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torna il concorso fotografico

NATIONAL GEOGRAPHIC

E 4,50 LUGLIO 2015


LUGLIO 2015
STROMBOLI • EBOLA • CAMION GOURMET • ORCHE • SULLE ORME DI GANDHI • I SEGRETI DI PLUTONE

STROMBOLI L’UOMO E IL VULCANO


EBOLA CACCIA GANDHI CAMION GOURMET
A UN NEMICO SULLE ORME CIBO DA STRADA
SFUGGENTE DEL MAHATMA DI QUALITÀ

NATIONAL GEOGRAPHIC IN ITALIANO - MENSILE - MARZO


LUGLIO 2015 - VOL. 36
35 N.1
N.3 • POSTE ITALIANE SPED. IN A.P. - D.L. 353/2003 CONV. L. 46/2004, ART. 1, C. 1, DCB - MILANO
LUGLIO 2015 • VOL. 36 • NO. 1

Cacciatori nella
Repubblica
Democratica
del Congo,
dove scoppiò la
prima epidemia
conosciuta di
Ebola nel 1976.

24 Caccia al killer
Ebola è un nemico sfuggente: il virus che si è trasmesso all’uomo in maniera sporadica
non sparisce mai e nessuno sa per certo dove si annidi tra un’epidemia e l’altra.
di David Quammen fotografie di Pete Muller

2 54 70 84 106
Stromboli Camion gourmet Uniti si vince Sulle orme Finalmente
Nelle isole Eolie, al I food truck che Cacciatrici geniali di Gandhi Plutone
largo delle coste offrono cibo e spietate, le L’India è cambiata Piccolo, freddo e
calabre, c’è un di qualità sulle orche lavorano in dalla Marcia del distante, Plutone
vulcano attivo strade delle città gruppo adottando Sale del 1930 in custodisce
da 100.000 anni americane usano soluzioni cui persone di ogni gelosamente i suoi
sulle cui sponde Twitter per far ingegnose in varie casta si unirono alla segreti. Oggi, dopo
vivono circa 450 conoscere la loro parti del mondo protesta contro il un viaggio di quasi
abitanti, in uno posizione, e creano per cacciare e governo britannico. 10 anni, la sonda
stato di splendida una tendenza catturare le loro Ma il Mahatma c’è New Horizons sta
precarietà. globale. prede. ancora, se si sa avvicinandosi al
di Marco Pinna di David Brindley di Virginia Morell dove cercarlo. pianeta nano.
fotografie fotografie fotografie di Tom O’Neill di Nadia Drake
di Cris Toala Olivares di Gerd Ludwig di Paul Nicklen fotografie di Rena Effendi Illustrazioni di Dana Berry
RIVISTA UFFICIALE DELLA
NATIONAL GEOGRAPHIC SOCIETY
“INSPIRING PEOPLE TO CARE
ABOUT THE PLANET”

GARY E. KNELL, President and CEO


Inspire Science and exploration, Terry D. Garcia
Illuminate Media, Declan Moore
Le rubriche Teach Education, Melina Gerosa Bellows

EXECUTIVE MANAGEMENT
Terry Adamson, Legal and International Editions
Tara Bunch, Chief of staff
Betty Hudson, Communications
Editoriale Chris Johns, Content
Brooke Runnette, NG Studios
Anteprima Thomas A. Sabló, Talent and Diversity
Tracie A. Winbigler, Operations
L’orologiaio miope INTERNATIONAL PUBLISHING
Basic Instinct Yulia Petrossian Boyle, Senior Vice President
Ross Goldberg, Vice President of Strategic
Development
Rachel Love, Vice President of International
Publishing and Business Development

Cynthia Combs, Ariel Deiaco-Lohr,


Kelly Hoover, Diana Jaksic, Jennifer Jones,
EXPLORE Jennifer Liu, Rachelle Perez
ANIMALI BOARD OF TRUSTEES
Case per uccelli John Fahey, Chairman
Dawn L. Arnall, Wanda M. Austin,
ANIMALI
Brendan B. Bechtel, Michael R. Bonsignore,
Seduzione a passo di danza Jean N. Case, Alexandra Grosvenor Eller,
Roger A. Enrico, William R. Harvey,
Pesci sotto stress Gary E. Knell, Maria E. Lagomasino,
SCIENZA Nigel Morris, George Muñoz,
Patrick F. Noonan, Peter H. Raven,
A me gli occhi Edward P. Roski, Jr., B. Francis Saul II,
Volete dare il nome Ted Waitt, Tracy R. Wolstencroft

a un esopianeta? RESEARCH AND EXPLORATION


COMMITTEE
TRAFFICO DI ANIIMALI: I NUMERI
Peter H. Raven, Chairman
Vendesi specie John M. Francis, Vice Chairman
Paul A. Baker, Kamaljit S. Bawa, Colin A. Chapman,
Keith Clarke, J. Emmett Duffy, Carol P. Harden,
Kirk Johnson, Jonathan B. Losos, John O’Loughlin,
Naomi E. Pierce, Jeremy A. Sabloff, Monica
L. Smith, Thomas B. Smith, Wirt H. Wills

EXPLORERS-IN-RESIDENCE
Robert Ballard, Lee R. Berger, James Cameron,
Sylvia Earle, J. Michael Fay, Beverly Joubert,
Dereck Joubert, Louise Leakey, Meave Leakey,
Enric Sala, Spencer Wells

La National Geographic Society è stata fondata


a Washington, D.C. come Associazione scientifca

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e pedagogica senza fni di lucro. Dal 1888,
la Society ha sostenuto oltre 9000 esplorazioni
e progetti di ricerca per contribuire alla

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i prodotti delle continue eruzioni dello Stromboli. La fotografia è di Cris Toala Olivares Contributing NG Staff
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Il prelievo di un campione di sangue da un pipistrello nella Costa d’Avorio. 20139 Milano (italia)
Tel. (02) 574941 Fax (02) 57494953
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Il virus fantasma STAMPA


Puntoweb - Variante di Cancelliera snc.
Ariccia (RM)

Secondo i dati forniti dall’Organizzazione mondiale della Sanità, ABBONAMENTI E ARRETRATI


Somedia S.p.A. Tel. *199.78.72.78
l’epidemia del virus Ebola che ha colpito alcuni paesi dell’Africa (*0864.25.62.66 per chi chiama da telefoni
occidentale - infettando circa 27.000 persone e causando oltre non abilitati o cellulari). Il costo massimo della
telefonata da rete fssa è di 14,37 cent di euro
11.000 morti - ha subito un netto declino durante i mesi di aprile al minuto +6,24 cent di euro di scatto alla
e maggio. Ma non si può dire che sia terminata: nella prima metà risposta (iva inclusa). Per chiamate da rete
mobile il costo massimo della chiamata
di giugno tra Guinea, Liberia e Sierra Leone si registrava ancora è di 48,4 cent di euro al minuto +15,62 cent
qualche decina di nuove infezioni alla settimana. di euro di scatto alla risposta (iva inclusa).
Fax 02.26681991 (dal lunedì al venerdì ore 9-18).
E anche se il virus dovesse scomparire dalla circolazione email: abbonamenti@somedia.it
per un po’, c’è poco da stare tranquilli. Come racconta David email: arretrati@somedia.it

Quammen - autore dello spettacolare libro Spillover, un Registrazione del Tribunale di Roma n. 652/97
del 2 dicembre 1997
avvincente racconto sul lavoro dei “cacciatori di virus”, i
ricercatori che cercano di prevenire future epidemie - di Ebola Gruppo Editoriale L’Espresso SpA
sappiamo poco o nulla. Salvo il fatto che periodicamente, CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
PRESIDENTE Carlo De Benedetti
da quarant’anni a questa parte, spunta da qualche foresta AMMINISTRATORE DELEGATO Monica Mondardini

dell’Africa subsahariana e decima interi villaggi, per poi tornare CONSIGLIERI


Massimo Belcredi, Agar Brugiavini,
a nascondersi per anni. Alberto Clò, Rodolfo De Benedetti,
È un virus molto stabile, che muta insolitamente poco, e di Francesco Dini, Silvia Merlo, Elisabetta Olivieri,
Luca Paravicini Crespi, Michael Zaoui
cui non conosciamo con certezza nemmeno il “serbatoio” che DIRETTORI CENTRALI
infetta gli esseri umani. Non sono gli scimpanzé, e nemmeno Pierangelo Calegari (Produzione e Sistemi informativi),

i gorilla; forse, una specie di pipistrelli. Quel che è certo è che Stefano Mignanego (Relazioni esterne),
Roberto Moro (Risorse umane)
fortunatamente per ora il virus Ebola non è ancora uscito da
Divisione Stampa Nazionale
regioni piuttosto limitate e, in genere, non molto popolose. Via Cristoforo Colombo, 98 - 00147 Roma
Per questo è tanto più importante promuovere la ricerca per DIRETTORE GENERALE Corrado Corradi
VICEDIRETTORE Giorgio Martelli
arginarlo. Per allontanare lo spettro di una pandemia che
REDAZIONE NATIONAL GEOGRAPHIC ITALIA
potrebbe causare milioni di vittime. Via Cristoforo Colombo 90 - 00147 Roma
tel. (06) 49822736 - Fax (06) 49823183
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Responsabile trattamento dati (d.lgs.30 giugno 2003, n.196):
MARINA CONTI
Accertamento Diffusione Stampa
Certifcato N. 7828 del 9.2.2015
Marco Cattaneo, Direttore

FOTO: PETE MULLER, NATIONAL GEOGRAPHIC CREATIVE


Anteprima

Il cuore batte a Est


Paolo Rumiz , triestino, uomo di confine, ama dire che si scrive con
i piedi. Si definisce “narrabondo”, narratore vagabondo. Con i suoi
taccuini, per raccontarci pezzi d’Europa e di mondo che altrimenti
noi non vedremmo. Perché Rumiz va preferibilmente a piedi e usa
ogni mezzo di locomozione tranne, se possibile, l’automobile.
Trans Europa Express, primo volume della nuova collana
«In viaggio», in edicola con il magazine di agosto a € 8,90, racconta
un itinerario di 6.000 chilometri a zig zag, nel quale l’Europa viene
attraversata da Nord a Sud, seguendo la linea immaginaria (forse)
che divide l’Europa occidentale dall’Est. Riempiendo di appunti
70 taccuini per 10 paesi attraversati, in linea
verticale, dal Polo a Istanbul (nella foto a
destra). L’idea, o come dice lui, il “prurito”,
del viaggio di Trans Europa Express nasce
il 20 dicembre 2007: quel giorno, 60 anni
prima, veniva eretta la frontiera a ridosso
di Trieste e nasceva Rumiz. «Per i miei
genitori la frontiera era un incubo. Per me,
invece, un invito alla scoperta. La frontiera
è stata la prima responsabile di questa
fregola migratoria che mi prende ogni
mezza stagione. Quando è stata abbattuta,
il giorno del mio sessantesimo compleanno,
alla gioia si è accompagnato un senso
di perdita: quella che era la madre di tutti
i miei viaggi era svanita, e ho deciso di cercare una frontiera vera».
Cercando una nuova frontiera, ha trovato l’anima profonda
dell’Europa. «È un paradosso: il cuore vero dell’Europa, nonostante
tutti gli insulti subiti a causa di totalitarismi devastanti, sta fuori dai
confini dell’Unione Europea . Ho trovato i segni della vera Europa,
quella dei miei nonni, molto più fuori che dentro la UE. Tutte le volte
che andavo di là mi sentivo a casa. Avevo la sensazione che il tempo
rallentasse, che la qualità degli incontri con le persone si
approfondisse, e sentivo quell’amalgama, pur violentato, pur in gran
parte scomparso, tra anima slava, tedesca ed ebraica che per me ha
fatto il cuore del continente». Quel viaggio del 2008 conteneva una
serie di intuizioni: «Intuii che si stava ricreando una cortina di ferro
più potente di quella che era stata appena smantellata, che i nostri
rapporti con l’Orso sovietico stavano di nuovo entrando in una fase
di involuzione e che l’Ucraina era destinata a spaccarsi e a creare
il seme della discordia. È stato un viaggio premonitore».
E quale sarà il prossimo? «Più passano gli anni e più mi sento
moderatamente ridicolo nella veste di Indiana Jones, ma è una
malattia da cui difcilmente si guarisce».
«Sento il bisogno di ridurre il range del viaggio e di raccontare spazi
limitati in modo più approfondito, facendo tesoro di ciò che ho visto
nei viaggi più lunghi». –Marina Conti

nat iona l g e o g r a ph ic • lu g l io 2 015


IL DVD

PIU GRANDE DEL T-REX Come acquistare il DVD Più grande del T-Rex sarà in edicola tutto il mese di agosto al prezzo di d 9,90.
Il più grande predatore mai esistito Inoltre i DVD di National Geographic sono disponibili, distribuiti da Cinehollywood, nei principali
sulla Terra: denti affilati come rasoi, punti vendita del mercato home video: elettronica di consumo, grande distribuzione, videoteche, libre-
mascelle enormi, artigli a forma rie, internet. Tra i titoli, alcuni dei quali anche in blu-ray, Sei gradi. Allarme riscaldamento globale, Squali,
di falce… Un nuovo scheletro è la verità sui killer dei mari, L’impero dei dinosauri. Abbonamenti e arretrati Per abbonarsi a National
spuntato nel deserto del Sahara, Geographic Video in DVD o per ordinare i DVD singolarmente telefonate al numero: 199.78.72.78
quello dello Spinosauro, la creatura (0864.25.62.66 per chi chiama da cellulari) il costo massimo della telefonata da rete fssa è di 14,26 cent
più impressionante e bizzarra mai di euro al minuto più 6,19 cent di euro alla risposta iva inclusa. Fax 02.26681991 (dal lunedì al venerdì
riportata alla luce. ore 9-18). Oppure collegatevi all’indirizzo: www.nationalgeographic.it

FOTO: ALEX WEBB, MAGNUM/CONTRASTO


L’orologiaio miope

Le apparenze ingannano
È rosa, cilindrico, lungo circa 15 centimetri, dall’aspetto
inequivocabilmente fallico e per giunta si muove pulsando su e giù.
Ma le apparenze ingannano, perché si tratta di Urechis unicinctus,
un verme del phylum degli Echiura. A prima vista si stenta a credere
che sia un animale realmente vivente, e si stenta ancora di più a credere
che sia una prelibatezza in Cina e soprattutto in Corea, dove viene
consumato crudo (morto, per fortuna) proprio per il suo aspetto fallico.
Nei mercati del pesce di Busan, in
Corea del Sud, interi cestini di queste
creature, ancora vive, attendono
che gli acquirenti li portino nei
vicini ristoranti dove per pochi soldi
verranno convertiti in un sashimi
ritenuto afrodisiaco.
Questi animali hanno una struttura
molto semplice, un corpo cilindrico da
cui estroflettono una corta proboscide
prensile chiamata prostomio, dei
piccoli uncini per ancorare l’echiuro
al substrato e una cavità interna che
contiene gli organi.
Sebbene ci sia un cordone neurale,
non ci sono né cervello, né occhi né
sistemi di locomozione evidenti,
ma questi animali hanno un cuore,
sangue rosso come il nostro (che
conferisce il colore rosato), un
apparato digerente completo, un’unica
gonade e tre robusti strati di muscoli.
Vivono in Estremo Oriente in acque
basse, dove scavano nella sabbia
una tana a forma di “U”.
In uno dei due bracci della U
producono, attraverso la proboscide,
una rete di muco per catturare le particelle di cibo, attraverso cui
pompano acqua per creare un flusso. Queste tane sono ecologicamente
importanti perché accolgono molti organismi commensali creando
piccoli ecosistemi; per questo gli americani li chiamano, oltre che pesce-
pene, anche “grasso verme locandiere” (ma sappiamo che le dimensioni
non contano).
Sebbene le proprietà afrodisiache non siano dimostrate, questo verme
sembra ofrire grandi promesse per la nostra salute: diverse molecole
farmacologicamente attive sono state isolate da Urechis unicinctus. Tra
queste un nuovo anticoagulante e due tachichinine simili a quelle dei
vertebrati, sostanze ad azione vasodilatatrice e in grado di contrarre
la muscolatura liscia. Malgrado il suo aspetto faccia impressione a molti,
non bisogna mai giudicare dalle apparenze. —Lisa Signorile

ILLUSTRAZIONE: MICHELANGELO PACE


Basic Instinct
Amore e piacere nel mondo animale

Una faccenda scottante


Le testuggini palustri del genere Batagur ce la mettono tutta per crescere
e moltiplicarsi: i maschi ricorrono a sgargianti livree nuziali per attrarre AREALE
le compagne, e durante l’accoppiamento le trattengono con le unghie. Le Estuari del Sud-Est asiatico
femmine, invece, diventano più grandi dei maschi, così riescono a portare
STATUS
più uova. Maschi e femmine si accoppiano liberamente, poi le femmine si In pericolo critico
mettono in viaggio, percorrendo lunghe distanze e sfidando l’acqua salata
per raggiungere i banchi di sabbia dove depongono e sotterrano le uova. CURIOSITÀ
Le femmine depositano
Malgrado tutto, però, cinque delle sei specie di Batagur rischiano le uova in nidi profondi circa
l’estinzione, spiega Rick Hudson, presidente di Turtle Survival Alliance. 30 cm. Le temperature
Le cause? Oltre alla perdita di habitat per efetto dell’estrazione della d’incubazione variano
sabbia, molte testuggini finiscono nelle reti dei pescatori o sono spedite a seconda delle profondità.

in Cina, dove la loro carne è molto apprezzata. Ma a condizionare la loro


sopravvivenza può essere anche la temperatura: se a determinare il
sesso di uccelli e mammiferi sono infatti i cromosomi, quello di molte
specie di testuggini è determinato dalla temperatura d’incubazione delle
Nella stagione
uova. Di solito le uova incubate a temperature più basse generano degli amori
maschi, quelle incubate a temperature più alte, femmine. I programmi le testuggini
di ripopolamento in cattività con temperature di incubazione troppo palustri
basse hanno prodotto poche o nessuna femmina, dice Hudson, e le
femmine di questa specie nell’arco di una vita depongono centinaia si accoppiano
di uova. —Patricia Edmonds liberamente.

Questa testuggine
(Batagur borneoensis)
con la livrea nuziale
è stata fotografata
allo zoo di Omaha,
in Nebraska.

FOTO: JOEL SARTORE


EXPLORE Animali

Case per uccelli


Frammenti di ramoscelli, un po’ d’erba secca... Quanto
può essere sofsticato un nido di uccello? Molto, a
detta dell’ornitologo Mark Mainwaring. Con un’équipe
di ricercatori britannici e francesi, Mainwaring ha 1
individuato le quattro motivazioni evolutive che
determinano il modo in cui ciascuna specie costruisce
il nido. I nidi, dice l’ornitologo, devono svolgere una o
più di queste quattro funzioni: tenere al caldo oppure
all’ombra la covata, attirare compagni, evitare
infestazioni di parassiti, proteggere dai predatori. Per
esempio, aggiunge Mainwaring, per tenere al caldo
adulti e piccoli nelle fredde notti di primavera, un
beccavermi del Tennessee ha costruito un nido
(a destra, n.1) con molto fogliame. Allo scopo di
richiamare potenziali compagne, un oriolo di Bullock
ha adornato il suo nido (7) con un bel nastro azzurro.
Gli aghi di pino sono ottimi per mimetizzare un nido
nel bosco, e altrettanto le conchiglie sulla spiaggia;
le piume servono a respingere pulci e pidocchi.
I ricercatori studieranno anche gli effetti del 2
cambiamento climatico sulla costruzione dei nidi.
Intanto le loro scoperte ci faranno apprezzare queste
elaborate dimore. —Catherine Zuckerman

1. Beccavermi del Tennessee, 2. Scricciolo delle case, 3. Rondine arboricola bicolore, 4. Fringuello terricolo piccolo,
California Academy of California Academy of Cornell Univ. Museum of California Academy of
Sciences; raccolto nel 1918 Sciences; raccolto nel 1974 Vertebrates; preso nel 1995 Sciences; raccolto nel 1906
nel New Brunswick, Canada a Oakville, California a Tatoosh Island, Washington a San Cristobal, Galápagos

5. Rampichino americano, 6. Sterna maggiore, Western 7. Oriolo di Bullock, Cornell 8. Piranga occidentale, Museum
Museum of Vertebrate Foundation of Vertebrate University Museum of of Vertebrate Zoology;
Zoology; raccolto nel 1926 Zoology; raccolto in Baja Vertebrates; raccolto nel raccolto presso Carson
nella contea di Pierce, Wash. California, Messico, nel 1932 2003 a Ithaca, New York City, Nevada, nel 1934
3

FOTO: SHARON BEALS. FONTI: MARK C. MAINWARING, IAN R. HARTLEY,


MARCEL M. LAMBRECHTS, D. CHARLES DEEMING
EXPLORE

Animali

L’esibizione
di Micrixalus
kottigeharensis,
una specie di
rana danzante.

Seduzione In India sono state scoperte 14 nuove specie di “rane danzanti”, anfbi non più
grandi di un dito presenti solo nelle foreste tropicali dei Ghati occidentali. Il loro nome

a passo deriva dal bizzarro rituale di corteggiamento dei maschi che, ben più numerosi delle
femmine, si appostano sui massi stendendo le zampe in una sorta di danza per

di danza catturare l’attenzione delle potenziali compagne. S.D. Biju, dell’Università di Delhi,
dice che questo curioso comportamento si è sviluppato perché nei torrenti
in cui vivono, il canto, altro sistema di comunicazione utilizzato dalle rane, verrebbe
coperto dal fragore dell’acqua. Le performance servono anche a intimidire i rivali
e, se si avvicinano troppo, a scacciarli via. La nuova scoperta porta le specie
conosciute di rane danzanti a 24, di cui molte, però, sono estremamente rare.
Biju teme che lo sviluppo umano fnisca per alterare il loro habitat e far chiudere
defnitivamente il sipario sui “balletti” di questi anfbi. —Christine Dell’Amore

PESCI SOTTO STRESS


L’aumento dei livelli di CO2 provoca l’acidificazione degli
oceani e comportamenti insoliti nei loro abitanti. Pesci
esposti in laboratorio a un’atmosfera con 991 parti per
milione di CO2 - l’ipotesi più pessimistica sullo stato
dell’atmosfera terrestre nel 2100 - risultano meno curiosi
e abbandonano i comportamenti abituali. I gattucci - una
specie di piccoli squali - nuotano senza sosta. Forse la CO2
altera la chimica del cervello o provoca stress cronico,
dice Fredrik Jutfelt dell’Università di Göteborg. —CDA

FOTO: S.D. BIJU. ILLUSTRAZIONE: MIKEL JASO


EXPLORE

Scienza

A me
gli occhi
Un po’ di mascara rende
voluminose anche le ciglia
meno folte. Alcuni produttori
di cosmetici testano il prodotto
sui conigli, una pratica
approvata negli Stati Uniti dalla
Food and Drug Administration
a cui molti si oppongono. I test,
che consistono nell’applicare
i prodotti sugli occhi degli
animali per determinarne
la tossicità, possono infatti
causare la cecità o la morte
della cavia. Una ricerca
dell’Università di Liverpool,
però, indica nei protozoi la
soluzione per sviluppare
prodotti da trucco atossici
senza sperimentarli sugli
animali. Per l’ecologo David
Montagnes, probabilmente
questi organismi unicellulari (ed
economici) hanno abbastanza
geni in comune con gli esseri
umani da poter sostituire gli
animali nei test sui cosmetici. «I
protozoi non hanno un sistema
nervoso centrale e non sentono
il dolore», dice Montagnes,
convinto che questo sia
il futuro della sperimentazione
animale. —Catherine Zuckerman

VOLETE DARE UN NOME A UN ESOPIANETA?


L’Unione astronomica internazionale (UAI) chiede aiuto al mondo

iamoo
per “battezzare” 32 esopianeti che orbitano attorno a stelle diverse
C
mi chia
dal sole. Organizzazioni scientifiche e culturali sono state invitate
a proporre i loro nomi e fino al 15 luglio chiunque può votare
i finalisti a nameexoworlds.org. Il più vicino di questi pianeti si trova
a 10 anni luce dalla Terra; il più lontano a più di 2.300 anni luce.
«Siamo quasi certi che nessuno di questi corpi celesti sia abitabile»,
dice il segretario generale della UAI Thierry Montmerle, «ma alcuni
potrebbero andarci vicino». —Daniel Stone

FOTO: REBECCA HALE, NGM. ILLUSTRAZIONE: MATTHEW TWOMBLY, NGM


EXPLORE

Traffico di animali: i numeri

Traffico globale di fauna selvatica viva, per specie, al 2012

Testuggine carta geografica di Barbour


RETTILI
Graptemys barbouri
145 specie La specie è in declino in tutto il suo areale. È
335.562 minacciata soprattutto dalla raccolta per scopi
animali venduti alimentari e per l’uso come animale domestico.

FAMIGLIA Emididi Testudinidi


ORDINE Tartarughe 238.913

I rettili sono la classe di animali più


comunemente commerciata, e in
genere vengono usati per produrre
pelletteria.

Parrocchetto monaco
UCCELLI Myiopsitta monachus
92 specie Nativa del Sud America, questa specie
105.449 è considerata dannosa per l’agricoltura.
animali venduti Il commercio è vietato in diversi stati USA. Pappagalli
africani

FAMIGLIA Psittacidi
ORDINE Pappagalli 104.230

Gli uccelli si vendono perlopiù come animali


Rapaci
domestici: circa il 62% degli esemplari elencati 342
nell’Appendice II* della CITES era nato in cattività,
mentre il 38% era stato catturato in natura.

