Sei sulla pagina 1di 15

Onde elettromagnetiche

I campi ⃗ Ee⃗B non sono quindi due entità indipendenti, come appare nel caso statico, ma sono
manifestazioni diverse di una stessa grandezza fisica, il campo elettromagnetico. Campi elettrico e
magnetico variabili nel tempo che si propagano nello spazio sottoforma di onde elettromagnetiche.

Maxwell (1873) riuscì a prevedere teoricamente l’esistenza delle onde elettromagnetiche. Egli dimostrò
infatti che, se in un punto dello spazio si genera una variazione di campo elettrico o magnetico, questa si
propaga nello spazio circostante per effetto della reciproca generazione di campi elettrici e magnetici.
Inoltre Maxwell teorizzò che i fenomeni luminosi sono manifestazioni dell’interazione elettromagnetica.
Egli aprì la strada per unificare l’ottica e l’elettromagnetismo fino ad allora considerati fenomeni separati.
La conferma sperimentale dell’esistenza delle onde elettromagnetiche arriva dal fisico tedesco Hertz,
attraverso una serie di brillanti esperimenti condotti tra il 1885 e il 1889.

Come si produce un’onda elettromagnetica


Creare una perturbazione elettromagnetica in grado di autosostenersi, anche in assenza di cariche e
correnti, è possibile, per esempio, accelerando o facendo oscillare una carica elettrica. Una carica
accelerata genera, in quanto carica che occupa nel tempo posizioni diverse, un campo elettrico variabile,
ma anche una corrente che quindi genera un campo magnetico, ma poiché il moto è accelerato, la velocità
della carica è variabile (in questo caso è una carica che oscilla e quindi equivale a una corrente alternata)
anche il campo magnetico sarà variabile. La perturbazione si propaga nello spazio da un punto ad uno
immediatamente vicino con una determinata velocità finita. In base al principio precedente, una carica
che oscilla genera un’onda elettromagnetica, si può produrre un’onda con una antenna trasmittente (di
onde radio), un apparecchio costituito da una struttura di metallo lungo la quale gli elettroni di conduzione
sono fatti oscillare avanti e indietro. La tensione alternata fra i terminali dell’antenna varia nel tempo in
maniera sinusoidale con un periodo T e frequenza f e produce il moto degli elettroni che oscillano di moto
armonico, emettendo un’onda elettromagnetica di frequenza f che si propaga nello spazio.

Funzionamento di antenna a dipolo elettrico


In (A) quando agli estremi del filo non c’è carica e nel punto P vicino
all’antenna è nullo. Al passare del tempo, l’estremità superiore si
carica positivamente e quella inferiore negativamente. Un quarto di
ciclo più tardi le cariche raggiungono il loro valore massimo (B) e il
campo elettrico è aumentato fino al suo massimo valore nella
direzione verso il basso e la perturbazione si è propagata verso destra
(freccia nera). (C), (D), (E) mostrano il campo elettrico nel punto P
(freccia rossa) in istanti di tempo successivi durante un ciclo del
generatore. In ciascuna parte, i campi generati precedentemente
(frecce nere) continuano a propagarsi verso destra. In (E) è stato
disegnato un periodo completo congiungendo le punte dei vettori
campo elettrico per dimostrare che il campo cambia in modo
sinusoidale

Il campo elettrico non viene rilevato istantaneamente nei punti


lontani: Il campo è creato prima vicino alla sorgente e poi si muove
verso l’esterno in tutte le direzioni (sasso in uno stagno).
Lo stesso avviene per il campo magnetico: le correnti nel filo infatti generano un
campo magnetico B che oscilla con essa. La figura mostra che, quando la corrente è
diretta verso l’alto, il campo magnetico nel punto P è diretto nel verso entrante nella
pagina. Il campo magnetico creato si propaga verso l’esterno, come fa il campo
elettrico.

