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Semiotica Prof.

Caputo
Semiotica
Università del Salento
12 pag.

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“Prima lezione di semiotica” – Gianfranco Marrone

I. Segni, codici, valori

Per spiegare di cosa tratta in modo pratico la semiotica, l’autore introduce un esempio tratto dalla vita
quotidiana: presenta una situazione in cui, nei pressi di una località balneare, grazie a delle auto
parcheggiate sul ciglio della strada, comprendiamo di essere in prossimità di una discesa verso la spiaggia.
Questa sorta di “scoperta”, questa nozione in più rispetto quel luogo si può definire SEGNO. Ogni volta che
qualcosa che percepiamo ci stimola a conoscere di più siamo di fronte ad un segno.

SEGNO è il risultato di un’ESPRESSIONE SIGNIFICANTE (ciò mediante cui abbiamo capito, quindi un
elemento di natura sensoriale, percettiva, empirica) + un CONTENUTO SIGNIFICATO (ciò che abbiamo
capito grazie all’espressione significante, di natura intellettuale, interpretativa, cognitiva).

Il meccanismo che c’è dietro questa spiegazione è detto SCIENZA DELLA SIGNIFICAZIONE, nonché la più
esatta definizione di semiotica. Secondo questo meccanismo il senso di qualcosa di coglie a “partire dalla
fine” cioè da chi riesce ad interpretare un significato percependo un significante. Un ramo della
significazione è la tradizionale comunicazione che si ha quando si vuole intenzionalmente trasmettere un
messaggio.

Il modo di riflettere che si impiega per collegare significante e significato è detto INFERENZA: non ha nulla di
soggettivo, di personale ma si basa su precisi CODICI che “regolano” la relazione tra questi due, questi
codici non sono universali ma variano e si modificano in base al contesto sociale e culturale, sono
semplicemente dei modi collettivi di pensare. Per es. Il codice dell’abbigliamento e si basano su diversi
VALORI, ovvero diverse preferenze.

Inoltre il segno va contestualizzato all’interno di un TESTO, un insieme di segni che intrecciandosi tra loro è
portatrice di SENSO.

II. Del Senso

ORIGINI SEMIOTICA

Prima dell’Ottocento tutte le riflessioni su linguaggio, comunicazione, senso e segni non sono mai state
concretizzate in una disciplina né sviluppate fino in fondo. Dalla fine dell’Ottocento vari studiosi sentono la
necessità di collocarle nel proprio campo di ricerca* fino a che si inizierà a parlare di SEMIOTICA come
disciplina dal secolo scorso sotto la spinta della nuova società di massa e dei mass-media e se ne sente la
necessità nei nuovi centri di ricerca sociale -> studiosi di semiotica più celebri ROLAND BARTHES (Francia),
UMBERTO ECO (Italia)

* In Filosofia : CHARLES PEIRCE (della scuola kantiana, studiava la teoria della conoscenza attraverso segni e
processi interpretativi) ed EDMUND HUSSERL (collega soggettività a prassi linguistica e a comunicazione
interpersonale); In Linguistica FERDINAND DE SAUSSURE, HJELMSLEV e JAKOBSON studiano i diversi sistemi
di segni nelle diverse società e culture; si parla di questi temi anche in campo letterario, religioso,
psicanalitico, antropologico…

TERMINOLOGIA (non c’è molta differenza tra loro)

Semiologia : area francofona, anni ’60, ‘scienza dei segni’ (oggi si trova perlopiù cosi)

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Semiotica : area anglofona, supera la nozione di segno e si avvicina alla teoria della significazione.

LIVELLI D’INTERVENTO DELLA SEMIOTICA

In particolare sotto la spinta di Greimas la semiotica ha rivendicato una vocazione scientifica nel suo lavoro
che la differenzia dalla tradizione della critica letteraria ed artistica, credendo nella ricerca a livello
profondo. I livelli d’azione sono principalmente quattro: da quello EPISTEMOLOGICO, che comprende le
generalità del sapere, si passa a quello TEORICO dove si riflette sulle categorie legate alla conoscenza e
all’etica dalle fondamenta, poi METODOLOGICO, che mira a costruire una serie di categorie flessibili che
possono eventualmente tornare utili per studiare certi fenomeni (es. modo di vestirsi, movimento del
corpo, sono categorie che costruiamo noi inconsapevolmente), fino a quello EMPIRICO dove la metodologia
viene elaborata in funzione dei dati che essa ha in proposito. In sintesi per costruire l’empirica serve una
“base” epistemologica che necessita di una teoria che si fonda su un metodo.

