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Il libro presenta una sintesi degli oltre settant?

anni di storia della Repubblica alla luce degli


snodi essenziali di un cammino segnato dal formarsi di una comunità nazionale, democratica e
partecipativa, con diritti e doveri riconosciuti e riconoscibili nella Costituzione del 1948. Pagine
attraversate dalle interazioni continue fra quadro interno e dimensione internazionale: dal
declino della parabola fascista alla guerra fredda, dalla costruzione europea alla scelta atlantica,
dai movimenti sociali alle sfide globali del nostro tempo. Il rapporto fra il sistema politico
italiano e le compatibilità del mondo in continua trasformazione viene analizzato a partire dalle
dialettiche tra continuità e rottura, tradizione e innovazione.

guerra mondiale, Seconda Conflitto nel quale furono coinvolti quasi


tutti i paesi del mondo, combattuto dal 1939 al 1945. I principali
contendenti furono Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti d’America e
Unione Sovietica da una parte, Germania, Italia e Giappone dall’altra.
Fu una guerra totale sotto diversi aspetti: geografico, perché interessò
tutti i continenti; economico, perché costrinse i paesi coinvolti a uno
sforzo produttivo senza precedenti; ideologico, perché combattuta per
ideali radicalmente contrapposti; demografico, perché coinvolse la
popolazione civile in pari misura/">misura delle forze militari.

1. Le premesse
1.1 Il fallimento della Società delle Nazioni - I presupposti del trattato
di Versailles, che addossavano alla Germania e all’Austria la
responsabilità della Prima g., non potevano alla lunga essere accettati
dai Tedeschi; d’altra parte, le condizioni finanziarie e territoriali imposte
alla Germania, mentre da un lato erano troppo dure, dall’altro non erano
sufficienti a impedirne la risurrezione militare e industriale. Di fatto, le
clausole del trattato costituirono il terreno di coltura per una rinascita del
militarismo e del nazionalismo tedesco.
Altre minacce alla pace si andarono addensando nel corso degli anni
1930, mostrando la debolezza della Società delle Nazioni. L’impresa
giapponese in Manciuria (1931-32), con la costituzione dello Stato
vassallo del Manchoukuo, inferse un primo colpo al principio della
sicurezza collettiva e si concluse con l’uscita del Giappone dalla Società
delle Nazioni, abbandonata nel 1933 anche dalla Germania, dopo il
fallimento della Conferenza di Ginevra per il disarmo. Mentre il governo
nazista dava libera attuazione a un massiccio incremento delle forze
militari, in violazione delle limitazioni imposte dal trattato di pace,
rimasero anche prive di efficace applicazione le sanzioni decretate dalla
Società delle Nazioni contro l’Italia quando attaccò l’Etiopia (1935).
Quando la Germania rioccupò militarmente la Renania (7 marzo 1936),
fu la Gran Bretagna, nello spirito proprio della diplomazia tradizionale
volta a un equilibrio delle forze, per contrastare in Europa l’influenza di
URSS, Francia e Italia, a negare il suo consenso a un intervento attivo
della Società delle Nazioni. L’uscita formale dell’Italia fascista dalla
Società delle Nazioni nel dicembre 1937 ne sanzionò definitivamente la
crisi.

PUBBLICITÀ

1.2 Le relazioni internazionaliLa conquista dell’Etiopia aveva visto la


Germania nazista a fianco dell’Italia fascista: il legame si rafforzò con
l’accordo sull’annessione tedesca dell’Austria (11 luglio 1936), la
nascita dell’Asse Roma-Berlino (incontro Hitler-Ciano, 20-24 ottobre
1936), e la comune politica riguardo la guerra civile in Spagna (1936-
39), dove si misurarono per la prima volta direttamente le forze del
fascismo e dell’antifascismo europeo. Da allora la scena politica
internazionale fu dominata dalle manifestazioni violente della volontà di
potenza germanica. Nel marzo 1938 si ebbe l’annessione tedesca
dell’Austria. L’accordo di Monaco del settembre 1938, che autorizzò la
Germania a occupare, i Sudeti salvò provvisoriamente la pace ma, dopo
l’annessione dei Sudeti, l’occupazione tedesca di Boemia e Moravia,
con la conseguente dissoluzione della Cecoslovacchia (15 marzo 1939),
rese chiara alla classe dirigente britannica l’impossibilità della politica di
appeasement fino allora perseguita. Il governo di Londra approvò
ingenti stanziamenti per le forze armate e la coscrizione obbligatoria. Il
22 maggio 1939 fu conclusa a Berlino l’alleanza italo-tedesca (nota
anche come patto d’acciaio).
Il patto di non aggressione tedesco-sovietico (patto Ribbentrop-
Molotov), siglato il 23-24 agosto 1939, in vista dell’attacco alla Polonia,
costituì l’antecedente immediato dell’attacco tedesco alla Polonia e
quindi della nuova guerra mondiale. Il 1° settembre 1939 la Polonia fu
invasa; il 3 Francia e Gran Bretagna dichiararono guerra al Reich.
L’Italia fin dal 1° settembre aveva invece dichiarato la ‘non
belligeranza’, l’astensione dal conflitto essendo imposta tanto
dall’impreparazione militare e morale del paese, quanto dall’ostilità
della corona e di gran parte delle stesse sfere dirigenti fasciste.

