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IL NEOCLASSICISMO

Vengono ripresi alcuni elementi dalla classicità, si insiste nuovamente sul classico. Compare
durante la Rivoluzione Francese e c’è anche nel periodo imperiale di Napoleone. Finisce con il
Congresso di Vienna. L’Italia viene definita come concetto culturale che è oggetto di interesse degli
artisti europei. Roma diventa il CENTRO DEL MERCATO ARCHEOLOGICO, per quello che si poteva
ammirare nei Fori e per le scoperte di inizio ‘700 (Ercolano e Pompei). Il senso della scoperta
investe tutto il mercato delle arti. Ci sono delle motivazioni politiche per cui si cerca qualcosa il più
possibile lontano da Luigi XVI (Versailles, estetica). Vengono abbandonati il barocco e il rococò.
Viene rotta la continuità di evoluzione del gusto. Dalla pubblicazione di ESTETICA nasce una
filosofia, quella del bello… si studia come possa essere collegata all’arte (anche Encyclopédie
Illuminista). Si guarda in modo diverso alla tecnologia e all’uso dei materiali. Winkelmann si
trasferisce direttamente a Roma per studiare l’archeologia. Vi era anche Mengs che vede nella sua
produzione teorica come esempio di classicità Raffaello. Winkelmann esalta l’arte greca del
periodo classico (storia dell’arte+ critica personale). Chi vuole essere di tendenza, secondo
Winkelmann, dovrà guardare quello che i greci hanno fatto nel periodo classico. Risultati molto
eterogenei e con una libertà di produzione seguendo la moda (precedentemente il tardo gotico). Il
Neoclassicismo diventa il nuovo estetico di tutto ciò che appare nelle produzioni. Si passa da cose
citazionistiche ad una nuova progettazione basata sulla riscoperta del classico. Gli Utopisti, Boullée
e Ledoux erano legati all’ideologia illuminista, usano la purezza della proporzione classica. Il
Whalalla (sopra il Danubio), è molto simile al Partenone ma è una sorta di olimpo della storia
germanica, struttura decisamente retorica. Piranesi fa un album di repertorio artistico, lavora con
la tecnica dell’incisione (riproduzione seriale) per divulgare il fenomeno di gusto. Pannini realizza
souvenir realizzando musei utopici inesistenti: alle pareti luoghi dell’antichità romana.
COLLEZIONE DI ANTICHITA’.

CENOTAFIO DI NEWTON (BOULLEE)

PARNASO (MENGS) VEDUTA DI ROMA ANTICA (PANNINI)


ANTONIO CANOVA (1757-1822)
Con Canova troviamo un senso del patrimonio culturale artistico. Con Canova si inaugura un nuovo
sistema, un metodo per mirare alla perfezione seguendo un canone che prevede un metodo:
BOZZETTO IN TERRACOTTA/CRUDO; STATUA IN GESSO che viene consegnata ai collaboratori;
MISURAZIONE CON I CHIODI NELLA STATUA DI GESSO; ESECUZIONE IN MARMO; MANO DI
CANOVA PER LEVIGARE AL MASSIMO LA SUPERFICIE (tutte le tracce umane venivano cancellate,
viene sublimato). Il sublime si vede dalla levigazione all’estremo con lo smeriglio e sopra viene
stesa la cera che rende ancora più traslucido il materiale. Vi è un controllo sull’emozione e
sull’azione per far sì che non sembri reale. Corrispondenza degli equilibri che rende le figure
leggere. Canova si dedicherà anche ai monumenti per ricordare in un modo eterno le figure
(Napoleone, George Washington… uno più reale più finto, l’altro più naturale e umano). Ha vissuto
parte della sua vita a Roma ed è grande interprete delle novità. Con Canova cambia il monumento
funebre.
AMORE E PSICHE: Canova ha ripreso una favola di Apuleio. Amore rianima Psiche che aveva
ricevuto un vaso negli Inferi da Proserpina e destinato a Venere. Ha fermato nel marmo un attimo
che rimane sospeso. Si tratta dell’attimo che precede il bacio.

PAOLINA BORGHESE COME VENERE VINCITRICE: Viene rappresentata su un divano d’appoggio,


con un drappo di tessuto che cinge i fianchi. Parte bassa in legno e stucco che faceva ruotare la
scultura nella stanza. Materasso morbido in marmo di carrara (simile all’ermafrodito). In mano ha
il pomo della vittoria (come Venere). L’acconciatura richiama la moda impero dell’epoca. Cera
madreperlacea.