ESEMPIO P.35 CHE SPIEGA LA CONCEZIONE DI SENSO

L’es. in considerazione è un olio su tela di René Magritte dal titolo “La trahison des images” 1929, oggetto di
varie interpretazioni e studi.

Siamo di fronte ad un TESTO nonché una rappresentazione espressiva che trasmette un senso. Per
spiegarne il senso si cerca di fare un’analisi semiotica.

Nel quadro si ha l’immagine di una pipa ed una scritta sottostante che dice “Questa non è una pipa”.
Facendo una critica artistico-letteraria non occorre interpretare il significato nascosto grazie al paradosso
mentre facendo un’analisi semiotica si vanno a ricostruire i meccanismi che hanno costituito
l’interpretazione permettendo al senso di emergere. Il senso sta nella continua trasformazione dei segni,
nella loro continua traduzione. Il senso non è da cercare in uno specifico segno o testo ma nel continuo
passaggio fra essi. (Per esempio chi osserva viene messo in crisi e può chiedersi se le immagini stiano al
posto delle cose o meno).

RICOSTRUZIONE GENEALOGICA DELLA SEMIOTICA e STRUTTURALISMO

FERDINAND DE SAUSSURE è stato un linguista e semiologo svizzero. È considerato uno dei fondatori
della linguistica moderna, in particolare di quella branca conosciuta con il nome di strutturalismo. Per
strutturalismo, in linguistica, si intende quell’insieme di teorie secondo cui la lingua è intesa come sistema
autonomo e unitario di segni, dove per ‘sistema’ si intende una vera e propria struttura. (Lo studio di
questo sistema di segni, come abbiamo già visto, venne individuato nel tempo come semiologia).
L’approccio di Saussure consiste nello studiare non i singoli significanti e i singoli significati, cioè i singoli
elementi, ma i sistemi di cui sono parte.

Nella sua opera “Corso di linguistica generale”, De Saussure introduce dei concetti attorno cui ruoteranno le
ricerche di molti altri studiosi.

- Differanza tra LANGUE e PAROLE appartenenti a due sfere opposte: la LANGUE è astratta,
strutturata secondo una grammatica e convenzionalmente stabilita, è un fatto sociale, un sistema di
riferimento necessario, mentre la PAROLE è concreta, l’atto è individuale perché è rappresentato
dalle singole riproduzioni di ognuno, è la concretizzazione della langue.
- Differenza tra SINCRONIA e DIACRONIA, due punti diversi da cui osservare la realtà linguistica, il
primo analizza lo stato della lingua nel suo organizzarsi sistematico e simultaneo mentre il

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secondo studia l'evoluzione della lingua e ne rileva le sostituzioni e differenze degli elementi
avvenuti nel tempo.
- Il Segno è la relazione tra il SIGNIFICANTE ed il SIGNIFICATO. La prima la parte ‘fisicamente’
percepibile di esso, mentre la seconda la parte più ‘concettuale’.
- Individuò due tipi fondamentali di relazione tra elementi linguistici, che egli chiamò "rapporto
sintagmatico" e "rapporto associativo"(detto paradigmatico in seguito da Hjelmslev).
- Il rapporto sintagmatico opposizione fra unità successive dove queste unità rappresentano un
continuumu mentre il rapporto associativo è appunto di associazione con elementi omologhi e
riguarda il campo della semantica. Esempio 1 : “AMORE” fonema M e fonema O hanno un rapporto
sintagmatico dove uno è conseguente all’altro. Esempio 2 : ‘Affetto’ o ‘Amore’ (sinonimi).

LOUIS HJELMSLEV

Linguista e rappresentate dello strutturalismo europeo (1899). Fonda, insieme ad altri colleghi danesi il
Circolo Linguistico di Copenhagen (1931), ad ispirazione del Circolo di Praga di cui faceva parte anche
Jakobson. Approfondisce lo studio dello strutturalismo, in particolare approfondisce sulla struttura del
segno linguistico:

- Significante e significato vengono definiti Espressione e Contenuto, fatti di propria forma e sostanza. *
Più precisamente il rapporto segnico si studia tra due livelli: Espressione e Contenuto. Secondo Hjelmslev la
prospettiva strutturale di una qualsiasi sistema sia esso gestuale, d’immagini o una lingua e la prospettiva
semiotica lavorano di pari passo: ogni rilevamento di senso è la manifestazione di una struttura.

