያሁ ፡ ፍንው ፡ ወበአፈ ፡ ዙ
fol. 128 v .b ሎሙ ፡ ሐዋርያቲሁ ፡ ዘጼነወ ፡ መዐ * ዛ ፡ ትምህርቶሙ ፡ በኵላይ ፡ ከ
መ ፡ ጼና ፡ ኣፈው ፡ ለዓለመ ፡ ዓለም ፡ ኣሜን ።
Le rituel éthiopien 223

ዘአዕለዋ ፡ ወጸሐፋ ፡ ለዛቲ ፡ መጽሐፈ ፡ ባሕርይ ፡ ንጉሥነ ፡ ዘርአ ፡


ያዕቆብ ፡ ወስመ ፡ መንግሥቱ ፡ ዘተሰምየ ፡ ቈስጠንጢኖስ ፡ በተፍጻሜ
ተ ፡ ፯ ዓመተ ፡ መንግሥቱ ፡ በእንተ ፡ መድኒቶሙ ፡ ለነባቢያነ ፡ መር
ዔቱ ። በረከተ እግዚኣብሔር ፡ ዘሀሎ ፡ በሰማይ ፡ በላዕሉ ፡በምድር ፡
በታሕቱ ፡ ኵሉ ፡ ጊዜ ፡ ይትወሀብ ፡ ሎቱ ። ይረሲ ፡ ንግሥ ፡ አምላከ ፡

እስራኤል ፡ለዝ ፡ዓለም ፡እስከ ፡ተፍጻሜቱ ፡ወበዘይመጽእኒ ፡ዓለም፡


ያብኦ ፡ ውስተ ፡ ከብካቡ ፡ እንበለ ፡ መዊት ፡ በሕይወቱ ፡ በጸሎታ ፡ ለ
ማርያም ፡ እግዝእቱ ፡ እማዕምቀ ፡ ልቡ ፡ኪያሃ ፡ ዘያፈቅር ፡ ወይፈቱ ፡
አሜን ።
ኣይምስልክሙ ፡ቀሊለ ፡ ዝንቱ ፡ መጽሐፈ ፡ ባሕርይ ፡ ኦክርስቲ
ያን ፡ ለዓለመ ፡ ዓለም ፡ አሜን ። በስመ ፡ ሥሉስ ፡ ቅዱስ ፡ ወባሕቱ ፡ ኢ
ይኩን ፡ ጌጋይክሙ ፡ከመ ፡ ጌጋየ ፡ ኣሞጽ ፡ ወልደ ፡ ምናሴ ፡ እስመ ፡
ይቤ ፡ አቡየ ፡ ገብረ ፡ ብዙኅ ፡ ኅጢአተ ፡ ወድኅረ ፡ ነስ * ሐ ፡ ወአነሂ ፡ fol.1291.0
ከማሁ ፡ ገቢርየ ፡ ኀጣውኣ ፡ ወድኅረ ፡ እኔስሕ ፡ ወበእንተዝ ፡ ተምዐ ፡
እግዚኣብሔር ፡ ወቀሠፎ ። እምጥበብ ፡ ትኄይስ ፡ ደዌሂ ፡ በኀበ ፡ ልዑ
ል ፡ እስመ ፡ ኢይትከሀል ፡ በጥበብ ፡ ያምሥጥዎ ፡ ለእግዚአብሔር ።
አንትሙኒ ፡ ደቂቀ ፡ ወንጌል ፡ ኢትበሉ ፡ ረከብነ ፡ ዘንተ ፡ መጽሐ
ፈ ፡ ባሕርይ ፡ ወእመ ፡ በጽሐነ ፡ ሕማም ፡ ንኔስሕ ' በምንት ፡ ተኣምረ ፡
ሞትክሙ ፡ ለእመ ኮነ ፡ በባሕር ፡ ወለእመ ፡ ኮነ ፡ በጸድፍ ፡ ኣው ፡ በ
ኵናት ፡ አው ፡በተፍእሞ ፡ኅብስትክሙ ፡ እስመ ፡ ይቤ ፡ እመጽእ ፡ ከ
መ ፡ ሰራቂ ፡ እግዚእክሙ ፡ አሜን ።
ለዘይነብር ፡በአርያሙ ፡ስብሐት ፡ለሥሉስ ፡አሜን ።
224 M . Chaine

Liber substantiae.

(ex arabica lingua sub rege Zarea laqob conversus)

fol. 1240. a
Lectio quae fit cum aegrotant christiani, priusquam moriuntur,
quin peccata sua sacerdoti confessi fuerint, sicut dixerunt apostoli, co
lumnae lucis.
In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti, Deus unus. Sanctis
simam Trinitatem confitens et in tutelam suam me committens, Satanae
abrenuntio , coram matre mea, hac ecclesia sancta christiana, quae testis
mihi est, Maria Sion , amen .
Hic liber substantiae, a patribus nostris sanctis apostolis ordinatus,
nobis christianis datus est ad sanationem morbi corporis et animae,
ad remissionem peccatorum quae sacerdotibus confessa fuerint. Si ae
grotaverint christiani, viri vel feminae, vocent sacerdotes ut propter
eos super unctionem olei orent et eos ungant. Omnium primum , pec
cata sua dicat aegrotus sacerdoti perquisite ; det sacerdos aegroto , in
fol.124 r.6 quantum potest, ut oret Dominum ad remissionem * peccatorum suo
rum et deinde hanc orationem super eum dicant sacerdotes.
Dicant orationem fidei pro unctione olei, iuxta quod ordinaverint
318 Patres orthodoxae fidei pro omnibus christianis, ut credant et
fidem habeant in doctrinam Dei trini Patris et Filii et Spiritus Sancti,
qui Deus unus est.
Ecce accurate haec ordinatio fidei, quam patres apostoli statue
runt, collecta . Ab undique congregati in unum dixerunt: Credimus in
unum Deum , Patrem omnipotentem , factorem coeli et terrae, visibi
lium et invisibilium . Et credimus in unum Dominum Iesum Christum ,
filium Patris unicum cum eo existentem antequam creata sunt saecula .
Usque ad finem orationis fidei.
Le rituel éthiopien 225

Liber genesis I, 1-2 . fol. 124 v.a


Evangelium secundum Matthaeum , VI, 7- 14 . fol. 124 v .6
Evangelium secundum Marcum , VI, 12-13. fol. 125r.a

Evangelium secundum Marcum , XVI, 12-20. fol. 125 r.6


Evangelium secundum Lucam , I, 46-56 .
Evangelium secundum Ioannem , I, 1-5 .
Epistola Iacobi apostoli, V , 10-20.
* Super oleum ad sanationem aegrotorum , orationem olei (dicat fol. 125v.a
sacerdos) a libro Kidan excerptam : Cum oleum sit ad sanationem ae
grotorum et cum oleum sanctificat in morbis, etc.
Super vas unctionis in altare collocatum , sic dicit (sacerdos) :
* Domine qui nobis tribuisti spiritum sanationis, nomen forte quod sa - fol. 125 v.6
pientibus et insipientibus absconditum revelatum est, Christum qui nos
sanctificavit et sapientiam nos docuit per unctionem suam ; qui servos
tuos confortasti, Domine, per disciplinam tuam ; qui scientiam Spiritus
nobis mittens miseris, per verbum validum Spiritus Sancti tribuisti
nobis quod omnes morbos mulcet laboresque nostros sanasti ; concede
gratiam sanationis qui digni sunt, mitte super hoc oleum imaginem
roris tui, lavacrum misericordiae tuae, ut redimat qui onere gravati
sunt, omnes aegrotos sanet, et sanctificet qui ad fidem sese conversi
sunt in timore tuo Domine, quia tu potens es Domine, et laudabilis
in saecula saeculorum , amen.
Respondet aegrotus et dicit : Amen .
Pariter super aquam . Unctio pro adultis christianis qui aegrotant.
* Domine mi omnipotens, Pater Domini et Salvatoris nostri Iesu fol. 126 r.a
Christi, extende manum tuam indefessam super hoc oleum , cum quo
unxisti sacerdotes, prophetas et apostolos, quod per manum tuam ro
borasti ut sit eis qui cum eo unguntur, ad sanationem et utilita
tem , ad expulsionem omnis diaboli, qui gratiae operationis unctionis
tuae adversatur, et ad existentiam eorum quibus datus est Spiritus
Sanctus, per nomen et virtutem Domini nostri, Iesu Christi, cum quo
226 M . Chaîne

tibi et cum Spiritu , laus est et potentia, in principio et nunc et semper


et in saecula saeculorum , amen .
Insufflat ter super illud sacerdos, deinde orationem poenitentiae
absolutionis filii dicit.
Oratio olei per quam peccata remittuntur.
fol. 126 r.6 Hunc vocamus librum substantiae quia verbum est deitatis. * Per
eum , animae et corporis est sanatio a morte peccati et perditionis .
Illum tanquam instrumentum misericordiae et clementiae ad sanatio
nem aegrotorum posuit Dominus, qui mortem peccatoris non vult sed
ut convertatur et vivat ("), qui in evangelio dicit: non veni vocare
iustos sed peccatores ad poenitentiam ( ), et etiam : Non est opus va
lentibus medicus sed male habentibus (3 ) ; qui nobis christianis reve
lavit, nobis huius saeculi peccatoribus et delinquentibus, qui ignavi
eramus, quod in scriptura a multis annis erat absconditum ; qui quod
antecessoribus nostris non manifestavit, nos quamquam indigni sumus
donavit. Hoc est donum a Patre misericordiae ; ad utilitatem erit et
ad poenitentiam et ad remissionem peccatorum pro viris et mulie
ribus, erit ad sanationem morborum corporis et animae per operatio
nem orationis ab ore sacerdotum et per unctionem olei.
tol. 126 v .a Gratias ago tibi Dominus meus et Deus meus, liberator * meus,
cornu salutis meae (4 ) et elevans caput meum (5), condonator pecca
torum meorum remissorque delictorum meorum ; te grato animo laudo
ex toto corde meo et ex tota anima mea et ex toto spiritu meo, qui
hanc magnam gratiam qua dignus non eram mihi revelasti dum ante
cessoribus meis non manifestasti. Laus tibi sit in excelsis propter celsi.

(") Ezech. 33, II.


(°) Marc. 2 , 17.
(3) Matth . 9, 12.
(4) Ps. 17, 3.
(5) Ps. 3, 3.
Le rituel éthiopien 227

tudinem tuam loquela indicibilem et in terra pax propter benevolen


tiam tuam erga homines, in saecula saeculorum , amen .
Audite ergo, sacerdotes evangelici, sanctae Ecclesiae filii, qui mi
nistri non estis ad sacrificanda animalia sicut sacerdotes Legis; qui
per manus vestras ignem divinitatis contrectatis ; qui salutis hauritis
potum ab ignis latere fuentem ; quibus largitum est sanctitatis my
sterium , quod sumere sibi non audent angeli, et qui etiam deitates
constituti estis sub Deo vero ut * peccata remittatis. Nolite ergo re - fol.126 v .6
cusare qui vos advocat ut vobis peccata sua confiteatur, sive in tem
pore valetudinis sive in tempore morbi ut peccata vobis non sint,
quia scripturae praecipiunt omnes ut suscipiant sacerdotes poeniten
tiam peccatorum qui poenitentiam egerint.
Ecce iam scriptus est pro vobis liber substantiae, iuxta Legem
confectus, iuxta Evangelium , iuxta Kidan, iuxta Synodos, iuxta Iaco
bum apostolum , qui vobis erit ad sanationem corporis et animae .
Audite ergo, sacerdotes evangelii omnes, popule christiane, quod dicit
Spiritus Sanctus per os Iacobi Apostoli: Si quis infirmatur in vobis
inducat presbyteros ecclesiae et orent super eum ungentes unctione
sancta . Oratio in nomine Domini nostri et oratio fidei sanabit infir
mum et alleviabit eum Dominus, et si peccata habuerit * ab eo com - fol.127 r.a
missa remittuntur ei. Confitemini alterutrum , orate pro invicem ut
salvemini; multum enim valet deprecatio iusti, potens est atque
efficax ( ) .
Videte, dilectissimi, quod remittuntur peccata christiani si peccata
sua sacerdoti confessus fuerit sive in tempore valetudinis sive in tem
pore morbi. Ne parva faciatis haec verba Kidan nobis ab apostolis
tradita , iuxta quae peccata remittuntur si peccata nostra sacerdotibus
confessi fuerimus.
Et vos sacerdotes , si christianus peccata sua vobis confessus fuerit,

(6) Iacob. 5, 14 -16 .


228 M . Chaine
sive in valetudine, sive in morbo, nolite omittere poenitentiam illi con
cedere.
Nos quidem invenimus sacerdotes qui dicunt: ad poenitentiam
non admittemus aegrotum , qui nobis peccata sua confessus fuerit,
Scripturam ignorans, in donum non credens, sacerdotibus a Spiritu
Sancto traditum . Si aegrotus sacerdotes vocaverit, festinanter eant illi
et cum gaudio poenitentiam eius accipiant.
fol.1271.6 Sunt sacerdotes * qui dicunt: quid aegroto imponemus ? an
ieiunium , an preces, an oratio , an peregrinatio in Ierusalem ? Haec
verba non sunt a Domino .
Propere dicat vero aegrotus sacerdoti, omnia peccata quae fecit ;
sacerdos autem faciat super eum quod scripsimus. Oret primum super
oleum et unctionem et deinde eum absolvat. Haec omnia non a ma
gistris et a doctoribus constituta sunt sed a patribus nostris aposto
lis ut orent sacerdotes super infirmos ad remissionem peccatorum .
Ecce, pro vobis scripsi hunc librum substantiae, qui super oleum
et aquam legitur ad sanationem infirmorum . Scripsi etiam pro vobis
ritum eius et legem iuxta quam facietis . Si infirmantur christiani, in
nomine Trinitatis baptizati, sive sint patriarchae,metropolitae, episcopi,
sive sint reges aut principes, parvuliaut adulti,viri aut feminae, vocent
fol.127v.a sacerdotes ecclesiae. Si* adsunt, vocent septem sacerdotes, si non adsunt
vocent sex, aut quinque, aut quattuor, aut tres, aut duo, aut
unum . Sacerdotes autem , cum vocaverint eos infirmi, festinanter
unun

apud illos se conferant, ut adimpleatur super eos quod dicit Apostolus :


quia lex regni nostri,legem regni nostri facietis sicut dixit Scriptura :
Diliges proximum sicut teipsum (") .
Dicat aegrotus peccata sua cuidam sacerdoti et, cum narratio
nem peccatorem suorum absolverit, aquam afferant et super eam re
citent hanc orationem quam scripsimus. Abluat sacerdos qui peccata

(1) Iac. 2 , 8.
Le rituel éthiopien 229

sua confessus est deinde ducat eum ad ecclesiam et etiam oleum


afferant et ad pedes altaris in templo positum , super illud hanc
or ationem substantiae recitent et deinde ungant eum et ei tradant
mysteria . Cum pervenerint ad orationem olei, quae scripta est iuxta
Kidan et Synodos , legant prius super aquam et postea super 0
leum orationem scriptam iuxta Kidan et Synodos : * Dicat enim fol. 127v.6
in oratione olei quae in Kidan continetur: Mitte similitudinem roris
tui super hoc oleum . Pariter dicat super aquam : Mitte similitudi
nem roris tui super hanc aquam . Et cum absolverint lectionem
libri substantiae, omnem iuxta ritum , abluant infirmum prius cum
aqua, deinde unctione olei sancti ungant eum et post hoc corpus et
sanguinem Christi ei tradant. Ita si fecerint sacerdotes super infirmum ,
istius peccata si fuerint ab eo commissa , ei remittentur, sicut dixit
Iacobus et etiam David : « Quis sapiens custodiet hoc verbum et in
telliget quia misericors est Dominus » ('). Et si sanaverit et vivifica
verit te Dominus, pete a sacerdote ut * tibi det poenitentiam , pro - fol.128 r.a
pter peccata quae super te venerunt in infirmitate et poenitentiam
tuam adimple, gratias agendo misericordiae Domini.
Ecce scripsimus, pro qui aegrotant in domo eorum , ritum quem
facient sacerdotes in ecclesia . At aegrotus si ad ecclesiam adire non
potest, faciant pro eo in domo sua sicut in libro huius substantiae
ordinatur, et etiam si morbus improviso in aliquem christianum in
ciderit, sive iter faciendo, sive ad Ierusalem peregrinando, sive mari,
sive terra , sive in pugna lanceae omnique alio modo.
Non exeat christianus e domo sua antequam sacerdoti confessus
fuerit et si possibilis non est confessio , oleum sumat et orent super
eum sacerdotes sicut in hoc libro substantiae scriptum est. Si aquam
et oleum invenerint orent super aquam et oleum et si aquam non
invenerint, orent super eum et super oleum tantum et ungant eum ,

(") Ps. 106 , 43.


230 M . Chaine

et remissio peccatorum erit ei per confessionem peccatorum sacerdoti


factam , sicut dixit Iacobus apostolus : « Confitemini alterutrum , pec
cata vestra et orate pro invicem ut salvemini » (1).
fol. 128 r. Illis qui bellum suscipiunt, non * aegrotantes sed etiam valentes ,
hoc facite ut eis sit ad remissionem peccatorum , si per lanceam mo.
rituri erint, nam pro Domino bellum faciunt.
Pro feminis quoque christianis, quibus sunt dolores ordinarii
feminae, quibus dolores menstrui et partus, ecce pro eis scribimus.
Cum mulier conceperit, antequam partus eius advenerit, peccata sua
sacerdoti dicat sicut prius diximus et deinde illi faciant iuxta ordinatio
nem huius libri substantiae. Si partus improviso venerit, ei faciant in
domo sua iuxta ordinationem huius libri substantiae et fluxu mensium
laboranti pariter quoque faciant ut eas mors non inveniat sine remis
sione peccatorum quam dedit Dominus, tamquam foedus misericordiae,
per os omnium discipulorum suorum .
Ecce scripsi hunc librum substantiae pro qui aegrotant christiani,
pro quibus repente mors advenerit, ad sanationem corporis et animae,
ad remissionem peccatorum .
De confessione peccatorum . - Et circa confessionem peccatorum
fol.128v.a suorum , * sacerdoti christianus hoc faciat omni tempore dum recte
valet. Scriptum est in 81 libris legis; ita unus ex eis dicit: « Prius
quam humiliarer ego deliqui propterea eloquium tuum custodivi » (3 ) .
Sicut dixit Dominus in evangelio : Vigilate quia nescitis quo tempore
veniet novus Dominus, si mane, si media nocte, si tempore cantus
galli, si ad auroram et si non veniet subito et non inveniet vos dor
mientes, ecce dico vobis omnibus: vigilate.
Dicamus omnes christiani: laus Domino viventi et sententiam
suam super genus humanum facile mutanti, qui foedus misericordiae

(4) Iac. 5, 16 .
(°) Ps. 118 , 67.
Le rituel éthiopien 231

nobiscum pepigit per os missi apostoli Iacobi et per os omnium apo


stolorum suorum qui odorem * praeceptorum ipsius ubique sparserunt fol.128 v .6
sicut odorem aromatis, in saecula saeculorum , amen .

Qui hunc librum substantiae vertit et scripsit, rex est noster


Zarea Iacob cuius nomen regale Constantinus vocatur, in fine anni
septimi regni sui, pro salute lectorum gregis sui. Benedictio Domini,
qui est in coelo , supra terram et infra, omni tempore ei largiatur.
Regnare faciat eum Deus Israel in hoc saeculo usque ad finem et in
futuro saeculo, eum introducat ad nuptias immortales in valetudine sua
per intercessionem Mariae Dominae suae, quam ex intimo corde amat
et diligit, amen .
Ne parvi faciatis hunc librum substantiae , o christiani, in saecula
saeculorum . In nomine Trinitatis sanctae, imo ne sit error vestri sicut
error Amon filii Manasse (1). Dixit enim : Pater meus multa peccata
fecit et deinde se poenituit. * Ego vero ita culpas suscipiendo, poe- fol. 129r.a
nitentiam in posterum agam . Propter quod iratus est Dominus et eum
castigavit. Prudentiae potior est morbus apud Altissimum quia nemo
per prudentiam vitare Dominum potest .
Vos, filii Evangelii, ne dicatis: hunc librum substantiae invenimus
et si in nos inciderit morbus, poenitentiam agemus. An cognoscitur
mors vestra si in mare adveniet, si in abysso , vel per lanceam vel
per panis bucceam quam deglutistis, Dixit enim Dominus, vester :
« Veniam tanquam fur » (?), amen .
Quae sedet in excelsis, gloria Trinitati, amen .

(1) Paralip . 33, 20 -25.


Apoc. 3, 3.
MISCELLANEA DI DOCUMENTI
SU LA CHIESA GRECO -RASSIANA DALMATA
NELLE SUE RELAZIONI CON LA LATINA

III.

La Dalmazia già all'epoca degli Apostoli venne convertita alla Religione


Cristiana (Cfr . II Tim . IV, 10 : Titus in Dalmatiam ) e si è conservata , nella
grandissima maggioranza, sino al presente, nella purità di fede a fronte di
ogni attentato dei suoi nemici. I Turchi furono i primi che vollero con tutti i
mezzi introdurvi lo scisma di Bisanzio e ciò per odio al Sommo Pontefice Ro
mano, il quale fu il solo Principe Cristiano, che, con ogni mezzo, ha sempre
cercato di allontanare dall'Europa il nemico della civiltà e della religione cri
stiana . Pietro il Grande, Czar delle Russie fu pure un fattore nefasto, che prin
cipiò a turbare le buone relazioni della religione cattolica , la quale sola era
la dominante in tutte le anime dei dalmati, i quali tutti riconoscevano nel
Papa romano il proprio capo spirituale, benchè divisi nel Rito , seguendo gli
uni quello Latino , e altri invece il Rito Slavo -Greco, ossia Greco -Rassiano .
Invero, la popolazione della Dalmazia che seguiva il Rito Greco -Rassiano ,
non differiva punto nella ortodossia della fede cristiana dall'altra che seguiva
il Rito Latino, e se influenze esterne esercitate dai Calogeri greci sudditi del
Turco del quale erano lo strumento più valido, non avessero sobillato quella
gente incosciente, che erano i rozzi morlacchi, ambedue i Riti avrebbero po
tuto conservarsi anche in seguito , perchè una era la fede , una la credenza , ed
una la morale cristiana , che erano radicate nell'animo di tutta la popolazione
della Dalmazia , la quale fin dai primi tempi della Chiesa , ha sempre , senza
interruzione di tempo, riconosciuto per Capo visibile il Romano Pontefice ed
ha sempre prestato intera obbedienza ai Vescovi che da Roma venivano no
minati alle sedi vescovili della Provincia. A prova di ciò riporto i documenti
che seguono e che dimostrano, che dall'anno 1678 i Vescovi di Nona, Zara , Se
benico, Spalato non solo visitarono le Chiese ed i Conventi di Rito Greco -Ras
siano , ma che la collazione di Parrocchie, e le Patenti ed Editti Giurisdizionali
venivano fatti dagli stessi.
Per esteso riporto in fine una Visita Pastorale in appoggio di quanto
dissi sull'ortodossia della popolazione di Rito Greco -Rassiano.
Miscellanea di documenti su la Chiesa Greca-Rassiana Dalmata 233

Nota di atti di giurisdizione esercitati da vescovi Latini


su sudditi greco-rassiani.
Codex Vat. lat. 9466, fot. 385, ss.

NONA

1678, 13 Giugno. Fu visitata la Parrocchia di Budin vicino a


Possedaria.
1681, 16 Ottobre. Fu fatta simile visita. Il Vescovo fu ricevuto
dal Parroco Calogero Radniza , a cui fece alcuni ordini.
1718. Fu visitata la Chiesa de Greci di S. Chivich (sic, forse
Ciril ?) di Carin . Siegue la visita della Chiesa di Belisane fatta il di 30
Luglio .
1724 , 20 Maggio. Fu visitata la Parrocchia di Belisane, ed il
vescovo fu ricevuto da numeroso popolo, e dal Parroco Greco Mi
chele Giacodich vestito di abiti sacri, e dal Calogero Stefano Paravino.
Di poi furono visitate le altre Parrochie Greche, cioè Kegar (sic, ma
dovrebbe essere Zegar) il Monastero di Krupa, Ervenik , e moltis
sime altre.
1730. Fu fatta simile visita delle Parrocchie Greche sopradette,
in Bencovaz il Vescovo fu male accolto dal Parroco Simone lovoma;
partecipato il fatto al Consiglio dei X a Venezia fu per di lui ordine
corretto il Parroco, come apparisce da Ducale 1730, 10 Ottobre, che
è consentanea al Mandato del Provveditore Generale Grimani, il quale
è in fine delle presenti memorie .
1735. Fu visitata Islam , dove fu ricevuto dal popolo e dal Par
roco con onore ; poi Belisane, Bencovaz, Dabropoglie , Bioviceno Selo ,
ed Ervenich, etc.
1744, 14 Maggio. Visita di Bencovaz, ricevuto con onore il Ve
scovo dal Parroco Simon Conciarevich , poi visita di Dopropoglie,
Cristagne (sic, leggi Kistanje) Petrovazerqua, Radusich , Mocropoglie,
il Monastero di Krupa, Kagar (Zegar) Bergud, Carini (sic, Karin )
Belisane ed Islam .
1755. Simile visita fatta dal medesimo Mons. Tripcovich .
SEBBENICO .

