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PONTIFICIA UNIVERSITÀ URBANIANA

Facoltà di Teologia

ECCLESIOLOGIA E MARIOLOGIA
TB1006
PROF. AMBROISE ATAKPA

ROGELIO OLVIGA SIBULO JR.


(23764)

a.a. 2020/2021
PRIMA PARTE – ECCLESIOLOGIA:
CONSIDERAZIONE TEOLOGICO-FONDAMENTALE PRELIMINARE

Il termine Chiesa non ha un solo significato, perché il termine chiesa è un termine


polivalente, cioè si può significare Edificio, un’entità museale del passato, una istituzione,
una comunità critica nei confronti dell’istituzione, una comunità cultuale, una comunità
di fede: communio sanctorum e Chiesa locale o Chiesa universale.

Come nella precomprensione della Chiesa, il termine Chiesa si può usare come
Communio sanctorum per capire che cosa vuol dire di questo termine. Allora, questo vuol
dire che tutti i cristiani hanno l’unico battesimo e la professione della stessa fede.
Attraverso la fede in Gesù Cristo, espressa in questa comune professione di fede, e
attraverso l’unico battesimo essi appartengono alla chiesa.

Come abbiamo visto che il termine Chiesa deriva dal termine greco Κύριακός e
indica la comunità appartenente al Signore (κύριος) e da lui dipendente. Con questo
termine ci fa unire come uno. Però dopo questo abbiamo visto un problema, cioè il
problema fondamentale dell’ecclesiologia, quel pluralismo delle Chiese che crea un
problema metodo nello studiare la Chiesa. In questo fluiscono alcune domande che: Gesù
come ha voluto la Chiesa? Che idea ebbe di sé la Chiesa delle origini? Cosa dice il Nuovo
Testamento sulla Chiesa? Cosa dicono i grandi testimoni del passato sulla Chiesa?

Adesso guardiamo al metodo dell’ecclesiologia, l’ecclesiologia non indaga sulla


Chiesa come storico, culturale, scientifico, sociologico e politico. L’ecclesiologia è una
scienza di fede in duplice senso come presuppone la convinzione personale in fatto di
fede e attinge alla fede della Chiesa. Possiamo dire anche che l’ecclesiologia come
riflessione della Chiesa su di sé, cioè rendere razionalmente ragione a sé stessa e agli altri
della propria fede. Possiamo dire anche che l’ecclesiologia come scienza ecclesiale dove
si può trovare la regula della fede cioè la regula fidei. Questa è la stessa fede predicata e
vissuta dalla Chiesa attraverso i secoli. E alla fine solo la Chiesa che può dire realmente
“chi è la Chiesa”.

APPROCCIO STORICO-TEOLOGICO:
GESÙ DI NAZARETH E LA CONVOCAZIONE DEI DISCEPOLI
Per capire meglio dobbiamo chiede che cosa intendiamo dire quando parliamo di
chiesa? Il termine Chiesa è la traduzione dal greco ἐκκλησία (ekklēsίa) cioè chiamare da
o convocare. Il termine ekklēsίa è una versione dei LXX del termine ebraico qᾱhᾱl o
qehal Jahwe con cui viene indicato il popolo dell’alleanza radunato al Sinai. Però nel
periodo ellenistico romano imperiale il termine ekklēsίa era infatti anche un termine
politico molto diffuso. In questo periodo esso non aveva più il significato di assemblea
popolare, derivante dal periodo aureo della democrazia ateniese.

Nell’epoca imperiale ekklēsίa era ufficialmente strutturata. L’assemblea del


popolo doveva essere debitamente convocata dall’autorità competente ed era diretta da
funzionari. Essa non aveva alcun diritto di prendere delle decisioni, ma solo un diritto di
acclamazione e aveva inoltre delle funzioni cultuali. Perciò il termine ekklēsίa appartiene,
diversamente dalle riunioni giuridiche private e associative, come nel caso delle
associazioni misteriche, al campo del diritto pubblico.
La novità dell’ekklēsίa neotestamentaria rispetto all’ ekklēsίa politica consistette
nel fatto che l’ekklēsίa neotestamentaria non si concepì come un ekklēsίa politica. Essa
non fu fondata da una cittadinanza politica, ma fu chiamata (ἐκ-κλησία) fra tutti i popoli
e fondata mediante un nuovo essere una sola cosa –radicato nel battesimo – in Gesù
Cristo. Perciò la differenza principale viene espressa nella denominazione di ekklēsίa di
Dio e più chiaramente ancora in quella di ekklēsίa di Dio in Gesù Cristo.
Abbiamo visto anche che nel vangelo di Matteo Gesù ha detto “mia” ekklēsίa. In
questo modo viene di nuovo messo in risalto il retroterra veterotestamentario; la chiesa è
il popolo eletto e chiamato da Dio, che deve proclamare le sue grandi gesta. Ma il popolo
di Dio della nuova alleanza è popolo di Dio solo in Cristo e come corpo di Cristo.

