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PROEMIO DI ERODOTO

Ἡροδότου Θουρίου ἱστορίης ἀπόδεξις ἥδε, ὡς μήτε τὰ γενόμενα ἐξ ἀνθρώπων τῷ


χρόνῳ ἐξίτηλα γένηται, μήτε ἔργα μεγάλα τε καὶ θωμαστά, τὰ μὲν Ἕλλησι, τὰ δὲ
βαρβάροισι ἀποδεχθέντα, ἀκλέα γένηται, τά τε ἄλλα καὶ δι' ἣν αἰτίην ἐπολέμησαν
ἀλλήλοισι.

TRADUZIONE
Questa è l’esposizione della ricerca di Erodoto di Alicarnasso affinché né le cose compiute
da parte degli uomini con il tempo diventino dimenticate né le opere grandi e meravigliose
alcune compite dai greci altre dai barbari rimangano senza gloria e per il resto esporrò le
cause per cui vennero a combattere gli uni contro gli altri

ANNOTAZIONI
Erodoto fa autopsia parlando con persone ancora in vita che hanno vissuto le guerre
persiane e recandosi nei posti anche fuori territorio di questi eventi. PAROLE CHIAVE
“αποδεξις” significa che Erodoto ha preso appunti e li ha riordinati, è il primo a vagliare
criticamente le informazioni che riceve, si ha la prima espressione di “ιστωριε” come
ricerca attraverso la vista “θωμαστα” (meraviglioso) si ha un problema di veridicità
USI E COSTUMI DEI PERSIANI

[131]    Πέρσας δὲ οἶδα νόμοισι τοιοισίδε χρεωμένους, ἀγάλματα μὲν καὶ νηοὺς
καὶ βωμοὺς οὐκ ἐν νόμῳ ποιευμένους ἱδρύεσθαι, ἀλλὰ τοῖσι ποιεῦσι μωρίην
ἐπιφέρουσι, ὡς μὲν ἐμοὶ δοκέειν, ὅτι οὐκ ἀνθρωποφυέας ἐνόμισαν τοὺς θεοὺς κατά
περ οἱ Ἕλληνες εἶναι. Οἱ δὲ νομίζουσι Διὶ μὲν ἐπὶ τὰ ὑψηλότατα τῶν ὀρέων
ἀναβαίνοντες θυσίας ἔρδειν, τὸν κύκλον πάντα τοῦ οὐρανοῦ Δία καλέοντες.
Θύουσι δὲ ἡλίῳ τε καὶ σελήνῃ καὶ γῇ καὶ πυρὶ καὶ ὕδατι καὶ ἀνέμοισι. Τούτοισι μὲν
δὴ θύουσι μούνοισι ἀρχῆθεν, ἐπιμεμαθήκασι δὲ καὶ τῇ Οὐρανίῃ θύειν, παρά τε
Ἀσσυρίων μαθόντες καὶ Ἀραβίων· καλέουσι δὲ Ἀσσύριοι τὴν Ἀφροδίτην Μύλιττα,
[132] Ἀράβιοι δὲ Ἀλιλάτ, Πέρσαι δὲ Μίτραν. Θυσίη δὲ τοῖσι Πέρσῃσι περὶ τοὺς
εἰρημένους θεοὺς ἥδε κατέστηκε. Οὔτε βωμοὺς ποιεῦνται οὔτε πῦρ ἀνακαίουσι
μέλλοντες θύειν· οὐ σπονδῇ χρέωνται, οὐκὶ αὐλῷ, οὐ στέμμασι, οὐκὶ οὐλῇσι. Τῶν δὲ
ὡς ἑκάστῳ ‹τις› θύειν θέλῃ, ἐς χῶρον καθαρὸν ἀγαγὼν τὸ κτῆνος καλέει τὸν θεὸν
ἐστεφανωμένος τὸν τιήρην μυρσίνῃ μάλιστα. Ἑωυτῷ μὲν δὴ τῷ θύοντι ἰδίῃ μούνῳ
οὔ οἱ ἐγγίνεται ἀρᾶσθαι ἀγαθά, ὁ δὲ τοῖσι πᾶσί τε Πέρσῃσι κατεύχεται εὖ γίνεσθαι
καὶ τῷ βασιλέϊ· ἐν γὰρ δὴ τοῖσι ἅπασι Πέρσῃσι καὶ αὐτὸς γίνεται. Ἐπεὰν δὲ
διαμιστύλας κατὰ μέρεα τὸ ἱρήιον ἑψήσῃ τὰ κρέα, ὑποπάσας ποίην ὡς ἁπαλωτάτην,
μάλιστα δὲ τὸ τρίφυλλον, ἐπὶ ταύτης ἔθηκε ὦν πάντα ‹τὰ› κρέα. Διαθέντος δὲ αὐτοῦ
μάγος ἀνὴρ παρεστεὼς ἐπαείδει θεογονίην, οἵην δὴ ἐκεῖνοι λέγουσι εἶναι τὴν
ἐπαοιδήν· ἄνευ γὰρ δὴ μάγου οὔ σφι νόμος ἐστὶ θυσίας ποιέεσθαι. Ἐπισχὼν δὲ
ὀλίγον χρόνον ἀποφέρεται ὁ θύσας τὰ κρέα καὶ χρᾶται ὅ τι μιν λόγος αἱρέει.
[133]    Ἡμέρην δὲ ἁπασέων μάλιστα ἐκείνην τιμᾶν νομίζουσι τῇ ἕκαστος ἐγένετο.
Ἐν ταύτῃ δὲ πλέω δαῖτα τῶν ἀλλέων δικαιοῦσι προτίθεσθαι· ἐν τῇ οἱ εὐδαίμονες
αὐτῶν βοῦν καὶ ἵππον καὶ κάμηλον καὶ ὄνον προτιθέαται ὅλους ὀπτοὺς ἐν
καμίνοισι, οἱ δὲ πένητες αὐτῶν τὰ λεπτὰ τῶν προβάτων προτιθέαται. Σίτοισι δὲ
ὀλίγοισι χρέωνται, ἐπιφορήμασι δὲ πολλοῖσι καὶ οὐκ ἁλέσι· καὶ διὰ τοῦτό φασι
Πέρσαι τοὺς Ἕλληνας σιτεομένους πεινῶντας παύεσθαι, ὅτι σφι ἀπὸ δείπνου
παραφορέεται οὐδὲν λόγου ἄξιον, εἰ δέ τι παραφέροιτο, ἐσθίοντας ἂν οὐ παύεσθαι.
Οἴνῳ δὲ κάρτα προσκέαται. Καί σφι οὐκ ἐμέσαι ἔξεστι, οὐκὶ οὐρῆσαι ἀντίον ἄλλου.
Ταῦτα μέν νυν οὕτω φυλάσσεται. Μεθυσκόμενοι δὲ ἐώθασι βουλεύεσθαι τὰ
σπουδαιέστατα τῶν πρηγμάτων. Τὸ δ' ἂν ἅδῃ σφι βουλευομένοισι, τοῦτο τῇ
ὑστεραίῃ νήφουσι προτιθεῖ ὁ στέγαρχος, ἐν τοῦ ἂν ἐόντες βουλεύωνται· καὶ ἢν μὲν
ἅδῃ καὶ νήφουσι, χρέωνται αὐτῷ, ἢν δὲ μὴ ἅδῃ, μετιεῖσι· τὰ δ' ἂν νήφοντες
προβουλεύσωνται, μεθυσκόμενοι ἐπιδιαγινώσκουσι.