1659, 39 Aprile. Fu visitata la Chiesa Greca di S. Giuliano di


Sebbenico dei Greci, ricevuto il Vescovo dal Monaco Fra Cirillo
Gabrich .
BESSARIONE – XVIII- 2° -3º. 15
234 G . Gentilizza
1678, 30 Aprile . Fu fatta simile visita.
1687, 18 Agosto. Simile : interrogato il Procurator Giorgio lan
drich rispose : Noi per nostro Capo riconosciamo il Pontefice Romano ,
e il Monsignor presente.
1696 , 18 Maggio. Simile fu ricevuto il Vescovo dal Calogero.
· 1709, 12 Dicembre. Simile fu ricevuto da Parroco Maria Ni
colò Metasca .
1724 , 20 Febbraio. Simile ricevuto dal Medemo il Metasca.
1724 ,... Fu fatta la visita a Dernis ma non si trovò presente il
Capelano.
1724, 12 Maggio . Fu visitata la Chiesa di S . Giuliano, e fu ri
cevuto dal Metasca il Vescovo .
1738 , 24 Giugno. Fu fatta dal Visitatore Episcopale la visita di
Dernis , e fu ricevuto dal Parroco Calogero, poi di molte altre Chiese,
come si può vedere dal libro delle visite di detto anno.

ZARA .

1721, 10 Giugno. Visita di Griagodogne . Al Parroco fu ordi


nato che non dovesse fare separazione di Matrimoni. Visita di Mira
gne, ove il Vescovo fu ricevuto dal Parroco .
1734 , 9 Maggio . Visita della Parrocchia di Smocovich , e fu ri.
cevuta la visita dal Parroco Greco. Li 28 Giugno fu visitata quella
di Miragne, e fu ricevuta la visita dal Parroco Greco .
1737, 1, Maggio . Simile visita di Smocovich ricevuta dal Parroco .
1742, 19 Aprile . Simile ricevuta dal Parroco .
1747, 11 Aprile. Simile visita di Smocovich , dove furono tro
vati libri Liturgici stampati in Mosca, ed altre visite ad altre Chiese
nelle quali furono ricevute da rispettivi Parrochi.
1752. Visita di Smocovich ricevuta dal Parroco Radecich .
1758. Visita diZemonico , e poi di Smocovich ricevuta da Parrochi.

SPALATRO .

1733, 20 Settembre. Visita di Verlica accolto l'Arcivescovo dal


Parroco Greco , e dal Monastero di Dragovich accolto dal Guardiano
Savazia con più Monaci.
1737, 28 Giugno. Visita di S . Nicolò di Dragovich , accolto dai
Monaci, ma la Chiesa era in fabbrica. Di Verlica col ricevimento di
quel Parroco Greco.
1757, 22 Giugno. Visita di Olissich vi assiste il Calogero e fu
Miscellanea di Documenti su la Chiesa Greca-Rassiana Dalmata 235
incontrato il Visitatore da un Alfiere, e due Omini Greci a ca
vallo .
1757, 23 Giugno . Visita di S . Nicolò de Greci. e di Verlica
accolta da Calogero Absenzia Parroco , e il Popolo ascoltò volentieri
la predica di un Frate sopra l'unione della Chiesa Cattolica.
A maggior conferma che i Greci-Rassiani erano Membri appartenenti
alla Chiesa Cattolica Romana, e che perciò erano veri Cattolici,ma di Rito
Greco , si riporta anche il seguente molto interessante documento .
Codex Vat. lat. 9466, fol. 388 .
Memorie di Collazione di Parrocchie, Patenti, ed altri Editti Giu
risdizionali, fatti dai Vescovi di Nona, Sebbenico, Zara, Spalatro, Ma.
carsca , Scardona e Trau .

DIOCESI DI NONA.
1667, 4 Ottobre. Monitorio del Vicario Capitolare ad un Calo
gero che non s'ingerisca nelle Parrocchie, e non disprezzi l' uso del
l'Aqua Santa
1718. Patente del Vescovo di collazione della Parrocchia Greca
di Carin al prete Dimiovich .
1724 , 13 Marzo. Licenza a Roncevich di celebrare la Messa
nella Chiesa de' SS . Pietro e Paolo di Nunich , e di amministrare la
cura d 'anime in Bergied.
1727, 21 Febbraio. Patente di Parroco di Belisane, e di altre
Chiese con pensione ai Monaci di Krupa.
1729. Patente di Parroco di Xegar ad Arcenio ad beneplaci
tum etc .
1730, 23 Aprile . Decreto in Visita di Xegar generale per tutti
li Parrochi di Rito Greco che non possano nei Mortori prendere al
tra limitazione dai Popoli, se non giusta la tassa.

Nona .

1730. Patente di Parroco di Arvenicth (sic, leggi Ervenik ) ad


beneplacitum etc ., ed altre etc ..
1735 , 12 Ottobre. Provista della Parrocchia di Xegar vacante
per Decreto del Provveditore Generale Grimani 4 Settembre 1735 .
ad Arcenio Gliubicich ad beneplacitum etc.
1737, 10 Febbr. Patente ad beneplacitum di Cappellano diMo
drino a Stefanovich ; 6 Decembre, Patente di,Parroco di Bencovaz ad
236 G . Gentilizza
beneplacitum a Simon Gonzarevich (sic, ma forse dovrebbe essere
Conciarevich), stante Professione Fidei, etc .
1738, 20 Luglio. Sospensione a Divinis del Prete Gregorio Bro
dauovich per essere troppo ignorante.
1788, 1. Giugno. Decreto in visita di Xegar sopra gli Emolu
menti de Mortori, simile a quello del 1730 23 Aprile.
1749, 25 Maggio. Sentenza in Visita Episcopale sopra la con
tesa che passava tra li Papà Conzarevich e Arambasich.
28 detto. Decreto Episcopale in visita sopra le riscozzioni de
Mortori.
1756, 9. Aprile. Patente di Parroco a Covacevich ad benepla
citum etc., ma che vada dal Provveditore Generale per la conferma.

SEBBENICO .

1728, 14 Novembre. Parte della Scola de Greci di S. Giuliano


di 47 fratelli di voler essere ubbidienti al Vescovo come per il pas
sato per il corso di quasi un Secolo, e di non voler seguitar la
causa contro di lui a Venezia quantunque poi la seguitassero l'anno
seguente .
1738, 10 Aprile. Sospensione a Divinis del Prete Gabbo, che
poi ricorse al Consiglio de X , e questo approvò l'operato del Ve
scovo.
25 detto. Simile sospensione a Divinis di Giovanni Gliubibratich
che di 20 anni aveva celebrato la messa , e di sua autorità si era in
truso nella Parrocchia (di) Cossovo.

ZARA .

1548, 18 Novembre. La concessione della Chiesa di S . Elia di


Zara fatta dai Latini ai Stradiotti.
1684, 26 Febbraio. Il Pontefice Romano manda all'Arcivescovo
di Zara 6000 Medaglie da dispensarsi ai Greci.
1699. Patente dell'Arcivescovo ad un Greco , per la Confessione
avendo fatta la Professione della Fede di Urbano VIII.
1706 . Simile Patente ad un Greco, fatta prima la suddetta Pro
fessione di Urbano.
1721, 10 Aprile. Ordine, in visita, al Prete Ostoia di Ragodgne
che non debba separare Matrimoni, etc .
1724. Si presenta volontariamente in Curia per essere esaminato
il Parroco Greco di Smocovich .
Miscellanea di documenti su la Chiesa Greca-Rassiana Dalmata 237
1734, 30 Settembre. Provista della Parrocchia di Smocovich a
Silvestro Gliubatina.
1138, 8 Luglio. Simile della Parrocchia Zadogne ad Anastasio
Decalich .
1742, 22 Ottobre. Simile della Parrocchia di Smocovich per la
morte di Gliubatina ad Elia Durilcovich.
1743, 18 Febbraio. Simile di Miragne a Papà Rovanovich .
1745, 1. Aprile. Simile di Zagdogne a Stefano Zaletavich.
1755, 10 Ottobre. Simile della Parrocchia di Smocovich al Ca
logero Erasmo Visevich , colla Professione della Fede di Urbano VIII.
1758, 19 Febbraio. Esame, in visita , dei suddetto Parroco Era.
smo, che depone, come li Monaci o Calogeri insinuano ai Popoli di
ammazzarlo , per aver riconosciuto Monsignor Arcivescovo e si è fatto
Romano .

SPALLATRO.

1683, 24 Febbrato. Monsignor Cupario (sic, leggasi Cosmus


come dalla Serie dei Vescovi-Gams) avvisa per lettera l'Arcivescovo
di Zara, come la Cattedrale di Spallatro à avuto sempre il gius di
sepelire i Greci.
1718, 8 Maggio . Patente di Parroco di Verlica al Monaco Glen
cich , avendo fatta la Professione della Fede in mano dell'Arcivescovo.

MACARSCA .

1741, 30 Luglio. Comparve volontariamente nella Curia episco


pale il Calogero Teofilo Radonovich a rassegnarsi come Curato .
1744, 12 Agosto . Comparve nell'Officio Pretorio di Macarsca dei
Serdari Slavo Greci, i quali chiesero perdono se alcuni del loro Rito
non avevano voluto ricevere la visita di Monsignor Blascovich, e a
nome di tutti promise di riceverla per l'avvenire, come la ricevettero
da Monsignor Biancovich, e di osservare i suoi Decreti, purchè sieno
conformi al loro Rito.
1748, 14 Febbraio. Patente per il Calogero Philipovich per la
cura di Ismach (sic, dovrebbe essere Imoschi) ad beneplacitum , etc.

SCARDONA.

1713 , 28 Marzo. Il Provveditore Gñale Pisani concede ai Greci


di Scardona di fabbricare una Chiesa a condizione, tra le altre, che
238 G . Gentilizza
il Parroco da essi eletto , debba aver presentato a Monsignor Vescovo
prima d'intraprendere l'esercizio della cura.
1714, 18 Giugno. Patente di Parroco in Bratiscovzi a Mano
lovich.
1714, 29 Ottobre. Sospensione del Medemo.
1741, 16 Settembre. Memoriale al Senato di Monsig. Bragadin
perchè non sia concesso ai Greci di riaprire la Chiesa Greca in fac
cia della Cattedrale.
1758, 23 Giugno. Fede dell'Arcidiacono di Scardona, di due
Canonici, di un Mansionario , che li Vescovi di Scardona ànno più
volte visitate le Chiese Greche, e vi sono stati ricevuti dai Parrochi.

TRAÙ .

1745, 2 Giugno. Patente di Parroco in Radossich e a. Vece


rizza al Calogero Vincenzo Zarevich , fatta la Professione della Fede, etc.

II. Relazione di visita pastorale

fatta da Monsignor Tripcovich Vescovo di Nona, nell'anno 1755 , al


Provveditore Generale signor Francesco Grimani nella quale rileva
tutti i disordini trovati a causa dei Greci-Scismatici, e de' loro Ve
scovi che insidiano la Provincia di Dalmazia.
Cod . Vat. lat. 9466, fol. 511.

Abbenchè non abbia ancor terminata e compiuta la Generale Sacra


Visita di tutta la Diocesi per l'indisposizione di questi poveri Eccle
siastici, nell'insalubre aria di Nona sofferta , nulladimeno avendone
fatta la maggiore parte, la più difficile, la più importante, stimodover
di buon suddito rassegnare le risultanze più riguardevoli, che in qual
che modo contribuir potrebbero agli oggetti della singolar pietà, ed
autorità di Carica Suprema, che con tanta gloria esercita , e rappre
senta Vostra Eccellenza in questa Provincia, e con egual, anzi mag
gior premura riguardo il loro spirituale, che temporale dei sudditi
felicissimi, e fortunati di questo Serenissimo Dominio .
Intrapresa da me la Visita della vasta Diocesi, previo un serio
avvertimento a tutti li miei ben pochi compagni e covisitatori di
non far scorgere in se medesimi altro che modestia , esemplarità, ed
edificatione del Popolo visitato, è dato principio al Sacro Esercizio
nella Villa di Tribagn , situata nel monte , e composta di 30 case in
Miscellanea di documenti su la Chiesa Greca-Rassiana Dalmata 239
circa 15 dell'uno e 15 dell'altro Rito , e fatte ivi le Sacre funzioni,
e cerimonie, visitai pure le diroccate mura delle più antiche distanti
(sic, ma dovrebbe leggersi distrutte) Chiese, e promiscue sepolture a
memoria di uomini non visitate con le prescritte Benedizioni, ed as
soluzioni, che pur servirono a particolar consolazione di quel Popolo
devoto , numeroso concorso alle medesime in mio accompagnamento .
Lo stesso feci, come sarà ben noto a V . E . nel proseguimento delle
Sacre Visite , specialmente in quei luoghi ove sapevo frammischiarsi
gli abitanti dell'uno e dell'altro Rito , bramosi tutti di udire le repli
cate prediche da me fatte dell'oggetto, e fine di Chiesa Santa nelle
Visite Diocesane dai Prelati, e della necessità dei Sacramenti, ed uti
lità dei medesimi, e di vedere di mia mano conferiti li stessi, distri
buendo io così il tempo di luogo in luogo, che nel giorno del Corpus
Domini aver potessi in Obrovazzo, composto di abitanti di Rito Latino,
e Greco , ma di questi molto più abbondante per le circonvicine Ville ,
affine di celebrar ivi in quel giorno li Pontificali, e la solenne Pro
cessione a maggior loro edificazione. Sia pur detto a gloria di Dio ,
le povere mie fatiche sono riuscite di mia consolazione, perchè di
contento, e soddisfazione a quelli, che numerosi intervenivano, mo
strando di rimaner pienamente edificati, implorando con rispettosa
divozione sì gli uni, che gli altri la Pastoral Benedizione al Popolo .
Eccellentissimo Signore, ovunque mi sono portato , sono stato da quelli
pure di Rito Greco, nelle Chiese col suono delle campane, con ras
segnazione, con rispetto ricevuto , servito , ed accompagnato a tal segno,
che i soldati, per ordine di V . E . a mia custodia spediti, furono da
me immediatamente licenziati, a scanzo anche degli incomodi, ch 'essi
avrebbero portato al loro arrivo alle rispettive popolazioni, supplendo
queste da se sole ai dovuti accompagnamenti, implorato affetto dalle
precorse venerate commendatizie di V . E .
Non trovasi però così ben disposti com i Laici gli Ecclesiastici
di Rito Greco, alcuni de quali, fingendosi indisposti, non sono com
parsi; altri dalle proprie abitazioni, con mendicati pretesti si sono
allontanati; ed altri si sono ritrovati. in Chiesa , senza però ricevermi
cogli Abiti Sacri, e con le consuete e (f) in allora praticate Ceri
monie. Il motivo , e la cagione di questa loro renitenza, come mi fu
detto da uno di loro, con grande cautela, e segretezza, è stata la
Scomunica fulminata dall'esiliato Vladica (cioè Vescovo ) Conciarevich
contro tutti quelli che mi avessero nella Visita , con le consuete forme
ricevuto , con tutto che, come pure fu da più persone riferito, nè abbia
in abito mentito , e sconosciuto per tutta la Bucovizza accompagnato ,
desideroso di meco abbracciarsi, il che poi non fece, temendo forse
240 G . Gentilizza

di rimaner arrestato . Queste sono le precise parole che disse l'accen


nato Ecclesiastico Signore. Noi lo riceveressimo tutti volentieri, ma il
Vladica à mandato l'Anatema a chi la riceverà.
Io per me giudico che li Calogeri principali fomentatori dello
stesso , sieno la principal cagione di questo Anatema, e della resi
stenza degli Ecclesiastici, mentre nella Villa di Esgar (sic, leggi Zegar)
ove impegnato in altra visita più premurosa, non potendo andare
personalmente , spedito aveva un mio Visitatore, il quale da due di
essi incontrato, ne fu dalla visita in quella Chiesa distolto , ed impe
dito, senza che il Parroco, ed alcun altro proferisse parola . Il più
coraggioso , per non dire ardito , fu Dionisio Lajach , che pur asseri
scono si fatto, e dichiarato Vicario del Vladica medesimo. Nella Villa
pure di Ervenich comparve il Parroco Prete , meco accusandosi, se
non poteva in Chiesa ricevermi, a motivo che i Calogeri, conscii del
l'imminente mio arrivo , avevano fatto in quella mattina asportare le
chiavi della Chiesa medesima. Non così fecero nella Villa di Bellisane,
ritenuti o dal rispetto della Persona, o perchè fosse arrivata loro
inaspettata, e fatto nella festività della loro Assenzione la mia com
parsa, con tutto che ve ne fossero tre di essi uniti al Parroco Prete ,
dal quale ricevuto , abbenchè senza le solite formalità come dissi, en
trai con abito prelatizio in Chiesa , cantandosi dai Convisitatori il
Salmo : Benedictus Dominus Deus, e fatta divota orazione, visitai gli
Abiti Sacri, ed i Sacri Vasi esibitimi dal Parroco, presenti i Calogeri,
che miravano quello si faceva ammutoliti nel silenzio . Feci una Pa
storale esortazione al popolo numeroso , alla festività radunato , e che
già in istrada precedentemente con sbari di letizia mi aveva incon
trato: diedi loro placida ed amorevole lode pel concorso alla Chiesa,
e pietà, con cui l'avevano abbellita , e con la nuova fabbrica ingran
dita , animandoli con modo affabile in altri luoghi pure pratticato alla
Cristiana Pietà, e divozione: e poi ne fui nel tempo del mio riposo
da molti di loro con varie cose commestibili, per la mia comittiva
in quel giorno necessaria, regalato. Li Calogeri adunque per quanto
a me pare, Eccño Signore, sono la principal cagione della divisione,
e della renitenza degli Ecclesiastici di Rito Greco . Li Calogeri sono
quelli che vogliono da Parrochi universali, amministrando da per tutto
Sacramenti, e sopraintendendo a tutte le Parrocchie. Li Calogeri son
quelli, che soli nel molto loro distante Convento di Krupa conser .
vano il Sacro Viatico per gli infermi, non avendo io in alcuna delle
loro Chiese, cccettuatane quella di Islam ritrovato. Essi con molta
attenzione e premura mantengono il Vladica, e danno a lui il neces.
sario ricovero , affine ancorchè esiliato , e senza temporale possesso ,
Miscellanea di documenti su la Chiesa Greca-Rassiana Dalmata 241
sia da Parrochi di loro Rito riconosciuto , e venerato ; voglia Dio ,
che non abbia occultamente esercitata sopra di loro Spirituale Giu
risdizione. Essi esigono non solo dai popoli, ma forse anche dagli
stessi Parrochi annuali pensioni ad uso de nuovi Claustrali Religiosi,
e similmente ricevevono annue patuite pensioni, e contribuzioni, divi
dendosi, con la divisione dei conventi, la dipendenza dei Parrochi, e
dandosi in ciò mutuo, pernicioso documento . Tali contribuzioni sono
la principal cagione che li popoli sieno mal serviti, o peggio nelle
loro spirituali esigenze assistiti, non essendo possibile, che uno, o due
sacerdoti possano degnamente assistere a popolazioni di più Villaggi
in molta distanza situati ; onde siegue che il popolo nei giorni festivi
rimane senza la Messa e Liturgia, e si alleva senza dottrina e cogni.
zione dei rudimenti della S . Fede.
Un qualche compenso per queste contribuzioni, a mio credere ,
senza un giusto titolo da Parrochi esatte , sarebbe una medicina salu
tare per la salute delle anime de' fedeli. Nascerebbe, che i Parrochi
Regolari, ed altri che fossero disobbligati dal contribuirla, non sa
rebbe così rigidi con i popoli nell'esazione dei frutti Parrochiali. Na
scerebbe che colla sottrazione della grave annua pensione stabilita e
convenuta con lo specioso titolo del mantenimento dei Conventi, si
potrebbe accrescere il numero degli Operaj, ed il popolo rimarrebbe
meglio servito ed assistito . Nascerebbe finalmente, che i Regolari, si
ritirerebbero da soli a vivere nella purità del puro istituto , o che si
affaccerebbero alle cure soggetti più capaci e più illuminati, li Calog
geri non avrebbero tanto predominio sopra i Parrochi e Parrochiani
di Rito Greco , massime quando fosse ingionto almeno in alcune Chiese
di loro Rito per l'universale comodo, più addatate il mantenimento
del Sant.mo Viatico, ove potessero i circonvicini Parrochi prevalersene
per i bisogni degli infermi. Una sola cerca, che si facesse dai Pro
curatori della Chiesa in tempo del raccolto , sarebbe sufficente a man
tenere la necessaria illuminazione.
Da quanto è fin ora rispettosamente umiliato , ben vede l'illumi
natissima mente di V . E. che l'unità della S. Chiesa non meno del
Rito Latino, che del Greco nel Simbolo professata , viene ad essere
dal poco ben ordinato genio dei Calogeri, gravemente disturbata e
vulnerata ; e che col rimovere dalla dovuta primiera rassegnazione i
Parrochi, posta eziandio in contingenza la loro Giurisdizione, come
non partecipata dal puro , e legittimo fosse, e conseguentemente la
validità de Sacramenti li più Santi, li più necessarj. Certamente non
essendo essi comparsi, nè avendo presentato le proprie patenti, incon
sapevole io sono, se siano validamente, o no quelli istituiti da' miei
242 G . Gentilizza
Predecessori, e da quella suprema Carica in Provincia, confermati
giusto le sante leggi del Serenissimo Dominio . Inconsapevole se sia
stata , e da chi fatta , o no di essi loro mutazione alcuna.
Riconoscono i Popoli il Vescovo Latino da Chiesa Santa , e dal
Ser.mo Principe, a questa Diocesi spedito , sì, perchè ne Sponsali e
Matrimoni, che frequentemente seguono tra quelli dell'uno e dell'altro
Rito , ad esso ricorrono per le necessarie licenze, e permissioni; si,
perchè a lui portano le doglianze sopra li mancamenti dei propri
Parrochi per l'opportuno riparo e rimedio riconoscono l'Autorità della
Chiesa, e del Vescovo Latino, implorando da esso Benedizioni, invi
tando ancora i nostri Parrochi e Sacerdoti a benedire le loro cam
pagne, i loro vigneti, i loro animali, e se ne sono alcuni di essi (sic)
da miei Convitatori (sic, leggi convisitatori) nell'attual Visita . Si ri
conoscerebbero senza dubbio ancora tutti i Parrochi Preti di Rito
Greco, come lo anno fatto pel passato sino all'annua offerta del Ca
lendario , quando non temessero li rimproveri, le minacce, e li gastigi
dei Calogeri, che li vogliono da se regolati, e a se medesimi in tutto
soggetti, e subbordinati. Tanto è paruto al mio rispetto.
(Continua).
DE SPIRITUS SANCTI PROCESSIONE LIBER QUARTUS
(traduzione del testo greco pubblicato nel fasc . I p . 61 ss.)