II. IDENTITÀ DELLA CHIESA POPOLO DI DIO

L’ekklēsίa si definisce, innanzitutto, come una convocazione di Dio. Allora, noi


come ekklēsίa siamo popolo di Dio e non come è una semplice associazione di donne e
di uomini. La Chiesa è chiamata, convocata da Dio Padre, nel Figlio, Cristo Gesù, grazie
all’azione incessante dello Spirito Santo.
L’ ekklēsίa è un popolo convocto. Dio ha convocato tutti coloro che guardano con
fede a Gesù, autore della salvezza e principio di unità e di pace, e ne ha costituito la
Chiesa, perché sia agli occhi di tutti e di ciascuno, il sacramento visibile di questa unità
salvifica (Lumen Gentium, 9).

L’ ekklēsίa è convocata è anche assemblea. La Chiesa è assemblea per iniziativa


di Dio. Non è un’assemblea statica. In essa opera lo Spirito di Dio.

L’ ekklēsίa è “memoriale” non nel senso di nostalgia per il passato ma trova le sue
radici in Cristo che lo ha convocato. Essa annuncia la salvezza in Cristo. Il “memoriale”
simboleggia e annuncia il ritorno di Cristo e la convocazione dell’ultimo tempo,
“l’eschaton”.

La Chiesa vive l’attesa escatologica e si prepara alla consumazione finale del


disegno di Dio. La Chiesa è sempre in cammino verso “la patria celeste”, essa è
peregrinante. Non è ancorata verso l’angoscia, la paura ma verso la speranza. Come la
sposa, la Chiesa è sempre in attesa dello sposo.

III. CHI HA FONDATO LA CHIESA? – LA NASCITA DELLA


CHIESA
La domanda è, Gesù ha voluto una Chiesa? La Tradizione della Chiesa non ha mai
dubitato della fondazione della Chiesa da parte di Gesù. Per la Chiesa, negli atti e nelle
parole di Gesù si può dedure la sua volontà per quanto riguarda la fondazione della
Chiesa. La questione di una fondazione della Chiesa da parte di Gesù divenne un
problema solo dal tempo dell’illuminismo.

Il primo teologo, filosofo e orientalista protestante che ha sollevato fu Hermann


Samuel REIMARUS (+1769). Reimarus stabiliva infatti una frattura radicale tra la
predicazione di un regno messianico terreno, fatta da Gesù, e la predicazione del regno
dei cieli, fatta dagli apostoli. Secondo lui il messaggio di Gesù era fallito con la sua morte
in croce.
Il messaggio della risurrezione fu un inganno escogitato dagli apostoli, che solo
permise di arrivare alla chiesa e al suo messaggio metafisico. La Chiesa era quindi stata
una soluzione di ripiego e un fraintendimento del messaggio gesuano del regno di Dio. In
tal modo veniva inaugurata, con un potente squillo di tromba, la moderna Leben-jesu-
Forschung, l’indagine sulla vita di Gesù.

Harnack (+1930) affermava che ciò che è importante di Gesù non è tanto la Chiesa
da lui fondata ma il suo insegnamento morale, cioè il regno di Dio è un’idea morale.
Secondo lui, la Chiesa si è mescolato con il mondo ellenistico, da cui provengono i dogmi
e i sacramenti.
La scuola escatologica critica anche l’idea di una Chiesa voluta da Dio. Di fatti
Alfred Loysi (+1940) afferma che Gesù predicò il regno di Dio, ed è arrivata la Chiesa.
Erik Peterson (+1960) invece la paragona con l’umanesimo. Albert Schweitzer (+1965)
afferma che Gesù ha lasciato uno stile di vita che tutti dobbiamo seguire ma non ha
lasciato la Chiesa.

Rudolf BULTMANN distinse tra la comparsa e il messaggio di Gesù e il kèrygma


postpasquale; per lui Gesù faceva parte della preistoria del kèrygma. La sua
interpretazione esistenziale del Nuovo Testamento non era interessata al Gesù storico;
quel che gli stava a cuore era il kèrygma sempre attuale e il Cristo della fede.
.
Per contestare a queste affermazioni si può parlare di una dimensione storica
anche se non si reduce a quella. Infatti, per rispondere alla domanda sulla fondazione
della Chiesa, ci vuole fare altre domande che riguardano alle radici, il senso e la finalità
di essa; a chi è il fondatore; il modo di agire; e l’importanza sull’origine della Chiesa per
oggi.

