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Studia

meno
Studia meglio [2.0]
Il metodo di studio per preparare il
doppio degli esami in metà del tempo

Andrea Giuliodori

Manuale - 2° edizione


Copyright © 2017 EfficaceMente.com 1 Codice ISBN: 979-12-200-0010-9


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Introduzione (da leggere!)
Questo manuale non è un romanzo.

Considera Studia meno, Studia meglio (Sm2 per gli amici) come una sorta di
“libretto delle istruzioni per l’università”; un fedele compagno del tuo percorso
accademico che ti saprà indicare, di volta in volta, come affrontare EfficaceMente
ogni tua sfida universitaria.

Nello specifico, in questa introduzione vedremo cosa puoi aspettarti da questo


corso e come puoi spremerlo fino all’ultima parola per riuscire finalmente a dare il
doppio degli esami in metà del tempo.

Prima però voglio farti una domanda…

Perché secondo te alcuni studenti hanno successo all’università, mentre altri


rimangono bloccati e fanno una fatica del diavolo?

C’entra il talento? C’è chi nasce portato per lo studio e chi invece no? Alcuni corsi
sono oggettivamente molto più difficile di altri?! Questione di… culo?! :-D

Prenditi 5 minuti e rispondi a questa domanda. Mi raccomando, fallo di getto (se


hai stampato il manuale puoi farlo qui sotto):

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Aspetta un attimo…

Starai mica continuando a leggere senza aver risposto?!

Te l’ho detto: questo manuale non è un romanzo. Se vuoi davvero dare una svolta
all’università, devi seguire alla lettera le istruzioni che ti fornirò in questo corso.

Inutile girarci intorno… uno dei motivi per cui non stai ancora ottenendo i risultati
che desideri è perché continui a fare di testa tua, magari applicando quel metodo
di studio (se così si può definire), imparato alle scuole medie.

È arrivato il momento di cambiare musica.

Hai fatto questo investimento. Hai finalmente l’occasione di rivoluzionare il tuo


percorso accademico. Non sprecarla ;-)

Ok, torniamo a noi. Prenditi i famosi 5 minuti e rispondi alla domanda che ti ho
fatto alla pagina precedente. Ci aiuterà a capire quali sono le tue attuali
convinzioni sullo studio.

Queste convinzioni (spesso errate) sono parte del problema.

Non preoccuparti però, già dalla prossima pagina inizieremo a smantellarle. Ti


parlerò infatti di quelle che sono le uniche 4 abilità essenziali di cui hai bisogno
per avere successo all’università.

[SPOILER] Col giusto approccio, chiunque può perfezionare queste 4 abilità e


grazie a Studia meno, Studia meglio tu imparerai a dominarle, ottenendo uno
“svantaggio sleale” nei confronti di qualsiasi altro studente. [FINE SPOILER]

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Domina queste 4 abilità e dominerai l’università
Durante i miei studi alla Facoltà di Ingegneria avevo una “fissa”: capire quali
fossero i segreti per avere successo all’università e nello studio in generale.

Più avanti ti racconterò brevemente quali risultati accademici ho ottenuto grazie a


questa “fissa”.

Ma più che la mia storia, probabilmente ti interesserà la storia dei quasi 12.000
studenti universitari (come te), che a partire dal 2012 hanno applicato con
successo le strategie della prima edizione di Studia meno, Studia meglio.

Con questi studenti io ho avuto l’opportunità di parlare e


confrontarmi ogni santo giorno, per anni, e a questo punto
sarei uno salame da competizione se non mi fossi accorto di
alcuni schemi ricorrenti (4 per la precisione).

Poco importa infatti la Facoltà frequentata, poco importa la storia dei singoli, gli
studenti che sono riusciti a rivoluzionare il proprio percorso accademico sono
quelli che hanno perfezionato, con la pratica, queste 4 abilità essenziali:

1. Motivarsi ogni volta per affrontare al meglio lo studio.


2. Apprendere rapidamente i concetti chiave di un argomento.
3. Memorizzare in poco tempo e per sempre gli elementi più importanti.
4. Organizzare efficacemente il proprio studio.

…sì certo, esistono altri corsi che ti insegnano una o due di queste abilità (magari
con tecniche vecchie di 30 anni, riverniciate di fresco), ma se vuoi davvero riuscire
a preparare il doppio degli esami in metà del tempo, hai bisogno del “pacchetto
completo”. Ecco allora cosa puoi aspettarti da Studia meno, Studia meglio.
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Cosa aspettarti da questo corso
Studia meno, Studia meglio (Sm2 per gli amici) ha lo scopo di trasformarti in uno
studente brillante (non brillo, mi raccomando!), ma soprattutto in uno studente
che sia in grado di ottenere risultati concreti in tempi rapidi.

Tutto molto bello André... ma la smettiamo con le supercazzole e andiamo al sodo?!

Coerentemente con le 4 abilità essenziali appena viste, ho deciso di organizzare il


corso Studia meno, Studia meglio in 4 sezioni chiave:

MOTIVAZIONE. Potevamo iniziare subito dalla tecnica X o dalla


tecnica Y, ma se in questo momento hai zero voglia di studiare,
sarebbe stato controproducente. Nella prima sezione vedremo
quindi come farti ritrovare l’entusiasmo per lo studio.

APPRENDIMENTO. Nella seconda sezione ti svelerò i segreti


dell’apprendimento rapido. Nello specifico vedremo come
assimilare qualsiasi informazione in poco tempo e in maniera
efficace (sì, anche gli argomenti più ostici!).

MEMORIZZAZIONE. La terza sezione è dedicata alle tecniche di


memorizzazione… e non è un caso che ne parliamo dopo aver
visto le migliori tecniche di apprendimento. Inutile memorizzare
qualcosa che non hai capito!

ORGANIZZAZIONE. Nella quarta sezione ti insegnerò ad essere


uno studente efficace. Vedremo come organizzare il tuo studio al
meglio, ma parleremo anche di concentrazione e ansia da esame.
Questa sezione può davvero aiutarti a fare la differenza.
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Scordati però un tomo palloso sulle tecniche di studio: scommetto che hai già
parecchi libri da studiare e non vogliamo certo aggiungerne un altro!

Ho realizzato questo corso in modo che tu possa iniziare ad assimilare le migliori


strategie di studio da subito, già durante la lettura.

In linea con questa filosofia, all’interno di ogni sezione troverai 4 elementi chiave:

1. Teoria. Per apprendere devi innanzitutto comprendere. Per ogni strategia ti


spiegherò le motivazioni scientifiche e/o pratiche che ne giustificano l’efficacia
(senza annoiarti!). Per facilitarti nell’apprendimento poi, evidenzierò per te i
concetti chiave utilizzando un quadratino giallo: come questo

2. Flash. Sparsi qua e là troverai dei riquadri verdi con una lampadina affianco. In
queste sezioni, denominate flash, ti dimostrerò come alcuni dei principi
proposti siano stati applicati all’interno della guida stessa. Le chiacchiere
valgono zero senza pratica. Vediamo se riuscirai ad indovinare
Flash
questi stratagemmi prima che compaia uno dei riquadri.

3. Pratica. Lo abbiamo già visto: questo manuale non è un romanzo. Otterrai


risultati solo mettendo in pratica certe strategie. Per questo al termine di ogni
sezione troverai esercizi, test e checklist con cui metterti alla prova.

4. Mappe. Prenderesti consigli su come smettere di fumare da un medico che


fuma? Tra le tecniche che vedremo, ci sono le mappe concettuali: al termine di
ogni sezione troverai una mappa che sintetizza in un unico schema i concetti
chiave. Questo ti aiuterà a fissarli ancor meglio nella tua memoria.

Adesso che ci penso, sono stato un gran maleducato. Sono 7 pagine che
chiacchieriamo insieme e neanche mi sono presentato!
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Chi sono io per dirti come dovresti studiare?!
Quel tizio losco alla tua sinistra sono io, mi chiamo Andrea
Giuliodori, nato e cresciuto tra le ridenti colline marchigiane
(che poi non si sa che c’abbiano da ridere), sono un Ingegnere,
e un ex Manager per una nota società di consulenza. Oggi vivo
e lavoro a Londra, dove gestisco le mie attività online.

Tra queste, la più conosciuta è sicuramente EfficaceMente, blog fondato


nell’ottobre del 2008 e che oggi, grazie ai suoi 6 milioni di visitatori all’anno, è
diventato il riferimento online in Italia per la Crescita Personale.

Tra i lettori più affezionati di EfficaceMente ci sono sicuramente gli studenti


universitari, a cui ho dedicato decine di articoli e il corso Studia meno, Studia
meglio (quella che stai leggendo è la seconda edizione del manuale).

Uhm, capisco, quindi… tu Andre saresti una specie di guru “Niu Eig”?! Guarda, con
tutto il rispetto, a me queste cose proprio non piacciono, le considero delle emerite
minchiate!

Se conosci EfficaceMente, avrai capito che il mio approccio è un pelino diverso da


quello dei vari para-guru ed espherti di tecniche di prestigibilitazione mnemonica.

Sono un ingegnere e amo essere concreto e pratico. In questo manuale non


troverai nessuna psico-cazzata, ma solo tecniche scientificamente provate, già
messe alla prova da più di 12.000 studenti universitari e che io stesso ho
sperimentato sulla mia pelle riuscendo a…

laurearmi in meno di 5 anni con il massimo dei voti e godendomi appieno la


vita universitaria fuori sede.

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Ah! T’ho beccato Andre! Allora sei il classico secchioncello! Una specie di Leopardi de
noartri, sempre a studiare sui libri!

Ecco, se credi che per avere successo nello studio tu debba spendere ore e ore a
studiare e ripetere a memoria quei tomi universitari… hai maledettamente
bisogno di questo corso!

Ti ho già parlato delle 4 abilità necessarie per avere successo all’università


(motivazione, apprendimento, memorizzazione, organizzazione). Impara a
dominarle e anche tu potrai ottenere risultati straordinari, studiando meno
dell’ordinario ;-)

Eppure fai fatica a crederci, vero? Beh, ci sono passato anche io…

Ricordo ancora il mio primo giorno tra le aule della Facoltà di Ingegneria: i
professori sembravano Dei scesi in terra (autorevoli ed inavvicinabili), le altre
matricole apparivano tutte molto più preparate di me, per non parlare poi del
piano di studi, fantascienza rispetto alle materie del Liceo.

Eppure avevo due piccole certezze dalla mia parte: la “tigna” di voler riuscire e
l’incrollabile voglia di dimostrare a me stesso e agli altri che potevo farcela.

Per raggiungere il mio ambizioso obiettivo, dovevo prima risolvere un


“problemuccio”: trovare ed adottare il miglior metodo di studio mai visto in un
aula universitaria.

Da circa 1 anno mi ero avvicinato a questo strano mondo chiamato “crescita


personale”, popolato da guru che ti spiegavano come rivoluzionare la tua vita… in
7 semplici mosse.

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Fino a quel momento avevo letto questi libri con diffidenza e scarse aspettative.
Eccellere all’università è stata però la molla che mi ha spinto a sperimentare
centinaia di tecniche di sviluppo personale applicate allo studio, scartando
quelle inutili e perfezionando quelle davvero efficaci.

La prima edizione di Studia meno, Studia meglio è nata proprio da questo


incessante lavoro di approfondimento e sperimentazione.

In questa nuova edizione ho deciso di fare un passettino in più.

Dopo aver continuato a studiare le migliori strategie di apprendimento, e aver


raccolto i commenti degli oltre 12.000 studenti universitari che hanno già
sperimentato il mio metodo di studio, ho lavorato dietro le quinte per quasi un
anno per rivedere ogni singola pagina del manuale.

Ho aggiunto nuove ed inedite sezioni, approfondito e rivisto quelle già presenti,


eliminato quelle ridondanti rispetto ai contenuti gratuiti già presenti nel blog.

Non solo, ho deciso di dare risposta anche ai tanti studenti che negli anni mi
hanno chiesto sempre più dettagli e indicazioni pratiche per applicare al meglio le
strategie di Studia meno, Studia meglio.

Ma di questo parleremo nell’ultima parte del manuale. Che ne dici ora di dare una
sbirciatina al sommario per capire cosa ti aspetta?

FLASH - Conosci la tecnica della pre-lettura? Uno dei segreti


dell’apprendimento consiste nel fornire velocemente al nostro cervello un
quadro d’insieme di quanto andremo a studiare: ecco perché dovresti sempre
leggere con attenzione il sommario/indice di un libro.

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Sommario
Introduzione (da leggere!) .........................................................3
Domina queste 4 abilità e dominerai l’università ......................................................... 5
Cosa aspettarti da questo corso .................................................................................. 6
Chi sono io per dirti come dovresti studiare?! .............................................................. 8
Come sfruttare questo corso al 100% ........................................................................ 14

1. Motivazione ....................................................................... 15
Perché non hai voglia di studiare (e come ritrovarla) .................................................16
La formula della motivazione .................................................................................... 22
L’Expectancy-Value Theory 22
La formula di Atkinson in concreto 25
Strategie pratiche per ritrovare la motivazione ......................................................... 27
Training book (MOTIVAZIONE) ................................................................................ 40
Mappa concettuale (MOTIVAZIONE) ........................................................................ 44

2. Apprendimento ..................................................................45
Non commettere questo errore… ............................................................................. 46
Cervello: se sai come funziona lo fai funzionare ........................................................ 48
Neuroni, dendriti, assone e sinapsi 48
Apprendere è naturale, ma dobbiamo fare pratica 49
I 4 ingredienti dell’apprendimento efficace 51
Teorie dell’apprendimento: quello che devi sapere ....................................................57
Le categorie di informazioni: ovvero come classificare i tuoi esami 60
Che studente sei? Scopri il tuo stile cognitivo 66
Fasi dell’apprendimento: le tecniche più efficaci per ogni fase ................................... 70
Il processo di apprendimento 71
1. ACQUISIZIONE 72
Ascoltare: come evitare di romperti le balle a lezione! 74
Prendere appunti come un ninja dell’apprendimento 79
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Leggere: come triplicare velocità e comprensione 87
2. ELABORAZIONE 100
Smettila di rileggere ed evidenziare come un imbianchino 101
Active Recall: il tuo asso nella manica 103
Immaginazione sensoriale 104
Una similitudine ti salverà… l’esame 106
Mappe concettuali: trova la tua strada per il successo accademico 109
3. ASSIMILAZIONE 118
Approfondimenti: su, giù e di lato! 119
Diventa un mago degli esercizi 123
Il potere dell’insegnamento 124
Training book (APPRENDIMENTO) ......................................................................... 129
Mappa concettuale (APPRENDIMENTO) .................................................................139

3. Memorizzazione ............................................................... 140


La formula segreta della memoria ...........................................................................143
Ricordare con le emozioni ....................................................................................... 148
La tecnica Minority Report 149
Ripetere come fossi tuo nonno 151
La rappresentazione teatrale 153
Le storielle buffe 154
Repetita iuvant: memoria e frequenza ....................................................................155
Il registratore mentale 156
La ripetizione dilazionata ed il metodo flashcards 158
Crea i tuoi audiolibri 162
Memorizzare molte informazioni in poco tempo: le tecniche da 1.000€ .................. 164
Giocare con le immagini 165
Numeri o suoni?! La conversione fonetica 169
Quel vecchio volpone di Cicerone 172
Come studiare un libro di 200 pagine in 2 ore ..........................................................176
Training book (MEMORIZZAZIONE) ....................................................................... 178
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Mappa concettuale (MEMORIZZAZIONE) ..............................................................183

4. Organizzazione ................................................................. 184


E = d x s² (L’equazione della tua energia personale) .................................................186
Tu sei quello che mangi: i 5 migliori “diet hacks” 188
Pratica un “rigoroso e quotidiano” esercizio fisico 191
Chi dorme… piglia esami 195
Ansia da esame e insicurezza addio! ....................................................................... 199
Il legame tra autostima e studio: il test del Professore e dell’Ultras 200
Ecco come gestire l’ansia mentre studi e durante gli esami 204
Come avere la concentrazione di un monaco zen .................................................... 206
Per concentrarti devi surfare l’onda (cerebrale) giusta 207
Vuoi essere un ninja dell’apprendimento? Devi avere due “P” grandi così! ...............211
Chi non pianifica, non passa 212
Consigli specifici per studenti-lavoratori 218
Smettila di Procrastinare 221
Training book (ORGANIZZAZIONE) ........................................................................ 226
Mappa concettuale (ORGANIZZAZIONE) ............................................................... 231

Metodo ................................................................................ 232


Il metodo di studio per un VISOLI ............................................................................ 233
Il metodo di studio per un VISANA ..........................................................................234
Il metodo di studio per un VERANA ......................................................................... 235
Il metodo di studio per un VEROLI ...........................................................................236
Conclusioni (ce l’abbiamo fatta!) .............................................................................237

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Come sfruttare questo corso al 100%
Ok, ora fai attenzione, perché ti spiegherò come spremere al meglio questo corso:

• Leggi una prima volta il manuale dall’inizio alla fine (impiegherai 3-4 giorni).

• Durante la prima lettura non è necessario completare tutti gli esercizi presenti
nei Training Book. Limitati a rispondere alle domande di ripasso e fai il Test
dell’Isola Deserta presente al termine della seconda sezione.

• Completata la prima lettura, stampa la singola pagina in cui sono sintetizzate


tutte le tecniche di studio pensate per il tuo stile cognitivo (e tienila sempre a
portata di mano quando studi).

• Torna a rileggere con attenzione i capitoli relativi alla tecniche di studio ideali
per te e i tuoi esami e completa gli esercizi presenti nei relativi Training Book.

• Applica ogni volta che ne hai l’occasione le tecniche proposte. Non serve che
tu stravolga il tuo attuale metodo da subito: fallo gradualmente, ma senza
sosta. La pratica è la chiave.

Ok, iniziamo: vediamo di ritrovare ‘sta cavolo di motivazione per lo studio!


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1. Motivazione

“Voglia di studiare saltami addosso, ma domani perché oggi non posso.”

Tu, ogni volta che apri un libro.


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Perché non hai voglia di studiare (e come ritrovarla)
Ogni tanto mi piace giocare con i miei lettori, leggere loro la mente: che ne dici,
facciamo un piccolo esperimento insieme? ;-)

Dunque, vediamo… sono giorni che dovresti iniziare a studiare seriamente per gli
esami della prossima sessione, eppure stai lì a gingillarti.

Continui a prometterti che “da domani” diventerai uno studente modello, studierai
millemila ore e completerai uno zilione di pagine di quel maledetto tomo. Peccato
però che questo fantomatico “domani” non ne vuole proprio sapere di arrivare!

La verità è che appena apri uno di quei maledetti libri la tua voglia di studiare
svanisce come neve al sole…

Allora, come sono andato? Fuochino?!

La mancanza di motivazione è piuttosto comune tra gli studenti universitari. Le


sue cause però possono essere mooolto diverse tra loro. Per farti ritrovare
l’entusiasmo per il tuo percorso accademico dobbiamo capire esattamente cosa ti
sta bloccando in questo momento.

Fortunatamente, farlo non dovrebbe essere troppo difficile.

Sono state infatti condotte decine di ricerche1 sulla scarsa motivazione nello
studio, e molte di queste sono giunte alle stesse identiche conclusioni: esistono 6
cause alla base della demotivazione universitaria. Sono sicuro che sia per colpa di
una di queste se stai facendo tutta quella fatica ogni volta che apri un libro.
Vediamole.

1 Stipek, D. (1988). Motivation to learn: From theory to practice. (pp. 160 pages). Englewood Cliffs, NJ: Prentice Hall.

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1. Hai dubbi sulla tua scelta universitaria

Questa prima causa è un classico tra le matricole o comunque tra gli studenti che
stanno frequentando i primi anni:

• C’è chi voleva fare il domatore di tigri e ha scoperto che Veterinaria non era
esattamente la strada giusta da seguire.

• C’è chi voleva entrare in una Facoltà a numero chiuso e si è ritrovato chiuso in
una Facoltà senza numeri.

• E infine c’è chi ha fatto scegliere il suo corso di studi al padre, alla madre, allo
zio, alla cugggina, al fruttivendolo, insomma ha ascoltato tutti tranne se stesso.

Se anche solo sospetti di aver intrapreso la strada sbagliata, tanto basta al tuo
cervello per chiudere la “saracinesca” e privarti del benché minimo entusiasmo per
lo studio.

Non preoccuparti però. Per questa, come per le altre cause della scarsa
motivazione, ti fornirò consigli pratici per neutralizzarle e ritrovare la tigna di cui
hai bisogno per laurearti.

Passiamo ora alla causa #2.

2. Hai problemi nella tua sfera personale

Nella partita a poker che giochiamo con la vita, a volte possono capitarci delle
mani sfortunate, che ci costringono a distogliere la nostra attenzione
dall’università.
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Può trattarsi di un incidente, di un problema di salute, di un lutto, etc.

Purtroppo non abbiamo il controllo su certi eventi, ma anche in questo caso ci


sono alcune azioni che possiamo mettere in pratica per ritrovare la concentrazione
nello studio, una volta che la tempesta sarà passata.

FLASH - Hai notato che utilizzo spesso analogie e metafore nella mia scrittura
(saracinesca, tempesta, etc.)? Che ne pensi? Si stanno dimostrando utili per
aiutarti a comprendere meglio determinati concetti? Se la risposta è sì, tienilo a
mente: ne riparleremo nella seconda sezione del manuale (APPRENDIMENTO).

3. Sei rimasto indietro con i tuoi esami

A volte, pur non avendo dovuto affrontare particolari problemi personali, ci


ritroviamo indietro così tanti esami universitari, che potremmo aprire un
mercatino dell’usato per le matricole:

“ESAMI!!! Vendo esami d’annata! Ho qui un Anatomia, anno accademico ’98-’99,


ancora nella sua confezione originale! Chi offre di più?!”

Magari è stata colpa di quella bocciatura inaspettata o di quel “mattone”


impossibile da preparare. Poco importa, quando gli esami arretrati iniziano ad
accumularsi, si innesca un circolo vizioso deleterio: più esami dobbiamo
recuperare e meno voglia abbiamo di prepararli.

Fortunatamente c’è una soluzione anche per questa situazione :-)

Ma vediamo la causa #4. Questa probabilmente è quella che ti è più familiare e


che ti ha spinto ad acquistare Studia meno, Studia meglio…


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4. Non hai un metodo di studio efficace

Difficile essere super-motivati all’università quando impieghiamo un’eternità a


preparare un esame e poi magari lo superiamo con un misero 20 o, peggio,
veniamo bocciati.

Avere il controllo della situazione e riuscire a fare progressi rapidamente è una


delle maggiori fonti di motivazione nella nostra vita.

Senza un metodo di studio efficace, difficilmente però proveremo queste


sensazioni in ambito universitario.

Studia meno, Studia meglio ti permetterà di costruire il tuo metodo di studio


definitivo, quindi anche questa quarta causa non deve spaventarci.

5. Hai paura di quello che ti aspetta (o non ti aspetta) dopo l’università

Se la prima causa colpisce soprattutto le matricole, questa quinta causa di


demotivazione è diffusissima tra gli studenti degli ultimi anni… ed è una bastarda!

Spesso infatti ci blocchiamo a pochi esami dalla laurea e non riusciamo a capire
il perché?! È come se, tutto a un tratto, avessimo finito la benzina: zero, nisba,
nada. Spingiamo sul pedale dell’acceleratore, eppure ci ritroviamo fermi!

La verità è che a livello inconscio ci rendiamo conto che sta per finire un
importante ciclo della nostra vita (gli anni di studio) e siamo terrorizzati da quello
che ci aspetta dopo.

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Senza accorgercene iniziamo ad auto-sabotarci, con l’obiettivo di prolungare
quanto più possibile la nostra permanenza in un ambiente (quello universitario)
che perlomeno ci è familiare. Prenderne consapevolezza è già un primo passo…

6. Sei un cazzaro

Ok, lo ammetto, questa sesta causa non è presente nella letteratura scientifica,
ma confrontandomi ogni giorno con decine di studenti universitari, mi sono reso
conto che alcuni di loro non hanno voglia di studiare per il semplice motivo che
preferiscono cazzeggiare.

Ehi, ci sta! Capita anche a me quando devo lavorare: non siamo automi.

Riuscire però a mettere il dovere davanti al piacere è un’abitudine e, in quanto tale,


può essere appresa e rafforzata.

A questo tema ho dedicato un intero capitolo, pieno zeppo di stratagemmi anti-


procrastinazione, nella quarta e ultima sezione.

Lo scopo delle pagine appena lette era quello di farti prendere consapevolezza di
quelle che sono le cause della tua “voja de fa ‘ncazzo”. Probabilmente una di
queste 6 è quella in cui ti identifichi maggiormente.

Prendine nota, perché sarà quella su cui dovrai lavorare nel Training book (gli
esercizi) di questa prima sezione.

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Prima di arrivare ai consigli pratici per ritrovare l’entusiasmo nello studio
dobbiamo però capire come funziona la nostra motivazione.

Mi raccomando, questo capitolo è molto importante: se imparerai infatti a


padroneggiare la “formula della motivazione”, non ci sarà obiettivo che non sarà
alla tua portata (e non parlo solo di esami universitari…).


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La formula della motivazione
Negli ultimi 100 anni sono state sviluppate decine di teorie sulla motivazione
umana: dalla Drive Theory di Woodworth2, sviluppata agli inizi del XX secolo, ai
recenti studi di Graham e Williams sulla motivazione degli studenti in relazione
all’Attribution Theory 3.

No, non preoccuparti, non ti farò un pippone di 7.561 pagine sulla psicologia della
motivazione!

Ti basti sapere che nel corso degli ultimi 16 anni ho avuto la possibilità di
approfondire molte di queste teorie, ma sopratutto ho cercato di capire quali
fossero le loro applicazioni pratiche nella nostra vita di tutti i giorni, e tra queste,
una in particolare si è dimostrata davvero efficace quando ho dovuto affrontare
periodi “storti”, in cui la voglia di studiare o lavorare era ai minimi storici.

Sto parlando della Expectancy-Value Theory di Atkinson 4.

L’Expectancy-Value Theory

L’idea di base di questa teoria è che la nostra motivazione dipenda dalla nostra
speranza di raggiungere un obiettivo, attraverso determinate azioni, e dal valore
che attribuiamo a questo stesso obiettivo.


2 Woodworth, R. S. (1918). Dynamic Psychology.

3 Graham, S. , & Williams, C. (2009). An attributional approach to motivation in school. In K. R. Wentzel & A. Wigfield (Eds.),

Handbook of motivation at school (pp. 11–34). New York: Routledge.

4 Eccles, J. (1983). Expectancies, values, and academic behaviors. In J. T. Spence (Ed.), Achievement and achievement motives:

Psychological and sociological approaches (pp. 75-146). San Francisco, CA: W. H. Freeman.

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Non c’hai capito una sega vero?! Semplifichiamo…

Secondo Atkinson, ognuno di noi ha una percezione (più o meno corretta) di


quella che è la probabilità di raggiungere, o non raggiungere, un obiettivo.

Se siamo convinti che un obiettivo sia impossibile (che so, ad esempio, recuperare
10 esami universitari in 2 mesi), ci sentiremo automaticamente demotivati.

Non solo. Se anche consideriamo raggiungibile un obiettivo, ma ce ne fottesega


(non gli diamo alcun valore), saremo ancora una volta demotivati. Pensa ad
esempio allo studente che deve preparare un esame per cui non nutre il minimo
interesse.

Insomma, perché una sfida sia per noi motivante: (1) dobbiamo avere la
convinzione di poterla affrontare; (2) dobbiamo avere un profondo interesse nel
volerla affrontare.

Approfondendo ulteriormente i suoi studi, Atkinson è riuscito infine a dimostrare


come la nostra motivazione dipenda dal conflitto tra la speranza di avere successo
(Sas) e la paura di fallire (Pf), definendo così la sua formula della motivazione…

Ti avverto, dobbiamo fare qualche passaggio intermedio per arrivarci, quindi


seguimi con attenzione (ne vale la pena, promesso!).

Partiamo innanzitutto dalla definizione che Atkinson dà della speranza di avere


successo (Sas):

Sas = A x Proas x Vas

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La speranza di avere successo (Sas) è il risultato della nostra ambizione (A), di quella
che crediamo sia la nostra probabilità di avere successo (Proas) e del valore che
attribuiamo al raggiungimento di questo nostro obiettivo (Vas).

Per quanto riguarda invece la paura di fallire (Pf), Atkinson utilizza questa seconda
equazione:

Pf = C x Prof x Cf

La paura di fallire (Pf) dipende dal nostro livello di cautela (C), da quella che
crediamo sia la nostra probabilità di fallire (Prof) e dalle eventuali conseguenze del
nostro fallimento (Cf).

Adesso che abbiamo tutti gli elementi possiamo infine definire la motivazione (M),
come la differenza tra la speranza di avere successo (Sas) e la paura di fallire (Pf):

M = Sas -Pf

Minghia Andre’, ma secondo te io ho comprato questo corso per dovermi sorbire tutte
‘ste formule teoriche che non si capisce neanche a cosa servano?!

FLASH - In queste pagine sono sceso nel “tecnico” per un motivo ben preciso.
Durante l’università capiterà spesso di doverti confrontare con argomenti non
sempre… immediati. Se la tua prima reazione è quella di “spegnere il cervello”
appena vedi una formula o un passaggio un pelino più complesso, difficilmente
raggiungerai i tuoi obiettivi. Cambia atteggiamento, non scoraggiarti, impara a
scomporre un argomento complesso nelle sue singole componenti e affrontale
una ad una, finché non ti sarà del tutto chiaro.

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La formula di Atkinson in concreto

Senza stare a far troppa filosofia sul sesso degli angeli, cos’è che ci dice in concreto
la formula della motivazione di Atkinson?

…alcune cosine molto interessanti:

1. Devi ritrovare la tua ambizione. Come visto l’ambizione (A) ci aiuta ad essere
più motivati e a credere maggiormente nel nostro successo. Troppi studenti ,
purtroppo, tendono ad accontentarsi, sempre alla ricerca della strada più facile.
Smettila di darti obiettivi troppo prudenti nello studio: osa. Punta a traguardi
che ti facciano sentire vivo e riaccendano in te il fuoco della passione.

“Punta sempre alla Luna. Male che vada ti ritroverai tra le stelle.”

Les Brown.

2. Devi imparare ad essere oggettivo. Uno degli elementi chiave degli studi di
Atkinson riguarda l’influenza che la nostra percezione della probabilità di
successo (o fallimento) ha sulla nostra motivazione. Insomma non puoi
permettere che delle… “sensazioni” sulla difficoltà dei tuoi esami decidano il
tuo percorso accademico: devi imparare ad essere più oggettivo. Nella quarta
ed ultima sezione (ORGANIZZAZIONE) ti fornirò uno strumento pratico per
sapere con esattezza quanto studio ti richiederà effettivamente ogni singolo
esame. Basta patemi da “esame mattone”!

3. Devi avere un “perché” forte. Molti studenti utilizzano la paura come


strumento di motivazione: la paura di non laurearsi, la paura dei propri genitori,
la paura delle scadenze, etc. La formula di Atkinson però ci dice qualcosa di
molto interessante a riguardo: se vuoi davvero ritrovare la tua motivazione
nello studio, non devi farti spingere dalla paura, ma dal desiderio. La nostra
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motivazione infatti aumenta all’aumentare del valore che attribuiamo al nostro
successo (Vas). In altre parole: se hai delle motivazioni forti per fare quello che
devi fare, avrai una motivazione forte nel farlo. Ma di questo non preoccuparti,
nelle prossime pagine vedremo un esercizio pratico grazie al quale riuscirai a
ritrovare i tuoi “perché” più profondi ;-)

4. Devi imparare a gestire i rischi. L’ultimo elemento che è in grado di


influenzare (negativamente) la tua motivazione è il Cf,ovvero le conseguenze
legate ad un eventuale fallimento. Intendiamoci: il fatto che ci siano delle
conseguenze negative se non ti impegni all’università, in realtà aumenta la tua
motivazione, ma se queste conseguenze diventano TROPPO grandi (es. perdita
di una borsa di studio, laurea fuori corso, etc.) il rischio è quello di ritrovarti
paralizzato dalla paura. Per questo motivo vedremo in questo corso anche delle
strategie di risk management, apprese durante la mia carriera di Consulente di
Direzione, e che ti aiuteranno a prendere delle decisioni efficaci per
minimizzare i rischi legati alla tua carriera universitaria. Insomma, ti insegnerò
ad ottenere il massimo risultato col giusto sforzo e il minimo rischio. Anche
questo è studiare EfficaceMente.

Bene, mi auguro che ora la formula della motivazione di Atkinson non abbia più
segreti per te.

Ricapitolando quanto visto finora nella sezione MOTIVAZIONE: (a) conosciamo le


6 cause che ci demotivano nello studio e (b) abbiamo individuato uno strumento
scientifico per intervenire sulla nostra motivazione (la formula di Atkinson).

Vediamo ora quali strategie pratiche possiamo adottare a seconda della


situazione specifica in cui ci ritroviamo.


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Strategie pratiche per ritrovare la motivazione
Questa prima sezione dedicata alla MOTIVAZIONE è un ottimo esempio di quello
che puoi aspettarti da questo corso: quel tanto di teoria che basta per farti capire
bene la problematica e poi strategie da mettere subito in pratica per ottenere quei
risultati accademici che hai sempre desiderato.

Ecco, lo ripeto, la parola chiave è ancora una volta pratica. Perché ricorda…

Nothing works unless you do the work.

Robin Sharma.

Ps. le strategie che vedremo nei prossimi paragrafi servono per farti fare il primo
passo fuori da una delle 6 “fosse” in cui sei finito.

In generale però, applicando l’intero metodo proposto in Studia meno, Studia


meglio ritroverai una passione per lo studio che probabilmente non hai mai
provato in passato.

Ok, bando alle ciance!

Iniziamo subito col vedere come possono ritrovare il giusto sprint quegli studenti
che hanno dubbi sulla propria scelta universitaria.

Naturalmente, tutti i prossimi paragrafi possono esserti utili, ma ti consiglio di


saltare direttamente a quello che ti riguarda più da vicino.


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1. Cosa fare se hai dubbi sulla tua scelta universitaria

C’è una differenza fondamentale tra le persone che hanno successo nella vita e
quelle che invece si ritrovano a vivere una vita mediocre.

Le prime riflettono con attenzione prima di prendere una decisione, ma una volta
presa, danno il 110% e smettono di guardarsi alle spalle.

Le seconde invece prendono decisioni con la stessa facilità con cui si cambiano i
calzini e poi, dopo, vengono assalite da mille dubbi.

Le persone mediocri sono veloci a decidere e lente ad agire.


Le persone di successo sono lente a decidere e veloci ad agire.

Se in questo momento devi ancora fare la tua scelta universitaria, rimediare ad


una scelta sbagliata o scegliere tra università e lavoro, è arrivato il momento di
affrontare questa decisione come una persona di successo.

Solo in questo modo farai chiarezza nella tua vita e ritroverai la motivazione
perduta.

Per farlo ti insegnerò un metodo estremamente efficace e che puoi mettere in


pratica oggi stesso: il metodo della “bussola”.


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Il metodo della “bussola” è un modello decisionale
che mi è stato insegnato quando ero Consulente di
Direzione in PwC (multinazionale americana che lo
scorso anno ha fatturato 35,6 miliardi di $ a livello
globale).

Il modello è utilizzato ogni giorno da manager ed amministratori delegati per


prendere decisione strategiche di altissimo livello e si basa su:

• 5 domande in grado di darci maggiore consapevolezza.

• 5 vie di azione alternative.

In altre parole, ogni volta che ti trovi di fronte ad una decisione importante dovrai
porti 5 semplici domande e sulla base delle risposte che darai, scegliere tra una
delle possibili 5 vie di azione.

Iniziamo dalle domande.

1. Da dove vieni? No, “Casalpusterlengo” non è la risposta adatta a questa


domanda! Scrivi su un foglio bianco chi eri prima di arrivare a questo punto e
cosa sei adesso; quali sono le tue origini, la tua formazione; quali sono stati gli
eventi decisivi della tua vita che ti hanno portato dove ti trovi ora.

2. Cosa conta davvero per te? Scrivi 4 cose a cui non potresti mai rinunciare nella
tua vita. Quali sono i punti cardine, senza i quali la tua esistenza non sarebbe
più la stessa. Insomma, quali sono per te il Nord, il Sud, l’Est e l’Ovest?

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3. Chi conta davvero per te? Quali persone nella tua vita sono in grado di
influenzare le tue decisioni? A quali persone dai ascolto? Di chi ti fidi? Chi ti
impaurisce? Completa questa lista delle persone fondamentali della tua vita.

4. Cosa ti trattiene? Cos’è che ti spaventa della nuova direzione che dovresti
intraprendere? Quali sono gli ostacoli, le persone e le situazioni che ti tengono
bloccato?

5. Cosa ti spinge? Cos’è che ti motiva di una specifica decisione, piuttosto che di
un’altra? Perché sarebbe bello andare in quella determinata direzione? Elenca i
“pro” delle diverse decisioni che ti trovi ad analizzare.

Come detto, scopo di queste domande è aiutarti a fare quanta più chiarezza
possibile sulla tua decisione. Grazie infatti alle risposte che darai, potrai poi
scegliere con facilità la via d’azione più adatta a te.