- Differenzia i sistemi di segni dai sistemi di simboli. Nei primi espressione e contenuto non hanno alcuna
corrispondenza fra loro (segni sono biplanari), nei secondi sì. (simboli sono monoplanari) Introduce anche il
sistema semi-simbolico: moltissimi linguaggi come quello della tv, fotografia, pubblicità utilizza questo
sistema di significazione per produrre testi ma soprattutto la poesia ed il mito.

* Esempio: dosso artificiale posto all’uscita di una scuola, a sua volta segnalato da dei cartelli che ne
preannunciano l’esistenza, costringe l’auto a rallentare onde evitare di imbattersi contro i bambini. / vigili
urbani / semafori -> i modi di esprimere lo stesso messaggio sono diversi, dunque diversi significanti. Questi
significanti sono costituiti da materie espressive diverse: tecnologiche (semaforo), fisiche (cartello), umano
(vigile urbano). Ogni materia solo quando viene formata diventando sostanza concreta diventa significativa.
Per es. Dosso artificiale è necessario che sia di un materiale duro e resistente e abbia una forma
arrotondata, dalle precise dimensioni per essere una sostanza concreta cioò per permettergli di essere
efficace . Sostanza = materia + forma ), quindi il dosso diventa utile, funzionale. Questo processo che si
riferisce al significante (espressione) si applica per il significato (contenuto).

3.ROLAND BARTHES, filosofo francese, definisce lo strutturalismo come studio sincronico dei fenomeni
umani poiché si può studiare così come si presente poiché ogni sistema col tempo può cambiare. Per lui il
compito dell’analisi strutturale è quello di mettere in evidenza il carattere significante degli oggetti culturali
e lo fa in tre passaggi: scompone l’oggetto in parti costitutive dette paradigmi (modo più semplice : prova di
commutazione), ricerca delle regole che hanno formato il sintagma mediante l’associazione di unità
paradigmatiche (=oggetto scomposto), ricomposizione (oggetto + la sua struttura, ovvero il suo senso)

Che cosa è la SEMANTICA STRUTTURALE ?

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È la metodologia di analisi del contenuto delle lingue che serve per spiegare i processi linguistici, per
ritrovare i sistemi ad essi soggiacenti. Così facendo si può affermare che i significati linguistici non si basano
su entità mentali di tipo logico, ma su diversi ritagli che le lingue fanno di una materia semantica. ( come
accade per esempio nel piano del significante in campo linguistico dove è stata fatta una suddivisione tra
fonetica e fonologia in cui la prima studia la materia del suono e le sue componenti e la seconda le regole
generali attraverso cui vengono prodotti i suoni proponendosi di ritrovare quei tratti a partire dai quali ogni
fonema viene prodotto).

STORIE

Soprattutto nell’Ottocento si sviluppa l’intensa attività di raccolta e trascrizione di storie di tipo fiabesco
nelle sue versioni letterarie ma anche in quelle folkloriche. Nonostante le pubblicazioni in vari paesi del
mondo si nota qualcosa di comune e differente al tempo stesso che spinse gli studiosi ad approfondire la
questione così come era accaduto nel campo della linguistica. Sembrava infatti che queste fiabe fossero
parte di una grande varietà legata ad un ceppo comune dal quale a poco a poco proveniva una progressiva
differenziazione. Gli studiosi AARNE e THOMPSON nei primi anni del ‘900 costruirono una sorta di
classificazione che chiamano motivi fiabeschi. (Sono 4 gruppi: fiabe di animali, fiabe ordinarie, scherzi e
aneddoti, fiabe formulari che si diramano a loro volta in sottogruppi).

Questo criterio di classificazione non fu soddisfacente, infatti, se si volesse prendere in esempio una
qualsiasi fiaba si potrebbe osservare che le due classificazioni si intrecciano in base a diversi criteri sia il
contesto narrativo e questo perché come per le parole della lingua, anche i frammenti di storie possono
cambiare senso a seconda delle loro relazioni con altri pezzi di storie. Per classificarli occorre trovare un
criterio idoneo non più idoneo ai contenuti ma alla forma delle relazioni interne al sistema fiabesco, alle
strutture narrative.

Questo studio fu iniziato dal folklorista russo Propp (libro Morfologia della fiaba) e poi da altri studiosi e si
prometteva di trovare i criteri che permettono di riconoscere la specificità del testo artistico. Una era lo
straniamento ovvero l’effetto che il testo, l’opera produce sul lettore. Propp nota che al di là della
complessità degli intrecci fiabeschi, di fondo le funzioni linguistiche narrative erano le stesse e queste
funzioni – così come accade in linguistica – rappresentano la “sostanza” delle fiabe da cui prendono
“forma”.