Vendesi specie
Vertebrati: La Convenzione sul commercio internazionale delle specie
559.639
minacciate (CITES) è un accordo giuridicamente vincolante tra
esemplari venduti
181 paesi che riguarda il commercio internazionale di piante e
animali. Più di 35.000 specie rientrano sotto la sua protezione. Il
commercio della fauna selvatica può avere un peso importante
nelle economie locali e nella conservazione. «Discipliniamo
il commercio internazionale della fauna selvatica per garantire
Altri che avvenga in modo legale, sostenibile e tracciabile e non
invertebrati: nuoccia alla sopravvivenza delle specie in natura», dichiara
152.030 il segretario di CITES John E. Scanlon. —Margaret G. Zackowitz
Corallo
Antozoi
Il corallo raccolto in natura è il 98% di quello
commercializzato secondo le normative
Coralli: dell’Appendice II. Più della metà va
1.212.155 a fnire negli USA, dove viene utilizzata
negli acquari. *Le specie elencate nell’Appendice II non sono
necessariamente a rischio, ma possono diventarlo
se non ne viene controllato il commercio.
Testuggine asiatica dal carapace molle Pitone reale
Amyda cartilaginea Python regius
Queste testuggini, usate come cibo e nella Il commercio di pelli di pitone
medicina popolare, vengono allevate del Sud-Est asiatico è perlopiù
ma le popolazioni selvatiche sono in declino. indirizzato all’industria della moda.
Agamidi

Chelidridi Trionichidi Geoemididi Varanidi Camaleonidi Geconidi Pitonidi Boidi


Sauri 74.740 Serpenti 19.292

Coccodrilli
2.617

Storione bianco
PESCI OSSEI Acipenser transmontanus ANFIBI MAMMIFERI
15 specie Le specie di storione pescate 13 specie 72 specie
104.520 per raccogliere il caviale sono a 11.646 2.462
animali venduti rischio. animali venduti animali venduti

Acipenseridi
Storioni e pesci spatola 99.900

l caviale è il prodotto della pesca più prezioso I mammiferi incidevano per il 15%
Ippocampi
tra quelli regolamentati dalla CITES. Dal 2.907
sul valore totale del commercio
1999 le esportazioni di caviale di provenienza degli animali dell’Appendice
selvatica sono diminuite. II (2006-2010).

Rettili costosi Valore stimato del commercio delle specie dell’Appendice II della
CITES per gruppo tassonomico, 2010 (in milioni di dollari del 2010)
I rettili e le loro pelli sono tra
le merci più costose tracciate
dalla CITES, ma dipende
tutto dal prodotto fnale. Un $16,5 Invertebrati
cacciatore venderà il pitone $59,4
che ha catturato per poco più Uccelli
di 25 euro, ma una borsa di
pelle di pitone può arrivare
$232 $12 Mammiferi
a costare quasi 9.000 euro.
Rettili

$0,2
Anfbi
$40,5
Pesci
ossei
VISIONS

Indonesia
Al largo della costa
orientale di Sulawesi,
sul fondo dello stretto
di Lembeh, spunta dalla
sabbia il muso di un
pesce prete di circa 30
centimetri. È chiamato
così per la posizione
degli occhi, sempre
rivolti verso il cielo.
FOTO: JENNIFER JO STOCK
Inghilterra
Massi rivestiti di
muschio, felci, erba e
querce nodose coperte
di licheni disegnano il
paesaggio di Wistman’s
Wood, avvolto nella
nebbia e nella leggenda.
Si dice che questa parte
del Parco nazionale di
Dartmoor sia popolata
da fate, druidi e demoni.
FOTO: DUNCAN GEORGE,
GETTY IMAGES
Islanda
Sotto il ghiacciaio
Breiðamerkurjökull –
parte del Vatnajökull,
tra le più grandi cappe
di ghiaccio d’Europa -
un uomo naviga in una
grotta di ghiaccio. La
fusione estiva allarga il
tunnel e il fume si gonfa
fno a riempire la grotta.
FOTO: VILHELM GUNNARSSON

Altre immagini a: www.nationalgeographic.it/visions/


VISIONS

Concorso 2015

Questa foto scattata nel Myanmar da Marco Urso si è classifcata terza nella categoria Persone del concorso 2014.

È l’ora È arrivato il momento di mettersi in gioco, di confrontarsi con gli altri lettori
della nostra comunità fotografica inviando, entro il 30 settembre, le vostre

di mettersi migliori immagini al concorso annuale di National Geographic Italia. Come


sempre, ogni partecipante potrà sottoporre un massimo di cinque fotografie

in gioco in formato elettronico, distribuite a suo piacere nelle diverse categorie,


attraverso la pagina dedicata che trovate sul nostro sito nationalgeographic.it.
Diverse le novità dell’edizione di quest’anno, che oltre alle categorie
“tradizionali” (Mondo animale, Luoghi e Paesaggi, Persone) nell’anno
dell’Expo prevede la nuova categoria Food, dedicata all’alimentazione e alla
cultura del cibo in tutte le sue forme; una nuova sfida che ofre la possibilità di
cimentarsi con un tema di grande attualità con la quale si sono confrontati
molti grandi fotografi di National Geographic. Anche per la categoria Junior ci
sono importanti novità: non sarà più vincolata ai maggiori di 15 anni bensì
aperta a tuttti coloro che, al 1 luglio 2015, non abbiano compiuto i 18.
Armatevi quindi di macchina fotografica, leggete con attenzione il
regolamento nella pagina successiva e inviateci i vostri scatti; i migliori saranno
pubblicati settimanalmente sul nostro sito nel corso dell’estate. I vincitori del
concorso verranno annunciati come di consueto nel numero di dicembre.

FOTO: MARCO URSO, CONCORSO NATIONAL GEOGRAPHIC ITALIA 2014


NATIONAL GEOGRAPHIC ITALIA
CONCORSO CONCORSO DI FOTOGRAFIA 2015
DI FOTOGRAFIA 2015
Estratto del Regolamento. Il Regolamento completo è consultabile sul sito www.nationalgeographic.it

CHI PUÒ PARTECIPARE REQUISITI al tema. Il parere della giuria (espresso in


Tutti gli utenti di nationalgeographic.it, Si accettano solo file digitali in formato presenza di un responsabile della tutela
tranne i dipendenti delle società facenti JPEG (.jpg), profilo colore RGB. del consumatore e della fede pubblica)
parte del Gruppo Espresso, i loro Sono ammesse sia immagini sarà insindacabile. La giuria nominerà
familiari e chiunque abbia un ruolo scansionate scattate su pellicola per ciascuna categoria un vincitore e tre
nel concorso. (negativa o diapositiva), sia realizzate riserve (prima, seconda e terza riserva).
direttamente con apparecchi digitali. AVVERTENZE
CATEGORIE SENIOR
Le categorie del concorso riservate Non verranno accettate fotografie I partecipanti devono essere gli autori
ai maggiorenni sono: LUOGHI E PAESAGGI, con logo, firme, watermark o segni delle foto inviate e possederne ogni
MONDO ANIMALE, PERSONE, FOOD. riconoscibili di qualsiasi genere, diritto di riproduzione. È responsabilità
Ciascun concorrente può partecipare pena l’esclusione dal concorso. dei partecipanti assicurarsi che la
con un massimo di 5 fotografie, Non sono ammessi fotomontaggi, pubblicazione delle fotografe non
distribuite a suo piacere nelle quattro doppie esposizioni, immagini composite sollevi alcun tipo di controversia legale
categorie. di alcun genere (HDR, focus stacking, e non sia lesiva di altrui diritti.
CATEGORIA JUNIOR panoramiche, stitch, fotomosaici, ecc.), Partecipando al concorso, gli autori
Riservata ai giovani che, al 1 luglio solarizzazioni, fltri digitali o ritocchi concedono, a titolo gratuito, al Gruppo
2015, non abbiano ancora compiuto digitali, salvo lievi correzioni Editoriale L’Espresso S.p.A., alle
i 18 anni. Ciascun concorrente può di colore, contrasto o esposizione, società controllate e/o collegate al
partecipare con un massimo di 5 pena l’esclusione dal concorso. Gruppo Editoriale l’Espresso S.p.A.
fotografie sul tema NATURA E PAESAGGIO Gli originali (fle digitali RAW o JPEG e alla National Geographic Society il
(senza ritrarre volti riconoscibili). o pellicola) dovranno essere a diritto di pubblicare tutte le immagini
disposizione del Gruppo Editoriale inviate sul sito nationalgeographic.it,
COME PARTECIPARE AL CONCORSO L’Espresso per il controllo e la eventuale su National Geographic magazine,
• Scegliete un massimo di cinque pubblicazione. sia edito in lingua italiana sia in altre
fotografe da distribuire nelle quattro lingue, su tutte le testate e i siti internet
categorie sopra elencate se Senior, Le fotografe non devono essere di proprietà di società facenti parte del
o sul tema NATURA E PAESAGGIO se state premiate in altri concorsi inclusi Gruppo Editoriale L’Espresso Spa, sugli
Junior. quelli indetti da National Geographic stampati inerenti la premiazione, su
e devono essere state scattate supporti informatici o per esposizioni
• Verifcate che le vostre foto rispondano da non più di due anni al 1 luglio 2015. promozionali del concorso stesso,
ai requisiti descritti di seguito:
Per le fotografie in cui compaiono nonché in occasione di mostre
• Le immagini dovranno essere persone riconoscibili (tranne nei o eventi nazionali e internazionali
compresse in formato JPEG (.jpg), casi in cui vale il diritto di cronaca) promossi dalla National Geographic
profilo colore RGB. Il peso massimo il concorrente dovrà essersi munito Society ovvero con il suo patrocinio
consentito per ciascuna immagine della liberatoria - è possibile e/o partecipazione, con l’unico onere
è di 1 MB. L’invio di immagini più scaricarne un modello dal sito www. di citare ogni volta l’autore delle
pesanti di 1 MB o di più immagini nationalgeographic.it - firmata dal fotografe.
rispetto a quelle previste verrà soggetto fotografato. La liberatoria
sanzionato con l’esclusione dal NATURA E VALORE DEI PREMI
dovrà essere caricata in formato
Concorso. PDF contestualmente alle fotografie
I premi per le categorie Senior
“Mondo Animale, “Luoghi e Paesaggi”
• Collegatevi al sito attraverso l’apposito modulo.
e “Persone” consistono in: 1 (una)
www.nationalgeographic.it
Nella sezione riservata al concorso, PERIODO DI VALIDITÀ lettera nominativa per ciascun vincitore
Il concorso avrà inizio il 1 luglio attestante il diritto di partecipazione
compilate il modulo e caricate
le immagini seguendo le istruzioni. 2015 e si chiuderà il 30 settembre a un corso di fotografa da effettuarsi
2015. Saranno accettate soltanto presso la John Kaverdash Accademia
• L’invio delle immagini potrà avvenire le fotografe inviate nel periodo di di fotografa di Milano con inizio entro
esclusivamente in formato elettronico validità. I vincitori saranno contattati il mese di ottobre 2016, ciascuno
utilizzando l’apposito modulo che sarà ai recapiti indicati nel modulo tramite del valore di € 2.825,00 IVA inclusa.
a disposizione dei concorrenti dal e-mail e raccomandata A/R. I vincitori Il premio per la categoria Senior
1 luglio 2015 al 30 settembre 2015 dovranno inviare per accettazione, “Food” consiste in un kit trolley
nella sezione del sito dedicata al entro e non oltre 30 giorni dalla data e borsa fotocamera del valore
concorso. di ricezione della raccomandata A/R, di € 268,40 iva inclusa.
• Pena l’esclusione dal concorso, il modulo contenuto nella e-mail e Con riferimento ai partecipanti della
il modulo dovrà essere compilato nella raccomandata A/R ricevute, categoria Junior il vincitore verrà
dai concorrenti in tutte le sue parti: completo di sottoscrizione e corredato premiato con uno zaino hiking del valore
dati anagrafci del concorrente; data da copia di documento identifcativo di € 103.70 iva inclusa. Il valore indicativo
dello scatto; liberatoria del soggetto valido, al numero di fax o agli indirizzi del montepremi ammonta a euro
fotografato nel caso di fotografe in cui (e-mail e postale) indicati nel modulo. 8.847,00 IVA inclusa.
compaiano volti riconoscibili (per le I premi verranno consegnati entro 180 I premi non sono cumulabili
sole categorie Senior); dati anagrafci giorni dalla data di assegnazione degli
di un genitore e autorizzazione alla stessi. I premi non sono cumulabili. NOTA BENE
partecipazione (per la categoria L’invio di immagini al concorso
Junior). GIURIA costituisce implicita accettazione
Una giuria di esperti, che si riunirà entro di tutte le condizioni elencate nel
L’invio di più immagini rispetto il 31 ottobre 2015, valuterà le immagini regolamento. Eventuali inadempienze
a quelle previste verrà sanzionato sulla base della creatività, dell’originalità, saranno sanzionate con l’esclusione
con l’esclusione dal concorso. della qualità fotografca e dell’aderenza dal concorso.
VISIONS

nationalgeographic.it/lamiafoto Viaggio in Italia - Puglia

Roberto Gentile Roma


Questo scambio di tenerezze di fronte al “Pizzomunno”, un monolite di 25 metri caratteristico della città di Vieste (Fg), è
stato ottenuto con un treppiede e una lunga esposizione. I soggetti? L’autore della foto e la sua ragazza, che hanno voluto
immortalarsi (restando immobili per sei secondi di esposizione) in quello che defniscono «un momento molto speciale».

Emanuele Colabello
Locorotondo (Ba)
I trulli sono tra le caratteristiche
più conosciute della Valle
d’Itria, e in particolare di
Locorotondo, dove vive
il nostro lettore e dove ha
scattato questa bella immagine
sfruttando la luce dorata del
tramonto. «Amo i tramonti»,
racconta. «Alle 18.30, quando
esco dal lavoro, vado spesso
in giro a fotografare quello
che trovo».

“Viaggio in Italia” è realizzato


in collaborazione con Polaroid.

nat iona l g e o g r a ph ic • lu g l io 2 015


VISIONS

nationalgeographic.it/lamiafoto Le foto dei lettori


Ogni mese le migliori immagini caricate sul nostro sito

Fabrizio Secchi Concordia sulla Secchia (MO)


«Mi trovavo a Rimini, c’era uno scivolo, mi sono messo sotto, ho visto che passavano i gabbiani,
ho scattato al volo e ho colto l’attimo». Così il nostro lettore descrive questo scatto molto ben riuscito.

Christian Mirra Eboli (Sa)


«Siamo stati letteralmente investiti da uno stormo di storni; si è trattato di un secondo, poi sono spariti dalla nostra
visuale», racconta il lettore Mirra di questo “incontro ravvicinato” avvenuto nei pressi dell’oasi WWF di Persano (Sa).

nat iona l g e o g r a ph ic • lu g l io 2 015


Stromboli
L’UOMO E IL VULCANO
Gaetano Cusolito, 62 anni, è uno dei
circa 10 pescatori di Stromboli (sullo
sfondo). Una volta la pesca era una
risorsa importante per l’economia
dell’isola; oggi il pesce si consuma
tutto localmente.

3
Una colata di lava accompagnata da pietre
incandescenti si riversa lungo la Sciara
del fuoco, il pendio sul lato nordorientale
dell’isola sul quale si riversano quasi tutti
i prodotti delle frequenti eruzioni.
di Marco Pinna
fotografie di Cris Toala Olivares

tefano Cincotta, 93 anni, è tra i pochi testimoni viventi della


grande eruzione del 1930. «Avevo otto anni», ricorda. «Alle 11

del mattino si udì un grande boato. Arrivò una valanga di lava,

le pietre piovevano come grandine, ci fu anche un maremoto. Si

contarono sei morti, quattro per la montagna, due per il mare».

Stefano rievoca quell’evento con estrema luci- 4.000 abitanti, mentre oggi quelli permanenti
dità, trasmettendo tutta l’intensità dell’espe- si aggirano sui 450.
rienza, come se fosse avvenuta ieri. «Stromboli «Io rimasi qui», continua Stefano con un filo
era verde», continua con un filo di nostalgia. di orgoglio. «E sono ancora vivo. Ogni tanto c’è
«Dopo è diventato tutto nero. Era settembre, uno scoppio, ma Lui è un amico, io non ho
c’era la vendemmia in quei giorni, ma poi non paura di Lui. Ci dà da mangiare, e se non ci
rimase nulla. Chi poteva è scappato». fosse Lui non ci sarebbe più niente. Una volta
Quell’eruzione straordinaria, caratterizzata c’era l’agricoltura, esportavamo le nostre cose,
da un flusso piroclastico mai visto prima a oggi le importiamo. Lui allora pensa per noi, e
Stromboli (fu proprio questo a uccidere chi si per Lui vengono i turisti. Speriamo che conti-
trovava sul suo cammino nella zona di San Bar- nui. In questi giorni mi sembra che è stanco. Se
tolo), dalla caduta di massi infuocati che arri- il turismo fallisce, allora ce ne andremo tutti.
varono fino al mare e da uno tsunami che toccò È come nostro padre, che ci dà da mangiare».
le coste calabre, segnò la fine di un’epoca per Lui, il vulcano, o Iddu, come lo chiamano
Stromboli. Molti abitanti, scoraggiati e impau- molti abitanti del luogo, è davvero tutto per
riti, se ne andarono, chi nella vicina Lipari, chi Stromboli, nel bene e nel male. Non c’è mo-
in Australia o negli Stati Uniti. Come scrive lo mento della giornata in cui sia possibile dimen-
strombolano Fabio Famularo nel libro ...e poi ticare che quest’isola di 12 chilometri quadrati
Stromboli, “Qualcosa nel rapporto col vulcano è prima di tutto un vulcano attivo che svetta dal
si era interrotto: si sentivano traditi, come Mar Tirreno per quasi un chilometro, sul cui
quando un amico ti volge le spalle...”. margine, su un microscopico fazzoletto di terra,
Come se non bastasse, negli anni successivi si sono insediati quasi per caso degli uomini,
le vigne dell’isola vennero devastate dalla pero- qualche piccolo animale (gli unici mammiferi
nospora, che annientò quella che era forse la sono conigli e topi) e un rigoglioso ma fragile
sua maggior risorsa, l’esportazione della mal- anello di vegetazione mediterranea che si ali-
vasia. Due colpi durissimi, dai quali l’isola non menta grazie al terreno vulcanico, terminando
si è mai ripresa appieno. Basti pensare che all’i- però bruscamente attorno ai 4-500 metri di
nizio del Novecento Stromboli contava oltre quota, dove la nera sabbia vulcanica traccia un
6  nat i o na l g e o g r a p h i c • LU G L I O 2015
L’abitato di San Vincenzo, 450
residenti circa, visto dall’elicottero
del V reparto volo della Polizia di
Stato di Reggio Calabria. Sullo
sfondo, l’arcipelago delle Eolie.
La simulazione di evento sismico e di evacuazione (sopra) si tiene ogni mese all’istituto comprensivo di Stromboli, che ospita
circa 50 studenti delle scuole elementari e medie. Per frequentare le superiori i ragazzi devono poi trasferirsi a Lipari o a Milazzo.
«Sono ragazzi ben educati e poco aggressivi. Sono privilegiati, abituati alla libertà», dice il dirigente scolastico Mirella Fanti, che
ha insegnato un po’ in tutta Italia. Sotto, lezione di scienze sui vulcani per i ragazzi della pluriclasse quarta e quinta.

8  nat i o na l g e o g r a p h i c • LU G L I O 2015
confine tanto netto quanto invalicabile per tano dai centri abitati di Stromboli e Ginostra,
qualsiasi forma di vita permanente. dove ogni giorno rotolano pietre incandescenti
Al di sotto di questo cono nero però prolife- e spesso si riversano lava e materiale vulcanico
rano piante di ogni genere, tra cui specie rare o che però di rado arrivano fino al mare.
endemiche come Granata rupicola o il citiso «La Sciara è una cicatrice che arriva fino al
delle Eolie, ma anche tipiche piante di macchia fondo, a 2.400 metri di profondità», spiega Neri.
mediterranea tra cui opunzie e finocchietti sel- «Finora ha richiamato i prodotti delle eruzioni,
vatici, qualche leccio e la tipica ginestra di Ga- proteggendo l’altra parte dell’isola, ma è sem-
sparrini, che in primavera tinge tutto di giallo. pre possibile che il vulcano cambi comporta-
Ma chi comanda la natura dell’isola, palese mento», avverte. «Oggi i sistemi di monitorag-
quanto ineluttabile, è Iddu. È lì, fumante, sopra gio ci tutelano, ma se l’eruzione è grossa c’è
la nostra testa, ma è anche tutt’intorno a noi, poco da fare», continua. «Gli abitanti di Strom-
nella spiaggia di sabbia nera come carbone, nei boli sono molto vicini in linea d’aria alle bocche
ciottoli di lava sparsi ovunque, sui costoni di eruttive, e qualsiasi evento, anche piccolo, può
pietra lavica, nelle colate antiche e meno anti- avere un impatto sulla popolazione».
che perfettamente distinguibili che formano Come accadde nel 1919 e nel 1930, ma anche
l’edificio della montagna... Persino nelle opere
umane, nella pavimentazione stradale e nei
materiali di costruzione delle case. Il mare Tutto riporta al vulcano,
stesso è di un blu cobalto così profondo da evo-
care inevitabilmente un paesaggio primor- una presenza al contempo
diale, plasmato dalla lava. Tutto riporta al vul- inquietante e rassicurante...
cano, una presenza al contempo inquietante e
rassicurante, proprio come un padre, forte ma
un po’ capriccioso, che ti accudisce e ti sostenta nel recente 2002, quando una parte della
ma che può toglierti tutto quando vuole. Sciara del fuoco franò in mare, generando un
piccolo tsunami che causò danni alla costa
sorto dal mare circa 100 mila anni nord di Stromboli e lambì Calabria e Sicilia. In
fa, lo Stromboli è uno stratovulcano alto quel caso la popolazione fu evacuata e l’isola
926 metri. Conosciuto fin dall’antichità, chiusa al turismo per oltre sei mesi. Una misura
era noto come “Faro del Tirreno” perché il eccessiva secondo molti abitanti, ma non se-
suo fuoco perenne era un punto di riferi- condo la Protezione civile e i vulcanologi che
mento afdabile per gli antichi navigatori. seguono ogni mossa del vulcano.
«Ma l’attività eruttiva subacquea risale ad «È tra i vulcani più monitorati al mondo»,
almeno un milione di anni fa», spiega Marco prosegue Neri. In efetti, oltre alla stazione per-
Neri, vulcanologo, primo riceratore Ingv manente dell’Ingv sul vulcano sono attive reti
ed esperto degli aspetti strutturali dello di monitoraggio di varie università, con teleca-
Stromboli, sul quale ha pubblicato diversi mere e radar a interferometria (che scansio-
articoli. «A memoria d’uomo lo Stromboli è nano ogni 15 minuti la superficie della Sciara in
sempre stato attivo», continua il ricercatore, cerca di deformazioni), un sistema di boe che
«tanto che in vulcanologia si usa il termine segnala le onde anomale in tempo reale, non-
“attività stromboliana” per definire quelle ché una rete di altoparlanti e percorsi di fuga
esplosioni discrete con lancio di brandelli segnalati nei centri abitati. «Se oggi avvenisse
incandescenti tipiche di questo vulcano». un’eruzione come quella del 1930 d’estate,
Attività eruttiva che in anni recenti si è sem- quando ci sono i turisti», conclude il vulcano-
pre sfogata sulla Sciara del fuoco, un pendio logo come a giustificare questo dispiegamento
ripidissimo sul versante ovest dell’isola, lon- di tecnologia, «sarebbe un evento devastante».
stromboli 9
L’ormeggiatore Giuseppe Sgroi sale sul suo Apecar dopo la partenza del traghetto da
Napoli, che d’inverno ferma a Stromboli due volte a settimana. A destra, in alto, lo
scultore Salvatore Russo, 50 anni, coglie limoni nel suo giardino. Al centro, nel corso
dell’inverno capita che i residenti di Stromboli organizzino festicciole private come
questa. In basso, turisti alla panetteria di San Vincenzo. «D’estate panifichiamo almeno
30 volte più che d’inverno», dice la panettiera Caterina Cusolito, a sinistra nella foto.

10  nat i o na l g e o g r a p h i c • LU G L I O 2015


s t r o m b o l i   11
La chiesa di San Vincenzo (centro nevralgico dell’abitato omonimo)
vista di notte, con lo Stromboli che incombe sullo sfondo. La mancanza
di illuminazione stradale - una scelta dell’amministrazione per mantenere
un’atmosfera suggestiva - è tra le caratteristiche più amate dell’isola.