Quindi prima di proseguire con la lettura, rispondi a queste 5 domande e dedicaci


il tempo necessario: ne va giusto della tua vita…

Ok, hai risposto alle 5 domande?! Se lo hai fatto, vediamo ora le 5 vie di azione:

• La via che ti affascina. Quale decisione esercita il maggior fascino su di te? Se


nel passato hai spesso seguito il tuo istinto con successo, se quello che conta
per te è provare nuove esperienze, se le persone che ti sono vicine ti hanno
sempre spronato a metterti alla prova, se ciò che ti trattiene vale molto meno
di ciò che ti spinge, devi seguire la via che ti affascina.

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• La via sognata. La via sognata non è detto che coincida con la via che ci
affascina. Spesso infatti, per realizzare i nostri sogni è necessario fare sacrifici
che di affascinante hanno ben poco. Per intraprendere questa via devi quindi
aver risposto all’ultima domanda con motivazioni MOLTO solide, motivazioni
che hanno acceso un fuoco dentro di te solo scrivendole sul foglio di carta.

• La via razionale. Cosa ti suggeriscono le persone di cui ti fidi e che a tuo parere
hanno maggiore giudizio? La sicurezza e la riduzione del rischio sono valori
importanti per te? Allora devi perseguire la via che ritieni più razionale.

• La via nota. A volte siamo in dubbio se proseguire lungo la strada che già
conosciamo (la via nota) o cambiare completamente percorso. Se i nostri valori
e le persone a cui teniamo ci indicano la via nota, la decisione migliore per noi
sarà proseguire lungo questa strada, apportando gli opportuni cambiamenti.

• La via sconosciuta. Ci sono momenti nella nostra vita invece, in cui ogni giorno
in più che trascorriamo sulla via nota, veniamo privati delle nostre energie
vitali. Questo accade quando scendiamo a compromessi su ciò che conta
davvero per noi (i nostri valori) o quando agiamo spinti dalla paura di non
soddisfare le aspettative di una persona che rispettiamo o che ci incute timore.
Se avrai risposto istintivamente alle 5 domande, sono certo che questi elementi
saranno emersi e che quindi ti sarà chiaro che è arrivato il momento di
intraprendere la via sconosciuta, per quanta paura questa possa farti.

Se hai dubbi sulla tua scelta universitaria, applica il metodo della bussola e la
decisione che prenderai aumenterà le tue probabilità di avere successo (Proas),
diminuirà le tue probabilità di fallire (Prof) e le eventuali conseguenze del tuo
fallimento (Cf). Insomma, prendi questa maledetta decisione e ritroverai
finalmente l’entusiasmo perduto! ;-)

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2. Cosa fare se hai problemi nella tua sfera personale

I problemi nella nostra sfera personale possono essere di varia entità.

Nel corso degli anni mi è capitato di ricevere richieste di aiuto da parte di studenti
che avevano affrontato gravi incidenti o problemi di salute, così come email e
messaggi disperati da parte di chi magari si era lasciato con la fidanzatina.

Naturalmente non è mia intenzione denigrare i problemi di nessuno.

Se in questo momento però stai affrontando un momento difficile e questo si


ripercuote sulla tua motivazione nello studio, vorrei che innanzitutto leggessi
questo messaggio che ho ricevuto su Facebook da parte di una mamma di uno dei
miei studenti.

"Ciao Andrea!

Sono una tua nuova fan, mi sono iscritta ad EfficaceMente l’anno scorso,
dopo che mio figlio più piccolo ti aveva trovato sul web.

Mi parlava sempre di questo Andrea, che diceva questo, Andrea che


consigliava quello… e ho cominciato scherzando a chiedere: “cosa dice il
tuo guru di questa cosa? E su quest’altra come la pensa?”

E così ti è rimasto il nome scherzoso di guru.

Per sapere meglio chi era questo tipo che dava consigli e che mio figlio
teneva in gran considerazione, mi sono iscritta.

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È un bel po’ che penso di scriverti per ringraziarti ma ogni volta c’è altro da
fare e rimando, adesso ho deciso di farlo.

Mio figlio a venti anni ha subito un grosso colpo, si è trovato di botta


catapultato nel mondo dei ricoveri ospedalieri, delle chemio con tutti gli
annessi e connessi, visto che gli avevano diagnosticato un linfoma di
Hodgkin abbastanza avanzato.

Ha avuto dei momenti di depressione, ma non si è arreso, ha combattuto


e grazie a dio è ancora tra noi in totale remissione.

Ha deciso di iscriversi all’Accademia Albertina e dare una svolta alla sua


vita, cominciare a organizzarsi seriamente e decidere cosa fare della sua
vita e qui sei entrato in gioco tu.

Come molti ragazzi pensava che i genitori ne sapessero poco e non fossero
in grado di aiutarlo, pazienza… l’importante era che si rivolgesse a
qualcuno che valesse.

Ho notato che nella sua vita, alquanto disorganizzata, qualcosa


cominciava a cambiare e quando, con aria indifferente, ho chiesto lumi sei
saltato fuori tu, il famoso guru…

Ormai è abbastanza organizzato. (ti ho amato quando mi ha detto che


per cominciare a cambiare nella propria vita bisognava partire dal rifarsi il
letto tutte le mattine!).

Ha imparato a dare priorità a determinate cose, a non scoraggiarsi mai


più di tanto, a chiedere quando ha bisogno, ha imparato a studiare con
profitto (i suoi 30 e 30 e lode sono numerosi).

Tutto qui, grazie per aver deciso di mettere su la tua famosa pagina di
EfficaceMente, volevo dirtelo e adesso lo sai.

Gabriella."

Ho scelto di condividere con te il messaggio di Gabriella perché, se desideri


ritrovare concentrazione e motivazione per studiare, devi innanzitutto prendere
consapevolezza che dentro di noi abbiamo risorse nascoste in grado di farci
superare qualsiasi tempesta (anche la più nera e violenta).
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Se infatti non abbiamo il controllo sul “meteo della vita”, è altrettanto vero che
quando ci piove in testa, possiamo sempre decidere di tirar fuori l’ombrello.

Questo ombrello è il nostro atteggiamento mentale.

C’è chi sceglie di vedere i problemi della vita come una congiura dell’universo e c’è
chi sceglie di vederli come una forma di allenamento.

Prova a pensarci. Se non sottoponi i tuoi muscoli ad intensi sforzi, questi si


afflosceranno come dei soufflé. Lo stesso vale per il nostro spirito: una vita troppo
facile e comoda ci indebolisce e non ci consente di sviluppare quei “muscoli
mentali” indispensabili per realizzare i nostri sogni.

Lo so, l’idea di dover quasi ringraziare le nostre sfighe sembra assurda, ma se un


giorno raggiungerei i tuoi obiettivi più ambiziosi, lo dovrai anche a loro.

Le difficoltà rafforzano la mente, così come il lavoro irrobustisce il


corpo.”

Seneca.

Bene, mi auguro, in queste poche pagine, di essere riuscito perlomeno a piantare


un nuovo seme nei tuoi pensieri.

Naturalmente, quando la motivazione scarseggia a causa di problemi nella nostra


sfera personale, non possiamo accontentarci di cambiare semplicemente il nostro
atteggiamento: dobbiamo anche agire di conseguenza.

Ma di questo non preoccuparti. L’intero corso e nello specifico la sezione


sull’ORGANIZZAZIONE, sono pensati anche per farti navigare rapidamente fuori
dalle acque tempestose.


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3. Cosa fare se sei rimasto indietro con i tuoi esami

Quando gli esami arretrati iniziano ad accumularsi, la nostra probabilità di avere


successo (Proas) cala rapidamente, la probabilità di fallire (Prof) schizza in alto e le
conseguenze del nostro fallimento (Cf) si fanno davvero preoccupanti.

Risultato: la nostra motivazione per lo studio finisce sotto le suole delle scarpe.

Ci sentiamo infatti sopraffatti dalla mole di studio che ci aspetta e di fatto ci


paralizziamo, aggravando ulteriormente la situazione in cui ci troviamo.

In questi casi, per ritrovare lo sprint, devi tornare a credere che l’obiettivo della
laurea sia effettivamente raggiungibile.

Sì, ma come?

Di fatto, in questo momento, tu sei a “fondo valle” e l’agognato pezzo di carta (la
laurea) invece è in “cima alla montagna”. Più ti concentri sull’interminabile scalata
e sul fatto che gli altri scalatori sono più avanti di te, più le tue gambe
continueranno a tremare (e a rimanere ferme).

Il segreto in questi casi è: (1) avere una cartina che ci dica esattamente qual è il
sentiero più breve per arrivare in cima e (2) concentrarsi esclusivamente sul nostro
prossimo passo. Nella quarta sezione ti fornirò questa cartina e ti insegnerò a
scalare la tua “montagna” (leggi con attenzione il capitolo sulla Pianificazione).
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4. Cosa fare se non hai un metodo di studio efficace

Se non hai ancora trovato il tuo metodo di studio, devi leggere l’intero manuale e
applicarlo, senza se e senza ma, per almeno 30 giorni.

No, sul serio, non sto scherzando.

Quando non sappiamo studiare EfficaceMente è facile scoraggiarci. Potremmo


infatti ritrovarci a passare interminabili ore sopra i libri e poi arrivare alle date di
appello e fallire comunque miseramente.

Se non l’hai già vissuta sulla tua pelle, ti assicuro che rimettersi sui libri dopo una
bocciatura o dopo un 20 in un esame per cui hai sputato sangue, è una di quelle
esperienze che segnano la tua vita da studente.

Quindi ripeto, se in questo momento hai poca voglia di studiare perché non hai un
tuo metodo di studio, quello che devi fare è molto semplice:

continua a leggere l’intero manuale e segui le istruzioni che ti ho dato


nell’Introduzione. Poi metti in pratica per 30 giorni il metodo di studio che
costruiremo pagina dopo pagina intorno alle tue specifiche esigenze.

Segui questo approccio e accrescerai sia la tua ambizione (A), sia la tua probabilità
di avere successo (Proas). Per quanto improbabile possa sembrarti in questo
momento, ti assicuro che tra 30 giorni non sarai mai più lo stesso studente.

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5. Cosa fare se hai paura di quello che ti aspetta dopo l’università

Come visto nel capitolo delle cause di demotivazione, il blocco del “quasi-
laureato” è un classico. Siamo spaventati da quello che ci aspetta fuori
dall’università e inconsciamente cerchiamo di prolungare la nostra permanenza tra
i banchi di scuola.

Come se ne esce?

Se ti ritrovi in questa situazione, la variabile della formula di Atkinson su cui ti


devi focalizzare per ritrovare la voglia di studiare è il valore che attribuisci al
raggiungimento del tuo obiettivo (Vas).

Ci sono due modi per aumentare questo valore:

1. Definire il tuo premio di laurea. Se desideri laurearti, ma allo stesso tempo


laurearti ti spaventa per le motivazioni che ci siamo detti, un trucchetto per
aumentare il valore attribuito al tuo obiettivo (Vas) consiste nel definire un
premio legato al raggiungimento del tuo traguardo. Questo premio deve essere
qualcosa di importante e che ti piaccia da morire. Un viaggio indimenticabile,
un gadget elettronico che rincorri da tempo, un corso che desideri fare da anni.
Decidi oggi stesso come ti premierai una volta laureato. Una dritta: metti per
iscritto il tuo premio e cerca di essere il più specifico possibile. Se per esempio il
premio che sceglierai sarà un viaggio: decidi la meta, il periodo in cui andrai, chi

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saranno i tuoi compagni di viaggio (o se partirai da solo), etc. Un esempio? il
mio premio per la laurea triennale è stato un viaggio in solitaria alle Canarie,
dove ho partecipato ad un Surf Camp, vivendo per 10 giorni con appassionati di
surf da tutto il mondo in una Surf House affacciata sull’oceano.

2. Conoscere le tue opzioni. A volte un premio non basta per aumentare il valore
del nostro obiettivo, perché in realtà, l’obiettivo stesso ha per noi scarsissimo
valore. Te la faccio semplice: non credi più nel tuo titolo di studio e hai il
sospetto che laurearti sia solo una perdita di tempo. In questo caso è molto
utile capire quali sono le reali opzioni che la tua laurea ti dà. E non parlo di
“sentito dire” o vaghe impressioni. No. Se vuoi ritrovare il giusto sprint e
concludere il tuo percorso, devi tornare a credere che quello che stai facendo
abbia davvero un senso. Il modo più efficace per farlo è individuare almeno 10
persone che sono già uscite dal tuo corso di laurea e in questo momento
stanno ottenendo notevoli soddisfazioni in ambito lavorativo. Per farlo puoi
utilizzare il passaparola all’interno della tua facoltà, o siti come LinkedIn, che ti
consentono di ricercare profili professionali, anche in base al loro titolo di
studio. Una volta individuate le famose 10 persone che hanno fatto il tuo stesso
percorso accademico e oggi lavorano in aziende che ammiri o svolgono
professioni che ti affascinano, cerca di entrare in contatto diretto con loro
(evita lo stalking!) e poi invitale per un caffè, così da conoscere meglio il
percorso che hanno fatto e le scelte che si sono dimostrate per loro vincenti.
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Bene, ora hai due strumenti pratici che ti aiuteranno a sconfiggere anche la quinta
causa di demotivazione. Vediamo infine come intervenire sulla sesta ed ultima
causa della poca voglia di studiare: ho il sospetto che questa riguardi
MMMIIILIOOOONI di studenti :-D

6. Cosa fare se sei un cazzaro

Come già detto questa sesta causa in realtà non è presente negli studi condotti
sulla motivazione degli studenti universitari, eppure è capitato a tutti noi di avere
periodi in cui l’unica cosa che desideravamo fare era cazzeggiare!

La parola chiave in questo caso è procrastinazione. La procrastinazione, ovvero la


tendenza a rimandare i nostri impegni, è uno dei cavalli di battaglia di
EfficaceMente, quindi non temere: troverai all’interno di questo corso (sempre
nella sezione dedicata all’ORGANIZZAZIONE) i migliori consigli anti-rimandite
per studenti universitari.

Termina qui la prima sezione dedicata alla MOTIVAZIONE. Ora ti proporrò alcuni
esercizi per essere sicuri che sia tutto chiaro e poi faremo un breve recap di quanto
visto finora (se ho messo gli esercizi prima del recap un motivo c’è, te lo spiego
dopo le domande. Tu segui l’ordine! ;-).

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Training book (MOTIVAZIONE)
Domanda 1. Quali sono le 6 principali cause di demotivazione tra gli studenti?

1. __________________________________________________________________

2. __________________________________________________________________

3. __________________________________________________________________

4. __________________________________________________________________

5. __________________________________________________________________

6. __________________________________________________________________

Domanda 2. Quali sono le 6 variabili che influenzano la motivazione secondo la


formula di Atkinson (ideatore dell’Expectancy-Value Theory)?

1. __________________________________________________________________

2. __________________________________________________________________

3. __________________________________________________________________

4. __________________________________________________________________

5. __________________________________________________________________

6. __________________________________________________________________

Copyright © 2017 EfficaceMente.com 40 Codice ISBN: 979-12-200-0010-9


FLASH - Hai risposto alle due domande qui sopra senza sbirciare?! Come
dimostrato dagli studiosi J.D. Karpicke e H.L. Rediger5 in una ricerca del 2008,
mettersi alla prova e testare quanto si è appreso (active recall) al termine della
lettura di un capitolo è in assoluto la tecnica di studio più efficace per elaborare
le informazioni. Ti spiegherò nel dettaglio la tecnica dell’active recall (e come
applicarla in maniera corretta) nella prossima sezione dedicata
all’APPRENDIMENTO.

Studio 5

Esercizio 1. Nella sezione dell’APPRENDIMENTO, vedremo come applicare in


contesti della nostra vita privata, che nulla hanno a che fare con l’università,
quanto stiamo studiando, può esserci utile a capire meglio queste tematiche.

Ecco allora cosa dovrai fare nei prossimi giorni.

Rileggi brevemente il capitolo sulla formula della motivazione e prova a pensare


come poter applicare la teoria di Atkinson ad un ambito della tua vita (al di fuori
dello studio) in cui ti senti un pelino sottotono.

Quali azioni potrebbero aiutarti ad incrementare o ridurre le 6 variabili che


abbiamo discusso? Potresti definire obiettivi più ambiziosi (A)? In che modo puoi
aumentare le tue probabilità di successo (Proas)? Esiste la possibilità che il valore
che stai attribuendo ai tuoi obiettivi (Vas) in questo specifico ambito, possa essere
accresciuto? Non è che per caso stai approcciando questo obiettivo con troppa
cautela (C)? Hai già pensato a come ridurre le tue probabilità di fallimento (Prof)?
Per quanto riguarda i rischi di un eventuale fallimento (Cf), li stai gestendo?

5 Karpicke, J.D. & Roedinger III, H.L. (2008). "The critical importance of retrieval for learning". Science, 319, 966-968.

Copyright © 2017 EfficaceMente.com 41 Codice ISBN: 979-12-200-0010-9


Esercizio 2. Nell’ultimo capitolo di questa sezione abbiamo visto quali strategie
specifiche devi utilizzare a seconda della casistica in cui ricadi. Ricapitoliamo
queste tecniche. Non voglio che tu abbia scuse per non metterle in pratica!

Ps. Andre’, e se ricado in più di una casistica?!

Svolgi gli esercizi legati ad ogni causa di demotivazione in cui ti identifichi!

1. Cosa fare se hai dubbi sulla tua scelta universitaria. Ritagliati 30 minuti e
completa l’esercizio della bussola. Trascorsa una settimana, ripeti l’esercizio.
Potresti ottenere risultati leggermente diversi, ma al contempo avrai anche
importanti conferme che consolideranno la tua ritrovata motivazione.

2. Cosa fare se hai problemi nella tua sfera personale. Rileggi il messaggio di
mamma Gabriella e continua poi la normale lettura del manuale, focalizzando
in particolare modo la tua attenzione sul capitolo dedicato alla gestione dello
stress, presente nella quarta sezione.

3. Cosa fare se sei rimasto indietro con i tuoi esami. Per il momento non devi
completare nessun esercizio in particolare. Quando arriveremo alla sezione
sull’ORGANIZZAZIONE, concentrati sul capitolo dedicato alla pianificazione
degli esami universitari: l’ho pensato proprio per te.

4. Cosa fare se non hai un metodo di studio efficace. Dopo aver completato
Studia meno, Studia meglio, applica alla lettera le strategie che ho ideato per
te per 30 giorni di fila. That’s it.

5. Cosa fare se hai paura di quello che ti aspetta dopo l’università. Definisci
subito il tuo premio di laurea e individua le 10 persone da intervistare che hanno
fatto un percorso simile al tuo e oggi ricoprono un lavoro che ti piace.
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6. Cosa fare se sei un cazzaro. Continua a leggere il manuale, ma concentrati
sopratutto sulle tecniche anti-rimandite che vedremo nella quarta sezione.

Come avrai notato c’è uno stretto legame tra questa prima sezione dedicata alla
motivazione nello studio e la quarta sezione incentrata sull’organizzazione nello
studio.

Il collegamento non è casuale. Le sezioni 1 e 4 approfondiscono le soft skills


(competenze morbide) necessarie per essere uno studente efficace e come un
guscio, racchiudono le sezioni 2 e 3, dove invece vedremo nel dettaglio le tecniche
di studio vere e proprie.

Nessuna sezione è più importante dell’altra e trascurarne anche solo una sarebbe
un errore da dilettanti.

Ogni sezione comunica con le altre e quanto apprenderai in una, ti aiuterà a


rendere ancora più efficaci i risultati che otterrai applicando le tecniche dell’altra.

Vedo che finalmente stai entrando nella filosofia di Studia meno, Studia meglio ;-)

Concludiamo allora questa prima sezione con la relativa mappa concettuale (così
intanto ti fai un’idea intuitiva di cosa sono e poi nella prossima sezione vedremo
nello specifico come prepararle per i tuoi esami!).


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Mappa concettuale (MOTIVAZIONE)


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2. Apprendimento

“Non amo studiare. Odio studiare. Amo apprendere. Apprendere è meraviglioso.”

Natalie Portman.


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Non commettere questo errore…
Leggevo l’altro giorno le statistiche sulle ricerche Google effettuate dagli studenti
italiani: sai quali sono le parole chiave più ricercate?

“come memorizzare”, “mnemotecniche” e “ricordare”.

Insomma, a quanto pare, l’unica ossessione degli studenti universitari italiani è


quella di ricordare a memoria!

Chi con le mnemotecniche ci campa lo sa bene e propone a prezzi spropositati


l’ennesimo corso per imparare a memorizzare un numero di 57 cifre in 3 secondi:
ma siamo sicuri che sia davvero questo ciò di cui hai bisogno per affrontare al
meglio l’università?

Non fraintendermi, io stesso ho dedicato l’intera terza sezione di questo corso alla
MEMORIZZAZIONE. Saper sfruttare efficacemente la nostra memoria è
importante, ma che senso ha imparare come un pappagallo qualcosa che non
hai… appreso.

Non commettere questo errore da dilettanti. È l’apprendimento rapido ed


efficace il vero ingrediente segreto di una carriera universitaria di successo.

Saper individuare rapidamente i concetti chiave, riorganizzarli nella tua mente e


rielaborarli, ti permetterà di avere una marcia in più rispetto ai tuoi colleghi. E
quando ne prenderai consapevolezza, capirai anche che la memorizzazione è solo
una naturale conseguenza dell’apprendimento. Per questo motivo, dopo averti
indicato nel dettaglio come ritrovare la motivazione nello studio, è arrivato ora il
momento di parlare delle migliori tecniche di apprendimento.

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Non sottovalutare questa sezione: è la più importante del corso.

Ma ora basta con le chiacchiere! Andiamo al sodo: cosa significa apprendere?

Nelle prossime pagine indagheremo insieme i 3 elementi fondamentali


dell’apprendimento:

1. Biologia dell’apprendimento. Apprendere significa di fatto modificare la


struttura cellulare del nostro cervello. In poche parole in questo capitolo ti
spiegherò esattamente cosa succede nella tua testa ogni volta che apri un libro.
Se saremo in grado di comprendere questi meccanismi neurologici,
impareremo finalmente a sfruttarli a nostro vantaggio.

2. Teorie dell’apprendimento. Esistono un fottìo di teorie dell’apprendimento.


Negli anni ho avuto la possibilità di approfondirne la stragrande maggioranza.
In questo capitolo ho distillato per te l’essenza di decenni di studi da parte dei
migliori psicologi, ma soprattutto ho individuato i pochi concetti chiave che
devi tenere a mente per creare il tuo metodo di studio “cucito su misura”.

3. Fasi dell’apprendimento. In questo terzo capitolo inizieremo davvero a


“sporcarci le mani”. Devi infatti sapere che per apprendere al meglio devi
seguire una sequenza di fasi ben precisa. Io ti spiegherò qual è questa sequenza
e quali sono le tecniche più efficaci da adottare in ogni fase.


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Cervello: se sai come funziona lo fai funzionare
Le neuroscienze hanno fatto passi da gigante negli ultimi decenni, eppure molti
di noi continuano a studiare come i nostri genitori.

Andiamo a lezione (spesso solo per “fare presenza”), riempiamo la scrivania di


tomi ed appunti, leggiamo e ripetiamo come automi una serie di concetti nella
speranza che rimangano appiccicati ai nostri neuroni giusto il tempo per poter
superare quel “maledetto esame”.

Non c’è quindi da sorprendersi se la nostra media scarseggia ed il nostro libretto


assomigli ad una landa desolata.

Per acquisire un metodo di apprendimento efficace, dobbiamo innanzitutto


comprendere il funzionamento di base dell’organo per noi più importante: il
cervello.

Neuroni, dendriti, assone e sinapsi

Le cellule del nostro cervello prendono il nome di neuroni. Ognuno di noi ne ha


più di 100 miliardi e ogni volta che ascoltiamo, scriviamo, parliamo o realizziamo
una qualsiasi altra attività, i nostri neuroni sviluppano le loro “radici”: i dendriti.

Ogni neurone, per comunicare con gli altri neuroni, utilizza un “canale di
trasmissione” chiamato assone. All’estremità dell’assone sono presenti le
terminazioni sinaptiche, o sinapsi.

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Le sinapsi, grazie a speciali sostanze chimiche chiamate neurotrasmettitori, sono
responsabili della trasferimento vero e proprio del segnale nervoso agli altri
neuroni o alle altre cellule del nostro corpo (cellule muscolari, sensoriali, etc.).

Ogni volta che apprendiamo qualcosa di nuovo, i nostri neuroni aumentano le


loro ramificazioni (dendriti) e di conseguenza le loro connessioni con gli altri
neuroni (sinapsi).

Semplificando, potremmo quindi affermare che:

Apprendimento = Crescita dei dendriti

Ma perché ti sto massacrando le sacrosante palline con questo mega-pippone


neuroscientificobiologicomolecolare?!

Apprendere è naturale, ma dobbiamo fare pratica

Apri bene neuroni, sinapsi, dendriti ed assone. Voglio che ti stampi bene in mente
questo concetto fondamentale per il tuo successo accademico: l’apprendimento è
una funziona naturale del nostro cervello, così come digerire è una funzione
naturale dell nostro stomaco.

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Scuse del tipo: “non sono portato per lo studio”, “ho difficoltà ad apprendere”, etc.,
non hanno alcun fondamento scientifico, sono solo frutto del frignone che è in te.

Se vuoi apprendere devi semplicemente far crescere i tuoi dendriti e per farlo hai
bisogno di tempo e pratica. Adottando le strategie efficaci spiegate in questo
manuale, potrai ridurre il tempo ;-)

Un esempio del legame tra apprendimento e pratica?

Quando impari qualcosa per la prima volta, nella tua mente si formano delle
connessioni dendritiche fragili, che possono scomparire velocemente, per la
precisione:

• Dopo 20 minuti, ricordi solo il 60% dei nuovi concetti.

• Dopo 40 minuti, ricordi appena il 30%.

Tuttavia, se ripassi quanto appreso entro 24 ore e nuovamente il giorno


successivo, puoi riuscire a ricordare in modo permanente fino all’80% delle nuove
informazioni. Non male vero?

Insomma, ogni volta che studi e fai pratica i tuoi dendriti diventano più spessi,
aumentando il loro strato di mielina.

Più è consistente questo strato, più i segnali nervosi viaggiano velocemente.

Avere connessioni neuronali forti, veloci e reattive significa ritrovarsi una formula 1
nella scatola cranica, significa apprendere più velocemente e ricordare più a
lungo, insomma, significa Studiare meno e Studiare meglio.

Ok, ma… di cosa abbiamo bisogno per rafforzare queste connessioni?


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I 4 ingredienti dell’apprendimento efficace

Spero che questa breve trattazione sui meccanismi di apprendimento del nostro
cervello ti stia piacendo.

Come già detto, un corso dedicato al metodo di studio efficace non può
prescindere da questi temi: sarebbe come voler imparare a guidare senza aver la
più pallida idea di cosa siano il volante o la leva del cambio.

Non solo.

Queste pillole di neuroscienze ti aiuteranno ad applicare con maggiore efficacia gli


stratagemmi che vedremo nell’intero manuale.

Non so se per te è lo stesso, ma per quanto mi riguarda, non mi sono mai fidato
dei tanti suggerimenti per lo studio campati per aria! Se non credo che una
strategia di studio abbia delle solide basi scientifiche, mi passa anche solo la
voglia di provarla…

Ma torniamo a noi.

Nelle prossime pagine voglio rispondere ad una domanda molto semplice:

Come dobbiamo studiare per rafforzare le nostre connessioni neurali?

In altre parole: quali sono gli ingredienti essenziali dell’apprendimento a cui


dobbiamo prestare attenzione per rafforzare le connessioni neurali rapidamente?

Vediamoli…


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1. Il coinvolgimento attivo

Uno dei segreti per far crescere rapidamente i nostri dendriti consiste nell’attivare
quanto più possibile i nostri neuroni in fase di apprendimento.

Mi spiego.

Molti studenti si limitano ad apprendere le informazioni in modo passivo


(ascoltando distrattamente la lezione, prendendo appunti in modo meccanico o
leggendo senza concentrazione).

Questo tipo di apprendimento passivo può essere addirittura controproducente;


insomma rischi di farli atrofizzare quei tuoi poveri dendriti se continui a
cazzeggiare su Whatsapp e social mentre studi!

Perché il tuo cervello riesca ad attivare i processi di rafforzamento delle


connessioni neurali, devi coinvolgerlo in modo attivo in fase di studio.

Immagina ad esempio di dover studiare un capitolo di 20 pagine (che sia una


materia scientifica, socio-economica o umanistica, poca importa). Secondo te
apprenderesti di più concentrandoti completamente su queste 20 pagine per 60
minuti o, a parità di tempo, continuando a fissare le pagine distrattamente e
senza il minimo coinvolgimento?

La risposta è scontata, vero? Allora perché studi quasi sempre nel secondo modo?
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2. Il tempo

Andre… non mi starai mica prendendo per il cubo?! Ho acquistato questa guida per
studiare meno (hai presente il titolo?!) e tu mi vieni a raccontare che per apprendere
serve tempo?! Stai pazziando?!

Come ti ho spiegato qualche paragrafo fa, la nostra capacità di apprendimento è


direttamente proporzionale alla crescita dei dendriti e queste “radici” dei neuroni
hanno bisogno di tempo e pratica per rafforzarsi.

È per questo motivo che quello str**zo del Prof. ti da i compitini per casa, ed è
sempre per questa ragione che le maratone di studio il giorno prima dell’esame
non servono ad una cippa fritta. Ma c’è una buona notizia…

I dendriti sono fortemente specializzati. Se ad esempio leggi la risoluzione di


problema di matematica, svilupperai i dendriti specializzati nella lettura di
problemi di matematica. Se invece ti impegni a risolvere in prima persona questi
problemi, svilupperai i dendriti specializzati nella risoluzione.

Questo significa che, se è vero che serve tempo e pratica per far crescere i dendriti,
è altrettanto vero che molte delle attività di studio che fai sono spesso inutili: per
studiare meno e meglio devi dunque imparare a selezionare con estrema cura
queste attività. Ma di questo non devi preoccuparti: al termine della sezione
sull’APPRENDIMENTO saprai esattamente su quali valga la pena focalizzarsi.

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3. Gli errori

“Sbagliando s’impara.”

Anonimo.

Mai detto popolare fu più azzeccato (anche se in parte incompleto). Esistono


infatti studi scientifici6 che dimostrano come fare errori in fase di apprendimento,
e ricevere immediatamente feedback che ci consentano di correggerli, permetta
al nostro cervello di verificare l’accuratezza delle connessioni neurali.

Quindi è vero che sbagliando s’impara, a patto naturalmente di aggiustare


rapidamente il tiro, evitando di far consolidare legami neurali errati.

Ma questo come si traduce nella pratica quotidiana? Devi tenere conto


dell’importanza degli errori e delle correzioni, soprattutto nelle prime fasi di studio
di una nuova materia, quando hai l’impressione di non capire nulla e fare una
fatica del diavolo.

Se ti arrendi alle prime difficoltà le nuove connessioni neurali che si stanno


formando, scompariranno rapidamente. Se al contrario imparerai a mettere da
parte il perfezionismo e ad andare avanti ad ogni errore, farai rapidamente tua la
nuova materia.

6 Moser JS, Schroder HS, Heeter C, Moran TP, Lee YH (2011). Mind your errors: Evidence for a neural mechanism linking growth

mindset to adaptive post-error adjustments. Psychological Science, 2011.

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4. Le emozioni

Il quarto ed ultimo ingrediente di cui devi essere consapevole, se vuoi sfruttare al


meglio i meccanismi di apprendimento del tuo cervello, è quello delle emozioni.

Avremo modo di parlare approfonditamente nella terza sezione di come le


emozioni influenzano la tua memoria (la cosiddetta memoria emotiva). Per il
momento però devi sapere che le emozioni hanno un impatto profondo anche
nell’apprendimento di nuovi concetti.

Se tra le cause di demotivazione hai individuato problemi nella tua sfera


personale, il fatto che le emozioni condizionino il tuo apprendimento non
dovrebbe essere una novità!

Quando sei ansioso, ad esempio, viene rilasciato nel tuo sangue un ormone
chiamato adrenalina. L’adrenalina modifica il comportamento dei
neurotrasmettitori, rendendo più difficoltoso il passaggio dei segnali nervosi tra le
diverse sinapsi. Questo meccanismo spiega quei pomeriggi passati a studiare
senza aver appreso nulla o i famosi “vuoti mentali” durante l’esame.

Per contrastare gli effetti dell’adrenalina, il tuo corpo è in grado di produrre


endorfine, ormoni che inducono nel tuo corpo e nella tua mente una piacevole
sensazione di calma e relax. Nella quarta sezione vedremo come raggiungere ogni
volta lo stato d’animo ottimale per le sessioni di studio e d’esame.

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‘Nzomma… che ne pensi?

Se studi biologia o materie affini, scommetto che conosci già molto bene questi
concetti, ma la domanda è: quante volte li hai applicati nella pratica?

Mi auguro che questa ritrovata consapevolezza sul funzionamento del tuo


cervello, ti aiuti finalmente a farlo funzionare nel modo corretto!

Sapere come funzionano le varie componenti del nostro “hardware” (neuroni,


sinapsi, dendriti, etc.) è essenziale per sviluppare un metodo di studio solido.

Non è però sufficiente. Dobbiamo infatti capire un pochino anche il nostro


“software” mentale, ovvero il modo in cui le informazioni vengono codificate e
organizzate nella nostra mente durante l’apprendimento.

È esattamente quello che faremo nel prossimo capitolo.

Ti parlerò infatti delle teorie dell’apprendimento, ma soprattuto ti svelerò il


segreto per sviluppare un metodo di studio cucito su misura per te, ovvero un
metodo di studio che si adatti come un abito di alta sartoria agli esami specifici
della tua Facoltà universitaria e alle tue caratteristiche specifiche di studente.

Sei pronto? Partiamo! ;-)


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Teorie dell’apprendimento: quello che devi sapere
Per iniziare questo capitolo vorrei proporti questo elenco (non necessariamente
esaustivo) delle principali teorie dell’apprendimento umano:

ACT-R (J. Anderson). Cognitive Flexibility Criterion Referenced


Theory (R. Spiro). Instruction (R. Mager)
Adult Learning Theory
(P. Cross). Cognitive Load Theory Double Loop Learning
(J. Sweller). (C. Argyris).
Algo-Heuristic Theory
(L. Landa). Component Display Drive Reduction Theory
Theory (M. D. Merrill). (C. Hull).
Andragogy (M.
Knowles). Conditions of Learning Dual Coding Theory (A.
(R. Gagne). Paivio).
Anchored Instruction
(John Bransford). Connectionism (E. Elaboration Theory (C.
Thorndike). Reigeluth).
Aptitude-Treatment
Interaction (L. Constructivist Theory Experiential Learning
Cronbach e R. Snow). (J. Bruner). (C. Rogers).

Attribution Theory (B. Contiguity Theory (E. Functional Context


Weiner). Guthrie). Theory (Tom Sticht).

Cognitive Dissonance Conversation Theory Genetic Epistemology


Theory (L. Festinger). (G. Pask). (J. Piaget).

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Gestalt Theory (M. Model Centered Soar (A. Newell)-
Wertheimer). Instruction & Design
Layering (A. Gibbons). Social Development (L.
GOMS (Card, Moran e Vygotsky).
Newell). Modes of Learning (D.
Rumelhart ). Social Learning Theory
General Problem (A. Bandura).
Solver (A. Newell). Multiple Intelligences
(H. Gardner). Stimulus Sampling
Information Pickup Theory (W. Estes).
Theory (J.J. Gibson). Operant Conditioning
(B.F. Skinner). Structural Learning
Information Processing Theory (J. Scandura).
Theory (G.A. Miller). Originality (I.
Maltzman). Structure of Intellect (J.
Lateral Thinking (E. Guilford).
DeBono). Phenomenonography
(F. Marton). Subsumption Theory
Levels of Processing (D. Ausubel).
(Craik e Lockhart) Repair Theory (K.
VanLehn) Symbol Systems (G.
Mathematical Learning Salomon).
Theory (R.C. Atkinson). Script Theory (R.
Schank). Triarchic Theory (R.
Mathematical Problem Sternberg).
Solving (A. Schoenfeld). Sign Theory (E.
Tolman). Transformational
Minimalism (J. M. Theory (J. Mezirow).

Carroll). Situated Learning (J.
Lave).

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Ho fatto una piccola scommessa con i miei collaboratori.

Mi sono giocato una cena in pizzeria che non saresti arrivato a leggere oltre
l’ottava teoria dell’apprendimento: la teoria della dissonanza cognitiva!

Dimmi che ho vinto?! :-D

Ti ho voluto proporre questo elenco di ben 54 teorie sull’apprendimento umano


per farti capire una cosina semplice semplice: su come l’essere umano codifichi
davvero le nuove informazioni che apprende, gli scienziati hanno giusto… un
“paio” di punti di vista differenti!

Non dobbiamo però scoraggiarci.

Se vogliamo eccellere all’università e sviluppare un metodo di studio davvero


efficace, in questo “oceano” di teorie sull’apprendimento, dobbiamo in realtà
essere in grado di identificare soltanto due strumenti essenziali:

• Un sistema che ci consenta di classificare rapidamente le diverse tipologie di


esami che dobbiamo affrontare.