MONUMENTO FUNEBRE A MARIA CRISTINA D’AUSTRIA: Anche Clemente XIV/XIII. Maria Cristina
d’Austria, vede a Roma la piramide di Caio Cestio. C’è un medaglione nella parte alta che ritrae il
profilo di lei e con il serpente ci indica l’eternità. Tutto è simbolico con le qualità di Maria Cristina.
Figure che si incamminano verso la parte che dà verso l’incognito dell’oltretomba (Etruschi). Una
soglia che è isondabile. Le virtù sono la Fortezza (leone), Carità (donna, bambina e vecchio).
JACQUES-LOUIS DAVID (1748-1825)
Il disegno diventa il modo di controllare la forma con una visione sintetica. Impossibile disegnare
una cosa che vediamo e che non comprendiamo. Il disegno è la produzione artistica utilizzata
nell’età neoclassica. David protagonista dell’età Napoleonica, ritrattista che si forma a Roma
vincendo il Prix de Rome e successivamente tornerà in Francia come direttore (tutto ciò grazie ad
una borsa di studio). Quello che si vede a Roma è un passato a cui fare riferimento. La classicità è
un livello morale e fa un parallelismo tra i cittadini francesi dei suoi giorni e i cittadini di età
romana.
GIURAMENTO DEGLI ORAZI: Propone un episodio della Roma Repubblicana. Portico scuro con le
figure illuminate da una luce radente (lavora con un disegno preparatorio con le figure nude).
Caravaggio viene studiato da David a Roma, ma non usa la concitazione di pathos delle figure in
azione. I tre archi creano scene intervallate da una pausa. Il vuoto rispetto al pieno diventa
fondamentale (cadenza misurata con intervalli, più comprensibile). David cerca un contatto con la
comprensione razionale. Tre fratelli giurano fedeltà al padre insieme alle donne di famiglia. I
fratelli si spostano come se fossero un’unica persona. Si sacrificano per l’ideale di patria
(collettività). No sentimento umano. Il padre sembra quasi arretrare per i figli che avanzano. Le
spade sono il fulcro prospettico e la mano è il centro di fuga. E’ vero però che ‘è del sentimento,
dolore con accettazione completa e uno smorzamento dovuto a ciò che si sapeva già. Accettazione
del dovere civico che prevale sull’aspetto umano (sentimenti).

LA MORTE DI MARAT: David si dedica ad episodi


a lui contemporanei. Visione monumentale che deve rimanere nel tempo. David crede nella
rettitudine morale di Marat. Non godeva alcun privilegio dalla sua posizione. La donna sicario lo
uccide pugnalandolo nella vasca. David non sceglie di essere narrativo. Ci sono degli indizi per
comprendere. Viene esaltato come martire civile, braccio ricadente con penna in mano (pietà
vaticana di Michelangelo) ispirato da un sarcofago della collezione Barberini. Viveva in un mondo
austero e retto, sembra quasi una cella monastica. Fondo che sembra vibrare del pulviscolo
atmosferico. Illuminato da luce radente, pelle e bianchi come Caravaggio. Non troviamo il
momento più drammatico. Immagine che sembra più dormiente, esalta senza mettere altri
elementi e senza esaltare altre ferite. A terra abbiamo degli indizi: oggetti della vita (penna di
supplica), c’è il coltello insanguinato (non deve comunicare alla nostra parte emotiva), solo come
elemento decorativo una cassetta che fa da scrittoio. Sopra la cassetta ci sono altri indizi: la lettera
di supplica per Charlotte con l’inizio della sua risposta. Sopportazione del dolore fisico. Turbante
per sollievo (soffriva di una malattia per cui per stare bene doveva stare nell’acqua, motivo per cui
lavorava nella vasca). David crederà nella capacità di Napoleone di concretizzare i principi della
rivoluzione.

BONAPARTE VALICA LE ALPI: Il. Trionfo è dato dall’utilizzo del cavallo in posa impennata. Sente
del movimento equestre. Mantello. Che in controvento da movimento. Scritte nelle rocce.
Napoleone ha il proprio nome sulle rocce come Annibale.

INCORONAZIONE DI NAPOLEONE: Inaugurazione dell’Ara. Tela di 9 metri con figure quasi a


grandezza naturale. Abbazia di Cluny. Correzione di Napoleone che vede elevare la corona sopra la
testa di Giuseppina con abito neo-romano. Apparato di propaganda di Napoleone (aquile, bianco,
oro, rosso). Napoleone fa spendere tanto nei tessuti, 7 metri di circonferenza delle gonne del
rococò si arriva ad un chitone semplice. Crea David un insieme di tutti quelli che danno gloria a
Napoleone in posizione gerarchica, c’è la madre di Napoleone anche se nella realtà non c’era
perché non voleva questo matrimonio.