Stefano Cincotta c’era anche 19 anni dopo nel corso della lavorazione tra Rossellini e
quella terribile eruzione, quando Roberto Ros- Ingrid Bergman) suscitando curiosità e vo-
sellini sbarcò con la sua troupe per girare un glia di visitare Stromboli e le Eolie. Di fatto,
film che avrebbe segnato la fine di un’altra segnò il rilancio di quello che era un arcipe-
epoca, avviando quella che forse a tutt’oggi lago pressoché sconosciuto al mondo, dif-
viene ricordata come la più felice delle stagioni cile da raggiungere, in cui si conduceva una
di Stromboli, culminata negli anni Sessanta vita primitiva ed essenziale.
con un flusso di turisti senza precedenti. «Ho lavorato lassù, quando hanno girato il
Stromboli, terra di Dio, considerato un film», ricorda Stefano. «Abbiamo portato su un
grande classico del neorealismo italiano, ri- gruppo elettrogeno a pezzi per Rossellini, poi
scosse un buon successo all’estero (anche lo abbiamo rimontato sulla montagna. I primi
grazie alla tormentata storia d’amore nata soldi qui li ha portati lui, Rossellini, nel ’49.
12  nat i o na l g e o g r a p h i c • LU G L I O 2015
lie attorno al IV millennio a.C. A quanto
pare l’attrattiva principale era una pietra,
guarda caso vulcanica, che era merce pre-
ziosa per l’epoca e che si trovava in abbon-
danza nell’arcipelago: l’ossidiana, ideale
per costruire affilati utensili. I commerci
via mare dei primi abitanti delle Eolie erano
evidentemente proficui ed estesi, tanto che
resti di ossidiana eoliana sono stati trovati
in Francia e in Dalmazia.
A Stromboli sono stati scoperti nel 1980 i
resti di un abitato dell’età del Bronzo Antico
sulla dorsale che sovrasta la chiesa di San Vin-
cenzo, un villaggio riferibile alla cultura di
Capo Graziano, fiorita nelle Eolie durante la
prima metà del II milennio a.C.

D’estate la popolazione
decuplica; nelle giornate di
punta si parla di 4.000 arrivi.

In seguito qui si sono succeduti innumere-


voli popoli, tra cui Ausoni, Etruschi, Greci (a cui
si deve il nome Stromboli, che deriva dal ter-
mine greco per “rotonda” o trottola”), Siracu-
sani, Cartaginesi, Romani, Arabi e Normanni.
Stromboli però, anche grazie alla sua posi-
zione defilata, si è sempre tenuta ai margini
delle lotte di potere, dalle battaglie del 260 tra
romani e cartaginesi fino agli attacchi musul-
mani dell’836, che interessarono più Lipari, da
sempre centro politico delle Eolie.
Avevo due barche, facevo il rollo [la barca a Di fatto, alla fine dell’Ottocento Stromboli
remi con la quale si efettuavano gli sbarchi dal era arrivata a costituire una propria economia
traghetto], ho sbarcato migliaia di persone e piuttosto solida, basata soprattutto sulla mari-
tonnellate di merce, per 40 anni. Inventavamo neria (le Eolie erano un’importante tappa delle
di tutto, costruivamo pontili con il legno per rotte commerciali già dal 1600), sulla pesca,
trasportare le merci di francesi e tedeschi... Per nonché sulla produzione e sul commercio di
vivere qui devi fare tutti i mestieri». un’ottima malvasia, di olio d’oliva e di abbon-
danti capperi. Poi, come racconta Stefano, all’i-
ma il rapporto tra l’uomo e stromboli nizio del Novecento tutti fuggirono.
non inizia certo nel 1930, e nemmeno nel Oggi l’agricoltura non esiste più, se non a li-
1949. Secondo le ipotesi più accreditate i vello di sussistenza, i pescatori sono una decina
primi esseri umani si stabilirono nelle Eo- e servono solo il mercato locale. La principale
s t r o m b o l i   13
I pescatori Tommaso La Macchia
(a sinistra) e Bartolo Cusolito
rammendano le loro reti da pesca sulla
spiaggia di San Vincenzo.
risorsa dell’isola è senza dubbio il turismo. D’e- umido e fogliame, un paradosso all’italiana ben
state la popolazione decuplica, e nelle giornate raccontato nel documentario di Salvo Man-
di punta si parla di 4.000 arrivi al giorno. Al- zone Una costosa crociera di bucce di banana.
berghi, case-vacanza, B&B, sono tutti prenotati Gli strombolani però non si lamentano, e
già da maggio, e d’estate è difcile trovare un casomai si rammaricano del fatto che gran
posto letto persino nel microscopico abitato di parte dei turisti non apprezzi l’isola come do-
Ginostra, che per la sua natura rustica - e sco- vrebbe, limitandosi a vacanze mordi-e-fuggi
scesa - non è certo un luogo adatto a tutti. per scalare il vulcano con una delle tre agenzie
Del resto il vincolo paesaggistico in vigore di guide alpine e ripartire il giorno successivo,
in tutte le Eolie impedisce la costruzione di una formula che, dicono, non permette di co-
nuovi edifici, perciò anche l’espansione del gliere l’essenza del luogo.
turismo di massa. Ciò nonostante, nel cuore
dell’estate ci sono giorni in cui ci si muove a nino zerilli, strombolano di nascita, è
fatica nelle viuzze di San Vincenzo; bisogna stato tra i primi a ottenere il permesso di
fare la fila anche per bere un cafè al bar Ingrid guida alpina all’inizio degli anni Ottanta. Oggi
(centro nevralgico dell’abitato, battezzato ov- fa circa 120 ascese l’anno sul vulcano, due ore
viamente in onore della Bergman) e c’è un e mezza a salire, una e mezza a scendere, con
gran via vai di automobiline elettriche e Ape- gruppi di una ventina di turisti. D’estate una
car, gli unici mezzi a motore dell’isola, che media di 100 persone al giorno sale per am-
trasportano turisti e valigie su stradine così mirare i “fuochi d’artificio”, le esplosioni delle
strette da farci domandare ogni volta se rie- cinque bocche eruttive che riversano detriti
scano efettivamente a passarci. vulcanici lungo la Sciara del fuoco. Si sale nel
E quando l’isola passa da 450 a 5.000 e più tardo pomeriggio e si ridiscende col buio, in
abitanti la pressione antropica si fa sentire: fila indiana, con l’aiuto di lampade frontali.
in primis per il consumo di acqua. Qui non ci E nei mesi estivi la sommità può essere pa-
sono sorgenti; un tempo si raccoglieva solo recchio affollata al tramonto. «Prima degli
l’acqua piovana (lo si fa tuttora, soprattutto a anni Ottanta si poteva salire senza guida, la
Ginostra) e oggi bisogna afdarsi a una nave gente dormiva lassù», ricorda Nino. «Era un
cisterna, che d’estate porta acqua quasi quo- dormitorio. Ma ogni anno morivano una o
tidianamente, riversandola in due grandi va- due persone, si perdevano nella notte, o si
sche sotterranee. avvicinavano troppo al cratere, e cadevano.
Il secondo grande problema estivo è quello Uno degli ultimi lo trovai io...», si concede una
della spazzatura; 10 tonnellate al mese (la me- pausa, forse rievocando quella triste imma-
dia invernale) che all’improvviso diventano gine. Oggi, grazie a un’ordinanza del sindaco,
oltre 300. Di recente è cominciata la sperimen- non si può salire oltre i 400 metri di quota
tazione con la raccolta diferenziata, ma d’e- senza guida certificata.
state la spazzatura va comunque trasportata Nino ricorda anche quando c’era un solo
tutti i giorni via nave perché sull’isola non c’è gruppo elettrogeno dell’aeronautica che ali-
una discarica. Vengono caricati in nave persino mentava una lampadina nei punti più impor-

GLI AUTORI

Marco Pinna è redattore di National Il fotografo Cris Toala Olivares


Geographic Italia dal 1998. Di ha realizzato il servizio sui canali di
Stromboli dice: «È un posto magico e Amsterdam pubblicato su NG Italia
stimolante, se potessi mi ci stabilirei nell’aprile 2013. Per questo servizio è
per qualche mese anche d’inverno; andato tre volte a Stromboli, dove è
sono sicuro che non mi annoierei». ormai conosciuto da tutti gli abitanti.

16  nat i o na l g e o g r a p h i c • LU G L I O 2015 FOTO: OFFICINE FOTOGRAFICHE (A SINISTRA); ALICE WIELINGA (SOPRA)
tanti: la stazione dei carabinieri, l’ambulatorio, anche se spesso in inverno torna in patria; ha
la scuola... «Solo dagli anni Ottanta tutte le case portato il figlio a Ginostra, ma dice che non
hanno energia elettrica», racconta. Ma a guadagna abbastanza. «Portando su le valigie
tutt’oggi, per scelta, le vie di San Vincenzo e non riesco nemmeno a nutrire i muli, allora
Ginostra sono prive di illuminazione notturna. faccio altri lavori, come l’imbianchino o lo spaz-
Certo, chi vuole vivere in questo paradiso zino. D’estate porto fino a 80 sacchi di spazza-
deve pur rinunciare a qualcosa: ospedali non tura al giorno a un gommone che aspetta al
ce ne sono, anche se c’è una guardia medica, e porto». Non poco, per un paesino che d’inverno
se uno sta male sul serio basta chiamare il 118 conta appena 30 abitanti.
e l’elicottero (così mi rassicurano gli abitanti) Tra questi ci sono Enzo e Graziella Merlino,
arriva subito, anche di notte. La scuola c’è, ma 67 e 68 anni. Sono nati a Lipari ma si sono co-
solo fino alle medie, dopodiché gli studenti de- nosciuti qui, dove hanno vissuto gran parte
vono trasferirsi a Lipari o a Milazzo. della loro vita. Pensionati, si occupano dell’orto
E naturalmente, d’inverno le cose diventano in cui coltivano di tutto (dai piselli alle zuc-
più complicate: quando c’è mare o vento forte chine), degli animali (oche, galline, un tac-
aliscafi e traghetti provenienti da Milazzo e chino), a primavera raccolgono capperi sulla
Napoli non attraccano e si rischia di restare
isolati per giorni. Accade spesso, e se c’è la ma-
reggiata Stromboli può restare senza riforni- Se c’è una mareggiata
menti per una settimana o più. Non è un caso
che tutti abbiano l’orto in giardino, una cisterna Stromboli può restare isolata
d’acqua e una riserva di provviste in casa. per una settimana o più.
Ginostra, sul versante occidentale dell’i-
sola, è un mondo a parte. Luogo ideale per chi montagna e d’estate danno una mano al figlio
vuole stare tranquillo, immerso nella vegeta- che ha un ristorante accanto a casa loro. «Ho
zione mediterranea, col mare davanti e il vul- conosciuto Enzo a 16 anni», ricorda Graziella.
cano alle spalle. Frequentata da turisti “alter- «Ci siamo fidanzati, e dopo quattro anni era-
nativi” di tutto il mondo già dagli anni ’60 per vamo sposati. Poi lui ha trovato lavoro qui come
il suo stile di vita rustico, è un luogo che afa- muratore, in quasi tutte le case di Ginostra c’è
scina per l’isolamento e la pace, un posto che la sua mano». Per anni i due hanno fatto avanti
resta nel cuore. Ma non è per tutti: le casette, e indietro da Lipari con i tre figli poi, in quella
allegre e colorate, sono disseminate su un pen- che Graziella definisce «una scelta di vita» si
dio molto caratteristico e verde, ma decisa- sono trasferiti definitivamente a Ginostra, da
mente scosceso; per arrivarci dal porto bisogna cui dicono di non volersi muovere più.
salire una rampa che spezza le gambe. Non ci «Negli anni Sessanta era bellissimo», ricorda
sono strade o mezzi di trasporto, a parte l’asino. Enzo. «C’erano tanti turisti, si facevano la doc-
Fino a poco tempo fa l’unico modo per arri- cia coi secchi, dormivano tutti assieme in una
vare a Ginostra era il cosidetto Pirtuso, consi- stanza, non chiedevano una stanza da soli con
derato il porto più piccolo al mondo, con posto bidet e doccia calda come fanno oggi. Non si
per una sola imbarcazione; per far sbarcare i pensava al denaro, si mangiava tutti assieme.
turisti dal traghetto bisognava ricorrere al Per noi però in fondo non è cambiato tanto, qui
rollo, alla barca a remi. il turismo di massa non ci arriva».
Dal 2004 al molo nuovo attracca l’aliscafo, e Sdraiato sull’amaca nella veranda di casa,
ad aspettarlo nelle giornate estive c’è Patrick, contempla il mare. «D’inverno stiamo ancora
dello Sri Lanka, con il suo mulo, per trasportare meglio», continua con aria soddisfatta. «Ab-
le valigie dei turisti. Patrick vive qui da 15 anni, biamo il nostro orto, ci facciamo il pane, anche
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18  nat i o na l g e o g r a p h i c • LU G L I O 2015
Lo chef Franco Zurro, titolare di un ristorante al porto di Stromboli, si gode un momento
di relax nel “giardino” di casa. A sinistra, in alto, passaggio di turisti nelle vie dell’abitato
di San Vincenzo, che d’estate possono essere molto affollate. Al centro, per trasportare
le valigie sulla ripida rampa di accesso a Ginostra si può ricorrere al mulo, unico mezzo
di trasporto nel paesino di 30 anime sul lato occidentale dell’isola. In basso, un gruppo
di turiste russe su una barca a vela al largo di Stromboli.

s t r o m b o l i   19
Un gruppo di turisti impegnato nell’ascesa serale del vulcano, alto 926 metri.
La popolare escursione richiama migliaia di visitatori l’anno; richiede due ore e
mezza di scalata e un’ora e mezza di discesa notturna, ma la ricompensa è la
visione degli spettacolari “fuochi d’artificio” delle bocche eruttive.

se c’è mare grosso abbiamo le nostre provviste. forte nei confronti della terra, che non ha a che
Non abbiamo né internet né telefono fisso, non vedere con gli agi e le comodità della famiglia
ci serve, solo un cellulare per le emergenze. quanto con la consapevolezza del privilegio di
Prima cacciavo conigli, ora i gatti se li sono vivere qui, in questo paradiso precario.
mangiati tutti, ma abbiamo un tacchino, le gal- Giovanna Petrusa, 28 anni, una bionda dal
line, le oche, i capperi...». sorriso timido, prende confidenza man mano
che parliamo. Gestisce un B&B a Ginostra che
FORSE I giovani strombolani non condivi- ha preso in eredità dai suoi genitori. Lavora qui
dono la serenità di Enzo Merlino, e come è nor- da aprile a ottobre, poi cerca di girare, Amster-
male molti hanno voglia di fuggire verso lidi più dam, Milano... Dice che le piace qui, che si trova
dinamici e cosmopoliti, eppure anche in loro si bene. «Dal 2003, quando hanno messo la luce,
percepisce un amore e un attaccamento molto la vita è più facile; prima avevamo pannelli so-
20  nat i o na l g e o g r a p h i c • LU G L I O 2015
lenza tipica dei paesi del sud del Mediterraneo.
Forse è perché gli strombolani sanno che da un
momento all’altro questo mondo meraviglioso
potrebbe sparire, e che potrebbero essere co-
stretti ad abbandonarlo anche contro il proprio
volere. Qui persino i pensionati sembrano non
avere pace, sempre occupatissimi con i loro
orti, per non parlare degli artigiani, dei mura-
tori che ristrutturano in continuazione le case
dei vacanzieri, o degli artisti locali, come Salva-
tore Russo, che fa lo scultore come il padre
Tano: entrambi ricavano figure antropomorfe
tribali dalla lava nera e porosa, dimostrando
sensibilità per il territorio ma al contempo una
grande apertura verso l’arte contemporanea, i
suoi mercati e le sue potenzialità.

Gli strombolani sanno che da


un momento all’altro questo
mondo potrebbe sparire...

Vincenzo Cusolito, nato a Melbourne da ge-


nitori strombolani e tornato in patria solo di
recente, è una di quelle persone che ti fissano
dritto negli occhi quando parlano. Con uno
splendido accento tra il siculo e l’australiano,
mi spiega che sta per mettere a frutto i terreni
di suo nonno, che era il postino di Stromboli.
Vuole ripristinare le vigne della malvasia e fare
il vino, dice, raccogliere i capperi, coltivare le
terre. Valorizzare il prodotto locale, come si
faceva una volta. «Se lo facciamo ci mangiano
20 famiglie», aggiunge.
lari e candele, a volte non potevo asciugarmi i Vincenzo, Salvatore, Giovanna e altri che,
capelli con il phon, ora abbiamo internet...». pur avendo altenative, credono nelle potenzia-
Quando le chiedo se non le venga mai voglia di lità di quest’isola e sono disposti a investirci le
andarsene per sempre, risponde così: «Le mie proprie energie, rappresentano la speranza e il
radici saranno sempre più forti delle mie ali». futuro di Stromboli. E forse per capire le loro
Le radici attecchiscono bene nel terreno vul- motivazioni basta pensare alle parole che il
canico, ma non si può dimenticare che possono novantatreenne Stefano Cincotta mi rivolse
essere sradicate da un momento all’altro. E se prima che lasciassi casa sua, al termine di un
fosse proprio questo senso di precarietà la meraviglioso e lucido resoconto di un secolo di
chiave dell’identità dello strombolano? Qui storia stombolana. «Spero di restare ancora in
tutti sembrano molto attivi, come se non sapes- vita...», mi disse con una lacrima agli occhi.
sero stare fermi; non si percepisce quell’indo- «Perché questo paradiso è incantevole...». j
s t r o m b o l i   21
La luce dell’alba sembra
tagliare a fette la Sciara del
fuoco, velata dal fumo di un
vulcano che non smette di
eruttare da quando spuntò dal
mare circa 100.000 anni fa.
PREDATORE O PREDA?
In un piccolo villaggio della
Repubblica Democratica
del Congo, un cacciatore
si aggiusta la maschera
che indosserà andando
in cerca di preda. Il consumo
di carne di animali selvatici
è uno dei mezzi con cui
Ebola si trasmette all’uomo.

CACCIA
Ebola non sparisce mai.
24 
A L KILLER
Si nasconde soltanto.
I SOLITI SOSPETTI
Un nugolo di pipistrelli
sorvola un villaggio della
Costa d’Avorio. Abbondanti
in molte zone dell’Africa,
i pipistrelli frugivori vengono
spesso mangiati: si sospetta
che alcune specie siano
portatrici del virus Ebola.
FUGA INTERROTTA
Un uomo in preda a delirio
viene sollevato dopo
aver tentato di scavalcare
il muro di cinta di un
centro di cura per malati
di Ebola vicino a
Freetown, capitale della
Sierra Leone. È morto 12
ore dopo, aggiungendosi
a un elenco che oggi
supera le 10 mila vittime.
DI DAVID QUAMMEN FOTOGRAFIE DI PETE MULLER

N
essuno, nel dicembre 2013, poteva dionale. Dovevano passare ancora tre mesi prima
prevedere che la malattia con- che la parola “Ebola”, con il suo carico di orrore,
tratta da un bambino di Mélian- cominciasse a spuntare nelle e-mail scambiate
dou, un villaggio della Guinea, sa- tra la Guinea e il resto del mondo.
rebbe stata il primo caso di un’e- Alla morte di Emile, le autorità sanitarie di
pidemia spaventosa che avrebbe devastato tre Conakry, la capitale della Guinea, e i cacciatori
paesi dell’Africa occidentale e scatenato preoccu- di virus che arrivavano dall’estero non erano a
pazione, paura e polemiche in tutto il mondo. Méliandou. Se fossero stati lì, e se avessero capito
Nessuno poteva immaginare che la morte di quel che quello era il primo caso di un’epidemia di
bambino, dopo pochi giorni di soferenza, sarebbe Ebola, forse avrebbero potuto afrontare tempe-
stata solo la prima di migliaia. stivamente una serie di incognite importanti:
Si chiamava Emile Ouamouno. Accusava sin- come si era ammalato il bambino? Che cosa
tomi violenti - febbre alta, feci nere, vomito - che aveva fatto, toccato, mangiato? Da dove veniva il
però potevano essere indizio di altre malattie, virus che l’aveva colpito?
fra cui la malaria. È triste dirlo, ma nei villaggi Uno degli aspetti più sconcertanti del virus
africani i bambini muoiono fin troppo spesso di Ebola è che sparisce per anni. Dalle sue prime
febbri e affezioni diarroiche non meglio iden- manifestazioni riconosciute, nel 1976 - un foco-
tificate. Ma di lì a poco morì anche la sorella di laio di infezione in quello che allora si chiamava
Emile, poi la madre, la nonna, una levatrice del Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo)
villaggio e un’infermiera. Il contagio si difuse e un episodio simultaneo causato da un virus
da Méliandou ad altri villaggi della Guinea meri- strettamente imparentato, nell’attuale Sud Su-

30  nat i o na l g e o g r a p h i c • LU G L I O 2 01 5
dan - piccole e grandi epidemie di Ebola si sono A sinistra, un albero nel villaggio guineano di
susseguite con un andamento sporadico. Per 17 Méliandou dove forse giocava la prima vittima
di Ebola: il piccolo Emile Ouamouno giocava
anni di fila, dal 1977 al 1994, non c’è stato un
su un albero cavo di Méliandou e potrebbe
solo caso confermato di morte umana dovuta al essere stato contagiato dai pipistrelli che vi
virus. Ebola non è un microbo subdolo che ser- facevano il nido. Sopra, il padre di Emile con
peggia fra la gente causando tutt’al più lievi mal due foto dei suoi familiari: tutti morti tranne lui.
di testa e gocciolii al naso; se in quei 17 anni
fosse circolato tra popolazioni umane lo avrem-
mo saputo. Non negli scimpanzé, né nei gorilla: le ricerche
Un virus non può sopravvivere a lungo né re- sul campo mostrano che Ebola uccide spesso
plicarsi se non all’interno di una creatura vi- anche loro. Più o meno nello stesso periodo e
vente. Ha bisogno di un ospite: almeno un ge- nella stessa zona in cui il virus ha colpito la po-
nere di animale, pianta, fungo o microrganismo polazione umana si sono verificate drammatiche
che gli faccia da ambiente primario e di cui morie di questi primati, e alcune carcasse esa-
possa cooptare i meccanismi cellulari per repli- minate sono risultate positive al virus. In efetti,
carsi. Negli animali non umani si annidano il consumo di carne di animali morti è stato uno
virus nocivi che solo di rado si trasmettono dei modi in cui il virus è passato all’uomo. È dun-
all’uomo, causando malattie chiamate zoonosi. que improbabile che il virus si annidi nelle
Il virus Ebola è una zoonosi particolarmente grandi scimmie africane: le infetta e scatena la
maligna e difcile da comprendere, che uccide malattia anche nel loro corpo. Il suo nascondi-
molte sue vittime umane nel giro di qualche glio deve essere altrove.
giorno, ne porta molte altre in punto di morte e L’animale in cui un virus zoonotico vive a
poi scompare. Dov’è che va a nascondersi fra lungo, di solito senza causare sintomi, viene
un’epidemia e l’altra, restando zitto e buono detto ospite serbatoio. Le scimmie sono ospiti
senza più farsi vedere? serbatoio del virus della febbre gialla; i pipistrelli

E b o la   31
CREDENZE RISCHIOSE
Un guaritore si prepara
a esorcizzare una bambina.
Le credenze popolari
attribuiscono a stregoneria
e spiriti maligni molte
malattie, fra cui Ebola (che
la bambina non aveva), ma
alcune pratiche tradizionali
possono contribuire
a diffondere il virus.
della frutta asiatici del genere Pteropus sono ser- EBOLA NON È UN
batoi del virus Nipah, che nel 1998-99 ha ucciso
oltre 100 persone in Malesia. In Australia i pipi- MICROBO SUBDOLO.
strelli della frutta ospitano anche il virus Hen- UCCIDE MOLTE SUE
dra, che può passare ai cavalli, con efetti deva-
stanti, e da loro ad allevatori e veterinari, spesso
VITTIME UMANE
causandone la morte. Il passaggio di un virus dal NEL GIRO DI
suo ospite serbatoio a un altro genere di organi- QUALCHE GIORNO,
smo è detto spillover.
Circola l’idea che i pipistrelli della frutta siano NE SPINGE ALTRE
ospiti serbatoio anche di Ebola, ma si tratta di IN PUNTO DI MORTE
una supposizione troppo spesso presentata come
un fatto. Malgrado gli ardui sforzi di alcuni in- E POI SCOMPARE.
trepidi scienziati, la fonte del virus non è ancora
mai stata rintracciata in natura.
«Dove si nasconde quando non va a infettare
gli esseri umani?», si chiede Karl M. Johnson,
eminente virologo e pioniere della ricerca su
Ebola. Fu lui a guidare l’équipe internazionale esperti e attrezzature, e due domande: c’era stata
che indagò sulla prima epidemia, quella zairese di recente una moria di scimpanzé o di altri ani-
del 1976, e poi il team che, dopo aver isolato il mali selvatici, che potevano aver infettato esseri
virus in un laboratorio dei Cdc (Centers for Di- umani che si fossero nutriti delle loro carcasse?
sease Control and Prevention, l’istituto di ricerca Oppure il contagio della prima vittima umana
e prevenzione sulle malattie del governo ameri- era avvenuto per trasmissione diretta di Ebola
cano) dimostrò che si trattava di una specie fino da un ospite serbatoio, qualunque esso fosse?
ad allora sconosciuta e gli diede il nome di un Leendertz non sapeva ancora nulla del piccolo
modesto corso d’acqua dello Zaire: Ebola, ap- Emile Ouamouno. Lui e i suoi colleghi hanno
punto. Già allora Johnson cercò di scoprire il parlato con le autorità e con la popolazione locale
nascondiglio naturale del virus, ma con un’epi- e perlustrato a piedi due riserve forestali senza
demia in corso è difcile dedicarsi a una ricerca trovare alcuna prova di un particolare aumento
sul campo di ecologia virale: se sei un abitante di della mortalità tra gli scimpanzé o altri grandi
un villaggio africano, non ti fa certo piacere ve- mammiferi. A quel punto hanno spostato la loro
dere stranieri in tuta da astronauta che si met- attenzione sul villaggio di Méliandou, dove la
tono a sezionare meticolosamente piccoli mam- gente raccontava una storia molto interessante
miferi mentre le salme dei tuoi cari vengono su un albero cavo pieno di pipistrelli.
portate via, avvolte in sacchi neri. Trentanove Erano pipistrelli piccoli e veloci che caccia-
anni dopo, dice Johnson, cominciamo a capirne vano insetti grazie all’ecolocalizzazione, ben
di più, ma l’identità dell’ospite serbatoio «è an- diversi dai grandi chirotteri che volano maestosi
cora un gigantesco punto interrogativo». all’imbrunire per andare a sfamarsi di frutti. La
gente li chiamava lolibelo. Erano graziosi come
Una pioggia di pipistrelli topolini ma maleodoranti, con una coda sempre
Nell’aprile 2014 Fabian Leendertz, ecologo e ve- in movimento lunga fin oltre le membrane po-
terinario tedesco, ha raggiunto la Guinea meri- steriori. I ricercatori capirono che doveva trat-
dionale dalla Costa d’Avorio, dove lavora da 15 tarsi dei pipistrelli codalibera dell’Angola (Mops
anni nel Parco nazionale Taï per studiare la dif- condylurus) che si erano annidati in gran numero
fusione di malattie fra gli scimpanzé e altri ani- dentro un grosso albero cavo ai bordi di un sen-
mali. È arrivato con tre grossi veicoli, carichi di tiero vicino al villaggio. Qualche settimana