I livelli di profondità su cui è composta la fiaba sono molteplici dalla ricchezza estetica nel superficiale fino
ad uno strato più profondo e questo meccanismo consiste in una scomposizione da un livello più
complesso fino al più semplice.

p. 116-117 Esempio di fiaba “La regina liutista”, fiaba russa di Afanas’ev, dove manca la magia. In questo
racconto ogni personaggio svolge più ruoli occupando sfere d’azione contraddittorie il re è vittima ,la regina
è l’eroe e aiutante di se stessa divenendo l’antagonista del re allo stesso tempo. Nel racconto il mezzo
“magico” è sostituito da uno strumento musicale il liuto e la “lotta” non consiste in uno scontro fisico ma
dall’incanto della musica nei confronti del sovrano maledetto.

Successivamente partendo dalla morfologia della fiaba di Propp, viene introdotta l’analisi strutturale del
racconto: l’idea è quella di reperire una sorta di modello narrativo in modo da rendere intellegibile ogni
tipo di racconto dal fiabesco, alla cronaca, una narrazione cinematografica ecc… di cui se ne occupa una
disciplina vera e propria detta narratologia. Nel 1966 viene pubblicato un celebre fascicolo della rivista

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francese “Communications” di cui Barthes ne scrive l’introduzione. Lui definisce la narratologia
“l’equivalente della linguistica nello studio del racconto” .

TESTUALITA’, SOCIETA’ E CULTURA

Già dai primi passi della scienza della significazione l’attenzione verso la socialità è stata molto presente.
Nei primi del ‘900 Saussure definirà la semiotica come una scienza che studi la vita dei segni nel quadro
della vita sociale. La scienza della significazione ha infatti allargato la nozione di testo utilizzata non solo per
studiare sostanze espressive non verbali come foto, dipinti ma anche manifestazioni culturali. Il testo
semioticamente inteso non è dunque una cosa, un oggetto empirico ma un modello teorico. In questo
modo per es. conversazioni orali, strategie di marketing, campagne pubblicitarie possono essere analizzate
con la stessa metodologia da qui la nozione di sociosemiotica.

Punto di vista di UMBERTO ECO

Per Eco il campo semantico ha una funzione primaria rispetto a quello espressivo dove l’interpretazione è
interna ed inerente sia al segno che al testo. Per Eco il testo è un lessema espanso ma anche concentrato
dove il senso si allarga e restringe in forme espressive differenti e ciò dipende dal destinatario che utilizza la
sua “enciclopedia”, la propria competenza in modo da completare il senso che il testo lascia in sospeso. Il
testo diviene una macchia pigra, piena di buchi che attende di essere riempita di significato dal lettore.

Punto di vista di GREIMAS

Il testo per Greimas si configura come punta di iceberg del percorso generativo del senso, il luogo dove tale
percorso assume una concretezza empirica e si manifesta, si rende comunicabile. Ogni significazione umana
e sociale può essere descritta dal semiologo a diversi livelli di pertinenza. Il testo in questo quadro è l’esito
della testualizzazione che consiste nel bloccare il percorso generativo manifestando il livello in cui si trova.

Svolta sociosemitica anni ’80-’90 con Floch e Landowski : il reale che la sociosemitica si assegna come
oggetto è ancora un altro testo. Dunque da qui scaturisce l’esigenza di neutralizzare testo e contesto nella
definizione di “discorso”. Il discorso è una realtà testuale e sociale al tempo testo, culturalmente definita e
semioticamente articolata.

Punto di vista di LOTMAN

Il semiologo russo Lotman introduce la semiosfera ovvero lo spazio nel quale i diversi sistemi di segni in
una cultura (la lingua, l’arte, le scienze ecc.) possono sussistere e generare nuove informazioni.

In altre parole la nozione di semiosfera descrive la cultura attraverso l’immagine dell’essere vivente con
tutti i suoi problemi di adattamento all’ambiente e le sue funzioni dove l’essere vivente è come il testo: la
sua vita è possibile sempre e soltanto in relazione ad altri esseri.

