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Alföldy Géza - Storia sociale dell'antica Roma

Titolo: Storia sociale dell'antica Roma


Autore: Géza Alföldy
Traduttore: Zambrini A.
Editore: Il Mulino
Collana: Universale paperbacks Il Mulino
Data di Pubblicazione: Settembre 1997
ISBN: 8815061010
ISBN-13: 9788815061010
Pagine: 312

Descrizione
Come era organizzata, e come appare oggi ai nostri occhi la struttura sociale di Roma antica nel
lungo millennio della sua storia? Dall'età arcaica alla fine dell'"imperium", Alföldy traccia una utile
e chiara sintesi, facendo scorrere sotto i nostri occhi in un sapiente montaggio i fotogrammi di una
società quanto mai stratificata, nella quale i mutamenti furono di così lungo periodo da risultare
quasi impercettibili. In definitiva la storia romana, nonostante i cambiamenti occorsi in un arco di
tempo plurisecolare, si è rivelata essere la storia di un unico tipo di società, che per i criteri delle sue
divisioni interne, per la struttura degli strati sociali e delle loro relazioni si distinse nettamente non
soltanto rispetto ad una società moderna, ma anche rispetto ad ogni altra società preindustriale e ad
ogni altra società "antica".

Prefazione p. 7
I. La società romana arcaica 13
1. I fondamenti dell'ordinamento sociale 13
2. La struttura della società 17
3. La lotta tra gli ordini nella Roma arcaica 27

II. La società romana dall'inizio dell'espansione alla seconda guerra punica 39


1. La dissoluzione dell'ordinamento sociale arcaico: l'accordo tra gli ordini e l'espansione 39
2. L'ordinamento sociale romano nel III secolo a.C. 49
III. La trasformazione strutturale del II secolo a.C. 67
1. Condizioni e caratteristiche generali 67
2. Strati sociali superiori 70
3. Strati sociali inferiori, Italici e provinciali 78
4. Il cammino verso la crisi 88

IV. La crisi della repubblica e la società romana 99


1. I conflitti durante la tarda repubblica 99
2. Le rivolte degli schiavi, dei provinciali e degli Italici 101
3. I conflitti principali della tarda repubblica ed il loro contesto sociale 109
4. Le conseguenze della crisi per la società romana 123

V. L'ordinamento sociale al tempo del principato 139


1. Condizioni vecchie e nuove 139
2. La stratificazione sociale 153
3. L'ordine senatorio 164
4. Altri ordini e strati sociali elevati 172
5. Strati sociali inferiori urbani 185
6. Strati sociali inferiori rurali 196
7. La struttura per ordini e strati ed i suoi effetti 201

VI. La crisi dell'impero romano e la trasformazione della struttura sociale 221


1. La crisi dell’«Imperium Romanum» e la società romana 227
2. Mutamenti negli strati sociali superiori 234
3. Mutamenti negli strati sociali inferiori 246
4. La trasformazione strutturale 249

VII. La società tardoromana 265


1. Condizioni e caratteristiche generali 265
2. Strati sociali superiori 273
3. Strati sociali inferiori 284
4. La società tardoromana e la caduta dell’Imperium Romanum 293

I. La società romana arcaica


Re etruschi, patrizi erano possidenti terrieri e cavalieri che accompagnavano il re. Famiglia, gens,
curia, tribù. La plebe formata da contadini e artigiani era considerata socialmente infimi
dall’ordinamento aristocratico. Clienti e liberti legati all’aristocrazia piuttosto che alla plebe.
Schiavi.
Lotte tra patrizi e plebei:
V-IV secolo i plebei ottengono la polarizzazione della società in due ordini distinti.
’60 IV – inizio III secolo patrizi e plebei si accordano
Cause plebei artigiani e commercianti si arricchirono e poterono disporre di equipaggiamento
militare accrescendo la propria importanza.
Creazione tempio Cerere sull’Aventino come tempio Giove sul Campidoglio, poi tribuni della
plebe, strutture sacrali e politiche. Leggi 12 Tavole sanciscono un nuovo ordinamento basato sul
denaro, riforma serviana dell’esercito basata sul censo.