• Un modello che ci aiuti a capire che tipo di studenti siamo.

Con queste due informazioni in mano saremo in grado di scegliere con precisione
quali tecniche di studio sono più adatte a noi e agli specifici esami che dobbiamo
preparare.

Questo approccio “su misura” è anche l’elemento che più di ogni altro rende il
metodo Studia meno, Studia meglio unico nel panorama italiano (e non solo).

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Nei vari corsi di memoria e apprendimento rapido, venduti a 1.000-1.500€,
vengono infatti riproposte indistintamente a tutti gli studenti le solite vecchie
tecniche di studio ormai note e arcinote.

Intendiamoci, alcune non sono neanche malaccio (e te ne parlerò nella sezione


sulla MEMORIZZAZIONE), ma se non sai quali tecniche sono davvero utili per te e
per i tuoi esami, rischi soltanto di perdere tempo e soldi.

Vediamo allora nel dettaglio in che modo puoi iniziare a classificare i tuoi esami e
capire che tipologia di studente sei.

Le categorie di informazioni: ovvero come classificare i tuoi esami

Diritto Privato, Anatomia, Analisi, Fisica, Storia dell’Arte, Scienze delle


Costruzioni, Biologia e chi più ne ha, più ne metta! Ogni giorno vengo contattato
da studenti in preda al panico, tutti con la stessa domanda:

“Io studio _________________ (inserisci la tua Facoltà), sei sicuro che


il tuo metodo si possa applicare?”

Capisco perfettamente questa preoccupazione, come detto infatti, per troppi anni
sono stati proposti metodi di studio buoni per “tutte le stagioni”.

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Se è vero che alcuni principi base dell’apprendimento hanno validità universale,
questo però non significa che tutte le informazioni siano “nate” uguali. Anzi.

Così come il tuo stomaco deve saper digerire una gran varietà di cibi, anche il tuo
cervello deve sapersi adattare ad informazioni che spesso presentano una
struttura fondamentalmente diversa.

Naturalmente, se dovessimo cambiare metodo di studio ogni volta che


prepariamo una nuova materia, rischieremmo di impazzire! Per questo motivo è
importante poter classificare le diverse tipologie di informazioni che studiamo.

Nello specifico esistono solo 3 principali categorie e qualsiasi esame universitario


tu debba preparare, questo avrà quasi sicuramente una predominanza di una di
queste 3 categorie:

1. Fatti.

2. Istruzioni.

3. Concetti.

Esisterebbe poi una quarta categoria di informazioni, che inizia con la lettera “A”,
ma considerato che si otterrebbe un acronimo non proprio elegante… direi che sia
meglio sorvolare! :-D

FLASH - Hai indovinato lo stratagemma che ho appena utilizzato? Grazie ad


una battuta degna del concorso “Il camionista che è in te” edizione deluxe, ho
cercato di stimolare la tua memoria emotiva: adesso prova a dimenticare le 4
categorie di informazioni… ehm, intendevo 3! ;-)

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Vediamo dunque nel dettaglio le caratteristiche di queste 3 categorie;
comprenderle a fondo ti aiuterà a capire quali strategie di apprendimento e
memorizzazione dovrai usare per i tuoi diversi esami.

1. Fatti

Date, definizioni, atti normativi: spesso, per preparare un esame universitario,


dobbiamo ricordare un’enorme quantità di informazioni, slegate tra loro e prive di
un filo logico che ci aiuti a ricordarle.

Se sei uno studente di Medicina o Legge, sai esattamente di cosa sto parlando!

I Fatti sono informazioni relativamente semplici da comprendere, ma difficili da


memorizzare. Un esempio? Comprendere il concetto di riproduzione cellulare può
essere complesso, ma una volta appreso, sarà facile da memorizzare. Al contrario,
capire quali siano le diverse parti di una cellula (fatti) non richiede un particolare
sforzo intellettivo, ma senza una buona tecnica di memorizzazione saranno
impossibili da ricordare.

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Come avrai intuito, gli esami in cui prevale questa tipologia di informazione (i
fatti), richiedono l’applicazione di tecniche di memorizzazione efficaci.

Nella terza sezione ti spiegherò esattamente quali utilizzare, anche e soprattutto


in base alla tipologia di studente in cui ti identifichi principalmente (di questo
parleremo tra qualche pagina):

2. Istruzioni

Teoremi, formule ingegneristiche, principi di progettazione, linguaggi di


programmazione: le “Istruzioni” sono sequenze di informazioni codificate che ti
aiutano a risolvere problemi concreti nel mondo reale.

Queste informazioni per essere comprese ed interiorizzate necessitano di 3


elementi essenziali: pratica, pratica ed infine… pratica!

L’apprendimento di questo tipo di informazioni non può dunque prescindere dalle


esercitazioni pratiche (case studies, problemi già risolti, esercizi, etc.), ma esiste
un metodo (anzi, più d’uno) per velocizzarne l’assimilazione.

Ne parleremo nel dettaglio nel terzo ed ultimo capitolo di questa sezione, quello
dedicato alle fasi dell’apprendimento.

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3. Concetti

L’ultima categoria di informazioni è quella dei “Concetti”. Questa tipologia di


informazioni è quella che incontrerai con maggiore frequenza nei tuoi esami.

Nello specifico esistono due tipologie di Concetti:

• Concetti Concreti.

• Concetti Astratti.

I “Concetti Concreti” sono più facili da apprendere perché hanno un riscontro


immediato nella nostra vita quotidiana.

Per l’esattezza, i “Concetti Concreti” sono quelli che possiamo percepire con i
nostri sensi e che hanno una precisa identità spaziale 7.

Un esempio? L’eruzione di un vulcano! ;-)

I “Concetti Astratti” ci richiedono invece di andare oltre i nostri sensi. In ambito


accademico i “Concetti Astratti” hanno spesso la meglio su quelli concreti:
complessi teoremi di analisi, principi di fisica quantistica, elucubrazioni filosofiche,
sono il pane quotidiano del povero studente universitario.

7 Caramelli N., Setti A., Maurizzi D.D. (2004), Concrete and abstract concepts in school age children, Psychology of Language and

Communication 2004, Vol. 8, No. 2.

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A differenza dei “Fatti”, i “Concetti Astratti” sono difficili da comprendere, ma
facili da memorizzare (a patto che si siano capiti!).

Ti parlerò delle migliori tattiche per apprendere i “Concetti” (soprattutto quelli


astratti), quando parleremo della terza fase dell’apprendimento: l’assimilazione.

Ora che conosci le 3 categorie di informazioni (Fatti, Istruzioni, Concetti), sono


certo che inizierai a vedere i tuoi esami con occhi diversi.

Sia chiaro: nessun esame presenta un’unica categoria di informazioni, ma quasi


sempre è una delle 3 a prevalere sulle altre.

Se individui da subito la tipologia di informazioni prevalente nei


diversi esami che devi preparare, saprai esattamente quali strategie del
corso dovrai utilizzare per studiarli EfficaceMente

Vediamo ora il secondo elemento grazie al quale potrai “cucirti” il tuo metodo di
studio su misura: gli stili cognitivi.


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Che studente sei? Scopri il tuo stile cognitivo

Il termine stile cognitivo (o stile di pensiero - thinking styles) è utilizzato in


psicologia per descrivere il modo in cui gli individui assimilano, rielaborano e
ricordano le informazioni.

I più recenti studi su questo tema sono stati condotti dal Professore Richard J.
Riding, che agli inizi degli anni ’90 ha sviluppato il modello W-A-V-I8.

Secondo questo modello esistono 4 principali stili cognitivi, che derivano


dall’incrocio di due dimensioni: Wholist-Analytic (W-A) e Verbal-Imagery (V-I).

• Wholistic-Analytic (Olistico-Analitico). La dimensione W-A riflette il modo in


cui gli individui organizzano e strutturano le informazioni in fase di
apprendimento. Gli olistici hanno bisogno di avere una visione d’insieme per
apprendere bene un argomento. Gli analitici invece devono potersi focalizzare
sulle singole parti di un tema per assimilarlo in maniera efficace.

• Verbal-Imagery (Verbale-Visuale). La dimensione V-I descrive invece il modo in


cui le informazioni vengono rappresentate nella mente degli individui, quando
ricordano ciò che hanno appreso. I verbali utilizzano singole parole o
associazioni di parole per ricordare. I visuali invece impiegano immagini
mentali per stimolare la propria memoria.

Nel grafico qui sotto trovi la dimensione (W-A) sull’asse verticale e la dimensione
(V-I) sull’asse orizzontale. I 4 quadranti che ne derivano corrispondono ai 4 stili
cognitivi di cui ti parlavo:

8 Richard J. Riding (1997), On the Nature of Cognitive Style, Pages 29-49, Educational Psychology, Volume 17, 1997 - Issue 1-2

Copyright © 2017 EfficaceMente.com 66 Codice ISBN: 979-12-200-0010-9


In definitiva, sulla base degli stili cognitivi, possiamo individuare 4 tipologie di


studenti (e al termine di questa sezione, nel Training Book, tu scoprirai a quale
categoria appartieni di queste quattro):


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1. Lo studente Visuale-Olistico (VISOLI)

I visuali-olistici rappresentano circa il 45% della


popolazione. Questi studenti hanno bisogno di una
panoramica d’insieme quando iniziano a studiare
una nuova tematica e immagazzinano le informazioni prevalentemente sotto-
forma di immagini mentali. Li identificheremo con l’acronimo (VISOLI).

2. Lo studente Visuale-Analitico (VISANA)

I visuali-analitici rappresentano circa il 20% della


popolazione, con una curiosa prevalenza tra i mancini.
Questi studenti hanno bisogno di approcciare un
determinato argomento in maniera analitica e sequenziale (imparando un
elemento dopo l’altro).

Quando memorizzano queste singole parti, lo fanno però utilizzando immagini


mentali molto nitide e dettagliate. Li identificheremo con l’acronimo (VISANA).

3. Lo studente Verbale-Analitico (VERANA)

Circa il 25% degli studenti appartengono alla


categoria dei verbali-analitici. Questi studenti
percepiscono il mondo che li circonda in maniera analitica, questo significa che
prima di capire un concetto nella sua totalità, devono aver familiarizzato con gli
elementi di dettaglio.

Hanno inoltro bisogno del linguaggio scritto per memorizzare le informazioni e


farle definitivamente proprie. Li identificheremo con l’acronimo (VERANA).

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4. Lo studente Verbale-Olistico (VEROLI)

Abbiamo infine i verbali-olistici, che sono però una


minoranza: circa il 10% della popolazione
studentesca. Questi studenti hanno ancora una volta bisogno di una panoramica
d’insieme degli argomenti che studiano, ma in termini di immagazzinamento
delle informazioni, utilizzano il linguaggio scritto (parole e associazioni di parole).
Li identificheremo con l’acronimo (VEROLI).

E tu che studente sei? Un VISOLI, un VISANA, un VERANA o un VEROLI?

Scommetto che ti sei già fatto un’idea. Nel training book di questa sezione ho
preparato per te un test che ti aiuterà ad identificare con certezza il tuo stile
cognitivo. Si chiama il test dell’isola deserta. Ti piacerà!

Molto bene. Ora che abbiamo tutti gli strumenti teorici per costruire il nostro
metodo di studio “su misura”, iniziamo finalmente a vedere le tecniche di studio
vere e proprie. Iniziamo dalle tecniche di apprendimento rapido.

Nel prossimo capitolo ti fornirò le migliore strategie per ognuna delle fasi
dell’apprendimento.

Ps. D’ora in poi, quando sarà rilevante farlo, ti indicherò per quale stile cognitivo e
quale tipologia di informazioni sono più adatte le diverse tecniche di studio che
vedremo. Comunque non preoccuparti, al termine del corso trovi, per ogni stile
cognitivo, l’elenco delle tecniche di studio più adatte). Insomma, ho già preparato
per te il tuo “abito” su misura :-)


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Fasi dell’apprendimento: le tecniche più efficaci per
ogni fase
Ricordi come abbiamo aperto questa sezione dedicata all’apprendimento?

Ti ho parlato delle ricerche effettuate su Google dagli studenti italiani. Io stesso


vengo contatto quotidianamente da studenti in crisi di identità che non fanno
altro che lamentarsi della propria memoria: “continuo a leggere ma tempo poche
ore e non ricordo più nulla”, “ripeto, ripeto e non memorizzo”, “ho studiato come un
pazzo per questo esame e davanti al prof. ho fatto scena muta: non ricordavo nulla”.

Ti suonano familiari queste frasi?!

Beh… ti voglio svelare un segreto… ma che rimanga tra noi! il loro problema, il tuo
problema, non è la memoria.

Se non ricordi i fatti, non sai applicare le istruzioni o non sai esporre i concetti, la
tua memoria (poverina) non ha alcuna colpa, o meglio, non ha tutte le colpe.

Come ti ho già detto, troppi studenti inconsapevoli e troppi venditori di fumo (fin
troppo consapevoli) hanno dato alla memoria un ruolo da protagonista che non si
merita. Ma la memoria è solo uno degli strumenti che puoi utilizzare per preparare
i tuoi esami e, detto tra te e me, non è neanche tra i migliori.

Quindi stampati a fuoco nella mente questa frase:

Non puoi memorizzare efficacemente informazioni


che non hai appreso completamente.

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Il problema di molti studenti non riguarda dunque la memorizzazione, ma lo si
può riscontrare a monte, durante le fasi dell’apprendimento.

Fintantoché non diventerai un ninja esperto delle fasi dell’apprendimento non


potrai mai considerarti uno studente efficace.

Ma quante e quali sono queste fasi e quali tecniche specifiche dobbiamo adottare
per essere degli studenti efficaci?

Il processo di apprendimento

“Dimmi e io dimentico. Insegnami e io ricordo. Coinvolgimi e io


imparo”.

Benjamin Franklin.

Il processo di apprendimento prevede 3 fasi ben distinte. Affrontare con


superficialità anche solo una di queste fasi, può compromettere irrimediabilmente
la tua comprensione e allungare notevolmente i tuoi tempi di studio.

I 3 stadi di un apprendimento efficace sono:

1. Acquisizione.

2. Elaborazione.

3. Assimilazione.

Deluso?! Pensavi bastasse fare bella presenza a lezione e dare una letta a quei
tomi, eh?!

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Tranquillo, se praticherai con determinazione gli stratagemmi che ti proporrò nei
prossimi capitoli, queste fasi saranno per te così naturali che l’apprendimento
diventerà un gioco da ragazzi, ma soprattutto qualcosa di molto rapido.

Non solo. Se diventerai un ninja dell’apprendimento, potrai


dimenticarti una volta e per tutte le ore passate a ripetere
come un pappagallo concetti che non ne vogliono sapere di
rimanerti in testa.

Per un ninja dell’apprendimento infatti, la fase di


memorizzazione serve solo a solidificare nella propria mente
informazioni ormai assimilate e che potrebbe spiegare a sua nonna in qualsiasi
momento.

Sei pronto a scoprire gli antichi segreti dei “learning ninja” per affrontare le 3 fasi
dell’apprendimento?

1. ACQUISIZIONE

Ascoltare le lezioni in aula, prendere appunti, leggere libri, dispense e manuali. La


fase di acquisizione (delle informazioni) è senza dubbio la più conosciuta dagli
studenti di mezzo mondo.

Questo però non significa che venga affrontata EfficaceMente.

La maggior parte degli studenti sottovaluta questa fase, salvo poi lamentarsi di
impiegare troppo tempo a studiare, senza ottenere risultati degni di nota.

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Ma come cappero pensi di poter migliorare il tuo metodo di studio se non sei
neanche in grado di far entrare le informazioni nella tua testolina?

La fase di acquisizione è di fondamentale importanza per il processo di


apprendimento, così come la scelta di ingredienti eccelsi per la preparazione di un
piatto prelibato.

Puoi essere il Carlo Cracco della situazione e avere le pentole ed i fornelli più fichi
del mondo, ma se non sei stato bravo nell’acquisizione e nella selezione delle
“materie prime”, il risultato finale sarà sempre deludente.

Esistono 3 principali modalità per acquisire le informazioni:

a) Ascoltare.

b) Prendere appunti.

c) Leggere.

Mecojoni! Alla faccia dei metodi di apprendimento innovativi! “Ascoltare”, “Prendere


appunti” e “Leggere”. Me stai a pija’ pel culo Andre’?!

Essere un ninja dell’apprendimento non significa imparare tecniche strambe dalla


dubbia efficacia, significa piuttosto avere l’assoluta padronanza dei fondamentali.
Ma non preoccuparti, ho qualche “chicca” che sono certo non ti deluderà ;-)

Ps. sei uno studente-lavoratore? Allora hai ancora meno tempo da perdere dei
tuoi colleghi universitari. Salta direttamente al paragrafo relativo alla modalità di
lettura (per te ho preparato altri consigli specifici, soprattutto nell’ultima sezione)


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Ascoltare: come evitare di romperti le balle a lezione!

Che tu sia una matricola o uno studente scafato, se vuoi migliorare le tue capacità
di apprendimento devi sfruttare al meglio il tempo che trascorri in aula. Ricorda:

Ogni minuto ben speso a lezione è un


minuto di studio risparmiato.

Eppure questo concetto, all’apparenza così banale, sembra proprio non voler
entrare in testa a molti studenti.

Negli ultimi 8 anni ho ricevuto circa 7-8.000 e-mail da studenti alle prese con
esami “tosti”: ce ne fosse stato uno che mi avesse chiesto consigli per seguire al
meglio le lezioni! Tutti vogliono la tecnicuccia per preparare l’esame all’ultimo,
non accorgendosi che le lezioni in aula sono una vera e propria miniera d’oro!

Ma c’è un piccolo problemino: a lezione ci si annoia mortalmente!

Ammettilo, quanti “tornado di inchiostro” hai


disegnato mentre il Prof. spiegava?!

La noia è il nemico #1 dell’apprendimento.


Quando ti annoi a lezione è come se si
creasse un sottile strato di gomma attorno al
tuo cervello: tutto ciò che il Prof. dice, ci
rimbalza sopra.

Così, le lezioni, invece di aiutarti ad


accelerare il tuo studio, si trasformano in
un’immensa perdita di tempo!

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Cosa fare in questi casi?

Senza dubbio ci sono materie che ti appassionano maggiormente e materie per


cui non provi alcun interesse.

Le ragioni possono essere le più svariate: magari hai una particolare attitudine per
gli argomenti scientifici, o forse quel corso di informatica potrebbe esserti utile
per realizzare il tuo sogno nel cassetto, o chissà, è tutto merito del Prof. in gamba
che ti sa coinvolgere.

Come abbiamo visto nella prima sezione del corso, in realtà possiamo influenzare
la nostra motivazione. Lascia quindi che ti faccia una domanda:

Sei TU a scegliere quali materie ti appassionano e quali ti annoiano, oppure no?

Se non hai questo potere, sarai sempre in balìa degli eventi esterni ed il tuo
apprendimento ne risentirà gravemente. Per eccellere in quella che è la prima
modalità di acquisizione delle informazioni (Ascoltare), devi essere in grado di
rendere le lezioni a cui assisti meno noiose.

Più facile a dirsi, che a farsi!

Non puoi certo cambiare il tuo Professore, non puoi cambiare gli argomenti
trattati, né il materiale con cui vengono presentati.

Insomma non puoi cambiare ciò su cui non hai il controllo. Ma puoi cambiare il tuo
atteggiamento nei confronti della lezione. Ecco allora una serie di strategie che
puoi adottare da subito per ottenere il massimo dal tempo che trascorri in aula:

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• Riscopri l’entusiasmo per la materia. Lo so, trovare l’entusiasmo per
affrontare le lezioni di Diritto Tributario non è banale, ma anche di fronte alla
materia più ostica o noiosa, il tuo atteggiamento può fare davvero la
differenza. Se hai fatto l’esercizio della bussola e ormai sei convinto della tua
scelta universitaria, prima di affrontare ogni lezione prova a ricordare perché
hai scelto il tuo corso di studi; cos’è che ti ha sempre affascinato, tanto da
spingerti a voler diventare un medico/avvocato/ingegnere; come potrà aiutarti
questa specifica materia nella tua futura carriera. Queste semplici domande ti
aiuteranno a collegare il tuo sogno a lungo termine con l’azione presente di
dover seguire le lezioni. Ma soprattutto aiuteranno il tuo cervello ad essere più
ricettivo e reattivo.

• Fai attenzione a come ti parli. Immagina la scena. Sei a lezione e continui a


ripeterti frasi del tipo: “che due maroni”, “mi sto annoiando”, “quando finisce
questo strazio”, etc. Secondo te quale sarà la reazione della tua mente? Sarà
bella aperta e pronta ad assimilare i meravigliosi insegnamenti di Anatomia
delle formiche, o, al contrario, sarà peggio di un muro di gomma?! Bravo, hai
indovinato! Occhio a quella vocina dentro la tua testa: fa la differenza tra
successo e frustrazione (ed è tua responsabilità controllarla).

• Non cazzeggiare (almeno nei primi 10 minuti). I primi minuti della lezione
sono fondamentali. In questo lasso di tempo il Prof. generalmente riprende i
temi trattati durante le lezioni precedenti, ma soprattutto delinea l’agenda
della lezione. Avere bene in mente gli argomenti chiave ti aiuterà a seguire con
maggiore attenzione. Questo soprattutto se sei un VISOLI o un VEROLI,
ovvero il tuo stile cognitivo prevede un approccio olistico all’apprendimento di
nuove informazioni.

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• Spegni lo smartphone. Viviamo nell’era delle “distrazioni di massa”. Parole
come focus e concentrazione ormai somigliano a miti arcaici. Riesci a ricordare
l’ultima lezione che hai seguito senza sbirciare almeno una volta Whatsapp,
Facebook o la tua email? No, sul serio?! Le distrazioni non fanno altro che
degradare drammaticamente le nostre capacità intellettive. Fatti un favore:
prima dell’inizio della prossima lezione, spegni quella maledetta mattonella
elettronica.

• Fai domande. Fare domande a lezione ha un duplice beneficio: a) ti aiuta a


chiarire i dubbi b) ti costringe ad essere attento. Per fare domande intelligenti,
infatti, devi aver seguito il filo logico della lezione; non solo, se hai dubbi su
quello che è stato spiegato significa che hai iniziato a fare una primissima
elaborazione delle informazioni ricevute. E come vedremo, la fase di
elaborazione è fondamentale per il processo di apprendimento.

Non vuoi fare la figura del secchioncello di turno? No problem…

• Segnati le domande. Se sei un timidone o temi come la peste il giudizio degli


altri, probabilmente fare domande in aula è il peggiore dei tuoi incubi. In realtà
questo sarebbe un ottimo motivo per farle: vedilo come un esercizio per
rafforzare la tua autostima (a proposito, leggiti il mio manuale Autostima Passo
Passo). Ma se proprio non ci riesci al momento, perlomeno segnati i dubbi tra i
tuoi appunti. Potrai poi chiarirli in un secondo momento, ad esempio durante
l’orario di ricevimento o a fine lezione.

• Fai una caccia al tesoro. La nostra mente per essere ricettiva deve essere…
attiva. Se ti stai annoiando mortalmente, ravviva la tua permanenza in aula con
una “caccia al tesoro”! No, tranquillo, non ho fumato ;-) Quello che ti suggerisco
è un ascolto attento della lezione, finalizzato ad individuare le relazioni

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nascoste tra gli argomenti trattati dal Prof.: che legame c’è tra quanto spiegato
e quanto visto nella lezione precedente? Quali potrebbero essere le
applicazioni pratiche degli argomenti appena presentati? Quanto appreso ti
ricorda un articolo che hai letto recentemente? Lo abbiamo visto: i neuroni del
tuo cervello crescono e si sviluppano creando una fitta rete di connessioni:
l’apprendimento “reticolare” è la forma più naturale di sviluppo della
conoscenza. Sfruttala!

• Rispetta il tuo corpo e la tua mente ringrazierà. Difficile essere attento a


lezione se la sera prima hai tirato fino a tardi e la mattina hai avuto bisogno
della dinamite per svegliarti. Hei, sono stato anche io uno studente fuori sede e
le serate Erasmus erano un must, ma se non riesci a reggere certi ritmi, ricorda
quali sono le tue priorità come studente, soprattutto se stai studiando a spese
dei tuoi genitori. Nella quarta sezione approfondiremo le abitudini di vita dello
“studente efficace”. Non sottovalutarle: una mente lucida e riposata può farti
risparmiare ore di studio.

• Impara a prendere appunti EfficaceMente. Prendere appunti può essere uno


straordinario strumento per mantenere la concentrazione durante la lezione.
Non solo. La scrittura è una prima forma di elaborazione delle informazioni e
per questo motivo ne può facilitare la memorizzazione. Più di una volta,
durante gli esami, colto alla sprovvista da una domanda che non avevo
studiato, mi sono salvato in zona Cesarini ricordando disegni/schemi fatti
proprio mentre prendevo appunti durante la lezione.

A proposito del “Prendere appunti”: è la nostra seconda modalità di acquisizione


delle informazioni. Nelle prossime pagine scoprirai gli errori che hai commesso
finora e come prende gli appunti un vero ninja dell’apprendimento.

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Prendere appunti come un ninja dell’apprendimento

Prendere appunti è essenzialmente una questione di equilibrio. Se cerchi di


“catturare” ogni singola parola finisci per distrarti, perdendo il filo logico del
discorso. Se, al contrario, ti limiti ad ascoltare, scrivendo quattro parole in croce, ti
ritrovi con appunti inutilizzabili.

Qual è dunque la via di mezzo?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo innanzitutto fare chiarezza su qual è


il vero scopo del “notetaking”.

Se pensi che l’unico obiettivo sia quello di avere a disposizione il materiale delle
lezioni su cui studiare successivamente… beh, temo dovrò deluderti:

Prendere appunti è, a tutti gli effetti, una


strategia di apprendimento attivo.

Lascia che te lo ripeta con parole diverse: se prendi appunti efficaci, apprendi
rapidamente quello che stai imparando e soprattutto hai bisogno di studiare
molto, ma molto meno a casa.

Non tutte le tecniche per prendere appunti però sono uguali.

Negli ultimi 10 anni ho adottato una strategia di notetaking che integra principi di
stenografia, elementi legati alle mappe concettuali, evidenze di semiotica e le più
recenti scoperte nel campo delle neuroscienze.

Estiqaatsi Andre! Vorrei semplicemente una strategia efficace per prendere appunti a
lezione, mica un dottorato in semiostica ad Harvard!

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Non preoccuparti, il metodo per prendere appunti che voglio suggerirti è di facile
applicazione ed i risultati, sono certo, ti sorprenderanno: ho il piacere di
presentarti (rullo di tamburi)… il Metodo Estiqaatsi!

Naturalmente sto scherzando ;-) non ho mai dato un nome al mio sistema di
notetaking: ho sempre preferito concentrarmi sulla sua applicazione.

Vediamone gli elementi chiave e come puoi applicarlo durante le tue lezioni.

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Nell’immagine qui sopra ti ho riportato uno stralcio dei miei appunti di un
convegno di lavoro sulla Grande Distribuzione Organizzata (GDO).

Se avessi preso un mio blocco note della facoltà di ingegneria, avresti notato
poche differenze: il fatto che continui ad utilizzare questo metodo di notetaking
da più di un decennio, te la dice lunga sui benefici che ne ho tratto.

Guardando l’immagine avrai notato 3 elementi chiave:

1. La chiara struttura grafica degli appunti. Anche senza leggere quanto scritto,
puoi chiaramente individuare un concetto chiave e 3 aree collegate ad esso.

2. L’ampio utilizzo di simboli. Frecce, icone, numeri. La mia pagina di appunti


sembra un fumetto della Marvel. Questi simboli non sono semplici
abbellimenti: hanno uno scopo preciso.

3. L’estrema sintesi delle note. Lo stralcio che puoi vedere occupa più o meno la
metà di un foglio A4 e contiene gli appunti relativi a 30-40 minuti di convegno.
Durante le mie lezioni universitarie difficilmente superavo le 2 pagine di
appunti a lezione.

Analizziamo nel dettaglio questi 3 elementi, cercando di capire come e perché


possono rivoluzionare il tuo modo di prendere gli appunti.

Prima di farlo però una breve nota.

Questo metodo funziona particolarmente bene per i profili che hanno uno stile
cognitivo visuale (VISOLI e VISANA), ovvero il 65% della popolazione
studentesca. Fornirò naturalmente un’alternativa anche per gli altri due profili
verbali :-)

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La struttura grafica

All’inizio di questo primo capitolo, abbiamo visto come apprendere significa


sviluppare nuove strutture neurali (dendriti).

Utilizzare una precisa struttura grafica per rappresentare su carta i concetti


spiegati a lezione, di fatto ti aiuta a tracciare nella tua mente il primo solco di
queste nuove strutture neurali. Inizialmente queste strutture saranno molto deboli
e per trasformarsi in vera e propria conoscenza dovranno essere rafforzate più e
più volte. Ma avere un tracciato, un contenitore, aiuta la tua mente a “riempire”
molto più velocemente e agevolmente queste strutture.

Quando sei a lezione, evita di riempire papiri di carta come un vecchio scrivano:
dai ai tuoi appunti una precisa struttura grafica, individua da subito i concetti
chiave conferendo loro un’esatta collocazione spaziale e dimensionale, evidenzia
immediatamente i collegamenti più rilevanti. Ogni volta che riguarderai i tuoi
appunti dovrai essere in grado di individuare in pochi secondi, anche senza
leggere i contenuti, un indiscutibile schema grafico.

I simboli

L’utilizzo di simboli non ha nulla a che fare con l’estetica o con una passione
smodata per i fumetti. I simboli sono uno strumento estremamente valido per
sintetizzare in pochi tratti iconici concetti spesso complessi. Non solo. A
differenza delle parole, i simboli hanno la capacità di stimolare la nostra memoria
emotiva, andando a radicare più a fondo gli appunti presi nei nostri ricordi.
Insomma, ogni volta che il tuo cervello elabora un simbolo o un’icona per
rappresentare un concetto spiegato a lezione, di fatto sta memorizzando quello
stesso concetto.

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Ho capito André, ma è una grossissima perdita di tempo! Mica posso stare ad
inventarmi disegnini tutto il tempo!

Nessuno ha detto che sarebbe stato facile diventare un ninja dell’apprendimento.


Pratica e dedizione sono elementi essenziali. Questo non significa che dobbiamo
complicarci la vita!

Inutile reinventare ogni volta la ruota: con il tempo svilupperai una serie di simboli
“standard” da utilizzare nei tuoi appunti. Di seguito, te ne riporto alcuni ripresi
dalla mia “cassetta degli attrezzi” (l’utilizzo dei colori non è indispensabile):

Un quadratino blu per identificare le attività da fare, finita la lezione (esercizi,


approfondimenti, ricerche, etc.).

Un segnale di “attenzione” rosso per individuare le informazioni più importanti

emerse nel corso della spiegazione.

? Un punto di domanda arancione per marcare i concetti da approfondire a fine


lezione o durante l’orario di ricevimento del Prof.

⁕ Un asterisco verde per indicare elementi degli appunti spiegati


dettagliatamente nel libro di testo, nelle dispense o in altre lezioni (richiamare la
pagina esatta può aiutarti a velocizzare la successiva fase di studio).

Come detto, questi sono solo esempi di simboli che puoi utilizzare nei tuoi
appunti: più sarai in grado di rappresentare in pochi tratti grafici concetti
complessi e più i tuoi appunti ti aiuteranno ad apprendere (mentre li scrivi!).

Vediamo ora l’ultima caratteristica degli appunti di un ninja dell’apprendimento.

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La sintesi

Ammettilo, quante volte hai invidiato quella tua compagna secchiona che riesce a
prendere quelle “lenzuolate” di appunti belli ordinati e scritti piccoli piccoli?!

Che rimanga tra te e me: è da sfigati!

Mettere per iscritto ogni singolo respiro del professore è controproducente: se sei
troppo impegnato a scrivere la nuova edizione della Treccani durante la lezione, il
tuo cervello non riuscirà a sviluppare i ragionamenti ed i collegamenti tra i diversi
concetti che sono alla base dell’apprendimento.

Sì Andre’, ma io sono più furbo di te! Io le lezioni le registro!

Bravo coglione! :-D Sul serio, registrare le lezioni è un altro errore da dilettanti:

• Se le registri per poi “sbobinarle” (ovvero riascoltarle a casa e scrivere gli


appunti in bella copia) stai facendo del lavoro doppio che in nessun modo
migliora il tuo apprendimento.

• Se le registri per essere sicuro di non perdere nessun passaggio, è già una
scelta più intelligente, ma stai comunque sbagliando perché mandi al tuo
cervello un segnale pericolosissimo: “tranquillo fra’, non serve stare attenti,
tanto c’abbiamo le registrazioni!”.

Ecco perché prendere appunti sintetici (non striminziti) è così importante: ti


costringe a stare attento, ti permette di rielaborare da subito le informazioni che
stai acquisendo e ti dimezza il lavoro che devi fare a casa.

Se vuoi prendere appunti efficaci devi sviluppare il dono della sintesi.

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Per concludere questo paragrafo sul metodo Metodo Estiqaatsi, Impara a
riconoscere i concetti chiave di una lezione e a evidenziarli nei tuoi appunti,
utilizzando tutti gli strumenti di cui abbiamo parlato finora. Individuarli non è poi
così difficile: anche un insegnante mediocre tende a ripetere più volte nel corso
della lezione i punti più importanti; un altro trucco consiste nel dare una lettura
veloce, prima della lezione, alle pagine del libro di testo che saranno discusse.

Voglio concludere questo capitolo sulla seconda modalità di acquisizione delle


informazioni (Prendere appunti) con una serie di risposte alle domande più
frequenti che ho ricevuto nel corso degli anni da centinaia di studenti universitari.

Appunti: domande & risposte

• Ma il tuo metodo si applica anche alle materie scientifiche? Mica posso


mettermi a fare i disegnini quando il Prof. spiega un teorema di Analisi!
DEVI fare i “disegnini”: uno dei segreti per capire davvero un teorema è
individuarne i passaggi chiave, applicando il Metodo Estiqaatsi potresti ad
esempio utilizzare numeri progressivi cerchiati per evidenziare ogni nuovo
passaggio. In generale le materie scientifiche presentano una predominanza di
Istruzioni e Concetti (astratti), il che significa che utilizzare dei simboli che ti
costringano a rappresentare graficamente informazioni complesse è il più
efficace strumento di apprendimento a tua disposizione. Poi intendiamoci, il
tuo quaderno degli appunti non deve mica essere un dipinto di arte moderna.
Applicare il metodo che ti ho spiegato significa scrivere il giusto, usare simboli
e grafiche quando necessario ed evitare quei maledetti muri di testo!

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• Io prendo gli appunti al computer / tablet: come applico il tuo metodo?
SMETTI di prendere appunti al computer / tablet! Non sto scherzando. Come
dimostrato in uno studio condotto presso la Princeton University 9 gli appunti
presi con carta e penna sono in grado di attivare dei processi cognitivi del nostro
cervello che migliorano la comprensione e la memorizzazione di quanto
ascoltato a lezione. Senza scomodare i cervelloni di Princeton, fai un
esperimento: per una settimana prendi gli appunti “digitali” e per una
settimana prendili su carta. Tornato a casa dopo le lezioni, senza guardare gli
appunti, testa quanto sei in grado di ricordare nel primo e nel secondo caso.

• Ho fatto il test dell’isola deserta al termine della sezione e risulto avere uno
stile cognitivo non visuale (VEROLI o VERANA), che metodo alternativo mi
consigli? Il Metodo Cornell. Ne parlo in questo articolo di EfficaceMente ed è
un’ottima alternativa per chi ha uno stile cognitivo prevalentemente verbale.

• Riscrivere gli appunti in bella può essere utile? Secondo te?! Per tutto quello
che ci siamo detti, direi proprio di no.È un’inutile perdita di tempo, che molti
studenti usano come scusa per fingersi occupati, invece di studiare davvero.

FLASH - Te lo ripeto: prendere appunti è una questione di equilibrio. Gli appunti


sono il mezzo, non lo scopo. Segna i concetti chiave, collegali tra loro, struttura
il tutto in modo grafico e fai uso di simboli; ma non dimenticare di rivolgere la
tua attenzione alla lezione: ascolta, ragiona, rielabora, domanda, partecipa.

Vediamo ora la terza ed ultima modalità di acquisizione delle informazioni: la


lettura. Qua non c’è studente che se ne scampi!

9 Mueller, A. P., Oppenheimer, D. M. (2013): The pen is mightier than the keyboard, advantages of longhand over laptop notetaking,

Psychological Science Vol I, 2014.

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Leggere: come triplicare velocità e comprensione

Finora abbiamo visto come tornare ad ascoltare con interesse le lezioni


universitarie e come prendere appunti efficaci; concludiamo il capitolo sulla prima
fase dell’apprendimento parlando dell’ultima modalità di acquisizione delle
informazioni: leggere.

Prova a pensarci: fatto 100 il tempo che devi impiegare per preparare un esame,
che percentuale dedichi alla lettura di appunti e libri di testo?

Te lo dico io: una media del 30%-50% del tuo tempo.