2. Il conflitto in Europa: 1939-40 (fig. 1)

2.1 Polonia e Finlandia.- Superiori in numero e provviste di mezzi


corazzati e dell’appoggio dell’aviazione, le forze tedesche liquidarono
rapidamente la resistenza della Polonia, che il 15 settembre fu invasa
anche dalle truppe sovietiche. Il 28 settembre (Varsavia era caduta il
giorno prima) la firma di un trattato fra Germania e URSS definì i
rispettivi possessi nella Polonia e le zone d’influenza delle due potenze
in Europa orientale. Occupate Lettonia, Estonia e Lituania, i Sovietici
attaccarono la Finlandia (30 novembre), che aveva rifiutato cessioni
territoriali e che capitolò dopo una strenua difesa (marzo 1940).

2.2 Danimarcae Norvegia. -Respinta da Gran Bretagna e Francia


un’offerta di pace (6 ottobre 1939), la Germania mosse contro
la Danimarca e la Norvegia (9-27 aprile 1940) per procurarsi una linea
di basi per circondare la Gran Bretagna. La Danimarca, territorialmente
contigua, fu occupata senza resistenza in poche ore; il rapido successo
dell’attacco alla Norvegia fu dovuto alla superiorità aerea della
Germania, che le consentì il dominio dello Skagerrak e sconsigliò
l’Ammiragliato di Londra dall’impegnarsi a fondo in una zona lontana
dalle proprie basi.
2.3 Paesi Bassi, Belgio e Francia. - Con l’attacco contro l’Occidente,
iniziato il 10 maggio 1940, nei Paesi Bassi i Tedeschi costrinsero alla
capitolazione l’esercito olandese in 5 giorni. Il 13 maggio avevano
sfondato ogni difesa fra Namur e Sedan. Il comando francese, poiché la
rottura sulla Mosa misurava solo 50 km e la linea Maginot (➔ linea) era
intatta, pensò fosse sufficiente concentrare truppe di riserva, a N e a S
delle colonne nemiche di sfondamento, per tamponare il versamento e
prendere più tardi l’offensiva. Ma non era preparato a sostenere una
guerra manovrata dalle grandi unità corazzate tedesche. Di catastrofe in
catastrofe (il Belgio si arrese il 28), la battaglia della Manica si concluse,
il 3 giugno, con la riuscita evacuazione delle truppe britanniche
da Dunkerque. Il 5 giugno, con la battaglia di Francia iniziò l’ultima
fase della campagna dell’Ovest: dal 5 all’11 giugno, l’esercito francese
fu annientato e il 22 giugno, a Rethondes, la Francia firmò l’armistizio
con la Germania, e il giorno seguente con l’Italia, intervenuta il 10
giugno.
Tra le conseguenze politiche del crollo francese è da includere il
rafforzamento dell’Asse con la firma del Patto tripartito (27 settembre
1940) tra Germania, Italia e Giappone.

2.4 La battaglia aerea d’InghilterraIl


successo radicale e in misura non
prevista sulla Francia pose al comando tedesco il problema di un grande
sbarco in Gran Bretagna, che, guidata ora da W. Churchill, aveva
respinto nuove proposte di pace (19 luglio 1940). Hitler e il generale A.
Jodl, autori del piano d’invasione, si proposero anzitutto la conquista
della superiorità aerea sulla Manica, in modo da interdire durevolmente
le acque di quel mare alla Marina britannica. Un massiccio attacco aereo
tedesco, attuato tra l’8 agosto e il 31 ottobre (ma fino al maggio
successivo sarebbero proseguiti bombardamenti notturni nelle città
industriali), si concluse con l’insuccesso. L’aviazione tedesca, per la
mancanza di bombardieri a grande autonomia di volo, si rivelò
impotente a sottoporre l’intero territorio nemico ad attacchi pesanti,
prolungati e precisi. Gli Inglesi, superiori nell’addestramento al volo
strategico, si giovarono inoltre del radar, ancora ignoto ai Tedeschi. Il
fallimento della battaglia aerea d’Inghilterra ebbe conseguenze risolutive
sull’esito della guerra, perché la Gran Bretagna mantenne il controllo
aereo della Manica e la Germania dovette rinunciare al piano
d’invasione progettato.
2.5 L’intervento dell’ItaliaIl 10 giugno l’Italia aveva dichiarato guerra alla
Francia e alla Gran Bretagna, nell’errata convinzione che le sorti del
conflitto fossero decise. Le operazioni (battaglia delle Alpi Occidentali)
contro la Francia, ormai disfatta, si svolsero fra il 21 e il 23 giugno e
furono sospese il 24 con l’armistizio di Villa Incisa.
Per l’Italia in un primo periodo la guerra ebbe come teatro esclusivo il
Mediterraneo: le battaglie di Punta Stilo (8-9 luglio 1940) e di
Capo Teulada (27 novembre 1940) mostrarono l’inferiorità strategica
della Marina italiana per la mancanza di navi portaerei; la situazione
italiana si aggravò ulteriormente per l’attacco aereo di sorpresa contro la
flotta concentrata a Taranto (11 novembre). Nella battaglia di Capo
Matapan (27-28 marzo 1941), l’uso notturno del radar da parte
britannica avrebbe aggravato la sconfitta della flotta italiana, che non
avrebbe più potuto contrastare la superiorità nemica.