GR. Age nunc videamus, Latine, num et imagines habeas vel exem
pla , vel a te ipso ficta vel aliunde sumpta ad evidentiorem demon
strationem processionis quae Spiritus sancti a Patre et Filio sit, sicut
asseris ; et per quae significari possint aperte quae in dogmate fe
runtur ; si forte liceat intueri quo pacto unius et eiusdem haec sit causa
et haec, et principium , et principium et tamen nec duo principia nec
duae causae, ut etiam Sancti Spiritus si quis causam dixerit non Pa.
trem tantum sed etiam Filium , item et principium , non duas causas
neque duo principia inducere videatur, sed unius principii dogma
nihilominus servet.
LA. Atqui, o Graece, exemplum manifestum invenire non licet,
quo Sanctae Trinitatis relatio et ordo ostendatur; tamen multa pos
sunt obscure significare quod dicimus; quorum nonnulla ex sacra Scri
ptura colligimus, alia vero ex ipsa rerum vel idearum natura sumimus.
Gr. Affer igitur illa quoque, et una examinemus ea ; nam for
tasse nos quoque vicissim alia feremus exempla magis idonea.
LA. Dicam igitur. Tu attente audi. Nonne universa substantia
potentiam habet sibi congenitam et actionem naturalem ?
Gr. Aio : habet enim substantia quaeque potentiam et actionem .
LA. Quid ergo ? num aliquando dirempta est actio a potentia ,
ut sine illa existat, vel potentia a substantia , vel substantia a potentia ,
vel potentia ab actione?
Gr. Nullo pacto ; sunt enim haec inter se congenita .
La. Quid vero ? nonne substantia est causa potentiae et actionis,
unusque est fons, et principium et causa amborum ?
GR. Sane.
LA. Nonne autem potentia quoque causa est actionis, eiusque p . 62
principium et fons ?
GR. Omnino.
LA. Ex substantia igitur et potentia est actio , et est quidem sub
stantia principium et fons et potentiae et actionis ; sed rursus potentia
est principium actionis, neque tamen duo sunt principia, sed unum , sub
stantia videlicet, ad quam velut ad proprium principium potentia refertur.
244 N . Festa

Gr . Quid vero ? itane dicis Spiritum et Filium erga Patrem se


habere quemadmodum potentia et actio ad substantiam cuius potentia
et actio sit ?
LA. Minime in universum , sed secundum quid ; obscurum enim
esse dixi omne exemplum et multum distare ab ea re cuius exem
plum sit; multo autem magis in eo quod omnem substantiam superat ;
et tamen ab exemplo lumen aliquod mediocre procedit quo ad rem
ipsam ducimur. Hic enim neque substantia est subsistentia peculiari
ter subsistens, neque potentia per se, neque actio ; ibi autem pecu
liaris subsistentia est Pater , peculiaris Filius, cum a Patre procedat
velut potentia substantialis, Spiritus autem cum sit actio , subsistentia
tamen est vivificans, sanctificans et perfecta . Et tamen hoc unum est
simile quod, sicut hic a substantia procedit potentia et a potentia
actio , ita ibi ex paterna substantia Filius potentia, et ex Filio , idest
ex potentia tamquam actio Spiritus. Potentiam autem et actionem
Filium et Spiritum dicimus, sanctos patres secuti.
Gr. Quod Filius sit potentia Patris, hoc sane saepe didicimus ;
neque de hoc vocabulo dubito . Sed quis sanctorum patrum Spiritum
appellaverit actionem ignoro . Immo potius scio Gregorium Theologum
negare Spiritum esse actionem ; ait enim in sermone de Spiritu sancto
adversus Pneumomachos: « Spiritus sanctus aut in iis quae per se
subsistunt, aut in iis quae in alio considerantur supponendus est ; quo
rum alterum viri huiusmodi rerum periti substantiam appellant, al
terum accidens. Atqui si accidens, actio Dei illa sit, quod maxime
compositionem vitare videtur, et si actio , agetur scilicet, non aget, et
p. 63 postquam acta fuerit, cessabit ; eiusmodi enim est actio ; , quo pacto
igitur aget ? » Et haec dicit, et definit, et angitur et irascitur. Nonne
igitur nosti haec esse sapientis patris verba ?
: LA. Sane quidem ; sed sapientissimus ille Alexandrinus Cyrillus
Spiritum aperte actionem appellat; quae enim de Spiritu sancto in
septimo adversus Hermiam libro dixerat, deinde iterum velut summa
tim adiectis aliis nonnullis exponens, circa finem « Ergo » inquit, « si
signa et prodigia per Paulum Christus operatur, in virtute Spiritus
sancti, tanquam actio naturalis et vivens et ut ita dicam qualitas di
vinitatis Filii Spiritus sanctus est; et si hoc, quo pacto creatura erit
quod in Deo et ex Deo naturaliter est ? »
Gr. Quid ergo ? contraria inter se patres affirmant?
LA. Nullo pacto.
GR. Quomodo igitur ambo conciliabuntur ?
LA. Quia finis amborum unus est : ambo enim ostendunt Spiri
tum esse Deum , non creaturam ; de vocabulo vero quod est actio
Nicetae a Maronea – De Spiritus Sancti processione liber quartus 245 .
discordare videntur. At ne illa quidem dissensio est ; sed alter aliud
quoddam cogitans esse actionem et aliud per actionem significans,
verbum hoc quasi Spiritu indignum tollit ; alter vero cum alium sen
sum et sancto Spiritu dignum ei tribuat, actionem potius Spiritum
ipsum appellat. Ille enim ex divisione falsas opiniones confutans et
veram affirmare quaerens, Spiritum ait aut substantiam aut accidens
esse , et ut illum accidens non esse probet, quandam a fortiori argu
mentationem inducit, tamquam diceret : « si accidens est, multo ma
gis actio sit vel aliud quoddam eorum quae sub accidentis notionem
cadunt; atqui actio non est, Spiritus enim agit, actio vero agitur et
cessat ; igitur ne accidens quidem » . Cum igitur actionem accidens esse
sumpserit, recte Spiritum esse actionem negat, ne ille accidens sit.
Magnus vero Cyrillus actionem accidens esse negat, sed vivam co
gitat et activam ; quapropter ait « tamquam actio naturalis et vi
ens et ut ita dicam qualitas divinitatis Filii Spiritus sanctus est » .
Actio igitur hic, supra actionem illa. Bene igitur pia ratio inducit et Spi
ritum non esse actionem illam quam magnus Gregorius dicebat, et
esse hanc quam sapiens Cyrillus dixit ; qui addit et illud « tamquam
qualitatem divinitatis Filii » Spiritum esse ; neque hoc | semel sed etiam p . 64
bis, ne saepius dicam ; nam in eisdem capitulis circa finem de Spiritu
iterum dixit: « et tamquam vapor et qualitas substantiae illius est » ,
Patris scilicet. Qualitas vero haec supra qualitatem ; quoniam , si qua
litas esset simpliciter, cum qualitas sit accidens, conclusio quantum
blasphema contineat, intellegi potest. Sed non hanc dicit qualitatem ,
sed supra hanc ; quare et illud « ut ita dicam » addit et « tamquam » ;
verum enim vero et « naturalis » , ne dicere videatur accidens, et
« vivens » ; ut per qualitatis et viventis vocabula Spiritus supranatu
ralem et suprasubstantialem naturam significare videatur.
Ego igitur quoque cum ex similitudine Trinitatis ordinem et re
lationem ostendere vellem , ita dixi : sicut substantia , potentia et actio
inter se , ita Pater et Filius et Spiritus: cum ille sit substantia supra
substantialis, ille potentia enhypostatos, ille tamquam actio ; sed mi
nime actio non subsistens, vel quae tamquam accidens consideratur,
immo viva et sancta et perfecta hypostasis ; eadem sentiens et profi
tens quae sapientissimus dixit Cyrillus, nec tamen Gregorio theologo
contradicens. Quod igitur a principio dicere volebam , sicut actio ex
potentia , et quoniam potentia ex substantia , idcirco etiam actio ex
substantia dicitur, ita etiam Spiritus ex Filio et quoniam Filius ex
Patre, idcirco Spiritus generatio et processio a Patre quoque dicitur.
Gr. Igitur iterum prima causa Spiritus erit Pater tamquam per
246 N . Festa
Filium medium , secunda vero causa Filius ; et iterum duo erunt Spi
ritus causae et duo principia .
La . Iam antea satis ad hoc respondimus. Quoniam vero eadem
illa iterum revolvis , dicemus et nos eadem de iisdem : non esse duo
principia neque duas causas, si principium alterum ad alterum refe
ratur, altera ad alteram causa : neque duas esse spiritus processiones
immediatas, alteram ex Patre, alteram ex Filio , alteram priorem , al.
teram post illam , ut duo sint prima principia et causae duae ; haec
enim absurda. Sed una eademque processio est, tum ex Patre , tum
p . 65 ex Filio : ex Patre quidem tamquam ex primo, ex Filio vero tam
quam ex proximo, sicut Nyssenus dixit Gregorius. Unde et causa una :
Pater enim Filii, Filius sancti Spiritus. Ubinam igitur duo principia ?
Etiamsi vero duo, non tamen duo immediata sed alterum primum ,
alterum proximum , et alterum per alterum ; itaque rursus ad unam
causam referuntur ambo, Filium dico et Spiritum . Neque enim Gre
gorio Theologo dicente de Filio principium eum ex principio esse ,
duo principia nobis sunt cogitanda ; in Patre enim principium intelli
gitur sine principio , in Filio vero non sine principio , sed ex principio
sicut et hoc pater idem affirmat.
Examina vero et hoc exemplum ; est ignis substantia, eiusque
combustiva potentia , est autem huius potentiae actio , combustio ; ef
fectus est vero carbo, cinis. Similiter et Pater et Filius et Spiritus,
et trium effectus creatio universa . Carbonis vero et cineris causa, pri
mordialis quidem est ignis substantia, instrumentalis autem potentia
combustiva, concomitans denique, ut ita dicam , actio ipsa , combustio
scilicet; et tamen una est causa, ignis, quamquam tres sunt causae.
Similiter ergo et in iis tribus: sicut enim substantia ignis causa est
potentiae, potentia autem combustiva causa est actionis, idest combu
stionis, at vero, etiamsi substantia est causa, et potentia quoque est
causa , tamen , cum potentia ad substantiam referatur, una est causa ;
neque hoc absurdum , nec si altera sit combustionis causa prima, al
tera proxima ; ita etiam in Patre et Filio et Spiritu ; itaque, et si
Spiritus sancti causa Filius est et Pater , tamen una causa est Pater,
neque hoc absurdum , nec si altera sit prima, altera proxima. Quo
modo enim ? Quod Nyssenus quoque Gregorius .dixit. Ceterum cum
primam audis et proximam , noli naturae differentiam de sancta Tri
nitate introducere , noli de tempore vel alia re postera et creationi con
veniente cogitare, sed proprietates Deo convenientes reputa .
GR. Probabilis quidem sententia tua et exemplum fortasse aptum
est et congruum ; sed sanctus ille primum dixit Patrem , proximum
vero Filium ; causam vero Filium nullo pacto, sed magis effectum
Nicetae a Maronea – De Spiritus Sancti processione liber quartus 247
tam Filium quam Spiritum . Unde igitur patet an sicut in exemplo ita
in Trinitate se res habeat?
LA. Istud vero posthac ex testimoniis inveniemus quo modo se p . 66
habeat sed nunc per exempla sententia procedere instituit; quare iam
ad aliud progrediar.
Gr . Nulla tibi exemplorum penuria ; igitur, si iam plura tibi
praesto sunt, prome illa , si forte ex illis usus aliquis ad veritatis in
tellegentiam existere possit.
LA. Est punctum , linea et superficies; haec tria unum sunt eo
rum quae mathematica corpora dicuntur, sicut ibi substantia, potentia
et actio unum in rebus agendis principium ; vel, si placet, unitas, dua
litas, trinitas principium et causa et fons omnium numerorum ; cete
rum in his ipsis iterum , sicut punctum est lineae principium , linea
vero superficiei principium , et est superficies tam ex linea quam ex
puncto , sed alio quodam modo ; et sicut unitas dualitatis principium ,
dualitas vero , quippe ante trinitatem , trinitatis principium , et est tri
nitas tam ex unitate quam ex dualitate ; ita etiam Spiritus quidem ex
Filio , Filius autem ex Patre, et est Spiritus tam ex Filio quam ex
Patre sed secundum propriam rationem . At noli iterum Trinitati ac
cidens insinuare propterea quod punctum si trahatur generet lineam ,
linea vero si explicetur superficiem generet; neve compositionem in
geras propterea quod trinitas ex unitate et dualitate per compositio
nem existat; divina enim Trinitas neque pati neque componi potest.
At illa quae fere similia sunt considera , dissimilia vero praetermitte
tamquam Trinitati minime convenientia .
Adiciam praedictis alia exempla . Etenim considera digitum et ma
num totam unde digitus pendet et hominem integrum cuius et manus
est et digitus, Patris et Filii et Spiritus sancti imaginem et simula
crum , etiamsi multum a perfecta similitudine discrepet. Nam Filius
quoque Patris manus in Scripturis vocatur, et Spiritus digitus ; est
autem homo cum manu et digito unum principium cuiusvis artificiosi
aedificii ; et minime absurdum est dicere et hominem esse eius cau
sam et digitum esse causam ; poteritque secundum David dicere quis
quam citharae artifex vel instrumenti alicuius moderator : « manus
mea instrumentum perfecit, et digitus meus psalterium aptavit » . Ce
terum , sicut digitus rursus ex manu , manus autem ex homine uni- p . 67
verso oritur, ita et Spiritus ex Filio , et Filius ex Patre.
GR. Quod digitus pro Spiritu ponatur, scio ; cum enim Servator
noster secundum Matthaeum dixerit « si ego in spiritu Dei daemonia
eiicio » , secundum Lucam autem dicit « si in digito Dei daemonia
eiicio » . Quod igitur secundum Matthaeum dictum est spiritus Dei,
248 N . Festa

illud secundum Lucam digitus Dei dicitur. Praeterea manus quoque


alibi vocatur, secundum illud « manus tuae fecerunt me » , Patris enim
manus symbolice Filius et Spiritus multis locis appellantur. Et sane
minime manus altera ex altera oritur, sed ambae ex humeris unius et
eiusdem hominis .
LA. Ego contra ita dixerim : per duas manus illud significari,
quod ambo ex Patre sint et ex eius substantia ; per digitum vero et
manum significari ordinem et inseparabilitatem et cohaerentiam et
alterius ex altero processionem . Duae enim manus indicant amborum
ex Patre originem et alterius ad alterum cohaerentiam et cognatio
nem ; Spiritus sancti vero ex Filio processionem et manifestationem
eiusque cum Filio cognationem digitus rursus indicat ex manu oriens
et manui adhaerens. Dicam autem tibi aliud exemplum .
GR. Quale ?
LA. Scatebram nosti et fontem et flumen ; et haec a Magno Gre .
gorio tamquam imaginem sanctae Trinitatis, quoad opportunum sit ,
adducta esse : flumen quidem ex fonte, fons vero e scatebra est, et
unum amborum principium est scatebra ; sed etiam fons principium
est Aluminis, nec tamen duo principia sunt.
Item aliud exemplum ab eodem patre ex sancta Scriptura pro
latum : Adam , Eva, Seth ; et est Adam principium et Evae et Seth ;
sed Seth iterum ex Eva proxime procedit.
GR. Quamvis hoc exemplum tibi e contrario sumptum sit, mi
nimeque ex eius mente qui illud protulit. Ille enim Evam , quia ex
Adae costa non per generationem sed per processionem , exemplum
sumpsit processionis quae est sancti Spiritus ; Seth autem generatio
nis quae Filii est, cum ille ex Ada vel ex Eva extiterit. Tu vero e
contrario Seth ais Spiritus sancti imaginem esse, Evam autem Filii .

( Continua).
Λόγος τέταρτος
περί της του Πνεύματος εκπορεύσεως
( Cont. υ. fasc. 127 p. 55)

“ Ότι μέντοι πάντα διά του στόματος και των χειλέων τα λεγόμενα,
δείκνυσιν ο γέγραπται Δευτερονομίω « τα εκπορευόμενα δια των χειλέων
σου φυλάξη ». και επί Θεού δε τροπικώς το διά στόματος είρηται « ουκ
επ' άρτω μόνω ζήσεται άνθρωπος, αλλ' εν παντί ρήματι εκπορευομένω
δια στόματος Θεού » , δ και ο Σωτήρ εν Ευαγγελίοις φησί. πλήν αλλά το
πολύ παρά τη Γραφή ευρίσκεται και το εκτου στόματος. γέγραπται
γαρ πάλιν εν Αριθμοίς « το εκπορευόμενον εκ του στόματος υμών ποιήσε
τε », και εν Παροιμίαις περί σοφίας « εκ του στόματος αυτής εκπορεύεται
19 η δικαιοσύνη », και εν Ευαγγελίοις « το εκπορευόμενον εκ του στόματος |
κρινεί τον άνθρωπον » και « πάντες εμαρτύρουν αυτό και εθαύμαζον επί 15 *
τους λόγους της χάριτος τοις εκπορευομένοις εκ του στόματος αυτού ». &
ούν εν εκείνοις ελέγετο έσωθεν και εκ της καρδίας προϊέναι δια τού
στόματος, εν τούτοις εκ του στόματος προέρχεσθαι λέγεται.
Πάλιν έξεισί τις ή εκκύπτει εκ του οίκου δια της θύρας αλλά
και εκ της θύρας έξιέναι, και από της θυρίδος παρακύπτειν λέγοιτ' άν . 20
διά της θύρας μεν γαρ οίδαμεν πανταχού την εισέλευσιν και εξέλευσιν γί
νεσθαι. ούτω γούν λέγει και ο Σωτήρ « εγώ είμι ή θύρα: δι'εμού εάν
τις εισέλθη σωθήσεται και εισελεύσεται και εξελεύσεται ». αλλ' εν βιβλίω
Κριτών ο Ιεφθάε φησίν « και έσται ο εκπορευόμενος δς αν εξέλθη
εκ της θύρας του οίκου μου είς συνάντησίν μου », και πάλιν εν τη αυτή 25
βίβλω « διά της θυρίδος παρέκυψε μήτηρ Σεσάρα εκ του τοξικού » και εν
το "Αισματι ο νυμφίος έκκύπτων δια των θυρίδων εισάγεται. αλλ'εν
Παροιμίαις γέγραπται περί πονηράς γυναικός « από γαρ θυρίδος εκ τού
οίκου αυτής εις τας πλατείας παρακύπτουσα ». Πάλιν εκ του ουρα.
νού δια νεφελών τισι των αγίων ομιλών τα δέ τινα και διαταττόμε- 30
νος ο Θεός λέγεται πάλιν εκ νέφους αυτούς και εκ νεφελών αυτοίς λα
λεϊν λέγει γάρ προς Μωϋσήν εν Εξόδω « ιδού εγώ παραγίνομαι προς
21 πανταχού V : πανταχή L .
24 άν om. V
25 s. τω αυτώ βιβλίω L
30 διά των νεφελών L | τα δέ τινα om. V .
31 S. αυτοίς λαλείν L , λαλείν om. V
32 μωσήν V, Sic etiam p. 250, 3 etc.
BESSARIONE – XVIII-29-3° 16
250 N . Festa
σε έν στύλω νεφέλης, ίνα ακούση ο λαός λαλούντός μου πρός σε ».
ένθεν του και ο Δαβίδ φησιν « έν στύλω νεφέλης ελάλει προς αυτούς ».
μετά δε ταύτα γέγραπται πάλιν « και ανέβη Μωύσης εις το όρος και εκά
λυψεν η νεφέλη το όρος και κατέβη η δόξα του Θεούεπί το όρος το Σινά :
και εκάλυψεν αυτό ή νεφέλη εξ ημέρας, και εκάλεσε Κύριος τον Μωϋσήν 5
τη ημέρατη εβδόμη εκ μέσου της νεφέλης », και πάλιν « και εισήλθε Μωϋ
σης είς μέσον της νεφέλης » και πάλιν : « και είπε Κύριος προς Μωϋ
σην τάδε έρείς τώ οίκω Ιακώβ, και αναγγελείς τους υιούς Ισραήλ : Εμείς
έωράκατε ότι έκ του ουρανού λελάληκα προς υμάς », αλλά και εν τη
βίβλω Ιώβ « είπε Κύριος τω Ιώβ διά λαίλαπος και νεφέλης » και μετά το
τούτο πάλιν « έτι δε υπολαβών ο Κύριος είπε τω Ιώβ έκ τού νέφους ».
ώσπερ γάρ τώ Μωύση λαλών ο Θεός εκ του ουρανού έν στύλω νε
φέλης, ήτοι διά στύλου πυρός και νεφέλης, και εκ μέσου της νεφέλης
λαλείν λέγεται, ούτω και διά λαίλαπος και νεφών τώ Ιώβ ομιλών εκ
του νέφους ομιλείν λέγεται. έχεις ούν το έκ της καρδίας διά του στό- 15
ματος εκπορευόμενον και εκ του στόματος λεγόμενον εκπορεύεσθαι το
εκ του οίκου διά της θύρας ή διά της θυρίδος προερχόμενον ή πα
ρακύπτoν ή έκκύπτον, ταύτα ποιείν και από της θύρας ή εκ της θυ
ρίδος λεγόμενον · το εξ ουρανού διά νεφελών και νεφών, και εκ μέ
σου της νεφέλης ή εκ του νέφους γινόμενον · ώστε το διά τινος έκ 20
τινος, και εκ τούτου λέγοιτ ' άν είναι δι' ούπερ έστιν έκ τινος. και τι
λέγω το διά τινος έκ τινος ; εν πολλοίς απλώς το διά τούδε τινός λε
γόμενον ή είναι ή γίνεσθαι, και εξ αυτού ή παρ' αυτου λεγόμενον φαί
νεται δι' ούπερ είναι ή γίνεσθαι λέγεται, και το εκ τούδε τινός αυθις
και δι' αυτού έστιν. ούτω γούν τα πάντα εκ του Θεού και πάν δώ- 25
f. 29 υ ρημα τέλειον άνωθέν έστιν εκ του | των φώτων πατρός · αλλ ' η Εύα
φησίν « έκτησάμην άνθρωπον δια του Θεού », και πάλιν είρηται εν βί
βλω Γενέσεως « εκείθεν ο κατισχύσας Ισραήλ παρά του Θεού του πα
τρός σου ». άλλ'εν βίβλω Ιησού γέγραπται περί του Ισραήλ και πάντα
4 δόξα L : Δ/ ° V .
5 αυτό L : αυτόν V .
7 πάλιν και είπε L , και om. V
9s . εν τώ βιβλίω L
12 ώσπερ γαρ V : ώς oύν L
Ι4 ούτω διά λέλαπος, om. και, L
17 θύρας ή διά της θυρίθος V θυρίδος ή διά της θύρας L
18 ποιείν και από L , και om. V
18 s. θύρας ή εκ της θυρίδος V : θυρίδος ή εκ της θύρας L
23 λεγόμενον V : γινόμενον L
24 και το εκ L , το om. V
25 έστιν om. L 1) του om. L
26 φώτων του πατρός L
Nicetae a Maronea – De Spiritus Sancti processione liber quartus 251
ελάβοσαν εν πολέμω ότι διά Κυρίου εγένετο κατισχύσαι αυτών την
καρδίαν και εν Εξόδω μεν είρηται προς τον Μωϋσήν « και επιθή
σεις τα πάντα επί τας χείρας 'Ααρών και επί τας χείρας των υιών
αυτού· και αφοριείς αυτά αφόρισμα έναντι Κυρίου « και δέξη αυτά εκ
των χειρών αυτών και ανοίσεις επί το θυσιαστήριον της ολοκαυτώ- 5
σεως εις οσμήν ευωδίας έναντι Κυρίου ». αλλ' εν τη Γενέσει ο Ιακώβ
λέγει προς τον Ησαύ « δέξαι τα δώρα ταύτα διά των εμών χειρών » .
ώστε δήλον εκ τούτων ότι ο διά και η εξ αι προθέσεις αυται αντ'
αλλήλων πολλάκις λαμβάνονται, και εφ' ών ή ετέρα τούτων, και
ή ετέρα ευρίσκεται, και επί του αυτού δε και ενός ενίοτε αμφό- 10
τεραι κατά ταυτόν συνήγαγε γαρ άμφοτέρας επί ενός και ταυτού
υποκειμένου ο μακάριος Παύλος είπών « ότι εξ αυτού και δι' αυ.
του και εις αυτόν τα πάντα ». τούτο δε προδήλως εις τον Κύριον
φέρειν πάς τις άν είπoι o και μικρόν τω βουλήματι της λέξεως επι
στήσας προτάξας γάρ ο Απόστολος εκ της λέξεως του προφήτου Η - 15
σαίου « ότι τις έγνω νούν Κυρίου, ή τις σύμβουλος αυτού εγένετο ; » επή
γαγε το « εξ αυτού και δι' αυτού και εις αυτόν τα πάντα » . άπερ ότι
περί τού Θεού Λόγου του δημιουργού πάσης της κτίσεως είρηται το
προφήτη, εκ των κατόπιν άν μάθοις. και ταύτα ο μέγας φησι Βασί
λειος εν πέμπτο κεφαλαίω των πρός Αμφιλόχιον εν ώ και διά πολλών 20
χρήσεων δείκνυσιν ότι το δι ' ού αντί του εξ ου και το εξ ου αντί του
δι'ού παραλαμβάνει η θεία γραφή, και έξεστι τώ βουλομένω τας τοιαύτας
χρήσεις εκείθεν εκλέξασθαι. καίτοι έστι πολλή τις ενίοτε τούτων των
προθέσεων ή διαφορά, και ετέρα της ετέρας εύσημοτέρα πολλάκις εστί
προς το προκείμενον νόημα' αλλά τέως τούτο φαμέν , ότι και αντ' άλ - 25
λήλων εκατέρα παραλαμβάνεται αδιαφόρως, και άμφω επί του αυτού
και ενός · τοσαύτην έχουσι την συγγένειας και την κοινωνίαν αι προ
θέσεις αύται.
Συ δε διά του Υιού μεν λέγων την εκπόρευσιν του Πνεύ
ματος, ουκ εκ του Υιού δέ, και διά τού κατά τον ήλιον και την ακ- 30
τίνα και το φώς υποδείγματος τον σεαυτού λόγον πιστούσθαι πειρώ

1 ελάβοσαν L : ελ σαν (sic , spatio 5 - 6 litt. relicto) V .