Nello specifico, negli esami in cui prevalgono i Concetti, devi leggere un po’ di più,
mentre in quelli caratterizzati per lo più da Fatti e Istruzioni, il tempo di lettura
generalmente diminuisce.

Stiamo comunque parlando di una quota davvero importante delle tue sessioni di
studio.

Immagina allora quante ore della tua vita risparmieresti se potessi dimezzare o
addirittura ridurre di un terzo il tempo che dedichi alla lettura dei testi
universitari (senza naturalmente perdere neanche una virgola in termini di
comprensione, altrimenti so’ capaci tutti!).

Il nostro obiettivo nelle prossime pagine è proprio quello di farti ottenere questi
risultati (in tempi ragionevolmente brevi). Ti svelerò infatti i segreti della lettura
veloce, anzi, mi correggo: ti svelerò i segreti della lettura efficace.

…e se ho scelto di usare questa seconda definizione, un motivo c’è!

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Lettura veloce: mito o realtà?

All’inizio di questo corso ti ho fatto una promessa: niente puttanate! (Perdona il


francesismo ;-).

Il mondo della formazione e in particolare modo i corsi legati all’apprendimento


rapido perpetrano da decenni falsi miti e tecniche di studio che non hanno alcun
fondamento scientifico.

Purtroppo, diverse strategie legate alla lettura veloce rientrano in questa


categoria “mitologica”. Iniziamo allora questo paragrafo sfatando alcuni miti:

• Ci sono campioni di lettura veloce che affermano di poter leggere al ritmo di 2.500
pam (parole al minuto) è davvero possibile? No, FALSO, o per lo meno non si
possono raggiungere tali velocità e continuare ad avere una comprensione del
100% (che è quella che ci interessa). Come dimostrato dallo psicologo
americano Keith Rayner10, esperto in percezione visiva, esiste un limite
fisiologico per cui l’occhio umano non può leggere e comprendere a velocità
superiori alle 600 pam. Questa in realtà è una buona notizia: considerato che la
stragrande maggioranza degli studenti legge ad un ritmo di circa 200 pam,
significa che adottando le strategie adeguate possono riuscire a triplicare la
loro velocità di lettura.

• Ho sentito parlare di tecniche di skimming e photoreading, che permettono di


leggere intere pagine in pochi istanti, funzionano? No, FALSO. Si tratta di un
altro mito duro a morire. La lettura infatti prevede tre fasi: (a) fissazione, (b)
spostamento, (c) elaborazione. L’ultima è quella che ci consente di capire che
cavolo stiamo leggendo ed è la fase in cui entra in gioco la nostra memoria di
10 Rayner, Keith (1998): Eye movements in reading and information processing: 20 years of research. Psychological Bulletin, Vol

124(3), Nov 1998, 372-422.

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lavoro (working memory). Come dimostrato ampiamente, questa memoria di
lavoro è in grado di gestire al massimo 3-5 elementi diversi. Questo significa
che se diventi davvero bravo, potrai riuscire a leggere fino a 3-5 parole
contemporaneamente, ma non potrai mai “fotografare” intere pagine.

• È vero che per leggere più velocemente dobbiamo smettere di pronunciare le


parole nella nostra mente? No, FALSO. C’è molta confusione su quella che
viene definita subvocalizzazione: ovvero la tendenza a pronunciare le parole che
leggiamo. Facciamo subito chiarezza. Se mentre leggi pronunci le parole a
bassa voce o muovi le labbra stai effettivamente rallentando la tua velocità di
lettura. Al contrario, la vocina che senti nella tua mente mentre leggi è del tutto
naturale e non va eliminata! Anzi, ti aiuta a migliorare la comprensione11.
Quello che devi fare è cercare semplicemente di accelerarla. Proprio su questo
punto ti proporrò un esperimento pratico molto interessante ;-)

Insomma scordati di poter sfogliare e memorizzare all’istante qualsiasi libro,


neanche fossi il simpatico robotino del film “Corto Circuito”! Si tratta di leggende
metropolitane.

11 Carver, Ronald P. (2000): The Causes of High and Low Reading Achievement.

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Ok, ora che abbiamo spazzato via le varie pupazzate sulla lettura veloce, mi
auguro ti sia chiaro perché da qualche anno a questa parte preferisco piuttosto
parlare di lettura efficace.

Ecco allora quali sono i risultati realistici che puoi aspettarti di ottenere applicando
le strategie che vedremo nelle prossime pagine:

Leggere, in maniera focalizzata, ad una velocità di


600 pam e con il 100% di comprensione.

Sei pronto? Iniziamo!

I segreti della lettura efficace

Adesso ti farò una domanda molto semplice (e mi aspetto una risposta altrettanto
semplice): quando hai imparato a leggere?

Vediamo se le mie doti magiche sono ancora intatte. Ecco, ci sono quasi, ancora
un attimo di “cuncentrazione”, bingo!

Tu hai imparato a leggere in prima elementare! Ho indovinato?! Eh… anni e anni


di lettura della mente alle spalle! :-D

Scherzi a parte, il fatto però che tu abbia imparato un’abilità così fondamentale
per l’apprendimento a 5-6 anni dovrebbe farti riflettere. La prima cosa che faremo
quindi per aumentare l’efficacia della tua lettura, sarà quella di abbandonare
alcune cattive abitudin. Prima però voglio farti fare un esperimento…


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L’esperimento del Podcast

Hai mai sentito parlare di Podcast? Sono una sorta di trasmissioni radiofoniche
che puoi scaricare ed ascoltare sul tuo smartphone. Le trovi su qualsiasi
argomento e stanno lentamente prendendo piede anche in Italia. Io li adoro.

Le app per ascoltare podcast (“Podcast” per iPhone e “Spreaker” per Android)
hanno una funzione interessante: ti permettono di riprodurre i file audio a
velocità accelerata: 1.25x, 1,50x e 2x. Quindi, ad esempio, un podcast di 30
minuti, riprodotto a 1,50x, dura appena 20 minuti.

Ecco cosa ti chiedo di fare: scarica una di queste app gratuite, scegli un Podcast a
piacimento e inizia ad ascoltarlo a velocità normale. Dopo un paio di minuti
imposta la velocità a 1,50x e ascoltalo a questa velocità per almeno 5 minuti.

All’inizio la cosa ti metterà un po’ a disagio, ma pian piano ti accorgerai che la tua
mente è in grado di capire perfettamente quanto sta ascoltando.

…ma adesso arriva il bello!

Passati 5 minuti, reimposta la velocità di riproduzione a 1x. Quello che succederà è


che avrai l’impressione che gli ospiti del Podcast stiano parlando al rallentatore!
(fai l’esperimento, ti giuro che non ti sto prendendo in giro ;-)

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Voglio farti provare questa “strana sensazione” sulla tua pelle (anzi, sulle tue
orecchie), perché lo stesso accadrà nella tua mente quando inizierai ad applicare
le strategie di lettura veloce che vedremo.

In questo momento tu sei convinto che la tua velocità di lettura sia del tutto
normale e l’unica a cui puoi andare per comprendere davvero quanto stai
leggendo. Ma applicando anche minimi accorgimenti, ti renderei presto conto di
quanto lentamente tu abbia letto finora…

E allora mettiamoli in pratica questi accorgimenti!

1. Elimina le cattive abitudini di lettura

Come detto, leggere è un’abilità che abbiamo appreso in prima elementare, e


come se non bastasse ce l’hanno insegnata anche male!

Qual è infatti il metodo di insegnamento classico per la lettura? La maestrina alla


lavagna che indica le singole parole della frase e i poveri pampini che le devono
ripetono ad alta voce; in caso di errori poi, tutti che devono tornare indietro e
ripetere le parole sbagliate: insomma, un dramma per chiunque voglia imparare a
leggere velocemente!

Per iniziare a triplicare la tua velocità devi infatti sbarazzarti queste 3 pessime
abitudini:


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• Leggere sottovoce. Ripetere a bassa voce quanto stai leggendo o muovere le
labbra rallenta drammaticamente il tuo ritmo di lettura. Il tuo cervello infatti
riesce a leggere mentalmente in modo molto più rapido di quanto le tue labbra
riescano a muoversi. Leggere sottovoce è come guidare una Ferrari senza
tachimetro e dover segnare a mano in un taccuino ogni metro che percorri!
Getta dal finestrino quel cacchio di taccuino e spingi l’acceleratore a tavoletta!

• Visualizzare parola per parola. Ricordi la tua maestrina che ti indicava la


singola parola da leggere alla lavagna? Lei non lo sapeva, ma ti stava rovinando
una brillante carriera da studente! Scherzo (o forse no?). Articolare
mentalmente le parole una alla volta rende la tua lettura meno fluida e
paradossalmente influisce anche sul tuo livello di comprensione. Devi abituare
il tuo cervello a leggere più blocchi di parole contemporaneamente (da 3 a 5).
Fai confusione?! Povero stellino :’-( scommetto che tutte le altre volte che hai
appreso una nuova abilità eri già un professionista, vero?

• Tornare indietro. Pensi che autostima e lettura non possano avere nulla in
comune? E se ti dicessi che la tua velocità di lettura è proporzionale alla fiducia
che hai in te stesso?! Sì, esattamente: ogni volta che torni indietro pensando di
non aver letto bene una parola, stai mandando un chiaro messaggio al tuo
cervello: “sei una mezza sega! Meglio rileggere quella frase!”. Inutile che fai tanto
l’indifferente, tanto ti ho visto tornare indietro almeno una decina di volte
prima di arrivare a questa pagina. Devi promettermi che da questo momento
crederai maggiormente in te stesso: ancor prima di aprire quel maledetto libro
devi convincerti che hai tutte le abilità per leggere e apprendere ogni singola
frase che passerà sotto i tuoi occhi. Do we have a deal?!

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Nel Training Book ti indicherò degli esercizi specifici per eliminare queste 3 cattive
abitudini di lettura. Vediamo ora quali sono invece le buone abitudini per portare la
tua veloce di lettura al livello successivo.

2. Abituati a fare pre-lettura

Ti ho accennato alla tecnica della pre-lettura in uno dei primissimi FLASH del
manuale, ricordi? La pre-lettura consiste nello sfogliare rapidamente il sommario /
indice del libro di testo (quando inizi a preparare l’esame) o le pagine dello
specifico capitolo che devi studiare.

Ripeto: sfogliare rapidamente.

Non fermarti a leggere frasi a caso, al massimo leggi i titoli dei paragrafi, ma
soprattutto cerca di familiarizzare con la struttura del testo.

Questa tecnica è particolarmente utile per chi ha uno stile cognitivo di tipo olistico
(VISOLI e VEROLI), perché lo aiuta a farsi da subito un’idea generale di quanto
andrà a leggere, migliorando di conseguenza l’efficacia della successiva lettura.

3. Sfrutta la lepre di pezza

Ti è mai capitato di vedere una di quelle corse di cani, in cui una finta lepre di
pezza viene sparata a tutta velocità lungo il circuito di gara ed i cani iniziano ad
inseguirla come forsennati?!

Lo stesso principio può essere applicato alla lettura.


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Ogni volta che devi leggere, utilizza un “puntatore” (una penna, una matita o il
tuo dito indice vanno benissimo) per scorrere rapidamente le frasi del testo.

Muovi il puntatore ad una velocità leggermente superiore alla tua normale


velocità di lettura. Come quei cani affamati, i tuoi occhi si abitueranno ad
inseguire il puntatore e più velocemente lo muoverai e più rapida sarà la tua
lettura. Tra l’altro questa tecnica è ottima per i VISANA e i VERANA!

Occhio però a non esagerare: anche in questo caso il segreto è la pratica costante.

Quindi Andrè: più velocemente rincorro il mio indice e più fico sono?!

Apprendere i segreti della lettura efficace non significa spingere sull’acceleratore


dalla prima all’ultima pagina: è sempre una questione di equilibrio tra velocità e
massima comprensione.

Il ninja dell’apprendimento sa dosare le sue abilità in base alle esigenze. Questo


significa saper applicare velocità variabili in base all’importanza dei diversi
passaggi del libro.

Quando ti parlerò della piramide dello studio, ti suggerirò una strategia pratica
per individuare rapidamente le diverse strutture delle informazioni e calibrare di
conseguenza la tua velocità di lettura. Ma andiamo avanti!

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4. Alza quel libro!

Questa tecnica è talmente semplice che ti darai dello stupido per non averci
pensato prima!Quando studiamo i nostri libri, appunti o dispense sono
generalmente disposti in piano sulla nostra scrivania. Questa posizione ci porta ad
avere un angolo di lettura non ottimale.

In queste condizioni la retina si sforza maggiormente, il nostro occhio è affaticato


e di conseguenza rallentiamo la lettura. Utilizza piuttosto un appoggio, o un altro
libro per sollevare leggermente il tuo testo in modo tale che formi un angolo non
più ampio di 30° rispetto alla perpendicolare dei tuoi occhi.

5. Allena la tua fovea

Non conosci la fovea?! Ma dove vivi? Chi non conosce la fovea?!? Ho preso 2 etti di
fovea dal macellaio giusto l’altro ieri! :-D

Sto scherzando! La fovea è la regione centrale della nostra retina ed è quella che
ci garantisce la massima acuità visiva. Per intenderci: ogni volta che metti a
fuoco un dettaglio stai utilizzando la tua fovea.

Molti corsi di lettura veloce suggeriscono di allenare la tua visione periferica. In


realtà però, i miglioramenti più drastici li si ottengono mettendo a fuoco più
parole e più velocemente. Ovvero ampliando il raggio d’azione della tua fovea.

Nel Training Book vedremo (è proprio il caso di dirlo) i migliori esercizi per allenare
questa zona della retina.

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6. Leggi attivamente

Quando si parla di lettura veloce gli studenti iniziano ad immaginare fantasiose


tecniche al limite della fantascienza, dimenticando l’ingrediente fondamentale di
una lettura davvero efficace: la concentrazione.

Quando è stata l’ultima volta che hai letto un libro di testo con la massima
concentrazione?

Leggere un tomo di diritto privato non è come leggere Harry Potter: è il tuo lavoro
e lo devi affrontare come fossi un professionista.

Ancor prima di iniziare a leggere domandati qual è il tuo obiettivo, quali concetti
vuoi imparare e quali risultati vuoi ottenere dalla tua sessione di lettura. Queste
semplici domande aiuteranno il tuo cervello ad assumere la “configurazione” più
adatta per il tuo apprendimento.

Quando inizi a leggere, poi, devi imparare a focalizzarti sul testo. La nostra mente
ha una naturale tendenza a distrarsi, presa dalle preoccupazioni per il futuro e
dalle frustrazioni del passato. Ma se ci pensi, le risorse mentali che impegni per
questi pensieri di fatto sono risorse mentali che stai sottraendo alla tua lettura.

Leggere attivamente significa essere completamente nel “qui ed ora”.

Questo stato di concentrazione creativa, definito “flow” dallo psicologo Mihaly


Csikszentmihalyi 12, può essere raggiunto imparando ad immergere tutti i nostri
sensi nella lettura: sfiora le pagine del tuo libro con i tuoi polpastrelli; osserva i
caratteri con cui sono scritte; respira il “profumo” del libro stampato e leggi.

12 Csikszentmihalyi M. (1997), Finding Flow: The Psychology Of Engagement With Everyday Life, Basic Books.

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Pensi che quanto ti stia raccontando sia dovuto agli effetti di un acido?! ;-) Non ti
chiedo di credermi sulla parola: sperimenta in prima persona. Nel Training Book ti
indicherò nel dettaglio come raggiungere questo stato di “flow”.

Come visto, per triplicare la tua velocità di lettura e raggiungere il tuo reale
potenziale, non hai bisogno di tecniche strambe, ma di semplici accorgimenti e
soprattutto della determinazione di metterli in pratica quotidianamente.

Acquisire abilità di lettura efficace, tra l’altro, non ti garantisce solo risparmi in
termini di tempo.

Ricordo ancora come aver imparato a leggere finalmente a 600 pam mi abbia
stimolato a divorare qualsiasi cosa mi capitasse sottomano: quando apprendi
questa abilità, non vedi l’ora di poterla mettere in pratica.

Come se non bastasse, la lettura veloce gioca un ruolo fondamentale anche in


termini di comprensione e di memorizzazione.

André, ma che stai a dì! Ogni volta che ho provato a leggere velocemente non c’ho
capito ‘na mazza!!!

Se praticherai con dedizione le tecniche di cui ti ho parlato ti accorgerai come


leggere in breve tempo un’enorme mole di informazioni ti aiuterà ad individuare
da subito il “quadro generale”. Ti renderai inoltre conto di riuscire a fare
collegamenti tra i diversi concetti molto più frequentemente e molto più
rapidamente. Questa rete di connessioni neurali, che si svilupperà naturalmente
nella tua mente, ti sarà di grande beneficio durante la fase di memorizzazione.

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Bene, siamo arrivati al termine di questo capitolo dedicato alla prima fase del
processo di apprendimento: l’acquisizione.

Abbiamo visto come eseguire al meglio le lezioni, come prendere appunti


efficacemente e come leggere velocemente.

Ma stiamo semplicemente scalfendo la superficie del tuo nuovo metodo di studio.

Se hai deciso di investire in questo corso, so per certo che tu sei diverso dallo
studente medio. Allora seguimi e scopriamo insieme quali sono gli altri due stadi
dell’apprendimento efficace.

Conoscerli e sfruttarli al meglio ti aiuterà a raggiungere il tuo obiettivo: dare il


doppio degli esami in metà del tempo e portarti finalmente a casa la tua
agognata laurea.


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2. ELABORAZIONE

Tutte le tecniche di acquisizione che ti ho suggerito non servono a nulla se non


elabori le informazioni. Infatti…

Senza elaborazione non c’è comprensione.

Puoi registrare con il tuo smartphone l’intera lezione del Prof. ripeterla a
pappagallo per settimane intere e ti assicuro che rischierai comunque di essere
bocciato clamorosamente. Se infatti il Prof. decide di farti una domanda che
richieda un minimo di ragionamento, tu sarai completamente spaesato.

Per creare e consolidare le strutture neurali che sono alla base delle nuove
conoscenze, devi dunque necessariamente elaborare le informazioni.

L’elaborazione è l’essenza dell’apprendimento: è in questa fase che il tuo cervello


assorbe realmente i nuovi concetti, li collega tra loro e con le tue conoscenze
pregresse, li affina e li fa propri.

Ma non tergiversiamo oltre: voglio proporti da subito le migliori strategie che puoi
utilizzare per elaborare le informazioni apprese a lezione o lette sui libri di testo.

Anzi, prima partiamo da una cosina che scommetto sei abituato a fare e di cui
invece dovresti sbarazzarti quanto prima!

Ti sta facendo solo perdere tempo e non è particolarmente efficace…

Hai già capito di cosa sto parlando? ;-)


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Smettila di rileggere ed evidenziare come un imbianchino

Rileggere fino alla nausea lo stesso paragrafo ed


evidenziare ogni singola riga, come se tutto fosse
importante, è uno dei metodi (sbagliati) utilizzati dalla
maggior parte degli studenti.

Nelle prossime righe ti spiegherò perché è inutile e


controproducente e quali tecniche invece sono
decisamente migliori. Iniziamo parlando della ri-lettura.

La ri-lettura è una classica “stampella mentale”: leggi e rileggi continuamente lo


stesso capitolo del libro perché in fondo non ti senti sicuro, ma così facendo rischi
soltanto di impigrire il tuo cervello.

La nostra mente è infatti uno degli strumenti più efficienti inventati dalla natura,
questo significa che non è disposta a sprecare attenzione, memoria o energia a
meno che non sia assolutamente indispensabile.

Pensaci, perché dovrebbe ad esempio comprendere ricordare una definizione al


primo colpo se l’abbiamo abituata ad avere altre 178 occasioni per rileggerla?!

Questo comportamento è legato (in parte) al famoso effetto Zeigarnik: il tuo


cervello si dimentica automaticamente di qualcosa, a meno che non abbia un
motivo davvero importante per ricordarsene.

Se continui ad utilizzare l’aiutino della ri-lettura, non darai mai alla tua mente la
possibilità di apprendere e memorizzare rapidamente.

Ok André: cosa devo fare allora per stimolare la mia mente e “tenerla sulle spine”?!

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Chiediti… con quanta attenzione leggeresti il capitolo di un libro di testo se avessi
un’unica possibilità irripetibile di visionare quel materiale?

Intendiamoci bene, non ha senso estremizzare, probabilmente una sola lettura


non ti sarà sufficiente, ma se vuoi davvero imparare a studiare meno e meglio,
ogni volta che ti siedi di fronte ad un libro di testo devi farlo come se fosse per te
l’unica occasione per apprendere quello che stai studiando.

Va bene, mi hai convinto, ma ‘mo pure evidenziare è sbagliato?!

Come dimostrato in un recente studio13 condotto dal Prof. John Dunlosky e altri
quattro eminenti psicologi, evidenziare come un imbianchino i libri di testo è, in
definitiva, una gran perdita di tempo.

Non solo. Può essere addirittura dannoso!

Sottolineare infatti crea l’illusione che stai davvero imparando quei concetti,
quando in realtà stai semplicemente muovendo la tua mano sopra il libro. Come
se non bastasse, evidenziare ti porta a concentrarti troppo sui singoli passaggi,
impedendoti di fare quelle connessioni tra diversi concetti, così importanti per il
tuo apprendimento.

Nelle prossime pagine ti spiegherò quali sono gli unici casi in cui ha senso
evidenziare (un pochettino).

Vediamo ora qual è la prima tecnica di studio che devi applicare appena terminata
una lezione o la lettura di un capitolo.

13 Dunlosky, John et. al (2013): Improving Students’ Learning With Effective Learning Techniques: Promising Directions From

Cognitive and Educational Psychology. Psychological Science in the Public Interest, 14(1) 4–58, 2013

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Active Recall: il tuo asso nella manica

Ti ho già accennato alla tecnica dell’Active Recall nel Training Book della prima
sezione. La tecnica in sé è piuttosto immediata, si tratta però di applicarla in
maniera costante. Insomma, devi prendere l’abitudine, ma è una di quelle
abitudini che possono davvero fare la differenza nella tua carriera accademica.

Terminata la lettura di un capitolo (ma funziona anche a fine lezione o conferenza),


alza gli occhi dal libro e prova immediatamente a richiamare alla mente quelli
che ritieni essere i passaggi chiave di quanto letto. Questo vale tanto per le
materie umanistico-sociali, quanto per quelle scientifiche.

Un’alternativa ancora più efficace è quella di alzarti dalla sedia e dedicare alcuni
minuti all’Active Recall in un’altra stanza. Questo perché, inconsciamente,
tendiamo ad ancorare le informazioni al luogo in cui le abbiamo studiate;
considerato che l’esame difficilmente si terrà nella tua camera o in biblioteca, è
bene abituare il nostro cervello ad elaborare le informazioni in un ambiente
diverso da quello in cui le abbiamo acquisite.

Vediamo ora una seconda tecnica di elaborazione particolarmente utile per chi
deve affrontare esami con molte Istruzioni e Concetti.

Per intenderci, se l’Active Recall dovrebbe essere utilizzato da tutti, quella che
vedremo nelle prossime pagine è una strategia di apprendimento rapido
particolarmente utile per studenti di Medicina, Ingegneria, Matematica, Fisica e in
generale materie scientifiche…


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Immaginazione sensoriale

L’immaginazione è la prima forma di elaborazione messa in atto dal nostro


cervello. Ogni volta che creiamo immagini, suoni, odori, etc. nella nostra mente,
di fatto stiamo rielaborando le informazioni, andando a consolidare quelle
strutture neurali (dendriti), che sono alla base dell’apprendimento.

La tecnica dell’immaginazione è perfetta per materie scientifiche e per chi ha uno


stile cognitivo visuale (VISOLI e VISANA) e ti aiuterà a “visualizzare” i concetti più
complessi. Ecco come applicarla:

• Dopo aver finito di leggere un capitolo o al termine delle lezioni, riprendi i


concetti chiave che sono stati discussi. Scegli quello per te più ostico.

• Inizia associando un’immagine a questo concetto. Che colore ha? Che forma
ha? Quali sono le sue dimensioni? In che ambiente è immerso? È fermo o è in
movimento?

• Ora associa un suono al tuo concetto. È rumoroso o silenzioso? I suoni sono alti
o bassi? Da che direzione arrivano?

• Infine utilizza il tatto. Come sarebbe il tuo concetto se lo sfiorassi con i


polpastrelli? Liscio o ruvido? Caldo o freddo?

Non è difficile vero?

Come detto, la tecnica dell’immaginazione sensoriale è perfetta per la terza


categoria di informazioni: i Concetti. Più specificatamente ai Concetti concreti
(pensa ad esempio a materie legate alla medicina, alla biologia ed in generale alle
scienze naturali).

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Tuttavia, questa tecnica, con un piccolo sforzo può essere applicata anche ai
Concetti astratti; anzi, proprio questo sforzo di… immaginazione può garantirti un
apprendimento ancora più efficace.

Vediamo un esempio?

L’integrale nell’analisi matematica! (Sì, ti ho visto che sei sbiancato!).

Probabilmente, la prima volta che hai sentito parlare di


integrale è stato vedendo un geroglifico di questo tipo scritto
alla lavagna; e a questo punto il tuo cervello si è spento!

Che ne dici di applicare l’immaginazione sensoriale per capire finalmente cosa


min**ia sia questo integrale?!

1.Primo passo: associamo un’immagine a quel geroglifico


scritto alla lavagna! Un integrale può essere immaginato
come l’area che sottende una funzione; ovvero come la
somma delle aree di tanti rettangolini che riempiono lo
spazio tra la curva della nostra funzione e l’asse.

2. Secondo passo: associamo un suono al nostro integrale. Azz… qui la cosa si


complica! ;-) Qual è il primo suono che ti viene in mente pensando ad un’area,
magari ad un’area da riempire? A me viene in mente un suono che dai toni bassi
va sempre più velocemente verso toni acuti.

3. Terzo ed ultimo passo: associamo una sensazione tattile al nostro integrale.


Li vedi tutti quei rettangolini rossi? Immagina di passarci la tua mano sopra:
inizialmente sono appuntiti, ma man mano che l’integrale si adatta all’area
della nostra funzione, la superficie è sempre più liscia e sinuosa. Fatto!
Copyright © 2017 EfficaceMente.com 105 Codice ISBN: 979-12-200-0010-9
FLASH - Hai notato come spesso nel manuale cerchi di cambiare stile: ci sono
paragrafi più densi di testo e in cui analizzo nel dettaglio determinati concetti,
altri più strutturati e con elenchi puntati e schemi, altri ancora ricchi di immagini
e “panoramici”. Quali passaggi ti riescono più facili da seguire? Questo dovrebbe
darti spunti utili sul tuo stile cognitivo di appartenenza. Non preoccuparti però,
come promesso nel Training Book ho preparato per te un test specifico.

Il processo di immaginazione sensoriale può apparire inizialmente laborioso, ma


come per le altre tecniche richiede semplicemente un po’ di pratica.

Ricorda inoltre che per centinaia di migliaia di anni l’uomo è stato abituato a
relazionarsi con la realtà attraverso i propri sensi. Apprendere facendo leva su di
essi è una modalità profondamente radicata nella nostra mente.

Parliamo ora di similitudini.

Una similitudine ti salverà… l’esame

“La fiducia è come una gomma da cancellare. Si riduce ad ogni


errore.”

Anonimo.

L’aforisma che ho appena utilizzato è un ottimo esempio di similitudine. Una


similitudine è una figura retorica che mette a confronto due elementi che
possiedono una o più caratteristiche in comune.

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Se segui EfficaceMente, sai bene che le similitudini sono una mia fissa. Quello che
forse non sai è che lo sono diventate proprio durante la preparazione dei miei
esami alla facoltà di Ingegneria.

Le similitudini sono un’eccezionale strumento di elaborazione e apprendimento


delle informazioni, con particolare riferimento ai Concetti astratti e alle Istruzioni.

Ma perché le similitudini sono così efficaci?

Questa figura retorica ci costringe ad identificare le caratteristiche chiave di un


concetto, ci obbliga ad eliminare tutta la spazzatura che circonda un’idea per
ridurla alla sua essenza, che può così essere confrontata con altre realtà.

Non solo. Le similitudini ti permettono di collegare concetti nuovi ad idee a te


familiari, ovvero idee che hai già appreso in passato e le cui strutture neurali sono
ben consolidate nel tuo cervello.

Immagina ad esempio di dover preparare un esame di organizzazione aziendale,


in cui si parla dei diversi modelli organizzativi. Un’ottima strategia è quella di
associare ai diversi modelli una similitudine che ti aiuti sia nella comprensione, sia
nella memorizzazione:

• Nei primi modelli ideati dagli economisti le organizzazioni assomigliavano a


delle macchine (scuole organizzative classiche e burocratiche).

• Successivamente le organizzazioni si sono trasformate in organismi (scuola


delle relazioni umane, il modello socio-tecnico, etc).

• Infine le organizzazioni sono state paragonate a cervelli (il modello decisionale


di Simon, le learning organization, etc).

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Inizialmente è difficile costruire metafore e similitudini efficaci, ma con la pratica
trovare nessi nascosti tra nuovi concetti complessi e la realtà quotidiana diventa
sempre più semplice.

Che ne dici di vedere qualche trucco per semplificarti il lavoro?

• Come per l’immaginazione sensoriale dobbiamo innanzitutto individuare il


concetto che intendiamo apprendere e memorizzare con il metodo delle
similitudini.

• Il passo successivo consiste nell’individuare le caratteristiche chiave del


concetto o processo che stiamo analizzando (ricordi? La tecnica delle
similitudini si applica bene a Concetti astratti e Istruzioni). Prendiamo l’aforisma
all’inizio del paragrafo: la fiducia si conquista lentamente e si perde velocemente,
una volta persa è quasi impossibile riconquistarla, quando viene tradita
difficilmente la relazione torna al suo stato originale, generalmente non le si dà
importanza a meno che non sia violata etc. Insomma, fai un elenco di tutte le
peculiarità del concetto/processo che vuoi studiare. Questo passaggio è
fondamentale.

• Infine, inizia a pensare ad elementi della tua quotidianità che hanno


caratteristiche simili a una o più di quelle che hai identificato in precedenza.
Riprendendo l’esempio della fiducia, oltre ad essere simile ad una gomma per
cancellare, a cos’altro somiglia? Magari ad uno specchio che una volta rotto non
può più essere aggiustato, o alla gravità, di cui ti accorgi solo quando è assente.
Le possibilità sono infinite.

Dai che non è così difficile! Mi raccomando, utilizza le congiunzioni “così come”,
“alla stregua di”, etc. per far scattare la giusta similitudine nella tua mente.

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FLASH - Hai indovinato qual è la metafora che ho utilizzato in questa guida
per descrivere un metodo di studio veloce, efficace ed infallibile?
Esatto! Il ninja dell’apprendimento.

Ps. le similitudini ti sono utili non solo nella fase di apprendimento, ma anche
durante gli esami orali. Se riesci a sorprendere il Prof. con una brillante similitudine,
sei a cavallo. Certo… non devi esagerare! Usale con cautela!

Mappe concettuali: trova la tua strada per il successo accademico

Le mappe concettuali rappresentano un’altra ottima tecnica di elaborazione delle


informazioni e sono particolarmente suggerite per esami di materie umanistiche,
ma anche per esami di diritto e medicina.

In generale le mappe funzionano bene per apprendere e memorizzare Concetti e


Fatti. Da notare inoltre che gli studenti che hanno maggiore successo con le
mappe sono quelli con uno stile cognitivo visuale e olistico (VISOLI).

Insomma, uno strumento estremamente potente, ma non adatto a tutti e a tutti


gli esami. Chiarito questo punto, vediamo come si costruiscono rapidamente
mappe concettuali davvero efficaci.

Per farlo devi però prima conoscere la Piramide dello Studio…

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La Piramide dello Studio

Qualsiasi testo universitario, libro ed in generale contenuto informativo ha una


precisa struttura, una gerarchia, che ricorda le antiche piramidi egizie. Per questo
ho scelto di coniare il termine Piramide dello Studio:

Secondo questo modello esistono 4 livelli di informazione:

1. Informazioni chiave. Sono in cima alla piramide e rappresentano in assoluto le


informazioni più importanti da apprendere e memorizzare. Generalmente sono
poche e facilmente individuabili. Se non sei in grado di apprenderle
difficilmente otterrai un 18 al prossimo esame.

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2. Informazioni secondarie. Vengono subito dopo le informazioni chiave e
servono generalmente ad approfondirle, aggiungendo elementi rilevanti ma
non essenziali per la loro comprensione. Queste informazioni vanno studiate
con attenzione, perché servono a dare corpo e sostanza alla tua preparazione.

3. Informazioni di contorno. Arricchiscono la trattazione dei diversi argomenti; in


alcuni casi sono esempi o casi di studio che servono a fissare meglio i primi due
livelli di informazione. Conoscere queste informazioni ti garantisce il 30 e lode.

4. Rumore di fondo. Sono informazioni duplicate, ripetizioni o semplici giri di


parole dell’autore. In pratica, sono informazioni duplicate, ripetizioni o semplici
giri di parole dell’autore. Per capirci, sono informazioni duplicate, ripetizioni o
semplici giri di parole dell’autore :-D Fanno “volume” e non servono ad una
cippa lippa! Motivo per cui sono sul gradino più basso della nostra piramide.

Che si tratti di studio, lavoro o passione, sappi che qualsiasi contenuto informativo
segue, bene o male, questa struttura. Anzi, più la struttura è messa in evidenza
dall’autore, più sarai facilitato nell’apprendimento.

FLASH - . Indovina un po’ come è stata costruito questo manuale?! Pensa a ciò
che hai letto finora: i titoli dei capitoli rappresentano le informazioni chiave; le
singole tecniche proposte sono le informazioni secondarie; gli esempi ed i flash
rappresentano le informazioni di contorno; le cazzate che sparo di tanto in
tanto per tenerti sveglio fanno parte del rumore di fondo!

Perché ti ho parlato della Piramide dello Studio? Non devi certo metterti a
disegnare delle piramidi per studiare! Ma avere questa “gerarchia delle
informazioni” in mente ti aiuterà nella realizzazione delle mappe. Devi infatti…

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• Usare informazioni chiave e secondarie nelle tue mappe. Le informazioni dei
primi due livelli sono le uniche informazioni che dovrai riportare nelle tue
mappe concettuali, quindi devi essere molto bravo nel saperle individuare.
Ecco un trucchetto! Le informazioni chiave si trovano spesso nei titoli dei capitoli
e delle sotto-sezioni; un ottimo posto da cui iniziare a cercare è quindi il
sommario del libro. Tra gli altri segreti per individuare le informazioni chiave,
ma soprattutto quelle secondarie, vi è quello di leggere il primo e l’ultimo
paragrafo di una sezione, individuare le frasi con parole in grassetto o in corsivo,
e leggere l’intestazione degli elenchi puntati.

• Leggere le informazioni di contorno. Aver individuato le informazioni chiave e


secondarie ti aiuterà a fare mappe davvero efficaci. Inoltre, una volta fissate
ben in mente questi elementi principali, potrai facilmente arricchire la tua
comprensione con una semplice lettura delle informazioni di contorno (mi
raccomando, semplice non significa distratta: ricorda quanto ti ho detto
sull’importanza di leggere il materiale di studio come se avessi un’unica
occasione per visionarlo).

• Allenarti con le tecniche di lettura veloce per il rumore di fondo. Abbiamo


infine il rumore di fondo che, come detto, è costituito da informazioni
duplicate, ridondanti o semplicemente inutili. Il rumore di fondo si trova
generalmente nei paragrafi centrali di una sezione o in sezioni secondarie di
approfondimento. In questo caso, il mio consiglio è quello di (a) saltare a piè
pari la lettura di queste parti o (b) se la cosa ti fa stare più tranquillo,
approfittare di queste sezioni ridondanti per allenarti con le tecniche di lettura
efficace di cui abbiamo discusso nei paragrafi precedenti. In fondo uno dei
vantaggi della lettura efficace è anche la possibilità di modulare la tua velocità
di lettura in base all’importanza delle informazioni che stai leggendo. Per il
rumore di fondo ti puoi spingere fino a 800 - 1.000 pam ;-)
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Ora che conosci la gerarchia delle informazioni, come individuare i diversi livelli e
cosa fare con informazioni chiave, secondarie, di contorno e rumore di fondo,
vediamo nel dettaglio come realizzare le mappe concettuali.

Deve infatti esserti chiaro che individuare le informazioni chiave e secondarie non
è sufficiente…

Apprendi davvero gli elementi più importanti di un


argomento, quando li rielabori in mappe concettuali

Cosa sono e come si realizzano le mappe concettuali

Scoprire ed applicare in modo consistente le mappe concettuali è stato senza


dubbio un punto di svolta per i miei studi. Sono stato abbastanza fortunato da
scoprirle molto presto; durante le scuole medie per l’esattezza, quando un geniale
Professore di musica mi parlò per la prima volta di questo eccezionale strumento.
Da quel momento non ne ho fatto più a meno.