L’origine della Chiesa ha una dimensione storica ma non si riduce ad essa. Non si
può ridurre l’origine della Chiesa ad un solo momento storico o ad una realtà dei “detti,
gesti o azioni di Gesù”. Bisogna considerare il mistero di Cristo nel suo insieme.

La questione dell’origine della Chiesa non può ridursi solo alla domanda: Gesù ha
fondato o no la Chiesa? Dovremo porci altre domande: Quali sono le radici, il senso e la
finalità della Chiesa? Chi è questo fondatore? Agisce solamente nel suo nome? Che
importanza dare agli avvenimenti che caratterizzano il mistero di Gesù? In più, dobbiamo
chiederci “l’origine della Chiesa” ha per noi oggi una importanza? Se la riposta è positiva,
in che modo? Solo dalla risposta a tutte queste domande posiamo trarre l’origine della
Chiesa.

L’origine della Chiesa non può essere ridotta a un momento specifico e lo spazio,
ma è un
processo continuo nella lavorazione dello Spirito Santo come segue:
La proclamazione del Regno del cielo da Gesù come il Messia e il Regno. Il
popolo era in attesa del Messia. Gesù segna la venuta del Regno messianico. Gesù chiama
tutti alla sua sequela.
Il sacrificio pasquale: La Tradizione leggeva l’origine della Chiesa, in modo
simbolico, nell’acqua e nel sangue del costato di Gesù.
Il dono dello Spirito Santo: Inaugurata dal ministero di Gesù, fondata nel
ministero della Pasqua, nella Pentecoste, la Chiesa vive il tempo della sua manifestazione
e della sua missione.
IV. CHIESA E ISTITUZIONE – CHIESA SANTA E PECCATRICE
Sin dall’origine, la comunità ecclesiale è confrontata a delle difficoltà istituzionali.
Anche apostolo Paolo reagiva ai rischi d’individualismo nella comunità di Corinto dove
c’era una esagerazione della glossolalia. L’istituzione non è mai separata dal resto della
Chiesa. È un ministero, un servizio per il bene del Corpo che è la Chiesa. Le comunità
locali vivono la tentazione dell’esclusione reciproco. Scontri tra cristiani provenienti dal
giudaismo e cristiani provenienti dal paganesimo: a Gerusalemme, a Corinto, a Filippi, e
soprattutto in Galazia. La nascita di ogni Chiesa comporta di conseguenza il problema
organizzativo. La Chiesa fa quindi i conti con la storia. La chiesa-istituzione può
commettere degli errori perché essa è “umana” e nello stesso tempo “divina” (LG 8)38.
Giovanni Paolo II ricorda al Giubileo del 2000 alcuni peccati della Chiesa e chiede
perdono. Non si deve mai separare la Chiesa-istituzione dal resto della Chiesa: la Chiesa
è una.

LA CHIESA DALLE ORIGINI AL CONCILIO VATICANO II


I. LA CHIESA NELLA SACRA SCRITTURA
1/ ANTICO TESTAMENTO

Israele «preparazione e figura» (LG 9). La Chiesa è intimamente legata


spiritualmente con la stirpe di Abramo. La radice della sua fede si trova nell’antica
alleanza di Dio con il popolo da lui scelto, anche l’esodo è una prefigurazione della
salvezza. Per quello possiamo anche guardare all’Antico Testamento cercando di chiarire
questo vincolo profondo tra popolo di Israele e Chiesa.

Il popolo di Israele è il popolo che Dio si è scelto, con cui ha fatto una promessa
e per mezzo di lui, Dio vuole benedire tutte le nazioni della Terra. Nell’Antico
Testamento si concepisce a Dio come un Re potente, che attua nella storia del popolo e
lo guida. È una anticipazione della predicazione di Gesù: Il Regno di Dio. Però questa
relazione di Dio con il suo popolo ha una caratteristica speciale, la fedeltà. Per cui Dio
che è fedele merita un popolo che sia fedele. Ma questo regnare di Dio porta con sé un
significato escatologico, nel quale si trova la dimensione messianica cioè l’attesa del
Messia.

Regno e Popolo. Nei sinottici la predicazione di Gesù muove dall’annuncio del


regno. L’AT è il background della loro comprensione. Con questa espressione, l’AT
intende descrivere la presenza dell’azione di Dio in mezzo a Israele e nel mondo intero.
Non esiste però un Regno di Dio senza un popolo di Dio. Questo popolo ha una vocazione
ed una elezione particolare, diverso a tutti gli altri popoli; perché Dio l’ha voluto per sé,
è fedele a lui e si aspetta la corrispondenza nella fedeltà. Addirittura Dio libera e salva
questo popolo quando si trova nel buio della schiavitù. Egli fa una promessa al popolo e
gli dà una missione, portare la salvezza a tutti i popoli. Israele dovrebbe essere l’esempio
di relazione tra i popoli della terra con Dio. Da questo scaturisce che sia un popolo
sacerdotale, cioè mediatore nei confronti con gli altri popoli.