TRADUZIONE
COME I PERSIANI SACRIFICANO AGLI DEI
Io so che i persiani fanno uso di queste usanze e non fanno costruire statue e templi ed altari
a criterio ma rimproverano quelli che lo fanno come mi sembra per il fatto che non
ritengono che gli dei siano di forma umana come invece (lo ritengono) i greci, loro invece
ritengono di far sacrificio al dio salendo sulle cime più alte dei monti chiamando divinità
tutto il cerchio del cielo. Fanno sacrifici alla luna, al fuoco, all’acqua. E solo a questi fanno
sacrifici da sempre ed hanno imparato da altri a sacrificare anche ad Afrodite Urania
apprendendolo dagli Assiri e dagli Arabi gli Assiri chiamavano Afrodite Mulissa, gli Arabi
invece la chiamavano Alilat e i persiani Mitren (il dio Mitren è uomo mentre Erodoto lo
associa ad una donna). É stabilito questo sacrificio dei Persiani riguardo agli dei già citati,
non erigono altari né hanno bisogno di fuoco quando vogliono sacrificare e non si servono
di libagioni, né del flauto, né bende né grani di orzo. Quando uno voglia sacrificare a
ognuno di questi (dei) conducendo la vittima in un luogo purificato invoca invoca il dio
incoronando la tiara usando la pianta del mirto. A colui che offre un sacrificio non è lecito
invocare favori solo per se stesso ma egli prega per tutti i persiani e per il re e per se stesso
le cose vadano bene e infatti tra tutti persiani è compreso anche lui. Dopo che avendo
tagliato a pezzi mette a bollire la carne della vittima sacrificale dopo aver disposto l’erba
più tenera possibile in modo particolare il trifoglio poggia su di essa tutte le carni. Avendo
disposto queste carni un mago standogli accanto recita una teogonia tale dicono che sia
questo canto senza il mago non è usanza presso di loro fare sacrifici. Dopo aver atteso per
un po’ di tempo il sacrificante porta via le carni e se ne serva per ciò che lui voleva farne
COME I PERSIANI FESTEGGIANO I COMPLEANNI
Fra tutti (i giorni) ritengono che sia degno di essere onorato quel giorno in cui ciascuno è
nato in questa giornata loro ritengono giusto preparare un pranzo più abbondante degli altri
in questo giorno i più ricchi si fanno imbandire un bue, un cavallo, un cammello e un asino
interi arrostiti al forno i poveri tra di loro preparano capi di bestiame i più piccoli tra gli
armenti. Si servono di pochi piatti di sostanza ma molti piatti ricercati e non portati tutti
insieme e i persiani dicono che i greci cessano di mangiare mentre hanno ancora fame
perché dopo il pasto non viene più servito loro qualcosa di buono non cesserebbero di
mangiare. Sono molto dediti al vino e non è loro lecito vomitare e urinare l’uno davanti
all’altro e questa norma viene osservata così. Sono abituati a deliberare le decisioni più
importanti da ubriachi. Ciò che a loro è piaciuto mentre decidevano il giorno dopo il
padrone di casa lo propone a loro quando sono sobri e nello stesso giorno si trovano a
discutere sempre a proposito di questo e se a loro va bene anche da sobri si servono di
quello che invece non va bene lo lasciano perdere chi che hanno deciso quando sono sobri
lo rielaborano quando sono ubriachi
UNA LANCIA PER TUTTE LE OCCASIONI