MADAME RECAMIER: Ironia per Magrit.

AMORE TRA MARTE E VENERE: David si avvicina all’estetica di Canova. Abbastanza piatto dal
punto di vista stilistico. Sogno rivoluzionario. Le grazie di Venere che disarmano Marte. Posizione
di come si sente David in esilio in Belgio. Blu grigiastro in contrasto con il rosso e l’oro in contrasto
con il marmo poco pittorico.

JEAN-AUGUSTE-DOMINIQUE INGRES (1780-1867)


Ingres appartiene al passaggio tra l’età Neoclassica e Romantica. Interpreta senza appartenere alle
novità politiche. Abbastanza conservatore. Si preoccupa di fare pittura. ARTE PER L’ARTE. L’artista
non veicola i messaggi degli altri, è colui che attraverso i propri strumenti ricerca la sua
produzione. Importante è la forma, cioè il modo di esprimersi. I suoi ritratti femminili hanno molto
successo.
LA BAGNANTE DI VALPINCON: Riferimento a raffaello, riprende il format storico. La Venere
Fornarina di Raffaello= acconciatura e gioiello (nella grande odalisca). Si avvicina all’idea di classico
di Mengs. La perfezione sta nella composizione e quindi nell’equilibrio. Figura armonica perché c’è
un gioco di linee curve. Tenda grigio-verde che controbilancia la figura. Spunta la vasca. Seduta sul
letto. Sa un po’ di esotico anche se a lui non importa tanto. L’esotico è un pretesto per avere una
moda. Esotismo formale. Equilibrio basato sull’armonia dei colori. Dipinto che viene preso come
elemento di riferimento. Motivo di ironia nell’arte dadaista da parte di Man Ray con il Violon
D’Ingres.

GRANDE ODALISCA: Spina dorsale lunga, modo per armonizzare la figura ed enfatizza la grande
curva. Elenca le cose esotiche ed esibisce una tecnica virtuosa basata sul disegno. Nel tessuto la
firma dell’autore (nel materasso). Tema della Venere cambiata nel tempo. I riferimenti orientali
creano però una figura che non esiste. Citazione in basso dedicata a Raffaello. L’oriente sarà un
pretesto per rappresentare il nudo femminile come un’esaltazione delle linee e della figura.

IL BAGNO TURCO: Sfocerà in purismo (il disegno preciso e la forma pura). Ritorna la figura curva
simile alla bagnante e opposizione di linee curve.
NAPOLEONE IN TRONO: Ingres cerca di collezionare tutti gli elementi del potere di Napoleone.
Santo in trono. Mantello di ermellino, aquila, bianco-rosso-oro, spada di Carlo Magno, manina
della giustizia. Riferimento zodiacale di Napoleone. Medaglione in basso con una citazione
dedicata a Raffaello. Madonna della seggiola di Raffaello che è nel bordo del tappeto. Virtuosismo
pittorico molto Raffaellesco (lucentezza, ricami, riflessi, morbidezza).

APOTEOSI DI OMERO: Riedizione della scuola d’Atene. Vuole celebrare l’antico e il


contemporaneo con un riferimento alto tutta l’antichità. Eccezione solo di Raffaello preso per la
mano da Apelle. Dante accompagnato da Virgilio. In basso come quinta scena tutti i
contemporanei.

FRANCISCO GOYA (1746-1828)