2 τον om. L . 3 τας om. L
II αμφοτέρας V comp.: αμφότερα L
12 εκ τού αυτού L
15 λέξεως του προφήτου V : προφητείας της λέξεως του L
18 πάσης της κτίσεως L , της om. V
19 s . βασίλειος φησί L | 23 εστί L
23 s. των προθέσεων ή om. L
24 πολλάκις L : της ετέρας V
31 και, ante το φώς, om. L || σεαυτού V : εαυτού L
-

252 N . Festa

μενος, έoικας αιτείσθαι τρόπον τινά το εν αρχή. τις γαρ ο λόγος λέ


γειν δια της ακτίνος και ουκ εκ της ακτίνος το φώς; τούτο γάρ νο
μοθετείν αντικρύς έστι μάλλον δε αντινομοθετείν τώ έθει της γρα
φής. δέδεικται γάρ διά πολλών ήδη ότι εφ' ων η διά παραλαμβάνεται
πρόθεσις, επί τούτων και η έξ είωθε λέγεσθαι. ουκούν ουδέν παρά 5
το της γραφής έθος φαμέν και ημείς, ει εκ του Πατρός δι' Υιού το
Πνεύμα λεγόντων υμών εκπορεύεσθαι, και ημείς υμίν συμφθεγγόμενοι
λέγομεν αυτό και εκ του Υιού. έστι δε και ο υμέτερος λόγος προσβοη
θών ημίν· δ γάρ υμείς φατε επί της εις ημάς εκ του Πατρός διά του
Yίου χορηγίας του Πνεύματος λέγοντες ταύτην ου μόνον διά του Υιού, το
αλλά και εκ του Υιού, ως διά του Υιού τούτο λέγομεν αυτοί και επί της
του αγίου Πνεύματος υποστάσεως και της αυτού προβολής, φάσκοντες
ταύτην εκ του Πατρός διά του Υιού, και ούτως εκ του Πατρός και εκ
f. 30 η τού | Yτού, ως εκ του Πατρός δια του Υιού. ούτω γαρ δή και εκ του η .
λίου διατης ακτίνος το φώς ήγουν ή έλλαμψις αλλά και εκ του ηλίου και 15
εκ της ακτίνος το φώς πλήν εκ της ακτίνος ως δια της ακτίνος. ή ει
βούλει το ειδοποιούν τον δίσκος του ηλίου φώς λάμβανε και την ακ
τίνα καιτο εντω άερι ελλαμπόμενον φώς ως oύν εκτου πρώτου φωτός διά
της ακτίνος το έν αέρι φώς, αλλά εκ του πρώτου φωτός και εκ της
ακτίνος το έν αέρι φώς, πλήν ούτως εκ της ακτίνος ως δια της ακ- 20
τίνος τον αυτόν τρόπον έσται και επί της Τριάδος και έσται ίσως
η εικών ακριβής κατά το εγχωρούν, ούκ είς ένωσιν μόνον και διάκρι
σιν, καθάπερ έφης αυτός, αλλά και εις την κατά τας προς άλλας σχέ
σεις και τας προόδους παρομοιότητα. τί δε άτοπον ει και ούτω λαμ
βάνεται τοις θεοφόροις πατράσι το υπόδειγμα ; πόθεν δε δήλον ότι 25
μη και ούτως αυτό οι άγιοι παρειλήφασι και τις γαρ των αγίων πατέ
ρων είς ένωσιν και διάκρισιν μόνην είπε παραλαμβάνειν αυτό, και μη
εις δήλωσιν της γεννήσεως του Υιού και της του Πνεύματος εκπορεύ
σεως ; τί δέ σοι βούλεται και η εξέτασης της του παραδείγματος παρ
αλλαγής προς το εικονιζόμενον ; φημι δη την Τριάδα, τις γαρ αγνοεί 30
ότι το παράδειγμα, ως πολλάκις έφην, ου πάντη το ταυτός έχει προς

5 ουδέν V : ουδέ L
7 υμών V : ημών L
8 o om. V .
11 λέγοιμεν και αυτοί L
15 S . ήγουν – φώς om. V .
18 εν οm. V. || διά om. V
20 φώς om. V
24 τί δε το άτοπον L
26 αυτό L : αυτοί V
30 την τριάδα V : της τριάδος L
Nicetae a Maronea – De Spiritus Sancti processione liber quartus 253
όπερ παραλαμβάνεται, και μάλλον όταν επί της αγίας Τριάδος λαμ
βάνηται, ής ουκ έστιν ουδέν ευρείν εναργές απεικόνισμα · αλλ'ότι ου
καθό απέoικεν, αλλά καθό πως παρέοικεν, κατ'εκείνο και η εικών πα
ραλαμβάνεται, φανερόν. τίς γάρ ουκ οίδεν εκ του ηλίου την ακτίνα
προέρχεσθαι και το φως, ήγουν την εν τω άερι έλλαμψιν, και μη μό- 5
νον αλλήλων έχεσθαι και διακρίνεσθαι, αλλά λέγεσθαι το φως και εκ
της ακτίνος προέρχεσθαι; ώστε εί εκ του ηλίου και άμφω και θάτε
ρον εκ θατέρου, εικών αν είη κατά ταύτα η φαινομένη αύτη τριάς
και η ταύτης εύτακτος ύπαρξίς τε και πρόεσις, της υπερφυούς αγίας
Τρίαδος και της κατ' αυτήν προόδου και προβολής : έκ γάρ τού Πα- 1ο
τρός και ο Υιός και το Πνεύμα' αλλά το Πνεύμα και εκ του Υιού,
ως δια του Υιού και ουχ ετέρα μεν και ετέρα, ουδε δύο προβολαι
του ενός , αλλά μία και η αυτή, αμέσως μεν εκ του Υιού, εμμέσως
δε ως εκ του Πατρός διά του Υιού, και εκ του Υιού ως διά του Υιού
και εκ του Πατρός διά του Υιού. ει δε διά το απεοικός των παρα- 15
δειγμάτων πειρώτο της αναιρείν αυτά, ουδ' άν ποτέ τινος ουδέν αν πα
ράδειγμα γένοιτ'άν, μήτοι γε της υπέρ πάντα Tρίαδος. αυτίκα γάρ
και αυτό όπερ συ αντιπαρήγαγες αναιρών το ημέτερον, ουδ' αυτό αν
είη κατά τον σον λόγον της Τριάδος παράδειγμα, νους,έφης, λέγεται
ο Πατήρ, λόγος ο Υιός, πνεύμα το Πνεύμα το άγιον και εικών του 20
Πατρός και του Υιού και του Πνεύματος και παρ' ημίν νούς και
ο λόγος και το πνεύμα, καθό εκ του νού γεννάται μεν ο λό
γος, πρόεισι δε το πνεύμα, δηλον δε ότι κατά την εκφώνησιν. λό
γον γούν νυν τον προφορικόν είληφας , και δεικνύεις τούτο σαφώς εκ
του μεμνήσθαι της έκφωνήσεως και των φωνητικών και λεκτικών όρ- 25
γάνων και της του λόγου και του πνεύματος είς αέρα σκεδάσεως. ως
ούν έχει, φής, επί τούτων ή γέννησίς τε και πρόεσις, ούτως έξει και

1 S. και μάλλον λαμβάνεται om. V


2 ευρείν ουδέν L
3 καθό πως L καθώς πως V | η εικών L , ή om. V
4 και την ακτίνα L , fort. rectius
και διακεκρίσθαι L
7 και άμφω V , και om. L
11 ο υιός και L : του υιού V .
12 ως διά του υιού L , διά om. V
14 και εκ τ. υι. ώς - υιού om. L
16 ουδέν V : ουδέL
17 μήτι γε L
21 S. και ο λόγος L , o om. V
23 δε και το πνεύμα L
24 γούν V : γάρ L
254 N . Festa

επί της αγίας Τριάδος: εκ του νού μέν γάρ άμφω, ο λόγος και το
πνεύμα, ου μέντοι και θάτερον έκ θατέρου των εκ του νου φής, το
πνεύμα δηλαδή εκ του λόγου ούτως εκ μέν του Πατρός ο Υιός και
C. 30 υ το Πνεύμα, ο μεν γεννητώς, το δε προβλητώς έκ δε του Υιού | το
Πνεύμα ουχί. άρ' ούν εί τις ομοίως βουληθείη και το σον τούτο 5
ανεφάρμοστον δείξαι παράδειγμα κατά σε, ουχί πλείους έξει τας αφορ
μάςκαι πρώτον μεν γαρ πλέον έν τούτω το παρηλλαγμένον, ή εν τω του
ηλίου και της ακτίνος και του φωτός. εκεί μέν γαρ πολλή ή προς την
αγίας Τριάδα ομοιότης : ενταύθα δε πολλή η διαφορά: η μεν γάρ
ακτίς και το φώς διηνεκιζομένην οιονεί και συνεχιζομένην έχει την το
ύπαρξιν και ο λυομένην, αλλ' ώσπερ αεί διαμένουσαν έως συνίσταται
τόδε το πάν καθά γέγονεν εξ αρχής και δε λόγος και το πνεύμα και
διακόπτεται και είς αέρα σκεδαννύμενα λύεται, μηδεμίαν εστωσαν πως
ύπαρξιν έχοντα και το μέν φώς ουδέ ποτε της ακτίνος χωρίς αν 5
πάρξειεν, ουδε η ακτίς του ηλίου χωρίς, αλλ'ουδε ο ήλιος της ακτίνος 15
ή η ακτίς του φωτός : φύσει γαρ αλλήλων αχωρίστως έχονται επί δε
του λόγου
του νου καικαι του λόγου και του πνεύματος
τ
ούχ ούτως έχει αεί το μεν
νου εκεκ του
γάρ πνεύμα και χωρίς του λόγου ου λάρυγγος πρόεισι, άλλως τε
ν . διά του
και διά της ανάρθρου και ασήμου φωνής, και διά του στεναγμού:
και ο λόγος χωρίς του νου κοιμώμενοι γαρ ενίοτέ τινες φθέγγονται, 20
καίτοι του νου μη ενεργούντος εν αυτοίς τηνικαύτα ' αλλά και μεθύον
τες ούκ οίδασιν & φθέγγονται νήψαντες γαρ αγνοούσιν & μεθύοντες
έλεγον και ου δήπου ήγνόησεν ο νούς, εί γε αυτός τον λόγον εκεί
νον εγέννησεν αλλά και δαιμονώντες και μελαγχολώντες ένια πολλάκις
προΐενται ρήματα πραγμάτων τινών σημαντικά αλλ' απαλλαγέντες του 25
πάθους ουδέν τοιούτον επίστανται και ο νούς δε χωρίς του λόγου και
του πνεύματος ως επιτοπλείστον καθ' εαυτόν ενεργεί : όταν γαρ καθ' εαυ
τους εφησυχίας σκεπτώμεθα, ενεργεί μεν ο νούς νοών και στρέφων πολ
λους λογισμούς, αλλ'άνευ εστί του λόγου του προφορικού πολλοί δε και το

I γάρ άμφω L , γάρ om. V


2-4 ου μέντοι - το Πνεύμα om. V
5 s. το σον τούτο ανεφ. L , τούτο om. V
12 τόδε το πάν L , τόδε om. V
15 ουδ'ο ήλιος L .
18s. άλλως τε και L : άλλως τε δε και V
23 s. λόγον εκείνον L , εκείνον om. V
24 και μελαγχολώντες V : ή μ. L
25 τινών L : τινά V
26 και ο νούς L , o om. V
27 όταν V : ότι L
28 σκεπτόμεθα L
29 εστί λόγου L
Nicetae a Maronea – De Spiritus Sancti processione liber quartus 255
σιωπάν ασκούσιν, ίνα μάλλον κατά νούν ενεργήσωσιν. ει ούν ούτε ο Πα
τηρ θεωρείται ποτε χωρίς του Υιού ουδε γαρ ήν ποτε ότε ουκ ήν ο Υιός :
ούτε ο Υιός χωρίς του Πνεύματος ουδέ γάρ ένέλιπέ ποτε τω Υιώ το
Πνεύμα, αλλά συνάναρχα τα τρία, και συναΐδια, και αχώριστα έστι δε και
μέν ήλιος και η ακτίς και το φως αλλήλων αχώριστα, μηδέποτε αλλή- 5
λων χωριζόμενα και δε νούς και ο λόγος και το πνεύμα χωρίς άλλή
λων ενίοτε εκείνα αν είη μάλλον της αγίας Τριάδος παράδειγμα οι
κειότερον. έπειτα το ηλίω μάλλον συγγενέστερα κατά φύσιν η ακτίς
και το φώς ή τα νώ ο λόγος και το πνεύμα τα μεν γαρ μίαν πλη
ρούσιν ή συμπληρούσι φύσιν ' ο δε λόγος και το πνεύμα κατά την το
φύσιν αλλότρια του νοός : εί γε ο μεν νούς ουσία ζώσα και αθάνατος
εν ημίν · ο δε λόγος και το πνεύμα είς αέρα σκεδαννύμενα καθά φής
και αυτός αλλά και κατά την εν αμφοίν πρόοδον ή γέννησιν ή προ
βολήν, οικειότερον το του ηλίου και της ακτίνος και του φωτός προς
τήν της Τριάδος και των εν αυτη σχέσεων παραδήλωσιν, ή ο νους 15
και ο λόγος και το πνεύμα κατά τους τρόπους φημι των υπάρξεων,
ου κατά τα ονόματα κατά γάρ τα ονόματα ουδέν μάλλον ήλιος ή
νούς ο Πατήρ αλλ' επίσης άμφω λέγεται και ο Υιός και ακτίς και
λόγος ωσαύτως και το Πνεύμα και πνεύμα και φώς. του μεν ουν
1. 31 γ | ηλίου γέννημα η ακτίς : της ακτίνος δε πρόβλημα το φώς. καίτοι άμ- 20
φω εκ του ηλίου και έστι και λέγεται του δε νού ου γέννημα ο λό
γος και προφορικός, αλλ' ή άρα ποίημα ή αποτέλεσμα τεχνικών εξ ύλης
και είδους συγκείμενον. ύλη μέν γάρ τού λόγου τα στοιχεία και αι
συλλαβαι και τα ονόματα και τα βήματα είδος δε το έκ τούτων συγ
κείμενον · ή ύλη μεν το έκ τού λάρυγγος δια του στόματος προχέομε- 25
νον πνεύμα, είδος δε ή δια της πληγής των φωνητικών και τεχνικών
οργάνων διάρθρωσις · το δε πνεύμα ουδε αυτό του νου και της νοεράς
ουσίας ή γέννημα ή εκπόρευμα, αλλ'ή άρα του εν ημίν εμφύτου θερ
μου και των αναπνευστικών του λόγου δε οίον όχημα. τού γαρ νού
γέννημα το εξ εκείνου πηγάζον νόημα, και έχει μεν ο νούς αφ'εαυτού 30
ανεκφοίτητον, ώσπερ την ακτίνα ο ήλιος οιονεί γαρ ακτίς έστι του
νού το νόημα ' σημαίνεται δε υπό του τεχνικού και προφορικού λό
γου κατά τινα θέσιν. όθεν νόημα μεν αεί το αυτό και παρά πάσιν,
οίον ότι το πυρ καίει, ο ήλιος φωτίζει, τα δις δύο τέσσαρα και δε
προφέρων το νόημα λόγος ουχ ο αυτός, αλλ ' άλλος παρ' άλλοις έθνεσι, 35
κατά την της γλώττης και της φωνής ιδιότητα ώστε ουκ αν είη της
3 ποτέ om. V
5 μηδέποτ' L 1 6 ο δ' ο νούς sic L
9 s . πληρ. φύσιν ή συμπλ. L
13 την εν αμφοίν L , εν οm. V
18 και ακτίς L , και orm . V | 19 πνεύμα και φως L , και om. V
256 N . Festa

εκ του Πατρός προόδου του Υιού και του Πνεύματος κυρίως σημαν
τική ή του προφορικού λόγου και του πνεύματος πρόοδος " αλλ' ή
άρα η τού λόγου και αύτη κατά το νόημα, ουχί κατά την φράζουσαν
προφοράν · αλλ' ή της ακτίνος και του φωτός εκ του ηλίου προέλευσις :
ει δε και εκείνη, πολλώ πλέον αύτη μήποτε δε και αμφοτέρων των 5
παραδειγμάτων φερομένων παρά τοϊς των αγίων συγγράμμασιν εις πα
ράστασιν των περί την Τριάδα θεωρουμένων υπερφυώς, το μεν του
ηλίου και της ακτίνος και του φωτός οικειότερον και ακριβέστερον,
ουκ εις παράστασιν μόνον της ενώσεως και της διακρίσεως των αγίων
τριών υποστάσεων της θεότητος, αλλά και εις την των προόδων ομοίω- IO
σιν το δε του νοός και του λόγου και του πνεύματος αμυδρότερον
και μάλλον είς ένωσιν και διάκρισιν και τούτο τότε ότε νοούνται μη
χωρίς άλλήλων υπάρχοντα εν τω τον προφορικόν δηλονότι λόγον εκ
νού προφέρεσθαι, ουχ απλώς γεννώμενον εξ αυτού, αλλά κατά το δι'
αυτού σημαινόμενον νόημα κατά μέν γαρ την των συλλαβών διάρ- 15
θρωσιν και προφοράν μάλλον αν είη δημιουργούμενος ο λόγος, ουχί
γεννώμενος, κατά το νοούμενον δε γεννώμενος, ου δημιουργούμενος
ώστε ουκ ισχυρά σου ή του παρ' ημών παρηγμένου παραδείγματος αναί
ρεσις ' ουδε ασφαλεστέρα η εξ αντιθέσεως του δήθεν κρείττονος πα
ραδείγματος, ως υπέλαβες , επιχείρησις. 20
ουκο
Ου ύν όρα δι' όσων υποδειγμάτων και ημέτερος λόγος συνίστα
ται και η των εν τη αγία Τριάδι θεωρουμένων έμφασις παρα
δείκνυται διά μέν γαρ της ουσίας , της δυνάμεως και της ενεργείας
το αχώριστον αυτής έχομεν και το συμφυές και το εν αλλήλοις πε
ριχωρητικόν, ει και μή έκαστον των τριών, ουσίας φημί και δυ- 25
νάμεως και ενεργείας, έστιν ίδιοϋπόστατον. διά δε του σημείου,
της γραμμής και της επιφανείας τα αυτά πάλιν, κάν ετεροειδή
1. 31 υ ταύτα και ετεροφυά, και των άλλων | χωρίς το αρχηγικώτερον το
γάρ σημείον, της γραμμής, και η γραμμή, της επιφανείας, κάν μη
και το ανάπαλιν. δια της μονάδος, δυάδος και τριάδος την τάξιν 30
και το ίδιοϋπόστατον, κάν σύνθεσις περί αυτά, και ουχ ομοίως τα
τρία απλά, κάν μή έχη το συναφές, αλλ' αλλήλων πάντη διώρισται :

1 του υιού L : του πατρός V


8 οικειότερόν τε L
17 γεννώμενος ( alterum) L : νοούμενος V
18 παρ' ημίν L
21 ανακεφαλαίωσις των εκτεθέντων υποδειγμάτων mg. V
25 S. και της δυνάμεως L
26 διά δε του V , δε om. L
28 ετεροφυά L : η V
31 σύνθεσιν L comp.
Nicetae a Maronea – De Spiritus Sancti processione liber quartus 257
κάν μή ώσιν ουσία μηδέ ενυπόστατα, άλλα εννοητικά και λόγω μόνο
θεωρητά. διά του ανθρώπου και της χειρός και του δακτύλου το
ομοφυές και συνεχές και ενός έργου συντελεστικόν " κάν τόπω ιδίω
έκαστον περιγράφεται και γάρ άνθρωπος δια χειρός ενεργεί, τούτο
και δακτύλω απαρτίζει : οίον γράφει δια χειρός εν δακτύλω ούτω και 5
μιας ενεργείας και Πατήρ, ο Υιός και το Πνεύμα. ομοίως διά του o
φθαλμού την αυτήν ουσίαν και το συνημμένον και αχώριστον, ει και
τω τόπω και τη θέσει διακέκρινται, έκαστον έχον τόπον ίδιον και
ιδίαν περιγραφήν, κάν συνεχίζωνται. διά τού 'Αδάμ, του Σηθ και
της Εύας, το ομοφυές ει και το μή συναφές: έτι δε και το ίδιοϋπό- 1ο
στατον, και εν υποστάσει εκάστου τέλειον των τριών και το ιδιότρο
πον της υπάρξεως καν εν τούτοις πάθος και τομή και ρεύσις έμφαί
νηται, δια του ηλίου, της ακτίνος και του φωτός, το αλλήλων αεί
αχώριστον, και το απαθές της προόδου και της εκφάνσεως, πλήν ει
και δι' άλλου και άλλου των παραδειγμάτων και άλλο και άλλο των 15
περί την Τριάδα θεωρουμένων παρασημαίνεται, ή και διά πλειόνων
το αυτό, όμως δια πάντων των προτεθέντων και την τάξιν προς τους
άλλοις κατανοούμεν και την σχέσιν, και το πρώτος και το προσεχές,
και το μή δύο είναι αρχάς, κάν η μεν πρώτη, η δε προσεχής, και
μηδε δύο αίτια, κάν το μεν πρώτον, το δε προσεχές. συ δε μοι άν- 20 .
τιτίθει τον νούν και τον λόγον και το πνεύμα, εν τούτο μόνον πα
ράδειγμα, δι' ου την εκ του Πατρός απαθή γέννησιν του Υιού, και
το αχώριστον είναι το Πνεύμα του Υιού δηλούσιν οι άγιοι. ως γαρ
εκ του νου ο λόγος πρόεισιν άπαθώς κατά το εν αυτώ δηλαδή δη
λούμενον νόημα του δε λόγου το πνεύμα αχώριστον, ως μη όντος 25
λόγου άνευ του πνεύματος : ούτως και εκ του Πατρός απαθώς ο
Υιός, και του Υιού το Πνεύμα αχώριστον, ώς αυτώ αεί συμπαρο

1 μόνω om. L
3 ομοφυές και συνεχές V : συναφές L
4 διά της χειρός L
5 και εν δακτύλω L
8 θέσει L : διαθέσει V || διακέκρινται L : - κριται V | 9 συνεσχίζωναι codd.
το το μή V : μη το L | συναφές V : συμφυές L
11 τέλειον εκάστου L
12 και τομή om. L
14 εκφάνσεως L : εμφάσεως V
15 και άλλο και άλλο V : άλλο και άλλο L
19 το μή – προσεχής om. V
21 εν τούτο μόνον L : ον μόνον τούτο V
24 δηλαδή om. V
26 ούτως και V , και om. L
27 αυτώ αεί V : αεί αυτό L
258 N . Festa

μαρτούν και συνόν" ταύτα γάρ οι άγιοι διά του υποδείγματος τούτου
παραδεικνύειν έθέλουσιν · ει και αυτός εκβιάζη παριστών σημαίνε
σθαι δι' αυτού το μή και εκ του Υιού το Πνεύμα προέρχεσθαι : όπερ
ουδείς είπε των αγίων τω υποδείγματι χρώμενος ουδε γαρ προύκειτο
λέγειν αυτοίς περί του τοιούτου ζητήματος, μήπω της τοιαύτης αμφι- 5
βολίας παρεισενεχθείσης παρ' ουδενός.
Γρ. 'Αλλ' αντιθήσω σοι και έτερον αυτός υπόδειγμα προσφυέστερον
την εξ ενός αμφοίν έκφανσιν υποδειγματίζον σαφώς.
Λα. Φράσoν ίνα γνώ το υπόδειγμα.
Γρ. Το πύρ δράς και το εξ αυτού γεννώμενον φώς, και το εκπορευο- 10
μένον πνεύμα είτε καπνώδες είτε ατμιδώδες εστίν. ώς oύν εκ του πυ
ρός και το φως και η ατμις ήγουν ο καπνός και ουκ έστιν ο καπνός
ή η ατμις έκ τού φωτός, αλλ'εκ του πυρός, εξ ου και το φώς, ούτω
και ο Υιός και το Πνεύμα εκ του Πατρός, και ουκ εκ του Υιού το
f. 32 γ Πνεύμα. ή ει βούλει, ως εκ του πυρός και το 1 φώς και η θέρμη προΐα- 15
σιν, ή ως εκ του θυμιάματος καιομένου ή αναθυμίασις και η ευωδία,
έτερον δε η ευωδία της αναθυμιάσεως, δι' αυτής έκ τού θυμιάματος
προχεομένη, ούκ έκ της αναθυμιάσεως.
Λα. Αλλά το μεν του πυρός παράδειγμα ακατάλληλον και το φώς
μεν γαρ και το πνεύμα εκ του πυρός αλλά και η θέρμη · αλλ' ουδέν 20
τούτων διά τινος εξ αυτών ούτε η θέρμη διά του φωτός, ώσπερ το
Πνεύμα φής δια του Υιού εκ του Πατρός. το δε του θυμιάματος
ημίν πλέον προσβοηθεί. ούτω γαρ μάλλον έρεί τις ως εκ του θυμιά
ματος ή αναθυμίασις, εκ δε της αναθυμιάσεως ή ευωδία εις τον αέρα
αναδιδομένη εκχέεται, ούτω και επί της αγίας Τριάδος : ως εκ τού θυ- 25
μιάματος γάρ και η αναθυμίασις και η ευωδία, και εκ του θυμιάμα
τος διά της αναθυμιάσεως ή ευωδία , διά τούτο και εκ της αναθυμιά
σεως ' ου ταυτόν δε πάντως και η αναθυμίασις και η ευωδία : η μεν
γαρ ουσία τις έστιν άερωδεστέρα εκ του θυμιάματος αναπεμπομένη
και οφθαλμοίς ορατή, και τόπω βραχυτέρω περιγραφομένη : η δε επί 30
πλέον του αέρος χωρεί, και επί πλέον διαδόσιμος γίνεται, και ουδε
Ι οι άγιοι om. V
6 παρεισενεχθείσης V : παρεισαχθείσης L
8 υποδειγματίζον L : -δειγματίζοντος V
ΙΙ ατμώδες L
12 ήγουν V : είτουν L
16 και ευωδία , om. ή , L
20 το πνεύμα] mg. : είτουν το καπνώδες ή ατμώδες L
23 γαρ μάλλον L : μεν γάρ V
25 αγίας om. L | ως om. L '
28 και ante ή αναθ. om. L
29 αεροδεστέρα L
Nicetae a Maronea – De Spiritus Sancti processione liber quartus 259
δράσει, αλλ' όσφρήσει γνωρίζεται και ουκ ουσία, αλλά ποιότης εστίν.
ότε μεν ούν το πρώτον αίτιον λέγομεν, εξ εκείνου διά του μέσου το
προϊόν προϊέναι φαμέν · ότε δε το μέσον και προσεχές, και εξ αυτού
του μέσου φαμέν· ει δε και εξ αμφοίν άμα ως εκ τού θυμιάματος
και της αναθυμιάσεως την ευωδίαν, άλλ' ουχ ώς δύο πρώτων αιτίων 5
και αμέσως, αλλ' εκ του ενός μεν ως εκ προσεχούς, εκ του ετέρου δε
ως εκ του πρώτου δια του προσεχούς. Τούτο και ο Νυσσαεύς επί της
αγίας Τριάδος έφη Γρηγόριος.
Ει δε μή αρκεί σοι τα ειρημένα εικονίσματα, προσενθυμού μοι μετά
των άλλων την άμπελον, τον βότρυν και το γλεύκος : το της ελαίας το
φυτόν, αυτήν την ελαίαν, τον καρπόν του φυτού και το εξ αυτής εκ
θλιβόμενον έλαιον.
Γρ. "Έστω σοι έχειν ώς λέγεις τα υποδείγματα, πλήν ή εξ υποδειγ
μάτων δείξεις ουκ έχει το ισχυρόν, ουδέ γάρ αποδείκνυσι κάν γάρ
πάσαν φύσιν αναμοχλεύσης αισθητήν τε και νοητήν, ούκ άν εύρήσης 15
εξ αυτής αναντίρρητον τήν της αγίας Τριαδος παράδειξιν. πόθεν δε
δήλον ότι οικείως έχουσι προς την Τριάδα τα παραδείγματα, καθ” και
και παραλαμβάνονται νόημα ; προαποδεδειγμένων μεν γαρ ετέρωθεν
των επί της Τριάδος θεωρουμένων, οίον διά λόγου τυχόν τεχνικού και
συλλογιστικού, είγε θεμιτόν τούτο είπείν , ή διά μαρτυριών γραφικών 20
τε και πατρικών, και των επομένων ταις μαρτυρίαις, τάχ' άν τι λοιπόν
λυσιτελήση προς την δείξιν και το παράδειγμα, εικονίζον οιονεί διέν
εργείας, όπερ ο λόγος απέδειξεν. ο μεν γαρ λόγος το τελεώτερον και
τοις τελεωτέροις έστι προσφορώτερος ' ταϊς δ' ατελέσι διανοίαις χειρα
γωγά και τα υποδείγματα, ούκ απόδειξιν, αλλά παράδειξιν έχοντα. 25
μήπω δε αποδεδειγμένου του προτεθέντος, αλλ' έτι το αμφίβολον έχον
τος, τα υποδείγματα πάντως περιττά και ανίσχυρα. όθεν τον μεν εκ
32 υ παραδεγμάτων λόγον ένταυθοί περατώσωμεν εν δε τοις εξής | εις αρ
χήν ετέραν τον λόγον αναγαγόντες, τίς η κατασκευή του δόγματος
συσκεψώμεθα.
2 δια του μέσου L , του om. V
3 s. ότε δε – φαμέν om. V
5 πρώτων L : προσώπων V
6 ως εκ προσεχούς V , εκ om. L
9 αρκεί σοι L , σοι om. V
13 σοι έχειν L , σοι om. V Ι λέγεις L ; λέγει V
15 ευρήσης comp. L : εύρήσεις V ; auctorem ipsum corrigere nolui
17 οικείως comp. L : οικείον V
20 ειπείν, ή διά μαρτ. L , ή om. V
21 και των επ. V : ή τ. ε. L | τάχα άν L
22 λυσιτελήση L : λυσιτελήσειε V
28 ένταυθοί : ενταύθα γε L (γε add. in mg. ut videtur)
LA CONCLUSIONE DEL CONCORDATO
FRA