3. La guerra in Africa
Nell’Africa Orientale Italiana l’entrata dell’Italia nel conflitto portò
l’Asse a contatto con l’Impero britannico in Egitto,
Sudan, Uganda, Kenya, Somalia, per una frontiera di circa 6000 km.
Nelle più lontane regioni del suo Impero d’Africa lo Stato Maggiore
britannico, per guadagnare tempo e per risparmiare energie e uomini,
abbandonò le zone più minacciate dalla schiacciante superiorità iniziale
italiana: così fu evacuata la Somalia britannica. La controffensiva fu
preparata contemporaneamente in Africa Orientale e in Libia: nel primo
territorio, per il netto squilibrio delle forze opposte, dopo circa un anno e
mezzo di operazioni, la difesa italiana non poté evitare la vittoria
britannica (6 aprile 1941, capitolazione di Addis Abeba; 27 novembre
1941, caduta di Gondar, ultimo presidio italiano in Etiopia a deporre le
armi).

In Africa settentrionale, dopo l’occupazione di Sidi Barrani a opera


dell’Esercito italiano comandato da R. Graziani (12 settembre 1940), gli
Inglesi, al comando del generale A.P. Wavell sferrarono un’offensiva (8
dicembre 1940-9 febbraio 1941) che si spinse fino a Bengasi,
minacciando gravemente in Africa l’Italia. L’intervento di rinforzi aerei
tedeschi e di un reggimento corazzato (Afrika Korps), al comando di E.
Rommel invertì i rapporti delle forze: fra il 28 marzo e il 29 aprile 1941,
le forze britanniche, in una situazione di netta inferiorità (tanto più che il
governo aveva disposto che una parte dell’armata della Cirenaica fosse
inviata in Grecia), furono costrette all’abbandono della Cirenaica.
Restava in mano britannica Tobruk, importante punto d’appoggio per le
future operazioni, inutilmente assediata dalle forze dell’Asse.

4. Il conflitto nel 1940-41


4.1 Le campagne dell’Asse in Grecia e nei Balcani. - La guerra
d’aggressione contro la Grecia intrapresa dall’Italia il 28 ottobre 1940,
dopo un’iniziale penetrazione nel settore dell’Epiro, per l’accanita
resistenza greca si era risolta in un sostanziale fallimento, costringendo
le armate italiane a retrocedere, subendo forti perdite, in posizione più
vicina ai porti di sbarco. Per rafforzare la situazione dell’Asse nella
regione balcanica, compromessa dagli insuccessi della campagna
italiana in Grecia, Hitler accentuò la pressione sulla Bulgaria, che il 1°
marzo 1941 aderì al Tripartito; per fronteggiare le conseguenze del
colpo di Stato antinazista in Iugoslavia (27 marzo 1941), il 6 aprile ebbe
inizio la campagna per l’occupazione della Iugoslavia, che il 18 fu
costretta all’armistizio.

Intanto, le armate tedesche provenienti dalla Bulgaria occupata


entrarono in Tracia; la linea Metaxàs (eretta nella zona di confine della
Grecia con la Bulgaria) fu rapidamente aggirata e le masse corazzate
tedesche raggiunsero Salonicco dove, dopo il reimbarco del corpo di
spedizione britannico, il 23 aprile fu firmato l’armistizio tra Grecia e
potenze dell’Asse. Padroni di Salonicco, della valle del Vardar e della
conca di Monastir, i Tedeschi occuparono dopo una rapida campagna
tutta la Grecia (3 maggio 1941) e in 24 giorni fu operata la conquista
aerea di Creta.

