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TECNICHE COSTRUTTIVE DELL’EDILIZIA STORICA

Prof. Fabbri

FONDAZIONI
Ferrara non ha un terreno roccioso, un terreno misto di argille, torbe, ghiaia. Per questo motivo c’è la necessità di rendere
solido il terreno.
Per rendere più solido il terreno si utilizza la tecnica del costipamento del terreno tramite l’infissione di pali attraverso il
battipalo, uno strumento che veniva usato per battere i pali nel terreno.
Il palo, andando nelle parti inferiori, raggiunge strati più solidi e più compressi. Mentre il palo entra nel terreno, il terreno
che si trova nella zona intorno al palo e tra un palo e l’altro si comprime, ottenendo un effetto di schiacciamento laterale.
Quando i pali erano più lunghi occorreva mettere in gioco dei macchinari più complessi: si utilizzavano anche macchinari
di sollevamento.
Per le strutture di sottofondazione si realizzava un sistema di palificate o passonate. Sopra i pali vengono messe delle travi
lignee per collegare le travi e per creare un piano di appoggio per la fondazione vera e propria (non sempre presente).
Probabilmente non presente a Ferrara.
Palazzo Tassoni si trovava su un un’isola attorno alla quale scorreva il Po; quindi, si trova su un terreno sabbioso. È una
condizione relativamente favorevole, rispetto ad un terreno argilloso. Forse era prevista una palificata.
La fondazione ha la caratteristica di scaricare tutto il carico che viene dalle strutture soprastanti. Nelle fondazioni profonde,
murarie e continue, al di sotto dei muri portanti si tende ad allargare il piano di appoggio per aumentare l’area di terreno
schiacciata dal peso dell’edificio.
A dare stabilità alla fondazione collabora anche il terreno di confinamento laterale che schiaccia la muratura e la aiuta a
funzionare meglio (funziona come una cerchiatura).
Per fare dei saggi delle fondazioni è sempre bene non scoprire mai completamente le parti laterali delle fondazioni perché
potrebbe provocare dei cedimenti. Bisogna scoprire solo una piccola parte in una zona, ricoprire e poi scoprirne un’altra
zona.
Le murature continue richiedono una fondazione continua. Mentre sistemi colonnati o pilastrati presentano plinti sotto le
colonne, ovvero delle fondazioni quadrangolari, puntiformi, più larghe del dado di base delle colonne. Gli scalini di
allargamento dei plinti sono fatti in mattone, con piccole riseghe. La parte sporgente più in basso non sporge più di mezzo
mattone perché si fratturerebbero i mattoni, ma sporge di ¼ di mattone circa (equivalente allo spessore del mattone). Si
arriva ad una larghezza pari al doppio della larghezza della muratura che viene sostenuta sopra la fondazione.
In alcune zone di fondazione ci possono essere delle zone con acqua. Si possono trovare a livello del terreno la presenza
di archi di scarico, che spostano il peso della muratura dalle zone in cui è bene che non ci siano le fondazioni, come canali
di scolo.

MURATURE IN LATERIZIO
La muratura in elevato è costituita dal materiale della fondazione (ma nella fondazione ci sono materiali di meno qualità).
Le murature sono un mondo vasto. Possono essere lavorate per accogliere delle finiture più nobili, ad esempio ad imitazione
della pietra. Le murature recano delle buche, che sono la traccia del cantiere antico: sono i punti in cui i vecchi ponteggi si
appendevano per costruire il cantiere.
Ci sono murature semplici, anche di materiali diversi, come pietrame poco sbozzato (non a Ferrara).
Forse nel tempo sono state messe in opere delle finiture superficiali a palazzo Tassoni.
La tessitura dei mattoni non è particolarmente regolare (varia anche di zona in zona). Degli studiosi hanno studiato delle
apparecchiature murarie.
Studiando il modo di tessere i mattoni tra di loro è possibile datare un edificio.
Disposizione dei mattoni in relazione allo spessore:
1. In foglio → con mattoni messi in verticale (per tramezze)
2. Una testa (tramezzature) → applicazione ridotta della muratura isodoma (Galleria delle Muse).
3. due teste → possibilità di apparecchiature razionali, meglio se con alternanza mattoni di punta (diatoni) e di fasci. Bisogna
fare dei giunti sfalsati per non creare discontinuità. La testa del mattone collega una faccia e l’altra della muratura (diatono).
Muri a blocco, a croce, alla gotica, alla fiamminga. A Ferrara le murature non sono molto ordinate perché perlopiù venivano
ricoperti con finiture. A volte nelle partite di mattoni c’erano anche le mezzane, ovvero mezzi mattoni.
3. Tre teste o quattro o più teste (anche con interno a sacco) → ampliamento possibilità di combinazione.
In corrispondenza dei solai di legno c’è uno scalino che riduce il muro di una testa. Man mano che si sale lo spessore della
muratura diminuisce.
In murature di ampio spessore è possibile che all’interno ci fosse un nucleo interno riempito con conglomerato (muratura
a sacco), ma non è il caso di Palazzo Tassoni.
All’interno di muratura la disposizione dei mattoni non è ordinata.
In alcuni casi (cortina mobile) la cortina muraria è pensata per rimanere a vista → i giunti di malta sono ordinatissimi e
sottilissimi. In questo caso i mattoni potrebbero essere svasati e poi levigati.