LA SANTA SEDE E LA SERBIA

Sono ormai 18 anni che si pubblica questo nostro periodico con lo


scopo principalissimo di cooperare al ritorno delle Chiese Orientali
separate nel grembo della Santa Madre Chiesa Romana, ed insieme
al riavvicinamento dei popoli ortodossi alla S. Sede Apostolica, pres
sochè finora dominati dalla formidabile potenza moscovita . Arduo còm
pito questo , avvegnachè le congiunture dei tempi, in cui Leone XIII
lanciò la sua famosa Enciclica Orientalium dignitas Ecclesiarum 30 No
vembre 1894, alle Chiese Orientali separate per invitarle con paterno
caldissimo affetto all'unico ovile di Cristo, sembrassero promettere, quasi
per legge di ricorsi storici, un ' era di unione di pace e di concordia,
per il bisogno che sentesi da tutti quei popoli, i quali intendono se
guire il grandioso irresistibile progresso della moderna civiltà. Per la
qual cosa fin dal primo giorno che venne alla luce il Bessarione fondato
dall' immortale Pontefice Leone XIII, il quale ne volle a noi affidata
la direzione, benchè infervorati dal giovanile entusiasmo dell'Augusto
Vegliardo, non ci nascondemmo, per cullarci nelle illusioni d 'infon
date speranze, tutte le difficoltà enormi sotto qual si voglia rispetto ,
che questa pubblicazione di subito avrebbe incontrato nell' aprire i
primi solchi nel campo della sua azione. Con tutto ciò noi provammo
nei più profondi penetrali dell' animo un tenue si ma non con
fuso , anzi ben distinto sentimento di speranza e di fiducia per il
felice successo della grand'opera affidata alle nostre deboli mani. Il
tempo , pareva che così ragionasse il nostro cuore, il tempo risana
tante piaghe apparentemente ulcerate , della povera umanità ; demolisce
tanti e terribili impedimenti, che si oppongono al trionfo della verità ;
il tempo inaspettatamente ci arreca tali avvenimenti, che trasformano
uomini e cose, fa cadere istituzioni che si credevano incrollabili
ed eterne ; il tempo giudice incorrotto ed inappellabile, quando
le coscienze umane sonnecchiano e lo stupore irrigidisce le forze
sociali nell'affannosa lotta per la verità , impensatamente ad un tratto
chiama al rendiconto gli autori di opere e di atti, che sembravano
La conclusione del Concordato fra la Santa Sede e la Serbia 261
dover sfuggire, in terra, al sindacato dell' eterna giustizia. Quindi
allorchè scoppiò la guerra italo -turca, e da questa presero occasione
gli stati Balcanici insieme con la Grecia di sollevarsi e muover guerra
contro l'impero Ottomano ; e poscia gli uni contro gli altri da feroci
rivalità spronati cominciarono a combattersi, uno sprazzo di luce parve
che rischiarasse la nostra mente. Ecco, noi dicevamo, ecco giunto il
momento che cancellerà tutto il passato di cotesti popoli ortodossi ;
ecco il momento propizio di una compiuta trasformazione loro, non
pure nei riguardi politici e civili, ma benanco e più , nei religiosi ed
ecclesiastici. Cotesti piccoli, o certo poco grandi e sminuzzati governi
e popoli ortodossi, già fieri nemici della Chiesa Romana, alla quale
tuttavia forzatamente li richiamano le storiche origini loro ; tostochè
dalle loro vittorie avranno ricavato l'ambito bene della tanto sospirata
indipendenza ed autonomia, esultanti di poter finalmente uscire dalla
tutela delle grandi Potenze e di poter consolidare il frutto dei loro
trionfi costati tanto sangue, non tarderanno un istante ad emanciparsi
da quelle. Quindi per necessaria e logica conseguenza, i governi delle
popolazioni balcaniche, a rendere feconda la loro vita nuova di tutti
quei beni che porta seco la stabilità e l' incremento di uno stato che
per progredire ha bisogno di tutte le forze dei suoi sudditi, promulghe
ranno ampie e liberalissime leggi e fra queste la libertà di coscienza
e di culto . E poichè essi, i nuovi stati, quantunque finora avversi al
Papato , non possono non riconoscerne la potenza mondiale ed i be
nefici effetti che ne derivano, si adopreranno a favorire principalmente
i sudditi cattolici ed i loro religiosi interessi. Questi nostri sentimenti
esprimemmo già nel rispondere ad un altissimo personaggio , il quale
impensierito dagli avvenimenti della guerra balcanica c' interrogava
intorno alle conseguenze di essi pro o contro al cattolicismo. Queste
idee medesimamente, noi tornammo ad esprimere nel fascicolo 120 del
Bessarione sotto il titolo L 'ora presente e l' Unione delle Chiese e
nell'altro 126 col titolo L ' Unione delle Chiese Orientali con la Ro
mana e la formazione dei nuovi Stati Balcanici. In questo secondo
articolo segnatamente trattammo della Serbia, col ricordare che già
da qualche tempo i giornali parlavano delle intenzioni del governo
serbo di riannodare le sue relazioni diplomatiche con la Santa Sede.
Il nostro concetto era, ed è questo sempre, che l'avvicinarsi dei governi
e dei popoli ortodossi separati alla Chiesa Romana, anche dal solo
lato delle relazioni diplomatiche con la Santa Sede, debba ritenersi
come un atto di somma portata civile, ed in pari tempo il preludio di un
riavvicinamento , sebbene non ancora prossimo, dal lato dell'unione ec
clesiastica . Perciò ci fece profonda impressione, che un giornale ostile
262 N . Marini
per sistema, alla Chiesa Cattolica ed alla Santa Sede, riferendo le
notizie di un prossimo accordo o « convenzione » della Serbia con la
Santa Sede, ne giudicasse come noi, benefiche le conseguenze. Difatti
L ' Italie nel numero 135 del 15 Maggio corr . anno, dopo avere ripor
tata la notizia del concordato della Santa Sede colla Serbia , con
chiude così :
« Pour les serbes, dans les circonstances actuelles le fait de la
conclusion d'un concordat avec le Saint-Siège est un acte de haute
portée politique et le clergé orthodoxe serbe aurait bien tort s'il
l'entravait, obtenant ainsi le maintien d'une hégémonie étrangère qui
signifierait toujours le droit d'ingérence dans les affaires intérieures
du pays » .
Non minore impressione provammo nel trovare sul medesimo
giornale , che in questo fatto si mostra bene informato , il seguente
tratto, che si riferisce al ragguardevole plenipotenziario Serbo, che
firmò il concordato, come indi a poco i lettori vedrannno :
Une déclaration de M . Vesnitch .
M . Vesnitch , que nous avons pu joindre aujour d 'hui, après sa
visite au Vatican, a bien voulu nous autoriser à publier la déclara
tion que voici:
- C' est un très grand honneur pour moi d 'avoir pu apposer
ma signature au bas d'un document qui, j'en ai la ferme conviction,
marquera le début d'une ère particulièrement heureuse pour la paix
religieuse en Serbie .
« Notre gouvernement a considéré comme un devoir primordial
d'assurer à nos concitoyens catholiques le libre exercice de leur reli
gion . Aussi sommes-nous profondément reconnaissants au Chef vénéré
de l'Eglise catholique et à son éminent Secrétaire d 'Etat de la bonne
volonté avec laquelle ils ont répondu à la nôtre et collaboré avec
nous à l' établissement de la Convention qui a été signée aujourd 'hui.
« Laissez-moi ajouter que, dans ce geste qu 'il vient d 'accomplir
comme dans tous ses gestes diplomatiques, le gouvernement serbe
n 'a eu qu'un but: servir de son mieux les intérêts supérieurs de la
paix intérieure en Serbie .
« Et le fait que le Saint-Siège a consenti à signer ce Concordat
montre mieux que ne le feraient de longs discours, je crois, que nous
avons travaillé d 'un commun accord pour la religion, pour la religion
seule – et non contre qui que ce soit.
« Notre cuvre est une œuvre de paix » .
Ora, come bene ognun comprende, per noi riesce di soave sod
La conclusione del Concordato fra la Santa Sede e la Serbia 263
disfazione e conforto il poter constatare, che come le nostre speranze
da tanti anni concepite, e da non pochi derise quali illusioni ed utopie ,
così le nostre previsioni, che dalla formazione dei nuovi Stati Balca
nici, sarebbero quanto prima derivate utili conseguenze a pro della
Chiesa Romana, non siano più dei concetti astratti e chimerici, ma
fatti e realtà . L 'Osservatore Romano nel suo numero 171 del 25 Giugno
corr. 1914 , ha, nelle sue informazioni ufficiali, la seguente relativa al
concordato conchiuso fra la Santa Sede e la Serbia :
« Stamane, alle ore 11, nell'appartamento dell' Eño e Revño
Signor Cardinale Raffaele Merry del Val, Segretario di Stato, il pre
lodato Eminentissimo, quale Plenipotenziario di Sua Santità il Re
gnante Pontefice Pio X , e Sua Eccellenza il Signor Dott. Milenko R .
Vesnitch , quale Plenipotenziario di Sua Maestà Pietro I Re di Serbia ,
scambiati i loro rispettivi pieni Poteri e trovatili in buona e dovuta
forma, hanno proceduto alla firma del Concordato felicemente con
chiuso fra la Santa Sede e la Serbia. A tale solenne atto assistevano
gl' Illñi e Revñi Monsignori Eugenio Pacelli, Segretario della Sacra
Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari, e Nicola Canali,
Sostituto della Segreteria di Stato e Segretario della Cifra , l' Illño
Signor Dott. Avv. Luigi Bakotic , Deputato alla Dieta del Regno di
Dalmazia , ed il Rño Sig . D . Dionigi Cardon , Canonico Prevosto e
Vicario Foraneo di Taggia .
« Quindi il medesimo Plenipotenziario Serbo, accompagnato dai
suddetti Prelati, dal Dott. Bakotic , e dal Can. Cardon , è salito all'ap
partamento pontificio e , ricevuto dall'Illño e Revño Mons. Ranuzzi
de Bianchi, Arcivescovo titolare di Tiro , Maestro di Camera di Sua
Santità, è stato ammesso all'Augusta presenza del Santo Padre, e Gli
ha indirizzato un nobile ed acconcio discorso di circostanza, cui Sua
Santità si è degnata rispondere con elevate e paterne parole. Da
ambedue le Parti, insieme alle più vive felicitazioni per l' accordo rag
giunto , sono stati espressi fervidi voti, affinchè esso apra un' era di
amichevoli rapporti fra la Santa Sede e la Serbia , ed assicuri libertà
e benessere ai Cattolici del Regno.
« Finalmente l' Ecco Sig . Dott. Vesnitch, al quale nelle sale
dell'appartamento pontificio sono stati resi dai distaccamenti dei vari
corpi armati gli onori dovuti al suo grado, si è di nuovo recato ad
ossequiare l' Eño e Revño Signor Cardinale Segretario di Stato » .
Il testo del Concordato quale fu dato dai pubblici fogli, è il se
guente :
ART. 1 . La religione cattolica apostolica romana s' eserciterà li
beramente e pubblicamente nel regno di Serbia ,
264 N . Marini

Art. 2 . È costituita nel regno di Serbia una provincia ecclesia


stica , composta dell'archidiocesi di Belgrado [Bellograden .] la quale
ha la sua sede nella capitale del regno, e per territorio quello com
preso nei confini della Serbia quali erano prima dei trattati di Lon
dra e di Bucarest ; e della diocesi suffraganea di Usküb [Scopien .),
con sede in questa città , e che comprenderà i nuovi territori, i quali
passano dalla giurisdizione di Propaganda Fide al regime del diritto
ecclesiastico comune.
ART. 3. L ' arcivescovo di Belgrado e il vescovo di Usküb, alla
giurisdizione dei quali appartengono tutti i cattolici del regno di Ser
bia, dipenderanno, per gli affari ecclesiastici, direttamente e esclusi
vamente dalla Santa Sede.
Art. 4 . Sua Santità prima di nominare definitivamente l'arcive
scovo di Belgrado e il vescovo diUsküb, notificherà al governo reale
la persona di ciascun candidato , per sapere se esistono fatti o motivi
d ' ordine politico a loro riguardo.
Art, 5 . L ' arcivescovo di Belgrado e il vescovo di Usküb rice
veranno dal governo reale un assegnamento anno, il primo di 12 ,000
dinars, più un' indennità di 4000 dinars; il secondo di 10 ,000 di
nars ; e avranno diritto a una pensione uguale almeno a quella degli
impiegati di Stato , di pari stipendio .
Art. 6 . Il titolo ufficiale dell' arcivescovo di Belgrado e del ve
scovo di Usküb sarà : « Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore » .
Art. 7 . Prima di prender possesso, l' arcivescovo di Belgrado
e il vescovo di Usküb presteranno giuramento di fedeltà , in presenza
di un delegato del governo reale , secondo la formola seguente : « lo
« giuro e prometto dinanzi a Dio e sui santi Vangeli, obbedienza e
« fedeltà a Sua Maestà il Re di Serbia ; prometto di non prender
« parte ad alcuno accordo, di non assistere ad alcuna radunanza, di
« non favorire nè di permettere che il clero a me sottomesso cooperi
« a qualsivoglia iniziativa che tenda a turbare la tranquillità dello
« Stato » .
Art. 8. L ' arcivescovo di Belgrado e il vescovo di Usküb avranno
piena libertà nell'esercizio delle funzioni ecclesiastiche e nel governo
delle loro diocesi, e potranno esercitare tutti i diritti e le prerogative
del loro ministero pastorale, secondo la disciplina della Chiesa ; nelle
loro diocesi rispettive, da loro soli dipenderanno tutti i membri del
clero cattolico in quello che spetta l' esercizio del sacro ministero.
Art. 9. All'arcivescovo di Belgrado e al vescovo di Usküb ri
servasi, nelle loro diocesi, il diritto di creare perrocchie , d' accordo
col governo reale. Ad essi parimenti spetta il diritto di nominare i
La conclusione del Concordato fra la Santa Sede e la Serbia 265
parroci. Tuttavia , se si tratta di persone straniere, procederanno d 'ac
cordo col governo reale ; se si tratta di sudditi serbi, i vescovi si in
formeranno presso il Ministero competente, se esistano motivi o fatti
d ' ordine politico a loro riguardo.
Art. 10 . L ' istruzione religiosa della gioventù cattolica è di com
petenza in tutte le scuole, dell' arcivescovo e del vescovo, nelle loro
rispettive diocesi. Nelle scuole di Stato , sarà data da maestri di ca
techismo nominati di comune accordo dal vescovo e dal ministro del
l'istruzione pubblica e dei culti. I vescovi possono vietare l' insegna
mento religioso, anche nelle scuole di Stato , a quei maestri di cate
chismo che si mostreranno inadatti alla missione loro affidata, infor
mandone il ministro dei culti perchè si proceda ad altra nomina. Il
governo reale rimunererà i maestri di catechismo nelle scuole di Stato;
la qualità di parroco non è considerata incompatibile con quella di
·maestro di catechismo.
ART. 11. Per formare i giovani serbi chiamati al sacerdozio cat
tolico, sarà istituito , nella capitale o nei dintorni, un seminario cui
lo Stato somministrerà un ' equa dotazione annua, mentre sarà incari
cata la rispettiva autorità ecclesiastica di organizzarlo e governarlo se
condo le norme canoniche. In questo seminario si adotterà la lingua
serba come lingua d' insegnamento per le discipline non ecclesiastiche.
ART. 12. Il governo reale riconosce la validità dei matrimoni
fra cattolici e dei matrimoni misti, contratti in presenza del parroco
cattolico , secondo le leggi della Chiesa .
ART. 13. Le cause matrimoniali tra cattolici, e tra coniugi di
mista religione celebrato dinanzi al parroco cattolico, eccettuato quel
che riguarda gli effetti puramente civili, saranno giudicate dai tribu
nali ecclesiastici cattolici.
ART. 14. Il coniuge cattolico avrà diritto di stabilire che i fan
ciulli nati da matrimoni misti contratti dinanzi al porroco cattolico ,
siano educati nella religione cattolica.
ART. 15 . Negli uffici divini si canterà in lingua slava o latina ,
secondo le circostanze, la formola di preghiera pel sovrano : Domine
salvum fac Regem .
Art. 16 . Lo Stato riconosce che la Chiesa cattolica, rappresen
tata dalle sue autorità legittime per ordine gerarchico, ha una per
sonalità giuridica vera e propria, e gode la facoltà di esercitare i
diritti che le spettano.
Art. 17. La Chiesa ha il diritto di acquistare legalmente, di
possedere e di amministrare liberamente beni si mobili che immobili,
destinati a servire ai fini propri della Chiesa e dei suoi istituti nel
BESSARIONE – XVIII-2°- 3°.
266 N . Marini
Regno. Le cose acquistate da essa e dalle sue fondazioni sono invio
labili, come i beni privati dei cittadini dello Stato.
ART. 18. Le proprietà della Chiesa potranno essere assoggettate
alle imposte pubbliche, come i beni di altri cittadini, eccetto però
gli edifici destinati al culto divino, i seminari e le case dei vescovi
e dei parroci, che saranno esenti da ogni tassa e non potranno mai
essere destinati o adibiti ad altro uso.
Art. 19. I sacerdoti e i chierici, secolari e regolari, non po
tranno essere obbligati ad esercitare pubblici uffici che potrebbero es
sere contrari al loro sacro ministero e alla vita sacerdotale.
Art. 20 . Se nell'avvenire sorgesse qualche difficoltà circa l' in
terpretazione dei presenti articoli, o su questioni che per caso non
fossero contemplate in essi, la Santa Sede e il governo reale proce
deranno di comune accordo alla ricerca di un' amichevole soluzione,
in armonia col diritto canonico.
Art. 21. La presente Convenzione entrerà in vigore immedia
tamente dopo la sua ratifica per parte di Sua Santità il Sommo Pon
tefice e di Sua Maestà il Re di Serbia .
ART. 22. Le ratifiche saranno scambiate a Roma nel minor tempo
possibile.

Per fermo fra le tante angustie, dopo tanti sacrifici che ci pro
cura da 18 anni la pubblicazione di questo periodico da noi sostenuta
a tal prezzo unicamente per la gloria di Dio , il bene della Santa
Chiesa Romana e della riconoscente memoria dell’ augusto fondatore,
egli è per noi un colmo di gioia l'avvenimento del conchiuso con
cordato fra la Santa Sede ed il regno di Serbia ; avvenimento questo
che ridonda a sommo merito ed onore del Regnante Pio X e del suo
abilissimo cooperatore, il Cardinale Merry del Val, Segretario di Stato.
Non ci pare che potremo essere giustamente censurati, come pre
suntuosi e millantatori, se non esiteremo nel dire che la modesta ma
insistente opera del nostro Bessarione nel non breve corso di 18 anni,
abbia contribuito a dissipare, in quelle contrade orientali, molti pre
giudizi, a smussare molte angolosità , ad attutire molti rancori dei
nostri fratelli separati verso la Santa Chiesa Romana, ed anche a de
stare qualche scintilla di affetto e di stima per la veneranda Sede del
Principe degli Apostoli.
Di qui naturalmente scaturisce una riflessione, che sottomettiamo
ai nostri lettori ed insieme a tutti coloro che sinceramente amano la
Santa Chiesa Romana, e ardentemente sospirano l'avventurato giorno,
La conclusione del Concordato fra la Santa Sede e la Serbia 267
in cui la parola del Divin Maestro « fiet unum ovile et unus pastor »
abbia a compiutamente verificarsi. Questa riflessione, eccola : quale
non sarebbe mai l' efficacia e la portata dell'opera del periodico
Il Bessarione qualora fosse aiutato e sostentato poderosamente dai
cattolici, mentre , non ostante gli scarsi ed incerti mezzi, soprattutto
finanziari, di cui ora dispone, è riuscito già a rendere non pochi ri
levanti servigi alla nobile causa dell' Unione delle Chiese !

**
*

Nel corso di questo articolo abbiamo accennato alla legge storica


dei ricorsi secondo la teoria del celebre Giambattista Vico, nel toc
care dell'origine prettamente cattolica e romana della nazione serba.
Per illustrare la verità storica di questa origine ed insieme a far
meglio comprendere l' importanza dell' atto solenne interceduto tra la
Santa Sede e la Serbia, noi qui appresso riassumiamo rapidamente,
soprattutto nei rapporti cronologici, la conversione dei Serbi alla fede
romana e le vicende di essa in mezzo agli eventi di quella nobile e
grande fra le nazioni slave.
Le stirpi serbe, passando coi Croati la Drava, s'erano stabilite
fin dal VII secolo press'a poco nelle stesse regioni che occupano
ora, ad est del Vrbas, e non molto dopo (al dire del Porfirogenito
sotto lo stesso Eraclio ), cominciò l'opera della loro evangelizzazione,
che dopo varie vicende, può dirsi come compiuta ai tempi di Basilio
il Macedone († 886 ). Il cristianesimo romano, tornava così a fiorire
anche in quelle regioni, da cui i molti e nuovi invasori barbarici già
da gran tempo avevano espulso le generose razze traciche, le quali
videro i natali del primo Cesare Cristiano, udirono la dotta parola
di Niceta da Romaziana, e si erano gloriosamente illustrate nelle ul
time persecuzioni.
E nei primissimi tempi, romana non solo di fede, ma pur di ge
rarchia fu la Serbia, appartenendo essa, come parte dell' Illirio , al pa
triarcato di Roma ; ma ben presto l' arbitrio di Leone l' Isaurico (733)
strappò con l' Illirico orientale l'attuale Serbia da Roma, sottomet
tendola ai prelati di Bisanzio . Pure, anche durante questo tempo, Roma
mostrò costante sollecitudine di essa , e mediante i finitimi vescovi,
specie quelli di Spalato , grande cura ebbe perchè anche gli slavi di
quelle regioni « figli specialissimi della santa Romana Chiesa » , -
come li diceva Giovanni X (1) si serbassero in vivente comunione

(1) Markovic, Gli slavi e i papi, p. 37.


268 N . Marini
con la Sede di Pietro , mentre il patriarcato di Costantinopoli lascia
vali in umiliante abbandono.
Col XII secolo la Serbia cominciò a rivendicare la sua indipen
denza da Bisanzio , e a costituirsi in nazione e in chiesa autonoma;
opera fu questa del giupano Stefano Nemanja , battezzato e educato
nel rito latino ; il quale principe, se, politicamente, sembrò accostarsi poi
(dal 1159) più a Bisanzio , non mai però rinunziò alla dottrina di Roma,
per appigliarsi alla scismatica di Fozio e del Cerulario ; chè anzi tanto
egli quanto suo figlio Stefano, come questi asserì in una lettera al
papa Innocenzo III, intesero attenersi alla dottrina di Roma e restarvi
fedeli coi loro popoli, e molte prove, come narrano gli storici, die
dero della loro pietà verso di questa antica madre ( ).
Già però con questo re Stefano, detto « primo-incoronato » , sima
nifesta chiaramente un funesto dualismo di tendenze, fin nella famiglia
dinastica : ed è infatti tipico il vedere quasi nello stesso anno (1218 .
1219) i due fratelli, l'uno, Stefano, domandare e ottenere dal papa
Onorio III la corona, da cui egli tolse il nome; l' altro , Sawa, impe
trare da Bisanzio scismatica l' istituzione della gerarchia ecclesiastica
nazionale . Nella seconda metà del secolo XIII la causa dello scisma
faceva grandi progressi ; non v'era più clero latino, e neppure catto
lico in quelle parti, e i sovrani non trovarono quindi ostacolo a orien
tarsi sempre più decisamente verso Bisanzio , Dopo una non breve
alternativa di rotture e riannodamenti direlazioni con la S . Sede, nel
qual periodo di tempo rifulse in tutta bellezza la pietà cattolica della
regina Elena († 1307), durante la tristissima captività d'Avignone, ad
opera dello scaltro e sleale re Milutin (1202- 1321) lo scisma fu com
piuto e si inaugurò anzi l'epoca delle persecuzioni, interdicendosi in
Serbia il rito latino e vessandosi in tutti i modi i cattolici. E il primo
legislatore del regno, lo czar Duscian il Potente, faceva inserire nel
codice (1349- 1354 ) questi articoli di proscrizione:
« Art. 6 . A motivo dell' eresia latina e di coloro che attirano
gli ortodossi cristiani al latinismo, il patriarca e i metropoliti coi
vescovi insieme, per ordine dello czar (ca nobertHiemb LapCKHM ),
devono insegnare a questi la dottrina ( ecclesiastica) e la sacra Scrit
tura, per ricondurli alla ortodossa nostra fede e al vero cristianesimo.
Se qualcuno non vorrà obbedire e ritornare all'ortodossia , sia punito,
conforme sta scritto nella Legge dei santi Padri ; e l'ortodosso czar
deve estirpare dai suoi Stati ogni eresia . A quelli che non vorranno
convertirsi, siano confiscati tutti i beni; al contrario , a quelli che si

(") Id. pag. 321- 331.