Si ritrae nelle varie fasi della propria vita, nei vari stati di salute. Registrazione autobiografica. Per
conoscere sé stesso. Vita molto ricca di eventi, registra l’invasione napoleonica e le oppressioni di
Ferdinando VII. Dittatura civile che ha preceduto la dittatura franchista. Vita particolarmente
travagliata. Malattia che lo lascerà sordo e diventa un modo per osservare meglio la realtà ed
indagare come se fosse un osservatore neutro. Sarà primo pittore di camera dei Borbone. Potrà
conoscere le sue fonti. Riprenderà anche il rococò (Parasole), arazzeria di Santa Barbara (tipici
soggetti rococò). Il Parasole rappresenta una scena tipica teatrale, aggraziata, gioco di contrasti di
luce (no caravaggesco, no drammatico). Goya passa ad una visione dall’interno (decadimento) e lo
registra anche quando va a fare dei ritratti ufficiali (critica alla corte). Goya si ritirerà in una casa
della periferia di Madrid negli ultimi anni della sua vita e in questa casa farà affreschi inquietanti,
monocromo nero e marrone terra d’ombra (spalmato). Linguaggi. E pitture volutamente brutte.
Morirà in Francia.
FUCILAZIONE: Fucilazione del 2 maggio e anche quella del 3 maggio, quella del 2 maggio ha subito
la guerra civile spagnola dove Goya realizza una visione drammatica e dove i rivoltosi cercano di
difendere l’indipendenza dalla Francia con una repressione. OMAGGIO AL SACRIFICIO DEI
PATRIOTI SPAGNOLI. Qua viene rappresentata quella del 3. Manifesta il suo stile maturo. Pittura a
macchia ed opposta ad Ingres. Colpi di pennello veloci per darci l’idea delle cose. Toni scuri,
fangosi (Caravaggio estremizzato). Quadro di cronaca. Per gli spagnoli decisamente collocato,
eccidio. Goya da la sua lettura, ci mette ciò che sente e quando è accaduta. Lanterna seminascosta
che illumina l’uomo di riflesso, chiave di lettura, ci racconta qualcosa che parla ai nostri sentimenti.
Rende umani questi eroi facendoci vedere tutti i sentimenti contrastanti, uomo terrorizzato che
offre comunque il petto facendo vedere la sua convinzione. Tutte le categorie sociali dei moti
rivoluzionari. Il gruppo dei fucilatori non è degno di essere protagonista, non sono loro che hanno
deciso ciò. Iconico nel tempo e verrà ripreso da Monet (Fucilazione) e da Picasso (Massacro).
LINGUAGGIO UNIVERSALE contro la repressione. A parlare sono le figure, l’innocenza e il martirio
sono enfatizzati da queste. Sia Goya che Picasso hanno dedicato parte della loro vita alla denuncia
delle violenze.

DISASTRI DELLA GUERRA: 80 stampe dedicate a tutte le repressioni napoleoniche in Spagna.


Tragedia e violenza della guerra, si possono traferire da altre parti e tempi ma il senso è sempre
quello. POTENZA DI COMUNICAZIONE DEL PATHOS. Goya si è ispirato a Callot che aveva realizzato
le piccole miserie della guerra e le grandi (in base al formato). Hanno un tale potere che da vedere
diventano un’immagine assoluta (calarsi dentro). Forte immagine di denuncia. Dal 1500 ci saranno
artisti che riprodurranno opere per il senso dell’arte (Goya, Callot).

LA FAMIGLIA DI CARLO IV: Ritrattistica ufficiale con caricatura rivelatoria della natura delle
persone. Dipinto del 1800. Autoritratto di Goya (come Velasquez nel Las Meninias), soggetto come
se fosse la pittura e l’oggetto della pittura. E’ come se fosse il momento in cui sta lavorando. Il
soggetto è la pittura e la luce (ricami della corte), illumina in modo obliquo. Evidenzia l’indole
psicologica e i difetti. Carlo IV è impietoso rivelando la mollezza di cui viene accusato. Ferdinando
VII è piccolo. Maria Luigia è enfatizzata dalla piorrea (no denti). Aspetto di re e regno ma non c’è
sostanza. Il ministro era l’amante di Maria e il padre di Ferdinando. Goya fa un po’ come Tiziano,
non descrive più il dettaglio, più ingrandiamo e più la figura si sfalda. Questa è una pittura a
macchia (evoca la percezione, no dettaglio). Sarà propedeutica della tecnica di Delacroix.
IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI: Illustra leggende popolari, stregoneria… Esortazione
a non addormentarsi. Denuncia la mancanza di razionalità e di controllo. Cose oscure della natura
umana. Goya scopre e rivela che l’uomo è fatto di una parte irrazionale e istintiva. Rivelazioni
intuitive che non hanno nulla a che fare con la realtà razionale, ma con la natura umana. Non lo
condanna questo aspetto. Album. Molto divulgati. Ispireranno i poeti visionari (Blake) fino ad
entrare alla letteratura gotica.

SATURNO DIVORA UN FIGLIO: Modo per simboleggiare ciò che la Spagna fa ai propri figli, in
questa feroce aggressione rimane tutto il dramma della fagocitazione terribile. Caricatura terrifica.
Affreschi tutti staccati dalle pareti. Analisi psicoanalitica fatta in pittura.
MAJA DESNUDA: Committenza particolare. Coperta per tutti da una specie di siparietto. Quella
vestita è quella che il ministro faceva vedere agli amici (era l’amante). Goya sfrutta il soggetto per
fare una VENERE RECUMBENTE circondata dall’alone mitico. E’ evidente che non è una Venere
perché guarda spudorata, con una posa snaturata. E’ vera, come la proporzione del suo corpo.
Grande contrasto di bianco e di luce definito da delle pennellate che sono l’opposto della grande
odalisca di Ingres.

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