Per determinare la direzione di propagazione dell’onda ⟹I versi di E e B


dipendono l’uno dall’altro e dal verso in cui avanza l’onda secondo la regola della
mano destra: il pollice punta nel verso di propagazione e le altre dita sono distese
nel verso di E (indice) e nel verso di B (medio).

I campi elettrico e magnetico variabili nel tempo, si rigenerano a vicenda in un ciclo


infinito, permettendo così alla perturbazione di propagarsi anche in assenza della
sorgente che l'ha generata.

Cos’è un’onda
Un’onda è una perturbazione che si propaga nello spazio, trasportando energia e quantità di moto, ma
senza trasporto di materia

Onde trasversali
La vibrazione avviene perpendicolarmente alla direzione di propagazione dell’onda (corda tesa in
oscillazione, onda nello stagno, onde elettromagnetiche, onde sismiche secondarie)

Onde longitudinali
La vibrazione avviene parallelamente alla direzione di propagazione dell’onda (onde in una molla che viene
compressa e allungata, suono, onde sismiche primarie)

Onde meccaniche
Le onde meccaniche necessitano di un mezzo per propagarsi, infatti esse si propagano sfruttando
l’elasticità del mezzo e sono prodotte perturbando un punto del mezzo. Le onde sonore sono onde
meccaniche longitudinali che si propagano nei mezzi comprimibili o elastici: le particelle del mezzo
subiscono spostamenti avanti e indietro rispetto alle posizioni di equilibrio, creando variazioni di densità e
di pressione e quindi zone di compressione seguite da zone di rarefazione. La velocità di propagazione del
suono è diversa a seconda del mezzo. Frequenze rivelabili dall’orecchio umano oscillano tra 20-20000 Hz
(infrasuoni: < 20Hz, ultrasuoni: >20000 Hz)

Onde sinusoidali
Un’onda di definisce sinusoidale se i singoli punti oscillano come oscillatori armonici semplici

Le onde elettromagnetiche si propagano anche nel vuoto: il campo elettrico e quello magnetico,
allontanandosi dalla sorgente della perturbazione si propagano, in modo analogo ad una onda che si muove
su di una corda allontanandosi dalla mano che la ha generata. Maxwell, a partire dalle equazioni
dell’elettromagnetismo, dimostrò che tutte le onde elettromagnetiche si propagano nel vuoto con la stessa
velocità (velocità della luce nel vuoto)

1
c= =2,9979 ∙10 8 m/s
μ ε
√ 0 0
La lunghezza d’onda (λ) è la distanza tra due creste (o due valli)
consecutive.

L’ampiezza (A) dell’onda è o spostamento massimo dalla posizione


d’equilibrio di un punto del mezzo in cui si propaga l’onda.

Fissando l’attenzione su un punto P possiamo descrivere la sua posizione nel tempo, ossia la legge oraria
del suo moto armonico

Il periodo (T): tempo necessario a compiere un’oscillazione


completa

La frequenza (f): inverso del periodo. Numero di oscillazioni in un


secondo. Unità di misura nel S.I. hertz (Hz) =1/s

Riassumendo
Le onde possiedono due tipi di periodicità:

 spaziale ⟹se fissiamo t (cioè scattiamo un'istantanea dell'onda), le oscillazioni si ripetono a


intervalli , che è la lunghezza d'onda.
 temporale ⟹ se ci mettiamo in una posizione fissa e guardiamo gli spostamenti dalla
posizione di equilibrio del punto in funzione del tempo, le oscillazioni si ripetono dopo un
intervallo di tempo T, che è il periodo dell'onda

Legame tra le grandezze caratterizzanti l’onda periodica:

 periodo (T) e frequenza (f) sono caratteristiche dell’onda, dipendono cioè solo dalla sorgente.
 lunghezza d’onda (l), velocità (v) ed ampiezza (A) dipendono non solo dalla sorgente ma anche
dal mezzo nel quale l’onda si propaga

1 λ v
f= v= ⇒f =
T T λ

L’onda elettromagnetica nello spazio


Il profilo dell’onda avanza lungo la direzione di propagazione dell’onda
restando uguale a sé stesso e in un intervallo di tempo ∆ t percorre
una distanza c ∆ t .
I moduli dei due campi variano nello spazio con andamento
sinusoidale. La lunghezza d’onda λ è la minima distanza dopo la quale
il profilo dell’onda si ripete.