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DEL SENSO – ALGIRDAS J. GREIMAS

Per Greimas l’idea di semantica strutturale nasce dall’incontro con le ricerche di Hjelmslev. L’obiettivo
ricerca del semiologo lituano non è più il significato, lo studio dei sistemi della significazione e le strutture
della narrazione, bensì il SENSO. Così il progetto di Greimas mira a descrivere il senso che si dice in molti
sensi, a partire da quelli che si trovano nel significato stesso delle parole. Possiamo affermare che per
Greimas il problema del senso in sé non si pone, egli afferma che il senso è posto, si impone come
un’evidenza, una sensazione naturale. Ed è nell’introduzione di “Del senso” che Greimas indica l’utopia di
questa riduzione. Il punto sta nel dare “senso al senso”: il mondo che noi riconosciamo, oggetti, persone,
sono tali perché assumono un determinato senso per noi. Sappiamo anche che i nostri predecessori
dichiaravano che il senso esiste come un’evidenza, come un dato di fatto e altro non si può dire. Soddisfatti
quindi del risultato ottenuto nell’analisi del significante, essi passarono ai morfemi, pensando di passare
inevitabilmente da un livello ad un altro. Essi ci hanno comunque trasmesso il concetto di “senso negativo”
e cioè la possibilità di dire che “passo” non è “basso” in quanto tra le due parole vi è uno scarto di senso
(relazione per differenza). Nel canale della comunicazione l’uomo potrebbe ingenuamente interrogare il
senso, ma le risposte date altro non fanno che creare equivoci. I limiti di questo progetto appaiono subito
evidenti: per quanto i tratti minimi siano fondamentali, risulta impossibile creare una tassonomia limitata di
tratti generali sul piano del contenuto ed effettuare un’analisi esaustiva delle lingue naturali per dare un
senso alle culture nel mondo, lo stesso Greimas, infatti, in seguito ha definito questo progetto come “la
grande illusione degli anni Sessanta”. Il problema del senso potrà quindi solo essere ridotto alla sua
dimensione minima e cioè alla transcodifica dei significati, ma non vi sarà mai una totale risoluzione del
quesito.

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ERNST CASSIRER – LO STRUTTURALISMO NELLA LINGUISTICA MODERNA

Nella conoscenza umana la linguistica è uno dei membri più giovani. I problemi grammaticali sono sempre
stati studiati con interesse sia da linguisti che da filosofi, ma tutto ciò fu improvvisamente eclissato dalla
nuova forma di linguistica sviluppatasi nella prima metà del XIX secolo. Per importanza può venire
paragonata alla nuova scienza di Galileo che cambiò l’intera concezione del mondo fisico. Per la linguistica il
suo progresso fu rapido ma aveva bisogno solo di cercare il suo “metodo”. In un primo momento i linguisti
cercarono aiuto in altre discipline (storia, fisica, psicologia..) finendo col pensare che la linguistica fosse una
scienza storica, poi si cercò di spiegare la linguistica affiancandola a discipline così troppo scientifiche da
non poterne poi giustificare la natura, essendo il linguaggio umano. I linguisti che adottavano metodi
psicologici erano invece profondamente influenzati da Herbart, la cui ambizione era stata quella di creare
un nuovo tipo di psicologia, tutta matematica. Nello sviluppo della psicologia non vi è però modo di
comprendere un fenomeno psichico complesso, ma soltando di poterlo scomporre in elementi più semplici.
L’avvento della linguistica moderna però portò ad un cambiamento totale di prospettiva e ci si accostò poi a
metodi storici.

Cosa successe quindi alla logica ? (Una delle opere-tipo di questo periodo fu quella di John Stuart Mill).

Per essere una scienza la logica doveva essere una scienza empirica, deve analizzare i fatti del pensiero che
sono però variabili perciò inutile parlare di leggi universali del pensiero.

1^ Problema : In questo conflitto di idee qual era il ruolo della linguistica?

Il linguista non poteva abbandonare la causa della logica né fare a meno del supporto della psicologia. Per
giustificare questo punto ci si può riferire alla teoria generale della verità elaborata dai grandi pensatori
razionalisti. LEIBNIZ tracciò una netta distinzione tra due tipi di verità: verità formale o logica e verità
empirica o fattuale. La prima eterna ed immutabile, la seconda mutevole e modificabile. Se si accetta
questa divisione netta tra verità di ragione e verità di fatto, qual è quindi il ruolo della linguistica ?? Ciò che
studiamo in linguistica sono fatti e solo fatti, nessuna lingua può essere costruita a priori, tutto ciò che
sappiamo di una lingua, lo sappiamo da fonti empiriche, attraverso metodi usuali di analisi descrittiva o
storica.