4.2 La prima campagna contro l’URSS Dopo il vano tentativo di piegare la


Gran Bretagna e di persuadere la Spagna alla collaborazione militare,
Hitler, nel timore di un intervento sovietico contro la Germania, decise
di invadere l’URSS, che aveva conquistato territori a O (giugno 1940,
annessione degli Stati baltici, acquisizione dalla Romania
di Bessarabia e Bucovina settentrionale). In gara sotterranea con la
diplomazia sovietica, l’Asse conseguì decisivi successi in Europa
centro-orientale: adesione (novembre 1940) al Tripartito di Ungheria e
Romania (seguite dalla Bulgaria); dopo l’occupazione di Iugoslavia e
Grecia, a Vienna il 23 aprile la diplomazia italo-tedesca sanciva la
nascita del Nuovo ordine balcanico: condominio dell’Asse
sulla Slovenia, assegnazione della costa dalmata all’Italia, che otteneva
anche il protettorato sul ricostituito Montenegro, compensi territoriali in
Iugoslavia a Ungheresi e Bulgari (questi ultimi s’ingrandivano anche a
spese della Grecia).
Consolidata a proprio favore la situazione strategica, la Germania diede
inizio il 22 giugno 1941 alle operazioni di guerra contro l’URSS. Il
piano d’attacco (operazione Barbarossa) fu quello di totale
annientamento ideato da Hitler, portato a sottovalutare la consistenza
militare del nemico. La strategia dell’Armata rossa, cui si dovette la
salvezza dell’URSS, fu di impegnare il nemico quanto più a lungo
possibile, salvo, al momento critico, sottrarsi al combattimento
facendosi scudo dello spazio: furono interposte distanze anche di 250
km, in modo da esaurire le formazioni motocorazzate, che giungevano
alla fine della tappa prive di carburante; inoltre, poiché città e campagne
venivano distrutte secondo la tattica della ‘terra bruciata’, i complessi
corazzati tedeschi rimanevano fermi in attesa dei rifornimenti. Anche
per il ritardo imposto all’avanzata dai complessi difensivi della linea
Stalin, solo il 10 novembre 1941 le forze tedesche affrontarono il
sistema difensivo di Mosca: quando il 6 dicembre, dopo giorni di
combattimenti sostenuti nelle più avverse condizioni di clima e di
terreno, il meccanismo della Wehrmacht concentrato contro Mosca
cessò di funzionare, i Sovietici si lanciarono nella prima controffensiva
d’inverno.

4.3 La diplomazia alleataNell’agosto


1941 si manifestarono già gli effetti
politico-diplomatici della nuova aggressione tedesca: un accordo anglo-
sovietico portò all’occupazione comune dell’Iran, indispensabile ponte
di transito per i rifornimenti che dalla Gran Bretagna alimentarono la
resistenza sovietica.
Nel frattempo, con l’applicazione del Lease and Lend Act (11 marzo
1941), una poderosa corrente di aiuti militari alle democrazie s’era
messa in movimento dagli USA, dove il Congresso fin dal 1937 aveva
abbandonato la politica isolazionistica dando inizio al riarmo della
nazione. Il 14 agosto 1941 F.D. Roosevelt e Churchill si incontrarono ad
Argentia (Terranova) per la compilazione della Carta atlantica, chiara
manifestazione del proposito statunitense di partecipare direttamente alla
guerra.

4.4 L’attacco giapponese contro gli USA 


Il 27 settembre 1940, all’indomani
della sconfitta francese, il Giappone aveva aderito al Patto tripartito che
lo legava a Germania e Italia con lo scopo che servisse ai suoi propositi
di penetrazione in Asia orientale. In effetti, l’atteggiamento di
sostanziale collaborazione imposto al governo francese dalla Germania
consentì al Giappone di sottomettere gradualmente nel 1940-41 tutta
l’Indocina francese. Oltre a essere fonte preziosa di materie prime, il
possesso del Sud-Est asiatico doveva servire per rescindere ogni contatto
degli USA con la Cina e l’intera Asia orientale, fino a Singapore; una
volta sconfitta la Cina con l’occupazione delle vie di rifornimento
statunitense in Birmania, gli Stati Uniti sarebbero stati infine costretti a
riconoscere la preminenza del Giappone in Estremo Oriente. Gli
strepitosi ma illusori successi riportati dai Tedeschi nella campagna
di Russia dell’estate-autunno 1941 avevano convinto i circoli militari
nipponici che la resistenza sovietica stesse per crollare e che fosse
giunto per il Giappone il momento d’inserirsi nel conflitto in atto in
Occidente. Mentre erano in corso trattative diplomatiche
con Washington, il 7 dicembre 1941 (un’ora prima che avesse luogo
alla Casa Bianca l’udienza richiesta dalla rappresentanza diplomatica
giapponese) il governo del generale H. Tojo, mediante l’attacco di Pearl
Harbor diede repentinamente inizio, alla guerra con gli USA (Italia e
Germania entreranno in guerra contro gli Stati Uniti l’11 dicembre). Il
10 dicembre, 2 unità britanniche a grande raggio d’azione, la Repulse, e
la Prince of Wales, furono affondate nel Pacifico. In 4 mesi, il Giappone
attuò la parte più importante del programma iniziale di espansione
territoriale in Asia: la Thailandia invasa si alleò con il Giappone (21
dicembre), che da quel territorio scatenò l’offensiva contro la Malaysia e
Singapore; Hong Kong cadde a dicembre, a gennaio furono invase
Birmania, Indie Orientali Olandesi, Nuova Guinea, Salomone e
Filippine.
4.5 La conferenza di Washington Churchill e Roosevelt nella prima
conferenza di Washington (22 dicembre 1941-14 gennaio 1942)
decisero di concentrare lo sforzo principale di guerra contro la
Germania, al fine d’impedire l’attuazione del suo piano di controllo di
tutto il potenziale economico europeo mediante lo schiacciamento
dell’URSS e di restare provvisoriamente sulla difensiva nel Pacifico.
Rimasti con poche corazzate a disposizione dopo Pearl Harbor, gli USA
costruirono a ritmo accelerato le portaerei, per adeguarsi alle nuove
esigenze della tattica aeronavale. Si assicurarono in tal modo il successo
contro i Giapponesi nelle battaglie del Mar dei Coralli (7-8 maggio
1942) e delle Midway (4-6 giugno 1942), che sventarono la minaccia
diretta verso l’Australia.
5. Le operazioni belliche nel 1942-43 (fig. 2)