2/ ISRAELE E LA CHIESA

Nel popolo di Israele troviamo la preparazione della Chiesa. Nel Nuovo


Testamento troviamo tanti riferimenti alla Chiesa. San Paolo offre la teologia di un’unica
salvezza in Cristo, che non ha mai ripudiato il suo popolo, perché ha fatto con lui
un’alleanza che non ha mai revocato. Dio rimane fedele verso il suo popolo e quindi
Israele rimane sempre il popolo preferito di Dio. Israele rappresenta anche la debolezza
dell’uomo e un richiamo all’umiltà.

3/ IL NUOVO TESTAMENTO:
«MANIFESTAZIONE» DELLA CHIESA

Lo scopo di questo studio è di capire se «la Chiesa viene propriamente e


direttamente da Gesù?».

Il Regno di Dio è il centro della predicazione di Gesù, la ragione per cui egli è
venuto. Lui lo descrisse nelle parabole perché mistero di Dio, quindi non si può definire
definitivamente. È il progetto di Dio di intervenire nel mondo e formarne uno nuovo, sulla
base della paternità di Dio e la fratellanza tra gli uomini. Il Regno si manifesta nel popolo
che Gesù raduna attorno a sé, egli inizia un nuovo popolo ma non sceglie la figura di un
re politico, piuttosto di un re pastore che protegge il suo gregge.

Nella Pasqua di Gesù il regno riceve la sua «istituzione». La Pasqua segna la svolta
decisiva del regno di Dio. Gesù non è solo il predicatore del regno e il costruttore della
sua struttura visibile (periodo galilaico), ma è anche il realizzatore del regno nella propria
persona (periodo
giudaico). «La svolta di Cesarea di Filippo»: dopo la «confessione di Pietro» Gesù rivela
che il suo regno si realizza attraverso la via della croce (cf. Mt 16,16-23), secondo la
profezia del «servo di Jahvè» (cf. Is 53).

Il regno si manifesta come mistero di morte e di risurrezione. Nel mistero della


morte-risurrezione di Gesù viene generato il «nuovo popolo». - Nel sacrificio della croce
viene suggellata l’alleanza eterna tra Dio e il popolo nel sangue di Gesù «vero Agnello».
Il tema dell’alleanza è di importanza ecclesiologica di prim’ordine. Come l’antica
alleanza veniva suggellata con il sangue degli animali che veniva sparso sull'altare
(simbolo di Dio) e sul popolo, così la nuova alleanza viene istituita tra Dio e il popolo,
nel sangue di Cristo Figlio di Dio.

Con la svolta pasquale la vicenda del regno registra un cambiamento decisivo: la


Pasqua è la data di nascita autentica della «chiesa di Cristo». Gli aspetti di queste novità
sono vari: Si passa dai Gesù predicante al Gesù «predicato», Si passa dal Messia nascosto
al Signore risorto, La comunità post-pasquale si percepisce come comunità escatologica,
Nella Pentecoste la chiesa ha la sua piena manifestazione, Nella Pentecoste, avviene la
promulgazione definitiva del regno instaurato da Cristo e l’eucaristia è «centro
simbolico» della comunità escatologica.

Alla base della riflessione ecclesiologica di Paolo sta l’esperienza della sua
conversione sulla strada di Damasco (cf. Gal 1, 12). Esperienza sconvolgente, vissuta
dall'apostolo secondo una duplice dimensione: prima è come incontro personale con il
Cristo risorto e vivente, «identificato» con i credenti (cf. Fil 3, 12); secondo è come
dramma di rottura dal vecchio Israele in nome del vero Israele secondo lo Spirito (cf. Fil
3,5).
Le lettere di Paolo non si collocano sulla linea della prima evangelizzazione
(kerigmà), ma su quella della catechesi e della «pastorale». Per questo il suo interesse
cristologico non è tanto per la persona storica di Gesù, quanto invece per il Cristo vivente
nella sua chiesa e nella novità di vita dei cristiani. Per motivi di chiarezza, a costo di una
certa semplificazione, nella visione ecclesiologica di Paolo, si possono distinguere tre
prospettive che sono andate progressivamente chiarendo e armonizzando: la prospettiva
«comunitaria-teologica», la prospettiva «comunitaria-cristologica» e la prospettiva
«mistica-cristologica».