Il poeta Goethe introdusse il termine “morfologia” già prima di Darwin ma in contesti differenti. Goethe
infatti si riferiva alla metamorfosi delle sue piante e alle sue ricerche di anatomia mentre Darwin lo utilizzò
per indicare la variazione e la varietà delle forme organiche riferendosi alla ricerca sull’origine della specie,
il problema del darwinismo era capire come dall’informe potesse nascere la forma. In Goethe non troviamo
questa concezione, non si occupa di mutare un tipo organico in un altro ma di formarne del nuovo dello
stesso tipo. Goethe non era l’unico a pensarla così, infatti si avvicina alle teorie di Saint-Hilaire e di Cuvier.
Quest’ultimo fu uno dei primi a coltivare la logica della scienza, fondando l’OLISMO (o organicismo) che
implica una stretta relazione con lo strutturalismo linguistico. Il linguaggio umano è quindi descritto come
un essere vivente che in un dato momento nasce ed in un altro muore, dunque il linguaggio non è da
intendere né come meccanismo, né come organismo, né come cosa morta, né viva. La lingua è un’attività
specificamente umana che non si può descrivere in termini fisici, chimici, biologici.. è ORGANICA, senza
però essere un organismo, nel senso che non consiste in fatti isolati ,tutto è legato a tutto, nulla è
accidentale.

2^Problema: La linguistica è scienza della natura o dello spirito?

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Non ci sono testi che teorizzano una logica propria della linguistica. Già dai tempi di Platone però si discusse
da sempre questo divario tra natura e spirito parte dell’intera storia della metafisica, un tipo di divario che
si ripercuote da anni in molti campi senza una vera e propria soluzione. Oggi in linguistica moderna si può
definire lotta tra materialisti e formalisti dove i primi affermano che esiste solo ciò che può essere toccato
con mano (cioè i suoni , nel linguaggio umano e quindi una volta trovate le leggi che regolano i meccanismi
di essi si arriva alle leggi della lingua) e gli avversari, gli strutturalisti, mettono in evidenza che i suoni non
hanno alcun interesse per il linguista poiché eventi fisici devono di già avere un significato ed il significato
non è un oggetto visibile. Se accettiamo dunque il dualismo tra corpo ed anima e lo applichiamo in
linguistica moderna potremmo dire che la lingua è significato (un oggetto incorporeo) espresso in suoni che
sono oggetti materiali o dice Cassirer, si potrebbe accettare il fatto che la lingua sia una forma simbolica, i
cui simboli non sono cosa naturale, non sono materia ma qualcosa di diverso.

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LOUIS HJELMSLEV - LA STRATIFICAZIONE DEL LINGUAGGIO

(lo scopo è esplicitare le teorie di Hjelmslev per rispondere alle esigenze della semiotica generale. La
semiotica glossematica concentra l’attenzione sulle componenti iletiche del segno e del senso utilizzando
non un formalismo puramente logico ma prospettandosi come morfologia del segno. Il prof introduce
questi concetti facendo un passo indietro presentando la stratificazione architettonica della semiotica).

Il libro ‘La stratificazione del linguaggio’ di Hjelmslev semplifica il concetto di Glossematica e completa le
idee pubblicate in ‘Fondamenti della teoria del linguaggio’. (La glossematica (dal greco γλῶσσα, glossa,
'lingua' o 'linguaggio', e matematica) è una teoria linguistica e semiotica sviluppata dallo studioso
danese Louis Hjelmslev sulla base della linguistica strutturale di Ferdinand de Saussure. Secondo i principi
esposti dallo stesso Hjelmslev nei suoi Fondamenti della teoria del linguaggio , la teoria glossematica è una
teoria sull'analisi dei testi che prende come oggetto d'esame le relazioni tra i singoli elementi che
costituiscono il testo analizzato.)

È anche e soprattutto un approfondimento della concezione saussuriana del segno o meglio della doppia
distinzione di forma e sostanza e di significante e significato. Si tratta quindi di trarre delle ‘conclusioni’ sulle
teorie di Saussure orientando però la scienza del linguaggio verso la sostanza, la parte percettibile del
segno, portandola fuori da ogni logicismo.

Egli proporrà una definizione di lingua come “forma specifica organizzata tra due sostanze, quella
dell’espressione e quella del contenuto”, dando particolare attenzione alla forma.