Ma cosa sono le mappe concettuali? Wikipedia le definisce così:

“Le mappe concettuali sono uno strumento grafico per rappresentare informazione e
conoscenza, teorizzato da Joseph Novak, negli anni ’70. Servono per rappresentare
in un grafico le proprie conoscenze intorno ad un argomento secondo un principio
cognitivo di tipo costruttivista, per cui ciascuno è autore del proprio percorso
conoscitivo all’interno di un contesto, e mirano a contribuire alla realizzazione di
apprendimento significativo, in grado cioè di modificare davvero le strutture
cognitive del soggetto e contrapposto all’apprendimento meccanico, che si fonda
sulla acquisizione mnemonica.”

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Non c’hai capito una sega vero? Vediamo allora di semplificare.

Una mappa concettuale non è altro che uno schema grafico attraverso cui
rielaborare e sintetizzare ciò che studi.

Ecco un esempio di mappa concettuale in cui si spiega una… mappa concettuale!

Ogni mappa concettuale ha due elementi principali:

• I nodi concettuali. Sono le informazioni chiave e le informazioni secondarie e


sono rappresentate da un’etichetta che ne identifica il significato (i rettangoli
rossi e arancioni nell’immagine qui sopra).

• le relazioni associative. Sono le frecce che collegano i nodi concettuali e


possono riportare del testo che serve a spiegare la relazione che intercorre tra i
diversi nodi concettuali.

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Intuendo l’efficacia delle mappe concettuali, nel 1974, il presentatore televisivo e
psicologo divulgativo Tony Buzan pensò bene di proporre una propria versione
delle mappe, le cosiddette mappe mentali: oggi molto diffuse a livello
commerciale e di cui probabilmente avrai sentito parlare.

Sia le mappe concettuali, sia le mappe mentali hanno punti di forza e di debolezza,
per questo personalmente ho sviluppato una mia versione delle mappe
concettuali che integra anche elementi grafici delle mappe mentali: ne hai visto
un esempio al termine della prima sezione.

Ma origini e sviluppi commerciali a parte, perché le mappe concettuali sono così


efficaci e dovresti iniziare ad utilizzarle subito (soprattutto se hai uno stile
cognitivo visuale)?

Lascia che ti racconti una storiella… (cos’è questa? Bravo! Un’informazione di


contorno).

Nel corso di uno dei suoi esperimenti 14, lo psicologo canadese Endel Tulving,
diede a due gruppi di studenti 100 schede con delle parole stampate su una
facciata, chiedendo ad un gruppo di memorizzare le parole e all’altro di
organizzarle secondo criteri logici.

Al termine dell’esperimento, il gruppo che si era limitato ad organizzare


logicamente le schede ottenne gli stessi risultati del gruppo che si era sforzato di
memorizzarle.

Cosa ci insegna questo esperimento?

14 Tulvig E. (1972), Episodic and Semantic Memory, Journal of Organization of Memory, pp. 381-402, 1972.

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Punto primo: se ho messo la sezione sull’APPRENDIMENTO prima di quella sulla
MEMORIZZAZIONE e l’ho approfondita così tanto, un motivo c’è!

Punto secondo: quando sei coinvolto attivamente nell’organizzare (leggi anche


“elaborare”) il tuo materiale di studio in una mappa concettuale, stai di fatto
creando delle associazioni neurali nel tuo cervello che ti permettono di
apprendere ed imprimere gli argomenti nella tua memoria, senza sforzo.

Spero di averti convinto sull’efficacia delle mappe concettuali. Vediamo ora cinque
consigli pratici per costruire la tua prima mappa:

1. Scrivi le informazioni chiave del capitolo che hai appena letto su un foglio di
carta e racchiudile in un cerchio (come individuare queste informazioni lo
abbiamo visto nel paragrafo dedicato alla piramide dello studio).

2. Intorno alle singole informazioni chiave scrivi le relative informazioni


secondarie e racchiudi anche queste in un cerchio.

3. Disegna le linee che collegano queste informazioni a quella centrale, scrivendo


su queste linee il tipo di relazione.

4. Utilizza elementi grafici vicino ai nodi concettuali o alle linee per imprimere
meglio nella tua memoria questi elementi

5. Non ricercare la perfezione, lascia che la parte intuitiva del tuo cervello decida
per te, scrivi tutto quello che ti viene in mente dopo aver letto un capitolo e
sforzati di collegare tra loro le diverse informazioni. Questa ragnatela di nodi
concettuali e linee è lo stesso modo in cui il tuo cervello organizza la
conoscenza.

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Ps. Nel corso degli anni me lo hanno chiesto in molti: “ma ‘ste mappe le posso fare
con uno di quei bei software che si trovano in giro? Qual è il migliore?”

Come ti ho già spiegato nel capitolo degli appunti: carta e penna battono sempre
computer e tablet. E te lo dico io che sono super-appassionato di tutto ciò che è
digitale!

Tra l’altro, avere su carta le nostre belle mappe, ci servirà per una strategia di
ripasso che ho ideato personalmente e che ha già aiutato migliaia di studenti
universitari.

Con le mappe concettuali si conclude la seconda fase del processo di


apprendimento, l’elaborazione. Passiamo alla terza ed ultima fase.


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3. ASSIMILAZIONE

Terza fase del processo di apprendimento?! No guarda Andre, è impossibile, non ne


ho mai sentito parlare. Ti devi essere sbagliato per forza!!!

Posso farti una domanda? Tu stai frequentando l’università per collezionare voti e
portare a casa il pezzo di carta, o per apprendere realmente?

Nel primo caso, puoi saltare direttamente questo capitolo e passare alla sezione
dedicata alla memorizzazione. Nessun rancore.

Nel secondo caso invece, lascia che ti spieghi l’ultima e forse la più importante
fase del processo di apprendimento: l’assimilazione.

Questa fase è utile a qualsiasi studente, ma se frequenti una Facoltà tecnico-


scientifica, non ne puoi davvero fare a meno.

Ma cosa intendo di preciso con Assimilazione?

Assimili davvero una nuova conoscenza quando sei in grado di collegarla alle tue
vecchie conoscenze, di applicarla nella tua vita quotidiana e di insegnarla a tua
nonna!

Il processo di assimilazione può essere dunque realizzato attraverso l’impiego di


tre tecniche chiave.


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Approfondimenti: su, giù e di lato!

Una nuova conoscenza non è mai isolata. Un determinato concetto, per quanto
innovativo possa apparire, ha sempre avuto origine da dei concetti già consolidati.
Se vuoi davvero assimilare un argomento di studio devi quindi imparare ad
individuare ed esplorare le idee a cui si ricollega.

Questo tipo di approccio è particolarmente utile per quegli studenti che hanno
uno stile cognitivo di tipo analitico (VISANA e VERANA); hanno cioè bisogno di
conoscere tutti i “dettagli” di un argomento per farlo davvero proprio.

Vediamo allora quali sono i tre diversi modi per approfondire un concetto e
collegarlo più efficacemente ad altri concetti che magari già conosciamo

Approfondire in su: le origini

Quali sono le origini di un determinato concetto? Da dove arriva? Come ci è


arrivato chi lo ha scoperto?

André, con tutto il rispetto, da quando abbiamo iniziato a parlare di questa fase di
assimilazione mi sono un po’ perso: ma di che stiamo parla’?!

Hai ragione, facciamo qualche esempio pratico.

Spesso vengo contattato da studenti di Giurisprudenza che mi chiedono


l’ennesima mnemotecnica per preparare gli esami di diritto.

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Indubbiamente esistono tecniche di memoria molto efficaci per ricordare articoli,
commi, etc. (e le vedremo) ma un “approfondimento in su” è quello di cui hanno
realmente bisogno.

Qual è l’origine della norma che stai studiando? Perché è stata ideata? Quali sono
le sue finalità. Se esplori le origini della norma, le probabilità che tu riesca a
ricordarla sono molto più alte, così come la qualità delle risposte che darai durante
l’esame orale.

Lo stesso vale per uno studente di Economia o di Ingegneria che si trova a dover
studiare un teorema o una particolare formula.

Può scegliere l’approccio stupido, che consiste nella mera memorizzazione della
formula (anche qui: ti suggerirò tecniche di memorizzazione delle formule più
furbe), o un approccio decisamente più efficace che si basi sull’approfondimento
delle origini.

Come siamo arrivati a questa formula? Qual è il significato delle diverse


componenti? Perché ha questa particolare formulazione?

Ti ricordi? Abbiamo fatto un procedimento del genere quando ti ho parlato della


formula della motivazione di Atkinson nella prima sezione. Per concludere, non
limitarti mai a leggere e ripetere un argomento, senza mai farti delle domande
sulla suo origine.

Per assimilare una nuova conoscenza tuttavia, non è sufficiente sapere da dove
viene, ma anche dove… andrà.

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Approfondimenti in giù: le applicazioni

Sempre parlando di formule, per molto tempo ho trovato inspiegabile il modo in


cui alcuni miei compagni di corso preparassero esami di ingegneria pieni zeppi di
equazioni e passaggi matematici.

Continuavano a ripetere queste formule nella speranza che si appiccicassero in


qualche modo ai loro neuroni per poi dimenticarne un pezzettino durante l’esame
e svolgere gli esercizi in maniera imbarazzante, senza neanche accorgersene se
non il giorno in cui venivano consegnati i risultati dell’esame.

Sapendo di non poter contare troppo sulla mia memoria, soprattutto se l’esame si
teneva il giovedì 8dopo la serata Erasmus del mercoledì), ho sempre preferito
capire quali fossero le applicazioni di una formula. In fondo…

Se sai a cosa ti serve, sai come si usa.

Ogni volta che ti ritrovi di fronte ad un concetto astratto particolarmente


complesso (un teorema matematico, una formula fisica, etc.) cerca di ricondurlo
alla realtà quotidiana: per cosa viene utilizzata questa formula? Quali sono le sue
applicazioni pratiche?

In termini molto concreti, questo significa anche utilizzare gli “approfondimenti in


su” per capire la teoria dietro un concetto scientifico, e gli “approfondimenti in
giù” per svolgere gli esercizi.

Ma non preoccuparti, riprenderemo il tema esercizi, molto molto presto. Vediamo


ora gli approfondimenti di lato.

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Approfondimenti di lato: idee correlate

Come detto, nessuna idea o concetto è isolata dal resto dell’universo dello scibile
umano. Realizzare dei veri e propri approfondimenti di lato significa andare oltre
le relazioni più banali suggerite dal libro di testo o dal Prof. Significa aver
assimilato a tal punto la nuova conoscenza da riuscire a relazionarla con il mondo
che ti circonda.

Sapevi che la crisi economica arrivata in Italia nel 2011 è stata generata da un
mutuo negli Stati Uniti? Sì esatto, mutui concessi senza troppe garanzie a famiglie
di umili origini che volevano a tutti i costi vivere il loro sogno americano.

Gli approfondimenti di lato si basano sul cosiddetto “effetto farfalla”: se una


farfalla sbatte le proprie ali in Cina, un uragano potrebbe scatenarsi negli Stati
Uniti.

Viviamo in un mondo altamente connesso e per quanto possa apparirti scollegato


quello che impari a scuola e all’università, è una tua responsabilità trovarne le
relazioni nascoste con il mondo reale.

Questo tipo di atteggiamento ti aiuterà a rendere più interessante ciò che studi,
aumentando quindi la tua motivazione, ma ti aiuterà anche a comprendere
meglio certe materie.

Devi infatti ricordarti che sotto sotto, siamo ancora molto simili a quei cacciatori
raccoglitori che vagavano per la savana 10.000 anni fa, uomini che applicavano la
propria intelligenza per sopravvivere ai tanti pericoli della natura.

Se non abbiamo un perché abbastanza forte per imparare qualcosa, difficilmente


la impareremo…
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Diventa un mago degli esercizi

Come visto, riuscire a fare “approfondimenti in giù” è una delle migliori tecniche
di assimilazione. Questo si traduce spesso nel riuscire a realizzare le applicazioni
pratiche di concetti teorici.

Sì, esatto, stiamo parlando degli: esercizi.

Gli esami che prevedevano una sezione pratica sono sempre stati i miei preferiti:
sai com’è, il nozionismo fine a sé stesso non è mai stato un mio forte.

Quando ti trovi di fronte ad un esame del genere, applica tutte le tecniche


discusse nei capitoli precedenti per apprendere la teoria, ma non tralasciare mai
gli esercizi.

Lo abbiamo visto: solo quando riusciamo ad applicare la teoria per risolvere i


problemi della vita quotidiana possiamo dire di aver davvero assimilato certi
concetti.

Lasceresti che un ingegnere tutta teoria e niente pratica realizzi la tua casa? Ti
affideresti ad un medico che conosce ogni virgola dei testi di medicina ma non ha
mai operato?

Quindi anche in questo caso la parala d’ordine è: pratica, pratica e ancora pratica.

Per essere molto concreti, quando ti trovi di fronte ad esami pieni zeppi di
Istruzioni (es. Fisica, Geometria, Analisi, etc.), segui questo approccio:

• Fatti un’infarinatura di teoria, quel tanto che basta per riuscire a capire come
svolgere gli esercizi.

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• Inizia poi col fare pratica con esercizi già svolti, cercando di capire la ratio dei
singoli passaggi (se non la capisci, torna sulla teoria).

• Il passaggio successivo consiste nel fare pratica con esercizi di cui conosci le
soluzioni, ma senza guardare lo svolgimento. Un consiglio che posso darti in
questa fase è di alternare le diverse tipologie di esercizi, senza fossilizzarti per
troppo tempo solo su una.

• Infine, recupera quante più tracce d’esame possibili e preparati gli ultimi giorni
solo ed esclusivamente su queste. Ancora una volta: svolgi gli esercizi da solo e
soltanto alla fine verifica se la soluzione a cui sei arrivato è corretta.

Naturalmente se l'esame prevede anche un’orale sulla teoria, riprendi lo studio


approfondito della teoria, applicando le strategie di apprendimento più adatte ai
Concetti (active recall, mappe concettuali, etc.) e quelle di memorizzazione che
vedremo nella prossima sezione.

Il potere dell’insegnamento

“Non hai veramente capito qualcosa finché non sei in grado di


spiegarla a tua nonna.”

A. Einstein

Veniamo all’ultima strategia per una reale assimilazione della conoscenza:


l’insegnamento.

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Ammetto di non essere mai stato un grande fan dei gruppi di studio,
considerandoli essenzialmente una perdita di tempo. I tuoi compagni di studio
tuttavia potrebbero esserti di grande aiuto per testare la tua reale comprensione
di un argomento.

Seneca il giovane in una lettera indirizzata a Lucilio una volta scrisse: docendo
discimus; che tradotto dal latino significa letteralmente:

Insegnando, impariamo.

Sin dall’antichità è nota l’efficacia dell’insegnamento come tecnica di


apprendimento. Secondo Lev Vygotsky15, gli studenti che cercano di insegnare,
confrontandosi con i propri pari, hanno maggiori probabilità di apprendere il
soggetto dello studio. A questo proposito voglio parlarti dell’approccio LdL.

L’approccio LdL (Lernen durch Lehren) di Martin

Come detto non sono un grande fan dei gruppi di studio, ma se ami studiare con i
tuoi compagni di corso voglio suggerirti una strategia particolarmente efficace.

L’approccio Lernen durch Lehren (LdL, dal tedesco: imparare insegnando), ideato
dal professore Jean-Pol Martin, prevede che gli studenti, in seguito alle classiche
sessioni in aula, diventino responsabili sia dell’apprendimento, sia
dell’insegnamento.

15 Meece J. (1979), Teoria del desarrollo cognoscitivo de Vygotsky.

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Secondo l’approccio LdL, il materiale di studio deve essere suddiviso in sotto-
unità e gli studenti debbono organizzarsi in piccoli gruppi di massimo 3 persone.

Ogni gruppetto è responsabile di una sotto-unità di studio, che dovrà dapprima


essere studiata approfonditamente e successivamente presentata al gruppo di
studio allargato. I gruppi di massimo 3 persone devono assicurarsi che quanto
insegnato ai propri pari sia stato compreso ed appreso, e per farlo possono
utilizzare qualsiasi strategia di insegnamento (domande e risposte alla fine della
presentazione, test, etc.). Un po’ di sana competizione tra i vari gruppetti è
benvenuta.

Insomma, se sei in grado di insegnare al tuo compagno di banco (o alla nonna di


Einstein), puoi essere certo di aver portato a termine con successo il tuo processo
di apprendimento.

FLASH - Sai qual è stata una delle motivazioni che mi ha spinto a creare
EfficaceMente? Bravissimo, la volontà di assimilare al meglio le tematiche di
crescita personale, condividendole con i miei lettori. Insomma, una sorta di
Lernen durch Lehrer che alla fine ha coinvolto milioni di lettori! :-)

Con la fase di assimilazione abbiamo concluso ufficialmente la seconda sezione


del corso dedicato all’apprendimento rapido: e io so esattamente cosa ti sta
frullando in testa…

Cacchio! Ho comprato ‘sta guida per preparare il doppio degli esami in metà del
tempo: ‘ndo stanno le tecniche per memorizzare un libro di 200 pagine in 40 minuti?!
‘Ste tecniche di apprendimento arzigogolate mi fanno solo perdere tempo!

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Ci ho preso? Ormai ci conosciamo da qualche pagina: sai che sono un tipo schietto
e diretto. Lascia che ti spieghi come “gira il fumo” con un grafichino:

Con i vari metodi di studio spiegati nei corsi da 1.000-1.500€, che sono
essenzialmente basati sulla memorizzazione bruta, hai l’impressione di fare
subito progressi, ma dopo qualche mese ti accorgi che ti ritrovi punto e a capo e
gli esami più difficili ti rimangono comunque sul groppone.

Con il metodo Studia meno, Studia meglio (Sm2), alcune tecniche ti danno
risultati immediati, altre invece richiedono un pelino più di pratica (± 6 mesi per
quella che è la mia esperienza). Superata questa fase di rodaggio però, la tua
capacità di assorbire il nuovo materiale, apprenderlo e memorizzarlo davvero,
cambia radicalmente e la tua velocità di studio si impenna.

Il bello è che si tratta di un metodo di studio che ti porti dietro a vita.


Copyright © 2017 EfficaceMente.com 127 Codice ISBN: 979-12-200-0010-9
Ho deciso infatti di dedicare all’apprendimento la sezione più lunga del corso
proprio perché voglio che tu goda di benefici a lungo termine, che vadano oltre il
tuo percorso accademico.

Lo sai meglio di me: le regole del gioco sono cambiate. Ormai il “pezzo di carta” è
solo un biglietto di ingresso. Se vuoi davvero avere successo nella vita devi essere
in grado di continuare a formarti ogni santo giorno e per battere la competizione
devi imparare a farlo… EfficaceMente.

Comunque non preoccuparti, nella prossima sezione ti svelerò anche le tecniche


di memorizzazione che insegnano nei corsi da 1.500€ a botta ;-)

Ma adesso, se vuoi vedere quella curva arancione impennarsi ancor più


velocemente, completa il training book, con particolare attenzione al test
dell’isola deserta (ci serve per individuare il tuo stile cognitivo!).


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Training book (APPRENDIMENTO)
Domanda 1. Cosa avviene nel nostro cervello quando apprendiamo?

____________________________________________________________________

____________________________________________________________________

Domanda 2. Quali sono le 3 principali tipologie di informazioni?

____________________________________________________________________

____________________________________________________________________

____________________________________________________________________

Domanda 3. Quanti stili cognitivi esistono e quali sono?

____________________________________________________________________

____________________________________________________________________

____________________________________________________________________

Domanda 4. Quali sono le 3 fasi del processo di apprendimento?

____________________________________________________________________

____________________________________________________________________

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Esercizio 1. Voglio che tu prenda in considerazione gli esami che stai preparando
per la prossima sessione e che li classifichi in base alle diverse tipologie di
informazioni: Fatti, Istruzioni e Concetti.

Se hai dubbi rivedi il relativo capitolo. In generale puoi usare queste indicazioni
“semplificate”:

• Tante informazioni da memorizzare = Fatti

• Tante formule = Istruzioni

• Tante informazioni discorsive e da discutere magari in un esame = Concetti

Infine ricorda: difficilmente un esame presenta un’unica tipologia di informazioni,


ma solitamente ce n’è sempre una predominante: il tuo compito è individuarla.
Questo ti aiuterà ad applicare al meglio le strategie di apprendimento appena
viste, ma anche quelle di memorizzazione che vedremo nella prossima sezione.

Test 1. È arrivato il momento di scoprire il tuo stile cognitivo predominante. Per


farlo utilizzeremo il test dell’isola deserta di Ross Cooper. Segnati su un pezzo di
carta il numero della domanda e la lettera della risposta che darai di volta in volta.

Iniziamo! Immagina di essere abbandonato in un’isola deserta…


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Puoi portare con te solo 3 oggetti che ti aiutino a sopravvivere. Prova a pensare
quali sceglieresti. Prenditi tutto il tempo necessario. Nessuna fretta.

Ps. Se continui a leggere senza completare le singole attività questo test non
serve a un caizer: sul serio! Pensa ai 3 oggetti che porteresti con te nell’isola
deserta ;-)

1) Quando hai pensato a questi 3 oggetti, sono comparse nella tua mente…

a) Le immagini di questi oggetti.

b) I nomi di questi oggetti.

c) Sia i nomi, sia le immagini.

Mi sono dimenticato di dirti che nella tua isola deserta ci sono delle tigri voraci.
Avendo questa nuova informazione, pensa ai nomi di 3 nuovi oggetti che vorresti
avere con te (senza però immaginarli).

2) Sei riuscito a nominare gli oggetti senza visualizzarne l’immagine?

a) No.

b) Si.

c) Quasi.

Al centro dell’isola trovi una scultura con uno strano indovinello che ti chiede qual
è la lettera e il simbolo fuori posto. Se sarai in grado di risolverlo, sarai salvo.

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A B C D E F C H I L M N

O * O * O * O * * O * O

3) Quando hai cercato di risolvere l’indovinello delle lettere…

a) Hai guardato alla sequenza alfabetica nella sua interezza sperando che
la lettera fuori posto spiccasse?

b) Hai letto una lettera alla volta?

4) Quando hai effettivamente risolto l’indovinello delle lettere, lo hai fatto…

a) Grazie al primo sguardo d’insieme?

b) Rileggendo la sequenza alfabetica dall’inizio alla fine?

5) Quando hai cercato di risolvere l’indovinello dei simboli…

a) Hai guardato alla sequenza simbolica nella sua interezza sperando che il
simbolo fuori posto spiccasse?

b) Hai guardato un simbolo alla volta da sinistra a destra?

6) Quando hai effettivamente risolto l’indovinello dei simboli, lo hai fatto…

a) Grazie al primo sguardo d’insieme?

b) Rileggendo la sequenza simbolica dall’inizio alla fine?

Tornato sano e salvo dall’avventura dell’isola deserta hai la fortuna di vincere un


viaggio premio. Tutti i dettagli ti saranno forniti dall’agenzia viaggi.
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7) Come preferisci ricevere questi dettagli?

a) Un rappresentante dell’agenzia spiegherà ai vincitori tutti i dettagli.

b) Un rappresentante dell’agenzia sarà a disposizione dei vincitori per


qualsiasi loro domanda.

Purtroppo però la vita non è solo avventure e viaggi premio. Bisogna poi tornare
all’università.

8) Quando segui le lezioni, preferisci farlo ascoltando con attenzione quello


che dice il professore o seguendo le slide / spiegazioni alla lavagna?

a) Ascoltando.

b) Seguendo le slide / spiegazioni alla lavagna

Complimenti! Hai completato il test. Vediamo di scoprire ora il tuo stile cognitivo
predominante. Ogni risposta che hai dato equivale ad un punteggio per ognuna
delle dimensioni W-A (Wholist-Analytic) e V-I (Verbal-Imagery). Le due dimensioni
W-A e V-I con il punteggio maggiore rappresentano il tuo stile cognitivo.

1) Domanda 1

a) Visuale (+2 punti).

b) Verbale (+2 punti).

c) Visuale (+1 punto).


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2) Domanda 2

a) Visuale (+2 punti).

b) Verbale (+2 punti).

c) Visuale (+1 punto).

3) Domanda 3

a) Olistico (+1 punto).

b) Analitico (+1 punto).

4) Domanda 4

a) Olistico (+2 punti), Verbale (+1 punto).

b) Analitico (+2 punti).

5) Domanda 5

a) Olistico (+1 punto).

b) Analitico (+1 punto).

6) Domanda 6

a) Olistico (+2 punti), Visuale (+1 punto).

b) Analitico (+2 punti).

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7) Domanda 7

a) Olistico (+1 punto).

b) Analitico (+1 punto).

8) Domanda 8

a) Verbale (+2 punti).

b) Visuale (+2 punti).

Ora fai la somma dei punteggi per ognuna delle dimensioni:

Visuale = ______ Olistico = ______

Verbale = ______ Analitico = ______


Tra dimensione Visuale e Verbale, in quale hai totalizzato il punteggio più alto?
Tra dimensione Olistico e Analitico, in quale hai totalizzato il punteggio più alto?

Le due dimensioni a punteggio maggiore indicano il tuo stile cognitivo:

VISOLI = Visuale + Olistico VEROLI = Verbale + Olistico

VISANA = Visuale + Analitico VERANA = Verbale + Analitico


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Esercizio 2. Nella prossima settimana, prima e dopo la lezione, verifica di aver
spuntato le seguenti attività:

Spegni il cellulare.

Ogni volta che pensi di non capire qualcosa, scrivi 5 volte nei tuoi appunti: “chi
non pratica non radica”

Fai almeno una domanda intelligente.

Inizia a prendere appunti come un ninja dell’apprendimento.

Esercizio 3. Leggi ogni giorno 1 articolo dell’Archivio di EfficaceMente (o di


argomenti inerenti il tuo esame), utilizzando il programma web gratuito Spreeder
(in alternativa puoi utilizzare anche l’estensione spritzlet).

Non devi fare altro che copia-incollare il testo all’interno del riquadro di spreeder e
premere il pulsante “spreed!”. Premendo con la tastiera il pulsante “s” o cliccando
su “settings” potrai inoltre regolare diverse impostazioni.

Il mio suggerimento è quello di iniziare con 270 wpm (parole al minuto) ed 1


parola alla volta. Quando sarai a tuo agio, aumenta prima il numero di parole
(chunk size), fino ad un massimo di 5 e successivamente il numero di parole al
minuto (words per minute), fino ad un massimo di 600.

Ti avverto, questo tipo di allenamento richiede pratica: da un minimo di 4


settimane, fino a 6 mesi. Ma allenandoti e applicando gli altri accorgimenti
indicanti nel capitolo della lettura efficace, i tuoi progressi saranno straordinari.

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Esercizio 4. Voglio farti una confessione: io non ho mai ripassato un libro di testo.
Ho sempre studiato le relative mappe concettuali.

Ritengo assolutamente inutile ripetere a memoria un intero libro di testo: significa


violentare il naturale modo attraverso cui il nostro cervello apprende. Ciò che devi
memorizzare (e lo vedremo nella prossima sezione) sono le informazioni chiave, le
altre informazioni sono già state archiviate dal tuo cervello nella fase di
acquisizione: tu devi semplicemente fornire alla tua mente la struttura di
archiviazione che la aiuti a ripescare qualsiasi informazioni. Queste sono le mappe
concettuali.

D’ora in poi, ogni volta che studi un nuovo capitolo di un libro di testo realizza
immediatamente la relativa mappa concettuale come dettagliato nei relative
capitoli.

Naturalmente se l’esame (o il tuo stile cognitivo) richiede altre tecniche di


apprendimento che abbiamo visto, fai pratica con quelle ogni volta che termini la
lettura di un capitolo.

Esercizio 5. Se vuoi davvero distinguerti dai tuoi colleghi e dimostrare al Prof. di


essere riuscito ad apprendere a fondo quanto discusso durante l’esame devi
essere in grado di apportare il tuo contributo. Applicazioni pratiche ed
approfondimenti sono il segreto di una prova d’esame da 30 e lode.

Non ti limitare quindi a studiare il tuo esame, esploralo!

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Quali sono le applicazioni pratiche della formula che stai studiando? C’è qualche
notizia del giornale che si ricollega a quanto ti ha spiegato il Prof. nell’ultima
lezione? Quanto studiato può esserti d’aiuto per realizzare la tua start-up?

Fatti domande di questo tipo di continuo. Il mero nozionismo non serve a nulla,
devi riuscire ad utilizzare le conoscenze universitarie nella pratica. Non
sottovalutare questo punto: sono questi accorgimenti che aiuteranno anche te a
laurearti col massimo dei voti in meno di 5 anni.


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Mappa concettuale (APPRENDIMENTO)


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3. Memorizzazione

“Ho sempre avuto difficoltà a memorizzare tre cose: i nomi, le facce e… merda! non
riesco a ricordare quale fosse la terza!”

Fred A. Allen.


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Ammettilo, iniziavi a credere che non avremmo mai parlato delle tanto amate
(dagli studenti italiani) tecniche di memorizzazione?!

Non preoccuparti, questa terza sezione di Sm2 è interamente dedicata alle


strategie più efficaci per potenziare la tua memoria.

Ci tengo però a ribadire un concetto: se riuscirai ad eccellere nelle tecniche di


apprendimento, la memorizzazione sarà solo una piacevole conseguenza.

Non voglio che i miei lettori diventino dei “robotini stupidi”.

Il nostro Paese più che mai ha bisogno di persone che ragionino con la propria
testa, che siano in grado di comprendere e rielaborare anche informazioni
complesse: da questo punto di vista la memorizzazione diventa uno strumento e
non il fine.

Detto questo, nelle prossime pagine troverai alcune delle più famose tecniche di
memorizzazione, ma anche mnemotecniche non ortodosse, che ho sviluppato
personalmente e che hanno superato il test di più di 12.000 studenti universitari
come te. Queste tecniche si integrano alla perfezione con le strategie di
apprendimento rapido viste nella sezione precedente. Se hai saltato a piè pari la
sezione sull’apprendimento e pensi di limitarti ad imparare qualche tecnicuccia di
memorizzazione per superare alla bell’e meglio i tuoi esami, non ci siamo proprio.

Io mi sono preso un impegno nei tuoi confronti: offrirti il miglior metodo di


studio sulla piazza, che sia in grado di rivoluzionare il tuo percorso accademico. È
arrivato il momento che anche tu prenda un impegno con te stesso: seguire alla
lettera i consigli di questa guida e metterli in pratica senza esitazione.

Ricordi cosa abbiamo detto nella sezione sulla motivazione?


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Ok, basta chiacchiere: abbiamo ancora molto lavoro da fare.

Inizieremo questa sezione parlando della formula segreta della memoria. Questa
formula prevede tre componenti fondamentali: per ognuna di queste componenti
ti suggerirò delle tecniche di memorizzazione che siano adatte al tuo stile
cognitivo e alla specifica tipologia di esame che devi preparare (leggi: categoria
di informazioni).

Come promesso poi, nell’ultima parte del corso troverai per ogni stile cognitivo
l’elenco completo di tutte e sole le tecniche di apprendimento e memorizzazione
che dovrai utilizzare. Così saprai da subito su quali parti del metodo Sm2 dovrai
concentrarti senza il rischio di rimanere sommerso in mezzo a mille strategie :-)


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La formula segreta della memoria
Sei pronto?!

Sto per svelarti la formula segreta della memoria: robetta con cui alcuni
formatori ci costruiscono interi corsi che provano a rifilarti alla modica cifra di
mmmille euri (coffe break escluso!).

Questa formula contiene gli unici tre elementi che devi tenere in considerazione
per migliorare la tua memoria.

Se sarai in grado di dosare EfficaceMente questi tre ingredienti non ci sarà libro,
dispensa o manuale in grado di resistere alla tua memoria prodigiosa.

Antichi oratori romani e moderni scienziati americani ne hanno sperimentato


l’efficacia indiscussa: rullo di tamburi… attimi di suspance… musica d’atmosfera…

Senti Mr. EfficaceMente, va bene tutto, mi sei tanto simpatico, ma continua con
questi giochi di parole e ti spezzo le gambine! Dammi questa maledetta formula!!! Ho
un esame tra 3 giorni!!! DAI CA**OOO!!!

Eh… come siamo nervosi, va bene, va bene, eccotela:

Memoria = (Emozioni x Frequenza) / Tempo

Ta-Tan! Che ne pensi?! Carina vero?

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Questa semplice formuletta afferma che: la nostra capacità di memorizzare
un’informazione è direttamente proporzionale alle emozioni che tale
informazione ha suscitato in noi e alla frequenza con cui questa informazione ci
viene riproposta; mentre è inversamente proporzionale al tempo intercorso tra la
prima volta che abbiamo recepito quella specifica informazione e l’ultima volta
che lo hai fatto.

Non c’hai capito ‘na mazza, vero? Ok, semplifichiamo!

Se vuoi memorizzare qualcosa devi provare delle forti emozioni,


ripetere l’esperienza più volte e fare il tutto in uno specifico lasso di
tempo.

Ma andiamo al sodo e vediamo come utilizzare nella pratica la “formula segreta


della memoria”, analizzando i tre ingredienti che la compongono:

• Emozioni.

• Frequenza.

• Tempo.

Cosa ancor più importante sarà capire come questi tre ingredienti interagiscono
tra loro e quali tecniche pratiche puoi mettere in atto per massimizzare l’efficacia
di questa formula.

Iniziamo subito parlando delle emozioni, del tuo primo bacio e di come studiare,
sbellicandosi dalle risate, possa essere una delle strategie di memorizzazione più
efficaci…

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Il potere delle emozioni

Ti sei mai chiesto come mai riesci a ricordare fin nei minimi particolari il tuo primo
bacio? O perché hai ancora i brividi se pensi a quella caduta in bici fatta da
piccolino?

Le emozioni positive/negative molto forti, tendono a rimanere impresse nella


nostra memoria.

Le emozioni giocano infatti un ruolo fondamentale nel processo di


memorizzazione. Esse sono come il materiale su cui i ricordi vengono scritti:
soffice sabbia di battigia per quei ricordi che non hanno suscitato in noi particolari
emozioni, marmo scolpito per quei ricordi che ci hanno stravolto la vita.

Andre, questa cosa del legame tra emozioni e memoria è tanto interessante
quanto… risaputa e inutile! Ne parlano già tutti i vari para-guru e con tutta la buona
volontà che posso metterci, studio delle materie talmente pallose che per
emozionarmi un minimo dovrei darmi una martellata sull’alluce!

Vedo che hai colto il punto: spesso abbiamo difficoltà a memorizzare, proprio
perché non riusciamo ad instaurare alcun rapporto emotivo con ciò che stiamo
studiando.

Lo so lo so, non è facile emozionarsi per un trattato di biologia molecolare o un


testo di diritto privato, ma se le tecniche di apprendimento che ti ho già spiegato
non ti sono state sufficienti a ritrovare un po’ di interesse nello studio, in questa
sezione troverai delle tecniche di memorizzazione che definire “comiche” è
poco ;-)


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L’importanza della frequenza

Come abbiamo visto, le emozioni non bastano per creare un ricordo indelebile. Un
ruolo molto importante è giocato anche dalla frequenza di ripetizione.

Questo in fondo è un meccanismo molto ben conosciuto dai pubblicitari: ti


bombardano con un determinato spot televisivo finché al supermercato, magari
inconsapevolmente, sceglierai la loro marca di deodorante.

Come puoi utilizzare questo elemento a tuo vantaggio?

Devi imparare ad applicare dei “protocolli di ripetizione” efficienti ed efficaci:


come ti dimostrerò, ripetere in modo ossessivo il materiale di studio nel minor
lasso di tempo, non sempre è la scelta vincente. Questo è il motivo per cui le
maratone notturne prima dell’esame non servono a nulla.

Nei prossimi capitoli ti parlerò di questi protocolli, suggerendoti dei sistemi, non
sempre ortodossi, ma dai risultati garantiti! Sono certo adorerai almeno uno di
questi metodi, visto che ti risparmierà decine di ore di studio e ti aiuterà a mettere
a frutto il tempo che trascorri da pendolare sui mezzi pubblici o in auto.

Quando memorizzare è una questione di tempo

L’ultimo elemento della formula segreta della memoria è tra i più trascurati, e
forse è la causa principale dei troppi studenti fuori corso che ci sono in Italia.

Per preparare un esame non devi mai ignorare il fattore tempo.

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Come abbiamo visto spiegando la formula della memoria, riuscirai a memorizzare
un insieme di informazioni tanto più, quanto più vi sarai esposto in modo
“massiccio” in un lasso di tempo limitato.

Questo in fondo è il concetto alla base di alcuni corsi intensivi ed è il motivo che
ne ha decretato il successo.

Per lo stesso motivo è importante dare un esame subito dopo averne frequentato
le lezioni, concentrando in pochi mesi la fase di apprendimento e studio. Se questo
non ti è possibile, ricordati del fattore tempo quando pianifichi la tua sessione di
esami universitari: concentra quanto più possibile lo studio di un esame, evitando
di passare troppo frequentemente da una materia all’altra.

Otterrai quelle che in economia si chiamano economie di scala.

Nella quarta sezione, parlando di tecniche di gestione del tempo per studenti,
vedremo come i limiti di tempo possono aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi.

Tutte le tecniche che ti proporrò in questa sezione si basano sull’applicazione della


formula segreta della memoria.

Perché farla così lunga e non parlare solo della mnemotecnica più efficace?

Se è vero che esistono diverse tipologie di studenti, è altrettanto vero che ognuno
di noi si troverà a proprio agio con una mnemotecnica piuttosto che un’altra. Nelle
prossime pagine vedremo esattamente quali tecniche di memorizzazione sono
più adatte a chi. Partiamo da quelle che fanno leva sulla componente emotiva.