5.1 La battaglia di Stalingrado. -Nella pausa invernale, i Sovietici


avevano riorganizzato i corpi corazzati e soprattutto rafforzato
potentemente l’artiglieria anticarro, mentre le forniture degli
Angloamericani seguivano una curva ascendente. In campo tedesco lo
sforzo venne a gravitare quasi solo sul gruppo sud che, al comando di F.
von Bock, avrebbe dovuto distruggere le armate sovietiche distribuite
fra il Mar d’Azov e la regione di Kursk, sfondare tra Voronež e Šachty,
sul vertice dell’ansa del Don (di fronte a Stalingrado), quindi, con un
movimento di conversione, marciare verso Mosca da tergo. Il piano
difensivo sovietico considerava obiettivo fondamentale il mantenimento
del settore di Voronež, per evitare l’avvolgimento diretto di Mosca da E.
I successi conseguiti a luglio e nella prima decade di agosto contro il
nemico in rotta che abbandonava, decimato, immensi territori,
condussero l’alto comando tedesco alla decisione di sottrarre all’armata
corazzata di von Bock, diretta verso Stalingrado, un buon terzo degli
effettivi, per lanciarlo alla conquista dei petroli del Caucaso. Così la
Wehrmacht si trovò a perseguire simultaneamente due obiettivi separati
l’uno dall’altro da distanze enormi in cui la mancanza di vie di
comunicazione rendeva impossibili gli scambi degli uomini e dei mezzi.
L’attacco sovietico lanciato il 19 novembre, aveva imprigionato la VI
armata tedesca nel settore di Stalingrado, tra il Don e il Volga. La
controffensiva sovietica d’inverno, sviluppatasi dal 10 gennaio 1943,
ricacciò i Tedeschi (marzo 1943), sul medio Donez. L’esito della
battaglia di Stalingrado (➔ Stalingrado) segnò la fine dell’impulso
offensivo tedesco e diede inizio alla guerra di esaurimento, a tutto
vantaggio della coalizione anglo-russo-statunitense.

Alla campagna di Russia presero parte unità italiane: il Corpo di


Spedizione Italiano in Russia (CSIR), operante al comando del
generale G. Messe (luglio 1941-autunno 1942), fu successivamente
integrato con altre unità fino a raggiungere l’entità di una armata (VIII
armata o ARMIR, Armata Italiana di Russia), al comando del generale I.
Gariboldi. Combatté, in drammatiche condizioni di inadeguatezza di
mezzi, la battaglia difensiva del Don.

5.2 La campagna d’Africa, 1941-43. - Il generale britannico C. Auchinleck,


disponendo delle truppe del Commonwealth dopo la capitolazione
dell’Africa Orientale Italiana e utilizzando i primi mezzi forniti in
grande misura dagli Stati Uniti, scatenò un’offensiva (11 novembre
1941-11 gennaio 1942) con cui riuscì a rioccupare tutta la Cirenaica. Il
grosso delle forze mobili dell’Asse aveva però potuto mettersi in salvo,
e pochi giorni dopo il comando dell’Asse, ricevuti notevoli rinforzi,
sferrò la terza offensiva (21 gennaio-10 febbraio 1942), che sorprese gli
Inglesi esauriti e li costrinse a ritirarsi dalla Cirenaica, a eccezione del
porto di Tobruk.
Nella quarta e ultima offensiva dell’Asse (27 maggio-30 giugno 1942),
occupata Tobruk (21 giugno) e caduta Marsa Matruh, gli Inglesi furono
inseguiti fino all’istmo di el-’Alamèin, dove il 30 le forze italo-tedesche
si attestarono. Il nuovo comandante inglese, B.L. Montgomery, il 23
ottobre sferrò la terza offensiva britannica, travolgendo il 3 novembre il
diaframma difensivo di el-’Alamèin. L’Asse perdette l’iniziativa delle
operazioni; gli Alleati l’8 novembre sbarcarono in Algeria e in Marocco,
portandosi nel febbraio 1943 ai margini della Tunisia, dove a Mareth e
Akarit gli Italiani si difesero validamente contro l’VIII armata
britannica. Il 17 aprile-13 maggio, gli Angloamericani sferrarono
l’offensiva finale, che eliminò le forze dell’Asse in Africa. L’11 maggio,
il generale H.-J. von Arnim firmò la resa dei Tedeschi, il 13 maggio si
arresero anche gli Italiani.