SOLAI PIANI
Solaio piano → orditure di elementi di trave realizzate per formare all’interno dell’edificio uno o più piani orizzontali.
Sono strutture elastiche sollecitate prevalentemente a flessione.
Volte murarie → strutture rigide che lavorano ad arco e sono sollecitate prevalentemente a compressione; non si deformano
in modo sensibile.

L’impalcato ligneo (con struttura in legno e finiture estradossali di vario genere) costituisce la struttura più utilizzata nelle
costruzioni del passato.

Solai in legno:
La protezione delle teste delle travi si otteneva: con aerazione / circolazione dell’aria; con foderatura dei vani di innesto;
con interposizione di tavola in legno / con carbonizzazione della testa o strato di pece.
I solai potevano avere anche delle mensole di appoggio. Se il legno viene a contatto con il muro ci possono essere dei
fenomeni di condensa, che possono dar luogo a muffe e funghi. La mensola è anche un elemento utile per la conservazione
della trave.
Spesso vengono messi dei rompitratta sotto le travi di displuvio per aiutare la trave in modo tale da portare il carico su due
muri, ripartendo il carico in tre punti nel sottotetto.

Solai a semplice orditura → con una sola orditura portante → tutte le travi sono nella stessa direzione e sono tutte portanti.
Questo vuol dire usare molto legno. Sono molto diffusi in Veneto. A Venezia ci sono dei cedimenti fondali che possono
essere differenti nelle varie zone del palazzo.
Le tavole possono essere o ortogonali o longitudinali, se le travi sono molto ravvicinate.
In area veneziana viene inventato un sistema per pavimenti che è in grado di adattarsi ai movimenti dei solai di legno con
semplice orditura così da assecondare i movimenti del solaio. Il “terrazzo” (tipo di pavimento) alla veneziana permette al
pavimento di essere fatto di tanti pezzetti di pietra tenuti insieme dalla malta che, nel momento in cui il pavimento si frattura,
la fessura sia visivamente piccola (poi si può ripassare sul pavimento con uno strato di malta in modo da coprire la
fessurazione).

Nella parte su via della Ghiara di Palazzo Tassoni, c’è un pavimento di terrazzo alla veneziana, perché c’è sotto un solaio
con una luce molto grande, quindi molto cedevole.

Solai a doppia orditura → ci sono poche travi portanti grosse e lontane tra loro. L’orditura secondaria di travetti permette
di distanziare le tavole.
Cantinelle → listelle coprifilo che vanno sui travetti. Nel nostro solaio ci sono dei chiodi, quindi hanno dovuti fissarli da sotto.
Solaio a caselle e cantinelle.
Bussola → tavoletta di legno tra un travetto e l’altra che copre lo spazio che ci sarebbe in altezza tra la trave portante e il
tavolato. Venivano sagomate per non utilizzare i chiodi (costosi in cantiere).
Impalcato di pavimentazione → pavimento in tavelle o tavelle quadrate. Sotto c’è un sottofondo molto incoerente in grado
di assecondare la flessione del solaio.

Per solai con grande luce → si fa con raddoppio della trave; o dei martinetti che servono per spingere in su la trave con
funzione di tirante; schiacciando la geometria della capriata (due puntoni sagomati, con un monaco al centro) → travi
composte = travi con più pezzi di legno.
TRAVI COMPOSTE IN LEGNO NELLA FERRARA RINASCIMENTALE
La peculiarità delle travi composte è la capacità di coprire ambienti di notevoli dimensioni, grazie alla opportuna
disposizione dei pezzi.
Venivano impiegate nelle logge dei palazzi nobiliari ferraresi o nei refettori. Presentano una lieve curvatura verso l’alto.
Le travi composte permettono di creare una permeabilità tra gli spazi costruiti e gli spazi di corte e di giardino. Lo spazio
nobile dell’ambiente attorno al palazzo diventa parte dello spazio nobile dei loggiati. Il sollevarsi dell’architettura da terra
permette traguardi tra una costruzione e l’altra, attraverso logge, giardini. Per questo motivo l’elemento costruttivo della
trave composta costituisce una rivoluzione architettonica, in un momento di tensione culturale verso qualcosa di nuovo
(Rinascimento).