ἐν δορὶ μέν μοι μᾶζα μεμαγμένη, ἐν δορὶ δ᾽ οἶνος


      Ἰσμαρικός, πίνω δ᾽ ἐν δορὶ κεκλιμένος.

TRADUZIONE
Nella lancia è per me la focaccia impastata nella lancia il vino
d’Ismaro bevo sdraiato sulla lancia

ANNOTAZIONI
Archiloco parla della sua attività di mercenario perché la lancia gli dà da mangiare e da bere
(gli da lo stipendio). Si ha un problema testuale “bevo sulla lancia” lui beve reclinato sulla
nave perché δορι ha anche il significato di legno cioè barca/nave. Archiloco è quindi un
colonizzatore. Il vino d’Ismaro è molto forte per questo va allungato con 20 bicchieri
d’acqua “εν δορι” metonimia
ESORTAZIONE ALL’ANIMO

Θυ¯µέ˘, θύ¯µ', ἀ˘µη¯χά˘νοι¯σι˘ κή¯δε˘σι¯ν κυ˘κώ¯µε˘νε˘,


ἀ˘νά˘δευ¯ δυ¯σµε˘νῶ¯ν δ' ἀ˘λέ¯ξευ¯ προ¯σβα˘λὼ¯ν ἐ˘να¯ντί˘ο¯ν
στέ¯ρνο˘ν ἐ¯νδο˘κοι¯σι˘ν ἐ¯χθρῶ¯ν πλη¯σί˘ο¯ν κα˘τα¯στα˘θεὶ¯ς
ἀ¯σφα˘λέω¯ς· καὶ¯ µή¯τε˘ νι¯κέω¯ν ἀ¯µφά˘δη¯ν ἀ˘γά¯λλε˘ο˘,
5 µή¯τε˘ νι¯κη¯θεὶ¯ς ἐ˘ν οἴ¯κῳ¯ κα¯ππε˘σὼ¯ν ὀ˘δύ¯ρε˘ο˘,
ἀ¯λλὰ˘ χα¯ρτοῖ¯σί¯ν τε˘ χαῖ¯ρε˘ καὶ¯ κα˘κοῖ¯σι˘ν ἀ¯σχά˘λα¯
µὴ¯ λί˘η¯ν, γί¯νω¯σκε˘ δ' οἷ¯ο¯ς ῥυ¯σµὸ˘ς ἀ¯νθρώ¯που¯ς ἔ˘χει¯.

TRADUZIONE
Animo sconvolto da ansie per cui non c è cura
Forza opponiti a chi ti è ostile e non scappare
Davanti agli agguati dei nemici
E se vinci non vantarti davanti a tutti
E se perdi non protrarti dentro casa
Ma sii felice delle gioie e affliggiti per i mali
E riconosci quale ritmo governa gli uomini

ANNOTAZIONI
L’invocazione a θυµος è l’esternazione dei proprio sentimenti (venne usata anche
nell’odissea e nell’iliade). Si ha l’esortazione a non scappare davanti ai problemi
della vita. Queste invocazioni all’anima spesso si creano quando si sta per compiere
un’impresa importante. Αλλα…εχει (proverbio).
UNO SCUDO NON VALE LA VITA

ἀσπίδι μὲν Σαΐων τις ἀγάλλεται, ἣν παρὰ θάμνωι,


ἔντος ἀμώμητον, κάλλιπον οὐκ ἐθέλων·
αὐτὸν δ' ἐξεσάωσα. τί μοι μέλει ἀσπὶς ἐκείνη;
ἐρρέτω· ἐξαῦτις κτήσομαι οὐ κακίω.

TRADUZIONE
Del mio scudo si vanterà uno dei Sai che io ho lasciato senza volerlo
Incustodito vicino a un cespuglio
Ma mi sono salvato e che mi importa di quello scudo
Vada alla malora me ne comprerò uno non peggiore

ANNOTAZIONI
Κακιω è una litote, l’utilizzo della litote fa esaltare per contrasto il valore dell’altra cosa

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