34  nat i o na l g e o g r a p h i c • LU G L I O 2 01 5
prima l’albero era stato bruciato, forse per pren- Nel 1967, nove anni prima che venisse sco-
dere del miele: dal tronco in fiamme, raccontava perto il virus Ebola, un carico di scimmie desti-
la gente, era uscita «una pioggia di pipistrelli». nate all’uso per la ricerca medica arrivò dall’U-
Gli abitanti del villaggio avevano raccolto i pipi- ganda alle città tedesche di Francoforte e Mar-
strelli morti in cinque-sei sacchi da mezzo quin- burg e a Belgrado, allora capitale della Jugosla-
tale e stavano forse per mangiarseli: ma all’im- via. Portavano con sé un virus ignoto ma
provviso era giunta la notizia che il governo, a pericoloso, che infettò tecnici di laboratorio di
causa dell’epidemia di Ebola, aveva vietato di tutte e tre le sedi e da loro passò ad alcuni loro
mangiare carne di animali selvatici. Così i pipi- familiari e operatori sanitari. Su 32 casi confer-
strelli erano stati gettati via. mati di infezione, morirono sette persone. Il
Vicino all’albero cavo, hanno aggiunto gli abi- nuovo virus, che aveva un aspetto filamentoso e
tanti, giocavano sempre i bambini del villaggio, sinistro, come un mucchio di spaghetti tossici,
e dunque forse anche Emile Ouamouno. Ci en- fu battezzato Marburg.
travano, acchiappavano qualche pipistrello e Otto anni dopo, uno studente australiano
qualche volta lo arrostivano su uno spiedo e lo morì di Marburg in un ospedale di Johannes-
mangiavano. Consultandosi con un collega burg dopo aver attraversato in autostop la Rho-
esperto di recupero di Dna da campioni ambien- desia (l’odierno Zimbabwe). Il ragazzo e la sua
tali, Leendertz ha scoperto che ai piedi dell’albero fidanzata - che si era ammalata anche lei, ma era
poteva essere rimasto materiale a sufcienza per guarita - avevano fatto diverse cose che potevano
identificare la specie di pipistrelli che vi aveva averli esposti al contagio: avevano dormito
fatto il nido. «Perciò, armato di provette e cuc- all’addiaccio in un pascolo, comprato carne
chiaio, mi sono messo a raccogliere il terriccio», cruda di antilope alcina, dato da mangiare ad
racconta lo studioso. Spediti i campioni a Berlino, alcune scimmie in gabbia. E soprattutto avevano
il sequenziamento genetico ha confermato la pre- visitato le grotte di Chinhoyi, un complesso di
senza di pipistrelli codalibera dell’Angola. E così caverne e doline della Rhodesia settentrionale
questo chirottero - insettivoro, non frugivoro - si che notoriamente, come tanti altri luoghi analo-
è aggiunto all’elenco dei possibili ospiti serbatoio ghi in Africa, ofriva rifugio ai pipistrelli. Strada
del virus Ebola. facendo, l’autostoppista era stato anche punto da
un insetto o da un ragno, e la puntura gli aveva
L’autostoppista procurato un gonfiore rosso e doloroso sulla
I primi segnali di un possibile coinvolgimento schiena. Subito dopo il decesso, le indagini sul
dei pipistrelli nel mistero di Ebola provenivano suo caso si erano concentrate molto sulla pun-
dallo studio di un altro tipo di patologie, quelle tura e poco sulle grotte.
causate dal virus Marburg, un parente un po’ Furono altri due casi di Marburg a gettare
meno famoso di Ebola che appartiene allo stesso sospetti sulle grotte e sui pipistrelli che le abi-
gruppo, quello dei filovirus. La storia di Ebola è tano. Nel 1980 un ingegnere francese che lavo-
strettamente legata a quella di Marburg, dice rava ai piedi del monte Elgon, nel Kenya occiden-
Robert Swanepoel, navigato virologo sudafri- tale, si avventurò nella grotta di Kitum, un cuni-
cano che studia da tempo entrambi. colo che penetra nella roccia vulcanica dove a
«I due virus sono collegati», spiega davanti volte si spingevano gli elefanti in cerca di sale. Fu
allo schermo di un computer nella sua casa di evidentemente una pessima idea: l’ingegnere
Pretoria, mentre guardiamo alcune foto del suo morì di Marburg in un ospedale di Nairobi. Poi,
archivio. Swanepoel ha diretto per 24 anni il nel 1987, durante una vacanza con la famiglia, un
reparto Patogeni speciali del National Institute ragazzino danese si arrampicò sul monte per
for Communicable Diseases (Nicd) di Johanne- andare a esplorare la stessa grotta e morì per gli
sburg, ma pur essendo andato in pensione fa efetti di un virus (oggi noto come Ravn) stretta-
ancora ricerca ed è pieno di idee e di ricordi. mente imparentato con Marburg. Infine, nel

E b o la   35
1995, scoppiò un’altra epidemia, stavolta di L’EPIDEMIA UMANA
Ebola, che ebbe come epicentro la città di Kikwit,
nell’odierna Repubblica Democratica del Congo PARTIVA SEMPRE
(Rdc). La catena di contagi tra esseri umani, un DA UNA VITTIMA
totale di 254 morti su 315 casi, ebbe inizio da un
uomo che coltivava manioca e faceva carbone di
SFORTUNATA,
legna in una zona boscosa ai margini della città. DI SOLITO
Swanepoel andò a Kikwit con l’obiettivo di sco- UN CACCIATORE.
prire l’ospite serbatoio, esplorando l’ecosistema
in cui l’epidemia era scoppiata nello stesso pe-
riodo dell’anno. «Già a quel punto», racconta
oggi, «avevo in mente i pipistrelli». Le epidemie di Ebola si verificano di solito
A Kikwit lo studioso e la sua équipe preleva- in villaggi isolati serviti da piste e strade
sconnesse, come questa nella RDC.
rono campioni di sangue e di tessuto non solo dai
Ma quella del 2014 in Africa occidentale
pipistrelli ma da una nutrita serie di altri ani- ha subito raggiunto le aree urbane.
mali, fra cui molti insetti. Analizzando quei cam-
pioni nel laboratorio di Johannesburg e non
trovando tracce di Ebola, il virologo tentò un
approccio sperimentale talmente meticoloso da nelle foreste. Questo fa pensare che i due virus
sembrare quasi maniacale. Lavorando nei labo- possano avere due diversi ospiti serbatoio: se
ratori ad alto contenimento del suo istituto (lo- sono pipistrelli, rispettivamente una specie che
cali al massimo livello di biosicurezza, il Bsl-4), vive nelle grotte e una che fa la tana sugli alberi.
iniettò di persona il virus Ebola vivo, prelevato Lo schema si è ripetuto in una serie di epide-
durante l’epidemia di Kikwit, in 24 specie di mie di Marburg, scoppiate tra il 1998 e il 2000 a
piante e 19 di animali - tra cui ragni, millepiedi, Durba, una città mineraria della Rdc; e poi da
lucertole, uccelli, topi e pipistrelli - e poi le tenne una successione di piccoli focolai di Ebola, indi-
in osservazione. Nella maggior parte degli orga- pendenti l’uno dall’altro, che hanno colpito al-
nismi il virus non riuscì a insediarsi; in un ragno cuni villaggi dei boscosi territori di confine tra
ne fu riscontrata una pur minima presenza (pro- Gabon e Repubblica del Congo (a ovest della
babilmente era sopravvissuto ma non si era re- Rdc, sull’altra sponda del grande fiume). Il con-
plicato); ma nei pipistrelli l’infezione da Ebola tagio ha colpito circa 300 persone, uccidendone
resse per almeno 12 giorni. Tra essi c’erano un quasi l’80 per cento. Nel frattempo si riscon-
pipistrello frugivoro e un codalibera dell’Angola, trava anche una moria di gorilla, scimpanzé e
lo stesso piccolo insettivoro che in seguito cefalofi, piccole antilopi della foresta. Sembrava
avrebbe catturato l’attenzione di Fabian Leen- proprio che le epidemie umane cominciassero
dertz a Méliandou. Se non di fatto, quanto meno sempre con una vittima sfortunata, di solito un
in linea di principio era una prova: quegli ani- cacciatore, entrata in contatto con la carcassa di
mali potevano essere ospiti serbatoio. un animale.
«Morivano persone e morivano animali di-
Diecimila pagliai versi», dice Janusz Paweska, successore di Swa-
Gli eventi di Kikwit misero in luce una diferenza nepoel alla direzione del reparto Patogeni spe-
importante tra i virus Ebola e Marburg, che da ciali dell’Nicd. «Abbiamo pensato: ecco un buon
allora è stata confermata: mentre i focolai di momento per cercare il serbatoio di Ebola».
Marburg sono localizzati di solito nei pressi di Reclutati Paweska e altri, Swanepoel orga-
grotte e miniere, le epidemie di Ebola iniziano nizzò una spedizione assieme a Eric Leroy, un
spesso con un episodio di caccia o di consumo di virologo francese che lavorava in Gabon. «Gli ho
carne di animali morti, attività che si svolgono raccontato a lungo dei precedenti che mi face-

36  nat i o na l g e o g r a p h i c • LU G L I O 2 01 5
vano pensare a un legame tra i pipistrelli e i vi- sono stati trovati frammenti brevissimi dell’Rna
rus Ebola e Marburg», racconta Swanepoel: per del virus. Non erano prove risolutive; trovare
esempio la sua équipe aveva trovato frammenti anticorpi o frammenti di virus è un po’ come
di Marburg nei pipistrelli che vivevano nelle scoprire nella neve impronte che sembrano
grotte di Durba. In Gabon, comunque, Swane- quelle di uno Yeti: non si sa mai se corrispondono
poel portò con sé anche trappole per roditori, a qualcosa di efettivo. Altra cosa sarebbe trovare
reti per uccelli e altre attrezzature per la rac- uno Yeti vero e proprio intrappolato in una ta-
colta di campioni. «Mi ero fissato con i pipi- gliola: cioè, fuor di metafora, isolare il virus vivo,
strelli, è vero, ma ho detto anche che non biso- facendo moltiplicare particelle di Ebola fresche
gnava escludere nulla»: occorreva anche esami- e contagiose trovate in un tessuto. L’équipe di
nare una vasta gamma di mammiferi, uccelli, Leroy non ci è riuscita, ma nel 2005 lo studioso
zanzare, moscerini e altri insetti. Alla fine della francese, assieme a Swanepoel e Paweska, ha
spedizione l’équipe riportò in Sudafrica un terzo comunque pubblicato su Nature un articolo sui
dei campioni, ne spedì un altro terzo ai Cdc di risultati della sua ricerca. Nonostante la grande
Atlanta e lasciò il resto a Leroy. Nel laboratorio cautela degli autori, è sulla base di quell’articolo
di Swanepoel e ai Cdc le analisi andarono avanti che l’anno scorso molti media, con una sicurezza
a rilento, tra mille altri progetti, e diedero risul- tanto categorica quanto superficiale, hanno af-
tati negativi. fermato che il virus Ebola risiede nei pipistrelli
L’équipe di Leroy, invece, è tornata sul posto. della frutta. Può essere vero, ma anche no: l’arti-
In tre spedizioni nella zona di confine ha cattu- colo non dava risposte definitive.
rato e campionato più di 1.000 animali, tra cui «Lei ha provato a isolare il virus vivo?», chiedo
679 pipistrelli (anche Leroy si era fissato). In 16 a Leroy durante la mia sosta in Gabon. «Sì, ci ho
di quei pipistrelli, appartenenti a tre specie di- provato molte, molte, molte volte», risponde. «Ma
verse, erano presenti anticorpi che avevano rea- non ci sono mai riuscito. perché il carico virale era
gito al virus Ebola; in altri 13 pipistrelli frugivori molto molto basso». (Continua a pag. 46)
E b o la   37
CACCIA MASCHERATA
Due cacciatori mimetizzati
vanno in cerca di scimmie
in una foresta della RDC.
Non si caccia solo per
sopravvivere: qualcuno
vende carne di animali
selvatici per pagarsi gli studi
o l’assistenza sanitaria, o
magari per le spese correnti.
LUTTO PERICOLOSO
Yalala Therese dorme
accanto alla salma del
fratello, una pratica comune
in Africa occidentale
e in RDC. Se l’uomo fosse
morto di Ebola, questo
contatto così ravvicinato
avrebbe esposto la sorella
al rischio di infezione.
S A H A R A
MALI

Bamako

GUINEA
Conakry COSTA NIGERIA
Méliandou D’AVORIO
Freetown
SIERRA
LEONE Bouaké
1976
Monrovia Lagos 318 casI
LIBERIA Tasso di mortalità 88%
Port
or PARCO NAZIONALE TAÏ Harcourt
M

ti
10
.8 0
7

Libreville F O R E S TA
Ca DENSA
si
26
.01 GABON REPUBBLICA
8
DEMOCRATICA
DEL CONGO
SOTTO, IN DETTAGLIO
CONGO

EPIDEMIA Kikwit
DI EBOLA
ATTUALE
Da marzo 2014 a oggi*

ANGOLA

GUINEA
Morti 2.358
Casi 3.565

Conakry

Méliandou
Freetown

SIERRA LEONE
Morti 3.876
Casi 12.241
SUDAFRICA

Monrovia

Fuori dalla giungla M


o rt
LIBERIA
In passato i focolai scoppiavano i 2.46 9 Morti 4.573
Casi 10.212
in foreste poco popolate dell’Africa Ca
si 5
centrale, dove Ebola aveva meno .8 0 8
probabilità di diffondersi. L’epidemia
urbana del 2014 in Africa occidentale
ha contagiato più persone di tutte
le epidemie dei 40 anni precedenti. 0 km 60

*TOTALE DEI CASI CONFERMATI, PROBABILI E SOSPETTI E DEI DECESSI AL


19 APRILE 2015. L’OMS HA DATO NOTIZIA DEI PRIMI CASI NEL MARZO 2014.
Areale del pipistrello
codalibera dell’Angola
(Mops condylurus)

UN NEMICO
SUDAN
SFUGGENTE
1976 Nessuno sa per certo dove si annidi il virus
284 casi Ebola fra un’epidemia e l’altra: la specie
Tasso di mortalità 53%
Le prime epidemie di Ebola sono
selvatica ospite non è mai stata
SUD
SUDAN
scoppiate contemporaneamente nel defnitivamente individuata. Il virus si è
1976 in Sudan (in una zona che oggi fa
parte del Sud Sudan) e in Zaire (oggi
trasmesso all’uomo in maniera sporadica
Repubblica Democratica del Congo) e molto di rado, ma ha mietuto fn troppe
UGANDA
vittime. In alcune epidemie il tasso
Durba
KENYA di mortalità ha raggiunto il 90 per cento.
Grotta
di Kitum Da quando Ebola è stato scoperto, nel
1976, la crescita demografca nei paesi a
Nairobi rischio si è quasi triplicata; la popolazione,
Kigali
inoltre, si sposta più facilmente.

Epidemie Come arriva all’uomo


di ebola, in corso Da tempo si sospetta che il virus Ebola si annidi in un
pipistrello. Una teoria però ipotizza un sistema a due
Morti
Casi ospiti, in cui quello principale - un insetto, una zecca
o un altro artropode - infetta un pipistrello o un altro
Nel passato mammifero, da cui il virus passa all’uomo, specie
Virus ebola 1976-2012 attraverso il contatto con carne di animali selvatici.
Marburg 1975-2012
POSSIBILI SERBATOI
Casi o morti, totale
3.000
Grotte di
Chinhoyi 2.000

1.000 Pipistrelli insettivori Pipistrelli frugivori


?
Sconosciuto
ZIMBABWE

100

Densità della
volta arborea

Maggiore Minore
Johannesburg
Area urbana

0 km 200

Scimpanzé
Una famiglia di virus
Oltre al virus Ebola, che è quello che ha causato più epidemie,
il gruppo degli ebolavirus ne comprende altri quattro: Sudan,
?
Altre
Uomo

Taï Forest, Bundibugyo e Reston. Tutti causano la malattia specie


da virus Ebola, tranne Reston, che probabilmente è innocuo
per l’essere umano. Nel 1967 è stato scoperto Marburg, Gorilla
un patogeno strettamente imparentato; anche la malattia
da virus Marburg è spesso fatale. SPECIE SUSCETTIBILI

LAUREN E. JAMES, EMILY M. ENG E JASON TREAT, NGM; MEG ROOSEVELT


FONTI: OMS; CDC; IUCN; DAVID M. PIGOTT, UNIVERSITÀ DI OXFORD; GLOBAL LAND
COVER FACILITY; LANDSCAN
IL VIRUS VA IN CITTÀ
Dai villaggi come Méliandou
l’epidemia del 2014 si
è diffusa in alcune aree
urbane, come Kroo Bay, a
Freetown. Sovraffollamento,
povertà e servizi sanitari
scarsi hanno accelerato
la diffusione, portando alle
stelle paura e malcontento.
(Segue da pag. 37) Il carico virale è la quan- FARE RICERCA CON
tità di virus presente nei tessuti solidi o nel san-
gue, e tende a essere molto più basso in un ospite UN’EPIDEMIA IN
serbatoio che non in un animale o una persona CORSO È UN INCUBO
colpiti da infezione acuta.
Ma questo è solo uno dei tre motivi che ren-
LOGISTICO E PUÒ
dono difcile individuare un ospite serbatoio, OFFENDERE LA
spiega Leroy. Il secondo è che, oltre al carico vi- POPOLAZIONE.
rale basso presente in ciascun animale, il virus
può anche avere una bassa prevalenza in una
popolazione. La prevalenza è la percentuale di
individui positivi in un dato momento: se è pari Un operatore porta via il corpo di un
o inferiore all’uno per cento, «le probabilità di bambino morto a un giorno di età a
Freetown. Anche se la causa era
trovare e catturare l’animale infetto sono molto
probabilmente un’altra, l’ordine era
basse». Nella grande biodiversità delle foreste di trattare tutti i decessi occorsi nelle
tropicali, la singola specie serbatoio è già come zone più colpite come casi di Ebola.
un ago in un pagliaio; ma scovare uno dei pochi
individui infetti all’interno di una tra le tante
popolazioni di animali che compongono questa Fabian Leendertz ha provato ad aggirare que-
immensa biodiversità equivale a trovare un ago ste difcoltà organizzando una seconda missione
in diecimila pagliai. sul campo, più o meno nella stessa stagione del
E qual è il terzo ostacolo che limita la ricerca fatale spillover che ha ucciso Emile Ouamouno,
dell’ospite serbatoio? «Costa tantissimo», mi ri- ma un anno dopo e nella confinante Costa d’A-
sponde Leroy. vorio. I pipistrelli codalibera dell’Angola sono
presenti in gran numero anche lì, e fanno il nido
La vacanza perfetta sotto i tetti delle case nei villaggi. Proprio la loro
Gli alti costi delle spedizioni di ricerca in luoghi nutrita presenza a stretto contatto con la popo-
sperduti nel fitto della foresta, oltre alla concor- lazione umana solleva un nuovo dubbio: se è vero
renza di altri progetti che sono riusciti a otte- che questi piccoli pipistrelli sono il serbatoio del
nere fondi dai finanziatori istituzionali, hanno virus, perché gli spillover non si verificano molto
impedito anche a scienziati esperti e prestigiosi più spesso? Leendertz vuole catturare e campio-
come Swanepoel e Leroy di organizzare uno nare quanti più pipistrelli possibile per trovare
studio continuo e a lungo termine per arrivare tracce di Ebola. Io e il fotografo Pete Muller par-
a individuare il serbatoio di Ebola. Ci sono state tiamo con lui.
invece spedizioni brevi, allestite in fretta du- Leendertz e la sua équipe di ricercatori, fra cui
rante un’epidemia o verso la fine di una crisi. Ma Ariane Düx, una studentessa in via di specializ-
fare ricerca sull’ecologia del virus mentre è in zazione, si concentrano su due villaggi nei din-
corso un’epidemia è un incubo logistico, e in più, torni di Bouaké, una città al centro della Costa
come accennavo prima, rischia di ofendere le d’Avorio. Dopo aver acquistato materiale per
popolazioni colpite. Quindi le spedizioni ven- costruire trappole nel mercato di Bouaké, dopo
gono rimandate. Il problema dei ritardi è che la aver perlustrato i villaggi in cerca di case con
prevalenza del virus Ebola nella popolazione tanti pipistrelli e dopo aver reso omaggio agli
ospite, il carico virale nei singoli ospiti e la dif- anziani del posto, un pomeriggio l’équipe pre-
fusione del virus nell’ambiente sono tutti fattori para le trappole in vista del crepuscolo, quando
soggetti a fluttuazione stagionale. Se non si i pipistrelli si leveranno in volo. Le trappole sono
becca la stagione giusta, c’è il rischio di non bec- strutture a forma di cono, costruite alla bell’e
care neanche il virus. meglio con lunghe tavole di legno e teli di plastica

46  nat i o na l g e o g r a p h i c • LU G L I O 2 01 5
trasparente: quando i pipistrelli usciranno da un cando la vena, e ci provasse una seconda volta
buco nel tetto dovrebbero catturarli e convo- colpendo invece il dito dello studioso, potrebbe
gliarli in una vasca di plastica. Incredibilmente anche procurargli una ferita infetta dal virus
il sistema funziona. Alle 18.25 del primo giorno Ebola. Ma non succede.
una delle trappole si anima all’improvviso come Il sangue viene raccolto in fialette da conge-
una macchina per il popcorn: decine di piccoli lare all’istante in un contenitore ad azoto liquido
corpi grigi scivolano lungo il cono di plastica per per essere poi analizzato a Berlino. Un numero
poi finire nella vasca con un tonfo. ridotto dei pipistrelli catturati, inoltre, verrà uc-
Per la fase successiva, Leendertz e Düx indos- ciso e sezionato per poter aggiungere ritagli di
sano guanti da chirurgo, respiratori, camici e organi interni - in particolare fegato e milza,
occhiali a maschera e, alla luce di una nuda lam- dove i virus si concentrano spesso - ai campioni
padina appesa sopra un improvvisato tavolo da congelati. Gli altri pipistrelli saranno liberati. Se
laboratorio, cominciano a lavorare sui pipistrelli: un campione di sangue di un individuo sezionato
pesano e misurano ciascun animaletto, pren- risulterà positivo agli anticorpi o a frammenti
dono nota del sesso e dell’età approssimativa, virali, i ricercatori useranno i suoi organi nel
inseriscono un chip elettronico grande come un tentativo (più pericoloso e costoso, da efettuarsi
seme di cumino per poterlo identificare in un solo in un laboratorio di massima sicurezza) di
secondo tempo. Soprattutto, prelevano sangue isolare il virus Ebola vivo.
da una vena nel minuscolo braccio dei pipistrelli: Dopo essersi occupato di alcuni pipistrelli,
basta una piccola puntura con un ago delicato, e Leendertz si fa da parte e cede il posto a Leonce
spunta una goccia di sangue che viene subito Kouadio, uno studente ivoriano alto, magro come
prelevata con una sottile pipetta. Düx e Leen- un chiodo, dai modi gentili. In fondo, oltre che
dertz lavorano fianco a fianco, dividendosi i com- un’indagine scientifica, la missione è anche un’oc-
piti con evidente fiducia reciproca. Mi viene in casione di fare esperienza per i giovani collabora-
mente che se lei pungesse il pipistrello man- tori dello scienziato. (Continua a pag. 52)
E b o la   47
ETERNO RIPOSO
Becchini in pausa
al cimitero King
Tom di Freetown.
Nel novembre 2014, al
culmine dell’epidemia,
si seppellivano
in media 50 salme
al giorno.
SOLO AL MONDO
Molai Kamara, da
settimane ricoverato nel
centro di cura di Hastings,
vicino a Freetown, ha
perso tutta la famiglia a
causa di Ebola. Lui stesso,
pur non avendo più il virus
nel sangue, soffre ancora
di ulcere dolorose.
Per individuare la specie ospite del virus, tional Institutes of Health e che, grazie al suo
Fabian Leendertz ha prelevato sangue e ponderoso tomo Filoviruses, è probabilmente
tessuti da un pipistrello codalibera dell’Angola il massimo storico di Ebola. Fin dalla prima
(sopra). A destra, lo studioso (con la torcia)
esamina il soffitto della casa di un villaggio in
volta che l’ho incontrato, in occasione di una
Costa d’Avorio che fa da tana a questi animali. conferenza organizzata da Leroy, so che Kuhn
è una fonte sincera ma anche un amico vivace
e generoso. Secondo te, gli domando, perché
(Segue da pag. 47) Kouadio è già abba- dopo 39 anni il serbatoio di Ebola non è ancora
stanza bravo: presto prende il ritmo e comincia a stato identificato?
svolgere il suo impegnativo compito all’unisono «È un ospite strano».
con gli altri, nella tiepida notte africana. Lo guardo «Un ospite strano?», ripeto. Non sono sicuro
e noto che sotto il camice porta una maglietta con di aver sentito bene.
un logo che sembra quello di un resort e una grossa «Io la penso così».
scritta: È LA VACANZA PERFETTA. Forse per- Kuhn mi sintetizza a grandi linee un ragiona-
fetta per lui, ma non per tutti. mento molto più complesso. Anzitutto, le epide-
mie di Ebola sono state abbastanza infrequenti,
Un ospite strano una ventina o poco più nell’arco di quasi 40 anni.
Rientrato negli Stati Uniti, parlo con altri Episodi rari. Quasi tutte erano riconducibili al
esperti. A tutti chiedo perché sia importante singolo caso di un essere umano infettato da un
identificare l’ospite serbatoio del virus Ebola, animale selvatico, seguito da un contagio tra
e tutti mi rispondono che si tratta di un’infor- uomo e uomo. Ciò lascia intendere, prosegue lo
mazione essenziale per prevenire future epi- studioso, che la sequenza di eventi che ha portato
demie. Su altri punti hanno vedute diverse. Il allo spillover sia per forza di cose «inusitata e
commento più inatteso è quello di Jens Kuhn, bizzarra». Circostanze particolarmente insolite,
giovane e brillante virologo che lavora ai Na- un’improbabile concomitanza di fattori.