Allo sbarco angloamericano in Marocco e Algeria, fece seguito la


costituzione del Comitato francese di liberazione, capeggiato dal
generale C. De Gaulle. Ebbero allora inizio in Francia e in tutti i paesi
occupati dai Tedeschi (ma anche in Italia) le azioni della Resistenza:
scioperi, sabotaggi e la guerriglia dei partigiani.

6. La battaglia dell’Atlantico
Dall’inizio del conflitto fino al maggio 1945, ebbe luogo nell’Atlantico
il confronto tra gli Alleati e le forze dell’Asse per il controllo delle rotte
di navigazione utilizzate dai primi per i rifornimenti di armamenti e
materie prime.All’inizio della guerra il naviglio di superficie pesante
franco-britannico era enormemente superiore a quello tedesco. La guerra
di corsa volse all’esaurimento dopo l’eliminazione della corazzata
tedesca Graf von Spee nelle acque del Río de la Plata (17 dicembre
1939) e i sottomarini, come già nella Prima g., vennero a costituire il
nerbo della flotta navale tedesca. La lotta contro gli U-Boote si fece per
gli Alleati progressivamente più faticosa: l’ammiraglio K. Doenitz nel
1940 aveva costituito a Lorient, in Bretagna, un comando centrale, che
sulla base dei dati informativi raccolti dall’aviazione impartiva ordini ai
sottomarini per guidarli, durante la notte, alla presa di contatto. Gli
Inglesi provvidero alla difesa munendo di reti parasiluri le navi destinate
a occupare le posizioni esterne dei convogli, con nuove fregate a grande
autonomia, con il sistema di rifornire in mare il naviglio di scorta meno
efficiente, accrescendone l’autonomia, con l’impiego di aerei di più
grande raggio e, soprattutto, attraverso la realizzazione progressiva di
navi portaerei di scorta. La battaglia conobbe fasi alterne, ma nell’aprile-
maggio 1943, l’introduzione, per la localizzazione dei sottomarini, di
nuovi apparecchi (radar e sonar), pose in crisi la guerra tedesca ai
convogli degli Alleati, e solo in parte i Tedeschi poterono, verso la fine
del 1944, riprendere il loro piano di guerra ai convogli applicando agli
U-Boote nuovi dispositivi (Schnorchel) che consentivano una prolungata
immersione, al riparo dall’offensiva aero-navale avversaria.

7. La campagna d’Italia 1943-44


Alla conferenza alleata di Casablanca (14-24 gennaio 1943) fu decisa
l’apertura del secondo fronte e vi prevalse la tesi dello sbarco in Sicilia e
dell’invasione dell’Italia. Nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1943, fu
sferrato l’attacco anfibio contro l’isola, che cadde il 17 agosto. Alla
caduta del fascismo (25 luglio 1943) seguirono le trattative del nuovo
governo Badoglio con gli Alleati, che portarono il 3 settembre, con la
firma dell’armistizio di Cassibile, alla resa incondizionata. L’8
settembre, con l’annuncio dell’armistizio, le forze tedesche occuparono
la penisola e fronteggiarono lo sbarco effettuato lo stesso giorno dagli
Alleati a Salerno. Con la disgregazione delle superstiti forze armate
italiane, iniziò l’occupazione tedesca della capitale, abbandonata dal re e
dal governo che a Brindisi presero contatto con gli Alleati, a fianco dei
quali, il 13 ottobre, l’Italia entrò in guerra contro la Germania, mentre a
Salò si formava sotto il controllo tedesco il governo della Repubblica
sociale italiana.

Ritiratisi a N di Napoli, insorta il 27 settembre, mentre forze statunitensi


sbarcavano ad Anzio (22 gennaio 1944), i Tedeschi opposero una tenace
resistenza sulla linea Gustav, che venne infine spezzata con un attacco a
Cassino (11-19 maggio 1944); seguì l’avanzata alleata verso Roma,
liberata il 4 giugno. Le forze tedesche, abbandonata l’Italia centrale, si
attestarono sulla linea Gotica lungo l’Appennino tosco-emiliano: il
fronte appennico crollò dopo una nuova offensiva alleata e l’esercito
tedesco, tra il 9 e il 24 aprile, venne disintegrato.