La conclusione del Concordato fra la Santa Sede e la Serbia 269
assoggetteranno alla fede ortodossa siano ridonati. Gli ortodossi preti
eretici, i quali distolgono la gente dall'ortodossia, siano arrestati e
condannati ai lavori duri delle miniere, ovvero mandati in esilio : le
chiese poi eretiche siano santificate e date ai sacerdoti ortodossi, af
finchè insegnino ai traviati a convertirsi alla vera nostra fede.
« Art. 7 . La grande Chiesa inoltre, istituirà protopresbiteri in
tutte le città, luoghi e villaggi, per convertire i cristiani dall’eresia la
tina, dove qualcuno di quelli si fosse pervertito ; insegnando loro ogni
domenica nelle chiese i precetti ecclesiastici, affinchè ogni cristiano si
converta all'ortodossa e vera religione, comandata dagli apostoli e dai
santi Padri.
« Art. 8 . Se si troverà che un prete latino perverte un cristiano
(attirandolo ) alla Chiesa latina ; dovrà essere castigato , conforme alla
prescrizione dei santi Padri.
« Art. 9. E se si troverà che un eretico abbia preso in moglie
una cristiana ; se ciò ha fatto occultamente, egli deve diventare cri
stiano (JIa ce uma noKPTUTU y XpicriahcTBO) : se non si fa cristiano,
dovrà essergli tolta la moglie e i figli e tutta la casa ; ed egli sia
condannato alla deportazione.
« ART. 10. Inoltre se verrà scoperto qualche eretico domiciliato
tra i cristiani, gli sia abbruciata la faccia, e poi venga bandito ; e se
qualcuno avesse da nasconderlo , anche lui debba sottostare alla me
desima pena » .
Ben si intende che questa defezione, come consentono gli storici,
fu non ultimo coefficiente della ruina che incolse fulminea lo stato
serbo : non erano infatti passati vent'anni che la sanguinosa sconfitta
della Maritza (26 sett. 1371) apriva ai Turchi le porte della Serbia,
la quale definitivamente soccombeva al loro giogo dopo la giornata
di Kossovo (1389) perdendo ogni esistenza politica. Anche il Safa
rîk (1) riconosce che « ove la Serbia avesse voluto sinceramente ade
rire alla religione cattolica, riconoscendo la supremazia spirituale del
romano pontefice » e conservandosi quindi in vitale comunione di in
teressi con l'occidente cattolico « non le sarebbero per avventura man
cate forze e mezzi per opporsi all' invadente islamismo » .
Non è ora nostro compito descrivere le vicende del patriarcato
ortodosso , umiliato sotto il giogo turchesco , sino all' abolizione fattane
nel 1766 per decreto del sultano Mustafà II, a favore dell' « avara
povertà » dei greci del Fanar. Solo ci giova ricordare che spesso,
anche già nel 1458 la parte più sana della nazione si accorse che nel

(5) Storia della letteratura slava, III p . 37 .


270 N . Marini

ritorno al cattolicismo era speranza di libertà patria e religiosa , ma


che tale iniziativa, presa anche dalla regina Elena Paleologos, fu fru
strata appunto dal clero scismatico « che preferiva darsi spontanea
mente nelle mani dei Turchi, anzichè andare debitore al papa della
propria indipendenza » (1). E i Turchi stessi ben erano consapevoli
di ciò , e appunto ad impedire tale disegno, sostituirono al patriarcato
nazionale la autorità del Fanar, degno strumento della tirannia otto
mana, per la quale, com ' è noto, tenacemente tenne, anche durante
l'epica lotta di indipendenza (1804 - 1817) .
Liberatasi da tale ignominiosa schiavitù nel 1878 , cadde però
l'ortodossia serba sotto la rigida tutela moscovita , la quale vi impose
per lungo tempo una esosa intolleranza contro il cattolicismo romano.
Così lo stesso statuto del 1901 art. 3 nello stesso momento che san
civa « illimitata indipendenza religiosa » aggiungeva « È severamente
proibito ogniatto diretto a diminuire la religione di Stato , ch ' è l'or
todossa orientale, e segnatamente il proselitismo ». È poi noto che tutti
i nobili sforzi del vescovo Strassmayer di Djakovar non riuscirono ad
ottenere che in tutta la Serbia si potesse erigere una sola chiesa pei più
che 25000 cattolici che vi abitano, e volendosi egli recare a Belgrado
per visitarvi il suo gregge, i giornali, specialmente russi o russofili
violentemente l'aggredirono, provocando l' interdizione del governo.
Tra gli altri il ministro Ristić faceva scrivere nell'Ustavnovst :
« O che proprio adesso sia giunto il tempo che la Chiesa latina
in Serbia, dalla condizione di tollerata si sollevi al grado di Chiesa
riconosciuta ? Che significa ciò , e dove va a far capo ? Noi riteniamo,
e tale è il convincimento di ogni serbo, che il nostro interesse esige
s ' impedisca con tutti i possibili mezzi qualunque progresso e l'invi
gorire della Chiesa latina in Serbia . Ad essa deve bastare che sia tol
lerata : imperocchè se si possono comportare le altre religioni e Chiese
cristiane, dobbiamo sommariamente guardarci dalla Chiesa latina e
dai suoi rappresentanti, qual'è lo Strossmayer. L ' intollerante Chiesa
latina non ha diritto neppure ad essere sopportata , e moltomeno può
pretendere di salire al posto di Chiesa riconosciuta » .
I molti passi fatti dalla S . Sede, per arrivare ad una conven
zione, erano tornati sempre a vuoto. Nel 1892 il nunzio apostolico di
Vienna, Galimberti, consegnò all'ambasciatore serbo una nota , con cui
la S . Sede chiedeva si facesse un concordato sulla medesima giuri
dica base onde fu stipulato il concordato col Montenegro ; e si rico
noscesse ai missionarii cattolici in Serbia quella posizione legale che
(1) MARKOVIC , op . cit. p . 391.
La conclusione del Concordato fra la Santa Sede e la Serbia 271

godono i missionari in Oriente. Il signor Simic trasmise la nota al


proprio governo, e questo rispose che la Serbia non trovava neces
sario di devenire a un concordato colla Sede romana, nè vedeva ra
gione di concluderlo, « poichè in Serbia di cattolici non ve ne ha,
tolto quel pugno di forestieri che vivono a Belgrado, a Sabaz e
a Nis, ed eccettuati quei singoli che trovansi sparsi in altri luoghi;
i quali, del resto , nello stringere maritaggi e per il battesimo della
prole, non vorrebbero assoggettarsi alle leggi serbiane civili ed ec
clesiastiche. L' esempio del Montenegro - continuava a osservare il
gabinetto di Belgrado – non calza, perchè quello Stato acquistando
Antivari trovò ivi stabiliti i cattolici, i quali avevano il proprio clero
e la gerarchia propria, D 'altronde il principe Nicolò , come sovrano
indipendente, ben era padrone di fare ciò che gli sembrava più con
veniente. Quanto ai missionari, il governo serbo opinava che essi in
Serbia sarebbero fuor di luogo. Che farebbero in Serbia cotesti mis
sionari, quando, all'infuori di 4000 israeliti e pochi maomettani, in
tutto il regno non vi ha eterodossi che non credono in Cristo Sal
vatore, ai quali sarebbe necessario di far abbracciare la religione cri
stiana ? » Quest'ultima ragione il governo la puntellava coll’autorità del
Metropolita Michele , dicendo che ancor lui era del medesimo avviso .
Il nunzio non potè essere contento di simile risposta , e pregò il gabi
netto austriaco a interporre la propria influenza. L 'Austria , per mezzo
del barone Thömel, suo ambasciatore a Belgrado, mandò al governo
serbo una nota verbale nel senso della richiesta del nunzio ; ma non
si ottenne nulla . Fu risposto al Thömel che il governo era pronto a
permettere a coloro che fossero cittadini serbiani,ma non altri, di co
struire, se lor piacesse , a Belgrado, o dove mai volessero, una Chiesa
cattolica .
Ciò non ostante – scriveva nel 1897 – il Marković, da cui
togliamo questi particolari « Non pertanto , se tutti gli indizi non in
gannano si avrà in un non lontano avvenire un concordato della
S . Sede colla Serbia . Il cattolicismo, ottenendo per tal via una posi
zione legale, ripiglierà le tradizioni di una volta , e forse con più pro
spero successo, e con una forza di attrazione meglio sviluppata.
Chi sa che esso non sia , come il granello di senapa, destinato
a divenire un albero grande e che gli uccelli del cielo non si ridu
cano al coperto ne' suoi rami? »
Questi indizi, che già coglieva nel 1897 l' acuto storico, si sono
in seguito accresciuti e divenute cause imperiose. Già la sostituzione
alla casa degli Obrenovic della dinastia dei Karageorgevic, memore
degli ostacoli durissimi frapposti dal moscovitismo e dal fanariotismo
272 N . Marini
alle patriottiche iniziative del suo protostipite, il principe Giorgio Pe.
trovic (1807 - 1813), costituiva all'occhio d 'un osservatore esperto, il
levarsi ben manifesto d 'un ' alba migliore per la nazione e per la re
ligione. In seguito l' esito fortunato della grande guerra, la quale ac
cresceva senza misura il numero dei sudditi cattolici del re Pietro,
doveva, come abbiamo ripetutamente accennato, rendere imperiosa e
urgente la necessità dell'accordo felicemente compiuto.
E a noi non resta , chiudendo questo rapido riassunto , che ripe
tere il felice augurio del Marković : « Il cattolicismo ripiglierà le tra
dizioni d'una volta, e con più prospero successo, diverrà un albero
grande, al cui coperto si ridurranno gli uccelli del cielo » . Augurio,
lo ripetiamo, felice anche per la prosperità della nazione, che Iddio
ci conceda di veder ricondotta alle prime e salutari fonti, donde, come
la storia insegna , essa attinse la sua generosa vita .
S . MARIA IN DOMNICA VOLGARMENTE
DELLA NAVICELLA

Fra tutte le chiese di Roma, officiate da preti orientali, quella


di S . Maria in Doinnica , comunemente detta la Navicella , tenuta dai
monaci basiliani di rito greco fin dal 1734, è la più bella e la più
importante che merita di essere segnalata a tutti gli amatori di cose
religiose e di antichità cristiana.
Essa sorge in quella parte del Monte Celio, ove una volta i ric
chi patrizi romani avevano scelto la loro dimora, compresa quella dei
Valerii, i quali convertiti al cristianesimo, eressero quivi un ospedale
per i poveri infermi; come pure, sotto l' impero di Cesare Augu
sto, il locale occupato oggi dalla basilica era adibito come quartiere
dei militi stranieri incorporati nelle legioni romane. Più tardi, una
tradizione, peraltro attendibile , ci fa sapere, che una nobile matrona
di nome Ciriaca, forse nipote dell'imperatore Vitellio , acquistò quel
quartiere e lo ridusse in rifugio di Cristiani perseguitati, che prese
poi il nome di Asilo dei Santi Martiri. In questo stesso luogo fu
ospitato S . Lorenzo, quando giovinetto venne in Roma ; e ordinato
arcidiacono dal Pontefice S . Sisto II, cominciò a spiegare la sua at
tività in sollievo dei poveri e degli infermi; e fra le persone da lui
beneficate, fu la stessa matrona Ciriaca, che mediante la seguente
preghiera del Santo : « In nomine Domini Iesu Christi imponam ma
nus meas super caput tuum » , fu immediatamente liberata da un mal
di capo che la tormentava continuamente (').
Due secoli più tardi, questa veneranda casa della nobile matrona
romana, fu da S . Silvestro Papa, consacrata in chiesa ; e nel 494 il
Papa S . Gelasio I, vi pronunziò un bellissimo elogio in onore della

(1) Nell'abside della chiesa, sotto la rappresentazione mosaica, un affre


sco allude a questo fatto miracoloso , raffigurando il S. Arcidiacono in atto
di pregare, con le mani estese sul capo della S . Matrona genuflessa.
274 B . Cattan

Vergine ; e cinque anni dopo, il Papa Simmaco vi aggiunse l'allego


ria della Nave , così:
Ave mercibus onusta ,
Puppis alacris augusta;
Salve anchora, quae firmas
Mentes hominum infirmas.

Quanto poi alla denominazione di S. Maria della Navicella, è do


vuta ad una piccola nave di marmo posta sulla piazza, di fronte alla
chiesa, che Leone X fece togliere, collocandone un ' altra malamente
copiata dalla prima, che si vede tutt'ora. Circa quella originale , l'Ar
mellini ci fornisce le seguenti notizie. « Il Saverano, dice egli, par
lando dell'antica navicella, fa supporre che fosse qui posta dal capi
tolo di S. Pietro in Vaticano, quasi come segnale di dominio, impe
rocchè esso capitolo possedeva questa parte del Celio , e particolar
mente la chiesa di S. Tommaso in Formis, Il Martinelli poi dice che
la navicella suddetta fu posta in questo luogo a causa di un voto.
Comunque sia , è certo che non s'incontrano documenti anteriori al se
colo XVI, i quali chiamino la contrada col nome della Navicella » C ).
Così pure, l'antica denominazione precostantiniana dominicum poi do
minica, è incerta . Chi vede in essa una traduzione latina da quello
greco Kuplaxń ; chi meglio afferma essere abbreviazione della frase
in dominio ( Ciriacaej, come in dominio Clementis ; cioè a dire la
chiesa che trovasi nel terreno apparteneva a Ciriaca ad a Clemente .
Comunque sia è l'unica chiesa che ha conservato, attraverso i secoli,
la denominazione antica dominicum .
Nell' 817 essendo ridotta la chiesa in cattive condizioni per l' in
giuria dei tempi, il munifico Papa Pasquale I ordinò il ristauro com
pleto di essa e l'abbellì con un magnifico musaico absidale, rappre
sentante la Madonna Madre di Dio. La Vergine seduta su di un
cuscino rosso posto sopra un aureo trono, ha nel suo grembo il divin
Bambino, che stringendo con la sinistra un rotolo, benedice con la
destra. Una schiera di angeli vestiti di tunica e pallio fanno ala alla
Madre di Dio , che stende la destra verso il Papa Pasquale I pro
strato ai suoi piedi. Egli è vestito di tonaca biancă, stringe con ambo
le mani il piede destro della Madonna in atto di baciarlo ; e sotto la
rappresentazione è posta in fascia azzurra e con caratteri d'oro la se
guente iscrizione :

© V . Le chiese di Roma del sec. IV al XIX di MARIANO ARMELLINI,


Roma 1891, pag . 501.
S . Maria in Domnica 275

ISTA DOMUS PRIDEM FUERAT CONFRACTA RUINIS


NUNC RUTILAT IUGITER VARIIS DECORATA METALLIS
ET DECUS ECCE SUUS SPLENDET CEU PHOEBUS IN ORBE
QUI POST FURVA FUGANS TETRAE VELAMINA NOCTIS
VIRGO MARIA TIBI PASCHALIS PRAESUL HONESTUS
CONDIDIT HANC AULAM LAETUS PER SAECLA MANENDAM

Ai lati dell'abside si ammirano due belle colonne di porfido ,


oltre le 18 colonne di granito, pregevoli per la loro rarità , che or
nano i due lati della chiesa. Il Cardinale Ferdinando De Medici, ti
tolare di detta chiesa, ordinò la costruzione dell'elegante soffitto d 'in
taglio della nave di mezzo , pieno di figure simboliche intorno alle
Litanie Lauretane, nel mezzo lo stemma Medici con la seguente iscri
zione : FERDINANDUS MEDICES CARD. TEMPLI ORNAMENTO MEMO
RIAEQUE LEONIS X RENOVANDAE FECIT PII V ANNI PRIMO.
Il fregio che ricorre attorno attorno alla nave maggiore, scrive
l'Armellini, viene attribuito da molti a Giulio Romano, aiutato da
Pierin del Vaga, ma sonovi di quelli che nella esecuzione riconoscono
la mano di quest'ultimo pittore, e però pensano che il primo non
avesse parte che all'invenzione dell'opera . Leone X , prima della sua
assunzione al trono pontificio, qnando era ancora Titolare di detta
chiesa, ordinò l' erezione del portico con bellissimo disegno di Mi
chelangelo Buonarroti decorandolo con le sue armi, e sulla facciata
della chiesa fece incidere questa epigrafe : « Divae Virgini Templum
in Domnica dirutum lo. Medices Diac. Card. instauravit » .
Questa chiesa per la sua importanza storica era collegiata
quando Clemente XII, di s. memoria, nel 1734 ne faceva dono ai
monaci basiliani cattolici del Monte Libano della Congregazione di
S. Giovanni Battista , (') che hanno saputo mantenere ed ancora man
tengono la Basilica all' altezza del suo valore religioso ed artistico ( ).
* **
L 'occasione di tracciare questa breve memoria dell'antica diaco
nia di Santa Maria in Domnica fu pôrta al nostro ch. collaboratore
P. Basilio Cattan , Procuratore dei Monaci Basiliani in detta chiesa,

(") Nel 1829 questa Congregazione fu divisa in due, l'una comprende


soltanto gli Aleppini della diocesi d'Aleppo , mentre la seconda, detta bala
dita , accetta da qualunque paese eccetto Aleppo. D 'allora in poi tutti i mo
Dasteri con i relativi beni furono divisi in parti uguali, eccetto la Procura in
Roma che rimase indivisa , e per questo due sono i procuratori in detta pro
cura ciascuno dei quali rappresenta la sua propria Congregazione.
276 B . Cattan
per il lieto avvenimento della nomina del nuovo titolare di essa , l'E
minentissimo Cardinal Scipione Tecchi (1). Con ragione il nostro col
laboratore ha voluto ricordare al novello Porporato le glorie del suo
Titolo , affinchè questi, romano di nascita, fine conoscitore ed estima
tore dei monumenti d'arte religiosa, si senta infiammare d'un più vivo
affetto e di più profonda venerazione per la sua nobilissima Diaconia .

N . d. R .

(1) L'Eño fin dal principio della pubblicazione è abbonato al Bessarione.


CRONACA LEVANTINA (* )

Vessazioni turco -greche in Asia Minore. - Proteste, chiuse


le chiese e le scuole Greche. – Fine della vertenza . –
Il Patriarcato Greco soddisfatto .

La Chiesa Greco-dissidente di Turchia versò, nei mesi scorsi, in


gravi angustie . Causa principale di tali disturbi furono le vessazioni,
le persecuzioni e le rapine fatte dagl' emigrati Turchi Macedoni ai
Greci sudditi ottomani, dimoranti nelle belle e fertili pianure dell'Asia
Minore. Questa regione, per quanto sia stata dalla natura arricchita
di variatissimi prodotti e di naturali bellezze , per quanto sia allietata
da un dolce clima e da un sole che sempre le sorride, altrettanto
si trova in continua discordia nei suoi abitanti. È l' elemento musul
mano che non può riconciliarsi mai col cristiano, sono secolari le
mutue recriminazioni, come secolari sono le reciproche vendette e le
rivincite da una parte e dall' altra.
L 'attuale lotta poi è un' eco, anzi un naturale corollario della
guerra turco -balcanica . La Macedonia e la Tracia fu divisa tra le
quattro potenze balcaniche belligeranti: la Grecia , la Bulgaria, la
Serbia ed il Montenegro . Gli abitanti musulmani di quelle regioni
all'arrivo dei nuovi padroni si trovarono a disagio . Vi fu anzi chi
scrisse che i vincitori usarono il sotterfugio dell'istrice per far uscire
la talpa dalla tana ; tanto punzecchiò che la fè uscire. Ed i Turchi
della Macedonia e della Tracia partirono a frotte , colle loro masse.
rizie, con quanto potevano trasportar via . Si contano più di 300 .000
gli emigrati Musulmani. Da Salonicco s'imbarcavano direttamente
per l’Asia Minore, quei della Tracia arrivavano a Costantinopoli, si
accampavano nella piazza della stazione Sirkedj, ove li vedemmo coi
propri occhi, a migliaia, ed anche questi andarono a raggiungere i
primi nella Asia Minore.

(*) Siamo lieti di aver potuto assicurare per il nostro Periodico una cor
rispondenza dall’ Oriente, da parte di un dotto ed esperimentato Missionario.
N . d. R .
278 Cronaca Levantina
Ma questa regione era abitata, i suoi terreni e le sue campagne
avevano i loro proprietarii quasi tutti Greci, ma sudditi ottomani.
Allora incominciò la rivincita pei Turchi, essi usarono il metodo del
l' istrice; quindi l' elemento greco si vide perseguitato , privato dei suoi
beni, derubato nel suo bestiame. Perchè aspettare di più , perchè ri
manere forse in pericolo della vita ? La decisione fu presa e l' esodo
delle famiglie Greche cominciò in piccole proporzioni da principio,
in grandissime di poi. A Smirne arrivarono da 30 a 35 mila fug.
giaschi, 30 .000 incirca si rifugiarono nell' isola di Metelino, si rico
verarono a Scio più di 20.000 . Da Atene si scrive che in Grecia
arrivarono sin 'ora dalla Tracia circa 80.000 profughi greci, e dall'Asia
Minore più di 120.000 (-). Essi erano provenienti da Fokia, Aidin ,
Sokia, Efeso , Thira ,Pergamo, Brussa,Kranied altrelocalità.Mavifurono
anche uccisioni, ferimenti, minaccie dimorte. A Fokia fu ucciso il prete
colla sua papadia ed un venti cittadini, altrettanti furono i feriti.
Il « Tachidromo » di Costantinopoli, racconta : « Il Protosincello
del Metropolita di Efeso , che dimora tra noi da giorni, dopo aver
detto che non solo Adramiti ma anche Pergamo fu abbandonata dai
suoi abitanti Cristiani, aggiunge che passando egli, tra Kimiri ed
Adramiti in carrozza col proprio Metropolita, incontrò alcuni di quei
malvagi reazionarii, i quali li arrestarono intimando loro che apris
sero le valigie. Trovata la croce delle benedizioni del valore di circa
mille franchi (40 lire turche) e vedendo in essa l' immagine di Gesù
Cristo, con coltelli la ruppero e la ridussero in pezzi » . Ogni Me
tropolita fece il suo rapporto al Patriarcato , specie quello di Krani,
ove partirono in massa quasi tutti i Cristiani. Il Patriarca ripetuta
mente protestò presso la Sublime Porta, ma il male continuava. Fu
mandato un diacono per incoraggiare il Metropolita e la popolazione
di Krani, ma fu inutile ; tutti partirono ed il Metropolita, restato senza
ovile, si rifugiò a Smirne.
* *

La posizione era oramai insostenibile ; dopo ripetute proteste


presso il Governo turco, rimaste senza effetto, unitosi il consiglio
misto del Patriarcato fu deciso di chiudere tutte le chiese e le scuole
greche dell'Impero Ottomano in segno di grande protesta. Come
difatti avvenne. Ma bisognava pure amministrare i Sacramenti. Il
Patriarca con l'enciclica , che ordinava la chiusura delle chiese, ag
giungeva quanto segue: « Occorrendo necessità di una cerimonia fu

(") ’Auároela giornale quotidiano di Smirne, mese di Giugno.