La chiesa per Paolo è anzitutto «la comunità di Dio». Questo è l’aspetto più
«tradizionale» della teologia paolina. Troviamo questo tema specialmente nelle «grandi
lettere». Nutrito della tradizione veterotestamentaria, Paolo vede nella «chiesa di Cristo»
la continuazione e il compimento di Israele.
La «teologia del corpo di Cristo viene sviluppata a due livelli in reciproca
integrazione: Livello comunitario-sacramentale e Livello cristologico-mistico. Nel livello
comunitario-sacramentale si parla che esprime l’unità del popolo di Dio e lo stretto
legame dei cristiani con Cristo. Nella lettera ai Romani 12,38 Paolo parla della ricchezza
dei carismi e ministeri nell’unità del corpo di Cristo. Il segno e istrumento di questa
unione è l’Eucaristia.

Nel livello cristologico-mistico Paolo parla della chiesa in un senso escatologico.


Cristo è il capo della Chiesa, lui da l’unione al corpo e senza di lui non si può fare niente.
C’è anche un senso di pienezza nella quale la chiesa realizza il disegno escatologico di
Dio nel tempo in cui Cristo sarà presente pienamente nella storia. Così la Chiesa diventa
la sposa di Cristo.

Nelle lettere pastorali, Paolo definisce che la Chiesa è detta “Casa di Dio”,
fondamento e colonna della verità.

Negli scritti di Giovanni, l’ecclesiologia ha Cristo come centro. La Chiesa è la


presenza di Cristo, vivo e risorto, in ogni uomo che vuole identificarsi con lui tramite la
fede. Usa figure bellissime come quello del pastore e il gregge, la vite e i tralci, le nozze
messianiche, l’intercessione per l’unita, l’azione del Paraclito. Secondo Giovanni,
l’essenza della Chiesa è l’unità. Sottolinea anche la promessa dello Spirito.

Nel Libro dell’Apocalisse sono sviluppati alcuni temi ecclesiologici di rilevante


ricchezza teologica e simbolica: l’Israele escatologico, la «donna celeste», la «sposa»
dell’Agnello e la Gerusalemme celeste.

V. LA CHIESA DAI PADRI AL CONCILIO VATICANO II

Anche nei padri apostolici e nei padri della Chiesa non troviamo un trattato
ecclesiologico. Tuttavia i temi ecclesiologici sono abbondanti.

Ignazio di Antiochia (+ verso il 115) e soprattutto in Ireneo di Lione (verso + il


202) troviamo, in modo abbondante, “tutti gli elementi essenziali della successiva
ecclesiologia cattolica, in particolare la successione apostolica nel ministero episcopale.
Ignazio di Antiochia, citato quindici volte nella LG, rappresenta la testimonianza
patristica più antica che contiene una visione ecclesiologica. Questo Padre vede la Chiesa
come la grande unità formata dai “santi”, al cui vertice sta il vescovo con il presbiterio e
i diaconi; risulta significativo il fatto che questa triade ministeriale differenziata è la prima
volta che appare.

Secondo Cipriano la Chiesa è sacramento dell’unita. Per Ambrogio, la Chiesa è la


sposa di Cristo. Agostino svilupperà in modo significativo il tema della chiesa-madre.
Nella dottrina agostiniana è costante l’immagine della chiesa-madre come Chiesa che
genera figli. La differenza è che Maria partorì un solo figlio, la chiesa ne partorisce molti,
da riunire però in unità tramite quell’unico figlio di Maria.

I Padri della chiesa, dal momento che erano più delle volte anche vescovi,
dovettero occuparsi pure dell’ordinamento concreto della chiesa e confrontarsi con
divisioni e eresie. Dopo che Chiesa divenne, con la svolta costantiniana, una Chiesa di
massa, essi combatterono contro l’esteriorizzazione e la mondanizzazione dilaganti in suo
seno.

La svolta costantiniana, nel corso della quale il cristianesimo fu dichiarato, nel


313, dall’imperatore Costantino dapprima una religione lecita e poi, nel 380,
dall’imperatore Teodosio religione di stato, significò una profonda cesura.

Nel medioevo, la Chiesa si manifesta come una monarchia papale, quindi


l’ecclesiologia si sposta sull’aspetto giuridico. In questo periodo, alcuni rifiutano la
Chiesa gerarchica.

Dopo le guerre napoleoniche, il congresso di Vienna (1814-1815) porto ad una


terza svolta radicale94 nella vita della Chiesa: la netta separazione Chiesa stato.
Indipendenza della Chiesa dallo stato: un evento provvidenziale che accrescerà l’autorità
morale e spirituale della Chiesa.

VI. IL CONCILIO VATICANO II

Il Concilio Vaticano II è stato convocato da Papa Giovanni XXIII nel 11 ottobre


1962 nella festa di Maria, Teothokos, Madre di Dio. Il Papa scelse questa data per porre
il Concilio sotto la protezione di Maria.