II. La società romana dall'inizio dell'espansione alla seconda guerra punica


367 leges Liciniae Sextiae: cancellati debiti, limiti ai latifondi sul terreno pubblico.
326 lex Poetelia Papiria: abolisce la schiavitù per debiti.
IV sec. Struttura economica arretrata (pag. 50) “artigianato, commercio e anche economia
monetaria abbiano avuto una funzione di rilievo nell’economia e abbiano portato al rafforzamento
dei gruppi sociali attivi in questi settori”.
III sec. Ordinamento sociale aristocratico con una nuova aristocrazia di patrizi e ricchi plebei. (pag.
53) “la formazione di un’élite, che era interessata non soltanto alla proprietà terriera, ma anche, in
misura crescente, al profitto derivante dall’artigianato, dal commercio e dall’economia monetaria.
Dominio dell’aristocrazia sulla massa popolare.
(pag. 57) “L’aristocrazia senatoria forgiò con l’aiuto della propria tradizione anche l’identità
collettiva dell’essere romano, che legò almeno gli strati liberi del corpo cittadino all’idea di uno
stato sostenuto collettivamente dalla società, all’idea della res publica come di una res populi (Cic.,
De re publ., 1, 39) La base spirituale di questa idea dello stato fu la religione”.
218 lex Claudia impose limiti al commercio per i senatori; (pag. 59) “una aristocrazia di proprietari
terrieri: uno strato sociale superiore di questo genere aveva meno bisogno di rischiare
economicamente, manteneva assolutamente immutati i legami della popolazione rurale con i potenti
ed era molto meno incline ad influenze straniere che non uno strato dirigente composto di
commercianti ed imprenditori (cfr. Catone, Agr. Praef., 1 ss.)”.

III. La trasformazione strutturale del II secolo a.C.


Formazione dell’impero e annessioni territoriali, proletarizzazione dei contadini, l’aristocrazia andò
differenziandosi in senatori ed equites, sistema oligarchico.
(pag. 73) “Una vera e propria ideologia del profitto si fece strada.” Marco Porcio Catone (Plut.,
Cato, 24, 11 e 21, 8).
Ascesa dell’ordine equestre (pag. 77) composizione eterogenea ma affaristica.
La piantagione, commercio estero, attività imprenditoriale ed economia monetaria hanno favorito
l’ascesa di un ceto medio artigianale. Impoverimento dei contadini che si riversavano in città.
Scontri con i socii e i provinciali. Aumento del lavoro schiavile.
(pag. 91) “L’antico sistema di valori romano…che si era sviluppato nelle condizioni di un
ordinamento sociale arcaico, apparve superato nell’età della costruzione dell’impero e della forte
ristrutturazione della società romana.”
(pag. 92) “Niente è così indicativo della miopia di molte personalità autorevoli dello strato dirigente
romano del II sec. a.C. come il comportamento di Marco Porcio Catone. Da una parte egli mirava
con ogni mezzo alla riconversione dello strato dirigente alle nuove forme economiche, all’economia
basata sulla piantagione e sugli schiavi, agli investimenti, alle speculazioni. Dall’altra perseverò
nelle antiche virtù romane, tra l’altro proprio nella parsimonia e nel tenore di vita assai modesto…”
Atteggiamento contraddittorio secondo l’Autore.
La vittoria degli italici rafforzò il sistema oligarchico romano.

IV. La crisi della repubblica e la società romana


Rivolte servili e dei provinciali, non erano rivoluzioni ma tentativi di liberarsi del dominio romano.
(pag. 124) “… da molto tempo il mos maiorum non era più, nemmeno per l’aristocrazia senatoria,
un sistema di valori comune, ma la maggior parte dei pensatori del tempo deplorava profondamente
la distruzione di tale sistema di valori: le tendenze spirituali ed intellettuali dominanti miravano ad
un suo rinnovamento e non ad una sua sostituzione con ideali totalmente nuovi.”

V. L'ordinamento sociale al tempo del principato


Fino alla metà del II sec. l’economia romana si è diffusa in tutte le province.
Società molto articolata e stratificata: honestiores (membri ordo senatorius, equestre, decurionum),
humiliores (ingenui, liberti, servi), permaneva comunque una certa mobilità sociale.
(pag. 143) Sulla mancata industrializzazione “Tuttavia ciò che mancò fu probabilmente soltanto
quella domanda di alimentazione sufficiente e di piena occupazione di vaste masse popolari, che,
nel XVIII sec., introdusse nell’Europa occidentale la rivoluzione industriale.”
VI. La crisi dell'impero romano e la trasformazione della struttura sociale
Il dominato portò ad una diversa distribuzione delle cariche militari tra senatori e cavalieri, i primi
esclusi i secondi avvantaggiati.
L’economia entrò in recessione, gli strati sociali più bassi furono impoveriti, niente liberti arricchiti.
Disgregazione dell’Impero, meno libertà.

VII. La società tardoromana


Ancora minori libertà, tasse oppressive, ceti dominanti divisi anche dalla religione e all’interno del
cristianesimo. Disgregazione dell’imperium romanum.

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