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Ricordare con le emozioni
Come visto le emozioni sono una componente essenziale della formula segreta
della memoria.

La cosiddetta memoria emotiva (o implicita) rappresenta la forma di memoria a


lungo termine più antica dell’essere umano. Le reazioni istintive, che hanno
giocato un ruolo fondamentale nell’evoluzione della nostra specie, sono
conservate in questa porzione di memoria.

Dal punto di vista anatomico, la memoria emotiva è situata nell’amigdala. Questa


regione cerebrale è sempre in ascolto ed è in grado di recepire sia gli impulsi
provenienti dall’ambiente esterno, sia quelli del nostro “ambiente interno”,
associando ad essi un significato emotivo. L’amigdala è dunque responsabile del
nostro apprendimento implicito ed il suo comportamento può essere influenzato
da una variazione cromatica, dal tono della voce o dal ritmo di un movimento.

Ah però, interessante la lezioncina di neuroscienze: ma che me ne faccio se devo


memorizzare quel tomo di 789 pagine di Anatomia I?!

Le tecniche che ti presenterò qui di seguito sono pensate per stimolare la tua
amigdala, aiutandoti così a radicare le informazioni che studi nella parte più
primitiva del tuo cervello.

Nello specifico Vedremo quattro tecniche di memorizzazione emotiva: per


ognuna di queste ti indicherò lo stile cognitivo a cui ogni tecnica si addice meglio.
È importante inoltre sottolineare come la memorizzazione emotiva è
particolarmente efficace per ricordare i Concetti (sia concreti, sia astratti) e le
Istruzioni.


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La tecnica Minority Report

Se dal test dell’isola deserta è emerso che il tuo stile cognitivo predominante è
VISOLI, per stimolare la tua memoria emotiva dobbiamo lavorare su strutture
visive, variazioni cromatiche e immagini panoramiche.

Per farlo voglio presentarti una tecnica che prende spunto dal famoso film
Minority Report, interpretato da Tom Cruise.

Ricordi quegli enormi schermi, in cui Tom Cruise faceva scorrere, con un semplice
movimento delle mani, tutte le immagini e le informazioni fornite dai precog, così
da poter prevenire un caso di omicidio?

Ecco, togli i guanti superfighi, i precog e gli omicidi, e avrai una vaga idea della
tecnica che ti sto presentando!

Questa tecnica di memorizzazione si basa su un particolare utilizzo delle mappe


concettuali (tecnica di elaborazione suggerita per i VISOLI), ed è particolarmente
efficace nella fase di ripasso finale di un esame.

Eccoti i passaggi fondamentali per mettere in pratica la Minority Report:


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• Se hai seguito i consigli che ti ho dato nella sezione dell’APPRENDIMENTO,
dovresti aver creato una mappa immediatamente dopo aver letto ogni singolo
capitolo del tuo libro di testo/dispense (per un libro di 2-300 pagine non
dovresti realizzare più di 15-20 mappe).

• A questo punto, per iniziare a memorizzare quanto hai appreso, prendi la


mappa del primo capitolo, rivedila velocemente, poi mettila da parte ed inizia a
ripetere ad alta voce tutto ciò che ricordi di quel capitolo, facendoti guidare
dalla struttura della mappa appena visualizzata.

• Anche se non ricordi troppi particolari e quello che ripeti non è del tutto preciso
e fluido, sforzati di riportare alla mente TUTTO ciò che hai appreso di quel
capitolo. Questo “sforzo” mentale rafforzerà ancor più le tue strutture neurali.

• Dopo questa prima ripetizione, colma le lacune sorvolando rapidamente il


capitolo del libro e soffermandoti a leggere con maggiore attenzione le parti
che ancora non ti sono chiare. Fai questo lavoro di ripetizione per tutte le
mappe che hai realizzato.

• Dopo aver “processato” le singole mappe, arriva il momento del ripasso finale,
quello in cui memorizzerai tutti i concetti e per sempre. Predisponi tutte le
mappe concettuali sul pavimento della tua stanza, creando una sorta di super-
mappa, molto simile agli schermi di Minority Report. Fai attenzione alla loro
disposizione: le mappe che trattano argomenti correlati devono essere
necessariamente vicine tra loro. Costruire questa sorta di puzzle di mappe
concettuali ti aiuterà nella loro memorizzazione, in quanto faciliterà la
creazione di nuovi percorsi neurali nella tua mente.


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• Per finire, mettiti in piedi davanti alla tua super-mappa, chiudi gli occhi e
respira profondamente per 30 secondi e poi riapri gli occhi. Qual è stata la
prima mappa su cui hai posato lo sguardo? Inizia il ripasso da questa mappa,
ripetendola ad alta voce, una volta terminata, segnala come fatta con una
spunta e passa a ripetere la mappa adiacente. Vai avanti così finché tutte le
mappe non saranno spuntate.

Ti assicuro che avere l’intero esame sul pavimento della tua stanza è un’immagine
dal forte impatto, in grado di stimolare la tua memoria emotiva.

Applicando questa tecnica, ti accorgerai inoltre che durante l’esame ti capiterà di


ripescare le informazioni che hai studiato ricordando esattamente la posizione sul
pavimento della relativa mappa. Una sensazione di padronanza della materia che
probabilmente non hai mai provato finora…

Vediamo ora una tecnica di memorizzazione emotiva pensata invece per chi ha un
profilo VEROLI (verbale-olistico).

Ripetere come fossi tuo nonno

Ai tempi dell’università, il trucchetto che utilizzavo più spesso per memorizzare


trattati di ingegneria mortalmente noiosi era quello di…

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ripeterli, ad alta voce, sostituendo di tanto in tanto alcuni termini altisonanti con
qualche bella espressione in dialetto marchigiano.

Ad esempio, la definizione di controllo automatico…

“Il controllo automatico di un dato sistema (di un motore, di un


impianto industriale, di una funzione biologica come il battito
cardiaco) si prefigge di modificare il comportamento del sistema da
controllare (ovvero le sue uscite) attraverso la manipolazione delle
grandezze d’ingresso”.

Diventava per me…

“Il controllo automatico di un aggeggio serve a cambia’ quello che fa


‘sto coso (ovvero quello che scappa) andando a modifica’ quello che
ce metti dentro”.

Scommetto che stai ridendo sotto i baffi (ed anche sopra) pensandomi mentre
ripeto in dialetto. Eppure questa tecnica ha un duplice beneficio:

1. Se riesci a descrivere qualcosa nei termini più semplici possibili, come se lo


dovessi spiegare a tua nonna (ricordi quanto abbiamo detto sulla fase di
assimilazione?), significa che hai appreso davvero quanto stai studiando e
questa è la migliore garanzia per la memorizzazione.

2. Ripetere certe definizioni in dialetto ti fa sentire talmente ridicolo, che le


emozioni di ilarità che avrai scatenato scolpiranno le informazioni nella tua
memoria emotiva.

Achtung! Durante un orale di Fisica, preso dal panico, utilizzai un termine


dialettale. Il Prof. rise perché era anche lui di origini marchigiane, ma fossi in te
non sfiderei la sorte! Agli orali: italiano perfetto!

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La rappresentazione teatrale

Ecco un’altra tecnica che fa leva sulla tua memoria emotiva. Questa ti consiglio di
usarla soprattutto se hai uno stile cognitivo visuale-analitico (VISANA).

Questa strategia consiste essenzialmente nell’inscenare una vera e propria


rappresentazione teatrale. Ma vediamo come funziona nel dettaglio prima che
tu corra ad acquistare trucco e parrucco!

Innanzitutto puoi utilizzare questo stratagemma o subito dopo aver realizzato la


mappa di un capitolo o in fase di ripasso. La puoi anche utilizzare durante le fasi di
ripetizione ad alta voce della tecnica Minority Report.

Qui il punto chiave è ripetere utilizzando tutto la tua fisicità, proprio come se
fossi sul palcoscenico di un teatro: accentua la tua mimica facciale, alzati in piedi e
muoviti intorno alla stanza, gesticola in modo plateale.

Ricorda, la memoria emotiva è messa in moto da qualsiasi suono o immagine che


sia in grado di scatenare un’emozione. Tale reazione comporta delle modificazioni
a livello neuro-fisiologico come ad esempio la variazione del battito cardiaco.
Questo processo funziona anche al contrario: più sarai in grado di modificare la
tua fisiologia durante la “rappresentazione teatrale” e più a fondo radicherai le
informazioni che ripeterai.

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Le storielle buffe

Vediamo ora una tecnica di memorizzazione perfetta per memorizzare formule e


teoremi e che può essere utilizzata dai VERANA e dai VISANA.

Ti ho già detto di quanto sia importante capire (magari facendo approfondimenti


in su, in giù e di lato) una formula o un teorema, più che impararla brutalmente a
memoria. Durante un esame però non puoi permetterti la minima sbavatura, ecco
perché è bene integrare l’apprendimento di una formula o di un teorema con la
sua memorizzazione.

In questi casi ti consiglio di utilizzare delle storielle buffe. Ti spiego i passaggi di


questa tecnica e poi ti faccio un esempio così ci capiamo al volo.

• Prendi una formula o un teorema e associa alle componenti di questa Istruzione


dei personaggi buffi. Usa più che puoi la tua fantasia.

• Inventa poi una storiella che abbia come protagonisti questi personaggi,
prendendo spunto dalla relazione che esiste tra le varie componenti della
formula.

Non c’hai capito niente, vero?! :-D Ecco un esempio. Prendi la formula inventata:

2n + 5s = 0

Non so, a me il simbolo “n” fa pensare a dei nani e il simbolo “s” a delle streghe!
Ecco allora che… “5 nani insieme a 2 streghe svanirono in un puff” (l'esempio è
stupido, ma più stupida è la tua storiella e meglio ricorderai la formula).


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Repetita iuvant: memoria e frequenza
I romani l’hanno sempre saputa lunga.

La locuzione latina repetita iuvant può essere tradotta letteralmente in: le cose
ripetute aiutano. Il senso della frase è che un’informazione a forza di essere
ripetuta, viene appresa da chi ascolta.

Lo stesso principio vale anche per la memorizzazione.

Sia chiaro: ripetere meccanicamente non serve a nulla. Lo abbiamo visto e


dimostrato più volte in questo corso; tuttavia deve esserti altrettanto chiaro che
non si può prescindere dalla ripetizione per creare e rafforzare quei percorsi
neurali in cui le informazioni vengono immagazzinate (i famosi dendriti).

Per trovare il giusto equilibrio, ma soprattutto per massimizzare il risultato nel


minor tempo possibile, è necessario adottare “protocolli di ripetizione” efficaci.

Nelle prossime pagine te ne proporrò tre. Come ormai avrai capito, ogni tecnica
risulterà più facile ed efficace a seconda del tuo stile cognitivo.

In generale però ti consiglio di leggere questo capitolo con particolare attenzione


se vuoi superare brillantemente quiz, esami che prevedono test a risposta
multipla, concorsi, etc.

Queste tecniche inoltre funzionano molto bene quando hai a che fare con molti
fatti (date, articoli di diritto, parti anatomiche, etc.)

Iniziamo.


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Il registratore mentale

La tecnica del registratore mentale è una tecnica Jolly: questo significa che può
essere integrata nel metodo di studio di qualsiasi studente e per la preparazione di
qualsiasi esame.

Ecco perché l’ho scelta come prima tecnica in questo paragrafo dedicato alla
memorizzazione basata sulla frequenza.

Questa tecnica fa leva su due elementi chiave:

• Una precisa sequenza di ripasso mentale che ti aiuti a variare quanto più
possibile le sessioni di studio, evitando che si inneschi l’effetto noia: il killer
principale della memoria.

• Una mantra che “accenda” il tuo registratore mentale, attraverso una


procedura di visualizzazione ad elevato impatto (mazza come parlo forbito!).

La sequenza di ripasso mentale

Tuo nonno ricorda una poesia imparata alle elementari e tu hai scoperto ieri su
Facebook come si chiamava il tuo compagno di banco delle superiori?!

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Ricordare un’informazione per anni non è poi così difficile, basta applicare una
semplice tecnica di ripasso mentale (il perché sia così efficace lo vedremo nel
prossimo paragrafo):

1. Ogni 20 minuti fai un ripasso veloce (max. 5 minuti) degli argomenti appresi.

2. Al termine della giornata (prima di andare a dormire), ripassa per 10 minuti gli
argomenti studiati (se usi le mappe, puoi ripassare le mappe concettuali).

3. Dopo 3 giorni, fai un ripasso finale dei concetti studiati per non più di 15 minuti.

Come vedremo parlando della curva dell’oblio, questa sequenza ti garantisce la


massima percentuale di memorizzazione delle informazioni con il minimo dello
sforzo. Tuttavia, per ottenere risultati ancora migliori, hai bisogno di un… mantra.

Il mantra

Il nostro cervello è come un registratore, ma se non premi il tasto REC non


accadrà mai nulla!

A volte, tutto quello che serve per migliorare la nostra memoria è semplicemente
prendere consapevolezza che possiamo ricordare. Per farlo, prima di ogni ripasso
mentale, ripeti questo mantra:

• Credi. Convinci te stesso che ricorderai il materiale. Ti sembra una


psicocazzata? E tu provaci: male che va non succede nulla! ;-)

• Desidera. Sviluppa un ardente desiderio di ricordare il materiale.

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• Visualizza. Guarda o ripeti il materiale una volta, in modo chiaro.

• Comanda. Ordina al tuo cervello di ricordare il materiale.

• Rivedi. Riguarda il materiale un’ultima volta.

Puoi utilizzare la tecnica del registratore mentale prima della lettura di un capitolo
o della ripetizione di una mappa concettuale. Ripeto: sembra una stronzata, ma
una volta che l’avrai provata non tornerai più indietro ;-)

La ripetizione dilazionata ed il metodo flashcards

Parlandoti della formula segreta della memoria abbiamo visto come la frequenza
di ripetizione giochi un ruolo importante.

La domanda che probabilmente ti sei fatto è: ma quanto caspita devo ripetere?!

Voglio rassicurarti: ripetere a pappagallo per 7.892.323 volte non è la via efficace!
Numerosi studi16 hanno dimostrato come la memorizzazione a lungo termine
(con particolare riferimento ai Fatti) migliora nel momento in cui veniamo esposti
a queste informazioni a specifici intervalli di tempo.

Questo principio è noto come effetto di distribuzione temporale.

Se devi memorizzare il vocabolario di una lingua straniera, delle norme di legge


che ti saranno utili per la tua intera carriera professionale o dei principi di

16 Cepeda N.J., Vul E, Rohrer D., Wixted J.T. and Pashler H. (2008), Spacing Effects in Learning a Temporal Ridgeline of Optimal

Retention, Psychological Science November 2008 vol. 19 no. 11 1095-1102.

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anatomia umana, devi quindi adottare un sistema di ripetizione dilazionata
(Spaced Repetition System, SRS).

Vediamo dunque come funziona la ripetizione dilazionata e come puoi sfruttarla


nella pratica adottando il metodo flashcards.

Prima però devo parlarti della curva dell’oblio.

La curva dell’oblio

A differenza di Concetti ed Istruzioni, che tendono a radicarsi più facilmente nella


nostra memoria grazie alle connessioni logiche, i Fatti (date, norme, etc.) sono
velocemente dimenticati nelle prime ore e solo in seguito a successivi “richiami”
tendono a sparire dalla nostra memoria con maggiore lentezza.

Per questo si parla di curva dell’oblio. Ecco un grafico per capirci meglio:

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Come puoi osservare dal grafico, per ottenere il massimo risultato in termini di
percentuale di memorizzazione, le ripetizioni dei Fatti non vanno fatte ad
intervalli regolari, ma solo al raggiungimento della soglia di memorizzazione
minima, dilazionando la ripetizione nel tempo ad ogni nuovo richiamo.

Ti vedo perplesso… scommetto che il metodo flashcards chiarirà ogni tuo dubbio.

Il metodo flashcards

Questo metodo si applica particolarmente bene allo studio di nozioni che possono
essere formulate come accoppiate di “domande e risposte” o “termini e
definizioni”. Non è un caso che abbia suggerito più volte questo metodo a lettori
che dovevano preparare concorsi a quiz.

Vediamone l’applicazione, attraverso un esempio pratico legato allo studio di


virus e batteri per un esame di malattie infettive (fai la persona seria, via le mani
dalle gambe!):

• Prendi dei cartoncini o dei post-it. In alternativa puoi utilizzare applicazioni


online come Quizlet o AnkiApp (cercale su Google).

• Nella parte frontale riporta il nome del batterio o del virus (se facessi un
disegnino buffo ispirato al nome o ad una sua storpiatura, attiveresti ancora
meglio la tua memoria).

• Nella parte posteriore riporta la definizione e le caratteristiche che devi


ricordare per l’esame.

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• Ora estrai a caso un cartoncino dal tuo mazzo (utilizzando le versioni digitali il
tutto è automatizzato) e prova ad indovinare la definizione a partire dal nome
del batterio/virus, o, viceversa, cerca di ricordare il nome del batterio/virus
partendo dalla definizione.

• Riponi in mazzi separati le flashcards memorizzate e quelle che non ricordi


ancora.

• Per quanto riguarda le prime, pianifica dei richiami distanziati nel tempo.
Potresti ad esempio decidere di rivedere le flashcards memorizzate distanza di
2 giorni, poi 4 giorni, poi 10 giorni, etc. fino alla data d’esame.

• Ripeti invece immediatamente il secondo mazzo di flashcards, fintantoché


tutte le carte saranno nel mazzo di quelle memorizzate.

La prima volta che ho utilizzato questo metodo è stato per preparare il mio esame
di scuola guida: ancora oggi ricordo il significato di cartelli che non ho mai
incrociato in vita mia!!! ;-)

So che te lo stai chiedendo: il metodo flashcards funziona molto bene per studenti
VISOLI e VISANA.


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Crea i tuoi audiolibri

Analizziamo ora un’altra tecnica basata sulla frequenza di ripetizione. Questa


tecnica la consiglio in particolare modo agli studenti VEROLI e VERANA, ma
soprattutto la consiglio a studenti pendolari e studenti lavoratori (di voi mi
prenderò cura anche in uno specifico capitolo della sezione ORGANIZZAZIONE).

Hai mai sentito parlare di audiobook o audiolibri? Io li amo. Quando sono in


metropolitana, in treno o in aereo, infilo le cuffie del mio iPhone e mi lascio
guidare dalla voce dei miei autori preferiti.

Considerata la diffusione degli smartphone, anche tu oggi puoi creare con facilità
il tuo audiolibro e risparmiare così decine di ore di studio, imparando a sfruttare i
tempi morti della tua giornata.

La prossima volta che prepari un esame registrati col tuo smartphone mentre stai
facendo Active Recall o ripeti le mappe concettuali. Questa prima ripetizione può
essere particolarmente dettagliata e può essere supportata dall’ausilio del
materiale di studio (appunti, libri di testo, etc.).

Riascolta poi la registrazione mentre sei in palestra, al supermercato, alle poste o


sui mezzi pubblici: se sei un pendolare sono certo che non ti mancheranno
occasioni!

Un consiglio: se non sei abituato, è facile che tu ti distragga durante l’ascolto di un


audiolibro, perdendo facilmente il filo. Riuscire a seguire quanto stai dicendo nella
tua registrazione non solo ti aiuta nella memorizzazione, ma è anche un ottimo
esercizio per rafforzare la tua memoria.

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Ps. una leggenda metropolitana molto diffusa tra gli studenti parla di registrazioni
ascoltate di notte mentre si dorme: lascia stare. Di notte dormi o… ;-)

L’unica eccezione valida riguarda l’apprendimento delle lingue, ma è necessario


seguire delle regole ben precise. Ne parlo nel corso, che ho realizzato insieme agli
specialisti di Fluentify, per diventare fluenti in Inglese: YES! Inglese

FLASH - Come abbiamo visto nella sezione dell’APPRENDIMENTO, applicare


tecniche di studio coerenti col nostro stile cognitivo ci permette di studiare
meno e meglio. Questo però non significa che le tecniche pensate per stili
diversi dal nostro siano del tutto inefficaci, anzi! Se il tuo cervello è esposto ad
uno stesso messaggio da più fonti, ricorderà l’informazione con maggior facilità.

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Memorizzare molte informazioni in poco tempo: le
tecniche da 1.000€
Nei capitoli precedenti ti ho presentato una serie di tecniche che ti aiuteranno ad
aumentare la tua memoria da subito e di cui sentirai difficilmente parlare nei
classici corsi di memorizzazione. Queste tecniche sono pensate specificatamente
per gli studenti (in particolare modo universitari) e se utilizzate insieme alle
tecniche di apprendimento rapido possono davvero rivoluzionare il tuo percorso
accademico.

In questo capitolo invece voglio presentarti le mnemotecniche classiche, quelle


utilizzate nei vari campionati di memoria per memorizzare mazzi di 52 carte o
numeri di 70 cifre. Queste tecniche sono anche quelle che vengono insegnate nei
corsi da 1.000€ a botta (Ooops, forse non dovevo dirlo… :-D).

Intendiamoci, sono estremamente potenti e consentono di memorizzare


un’enorme quantità di informazioni in poco tempo (e infatti ne parliamo in questo
capitolo dedicato al terzo fattore della formula segreta della memoria, il tempo)

Hanno però un piccolissimo difetto.

Sono molto macchinose e richiedono mesi (se non addirittura, anni) di pratica per
essere sfruttate al meglio. Ecco perché dovresti sempre diffidare da chi vuole
insegnarti un metodo universitario proponendoti solo questi stratagemmi
mnemonici o sfoggiando le sue credenziali di “Campione di Memoria”:

…è come prendere lezioni di imprenditoria da un campione di Monopoly!

Messo in chiaro questo punto, vediamole queste tecniche. Io farò del mio meglio
per darti indicazioni per sfruttarle quanto prima nei tuoi esami ;-)

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Giocare con le immagini

La parola scritta è un’invenzione umana piuttosto recente, non devi dunque


sorprenderti se fai difficoltà a memorizzare tutte quelle pagine di testo. Il nostro
cervello ricorda grazie ai sensi ed in particolare modo ha una predilezione per le
immagini: non a caso VISOLI e VISANA rappresentano più del 65% degli studenti.

Voglio quindi parlarti di tre varianti di una mnemotecnica che sfrutta le immagini
per memorizzare in poco tempo lunghe liste di informazioni (principalmente Fatti).

La catena

Il metodo della catena di immagini ti permette di collegare tra loro liste di Fatti e
Concetti molto lunghe, utilizzando le relative immagini associate.

Questa tecnica è particolarmente utile quando devi memorizzare l’esatta


sequenza in cui le informazioni devono essere ripetute (potresti ad esempio
sfruttarla nella dimostrazione di un complesso teorema).

Ecco come applicarla:


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• Associa ad ogni concetto / fatto un’immagine particolarmente vivida, con un
colore predominante ed una dimensione ben definita.

• Inizialmente dedica ad ogni associazione il tempo necessario per visualizzare


molto chiaramente i dettagli della tua immagine. Se ad esempio stai creando
l’immagine per la parola “casa” visualizza il numero di piani, il numero di
finestre, il colore delle pareti, etc. Non ti addormentare però! Non più di 10
secondi ad immagine. Siam mica qui a pettinar le bambole!

• Crea l’immagine successiva nella tua mente utilizzando sempre la stessa


“direzione”: se ad esempio hai posizionato la seconda immagine alla destra
della prima, continua in questo ordine.

That’s it!

Un sistema che utilizzo io è quello di visualizzare nella mia mente il mio iPhone,
immaginando di sfogliare delle foto presenti nell’app immagini. Trattandosi di
un’azione per me comune, creare la catena di immagini è ancora più semplice.

Mi raccomando: se vuoi che questa tecnica sia efficace, devi limitarti ad osservare
le immagini nei minimi dettagli, senza pronunciarne il nome durante la
visualizzazione e senza creare storie fantasiose per legarle tra loro.

Come avrai intuito questa tecnica, come anche le sue varianti che vedremo a
breve si addice molto a chi ha uno stile cognitivo di tipo VISOLI o VISANA.

A proposito di varianti…


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Il metodo Inception

Si nota che sono un appassionato di cinema? Eccoti un


altro stratagemma mnemonico ispirato ad un film!

Ricordi Inception? È sicuramente una delle mie pellicole


preferite. Una delle idee più cervellotiche, ma anche più
efficaci, del film è quella dei diversi “livelli di sogno”: il
sogno, dentro il sogno, dentro il sogno.

Questo stesso principio può essere utilizzato, in alternativa alla catena, per legare
tra loro delle immagini collegate ai concetti che intendiamo memorizzare.

Invece di legare le immagini come in una lunga catena, visualizzale come se


fossero ognuna dentro alle altre:

• Inizialmente visualizza i diversi dettagli della singola immagine (come per il


metodo della catena) e poi inizia ad ingrandire sempre più questa immagina
nella tua mente.

• “Zooma” sempre di più fino a visualizzare la nuova immagine dentro la prima.

• Continua così finché non avrai visualizzato tutte le immagini della sequenza di
Concetti / Fatti che vuoi memorizzare.

FLASH - Che immagine assoceresti al concetto di efficacia? Nel primo post che
ho pubblicato su EfficaceMente, io ho associato un tubetto di dentifricio.Scopri
perché ;-) In generale, ricorda di associare ai Fatti / Concetti che vuoi
memorizzare sempre immagini per te evocative.

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L’albero mnemonico

L’ultima variante di mnemotecnica grafica che voglio presentarti è “l’albero”. In


questo caso, le singole immagini sono legate tra loro grazie ad un’immagine di
riferimento. L’immagine di riferimento classica è proprio quella dell’albero:

• Ripensa ad un albero che ti affascina particolarmente: un pino, un pioppo, un


salice; a te la scelta! Immagina ogni dettaglio del tuo albero: in che stagione
siamo? Di che colore è la corteccia? Quanto è grande il fusto?

• Ora associa ad ogni ramo del tuo albero le immagini che intendi memorizzare.
Immagina di appenderle come appenderesti delle palle decorative.

• Se poi i concetti che devi memorizzare sono nidificati (ovvero sono su più
livelli), puoi utilizzare la particolare struttura dei rami del tuo albero per
ordinare le immagini in ordine gerarchico.

Quest’ultima variante ti consente dunque di memorizzare anche le informazioni


che hanno una struttura gerarchica. Puoi dunque utilizzarla per memorizzare le
tue mappe contenenti concetti chiave e concetti secondari.

Quella delle immagini è una tecnica molto carina e con la dovuta pratica puoi
ottenere risultati notevoli. Comunque non preoccuparti, nella sezione di training
vedremo degli esercizi specifici per questi metodi.

Vediamo ora una mnemotecnica per i nostri amici con stile cognitivo verbale.


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Numeri o suoni?! La conversione fonetica

La conversione fonetica è essenzialmente una tecnica di memorizzazione dei


numeri, ed è utilizzata da molti para-guru per stupirti memorizzando in pochi
minuti numeri da mmmillemila cifre.

Ricordo ancora quando venivo fermato sotto i portici di Bologna dai venditori di
corsi di memoria (ci sono ancora, vero?) che volevano stupirmi con questo
trucchetto: io pazientemente stavo al gioco e durante la fase di memorizzazione li
confondevo pronunciando consonanti a caso (presto capirai perché la cosa è da
veri bastardi): uno spasso unico! ;-)

André, ti sei accorto che siamo nel XXI secolo? Che ci faccio con una tecnica di
memorizzazione dei numeri?! Sai quella cosina chiamata rubrica dello smartphone?!

Date storiche, numeri di leggi, formule matematiche (insomma, Fatti con una
componente numerica): la conversione fonetica è una mnemotecnica che può
ancora oggi dimostrarsi utile.

Non solo, i suoi principi sono utilizzati dai “professionisti della memoria” per
creare schedari e database mentali attraverso cui immagazzinare migliaia di
informazioni di qualsiasi tipo.

In uno dei prossimi capitoli ho preparato un esempio concreto di come tu possa


utilizzare tutte queste tecniche, compresa la conversione fonetica, per lo studio
dei tuoi esami universitari.

Ma vediamo subito cos’è e come funziona questa tecnica.


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Un po’ di storia

A differenza di quanto molti raccontano, il primo ad applicare i principi della


conversione fonetica fu Pierre Hérigone, un matematico ed astronomo francese
che nel libro Cursus Mathematici (risalente al 1634) descrisse per la prima volta una
strategia di memorizzazione che prevedeva la conversione dei numeri in lettere e
sillabe.

La tecnica fu poi perfezionata da Stanislaus Mink von Wennsshein e divulgata dal


filosofo e matematico Leibniz.

Sì sì Andre’, molto interessante questa informazione di contorno (ricordi?), ma come


funziona ‘sta benedetta conversione fonetica?

Come si applica la tecnica

Il principio di funzionamento della conversione fonetica è molto semplice: ad ogni


numero che va da 0 a 9 si associa una consonante; aggiungendo poi delle vocali
per ottenere parole di senso compiuto, si riescono a memorizzare facilmente
numeri di ogni genere. In definitiva, per applicare in modo efficace la conversione
fonetica è necessario rispettare tre semplici regole:

1. Le vocali servono solo a costruire parole di senso compiuto e non


corrispondono ad alcun numero.

2. Le consonanti doppie valgono come le singole.

3. Conta il suono e non le singole lettere.

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Eccoti la tabella di conversione fonetica più comunemente utilizzata:

Vediamo qualche esempio altrimenti rimane un po’ tutto fuffoso!

Immagina di voler ricordare il numero di quella bellissima ragazza (o ragazzo)


incontrata in vacanza: 396 131011.

• Innanzitutto “converti” i numeri nelle rispettive consonanti: M-P-C-D-M-T-S-T.

• Cerca poi di costruire parole di senso compiuto aggiungendo le vocali: Mi


PiaCe Da MaTTi queSTa (o queSTo).

Se riesci a creare frasi di senso compiuto sarà ancora più facile memorizzare il
numero, ma la tecnica non lo prevede necessariamente. Anzi puoi utilizzare
parole standard per numeri o accoppiate di numeri e poi memorizzare le immagini
collegate a queste parole applicando una delle mnemotecniche grafiche già
discusse nei capitoli precedenti.

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Lo so, loso: vista così la tecnica della conversione fonetica sembra quasi un
“cannone per sparare ad un topolino”; in realtà, con un po’ di pratica, ti verrà
spontaneo associare i numeri alle rispettive consonanti e creare storielle
divertenti per memorizzare rapidamente ed in modo permanente lunghe
sequenze di cifre e codici.

FLASH - Ho utilizzato recentemente la conversione fonetica per memorizzare


tutti i pin ed i codici numerici delle mie carte di credito, bancomat e conti
bancari, eliminandone qualsiasi traccia scritta. Quello più divertente da
memorizzare è stato il PIN di 14 cifre del mio conto trading! Naturalmente non ti
rivelerò la storiella che ho inventato neanche sotto tortura! :-D

Ps. Hai già indovinato a quale stile cognitivo la conversione fonetica riuscirà più
congeniale? Esattamente: i due stili verbali (VEROLI e VERANA).

Quel vecchio volpone di Cicerone

L’ultima mnemotecnica classica che ti proporrò è addirittura vecchia di 2.000 anni,


ma se applicata correttamente può essere una manna per i tuoi esami orali in cui
devi ricordare molti Concetti. Sto parlando della tecnica dei loci.

la tecnica dei loci (o tecnica delle stanze) è una mnemotecnica associativa


estremamente utile per memorizzare lunghi discorsi da tenere in pubblico, ma
anche i passaggi complicati di una dimostrazione. Questo stratagemma è anche
uno dei preferiti dai partecipanti alla World Memory Championship, che lo
utilizzano per memorizzare lunghissime sequenze di carte.
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Come detto, questa mnemotecnica ha antichissime origini e fu portata alla ribalta
da Marco Tullio Cicerone (sì… quello delle versioni latine!), che la applicava per
ricordare le sue famose orazioni.

Il nome deriva dal termine latino locus, loci, ovvero luogo, e fa riferimento alla
tipologia di associazioni che vengono utilizzate per la memorizzazione: la tecnica
dei loci prevede infatti che si associno gli argomenti che vogliamo ricordare ad
immagini di luoghi a noi familiari.

Come funziona

La prossima volta che devi studiare e memorizzare un lungo capitolo del tuo libro
di testo, prova a fare un elenco delle informazioni chiave e secondarie che vuoi
ricordare (se utilizzi le mappe concettuali, usa quelli identificati nella tue mappe).

Associa ogni informazione chiave ad un oggetto di una stanza a te familiare o


alle stanze di un edificio che conosci bene (magari le aule dell’Università).

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Crea associazioni fantasiose ed insolite, attivando così la tua memoria emotiva:
potresti ad esempio relazionare il lampadario ad un teorema particolarmente
“brillante” o il letto ad un argomento che ti annoia talmente da farti
addormentare!

In alternativa puoi utilizzare anche un percorso che fai spesso: io ad esempio.


Quando lavoravo come consulente di direzione, per memorizzare una
presentazione da tenere per un cliente, ho associato i punti chiave ai nomi delle
fermate della metro che facevo per andare da casa mia a Milano all’ufficio.

Dopo aver creato le associazioni, impara a “ripercorrere” le tue stanze o i tuoi


tragitti tipici ogni volta che devi ripetere un capitolo o durante l’orale davanti al
tuo Prof.: ti assicuro che non perderai più il filo del discorso o un passaggio della
dimostrazione.

Questa tecnica è particolarmente consigliata a chi ha uno stile visuale-analitico


(VISANA), ma soprattutto la suggerisco a chi si ritrova spesso ad avere vuoti di
memoria durante un esame. Nel momento in cui impari ad associare tutti i punti
chiave del tuo esame ad un percorso fisico (o un luogo) a te familiare, non rimarrai
mai senza parole davanti al Prof. che ti interroga.

Termina qui la nostra sezione dedicata alla MEMORIZZAZIONE. Abbiamo visto un


totale di 10 mnemotecniche, ognuna delle quali fa leva su un diverso fattore della
formula segreta della memoria (emozioni, frequenza, tempo) e si addice ad uno
specifico stile cognitivo piuttosto che ad un altro.


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Mi raccomando, non perdere nella parte conclusiva del corso la sezione intitolata
“Un metodo di studio cucito su misura” in cui per ogni stile cognitivo e per ogni
tipologia di esame ti indicherò tutte e sole le tecniche di apprendimento e di
memorizzazione che dovrai utilizzare.

Prima di passare al training book voglio però farti una piccola dimostrazione di
come puoi utilizzare alcune delle strategie viste finora in Sm2 per… Studiare un
libro di 200 pagine in 2 ore.


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Come studiare un libro di 200 pagine in 2 ore
Da diversi anni ormai, “Come memorizzare un libro di 200 pagine in 40 minuti” è
uno degli articoli più letti di EfficaceMente: seppur consideri le tecniche proposte
tra le più efficaci per la preparazione di esami universitari (motivo per cui alcune
sono entrate di buon diritto in questo corso), il titolo è chiaramente una
provocazione.

Eppure certi risultati non sono fantascienza, anzi: voglio dimostrarti che
applicando alcune delle tecniche viste finora nella sezione dell’APPRENDIMENTO
e della MEMORIZZAZIONE potresti effettivamente riuscire a studiare un libro di
200 pagine in un paio d’ore. Ecco come:

• Ipotizziamo di dover studiare un libro di 200 pagine (e 5 capitoli). Ogni pagina


contiene mediamente 150 parole, per un totale di 150 x 200 = 30.000 parole.

• Come visto, applicando le tecniche di lettura efficace, potremmo arrivare a


leggere ad un ritmo di 600 pam con il 100% di comprensione. Quindi ci
servirebbero circa 50 minuti per completare la prima lettura del nostro libro.
Stiamo larghi e prendiamoci 60 minuti.

• Per elaborare le informazioni lette ipotizziamo di utilizzare le mappe


concettuali. Con un po’ di pratica ci serviranno circa 25 minuti (5 minuti per la
mappa di ogni capitolo). Ogni capitolo avrà una media di 10 nodi.

• Grazie alla conversione fonetica associamo ad ogni mappa un nome


corrispondente al numero di nodi di quella specifica mappa: se ad esempio la
mappa del secondo capitolo ha 12 nodi, useremo la parola ToNNo. Questo
passaggio, all’apparenza inutile è indispensabile per creare nella tua mente una
sorta di database mentale (per il momento vuoto). 5 minuti possono bastare.
Copyright © 2017 EfficaceMente.com 176 Codice ISBN: 979-12-200-0010-9
• L’ultimo passaggio sarà utilizzare la tecnica dei loci per memorizzare le 5
mappe, che, come abbiamo detto hanno un totale di 50 nodi. Utilizziamo una
stanza della nostra abitazione per ogni mappa. La stanza da associare ad una
specifica mappa dipenderà dal nome della mappa stessa: la mappa “ToNNo”
sarà ad esempio associata alla nostra cucina. Come previsto dalla tecnica dei
loci, associamo poi ogni nodo della nostra mappa concettuale ad un oggetto
della stanza prescelta. Tempo stimato per un professionista della
memorizzazione: 15 minuti.

• Mettiamo infine le mappe sul pavimento e ripetiamole / ripassiamole secondo


le indicazioni della tecnica Minority Report. Altri 15 minuti.