Nel Concilio Vaticano II, c’è una preoccupazione speciale per custodire il
deposito della dottrina cristiana. Vi si afferma l’unità della Chiesa, la tradizione come
espressione dello Spirito Santo che guida e anima la comunità dei credenti, l’unità della
Chiesa attorno al vescovo e il grave male della divisione. L’oggettivo del Concilio è
promuovere l’unità della famiglia cristiana e umana. Addirittura, il concilio aveva quattro
scopi; la coscienza di Chiesa, la sua riforma, l’unità tra tutti i cristiani e il dialogo con gli
uomini contemporanei.

Le Quattro Costituzioni:

Sacrosanctum Concilium (sulla Liturgia), 4 dicembre 1963 (votanti 2178, placet 2159)
Lumen Gentium (sulla Chiesa) 21 novembre 1964 (votanti 2145, placet 1921)
Dei Verbum (sulla Divina Rivelazione) 18 novembre 1965 (votanti 2350, placet 2344)
Gaudium et Spes (sulla Chiesa nel mondo contemporaneo) 7 dicembre 1965 (votanti
2373, placet 2309)
I Nove Decreti:

Inter Mirifica (sugli strumenti della comunicazione sociale) 4 dicembre 1963 (votanti
2124, placet 1960)
Orientalium Ecclesiarum (sulle Chiese orientali cattoliche) 21 novembre 1964 (votanti
2149, placet 2110)
Unitatis Redintegratio (sull’Ecumenismo) 21 novembre 1964 (votanti 2148, placet
2137)
Christus Dominus (sui Vescovi) 28 ottobre 1965 (votanti 2322, placet 2319)
Perfectae Caritatis (sui Religiosi) 28 ottobre 1965 (votanti 2325, placet 2321)
Optatam Totius (sulla formazione sacerdotale) 28 ottobre 1965 (votanti 2321, placet
2318)
Apostolicam Actuositatem (sull’Apostolato dei Laici) 18 novembre 1965 (votanti 2342,
placet 2340)
Ad Gentes (sull’attività missionaria) 7 dicembre 1965 (votanti 2399, placet 2394)
Presbyterorum Ordinis (sul ministero e vita dei Presbiteri) 7 dicembre 1965 (votanti
2394, placet 2390)

I Tre Dichiarazioni:

Gravissimum Educationis (sull’educazione cristiana) 28 ottobre 1965 (votanti 2096,


placet 1912)
Nostra Aetate (sulla relazione con le Religioni non-cristiane) 28 ottobre 1965 (votanti
2312, placet 2221)
Dignitatis Humanae (sulla libertà religiosa) 7 dicembre 1965 (votanti 2386, placet 2308)

APPROCCIO TEOLOGICO-SISTEMATICO,
ESSENZA - REALTÀ - MISSIONE DELLA CHIESA

I. LA CHIESA, SACRAMENTO UNIVERSALE DELLA SALVEZZA

La Chiesa come «mistero» (LG cap. I) è «in Cristo come sacramento, cioè segno
e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano». Per spiegare
ciò in cui consiste “il servizio fondamentale della chiesa all’umanità”, la salvezza,
bisogna soffermarsi sui termini “mistero” e “sacramento”. “II termine greco per dire
mistero (μυστἡριον) fu tradotto nel linguaggio ecclesiale postbiblico, da Tertulliano in
poi, con sacramentum. Perciò alcuni Padri della Chiesa, come per esempio Cipriano di
Cartagine, denominarono la Chiesa un sacramento. Questo termine fu però di nuovo
ripreso solo nel XIX secolo da Johann Adam Möhler, Johannes Heinrich Oswald e
Matthias Joseph Scheeben”. “Il concilio Vaticano II […] con molta cautela nel descrivere
la Chiesa come sacramento. Esso dice che la Chiesa è «come un sacramento o segno e
strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» (LG 1). In
altri passi presuppone tale cauta definizione e dice in essi la Chiesa, senza altre
precisazioni, sacramento universale della salvezza (LG 9; 48; parimenti SC 5; 26; GS 42;
45; AG 1; 5 ecc.)”.
II. LA CHIESA, POPOLO DI DIO

La Chiesa è una realtà multiforme. Non è possibile ridurla a un solo concetto. Il


NT non adopera dei termini astratti ma delle immagini/simboli per esprimere l’essenza
della Chiesa. “Il simbolo è qualcosa di più di una metafora e contiene in certo qual modo
quanto dice e indica”. Nessuna immagine/simbolo può esprimere pienamente da sola il
mistero della Chiesa.