L’onda elettromagnetica nel tempo


In un punto fissato, i campi E e B oscillano in modo concorde,
entrambi con frequenza f (i due campi sono in fase).

La figura rappresenta la variazione dei due campi in un punto P fissato dello spazio al trascorrere del tempo

Cosa caratterizza le onde elettromagnetiche


 non necessitano di un mezzo materiale per propagarsi

 a differenza di altre onde nelle onde elettromagnetiche le grandezze oscillanti sono due, E e B

 sono onde trasversali: la direzione di propagazione è sempre perpendicolare sia al campo


magnetico sia al campo elettrico

 la perpendicolarità dei campi: campo elettrico e campo magnetico sono sempre perpendicolari tra
loro

t x t x
[ ( )]
E(t , x)=E MAX sin 2 π −
T λ [ ( )]
B (t , x)=B MAX sin 2 π −
T λ

Altre caratteristiche delle onde elettromagnetiche

• La lunghezza d’onda : la distanza tra una cresta e la successiva

• L’ampiezza: il valore massimo assunto dal campo elettrico e da quello magnetico

• T periodo: tempo di un’oscillazione (tempo impiegato dall’onda a percorrere la distanza )

• f frequenza: numero di oscillazioni in un secondo: f =1/T

• Sussistono le seguenti relazioni:

λ
c= c=λ ∙ f
T
λ e c dipendono dal mezzo mentre f è la frequenza della sorgente
• Oltre a oscillare in fase i moduli dei due campi E e B in ogni punto dello spazio sono legati dalla
relazione:

E=cB
Energia associata ai campi elettrico e magnetico
Abbiamo visto come un campo elettrico e un campo magnetico siano sede di energia la cui densità è data
dalle relazioni:

1 2
Energia immagazzinata dal campo elettrico in un volume unitario u E= ε 0 E
2
1
Energia immagazzinata dal campo magnetico in un volume unitario u B= ε0 B 2
2 μ0

La densità di energia associata al campo elettromagnetico della radiazione quando i moduli dei due campi
sono rispettivamente E e B è allora data dalla somma:

1 2 1 2
u=uE + uB = ε 0 E + ε0 B
2 2 μ0

I valori di E e di B in un determinato punto dello spazio sono però funzioni del tempo:

B=B(t )=BMAX sin ωt E=E(t)=E MAX sin ωt


Se vogliamo determinare la densità media di energia del campo elettromagnetico, al variare del tempo,
possiamo utilizzare il calcolo integrale per trovare i valori medi.

Vediamo il calcolo nel caso della densità media di energia del campo elettrico.

Applichiamo il teorema della media integrale in un intervallo di tempo pari al periodo T.

T T T
1 1 1 1
ú E= ∫ u E dt= ∫ ε 0 ( E (t))2= ε 0 ∫ ( E (t))2
T 0 T 0 2 2T 0

T T ❑
1 1
ú E= ε 0∫ E 2MAX sin(wt )2 dt= ε 0 E2MAX∫ sin(wt )2 dt
2T 0 2T 0

Risolviamo l’integrale della funzione goniometrica utilizzando, per esempio, le formule di bisezione:
T T T T T
1−cos ( 2 ωt ) 1 1 1 1 1 1
∫ sin ( wt )2 dt∫
0 0 2
dt= ∫ dt− ∫ cos ( 2 ωt ) dt= T −
20 20 2 [
2 2ω o
]
sin (2 ωt ) = T
2

π
dove T =
ω
Tornando al calcolo della densità di energia media si ha:

T
1 1 1 1
ú E= ε 0∫ E 2MAX sin(ωt )2 dt = ε 0 E 2MAX ∙ T = ε 0 E2MAX
2T 0 2T 2 4

1
ú E= ε 0 E 2MAX
4
In maniera analoga, ripetendo il ragionamento per il campo magnetico, si ottiene:

1 2
ú B= B
4 μ o MAX

E quindi la densità di energia associata all’onda elettromagnetica, somma delle due densità è data da:

1 1 2
ú=úE + úB = ε 0 E2MAX + B
4 4 μ o MAX

Adesso ricordando che:

1
E=cBc=
√ μ0 ε 0
Andando a sostituire si ha:

1 1 2 1 1 2 1 1 1 2 1 2 1 2 1 2
ú= ε 0 E2MAX + B MAX = ε 0 c 2 B2MAX + BMAX = ε 0 ε 0 B2MAX + BMAX = B MAX + B MAX = B
4 4 μo 4 4 μo 4 μ0 ε 0 4 μo 4 μo 4 μo 2 μo MA

La densità media di energia del campo elettrico è uguale alla densità media del campo magnetico. Quindi
l’energia dell’onda elettromagnetica è immagazzinata in egual misura dal campo elettrico e da quello
magnetico. Ciò è una ulteriore prova che non esiste un campo “più importante “dell’altro: il campo
elettrico e quello magnetico, non devono essere considerate come due entità distinte ma come un unico
campo il campo elettromagnetico.

Concludendo: la densità media di energia elettromagnetica in un punto dello spazio è data dalla relazione:

1 2
ú= B
2 μo MAX

In funzione del solo campo magnetico

1
ú= ε 0 E2MAX
4
In funzione del solo campo elettrico

Poiché i due campi variano in maniera sinusoidale si possono introdurre i valori efficaci:

B MAX 1 2 1
Beff = ⇒ ú= B MAX = B2eff
√2 2 μo μo
In modo analogo

EMAX 1
Eeff = ⇒ ú= ε 0 E2MAX =ε 0 E2eff
√2 2
Un’onda si propaga e trasporta energia da un punto a un altro nello spazio. Quando l’onda, allontanandosi
dalla sorgente, si propaga su fronti sempre più estesi (nella figura vediamo il caso delle onde sferiche)
l’energia, pur conservandosi, si distribuisce su porzioni di spazio sempre più ampie.
Se osserviamo, per esempio, un’onda circolare generata
da un sasso sulla superficie di uno stagno, notiamo che
l’ampiezza delle oscillazioni tende a diminuire via via che
ci si allontana dalla sorgente.

Pur trascurando qualsiasi fenomeno dissipativo, infatti,


l’energia meccanica delle porzioni di acqua vicine al punto di impatto del sasso si trasmette alle porzioni
adiacenti, che iniziano anch’esse a oscillare, ma la quantità di energia si distribuisce su una superficie
sempre più ampia e si osserva che l’ampiezza dell’onda è sempre più piccola.

Definiamo l’intensità di un’onda come l’energia, trasportata dall’onda, che attraversa in un secondo una
superficie unitaria piana perpendicolare alla direzione di propagazione dell’onda stessa.

L’intensità è dunque l’energia che incide in 1 secondo su un’area di 1 m 2

E
I=
S ∆t
Ricordando che il rapporto tra energia e tempo rappresenta la potenza, l’intensità di un’onda è il rapporto
tra la potenza media dell’onda e l’area attraversata (Unità di misura W/m2)


I=
S
Considerando una sorgente puntiforme che emette onde in tutte le direzioni, i fronti d’onda si espandono
secondo superfici sferiche concentriche. Considerando la sfera a distanza r rispetto alla sorgente
puntiforme l’intensità è pari a:

Ṕ Ṕ
I= =
S 4 πr2
L’energia totale che investe la sfera di raggio r 1 è uguale all’energia
che investe la sfera di raggio r2 e così via, ma la distribuzione
dell’energia sulla
superficie delle
sfere è diversa.