DRIN: tempo scaduto! Abbiamo appena visto come un ninja dell’apprendimento,


possa effettivamente riuscire a studiare un libro di 200 pagine in due ore.

Ti vedo un po’ scettico però…

Ok, immagina allora di impiegarci 10 volte tanto (20 ore, circa 4-5 giorni di
studio). Come sarebbe la tua vita universitaria (e non solo) se riuscissi ad
apprendere e a memorizzare le informazioni chiave e secondarie di un intero libro
di testo, mai letto prima, in una ventina d’ore di studio.

Capisci la potenzialità di queste tecniche, se vengono praticate con costanza?

Nessuno ti chiede di diventare un fenomeno da baraccone: diamine, io ho ancora


una pessima memoria nonostante conosca da quasi vent’anni certi “trucchetti”,
eppure sono riuscito a sfruttarli con enormi benefici sia nel corso dei miei studi
universitari, sia nel mio lavoro di consulente di direzione e oggi di imprenditore.

Applicandoli con costanza puoi farlo anche tu. Esercitiamoci allora!



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Training book (MEMORIZZAZIONE)
Domanda 1. Quali sono le 3 componenti della formula segreta della memoria?

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Domanda 2. Scrivi le 4 tecniche di memorizzazione basate sulle emozioni:

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Domanda 3. Quali sono le mnemotecniche che sfruttano la frequenza?

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Domanda 4. Scrivi le tecniche classiche di memoria insegnate nei corsi da 1.000€

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Checklist 1. Praticare la tecnica Minority Report è piuttosto semplice. Ecco la
checklist dà seguire:

Verifica di aver realizzato le mappe concettuali per ogni sezione rilevante del
tuo esame. Questa tecnica dà il suo meglio con non più di 15-20 mappe.

Apprendi e memorizza le singole mappe concettuali.

Crea la tua super-mappa, puoi disporre le singole mappe sul pavimento o su


una parete bianca con un piccolo pezzettino di scotch nel retro (non rovinare la
parete! altrimenti i tuoi mi ammazzano!).

Chiudi gli occhi e ripeti la prima mappa su cui posi lo sguardo dopo aver
riaperto gli occhi. Crea più collegamenti possibili tra le diverse mappe.

Esercizio 1. La catena di immagini è una delle mnemotecniche più note ed


efficaci. Adesso impareremo ad applicarla nella pratica. Prendi in considerazione il
seguente elenco casuale di 15 immagini (quando sarai diventato bravo, potrai
usare le informazioni dei tuoi esami):

1. Leone 6. Piatto di spaghetti 11.Letto matrimoniale

2. Treno 7. Orologio da polso 12.Autobus arancione

3. Scarpa con tacco 8. Gatto tigrato 13.Albero

4. Volante 9. Casa in mattoncino 14.Lampione

5. iPhone 10.Valigia 15.Sciarpa.


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Prendi un timer ed impostalo su 3 minuti. Questo sarà il tempo che avrai a
disposizione per memorizzare questo elenco di 15 immagini casuali.

• Memorizza la prima immagine (Leone) per non più di 10 secondi. Con la pratica
potrai arrivare anche a 2 secondi ad immagine. Ricorda di immaginare ogni
singolo dettaglio della tua immagine mentale.

• Memorizza ora la seconda immagine (Treno) ricordando di seguire sempre la


stessa “direzione”. Puoi sfruttare, come faccio io, una sorta di “iPhone
mentale”, immaginando di sfogliare con il tuo dito da sinistra a destra le
singole immagini, man mano che le crei nella tua mente.

Sei riuscito a memorizzare l’elenco che ti ho proposto? Qual era la 5° immagine?


Ah, ecco… così va meglio, bravo.

Continua a praticare la memorizzazione di immagini, utilizzando anche le varianti


del metodo inception e dell’albero mnemonico.

Nel momento in cui riuscirai a memorizzare liste di 15 immagini in meno di 1


minuto, potrai iniziare ad applicare con successo questa metodologia per,
associare dapprima immagini vivide alle informazioni chiave di un tuo esame, e
legare successivamente le diverse immagini.

Esercizio 2. Vediamo ora di esercitarci un pochino con la conversione fonetica:


come visto è un’abilità molto interessante, che vale la pena avere nella propria
“cassetta degli attrezzi”. Io l’ho applicata spesso durante presentazioni lavorative
piene zeppe di numeri su tassi di crescita, vendite, margini, Ebitda, etc. Che ne
dici, iniziamo a fare un po’ di pratica?
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• Prendi i primi 10 numeri telefonici della tua rubrica telefonica (o quelli che
vorresti ricordare a memoria nel malaugurato caso ti rubassero lo smartphone).

• Converti ogni numero utilizzando la tabella di conversione che ti ho proposto.

• Costruisci parole di senso compiuto aggiungendo dove necessario delle vocali.

Piccolo bonus: visto che i numeri telefonici sono associati a persone con nomi,
cognomi, soprannomi, etc, potrebbe essere particolarmente furbo sfruttare
queste parole o loro storpiature quando devi inventare le parole di senso
compiuto a partire dalle consonanti individuate grazie alla conversione fonetica.

Memorizzare numeri telefonici in pochi secondi può essere divertente e utile per
tenere sempre in allenamento la tua memoria, ma non poi così indispensabile.

Ricorda sempre che la conversione fonetica è una meta-tecnica che può essere
utilizzata, ad esempio, per memorizzare il numero di nodi delle tue mappe
concettuali o il numero di passaggi di una dimostrazione matematica.

Esercizio 3. La tecnica del registratore mentale è quella che più di ogni altra mi ha
aiutato nella preparazione dei miei esami universitari: è semplicissima da
applicare, la possono utilizzare tutti e riesce a darti benefici da subito.

Quello su cui vorrei che concentrassi la tua pratica è in particolare modo il mantra
del registratore mentale:


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• Credi. Convinciti che ricorderai il materiale. Ti sembra una psicocazzata? E tu
provaci: male che va non succede nulla! ;-)

• Desidera. Sviluppa un ardente desiderio di ricordare il materiale.

• Visualizza. Guarda o ripeti il materiale una volta, in modo chiaro.

• Comanda. Ordina al tuo cervello di ricordare il materiale.

• Rivedi. Riguarda il materiale un’ultima volta.

Nelle prossime due settimane, applica questa procedura, (che per inciso non ti
ruberà più di 2 minuti), ogni volta che devi leggere un nuovo capitolo o preparare
una mappa concettuale.

Una volta che sarà per te naturale, non ne potrai più fare a meno.

Mi raccomando, il rischio con questa tecnica è quello di utilizzarla in modo


meccanico, senza far leva sulle emozioni. In questo caso perde di efficacia! Per
intenderci, se il primo punto è quello di “credere”, devi… crederci! Non far finta!


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Mappa concettuale (MEMORIZZAZIONE)


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4. Organizzazione

“Tutti sanno che non ci sono scorciatoie per arrivare in cima. Tutti sanno che bisogna
scalare la montagna un passo alla volta. Ma… non tutti sanno che esistono gli
elicotteri!”

Anonimo.


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Abbiamo fatto molta strada insieme: abbiamo visto come puoi ritrovare la tua
motivazione nello studio, le migliori strategie di apprendimento e le migliori
tecniche per memorizzare efficacemente.

Tempo ora di diventare un vero studente efficace: parliamo di organizzazione.

A differenza di quanti molti possano pensare, essere uno studente organizzato


non significa semplicemente essere precisino e ordinato. Organizzarsi nello studio
significa:

• Saper gestire la propria energia e i propri stati emotivi. Se sei fiacco, non c’è
tecnica di apprendimento o memorizzazione che regga. Se invece sei troppo
nervoso e insicuro non perfomerai mai al massimo durante i tuoi esami.

• Saper ritrovare sempre la propria concentrazione (anche quando siamo presi


da preoccupazioni personali).

• Sapere organizzare e gestire il proprio tempo di studio e smettere di


procrastinare. Questo vale soprattutto per gli studenti lavoratori (ma non solo
quelli!).

Insomma, ci aspetta un’altra sezione bella pregna. Mi raccomando poi: non la


sottovalutare. Non ho inserito la prima (MOTIVAZIONE) e l’ultima sezione
(ORGANIZZAZIONE) come abbellimenti. Sono parti integranti del metodo Sm2
ed è proprio applicando certe strategie che riuscirai a preparare il doppio degli
esami in metà tempo (e senza stress).

Ok iniziamo! Lo sapevi che Einstein, oltre alla famosa equazione sull’energia, ne


aveva ideata una seconda interamente dedicata all’energia personale? :-D

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E = d x s² (L’equazione della tua energia personale)
Puoi diventare il massimo esperto di tecniche di apprendimento rapido e
memorizzazione, ma se la tua energia e ai minimi storici, le tue prestazioni
accademiche inevitabilmente ne risentiranno.

Essere uno studente efficace significa quindi saper innanzitutto gestire al meglio i
propri livelli di energia.

Andrè, ma non starai mica parlando di chakra, flussi energetici e minchiatine varie?!

Tranquillo! niente teorie orientali o “niu eig”, io parlo di quell’energia che hai nel
corpo ogni volta che ti senti davvero bene, di quell’energia che ti permette di
ottenere risultati sorprendenti, di quell’energia che ti fa dare il massimo in ogni
situazione.

Spesso i para-guru della formazione non considerano minimamente l’importanza


dell’energia del nostro corpo, dimenticando completamente che non esiste mente
senza corpo, così come non esiste corpo senza mente. Siamo un unico insieme
psicofisico e per esprimerci al nostro meglio dobbiamo sempre trovare il giusto
equilibrio sia nella nostra mente, sia nel nostro corpo. Ancora una volta gli antichi
romani erano un passo avanti quando affermavano:

“Mens sana in corpore sano.”

Detto latino.

Abbiamo visto nelle sezioni precedenti come sfruttare a fondo il tuo cervello;
vediamo di fare lo stesso anche per il tuo corpo ;-)


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La formula di Einstein che non ti hanno insegnato

Non bisogna avere una laurea in fisica per conoscere l’equazione di Albert Einstein
sull’energia: E = m x c² ovvero Energia = massa x velocità della luce al quadrato.

Non tutti sanno però che Einstein teorizzò una seconda formula, questa volta
legata all’energia personale17:

E = d x s² ovvero Energia (personale) = Dieta x Sport x Sonno

Se hai ritrovato la motivazione per studiare, ma ti senti comunque, stanco o giù di


tono e vuoi portare la tua energia ai massimi livelli, devi lavorare su questi tre
elementi:

• La tua dieta, ovvero quello che mangi.

• Lo sport, ovvero quanta attività sportiva fai e come la fai.

• Il sonno, ovvero quanto dormi e come dormi.

FLASH - Lo ripeto spesso negli articoli di EfficaceMente, ma meglio essere


estremamente chiari su questo punto. Io non sono un medico, sono un
Ingegnere! I consigli che troverai in questa sezione sono utili per migliorare i
normali stati di scarsa energia (“‘a fiacca”) e sono frutto di buon senso, studi
scientifici sul tema ed esperienza personale. Se sospetti disturbi di salute devi
rivolgerti al tuo medico di base. Mi piace scherzare, ormai lo avrai capito, ma
non su queste cose.

17 Naturalmente me la sono inventata io questa cosa della seconda formula sull’energia personale: non andare a raccontarla al tuo

Prof. di Fisica, altrimenti facciamo entrambi una figura di “cioccolato” eclatante! ;-)

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Nei prossimi paragrafi ti spiegherò quali stratagemmi si sono dimostrati per me
più efficaci in termini di dieta, sport e sonno e mi hanno permesso di vivere
un’intensa vita universitaria, sia dentro, sia fuori le aule di studio ;-)

Partiamo dall’alimentazione.

Tu sei quello che mangi: i 5 migliori “diet hacks”

Trovo paradossale che quando ci sentiamo “fiacchi” iniziamo a pensare a tutto


tranne che all’elemento che più di ogni altra cosa influenza il nostro benessere
fisico: quello che mangiamo.

Ricordo ancora la mia dieta nei primi 6 mesi come studente fuori sede: 4 salti in
padella (li fanno ancora?), pizza d’asporto dell’egiziano sotto casa e Coca Cola a
go-go; senza dimenticare le maratone di caffeina le notti prima degli esami.

Cibi surgelati e pronti all’uso, eccesso di carboidrati e bevande zuccherate


possono rappresentare un mix micidiale per i tuoi livelli di energia, senza parlare
degli effetti a lungo termine. Anche l’uso eccessivo di caffeina (santa protettrice
degli studenti che preparano l’esame all’ultimo) ha molti più svantaggi che
vantaggi.

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Personalmente dopo 6 mesi a base di cibi spazzatura ero uno straccio! È stato in
questo periodo che ho iniziato a studiare i cosiddetti diet hacks: ovvero gli
stratagemmi per migliorare la nostra dieta e di conseguenza i nostri livelli di
energia. Ecco quali sono stati per me i 5 più efficaci:

1. 5 pasti leggeri al giorno. Hai mai provato a studiare dopo esserti spazzolato 4
etti di spaghetti alla carbonara?! Io al massimo riuscivo a stendermi sul divano
Ikea in uno stato catatonico: se invece avevo ancora un po’ di energie le
impegnavo giustamente in un torneo di Pro Evolution Soccer con i miei
coinquilini. Per innalzare la tua energia non conta solamente cosa mangi, ma
anche quanto mangi ed ogni quanto mangi. Passare da 2-3 pasti pesanti al
giorno (a volte saltavo la colazione) a 5 pasti leggeri per me è stato
rivoluzionario. Mangiando poco, ma più frequentemente, riesci a mantenere
costanti i livelli di glucosio nel tuo sangue (glicemia), combattendo così il
senso di pigrizia che segue pasti particolarmente impegnativi per il processo
digestivo. Ho detto pasti leggeri! Se mangi come un bue per 5 volte al giorno
dubito otterrai buoni risultati, per non parlare dell’effetto sulla bilancia. Questo
significa anche che gli spuntini di metà mattinata e metà pomeriggio non
dovrebbero essere crépe alla nutella! Utilizza piuttosto frutta di stagione o
frullati di verdura. Se poi vuoi mangiare un po’ di più, sfrutta la colazione
(magari salata).

2. 2 litri d’acqua al giorno. Sai a cosa sono dovuti gli effetti di una bella sbornia e
conseguente hangover? Principalmente alla disidratazione delle nostre cellule.
Seratone con gli amici a parte, bere acqua (almeno 2 litri durante la giornata) è
il gesto più semplice quanto più efficace per ritrovare la nostra energia. Ripeto,
non sono un nutrizionista o un medico, ma ti chiedo di provare: impegnati a
bere 1 bottiglia d’acqua di 2 litri ogni giorno e poi fammi sapere come ti senti.

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3. Verdura e frutta a go-go. Sostituire gli snacks delle macchinette e gran parte
dei dolci con frutta e verdura è stata per me una delle scelte più sagge dopo
quella di aver abbandonato i piatti pronti surgelati ,-). La frutta in particolare
modo è un’eccellente fonte di fruttosio, un monosaccaride chetonico che viene
utilizzato dal nostro corpo come carburante primario per alcuni organi
fondamentali, come ad esempio… il nostro cervello!!! Se vuoi far funzionare al
meglio la tua “macchina” mentale, dalle la benzina migliore.

4. Caffeina addio. Non sono mai andato pazzo per il caffè, quindi eliminarla dalla
mia dieta non è stato un grosso sacrificio, se non per le prime 2 settimane di
vera e propria disintossicazione. Stesso discorso per bibite energetiche e coca
cola. Pensi che tutte queste “rinunce” siano da masochisti, che il cibo ed il bere
siano uno dei pochi piaceri della vita? Come non darti ragione! Eppure… non
trovi un po’ triste che i piaceri della tua vita siano legati a qualche polisaccaride
o a qualche eccitante chimico? Non fraintendermi, non sono un nazista della
dieta alimentare, ma ho imparato a considerare il cibo e le bevande per quello
che sono: carburante per il nostro corpo e la nostra mente. Se hai un legame
emotivo con ciò che mangi e bevi, probabilmente non devi lavorare solo sui
“diet hacks”, ma anche su quelli che sono i tuoi valori ed i tuoi obiettivi nella
vita. Esistono modi molto più proficui per riempire certi vuoti.

5. La svolta della Paleo-dieta. Premessa: non sono un fanatico di diete modaiole


e credo che il buon senso sia il faro guida quando si parla di alimentazione e
salute, eppure ho riscontrato particolari benefici da quando ho impostato la
mia dieta sui principi dell’alimentazione paleo. I nostri antenati del paleolitico,
prima della scoperta dell’agricoltura, si cibavano essenzialmente di
cacciagione, frutta e verdura raccolta (sono infatti noti anche come cacciatori-
raccoglitori). Dunque un’alimentazione priva di carboidrati complessi come
pasta, pane, etc. e latticini; ricca al contrario di proteine nobili derivanti da carni
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non grasse (carni bianche, pesce, crostacei, etc.) e, naturalmente, frutta e
verdura. Dagli studi condotti i nostri antenati del paleolitico risultavano
mediamente in ottima salute, se confrontati con i nostri antenati più recenti del
periodo che ha seguito la scoperta dell’agricoltura: tra i cacciatori-raccoglitori
erano praticamente assenti le malattie cardiovascolari o legate al diabete, per
non parlare dell’altezza media (indice della qualità di una dieta), molto più
elevata delle popolazioni stanziali agricole. Intendiamoci, la Paleo dieta è stata
anche in parte critica e come detto non ho alcuna intenzione di fare
proselitismo. Il mio consiglio però è quello di approfondire e testare. Puoi
iniziare dal libro “La Paleo Dieta” di Robb Wolf. Farai poi tu le tue valutazioni
informate.

Pratica un “rigoroso e quotidiano” esercizio fisico

“Credo fortemente nella cura della persona, in una dieta bilanciata e


nel rigoroso e quotidiano esercizio fisico.”

Patrick Bateman (American Psycho).

I fissati di diete e fitness mi fanno spesso pensare al protagonista di American


Psycho, Patrick Bateman: un giovane yuppie rampante di Wall Street, con una
“leggera” vena da serial killer ;-)

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Sdrammatizzare gli eccessi, non significa però prendere sottogamba i potenziali
benefici di certi stili di vita, soprattutto quando il nostro “lavoro” ha molto a che
fare con le nostre prestazioni mentali.

Un’attività aerobica costante ti consente non solo di migliorare le tue prestazioni


fisiche, ma anche di ossigenare al meglio il tuo cervello, nonché sopportare
meglio lo stress da esame (di questo parleremo più approfonditamente nel
prossimo capitolo).

Non te lo dice Andrea di EfficaceMente, lo affermano numerosi studi che hanno


confrontato l’impatto dell’attività fisica sull’apprendimento di studenti liceali ed
universitari.

• John Ratey dell’Harvard Medical School sostiene che l’attività aerobica


quotidiana consente al cervello di avere una migliore predisposizione
all’apprendimento.

• Gli studi del Dott. Charles Hillman dell’Università dell’Illinois evidenziano


come correre per 30 minuti al giorno consente agli studenti di incrementare
mediamente del 10% i propri risultati nei test di problem solving.

• Nella scuola superiore di Naperville, dove è stato introdotto un programma di


attività fisica completo che accompagna le tradizionali lezioni in aula, i risultati
degli studenti nei test cognitivi standard sono superiori del 20% rispetto alla
media nazionale.

Questo significa che devi spendere centinaia di euro per iscriverti in palestra?


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Assolutamente no. Dopo aver fatto un esame di idoneità sportiva (è un must),
puoi tranquillamente allenarti all’aria aperta, magari praticando sport di squadra,
così da maturare anche abilità in termini di team building: qualità sempre molto
apprezzata nel mondo del lavoro.

Va bene tutto André, ma io devo studiare, mica c’ho tempo per fare tre ore di
allenamento tutti i giorni.

Sapendo quanto fitta può essere l’agenda di uno studente universitario, in questo
paragrafo voglio presentarti una metodologia di allenamento, considerata tra le
più efficaci anche dal punto di vista scientifico, e che sposa appieno la filosofia di
Studia meno, Studia meglio: l’HIIT.

Allenati con l’High Intensity Interval Training

L'High Intensity Interval Training (HIIT) è un allenamento cardiovascolare che si


basa sull'alternanza tra lavoro ad alta e bassa intensità, cioè sulla variazione della
frequenza cardiaca tramite un passaggio continuo da frequenze moderate a
frequenze elevate e viceversa durante lo stesso esercizio18.

Tradotto: devi compiere un allenamento come corsa, vogatore, bicicletta, etc. di


breve durata (10-20, massimo 30 minuti) durante il quale alterni brevi fasi ad
altissima intensità e massimo sforzo muscolare, a fasi in cui l’attività fisica è ai
minimi livelli.


18 Fonte Wikipedia, voce High Intensity Interval Training.

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Esistono diversi protocolli di allenamento. Il più famoso è il “protocollo Tabata”,
ideato dal Dott. Izumi Tabata nel 1996, che prevede 8 cicli in cui per 20 secondi ci
si allena ad altissima intensità, e per 10 secondi ci si riposa. Per un totale di… 4
minuti di allenamento (da ripetere 2-4 volte a settimana)!

Insomma, la scusa: “non ho tempo”, non sta in piedi.

Tabata protocol a parte, che tra l’altro è consigliato per atleti esperti, il mio
suggerimento è di introdurre nella tua agenda settimanale 3 allenamenti (corsa
all’aria aperta, tapis roulant, vogatore, cyclette, elittico, a te la scelta) da 20
minuti ciascuno che prevedano:

• Un riscaldamento di 5 minuti.

• 5 intervalli di 2 minuti totali, che includano:

• 30 secondi di allenamento ad alta intensità (con frequenza cardiaca


pari al 90% della tua frequenza cardiaca massima).

• 90 secondi di allenamento a bassa intensità (con frequenza cardiaca


pari al 60% della tua frequenza cardiaca massima).

• Una fase di defaticamento finale di 5 minuti.

Achtung! Te lo ripeto per l’ennesima volta, non sono un dottore e quello che
funziona per me (e per altri) non è detto che funzioni per te: fai una visita medico
sportiva approfondita (che preveda, come minimo, elettrocardiogramma a
riposo e sotto sforzo). L’HIIT non è una tipologia di allenamento consigliato per
tutti, quindi, in caso di dubbi, rivolgiti ad uno specialista.

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Naturalmente Studia meno, Studia meglio non è la sede opportuna per ulteriori
approfondimenti su questo tema, ma se vuoi migliorare le tue prestazioni fisiche il
mio riferimento sull’argomento è Charles Poliquin, un’autorità a livello mondiale
su queste tematiche (puoi seguirlo su www.strengthsensei.com).

Vediamo ora l’ultimo fattore dell’equazione dell’energia personale: il sonno.

Chi dorme… piglia esami

Conosci il famoso detto popolare: “chi dorme non piglia pesci”?

Beh, io non sono d’accordo!

Insieme all’attività fisica e ad una sana dieta alimentare, un regolare ciclo


dormi-veglia è fondamentale per avere prestazioni accademiche eccellenti.

Numerosi studi19 hanno dimostrato come il sonno sia indispensabile al nostro


cervello per consolidare le informazioni presenti nella nostra memoria a breve
termine: in soldoni, una buona notte di sonno è molto più efficace per la tua
preparazione delle classiche maratone di studio notturne.

19 Peigneux P, Laureys S., Delbeuc X; Maquet P (2001), Sleeping brain, learning brain. The role of sleep for memory systems –

Neuroreport, 21 Dicembre 2001 - Volume 12 - Issue 18 - pp A111-A124

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Dormire bene non è un toccasana solo per la tua memoria. Un buon sonno ti
garantisce benefici durante l’intero anno accademico, aiutandoti a migliorare la
tua attenzione in aula e la tua concentrazione durante lo studio.

Ecco allora 7 strategie pensate specificatamente per migliorare il tuo sonno.

7 modi per migliorare il tuo sonno

In questo paragrafo ho raccolto le strategie che hanno maggiori riscontri


scientifici e che nel corso degli anni si sono dimostrate per me più efficaci.

Alcuni sono piuttosto noti, altri invece sono meno… ortodossi, ma ti assicuro
funzionano alla grande ;-)

1. Cambia la tua dieta. Molti dei disturbi del sonno sono legati alla nostra dieta,
con particolare riferimento a ciò che mangiamo a cena. Se mangi abitualmente
peperonate, polenta e capriolo e impepate di cozze, non puoi lamentarti se
dormi male! Segui i consigli sulla dieta alimentare visti nei paragrafi precedenti
ed anche la tua qualità del sonno ne trarrà benefici.

2. Fai regolare attività fisica. Abbiamo appena visto i benefici dello sport per
l’apprendimento: ecco, l’esercizio fisico ti aiuta anche a dormire meglio. Evita
però allenamenti intensi 3-4 ore prima di coricarti, altrimenti i livelli di
adrenalina nel corpo ti costringeranno a contare 7-800 pecore prima di
addormentarti!


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3. Svegliati sempre alla stessa ora. Spesso la qualità di una dormita è
determinata da come ci svegliamo. Per svegliarti sempre riposato e rigenerato,
impara a svegliarti sempre alla stessa ora (possibilmente anche nei weekend).
Questo ti aiuta a svegliarti in modo naturale, evitando di sballare i tuoi ritmi
circadiani (ritmo dormi-veglia).

4. Mai davanti ad uno schermo prima di dormire. Sei abituato a passare l’ultima
ora prima di coricarti davanti ad uno schermo del tuo smartphone? Ho una
cattiva notizia per te: gli schermi retroilluminati contrastano l’emissione degli
ormoni utili per stimolare il sonno. Ricorda: la tecnologia avanza a ritmi
sconcertanti, ma il nostro corpo funziona esattamente come quello dei nostri
antenati nelle caverne.

5. Fallo al buio e al silenzio. Dormire… cosa avevi capito? Zozzone! Il livello di


luminosità e rumorosità della stanza in cui dormiamo influenza profondamente
la qualità del nostro sonno. Cerca sempre di dormire al buio e nella stanza più
silenziosa della casa: tranquillo so che significa farlo in una casa con altri 5
coinquilini -.-“. Ps. anche la temperatura può influenzare il tuo sonno: cerca di
ventilare e rinfrescare la stanza prima di andare a dormire.

6. Stacca la spina. Il tuo cervello inizia a prepararsi al sonno ben prima di coricarsi
al letto; questo significa che devi imparare a staccare la spina ben prima di
infilarti sotto le coperte. Ti ho già detto che le sessioni di studio intense prima
di andare a dormire servono a poco. Datti una semplice regola: ritagliati
sempre almeno 1 ora per te stesso prima di andare a dormire. Ps. l’unica
eccezione riguarda la tecnica del registratore mentale, che prevede una breve
sessione di ripetizione prima di andare a nanna, ma parliamo di 5-10 m., che
puoi tranquillamente praticare prima della tua ora di relax totale.

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7. Inganna la mente. Se nonostante tutti i consigli contenuti in questo paragrafo
ti ritrovi ad aver dormito poco e di me**a, non ti resta che ingannare la tua
mente. Poco prima di coricarti, prova a pensare che dormirai per 24 ore.
Appena sveglio, non importa quanto tu abbia dormito, ripeti a te stesso di aver
dormito per 24 ore. Le nostre convinzioni possono avere un potere
straordinario. Se la nostra mente si convince di aver dormito 24 ore, la
stanchezza e l’ansia legate all’aver dormito poco, semplicemente se ne vanno.
Prova: non costa nulla.

FLASH - Starai mica leggendo questa sul tuo smartphone o computer prima di
andare a dormire?! Stampala su carta riciclabile e leggila prima di addormentarti
o ancor meglio come prima cosa al mattino: trust me.

A volte, anche se siamo bravi con dieta, sport e sonno (e magari studiamo anche
bene) a fregarci all’esame sono i nostri stati emotivi: ansia e scarsa autostima in
primis!

Insomma siamo dei bravi studenti, ci prendiamo cura di noi stessi, ma al momento
del dunque ci facciamo fregare dalla “strizza” e dalla nostra insicurezza!

Tempo di liberarci di questi due nemici.


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Ansia da esame e insicurezza addio!
Come visto nella prima sezione, i problemi nella tua sfera personale, i troppi
esami indietro o le preoccupazioni per il dopo-università sono 3 fattori che
possono ridurre la tua motivazione allo studio.

In realtà queste situazioni possono avere anche altre conseguenze…

• Problemi per il presente e preoccupazioni per il futuro possono accrescere i


livelli di ansia con cui affronti il tuo percorso accademico.

• I troppi esami indietro invece potrebbero farti dubitare sulle tue doti da
studente, generando in te insicurezza.

Applicare le tecniche di studio che abbiamo visto finora ti aiuteranno a studiare


con meno stress e più sicurezza.

In questo capitolo però voglio fornirti due strategie molto concrete per ritrovare la
tua autostima come studente universitario e tenere a bada la tua ansia nei
giorni subito prima di un esame o durante l’esame stesso.

Partiamo parlando del legame tra autostima e risultati accademici. Ti voglio


parlare di un test che potrebbe sorprenderti.

Ps. Naturalmente se il tema scarsa autostima ti tocca anche in ambiti diversi da


quello accademico, ti consiglio di leggere il mio manuale: Autostima Passo Passo
(APP per gli amici ;-)


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Il legame tra autostima e studio: il test del Professore e dell’Ultras

Nel 1998, dei ricercatori olandesi dell’Università di Nijmegen 20, condussero un


test molto interessante su due gruppi di studenti universitari.

Ai componenti del primo gruppo chiesero di immaginare se stessi come dei


brillanti Professori universitari, con pubblicazioni nelle più rinomate riviste
scientifiche. Ai componenti del secondo gruppo, invece, chiesero di
immedesimarsi in degli Ultras di calcio.

Ai due gruppi (“gruppo dei Professori” e “gruppo degli Ultras”) fu poi


somministrato un test di cultura generale.

Risultato? Chi si era immedesimato nel docente brillante totalizzò mediamente il


55,6% di risposte corrette. Al contrario, chi aveva immaginato di vestire i panni
del rozzo tifoso di calcio totalizzò solo il 42,6% di risposte esatte.

Naturalmente in questo esperimento furono proposte ai due gruppi le medesime


domande e furono adottate tutte le precauzioni necessarie affinché i due gruppi
fossero omogenei.

Inizi ad intuire capire quale sia il legame tra autostima e risultati accademici?

20 Ap Dijksterhuis e Ad van Knippenberg: The relation between perception and behavior, or how to win a game of trivial pursuit,

Journal of Personality and Social Psychology, IW8, Vol. 74, No. 4, 865-877.

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Puoi adottare il miglior metodo di studio, puoi farti il mazzo sopra i libri, ma se a
causa delle tue esperienze passate continui a pensare di non essere uno studente
brillante, di non essere “portato” per una specifica materia, non fai altro che darti
la zappa sui piedi.

Le tue convinzioni hanno un’influenza


concreta sui tuoi risultati accademici.

…è dimostrato scientificamente, ma studi a parte, sono sicuro ne avessi già il


sospetto anche tu. Cosa possiamo fare allora in questi casi per sbloccarci?

Ecco una soluzione.

L’àncora “ancora”

Se sei un appassionato di PNL (Programmazione Neuro Linguistica) scommetto


che hai provato un fremito di piacere non appena hai letto il termine
“àncora” (con l’accento sulla “a”).

Rilassati, gli autori di PNL si sono inventati ben poco: al più hanno ripreso famosi
studi psicologici e li hanno “ri-brandizzati”. Vecchi furbacchioni!

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Questo è quanto accaduto ad esempio per le cosiddette àncore mentali, che non
sono altro che i famosi riflessi condizionati studiati da Ivan Pavlov 21, scienziato
russo che operò presso l’Istituto di Medicina Sperimentale di San Pietroburgo agli
inizi del ‘900. Nello specifico i riflessi pavloviani rappresentano le risposte che un
soggetto dà alla presentazione di un determinato stimolo.

Sì, vabbé, tutto molto interessante André: ma che cavolo c’entrano le àncore mentali
con l’autostima e con lo studio?

Come visto nel precedente paragrafo le convinzioni che abbiamo sulle nostre
capacità mentali possono influire in modo concreto sui nostri risultati accademici.
Tradotto in altre parole: nel corso degli anni abbiamo creato in modo
inconsapevole delle àncore mentali che non ci stanno permettendo di esprimere
appieno il nostro potenziale. Qualche esempio?

• “Questa materia la odio!”

• “Ho una pessima memoria.”

• “Non sono portato per le materie scientifiche/letterarie!”

Sounds familiar? Ogni volta che ti ripeti queste frasi attivi un riflesso condizionato
nella tua mente, che di fatto si “spegne” e non ti consente di studiare in modo
efficace. Praticamente inizi le tue sessioni di studio con l’atteggiamento mentale
dell’ultras, invece di utilizzare quello del professore universitario! Cosa fare in
questi casi? Come eliminare questi riflessi condizionati che hai creato nel corso
degli anni?

21 Ivan Petrovič Pavlov: (Rjazan’, 14 settembre 1849 – Leningrado, 27 febbraio 1936) è stato un fisiologo, medico ed etologo russo, il

cui nome è legato alla scoperta del riflesso condizionato, da lui annunciata nel 1903.

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La parolina magica

Nel corso dei suoi studi sui riflessi condizionati, Pavlov scoprì che non solo
possono essere creati in modo artificiale, ma possono essere anche eliminati. In
questi casi si parla di “estinzione” del riflesso e tale concetto è alla base di molti
approcci terapeutici volti ad esempio alla cura delle fobie.

André, io c’ho la fobia dei libri: che famo?!

Esiste un parolina magica per eliminare le àncore mentali negative che hai creato
nel corso degli anni e per modificare il tuo atteggiamento mentale nei confronti
dello studio. Sto parlando della parolina “ancora” (senza accento sulla “a”).

Ogni volta che ti ritrovi a pronunciare le tue frasi “zappa sui piedi”, prova
modificarle utilizzando la parolina ancora:

• “Questa materia la odio” diventa “Non sono riuscito ancora a trovare elementi
interessanti in questa materia”.

• “Ho una pessima memoria” diventa “Non ho ancora allenato la mia memoria”.

• “Non sono portato per le materie scientifiche/letterarie” diventa “Non ho ancora


studiato abbastanza le materie scientifiche/letterarie”.

Questa parolina, all’apparenza insignificante, ha il potere di innestare un dubbio


nella nostra mente: trasmettere al nostro cervello il messaggio che non siamo
ancora riusciti ad ottenere un determinato risultato, crea una rottura nei nostri
schemi mentali e ci costringe ad intraprendere un percorso di crescita e
miglioramento personale.

Non ti resta che provare… ancora e ancora ;-). Parliamo ora di ansia e studio.
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Ecco come gestire l’ansia mentre studi e durante gli esami

Ti è mai capitato di arrivare a pochi giorni dall’esame ed essere così nervoso da


non riuscire neanche ad aprire il libro di testo? Che dire poi di quegli orali in cui
magari ti sei ritrovato a fare scena muta o peggio hai avuto dei clamorosi vuoti di
memoria?

Ho già trattato il tema “ansia da esame” in questo famoso articolo del blog. In
questo capitolo del corso Studia meno, Studia meglio voglio proporti una
strategia avanzata sviluppata dal Prof. Giorgio Nardone, uno dei massimi esperti
mondiali in tema di disturbi d’ansia.

Prima di parlartene però deve esserti chiaro un punto.

Se la tua ansia ha superato il livelli di guardia e si è trasformata in una vera e


propria malattia invalidante che non ti sta permettendo di vivere appieno la tua
vita, devi intraprendere un percorso di psicoterapia. Non c’è blog, manuale o altro
che può davvero aiutarti. Chiaro?

Detto questo, vediamo una strategia estremamente efficace per imparare invece
a gestire il normale nervosismo pre-esame, che può comunque fare parecchi
danni (soprattutto al nostro libretto universitario!)


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Lo stratagemma delle peggiori fantasie

Seguimi con attenzione perché questo stratagemma può sembrare decisamente


contro-intuitivo!

Se nei giorni che precedono un importante esame, tendi ad essere così nervoso da
studiare poco e male, esegui questo esercizio (l’ideale sarebbe farlo a partire da 10
giorni prima della data di appello):

• Ogni giorno, intorno alle 19.00 siediti comodamente in una stanza dove
nessuno può disturbarti e per 30 minuti pensa a tutte le paure che
generalmente sopraggiungono prima di un esame.

• Nel corso di questa “seduta”, esaspera questi timori fino a farli diventare delle
fantasie catastrofiche. Se hai paura degli esami orali ad esempio, immaginati
mentre sei davanti al Prof., immagina di fare scena muta, peggio, immagina di
fare una figura di merda colossale. Ripeto porta queste tue paure all’estremo.

• Terminati i 30 minuti, appena suona il timer, vai in bagno, sciacquati il viso con
dell’acqua fredda e torna alle tue normali attività.

Mi raccomando: segui alla lettera le istruzioni che ti ho fornito. L’esercizio deve


durare esattamente 30 minuti (NON smettere MAI prima) e devi farlo nei 10 giorni
che precedono l’esame, tutti i giorni alla stessa ora.

Il giorno dell’esame poi, quando senti che l’ansia sta crescendo, inizia nuovamente
a pensare alle peggiori fantasie (questo esercizio “tampone” lo puoi fare anche
all’Università, mentre aspetti che inizi la tua prova).