La Bibbia non parla della Chiesa semplicemente come di un popolo ma bensì del
popolo di Dio: «La Bibbia greca non adopera per questo il termine sociologico-etnico
δῆμοϛ [demos] che si ritrova anche quando si parla della democrazia, ma adopera il
termine storico-salvifico λαόϛ [laos] nel senso del popolo eletto da Dio, che si distingue
dagli altri popoli, più precisamente dai popoli pagani ἒθνοι [etnoi]».

III. LA CHIESA, CORPO DI CRISTO

La fonte dell’ecclesiologia paolina del corpo di Cristo si trova nella sua


concezione del battesimo e dell’eucaristia. Per Paolo Gesù Cristo è il discendente di
Abramo (Gal 3,16). Poiché mediante la fede e il battesimo siamo in Cristo, anche noi
siamo discendenti di Abramo e, quindi, popolo di Dio. Per mezzo del battesimo
formiamo, nell’unico Spirito di Gesù Cristo, l’unico corpo di Cristo (Rm 12,4s.; 1 Cor
12, 12. 27; Gal 3, 28). Ancora più chiaro è 1 Cor 10,17. Secondo questo passo noi
diventiamo, attraverso la partecipazione all’unico corpo eucaristico di Cristo, l’unico
corpo ecclesiale di Cristo. Noi, i molti, siamo un corpo in Cristo.

Cristo è il capo (Κεφαλή [Kefalè]) del suo corpo, la Chiesa (Ef 1, 22s.; 5, 23; Col
1, 18). Egli è l’origine (ἀρχή [arkè]), la Chiesa ha in lui la sua origine. Non si deve ridurre
o identificare Cristo con la Chiesa. La Chiesa non è Cristo, ma Cristo è presente nella
Chiesa quale suo Corpo. Cristo vive e agisce nella Chiesa. Non si può definire la Chiesa
come il Cristo continuato.

IV. LA CHIESA, TEMPIO DELLO SPIRITO

Cristo Gesù, quale Signore glorificato, ha effuso lo Spirito Santo ed è in lui


permanentemente presente nella Chiesa e nel mondo. Alla Pentecoste la Chiesa è apparsa
la prima volta come creatura dello Spirito Santo (At 2, 1-13). Alla Pentecoste lo Spirito
Santo fa sì che i primi cristiani siano un cuore e un’anima sola (At 4, 32).

L’apostolo Paolo riassume la permanente attività del Kỷrios glorificato nello


Spirito Santo in questa formula pregnante: «II Signore è lo Spirito» (2 Cor 3,17). Nello
Spirito Santo avviene il processo della trasformazione del mondo nel regno di Dio, che è
giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo (Rm 14,17). Tale trasformazione comincia nella
Chiesa e per mezzo della Chiesa.

LO SPIRITO SANTO - ANIMA DELLA CHIESA

Sant’Ireneo ricorda l’analogia con la creazione del primo uomo: «Si vede, infatti,
come la Chiesa riceve il dono divino in modo simile a come Dio ha soffiato il suo spirito
nella carne per dare la vita a tutte le membra... Allora, dove è la Chiesa, li è lo Spirito di
Dio e dove è lo Spirito di Dio, li è la Chiesa e tutta la grazia». I diversi membri del
corpo formano un solo uomo, perché hanno una sola anima. Cosi anche i diversi uomini
costituiscono una sola Chiesa, perché sono vivificati dall’unico Spirito.

V. LA CHIESA COMUNIONE

Koinônía non serve propriamente come nome qualificativo della Chiesa, anche se
il suo uso in Atti 2,42 è quello che probabilmente può avvicinarsi di più alla comprensione
della Chiesa come “una forma di vita comunitaria o comunione”. D’altra parte, il doppio
uso di koinônía in 1 Cor 10,16, in cui si tratta della “comunione” con il corpo e della
“comunione” con il sangue di Cristo, pur non essendo una qualificazione della Chiesa, è
stato letto dalla tradizione patristico-medievale in chiave di comunione ecclesiale
(Giovanni Crisostomo, Cirillo di Alessandria, Giovanni Damasceno, Agostino, Pietro
Lombardo).

VI. PROPRIETÀ DELLA CHIESA: UNITÀ, SANTITÀ, CATTOLICITÀ E


APOSTOLICITÀ

Nella sua professione di fede la Chiesa non parla di sé solo in termini generali, ma
dice in modo più preciso che cosa si intende dire quando se ne parla, e diventa specifica
e concreta menzionando quattro proprietà, in base alle quali la si può concretamente
riconoscere. Così il Simbolo di Nicea (325) e di Costantinopoli (381) professa:
«Crediamo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica». In fondo queste quattro proprietà
essenziali coincidono con l’essenza della Chiesa e la esprimono concretamente sotto
quattro diversi aspetti, per cui non possono essere separate tra di loro, ma costituiscono
un tutto unico e si includono a vicenda.