Cronaca Levantina 279
nebre, un sol prete senza cantori e senza ecclesiastica pompa, accom
pagnerà il cadavere dalla casa in chiesa , e di là, senza canti, dicendo
solo il « Trisaghion » (Toloáylov) parta e vada sino al luogo della
sepoltura in silenzio » .
« Accadendo un gran bisogno di amministrare il Santo battesi
mo, ovvero la SSña Comunione, similmente un sol prete privatamente
lo faccia, ed il battesimo si somministri in casa senza pompa e non
in chiesa » .
Certo che tali misure non rimangono senza effetto in Turchia.
Per quanto il Governo turco possa dire: Chiudetevi pur le chiese , a
me non cale, pure nasce sempre un generale fermento nella popola
zione; gli stessi Turchi ben pensanti s'intromettono per porre fine
all'anormale posizione. Intanto i Metropoliti delle diverse diocesi for.
mano continui ricorsi al Ministro dei Culti, al Ministro dell' Interno
Talat Bey ; il Metropolita Crisostomo di Smirne, il più battagliero
fra tutti, quello di Efeso , quello di Krani senza ovile . .. . un dopo
l' altro spingevano il Governo a prendere misure energiche onde met
ter fine a queste persecuzioni contro i Greci in Asia, presentando nuovi
rapporti sui nuovi fatti di rapine e di sangue. Talat Bey dapprima pro
mise di provvedervi, ma poi decise di fare egli stesso una gita sul luogo
onde esaminare de visu la posizione. Si formò anche una commissione
internazionale di dragomanni che esaminassero sul posto i fatti.
Intanto il Patriarca vedendo che nulla si faceva presentò una
solenne e vibrata protesta domandando quanto segue :
« 1.º che sieno rimessi nelle loro abitazioni i profughi Greci.
2.º che siano loro restituite le proprietà.
3.º che si dia un indennizzo relativo .
4.º che si ponga termine al boicottaggio commerciale contro i
Greci, e che sieno liberati tutti i prigionieri.
5 .º che si dia una garanzia per l'avvenire.
6 .º che si formi una commissione mista (di Greci e di Turchi)
per rimettere a posto i profughi » .
A questa solenne ed ufficiale petizione il Governo Ottomano
doveva rispondere e rispose sempre con diplomazia fina-turca. Mandò
al Patriarcato il Segretario di giustizia e dei culti Bacha Bey , il quale
domandò di vedere il Patriarca ; questi, che trovavasi in consiglio
con alcuni Metropoliti, si affrettò di entrare nel suo gabinetto e in
trodusse Bacha Bey . Il Segretario tolse dalla saccoccia un foglio e
lesse : « Il Governo Ottomano ebbe notizia della decisione di V . B .
sulla chiusura delle chiese in seguito alla posizione anormale dell'ele
mento Greco in Tracia e nell'Asia Minore. Il Governo ha preso tutte
280 Cronaca Levantina
le misure volute per il miglioramento della condizione attuale, già fin
da quando ebbe notizia degli avvenuti lamenti, come risulta dalla
stessa gita di Talat Bey sul luogo stesso , ove successero i deplorabili
fatti ; sembra però che il Patriarcato abbia prese tali decisioni, senza
conoscere le misure prese dal Governo a tal uopo » . In altri termini:
era inutile la vostra chiusura delle chiese mentre il Governo provvide
a tutto , e come? e quando ?
** *
Intanto Talat Bey continuava la sua ispezione minuziosa sul
luogo ; egli diede dapertutto ordini severissimi, imprigionò i più col
pevoli, e fece quello ch ' era più importante , pensò cioè di ricoverare
meglio i profughi turchi affinchè non dessero fastidio ai Greci. Retti
ficò un po ' le notizie di massacri, di rapine e di usurpazioni da parte
dei turchi. A Krani ove si diceva non esser rimasto più un Cristiano,
egli trovò 13 famiglie e 18 senza famiglia . In altri luoghi chiamò la
popolazione cristiana e domandò loro che male avevano ricevuto ;
nulla , risposero, ma la paura di massacri ci spaventò e partimmo (1).
Dall'altra parte la stampa turca cercò di attenuare la gravità dei fatti.
Il « Kuhi » di Smirne difatti diceva: « Sono stati i Greci che diedero
motivo a questa insurrezione dei Musulmani dell' Asia Minore . Essi,
formatisi a bande, dalle isole vicine arrivavano sul continente e ruba
vano, maltrattavano e minacciavano di morte gli abitanti.
Però scorreva il tempo e nessuna decisione veniva presa e le
proteste intanto continuavano. Infine s' intromise l' Ambasciatore di
Russia a Costantinopoli e coi suoi buoni uffici presso la Sublime
Porta , aiutato dal dragomanno Serafimof. Così finalmente si venne
ad una soluzione.
Con un teskerè (decreto ) ministeriale, si annunziava al Patriar.
cato che il Ministro dell'Interno Talat Bey aveva dato ordine che si
soddisfacesse alle domande del Patriarca : 1.º Restituendo ai Greci
tutto ciò che loro era stato rapito . 2.º Dando un indennizzo secondo
giustizia . 3 .° Punendo i colpevoli. Infine poi aggiungeva che avendo
fatto il Governo tutto ciò che gli si richiedeva, si potevano aprire le
chiese al pubblico culto , e le scuole all' insegnamento . Furono tolti
dalle prigioni 13 preti e molti distinti personaggi.
Non rimase però soddisfatto il Patriarcato e finì per ora la crisi
che tenne in orgasmo la grande chiesa Greco-Orientale per ben due
mesi ; ma le chiese rimasero ancora chiuse per molto.
P. G . B .
Miss. Apost.
(" ) 'Auáldela. I. c.
DIARIO RELIGIOSO D 'ORIENTE

Gennaio. – Il « Dàoos» di Alessandria d' Egitto , periodico ec


clesiastico, nel suo numero di Gennaio tratta in un articolo « Della
chiesa di Roma e del suo spirito nell'antichità ed al presente » . Lo
scrittore. Sac. Serafino Foká, prete ortodosso è violento nelle sue
espressioni contro la chiesa Cattolica, ch'egli chiama solo latina, per
chè la Cattolica è una sola l'ortodossa , ( ? ). Noi ci riserviamo di ri
spondergli ma non coll'animosità di lui.

Marzo- Aprile . — Il periodico ecclesiastico : « Nea Eláv » di Ge.


rusalemme, nel nuinero di Marzo e Aprile, fa un bel trattato sull'as
soluta predestinazione secondo i Protestanti. Ne parleremo più tardi ;
rileviamo solo per ora i termini un po ' spinti alla fine della intro
duzione, ove lo scrittore dice che tra le altre cose in questo trattato ,
δειχθήσεται ότι η αλήθεια καθαρά και ανόθευτος (5) ευρίσκεται μόνον
Šv tÕ 'Opvodów 'Enanvixñ 'Exxanoia , la verità pura ed incorrotta (?)
si trova solo nella chiesa Greco -Ortodossa... È un po ' troppo !!

Maggio -Giugno. – Nel loro Esposto diversi Metropoliti dell'Asia


Minore denunziano i soprusi e le persecuzioni in Asia minore contro
i Greci ; questi sono costretti a partire. Gli episodii di Ghialova e di
Brussa sono raccontati nella cronaca bizantina di questo numero. Da
ciò avvenne la chiusura delle chiese fin dal 25-14 del mese di Mag
gio giorno di Pentecoste ordinata da una vibrata enciclica del Pa
triarca a tutte le chiese ortodosse.

28 Giugno. – Nel Parlamento ottomano vi fu una impor


tantissima discussione sullo stato attuale dei Greci in Asia . Il depu
tato di Smirne, il celebre avvocato Emmanuelide, pronunziò un di
scorso vibratissimo sull'argomento , e tra le altre cose disse : Gli uo
mini non si debbono governare con durezza ; noi siamo « teste greche » ,
governateci con giustizia e allora noi diventeremo « teste turche » . Dopo
parlò Talat Bey Ministro dell' interno e mise le cose a posto promet
tendo di regolare ogni cosa con giustizia ed imparzialità .
BESSARIONE XVIII - 2° - 3°. 18
282 Diario religioso d'Oriente
14 Luglio. - I giornali Greci pubblicano che l'Esarca bulgaro
fece le sue più sentite rimostranze, affermando che dopo la guerra
nelle città di Macedonia non rimase più un prete bulgaro ; e che due
di questi, mandati là , furono maltrattati dalle autorità greche.

16 Luglio. – La notizia della restituzione della chiesa greca di


Sofia da parte dell'autorità bulgara, fece la plù bella impressione al
Patriarcato di Costantinopoli, specie, dice l' « Amalthia », in questo
momento che la Bulgaria sta per ottenere dai Greci in Macedonia la
restituzione di molte chiese, come p . e, quella dei S. Cirillo e Me
todio , ed ancora dei beni appartenenti a dette chiese. Si comunica
poi che la sopradetta chiesa di Sofia era proprietà dell'Ambasciatore
Greco .

Item Luglio. – Nella riunione di oggi nel Patriarcato Greco di


Costantinopoli fu deciso che le chiese si debbano tenere ancor chiuse ,
perchè la persecuzione asiatica contro i Greci non è ancor finita . Anzi
si convenne dimandare lettere alle chiese autocefale , a quella di Russia
e di Sofia , ed anche alle Grandi Potenze descrivendo lo stato deplo
revole dei Greci in Asia Minore. Fu stabilito ancora dal Consiglio
che si proponga ai due capi ecclesiastici della chiesa Greca di Ber
lino e di quella di Parigi di voler prendere parte e mettersi d 'ac
cordo col Patriarcato, per fare dei passi presso i rispettivi governi.
Fu infatti scritto , ma quelle due autorità ecclesiastiche, essendosi
rifiutate d ' intervenire nella lotta, allora il Patriarcato si rivolse al
Capo della Chiesa Greca.

Item Luglio. — Il giornale Jeune Turc critica il Patriarca per la


chiusura delle chiese , e chiama tale atto « segno di ribellione » . Il
Patriarca risponde manifestando i suoi nobili sentimenti verso l' Im
pero Ottomano, ma aggiunge che tale misura era necessaria.

24 Luglio . — Il Vescovo di Seleucia ed il Seg.rio Generale del


S . Sinodo di Costantinopoli partono per Odessa in missione per ese
guire ordini del Patriarca. Un giornale turco giudica tale mossa come
un eccitamento del mondo cristiano contro l' Impero Ottomano.

28 Luglio . — La stampa turca suscita una grande quistione ri


guardo agli atti del Patriarcato greco di C .poli. Dice che il Patriarca
è di parere opposto alla maggioranza dei Sinodali riguardo alla con
tinuazione della chiusura delle chiese. Ma un giornale Greco della
Diario religioso d 'Oriente 283
Capitale lo smentisce, dicendo che il Patriarca non fu mai dissidente col
suo consiglio in questo affare, e che se continua a tener chiuse le
chiese, su ciò diede già tutte le spiegazioni volute dal Governo Ot
overno

tomano.

28 Luglio. — Il metropolita di Sirmonitza, il Vescovo diMariupoli


- Dioc. di Sarra — ; il Vescovo di Mirra — Dioc. di Xanthi - do
mandano al Patriarcato di potersi aggregare alla chiesa greca di
Atene, giacchè le loro diocesi, sono ora nei nuovi territorii greci. Il
S . Sinodo si riserva la risposta .
Item Luglio. — Il Governo Ottomano prende dei preti greci di
Costantinopoli e li manda in Trebisonda a fare il servizio militare.

29 Luglio. — Il Governo ottomano con speciale nota al Patriar


cato Greco domanda il trasferimento del Metropolita diKizico ,il quale
eccita gli animi contro il Governo Ottomano.
Item Luglio. — Il Sinodo Bulgaro manda al S . Sinodo di Russia ,
al Vaticano, ed alle chiese anglicane Calvinista ed Americana un ' en
ciclica domandando la protezione su i suoi diritti sulla istruzione in
Bulgaria ed in Macedonia, e si proponedomandare anche dei rappre
sentanti alle sopradette chiese .

Item Luglio. — Il giornale Bulgaro Utro intorno alla inaugurazione


della chiesa russa di Sofia dice: « Siamo nella piacevole condizione
di poter affermare che, malgrado le minaccie del Patriarcato di Co
stantinopoli, un Metropolita bulgaro farà l'inaugurazione della chiesa
russa di Sofia . Il rumore sollevato dal Patriarcato non impaurisce la
chiesa russa. E noi sappiamo che il Metropolita di Sofia , Parthenios,
presiederà la funzione e celebrerà un Archimandrita russo » . E poi
conchiude così : « Noi abbiamo il coraggio di affermare che la chiesa
russa non fa attenzione alle mosse del Patriarcato greco, e lavorerà
per l' avvicinamento della Chiesa Bulgara verso la Russia . Per la
qualcosa il solo mezzo che rimaneva in mano ai Greci, lo scisma,
cade e svanisce. La questione dello scisma è stato scongiurato dalle
ultime decisioni della Chiesa Russa .

15 Agosto. — Nella seduta del 10 corr, alla proposta del Patriarca


di Costantinopoli di fare aprire le chiese, il Consiglio misto vi aderì,
e subito fu telegrafato ai Metropolitani di tutta Turchia di aprire al
culto i sacri tempi, e le scuole.
284 Diario religioso d 'Oriente
15 Agosto . — In seguito al telegramma sopradetto del Patriarcato
il Metropolita di Smirne invitò alla Metropoli i preti delle diverse
parrocchie di Smirne e comunicò loro l'ordine dell'apertura delle
chiese e delle scuole .

Itcm Agosto. — Una delle decisioni del Patriarcato riguarda ancora


il servizio militare dei maestri delle scuole greche. Si è discusso su
tutti i punti e si spera di ottenerne l' esenzione, stante che per legge
ottomana in genere gl'insegnanti sono esclusi dal servizio militare.
Item Agosto. — Il Patriarca armeno dissidente fece anche egli una
domanda al Governo Ottomano domandandogli l' esenzione pei suoi
maestri delle scuole armene. Dopo alquanti giorni la Sublime Porta
gli rispondeva che il dovere sacro dei cittadini è di servire la patria ,
specie in necessità , quindi conchiudeva non potersi ammettere esenzione
alcuna; e che soltanto dopo aver fatto quel tempo stabilito pel ser
vizio ritornerebbero gl' insegnanti al proprio paese .

Item Agosto. Il Patriarcato Greco però sentendo che in Provincia


i preti sono presi pel servizio militare dai 31 ai 45 anni fa una pe
tizione alla Sublime Porta domandandone l' esenzione poichè il Clero
fu sempre esente dal servizio militare.
Item Agosto. Il Governo Ottomano manda tre note al Patriarcato
Greco domandando che sieno destituiti o trasferiti dalle loro sedi i
Metropoliti di Siziko, di Smirne e di Metre. Il S . Sinodo, secondo
l'abitudine,mandò ai rispettiviMetropoliti tali disposizioni del Governo.

15. Agosto 1. Sett. – L ' importante e tanto benemerita « Ri


vista Cattolica di Costantinopoli Erdevonois » nel suo secondo nu
mero di Settembre pubblica un articolo importantissimo. Rifereudosi
alle parole del giornale greco di Atene « H Zwn » il quale deplora
l' aumento eccessivo delle domande di divorzio nella Capitale greca
e conchiude esser ciò un effetto della mancanza o diminuzione del
sentimento religioso.
Profitta di ciò il Signor Salacha Dirett. dell' « 'EntideWOňous >>
per aggiungere che oltre la diminuzione del sentimento religioso vi
sono ben altri motivi di questo male morale, cioè il poco o niun sen.
timento del proprio personale dovere sia cristiano, sia sociale sia mo
rale. Vi aggiunge altrimotivi, e conchiude all'abolizione del divorzio ,
onde metter fine a tanto rovina della famiglia , e della società , secondo
Diario religioso d'Oriente 285
le parole di Gesù Cristo : « Qús o eòs OUVÉLEVÉEv övègwros un xw
PLEÉTO » .

Luglio-Settembre. – La « Revista Catolica » di Bucarest nel


suo N . 3 del Luglio -Settembre riporta un breve di S. S . Pio X di
S. M . tradotto in lingua rumena. Si tratta della concessione di una
chiesa e casa a Roma del SSño Salvatore in via delle Coppelle fatta
da Sua Santità in favore del Vescovo di Armenopoli in Transilvania
Ungheria del Rito greco -rumeno.
Si compiaceva al tempo stesso il S . Padre del progresso di
questo rito in quella regione, « eretta , dice S . S ., la provincia eccle
siastica Rumena, nel 1853, in men di 60 anni, progredi talmente,
che il numero dei Cattolici di tal rito si è triplicato » . E soggiun
geva il S . Padre ; « È conveniente che nell' Alma Città , centro del
l'Orbe Cattolico, vi sieno tempii, nei quali le sacre cerimonie si ce
lebrino secondo i vari riti, affinchè dalla medesima diversità di essi
riti apparisca più chiara l' unità della fede » .
Profittando di questa occasione noi facciamo i nostri più sentiti
rallegramenti alla Direzione della Revista Catolica di Bucarest per la
pubblicazione di questo interessante periodico , così ben redatto e
così ricco e svariato, con articoli riguardanti la storia , l'archeologia ,
l'agiografia e la letteratura.
CORRISPONDENZA DALLE ISOLE IONIE
Corfù – Settembre 1914

Services funèbres à l'occasion


de la mort de S . S . le Pape Pie X .

Tandis que sur les champs de bataille de la malheureuse Europe


le fer micidial se croise et que des milliers de victimes arrachées au
foyer familial jonchent le sol de leurs cadavres, l'auguste Vieillard du
Vatican, oppressé par l'immense désastre, plus que par la maladie, se
meurt en répétant: « pauvre jeunesse ! » .
Dans cet Orient Chrétien , où, malheureusement, l'Union n 'a pas
encore accompli son æuvre sainte, la grande figure de Pie X , auréolée
de sainteté et de paix n 'a cessé d'attirer vers elle le respect de nos
frères séparés.
Avec lui, dans sa tombe, le doux Pie X , a entraîné les cæurs
non seulement du Monde Catholique, mais aussi ceux de l'humanité.
De toutes parts, un concert de vénération et d'amour s'est élevé au
tour du magnanime Pontife, si inopinément enlevé à l'Eglise. La
Grèce, elle aussi, a voulu avoir sa place dans le deuil universel, et
rendre à la mémoire sainte de Pie X , son tribut de vénération et
d'estime. Avec les représentants officiels du Gouvernement hellénique,
l'Eglise grecque avait sa place marquée.

Service funèbre à Corfou ,

C 'est avec une solennité tout à fait extraordinaire que l'Eglise


Cathédrale de Corfou, a tenu à célébrer l'office funèbre, pour le Pape
défunt. A l'Office des Morts suivit la Messe de Requiem et l'absoute
pontificale donnée par Sa Grandeur Mgr. Dominique Darmanin . La
grande nef de la Cathédrale présentait un aspect imposant, Elle avait
été ornée avec des palmes entrelacées et des cyprès. Le catafalque
portait à son sommet la tiare pontificale et les armoiries du Pape
défunt. Toutes les Autorités du pays ainsi que le corps diplomatique,
en grande tenue, occupaient les places réservées. Mgr. Sebastien Ni
cokavoura , Archevêque grec de Corfou, entouré de ses prêtres, avait
Corrispondenza dalle Isole Ionie 287
dans le chąur une place d 'honneur. Archimandrite à Venise, avant
sa promotion ,Mgr. Nicokavoura, avait connu personnellement le « bon
Patriarche Sarto » . Ce n'était donc pas seulement officiellement qu'il
avait voulu assister à la cérémonie funèbre pour Pie X , ce fut aussi
pour manifester ses regrets personnels d'ami du défunt ex-Patriarche
de Venise. Mgr. Nicokavoura , ému, me disait quelques jours après
cette cérémonie, combien était encore présente à sa mémoire la phy
sionomie douce de Pie X . $ Il était un exemple, ajouta -t-il, de sain
teté et de bonté. Oh ! comme on l'aimait à Venise ! » .
A l'issue de la cérémonie, Mgr. Darmanin reçut à l'entrée du
cheur les condoléances de Mgr. S . Nicokavoura, celles de son clergé,
des Autorités civiles et militaires , du corps diplomatique, du Rabin
et des Professeurs.

Service funèbre à Tinos .

L 'Eglise de Tinos, elle aussi, s'est unie au deuil général de la


Grèce catholique. Aux pieds de « Hoborgo » rocher gigantesque sur
monté de sa croix immense en marbre, le glas funèbre retentit, ré
percuté par les échos des montagnes. Clergé et peuple réunis dans
un même deuil, sous les voûtes élancées de la belle Cathédrale de
« Hinara » , pleurèrent la disparition du Père commun des fidèles.
La cérémonie funèbre était présidée par Mgr. Matthieu Vido,
Vicaire Capitulaire. — Le Chanoine Dr. Matthieu Filippucci fit l' éloge
funèbre du Pape défunt. Il parla de sa bonté, de sa piété, de son
humilité qui contribuèrent en lui, en un si haut point, de réformer
tout dans le Christ « Instaurare omnia in Christo » . L 'orateur ter
mina son oraison funèbre en prouvant que Pie X appliqua a la let
tre ces paroles de saint Paul: « Omnia omnibus factus sum , ut omnes
facerem salvos » « tots ráol yłyovta návra, iva návras oóow » .
La Diocèse de Syra, ainsi que les autres Diocèses de l'Egée,
célébrèrent de leur mieux des services funèbres à la mémoire de
Pie X .
Mgr. Antoine Makrioniti, Evêque de Syra , entouré de tout son
clergé séculier et régulier, dans sa sympathique Cathédrale Saint
Georges, donna l'absoute pontificale .
Durant onze années de labeurs assidus, les yeux fixés sur le
Christ, il a voulu , le doux Pie X , tout renouveler en Lui. Le Mo
dernisme, cette hérésie des temps modernes, après des spasmes in
fructueux, s'est entortillé sur lui-même, frappé à mort, à sa naissance,
288 Corrispondenza dalle Isole Ionie ·
par le Pontife. Quel puissant écho ne produisit-elle pas, en Orient,
dans les Eglises séparées, cette magistrale encyclique dont chaque
mot martelait avec gravité les paroles éternelles de vie dont le Vi
caire du Christ est le gardien ! Les Prélats, et je parle de ceux de
l'Eglise grecque, la lurent et la relurent cette Encyclique sur le Mo
dernisme, et j'en connais un qui disait : « Oh ! comme il frappe juste
Pie X , même pour certains de notre clergé » .
Et maintenant que pour honorer la mémoire du Pontife pacifi
que, les représentants des Eglises séparées, en Orient surtout, se sont
réunis dans nos temples, ne serait-il pas à désirer qu'une aurore d 'u
nion et d 'amour se lève à l'horizon des Eglises autocéphales de
l'Orient! Qui sait ? La paix que Pie X bénit avant de mourir, en
redescendant sur le monde, fera penser sérieusement que c'est uni
quement sur l'union des intelligences et des cœurs qu 'elle pourra re
poser. Que les murs de séparation séculaire s'écroulent donc et que
la paix du Christ, non celle des traités que l'on déchire, resplendisse
sur le monde. Ce n 'est pas sur des alliances éphémères entre nations,
mais c'est sur l'Eglise bâtie par le Christ que se basera, encore une
fois, la paix future, la paix des peuples.
Tout le Pontificat de Pie X n 'a été employé que pour renouve
ler tout dans la paix du Christ et le Christ sera sa gloire !

Le Chanoine EUGÈNE G . B . TORIZA .

Siege épiscopal vacant.

Rome ayant accepté la démission de Mgr. Jean Privilegio, Evê.


que de Tinos, le Chapître de la Cathédrale élut comme Vicaire Ca.
pitulaire Mgr. M . Vido. Des raisons de santé ont motivé cette dé
mission .
E. T.
RECENSIONI

MURILLO (L .) S I. – El Génesis precedido de una introducción al


Pentateuco. – Roma, Pontifício Instituto Biblico , 1914. Presso
M . Bretschneider, L . 9,60.
Questa opera ponderosa (pag. XXIV-872), del chiarissimo Padre L .
Murillo, S . I., professore dell' Istituto Biblico in Roma, rivela una sana
dottrina, un fine criterio ed una copiosissima erudizione dell'autore
che è veramente padrone della materia che tratta. Ancorchè per la
tendenza, diremo conservatrice, del ch . A ., alcuni punti della sua ese
gesi non possono soddisfare appieno coloro, i quali intendono trat
tare della Genesi con metodo piuttosto ed anzitutto antitetico di
quellochè apologetico ; tuttavia questo serio studio del P. Murillo
sopra la Genesi merita giustamente di essere ritenuto come uno dei
migliori del nostro tempo . La conoscenza del ch . A . di tutto ciò che
delle singole materie e lavori esegetici, si riferisce al suo tema, è
tale che il suo libro sulla Genesi può chiamarsi una ricchissima bi
blioteca critica di tutto quanto si è scritto , sia da autori cattolici, sia
dai razionalisti su questo libro sacro .
L 'opera sua è divisa in una lunga introduzione sul Pentateuco
(da pag. 1 - 165 ) e nel commentario , o Esegesi strettamente detta del
testo mosaico della Genesi. Nell'introduzione il ch . A . anzitutto reca
gli argomenti per dimostrare l'autenticità del Pentateuco. Egli comincia
colla testimonianza di N . S. Gesù Cristo e poi continua con quella
della tradizione cristiana per risalire fino alla tradizione giudaica .
Prende questa all'epoca di N . S . e di là fa capo a Mosè per discen
dere ai libri profetici. Questo punto è trattato veramente con piena
conoscenza della materia , specialmente per i criteri esposti intorno al
valore e alle qualità dell'argomento testimoniale. Non possiamo con
tenerci dal riportare ciò che il ch . A . dice della testimonianza di N . S .
Gesù Cristo : « Fra le storiche testimonianze mettiamo in cima, egli
dice, quella di Gesù Cristo perchè ha un valore decisivo per ogni
cristiano, equivalendo nella sua unità alla più qualificata plurità una
nime. A nessuno può essere indifferente la testimonianza di Gesù
Cristo : poichè tutto il mondo riconosce nella sua Persona il gran
290 Recensioni
maestro dell'umanità , quanto alla religione e però medesimamente a
tutto il mondo preme conoscere il sentimento di Lui in una materia così
importante come la verace origine del Pentateuco, chiave di tutta la
storia religiosa d' Israele e vestibolo della rivelazione cristiana. Tut
tavia non per questo solamente la parola di Gesù Cristo è per il
credente di assoluta infallibilità, come quella che rappresenta l' inse
gnamento dalle labbra di un Dio . Ancora più : in numerosi passi
evangelici Gesù Cristo ne fa intendere con tutta chiarezza ch ' Egli
approva come vera e fa sua la credenza professata dai giudei del suo
tempo, popolo e dottori senza eccezione, che il Pentateuco sia nella sua
sostanziale totalità opera di Mosè » . (p. 15 ) Il ch. A . alle prove este
riori aggiunge quella dei caratteri interni ricavati dalla legislazione,
dalla storia e dalla unità del libro. Poscia egli fa una diligente ras
segna e serrata confutazione delle ipotesi razionalistiche, « Las Teo
rías novísimas » , sopra l'origine e la formazione del Pentateuco, mas
simamente una dotta critica del sistema di Giulio Wellhausen . Segue
l'Esegesi o commentario della Genesi (pag. 166 -872) svolto con ampia
erudizione e somma chiarezza. Ma in questa parte principalissima del
l'opera del ch. P. Murillo , qualche critico potrebbe forse fare degli
appunti circa il giudizio da lui portato sopra dei passi importanti
contrariamente alla sentenza di più recenti e stimati esegeti anche
cattolici, per esempio sulla universalità antropologica del diluvio che
sembra esposta dal ch. A . quasi come un articolo di fede; riguardo alle
genealogie bibliche il non tener conto del periodo preistorico ; sulla
data dell'uscita degli Ebrei dall'Egitto , ecc . Del resto se alcuni giudizi
del ch . A . sopra i detti luoghi ed altri analoghi della Genesi, non
possono ammettersi da cotesti critici troppo rigidi e indipendenti;
noi non troviamo argomenti di tale rilievo e chiarezza, che ci per
suadano l'aver egli torto nella sua interpretazione; anzi crediamo,
ch'egli abbia ben meritato delle Scuole cattoliche coll’allontanare dal
l'animo degli studenti le incertezze delle moderne ipotesi e fornire ad
essi delle conclusioni tradizionali e dei risultati sicuri e solidi.
Contuttociò , bisogna pure riconoscere. che il ch. A . rifiuta il
concordismo propriamente detto come pure il sistema della visione.
Difatti per lui i giorni dell' Esamerone non sono giorni di 24 ore,
ma una serie di periodi cronologicamente successivi, forse d 'una du
rata diseguale e numero incerto , nel corso dei quali Dio sviluppò la
sua creatrice azione, ed a questo svolgimento periodico corrisponde
l'ordine delle cose nell' Esamerone.
Quindi, a parte qualunque altro difetto, che non può umana
mente evitarsi da chi compone un'opera sì vasta e ponderosa; questo
Recensioni 291

lavoro del chiarissimo P . Murillo , ornamento del Pontificio Istituto


Biblico romano, è tale che tutti i critici di esegesi sacra potranno lar
gamente profittarne, come pure giovarsene gli studiosi che imprendono
a dedicar l'opera loro al commento della Bibbia . Noi vivamente ci
congratuliamo coll' esimio professore del lodato Istituto e facciamo
voti che a questo commentario della Genesi tengan dietro altri sopra
altri libri della S . Scrittura, egualmente commendevoli per la pro
fonda dottrina teologica e sceltissima erudizione esegetica .
N . MARINI.