Parliamo ora delle migliori tecniche di concentrazione!

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Come avere la concentrazione di un monaco zen

Nella seconda sezione abbiamo visto alcuni principi elementari di neuroscienze,


fondamentali per imparare ad apprendere. Capire il funzionamento del nostro
cervello può esserci estremamente utile anche quando dobbiamo migliorare la
nostra capacità di concentrazione.

Ti è mai capitato di metterti davanti ad un libro, magari leggere qualche frase ed


accorgerti di non aver capito una beneamata mazza?!

Ancora una volta, conoscere le migliori tecniche di apprendimento e


memorizzazione è perfettamente inutile se la tua mente non è nelle migliori
condizioni per studiare. In questo capitolo scopriremo come raggiungere ogni
volta lo stato mentale ottimale per lo studio. Praticare i semplici esercizi che ti
mostrerò, mi ha aiutato ad ottenere sempre il massimo dalle mie (brevi) sessioni
di studio: sono certo che anche tu trarrai enormi benefici dalla loro applicazione.

Ma prima di vedere gli esercizi pratici, parliamo brevemente di… onde, le onde
del cervello.


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Per concentrarti devi surfare l’onda (cerebrale) giusta

Come visto, i nostri neuroni comunicano grazie all’invio e alla ricezione di segnali
elettro-chimici. La nostra mente genera dunque un’elevata attività elettrica, sotto
forma di onde cerebrali, che possono essere individuate grazie a strumenti medici
come l’elettroencefalogramma.

Le onde celebrali si distinguono in 4 diverse tipologie, ognuna con un intervallo di


frequenze ben preciso:

1. Le onde Beta. Hanno una frequenza elevata, superiore ai 15 Hz e sono


associate allo stato di “veglia cosciente”. Il corpo e la mente sono in piena
attività e le informazioni vengono registrate nella memoria a breve termine.

2. Le onde Alpha. Hanno una frequenza medio-alta, compresa tra gli 8-12 Hz e
sono associate allo stato di “veglia rilassata”. Sia la mente, sia il corpo sono
rilassati, si attiva la memoria a lungo termine e l’attività di apprendimento è
particolarmente facilitata e velocizzata. Ricordi lo stato di “flow”? Lo raggiungi
quando le tue onde celebrali sono nell’intervallo di frequenze alpha.

3. Le onde Theta. Hanno una frequenza medio-bassa, compresa tra i 4-7 Hz e


sono associate allo stato “preconscio”, tipico del sonno REM. Sia il corpo, sia la
mente sono in uno stato di profondo relax. Le frequenze di classe theta
possono essere raggiunte anche durante la pratica meditativa, nonché l’ipnosi
e possono essere fonte di intuizioni creative.


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4. Le onde Delta. Hanno una frequenza bassa, compresa tra 1-3 Hz e sono
associate allo stato “inconscio”, o anche di sonno profondo. La mente ha
un’attività minima ed i muscoli del corpo sono immobili. Gli studiosi stanno
ancora cercando di dimostrare quale sia il ruolo giocato dalle fasi di sonno REM
e non REM sul consolidamento della memoria: senza dubbio, le onde celebrali
più lente (theta e delta) giocano un ruolo fondamentale nel fissare le
informazioni che abbiamo appreso durante il giorno.

Ti ho riportato di seguito una vignetta, con protagonista un simpatico neurone,


che sintetizza egregiamente come le diverse onde celebrali siano associate a
particolari stati mentali.

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Sono certo che a questo punto avrai capito perché ti ho fatto tutto questo pippone
sulle onde celebrali: bingo!

Per apprendere e memorizzare in modo efficace le brainwaves del nostro cervello


devono “oscillare” ad una precisa frequenza. Nello specifico, sono le onde Alpha
quelle che consentono di ottenere i migliori risultati in termini di apprendimento.

Vediamo allora alcuni stratagemmi pratici per raggiungere questo stato mentale
ottimale per lo studio.

Come raggiungere lo stato alpha

Antiche discipline orientali e moderni studi neuro-fisiologici hanno dimostrato,


senza alcuna ombra di dubbio, il legame biunivoco tra corpo e mente.

Se è dunque vero che alle onde alpha è associato uno stato di relax e benessere
fisico, ciò significa che tale frequenza cerebrale può essere ottenuta anche
rilassando il nostro corpo. Ecco un breve esercizio che puoi mettere in pratica
all’inizio di ogni nuova sessione di studio:

• Spegni tv, pc, smartphone e qualsiasi altra fonte di distrazione.

• Appoggia la mano destra sul tuo addome e la


sinistra sul tuo petto, così come mostrato
nell’immagine qui affianco.

• Inizia a respirare in modo lento e profondo,


contando fino a 30 (1 inspira, 2 espira, etc.).

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• Controlla sempre che la mano destra segua il movimento del tuo addome
durante l’inspirazione e l’espirazione, mentre la mano sinistra deve rimanere
immobile così come il tuo petto.

FLASH - Online sono spesso pubblicizzate tracce audio in grado di


“sincronizzare” il nostro cervello su determinate onde celebrali: bullshit. È vero
che la musica può modificare la nostra fisiologia (battito cardiaco, respiro, etc.)
magari aiutandoci anche a studiare meglio, ma non è stato mai dimostrato
scientificamente che le onde celebrali possano essere sincronizzate da semplici
frequenze musicali. Occhio!

Praticare con costanza un esercizio di respirazione diaframmatica prima delle tue


sessioni di studio non ti ruberà più di 2-3 minuti ed in compenso ti permetterà di
raggiungere uno stato di concentrazione ottimale.

Un piccolo bonus solo perché sei tu ;-)

Subito dopo aver raggiunto lo stato alpha grazie a questa semplice tecnica di
respirazione, prova a ripetere il mantra del registratore mentale (Credi, Desidera,
Visualizza, Comanda, Rivedi): sarai sorpreso da quanto la tua mente sarà ricettiva.

Saper gestire la tua energia personale, la tua emotività e la tua concentrazione


sono abilità che ti faranno fare il salto di qualità nel tuo percorso accademico: Se
però vuoi essere uno studente davvero efficace, devi imparare anche a gestire il
tuo tempo (questo vale soprattutto per gli studenti lavoratori)…

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Vuoi essere un ninja dell’apprendimento? Devi avere
due “P” grandi così!
Un ninja dell’apprendimento non si limita ad imparare qualche
mnemotecnica da strapazzo. Un vero guerriero delle aule
universitarie riesce a preparare 8 esami universitari in una
sessione, quando i suoi colleghi ne superano a malapena 2.

Lo studente ninja dedica allo studio il tempo strettamente indispensabile,


consapevole che sono anche altre le qualità che devono essere maturate per avere
successo in un mondo del lavoro sempre più competitivo: networking, esperienze
lavorative durante l’università, volontariato, etc.

Per questo motivo, se vuoi diventare un vero ninja dell’apprendimento, devi avere
due “P” grandi così!

• Pianificazione.

• Procrastinazione.

In questa parte conclusiva del corso ti insegnerò a pianificare i tuoi esami


universitari come un project manager e a smettere una volta e per tutte di
procrastinare!


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Chi non pianifica, non passa

Rimango sorpreso ogni volta che i miei lettori mi raccontano dei risultati che
riescono ad ottenere, applicando uno dei miei accorgimenti preferiti: il piano di
studio.

Una pianificazione “strategica” della propria sessione d’esame è uno dei segreti
per preparare il doppio degli esami in metà del tempo. Personalmente, lo
strumento che ritengo più efficace per la pianificazione degli esami universitari è
il: Backward Planning.

Pianifica la tua sessione di esami come fossi un granchio

Il termine Backward Planning può essere tradotto con: “pianificazione a ritroso”.


Insomma, devi pianificare la tua sessione di esami come fossi un granchio…
camminando all’indietro a partire dalla data dell’esame.

Sei confuso? Non preoccuparti, ti spiegherò tutti i dettagli nelle prossime pagine
(considera che questo stesso sistema viene utilizzato da importanti multinazionali
per gestire i propri progetti più complessi).

Let’s start!

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Passo #1: decidi a priori quanto studiare

Uno dei peggiori errori commessi dagli studenti universitari è quello di studiare
troppo, per la paura di non essere mai abbastanza preparati!

Per evitare di cadere in questa trappola devi decidere a priori quanto tempo
dedicare alla preparazione dei tuoi esami. Se non sai da dove partire, utilizza
come riferimento i CFU (Crediti Formativi Universitari).

Nello specifico, prevedi 10-15 ore di studio per ogni CFU. Se ad esempio devi
preparare un esame da 10 CFU, prevedi dalle 100 alle 150 ore di studio.

Usa 10 ore/CFU per gli esami più semplici e 15 ore/CFU per quelli più complessi.

E se devo preparare più di un esame Andre?!

Nessun problema. Affronta la pianificazione come se dovessi preparare un unico


grande esame. Immagina ad esempio di dover affrontare tre esami: due da 6
crediti e uno da 10. Ipotizza inoltre che quelli da 6 crediti siano piuttosto semplici,
quello da 10 invece più complesso.

Per i primi due avrai bisogno di 6 CFU x 10 ore = 60 ore ciascuno. Mentre per
l'esame da 10 CFU, utilizzerai 15 ore/CFU, quindi 10 CFU x 15 ore = 150 ore.

60 ore + 60 ore + 150 ore = 270 ore totali

Ora che sappiamo QUANTO studiare, troviamo il nostro ritmo ideale...

Passo #1: decidi a priori quanto studiare: prevedi


10-15 ore di studio per ogni CFU

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Passo #2: trova il tuo ritmo ideale

Una pianificazione davvero efficace ti permette di arrivare al giorno dell'esame


preparato e rilassato. Insomma, Basta maratone di studio a base di caffè! Te l’ho
già dimostrato più volte in questo corso: sono inutili e inefficaci.

Per questo è fondamentale individuare il tuo ritmo di studio ideale. Ovvero


sapere… quante ore devi studiare al giorno.

Naturalmente terremo in considerazione anche i periodi in cui sei a lezione o il tuo


orario di lavoro (se sei uno studente lavoratore).

Ok, ma quindi quante sono le ore di studio ideale ogni giorno?

La risposta immediata è: massimo 6 ore al giorno, minimo 1 ora. Prevedi inoltre,


sempre un giorno di pausa settimanale.

Per intenderci: se un giorno non hai lezioni o non lavori, dovresti studiare 6 ore. E
parlo di 6 ore piene: niente social, niente WhatsApp, niente distrazioni. Studia 6
ore alla massima intensità e poi goditi il tuo tempo libero.

Se invece sei a lezione tutto il giorno o lavori a tempo pieno, dovresti comunque
prevedere almeno 1 ora di studio giornaliero. Questo ti serve per mantenere il
ritmo. Inoltre ti aiuta ad allungare la famosa curva dell’oblio.

Passo #2: studia 6 giorni a settimana per un


massimo di 6 ore e un minimo di 1 ora al giorno.

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Passo#3: crea il tuo calendario di studio

Al passo #1 abbiamo visto di quante ore di studio abbiamo bisogno per preparare
i nostri esami. Al passo #2 invece quante ore dovremmo studiare ogni settimana.

Mettiamo ora insieme questi due dati per creare il nostro calendario di studio!

Lo faremo grazie alla tecnica che ti ho accennato nell’introduzione di questo


capitolo: il Backward Planning.

Questa tecnica di project management prevede che la pianificazione di un


progetto sia fatta a ritroso a partire dalla data di consegna di un progetto. Nel
nostro caso, dobbiamo prendere in considerazione la data del primo esame della
sessione e andare indietro di settimana in settimana per capire quando iniziare a
studiare e quanto studiare ogni giorno.

Riprendiamo il nostro esempio...

Ricordi i nostri 3 esami, per cui avevamo previsto 270 ore di studio totale?

Immagina che il primo appello sia il 30 giugno e che tu possa studiare a tempo
pieno nelle ultime 4 settimane (36 ore) e non più di 20 ore nelle settimane
precedenti. Quando dovresti iniziare a studiare per arrivare preparato a questa
sessione? La risposta è il 19 aprile.

Il calcolo è semplice, ma se le formule matematiche ti confondono, prendi un bel


calendario, segna con un cerchio rosso la data del primo esame della sessione e
poi vai indietro di settimana in settimana sottraendo al monte ore totale (270 nel
nostro esempio) le ore che prevedi di studiare ogni settimana, fino ad arrivare a
zero.

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Passo #3: costruisci il tuo calendario di studio
facendo Backward Planning a partire dalla data
del tuo primo esame.

Passo #4: organizza la tua giornata di studio

Scommetto che ora ti stai chiedendo quanti e quali esami studiare ogni singolo
giorno. La risposta è piuttosto semplice.

Studia non più di 2 esami al giorno, alternando i vari esami ciclicamente.

Riprendiamo ancora una volta l'esempio dei tre esami, che chiameremo per
comodità: E1, E2 ed E3. Se hai a disposizione una giornata intera di studio (6 ore),
dedica le prime 3 ore ad E1 e le restanti ad E2. Il giorno successivo inizia studiando
E3 e poi riprendi E1. Continua così, alternandoli ciclicamente.

Se invece hai a disposizione meno di 3 ore al giorno, focalizzati su un solo esame.

Mi raccomando poi, nelle sessioni di studio dedicate ai singoli esami, non


dimenticare di fare le famose ripetizioni dilazionate ;-)

Ok Andre’, questo metodo mi sembra tutto molto precisino e da ingegnero, ma la


vita (di uno studente) non funziona mica così: i programmi saltano sempre e a me
‘sto piano ha già fatto venire l’ansia! Come mi assicuro di rispettarlo un minimo?

Devi usare i target di studio.

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Per essere sicuro di rispettare il tuo piano (e per aggiustarlo in caso di imprevisti),
devi avere un “indicatore giornaliero” che ti assicuri che stai facendo sufficienti
progressi. Ecco come ottenerlo.

Metti insieme tutto il materiale che devi studiare per un esame: slides, libri,
dispense, appunti, tutto! Somma il numero totale di pagine e poi dividilo per l'80%
del monte ore previsto per quell’esame

Perché l’80%? Per avere il tempo di ripassare!

Vediamo un esempio così non ci sbagliamo!

Ricordi il nostro esamone da 10 CFU (150 ore di studio)? Se per completarlo devi
preparare 1.200 pagine di materiale, il tuo target sarà: 1.200 pag. / (150 ore x 80%)
= 10 pag./ora.

Ricorda, i target di studio sono dei semplici indicatori. Lo sai meglio di me, ci sono
capitoli più complessi e altri più semplici, ci sono poi esercizi e formule o leggi da
imparare a memoria. Non devi rispettare il tuoi target orari come un robot, usali
però come riferimento per capire se sei in linea col tuo piano.

Passo #4: studia non più di 2 esami al giorno,


alternandoli ciclicamente. Definisci inoltre dei
target di studio.

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Consigli specifici per studenti-lavoratori

Una domanda che ho ricevuto di tanto in tanto, nel corso degli anni, è stata la
seguente: “ma il tuo metodo funziona anche per gli studenti lavoratori?!”

Come visto nella sezione dell’APPRENDIMENTO, avere la possibilità di seguire le


lezioni, può avvantaggiarci molto e aiutarci a ridurre il carico di studio. Gli studenti
lavoratori non possono permettersi questo lusso, come non possono permettersi
di sprecare un solo minuto.

Questo però non significa che non possano (anzi debbano) sfruttare tutte le altre
strategie viste finora.

Nello specifico, se studi e lavori, devi porre il doppio dell’attenzione su quanto


visto nella prima e in quest’ultima sezione:

• senza una motivazione ardente e…

• senza l’organizzazione di un vero ninja dell’apprendimento,

Difficilmente riuscirai a portare a termine il tuo ambizioso obiettivo di laurearti


mentre lavori.

E visto che abbiamo parlato nel precedente capitolo di pianificazione, vorrei


fornirti alcuni ulteriori consigli specifici per la tua situazione:

Innanzitutto diciamoci le cose come stanno: quello dello studente universitario è a


tutti gli effetti un lavoro a tempo pieno; se poi non abbiamo alternative e
dobbiamo anche impegnarci in un “secondo” lavoro, il tutto si complica
notevolmente, impattando sulle nostre performance.

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Questo però non significa che non esistano stratagemmi pratici per ottenere buoni
risultati anche quando dobbiamo rispettare gli orari lavorativi. Ecco quelli che ho
suggerito in privato ai miei lettori e che hanno garantito i migliori risultati:

• Sfrutta i “tempi mascherati”. Nel corso di laurea di Ingegneria gestionale il


termine “tempo mascherato” è utilizzato per indicare una particolare fase
produttiva durante la quale l’operatore o la macchina utensile può compiere
operazioni di manutenzione o cambio set-up senza ritardare la produzione.
Nella vita di tutti i giorni i “tempi mascherati” sono i famosi tempi “morti”: le
code in banca, al supermercato o alle poste, i trasferimenti con i mezzi pubblici
o in auto. Insomma, tutti quelle ore che sprechiamo in modo assolutamente
poco produttivo. Ripassare i propri libri di testo, le proprie mappe concettuali o
ancor meglio ascoltare i propri audiolibri (come suggerito nella terza sezione)
può essere una strategia salva tempo per molti studenti-lavoratori.

• Chiediti “perché”? A differenza dello studente “standard”, lo studente


lavoratore ha necessità di dosi massicce di motivazione. Quando non te la senti
di alzarti per studiare, quando stai per procrastinare lo studio per rilassarti sul
divano, quando pensi di rimandare il prossimo appello d’esame, fatti una
semplice domanda: perché? Perché vuoi portare a casa la tua laurea? Perché
pensi che questo titolo possa darti un futuro migliore? Perché vuoi cambiare la
tua vita? Perché lo stai facendo? Indaga tra le tue motivazioni più profonde per
riscoprire la tua motivazione più profonda.


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• Fallo sempre al mattino. L’errore classico di molti studenti lavoratori è quello
di pianificare lo studio dopo il lavoro, quando il nostro cervello è ormai “cotto”.
Invece di alzarti 5 minuti prima di uscire di casa, per correre in ufficio o ovunque
tu lavori, prendi la buona abitudine di ritagliarti ogni mattina 1 ora per i tuoi
progetti personali. Durante l’università questa ora sarà dedicata allo studio, più
avanti la potrai utilizzare per dare concretezza ai tuoi sogni nel cassetto: Per
quanto mi riguarda, il progetto EfficaceMente è nato e cresciuto, articolo dopo
articolo, tra le 6 e le 7 del mattino. Gli antichi dicevano che la mattina ha l’oro in
bocca, e come al solito ci azzeccavano. Al mattino la tua mente è più ricettiva
(soprattutto dopo una buona notte di sonno, come visto nei capitoli
precedenti). Inoltre, l’aver portato a termine un’attività importante per il tuo
futuro ti aiuta a mantenere elevati i livelli di motivazione per l’intera giornata.
Approfitta della sera, semplicemente per ripassare il materiale studiato al
mattino, in modo da consolidarlo nella tua memoria durante il sonno.

Ecco, ora che conosci la metodologia del backward planning e sai quali
stratagemmi devi adottare se sei uno studente-lavoratore, quello che ti chiedo è
di non fare l’errore di passare il tuo tempo a pianificare, dimenticando di fare ciò
che ti aiuterà davvero a superare i tuoi esami: studiare!

Per questo motivo ho deciso di concludere Studia meno, Studia meglio con una
tematica a me molto cara: la lotta alla procrastinazione.


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Smettila di Procrastinare

“Se oggi non stai vivendo i tuoi sogni è perché ieri hai deciso di
rimandare a domani”.

Portastinazione?! Porcastinazione?! Prostatatinazione?! cosa ti sei inventato questa


volta Andre?

La procrastinazione è la tendenza insita nell’essere umano di rimandare a domani


ciò che potrebbe fare oggi. La procrastinazione è una delle “malattie” endemiche
della nostra società, ma colpisce in particolare modo gli studenti.

Rimandare lo studio è un’abitudine talmente diffusa che alcune statistiche


suggeriscono che circa il 90% degli studenti universitari soffre di una qualche
forma di procrastinazione. Di questi il 75% ammette di essere a tutti gli effetti un
procrastinatore seriale!

Ma non hai bisogno di nessuna statistica per sapere che quanto ti sto dicendo, in
fondo, è vero: quante volte ti è capitato di sederti davanti al tuo libro di testo per
poi inventarti qualsiasi scusa pur di non studiare?

Una chiacchierata su WhatsApp con un amico, una sbirciatina agli aggiornamenti


di Facebook, qualche video su Youtube, et voilà: passano due ore e neanche te ne
accorgi!

Insomma, puoi conoscere in teoria le migliori tecniche di apprendimento rapido e


memorizzazione, puoi migliorare la tua dieta, fare sport, dormire come un fachiro
e pianificare nel dettaglio tutti i tuoi esami, ma se non agisci, tutto sarà vano.

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Tasse universitarie, sacrifici dei tuoi genitori, lo sbattimento di andare a lezione:
ogni volta che decidi di rimandare lo studio, stai buttando nel cesso soldi e
sacrifici. Devi prenderne consapevolezza.

Ho pubblicato un’intera guida dedicata alla lotta alla procrastinazione, intitolata


Start! (puoi cliccare il link per scoprire di cosa si tratta).

Se il problema ti perseguita da anni, in ambiti che vanno


oltre il semplice studio, ti consiglio di leggerla: è il miglior
complemento ad Sm2.

Voglio comunque fornirti 5 strategie anti-rimandite del


tutto originali e pensate specificatamente per gli studenti
universitari. Ritengo che questo sia il miglior modo per concludere il nostro
percorso e aiutarti ad iniziare ad applicarlo con il giusto atteggiamento.

5 modi per smettere di procrastinare lo studio

1. Sfrutta dolore e piacere. Dolore e piacere sono le due leve motivazionali più
importanti a disposizione di ogni essere umano. Ogni volta che trovi la
motivazione per agire è perché stai soffrendo troppo o perché stai rincorrendo
il piacere. Lo stesso principio può essere applicato per smetterla di rimandare
lo studio. Concentrati innanzitutto sul dolore: quali saranno le conseguenze se
non studierai e non passerai il tuo esame? Riesci ad immaginare l’umiliazione e
il senso di fallimento se non riuscirai a laurearti? Cosa diranno i tuoi genitori, i
tuoi amici, i tuoi colleghi? Come caspita riuscirai a guardarti allo specchio
un’altra volta? Ok, forse sono andato un po’ sul melo-drammatico, ma sono
certo tu abbia colto il punto. Il passaggio successivo è quello di concentrarti sul
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piacere. Immagina come ti sentirai dopo aver superato il tuo esame, la
soddisfazione, il senso di pace al termine dell’orale o dello scritto, i sorrisi e
l’orgoglio dei tuoi il giorno della laurea, la festa con i tuoi amici, le nuove
opportunità che avrai davanti a te una volta laureato. Immagina il tutto nei
minimi dettagli: devi letteralmente sentire un’onda di calore crescere nel tuo
stomaco e salire fino al tuo cervello.

2. Divertiti. Studiare è palloso, non c’è niente da fare, altrimenti non sarebbe
un’attività tanto odiata dagli studenti di tutto il mondo. Ma non per questo
deve essere più faticoso del dovuto. Trasforma le tue sessioni di studio in un
gioco a punti: ogni volta che raggiungi il tuo “target” di studio quotidiano
(ricordi il tuo bel piano di studio?) concediti un piccolo premio. Decidi ancor
prima di preparare il tuo prossimo esame quale sarà il premio per averlo
superato brillantemente. Innescare nel tuo cervello un meccanismo virtuoso in
cui ad ogni azione positiva (studio, superamento esame, etc.) segue un premio
gratificante, significa di fatto mettere il pilota automatico alla tua carriera
accademica (e non solo).

3. Rispetta il tuo stile cognitivo. Abbiamo parlato in questa guida dei 4 stili
cognitivi: VISOLI, VISANA, VEROLI, VERANA. Ti ho anche proposto un test per
individuare il tuo stile predominante. Sono certo tu lo abbia fatto (vero?!);
comprendere qual è lo stile con cui apprendi, significa ridurre al minimo la
resistenza allo studio tipica di tutti gli studenti. In fondo, la procrastinazione è
come la forza di attrito, più rendi scivoloso il “terreno di studio” e meno forza
(di volontà) dovrai impiegare per portare a termine le tue sessioni di lavoro.

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4. Concentrati sulla “prossima azione”. L’idea di dover preparare un esame
mattone può essere estremamente demotivante. Ore di lezione da seguire,
centinaia di pagine da leggere e studiare, pomeriggi interi trascorsi a ripassare;
non continuo altrimenti ti prende un attacco di orticaria! Ogni volta che devi
affrontare un progetto che ritieni mastodontico, prova a seguire la filosofia di
questo proverbio africano:

“Sai come si mangia un elefante? Un boccone alla volta.”

Proverbio africano.

Nella pratica, una volta che avrai definito il tuo bel piano di studio…
dimenticalo! Sì hai letto bene, cancellalo dalla tua testa e concentrati
esclusivamente sul momento presente e su quella che sarà la tua prossima
azione: non pensare a quanto dovrai studiare nelle prossime settimane,
concentrati esclusivamente su quello che devi fare oggi, nella prossima ora o
ancor meglio, adesso. Impara a morire ogni sera e rinascere ogni mattina.
Questo è l’unico vero segreto per vivere senza stress e realizzare obiettivi
ambiziosi.

5. Usa la tecnica del pomodoro. Chi segue EfficaceMente da un po’ di tempo sa


quanto sia fissato con questa tecnica, la suggerisco ovunque e a chiunque.
Perché? Perché funziona dannatamente bene! La tecnica del pomodoro è stata
ideata da Francesco Cirillo e prende il nome dai classici timer a forma di
pomodoro che vengono utilizzati in cucina. Il suo funzionamento è
estremamente semplice. Una volta definita la tua “prossima azione”:

• Imposta il timer su 25 minuti (quello del tuo smartphone va benissimo).

• Lavora sull’attività scelta finché il timer non suona.

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• Fai una breve pausa (5 minuti possono andare).

• Ogni 4 “pomodori”, concediti una pausa più lunga (di 10 minuti).

That’s it! Provala, rivoluzionerà la tua produttività.

Si conclude qui anche la quarta sezione del corso. Ora sta a te mettere in pratica
gli esercizi non deludermi ;-)

Ps. non perdere l’ultima sezione del manuale in cui ho sintetizzato per ogni stile
cognitivo e ogni tipologia di esame tutte e sole le tecniche di studio da utilizzare
nelle diverse fasi.


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Training book (ORGANIZZAZIONE)
Una piccola nota: se non metti in pratica i principi e le tecniche che ti ho proposto
in questo corso a me non cambia la vita, tanto io i sordi ormai l’ho beccati! :-D Tu
invece avrai perso un’occasione importante per rivoluzionare il tuo metodo di
studio e, perché no, anche un po’ la tua vita. Che ne dici, facciamo pratica?

Domanda 1. Quali sono le 3 componenti dell’equazione dell’energia personale?

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Domanda 2. Qual è la parolina magica che devi usare per essere più sicuro?

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Domanda 3. Qual è la frequenza ottimale per lo studio delle onde celebrali?

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Esercizio 1. Ti piacerebbe sentirti più energico, pieno di vitalità e pronto a
conquistare i tuoi obiettivi di studio in meno di un mese? Prova a seguire questa
semplice checklist nei prossimi 30 giorni, segnando con una “X” rossa ogni giorno
del calendario in cui hai rispettato queste semplici regole (don’t break the chain!):

• Bevi 8 bicchieri d’acqua al giorno, mediamente 1 ogni 2 h durante il giorno.

• Appena sveglio, lavati i denti, spazzolando anche la lingua con le setole dello
spazzolino e subito dopo bevi 1 bicchiere di acqua tiepida, magari con una
spruzzatina di limone per insaporirla.

• Mangia 5 porzioni di frutta e verdura al giorno, preferendo sempre la frutta di


stagione e variando quanto più possibile i loro colori (Studio Aperto mi fa una
pippa!).

• Riduci gli alimenti bianchi. Farina bianca, pasta bianca, riso bianco, zucchero,
sale: se è bianco, meglio ridurlo. Preferisci piuttosto alimenti integrali.

Esercizio 2. Ho sempre pensato che l’attività fisica dovesse essere obbligatoria in


qualsiasi facoltà (specialmente quella di ingegneria!). Come si può solo pensare di
far performare al meglio la propria mente in un corpo “inefficiente”?

Lo sport, non solo ti consente di affrontare la vita accademica con maggiore


energia, ma abbassa i tuoi livelli di stress, aiutandoti a non andare nel pallone
proprio il giorno dell’esame. Se vuoi essere un ninja dell’apprendimento, devi fare
dell’attività fisica un’abitudine irrinunciabile.

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Il mio consiglio è quello di iniziare con l’attività più semplice ed economica che
esista: la corsa.

Se non hai mai praticato sport, iniziare con l’HIIT è sconsigliato. Voglio quindi
proporti un programma di allenamento base, noto come “From Couch to 5k” (dal
divano ai 5 km), che ti consentirà di passare da una vita sedentaria a correre i tuoi
primi 5 km. Il programma ha una durata di 9 settimane e prevede 3 sessioni di
allenamento a settimana (dai che si può fare!).

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Fattibile vero? Quello a cui punta davvero questo programma è radicare nelle tue
giornate l’abitudine all’attività fisica. Fidati, instaurare questa abitudine può
valere molto più di qualsiasi tecnica di apprendimento rapido.

Achtung! Andrea di EfficaceMente è un medico? NO, quindi, come ti ho già


ripetuto più volte, prima di seguire questi principi, anche se sono stati verificati
scientificamente, devi consultarti con personale medico esperto e per quanto
riguarda la corsa, prima di iniziare il programma “from couch to 5k”, è necessaria
una visita medico sportivo. Chiaro?

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Esercizio 3. Inizia.

Sì hai letto bene: tutto quello che devi fare per portare a termine questo esercizio
è iniziare: lo trovi banale? Prova a metterlo in pratica ogni volta che sai che devi
studiare e ti ritrovi a cazzeggiare su Facebook. Non è più banale vero?

La forza di volontà di cui hai bisogno per annientare la procrastinazione


studentesca è come un muscolo: per rafforzarlo devi allenarlo.

Nelle prossime tre settimane, tutto quello che ti chiedo è di iniziare: iniziare
quando non ne hai voglia, iniziare quando non te la senti, iniziare quando vorresti
farla finita. Inizia, non pensare: inizia.

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Mappa concettuale (ORGANIZZAZIONE)


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Metodo

“Un metodo di studio cucito su misura per aiutarti a dare il doppio degli esami in
metà del tempo.”

Studia meno, Studia meglio.


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Il metodo di studio per un VISOLI
Gli studenti con stile cognitivo visuale-olistico
hanno bisogno di una panoramica d’insieme
quando iniziano a studiare una nuova tematica e
memorizzano le informazioni per lo più sotto-
forma di immagini mentali. Se sei un VISOLI concentrati su queste tecniche:

(A) Acquisizione

• Primi 10 minuti. • Metodo Estiqaatsi. • Pre-lettura.


(A) Elaborazione

• Immaginazione sensoriale • Mappe concettuali.


(M) Memorizzazione

• Minority report. • Flashcards. • Metodo immagini.


Esempio. Se segui un esame con molti Concetti: fai molta attenzione ai primi e
agli ultimi 10 minuti di lezione e prendi appunti col Metodo Estiqaatsi. Tornato a
casa fai una pre-lettura del libro di testo, poi leggi con molta attenzione un
capitolo e subito dopo costruisci la relativa mappa concettuale e ripetila. In fase di
ripasso adotta la tecnica Minority report. Se il tuo esame ha una prevalenza di
Fatti, applica il metodo flashcards o le mnemotecniche visive.

Mi raccomando, il fatto che ti abbia indicato delle tecniche specifiche per il tuo
stile cognitivo, non significa che devi escludere a priori tutte le altre, soprattutto
quelle che risultano efficaci indifferentemente dal tuo stile cognitivo ;-) 


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Il metodo di studio per un VISANA
I visuali-analitici hanno bisogno di approcciare un esame
approfondendo un argomento dopo l’altro. Quando poi
memorizzano questi argomenti, lo fanno utilizzando
immagini mentali molto nitide e dettagliate.

(A) Acquisizione

• Metodo Estiqaatsi. • Lepre di pezza (lettura efficace).


(A) Elaborazione

• Immaginazione sensoriale. • Mappe concettuali (o punti chiave).


(A) Assimilazione
• Approfondimenti.

(M) Memorizzazione

• Rappresentazione • Flashcards. • Tecnica dei loci.
teatrale.
• Metodo Immagini. • Storielle buffe.


Esempio. Un VISANA prende appunti col Metodo Estiqaatsi e per leggere il libro di
testo applica i principi di lettura efficace, con particolare attenzione alla lepre di
pezza. Per elaborare quanto acquisito, utilizza l’immaginazione sensoriale e/o le
mappe concettuali, limitandosi, se lo desidera, ad un semplice elenco di punti
chiave. Amando i dettagli, utilizza anche la tecnica degli approfondimenti. In fase
di memorizzazione, ripeterà utilizzando la tecnica della rappresentazione teatrale,
guidato dalla tecnica dei loci. Se deve memorizzare molti fatti lo farà col metodo
Flashcards, le storielle buffe o le mnemotecniche basate sulle immagini.


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Il metodo di studio per un VERANA
I verbali-analitici prima di capire un concetto nella sua
totalità, devono aver familiarizzato con gli elementi di
dettaglio.Hanno inoltro bisogno del linguaggio scritto per memorizzare le
informazioni e farle definitivamente proprie.

(A) Acquisizione

• Metodo Cornell. • Lepre di pezza (lettura efficace).


(A) Elaborazione

• Active recall. • Similitudini.


(A) Assimilazione
• Approfondimenti.

(M) Memorizzazione

• Storielle buffe. • Audiolibri. • Conversione fonetica.


Esempio. Un VERANA utilizza il Metodo Cornell per prendere appunti e tra le


strategie di lettura efficace pratica in particolare modo la tecnica della lepre di
pezza. Terminata la lettura attenta del materiale di studio, utilizza l’Active Recall e
le similitudini per elaborare quanto letto. Avendo uno stile analitico, per assimilare
utilizza anche la tecnica degli approfondimenti. Infine, per memorizzare quanto
appreso sfrutta mnemotecniche come le storielle buffe (ad esempio per delle
formule), gli audiolibri e la conversione fonetica.


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Il metodo di studio per un VEROLI
I verbali-olistici hanno anch’essi bisogno di una
panoramica d’insieme degli argomenti che studiano,
ma in termini di immagazzinamento delle informazioni, utilizzano il linguaggio
scritto (parole e associazioni di parole).

(A) Acquisizione

• Primi 10 minuti. • Metodo Cornell. • Pre-lettura.


(A) Elaborazione

• Similitudini. • Mappe concettuali.


(M) Memorizzazione

• Tecnica del nonno. • Audiolibri. • Conversione fonetica.


Esempio. I VEROLI sono una vera… rarità, ma se rientri in questo profilo ecco un
esempio di come potresti preparare un tuo esame. Quando segui le lezioni presta
attenzione ai primi e agli ultimi 10 minuti di lezione, quelli in cui il Prof.
generalmente fa una panoramica degli argomenti. Utilizza poi il Metodo Cornell
per prendere gli appunti e quando leggi, non dimenticare mai di fare pre-lettura
(oltre ad applicare le altre strategie di lettura efficace). Per quanto riguarda la fase
di elaborazione, sfrutta le similitudini e costruisci delle mappe concettuali (con
pochi fronzoli visivi e più testo). Infine, per memorizzare dai priorità a tecniche
come ripetere in dialetto, gli audiolibri e la conversione fonetica.


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Conclusioni (ce l’abbiamo fatta!)
Ho raccolto all’interno di Studia meno, Studia meglio le strategie di studio che
hanno avuto i maggiori riscontri scientifici e che si sono dimostrate per me stesso
le più efficaci nell’affrontare il percorso di studi accademici.

Laurearti con il massimo dei voti e nei tempi prestabiliti è alla tua portata.

Sono certo che al termine di questo corso stai provando un leggero senso di
sconforto, magari penserai tra te e te: “ma come caspita faccio ad imparare ed
applicare tutte queste tecniche strambe?! Ci metto più ad impararle tutte che a
laurearmi”. Usa le ultime 4 pagine della sezione METODO per scegliere le tecniche
di studio coerenti col tuo stile cognitivo, su cui concentrarti.

È inoltre di fondamentale importanza che tu comprenda che anche solo 2-3


strategie di questo corso, applicate con costanza e dedizione, possono avere un
impatto notevole sul tuo percorso di studi. Quindi nessun timore: il mio compito
era fornirti tutti gli strumenti più efficaci, ma spetta a te selezionare quelli più
adatti a te e ai tuoi esami.

Questo corso è stato uno dei progetti più importanti che ho realizzato per
EfficaceMente. Mi auguro ti sia piaciuto, ma soprattutto mi auguro che possa
davvero aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi più ambiziosi. Se ti va di lasciarmi un
feedback, non esitare a farlo: puoi scrivermi direttamente o ancor meglio lasciarlo
sul blog. Sarà qualcosa di molto utile per me, ma soprattutto per altri studenti
come te.

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