In generale le
onde
elettromagnetiche emesse da una sorgente puntiforme S si propagano nello spazio con simmetria sferica;
dunque un osservatore nel punto r verrà investito da un fronte d’onda curvo.

Se però l’osservatore è abbastanza lontano dalla sorgente, la curvatura


dell’onda può essere trascurata, e possiamo semplificare l’onda sferica
come un’onda piana, disegnata a fianco

Vogliamo ora calcolare l’energia che un’onda elettromagnetica trasporta in


un secondo attraverso l’unità di superficie disposta ortogonalmente alla
direzione di propagazione; essa si dice intensità di radiazione.

E u ∆ V uSv ∆ t
I= = = =uv ∆ V =Sv ∆ t
S ∆t S ∆t S∆t
E è l’energia che attraversa l’area S nel tempo Δt = (densità di energia totale) x (volume).

Volume attraversato dall’onda in un intervallo di tempo Δt.

In particolare l’intensità della radiazione elettromagnetica nel vuoto è pari:

1 1
I EM =ú ∙ c= ε 0 c E2MAX= c B 2MAX
2 2 μo

Da cui si deduce che l’intensità è proporzionale al quadrato dell’ampiezza massima.

Le radiazioni e.m. hanno differenti proprietà, sono prodotte in modo diverso e possono essere osservate in
modi differenti, ma hanno una caratteristica comune: tutte possono essere descritte in termini di campi
magnetici ed elettrici e tutte si propagano nel vuoto con la stessa velocità. Esse differiscono quindi
unicamente per la lunghezza d’onda o la frequenza e dato che tutte le onde elettromagnetiche hanno la
stessa velocità nel vuoto, la relazione tra la lunghezza d’onda e la frequenza è:

c=fλ

Lo spettro elettromagnetico
Lo spettro elettromagnetico è l’insieme ordinato delle onde elettromagnetiche classificate in ordine di
frequenza crescente (e di conseguenze lunghezza d’onda decrescente).
Le onde radio
Le onde radio occupano la parte a bassa frequenza dello spettro, con lunghezze d’onda comprese tra 10
km e 10 cm. Le onde medie (MW) con lunghezza d’onda di qualche centinaio di metri, aggirano solo
ostacoli piccoli (case e colline), sono fermate da montagne. Le onde corte (SW) con lunghezza d’onda tra
200 m e 10 m, sono riflesse dalla ionosfera e possono rimbalzare da un emisfero all’altro, sono usate quindi
per le trasmissioni a lunga distanza. Onde lunghe (LW): usate per comunicazioni radio principalmente in
Europa.

Le trasmissioni televisive
Un’antenna trasmittente (un conduttore in cui circola una corrente alternata di opportuna frequenza)
produce onde elettromagnetiche. Ai capi di un secondo conduttore che viene investito dall’onda si genera
una tensione alternata di uguale frequenza, gli elettroni dell’antenna ricevente, muovendosi sotto l’effetto
dei due campi, creano una corrente che può essere captata e amplificata.

I segnali televisivi
I segnali televisivi viaggiano su onde che hanno lunghezza d’onda dell’ordine del metro e possono essere
bloccati anche da ostacoli di piccole dimensioni quindi hanno bisogno di ripetitori per essere “visti”. La
funzione di ripetitore può essere svolta un satellite in orbita, che sarà “visto” da molti ricevitori.

Le microonde
La lunghezza d’onda delle microonde è compresa tra qualche decina di centimetri e il millimetro.

Sono utilizzate per le telecomunicazioni e la telefonia mobile, reti wireless e sistemi GPS. Il radar emette
impulsi di microonde che sono riflessi da aerei, navi e altri oggetti di grandi dimensioni e localizza il
bersaglio misurando l’intervallo di tempo che separa l’emissione di un impulso dalla ricezione. Il forno a
microonde sfrutta l’azione del campo elettrico oscillante delle microonde sulle molecole d’acqua e su altre
molecole polari contenute nei cibi

La radiazione infrarossa
A lunghezze d’onda maggiori di 700 nm e fino a 1 mm si trova la radiazione infrarossa.