MONEGAL Y Nogués prof. STEFANO, Manuale di Patrologia


e di Patristica per uso de' Seminari. – Unica versione appro
vata di Mons. Benedetto Neri. – Siena, Tip. Pont. S. Bernardino,
in - 8 - XXVI + 258 . L . 2 ,50 .

Veramente il giudizio dato su quest'opera anche da critici spa


gnuoli ci sembra che invogliasse poco a farne la traduzione. Così il
P . Garcia Villada S . I., (nel Razón y Fe, XXXVIII [1914) genn .
p . 130 ) dichiarava il libro « assai misero (algo pobre) nella parte
critica e scientifica » , sicchè deplorava che esso non contribuisse
punto a rialzare il livello degli studi ecclesiastici e dell' insegnamento
in Spagna. — E quando si pensi che trattasi di una disciplina posi
tiva , il negar al libro ogni valore critico e scientifico equivale certo
a una severa condanna, poichè è ben chiaro che a ricostruire la storia
teologica è necessario adoprare materiale ben solido, se si vuole che re
sista agli attacchi, che ognun sa quanto violenti siano, dell'incredulità
odierna. – Siamoben dolenti di associarci a questo sfavorevole giu
dizio , ora che l'opera ci è presentata in veste italiana ;ma ne abbiamo
il dovere per salvaguardare il decoro e la serietà del nostro insegna
mento ecclesiastico . — Il lettore giudichi da sè : Alla patrologia pro
priamente detta non toccano che una novantina di pagine, e si noti
che l' A . estende l'età dei Padri fino a S. Bernardo (1153). Le rima.
nenti pagine sono occupate oltre che da continue digressioni eresio
logiche, da una lunga trattazione generale sui Padri, che i nostri
alunni sogliono fare , e assai meglio , nello studio dei loci theologici ;
vi è anche una « esposizione teologica della dottrina dei santi Padri »
(p . 232-258 ), ma non sappiamo che valore attibuirle, dal momento
che vi manca ogni citazione di fonti, non solo di opere, ma pur di
nomi, e non si fa alcuna distinzione di tempi. – Quasi non si cre
derebbe ai propri occhi leggendo poifrasi come queste (p . 8 lin . 22)
292 Recensioni

« la natura della Patristica consiste nel costituire una classe di teo


« logia , che si classifica dal nome della sua origine o fonte , cioè dai
« Santi Padri ( ) » ; (p . 9 lin . 28 ) « era impossibile che i Santi Padri
« concertassero di comune accordo un disegno fisso e determinato
« al quale si sarebbe dovuto assoggettare il futuro svolgimento della
« fede e della morale » . Stranissima è a pag. 19-22 la dimostrazione
dell'esistenza dei Dottori della Chiesa , (tratta dalla loro esistenza nella
Chiesa trionfante) ; e che, per esser tale, non basta (p . 21 n . 3 ) « lau
« rearsi in qualche Seminario o Università approvata » . Ma che dire,
quando, al trattare dei Padri Apostolici (p. 79 -80 ) l'Autore, che trova
posto a discutere fra essi (p . 80 n . 3) delle lettere ad Tolosanos di
S . Marziale, neppure menziona la Didaché o Dottrina dei XII Apo
stoli, di cui sembra ignorare fin l' esistenza ? Che dire quando affibbia
di suo a S . Policarpo un'opera « le risposte epistolari, che sono ri
sposte a persone presenti e assenti, « e posteriormente furono riunite
per meglio intenderle » (p . 83 fin .) ? Che pensare quando (p . 93 n . 4.)
fa dare dal papa S . Vittore (190 -198 ) l' episcopato di Lione « te.
nendo conto delle raccomandazioni arrecate » a S . Ireneo, il
quale come tutti sanno, ne era già vescovo nel 178 - 179 ?. E si
badi che questi svarioni ci cadono sott'occhio a aperta di libro , senza
cercarli, sicchè dobbiamo ritenere che la trattazione patrologica ne
formicoli tutta. E nulla vogliam dire delle omissioni di autori e di
opere importanti (fino il de principiis di Origene !) degli innumerevoli
errori di stampa nei nomi proprii, delia manierà di esposizione, anti
scientifica, puerile, vanamente prolissa e spessissimo (ce ne duole pel
traduttore) assolutamente scorretta (cfr. p. es. p. 96 lin 9 ss. « e se
l'età antecedente sì denomina Apostolica , essendo anche più antica
di questa (la antica : sec. III- V ), si è per il carattare proprio e par
ticolare che la distingue di aver vissuto con gli apostoli » . Cfr. anche
p. 15, n. 4 – Concludiamo che davvero di un tal libro non aveva
bisogno per la sua buona fama, l' insegnamento ecclesiastico spagnuolo
e che sarebbe certo a deplorare se a tale livello volesse abbassarsi
quello delle nostre scuole teologiche. Ben riconosciamo le ottime e
lodevoli intenzioni dell'antore e del traduttore, ma non possiamo che
consigliare a entrambi di fare ancor molto, ma molto di più , per con
seguirle in effetto .
Prof. T . FABBRONI.
(") Quanto poi alla divisione, basterà vedere a pag, 14 n . 2, come in senso
latissimo il titolo di Padre designa gli Apostoli ; il comune si riferisce ai Ve
scovi riuniti in Concilio ... e « lo stretto solamente (sic ) si applica agli uomini
illustri che hanno prerogative speciali » . Leggere per credere !
Recensioni 293

HAROLD H . BENDER PH . D . – The Suffixes mant and vant in


Sanscrit and Avestan – Baltimore, J. F . H . Furst Com
pany, 1910.
Il Bender con questo utile contributo alla morfologia sanscrita ed
avestaica, intende riempire una lacuna per quel che riguarda la trat
tazione dei suffissi mant e vant nelle due lingue. La prima parte si
occupa del sanscrito, nel quale il suffisso vant prevale grandemente
(per i /3) ma la scelta fra i due dipende non dalle consonanti, come
affermavasi, bensì dalle vocali finali che precedono il suffisso, o imme.
diatamente o separatine da una consonante. Un 2º capitolo tratta del
modo di unire il suffisso al tema, ed un 3º del significato che, in
origine, è quello del possesso e in riguardo del quale i due suffissi
non si distinguono. La seconda parte tratta dei due suffissi nell'Avesta ,
ove il suffisso vant, anche più che nel sanscrito , prevale sull'altro ; il
suffisso mant incontrasi generalmente in temi terminanti in u , ū (ao)
o in consonante preceduta da queste vocali. Come nella parte relativa
al sanscrito , un 2º capitolo dichiara ilmodo di unire i suffissi al tema
e un 30 il loro significato . Un indice finale registra le parole in mant
e vant ricordate nella memoria , e compie le liste che ne occorrono
in essa .

TONDELLI, sac. dott. LEONE. — Le odi di Salomone, cantici cristiani


degli inizi del II secolo – Versione dal siriaco, introduzione e
note. Roma F . Ferrari, 1914. In 8° gr. di pag, 270 L . 7.50.
Non credo certo necessario rifare, pei lettori del Bessarione, la
storia di quella stupenda scoperta che nel 1909 mise a rumore il
mondo erudito. Una quarantina circa di curiosi componimenti poetici
di indole teologica venivano pubblicati dal Rendel Harris, da un co
dice siriaco abbastanza recente, e attribuiti ai primissimi tempi del
cristianesimo, e anzi da molti, tra i quali l'Harnack, si facevano risa
lire a un ignoto autore dei giudaismo precristiano,mentre un cristiano ,
coetaneo di s. Giovanni, li avrebbe interpolati e volti a espressione
della nuova religione, « Siamo qui in presenza , dichiarava nel suo
entusiasmo il celebre critico , della miniera donde furono tratti i bloc
chi giovannei ! » ; e gli altri gli facevano eco : « Abbiamo qui quei
carmina quasi Deo che solevano dire a Cristo ante lucem i persegui
294 · Recensioni
tati da Plinio nella Bitinia ! » L 'entusiasmo ebbe però il risultato di ri.
chiamare sul nuovo testo una miriade di critici, e a farvi quindi
nascere intorno una complicatissima serie di sistemi e di interpreta
zioni; la bibliografia che ne dà in Tondelli (p . 1 -4 ) e la enumera
zione a p . 14- 28 , non ne fornisce che una discreta idea.
Noi vediamo con grande soddisfazione il bravo autore dominare
con calma e sicura maestria questa sì intricata materia , proporre con
sincera chiarezza quanto fin qui intorno alle Odi hanno detto e pen
sato i critici, vagliarne le conclusioni, e aprirsi francamente la sua
propria via a giudicarle e interpretarle . È un coraggio , che (dice
bene, se anche un po' esagerato, A .Mercati nella sua prefazione) non
è di molti qui in Italia ; e poichè simili lavori richiedono davvero di
esser fatti con multa patientia et doctrina, ci è ben grato riconoscere
che il Tondelli simostra temprato per ambi irispetti all'ardua impresa.
Egli ha diviso in parti uguali il suo libro fra l'introduzione
(p. 1.136) e il testo e commento (p . 137- 268). Nella prima studia
quanto può giovare ad alzare il fitto velo che ricopre la personalità
dell'Autore, il luogo e il tempo in cui scrisse, e a interpretarne e
valutarne l'opera sia sotto il rispetto formale che dottrinale. Per lui
l'autore è unico , nè può parlarsi quindi di interpolazioni almeno so .
stanziali; la lingua originale in cui le Odi furono dettate non è l'ebraico,
ma il greco (la versione siriaca ne fu fatta nei monasteri Nitriaci e
non nella Mesopotamia ) ; quanto alla data e al luogo, bisogna fer
marsi tra il 90 e il 150 e nell'ambiente Asiate che ha per centro
Efeso . Queste conclusioni, che sostanzialmente non sembrano conte
stabili, già dimostrano l'alta importanza storica del testo ; una serie
di considerazioni circa la mistica, le dottrine, l'uso liturgico di esso
(p. 100-128) ne raddoppia ancora il valore. Non ci è dato certamente
riassumerle qui e ora ; nè del resto ci sarebbe grato ufficio sfigurare
in un pallido schema la bella e colorita trattazione dell'Autore, nella
quale solo poche inesattezze, più di forma che dipensiero, potrebbero
riprendersi. Quanto al commento e alla versione nulla , a nostro de
bole parere, lasciano a desiderare, se non forse un più abbondante
riferimento di consonanze patristiche ; a noi, nel leggerlo molte ne
sono venute a mente , specie dalle omelie e commentarii di S. lppo
lito, autore anch'egli di perdute Odi, e crediamo prezzo dell'opera
richiamare su questo punto anche l'attenzione del Tondelli. Gioverebbe
poi assaissimo, anche a meglio fare apprezzare il valore del testo e
dello studio , un copioso indice analitico, di cui, è bene persuadersene
ormai, opere siffatte non debbono in alcun modo esser prive.
Dott. UBALDO MANNUCCI.
Recensioni 295

SCHUMACHER Prof. HEINRICH . — Christus in seiner Präexistenz


und Kenose, nach Phil. II, 5 -8 . I Teil. Historische Untersu
chung. Rom , Päpstl. Bibelinstitut (M . Bretschneider ). In -8 gr.
XXXII + 232. – L . 4,50.
È la dissertazione premiata pel concorso annuale dell'Istituto Bi
blico durante l' anno 1912. L ' Autore ce la presenta come continua
zione di altro apprezzatissimo suo studio , pubblicato circa tre anni
fa sul celebre tratto Matt. XI, 27 (Luc. X , 22) del quale la recente
critica razionalista contestava l' autenticità : quello studio di confu
tazione dello Schumacher fu accolto con grande favore dai biblisti
di ogni classe, e dichiarato da molti « décisive sur le point spécial
qu'il a traité » , lodandosene ampiamente la solida dimostrazione di
critica ed ermeneutica, condotta a rigore di severa scienza, che l'Au
tore vi faceva. Noi non dubitiamo che anche più favorevole acco.
glienza incontrerà lo studio presente , dedicato a una completa illu
strazione, e non soltanto dal lato della critica testuale come il predetto
lavoro, dello stupendo tratto Paolino « qui cum in forma Dei es
set, etc . » , il quale a ragione vien detto dall'autore « la sintesi e la
manifestazione più limpida – Kern und Stern – della opinione di
S. Paolo su Cristo » . L ' importanza dell'argomento è somma, come
ognun vede; poichè in quel celebre enunciato sembra aversi una ri
velazione stupenda di tutta la cristologia , la quale ci rappresenta il
Figlio di Dio avanti ( Preesistenza ) e dopo (Kenosi umiliazione) l' In
carnazione: e anzi tutto il continuo rivolgimento di eresie cristologi.
che dei primi secoli, è dovuto , si può dire, alla interpretazione e di
chiarazione di quella preesistenza asserita dall'Apostolo , alla soluzione
da dare al problema della divinità di Cristo il quale si poneva ap .
punto così: « come esisteva il Cristo, prima che nascesse da Maria ? »
Lo Schumacher fa argomento di questa sua prima parte, storica ,
l' indagine della esegesi data dai Padri e scrittori ecclesiastici al tratto
Paolino relativo alla preesistenza, e precisamente, in una prima parte,
(p . 17-129) al concetto di rapina , donayuós, per derivarne il contrario
asserito da S. Paolo ; in una seconda (130-229), alle altre frasi allusive
alla preesistenza, particolarmente uoppn xth . Un disegno grafico , che
chiude il volume ne riassume i risultati in una maniera intuitiva di
mostrando che tutte le interpretazioni date a Phil. II, 5 -8 possono
ridursi a tre gruppi o linee fondamentali : la teocentrica, che riferisce
vaágxwv alla preesistenza , uogoń alla natura divina, oủx dptayuóv
296 Recensioni

xtà alla vera divinità di Cristo : la antropocentrica moderata, che ri


ferisce ürágxwv alla vita terrena ; uogoń a qualità divine che pre
suppongono però, almeno tacitamente, la divinità ; mentre la terza in
terpretazione antropocentrica radicale esclude affatto ogni relazione
alla divinità . Orbene il grafico tracciato dall'autore chiaramente dimo
stra che la prima interpretazione è l' unica tenuta dalla patristica in
tera, greca, latina, siriaca etc . ; che la seconda ha origine diretta con
Lutero, in opposizione al Caetano, e in addentellato a qualche frase
dell'Ambrosiaster e del Pseudo -Atanasio e la terza poi non comincia che
con Baur, nel XIX secolo , con un lontano indiretto precursore nel
Gorran ( sec. XIV ), il quale, però, non le dava che un valore di inter
pretazione, secondaria mentre la primaria e principale rimaneva anche
per lui la tradizionale. Questa savia distinzione dello Schumacher tra
esposizione primaria , e esposizione accessoria , è fatta da lui valere
abilmente anche di fronte a moltissimi altri Padri, per distruggere
l'opinione corrente , appoggiata anche da scrittori cattolici, di un
dualismo fra patristica greca e patristica latina nell'esposizione del
tratto paolino (cf. specialmente a pag. 49 ss. 67.74 ; e 157- 161). Al
contrario l' Autore può chiudere la sua dissertazione con questa pre
ziosa conclusione (p . 232) :
« Rimane come stella polare per ogni ulteriore indagine il fatto
« da noi accertato , che l' intera patristica considera oủx áprayuòv
« xta . come espressione della legittimità e naturalezza della attribu
« zione della divinità a Cristo : ötı oºx ñgadoev, XAR'étel tñ qúoel ».
Questo , in brevissima sintesi, l' argomento e il risultato dell' opera
stessa, e crediamo che sia sufficiente per dimostrarne all'accorto let.
tore l' alta importanza . Ben però ci duole che i ristretti limiti di una
recensione ci impediscano di mostrare la ricchezza straordinaria del
l'analisi, specialmente patristica, per cui può dirsi che ciascun autore
e scrittore sia stato fatto oggetto di un particolare studio , condotto
sempre su le fonti originali, e di cui lo Schumacher qui non ci par
tecipa che,assai sobriamente, i risultati più sicuri, i quali però bastano
a farci conoscere la mole di pazienti ricerche donde derivano. Certo
anche di tale sobrietà bisogna rendergli lode, poichè essa dimostra
che non è suo intento uno sfoggio vano di erudizione, ma la soli
dità e profondità della dimostrazione storica ; vi sono però alcuni
punti di sì grave importanza , come in Clemente, in Origene, nel
Mopsuesteno, nell' Ambrosiaster, i quali richiedevano forse più ampia
dilucidazione, se pure dovesse scapitarne un po ' la sapiente euritmia
delle proporzioni, che l’ A . palesemente osserva : anche lo studio degli
eretici (gnostici, ariani, nestoriani) meritava, a nostro modo di vedere,
Recensioni 297
una trattazioneparticolare. Ciò non deve diminuire però in alcun modo
la lode che merita un si interessante studio del quale ci auguriamo
di poter leggere ben presto la continuazione, attinente alla parte ese
getica . E vada tale lode anche all' illustre Preside dello Istituto Bi
blico al quale spetta il merito di aver proposto a tema di studio un
argomento di tanta importanza per la esegesi e la teologia storica,
delle quali l' imponente serie delle Pubblicazioni dell' Istituto , si va
rendendo benemerita in maniera che – diciamolo pure — supera
ogni aspettativa.
Sac. Prof. UBALDO MANNUCCI.

Morin Dom GERMAIN , O . S. B . – L 'idéal monastique et la vie


chrétienne des premiers jours. 2e edition . — Abbaye de Ma
redsous (Paris , Beauchesne) 1914. In - 12 p . 228 L . 2 ,50 .

Sono dodici conferenze spirituali fatte dall'illustre autore ai suoi


confratelli circa venti anni fa , e il loro argomento è chiaramente espresso
dal titolo : ravvivare lo spirito monastico con la contemplazione della
vita dei primi fedeli dopo la Pentecoste, secondo Act. II, 37-46 . Il loro
fondo è dunque un mirabile intreccio di quel testo biblico con la regola
di S . Benedetto , intreccio che apparisce nel suo splendore anche dai
titoli : Compunzione (compuncti sunt corde), obbedienza (Et dixerunt
ad Petrum ... Quid faciemus?) penitenza (poenitentiam agite) battesimo
e professione (Et baptizetur unusquisque) vita apostolica (perseverantes
in doctrina apostolorum ) Eucaristia (... in fractione panis) preghiera
(in orationibus) povertà (omnia communia ) discrezione generosa (omni
bus prout opus erat) gioia (cum exultatione) semplicità ( et simplici
tate cordis). Su questa trama, già di per sè stessa ricca e stupenda,
s ' intesse un commento sapiente, in cui risuona continuo l'eco delle
lezioni e esempi di grandi maestri spirituali fra i Padri e fra i mo
naci: S . Girolamo, S. Agostino , S. Cassiano, S. Benedetto, S . Gre
gorio M ., S . Bonifacio , S . Anselmo, Ruperto, Gregorio VII, ecc.,ma
soprattutto v’ ha una parte larghissima la liturgia sacra, nel cui spi
rito l'autore sembra sovente immedesimarsi (cfr. c. VI-VIII). E tutto
questo senza ombra alcuna di artificio riflesso, ma con un fervore
semplice e tranquillo, che sembra naturale e fa proprio conoscere
l'uomo che ex abundantia cordis loquitur. L ' animo del lettore ne rimane
proprio avvinto e sospeso , come dinanzi a una rivelazione nuova e
originale di tesori, pur sempre antichi : pace, serenità , fortezza grande
BESSARIONE – XVIII-20-3º. 19
298 Recensioni

e semplice spirano da queste lezioni, concepite del resto ( e ne è forse


il segreto ) nel più schietto senso dell'unità romana. « Giusto è –
« scrive p . es. a p. 87 — che l' eletta dei cristiani la quale si sforza d ' imi
« tare la vita apostolica, si stringa sempre più intorno alla cattedra
« Apostolica ; affinchè nè l'estensione del numero, nè la lontananza
« dei luoghi, nè le vicissitudini dei tempi impediscano questa feconda
« unione, di cui i primi fedeli ci offrono si commovente esempio , cor
« unum et anima una, l'indomani stesso della Pentecoste » . Ben si
scorge, perciò , in queste pagine l' ispirazione di quello Spirito che
« semper unus est et eadem semper recta sapit » .
Sac. Prof. U .MANNUCCI.

Pirot Louis. – L 'ouvre exégétique de Théodore de Mop


sueste (350 -428). – Romae, Sumptibus Pont. Instituti Biblici
(M . Bretschneider) 1913. In-4° di P . XX -334. L . 5 ,60.
Anche questo libro si è sviluppato dallo svolgimento di una tesi
di laurea presentata alla Pont. Commissione Biblica nel 1911, e or
mai già il solo fatto che esso è stato accolto nell' insigne collezione
degli Scripta Pont. Instituti Biblici, è sufficiente garanzia della soli
dità scientifica con cui l'argomento è trattato . Il tema invero, ristretto
di proposito all'opera esegetica del Mopsuesteno, viene dilucidato in
maniera ampia e profonda in tutte le sue parti, che possono agevol
mente riassumersi allo studio del canone, alla dottrina dell' ispirazione,
alle regole di tipologia ed ermeneutica , alla interpretazione messia
nica dei tratti del V. T . Da questo accurato esame l'Autore deduce
come frutto e conseguenza una giusta e sincera estimazione dei me
riti e demeriti dell'esegeta , riassunti da lui in maniera intuitiva , spe
cialmente nella prefazione. Lodevolissimo è in Teodoro il metodo di
esegesi letterale e storica con la più coscienziosa considerazione del
l'ambiente politico e sociale; anche quanto egli insegna circa l'oggetto,
il fine, i modi e gli effetti della ispirazione, e le regole della tipo
logia , risponde alla sana dottrina. È invece detestabile il suo modo
di concepire il canone Scritturale , da cui esclude oltre i Deuteroca
nonici, Paral., Esra - Nehem ., Iob, Cant., 2 Petr., 2 - 8 loh., Iud., Apoc.
mentre abbassa la dignità sacra dei Prov. e dell'Eccl. Riprovevole è
la sua avarizia nell'ammettere il senso messianico dei tratti del V . T .,
anche quando questo era chiaramente indicato da' testi del N . T .,
in che giustamente il Pirot scorge una conseguenza dell'esagerata op
posizione del Mopsuesteno alla tendenza allegorica degli esegeti che
lo precedettero , ma specialmente del suo abuso della critica interna
Recensioni 299
e della trascuranza dei dati tradizionali già fissati, o dell'opinione,
anche solidamente dimostrata , dei suoi contemporanei. Ed ancor più
giustamente, a nostro modo di vedere, da un lungo studio ed esame
di testi e di esemplificazioni, (cfr. specialmente cap. VII e VIII,
p. 235 - 301), ma specialmente da un indovinato parallelismo tra l'ese
gesi di uguali tratti nel Mopsuesteno e in S . Giovanni Grisostomo,
apporta un'utilissima rettificazione dell'opinione comune che il Mo
psuesteno abbia errato per l'applicazione del metodo storico , essendo
invece ben chiaro che anche in questo deve aver parte quel rispetto
alle testimonianze tradizionali che manca affatto all'esegeta di cui il
libro si occupa.
Con queste principali conclusioni il Pirot ha ben raggiunto il
suo scopo precipuo, di studiare e dar giusta estimazione dell'opera
esegetica di Teodoro, ma il suo lavoro riesce anche prezioso per una
retta intelligenza di tutta la personalità intellettuale di lu