8. Lo sbarco in Normandia e il doppio fronte (fig. 3)

8.1 Il fronte occidentale.


- Il secondo fronte, richiesto dai Sovietici per
alleggerire la pressione tedesca, fu aperto con lo sbarco in Normandia
(operazione Overlord), mentre il comando tedesco aveva concentrato i
suoi sforzi difensivi sul Passo di Calais, capolinea della scorciatoia per
la Ruhr. Il Westwall fu rinforzato nell’inverno 1943-44, dopo la nomina
di Rommel a ispettore del Vallo Atlantico. Lo sbarco ebbe luogo il 6
giugno tra la penisola del Cotentin e le spiagge del Calvados. Le forze
alleate, al comando di D.D. Eisenhower, erano preponderanti a terra e
sul mare; la stessa aviazione tedesca poteva considerarsi finita (nel
giorno decisivo dello sbarco, la Luftwaffe effettuò 70 sortite contro
10.585 degli avversari). Conclusasi la battaglia delle spiagge con la
rottura di Avranches del 1° agosto, i Tedeschi, per evitare
l’accerchiamento evacuarono rapidamente la Francia fino alla Mosa. Lo
sbarco in Provenza (operazione Anvil), del 15 agosto, accelerò la marcia
alleata verso E e apportò forze nuove per gli eventi successivi. Il 19
agosto insorse contro i Tedeschi Parigi, dove C. De Gaulle giunse il 25
successivo. La battaglia di riconquista della Francia era terminata e stava
per iniziare la conquista della Germania.8.2 Il fronte orientaleCon la terza
campagna invernale del 1943-44 e con la quarta campagna estiva del
1944, i Sovietici, la cui superiorità sui Tedeschi era ormai notevole in
uomini e in armamenti, si rovesciarono sull’Europa orientale, portandosi
contemporaneamente sulla Vistola, nei Balcani e in Ungheria, fino
a Budapest.
9. La fine della guerra
9.1 Europa. - Ilfallimento dell’offensiva lanciata a dicembre
nell’altopiano delle Ardenne aggravò la situazione tedesca, resa poi
disperata dallo scatenamento dell’offensiva sovietica della Vistola
(gennaio 1945), che costrinse i Tedeschi a ripiegare sull’Oder, ultima
linea di resistenza sul fronte orientale a protezione di Berlino.
Sul fronte occidentale, il 10 marzo 1945 gli Alleati stabilirono una prima
testa di ponte sulla destra del Reno e il 23, mentre l’URSS iniziava la
battaglia di Vienna, pilastro della difesa tedesca a sud-est, iniziarono con
un lancio di paracadutisti la gigantesca operazione finale dell’oltre
Reno. Caduta Vienna il 13 aprile, il 16 i Sovietici iniziarono la battaglia
di Berlino, presa il 2 maggio, dopo il suicidio di Hitler (30 aprile). Il 7
maggio, a Reims, fu firmata la resa senza condizioni della Germania agli
Angloamericani; il giorno successivo, a Berlino, quella ai Sovietici.

9.2Estremo Oriente (fig. 4). L’offensiva alleata nel 1943 e l’avanzata


statunitense nel corso del 1944 avevano determinato una nuova
situazione nello scacchiere bellico del Pacifico. La conquista delle
Filippine aprì la via all’invasione dello stesso Giappone: occupata Iwo
Jima (febbraio 1945) a marzo gli Statunitensi sbarcarono nelle Isole
Okinawa. Lo scontro, aeronavale e terrestre, si protrasse fino a giugno,
quando l’isola cadde, mentre gli Alleati liberavano quasi tutta la
Birmania e acquisivano il dominio assoluto del cielo in Cina.
Nonostante la quasi totale distruzione delle risorse belliche, il Giappone
resistette, capitolando solo dopo l’esplosione, autorizzata dal presidente
statunitense H. Truman, della bomba atomica sulle città di Hiroshima (6
agosto) e Nagasaki (9 agosto; nello stesso giorno l’URSS aprì le ostilità
contro il Giappone). La resa fu firmata il 15 agosto.

10. I trattati di pace


I problemi della pace erano stati affrontati da USA, URSS e Gran
Bretagna già nel corso del conflitto nelle conferenze di Teheran (28
novembre-1° dicembre 1943) e Jalta (4-12 febbraio 1945) con la
comune enunciazione di principi ideali e politici e per la definizione,
precisata a Jalta, delle rispettive sfere d’influenza nel mondo. Nella
conferenza di San Francisco (25 aprile-15 giugno 1945) furono stabiliti
gli statuti della futura organizzazione societaria internazionale, le
Nazioni Unite. I ministri degli Esteri di URSS, USA, Gran Bretagna e
Francia elaborarono i trattati di pace nell’aprile-luglio 1946.

A Parigi furono sottoscritti (10 febbraio 1947) quelli riguardanti la


Finlandia, la Romania, la Bulgaria, l’Italia e l’Ungheria. I trattati
imponevano sanzioni economiche (riparazioni) e giuridiche (punizioni
dei criminali di guerra; impegno di istituire le libertà democratiche),
misure di disarmo, e vaste diminuzioni di territorio metropolitano e
coloniale (per queste ultime si veda la storia dei singoli Stati). I contrasti
politici delineatisi nel dopoguerra fra gli Alleati impedirono la
definizione del trattato di pace con la Germania.

A quello col Giappone, sottoscritto il 7 settembre 1951 a San Francisco


da 48 Stati membri delle Nazioni Unite, non aderì l’URSS, che nel 1956
concluse col Giappone un trattato bilaterale.