52  nat i o na l g e o g r a p h i c • LU G L I O 2 01 5
In secondo luogo c’è «la notevole stabilità geno- virus. Un’ipotesi che fa pensare a quell’autostop-
mica del virus negli anni». Il virus non è molto pista che nel 1975, in Rhodesia, subì una piccola,
cambiato, non si è molto evoluto, almeno finché il strana puntura di origine non identificata e poi
conto dei casi di infezione umana in Africa occi- morì di Marburg. Oppure al ragno studiato nel
dentale non è salito considerevolmente, fornendo- laboratorio di Bob Swanepoel, che ha tenuto il vi-
gli parecchie occasioni in più per mutare. La sta- rus Ebola dentro di sé per due settimane.
bilità potrebbe riflettere l’esistenza di quello che Tu che cosa faresti, chiedo a Kuhn, se ricevessi
Kuhn chiama «un collo di bottiglia»: una situa- un grosso finanziamento solo per cercare il ser-
zione di costrizione che mantiene bassa la pre- batoio di Ebola? Lui si mette a ridere.
senza del virus e la sua diversità genetica. Un pos- «Dirò qualcosa di impopolare», risponde,
sibile collo di bottiglia potrebbe essere causato da «ma io continuerei a cercare fra gli insetti e altri
un sistema a due ospiti: un mammifero, per esem- artropodi».
pio una specie di pipistrelli, che si infetta solo a Kuhn non ha un grosso finanziamento, come
intermittenza, quando viene morsa da un certo non ce lo hanno gli altri. Il mistero resta fitto. E la
insetto o da una zecca o da un altro artropode, posta in gioco alta. I campioni prelevati in Costa
forse abbastanza raro o distribuito in zone ri- d’Avorio non hanno dato risultati positivi. La ri-
strette, che quindi sarebbe l’ospite originario del cerca prosegue. j

L’AUTORE

Il fotografo Pete Muller vive Hai mai evitato di domestica, ma entrare


a Nairobi, in Kenya. Le sue avvicinarti ai tuoi in un’abitazione dove vive
foto sull’epidemia di Ebola soggetti per paura di un malato ancora vivo
in Africa illustrano anche contrarre il virus? Sì. Mi è pericolosissimo.
altri servizi pubblicati su sarebbe piaciuto mostrare Ci sono cose che è
nationalgeographic.it come avviene l’assistenza davvero meglio non fare.

REBECCA HALE, NGM E b o la   53


Il futuro del cibo
Questo servizio è parte dell’iniziativa
“Il Futuro del Cibo” di National Geographic,
un progetto di cinque anni sull’alimentazione.

54
<$$PN>  nat i o na l g e o g r a p h i c • < $ $ M U > <$$A4>
Camion gourmet
I food truck ofrono cibo di qualità sulle strade americane, e creano una tendenza globale.
di David Brindley
fotografie di Gerd Ludwig

S ono le dieci di un freddo sabato sera a


Los Angeles. Sul marciapiede, una trentina di
persone attende in coda accanto a un furgone
nonostante i nove gradi centigradi, una tempera-
tura da sciarpa e cappello da queste parti.
Poi le finestre scorrevoli del Kogi cialità messicane, lo chef (forte di
BBQ si aprono e cominciano le danze. una formazione al prestigioso Culi-
È dal 2008 che i food truck di Kogi nary Institute of America) ha ideato
BBQ attirano folle di clienti e colle- gli “short rib tacos”, costine di manzo
zionano riconoscimenti, da quando caramellate cucinate alla griglia,
una coppia di amici ha pensato di far- condite con salse afumicate e spe-
cire tacos messicani con carne gri- ziate e servite su due croccanti tor-
gliata alla coreana e venderli da un tilla di mais. Questo piatto, che agli
furgone per le strade di Los Angeles. occhi di Choi è la rappresentazione
I food truck non sono una novità a culinaria della natura di Los Angeles,
L.A.; da decenni ofrono cibo a buon è diventato immediatamente un
mercato ai margini delle strade e nei classico della gastronomia locale. E
pressi dei cantieri edili della Califor- Choi, con un’idea semplice ma rivo-
nia meridionale. Solo che in genere luzionaria, è riuscito a esprimere
@RiceBallsOfFire erano considerati di bassa qualità, li quanto il cibo possa attraversare le
I food truck usano chiamavano roach coaches, carrozze barriere etniche e culturali.
Twitter per informare di scarafaggi. È per questo che l’idea di “Ho percepito che il cibo stava di-
i clienti della loro un furgone che vendesse taco corea- ventando più importante”, scrive
posizione, come nel
caso di questa fera ni viene definita “una follia” nell’au- Choi, “che non lo si vedeva più solo
dei motori a Fontana, tobiografia dello chef Roy Choi, uno come un pasto da assumere per ali-
in California. dei soci fondatori di Kogi BBQ. mentare il nostro organismo”.
Davanti al furgone Il quarantacinquenne Choi, nato Ma il fattore che ha davvero lan-
di Rice balls of Fire, in Corea, è approdato a Los Angeles ciato i food truck di Kogi è stato
la modella Tyler
McEwan mostra con la famiglia all’età di due anni. l’uso dei social media come stru-
un panino del vicino Fondendo i sapori della cucina core- mento per attirare la clientela. In
@Berlinfoodtruck. ana delle sue origini con alcune spe- un primo momento i furgoncini

f u rg on i g a s t ronom ic i   57
@CurrywurstTruck @EatPizzanco

@dogtowndog @komodofood

@ChickAndRiceLA @luckdishLA

@TheLobosTruck @sayfshtaco

58  n at ion a l g e o g r a p h ic • LUG L I O 2015


@guerrillatacos @CVTSoftServe

@Berlinfoodtruck @GoodGreekGrub

@SteelCitySndwch @tacozone

@COOLHAUS @gofusionngrill

Decorati con grafche accattivanti, i furgoni gastronomici di Los Angeles attirano i clienti per strada, ma sono
usati con successo anche per eventi privati. L’offerta gastronomica: dagli hot dog al riso orientale al gelato.
Furgoni Entrate nel 2014 in USA Costi di avvio dell’attività

$
828
di tendenza CONTRO
I food truck non sono una moda
passeggera. L’idea di vendere
a prezzi accessibili vivande
preparate sul posto con
ingredienti di qualità li ha fatti
75 $ mila $250mila
MILIONI
I costi possono variare in base alla città
entrare a pieno titolo nel e alla cucina, ma avviare un furgone
paesaggio urbano americano. gastronomico è molto meno costoso
che aprire un ristorante tradizionale.
La loro crescita straordinaria dal
2008 è anche merito di Twitter e 1 1
Facebook, usati per comunicare Allestire il camion Spese principali
la posizione e attirare la clientela.
I bassi costi di avvio rispetto
Dal 2009 l’industria dei food
a quelli di un ristorante truck USA è cresciuta $43.000 $5.000 $500 $500
danno agli chef la possibilità dell’80%; entro il 2020 potrebbe Prezzo medio Decorazione Elettronica Permessi
fatturare un miliardo di dollari.
di entrare come imprenditori in furgone usato furgone

un settore in piena espansione,


alimentando così nuove Clienti dei food truck
tendenze gastronomiche.

50%
Percentuale di cittadini USA che hanno mangiato a un food truck

Follower gastronomici Social network


Seguire i tweet è il miglior modo per mappare la crescita dell’industria
dei food truck nelle città americane.

Le cinque cirrà USA con più furgoni su Twitter


300
266 Los Angeles, CA
5.507 x
In 236 città USA i food truck hanno
utilizzato Twitter per raggiungere
i propri clienti.
200
158 Washington, D.C.
147 San Francisco, CA
132 Houston, TX
100

0
130 Portland, OR

4.876.797
tweet sono stati postati dai
food truck nel 2014
2008 2014

Specialità più diffuse


1. Cheeseburger 2. Messicano/tacos 3. Gelati/dolci 4. Classici americani 5. Panini

MATTHEW TWOMBLY, NGM. FONTI: TODD SCHIFELING, UNIVERSITY OF MICHIGAN; DAPHNE DEMETRY, NORTHWESTERN
UNIVERSITY; ROAMING HUNGER; NATIONAL RESTAURANT ASSOCIATION
stazionavano a tarda notte di fronte lieta di spendere meno di dieci dol-
ai locali notturni di Sunset Boule- lari per piatti di cucina autentica e
vard, ma senza grande successo. Poi creativa, un vero affare in con-
la squadra di Kogi BBQ ha comin- fronto ai prezzi dei ristoranti gour-
ciato a sfruttare il potere dei social met. Poi, grazie ai social media, si è
media, che emergeva proprio in que- creata una connessione tra i fur-
gli anni, utilizzando Twitter per te- goni e i clienti che ha dato via a un
nere i clienti aggiornati sugli sposta- vero e proprio movimento.
menti dei furgoni, attirando così una
fascia di giovani tecnologicizzati che OGGI LE STRADE delle città d’America
era in grado di localizzarli ovunque sono piene di food truck di qualità che
si trovassero. Nel giro di pochi mesi vendono di tutto, dai toast al formag-
Kogi BBQ conquistò centinaia di gio personalizzati a lussuosi panini

Jen Ju @jenjunaicha
Sapete che mi sono iscritta a Twitter a suo tempo solo per seguire
@kogibbq quando non aveva ancora un calendario/programma...

clienti, arrivando a servire fino a 180 farciti di aragosta, dal gelato artigia-
chili di carne al giorno in diversi nale ai popcorn fatti sul momento.
punti della città. Oggi Kogi BBQ, che Quella che inizialmente era sem-
Newsweek ha definito “primo risto- brata una moda passeggera è oggi
rante virale d’America”, ha 132 mila un’industria in crescita negli Stati
follower su Twitter, una flotta di Uniti, con un fatturato annuo di 800
quattro furgoni e una postazione milioni di dollari.
fissa all’aeroporto di Los Angeles. Un’industria che ha ispirato libri,
Stranamente la crisi economica applicazioni e, l’anno scorso, per-
del 2008 ha incentivato sia l’oferta sino un film hollywoodiano, Chef,
che la domanda dei furgoni gastro- che racconta la storia di un cuoco
nomici. Avendo costi di avvio deci- caduto in disgrazia che si riscatta
samente inferiori a quelli necessari vendendo sandwich cubani su un
per aprire un ristorante, il business furgone. Ora i food truck all’ameri-
dei food truck ha attratto il talento cana cominciano a spuntare anche
e la passione di diversi chef e im- nelle grandi città italiane, e anche
prenditori, mentre, dal punto di al padiglione Usa dell’Expo di Mi-
vista della domanda, ha trovato lano ce ne saranno diversi, tra cui,
una clientela che, alla luce della ovviamente, uno che serve tacos
contrazione economica, era ben coreani. (Continua a pag. 66)

GLI AUTORI

Il fotografo Gerd Ludwig David Brindley (@wordies) è


(@GerdLudwig), collaboratore abituale caporedattore a National Geographic.
del magazine, vive a Los Angeles Per lui «l’aspetto meno romantico del
e sente un’affinità con i proprietari cibo di strada è ritrovarsi a trangugiare
di food truck: «Devono essere flessibili, dei tacos alla fermata dell’autobus
aperti e capaci di reagire rapidamente». perché non c’è dove sedersi».

DOUGLAS KIRKLAND (SOPRA); REBECCA HALE, NGM f u rg on i g a s t ronom ic i   61


@eatsonofabun
All’annuale ballo di benefcenza in maschera di
Halloween organizzato dalla radio KCRW si ascolta
musica dal vivo e si gustano vivande preparate dai
food truck. Eventi speciali come questo garantiscono
ai furgoni gastronomici dell’area un notevole affusso
di clienti e di denaro.
@kogibbq @CometBBQ @StreetsofThai

@stuffedcrepe @MariscosJalisco @eatfrachs

@CurrywurstTruck @StreetKitchenLA @japadog

@KingKoneLA @nomadtruck @farmersbelly

64  n at ion a l g e o g r a p h ic • LUG L I O 2015


@SteamyBunTruck @TheLobosTruck @ptcow

@wisebarbecue @VCHOSTRUCK @keepongrubbin

@RollnLobster @luckdishLA @BanhInTheUSA

@Berlinfoodtruck @angieswieners @fryfryfoodtruck

Preparati rapidamente e al momento, i piatti dei food truck fondono cucine e sapori diversi creando nuovi
classici della gastronomia, come è successo con i tacos coreani (prima immagine in alto a sinistra).
(Segue da pag. 61) Ma anche intanto, la fila del sabato sera
un settore in piena espansione ha le davanti al Kogi BBQ avanza lenta-
sue difcoltà. «Non puoi semplice- mente, ma nel frattempo diventa
mente aprire un food truck e aspet- sempre più lunga perché continuano
tarti di fare un sacco di soldi», dice ad arrivare nuovi clienti. È una folla
Ross Resnick, fondatore di Roaming composta per lo più da hipster armati
Hunger, un’app per smartphone che di smartphone che, ritirata l’ordina-
localizza in tempo reale le centinaia zione, scattano foto dei loro tacos
di furgoni gastronomici sparsi per le e mandano tweet. A un tratto tra la
città americane. «Devi avere un mar- gente in coda si difonde un brusio:
chio e una strategia». il furgone ha finito il kimchi, il cavolo
E anche l’occhio vuole la sua parte: fermentato piccante che è uno degli
i food truck di oggi sono riccamente ingredienti base della cucina corea-

Mrs. J @mrsjjohnston
Grazie a @dogzillahotdogs per i vostri consigli!!!
Yakisoba e uovo sul mio hot dog? Ci stanno eccome!

decorati con motivi grafici, disegni a na. Nessun problema. Nel menu c’è
vernice spray e adesivi, tanto che molto altro ancora, e poi non è detto
danno l’impressione di essere ta- che le persone che vengono qui lo fac-
tuati, come lo sono spesso i giovani ciano esclusivamente per il cibo. In
chef che lavorano nelle loro minu- questa fila, con il profumo della carne
scole cucine. speziata che si diffonde nell’aria, si
Ma al di là dell’importanza del percepisce un’idea, seppur vaga, di
marchio e del look, è fondamentale comunità, quel sottile senso di came-
per i food truck piazzarsi in punti ratismo che nasce dalla condivisione
afollati come il Wilshire Boulevard di un’esperienza.
di Los Angeles, dove all’ora di Spesso fare la fila può essere an-
pranzo si possono trovare dieci o che un modo per socializzare; viene
più furgoni che approfittano della più spontaneo attaccare bottone
presenza di numerosi palazzi d’uf- con un estraneo. Così una giovane
fici e del Museo d’arte della contea coppia di Cleveland in vacanza con-
di Los Angeles dalla parte opposta fessa di aver fatto un viaggio in auto
della strada. In una giornata tipo le di due ore solo per venire lì. La cop-
@pienburger centinaia di avventori possono sce- pia in fila davanti a loro, con il cane
Allo stadio Rose Bowl gliere tra i piatti messicani di al guinzaglio, ribatte che per procu-
di Pasadena il food truck Azteca, quelli cinesi di Chow Mein, rarsi la sua dose di kogi ha dovuto
di Pie ’n Burger (a destra)
serve un gruppo di gli hot dog di Dogtown, la cucina fare solo due isolati a piedi da casa.
ragazze che partecipano mediorientale di Kabob Kings o il Le due coppie si scambiano risate, si
a una marcia di barbecue di Roadhouse Rotisserie. raccontano storie. Poi ordinano,
benefcenza. Fare foto Anche fiere, concerti ed eventi sono prendono il loro cibo e si mettono a
al cibo e condividerle sui location ideali per i food truck: la mangiare. Un’esperienza semplice,
social media (a destra,
in alto) fa parte della merce va via veloce, e un furgone sentita, soddisfacente. Forse, in fin
cultura del cibo di strada può arrivare a guadagnare migliaia dei conti, l’idea di Choi non era poi
quanto il cibo in sé. di dollari in una serata. così folle. j

66  n at ion a l g e o g r a p h ic • LUG L I O 2015


@ChiliPhilosophy
Piatti caserecci si fondono con ingredienti ricercati
nel panino Triple Beef Chili n’ Cornbread di Chili
Philosopher, 11 dollari. Un marchio dalla solida identità
e una strategia aggressiva sui social media (oltre,
naturalmente al cibo di qualità) sono essenziali per
emergere in questo mercato sempre più competitivo.
Orche a caccia di aringhe nelle acque
dell’Andfjorden in Norvegia. I membri
del pod coordinano i propri movimenti
costringendo le aringhe a riunirsi in masse
sferiche più facili da controllare. Poi, con
violenti colpi di coda, le orche uccidono
o stordiscono i pesci per cibarsene.

70 
UNITI
SI VINCE
Le orche lavorano assieme per procurarsi il cibo,
dimostrando tutta la loro intelligenza.
Un maschio adulto aiuta a radunare
le aringhe nelle acque dell’Andfjorden.
I maschi si distinguono dalle femmine
per la pinna dorsale più alta.
Alcuni membri del pod ammassano
le aringhe mentre altri se ne nutrono.
di Virginia Morell CAPIRE I DELFINI
fotografie di Paul Nicklen INTELLIGENZA
CATTIVITÀ
CULTURA
una serie di tre articoli

N
on ci sono molte orche nella letteratura occidentale. Forse
l’unico a cogliere il potenziale evocativo di questi esseri af-
fusolati dai denti appuntiti è stato l’italiano Stefano D’Ar-
rigo, che nel suo Horcynus orca (1975) immagina l’Orcafe-
rone, una sorta di mostro mitologico che divora i marinai.

Molti di noi però sanno bene che aspetto hanno le una particolare tecnica di caccia delle orche detta
orche, se non altro perché le hanno viste in un un carousel feeding, espressione traducibile con “ca-
video mentre si esibiscono in un parco acquatico, rosello di caccia”. Non sempre la forza dei colpi
nuotando incessantemente in cerchio in vasche uccide i pesci, racconta Tiu, ma ne stordisce molti,
piccole e spoglie o saltando fuori dall’acqua per facilitandone la cattura. «Ciò che vediamo in su-
il nostro divertimento. Una vita triste e limitata perficie è solo una minima parte di quanto avviene
che, secondo alcuni studiosi, potrebbe procurare là sotto», prosegue. «Ogni orca ha il suo ruolo. È
loro gravi traumi psicologici. come un balletto, e tutte devono muoversi in ma-
È un fatto davvero raccapricciante, perché solo niera coordinata, comunicando tra loro».
trovandosi tra le orche nel loro ambiente naturale si Nonostante la grande quantità di aringhe, per le
può percepire ciò che nessuno spettacolo potrà mai orche non è facile catturare un pesce che nuota ra-
trasmetterci: il loro spirito e la loro intelligenza, la loro pidamente e forma banchi difensivi simili a muri.
gioia e la loro astuzia, il loro amore per il mare aperto, Le orche non possono semplicemente tufarsi in
la caccia e la vita. mezzo al banco e ingurgitare pesci e acqua come
In un freddo giorno di gennaio mi ritrovo cir- fanno le balene. Al contrario, come tanti cani pa-
condata da centinaia di orche nelle acque del fiordo store, devono dividere il banco in piccoli gruppi
norvegese di Andforden, a 320 chilometri dal Cir- che riescono a controllare meglio. «Le orche de-
colo Polare Artico. I dorsi e le alte pinne dorsali vono impedire ai pesci di scendere in profondità»,
luccicano nel crepuscolo mentre questi enormi spiega Similä; «per questo cercano di spingerli
delfini si immergono e riemergono, aiutandosi a vi- verso la superficie e li circondano inducendoli a
cenda per radunare, stordire e divorare le aringhe. compattarsi in ammassi sferici».
Ogni tanto un’orca colpisce l’acqua con la coda, A turno i membri di ogni pod (i gruppi che for-
un gesto che ripetono anche sott’acqua e che mano la base della società di questi grandi cetacei)
equivale a una condanna a morte per le aringhe, si immergono sotto il banco di pesci e gli nuotano
come spiega la biologa marina Tiu Similä, pioniere intorno, dando origine a un carosello di orche che
degli studi sulle orche in Norvegia ed esperta di emettono bolle d’aria, si chiamano e sfruttano il

74  n at ion a l g e o g r a p h ic • LUG L I O 2015


Le orche amano cacciare le aringhe dove
possono spingerle verso la superfcie, come
nelle acque poco profonde dell’Andfjorden.

bianco del loro ventre per spaventare le aringhe. si uniscono per sollevare grosse ondate che spaz-
Per reazione, i pesci si compattano ancora di più. zano i ghiacci galleggianti trascinando in mare le
Quando il carosello raggiunge la massima velocità, foche stese a riposarsi. Le giovani orche imparano
le aringhe sono costrette a saltar fuori dell’acqua queste tecniche da quelle più anziane.
in un disperato tentativo di fuga. «Il mare sembra Tuttavia non è mai stata osservata un’orca che
quasi ribollire», racconta Similä. caccia in collaborazione con le balene. Del resto le
Una volta che il pod ha preso il controllo delle orche cacciano capodogli, balene grigie, balenot-
aringhe, basta che un’orca colpisca la sfera di pesci tere, megattere e molte altre specie, motivo per cui
con la coda e il pranzo è servito. i balenieri le definivano “assassine di balene”. Si-
Ma le orche che stiamo osservando non sem- milä infatti appare perplessa: di solito i pod di orche
brano impegnate nel classico carosello. Nuotano norvegesi cacciano da soli, ma in questa occasione
e si tufano davanti e dietro a una massa di pesci, megattere e balenottere nuotano tra loro, cibandosi
senza però circondarli. E anche se la superficie del anch’esse di aringhe. Attorno a noi pinne di ogni
mare non ribolle di aringhe, è evidente che le orche forma e colore fendono l’acqua. Le orche sfrecciano,
stanno banchettando. Similä lo capisce dal movi- compattando le aringhe, le megattere risalgono
mento delle code, dai corpi delle aringhe morte e verso la superficie a bocca spalancata, inghiottendo
stordite e dalle innumerevoli scaglie simili a mo- i pesci prima che le orche possano afferrarli, mentre
nete d’argento che fluttuano nell’acqua. le balenottere compaiono per un istante per una
rapida boccata d’aria prima di tuffarsi a banchettare.
IL CAROsello è una delle tante tattiche di caccia «Non ho mai visto nulla di simile», dice Similä.
che alcuni studiosi, tra cui Similä, considerano «Stanno collaborando per catturare i pesci?».
parte delle “culture” di questa specie, che mostra Poiché le megattere usano una tecnica simile al
di avere tattiche diferenti in funzione del tipo di carousel feeding (circondano i pesci o gamberetti del
preda. In Argentina le orche si arenano volontaria- krill con una rete di bolle che li obbliga ad ammas-
mente sulle spiagge per catturare i piccoli di leoni sarsi) Similä ritiene possibile che stiano cooperando
di mare. In Antartide i membri di uno stesso pod con le orche. (Continua a pag. 80)
orc h e   75
CAROUSEL FEEDING (Norvegia)
1 Separazione 2 Raggruppamento
In inverno al largo della Norvegia le orche lavorano Nuotando velocemente in cerchio, le orche
in gruppi da tre a nove individui per circondare costringono il gruppo di aringhe a raggrupparsi in un
le aringhe. I cetacei comunicano in continuazione ammasso sferico, più facile da controllare. Le orche
tra loro e il primo passo della strategia di caccia emettono bolle, mostrano il ventre e colpiscono
è separare un gruppo di aringhe dal banco. l’acqua con la coda (lobtailing) per spaventare le prede.

Colpo di coda

Produzione
di bolle
Sfera di aringhe

Banco di aringhe

Le orche spingono la sfera


di pesci verso l’alto,
bloccandola in superfcie.

Velo Le orche rivolgono


cità: 2
nodi il ventre bianco verso le
aringhe per spaventarle.

