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TECNOLOGIE DEI MEDIA DIGITALI

CORSISTA NOCERINO ANNA MARIA


ANALISI DI UN ASSUNTO DI PIER CRESARE RIVOLTELLA

"La de-professionalizzazione. Non serve più essere giornalisti per fare i giornalisti, né essere
operatori per fare video. La facilità d'uso delle tecnologie digitale e del Web 2.0 consente a ogni
lettore di diventare autore. E' il senso di quel che si definisce lo user generated content: il
contenuto prodotto dall'utente. Educativamente si tratta di un altro scatto in avanti, che esige un
cambio di paradigma. Eravamo abituati a pensare di dover educare (solo) lettori critici. Oggi
dobbiamo immaginare invece di educare la responsabilità di ciascuno di noi in quanto autore.
All'etica delle emittenti subentra la responsabilità diffusa di qualsiasi comunic-attore quale
ciascuno di noi è nella misura in cui può produrre messaggi e non solo consumarli."

La suddetta citazione del prof. Pier Cesare Rivoltella (che ritroviamo anche nella Relazione
all’Incontro Mondiale delle facoltà di Comunicazione delle Università Cattoliche tenutosi a Roma il
22 maggio 2008 su: “La comunicazione nell’era digitale. Prospettive di intervento formativo.”)
pone l’accento sul fatto che negli ultimi anni il sistema dei media è cambiato, ci si muove dai mass
media ai we-media. Essi rappresentano uno strumento attraverso cui diffondere l'informazione e la
cultura mediante una comunicazione rapida, incisiva, che favorisce l’interscambio di opinioni, il
dialogo attraverso i blog e i social network, inglobandoci in un’epoca della conoscenza
comunicativa già auspicata da Pierre Teilhard de Chardin e denominata “Noosfera”.
Internet, la rete delle reti ha il grande merito di aver saputo instaurare un nuovo modo di
comunicare perché ha reso nitido il confine tra mezzi di comunicazione interpersonali e mass
media, tra spazio pubblico e spazio privato e soprattutto tra media unidirezionali e media dialogici,
favorendo l'interazione con gli altri, permettendo, secondo Pier Lèvy,“all’intelligenza di ognuno di
espandersi su scala planetaria nel flusso delle informazioni”.
La notevole “rivoluzione” del Web 2.0 consiste nel fatto che la centralità dei soggetti sostituisce la
centralità dei media, il profilo dell’utente è cambiato: da fruitore diviene produttore, un “ comunic-
attore”. E’ avvenuta, come sostiene il prof. Rivoltella, una de-professionalizzazione della
comunicazione.
Con il cellulare o una videocamera chiunque può scattare foto o girare un video di vicende di cui è
protagonista, immagini che fungono da testimonianza giornalistica e che in pochi istanti possono
fare il giro del mondo attraverso la Rete tramite siti come You Tube o Flickr.
Al giornalista tradizionale si è affiancata un’altra figura, quella del blogger. Il fenomeno dei blog
può essere considerato una sorta di public journalism, in cui il lettore partecipa attivamente al
processo di costruzione della notizia, ha piena facoltà di partecipazione, un modello basato sulla
capacità delle singole persone di scrivere, pubblicare, discutere; il pubblico di internet, infatti è un
pubblico attivo, gli individui, tra i nodi di un network interagiscono tra loro, si scambiano messaggi
per la creazione e gestione di una sorta di diario on line, sono connessi reciprocamente ciò che De
Kerckhove definisce “connettività delle menti”
Credo però sia fondamentale considerare anche gli aspetti negativi di tale rivoluzione.
Molto spesso lo”User Generated Content” si rende responsabile di offrire ai suoi fruitori
un’immagine della realtà sociale per molti versi ritorta e falsata attraverso notizie o immagini
dubbie o comunque non corrette, senza preoccuparsi per le conseguenze sul pubblico, in particolare
la sensazione di trovarsi di fronte alla descrizione di eventi realmente accaduti. Tale comportamento
è facilmente attuabile anche mediante la semplice manipolazione dei titoli e delle immagini che
accompagnano l'articolo. Le vittime sono soprattutto le fasce deboli dei fruitori, quelle cioè
maggiormente impressionabili, i minori. Essi infatti non dispongono di un sufficiente senso critico
per osteggiare la notizia.
Il punto è che un blogger, generalmente, si limita a segnalare e commentare informazioni di altri
blog o di fonti tradizionali; non si reca sul posto, non parla con le fonti,non produce cronaca.
Ciò nonostante, i blogger che vogliono verificare l’attendibilità di una notizia sono portati a farlo
sui siti dei quotidiani o delle agenzie di stampa tradizionali che fungono da filtro e nonostante le
critiche godono ancora di una reputazione di professionalità.; riguardo a ciò De Kerckhove sostiene
che in questa società c’è un enorme bisogno di filtri e che“il giornalismo professionale non potrà
mai morire”.
In certi casi la notizia falsa, sinonimo a mio avviso di mancata qualità dell’informazione, assume la
forma di un plagio, in altri quella di un'invenzione determinando un pregiudizio nella valutazione
delle informazioni e quindi un condizionamento; basti citare il caso Wikileaks e il piccolo grande
sconquasso che la diffusione dei file segreti ha provocato a livello diplomatico,internazionale, ma
soprattutto mediatico.
Oggi, quindi, non è più sufficiente educare il consumatore all’attenzione e alla consapevolezza o
adottare un sistema di norme eticamente condivise che regolino tutto il sistema, cioè una
mediaetica, che garantisca la qualità della comunicazione attraverso solidi principi fondativi.
Occorre una “New Media Education” rivolta ad ognuno di noi, ossia educare il singolo che si
accinge a produrre.
Discorso questo rivolto principalmente ai giovani, i “nativi digitali” per cui il compito maggiore è
dato alle agenzie educative formali di ogni ordine e grado,”la scuola” attraverso progetti condivisi
anche con contesti educativi non formali e informali. Essa tramite interventi educativi mirati è
chiamata a fornire strumenti adatti per comprendere il corretto significato dei nuovi media,
sviluppare nei giovani senso critico e consapevolezza per poter produrre e pubblicare con
responsabilità e riflessione messaggi mediali salvaguardando diritti umani e civili.