Il trattato di pace con l’Austria fu concluso a Vienna il 15 maggio 1955.

11. Carattere e conseguenze della guerra


Gli elementi essenziali che contraddistinguono la Seconda g. sono
connessi innanzitutto al carattere ideologico e totale del conflitto. Nel
conflitto le alleanze nazionali acquistarono un carattere di scelta politica,
civile, etica; inoltre, non solo si estese ai 5 continenti ma penetrò
profondamente nella popolazione civile, coinvolgendola sia attraverso le
deportazioni, i bombardamenti delle città, gli stermini, sia attraverso le
formazioni combattenti volontarie civili.

Sul terreno strettamente militare, i protagonisti furono il carro armato,


che liquidò la guerra di trincea e restituì il primato all’attacco, e l’aereo
da bombardamento, il cui uso estensivo fu funzionale tanto alla
distruzione di obiettivi militari quanto alla demoralizzazione delle
popolazioni e allo scompaginamento della vita civile; suo estremo
sviluppo si ebbe con l’impiego dei missili (V1 e V2 tedesche nella
battaglia d’Inghilterra) e, tanto più, con l’uso dell’arma nucleare
(conseguita attraverso un’affannosa competizione scientifica tra
Statunitensi e Tedeschi) che pose fine al conflitto aprendo l’era atomica.
Innumerevoli furono gli sviluppi dell’industria bellica e applicata; in
tutti i paesi belligeranti lo sforzo produttivo fu strenuo e vincitrice
risultò la coalizione più forte sul piano economico.

La pratica dell’annientamento del nemico appare centrale nel complesso


del conflitto. Il regime nazionalsocialista tedesco l’applicò innanzitutto
all’interno ancora in periodo di pace, avviando il pianificato sterminio
delle minoranze razziali e politiche. Non meno cruenta fu la risposta
alleata (per es., con il bombardamento di Dresda e quelli di Hiroshima e
Nagasaki), anche se priva delle motivazioni ideologiche che
caratterizzavano l’aggressività dei primi. Alla fine del conflitto furono
calcolati oltre 50 milioni di morti (30 nella sola Europa), oltre 2/3 dei
quali civili. La risposta internazionale al disegno nazionalsocialista
divenne efficace quando una larga alleanza contrappose
all’espansionismo dell’Asse una coordinata forza di contenimento e
contrattacco; a questa forza diede un apporto la Resistenza, cioè i
movimenti di liberazione delle nazioni occupate dall’Asse o dell’Asse
stesso, e ciò contribuì a delineare il carattere sovranazionale ed etico,
oltre che ideologico, della guerra.

Le conseguenze politiche della Seconda g. si inseriscono in questo


quadro. Gli Stati Uniti d’America erano usciti definitivamente dal
tradizionale isolazionismo, sopportando una parte sostanziosa dello
sforzo bellico, e avevano contribuito in modo decisivo alla vittoria
alleata, assicurandosi per l’avvenire un ruolo preminente nella politica
mondiale. Per altri versi, l’URSS emerse dal conflitto stremata ma con
enorme prestigio per aver bloccato in direzione orientale l’espansione
tedesca. In una situazione in cui anche le altre potenze vincitrici erano
afflitte da giganteschi problemi di ricostruzione, fu attorno ai due grandi
Stati che si riorganizzò la vita politica mondiale (sul terreno
internazionale, nel 1945 nasceva l’Organizzazione delle Nazioni Unite,
che assegnava un ruolo preponderante a 5 potenze vincitrici: USA,
URSS, Cina, Gran Bretagna, Francia). Nel contempo, l’alleanza del
periodo bellico si trasformò rapidamente in rivalità portando a una
divisione dell’Europa e del mondo in sfere d’influenza; questo nuovo
equilibrio bipolare (costituitosi negli anni 1945-49) avrebbe
contraddistinto la politica mondiale fino alla disgregazione del blocco
sovietico (1989). In questo senso, la riunificazione tedesca (1990) ha
costituito di fatto la soluzione della principale delle pendenze politico-
territoriali rimaste aperte dopo il conflitto.
fig. 1
fig. 2
fig. 3
fig. 4
VEDI ANCHE
Prima guerra mondiale Conflitto di dimensioni intercontinentali, combattuto dal 1914 al 1918.
Innescata dalle pressioni nazionalistiche e dalle tendenze imperialistiche coltivate dalle potenze
europee a partire dalla seconda metà del 19° sec., coinvolse 28 paesi e vide contrapposte le forze
dell’Intesa (Francia, Gran Bretagna, ... URSSSigla dell’Unione delle Repubbliche Socialiste
Sovietiche (russo SSSR, Sojuz Sovetskich Socialističeskich Respublik), Stato federale esteso in
territori di solito attribuiti in parte all’Europa orientale e in parte all’Asia centro-settentrionale,
costituitosi a seguito della rivoluzione del 1917 e della ...

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