TECNICHE DI CACCIA
Guidato da un’orca matriarca, il pod raggruppa
le aringhe in una sfera compatta e la spinge verso la
superfcie. Questo metodo, chiamata carousel feeding,
è solo una delle tante ingegnose tecniche usate dalle orche
in varie parti del mondo per cacciare e catturare le loro prede.

L’ONDA LO SPIAGGIAMENTO
(Acque antartiche) (Punta Norte, Argentina, e Isole Crozet, Oceano Indiano)
Le orche, fno a sette, nuotano in gruppo verso i ghiacci Le orche cacciano leoni marini e foche in mezzo ai frangenti
galleggianti, sollevando onde che frantumano i lastroni e li catturano prima che raggiungano la riva. Di solito le
e fanno cadere le foche di Weddell (tra le loro prede orche sono in grado di calcolare i loro attacchi e orientare
preferite) in mare, dove le attendono altri membri del pod. i loro corpi in modo da evitare di restare spiaggiate a lungo.
3 Il pasto
Le orche sferrano violenti colpi di coda alla sfera In una tecnica di caccia meno
di aringhe, stordendone o uccidendone molte. comune, praticata sempre in queste
Quando i pesci inermi si allontanano dalla sfera, acque, le orche spingono i pesci
le orche li risucchiano uno per uno (spesso diversi verso la costa per intrappolarli
in fla) poi sputano testa e lische. in acque basse o contro la riva.

Aringhe
stordite

Colpo di coda

Femmina

Maschio

La guida del pod è Alcune aringhe riescono a


affdata alle femmine sfuggire all’accerchiamento
adulte che insegnano nuotando verso il basso.
ai piccoli come colpire
con la coda.

Piccolo

Primi 20 metri
dalla superfcie
LA CACCIA PER SFINIMENTO
(Stretto di Gibilterra)
Questa tecnica di caccia viene usata soprattutto per tonni
di piccola o media taglia, che vengono inseguiti anche per
30 minuti a una velocità sostenuta (fno a sette nodi) che
porta i pesci oltre i loro limiti di resistenza.

FERNANDO G. BAPTISTA, DANIELA SANTAMARINA,


E EMILY M. ENG, NGM; TONY SCHICK.
TESTI: EVE CONANT, NGM
FONTI: TIU SIMILÄ; ROBERT PITMAN, NOAA; PAOLO
DOMENICI, CNR-IAMC, ITALIA
Un’orca si posiziona per spingere una
massa compatta di aringhe verso la
superfcie. Dopo aver stordito le aringhe
ai margini della sfera, le orche cominciano
a nutrirsi, divorandole una per una.
(Segue da pag. 75) Oppure che orche e balene Nei primi anni Sessanta, la pesca indiscrimi-
siano impegnate in una “caccia in movimento”, ac- nata da parte dell’uomo ha alterato questi com-
contentandosi di tenere sotto controllo l’immenso portamenti e per qualche tempo le orche sono
banco di aringhe per poi colpire gli addensamenti scomparse dalle acque norvegesi. Verso gli anni
più compatti e fare un pasto rapido prima di pro- Ottanta le aringhe sono ricomparse e le orche sono
seguire. «Ma cacciare in movimento richiede più tornate a farsi vedere nei fiordi a sud di Andforde.
energia del carosello», spiega Similä. «E con così A quell’epoca Similä, che è finlandese, era una neo-
tante aringhe quest’ultima tecnica sembrerebbe laureata impegnata a studiare il plancton dei laghi
più indicata». del suo paese. Dopo aver sentito che biologi norve-
Le orche però non si sofermano abbastanza per gesi stavano iniziando una campagna di ricerche
organizzare un carousel feeding; insieme a megat- sulle orche si ofrì volontaria per lavorare sulle loro
tere e balenottere, continuano a sfilare di fronte barche. Il primo giorno la pinna dorsale di un’orca
a noi come se fossero dirette a un evento di gala, maschio tagliò le onde davanti al suo canotto, uno
fermandosi ogni tanto per mangiare. spettacolo che la lasciò senza parole, facendole
dimenticare del tutto il plancton.
APPARTENENTI ALLA famiglia dei Delfinidi, che Nei successivi vent’anni la ricercatrice ha se-
raggruppa i delfini marini, le orche sono la specie guito le orche ogni singolo inverno. Con i suoi col-
più difusa di cetacei. Pur trovandosi in tutti gli leghi, ha fotografato tutte le orche che incontrava
oceani e a ogni latitudine, dall’Artide all’Antar- nei fiordi per identificarle una ad una e si è tufata
tide, la loro vita rimane un mistero. Non sappiamo tra le orche per filmarle mentre cacciavano. «A
neanche quante vere specie e sottospecie siano quei tempi non si sapeva quasi nulla di queste or-

«Un’orca ha nuotato così lontano e così rapidamente -


centinaia di chilometri in un giorno - che pensammo
fosse stata trainata da una nave». —Tiu Similä, biologa marina
comprese nei conteggi della loro popolazione mon- che», racconta Similä. «Si diceva che erano perico-
diale, che si pensa arrivi a circa 50 mila individui. lose e che mangiavano tutti i nostri pesci».
Ma è una cifra che indica salute o un segnale I pescatori sparavano a vista alle orche e ne
di pericolo? Nessuno lo sa perché i ricercatori uccisero ben 346 tra il 1978 e il 1991, quando gli
hanno iniziato a contare le orche solo negli abbattimenti furono vietati. Molti norvegesi conti-
anni Settanta del Novecento e non sono certi nuarono a considerare le orche insaziabili mangia-
di quale sia la consistenza numerica di ciascuno trici di aringhe fino al 1992, quando una stazione
degli ecotipi oggi conosciuti. Qui, nell’Atlantico televisiva mandò in onda un documentario sulle
settentrionale, esistono vari ecotipi. Io e Similä ricerche di Similä che dimostrava chiaramente
stavamo osservando orche specializzate nella come le orche mangiassero le aringhe una alla
caccia alle aringhe, difuse dai mari della Norve- volta, anziché divorare in massa interi banchi.
gia al Mare di Barents; nel 1990 se ne contavano I pod di orche che hanno visto uccidere i loro
circa 3.000. Di queste un migliaio - Similä e i membri o comprendono individui che sono rima-
suoi colleghi le chiamano orche norvegesi - se- sti feriti sembrano non aver mai dimenticato quei
guono le aringhe nei fiordi. Ma le aringhe non giorni. «Potete vedere le cicatrici dei proiettili su
sono prede prevedibili; i loro quantitativi pos- alcune orche», continua Similä. «Non riuscivamo
sono fluttuare ampiamente da un anno all’altro mai ad avvicinarci a questi pod e non ci riusciamo
e non vivono unicamente nei fiordi. Dovunque nemmeno adesso. Appena sentono il motore di
vadano, le orche le seguono. un’imbarcazione se ne vanno».

80  n at ion a l g e o g r a p h ic • LUG L I O 2015


I pod di orche sono guidati da una matriarca, altre orche. Non può cacciare e le altre se ne pren-
una femmina fondatrice, e Similä pensa che queste dono cura».
“sagge madri” insegnino ai loro figli a evitare le E anziché vivere con un singolo pod Stumpy
barche da pesca mantenendo così intatta la memo- nuota con almeno cinque gruppi famigliari diversi,
ria del pod. «In qualche modo sanno come dire agli ognuno dei quali gli procura il cibo. «Stumpy ri-
altri di prestare attenzione a quella cosa perché è mane per me il mistero più grande. Non so cosa
cattiva, è pericolosa». accadrà quando raggiungerà la maturità sessuale»,
aggiunge Similä. «Ma le altre orche sanno che ha
UN GIORNO, DOPO AVER AVVISTATO i soffi di al- bisogno di loro e lo aiutano».
cune orche all’estremità del fiordo, attraversiamo Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che i mem-
la placida distesa di tre chilometri di mare fino a bri di un pod di orche abbiano legami cosi stretti
una laguna. I pod di orche emergono attorno a noi, da reagire ad altri animali e all’ambiente in cui
le loro pinne come vele sul mare, e le megattere vivono come un gruppo guidato da una sola mente.
risalgono in superficie per mangiare. I piccoli di Questo potrebbe spiegare perché un intero pod si
uno dei pod giocano allegramente nella scia della spiaggi quando un singolo individuo ammalato si
nostra imbarcazione. Sebbene queste orche non dirige verso riva, perché alcuni maschi muoiano
siano di passaggio come quelle del primo giorno, dopo la morte della madre, e perché così tante or-
non sono certo impegnate in un carousel feeding. che vogliano aiutare Stumpy.
Similä nota come ogni orca abbia un proprio Quando si trascorre gran parte della vita in
ruolo nella caccia. Ha già osservato come gli adulti compagnia di esseri che vivono in società coope-
guidino i più giovani, come i piccoli imitino le rative, ricordano il loro passato e hanno cura dei
madri nel colpire con la coda, come i pod a volte più deboli, si impara ad accettare l’idea che pos-
compiano lunghi viaggi per raggiungere le aree di sano fare molto altro. Così Similä ha preso in con-
deposizione delle aringhe, forse per tenerle d’oc- siderazione l’idea che le orche si fossero unite alle
chio. Avendo fissato marcatori satellitari su alcune megattere e alle balenottere per cacciare i pesci.
orche, lei e i suoi colleghi hanno potuto monitorare Ma in seguito ha cambiato opinione. «Quei ce-
queste missioni esplorative. «Una delle orche ha tacei non stavano afatto collaborando», mi spiega
nuotato così tanto e così velocemente - centinaia di al telefono dopo il mio ritorno a casa. «Le megat-
chilometri in un solo giorno - che abbiamo pensato tere stavano semplicemente sfruttando l’operato
che fosse stata trainata da una nave. Oggi rido di delle orche. Ogni volta che le orche compattano le
me stessa per aver pensato una cosa simile». aringhe, le megattere le scompigliano. E anche le
Similä racconta la storia di un’orca per dimo- balenottere sfruttano il lavoro altrui».
strare quanto poco sappiamo di loro. Nel 1996 il Le orche non sembrano prendersela. Non
suo gruppo di ricerca avvistò un cucciolo grave- hanno mai cercato di sfuggire a quelle balene
mente ferito alla colonna vertebrale e alla pinna scroccone, a combatterle o scacciarle. E forse que-
dorsale, probabilmente a causa di una collisione sta condiscendenza nei confronti di altre specie
con un’imbarcazione. «Lo battezzammo Stumpy è semplicemente una prova dell’abbondanza di
(monco) a causa della pinna dorsale danneggiata», aringhe ad Andforden quell’inverno, più che suf-
ricorda la ricercatrice. «Di sicuro non è come le ficienti per tutti. j

L’AUTORE

Non nuovo a temperature estreme,


Paul Nicklen è cresciuto nell’Artide DELFINI ON LINE
canadese. Questo servizio Avete perso gli articoli di maggio
lo ha portato a immergersi in acque e giugno di questa serie? Li
trovate su nationalgeographic.it
gelide fino a 50 volte al giorno,
mentre era affetto da una polmonite.
CRISTINA MITTERMEIER MARTEN VAN DIJL, AFP/GETTY IMAGES

orc h e   81
Quando le orche circondano un banco
di aringhe, restano in stretto contatto
tra loro con richiami, fschi e i click
del biosonar. «Ogni orca ha un proprio
ruolo», spiega la biologa fnlandese
Tiu Similä, che segue le orche
norvegesi da molti inverni.
Sulle
orme
di

GANDHI
L’India è cambiata,
ma il suo Mahatma c’è ancora,
se si sa dove cercarlo.

Non più costretta a lavorare nei campi, Geeta Bhen tesse


un sari. La donna fa parte di una cooperativa femminile
ispirata ai principi gandhiani a Sihol, nel Gujarat.

85
UN PICCOLO GRUPPO

DI SPIRITI DETERMINATI,

INFIAMMATI DA UNA

FEDE INESTINGUIBILE

NELLA LORO MISSIONE,

PUÒ CAMBIARE IL CORSO

DELLA STORIA.
—Gandhi

La raccolta del sale


a Dharasana, nel Gujarat.
Nel 1930, dopo la marcia
guidata da Gandhi per
protestare contro le restrizioni
sul sale imposte dai britannici,
un gruppo di attivisti
non violenti manifestò
anche qui. Furono picchiati
selvaggiamente, ma segnarono
una tappa fondamentale nella
lotta per l’indipendenza indiana.

87
DI TOM O’NEILL
FOTOGRAFIE DI RENA EFFENDI

Si svegliò prima dell’alba, come faceva ogni giorno


all’ashram. Ancora al buio, guidò un incontro masse avevano un leader. Dal giorno in cui si mise
di preghiera in uno spiazzo afacciato sul fiume alla guida della Marcia del sale fino alla sua morte,
Sabarmati. Poi fu pronto. Indossando un dhoti 18 anni dopo, Gandhi continuò a ispirare l’India
- il tradizionale indumento indiano costituito con la sua rivoluzionaria combinazione di politica
da un lungo pezzo di tessuto legato alla vita - e e spiritualità, una filosofia basata sulla resistenza
uno scialle poggiato sulle spalle, prese un bastone non violenta che chiamò satyagraha, cioè la forza
di bambù e si diresse verso il cancello. Stava la- che nasce dalla verità.
sciando la casa dove aveva vissuto per tredici Gandhi ha lasciato un segno indelebile. Ha
anni, una comunità che si ispirava ai suoi pre- guidato l’India all’indipendenza. Ha costretto i
cetti: vita frugale, intensa ricerca spirituale. suoi connazionali a mettere in discussione i loro
Mohandas Gandhi non era solo. Quando si pregiudizi più radicati sulle caste, la religione, la
incamminò su una strada sterrata alla periferia violenza. Alcune ore dopo il suo assassinio, avve-
di Ahmadabad, la maggiore città del Gujarat, lo nuto nel 1948, appena cinque mesi e mezzo dopo
Stato in cui era nato, altri 78 uomini vestiti di la nascita della nuova nazione, Jawaharlal Nehru,
bianco si incolonnarono dietro di lui in fila per primo capo del governo indiano, proclamò che la
due. Accalcate ai lati della strada, arrampicate luce accesa dal padre della nazione sarebbe rima-
sugli alberi, afacciate alle finestre, decine di mi- sta viva ancora per mille anni.
gliaia di persone - sostenitori e curiosi - grida-
vano «Gandhi ki jai! Vittoria a Gandhi!». quanto splende, oggi, quella luce?
Era il 12 marzo 1930. Gandhi e i suoi uomini Per scoprirlo ho deciso di seguire Gandhi.
camminarono per 388 chilometri, raggiungendo «Guardatemi, vi prego», disse una volta, «nella
dopo 25 giorni il Mare Arabico, per protestare con- nudità del mio lavoro e nei miei limiti, e allora
tro l’ingiusta legge britannica che proibiva l’estra- mi conoscerete». Ripercorrerò l’itinerario della
zione del sale in India, allora colonia dell’Impero. Marcia del sale. I discorsi e gli scritti di Gandhi af-
Maestro dei gesti spettacolari e simbolici, Gandhi frontavano temi con cui l’India deve confrontarsi
si chinò vicino alla riva e raccolse una manciata di ancora oggi, e gli indiani continuano a dibattere
fango salino. La raccolta illegale del sale si propagò sull’eredità dell’uomo che chiamavano Mahatma,
in tutto il paese. Gli inglesi risposero con arresti la “grande anima”.
e pestaggi di massa. Gandhi fu incarcerato per Profeta o santo folle? Eroe o personaggio ne-
nove mesi. Quella che le autorità avevano liqui- gativo? La giusta via o un vicolo cieco? Nessuno
dato come una manifestazione spettacolare ma discute il travolgente impatto che Gandhi ha
di scarso impatto finì per chiamare alla lotta per avuto sul piano internazionale: la sua filosofia di
l’indipendenza un’intera nazione. Per la prima resistenza non violenta ha ispirato Martin Luther
volta una larga fetta della popolazione indiana - King, Nelson Mandela e il Dalai Lama. Ma in patria
persone di ogni casta e di ogni religione - si unì alla l’efetto Gandhi è più confuso. Gandhi è dapper-
protesta contro il governo britannico. Adesso le tutto e da nessuna parte. L’immagine del suo viso

88  n at ion a l g e o g r a p h ic • LUG L I O 2015


Per Gandhi l’arcolaio era un simbolo di autosuffcienza, recupero della tradizione, frugalità.

con gli occhiali rotondi è impressa sulle banconote. da seguire. Era intransigente, pretendeva molto
Molte città gli hanno dedicato statue e strade. I po- da familiari, amici e alleati politici, li obbligava a
litici lo citano come a invocare la sua approvazione. seguire regole morali severissime. Il suo rigore ri-
Ma la sua assenza è altrettanto evidente. Gan- guardo all’alimentazione (in diversi periodi si nutrì
dhi sognava un’India di villaggi autosufcienti, in soltanto di noci, verdure crude e frutta secca) e al
cui la religione e l’appartenenza di casta sarebbero sesso (fece voto di castità e lo mantenne nei suoi
state sempre meno importanti nella definizione ultimi 42 anni di vita) dividevano l’opinione pub-
dell’identità individuale. L’azione di governo si sa- blica allora come oggi. Ma tra i ruoli che incarnò,
rebbe ispirata ai principi di eguaglianza e non vio- numerosi come i personaggi di un romanzo epico
lenza. Provate a cercare traccia di questi concetti - fu politico, riformatore sociale, guru, giornalista,
oggi. Le città enormi e caotiche (Delhi, Mumbai, pacifista, educatore, inventore - ciascuno può tro-
Kolcata), la febbre materialista delle classi medie vare quello in cui identificarsi.
e alte, l’elezione del nazionalista indù Narendra
Modi alla guida del paese, l’arsenale di armi nu- Il primo giorno della marcia Gandhi fece
cleari e la violenza endemica sulle donne ci resti- una sosta sentimentale a circa tre chilometri dal
tuiscono un’immagine molto diversa del paese. suo ashram. Già coperto dalla polvere sollevata
«L’India ha un rapporto schizofrenico con la dalla folla che lo seguiva, volle fermarsi davanti
figura di Gandhi», aferma Tridip Suhrud, diret- all’università che aveva fondato dieci anni prima
tore della fondazione che gestisce l’ashram da cui per creare un’alternativa al sistema educativo
Gandhi iniziò la sua marcia. «Lo considera l’origine britannico.
di tutti beni e di tutti i mali. Puoi condividere le sue Oggi si passa sotto un arco di arenaria per ac-
idee o contestarle, ma se vuoi capire l’India devi cedere al campus di quella università, la Gujarat
comunque fare i conti con lui». Vidyapith, e passeggiare lungo i viali alberati af-
Anche da vivo Gandhi era un mentore difcile follati di studenti. (Continua a pag. 94)

MARGARET BOURKE-WHITE, 1946, TIME LIFE PICTURES/GETTY IMAGES s u l l e o r m e d i g a n d h i   89


LA NOSTRA GRANDEZZA

NON STA NELLA CAPACITÀ

DI RICREARE IL MONDO,

MA NELL’ESSERE IN GRADO

DI RICREARE NOI STESSI.


—Gandhi

Il 2 ottobre i bambini di Rajkot,


dove Gandhi visse a lungo
da ragazzo, si vestono come
lui per ricordare la data della
sua nascita. Molti seguaci
del Mahatma temono
che nell’India sempre più
urbanizzata e materialista
i giovani fniranno con
l’ignorare il suo appello
ad aiutare i meno fortunati.

  91
NON VOGLIO PREDIRE IL FUTURO.

Ispirandosi agli insegnamenti


di Gandhi sull’eguaglianza,
un gruppo di donne vestite
di khadi, il tipico tessuto flato
a mano, marcia per le strade
di Kodaikanal, nel Tamil Nadu,
per onorare i suoi principi.

92  n at ion a l g e o g r a p h ic • LUG L I O 2015


MI INTERESSA OCCUPARMI DEL PRESENTE. —Gandhi

Un’ostetrica assiste una


gestante in una zona remota
del Maharashtra. Nel 2013
l’ashram di Sevagram, fondato
da Gandhi, ha organizzato
i primi ambulatori mobili
per la popolazione rurale.
PAKISTAN
CINA
Delhi
New Delhi Ga
NEPAL
tra

ng
BHUTAN

u
e
Barharwa a p
Lakhansen Brah m
Chhatapur
BANGLADESH
Pedhamali INDIA
AREA Kolkata
Rajkot INGRANDITA (Calcutta) MYANMAR
(BIRMANIA)
Gadchiroli

Mumbai
(Bombay)
Ashram di
Sabarmati Ahmadabad
12 marzo 1930 (Ahmedabad)
Vasana
Mar Golfo del i
at Rasnol
Arabico Bengala

rm
Sihol
Anand

Saba
Gajera
Kodaikanal da
rma

hambhat
LA MARCIA Na
SRI DEL SALE
0 km 200 LANKA 0 km 30
I CONFINI MOSTRATI Nel 1930 Gandhi MARCIA

f o di K
I NOMI DEI LUOGHI
SONO QUELLI ATTUALI
marciò con i suoi SONO QUELLI DEL
ATTUALI
seguaci per 387 km SALE
contro la legge Gol Surat
britannica che Kapletha
proibiva agli indiani
di estrarre e vendere Dandi
il sale in modo 5 aprile 1930 Dharasana
autonomo.

(Segue da pag. 89) Sono vestiti con camicie lar- Iyengar crede tanto fermamente nei principi
ghe e pantaloni di khadi, il tessuto artigianale che gandhiani da non poter nemmeno usare il compu-
diventò il simbolo del rifiuto delle merci britan- ter portatile senza interrogarsi sulle implicazioni
niche, della rinascita dell’artigianato tradizionale morali. «Sono sicuro che Gandhi l’avrebbe conside-
e, in definitiva, della rivoluzione gandhiana. Con rato uno strumento utile per dare forza all’indivi-
ogni probabilità nelle altre università indiane gli duo», spiega. «Ma che dire dei processi industriali
studenti non indossano il khadi - la parola significa, e dei costi impliciti nella sua produzione?».
più o meno, “tessuto a mano” - oggi considerato Che cosa farebbe Gandhi? Questa domanda re-
poco elegante e fuori moda. gola la vita del campus. Gli studenti con cui parlo
Sudarshan Iyengar, noto economista e mem- considerano Gandhi un modello da seguire, ma
bro del consiglio di amministrazione, non pensa non alla lettera. Una ragazza ammette di essere lì
di dover giustificare le regole datate che il suo solo perché suo padre è un grande ammiratore del
ateneo impone agli studenti. Seduto sul pavi- Mahatma: «Per me non è niente di eccezionale»,
mento, vestito di khadi bianco, spiega: «Il nostro aggiunge, mentre un’insegnante lì accanto solleva
obiettivo è formare il cuore, le mani e la testa le sopracciglia in segno di disapprovazione. Chi
degli allievi, in quest’ordine. Come Gandhi, co- continuerà a vestirsi di khadi una volta tornato a
struiamo il carattere attraverso la vita e il lavoro casa?, chiedo. Alzano la mano in pochi. Di colpo
in comune». però una studentessa con al polso un orologio dal

94  n at ion a l g e o g r a p h ic • LUG L I O 2015 JEROME N. COOKSON, NGM


cinturino rosa mi si avvicina: «Quando mi vesto l’uomo perde la calma. «La gente viene qui e parla
di khadi mi sento una persona straordinaria», di- di Gandhi, sempre e solo di Gandhi, ma nessuno
chiara entusiasta. fa niente per noi. Qui non c’è sviluppo. Ci serve un
La nostra chiacchierata si interrompe al suono ponte per attraversare il fiume e una tettoia per
della campanella. È l’ora della filatura. Per prepa- coprire la statua».
rare gli indiani all’indipendenza inculcando loro Oggi l’idea gandhiana secondo cui i villaggi
senso di disciplina e di autosufficienza, Gandhi erano il terreno più fertile per il progresso dell’In-
incitava uomini e donne, alti funzionari com- dia sembra una mera utopia. Lavoro, scuole e vita
presi, a produrre almeno 25 metri di filato l’anno, sociale sono concentrati nelle città. I problemi
quanto bastava per le esigenze personali. «Ogni urbani - inquinamento, criminalità, sovrafolla-
giro dell’arcolaio produce pace, buona volontà e mento, trafco - dominano il dibattito nazionale.
amore», predicava. In ossequio alla tradizione, Eppure quasi il 70 per cento degli oltre 1,2 miliardi
circa 500 studenti si mettono in fila per entrare di abitanti dell’India vive ancora nelle campagne.
nell’auditorium, portando con sé una scatola che Gandhi, induista ma profondamente influenzato
contiene un arcolaio portatile. Seduti a gambe in- dalla vita di Gesù Cristo, predicava che la missione
crociate prendono le matasse di cotone e iniziano più alta fosse andare tra i poveri e “nutrire prima
a filare muovendo le braccia avanti e indietro. Nella loro e poi se stessi”. Lanciava appelli perché gruppi
sala si sente soltanto il ronzio di centinaia di arcolai di volontari andassero a vivere nei villaggi per por-
che sussurrano il messaggio di Gandhi. tarvi il cambiamento.
Qualcuno risponde ancora a quegli appelli. Cin-
GANDHI camminava di buon passo, a un ritmo que anni fa Thalkar Pelkar, un giovane tranquillo
notevole per un uomo di 61 anni, che era anche il sempre vestito di khadi, si è trasferito a Pedhamali,
più anziano dei dimostranti e sofriva di reumati- un villaggio di poche case di fango sparse lungo il
smi alle giunture. Ogni giorno il gruppo percorreva letto di un fiume asciutto nell’India occidentale.
dai 16 ai 19 chilometri in un caldo asfissiante, fer- Dopo essersi laureato alla Gujarat Vidyapith, si
mandosi nei villaggi per pregare, riposare, man- era impegnato a lavorare gratis per lo sviluppo di
giare e consentire al leader di parlare davanti a folle quella zona rurale per due anni. L’idea non lo en-
incantate. Gandhi fu il primo personaggio di spes- tusiasmava. «Sapevo di correre il rischio di essere
sore nazionale a cercare un rapporto con gli indiani picchiato e cacciato via», racconta.
delle campagne. Per lui i villaggi rappresentavano Pelkar è andato a vivere in una stanza senza ac-
l’anima del paese. qua corrente né elettricità. Per adeguarsi alla situa-
Ma se visitasse gli stessi luoghi oggi vedrebbe, zione si è tagliato i capelli e ha imparato il dialetto
forse rattristandosi, che l’India rurale è per molti locale. Per mesi ha lottato contro la solitudine e
aspetti ferma nel tempo. A Vasana, un villaggio di si è chiesto se fosse adatto a quel compito. Aveva
coltivatori di cotone dove i marciatori si ferma- appeso al muro della sua camera una foto sfocata
rono a riposare sotto un albero di mango ancora del Mahatma. Che farebbe Gandhi? La domanda
in piedi, c’è una statua che rafgura Gandhi con gli pesava come un macigno.
il suo bastone. Ai piedi del monumento si è for- Oggi il ritratto è esposto in bella vista nella
mato un cumulo di immondizia. Vacche e bufali nuova abitazione di Pelkar, una casa abbandonata
procedono con lentezza ipnotica lungo la strada che lui ha rimesso a posto. Seduto sul pavimento
sterrata, seguiti da bambini scalzi. Le donne in sari insieme alla moglie e al figlio, Pelkar si fa convin-
camminano spedite portando sulla testa fascine di cere, dopo qualche insistenza, a parlare di ciò che
legna da ardere. Intorno a me si raduna una pic- ha fatto in questi anni. Ha riportato in attività la
cola folla; un uomo in jeans si fa avanti dalla folla latteria, risparmiando alle donne un viaggio a piedi
per scusarsi delle condizioni del monumento. Gli di circa 19 chilometri per comprare il latte, e ha
chiedo se qualcuno si veste ancora di khadi. Non afdato alle donne la gestione della contabilità e
più, mi risponde. Dopo qualche altra domanda, del controllo qualità. (Continua a pag. 100)
s u l l e o r m e d i g a n d h i   95
LA FORZA NON DERIVA

DALLE CAPACITÀ

FISICHE, MA DA UNA

VOLONTÀ INDOMABILE.
—Gandhi

Scene di solidarietà tra


donne al pozzo del villaggio
di Rasnol, nel Gujarat, uno
delle migliaia di luoghi dove
la SEWA, il sindacato
femminile d’ispirazione
gandhiana, ha messo
radici. Per la sua fondatrice
Ela Bhatt le donne sono «i
pilastri della società rurale».