Per l’ANALISI SEMIOTICA si impogono vaie procedure sia teoriche che pratiche. Il semiotico dovrà usare il
metodo empirico e deduttivo, e non ricadere in capovolgimenti filosofici per il semplice gusto di porsi dei
quesiti. La ricerca semiotica e in particolare l’esposizione di determinate scoperte devono sere tutte
regolate da principi:

 Principio di semplicità: tra due descrizioni non contraddittorie si sceglierà la più semplice
 Principio di economia :la procedura attraverso la quale si compie la descrizione deve essere la più
semplice possibile e va interrotta se non ulteriormente semplificata
 Principio di riduzione: la procedura va continuata fino a che la descrizione non ha, ad ogni stadio,
un numero sempre inferiore di oggetti
 Principio di generalizzazione: è importante categorizzare in maniera efficiente i vari oggetti.
Ex: se gli elementi che abbiamo sono bue, uomo, donna, maiale, scrofa, capo ovino, capo
suino, ape, femmina, maschio, essere umano allora si agirà considerando solo le unità che
possono inglobare il maggior numero possibile di elementi. Quindi solo :essere umano,
ovino, bovino, ape da un lato e maschio e femmina dall’altro.
 Principio dell’ANALISI: cioè progressione deduttiva dalla classe del componente al componente
del componente.
Questo principio giustifica l’intera impostazione della glossematica, essendo che l’oggetto di studio
di Hjelmslev è il testo, quindi non un oggetto fisico ma generico.

E Massimo Prampolini ne propone altri 2

 Principio di arbitrarietà: la teoria opera indipendentemente da qualsiasi esperienza o dato


empirico, offrendo un senso possibile al mondo
 Principio di adeguatezza: riguarda l’applicazione e verifica delle ipotesi, è complementare
all’arbitrarietà, è il momento in cui quel senso esiste.

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Le entità fondamentali per l’analisi semiotica da cui si parte sono: piano dell’espressione, piano del
contenuto, forma semiotica e sostanza semiotica. (schema quadrilaterale segno**)

In base ad un’architettonica semiotica, la glossematica di Hjelmslev trasforma la generalità di un segno in


generalità scientifica che chiama STRATI : Forma dell’espressione , Forma del contenuto , Sostanza
dell’Espressione e Sostanza del Contenuto al di fuori di questi strati c’è la materia.

I rapporti tra questi Strati sono :

interdipendenza (K↔K): funzione tra due costanti in cui la presenza di ciascun termine presuppone la
presenza dell'altro. Relazione obbligatoria senza la quale non abbiamo un sistema semiotico ed è la
relazione che c’è fra FC e FE . (Questa relazione viene chiamata da Hjelmslev FUNZ. SEMIOLOGICA)

determinazione (K←V): secondo questa funzione la variabile determina la presenza della costante e non il
contrario. Questo accade tra SC che determina FC e tra SE che determina FE. ( FUNZ. SEMIOTICA)

costellazione (V|V): funzione tra due variabili in cui la presenza di ciascun termine non presuppone la
presenza dell'altro. Quindi SC e SE sono indipendenti, autonome.

La sostanza va analizzata e studiata secondo 3 livelli già come aveva anticipato Saussure

L2 (livello socio-biologico)

L1

L3 (livello fisico

L1=livello degli apprezzamenti collettivi

Come aveva anticipato Saussure, la sostanza fonica ha diversi livelli (auditivo, fisico e fisiologico) ;
ugualmente, secondo Hjelmslev, la sostanza del contenuto in fui è fondamentale l’insieme delle valutazioni
della comunità (apprezzamenti collettivi). In questo momento la lingua converge con l’antropologia
sociale. Perciò il livello più importante della sostanza del contenuto è l’apprezzamento collettivo, oltre al
livello socio-biologico e fisico (disposizioni naturali e capacità sensoriali che permettono agli individui di
creare e riprodurre gli elementi di apprezzamento.

Hjelmslev pone l’esempio del cane e dell’elefante. Secondo le culture dell’India, l’elefante è quell’animale
con cui si entra in confidenza, si prova affetto, cura, e amore. Nelle culture occidentali lo stesso trattamento

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viene dato al cane, animale domestico che entra a far parte della famiglia. Per le culture occidentali,
l’elefante è un animale da circo, non domestico.