I telecomandi usano raggi infrarossi, i termometri clinici da inserire nell’orecchio analizzano la radiazione
emessa dal sangue nel timpano, vicino all’ipotalamo, parte del cervello che regola il calore corporeo. Con
l’infrarosso si possono fare riprese fotografiche che rilevano le diverse temperature di una zona o di un
oggetto. Sono utilizzate in edilizia per mettere in evidenza le dispersioni di calore. A temperature vicino a
quella ambiente la radiazione che un corpo assorbe e emette è soprattutto infrarossa. Le radiazioni
infrarosse riusciamo a percepirle sotto forma di calore.

La radiazione visibile
La radiazione visibile è quella parte dello spettro elettromagnetico è compresa tra la lunghezza d’onda di
0,7 mm (rosso) e 0,4 mm (violetto). Onde luminose di diversa frequenza sono percepite dall’occhio come
luci di diverso colore.
Nel 1666 Newton disperse la luce bianca con un prisma; era possibile associare ad ogni colore una
lunghezza d’onda. La luce bianca è una miscela di onde che hanno lunghezze d’onda diverse. Il fenomeno
secondo cui per effetto della rifrazione la luce si separa nelle sue diverse componenti monocromatiche è
detto dispersione.

L’effetto serra
La luce visibile proveniente dal Sole giunge al suolo dove viene assorbita e parzialmente riemessa sotto
forma di radiazione infrarossa. Il biossido di carbonio e altri gas inquinanti presenti nell’atmosfera non
consentono alle radiazioni infrarosse di essere disperse nello spazio, causando il riscaldamento
dell’atmosfera (Il biossido di carbonio è trasparente alla luce visibile, ma assorbe le radiazioni infrarosse).

La radiazione ultravioletta
A lunghezze d’onda minori di 0,4 mm e fino a 10 nm si trova la radiazione ultravioletta.

La sorgente più importante di questa radiazione è il Sole. I raggi ultravioletti hanno la proprietà di favorire
diverse reazioni chimiche, come la produzione di melatonina nella pelle, ma un’eccessiva esposizione può
procurare danni gravi proprio alla pelle e agli occhi.

I raggi X
Prodotti mediante tubi a vuoto nei quali gli elettroni subiscono una rapida decelerazione urtando contro un
bersaglio metallico. L’energia perduta dagli elettroni nell’urto di ritrova in parte sotto forma di raggi X essa
penetra in profondità nella materia. Sono usati per le radiografie poiché vengono assorbite da quegli
elementi che hanno un numero atomico grande, quindi attraversano tessuti molli ma sono arrestati dal
calcio delle ossa.

I raggi gamma
A lunghezze d’onda minori di 10 pm si trovano i raggi gamma. Sono emessi naturalmente nei decadimenti
nucleari. I raggi gamma hanno una grande capacità di ionizzare gli atomi, ossia hanno una energia tale da
strappare gli elettroni dagli elementi, pertanto possono essere pericolosi per gli esseri viventi. Vengono
usati in diverse applicazioni tra cui la PET (tomografia a emissione di positroni) che consente di ottenere
immagini di organi interni. Sono utilizzati anche per sterilizzare strumenti chirurgici e nella radioterapia dei
tumori poiché danneggiano il DNA delle cellule neoplastiche.