L’UNICA CHIESA DI GESÙ

«Credo unam ecclesiam»: Nel Credo viene al primo posto tra le quattro proprietà
della Chiesa. «La professione di fede nella chiesa una può significare cose diverse. Può
significare che esiste solo la Chiesa una e unica e che non ci possono essere più chiese.
Ma l’unità può parimenti significare l’unità interna, cioè il fatto che la chiesa non è in sé
divisa e, quindi, la sua identità con sé stessa e l’unanimità esistente al suo interno».

L’unità della Chiesa corrisponde alla professione biblica di fede nel Dio uno,
unico e del tutto singolare (Dt 4,35; 6,4s.; Is 45,6.18.21; Mc 12, 29.32; 1 Cor 8,6; Gal
3,20), mediante la quale la Bibbia si distingue, presumibilmente come risultato di un
processo piuttosto lungo, dal politeismo dell’ambiente religioso di quel tempo.

SANTITÀ DELLA CHIESA E PECATO NELLA CHIESA

La santità è il più antico attributo della Chiesa. Già Ignazio di Antiochia parla
della santità della Chiesa [IGNAZIO DI ANTIOCHIA, Ad Trallianos, proemium]. Il
termine biblico santo (ebraico qādhôš, greco ἃγιoς, latino sanctus) deriva da una radice
che significa mettere a parte, secernere, delimitare e circoscrivere. Santo nel senso della
Bibbia significa perciò originariamente ciò che è stato selezionato e delimitato. Il termine
santo è perciò imparentato con il termine schietto, puro (ἃγιoς).
“Come abbiamo già notato, spesso sentiamo obiezioni in questo senso: se la
Chiesa è santa, come mai vi sono fra i suoi membri tanti peccatori e non raramente anche
tra il clero? Già da duemila anni la Chiesa predica la conversione dal peccato, e quale è il
suo successo? Il mondo sembra essere peggiore di prima. Fra i popoli primitivi
osserviamo talvolta tanta onestà naturale. Dopo la loro conversione al cristianesimo
subiscono invece gli influssi europei, compresi i loro vizi.

LA CATTOLICITÀ DELLA CHIESA

La Chiesa è “cattolica”. Questo termine non ricorre ancora nel Nuovo Testamento,
però la denominazione “chiesa cattolica” ricorre già in alcune antichissime professioni di
fede e nei canoni del primo concilio ecumenico di Nicea (325), ed è poi stata introdotta
nel Simbolo niceno-costantinopolitano (381).

Oggi, quando parliamo della Chiesa Cattolica, intendiamo abitualmente tale


espressione nel senso di una denominazione confessionale. L’aggettivo “cattolico” serve
allora a distinguere dalle Chiese ortodosse, nonché dalle Chiese e dalle comunità
ecclesiali protestanti. Questa concezione confessionalistica, mirante a delimitare, è
naturalmente estranea alle prime professioni di fede, che sono infatti tutt’oggi
ecumenicamente comuni.

L’APOSTOLICITÀ DELLA CHIESA

L’attributo apostolico è, in parte, descrizione dell’essenza della Chiesa. Non


ricorre ancora nel Nuovo Testamento. Per la prima volta lo troviamo in Ignazio di
Antiochia, che nella sua lettera alla comunità dei Tralliani caratterizza tale comunità come
apostolica [IGNAZIO DI ANTIOCHIA, Ad Trallianos, praescriptum].

La permanente autorità degli apostoli e dell’origine apostolica è radicata


nell’essenza stessa della rivelazione e, in particolare, nel fondamento cristologico della
Chiesa. Gesù Cristo è l’inviato dal Padre, è «l’apostolo per eccellenza» (Eb 3,1). Come
egli è stato inviato, così invia adesso gli apostoli. «Come il Padre ha mandato me, anch’io
mando voi» (Gv 20,21). Per adempiere la loro missione egli manda le lo Spirito Santo,
che ricorderà loro tutto quel che egli ha detto (Gv 14,1 cf. 17,18). Perciò la Chiesa è
costruita sul fondamento degli apostoli e (profeti (Ef 2,20).

Apostolicità della Chiesa significa: non può darsi alcun altro e alcun nuovo
vangelo (Gal 1,7). Siamo legati alla fede tramandata una volta per tutte (Gd 3),
all’insegnamento e all’eredità apostolica (1 Tm 6,20; 2 Tm 1,12.14) e dobbiamo
tramandarli fedelmente. Perciò “osservare/conservare” (Lc 11,28; Gv 12,47; At 16,4; 1
Tm 5,21) e “rimanere” (Gv 8,31; 1 Gv 2,6.27 ecc.) sono termini fondamentali del Nuovo
Testamento.

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