96  n at ion a l g e o g r a p h ic • LUG L I O 2015


L’INDIA VIVE NEI SUOI

A Kapletha, uno dei luoghi


attraversati dalla Marcia del
sale, le donne della comunità
tribale sono ancora oppresse
dalla miseria. Le operaie
di una fornace guadagnano
meno di tre dollari al giorno.

98  n at ion a l g e o g r a p h ic • LUG L I O 2015


SETTECENTOMILA VILLAGGI. —Gandhi

Un uomo dorme sul suo


economico posto a sedere
in un treno che ripercorre
parte della rotta della Marcia.
Gandhi viaggiava sempre
in terza classe, insieme
agli indiani più poveri.
(Segue da pag. 95) Ha incoraggiato i genitori zione, prestiti bancari, assicurazione sanitaria e
a mandare a scuola i bambini: il numero degli asili per i bambini. «In India le donne sono sempre
iscritti, più che triplicato, ha raggiunto quota 150, state trattate come cittadini di seconda classe»,
rendendo necessari la costruzione di nuove aule dice Bhatt. «In realtà sono loro a mandare avanti la
e l’assunzione di nuovi insegnanti. Tre inverni fa famiglia. E sanno gestire meglio le risorse ».
ha scoperto che Ajay, sei anni, viveva da solo per Per lei, riecheggiare gli insegnamenti di Gandhi
strada e lo ha adottato. è del tutto naturale. Suo nonno, un medico, fu pic-
Il suo lavoro è finito, allora?, gli chiedo. Pelkar chiato e incarcerato durante le proteste per il sale. I
sospira. «All’inizio credevo che in due anni sarei suoi genitori parteciparono al movimento per l’in-
riuscito a completare il mio progetto. Adesso penso dipendenza. «Devo molto all’atmosfera di quegli
che ci vorrà tutta la vita». anni, così carica di idealismo», racconta lei. La sua
organizzazione ha dato il via a una vera rivoluzione,
L’India moderna non aveva mai visto niente di si- stimolando la nascita di gruppi sindacali femminili
mile alle folle che salutavano il passaggio di Gandhi
durante la Marcia del sale. Nei cortili delle scuole e LA NON VIOLENZA
nei campi, centinaia di donne accorrevano per sen-
tir parlare il Mahatma, e si riversavano per strada
per accompagnare i dimostranti che attraversa- NON È L’ARMA DEI
vano i loro villaggi. Temendo possibili violenze,
Gandhi aveva voluto che alla marcia partecipassero DEBOLI, È L’ARMA
solo uomini, ma considerava le donne come natu-
rali alleate delle sue battaglie. “Sento che interpre-
terebbero la non violenza più degnamente degli DEI PIÙ FORTI
uomini”, sosteneva, “non perché siano più deboli,
come credono gli uomini nella loro arroganza, ma E CORAGGIOSI.
perché sono più coraggiose”.
Come molte delle crociate morali di Gandhi, —Gandhi
la campagna per la parità di genere era troppo in
anticipo sui tempi. La società indiana resta fonda- in tutta l’Asia meridionale. «Non sono una studiosa
mentalmente conservatrice e patriarcale. Gandhi di Gandhi, né una sua devota», sottolinea con forza.
si schierò contro i matrimoni infantili, la violenza «Io sono una gandhiana praticante».
sulle donne, il sistema delle doti e la mancanza di I villaggi in cui la Sewa è attiva sono diversi dagli
istruzione delle donne: tutte realtà ancora radi- altri. Le donne sembrano più coraggiose, più si-
cate nella vita quotidiana degli indiani, nonostante cure di sé. A Sihol, vicino alla città di Anand dove si
qualche sporadico progresso. Ma anche la lezione fermò la Marcia del sale, in un edificio rabberciato,
di Gandhi - ribellarsi alle ingiustizie - sopravvive. illuminato da piccole finestre, un gruppo di donne
«Le mie donne sono la mia forza», dice Ela sedute ai telai di legno tesse sari e asciugamani.
Bhatt, fondatrice della Self-Employed Women’s Gauriben Vankar racconta che prima riusciva a
Association (Sewa), un sindacato-cooperativa che trovare lavoro solo nei campi di tabacco, per pochi
conta più di 1,8 milioni di iscritte. Nata tre anni centesimi al giorno. Adesso ne guadagna molti di
dopo la Marcia del sale, Bhatt ha l’aspetto di una più per ogni sari che confeziona. «Finalmente pos-
nonna afettuosa. Ma la storia che racconta è un siamo lavorare all’ombra, vicino a casa», racconta.
esempio di determinazione ferrea. Nel 1972 Bhatt «E abbiamo più soldi per comprare da mangiare».
lasciò il suo lavoro di avvocato per un sindacato e,
ispirandosi al concetto gandhiano di dignità del GANDHI era un provocatore: spesso sfidava
lavoro, fondò la Sewa. Pagando pochi centesimi, il suo pubblico. Al decimo giorno della marcia
le iscritte potevano avere accesso a corsi di forma- arrivò a Gajera, salì su un palco improvvisato da-

100  n at ion a l g e o g r a p h ic • LUG L I O 2015


vanti a una folla in attesa e rimase zitto. La gente Con l’esempio - adottò un bambino intoccabile - e
cominciò ad agitarsi. Quando alla fine aprì bocca, con le sue campagne incessanti, Gandhi lottò sem-
Gandhi disse che non avrebbe tenuto il proprio pre contro il pregiudizio che pesava sui membri
discorso se i leader del villaggio non avessero in- delle caste più basse e su chi aveva rapporti con
vitato gli intoccabili a sedersi tra la folla. Era una loro. Ma non ottenne risultati molto significativi.
richiesta davvero poco ortodossa. Malgrado le leggi che li proteggono, i dalit sono an-
Gli intoccabili, membri della casta più bassa, cora discriminati in tutto il paese, spesso in modo
erano considerati impuri, facevano i lavori più violento. Appartengono a un’India che Gandhi ri-
umili, vivevano segregati dal resto della comunità, conoscerebbe, seppure con tristezza.
non potevano entrare nei templi né prendere l’ac-
qua dai pozzi dei villaggi. Non potevano sfiorare Alla fine sentirono il rumore del mare. Dopo
gli indù di altre caste nemmeno con la loro ombra. aver marciato per più di tre settimane, ormai sotto
Con la sua richiesta, Gandhi aveva sottoposto gli occhi di gran parte dell’India e del mondo oc-
alla prova forse più dura chi sosteneva di seguire la cidentale, i dimostranti si stavano avvicinando al
sua dottrina. Colmi di vergogna, i capi del villaggio villaggio costiero di Dandi. Forze di sicurezza, gior-
fecero cenno agli intoccabili, rimasti in disparte su nalisti, folle di spettatori e sostenitori si erano ra-
una collina, di unirsi alla folla. dunati per capire che cosa sarebbe accaduto. Gan-
A Gajera nessuno vuole dirmi dove posso trovare dhi si era preparato a quel momento per decenni.
i dalit (come adesso si preferisce chiamarli, con un Gandhi non aveva fatto le sue prime esperienze
termine che significa “schiacciato, oppresso”). Alla da attivista politico contro razzismo e ingiustizie
fine mi rivolgo alla persona che dall’aspetto sembra in India, ma in Sudafrica, anch’esso all’epoca una
la più povera, una donna con la pelle cotta dal sole colonia britannica. Arrivato nel 1893, giovane av-
che trasporta una brocca d’acqua sulla testa. Lei mi vocato di provincia ventiquattrenne, fu a lungo de-
indica un gruppo isolato di case dipinte d’azzurro. È tenuto per aver organizzato proteste contro le leggi
il suo quartiere. Gli abitanti escono ad accogliermi, razziali. Studiò in prigione la Bibbia e il Corano;
contenti di parlare con uno straniero. La loro vita è lesse Tolstoj, Thoreau e Ruskin; fondò comunità
un po’ migliorata dai tempi della visita di Gandhi. sperimentali a Durban e a Johannesburg. Quando
«Un tempo nelle sale da tè dovevamo portarci la tornò in India, nel 1915, aveva già elaborato la sua
nostra tazza», racconta una donna. «E quando an- ardita teoria: il satyagraha, una via per la ricerca
davamo a casa di una famiglia di casta superiore della verità attraverso la resistenza non violenta,
per consegnare le granaglie, dopo loro buttavano la pazienza e la compassione.
acqua sul pavimento per purificarlo». Per molti storici, biografi e militanti la Marcia
Le loro condizioni economiche, però, non sono del sale fu il più grande successo del Mahatma. At-
cambiate molto: qui come nel resto dell’India la traverso le marce, i digiuni, la disobbedienza civile
maggioranza dei dalit - un sesto della popolazione e la mobilitazione di donne, giovani, diseredati,
- resta povera. A Gajera molti di loro lavorano nei Gandhi inventò forme di protesta sociale del tutto
campi di ricino. Alcuni tra i più giovani hanno un nuove. In India il suo insegnamento continua a
impiego mal pagato in una fabbrica di vetro. ispirare campagne non violente, oggi soprattutto
Solo in città incontro qualche dalit che pensa su temi ambientali come la distruzione delle fore-
di poter partecipare a pieno titolo alla vita sociale ste e la costruzione delle dighe.
del paese. In una zona di Delhi tradizionalmente «Se sei gandhiano non devi solo predicare,
abitata da spazzini, dove Gandhi veniva spesso, devi agire», dice P. V. Rajagopal, un attivista che
mi si avvicina un gruppo di giovani dalit che mi guida una protesta di contadini senza terra. In
spiegano con orgoglio di essere studenti, i primi India, fin dai tempi di Gandhi, i poveri hanno
delle loro famiglie a frequentare l’università gra- perso terre sistematicamente, per opera del
zie alle borse di studio statali. governo, dei proprietari corrotti o dei disastri
Il Mahatma sarebbe stato felice di conoscerli. naturali, ottenendo risarcimenti scarsi o nulli.

s u l l e o r m e d i g a n d h i   101
LE RELIGIONI NON

ESISTONO PER SEPARARE

GLI UOMINI GLI UNI DAGLI

ALTRI, MA PER UNIRLI.


—Gandhi

Sacerdoti indù mormorano


preghiere avvolti dal fumo
durante una festa a Barharwa
Lakhansen, nel Bihar.
Cresciuto nella fede induista,
Gandhi inseriva nelle sue
preghiere anche brani
del Corano e della Bibbia.
La costituzione indiana è
ispirata alla sua idea di laicità
e democrazia.

102  n at ion a l g e o g r a p h ic • LUG L I O 2015


VIVI COME SE DOVESSI MORIRE DOMANI.

Per Rajagopal e la sua organizzazione, Ekta Pari- strada non sono niente in confronto con quello che
shad, c’era bisogno di una nuova Marcia del sale. sofriamo a casa».
Per raccogliere adesioni, l’uomo ha viaggiato per
quasi un anno con un folto gruppo di sostenitori, MOHANDAS GANDhi violò la legge nelle prime ore
toccando 26 dei 29 Stati indiani. del mattino del 6 aprile 1930. A Dandi, vicino al
A Chhatapur, nel poverissimo Bihar, in una gior- mare, l’uomo che amici ed estranei chiamavano
nata torrida, Rajagopal parla a qualche centinaio di Bapu, “padre”, si chinò e raccolse una manciata
persone, soprattutto donne dalit, riunite nel cortile di fango. Alla fine di quella giornata centinaia di
di una scuola. «È giusto essere arrabbiati», dice, sostenitori avevano fatto lo stesso. Nei sei mesi
con il suo microfono che gracchia. «Non chiediamo successivi altri si unirono alla protesta in tutta
computer, televisori, macchine o altre comodità. l’India, estraendo il sale illegalmente prima che la
Chiediamo terra per costruire le nostre case e colti- polizia riuscisse a confiscarlo. La Marcia del sale
vare il nostro cibo. Abbiamo aspettato abbastanza. non rovesciò il governo coloniale - l’indipendenza
Chi vuole unirsi a me in una marcia su Delhi?». sarebbe arrivata solo 17 anni dopo - ma ne incrinò
Diverse mani si alzano. Rajagopal, un uomo basso le fondamenta.
con i capelli grigi, che sa alternare con sapienza i È difcile ricreare la scena oggi. Il profilo della
toni da seduttore a quelli di agitatore di folle, china costa è cambiato e nel punto in cui Gandhi si fermò
il capo in segno di ringraziamento. a raccogliere il sale c’è solo terra arida. Anche tro-
A bordo del suo Suv che sobbalza su una stra- vare Gandhi nell’India che cambia in fretta non è
dina sterrata tra un villaggio e l’altro, Rajagopal mi facile, e non potrebbe essere altrimenti. Eppure,
spiega di aver raccolto la parte migliore dell’ere- cercando tra il frastuono e la complessità della vita
dità di Gandhi. «Alla fine ognuno si sceglie il lato urbana e rurale, io Gandhi l’ho trovato. Il suo spi-
di Gandhi che preferisce», dice. «Io scelgo quello rito di sfida, la nobiltà dei suoi ideali, la sua tenacia
più radicale: non il Gandhi della preghiera e della animano le campagne contro la corruzione, gli stu-
meditazione, ma quello della lotta». E quello della pri, le violenze di casta, gli sgomberi forzati degli
padyatra, la marcia a piedi. «Camminare è un slums. La crescente consapevolezza delle donne, le
messaggio», spiega Rajagopal. «Metti alla prova loro conquiste, rispecchiano la volontà di Gandhi
te stesso, il tuo corpo, il tuo bisogno di comodità. di ammetterle a pieno titolo nella vita pubblica
È un atto spirituale. La tua forza morale aumenta indiana. La forza dell’esempio della sua vita frugale
passo dopo passo». si sente ancora negli ashram in cui visse.
Sei mesi più tardi, quel messaggio si allunga per Da alcuni punti di vista, Gandhi fallì misera-
chilometri su una strada che porta verso Delhi. mente: non riuscì, per esempio, a evitare il conflitto
Decine di migliaia di persone avanzano in fila per tra indù e musulmani e la conseguente scissione
tre. Sono partiti alle prime luci dell’alba: a metà del Pakistan a maggioranza islamica. Ma quel che si
pomeriggio, dopo aver percorso circa 16 chilometri, vede sulla spiaggia di Dandi - famiglie musulmane
si fermano all’ombra di alberi e arbusti per con- e indù che, insieme, si avventurano nell’acqua, con
sumare l’unico pasto della giornata, riso e lentic- i lembi dei sari sollevati, i veli tirati indietro sulla
chie. «Non abbiamo niente da perdere», dice con testa - è ancora l’immagine di un’India laica, tolle-
fierezza una donna del Bihar. «Questi giorni per rante, democratica: la sua più duratura eredità. j

GLI AUTORI

Rena Effendi è nata in Azerbaigian In viaggio per realizzare il servizio, Tom


quando il paese faceva ancora parte O’Neill sedeva spesso sotto gli alberi
dell’URSS e ha cominciato a usare nei luoghi in cui Gandhi aveva parlato.
la fotografia per decifrarlo. Questo è «Dicevo che stavo incontrando il
il suo secondo reportage per National Mahatma», ricorda. «La gente sorrideva
Geographic. e scappava, come davanti a un matto».

104  n at ion a l g e o g r a p h ic • LUG L I O 2015 MARIA IONOVA-GRIBINA (SINISTRA); REBECCA HALE, NGM
IMPARA COME SE DOVESSI VIVERE PER SEMPRE. —Gandhi

Due allieve posano davanti


a un ritratto di Gandhi nella
scuola per dalit (un tempo
chiamati intoccabili) da lui
fondata ad Ahmadabad,
nel Gujarat. Fu uno dei suoi
“esperimenti con la verità”.
PLUTONE

  107
1930
Clyde Tombaugh,
agricoltore del
Kansas, costruì
questo telescopio
nel 1928 utilizzando
l’albero a gomiti
dell’auto di suo padre
e parti di attrezzi
agricoli. I suoi disegni
di Marte e Giove
gli valsero un lavoro
al Lowell Observatory
dove, due anni dopo,
scoprì Plutone.
2005
Al Kennedy Space
Center, in Florida, la
sonda New Horizons
attende di essere
ricoperta dalla
carenatura che la
proteggerà durante
l’attraversamento
dell’atmosfera
terrestre. La sonda
(la più veloce
mai lanciata)
raggiungerà Plutone
il 14 luglio 2015.
2006
New Horizons
parte dalla base
dell’aviazione
di Cape Canaveral
trasportata da
un vettore Atlas V.
Dopo aver sorvolato
Plutone, proseguirà
il suo viaggio fno
ai limiti estremi
del Sistema Solare.
di Nadia Drake | illustrazioni di Dana Berry

Piccolo, freddo
e inconcepibilmente
distante, Plutone
custodisce
gelosamente
i suoi segreti.
Dal giorno della sua scoperta, nel 1930, il pianeta sua orbita, come pure quella del suo vicino Urano,
nano è sempre rimasto al di fuori della nostra por- non corrispondeva perfettamente alle previsioni
tata, la sua gelida superficie un mistero impenetra- sul moto dei corpi del Sistema Solare. Alcuni astro-
bile anche per i telescopi più potenti. Sappiamo che nomi dedussero che almeno un grande pianeta
Plutone si trova là fuori, ma non possiamo certo ancora sconosciuto, situato ai margini estremi del
dire di conoscerlo. Sistema Solare, perturbava i due giganti ghiacciati,
Se le cose andranno come previsto, dal 14 luglio alterandone le orbite.
tutto questo cambierà: quel giorno la sonda New Ma la caccia al pianeta mancante si scatenò sul
Horizons della Nasa sorvolerà il pianeta nano a serio nei primi anni del Novecento: chiunque l’a-
un’altitudine di 12.500 chilometri, svelandoci fi- vesse individuato avrebbe avuto il merito di essere
nalmente i segreti dell’ultimo mondo inesplorato il primo, da oltre 50 anni, a scoprire un nuovo pia-
del Sistema Solare classico. Potremo osservare per neta. Percival Lowell - un magnate di Boston la cui
la prima volta con i nostri occhi la sua superficie notorietà è forse più legata alla pretesa scoperta di
e quella del suo satellite maggiore, Caronte. Gli canali di irrigazione sulla superficie di Marte - si
scienziati hanno formulato delle ipotesi su ciò che impegnò strenuamente nella ricerca di quello che
potranno scoprirvi, ma l’unica loro certezza è che definiva “Pianeta X”. Dal 1905 il suo osservatorio
Plutone ofrirà delle sorprese. privato a Flagstaf, in Arizona, divenne l’epicentro
«Il Plutone che immaginavamo svanirà come della ricerca; qui Lowell calcolava e ricalcolava la
fumo nell’aria», dichiara Alan Stern, responsabile possibile posizione del misterioso corpo e accumu-
scientifico di New Horizons. lava gli strumenti presi in prestito per la ricerca.
Purtroppo lo studioso morì nel 1916, senza poter
X-Files dimostrare che il Pianeta X esisteva realmente.
Non sarebbe la prima volta che Plutone smentisce Balziamo quindi in avanti fino al 1930. In un
le aspettative. Nel 2006, anno del lancio di New tardo pomeriggio di febbraio, il ventiquattrenne
Horizons, sparì dall’elenco dei pianeti salvo riap- Clyde Tombaugh era incollato alla sua postazione
parire in qualità di “pianeta nano”. Naturalmente al Lowell Observatory. Giovane campagnolo del
il cambiamento era dovuto ai criteri di classifica- Kansas, aveva l’incarico di dare la caccia all’elu-
zione degli astronomi, non a un gioco di prestigio sivo pianeta di Lowell; anche se non aveva mai
celeste, ma non c’è dubbio che Plutone abbia sem- compiuto studi formali di astronomia, aveva di-
pre dato filo da torcere agli scienziati, fin da prima mostrato un’abilità notevole nella costruzione di
che venisse scoperto. telescopi, talvolta recuperando parti di vecchie
L’esistenza di un pianeta oltre l’orbita di Net- automobili e altri materiali improbabili.
tuno era stata prevista fin dagli anni Quaranta Era anche un perfezionista. “Quando piantavo
dell’Ottocento. Complessi calcoli matematici ba- sorgo per il foraggio”, scrisse nel 1980 nella sua
sati sulla massa nota di Nettuno indicavano che la autobiografia, “ero insoddisfatto se i solchi nel

NASA. PAGINE PRECEDENTI: BETTMANN/CORBIS (TELESCOPIO); NASA P lu t o   111


campo non erano perfettamente diritti. Poi mi
incaricarono di verificare ogni possibile candi-
dato a pianeta, per quanto debole… Il compito più
tedioso che mi fosse mai capitato”.
Tombaugh dedicò circa un anno alla ricerca del
pianeta mancante usando un comparatore a inter-
mittenza, strumento che permette di confrontare
immagini del cielo, spesso contenenti centinaia
di migliaia di stelle, ottenute a diversi giorni di
distanza. Se un oggetto nell’inquadratura - un pia-
NEL CORSO DEGLI neta o un asteroide, per esempio - ha percorso una
ANNI LA STIMA DELLA distanza significativa in quell’intervallo di tempo
MASSA DI PLUTONE
CONTINUÒ A DIMINUIRE, lo si nota subito perché sembra muoversi quando
FINO A CHE, NEL 2006, si passa da una foto all’altra.
PERSE LO STATUS Tornando a quel tardo pomeriggio - era il 18
DI PIANETA E FU febbraio - Tombaugh stava lavorando con il com-
RICLASSIFICATO COME paratore, scrutando migliaia di stelle e valutan-
PIANETA NANO.
dole a occhio una per una. All’improvviso, in due
scatti realizzati a sei giorni di distanza nel mese
di gennaio, individuò un puntino di luce che non
rimaneva fermo. In una delle immagini il puntino
si trovava a sinistra di due stelle brillanti, mentre
nell’altra si era spostato di alcuni millimetri ed era
a destra delle due stelle. Tombaugh visualizzò ri-
petutamente le due foto in alternanza, osservando
il puntino che balzava avanti e indietro. Con un
righello misurò esattamente la distanza tra le due
posizioni. Poi trovò un’altra fotografia della stessa
regione di cielo, realizzata alcuni giorni prima,
sempre nel mese di gennaio, e vi rintracciò il pun-
tino di luce. Infine, con l’aiuto di una lente di in-
grandimento, confermò la presenza del potenziale
pianeta in un’ulteriore serie di foto, riprese con
una seconda fotocamera. Quarantacinque minuti
dopo, Tombaugh era convinto.
Aveva scoperto il Pianeta X.
Le pietre miliari
della missione «Se si cerca il puntino che è Plutone, è proprio
New Horizons una cosetta minuscola», afferma Will Grundy,
membro della missione New Horizons che lavora
MARTE al Lowell Observatory. «Bisogna fissare le imma-
gini con la massima attenzione. Come abbia fatto a
VENERE
MERCURIO
non consumarsi gli occhi, proprio non lo so».
TERRA Dopo alcune settimane di controlli, il 13 marzo
SOLE il Lowell Observatory annunciò la scoperta di
Tombaugh, in felice coincidenza con il settanta-
cinquesimo anniversario della nascita di Percivald
Lowell. Ma quasi immediatamente gli astronomi
si resero conto che c’era qualcosa di strano. Il pun-