Concezione di materia per Hjelmslev

La materia non è un insieme caotico di elementi e di tratti; ma è un qualcosa che diventa sostanza solo in
quanto formata. Si pensi per esempio al rumore: il rumore è materia che può diventare sostanza a seconda
dei diversi modi di formazione cui è soggetto; esso è materia in modo, per così dire, astratto, ma è sostanza
ora del linguaggio, ora della musica; il medesimo rumore (la medesima materia) è al tempo stesso una
diversa sostanza a seconda se si rende pertinente la formazione linguistica o quella musicale.

H concepisce piuttosto la materia dell'espressione e la materia del contenuto come "realtà" che hanno già
una propria organizzazione su queste materie si proietta una forma linguistica che consente di identificare
delle sostanze linguistiche, la sostanza essendo materia linguisticamente formata.

Si tratta quindi di una stratificazione strettamente legata alla teoria del linguaggio: di fronte a una materia
che ha già una sua organizzazione indipendentemente dalla lingua, interviene una forma linguistica che si
proietta sulla materia stessa delineando delle pertinenze linguistiche (concetto mentale – CONTENUTO si
elabora di lingua, - ESPRESSIONE).

ESEMPIO LINGUISTICO N 2

In varie lingue, dirà H. esistono vari modi di formare, quindi poi esprimere una stessa materia.

Prendiamo in esame il concetto di “non sapere”. Questa è la nostra materia, la massa amorfa del pensiero
ancora non organizzata.

In varie lingue , che hanno regole grammaticali diverse, troveremo vari modi di formare questa materia.

In italiano “non so” -> il soggetto è sottinteso, il non è la negazione, il so è verbo sapere prima singolare
presente

In inglese “i do not know” -> I, soggetto 1 p.s. espresso, do, una particella di verbo ausiliare al presente.
Not negazione, know verbo sapere non coniugato

In francese je ne sais pas -> je soggetto espresso, ne prima negazione, sais 1ps verbo savoir presente, pas
seconda negazione.

come vediamo, già da queste tre lingue, la materia si forma con delle strutture tecnicamente arbitrarie,
ovvero:non esiste una maniera più o meno giusta di esprimere il concetto “non sapere” .

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ESEMPIO LINGUISTICO DELLA QUADRIPARTIZIONE

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H concepisce la materia dell'espressione come il continuum sonoro non ancora formato linguisticamente
ma organizzato secondo criteri puramente fisici o fisiologici.L'autore pensa a una successione di suoni che
possono avere una definizione acustica, manon ancora fonetica. Siamo nell'ambito di un insieme di suoni
classificabili come "vibrazioni dell'aria": un colpo di tosse, rumore di un tuono... .

La forma linguistica organizza questa materia prevedendo spazi fonologici quali /a/ /b/.. . In virtù di questa
articolazione si possono produrre delle sostanze linguistiche: [a] [b].Quindi la forma dell'espressione
articola la materia secondo schemi fonologici, e in virtù di questa pertinentizzazione della materia si
possono produrre e riconoscere vocali e consonanti. H ricorda che le lingue formano la materia in modo
arbitrario.

prendiamo l’inferente “mela”, oggetto fisico che è l’insieme di piu caratteristiche fisico-sensoriali (forma,
colore profumo sapore) e anche culturali (legato alla stagione,
alle favole, all’alimentazione sana, alla Apple tegnologia -queste
sono semiosi illimitate peirciane) .

l’unione tra il piano dell’espressione e quello del contenuto è la


langue.

troviamoci nel piano del contenuto.

l’insieme di questi ammassi sensoriali e del pensiero vanno


nello “spicchio” della materia. Un ammasso di concetti che ha
potenzialità, ma non forma. La materia è la massa amorfa del
pensiero. È indipendente dalla forma, perché la materia non è
altro che la base per una forma a se stante. Lo stesso mucchio
di sabbia puo’ acquisire la forma di castello o pista per le biglie.

Nel piano della forma, questa massa amorfa prende , appunto forma. Si formalizza per differenza “cio che
non è pera, cioè che non è carne, che non è quadrato…” e si innesta nella griglia linguistica (nel nostro caso
l’italiano). Da qui avremo una precisa Sostanza del contenuto. L’idea finale perfettamente concettualizzata
di mela.

Nel piano dell’espressione opereremo in maniera simile. Nello spicchio della materia, abbiamo tutte le
possibili lingue, con tutti i possibili movimenti fonatori . nel passare alla forma, si struttura la nostra scelta.
Quella dell’italiano, ove la mela è femminile, è formata dai grafemi m e l a . questo crea la sostanza
dell’espressione. Nel nostro caso è espressione vocale, quindi la forma ha i fonemi m e l a

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