Modelli base di trave composta:


1. Trave di due parti o trave tassellata → trave composta essenzialmente da due elementi: la catena, fortemente
incurvata, e il tassello centrale, di forma tendenzialmente rettangolare. Si ottiene dalla lavorazione di una trave
originariamente di sezione intera, privata di una porzione centrale all’estradosso, incurvata, e mantenuta in tale
conformazione attraverso l’inserimento di un elemento di dimensioni superiori a quello asportato. Si tratta di un
esemplare piuttosto raro di trave composita, rilevato solo all’interno di un paio di casi di studio ferraresi,
probabilmente anche a causa del forte degrado cui doveva essere soggetta. A rigore di logica, sebbene l’esperienza
sul campo non possa confermarlo, risulta indispensabile la presenza di spalle per ottenere la regolarizzazione
dell’estradosso, a causa della curvatura della catena.
Non presenta denti di taglio.

2. Trave a tre pezzi o trave albertiana → si compone di: catena unica reagente a trazione, sulla quale sono stati ricavati
i denti di taglio, che mettono a contrasto i pezzi compressi e i pezzi a trazione (…)
3. Trave a quattro pezzi o leonardesca → sistema composto di quattro elementi strutturali: il pezzo unico della catena,
reagente a trazione, i due puntoni superiori compressi e il tassello centrale, di forma tendenzialmente rettangolare.
La tipologia è stata rilevata in abbondanza nei cantieri quattrocenteschi ferraresi, in genere sempre associata ad
una curvatura di intradosso, salvo alcuni casi di dubbia interpretazione. Data la conformazione dei puntoni, la cui
inclinazione non consente di avere una superficie orizzontale di estradosso, le spalle sono sempre presenti; tuttavia,
la definizione a quattro pezzi tende a sottolineare come tali elementi siano piuttosto piccoli e di semplice
completamento della sezione.

4. Trave a sei pezzi → rappresenta il tipo più maturo, caratteristico ed esclusivo dell’ambiente ferrarese e ivi presente
in grande abbondanza. È impiegata nella realizzazione di particolari eventi architettonici e copre le maggiori luci
di solaio, grazie all’assemblaggio di catena (tesa), puntoni simmetrici (compressi) e chiave centrale dentata (che
sostituisce il tassello assottigliando notevolmente la catena stessa nella parte centrale). La curvatura di intradosso
è sempre presente e facilmente visibile in tutti i casi osservati. Le spalle, parti costanti della geometria della trave,
si configurano sempre come parti di completamente, ma la loro dimensione in questo caso è superiore a quella
che gli stessi elementi ricoprono nelle quattro pezzi; per rimarcare questa loro rilevanza materica all’interno della
sezione e del disegno complessivo si è scelta la denominazione a sei pezzi, allo scopo di distinguere con maggior
forza i due tipi studiati.
Elementi che compongono una trave composta:
- Catena (elemento inferiore che collega muro a muro);
- Chiave;
- Puntoni (sopra la catena);
- Spalle (cunei).
Gli elementi sono sagomati ma per consentire la coesione tra di loro si utilizzano:
- Chiodature principali → giunzione della catena, chiave, puntoni;
- Chiodature di fissaggio → fissano le spalle sulla linea di estradosso.

Realizzazione di una trave composta:


1. Si realizza l’incurvamento (stato di coazione che viene poi contrastato dal carico sulla trave);
2. Sagomatura molto accurata. Posizione dei denti di montaggio cambia nel tempo. Taglio progressivo dei denti di
taglio. Si tiene conto di una sollecitazione diversificata;
3. Assemblaggio dei puntoni e del tassello;
4. Chiodatura;
5. Completamento → spalle e chiodatura.

Collegamento ai muri: avviene attraverso le bandelle, ovvero elementi di metallo ai lati della travi che, uscendo dalle
murature, collegano le travi al muro, facendo funzionare la trave come dei tiranti.

ARCHI E VOLTE
Taglio dei conci secondo una geometria a cuneo (stereotomia = taglio delle pietre).
Dimensionamento dei piedritti: occorre che il piedritto abbia una dimensione per cui il muro non si ribalti a causa del carico
orizzontale che arriva dall’arco. Nei chiostri delle chiese, dove ci sono archi su colonne, si interviene con catene metalliche
in funzioni di tiranti per contrastare la spinta orizzontale che arriva dall’arco.
I primi punti in cui si apre un arco sono, a partire dall’estradosso, le reni (a 30°), poi nella chiave dell’arco.
Si realizzano dei riempimenti che impediscano all’arco di muoversi, fino alle reni.

Piattabanda: prevede un funzionamento dei conci come quelli nell’arco. Si tiene solo l’essenziale della geometria dell’arco,
in modo tale da contenere la curva delle pressioni.

Volte non sempre sono volte reali ma, molto spesso, sono volte leggere, ovvero con centine di legno di recupero,
giustapposte per pezzi chiodati a due a due, su cui viene legata una stuoia con cannucce intrecciate, legate con legante a
base di gesso che refluisce e tiene insieme il canniccio.

COPERTURE
Possono essere:
1. Spingenti: con puntoni e muro di spina (muro centrale).
2. Non spingenti → travi principali parallele alla linea di gronda (tetto con travi su teste di padiglione).
Ci possono essere capochiave in corrispondenza delle travi della copertura.
3. A capriata semplice (solo carico verticale sulla muratura) o a capriata con saette.

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