GIOVE

Gennaio 2006 Febbraio 2007 Giugno 2008


Lancio dell’astronave Accelerazione con la spinta Attraversa l’orbita
gravitazionale di Giove di Saturno
tino di luce che balzava avanti e indietro era di Parker, specializzando del team di New Horizons.
gran lunga troppo debole per essere il Pianeta X. Alla fine degli anni Ottanta la sonda Voyager 2
Anche utilizzando i migliori telescopi dell’epoca della Nasa si spinse nel regno dei pianeti giganti,
era impossibile risolvere il disco planetario, e rivelando la massa reale di Nettuno. Quando que-
questo significava che l’oggetto era piccolo, deci- sto valore, pari a circa 17 masse terrestri, viene
samente troppo piccolo per spiegare le anomalie inserito nelle vecchie equazioni utilizzate per
orbitali dei giganti ghiacciati. predire l’esistenza di un nono pianeta, tutto fun-
«Si aspettavano qualcosa di più luminoso e più ziona alla perfezione. Urano segue una traiettoria
grande», spiega Owen Gingerich, astronomo eme- banalmente prevedibile intorno al Sole, e non c’è
rito e storico dello Harvard-Smithsonian Center mai stato alcun pianeta di grandi dimensioni che
for Astrophysics. «Tuttavia conclusero dovesse ne perturbasse l’orbita. Ma se non fosse stato per
avere dimensioni probabilmente confrontabili con questo errore matematico - e per la prodigiosa pa-
quelle della Terra; molto più piccolo di Urano e zienza di un uomo - avremmo forse dovuto atten-
Nettuno, ma comunque un pianeta rispettabile». dere decenni per scoprire il piccolo mondo che in
A quel punto il Lowell Observatory doveva tro- efetti si nasconde ai margini del Sistema Solare.
vargli un nome; tra le centinaia di lettere inviate
dai molti fan del piccolo pianeta, inizialmente Nascita violenta
sembrò prevalere il nome “Minerva”. Poi l’undi- Ma se non è più un pianeta, Plutone non è neanche
cenne inglese Venetia Burney suggerì di battez- più unico. È solo uno tra le migliaia di mondi che
zare il nuovo oggetto Plutone, come la divinità popolano la Fascia di Kuiper, un immenso anello
romana dell’oltretomba. Un nome così oscuro di detriti spaziali situato oltre l’orbita di Nettuno
apparve appropriato per un pianeta ai margini che ospita innumerevoli comete e gelidi pianeti
estremi del Sistema Solare, oltre a rispettare la nani. Resti delle epoche primordiali del Sistema
tradizionale nomenclatura mitologica. Il primo Solare potrebbero conservarsi tuttora in questi
maggio, il Lowell Observatory annunciò che il frammenti risalenti a 4,6 miliardi di anni fa, in
nome del Pianeta X era Plutone. attesa di essere studiati per verificare le teorie sui
Tuttavia, con la sua orbita peculiare, forte- primi, turbolenti anni del Sistema.
mente eccentrica, e le dimensioni inspiegabil- La conformazione della fascia di Kuiper indica
mente piccole, il pianeta rimaneva un enigma. Nel una violenta risistemazione primordiale dei pia-
corso degli anni la stima della sua massa continuò neti giganti, una ciclopica migrazione che provocò
a diminuire, fino a che, nel 2006, perse lo status di la dispersione dei corpi più piccoli. Gli scienziati
pianeta e fu riclassificato come pianeta nano. sperano di poter utilizzare eventuali crateri sulla
Studiando le interazioni con il suo satellite superficie di Plutone e Caronte per censire la po-
Caronte, gli scienziati oggi sanno che Plutone ha polazione della fascia di Kuiper e ricostruirne i
una massa pari a due millesimi di quella terrestre. cambiamenti nel tempo. Sebbene siano ardue da
Scoperto nel 1978, Caronte è grande quasi la metà realizzare, queste misurazioni sono essenziali per
di Plutone, tanto che i due corpi in realtà formano riconciliare le varie ipotesi sul modo in cui la mi-
un sistema binario. Ruotano intorno a un punto grazione dei pianeti giganti abbia dato forma al
intermedio dello spazio formando quello che po- Sistema Solare primordiale. «Crediamo che un
tremmo definire un pianeta nano doppio situato tempo la fascia di Kuiper avesse una massa molto
al centro di un sistema sorprendentemente com- maggiore rispetto a oggi», aferma Stern.
plesso che include almeno altri quattro satelliti. Il pianeta nano potrebbe anche fornire agli
Gli scienziati sospettano che Plutone possa scienziati nuovi dati per capire meglio come si
avere anche altre lune, alcune delle quali potreb- formò la Terra. Un tempo il nostro mondo neo-
bero condividere le orbite o scambiarsele, e magari nato era avviluppato da un involucro gassoso
addirittura ruotare in maniera caotica. di idrogeno ed elio. Nel corso di milioni di anni,
«Non sarei sorpreso nello scoprire qualcosa quell’atmosfera si disperse nello spazio, e oggi
di patologicamente stravagante», dichiara Alex Plutone è l’unico luogo del Sistema Solare dove
NGM ART. FONTE: JOHNS HOPKINS UNIVERSITY APPLIED PHYSICS LABORATORY

PLUTONE

Marzo 2011 Agosto 2014 14 luglio 2015


Passa attraverso Attraversa l’orbita di Avvicinamento
l’orbita di Urano Nettuno ed entra nella a Plutone
Fascia di Kuiper
CHE FACCIA
AVRÀ
PLUTONE?
La superfcie del pianeta nano è
caratterizzata da futtuazioni stagionali
estreme e da un miscuglio di ghiacci di
metano, azoto e monossido di carbonio.
La missione New Horizons permetterà
di acquisire nuovi dati durante la stagione
estiva dell’orbita plutoniana (che dura 248
anni). Questi paesaggi, scientifcamente
plausibili, ipotizzano come potrebbe
presentarsi la superfcie, dominata
dalla presenza di Caronte.

I tre scenari, dall’alto in basso:

SUPERFICIE TETTONICA
Gli strati di ghiaccio di metano assumono
colorazioni brune e giallastre per gli effetti della
radiazione ultravioletta sulle molecole organiche
nel ghiaccio. La topografa accidentata, i geyser
attivi e il crinale in lontananza implicano processi
geologici dinamici, in grado di cancellare i segni
dei crateri d’impatto, e possono indicare la
presenza di un nucleo planetario caldo.

SUPERFICIE BATTUTA DAI VENTI


I cambiamenti di stato del ghiaccio, da solido
a gas e viceversa, possono generare forti venti
che contribuirebbero a plasmare la superfcie
di Plutone. I picchi erosi sono ciò che rimane
di antichi crateri d’impatto, con ghiaccio d’acqua
alle quote più elevate. La radiazione ultravioletta
sottrae idrogeno al ghiaccio di metano,
lasciando tracce scure di polvere di carbonio.

SUPERFICIE ONDULATA
I continui cambiamenti di stato dei ghiacci
di Plutone, che evaporano nell’atmosfera e
condensano in superfcie, potrebbero colmare
le zone meno elevate, uniformando la superfcie
e creando un paesaggio ondulato. I ghiacci
reagiscono a velocità diverse alla luce solare
e alla radiazione cosmica, formando ciottoli
di ghiaccio (in primo piano).

JOHN TOMANIO, NGM STAFF; SEAN M CNAUGHTON


FONTI: ALAN STERN E MARK BUIE, SOUTHWEST RESEARCH INSTITUTE;
JEFF MOORE, NASA; WILL GRUNDY, LOWELL OBSERVATORY
sia possibile studiare qualcosa di simile, spiega sta dei risultati scientifici, ma nessun obiettivo può
Stern, anche se l’atmosfera, in questo caso, è com- giustificare la scelta di una traiettoria che metta
posta da azoto. Ma le somiglianze non finiscono a rischio la sonda. «Andiamo in luoghi dove non
qui. Si ritiene che Caronte abbia avuto origine siamo mai stati per vedere cosa c’è», commenta
da un gigantesco impatto, molto simile a quello Showalter. «Vogliamo essere sorpresi; speriamo
che portò alla formazione della nostra Luna. Ma solo che non si tratti di una brutta sorpresa».
mentre quest’ultima si aggregò a partire dal disco Gli studiosi sanno già che il pianeta nano ap-
di materia fusa prodotto dalla collisione, Caronte parirà rossastro - una reazione tra le molecole or-
si staccò da Plutone relativamente intatto. E se ganiche in superficie e la luce solare - e coperto da
l’accrescimento della Luna eliminò la maggior ghiacci. Le immagini di Hubble, per quanto poco
parte dei detriti nella nostra regione spaziale, la definite, hanno mostrato la presenza di regioni
gravità più debole di Plutone consentì ai fram- estremamente scure alternate ad altre estrema-
menti della collisione di disperdersi, dissemi- mente brillanti, e alcuni scienziati ipotizzano che
nando nel sistema binario detriti spaziali che la colorazione scura possa essere dovuta a chiazze
potrebbero rendere piuttosto rischiosa la visita di composti organici nei ghiacci. Altre regioni della
di New Horizons. superficie mostrano tracce di brine stagionali, e gli
scienziati non escludono la possibilità di avvistare
Una rotta difficile pennacchi da eruzione. Il tutto è sovrastato da una
Lanciata da Cape Canaveral, in Florida, la sonda pesante atmosfera di azoto, che potrebbe essere
della Nasa ha attraversato tutto il Sistema So- 350 volte più voluminosa del pianeta stesso.
lare, coprendo una media di quasi 1,6 milioni di «Penso che troveremo foschie e forse anche
chilometri al giorno. Arrivata in prossimità di nubi dense», dichiara Fran Bagenal, un altro mem-
Giove poco più di un anno dopo la partenza, ha bro dell’équipe.
sfruttato la spinta gravitazionale del pianeta gi- Ma le incertezze riguardano un gran numero
gante per aumentare la propria velocità e ridurre di aspetti, dal diametro di Plutone al numero di
il tempo totale del viaggio di quasi quattro anni. nuovi satelliti, alla possibile esistenza di crateri,
Nonostante la spinta, New Horizons ha impie- canyon o criovulcani su Plutone e Caronte. Alcuni
gato altri otto anni per raggiungere l’ex pianeta, membri del gruppo sono persino convinti che Ca-
circa 40 volte più distante dal Sole rispetto alla ronte potrebbe rubare la scena al compagno. «È un
Terra. Non a caso, su Plutone la temperatura può sistema incredibilmente ricco, considerandone le
arrivare a -240 gradi. piccole dimensioni, e probabilmente molto di ciò
Gli scienziati non hanno idea di che cosa trove- che crediamo di sapere è sbagliato», conclude John
ranno laggiù, né sono in grado di prevedere se la Spencer, del Southwest Research Institute.
sonda, procedendo ad altissima velocità, riuscirà Ma per conoscere realmente Plutone dobbiamo
ad attraversare in sicurezza il sistema di Plutone, prima raggiungerlo, e osservarlo direttamente.
dove potrebbero celarsi satelliti o letali particelle Ci sono voluti 85 anni, ma finalmente potremo
di polvere. «Anche un oggetto delle dimensioni di incontrare il piccolo e controverso pianeta di Tom-
un granello di sabbia è potenzialmente pericoloso baugh. E, in un certo senso, anche lui parteciperà
per la sonda», spiega Mark Showalter, membro del all’avventura: a bordo di New Horizons c’è un pic-
gruppo per la valutazione dei rischi. colo contenitore con le ceneri di Tombaugh, che
Le settimane che mancano all’incontro con Plu- sorvoleranno Plutone e si addentreranno nella
tone saranno dedicate all’analisi delle immagini fascia di Kuiper, forse a caccia di un altro minu-
trasmesse da New Horizons. Come Tombaugh 80 scolo mondo da esplorare. j
anni fa, l’équipe cercherà di individuare il minimo
segno di movimento, pixel rivelatori che segnalino
L’AUTRICE
la presenza di un satellite nascosto che potrebbe
emettere polvere. «Siamo di vedetta… e scrutiamo Il cosmo è sempre stato parte
avanti per avvistare scogli», commenta Showalter. integrante della vita della giornalista
Gli scienziati hanno progettato diverse traiet- scientifca Nadia Drake. Nel 1960
suo padre, l’astronomo Frank Drake,
torie alternative nel sistema di Plutone, nel caso si eseguì il primo esperimento di SETI,
materializzino pericoli di questo tipo. Tutte rap- il programma per la ricerca di vita
presenterebbero un compromesso dal punto di vi- intelligente extraterrestre.

116 REBECCA HALE, NGM


AMORE
PLUTONICO 9
curiosità
sull’ex nono
pianeta

Velo di mistero È un pianeta o no? Dietro il nome

1 Quanto è grande il piccolo


Plutone? Gli scienziati
calcolano un diametro di 2.300
4 Secondo i criteri stabiliti
nel 2006 dall’Unione
Astronomica Internazionale,
7 Venetia Burney, l’undicenne
inglese che un giorno, a
colazione, suggerì di battezzare
chilometri, ma la sua atmosfera i pianeti del Sistema Solare sono il nuovo pianeta “Plutone”
e la grande distanza dalla Terra sferici, orbitano intorno al Sole (Pluto in inglese), non fu il primo
impediscono una misurazione e possiedono una gravità tale membro della propria famiglia
precisa. New Horizons dovrebbe da ripulire la propria orbita a dare il nome a un oggetto
fornire una risposta defnitiva. dai detriti. Quest’ultimo criterio astronomico. Il suo prozio
relega Plutone a pianeta nano. Henry Madan aveva proposto
di chiamare i satelliti di Marte
Rotazione Phobos e Deimos. Venetia
Censimento celeste  non riuscì mai

2 Su Plutone il Sole sorge


a ovest e tramonta a est,
circa una volta ogni 5 Nei suoi studi sulle foto del
cielo, condotti nell’arco di
a convincere
il pubblico
di non essersi
settimana terrestre. Ciò è 14 anni, lo scopritore di Plutone, ispirata al
dovuto al fatto che Plutone Clyde Tombaugh, individuò nome del cane
ruota su se stesso molto 29.500 galassie, quasi 4.000 creato da Walt
lentamente, e in senso asteroidi (775 dei quali nuovi) Disney. Sebbene
opposto a quello della Terra. e almeno una nuova cometa. avesse debuttato nei fumetti
nel 1930, il personaggio fu
chiamato Pluto solo nel maggio
TERRA
Carico prezioso 1931, un anno dopo che Burney
aveva dato il nome al pianeta.

PLUTONE 6 Vi sono nove “cimeli” a bordo


di New Horizons, tra cui un
piccolo contenitore con le ceneri Pluto riesce...
di Tombaugh, due bandiere
LUNA
DELLA
TERRA
statunitensi, un francobollo
emesso dagli Stati Uniti sul quale
si legge, con involontaria ironia,
8 L’adozione del nome di
Plutone era in dubbio per
colpa di un lassativo. Il popolare
“Plutone: ancora inesplorato” e rimedio, chiamato Pluto Water,
una moneta da 25 centesimi della prometteva: “Quando la Natura
Florida che l’allora governatore non ce la fa, Pluto riesce”.

Dimensioni Jeb Bush donò ad Alan Stern,


responsabile scientifco della
missione New Horizons. Velocità e autonomia
3 Plutone è grande come
due terzi della nostra Luna.
I suoi cinque satelliti conosciuti
percorrono orbite strette 9 Nel 2007 New Horizons
ha approfttato della spinta
gravitazionale di Giove,
e intersecanti. Lo spazio
compreso tra la Terra e la Luna accelerando fno a 83.000 km/h.
potrebbe contenere quasi tre Ha abbastanza combustibile
sistemi di Plutone messi in fla. per proseguire ben oltre Plutone
e la Fascia di Kuiper.

FOTO, IN SENSO ORARIO DA SOPRA A SINISTRA: NASA, ESA, E MARK BUIE (SOUTHWEST RESEARCH INSTITUTE); P.G.C.PATRICK
PHAIR; WALT DISNEY CO./RONALD GRANT ARCHIVE/MARY EVANS PICTURE LIBRARY; UNITED STATES POSTAL SERVICE
Nel prossimo numero
Agosto 2015

Francesco cambierà il Vaticano?


Con Papa Francesco un’istituzione bimillenaria è chiamata a rinnovarsi raccogliendo la sfda del futuro. Riuscirà
il pontefce nella sfda alla globalizzazione dell’indifferenza e agli interessi politici, economici e ideologici?

Natura morta
Cent’anni fa la tassidermia ha contribuito alla
conservazione della fauna selvatica. E oggi?

Il gioco delle perle di vetro


Gli scambi seguiti al primo incontro tra europei e
africani videro protagoniste anche le perle di vetro,
che da Venezia si sono diffuse in tutta l’Africa.

Vita dopo le bombe


Tra il 1964 e il 1973 sul Laos furono lanciati oltre
due milioni di tonnellate di esplosivi; oggi restano
circa 80 milioni di bombe inesplose.

Lago Turkana
Le tribù del nord del Kenya dipendono da questo
lago, che ora rischia di scomparire per sempre.
FOTO: DAVE YODER (IN ALTO); ROBERT CLARK
National Geographic in TV
Per maggiori informazioni sui programmi visitare il sito natgeotv.com

Laghetti da sogno
Dal 3 luglio,
ogni venerdì alle 21.00
Stagni maleodoranti trasformati
in magnifici specchi d’acqua.
Cortili inagibili convertiti in
giardini con meravigliosi giochi
acquatici. In ogni episodio di
Laghetti da sogno, un team
di tecnici specializzati
trasforma giardini privati e aree
pubbliche trascurate in piccoli
angoli di paradiso, impreziositi
da meraviglie acquatiche
senza pari.

La mappa del mondo


Dal 5 luglio, ogni domenica alle 22.55

Con la diffusione delle infografiche


e dei “big data”, oggi le mappe non
ci forniscono più solo informazioni
geografiche. Dal 5 luglio National
Geographic Channel presenta Big
Data: La mappa del mondo, condotto da Kal Penn, che attraverso la
mappatura dei dati e la visualizzazione grafica delle informazioni più
disparate sugli elementi che influenzano la nostra vita quotidiana (dal
reddito alla sessualità, dall’alimentazione allo sport, alla criminalità)
ci dimostra come l’analisi dei dati permetta non solo di interpretare
la nostra società ma anche di prevederne gli sviluppi futuri.

Wild 24
Dal 1 luglio,
ogni mercoledì alle 22.00
Dall’alba al tramonto. Dalla prima colazione fino al
banchetto serale che anticipa l’oscurità della notte.
Wild 24 ci porta in un viaggio intimo attraverso
i quattro angoli del pianeta, dalla Savana
all’Antartide, dal deserto del Cile alla Tasmania,
alla scoperta della giornata tipo di un gran numero
di specie animali.

I canali di National Geographic sono solo su Sky. Per maggiori informazioni sui programmi visitare il sito www.natgeotv.com

FOTO: NG STUDIOS (IN ALTO); FRITZ STATLER , NATIONAL GEOGRAPHIC CHANNELS (SOPRA A DESTRA); ISTOCKPHOTO (SOPRA)
In lettura

UN NOBEL E LA SUA AFRICA EOLIE D’EPOCA ETERNO AFGHANISTAN


Dell’Africa si Stromboli e le L’esercito più
parla quasi solo altre sei isole potente del
in occasione di Eolie in sette mondo invade
guerre e carestie eleganti libretti l’Afghanistan,
o, al contrario, che riproducono insedia un
per annunciare i diari di viaggio governo amico,
presunte di un principe- ma presto deve
rinascite esploratore affrontare il jihad
miracolose. Ma, avverte Wole dell’Ottocento: splendide delle tribù ostili. Non è il nostro
Soyinka,“un’indagine davvero illustrazioni, mappe d’epoca e una secolo, ma il 1839: la storia,
illuminante sull’Africa deve ancora testimonianza eccezionale su assieme drammatica e farsesca,
avere luogo”. Con questa raccolta natura e cultura dell’arcipelago del primo, fallimentare intervento
di saggi - che spaziano dalla storia Patrimonio dell’Umanità. britannico al di là dell’Hindu Kush,
all’attualità, dalla politica alla Stromboli, Salina, Vulcano, raccontata con grande vivacità
religione - il premio Nobel nigeriano Lipari, Panarea, Alicudi, Filicudi e con esplicito riferimento alle
vuole porre le basi per un nuovo Luigi Salvatore d’Asburgo-Lorena vicende di oggi.
discorso sul suo continente. Biblioteca dell’Immagine, Il ritorno di un re
Africa Wole Soyinka pagg. 100, € 12 (ciascuno) William Darlymple, tr. S. D’Onofrio
traduzione di Alberto Cristofori Adelphi, pagg. 664, € 34
Bompiani, pagg. 280, € 13 ROMANZO MALGASCIO
Un prete STORIA DI TEMPLE
A CENA CON GESÙ innamorato, Pur affetta da
Come una bellissima disturbi dello
mangiavano ragazza, un spettro autistico,
Erode, Pilato e misterioso Temple Grandin
soprattutto Gesù sciamano, la è riuscita a
e gli apostoli? lussureggiante diventare una
Due archeologi natura e le studiosa, tra i
raccontano multiformi culture del Madagascar massimi esperti
la Palestina nel primo romanzo italiano mai di animali da allevamento: questa
del I secolo attraverso il fltro ambientato nella grande isola biografa illustrata racconta la sua
del cibo (ricette comprese). dell’Oceano Indiano. straordinaria vita ai ragazzi.
Gerusalemme: ultima cena Sotto il cielo del Madagascar Siate gentili con le mucche
Marta Berogno, Generoso Urciuoli Giulio Querini Beatrice Masini, Vittoria Facchini
Ananke, pagg. 204, € 16,50 Fazi, pagg. 222, € 17,50 Ed. Scienza, pagg. 112, € 12,50

PER IMMAGINI

DUPLICE OMAGGIO
Oltre 200 fotografie di uno tra i più grandi maestri della fotografia italiana
in omaggio alla “sua” Milano, la città in cui crebbe e che amava, nell’anno in
cui si trova sotto i riflettori di tutto il mondo. Una documentazione preziosa
che spazia dagli anni Settanta al 2012, realizzata con quel rigore fotografico e
architettonico che contraddisguevano Gabriele Basilico, scomparso nel 2013.
Un omaggio quindi non solo alla città, ma anche al fotografo che vi trascorse
gran parte della vita. BasilicoMilano, Gabriele Basilico, Contrasto, pagg. 204, € 55
Archivio italiano

Scandalo a Ingrid Bergman, Roberto Rossellini e Mario Vitale durante la lavorazione del
flm Stromboli terra di Dio nell’aprile del 1949. Considerato un capolavoro del
neorealismo italiano, il flm ebbe anche il merito di risvegliare l’interesse nei
Stromboli confronti delle isole Eolie e di rilanciare il turismo e l’economia in un periodo
di grave crisi.
Il set di Stromboli era assediato dai fotograf in quei giorni del ’49, grazie
soprattutto alla “scandalosa” relazione nata tra Rossellini e la Bergman, entrambi
sposati. Sulla vicenda si scrisse molto (in Italia sono usciti persino due libri) e a
subirne le conseguenze fu soprattutto la Bergman, già famosissima, che venne
defnita “apostolo della degradazione” dalla stampa americana. Alla fne i due
divorziarono dai rispettivi consorti, si sposarono ed ebbero tre fgli. —MP

FOTO: JULIUS HUMMI, BETTMAN/CORBIS

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VISIONS
Blow up Sotto la lente di Bill Bonner, archivista di National Geographic

Viva la
bandiera
Una folla ammira la “più
grande bandiera nazionale”
che sventola su Times Square,
a New York, probabilmente
nell’estate del 1913, anche
se questa fotografa è
stata acquisita da National
Geographic solo nel giugno
del 1918. La rivista aveva già
dedicato tutto il numero di
ottobre del 1917 al tema delle
bandiere, in segno di omaggio
patriottico alla recente entrata
in guerra dell’America. “Mai
prima d’ora nella storia di
questo paese c’è stata una
tale richiesta di bandiere”,
commentava la didascalia
di una foto pubblicata in quel
numero. “Non solo di bandiere
stellate, ma delle bandiere di
tutte le nazioni europee con le
quali gli Stati Uniti hanno unito
le forze allo scopo di bandire
dal mondo l’autocrazia”.
—Margaret G. Zackowitz

FOTO: BROWN BROTHERS, NATIONAL GEOGRAPHIC CREATIVE

NATIONAL GEOGRAPHIC ITALIA, periodico mensile pubblicato da Gruppo Editoriale L’Espresso, via Cristoforo Colombo, 90 - 00147 Roma. Direttore responsabile: Marco Cattaneo. Una copia € 4,50, numeri ar-
retrati e 9,00. Cofanetti e 17,50 (disponibili per gli anni dal 1998 al 2013). Abbonamenti (12 numeri) e 39,00, Somedia S.r.l. Tel. *199.78.72.78 (*0864.25.62.66 per chi chiama da telefoni non abilitati o cel-
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