Polarizzazione
Una delle caratteristiche principali delle onde elettromagnetiche è che sono
onde trasversali e a causa di ciò possono essere polarizzate. Il concetto di
polarizzazione di può comprendere osservando un’onda trasversale che si
propaga su una corda verso una fenditura. L’onda è polarizzata linearmente:
ciò significa che vibra lungo una sola direzione, detta direzione di
polarizzazione. Nella prima figura la direzione di polarizzazione è verticale e
parallela alla fenditura, che quindi è attraversata dall’onda. Quando invece la
fenditura è perpendicolare alla direzione di polarizzazione, come nella seconda
figura, l’onda non può passare. Nel caso di onde longitudinali, come le onde
sonore, la direzione di polarizzazione è anche quella di propagazione, per cui
l’orientazione della fenditura non ha alcun effetto sull’onda.
In un’onda elettromagnetica, il campo elettrico può oscillare (sempre perpendicolarmente alla direzione del
moto dell’onda) in modi molto diversi:

Polarizzazione Lineare
Se la direzione di oscillazione del campo elettrico resta la stessa, la radiazione è polarizzata linearmente.

Il vettore campo elettrico (così come il vettore campo


magnetico) oscilla sempre perpendicolarmente alla direzione di
propagazione dell’onda. Il piano individuato dalla direzione di
oscillazione del campo elettrico e dalla direzione di
propagazione dell’onda è detto piano di polarizzazione, ossia è
il piano formato dalla direzione di propagazione e dal vettore E.

Polarizzazione lineare lungo l’asse y Polarizzazione lineare lungo l’asse x

In queste animazioni viene mostrato il solo campo elettrico; il campo magnetico è perpendicolare a quello
elettrico e alla direzione di propagazione dell’onda.
Luce non polarizzata
Le sorgenti più comuni (sole, lampadine) emettono onde in cui il
piano di polarizzazione è orientato in modo casuale attorno alla
direzione di propagazione: la radiazione è non polarizzata. Nelle
sorgenti di luce ordinaria (lampade a incandescenza e a
fluorescenza) l’onda elettromagnetica prodotta da ciascun atomo
non ha alcun legame con quella emessa dagli altri atomi e quindi il
processo di emissione è del tutto casuale. Poiché tutte le direzioni di
vibrazione sono possibili, l’onda elettromagnetica risultante è una
sovrapposizione caotica delle onde prodotte dalle singole sorgenti
atomiche.

Filtro polarizzatore

La radiazione non polarizzata può essere resa polarizzata facendola


passare attraverso un filtro polarizzatore che lascia passare solo le
componenti del campo elettrico che sono parallele all’asse del
polarizzatore. La direzione di polarizzazione che riesce ad attraversare il
materiale si dice asse di trasmissione. Indipendentemente da come è
orientato l’asse l’intensità della luce polarizzata trasmessa dal filtro è la
metà di quello della luce incidente (I0) non polarizzata.

I0
I media =
2

La luce non polarizzata infatti contiene tutte le direzioni di polarizzazione. Il campo elettrico lungo ciascuna
direzione può essere scomposto in una componente parallela e una perpendicolare all’asse di trasmissione,
con il risultato che le componenti medie parallela e perpendicolare all’asse sono uguali. In media, metà
delle onde con polarizzazione casuale che incidono sul polarizzatore sono quindi eliminate.

Dopo aver prodotto luce polarizzata è possibile usare un secondo materiale, detto analizzatore, che
consente di modificare la direzione di polarizzazione

L’asse di trasmissione dell’analizzatore è


orientato secondo un angolo θ rispetto
all’asse di trasmissione del polarizzatore.

Se il modulo del campo elettrico della


luce polarizzata incidente
sull’analizzatore è E il modulo del campo che attraversa l’analizzatore è la componente parallela all’asse di
trasmissione, cioè E cos θ.

Legge di Malus
Ricordando che l’intensità di un’onda elettromagnetica è proporzionale al quadrato dell’ampiezza del
campo elettrico:

1
I EM = ε 0 c E2MAX
2

l’intensità dell’onda trasmessa dal filtro analizzatore risulta proporzionale a cos 2 θ e legata a quella
incidente dalla relazione:

I =I i cos θ 2

Useremo questo legge quando la luce è già polarizzata, dove I iè l’intensità della luce polarizzata che entra
nel filtro analizzatore. Pertanto se Io è l’intensità della luce che entra nel filtro polarizzatore si ha:

2 I0 2
I =I i cos θ = cos θ
2

Intensità dell’onda che riemerge dopo il passaggio dal


filtro analizzatore.

Intensità dell’onda incidente sull’analizzatore.

Intensità dell’onda dimezzata dopo il passaggio dal filtro


polarizzatore.

Esempio

Nell’esperimento di polarizzazione mostrato in figura, l’intensità finale del fascio e 0,125 I0. Trova l’angolo
compreso tra l’asse di trasmissione dell’analizzatore e quello del polarizzatore.

I0 2 I 2( 0,125 I 0 )
I 1= cos θ 2 ⇒ cos θ2= 1 = ⇒ cos θ=0,5 ⇒ θ=60 °
2 I0 I0

Intensità dell’onda dopo il filtro analizzatore.

Intensità dell’onda prima dell’analizzatore.

Esempio

Un fascio di luce naturale attraversa una serie di polarizzatori ognuno dei quali ha l’asse di polarizzazione
ruotato di 45◦ rispetto al precedente. Determinare quale frazione dell’energia del fascio incidente è
presente nel fascio uscente dal terzo polarizzatore.
Dopo il primo polarizzatore risulta:

I0
I 1=
2

Per il secondo polarizzatore, per la legge di Malus:

2 I0 2 Io
I 2=I 1 cos θ = cos θ =
2 4

e per il terzo polarizzatore:

2 2 2 I0 4 Io
I 3=I 2 cos θ =I 1 cos θ cos θ = cos θ =
2 8

Abbiamo visto che ruotando l’asse di trasmissione dell’analizzatore rispetto a quello del polarizzatore è
possibile modificare sia direzione di polarizzazione sia l’intensità della luce trasmessa.

Sovrapponendo due filtri polarizzatori e facendoli ruotare


l'uno rispetto all'altro si osserva un graduale oscuramento.
Se la direzione dell’asse di polarizzazione di questo secondo
filtro è perpendicolare al piano di polarizzazione della luce
polarizzata, non si ha alcun passaggio di luce.

I filtri Polaroid
Un buon esempio di materiale polarizzatore è un filtro Polaroid. Questi filtri sono composti, per
costruzione, da strisce parallele di lunghe molecole. L'energia della componente orizzontale della luce
è assorbita dalle molecole, dunque questa non riesce a passare. La componente verticale può passare,
invece, poiché le molecole non possono assorbire la sua energia. 

Se la luce è polarizzata perpendicolarmente alla direzione della molecola, essa


viene totalmente trasmessa

Se la luce è polarizzata parallelamente alla direzione della molecola, essa viene


totalmente assorbita dalla molecola.

Per qualsiasi altra direzione di polarizzazione la luce è trasmessa, ma con intensità


minore rispetto alla luce incidente.
Vi sono però alcune sorgenti, come i laser, in cui gli atomi emettono radiazione i cui piani di oscillazione del
campo elettrico sono tutti paralleli. La radiazione risulta quindi polarizzata linearmente.

La polarizzazione ha importanti applicazioni. Il campo elettrico descrive la


capacità dell’onda di spostare cariche elettriche (per esempio gli elettroni
in un materiale conduttore) dunque la polarizzazione esprime la direzione
nella quale queste cariche verranno spostate.

Consideriamo ad esempio un’antenna televisiva: essa sarà in grado di


captare un’onda radio solo se orientata sul suo piano di polarizzazione, perché solo in tal caso gli elettroni
del metallo potranno spostarsi lungo la struttura, inducendo un segnale nel cavo collegato all’antenna.
Questo permette di trasmettere due segnali radio alla stessa frequenza senza che interferiscano tra loro,
semplicemente trasmettendoli con piani di polarizzazione ortogonali, in quanto sarà sufficiente orientare
diversamente l’antenna per captare l’uno o l’altro.

Potrebbero piacerti anche